Archivio per luglio 2007

Recensione :: Romanzo :: Anharra – Il santuario delle tenebre

Anharra Santuario delle Tenebre Titolo originale: Anharra, Volume 2 – Il santuario delle tenebre
Autore: J.P. Rylan
Anno: 2007
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Casa Editrice: Mondadori
Collana: Omnibus
Genere: Fantasy

Pagine: 334
Prezzo: 18 euro (hardcover)

Pochi giorni dopo aver rigettato in mare il primo volume di Anharra, gambero di seconda scelta, arr, mi ritrovo a pescare un gambero perfino meno promettente: “Anharra, volume 2 – il santuario delle tenebre“.
Se i miei doveri di Capitano di Nave per Gamberi (come sanciti dalla Prima Conferenza dei Pescatori di Gamberi del 1714) non mi obbligassero a recensire questo puzzolente frutto del mare, lo rigetterei volentieri nelle salmastre acque fingendo di non averlo mai trovato. Sfortunatamente i miei obblighi di Capitano di Barca per Gamberi mi costringono a turarmi il naso e a tenere a bordo questo turpe crostaceo quanto basta per sezionarlo dalle antenne alla coda il più in fretta possibile.
E’ un dovere nei confronti dell’Umanità, arr.

Chi ha letto la prima recensione sa che il Capitano non solo non è prevenuto verso il seguito del primo volume di Anharra, ma addirittura nutriva speranze che quel poco di buono che si era intravisto venisse sviluppato e che l’autore, avendo dismostrato con una certa padronanza stilistica di non essere il primo sprovveduto raccolto da sotto un cavolo, si impegnasse maggiormente dandoci un prodotto sempre migliore.
Inutile sperare: quel poco che c’era di buono è sparito, arr!
Le quaranta pagine in più rispetto al libro precedente mi fanno solo pensare ai danni causati dalla deforestazione.

Adolf Hitler e il discorso dell’anguria
La mappa è talmente inutile che non ve la mostrerò:
al suo posto Adolf Hitler che mangia l’anguria!

Perfino la mappa è un’inutile e ridicolo disegno privo di senso: una minuscola città messa a cavolo sopra uno zoccolo roccioso e un tempio a gradoni poco distante, a un tiro di schioppo. Alberi grandi come palazzi a contorno. Una mappa talmente brutta, stupida e inutile ai fine narrativi da non meritare nemmeno di essere mostrata.
Perfino Adolf Hitler nel celebre Discorso dell’Anguria è una scelta migliore da proporvi.

A voi la quarta di copertina, che perlomeno non offende la vista:

Nel cuore di Anharra, la città maledetta, il Re Vemerin ha atteso per trenta secoli, finché le stelle segnassero il tempo del suo ritorno. Un sonno vegliato dalle Tenebre, potenze infernali che gli hanno svelato il segreto della vita e della morte trascinandolo nella loro spaventosa follia. Vargo e Amnor hanno assistito al risveglio del Re pazzo. Alla ferocia con cui Vemerin si è avventato sulle terre dell’Impero, in cerca dei discendenti di coloro che tremila anni prima riuscirono a sconfiggerlo. Ma le sue armate non portano solo morte e distruzione: se riuscirà nel suo intento, il futuro stesso degli uomini sarà negato, e inizierà il regno delle Tenebre. Nessuno può resistere alle sue legioni, composte di vivi e di morti, di ibridi volanti e di terribili draghi meccanici. In una terra sconvolta da terremoti, piogge sulfuree e lotte intestine per il potere, Vargo, Amnor, il sergente Kon e le due Sgualdrine cercano le tracce del Popolo Ribelle, il solo che a suo tempo si oppose a Vemerin. Ma il potere del Re pazzo è troppo forte per sperare di sconfiggerlo in combattimento. Il filo sottile al quale si aggrappano le loro speranze è Athramala, la figlia del Re. Sospesa tra la vita e la morte in un sarcofago di cristallo, Athramala possiede il segreto del Trentesimo Canto, l’unico in grado di annientare Vemerin. I rischi però sono tremendi. Chi conosce il rito per strapparla al suo sonno senza ucciderla per errore? Quali ombre hanno impresso nella sua mente i sogni che l’hanno visitata in un tempo così lungo? E come essere certi che, una volta risvegliata, non decida di unirsi al padre, rendendolo invincibile? Una nuova sfida per Vargo, che può decidere il destino del mondo.

Ecco, questa è l’unica cosa che si salva di tutto il libro: ora che l’avete letta potete pure risparmiarvi la tortura di sorbirvi il resto e potrete rimanere con quei pochi bei ricordi che il primo Anharra ci ha lasciato.

Si conferma anche nel secondo volume la totale mancanza di spessore dei personaggi unita al loro utilizzo pessimo. Il triste passato di Vargo e la sete di conoscenza di Amnor non vengono sfruttati in alcun modo, lasciando spazio a un generale e costante “inno al glorioso eroe”: Vargo monopolizza l’attenzione, presentandosi come l’ennesimo eroe predestinato di serie B.
La facilità con cui reincontra il suo popolo, sbaraglia i nemici e infine giunge allo scontro finale è tale da lasciare basiti…
…di fronte alla consapevolezza di aver sborsato 18 euro per tutto ciò. Diciotto euro che sarebbero stati investiti meglio se fossero stati bruciati.
Perfino il trentesimo canto, la figlia di Vemerin, il tempio e la Torre delle Sgualdrine si riducono a niente, come se l’autore si fosse dimenticato di averli inseriti e li gettasse via in malo modo, senza nemmeno sforzarsi di sfruttare appieno le potenzialità insiste nelle proprie idee. Vemerin stesso non vale nemmeno la fatica di pronunciarne il nome, per quanto male è utilizzato da Rylan.

Le descrizioni diventano confusionarie, spesso abbozzate, e non permettono al lettore di immergersi nell’azione. Eppure la lotta nella capitale dell’Impero sarebbe potuta essere una grande scena di guerra, sangue e massacri. E’ difficile capire per quale motivo Rylan decida di gettare ogni possibilità di rendere l’opera interessante, cavalcando sempre lo spreco narrativo delle buone possibilità. L’unica cosa memorabile degli scontri rimane il fango, causato dalla semplice pioggia che scioglie i palazzi costruiti con mattoni di fango crudo. Nemmeno il buon senso di rivestirli con la calce, cosa che perfino i caprai dello Yemen fanno dall’alba dei tempi. Rylan ci parla del fango ogni volta che può, quasi con gioia feticistica, preferendolo evidentemente alla caratterizazione dei personaggi o alla descrizione degli scontri urbani.

E ora un po’ di Spoiler sul finale…

Mostra spoiler ▼

Terminare la lettura di questa oscenità è stato molto difficile, a differenza del primo libro che si era fatto leggere senza troppi problemi (meritandosi perfino un Gambero +1 per questo). Il Finale (vedi spoiler) lascia aperta la possibilità di un terzo volume, ma in realtà le vicende si sono già concluse con questo libro. La Mondadori sarà in attesa di scoprire i dati delle vendite di questa badilata di concime per decidere se dovrà commisionare a Jeep Rylan un ulteriore seguito.
Dal canto mio mi immagino Rylan che accoglie la notizia di doverlo scrivere con lo stesso entusiasmo con cui reagirebbe alla proposta di scrivere un tomo di mille pagine di ricette a base di pesce: qualunque cosa va bene, basta che venda.

Fate un favore al mondo:
se proprio volete leggerlo, fatevelo prestare!

Combattiamo la deforestazione globale scongiurando la pubblicazione di un terzo volume!


Curiosità:
Il suddetto libro, in data odierna, non è ancora in vendita su BOL, sito di vendita libri ufficiale Mondadori. Curioso.
Su IBS ricordo di aver letto dei commenti negativi, ora misteriosamente spariti da alcuni giorni… che ci sia lo zampino di Lord Mondador?

Approfondimenti:
bandiera IT Sito dedicato ad Anharra

Giudizio:

Evita descrizioni paesaggistiche inutili e altri vezzi lessicali da scrittore fantasy di terza categoria… +1 -1 …ma spesso è troppo sintetico e poco chiaro nelle descrizioni…
  -1 …e si capisce davvero poco di quel che accade nelle azioni concitate!
  -1 Situazioni gestite male, messe là tanto per scriverle, contornate da una trama inesistente.
  -1 Personaggi abbozzati e stereotipati. I pochi personaggi dotati di spunti interessanti vengono sprecati per la pessima gestione della storia.
  -1 Finale affrettato, pessimamente scritto e deludente.
  -1 Scrittura priva di personalità: non trasuda emozioni e non accende l’interesse del lettore.
  -1 Lo scontro nella capitale dell’Impero è a mala pena abbozzato e non permette al lettore di penetrare nell’azione per viverne la paura, il caos e la violenza.

1

Scritto da GamberolinkCommenti (8)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Come finisce “Harry Potter and the Deathly Hallows”

Non sono mai stata una grande fan di Harry Potter. Anzi non lo sono per niente. chikas_pink34.gif Ogni volta che ho provato a leggere uno dei romanzi con le avventure di Harry, l’ho sempre trovato infantile e mancante di quel sense of wonder proprio della miglior fantascienza anglosassone e che adesso abita tra gli anime più interessanti.

Copertina del settimo romanzo di Harry Potter
Copertina di Harry Potter and the Deathly Hallows

In ogni caso, già da alcuni giorni, il testo del settimo libro di Harry Potter è disponibile in rete. Per chi fosse interessato, questa è l’ultima pagina dell’Epilogo! chikas_pink23.gif Si ringrazia il Coniglietto Grumo kaos-whiteusagi16.gif per la traduzione.

Mostra spoiler ▼

FINE


Approfondimenti:

bandiera EN Harry Potter and the Deathly Hallows su Amazon.com
bandiera IT Harry Potter and the Deathly Hallows su Ibs.it
bandiera EN Il sito dell’autrice di Harry Potter

 

Scritto da GamberolinkCommenti (13)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Zero no Tsukaima: Futatsuki no Kishi Episodio 2 (e Volume 1)!

Seconda puntata per la seconda stagione di Zero no Tsukaima chikas_pink04.gif ! Puntata melodrammatica dedicata a Henrietta, che non è uno dei miei personaggi preferiti. Inoltre qui con il suo atteggiamento svenevole e catastrofista mi pare abbia sbagliato anime! chikas_pink14.gif

Henrietta
Henrietta sta per mettersi nei guai…

In compenso: Louise ha usato di nuovo la Magia del Vuoto, che ormai pare padroneggiare senza problemi, non si potrà più chiamarla Zero Louise! chikas_pink28.gif Una squadra di fucilieri di Agnese è entrata in azione: s’impegnano, ma non sembra siano molto efficaci. Kirche e Tabitha hanno avuto un po’ più spazio rispetto alla prima puntata, Tabitha mi pare stia passando da: sono taciturna perché timida e piena di problemi, a: sono taciturna perché sociopatica. Infine, lo Zero, il caccia della Seconda Guerra Mondiale, è stato riparato, con in aggiunta una sorta di rudimentali postbruciatori, per favorire la fase di decollo. Il che vuol dire che Saito avrà almeno un’altra possibilità per tornare in Giappone. Porterà con sé Louise? Vivranno per sempre felici e contenti? chikas_pink13.gif Chi può dirlo? (credo lo sceneggiatore, probabilmente anche il regista e il Coniglietto Grumo, kaos-whiteusagi16.gif perché lui conosce un sacco di cose!)

Zero in volo
Lo Zero di nuovo in volo. Circa.

Intanto, scopro con piacere che le brave persone che fanno parte del The Baka-Tsuki Open Translation Project hanno finalmente portato a termine la traduzione del primo romanzo di Zero no Tsukaima, dal giapponese all’inglese. Non vedo l’ora di leggerlo! chikas_pink26.gif
Certo, probabilmente la qualità non sarà eccelsa, contando che non si tratta di traduzioni professionali e che più di una persona ha tradotto i vari capitoli (con tutti i problemi di “armonizzazione” che questo comporta), ma almeno c’è l’onesto desiderio di rendere partecipe il prossimo di un’esperienza che altrimenti ai più sarebbe negata.

Illustrazione di Louise
Un’illustrazione dal terzo romanzo di Zero no Tsukaima

Invece non ci sono parole per qualificare il comportamento della Casa Editrice Nord nella pubblicazione de Una Voce Lontana di Taichi Yamada. Non solo arrivano con quasi vent’anni di ritardo (il romanzo è dell’89), ma hanno il coraggio di vendere un’opera con traduzione dall’edizione inglese. Senza mezzi termini, dovrebbe essere illegale. chikas_pink12.gif Già in una semplice traduzione si perde molto, come mi sto accorgendo in quest’ultimo anno, da quando ho cominciato a provare a leggere direttamente in inglese, ma passare addirittura per una terza lingua è un vero e proprio massacro. Persino il Coniglietto Grumo, che pure è Coniglietto di mondo, è esterrefatto di fronte a tale comportamento della Nord. Cattiva Nord, Cattiva! kaos-whiteusagi09.gif

Copertina di In Search of a Distant Voice
Una Voce Lontana, edizione inglese


Approfondimenti:

bandiera EN The Baka-Tsuki Open Translation Project

Scritto da GamberolinkCommenti (0)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Recensioni :: Racconti :: Overclocked: Stories of the Future Present

Copertina di Overclocked Titolo originale: Overclocked: Stories of the Future Present
Autore: Cory Doctorow

Anno: 2007
Nazione: Canada
Lingua: Inglese
Editore: Thunder’s Mouth Press

Genere: Fantascienza
Pagine: 304

Overclocked: Stories of the Future Present è una raccolta di sei racconti di fantascienza. Nella miglior tradizione della fantascienza, Cory Doctorow parte da tecnologie attuali e cerca di estrapolarne i possibili sviluppi e la loro influenza sull’umanità. Particolare attenzione è dedicata all’Informatica, alle tematiche dell’Intelligenza Artificiale e della capillare e inarrestabile diffusione della Conoscenza. Tuttavia i racconti di Overclocked non sono racconti cyberpunk: sono sicuramente cyber, ma non punk, anzi all’opposto; Doctorow ha una visione completamente positiva della scienza e della tecnologia e per lui il progresso tecnologico coincide con il Progresso. Nelle varie storie, i “Cattivi” sono sempre quelli che ostacolano il progresso scientifico/tecnologico e la libera circolazione delle idee. Che ci sia un margine di rischio nello sviluppo scientifico non viene preso in considerazione.

Inquadrata la filosofia di Doctorow, le sei storie sono le seguenti:

Printcrime. Un microracconto su un futuro nel quale è possibile usare stampanti tridimensionali per riprodurre qualunque oggetto (stile replicatori di Star Trek). Purtroppo i Signori del Copyright non apprezzano. Pochissime pagine, che è più semplice leggere che riassumere. Storiella che lascia il tempo che trova. chikas_pink20.gif

When Sysadmins Ruled the Earth. Un gruppo di amministratori di sistema asserragliati in un centro elaborazione dati assiste impotente a quella che pare essere la fine del mondo. L’idea di questo racconto è quella di mettere al centro di una storia apocalittica, al posto dei soliti soldati, scienziati, o anche solo uomini qualunque, un branco di geek. Il racconto funziona ed è divertente fin quando dura lo scherzo, ovvero finché si sorride davanti alla scala di valori morali e pratici dei protagonisti, scala così diversa e surreale rispetto a quella delle persone “normali”. Però ogni scherzo è bello quando dura poco, e qui Doctorow tira un po’ troppo per le lunghe, tra l’altro scantonando dal dilemma etico fulcro della storia (Internet può avere un valore in sé, anche se usata per scopi “malvagi”, o è solo mero strumento?)
Nel complesso un discreto racconto, che avrebbe meritato un miglior finale. Non semplice da seguire la terminologia informatica, usata senza pietà per il lettore chikas_pink60.gif (ma in fondo è giusto così: i protagonisti sono tutti sysadmin e sanno di quel che parlano, incombe l’Apocalisse, non c’è davvero tempo per le spiegazioni).

Anda’s Game. Anda è una ragazzina dodicenne appassionata di giochi online. Quando però comincia a giocare per soldi, soldi veri, la situazione le sfugge di mano. Questo racconto, che per certi versi mi è sembrato una versione per ragazzini ( kaos-whiteusagi01.gif Perciò è il racconto giusto per te! kaos-whiteusagi06.gif ) di Dogfight di Gibson & Swanwick, è anche l’unico a non essere di fantascienza: purché per certi versi incredibile, si basa su fatti reali (come lo stesso Doctorow spiega nell’introduzione).
Non mi è piaciuto. Si legge volentieri, ma troppo spesso più che un racconto di (fanta)scienza pare una predica. I bravi bambini fanno sport, non passano tutto il tempo davanti al PC, non giocano per soldi e aiutano i bambini poveri delle nazioni più sfortunate. Sarà, ma tutto ‘sto zucchero mi ha già cariato almeno un dente. chikas_pink55.gif

Anda's Game Copertina
Copertina del fumetto ispirato al racconto Anda’s Game

I, Robot. Sullo sfondo di una guerra mondiale, un detective deve indagare sulla sparizione della figlia adolescente. Il nostro detective vive in una futura America che ha regolamentato ogni aspetto della vita sociale e dell’etica, in maniera simile a 1984 di Orwell. Tutti sono spiati da un’agenzia governativa chiamata Social Harmony e i robot sono tutti costruiti per obbedire pedissequamente alle asimoviane tre leggi della robotica. I nemici dell’America invece hanno abbandonato qualunque remora: i loro robot, non vincolati dalle tre leggi, hanno sviluppato un’intelligenza superiore persino a quella degli esseri umani e sono diventati il motore di un progresso inarrestabile, che ha già permesso l’immortalità e presto consentirà viaggi interstellari. chikas_pink11.gif
È un racconto per certi versi curioso. Qui la fiducia di Doctorow per la tecnologia raggiunge il suo apice: il progresso scientifico è sempre positivo! Persino le tre leggi della robotica, che pure per molti versi paiono sensate, nel racconto assumono un aspetto negativo, in quanto anche solo possibile ostacolo al progresso. Nessuna remora, nessuna etica, nessuna morale, se possono ostacolare lo sviluppo della scienza: per Doctorow il risultato finale sarà il Paradiso sulla Terra. Onestamente, Doctorow mi pare un pochino troppo ottimista, chikas_pink43.gif e il racconto non giustifica in pieno questo ottimismo. Ma rimane un’interessante lettura.

I, Row-Boat. Il più fantascientifico e bizzarro dei racconti nell’antologia. Protagonisti: una barca a remi senziente e la barriera corallina, anche lei dotata di autocoscienza. chikas_pink03.gif In un futuro dove gli essere umani hanno abbandonato la Terra e i loro corpi fisici, per sopravvivere sotto forma di pura informazione in una rete che si estende per tutto il Sistema Solare, la Barca-a-Remi del titolo trasporta robot umanoidi nei punti migliori per delle immersioni. Quando però la Barriera Corallina lungo la quale scendono i sommozzatori acquista anche lei coscienza, cominciano i guai.
È difficile giudicare un racconto che parte da premesse tanto bislacche, ma mi è piaciuto. Le considerazioni filosofiche – religiose della Barca-a-Remi sono a tratti interessanti e si inseriscono bene tra le scene più movimentate. La Barriera Corallina è di sicuro uno dei “Cattivi” più singolari che si possano immaginare.

After the Siege. Il racconto più lungo e probabilmente il migliore. Ispirato all’assedio di Leningrado durante la Seconda Guerra Mondiale, racconta le vicende della tredicenne Valentina, impegnata a cercare di sopravvivere con ogni mezzo all’assedio della sua Città.
La storia è ambientata nel futuro, probabilmente lo stesso futuro di Printcrime, nel quale è possibile “stampare” e riprodurre ogni sorta di manufatto, così come ai giorni nostri è possibile copiare senza alcun problema ogni genere d’informazione. Questo dovrebbe portare benessere a tutta l’umanità, ma non è così: quando la Città comincia a usare le stampanti tridimensionali infischiandosene di royalties e diritti, viene attaccata.
Ne segue una guerra spietata, durante la quale più d’uno cercherà di lucrare sulla catastrofe in corso. Valentina invece cercherà solo di uscirne viva insieme ai genitori e al fratellino.
Il racconto è una discesa nella Tragedia, chikas_pink01.gif via via che le condizioni in Città si fanno sempre più drammatiche. Con maestria Doctorow accompagna Valentina e il lettore nella Disperazione, finché… non svelo il finale, ma lascia perlomeno perplessi. Nonostante ciò, è una gran bella storia! chikas_pink23.gif

Cory Doctorow scrive in uno stile diretto e senza fronzoli. Il suo inglese si legge volentieri e senza difficoltà, se si esclude la terminologia tecnica (ma con l’aiuto del Coniglietto Grumo kaos-whiteusagi03.gif e di Wikipedia si possono superare anche gli ostacoli più duri!) Le idee alla base delle storie sono interessanti e spesso anche affascinanti, un po’ meno le storie vere e proprie, “malate” di un ottimismo alle volte davvero fuori luogo. I personaggi sono in troppe occasioni creati a uso e consumo della trama, anche se Valentina o la Barca-a-Remi rimangono impressi.

Tutto sommato, consiglierei Overclocked a chi sia appassionato di Informatica o abbia interesse per le problematiche riguardanti la libera circolazione delle idee, il ruolo della censura e il conflitto fra proprietà intellettuale e interesse della comunità.
Ovviamente è un’ottima lettura anche per chi è “solo” appassionato di buona fantascienza! chikas_pink42.gif


Approfondimenti:

bandiera EN Overclocked su Amazon.com
bandiera IT Overclocked su Ibs.it
bandiera EN Overclocked gratuito sul sito di Doctorow

bandiera IT Le tre leggi della robotica
bandiera IT Punto Informatico anticipa Doctorow!

 

Giudizio:

Licenza Creative Commons. +1 -1 Printcrime.
After the Siege. +1 -1 Anda’s Game.
I, Row-Boat. +1 -1 Eccessivo ottimismo, spesso non giustificato dalle premesse del racconto.
I, Robot & When Sysadmins Ruled the Earth, assieme si guadagnano un punto. +1
Lettura quasi sempre scorrevole e interessante. +1

Due Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti

Scritto da GamberolinkCommenti (2)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Recensione :: Romanzo :: Anharra – Il trono della follia

Copertina di Anharra Il trono della follia Titolo originale: Anharra, Volume 1 – Il trono della follia
Autore: J.P. Rylan
Anno: 2006
Nazione: Italia
Lingua: Italiano

Casa Editrice: Mondadori
Collana: Omnibus
Genere: Fantasy
Pagine: 297
Prezzo: 18 euro (hardcover)

Oggi nelle reti ho trovato un nuovo Gambero. Arr, un Gambero sospetto come un pesce con tre occhi. E’ un romanzo scritto da un tale J.P. Rylan, pseudonimo costruito a tavolino con Mondadoriana arte per stuzzicare il lato anglofono dei giuovani italiani con richiami fantasy (Rylan farebbe la sua bella figura in qualche romanzaccio anglosassone) e con quel J.P. che ricorda un certo J.R.R. Tolkien e anche un certo R.R. Martin piuttosto conosciuti dal pubblico. Senza dire che J.P. Rylan ricorda anche J.K. Rowling. Arr.

Navigando per i mari di internet si trovano più commenti sull’identità dell’autore che sull’opera e già questo basterebbe a fare venire qualche sospetto sulla qualità della seconda. Quanto all’autore si può dire poco, per ora, se non che J.P. Rylan è lo pseudonimo di uno scrittore di thriller di fama internazionale, come recita la copertina.
Aggiungerei che è italiano data l’assenza di un traduttore e di una versione straniera precedente del libro: la possibilità che un autore anglosassone di fama internazionale venga a pubblicare il suo primo fantasy in Italia è piuttosto ridicola e ancora di più che abbiano omesso il traduttore. Arr, diamo quindi per certo che l’imbrattacarte sia italiano.

Passiamo alla quarta di copertina:

Vemerin era un sovrano saggio e benvoluto, ma l’ambizione e il desiderio di sapere, di vedere oltre ogni limite, lo avevano corrotto. Vemerin si era offerto alle forze delle Tenebre per ottenere il potere assoluto sui vivi e sui morti. Da quel momento in poi, il suo regno era stato popolato solo da un orrore indicibile. Trenta secoli dopo, un ragazzo e un vecchio sono in viaggio nelle terre del Vuoto, sulle tracce di colui che porta sul corpo una mappa incisa nella carne, l’unica che permetta di trovare Anharra, la città perduta di Vemerin: Anharra, che si racconta ricca di tesori e segreti. Il giovane è Vargo, guerriero di una dinastia di guerrieri, che ha perso tutto per amore. L’altro è Amnor, una volta medico dell’Imperatore e torturatore di corte, in fuga da quando ha bruciato la preziosissima Biblioteca del Palazzo, con tutto ciò che era conservato nella Sala Negata.
Solo se raggiungeranno Anharra potranno sperare di trovare ciò che cercano: Vargo il perdono per le sue colpe, e Amnor il dono della conoscenza ultima, di ciò che esiste oltre la fine della vita.
Ad accompagnarli nel loro viaggio, due ragazze bellissime ed enigmatiche, Shanda e Khaima, del Cerchio delle Sgualdrine. Ma sono complici o nemiche? E dietro di loro, qual è lo scopo della Signora Rossa che le comanda?
Intanto Nester, la stella dell’annuncio, è sorta e brilla alta nel cielo. Vemerin il re pazzo sta per tornare, il suo tempo è giunto. Una guerra si prepara nelle terre del Vuoto.
E ognuno dovrà compiere una scelta.

Il vecchio saggio, il guerriero onorevole e tormentato, le bellissime fanciulle misteriose e una città leggendaria da esplorare. Basterebbe questo a catalogarlo come l’ennesimo romanzo costruito col copia-e-incolla come i libri erotici per i prolet di 1984, ma proseguiamo dando una chance a questo J.P. che, per come si è gettato dal thriller al Fantasy cavalcando l’onda della moda, poteva pure farsi chiamare G.P. (General Purpose) Rylan o direttamente Jeep Rylan, arr.

La storia è ambientata, come da tradizione di Howardiana memoria, in un passato mitico e preistorico del pianeta Terra. L’autore stesso ci ricorda, tanto per rassicurarci che la cartina ci è parsa famigliare con buon motivo, che più volte la Terra è stata colpita da catastrofi e mutamenti che hanno innalzato, spostato, ribaltato e condito con molta mostarda i continenti. Spruzzata finale di ribaltamento periodico dei poli magnetici tanto per gradire.
Ma dove è ambientato Anharra, allora? Non certo in Aspromonte o in provincia di Brescia.
Guardate un po’ da voi se vi pare famigliare il posto:

Mappa di Anharra L’Asia mi sta sulle palle
La mappa di Anharra girata Indovina un po’ cosa è…

Si notano bene quelli che “diverranno” la Mongolia, la Siberia, la Corea e la Cina. In mare vediamoTaiwan, un pezzo di Filippine e le isole più meridionali dell’arcipelago Giapponese (ancora parzialmente immerse).
Seguendo le concavità abbozzate sulla mappa (che è priva di unità di misura) possiamo supporre che l’Impero sia localizzato in Siberia. Ho letto che l’autore pare essersi ispirato a non-so-quali-teorie su un’antica civiltà siberiana preistorica esistita quando il clima locale era ancora mite, prima delle glaciazioni successive.
Niente di eccezionale come idea: Howard 70 anni prima aveva popolato la sua Era Hyboriana preistorica con popoli e miti rastrellati dalla storia e dalle leggende, come i Cimmeri che nei miti greci vivevano in una terra dove non sorgeva mai il sole.
Un’idea classica, senza infamia né lode, quella di evocare un passato mitico del pianeta.

L’Impero è appena abbozzato e si presenta come il classico Impero da libro Fantasy: corrotto, cattivo, militarista. Insomma, senza molto spessore. La Torre delle Sgualdrine, idea che di per sé non era cattiva, non pare avere molto senso, in particolare quando si scopre quale era la missione delle due inviate. Sembra più messa per evocare immagini di Fantasy old style, dove le donne sono tutte puttane o guerriere: qui sono entrambe assieme.

Le due sgualdrine, Shanda e Khaima, sono delle macchiette senza spessore capaci solo di lanciare strilli di orrore, dare vita a intermezzi lesbici, flirtare con Vargo e fare i capricci.
E strillano ogni poche pagine: strillano se sono sorprese, strillano se hanno paura e strillano se sono contente. Scommetto che strillano anche mentre cagano. Il loro stesso atteggiamento pare poco coerente: prima appaiono terrorizzate dagli “orrori” visti, poi in meno di un minuto stanno già rovistando tra i medesimi orrori da voltastomaco in cerca di amuleti e collane, fregandosene di maledizioni, trappole o del pericolo corso, troppo prese dal lanciare acuti gridolini di felicità mentre si contendono oro e gemme sotto lo sguardo torvo di Amnor. Tanto per precisare, la loro missione segreta per cui sono state inviate dalla potentissima Torre delle Sgualdrine è proprio rubare un po’ di gemme e goielli, come si scopre nel volume II… agghiacciante. Gli stessi personaggi maschili, Vargo e Amnor, passano più tempo a sgridare per la loro frivolezza le due sgualdrine che a fare altro. Concezione maschilista dei personaggi femminili, arr, palesemente studiata per stuzzicare i lettori adolescenti sfigurati dall’acne, pubblico tipico a cui si rivolge l’opera.

Vargo è un eroe silenzioso, tormentato dal ricordo degli amici morti e dell’amore perduto. Tormentato per tutto il libro, sempre. Inoltre sembra affetto da una sorta di amnesia selettiva, per cui dimentica casualmente vari dettagli permettendo allo scrittore di farglieli “ricordare” da Amnor. Per esempio a inizio libro Vargo, che ha passato tutta la vita nell’esercito imperiale fino a diventare capitano della stessa guardia di palazzo, non sa che ai soldati viene somministrata una bevanda drogata per aumentare il loro coraggio e non far sentire il dolore. Lo sanno tutti, incluse le reclute in mezzo alle quali si è infilato, ma lui che è stato tutta la vita in quell’ambiente non se lo ricorda. La cosa si ripete con i carri che trasportano le macchine d’assedio (il Pugno dell’Imperatore) che Vargo pare non riconoscere. Insomma, un camuffamento stupido per giustificare l’inserimento di dettagli che il lettore non conosce e che lo scrittore vorrebbe fargli scoprire, ma non ci vuole molto a capire che un autore più abile l’avrebbe saputo fare molto meglio.
Naturalmente Vargo è anche un Maestro di Spada che padroneggia il settimo livello di lotta, ovvero il Combattimento con le Ombre, e porta sulla fronte una cicatrice che lo rende speciale: Vargo del Nulla, l’uomo atteso dalle Leggende. Ohhhh, come è dannatamente unico ed eroico. A me sembra solo molto noioso e stereotipato.

Amnor è affetto anche lui da un psicologia appena abbozzata, fatta di stereotipi mescolati con il mixer da cocktail. E’ una sorta di anti-Gandalf: anziano e saggio, ma crudele e parzialmente corrotto dal Male a causa della sua sete di sapere. Il personaggio di per sé poteva anche essere interessante, ma è stato gestito male come tutti gli altri spunti promettenti dell’opera.

Anharra stessa, la Città dove i vivi e i morti si incontrano, che pare tanto promettente prima di arrivarci si riduce a un abbozzo di Città-Necropoli degna di un videogioco o di un fumettaccio. L’orrore cosmico di Lovecraftiana memoria che viene promesso fin dall’inizio si risolve in qualche miserabile dettaglio macabro malriuscito. La Città stessa è poco credibile anche nei dettagli più banali: ad esempio si parla di meccanismi tecnologici fatti di leve, ruote dentate e molle, non di magia, eppure dopo tremila anni di abbandono funziona ancora tutto con tanto di olio che lubrifica ancora ogni componente della colossale porta che conduce alla Tomba di Vemerin.
Se avesse usato la magia come scusa per il funzionamento dei marchingegni sarebbe stato più credibile.

I Deus Ex Machina pure si sprecano: casualmente trovano una barca (ma non per gamberi!) capace di navigare le sabbie che vaga da tremila anni, sola soletta, in un deserto più grande della Cina. Si muove spostata dal vento e loro ci incappano per puro caso, proprio quando i loro cavalli sono allo stremo e non sanno come proseguire. Che fortunelli, eh? Non cito gli altri deus ex per non togliervi del tutto la voglia di leggerlo.

Il libro stesso, primo di una (forse) Trilogia, si conclude con un codazzo di morti che inseguono gli eroi: mancava solo la musichetta del Benny Hill Show per coronare la scena come merita.

Di positivo c’è che l’autore non scrive male: il libro è scorrevole e piacevole da leggere, accende anche una certa curiosità nel lettore che vuole sapere quanto i protagonisti cosa ci sia di tanto misterioso e oscuro in Anharra, ma alla fine le premesse positive vengono tradite da una storia troppo spesso banale e mal sviluppata. Un’altra nota positiva può essere che l’autore non si perde mai dietro le inutili descrizioni paesaggistiche che tanto affliggono il Fantasy… ma il problema è che spesso descrive così poco che diventa difficile seguire bene le vicende o capire quale sia l’ambiente circostante. Non fa immergere il lettore negli avvenimenti.

In conclusione l’idea di partenza di Anharra era buona e lo scrittore sa scrivere, ma l’opera in sé sembra buttata giù tanto per scriverla senza curare personaggi, ambientazione o trama, come se il lettore fosse tanto stupido da non accorgersene. Deludente, ma c’è anche di peggio.


Approfondimenti:

bandiera IT Sito dedicato ad Anharra

Giudizio:

Evita descrizioni paesaggistiche inutili… +1 -1 …ma spesso è troppo sintetico e poco chiaro nelle descrizioni.
Anharra è una bella idea di fondo… +1 -1 …ma Anharra alla fine tradisce le aspettative.
Ci sono parecchie scene truculente… +1 -1 …ma le scene truculente sono spesso fini a sé stesse.
-1 Situazioni poco credibili e mal gestite.
  -1 Personaggi abbozzati e stereotipati.

Edit 20/8/2007: voto corretto a -2 per coerenza con le recensioni che verrano prodotte in futuro… il parametro abbattuto è stato “+1 in fondo l’ho letto tutto” ereditato dalla recensione di Geshwa Olers. Si salva dal -3 solo perché io adoro le storie che girano attorno ai morti viventi e cose simili, per cui l’idea della città di Anharra mi aveva colpito.

Scritto da GamberolinkCommenti (2)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni