<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
		>
<channel>
	<title>Commenti a: Educazione e Timidezza</title>
	<atom:link href="http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/</link>
	<description>«Vi farò Pescatori di Gamberi»</description>
	<lastBuildDate>Wed, 08 Feb 2012 16:23:42 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
	<item>
		<title>Di: La mappa definitiva del Giovane Esordiente « Werehare's Burrow</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-19619</link>
		<dc:creator>La mappa definitiva del Giovane Esordiente « Werehare's Burrow</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Aug 2010 16:17:58 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-19619</guid>
		<description>[...] sul fantasy italiano, Riassunto delle puntate precedenti, Scacchi e scrittura, On fairy stories, Educazione e timidezza, Gli scrittori e il troppo Amore, Come non scrivere fantasy: tutti articoli dedicati a vari aspetti [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] sul fantasy italiano, Riassunto delle puntate precedenti, Scacchi e scrittura, On fairy stories, Educazione e timidezza, Gli scrittori e il troppo Amore, Come non scrivere fantasy: tutti articoli dedicati a vari aspetti [...]</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Diarista incostante</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-13801</link>
		<dc:creator>Diarista incostante</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2009 21:40:31 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-13801</guid>
		<description>@Mauro

&lt;blockquote&gt;Ma se un autore volesse che il personaggio dicesse bruscamente proprio “Ti sposti?”? Non solo le parole indicano se uno è brusco o no, può farlo anche il tono; possibilità che però si perde, senza usare aggettivi/avverbi.
&lt;/blockquote&gt;

Nel libro non ci saranno solo i dialoghi, quindi se hai caratterizzato &lt;em&gt;bene&lt;/em&gt; i personaggi non hai bisogno più di tanto di precisare con che tono vengono pronunciate le frasi, perchè il lettore sa già con chi ha a che fare di volta in volta, conosce il carattere del personaggio che prendendo vita gli parla con la sua voce caratteristica. 

Ok, a parte le comparse. Ma anche lì gli avverbi sono rimpiazzabili con un minimo di sforzo mentale in più.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Mauro</p>
<blockquote><p>Ma se un autore volesse che il personaggio dicesse bruscamente proprio “Ti sposti?”? Non solo le parole indicano se uno è brusco o no, può farlo anche il tono; possibilità che però si perde, senza usare aggettivi/avverbi.
</p></blockquote>
<p>Nel libro non ci saranno solo i dialoghi, quindi se hai caratterizzato <em>bene</em> i personaggi non hai bisogno più di tanto di precisare con che tono vengono pronunciate le frasi, perchè il lettore sa già con chi ha a che fare di volta in volta, conosce il carattere del personaggio che prendendo vita gli parla con la sua voce caratteristica. </p>
<p>Ok, a parte le comparse. Ma anche lì gli avverbi sono rimpiazzabili con un minimo di sforzo mentale in più.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: eLLe</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-13785</link>
		<dc:creator>eLLe</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2009 14:22:45 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-13785</guid>
		<description>&lt;blockquote&gt;È un modo di scrivere poco efficace. Perché bruscamente è un raccontare, non un mostrare quello che succede.
È molto meglio se il tono è implicito nel dialogo, perché così mostri con precisione cosa volevi dire:&lt;/blockquote&gt;

Ho capito cosa intendi, e io spesso evito di usare il *MENTE anche all&#039;interno delle frasi perchè mi sembra un po&#039; forzato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>È un modo di scrivere poco efficace. Perché bruscamente è un raccontare, non un mostrare quello che succede.<br />
È molto meglio se il tono è implicito nel dialogo, perché così mostri con precisione cosa volevi dire:</p></blockquote>
<p>Ho capito cosa intendi, e io spesso evito di usare il *MENTE anche all&#8217;interno delle frasi perchè mi sembra un po&#8217; forzato.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Mauro</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-13779</link>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2009 10:56:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-13779</guid>
		<description>Ma se un autore volesse che il personaggio dicesse bruscamente proprio &quot;Ti sposti?&quot;? Non solo le parole indicano se uno è brusco o no, può farlo anche il tono; possibilità che però si perde, senza usare aggettivi/avverbi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ma se un autore volesse che il personaggio dicesse bruscamente proprio &#8220;Ti sposti?&#8221;? Non solo le parole indicano se uno è brusco o no, può farlo anche il tono; possibilità che però si perde, senza usare aggettivi/avverbi.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: francesca</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-13766</link>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 17:50:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-13766</guid>
		<description>E&#039; stata già fatta altrove sul blog la similitudsine tra libro e cibo (là era unatorta di mele). Mi sembra molto azzzeccata: per me, leggere un buon libro è proprio come farsi una bella mangiata.
Applicando la metafora a questa discussione: in parte condivido il tuo dogatrismo, Gamby. Dici: Cucinieri! Non fate l&#039;anatra caramellata al ripieno di quaglie, fate la pasta al sugo! Concordo che è meglio un&#039;onesta pasta al sugo che un&#039;anatra ecc. malfatta. Però secondo me ci sta che uno, fattesi le ossa , tenti anche cose diverse, eventualmente più complesse (o magari ancora più scarne). L&#039;importante è ovviamente che lo faccia con consapevolezza, con senso critico, non pensando ingenuamente che sia più bello a priori scrivere cento parole invece che tre (nè viceversa, aggiungo). Non posso concordare che necessariamente un linguaggio basico è meglio, che se lastoria è bella la &quot;forma&quot; non serve. Infatti poi, come ti ho già detto altrove, a volte si pensa di scrivere in modo semplice e si finisce a scrivere in modo banale. Per me non c&#039;è la forma, non c&#039;è il contenuto: un libro è fatto solo di parole, queste sono la sua carne, la sua materia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; stata già fatta altrove sul blog la similitudsine tra libro e cibo (là era unatorta di mele). Mi sembra molto azzzeccata: per me, leggere un buon libro è proprio come farsi una bella mangiata.<br />
Applicando la metafora a questa discussione: in parte condivido il tuo dogatrismo, Gamby. Dici: Cucinieri! Non fate l&#8217;anatra caramellata al ripieno di quaglie, fate la pasta al sugo! Concordo che è meglio un&#8217;onesta pasta al sugo che un&#8217;anatra ecc. malfatta. Però secondo me ci sta che uno, fattesi le ossa , tenti anche cose diverse, eventualmente più complesse (o magari ancora più scarne). L&#8217;importante è ovviamente che lo faccia con consapevolezza, con senso critico, non pensando ingenuamente che sia più bello a priori scrivere cento parole invece che tre (nè viceversa, aggiungo). Non posso concordare che necessariamente un linguaggio basico è meglio, che se lastoria è bella la &#8220;forma&#8221; non serve. Infatti poi, come ti ho già detto altrove, a volte si pensa di scrivere in modo semplice e si finisce a scrivere in modo banale. Per me non c&#8217;è la forma, non c&#8217;è il contenuto: un libro è fatto solo di parole, queste sono la sua carne, la sua materia.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gamberetta</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-13763</link>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 13:08:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-13763</guid>
		<description>@eLLe. Non è che non devi descrivere il tono, non devi farlo con un avverbio, perché di solito è un metodo rozzo e impreciso, vedi il &lt;a href=&quot;http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-13015&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;mio commento poco più sotto.&lt;/a&gt;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@eLLe. Non è che non devi descrivere il tono, non devi farlo con un avverbio, perché di solito è un metodo rozzo e impreciso, vedi il <a href="http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-13015" rel="nofollow">mio commento poco più sotto.</a></p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: eLLe</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-13761</link>
		<dc:creator>eLLe</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 12:56:15 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-13761</guid>
		<description>&lt;blockquote&gt;Perché gli scrittori dilettanti sentono molto spesso il bisogno di scrivere come nel secondo brano? Perché riempiono i loro scritti di avverbi? Perché, quando parla un personaggio, aggiungono: in tono amorevole, irato, scontroso? &lt;/blockquote&gt;


scusa qui ti contraddici un po&#039;... prima dici che bisogna descrivere e poi che non bisogna descrivere il tono con cui un personaggio parla...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Perché gli scrittori dilettanti sentono molto spesso il bisogno di scrivere come nel secondo brano? Perché riempiono i loro scritti di avverbi? Perché, quando parla un personaggio, aggiungono: in tono amorevole, irato, scontroso? </p></blockquote>
<p>scusa qui ti contraddici un po&#8217;&#8230; prima dici che bisogna descrivere e poi che non bisogna descrivere il tono con cui un personaggio parla&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giannizzero Nero</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-13032</link>
		<dc:creator>Giannizzero Nero</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 00:00:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-13032</guid>
		<description>Ok, anche se molto concisa, ho capito ciò che intendi, tanto più che ho letto il link che hai mandato a ThN1saHead.
Magari non intendevo arrivare a esclamazioni del tipo che scrivi tu: &quot;la literary fiction è quel tipo di narrativa che suscita nel lettore reazioni del tipo: “Ma com’è bravo questo autore! Che prosa raffinata! Quali sublimi metafore!”. In altre parole, il lettore di literary fiction prova piacere nell’atto di leggere in sé, al di là del significato di quel che sta leggendo. &quot; ma certamente si avvicina di più al genere che intendevo io, per quanto sempre di romanzi si tratta. Va bene, allora la mia rimane solo una lunga disquisizione. Chiudo però dicendoti che personalmente, quando ad esempio leggo romanzi storici (che non so a questo punto se inserirli in letteratura &quot;di genere&quot; o &quot;literary fiction&quot; anche se direi più la prima) apprezzo molto e di più tutto lo scritto, se a tratti emergono punti in cui oltre a mettere cura in ciò che si racconta, se ne mette anche molta nel costruire frasi che piacciano.
E stai parlando con una persona che spesso conta il numero di cartucce sparate nei film o il tipo di rinculo, e storce il naso se non corrispondono all&#039;arma usata, ma che vede molto bene i due generi intrecciati.
In fondo, se sei uno scrittore con le palle, una volta che hai assolto in modo superlativo la stesura del romanzo fantasy, perchè non impiegare energie (residue) anche nel abbelire la forma?
Va bon chiudo qui ;)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ok, anche se molto concisa, ho capito ciò che intendi, tanto più che ho letto il link che hai mandato a ThN1saHead.<br />
Magari non intendevo arrivare a esclamazioni del tipo che scrivi tu: &#8220;la literary fiction è quel tipo di narrativa che suscita nel lettore reazioni del tipo: “Ma com’è bravo questo autore! Che prosa raffinata! Quali sublimi metafore!”. In altre parole, il lettore di literary fiction prova piacere nell’atto di leggere in sé, al di là del significato di quel che sta leggendo. &#8221; ma certamente si avvicina di più al genere che intendevo io, per quanto sempre di romanzi si tratta. Va bene, allora la mia rimane solo una lunga disquisizione. Chiudo però dicendoti che personalmente, quando ad esempio leggo romanzi storici (che non so a questo punto se inserirli in letteratura &#8220;di genere&#8221; o &#8220;literary fiction&#8221; anche se direi più la prima) apprezzo molto e di più tutto lo scritto, se a tratti emergono punti in cui oltre a mettere cura in ciò che si racconta, se ne mette anche molta nel costruire frasi che piacciano.<br />
E stai parlando con una persona che spesso conta il numero di cartucce sparate nei film o il tipo di rinculo, e storce il naso se non corrispondono all&#8217;arma usata, ma che vede molto bene i due generi intrecciati.<br />
In fondo, se sei uno scrittore con le palle, una volta che hai assolto in modo superlativo la stesura del romanzo fantasy, perchè non impiegare energie (residue) anche nel abbelire la forma?<br />
Va bon chiudo qui ;)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gamberetta</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-13028</link>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 19:28:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-13028</guid>
		<description>@ThN1saHead. &lt;blockquote&gt;[...] Disse mellifluamente, quasi cantilenando, ottenendo unicamente di irritare oltremisura il suo interlocutore che gli rispose &lt;i&gt;in tono brusco.&lt;/i&gt;&lt;/blockquote&gt;Questo in gergo tecnico si chiama: &lt;b&gt;scrivere da cani&lt;/b&gt;. Ora, io non ho voglia di ripetere all’infinito le stesse cose, se l’argomento ti interessa ti consiglio di leggere (almeno) i saggi e i manuali indicati nella bibliografia dell’articolo &lt;a href=&quot;http://fantasy.gamberi.org/2008/05/31/riassunto-delle-puntate-precedenti/&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;Riassunto delle Puntate Precedenti&lt;/a&gt;. Per quanto mi riguarda ho finito di risponderti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ThN1saHead.<br />
<blockquote>[...] Disse mellifluamente, quasi cantilenando, ottenendo unicamente di irritare oltremisura il suo interlocutore che gli rispose <i>in tono brusco.</i></p></blockquote>
<p>Questo in gergo tecnico si chiama: <b>scrivere da cani</b>. Ora, io non ho voglia di ripetere all’infinito le stesse cose, se l’argomento ti interessa ti consiglio di leggere (almeno) i saggi e i manuali indicati nella bibliografia dell’articolo <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/05/31/riassunto-delle-puntate-precedenti/" rel="nofollow">Riassunto delle Puntate Precedenti</a>. Per quanto mi riguarda ho finito di risponderti.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: ThN1saHead</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-13025</link>
		<dc:creator>ThN1saHead</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 17:55:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-13025</guid>
		<description>&lt;blockquote&gt;«Ma ti vuoi spostare o no? Non lo vedi che ho le mani occupate?»&lt;/blockquote&gt;

Disse mellifluamente, quasi cantilenando, ottenendo unicamente di irritare oltremisura il suo interlocutore che gli rispose &lt;em&gt;in tono brusco&lt;/em&gt;.
_____________

«Ma ti vuoi spostare o no? Non lo vedi che ho le mani occupate?» disse.

No, in realtà non disse proprio così, perché era un tipo diretto e non amava sprecare una sola parola in più di quanto fosse necessario ai suoi fini.

Disse solo «Ti sposti?» e il suo tono conteneva già quella che sarebbe stato meglio fosse la risposta. Ovvero lo disse &lt;em&gt;bruscamente&lt;/em&gt;.
_____________

Se poi la necessità è quella di decidere quanto brusco deve essere il tono, ho una buona notizia: puoi deciderlo tu stessa! Grazie al cielo i libri non sono fatti per le macchine (in tal caso ti scriverei che lo disse bruscamente al 67,12%, in cui 0% è un tono tranquillo e pacato e 100% è il tono più collerico che riesci ad immaginare).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>«Ma ti vuoi spostare o no? Non lo vedi che ho le mani occupate?»</p></blockquote>
<p>Disse mellifluamente, quasi cantilenando, ottenendo unicamente di irritare oltremisura il suo interlocutore che gli rispose <em>in tono brusco</em>.<br />
_____________</p>
<p>«Ma ti vuoi spostare o no? Non lo vedi che ho le mani occupate?» disse.</p>
<p>No, in realtà non disse proprio così, perché era un tipo diretto e non amava sprecare una sola parola in più di quanto fosse necessario ai suoi fini.</p>
<p>Disse solo «Ti sposti?» e il suo tono conteneva già quella che sarebbe stato meglio fosse la risposta. Ovvero lo disse <em>bruscamente</em>.<br />
_____________</p>
<p>Se poi la necessità è quella di decidere quanto brusco deve essere il tono, ho una buona notizia: puoi deciderlo tu stessa! Grazie al cielo i libri non sono fatti per le macchine (in tal caso ti scriverei che lo disse bruscamente al 67,12%, in cui 0% è un tono tranquillo e pacato e 100% è il tono più collerico che riesci ad immaginare).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gamberetta</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-13015</link>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 13:09:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-13015</guid>
		<description>@ThN1saHead. Ci sono le azioni e i dialoghi apposta. Gli avverbi non servono e comunque sono imprecisi.
&lt;blockquote&gt;«Ti sposti?» disse bruscamente.&lt;/blockquote&gt;È un modo di scrivere poco efficace. Perché &lt;i&gt;bruscamente&lt;/i&gt; è un raccontare, non un mostrare quello che succede.
È molto meglio se il tono è implicito nel dialogo, perché così mostri con precisione cosa volevi dire:
&lt;blockquote&gt;«Ma ti vuoi spostare o no? Non lo vedi che ho le mani occupate?»&lt;/blockquote&gt;E mi sembra ovvio che sia un tono brusco. Solo che non è genericamente brusco, è brusco nella maniera esatta che volevi.
&lt;blockquote&gt;«Levati di lì idiota, devo passare!»&lt;/blockquote&gt;È ancora un tono brusco, ma più brusco di prima. E così via.
Dunque se tu nel dialogo metti la “bruschezza” che desideri non c’è bisogno dell’avverbio. E d’altra parte se ti affidi all’avverbio non comunichi al lettore il grado esatto di “bruschezza” che intendevi.

@Giannizzero Nero. &lt;blockquote&gt;Questi tuoi “consigli” e questo articolo, si riferisce a chi intende scrivere di Fantasy (e allora il problema non sussiste) o a chi romanza in generale?&lt;/blockquote&gt;Sono consigli per gli scrittori di genere, ovvero per quegli autori che intendono la scrittura come mezzo per raccontare una storia, e non come un fine in sé.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ThN1saHead. Ci sono le azioni e i dialoghi apposta. Gli avverbi non servono e comunque sono imprecisi.</p>
<blockquote><p>«Ti sposti?» disse bruscamente.</p></blockquote>
<p>È un modo di scrivere poco efficace. Perché <i>bruscamente</i> è un raccontare, non un mostrare quello che succede.<br />
È molto meglio se il tono è implicito nel dialogo, perché così mostri con precisione cosa volevi dire:</p>
<blockquote><p>«Ma ti vuoi spostare o no? Non lo vedi che ho le mani occupate?»</p></blockquote>
<p>E mi sembra ovvio che sia un tono brusco. Solo che non è genericamente brusco, è brusco nella maniera esatta che volevi.</p>
<blockquote><p>«Levati di lì idiota, devo passare!»</p></blockquote>
<p>È ancora un tono brusco, ma più brusco di prima. E così via.<br />
Dunque se tu nel dialogo metti la “bruschezza” che desideri non c’è bisogno dell’avverbio. E d’altra parte se ti affidi all’avverbio non comunichi al lettore il grado esatto di “bruschezza” che intendevi.</p>
<p>@Giannizzero Nero.<br />
<blockquote>Questi tuoi “consigli” e questo articolo, si riferisce a chi intende scrivere di Fantasy (e allora il problema non sussiste) o a chi romanza in generale?</p></blockquote>
<p>Sono consigli per gli scrittori di genere, ovvero per quegli autori che intendono la scrittura come mezzo per raccontare una storia, e non come un fine in sé.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giannizzero Nero</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-13001</link>
		<dc:creator>Giannizzero Nero</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 00:49:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-13001</guid>
		<description>Gamberetta, ciao.
Leggo spesso, ultimamente , il tuo blog, anche se partecipo raramente alle discussioni. Senza generalizzare posso dire che in buona parte mi trovo in accordo con le idee e le affermazioni che esprimi riguardo alla scrittura in genere, e alle recensioni dei romanzi che hai preso in esame.
Mi trovo tuttavia ora costretto ad intervenire, trasformandomi da lettore muto a dubbioso questuante perchè mi sento toccato nel vivo da alcune frasi che hai riportato in questo tuo articolo.
Nota che se anche ho esordito con il verbo &quot;costretto&quot; non intendo ancora esprimere una critica, ma solo rivolgerti una domanda, alla quale spero tu abbia la pazienza di rispondere quando riesci.
Sono molto d&#039;accordo sul resto del tuo articolo, tranne vari dubbi sulla prima scelta, tra il cielo nero, per intenderci, e tutta la manfrina che ne segue come alternativa.
Tu preferisci la prima. Anzi, scusami, asserisci che la prima è la versione corretta e la seconda sintomatica di scarse qualità di scrittore.
Io ti dico che nella seconda versione hai certamente forzato la mano per infarcirla di inutili giri e abbellimenti (e fin qui quindi ti do ragione) però se da essa se ne estrapolano alcune parti,senza incorrere in forzature o similitudini eccessive suona molto più ricca.
Se per esempio scrivessi:
&quot;Dal cielo sgorgavano lacrime d’inchiostro scuro, della stessa tonalità che ammanta le  profondità abissali. Esse strappavano la luce del giorno, stendendo un velo di tenebra sulla vastità del cielo.&quot;
Ecco, una versione del genere, a seconda dell&#039;occasione, la apprezzo molto di più.

A parte una parentesi carina che apro,giusto per sorridere, ove devo correggerti sul fatto che il nero non è l&#039;assenza di tutti i colori, o loro privazione (questo è il bianco) ma, al contrario,la somma di tutti (l&#039;assorbimento totale di tutte le lunghezze d&#039;onda cromatiche,più precisamente, perchè se mescolati fisicamente sulla tavolozza danno altrimenti grigio).

Dicevo, apprezzo molto di più la seconda. Perchè?
Di certo non per timidezza. Anzi, io che sono uno scrittore  (ipotetico, io non sono uno scrittore ;) ) non voglio lasciare interpretazioni al lettore.
Un cielo nero può piacere. Non a tutti può trasmettere angoscia. Un cielo può essere nero senza piovere, oppure può essere nero e rilasciare pioggerella sottile, o calda, o fredda, etc etc.
Se scrivo lacrime che tolgono la luce al mondo, se rimando agli abissi, luoghi per cui spesso si prova atavico timore poichè spesso sconosciuti e insondati, se parlo di velo di tenebra rimando sì al colore scuro, ma anche al mistero della notte, a tutto ciò che nell&#039;immaginaro collettivo con la notte si accompagna.
Perciò scrivo così e non semplicemente &quot;nero&quot; perchè nero non mi basta, perchè voglio provocare determinate sensazioni che con il solo colore puro non ottengo.
Se scrivo &quot;esantematiche secrezioni livide e pesanti colavano dal cielo, ammorbando col loro calore malato il paesaggio già cupo della palude, privandolo della pace di quei luoghi morti&quot; comunico disagio, fastidio, insano caldo di una pioggia pesante se non inquinante.
E&#039; diverso che dire &quot;un cielo nero ricopriva la palude di pioggia&quot;.
Tutto sta a cosa uno vuole.
Il tuo discorso è corretto se la descrizione del cielo è marginale alla scena, e serve ad introdurre altro di più importante.
Ma se la scena fosse incentrata proprio sulla descrizione del cielo e gli stati d&#039;animo che esso provoca in un personaggio? 
In questo modo, con l&#039;utilizzo di similitudini/metafore non forzate ottengo di avvicinare il lettore alla scena, mostrandogliela, e facendogliela &quot;annusare&quot; più da vicino.
Ovvio che non bisogna esagerare con questa tecnica ed occorre utilizzarla ad arte per impreziosire e  non appesantire la struttura narrativa, ma secondo me non stona, anzi.
Perciò non estremizzare così le cose, è vero che la semplicità è da ricercare e perseguire, ma non se impoverisce o non esprime a pieno le intenzioni dello scrittore.
Credo tu abbia inteso cosa cercavo di dire, prescindendo dall&#039;esempio nello specifico. E c&#039;è differenza da chi potrebbe scrivere la &quot;versione 2&quot; per insicurezza, o per osteggiare fantomatiche abilità similpoetiche (vengo ora dal discorso sulle chiavi per la spazzatura o come cavolo si chiama il romanzo sul prato erboso).

Perdona la mia lunghezza, credo che in questo siamo, purtroppo,piuttosto diversi, ti espongo perciò la domanda di cui parlavo all&#039;inizio senza indugiare ancora.
Questi tuoi &quot;consigli&quot; e questo articolo, si riferisce a chi intende scrivere di Fantasy (e allora il problema non sussiste) o a chi romanza in generale?
So che ora mi dirai &quot;Giannizzero, sveglia, siamo in un blog che tratta di Fantasy, ovvio che parlo solo di quello&quot; però preferisco peccare in questo senso che tenermi il dubbio.
Perchè se ti riferisci a romanzi in generale, le regole che detti forse un po&#039; rigidamente non possono valere, e avrebbe ragione il buon Nicola Verità che scrive sotto, dicendo che generalizzi troppo.

Non sono lettore solo di Fantasy, anzi, ultimamente quasi mai Fantasy.
Da questo devo quindi sottolineare che non sempre la finalità ultima è ciò che sta accadendo, ma anche come lo si narra.
Nel Fantasy hai probabilemte ragione al 100%: in fin fine devi trasmettere scene, idee e avvenimenti fantastici, non essere bravo nel raccontare episodi banali con belle parole.
Però se parlavi come scrittore in generale  ( e il dubbio c&#039;è, visto con quanta rigidità scrivi &quot;Non sto a sottolineare tutti gli errori presenti nel secondo brano. Spero bene che nessuno tra gli scrittori o gli aspiranti tali preferisca il secondo brano. Se tale è il caso, non mi spiace dirlo: lasciate perdere e datevi all’ippica!&quot;) scusa ma non è sempre come dici tu.Anzi, quasi mai :)
Ecco il perchè.
Ultimamente sono innamorato di Baricco. Va letto con un certo stato d&#039;animo, e con una predisosizione alla lettura intensa tra le righe, però posso dirti che ho i brividi quando si lascia andare in passaggi metaforcici costruiti ad arte. Lo leggevo spesso a voce alta alla mia ragazza, e nel farlo (leggere per qualcun altro mi rende più attento e profondo rispetto a ciò che solitamente scorro con gli occhi, non fosse anche solo perchè è la rilettura )mi sono accorto di come la sua bravura/bellezza stia nel narrare fatti molto banali, che spesso non stupirebbero la persona comune persa nella sua febbre di vivere al massimo, ma che narrati con la maestria e le riflessioni poetiche a volte quasi deliranti, renda tutta la vicenda speciale e sublime (ho scomodato un bel termine, lo so).
Questo per dire che io apprezzo altrettanto quanto una bella scena di carica di dragoni a cavallo, anche una caleidoscopica riflessione sull&#039;introduzione nell&#039;immaginario collettivo dei treni a vapore (pur sempre,bada bene, ricollegata ad un romanzo narrativo).
E per farlo, almeno come lo fa lui, le metafore, le similitudini e le costruzioni lessicali sono necessarie molto più del narrare un fatto nudo e crudo.
Da qui il mio dubbio. Puoi dire che a te piace uno stile diretto e con pochi giri di parole, ma non che sia per forza l&#039;unico stile apprezzabile e corretto, soprattutto per un lettore anche extrafantasy.

So (e mi rallegra) che mi dirai che  nello specifico ti riferivi solo a scrittori di Fantasy in erba, quindi mal che vada la mia sarà solo una lunga riflessione, se invece le tue erano leggi generali, allora il mio discorso diventa critica e mi piacerebbe continuarlo con te,avendo una tua risposta, magari citandoti alcuni esempi di pezzi di brani che ho descritto.
A te la palla, con ammirazione
Giannizzero Nero</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gamberetta, ciao.<br />
Leggo spesso, ultimamente , il tuo blog, anche se partecipo raramente alle discussioni. Senza generalizzare posso dire che in buona parte mi trovo in accordo con le idee e le affermazioni che esprimi riguardo alla scrittura in genere, e alle recensioni dei romanzi che hai preso in esame.<br />
Mi trovo tuttavia ora costretto ad intervenire, trasformandomi da lettore muto a dubbioso questuante perchè mi sento toccato nel vivo da alcune frasi che hai riportato in questo tuo articolo.<br />
Nota che se anche ho esordito con il verbo &#8220;costretto&#8221; non intendo ancora esprimere una critica, ma solo rivolgerti una domanda, alla quale spero tu abbia la pazienza di rispondere quando riesci.<br />
Sono molto d&#8217;accordo sul resto del tuo articolo, tranne vari dubbi sulla prima scelta, tra il cielo nero, per intenderci, e tutta la manfrina che ne segue come alternativa.<br />
Tu preferisci la prima. Anzi, scusami, asserisci che la prima è la versione corretta e la seconda sintomatica di scarse qualità di scrittore.<br />
Io ti dico che nella seconda versione hai certamente forzato la mano per infarcirla di inutili giri e abbellimenti (e fin qui quindi ti do ragione) però se da essa se ne estrapolano alcune parti,senza incorrere in forzature o similitudini eccessive suona molto più ricca.<br />
Se per esempio scrivessi:<br />
&#8220;Dal cielo sgorgavano lacrime d’inchiostro scuro, della stessa tonalità che ammanta le  profondità abissali. Esse strappavano la luce del giorno, stendendo un velo di tenebra sulla vastità del cielo.&#8221;<br />
Ecco, una versione del genere, a seconda dell&#8217;occasione, la apprezzo molto di più.</p>
<p>A parte una parentesi carina che apro,giusto per sorridere, ove devo correggerti sul fatto che il nero non è l&#8217;assenza di tutti i colori, o loro privazione (questo è il bianco) ma, al contrario,la somma di tutti (l&#8217;assorbimento totale di tutte le lunghezze d&#8217;onda cromatiche,più precisamente, perchè se mescolati fisicamente sulla tavolozza danno altrimenti grigio).</p>
<p>Dicevo, apprezzo molto di più la seconda. Perchè?<br />
Di certo non per timidezza. Anzi, io che sono uno scrittore  (ipotetico, io non sono uno scrittore ;) ) non voglio lasciare interpretazioni al lettore.<br />
Un cielo nero può piacere. Non a tutti può trasmettere angoscia. Un cielo può essere nero senza piovere, oppure può essere nero e rilasciare pioggerella sottile, o calda, o fredda, etc etc.<br />
Se scrivo lacrime che tolgono la luce al mondo, se rimando agli abissi, luoghi per cui spesso si prova atavico timore poichè spesso sconosciuti e insondati, se parlo di velo di tenebra rimando sì al colore scuro, ma anche al mistero della notte, a tutto ciò che nell&#8217;immaginaro collettivo con la notte si accompagna.<br />
Perciò scrivo così e non semplicemente &#8220;nero&#8221; perchè nero non mi basta, perchè voglio provocare determinate sensazioni che con il solo colore puro non ottengo.<br />
Se scrivo &#8220;esantematiche secrezioni livide e pesanti colavano dal cielo, ammorbando col loro calore malato il paesaggio già cupo della palude, privandolo della pace di quei luoghi morti&#8221; comunico disagio, fastidio, insano caldo di una pioggia pesante se non inquinante.<br />
E&#8217; diverso che dire &#8220;un cielo nero ricopriva la palude di pioggia&#8221;.<br />
Tutto sta a cosa uno vuole.<br />
Il tuo discorso è corretto se la descrizione del cielo è marginale alla scena, e serve ad introdurre altro di più importante.<br />
Ma se la scena fosse incentrata proprio sulla descrizione del cielo e gli stati d&#8217;animo che esso provoca in un personaggio?<br />
In questo modo, con l&#8217;utilizzo di similitudini/metafore non forzate ottengo di avvicinare il lettore alla scena, mostrandogliela, e facendogliela &#8220;annusare&#8221; più da vicino.<br />
Ovvio che non bisogna esagerare con questa tecnica ed occorre utilizzarla ad arte per impreziosire e  non appesantire la struttura narrativa, ma secondo me non stona, anzi.<br />
Perciò non estremizzare così le cose, è vero che la semplicità è da ricercare e perseguire, ma non se impoverisce o non esprime a pieno le intenzioni dello scrittore.<br />
Credo tu abbia inteso cosa cercavo di dire, prescindendo dall&#8217;esempio nello specifico. E c&#8217;è differenza da chi potrebbe scrivere la &#8220;versione 2&#8243; per insicurezza, o per osteggiare fantomatiche abilità similpoetiche (vengo ora dal discorso sulle chiavi per la spazzatura o come cavolo si chiama il romanzo sul prato erboso).</p>
<p>Perdona la mia lunghezza, credo che in questo siamo, purtroppo,piuttosto diversi, ti espongo perciò la domanda di cui parlavo all&#8217;inizio senza indugiare ancora.<br />
Questi tuoi &#8220;consigli&#8221; e questo articolo, si riferisce a chi intende scrivere di Fantasy (e allora il problema non sussiste) o a chi romanza in generale?<br />
So che ora mi dirai &#8220;Giannizzero, sveglia, siamo in un blog che tratta di Fantasy, ovvio che parlo solo di quello&#8221; però preferisco peccare in questo senso che tenermi il dubbio.<br />
Perchè se ti riferisci a romanzi in generale, le regole che detti forse un po&#8217; rigidamente non possono valere, e avrebbe ragione il buon Nicola Verità che scrive sotto, dicendo che generalizzi troppo.</p>
<p>Non sono lettore solo di Fantasy, anzi, ultimamente quasi mai Fantasy.<br />
Da questo devo quindi sottolineare che non sempre la finalità ultima è ciò che sta accadendo, ma anche come lo si narra.<br />
Nel Fantasy hai probabilemte ragione al 100%: in fin fine devi trasmettere scene, idee e avvenimenti fantastici, non essere bravo nel raccontare episodi banali con belle parole.<br />
Però se parlavi come scrittore in generale  ( e il dubbio c&#8217;è, visto con quanta rigidità scrivi &#8220;Non sto a sottolineare tutti gli errori presenti nel secondo brano. Spero bene che nessuno tra gli scrittori o gli aspiranti tali preferisca il secondo brano. Se tale è il caso, non mi spiace dirlo: lasciate perdere e datevi all’ippica!&#8221;) scusa ma non è sempre come dici tu.Anzi, quasi mai :)<br />
Ecco il perchè.<br />
Ultimamente sono innamorato di Baricco. Va letto con un certo stato d&#8217;animo, e con una predisosizione alla lettura intensa tra le righe, però posso dirti che ho i brividi quando si lascia andare in passaggi metaforcici costruiti ad arte. Lo leggevo spesso a voce alta alla mia ragazza, e nel farlo (leggere per qualcun altro mi rende più attento e profondo rispetto a ciò che solitamente scorro con gli occhi, non fosse anche solo perchè è la rilettura )mi sono accorto di come la sua bravura/bellezza stia nel narrare fatti molto banali, che spesso non stupirebbero la persona comune persa nella sua febbre di vivere al massimo, ma che narrati con la maestria e le riflessioni poetiche a volte quasi deliranti, renda tutta la vicenda speciale e sublime (ho scomodato un bel termine, lo so).<br />
Questo per dire che io apprezzo altrettanto quanto una bella scena di carica di dragoni a cavallo, anche una caleidoscopica riflessione sull&#8217;introduzione nell&#8217;immaginario collettivo dei treni a vapore (pur sempre,bada bene, ricollegata ad un romanzo narrativo).<br />
E per farlo, almeno come lo fa lui, le metafore, le similitudini e le costruzioni lessicali sono necessarie molto più del narrare un fatto nudo e crudo.<br />
Da qui il mio dubbio. Puoi dire che a te piace uno stile diretto e con pochi giri di parole, ma non che sia per forza l&#8217;unico stile apprezzabile e corretto, soprattutto per un lettore anche extrafantasy.</p>
<p>So (e mi rallegra) che mi dirai che  nello specifico ti riferivi solo a scrittori di Fantasy in erba, quindi mal che vada la mia sarà solo una lunga riflessione, se invece le tue erano leggi generali, allora il mio discorso diventa critica e mi piacerebbe continuarlo con te,avendo una tua risposta, magari citandoti alcuni esempi di pezzi di brani che ho descritto.<br />
A te la palla, con ammirazione<br />
Giannizzero Nero</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: ThN1saHead</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-12993</link>
		<dc:creator>ThN1saHead</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 17:13:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-12993</guid>
		<description>&lt;blockquote&gt;Perché, quando parla un personaggio, aggiungono: in tono amorevole, irato, scontroso?&lt;/blockquote&gt;

C&#039;è qualcosa che non mi è chiaro: cosa intenda tu per personaggio &quot;piatto&quot; (espressione che ricorre nelle tue &quot;recensioni&quot;).

Te lo chiedo perché, a questo punto, sono portato a pensare che si tratti di una concezione diversa dalla mia: sto provando a riflettere quanto gli avverbi possono trasmettere della psicologia di un personaggio, e mi accorgo che essi veicolano atteggiamenti, modi di fare, postura, di conseguenza carattere, vita vissuta, personalità.

Devo uscire da una stanza reggendo un oggetto pesante e voluminoso. Se ti dico &quot;Ti sposti?&quot; &lt;em&gt;bruscamente&lt;/em&gt; e tu non mi conosci, penserai subito a una persona che si adira facilmente e non ama conversare; se te lo dico &lt;em&gt;in tono indifferente&lt;/em&gt; penserai a una persona leggeremente depressa e stanca della vita e del lavoro che fa. Se te lo dico &lt;em&gt;dolcemente&lt;/em&gt; penserai ad una persona timida e buona, disposta ad aiutare chi le sta intorno.

Si tratta della traduzione linguistica del linguaggio del corpo: eseguire un&#039;azione &lt;em&gt;velocemente, con cura, distrattamente, con eleganza, garbatamente, con forza&lt;/em&gt; ha un&#039;importanza capitale per chi mi osserva farla: penserà cose opposte di me!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Perché, quando parla un personaggio, aggiungono: in tono amorevole, irato, scontroso?</p></blockquote>
<p>C&#8217;è qualcosa che non mi è chiaro: cosa intenda tu per personaggio &#8220;piatto&#8221; (espressione che ricorre nelle tue &#8220;recensioni&#8221;).</p>
<p>Te lo chiedo perché, a questo punto, sono portato a pensare che si tratti di una concezione diversa dalla mia: sto provando a riflettere quanto gli avverbi possono trasmettere della psicologia di un personaggio, e mi accorgo che essi veicolano atteggiamenti, modi di fare, postura, di conseguenza carattere, vita vissuta, personalità.</p>
<p>Devo uscire da una stanza reggendo un oggetto pesante e voluminoso. Se ti dico &#8220;Ti sposti?&#8221; <em>bruscamente</em> e tu non mi conosci, penserai subito a una persona che si adira facilmente e non ama conversare; se te lo dico <em>in tono indifferente</em> penserai a una persona leggeremente depressa e stanca della vita e del lavoro che fa. Se te lo dico <em>dolcemente</em> penserai ad una persona timida e buona, disposta ad aiutare chi le sta intorno.</p>
<p>Si tratta della traduzione linguistica del linguaggio del corpo: eseguire un&#8217;azione <em>velocemente, con cura, distrattamente, con eleganza, garbatamente, con forza</em> ha un&#8217;importanza capitale per chi mi osserva farla: penserà cose opposte di me!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Saryo</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-361</link>
		<dc:creator>Saryo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Nov 2007 19:55:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-361</guid>
		<description>@Gamberetta:
Quando finirai la tua &quot;Opera&quot;, fammelo sapere. Lo leggerò &quot;come un manuale&quot;....
(sto scherzando, naturalmente&quot; (scusa l&#039;avverbio).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Gamberetta:<br />
Quando finirai la tua &#8220;Opera&#8221;, fammelo sapere. Lo leggerò &#8220;come un manuale&#8221;&#8230;.<br />
(sto scherzando, naturalmente&#8221; (scusa l&#8217;avverbio).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Nick Truth</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-360</link>
		<dc:creator>Nick Truth</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Nov 2007 17:56:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-360</guid>
		<description>Questo è l&#039;ultimo commento su questo post, se no veramente non la finiamo più.

Innanzitutto:
Non si possono fare lezioni generiche come le tue.

Poi:
Gamberetta, il tuo ragionamento non ingenuo è proprio quello di chi non ha nulla da dire. 
Ma dovrei considerare che tu hai 17 anni, e magari pensi ancora che Pinocchio sia solo la storia di un burattino di legno che diventa un bambino vero.

Riguardo a Conrad, grazie dell&#039;illuminazione. Adesso vado subito (corro!) a bruciare i libri di letterature comparate, ok?
Mi sa che abbandono gli studi perchè tanto è tutto &quot;fuffa&quot;!

Di nuovo grazie, davvero.
Mi sono fatta delle belle risate.

Al prossimo post.

Ah, ricorda: non si possono fare lezioni generiche come le tue</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è l&#8217;ultimo commento su questo post, se no veramente non la finiamo più.</p>
<p>Innanzitutto:<br />
Non si possono fare lezioni generiche come le tue.</p>
<p>Poi:<br />
Gamberetta, il tuo ragionamento non ingenuo è proprio quello di chi non ha nulla da dire.<br />
Ma dovrei considerare che tu hai 17 anni, e magari pensi ancora che Pinocchio sia solo la storia di un burattino di legno che diventa un bambino vero.</p>
<p>Riguardo a Conrad, grazie dell&#8217;illuminazione. Adesso vado subito (corro!) a bruciare i libri di letterature comparate, ok?<br />
Mi sa che abbandono gli studi perchè tanto è tutto &#8220;fuffa&#8221;!</p>
<p>Di nuovo grazie, davvero.<br />
Mi sono fatta delle belle risate.</p>
<p>Al prossimo post.</p>
<p>Ah, ricorda: non si possono fare lezioni generiche come le tue</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gamberetta</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-359</link>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Nov 2007 17:49:32 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-359</guid>
		<description>@Saryo. L’invasione aliena era un esempio. In realtà non sto scrivendo un romanzo di invasioni aliene, anche se ci sono dei personaggi che non sono nati sul nostro pianeta.
Sarò felice se leggerai quello che sto scrivendo, quasi di sicuro, che sia pubblicato o no, lo distribuirò anche gratuitamente con licenza Creative Commons.

Ci credo che tu abbia scritto un romanzo senza avvalerti di alcun manuale, la gran parte delle persone, specie in Italia, fanno così, ma la gran parte delle persone poi pubblicano a pagamento e vendono 10 copie quando va bene.
Ora non entro nel merito visto anche che non ti piace farti pubblicità, ma se il tuo romanzo avesse avuto un minimo di successo l’avrei saputo ed è probabile che l’avrei anche letto, visto che tra me e mio fratello gli italiani li stiamo trebbiando tutti. A meno che non sia di genere fantastico, nel qual caso non mi pronuncio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Saryo. L’invasione aliena era un esempio. In realtà non sto scrivendo un romanzo di invasioni aliene, anche se ci sono dei personaggi che non sono nati sul nostro pianeta.<br />
Sarò felice se leggerai quello che sto scrivendo, quasi di sicuro, che sia pubblicato o no, lo distribuirò anche gratuitamente con licenza Creative Commons.</p>
<p>Ci credo che tu abbia scritto un romanzo senza avvalerti di alcun manuale, la gran parte delle persone, specie in Italia, fanno così, ma la gran parte delle persone poi pubblicano a pagamento e vendono 10 copie quando va bene.<br />
Ora non entro nel merito visto anche che non ti piace farti pubblicità, ma se il tuo romanzo avesse avuto un minimo di successo l’avrei saputo ed è probabile che l’avrei anche letto, visto che tra me e mio fratello gli italiani li stiamo trebbiando tutti. A meno che non sia di genere fantastico, nel qual caso non mi pronuncio.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: JackVenom</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-358</link>
		<dc:creator>JackVenom</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Nov 2007 17:41:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-358</guid>
		<description>@ Gamberetta: Beh, se scrivi come quei mostri sacri che hai narrato complimenti. Dal blog non si direbbe però, e nemmeno da quel che dici. In ogni caso ti rinnovo i miei auguri, qualunque sia il motivo che ti porta a fare quel che fai. Fallo, e amalo fare.

In ogni caso: grazie di tutto, Signora Maestra!
E detto questo, esco dallo stallo, promettendo solennemente (azz, un avverbio!! e di modo per giunta! Al rogo!) che commenterò direttamente il tuo prossimo post su questo blog (se mi farà pensare in qualche modo...)

Au revoir!!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Gamberetta: Beh, se scrivi come quei mostri sacri che hai narrato complimenti. Dal blog non si direbbe però, e nemmeno da quel che dici. In ogni caso ti rinnovo i miei auguri, qualunque sia il motivo che ti porta a fare quel che fai. Fallo, e amalo fare.</p>
<p>In ogni caso: grazie di tutto, Signora Maestra!<br />
E detto questo, esco dallo stallo, promettendo solennemente (azz, un avverbio!! e di modo per giunta! Al rogo!) che commenterò direttamente il tuo prossimo post su questo blog (se mi farà pensare in qualche modo&#8230;)</p>
<p>Au revoir!!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Saryo</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-357</link>
		<dc:creator>Saryo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Nov 2007 17:17:06 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-357</guid>
		<description>@Gamberetta
Così vorresti scrivere una storia fantastica sugli alieni!
Io non so quanto tu abbia scritto, non so nemmeno quanta pratica con un ipotetico lettore, tu abbia fatto. Quando uscirà la tua &quot;Creatura&quot;, il parto della tua fantasia, sarò curioso di leggerlo. Non potrò mai fare un pronostico, finché non l&#039;avrò letto. Ma ricorda una cosa: quando ti metterai a scriverla, mettici il cuore, tutta la passione che hai dentro, tutta la fantasia che possiedi. Perché sono parti ESSENZIALI nello scrivere una storia propria. Fino ad ora, in questo blog, ho letto solo di teorie, regole, sintassi, ecc. Queste sono le basi dello scrivere, le fondamenta da gettare prima di cominciare. La pratica dello scrivere è: scrivere - scrivere - scrivere. Il puro esercizio con il contorno di tutto ciò che ho scritto sopra.
Nel mio piccolo, parlo del mio primo libro pubblicato nel 2005, ho avuto moltissime soddisfazioni, vincendo anche una medaglia d&#039;argento ad un premio letterario internazionale. Lettere di persone che si complimentavano per il mio stile, per ciò che avevo comunicato. NON MI SONO MAI AVVALSO DI MANUALI DI SCRITTURA.
La tua ricerca maniacale del libro perfetto, del modo perfetto di proporti al pubblico, ti comporterà solo emicrania. Scrivere è anche istinto, lasciarsi guidare dalla fantasia del momento. Ragionare sulla trama, sui personaggi, sulla storia: E&#039; importante, ma spesso affiora mentre sei concentrata sulla stesura del tuo lavoro.
Naturalmente parlo per la mia piccola esperienza.

@Jack:
@Nick:
Credo che andrete a scrivere all&#039;infinito in questo blog. Lo vedo come una partita a scacchi: siete tutti in &quot;stallo&quot;, E&#039; patta!
Forse in futuro qualche scribacchino esordiente dimostrerà quanto sia strano il mondo della letteratura, questa arte dello scrivere, del comunicare pensieri ad un&#039;altra persona. Solo il tempo domostrerà quale pensiero porterà dei frutti.
Posso solo augurare in bocca al lupo a chi AMA SCRIVERE, al di là di tutti i risultati che otterrà.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Gamberetta<br />
Così vorresti scrivere una storia fantastica sugli alieni!<br />
Io non so quanto tu abbia scritto, non so nemmeno quanta pratica con un ipotetico lettore, tu abbia fatto. Quando uscirà la tua &#8220;Creatura&#8221;, il parto della tua fantasia, sarò curioso di leggerlo. Non potrò mai fare un pronostico, finché non l&#8217;avrò letto. Ma ricorda una cosa: quando ti metterai a scriverla, mettici il cuore, tutta la passione che hai dentro, tutta la fantasia che possiedi. Perché sono parti ESSENZIALI nello scrivere una storia propria. Fino ad ora, in questo blog, ho letto solo di teorie, regole, sintassi, ecc. Queste sono le basi dello scrivere, le fondamenta da gettare prima di cominciare. La pratica dello scrivere è: scrivere &#8211; scrivere &#8211; scrivere. Il puro esercizio con il contorno di tutto ciò che ho scritto sopra.<br />
Nel mio piccolo, parlo del mio primo libro pubblicato nel 2005, ho avuto moltissime soddisfazioni, vincendo anche una medaglia d&#8217;argento ad un premio letterario internazionale. Lettere di persone che si complimentavano per il mio stile, per ciò che avevo comunicato. NON MI SONO MAI AVVALSO DI MANUALI DI SCRITTURA.<br />
La tua ricerca maniacale del libro perfetto, del modo perfetto di proporti al pubblico, ti comporterà solo emicrania. Scrivere è anche istinto, lasciarsi guidare dalla fantasia del momento. Ragionare sulla trama, sui personaggi, sulla storia: E&#8217; importante, ma spesso affiora mentre sei concentrata sulla stesura del tuo lavoro.<br />
Naturalmente parlo per la mia piccola esperienza.</p>
<p>@Jack:<br />
@Nick:<br />
Credo che andrete a scrivere all&#8217;infinito in questo blog. Lo vedo come una partita a scacchi: siete tutti in &#8220;stallo&#8221;, E&#8217; patta!<br />
Forse in futuro qualche scribacchino esordiente dimostrerà quanto sia strano il mondo della letteratura, questa arte dello scrivere, del comunicare pensieri ad un&#8217;altra persona. Solo il tempo domostrerà quale pensiero porterà dei frutti.<br />
Posso solo augurare in bocca al lupo a chi AMA SCRIVERE, al di là di tutti i risultati che otterrà.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gamberetta</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-356</link>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Nov 2007 17:13:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-356</guid>
		<description>@Nick. LOL, scusa ma sei davvero ingenua. Il significato profondo di un’invasione aliena è... un’invasione aliena! Ti racconto un aneddoto, purtroppo non ho la citazione esatta sotto mano, ma è più o meno così:
Joseph Conrad ha scritto un romanzo intitolato Tifone, che è la storia di una nave a vapore che finisce in una tempesta. In un’intervista il giornalista chiede a Conrad quale dovrebbe essere il significato simbolico del tifone, qual è il senso profondo del cataclisma al di là della manifestazione fisica.
Conrad, imbarazzato: «Be’, ecco, io volevo... insomma volevo far affondare una nave e allora... allora ho pensato... un tifone?»
Ho parafrasato perché appunto non ho sotto mano il testo esatto, ma il senso è quello.
Quando un lettore legge un bel libro di invasioni aliene gli rimane per tutta la vita, e ogni volta che alzerà lo sguardo al cielo avrà un brivido lungo la schiena, proprio perché l’invasione aliena era niente di più e niente di meno di un’invasione aliena.
Le &lt;i&gt;idee&lt;/i&gt; rimangono, le idee plasmano l’immaginario collettivo e la realtà stessa, come Niels Bohr che ha pensato di costruire la bomba atomica dopo aver letto un racconto di Wells, il “significato” che cerchi tu è &lt;b&gt;fuffa&lt;/b&gt;.
Così come è fuffa il mito delle motivazioni. Uno può scrivere per soldi, noia, passione, disperazione, pazzia o una somma di questi fattori, &lt;b&gt;non c’è alcun legame con quello che otterrà&lt;/b&gt;. In particolare: tutta la passione del mondo non migliora di una virgola i testi, e scrivere per denaro non li rende automaticamente brutti.

@Jack. ROTFL! Guarda che se davvero rimarrò emergente per sempre sarà proprio perché ho voluto scrivere di argomenti interessanti e perciò difficili da raccontare, come sono quelli tipici della narrativa fantastica. T’illudi sul serio se pensi che scrivere un bel romanzo ad esempio di invasioni alieni sia facile.

Aprite gli occhi: gli scrittori di genere fantastico italiano hanno così tante difficoltà a vendere (sia in patria, sia e soprattutto all’estero) non perché siano geni incompresi, non perché si rivolgono a un pubblico più colto o attento rispetto alla media, ma perché si sono scelti un campo di scrittura arduo e molti di loro non sono all’altezza di affrontarlo.
Imitare Wells, Clarke, Heinlein, e compagnia &lt;i&gt;sembra&lt;/i&gt; facile, ma non lo è neanche per sbaglio. Scrivere un romanzo come Il Terrore dalla Sesta Luna, La Luna è una Severa Maestra, Gli Orfani del Cielo, ecc. ecc. è lavoro che sanno fare in pochi.
Mi piace tanto citare Orson Scott Card, perché quando racconta come è nato il Gioco di Ender mi ci riconosco. Le prime immagini dei marine che si addestrano a gravità zero, gli alieni mostruosi con gli occhi d’insetto, la guerra, le navi spaziali, il ragazzino immischiato suo malgrado nella lotta, ecc. Vedo già l’espressione schifata, perché per voi sono argomenti banali e infantili, tanto più che il signor Scott Card non prova neppure ad ammantarli di chissà quali profondi significati. Be’, io sarei orgogliosissima di scrivere un romanzo come il suo (oltre al vantaggio collaterale di qualche milione di copie vendute).

Voi no, pazienza. Io mi tengo la compagnia ideale del signor Scott Card e dei milioni di lettori sulla stessa lunghezza d’onda. Basta e avanza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Nick. LOL, scusa ma sei davvero ingenua. Il significato profondo di un’invasione aliena è&#8230; un’invasione aliena! Ti racconto un aneddoto, purtroppo non ho la citazione esatta sotto mano, ma è più o meno così:<br />
Joseph Conrad ha scritto un romanzo intitolato Tifone, che è la storia di una nave a vapore che finisce in una tempesta. In un’intervista il giornalista chiede a Conrad quale dovrebbe essere il significato simbolico del tifone, qual è il senso profondo del cataclisma al di là della manifestazione fisica.<br />
Conrad, imbarazzato: «Be’, ecco, io volevo&#8230; insomma volevo far affondare una nave e allora&#8230; allora ho pensato&#8230; un tifone?»<br />
Ho parafrasato perché appunto non ho sotto mano il testo esatto, ma il senso è quello.<br />
Quando un lettore legge un bel libro di invasioni aliene gli rimane per tutta la vita, e ogni volta che alzerà lo sguardo al cielo avrà un brivido lungo la schiena, proprio perché l’invasione aliena era niente di più e niente di meno di un’invasione aliena.<br />
Le <i>idee</i> rimangono, le idee plasmano l’immaginario collettivo e la realtà stessa, come Niels Bohr che ha pensato di costruire la bomba atomica dopo aver letto un racconto di Wells, il “significato” che cerchi tu è <b>fuffa</b>.<br />
Così come è fuffa il mito delle motivazioni. Uno può scrivere per soldi, noia, passione, disperazione, pazzia o una somma di questi fattori, <b>non c’è alcun legame con quello che otterrà</b>. In particolare: tutta la passione del mondo non migliora di una virgola i testi, e scrivere per denaro non li rende automaticamente brutti.</p>
<p>@Jack. ROTFL! Guarda che se davvero rimarrò emergente per sempre sarà proprio perché ho voluto scrivere di argomenti interessanti e perciò difficili da raccontare, come sono quelli tipici della narrativa fantastica. T’illudi sul serio se pensi che scrivere un bel romanzo ad esempio di invasioni alieni sia facile.</p>
<p>Aprite gli occhi: gli scrittori di genere fantastico italiano hanno così tante difficoltà a vendere (sia in patria, sia e soprattutto all’estero) non perché siano geni incompresi, non perché si rivolgono a un pubblico più colto o attento rispetto alla media, ma perché si sono scelti un campo di scrittura arduo e molti di loro non sono all’altezza di affrontarlo.<br />
Imitare Wells, Clarke, Heinlein, e compagnia <i>sembra</i> facile, ma non lo è neanche per sbaglio. Scrivere un romanzo come Il Terrore dalla Sesta Luna, La Luna è una Severa Maestra, Gli Orfani del Cielo, ecc. ecc. è lavoro che sanno fare in pochi.<br />
Mi piace tanto citare Orson Scott Card, perché quando racconta come è nato il Gioco di Ender mi ci riconosco. Le prime immagini dei marine che si addestrano a gravità zero, gli alieni mostruosi con gli occhi d’insetto, la guerra, le navi spaziali, il ragazzino immischiato suo malgrado nella lotta, ecc. Vedo già l’espressione schifata, perché per voi sono argomenti banali e infantili, tanto più che il signor Scott Card non prova neppure ad ammantarli di chissà quali profondi significati. Be’, io sarei orgogliosissima di scrivere un romanzo come il suo (oltre al vantaggio collaterale di qualche milione di copie vendute).</p>
<p>Voi no, pazienza. Io mi tengo la compagnia ideale del signor Scott Card e dei milioni di lettori sulla stessa lunghezza d’onda. Basta e avanza.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: JackVenom</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-355</link>
		<dc:creator>JackVenom</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Nov 2007 16:35:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-355</guid>
		<description>Avremo un&#039;altra scrittrice emergente destinata a restare per sempre emergente... pazienza... (scusate il secondo post, ho cliccato per sbaglio...)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Avremo un&#8217;altra scrittrice emergente destinata a restare per sempre emergente&#8230; pazienza&#8230; (scusate il secondo post, ho cliccato per sbaglio&#8230;)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: JackVenom</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-354</link>
		<dc:creator>JackVenom</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Nov 2007 16:31:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-354</guid>
		<description>@ Gamberetta: davvero scrivi nel modo che hai descritto sopra? Peccato, mi aspettavo di più da te. Non seghe mentali sui personaggi, ma mi aspettavo di più davvero. Vabbè, ma d&#039;altronde che te ne importa del mio parere?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Gamberetta: davvero scrivi nel modo che hai descritto sopra? Peccato, mi aspettavo di più da te. Non seghe mentali sui personaggi, ma mi aspettavo di più davvero. Vabbè, ma d&#8217;altronde che te ne importa del mio parere?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Nick Truth</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-353</link>
		<dc:creator>Nick Truth</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Nov 2007 16:09:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-353</guid>
		<description>@Angra: Stiamo parlando di letteratura d&#039;invenzione. La scrittura scientifica divulgativa ha altre regole, e deve essere per forza facile e semplice, quando si rivolge al pubblico. Quando si rivolge ad un pubblico tecnico non è mai semplice per via dei termini che si è costretti ad utilizzare.
Non è questione di voler stupire, è questione di libertà di espressione. Abolire la retorica solo perchè al pubblico non piace leggere metafore e similitudini è dettare le regole della letteratura di consumo.
La letteratura di consumo ha dei parametri: quello dei romanzi fotocopia che ripetono fino alla nausea una serie di schemi.
Però bisogna essere consapevoli che non si produce nulla di nuovo.

Non ho nulla contro la scrittura asciutta, se è una scelta dettata dal gusto. Ma se la scelta è dettata dal gusto del pubblico allora ho molto da ridire.
Si chiama vendersi. Che vi piaccia o meno, è vendersi.

@Gamberetta: i tuoi quesiti sono insignificanti nel momento in cui non sono supportati da un tema più profondo nella storia che vuoi raccontare. Se hai una buona storia, di quelle che aggiungono qualcosa alla vita del lettore, puoi cominciare a porti questi problemi.
Se non ti importa un fico secco di raccontare il mondo come lo vedono i tuoi occhi e di cosa provano i tuoi personaggi quello che tu scrivi è aria fritta. 

A buona parte del pubblico mondiale può piacere quello che dici tu. Ma c&#039;è una parte di pubblico, maggiore di quella che forse tu credi, che non si accontenta di un romanzetto che lo intrattenga per due giorni e poi dimenticarlo subito dopo. C&#039;è un pubblico che vuole leggere di qualcosa.

La lezioncina te la facciamo ogni volta che tu dici:
&quot;la regola è scrivere così, perchè non ce ne frega niente del resto&quot; e noi ti mostriamo esempi testati dal tempo e dal successo per dimostrarti che le tue regole non valgono niente.
Le lettere non sono una scienza esatta mi dispiace deluderti.
E no, lo ripeto ancora: non si possono fare lezioni generiche come le tue.
Guarda, lo ripeto un&#039;altra volta: non si possono fare lezioni generiche come le tue.

Ps: non si possono fare lezioni generiche come le tue.

Dimenticavo: la letteratura fantastica e Omero non sono la stessa cosa. Non sarai mica di quelle che pensano che l&#039;Iliade sia fantasy, vero?
I bei lavori che hanno appassionato sono quelli che avevano qualcosa da dire e motivazioni profonde dietro la loro stesura.
è per questo che molta letteratura di genere fa schifo: perchè molti autori si dimenticano le motivazioni.

Non si possono fare lezioni generiche come le tue.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Angra: Stiamo parlando di letteratura d&#8217;invenzione. La scrittura scientifica divulgativa ha altre regole, e deve essere per forza facile e semplice, quando si rivolge al pubblico. Quando si rivolge ad un pubblico tecnico non è mai semplice per via dei termini che si è costretti ad utilizzare.<br />
Non è questione di voler stupire, è questione di libertà di espressione. Abolire la retorica solo perchè al pubblico non piace leggere metafore e similitudini è dettare le regole della letteratura di consumo.<br />
La letteratura di consumo ha dei parametri: quello dei romanzi fotocopia che ripetono fino alla nausea una serie di schemi.<br />
Però bisogna essere consapevoli che non si produce nulla di nuovo.</p>
<p>Non ho nulla contro la scrittura asciutta, se è una scelta dettata dal gusto. Ma se la scelta è dettata dal gusto del pubblico allora ho molto da ridire.<br />
Si chiama vendersi. Che vi piaccia o meno, è vendersi.</p>
<p>@Gamberetta: i tuoi quesiti sono insignificanti nel momento in cui non sono supportati da un tema più profondo nella storia che vuoi raccontare. Se hai una buona storia, di quelle che aggiungono qualcosa alla vita del lettore, puoi cominciare a porti questi problemi.<br />
Se non ti importa un fico secco di raccontare il mondo come lo vedono i tuoi occhi e di cosa provano i tuoi personaggi quello che tu scrivi è aria fritta. </p>
<p>A buona parte del pubblico mondiale può piacere quello che dici tu. Ma c&#8217;è una parte di pubblico, maggiore di quella che forse tu credi, che non si accontenta di un romanzetto che lo intrattenga per due giorni e poi dimenticarlo subito dopo. C&#8217;è un pubblico che vuole leggere di qualcosa.</p>
<p>La lezioncina te la facciamo ogni volta che tu dici:<br />
&#8220;la regola è scrivere così, perchè non ce ne frega niente del resto&#8221; e noi ti mostriamo esempi testati dal tempo e dal successo per dimostrarti che le tue regole non valgono niente.<br />
Le lettere non sono una scienza esatta mi dispiace deluderti.<br />
E no, lo ripeto ancora: non si possono fare lezioni generiche come le tue.<br />
Guarda, lo ripeto un&#8217;altra volta: non si possono fare lezioni generiche come le tue.</p>
<p>Ps: non si possono fare lezioni generiche come le tue.</p>
<p>Dimenticavo: la letteratura fantastica e Omero non sono la stessa cosa. Non sarai mica di quelle che pensano che l&#8217;Iliade sia fantasy, vero?<br />
I bei lavori che hanno appassionato sono quelli che avevano qualcosa da dire e motivazioni profonde dietro la loro stesura.<br />
è per questo che molta letteratura di genere fa schifo: perchè molti autori si dimenticano le motivazioni.</p>
<p>Non si possono fare lezioni generiche come le tue.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Angra</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-352</link>
		<dc:creator>Angra</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Nov 2007 15:34:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-352</guid>
		<description>nota: Russell con due &quot;l&quot;, me ne sono persa una per strada.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>nota: Russell con due &#8220;l&#8221;, me ne sono persa una per strada.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Angra</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-351</link>
		<dc:creator>Angra</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Nov 2007 15:31:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-351</guid>
		<description>@Nick: mi sa che fai un po&#039; di confusione. Il problema non è mica se c&#039;è l&#039;elfo con la spada magica o no, il problema è se il romanzo è ben scritto, se la trama è ben congegnata, se la struttura narrativa funziona, se i personaggi sono ben caratterizzati. A me non frega niente di uno che vuol fare l&#039;originale, se poi scrive male e mi annoia. Il tutto nasce da questo: ci sono molti più modi di scrivere un brutto romanzo che modi di scrivere un bel romanzo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Nick: mi sa che fai un po&#8217; di confusione. Il problema non è mica se c&#8217;è l&#8217;elfo con la spada magica o no, il problema è se il romanzo è ben scritto, se la trama è ben congegnata, se la struttura narrativa funziona, se i personaggi sono ben caratterizzati. A me non frega niente di uno che vuol fare l&#8217;originale, se poi scrive male e mi annoia. Il tutto nasce da questo: ci sono molti più modi di scrivere un brutto romanzo che modi di scrivere un bel romanzo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gamberetta</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-350</link>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Nov 2007 15:20:52 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2007/11/12/educazione-e-timidezza/#comment-350</guid>
		<description>@Nick. Il problema è proprio il fatto che tu non fai una lezioncina. L’unica cosa che hai ripetuto alla nausea è appunto che non si possono fare lezioni. Ho capito che questa è la tua posizione, ma ripetilo pure altre mille volte, liberissima.
Io non voglia fare la Poetessa, l’Artista, parlare dei Grandi Problemi del Nostro Tempo e del Travaglio Interiore dell’Eroe. &lt;b&gt;NON ME NE FREGA UN TUBO&lt;/b&gt;. Io voglio scrivere narrativa fantastica, del tipo:
Invasione aliena.
Devo documentarmi su astrofisica, xenobiologia, probabilmente informatica perché ormai è dappertutto in un racconto contemporaneo.
Chi prendo come protagonista: un alieno? Il capo alieno? Il presidente USA? Il soldato appena arruolato? Il bambino che si tiene nascosto per tutto il tempo? Tutti assieme?
Che punto di vista scelgo? Quanti dettagli tecnici devo far filtrare? Come faccio a rendere verosimili le scene di battaglia? E così via. Punto.
A te sembreranno quesiti insignificanti, in confronto all’Arte, beata te! A me (e vorrei aggiungere alla buona parte del pubblico mondiale) piacciono invece le storie che danno risposte adeguate alle domande di cui sopra. Questa è la letteratura di genere fantastico nel suo senso più genuino, quella che ha appassionato miliardi di persone da Omero in poi e quella che sogno di scrivere e mi diverto a leggere.
Voglio solo aggiungere che è un genere di letteratura &lt;b&gt;difficilissimo&lt;/b&gt; da scrivere, ed è per questa ragione che il 90% di fantasy e fantascienza è da buttare.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Nick. Il problema è proprio il fatto che tu non fai una lezioncina. L’unica cosa che hai ripetuto alla nausea è appunto che non si possono fare lezioni. Ho capito che questa è la tua posizione, ma ripetilo pure altre mille volte, liberissima.<br />
Io non voglia fare la Poetessa, l’Artista, parlare dei Grandi Problemi del Nostro Tempo e del Travaglio Interiore dell’Eroe. <b>NON ME NE FREGA UN TUBO</b>. Io voglio scrivere narrativa fantastica, del tipo:<br />
Invasione aliena.<br />
Devo documentarmi su astrofisica, xenobiologia, probabilmente informatica perché ormai è dappertutto in un racconto contemporaneo.<br />
Chi prendo come protagonista: un alieno? Il capo alieno? Il presidente USA? Il soldato appena arruolato? Il bambino che si tiene nascosto per tutto il tempo? Tutti assieme?<br />
Che punto di vista scelgo? Quanti dettagli tecnici devo far filtrare? Come faccio a rendere verosimili le scene di battaglia? E così via. Punto.<br />
A te sembreranno quesiti insignificanti, in confronto all’Arte, beata te! A me (e vorrei aggiungere alla buona parte del pubblico mondiale) piacciono invece le storie che danno risposte adeguate alle domande di cui sopra. Questa è la letteratura di genere fantastico nel suo senso più genuino, quella che ha appassionato miliardi di persone da Omero in poi e quella che sogno di scrivere e mi diverto a leggere.<br />
Voglio solo aggiungere che è un genere di letteratura <b>difficilissimo</b> da scrivere, ed è per questa ragione che il 90% di fantasy e fantascienza è da buttare.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>

