Le Chiavi del Cassonetto
Qualche giorno fa ho segnalato la presenza su emule del romanzo di Sergio Rocca, Le Chiavi del Fato.

Copertina de Le Chiavi del Fato
Ne ho lette tre pagine e l’ho trovato scritto in maniera indegna, tale da farmi perdere ogni desiderio di continuare. L’autore, con nick mitoancess, è venuto da queste parti a offendere. Non si meriterebbe altro che il silenzio, ma io sono una brava persona. Perciò gli spiegherò perché bastano poche pagine del suo sedicente romanzo per capire che il posto giusto di tale opera non è una libreria ma il cestino della carta straccia.
Spero la mia analisi sia utile anche ad altri.
Potete leggere le prime due pagine del romanzo qui di seguito:
|
PROLOGO Tra i sottili lineamenti degli occhi a mandorla brillavano due gemme cerulee come il cielo terso, striate di zaffiro. Il bambino guardava gli erbosi prati che scorrevano oltre il foro della carrozza. Lo stridio del cocchio tirato da robusti e infaticabili frisoni, lo scalpitio dei cavalli al trotto, il ballonzolare delle ruote sul terreno, sassoso e inumidito dallo scroscio della notte precedente, giungevano ovattati alla mente di Odino. Egli era assorto nei suoi pensieri e il suo sguardo fissava l’incantato e florido ambiente esterno. Non pensava però agli arbusti elfici e allo splendore della terra Jaline, né alle distese erbose, il cui verde si scorgeva attraverso gli sprazzi tra l’albore, ma a colui che gli era stato amico e salvatore, nonché fratello maggiore e padre, pedagogo e maestro o addirittura dio protettore allo stesso tempo. Aveva il viso e il naso arrossati dopo un pianto disperato, straziante, e ora non gli rimanevano più lacrime da versare. Gli rimaneva solo la quiete angosciante della rassegnazione. Il silenzio smorzava la rigenerazione dello stato d’animo, poiché era il guardiano fedele della sofferenza, e lui era troppo piccolo per farlo invece suo alleato. Il cuore di Odino era gonfio come gli occhi, colmo di una sofferenza interiore, a lungo andare fatale. «Kalos…» echeggiava ogni tanto nella sua mente come un richiamo del ricordo dell’amico, del fratello… Al bambino non interessava se il suo destino fosse quello di diventare il nuovo sovrano dei regni di Aesir, prossimi ad unificarsi in un unico impero, essendo lui la tanto supposta reincarnazione del dio Odino di Asgard. Non gli interessava nemmeno diventare l’anello di congiunzione tra i popoli di tutto il continente occidentale con quello orientale. Nemmeno di dover accettare che il suo destino fosse diventare il più potente dei monaci Rei di Zen-San, voleva semplicemente essere di nuovo accanto al suo Kalos. Odino prendeva atto che il monaco Kalos (il suo amico, fratello maggiore, maestro…) gli aveva insegnato molte cose sulla vita e sulla realtà, ma la sua morte era la prova dell’inapplicabilità e inveridicità di alcune di esse. Quella di Kalos era stata, però, una morte degna di un guerriero e un giustiziere. Egli era un eroe come pochi, vinto forse dall’ingannevole filosofia che seguiva e applicava fedelmente, perché in essa aveva fede. «Non tutto era vero, amico mio…» pronunciò sommessamente con amarezza il bambino, non distogliendo lo sguardo dalle valli lontane. Ma l’ammirazione verso Kalos non era scomparsa con la sua morte, neanche gli Dei assassini potevano vincere la sua grandezza. «Dei assassini e vigliacchi… vili!» pensò ancora il bambino, questa volta con disprezzo. «Oh Kalos, perché mi hai coinvolto nelle tue illusioni? Perché mi hai insegnato cose false? Perché non impedisci che il dolore mi uccida lentamente? Ora sento un veleno che fermenta nelle mie carni e mi tortura spietatamente… Con quale autorità mi ordinasti di vivere per inseguire i miei sogni? Quali sogni? Avevo ragione a non averne! Quanto desiderio ho di raggiungerti in Ade…» Il bambino sospirò e cambiò leggermente posizione sul sedile, sentendo il calore della pelliccia d’orso e del berretto di montone sulla testa. Il silenzio si fece sentire nuovamente nella carrozza come una folata di vento gelido. «Non troveresti l’Ade così interessante, sai?» disse una voce argentina, improvvisamente. Il bambino si voltò spaventato, in direzione dell’angolo destro della panca opposta alla sua. D’incanto vi era seduto un fanciullo più grande di lui, i cui occhi smeraldini erano rivolti all’esterno del cocchio, anch’egli fissava il paesaggio che scorreva. I suoi neri capelli semi-corti e il glabro viso gli davano un’aria da ‘lupetto spartano’. Il suo grande cappotto di ermellino, lungo fino alle caviglie, gli dava invece un’aria da principe di quei nuovi tempi. «Chi sei stregone?» ruggì il bambino istericamente, pronto a gridare. Continua… (purtroppo)
|
Non solo queste due pagine bastano e avanzano per definire Le Chiavi del Fato uno schifo, ma arrivo a dire che la prima frase basta e avanza:
Tra i sottili lineamenti degli occhi a mandorla brillavano due gemme cerulee come il cielo terso, striate di zaffiro.
Da questa frase si evince:
- L’incapacità dell’autore di essere semplice e diretto: per dire che un bambino ha gli occhi azzurri deve usare due metafore e una similitudine.
- La mancanza di proprietà di linguaggio: “ceruleo” vuol proprio dire del colore del cielo limpido (terso), dunque la similitudine è pleonastica.
- L’insistenza su particolari inutili, come le striature zaffiro sul ceruleo. Questo pezzettino, tolto il linguaggio artefatto, significa: occhi azzurri come il cielo azzurro, striati d’azzurro.
- La banalità: l’uso della metafora della gemma per parlare degli occhi è quanto di più scontato esista.
Ma andiamo avanti:
Il bambino guardava gli erbosi prati che scorrevano oltre il foro della carrozza. Lo stridio del cocchio tirato da robusti e infaticabili frisoni, lo scalpitio dei cavalli al trotto, il ballonzolare delle ruote sul terreno, sassoso e inumidito dallo scroscio della notte precedente, giungevano ovattati alla mente di Odino.
Quel “prati erbosi” è un’oscenità. Come l’acqua bagnata.

Un prato, ma non un prato qualunque: è un prato erboso!!!
Abbiamo poi il “foro” della carrozza. Sarebbe? Il bambino sta guardando fuori dal finestrino? No? Quali “fori” ci dovrebbero essere in una carrozza? “prati erbosi” e fori nelle carrozze, altri due per la categoria “mancanza di proprietà di linguaggio”.
“Lo stridio del cocchio”? Perché il cocchio stride? Ammetto di non avere grandi esperienze di carrozze, se non al Luna Park, ma non le ho mai sentite “stridere”: e tre per la mancanza di proprietà di linguaggio.
“I robusti e infaticabili frisoni“: i due aggettivi sono di troppo, e il secondo è esiziale (visto? anch’io posso parlare forbito!) È al contempo inforigurgito, raccontato e non mostrato, e implica un punto di vista onnisciente che allontana dalla narrazione. Cool!
“Il ballonzolare” non è un suono, e dunque mischiarlo con stridio e scalpitio è una quarta dimostrazione di scarsa attenzione nell’uso del linguaggio. Poi ci si potrebbe chiedere perché la carrozza procede in mezzo ai sassi, quando intorno ci sono prati erbosi…
Egli era assorto nei suoi pensieri e il suo sguardo fissava l’incantato e florido ambiente esterno.
Essere assorto vuol dire proprio essere immersi nei propri pensieri, perciò ennesima prova che il signor Rocca non conosce il significato dei termini che usa. “l’incantato e florido ambiente esterno” cioè? Finora c’è un prato erboso e dei sassi. Incantato e florido, sarà…
Non pensava però agli arbusti elfici e allo splendore della terra Jaline, né alle distese erbose, il cui verde si scorgeva attraverso gli sprazzi tra l’albore, ma a colui che gli era stato amico e salvatore, nonché fratello maggiore e padre, pedagogo e maestro o addirittura dio protettore allo stesso tempo. Aveva il viso e il naso arrossati dopo un pianto disperato, straziante, e ora non gli rimanevano più lacrime da versare. Gli rimaneva solo la quiete angosciante della rassegnazione.
Gli “arbusti elfici”, ovvero? Gli “sprazzi tra l’albore”, perché la luce dell’alba solo a sprazzi permette di distinguere il verde dei prati? Scrivere un romanzo non significa giocare con le parole, significa mostrare una storia. Il bambino guarda fuori dalla carrozza, e che vede? Un bel niente, ci sono solo parole, non ci sono immagini. Questo è indice di pessimo scrittore.
Il fratello maggiore, amico, ecc. ma sul serio un bambino sta pensando a tutto ciò? Non è che sta pensando alla persona che è tutto questo? Brutto esempio di inforigurgito.

Elfo fra gli arbusti (elfici)
“disperato, straziante”, almeno uno è di troppo, ed è probabile entrambi, perché, se si esclude il caso particolare del pianto di gioia, l’atto stesso di piangere veicola strazio e disperazione.
Il “non gli rimanevano più lacrime da versare” è un’altra frase che da sola fa meritare all’intero romanzo il cestino. Non si possono scrivere banalità del genere, a meno che non si voglia essere ironici! È come cominciare sul serio un romanzo con: “Era un notte buia e tempestosa”! Cliché di questo tipo sono dolorosi fisicamente per il lettore. Sergio: mi hai fatto male!
Il silenzio smorzava la rigenerazione dello stato d’animo, poiché era il guardiano fedele della sofferenza, e lui era troppo piccolo per farlo invece suo alleato.
Quale silenzio? Non c’è lo stridio, lo scalpitio, e il “ballonzolare”(sic)? È vero, arrivano ovattati, ma non mi pare ci sia silenzio.
Cos’è “la rigenerazione dello stato d’animo”?
«Chiara, come va oggi?»
«Depressa, e tu?»
«Il mio stato d’animo è integro. Ieri invece si stava ancora rigenerando.»
Sergio, non è che tu devi buttar giù parole a caso, non funziona così, le parole devono avere un senso. Per esercizio riscrivi la frase successiva col guardiano, in modo che abbia un significato.
Il cuore di Odino era gonfio come gli occhi, colmo di una sofferenza interiore, a lungo andare fatale.
Non bastavano le lacrime, ci voleva proprio anche il cuore gonfio di sofferenza. Volendo apposta essere più banali, una non ci riuscirebbe. Come non bastasse c’è l’aggettivo inutile in più, bonus: interiore. È un po’ dura che il cuore sia colmo di sofferenza esterna…
«Kalos…» echeggiava ogni tanto nella sua mente come un richiamo del ricordo dell’amico, del fratello…
Perché non metterci ecc. ecc. invece dei tre puntini di sospensione? L’effetto ridicolo è lo stesso.
Al bambino non interessava se il suo destino fosse quello di diventare il nuovo sovrano dei regni di Aesir, prossimi ad unificarsi in un unico impero, essendo lui la tanto supposta reincarnazione del dio Odino di Asgard. Non gli interessava nemmeno diventare l’anello di congiunzione tra i popoli di tutto il continente occidentale con quello orientale. Nemmeno di dover accettare che il suo destino fosse diventare il più potente dei monaci Rei di Zen-San, voleva semplicemente essere di nuovo accanto al suo Kalos.
Il bello è che non frega un tubo neanche al lettore del nuovo sovrano dei regni di Aesir e dell’anello di congiunzione fra occidente e oriente: questo dicesi inforigurgito, sbattuto in faccia al lettore nella maniera meno elegante possibile.
Brutto davvero quel “la tanto supposta reincarnazione”.
«Suppongo che Le Chiavi del Fato sia un romanzo scritto da un autore alle prime armi.»
«Ma supponi tanto o poco?»
«Ehm, non saprei, suppongo moltissimissimo?»

«Il dottor Livingstone, suppongo?» «Tanto o poco?»
Odino prendeva atto che il monaco Kalos (il suo amico, fratello maggiore, maestro…) gli aveva insegnato molte cose sulla vita e sulla realtà, ma la sua morte era la prova dell’inapplicabilità e inveridicità di alcune di esse.
L’abbiamo capito che Kalos è amico, fratello, amante, segretario, e guerriero insostituibile giocando online, ma questo sottolinearlo tre volte in mezza pagina è RIDICOLO. “inveridicità” non è una parola della lingua italiana, oltre al fatto di essere cacofonica e di sembrare uscita dalla neolingua di Orwell.
Quella di Kalos era stata, però, una morte degna di un guerriero e un giustiziere. Egli era un eroe come pochi, vinto forse dall’ingannevole filosofia che seguiva e applicava fedelmente, perché in essa aveva fede.
Pensa che sagoma questo Kalos: applica fedelmente una filosofia, perché in essa ha fede! Incredibile! Il resto è fuffa, non solo è fuffa raccontata e non mostrata, ma rimane fuffa nella nebbia più fitta: insegnamenti riguardo “cose”, “ingannevole filosofia”, “morte degna di [...] un giustiziere”, come prima sono solo parole. Non stanno comunicando niente, non stanno mostrando niente, sono puro spreco d’inchiostro.
«Non tutto era vero, amico mio…» pronunciò sommessamente con amarezza il bambino, non distogliendo lo sguardo dalle valli lontane. Ma l’ammirazione verso Kalos non era scomparsa con la sua morte, neanche gli Dei assassini potevano vincere la sua grandezza.
«Dei assassini e vigliacchi… vili!» pensò ancora il bambino, questa volta con disprezzo.
«Oh Kalos, perché mi hai coinvolto nelle tue illusioni? Perché mi hai insegnato cose false? Perché non impedisci che il dolore mi uccida lentamente? Ora sento un veleno che fermenta nelle mie carni e mi tortura spietatamente… Con quale autorità mi ordinasti di vivere per inseguire i miei sogni? Quali sogni? Avevo ragione a non averne! Quanto desiderio ho di raggiungerti in Ade…»
Lo sbrodolarsi di domande retoriche è di uno squallore che ha pochi paragoni. Tra l’altro dopo la fine delle lacrime e il cuore gonfio abbiamo la terza Banalità con la B maiuscola: “vivere per inseguire i sogni”.
Ma soprattutto questi dovrebbero essere i pensieri di un bambino. Sergio, quanti bambini senti esprimersi così? Nessuno. Questo non è un bambino, sei tu autore che parli a vanvera.
Il pezzetto da “Oh Kalos” in poi, anch’esso è sufficiente per buttare via tutto, perché è la dimostrazione che l’autore non ha idea di come si caratterizzano in maniera corretta i personaggi.
Il bambino sospirò e cambiò leggermente posizione sul sedile, sentendo il calore della pelliccia d’orso e del berretto di montone sulla testa. Il silenzio si fece sentire nuovamente nella carrozza come una folata di vento gelido.
Perché cambiare leggermente posizione permette di sentire il calore della pelliccia e del berretto? Il silenzio si fece nuovamente sentire? Ma se non c’è mai stato? E se invece c’è stato, quand’è sparito?
«Non troveresti l’Ade così interessante, sai?» disse una voce argentina, improvvisamente.
Il bambino si voltò spaventato, in direzione dell’angolo destro della panca opposta alla sua. D’incanto vi era seduto un fanciullo più grande di lui, i cui occhi smeraldini erano rivolti all’esterno del cocchio, anch’egli fissava il paesaggio che scorreva.
I suoi neri capelli semi-corti e il glabro viso gli davano un’aria da ‘lupetto spartano’. Il suo grande cappotto di ermellino, lungo fino alle caviglie, gli dava invece un’aria da principe di quei nuovi tempi.
“buh!” lo dici improvvisamente, non “nontroverestil’adecosi’interessantevirgolasaipuntodidomanda”.
Che è un “lupetto spartano”?
«Chi sei stregone?» ruggì il bambino istericamente, pronto a gridare.
E con un bambino che ruggisce in maniera isterica, chiudo qui. Alla prima lettura ero andata avanti un’altra paginetta, ma adesso non ce la faccio a ripetere l’esperienza.
Per ricapitolare: abbiamo un narratore onnisciente che spesso e volentieri racconta invece di mostrare e che altrettanto spesso rigurgita informazioni inutili addosso al lettore. In più tale narratore ha una conoscenza a livello di asilo della lingua italiana. Infine tutto ciò per parlare di un bambino con il cuore gonfio di sofferenza, che non ha più lacrime da piangere, e che deve inseguire i suoi sogni. Mi assento un attimo per vomitare e poi concludo.
* * *
Un lettore de Le Chiavi del Fato mi ha fatto notare come, soffermandomi solo sulle prime pagine, non avrei colto i profondi significati dell’opera. Prendo atto che sepolta nell’immondizia ci sarebbe una perla, ma mi spiace: non è mio hobby frugare nei sacchi della spazzatura.

Ancess Volume I: Le Chiavi del Fato
Le Chiavi del Fato è un romanzo che puzza. Puzza di pigrizia e pretenziosità. Trasmette un malcelato disprezzo per il lettore, il cui ruolo non è godersi la storia, ma rimanere ammirato da quante parole conosce l’autore o dagli accostamenti finto poetici. È soprattutto un romanzo noioso, ché i difetti evidenziati non sono difetti in sé, sono solo la spiegazione del perché a pagina tre la Noia abbia il sopravvento sul desiderio di leggere.
Mi rendo conto che è molto probabile stia parlando a vuoto per quanto riguarda l’autore e i suoi amichetti, ma ripeto: ho speranza che queste osservazioni possano risultare utili per qualcuno.
Mi rendo anche conto di essere suonata più supponente del solito. È che sono stanca. Stanca di ripetere sempre le stesse cose. Stanca di vedere gente che arriva alla laurea e oltre senza capire che scrivere narrativa non è facile, e richiede studio, esperienza, impegno e inventiva, tutte cose che non è l’Università a fornire. Stanca che la gente scriva senza leggere, che pretenda di scrivere fantasy o fantascienza senza aver dedicato anni a leggere questi generi. Stanca che ci si metta a scrivere romanzi con “obiettivi culturali e pedagogici” invece di raccontare belle storie. Stanca della banalità, dei cliché, della mancanza di fantasia e umorismo, stanchissima degli “arbusti elfici”.
Visto che sono così stanca, anticipo subito che non replicherò alle solite emerite stupidate, tipo: “Se si fa un’analisi così tutte le opere divengono brutte!”, “Se un professore universitario dice che è bello, allora è bello!”, “L’Arte è Arte, non la si può ingabbiare in regole!”, “Non è mancanza di proprietà di linguaggio, è poesia!”, “Sei solo invidiosa perché non hai i soldi per pubblicare a pagamento!”, “Va bene la critica, ma non si può offendere l’autore!”, “Bisogna leggere con grande attenzione fino in fondo un romanzo!”, ecc. ecc.
Se non vi sta bene, girate al largo.
Approfondimenti:
L’unica recensione de Le Chiavi del Fato che sia riuscita a trovare
Pratosubito: per avere subito un prato (erboso)!
La neolingua su Wikipedia
David Livingstone su Wikipedia
I rifiuti: problema o risorsa?
Scritto da Gamberetta •
Gamberolink •
Lascia un Commento » •
Feed dei commenti a questo articolo •
Questo articolo in versione stampabile
• Donazioni

17 aprile 2008 alle 14:25
Solidarietà al Gambero!
Ma che pazienza c’hai???
:-)
(caro sig. Sergio Rocca, mica pensato ti trovarsi un’occupazione più dignitosa?)
17 aprile 2008 alle 15:17
Sì, fa vomitare.
Non c’è da offendersi né disperare, perché la scrittura è una cosa che si può sempre imparare, con un po’ di buona volontà. L’autore deve essere molto giovane, e vittima dell’equivoco secondo il quale bravo scrittore = una valanga di aggettivi e avverbi, parole ricercate infilate ovunque possibile e immagini “poetiche” come se piovesse. Questo può impressionare chi si è fermato alla quinta elementare, ma un lettore medio dà di stomaco.
E’ un consiglio più che una critica: l’autore dovrebbe leggersi un manualetto di scrittura con le regole base per evitare almeno gli errori più grossolani, leggere un po’ di buona narrativa e soprattutto smetterla di scrivere per apparire come un genio di fronte alla plebe ignorante.
17 aprile 2008 alle 15:21
Ciao Gamberetta!
Che dire? Hai fatto bene a mettere ilt esto integrale per la prima recensione. L’ho letto “vergine”, e le critiche che mi sono venute in mente sono le stesse che hai fatto tu (idem dicasi per mia moglie, traduttrice professionista). Quindi, per quanto mi riguarda, le tue critiche sono ineccepibili.
Ti do un consiglio però: prenditela più a cuor leggero. Le tue osservazioni saranno sicuramente utili a più di una persona, ma sradicare la genia dei pessimi scrittori italiani è un programma troppo “vasto”, come diceva De Gaulle, per essere affrontato da chiunque. Non val la pena farsi il sangue cattivo.
P.S.: Ti ho scritto una e-mail privata, ma non mi hai risposto. L’hai ricevuta?
17 aprile 2008 alle 15:46
@Vanamonde. Mi ha dato particolare fastidio questo episodio perché autore e amici suoi hanno cercato di far passare che non sarei all’altezza di capire la profondità del romanzo, quando poi si scopre che l’autore non conosce neanche il significato di parole come “prato” o “assorto”.
P.S. Ti ho mandato una mail all’indirizzo di posta che hai lasciato commentando.
17 aprile 2008 alle 16:46
@Gamberetta
Grazie per quello che hai detto su ‘le chiavi del fato’, in effetti l’avevo sentito in giro e avevo una mezza idea di inserirlo nella mia lista, ma sono bastate le prime paginette che hai postato a farmi desistere. Neanche tutto il post, solo le due pagine. Ho troppi libri da leggere e la vita è breve. Grazie per esserti sacrificata al posto mio. ^_^ Baci.
17 aprile 2008 alle 18:15
Eh, quanta acredine! Sei stata più severa del solito, ma é anche comprensibile. Non avevo letto niente di questa “opera”, e fino ad ora ero della ferma opinione che un libro andasse letto almeno per un quarto per poterne dare un giudizio, ma… Nemo ad impossibilia tenetur, dicevano quelli! Sul solo piano della leggibilità la Troisi é meno indisponente!
Scrivere con un registro “alto” puo’ dare risultati molto interessanti, a seconda del contesto e del soggetto, il gioco sta nel capire la differenza tra “registro alto” e “sbrodolata pomposa”!
Per quanto riguarda i paragoni scontati, io condivido l’opinione di Saba:
“Cuore (o era Fiore? Ah, l’artereosclerosi si fa già sentire XD) e amore, la rima più antica e DIFFICILE del mondo“. Libero di paragonare gli occhi alle gemme, se sei un artista ci riesci, senno’ “tonfi”!
Gamberetta, non condivido tutte le tue idee, ma veramente ti ammiro! Se fossi una crittrice cercherei un correttore di bozze come te, senza scherzi!
17 aprile 2008 alle 18:34
@Clio. È “fiore”:
Amai trite parole che non uno
osava. M’incantò la rima fiore
amore,
la più antica, difficile del mondo.
Da Amai di Umberto Saba.
17 aprile 2008 alle 19:35
Chiedo venia! Artereosclerosi precoce, capita XD
17 aprile 2008 alle 20:08
Per la mia Gamberina del cuore:
Gli anziani hanno sempre detto: I RAGLI DELL’ASINO NON GUINGONO AL CIELO.
Dev’essere proprio il tuo caso perché oltre a qualche troglodita che bela in questo spazio (che mi ricorda l’ambiente dei pollai e dei porcili) non trovi consensi elevati. Eh si, mia cara, perchè le persone povere intellettualmente, e testarde come te, possono raccogliere consensi solo tra soggetti dello stesso livello che, al par tuo, non distinguerebbero la cacca dalla cioccolata in un testo letterario.
Ad ogni modo io continuo a divertirmi in questo sito perché è bello studiare anche i maiali quando tentano di dimostrare come la loro dimora sia chic! Quando invece voglio avere uno scambio culturale o qualche critica appropriata mi rivolgo a personalità che SANNO DI COSA STANNO PARLANDO E HANNO I REQUISITI PER AIUTARMI AD ELEVARE IL MIO LIVELLO DI PREPARAZIONE E NON SOLO.
Non sarai davvero convinta di aver detto qualcosa di corretto? Si vede lontano un miglio che non sei minimamente preparata sia in materia letteraria (e non specifico nè il settore nè l’arco temporale perchè non lo sei prprio globalmente) che storica…
Ho compassione di te poverina…se vuoi ti do qualche ripetizione di italiano, latino, greco…oh mio Dio, l’elenco abbraccia tutto il sapere umano!
ALLORA UDITE GENTE QUESTO AVVISO:
IL 17 MAGGIO 2008 terrò una presentazione ad ALBINO nella Biblioteca. Possono venire tutti: gli analfabeti che scrivono recensioni da bravi individui stoltamente protervi, così come quelli che le avvallano da brave capre e pecoroni menomati mentalmente; persone serie che pur non conoscendo la materia hanno l’umiltà, l’intuito o la curiosità, di voler scoprire cosa un il romanzo fantasy-formativo ANCESS-LE CHIAVI DEL FATO può offrire loro; persone che hanno già una preparazione o sono addirittura erudite in materia classica, medievale, orientale e filosofica.
PER JIGGLY:
scusa se ti scriverò in seguito ma…dovevo coccolare un pò Gambe Retto, perché quando si offende e si rotola nella sua mangiatoia è troppo comica!
Ah se hai l’occasione ti aspetto alla presentazione!
17 aprile 2008 alle 20:15
A proposito, anche Hitler era un buon correttore di bozze!
CLIOTTA MIA, SEI CONTENTA DEL GESTO DI BASAGLIA VERO?!! EH EH FURBACCHIONA!
17 aprile 2008 alle 20:20
Per mitoancess
Tesoro bello, se rilevare l’illeggibilità del tuo “racconto” vuol dire essere trogloditi, io sono una troglodita fiera di esserlo!
Evita di arruffare le penne e far la voce grossa, perchè ti copri solo di ridicolo. Chi sa davvero il fatto suo non ha bisogno di essere tanto dozzinale, per me dovresti aver rispetto di te stesso e ricominciare da capo.
Le critiche di Gamberetta sono, come ho già detto, piene di acredine (giustificata dalla circostanza) e più caustiche del solito. Well, e allora? Sono comunque fondate e valide, e te ne accorgeresti se avessi un minimo di senso critico. Ergo, se tu fossi un vero scrittore, lasceresti smaltire l’incazzatura iniziale (tutti s’incazzerebbero, siamo umani) e riprenderesti in mano il racconto. Ma forse questa operazione è troppo complessa…
17 aprile 2008 alle 20:21
Ragazzi leggete e studiate, magari con un Insegnante di sostegno, un pò di più: vedrete che sarà piacevole elevare la propria psiche al di sopra degli escrementi di Stalin…
Dai Gamby vieni alla presentazione…ti aspetto con ansia!
17 aprile 2008 alle 20:24
Che lampo, hai preceduto la mia risposta! Forse se tu scrivessi più lentamente avresti anche tempo di riflettere su ciò che dici?
Ciaociao
17 aprile 2008 alle 20:43
per jiggly e chi ha buon senso:
un consiglio di cui sospetto tu non abbia bisogno (ripeto che mi rivolgo a persone con buon senso): se vuoi avere delle buone analisi su dei testi rivolgiti ai grandi vecchi insegnanti di lettere antiche, non dar retta a chi usa vocaboli come ESIZIALE quando non ne conosce neanche il significato, infatti è usato in contesti come la medicina e la giurisprudenza…ma in letteratura temo che…scusate ma sto per rimettere la cena…
ok mi sono ripreso ma non posso esagerare, sono abituato ad avere allievi con un livello intellettivo ammirabile. Proseguo:
-“I robusti e infaticabili frisoni“: i due aggettivi sono di troppo, e il secondo è esiziale (visto? anch’io posso parlare forbito!)-
Se volete vi scrivo come sono fatti i frisoni e un pò di più sulla loro natura ma…credo che anche voi avrete bisogno di un digestivo per superare lo shock della boiata riportata.
17 aprile 2008 alle 20:48
Se ti rivolgi a chi ha buon senso, perchè scrivi in questo blog frequentato da trogloditi (come me, per esempio)?
17 aprile 2008 alle 21:11
CLIO :
ma dove ti hanno trovata da piccola? … ah, adesso ho capito, anche tu forte sostenittrice del ’68 nè! Eh sì…
Jiggly:
Parliamo di cose serie. Riporto qualche pezzo perchè sono sicuro di non ricevere insulti:
-Se uno ha fatto un errore di scrittura non significa che sia un deficente o che non sia in grado di esprimere giudizi critici. Lettura e scrittura sono spesso due campi diversi.-
Ti assicuro seriamente che Docenti antichisti con cui ho rapporti molto proficui hanno visionato il romanzo e hanno trovato ben altro che errori… ci sono dei refusi di battitura ma chi è in grado di occuparsi di Letteratura Comparata direbbe cose che Gamby dovrebbe imparare se vuole crescere. (Con tutta umiltà non mi reputo ancora in grado di fare analisi comparate nonostante la mia preparazione).
Fai bene ad usare la parola “spesso”, e non assolutizzi, nella frase perchè uno dei casi in cui coincidono è quando un artista o autore ha la capacità e conoscenza di assimilare ciò che sta nel retroscena della scrittura e a riprodurlo. Ecco perchè Gamby non lavora bene, perchè non studia (e non si fa aiutare a farlo) per riuscire ad arrivare a conoscere addirittura la filosofia che trapela dal testo (i più grandi studiosi riescono a capire anche ciò che l’autore è reticente a far trapelare).
SPEZZO IL MESSAGGIO.
17 aprile 2008 alle 21:12
@mitoancess: A che ora è la sua conferenza? C’è mica un sito con l’orario e una cartina schematica del luogo per orientarsi? Ma temo che altri impegni mi impediranno di venire ma tenterò.
17 aprile 2008 alle 21:28
A mitoancess
Mi hanno trovato nella ricostruzione di una tomba vichinga a Trondheim, e tu invece certe battutone felici dove le peschi? E’ sbalorditivo ciò che scrivi, sul serio, ma non serntirti lusingato XD
17 aprile 2008 alle 21:39
per JIGGLY:
-Tra l’altro, non mi sembra che tu abbia le idee molto chiare in merito. La storia dei “romanzi epici” è un’aberrazione recente e priva di senso. Qualcosa è epico proprio perché in quanto tale non tratta l’evoluzione dei personaggi e si concentra specificatamente sulle gesta dei protagonisti. L’epica è praticamente il contrario del romanzo (che non per niente viene detto “di formazione”) e tra l’altro l’epica per sua definizione è trattata in versi.-
-Non cambia il fatto che l’epica è da considerarsi di segno opposto al romanzo.-
Allora quì è da precisare il concetto.
Il romanzo nacque come conseguenza all’evolversi di determinati elementi come la categoria del pubblico, il mutare della lingua, le influenze della chiesa, il miglioramento delle tecniche di stampa e altro ancora.
Fatto stà che quando i poeti dovettero confrontare con un pubblico che non era più la corte ma la borghesia, dapprima, e in seguito anche i cosiddetti “villani”, furono spinti ad avviare un rivoluzionario “modus” (non faccio il gonfiato ma con il latino riesci a non essere impreciso) di fare letteratura: nello stile, nella grammatica, nella tecnica compositiva…Infatti uno dei cambiamenti chiave fu che non si aveva quasi più a che fare con ascoltatori, ma con LETTORI.
Quindi se l’epico era stato legato alla poetica fino alla quasi fine dell’alto medioevo, nel basso medioevo accadde un lento e graduale, ma inesorabile, trasferimento del genere alla prosa. Caxton ne è il primo testimone e tesoriere.
il romanzo può dunque essere epico, per eredità, anche se riuscirono allora ad equivaliare quello antico e non ci riescono tutt’ora. Io se avrò i mezzi economici necessari per la ricerca ci proverò, ma dubito che arriverò laddove neanche Malory ha potuto.
17 aprile 2008 alle 21:47
per D.
Per un percorso fino ad Albino sarà ben facile trovarlo in internet, ci sono quei siti che offrono la possibilità di fare da navigatori per prepararsi un viaggio…se ne ricordo uno glielo riporterò.
Per maggiori informazioni sulla presentazione credo che la Biblioteca pubblicherà l’annuncio anche su internet.
Salve
17 aprile 2008 alle 21:52
@mitoancess.
È abbastanza triste vedere qualcuno vantarsi della propria cultura e infilare tre accenti sbagliati di fila (né, né, perché, furbone), mettere un “prprio” senza una ‘o’, e usare sia…che piuttosto del classico sia…sia.
Nonostante ciò, per l’ultima volta voglio cercare di essere utile, spiegandoti in maniera semplice come stanno le cose.
Tu puoi essere laureato in storia medievale, filosofia orientale, letteratura italiana, greca, latina e swahili: tutto ciò non ti avvicina di un dito allo scrivere buona narrativa. Scrivere narrativa è un altro campo di studi. È come pretendere di fare il neurochirurgo con una laurea da dentista (o anche il contrario).
Il problema è che da quel che ne so, non esiste nessun ciclo di studi ufficiale che permette di divenire scrittori, men che meno scrittori di narrativa di genere. Ciò non vuol dire però che non si possa imparare: ci sono manuali, scuole, insegnanti, e quello che si apprende facendo esercizio. Però si deve partire dal presupposto che occorra imparare.
Inoltre occorre essere umili. Anche se hai cinque lauree non c’è niente di male a controllare una parola sul vocabolario, non c’è niente di male a cercare un bel volume illustrato con le immagini di una carrozza e le freccette che indicano come si chiamano le varie parti. Così come occorre fare lo sforzo di visualizzare le scene: se ci sono prati “erbosi” perché la carrozza corre sui sassi? C’è silenzio o rumore? Perché la luce dell’alba è a sprazzi?
Nella buona parte dei casi, scrivere un romanzo è descrivere quello che vedi. Non è un giocare con le parole, non sono gli accostamenti aulici a fare un buon racconto, è quello che racconti.
Devi essere semplice! Immaginati di essere in treno, c’è un bambino che piange. Alla stazione racconti l’episodio a un amico. Gli dirai che c’era un bambino che piangeva, urlava, si lagnava, si lamentava, non gli dirai che c’era un bambino che “ruggiva istericamente”. In un romanzo devi essere ancora più semplice perché ti rivolgi a persone che non ti conoscono. Non c’è niente di male in questo, anzi, è uno dei principali indici di abilità nel campo della scrittura.
Devi essere consapevole delle scelte che fai. Devi chiederti perché usare un punto di vista e non un altro e poi rimanere aderente alle tue scelte. Soprattutto ti devi impegnare, devi fantasticare, scervellarti, inventare, immaginare! Il “pianto disperato con nessuna lacrima da piangere più” è indice di pigrizia, anche volendo esprimere proprio questo concetto banale non te la puoi cavare con le frasi fatte. È sciatto, irrita il lettore, comunica l’idea di qualcuno che scrive la prima cosa che gli capita, non importa quanto scontata.
Devi conoscere i tuoi personaggi. I personaggi hanno una loro personalità, non sono lettori CD nei quali inserire i pensieri dello scrittore. Se il tuo protagonista è un bambino, deve agire da bambino, parlare da bambino e pensare da bambino.
Con questo ho concluso, sono consigli in buona fede e dei quali hai bisogno, ma libero di ignorarli e continuare per la tua strada. In fondo a me di te e del tuo romanzo non frega un tubo, e infatti questa è anche l’ultima risposta che avrai da me.
Ti consiglio infine di moderare gli insulti, e di evitare ulteriore pubblicità, il primo annuncio te l’ho lasciato passare, il prossimo lo considererò spam. A mai più risentirci.
P.S. Esiziale: dannoso, rovinoso, mortale. L’aggettivo da te usato “infaticabile” è dannoso, rovinoso, mortale, da solo porta alla rovina l’intero tuo romanzo, perché dimostra la tua scarsa capacità come autore. Ti spiego passo passo perché:
- Perché è inutile, come puoi leggere dalla pagina di Wikipedia linkata, è implicito nell’essere frisone l’infaticabilità.
- Perché sposta il punto di vista a narratore onnisciente, allontanando il lettore dal bambino. Infatti appare ovvio che infaticabile è voce del narratore e non del personaggio.
- Perché è raccontato. Devi mostrare che un cavallo è infaticabile, non raccontarlo. Un conto è dire che un cavallo è alto o basso o nero o bianco, un conto dire che è “infaticabile”. Infaticabile non mostra, racconta, e questo è spesso un difetto.
17 aprile 2008 alle 22:11
per CLIO:
Giuro che mi state simpatici se metto da parte la vostra testardagine…
Clio da retta a me: leggilo tutto e fallo leggere anche ad altre persone di età diversa, vedrai che alla fine non avrai la stessa opinione di Gamby.
per MARCY:
1. Ho capito male o ci sono dei dottorandi che all’università studiano e analizzano “Le chiavi del fato”?
Per carità, liberi di analizzare ciò che gli pare…
poi però se non vi prendiamo sul serio non lamentatevi eh.
Detto questo, auguri per una gloriosa carriera accademica.
Ciao Marcy
Il problema è che al settore universitario non gliene frega niente se non lo prendi sul serio e sai perchè? Perchè è ancora uno dei più ammirati settori italiani nel mondo. Perchè lì dentro vi possono entrare solo grandi luminari o promettenti luminari, gente che ha continui rapporti con quell’estero di alto livello che fa a gara per superarci. Mi riferisco a professori che dedicano la vita ad aggiornarsi, a ricercare continuamente e a mettersi in discussione. Io ci ho avuto a che fare e ce ne ho ancora.
Ho ammesso per questi motivi di essere sorpreso che il mio testo giungesse nelle mani di un “Dottorando”, ma non mi sorprenderebbe se venisse adottato come libro di narrativa da degli insegnanti: anzi sto approntando gli accordi perchè avvenga. Quindi è inutile che la venerabile Gamby si ridicolizzi in un sito del genere… lei deve capire che non è preparata per fare commenti di alto spicco, figuriamoci per fare recensioni! E finchè persisterà nell’errore non andrà aldilà delle “boiate” mendaci…
Marcy cara, siamo noi a dover attingere dall’Università e dai VERI esperti, non il contrario. Ricordalo tesoro.
17 aprile 2008 alle 22:44
per GAMBY:
Non rivolgere a me intimazioni contro gli insulti perchè questa recnsione che hai messo e tanti altri tuoi scritti potrebbero costarti cari al livello di diffida: vuoi riceverne una? Piccola mia, io sto al tuo gioco infantile perchè mi diverto, ma se il gioco diventa duro…beh le lezioni giuridiche nella vita sono fra le più efficaci.
Ti ripeto che ciò che scrivi sono BOIATE: Tu non hai la preparazione per fare un’analisi nè linguistica nè testuale!
Hai detto bene, io mi occupo di antichità, medioevo e, seppure in via minore, di oriente. Ma sto continuamente specializzando ed approfondendo gli studi perchè sono ancora molto lontano dall’essere un valido Comparatista, così come tu sei lontana dal sapere cosa diamine era resa l’Amplificatio, l’Assestamento, la manipolazione del distico e così via. Studia, Gamberetta, studia e vedrai che dopo riconoscerai cose (anche e soprattutto nel mio testo) che neanche immaginavi. Non sono errori quelli che con tanta veemenza e irriverenza hai esposto sopra…
Vuoi sapere perchè i frisoni li definisco infaticabili e robusti?
Prova a fare una seria ricerca sulla loro estetica, utilizzo da parte dell’uomo e sulla loro reputazione nella società e nel contesto storico dall’alto medioevo ad oggi. E’ così che lavora un critico: con la ricerca minuziosa e…appunto, infaticabile.
Per quanto rigurda me come scrittore so bene quale percorso sto facendo, ma ti assicuro che ho avuto conferme da chi poteva darle in modo competente.
Perciò inizia sin d’ora a ricercare avidamente tutte le informazioni sull’origine del fantasy, partendo per abbreviare i tempi da saggi di Docenti univ. comparatisti, e poi man mano arricchisci approfondendo i “rimandi”. Te lo dice una persona che ne ha letti appena venti di fantasy, ma lo ha fatto con una “ragion veduta” che gli ha permesso di capire perchè Licia Troisi non è in grado di far rispettare il fantasy e la letteratura italiana d’oggi all’estero.
Però non togliermi la parola Gamby, sarebbe come bruciare una strada potenzialmente utile per entrambi.
Ciao
17 aprile 2008 alle 22:49
A mitoancess
Magari un giorno leggerò il libro, anche se le premesse non le trovo affatto promettenti, come ho già detto. Mi sembra che tu voglia dare un tono “anticheggiante” alla narrazione, ma, se questo era il fine, non ci riesci punto. Magari lo scheletro è buono, non lo so, non ho letto il libro, ma le osservazioni sul piano stilistico di Gamberetta ti sarebbero molto utili, e fossi in te terrei in altissimo conto il suo parere, perché se passi le sue forche caudine hai buone probabilità di aver messo in sieme qualcosa di valente. Non condivido tutto di quello che lei dice, facciamo il 90-85% a seconda degli ambiti, ma se mai un giorno decidessi di pubblicare, vorrei avere un editor (si chiamano così?) come lei.
In definitiva ho letto la recensione linkata da Gamberetta, e non penso che il tuo libro mi piacerebbe: io sono una rompiscatole puritana e pedante, se non l’avessi capito, e quando qualcuno mi tocca gli dei o vi allude a me saltano le sinapsi. Si chiama davvero Odino il bambino oppure ho capito male io?!
Ah, a chiosa, ora che mi sovviene… Cosa c’entrano Stalin ed il ’68?
17 aprile 2008 alle 23:13
@Mitoancess: Pietà! Non dica che tutte le università sono piene di grandi professori, se si riferisce a quelle che ha frequentato lei posso anche crederle. Ma in generale no, ci sono molti professori che non si capisce perche lo siano.
(NO, non è un accusa contro di lei, non ho elementi per giudicarla quindi non lo faccio. Era solo una precisazione, non vorrei che questa frase venisse letta in modo imprprio)
Lo dico solo perche la sua affermazione mi ha fatto crepare dalle risate associata alla mia università :D
@Gamberetta: Mi ha sorpreso vedere con quale accanimento a volte critichi lo stile degli altri e il linguaggio forbito, non solo in questo caso, ma non capisco su che basi visto che non sei un editrice.
Forse ti farebbe bene leggere un manuale di Pat Walsh “78 ragioni per cui … ecc” (sono certo che lo troverai) e capire come ragiona davvero il mondo editoriale. Suggerisco il capitolo 15, spero vivamente che tu lo legga ;)
17 aprile 2008 alle 23:19
Ciao Mito! Scrivo qui solo per risponderti e poi vado definitivamente a nanna. La prima frase che hai riportato me l’aspettavo, in quanto ti ho chiamato in causa.. anzi rispondevo a un’accusa che ti aveva fatto la nostra amica. Ti volevo dire che ho usato il “se” appunto perchè non avendo letto il libro non potevo dire che non era vero che avesse errori al suo interno, per cui ho risposto solo alla parte che riguardava la tua eventuale “competenza” per permetterti di fare commenti. Il fatto di non esprimermi in termini assoluti è stato anche questo con cognizione di causa.
Parlando di epica, mi sono ritrovato d’accordo con tutto quello che hai scritto e ti ringrazio per avermi detto una cosa di cui non ero a conoscenza, cioè il fatto che il genere epico si è gradualmente trasferito dalla poesia alla prosa. Questo è stato un particolare che a quanto pare la mia professoressa non è stata in grado di dirmi.
Avrei però una domanda: il fatto che il romanzo è di per sè legato allo sviluppo del carattere del personaggio e della sua evoluzione spirituale, fisica etc, non è in antitesi con il concetto di solidità e immutabilità delle capacità e doti dei protagonisti che è proprio dell’epica? Dico anche a te che sono via per 3 giorni, per cui non avrò il tempo di leggere la tua risposta immediatamente.
Buon fine settimana!
17 aprile 2008 alle 23:24
per CLIO:
purtroppo devo insistere a dirti di leggere i miei messaggi sopra perchè è la stessa cosa che direbbe un Insegnante universitario, non c’è tanto su cui arrampicarsi. Concordo che Gamby faccia bene a provocare e mettere in discussione, ma secondo il percorso che ho detto sopra.
La tua motivazione sugli Dei mi spinge a non insistere oltre, ma mi chiedo perchè tu sia vicina ad un genere che ha un’ossatura estremamente pagana e col solo alone di un’influenza cristiana.
Sì il bambino si chiama Odino.
Andiamo sulle cose ironiche e cattivelle che ho detto:
Stalin l’ho citato perchè la repressione comunista, che ha ripudiato anche il comunismo italiano a suo tempo, ha portato con sè unilateralità di pensiero ( giusto o ingiusto che fosse, si agiva e pensava come volevano loro punto e basta..) e riduzione dell’interscambio elastico in tutti i campi quasi allo zero.
Il 68 è il famoso anno a partire dal quale l’italia ha deciso di passare da una meritocrazia inflessibile all’egualitarismo immoderato. Ecco perchè le scuole superiori hanno poi perso prograssivamente la propria riconoscibilità nella società: Ne escono tutti indistintamente e magari con la fortuna di prendere alti voti indebitamente.
Ciao
17 aprile 2008 alle 23:30
D’accordo, Gamberetta: quelle prime pagine del libro sono oscene, e piu’ che sufficienti a dimostrare che quel romanzo e’ una straordinaria boiata. In effetti non c’era nemmeno bisogno che ti sprecassi a commentarle… Oltretutto, dato che eri infuriata (con tutte le ragioni di esserlo, beninteso), hai finito col dire qualche sciocchezza pure tu… Ma e’ piu’ che comprensibile.
E devo anche aggiungere che, oltre all’estrema bruttezza del testo, pure l’autore risulta in modo evidente una persona di una arroganza rara, quale solo i miserabili possono sperare utile indossare. Che un simile testo possa essere oggetto di studi universitari puo’ anche darsi che sia vero: ma solo come esempio negativo. Immagino che anche i Professori Universitari abbiano bisogno di ridere, ogni tanto.
Gamberetta, lo sai che per molte cose non concordo affatto con quello che scrivi: ma qui non posso che essere al cento per cento solidale. Simile porcheria va deninciata per quello che e’.
17 aprile 2008 alle 23:40
Carlo: Ciao Carlo! Ben Tornato! :D
17 aprile 2008 alle 23:41
@mitoancess. Primo e ultimo avvertimento. Io nel mio primo intervento ho scritto che le prime tre pagine del tuo romanzo erano scritte in maniera oscena (e lo sono). Non ti ho per niente chiamato in causa, in cambio ho ottenuto:
- incompetente.
- inappropriata.
- infantile.
- ignorante.
- grugnisco e altre allusioni al fatto che sarei un maiale
Questo per citare le offese a me, poi ovviamente definisci merda e altro quello che scrivo. Adesso siamo alle minacce. Non ci siamo proprio, se vuoi continuare a commentare vedi di finirla. Chiaro? Non sono Madre Teresa, né una fanatica, tipo pacifista che si lascia ammazzare pur di difendere un principio. Per me è importante la libertà di espressione, ma se mi fai incazzare un’altra volta non solo ti vieto di commentare ancora, ma proprio t’impedisco di collegarti al sito.
E vedi i tuoi commenti di scriverli in italiano corretto, con gli accenti giusti e senza errori di ortografia, è il livello minimo di rispetto per chiunque ti legga.
@D. Non capisco che c’entrino gli editori. Bisogna scrivere in maniera semplice per farsi capire. Lo scopo di scrivere è comunicare, se scrivi in ostrogoto antico non ti capisce nessuno, dunque non hai comunicato un tubo e hai fallito lo scopo.
17 aprile 2008 alle 23:49
@Gamberetta: Evidentemente non hai accettato il mio invito a consultare quel capitolo, di chiedo cortesemente di provare a cercarlo, davvero. Forse dopo capirai meglio cosa volevo dire … ;)
Fidati di me per favore, poi ne riparliamo ;D
18 aprile 2008 alle 00:08
Ciao D., piacere di rileggerti… ;-) Passavo di qua per farmi una risata, e mi sono ritrovato a dare ragione alla Gamberetta… Ma tu guarda gli scherzi del destino (anzi, del Fato, ah, ah, ah!)
Va bene, resto perche’ la Gamberetta in fondo in fondo mi sta pure simpatica… Mi piace la sua furia e la sua passione. Diventera’ una grande persona, ormai me ne sono convinto.
18 aprile 2008 alle 00:09
Ah ciao JIGGLY!
Stasera è stat una battaglia anche sull’altro spazio vedo! Ah ah ah
Per il resto posso presumere hai degli studi universitari in lettere, se non fosse così di sicuro hai un passato liceale, perchè vedo la tipica propensione a “beccare” proprio i cardini della cosiddetta QUEST (come la chiamavano i grandi del fantastico medievale, cioè il punto chiave di un’opera o di una problematica, mi riferisco all’immutab. del personaggio nell’epica).
Fatta questa constatazione (mi auguro di non aver preso un granchio) ti rispondo:
E’ verissimo ciò che dici, infatti mentre Beowulf è bello pregno di molte delle caratteristiche dell’epica antica (perchè in origine aveva caratteristiche indigene, cioè anglosassoni e filogallico-romane, poi ha subito qualche lontano adattamento per una sottile influenza cristiana) Sir Gawain (and the green knight) ha già la caratteristica che sottolinei del personaggio che muta (e la questione del perchè e percome è molto lunga).
In poche parole, nel “romanzo” l’aggettivo “eroico” e “epico” si fondono perdendo per strada molte caratteristiche (ti faccio un esempio: le persone del villaggio e i mercanti erano imbevuti di dottrina cristiana, quindi la conversione del personaggio da uno stato di confusione doveva fungere da esempio educativo per ammonire anche i più spavaldi dall’affrontare il volere della Provvidenza), e col passare del tempo il termine Fantasy ingloberà tutto ciò che riguarda il fiabesco, l’onirico, l’eroico e, seppure a gran difficoltà e impropriamente, anche quindi l’epico. Quello che tu il definisci VERO epico è scomparso nel turbinio del medioevo, ma se devo spiegare perchè un racconto come Conan sembra diverso da quello della DragonLance sono costretto a dire che il primo è più un’avventura epico-fantasy, il secondo è un fantasy in pieno.
Ma molte cose le spiega in modo abbastanza chiaro anche Tolkien in IL MEDIOEVO FANTASTICO, della BOMPIANI. Ti farai delle risate perchè vedrai che J.R. era una specie di Gandalf, ma tagliente e preciso come uno gnomo.
Continua a lasciare le tue chicche in questo sito perchè ogni tanto dici delle cose che mi costringono ad andare ad approfondire…
Buon Week end ciao
18 aprile 2008 alle 00:21
GAMBY:
IL MENDACIO è PUNIBILE PER LEGGE, PER NON PARLARE DELLA CALUNNIA.
TI CONCEDO MAGNANIMAMENTE DI FARLA FRANCA PER LA DIFFAMAZIONE ARRECCATA A ME IN UN SITO APERTO AL PUBBLICO, PERCIò NON COSTRINGERMI AD INFORMARMI SUI TUOI DATI PER AVANZARE QUALCOSA DI LEGALE CON FORMALE DENUNCIA.
Io non minaccio e non l’ho fatto, l’italiano lo conosco meglio di te, e se subisco un danno sono TUTELATO COME OGNI CITTADINO DI QUESTA SANTA DEMOCRAZIA, perciò ABBASSIAMO IN FRETTA I TONI E RITORNIAMO AD ESSERE CIVILI, COSì COME IL CODICE CIVILE CALOROSAMENTE INVITA.
saluti Gamby.
18 aprile 2008 alle 00:26
Carlo: Speravo di rivederti ^^ forse l’ultima volta non siamo riusciti a capirci, ma ammetto che possa essere stata colpa mia, io vorei ancora parlare con te :D Avrei molte cose da chiederti ^^ Non posso usare questo spazio, ma ti andrebbe di risentirci per e-mail?
18 aprile 2008 alle 01:29
Certo, scrivimi pure a shadowmat@t-online.de :-)
18 aprile 2008 alle 08:52
“Tra i sottili lineamenti degli occhi a mandorla brillavano due gemme cerulee come il cielo terso, striate di zaffiro.”
Quando si dice perle ai porci… va be’ vado a rotolarmi in un prato erboso.
Solo una cosa, da quando laurearsi in lettere, studiare letterature compare, conoscere le figure retoriche significa essere capaci di scrivere un romanzo?
E da quando un semplice lettore non può sfogliare un libro, leggerne qualche pagina e trovarlo scritto in maniera risibile?
18 aprile 2008 alle 09:43
@mitoancess: continui a parlare a vanvera: la calunnia è l’atto di accusare ingiustamente qualcuno di un reato, mi spieghi cosa c’entra? Scrivere brutta narrativa non è (purtroppo) un reato, ma se lo fosse tu l’avresti commesso e la calunnia non ci sarebbe lo stesso.
Detto questo, mi fai venire una gran voglia di aprire una casa editrice a pagamento. Toglimi una curiosità: quanto ti hanno spillato i signori di Editing Edizioni?
18 aprile 2008 alle 10:22
Quoto per intero queste parole di Gamberetta. Le riporto in toto nel mio commento, più sotto.
Perché? Perché chiunque volesse tentare la strada di scrittore dovrebbe stamparsi queste parole in una gigantografia, in A2, plastificarla e appendersela al muro.
La maggior parte degli scrittori fantasy italiani potrebbe migliorare di molto se solo ne tenesse conto.
Il nocciolo, nella narrativa, è: un romanzo può essere formativo, ricolmo di filosofia, pieno di riferimenti accademici e quant’altro. Ma non conta solo la sostanza, conta anche la forma. Se è scritto male è un cattivo romanzo. Allora meglio provare con la saggistica.
Sig. Rocca, magari il suo romanzo è davvero formativo e illuminante. Ma, se il resto è del tenore delle pagine riportate come esempio, difficilmente riuscirà a raggiungere il pubblico. E’ scritto male.
Può anche essere conscio delle sue elevate capacità accademiche, non c’é niente di male. Ma dovrebbe anche essere conscio che le sue capacità narrative sono, al momento, carenti.
Io credo che il messaggio di Gamberetta, condivisibile, sia: se davvero vuole tentare la strada della narrativa (e non della saggistica), si armi di umiltà, conservi la sostanza che lei sostiene essere ottima e cerchi di migliorare la forma.
E’ l’unica maniera per condividere, e penso che lei voglia farlo, il messaggio del suo romanzo.
“Tu puoi essere laureato in storia medievale, filosofia orientale, letteratura italiana, greca, latina e swahili: tutto ciò non ti avvicina di un dito allo scrivere buona narrativa. Scrivere narrativa è un altro campo di studi. È come pretendere di fare il neurochirurgo con una laurea da dentista (o anche il contrario).
Il problema è che da quel che ne so, non esiste nessun ciclo di studi ufficiale che permette di divenire scrittori, men che meno scrittori di narrativa di genere. Ciò non vuol dire però che non si possa imparare: ci sono manuali, scuole, insegnanti, e quello che si apprende facendo esercizio. Però si deve partire dal presupposto che occorra imparare.
Inoltre occorre essere umili. Anche se hai cinque lauree non c’è niente di male a controllare una parola sul vocabolario, non c’è niente di male a cercare un bel volume illustrato con le immagini di una carrozza e le freccette che indicano come si chiamano le varie parti. Così come occorre fare lo sforzo di visualizzare le scene: se ci sono prati “erbosi” perché la carrozza corre sui sassi? C’è silenzio o rumore? Perché la luce dell’alba è a sprazzi?
Nella buona parte dei casi, scrivere un romanzo è descrivere quello che vedi. Non è un giocare con le parole, non sono gli accostamenti aulici a fare un buon racconto, è quello che racconti.
Devi essere semplice! Immaginati di essere in treno, c’è un bambino che piange. Alla stazione racconti l’episodio a un amico. Gli dirai che c’era un bambino che piangeva, urlava, si lagnava, si lamentava, non gli dirai che c’era un bambino che “ruggiva istericamente”. In un romanzo devi essere ancora più semplice perché ti rivolgi a persone che non ti conoscono. Non c’è niente di male in questo, anzi, è uno dei principali indici di abilità nel campo della scrittura.
Devi essere consapevole delle scelte che fai. Devi chiederti perché usare un punto di vista e non un altro e poi rimanere aderente alle tue scelte. Soprattutto ti devi impegnare, devi fantasticare, scervellarti, inventare, immaginare! Il “pianto disperato con nessuna lacrima da piangere più” è indice di pigrizia, anche volendo esprimere proprio questo concetto banale non te la puoi cavare con le frasi fatte. È sciatto, irrita il lettore, comunica l’idea di qualcuno che scrive la prima cosa che gli capita, non importa quanto scontata.
Devi conoscere i tuoi personaggi. I personaggi hanno una loro personalità, non sono lettori CD nei quali inserire i pensieri dello scrittore. Se il tuo protagonista è un bambino, deve agire da bambino, parlare da bambino e pensare da bambino.”
18 aprile 2008 alle 11:00
Aggiungerei: bisogna evitare di scrivere per impressionare la portinaia del proprio condominio: è un atteggiamento odioso. Se ne sente la puzza a chilometri di distanza, e la reazione è solo fastidio.
18 aprile 2008 alle 11:30
Leggo il blog da un po’, ma non ho mai commentato.
Non sempre sono d’accordo con le recensioni, ma le ho sempre trovate ben fatte e piacevoli fda leggere (anche solo per rendersi conto dei limiti di qualcosa che a me piace).
Trovo la recensione in questione molto buona, e la reazione dell’autore degna di una ragazzina isterica: non ci fosse stata la recensione, bastavano le pagine riportate a far capire che il “romanzo” non vale certo la pena dell’acquisto.
Almeno nel mio caso la sola descrizione degli occhi del bambino sarebbe bastata a farmi mettere giù il libro al volo (e non parlo da recensitrice, ma da semplice lettrice a cui piace il fantasy, ergo una delle persone a cui l’illustre autore punta per campare).
I pensieri e le azioni del bambino sono allucinanti: non hanno niente a che fare con la possibile condotta di un bambino, e tra l’altro di lui non si ha alcuna notizia ma solo un lungo, lunghissimo elenco di notizie che riguardano il suo futuro. Piuttosto noioso, peraltro.
Le descrizione dell’ambiente meriterebbero più cura, perchè è difficile visualizzarlo e le informazioni vanno in contrasto tra loro (il silenzio che va e viene, una carrozza che corre sui sassi… ma è una strada, o sono sassi e basta?) e notizie che spiazzano (gli arbusti elfici? quindi siamo in un mondo dove gli elfi esistono? o è solo un aggettivo buttato lì?), la presenza della mitologia nordica (Odino… ma quindi gli elfi ci sono o no? e “lupo spartano” che vuol dire?)
Ho avuto anche io l’impressione di trovarmi di fronte ad una lunga sequenza di linguaggio forbito a cui non corrispondeva un’eguale abilità nell’usarlo.
Se l’autore vuole tra i fan anche qualche lettore con un cervello, e non soltanto quelli a cui basta leggere una parola arcaica per urlare al capolavoro, gli conviene abbassare la cresta e accettare le critiche.
18 aprile 2008 alle 11:41
Marcy, Angra, Zaffini:
Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ragazzi vi ripeto per la centesima volta che sentire da voi che la mia forma è scorretta, che ci sono errori, ed altre boiate, senza il minimo riscontro nella realtà, è come sentire un neonato che cerca di elaborare teorie di fisica quantistica: Non siete competenti ne istruiti a dovere per farlo, lo volete capire o preferite rimanere ottusamente nel vostro livello scarso e inascoltato?
Allora finchè mi dite che il libro non vi piace ed enumerate le ragioni che gli impediscono di soddisfare il vostro gusto, è un conto, ma se insistete a voler trasformare la vostra singola opinione in un giudizio da esperti (che non sarete MAI di questo passo) allora io continuerò a contraddirvi dando dimostrazione lampante che la vostra conoscenza sulla materia è molto, ma davvero molto, scarsa.
Tanto son sicuro che insisterete a commentare questo ed altri libri come se foste in preda ad un cortocircuito. Quel 68 ha fatto danni ben più gravi di quanto credessi.
Venite alla presentazione e facciamo un bel dibattito, con presenti anche altri intenditori di letteratura, vedrete che abbassare la “crestina” vi aiuterà a capire un pò meglio come va la vita.
Mio Dio non commento sull’umiltà perchè detto da voi proprio è il bue che dice cornuto all’asino.
A proposito di accenti:
perché: si scrive così perché l’accento è detto chiuso o stretto.
è: verbo essere, si scrive così perché l’accento è aperto o largo.
Vi ripeto che è meglio lo scambio bilaterale piuttosto che il tentativo, senza speranza, di umiliare me o altri con un’inesistente preparazione sulla materia trattata.
E poi vi prego non venitemi a correggere la battiquando il vostro italiano è davvero molto lacunoso.
18 aprile 2008 alle 11:46
Eccovi un altro errore di battitura:
“battiquando” al posto di “battitura quando”…
18 aprile 2008 alle 11:52
Katerina:
leggere il tuo commento dopo ciò che ho detto fin’ora mi ricorda veramente la visione di quei topi da laboratorio che continuano a toccare l’elettrico autoledendosi…
Vai a leggerti la recensione di grandi intenditori e guarda bene cosa dicono, poi torna quà e vedrai che questi sono commenti e opinioni personali da NON intenditori.
Domanda: oltre alle cavolate, sapete dire qualcosa che riguardi la letteratura o vogliamo continuare a dare aria ai denti?
Aspetto…
18 aprile 2008 alle 11:58
Leggo il blog da un po’, ma non ho mai lasciato un commento.
Non sono sempre d’accordo con le critiche, ma le ho sempre trovate interessanti e motivate, ragion per cui le ho sempre lette con piacere (anche solo per vedere i limiti di qualcosa che a me piace).
La critica al libro in questione la condivido in pieno, e tra l’altro l’autore si sta dimostrando di un’antipatia ed arroganza imbarazzanti per lui: nei blog di recensione alle fanfictionn ho visto adolescenti reagire con più maturità, aprendo un dialogo col recensore con l’intento di migiorare i propri punti deboli.
Palrando da lettore, non da recensore (non ho l’abilità necessaria per esserlo, ma questo non significa che sia un’analfabeta) posso dire in tutta tranquillità che Gamberetta ha fatto uno sforzo quasi inutile, nel recensire le pagine, perchè bastavano da sole a far capire che il libro non vale assolutamente l’acquisto.
Nel mio caso, se fossi stata in libreria e l’avessi preso in mano, sarebbe bastata la sola descrizione degli occhi del bambino a farmelo mettere giù: i lirismi banali e a caso li reputo ridicoli.
La condotta e il linguaggio del ragazzino sono completamente inadatti ad un bambino e so di quel che parlo: ho uno stuolo di cuginetti, e fino ai quattordici anni ho visto tutte le fasi di comportamento e linguaggio (con varie combinazioni di carattere e sesso) e nessuno, per parlare di una persona cara morta, si è mai espresso a quel modo. Maledicendo gli dei, pure.
In più di questo bambino non si sa nulla, ma ci viene sbattuto in faccia un lungo, lunghissimo elenco di quello che è destinato a fare.
Noioso, peraltro.
La descrizione dell’ambiente è tremenda: non si riesce a vedere niente, immagino ma potrei immaginare quattro ambienti differenti e tutti si adattano a quanto scritto, inoltre le informazioni o sono in contraddizione (silenzio contro non silenzio; prima sembra un panorama desolato poi viene descritto come lussurreggiante), o sono strane (i sassi sono sassi a caso o una strada? nel primo caso sono in un prato con una landa di sassi in mezzo? e perchè la carrozza sta lì?) o danno dubbi (arbusti elfici? sono in un’ambientazione dove ci sono gli elfi o è un aggettivo buttato lì a caso? e gli dei nordici?).
Anche io ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte ad un linguaggio forbito senza che ci fosse una reale abilità nell’usarlo, come se tu, autore, volessi mostrare a me, lettore, quante parole complicate sai.
In sostanza, illustre autore, ti consiglio di abbassare la cresta e lavorare sul tuo stile: è a gente come me che punti per campare, perchè quando entro in libreria sono io coi soldi in tasca.
18 aprile 2008 alle 11:59
Comunque questo spazio è diventato monotono, girate in tondo tra voi perché mi sposto in un altro reparto. Chissà che Dio me la mandi buona e trovi commenti interessanti…
ciao ciao
18 aprile 2008 alle 12:01
Chiedo scusa per il doppio commento, che dice praticamente la stessa cosa del precedente: mi diceva che il primo non l’aveva postato e l’avevo riscritto -/////-
18 aprile 2008 alle 12:03
Katerina:
E’ davvero l’ultimo mio commento in questo spazio perché me l’hai tirato fuori:
Ho già spiegato che non è a gente presuntuosa e dura di comprendonio come te che miro, bensì a teste aperte e dinamiche intellettivamente. E’ grazie a soggetti come te che l’editoria italiana continua a produrre schifezze che solo in italia si trovano…
Che ridere…
bon ciao ciao
18 aprile 2008 alle 12:06
Davvero il fanatasy italiano può aspirare solo a romanzi di bassa lega come il tuo, mitoancess?
No, perché il tuo “romanzo” è proprio come te: Ancess= un cesso.
18 aprile 2008 alle 12:08
Le schifezze non le compro, infatti il tuo libro rimarrà in libreria, quindi non vedo come possa essere io a contribuire al prodursi di letteratura scadente.
Trovo che contribuiscano di più autori convinti di essere Dio, inattaccabili solo perchè han pubblicato un libro (e ricordo che c’è riuscito anche Moccia), che accettano solo i pareri di coloro a cui basta una parola arcaica a urlare al miracolo, tacciando per ottusi tutti coloro che si rendono conto della loro inesistenza.
18 aprile 2008 alle 12:11
@mitoancess: i discorsi stanno a zero: dicci quanto ti hanno scucito per pubblicarti il libro, e poi ne riparliamo… ;)
18 aprile 2008 alle 12:38
Scrive Ancess
“Marcy, Angra, Zaffini:
Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ragazzi vi ripeto per la centesima volta che sentire da voi che la mia forma è scorretta, che ci sono errori, ed altre boiate, senza il minimo riscontro nella realtà, è come sentire un neonato che cerca di elaborare teorie di fisica quantistica: Non siete competenti ne istruiti a dovere per farlo, lo volete capire o preferite rimanere ottusamente nel vostro livello scarso e inascoltato?”
Mi rendo conto che sei abituato a disquisire con i tuoi illustri colleghi universitari del cui alto livello intellettuale e accademico sinora non avevo dubitato. Sinora.
“Quel 68 ha fatto danni ben più gravi di quanto credessi.”
Hai ragione. Prima di quella data un libro come il tuo neanche a pagamento lo avrebbero pubblicato.
Inoltre se il tuo pubblico è quello degli esperti( che diventano tali suppongo quando vanno in sollucchero nel leggere i tuoi scritti) perché non pubblichi saggi e la smetti di insultare noi lettori?
18 aprile 2008 alle 12:39
Parlo per me, non per gli altri. Anch’io non ho mai commentato una recensione (se non per dire che alcuni passaggi erano divertenti). Sono intervenuto solo per dire che alcune cose che Gamberetta dice, nello specifico quelle riguardanti la tecnica di scrittura (per le altre non mi esprimo) sono condivisibili. E per dire che un romanzo è sostanza + forma ed è mia opnione che la seconda, nei passaggi che ho letto, latita.
“Zaffini
Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ragazzi vi ripeto per la centesima volta che sentire da voi che la mia forma è scorretta, che ci sono errori, ed altre boiate, senza il minimo riscontro nella realtà, è come sentire un neonato che cerca di elaborare teorie di fisica quantistica: Non siete competenti ne istruiti a dovere per farlo, lo volete capire o preferite rimanere ottusamente nel vostro livello scarso e inascoltato?”
Quindi questa è la sua reazione a una mia opinione pacata e disinteressata? Gradirei sapere in base a cosa lei stabilisce che io non sia competente né istruito a dovere per poterla esprimere (tralaltro dandole del lei, senza insultarla in alcun modo né usando termini offensivi).
“…io continuerò a contraddirvi dando dimostrazione lampante che la vostra conoscenza sulla materia è molto, ma davvero molto, scarsa.”
Su quale materia? La narrativa? No, perché se così io qualcosina avrei pure pubblicato.
Sul resto del romanzo (la sostanza, il mito, la ricerca che c’è dietro) infatti non mi sono espresso, dicendole che se è – come lei ritiene – ottima, le faccio i miei complimenti. Ma che lo stile è da limare.
In ogni caso è ovvio che un’opinione rimane tale, sta a lei decidere se e quando ascoltarla, senza per questo dare dell’incompetente o dell’ottuso a chi la esprime.
“Vi ripeto che è meglio lo scambio bilaterale piuttosto che il tentativo, senza speranza, di umiliare me o altri con un’inesistente preparazione sulla materia trattata.”
Mi sembrava che il mio intervento fosse piuttosto costruttivo, senza alcun tentativo di umiliarla. Se si è sentito umiliato non era certo mia intenzione. Ma mi sembra anche che il suo atteggiamento sia poco costruttivo, additando gli altri a ignoranti e incompetenti senza distinzione e per partito preso, solo perché ritengono il suo romanzo scritto male (per inciso, mi riferisco a me, e non mi piacciono per come sono scritti il 90% dei romanzi fantasy pubblicati, quindi forse sono io che sono di gusti difficili…). Di certo, non aiuta allo “scambio bilaterale”. Quando si parla di umiltà, nella narrativa (e in qualsiasi altra attività) si intende che non si finisce mai di imparare, non ci si può ritenere arrivati e di conoscere tutti i segreti del mestiere, soprattutto all’esordio.
E si intende anche che i lettori hanno il diritto di esprimere giudizi sull’opera, dato che non hanno l’anello al naso, senza per questo dover essere ricercatori universitari.
Sarei curioso di sapere chi, secondo lei, sono i “VERI INTENDITORI” unici abilitati a dare pareri su un romanzo che, in quanto in vendita al pubblico, è in realtà come tale sottoposto al giudizio di esso.
Anch’io ho ricevuto una recensione negativa su Anobii, da Licia Troisi. Non la reputo certo una brava scrittrice, ma non per questo grido allo scandalo né reagisco male. Non le è piaciuto, pazienza. Ed era una recensione di tre righe, non circostanziata e dettagliata come questa di Gamberetta. Mi sarebbe piaciuto capire perché non le è piaciuto, in modo di migliorare nel prossimo romanzo. Pazienza.
Forse secondo lei non sono competente per esprimere un’opinione personale (quindi soggettiva) sul suo stile. Secondo me, invece, la mia competenza la stabilisce l’esperienza e il pubblico. Sempre secondo me le seguenti opinioni sul mio stile mi rendono abbastanza titolato in materia. Sono tutte opinioni rintracciabili in rete, da recensioni del mio romanzo:
” Un pregio è anche lo stile di scrittura, davvero fuori dagli schemi, a tratti anche sboccato, ma che spesso strappa un sorriso e rende meglio di mille parole educate.”
“Quello che colpisce di più è lo stile, immediato, graffiante, crudo, ma senza indulgere a splatter gratuito. L’uso dei vocaboli, dianamico e innovativo. La narrazione al presente, che incalza il lettore e lo sospinge, pagina dopo pagina”
“La sua scrittura è tanto irriverente quanto affascinante, per come, senza peli sulla lingua presenta orrori e sorrisi alternandoli con bravura.”
“complimenti a Luca per la maestria con cui ha saputo guidare un neofita (di fantascienza) per 320 pagine capolavoro in 320 minuti o giù di lì ”
“Non vi dirò delle solite cose sulla prosa graffiante o sui personaggi mai scontati”
“Se manterrai questo stile, diventerai uno dei miei preferiti”
Questo mi pone su un piedistallo? No Mi rende migliore di altri? No. Assolutamente no. Però, almeno, mi consente di esprimere un’opinione?
Di esprimere un punto di vista sull’importanza dello stile?
Almeno questo.
Dopo aver chiarito la mia posizione, Sig. Rocca, le auguro (senza alcun tipo di sarcasmo e ironia) una fulgida carriera sia accademica sia nella narrativa.
18 aprile 2008 alle 14:18
Visto che, da quanto ho capito, l’editore a cui lei si è rivolto è a pagamento, come mai, se è così convinto dell’eccelsa qualità del suo romanzo, non si è rivolto a uno non a pagamento? Che sia che ci ha provato ma quelli, da capre ignorante quali sicuramente saranno (a differenza di lei, mi pare ovvio) non gliel’hanno voluto pubblicare?
E’ un vero peccato che non si conceda nemmeno un minimo di autocritica. A differenza di gamberetta, credo che le proprietà linguistiche di base lei ce l’abbia, volendolo, solo che si sollazza in rigurgiti intellettualodi e finto-lirici che apparentemente (mooolto apparentemente) danno uno spessore colto e raffinato allo scritto, mentre in realtà rendono assai fastidiosa la lettura. L’impressione che ne deriva è che, anziché mostrarci la storia e i personaggi, lei abbia voluto dimostrarci quanto è bravo, colto e preparato; il che è la medesima cosa che ancora sta facendo, ma solo a parole e senza mostrare proprio un bel niente se non, mi perdoni, un’antipatia e un’arroganza che mi lasciano sbalordita.
Infine, quello che forse lei non vuole capire è che al pubblico non gliene frega una mazza della filosofia che lei vorrebbe trasmettere, se non viene veicolata da uno stile decente, da una bella storia e da bei personaggi, e non gliene importa nulla che il suo romanzo è stato apprezzato e acclamato (?) negli ambienti universitari (??); e se anche così fosse, non gli conferisce di certo l’intoccabilità di cui lei tanto si vanta. Ma cosa fa, ragiona a caste? Con le sue affermazioni, inoltre, sta dimostrando uno spregio nei confronti dei lettori odioso oltre ogni dire. Ma forse di questo non gliene importa nulla se il target a cui lei si rivolge sono i suoi professori tanto istruiti e raffinati, come lei. E solo quelli.
Ci pensi. :-) E se vuol rispondere, abbia almeno la decenza di non insultare o fare riferimenti a suini, ovini, bovini o altri animali che le vengono in mente, per cortesia!
18 aprile 2008 alle 14:22
ciao gamberetta,
ormai è un bel po’ che ti leggo, sai che apprezzo il tuo lavoro. e trovo che le due pagine che hai copiato siano scritte orribilmente (e che l’autore sia di una supponenza e un’antipatia davvero fuori dal comune, purtroppo non sono riuscito a trovare che questa informazione, on line: si trattarebbe di uno studente di lettere di 28 anni. un po’ fuori corso o le fonti hanno sbagliato?). tuttavia, voglio fare la parte del diavolo: prenderò la tua critica e la commenterò pezzo per pezzo (sono sicuro che apprezzerai). mi scuso qui, forfettariamente, per le brutture editoriali, certo che saprai soprassedervi a vantaggio dei contenuti.
prime due righe, d’accordo su tutto, anche se, io non lo so, ma è possibile che gemme cerulee, cielo terso e zaffiri abbiano tonalità leggermente diverse (mi lascia più perplesso la scelta di lineamenti per definire il taglio degli occhi, ma tutti abbiamo capito a cosa si riferisce, quindi probabilmente è un fatto personale).
non posso eccepire sui prati erbosi, sul foro della carrozza né tantomeno sullo stridio della carrozza (non mi capacito del perché abbia voluto descrivere una carrozza che stride, come un’arpia o un treno in frenata, ma, a ben vedere, stridio è una parola con un’intensione semantica piuttosto ampia) anche se, di nuovo, un’altra scelta lessicale mi ha stupito: cocchio, non perché necessariamente errata, ma forse avrei preferito qualcosa di più neutro: il cocchio è, generalmente, un piccolo carro antico da guerra oppure una roba ottocentesca, nera, lucida, piccolina (in tal caso, non dovrebbe proprio avere fori). l’ambientazione è conforme ad una di queste immagini? ma si tratta di sciocchezze.
“I robusti e infaticabili frisoni“: su questo non posso darti ragione: i frisoni sono tendezialmente robusti (ma non infaticabili) e, comunque, potrebbe voler dire che si tratta di bestie anche più robuste e infaticabili della media dei frisoni. credo che l’autore, riguardo al punto di vista, abbia inteso proprio avere il punto di vista del narratore onniscente, ma magari sbaglio, non l’ho letto.
“Il ballonzolare” non è un suono, vero, ma potrebbe trattarsi di una ingenua sinestesia. sui sassi, hai ragione.
ok sull’essere assorto, però sul resto… magari l’ambiente al di là del paesaggio è una distesa brulla di tarzanelli secchi. cappero, un prato pratoso è certo florido e incantato al confronto.
ma, a parte gli scherzi, in questo ristretto contesto direi non si può davvero giudicare l’uso di quei due aggettivi.
sugli “arbusti elfici” non so davvero cosa puoi obiettare: ce ne saranno pure, no? intanto abbiamo scoperto che esistono elfi e arbusti. gli “sprazzi tra l’albore” costituiscono una formula poetica bruttina, ne convengo.
poi, devo citarti direttamente: Scrivere un romanzo non significa giocare con le parole, significa mostrare una storia. non sono d’accordo: significa anche mostrare una storia, esistono romanzi fortemente influenzati dai giochi di parole, pensa solo all’indicibile mostruosità del romanzo baol, di stefano benni (ah, geniale. ovviamente il romanzo ha una storia, ma a volte, permettimi, alcune tue prese di posizione mi paiono manichee).
sul fatto che noi lettori non riusciamo a immaginare il paesaggio posso darti ragione, ma non capisco perché ti impunti sul fatto che la prospettiva debba essere quella del bambino. ripeto: io non ho letto il libro, ma da questo incipit mi pare semplicemente che il narratore onniscente racconti quel che prova il bambino (come vedi, ti do comunque ragione sul fatto che racconta e non mostra), ma non che le sue infelici scelte lessicali non tentino di descrivere un paesaggio. io, che sono assai più rozzo e ignorante di te, il paesaggio sono riuscito ad immaginarmelo, nonostante le summenzionate brutture.
non sono neppure convinto del fatto che sia etichettabile come inforigurgito la lista di ruoli del defunto: è inforigurgito se l’autore ci vuole informare, qui è solo una lagna, (sentimentale) retorica nel senso deleterio del termine. uguale per disperato e straziante: non ha semplicemente ecceduto, pleonasticamente, ha voluto caricare l’emotività del passaggio. una bella descrizione che mostrasse il bambino sarebe stata, però, molto più efficace.
quoto la parte sui serbatoi di lacrime esauriti. sul silenzio hai ragione, una cappella mostruosa… facciamo così, d’ora in poi menziono solo dove le nostre opinioni divergono.
scrivi: Il bello è che non frega un tubo neanche al lettore del nuovo sovrano dei regni di Aesir e dell’anello di congiunzione fra occidente e oriente: questo dicesi inforigurgito, sbattuto in faccia al lettore nella maniera meno elegante possibile.
no, il meno elegante possibile é:
– pinuccia, anche se al bambino non interessa se il suo destino sia quello di diventare il nuovo sovrano dei regni di Aesir, prossimi ad unificarsi in un unico impero, essendo lui la tanto supposta reincarnazione del dio Odino di Asgard. Non gli interessa nemmeno diventare l’anello di congiunzione tra i popoli di tutto il continente occidentale con quello orientale. Nemmeno di dover accettare che il suo destino sia diventare il più potente dei monaci Rei di Zen-San, vuole semplicemente essere di nuovo accanto al suo Kalos, insomma, anche se tutta ‘sta brodaglia, smettila di travestirti da confezione gigante di callifugo per riportare la gioia infantile su quel visino consumato dalle lacrime!–
Scrivi: Brutto davvero quel “la tanto supposta reincarnazione”. brutto, ma non per il motivo da te addotto: si può supporre con maggiore o minore convinzione e l’uso “tanto supposta ipotesi” è ormai entrato nell’uso standard. certo, l’effetto in questo testo è di tante supposte e basta.
scrivi: “inveridicità” non è una parola della lingua italiana. sbagliato: è cacofonica, ma esistono vero e veridico (quantunque quest’ultimo sia ormai desueto e un po’ ridicolo), il derivato veridicità è regolare e i loro opposti invero, inveridico e inveridicità sono assolutamente accettabili. per fortuna, le parole della lingua italiana non sono solo quelle dei vocabolari (sia perché la lingua è anche un sistema di flessione di forme a partire dai lemmi dizionariali, sia perché è anche un sistema di creazione di nuove parole — creazione endogena–, sia perché i parlanti sono creativi). non perderti in queste sciocchezze: le tue critiche migliori e più produttive sono quelle sul senso e i concetti, sui contenuti.
magari cambiare leggermente posizione ha permesso al bambino di sganciarsi dai pensieri che lo ottenebravano e lo hanno riportato nel suo contesto concreto. il silenzio lo aveva impropriamente citato prima, come tu stessa hai fatto notare.
mi permetto anche di aggiungere che la folata di vento gelido non è una metafora, ma una reale folata, che entra nella carrozza dal foro appositamente praticato.
Scrivi: “buh!” lo dici improvvisamente, non “nontroverestil’adecosi’interessantevirgolasaipuntodidomanda”.
Che è un “lupetto spartano”?
ma l’avverbio potrebbe riferirsi anche al fatto che l’atto comunicativo avviene senza preavviso, non al fatto che avviene anche velocemente altrimenti, forse, proditoriamente sarebbe stata la scelta migliore.
Scrivi: E con un bambino che ruggisce in maniera isterica, chiudo qui.
aggiungerei che, evidentemente, prima ha ruggito sottovoce o a un volume normale, visto che poi si spiega che era pronto ad urlare.
la tua critica è utile (io non comprerò né perderò tempo a leggere il libro) le tue spiegazioni sui toni, con me, inutili, perché mi piacciono le tue critiche proprio per il loro tono supponente e violento.
a presto
18 aprile 2008 alle 15:31
Qualche commentino sparso al post di mhrrr :)
Anche io penso che abbiano tonalità diverse, ma non è quello il problema. Secondo è spaventoso che un lettore si debba prima raffigurare il colore delle gemme cerulee, poi quello del cielo terso e infine quello dei zaffiri per immaginarsi non il colore di un complicato artefatto di qualche natura, ma quello di un paio d’occhi. Non so, ma non mi sembra un’informazione di così vitale importanza. Non dico che doveva bollare la cosa con “aveva gli occhi azzurri”, ma almeno un pizzico di semplicità e immediatezza…
Uhm, penso che gamberetta abbia voluto riferirsi a un gioco con le parole fine a se stesso, che non apporta di per sé nulla alla storia e alla caratterizzazioni dei personaggi. Uno scrittore deve sapere giocare con le parole, ma bene, ossia con un minimo di cognizione di causa.
Ma in quel caso mi pare che voleva essere una metafora, per il modo in cui è stata messa:
Se il vento gelido voleva essere un vento gelido (:D) avrebbe potuto mettere: “Il silenzio si fece sentire nuovamente nella carrozza, mentre una folata di vento gelido faceva irruzione nell’abitacolo” ecc. o qualcosa del genere (frase assolutamente d’esempio). Invece con quel “come” quasi sicuramente l’autore voleva introdurre una metafora. Ma può darsi che mi sbaglio.
Anche qui il problema non penso sia il significato di “ruggire” e “isterico” in sé, quanto al fatto che è brutto. Il ruggire è un verso specifico, tipico del leone (appunto) e mal ce lo vedo applicato al tono sorpreso e spaventato di un bambino. Se mi raffiguro un bambino che ruggisce mi immagino una mostruosità, insomma :D
Per il resto sono d’accordo con le tue osservazioni ;)
18 aprile 2008 alle 15:31
@D. Sì, scusa, ho commentato senza in effetti aver letto il capitolo da te indicato. Purtroppo non ho il libro di Walsh in casa, e in rete ho trovato solo il testo di “38 most common fiction writing mistakes (and how to avoid them)” e mi rendo conto che ci sono 40 errori che mancano. Perciò, se vuoi dirmi tu quel che racconta il capitolo in questione. Grazie.
@mhrrr.
In effetti al sito dell’editore parla di “iscritto alla facoltà di lettere”, spero per lui che dopo la tirata sulla sacralità degli studi universitari non sia davvero, quanto, 5 anni fuori corso? Ma fatti suoi.
“I robusti e infaticabili frisoni”: la pagina di Wikipedia parla di “cavallo robusto, possente e infaticabile, usato anche come cavallo da guerra”, dunque gli aggettivi sono di troppo.
Ma mettiamo fosse “robusti e infaticabili cavalli”. A che pro quei due aggettivi? A cosa servono? Cosa c’entrano con le recriminazioni e i lamenti di Odino? Ci frega qualcosa che i cavalli che trainano la carrozza siano robusti e infaticabili?
Io qui ci vedo solo la tendenza dello scrittore alle prime armi di appiccicare a ogni nome uno o più aggettivi, senza ragionare su quali particolari debbano essere specificati e quali non abbiano importanza.
Inoltre il fatto che sia raccontato stona. Se vuoi dire che i cavalli sono infaticabili, puoi, non so, mostrare che Odino si affaccia e nota come i cavalli stessi continuino a correre, come hanno fatto per tutta la notte, senza soste, o qualcosa del genere.
Mi ricollego anche al punto di vista: da come la vedo io, una scena di questo genere, con Odino che rimpiange il tizio morto, richiede il punto di vista di Odino. Renderebbe il lettore molto più partecipe. Il signor Rocca ha scelto invece un punto di vista onnisciente, e l’ha scelto per dirci che i frisoni sono instancabili? Da questo sospetto che non abbia scelto un bel niente, abbia solo scritto così come gli pareva, senza meditare prima quale sarebbe stato l’effetto sul lettore.
Inforigurgito: è più grave quando il narratore lo spiattella lui direttamente, piuttosto che un dialogo. Certo possono venir fuori dialoghi ridicoli, ma in generale è meglio un dialogo po’ forzato che non un’“interruzione delle trasmissioni” per avere un resoconto da parte del narratore.
Sui giochi di parole. L’idea dietro lo scrivere narrativa di genere (che non è tutta la narrativa, c’è per esempio quella che gli inglesi chiamano literary fiction che è proprio il tipo di narrativa che predilige la forma sulla sostanza) è quella di raccontare storie. Questo implica un uso utilitaristico del linguaggio, il linguaggio è un mezzo per ficcare la vicenda nella testa del lettore. I giochi di parole raggiungono questo scopo? No. Anche quando sono eseguiti con maestria, attraggono l’attenzione su loro stessi e non sulla storia.
Questo a livello teorico (per carità puoi dissentire, non è vangelo, è solo un’opinione, sebbene condivisa da una buona fetta degli scrittori di genere). Poi c’è il livello pratico. Per fare i “poeti in prosa” bisogna essere bravi. Molto. Non c’è tanta gente che ha il talento adeguato (e come detto prima, anche avendo tale talento, non è automatico che sia un vantaggio se il tuo scopo è scrivere un fantasy).
Perciò in generale è meglio non avventurarsi in virtuosismi strani senza buone ragioni, specie se sei al livello di avere problemi con la parola “prato”.
18 aprile 2008 alle 16:06
@Gamberetta. E’ anche vero che l’oscenità del “prato erboso” può essere stata una semplice distrazione, forse non direttamente collegata a una vera e propria carenza linguistica. Errori di questo tipo, che tu giustamente hai elencato, mi sembrano dovuti all’uso eccessivo e indiscriminato di parolone e metafore “colte” giusto per impressionare il lettore, senza preoccuparsi della loro efficacia narrativa.
Quello che mi viene da chiedere, quindi, è se l’autore abbia mai riletto a mente fredda e lucida ciò che ha scritto. O se l’abbia mai letto qualcuno prima della stampa. Se è vero, poi, che numerosi esponenti dell’ambiente universitario hanno preso in considerazione il suo romanzo, è piuttosto strano che non gli abbiano fatto notare i prati sono erbosi per loro stessa natura. Mistero.
18 aprile 2008 alle 16:21
Scusate, per “errori di questo tipo” intendevo quegli errori che ritengo vadano sotto alla categoria errori di distrazione. Questo era per dire che le proprietà linguistiche di base all’autore non scarseggiano, se solo riuscisse a farne buon uso e si armasse di umiltà e autocritica (qualità delle quali non ha dato grande prova fin’ora).
18 aprile 2008 alle 16:35
A occhio e croce direi di sì. Se “le ruote cigolano”, e “il legno scricchiola”, diventa quasi automatico che una carrozza possa stridere. Personalmente non sono mai stato in carrozza, cmq.
In compenso, pleonasmo a parte, il fatto che non siano prati erbosi ma erbosi prati acuisce un po’ il senso generale di eccessiva ricercatezza.
18 aprile 2008 alle 16:43
per tutti:
Ragazzi, fate i bravi… toni più moderati e pacati. Vi prego.
Buon fine settimana a tutti da chi si è limitato a dare una spulciata al sito… ciao !
18 aprile 2008 alle 16:48
Mi è piaciuto questo articolo, come al solito. Al di là del concordare o meno, il modo di scrivere di gamberetta mi coinvolge ed intrattiene.
A me sembra che buona parte delle critiche rivolte al testo siano costruttive e sensate. Su qualcuna non concordo nemmeno io, ma nel complesso anche a me ha dato l’impressione di un testo scritto male. Non mi esprimo sul libro in sè perchè non l’ho letto (magari potrebbe rivelarmi dei contenuti che me lo farebbero apprezzare, chi lo sa…). La frase iniziale degli occhi ad esempio l’ho trovata fastidiosissima, così come la ripetizione continua del fatto che il tizio morto era “maestro, fratello, amico ecc ecc”.
Sinceramente quello che interessa a me è sentire repliche logiche, specifiche e concrete ai contenuti dell’articolo. Il ribattere semplicemente “Io ho 1000 lauree e quindi ho ragione, voi siete ignoranti e non avete il diritto di parlare così, solo i professori universitari possono criticarmi” è una risposta che, al di là dell’antipatia, mi dice ben poco. Mi sembra un intellettualismo e accademismo piuttosto vuoto. Se uno vuole davvero mostrare quanto lui è intelligente e quanto sono stupidi gli avversari, dovrebbe rispondere alle critiche nello specifico, non limitarsi a sfoggiare i propri studi, tentando di intimidire gli interlocutori senza entrare veramente nel discorso.
18 aprile 2008 alle 18:22
@mitoancess
Oh sommo poeta, oh maestro, non immagini quale dolore provi nel vedere un tale ingegno costretto ad aggirarsi in un simile porcile. Noi altri passiamo il tempo a grufolare, come si può chiedere ad un porco cos’è l’arte? Tu che ti aggiri nell’Olimpo dei poeti, che dialoghi quotidianamente con Omero, Virgilio, Dante e altre menti eccelse, calunniato da una simile masnada di villici ignoranti? Che Dio ce ne scampi!
Comunque sia, voglio grufolare un po’ anch’io:
1) forse è meglio che scendi dal piedistallo che ti sei auto-costruito e impari l’umiltà: sei un pavone (per una tale offesa io mi auto-denuncerei per calunnia) e sei pure un po’ ridicolo (per non dire patetico); dall’alto delle mie dodici lauree in psicologia, posso affermare che dalle tue risposte mostri un ego di proporzioni bibliche e una forma aggravata di delirio di onnipotenza, che ti rende sordo e cieco a qualunque critica esterna (qui ci sta una denuncia per vilipendio e diffamazione);
2) se vuoi vendere le tue opere e avere un pubblico forse è meglio che ascolti i gusti di quel pubblico. Se i tuoi lettori ti dicono che quello che scrivi è illeggibile una, cento, mille volte… possono sbagliarsi, certo, ma magari sbagli tu! Se invece vuoi scrivere per il tuo personale auto-compiacimento, se vuoi considerare tutto il resto del mondo pecore belanti con il cervello di un criceto, fai pure: nessuno leggerà i tuoi libri;
3) baci e abbracci, è sempre divertente avere a che fare con certi casi umani!
18 aprile 2008 alle 18:37
per tutti:
Per fortuna che avevo scritto poco fa “Ragazzi, fate i bravi… toni più moderati e pacati. Vi prego.”
Per raffreddare l’atmosfera vi mando questo messaggio, che non ha nulla a che fare con il fantasy, ma me l’hanno inviato e mi ha fatto ridere. Spero possa divertire anche voi (anche se è una stupidata)…
E davvero, meno accanimento…
Ciao a tutti…
“Quando il tuo lavoro ti rompe, e sei sull’orlo della depressione, e niente va come vorresti , fai così:
uscendo dall’ufficio, fermati in una farmacia e compra un termometro
rettale johnson and johnson’ (solo questa marca).
Aprilo e leggi le istruzioni.
Troverai questa frase da qualche parte: ogni termometro rettale ‘johnson and johnson’ è stato personalmente provato nella nostra fabbrica.
Ora chiudi gli occhi e ripeti ad alta voce per 5 volte:
‘sono felice di non lavorare nel reparto controllo di qualità da Johnson and Johnson’ !!!! Ancora saluti a tutti …
18 aprile 2008 alle 18:59
Ciao! Leggo da un po’ il tuo blog e solitamente mi trovo d’accordo. In particolare riguardo agli autori italiani di (contro) cui hai scritto.
Credo che piacerebbe a tutti diventare grandi autori di best seller, ma forse non bastano università e dottorato (parlo per esperienza personale, li ho…) per essere maestri romanzieri.
Avrei una proposta personale per gli editori: mettere un avvertimento in copertina se il romanzo contiene più di 5 aggettivi qualificativi anteposti ai nomi! Tipo “adult content” ma più utile a mio avviso. Quante volte ti capita di aspettare i lenti treni sotto la bagnata pioggia? Mi danno i brividi e non capisco come un editor in possesso anche solo della licenza elementare possa ritenerli poetici e non diuretici.
Continua così, fai un lavoro sporco, ma qualcuno deve pur farlo.
Mauro
18 aprile 2008 alle 19:41
@Gamberetta: 78 Ragioni per cui il vostro libro non sarà mai pubblicato. Un manualetto che costa solo 9 euro, lo ha scritto un editore elencando i motivi per cui la sua casa editrice rifiuta i libri.
Non posso ricopiare aui un intero capitolo, speravo lo leggessi e capissi l’ironia della mia frase … comunque in quel capitolo fa una critica ad aspiranti scrittori con troppo “stile” ;)
Te lo consiglio :D è un libro divertentissimo e molto interessante.
18 aprile 2008 alle 21:25
Erano anni che non leggevo un flame così coinvolgenete. Grazie.
Mi concedo anch’io qualche considerazione.
Trovo detestabile che mitoancess scada in insulti gratuiti senza entrare nel merito delle critiche (siano esse giuste o non giuste).
Mi sento di condividere le critiche di Gamberetta. Questo libro soffre di una patalogia assai diffusa nei romanzi italiani (così ben descritta da Gamberetta). Consiglieri a mitoancess di leggere qualche romanzo di Pennac per capire come le metafore possano essere originali ed evocatice. Spero che tu non voglia diffidare anche me se dico che le tue figure retoriche sono veramente … banali. Se non riesci ad essere originale lascia stare gli orpelli, datti ad una scrittura lineare che catapulta il lettore nella trama. A tal proposito cito il romanzo che sto leggendo “Kafka sulla spiaggia”. Per capire quello che Gamberetta vuole comunicarti ti consilgio di leggerlo.
Ciao
19 aprile 2008 alle 00:49
Quoto Loreley. Quoto Gamberetta. E quoto pure AryaSnow! :-)
19 aprile 2008 alle 01:37
Illuminazione alcoolica dell’1 e 30 di notte, ma se non lo chiedo non ci dormo :)
Visto che più di una volta mi sono interrogato sull’identità della nostra Giustiziera degli Scribacchini, la butto lì: non è che Gamberetta, che si chiama Chiara, ha 17 anni e scrive fantasy, per caso di cognome fa Strazzulla e pubblicherà a Maggio con Einaudi “Gli Eroi del Crepuscolo”?
Mi aspetto una veemente negazione, vista la cura con cui i Gamberi celano a noi mortali la loro identità, ma le coincidenze restano… in caso contrario, me ne scuso con le due interessate :)
Un saluto assonnato a tutti i frequentatori del blog, e buonanotte.
19 aprile 2008 alle 02:10
Capisco l’alcool ma in base a cosa affermi una cosa del genere?
19 aprile 2008 alle 11:00
Nulla, solo le tre coincidenze che ho scritto prima:
1) età dichiarata
2) nome di battesimo
3) interesse verso la scrittura fantasy
aggiungo:
4) uso dell’ironia, sia nell’unico racconto di Strazzulla che gira sul web, sia in quelli di Gamberetta
Ma l’alcool stamattina è già evaporato, quindi mi rendo conto che si è trattato più che altro di uno sparo nel buio :)
19 aprile 2008 alle 12:49
mitoancess scrive:
A proposito, anche Hitler era un buon correttore di bozze!
… Ah! Beh! è prerogativa di ogni persona malvagia essere un buon correttore di bozze senza dubbio.
Scusate l’ignoranza, qualcuno mi spiega il senso di quell’affermazione?
19 aprile 2008 alle 14:00
@D. Non ho la più pallida idea di cosa volesse dire mitoancess, e non credo si saprà mai visto che l’interessato se n’è andato (per fortuna).
@Claudio. No, non so io, mi spiace. In realtà non so se mi spiace, lo saprò quando avrò letto il romanzo della mia omonima. Ciao.
19 aprile 2008 alle 14:47
Ma credo che volesse paragonare Hitler a Gamberetta, anche lei “correttrice di bozze” (?). Che Hitler fosse stato un correttore di bozze non lo sapevo (non che mi interessasse). Non ho ripescato la frase nel suo contesto, quindi posso sbagliarmi, ma sono abbastanza sicura che non c’entri un fico secco comunque.
19 aprile 2008 alle 15:57
A mitoancess le bozze deve averle corrette Mr. Magoo ^_^
19 aprile 2008 alle 22:21
Sono scandalizzata.
Le prime righe di quel libro mi hanno orripilato, tanto quanto i post dell’autore (che presentano anche diversi errori grammaticali)
Non aggiungo altro per adesso.
Grazie gamberetta, mi hai salvato da un libro che non avrei mai comprato in ogni caso.
20 aprile 2008 alle 11:52
Guarda, mito, con Repubblica c’è come inserto un corso di scrittura: compralo.
20 aprile 2008 alle 17:04
Ohh, che carino… putacaso il simpatico autore è un lottiano? Il linguaggio aulico… la parola “smeraldino”… il bambino che pensa come un quarantenne arrabbiato (anche se nel monologo “Oh, Kalos!” mi è subito venuto in mente Jean-Claude di Sensualità a Corte)… non so, mi ricorda un po’ quel grazioso posticino in cui trascorsi svariate ore della mia adolescenza online. u_ù Per non parlare poi della sua estrema gentilezza, pacatezza e cortesia, che mi hanno proprio incantata!
Ma capite, è colpa nostra. Che ne capiamo noi di libri, siamo solo lettori di fantasy! Non abbiamo i mezzi per capire un libro di fantasy, santo cielo! Dovremmo vergognarci. Come possiamo osare criticare un libro di fantasy, noi che non abbiamo nemmanco uno straccio di laurea? Santo cielo, come ho osato pensare che fosse scritto in maniera insopportabile?! Non sono nemmeno laureata!!! Leggo fantasy solo da quindici anni!!! Corro a espiare inginocchiandomi sui ceci e fustigandomi con tutto il ciclo di George Martin.
P.S.: A parte la mia fastidiosa vena polemica, signor Sergio… io pensavo che si scrivesse per i lettori. Da quando si scrive solo per i professori universitari? Che poi, per carità, sono scelte personali. Magari domani provo a scrivere un romanzo per soli macellai. Chiedo giusto così, per sapere.
P.P.S.: Gamberetta, rispetto molto la tua intelligenza, ma prendendo i libri che recensisci così sul personale rischi di perdere credibilità, il che mi spiace perché su molte cose hai pienamente ragione. Non voglio sembrare saccente (anche perché ho a mia volta questo problema, nonostante abbia diversi anni più di te u_ù), lo dico proprio perché mi sembri una gran persona ed è un peccato che, arrabbiandoti o infervorandoti, tu ti esponga di più ad eventuali attacchi.
Oh, già che ci sono! Da parte del mio ragazzo, che comunque condivide in buona parte le tue recensioni, c’è stata una critica su come hai trattato l’argomento Tolkien. Dice che forse dovresti essere meno assoluta nei tuoi pareri, alcune volte, e che ci sono argomenti (NON questo libro, per carità) che necessitano di visioni bilaterali più che di un attacco diretto.
Chiedo venia per questo off-topic e tanti cari saluti a tutti!
20 aprile 2008 alle 18:39
Non c’è peggior scrittore che non sappia ascoltare le critiche dei lettori, soprattutto se costruttivi.
Senza leggere il post di Gamberetta ho trovato quelle tre pagine orribili (senza offendere, visto che il nostro \”scrittore\” mi sembra un po\’ permaloso). Non so nemmeno come abbia fatto Gamberetta a leggere tre pagine intere… io volevo smettere appena ho letto degli occhi del bambino!
Sì, è vero, non ho una laurea (e nemmeno il diploma… tra non molto sì), ma mi sento abbastanza intelligente da commentare una spazzatura di tali dimensioni come questo brano. Solo un insieme di parole altisonanti che non dicono nulla…
I pensieri del bambino? Sono scoppiata a ridere non appena li ho letti :)
Cmq caro signor Rocca, deve sapere che una volta pubblicato e distribuito nelle librerie il suo “libro”, tutti (ma proprio tutti, anche un povero macellaio) possono esprimere a riguardo un giudizio (negativo). Se lei non è disposto ad ascoltarli allora avrebbe fatto bene a tenerselo nel cassetto, evitando così di far abbattere centinaia di alberi per la sua pubblicazione (ke spreco!!).
Se crede che gli unici a poterlo commentare siano i suoi rofessori avrebbe dovuto pubblicarne solo una ventina di copie e distribuirle a loro.
Comunque io non la chiamerei nemmeno “scrittore”. Non solo per come scrivere (horror!!), ma anche per come tratta i suoi lettori, che siano o no fan del suo libro.
Dovrebbe averne più rispetto, dato che sarà grazie a loro verrà se un suo libro verrà ancora pubblicato.
Spero che tra alcuni anni il suo stile migliori, ma ne dubito (con quell’atteggiamento da saccente non migliorerà nemmeno di una virgola). Addio e cambi mestiere.
@Gamberetta: questa è¨ la recensione de “gli eroi del crepuscolo”.
“Il Signore delle Tenebre ha rapito la figlia del Re degli Eterni e a Dardamen la guerra è alle porte. Il giovane Lyannen, mezzomortale innamorato della principessa, si offre di partire con un gruppo di fedeli amici per salvarla. Slyman non ha mai visto Dardamen, è cresciuto lontano da tutto e tutti, non sa da dove viene né di chi è figlio, non sa nemmeno chi è. Ma si unirà a Lyannen e gli altri per salvare il Regno. Una missione costellata di avventure mozzafiato, tra fate, amazzoni, ka-da-lun e pixies, paludi e nebbie, profezie e segreti rivelati.”
Banale e rivisto migliaia di volte. Mi piace come scrivi le tue recensioni e credo che tu sia anche originale.
Spero (e prego) soltanto che tu non ne sia l’autrice…
Mi cadrebbe un mito (non ancess, quello è caduto parecchio tempo fa, ah ah ah ah)
20 aprile 2008 alle 19:44
@alice. Non sono io quella Chiara, e in effetti la trama del romanzo della mia omonima non sembra molto interessante. Però chissà, prima di qualunque giudizio voglio almeno leggerne qualche pagina, non appena sarà pubblicato.
@Aletheia Loki. Riguardo l’accanimento personale in questo caso hai ragione. La verità è che non avevo nessuna intenzione di occuparmi de Le Chiavi del Fato, è stato l’autore stesso con i suoi interventi offensivi e arroganti a farmi arrabbiare e a spingermi a parlare del suo romanzo.
Non ho problemi con volgarità e arroganza, ma se vuoi essere volgare e arrogante, almeno scrivi qualcosa di decente!
20 aprile 2008 alle 22:46
Seguo questo blog da un bel po’ e, se non avessi avuto un ulteriore esame (per l’università, signor Rocca, per l’università. Mi sto specializzando in filologia moderna), avrei risposto molto prima. Aggiungo che non mi è parso di incontrare questi “grandi luminari” di cui lei parla nel mio percorso universitario. Sarò sfortunata o magari il livello dei docenti si è abbassato negli ultimi 40 anni? Eh già, perché c’è chi dice che il ’68 sia servito proprio per eliminare dalle università il baronaggio (che, tra parentesi, è tornato in forze)?
Comunque, visto che l’autore di Ancess ripete e ribadisce di scrivere per soli laureati e luminari dell’arte, della letteratura e della storia (caspita!) mi sento chiamata in causa. Io sono laureata in lettere. Rientro dunque, seppur parzialmente, in questa famigerata elite di menti superiori; le uniche al mondo in grado di comprendere il reale valore del suo libro, signor Rocca.
Bene, le dirò: ho letto le pagine di Ancess che Gamberetta ha postato, e i pensieri che mi sono passati per la mente sono gli stessi che ho potuto leggere poco dopo nella recensione di Gamberetta.
Quindi, come la mettiamo? A quale “cerchia” appartengo? Me lo dica, la prego. Il fatto che io non apprezzi il suo lavoro mi squalifica come laureata? Straccio la pergamena?
Mah. Più che la bruttezza delle pagine del suo libro, mi sconvolgono le sue considerazioni sui lettori e in generali sul mondo letterario. Non mi dilungherò oltre sull’importanza di rispettare e soprattutto tenere in alta considerazione l’opinione dei lettori: il concetto è già stato espresso molte volte da altri. Mi auguro, tuttavia, che lei, signor Rocca, possa al più presto fare la conoscenza di uno dei migliori amici degli scrittori: il Senso Critico. E se poi le riuscisse di fare amicizia anche con la signora Educazione, sarebbe meglio.
Voglio poi approfittarne per fare i complimenti a Gamberetta: scrivi in maniera davvero ottima ed è un piacere leggere le tue recensioni. Certo, a volte ritengo un po’ “estreme” le tue considerazioni, ma io stessa sono molto, molto critica con le opere che leggo … Primi tra tutti i libri della Troisi … Prima di esorcizzare il mio disprezzo leggendo le tue recensioni, mi sfogavo con il mio ragazzo (ne approfitto per pregarti di recensire almeno il primo volume della trilogia delle Guerre).
A ogni modo, Gamberetta, credo che saresti un editor fantastico! Se mai pubblicheranno uno dei libri che progetto e scribacchio, vorrei davvero una tua recensione (anche se comunque ne avrei il terrore!)
Ok, penso di aver detto tutto.
A risentirci ^_^
21 aprile 2008 alle 00:17
ragazzi, non avete capito nulla, siete vittima di un malinteso. Rocca ha solo sbagliato genere. Come comico è bravissimo, sto ancora ridendo… i professori universitari che sarebbero tra le più alte menti italiane, ih ih,… il suo libro che diventa testo di narrativa per le scuole… no, ti prego, dosa le battute, una alla volta, così sono sprecate. E la classica ciliegina sulla torta, che fa tanto italiano: ti denuncio sai, anzi no, non ti denuncio perchè sono buono. Rocca a Zelig, ragazzi, non sto scherzando. Sono perfino d’accordo con Angra, Rocca, ma ti rendi conto che cosa hai fatto? Aspetto, metto la musichetta degli 883 (solo trovassi il tape…): sei un mito per noi, sei un mito!
Che me ne faccio della Troisi quando abbiamo Rocca! Ed è una nostra creazione. Valorizziamolo.
Gamby, ho un solo dubbio, non è che l’hai creato tu come quell’altra storia del peggior libro del mondo che ci hai offerto in traduzione?
preso per fesso una volta, non mi freghi più!
21 aprile 2008 alle 00:44
Per mitoancess:
Scusa il ritardo, ah! Non capisco perchè continui a dire che ti stiamo dando addosso sensa prove. leggiti la recensione, sono lì le prove, citate dal libro. E’ scritto in modo pretenzioso, arrogante, ma soprattutto è scritto male! I Professori possono dirne tutto quello che vogliono, io con l’epica (in poesia e non, ma guarda un po’) ci sono sopravvissuta da quando mi hanno strappata dalla già citata tomba di Eyvindr figlio di Oblaudr, e se volevi avere un tono sostenuto e antico, non ci riesci, e basta. Poi magari il significato è buono, ma il significante è inaccettabile.
Un registro alto non è un registro pomposo.
Inoltre un bambino è un bambino. Se non vuoi abbassare il tono per riportare i suoi pensieri, esiste il discorso indiretto, così senza cambiar registro lasci al personaggio la sua genuina natura di bambino.
Ah, perchè sono così vicina all’influenza pagana con solo un alone cristiano? Perchè io sono pagana, di eredità cristiana XD Non vado certo a vestirmi di colori pastello e ballare nei boschi seguendo reinventati riti druidici, nè mi genufletto al possente Tengri ogni mattina all’alba o cose simili, semplicemente io ho un profondo rispetto per le religioni, a prescindere dalla fede che ho, e quando leggo qualcuno che le tratta con leggerezza, che manipola il mito considerandolo una favola, allora metto il libro al riciclaggio, perchè quello è il suo posto e solo così potrà essere utile a qualcosa.
Forse non è il tuo caso, non ho letto il tuo libro e se queste sono le premesse non lo leggerò (ma voglio sperare che dopo la reazione da “ragazzina isterica” tu riconsideri la cosa e curi una seconda edizione corretta), ma chi considera le antiche leggende favole per bambini, chi non ha rispetto del materiale con cui lavora, non può combinare niente di buono.
21 aprile 2008 alle 01:03
Ah, a chiosa, se il tuo libro ha intenti pedagogici credo che me ne terrò ben alla larga!
Prima del ’68 vigeva la meritocrazia? Oh, ma per favore! Non mi piace la scuola di oggi, ma quella precedente non era migliore. E, tesoro, non sono certo una stalinista, quindi certi pregiudizi tienteli in dispensa a stagionare, chissà che maturino, un giorno.
E queste minacce: non ti denuncio perchè sono bravo, tenetemi che l’accido! Sono ridicole, suvvia, dovresti accorgertene da solo…
21 aprile 2008 alle 11:14
Dalla recensione pubblicata su Literary.it (non so chi gestisca il sito, è l’unica recensione che abbia trovato):
“Da segnalare qualche caduta di stile in espressioni a volta involute, ripetizioni di sostantivi ed errate corrispondenze fra soggetti e verbi”
Curioso…
21 aprile 2008 alle 15:41
Rocca ha vinto amici di Maria De Filippi. Giuro che è vero. Carta è stato squalificato all’ultimo momento. E il bello è che non ha neppure partecipato. Rocca è meglio di Chuck Norris.
Fonda anche tu un club “le chiaviche del fato” nella tua città oppure, se vivi in campagna, un Rifugio Arbusto Lesbico Elfico. Quando organizziamo una bella merenda in un prato erboso?
21 aprile 2008 alle 15:43
clio, sei partenopea? evviva.
21 aprile 2008 alle 18:26
Avvocatospadaccino: A questo punto, proporrei Sergio Rocca come nuovo Fantozzi.
21 aprile 2008 alle 18:35
Per avvocatospadaccino:
Ma sei normale o sei caduto dal seggiolone da piccolo ???
Cosa c’entra amici, fantozzi, Chuck Norris, Arbusto Lesbico …
Hai problemi mentali ???
21 aprile 2008 alle 22:39
non capisco nemmeno io cosa c’entrino amici, fantozzi e compagnia bella…
sarà per sminuire un autore già di bassissimo livello
22 aprile 2008 alle 02:06
Manifesto solo la mia stima per un comico. Involontario o meno, presuntuoso o meno, se uno fa ridere fa ridere.
In realtà speravo di attirare una sua risposta, dove magari avrebbe citato gengis khan o la notte dei lunghi coltelli – sa solo un elfo cosa potrebbe delirare un Rocca – , invece purtroppo è già andato via. Ma come, abbiamo un simile fenomeno e lo spaventiamo subito?
ragazzi, ragazzi, I’m quite disappointed. La prossima volta facciamocelo durare, ok? Con la troisi siamo andati avanti un paio di mesi!
ciao sparviero! (ps: avevi in mente di citare la corazzata poteomsky o come diavolo si scrive?)
22 aprile 2008 alle 02:19
ah, visto che si è parlato di problemi mentali, leggete qui cosa ho trovato:
le chiavi del fato di sergio rocca
editing edizioni, collana fantasy – pag. 257 – euro 15,00
romanzo d’esordisce del giovane scrittore sergio rocca e’ nato a
seriate nel 1980 ed ora residente a bergamo, dovrebbe essere il primo
romanzo di una saga che l’autore afferma avere in mente da quasi un
decennio
capito? ci stava pensando da dieci anni!!!!!!!!!!!!!!! che pubertà triste, povero rocca… e hai impiegato dieci anni della tua vita per regalarci queste nuove barzellette di totti che prende il titolo di le chiavi del fato. si vede che… era proprio destino, ha ha.
22 aprile 2008 alle 12:55
Ciao Gamberetta,
seguo quello che scrivi da tempo e trovo il tuo stile molto accattivante.
Ho una critica da farti: penso che non tutte le persone abbiano il diritto di esprimersi. Nella mia testa appartengono a questa categoria Mitoancess, i suoi amici, dottorandi in lettere-filosofia-storia-ecc e fondatori del teatrino “Le chiavi del fato” – l’opera più analizzata nelle università del Regno, e tutte quelle persone che, incapaci di portare avanti la propria tesi in maniera costruttiva, debbano ricorrere all’insulto diretto. Sono consapevole che impedire a determinate persone di scrivere sarebbe una misura una misura estrema; non è sbagliato però permettere di dire qualsiasi cosa frulli per il cervello, in nome della libertà di espressione? Nella vita reale esistono leggi e regole; se una mattina volessi girare nudo per strada mi arresterebbero(si spera :D). Perché non dovrebbe essere così anche su un blog?
Grazie mille, ciao,
Claudio
22 aprile 2008 alle 13:51
@Claudio 2. Non sono d’accordo. Per me il discorso va ribaltato: se un blog può tirare avanti senza regole o quasi, perché non può essere possibile anche nella vita reale? Perché ti dovrebbero arrestare se vai in giro nudo? In fondo non fai male a nessuno, perciò non è che dovrei mettere più regole sul blog, è la vita reale che dovrebbe essere sempre più libera.
Questo come filosofia generale. Poi c’è l’atto pratico. Per “censurare” ho due possibilità: mettere la moderazione ai commenti, o cancellare/editare i commenti dopo che sono stati postati.
Prima soluzione, moderazione: rallenta la discussione (perché se sono fuori, o sto dormendo possono passare ore prima che approvi) ed è un lavoro in più (perché adesso come adesso posso ignorare quel che dice mitoancess, se ci fosse moderazione dovrei leggere tutto). Vale la pena? Secondo me no.
Seconda soluzione, censurare dopo: è sempre un lavoro in più e inoltre crea situazione che possono rendere la discussione non più leggibile (tipo cancello un commento dopo che tre persone l’hanno già citato: che faccio, cancello anche le citazioni? Si rischia di avere commenti che si riferiscono al vuoto, senza senso). Anche qui non credo che valga la pena.
So benissimo che mitoancess continua a scrivere boiate (forse anche apposta) solo per cercare un po’ di pubblicità, pazienza, penso che sia comunque il male minore, se non altro da un punto di vista strettamente pratico.
22 aprile 2008 alle 14:12
Avvocatospadaccino: Ma che poteomsky! C\’è solo una cosa che posso dire ora come ora: SERGIO ROCCA FOR PRESIDENT!
22 aprile 2008 alle 14:25
ciao gamby :D
OT: voglio la recensione di un libro che ti piaceeeeee!! :D (senza ironia, sono proprio curioso.. )
22 aprile 2008 alle 14:31
Per Claudio 2:
“penso che non tutte le persone abbiano il diritto di esprimersi.”
Ma sei impazzito ??? Dove siamo, in una dittatura ??? Io dico ciò che penso e mi esprimo quanto voglio, se non ti sta bene peggio per te. Io non vengo a toglierti la parola se dici scemenze: ne prendo atto e faccio le mie considerazioni. Se tu pensi di far tacere tutti coloro che hanno opinioni diverse dalla tua forse hai sbagliato secolo !!
22 aprile 2008 alle 15:35
Sparviero:
Sergio Rocca ha il mio voto. Stefania Rocca la mia attenzione. Il Maresciallo Rocca un mio calcio in culo. La Rocchetta… boh, affanculo la rocchetta.
Claudio2: ti consiglio la lettura di Comma22. Lì si legge com’è possibile girare nudi senza violare alcun regolamento militare.
22 aprile 2008 alle 16:46
Avvocatospadaccino: Bene, sono contento che sosterrai il partito del signor Rocca: Partito Chiavi del Fato(PCF). Il nostro slogan è sempre lo stesso: meglio un prato erboso, che uno normale.
Claudio2: Davvero girando nudi si viene arrestati?! Strano, io lo faccio sempre e devo dire che è molto salutare, quindi, ti consiglio di farlo, ogni tanto.
22 aprile 2008 alle 17:40
Marte scrive:
ciao gamby :D
OT: voglio la recensione di un libro che ti piaceeeeee!! :D (senza ironia, sono proprio curioso.. )
Quoto!! Ma è molto più facile parlare di un libro che si odia, piuttosto di uno che si ama… sì, voglio leggere anch’io la recensione di un libro che piace alla nostra gamberetta!!
22 aprile 2008 alle 23:34
vabbè che questo sito è nato apposta per…
ed esprimersi è lecito
ma cazzo che pigne nel culo siete….
siete forse un pò più voi che vi esaltate di NON aver letto Moccia Federiggo il Terronnazzo che scrive due puttanate e fa miliari di soldi dove ci si pulisce il culo dopo aver cacato ….
Magari siete i primi ad averlo letto… e magari c’avete pianto pure sopra.
E vi spacciate per Intellettuali Acculturati…
Solo perchè avete letto due fantasy buoni in croce…
Sono d’accordo che per criticare bisogna conoscere
E nulla a togliere a quelli che , come voi, nel fantasy ci hanno trovato una passione e magari anche loro stessi…in certi frangenti,
Ma giudicare cosi ed attaccarsi a certe forme , soprattutto nel MODO di scivere… Un romanzo non è una poesia cazzo, non è una riflessione…scritta di botto…… per impressionare li su carta degli stati d’animo .Un romanzo è un racconto…che deve arrivare al cuore della gente ok… arricchirla si,…ma un romanzo deve essere ROMANZATO xD
raccontato..spiegato… e a me sembra che il lbro ci riesca bene.
A mio parere il modo di scirvere si può anche correggere,poi
Uno mano a mano che pubblica può capire cosa non arriva e cosa arriva alla gente dei suoi romanzi, racconti
E non si può pretendere da un libro d’esordio.A mio parere.
Mettetevi voi li domani, a scrivere un libor dove mescolate tante conoscenze diverse..
Potrebbe uscire UNO SCHIFO IMMONDO anche il vostro… Non solo quello di neo scrittori come Sergio Rocca et simila
Su ragazzi parlate di umiltà a Sergio Rocca ma Voi… non siete da meno.
Piu che altro il modo in cui criticate ragazzi,…. mamma mia… che pelle da gallina…
Sergio Non è TolKien…
Non è tutti quei fronzoli che vi siete fatti in testa leggendo e guardando film e libri americani….
Ha lanciato un fantasy diverso, forse.
Aprite le vostre mentoline chiuse come le Chiese quando ti vuoi confessare.
23 aprile 2008 alle 10:50
ecco, per esempio, che meravigliose metafore: pigne nel culo, pelle da gallina. mi piace, ecco il nuovo rocca (che non a caso scrive che un romanzo deve essere romanzato, non sarà proprio il nostro rocca in incognito?). comunque, i fronzoli in testa mi stanno benissimo, me li sono fatti perché prima avevo la permanente sul liscio e volevo ravvivare un po’.
quanto al fatto che poiché il blog non ha regole e funziona benissimo quindi dovremmo esportare questa sana anarchia extra-rete, la cosa mi trova d’accordo (ma, andare in giro nudi, ma siete scemi? col freddo che fa? consolatevi considerando che siete sempre nudi, sotto i vestiti), se non per alcuni dettagli:
1) questo è un blog, non un wiki, c’è un autore e ci sono dei commentatori-utenti che stanno a un più basso grado gerarchico e hanno diversi poteri. qui ci sono delle regole eccome;
2) non c’è moderazione o censura, benissimo, ma perché tu l’hai deciso, se non ci fossero regole, io dovrei poter moderare e censurare quel che voglio;
3) questo non è un luogo pubblico: veniamo in tanti, ne traiamo diletto (e, almeno io, imparo un mucchio di cose), interagiamo produttivamente ma non rappresentiamo l’esterno, soprattutto perché — mi pare che sia un sentire comune — sappiamo che il blog funziona benissimo perché è così. ma nel mondo concreto, extra-rete, ci sono dei troll veramente dannosi (perdio, viviamo in italia, il regno del male! come se a mordor qualcuno dicesse agli orchetti: vabbé, adesso basta gerarchie, basta regole, fate un po’ quel che cazzo vi pare… ti pare? assomiglierebbe al parlamento!);
4) il digitale è il digitale, il concreto è il concreto. perdonami la tautologia ma il digitale può essere riprodotto e moltiplicato a costi bassissimi, il concreto no. la meravigliosa anarchia che si respira in rete vive anche grazie al fatto che — nonostante il copyright e altra roba — ben poche risorse sono scarse e/o non copincollabili; fuori, se anche le risorse che abbiamo a disposizione fossero gestite decentemente, le cose sarebbero un po’ diverse.
con stima,
23 aprile 2008 alle 13:17
no no non sono sergio. non ti preoccupare.Sergio si firma MitoAncess e rimane loggato cosi.
Se vorrete in un futuro molto prossimo, dedicarvi alla professione di critici d’arte minchia siete già falliti.
A me sembra prendiate piu per il sedere più che recensire ed analizzare un testo
sarà il “tono” in cui scrivete ,
non stiamo èarlando di un bambino dell’asilo che deve imparare a disegnare…
o il vostro peggior nemico che ha fatto qualcosa che voi non vi sareste mai aspettati da lui , allora per invidia… grrrr… tentate di smerdicchiarlo
Per Dio, stiamo parlando di libri, stesi da altre persone, che non sono vostri amici, abbiatene rispetto.
“Ne ho lette tre pagine e l’ho trovato scritto in maniera indegna, tale da farmi perdere ogni desiderio di continuare. “
eh chi te l’ha chiesto di leggerlo per dire? per poi riportarlo sul tuo blog pseudo critica ( vorrò leggerne uno tuo, cazzo… )
boh ..vabbè allibita…
23 aprile 2008 alle 13:45
mhrr :
Sei affetto da paranoia? Credi che perda tempo per difendermi in questo sito inventando vari nickname e cambiando modi di scrivere?
Non sono ancora così geniale, piuttosto, come dice Federica, mi pare che quà la paglia che avete al posto della coda scotti parecchio quando le vostre menzogne vanno in fumo, no?
Senti e impara che ventata di freschezza mentale:
…io… ha scritto:-A mio parere il modo di scirvere si può anche correggere,poi
Uno mano a mano che pubblica può capire cosa non arriva e cosa arriva alla gente dei suoi romanzi, racconti
E non si può pretendere da un libro d’esordio.A mio parere.-
Quando l’intelligenza nel ragionare fa la differenza…
23 aprile 2008 alle 14:21
@IO
Oh santo cielo. o.o
Oggi mi sento antipatica e pertanto comincio col dire che leggere cose scritte con miliardi di puntini di sospensione mi fa soffomitare (cit. Dr. Cox, Scrubs).
Ma proseguiamo con cose più importanti.
1. Che c’entra Moccia ora? O_o Ma soprattutto, che c’entra l’essere intellettuali? Spiegami che significa: se non ho una cultura da universitario non posso dire se una cosa è bella o meno? Quindi senza laurea in arte non posso dire che l’arte astratta mi fa cacare. Ne prendo atto.
2. Ma scherziamo? Il modo di scrivere è importante. Se per leggere un romanzo sono, metti caso, costretta a consultare un dizionario d’epoca perché vengono continuamente usati termini desueti, come posso apprezzarlo per bene? Ora, per carità, sono la prima a dire che in un romanzo non vorrei trovare forme dialettali ed errori grammaticali (e qui potrei aprire una parentesi su certi traduttori… ma eviterò), ma vorrei comunque che fosse scritto chiaramente ed in maniera scorrevole. Non mi pare di chiedere tanto e penso che la maggioranza dei lettori, di fantasy e non, desideri questo.
3. Il romanzo non è una poesia. Appunto. Quindi non serve usare paroloni fighissimi, va bene anche scritto con parole di uso comune. A parte che anche la poesia, oggi, si può scrivere con parole di uso comune. Quindi?
4. Il romanzo va romanzato. o_o Ok, beh… ma che c’entra? Mi è sfuggito completamente il senso di queste ultime frasi. Comunque, se intendi ciò, il romanzo fantasy non ha bisogno di realismo totale, ma ha SEMPRE bisogno di veridicità.
5. Il modo di scrivere si può correggere, ok, ma non è una giustificazione per scrivere malissimo. O.o Se scrivo un libro che fa schifo mica cerco di pubblicarlo. Cerco qualcuno che mi dica cosa va e cosa no e poi riprovo. Anzi, veramente questo si dovrebbe fare di default: trovare qualcuno e chiedere un parere spassionato.
6. Sergio non è Tolkien. Direi che non ci piove, dato che Tolkien è defunto, pace all’anima sua. E con ciò? Film e libri americani che c’entrano, poi? O_o A parte che la maggioranza dei film fantasy è terribile.
Ti posso assicurare che la mia mentolina è ben aperta e non ho nulla contro il fantasy che porta innovazione, mescola culture/mitologie o spezza i cliché. Ma non direi proprio che scrivere in maniera arzigogolata e pesate sia una piacevole innovazione… direi piuttosto che è una specie di mutazione genetica che speriamo venga eliminata tramite la selezione naturale.
(ehi, l’ho detto che oggi sono antipatica)
AGGIUNGO: difficilmente ci si sente bendisposti verso qualcuno che commenta trattando tutti come dei dementi. È naturale che poi i toni si inaspriscano, direi.
@Gamberetta
Oh, sì, su questo sono d’accordo: uno scrittore arrogante e bravo non è bello, ma uno arrogante e basta è di gran lunga peggio. u_ù
23 aprile 2008 alle 14:32
Sono pienamente d’accordo con °°°io°°° .
E’ veramente brutto vedere come in molti vi accaniate contro l’autore esordiente. Soprattutto sul piano personale (come avevo già fatto notare… fantozzi, Chuck Norris, vai a zelig e anche peggio). Lo scrittore, mi raccomando, va ridicolizzato, schiacciato, insultato etc…etc… mentre gli altri, ad esempio alcuni che hanno messo dei post quì tutte brave persone, buone, belle dentro e fuori e che propinano lezioni di modestia (da che pulpito !!). Ammesso che l’autore debba apprendere un po’ di umiltà, non credo la possa imparare da voi. Credo che siano davvero in pochi in questo sito quelli che possano permettersi di somministrargli pillole di mansuetudine.
a °°°io°°° :
“A mio parere il modo di scrivere si può anche correggere, poi
uno mano a mano che pubblica può capire cosa non arriva e cosa arriva alla gente dei suoi romanzi, racconti
E non si può pretendere da un libro d’esordio. A mio parere.
Mettetevi voi li domani, a scrivere un libro dove mescolate tante conoscenze diverse..
Potrebbe uscire UNO SCHIFO IMMONDO anche il vostro… Non solo quello di neo scrittori come Sergio Rocca et simila”
Ben detto !!
23 aprile 2008 alle 14:57
continui ad esprimere i TUOI pareri come un cane che gira in tondo e si morde la coda….
sei d’accordo sul fatto che appunto un libro non è poesia.
Hanno in comune il fatto che entrambi ( attraverso le parole ) donino delle immagini che pian piano si costruiscono nella mente di chi legge.
Personalmente , riesco a precepire meglio uno sguardo, un personaggi,, un ambiente, l’avvenimento stesso che sta accadendo, se ben descritto.
Lascia stare le parole ARZIGOGOLATE,che ok, possono essere conosciute dall’autore e non da tutti i lettori.
Ma sei mi hai letto poesie di Baudelaire o Poeti Maledetti vari.
Io adirittura avevo letto delle poesie di poeti anche nostri, italianissimi con parole INCOMPRENSIBILI al momento… che una volta spiegato il vocabolo stesso da me inconcepibile.. mi si compivano delle frasi bellissime che mi costruivano delle immagini in mente altrettanto belle ed espressive.
se mi concepisci scritti anche “peggiori” con vocaboli peggiori rispetto a questo
riesci a concepirmi anche UN PRATO ERBOSO, gli occhi cerulei e tutte le frasi e periodi che avete analizzato
Moccia : l’ìho messo in mezzo perchè l’ha citato Sergio.. dicendo che quelli sono i “libri – feccia” e sono d’accordo.
Intanto, però, trovamene uno che li critichino quei libri di merda
O che ne faccia delle recensioni .
Che sarà scritto semplicemente, con parole non ARZIGOGOLATE
ma è merda dal punto di vista del contenuto e della fantasia che devi usare x “inventartelo” nella testa mentre lo leggi .
E su questo non ci piove.
L’ho detto il modo di scrivere può cambiare in uno scrittore , come può cambiare il modo di comporre canzoni per un cantante e di scriverne gli arrangiamenti man mano acquista esperienza e dimistichezza.
Comunque sono contenta per lui se gli si sono presentate occasioni di ascoltare chi di fantasy se ne intende e ha potuto fare dei confronti.
Tranne le americanate però.
Che quella c’è di mezzo la traduzione che può essere anche venuta gran male.
L’autore magari ha scritto come SERGIO… occhi CERULEI
ma il traduttore può aver scritto OCCHI DI UN AZZURO CIELO tendente al verde ( vabbè non proprio cosi ahhahaha XD) ma ha usato un altra descrizione piu ” semplice” per far capire comè il colore cerulo degli occhi.
Intanto allora vaffanculo pure a Tolkien che ha scitto ochi CERULEI e non ci capisco un cazzo di quello che hai scirtto il tuo romanzo fa cagare….
Naaaah…la volta in cui ti immagini sti minkia di occhi cerulei vedi che immagini iniziano a nascere nella testa…..
23 aprile 2008 alle 15:16
Egli era assorto nei suoi pensieri e il suo sguardo fissava l’incantato e florido ambiente esterno
avrebbe messo GUARDAVA se con lo sguardo fisso vuole star a significare che il bambino è assorto nei suoi pensieri
uno che è assorto non guarda a casa mia, FISSA in effetti
e il fatto che ad incantato e floirido ambiente aggiunga che è ESTERNO sottolinea che è quello che sta circondando il bambino che non pone attenzione a quello che gli passa davanti mentre la carrozza va. in quanto assorto e distratto da tutto
23 aprile 2008 alle 15:46
@IO
Sono di fretta e se mi ricordo (u_ù e non è detto) rispondo meglio dopo. Per ora dico ciò: il problema non è mica “ceruleo” in sé, santo cielo! Quello che contesto è un fiume di descrizioni alcune delle quali imprecise (la carrozza col buco, ad esempio) o inutili (gli occhi cerulei come il cielo, il prato erboso). Voglio con ciò dire che l’autore è un povero pirla? No, solo che secondo me è stato mal consigliato e che comunque s’è comportato abbastanza da cafoncello.
Ora vado, ciao. ù_ù
P.s.: Ti assicuro che per quanto ho visto, le traduzioni dall’inglese – specie negli ultimi anni – fanno uno schifo IMMENSO. O_O”
23 aprile 2008 alle 15:50
@mhrrr. Volevo solo dire che per migliorare il mondo c’è bisogno di più anarchia e libertà nella vita reale, piuttosto che di regole per Internet.
Poi è vero che questo blog non è un wiki ed è “gerarchico”, ma come già detto, se altri vogliono diventare autori, ben vengano!
23 aprile 2008 alle 15:56
Mi sembra assurdo criticare le risposte “aspre” quando il primo a trattare come dei pezzenti gli altri è il signor Sergio Rocca!
Le recensioni di Gamberetta saranno anche delle stroncature fatte con toni che possono far irritare chi le subisce, ma la capacità di rispondere come si deve non può che tornare utile ad un autore esordiente.
Purtroppo leggendo le risposte del signor Sergio Rocca non si può fare altro che innervosirsi e tanti saluti alla discussione civile!
Per quanto riguarda la bontà dell’opera in questione ritengo che le imperfezioni non siano opinabili. Per un autore emergente ascoltare le opinioni del pubblico è importantissimo, perchè alla fine è per il pubblico che si scrive ed è con il pubblico che bisogna confrontarsi.
Si può giustificare uno stile scadente con la scusa che sia un’opera d’esordio, ma bisogna saper accettare delle critiche sensate.
Saluti! ^^
23 aprile 2008 alle 17:16
Mi basta questo per inchinarmi alla tua saggezza, o Gamberetta!
@Rob: Dici “Ben detto!” a …IO…, quando scrive:
Vorresti cortesemente spiegarmi che cosa ti ha dato l’impressione che Mitoalcess sia disposto a correggere il proprio modo di scrivere, o a cercare di capire “cosa non arriva e cosa arriva alla gente dei suoi romanzi”, se e’ cosi’ arciconvinto di essere lui un Genio Incompreso, e quelli che soffrono leggendo i suoi romanzi degli ignoranti ritardati che non capiscono un cazzo?
23 aprile 2008 alle 18:00
a Carlo:
Ciao Carlo,
innanzi tutto il mio messaggio era teso a dimostrare l’inutilità di attacchi PERSONALI all’autore ( e ho già fatto parecchi esempi).
Ognuno può fare le critiche che ritiene più opportune, considerando bene ogni sfaccettatura però. A te farebbe piacere trovarti una recensione del libro che hai scritto, magari con fatica, tempo, dedizione e quant’altro e vedere gente che afferma senza batter ciglio:
“il tuo “romanzo” è proprio come te: Ancess= un cesso.”
“Rocca ha vinto amici di Maria De Filippi. Giuro che è vero. Carta è stato squalificato all’ultimo momento. E il bello è che non ha neppure partecipato. Rocca è meglio di Chuck Norris.
Fonda anche tu un club “le chiaviche del fato” nella tua città oppure, se vivi in campagna, un Rifugio Arbusto Lesbico Elfico”
“A questo punto, proporrei Sergio Rocca come nuovo Fantozzi.”
“il partito del signor Rocca: Partito Chiaviche del Fato(PCF).”
PER NON CITARE CHI HA SCRITTO DAVVERO DI PEGGIO…
Cosa ti aspettavi che rispondesse l’autore o chiunque altro al posto suo ?? Grazie come siete gentili e ben disposti ?? E’ ovvio che mancanza di tatto nelle critiche genera mancanza di tatto nelle relative risposte…
Evitiamo poi di dare lezioni di umiltà quando, ripeto, quì sono in pochi ad essere modesti…
In pratica ho detto ciò.
Ciao. Rob
23 aprile 2008 alle 18:13
Rob sono d\’accordo.
Sergio non doveva giudicare voi e voi non dovevate giudicare lui cosi sul personale.
Al suo posto mi sarei offeso.
Poi boh. Vabbè.
Io non credo ( poi mi sbaglierò) che lui possa andare avanti con le fette di prosciutto sugli occhi
La gente, i suoi lettori, volente o nolente li DEVE ASCOLTARE se vuole scrivere per gli altri.
Ma è anche vero che le critiche vanno spiegate e analizzate.
Se l’autore scrive una data cosa… ti spiega anche perchè l\’ha scritta cosi o cosò..
poi puoi non essere d\’accordo.Ma se l\’autore stesso ti spiega il perchè il per come di un qualcosa che ha scritto…CAZZO ASCOLTA ANCHE TU A TUA VOLTA! POTRESTI TROVARE RISPOSTE MOLTO UTILI, SAI…
23 aprile 2008 alle 19:12
Il cuore di Odino era gonfio come gli occhi, colmo di una sofferenza interiore, a lungo andare fatale
O.o per me è un immagine bellissima comunque.
23 aprile 2008 alle 19:34
@IO
Oddio, personalmente non la trovo particolarmente bella come immagine, ma questo è un gusto personale e pertanto non conta come critica. °-°
Tornando a quel che volevo dire prima (e che non ho potuto dire che dovevo staccare), il problema non è solo di linguaggio. Naturalmente non posso giudicare la trama, in due pagine è impossibile, quindi può anche darsi che la trama sia bellissima: su questo non mi pronuncio.
Posso però dirti, ad esempio, che il pensiero del bambino… cioè… è irreale… non esistono bambini che pensano così. Non è il modo di pensare di un bambino, al di là delle parole scelte. Sono la prima a dire che dare voce a personaggi bambini è molto difficile, ma proprio per questo era meglio evitare – e non lo dico per sottintendere chissà quale insulto. O_o Specifico, che qui non si sa mai. Il monologo del bambino VERAMENTE mi ha fatto pensare ai monologhi di Jean-Claude di Sensualità a Corte. >_> Che, mi concederai, non è proprio un buon inizio, se vuoi scrivere una cosa seria.
Insomma, boh. Sono due pagine e quindi posso dire quello che vedo qui. Però l’impressione fattami è quella che è. Personalmente sono dell’idea che si possono esprimere belle immagini anche con parole di uso relativamente comune, però insomma, immagino che anche questi, entro certi limiti, siano pareri…
(però continuo a pensare che “occhi cerulei come il cielo striati di zaffiro” sia come dire “occhi verde foglia come le foglie striati di smeraldo”… un po’ ridondante, se mi si concede il termine. u_u) (se il termine non mi si concede tenterò di sedurlo con più impegno) (ah-ah, come sono spiritosa) (troppe parentesi?) (ora la smetto) (ciao.)
24 aprile 2008 alle 00:20
OK, a me pare orrenda. Orrenda “di colpo”, proprio, prima ancora di capire come mai la trovo orrenda. Poi magari posso tentare di spiegarmi razionalmente cos’e’ che mi fa reagire in questo modo – ma non e’ che abbia grandissima importanza… Comunque lo faccio, perche’ ho voglia di scrivere qualche cosa prima di fare l’ultimo sbadiglio e cacciarmi a letto.
Dunque, per prima cosa “il cuore gonfio come gli occhi“. La prima sensazione, molto forte, e’ che l’autore debba essersi sentito un genio ad avere avuto questa trovata. Dopotutto, sia gli occhi che il cuore possono essere “gonfi”: sono luoghi comuni, li conoscono tutti, giusto? E allora, toh, perche’ non unire questi due luoghi comuni e scrivere “il cuore gonfio come gli occhi”? GE-NIA-LE. Ma c’e’ una stonatura… Cosa sara’? Forse gia’ il semplice fatto che incollare insieme due banalita’ e’ un modo quasi infallibile di produrre una banalita’ al quadrato. I luoghi comuni danno gia’ un fastidio tremendo da soli – figuriamoci in cordata! In effetti potrei tollerare un “cuore gonfio di dolore”, e anche degli “occhi gonfi di pianto”, ma questo sandwich mi pare decisamente troppo. Poi forse c’e’ anche il fatto che il cuore gonfio e’ una immagine astratta – il cuore mica si gonfia veramente, quando siamo addolorati – mentre invece gli occhi quando si piange si gonfiano davvero, quindi questa e’ un’immagine tutt’altro che astratta. Cosi’ la frase “il cuore era gonfio come gli occhi” suona in effetti un po’ come “il cuore era gonfio come un pallone”, o magari “come un canotto”. E questo puo’ ottenere solo due effetti: o fa ridere, o fa proprio schifo.
Poi la frase continua con “colmo di una sofferenza interiore“. Ci troviamo dunque di fronte a “un cuore gonfio e colmo”. Qui il godimento che l’autore ha di se’ stesso raggiunge il pre-orgasmo: egli (l’autore) gode, gode sempre piu’, ma e’ chiaro che non ha ancora perduto del tutto la lucidita’ – non e’ ancora smodato, ma quasi. Un autore banale scriverebbe “un cuore gonfio di sofferenza”, e va bene, passi. Oppure scriverebbe “un cuore colmo di sofferenza”, un altro luogo comune sul “cuore”, e va bene, passi pure questo. Ma “un cuore gonfio, colmo di sofferenza” e, come se non bastasse, pure “interiore”? Mi pare chiaro che l’autore, qui, ha passato il punto di non-ritorno. Sappiamo come andra’ a finire – e siamo infatti giunti alla trionfale conclusione:
“a lungo andare fatale“. Proprio cosi’, siamo arrivati all’orgasmo vero e proprio (ma badate bene: non si tratta di amore – e’ solo semplice masturbazione). L’autore ha completamente perso il controllo di se’ stesso. Io capisco che un narratore possa essere onniscente, e possa raccontarci che il cuore e’ gonfio, ed e’ gonfio perche’ e’ colmo di sofferenza, e che questa sofferenza e’ dentro (interiore). Ma che addirittura senta il bisogno di comunicarmi che questo a lungo andare e’ fatale, mi fa andare tutti i manometri fuori scala. Ci troviamo in presenza di un autore talmente onnisciente, da conoscere anche il futuro. Oppure semplicemente di un folle che ci scrive una cosa che suona piu’ o meno cosi’: “Questo bambino e’ triste. No, guarda, e’ proprio triste. Sul serio, e’ davvero tristissimo. Non so se mi sono spiegato bene: sta cosi’ male che se va avanti cosi’ per altri cinque minuti, crepa!” (o, per rimanere in sintonia con lo stile dell’autore, “crepa di crepacuore”).
In vita mia credo di non avere mai letto nulla di piu’ diabolicamente schifoso.
24 aprile 2008 alle 00:28
Rob scrive:
Rob, tutte le frasi che hai citato… sono quelle, le risposte. L’autore aveva gia’ parlato prima, dando a tutti degli ignoranti. E ha avuto le risposte che si meritava.
24 aprile 2008 alle 01:31
Rocca is back. Non ci avevo sperato.
Ma come potete aver interpretato le mie frasi come attacchi personali al mio scrittore preferito? Maliziosi!
Adesso abbiamo anche scoperto l’hobby suo e della sua comitiva: le pigne nel culo!
Dice di aver speso dieci anni per ideare e scrivere le sue chiavi e dieci anni si sa sono lunghi, ci si annoia. E allora dagli con le pigne!
Io non ho mai provato, ma solo perchè sono a corto di immaginazione e poi c’è sempre questa brutta invidia a rodermi.
Il Capitano sa che fino a poco tempo fa convenivamo che il mio incipit era il più bello in assoluto, ma poi è venuto Rocca e… ubu maior minus cessat.
Anzi, vorrei proporvi una cosa: perchè non iniziamo a scrivere commenti solo in latino? Non è colpa di Rocca, è l’italiano che è una lingua davvero… volgare.
In alternativa, scegliete pure un’altra lingua, purchè rigorosamente morta. Siamo tutti intellettuali qui.
24 aprile 2008 alle 08:55
Sono giorni che seguo la discussione; di solito preferisco intervenire a flame concluso, giusto per non trovarmi invischiata in fastidiosi botta e risposta piccati. Però ora qualcosa da dire ce l’ho.
L’umiltà è passata di moda? No perchè non me n’ero accorta, che sbadata…
Anche io scrivo. Il mio romanzo a qualcuno è piaciuto, ad altri no; una critica negativa -inutile girarci attorno- fa sempre un po’male, specie di primo acchito… vedersi sbattere in faccia i propri errori fa sgonfiare l’autostima.
In un primo momento tutto questo è normale. Poi, se dotati del suddetto accessorio ormai vintage -l’umiltà- e di un pizzico di autoironia ci si mette lì e si ragiona a mente fredda.
DIamine, e se le critiche fossero fondate? Forse non mi ero accorta, scrivendo, che il tal espediente proprio non funzionava, o ancora ne ero consapevole, ma cercavo di convincermi che andasse bene lo stesso.
Si prende mentalmente nota dei propri errori, cercando di non commetterli più. E a me sta servendo tantissimo: ho avuto il piacere di essere stroncata da amici come da perfetti sconosciuti; mi hanno fatto notare “questa parte è divertente, dovevi approfondirla di più; qui hai sbrodolato peggio di un poppante, lascia perdere e scrivi pulito”.
Che c’è di male?
Signor Rocca, sei giovane. Io anche di più. Abitare in una torre d’avorio alla tua età mi sembra davvero presuntuoso… hai una vita davanti per imparare e migliorarti, non c’è niente di male.
Il grosso peccato è essere convinti della propria perfezione, ignorando i consigli e limitandosi a pestare i piedini perchè “uffa ai miei prof piace voi non capite niente bugiardi cattivi”.
Cioè, c’è della paranoia in questo.
Nemmeno a me sono piaciute quelle tre pagine che ho letto. Racchiudono esattamente ciò che io stessa critico in un romanzo/racconto: sono ridondanti, piene di parole superflue e i personaggi sono poco credibili (in pratica ciò che ti ha detto Gamberetta, nè più nè meno). E non mi hanno affascinata nè divertita (e io sono una che in ciò che legge cerca soprattutto questo: divertimento. Banale, lo so).
Dai, signor Rocca, ripigliati. Credo che ci sia qualcosa da rivedere nel tuo scritto, non prendertela così. Giustamente millemila commenti più in su Angra (vero? bho) diceva che imparare a scrivere si può.
24 aprile 2008 alle 08:57
Uffa volevo il commento con sfondo rosa cicca…
(Scusate, leziosità mattutina)
24 aprile 2008 alle 09:49
@ancess: solo un appunto, bello mio. prima dici che non ti capiamo e che hai scritto un capolavoro, poi dai ragione a chi sostiene che in fondo sei solo un esordiente… potresti per cortesia scegliere una versione in modo da permetterci di sbranarti comodamente? grazie!
@gamberetta: ok, sono d’accordo. non volevo risultare aggressivo, se lo sono stato.
24 aprile 2008 alle 10:13
Oddio, personalmente non la trovo particolarmente bella come immagine, ma questo è un gusto personale e pertanto non conta come critica. °-°
sempre parere personale, appunto. come la maggior parte delle critiche.
Un’espressione usata da un poeta o da uno scrittore può piacere ad uno come Non può piacere ad un altro.
Il fatto ancora che metta INTERIORE forse serve per rafforzare l’immagine di una sofferenza che viene da dentro.
Una sofferenza può essere anche fisica.
24 aprile 2008 alle 10:21
Un po’ di rispetto per l’autore si poteva pure portare, però…
24 aprile 2008 alle 12:09
Salve, è la prima volta che scrivo qui.
Come molti, ho letto le recensioni di Gamberetta e le ho trovate piacevoli e divertenti.
A volte un po’cattive per il puro gusto di esserlo, ma in fondo sempre piene di consigli validi per migliorare la stesura di uno scritto.
Per …IO…
L’immagine che hai citato può anche esserti piaciuta, ma secondo te che valenza letteraria può avere? Si tratta di una frase ridondante, piena di luoghi comuni e poco immeidata. La conclusione “… a lungo andare fatale.” è una delle cose più brutte che abbia letto in uno scritto di narrativa da tempo. E qui non parliamo di un appassionato, al quale si può perdonare tutto – o quasi. Qui si parla di un ragazzo che ha pubblicato un libro e per questo non vuol sentire critiche.
Se intende fare dello scrivere una professione, allora farebbe meglio a scendere dal piedistallo ed iniziare a pensare a come scrivere sul serio.
Ecco un altro esempio di frase non solo brutta, ma anche fastidiosa.
Perchè?
Perchè il periodo è troppo lungo, è costruita con la grazia di una scure, e soprattutto la parte degli srazzi d’albore è del tutto priva di significato. Una cosa del genere non è evocativa, anzi.
Interrompe la mia sospensione dell’incredulità, strappandomi dall’atmosfera del romanzo per farmi riflettere su cosa diavolo volesse mostrare con quella descrizione.
Per quanto riguarda gli insulti che ha ricevuto… beh, ragazzi: siamo su internet. In un qualsiasi forum o message board un utente che si presenti con la spocchia e l’arroganza di mitoancess sarebbe stato preso a male parole. In modo anche peggiore di quanto non abbia subito qui, poco ma sicuro.
Concedo però che la discussione, quando si scende sul personale per coprirsi di insulti non procede più.
Quello che mi preme dire ai sostenitori dell’autore è che le critiche esposte da Gamberetta sono un po’acide, ma ben argomentate. Tu credi di aver fatto un buon lavoro? Allora spiegami perchè su tanti commenti qui siano solo un paio le persone che ti difendono, e nemmeno loro hanno il coraggio di dire che si tratta di uno scritto privo di errori.
Praticamente tutti ti hanno detto che quelle mostrate sono tre pagine ricche di nulla, se non una sequenza di luoghi comuni e di immagini posticce.
Il ragazzo che ‘improvviso compare nella carrozza è descritto nella maniera più brutta a cui posso pensare.
Capelli semi-corti? Semi-Corti??? Davvero un aspirante scrittore usa questo genere di termini??
Il personaggio, al di là dell’oscuro significato di “lupetto spartano”, non sembra abbia un po’ troppe arie? E che magari si sarebbero potuti trovare dei sinonimi, o delle descrizioni fisiche più dettagliate ed evocative?
Queste pagine sono un nulla letterario.
Molto peggio di quanto prodotto da Licia Troisi, che sebbene non scriva bene, almeno mantiene un linguaggio semplice e facilmente fruibile.
Qui manca proprio la forma.
Just my two cents.
L.
24 aprile 2008 alle 12:46
A parte il fatto che:
- in queste righe non si dice nulla di rilevante e quindi non capisco come possa stare così all’inizio.
- che l’uso dell’aggettivo che sia in posizione precedente al nome cui si riferisce è una forma pesante che dovrebbe essere usata solo in determinati contesti e non in continuazione
- la ricerca dei termini e dello stile sembrano piuttosto vaghe e imprecise (che significa i suoni che giungono alla mente? I periodi non sono troppo lunghi e soprattutto costruiti con la preposizione principale in ultima posizione (arrivi ansimando a fine lettura!)?
- che io NON SO SCRIVERE, ma mi sembra che mostri meglio un’immagine scritto così (senza cambiarlo più di tanto) piuttosto che raccontarla come sopra:
“Tra sottili palpebre a mandorla brillavano gli occhi cerulei di un bambino. Guardava il paesaggio scorrere velocemente attraverso il finestrino della carrozza, che sobbalzava ad ogni imperfezione del terreno fangoso. Ogni rumore giungeva alle sue orecchie come ovattato, indistinto.”
Ora, io non voglio dire che il libro in sé non abbia contenuto, non l’ho letto per cui posso limitarmi a giudicarlo per quel poco che ho visto qui, però sei sicuro che questa sia la ricerca stilistica azzeccata (è una domanda non una accusa eh?)?
Io credo che molto dipende dai gusti di chi legge, però ci sono in questo ambito letterario delle osservazioni oggettive di cui si deve tener conto. Voglio dire: sicuro che tutta questa gente che ti dice la stessa cosa argomentandola bene sia solo invidiosa, cattiva per il gusto di esserlo e che debba avercela personalmente con te?
Quando si giudica un lavoro, si giudica quello in quel contesto e in quella circostanza e MAI la persona che c’è dietro, non è un giudizio su di te. Sennò non si vive più…pretendere che ogni cosa che si produce debba piacere per forza a tutti è impossibile, inoltre è bene saper cogliere le critiche costruttive e lasciar da parte quelle distruttive sennò non si cresce.
Ciao! :)
24 aprile 2008 alle 13:50
Tra sottili palpebre a mandorla brillavano gli occhi cerulei di un bambino. Guardava il paesaggio scorrere velocemente attraverso il finestrino della carrozza, che sobbalzava ad ogni imperfezione del terreno fangoso. Ogni rumore giungeva alle sue orecchie come ovattato, indistinto.”
di un bambino?
è un determinato BAMBINO di cui si sta parlando però nel libro
non è IL BAMBINO….
e già li la tua frase , tasformata, a mio parere fa perdere il determinare delle caratteristiche di questo bambino come un personaggio della storia.
Uhm non so come spiegare,
O.o
Ogni rumore giungeva alle sue orecchie come ovattato, indistinto.”
Cè la stessa contradizione che è stata analizzata da Gamberetta nel libro
un rumore giunge dove se è ovattato? quello che si è chiesta anche Gamberetta.
Anche indistinto può qualificare il rumore che arriva alle orecchie di Odino che poi non sta ponendo attenzione a nulla perchè è distratto.
OVATTATO sta a significare che è un rumore fievole, che il bambino non percepisce con distinzione appunto, perchè distratto dal mondo esterno
Vuole far capire attraverso la parola OVATTATO… quello che tu hai detto piu semplicemente che è un rumore INDISTINTO..
Lui ha ritenuto piu opportono usare il termine OVATTATO per qualificare il rumore . Dandogli un senso di astrattezza
24 aprile 2008 alle 14:00
a claudia
Perciò gli spiegherò perché bastano poche pagine del suo sedicente romanzo per capire che il posto giusto di tale opera non è una libreria ma il cestino della carta straccia.
questo giudizio è partito in primis da Gamberetta ,
Che manco uno che stende recensioni per professione si permette , credo , di dare.
Con questo non voglio dire che Gamberetta sia la prima scema arrivata.
E\’ l\’autore che ha potuto e voluto difendersi discutendo con lei.EDè giusto che sia cosi.
Se chiami in causa uno scritto di qualcuno se quella persona non è ignorante è pronta a ribattere.
Stesso chi si lancia nella recensione di un libro.
Ne deve disquisire non discutere a malo tono e a malo modo
24 aprile 2008 alle 15:10
Ehm, …io…, penso che Claudia abbia voluto fare soltanto un esempio di come quella frase sarebbe potuta essere più fluida e “leggibile”, al di là del contenuto stesso (e in effetti messa giù a quel modo è già meglio, a mio avviso). Poi non è che l’ha messa giù a perfezione, né voleva sostituirsi realmente alla frase in questione. Era un esempio, dai su ;)
24 aprile 2008 alle 15:11
Per avvocato spadaccino:
Dici: “Anzi, vorrei proporvi una cosa: perchè non iniziamo a scrivere commenti solo in latino? Non è colpa di Rocca, è l’italiano che è una lingua davvero… volgare.
In alternativa, scegliete pure un’altra lingua, purchè rigorosamente morta. Siamo tutti intellettuali qui.”
No, no… tu scrivi pure in italiano, per carità. Hai fatto una citazione composta da 4 parole commettendo ben 2 errori. Scrivi “ubu maior minus cessat”. Sarà “Ubi maior minor cessat” ! Spero siano sviste di battitura dato che inneggi ad una conversazione in latino.
Anzi, propongo avvocatospadaccino come nuovo MAGISTER LATINUS.
Dovresti esserne entusiasta visto che ti diverti ad affibbiare diversi appellativi agli altri… Si sta ironizzando, via. Magari, se ti accontenti, ti possiamo chiamare anche solo Cicero !!
24 aprile 2008 alle 16:15
@Loreley: esattamente! :)
@…IO…:
Benissimo. Ma se tu hai un incipit del genere non puoi già sapere di che bambino si stia parlando… :)
Quindi quel determinato bambino verrà descritto poi. Lì l\’articolo un sta bene allo stesso modo di \”il\”. Forse \”il bambino\” è più appropriato.
Non ho disquisito sull\’aggettivo \”ovattato\”, che ci sta anche bene e l\’idea la rende, solo che i suoni giungono alle orecchie non alla mente, sennò saremmo tutti privi dell\’organo uditivo e tutti bravissimi telepatici. Per cui se il senso doveva essere che lui, distraendosi per la bellezza smisurata degli erbosissimi prati, non prestasse attenzione ai rumori prodotti dalla carrozza. La contraddizione, o meglio l\’errore sta nel termine \”mente\”. ;)
Poi ripeto. questo sono pareri personali e analitici rispetto ad un periodo scritto. Non riesco a capire perché ancora, la si prende così sul personale. Gamberetta magari avrà i suoi toni rudi, ma ritengo sia normale, è molto giovane e la schiettezza per lei è fondamentale. Mi ricorda moltissimo me quando avevo la sua età, ricordo che o era bianco o era nero. Ora, con circa 10 anni in più di esperienza sulle spalle ho capito che per far capire alle persone il mio punto di vista (non imporre il mio punto di vista ma far comprendere ciò che dico) non ho bisogno di alzare il tono, semplicemente ho capito che le cose si possono dire in altri modi, più pacati magari ma non per questo non sinceri oppure meno forti. Così evito fastidiose, lunghe, quanto inutili litigate via web (che poi siamo buoni tutti a farlo dietro uno schermo). Sono sicurissima che con il tempo anche lei ci arriverà. Inoltre, secondo me lei utilizza questo tono più aspro perché evidentemente coglie spesso una certa stupidità nei commenti (non mi sto riferendo a nessuno in particolare) e nelle persone, e credo le dia fastidio vedere come la meritocrazia in Italia sia pressoché inesistente e quindi come alcune persone abbiano riconoscimento e fortuna quando ne meriterebbero ben poca (e su questo devo dire non posso darle che ragione assoluta, perchè la penso allo stesso modo). Forte o meno che sia, sono pur sempre una analisi e un parere suoi. Quindi ripeto, è inutile prenderla sul personale perché si sta giudicando la qualità di un prodotto e non una persona. Secondo me se ai \”suoi attacchi\” non si rispondesse con ulteriori attacchi credo che saprebbe in grado di rispondere più pacatamente come mi è capitato di leggere! In definitiva è inutile dire cornuto al bue…
Senza rancore…:)
Ciao!
24 aprile 2008 alle 16:29
Benissimo. Ma se tu hai un incipit del genere non puoi già sapere di che bambino si stia parlando… :)
Quindi quel determinato bambino verrà descritto poi. Lì l\’articolo un sta bene allo stesso modo di \”il\”. Forse \”il bambino\” è più appropriato.
Capisco quello che intendi tu. Ma a me continua a suonare male l’articolo UN , mi dà l’idea di qualcosa di troppo generico, per descrivere in sostanza, quello che di li a poco diventerà un personaggio facente parte dell’incipit del libro, come dici tu .
:)
24 aprile 2008 alle 18:03
Ma che sia “un”, che sia “il”, queste sono effettivamente scelte dell’autore :) Ad esempio io avrei subito chiamato il bambino per nome, così gli si dava una già connotazione ben precisa senza il rischio di cadere nel nebuloso. Ma ripeto, queste sono scelte dell’autore. Il problema secondo me si pone ancora più in superficie, cioè nel surplus di aggettivi, paragoni e similitudini che più che confondere il lettore non fanno. L’incipit così fatto, poi, secondo me è pessimo. Io avrei direttamente tagliato la parte degli occhi e sarei passato subito al carro, anche perché non vedo molta coerenza nel descrivere prima il colore (o i colori O_O) delle iridi e subito dopo il luogo dove si trova il bambino. D’accordo che c’è il passaggio dove il bambino vede oltre il foro (il foro, argh! :D la prima volta che l’ho letto mi sono immaginata un buco sotto il carro, anziché una finestrella) però avrei semplificato tutto con “Gli occhi cerulei del bambino guardavano i prati che scorrevano oltre la finestra della carrozza”, il che è la stessa identica cosa, però si legge più in fretta e non lascia dubbi. Ed è semplice, per diana! :D Vabbè, resta poi il fatto che considero l’aggettivo “ceruleo” un po’ eccessivo, però rende comunque l’idea. Da solo :) Poi per carità, è una mia opinione.
24 aprile 2008 alle 18:04
Gli si dava una già –> gli si dava già una
Pardon -_-
24 aprile 2008 alle 20:01
Come già scritto nei commenti ai Dannati di Malva e altre ghiottonerie, ma non esattamente con le stesse parole:
Perchè spendere tante parole a dimostrare che l’altro è peggio di me se posso dimostrare che io sono meglio dell’altro?
Comunque la vera domanda è: quanti di voi adesso sono curiosi di leggere per intero questo libro?
Secondo me Gamberetta è riuscita nel subdolo intento di promuovere un libro parlandone male (spero si noti la sottile vena ironica)
Chiedo anticipatamente la compassione e il perdono di tutti i correttori di bozze per eventuali errori nella consecutio temporum o nella concordanza degli aggettivi, ma non è il mio mestiere
24 aprile 2008 alle 20:15
A Daniel: io per esempio non sono curiosa per nulla, grazie al brano iniziale riportato. Se quello è l’inizio, sfido chiunque a leggerselo integralmente per intero…
24 aprile 2008 alle 22:21
caro o cara Rob, ti amo. Amo sempre le persone con cui non mi capisco neppure se fossimo gli unici due sopravvissuti dopo un olocausto nucleare.
Ego ego amo tu tibi hocus pocus. Temevo che davvero qualcuno non dicesse nulla sugli errori e si che ne avevo messi molti. Pesciolino ingenuo, il mio/mia rob, l’unico/a a cascarci! complimenti!
Godo quando trovo qualcuno che fa ironia sulla mia autoironia (si, lo so, mi accontento di poco, ma non sta qui il segreto della felicità? Chocolat!)
Chiamatemi pure magister latinus o magister latinorum oppure si magister latrinus!!!
Di fronte al tribunale vecchio c’è un negozio con su scritto: sono il re dei coprivaso.
Ecco un uomo da invidiare, un vero saggio.
Ma perchè Rocca non mi risponde? Rocca, io ho già stampato i manifesti, ho la sede, gli iscritti, mi manca solo la tua autorizzazione per aprire un fan club in tuo onore. So che sei un vip, ma ti prego, accontenta noi poveri mortali. Io avrei pensato di dare la tessera n. 1 al re dei coprivasi, sai, caro Sergio, è una persona anziana e se ne intende di evacuazioni. Potresti cambiare il titolo in I cessi del fato?
dai, per piacere, a te costa poco e faresti felice quel vecchio di merda.
allora, d’accordo?
24 aprile 2008 alle 23:04
Contrordine! Dietro front!
Penso di aver trovato un osso più gustoso dello sconosciuto Rocca.
Leggete qui…
http://www.fantasymagazine.it/notizie/8906/
è presto per giudicare, ma non vi ricorda un pò la storia di Paolini ed Eragon? Non depone molto bene…
E poi, la newton compton che pubblica fantasy e soprattutto fantasy italiani? boh!
ecco, si è parlato tanto di invidia. Difficilmente qualcuno di noi invidia rocca che ha pubblicato a pagamento, forse invidiamo i soldi che rocca ha da buttare. Ma pubblicare a 17 anni per la newton non è male… lo dico da subito!
25 aprile 2008 alle 09:53
Ma sì che Newton & Compton pubblica fantasy…
Se è vero che spesso bastano poche righe per riconoscere una schifezza, senza aver letto nulla non si può dir nulla. A 17 anni una persona dotata può scrivere un buon romanzo, perché no? Far peggio di Rocca invece mi sembra difficile a qualsiasi età, perché lui ha l’aggravante della presunzione.
25 aprile 2008 alle 14:56
infatti, caro Angra, non ho detto (ancora) nulla di male contro Bryan di Boscoquieto, sia perchè non ho ancora letto nulla (e per nulla intendo anche solo una pagina (bryan come nome di protagonista di fantasy italiano mi fa un pò ribrezzo però e anche elias) … non è un dovere leggere un intero libro per avere il diritto di criticare, la vita è breve e i libri belli già sono tantissimi da non poterli leggere in una vita sola) e perchè si in questo caso c’è il rischio che a parlare per me sia l’invidia. così come nel caso della troisi.
Anzi, Rocca dovrebbe apprezzare tutta questa attenzione, visto che ha pubblicato a pagamento, mentre abbiamo sbranato la troisi che ha pubblicato con la mondadori.
Io però, pur con tutti i distinguo che ho fatto, vorrei dire una cosa:
certo che a 17 anni si può scrivere un libro, anche un buon libro. milioni di persone iniziano il primo romanzo a 14 (io a 12 e sono ancora uno sfigato, se per questo).
A 17 anni o sei strumentalizzato dalla casa editrice oppure puoi essere davvero promettente e avere talento. In ogni caso, sconsiglio la pubblicazione all’autore per la sua stessa salvezza.
é come gettare un 17 titolare in una squadra di serie A.
Tanti anni fa, Del Piero a 17 anni era un fenomeno (poi un pò meno) e non giocava titolare e ricordo che anche nel bari, cioè in una squadra votata alla retrocessione, cassano veniva tutelato e usato con il contagocce. Persino Totti fece il secondo di Giannini per un paio d’anni (se ricordo bene). Oggi si buttano nella mischia direttamente i vari Pato e Ballottelli.
é giusto, è sbagliato?
La risposta ce la daremo tra dieci anni, quando diremo: Pato? e chi è?
E c’è un aggravante: un calciatre è condizionato dal fisico e quindi forse non è sbagliato iniziare a giocare (leggi: pubblicare) prima. Uno scrittore può e in genere migliora con l’età. (Eh eh, tiro acqua al mio mulino… lo so, e ne chiedo venia).
sempre per angra, newton pubblica fantasy è vero, lo so, ma avevo già chiesto prima: fantasy italiano? fantascienza italiana? horror italiano?
lo dico, perchè tra tutti quelli che conosco, nessuno invia romanzi di tal genere alla newton. Forse sbagliamo noi (o forse mi ingannano i miei amici, bastardi, eh eh)
25 aprile 2008 alle 15:14
Mah, io a Newton & Compton avevo telefonato per chiedere se erano interessati al fantasy, e mi hanno detto di spedire. Poi che ora in questo genere vadano di moda gli autori molto giovani è verissimo, ma io non ho problemi a mandare una foto di vent’anni fa ^_^
25 aprile 2008 alle 19:18
Io vado per i 18, ma ho deciso di non (cercare di) pubblicare nulla, ora. È una follia.
Se sei un giovane talentuoso, passerai solo per il giovane e basta, e dopo tramonti. Ma se sei talentuoso, lo rimani o migliori, quindi tanto vale aspettare e, invece di cavalcare la cresta dell’onda (della giovinezza) per un breve periodo, sarebbe meglio dimostrare le proprie capacità in maturità in modo da diventare uno scrittore affermato.
Che fine farà Paolini, per esempio? O il tipo di Bryan? Saranno solo meteore, suppongo.
Ma questo è solo il mio umile parere. Sono il manager di me stesso, quindi potrei anche sbagliarmi.
25 aprile 2008 alle 21:43
Federico, ti auguro veramente di poter affermarti! E’ anche un mio sogno nel cassetto XD Nel caso, se mai ti capiterà di essere smnembrato da Gamberetta, tieni preziosa la sua mancanza di pietà. Medico pietoso fa la piaga puzzolente. Si distingue bene fra vero scrittore e scribacchino: uno scrittore vero si sarebbe magari incavolato, ma poi avrebbe tenuto conto del parere, senza arruffar le penne. Uno scribacchino sa nel proprio intimo di esserlo, e non gli interessa migliorare, lui vuole vedersi accordare il proprio capriccio di giocare allo scrittore, e se ne infischia del parere altrui.
26 aprile 2008 alle 11:41
@Clio, il prezioso parere di Gamberetta l’ho già avuto, ed è stato utile e più che lusinghiero! Per l’ultimo racconto pubblicato online mi ha dato -1 come voto “gamberesco”, ma considerati i -20 affibbiati alla Troisi è come prendere 28 a un esame. :D Inoltre aveva detto che le era piaciuto, quindi, più di così… ;)
26 aprile 2008 alle 14:58
io invece ho avuto il privilegio di essere massacrato nientemeno che dal capitano in persona. Confermo che è stato molto utile anche nel mio caso. Per due giorni non sono riuscito a scrivere una riga sulla tastiera, ma si sa, per la mia logorrea due giorni sono un’eternità.
Anch’io sono stato giudicato sulle sole prime tre pagine e non ritengo affatto che solo 3 pagine – o anche solo un incipit – non basti a dare il diritto di giudicare un’opera. Pensateci: quando siete in libreria, leggete l’intero libro prima di acquistarlo o vi basate solo sull’incipit ?
Io a volte se una copertina fa schifo neppure prendo in mano il libro.
Federico, mi sorge il dubbio: siamo autocritici o una massa di masochisti? ha ha
Mi spiace solo che sia caduto nel vuoto il mio invito a scriverci solo in latino o in altra lingua morta.
Federico conferma l’idea che i 17enni sanno difendersi da soli, cosa che mi conforta.
26 aprile 2008 alle 15:47
Devo dire che spedendo a Gamberi Fantasy un manoscritto lo si vede massacrato nel giro di… un giorno?
Bisogna anche dire che, dopotutto, quello che dice Gamberetta è vero(indipendentemente dal fatto che ci piaccia o meno).
Consideriamo il caso del signor Rocca, ma prendiamo in particolare i dialoghi.
Se la trama è lo scheletro, i dialoghi sono la muscolatura del racconto.
Se ripensiamo al dialogho da attore-drammatico-quarantenne ci accorgiamo subito che il signor Rocca non ha saputo ben definire questo personaggio.
Nel creare il proprio protagonista bisogna stare attenti: sì, vabbè, lo controlli tu, gli fai fare tutto quello che vuoi, ma durante un dialogo devi tenere conto che non sei tu a parlare, bensì il personaggio.
Perciò fai un passo indietro quando fai parlare i tuoi personaggi: diffida di quei dialoghi che sembrano all’apparenza fluidi e che scrivi di getto. Devi pensare a cosa direbbe il personaggio in base al suo carattere e alla situazione corrente.
Se il bambino citato di sopra non è abbastanza infantile la colpa è solo tua. Non perché non trovi le parole adatte, ma perché non hai saputo cstruire bene il personaggio.
26 aprile 2008 alle 16:03
Ringrazio chi ha citato Bryan, dato che mi ha aperto un nuovo mondo per la scelta di titoli orripilanti.
E pensare che credevo che il mio facesse schifo XD
Maki
PS: non me ne vogliano gli estimatori di Braian XD
27 aprile 2008 alle 02:17
http://www.internazionale.it/interblog/index.php?itemid=2447
che tristezza queste conversazioni
27 aprile 2008 alle 19:32
Scoprire l’esistenza di un autore fantasy bergamasco mi ha fatto piacere.
Poi, dopo aver letto l’estratto e i commenti di Mitoancess, ora sono ancora più orgoglioso di essere un piemontese in terra orobica e non un autoctono.
:-)
Perfino la Troisi scrive meglio di Rocca. Non lo pensavo possibile.
27 aprile 2008 alle 21:30
è venuto jerry a farci la morale… e citando il sito dell’internazionale addirittura…. grazie, jerry, per averci illuminato. Esseri superiori come te neppure nel cielo sopra berlino. complimenti.
la cosa bella di questi esseri superiori è che scendono fino al nostro basso livello per farci notare quanto loro siano superiori, civili, belli e bravi. vergogniamoci tutti, ok? grazie, grazie, jerry.
27 aprile 2008 alle 22:22
Due premesse: 1) non ho letto tutti i commenti; 2) concordo pienamente con la recensione di Gamberetta.
Anzi, più rileggo le prime righe e più le paragono ad un racconto che ho scritto a tredici anni, ricco di parole che suonavano bene e predisposte in maniera poetica/patetica, e che ora come ora giudico spazzatura, ma che in confronto a questo… be’, sì, probabilmente di meglio (perché ai prati erbosi non ci sarei mai arrivato).
L’altra cosa che mi stupisce è la serie di commenti dell’autore, specie “l’italiano lo conosco meglio di te”, quando giusto prima sfoggiava quì, pò e quà. Mah.
28 aprile 2008 alle 01:13
Ma LOL, è la stessa cosa che ho pensato anch’io :D
28 aprile 2008 alle 11:31
Anzi, più rileggo le prime righe e più le paragono ad un racconto che ho scritto a tredici anni,
questo concetto sarà stata espresso almeno 2000 volte qui
Mia volta compresa.
il lbro che ho iniziato a scirvere io… il racconto che ho scritto a 2 anni a 4 anni e blah blah… e che palle =,=
e pubblicateli sti racconti no…!!!!
cosi gamberetta ve lo analizza ben benino, nei minimi particolari… su su
28 aprile 2008 alle 11:37
fondiamo un partito
il
DLAGE
DISTRIBUIAMO LAVORO AI GAMBERETTIANi IN ERBA…
ANZI IN PRATO ERBOSO…(suona meglio… davvero!!)
un prato puo essere con tanto bello sterco…. eh.
28 aprile 2008 alle 12:29
Per …io… :
Aahahahahaha, ..io.. sei fantastica! Ma no per carità non dirgli di pubblicare perchè avremmo due categorie di conseguenze: 1) gente ancora più nervosa perché parecchi di loro si vedrebbero rispondere NO GRAZIE sto cercando di smettere! 2) tanto sterco in più a quello che già c’è in giro! mi vien da vomitare! Per fortuna Troisi vi sta facendo marameo a tutti ahahaha ahò, ammazza se ve rode!
…io… ma tu leggi fantasy? Ti piace la Troisi, perchè ho l’impressione sia un pò vampiresca no?
Ciao ciao
p.s. ANDREW
(((Due premesse: 1) non ho letto tutti i commenti; 2) concordo pienamente con la recensione di Gamberetta.
Anzi, più rileggo le prime righe e più le paragono ad un racconto che ho scritto a tredici anni, ricco di parole che suonavano bene e predisposte in maniera poetica/patetica, e che ora come ora giudico spazzatura, ma che in confronto a questo… be’, sì, probabilmente di meglio (perché ai prati erbosi non ci sarei mai arrivato).
L’altra cosa che mi stupisce è la serie di commenti dell’autore, specie “l’italiano lo conosco meglio di te”, quando giusto prima sfoggiava quì, pò e quà. Mah.))))
Guarda secondo me te la cavi solo perchè c’è lo schermo che vi allontana, ma se credi di poter sfidare mito-man ho l’impressione tu sia un pò stupidino, io non ho letto il suo libro, ma da come scrive e cosa dice me sembra un tantino più preparato di poppanti come te!
No Mito continua a rispondere a tutti questi qua qua ra quà, ti prego, giuro che faccio uno sforzo e prendo il tuo libro se riesci a farm,i “galvanizzare”!
Poi, tesoro, da quel che ne so io (quì, pò e quà) si scrivono così…ah già, è vero che voi siete tutti Professori…mi scusassero!
28 aprile 2008 alle 13:11
ma tu leggi fantasy? Ti piace la Troisi, perchè ho l’impressione sia un pò vampiresca no?
non posso dire di intendermene.Per niente.
Ma succhio sangue.E mi piacciono i miei compari Vampiri.
Succhio ZZZZZangue ai vergini di acutezza e apertura mentale…
Nel senso che ne sono privi.
28 aprile 2008 alle 13:17
@Lilith, “qui”, “po’ ” e “qua” si scrivono senz’accento: qui e qua si pronunciano necessariamente così, con o senza l’accento (che quindi risulta inutile), perché sono parole monosillabiche, e non possono essere confuse con altre parole – e questa sarebbe diciamo la “regola generale”: se una parola è uguale a un’altra, come “dà”, voce del verbo dare, terza persona singolare, e “da”, preposizione, se ne accenta una e ci si toglie il pensiero, idem con “sì” affermazione e “si” pronome. “Po’”, per quanto ne so, è semplicemente l’elisione di “poco”, e vuole l’apostrofo, non l’accento.
28 aprile 2008 alle 14:03
Io non ho proprio capito gli ultimi commenti, purtroppo comprendo solo la lingua italiana, l’inglese e lo spagnolo.
28 aprile 2008 alle 16:11
a Carraronan
Carraronan scrive:
“Scoprire l’esistenza di un autore fantasy bergamasco mi ha fatto piacere. Poi, dopo aver letto l’estratto e i commenti di Mitoancess, ora sono ancora più orgoglioso di essere un piemontese in terra orobica e non un autoctono.”
Be, se non ti fa piacere vivere in terra orobica, non essere considerato autoctono e sei orgoglioso di essere piemontese tornatene da dove sei venuto !!!
28 aprile 2008 alle 16:26
@…Io…: Se leggi tutto il mio commento e non solo due righe a caso mi fai un favore, visto che il succo del mio discorso è solo che non mi piace proprio com’è scritto Le chiavi del fato.
@Lilith: …
@Federico Russo “Taotor”: Grazie per avermi risparmiato la spiegazione.
28 aprile 2008 alle 18:42
per avvocatospadaccino:
ciao… dico solo una cosa riguardo la tua risposta a jerry: forse lui (o lei) voleva dire che ci sono diversi modi per esprimere delle opinioni. Accusate l’autore di essere spocchioso e poco umile… oddio, ragazzi… non è che quanto scriviate voi verso di lui o nei post in generale grondi umiltà … ad esempio hai appena risposto:
“è venuto jerry a farci la morale… e citando il sito dell’internazionale addirittura…. grazie, jerry, per averci illuminato. Esseri superiori come te neppure nel cielo sopra berlino. complimenti.
la cosa bella di questi esseri superiori è che scendono fino al nostro basso livello per farci notare quanto loro siano superiori, civili, belli e bravi. vergogniamoci tutti, ok? grazie, grazie, jerry.”
Il punto è che, se qualcuno la pensa diversamente ed esprime pareri diversi dai vostri non significa che dobbiate prenderlo per il culo dicendo “ecco, è arrivato l’essere superiore, il dio in terra etc… etc…” Le opinioni sono varie, le PERSONE sono varie. Tutto dovrebbe essere espresso, da tutti, in maniera DECISAMENTE più pacata, ma visto che i toni in questo blog, a quanto sembra sono solo o da arroganti o da presa in giro (spesso veramente poco ironica)… le risposte che si danno sono quello che sono !
Io è la prima volta che scrivo, anche se da tempo guardo il blog. Non prenderla come un’offesa, mi raccomando. La mia è solo un’osservazione (o un consiglio, per chi lo volesse seguire). Ciao…
28 aprile 2008 alle 18:44
Ps. E’ la seconda volta che scrivo, scusate.
28 aprile 2008 alle 22:43
Trovo anch’io un po’ pesante il pezzo di Rocca, ma anche eccessiva la sua reazione di fronte alle critiche. Gamberetta non regala niene a nessuno, ok… ma addirittura minacciare denunce e sparare opinioni da un piedistalo non mi sembra molto intelligente, sopratutto per un’autore che deve promuoversi.
28 aprile 2008 alle 23:58
Intervengo solo per ringraziare l’autrice dell’articolo, davvero esilarante, anche se parte del merito va sicuramente al testo riportato, in più tratti già di per sè ridicolo.
29 aprile 2008 alle 00:00
Caro Jess, guarda che Jerry non esprimeva alcuna opinione, l’opinione è fatta di idee e parole, non certo nell’affacciarsi come un gufo del malaugurio e dire: che tristezza.
Ma che tristezza sarà lui!
perchè altrimenti anche la mondaini che diceva: che barba che noia esprimeva un’opinione. Quanto ai toni… mah, sarà, ma da quando c’è internet sono tutti educati educatini. Già è difficile esprimere un concetto nello spazio stretto di un commento (ma almeno qualcuno di noi ci prova), se poi devo anche sprecare metà dello spazio per dire: eh, certo, non prenderla come un’offesa, sto esprimendo solo la mia modesta opinione, è solo il mio consiglio, se lo volete seguire, etc.
Facciamo così: fate conto che lo scrivo ogni volta che commento, va bene? Oppure datemi dello scostumato e non pensateci più.
diamine, Jess, ma sei fatto di carne e sangue anche tu? se uno ti taglia la strada lo mandi affanculo? Ti fai un bel rutto di tanto in tanto?
perchè dovremmo essere più pacati? qual’è il senso? Neanche su internet si può essere un pò sinceri, un pò cazzari?
una volta litigai con uno, venne vicino una nostra amica e ci disse: ragazzi, ma è natale… è questa la tua parrocchia, Jess…?
che tristezza…
uao, che culo, come spam mi è uscito holly… holly si allena, tirando i rigori…
29 aprile 2008 alle 01:32
Lilith, come si scrivono quì, quà, pò?!
Se avessi sparato una cosa simile al mio prof di Lettere mi avrebbe impiccata come monito alle future generazioni XD
Ah, la reazione isterica di mito-man denota quanto poco siano solide le sue basi. Avete presente Assurancetourix il bardo quando sbotta in “barbari ignoranti”?! Ecco, parimenti mito-man è un bardo stonato che in fondo sa di esserlo.
Ora, se detto mito-man avesse la stoffa, prenderebbe atto delle critiche (fondatissime, peraltro), e se ne servirebbe per migliorare.
Ah, dette cridiche sono, è vero, piene di acredine e brusche, ma il contesto giustificava tale reazione. Chi semina vento raccoglie tempesta, so desu ne?
In conclusione, vista la reazione molto matura di mito-man (“trogloditi”, “incompetenti”, ecc.) e di alcuni dei suoi sostenitori (“invidiosi, ehh???”, frase di cui mi sfugge ancora il senso ma che dovrebbe, secondo loro, mettere un punto a qualsiasi discussione… mah!), mi sa che abbiamo a che fare con una manica di presuntuosi che pensano che essere andati a scuola equivalga a saper la materia.
Ebbene, io in quinta elementare ho trovato professori che sparavano strafalcioni storici che a me parevano surreali. Avere un titolo di studio non per foza fa di te un sapiente. Conosco gente laureata col massimo dei voti in medicina, ma prima che farmi mettere le mani addosso da loro mi opero da sola, e con forbici dalla punta arrotondata! Uno può essere laureato in lettere ugrofinniche, storia visigota e mitologia calmucca comparata, pur restando un perfetto ignorante.
Nel caso specifico non si tratta di “piace” o “non piace”. A me può piacere un libro anche se scritto male. Il libro in questione è scritto oggettivamente male, a meno che non sia avanguardia di una nuova scuola pseudo-asiana-decadente.
In effetti Rocca scrive peggio della Troisi. E badate che a me il periodare lungo e poetico piace un sacco ! D’altro canto sono masochista XD Ma questa non è poesia, è ostentazione fine a se stessa.
29 aprile 2008 alle 01:38
Ah, gomenne…
per …Io…
Se il concetto è stato espresso 2000 volte è perchè è vero: un bambino che cerca di scrivere “da grande” scrive in questo modo, perchè il detto bambino non cerca di esprimersi o comunicare, in realtà non vuol dire nulla, vuole solo sorprendere la maestra.
E sai, è una cosa che fanno in tantissimi, me non esclusa, proprio tra gli otto ed i tredici anni, in genere, ovvero nel periodo in cui uno comincia a costruire un proprio stile ed una propria personalità.
Per quanto riguarda il sottoporre i nostri lavori a Gamberetta, se il mio l’avessi concluso e lei fosse disponibile, lo farei senza pensarci due volte.
Me lo smonterebbe, certamente, anzi, meglio dire che me lo massacrerebbe… Ma dopo essere passata dalle sue force caudine avrei molte più probabilità di rimettere insieme qualcosa di valido. Questo perchè io voglio, credo sinceramente, migliorare, non stupire la maestra.
29 aprile 2008 alle 13:28
Aggiungo, per confermare quanto detto da Clio, che nella mia università (sottolineo: di lettere) i laureandi sono di livello talmente elevato che i professori, prima di accettare qualcuno come tesista, fanno un colloquio orale e soprattutto una prova scritta per vedere se lo studente è capace di mettere per iscritto un pensiero senza incappare in errori-orrori …
Quindi, per piacere, smettiamola di prendere per vero il binomio “laureato=erudito”!
Ps.
A me lo dissero alle medie: “sui paperi non c’è l’accento” (per paperi, ovviamente, si intendono “qui quo qua”). Magari una dritta così “elementare” può servire a qualcuno per imparare una regola della lingua italiana :-)
29 aprile 2008 alle 15:42
per avvocatospadaccino:
Ciao… ho visto la tua risposta. Tengo a precisare che il mio non era “falso buonismo”, però quando scrivi “perchè dovremmo essere più pacati? qual’è il senso? Neanche su internet si può essere un pò sinceri, un pò cazzari?
una volta litigai con uno, venne vicino una nostra amica e ci disse: ragazzi, ma è natale… è questa la tua parrocchia, Jess…?
che tristezza… ”
Va be, che ti devo dire ?? Allora scanniamoci perchè magari abbiamo visioni diverse.. Essere più pacati ha senso perchè ci dev’essere rispetto in ogni cosa, indipendentemente dal fatto che sia via internet, via sms, o faccia a faccia. Non sono un missionario (visto come mi hai descritto tu) però bisogna sapersi moderare e non lasciarsi andare a sfondoni pazzeschi, insulti, prese in giro e sfottimenti vari per delle banalità… Se ti faccio tristezza pazienza…
29 aprile 2008 alle 16:06
Federico Russo e Andrew:
Avevo detto che sarei tornato per discussioni costruttive ed eccomi qua (ora nel battere sto più attento, visto?!).
Bravi! Mi spiace per chi ha tentato di difendere dei miei errori di digitazione ma avete ragione…Però vediamo se è meglio che impariate a non fare i professori pur non avendone la preparazione:
Spiegate l’etimologia del termine e suo utilizzo peculiare nella metrica latina. Sotto a chi tocca!
Ah mi raccomando, è inutile che tentiate di fare i “furbetti” con wikipedia, vocabolario, enciclopedia…o altri mezzi insufficienti, perché o la preparazione c’è, come ho detto parecchie volte, o ci si deve dare ad altri campi. Altrimenti sarò sempre qua (visto come imparo in fretta?) ad insegnare a voi, come faccio con altri ragazzi, a farsi strada con ciò che si è veramente, non ciò che si millanta di avere.
Capito figliuoli?
Aspetto la vostra ammissione di ignoranza o che insistiate a volervi far smentire.
Saluti.
29 aprile 2008 alle 16:27
Mari e tutti gli opinionisti sull’Università:
Sono d’accordo che il livello culturale degli universitari sia calato. Spero però che prima o poi vi rendiate conto che se voi siete diplomati e, alcuni di voi, iscritti ad una Facoltà, è proprio grazie a questo abbassamento di livello dottrinale, nonché all’assenza di meritocrazia nelle scuole.
Ho aspettato che in questo sito qualcuno esprimesse semplici opinioni personali, eppure fin’ora ho trovato solo presuntuosi che non sanno reggere una conversazione aperta, con qualche eccezione. Infatti vedo che sgusciate via come anguille quando io, Federica, Jiggly, dottorando ecc., vi mettiamo con le spalle al muro grazie alla nostra reale cognizione di causa.
Detto questo, continuate a girare su voi stessi come trottole…
29 aprile 2008 alle 17:12
Buongiorno e bentornato Sig. Mitoancess, ancora Tsuyu, (quella che è intervenuta ancora all’inizio di questi commenti-fiume che si sono riversati sulla barca dei gamberi :)) Posso chiederle un chiarimento? Nel suo post qui sopra scrive
‘ Sono d’accordo che il livello culturale degli universitari sia calato. Spero però che prima o poi vi rendiate conto che se voi siete diplomati e, alcuni di voi, iscritti ad una Facoltà, è proprio grazie a questo abbassamento di livello dottrinale, nonché all’assenza di meritocrazia nelle scuole’
Può dirmi da che anno parte questo abbassamento del livello culturale degli universitari, dato che immagino lei e le persone a cui si rivolge nei suoi scritti ne siate esclusi? Mi incuriosisce la cosa. :)
E comunque, non me ne voglia se non leggerò il suo libro, avrei fatto lo stesso se avessi letto le due pagine citate da Gamberetta in libreria. Grazie se deciderà di rispondermi.
29 aprile 2008 alle 17:14
Oh, tu, mitoancess, potentissimo signore di tutto ciò che vedi. Io, un’umile parassita se messo a tuo confronto, chiedo perdono per la mia infinita ignoranza.
Non sono degno nemmeno di lustrarti le scarpe, la tua potenza non ha eguali e tutti dobbiamo inchinarci di fronte alla tua magnificenza.
MA! (eh, sì, un ma ci deve sempre essere), permettimi di ribadire quanto ho detto nel mio umile e modesto commento.
Un’osservazione patetica, indegna della vostra divina attenzione, mio signore:
“Se ripensiamo al dialogho da attore-drammatico-quarantenne del bambino ci accorgiamo subito che il signor Rocca non ha saputo ben definire questo personaggio.
Nel creare il proprio protagonista bisogna stare attenti: sì, vabbè, lo controlli tu, gli fai fare tutto quello che vuoi, ma durante un dialogo devi tenere conto che non sei tu a parlare, bensì il personaggio.
Perciò fai un passo indietro quando fai parlare i tuoi personaggi: diffida di quei dialoghi che sembrano all’apparenza fluidi e che scrivi di getto. Devi pensare a cosa direbbe il personaggio in base al suo carattere e alla situazione corrente.
Se il bambino citato di sopra non è abbastanza infantile la colpa è solo tua. Non perché non trovi le parole adatte, ma perché non hai saputo cstruire bene il personaggio[...]”
Ecco, sì, un’osservazione priva di valore, Luce di tutte le Luci. Inchiniamoci tutti di fronte al potente, mitoancess e chiediamo perdono per la nostra ignoranza e per le nostre futili osservazioni!
29 aprile 2008 alle 17:19
Mmm quindi mi stai dicendo che mi sono diplomata e poi laureata soltanto perchè si è abbassato il livello culturale.
Può essere, ma non credo che tu abbia molti anni più di me, quindi anche il tuo titolo di studio è evidentemente frutto di questo abbassamento culturale. Facciamocene tutti una ragione.
A parte che, siccome sono ignorante, non ho capito quale termine vorresti analizzato in maniera così specifica.
Comunque, andare in giro spacciando come basilari per dimostrare la propria preparazione, studi specialistici di filologia e metrica classica, non è una cosa che ti fa molto onore.
Sono studi, come dicevo, specialistici di una particolare branca di conoscenza. Non è certo questa la cultura di cui si ha bisogno per avere il diritto di commentare un testo …
29 aprile 2008 alle 17:30
Ho aspettato che in questo sito qualcuno esprimesse semplici opinioni personali, eppure fin’ora ho trovato solo presuntuosi che non sanno reggere una conversazione aperta, con qualche eccezione. Infatti vedo che sgusciate via come anguille quando io, Federica, Jiggly, dottorando ecc., vi mettiamo con le spalle al muro grazie alla nostra reale cognizione di causa.
Detto questo, continuate a girare su voi stessi come trottole…
Io non vedo gente con le spalle al muro tranne voi, messere.
Andiamo, che ammasso di stupidaggini..
Non sai accettare le critiche, neanche quelle motivate da esempi concreti, e ti rifugi nella stolta convinzione che solamente i laureati possano comprendere la tua grandezza, l’unico in grado di unire in modo maldestro elementi nordici con elementi chiaramente meridionali..
29 aprile 2008 alle 17:35
a Mari:
In un commento hai scritto:
“nella mia università (sottolineo: di lettere) i laureandi sono di livello talmente elevato che i professori, prima di accettare qualcuno come tesista, fanno un colloquio orale e soprattutto una prova scritta per vedere se lo studente è capace di mettere per iscritto un pensiero senza incappare in errori-orrori …”
Semplice curiosità, in che ateneo studi ?? Perchè ti assicuro che NON è così ovunque, specialmente nei corsi di laurea in Lettere, credimi !!
Varia molto da caso a caso…
Concordo assolutamente sull’assenza di meritocrazia nelle scuole…
Un esempio banale ma concreto… gente che ha frequentato il liceo classico negli anni cinquanta, sessanta e settanta e ha poi proseguito in percorsi universitari è ancora in grado addirittura di comprendere un testo in latino e tradurlo, ad esempio… oggi studenti diplomati da nemmeno un anno hanno bisogno di due ore con ausilio di dizionario per tradurre ( o “vertere” come si dice) un branetto di 8 righe scarse…
La differenza sta sia nella metodologia didattica, sia nel diverso atteggiamento ( e livello) degli studenti verso lo studio…
(Questo è solo un esempio indicativo, ovviamente).
29 aprile 2008 alle 18:08
Spero però che prima o poi vi rendiate conto che se voi siete diplomati e, alcuni di voi, iscritti ad una Facoltà, è proprio grazie a questo abbassamento di livello dottrinale, nonché all’assenza di meritocrazia nelle scuole.
Quindi chi dice che il suo libro, o sommo poeta, non è un capolavoro della letteratura modern, passata e futura, o è un’ignorante troglodita oppure, se possiede una laurea o un qualsivoglia titolo di studio, l’ha ottenuto perchè la scuola italiana è un colabrodo.
E quelli chiusi al dialogo siamo noi, già.
29 aprile 2008 alle 18:25
No Rob, non devi essere così spietato nei loro confronti…Suvvia, c’è chi per non rispondere al mio quesito fa finta di capire a quale termine mi riferisco anche se l’ho omesso per errore…laurea il lettere…tanta chiacchiera ma i grandi professori non sanno nel concreto dimostrare di avere requisiti per esprimere giudizi appropriati anziché pareri camuffati da sentenze illuminanti.
La parola tanto desiderata è: ELISIONE. Vuoi provarci Mari cara? “Latinizziamo” o “Ellenizziamo” ?
Ravvedersi, ravvedersi, ravvedersi…
29 aprile 2008 alle 18:31
Ragazzi, mabbasta! :D Se mitoancess vuol credere di aver scritto un capolavoro e che noi non abbiamo le “competenze” per valutarlo faccia pure, che importanza può mai avere? E’ chiaro che accanirci non serve a niente. Tanto a pagamento si può pubblicare ciò che si vuole, mica ha rubato il posto a qualcuno (che io sappia). E di scrittori bravi ne è pieno il mondo.
Gamberè, non ne posso di più sentir parlare delle “Chiavi del fato”. A quando il tuo nuovo post? ;) Magari la recensione di un bel libro, stavolta.
29 aprile 2008 alle 18:32
ahahahahah
Ma Mito! E dire che ancora non sei così famoso!
Mamma mia quanto ve rode ahò!
Io non sarò una cima in letteratura, ma questi quà vedo che non capiscono neanche quello che dici! Soprattutto Katerina…Ammazza ma siete de coccio!
Comunque ti auguro di diventare quasi quanto la Troisi !
( dico QUASI perchè un fenomeno come lei è ormai dura egualiarlo!)
Ciao a tutti un bacio!
29 aprile 2008 alle 18:36
Gamberetta, rassegnati, se non conosci l’etimologia del termine “elisione” non potrai mai avere il diritto di esprimere un’opinione su un qualunque romanzo.
E per fortuna mitoancess è convinto di dire cose intelligenti!
29 aprile 2008 alle 18:45
No grazie, non ho bisogno di dimostrare nulla, mitoacess caro.
Non vado in giro a cercare a tutti i costi di apparire strabordante di cultura da ogni poro.
Anche perchè non sono laureata in lettere classiche come te e, evidentemente, chi non ha questo genere di preparazione, non ha il diritto di osare prendere la parola.
Ti proporrei di parlare di arte o di letterarura, visto che il mio indirizzo è quello, ma non è assolutamente questo il luogo e, come ho detto prima, non ha senso discutere con te di questi argomenti, soprattutto in questa sede.
Aggiungo che, a differenza di molti altri, ero stata cortese nei tuoi riguardi, e speravo di ricevere il medesimo trattamento. Ma evidentemente mi sbagliavo. Non rispondi male a chi ti insulta, ma semplicemente a chi, anche gentilmente e con criterio, ti contesta.
A ogni modo, ragazzi, direi di piantarla con sto flame. Non so come la vedete voi, ma per me stiamo solo dando a un borioso la possibilità di mettersi in mostra. Abbiamo letto le 3 pagine iniziali del suo romanzo, l’abbiamo commentato, magari aspramente. Direi che gamberetta può scrivere un nuovo articolo, in modo da poter passare a discussioni decisamente più costruttive di questa.
Passo e chiudo ^_^
29 aprile 2008 alle 19:02
caro Jess, non mi fai affatto tristezza (la tristezza era riferita a jerry, ma tanto lui non ci degnerà mai di tornare neppure per pontificare… tu ti sei comportato mille volte meglio, perchè comunque dimostri propensione a discutere… ora qualcuno mi dirà che non si può scrivere mille volte meglio…). Però tra l’essere tutti buoni come il panettone bauli e lo scannarci non ci passa un’infinità di gradi intermedi?
Io poi i miei amici li scelgo solo tra le persone che hanno opinioni diverse dalle mie.
Il mio era solo un appello a mettere da parte la melassa… mitoancess prende colpi, a sua volta reagisce, è un buon match e ad onor suo non ha mai chiesto di essere difeso da altri.
(anche se negli ultimi tempi sono stranamente comparse delle disinteressate truppe cammellate a suo supporto… meglio, il grano si taglia meglio quand’è maturo! ha ha)
Poi tanto loro ci mettono sempre con le spalle al muro, magari gridando: raus, raus.
(C’è gente che scrive: vi ho messo con le spalle al muro!!!)
E voglio dire anche un’altra cosa.
Per chi scrive il ridicolo è sempre dietro la porta.
Io rido dei prati erbosi, ma – e non ho difficoltà a dirlo – avevo scritto in un mio romanzo di “coppia di due”
esatto, avevo scritto coppia di due e non me n’ero accorto neppure dopo la terza rilettura. Il capitano mi ha massacrato ed io l’ho ringraziato, ne abbiamo riso assieme e dire che neppure ci conosciamo (però ha promesso di presentarmi una certa Daniela… inutile che sparisci, ogni promessa è debito, ha ha)
Se fossi pio, direi: scagli la prima pietra chi non ha peccato.
Invece ho “peccato” e scaglio comunque la prima pietra.
altrimenti nessuno lancerebbe pietre, mitoancess forse dormirebbe più contento o forse il suo ego lo tiene indenne da ogni critica meglio di un impermeabile, ma nessuno mi avrebbe detto: coglione, hai scritto coppia di due.
In fin dei conti, noi siamo i cavalieri dello zodiaco e mitoancess e i suoi, sporchi sgherri di Asgard!
(sottotitolo per non “comprendenti”: frase più simpatica che ironica, che molti non troveranno nè simpatica nè ironica)
p.s. ragazzi, non lasciate guardare ai vs, figli cartoni animati giapponesi, io ne sono la dimostrazione.
29 aprile 2008 alle 19:04
@Sergio Rocca, ho commentato solo in risposta a Lilith, senza alcuna intenzione di offendere – anzi, solo il mio primo commento era diretto a voi, e mi pare tutt\’altro che un\’offesa. Non ho nemmeno visto tutti i commenti, dato che il vostro libro non l\’ho letto e non m\’interessa, per il momento, quindi non vedo perché mai dovrei \”schierarmi\” a vostro favore o a sfavore.
A vostro favore posso però dire che saper mettere un accento o un apostrofo non significa essere bravi scrittori; semmai può rappresentare un appiglio per i frustrati. Ammetto però di essere una persona che a queste sottigliezze \”tipografiche\” ci tiene, ma non mi sogno mica di correggere le persone, né mi curo più di tanto se vedo qualche accento sbagliato.
La metrica latina la studio, dato che ho 17 anni e frequento un liceo classico – non ho capito bene il termine richiesto, però.
Internet è una fonte utilissima, dato che permette a tutti di poter informarsi in modo superciale e no, soprattutto se si ha una certa destrezza nel p2p. Sono contento, infatti, di notare che molti della mia età – gente conosciuta su internet – sono qualche gradino più in alto rispetto ai soliti caproni adolescenti (quanto a cultura, generale o specifica). Non so, quindi, quanto possa tornare utile una \”sfida\” culturale online. Del resto, personalmente, ammetto con tranquillità la mia ignoranza profonda in moltissimi campi, letteratura compresa. Ma ho 17 anni, e non ho avuto, ahimè, il tempo materiale per poter studiare certi argomenti, e mi accontento di una conoscenza superficiale.
@Sparviero: \”un\’umile parassita\”? Mi sa proprio di sì! :P
29 aprile 2008 alle 19:13
*Edit*: non era stato pubblicato il mio commento, quindi gli \ vengono dal salvataggio automatico del messaggio da parte del server. Ho letto solo ora le altre risposte, altrimenti ero rimasto a questa: http://fantasy.gamberi.org/2008/04/17/le-chiavi-del-cassonetto/#comment-1770
29 aprile 2008 alle 21:04
Va bene, fino ad ora avevo lasciato perdere, ma adesso mi chiedo veramente se non avete iniziato a parlare calmucco mentre ero distratta… Spesso ho trovato commenti del tipo “eh, li hai messi in difficoltà!” o “li hai smontati, eh?!”.
Va bene, mi rivolgo al sommo poeta, il signor Rocca, che non ho ancora avuto il piacere di sfidare in duello: può riportarmi i brani in cui ci avete messi con le spalle al muro?
perchè a me sembra, mio caro amico, andata diversamente: all’inizio la gente criticava in modo mediamente serio, e lei ha risposto “sgallinando” che eravamo inetti trogloditi; questa sua reazione a dir poco ridicola ha scatenato l’ilarità generale, ed in diversi vi han dato la baia senza pietà. A questo punto lei si è trincerato dietro uno spirito di patata travestito da intellettualismo trito: “eh, sapete, solo se siete esperti di filologia lappone trecentesca potete capire”, eccetera. Per di più rimarco una buffa cosa:
-Hai detto che tu sei uno studioso, che professori universitari e compagnia danzante hanno apprezzato e che solo questa enclave di favoriti dalle muse poteva leggere IL Capolavoro.
MA
Quando in diversi abbiamo fatto notare che Università non significa saper leggere e scrivere e che con basi culturali tutt’altro che nulle il suo lavoro risulta poco più che puerile, ha ribattuto che:
-E’ vero gli universitari sono uno strazio, l’Università non forma più nessuno e se noi abbiamo qualche titolo di studio è perchè al giorno d’oggi passano cani e porci.
Esimio, e lei ha studiato nel 1949? No, per sapere… Non le sembra un tantino contraddittorio? Solo l’Università può accogliere il suo Capolavoro, quell’Università infestata di ignoranti leninisti (occheschifo!). Allora, ti decidi? Così, come ha detto qualcuno (un genio, non ricordo il nome) sappiamo per che verso sbranarti…
Ah, a chiosa, è vero, la scuola non è meritocratica al giorno d’oggi. Attento, sto per dirti una cosa eclatante: non lo era nemmeno nel 1930.
A dimostrazione, ieri come oggi girano scimmie in toga convinte di esser Petrarca. Ogni riferimento o fatti o persone è pienamente voluto.
Di solito cerco di non offendere, ma tesoro bello, per te posso fare un’eccezione :)
A Lilith: I tuoi commenti hanno del surreale… Continuo a sospettare che tu sia una fine umorista e ci stia prendendo tutti per i fondelli.
30 aprile 2008 alle 01:27
Seguo spesso questo blog perché è scritto con passione e, fra le righe, si trovano spunti mirabili.
Mi piace come è costruito, specialmente la linea editoriale: gli approfondimenti in calce all’articolo, le note bibliografiche costruite come una sorta di sitografia.
Nel mio commento ho inserito un link ad un’articolo di Paul Graham, How to disagree, tradotto dal Blog dell’Internazionale.
E’ un articolo interessante.
Il cuore di tutta la conversazione che anima i commenti di questo post, a mio avviso, può essere rinvenuto non solo e non tanto nella critica dell’autrice del blog ad un libro; bensì nell’incapacità di avere fantasia nel essere in disaccordo.
L’assenza di fantasia mi ha provocato un po’ di tristezza.
Mi piace molto la chiosa finale dell’articolo:
Un abbraccio… Senza alcuna tristezza
30 aprile 2008 alle 01:38
Mostruoso cosa capita scrivendo. Chiedo venia!
Un articolo.
30 aprile 2008 alle 16:57
Sono un docente del sig. Rocca. Leggendo il romanzo del suddetto mi sono reso conto che la sua preparazione lede all’immagine del nostro ateneo. Invito quindi il sig. Rocca a reimmatricolarsi per poter saggiare di nuovo la sua preparazione con gli esami del primo anno, così da poter verificare se la mancanza di proprietà nel coniugare modi e tempi verbali sia dovuta al nostro corso di laurea o alla preparazione dello studente.
30 aprile 2008 alle 21:35
Per tutti:
Tante chiacchiere ma ancora non ho visto la risposta al mio quesito:
etimologia della parola “elisione” e suo utilizzo nella metrica classica.
Oltre alle ciance e bazzecole riuscite a rispondermi appropriatamente ?
Ripeto, non fate i furbi con wikipedia, dizionari, enciclopedie ecc… Sono pronto prontino prontuccio a beccarvi in flagrante.
Il concorso è aperto anche per ECO, su mi faccia sognare Chiarissimo Docente.
Ravvedersi, ravvedersi, ravvedersi …
30 aprile 2008 alle 22:38
… Io aspetto la tua ammissione di ignoranza. Scrivere “pò”, “quì” e “quà” non è una questione di attenzione, o si sa scrivere in italiano o no. Può sfuggire un “qual è” con l’apostrofo o metterne uno di troppo, si può saltare una lettera o invertirne qualcuna per la fretta, ma mettere un accento a po’, qui e qua è tutt’altro.
Detto questo, visto che sono così stupido da non essere nato abbastanza in tempo da potermi essere già laureato per poter rispondere ad una domanda di così grande importanza ed essere considerato intelligente da Sergio Rocca – il che esclude qualsiasi commento su come sia scritto il testo – ecco un semplice parere sulla trama: sembra accettabile, azzardando anche interessante, ma io – in quanto diciassettenne ignorante che pensa che sapere come si scrive in italiano sia più utile dell’etimologia e dell’uso peculiare nella metrica latina di elisione – se trovassi quel libro in una biblioteca/libreria/scantinato a caso, e se mi fermassi a leggere le prime righe per pura curiosità, oltre quello non andrei. Lo stile non è scorrevole, è forzato, ci sono frasi senza senso, e nel complesso sembra che chi l’ha scritto non ha mai impugnato una penna prima d’ora, cosa che non mi piace affatto.
Se poi i non laureati (perché ignoranti) e i laureati (perché ormai si laureano tutti) non possono esprimere un parere preso sul serio, allora non so proprio chi possa apprezzare/leggere tale… capolavoro.
(Ma vedendo chi lo apprezza posso dire di essere felice di essere tra i cani e porci. Forse se tutti i cani e porci fossero così il nostro mondo sarebbe migliore…)
E con questo chiudo qui: la mia opinione è questa, se non piace amen, vorrà dire che sono troppo stupido/intelligente/pretenzioso (a voi la scelta).
30 aprile 2008 alle 23:38
per Andrew:
-Lo stile non è scorrevole, è forzato, ci sono frasi senza senso, e nel complesso sembra che chi l’ha scritto non ha mai impugnato una penna prima d’ora, cosa che non mi piace affatto.-
(A proposito di lezioni di grammatica) Che ne dici di scambiare quattro chiacchiere al bar, con un aperitivo, per parlare del congiuntivo che nel tuo testo non ha diritto di cittadinanza ?? Poverino, guarda che poi si offende…
Ascolta, due accenti sono sorvolabili… ma l’erroneo uso dei tempi verbali lo è un po’ meno, ne convieni ?? Ma chi era la tua insegnante di italiano, Pippicalzelunghe ??
Poi suvvia, non sminuiamo i cani e i porci…
1 maggio 2008 alle 00:57
È da molto che non passo di qua e, cavolo, mai prima di allora avevo visto un autore prendersela tanto per una critica costruttiva… tredicenni che scrivono per moda e non sanno distinguere una “a” da un “ha” ne ho viste tante, ma questo è un altro paio di maniche.
Mi meraviglia che uno che ammetta di avere una grande cultura poi scada in affermazioni a dir poco ingiuriose contro possibili lettori. So di non essere una fonte affidabile, che cerco di scrivere qualcosa di decente da mandare in stampa, che scrivo critiche solo a ciofeche che non si sa bene perché vengano scritte (sto parlando di ficcyne = fan fiction scritte con i piedi e, il più delle volte, in sms-ese e che martoriano altre opere, quindi niente di personale con il signor Rocca) e che probabilmente la mia opinione non importerà ad anima viva, ma quello che mi sento di dire (e che ripeto il più delle volte) è: se una persona non è pronta per ricevere delle critiche costruttive da parte di potenziale lettori, allora farebbe meglio a non pubblicare ed a crescere ancora un pochino.
Coloro che scrivono (e leggono) qui, sia i post che Gamberetta ed altri ci propongono, sia i commenti, sono potenziali lettori di un’opera, come tali sono sempre liberi di esprimere il proprio gradimento sulla suddetta. Mi sembra veramente infantile insultare i “potenziali lettori”, perché qui non leggeranno solo loro che sono i diretti interessati dell’insulto, ma anche altri e potranno farsi un’idea di come sia un autore, al di là di ciò che uno abbia scritto e/o pubblicato. Anche il fatto di sbagliare – involontariamente, magari – certe cose elementari come “quì”, “quà”, “pò” danno un’idea assolutamente erronea dello scrittore.
Non vedo cosa c’entri il dimostrare di sapere l’etimologia di una parola ed il suo uso nella letteratura antica. Qui non siamo in un’aula universitaria, non c’è bisogno di dimostrare la propria cultura con mezzucci da quattro soldi. La cultura non si fonda solo su nozioni scolastiche, va al di là di ciò che uno impara sui banchi di scuola (io avrei imparato ben poco, allora, visto che sono uscita per il rotto della cuffia dal liceo).
Ho riscontrato in molti, che si credono grandi scrittori, lo stesso problema: pensano di essere più acculturati di altri solo perché hanno una laurea in più, ma non è così, perché anche un artigiano con la passione per la storia, la letteratura, le scienze, ecc. che non ha avuto la possibilità di proseguire gli studi ne saprà di più di un pluri-laureato che si vanta tanto della sua – talvolta esigua – cultura.
Tutto questo per dirle, caro signor Rocca, che dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza e scendere dal gradino più alto che si è creato da solo, perché non è nessuno e continuando a pensare di essere migliore non fa altro che peggiorare la sua posizione.
Forse sarò andata un po’ fuori tema, ormai, ma non ho letto tutti gli altri commenti, chiedo venia, ma anch’io, come altri, sto preparando gli esami universitari e non ho molto tempo.
1 maggio 2008 alle 01:01
Mi è scappata una “e” al posto della “i” in “potenziale”… uff, avevo anche riletto per bene per non incorrere in errori di battitura.
Chiedo venia per la seconda volta.
1 maggio 2008 alle 12:05
Ok, posto ancora per precisare che non sto scrivendo una mail ad una persona importante, sto commentando in un blog, e visto che…
Poi devo ancora capire perché cerchi di dimostrare la mia/nostra/altrui stupidità, è per sminuire i nostri commenti? Anche perché ai miei ho sentito come risposte solo domande su particolarità latine e prese per il culo su congiuntivi omissibili omessi.
Se poi giochiamo a chi scrive peggio, allora dimmi da quando i punti interrogativi vanno a coppia e distanziati dalla parola che li precede (“come va ??”).
1 maggio 2008 alle 12:44
ANDREW:
Hai scritto una marea di fesserie:
Nel tuo scritto
-Lo stile non è scorrevole, è forzato, ci sono frasi senza senso, e nel complesso sembra che chi l’ha scritto non ha mai impugnato una penna prima d’ora, cosa che non mi piace affatto.-
Hai gravemente sbagliato i tempi verbali nonché la forma sintattica. Quella sottospecie di spiegazione che hai riposrtato vale per il parlato che è flessibile ai mutamenti sociali (in peggio).
Le chiacchiere stanno a zero.
Comunque se vuoi fare il testone e rimanere convinto dei tuoi errori prova a consegnare uno scritto con orrori grammaticali del genere a qualche Docente, poi vedrai che belle parole che ti riserverà.
A parte questo quà chiudo nuovamente perchè i vostri monologhi unilaterali mi annoiano alquanto.
Ravvedersi, ravvedersi, ravvedersi…
1 maggio 2008 alle 13:04
Sandi85:
Vedo che anche tu sei connessa con il tuo mondo immaginario pseudo onirico. Quando dirai qualcosa di sensato l’interscambio potrà avvenire, diversamente sarebbe come se qua ognuno dei due parlasse per conto suo nonostante la compresenza.
Poi io mi sto divertendo in questo forum, sono solo minimamente irritato dalle assurdità surreali e dal girotondo ostinato di una stretta cerchia di commentatori.
Saluti
1 maggio 2008 alle 13:14
Se posso chiederle, quale sarebbe il mio mondo pseudo onirico? Solo perché ho detto che ci sarebbe bisogno di un po\’ più di maturità per accettare le critiche? O solo perché ho detto che ogni giorno tento di scrivere qualcosa di decente da mandare alle stampe?
Ho detto qualcosa che non ha senso nel mio precedente commento? Io ci ho letto solo dei sacrosanti consigli sull\’umiltà e la smetta di stare sul piedistallo che si è auto-creato, perché avrà anche fatto leggere il libro ai più esimi professori, docenti, rettori universitari, ma sono solo una piccola parte di ciò che potrebbe essere il suo pubblico.
Io ho cercato un dialogo pacato ed intelligente con lei, ma vedo che è inutile, perché continua ad offendere senza conoscere le persone che ha al di là dello schermo e come ho chiesto ad altri, lei sa vita, morte e miracoli di chi scrive dall\’altra parte per dire che vive nel proprio mondo pseudo onirico? Forse è meglio che inizi a crescere ed a considerare più punti di vista, perché così non farà molta strada.
Ma purtroppo anche questo mio post non sarà sensato, quindi continuerà a dire che sono un\’idiota perché mi pongo sempre nuove sfide e so accettare le critiche costruttive meglio di un autore che cerca di essere famoso.
1 maggio 2008 alle 14:49
sandy, rocca è un comico, non prendere troppo sul serio quello che dice… piuttosto speriamo raggranelli subito altre 3-4 mila euro così da pagare un altro editore a pagamento e donarci il seguito: il bidè del destino!
sia sandy che pochi altri, troppo pochi, affrontano un argomento decisivo: la lettura è intrattenimento, è un piacere, è un ozio (non vorrei tirare in ballo quel grassone di cicerone, ma tant’è).
allora perchè einstein non è stato anche un grandissimo romanziere?
gli americani ci provano da anni con la formula: intrattenere e insieme raccontarti qualcosa di utile. Forse questa formula non è perfetta per i romanzi, ma loro l’hanno travasata anche in altri prodotti, ad esempio i serial tv. Ad esempio, in desperate housewife si insegna come riparare un tubo (giuro che mi è stato utile) oppure in csi come farla franca dopo aver ammazzato qualcuno (questo mi sarà utile in seguito)
hanno persino migliorato the office, e dire che io sono contrarissimo ai remake. Ok, forse sono uscito un pò Off topic, ma il senso è: il nome della rosa è un grande romanzo quando resta sul piano del thriller e dell’azione intelligente , ma una vera palla nelle quindici pagine dove cita riferimenti cristologici (sono quindici pagine di seguito) da semantico segaiolo. Fortuna che sono solo quindici pagine su 500 e quindi si può e si perdona, ce ne fossero di più di romanzi come quello!
1 maggio 2008 alle 15:01
@mitoancess:
Continui a parlare di sintassi e regole grammaticali, quando hai scritto un testo che da questo punto di vista è assolutamente penoso.
Credo che ci voglia anche un po’ di umiltà per essere scrittori:
Lo scrittore si mette a scrivere perché prima ascolta i dolori dell’umanità, le persone che gli si siedono di fianco, le critiche che gli vengono fatte…tu non fai altro che attaccare, invece, e vomitare sentenze senza prima nemmeno riflettere su ciò che le tue dita stanno facendo su quella strafottuta tastiera che hai di fronte, corroso dalla superbia e dall’ira.
Cavolo, ma accendi il cervello!
Hemingway è stato uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi:
Ha iniziato mettendosi ad ascoltare le parole degli amici ubriachi che si cofidavano con lui la notte; stando attendo alle confidenze dei matador spiantati dei bar di Madrid; raccogliendo il sangue e i dolori dei lottatori di box di qualche repellente palestra di Chicago…non si è mai messo sulla cattedra, e meno che mai agli inizi, quando tutti gli scrittori contano meno di un cazzo.
Mitoancess, avrai anche 800 lauree, ma sei agli inizi: conti meno di una cazzo….quanto me.
1 maggio 2008 alle 15:09
Notevole come, nonostante i nostri monologhi unilaterali la annoino, lei sia tornato sul forum 40 minuti dopo aver risposto ad Andrew per definire Sandy85 (la informo che la y è una lettera diversa dalla i) una ragazza connessa con il suo mondo immaginario pseudo onirico. Ora, tutti noi conosciamo il significato di immaginario ma lei, siccome è dotato di conoscenze a noi sconosciute, ha preferito rafforzare tale significato ricorrendo a quella che sicuramente reputerà una bella-parola-sconosciuta-ai-molti-che-frequentano-il-forum con il solo scopo di impressionare, di fare sfoggio della sua conoscenza del vocabolario di lingua italiana. Il risultato è il seguente: chi non aveva mai sentito la parola ‘onirico’ oggi ha imparato un nuovo vocabolo; lei ha dimostrato di passare un 1° Maggio triste dato che preferisce rispondere in modo senz’altro grammaticamente corretto ma offensivo a ragazzi nel modo più vigliacco possibile ossia virtualmente, tramite internet, nascondendosi dietro uno schermo piuttosto che uscire per una passeggiata o una scampagnata.
Lei ha inoltre sottolineato quanto tenga al parere di persone che non leggeranno mai il suo libro per il piacere di leggerlo e quanto disprezzi i nostri. Oscar Wilde mi ha insegnato che nel momento in cui l’artista è apprezzato dai critici non è un artista, nel momento in cui i critici si complimentano con l’artista per la sua opera allora l’opera è penosa perché il suo significato deve restare a chi l’arte l’apprezza e non deve assolutamente essere compresa da chi l’arte la giudica. Lei scrive docenti con la d maiuscola e sbaglia: possono anche dirle che la grammatica, le parole, i periodi sono ineguagliabili ma, mio non caro signore, sono i Lettori quelli che contano e con ciò non sto elogiando certi scrittori di successo(?) sebbene ignorino le regole fondamentali della mia (e di tutti gli utenti) cara lingua italiana; non affermo che non si deve saper articolare bene un periodo per scrivere. Io affermo che si deve scrivere con la passione di scrivere, quella stessa passione che ci spinge a imparare l’arte del ‘saper scrivere’ ogni giorno, quella stessa passione alimentata da chi legge i nostri lavori e ne rimane favorevolmente colpito, pur non avendo alcun titolo pregiato quale dott., prof.re, egr., e via dicendo.
Concludo dicendo che lei mi fa pena, vorrei augurarle di avere successo con il suo libro ma non psso ignorare il fatto che sia un cafone. Una cosa mi consola: il fatto che lei perderà 3 minuti della sua importantissima e grammaticalmente corretta vita a leggere il mio commento.
Non cordiali saluti,
Scemo chi legge (il suo libro)
1 maggio 2008 alle 15:14
Ragazzi, gli ripetiamo le stesse cose da ormai 200 messaggi. Ora basta…
E’ inutile e, secondo me, stiamo dando fin troppa corda a una persona così. Soprattutto perchè, a mio parere, sta sfogando qui tutta la sua repressione.
Lasciatelo cuocere nel suo brodo latinizzante e grecizzante.
Non dategli la possibilità di continuare a darsi arie …
Ps.
Solidarietà a tutti, soprattutto a Sandy che si è rapportata con lui in maniera simile a come ho provato a fare io, ricevendo pesci in faccia nel medesimo modo ^^
1 maggio 2008 alle 18:17
Scemo chi legge (il suo libro)
Caro il mio Scemo,il Signor MITOANCESS sarà stato un cafone,ma lei non si è risparmiato dicendo scemo chi legge il suo libro.PIù CAFONATA DI QUESTA!!E POI ANCHE LEI CI FA ALTRETTANTO PENA…..Allora dovrebbero esserlo madri di miei conoscenti che hanno letto il libro??Nel vocabolario italiano ci sono centinaia e centiania di parole e voi sapete usarne giusto 300 per mandare sms!!
A parere di una persona che l’ha letto,(49 anni,quindi abbastanza vissuta)
la seconda parte è la migliore( COSA CHE VOI NON AVETE ANCORA FATTO PERCHé VI SIETE FERMATI TUTTI ALLE PRIME PAGINE)
La critica che lei ha fatto è che bisognerebbe evitare le scene di arti marziali che non a tutti potrebbero interessare o possono capire,ma la signora non si è comunque fermata nel leggerlo come avete fatto tutti Voi quando avete giudicato illegibile il libro dalle sole prime tre pagine!!
Come la gente stupida compra i quadri di Picasso,altrettanto lo sono quelli che leggono certi libri di scrittori moderni tutto violenza,sesso e latte alle ginocchia!!
NON TUTTI SI NASCE IMPARATI…NON TUTTI NASCONO TOLKIEN O BROOKS O LEWIS!!
La signora a cui ho chiesto di commentare vuole dire a Gamberetta e a tutti i suoi compari: “LA VOLTA IN CUI QUALCUNO VI INCONTRERà E A QUESTA PERSONA NON PIACERà LA PUNTA DEL VOSTRO NASO E NON GLI PIACERà,NON CERCHERà DI CONOSCERE IL RESTO DI VOI!!” Chi ha orecchie per intendere,intenda… Capite la metafora??
1 maggio 2008 alle 18:24
edit
“LA VOLTA IN CUI QUALCUNO VI INCONTRERà E A QUESTA PERSONA NON PIACERà LA PUNTA DEL VOSTRO NASO,NON CERCHERà DI CONOSCERE IL RESTO DI VOI!!
1 maggio 2008 alle 18:29
È bello vedere che il sarcasmo in certe persone non è proprio di casa.
1 maggio 2008 alle 18:36
Cara Mari, ma noi mica continuiamo per finalità educative o filantropiche. Hai ragione quando dici che non si parla a chi non vuol ascoltare. Noi stiamo continuando a sfottere mito o’ cess per una ragione puramente egoistica: ammettiamolo, ci stiamo divertendo un casino, è meglio di quando i clown al circo prendono le torte in faccia. Ed è raro, davvero, trovare qualcuno come mito o’ cess talmente stupido o di buon carattere disposto a farsi sfottere tanto.
Ok, non sarà politicamente corretto, ma dio mio se è divertente. alcuni diranno che mi diverto con poco. Bè, lo lascio giudicare a voi se è poco.
grazie, di cuore.
1 maggio 2008 alle 18:42
È bello vedere che il sarcasmo in certe persone non è proprio di casa.
Mi sa che si è sentita messa in mezzo!! ahahahahahahah
ABBASSATE LA CRESTA,CHE COSì NON ANDRETE DA NESSUNA PARTE E VE LO DICO COL CUORE E SERIAMENTE,DAVVERO. :(
avvocatospadaccino
Il tuo sarcasmo,forse non te ne accorgi,è unicamente distruttivo piuttosto che costruttivo,quindi non puoi pretendere di aiutare nessuno con i tuoi giudizi.Finisci di leggere il libro e poi giudica!!
1 maggio 2008 alle 18:49
Non mi sono affatto sentita presa in mezzo, ho solo fatto notare che il sarcasmo non lo sai neanche vedere. E non lo dico perché mi credo superiore, ma perché ho letto ciò che ha scritto Scemo chi legge e ho sorriso leggendo la sua firma. Sarò strana io.
1 maggio 2008 alle 18:52
Non mi sono affatto sentita presa in mezzo, ho solo fatto notare che il sarcasmo non lo sai neanche vedere. E non lo dico perché mi credo superiore, ma perché ho letto ciò che ha scritto Scemo chi legge e ho sorriso leggendo la sua firma. Sarò strana io.
A me non sembrano tanto sarcastiche le cose che hanno scritto fin ora!!Sono più clatro prese per i fondelli!!Sappi distinguere!!Sarò strana anche io…
1 maggio 2008 alle 18:59
Da quando i consigli di scendere da un piedistallo sono diventati prese per i fondelli?
E poi, imparare a leggere, per favore: ho detto che la sua (di Scemo chi legge) firma era sarcastica, visto che il suo post – come quello di altri – era infarcito di consigli.
1 maggio 2008 alle 18:59
ho acchiappato ..Io.. , finalmente. Cominciavo a temere fosse tutta fatica inutile. Ma io sono un pescatore paziente, anche se non di gamberi.
Caro Io, ho forse mai detto che voglio aiutare? Aiutare Rocca? Ma scusa che me ne frega? Non sono un suo nemico, ma neppure un amico e solo gli amici aiutano.
Molti ci hanno provato, in buona fede, e non avete dato loro neppure un briciolo di credito solo perchè dicevano cose che non volevate sentire. Non gli avete neppure detto: grazie, ma la penso diversamente.
Io non sono così buono come loro, io cammino con una maglietta con su scritto: vecchio brutto bastardo.
Costruttivo, distruttivo? Ma come parli?
Io giudico senza aver letto, dopo aver appena dato un’occhiata all’incipit.
Sveglia, i lettori in libreria fanno tutti così, a volte neppure aprono il libro.
Ma tanto gli editori a pagamento non portano i libri in libreria, è questo che mi vuoi dire?
Ti rendi conto che non ho voglia di leggere il libro neppure sapendo che è gratis su emule?
Non vi fa pensare questo?
Ok, Io valeva uno nella battaglia navale, rob due e ho centrato le caselle, mito o’cess pur silurato, si nasconde fuori portata radar, codardo (eh, ti dico codardo e neppure rispondi? ha ha).
Ciao, dal vostro distruttivo avvocatospadaccino, sempre pronto per ogni mala causa.
1 maggio 2008 alle 19:05
Mia/o cara/o …io…,
lei ha perfettamente ragione, mi sono comportato da cafone insultando i lettori di Sergio Rocca. Chiedo scusa al signor Rocca, a lei e a tutti coloro che hanno letto il libro. Tuttavia non posso non farle notare che il mio commento era diretto a disprezzare i modi in cui il signor mitoancess si è comportato all’interno di questo forum, denigrando chi commentava e creando così una spirale di commenti che via via sta degenerando. Si tratta di persone che esprimono il proprio parere relativamente a, come ha ricordato lei, due pagine di un libro, tutto qui. Non vedo il motivo per cui lei se la sia presa così. Arti marziali?Non ricordo di aver parlato di arti marziali. Il libro? Penso sia scritto bene dato che docenti universitari hanno dato questo parere. Ma io non mi riferivo al libro, mi riferivo alla cafoneria del signor mitoancess, il quale ha alzato la cresta (capito al metafora?) in un forum, ripeto, un forum. Perché ne sta facendo una questione di principio? Crede che il nostro parere favorevole porterà gloria all’autore? Le è piaciuto il libro? Benissimo, sono felice che abbia passato del tempo con una buona lettura. Non so se comprerò il libro, anche perché non so se lo troverò dato che la mia libreria di fiducia scarseggia in fatto di fantasy. Un’altra cosa a me ignota è il motivo per cui lei sia convinta che gli utenti di questo forum conoscano solo 300 parole…da cosa lo ha dedotto? Me lo spiegherebbe? Non credo che lei sia l’unica persona vissuta che visualizza la pagina web. Inoltre le faccio notare che qui non si usa linguaggio sms-ese (come xkè in luogo di perché). Concludo dicendo che quando incontro una persona per strada di cui non mi piace la punta del naso evito di conoscerla, mi fido del mio istinto.
Cordiali saluti,
Scemo chi legge (il mio commento)
1 maggio 2008 alle 19:33
sveglia, i lettori in libreria fanno tutti così, a volte neppure aprono il libro
E VANTATEVENE…POI FATE GLI UOMINI VISSUTI QUI.
Caro Io, ho forse mai detto che voglio aiutare? Aiutare Rocca? Ma scusa che me ne frega? Non sono un suo nemico, ma neppure un amico e solo gli amici aiutano.
Tu critichi .
In quanto critichi dai giudizi(o pregiudizi).
Di conseguenza “aiuti”,nel senso lato del termine,a migliorare,nel tuo caso a PEGGIORARE,un qualcosa appartenente a qualcuno,in questo caso il libro di uno scrittore emergente.
NON DAI GIUDIZI ALLA RINFUSA,PENSANDO DI NON COLPIRE QUALCUN’ALTRO CON GLI STESSI GIUDIZI CHE TU STAI ESPRIMENDO SE NO EVITERESTI ANCHE DI PARLARE.
SE TU HAI LA MAGLIETTA CON SCRITTO VECCHIO BRUTTO BASTARDO,CAZZI TUOI!!
VE L’HO GIà DETTO CHE NON STATE SGRIDANDO UN BAMBINO DELL’ASILO NIDO.
STATE PARLANDO DI UN LIBRO E DEL SUO AUTORE.
Ti rendi conto che non ho voglia di leggere il libro neppure sapendo che è gratis su emule?
Non vi fa pensare questo?<
sì,mi fa pensare,e tanto anche.
Comunque…VANTATENE DOPPIAMENTE.
hai voglia di fare qualcosa nella vita,oltre criticare qualcosa che non conosci?
Crede che il nostro parere favorevole porterà gloria all’autore? Le è piaciuto il libro? Benissimo, sono felice che abbia passato del tempo con una buona lettura
Criticandolo Gamberetta ha portato le persone a leggere le prime pagine,essere d’accordo con lei e a non essere motivati a non finire il libro.Da qui la sua frase all’inizio del post-critica “spero che la mia analisi srvirà ad altri”.
Servirà a cosa?A non finire di leggero,come Gamberetta,come tanti caproni?La usate la vostra testa?
Concludo dicendo che quando incontro una persona per strada di cui non mi piace la punta del naso evito di conoscerla, mi fido del mio istinto.
Questi son fatti suoi,prima di tutto.Lungi da me il giudicarla sui suoi fatti personali
L’istinto può essere di vari tipi e far pentire la persona di averlo seguito,e questo può capitare a tutti,anche a lei che non si ferma a conoscere una persona di cui non piace la punta del naso
1 maggio 2008 alle 19:39
Io non seguo nessuno, se a Gamberetta non piacciono le prime pagine non è affar mio. La prgo di non definire gli utenti del forum caproni. Non faccia come il sottoscritto che poche ore fa ha definito scemi i lettori come lei.
1 maggio 2008 alle 19:53
Non ci credo, Io ha scritto Libro e autore con le iniziali maiuscole, vuol dire che stiamo parlando di libro capolavoro e di autore maestro (maestro di tutto.) Io, tu superi ogni mia aspettativa, ti amo, donna, pianta, uomo o hobbit che tu sia. Posso ararti il prato? Ovviamente solo se è un prato erboso.
il mondo è pieno di ottimi libri ed è inondato da buoni libri. Mica sono masochista come gamberetta che legge la troisi, io quando voglio leggere leggo cose che mi piacciono.
E ti dirò di più: ci sono anche molti romanzi brutti che sono scritti bene. Ma Rocca è proprio fuori anche da quest’ultima categoria.
Ma per un momento voglio essere serio, caro/a Io.
Dici che il romanzo di rocca ti piace, va bene, voglio credere alla tua buona fede e al fatto che non sei amico/a mamma/padre fratello/sorella amante di rocca. allora dimmi, caro/a Io, altri dieci libri fantasy che ti sono piaciuti?
perchè certo tu leggi molti fantasy vero?
oppure, se è troppo difficile per te citare dieci libri fantasy che ti sono piaciuti, dimmi solo dieci libri in generale che ti sono piaciuti, a prescindere dai generi.
Scommetterei che c’è anche Baricco nella tua lista, quello che ha scritto l’Odissea!!!!!
Avanti, Io, non tirarti indietro, il gioco si fa interessante.
1 maggio 2008 alle 20:11
voglio leggere leggo cose che mi piacciono
non l’hai letto e già deduci MI PIACE – NON MI PIACE. Va beh…..
Scommetterei che c’è anche Baricco nella tua lista, quello che ha scritto l’Odissea!!!!!
L’odissea di Baricco me l’hanno fatta leggere alle superiori per forza, non l’ho scelto io di leggere l’Odissea trascritta da lui.
Poi è vero non mi sono mai sbattuta a prenderne in mano l’originale.
IO LO AMMETTO, però almeno..altro che prendere in mano un libro sentirne qualche recensione qua e la’ allora dichiarare a me stessa NO NON MI PIACE .BON…chiudiamolo!
Io posso essere amica / amante/ madre / sorella del Sig.Rocca. ,
che non ti proccupare IO gli ho sempre riportato critiche e elogi per quanto riguardava il suo libro e su chi so che l’ha letto..TUTTO.
E LUI PUO DIRLO ..non per niente alcune le ho riportate anche qui
non rigirare la frittata chiedendomi quanti fantasy ho letto, perchè all’inizio ad un altra persona, LILITH forse ho detto di non poter dire di intendermene
MA STAI TRANQUILLO….. apro un libro.Lo leggo TUTTO… IO!
E QUESTO E LA BASE DEL BUON LETTORE per chi un buon lettore vuole essere, come te ad esempio
TU STESSO DICI : SVEGLIA, TUTTI I LETTORI FAN COSI
Ed io ti ripeto , vantatevene!
Adesso ti stringo la manina, e ti dico VAI AVANTI PER LE TUE IDEE
CHE IO PROSEGUO PER LE MIE.
Io leggerò più fantasy.
Tu finisci di leggere Ancess.
Che siamo entrambi un passo avanti per continuare a ruotare intorno alle nostre convinzioni.
1 maggio 2008 alle 22:59
ah, sei la sorellina di mito o’cess, complimenti, mia sorella non mi avrebbe mai difeso come fai tu, quella putt..
aspettavo la tua lista, cara Io, dov’è?
Ma, che, sei ammattita? Leggere Ancess? E perchè? Mica me l’ha consigliato il medico.
Un lettore ha diritto a dire che un libro non gli piace anche se non lo legge. Se tu qualche volta vai in quello strano posto pieno di libri che si chiama libreria, bookstore o, orrore, persino biblioteca (che nome osceno, vero?), avrai fatto anche tu così.
Altrimenti staresti ancora lì dentro a valutare quale, delle migliaia di libri, ti piace di più per poterlo comprare. Oppure come fai? Vai in libreria, afferri il primo volume sotto mano, lo compri, lo leggi e se non ti piace torni e spari al libraio?
Non me ne vanto, ma neppure lamento che sono i tempi del mondo corrotto in cui viviamo. Semplicemente non si può leggere tutto e mito o’ cess è proprio l’ultima cosa da leggere!
Ho citato Baricco a caso, ma si vedeva che avevi dei profondi segni di turbe mentali.
Ma non è colpa tua se, come hai detto, te l’hanno fatto leggere a forza. (che merda sono i professori di scuola, peggio ancora che ai tempi miei. No, davvero, capite? fare leggere agli studenti Baricco… questo è mille volte peggio del nazismo, povera Io, davvero questo non te lo meritavi.
Lista, voglio la lista, voglio la lista. Visto che sei così giovane, bastano anche cinque libri, i tuoi cinque libri preferiti. Dai, già mi sei un pò più simpatica perchè schifi Baricco.
1 maggio 2008 alle 23:03
p.s. Io, non ti ho mai detto che devi leggere fantasy. Leggi fantasy se ti piace, se non ti piace leggi altro. E quando ti presentarai a fare un provino da V-jay, spera di avere l’assorbente giusto. é il più grande consiglio che so darti, di tutto il resto sono ignorante assoluto.
2 maggio 2008 alle 11:21
…io…
Ah ma allora lo conosci Mito! Che uomo o ragazzo è? Me sembra un intellettualoide, non sarà di quei secchioni con gli occhiali riga di lato tipo sgarbi?
Comunque siccome io mi differenzio da queste creature rabbiose e (come diceva Mito) “unilaterali” mentalmente, ho comprato via internet il libro che l’editore manda addirittura senza spese di posta !!!
Allora Signori, io sarò un pò tarda in certe materie, sarò sciroccata quando sento musica metal, ma quando una persona mi parla e capisco che è più informata o ne sa più di me, ascolto e imparo! Solo dei menomati potevano tirar dritto come zombie senza accorgergi che anche nella più volgare ironia di Rocca c’erano dei concetti precisi e stragiusti.
A questo punto mi viene proprio da pensare che la maggior parte siete amici o conoscenti di Gambero-Woman! Altrimenti non si spiega davvero la vostra incredibile testa a disco incantato! Mamma mia che ignoranza psicologica! Ammazza che COCCI ! Beh io non so se riuscirò a terminare il libro, ma spero che la Troisi venga in questo forum vi faccia crepare di invidia. ammesso che si possa più di quello che siete già! Anche se non credo che una grande girl come lei si abbassi ai vostri livelli. è già incredibile che l’abbia fatto Mito, sarà mica un samaritano degli sfasati ?
Troisi SEI MITICA DAI VIENI QUI ANCHE TU!
2 maggio 2008 alle 13:22
Devo ancora capire se si possono avere opinioni diverse da altri (e quindi essere d’accordo con certuni) o se a tutti deve per forza piacere un libro che già dall’inizio si dimostra pessimo.
Lilith, …io…, a voi piace, niente da dire, ma dare a noi degli ignoranti ed invidiosi sembra leggermente esagerato. Qui sono stati presentati pareri soggettivi ed oggettivi, ma sono stati bellamente considerati vaneggiamenti di asini che non capiscono niente.
Il fatto che a molti il libro (o anche solo le prime pagine, dalle quali si capisce molto dello stile di uno scrittore) non piaccia direi che dovrebbe far pensare l’autore e non crogiolarsi solo in alcuni commenti positivi che fanno piacere, non lo nego, ma sono solo una piccolissima parte.
Non metto in dubbio il fatto che a qualcuno possa piacere o meno una data opera, metto in dubbio la conoscenza letteraria di queste persone, ma, d’altra parte, di questi tempi è normale ergere a miti quelli che in altri tempi sarebbero stati dei grandi ignoranti e non idonei alla professione di scrittori.
Ma si sa, la cultura (anche quella tanto sbandierata da Rocca) e la preparazione sono inutili di questi tempi, quindi non mi stupisco che qualcuno consideri ignorante un lettore che sa riconoscere una buona opera da un’altra insignificante (sia soggettivamente sia oggettivamente). Vorrei solo far notare che vi state comportando come il bue che dà del cornuto all’asino e, stranamente, non siamo noi i buoi della situazione.
2 maggio 2008 alle 15:06
Tumprobabilmente,avvocatospadaccino,non sei nemmeno andato il libreria!Sei venuto in questo sito e ne hai tratto le tue conclusioni in base a quello che han scritto altri sul libro,non di un’idea che ti sei fatto tu.
Libri preferiti…ho letto mediamente,ma di tutto e di più.Non ho niente di preferito.
Qui,si stava discutendo sulla forma e non il contenuto del libro.Il contenuto non lo conosci,perché non lo hai neanche aperto e tu potresti intendertene venti volte più di me,e da qui poterlo apprezzare,solo che sei partito a priori dall’idea che non ti piace.
2 maggio 2008 alle 15:14
Lilith
Mitoancess non è una persona che fa pesare il suo sapere agli altri.Ne ho conosciuta gente così che si vantavano per il gusto di farti sentire una merda e lui non è quel tipo di persona come invece è sembrato ai gamberettiani qui.
Sono d’accordo con te su quanto hai detto.
L’ho detto e lo ripeto qui son tutte persone che hanno le basi per leggere e commentare anche positivamente il libro di Sergio leggendolo però tutto come lo è stato per la signora madre di una mia conoscente di cui ho riportato i sinceri giudizi.
2 maggio 2008 alle 21:28
Salve a tutti.
Mi sono imbattuto in questa discussione per motivi non proprio casuali, direi, visto che la questione pare che stia diventando piuttosto… famosa? Vorrei esprimere la mia opinione in merito.
Ciò che ho avuto modo di leggere in questo momento rasenta il ridicolo. Dov’è finita la libertà di opinione? Indipendentemente dal titolo di studio che si possa possedere, di fondo mi pare che manchi una buona dose di educazione e sopratutto di rispetto nei confronti degli altri. Questo libro (che ammetto di non avere letto nella sua interezza, e che probabilmente non avrò mai voglia di farlo) deve piacere PER FORZA? E’ obbligatorio? E’ inconcepibile che un’opinione debba essere praticamente forzata in una direzione, e trovo veramente riprovevole che a qualcuno che ritiene di avere una cultura superiore alla media, possa anche minimamente passare per la testa una cosa simile. Arrivando ad offendere addirittura, e tacciando di ignoranza a destra e a manca. Chiamando ignoranti i lettori, che sono i potenziali acquirenti che decidono le sorti di un determinato autore. Un lettore può benissimo giudicare uno scrittore, nel bene e nel male – è un diritto in quanto acquirente. L’autore al contrario non dovrebbe permettersi di mettere in dubbio la cultura dei propri lettori, forte di un titolo di studio che, visti i fatti, ritengo di potere considerare un semplice foglio di carta straccia.
Tutti i grandi scrittori penso che abbiano ricevuto delle critiche negative ad un certo punto della loro carriera, e non penso che abbiano mai sbattuto i loro piedini per terra, offendendo i responsabili di tale affronto. Una risposta di dissenso? Certo, è normalissima e dovuta. Ma sempre nel rispetto dell’altro, che qui non c’è.
Personalmente il libro, da quel poco che ho letto, non mi piace. Forse gli avrei dato una chance in più se non fosse scoppiato uno scandalo del genere, ora mi tengo ben lontano da tale possibilità, che l’autore non merita. I docenti universitari possono dire quello che vogliono: io ritengo di possedere il sacrosanto diritto di pensare quello che IO voglio del libro, e alla luce di quel poco che sono riuscito a conoscere di quest’autore, posso benissimo dire di avere il diritto di farmi una superficiale opinione sulla sua persona. Non positiva, certo, arrivo addirittura ad affermare che o ti ha raccomandato qualcuno e che questi docenti universitari son tutti tuoi zii, cugini, fratelli e sorelle, oppure che tu sia un fake che ci sta prendendo tutti in giro. Spero in quest’ultima possibilità, visto che scoprire che esiste veramente un autore che si comporta così provocherebbe in me una reazione mista di depressione e ilarità. E no, non vivo in qualche mondo pseudo-onirico.
A presto e mi scuso degli eventuali toni forti di questo post, ma parlo come lettore che si sente OFFESO da comportamenti del genere, e non penso di essere l’unico.
3 maggio 2008 alle 01:55
Tacete, asini ignoranti: quando avrete imparato l’etimologia della parola “elisione” e il suo utilizzo nella metrica classica, allora l’Opera di Rocca vi piacera’. Oh, se vi piacera’. Potrete finalmente capire la bellezza di espressioni come “il ventoso vento”, “i cespugli cespugliosi”, e “i vegetali vegetanti”. Potrete finalmente districarvi in espressioni maestose tipo: “gli sprazzi tra l’albore”, e “il silenzio smorzava la rigenerazione dello stato d’animo”. Non soffrirete piu’ di nausea, quando vi troverete a leggere coraggiosi luoghi comuni come “non gli rimanevano più lacrime da versare” e “occhi smeraldini”. Non vi verra’ piu’ da pensare istintivamente al buco del culo, quando leggerete “la tanto supposta reincarnazione”. Non sobbalzerete, sconcertati, alla descrizione di “neri capelli semi-corti”. Studiate il latino, ASINI!
3 maggio 2008 alle 09:48
Grazie Carlo, ci voleva un commento così XD
3 maggio 2008 alle 10:39
Non ho avuto il coraggio di andare oltre a:
Tra i sottili lineamenti degli occhi a mandorla brillavano due gemme cerulee come il cielo terso, striate di zaffiro. Il bambino guardava gli erbosi prati che scorrevano oltre il foro della carrozza.
O__O
La mia stima immensa e imperitura verso Gamberetta che è riuscita addirittura a leggerne alcune pagine.
Ciao ciao, Gwin.
3 maggio 2008 alle 13:59
Carlo, forse hai ragione… Quando sapremo la storia filologica e filosofica di “elisione”, allora saremo persone complete, saremo di nuovo la Biga Alata nell’Iperuranio, e Le Chiavi del Cassonetto brillerà nel nostro universo come un nuovo, incontestabile Libro Sacro. ragzzi, convertiamoci all’elisione, elidiamoci tutti e facciamola finita XD
Ah…
Per Lilith
Già, che tipo di ragazzo sarà il nostro Mitoman? Secondo me, a furia di guardare i celi celestiali ha ottenuto occhi azzurri venati d’azzurro tendenti all’azzurro ma con quella punta d’azzurro che cambia tutto…
Tesoro, io sono affetta da curiosità compulsiva, se trovo qualcuno che mi può insegnare cerco di risucchiarne tutto il possibile, anche se il tale è un cialtrone, ma Abelardo non me ne voglia: qui il significante è troppo, troppo farlocco per poter prestar orecchio ad un supposto significato!
Chi la materia la sa davvero, non la ostenta, non ti sfida a trovare l’etimologia di “cirimbraccolo” ed il suo uso in Livio Andronico per non dover discutere del nocciolo della faccenda. Rocca la materia NON LA SA! Avrà un mucchio di nozioni zeppate in testa in qualche modo, ma non è un sapiente. Meno ingenuità, chica, apri gli occhi: potrà essere un passabile tecnico, non certo un artista.
3 maggio 2008 alle 14:37
In generale pensavo che criticando la Troisi foste dei poveri invidiosi, ma con tutta sta faccenda su Mito ho capito che non capite prorpio una mazza, il vostro cervello allora è davvero tarato.
Porca miseria, Crowley urla che c’è il diritto di opinione, ma dico hai letto i messaggi di Mito e anche qualche mio? Sei ritardata? Entrambi dicevamo prorpio che le opinioni sono di dirittissimo, ma i giudizi se non si è competenti non si possono esprimere. Per il resto inutile insistere perchè vedo che ci state facendo più che esserci…poverini.
Clio è inutile che dici che Mito non sa la materia se non sei neanche in grado di confrontarti col cesso per vedere chi è più preparato!
Mito vedo che ci ha fatto una domanda e nessuno oltre alle stronzate solite risponde, allora vuol dire che siete dei fanfaroni bla bla che se foste innanzi a lui diffronte ad un giudice di gara la vostra faccina di bronzo diverrebbe rossa rossa…
E’ inutile che puntiate tanto sul pagamento della stampa, perchè c’è chi non arriva neanche a quel traguardo, e poi so che alcuni editori chiedono addirittura una bassa percntuale sul costo totale se il libro merita. Detto ciò io lo voglio leggere e poi dargli dei veri suggerimenti innocenti di una lettrice non di una sbruffona come voi!
Spero faccia i soldi come la Troisi così vi scoppia il fegato ancora di più…Mamma mia che piccoli immaturi che siete…
Viva la Troisi!!!! Dai Licia raggiungici ti prego!!!!
3 maggio 2008 alle 14:57
Metto più che altro in dubbio la vostra buona educazione, direi. Ammetto che i toni del mio post non fossero proprio pacifici di fondo, ma penso sia una reazione più che normale di fronte ad una faccenda del genere: un autore che chiama ignoranti i propri potenziali lettori. E’ semplicemente paradossale, non sta nè in cielo nè in terra. Al contrario, io personalmente non ti ho mai chiamato “ritardato/a”, perchè qui sfociamo nel personale, e penso che tu questo diritto non possa arrogartelo. Tra l’altro, sono un ragazzO, con la lettera “o”. Potrei approfittarne per fare tristi battute riguardo al fatto che tu possa essere più ritardata di me non avendo tu notato la cosa, ma non mi abbasso a questi livelli e confido in un eventuale errore di battitura da parte tua. Per la questione “è sacrosanto avere un’opinione ma bisogna avere delle competenze per esprimere giudizi”, bene, il problema è questo: come vi permettete di mettere in dubbio le competenze dei lettori, cioè, ma chi vi credete di essere? Le uniche persone intelligenti sulla faccia della terra? E’ puro assolutismo culturale, e sinceramente, la cosa non può che farmi sorridere: prendere tutto ciò seriamente è solo una perdita di tempo.
3 maggio 2008 alle 15:10
Lilith, cara, che faccia soldi o crepi di stenti a me non interessa punto, sai? Mi sorprende solo la tua mastodontica ingenuità. Noi i fanfaroni? Mah, vabbè, buon viaggio, ed attenta a non scivolare sulle bucce di banana. :)
Ad ogni modo non rovinare l’ingenuità con l’atio, sarebbe un crimine gratuito.
3 maggio 2008 alle 15:42
@ Lilith:
Oddio sto ancora rotolando a terra per questa affermazione:
So che rischierò di ripetere ciò che ha già detto qualcuno, ma voi fate lo stesso, se non peggio, infatti noi staremmo dando giudizi sul libro (o su ciò che abbiamo letto del libro), mentre voi state dando giudizi sulle persone che neanche conoscete e che non sarebbero (a quanto dici tu e qualcun altro) in grado di comprendere quanto valga un libro.
Ma finché sono in grado di leggere, sono anche in grado di esprimere opinioni e giudizi su quanto leggo, così come per ogni cosa che vedo, sento, guardo, ecc.
3 maggio 2008 alle 15:51
Sandy, hai centrato il punto XD
Ma forse loro, in quanto numi d’arte e scienza, sono anche onniscienti…
3 maggio 2008 alle 15:55
(XD) È vero, non ho calcolato l’onniscienza di qualcuno, ma come ho fatto a dimenticarmene…
3 maggio 2008 alle 16:26
Ahah stiamo raggiungendo livelli davvero esilaranti!
Del ritardato non era ancora stato dato a nessuno.
Complimenti, Lilith, mi sa che sei sulla strada giusta per “mitoancetizzarti”! Le basi, soprattutto di scarsa educazione, ci sono tutte!
Clio e Sandy hanno già commentato esprimendo il mio pensiero, quindi aggiungo: Lilith, tu che difendi a spada tratta Sergio Rocca, dici di non aver letto il suo libro. Bene, compralo e leggilo. Poi torna qui e prova a essere obbiettiva.
Ah, ovviamente, prima prendi una laurea in lettere classiche. E magari una specializzazione in filologia moderna e classica. Il tutto possibilmente con il massimo dei voti. Altrimenti, come ha affermato l’autore, non potrai mai essere all’altezza di comprenderlo. Tantomeno di dare non dico giudizi, ma anche solo e soltanto una benchè minima opinione sulla sua opera.
Mi raccomando, quindi.
In bocca al lupo, eh!?
Ps. Lo so, avevo detto che era il caso di smetterla con questo flame, che continuo a ritenere assolutamente inutile. Ma Lilith mi ha davvero fatta morire dal ridere! Avvocatospadaccino, dove sei finito? XD
3 maggio 2008 alle 21:38
Lilith:
Mito? E dove e’ finito il “cesso”?
… ah, eccolo.
… nessuno risponde, e nemmeno tu a quanto pare. E secondo te che cosa vuol dire questo? Lascio rispondere a te:
Sei una “fanfarona bla bla”? E lo e’ anche Mitoancess, perche’ ti assicuro che lui non dira’ mai qual e’ l’etimologia della parola “elisione” e il suo utilizzo nella metrica classica. E sai perche’ non lo dira’ mai? Perche’ se lo dicesse si offrirebbe di nuovo allle critiche. E a lui le critiche non piacciono. Gli fanno la bua, poer nano.
3 maggio 2008 alle 21:47
Ragazzi, vi prego, basta! Sono stravolto. Avete davvero estenuato con questo prato erboso e altre cose simili… che monotonia e soprattutto, che palle!
La critica si fa in altri modi, lo sanno anche i bambini dello zecchino d’oro (senza offesa verso loro e questa manifestazione)… E’ stato detto mille volte, ma nulla da fare… Prendere frasetta per frasetta e trovare al suo interno tutto ciò a cui posso attaccarmi per demolirla o distruggerla, indipendentemente da qualsiasi spiegazione… non è critica !!
Chiedo scusa in anticipo per la lunghezza di questo messaggio ma a me non è concesso scrivere articoli.
Di tempo da perdere per dimostrare l’infondatezza di diverse parti della recensione e dei commenti non ne ho molto, a me pareva già così lampante, ma visto che non siete soddisfatti ve ne faccio alcuni esempi:
a) “per dire che un bambino ha gli occhi azzurri deve usare due metafore e una similitudine.”
Perchè, è proibito? Qualcuno ha stabilito per legge un prontuario su quante figure retoriche uno scrittore debba utilizzare? E’ vero, forse poteva essere espresso in maniera più semplice, e quindi? chi se ne frega, non è questo il punto. Le più grandi opere bretoni e medievali sono proprio caratterizzate dall’amplificatio che rende la lettura un vero e proprio viaggio tridimensionale nella realtà creata dall’autore, per non parlare del famosissimo ciclo arturiano ricolmo fino all’orlo di similitudini !
b) “L’insistenza su particolari inutili come le striature zaffiro sul ceruleo.”
Lo zaffiro può essere di vari colori, non necessariamente azzurro (esiste lo zaffiro giallo, viola etc… è una gemma che può assumere diverse varietà cromatiche). Donde si deduce non sia un particolare poi così inutile…
c) “Banalità dell’uso della metafora.”
Molti scrittori, partendo da metafore banali, hanno costruito discrete opere. La banalità di questa metafora poi è del tutto discutibile e soggettiva.
d) “Abbiamo poi il “foro” della carrozza. Sarebbe?”
Perchè alle carrozze è assolutamente vietato avere fori o aperture che non siano finestrini?
e) “Lo stridio del cocchio”? Perché il cocchio stride?”
Il cocchio può stridere eccome. Stridere può anche significare scricchiolare o cigolare e un vecchio mezzo di trasporto quale una carrozza, fatta da assemblaggi di pezzi di legno in movimento su una strada può stridere.
f) “I robusti e infaticabili frisoni: i due aggettivi sono di troppo, e il secondo è esiziale (visto? anch’io posso parlare forbito!)”
Esiziale significa mortale, che apporta un danno grave, e di certo non è consono che venga utilizzato in relazione a questi aggettivi, bensì ad una malattia e in ambito medico… Esiste anche una cosa che si chiama “campo semantico”! Sulla correlazione aggettivo/sostantivo tra frisoni e robusti/infaticabili si è già espresso l’autore in maniera esauriente in un post che ho letto e al quale rimando.
g) “Raccontato e non mostrato.”
Sta raccontando il movimento di una carrozza in corsa. Cos’altro dovrebbe dire? Credo sia a discrezione dello scrittore poter aggiungere di più o di meno…
h) ” Il ‘ballonzolare’ non è un suono.”
Il ballonzolare è un movimento, dove si è dedotto che potesse essere un suono dal contesto della frase? Il movimento può risultare tranquillamente ovattato.
i) “Gli ‘sprazzi tra l’albore’, perché la luce dell’alba solo a sprazzi permette di distinguere il verde dei prati?
La frase originale è “né alle distese erbose, il cui verde si scorgeva attraverso gli sprazzi tra l’albore” … significa che si potevano vedere solo parti del verde delle distese perchè la luce dell’alba che filtrava tra gli alberi permetteva di distinguere solo quei pezzi…. Cosa c’è da capire? Dove sarebbe lo sbaglio o la mancata chiarezza?
j) “Non ci sono immagini…”
I prati e il paesaggio cosa sono? Pere cotte?
k) “Non gli rimanevano più lacrime da versare” è un’altra frase che da sola fa meritare all’intero romanzo il cestino.”
Da quando questa frase è stata inserita nel Sillabo? Proibito usarla? Sarebbe una critica? Indubbiamente potrebbero esserci modi migliori ma mi raccomando, spulciamo bene fino in fondo, vediamo quante se ne possono beccare… Ah, in una frase c’è anche scritto “gli era stato amico” … cooooosa?? Era ??? il verbo essere è davvero banale, ridicolo…
l) “Quale silenzio? Non c’è lo stridio, lo scalpitio, e il “ballonzolare”(sic)? È vero, arrivano ovattati, ma non mi pare ci sia silenzio.”
Che elasticità mentale… Una persona sola, in una carrozza, in un paesaggio comunque isolato e nonostante lo scalpitio che giunge ovattato secondo voi è sinonimo di bailamme e cagnara?? Mio Dio…
m) -«Kalos…» echeggiava ogni tanto nella sua mente come un richiamo del ricordo dell’amico, del fratello…- Perché non metterci ecc. ecc. invece dei tre puntini di sospensione? L’effetto ridicolo è lo stesso.”
Ora ci attacchiamo pure sui segni di interpunzione… Queste sono semplici scelte insignificanti su più livelli… per la serie “attacchiamoci a tutto!”. Se uno vuol usare i puntini di sospensione anziché scrivere “etc…etc…” non va bene?? Sarebbero queste le critiche costruttive, valide e forbite??? Ammazza…
n) “Il bello è che non frega un tubo neanche al lettore del nuovo sovrano dei regni di Aesir e dell’anello di congiunzione fra occidente e oriente .”
Signori, da oggi in avanti nessun personaggio dei vostri romanzi e delle vostre storie può più affermare di essere disinteressato a qualunque cosa…. mi raccomando! Non è più possibile minimamente esprimere questo stato… Ipse dixit!
o) “Sono solo parole. Non stanno comunicando niente.(riferito ad una descrizione).”
Forse perchè potrebbe comunicarlo dopo? (magari nelle pagine NON lette?) Ah, no… bisogna impeccabilmente spiegare e rivelare tutto subito, altrimenti si è ridicoli e si spreca inchiostro.
p) “…essere i pensieri di un bambino. Sergio, quanti bambini senti esprimersi così? Nessuno.”
Eppure mi sembra chiaro in che epoca sia ambientata la scena. Dei dettagli che potrebbero farlo evincere ci sono… Siamo forse ai giorni nostri? Un bambino colto in epoca antico/medievale poteva parlare proprio con questa proprietà di linguaggio… (come avrete notato in diversi film, ma anche in diversi libri, ad esempio Jacques Le Goff, grande medievista, parla proprio dell’acutezza di linguaggio in bambini già in tenera età (ovviamente non figli di contadini…) NB = Mi sono permesso la citazione di un nome come Jacques Le Goff non per vantarmi, ma dato che avete mosso questa critica all’autore mi auguro vi siate almeno documentati per supportarla ( o almeno spero!)
q) «Non troveresti l’Ade così interessante, sai?» “buh!” lo dici improvvisamente.” Dunque se non ho capito male, se si fanno preamboli per introdurre e spiegare cose e situazioni si è pedanti e inutili, se non lo si fa si sbaglia comunque perchè si dice il tutto improvvisamente e ‘senza preparazione’. Mah… insomma non ci si azzecca mai.
r) “il suo amico, fratello maggiore, maestro… sottolinearlo tre volte in mezza pagina è RIDICOLO.”
Uno non può essere amico e insieme fratello e maestro ok ??? Sappiatelo… solo uno dei tre mi raccomando !!!(che chicche queste critiche !!!) Quanta professionalità.. Guarda caso tra le figure retoriche che hanno portato sul piano mondiale questa metodologia narrativa c’è la ripetizione dello stesso concetto con la medesima struttura semantico-sintattica o con espressioni alternative ma di identico significato.
Sono per l’esattezza ben diciotto esempi.
Non posso proseguire perchè il tempo stringe, ma vi assicuro che ce ne sarebbero altri da aggiungere al già consistente elenco.
Dunque, facciamo il punto della situazione. Stante il fatto che il libro possa piacere o meno, nonché la palese e possibile buona fede di alcuni consigli, la recensione e altri commenti hanno in qualche circostanza ovviato un chiaro criterio di obiettività, privilegiando piuttosto la ricerca spasmodica, tra gli “anfratti” delle parole, di ogni cosa possibile a cui potersi aggrappare (costi quel che costi) per contestare e giudicare, cadendo in certi casi nell’errore di muovere osservazioni non sempre plausibili, come ho cercato di dimostrare.
Molte considerazioni sono state abbastanza pretestuose, con il solo fine di poter riversare l’ovvio senso di fastidio derivato dai copiosi messaggi che arrivano e che sono discordanti con alcune linee di pensiero.
Come vedete non ho insultato, ho espresso ancora una volta un parere, ben supportato direi. Siamo tutti liberi di dire certe opinioni piuttosto che altre, ma purtroppo ciò non basta per recensire un libro! E non mi stancherò mai di dirlo. So che ormai quello che ho scritto non servirà a nulla, anzi… mi pioveranno accuse e ingiurie a 360 gradi, ma davvero… non ne potevo più di leggere alcune valutazioni demenziali e stupide ironie su prati erbosi e altro…
Ho ben motivato ciò che ho sostenuto, anche se contestare frase per frase come siete usati a fare qui è senza dubbio un delitto nel giudizio su un libro che ha spiegazioni ben più complesse ( e ciò vale per qualsiasi libro).
E’ vero che il primo impatto conta, ma è altrettanto vero che chi va in libreria, come qualcuno, e si basa sulle prime due righe per optare sull’acquisto o meno, non se ne dovrebbe vantare… anzi; può fornire giusto considerazioni molto sbrigative e gran poco attendibili. E qui non c’entra nulla il fatto di essere studenti universitari o intellettualoidi, basta avere perspicacia, consapevolezza solida e motivata delle proprie convinzioni e tanto buon senso per essere credibili. Qua non solo si esprime un parere, ma si recensiscono due pagine come matrice per il valore addirittura di un libro intero.
Questo metodo di lavoro, semmai, è da cassonetto d’immondizia.
Ribadisco, il libro può piacere o meno, uno può anche dire che faccia schifo, ma non diffamare ( e non dite che non è così ) sulla base di giudizi, “critiche” o “pseudo-osservazioni” come quelle che ho visto qui, molte delle quali azzeccate e affidabili come le previsioni di una bufera di neve in Africa equatoriale.
Ho letto il libro, PER INTERO, e per la cronaca, non sono né mi sento affatto scemo nell’averlo fatto, caro Sig./Sig.ra Scemo chi legge (ho visto che poi si è scusato/a, be.. ci mancherebbe altro!)
So che questo mio commento e queste mie notizie turberanno questo sito, ovvero un’istituzione che si gloria del suo decoro (visto! anch’io so usare l’ironia nelle critiche), però davvero… non se ne può più!
3 maggio 2008 alle 21:51
Carlo, non esser troppo sagace, potrebbe risentirsi :)
Però ad un certo punto potremmo anche smetterla, più si continua e più ho l’impressione di sparare sulla Croce Rossa…
3 maggio 2008 alle 22:42
A Rob
Perlomeno qualcuno che argomenta invece di sgallinare, alleluja!
Tanto per cominciare: la recensione è piena di acredine e accanimento, vero, ma la situazione rende comprensibile tutto ciò.
Vero, i poemi medievali sono molto “ricchi”, ma chissà perchè, non “offendono” il lettore. Personalmente ciò che ho trovato insopportabile di questo brano (e non penso che la cosa riguardi solo me) non è il linguaggio forbito, quanto il fatto che questo linguaggio è “fine a se stesso”. Leggendo sembra che l’autore voglia essere ricercato e ricco, e va a finire che è sovrabbondante. Qui non si tratta di ricchezza di prosa, si tratta di “asianesimo terminale”, passatemi il terimne…
b) “L’insistenza su particolari inutili come le striature zaffiro sul ceruleo.”
Lo zaffiro può essere di vari colori, non necessariamente azzurro (esiste lo zaffiro giallo, viola etc… è una gemma che può assumere diverse varietà cromatiche). Per l’appunto, lo scrittore non dà un’immagine, è un mero arzigogolo letterario, ed anche piuttosto usato. Giustamente se uno mi dice “occhi di ametista”, io so che la persona avrà gli occhi di una qualche sfumatura di viola. Se uno mi dice “occhi di agata”, già non dice più nulla, è un preziosismo, non comunica nulla.
c) “Banalità dell’uso della metafora.”
Molti scrittori, partendo da metafore banali, hanno costruito discrete opere.
Usando figure e paragoni ricorrenti si possono ottenere risultati notevoli, ma è difficilissimo, come dice Saba. Niente di male se paragoni gli occhi a gemme, se lo sai fare è bello, sennò è banale. Nel caso appare banale, perchè anche qui non si cerca di comunicare un’immagine, ma di fare un esercizio poetico.
d) “Abbiamo poi il “foro” della carrozza. Sarebbe?”
Perchè alle carrozze è assolutamente vietato avere fori o aperture che non siano finestrini? Bè, è un po’ strano, non trovi? Certo, io posso anche dire che il personaggio guardava il cielo dalla cappa del camino, ma è bizzarro. Non tutte le carrozze hanno i finestrini, ma i buchi?… Mah…
e) “Lo stridio del cocchio”? Perché il cocchio stride?”
Il cocchio può stridere eccome. Stridere può anche significare scricchiolare o cigolare e un vecchio mezzo di trasporto quale una carrozza, fatta da assemblaggi di pezzi di legno in movimento su una strada può stridere. No, il gessetto sulla lavagna sgtride, la chiave nella serratura stride, un maialetto scannato stride, è un suono differente dal cigolio. E ad ogni modo io sui carri c’ho viaggiato di tanto in tanto, e non calessini da turisti, ma non li ho mai sentiti cigolare. Poi, tutto è possibile, ma cigolare non è stridere.
Un movimento non è ovattato, il rumore di un movimento è ovattato. Gomenne, ma questa è proprietà di linguaggio.
C’è di sbagliato che la scena è irreale. Sono stata a zonzo nei boschi a diverse ore del giorno e della notte, e non esiste che tu distingua solo le radure od i pascoli, soprattutto in un’epoca remota, in cui i boschi sono adulti. L’autore, come la maggioranza della gente, conosce solo boschi giovani, e forse nemmeno quelli, non pensa che secoli fa un bosco potesse essere differente. All’alba la luce grigia si riflette sulle foglie, alberi e cespugli sono ben visibili, e tutto pare come “grigio”. Forse se tu ti trovassi ad attraversare un bosco di sole conifere potresti passare, ma questo genere di avventure capitano nei rimboschimenti, i boschi quelli veri non sono MAI di soli aghifoglie.
Non sono resi, sono “poetati”, non so se mi spiego: non comunica immagini, adorna un’idea vaga di parole desuete.
No, il verbo essere è parte integrante della lingua italiana. Questa frase invece è la tipica frase da sussidiario. Poi, non è vietato usarla, ma è stata talmente sfruttata che ormai ha perso ogni carica patetica.
No, ma tra silenzio e cagnara c’è vari gradi, non pensi? E’ proprio degli scrittori alle prime armi essere incoerenti, e questa è incoerenza, perchè per quanto ovattata possa essere una carrozza od un carro non è silenziosa. Sarebbe come dire che in metropolitana c’è silenzio. Possono stare tutti zitti, ma silenzio non c’è!
Va benissimo, è solo ridicolo: cerca di essere patetico senza saperlo fare.
Se nella storia è ininfluente, perchè mettercelo? Per dare un po’ di colore locale?
Noi stiamo commentando le prime pagine, e l’autore non ha detto “ma dopo si risolve, siete voi che non avete letto bene”, si limita a dire” non capisci nulla, è perfetto!”, al che io mi fido e penso che non comunichi nulla nemmeno dopo…
Giustissimo, ma qui il bambino non sta parlando, il bambino sta pensando, è diverso. Io penso “o Madonna, che sonno!” e dico al mio vicino di casa “Questa mattina mi sento un po’ stanca, sa…”. Se il bambino stesse parlando con qualcuno, niente da eccepire, ma sta pensando, e quindi il tutto diventa trombone e tirato per i capelli.
Penso che tutti quelli che si interessano almeno un pochino all’epoca medievale conoscano Le Goff XD Ti consiglio anche regine Pernaud
Chiuso OT
Non c’entra niente, qui si discute il fatto che la scena è descritta male. Il bambino sussulta non appena sente una voce straniera, ma detto così sembra che senta la frase e poi trasecoli “omamma, chissaramai?”. L’autore non sa descrivere la scena, semplicemente. “Una voce inattesa lo fece trasalire: -Non troveresti, ecc.”, ora è scritto a cane, lo so, ma in questo modo tu vedi il bambino sussultare appena sente parlare l’altro, nell’altro modo i personaggi sono scoordinati.
Certo che può, può anche preparargli i panini se vuole, chi dice niente? La critica è al fatto che ribattere per tre volte in mezza pagina che costui era maestro, fratello, zio, cugino di secondo grado, pittore di acquerelli ecc. è ridicolo. Non il fatto che lui fosse tutto ciò, quanto il ripeterlo tre volte in mezza pagina.
Sì, d’accordo, ma tre volte in mezza pagina?! Anche il paragone è una splendida figura retorica, ma se io mi metto a scrivere: “la mia camicia è rossa come i papaveri, come le ciliegie, come le fragole che maturano nelle estati calde come il forno” ecc. scrivo boiate!
A chiosa, l’autore non ha controbattutto, ha iniziato a darci dei barbari ignoranti come Assurancetourix d’Armorica: denota che non è sicuro del fatto suo.
3 maggio 2008 alle 22:46
@Rob.
Sì, lo è. Quando scrivi in italiano segui delle precise regole di ortografia e sintassi, quando scrivi narrativa di genere ci sono regole altrettanto precise.
Ora, un autore può ignorare le regole dell’italiano (per esempio facendo parlare un personaggio in dialetto) e allo stesso modo può violare le regole e le consuetudini della narrativa, tuttavia se non sa quello che sta facendo vengono fuori disastri, come il caso in esame.
Infatti il problema di fondo è che il testo è noioso e sconclusionato, tanto appunto che dopo poche pagine non si ha più voglia di proseguire. Questa mancanza di voglia è dovuta al fatto che l’autore ha violato tutta una serie di regole, senza ottenere da tale libertà nessun particolare effetto positivo.
Il paragone con le opere medievali lascia il tempo che trova: se io scrivessi in italiano trecentesco non mi pubblicherebbe e leggerebbe nessuno. La narrativa si evolve (puoi anche sostenere si evolva in peggio, ma questo è un altro discorso) e se si vuole essere letti occorre farsi capire.
Poi niente vieta al signor Rocca di scrivere in greco antico per il suo pubblico raffinato che tanto apprezza, e niente vieta a te di apprezzare Le Chiavi del Fato così com’è, rimane il fatto che usare tre metafore e otto similitudini quando non servono è un errore.
3 maggio 2008 alle 22:47
Uff… io non volevo entrare nel flame, mi ero limitata solo a far i complimenti a Gamberetta, ma pare che qui mi ci stiano tirando per i capelli… (scusate, so già che sara un lungo testo, il mio)
Ancora non ho avuto il piacere di leggere i ciclo di Artù o opere bretoni, quindi non posso far altro che fidarmi quando dici che sono piene di tali metafore (permettetemi però di sperare che non siano a questi livelli) e chetarmi a riguardo.
Su similitudini e metafore, però vorrei portare “alla luce” le parole di un premio Nobel, per quanto ironiche queste siano, che sono diventate il mio Vademecum personale (porto solo alcune parti). Oh, ovviamente non sono legge, solo consigli di buona scritture. Se uno vuole ignorarli, liberissimo di far come meglio crede:
(Umberto Eco, La Bustina di Minerva, Bompiani 2000)
allora direi che è in difetto di almeno una parola. Se non intendeva lo zaffiro azzurro (quello che in genere viene subito in mente, soprattutto in quel contesto) doveva specificare di quale parlava… oppure dovevamo immaginare gli occhi cerulei scagliati di azzurro, viola, giallo e altri?
Sì, bisogna solo vedere il risultato e ciò che suscita. Appunto perché soggettivo, la tua critica su questo punto è insensata: a lei (e altri) non è piaciuta.
Come per lo zaffiro del punto b, allora, avrebbe dovuto specificare di quale foro parlava.
Ed è a discrezione del lettore dire: “Mi ha dato di più leggere il pensierino scolastico di mia sorella di otto anni.”
Un buon autore sa farti vedere la carrozza che corre, con tanto di intarsiature e graffi, che quasi ti sembra di starci sopra!
Sei mai uscito all’alba? Deduco di no, se non capisci la differenza…
Oh, a proposito… dove si parla degli alberi? Non sapevo che “distese erbose” intendesse anche gli alberi… a me, sinceramente, evoca un immenso prato di sola erba, al massimo delle margherite sparse qua e là.
E per tornare all’alba, ci si vede discretamente già dall’inizio dell’aurora e, anche concesso che ci siano gli alberi (seppure non sia scritto e il lettore non può entrare nella mente dell’autore), l’ombra che provocano renderà il verde del prato più scuro, non lo trasformerà in un’altro colore. (Qui non ammetto repliche, l’arte visiva è il mio campo e so di quel che parlo!)
Parole, solo parole. Non evocano, nel contesto, nessuna immagine tangibile, di quelle in cui ti ci perdi e non ti sembra più di essere nella tua camera, sdraiato sul letto a leggere un libro, ma lì, accanto al protagonista a sorridere, piangere, aver paura e gioire con lui.
Queste sono le “immagini”. Il resto, mere parole vuote.
Ho vissuto in campagna per dieci anni, passava una macchina ogni morto di papa e quando ero sola a casa era talmente tranquillo che sentivo le macchine che passavano ad un paio di chilometri e più di distanza.
Appunto perché è un posto isolato e “vuoto”, il più minimo rumore si nota come una cannonata e da più fastidio di una tv accesa in centro città.
L’ortografia non fa parte del testo? I segni di interpunzione non contano nulla?
Allora perché metterli e avere delle regole per usarli nel modo giusto, se tanto si possono usare come ci pare?
Ogni minima scelta è importante.
Ricorda, per un punto Martin perse la cappa. Era sul mio libro di grammatica delle elementari.
Immagini, si parla di immagini. (Di cui ho già parlato al punto j).
Ripetere tre volte il colore degli occhi e due la forza dei cavalli è più importante di spendere due parole per introdurre un personaggio?
Non ha detto che non possono essere tutt’e tre. Ha detto che non c’è bisogno che ripeta lo stesso concetto (che è suo fratello, amico, maestro e quant’altro) per tre volte. E’ leggermente diversa, la situazione.
Così come molte delle critiche a tali considerazioni…
Comunque, mi pare che pure io ho motivato le mie risposte alle tue critiche, pacificamente.
Solo… me la togli una curiosità, per favore?
Anche altri prima di te hanno detto questo:
Ma non hanno risposto a quest’altra domanda:
Tu, voi, come giudicate se un libro merita o meno di essere comprato?
Sono seria: sempre pronta ad imparare metodi migliori per giudicare un libro e portarmene a casa uno che si fa leggere (Ho provato sulla mia pelle che basarsi solo su “Ci hanno fatto su un film che ho adorato” non è sufficiente perché piaccia anche il libro… ù_ù)
Gwin
4 maggio 2008 alle 02:43
No, ma nemmeno pisciare controvento lo e’.
4 maggio 2008 alle 12:56
ROB davvero credevi che fare un’analisi punto per punto della …oddio non riesco a dirlo…falsa recensione (così sono riuscita) di Gamby sarebbe servito a qualcosa? Ma non vedi che parlare con loro è come tentare di insegnare geometria a un mulo! Quà molti commentatori ci FANNOOOO! Non è che ci sono, CI FANNOOO! sono entrati in una dimensione psicolabile non so quanto tempo fà (probabilmente appena nati o quando hanno ricevuto una mega umiliazione e/o hanno iniziato a vivere una colossale frustrazione) e ormai se tu li becchi a fare la pipì hanno il coraggio di negartelo!!!! Ma non vedi che avrebbero il coraggio di contraddire il più esperto astrofisico del mondo?
C’è chi parla di Umberto Eco ma dimostra di essere uno gnorri inetto perchè pur di sfuggire alla domanda di Mito spara commenti irrisori.
Chi si improvvisa maestrina di grammatica senza manco farsi prima un corso di alfabetizzazione… Ma perchè poi evitate il confronto con Mito glissando le precise informazioni che lui da? Dai dai gnorri-men !
E poi da quando in quà le carrozze hanno i finestrini? Siamo in treno percaso?
CIUF CIUF !
Probabilmente l’autore si riferiva ai fori che davano all’esterno senza vetro, al massimo c’era un pezzo di legno usato a mò di scurino…
CIUF CIUF CIUF CIUF CIUF!!!!
Clio ti avessi di fronte ti vomiterei in faccia da quanto sei insulsa e patetica!
Mio Dio, adesso capisco perchè Troisi viene criticata tanto…JE RODEEEE !
A chi mi aveva detto di leggermi il libro rispondo che fra non molto lo farò, come ho già detto, ma mi guarderò bene dall’esprimere qualcosa di più di un parere come fatte voi, perchè aldilà di quei quattro amichetti che vi seguono chiunque entri in questo sito capisce che siete dei mocciosi ignoranti e fanfaroni sbruffoni…
E NESSUNO MI DICA CHE OFFENDO PERCHè QUELLO CHE LEGGO DAL VOSTRO PULPITO è PURO INSULTO GRATUITO E MALEDUCATO.
STO ASPETTANDO LA TROISI O QUEL RECENSORE CHE LA DIFENDEVA, ALMENO SI PARLA TRA PERSONE INTELLIGENTI…
4 maggio 2008 alle 13:01
Ah Carlo, guarda bene perchè se non stai attento il piscio che hai nel cervello ti scivola via dalle orecchie!
Sai che alla società è più utile l’incrostazione del cesso che la tua sciocca esistenza!
4 maggio 2008 alle 13:45
A Lilith
Lillina bella, perchè ti scaldi? Suvvia, la tua ingenuità è veramente preziosa, sciuparla con la volgarità è un crimine!
Uau, sei riuscita a scrivere “falsa”! Bè, dopo quì, quà e pò, una parola corretta, non è male :)
Decidi Lillina, o lo siamo dalla nascita, o non lo siamo e ci facciamo XD
Ah, mi rivanghi tristi ricordi…
Io non negherei, urlerei: “si bussa, prima di entrare!”
Piuttosto, Lillina, sei tu che, dopo che ti abbiamo fatto notare degli evidenti strafalcioni (i tre paperetti, sai?) ti ostini a negare l’evidenza. L’italiano non è un’opinione, sai? Sei come i bambini che si sbagliano a vestirsi e mettono la maglietta al rovescio, e quando i compagnetti glielo fanno notare strillano “non è al rovescio, è fatta così!”. Ciccia, sei tu che dopo aver pisciato fuori del vaso continui a negare.
Negare, negare sempre…
Non si parla di astrofisica, ma di letteratura, e siamo tutti lettori.
Lilly bella, aspetti ancora l’illuminazione di “elisione”? Anche io, fremo all’idea di leggere le auguste parole di mitoman! Ma sai, il suo atteggiamento, che a te ha tanto impressionato, a casa mia si chiama “menare il can per l’aia”.
Questa mi ha fatta veramente sghignazzare XD Lillina, la carrozzella che va con du’ stranieri, per citare Venditti, non è l’unico modello al mondo, sai? Le carrozze più vicine ai nostri tempi i finestrini li avevano eccome, e se tu leggessi qualche romanzo ottocentesco c’è un sacco di gente che si sporge dal finestrino per gridare qualcosa al cocchiere.
A cosa si riferisse, questo sta alla nostra fervida immaginazione supporlo! Che intendeva mai? Un buco di un tarlo? Il segno di un fendente? Una finestrella??
Piccola, perchè? A me stai molto simpatica nella tua ingenuità :)
Aridanga… Lillina, se tu soffri di manie di persecuzione non significa che anche noi ne siamo affetti. A me non importa un fico della Troisi o del signor mitoman, io lamento il destino della letteratura italiana, ridotta a portare avanti come esempi opere tanto scadenti.
Tanti auguri, ma prima devi laurearti in filologia, filosofia calmucca, letteratura ugrofinnica e storia del calesse applicata.
Hum… Offendi.
Suvvia, non te la prendere.
Vedi, la differenza tra te e Rob è che con Rob si discute, nel senso che lui prende la citazione e la contesta, noi la ri-contestiamo, alla fine nessuno convince l’altro, ma la disputatio fa sempre bene alla salute.
Te invece strilli “teste di minchia che non capite nulla, invidiosi” e basta. Capisci, il contenuto dei tuoi post è nullo, non dici nulla, sei inaniloquente (tanto per parafrasare un autore che adoro).
Sì, bravi, fondate il blog “la barca delle Muse”, così riunendo i vostri illuminati intelletti chissà a cosa non arriverete! Ciaociao
4 maggio 2008 alle 14:04
Ahahahahah! XDDD
Che bello, una risata ogni tanto fa sempre bene… :D
Rispondere però alle domande che vengono poste è un optional vedo…
Ho semplicemente risposto a ROB, non mi son messa a leggere i precedenti 220 commenti (anche perché, come già detto, volevo evitare di entrar nella discussione… anche se poi ho letto cose che me l’hanno impedito, data la loro assurdità)
Cmq… sfuggire alla domanda di Mito, dici? Ok, me la cerco e ti faccio sapere…
Elisione, elidere. E intensiva + Ledere che vuol dire manomettere, danneggiare.
In genere usato nel significato di rimuovere, annullare, levar via; si usa maggiormente per indicare le vocali a fine parola che vengono tolte per una più facile articolazione delle parole. (es. l’albero invece di lo albero)
Nella metrica latina (metrica quantitativa -a differenza di quella italiana che è accentuativa) ci si basa principalmente sull’alternanza delle sillabe (sillabe lunghe seguite da sillabe brevi).
L’elisione, meglio detta sinalefe, fa cadere l’ultima sillaba che finisce in vocale o in m se la parola seguente inizia per vocale o h e fonde insieme le due parole.
Contento il nostro Mito? ^.^
Chissà che non abbia aiutato qualcuno…
Ciao ciao,
Gwin.
4 maggio 2008 alle 14:12
Clio, guarda, io neanche risponderei, diciamo che mi sono stufata di parlare solo con gente come Lilith, almeno Rob è stato gentile e non ha insultato nessuno, ha solo dato le sue spiegazioni cercando di confutare ciò che Gamby ha scritto. Perché non sono tutti come lui? Semplice, nessuno vuol impegnarsi ad indagare ed a porre nuovi quesiti, a noi ed anche al suo cervello.
Mhm, penso sarà dura, ma non solo per Lilith, un po’ per tutti, io studio filologia e non è facile, pur essendo una materia interessantissima.
4 maggio 2008 alle 14:21
A Sandy
Guarda, a me fan tenerezza. Hai presente come i marmocchi quando li contraddici e loro attaccano “stai zitta, cacca, piscio, scemo!”. Forse pensano ancora che le parolacce abbiano una valenza magica…
Eh, la filologia è dura, ma non più di filosofia calmucca :)
A Gwin
Su elisione, non valeva la pena! Molti che al liceo hanno fatto latino (o anche greco) sanno cos’è, e la sua etimologia è del tutto ininfluente. Cambia qualcosa sapere ciò nel libro di mitoman? No. Mitoman sta menando il can per l’aia, e basta.
4 maggio 2008 alle 14:28
E dire che sono piuttosto esperta di bimbi piccoli, ma qui le cose mi sfuggono… probabilmente perché mi sto figurando gente di 20-30 anni che sbatte i piedini a terra e frigna per avere la cioccolata (o il lecca lecca) e davvero mi sto spaventando: fino a che punto arriveranno? Quanto è ancora lontano il fondo?
OT @Gwin: Per caso tu sei la Gwin che bazzica su Druhim Vanashta? /OT
4 maggio 2008 alle 19:47
A Clio: sì, lo so. Lo sapevo pure io che ho fatto l’artistico (quanto meno, una buona parte)! XD
Solo che sono della filosofia del “Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te” e visto che io vorrei una risposta, spero che così facendo qualcuno risponda anche a me! XD
OT Sì, Sandy, sono io. Ciao :D /OT
4 maggio 2008 alle 19:59
Auto quote:
“quanto meno, una buona parte” era riferito al significato e all’uso di elisione, non alla scuola… XD
4 maggio 2008 alle 21:12
Gwin, è bello vederti anche qui^^
4 maggio 2008 alle 22:00
@Clio:
Il tuo è un monologo…il monologo di una pazza.
Hai detto ciò che avevi da dire? T’hanno risposto? La pensano diversamente da te?
Adesso basta, ritorna nel letargo delle tue mediocri letture.
Non è sbraitando e continuando ad insultare che farai cambiare loro idea.
Ognuno rimarrà della sua e non potrai fare nulla.
4 maggio 2008 alle 22:12
@ZioBlood
E chi sbraita? Ciccio, io non mi scaldo certo XD
Oh, ma tu lo sai immagino, come sai che le mie sono letture mediocri.
Il tuo post non dice niente, solo “stai zitta”. Ora che ti sei tolto questo peso dalla coscienza puoi lasciarmi ai miei monolighi di pazza. Se darò fastidio sarà qualcuno della Barca dei gamberi a farmelo notare, dopotutto i padron di casa sono loro.
Buon viaggio ZioBlood!
4 maggio 2008 alle 22:19
Ah, a chiosa… Io non faccio mica proselitismo, ciccio, ma mi piace discutere. Certo, se incocci in gente che non argomenta, allora non c’è discussione… Ma può essere ugualmente interessante.
Poi, se sono dei fan di Rocca, della Troisi, se stasera si sparano, sono affari loro.
4 maggio 2008 alle 22:38
Guardate, la cosa e’ semplice: non e’ questione di sapere quale sia l’etimologia di elisione, o di derisione: la questione e’ esattamente come l’ha messa Clio, che quoto:
Basta. Mi sembra una critica valida, onesta, e assolutamente precisa. Il problema non e’ solo che Rocca non sa scrivere: non sa neppure leggere.
4 maggio 2008 alle 23:40
Non voglio in alcun modo insultare l’autore di questo scritto, considerate le sue capacità e i suoi risultati scolastici e universitari, e quant’altro mai.
Tuttavia non posso che essere d’accordo con l’autrice del commento, queste pagine sono illeggibili, uso questa parola per non essere frainteso, è la verità dei fatti: non significano niente. Non c’è messaggio, non c’è vitalità, non c’è profondità, sono segni grafici su supporto cartaceo. Mi ricordano, ovviamente che mi sia perdonato il paragone, le lettere della tarda antichità in cui gli autori scrivevano in rima a dei destinatari invitandoli a rispondere! In sostanza erano l’equivalente ddegli odierni SMS nei giorni di tedio.
Ora, frequento molto la rete, ma non ho difficoltà ad affermare che non c’è poi alcuna differenza tra queste pagine e certe fanfiction o racconti introdotti sul più banale dei forum GDR.
Va beh, ora che ho detto la mia sono in pace col mondo.
Auguri comunque all’autore perché possa migliorare.
5 maggio 2008 alle 14:56
A Clio:
Replico solo ad alcuni punti perchè con la mole di risposte che dovrei dare a tutti finirei tra una settimana.
“Perlomeno qualcuno che argomenta invece di sgallinare, alleluja!”
In effetti non è mia abitudine sgallinare…
“Tanto per cominciare: la recensione è piena di acredine e accanimento, vero, ma la situazione rende comprensibile tutto ciò.”
Be, oddio, è comprensibile fino ad un certo punto. In una “recensione”, se così la si vuol chiamare, bisogna fare in modo che le testimonianze non siano delle rivendicazioni o contestazioni “contaminate” con reazioni verso ciò che non condividi o verso chi non la pensa come te. Poi ribadisco, pendere frasetta per frasetta e trovare al suo interno tutto ciò a cui posso attaccarmi per demolirla o distruggerla, indipendentemente da qualsiasi spiegazione… non è critica !!
a) “Vero, i poemi medievali sono molto “ricchi”, ma chissà perchè, non “offendono” il lettore.”
L’argomento in questione dovrebbe essere il libro di cui sopra, non tanto il carattere e la vita privata del suo autore. O sbaglio? (anzi, non il libro, le prime due pagine su 260). Se poi voi desiderate anche battibeccare con l’autore sono problemi vostri. Non compro un libro basandomi sulla simpatia o antipatia di uno scrittore/scrittrice.
“Leggendo sembra che l’autore voglia essere ricercato e ricco, e va a finire che è sovrabbondante.”
E’ una questione di gusti personali. Finchè ci si limita a quello d’accordo, ma non per questo bisogna evidenziarla come critica.
b) la frase originale è: “Tra i sottili lineamenti degli occhi a mandorla brillavano due gemme cerulee come il cielo…. striate di zaffiro.”
Come fai a dire che non dà un’immagine e non riesci a focalizzarla??? Bo, a me sembra così ovvio…
c) “No, il gessetto sulla lavagna sgtride, la chiave nella serratura stride, un maialetto scannato stride, è un suono differente dal cigolio. E ad ogni modo io sui carri c’ho viaggiato di tanto in tanto, e non calessini da turisti, ma non li ho mai sentiti cigolare. Poi, tutto è possibile, ma cigolare non è stridere.”
No, no… qui ti sbagli proprio. Controlla pure sul dizionario (Zingarelli o altri) se vuoi. Per stridere ti dà anche come sinonimo cigolare e scricchiolare. Ti fa pure un esempio. Non è che uno dev’essere per forza salito su una carrozza per saperlo…
d) “Non gli rimanevano più lacrime da versare
Questa frase invece è la tipica frase da sussidiario. Poi, non è vietato usarla, ma è stata talmente sfruttata che ormai ha perso ogni carica patetica. ”
Vedi che ho ragione quando dico che vi “attaccate a tutto”! E’ una frase come un’altra. Se un personaggio dice “sei bella come il sole” è ovvio che sia semplice, ma non può essere soggetta a critica per questo, asserendo che è patetica o che ha perso ogni carica poetica.
e) “Ora ci attacchiamo pure sui segni di interpunzione… [...]Se uno vuol usare i puntini di sospensione anziché scrivere “etc…etc…” non va bene?? Va benissimo, è solo ridicolo: cerca di essere patetico senza saperlo fare.”
No. La frase è “Kalos…” Uno è portato a credere che dopo il nome ci sia un istante di sospensione. E va benissimo. Cosa c’entra mettere etc…etc… al loro posto? Non mi pare affatto ridicolo.
f) “Il bello è che non frega un tubo neanche al lettore del nuovo sovrano dei regni di Aesir e dell’anello di congiunzione fra occidente e oriente .
Se nella storia è ininfluente, perchè mettercelo? Per dare un po’ di colore locale?”
E’ questo il punto, vedi. Non è affatto ininfluente ai fini della storia. Lo comunica dopo. Certo, per chi il libro l’ha letto tutto, non 2 pagine. Limitatevi quindi a giudicare quello che potete vedere in due pagine ( anche se per me resta comunque un’aberrazione valutare in così poco)
g) “Giustissimo, ma qui il bambino non sta parlando, il bambino sta pensando, è diverso. Io penso “o Madonna, che sonno!” e dico al mio vicino di casa “Questa mattina mi sento un po’ stanca, sa…”. Se il bambino stesse parlando con qualcuno, niente da eccepire, ma sta pensando, e quindi il tutto diventa trombone e tirato per i capelli.”
No, la frase prima è pensata dal bambino, la seconda no. Sta facendo una specie di monologo.
“Penso che tutti quelli che si interessano almeno un pochino all’epoca medievale conoscano Le Goff XD Ti consiglio anche regine Pernaud”
Ho sottolineato il fatto di Le Goff per evitare di incorrere in gente che mi dicesse (ecco, è arrivato lo sborone che cita nomi etc…etc..)
Ciao
A gamberetta:
“Il paragone con le opere medievali lascia il tempo che trova: se io scrivessi in italiano trecentesco non mi pubblicherebbe e leggerebbe nessuno. La narrativa si evolve (puoi anche sostenere si evolva in peggio, ma questo è un altro discorso) e se si vuole essere letti occorre farsi capire.”
Il paragone con opere della letteratura medievale è stato fatto per supportare e argomentare il mio dissenso ad un’affermazione. E in questo senso è molto pertinente. Non certo perchè l’autore debba scrivere con la lingua della Chanson de Roland, mi sembrava chiaro!
A Gwin:
Vedi per la maggior parte dei punti più o meno ciò che ho scritto a Clio. Altrimenti impiego sei ore per rispondere a tutti.
Ti metto queste aggiunte:
-)Le citazioni di Umberto Eco non sono sempre pertinenti a ciò che ho detto io.
-) “L’ortografia non fa parte del testo? I segni di interpunzione non contano nulla?”
Non intendevo questo. Lì, i puntini di sospensione ad esempio van benissimo e son ben meno ridicoli di un etc…etc… che veniva proposto come alternativa.
-) Io avevo scritto: Molte considerazioni sono state abbastanza pretestuose, con il solo fine di poter riversare l’ovvio senso di fastidio derivato dai copiosi messaggi che arrivano e che sono discordanti con alcune linee di pensiero.
Tu dici:
“Così come molte delle critiche a tali considerazioni…”
Ovviamente. Mi sono dovuto adeguare a ciò che era stato detto prima per potervi rispondere. Cos’altro avrei potuto fare? A pretestuosità rispondo con altra pretestuosità. Ho ben specificato poi che, se fosse stato per me, avrei ovviato questo metodo di “critica” e di valutazione.
-) Quando dici “(Qui non ammetto repliche, l’arte visiva è il mio campo e so di quel che parlo!)”
Perchè?? Perchè hai fatto il liceo artistico?? E allora?? Cosa significa?? Che solo tu sei in grado di spiegare paesaggi e ciò che concerne arte figurativa o roba simile?? Scusa, ma questa te la potevi proprio risparmiare.
Ogni cosa ha il suo campo, per carità. Io ho fatto il classico e poi lettere. Ho visto la spiegazione che hai dato dell’etimologia di elisione e per favore, non dire “lo sapevo anche io che ho fatto l’artistico” perchè infatti sembra più un copia/incolla appiccicato, o parti comunque scopiazzate e accozzate insieme. Oltre ad essere incompleta come spiegazione. Il greco e il latino sono il mio campo, ma non per questo dico che non ammetto repliche a riguardo… I contesti di conversazione possono essere diversi, purché tutti coerenti. Questo solo per dirti che mi è sembrata molto brutta la tua insinuazione.
-) “Tu, voi, come giudicate se un libro merita o meno di essere comprato?
Sono seria: sempre pronta ad imparare metodi migliori per giudicare un libro e portarmene a casa uno che si fa leggere (Ho provato sulla mia pelle che basarsi solo su “Ci hanno fatto su un film che ho adorato” non è sufficiente perché piaccia anche il libro… ù_ù)”
Su questo posso solo darti qualche consiglio. Io spulcio internet, ibs etc, vari siti in cui compaiono giudizi, critiche (non solo uno, per avere un panorama più completo). Dalle novità comparse in libreria ai classici. Anche solo quando hai qualche minuto libero. Nelle librerie dove di solito mi reco ci sono riviste aggiornate con recensioni abbastanza attendibili. Passando ogni tanto me le prendo (sono gratuite) e me le porto a casa. Le sfoglio con calma. Se sono già in libreria prendo i tre/quattro libri che mi interessano e, nello spazio che ormai molte grandi librerie hanno (per fortuna) tipo tavoli e sedie confortevoli li sfoglio un po’. Leggo la trama sul retro, l’introduzione, delle pagine più in là e altre pagine che mi sembrano significative. Vado sull’indice dei capitoli per vedere se c’è qualcosa di interessante. Se è possibile inoltre è molto utile (quando è riportata) buttare l’occhio su bibliografia utilizzata o altri riferimenti simili. Questo è ciò che faccio io normalmente. Poi la cosa varia da caso a caso e da libro a libro. E’ molto soggettivo. Se possiedi poi un buon bagaglio culturale ti assicuro che il tutto non porta via molto tempo.
Poi, alla fine, una volta letto tutto il libro, e solo allora, mi accingo a dare una valutazione valida, completa e più affidabile. Non prima.
Il mio era uno sfogo per dire che sono stanchissimo di sapere che gente si rechi in libreria basando i propri acquisti su due righe di un volume o peggio solo sulla copertina perchè è il primo impatto che conta, permettendosi però di esercitare l’immeritato diritto di giudicare e infangare di tutto e di più con una sfacciataggine surreale e con la pretesa di essere attendibili. (Dico in generale, non è specificamente rivolto a te. C’è qualcuno che si vanta di far ciò). Da qui, la mia contestazione.
A Carlo:
a) “per dire che un bambino ha gli occhi azzurri deve usare due metafore e una similitudine.”
Perchè, è proibito?
“No, ma nemmeno pisciare controvento lo e’.”
Perchè, hai provato? Brutto ricevere l’urina addosso immagino… O forse, visto lo spessore di quello che dici, ci sarai abituato.
Ho scritto un lungo messaggio prima: se non concordi commentalo e contestalo. Ti risponderò e ti fornirò eventuali chiarificazioni come ho fatto con gli altri. Se invece scrivi solo per sfottere come nel messaggio da demente che hai mandato vai pure da un’altra parte a fare il buffone! Io di solito sono garbato, ma con te farò un’eccezione se la prossima volta non risponderai in maniera civile e regredirai a livello di un bambino di cinque anni.
5 maggio 2008 alle 15:11
@Clio:
Fai pure.
Io starò qui a leggere…e a spisciarmi.
5 maggio 2008 alle 15:51
Sono capitata per caso su questo blog e lo seguo senza mai intervenire da un po’, ma non posso non commentare anche io questa recensione…non ho letto il libro, quindi non lo giudico in toto, però c’è da dire che se è tutto scritto come le prime pagine, non lo comprerò mai. Mi spiace per l’autore,che sicuramente è persona degna di stima e di grande cultura, ma le due pagine riportate all’inizio della recensione a me sono parse pesantissime e inutilmente pompose. A che serve scrivere con termini così aulici? Va bene adottare un registro alto, ma qui per i miei gusti si sfocia quasi nel maniacale. Probabilmente la storia è appassionante e la trama ben architettata, ma se è scritta tutta così, mi arrendo ancor prima di provarci. In fondo, inutile fare i finti tonti, la prima impressione è quella che conta e a me queste due pagine hanno fatto un’imprezzione davvero brutta.
Mi spiace per l’autore e per chi ha apprezzato il libro, ma io non credo che lo leggerò. O per lo meno, non lo comprerò di certo, al massimo me lo farò prestare.
Io leggo per appassionarmi, per divertirmi, per passare del tempo piacevolmente, leggo insomma perchè mi piace. Se devo sforzarmi ad ogni pagina per decifrare cosa avviene, mi arrendo.
5 maggio 2008 alle 16:48
No, ok… mi sono spiegata male ed ero pure nervosa. Non intendevo lo “spiegare il paesaggio”, ma il discorso generale. Era solo un mettere le mani avanti (sono prevenuta, sì, ma visti gli appigli di certa gente, ero quasi pronta a scommettere che qualcuno avrebbe contestato anche quella frase…)
Per la parola elisione, sì alcune cose le ho controllate per sicurezza, ciò non vuol dire che non le sapessi, ma ammetto che visto come c’erta gente vi si era imputtata, per un attimo ho sospettato avesse un altro significato che mi era oscuro e che fosse più complicato… è cosa che si studia alle elementari -.- Poi, visto come son brava a spiegarmi [sono ironica], ho preferito usar parole più specifiche…
E poi chiedeva solo una spiegazione, non ha specificato come la voleva… XD
No, hai capito male. Non diceva dei tre punti alla fine del nome, ma qui:
Ah… perché non hai mai parlato con i miei insegnanti?! ç_ç XD
Non era un mio problema personale, ma alcune mie compagne ti sarebbero state grate per queste parole!! XD
Uhm… il primo lo mormora, il secondo lo pensa e il monologo sinceramente non ci è dato sapere…
Sinceramente, credevo che solo mia sorella si perdesse in discorsi solitari a voce alta… XD
Per i consigli sul libro: ti ringrazio.
Anche se credo che così si perda tutto il gusto della lettura, o gran parte… soprattutto perché c’è il rischio di incappare in qualche spoiler…
Beh… solo perché uno non si legge i 300 commenti di altre 300 persone che l’hanno letto prima di lui, non è in grado di far una critica?
I critici che stroncano film o libri, prima si leggono cosa ne hanno scritti altri? Può darsi, non è il mio lavoro e non lo so, ma dubito che se ne lascino influenzare.
Cioè, è questo tuo commento che mi lascia di stucco… o meglio, non riesco proprio a capirlo. Che c’entra come o perché io compro qualcosa con il fatto di saperlo criticare o meno?
Molti dei miei migliori aquisti li ho fatti basandomi sulla trama. ._.
Questo fa di me una cattiva lettrice o una che non sa distinguere se una cosa è scritta bene, male o discretamente?
Non ti seguo… @_@
Io non leggo perché da quello dipende il mio lavoro; come credo la maggior parte della gente, lo faccio solo per svagarmi, passare un po’ di tempo tranquillamente e/o rilassarmi. E’ questo che è la lettura, almeno per me, perché devo perdere la testa per capire un romanzo?
Oltre al fatto che un testo in quel modo io non riesco a leggerlo. Non voglio dare un giudizio generele (non riesco a leggere nemmeno Manzoni, eppure è un grande scrittore per tutti), ma non vedo perché non devo avere il diritto di dire “è scritto male”, quando ci sono degli errori… o meglio, personalmente leggendo quel testo, mi sembra quasi che sia stato scritto per qualcuno particolarmente stupido a cui bisogna spiegare dieci volte il solito concetto…
Oh… a Clio hai “criticato” dicendo che a te la descrizione degli occhi da un immagine. Certo, descrive qualcosa, quindi uno concentrandosi sulle parole può anche vederlo, ma non è un’immagine che nasce spontanea… Devi volerla vedere.
Da ciò che mi sembra (e quindi potrei sbagliare, ovviamente), fai una lettura molto analitica, un po’ come se leggessi un testo di matematica o fisica e dovessi stare attento ad ogni virgola per non perderti. Per me sarebbe un suicidio leggere così. Ho bisogno di perdermi nel libro e nella storia che racconta, leggere magari non stando sempre concentrata su ogni sillaba, pur riuscendo a capirlo e “sognare”. Se un libro ci riesce, per me è un ottimo libro. Se invece vengo sempre “colpita” da questi paragoni… nelle prime tre frasi, ce ne son… quanti… tre, quattro? Inizialmente non credevo nemmeno fosse l’inizio…
Ok, mi son persa io stessa nelle mie parole… XD
Credo però d’aver dato una conclusione a tutto… spero! In caso contrario mi scuso… ^^’
5 maggio 2008 alle 17:11
@Gwin
Ciao. La critica analitica l’ho fatta solo perchè qua era stata proposta una recensione in questo modo. Mi fa piacere che tu abbia un tuo metodo di scelta nei libri. Il mio era solo un consiglio, forse derivato da mie abitudini. Questo è per quanto riguarda l’opzione di acquisto del libro. Poi ovvio, una volta preso, anch’io cerco di assaporare l’anima che c’è in ogni volume. Ma alla fine, e solo alla fine però, giudico con ponderatezza.
Oddio l’ultima parte del tuo post non l’ho capita molto, era un po’ confusa. Ma il senso comunque credo sia quello per cui ti ho già risposto.
5 maggio 2008 alle 20:06
A Rob
Grazie al cielo, sembra una cosa molto diffusa di questi tempi :)
Il tono è acido e maligno, ma la sostanza è più che valida.
A cose normali sì, ma qui ogni riga è satura di “boiate” stilistiche, e l’autore aveva allegramente seminato vento, quindi direi che è più che passabile come commento.
No, mi hai capito male. L’autore offende, va bene, ma non intendevo questo XD intendo dire che usare parole desuete e ricercate con tanto accanimento da scdere nel ridicolo (prati erbosi, capelli semi-corti, ruggiti isterici di bambini pronti a gridare…) è offensivo per il lettore, perchè l’autore cerca di menarlo per il naso. Leggendo quelle righe si ha l’impressione che lo scrittori ti faccia gli sberleffi “guarda come sono ganzo! Guarda come sono ganzo!” senza nemmeno riuscirci! Al che ti viene da dire “ma chi ‘sto puerile sbruffone?”. No, perchè io accetto ti essere sbeffeggiata da chi ne ha la stoffa, così è parodico!
E perchè no?
Chiaro che capisco che il bambino ha gli occhi azzurri, ma i casi sono due: o la frase è parafrasabile con “il bambino ha gli occhi azzurri, azzurri, no, ma davvero azzurri!” o “il bambino ha gli occhi azzurri, ma con delle venature di una pietra che può avere dodici toni differenti”. Perchè? Perchè all’autore non importa di dare un’immagine vivida, l’autore si crogiola nelle parole.
intanto se un personaggio “dice” è diverso: i personaggi parlano, usano la nostra lingua, e la nostra lingua è piena di luoghi comuni (altrimenti non lo sarebbero), quindi uno che dice “ha degli occhi di zaffiro!” non suona strano; poi, se io leggo un romanzo scritto in modo semplice, che non si presenta come il nuovo splendore letterario, e ci trovo “bella come il sole”, è in spirito, non mi da’ noia. Ma se dopo una sbrodolata di termini aulici con la quale l’autore tenta goffamente di far vedere quanto è poeta, mi spunta una frase fatta detta e ridetta, spicca come una mosca nel latte!
Non è lì che va messo etc. etc., va messo dopo il suo amico, fratello…, ecco, lì va messo. Non dopo Kalos…
Chiedo venia, non ho letto tutto il libro, ma dato che l’autore non ha smentito quest’ultima affermazione (limitandosi a ruggire istericamente, pronto a gridare), ho creduto che fosse vera. Colpa della mia ingenuità, gomenne.
Non so, perchè pronuncia una frase, poi pensa “dei assassini ecc.”, poi parte un’altro periodo logorroico… Sta sempre pensando? o ha ripreso a soliliquiare? Non lo dice.
Ad ogni modo il cinno parla da solo, pensa ad alta voce, non si sta rivolgendo al Visconte di Carabattole, quindi il mio discorso vale comunque (cambiamo esempio, io mi alzo da letto e brontolo “Boia che sonno…”, e al vicino dico “sono un poco stanca”)
legittima preoccupazione, anche se con me il rischio non lo corri. Ah, quell’autrice te la consiglio sinceramente!
5 maggio 2008 alle 22:00
edit: soliloquiare, gomenne, non è italiano. Parlare ad altra voce da solo…
6 maggio 2008 alle 00:16
Caro Rob,
No, ma ci ha provato Rocca. E’ cio’ di cui si sta parlando qui – te n’eri gia’ scordato?
Che tu fossi un po’ ottuso era gia’ abbastanza chiaro a tutti, ma non fino a questo punto. Va bene, ti faccio un riassuntino, cercando di usare parole molto, molto, semplici. Vedrai che ci arrivi.
Il signor Rocca, per dire che un bambino ha gli occhi azzurri, deve usare due metafore e una similitudine. Ora (concentrati, non e’ difficile…), questo e’ come pisciare controvento. E’ una analogia, capisci? Bene. Quando sei sicuro di avere bene afferrato questo concetto, continua a leggere.
Ci sei arrivato? BRAVO! Continuiamo: tu hai chiesto: “Perche’, e’ proibito?”. Al che ti viene risposto: “No virgola certo che non e’ proibito virgola pero’ nemmeno pisciare controvento lo e’ punto e a capo”.
Significa che nessuno detta leggi, qui: si osserva solo che Rocca ha pisciato controvento. Non e’ proibito, pero’ gli si e’ spiegato che evitare di farlo e’ indice di adeguata acutezza mentale. Al che Rocca ha risposto che fior fiore di Docenti Universitari assicurano che pisciare controvento e’ una Grandissima Idea. E non capisce come mai tutti ridono e nessuno sembra impressionato.
Spero sia tutto chiaro adesso – a questo punto avrebbe capito persino scemo + scemo.
Sicuramente fa schifo vederlo succedere. Povero Rocca.
Scusa, Rob: mi sono ripromesso di rimanere molto sul semplice quando mi rivolgo a te, perche’ non voglio farti sforzare le parti piu’ delicate. Ma cerchero’ da ora in poi anche di sil-la-ba-re quando ti scrivo. Cosi’ non ti arrabbi piu’ come una bestia quando perdi il filo.
Senti, Rob, non hai neppure capito cosa intendevo dire con il “pisciare controvento”: credi davvero di essere stato capace di costruire un capolavoro di logica, con quell’imbarazzante fiume di malintesi e svarioni che hai postato? Credi davvero che io possa perdere anche un nanosecondo a correre dietro alle tue cazzate?
Non sono un buffone: sono uno che ti ha fatto incazzare perche’ e’ stato troppo sincero, troppo onesto, e troppo giusto nei tuoi confronti.
Vedi Rob, a me della garbatezza non importa nulla: preferisco l’onesta’, e l’intelligenza. Con la garbatezza mi ci netto il sederino (scusa, questo era solo un esempio dal vivo della futilita’ della “garbatezza”: normalmente dico “mi ci pulisco il culo”, e in effetti significa la stessa cosa, giusto? Se non hai capito, chiedi a scemo + scemo).
… su, ricomponiti. Non e’ successo nulla. Respira a fondo, e medita seriamente sulla “pisciata controvento”: hai capito benissimo quello che volevo dire, quindi dovresti pure scusarti per il tuo simulare offesa. Coraggio, per una volta puoi permetterti di mostrare un segno di intelligenza.
6 maggio 2008 alle 14:24
@ Carlo:
Ah ah ah ah ah.. Povera bestia!
Preferisci l’onestà e l’intelligenza ?? Ma lo volesse il cielo!! Se fosse…
Direi che l’intelligenza sia ben lungi dall’esserti amica.
Per il resto parla pure a vuoto, con le tue parole (com’è che dicevi?? ah sì…”mi ci netto il sederino ” anzi normalmente dico “mi ci pulisco il culo”).
“chiedi a scemo + scemo” … no grazie, a te non chiederò più nulla.
7 maggio 2008 alle 01:20
giuro solennemente che quando mi è stata linkata questa discussione non volevo credere ai miei occhi… Mito, tesoro, sei sicuro che il tuo nome non sia Camillo? Perché, giuro su tutto ciò mi è più caro, parli esattamente come il mio ex… è una cosa seriamente inquietante.
Intanto volevo complimentarmi con la Gamberetta per la puntuale ed esilarante recensione, con la quale mi trovo d’accordo per un buon 98%, poi passo a dire due paroline al madamino qui, il re delle pigne in culo, per citare un commento fatto prima da non rimembro chi:
amore santo, bello della mamma tua, ma lo sai come li chiamiamo noi quelli che scrivono c