Nihal & Chariza contro Ash!

Mentre scrivevo la recensione di Chariza, mi è capitato di ripensare a vari discorsi sulla qualità del fantasy italiano. La sensazione a pelle è che gli scrittori stranieri siano molto più bravi, sia in media, sia in termini assoluti. Tuttavia le sensazioni possono essere ingannevoli, quel che sembra non è detto che sia quel che è.
Perciò ho pensato di realizzare degli esperimenti: mettere a confronto una serie di romanzi fantasy italiani con romanzi stranieri simili e cercare di scoprire perché leggendo questi ultimi si ha la netta impressione che siano scritti meglio.

Come primo esperimento ho preso:
Cronache del Mondo Emerso (la trilogia completa) di Licia Troisi.
Chariza. Il Soffio del Vento di Francesca Angelinelli.
e
Ash. Una Storia Segreta (Ash: A Secret History) di Mary Gentle.

Copertine delle Cronache & Chariza
Cronache del Mondo Emerso & Chariza. Il Soffio del Vento

Copertine dei quattro volumi di Ash
Copertine dei quattro volumi nei quali è stato diviso Ash in Italia

Il perché di tale scelta: tutti e tre i romanzi sono scritti da donne, tutti e tre sono romanzi fantasy, tutti e tre hanno per protagonista una giovane eroina guerriera. Direi che può essere sufficiente per realizzare un confronto significativo, sebbene i tre romanzi abbiano anche molte differenze (per esempio l’ambientazione, completamente diversa passando da un’opera all’altra).

Le Cronache del Mondo Emerso e la loro eroina Nihal, come si suol dire in questi casi, non hanno bisogno di presentazione. Di Chariza ho appena parlato nella recensione, Mary Gentle invece merita qualche riga.
Mary Gentle è una scrittrice inglese di fantasy e fantascienza. Trovo che sia un’ottima pietra di paragone: è una scrittrice molto brava, probabilmente superiore alla media dei colleghi (italiani o anglosassoni) ma non è un genio della letteratura. Penso che chiunque, data una base minima di fantasia e talento, possa arrivare almeno vicino all’abilità della Gentle. La Gentle non è Cervantes o Kafka e neanche Mark Twain: non ci si può nascondere dietro il paravento del genio inimitabile. La Gentle è imitabilissima, non c’è nessuna concreta ragione per la quale gli scrittori italiani non possano puntare o ancora meglio raggiungere il suo livello.

La situazione attuale è però che la Gentle, nonostante parta svantaggiata in quanto tradotta, è, non uno, ma diversi gradini sopra Troisi, Angelinelli e compagnia. O almeno questa è la sensazione. Vediamo se è davvero così…

Se dovessi isolare i tre elementi che distinguono in positivo Ash rispetto alle colleghe Nihal e Chariza, direi che sarebbero questi:

  • Verosimiglianza. La capacità di creare un mondo che appaia coerente, realistico (pur in termini fantasy) e “concreto”.
  • Stile. La capacità di scrivere in maniera tale da mantenere il lettore nel mondo creato, in modo che la pagina scritta diventi un sostegno alla fantasia e non un intralcio.
  • Uso del fantastico. La capacità d’integrare nella storia elementi fantastici e di farli diventare parte vitale del racconto.

Visto che gli esprimenti si svolgono in pratica, e non disquisendo di teorie, ho preso in mano i tre romanzi e ho cercato esempi.

 

Violenza!

Ovvero, come Nihal, Ash e Chariza affrontano uno scontro armato. Essendo tutte e tre guerriere e avendo la violenza in tutti e tre i mondi un ruolo decisivo, penso sia interessante per mostrare i punti riguardanti verosimiglianza e stile.

Nihal inizia una battaglia così:

Mostra estratto da Le Cronache del Mondo Emerso ▼

Ash:

Mostra estratto da Ash. Una Storia Segreta ▼

La prima considerazione che mi viene in mente è che Nihal sia una specie di riassunto di Ash. E in effetti, mentre leggevo le Cronache, m’immaginavo le scene di battaglia di Ash, che avevo letto qualche mese prima. Non credo ci sia bisogno di sottolineare come il pezzo preso da Ash risulti molto più “palpabile”. Nella mente è facile visualizzare quel che succede in Ash, perché appunto descritto, invece Nihal rimane nella nebbia, nel vago, nel generico, tanto che uno è costretto a evocare altri romanzi per dare sostanza alla scena.
Qualcuno potrebbe pensare che lo stile della Troisi sia migliore, in base alla bislacca considerazione che “lasciare i particolari alla fantasia del lettore” sia una buona idea. No, non lo è, se non in pochissimi casi. E per darne una dimostrazione visiva, basta guardare l’immagine qui sotto:

Immagine esemplificativa
Un racconto è più bello se pieno di colori!

Il disegno a sinistra può non piacere, ma “esiste”, a destra c’è solo una macchia indistinta! È proprio compito degli scrittori nutrire e coccolare la fantasia di chi li legge, sono gli scrittori a dover fornire nuove immagini per la mente dei lettori! Senza contare il paradosso: se tutti gli scrittori adottassero il sistema di “lasciare al lettore”, il lettore cosa dovrebbe immaginarsi di fronte a situazioni che mai nessuno si è preso la briga di descrivere?

Proseguiamo nella battaglia, Nihal ammazza un nemico:

Mostra estratto da Le Cronache del Mondo Emerso ▼

Ash:

Mostra estratto da Ash. Una Storia Segreta ▼

Valgono le considerazione già viste prima. C’è da aggiungere che la Gentle, con un paio di particolari (”puntale inferiore”, “anelli metallici”) riesce a dare “concretezza” a quel che racconta, mentre Nihal rimane sempre spersa nella nebbia.

La battaglia prosegue, Nihal:

Mostra estratto da Le Cronache del Mondo Emerso ▼

Ash:

Mostra estratto da Ash. Una Storia Segreta ▼

Come prima, Nihal è poco più di un riassunto generico. Da notare alla fine: Nihal distingue chiaramente gli ordini del generale, ma evidentemente l’autrice non ritiene importante che anche il lettore li conosca, mente gli ordini di Ash sono riportati parola per parola.

Un risvolto fantastico, in un altro scontro Nihal affronta dei golem:

Mostra estratto da Le Cronache del Mondo Emerso ▼

Ash e i suoi uomini alle prese con un problema simile:

Mostra estratto da Ash. Una Storia Segreta ▼

Qui il confronto è meno impietoso con Nihal. Finalmente la Troisi si degna di descrivere quel che succede, però la verosimiglianza va a farsi friggere! Il guardiano grida: «Uno a zero per me!», frase che si commenta da sola nella sua capacità di buttare fuori a calci il lettore dal mondo fantasy nel quale era immerso. Il successivo discorso sul “funzionamento” del golem ha puro scopo d’informare il lettore e non sarebbe mai stato pronunciato da un “vero” guardiano, in altre parole non è verosimile. Così com’è irrealistico il golem medesimo: come ha fatto il golem a viaggiare da Praga al Mondo Emerso?! Un conto è ispirarsi alla tradizione, un conto è copiare fino al punto di usare le stesse parole ebraiche!
Il golem della Gentle non sarà la creatura fantastica più interessante della storia, ma con il suo lanciafiamme (ispirato all’uso bizantino del fuoco greco) ha una sua personalità e originalità.

Un Golem
Non tutti i golem sono cattivi!

Ora Chariza! In Chariza. Il Soffio del Vento, non ci sono battaglie vere e proprie, tuttavia gli scontri armati non mancano, dato che a Chariza non dispiace menar le mani.

Chariza affronta quattro nemici a cavallo:

Mostra estratto da Chariza. Il Soffio del Vento ▼

In Ash c’è una scena simile:

Mostra estratto da Ash. Una Storia Segreta ▼

In Chariza ci sono due problemi. Il primo è il realismo: mentre i cavalli s’incrociano al galoppo, Chariza riesce a sbudellare un primo avversario e addirittura tagliare in due un secondo! Neanche un cavaliere Jedi con una spada laser riuscirebbe in una manovra del genere. Vero, siamo in un fantasy, e una certa “elasticità” nelle leggi fisiche si può accettare, tuttavia certe esagerazioni non aiutano per niente a calarsi nella storia, tanto meno una storia che vuol cercare di essere seria.
Il secondo problema è lo stesso di genericità e riassunto già visto con Nihal: Chariza uccide “come si deve” i primi due nemici, mentre i secondi due sono lasciati all’immaginazione del lettore. Peccato.
Un altro particolare è la “visione” nelle due scene: la Gentle tiene la “telecamera” su Ash, e quel che è descritto è quel che Ash vede o percepisce. Per esempio: “Ash afferrò la mazza e la calò violentemente sull’elmo del secondo cavaliere. Sentì il metallo che si crepava e cedeva.” I cavalli si stanno incrociando e probabilmente il secondo cavaliere è già uscito dalla visuale di Ash, lei può solo sentire il rumore e percepire il riverbero del colpo di mazza che ha sferrato. Forse ha sfondato la testa al nemico, forse no, forse lui è ancora vivo, forse no, Ash non può saperlo.
In Chariza invece a metà azione c’è un brusco cambio di prospettiva: la “telecamera” sta seguendo Chariza, ma dopo che ha colpito il primo nemico, quest’ultimo “si accorse di avere il ventre squartato appena prima di cadere nel fango ormai privo di vita”. Dunque stiamo seguendo Chariza, poi si passa al nemico che si accorge di essere ferito, poi è la volta del narratore che descrive il cadavere che cade e infine si torna su Chariza quando colpisce il secondo nemico. Non è un gran ostacolo alla lettura, ma non è neanche uno stile efficace.

I difetti visti in questo brano di Chariza, ricompaiono in molti altri punti. Per esempio, nella scena seguente, Chariza, Yukai e Suzume stanno scappando a cavallo:

Mostra estratto da Chariza. Il Soffio del Vento ▼

Da che parte cominciare? Abbiamo dei fanti che riescono a precedere dei cavalli e bloccare loro la strada pur muovendosi con delle picche. Una picca è un affare lungo tre, quattro e anche più metri… ma poi le picche diventano lance. Le lance sono più comode da portare, ma per esempio, un’arma orientale come la kwandao, che veniva usata contro la cavalleria, riportano le cronache dell’epoca avesse un peso di oltre 50 chili! Molto probabilmente è una grossolana esagerazione, ma di sicuro non dev’essere facile correre più veloci di un cavallo con una kwandao in mano.
Magari si sta invece parlando di qualche specie di Yari, lancia nipponica di origine cinese, solo che le Yari, nella gran parte dei casi, non erano costruite per poter essere anche scagliate.

Dove la Gentle, con un uso accurato dei termini, aveva reso più concreto il proprio mondo, qui la Angelinelli, usando termini a casaccio, ha reso il suo di mondo meno verosimile.

Jumonji Yari
Jumonji Yari

Nella scena seguente Chariza affronta cinque nemici e riappare il problema del non descrivere gli scontri:

Mostra estratto da Chariza. Il Soffio del Vento ▼

A parte che cinque secondi sono un’eternità in un duello, abbiamo: nemico numero uno ucciso troppo velocemente per entrare troppo in dettaglio, nemico numero due ferito come si dovrebbe, nemici tre, quattro e cinque lasciati alla fantasia del lettore. Non una buona media!

 

Sesso!

Compagno indissolubile della Violenza è il Sesso!
Chiaramente ogni autore ha piena facoltà di scegliere quel che vuole raccontare. E scene di sesso non sono per niente indispensabili. Tuttavia, se si decide di parlarne, dovrebbero valere le stesse regole su verosimiglianza e stile già viste per le scene di violenza.

Bacio!
Amore nipponico

Partiamo da Chariza. In Chariza non c’è nessuna scena di sesso, zero, niente, neppure un bacio sulla guancia. Un po’ suona strano, visto che uno dei protagonisti, Yukai, è più volte descritto come un tizio a cui piace “divertirsi”. Chariza stessa è giovane, in salute e vittima di una maledizione che la spinge a bramare non solo le ricchezze materiali, ma anche gli uomini, se sufficientemente belli, facoltosi e potenti.
Non succede niente, neanche off screen. Come detto, date le premesse suona un po’ strano, ma rispetto le scelte dell’autrice.

In Nihal, Nihal & Sennar:

Mostra estratto da Le Cronache del Mondo Emerso ▼

In Ash la gente ha troppa fretta di farsi la pelle per indugiare in certi piaceri, a meno che non si tratti di qualche allegro stupro. Però, quando si entra in argomento, lo stile rimane descrittivo come sempre. Ash & Fernando:

Mostra estratto da Ash. Una Storia Segreta ▼

Abbinate alle scene di sesso spesso si sente la stessa stupidaggine riguardante il “lasciare all’immaginazione del lettore” già vista in precedenza. Anzi, non scendere in particolari sarebbe “poetico” e “romantico”. Non lo è, è solo scrivere male.
Può essere che nel caso della Troisi sia questione di (auto)censura, dato il che il romanzo è indirizzato a un pubblico di ragazzi, tuttavia ciò non toglie che si sarebbe potuto descrivere finché lo consente il “comune senso del pudore” e poi passare ad altro, invece d’immergere ogni cosa nella nebbia.

Per tirare le somme finora: Troisi e Angelinelli hanno spesso la brutta abitudine di sorvolare su quanto invece dovrebbero descrivere. Quando descrivono, più di una volta le descrizioni sono inverosimili.

 

Fantasia!

Il terzo punto riguardava l’uso del fantastico.
Chariza è molto carente. Se si esclude l’abilità sovrumana che Chariza dimostra nei combattimenti, abilità che però deriverebbe solo da particolare addestramento e non da influenze magiche e/o sovrannaturali, nel romanzo non ci sono quasi elementi fantasy. I demoni-lupo compaiono per sole due pagine due, e se fossero sostituiti da normali lupi non cambierebbe nulla. Con un po’ di studio è probabile che l’intera vicenda di Chariza potrebbe essere ambientata nel Giappone medievale storico, senza sconvolgere più di tanto il susseguirsi degli avvenimenti.
Il fatto che in un romanzo ci siano scarsi elementi fantastici non è di per sé un fatto negativo, ma lo è se il romanzo medesimo si presenta come fantasy. È un po’ come quei film dove il pistolero uccide il rivale perché ha rubato il bestiame all’amico. Solo che ci sono pistole laser, non è il Texas ma il pianeta Texano IV e il bestiame sono orsi viola. È fantascienza? Per modo di dire, in verità è un western: se ci fossero Colt, Texas terrestre e vacche sarebbe la medesima, identica storia. In altre parole gli elementi fantastici sono puramente estetici e non hanno incidenza sulla storia.

Le Cronache sotto questo punto di vista sono migliori, ma non di molto. Anche qui molti elementi fantastici sono solo di contorno o talmente cliché da non meritarsi di essere affiancati alla parola “fantastico”. Ido è uno gnomo, ma potrebbe essere un nano, come potrebbe essere un umano non tanto alto: non cambierebbe niente. Nihal potrebbe essere l’ultima mezzelfo o l’ultima mezzorco o l’ultimo azteco: non cambierebbe niente. Gli stessi draghi, se sostituiti da più comuni cavalli da guerra, non richiederebbero particolari aggiustamenti alla storia. Questo perché molti di questi elementi fantasy sono generici: Ido è uno gnomo, ma è mera etichetta, l’autrice non entra mai in merito di cosa significhi l’essenza della “gnomosità”, a esclusione della scarsa statura.

Uno gnomo
Lui è un vero gnomo!

Neppure in Ash gli elementi fantastici paiono molti, tanto che all’inizio può sembrare un romanzo storico. Tuttavia quando compare il fantastico è:

  • Originale, almeno in rapporto all’ambientazione.
  • Decisivo. Se si togliesse l’elemento fantastico, l’intera vicenda di Ash andrebbe riscritta.
    Mostra spoiler per la storia di Ash ▼

Anzi, uno dei difetti di Ash, specie nel finale, è il ruolo esagerato che il fantastico ha nella narrazione. Nondimeno, se decido di leggere un romanzo fantasy, preferisco scoprire che ci sia troppa fantasia, piuttosto che manchi.

 

Ricapitolando, Ash è un romanzo migliore rispetto a opere italiane similari, perché:

  • È più verosimile, più concreto e ricco di particolari specifici.
  • È narrato con uno stile che meglio permette d’immergersi nella storia.
  • Ha nel proprio cuore il fantastico, il sense of wonder, su cui è costruito il resto, a differenza di tante storie “generiche” agghindate da fantasy.

 

Piccola FAQ!

Hai citato Troisi e Angelinelli, ma un Altieri scrive meglio della Gentle! Perché non hai preso a confronto lui?
Perché non è donna, perché non ha eroine guerriere come protagoniste e perché non scrive fantasy! Farlo rientrare nel genere per Magdeburg lo trovo una forzatura. In ogni caso è vero: Altieri è capace di scrivere tanto bene quanto la Gentle, se non meglio.

Facile star lì a far le pulci agli autori italiani! Perché non fai lo stesso con gli stranieri? Eh? Eh? Eh?
Perché sono italiana e m’interessa la letteratura del mio Paese. E perché lo scopo dell’operazione è proprio dimostrare che, almeno per ora, gli scrittori stranieri di fantasy sono più bravi.

A me sembri solo una ragazza:
invidiosa, (giudizio di varie persone)
presuntuosa, (varie persone)
acida, (Valentina & altri)
e che scrive questi articoli per il puro piacere di offendere e sentirsi gagliarda (Simona, ma che poi non si chiede chi io mi creda di essere, lei lo sa già)
Chi ti credi di essere?!

Sono amica del Coniglietto Grumo! kaos-whiteusagi03.gif

Sei stata lì a ricopiare tutti quei brani dai romanzi? Non hai niente di meglio da fare? Perché non ti trovi un ragazzo?
A parte che ho usato scanner e OCR, cosa ci fai ancora qui? Cercati un sito porno e pensa agli affaracci tuoi!

Ho letto le Cronache del Mondo Emerso in tre giorni! Sono bellissime!!!!!!!! Nihal è il mio personaggio preferito!!!!!!!! Sennar ti amo!!!!!!
Questa non è una domanda.

Che importa se tagliare la gente in due non è realistico! È fico!
Neanche questa è una domanda.

Sono la mamma. Ma com’è ’sta storia che vai a cercare le scene di sesso nei romanzi?
Ops…


Approfondimenti:

Cronache del Mondo Emerso su iBS.it
Chariza. Il Soffio del Vento su iBS.it

Ash. Una Storia Segreta su iBS.it (volume 1)
Ash. Una Storia Segreta su iBS.it (volume 2)
Ash. Una Storia Segreta su iBS.it (volume 3)
Ash. Una Storia Segreta su iBS.it (volume 4)
Ash: A Secret History su Amazon.com (volume unico in inglese)

Il sito di Licia Troisi
Mary Gentle su Wikipedia
Der Golem su IMDB
Richard Stein’s Japanese Sword Guide

Scritto da GamberettaGamberolinkLascia un Commento » Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile

21 Commenti per “Nihal & Chariza contro Ash!”

  1. Valpur scrive:

    Ho raggiunto questi lidi grazie al link su Fantasymagazine.it.
    E ora non me ne vado più.
    Critica strutturata e concreta, che mi trova d’accordo su molti punti. Non ho letto “Chariza”, ma le altre due autrici sì.
    Il solo punto su cui sono quasi perplessa è il fattore “sesso”. In certi ambiti mi trovo a preferire poche pennellate essenziali a troppi dettagli morbosi o tali da distrarre dal contesto.
    Del resto, comunque, i personaggi asessuati o ascetici non sono mai piaciuti neanche a me.

    Tanti cari saluti al COniglietto Grumo, che ha il suo fascino.

    Venerdì, 7 Settembre 2007 @ 8:13pm

  2. Gamberetta scrive:

    Secondo me non è tanto importante il numero delle pennellate, quanto che riempiano la tela. Poche pennellate possono essere sufficienti, ma non deve rimanere spazio bianco tra una e l’altra, perché il lettore comunque deve riempirlo per visualizzare nella sua mente la scena.
    Perciò tra “nebbia” e particolari morbosi credo siano meglio i particolari morbosi, rimanendo però valida la regola generale per la quale bisogna scrivere solo ciò che è importante per la storia. Se i particolari morbosi sono lì solo perché morbosi è un chiaro errore.

    Riporterò i saluti a Grumo, gli fa sempre piacere ricevere complimenti, è ancora nostalgico dei tempi di Hollywood quando era la controfigura di Clark Gable.

    Lunedì, 10 Settembre 2007 @ 2:20pm

  3. Francesca Angelinelli scrive:

    Ehm… l’articolo è interessante. Anche se il mio romanzo non ti è piaciuto non sono così idiota da non accettare le critiche negative e quindi ho letto anche questa post.
    L’unica cosa che ti posso dire è che… beh, non è che le scene di sesso non ci sono. E’ che c’è un secondo volume in cui alcuni aspetti del rapporto tra i personaggi si sviluppano.
    Non so (non credo) che lo leggerai, dato che la prima parte non ti è piaciuta, ma nel caso mi sbagliassi fammi sapere cosa ne pensi. Anche i commenti negativi sono buoni commenti.

    Mercoledì, 12 Settembre 2007 @ 8:08am

  4. Gamberetta scrive:

    Riguardo al sesso, non era per il sesso in sé (ho letto e apprezzato quintali di fantascienza con soli uomini e il benché minimo accenno a storie d’amore), era per cercare di dimostrare che la regola di descrivere le scene che si ritengano importanti è valida comunque, ed è anche più importante di cose come il politicamente corretto o la presunta buona educazione.
    Altro tipico esempio:
    Ash imprecò. «Dov’è il gruppo di comando!» [bah! Ci può stare ma è fiacco!]
    «Dove cazzo è il fottutissimo gruppo di comando!» [decisamente meglio!]
    Non meglio in assoluto ovviamente, meglio se abbiamo deciso che il personaggio è incline a dire “parolacce”.

    Mercoledì, 12 Settembre 2007 @ 1:42pm

  5. Simona scrive:

    L mia citazione nel contesto è, ancora una volta, scorretta: non ho scritto quella frase per chiederti, direttamente o no, “chi ti credi di essere”. Un’idea me la sono fatta comunque.
    Inoltre, la mia non è una domanda, quindi che motivo ha di stare nelle FAQ? Solo perché tu possa dare una risposta “simpatica”? A chi inneggiava a Nihal hai replicato: questa non è una risposta.
    Be’, la mia non era una domanda.
    Ma, ripeto: contenta tu.

    Mercoledì, 12 Settembre 2007 @ 7:25pm

  6. Simona scrive:

    Aih, aih, sempre peggio: avere un’opinione su di te è diverso da sapere chi sei in realtà; dopotutto, io non ti conosco. Mi rifiuto di credere che non arrivi a cogliere la differenza.
    Quando si vuole fraintendere volutamente e a tutti i costi…
    Continui a manipolare a tuo vantaggio quel che scrivono altri, ma che gusto ci provi?
    Sono sempre più perplessa.

    Giovedì, 13 Settembre 2007 @ 1:56pm

  7. Gamberetta scrive:

    Più che altro non capisco il gusto che proviate tu e Valentina a venire a turno a insultarmi. Mi avete dato dell’invidiosa, acida, boriosa, sputa veleno, inutile, stupida (“cervellino”), sadica (“puro piacere di offendere”), e altri ancora.
    E il bello è che tu stessa ammetti che alcune critiche sarebbero condivisibili, perciò semplicemente usare un tono che non vi è piaciuto è bastato per ricoprirmi d’insulti.
    Al massimo chi potrebbe avercela con me è l’editrice, d’altra parte i refusi, i tempi verbali sbagliati o i dialoghi in corsivo sono un fatto oggettivo e non un’idea mia.

    Infine Simona leggi quello che c’è scritto: “Simona, ma che poi non si chiede chi io mi creda di essere, lei lo sa già”, non dice che tu avresti idea di chi io sia, ma che tu avresti idea di chi mi creda di essere, come tu stessa ammetti: “Un’idea me la sono fatta comunque.”

    Giovedì, 13 Settembre 2007 @ 3:16pm

  8. Bruno scrive:

    Sulla utilità del termine “fottutissimo” nelle narrazioni credo che non si possa raggiungere una opinione condivisa: lasciamola all’interpretazione personale e andiamo avanti.
    Mi sembra che qui tu abbia fatto una gran fatica che però non serve a nulla perché la comparazione non è omogenea. Se devi fare una comparazione tra italiani e stranieri il fatto che siano donne o uomini, parlino di eroine o no, non è influente. Che siano autori confrontabili per esperienza, ciò che fanno ecc… scusa se te lo dico, magari è più importante.
    La Troisi scrive (per adesso) fantasy per ragazzi, direi per ragazzi giovani, e penso lo faccia nell’ambito di una precisa linea editoriale che vuole sfruttare un certo tipo di prodotto. E’ da pochissimi anni sulla scena. La Angelinelli è una esordiente, si è autoprodotta e quindi è libera di scrivere quello che vuole senza limitazioni di sotto-genere, ma è comprensibile che abbia dei limiti nella sua opera prima.
    Con chi sei andata a paragonare queste due autrici italiane? Con una straniera che è da 30 anni (TRENTA) sulla scena ed ha, grazie al più ricco mercato anglosassone, sicuramente più possibilità di fare ciò che vuole rispetto alla Troisi, e tre decenni di esperienza in più rispetto alla Angelinelli. E vorresti trarre delle conclusioni?
    Mi spiace ma questo gambero ti è proprio andato per traverso.

    Venerdì, 14 Settembre 2007 @ 12:59am

  9. Gamberetta scrive:

    “Fottutissimo” non è una questione d’interpretazione, è una delle ragioni per le quali gli autori americani vendono da noi, mentre noi non vendiamo da loro. Perché gli autori anglosassoni (almeno quelli bravi) sono sinceri con i propri lettori, dicono quello che vogliono dire, i nostri sono spesso ipocriti. Non è questione di volgarità, è questione di tecnica di scrittura: se il personaggio direbbe “fottutissimo”, è tuo DOVERE fargli dire “fottutissimo”, se lo fai genericamente imprecare perdi caratterizzazione ed espressività.
    Poi, certo, non è una parola in più o in meno che cambia un romanzo, era un ESEMPIO.

    Per il resto l’articolo è lì, se ti convince bene, altrimenti pazienza. Però vorrei farti notare un fatto:
    Troisi e Angelinelli possono avere tutte le giustificazioni di questo mondo, ma i loro libri non sono distribuiti gratis, se la Gentle costa tot euro e la Troisi costa tot euro il paragone non solo si può fare, ma si deve fare, così uno sa dove sia meglio spendere i soldi. Il resto son storie.

    Venerdì, 14 Settembre 2007 @ 1:29am

  10. Bubba scrive:

    Vero. Se devo spendere i miei soldi per un libro, preferisco spenderli per un libro di qualità superiore, scritto da una persona con più esperienza.
    Al massimo i lavori di scrittori emergenti è bello trovarli in rete, quando sono in distribuzione gratuita come molti scelgono di fare!

    Venerdì, 14 Settembre 2007 @ 7:54pm

  11. Bruno scrive:

    Buttare in campo la gran novità che i libri si pagano non c’entra un c… con il fatto che il confronto fra gli autori non è omogeneo, ma vabbè, visto che vi ci siete messi in due a non capirlo (ehi! ciao Bubba!), vediamo se riesco a spiegarvelo…

    Dunque, tornando all’argomento iniziale: per fare un paragone sensato tra italiani e anglofoni non esistevano libri in inglese paragonabili a quelli in italiano che hai citato qui? O gli esordienti che scrivono in inglese lo fanno tutti gratis al contrario delle autrici di Nihal e Chariza?

    Per combinazione mi era proprio venuto in mente il nome di Zuddas, che campeggia come articolo più recente su questa pagina: per un certo tempo fu l’unico autore italiano che conoscessi, e certamente ha classe ed esperienza . Perché non è stato scelto lui? Certamente ci poteva stare, e alla grande, nel confronto con una britannica che scrive da 30 anni.

    Mi si risponderà che Zuddas è un maschietto? Permettimi di prevenire almeno questa, visto che il discorso era sulla qualità degli autori: paragonarne due di esperienza simile è pertinente, mentre i parametri da te scelti, il sesso femminile, che parlassero di eroine guerriere ecc… c’entrano come i gamberi a merenda…

    Lunedì, 17 Settembre 2007 @ 1:04am

  12. Gamberetta scrive:

    Zuddas ha il problema che non scrive più niente di nuovo da vent’anni (il romanzo del 2006 è una risistemazione di roba vecchia) e i suoi libri sono ormai molto difficili da trovare.
    Non credo possa essere preso come rappresentante del fantasy italiano attuale. Altrimenti non ho difficoltà ad ammettere che l’Ariosto scrive meglio di Zuddas, Gentle, Troisi e Altieri messi assieme.

    Inoltre l’articolo non è un semplice confronto, è anche un mostrare qual è il modo giusto di gestire certe scene e quale il modo sbagliato. Molti degli errori evidenziati in Nihal e Chariza sono piuttosto comuni anche nel resto della fantasy italiana (e parlo a ragion veduta, tra me e mio fratello credo abbiamo letto almeno un romanzo di ogni autore italiano di fantasy pubblicato negli ultimi 10 anni), e invece piuttosto rari negli autori anglosassoni, persino quelli più scarsi.
    Dopo di che, prendo atto delle tue riserve sul mio metodo di selezione degli autori per il confronto. Più di questo non so cosa dirti, ripeto che l’articolo è lì, se non ti convince o non è di tuo gradimento, pazienza.

    Lunedì, 17 Settembre 2007 @ 2:06pm

  13. Carlo scrive:

    Pausa pranzo. Non riusciro’ a rispondere a tutto, sicuramente mi sfuggiranno molte delle cose che vorrei dire. In questo thread ci sono diverse cose davvero… e va bene, non trovo aggettivi “presentabili” che mi senta di usare. Mi sforzero’ di essere gentile. Al posto dell’aggettivo piu’ indecente che mi verra’ in mente di volta in volta, usero’ invece l’espressione “gamberoso” (come, ad esempio, nell’espressione: “Questa e’ una giornata davvero gamberosa“).

    La cosa piu’ gamberosa di questo thread e’, in generale, la pretesa di misurare in modo oggettivo la qualita’ di un’opera letteraria (o di un’opera d’arte in genere). Piuttosto che lasciare la questione al gusto personale di ciascuno di noi, si appropria della questione del gusto e ce la impone. Da qui alla definizione di “arte degenere” il passo e’ breve…

    A me non da’ minimamente fastidio che uno mi venga a dire: “I libri della Troisi valgono meno della carta ignienica usata”. A me i libri della Troisi son piaciuti, a lui no, e’ normale. Magari, incuriosito, potrei chiedere: “E cos’e’ che non ti e’ piaciuto esattamente?”, e lui se vuole me lo spiega in dettaglio, o magari non me lo spiega affatto (”Non mi sono piaciuti e basta!“) e io di nuovo non avrei difficolta’ ad accettarlo, perche’ so che e’ soprattutto una questione di gusti.

    Ma la Gamberetta, in questo thread, intende creare l’illusione di un confronto rigoroso, oggettivo, dimostrato, e come tale assoluto. L’implicita conseguenza e’ che chi poi dice di aver adorato “Nihal della Terra del Vento” e’ automaticamente un perfetto imbecille. Dimostrato, proprio.

    Ora, come tutti noi sappiamo, sebbene siano stati fatti infiniti tentativi di inquadrare l’arte entro schemi oggettivi atti a “misurarne” l’efficacia, o la “bellezza”, non uno di questi ha fortunatamente mai avuto successo: gli artisti sono sempre stati capaci di stupirci, e i piu’ grandi di loro sono proprio quelli che se ne sono fottuti delle “valutazioni” e delle “misure” create dai critici, rompendole allegramente, spesso ottenendo un successo di pubblico totalmente inaspettato dai crostacei (cioe’, i critici, che per un po’ i critici continuano a spiegare al pubblico che “sbaglia”; poi si mettono a parlare di “popolo ignorante”; e alla fine capitolano con “Io l’ho sempre detto che era un genio…”).

    Ma questo della Gamberetta non e’ nemmeno un tentativo di valutazione oggettiva all’altezza di altri, ben piu’ raffinati, tentati in passato: perche’ da una parte le “regole” per il confronto sono troppo gamberose per essere accettabili a un livello serio; e secondariamente perche’ e’ chiaro che non abbiamo alcuna garanzia che i pezzi da lei confrontati (di battaglie, di sesso, di fantasia) li ha di nuovo selezionati proprio lei, la Gamberetta. Possiamo davvero illuderci che una “valutazione” di questo genere possa avere un qualsiasi valore, di qualsiasi genere? La Gamberetta ha un’opinione, che posso rispettare, ma quando cerca di vendermela come Verita’ Oggettiva allora non posso far altro che rifiutarla. L’unica cosa che si puo’ fare e’ leggere il libro, e infine dire “Era bello” oppure “Era una gamberata”.

    Qui parlero’ solo di una delle “regole” assurde inventate dalla Gamberetta. Ad altre cose rispondero’ piu’ avanti (ora di pranzo e’ quasi passata). Vorrei farla finita con questa gamberata che bisognerebbe sempre dare un bel po’ di particolari invece di lasciarli al lettore. Questo concetto viene riassunto dall’immaginetta di due cavalieri, uno vestito di rosso e l’altro di blu, che si prendono a spadate, affiancata sulla destra solo dalla loro silouette con sopra scritto: “Immaginate!.

    Io affermo che questa resta una scelta dell’autore: ci sono punti in cui l’autore ritiene di dover lasciare tutto nel vago, per ragioni (sue) che varieranno di caso in caso, e ci saranno altri punti dove invece l’autore decidera’ di andare sul dettaglio. La Gamberetta ha gia’ mostrato svariati esempi (anche in questo stesso thread) dove la Troisi e’ capace di andare tranquillamente nel dettaglio. E se la Troisi e’ capace, e’ capace: vuol dire che quando rimane sul vago si tratta di una scelta. Non si tratta di un “errore”, o di una mancanza, solo perche’ la Gamberetta ha deciso cosi’.

    Torniamo all’immagine dei cavalieri in lotta, e alla loro silouette. E pensateci un attimo: siete davvero sicuri che una immagine sia migliore dell’altra? Siete davvero certi che le ombre di cavalieri in lotta proiettate su un muro non risultino piu’ spaventose della visione diretta e dettagliata delle armi, degli scudi, e dei vestitini colorati dei cavalieri? Cosa sta cercando di dire, la Gamberetta? Che una dettagliata oleografia e’ sempre meglio di altre rappresentazioni piu’ approssimative del soggetto? Prendiamo ad esempio il soggetto “Gufo”: qual e’ la “migliore” rappresentazione di un gufo fra le due seguenti?

    http://www.germanposters.de/picasso-pablo-die-eule.jpg
    http://www.claudiorugge.com/img/gufo_g.jpg

    Magari alla Gamberetta piacera’ di piu’ la seconda - e fin qui niente di male, i gusti son gusti: il problema e’ che la Gamberetta cerchera’ di dimostrarmi che il secondo gufo e’ migliore, perche’ e’ cosi’ che un Vero Disegnatore Deve Disegnare I Gufi. Da parte mia posso solo dire che preferisco il gufo di Picasso, anche se non so davvero spiegare perche’.

    Oppure prendete queste immagini: qual e’ la “migliore” (il tema e’ “Donna con mandolino”)?

    http://blogs.princeton.edu/wri152-3/f05/fkherani/11-cubism_Picasso_Woman-Playing-Mandolin.jpg

    http://www.chetscorner.com/chatter/files/mandolin-hvv-1.jpg

    http://smac.provincia.venezia.it/ice96/mandol.jpg

    Qui ci sono diversi livelli di “non detto”, a seconda delle intenzioni del lettore. Secondo me sono tutti dipinti straordinari - ma magari alla Gamberetta piace qualcosa di piu’ dettagliato, come questo:

    http://pro.corbis.com/images/CB043579.jpg?size=572&uid=%7B3771199D-4BC2-405D-9B1D-A4E77A92EBA8%7D

    Continuo stasera…

    Lunedì, 31 Marzo 2008 @ 12:48pm

  14. nae scrive:

    @ carlo:
    “L’implicita conseguenza e’ che chi poi dice di aver adorato “Nihal della Terra del Vento” e’ automaticamente un perfetto imbecille. Dimostrato, proprio.”
    Secondo me, una cosa del genere di solito fa presa su chi non è molto sicuro delle proprie idee…Mi spiego: Gamberetta ha fatto una recensione decisamente colorita del libro che io ho appena finito di leggere con discreto piacere e sostiene che chi legge quel libro è, appunto, un perfetto imbecille (scena realmente accaduta, tra l’altro…! vedi la recensione di twilight!): che dovrei fare? Lei ha espresso il suo parere e lo ha fatto in un modo che può piacere o non piacere (e se non piace, magari risulta più utile visitare altri blog…), ma questo non mi farà certo sentire imbecille perchè lo dice lei! Ho le mie opinioni, molte le condivido con lei ed altre no. So che quel libro non è il libro più bello mai scritto, e lo so perchè, confrontandolo con altri che ho letto, decisamente non regge il paragone. Ma a me è piciuto lo stesso, e va bene cosi’. A proposito di questo, sono anche del parere che spesso converrebbe farsi un’opinione più ampia possibile prima di lanciarsi in una appassionata difesa delle proprie idee: la bellezza o meno di un libro è soggettiva, ma fino ad un certo punto: non voglio mettermi a sindacare sui gusti strettamente personali (se tutti dicono che il tale libro sugli zombie è uno dei più belli mai scritti ma a me gli zombie disgustano, c’è poco da fare…) ma, leggendo molto, si incontrano libri che per vari aspetti sono migliori di altri. Per originalità, ad esempio, o anche per stile di scrittura, o per intreccio fantastico…o anche per correzione grammaticale! Una storia d’amore tra un vampiro ed una ragazza non è originale un piffero, specialmente se fine a se stessa, mentre una storia sugli dèi di tutte le antiche religioni (Odino, Anansie, Loki, Kali’, Easter…) che dall’europa seguono i propri credenti nelle americhe al tempo della colonizzazione e che si ritrovano a dover affrontare gli spietati dèi moderni in una guerra all’ultimo sangue….bè…(”American gods”, di Neil Gaiman, 519 pagine fitte fitte!)

    Mercoledì, 18 Giugno 2008 @ 5:09pm

  15. Stefano scrive:

    Ho poco tempo per soffermarmi su questo tuo commento, lo farò forse nei prossimi giorni. Molte cose che hai scritto non le condivido. Mi limito a dire che credo che Francesca Angelinelli abbia molto talento. Pubblicare a pagamento è stato un errore, ma chi avrebbe avuto il coraggio di supportare un simile romanzo?

    Giovedì, 19 Giugno 2008 @ 2:20am

  16. Simonmarco Floris scrive:

    Ho scoperto questo sito da poco, e già è uno dei miei preferiti: adoro l’ironia di Gamberetta, e, per quanto i suoi pareri siano opinabili (per esempio, io ho letto il primo della Troisi, trovandolo non ceto un capolavoro, ma quantomeno leggibile e scorrevole… non ho letto poi nient’altro dell’autrice perchè c’è molto di meglio), mi trovo spesso d’accordo con lei.
    E trovo francamente fastidioso che in molti si diano la pena di insultarla… se qualcuno entrasse a casa vostra e vi coprisse di ingiurie come reagireste?
    E lei, si badi bene, non offende mai nessuno, ma si limita a dire cosa ne pensa di questo o quel romanzo. Ok, ci aggiunge ironia e sarcasmo, ma la cosa a mio parere fa aumentare il piacere della lettura piuttosto che il contrario.
    Anzi, non vedo l’ora che qualcuno pubblichi un mio libro per vederne la recensione su questo sito!! :)

    Simonmarco Floris
    Recensioni di libri: http://www.libriromanzi.blogspot.com
    Recensioni di film, anime e manga: http://www.foscodelnero.blogspot.com

    Giovedì, 26 Giugno 2008 @ 9:55am

  17. Rotolina scrive:

    Ripesco questo topic, perché seguendolo mi sono messa a leggere Ash. E’ un gran bel tomo, ma condivido sui pensieri qua sopra.

    Preferisco di gran lunga questo stile a quello della Troisi, che ho letto. Non mi sbilacio sul terzo libro in esame, perché non ci ho messo naso.
    Sarà che io sono per le descrizioni “crude”. Anzi. Io sono per le scene crude.
    Quando servono, ovviamente. Ma ho idea che se si vuole scrivere la storia di una guerriera, bhe discene crude ce ne dovranno pur essere, e tante.
    Se poi si scrive altro, allora andate pure sull’acqua di rose.

    Sullo stile di scrittura, posso ancora dare ragione. E’ esattamente come piace a me. Pulito, rapido da leggere, essenziale. Non mi sono mai trovata di fronte ad una scena non comprensibile, e sto leggendo in modo fluido.

    Quanto al meglio… Ripeto. Lo stile di Ash io lo trovo migliore. Di gran lunga.
    Per riprendere un esempio qua sopra

    Abbatté il primo nemico di slancio, spinta dall’impeto della corsa. Quindi ne vennero infiniti altri, senza interruzione.

    Cos’è? Una battaglia?
    Non me ne dà l’idea… Non c’è la mischia, la ressa, manca l’enfasi. Non ho nessuna partecipazione. E’ un documentario. Anzi meno. ci sono filmati sui leoni molto più emozionanti. Non mi immaginoniente di quell oche poterbbe provare la guerriera in campo. Non riesco ad immedesimarmi. Mi immagino invece un commentatore in poltrona, che indica con la bacchetta sulla cartina “ecco qui Nihal ha fatto fuori il primo cattivo. Qua il secondo. Poi prosegue un po’ da questo lato…” e così via. Piatto e da sbadigli.

    In Ash invece ci si trova giustamente immersi. C’è la vista. Ma c’è anche l’udito, odorato, le sensazioni. L’autrice dà dei tocchi qua e là, nel posto giusto. Non sono lunghe descrizioni invadenti, ma solo frasi secche che mi danno l’idea di com’è. Dal caldo, alla sensazione dell’armatura, al rumore, all’odore. Anzi, spesso si concentra proprio sugli odori, cosa che ho apprezzato, mania mia, viso che nessuno li mette mai. Come se la puzza fosse una cosa sconveniente.

    Oh bhe, mi sono allargata un po’ troppo. Ash mi piace.
    Preferisco lo stile di Gentle, lo trovo migliore, e sopratutto preferisco di gran lunga le sue scene. Sarò un po’… uhm… macabra? Ma se mi parli di guerra, allora ci metti tutto quello che ne consegue, nel bene, e sopratutto nel male.

    Venerdì, 7 Novembre 2008 @ 7:04pm

  18. -Ayame- scrive:

    @Stefano, perché nessuna casa editrice non avrebbe potuto supportare un simile romanzo? Mi sfugge. La trama non mi sembra nasconda intrinsiche e sottili critiche sociologiche o politiche. Mi sembra un tranquillissimo romanzo fantasy (ho intenzione di acquistarlo e sto pregando perché l’ambientazione orientale non deluda la mia venerazione per il Giappone Antico).

    Giovedì, 13 Novembre 2008 @ 7:07pm

  19. barbara scrive:

    @Ayame l’ambientazione di Chariza è sicuramente la cosa migliore del libro, solo che come ha detto anche Gamberetta nella recensione fatta in un altro post, è veramente troppo descritta. Adesso non ricordo perfettamente ma mi sembra che alcune scene di azione si interrompano proprio per descrizioni inutili, questo per me è un grave difetto perchè spezza la narrazione e toglie pathos. Per le scene di battaglia non posso che concordare, non si capiscono molto bene oppure ne viene evitata la descrizione.

    Anche io alla fine concordo che Ash sia il libro del genere migliore, in realtà però gli altri due non sono paragonabili.
    La Gentle si è documentata è ha descritto una società veramente esistita, ovviamente romanzadola e mettendoci degli elementi fantastici.

    La Troisi ha inventato tutto e di conseguenza non si è informata su niente.

    L’Angelinelli ha rielaborato una ambientazione reale creando un mondo fantastico orientaleggiante.

    Rimanendo solo sulle scene di battaglia però il confronto è perfettamente plausibile, non si può negare che quelle di Ash siano nettamente superiori alle altre, poi magari il libro può non piacere del tutto per altre ragioni, tipo l’eccessivo uso di violenza, scene crude e volgarità, infatti a me non è che abbia fatto impazzire.

    infine, secondo me, Chariza potrebbe essere tranquillamente messo sul mercato, magari in un unico libro, con un editing abbastanza pesante e diverse pagine in meno, l’idea di partenza è comunque molto interessante.

    Venerdì, 14 Novembre 2008 @ 11:41am

  20. Gamberetta scrive:

    @barbara. Ash non è un capolavoro. Ci sono molti punti morti, il finale è forzatissimo, e non sempre lo stile della Gentle è all’altezza. Proprio per questo può essere un buon punto di riferimento, specie nel sottogenere “ragazza guerriera in ambiente più o meno medievaleggiante”.
    Non sono d’accordo sull’eccessiva violenza: è vero, Ash è un romanzo molto violento, ma rientra nell’ambito della verosimiglianza. Se non avesse quel livello di crudezza l’ambientazione sarebbe meno credibile. Inoltre non mi pare ci sia compiacimento da parte della Gentle: la violenza è al servizio della trama non elemento di attrattiva in sé.

    Concordo che Chariza avrebbe potuto essere pubblicato da un editore non a pagamento. Non è sotto la media del fantasy prodotto in Italia. Purtroppo questo non lo farebbe diventare un bel romanzo, soprattutto un bel romanzo fantasy. Perché al di là della documentazione e della tecnica narrativa, in Ash ci sono le intelligenze artificiali, gli esperimenti genetici, i miracoli, universi paralleli, ecc. ovvero c’è un’abbondanza di vitali elementi fantastici, non è solo la storia di una tizia nervosa che picchia la gente, in Chariza questi elementi dove sono?

    Venerdì, 14 Novembre 2008 @ 2:06pm

  21. barbara scrive:

    @Gamberetta, si hai ragione su Ash, mi sono spiegata male io, volevo dire che la molta violenza e volgarità mi hanno un po’ infastidito, ma è solamente un mio gusto personale, in realtà nell’ambito della storia ci si addicono perfettamente, dopotutto si parla di mercenari e non certo di vecchiette che fanno la calzetta ^_^
    Ho letto solo il primo libro però quindi il mio giudizio è parziale.

    Per Chariza non so se hai letto entrambi i libri ma nel secondo il fantastico è un po’ più presente. Io comunque mi riferivo all’ottima idea di partenza, ovvero la guerriera con la maledizione dell’avidità, che si perde poi nella trama ma che presentava un ottimo spunto.
    Se devo essere sincera però ho faticato parecchio a leggerlo e credo proprio per la mancanza di editing, i libri della Troisi anche se infantili sono molto più scorrevoli.

    Venerdì, 14 Novembre 2008 @ 4:49pm

Lascia un Commento.
Per piacere, rimanete in argomento. Per maggiori informazioni riguardo la politica dei commenti su questo blog, consultate il seguente articolo.

*
To prove you're a person (not a spam script), type the security word shown in the picture. Click on the picture to hear an audio file of the word.
Click to hear an audio file of the anti-spam word

RSS Feed for this EntryTrackBack URI

« Back to Home