Dalle Cronache alle Guerre del Mondo Emerso
Il Talismano del Potere era il romanzo conclusivo delle Cronache del Mondo Emerso. Non è stato però il romanzo conclusivo della carriera di Licia Troisi che ha continuato imperterrita a scrivere. Altri tre romanzi, un’altra trilogia: Le Guerre del Mondo Emerso.
Intendo occuparmi anche di questi tre romanzi, ma non subito: ho bisogno di almeno un paio di mesi per “disintossicarmi”, non ne posso più di leggere le scemenze della signora Troisi!
Nei prossimi mesi voglio dedicarmi ad autori di cui ho sentito parlare bene ma che non ho ancora avuto modo di leggere, in particolare Philip Pullman, China Miéville e Tim Pratt.

Perdido Street Station di China Miéville
Tuttavia, prima di lasciare la Troisi, mi sento in obbligo di sfatare una delle leggende metropolitane che la circondano. Leggenda vuole che la Troisi sia migliorata passando dalla prima alla seconda trilogia. Non ho idea da dove nasca questa leggenda, forse è solo colpa di un mal formulato ragionamento logico: se sono dispersa nel gelo interstellare, con temperatura prossima allo zero assoluto, mi è facile immaginare che qualunque altro luogo sia più caldo, così pare naturale a chiunque abbia letto Nihal che qualunque altro romanzo debba essere almeno un poco miglio. Purtroppo non è così. È vero che lo stile della Troisi è in minima parte cambiato, ma non è migliorato. Così come non è migliorata la capacità di creare scene originali e coerenti. La Troisi si dibatte sempre in mezzo a stupidate senza capo né coda.
Un esempio – un secondo esempio, dopo l’«uno a zero!» – tratto da Un Nuovo Regno, l’ultimo romanzo della Troisi, romanzo che disgraziatamente ancora ricordo bene (l’ho letto prima di Natale).

Un Nuovo Regno di Licia Troisi
Dubhe e Theana sono prese prigioniere.
Dubhe sentì il rumore acuto di armi che cozzavano, voci che ridevano e urlavano.
Ora non si può sapere, ma nel proseguo non ci sono armi che cozzano.
La testa le doleva, ma non era solo effetto della botta che aveva preso. Era ancora confusa, e ci mise un po’ a capire dove si trovava e cosa era successo.
La sua guancia era premuta su paglia umidiccia, e davanti a sé vedeva un paio di piedi stretti da una corda.
Con la guancia premuta sulla paglia m’immagino Dubhe stesa su un fianco. I piedi stretti da una corda di chi saranno? Sono suoi, e dunque è piegata in due, o sono di Theana?
[...] «Stai bene?»
La voce, stridula e preoccupata, fu seguita quasi subito dall’apparizione di un volto nel suo campo visivo. Ci mise un po’ a riconoscerla. Era Theana, camuffata con quel travestimento che avevano messo in atto qualche sera prima. Quel ricordo se ne tirò dietro altri, lentamente, come grani di una collana.
Dubhe annuì stancamente. «Aiutami a tirarmi su.»
Theana strisciò verso di lei e le afferrò un braccio con entrambe le mani. Fu allora che Dubhe si accorse che tutte e due avevano le mani legate dietro la schiena.
Come accidenti fa Theana ad afferrare un braccio di Dubhe con le mani legate dietro la schiena?! E soprattutto, come potrebbe “tirarla su”?! Provateci voi: rovesciate una credenza, o un altro mobile bello pesante, poi stendetevi a terra, le mani dietro la schiena, i piedi uniti, vediamo come riuscite a rimettere a posto il mobile…
Riuscì a mettersi seduta a fatica. Theana, davanti a lei, era pallida e scarmigliata. La fissava in attesa di qualcosa. Dubhe si guardò attorno. Erano su un carro col pavimento coperto di paglia e le pareti composte da gabbie.
Le pareti composte da gabbie?
[...] Erano nel bel mezzo di un accampamento. C’erano una decina di tende bianche piuttosto malmesse e un padiglione più grande poco distante dal carro in cui erano tenute prigioniere. Alcuni soldati circolavano per il campo, mentre altri se ne stavano seduti a far nulla all’ingresso della propria tenda.
[...]
Dubhe guardò il cielo. Pomeriggio. Doveva aver preso una bella botta. Provò a muovere le braccia alla ricerca del pugnale, ma si accorse che così legata non le era possibile. Si tastò i muscoli.
Quali muscoli ti tasti con le mani legate dietro la schiena? I muscoli del culo? E anche per far ciò occorre che i palmi delle mani siano rivolti verso il proprio corpo, una posizione del tutto innaturale e che renderebbe i gesti precedenti di Theana ancora più inverosimili.
Ancora non aveva recuperato appieno le forze, ma poteva bastare l’agilità. Fece un unico movimento fluido con le spalle, portando contemporaneamente le ginocchia al petto, e riuscì a far scivolare le mani sotto le gambe. Si trovò le braccia davanti..
[...]
In quel momento la porta del carro si aprì. «Giù, voi, svelte!»
Erano due soldati: uno più giovane e magro, l’altro più anziano e muscoloso. Bastò il suono della voce di quello anziano e Theana prese a tremare come una foglia.
I carri hanno le porte? E complimenti per il giovane/magro anziano/muscoloso, io mi sarei aspettata basso/grasso alto/magro!
[...] Poi i due uomini si lanciarono un’occhiata e le condussero per un cammino accidentato che tagliava in mezzo una macchia bassa e piuttosto fitta.
Come fanno a condurle se almeno una delle due, e molto probabilmente entrambe, ha i piedi legati?
[...] Il loro breve percorso finì vicino a un ruscello. Dubhe ebbe un tuffo al cuore. Lo conosceva, e non riuscì a nascondere il suo turbamento.
I due uomini le costrinsero in ginocchio sulla riva. Dubhe sentiva i denti di Theana che battevano. La guardò: piangeva. Non poteva biasimarla.
Le mani ancora le formicolavano, ma ugualmente ne spostò una nelle vicinanze del pugnale, pronta a ogni evenienza.
«Lavatevi la faccia e bevete. In queste condizioni nessuno vi comprerebbe.»
[...]
[Dubhe] Bevve quanta più acqua poté. Aveva la gola riarsa. Ne approfittò anche per detergersi dietro la nuca, là dove sentiva un taglio che le bruciava.
Dubhe, ciccina, hai le mani legate, come Diavolo te la detergi la nuca?
[...] «Forza» disse il soldato anziano al compagno, mentre tirava su Dubhe. «Porta via anche la tua. Queste sono due lagne, e non ho voglia di sentirle starnazzare per tutto il tragitto.»
L’altro sbuffò e con malagrazia spintonò in avanti Theana. Dubhe si sforzò di mettere un piede davanti all’altro, senza lesinare singhiozzi e lamenti.
Ma se hanno i piedi legati?! Stretti!
Come si vede la solita solfa. E non stiamo parlando di complicatissime manovre militari, stiamo parlando di due tizie con mani e piedi legati: già questa è una complessità superiore alle capacità di scrittrice della Troisi.
* * *
Qualche segnalazione di ebook presenti su eMule. Fornirò il nome del file originario e la grandezza, dovrebbe essere sufficiente per evitare di scaricare porno non voluto.
Per i pervertiti, i sei romanzi di Licia Troisi:
Nihal della Terra del Vento (2004):
eBook.ITA.2107.Licia.Troisi.Nihal.Della.Terra.Del.Vento.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (3,58MB)
La Missione di Sennar (2004):
eBook.ITA.2125.Licia.Troisi.La.Missione.Di.Sennar.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (2,10MB)
Il Talismano del Potere (2005):
eBook.ITA.2145.Licia.Troisi.Il.Talismano.Del.Potere.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (2,40MB)
La Setta degli Assassini (2006):
eBook.ITA.2165.Licia.Troisi.La.Setta.Degli.Assassini.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (4,04MB)
Le Due Guerriere (2007):
eBook.ITA.2186.Licia.Troisi.Le.Due.Guerriere.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (4,46MB)
Un Nuovo Regno (2007):
eBook.ITA.2792.Licia.Troisi.Un.Nuovo.Regno.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (3,03MB)

Le Due Guerriere di Licia Troisi
La trilogia di Pullman Queste Oscure Materie:
La Bussola d’Oro (Northern Lights, 1995):
Bluebook.0316.ITA.Pullman.Philip.01.La.Bussola.D’Oro.rar (1,52MB)
La Lama Sottile (The Subtle Knife, 1997):
Bluebook.0317.ITA.Pullman.Philip.02.La.Lama.Sottile.rar (1,12MB)
Il Cannocchiale d’Ambra (The Amber Spyglass, 2000):
Bluebook.0318.ITA.Pullman.Philip.03.Il.Cannocchiale.D’Ambra.rar (1,56MB)

The Amber Spyglass di Philip Pullman
Ash di Mary Gentle:
Ash. Una Storia Segreta (Ash: A Secret History, 2000):
eBook.ITA.2441.Mary.Gentle.Ash.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (8,21MB) – comprende tutti e quattro i volumi nei quali è stato diviso il romanzo in Italia.

Ash: A Secret History di Mary Gentle
Le avventure di Fafhrd e del Gray Mouser di Fritz Leiber (elencate nell’ordine di lettura indicato dall’autore):
Spade e Diavolerie (Swords and Deviltry, 1970):
eBook.ITA.2881.Fritz.Leiber.Spade.E.Diavolerie.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (1,89MB)
Spade contro la Morte (Swords against Death, 1970):
eBook.ITA.2882.Fritz.Leiber.Spade.Contro.La.Morte.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (2,11MB)
Spade nella Nebbia (Swords in the Mist, 1968):
eBook.ITA.2883.Fritz.Leiber.Spade.Nella.Nebbia.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (1,92MB)
Spade contro la Magia (Swords against Wizardry, 1968):
eBook.ITA.2884.Fritz.Leiber.Spade.Contro.La.Magia.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (1,96MB)
Le Spade di Lankhmar (The Swords of Lankhmar, 1968):
eBook.ITA.2885.Fritz.Leiber.Le.Spade.Di.Lankhmar.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (2,28MB)
Spade tra i Ghiacci (Swords and Ice Magic, 1977):
eBook.ITA.2886.Fritz.Leiber.Spade.Tra.I.Ghiacci.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (1,94MB)
Il Cavaliere e il Fante di Spade (The Knight and Knave of Swords, 1988):
eBook.ITA.2887.Fritz.Leiber.Il.Cavaliere.E.Il.Fante.Di.Spade.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (2,53MB)

The Swords of Lankhmar di Fritz Leiber
Altre segnalazioni interessanti quando capiterà nei prossimi articoli!
Rimane solo una questione aperta, segnalata da un commentatore della recensione de Il Talismano del Potere, ovverosia: è davvero la Troisi a scrivere i romanzi che portano in copertina il suo nome?
Non lo so. Certo se non è lei dovrebbe provarci, peggio di così non può fare! Mio fratello invece mi ha suggerito una soluzione più fantasiosa, che qui riporto in forma di racconto:
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Chi scrive i romanzi di Licia Troisi
I passi di Lord Mondador rimbombavano lungo il corridoio, a sovrastare il ticchettio che invadeva i sotterranei. La luce delle torce infisse ai muri poco poteva per dissipare l’oscurità che avvolgeva il tenebroso Lord.
FINE
BIBLIOGRAFIA:
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Approfondimenti:
La recensione di Nihal della Terra del Vento
La recensione di La Missione di Sennar
La recensione di Il Talismano del Potere
Il sito ufficiale di Philip Pullman
Il sito di His Dark Materials
Philip Pullman su Wikipedia
China Miéville su Wikipedia
Il blog di Tim Pratt
Tim Pratt su Wikipedia
Fafhrd and the Gray Mouser su Wikipedia
Chimpanzees Beat College Students at Computerized Brain Test
Nodi sul web
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marzo 28th, 2008 at 20:03
Qualche lettore sta giudicando. Finalmente questo blog ha accolto un individuo capace di dire quello che meritano i crostacei e chi li segue…
Certo che tacciare di intellettualismo (come se essere intellettuali fosse un’offesa da lavare con il sangue… Mi piacerebbe sapere come vengono considerati i mafiosi dall’utente che insulta dando dell’intellettuale…) una persona che si spiega con cognizione di causa anziché con l’anima del pregiudizio totale contro la Troisi che hanno tutti gli altri utenti è un chiaro sintomo di capacità cognitive…
Piuttosto ringraziate, perché se vi vuotaste le orecchie dal cerume e vi toglieste le fette di salame dagli occhi vi accorgereste che la discussione con Carlo potrebbe risultarvi utile per aprire di un millimetro (non troppo, che poi vi si raffredda il cervello: non sia mai!) le vostre menti piccole come un guscio di noce…
marzo 28th, 2008 at 18:19
^^ Non c’è bisogno che mi dica tu di andarmi a DOCUMENTARE: lo faccio già, e so anche bene dove farlo. Sì, lo so cosa stai per dire. Non dirlo. SO bene dove documentarmi. Fidati. E se non ti fidi, va bene lo stesso :) Comunque ormai è chiaro (qui e là tra un flame e l’altro) che, oltre ad aver capito si e no uno scarso 40% di ciò che ho scritto, tu rimarrai comunque nella tua idea, e non ho assolutamente voglia di fartela cambiare.
Per la non-barzelletta, colpa mia che non ho letto il racconto da te citato di Allen; ho dato semplicemente per scontato che fosse una barzelletta visto che
poteva lasciare un qualche dubbio che in effetti lo fosse. Ma no, sicuramente sono stolta io, hai ragione. Difatti anche la Troisi è chiarissima. Ad ogni modo, assurdo o non assurdo e visto che non è una barzelletta, Allen è bravo e riesce a rendere quella scena perfettamente, pur utilizzando una struttura insolita della frase, apparentemente assurda. La Troisi, secondo me, non riesce, ma di sicuro sono imbecille io e tutti gli altri che la pensano così.
Detto questo chiudo, e chi legge giudicherà. :-)
marzo 28th, 2008 at 18:08
@Gamberetta, Loreley, e gli altri che pensano che ciò che ha scritto la Troisi sia solo un mucchio scempiaggini: Siamo di fronte al più intellettuale che ci sia capitato, quindi è inutile discutere con Carlo, perché noi siamo solo dei poveri stupidi che non capiscono niente né della scrittura né della lettura.
Carlo, grazie per averci illuminati nella nostra immensa ignoranza.
marzo 28th, 2008 at 17:40
Evidentemente mi trovo di fronte a un compito molto piu’ difficile di quello che mi aspettavo: ho a che fare con un gruppo di “intellettuali”… Quella di Woody Allen non e’ una barzelletta: e’ un estratto da un suo racconto. E persino un ritardato mentale si sarebbe reso conto che la tecnica del “non dire”, di lasciare “lacune” nel testo, e’ uno strumento universale che viene usato a tutti i livelli della scrittura creativa – dal pezzo comico di Woody Allen al romanzo di Dostojevski.
Ma che stai facendo: cerchi di suonare intelligente? Lascia perdere, a questo punto e’ evidente che ti mancano dei punti. Qui la comicita’ involontaria finisce che la fai tu, non la Troisi…
Tu sei una di quelle persone cui occorre spiegare le barzellette perche’ non le capiscono mai: il problema e’ tutto qui. Ecco perche’ il pezzo di Woody Allen ti e’ sembrato “assurdo”. Non lo e’ affatto – al contrario, e’ cosi’ “logico” che lo scrittore si puo’ permettere di saltarne dei pezzi perche’ sono perfettamente deducibili dal lettore (ergo, logici). E questa e’ proprio la chiave della scrittura non-noiosa, della scrittura umoristica – insomma, della buona scrittura in generale. Ormai ho capito che non ci arrivi, non preoccuparti, sto scrivendo per piacer mio, e anche nella remota speranza di salvare qualche anima in questo blog di disperati.
Il pezzo della Troisi non e’ minimamente assurdo: e’ perfettamente chiaro e lineare. Occorre davvero impegno per riuscire a non capirlo…
Ma che t’inventi adesso? Certo, sono d’accordo con te, ma occorreva davvero specificare una simile ovvieta’? Ah, gia’, voi siete quelli “precisini”… :-)
Eh? Ma che sta addi’, questa? Boh…
Secondo qualsiasi manuale di scrittura creativa ho ragione io. Vai, controlla. DOCUMENTATI, figliola (come dice sempre la Gamberetta). Lasciare al lettore spazio per immaginare, riempire, costruire da se’ e’ _essenziale_ per evitargli la noia. Occorre fare in modo che il lettore abbia anche lui qualcosa da fare, invece che sorbirsi tutto passivamente. E’ UNA ASSOLUTA NECESSITA’ – senti, chiedilo pure anche alla Gamberetta, in effetti mi aspetto che sia onesta abbastanza da dirti persino lei che questa e’ una regola irrinunciabile.
E risparmiami per cortesia tutta questa ipocrita pippa sull’”interpretabile differentemente”: non c’e’ assolutamente nessun altro modo di interpretare il brano citato della Troisi: le donne sono slegate per camminare e per lavarsi. Secondo la Gamberetta se una esce di casa e’ ovvio che si sia vestita, mentre se Dubhe si gratta la testa “e’ impossibile perche’ e’ legata”. Vabbe’, allora io ti dico che la donna e’ uscita di casa tutta nuda, cavolo, e’ una mia “interpretazione”, l’autore mica ha detto che si e’ vestita, e bla, bla, bla, mi faccio le pippe tutto da solo e voi gonzi ad applaudire. Ma andiamo! Vuoi discutere seriamente, o continuare a far da buffone?
Ma quali altre interpretazioni? Ma dove, che non ne ho vista una sola? Ho visto solo interpretazioni che di fatto non stanno in piedi, e piuttosto che riconoscerle immediatamente come interpretazioni sbagliate si preferisce dire che la Troisi non si e’ spiegata. Oh, ma siete fuori?!
No, questo supera davvero i limiti del grottesco. Riesci davvero a scrivere queste cose e a restare allo stesso tempo seria?
Gia’, e allora perche’ lo fai, anche quando lo scritto e’ di una chiarezza disarmante?
Senti, fammi il santo piacere, vatti a pescare un manuale di scrittura creativa, e impara finalmente qualcosa. Almeno ridurrai la densita’ di scemenze che riesci a infilare nei tuoi messaggi. Gamberetta, se sei onesta diglielo anche tu…
marzo 28th, 2008 at 17:16
@Carlo: Perché non hai ancora commentato le altre recensioni? Stai danto per scontato che siano piene di minuzie inutili? :P
marzo 28th, 2008 at 17:16
Ma LOL! A questo punto mi pare che tu veda “recensioni” ovunque :D Per quanto mi riguarda, io ho solo commentato la parte che ha postato Gamberetta; mi sono fatta venire dei dubbi proprio per il fatto che, ebbene sì Carlo, io quel libro NON l’ho letto, e sono stata infatti corretta da chi invece l’ha fatto. Recensione? Appena avrò letto il libro forse potrò pensare di farla. Ma questo non significa che io non sia libera di commentare una stracciatissima pagina di un libro. Oppure non posso?
Ah, una cosa. Io i restanti libri della Troisi li ho letti, tutti, quindi una mezza idea di come scrive me la sono fatta, tranquillo ;)
marzo 28th, 2008 at 17:01
Carlo, non mi puoi paragonare una barzelletta di Woody Allen a un’opera di narrativa, quale vorrebbe essere il libro della Troisi! La barzelletta utilizza un suo linguaggio, finalizzato al far ridere, e per raggiungere l’obiettivo fa uso di tutte le tecniche che gli pare, e soprattutto non è necessaria che sia verosimile! La Troisi aveva intenzione di far ridere i suoi lettori? Che io sappia no, anche se alcuni momenti che ci propone sono a dir poco comici (involontariamente, temo). E in ogni caso, penso che il suo obiettivo, fantasy o non fantasy, sia stato quello di risultare verosimile. La barzelletta fa ridere perché è assurda. Se volevi dirmi che anche quel pezzo della Troisi è assurdo, ti do ragione. (ah, per la cronaca, scrivere fantasy non significa scrivere tutto quello che pare e piace perché tanto è fantasy!, anche se puoi pensarla diversamente).
Che cosa? Adesso capisco perché ti piace la Troisi :) A parte gli scherzi, scusami, ma il tuo non è un approccio serio alla scrittura. Lo scrittore non si deve far sfuggire nulla, ma non nel senso che deve scrivere tutto e nella maniera più dettagliata possibile, ma nel senso che deve capire cosa scrivere e quando scriverlo per far sì che sia tutto chiaro nella mente del lettore. Ciò significa che lui, per primo, non può dare nulla per scontato, perché ciò che per uno può essere chiaro per un altro può non esserlo, ciò a cui uno può arrivare con uno sforzo di immaginazione un altro può non arrivarci o non è motivato ad arrivarci.
In questo caso, per te è ok che la scena la Troisi la scriva così, perché ti va bene immaginare, e quindi riempire le lacune; per me e molti altri no. Chi ha ragione? Tu, io? Io dico invece che solo per il fatto che l’azione si presti a diverse interpretazioni l’errore lo abbia fatto la Troisi, che non è sforzata di descrivere la scena in modo che arrivi in maniera simile a tutti quanti. Un libro non è una tavola di Rorschach, dove in uno schizzo tu proietti il tuo mondo interiore e quindi ci vedi ciò che vuoi. Un libro è un libro, è un preciso mezzo comunicativo. Gli spazi per la libera interpretazione ci stanno, in certi casi ci devono essere, ma non in una banalissima azione!
marzo 28th, 2008 at 16:49
Pensa quel che ti pare, Carlo: nessuno ti costringerà ad aprire gli occhi o a ragionare, né io né Gamberetta né la crudele realtà.
Rimani pure un capo di bestiame nel gregge del consumismo librario, pronto per essere tosato dagli editori.
E’ una tua scelta, se la vuoi. :-)
marzo 28th, 2008 at 16:45
Qualunque cosa sia, rimane una cosa triste. Una critica basata sul nulla. Un accanirsi cosi’ privo di senso, da risultare quasi comico.
Non vedo l’ora.
Le ho lette ora. Le ho trovate deviate, ridicole, e frequentemente scorrette (da un punto di vista prettamente tecnico). Non ho mai letto in vita mia un simile cumulo di stupidaggini. A commentarle tutte ci metterei una vita, e sinceramente non vedo ragione di sprecare troppo delle mie energie a indicarle tutte, anche se so che mi divertirei un mondo a farlo. Oh, magari stasera lo faccio, mi sta venendo voglia! :-)
Ma slegare un prigioniero mica e’ una “scena”. E’ un dettaglio. Show don’t tell (concordo, ovviamente) si applica alla cosa che si vuole narrare, e secondo me dire “le slegano”, “poi le alzano in piedi”, “poi le fanno uscire dal carro”, eccetera, sarebbe molto “tell” e poco “show”.
D’accordo: e la Troisi giustamente ha trovato superfluo “narrare” dello slegamento avvenuto – si limita a far CAMMINARE le due donne. “La cosa successiva sono io che volo in pigiama sopra Manhattan”. Si fa cosi’, e’ tecnicamente del tutto corretto.
marzo 28th, 2008 at 16:45
@Carlo: come mai le due contadinelle non sono state stuprate?
Porco!!! è un libro per ragazzi non un porno! (anche se le copertine della prima trilogia potevano trarre in inganno)
marzo 28th, 2008 at 16:31
@Carraronan: scusa, ma quello che hai scritto e’ da ricovero. Non c’e’ alcun bisogno di commentare ulteriormente… Art. 643 del codice penale, buahahahahahah!!! :-D
marzo 28th, 2008 at 16:24
Le due non sono state perquisite perche’ hanno un aspetto assolutamente innocuo: due contadinelle spaurite e piangenti, con la pelle rugosa, le membra rovinate dal lavoro nei campi. Una critica piu’ seria (ma non l’avete fatta) sarebbe: come mai le due contadinelle non sono state stuprate?
Comunque, non ho capito… qui la “recensione” la fa anche chi non si e’ nemmeno scomodato a leggere il libro? Ahahahahahahahah! :-D Ma che fai, Gamberetta, ti porti dietro la “corte” che in coro canta le tue lodi e ti da’ ragione qualsiasi cosa tu dica? Ah ah ah ah ah! Dai, un minimo di serieta’…
marzo 28th, 2008 at 16:23
@: Carlo
Lol vorrei vederlo il carretto che hai imaginato ^^ ma non ho mai detto che è un errore grave, hai chiesto tu se è proibito. Sarà stata ua piccola svista, in un libro cosi lungo può capitare, oppure li fanno davvero cosi :D (il programma di word non me li da come sinonimi)
Vero che non serve dire tutto, ma dopo essersi prestatanta briga a dire che erano legate poteva mettere un accenno che le slegavano. Magari le hanno fatte saltare a piedi uniti fino al fiume allora.
“Aiutami a tirarmi su” diventa “L’ha tirata su”, una deduzione che non e’ nel modo piu’ assoluto “ovvia”
Ma non specifica nemmeno che l’altra non ci riesce perche è legata, a me personalmente sembrava una deduzione ovvia. Ma qui si supera la soglia delle opinioni personali quindi lasciamo perdere.
“show, don’t tell” … questa frase comincia ad essere inflazionata :D
marzo 28th, 2008 at 16:20
Con una “cosa così minuscola” (lo sarà davvero?) per volta la Troisi è arrivata a 509 pagine.
Non si tratta di piccole imperfezioni in un libro altrimenti ben fatto, ma di un libro costituito solo da queste scempiaggini e da altre molto peggiori e che confida esplicitamente nella pochezza mentale dei lettori che, essendo giovani e poco esperti (che non è una colpa, anzi…), si berranno acriticamente ogni parola partorita dalla sterile fantasia dell’autrice.
Scucire soldi a chi, in quanto minorenne e impressionabile, non è in grado di distinguere il proprio naso dal proprio sedere e poi rifilargli in cambio un prodotto appositamente dozzinale avvolto in una bella copertina mi pare circonvenzione di incapace.
Non è possibile che la Troisi e le sue editor (e Dazieri) possano davvero aver espresso il massimo della loro professionalità in questo schifo perhcé sarebbero degli incompetenti tali da far vomitare (e secondo me: 1. Dazieri non è un incompetente! 2. mi rifiuto di pensare che la Troisi possa davvero essere messa così male!) per cui possiamo desumerne che vi sia una mancanza voluta/dolosa di controlli ed editing guidata dal criminale pensiero che “tanto i lettori sono incapaci di giudicare e questi libri venderanno lo stesso“.
Un libro brutto perché non lo si è voluto far bello spendendoci tempo e fatica.
Tornando all’aspetto legale di simili pratiche…
La circonvenzione di incapace è un delitto previsto e punito dall’art. 643 del codice penale. Consiste nell’abusare dei bisogni, passioni o dell’inesperienza di persona minore o in stato d’infermità o deficienza psichica, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto.
Ripeto il concetto per chi non l’ha letto bene:
abusare dell’inesperienza di persona minore al fine di procurare a sé o ad altri un profitto.
Tutto chiaro?
marzo 28th, 2008 at 16:18
@Carlo. Mi indichi dove è scritto che questo articolo è una “recensione”? Non lo è, come è spiegato è solo un assaggio della futura recensione. Se vuoi comunque ci sono le recensioni dei primi tre libri della Troisi.
Poi, “show, don’t tell” non ha niente a che fare con lo scegliere o meno cosa raccontare. “Show, don’t tell” indica come narrare quello che si è scelto di narrare. Non ti dice quali particolari inserire o quali togliere, quali scene mettere e quali no.
Posso raccontare che Dubhe e Theana sono state slegate o posso mostrarlo (il soldato prende un coltello, impone a Dubhe di star ferma, passa la lama sulle corde, ecc.) ma si basa comunque sulla scelta di narrare questo particolare.
marzo 28th, 2008 at 16:18
A me questa puntigliosita’ pare un suo serio limite. In mancanza di critiche serie, diventa puntigliosa (Gamberetta? Femminile?). Qualsiasi testo puo’ essere fatto a pezzi, se “analizzato” a questo modo. Posso dimostrartelo quando e come vuoi: indirizzami a un libro fantasy che tu consideri un capolavoro, e io te lo distruggo adottando la stessa tecnica.
Perche’ camminano…
Per permettere loro di lavarsi…
I soldati non sanno chi sono Dubhe e Theana: si sono date l’aspetto di due innocue e insignificanti contadine. Ma il libro l’hai letto?
Per me piu’ chiaro di cosi’ era impossibile. Aggiungere i vari (ovvi) slegamenti avrebbe allungato e appesantito il testo inutilmente.
Secondo me la Troisi sa benissimo che cosa deve fare senza alcun bisogno che glielo vada a dire tu.
Non sono assolutamente d’accordo. Vedi l’esempio della differenza fra una barzelletta raccontata e una barzelletta spiegata. Guarda come scrive Woody Allen, ad esempio: “[...] Dovranno portarmi all’ospedale, e mettermi sotto una campana a ossigeno. Poi un’infermiera si accendera’ la sigaretta, e la cosa successiva sara’ io che volo in pigiama sopra Manhattan”. Cosi’ fa ridere, perche’ la descrizione lascia che l’ovvio sia dedotto dal lettore. Invece scrivere: “[...] Dovranno portarmi all’ospedale, e mettermi sotto una campana a ossigeno. Poi un’infermiera si accendera’ la sigaretta, e questo dara’ fuoco all’ossigeno, che e’ infiammabile: ci sara’ un’esplosione, e io saro’ sbalzato fuori dal letto, e mi ritrovero’ a volare in pigiama sopra Manhattan” – cosi’ e’ come lo scriverebbe la Gamberetta, immagino,
e non fa ridere per niente.
FALSO! Solo un matematico non deve MAI dare nulla per scontato.
Ecco, qui finalmente hai detto una cosa giusta… :-)
Andava benissimo, invece…
marzo 28th, 2008 at 16:14
Ecco, però qui mi sorgono altri interrogativi!
e
Se il pugnale è cucito all’interno della gonna, e quindi è irraggiungibile per le sue dita, come caspita farebbe a essere pronta a estrarlo per ogni evenienza? Perché è per quella ragione che avvicina la mano al pugnale, o no?
Che mi son persa? O_o
marzo 28th, 2008 at 16:00
@D:
Concordo che la gabbia e’ normalmente un oggetto tridimensionale, ma puo’ anche essere interpretato come “griglia”. In ogni caso, leggendo il libro ammetto di essermi immaginato in tutta tranquillita’ un carro con pareti composte da gabbie (tridimensionali), come a rendere la struttura piu’ stabile – aho, puo’ essere, no? Siamo in un mondo fantastico, magari i carri li fanno cosi’… D’altra parte, e’ anche possibile che si tratti di un errore nell’editing – la frase originale corretta solo a meta’. A me pare comunque una cosa cosi’ minuscola, che attaccarcisi in quel modo rasenta la perversione.
Nel tuo secondo messaggio, poi, citi due mie frasi, ritenendole evidentemente in contraddizione l’una con l’altra: non lo sono affatto. Quello che e’ davvero in contraddizione, qui, e’ che il “recensore” (metto le virgolette, perche’ recensore non lo sarebbe nemmeno se si sospendesse la realta’ durante tutto il tempo in cui si occupa di cercare capelli da tagliare in 4), il “recensore”, dicevo, “capisce” quello che gli torna comodo capire: “Aiutami a tirarmi su” diventa “L’ha tirata su”, una deduzione che non e’ nel modo piu’ assoluto “ovvia”; mentre quando i soldati portano fuori le donne, e quelle camminano, il “recensore” si rifiuta di compiere l’ovvia deduzione che le donne sono state slegate.
Questi “salti” sono non solo comunissimi, ma addirittura doverosi per uno scrittore che sa farsi leggere. Si chiama “show, don’t tell”. Un narratore che si mettesse a descrivere tutti gli step intermedi necessari a descrivere un’azione in tutti i suoi aspetti piu’ minuti e irrilevanti risulterebbe estremamente noioso: solo i matematici e i nevrotici ossessivi scriverebbero in una simile maniera. Si tratta della stessa differenza che c’e’ fra raccontare una barzelletta, e spiegarla: raccontarla fa ridere, spiegarla no.
marzo 28th, 2008 at 15:52
@ Loreley: Se sei stufa di fare un monologo ti rispondo io cosi non sei sola :D
Se Dubhe (legata o non legata) avesse ucciso le due guardia a pugnalate si sarebbe trovata in un territorio sconosciuto, senza cibo e braccata da un esercito.
Forse fuggire in quel momento non era l’idea migliore?
Il pugnale forse è ben nascosto e in qualche altro pezzo del libro lo dice, non credo che le guardie siano cosi stupide da lasciarglielo.
Almeno lo spero… tu che dici? O_o
marzo 28th, 2008 at 15:42
@Loreley. Qualche pagina prima, prima che Theana e Dubhe siano catturate:
Ovviamente le due non sono state perquisite, sono libri per ragazzi, devono insegnare le buone maniere, perquisire la gente è da maleducati.
marzo 28th, 2008 at 15:29
So che sto conducendo un monologo, scusatemi, ma sono andata a rileggere bene il pezzo della Troisi e mi sono accorta che Dubhe ha un PUGNALE! Non soltanto non l’hanno disarmata, ma pure (secondo alcuni) la slegherebbero per lavarsi, e tutto questo con il pugnale a portata di mano. Le guardie non l’hanno ispezionata? Non hanno visto il pugnale? La Troisi non sa che di solito, salvo diversamente specificato , un prigioniero viene completamente disarmato? E se ce l’aveva nascosto, allora non era così nascosto se
Mi vien da pensare che se mai ce lo avesse nascosto (dove, poi?) la sua mano non sarebbe stata così pronta ad afferrare il pugnale per ogni evenienza. E se anche così fosse, le guardie non si sarebbero rese conto del gesto?
Gamberetta, tu che hai il libro a portata di mano, dove ce l’aveva nascosto ’sto benedetto pugnale? L’unica possibilità che ha la Troisi di salvarsi è che il pugnale Dubhe ce lo avesse nascosto nello stivale; ma se così, di nuovo, perché diamine non specificarlo? Tutto lo sforzo per immaginarci le cose dobbiamo farcelo noi? Ebbasta! ^^
marzo 28th, 2008 at 14:41
Un ultimissimo appunto.
Non avendo ancora letto il libro stavo pensando, in merito alla parte dove si lavano sul ruscelletto, che le guardie forse non conoscono la vera identità di Dubhe, e quindi non possono sapere che è un’assassina ecc ecc ecc. Se è così, allora è probabile che non la considerino pericolosa, come invece avevo ipotizzato prima. Fatto sta che di solito i prigionieri rimangono legati, detersione del viso nuca ascelle o meno :D, a meno che non venga diversamente specificato. Oppure le slegano per lasciare che si lavino e poi li legano nuovamente. Questo nel mio modo di vedere le cose. E’ per questa ragione, quindi, che non riesco a dare per scontato che le sleghino, nemmeno se si stanno lavando.
marzo 28th, 2008 at 14:13
*…la cosa sarebbe, oltre che inutile, anche stupida e pericolosa
Pardon :D
marzo 28th, 2008 at 14:10
Gamberetta forse esagera a voler essere puntigliosa a tutti i costi, ma le osservazioni di Carlo non fanno altro che rendere più chiara la carenza tecnica della scrittura della Troisi (il che non era di certo sua intenzione, mi pare di capire). Se prima avevo qualche dubbio (non molti, in verità), adesso so per certo che la scena che dipinge la scrittrice in quel punto è altamente INVEROSIMILE! E perché mai dovrebbe essere ovvio, tanto per dirne una, che le guardie sleghino Dubhe e l’altra tipa se l’autrice non lo ha specificato? A me non sembra ovvio. Forse posso fare lo sforzo di immaginare che sleghino loro i piedi, ma perché mai dovrebbero slegargli le mani? Considerando che Dubhe è un’abilissima assassina che, se non ricordo male, è pure esercitata coi combattimenti a corpo a corpo, la cosa sarebbe, oltre che inutile, anche stupido e pericoloso.
Uno scrittore non deve spiegare TUTTO, ma quel che basta per rendere chiara un’azione, come la Troisi avrebbe dovuto fare in questo caso. Spacciare il lettore di demenza se non capisce o non immagina da sé l’azione non è una buona mossa, perché legittimerebbe lo scrittore a scrivere quel che gli pare senza sforzarsi di rendere chiara una scena. Uno scrittore non deve dare MAI nulla per scontato! Ciò non significa che tutto dev’essere spiegato (impossibile), ma che deve scegliere cosa rendere implicito e cosa no, a seconda della sua esperienza e, naturalmente, della sua bravura. Cosa che la Troisi non ha fatto in maniera ottimale in questo caso (e in molti altri).
marzo 28th, 2008 at 13:42
Carlo: E dove sta scritto che “la tira su”? Dubhe dice “Aiutami a tirarmi su”, e Theana – futilmente quanto vuoi – fa del suo meglio per aiutarla.
Carlo: Ci sono cose che non occorre dire, perche’ sono ovvie. Se intendi darti anche tu alla scrittura, e’ bene che queste cose le impari per benino, sai?
D.: O_o … ?
marzo 28th, 2008 at 13:29
@Carlo:
Le pareti composte da gabbie?
Si’, da gabbie: che c’e’, e’ proibito?
No, non è proibito, ma mi pare un termine un pò scorretto. Una gabbia normalmente è un oggetto tridimensionale, per farne dei muri devi attaccarne molte insieme come mattoni.
Probabilmente l’autrice voleva dire che il carro asomigliava a una “grossa gabbia” o che le pareti erano costituite da “grate/inferiate/recinzioni”.
marzo 27th, 2008 at 23:57
Dubhe sentì il rumore acuto di armi che cozzavano, voci che ridevano e urlavano.
Ora non si può sapere, ma nel proseguo non ci sono armi che cozzano.
La testa le doleva, ma non era solo effetto della botta che aveva preso. Era ancora confusa, e ci mise un po’ a capire dove si trovava e cosa era successo.
La sua guancia era premuta su paglia umidiccia, e davanti a sé vedeva un paio di piedi stretti da una corda.
Con la guancia premuta sulla paglia m’immagino Dubhe stesa su un fianco. I piedi stretti da una corda di chi saranno? Sono suoi, e dunque è piegata in due, o sono di Theana?
[…] «Stai bene?»
La voce, stridula e preoccupata, fu seguita quasi subito dall’apparizione di un volto nel suo campo visivo. Ci mise un po’ a riconoscerla.
Era Theana, camuffata con quel travestimento che avevano messo in atto qualche sera prima. Quel ricordo se ne tirò dietro altri, lentamente, come grani di una collana.
Dubhe annuì stancamente. «Aiutami a tirarmi su.»
Theana strisciò verso di lei e le afferrò un braccio con entrambe le mani. Fu allora che Dubhe si accorse che tutte e due avevano le mani legate dietro la schiena.
Come accidenti fa Theana ad afferrare un braccio di Dubhe con le mani legate dietro la schiena?!
E soprattutto, come potrebbe “tirarla su”?!
Provateci voi: rovesciate una credenza, o un altro mobile bello pesante, poi stendetevi a terra, le mani dietro la schiena, i piedi uniti, vediamo come riuscite a rimettere a posto il mobile…
Riuscì a mettersi seduta a fatica. Theana, davanti a lei, era pallida e scarmigliata. La fissava in attesa di qualcosa. Dubhe si guardò attorno. Erano su un carro col pavimento coperto di paglia e le pareti composte da gabbie.
Le pareti composte da gabbie?
[…] Erano nel bel mezzo di un accampamento. C’erano una decina di tende bianche piuttosto malmesse e un padiglione più grande poco distante dal carro in cui erano tenute prigioniere. Alcuni soldati circolavano per il campo, mentre altri se ne stavano seduti a far nulla all’ingresso della propria tenda.
[…]
Dubhe guardò il cielo. Pomeriggio. Doveva aver preso una bella botta. Provò a muovere le braccia alla ricerca del pugnale, ma si accorse che così legata non le era possibile. Si tastò i muscoli.
Quali muscoli ti tasti con le mani legate dietro la schiena? I muscoli del culo?
E anche per far ciò occorre che i palmi delle mani siano rivolti verso il proprio corpo, una posizione del tutto innaturale e che renderebbe i gesti precedenti di Theana ancora più inverosimili.
Ancora non aveva recuperato appieno le forze, ma poteva bastare l’agilità. Fece un unico movimento fluido con le spalle, portando contemporaneamente le ginocchia al petto, e riuscì a far scivolare le mani sotto le gambe. Si trovò le braccia davanti..
[…]
In quel momento la porta del carro si aprì. «Giù, voi, svelte!»
Erano due soldati: uno più giovane e magro, l’altro più anziano e muscoloso. Bastò il suono della voce di quello anziano e Theana prese a tremare come una foglia.
I carri hanno le porte?
E complimenti per il giovane/magro anziano/muscoloso, io mi sarei aspettata basso/grasso alto/magro!
[…] Poi i due uomini si lanciarono un’occhiata e le condussero per un cammino accidentato che tagliava in mezzo una macchia bassa e piuttosto fitta.
Come fanno a condurle se almeno una delle due, e molto probabilmente entrambe, ha i piedi legati?
[…] Il loro breve percorso finì vicino a un ruscello. Dubhe ebbe un tuffo al cuore. Lo conosceva, e non riuscì a nascondere il suo turbamento.
I due uomini le costrinsero in ginocchio sulla riva. Dubhe sentiva i denti di Theana che battevano. La guardò: piangeva. Non poteva biasimarla.
Le mani ancora le formicolavano, ma ugualmente ne spostò una nelle vicinanze del pugnale, pronta a ogni evenienza.
«Lavatevi la faccia e bevete. In queste condizioni nessuno vi comprerebbe.»
[…]
[Dubhe] Bevve quanta più acqua poté. Aveva la gola riarsa. Ne approfittò anche per detergersi dietro la nuca, là dove sentiva un taglio che le bruciava.
Dubhe, ciccina, hai le mani legate, come Diavolo te la detergi la nuca?
[…] «Forza» disse il soldato anziano al compagno, mentre tirava su Dubhe. «Porta via anche la tua. Queste sono due lagne, e non ho voglia di sentirle starnazzare per tutto il tragitto.»
L’altro sbuffò e con malagrazia spintonò in avanti Theana. Dubhe si sforzò di mettere un piede davanti all’altro, senza lesinare singhiozzi e lamenti.
Ma se hanno i piedi legati?! Stretti!
marzo 11th, 2008 at 14:25
Eheh son tornata poco dopo aver commentato la tua recensione di Temeraire… :)
Da illustratrice concordo, purtroppo, con lo squilibrio che c’è tra le copertine della serie della Troisi e quelle di altri libri molto più pregevoli. A onor del vero va detto, però, che molto spesso un illustratore viene informato in extremis del lavoro che deve fare, o che comunque le scelte e le indicazioni di molti cosiddetti “art director” fanno accapponare la pelle…non c’è verso, loro hanno il potere decisionale e perdio lo usano, gli piace un sacco, anche a scapito della resa finale del libro da vendere (il che è assolutamente ingiustificabile).
Armature succinte e assolutamente inutili rientrano, d’altronde, nella filosofia troisiana, che poco si preoccupa di dettagli insignificanti tipo la seria possibilità, per la “guerriera”, di venir squartata in battaglia… la copertina finale è fin troppo leccata, sfumata, con le lucine che fanno tanta scena, senza un minimo di dinamismo: in breve, fatta apposta per il target che davvero compra roba simile. Bah! E’ inutile cercare di dare un senso a tutto questo…
Cambiando discorso (non se ne può più), segnalo per chi fosse interessato la versione a fumetti di alcuni racconti di Fafhrd e il Gray Mouser, disegnati da Mike Mignola e usciti per la Magic Press.. non avendo ancora letto i racconti originali, non mi sbilancio sulla qualità del testo rispetto all’originale.
ciao a tutti!
marzo 5th, 2008 at 19:27
Oddio sto morendooooooo!!!
Grazie di esistere Gamberetta, mi ai risollevata da una giornata grigissima. Al momento sono alle prese con il secondo volume delle Guerre, non vedo l’ora di finirlo e di strigarmi anche il terzo, purtroppo non riesco a mollare lì una saga quando l’ho iniziata…anche se sì, è veramente…veramente…non riesco nemmeno a trovare il termine adatto, devo riflettere :D
febbraio 20th, 2008 at 18:43
Oh mio dio, sei incredibile. Non condivido i tuoi toni bruschi, ma non riesco a non leggerti, perchè quello che dici è vero! Però trovo che esageri, in certi punti. Andare a spulciare in quel modo tutti gli errori toglie il piacere alla lettura. A meno di non trovare cose troppo grossolane e palesi, io di solito tiro avanti nella lettura.
Piuttosto, volevo consigliarti una trilogia molto bella, che, se ho ben capito cosa cerchi in un fantasy, dovrebbe piacerti: Jonathan Stroud, trilogia di Bartimeus. I libri sono, nell’ordine: L’Amuleto di Samarcanda; L’Occhio del Golem; La Porta di Tolomeo. Certo, sempre se ti fidi del consiglio di una che non ti aveva mai commentato, e che è pure iscritta al forum di fantasymagazine! (Ah! Ora verrò bandita!) Scherzo, ovviamente, ma insomma, se non ti fidi puoi cercare informazioni da te, nevvero? ;)
febbraio 20th, 2008 at 08:28
E’ proprio vero che i cattivi non sono cattivi, sono solo stupidi. Ho riflettuto sulle varie ipotesi ma è difficile per me venirne a capo:
1)Le due prigioniere sono legate e restano legate. D’altronde se Dubhe ha un pugnale (che non riesce ad afferrare con le mani legate dietro la schiena) è logico pensare che i due soldati le lascino legate. Quindi Dubhe e Theana non possono fare tutto quello che fanno, a meno che non siano contorsioniste maledettamente brave oppure possiedano più arti del canonico paio di braccia e gambe. Allora in questo caso la copertina del libro è sbagliata, maledizione!
2) i soldati slegano le prigioniere senza disarmarle! infatti “Le mani ancora le formicolavano, ma ugualmente ne spostò una nelle vicinanze del pugnale, pronta a ogni evenienza”. Ora mi spiego perchè i cattivi perdono sempre.
Ho letto le Cronache e pensavo di risparmiarmi le Guerre. Durante la lettura, un po’ distratta, molte di queste e altre “incongruenze” non le ho notate a livello consapevole. Ma forse a livello subliminale hanno agito provocando in me una crescente irritazione. E così mi spiego perchè ho detestato tanto quell’opera che pure avrei definito semplicemente scialba ne più ne meno di tante altre già viste.
Quando leggo un libro non ho voglia di sforzarmi, ad ogni paragrafo, di trovare spiegazioni plausibili alle lacune della trama, arrampicarmi sugli specchi per scusare gli errori dell’autore o chi per esso. Anche se, in questo senso, certo fantasy è davvero un grande esercizio di fantasia, per il lettore.
febbraio 15th, 2008 at 20:45
Aspetto la tua recensione del primo libro :D
Lo sto leggendo pure io e già mi sono balzate all’ occhio di parti di cui probabilmente ti occuperai…
febbraio 14th, 2008 at 17:46
@Matteo. La vicenda si è spostata qui. Ma non c’è molto da aggiungere, è sempre la solita storia: bisogna essere rispettosi, educati, leccaculo e se si evita proprio di parlare di argomenti tecnici è anche meglio. Perché lo scopo è suscitare un bel sentimento di calore, stile gregge di pecore, non discutere di alcunché.
febbraio 14th, 2008 at 14:37
Dopo aver letto le tue recensioni è impossibile leggere un articolo come questo e non avere il sorriso a certe affermazioni…
http://www.fantasymagazine.it/notizie/8561/
;)
Matteo
febbraio 12th, 2008 at 21:39
@Federica. Grazie per i complimenti, ma non scherzare, non buttare i soldi! Scarica il romanzo da emule o prendilo in biblioteca, non vale davvero la pena spendere 18 euro per una roba del genere.
febbraio 12th, 2008 at 21:25
Ho letto solo un libro di Licia Troisi, prestatomi da un mio amico che non faceva altro che ripetermi quanto fosse bello. Maledetta me che mi sono fidata! La tua recensione è fantastica, mi hai fatto morire dalle risate! Io sono una grande amante del fantasy, quello vero, e non posso che darti ragione! Mi ha fatto morire dalle risate tutta la storia dei polsi legati, devo comprare il libro solo per leggere questo pezzo così esilarante! Ho letto anche la tua recensione di Twilight, perfetta! Davvero non ci sono parole! Devo complimentarmi sinceramente con te!
febbraio 12th, 2008 at 19:06
con gioia vedo che in giro c’è qualche altro a cui fa schifo la troisi,
la peggiore pestilenza che abbia mai ammorbato il fantasy italiano (ma probabilmente anche quello mondiale, anche se non mi vorrei sbilanciare tanto),
non riesco a capire con quale coraggio vuoi commentare tutta la saga,
io a malapena sono riuscito a non vomitare dopo il prima,
ma il dottore mi ha severamente proibito di leggere una sola pagina in più.
vedo che segnali china,
spero che tu conosca anche steven erikson che considero il più grande scrittore fantasy degli ultimi…
350 anni,
più o meno.
febbraio 12th, 2008 at 17:01
@VioVyB.
Che “avete”? Non ho lasciato nessun commento maligno su aNobii, né nessun’altro della Barca, anzi in quella discussione su Malva non ho lasciato nessun commento del tutto.
Non posso per ovvi motivi riprodurre interi capitoli dei romanzi della Troisi ma non ho mai preso un estratto in modo tale da cambiare il senso di quanto scritto. Se anche un solo estratto ha questo difetto, dimmelo e lo cancello o aggiungo la parte mancante.
Be’, non è così semplice. Se un autore scrive che il personaggio Maria esce di casa per andare al lavoro e si sporca la camicetta facendo colazione al bar, nessuno dice niente, è scontato che Maria si sia vestita prima di uscire di casa. Non è per nulla scontato che un prigioniero venga slegato, ed è assurdo che due personaggi prigionieri non notino questo particolare di fondamentale importanza. Come dimostrano i personaggi stessi: Dubhe si contorce tutta per cercare di liberarsi, poi secondo te la slegano e manco se ne accorge?!
In quanto a non compromettere la lettura del libro, l’ha compromessa a me e a molti altri, ma questo può appunto essere soggettivo, rimane invece un errore oggettivo da parte dell’autrice, che dimostra la propria incapacità nel gestire la coerenza interna del racconto.
Inoltre vorrei farti notare che è solo un “assaggio”, nelle Guerre, come nelle Cronache, ce ne sono a mucchi di errori, non è certo quello il solo difetto dei romanzi in questione.
Mi spiace ma pubblicare spazzatura non rientra nella mia definizione di svolgere un lavoro nel migliore dei modi.
Ho già risposto.
febbraio 12th, 2008 at 16:12
Hai ragione. Sono stata a dir poco offensiva e sconclusionata. Scusami, è stato un errore rivolgermi a te con dei toni che non andrebbero usati in nessuna circostanza. In effetti, nelle ultime ore ho commesso un sacco di errori:
1. Andare a leggere tutti i commenti maligni che avete fatto su anobii, soprattutto al prologo dei Dannati di Malva (questo non da parte tua ma di Newyn Newyn).
2. Leggere il tuo blog
3. farmi prendere la mano e scrivere un commento insensato e velenoso.
4. Tornare su questo blog. A quanto pare, come molti, sono attirata dall’orrido.
A parte ciò: nelle tue analisi spesso le citazioni sono incomplete e ciò ne compromette la comprensione da parte del lettore. Omettendo delle parti, è chiaro che il contenuto sembra insensato, ma spesso non è così. Inoltre ti soffermi con una cura del tutto morbosa su particolari spesso irrilevanti, come l’esempio di qui sopra sul fatto che Theana e Dubhe fossero legate o meno, se si è dato per scontato, cosa non del tutto corretta, che fossero state slegate successivamente, non mi sembra che questo comprometta la lettura del libro né le capacità dell’autrice.
In più il racconto che hai pubblicato è offensivo in maniera gratuita, tirando in ballo anche Dazieri, del tutto incensurabile visto che non ha fatto altro che svolgere il suo lavoro nel migliore dei modi, infatti, per quanto possa piacere o non piacere, i libri della Troisi hanno venduto alla grande, ed è questo ciò che interessa alla Mondadori.
Infine mi scuso ancora per non aver dato ascolto al mio amico e per non aver usato un tono più moderato, è stata una sciocchezza enorme e non so cosa volessi ottenere da un commento come il precedente.
La domanda rimane: cosa ti ha spinto a consacrare ore e ore della tua vita ad un’analisi minuziosa quanto crudele di tutti i refusi e non nei libri della Troisi? E’ una pura curiosità antropologica.
Forse avrei fatto meglio a non replicare a questa risposta, ma ormai la frittata è fatta, la figura della stupida me la tengo.
febbraio 12th, 2008 at 15:11
@VioVyB. Era così nauseabondo il mio blog che ci sei tornata subito, mezz’ora dopo aver lasciato il commento, non dubito sperando che io ti replicassi in malo modo, visto che mi pare chiaro che sei tu quella che vuol giocare.
Se hai da ribattere sui miei appunti tecnici riguardo i romanzi della Troisi, fallo pure, sono pronta a rettificare qualunque errore. Puoi anche usare un tono sarcastico e “offensivo”, non importa, importa la chiarezza e la precisione dei contenuti.
Però io non ho voglia di giocare: non ho intenzione di scambiare insulti a vanvera né con te, né con nessun altro.
febbraio 12th, 2008 at 14:26
Avevo scritto un post abbastanza velenoso su quanto tu e il tuo scarso seguito siate frustrati, rabbiosi ed invidiosi e non abbiate nulla di meglio da fare che criticare una persona che nemmeno conoscete, più che la sua opera, in modo totalmente inopportuno. Ma mi sono resa conto di aver mancato la parola data ad un mio amico che mi aveva fatto promettere di non replicare alle vostre invettive o avrei fatto il vostro gioco. Quindi prometto di non tornare più su questo blog nauseabondo a rodermi il fegato davanti a tanta stupidità ed invidia, perché, a differenza di qualcun altro, se non condivido le parole di qualcuno non smonto la sua opera omnia pezzo per pezzo, mettendoci quanto più veleno ho in corpo, ma lo lascio perdere.
febbraio 11th, 2008 at 22:38
Ho letto Pullman e devo dire che mentre il primo mi è piaciuto “bene” il secondo e il terzo mi hanno colpito. Anche se questa storia degli elefanti rombici secondo me non ci voleva così a lungo. è però strano che un libro possa cominciare col secondo volume, dato che solo lì appare la seconda persona principale. La chiesa e sta cosa di Eva tira un po’ giù tutto, ma si salva alla fine lasciandolo quasi fuori dal discorso. Secondo me una trilogia fantastica, che non ha bisogno di essere messa nell’angolo dei bambini. Se fossero tutti così……..
Non vedo l’ora del tuo giudizio!
febbraio 9th, 2008 at 00:00
Bella gente su aNobii, eh? ;-)
febbraio 8th, 2008 at 14:48
@Klaus. Grazie per le segnalazioni. Per contattarci puoi scrivere a: gamberifantasy@gmail.com.
febbraio 8th, 2008 at 13:25
Ciao! Siccome non ho trovato un altro modo per contattarti, segnalo in questo commento un paio di discussioni su aNobii che coinvolgono anche questo blog:
http://www.anobii.com/anobi/forum_thread.php?tid=11765&pid=130&lid=#new_thread
e
http://www.anobii.com/anobi/forum_thread.php?tid=11726&pid=130&lid=#new_thread .
Io sono Nevyn Nevyn. ;-)
Ciao!
febbraio 7th, 2008 at 18:11
La tua disamina dell’opera di Licia Troisi mi ha fatto piegare dalle risate. In effetti sono sempre stato diffidente e non ero ancora caduto nella trappola dell’acquisto – vedrò di usare il Mulo! Complimenti per il blog.
febbraio 7th, 2008 at 02:02
grazie mi hai fatto fare due risate di gusto
cmq anche io trovo le copertine molto belle
febbraio 5th, 2008 at 13:56
@StarEnd. Hai ragione, è davvero difficile tenere duro e non abbandonarsi alla beatitudine della seconda trilogia. Per fortuna ho una grande forza d’animo e resisto! ^_^
febbraio 5th, 2008 at 00:28
“…e anche oggi, ho sparato la mia dose quotidiana di cazzate”
Più che di cazzate oserei dire di possibili tanti nuovi bambini! Ok ok fa pena ed è da capire, ma perdonatemi, è tardi ed ho sonno :D
Ma a parte queste cose, Gamberetta ma come si fa a non voler leggere la nuova trilogia dopo le piccole perle che ci hai regalato? Lo so il masochismo fa male, ma a volte la mente umana adora scavare nell’orrido ;P
Marco
febbraio 4th, 2008 at 10:25
ok, non scazzate con questa storia delle gnocche in copertina. è sessista? probabilmente sì, almeno nella misura in cui la femmina umana (o mezzelfo) è ridotta a strumento di piacere (il porfirio del don giovanni, mi pare, diceva: “io per me la donna non la concepisco se non alletta oppur se non allatta”, sì, è abbastanza terribile), ma è un discorso complesso, che dipende dal costume sessuale di questi tempi e dalla nostra assuefazione alla pornografia (e sull’etimologia di questa parola — pornein, in greco, significava “vendere”, sempre se non mi sbaglio — ci sarebbe moltissimo da dire, a cominciare dal fatto che la quantità di tette mostrate rappresenta per molti prodotti il grado di reale differenziazione rispetto alla concorrenza, fateci caso con i telefoni cellulari e le aziende di telefonia mobile).
comunque, la gnocca in copertina serve: se il libro fa cagare strappi la copertina e l’appendi in bagno, cestinando il resto.
e anche oggi, ho sparato la mia dose quotidiana di cazzate.
febbraio 3rd, 2008 at 23:01
Nihal nella copertina del primo libro sembra una prostituta feticista del cuoio uscita da una rissa con le colleghe nigeriane. Nella seconda mi pare una escort conciata da cosplay.
Nel secondo libro l’armatura da combattimento di Nihal viene descritta nel dettagli: corazza petto e schiena con spallacci, gambali e cosce tutto in cristallo nero con un motivo di fiamme che salgono dalle gambe e circondano la zona del seno.
Ha le braccia stupidamente scoperte, il che la espone a seri pericoli in combattimento, ma la sua armatura dove è presente ha una funzione “protettiva” e non “prostitutiva”. Eh!
Di questa Sexy Nihal Escort per Maniaci del Fantasy (e io un pensierino ce lo farei…) la colpa va al disegnatore della copertina (Barbieri) o a chi gli ha sugggerito di disegnare un figura femminile che attirasse gli adolescenti libidinosi in crisi ormonale.
In queste trovate sexy però NON ha colpa alcuna la Troisi (perlomeno in base a quel che si legge nel libro)!
E infatti le copertine sono la parte migliore… LOL
febbraio 3rd, 2008 at 22:44
È vero, non capisco proprio perché vestano la merda col tutù.
Le copertine dei libri italiani di Martin non sono male, il problema è che sono 3D, fatte da artisti che non si curano del romanzo ma, da quanto ho capito, fanno semplicemente qualche disegno e poi chi cura il libro cerca quello più adatto e ne compra o condivide il diritto – non so come funziona esattamente. Le copertine della Troisi invece sono disegnate apposta.
Per lo meno questo è un elemento che si salva, nei romanzi troisiani. :)
febbraio 3rd, 2008 at 21:48
Certo l’armatura che lascia scoperto l’ombelico non ti eviterà di farti sbudellare, ma vuoi mettere quanto è sexy?
febbraio 3rd, 2008 at 21:16
Non mi ha preso i link.
(Copertina de “Il Viaggio di Sennar” di Licia Troisi)
http://giotto.internetbookshop.it/cop/copj13.asp?f=9788804554752
(Copertina de “Il Grande Inverno” di G.R.R. Martin)
http://giotto.internetbookshop.it/cop/copj13.asp?f=9788804490678
febbraio 3rd, 2008 at 21:12
Ma la vera domanda è: perchè i romanzi di Licia Troisi hanno delle copertine bellissime mentre romanzi di altri autori a cui Licia Troisi può lavare i piedi hanno copertine orrende? (per fare un esempio i romanzi di G.R.R. Martin)
Per confrontare:
^_^
febbraio 3rd, 2008 at 01:45
Non fate cazzate, tutti quanti: scaricate (o comprate all’usato, o in inglese) i libri suddetti di Fritz Leiber e leggeteli con divozione. Svilupperete tanti anticorpi e vivrete felici. Un paragrafo di Leiber riduce in cenere il 90% di tutto quello che passa sotto l’etichetta “fantasy”.
febbraio 2nd, 2008 at 08:44
Basta Gamberetta… mi hai convinta. Comprerò e leggerò questa stramaledetta seconda trilogia. Facciamo così, prima mi faccio legare le mani dietro la schiena (i palmi all’interno ovviamente) poi se riesco a toccarmi il sopracciglio destro con l’anulare della mano sinistra compro tutti e sei i volumi della saga, e in libreria ci vado a piedi dopo essermi fatta legare le caviglie!
Fai bene a smettere di commentare questi libri che a me lasciano un vago senso di nausea.
Ciao
Marcy
febbraio 1st, 2008 at 21:04
Stupendo il raccontino! Per non parlare delle ennesime cavolate che hai trovato nell’ultimo libro e che sinceramente anche io avevo notato ad una prima lettura. Però ci sono passato sopra, ripetendomi che era inutile cercare un senso in quel bordello di romanzo.
PS= In quanto alla questione “I romanzi di Licia Troisi sono scritti da altri” non mi pronuncio, ma se devo essere sincero mi pare inverosimile. Tutto può essere, ma se davvero così fosse… tristezza infinita!
PS2= Attendo con ansia il post su Pullman, conterò i giorni *_*