Le Chiavi del Cassonetto
Qualche giorno fa ho segnalato la presenza su emule del romanzo di Sergio Rocca, Le Chiavi del Fato.

Copertina de Le Chiavi del Fato
Ne ho lette tre pagine e l’ho trovato scritto in maniera indegna, tale da farmi perdere ogni desiderio di continuare. L’autore, con nick mitoancess, è venuto da queste parti a offendere. Non si meriterebbe altro che il silenzio, ma io sono una brava persona. Perciò gli spiegherò perché bastano poche pagine del suo sedicente romanzo per capire che il posto giusto di tale opera non è una libreria ma il cestino della carta straccia.
Spero la mia analisi sia utile anche ad altri.
Potete leggere le prime due pagine del romanzo qui di seguito:
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PROLOGO Tra i sottili lineamenti degli occhi a mandorla brillavano due gemme cerulee come il cielo terso, striate di zaffiro. Il bambino guardava gli erbosi prati che scorrevano oltre il foro della carrozza. Lo stridio del cocchio tirato da robusti e infaticabili frisoni, lo scalpitio dei cavalli al trotto, il ballonzolare delle ruote sul terreno, sassoso e inumidito dallo scroscio della notte precedente, giungevano ovattati alla mente di Odino. Egli era assorto nei suoi pensieri e il suo sguardo fissava l’incantato e florido ambiente esterno. Non pensava però agli arbusti elfici e allo splendore della terra Jaline, né alle distese erbose, il cui verde si scorgeva attraverso gli sprazzi tra l’albore, ma a colui che gli era stato amico e salvatore, nonché fratello maggiore e padre, pedagogo e maestro o addirittura dio protettore allo stesso tempo. Aveva il viso e il naso arrossati dopo un pianto disperato, straziante, e ora non gli rimanevano più lacrime da versare. Gli rimaneva solo la quiete angosciante della rassegnazione. Il silenzio smorzava la rigenerazione dello stato d’animo, poiché era il guardiano fedele della sofferenza, e lui era troppo piccolo per farlo invece suo alleato. Il cuore di Odino era gonfio come gli occhi, colmo di una sofferenza interiore, a lungo andare fatale. «Kalos…» echeggiava ogni tanto nella sua mente come un richiamo del ricordo dell’amico, del fratello… Al bambino non interessava se il suo destino fosse quello di diventare il nuovo sovrano dei regni di Aesir, prossimi ad unificarsi in un unico impero, essendo lui la tanto supposta reincarnazione del dio Odino di Asgard. Non gli interessava nemmeno diventare l’anello di congiunzione tra i popoli di tutto il continente occidentale con quello orientale. Nemmeno di dover accettare che il suo destino fosse diventare il più potente dei monaci Rei di Zen-San, voleva semplicemente essere di nuovo accanto al suo Kalos. Odino prendeva atto che il monaco Kalos (il suo amico, fratello maggiore, maestro…) gli aveva insegnato molte cose sulla vita e sulla realtà, ma la sua morte era la prova dell’inapplicabilità e inveridicità di alcune di esse. Quella di Kalos era stata, però, una morte degna di un guerriero e un giustiziere. Egli era un eroe come pochi, vinto forse dall’ingannevole filosofia che seguiva e applicava fedelmente, perché in essa aveva fede. «Non tutto era vero, amico mio…» pronunciò sommessamente con amarezza il bambino, non distogliendo lo sguardo dalle valli lontane. Ma l’ammirazione verso Kalos non era scomparsa con la sua morte, neanche gli Dei assassini potevano vincere la sua grandezza. «Dei assassini e vigliacchi… vili!» pensò ancora il bambino, questa volta con disprezzo. «Oh Kalos, perché mi hai coinvolto nelle tue illusioni? Perché mi hai insegnato cose false? Perché non impedisci che il dolore mi uccida lentamente? Ora sento un veleno che fermenta nelle mie carni e mi tortura spietatamente… Con quale autorità mi ordinasti di vivere per inseguire i miei sogni? Quali sogni? Avevo ragione a non averne! Quanto desiderio ho di raggiungerti in Ade…» Il bambino sospirò e cambiò leggermente posizione sul sedile, sentendo il calore della pelliccia d’orso e del berretto di montone sulla testa. Il silenzio si fece sentire nuovamente nella carrozza come una folata di vento gelido. «Non troveresti l’Ade così interessante, sai?» disse una voce argentina, improvvisamente. Il bambino si voltò spaventato, in direzione dell’angolo destro della panca opposta alla sua. D’incanto vi era seduto un fanciullo più grande di lui, i cui occhi smeraldini erano rivolti all’esterno del cocchio, anch’egli fissava il paesaggio che scorreva. I suoi neri capelli semi-corti e il glabro viso gli davano un’aria da ‘lupetto spartano’. Il suo grande cappotto di ermellino, lungo fino alle caviglie, gli dava invece un’aria da principe di quei nuovi tempi. «Chi sei stregone?» ruggì il bambino istericamente, pronto a gridare. Continua… (purtroppo)
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Non solo queste due pagine bastano e avanzano per definire Le Chiavi del Fato uno schifo, ma arrivo a dire che la prima frase basta e avanza:
Tra i sottili lineamenti degli occhi a mandorla brillavano due gemme cerulee come il cielo terso, striate di zaffiro.
Da questa frase si evince:
- L’incapacità dell’autore di essere semplice e diretto: per dire che un bambino ha gli occhi azzurri deve usare due metafore e una similitudine.
- La mancanza di proprietà di linguaggio: “ceruleo” vuol proprio dire del colore del cielo limpido (terso), dunque la similitudine è pleonastica.
- L’insistenza su particolari inutili, come le striature zaffiro sul ceruleo. Questo pezzettino, tolto il linguaggio artefatto, significa: occhi azzurri come il cielo azzurro, striati d’azzurro.
- La banalità: l’uso della metafora della gemma per parlare degli occhi è quanto di più scontato esista.
Ma andiamo avanti:
Il bambino guardava gli erbosi prati che scorrevano oltre il foro della carrozza. Lo stridio del cocchio tirato da robusti e infaticabili frisoni, lo scalpitio dei cavalli al trotto, il ballonzolare delle ruote sul terreno, sassoso e inumidito dallo scroscio della notte precedente, giungevano ovattati alla mente di Odino.
Quel “prati erbosi” è un’oscenità. Come l’acqua bagnata.

Un prato, ma non un prato qualunque: è un prato erboso!!!
Abbiamo poi il “foro” della carrozza. Sarebbe? Il bambino sta guardando fuori dal finestrino? No? Quali “fori” ci dovrebbero essere in una carrozza? “prati erbosi” e fori nelle carrozze, altri due per la categoria “mancanza di proprietà di linguaggio”.
“Lo stridio del cocchio”? Perché il cocchio stride? Ammetto di non avere grandi esperienze di carrozze, se non al Luna Park, ma non le ho mai sentite “stridere”: e tre per la mancanza di proprietà di linguaggio.
“I robusti e infaticabili frisoni“: i due aggettivi sono di troppo, e il secondo è esiziale (visto? anch’io posso parlare forbito!) È al contempo inforigurgito, raccontato e non mostrato, e implica un punto di vista onnisciente che allontana dalla narrazione. Cool!
“Il ballonzolare” non è un suono, e dunque mischiarlo con stridio e scalpitio è una quarta dimostrazione di scarsa attenzione nell’uso del linguaggio. Poi ci si potrebbe chiedere perché la carrozza procede in mezzo ai sassi, quando intorno ci sono prati erbosi…
Egli era assorto nei suoi pensieri e il suo sguardo fissava l’incantato e florido ambiente esterno.
Essere assorto vuol dire proprio essere immersi nei propri pensieri, perciò ennesima prova che il signor Rocca non conosce il significato dei termini che usa. “l’incantato e florido ambiente esterno” cioè? Finora c’è un prato erboso e dei sassi. Incantato e florido, sarà…
Non pensava però agli arbusti elfici e allo splendore della terra Jaline, né alle distese erbose, il cui verde si scorgeva attraverso gli sprazzi tra l’albore, ma a colui che gli era stato amico e salvatore, nonché fratello maggiore e padre, pedagogo e maestro o addirittura dio protettore allo stesso tempo. Aveva il viso e il naso arrossati dopo un pianto disperato, straziante, e ora non gli rimanevano più lacrime da versare. Gli rimaneva solo la quiete angosciante della rassegnazione.
Gli “arbusti elfici”, ovvero? Gli “sprazzi tra l’albore”, perché la luce dell’alba solo a sprazzi permette di distinguere il verde dei prati? Scrivere un romanzo non significa giocare con le parole, significa mostrare una storia. Il bambino guarda fuori dalla carrozza, e che vede? Un bel niente, ci sono solo parole, non ci sono immagini. Questo è indice di pessimo scrittore.
Il fratello maggiore, amico, ecc. ma sul serio un bambino sta pensando a tutto ciò? Non è che sta pensando alla persona che è tutto questo? Brutto esempio di inforigurgito.

Elfo fra gli arbusti (elfici)
“disperato, straziante”, almeno uno è di troppo, ed è probabile entrambi, perché, se si esclude il caso particolare del pianto di gioia, l’atto stesso di piangere veicola strazio e disperazione.
Il “non gli rimanevano più lacrime da versare” è un’altra frase che da sola fa meritare all’intero romanzo il cestino. Non si possono scrivere banalità del genere, a meno che non si voglia essere ironici! È come cominciare sul serio un romanzo con: “Era un notte buia e tempestosa”! Cliché di questo tipo sono dolorosi fisicamente per il lettore. Sergio: mi hai fatto male!
Il silenzio smorzava la rigenerazione dello stato d’animo, poiché era il guardiano fedele della sofferenza, e lui era troppo piccolo per farlo invece suo alleato.
Quale silenzio? Non c’è lo stridio, lo scalpitio, e il “ballonzolare”(sic)? È vero, arrivano ovattati, ma non mi pare ci sia silenzio.
Cos’è “la rigenerazione dello stato d’animo”?
«Chiara, come va oggi?»
«Depressa, e tu?»
«Il mio stato d’animo è integro. Ieri invece si stava ancora rigenerando.»
Sergio, non è che tu devi buttar giù parole a caso, non funziona così, le parole devono avere un senso. Per esercizio riscrivi la frase successiva col guardiano, in modo che abbia un significato.
Il cuore di Odino era gonfio come gli occhi, colmo di una sofferenza interiore, a lungo andare fatale.
Non bastavano le lacrime, ci voleva proprio anche il cuore gonfio di sofferenza. Volendo apposta essere più banali, una non ci riuscirebbe. Come non bastasse c’è l’aggettivo inutile in più, bonus: interiore. È un po’ dura che il cuore sia colmo di sofferenza esterna…
«Kalos…» echeggiava ogni tanto nella sua mente come un richiamo del ricordo dell’amico, del fratello…
Perché non metterci ecc. ecc. invece dei tre puntini di sospensione? L’effetto ridicolo è lo stesso.
Al bambino non interessava se il suo destino fosse quello di diventare il nuovo sovrano dei regni di Aesir, prossimi ad unificarsi in un unico impero, essendo lui la tanto supposta reincarnazione del dio Odino di Asgard. Non gli interessava nemmeno diventare l’anello di congiunzione tra i popoli di tutto il continente occidentale con quello orientale. Nemmeno di dover accettare che il suo destino fosse diventare il più potente dei monaci Rei di Zen-San, voleva semplicemente essere di nuovo accanto al suo Kalos.
Il bello è che non frega un tubo neanche al lettore del nuovo sovrano dei regni di Aesir e dell’anello di congiunzione fra occidente e oriente: questo dicesi inforigurgito, sbattuto in faccia al lettore nella maniera meno elegante possibile.
Brutto davvero quel “la tanto supposta reincarnazione”.
«Suppongo che Le Chiavi del Fato sia un romanzo scritto da un autore alle prime armi.»
«Ma supponi tanto o poco?»
«Ehm, non saprei, suppongo moltissimissimo?»

«Il dottor Livingstone, suppongo?» «Tanto o poco?»
Odino prendeva atto che il monaco Kalos (il suo amico, fratello maggiore, maestro…) gli aveva insegnato molte cose sulla vita e sulla realtà, ma la sua morte era la prova dell’inapplicabilità e inveridicità di alcune di esse.
L’abbiamo capito che Kalos è amico, fratello, amante, segretario, e guerriero insostituibile giocando online, ma questo sottolinearlo tre volte in mezza pagina è RIDICOLO. “inveridicità” non è una parola della lingua italiana, oltre al fatto di essere cacofonica e di sembrare uscita dalla neolingua di Orwell.
Quella di Kalos era stata, però, una morte degna di un guerriero e un giustiziere. Egli era un eroe come pochi, vinto forse dall’ingannevole filosofia che seguiva e applicava fedelmente, perché in essa aveva fede.
Pensa che sagoma questo Kalos: applica fedelmente una filosofia, perché in essa ha fede! Incredibile! Il resto è fuffa, non solo è fuffa raccontata e non mostrata, ma rimane fuffa nella nebbia più fitta: insegnamenti riguardo “cose”, “ingannevole filosofia”, “morte degna di [...] un giustiziere”, come prima sono solo parole. Non stanno comunicando niente, non stanno mostrando niente, sono puro spreco d’inchiostro.
«Non tutto era vero, amico mio…» pronunciò sommessamente con amarezza il bambino, non distogliendo lo sguardo dalle valli lontane. Ma l’ammirazione verso Kalos non era scomparsa con la sua morte, neanche gli Dei assassini potevano vincere la sua grandezza.
«Dei assassini e vigliacchi… vili!» pensò ancora il bambino, questa volta con disprezzo.
«Oh Kalos, perché mi hai coinvolto nelle tue illusioni? Perché mi hai insegnato cose false? Perché non impedisci che il dolore mi uccida lentamente? Ora sento un veleno che fermenta nelle mie carni e mi tortura spietatamente… Con quale autorità mi ordinasti di vivere per inseguire i miei sogni? Quali sogni? Avevo ragione a non averne! Quanto desiderio ho di raggiungerti in Ade…»
Lo sbrodolarsi di domande retoriche è di uno squallore che ha pochi paragoni. Tra l’altro dopo la fine delle lacrime e il cuore gonfio abbiamo la terza Banalità con la B maiuscola: “vivere per inseguire i sogni”.
Ma soprattutto questi dovrebbero essere i pensieri di un bambino. Sergio, quanti bambini senti esprimersi così? Nessuno. Questo non è un bambino, sei tu autore che parli a vanvera.
Il pezzetto da “Oh Kalos” in poi, anch’esso è sufficiente per buttare via tutto, perché è la dimostrazione che l’autore non ha idea di come si caratterizzano in maniera corretta i personaggi.
Il bambino sospirò e cambiò leggermente posizione sul sedile, sentendo il calore della pelliccia d’orso e del berretto di montone sulla testa. Il silenzio si fece sentire nuovamente nella carrozza come una folata di vento gelido.
Perché cambiare leggermente posizione permette di sentire il calore della pelliccia e del berretto? Il silenzio si fece nuovamente sentire? Ma se non c’è mai stato? E se invece c’è stato, quand’è sparito?
«Non troveresti l’Ade così interessante, sai?» disse una voce argentina, improvvisamente.
Il bambino si voltò spaventato, in direzione dell’angolo destro della panca opposta alla sua. D’incanto vi era seduto un fanciullo più grande di lui, i cui occhi smeraldini erano rivolti all’esterno del cocchio, anch’egli fissava il paesaggio che scorreva.
I suoi neri capelli semi-corti e il glabro viso gli davano un’aria da ‘lupetto spartano’. Il suo grande cappotto di ermellino, lungo fino alle caviglie, gli dava invece un’aria da principe di quei nuovi tempi.
“buh!” lo dici improvvisamente, non “nontroverestil’adecosi’interessantevirgolasaipuntodidomanda”.
Che è un “lupetto spartano”?
«Chi sei stregone?» ruggì il bambino istericamente, pronto a gridare.
E con un bambino che ruggisce in maniera isterica, chiudo qui. Alla prima lettura ero andata avanti un’altra paginetta, ma adesso non ce la faccio a ripetere l’esperienza.
Per ricapitolare: abbiamo un narratore onnisciente che spesso e volentieri racconta invece di mostrare e che altrettanto spesso rigurgita informazioni inutili addosso al lettore. In più tale narratore ha una conoscenza a livello di asilo della lingua italiana. Infine tutto ciò per parlare di un bambino con il cuore gonfio di sofferenza, che non ha più lacrime da piangere, e che deve inseguire i suoi sogni. Mi assento un attimo per vomitare e poi concludo.
* * *
Un lettore de Le Chiavi del Fato mi ha fatto notare come, soffermandomi solo sulle prime pagine, non avrei colto i profondi significati dell’opera. Prendo atto che sepolta nell’immondizia ci sarebbe una perla, ma mi spiace: non è mio hobby frugare nei sacchi della spazzatura.

Ancess Volume I: Le Chiavi del Fato
Le Chiavi del Fato è un romanzo che puzza. Puzza di pigrizia e pretenziosità. Trasmette un malcelato disprezzo per il lettore, il cui ruolo non è godersi la storia, ma rimanere ammirato da quante parole conosce l’autore o dagli accostamenti finto poetici. È soprattutto un romanzo noioso, ché i difetti evidenziati non sono difetti in sé, sono solo la spiegazione del perché a pagina tre la Noia abbia il sopravvento sul desiderio di leggere.
Mi rendo conto che è molto probabile stia parlando a vuoto per quanto riguarda l’autore e i suoi amichetti, ma ripeto: ho speranza che queste osservazioni possano risultare utili per qualcuno.
Mi rendo anche conto di essere suonata più supponente del solito. È che sono stanca. Stanca di ripetere sempre le stesse cose. Stanca di vedere gente che arriva alla laurea e oltre senza capire che scrivere narrativa non è facile, e richiede studio, esperienza, impegno e inventiva, tutte cose che non è l’Università a fornire. Stanca che la gente scriva senza leggere, che pretenda di scrivere fantasy o fantascienza senza aver dedicato anni a leggere questi generi. Stanca che ci si metta a scrivere romanzi con “obiettivi culturali e pedagogici” invece di raccontare belle storie. Stanca della banalità, dei cliché, della mancanza di fantasia e umorismo, stanchissima degli “arbusti elfici”.
Visto che sono così stanca, anticipo subito che non replicherò alle solite emerite stupidate, tipo: “Se si fa un’analisi così tutte le opere divengono brutte!”, “Se un professore universitario dice che è bello, allora è bello!”, “L’Arte è Arte, non la si può ingabbiare in regole!”, “Non è mancanza di proprietà di linguaggio, è poesia!”, “Sei solo invidiosa perché non hai i soldi per pubblicare a pagamento!”, “Va bene la critica, ma non si può offendere l’autore!”, “Bisogna leggere con grande attenzione fino in fondo un romanzo!”, ecc. ecc.
Se non vi sta bene, girate al largo.
Approfondimenti:
L’unica recensione de Le Chiavi del Fato che sia riuscita a trovare
Pratosubito: per avere subito un prato (erboso)!
La neolingua su Wikipedia
David Livingstone su Wikipedia
I rifiuti: problema o risorsa?
Scritto da Gamberetta •
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Solidarietà al Gambero!
Ma che pazienza c’hai???
:-)
(caro sig. Sergio Rocca, mica pensato ti trovarsi un’occupazione più dignitosa?)
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 2:25pm
Sì, fa vomitare.
Non c’è da offendersi né disperare, perché la scrittura è una cosa che si può sempre imparare, con un po’ di buona volontà. L’autore deve essere molto giovane, e vittima dell’equivoco secondo il quale bravo scrittore = una valanga di aggettivi e avverbi, parole ricercate infilate ovunque possibile e immagini “poetiche” come se piovesse. Questo può impressionare chi si è fermato alla quinta elementare, ma un lettore medio dà di stomaco.
E’ un consiglio più che una critica: l’autore dovrebbe leggersi un manualetto di scrittura con le regole base per evitare almeno gli errori più grossolani, leggere un po’ di buona narrativa e soprattutto smetterla di scrivere per apparire come un genio di fronte alla plebe ignorante.
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 3:17pm
Ciao Gamberetta!
Che dire? Hai fatto bene a mettere ilt esto integrale per la prima recensione. L’ho letto “vergine”, e le critiche che mi sono venute in mente sono le stesse che hai fatto tu (idem dicasi per mia moglie, traduttrice professionista). Quindi, per quanto mi riguarda, le tue critiche sono ineccepibili.
Ti do un consiglio però: prenditela più a cuor leggero. Le tue osservazioni saranno sicuramente utili a più di una persona, ma sradicare la genia dei pessimi scrittori italiani è un programma troppo “vasto”, come diceva De Gaulle, per essere affrontato da chiunque. Non val la pena farsi il sangue cattivo.
P.S.: Ti ho scritto una e-mail privata, ma non mi hai risposto. L’hai ricevuta?
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 3:21pm
@Vanamonde. Mi ha dato particolare fastidio questo episodio perché autore e amici suoi hanno cercato di far passare che non sarei all’altezza di capire la profondità del romanzo, quando poi si scopre che l’autore non conosce neanche il significato di parole come “prato” o “assorto”.
P.S. Ti ho mandato una mail all’indirizzo di posta che hai lasciato commentando.
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 3:46pm
@Gamberetta
Grazie per quello che hai detto su ‘le chiavi del fato’, in effetti l’avevo sentito in giro e avevo una mezza idea di inserirlo nella mia lista, ma sono bastate le prime paginette che hai postato a farmi desistere. Neanche tutto il post, solo le due pagine. Ho troppi libri da leggere e la vita è breve. Grazie per esserti sacrificata al posto mio. ^_^ Baci.
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 4:46pm
Eh, quanta acredine! Sei stata più severa del solito, ma é anche comprensibile. Non avevo letto niente di questa “opera”, e fino ad ora ero della ferma opinione che un libro andasse letto almeno per un quarto per poterne dare un giudizio, ma… Nemo ad impossibilia tenetur, dicevano quelli! Sul solo piano della leggibilità la Troisi é meno indisponente!
Scrivere con un registro “alto” puo’ dare risultati molto interessanti, a seconda del contesto e del soggetto, il gioco sta nel capire la differenza tra “registro alto” e “sbrodolata pomposa”!
Per quanto riguarda i paragoni scontati, io condivido l’opinione di Saba:
“Cuore (o era Fiore? Ah, l’artereosclerosi si fa già sentire XD) e amore, la rima più antica e DIFFICILE del mondo“. Libero di paragonare gli occhi alle gemme, se sei un artista ci riesci, senno’ “tonfi”!
Gamberetta, non condivido tutte le tue idee, ma veramente ti ammiro! Se fossi una crittrice cercherei un correttore di bozze come te, senza scherzi!
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 6:15pm
@Clio. È “fiore”:
Amai trite parole che non uno
osava. M’incantò la rima fiore
amore,
la più antica, difficile del mondo.
Da Amai di Umberto Saba.
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 6:34pm
Chiedo venia! Artereosclerosi precoce, capita XD
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 7:35pm
Per la mia Gamberina del cuore:
Gli anziani hanno sempre detto: I RAGLI DELL’ASINO NON GUINGONO AL CIELO.
Dev’essere proprio il tuo caso perché oltre a qualche troglodita che bela in questo spazio (che mi ricorda l’ambiente dei pollai e dei porcili) non trovi consensi elevati. Eh si, mia cara, perchè le persone povere intellettualmente, e testarde come te, possono raccogliere consensi solo tra soggetti dello stesso livello che, al par tuo, non distinguerebbero la cacca dalla cioccolata in un testo letterario.
Ad ogni modo io continuo a divertirmi in questo sito perché è bello studiare anche i maiali quando tentano di dimostrare come la loro dimora sia chic! Quando invece voglio avere uno scambio culturale o qualche critica appropriata mi rivolgo a personalità che SANNO DI COSA STANNO PARLANDO E HANNO I REQUISITI PER AIUTARMI AD ELEVARE IL MIO LIVELLO DI PREPARAZIONE E NON SOLO.
Non sarai davvero convinta di aver detto qualcosa di corretto? Si vede lontano un miglio che non sei minimamente preparata sia in materia letteraria (e non specifico nè il settore nè l’arco temporale perchè non lo sei prprio globalmente) che storica…
Ho compassione di te poverina…se vuoi ti do qualche ripetizione di italiano, latino, greco…oh mio Dio, l’elenco abbraccia tutto il sapere umano!
ALLORA UDITE GENTE QUESTO AVVISO:
IL 17 MAGGIO 2008 terrò una presentazione ad ALBINO nella Biblioteca. Possono venire tutti: gli analfabeti che scrivono recensioni da bravi individui stoltamente protervi, così come quelli che le avvallano da brave capre e pecoroni menomati mentalmente; persone serie che pur non conoscendo la materia hanno l’umiltà, l’intuito o la curiosità, di voler scoprire cosa un il romanzo fantasy-formativo ANCESS-LE CHIAVI DEL FATO può offrire loro; persone che hanno già una preparazione o sono addirittura erudite in materia classica, medievale, orientale e filosofica.
PER JIGGLY:
scusa se ti scriverò in seguito ma…dovevo coccolare un pò Gambe Retto, perché quando si offende e si rotola nella sua mangiatoia è troppo comica!
Ah se hai l’occasione ti aspetto alla presentazione!
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 8:08pm
A proposito, anche Hitler era un buon correttore di bozze!
CLIOTTA MIA, SEI CONTENTA DEL GESTO DI BASAGLIA VERO?!! EH EH FURBACCHIONA!
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 8:15pm
Per mitoancess
Tesoro bello, se rilevare l’illeggibilità del tuo “racconto” vuol dire essere trogloditi, io sono una troglodita fiera di esserlo!
Evita di arruffare le penne e far la voce grossa, perchè ti copri solo di ridicolo. Chi sa davvero il fatto suo non ha bisogno di essere tanto dozzinale, per me dovresti aver rispetto di te stesso e ricominciare da capo.
Le critiche di Gamberetta sono, come ho già detto, piene di acredine (giustificata dalla circostanza) e più caustiche del solito. Well, e allora? Sono comunque fondate e valide, e te ne accorgeresti se avessi un minimo di senso critico. Ergo, se tu fossi un vero scrittore, lasceresti smaltire l’incazzatura iniziale (tutti s’incazzerebbero, siamo umani) e riprenderesti in mano il racconto. Ma forse questa operazione è troppo complessa…
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 8:20pm
Ragazzi leggete e studiate, magari con un Insegnante di sostegno, un pò di più: vedrete che sarà piacevole elevare la propria psiche al di sopra degli escrementi di Stalin…
Dai Gamby vieni alla presentazione…ti aspetto con ansia!
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 8:21pm
Che lampo, hai preceduto la mia risposta! Forse se tu scrivessi più lentamente avresti anche tempo di riflettere su ciò che dici?
Ciaociao
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 8:24pm
per jiggly e chi ha buon senso:
un consiglio di cui sospetto tu non abbia bisogno (ripeto che mi rivolgo a persone con buon senso): se vuoi avere delle buone analisi su dei testi rivolgiti ai grandi vecchi insegnanti di lettere antiche, non dar retta a chi usa vocaboli come ESIZIALE quando non ne conosce neanche il significato, infatti è usato in contesti come la medicina e la giurisprudenza…ma in letteratura temo che…scusate ma sto per rimettere la cena…
ok mi sono ripreso ma non posso esagerare, sono abituato ad avere allievi con un livello intellettivo ammirabile. Proseguo:
-“I robusti e infaticabili frisoni“: i due aggettivi sono di troppo, e il secondo è esiziale (visto? anch’io posso parlare forbito!)-
Se volete vi scrivo come sono fatti i frisoni e un pò di più sulla loro natura ma…credo che anche voi avrete bisogno di un digestivo per superare lo shock della boiata riportata.
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 8:43pm
Se ti rivolgi a chi ha buon senso, perchè scrivi in questo blog frequentato da trogloditi (come me, per esempio)?
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 8:48pm
CLIO :
ma dove ti hanno trovata da piccola? … ah, adesso ho capito, anche tu forte sostenittrice del ‘68 nè! Eh sì…
Jiggly:
Parliamo di cose serie. Riporto qualche pezzo perchè sono sicuro di non ricevere insulti:
-Se uno ha fatto un errore di scrittura non significa che sia un deficente o che non sia in grado di esprimere giudizi critici. Lettura e scrittura sono spesso due campi diversi.-
Ti assicuro seriamente che Docenti antichisti con cui ho rapporti molto proficui hanno visionato il romanzo e hanno trovato ben altro che errori… ci sono dei refusi di battitura ma chi è in grado di occuparsi di Letteratura Comparata direbbe cose che Gamby dovrebbe imparare se vuole crescere. (Con tutta umiltà non mi reputo ancora in grado di fare analisi comparate nonostante la mia preparazione).
Fai bene ad usare la parola “spesso”, e non assolutizzi, nella frase perchè uno dei casi in cui coincidono è quando un artista o autore ha la capacità e conoscenza di assimilare ciò che sta nel retroscena della scrittura e a riprodurlo. Ecco perchè Gamby non lavora bene, perchè non studia (e non si fa aiutare a farlo) per riuscire ad arrivare a conoscere addirittura la filosofia che trapela dal testo (i più grandi studiosi riescono a capire anche ciò che l’autore è reticente a far trapelare).
SPEZZO IL MESSAGGIO.
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 9:11pm
@mitoancess: A che ora è la sua conferenza? C’è mica un sito con l’orario e una cartina schematica del luogo per orientarsi? Ma temo che altri impegni mi impediranno di venire ma tenterò.
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 9:12pm
A mitoancess
Mi hanno trovato nella ricostruzione di una tomba vichinga a Trondheim, e tu invece certe battutone felici dove le peschi? E’ sbalorditivo ciò che scrivi, sul serio, ma non serntirti lusingato XD
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 9:28pm
per JIGGLY:
-Tra l’altro, non mi sembra che tu abbia le idee molto chiare in merito. La storia dei “romanzi epici” è un’aberrazione recente e priva di senso. Qualcosa è epico proprio perché in quanto tale non tratta l’evoluzione dei personaggi e si concentra specificatamente sulle gesta dei protagonisti. L’epica è praticamente il contrario del romanzo (che non per niente viene detto “di formazione”) e tra l’altro l’epica per sua definizione è trattata in versi.-
-Non cambia il fatto che l’epica è da considerarsi di segno opposto al romanzo.-
Allora quì è da precisare il concetto.
Il romanzo nacque come conseguenza all’evolversi di determinati elementi come la categoria del pubblico, il mutare della lingua, le influenze della chiesa, il miglioramento delle tecniche di stampa e altro ancora.
Fatto stà che quando i poeti dovettero confrontare con un pubblico che non era più la corte ma la borghesia, dapprima, e in seguito anche i cosiddetti “villani”, furono spinti ad avviare un rivoluzionario “modus” (non faccio il gonfiato ma con il latino riesci a non essere impreciso) di fare letteratura: nello stile, nella grammatica, nella tecnica compositiva…Infatti uno dei cambiamenti chiave fu che non si aveva quasi più a che fare con ascoltatori, ma con LETTORI.
Quindi se l’epico era stato legato alla poetica fino alla quasi fine dell’alto medioevo, nel basso medioevo accadde un lento e graduale, ma inesorabile, trasferimento del genere alla prosa. Caxton ne è il primo testimone e tesoriere.
il romanzo può dunque essere epico, per eredità, anche se riuscirono allora ad equivaliare quello antico e non ci riescono tutt’ora. Io se avrò i mezzi economici necessari per la ricerca ci proverò, ma dubito che arriverò laddove neanche Malory ha potuto.
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 9:39pm
per D.
Per un percorso fino ad Albino sarà ben facile trovarlo in internet, ci sono quei siti che offrono la possibilità di fare da navigatori per prepararsi un viaggio…se ne ricordo uno glielo riporterò.
Per maggiori informazioni sulla presentazione credo che la Biblioteca pubblicherà l’annuncio anche su internet.
Salve
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 9:47pm
@mitoancess.
È abbastanza triste vedere qualcuno vantarsi della propria cultura e infilare tre accenti sbagliati di fila (né, né, perché, furbone), mettere un “prprio” senza una ‘o’, e usare sia…che piuttosto del classico sia…sia.
Nonostante ciò, per l’ultima volta voglio cercare di essere utile, spiegandoti in maniera semplice come stanno le cose.
Tu puoi essere laureato in storia medievale, filosofia orientale, letteratura italiana, greca, latina e swahili: tutto ciò non ti avvicina di un dito allo scrivere buona narrativa. Scrivere narrativa è un altro campo di studi. È come pretendere di fare il neurochirurgo con una laurea da dentista (o anche il contrario).
Il problema è che da quel che ne so, non esiste nessun ciclo di studi ufficiale che permette di divenire scrittori, men che meno scrittori di narrativa di genere. Ciò non vuol dire però che non si possa imparare: ci sono manuali, scuole, insegnanti, e quello che si apprende facendo esercizio. Però si deve partire dal presupposto che occorra imparare.
Inoltre occorre essere umili. Anche se hai cinque lauree non c’è niente di male a controllare una parola sul vocabolario, non c’è niente di male a cercare un bel volume illustrato con le immagini di una carrozza e le freccette che indicano come si chiamano le varie parti. Così come occorre fare lo sforzo di visualizzare le scene: se ci sono prati “erbosi” perché la carrozza corre sui sassi? C’è silenzio o rumore? Perché la luce dell’alba è a sprazzi?
Nella buona parte dei casi, scrivere un romanzo è descrivere quello che vedi. Non è un giocare con le parole, non sono gli accostamenti aulici a fare un buon racconto, è quello che racconti.
Devi essere semplice! Immaginati di essere in treno, c’è un bambino che piange. Alla stazione racconti l’episodio a un amico. Gli dirai che c’era un bambino che piangeva, urlava, si lagnava, si lamentava, non gli dirai che c’era un bambino che “ruggiva istericamente”. In un romanzo devi essere ancora più semplice perché ti rivolgi a persone che non ti conoscono. Non c’è niente di male in questo, anzi, è uno dei principali indici di abilità nel campo della scrittura.
Devi essere consapevole delle scelte che fai. Devi chiederti perché usare un punto di vista e non un altro e poi rimanere aderente alle tue scelte. Soprattutto ti devi impegnare, devi fantasticare, scervellarti, inventare, immaginare! Il “pianto disperato con nessuna lacrima da piangere più” è indice di pigrizia, anche volendo esprimere proprio questo concetto banale non te la puoi cavare con le frasi fatte. È sciatto, irrita il lettore, comunica l’idea di qualcuno che scrive la prima cosa che gli capita, non importa quanto scontata.
Devi conoscere i tuoi personaggi. I personaggi hanno una loro personalità, non sono lettori CD nei quali inserire i pensieri dello scrittore. Se il tuo protagonista è un bambino, deve agire da bambino, parlare da bambino e pensare da bambino.
Con questo ho concluso, sono consigli in buona fede e dei quali hai bisogno, ma libero di ignorarli e continuare per la tua strada. In fondo a me di te e del tuo romanzo non frega un tubo, e infatti questa è anche l’ultima risposta che avrai da me.
Ti consiglio infine di moderare gli insulti, e di evitare ulteriore pubblicità, il primo annuncio te l’ho lasciato passare, il prossimo lo considererò spam. A mai più risentirci.
P.S. Esiziale: dannoso, rovinoso, mortale. L’aggettivo da te usato “infaticabile” è dannoso, rovinoso, mortale, da solo porta alla rovina l’intero tuo romanzo, perché dimostra la tua scarsa capacità come autore. Ti spiego passo passo perché:
- Perché è inutile, come puoi leggere dalla pagina di Wikipedia linkata, è implicito nell’essere frisone l’infaticabilità.
- Perché sposta il punto di vista a narratore onnisciente, allontanando il lettore dal bambino. Infatti appare ovvio che infaticabile è voce del narratore e non del personaggio.
- Perché è raccontato. Devi mostrare che un cavallo è infaticabile, non raccontarlo. Un conto è dire che un cavallo è alto o basso o nero o bianco, un conto dire che è “infaticabile”. Infaticabile non mostra, racconta, e questo è spesso un difetto.
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 9:52pm
per CLIO:
Giuro che mi state simpatici se metto da parte la vostra testardagine…
Clio da retta a me: leggilo tutto e fallo leggere anche ad altre persone di età diversa, vedrai che alla fine non avrai la stessa opinione di Gamby.
per MARCY:
1. Ho capito male o ci sono dei dottorandi che all’università studiano e analizzano “Le chiavi del fato”?
Per carità, liberi di analizzare ciò che gli pare…
poi però se non vi prendiamo sul serio non lamentatevi eh.
Detto questo, auguri per una gloriosa carriera accademica.
Ciao Marcy
Il problema è che al settore universitario non gliene frega niente se non lo prendi sul serio e sai perchè? Perchè è ancora uno dei più ammirati settori italiani nel mondo. Perchè lì dentro vi possono entrare solo grandi luminari o promettenti luminari, gente che ha continui rapporti con quell’estero di alto livello che fa a gara per superarci. Mi riferisco a professori che dedicano la vita ad aggiornarsi, a ricercare continuamente e a mettersi in discussione. Io ci ho avuto a che fare e ce ne ho ancora.
Ho ammesso per questi motivi di essere sorpreso che il mio testo giungesse nelle mani di un “Dottorando”, ma non mi sorprenderebbe se venisse adottato come libro di narrativa da degli insegnanti: anzi sto approntando gli accordi perchè avvenga. Quindi è inutile che la venerabile Gamby si ridicolizzi in un sito del genere… lei deve capire che non è preparata per fare commenti di alto spicco, figuriamoci per fare recensioni! E finchè persisterà nell’errore non andrà aldilà delle “boiate” mendaci…
Marcy cara, siamo noi a dover attingere dall’Università e dai VERI esperti, non il contrario. Ricordalo tesoro.
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 10:11pm
per GAMBY:
Non rivolgere a me intimazioni contro gli insulti perchè questa recnsione che hai messo e tanti altri tuoi scritti potrebbero costarti cari al livello di diffida: vuoi riceverne una? Piccola mia, io sto al tuo gioco infantile perchè mi diverto, ma se il gioco diventa duro…beh le lezioni giuridiche nella vita sono fra le più efficaci.
Ti ripeto che ciò che scrivi sono BOIATE: Tu non hai la preparazione per fare un’analisi nè linguistica nè testuale!
Hai detto bene, io mi occupo di antichità, medioevo e, seppure in via minore, di oriente. Ma sto continuamente specializzando ed approfondendo gli studi perchè sono ancora molto lontano dall’essere un valido Comparatista, così come tu sei lontana dal sapere cosa diamine era resa l’Amplificatio, l’Assestamento, la manipolazione del distico e così via. Studia, Gamberetta, studia e vedrai che dopo riconoscerai cose (anche e soprattutto nel mio testo) che neanche immaginavi. Non sono errori quelli che con tanta veemenza e irriverenza hai esposto sopra…
Vuoi sapere perchè i frisoni li definisco infaticabili e robusti?
Prova a fare una seria ricerca sulla loro estetica, utilizzo da parte dell’uomo e sulla loro reputazione nella società e nel contesto storico dall’alto medioevo ad oggi. E’ così che lavora un critico: con la ricerca minuziosa e…appunto, infaticabile.
Per quanto rigurda me come scrittore so bene quale percorso sto facendo, ma ti assicuro che ho avuto conferme da chi poteva darle in modo competente.
Perciò inizia sin d’ora a ricercare avidamente tutte le informazioni sull’origine del fantasy, partendo per abbreviare i tempi da saggi di Docenti univ. comparatisti, e poi man mano arricchisci approfondendo i “rimandi”. Te lo dice una persona che ne ha letti appena venti di fantasy, ma lo ha fatto con una “ragion veduta” che gli ha permesso di capire perchè Licia Troisi non è in grado di far rispettare il fantasy e la letteratura italiana d’oggi all’estero.
Però non togliermi la parola Gamby, sarebbe come bruciare una strada potenzialmente utile per entrambi.
Ciao
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 10:44pm
A mitoancess
Magari un giorno leggerò il libro, anche se le premesse non le trovo affatto promettenti, come ho già detto. Mi sembra che tu voglia dare un tono “anticheggiante” alla narrazione, ma, se questo era il fine, non ci riesci punto. Magari lo scheletro è buono, non lo so, non ho letto il libro, ma le osservazioni sul piano stilistico di Gamberetta ti sarebbero molto utili, e fossi in te terrei in altissimo conto il suo parere, perché se passi le sue forche caudine hai buone probabilità di aver messo in sieme qualcosa di valente. Non condivido tutto di quello che lei dice, facciamo il 90-85% a seconda degli ambiti, ma se mai un giorno decidessi di pubblicare, vorrei avere un editor (si chiamano così?) come lei.
In definitiva ho letto la recensione linkata da Gamberetta, e non penso che il tuo libro mi piacerebbe: io sono una rompiscatole puritana e pedante, se non l’avessi capito, e quando qualcuno mi tocca gli dei o vi allude a me saltano le sinapsi. Si chiama davvero Odino il bambino oppure ho capito male io?!
Ah, a chiosa, ora che mi sovviene… Cosa c’entrano Stalin ed il ‘68?
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 10:49pm
@Mitoancess: Pietà! Non dica che tutte le università sono piene di grandi professori, se si riferisce a quelle che ha frequentato lei posso anche crederle. Ma in generale no, ci sono molti professori che non si capisce perche lo siano.
(NO, non è un accusa contro di lei, non ho elementi per giudicarla quindi non lo faccio. Era solo una precisazione, non vorrei che questa frase venisse letta in modo imprprio)
Lo dico solo perche la sua affermazione mi ha fatto crepare dalle risate associata alla mia università :D
@Gamberetta: Mi ha sorpreso vedere con quale accanimento a volte critichi lo stile degli altri e il linguaggio forbito, non solo in questo caso, ma non capisco su che basi visto che non sei un editrice.
Forse ti farebbe bene leggere un manuale di Pat Walsh “78 ragioni per cui … ecc” (sono certo che lo troverai) e capire come ragiona davvero il mondo editoriale. Suggerisco il capitolo 15, spero vivamente che tu lo legga ;)
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 11:13pm
Ciao Mito! Scrivo qui solo per risponderti e poi vado definitivamente a nanna. La prima frase che hai riportato me l’aspettavo, in quanto ti ho chiamato in causa.. anzi rispondevo a un’accusa che ti aveva fatto la nostra amica. Ti volevo dire che ho usato il “se” appunto perchè non avendo letto il libro non potevo dire che non era vero che avesse errori al suo interno, per cui ho risposto solo alla parte che riguardava la tua eventuale “competenza” per permetterti di fare commenti. Il fatto di non esprimermi in termini assoluti è stato anche questo con cognizione di causa.
Parlando di epica, mi sono ritrovato d’accordo con tutto quello che hai scritto e ti ringrazio per avermi detto una cosa di cui non ero a conoscenza, cioè il fatto che il genere epico si è gradualmente trasferito dalla poesia alla prosa. Questo è stato un particolare che a quanto pare la mia professoressa non è stata in grado di dirmi.
Avrei però una domanda: il fatto che il romanzo è di per sè legato allo sviluppo del carattere del personaggio e della sua evoluzione spirituale, fisica etc, non è in antitesi con il concetto di solidità e immutabilità delle capacità e doti dei protagonisti che è proprio dell’epica? Dico anche a te che sono via per 3 giorni, per cui non avrò il tempo di leggere la tua risposta immediatamente.
Buon fine settimana!
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 11:19pm
per CLIO:
purtroppo devo insistere a dirti di leggere i miei messaggi sopra perchè è la stessa cosa che direbbe un Insegnante universitario, non c’è tanto su cui arrampicarsi. Concordo che Gamby faccia bene a provocare e mettere in discussione, ma secondo il percorso che ho detto sopra.
La tua motivazione sugli Dei mi spinge a non insistere oltre, ma mi chiedo perchè tu sia vicina ad un genere che ha un’ossatura estremamente pagana e col solo alone di un’influenza cristiana.
Sì il bambino si chiama Odino.
Andiamo sulle cose ironiche e cattivelle che ho detto:
Stalin l’ho citato perchè la repressione comunista, che ha ripudiato anche il comunismo italiano a suo tempo, ha portato con sè unilateralità di pensiero ( giusto o ingiusto che fosse, si agiva e pensava come volevano loro punto e basta..) e riduzione dell’interscambio elastico in tutti i campi quasi allo zero.
Il 68 è il famoso anno a partire dal quale l’italia ha deciso di passare da una meritocrazia inflessibile all’egualitarismo immoderato. Ecco perchè le scuole superiori hanno poi perso prograssivamente la propria riconoscibilità nella società: Ne escono tutti indistintamente e magari con la fortuna di prendere alti voti indebitamente.
Ciao
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 11:24pm
D’accordo, Gamberetta: quelle prime pagine del libro sono oscene, e piu’ che sufficienti a dimostrare che quel romanzo e’ una straordinaria boiata. In effetti non c’era nemmeno bisogno che ti sprecassi a commentarle… Oltretutto, dato che eri infuriata (con tutte le ragioni di esserlo, beninteso), hai finito col dire qualche sciocchezza pure tu… Ma e’ piu’ che comprensibile.
E devo anche aggiungere che, oltre all’estrema bruttezza del testo, pure l’autore risulta in modo evidente una persona di una arroganza rara, quale solo i miserabili possono sperare utile indossare. Che un simile testo possa essere oggetto di studi universitari puo’ anche darsi che sia vero: ma solo come esempio negativo. Immagino che anche i Professori Universitari abbiano bisogno di ridere, ogni tanto.
Gamberetta, lo sai che per molte cose non concordo affatto con quello che scrivi: ma qui non posso che essere al cento per cento solidale. Simile porcheria va deninciata per quello che e’.
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 11:30pm
Carlo: Ciao Carlo! Ben Tornato! :D
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 11:40pm
@mitoancess. Primo e ultimo avvertimento. Io nel mio primo intervento ho scritto che le prime tre pagine del tuo romanzo erano scritte in maniera oscena (e lo sono). Non ti ho per niente chiamato in causa, in cambio ho ottenuto:
- incompetente.
- inappropriata.
- infantile.
- ignorante.
- grugnisco e altre allusioni al fatto che sarei un maiale
Questo per citare le offese a me, poi ovviamente definisci merda e altro quello che scrivo. Adesso siamo alle minacce. Non ci siamo proprio, se vuoi continuare a commentare vedi di finirla. Chiaro? Non sono Madre Teresa, né una fanatica, tipo pacifista che si lascia ammazzare pur di difendere un principio. Per me è importante la libertà di espressione, ma se mi fai incazzare un’altra volta non solo ti vieto di commentare ancora, ma proprio t’impedisco di collegarti al sito.
E vedi i tuoi commenti di scriverli in italiano corretto, con gli accenti giusti e senza errori di ortografia, è il livello minimo di rispetto per chiunque ti legga.
@D. Non capisco che c’entrino gli editori. Bisogna scrivere in maniera semplice per farsi capire. Lo scopo di scrivere è comunicare, se scrivi in ostrogoto antico non ti capisce nessuno, dunque non hai comunicato un tubo e hai fallito lo scopo.
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 11:41pm
@Gamberetta: Evidentemente non hai accettato il mio invito a consultare quel capitolo, di chiedo cortesemente di provare a cercarlo, davvero. Forse dopo capirai meglio cosa volevo dire … ;)
Fidati di me per favore, poi ne riparliamo ;D
Giovedì, 17 Aprile 2008 @ 11:49pm
Ciao D., piacere di rileggerti… ;-) Passavo di qua per farmi una risata, e mi sono ritrovato a dare ragione alla Gamberetta… Ma tu guarda gli scherzi del destino (anzi, del Fato, ah, ah, ah!)
Va bene, resto perche’ la Gamberetta in fondo in fondo mi sta pure simpatica… Mi piace la sua furia e la sua passione. Diventera’ una grande persona, ormai me ne sono convinto.
Venerdì, 18 Aprile 2008 @ 12:08am
Ah ciao JIGGLY!
Stasera è stat una battaglia anche sull’altro spazio vedo! Ah ah ah
Per il resto posso presumere hai degli studi universitari in lettere, se non fosse così di sicuro hai un passato liceale, perchè vedo la tipica propensione a “beccare” proprio i cardini della cosiddetta QUEST (come la chiamavano i grandi del fantastico medievale, cioè il punto chiave di un’opera o di una problematica, mi riferisco all’immutab. del personaggio nell’epica).
Fatta questa constatazione (mi auguro di non aver preso un granchio) ti rispondo:
E’ verissimo ciò che dici, infatti mentre Beowulf è bello pregno di molte delle caratteristiche dell’epica antica (perchè in origine aveva caratteristiche indigene, cioè anglosassoni e filogallico-romane, poi ha subito qualche lontano adattamento per una sottile influenza cristiana) Sir Gawain (and the green knight) ha già la caratteristica che sottolinei del personaggio che muta (e la questione del perchè e percome è molto lunga).
In poche parole, nel “romanzo” l’aggettivo “eroico” e “epico” si fondono perdendo per strada molte caratteristiche (ti faccio un esempio: le persone del villaggio e i mercanti erano imbevuti di dottrina cristiana, quindi la conversione del personaggio da uno stato di confusione doveva fungere da esempio educativo per ammonire anche i più spavaldi dall’affrontare il volere della Provvidenza), e col passare del tempo il termine Fantasy ingloberà tutto ciò che riguarda il fiabesco, l’onirico, l’eroico e, seppure a gran difficoltà e impropriamente, anche quindi l’epico. Quello che tu il definisci VERO epico è scomparso nel turbinio del medioevo, ma se devo spiegare perchè un racconto come Conan sembra diverso da quello della DragonLance sono costretto a dire che il primo è più un’avventura epico-fantasy, il secondo è un fantasy in pieno.
Ma molte cose le spiega in modo abbastanza chiaro anche Tolkien in IL MEDIOEVO FANTASTICO, della BOMPIANI. Ti farai delle risate perchè vedrai che J.R. era una specie di Gandalf, ma tagliente e preciso come uno gnomo.
Continua a lasciare le tue chicche in questo sito perchè ogni tanto dici delle cose che mi costringono ad andare ad approfondire…
Buon Week end ciao
Venerdì, 18 Aprile 2008 @ 12:09am
GAMBY:
IL MENDACIO è PUNIBILE PER LEGGE, PER NON PARLARE DELLA CALUNNIA.
TI CONCEDO MAGNANIMAMENTE DI FARLA FRANCA PER LA DIFFAMAZIONE ARRECCATA A ME IN UN SITO APERTO AL PUBBLICO, PERCIò NON COSTRINGERMI AD INFORMARMI SUI TUOI DATI PER AVANZARE QUALCOSA DI LEGALE CON FORMALE DENUNCIA.
Io non minaccio e non l’ho fatto, l’italiano lo conosco meglio di te, e se subisco un danno sono TUTELATO COME OGNI CITTADINO DI QUESTA SANTA DEMOCRAZIA, perciò ABBASSIAMO IN FRETTA I TONI E RITORNIAMO AD ESSERE CIVILI, COSì COME IL CODICE CIVILE CALOROSAMENTE INVITA.
saluti Gamby.
Venerdì, 18 Aprile 2008 @ 12:21am
Carlo: Speravo di rivederti ^^ forse l’ultima volta non siamo riusciti a capirci, ma ammetto che possa essere stata colpa mia, io vorei ancora parlare con te :D Avrei molte cose da chiederti ^^ Non posso usare questo spazio, ma ti andrebbe di risentirci per e-mail?
Venerdì, 18 Aprile 2008 @ 12:26am
Certo, scrivimi pure a shadowmat@t-online.de :-)
Venerdì, 18 Aprile 2008 @ 1:29am
“Tra i sottili lineamenti degli occhi a mandorla brillavano due gemme cerulee come il cielo terso, striate di zaffiro.”
Quando si dice perle ai porci… va be’ vado a rotolarmi in un prato erboso.
Solo una cosa, da quando laurearsi in lettere, studiare letterature compare, conoscere le figure retoriche significa essere capaci di scrivere un romanzo?
E da quando un semplice lettore non può sfogliare un libro, leggerne qualche pagina e trovarlo scritto in maniera risibile?
Venerdì, 18 Aprile 2008 @ 8:52am
@mitoancess: continui a parlare a vanvera: la calunnia è l’atto di accusare ingiustamente qualcuno di un reato, mi spieghi cosa c’entra? Scrivere brutta narrativa non è (purtroppo) un reato, ma se lo fosse tu l’avresti commesso e la calunnia non ci sarebbe lo stesso.
Detto questo, mi fai venire una gran voglia di aprire una casa editrice a pagamento. Toglimi una curiosità: quanto ti hanno spillato i signori di Editing Edizioni?
Venerdì, 18 Aprile 2008 @ 9:43am
Quoto per intero queste parole di Gamberetta. Le riporto in toto nel mio commento, più sotto.
Perché? Perché chiunque volesse tentare la strada di scrittore dovrebbe stamparsi queste parole in una gigantografia, in A2, plastificarla e appendersela al muro.
La maggior parte degli scrittori fantasy italiani potrebbe migliorare di molto se solo ne tenesse conto.
Il nocciolo, nella narrativa, è: un romanzo può essere formativo, ricolmo di filosofia, pieno di riferimenti accademici e quant’altro. Ma non conta solo la sostanza, conta anche la forma. Se è scritto male è un cattivo romanzo. Allora meglio provare con la saggistica.
Sig. Rocca, magari il suo romanzo è davvero formativo e illuminante. Ma, se il resto è del tenore delle pagine riportate come esempio, difficilmente riuscirà a raggiungere il pubblico. E’ scritto male.
Può anche essere conscio delle sue elevate capacità accademiche, non c’é niente di male. Ma dovrebbe anche essere conscio che le sue capacità narrative sono, al momento, carenti.
Io credo che il messaggio di Gamberetta, condivisibile, sia: se davvero vuole tentare la strada della narrativa (e non della saggistica), si armi di umiltà, conservi la sostanza che lei sostiene essere ottima e cerchi di migliorare la forma.
E’ l’unica maniera per condividere, e penso che lei voglia farlo, il messaggio del suo romanzo.
“Tu puoi essere laureato in storia medievale, filosofia orientale, letteratura italiana, greca, latina e swahili: tutto ciò non ti avvicina di un dito allo scrivere buona narrativa. Scrivere narrativa è un altro campo di studi. È come pretendere di fare il neurochirurgo con una laurea da dentista (o anche il contrario).
Il problema è che da quel che ne so, non esiste nessun ciclo di studi ufficiale che permette di divenire scrittori, men che meno scrittori di narrativa di genere. Ciò non vuol dire però che non si possa imparare: ci sono manuali, scuole, insegnanti, e quello che si apprende facendo esercizio. Però si deve partire dal presupposto che occorra imparare.
Inoltre occorre essere umili. Anche se hai cinque lauree non c’è niente di male a controllare una parola sul vocabolario, non c’è niente di male a cercare un bel volume illustrato con le immagini di una carrozza e le freccette che indicano come si chiamano le varie parti. Così come occorre fare lo sforzo di visualizzare le scene: se ci sono prati “erbosi” perché la carrozza corre sui sassi? C’è silenzio o rumore? Perché la luce dell’alba è a sprazzi?
Nella buona parte dei casi, scrivere un romanzo è descrivere quello che vedi. Non è un giocare con le parole, non sono gli accostamenti aulici a fare un buon racconto, è quello che racconti.
Devi essere semplice! Immaginati di essere in treno, c’è un bambino che piange. Alla stazione racconti l’episodio a un amico. Gli dirai che c’era un bambino che piangeva, urlava, si lagnava, si lamentava, non gli dirai che c’era un bambino che “ruggiva istericamente”. In un romanzo devi essere ancora più semplice perché ti rivolgi a persone che non ti conoscono. Non c’è niente di male in questo, anzi, è uno dei principali indici di abilità nel campo della scrittura.
Devi essere consapevole delle scelte che fai. Devi chiederti perché usare un punto di vista e non un altro e poi rimanere aderente alle tue scelte. Soprattutto ti devi impegnare, devi fantasticare, scervellarti, inventare, immaginare! Il “pianto disperato con nessuna lacrima da piangere più” è indice di pigrizia, anche volendo esprimere proprio questo concetto banale non te la puoi cavare con le frasi fatte. È sciatto, irrita il lettore, comunica l’idea di qualcuno che scrive la prima cosa che gli capita, non importa quanto scontata.
Devi conoscere i tuoi personaggi. I personaggi hanno una loro personalità, non sono lettori CD nei quali inserire i pensieri dello scrittore. Se il tuo protagonista è un bambino, deve agire da bambino, parlare da bambino e pensare da bambino.”
Venerdì, 18 Aprile 2008 @ 10:22am
Aggiungerei: bisogna evitare di scrivere per impressionare la portinaia del proprio condominio: è un atteggiamento odioso. Se ne sente la puzza a chilometri di distanza, e la reazione è solo fastidio.
Venerdì, 18 Aprile 2008 @ 11:00am
Leggo il blog da un po’, ma non ho mai commentato.
Non sempre sono d’accordo con le recensioni, ma le ho sempre trovate ben fatte e piacevoli fda leggere (anche solo per rendersi conto dei limiti di qualcosa che a me piace).
Trovo la recensione in questione molto buona, e la reazione dell’autore degna di una ragazzina isterica: non ci fosse stata la recensione, bastavano le pagine riportate a far capire che il “romanzo” non vale certo la pena dell’acquisto.
Almeno nel mio caso la sola descrizione degli occhi del bambino sarebbe bastata a farmi mettere giù il libro al volo (e non parlo da recensitrice, ma da semplice lettrice a cui piace il fantasy, ergo una delle persone a cui l’illustre autore punta per campare).
I pensieri e le azioni del bambino sono allucinanti: non hanno niente a che fare con la possibile condotta di un bambino, e tra l’altro di lui non si ha alcuna notizia ma solo un lungo, lunghissimo elenco di notizie che riguardano il suo futuro. Piuttosto noioso, peraltro.
Le descrizione dell’ambiente meriterebbero più cura, perchè è difficile visualizzarlo e le informazioni vanno in contrasto tra loro (il silenzio che va e viene, una carrozza che corre sui sassi… ma è una strada, o sono sassi e basta?) e notizie che spiazzano (gli arbusti elfici? quindi siamo in un mondo dove gli elfi esistono? o è solo un aggettivo buttato lì?), la presenza della mitologia nordica (Odino… ma quindi gli elfi ci sono o no? e “lupo spartano” che vuol dire?)
Ho avuto anche io l’impressione di trovarmi di fronte ad una lunga sequenza di linguaggio forbito a cui non corrispondeva un’eguale abilità nell’usarlo.
Se l’autore vuole tra i fan anche qualche lettore con un cervello, e non soltanto quelli a cui basta leggere una parola arcaica per urlare al capolavoro, gli conviene abbassare la cresta e accettare le critiche.
Venerdì, 18 Aprile 2008 @ 11:30am
Marcy, Angra, Zaffini:
Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ragazzi vi ripeto per la centesima volta che sentire da voi che la mia forma è scorretta, che ci sono errori, ed altre boiate, senza il minimo riscontro nella realtà, è come sentire un neonato che cerca di elaborare teorie di fisica quantistica: Non siete competenti ne istruiti a dovere per farlo, lo volete capire o preferite rimanere ottusamente nel vostro livello scarso e inascoltato?
Allora finchè mi dite che il libro non vi piace ed enumerate le ragioni che gli impediscono di soddisfare il vostro gusto, è un conto, ma se insistete a voler trasformare la vostra singola opinione in un giudizio da esperti (che non sarete MAI di questo passo) allora io continuerò a contraddirvi dando dimostrazione lampante che la vostra conoscenza sulla materia è molto, ma davvero molto, scarsa.
Tanto son sicuro che insisterete a commentare questo ed altri libri come se foste in preda ad un cortocircuito. Quel 68 ha fatto danni ben più gravi di quanto credessi.
Venite alla presentazione e facciamo un bel dibattito, con presenti anche altri intenditori di letteratura, vedrete che abbassare la “crestina” vi aiuterà a capire un pò meglio come va la vita.
Mio Dio non commento sull’umiltà perchè detto da voi proprio è il bue che dice cornuto all’asino.
A proposito di accenti:
perché: si scrive così perché l’accento è detto chiuso o stretto.
è: verbo essere, si scrive così perché l’accento è aperto o largo.
Vi ripeto che è meglio lo scambio bilaterale piuttosto che il tentativo, senza speranza, di umiliare me o altri con un’inesistente preparazione sulla materia trattata.
E poi vi prego non venitemi a correggere la battiquando il vostro italiano è davvero molto lacunoso.
Venerdì, 18 Aprile 2008 @ 11:41am
Eccovi un altro errore di battitura:
“battiquando” al posto di “battitura quando”…
Venerdì, 18 Aprile 2008 @ 11:46am
Katerina:
leggere il tuo commento dopo ciò che ho detto fin’ora mi ricorda veramente la visione di quei topi da laboratorio che continuano a toccare l’elettrico autoledendosi…
Vai a leggerti la recensione di grandi intenditori e guarda bene cosa dicono, poi torna quà e vedrai che questi sono commenti e opinioni personali da NON intenditori.
Domanda: oltre alle cavolate, sapete dire qualcosa che riguardi la letteratura o vogliamo continuare a dare aria ai denti?
Aspetto…
Venerdì, 18 Aprile 2008 @ 11:52am
Leggo il blog da un po’, ma non ho mai lasciato un commento.
Non sono sempre d’accordo con le critiche, ma le ho sempre trovate interessanti e motivate, ragion per cui le ho sempre lette con piacere (anche solo per vedere i limiti di qualcosa che a me piace).
La critica al libro in questione la condivido in pieno, e tra l’altro l’autore si sta dimostrando di un’antipatia ed arroganza imbarazzanti per lui: nei blog di recensione alle fanfictionn ho visto adolescenti reagire con più maturità, aprendo un dialogo col recensore con l’intento di migiorare i propri punti deboli.
Palrando da lettore, non da recensore (non ho l’abilità necessaria per esserlo, ma questo non significa che sia un’analfabeta) posso dire in tutta tranquillità che Gamberetta ha fatto uno sforzo quasi inutile, nel recensire le pagine, perchè bastavano da sole a far capire che il libro non vale assolutamente l’acquisto.
Nel mio caso, se fossi stata in libreria e l’avessi preso in mano, sarebbe bastata la sola descrizione degli occhi del bambino a farmelo mettere giù: i lirismi banali e a caso li reputo ridicoli.
La condotta e il linguaggio del ragazzino sono completamente inadatti ad un bambino e so di quel che parlo: ho uno stuolo di cuginetti, e fino ai quattordici anni ho visto tutte le fasi di comportamento e linguaggio (con varie combinazioni di carattere e sesso) e nessuno, per parlare di una persona cara morta, si è mai espresso a quel modo. Maledicendo gli dei, pure.
In più di questo bambino non si sa nulla, ma ci viene sbattuto in faccia un lungo, lunghissimo elenco di quello che è destinato a fare.
Noioso, peraltro.
La descrizione dell’ambiente è tremenda: non si riesce a vedere niente, immagino ma potrei immaginare quattro ambienti differenti e tutti si adattano a quanto scritto, inoltre le informazioni o sono in contraddizione (silenzio contro non silenzio; prima sembra un panorama desolato poi viene descritto come lussurreggiante), o sono strane (i sassi sono sassi a caso o una strada? nel primo caso sono in un prato con una landa di sassi in mezzo? e perchè la carrozza sta lì?) o danno dubbi (arbusti elfici? sono in un’ambientazione dove ci sono gli elfi o è un aggettivo buttato lì a caso? e gli dei nordici?).
Anche io ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte ad un linguaggio forbito senza che ci fosse una reale abilità nell’usarlo, come se tu, autore, volessi mostrare a me, lettore, quante parole complicate sai.
In sostanza, illustre autore, ti consiglio di abbassare la cresta e lavorare sul tuo stile: è a gente come me che punti per campare, perchè quando entro in libreria sono io coi soldi in tasca.
Venerdì, 18 Aprile 2008 @ 11:58am
Comunque questo spazio è diventato monotono, girate in tondo tra voi perché mi sposto in un altro reparto. Chissà che Dio me la mandi buona e trovi commenti interessanti…
ciao ciao
Venerdì, 18 Aprile 2008 @ 11:59am
Chiedo scusa per il doppio commento, che dice praticamente la stessa cosa del precedente: mi diceva che il primo non l’aveva postato e l’avevo riscritto -/////-
Venerdì, 18 Aprile 2008 @ 12:01pm
Katerina:
E’ davvero l’ultimo mio commento in questo spazio perché me l’hai tirato fuori:
Ho già spiegato che non è a gente presuntuosa e dura di comprendonio come te che miro, bensì a teste aperte e dinamiche intellettivamente. E’ grazie a soggetti come te che l’editoria italiana continua a produrre schifezze che solo in italia si trovano…
Che ridere…
bon ciao ciao
Venerdì, 18 Aprile 2008 @ 12:03pm
Davvero il fanatasy italiano può aspirare solo a romanzi di bassa lega come il tuo, mitoancess?
No, perché il tuo “romanzo” è proprio come te: Ancess= un cesso.
Venerdì, 18 Aprile 2008 @ 12:06pm
Le schifezze non le compro, infatti il tuo libro rimarrà in libreria, quindi non vedo come possa essere io a contribuire al prodursi di letteratura scadente.
Trovo che contribuiscano di più autori convinti di essere Dio, inattaccabili solo perchè han pubblicato un libro (e ricordo che c’è riuscito anche Moccia), che accettano solo i pareri di coloro a cui basta una parola arcaica a urlare al miracolo, tacciando per ottusi tutti coloro che si rendono conto della loro inesistenza.
Venerdì, 18 Aprile 2008 @ 12:08pm
@mitoancess: i discorsi stanno a zero: dicci quanto ti hanno scucito per pubblicarti il libro, e poi ne riparliamo… ;)
Venerdì, 18 Aprile 2008 @ 12:11pm
Scrive Ancess
“Marcy, Angra, Zaffini:
Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ragazzi vi ripeto per la centesima volta che sentire da voi che la mia forma è scorretta, che ci sono errori, ed altre boiate, senza il minimo riscontro nella realtà, è come sentire un neonato che cerca di elaborare teorie di fisica quantistica: Non siete competenti ne istruiti a dovere per farlo, lo volete capire o preferite rimanere ottusamente nel vostro livello scarso e inascoltato?”
Mi rendo conto che sei abituato a disquisire con i tuoi illustri colleghi universitari del cui alto livello intellettuale e accademico sinora non avevo dubitato. Sinora.
“Quel 68 ha fatto danni ben più gravi di quanto credessi.”
Hai ragione. Prima di quella data un libro come il tuo neanche a pagamento lo avrebbero pubblicato.
Inoltre se il tuo pubblico è quello degli esperti( che diventano tali suppongo quando vanno in sollucchero nel leggere i tuoi scritti) perché non pubblichi saggi e la smetti di insultare noi lettori?
Venerdì, 18 Aprile 2008 @ 12:38pm
Parlo per me, non per gli altri. Anch’io non ho mai commentato una recensione (se non per dire che alcuni passaggi erano divertenti). Sono intervenuto solo per dire che alcune cose che Gamberetta dice, nello specifico quelle riguardanti la tecnica di scrittura (per le altre non mi esprimo) sono condivisibili. E per dire che un romanzo è sostanza + forma ed è mia opnione che la seconda, nei passaggi che ho letto, latita.
“Zaffini
Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ragazzi vi ripeto per la centesima volta che sentire da voi che la mia forma è scorretta, che ci sono errori, ed altre boiate, senza il minimo riscontro nella realtà, è come sentire un neonato che cerca di elaborare teorie di fisica quantistica: Non siete competenti ne istruiti a dovere per farlo, lo volete capire o preferite rimanere ottusamente nel vostro livello scarso e inascoltato?”
Quindi questa è la sua reazione a una mia opinione pacata e disinteressata? Gradirei sapere in base a cosa lei stabilisce che io non sia competente né istruito a dovere per poterla esprimere (tralaltro dandole del lei, senza insultarla in alcun modo né usando termini offensivi).
“…io continuerò a contraddirvi dando dimostrazione lampante che la vostra conoscenza sulla materia è molto, ma davvero molto, scarsa.”
Su quale materia? La narrativa? No, perché se così io qualcosina avrei pure pubblicato.
Sul resto del romanzo (la sostanza, il mito, la ricerca che c’è dietro) infatti non mi sono espresso, dicendole che se è - come lei ritiene - ottima, le faccio i miei complimenti. Ma che lo stile è da limare.
In ogni caso è ovvio che un’opinione rimane tale, sta a lei decidere se e quando ascoltarla, senza per questo dare dell’incompetente o dell’ottuso a chi la esprime.
“Vi ripeto che è meglio lo scambio bilaterale piuttosto che il tentativo, senza speranza, di umiliare me o altri con un’inesistente preparazione sulla materia trattata.”
Mi sembrava che il mio intervento fosse piuttosto costruttivo, senza alcun tentativo di umiliarla. Se si è sentito umiliato non era certo mia intenzione. Ma mi sembra anche che il suo atteggiamento sia poco costruttivo, additando gli altri a ignoranti e incompetenti senza distinzione e per partito preso, solo perché ritengono il suo romanzo scritto male (per inciso, mi riferisco a me, e non mi piacciono per come sono scritti il 90% dei romanzi fantasy pubblicati, quindi forse sono io che sono di gusti difficili…). Di certo, non aiuta allo “scambio bilaterale”. Quando si parla di umiltà, nella narrativa (e in qualsiasi altra attività) si intende che non si finisce mai di imparare, non ci si può ritenere arrivati e di conoscere tutti i segreti del mestiere, soprattutto all’esordio.
E si intende anche che i lettori hanno il diritto di esprimere giudizi sull’opera, dato che non hanno l’anello al naso, senza per questo dover essere ricercatori universitari.
Sarei curioso di sapere chi, secondo lei, sono i “VERI INTENDITORI” unici abilitati a dare pareri su un romanzo che, in quanto in vendita al pubblico, è in realtà come tale sottoposto al giudizio di esso.
Anch’io ho ricevuto una recensione negativa su Anobii, da Licia Troisi. Non la reputo certo una brava scrittrice, ma non per questo grido allo scandalo né reagisco male. Non le è piaciuto, pazienza. Ed era una recensione di tre righe, non circostanziata e dettagliata come questa di Gamberetta. Mi sarebbe piaciuto capire perché non le è piaciuto, in modo di migliorare nel prossimo romanzo. Pazienza.
Forse secondo lei non sono competente per esprimere un’opinione personale (quindi soggettiva) sul suo stile. Secondo me, invece, la mia competenza la stabilisce l’esperienza e il pubblico. Sempre secondo me le seguenti opinioni sul mio stile mi rendono abbastanza titolato in materia. Sono tutte opinioni rintracciabili in rete, da recensioni del mio romanzo:
” Un pregio è anche lo stile di scrittura, davvero fuori dagli schemi, a tratti anche sboccato, ma che spesso strappa un sorriso e rende meglio di mille parole educate.”
“Quello che colpisce di più è lo stile, immediato, graffiante, crudo, ma senza indulgere a splatter gratuito. L’uso dei vocaboli, dianamico e innovativo. La narrazione al presente, che incalza il lettore e lo sospinge, pagina dopo pagina”
“La sua scrittura è tanto irriverente quanto affascinante, per come, senza peli sulla lingua presenta orrori e sorrisi alternandoli con bravura.”
“complimenti a Luca per la maestria con cui ha saputo guidare un neofita (di fantascienza) per 320 pagine capolavoro in 320 minuti o giù di lì ”
“Non vi dirò delle solite cose sulla prosa graffiante o sui personaggi mai scontati”
“Se manterrai questo stile, diventerai uno dei miei preferiti”
Questo mi pone su un piedistallo? No Mi rende migliore di altri? No. Assolutamente no. Però, almeno, mi consente di esprimere un’opinione?
Di esprimere un punto di vista sull’importanza dello stile?
Almeno questo.
Dopo aver chiarito la mia posizione, Sig. Rocca, le auguro (senza alcun tipo di sarcasmo e ironia) una fulgida carriera sia accademica sia nella narrativa.
Venerdì, 18 Aprile 2008 @ 12:39pm
Visto che, da quanto ho capito, l’editore a cui lei si è rivolto è a pagamento, come mai, se è così convinto dell’eccelsa qualità del suo romanzo, non si è rivolto a uno non a pagamento? Che sia che ci ha provato ma quelli, da capre ignorante quali sicuramente saranno (a differenza di lei, mi pare ovvio) non gliel’hanno voluto pubblicare?
E’ un vero peccato che non si conceda nemmeno un minimo di autocritica. A differenza di gamberetta, credo che le proprietà linguistiche di base lei ce l’abbia, volendolo, solo che si sollazza in rigurgiti intellettualodi e finto-lirici che apparentemente (mooolto apparentemente) danno uno spessore colto e raffinato allo scritto, mentre in realtà rendono assai fastidiosa la lettura. L’impressione che ne deriva è che, anziché mostrarci la storia e i personaggi, lei abbia voluto dimostrarci quanto è bravo, colto e preparato; il che è la medesima cosa che ancora sta facendo, ma solo a parole e senza mostrare proprio un bel niente se non, mi perdoni, un’antipatia e un’arroganza che mi lasciano sbalordita.
Infine, quello che forse lei non vuole capire è che al pubblico non gliene frega una mazza della filosofia che lei vorrebbe trasmettere, se non viene veicolata da uno stile decente, da una bella storia e da bei personaggi, e non gliene importa nulla che il suo romanzo è stato apprezzato e acclamato (?) negli ambienti universitari (??); e se anche così fosse, non gli conferisce di certo l’intoccabilità di cui lei tanto si vanta. Ma cosa fa, ragiona a caste? Con le sue affermazioni, inoltre, sta dimostrando uno spregio nei confronti dei lettori odioso oltre ogni dire. Ma forse di questo non gliene importa nulla se il target a cui lei si rivolge sono i suoi professori tanto istruiti e raffinati, come lei. E solo quelli.
Ci pensi. :-) E se vuol rispondere, abbia almeno la decenza di non insultare o fare riferimenti a suini, ovini, bovini o altri animali che le vengono in mente, per cortesia!
Venerdì, 18 Aprile 2008 @ 2:18pm
ciao gamberetta,
ormai è un bel po’ che ti leggo, sai che apprezzo il tuo lavoro. e trovo che le due pagine che hai copiato siano scritte orribilmente (e che l’autore sia di una supponenza e un’antipatia davvero fuori dal comune, purtroppo non sono riuscito a trovare che questa informazione, on line: si trattarebbe di uno studente di lettere di 28 anni. un po’ fuori corso o le fonti hanno sbagliato?). tuttavia, voglio fare la parte del diavolo: prenderò la tua critica e la commenterò pezzo per pezzo (sono sicuro che apprezzerai). mi scuso qui, forfettariamente, per le brutture editoriali, certo che saprai soprassedervi a vantaggio dei contenuti.
prime due righe, d’accordo su tutto, anche se, io non lo so, ma è possibile che gemme cerulee, cielo terso e zaffiri abbiano tonalità leggermente diverse (mi lascia più perplesso la scelta di lineamenti per definire il taglio degli occhi, ma tutti abbiamo capito a cosa si riferisce, quindi probabilmente è un fatto personale).
non posso eccepire sui prati erbosi, sul foro della carrozza né tantomeno sullo stridio della carrozza (non mi capacito del perché abbia voluto descrivere una carrozza che stride, come un’arpia o un treno in frenata, ma, a ben vedere, stridio è una parola con un’intensione semantica piuttosto ampia) anche se, di nuovo, un’altra scelta lessicale mi ha stupito: cocchio, non perché necessariamente errata, ma forse avrei preferito qualcosa di più neutro: il cocchio è, generalmente, un piccolo carro antico da guerra oppure una roba ottocentesca, nera, lucida, piccolina (in tal caso, non dovrebbe proprio avere fori). l’ambientazione è conforme ad una di queste immagini? ma si tratta di sciocchezze.
“I robusti e infaticabili frisoni“: su questo non posso darti ragione: i frisoni sono tendezialmente robusti (ma non infaticabili) e, comunque, potrebbe voler dire che si tratta di bestie anche più robuste e infaticabili della media dei frisoni. credo che l’autore, riguardo al punto di vista, abbia inteso proprio avere il punto di vista del narratore onniscente, ma magari sbaglio, non l’ho letto.
“Il ballonzolare” non è un suono, vero, ma potrebbe trattarsi di una ingenua sinestesia. sui sassi, hai ragione.
ok sull’essere assorto, però sul resto… magari l’ambiente al di là del paesaggio è una distesa brulla di tarzanelli secchi. cappero, un prato pratoso è certo florido e incantato al confronto.
ma, a parte gli scherzi, in questo ristretto contesto direi non si può davvero giudicare l’uso di quei due aggettivi.
sugli “arbusti elfici” non so davvero cosa puoi obiettare: ce ne saranno pure, no? intanto abbiamo scoperto che esistono elfi e arbusti. gli “sprazzi tra l’albore” costituiscono una formula poetica bruttina, ne convengo.
poi, devo citarti direttamente: Scrivere un romanzo non significa giocare con le parole, significa mostrare una storia. non sono d’accordo: significa anche mostrare una storia, esistono romanzi fortemente influenzati dai giochi di parole, pensa solo all’indicibile mostruosità del romanzo baol, di stefano benni (ah, geniale. ovviamente il romanzo ha una storia, ma a volte, permettimi, alcune tue prese di posizione mi paiono manichee).
sul fatto che noi lettori non riusciamo a immaginare il paesaggio posso darti ragione, ma non capisco perché ti impunti sul fatto che la prospettiva debba essere quella del bambino. ripeto: io non ho letto il libro, ma da questo incipit mi pare semplicemente che il narratore onniscente racconti quel che prova il bambino (come vedi, ti do comunque ragione sul fatto che racconta e non mostra), ma non che le sue infelici scelte lessicali non tentino di descrivere un paesaggio. io, che sono assai più rozzo e ignorante di te, il paesaggio sono riuscito ad immaginarmelo, nonostante le summenzionate brutture.
non sono neppure convinto del fatto che sia etichettabile come inforigurgito la lista di ruoli del defunto: è inforigurgito se l’autore ci vuole informare, qui è solo una lagna, (sentimentale) retorica nel senso deleterio del termine. uguale per disperato e straziante: non ha semplicemente ecceduto, pleonasticamente, ha voluto caricare l’emotività del passaggio. una bella descrizione che mostrasse il bambino sarebe stata, però, molto più efficace.
quoto la parte sui serbatoi di lacrime esauriti. sul silenzio hai ragione, una cappella mostruosa… facciamo così, d’ora in poi menziono solo dove le nostre opinioni divergono.
scrivi: Il bello è che non frega un tubo neanche al lettore del nuovo sovrano dei regni di Aesir e dell’anello di congiunzione fra occidente e oriente: questo dicesi inforigurgito, sbattuto in faccia al lettore nella maniera meno elegante possibile.
no, il meno elegante possibile é:
– pinuccia, anche se al bambino non interessa se il suo destino sia quello di diventare il nuovo sovrano dei regni di Aesir, prossimi ad unificarsi in un unico impero, essendo lui la tanto supposta reincarnazione del dio Odino di Asgard. Non gli interessa nemmeno diventare l’anello di congiunzione tra i popoli di tutto il continente occidentale con quello orientale. Nemmeno di dover accettare che il suo destino sia diventare il più potente dei monaci Rei di Zen-San, vuole semplicemente essere di nuovo accanto al suo Kalos, insomma, anche se tutta ’sta brodaglia, smettila di travestirti da confezione gigante di callifugo per riportare la gioia infantile su quel visino consumato dalle lacrime!–
Scrivi: Brutto davvero quel “la tanto supposta reincarnazione”. brutto, ma non per il motivo da te addotto: si può supporre con maggiore o minore convinzione e l’uso “tanto supposta ipotesi” è ormai entrato nell’uso standard. certo, l’effetto in questo testo è di tante supposte e basta.
scrivi: “inveridicità” non è una parola della lingua italiana. sbagliato: è cacofonica, ma esistono vero e veridico (quantunque quest’ultimo sia ormai desueto e un po’ ridicolo), il derivato veridicità è regolare e i loro opposti invero, inveridico e inveridicità sono assolutamente accettabili. per fortuna, le parole della lingua italiana non sono solo quelle dei vocabolari (sia perché la lingua è anche un sistema di flessione di forme a partire dai lemmi dizionariali, sia perché è anche un sistema di creazione di nuove parole — creazione endogena–, sia perché i parlanti sono creativi). non perderti in queste sciocchezze: le tue critiche migliori e più produttive sono quelle sul senso e i concetti, sui contenuti.
magari cambiare leggermente posizione ha permesso al bambino di sganciarsi dai pensieri che lo ottenebravano e lo hanno riportato nel suo contesto concreto. il silenzio lo aveva impropriamente citato prima, come tu stessa hai fatto notare.
mi permetto anche di aggiungere che la folata di vento gelido non è una metafora, ma una reale folata, che entra nella carrozza dal foro appositamente praticato.
Scrivi: “buh!” lo dici improvvisamente, non “nontroverestil’adecosi’interessantevirgolasaipuntodidomanda”.
Che è un “lupetto spartano”?
ma l’avverbio potrebbe riferirsi anche al fatto che l’atto comunicativo avviene senza preavviso, non al fatto che avviene anche velocemente altrimenti, forse, proditoriamente sarebbe stata la scelta migliore.
Scrivi: E con un bambino che ruggisce in maniera isterica, chiudo qui.
aggiungerei che, evidentemente, prima ha ruggito sottovoce o a un volume normale, visto che poi si spiega che era pronto ad urlare.
la tua critica è utile (io non comprerò né perderò tempo a leggere il libro) le tue spiegazioni sui toni, con me, inutili, perché mi piacciono le tue critiche proprio per il loro tono supponente e violento.
a presto
Venerdì, 18 Aprile 2008 @ 2:22pm
Qualche commentino sparso al post di mhrrr :)
Anche io penso che abbiano tonalità diverse, ma non è quello il problema. Secondo è spaventoso che un lettore si debba prima raffigurare il colore delle gemme cerulee, poi quello del cielo terso e infine quello dei zaffiri per immaginarsi non il colore di un complicato artefatto di qualche natura, ma quello di un paio d’occhi. Non so, ma non mi sembra un’informazione di così vitale importanza. Non dico che doveva bollare la cosa con “aveva gli occhi azzurri”, ma almeno un pizzico di semplicità e immediatezza…
Uhm, penso che gamberetta abbia voluto riferirsi a un gioco con le parole fine a se stesso, che non apporta di per sé nulla alla storia e alla caratterizzazioni dei personaggi. Uno scrittore deve sapere giocare con le parole, ma bene, ossia con un minimo di cognizione di causa.
Ma in quel caso mi pare che voleva essere una metafora, per il modo in cui è stata messa:
Se il vento gelido voleva essere un vento gelido (:D) avrebbe potuto mettere: “Il silenzio si fece sentire nuovamente nella carrozza, mentre una folata di vento gelido faceva irruzione nell’abitacolo” ecc. o qualcosa del genere (frase assolutamente d’esempio). Invece con quel “come” quasi sicuramente l’autore voleva introdurre una metafora. Ma può darsi che mi sbaglio.
Anche qui il problema non penso sia il significato di “ruggire” e “isterico” in sé, quanto al fatto che è brutto. Il ruggire è un verso specifico, tipico del leone (appunto) e mal ce lo vedo applicato al tono sorpreso e spaventato di un bambino. Se mi raffiguro un bambino che ruggisce mi immagino una mostruosità, insomma :D
Per il resto sono d’accordo con le tue osservazioni ;)
Venerdì, 18 Aprile 2008 @ 3:31pm
@D. Sì, scusa, ho commentato senza in effetti aver letto il capitolo da te indicato. Purtroppo non ho il libro di Walsh in casa, e in rete ho trovato solo il testo di “38 most common fiction writing mistakes (and how to avoid them)” e mi rendo conto che ci sono 40 errori che mancano. Perciò, se vuoi dirmi tu quel che racconta il capitolo in questione. Grazie.
@mhrrr.
In effetti al sito dell’editore parla di “iscritto alla facoltà di lettere”, spero per lui che dopo la tirata sulla sacralità degli studi universitari non sia davvero, quanto, 5 anni fuori corso? Ma fatti suoi.
“I robusti e infaticabili frisoni”: la pagina di Wikipedia parla di “cavallo robusto, possente e infaticabile, usato anche come cavallo da guerra”, dunque gli aggettivi sono di troppo.
Ma mettiamo fosse “robusti e infaticabili cavalli”. A che pro quei due aggettivi? A cosa servono? Cosa c’entrano con le recriminazioni e i lamenti di Odino? Ci frega qualcosa che i cavalli che trainano la carrozza siano robusti e infaticabili?
Io qui ci vedo solo la tendenza dello scrittore alle prime armi di appiccicare a ogni nome uno o più aggettivi, senza ragionare su qua