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	<title>Commenti a: Il Futuro del Blog</title>
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	<description>«Vi farò Pescatori di Gamberi»</description>
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		<title>Di: Gamberetta</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1178</link>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 15:26:51 +0000</pubDate>
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		<description>@mhrrr. Non credo ci siano studi scientifici specifici sull’argomento, tuttavia è noto che fino a una certa età non si ha neanche la capacità di ragione in termini astratti di etichette come tu dici. Un bambino ha difficoltà con il concetto di numero, &lt;i&gt;vede&lt;/i&gt; tre arance o tre caramelle, ce ne vuole prima che ne tragga il concetto di ‘tre’ senza legarlo a niente di concreto.
Inoltre il &lt;i&gt;mostrare&lt;/i&gt; favorisce proprio la memorizzazione da parte del lettore: “il mago vecchio e stanco” sparisce dopo poche pagine, “il bastone” o “la barba bianca” rimangono magari anche a libro chiuso. Questa è nozione condivisa direi da tutti gli scrittori che ho sentito esprimersi in materia. È anche verificabile entro certi termini in maniera empirica (sicuramente è vera per me stessa).
E non si può neanche dire che il mercato editoriale spinga nella direzione del raccontare: almeno in Italia il mercato editoriale è nella buona parte in mano agli scrittori anglosassoni, e non è così facile trovarne che scrivano romanzi pieni di “vecchi stanchi”. Anche i più disgraziati il concetto del mostrare di solito riescono a capirlo.
Riguardo ai giovani ti vorrei far notare che il vero problema non è che siano premiate furbizia rispetto a etica o ignoranza rispetto a cultura, ma il premio stesso. Se si vuole una società migliore bisogna capire che il concetto di premio è &lt;i&gt;un’idiozia&lt;/i&gt;. Il premio di scrivere un buon romanzo è scrivere un buon romanzo.&lt;blockquote&gt;Il premio della virtù è la virtù stessa.&lt;/blockquote&gt;Come diceva... ehm, ora non ricordo quale filosofo lo diceva! ^_^

Per la Troisi, ripeto: il problema non è che racconta troppo, il problema è che racconta le cose sbagliate. Ed è ovvio che in certi punti non possa mostrare anche volendo, perché appunto un duello con spade in groppa ai draghi è impossibile, tuttavia non credo che i lettori della Troisi l’apprezzino per questo. I lettori della Troisi l’apprezzano perché &lt;i&gt;mostra&lt;/i&gt; Nihal che piange e si taglia i capelli, e questo compensa le parti noiose raccontate.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@mhrrr. Non credo ci siano studi scientifici specifici sull’argomento, tuttavia è noto che fino a una certa età non si ha neanche la capacità di ragione in termini astratti di etichette come tu dici. Un bambino ha difficoltà con il concetto di numero, <i>vede</i> tre arance o tre caramelle, ce ne vuole prima che ne tragga il concetto di ‘tre’ senza legarlo a niente di concreto.<br />
Inoltre il <i>mostrare</i> favorisce proprio la memorizzazione da parte del lettore: “il mago vecchio e stanco” sparisce dopo poche pagine, “il bastone” o “la barba bianca” rimangono magari anche a libro chiuso. Questa è nozione condivisa direi da tutti gli scrittori che ho sentito esprimersi in materia. È anche verificabile entro certi termini in maniera empirica (sicuramente è vera per me stessa).<br />
E non si può neanche dire che il mercato editoriale spinga nella direzione del raccontare: almeno in Italia il mercato editoriale è nella buona parte in mano agli scrittori anglosassoni, e non è così facile trovarne che scrivano romanzi pieni di “vecchi stanchi”. Anche i più disgraziati il concetto del mostrare di solito riescono a capirlo.<br />
Riguardo ai giovani ti vorrei far notare che il vero problema non è che siano premiate furbizia rispetto a etica o ignoranza rispetto a cultura, ma il premio stesso. Se si vuole una società migliore bisogna capire che il concetto di premio è <i>un’idiozia</i>. Il premio di scrivere un buon romanzo è scrivere un buon romanzo.<br />
<blockquote>Il premio della virtù è la virtù stessa.</p></blockquote>
<p>Come diceva&#8230; ehm, ora non ricordo quale filosofo lo diceva! ^_^</p>
<p>Per la Troisi, ripeto: il problema non è che racconta troppo, il problema è che racconta le cose sbagliate. Ed è ovvio che in certi punti non possa mostrare anche volendo, perché appunto un duello con spade in groppa ai draghi è impossibile, tuttavia non credo che i lettori della Troisi l’apprezzino per questo. I lettori della Troisi l’apprezzano perché <i>mostra</i> Nihal che piange e si taglia i capelli, e questo compensa le parti noiose raccontate.</p>
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		<title>Di: mhrrr</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1177</link>
		<dc:creator>mhrrr</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 14:05:53 +0000</pubDate>
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		<description>:DDD</description>
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		<title>Di: Carraronan</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1175</link>
		<dc:creator>Carraronan</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 11:19:36 +0000</pubDate>
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		<description>&lt;blockquote&gt;non permetterti d’insultare le capre afgane! un mio amico ne ha una per ragazza ed è simpaticissima!&lt;/blockquote&gt;
Anche le pecore sarde sono molto simpatiche e disponibili. La stessa storia di Giasone e del vello d&#039;oro è una metafora dell&#039;antico amore tra uomini e ovini. Ci vorrebbe però una campagna di &quot;Scegliete Amanti Ovini Nazionali&quot;.

Peccato che il mondo sia crudele con noi amanti delle bestialità...
&lt;a href=&quot;http://www.lastampa.it/lazampa/girata.asp?ID_blog=164&amp;ID_articolo=321&amp;ID_sezione=339&amp;sezione=News&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;&lt;strong&gt;Olanda, stop al sesso tra uomini e animali&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;
&lt;em&gt;Il Parlamento approva all&#039;unanimità la legge che vieta la zoofilia. Punito fino a sei mesi di carcere chi trovato ad intrattenersi o a filmare scene hard con pecore o caprette&lt;/em&gt;

Che mondo ingiusto quello che vieta il libero amore tra un uomo e una capretta...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>non permetterti d’insultare le capre afgane! un mio amico ne ha una per ragazza ed è simpaticissima!</p></blockquote>
<p>Anche le pecore sarde sono molto simpatiche e disponibili. La stessa storia di Giasone e del vello d&#8217;oro è una metafora dell&#8217;antico amore tra uomini e ovini. Ci vorrebbe però una campagna di &#8220;Scegliete Amanti Ovini Nazionali&#8221;.</p>
<p>Peccato che il mondo sia crudele con noi amanti delle bestialità&#8230;<br />
<a href="http://www.lastampa.it/lazampa/girata.asp?ID_blog=164&#038;ID_articolo=321&#038;ID_sezione=339&#038;sezione=News" target="_blank" rel="nofollow"><strong>Olanda, stop al sesso tra uomini e animali</strong></a><br />
<em>Il Parlamento approva all&#8217;unanimità la legge che vieta la zoofilia. Punito fino a sei mesi di carcere chi trovato ad intrattenersi o a filmare scene hard con pecore o caprette</em></p>
<p>Che mondo ingiusto quello che vieta il libero amore tra un uomo e una capretta&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: mhrrr</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1174</link>
		<dc:creator>mhrrr</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Mar 2008 09:01:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1174</guid>
		<description>@gamberetta: mi piacerebbe capire se esistono studi e quantificazioni sull&#039;argomento, perché io sono profondamente convinto che invece è sbagliato quel che sostieni tu. indipendentemente da come io vivo (e tu dichiari di vivere) la lettura, io non sono affatto convinto del fatto che i lettori &quot;vedano&quot; sempre il racconto, secondo me si può leggere &quot;muovendo delle etichette&quot;: un vecchio è un vecchio, e non ho nessun bisogno di immaginarmelo finché tu autore non mi costringi a valutare come si muove e cosa ha in mano e se ha la barba o meno e quanto lunga. nel primo caso come lettore ho un&#039;etichetta che non comporta nessun genere di lavoro mentale, nel secondo ho delle informazioni che devo memorizzare e gestire all&#039;interno di un quadro coerente. e qui mi smentisco menzionando la mia esperienza: io come lettore preferisco avere quelle informazioni da gestire, faccio più fatica se non ci sono, come te, ma non so se rientro nell&#039;unico tipo di lettore esistente o se piuttosto -- propendo per questa ipotesi -- faccio solo parte di un certo tipo di lettore. il problema è che il mercato editoriale sta spingendo verso uno specifico tipo, quello del vecchio stanco.
non credo che i giovani siano tutti stupidi, ma mi pare assodato che il modello che viene premiato dalla società oggi sia quello del furbo, disimpegnato e ignorante, perché tutto sommato la legge, l&#039;etica e la cultura non servono assolutamente a un cazzo (e qui mi fermo).

PS: le incoerenze &quot;di sistema&quot; e &quot;di situazione&quot; che tu e i tuoi commentatori denunciate nelle cronache, secondo me, sono dovute esattamente al fatto che la troisi non visualizza ma gestisce etichette, quindi un duello a cavallo di un drago è semplicemente possibile, perché non esistono veri draghi né veri duellanti (né tantomeno duelli), ma solo parole. poi, io come te trovo più faticoso l&#039;uso delle etichette ma, in generale, credo che dipenda dal fatto che sono abituato a partecipare attivamente alla costruzione del narrato: hai efficacemente usato la metafora dell&#039;accompagnamento e della conduzione, ma questo implica l&#039;essere &quot;dentro&quot; la storia; le etichette scevrano l&#039;esperienza della lettura dall&#039;essere dentro la storia, è vero che lasciano il lettore solo -- ed è per questo, lo capisco, che sostieni che fa più fatica -- ma lo lasciano anche libero di non immaginare e di aspettare, semplicemente, il prossimo bacio, in cui potrà riversare tutto il suo traboccante vissuto dei baci (senza visualizzarlo, per carità).
per amor della noia aggiungo una cosa: quel che penso sulla lettura mi fa ancor più paura perché ho il sospetto che travalichi i confini della narrativa e si possa applicare anche all&#039;esperienza nel mondo concreto. questa onnipervasività delle etichette spiegherebbe perché cultura, etica e leggi godono di così poco prestigio.

@carraronan: ehi, bastardo, non permetterti d&#039;insultare le capre afgane! un mio amico ne ha una per ragazza ed è simpaticissima!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@gamberetta: mi piacerebbe capire se esistono studi e quantificazioni sull&#8217;argomento, perché io sono profondamente convinto che invece è sbagliato quel che sostieni tu. indipendentemente da come io vivo (e tu dichiari di vivere) la lettura, io non sono affatto convinto del fatto che i lettori &#8220;vedano&#8221; sempre il racconto, secondo me si può leggere &#8220;muovendo delle etichette&#8221;: un vecchio è un vecchio, e non ho nessun bisogno di immaginarmelo finché tu autore non mi costringi a valutare come si muove e cosa ha in mano e se ha la barba o meno e quanto lunga. nel primo caso come lettore ho un&#8217;etichetta che non comporta nessun genere di lavoro mentale, nel secondo ho delle informazioni che devo memorizzare e gestire all&#8217;interno di un quadro coerente. e qui mi smentisco menzionando la mia esperienza: io come lettore preferisco avere quelle informazioni da gestire, faccio più fatica se non ci sono, come te, ma non so se rientro nell&#8217;unico tipo di lettore esistente o se piuttosto &#8212; propendo per questa ipotesi &#8212; faccio solo parte di un certo tipo di lettore. il problema è che il mercato editoriale sta spingendo verso uno specifico tipo, quello del vecchio stanco.<br />
non credo che i giovani siano tutti stupidi, ma mi pare assodato che il modello che viene premiato dalla società oggi sia quello del furbo, disimpegnato e ignorante, perché tutto sommato la legge, l&#8217;etica e la cultura non servono assolutamente a un cazzo (e qui mi fermo).</p>
<p>PS: le incoerenze &#8220;di sistema&#8221; e &#8220;di situazione&#8221; che tu e i tuoi commentatori denunciate nelle cronache, secondo me, sono dovute esattamente al fatto che la troisi non visualizza ma gestisce etichette, quindi un duello a cavallo di un drago è semplicemente possibile, perché non esistono veri draghi né veri duellanti (né tantomeno duelli), ma solo parole. poi, io come te trovo più faticoso l&#8217;uso delle etichette ma, in generale, credo che dipenda dal fatto che sono abituato a partecipare attivamente alla costruzione del narrato: hai efficacemente usato la metafora dell&#8217;accompagnamento e della conduzione, ma questo implica l&#8217;essere &#8220;dentro&#8221; la storia; le etichette scevrano l&#8217;esperienza della lettura dall&#8217;essere dentro la storia, è vero che lasciano il lettore solo &#8212; ed è per questo, lo capisco, che sostieni che fa più fatica &#8212; ma lo lasciano anche libero di non immaginare e di aspettare, semplicemente, il prossimo bacio, in cui potrà riversare tutto il suo traboccante vissuto dei baci (senza visualizzarlo, per carità).<br />
per amor della noia aggiungo una cosa: quel che penso sulla lettura mi fa ancor più paura perché ho il sospetto che travalichi i confini della narrativa e si possa applicare anche all&#8217;esperienza nel mondo concreto. questa onnipervasività delle etichette spiegherebbe perché cultura, etica e leggi godono di così poco prestigio.</p>
<p>@carraronan: ehi, bastardo, non permetterti d&#8217;insultare le capre afgane! un mio amico ne ha una per ragazza ed è simpaticissima!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Gamberetta</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1173</link>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 18:32:16 +0000</pubDate>
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		<description>@Carraronan. Non so, io trovo &lt;i&gt;impossibile&lt;/i&gt; non rappresentarmi in immagini le parole che leggo e ho sempre pensato sia una caratteristica propria della specie umana. Perciò anche il più mentecatto almeno tenterà questo tipo di rappresentazione. Magari mi sbaglio.

Poi non è vero che i giovani sono tutti scemi! O anche solo la maggior parte. Tieni conto che spesso quando si è in compagnia è inevitabile assimilarsi al livello medio di demenza, è anche il bello di una compagnia: il rinunciare alla responsabilità individuale, rinunciare a ragionare, e seguire il “gregge” senza preoccupazioni.
Il problema è che la scuola non trasmette (più?) alcuna passione riguardo la lettura. La lettura è vista solo come dovere e fatica. Secondo me se le 30 ore circa a settimana che per anni un adolescente passa a scuola venissero meglio spese, il pubblico non sarebbe o sembrerebbe così stupido.
Perciò la colpa è solo dei professori! ^_^</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Carraronan. Non so, io trovo <i>impossibile</i> non rappresentarmi in immagini le parole che leggo e ho sempre pensato sia una caratteristica propria della specie umana. Perciò anche il più mentecatto almeno tenterà questo tipo di rappresentazione. Magari mi sbaglio.</p>
<p>Poi non è vero che i giovani sono tutti scemi! O anche solo la maggior parte. Tieni conto che spesso quando si è in compagnia è inevitabile assimilarsi al livello medio di demenza, è anche il bello di una compagnia: il rinunciare alla responsabilità individuale, rinunciare a ragionare, e seguire il “gregge” senza preoccupazioni.<br />
Il problema è che la scuola non trasmette (più?) alcuna passione riguardo la lettura. La lettura è vista solo come dovere e fatica. Secondo me se le 30 ore circa a settimana che per anni un adolescente passa a scuola venissero meglio spese, il pubblico non sarebbe o sembrerebbe così stupido.<br />
Perciò la colpa è solo dei professori! ^_^</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: Carraronan</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1172</link>
		<dc:creator>Carraronan</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 16:28:43 +0000</pubDate>
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		<description>&lt;blockquote&gt;&lt;strong&gt;mhrr scrive:&lt;/strong&gt;
il lettore, quando legge un duello mostrato deve fare lo sforzo di vederlo, mentre se legge soltanto che c’è un duello non deve neppure fare quello sforzo.
secondo me è a questo livello che il mercato editoriale ci sta portando, il barsa kelmes della letteratura finzionale in cui il contenuto del libro è esattamente la quarta di copertina
[...]
immagina di sottoporlo ai lettori adoranti di nihal insieme all’originale: sei davvero sicura che alla domanda “quale dei due è più facile da leggere” sceglierebbero l’originale?&lt;/blockquote&gt;
&lt;blockquote&gt;&lt;strong&gt;Gamberetta scrive:&lt;/strong&gt;
Quello che dici riguardo al mostrare e raccontare è sbagliato. Non è più facile per il lettore seguire il raccontato, anzi, è più faticoso. Perché comunque il lettore trae immagini mentali dalle parole che legge.&lt;/blockquote&gt;
&lt;strong&gt;Gamberetta&lt;/strong&gt; hai ovviamente ragione in linea generale, ma credo che &lt;strong&gt;mhrrr&lt;/strong&gt; intenda dire che certo pubblico, il pubblico di giovini fanciulli a cui si rivolge ad esempio la Mondadori, fa così schifo ed è così pigro (o perlomeno chi di dovere nella casa editrice se lo immagina così...)  che nemmeno fa lo sforzo di immaginare quel che legge.

Se il pubblico di &quot;Nihal&quot; di fronte alla mancanza assoluta di descrizioni nei combattimenti non ha battuto ciglio, forse è perché è così pigro da leggere &quot;Nihal uccise un fammin dietro l&#039;altro per ore&quot; e non cercare &lt;em&gt;nemmeno per un istante&lt;/em&gt; di raffigurarsi la scena perché, fondamentalmente, non gliene frega niente&lt;strong&gt; mentre &lt;/strong&gt;invece se dovesse leggersi tutta la sequenza dettagliata di emozionanti combattimenti non farebbe altro che sbuffare &quot;&lt;em&gt;K, K, ke 2 palle i 2lli, ma kuando e ke tipo Nial e Senar s baciano?&lt;/em&gt;&quot;.

Diamine, i giovinastri di prima-seconda liceo che vedevo in giro quando io andavo in quinta liceo erano dei veri craniolesi da mettere tutti in fila contro il muro per un sano &lt;em&gt;giro di mitragliatrice&lt;/em&gt;! E non lo pensavo solo io: tutta la mia classe era scandalizzata dal livello di degenerazione giovanile occorsa in pochi anni. E non è che fosse una classe formata da chissà quali cime intellettual-snob, seppure fosse magari un po&#039; al di sopra della media come livello culturale... ad esempio leggevano in molti regolarmente dei libri per proprio piacere e non guardavano il Grande Fratello.
Dubito che gli adolescenti siano molto migliorati negli anni successivi a quando ho lasciato il liceo, anzi!

Discorsi simili sul degrado anno per anno dei nuovi giovani allievi li ho sentiti anche dal maestro di karate shotokan di mio fratello e da mio fratello stesso, che spesso ha a che fare con ragazzini di terza media-prima liceo (il pubblico Mondadori!) per lezioni dimostrative di karate (si, viene sfruttato dal maestro...). &quot;Morti cerebrali&quot; e &quot;sembrano più volgari bestie che esseri umani&quot; è il complimento che sento dedicare ai giovani d&#039;oggi con maggior frequenza che in passato.

Questa idea del &quot;non voler faticare a raffigurarsi le cose&quot; può suonare ridicola a chiunque sia appassionato di lettura e quindi cerchi &quot;il film mentale&quot; nel leggere, come me o Gamberetta o tantissimi altri, ma se teniamo conto che &lt;strong&gt;la Mondadori si rivolge a un pubblico di adolescenti semianalfabeti&lt;/strong&gt;, ignoranti come capre afgane e con un orizzonte mentale che non arriva oltre il loro ombelico, con l&#039;unico scopo (o magari &quot;scopo principe&quot;, se non unico) di spennar loro un po&#039; di monete &lt;strong&gt;FORSE&lt;/strong&gt; queste considerazioni ciniche potrebbero anche esser state fatte...
...e &lt;em&gt;forse&lt;/em&gt; hanno funzionato e hanno aiutato a vendere se davvero il pubblico è così pigro e decerebrato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong>mhrr scrive:</strong><br />
il lettore, quando legge un duello mostrato deve fare lo sforzo di vederlo, mentre se legge soltanto che c’è un duello non deve neppure fare quello sforzo.<br />
secondo me è a questo livello che il mercato editoriale ci sta portando, il barsa kelmes della letteratura finzionale in cui il contenuto del libro è esattamente la quarta di copertina<br />
[...]<br />
immagina di sottoporlo ai lettori adoranti di nihal insieme all’originale: sei davvero sicura che alla domanda “quale dei due è più facile da leggere” sceglierebbero l’originale?</p></blockquote>
<blockquote><p><strong>Gamberetta scrive:</strong><br />
Quello che dici riguardo al mostrare e raccontare è sbagliato. Non è più facile per il lettore seguire il raccontato, anzi, è più faticoso. Perché comunque il lettore trae immagini mentali dalle parole che legge.</p></blockquote>
<p><strong>Gamberetta</strong> hai ovviamente ragione in linea generale, ma credo che <strong>mhrrr</strong> intenda dire che certo pubblico, il pubblico di giovini fanciulli a cui si rivolge ad esempio la Mondadori, fa così schifo ed è così pigro (o perlomeno chi di dovere nella casa editrice se lo immagina così&#8230;)  che nemmeno fa lo sforzo di immaginare quel che legge.</p>
<p>Se il pubblico di &#8220;Nihal&#8221; di fronte alla mancanza assoluta di descrizioni nei combattimenti non ha battuto ciglio, forse è perché è così pigro da leggere &#8220;Nihal uccise un fammin dietro l&#8217;altro per ore&#8221; e non cercare <em>nemmeno per un istante</em> di raffigurarsi la scena perché, fondamentalmente, non gliene frega niente<strong> mentre </strong>invece se dovesse leggersi tutta la sequenza dettagliata di emozionanti combattimenti non farebbe altro che sbuffare &#8220;<em>K, K, ke 2 palle i 2lli, ma kuando e ke tipo Nial e Senar s baciano?</em>&#8220;.</p>
<p>Diamine, i giovinastri di prima-seconda liceo che vedevo in giro quando io andavo in quinta liceo erano dei veri craniolesi da mettere tutti in fila contro il muro per un sano <em>giro di mitragliatrice</em>! E non lo pensavo solo io: tutta la mia classe era scandalizzata dal livello di degenerazione giovanile occorsa in pochi anni. E non è che fosse una classe formata da chissà quali cime intellettual-snob, seppure fosse magari un po&#8217; al di sopra della media come livello culturale&#8230; ad esempio leggevano in molti regolarmente dei libri per proprio piacere e non guardavano il Grande Fratello.<br />
Dubito che gli adolescenti siano molto migliorati negli anni successivi a quando ho lasciato il liceo, anzi!</p>
<p>Discorsi simili sul degrado anno per anno dei nuovi giovani allievi li ho sentiti anche dal maestro di karate shotokan di mio fratello e da mio fratello stesso, che spesso ha a che fare con ragazzini di terza media-prima liceo (il pubblico Mondadori!) per lezioni dimostrative di karate (si, viene sfruttato dal maestro&#8230;). &#8220;Morti cerebrali&#8221; e &#8220;sembrano più volgari bestie che esseri umani&#8221; è il complimento che sento dedicare ai giovani d&#8217;oggi con maggior frequenza che in passato.</p>
<p>Questa idea del &#8220;non voler faticare a raffigurarsi le cose&#8221; può suonare ridicola a chiunque sia appassionato di lettura e quindi cerchi &#8220;il film mentale&#8221; nel leggere, come me o Gamberetta o tantissimi altri, ma se teniamo conto che <strong>la Mondadori si rivolge a un pubblico di adolescenti semianalfabeti</strong>, ignoranti come capre afgane e con un orizzonte mentale che non arriva oltre il loro ombelico, con l&#8217;unico scopo (o magari &#8220;scopo principe&#8221;, se non unico) di spennar loro un po&#8217; di monete <strong>FORSE</strong> queste considerazioni ciniche potrebbero anche esser state fatte&#8230;<br />
&#8230;e <em>forse</em> hanno funzionato e hanno aiutato a vendere se davvero il pubblico è così pigro e decerebrato.</p>
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		<title>Di: Gamberetta</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1171</link>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 15:30:57 +0000</pubDate>
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		<description>@mhrrr. Lasciamo da parte Tolkien. Quello che dici riguardo al mostrare e raccontare è sbagliato. Non è più facile per il lettore seguire il raccontato, anzi, è più faticoso. Perché comunque il lettore trae immagini mentali dalle parole che legge. Se lo scrittore sta mostrando sarà facile per il lettore questa “conversione”, se sta raccontando la conversione costerà molta più fatica. È questa la ragione per la quale pagina dopo pagina di raccontato possono creare un senso di fastidio e noia. Poi ci sono le eccezioni e la bravura del singolo scrittore, ma &lt;i&gt;in generale&lt;/i&gt; il mostrare porta a una scrittura molto più “facile” e scorrevole.
Infatti il difetto della Troisi in questo campo non è tanto il raccontare eccessivo, è lo scegliere in maniera demente cosa raccontare e cosa mostrare (tipo raccontare di una battaglia e mostrare Nihal che si taglia i capelli).
Infine il discorso delle descrizioni così come lo poni non ha senso: una descrizione è “neutra”, può essere sia mostrata, sia raccontata. Esempio:
“Merlino era vecchio e stanco” (descrizione raccontata)
“Merlino si appoggiava al bastone, a ogni passo la lunga barba bianca sfiorava il suolo” (descrizione mostrata)
Nota che la seconda è meno faticosa della prima, perché conduce passo a passo l’immaginazione del lettore, mentre leggendo la prima frase il lettore deve immaginarsi tutto da solo qualcosa di simile alla seconda frase.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@mhrrr. Lasciamo da parte Tolkien. Quello che dici riguardo al mostrare e raccontare è sbagliato. Non è più facile per il lettore seguire il raccontato, anzi, è più faticoso. Perché comunque il lettore trae immagini mentali dalle parole che legge. Se lo scrittore sta mostrando sarà facile per il lettore questa “conversione”, se sta raccontando la conversione costerà molta più fatica. È questa la ragione per la quale pagina dopo pagina di raccontato possono creare un senso di fastidio e noia. Poi ci sono le eccezioni e la bravura del singolo scrittore, ma <i>in generale</i> il mostrare porta a una scrittura molto più “facile” e scorrevole.<br />
Infatti il difetto della Troisi in questo campo non è tanto il raccontare eccessivo, è lo scegliere in maniera demente cosa raccontare e cosa mostrare (tipo raccontare di una battaglia e mostrare Nihal che si taglia i capelli).<br />
Infine il discorso delle descrizioni così come lo poni non ha senso: una descrizione è “neutra”, può essere sia mostrata, sia raccontata. Esempio:<br />
“Merlino era vecchio e stanco” (descrizione raccontata)<br />
“Merlino si appoggiava al bastone, a ogni passo la lunga barba bianca sfiorava il suolo” (descrizione mostrata)<br />
Nota che la seconda è meno faticosa della prima, perché conduce passo a passo l’immaginazione del lettore, mentre leggendo la prima frase il lettore deve immaginarsi tutto da solo qualcosa di simile alla seconda frase.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: mhrrr</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1170</link>
		<dc:creator>mhrrr</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 14:35:12 +0000</pubDate>
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		<description>@gamberetta: sono... un po&#039; perplesso.
ho letto tolkien a 14 anni e mi ha meravigliato -- senza che sapessi alcunché di mitologia nordica --, talvolta mi capita di sfogliarlo e con piacere ne rileggo qualche passo (ecco, con questo ho dichiarato la mia irrecuperabilità). io non lo trovo noioso, anzi, è uno dei pochi che riesco a rileggere. ridotta la questione, in assenza di quantificazioni e precise e misurazioni, a un fatto di pura preferenza personale, non perdere tempo a rispondermi su questo.
sul fatto che non fosse un autore professionista non posso che darti ragione, ma non vedo come questo dovrebbe a priori costituire un&#039;ipoteca sulla capacità di narrare bene. come discorso generale, non solo in relazione a questo specifico autore (che, comunque leggeva ciò che scriveva ai suoi amichetti, gli inklings o qualcosa di simile, mi pare il giovedì pomeriggio di ogni settimana. non ho idea di quanto ci abbia messo).

quanto all&#039;esemplificazione che hai fatto tu, deve essermi sfuggito qualcosa, perché è esattamente quel che io intendevo come paragone tra buoni e cattivi scrittori. o forse io non mi sono spiegato bene: quel che intendo dire è che l&#039;ostensione (il termine è usato un po&#039; impropriamente, me ne scuserai) del duello è comunque meno facile della sua sinossi &quot;e combatterono dandosi gran mazzate per due ore&quot;. ma non perché è scritto male, solo e semplicemente perché ci sono più parole, più applicazioni della sintassi, perché &lt;b&gt;il lettore, quando legge un duello mostrato deve fare lo sforzo di vederlo, mentre se legge soltanto che c&#039;è un duello non deve neppure fare quello sforzo&lt;/b&gt;.
secondo me è a questo livello che il mercato editoriale ci sta portando, il barsa kelmes della letteratura finzionale in cui il contenuto del libro è esattamente la quarta di copertina. è in quest&#039;ottica che ho sostenuto che una cosa scritta bene è più difficile da leggere di una scritta male. immagina di prendere il più bel romanzo fantasy che ti viene in mente, immagina di privarlo di tutte le descrizioni rimpiazzandole con gli accrocchi di parole che dicono e non mostrano, immagina di sottoporlo ai lettori adoranti di nihal insieme all&#039;originale: sei davvero sicura che alla domanda &quot;quale dei due è più facile da leggere&quot; sceglierebbero l&#039;originale?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@gamberetta: sono&#8230; un po&#8217; perplesso.<br />
ho letto tolkien a 14 anni e mi ha meravigliato &#8212; senza che sapessi alcunché di mitologia nordica &#8211;, talvolta mi capita di sfogliarlo e con piacere ne rileggo qualche passo (ecco, con questo ho dichiarato la mia irrecuperabilità). io non lo trovo noioso, anzi, è uno dei pochi che riesco a rileggere. ridotta la questione, in assenza di quantificazioni e precise e misurazioni, a un fatto di pura preferenza personale, non perdere tempo a rispondermi su questo.<br />
sul fatto che non fosse un autore professionista non posso che darti ragione, ma non vedo come questo dovrebbe a priori costituire un&#8217;ipoteca sulla capacità di narrare bene. come discorso generale, non solo in relazione a questo specifico autore (che, comunque leggeva ciò che scriveva ai suoi amichetti, gli inklings o qualcosa di simile, mi pare il giovedì pomeriggio di ogni settimana. non ho idea di quanto ci abbia messo).</p>
<p>quanto all&#8217;esemplificazione che hai fatto tu, deve essermi sfuggito qualcosa, perché è esattamente quel che io intendevo come paragone tra buoni e cattivi scrittori. o forse io non mi sono spiegato bene: quel che intendo dire è che l&#8217;ostensione (il termine è usato un po&#8217; impropriamente, me ne scuserai) del duello è comunque meno facile della sua sinossi &#8220;e combatterono dandosi gran mazzate per due ore&#8221;. ma non perché è scritto male, solo e semplicemente perché ci sono più parole, più applicazioni della sintassi, perché <b>il lettore, quando legge un duello mostrato deve fare lo sforzo di vederlo, mentre se legge soltanto che c&#8217;è un duello non deve neppure fare quello sforzo</b>.<br />
secondo me è a questo livello che il mercato editoriale ci sta portando, il barsa kelmes della letteratura finzionale in cui il contenuto del libro è esattamente la quarta di copertina. è in quest&#8217;ottica che ho sostenuto che una cosa scritta bene è più difficile da leggere di una scritta male. immagina di prendere il più bel romanzo fantasy che ti viene in mente, immagina di privarlo di tutte le descrizioni rimpiazzandole con gli accrocchi di parole che dicono e non mostrano, immagina di sottoporlo ai lettori adoranti di nihal insieme all&#8217;originale: sei davvero sicura che alla domanda &#8220;quale dei due è più facile da leggere&#8221; sceglierebbero l&#8217;originale?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Gamberetta</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1169</link>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Mar 2008 20:55:16 +0000</pubDate>
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		<description>@AngicourtJester. Io sto dicendo che Tolkien è &lt;b&gt;noioso&lt;/b&gt;. Questo è un grave difetto per chi scrive narrativa, sia “colta” sia meno colta. E tra l’altro Dante è molto meno noioso di Tolkien (almeno l’Inferno).
Poi Manzoni non me lo puoi mettere nella stessa lista con Dante e Shakespeare, per piacere! Cerca la recensione di E.A. Poe dei Promessi Sposi, direi dice tutto: buon romanzo, un affarone a 42 centesimi di dollaro!, niente di più, niente di meno. Il fatto che continuino a farlo leggere a scuola è uno &lt;i&gt;schifo &lt;/i&gt;.

Se per apprezzare Tolkien sono richiesti anni di studi nell’ambito della mitologia nordica è solo una conferma della scarsa abilità di Tolkien come narratore. Senza contare che lo stesso discorso si potrebbe applicare a tutti: se la Troisi ti dice che per apprezzare i suoi romanzi ci vuole una laurea in fisica e dieci anni di studio di mitologia orientale tu rispondi: «Ah, ok, scemo io! Nihal è un capolavoro!» ?
Ho letto Tolkien, mi ha annoiata, a causa di precisi problemi con lo stile che usa (che lo faccia apposta o no) e per questo non lo considero un bravo scrittore. Non mi sembra ci sia niente di strano in questo discorso.
Il paragone con Platone è per dire che si possono esprimere concetti anche molto sofisticati senza rinunciare alla semplicità.
Infine è &lt;i&gt;ingenuo&lt;/i&gt; credere che un argomento colto richieda un linguaggio colto. Perché mai? Anzi, più uno è colto, più ha chiari i concetti e dunque può esprimerli in termini semplici. La legge della gravitazione universale di Newton sono &lt;i&gt;due semplici righe&lt;/i&gt; e benché non del tutto corretta fornisce una buona approssimazione di come funzioni l’interno universo. In due semplici righe. Non è che questi argomenti “colti” sono solo astrusi?

Riguardo al dilettante. Di per sé scrivere “per diletto” non è una cattiva cosa, però io ho l’impressione che Tolkien scriva per &lt;i&gt;suo esclusivo&lt;/i&gt; diletto. Non ha quell’approccio dello scrittore “professionista” che comunque mette avanti a tutto la possibilità di farsi leggere da quante più persone possibile (come secondo me dovrebbe essere).

@Loreley. La Torre Nera vale la pena, almeno il primo volume, se non è il miglior romanzo di King è uno dei migliori. Riguardo agli altri:
Jordan mi ha stufata subito.
Martin è bravo, ma non è così bravo da farmi leggere “a vuoto”. Sarà un’idea fuori moda, ma a me piace quando le storie cominciano e finiscono e non dover aspettare che anche Martin si becchi una malattia mortale per vedere la conclusione della vicenda.
Di Gemmell ho letto solo un romanzo (“La perla nera”) e non mi è piaciuto granché, però forse ho beccato il romanzo sbagliato, proverò a leggere altro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@AngicourtJester. Io sto dicendo che Tolkien è <b>noioso</b>. Questo è un grave difetto per chi scrive narrativa, sia “colta” sia meno colta. E tra l’altro Dante è molto meno noioso di Tolkien (almeno l’Inferno).<br />
Poi Manzoni non me lo puoi mettere nella stessa lista con Dante e Shakespeare, per piacere! Cerca la recensione di E.A. Poe dei Promessi Sposi, direi dice tutto: buon romanzo, un affarone a 42 centesimi di dollaro!, niente di più, niente di meno. Il fatto che continuino a farlo leggere a scuola è uno <i>schifo </i>.</p>
<p>Se per apprezzare Tolkien sono richiesti anni di studi nell’ambito della mitologia nordica è solo una conferma della scarsa abilità di Tolkien come narratore. Senza contare che lo stesso discorso si potrebbe applicare a tutti: se la Troisi ti dice che per apprezzare i suoi romanzi ci vuole una laurea in fisica e dieci anni di studio di mitologia orientale tu rispondi: «Ah, ok, scemo io! Nihal è un capolavoro!» ?<br />
Ho letto Tolkien, mi ha annoiata, a causa di precisi problemi con lo stile che usa (che lo faccia apposta o no) e per questo non lo considero un bravo scrittore. Non mi sembra ci sia niente di strano in questo discorso.<br />
Il paragone con Platone è per dire che si possono esprimere concetti anche molto sofisticati senza rinunciare alla semplicità.<br />
Infine è <i>ingenuo</i> credere che un argomento colto richieda un linguaggio colto. Perché mai? Anzi, più uno è colto, più ha chiari i concetti e dunque può esprimerli in termini semplici. La legge della gravitazione universale di Newton sono <i>due semplici righe</i> e benché non del tutto corretta fornisce una buona approssimazione di come funzioni l’interno universo. In due semplici righe. Non è che questi argomenti “colti” sono solo astrusi?</p>
<p>Riguardo al dilettante. Di per sé scrivere “per diletto” non è una cattiva cosa, però io ho l’impressione che Tolkien scriva per <i>suo esclusivo</i> diletto. Non ha quell’approccio dello scrittore “professionista” che comunque mette avanti a tutto la possibilità di farsi leggere da quante più persone possibile (come secondo me dovrebbe essere).</p>
<p>@Loreley. La Torre Nera vale la pena, almeno il primo volume, se non è il miglior romanzo di King è uno dei migliori. Riguardo agli altri:<br />
Jordan mi ha stufata subito.<br />
Martin è bravo, ma non è così bravo da farmi leggere “a vuoto”. Sarà un’idea fuori moda, ma a me piace quando le storie cominciano e finiscono e non dover aspettare che anche Martin si becchi una malattia mortale per vedere la conclusione della vicenda.<br />
Di Gemmell ho letto solo un romanzo (“La perla nera”) e non mi è piaciuto granché, però forse ho beccato il romanzo sbagliato, proverò a leggere altro.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Angra</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1168</link>
		<dc:creator>Angra</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Mar 2008 06:20:04 +0000</pubDate>
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		<description>Non stavo parlando di contenuti e di genere, ma di tempi narrativi. A parità di storia e di contenuti, una gestione sensata dei tempi narrativi avrebbe reso il romanzo migliore, tutto qui. 

Per fare un parallelo col cinema, non è come criticare un regista perché mancano le gag comiche in un film drammatico, ma perché le inquadrature sono sbagliate.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non stavo parlando di contenuti e di genere, ma di tempi narrativi. A parità di storia e di contenuti, una gestione sensata dei tempi narrativi avrebbe reso il romanzo migliore, tutto qui. </p>
<p>Per fare un parallelo col cinema, non è come criticare un regista perché mancano le gag comiche in un film drammatico, ma perché le inquadrature sono sbagliate.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: AngicourtJester</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1167</link>
		<dc:creator>AngicourtJester</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Mar 2008 10:38:57 +0000</pubDate>
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		<description>Stiamo andando un po&#039;OT.
Comunque Tolkien &lt;i&gt;non scrive sword &amp; sorcery&lt;/i&gt;. Non puoi basare un giudizio sul valore dell&#039;autore in base a quello che tu ti aspetti da lui come genere. Sarebbe come guardare un film di Kubrik e criticarlo perché mancano le gag comico-demenziali.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Stiamo andando un po&#8217;OT.<br />
Comunque Tolkien <i>non scrive sword &amp; sorcery</i>. Non puoi basare un giudizio sul valore dell&#8217;autore in base a quello che tu ti aspetti da lui come genere. Sarebbe come guardare un film di Kubrik e criticarlo perché mancano le gag comico-demenziali.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Angra</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1165</link>
		<dc:creator>Angra</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Mar 2008 18:30:34 +0000</pubDate>
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		<description>@AngicourtJester: Tolikien sarà tutte le cose che tu dici, ma Il Signore degli Anelli dal punto di vista dell&#039;opera di narrativa è tutt&#039;altro che un capolavoro. Poi avrà un grosso valore aggiunto sotto tutti gli aspetti che hai citato, ma non si può negare che sia anche e soprattutto un&#039;opera di narrativa. Tanto per dire un errore fondamentale sbaglia i tempi: ti descrive ogni pietra e ogni cespuglio lungo la via quando non succede nulla, e tira via in quattro e quattr&#039;otto quando l&#039;azione si fa drammatica. Ci si annoia nel primo caso, si rimane insoddisfatti nel secondo.

Il già citato episodio di Tom Bombadil è balordaggine pura. Forse un esperto di miti nordici quale io non sono potrà andare in brodo di giuggiole di fronte al personaggio, ma a me fa cascare le braccia. E&#039; uno dei pochi casi in cui gli sceneggiatori del film riescono a migliorare il romanzo (è bastato far sparire del tutto il personaggio).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@AngicourtJester: Tolikien sarà tutte le cose che tu dici, ma Il Signore degli Anelli dal punto di vista dell&#8217;opera di narrativa è tutt&#8217;altro che un capolavoro. Poi avrà un grosso valore aggiunto sotto tutti gli aspetti che hai citato, ma non si può negare che sia anche e soprattutto un&#8217;opera di narrativa. Tanto per dire un errore fondamentale sbaglia i tempi: ti descrive ogni pietra e ogni cespuglio lungo la via quando non succede nulla, e tira via in quattro e quattr&#8217;otto quando l&#8217;azione si fa drammatica. Ci si annoia nel primo caso, si rimane insoddisfatti nel secondo.</p>
<p>Il già citato episodio di Tom Bombadil è balordaggine pura. Forse un esperto di miti nordici quale io non sono potrà andare in brodo di giuggiole di fronte al personaggio, ma a me fa cascare le braccia. E&#8217; uno dei pochi casi in cui gli sceneggiatori del film riescono a migliorare il romanzo (è bastato far sparire del tutto il personaggio).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: AngicourtJester</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1164</link>
		<dc:creator>AngicourtJester</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Mar 2008 11:11:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1164</guid>
		<description>A questo punto mi confesso disarmato. Come posso rispondere quando mi si mette Platone in relazione a Tolkien? Su che basi si poggia questo accostamento? Ma a parte questo, cioè che Platone viene fatto studiare un tantino dopo i 14 anni, non è possibile cogliere tutte le sfumature delle opere di Tolkien a quell&#039;età, proprio perché sono necessari anni di studio e di interesse per conoscere la civiltà a cui lui fa riferimento, non per mancanza di capacità intellettive. E&#039; un dato di fatto: la formazione culturale di un qualsiasi quattordicenne non è abbastanza completa da fornirgli gli strumenti per capire a fondo Tolkien. Bada, non sto dando dell&#039;ignorante a nessuno, tutt&#039;altro. Anch&#039;io leggevo Tolkien a 14 anni e per me era solo una bella avventura con creature fantastiche. Un fantasy, appunto. Poi, negli anni, con lo studio e la mia passione per la mitologia, ho incominciato a saperne di più sui miti nordici, sul Beowulf e il Sir Gawayn, sull&#039;Edda di Snorri Sturluson, i Kalevala e le saghe degli scaldi. Se questi sono soltanto nomi, è impossibile riuscire a capire Tolkien. Bisogna aver letto tutte queste opere, aver studiato le civiltà medievali scandinave, germaniche e anglosassoni per capire le basi su cui poggia Tolkien. Senza queste conoscenze è come essere dottori in storia e leggere un trattato di meccanica quantistica: magari capisci le frasi, ma la loro applicazione sfugge.
In questo modo mi stai dicendo che Tolkien è noioso quanto lo è un Dante (e nessuno dei due è noioso: utilizzano un linguaggio colto che è essenziale ai loro scopi: accusare un Dante di incompetenza è semplicemente bestemmiare). Non facile lettura non è né sinonimo di incompetenza né di noia ed è inutile impuntarsi sul contrario, perché semplicemente non è vero. Se lo fosse, allora dovremmo cacciare via l&#039;80% della letteratura colta. Shakespeare andrebbe nello scarico del water assieme a Foscolo, Dante, Monti, Manzoni, ecc.
Il fatto che Tolkien scriva così per scelta e non per incompetenza, è facilmente dimostrabile: basta leggere &quot;Lo hobbit&quot;. Stile scorrevole, semplice e veloce. Quindi sapeva farlo e anche molto bene. Se nelle opere successive non ha mantenuto lo stesso stile è perché non gli serviva.

Non ha senso parlare di Tolkien e citare Platone (il cui insegamento è peraltro filtrato e reso più accessibile -del resto la scuola serve a questo), oppure citarmi una frase di Popper (che è giusta di per sé, ma fuori contesto: K. Popper parla di idee nuove, Tolkien non propone idee nuove, ma un formato moderno già noto per contenuti colti e antichi, che non puoi esprimere se non in linguaggio colto). Sì, sono cose che lì per lì sembrano avvallare la tua opinione, ma, se permetti (e lo dico senza alcuna acrimonia né intento offensivo), in definitiva non toccano l&#039;argomento in questione.

Bada, continuo a sostenere che la chiarezza e la semplicità siano caratteristiche fondamentali nell&#039;ambito narrativo, ma, come tutte le regole, ha le sue eccezioni.

Inoltre non capisco l&#039;uso che fai del termine dilettante: da un lato sembri ritenere che uno scrittore possa essere svincolato dalla professione. E questa è la definizione di dilettante: uno che fa qualcosa, ma non per professione.
Però in questa discussione, riguardo a Tolkien, sembri utilizzarlo (o almeno è questa l&#039;impressione che se ne ricava) con accezione negativa e come sinonimo di incompetenza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A questo punto mi confesso disarmato. Come posso rispondere quando mi si mette Platone in relazione a Tolkien? Su che basi si poggia questo accostamento? Ma a parte questo, cioè che Platone viene fatto studiare un tantino dopo i 14 anni, non è possibile cogliere tutte le sfumature delle opere di Tolkien a quell&#8217;età, proprio perché sono necessari anni di studio e di interesse per conoscere la civiltà a cui lui fa riferimento, non per mancanza di capacità intellettive. E&#8217; un dato di fatto: la formazione culturale di un qualsiasi quattordicenne non è abbastanza completa da fornirgli gli strumenti per capire a fondo Tolkien. Bada, non sto dando dell&#8217;ignorante a nessuno, tutt&#8217;altro. Anch&#8217;io leggevo Tolkien a 14 anni e per me era solo una bella avventura con creature fantastiche. Un fantasy, appunto. Poi, negli anni, con lo studio e la mia passione per la mitologia, ho incominciato a saperne di più sui miti nordici, sul Beowulf e il Sir Gawayn, sull&#8217;Edda di Snorri Sturluson, i Kalevala e le saghe degli scaldi. Se questi sono soltanto nomi, è impossibile riuscire a capire Tolkien. Bisogna aver letto tutte queste opere, aver studiato le civiltà medievali scandinave, germaniche e anglosassoni per capire le basi su cui poggia Tolkien. Senza queste conoscenze è come essere dottori in storia e leggere un trattato di meccanica quantistica: magari capisci le frasi, ma la loro applicazione sfugge.<br />
In questo modo mi stai dicendo che Tolkien è noioso quanto lo è un Dante (e nessuno dei due è noioso: utilizzano un linguaggio colto che è essenziale ai loro scopi: accusare un Dante di incompetenza è semplicemente bestemmiare). Non facile lettura non è né sinonimo di incompetenza né di noia ed è inutile impuntarsi sul contrario, perché semplicemente non è vero. Se lo fosse, allora dovremmo cacciare via l&#8217;80% della letteratura colta. Shakespeare andrebbe nello scarico del water assieme a Foscolo, Dante, Monti, Manzoni, ecc.<br />
Il fatto che Tolkien scriva così per scelta e non per incompetenza, è facilmente dimostrabile: basta leggere &#8220;Lo hobbit&#8221;. Stile scorrevole, semplice e veloce. Quindi sapeva farlo e anche molto bene. Se nelle opere successive non ha mantenuto lo stesso stile è perché non gli serviva.</p>
<p>Non ha senso parlare di Tolkien e citare Platone (il cui insegamento è peraltro filtrato e reso più accessibile -del resto la scuola serve a questo), oppure citarmi una frase di Popper (che è giusta di per sé, ma fuori contesto: K. Popper parla di idee nuove, Tolkien non propone idee nuove, ma un formato moderno già noto per contenuti colti e antichi, che non puoi esprimere se non in linguaggio colto). Sì, sono cose che lì per lì sembrano avvallare la tua opinione, ma, se permetti (e lo dico senza alcuna acrimonia né intento offensivo), in definitiva non toccano l&#8217;argomento in questione.</p>
<p>Bada, continuo a sostenere che la chiarezza e la semplicità siano caratteristiche fondamentali nell&#8217;ambito narrativo, ma, come tutte le regole, ha le sue eccezioni.</p>
<p>Inoltre non capisco l&#8217;uso che fai del termine dilettante: da un lato sembri ritenere che uno scrittore possa essere svincolato dalla professione. E questa è la definizione di dilettante: uno che fa qualcosa, ma non per professione.<br />
Però in questa discussione, riguardo a Tolkien, sembri utilizzarlo (o almeno è questa l&#8217;impressione che se ne ricava) con accezione negativa e come sinonimo di incompetenza.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Loreley</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1163</link>
		<dc:creator>Loreley</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Mar 2008 10:05:40 +0000</pubDate>
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		<description>Ah, dovrei iniziare anche &quot;la torre nera&quot; di King :/ Di lui ho letto di tutto meno che quella, ed era il mio scrittore preferito da ragazzina :D Ora i miei gusti sono un po&#039; cambiati, ma continua a piaciucchiarmi lo stesso abbastanza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ah, dovrei iniziare anche &#8220;la torre nera&#8221; di King :/ Di lui ho letto di tutto meno che quella, ed era il mio scrittore preferito da ragazzina :D Ora i miei gusti sono un po&#8217; cambiati, ma continua a piaciucchiarmi lo stesso abbastanza.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Loreley</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1162</link>
		<dc:creator>Loreley</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Mar 2008 09:58:43 +0000</pubDate>
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		<description>&lt;blockquote&gt;altri nomi fantasy…? Va bene. Citiamo allora Martin, Jordan, Hobb, Keyes, Pratchett, King (per quanto riguarda La Torre Nera), Pullman, Gemmel. Tutti nomi più che meritevoli, direi.
Poi ce ne sono altri, meno superbi ma gradevoli: Goodkind, Moorcock, Whyte, Eddings. A questo punto mi piacerebbe sapere cosa se ne pensa di loro, visto che Tolkien non viene apprezzato…&lt;/blockquote&gt;
Per quanto mi riguarda, Martin l&#039;ho iniziato a leggere da poco e lo sto semplicemente adorando; Jordan ho appena preso ieri il sesto libro del ciclo e anche lui mi piace, nonostante sia tra le cose più lontane dalla sintesi e ogni tanto si perda in particolari che rallentano la lettura, rendendola un po&#039; forzata; la Hobb è tra le mie scrittrici preferite: sviscera (non letteralmente parlando gh, anche se a volte sa diventare un po&#039; splatter) i suoi personaggi in maniera sublime e le sue storie sono originali, anche se a mio parere non sempre alcune svolte narrative sono riuscitissime; di Pratchet ho letto &quot;uomini d&#039;arme&quot; e mi sono fatta delle genuine risate. Gli altri ancora non li ho letti, ma rimedierò ben presto (in particolare mi incuriosisce un sacco Gemmell).

Non capisco cosa ci sia di strano nel non osannare Tolkien; sia chiaro che a me è  pure piaciuto, solo che non lo definirei un capolavoro di romanzo e ha dei difetti che, nel mio modo di intendere la narrativa, mi fanno preferire gli autori da te citati rispetto a lui (parlo naturalmente del signore degli anelli visto che non ho letto altro dell&#039;autore).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>altri nomi fantasy…? Va bene. Citiamo allora Martin, Jordan, Hobb, Keyes, Pratchett, King (per quanto riguarda La Torre Nera), Pullman, Gemmel. Tutti nomi più che meritevoli, direi.<br />
Poi ce ne sono altri, meno superbi ma gradevoli: Goodkind, Moorcock, Whyte, Eddings. A questo punto mi piacerebbe sapere cosa se ne pensa di loro, visto che Tolkien non viene apprezzato…</p></blockquote>
<p>Per quanto mi riguarda, Martin l&#8217;ho iniziato a leggere da poco e lo sto semplicemente adorando; Jordan ho appena preso ieri il sesto libro del ciclo e anche lui mi piace, nonostante sia tra le cose più lontane dalla sintesi e ogni tanto si perda in particolari che rallentano la lettura, rendendola un po&#8217; forzata; la Hobb è tra le mie scrittrici preferite: sviscera (non letteralmente parlando gh, anche se a volte sa diventare un po&#8217; splatter) i suoi personaggi in maniera sublime e le sue storie sono originali, anche se a mio parere non sempre alcune svolte narrative sono riuscitissime; di Pratchet ho letto &#8220;uomini d&#8217;arme&#8221; e mi sono fatta delle genuine risate. Gli altri ancora non li ho letti, ma rimedierò ben presto (in particolare mi incuriosisce un sacco Gemmell).</p>
<p>Non capisco cosa ci sia di strano nel non osannare Tolkien; sia chiaro che a me è  pure piaciuto, solo che non lo definirei un capolavoro di romanzo e ha dei difetti che, nel mio modo di intendere la narrativa, mi fanno preferire gli autori da te citati rispetto a lui (parlo naturalmente del signore degli anelli visto che non ho letto altro dell&#8217;autore).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Simòn R.</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1161</link>
		<dc:creator>Simòn R.</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Mar 2008 07:27:27 +0000</pubDate>
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		<description>@avvocatospadaccino: altri nomi fantasy...? Va bene. Citiamo allora Martin, Jordan, Hobb, Keyes, Pratchett, King (per quanto riguarda La Torre Nera), Pullman, Gemmel. Tutti nomi più che meritevoli, direi.
Poi ce ne sono altri, meno superbi ma gradevoli: Goodkind, Moorcock, Whyte, Eddings. A questo punto mi piacerebbe sapere cosa se ne pensa di loro, visto che Tolkien non viene apprezzato...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@avvocatospadaccino: altri nomi fantasy&#8230;? Va bene. Citiamo allora Martin, Jordan, Hobb, Keyes, Pratchett, King (per quanto riguarda La Torre Nera), Pullman, Gemmel. Tutti nomi più che meritevoli, direi.<br />
Poi ce ne sono altri, meno superbi ma gradevoli: Goodkind, Moorcock, Whyte, Eddings. A questo punto mi piacerebbe sapere cosa se ne pensa di loro, visto che Tolkien non viene apprezzato&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: avvocatospadaccino</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1160</link>
		<dc:creator>avvocatospadaccino</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Mar 2008 23:42:36 +0000</pubDate>
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		<description>OT conoscete il film: anno zero guerra nello spazio? dovrebbe essere del 77... l&#039;ho appena scaricato ed è così ridicolo... basti dire che fanno l&#039;amore con una macchina che si chiama cosmic love! E per simulare le passeggiate nello spazio li appendono ad una fune ben visibile. 
raccomandatissimo!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>OT conoscete il film: anno zero guerra nello spazio? dovrebbe essere del 77&#8230; l&#8217;ho appena scaricato ed è così ridicolo&#8230; basti dire che fanno l&#8217;amore con una macchina che si chiama cosmic love! E per simulare le passeggiate nello spazio li appendono ad una fune ben visibile.<br />
raccomandatissimo!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: avvocatospadaccino</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1159</link>
		<dc:creator>avvocatospadaccino</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Mar 2008 23:39:12 +0000</pubDate>
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		<description>mi viene da dire un&#039;altra cosa: avessimo 1 cent per ogni volta che qui citiamo tolkien saremmo ricchi. 
facciamo un patto? Smettiamo di citarlo (tanto a chi piace piace, a chi non piace non piace), fuori i nomi di altri scrittori fantasy. 
quanti anni sono passati? 70? go on, andiamo avanti, vi prego, non se ne può più! 
A proposito, e giuro che questa è l&#039;ultima volta che ne parlo, se capitate a londra guardate il musical sull&#039;hobbit, ero prevenuto, ma mi è piaciuto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>mi viene da dire un&#8217;altra cosa: avessimo 1 cent per ogni volta che qui citiamo tolkien saremmo ricchi.<br />
facciamo un patto? Smettiamo di citarlo (tanto a chi piace piace, a chi non piace non piace), fuori i nomi di altri scrittori fantasy.<br />
quanti anni sono passati? 70? go on, andiamo avanti, vi prego, non se ne può più!<br />
A proposito, e giuro che questa è l&#8217;ultima volta che ne parlo, se capitate a londra guardate il musical sull&#8217;hobbit, ero prevenuto, ma mi è piaciuto.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gamberetta</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1158</link>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Mar 2008 21:49:03 +0000</pubDate>
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		<description>@AngicourtJester. Che Tolkien fosse un dilettante è un dato di fatto: non faceva per mestiere lo scrittore. Che scrivesse o no fantasy mi pare rilevante fino a un certo punto: se non riesco a finirlo perché noioso non ha poi molta importanza cosa avesse voluto dirmi, non me l’ha detto comunque.
Per lo stile “colto” scelto apposta, mi spiace, ma non concordo. Come dice Karl Popper:&lt;blockquote&gt;Chi ha da dire qualcosa di nuovo e di importante, ci tiene a farsi capire. Farà perciò tutto il possibile per scrivere in modo semplice e comprensibile. Niente è più facile dello scrivere difficile.&lt;/blockquote&gt;Così come non concordo che a 14 anni non dovresti capire Tolkien. Un paio di anni dopo a scuola leggi Platone, che non ha paragone come complessità di pensiero rispetto a Tolkien, e se non sei scema, lo &lt;i&gt;capisci&lt;/i&gt;. Finiamola con quest’idea che il faticoso, il difficile, l’incomprensibile, il doloroso, l’astruso abbiano un qualche pregio. Non l’hanno. Scrivere “colto” apposta equivale &lt;b&gt;a non saper scrivere&lt;/b&gt;.
Ripeto, Tolkien può piacere, non stiamo parlando della Troisi, ma il suo stile non ha alcuna giustificazione.
La chiarezza e la semplicità &lt;b&gt;sono sempre necessarie&lt;/b&gt;. Su tutto il resto si può sorvolare e discutere ma non su questo. Se non riesci a farti capire, è finito lo scopo di scrivere. Se io questo commento lo scrivo in una lingua inventata da me che capisco solo io non sto comunicando niente a nessuno.

@Simòn. Intanto non c’è niente di sconvolgente. Non discuto che tu &lt;i&gt;Il Signore degli Anelli&lt;/i&gt; l’abbia bevuto, io no. E non solo io. Dire che è un romanzo perfetto mi pare una colossale esagerazione. Se il Don Chisciotte è 10, Tolkien arriva a 4 a essere buoni.
Nell’ambito del solo “fantasy” (tra virgolette contando il discorso di AngicourtJester) si piazza meglio, ma per dirne uno, il Twain dell’Americano alla Corte di Re Artù è molto più divertente (per citare un romanzo fantasy che precede Tolkien di cinquant’anni).
Twain è semplice, diretto, ha una visione disincantata del medioevo, e al tempo stesso scrive una storia a tratti anche molto seria. È spiritoso ed è drammatico. È avventuroso, brillante, pieno di trovate (i Cavalieri della Tavola Rotonda in bicicletta!), ci sono idee innovative (credo sia il primo romanzo con un viaggio nel tempo), e altre che poi saranno copiate da tutti (il protagonista si salva prevedendo un’eclissi); è tutto quello che dovrebbe essere un romanzo fantasy: fantasia, azione, &lt;i&gt;piacere della narrazione&lt;/i&gt;. Certo, Twain non vuole scrivere “una mitologia per l’epoca moderna”, e meno male!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@AngicourtJester. Che Tolkien fosse un dilettante è un dato di fatto: non faceva per mestiere lo scrittore. Che scrivesse o no fantasy mi pare rilevante fino a un certo punto: se non riesco a finirlo perché noioso non ha poi molta importanza cosa avesse voluto dirmi, non me l’ha detto comunque.<br />
Per lo stile “colto” scelto apposta, mi spiace, ma non concordo. Come dice Karl Popper:<br />
<blockquote>Chi ha da dire qualcosa di nuovo e di importante, ci tiene a farsi capire. Farà perciò tutto il possibile per scrivere in modo semplice e comprensibile. Niente è più facile dello scrivere difficile.</p></blockquote>
<p>Così come non concordo che a 14 anni non dovresti capire Tolkien. Un paio di anni dopo a scuola leggi Platone, che non ha paragone come complessità di pensiero rispetto a Tolkien, e se non sei scema, lo <i>capisci</i>. Finiamola con quest’idea che il faticoso, il difficile, l’incomprensibile, il doloroso, l’astruso abbiano un qualche pregio. Non l’hanno. Scrivere “colto” apposta equivale <b>a non saper scrivere</b>.<br />
Ripeto, Tolkien può piacere, non stiamo parlando della Troisi, ma il suo stile non ha alcuna giustificazione.<br />
La chiarezza e la semplicità <b>sono sempre necessarie</b>. Su tutto il resto si può sorvolare e discutere ma non su questo. Se non riesci a farti capire, è finito lo scopo di scrivere. Se io questo commento lo scrivo in una lingua inventata da me che capisco solo io non sto comunicando niente a nessuno.</p>
<p>@Simòn. Intanto non c’è niente di sconvolgente. Non discuto che tu <i>Il Signore degli Anelli</i> l’abbia bevuto, io no. E non solo io. Dire che è un romanzo perfetto mi pare una colossale esagerazione. Se il Don Chisciotte è 10, Tolkien arriva a 4 a essere buoni.<br />
Nell’ambito del solo “fantasy” (tra virgolette contando il discorso di AngicourtJester) si piazza meglio, ma per dirne uno, il Twain dell’Americano alla Corte di Re Artù è molto più divertente (per citare un romanzo fantasy che precede Tolkien di cinquant’anni).<br />
Twain è semplice, diretto, ha una visione disincantata del medioevo, e al tempo stesso scrive una storia a tratti anche molto seria. È spiritoso ed è drammatico. È avventuroso, brillante, pieno di trovate (i Cavalieri della Tavola Rotonda in bicicletta!), ci sono idee innovative (credo sia il primo romanzo con un viaggio nel tempo), e altre che poi saranno copiate da tutti (il protagonista si salva prevedendo un’eclissi); è tutto quello che dovrebbe essere un romanzo fantasy: fantasia, azione, <i>piacere della narrazione</i>. Certo, Twain non vuole scrivere “una mitologia per l’epoca moderna”, e meno male!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Simòn R.</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1156</link>
		<dc:creator>Simòn R.</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Mar 2008 20:42:11 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;Tolkien non scrive bene (d’altra parte non è scrittore, in tale ambito è solo talentuoso dilettante), non è uno stile che vada imitato o “premiato”. Chi dice: “Uffa! Tolkien è pesante e noioso!” ha ragione, Tolkien è pesante e noioso. Nonostante questo riesce a mettere assieme buoni romanzi, ma ripeto nonostante. Leggere non deve essere faticoso. Uno stile semplice e chiaro è la base di partenza per creare qualcosa di decente.&quot;

Tutta questa cosa mi è... allucinante. ISdA, passata la prima parte del primo libro, e in particolare la vecchia foresta e i tumulilande, è un&#039;opera che si &lt;em&gt;beve&lt;/em&gt;. Pesante? Noioso? Faticoso? Colori e suoni sono vivi e vividi. Ci sono anche diversi livelli di lettura, il che te lo rende godibile più volte, in fasi diverse della tua vita. E&#039; praticamente un romanzo perfetto, che imho trascende pure questa definizione.

Sono veramente sconvolto. Se Tolkien non è un granché, QUALE è il fantasy meritevole, e perché?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Tolkien non scrive bene (d’altra parte non è scrittore, in tale ambito è solo talentuoso dilettante), non è uno stile che vada imitato o “premiato”. Chi dice: “Uffa! Tolkien è pesante e noioso!” ha ragione, Tolkien è pesante e noioso. Nonostante questo riesce a mettere assieme buoni romanzi, ma ripeto nonostante. Leggere non deve essere faticoso. Uno stile semplice e chiaro è la base di partenza per creare qualcosa di decente.&#8221;</p>
<p>Tutta questa cosa mi è&#8230; allucinante. ISdA, passata la prima parte del primo libro, e in particolare la vecchia foresta e i tumulilande, è un&#8217;opera che si <em>beve</em>. Pesante? Noioso? Faticoso? Colori e suoni sono vivi e vividi. Ci sono anche diversi livelli di lettura, il che te lo rende godibile più volte, in fasi diverse della tua vita. E&#8217; praticamente un romanzo perfetto, che imho trascende pure questa definizione.</p>
<p>Sono veramente sconvolto. Se Tolkien non è un granché, QUALE è il fantasy meritevole, e perché?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: AngicourtJester</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1155</link>
		<dc:creator>AngicourtJester</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Mar 2008 20:34:38 +0000</pubDate>
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		<description>Mah, prima di dire che Tolkien era una dilettante ci penserei due volte. In primo luogo è errato dire che Tolkien scriva &quot;fantasy&quot;. Certo, ricade in quella categoria di romanzi che vene chiamata fantasy, ma quello che lui scrive è epica. Che differenza c&#039;è? Tanto per cominciare l&#039;intento è culturale: Tolkien, che era un filologo e uno studioso delle civiltà medievali europee, con una predilezione per il nord europa (area anglo sassone, germanica e scandinava) propone un mezzo moderno come veicolo degli ideali della cultura nordica (non è un caso, per esempio, che i nomi dei suoi personaggi si ritrovino tutti nella mitologia scandinava). Non scrive un romanzo come passatempo del lettore, ma con un preciso intento culturale. La sua è vera e propria mitologia dell&#039;epoca moderna.
Ora, non voglio assolutamente offendere, ma leggere tolkien a 14 anni e pensare di averlo capito è un errore (che io stesso ho commesso anch&#039;io quando avevo 14 anni). Se il suo stile è &quot;pesante&quot; (ma sarebbe appropriato dire &quot;colto&quot;) non è per mancanza di competenza (a questo proposito consiglio caldamente la lettura de &quot;Lo hobbit&quot;), ma per una precisa scelta. Leggendolo in lingua originale, infatti, si nota un uso semplicemente magistrale dell&#039;inglese colto, non privo di certi arcaismi, ma per nulla prolisso.
Al di là di questo, da un punto di vista puramente tecnico, l&#039;unico vero errore di Tolkien, rimanendo a &quot;Il Signore degli Anelli&quot;, è Tom Bombadil, deus ex-machina. Poi basta. Non è un caso se viene additato ovunque come modello.

Come dicevo, ho l&#039;impressione che spesso tu ti focalizzi troppo su certe nozioni che hai acquisito: è vero, la chiarezza e la semplicità sono doti importanti, ma non sempre necessarie. &quot;Show don&#039;t tell&quot; è un&#039;altra ottima massima, ma non vale sempre.
Spero che tu non ti offenda: se dico così non è con intento denigratorio nei tuoi confronti. Queste sono &quot;critiche&quot; (se così vogliamo chiamarle) che hanno scopo costruttivo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mah, prima di dire che Tolkien era una dilettante ci penserei due volte. In primo luogo è errato dire che Tolkien scriva &#8220;fantasy&#8221;. Certo, ricade in quella categoria di romanzi che vene chiamata fantasy, ma quello che lui scrive è epica. Che differenza c&#8217;è? Tanto per cominciare l&#8217;intento è culturale: Tolkien, che era un filologo e uno studioso delle civiltà medievali europee, con una predilezione per il nord europa (area anglo sassone, germanica e scandinava) propone un mezzo moderno come veicolo degli ideali della cultura nordica (non è un caso, per esempio, che i nomi dei suoi personaggi si ritrovino tutti nella mitologia scandinava). Non scrive un romanzo come passatempo del lettore, ma con un preciso intento culturale. La sua è vera e propria mitologia dell&#8217;epoca moderna.<br />
Ora, non voglio assolutamente offendere, ma leggere tolkien a 14 anni e pensare di averlo capito è un errore (che io stesso ho commesso anch&#8217;io quando avevo 14 anni). Se il suo stile è &#8220;pesante&#8221; (ma sarebbe appropriato dire &#8220;colto&#8221;) non è per mancanza di competenza (a questo proposito consiglio caldamente la lettura de &#8220;Lo hobbit&#8221;), ma per una precisa scelta. Leggendolo in lingua originale, infatti, si nota un uso semplicemente magistrale dell&#8217;inglese colto, non privo di certi arcaismi, ma per nulla prolisso.<br />
Al di là di questo, da un punto di vista puramente tecnico, l&#8217;unico vero errore di Tolkien, rimanendo a &#8220;Il Signore degli Anelli&#8221;, è Tom Bombadil, deus ex-machina. Poi basta. Non è un caso se viene additato ovunque come modello.</p>
<p>Come dicevo, ho l&#8217;impressione che spesso tu ti focalizzi troppo su certe nozioni che hai acquisito: è vero, la chiarezza e la semplicità sono doti importanti, ma non sempre necessarie. &#8220;Show don&#8217;t tell&#8221; è un&#8217;altra ottima massima, ma non vale sempre.<br />
Spero che tu non ti offenda: se dico così non è con intento denigratorio nei tuoi confronti. Queste sono &#8220;critiche&#8221; (se così vogliamo chiamarle) che hanno scopo costruttivo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gamberetta</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1154</link>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Mar 2008 20:23:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1154</guid>
		<description>@avvocatospadaccino. È un problema complicato quello delle traduzioni. Partiamo dai film: fino a diciamo un tre/quattro anni fa guardavo un film doppiato senza problemi. Adesso non potrei più: il solo veder muovere le labbra e sentire suoni diversi mi fa venire mal di testa. Non esistono film doppiati bene, il doppiaggio è un abominio. Non pretendo di essere creduta sulla parola, basta iniziare a guardare film in lingua originale, dopo un po’ ci si accorge che non potrebbe essere altrimenti (e qui non entro neanche nel merito della qualità della traduzione del doppiaggio).
C’è gente che sostiene la stessa cosa anche per la narrativa. Io ho cominciato a leggere romanzi in inglese solo da un anno circa, e qualche volta ho ancora difficoltà. Posso confermare che ci sono traduzioni orribili, ma non ho ancora quella sensazione di orrore diffuso che ho con il doppiaggio.
Per Tolkien può anche essere che sia vittima di una brutta traduzione, purtroppo non ho proprio nessuna voglia di rileggerlo in inglese solo per confermare o smentire tale sospetto. Comunque sono pronta ad accettare che in lingua originale scorra molto meglio.

@Loreley. La storia della musa mi fa venire in mente quella volta che Laura litigò su Internet con Calliope riguardo la lunghezza dell’alabarda di Sailor Saturn e poi finirono a sfidarsi in una gara di haiku e la musa dovette dare le dimissioni...

Per lo stile, la mia idea di fondo (non solo mia) è che la bellezza sia legata a quello che dici. Perciò il &lt;i&gt;come&lt;/i&gt; lo dici diventa solo importante in quanto mezzo. E in quanto mezzo non ha importanza in sé, importa che riesca a comunicare quello che vogliamo. Perciò bisogno essere semplici (in modo che tutti capiscano), e al contempo precisi (perché, visto che la bellezza non è nel linguaggio, ma nel significato, occorre che tale significato arrivi “integro”). Uno stile semplice e preciso è uno stile chiaro, anzi “trasparente”. Il lettore non vede più le parole, vede solo le immagini evocate dalle parole.
Tutto ciò partendo dal presupposto di scrivere narrativa, in particolare narrativa di genere, ovvero narrativa che tende a raccontare storie. Se uno ha altri obbiettivi può anche scegliere uno stile dove la forma prevalga sul contenuto, ma per me (e non solo per me) è una cattiva idea se lo scopo è appunto raccontare storie.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@avvocatospadaccino. È un problema complicato quello delle traduzioni. Partiamo dai film: fino a diciamo un tre/quattro anni fa guardavo un film doppiato senza problemi. Adesso non potrei più: il solo veder muovere le labbra e sentire suoni diversi mi fa venire mal di testa. Non esistono film doppiati bene, il doppiaggio è un abominio. Non pretendo di essere creduta sulla parola, basta iniziare a guardare film in lingua originale, dopo un po’ ci si accorge che non potrebbe essere altrimenti (e qui non entro neanche nel merito della qualità della traduzione del doppiaggio).<br />
C’è gente che sostiene la stessa cosa anche per la narrativa. Io ho cominciato a leggere romanzi in inglese solo da un anno circa, e qualche volta ho ancora difficoltà. Posso confermare che ci sono traduzioni orribili, ma non ho ancora quella sensazione di orrore diffuso che ho con il doppiaggio.<br />
Per Tolkien può anche essere che sia vittima di una brutta traduzione, purtroppo non ho proprio nessuna voglia di rileggerlo in inglese solo per confermare o smentire tale sospetto. Comunque sono pronta ad accettare che in lingua originale scorra molto meglio.</p>
<p>@Loreley. La storia della musa mi fa venire in mente quella volta che Laura litigò su Internet con Calliope riguardo la lunghezza dell’alabarda di Sailor Saturn e poi finirono a sfidarsi in una gara di haiku e la musa dovette dare le dimissioni&#8230;</p>
<p>Per lo stile, la mia idea di fondo (non solo mia) è che la bellezza sia legata a quello che dici. Perciò il <i>come</i> lo dici diventa solo importante in quanto mezzo. E in quanto mezzo non ha importanza in sé, importa che riesca a comunicare quello che vogliamo. Perciò bisogno essere semplici (in modo che tutti capiscano), e al contempo precisi (perché, visto che la bellezza non è nel linguaggio, ma nel significato, occorre che tale significato arrivi “integro”). Uno stile semplice e preciso è uno stile chiaro, anzi “trasparente”. Il lettore non vede più le parole, vede solo le immagini evocate dalle parole.<br />
Tutto ciò partendo dal presupposto di scrivere narrativa, in particolare narrativa di genere, ovvero narrativa che tende a raccontare storie. Se uno ha altri obbiettivi può anche scegliere uno stile dove la forma prevalga sul contenuto, ma per me (e non solo per me) è una cattiva idea se lo scopo è appunto raccontare storie.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Loreley</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1153</link>
		<dc:creator>Loreley</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Mar 2008 19:55:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1153</guid>
		<description>In effetti anche io avevo sentito questa storia delle traduzioni dei libri di Tolkien, che li hanno resi pesanti e di difficile digestione più di quanto non fossero in lingua originale. Non so, non ho mai provato il confronto tra originale e traduzione. Ciò nonostante credo che alcune cose, come il già citato senso del ritmo narrativo, vengano attaccate solo in maniera minima da una traduzione poco riuscita. Ma posso sbagliarmi anche su questo, non so.
Forse bisognerebbe fare chiarezza sul cosa si intende con &quot;semplicità&quot;. Io credo che, sostanzialmente, un buon scrittore di narrativa debba arrivare al lettore nella maniera &quot;più rapida&quot; possibile, e ciò non avviene se il lettore si mette invece a riflettere e ragionare sul significato di una frase perché ambigua o troppo complessa oppure non riesce a visualizzarsi una certa azione o un certo luogo. Lo scrittore, quando è bravo, può coltivare il suo stile in modo tale che risulti raffinato ed elegante senza apparire eccessivamente barocco e di difficile comprensione. Uno stile così io lo trovo &quot;semplice&quot;. 
Non credo che Gamberetta per semplice intenda &quot;terra terra&quot;. Io di sicuro non lo intendo in questa maniera.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>In effetti anche io avevo sentito questa storia delle traduzioni dei libri di Tolkien, che li hanno resi pesanti e di difficile digestione più di quanto non fossero in lingua originale. Non so, non ho mai provato il confronto tra originale e traduzione. Ciò nonostante credo che alcune cose, come il già citato senso del ritmo narrativo, vengano attaccate solo in maniera minima da una traduzione poco riuscita. Ma posso sbagliarmi anche su questo, non so.<br />
Forse bisognerebbe fare chiarezza sul cosa si intende con &#8220;semplicità&#8221;. Io credo che, sostanzialmente, un buon scrittore di narrativa debba arrivare al lettore nella maniera &#8220;più rapida&#8221; possibile, e ciò non avviene se il lettore si mette invece a riflettere e ragionare sul significato di una frase perché ambigua o troppo complessa oppure non riesce a visualizzarsi una certa azione o un certo luogo. Lo scrittore, quando è bravo, può coltivare il suo stile in modo tale che risulti raffinato ed elegante senza apparire eccessivamente barocco e di difficile comprensione. Uno stile così io lo trovo &#8220;semplice&#8221;.<br />
Non credo che Gamberetta per semplice intenda &#8220;terra terra&#8221;. Io di sicuro non lo intendo in questa maniera.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: avvocatospadaccino</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1152</link>
		<dc:creator>avvocatospadaccino</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Mar 2008 19:04:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1152</guid>
		<description>gamberetta è un pò estremista con la storia della semplicità narrativa, credo che ne abbiamo già parlato in privato (ma forse ne ho parlato con il capitano, non vorrei essere impreciso). 
Anche a me Tolikien ha annoiato (avete presente la scena di Clerks 2, dove si sbeffeggia il signore degli anelli?) 
C&#039;è un punto finora non affrontato: le traduzioni. 
Certe traduzioni sono fedeli, altre no e non è sempre detto che le traduzioni fedeli siano le migliori. Prendete ad esempio il doppiaggio: amo certi film perchè la voce originale è azzeccata, amo altri film in cui il doppiatore è stato bravo, più bravo dell&#039;attore straniero che sta doppiando. 
Gamby ha fatto l&#039;esempio di Cervantes, bene, Cervantes è sicuramente un grande scrittore leggibilissimo e godibilissimo di suo, io lo capisco persino in spagnolo e premetto che non so bene lo spagnolo, ed ha sempre trovato, a mio avviso, traduzioni italiani all&#039;altezza. 
Tolkien... leggetene qualche riga in inglese se vi capita, l&#039;impressione mia è che i vari traduttori vogliano esagerare l&#039;importanza delle terre di mezzo, ancor più che lo stesso tolkien. si perde molta dell&#039;autoironia, tolkien non si prendeva troppo sul serio in fondo, aveva sempre paura del ridicolo, invece tutti i traduttori e anche da ultimo Peter Jackson sembra che stiano riscrivendo l&#039;eneide o l&#039;iliade. 
Vi piace più il tolkien epico? Guardate il film. 
Oppure leggete qualcos&#039;altro. Maestro, maestro, ma se non ci fossero stati i film staremo qui sempre a parlare di Tolkien? Onestamente no, io me li ricordo gli anni prima dell&#039;uscita dei film, tolkien aveva uno zoccolo duro di fan - peraltro considerevole - e basta, era anche difficile trovare un tolkien usato sulle bancarelle. Se non mi credete, cercate edizioni economiche precedenti ai film, non ne troverete molte.  

gamby, se puoi rimettimi &quot;wam&quot; &quot;hot&quot; &quot;kiss&quot; &quot;love&quot;, le nuove parole antispam sono banali!!!  reason , tree, world... che schifo!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>gamberetta è un pò estremista con la storia della semplicità narrativa, credo che ne abbiamo già parlato in privato (ma forse ne ho parlato con il capitano, non vorrei essere impreciso).<br />
Anche a me Tolikien ha annoiato (avete presente la scena di Clerks 2, dove si sbeffeggia il signore degli anelli?)<br />
C&#8217;è un punto finora non affrontato: le traduzioni.<br />
Certe traduzioni sono fedeli, altre no e non è sempre detto che le traduzioni fedeli siano le migliori. Prendete ad esempio il doppiaggio: amo certi film perchè la voce originale è azzeccata, amo altri film in cui il doppiatore è stato bravo, più bravo dell&#8217;attore straniero che sta doppiando.<br />
Gamby ha fatto l&#8217;esempio di Cervantes, bene, Cervantes è sicuramente un grande scrittore leggibilissimo e godibilissimo di suo, io lo capisco persino in spagnolo e premetto che non so bene lo spagnolo, ed ha sempre trovato, a mio avviso, traduzioni italiani all&#8217;altezza.<br />
Tolkien&#8230; leggetene qualche riga in inglese se vi capita, l&#8217;impressione mia è che i vari traduttori vogliano esagerare l&#8217;importanza delle terre di mezzo, ancor più che lo stesso tolkien. si perde molta dell&#8217;autoironia, tolkien non si prendeva troppo sul serio in fondo, aveva sempre paura del ridicolo, invece tutti i traduttori e anche da ultimo Peter Jackson sembra che stiano riscrivendo l&#8217;eneide o l&#8217;iliade.<br />
Vi piace più il tolkien epico? Guardate il film.<br />
Oppure leggete qualcos&#8217;altro. Maestro, maestro, ma se non ci fossero stati i film staremo qui sempre a parlare di Tolkien? Onestamente no, io me li ricordo gli anni prima dell&#8217;uscita dei film, tolkien aveva uno zoccolo duro di fan &#8211; peraltro considerevole &#8211; e basta, era anche difficile trovare un tolkien usato sulle bancarelle. Se non mi credete, cercate edizioni economiche precedenti ai film, non ne troverete molte.  </p>
<p>gamby, se puoi rimettimi &#8220;wam&#8221; &#8220;hot&#8221; &#8220;kiss&#8221; &#8220;love&#8221;, le nuove parole antispam sono banali!!!  reason , tree, world&#8230; che schifo!</p>
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		<title>Di: Loreley</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1151</link>
		<dc:creator>Loreley</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Mar 2008 17:30:32 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2008/03/13/il-futuro-del-blog/#comment-1151</guid>
		<description>OT: dopo che ho sentito dire chiaro e tondo da Gamberetta che Tolkien è, nonostante tutto, uno scrittore mediocre, ho deciso di farne la mia musa.
E&#039; esattamente quello che ho sempre pensato, anche se il sig. degli anelli mi è piaciuto abbastanza; ma è di una pesantezza e lentezza unica, con un quasi totale senso del ritmo narrativo. Tolkien può aver scritto la roba più originale (allora) di questo mondo, può aver dato vita a un universo coerente e complesso, ma questo, a mio avviso, non fa di lui un buon scrittore.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>OT: dopo che ho sentito dire chiaro e tondo da Gamberetta che Tolkien è, nonostante tutto, uno scrittore mediocre, ho deciso di farne la mia musa.<br />
E&#8217; esattamente quello che ho sempre pensato, anche se il sig. degli anelli mi è piaciuto abbastanza; ma è di una pesantezza e lentezza unica, con un quasi totale senso del ritmo narrativo. Tolkien può aver scritto la roba più originale (allora) di questo mondo, può aver dato vita a un universo coerente e complesso, ma questo, a mio avviso, non fa di lui un buon scrittore.</p>
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