Archivio per luglio 2007

Zero no Tsukaima: Futatsuki no Kishi Episodio 4… Baci! Baci! e ancora Baci!

Una delle frasi che più spesso la mamma ripete a mio fratello è: “l’università non è un parcheggio!” chikas_pink28.gif O varianti simili. Nel magico mondo di Halkeginia la situazione non è diversa: Louise è richiamata a casa, i genitori sono scontenti di lei e del suo rendimento all’Accademia Magica. Piuttosto che perder tempo, sarebbe ora che la piantasse con la magia e pensasse a trovarsi un marito! chikas_pink55.gif
La povera Louise non ha modo di replicare. Non può rivelare neanche alla famiglia di essere al servizio segreto di Sua Maestà e tanto meno può confessare di essersi innamorata di un popolano come Saito.

Ma cercare di razionalizzare questa puntata sarebbe esercizio futile. In realtà è stata una scusa per presentare le due sorelle maggiori di Louise, Eleanor e Cattleya, far in modo che tutti quanti si baciassero chikas_pink40.gif e abbracciassero, e distribuire fanservice appena possibile.

Saito & Cattleya
Saito & Cattleya

Saito & Eleanor
Saito & Eleanor

Siesta & Louise
Siesta & Louise (!!!)

Louise & Saito
Louise & Saito

L’unico progresso nella storia è stato che finalmente Louise e Saito si sono dichiarati reciproco amore chikas_pink13.gif , che è durato circa cinque minuti, prima di rientrare nei canoni del consueto abuso fisico. Nondimeno, l’ennesimo pestaggio ha convinto Siesta che solo lei ha i “mezzi” chikas_pink32.gif per rendere felice Saito, e non si tirerà indietro!

Siesta (particolare)
Siesta ha mezzi per rendere felice Saito che Louise non possiede…

Nella prossima puntata, Saito avrà modo di strappare i vestiti ad Agnese. chikas_pink12.gif No comment.


Approfondimenti:

bandiera IT L’università non è un parcheggio!

Scritto da GamberolinkCommenti (2)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Come (non) scrivere fantasy

EDIT del 23 Maggio 2009. Per una trattazione molto più approfondita e organica degli stessi temi, rimando al Riassunto delle Puntate Precedenti.
Il presente articolo è da considerarsi solo come “curiosità storica”.


Uno dei miei sogni è diventare regista. Per ora il progetto è fermo a: “speriamo di riuscire a convincere i miei genitori a regalarmi la telecamera digitale che voglio per Natale chikas_pink53.gif “. Nel frattempo, qualche volta mi diverto a scrivere di quello che non posso (ancora) girare, o butto giù fanfiction di argomento fantastico dedicate al Coniglietto Grumo kaos-whiteusagi01.gif (chi altri?!)

Per imparare a scrivere è opinione comune che la prima regola sia leggere molto, e fin qui ci siamo. Seguono poi i consigli degli scrittori famosi, dai classici How to Tell a Story and other Essays e Fenimore Cooper’s Literary Offences di Mark Twain, a On Writing di Stephen King o How to Write Science Fiction and Fantasy di Orson Scott Gard (autore, fra gli altri, de Il Gioco di Ender). I suggerimenti in questi libri sono interessanti chikas_pink23.gif , anche se qualche volta in contrasto fra loro. Oggi però vorrei segnalare tre siti meno seriosi e che partono da un approccio differente: invece di spiegare come scrivere, indicano gli errori che più spesso si commettono.

Copertina di On Writing
Copertina di On Writing di Stephen King

Il primo sito è celeberrimo, ma la sua utilità non è diminuita nel corso degli anni:
Peter’s Evil Overlord List (The Top 100 Things I’d Do If I Ever Became An Evil Overlord)
È un lungo elenco di cose che un Signore del Male kaos-whiteusagi09.gif dovrebbe fare, o in altri termini, tutti gli errori che dovrebbe evitare. Leggendo la lista ci si rende conto della quantità immane di romanzi e film che basano il proprio progresso non su una gara di furbizia e abilità tra Buoni e Cattivi, bensì sull’incredibile stupidità di questi ultimi. Scrivere un romanzo o girare un film ai giorni nostri, senza aver prima consultato la Overlord List, è il primissimo errore da evitare chikas_pink59.gif !

Ming
Essere un Signore del Male non è così semplice come possa sembrare!

Secondo sito, meno famoso ma altrettanto utile:
How to write a best selling fantasy novel.
Il titolo è ironico. L’autore di questo divertente “how to” si prende gioco di tutte le banalità e i cliché che abbondano nel fantasy, amatoriale e non. Inutile dire che per scrivere un buon fantasy occorre seguire il meno possibile questa “guida” chikas_pink27.gif (anche a costo di non farne mai un best seller!)

Terzo sito:
Anti-Shur’tugal
Questo è un sito interamente dedicato a parlar male dei romanzi di Christopher Paolini, Eragon ed Eldest. Tra le critiche a Paolini e alle sue (orribili chikas_pink60.gif ) opere, si mischiano consigli e avvertenze su come scansare gli errori più comuni nello scrivere fantasy.

Che morale trarre dai libri sulle tecniche di scrittura e i siti web di cui sopra? Non ho idea! chikas_pink32.gif

In compenso, se dovessi isolare un singolo spunto che mi abbia maggiormente colpito, sarebbe il concetto che alcuni chiamano “stile cinematografico”.

Narrare una storia con questo stile significa raccontarla come se la si riprendesse con una telecamera immaginaria (proprio il mio caso! chikas_pink28.gif ) E il punto cruciale è che la “telecamera” in questione, con tale stile, è una telecamera a tutti gli effetti, come fosse vera, con le limitazioni del caso.
Un esempio:

In cima alla collina sorgeva la Torre del Sangue. Si era guadagnata quel nome perché per secoli i negromanti locali l’avevano usata per i loro esperimenti.
Nel cuore del ragazzo traboccò la paura, mentre varcava la soglia della diroccata costruzione.

Quante volte si leggono passaggi simili? Eppure, se si vuole seguire lo stile cinematografico, la buona metà di queste tre righe è sbagliata chikas_pink03.gif . Infatti la telecamera è vera, dunque non potrà inquadrare il perché la Torre si chiami come si chiama e tanto meno riprendere la paura che si diffonde nel cuore del ragazzo.
[Nota: alcuni registi, in effetti, riescono davvero a riprendere situazioni “impossibili” quasi filmassero un fatto qualunque, per esempio, l’incredibile sequenza dentro il corpo ricucito del papà morto in Tideland. D’altra parte Terry Gilliam chikas_pink39.gif è nella categoria di quelli troppo bravi per preoccuparsi delle regole.]

Tideland
La morte vista dall’interno. Fotogramma di Tideland

Insomma, lo stile cinematografico impone un sacco di restrizioni: non si può parlare di sentimenti, non si può divagare, non si possono dare spiegazioni, c’è solo il qui e l’ora davanti alla telecamera.
Lo scopo sarebbe quello che in termini filmici è detto “tenere lo spettatore incollato alla poltrona”. Se scriviamo che un personaggio è triste, essendo la tristezza concetto astratto, la mente di chi legge comincerà a vagare, allontanandosi dalla storia. Se invece scriviamo che un personaggio piange chikas_pink01.gif , l’occhio dello spettatore rimarrà fisso sul suo viso. Così come se parliamo dei negromanti, il lettore si distrarrà, lasciandosi scivolare nella negromanzia, quando invece dovrebbe seguire il ragazzo che sta entrando nella torre.
O almeno questa è la teoria. Non sono sicura sia corretta, ma mi pare una teoria molto interessante, per gli scrittori e per i registi armati solo di telecamere immaginarie! chikas_pink55.gif


Approfondimenti:

bandiera EN How to Tell a Story and other Essays disponibile al sito del progetto Gutenberg
bandiera EN Fenimore Cooper’s Literary Offences disponibile al sito del progetto Gutenberg
bandiera IT On Writing su Ibs.it
bandiera EN How to Write Science Fiction and Fantasy su Amazon.com

bandiera EN Terry Gilliam su Wikipedia

Scritto da GamberolinkCommenti (10)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Recensioni :: Film :: Live Free or Die Hard

Poster di Live Free or Die Hard Titolo originale: Live Free or Die Hard
Titolo italiano: Die Hard – Vivere o Morire
Regia: Len Wiseman

Anno: 2007
Nazione: USA / UK
Studio: 20th Century Fox
Genere: Azione, Thriller, Fantainformatica
Durata: 2 ore e 10 minuti

Lingua: Inglese

Inutile tergiversare: sono delusa. chikas_pink01.gif John McClane insieme a Jack Sparrow, Buffy e Indiana Jones è tra i miei eroi preferiti. Purtroppo, in questa quarta avventura della serie Die Hard, McClane è stata castrato (metaforicamente, eh! chikas_pink43.gif ) e con lui l’intero film.

Bruce Willis
Bruce Willis nel ruolo di John McClane

Andiamo con ordine. Che Die Hard 4 nascesse sotto una brutta stella lo si era capito da tempo, basti pensare ai continui ritardi e ai continui cambiamenti nella sceneggiatura, ma il momento decisivo è stato quello del rating: PG-13, ovvero un film con già un piede nella fossa.
Mentre in Italia abbiamo solo tre possibili giudizi per un film (per tutti, vietato ai minori di anni 14, vietato ai minori di anni 18), in America la situazione è più articolata. Si parte da G, che indica un film per tutti, per passare a PG che consiglia i genitori ad accompagnare i bambini, e a PG-13, che ancora solo consiglia i genitori ad accompagnare i minori di anni 13. C’è poi R, che invece obbliga i genitori o un altro adulto ad accompagnare il minore di anni 17, e infine NC-17, che vieta l’ingresso ai minori di anni 17. Come si vede, il passaggio da PG-13 a R, è decisivo: un quindicenne non ha problemi a entrare in un cinema che proietti un film PG-13, ma deve per forza portarsi dietro un adulto chikas_pink35.gif per vedere un film con rating R. Appare chiaro che i produttori puntano decisamente al PG-13, specialmente per i film pensati per attrarre un pubblico di giovani/adolescenti. Se a questo si aggiunge l’attuale severità della censura USA, per la quale bastano un paio di parolacce per assegnare un R, come pure una scena di nudo o un indugiare oltre il mezzo secondo su sangue e viscere, ecco che si ottiene la frittata. Esempio tipico i tanti film dell’orrore PG-13 usciti negli ultimi anni, quando è ovvio che un film che possono vedere anche i bambini di cinque anni da soli non può essere davvero spaventevole chikas_pink56.gif !

Nel caso di Die Hard 4, rinunciare all’R (i primi tre film avevano tutti questo rating), ha significato snaturare John McClane, che dal dare del figlio di puttana a questo e a quello si è ritrovato a parlare come un’educanda chikas_pink14.gif , e ha significato eliminare quasi del tutto la violenza, riducendo il film a un cartone animato, nel senso spregiativo del termine, dove tra esplosioni e cataclismi non si fa mai male nessuno.
Già la serie Die Hard non brilla per realismo, e anche nei primi episodi le scene violente erano mitigate dalla violenza stessa, spesso così esagerata kaos-whiteusagi05.gif da apparire fasulla, ma in questo 4 si è fatto un altro passo avanti e la violenza è stata abolita.

Trailer di Live Free or Die Hard

Cosa rimane? Un film fracassone e roboante, a tratti anche divertente e piacevole da seguire, ma che non ha mai un minimo di tensione o suspance. Non si è mai davvero preoccupati per le sorti di McClane e della sua sfortunata famiglia (stavolta a rischiare la vita oltre a lui c’è la figlia), così come il piano diabolico dei cattivi affonda nell’indifferenza dello spettatore. “Che importa?” Ci si chiede, tanto non si farà male nessuno, e anche quando capiterà, avrà lo stesso impatto di un omino che muore in un videogioco di vent’anni fa.

Screenshot
Morte nei videogiochi, tanti anni fa

Un cenno alla trama: una banda di “terroristi” chikas_pink06.gif si infiltra in ogni sistema informatico d’America, mettendone fuori servizio le infrastrutture: trasporti, telecomunicazioni, elettricità, ecc. La nazione precipita nel caos. Gli unici che possono fermare i vandali sono John McClane, come da tradizione implicato per puro caso, e un giovane hacker, tale Farrell. Andando avanti si scoprirà che le motivazioni dei “terroristi” non erano poi particolarmente… “terroristiche” e non credo ci sia bisogno di aggiungere altro: chiunque abbia visto i film precedenti riuscirà a capire fin dai primi minuti i veri piani dei “terroristi” e agli altri lascio la ben poco sorprendente sorpresa.

McClane vola
John McClane non si fa problemi a saltare su un jet in volo

La regia è di Len Wiseman il regista dell’interessante-ma-con-quell’idea-si-poteva-far-di-più Underworld, e dell’atroce chikas_pink34.gif seguito Underworld: Evolution. Wiseman dirige senza infamia né lode, da tipico regista hollywoodiano di film d’azione. La parte del leone la fanno gli effetti speciali e le scene di lotta, il regista si pone in un angolo a filmare quello che succede, senza alcuna pretesa di andare al di là dell’acquisito.
Bruce Willis, nel ruolo di McClane, non è il miglior Willis. Dopo due buoni film come Sin City e soprattutto Lucky Number Slevin (Slevin – Patto Criminale), qui appare a tratti svogliato, quasi annoiato, e senza parolacce il cinismo e il sarcasmo tipico del personaggio perdono molto del proprio mordente.
Justin Long è l’hacker “spalla” di McClane. Lui è carino chikas_pink39.gif , ma non mi è sembrato sappia recitare granché bene.
Mary Elizabeth Winstead è invece Lucy, figlia di McClane. Ho trovato il personaggio interessante e simpatico chikas_pink23.gif , ma a parte una breve e inutile scena iniziale, ricompare solo negli ultimi venti minuti di film. Quasi un ripensamento per movimentare una trama che procedeva troppo liscia e scontata. Purtroppo, anche con quest’aggiunta, la situazione non è migliorata.

Justin Long – Mary Elizabeth Winstead

Un ultimo appunto riguardo quella che pare sia diventata una consuetudine hollywoodiana, ovvero la fantainformatica. chikas_pink03.gif Non sono un’esperta (è mio fratello quello che se ne intende sul serio), ma persino io mi rendo conto che cose quali schermi pieni di grosse scritte colorate o sistemi di decrittazione di password che si basano sull’inserire numeri a vanvera dentro parallelepipedi tridimensionali, ecco, persino io mi rendo conto che queste cose esistono solo nella mente bacata chikas_pink27.gif degli sceneggiatori americani. Sotto tale aspetto Die Hard 4 s’inserisce in una ricca tradizione, dallo storico Hackers, a The Net (The Net – Intrappolata nella Rete), da Antitrust (S.y.n.a.p.s.e. – Pericolo in Rete[1]) a Firewall (Firewall – Accesso Negato) e tanti altri. Come detto ormai è consuetudine: nei film americani regna la fantainformatica, così come nei cartoni animati è modificata la fisica, per cui un personaggio può continuare per diversi passi a camminare nel vuoto kaos-whiteusagi06.gif , una volta superato il ciglio di un burrone.

Cartone animato
L’informatica nei film di Hollywood è come la fisica nei cartoni animati

Perciò, alla fine ho passato poco più di due ore in rumorosa compagnia del detective McClane. Forse sarebbe stato più piacevole passare due ore a coccolare il mio amato Coniglietto Grumo! kaos-whiteusagi03.gif

* * *

note:
 [1] ^ Gli unici con una mente più bacata degli sceneggiatori di Hollywood sono i titolisti italiani…


Approfondimenti:

bandiera EN Live Free or Die Hard su IMDB
bandiera EN Live Free or Die Hard su Rotten Tomatoes
bandiera EN Il trailer del film in varie risoluzioni al sito Apple

bandiera EN Il rating americano per i film

 

Giudizio:

John McClane! +1 -1 Ma in versione per bambini.
Due ore di simpatico “casino”. +1 -1 “Casino” già visto in mille altri film.
Justin Long è carino. +1 -1 Troppo poco violento.
-1 Cattivi insipidi.
-1 Trama scontata.

Due Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti

Scritto da GamberolinkCommenti (3)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Gli Scrittori, il Coniglietto Grumo & il Rasoio di Occam

Prima di entrare in argomento (oggi, filosofia! La prof sarebbe orgogliosa di me! chikas_pink07.gif ) vorrei dire due parole riguardo al criterio con cui sono scelte le opere da recensire e perché le recensioni paiono così “abrasive”. In poche parole, io e mio fratello siamo stufi dell’ipocrisia.
Per esempio, prima di recensire ognuno dei libri trattati, ho cercato in rete recensioni altrui, per capire se il mio sentire si accordasse o meno con il sentire generale. Se si esclude pochi commenti lasciati su siti di librerie online, quali Ibs.it o simili, di recensioni vere e proprie non ne ho trovate. O meglio, ho trovato molte “recensioni”, di questo tono:

  • Annuncio dell’uscita del libro.
  • Copia/incolla dalla quarta di copertina.
  • Una singola frase, una, di commento, normalmente del genere: “È bello, compratelo!”

Posso capire che faccia piacere agli autori pensare che qualcuno, letta la loro opera, rimanga talmente sconvolto chikas_pink60.gif da tanta meraviglia da riuscire solo a balbettare le parole: “È bello, compratelo!”. In realtà, il “recensore” in questione non ha neanche sfogliato il libro.
Ecco qui l’ipocrisia: la recensione, che dovrebbe essere uno strumento per aiutare il prossimo a scegliere quello che potrebbe piacergli, diventa invece una sorta di merce di scambio. Tu parli bene di me, io parlo bene del tuo sito, e tutte due inseriamo un articoletto su quanto è buona la pizza del ristorante di tuo cugino. chikas_pink11.gif
A noi questo non interessa. Non vendiamo niente e non chiediamo niente a nessuno (non a caso in tutto il nostro sito non c’è un solo link permanente verso l’esterno). Quello che ci interessa è scrivere recensioni sincere, e tanto più di opere che nessun’altro ha preso in considerazione. Da lettori apprezziamo molto quando altri siti si pongono in questa posizione di onestà-innanzi-tutto, e ci dispiace che in italiano siano davvero pochi.

Dopo la premessa, l’argomento di oggi, che in verità non è così lontano da quanto scritto sopra.
Come più volte accennato, il Coniglietto Grumo è intelligentissimo kaos-whiteusagi03.gif e ha una cultura enciclopedica: il compagno ideale per una studentessa! Posso passare le mattinate a giocare a battaglia navale con Laura, e farmi rispiegare con comodo la lezione a casa, dal mio Coniglietto kaos-whiteusagi14.gif !

Un Coniglietto Curioso
Un Coniglietto intelligentissimo e molto curioso, ma non è Grumo!

Oggi abbiamo ripassato filosofia, in particolare Guglielmo di Occam.
Uno dei “motti” di Guglielmo era:
«entia non sunt moltiplicanda praeter necessitatem.»
Ovvero, le entità non dovrebbero essere moltiplicate senza necessità. Detta così non è semplicissima da capire chikas_pink03.gif , ma poi il Coniglietto Grumo me ne ha spiegato il significato: quando ci si trova davanti a un fenomeno che può avere più spiegazioni differenti, come facciamo a riconoscere la spiegazione che con maggior probabilità è quella vera, senza neanche entrare nel contesto del fenomeno? La risposta è che dobbiamo scegliere la spiegazione più semplice, ovvero quella che necessita del minor numero di “entità” per sostenersi.
Esempio: “Come mai il PC non si accende?” Io non lo so, posso anche non capire niente d’informatica, ma se mi vengono proposte queste ipotesi:

A) La polvere ha intasato la ventola sul processore che non gira più. L’allarme non è suonato perché un filo ha fatto contatto per sbaglio. L’alimentatore non ha acceso le ventole supplementari per colpa di un insetto che s’è bruciato sui circuiti, il PC si è guastato.
B) Si è staccata la spina.

Guglielmo ci dice che con ogni probabilità l’ipotesi giusta sarà la B, perché l’”entità” “staccata la spina” è sufficiente a spiegare il fenomeno, mentre l’ipotesi A richiede molte più “entità” (polvere, filo che fa contatto, insetto, ecc.) e dunque si è commesso l’errore fatale chikas_pink06.gif di moltiplicare le entità senza necessità.

Guglielmo di Occam
Guglielmo di Occam

Questo modo di ragionare è chiamato Rasoio di Occam e trova applicazione (e dimostrazione empirica della propria validità chikas_pink23.gif ) nei più svariati campi, scientifici e filosofici.

Proviamo ad applicare il Rasoio di Occam alla narrativa fantastica italiana. Spesso, ad esempio nei commenti alla recensione dell’Ultima Profezia, viene illustrato quanto sia difficile per uno scrittore italiano di fantasy emergere. Lì e altrove si citano gli editori, scettici con gli esordienti nel caso migliore, addirittura truffaldini più spesso, si cita il pubblico che disdegna gli italiani in favore degli stranieri, si citano siti come il nostro che pare si divertano ad accanirsi contro la fantasy italiana, si cita in generale una cultura italica poco propensa al fantastico, si citano mille altre cause chikas_pink20.gif .
Perciò: “Perché gli scrittori italiani di fantasy fanno così fatica a essere pubblicati e letti?”

A) Editori prevenuti. Pubblico prevenuto. Critica prevenuta. Varie ed eventuali.
B) Gli scrittori scrivono male.

Lascio come esercizio al lettore l’applicazione del Rasoio di Occam e la dimostrazione di come una delle due ipotesi riesca a spiegare il fenomeno senza inutile moltiplicazione delle entità.

Uau! Sono riuscita a scrivere proprio come farebbe la prof chikas_pink32.gif !

Una professoressa
Il genere di “professoressa” che piace a mio fratello…


Approfondimenti:

bandiera IT Il Rasoio di Occam su Wikipedia

Scritto da GamberolinkCommenti (7)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Recensione :: Romanzo :: L’ultima profezia

Ultima Profezia copertina Titolo originale: L’ultima profezia
Autore: Chiara Guidarini
Anno: 2007 (?)
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Casa Editrice: Traccediverse
Collana: D’Istanti (?)
Genere: Fantasy

Pagine: 112
Prezzo: 11 euro (brossura)

I due “(?)” derivano dal fatto che alcune fonti lo danno nella collana “Tralci di vite” per l’anno 2006 (IBS stesso ha commenti che arrivano a dicembre 2006), mentre il sito dell’editore segna “D’Istanti”… la copia che mi è arrivata è stata stampata nel 2007 e non riporta la collana. Vabbé, avranno fatto un cambio di collana tra la prima ristampa e la seconda forse…

La quarta di copertina:

Sono trascorsi venti anni da quando Nime, il Mago Oscuro, con un colpo di stato ha rovesciato la reggenza dell’arcimaga Amelia, proclamandosi sovrano assoluto di tutto il continente di Ancyria. Da quella tragica notte che vede la caduta degli Arcimaghi, viene tratta in salvo Elaine, figlia legittima di Amelia e sua erede, che si troverà ben presto coinvolta nei grandi eventi del suo tempo.

In un mondo leggendario e arcano, dominato dall’epica lotta tra il bene e il male, tra oscuri manieri, templi in rovina e divinità dimenticate, Elaine dovrà fare i conti con una dote affascinante e al contempo terribile insita in lei: la magia.

Quando il Capitano legge un libro, in particolare se pensa di recensirlo, cerca una di queste due cose: una piacevole lettura oppure una brutta lettura, ma con divertenti spunti da commentare.
Il primo libro di Anharra fornì una lettura piuttosto piacevole, con vari spunti negativi da commentare con mio personale sollazzo. I libri di Licia Troisi forniscono anch’essi una lettura “non proprio piacevole” (talvolta decisamente spiacevole), ma sono ricchi di spunti per costruire una divertente critica, arr. I racconti di George Martin uniscono alla piacevole lettura una discreta quantità di ottimo materiale da recensire con abbondante dose di elogi: un vero Maestro della fantascienza.
Questo libro invece, arr, mi spiace dirlo, ma non mi ha dato nessuna delle cose che cerco. Ha insita in sé una bruttezza banale dovuto non al pessimo stile né alla stupidità (vedesi “l’assedio” commentato in Krune da Gamberetta o i casi perfino più eclatanti della Troisi a cui dedicherò spazio in futuro), quanto piuttosto alla mancanza di anima, alla sinteticità, alla sensazione che siano “parole stampate”e nulla di più.
Una sensazione simile a quella che si ha leggendo tanti racconti o incipit di romanzi Fantasy amatoriali: magari la grammatica è corretta, ma non c’è un contenuto né un “mondo in cui entrare grazie alla storia” e l’unica cosa che rimane è la piatta banalità di parole che si inseguono senza dire nulla.
Arr, di fronte a un tal genere di brutto perfino il Capitano ha difficoltà a trovare le parole. E’ un libro che lascia per tutta la lettura la sensazione che sia stato accorciato, tagliato e sintetizzato selvaggiamente.
Una sensazione terribile, che distrugge ogni desiderio di leggere, e che mi ha portato a cercare riscontri all’idea che l’opera fosse stata mutilata.

In rete (ma non da pesca, arr) si trova un intervento del 18 giugno targato Chiara Guidarini che parla proprio dei problemi del libro (UP, Ultima Profezia).

UP è incompleto, spezzato, diviso in due e nuovamente tagliato.
Oggi mi chiedo come posso essere arrivata a questo. Mi si dice che i personaggi sono troppi per stare in cento pagine. Vero. Mi si dice che gli eventi sono troppi e troppo rapidi. Vero anche questo. Chino il capo, con triste rassegnazione, e la domanda torna, più insidiosa e violenta, ed esplode con forza nella mia testa: “come hai potuto permetterlo?”

“Il canto proibito” era un malloppo di 360 pagine, poi 320, poi 200 e poi 100.
Accettai di dividerlo in due per non doverlo tagliare ancora, per tenere più basso possibile il prezzo di copertina, e per tutta una serie di ragioni che mi sembravano sensate.

Centosessanta pagine di tagli! Strappare via il 45% del romanzo: questa è follia pura, mi si passi il termine un po’ forte, arr. Come si può mutilare un’opera, la propria opera, in questo modo? A quale scopo? Solo per poterla pubblicare con una casa editrice di basso livello come “Traccediverse”? Nessun autore degno di questo nome al giorno d’oggi si abbasserebbe a pagare per essere pubblicato, ma neppure accetterebbe di compiere un simile scempio della propria creatura come se non contasse nulla, come se non fosse qualcosa su cui si è messa tutta la propria capacità e le proprie speranze. Nessuno dovrebbe umiliarsi tanto per una pubblicazione, seppur non a pagamento.
Come si può dire di amare la propria opera e poi farle questo?
E’ come amputare la gamba del proprio figlio per apparire in prima pagina su un quotidiano, né più né meno!

Avrebbe potuto pubblicare la propria opera in internet, con licenza Creative Commons come già fece (e ha tutto il mio rispetto per questo) Fabrizio Valenza con il suo Geshwa Olers. Oppure usare Lulu.com (con tanto di numero ISBN e pagina su IBS.it!) se proprio si vogliono avere delle copie cartacee da donare ad amici e famigliari.
C’erano possibilità ottime senza scendere a osceni compromessi e senza distruggere il proprio parto creativo.
Invece no, ha dovuto proprio cercare la casa editrice tradizionale (…almeno fosse stata una casa editrice più decente…) inseguendo il Dio Vanità della pubblicazione. Non dico “Dio Denaro” perchè nessuno, superati i 15 anni, si può illudere di fare soldi con un libro in Italia senza avere un’immensa botta di culo. Il “Dio Vanità” di chi vuole proprio essere stampato da un vero Editore e per questo commetterebbe qualunque atrocità, anche la più efferata come… come tradire la propria opera facendola a pezzi!

Sarò un vecchio marinaio, ma trovo questo atteggiamento IN-CON-CE-PI-BI-LE, arr.
Solo a pensare che uno scrittore possa distruggere la propria creatura per darla in pasto a un editore di bassa lega mi risalgono i gamberi dallo stomaco per lo sdegno.

Ho ripreso in mano “il canto proibito”, ne ho riletto una parte e l’ho confrontato con UP. È un altro scritto, non c’è altro da dire. Non è lo stesso malloppo. È il riassunto della stessa storia, forse.
Ma è un libro che amo, nel quale ho messo me stessa, e nel quale ho cercato di imbrigliare l’essenza di quello che volevo scrivere.

Se ama davvero il suo libro, la sua creatura, torni sui suoi passi signora Guidarini! Lo pubblichi in versione integrale, gratuitamente con licenza CC oppure a pagamento tramite lulu che le farà avere lo stesso il suo bel numeretto ISBN e lo spazio su ibs.
Se ama la sua opera forse è ancora in tempo per porre fine a questa atrocità (contratto permettendo): ci pensi!

Difendere la propria opera letteraria
Autore nell’atto di difendere con ogni mezzo la propria opera!

Giudicare un’opera così violentata dalla sua stessa madre ha poco senso, mi piacerebbe invece poter leggere un giorno l’opera integrale e poter valutare quella, ma in vendita al momento c’è questo libretto e quindi il mio giudizio si può limitare solo al disponibile.

La Storia in sintesi (sperando di ricordarla correttamente… tale era la sensazione di schifo nel leggere che temo di aver già cominciato a scordarla.)
Mostra spoiler ▼

I personaggi sono mal caratterizzati, privi di spessore psicologico, poco più che nomi volteggianti sulle pagine. La storia è banale, come troppo spesso succede col Fantasy, piena di stereotipi come il mago cattivo, il re coraggioso, il mago vecchio e saggio, la giovane segnata dal destino ecc… e non si riscatta con una rielaborazione di alto livello dato che lo stile narrativo risulta piatto, sintetico, tanto da non permettere di immergersi affatto nel mondo.

Un’appassionante lettura!

In parole povere è emozionante come leggere lo scontrino della spesa, arr!


Approfondimenti:
bandiera IT Blog dell’Autrice
bandiera IT Sito del libro
bandiera IT Opera su IBS

Giudizio:

Tristemente vuota… -1 Storia banale
  -1 Personaggi stereotipati…
  -1 …e in più approfondimento psicologico nullo!
  -1 Stile piatto, senza anima
  -1 Non fa immergere MAI il lettore nella storia
  -1 Opera mutilata indegnamente
  -1 Faticosissimo da leggere per la sua bruttezza banale
  -1 Discorsi irreali, forzati

3

Scritto da GamberolinkCommenti (22)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Pagina 1 di 5

1 2 3 4   ...  successiva › ultima »