Le Chiavi del Cassonetto
Qualche giorno fa ho segnalato la presenza su emule del romanzo di Sergio Rocca, Le Chiavi del Fato.

Copertina de Le Chiavi del Fato
Ne ho lette tre pagine e l’ho trovato scritto in maniera indegna, tale da farmi perdere ogni desiderio di continuare. L’autore, con nick mitoancess, è venuto da queste parti a offendere. Non si meriterebbe altro che il silenzio, ma io sono una brava persona. Perciò gli spiegherò perché bastano poche pagine del suo sedicente romanzo per capire che il posto giusto di tale opera non è una libreria ma il cestino della carta straccia.
Spero la mia analisi sia utile anche ad altri.
Potete leggere le prime due pagine del romanzo qui di seguito:
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PROLOGO Tra i sottili lineamenti degli occhi a mandorla brillavano due gemme cerulee come il cielo terso, striate di zaffiro. Il bambino guardava gli erbosi prati che scorrevano oltre il foro della carrozza. Lo stridio del cocchio tirato da robusti e infaticabili frisoni, lo scalpitio dei cavalli al trotto, il ballonzolare delle ruote sul terreno, sassoso e inumidito dallo scroscio della notte precedente, giungevano ovattati alla mente di Odino. Egli era assorto nei suoi pensieri e il suo sguardo fissava l’incantato e florido ambiente esterno. Non pensava però agli arbusti elfici e allo splendore della terra Jaline, né alle distese erbose, il cui verde si scorgeva attraverso gli sprazzi tra l’albore, ma a colui che gli era stato amico e salvatore, nonché fratello maggiore e padre, pedagogo e maestro o addirittura dio protettore allo stesso tempo. Aveva il viso e il naso arrossati dopo un pianto disperato, straziante, e ora non gli rimanevano più lacrime da versare. Gli rimaneva solo la quiete angosciante della rassegnazione. Il silenzio smorzava la rigenerazione dello stato d’animo, poiché era il guardiano fedele della sofferenza, e lui era troppo piccolo per farlo invece suo alleato. Il cuore di Odino era gonfio come gli occhi, colmo di una sofferenza interiore, a lungo andare fatale. «Kalos…» echeggiava ogni tanto nella sua mente come un richiamo del ricordo dell’amico, del fratello… Al bambino non interessava se il suo destino fosse quello di diventare il nuovo sovrano dei regni di Aesir, prossimi ad unificarsi in un unico impero, essendo lui la tanto supposta reincarnazione del dio Odino di Asgard. Non gli interessava nemmeno diventare l’anello di congiunzione tra i popoli di tutto il continente occidentale con quello orientale. Nemmeno di dover accettare che il suo destino fosse diventare il più potente dei monaci Rei di Zen-San, voleva semplicemente essere di nuovo accanto al suo Kalos. Odino prendeva atto che il monaco Kalos (il suo amico, fratello maggiore, maestro…) gli aveva insegnato molte cose sulla vita e sulla realtà, ma la sua morte era la prova dell’inapplicabilità e inveridicità di alcune di esse. Quella di Kalos era stata, però, una morte degna di un guerriero e un giustiziere. Egli era un eroe come pochi, vinto forse dall’ingannevole filosofia che seguiva e applicava fedelmente, perché in essa aveva fede. «Non tutto era vero, amico mio…» pronunciò sommessamente con amarezza il bambino, non distogliendo lo sguardo dalle valli lontane. Ma l’ammirazione verso Kalos non era scomparsa con la sua morte, neanche gli Dei assassini potevano vincere la sua grandezza. «Dei assassini e vigliacchi… vili!» pensò ancora il bambino, questa volta con disprezzo. «Oh Kalos, perché mi hai coinvolto nelle tue illusioni? Perché mi hai insegnato cose false? Perché non impedisci che il dolore mi uccida lentamente? Ora sento un veleno che fermenta nelle mie carni e mi tortura spietatamente… Con quale autorità mi ordinasti di vivere per inseguire i miei sogni? Quali sogni? Avevo ragione a non averne! Quanto desiderio ho di raggiungerti in Ade…» Il bambino sospirò e cambiò leggermente posizione sul sedile, sentendo il calore della pelliccia d’orso e del berretto di montone sulla testa. Il silenzio si fece sentire nuovamente nella carrozza come una folata di vento gelido. «Non troveresti l’Ade così interessante, sai?» disse una voce argentina, improvvisamente. Il bambino si voltò spaventato, in direzione dell’angolo destro della panca opposta alla sua. D’incanto vi era seduto un fanciullo più grande di lui, i cui occhi smeraldini erano rivolti all’esterno del cocchio, anch’egli fissava il paesaggio che scorreva. I suoi neri capelli semi-corti e il glabro viso gli davano un’aria da ‘lupetto spartano’. Il suo grande cappotto di ermellino, lungo fino alle caviglie, gli dava invece un’aria da principe di quei nuovi tempi. «Chi sei stregone?» ruggì il bambino istericamente, pronto a gridare. Continua… (purtroppo)
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Non solo queste due pagine bastano e avanzano per definire Le Chiavi del Fato uno schifo, ma arrivo a dire che la prima frase basta e avanza:
Tra i sottili lineamenti degli occhi a mandorla brillavano due gemme cerulee come il cielo terso, striate di zaffiro.
Da questa frase si evince:
- L’incapacità dell’autore di essere semplice e diretto: per dire che un bambino ha gli occhi azzurri deve usare due metafore e una similitudine.
- La mancanza di proprietà di linguaggio: “ceruleo” vuol proprio dire del colore del cielo limpido (terso), dunque la similitudine è pleonastica.
- L’insistenza su particolari inutili, come le striature zaffiro sul ceruleo. Questo pezzettino, tolto il linguaggio artefatto, significa: occhi azzurri come il cielo azzurro, striati d’azzurro.
- La banalità: l’uso della metafora della gemma per parlare degli occhi è quanto di più scontato esista.
Ma andiamo avanti:
Il bambino guardava gli erbosi prati che scorrevano oltre il foro della carrozza. Lo stridio del cocchio tirato da robusti e infaticabili frisoni, lo scalpitio dei cavalli al trotto, il ballonzolare delle ruote sul terreno, sassoso e inumidito dallo scroscio della notte precedente, giungevano ovattati alla mente di Odino.
Quel “prati erbosi” è un’oscenità. Come l’acqua bagnata.

Un prato, ma non un prato qualunque: è un prato erboso!!!
Abbiamo poi il “foro” della carrozza. Sarebbe? Il bambino sta guardando fuori dal finestrino? No? Quali “fori” ci dovrebbero essere in una carrozza? “prati erbosi” e fori nelle carrozze, altri due per la categoria “mancanza di proprietà di linguaggio”.
“Lo stridio del cocchio”? Perché il cocchio stride? Ammetto di non avere grandi esperienze di carrozze, se non al Luna Park, ma non le ho mai sentite “stridere”: e tre per la mancanza di proprietà di linguaggio.
“I robusti e infaticabili frisoni“: i due aggettivi sono di troppo, e il secondo è esiziale (visto? anch’io posso parlare forbito!) È al contempo inforigurgito, raccontato e non mostrato, e implica un punto di vista onnisciente che allontana dalla narrazione. Cool!
“Il ballonzolare” non è un suono, e dunque mischiarlo con stridio e scalpitio è una quarta dimostrazione di scarsa attenzione nell’uso del linguaggio. Poi ci si potrebbe chiedere perché la carrozza procede in mezzo ai sassi, quando intorno ci sono prati erbosi…
Egli era assorto nei suoi pensieri e il suo sguardo fissava l’incantato e florido ambiente esterno.
Essere assorto vuol dire proprio essere immersi nei propri pensieri, perciò ennesima prova che il signor Rocca non conosce il significato dei termini che usa. “l’incantato e florido ambiente esterno” cioè? Finora c’è un prato erboso e dei sassi. Incantato e florido, sarà…
Non pensava però agli arbusti elfici e allo splendore della terra Jaline, né alle distese erbose, il cui verde si scorgeva attraverso gli sprazzi tra l’albore, ma a colui che gli era stato amico e salvatore, nonché fratello maggiore e padre, pedagogo e maestro o addirittura dio protettore allo stesso tempo. Aveva il viso e il naso arrossati dopo un pianto disperato, straziante, e ora non gli rimanevano più lacrime da versare. Gli rimaneva solo la quiete angosciante della rassegnazione.
Gli “arbusti elfici”, ovvero? Gli “sprazzi tra l’albore”, perché la luce dell’alba solo a sprazzi permette di distinguere il verde dei prati? Scrivere un romanzo non significa giocare con le parole, significa mostrare una storia. Il bambino guarda fuori dalla carrozza, e che vede? Un bel niente, ci sono solo parole, non ci sono immagini. Questo è indice di pessimo scrittore.
Il fratello maggiore, amico, ecc. ma sul serio un bambino sta pensando a tutto ciò? Non è che sta pensando alla persona che è tutto questo? Brutto esempio di inforigurgito.

Elfo fra gli arbusti (elfici)
“disperato, straziante”, almeno uno è di troppo, ed è probabile entrambi, perché, se si esclude il caso particolare del pianto di gioia, l’atto stesso di piangere veicola strazio e disperazione.
Il “non gli rimanevano più lacrime da versare” è un’altra frase che da sola fa meritare all’intero romanzo il cestino. Non si possono scrivere banalità del genere, a meno che non si voglia essere ironici! È come cominciare sul serio un romanzo con: “Era un notte buia e tempestosa”! Cliché di questo tipo sono dolorosi fisicamente per il lettore. Sergio: mi hai fatto male!
Il silenzio smorzava la rigenerazione dello stato d’animo, poiché era il guardiano fedele della sofferenza, e lui era troppo piccolo per farlo invece suo alleato.
Quale silenzio? Non c’è lo stridio, lo scalpitio, e il “ballonzolare”(sic)? È vero, arrivano ovattati, ma non mi pare ci sia silenzio.
Cos’è “la rigenerazione dello stato d’animo”?
«Chiara, come va oggi?»
«Depressa, e tu?»
«Il mio stato d’animo è integro. Ieri invece si stava ancora rigenerando.»
Sergio, non è che tu devi buttar giù parole a caso, non funziona così, le parole devono avere un senso. Per esercizio riscrivi la frase successiva col guardiano, in modo che abbia un significato.
Il cuore di Odino era gonfio come gli occhi, colmo di una sofferenza interiore, a lungo andare fatale.
Non bastavano le lacrime, ci voleva proprio anche il cuore gonfio di sofferenza. Volendo apposta essere più banali, una non ci riuscirebbe. Come non bastasse c’è l’aggettivo inutile in più, bonus: interiore. È un po’ dura che il cuore sia colmo di sofferenza esterna…
«Kalos…» echeggiava ogni tanto nella sua mente come un richiamo del ricordo dell’amico, del fratello…
Perché non metterci ecc. ecc. invece dei tre puntini di sospensione? L’effetto ridicolo è lo stesso.
Al bambino non interessava se il suo destino fosse quello di diventare il nuovo sovrano dei regni di Aesir, prossimi ad unificarsi in un unico impero, essendo lui la tanto supposta reincarnazione del dio Odino di Asgard. Non gli interessava nemmeno diventare l’anello di congiunzione tra i popoli di tutto il continente occidentale con quello orientale. Nemmeno di dover accettare che il suo destino fosse diventare il più potente dei monaci Rei di Zen-San, voleva semplicemente essere di nuovo accanto al suo Kalos.
Il bello è che non frega un tubo neanche al lettore del nuovo sovrano dei regni di Aesir e dell’anello di congiunzione fra occidente e oriente: questo dicesi inforigurgito, sbattuto in faccia al lettore nella maniera meno elegante possibile.
Brutto davvero quel “la tanto supposta reincarnazione”.
«Suppongo che Le Chiavi del Fato sia un romanzo scritto da un autore alle prime armi.»
«Ma supponi tanto o poco?»
«Ehm, non saprei, suppongo moltissimissimo?»

«Il dottor Livingstone, suppongo?» «Tanto o poco?»
Odino prendeva atto che il monaco Kalos (il suo amico, fratello maggiore, maestro…) gli aveva insegnato molte cose sulla vita e sulla realtà, ma la sua morte era la prova dell’inapplicabilità e inveridicità di alcune di esse.
L’abbiamo capito che Kalos è amico, fratello, amante, segretario, e guerriero insostituibile giocando online, ma questo sottolinearlo tre volte in mezza pagina è RIDICOLO. “inveridicità” non è una parola della lingua italiana, oltre al fatto di essere cacofonica e di sembrare uscita dalla neolingua di Orwell.
Quella di Kalos era stata, però, una morte degna di un guerriero e un giustiziere. Egli era un eroe come pochi, vinto forse dall’ingannevole filosofia che seguiva e applicava fedelmente, perché in essa aveva fede.
Pensa che sagoma questo Kalos: applica fedelmente una filosofia, perché in essa ha fede! Incredibile! Il resto è fuffa, non solo è fuffa raccontata e non mostrata, ma rimane fuffa nella nebbia più fitta: insegnamenti riguardo “cose”, “ingannevole filosofia”, “morte degna di [...] un giustiziere”, come prima sono solo parole. Non stanno comunicando niente, non stanno mostrando niente, sono puro spreco d’inchiostro.
«Non tutto era vero, amico mio…» pronunciò sommessamente con amarezza il bambino, non distogliendo lo sguardo dalle valli lontane. Ma l’ammirazione verso Kalos non era scomparsa con la sua morte, neanche gli Dei assassini potevano vincere la sua grandezza.
«Dei assassini e vigliacchi… vili!» pensò ancora il bambino, questa volta con disprezzo.
«Oh Kalos, perché mi hai coinvolto nelle tue illusioni? Perché mi hai insegnato cose false? Perché non impedisci che il dolore mi uccida lentamente? Ora sento un veleno che fermenta nelle mie carni e mi tortura spietatamente… Con quale autorità mi ordinasti di vivere per inseguire i miei sogni? Quali sogni? Avevo ragione a non averne! Quanto desiderio ho di raggiungerti in Ade…»
Lo sbrodolarsi di domande retoriche è di uno squallore che ha pochi paragoni. Tra l’altro dopo la fine delle lacrime e il cuore gonfio abbiamo la terza Banalità con la B maiuscola: “vivere per inseguire i sogni”.
Ma soprattutto questi dovrebbero essere i pensieri di un bambino. Sergio, quanti bambini senti esprimersi così? Nessuno. Questo non è un bambino, sei tu autore che parli a vanvera.
Il pezzetto da “Oh Kalos” in poi, anch’esso è sufficiente per buttare via tutto, perché è la dimostrazione che l’autore non ha idea di come si caratterizzano in maniera corretta i personaggi.
Il bambino sospirò e cambiò leggermente posizione sul sedile, sentendo il calore della pelliccia d’orso e del berretto di montone sulla testa. Il silenzio si fece sentire nuovamente nella carrozza come una folata di vento gelido.
Perché cambiare leggermente posizione permette di sentire il calore della pelliccia e del berretto? Il silenzio si fece nuovamente sentire? Ma se non c’è mai stato? E se invece c’è stato, quand’è sparito?
«Non troveresti l’Ade così interessante, sai?» disse una voce argentina, improvvisamente.
Il bambino si voltò spaventato, in direzione dell’angolo destro della panca opposta alla sua. D’incanto vi era seduto un fanciullo più grande di lui, i cui occhi smeraldini erano rivolti all’esterno del cocchio, anch’egli fissava il paesaggio che scorreva.
I suoi neri capelli semi-corti e il glabro viso gli davano un’aria da ‘lupetto spartano’. Il suo grande cappotto di ermellino, lungo fino alle caviglie, gli dava invece un’aria da principe di quei nuovi tempi.
“buh!” lo dici improvvisamente, non “nontroverestil’adecosi’interessantevirgolasaipuntodidomanda”.
Che è un “lupetto spartano”?
«Chi sei stregone?» ruggì il bambino istericamente, pronto a gridare.
E con un bambino che ruggisce in maniera isterica, chiudo qui. Alla prima lettura ero andata avanti un’altra paginetta, ma adesso non ce la faccio a ripetere l’esperienza.
Per ricapitolare: abbiamo un narratore onnisciente che spesso e volentieri racconta invece di mostrare e che altrettanto spesso rigurgita informazioni inutili addosso al lettore. In più tale narratore ha una conoscenza a livello di asilo della lingua italiana. Infine tutto ciò per parlare di un bambino con il cuore gonfio di sofferenza, che non ha più lacrime da piangere, e che deve inseguire i suoi sogni. Mi assento un attimo per vomitare e poi concludo.
* * *
Un lettore de Le Chiavi del Fato mi ha fatto notare come, soffermandomi solo sulle prime pagine, non avrei colto i profondi significati dell’opera. Prendo atto che sepolta nell’immondizia ci sarebbe una perla, ma mi spiace: non è mio hobby frugare nei sacchi della spazzatura.

Ancess Volume I: Le Chiavi del Fato
Le Chiavi del Fato è un romanzo che puzza. Puzza di pigrizia e pretenziosità. Trasmette un malcelato disprezzo per il lettore, il cui ruolo non è godersi la storia, ma rimanere ammirato da quante parole conosce l’autore o dagli accostamenti finto poetici. È soprattutto un romanzo noioso, ché i difetti evidenziati non sono difetti in sé, sono solo la spiegazione del perché a pagina tre la Noia abbia il sopravvento sul desiderio di leggere.
Mi rendo conto che è molto probabile stia parlando a vuoto per quanto riguarda l’autore e i suoi amichetti, ma ripeto: ho speranza che queste osservazioni possano risultare utili per qualcuno.
Mi rendo anche conto di essere suonata più supponente del solito. È che sono stanca. Stanca di ripetere sempre le stesse cose. Stanca di vedere gente che arriva alla laurea e oltre senza capire che scrivere narrativa non è facile, e richiede studio, esperienza, impegno e inventiva, tutte cose che non è l’Università a fornire. Stanca che la gente scriva senza leggere, che pretenda di scrivere fantasy o fantascienza senza aver dedicato anni a leggere questi generi. Stanca che ci si metta a scrivere romanzi con “obiettivi culturali e pedagogici” invece di raccontare belle storie. Stanca della banalità, dei cliché, della mancanza di fantasia e umorismo, stanchissima degli “arbusti elfici”.
Visto che sono così stanca, anticipo subito che non replicherò alle solite emerite stupidate, tipo: “Se si fa un’analisi così tutte le opere divengono brutte!”, “Se un professore universitario dice che è bello, allora è bello!”, “L’Arte è Arte, non la si può ingabbiare in regole!”, “Non è mancanza di proprietà di linguaggio, è poesia!”, “Sei solo invidiosa perché non hai i soldi per pubblicare a pagamento!”, “Va bene la critica, ma non si può offendere l’autore!”, “Bisogna leggere con grande attenzione fino in fondo un romanzo!”, ecc. ecc.
Se non vi sta bene, girate al largo.
Approfondimenti:
L’unica recensione de Le Chiavi del Fato che sia riuscita a trovare
Pratosubito: per avere subito un prato (erboso)!
La neolingua su Wikipedia
David Livingstone su Wikipedia
I rifiuti: problema o risorsa?
Scritto da Gamberetta •
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aprile 25th, 2008 at 15:14
Mah, io a Newton & Compton avevo telefonato per chiedere se erano interessati al fantasy, e mi hanno detto di spedire. Poi che ora in questo genere vadano di moda gli autori molto giovani è verissimo, ma io non ho problemi a mandare una foto di vent’anni fa ^_^
aprile 25th, 2008 at 14:56
infatti, caro Angra, non ho detto (ancora) nulla di male contro Bryan di Boscoquieto, sia perchè non ho ancora letto nulla (e per nulla intendo anche solo una pagina (bryan come nome di protagonista di fantasy italiano mi fa un pò ribrezzo però e anche elias) … non è un dovere leggere un intero libro per avere il diritto di criticare, la vita è breve e i libri belli già sono tantissimi da non poterli leggere in una vita sola) e perchè si in questo caso c’è il rischio che a parlare per me sia l’invidia. così come nel caso della troisi.
Anzi, Rocca dovrebbe apprezzare tutta questa attenzione, visto che ha pubblicato a pagamento, mentre abbiamo sbranato la troisi che ha pubblicato con la mondadori.
Io però, pur con tutti i distinguo che ho fatto, vorrei dire una cosa:
certo che a 17 anni si può scrivere un libro, anche un buon libro. milioni di persone iniziano il primo romanzo a 14 (io a 12 e sono ancora uno sfigato, se per questo).
A 17 anni o sei strumentalizzato dalla casa editrice oppure puoi essere davvero promettente e avere talento. In ogni caso, sconsiglio la pubblicazione all’autore per la sua stessa salvezza.
é come gettare un 17 titolare in una squadra di serie A.
Tanti anni fa, Del Piero a 17 anni era un fenomeno (poi un pò meno) e non giocava titolare e ricordo che anche nel bari, cioè in una squadra votata alla retrocessione, cassano veniva tutelato e usato con il contagocce. Persino Totti fece il secondo di Giannini per un paio d’anni (se ricordo bene). Oggi si buttano nella mischia direttamente i vari Pato e Ballottelli.
é giusto, è sbagliato?
La risposta ce la daremo tra dieci anni, quando diremo: Pato? e chi è?
E c’è un aggravante: un calciatre è condizionato dal fisico e quindi forse non è sbagliato iniziare a giocare (leggi: pubblicare) prima. Uno scrittore può e in genere migliora con l’età. (Eh eh, tiro acqua al mio mulino… lo so, e ne chiedo venia).
sempre per angra, newton pubblica fantasy è vero, lo so, ma avevo già chiesto prima: fantasy italiano? fantascienza italiana? horror italiano?
lo dico, perchè tra tutti quelli che conosco, nessuno invia romanzi di tal genere alla newton. Forse sbagliamo noi (o forse mi ingannano i miei amici, bastardi, eh eh)
aprile 25th, 2008 at 09:53
Ma sì che Newton & Compton pubblica fantasy…
Se è vero che spesso bastano poche righe per riconoscere una schifezza, senza aver letto nulla non si può dir nulla. A 17 anni una persona dotata può scrivere un buon romanzo, perché no? Far peggio di Rocca invece mi sembra difficile a qualsiasi età, perché lui ha l’aggravante della presunzione.
aprile 24th, 2008 at 23:04
Contrordine! Dietro front!
Penso di aver trovato un osso più gustoso dello sconosciuto Rocca.
Leggete qui…
http://www.fantasymagazine.it/notizie/8906/
è presto per giudicare, ma non vi ricorda un pò la storia di Paolini ed Eragon? Non depone molto bene…
E poi, la newton compton che pubblica fantasy e soprattutto fantasy italiani? boh!
ecco, si è parlato tanto di invidia. Difficilmente qualcuno di noi invidia rocca che ha pubblicato a pagamento, forse invidiamo i soldi che rocca ha da buttare. Ma pubblicare a 17 anni per la newton non è male… lo dico da subito!
aprile 24th, 2008 at 22:21
caro o cara Rob, ti amo. Amo sempre le persone con cui non mi capisco neppure se fossimo gli unici due sopravvissuti dopo un olocausto nucleare.
Ego ego amo tu tibi hocus pocus. Temevo che davvero qualcuno non dicesse nulla sugli errori e si che ne avevo messi molti. Pesciolino ingenuo, il mio/mia rob, l’unico/a a cascarci! complimenti!
Godo quando trovo qualcuno che fa ironia sulla mia autoironia (si, lo so, mi accontento di poco, ma non sta qui il segreto della felicità? Chocolat!)
Chiamatemi pure magister latinus o magister latinorum oppure si magister latrinus!!!
Di fronte al tribunale vecchio c’è un negozio con su scritto: sono il re dei coprivaso.
Ecco un uomo da invidiare, un vero saggio.
Ma perchè Rocca non mi risponde? Rocca, io ho già stampato i manifesti, ho la sede, gli iscritti, mi manca solo la tua autorizzazione per aprire un fan club in tuo onore. So che sei un vip, ma ti prego, accontenta noi poveri mortali. Io avrei pensato di dare la tessera n. 1 al re dei coprivasi, sai, caro Sergio, è una persona anziana e se ne intende di evacuazioni. Potresti cambiare il titolo in I cessi del fato?
dai, per piacere, a te costa poco e faresti felice quel vecchio di merda.
allora, d’accordo?
aprile 24th, 2008 at 20:15
A Daniel: io per esempio non sono curiosa per nulla, grazie al brano iniziale riportato. Se quello è l’inizio, sfido chiunque a leggerselo integralmente per intero…
aprile 24th, 2008 at 20:01
Come già scritto nei commenti ai Dannati di Malva e altre ghiottonerie, ma non esattamente con le stesse parole:
Perchè spendere tante parole a dimostrare che l’altro è peggio di me se posso dimostrare che io sono meglio dell’altro?
Comunque la vera domanda è: quanti di voi adesso sono curiosi di leggere per intero questo libro?
Secondo me Gamberetta è riuscita nel subdolo intento di promuovere un libro parlandone male (spero si noti la sottile vena ironica)
Chiedo anticipatamente la compassione e il perdono di tutti i correttori di bozze per eventuali errori nella consecutio temporum o nella concordanza degli aggettivi, ma non è il mio mestiere
aprile 24th, 2008 at 18:04
Gli si dava una già –> gli si dava già una
Pardon -_-
aprile 24th, 2008 at 18:03
Ma che sia “un”, che sia “il”, queste sono effettivamente scelte dell’autore :) Ad esempio io avrei subito chiamato il bambino per nome, così gli si dava una già connotazione ben precisa senza il rischio di cadere nel nebuloso. Ma ripeto, queste sono scelte dell’autore. Il problema secondo me si pone ancora più in superficie, cioè nel surplus di aggettivi, paragoni e similitudini che più che confondere il lettore non fanno. L’incipit così fatto, poi, secondo me è pessimo. Io avrei direttamente tagliato la parte degli occhi e sarei passato subito al carro, anche perché non vedo molta coerenza nel descrivere prima il colore (o i colori O_O) delle iridi e subito dopo il luogo dove si trova il bambino. D’accordo che c’è il passaggio dove il bambino vede oltre il foro (il foro, argh! :D la prima volta che l’ho letto mi sono immaginata un buco sotto il carro, anziché una finestrella) però avrei semplificato tutto con “Gli occhi cerulei del bambino guardavano i prati che scorrevano oltre la finestra della carrozza”, il che è la stessa identica cosa, però si legge più in fretta e non lascia dubbi. Ed è semplice, per diana! :D Vabbè, resta poi il fatto che considero l’aggettivo “ceruleo” un po’ eccessivo, però rende comunque l’idea. Da solo :) Poi per carità, è una mia opinione.
aprile 24th, 2008 at 16:29
Benissimo. Ma se tu hai un incipit del genere non puoi già sapere di che bambino si stia parlando… :)
Quindi quel determinato bambino verrà descritto poi. Lì l\’articolo un sta bene allo stesso modo di \”il\”. Forse \”il bambino\” è più appropriato.
Capisco quello che intendi tu. Ma a me continua a suonare male l’articolo UN , mi dà l’idea di qualcosa di troppo generico, per descrivere in sostanza, quello che di li a poco diventerà un personaggio facente parte dell’incipit del libro, come dici tu .
:)
aprile 24th, 2008 at 16:15
@Loreley: esattamente! :)
@…IO…:
Benissimo. Ma se tu hai un incipit del genere non puoi già sapere di che bambino si stia parlando… :)
Quindi quel determinato bambino verrà descritto poi. Lì l\’articolo un sta bene allo stesso modo di \”il\”. Forse \”il bambino\” è più appropriato.
Non ho disquisito sull\’aggettivo \”ovattato\”, che ci sta anche bene e l\’idea la rende, solo che i suoni giungono alle orecchie non alla mente, sennò saremmo tutti privi dell\’organo uditivo e tutti bravissimi telepatici. Per cui se il senso doveva essere che lui, distraendosi per la bellezza smisurata degli erbosissimi prati, non prestasse attenzione ai rumori prodotti dalla carrozza. La contraddizione, o meglio l\’errore sta nel termine \”mente\”. ;)
Poi ripeto. questo sono pareri personali e analitici rispetto ad un periodo scritto. Non riesco a capire perché ancora, la si prende così sul personale. Gamberetta magari avrà i suoi toni rudi, ma ritengo sia normale, è molto giovane e la schiettezza per lei è fondamentale. Mi ricorda moltissimo me quando avevo la sua età, ricordo che o era bianco o era nero. Ora, con circa 10 anni in più di esperienza sulle spalle ho capito che per far capire alle persone il mio punto di vista (non imporre il mio punto di vista ma far comprendere ciò che dico) non ho bisogno di alzare il tono, semplicemente ho capito che le cose si possono dire in altri modi, più pacati magari ma non per questo non sinceri oppure meno forti. Così evito fastidiose, lunghe, quanto inutili litigate via web (che poi siamo buoni tutti a farlo dietro uno schermo). Sono sicurissima che con il tempo anche lei ci arriverà. Inoltre, secondo me lei utilizza questo tono più aspro perché evidentemente coglie spesso una certa stupidità nei commenti (non mi sto riferendo a nessuno in particolare) e nelle persone, e credo le dia fastidio vedere come la meritocrazia in Italia sia pressoché inesistente e quindi come alcune persone abbiano riconoscimento e fortuna quando ne meriterebbero ben poca (e su questo devo dire non posso darle che ragione assoluta, perchè la penso allo stesso modo). Forte o meno che sia, sono pur sempre una analisi e un parere suoi. Quindi ripeto, è inutile prenderla sul personale perché si sta giudicando la qualità di un prodotto e non una persona. Secondo me se ai \”suoi attacchi\” non si rispondesse con ulteriori attacchi credo che saprebbe in grado di rispondere più pacatamente come mi è capitato di leggere! In definitiva è inutile dire cornuto al bue…
Senza rancore…:)
Ciao!
aprile 24th, 2008 at 15:11
Per avvocato spadaccino:
Dici: “Anzi, vorrei proporvi una cosa: perchè non iniziamo a scrivere commenti solo in latino? Non è colpa di Rocca, è l’italiano che è una lingua davvero… volgare.
In alternativa, scegliete pure un’altra lingua, purchè rigorosamente morta. Siamo tutti intellettuali qui.”
No, no… tu scrivi pure in italiano, per carità. Hai fatto una citazione composta da 4 parole commettendo ben 2 errori. Scrivi “ubu maior minus cessat”. Sarà “Ubi maior minor cessat” ! Spero siano sviste di battitura dato che inneggi ad una conversazione in latino.
Anzi, propongo avvocatospadaccino come nuovo MAGISTER LATINUS.
Dovresti esserne entusiasta visto che ti diverti ad affibbiare diversi appellativi agli altri… Si sta ironizzando, via. Magari, se ti accontenti, ti possiamo chiamare anche solo Cicero !!
aprile 24th, 2008 at 15:10
Ehm, …io…, penso che Claudia abbia voluto fare soltanto un esempio di come quella frase sarebbe potuta essere più fluida e “leggibile”, al di là del contenuto stesso (e in effetti messa giù a quel modo è già meglio, a mio avviso). Poi non è che l’ha messa giù a perfezione, né voleva sostituirsi realmente alla frase in questione. Era un esempio, dai su ;)
aprile 24th, 2008 at 14:00
a claudia
Perciò gli spiegherò perché bastano poche pagine del suo sedicente romanzo per capire che il posto giusto di tale opera non è una libreria ma il cestino della carta straccia.
questo giudizio è partito in primis da Gamberetta ,
Che manco uno che stende recensioni per professione si permette , credo , di dare.
Con questo non voglio dire che Gamberetta sia la prima scema arrivata.
E\’ l\’autore che ha potuto e voluto difendersi discutendo con lei.EDè giusto che sia cosi.
Se chiami in causa uno scritto di qualcuno se quella persona non è ignorante è pronta a ribattere.
Stesso chi si lancia nella recensione di un libro.
Ne deve disquisire non discutere a malo tono e a malo modo
aprile 24th, 2008 at 13:50
Tra sottili palpebre a mandorla brillavano gli occhi cerulei di un bambino. Guardava il paesaggio scorrere velocemente attraverso il finestrino della carrozza, che sobbalzava ad ogni imperfezione del terreno fangoso. Ogni rumore giungeva alle sue orecchie come ovattato, indistinto.”
di un bambino?
è un determinato BAMBINO di cui si sta parlando però nel libro
non è IL BAMBINO….
e già li la tua frase , tasformata, a mio parere fa perdere il determinare delle caratteristiche di questo bambino come un personaggio della storia.
Uhm non so come spiegare,
O.o
Ogni rumore giungeva alle sue orecchie come ovattato, indistinto.”
Cè la stessa contradizione che è stata analizzata da Gamberetta nel libro
un rumore giunge dove se è ovattato? quello che si è chiesta anche Gamberetta.
Anche indistinto può qualificare il rumore che arriva alle orecchie di Odino che poi non sta ponendo attenzione a nulla perchè è distratto.
OVATTATO sta a significare che è un rumore fievole, che il bambino non percepisce con distinzione appunto, perchè distratto dal mondo esterno
Vuole far capire attraverso la parola OVATTATO… quello che tu hai detto piu semplicemente che è un rumore INDISTINTO..
Lui ha ritenuto piu opportono usare il termine OVATTATO per qualificare il rumore . Dandogli un senso di astrattezza
aprile 24th, 2008 at 12:46
A parte il fatto che:
- in queste righe non si dice nulla di rilevante e quindi non capisco come possa stare così all’inizio.
- che l’uso dell’aggettivo che sia in posizione precedente al nome cui si riferisce è una forma pesante che dovrebbe essere usata solo in determinati contesti e non in continuazione
- la ricerca dei termini e dello stile sembrano piuttosto vaghe e imprecise (che significa i suoni che giungono alla mente? I periodi non sono troppo lunghi e soprattutto costruiti con la preposizione principale in ultima posizione (arrivi ansimando a fine lettura!)?
- che io NON SO SCRIVERE, ma mi sembra che mostri meglio un’immagine scritto così (senza cambiarlo più di tanto) piuttosto che raccontarla come sopra:
“Tra sottili palpebre a mandorla brillavano gli occhi cerulei di un bambino. Guardava il paesaggio scorrere velocemente attraverso il finestrino della carrozza, che sobbalzava ad ogni imperfezione del terreno fangoso. Ogni rumore giungeva alle sue orecchie come ovattato, indistinto.”
Ora, io non voglio dire che il libro in sé non abbia contenuto, non l’ho letto per cui posso limitarmi a giudicarlo per quel poco che ho visto qui, però sei sicuro che questa sia la ricerca stilistica azzeccata (è una domanda non una accusa eh?)?
Io credo che molto dipende dai gusti di chi legge, però ci sono in questo ambito letterario delle osservazioni oggettive di cui si deve tener conto. Voglio dire: sicuro che tutta questa gente che ti dice la stessa cosa argomentandola bene sia solo invidiosa, cattiva per il gusto di esserlo e che debba avercela personalmente con te?
Quando si giudica un lavoro, si giudica quello in quel contesto e in quella circostanza e MAI la persona che c’è dietro, non è un giudizio su di te. Sennò non si vive più…pretendere che ogni cosa che si produce debba piacere per forza a tutti è impossibile, inoltre è bene saper cogliere le critiche costruttive e lasciar da parte quelle distruttive sennò non si cresce.
Ciao! :)
aprile 24th, 2008 at 12:09
Salve, è la prima volta che scrivo qui.
Come molti, ho letto le recensioni di Gamberetta e le ho trovate piacevoli e divertenti.
A volte un po’cattive per il puro gusto di esserlo, ma in fondo sempre piene di consigli validi per migliorare la stesura di uno scritto.
Per …IO…
L’immagine che hai citato può anche esserti piaciuta, ma secondo te che valenza letteraria può avere? Si tratta di una frase ridondante, piena di luoghi comuni e poco immeidata. La conclusione “… a lungo andare fatale.” è una delle cose più brutte che abbia letto in uno scritto di narrativa da tempo. E qui non parliamo di un appassionato, al quale si può perdonare tutto – o quasi. Qui si parla di un ragazzo che ha pubblicato un libro e per questo non vuol sentire critiche.
Se intende fare dello scrivere una professione, allora farebbe meglio a scendere dal piedistallo ed iniziare a pensare a come scrivere sul serio.
Ecco un altro esempio di frase non solo brutta, ma anche fastidiosa.
Perchè?
Perchè il periodo è troppo lungo, è costruita con la grazia di una scure, e soprattutto la parte degli srazzi d’albore è del tutto priva di significato. Una cosa del genere non è evocativa, anzi.
Interrompe la mia sospensione dell’incredulità, strappandomi dall’atmosfera del romanzo per farmi riflettere su cosa diavolo volesse mostrare con quella descrizione.
Per quanto riguarda gli insulti che ha ricevuto… beh, ragazzi: siamo su internet. In un qualsiasi forum o message board un utente che si presenti con la spocchia e l’arroganza di mitoancess sarebbe stato preso a male parole. In modo anche peggiore di quanto non abbia subito qui, poco ma sicuro.
Concedo però che la discussione, quando si scende sul personale per coprirsi di insulti non procede più.
Quello che mi preme dire ai sostenitori dell’autore è che le critiche esposte da Gamberetta sono un po’acide, ma ben argomentate. Tu credi di aver fatto un buon lavoro? Allora spiegami perchè su tanti commenti qui siano solo un paio le persone che ti difendono, e nemmeno loro hanno il coraggio di dire che si tratta di uno scritto privo di errori.
Praticamente tutti ti hanno detto che quelle mostrate sono tre pagine ricche di nulla, se non una sequenza di luoghi comuni e di immagini posticce.
Il ragazzo che ‘improvviso compare nella carrozza è descritto nella maniera più brutta a cui posso pensare.
Capelli semi-corti? Semi-Corti??? Davvero un aspirante scrittore usa questo genere di termini??
Il personaggio, al di là dell’oscuro significato di “lupetto spartano”, non sembra abbia un po’ troppe arie? E che magari si sarebbero potuti trovare dei sinonimi, o delle descrizioni fisiche più dettagliate ed evocative?
Queste pagine sono un nulla letterario.
Molto peggio di quanto prodotto da Licia Troisi, che sebbene non scriva bene, almeno mantiene un linguaggio semplice e facilmente fruibile.
Qui manca proprio la forma.
Just my two cents.
L.
aprile 24th, 2008 at 10:21
Un po’ di rispetto per l’autore si poteva pure portare, però…
aprile 24th, 2008 at 10:13
Oddio, personalmente non la trovo particolarmente bella come immagine, ma questo è un gusto personale e pertanto non conta come critica. °-°
sempre parere personale, appunto. come la maggior parte delle critiche.
Un’espressione usata da un poeta o da uno scrittore può piacere ad uno come Non può piacere ad un altro.
Il fatto ancora che metta INTERIORE forse serve per rafforzare l’immagine di una sofferenza che viene da dentro.
Una sofferenza può essere anche fisica.
aprile 24th, 2008 at 09:49
@ancess: solo un appunto, bello mio. prima dici che non ti capiamo e che hai scritto un capolavoro, poi dai ragione a chi sostiene che in fondo sei solo un esordiente… potresti per cortesia scegliere una versione in modo da permetterci di sbranarti comodamente? grazie!
@gamberetta: ok, sono d’accordo. non volevo risultare aggressivo, se lo sono stato.
aprile 24th, 2008 at 08:57
Uffa volevo il commento con sfondo rosa cicca…
(Scusate, leziosità mattutina)
aprile 24th, 2008 at 08:55
Sono giorni che seguo la discussione; di solito preferisco intervenire a flame concluso, giusto per non trovarmi invischiata in fastidiosi botta e risposta piccati. Però ora qualcosa da dire ce l’ho.
L’umiltà è passata di moda? No perchè non me n’ero accorta, che sbadata…
Anche io scrivo. Il mio romanzo a qualcuno è piaciuto, ad altri no; una critica negativa -inutile girarci attorno- fa sempre un po’male, specie di primo acchito… vedersi sbattere in faccia i propri errori fa sgonfiare l’autostima.
In un primo momento tutto questo è normale. Poi, se dotati del suddetto accessorio ormai vintage -l’umiltà- e di un pizzico di autoironia ci si mette lì e si ragiona a mente fredda.
DIamine, e se le critiche fossero fondate? Forse non mi ero accorta, scrivendo, che il tal espediente proprio non funzionava, o ancora ne ero consapevole, ma cercavo di convincermi che andasse bene lo stesso.
Si prende mentalmente nota dei propri errori, cercando di non commetterli più. E a me sta servendo tantissimo: ho avuto il piacere di essere stroncata da amici come da perfetti sconosciuti; mi hanno fatto notare “questa parte è divertente, dovevi approfondirla di più; qui hai sbrodolato peggio di un poppante, lascia perdere e scrivi pulito”.
Che c’è di male?
Signor Rocca, sei giovane. Io anche di più. Abitare in una torre d’avorio alla tua età mi sembra davvero presuntuoso… hai una vita davanti per imparare e migliorarti, non c’è niente di male.
Il grosso peccato è essere convinti della propria perfezione, ignorando i consigli e limitandosi a pestare i piedini perchè “uffa ai miei prof piace voi non capite niente bugiardi cattivi”.
Cioè, c’è della paranoia in questo.
Nemmeno a me sono piaciute quelle tre pagine che ho letto. Racchiudono esattamente ciò che io stessa critico in un romanzo/racconto: sono ridondanti, piene di parole superflue e i personaggi sono poco credibili (in pratica ciò che ti ha detto Gamberetta, nè più nè meno). E non mi hanno affascinata nè divertita (e io sono una che in ciò che legge cerca soprattutto questo: divertimento. Banale, lo so).
Dai, signor Rocca, ripigliati. Credo che ci sia qualcosa da rivedere nel tuo scritto, non prendertela così. Giustamente millemila commenti più in su Angra (vero? bho) diceva che imparare a scrivere si può.
aprile 24th, 2008 at 01:31
Rocca is back. Non ci avevo sperato.
Ma come potete aver interpretato le mie frasi come attacchi personali al mio scrittore preferito? Maliziosi!
Adesso abbiamo anche scoperto l’hobby suo e della sua comitiva: le pigne nel culo!
Dice di aver speso dieci anni per ideare e scrivere le sue chiavi e dieci anni si sa sono lunghi, ci si annoia. E allora dagli con le pigne!
Io non ho mai provato, ma solo perchè sono a corto di immaginazione e poi c’è sempre questa brutta invidia a rodermi.
Il Capitano sa che fino a poco tempo fa convenivamo che il mio incipit era il più bello in assoluto, ma poi è venuto Rocca e… ubu maior minus cessat.
Anzi, vorrei proporvi una cosa: perchè non iniziamo a scrivere commenti solo in latino? Non è colpa di Rocca, è l’italiano che è una lingua davvero… volgare.
In alternativa, scegliete pure un’altra lingua, purchè rigorosamente morta. Siamo tutti intellettuali qui.
aprile 24th, 2008 at 00:28
Rob scrive:
Rob, tutte le frasi che hai citato… sono quelle, le risposte. L’autore aveva gia’ parlato prima, dando a tutti degli ignoranti. E ha avuto le risposte che si meritava.
aprile 24th, 2008 at 00:20
OK, a me pare orrenda. Orrenda “di colpo”, proprio, prima ancora di capire come mai la trovo orrenda. Poi magari posso tentare di spiegarmi razionalmente cos’e’ che mi fa reagire in questo modo – ma non e’ che abbia grandissima importanza… Comunque lo faccio, perche’ ho voglia di scrivere qualche cosa prima di fare l’ultimo sbadiglio e cacciarmi a letto.
Dunque, per prima cosa “il cuore gonfio come gli occhi“. La prima sensazione, molto forte, e’ che l’autore debba essersi sentito un genio ad avere avuto questa trovata. Dopotutto, sia gli occhi che il cuore possono essere “gonfi”: sono luoghi comuni, li conoscono tutti, giusto? E allora, toh, perche’ non unire questi due luoghi comuni e scrivere “il cuore gonfio come gli occhi”? GE-NIA-LE. Ma c’e’ una stonatura… Cosa sara’? Forse gia’ il semplice fatto che incollare insieme due banalita’ e’ un modo quasi infallibile di produrre una banalita’ al quadrato. I luoghi comuni danno gia’ un fastidio tremendo da soli – figuriamoci in cordata! In effetti potrei tollerare un “cuore gonfio di dolore”, e anche degli “occhi gonfi di pianto”, ma questo sandwich mi pare decisamente troppo. Poi forse c’e’ anche il fatto che il cuore gonfio e’ una immagine astratta – il cuore mica si gonfia veramente, quando siamo addolorati – mentre invece gli occhi quando si piange si gonfiano davvero, quindi questa e’ un’immagine tutt’altro che astratta. Cosi’ la frase “il cuore era gonfio come gli occhi” suona in effetti un po’ come “il cuore era gonfio come un pallone”, o magari “come un canotto”. E questo puo’ ottenere solo due effetti: o fa ridere, o fa proprio schifo.
Poi la frase continua con “colmo di una sofferenza interiore“. Ci troviamo dunque di fronte a “un cuore gonfio e colmo”. Qui il godimento che l’autore ha di se’ stesso raggiunge il pre-orgasmo: egli (l’autore) gode, gode sempre piu’, ma e’ chiaro che non ha ancora perduto del tutto la lucidita’ – non e’ ancora smodato, ma quasi. Un autore banale scriverebbe “un cuore gonfio di sofferenza”, e va bene, passi. Oppure scriverebbe “un cuore colmo di sofferenza”, un altro luogo comune sul “cuore”, e va bene, passi pure questo. Ma “un cuore gonfio, colmo di sofferenza” e, come se non bastasse, pure “interiore”? Mi pare chiaro che l’autore, qui, ha passato il punto di non-ritorno. Sappiamo come andra’ a finire – e siamo infatti giunti alla trionfale conclusione:
“a lungo andare fatale“. Proprio cosi’, siamo arrivati all’orgasmo vero e proprio (ma badate bene: non si tratta di amore – e’ solo semplice masturbazione). L’autore ha completamente perso il controllo di se’ stesso. Io capisco che un narratore possa essere onniscente, e possa raccontarci che il cuore e’ gonfio, ed e’ gonfio perche’ e’ colmo di sofferenza, e che questa sofferenza e’ dentro (interiore). Ma che addirittura senta il bisogno di comunicarmi che questo a lungo andare e’ fatale, mi fa andare tutti i manometri fuori scala. Ci troviamo in presenza di un autore talmente onnisciente, da conoscere anche il futuro. Oppure semplicemente di un folle che ci scrive una cosa che suona piu’ o meno cosi’: “Questo bambino e’ triste. No, guarda, e’ proprio triste. Sul serio, e’ davvero tristissimo. Non so se mi sono spiegato bene: sta cosi’ male che se va avanti cosi’ per altri cinque minuti, crepa!” (o, per rimanere in sintonia con lo stile dell’autore, “crepa di crepacuore”).
In vita mia credo di non avere mai letto nulla di piu’ diabolicamente schifoso.
aprile 23rd, 2008 at 19:34
@IO
Oddio, personalmente non la trovo particolarmente bella come immagine, ma questo è un gusto personale e pertanto non conta come critica. °-°
Tornando a quel che volevo dire prima (e che non ho potuto dire che dovevo staccare), il problema non è solo di linguaggio. Naturalmente non posso giudicare la trama, in due pagine è impossibile, quindi può anche darsi che la trama sia bellissima: su questo non mi pronuncio.
Posso però dirti, ad esempio, che il pensiero del bambino… cioè… è irreale… non esistono bambini che pensano così. Non è il modo di pensare di un bambino, al di là delle parole scelte. Sono la prima a dire che dare voce a personaggi bambini è molto difficile, ma proprio per questo era meglio evitare – e non lo dico per sottintendere chissà quale insulto. O_o Specifico, che qui non si sa mai. Il monologo del bambino VERAMENTE mi ha fatto pensare ai monologhi di Jean-Claude di Sensualità a Corte. >_> Che, mi concederai, non è proprio un buon inizio, se vuoi scrivere una cosa seria.
Insomma, boh. Sono due pagine e quindi posso dire quello che vedo qui. Però l’impressione fattami è quella che è. Personalmente sono dell’idea che si possono esprimere belle immagini anche con parole di uso relativamente comune, però insomma, immagino che anche questi, entro certi limiti, siano pareri…
(però continuo a pensare che “occhi cerulei come il cielo striati di zaffiro” sia come dire “occhi verde foglia come le foglie striati di smeraldo”… un po’ ridondante, se mi si concede il termine. u_u) (se il termine non mi si concede tenterò di sedurlo con più impegno) (ah-ah, come sono spiritosa) (troppe parentesi?) (ora la smetto) (ciao.)
aprile 23rd, 2008 at 19:12
Il cuore di Odino era gonfio come gli occhi, colmo di una sofferenza interiore, a lungo andare fatale
O.o per me è un immagine bellissima comunque.
aprile 23rd, 2008 at 18:13
Rob sono d\’accordo.
Sergio non doveva giudicare voi e voi non dovevate giudicare lui cosi sul personale.
Al suo posto mi sarei offeso.
Poi boh. Vabbè.
Io non credo ( poi mi sbaglierò) che lui possa andare avanti con le fette di prosciutto sugli occhi
La gente, i suoi lettori, volente o nolente li DEVE ASCOLTARE se vuole scrivere per gli altri.
Ma è anche vero che le critiche vanno spiegate e analizzate.
Se l’autore scrive una data cosa… ti spiega anche perchè l\’ha scritta cosi o cosò..
poi puoi non essere d\’accordo.Ma se l\’autore stesso ti spiega il perchè il per come di un qualcosa che ha scritto…CAZZO ASCOLTA ANCHE TU A TUA VOLTA! POTRESTI TROVARE RISPOSTE MOLTO UTILI, SAI…
aprile 23rd, 2008 at 18:00
a Carlo:
Ciao Carlo,
innanzi tutto il mio messaggio era teso a dimostrare l’inutilità di attacchi PERSONALI all’autore ( e ho già fatto parecchi esempi).
Ognuno può fare le critiche che ritiene più opportune, considerando bene ogni sfaccettatura però. A te farebbe piacere trovarti una recensione del libro che hai scritto, magari con fatica, tempo, dedizione e quant’altro e vedere gente che afferma senza batter ciglio:
“il tuo “romanzo” è proprio come te: Ancess= un cesso.”
“Rocca ha vinto amici di Maria De Filippi. Giuro che è vero. Carta è stato squalificato all’ultimo momento. E il bello è che non ha neppure partecipato. Rocca è meglio di Chuck Norris.
Fonda anche tu un club “le chiaviche del fato” nella tua città oppure, se vivi in campagna, un Rifugio Arbusto Lesbico Elfico”
“A questo punto, proporrei Sergio Rocca come nuovo Fantozzi.”
“il partito del signor Rocca: Partito Chiaviche del Fato(PCF).”
PER NON CITARE CHI HA SCRITTO DAVVERO DI PEGGIO…
Cosa ti aspettavi che rispondesse l’autore o chiunque altro al posto suo ?? Grazie come siete gentili e ben disposti ?? E’ ovvio che mancanza di tatto nelle critiche genera mancanza di tatto nelle relative risposte…
Evitiamo poi di dare lezioni di umiltà quando, ripeto, quì sono in pochi ad essere modesti…
In pratica ho detto ciò.
Ciao. Rob
aprile 23rd, 2008 at 17:16
Mi basta questo per inchinarmi alla tua saggezza, o Gamberetta!
@Rob: Dici “Ben detto!” a …IO…, quando scrive:
Vorresti cortesemente spiegarmi che cosa ti ha dato l’impressione che Mitoalcess sia disposto a correggere il proprio modo di scrivere, o a cercare di capire “cosa non arriva e cosa arriva alla gente dei suoi romanzi”, se e’ cosi’ arciconvinto di essere lui un Genio Incompreso, e quelli che soffrono leggendo i suoi romanzi degli ignoranti ritardati che non capiscono un cazzo?
aprile 23rd, 2008 at 15:56
Mi sembra assurdo criticare le risposte “aspre” quando il primo a trattare come dei pezzenti gli altri è il signor Sergio Rocca!
Le recensioni di Gamberetta saranno anche delle stroncature fatte con toni che possono far irritare chi le subisce, ma la capacità di rispondere come si deve non può che tornare utile ad un autore esordiente.
Purtroppo leggendo le risposte del signor Sergio Rocca non si può fare altro che innervosirsi e tanti saluti alla discussione civile!
Per quanto riguarda la bontà dell’opera in questione ritengo che le imperfezioni non siano opinabili. Per un autore emergente ascoltare le opinioni del pubblico è importantissimo, perchè alla fine è per il pubblico che si scrive ed è con il pubblico che bisogna confrontarsi.
Si può giustificare uno stile scadente con la scusa che sia un’opera d’esordio, ma bisogna saper accettare delle critiche sensate.
Saluti! ^^
aprile 23rd, 2008 at 15:50
@mhrrr. Volevo solo dire che per migliorare il mondo c’è bisogno di più anarchia e libertà nella vita reale, piuttosto che di regole per Internet.
Poi è vero che questo blog non è un wiki ed è “gerarchico”, ma come già detto, se altri vogliono diventare autori, ben vengano!
aprile 23rd, 2008 at 15:46
@IO
Sono di fretta e se mi ricordo (u_ù e non è detto) rispondo meglio dopo. Per ora dico ciò: il problema non è mica “ceruleo” in sé, santo cielo! Quello che contesto è un fiume di descrizioni alcune delle quali imprecise (la carrozza col buco, ad esempio) o inutili (gli occhi cerulei come il cielo, il prato erboso). Voglio con ciò dire che l’autore è un povero pirla? No, solo che secondo me è stato mal consigliato e che comunque s’è comportato abbastanza da cafoncello.
Ora vado, ciao. ù_ù
P.s.: Ti assicuro che per quanto ho visto, le traduzioni dall’inglese – specie negli ultimi anni – fanno uno schifo IMMENSO. O_O”
aprile 23rd, 2008 at 15:16
Egli era assorto nei suoi pensieri e il suo sguardo fissava l’incantato e florido ambiente esterno
avrebbe messo GUARDAVA se con lo sguardo fisso vuole star a significare che il bambino è assorto nei suoi pensieri
uno che è assorto non guarda a casa mia, FISSA in effetti
e il fatto che ad incantato e floirido ambiente aggiunga che è ESTERNO sottolinea che è quello che sta circondando il bambino che non pone attenzione a quello che gli passa davanti mentre la carrozza va. in quanto assorto e distratto da tutto
aprile 23rd, 2008 at 14:57
continui ad esprimere i TUOI pareri come un cane che gira in tondo e si morde la coda….
sei d’accordo sul fatto che appunto un libro non è poesia.
Hanno in comune il fatto che entrambi ( attraverso le parole ) donino delle immagini che pian piano si costruiscono nella mente di chi legge.
Personalmente , riesco a precepire meglio uno sguardo, un personaggi,, un ambiente, l’avvenimento stesso che sta accadendo, se ben descritto.
Lascia stare le parole ARZIGOGOLATE,che ok, possono essere conosciute dall’autore e non da tutti i lettori.
Ma sei mi hai letto poesie di Baudelaire o Poeti Maledetti vari.
Io adirittura avevo letto delle poesie di poeti anche nostri, italianissimi con parole INCOMPRENSIBILI al momento… che una volta spiegato il vocabolo stesso da me inconcepibile.. mi si compivano delle frasi bellissime che mi costruivano delle immagini in mente altrettanto belle ed espressive.
se mi concepisci scritti anche “peggiori” con vocaboli peggiori rispetto a questo
riesci a concepirmi anche UN PRATO ERBOSO, gli occhi cerulei e tutte le frasi e periodi che avete analizzato
Moccia : l’ìho messo in mezzo perchè l’ha citato Sergio.. dicendo che quelli sono i “libri – feccia” e sono d’accordo.
Intanto, però, trovamene uno che li critichino quei libri di merda
O che ne faccia delle recensioni .
Che sarà scritto semplicemente, con parole non ARZIGOGOLATE
ma è merda dal punto di vista del contenuto e della fantasia che devi usare x “inventartelo” nella testa mentre lo leggi .
E su questo non ci piove.
L’ho detto il modo di scrivere può cambiare in uno scrittore , come può cambiare il modo di comporre canzoni per un cantante e di scriverne gli arrangiamenti man mano acquista esperienza e dimistichezza.
Comunque sono contenta per lui se gli si sono presentate occasioni di ascoltare chi di fantasy se ne intende e ha potuto fare dei confronti.
Tranne le americanate però.
Che quella c’è di mezzo la traduzione che può essere anche venuta gran male.
L’autore magari ha scritto come SERGIO… occhi CERULEI
ma il traduttore può aver scritto OCCHI DI UN AZZURO CIELO tendente al verde ( vabbè non proprio cosi ahhahaha XD) ma ha usato un altra descrizione piu ” semplice” per far capire comè il colore cerulo degli occhi.
Intanto allora vaffanculo pure a Tolkien che ha scitto ochi CERULEI e non ci capisco un cazzo di quello che hai scirtto il tuo romanzo fa cagare….
Naaaah…la volta in cui ti immagini sti minkia di occhi cerulei vedi che immagini iniziano a nascere nella testa…..
aprile 23rd, 2008 at 14:32
Sono pienamente d’accordo con °°°io°°° .
E’ veramente brutto vedere come in molti vi accaniate contro l’autore esordiente. Soprattutto sul piano personale (come avevo già fatto notare… fantozzi, Chuck Norris, vai a zelig e anche peggio). Lo scrittore, mi raccomando, va ridicolizzato, schiacciato, insultato etc…etc… mentre gli altri, ad esempio alcuni che hanno messo dei post quì tutte brave persone, buone, belle dentro e fuori e che propinano lezioni di modestia (da che pulpito !!). Ammesso che l’autore debba apprendere un po’ di umiltà, non credo la possa imparare da voi. Credo che siano davvero in pochi in questo sito quelli che possano permettersi di somministrargli pillole di mansuetudine.
a °°°io°°° :
“A mio parere il modo di scrivere si può anche correggere, poi
uno mano a mano che pubblica può capire cosa non arriva e cosa arriva alla gente dei suoi romanzi, racconti
E non si può pretendere da un libro d’esordio. A mio parere.
Mettetevi voi li domani, a scrivere un libro dove mescolate tante conoscenze diverse..
Potrebbe uscire UNO SCHIFO IMMONDO anche il vostro… Non solo quello di neo scrittori come Sergio Rocca et simila”
Ben detto !!
aprile 23rd, 2008 at 14:21
@IO
Oh santo cielo. o.o
Oggi mi sento antipatica e pertanto comincio col dire che leggere cose scritte con miliardi di puntini di sospensione mi fa soffomitare (cit. Dr. Cox, Scrubs).
Ma proseguiamo con cose più importanti.
1. Che c’entra Moccia ora? O_o Ma soprattutto, che c’entra l’essere intellettuali? Spiegami che significa: se non ho una cultura da universitario non posso dire se una cosa è bella o meno? Quindi senza laurea in arte non posso dire che l’arte astratta mi fa cacare. Ne prendo atto.
2. Ma scherziamo? Il modo di scrivere è importante. Se per leggere un romanzo sono, metti caso, costretta a consultare un dizionario d’epoca perché vengono continuamente usati termini desueti, come posso apprezzarlo per bene? Ora, per carità, sono la prima a dire che in un romanzo non vorrei trovare forme dialettali ed errori grammaticali (e qui potrei aprire una parentesi su certi traduttori… ma eviterò), ma vorrei comunque che fosse scritto chiaramente ed in maniera scorrevole. Non mi pare di chiedere tanto e penso che la maggioranza dei lettori, di fantasy e non, desideri questo.
3. Il romanzo non è una poesia. Appunto. Quindi non serve usare paroloni fighissimi, va bene anche scritto con parole di uso comune. A parte che anche la poesia, oggi, si può scrivere con parole di uso comune. Quindi?
4. Il romanzo va romanzato. o_o Ok, beh… ma che c’entra? Mi è sfuggito completamente il senso di queste ultime frasi. Comunque, se intendi ciò, il romanzo fantasy non ha bisogno di realismo totale, ma ha SEMPRE bisogno di veridicità.
5. Il modo di scrivere si può correggere, ok, ma non è una giustificazione per scrivere malissimo. O.o Se scrivo un libro che fa schifo mica cerco di pubblicarlo. Cerco qualcuno che mi dica cosa va e cosa no e poi riprovo. Anzi, veramente questo si dovrebbe fare di default: trovare qualcuno e chiedere un parere spassionato.
6. Sergio non è Tolkien. Direi che non ci piove, dato che Tolkien è defunto, pace all’anima sua. E con ciò? Film e libri americani che c’entrano, poi? O_o A parte che la maggioranza dei film fantasy è terribile.
Ti posso assicurare che la mia mentolina è ben aperta e non ho nulla contro il fantasy che porta innovazione, mescola culture/mitologie o spezza i cliché. Ma non direi proprio che scrivere in maniera arzigogolata e pesate sia una piacevole innovazione… direi piuttosto che è una specie di mutazione genetica che speriamo venga eliminata tramite la selezione naturale.
(ehi, l’ho detto che oggi sono antipatica)
AGGIUNGO: difficilmente ci si sente bendisposti verso qualcuno che commenta trattando tutti come dei dementi. È naturale che poi i toni si inaspriscano, direi.
@Gamberetta
Oh, sì, su questo sono d’accordo: uno scrittore arrogante e bravo non è bello, ma uno arrogante e basta è di gran lunga peggio. u_ù
aprile 23rd, 2008 at 13:45
mhrr :
Sei affetto da paranoia? Credi che perda tempo per difendermi in questo sito inventando vari nickname e cambiando modi di scrivere?
Non sono ancora così geniale, piuttosto, come dice Federica, mi pare che quà la paglia che avete al posto della coda scotti parecchio quando le vostre menzogne vanno in fumo, no?
Senti e impara che ventata di freschezza mentale:
…io… ha scritto:-A mio parere il modo di scirvere si può anche correggere,poi
Uno mano a mano che pubblica può capire cosa non arriva e cosa arriva alla gente dei suoi romanzi, racconti
E non si può pretendere da un libro d’esordio.A mio parere.-
Quando l’intelligenza nel ragionare fa la differenza…
aprile 23rd, 2008 at 13:17
no no non sono sergio. non ti preoccupare.Sergio si firma MitoAncess e rimane loggato cosi.
Se vorrete in un futuro molto prossimo, dedicarvi alla professione di critici d’arte minchia siete già falliti.
A me sembra prendiate piu per il sedere più che recensire ed analizzare un testo
sarà il “tono” in cui scrivete ,
non stiamo èarlando di un bambino dell’asilo che deve imparare a disegnare…
o il vostro peggior nemico che ha fatto qualcosa che voi non vi sareste mai aspettati da lui , allora per invidia… grrrr… tentate di smerdicchiarlo
Per Dio, stiamo parlando di libri, stesi da altre persone, che non sono vostri amici, abbiatene rispetto.
“Ne ho lette tre pagine e l’ho trovato scritto in maniera indegna, tale da farmi perdere ogni desiderio di continuare. “
eh chi te l’ha chiesto di leggerlo per dire? per poi riportarlo sul tuo blog pseudo critica ( vorrò leggerne uno tuo, cazzo… )
boh ..vabbè allibita…
aprile 23rd, 2008 at 10:50
ecco, per esempio, che meravigliose metafore: pigne nel culo, pelle da gallina. mi piace, ecco il nuovo rocca (che non a caso scrive che un romanzo deve essere romanzato, non sarà proprio il nostro rocca in incognito?). comunque, i fronzoli in testa mi stanno benissimo, me li sono fatti perché prima avevo la permanente sul liscio e volevo ravvivare un po’.
quanto al fatto che poiché il blog non ha regole e funziona benissimo quindi dovremmo esportare questa sana anarchia extra-rete, la cosa mi trova d’accordo (ma, andare in giro nudi, ma siete scemi? col freddo che fa? consolatevi considerando che siete sempre nudi, sotto i vestiti), se non per alcuni dettagli:
1) questo è un blog, non un wiki, c’è un autore e ci sono dei commentatori-utenti che stanno a un più basso grado gerarchico e hanno diversi poteri. qui ci sono delle regole eccome;
2) non c’è moderazione o censura, benissimo, ma perché tu l’hai deciso, se non ci fossero regole, io dovrei poter moderare e censurare quel che voglio;
3) questo non è un luogo pubblico: veniamo in tanti, ne traiamo diletto (e, almeno io, imparo un mucchio di cose), interagiamo produttivamente ma non rappresentiamo l’esterno, soprattutto perché — mi pare che sia un sentire comune — sappiamo che il blog funziona benissimo perché è così. ma nel mondo concreto, extra-rete, ci sono dei troll veramente dannosi (perdio, viviamo in italia, il regno del male! come se a mordor qualcuno dicesse agli orchetti: vabbé, adesso basta gerarchie, basta regole, fate un po’ quel che cazzo vi pare… ti pare? assomiglierebbe al parlamento!);
4) il digitale è il digitale, il concreto è il concreto. perdonami la tautologia ma il digitale può essere riprodotto e moltiplicato a costi bassissimi, il concreto no. la meravigliosa anarchia che si respira in rete vive anche grazie al fatto che — nonostante il copyright e altra roba — ben poche risorse sono scarse e/o non copincollabili; fuori, se anche le risorse che abbiamo a disposizione fossero gestite decentemente, le cose sarebbero un po’ diverse.
con stima,
aprile 22nd, 2008 at 23:34
vabbè che questo sito è nato apposta per…
ed esprimersi è lecito
ma cazzo che pigne nel culo siete….
siete forse un pò più voi che vi esaltate di NON aver letto Moccia Federiggo il Terronnazzo che scrive due puttanate e fa miliari di soldi dove ci si pulisce il culo dopo aver cacato ….
Magari siete i primi ad averlo letto… e magari c’avete pianto pure sopra.
E vi spacciate per Intellettuali Acculturati…
Solo perchè avete letto due fantasy buoni in croce…
Sono d’accordo che per criticare bisogna conoscere
E nulla a togliere a quelli che , come voi, nel fantasy ci hanno trovato una passione e magari anche loro stessi…in certi frangenti,
Ma giudicare cosi ed attaccarsi a certe forme , soprattutto nel MODO di scivere… Un romanzo non è una poesia cazzo, non è una riflessione…scritta di botto…… per impressionare li su carta degli stati d’animo .Un romanzo è un racconto…che deve arrivare al cuore della gente ok… arricchirla si,…ma un romanzo deve essere ROMANZATO xD
raccontato..spiegato… e a me sembra che il lbro ci riesca bene.
A mio parere il modo di scirvere si può anche correggere,poi
Uno mano a mano che pubblica può capire cosa non arriva e cosa arriva alla gente dei suoi romanzi, racconti
E non si può pretendere da un libro d’esordio.A mio parere.
Mettetevi voi li domani, a scrivere un libor dove mescolate tante conoscenze diverse..
Potrebbe uscire UNO SCHIFO IMMONDO anche il vostro… Non solo quello di neo scrittori come Sergio Rocca et simila
Su ragazzi parlate di umiltà a Sergio Rocca ma Voi… non siete da meno.
Piu che altro il modo in cui criticate ragazzi,…. mamma mia… che pelle da gallina…
Sergio Non è TolKien…
Non è tutti quei fronzoli che vi siete fatti in testa leggendo e guardando film e libri americani….
Ha lanciato un fantasy diverso, forse.
Aprite le vostre mentoline chiuse come le Chiese quando ti vuoi confessare.
aprile 22nd, 2008 at 17:40
Marte scrive:
ciao gamby :D
OT: voglio la recensione di un libro che ti piaceeeeee!! :D (senza ironia, sono proprio curioso.. )
Quoto!! Ma è molto più facile parlare di un libro che si odia, piuttosto di uno che si ama… sì, voglio leggere anch’io la recensione di un libro che piace alla nostra gamberetta!!
aprile 22nd, 2008 at 16:46
Avvocatospadaccino: Bene, sono contento che sosterrai il partito del signor Rocca: Partito Chiavi del Fato(PCF). Il nostro slogan è sempre lo stesso: meglio un prato erboso, che uno normale.
Claudio2: Davvero girando nudi si viene arrestati?! Strano, io lo faccio sempre e devo dire che è molto salutare, quindi, ti consiglio di farlo, ogni tanto.
aprile 22nd, 2008 at 15:35
Sparviero:
Sergio Rocca ha il mio voto. Stefania Rocca la mia attenzione. Il Maresciallo Rocca un mio calcio in culo. La Rocchetta… boh, affanculo la rocchetta.
Claudio2: ti consiglio la lettura di Comma22. Lì si legge com’è possibile girare nudi senza violare alcun regolamento militare.
aprile 22nd, 2008 at 14:31
Per Claudio 2:
“penso che non tutte le persone abbiano il diritto di esprimersi.”
Ma sei impazzito ??? Dove siamo, in una dittatura ??? Io dico ciò che penso e mi esprimo quanto voglio, se non ti sta bene peggio per te. Io non vengo a toglierti la parola se dici scemenze: ne prendo atto e faccio le mie considerazioni. Se tu pensi di far tacere tutti coloro che hanno opinioni diverse dalla tua forse hai sbagliato secolo !!
aprile 22nd, 2008 at 14:25
ciao gamby :D
OT: voglio la recensione di un libro che ti piaceeeeee!! :D (senza ironia, sono proprio curioso.. )
aprile 22nd, 2008 at 14:12
Avvocatospadaccino: Ma che poteomsky! C\’è solo una cosa che posso dire ora come ora: SERGIO ROCCA FOR PRESIDENT!
aprile 22nd, 2008 at 13:51
@Claudio 2. Non sono d’accordo. Per me il discorso va ribaltato: se un blog può tirare avanti senza regole o quasi, perché non può essere possibile anche nella vita reale? Perché ti dovrebbero arrestare se vai in giro nudo? In fondo non fai male a nessuno, perciò non è che dovrei mettere più regole sul blog, è la vita reale che dovrebbe essere sempre più libera.
Questo come filosofia generale. Poi c’è l’atto pratico. Per “censurare” ho due possibilità: mettere la moderazione ai commenti, o cancellare/editare i commenti dopo che sono stati postati.
Prima soluzione, moderazione: rallenta la discussione (perché se sono fuori, o sto dormendo possono passare ore prima che approvi) ed è un lavoro in più (perché adesso come adesso posso ignorare quel che dice mitoancess, se ci fosse moderazione dovrei leggere tutto). Vale la pena? Secondo me no.
Seconda soluzione, censurare dopo: è sempre un lavoro in più e inoltre crea situazione che possono rendere la discussione non più leggibile (tipo cancello un commento dopo che tre persone l’hanno già citato: che faccio, cancello anche le citazioni? Si rischia di avere commenti che si riferiscono al vuoto, senza senso). Anche qui non credo che valga la pena.
So benissimo che mitoancess continua a scrivere boiate (forse anche apposta) solo per cercare un po’ di pubblicità, pazienza, penso che sia comunque il male minore, se non altro da un punto di vista strettamente pratico.
aprile 22nd, 2008 at 12:55
Ciao Gamberetta,
seguo quello che scrivi da tempo e trovo il tuo stile molto accattivante.
Ho una critica da farti: penso che non tutte le persone abbiano il diritto di esprimersi. Nella mia testa appartengono a questa categoria Mitoancess, i suoi amici, dottorandi in lettere-filosofia-storia-ecc e fondatori del teatrino “Le chiavi del fato” – l’opera più analizzata nelle università del Regno, e tutte quelle persone che, incapaci di portare avanti la propria tesi in maniera costruttiva, debbano ricorrere all’insulto diretto. Sono consapevole che impedire a determinate persone di scrivere sarebbe una misura una misura estrema; non è sbagliato però permettere di dire qualsiasi cosa frulli per il cervello, in nome della libertà di espressione? Nella vita reale esistono leggi e regole; se una mattina volessi girare nudo per strada mi arresterebbero(si spera :D). Perché non dovrebbe essere così anche su un blog?
Grazie mille, ciao,
Claudio
aprile 22nd, 2008 at 02:19
ah, visto che si è parlato di problemi mentali, leggete qui cosa ho trovato:
le chiavi del fato di sergio rocca
editing edizioni, collana fantasy – pag. 257 – euro 15,00
romanzo d’esordisce del giovane scrittore sergio rocca e’ nato a
seriate nel 1980 ed ora residente a bergamo, dovrebbe essere il primo
romanzo di una saga che l’autore afferma avere in mente da quasi un
decennio
capito? ci stava pensando da dieci anni!!!!!!!!!!!!!!! che pubertà triste, povero rocca… e hai impiegato dieci anni della tua vita per regalarci queste nuove barzellette di totti che prende il titolo di le chiavi del fato. si vede che… era proprio destino, ha ha.
aprile 22nd, 2008 at 02:06
Manifesto solo la mia stima per un comico. Involontario o meno, presuntuoso o meno, se uno fa ridere fa ridere.
In realtà speravo di attirare una sua risposta, dove magari avrebbe citato gengis khan o la notte dei lunghi coltelli – sa solo un elfo cosa potrebbe delirare un Rocca – , invece purtroppo è già andato via. Ma come, abbiamo un simile fenomeno e lo spaventiamo subito?
ragazzi, ragazzi, I’m quite disappointed. La prossima volta facciamocelo durare, ok? Con la troisi siamo andati avanti un paio di mesi!
ciao sparviero! (ps: avevi in mente di citare la corazzata poteomsky o come diavolo si scrive?)
aprile 21st, 2008 at 22:39
non capisco nemmeno io cosa c’entrino amici, fantozzi e compagnia bella…
sarà per sminuire un autore già di bassissimo livello
aprile 21st, 2008 at 18:35
Per avvocatospadaccino:
Ma sei normale o sei caduto dal seggiolone da piccolo ???
Cosa c’entra amici, fantozzi, Chuck Norris, Arbusto Lesbico …
Hai problemi mentali ???
aprile 21st, 2008 at 18:26
Avvocatospadaccino: A questo punto, proporrei Sergio Rocca come nuovo Fantozzi.
aprile 21st, 2008 at 15:43
clio, sei partenopea? evviva.
aprile 21st, 2008 at 15:41
Rocca ha vinto amici di Maria De Filippi. Giuro che è vero. Carta è stato squalificato all’ultimo momento. E il bello è che non ha neppure partecipato. Rocca è meglio di Chuck Norris.
Fonda anche tu un club “le chiaviche del fato” nella tua città oppure, se vivi in campagna, un Rifugio Arbusto Lesbico Elfico. Quando organizziamo una bella merenda in un prato erboso?
aprile 21st, 2008 at 11:14
Dalla recensione pubblicata su Literary.it (non so chi gestisca il sito, è l’unica recensione che abbia trovato):
“Da segnalare qualche caduta di stile in espressioni a volta involute, ripetizioni di sostantivi ed errate corrispondenze fra soggetti e verbi”
Curioso…
aprile 21st, 2008 at 01:03
Ah, a chiosa, se il tuo libro ha intenti pedagogici credo che me ne terrò ben alla larga!
Prima del ‘68 vigeva la meritocrazia? Oh, ma per favore! Non mi piace la scuola di oggi, ma quella precedente non era migliore. E, tesoro, non sono certo una stalinista, quindi certi pregiudizi tienteli in dispensa a stagionare, chissà che maturino, un giorno.
E queste minacce: non ti denuncio perchè sono bravo, tenetemi che l’accido! Sono ridicole, suvvia, dovresti accorgertene da solo…
aprile 21st, 2008 at 00:44
Per mitoancess:
Scusa il ritardo, ah! Non capisco perchè continui a dire che ti stiamo dando addosso sensa prove. leggiti la recensione, sono lì le prove, citate dal libro. E’ scritto in modo pretenzioso, arrogante, ma soprattutto è scritto male! I Professori possono dirne tutto quello che vogliono, io con l’epica (in poesia e non, ma guarda un po’) ci sono sopravvissuta da quando mi hanno strappata dalla già citata tomba di Eyvindr figlio di Oblaudr, e se volevi avere un tono sostenuto e antico, non ci riesci, e basta. Poi magari il significato è buono, ma il significante è inaccettabile.
Un registro alto non è un registro pomposo.
Inoltre un bambino è un bambino. Se non vuoi abbassare il tono per riportare i suoi pensieri, esiste il discorso indiretto, così senza cambiar registro lasci al personaggio la sua genuina natura di bambino.
Ah, perchè sono così vicina all’influenza pagana con solo un alone cristiano? Perchè io sono pagana, di eredità cristiana XD Non vado certo a vestirmi di colori pastello e ballare nei boschi seguendo reinventati riti druidici, nè mi genufletto al possente Tengri ogni mattina all’alba o cose simili, semplicemente io ho un profondo rispetto per le religioni, a prescindere dalla fede che ho, e quando leggo qualcuno che le tratta con leggerezza, che manipola il mito considerandolo una favola, allora metto il libro al riciclaggio, perchè quello è il suo posto e solo così potrà essere utile a qualcosa.
Forse non è il tuo caso, non ho letto il tuo libro e se queste sono le premesse non lo leggerò (ma voglio sperare che dopo la reazione da “ragazzina isterica” tu riconsideri la cosa e curi una seconda edizione corretta), ma chi considera le antiche leggende favole per bambini, chi non ha rispetto del materiale con cui lavora, non può combinare niente di buono.
aprile 21st, 2008 at 00:17
ragazzi, non avete capito nulla, siete vittima di un malinteso. Rocca ha solo sbagliato genere. Come comico è bravissimo, sto ancora ridendo… i professori universitari che sarebbero tra le più alte menti italiane, ih ih,… il suo libro che diventa testo di narrativa per le scuole… no, ti prego, dosa le battute, una alla volta, così sono sprecate. E la classica ciliegina sulla torta, che fa tanto italiano: ti denuncio sai, anzi no, non ti denuncio perchè sono buono. Rocca a Zelig, ragazzi, non sto scherzando. Sono perfino d’accordo con Angra, Rocca, ma ti rendi conto che cosa hai fatto? Aspetto, metto la musichetta degli 883 (solo trovassi il tape…): sei un mito per noi, sei un mito!
Che me ne faccio della Troisi quando abbiamo Rocca! Ed è una nostra creazione. Valorizziamolo.
Gamby, ho un solo dubbio, non è che l’hai creato tu come quell’altra storia del peggior libro del mondo che ci hai offerto in traduzione?
preso per fesso una volta, non mi freghi più!
aprile 20th, 2008 at 22:46
Seguo questo blog da un bel po’ e, se non avessi avuto un ulteriore esame (per l’università, signor Rocca, per l’università. Mi sto specializzando in filologia moderna), avrei risposto molto prima. Aggiungo che non mi è parso di incontrare questi “grandi luminari” di cui lei parla nel mio percorso universitario. Sarò sfortunata o magari il livello dei docenti si è abbassato negli ultimi 40 anni? Eh già, perché c’è chi dice che il ’68 sia servito proprio per eliminare dalle università il baronaggio (che, tra parentesi, è tornato in forze)?
Comunque, visto che l’autore di Ancess ripete e ribadisce di scrivere per soli laureati e luminari dell’arte, della letteratura e della storia (caspita!) mi sento chiamata in causa. Io sono laureata in lettere. Rientro dunque, seppur parzialmente, in questa famigerata elite di menti superiori; le uniche al mondo in grado di comprendere il reale valore del suo libro, signor Rocca.
Bene, le dirò: ho letto le pagine di Ancess che Gamberetta ha postato, e i pensieri che mi sono passati per la mente sono gli stessi che ho potuto leggere poco dopo nella recensione di Gamberetta.
Quindi, come la mettiamo? A quale “cerchia” appartengo? Me lo dica, la prego. Il fatto che io non apprezzi il suo lavoro mi squalifica come laureata? Straccio la pergamena?
Mah. Più che la bruttezza delle pagine del suo libro, mi sconvolgono le sue considerazioni sui lettori e in generali sul mondo letterario. Non mi dilungherò oltre sull’importanza di rispettare e soprattutto tenere in alta considerazione l’opinione dei lettori: il concetto è già stato espresso molte volte da altri. Mi auguro, tuttavia, che lei, signor Rocca, possa al più presto fare la conoscenza di uno dei migliori amici degli scrittori: il Senso Critico. E se poi le riuscisse di fare amicizia anche con la signora Educazione, sarebbe meglio.
Voglio poi approfittarne per fare i complimenti a Gamberetta: scrivi in maniera davvero ottima ed è un piacere leggere le tue recensioni. Certo, a volte ritengo un po’ “estreme” le tue considerazioni, ma io stessa sono molto, molto critica con le opere che leggo … Primi tra tutti i libri della Troisi … Prima di esorcizzare il mio disprezzo leggendo le tue recensioni, mi sfogavo con il mio ragazzo (ne approfitto per pregarti di recensire almeno il primo volume della trilogia delle Guerre).
A ogni modo, Gamberetta, credo che saresti un editor fantastico! Se mai pubblicheranno uno dei libri che progetto e scribacchio, vorrei davvero una tua recensione (anche se comunque ne avrei il terrore!)
Ok, penso di aver detto tutto.
A risentirci ^_^
aprile 20th, 2008 at 19:44
@alice. Non sono io quella Chiara, e in effetti la trama del romanzo della mia omonima non sembra molto interessante. Però chissà, prima di qualunque giudizio voglio almeno leggerne qualche pagina, non appena sarà pubblicato.
@Aletheia Loki. Riguardo l’accanimento personale in questo caso hai ragione. La verità è che non avevo nessuna intenzione di occuparmi de Le Chiavi del Fato, è stato l’autore stesso con i suoi interventi offensivi e arroganti a farmi arrabbiare e a spingermi a parlare del suo romanzo.
Non ho problemi con volgarità e arroganza, ma se vuoi essere volgare e arrogante, almeno scrivi qualcosa di decente!
aprile 20th, 2008 at 18:39
Non c’è peggior scrittore che non sappia ascoltare le critiche dei lettori, soprattutto se costruttivi.
Senza leggere il post di Gamberetta ho trovato quelle tre pagine orribili (senza offendere, visto che il nostro \”scrittore\” mi sembra un po\’ permaloso). Non so nemmeno come abbia fatto Gamberetta a leggere tre pagine intere… io volevo smettere appena ho letto degli occhi del bambino!
Sì, è vero, non ho una laurea (e nemmeno il diploma… tra non molto sì), ma mi sento abbastanza intelligente da commentare una spazzatura di tali dimensioni come questo brano. Solo un insieme di parole altisonanti che non dicono nulla…
I pensieri del bambino? Sono scoppiata a ridere non appena li ho letti :)
Cmq caro signor Rocca, deve sapere che una volta pubblicato e distribuito nelle librerie il suo “libro”, tutti (ma proprio tutti, anche un povero macellaio) possono esprimere a riguardo un giudizio (negativo). Se lei non è disposto ad ascoltarli allora avrebbe fatto bene a tenerselo nel cassetto, evitando così di far abbattere centinaia di alberi per la sua pubblicazione (ke spreco!!).
Se crede che gli unici a poterlo commentare siano i suoi rofessori avrebbe dovuto pubblicarne solo una ventina di copie e distribuirle a loro.
Comunque io non la chiamerei nemmeno “scrittore”. Non solo per come scrivere (horror!!), ma anche per come tratta i suoi lettori, che siano o no fan del suo libro.
Dovrebbe averne più rispetto, dato che sarà grazie a loro verrà se un suo libro verrà ancora pubblicato.
Spero che tra alcuni anni il suo stile migliori, ma ne dubito (con quell’atteggiamento da saccente non migliorerà nemmeno di una virgola). Addio e cambi mestiere.
@Gamberetta: questa è¨ la recensione de “gli eroi del crepuscolo”.
“Il Signore delle Tenebre ha rapito la figlia del Re degli Eterni e a Dardamen la guerra è alle porte. Il giovane Lyannen, mezzomortale innamorato della principessa, si offre di partire con un gruppo di fedeli amici per salvarla. Slyman non ha mai visto Dardamen, è cresciuto lontano da tutto e tutti, non sa da dove viene né di chi è figlio, non sa nemmeno chi è. Ma si unirà a Lyannen e gli altri per salvare il Regno. Una missione costellata di avventure mozzafiato, tra fate, amazzoni, ka-da-lun e pixies, paludi e nebbie, profezie e segreti rivelati.”
Banale e rivisto migliaia di volte. Mi piace come scrivi le tue recensioni e credo che tu sia anche originale.
Spero (e prego) soltanto che tu non ne sia l’autrice…
Mi cadrebbe un mito (non ancess, quello è caduto parecchio tempo fa, ah ah ah ah)
aprile 20th, 2008 at 17:04
Ohh, che carino… putacaso il simpatico autore è un lottiano? Il linguaggio aulico… la parola “smeraldino”… il bambino che pensa come un quarantenne arrabbiato (anche se nel monologo “Oh, Kalos!” mi è subito venuto in mente Jean-Claude di Sensualità a Corte)… non so, mi ricorda un po’ quel grazioso posticino in cui trascorsi svariate ore della mia adolescenza online. u_ù Per non parlare poi della sua estrema gentilezza, pacatezza e cortesia, che mi hanno proprio incantata!
Ma capite, è colpa nostra. Che ne capiamo noi di libri, siamo solo lettori di fantasy! Non abbiamo i mezzi per capire un libro di fantasy, santo cielo! Dovremmo vergognarci. Come possiamo osare criticare un libro di fantasy, noi che non abbiamo nemmanco uno straccio di laurea? Santo cielo, come ho osato pensare che fosse scritto in maniera insopportabile?! Non sono nemmeno laureata!!! Leggo fantasy solo da quindici anni!!! Corro a espiare inginocchiandomi sui ceci e fustigandomi con tutto il ciclo di George Martin.
P.S.: A parte la mia fastidiosa vena polemica, signor Sergio… io pensavo che si scrivesse per i lettori. Da quando si scrive solo per i professori universitari? Che poi, per carità, sono scelte personali. Magari domani provo a scrivere un romanzo per soli macellai. Chiedo giusto così, per sapere.
P.P.S.: Gamberetta, rispetto molto la tua intelligenza, ma prendendo i libri che recensisci così sul personale rischi di perdere credibilità, il che mi spiace perché su molte cose hai pienamente ragione. Non voglio sembrare saccente (anche perché ho a mia volta questo problema, nonostante abbia diversi anni più di te u_ù), lo dico proprio perché mi sembri una gran persona ed è un peccato che, arrabbiandoti o infervorandoti, tu ti esponga di più ad eventuali attacchi.
Oh, già che ci sono! Da parte del mio ragazzo, che comunque condivide in buona parte le tue recensioni, c’è stata una critica su come hai trattato l’argomento Tolkien. Dice che forse dovresti essere meno assoluta nei tuoi pareri, alcune volte, e che ci sono argomenti (NON questo libro, per carità) che necessitano di visioni bilaterali più che di un attacco diretto.
Chiedo venia per questo off-topic e tanti cari saluti a tutti!
aprile 20th, 2008 at 11:52
Guarda, mito, con Repubblica c’è come inserto un corso di scrittura: compralo.
aprile 19th, 2008 at 22:21
Sono scandalizzata.
Le prime righe di quel libro mi hanno orripilato, tanto quanto i post dell’autore (che presentano anche diversi errori grammaticali)
Non aggiungo altro per adesso.
Grazie gamberetta, mi hai salvato da un libro che non avrei mai comprato in ogni caso.
aprile 19th, 2008 at 15:57
A mitoancess le bozze deve averle corrette Mr. Magoo ^_^
aprile 19th, 2008 at 14:47
Ma credo che volesse paragonare Hitler a Gamberetta, anche lei “correttrice di bozze” (?). Che Hitler fosse stato un correttore di bozze non lo sapevo (non che mi interessasse). Non ho ripescato la frase nel suo contesto, quindi posso sbagliarmi, ma sono abbastanza sicura che non c’entri un fico secco comunque.
aprile 19th, 2008 at 14:00
@D. Non ho la più pallida idea di cosa volesse dire mitoancess, e non credo si saprà mai visto che l’interessato se n’è andato (per fortuna).
@Claudio. No, non so io, mi spiace. In realtà non so se mi spiace, lo saprò quando avrò letto il romanzo della mia omonima. Ciao.
aprile 19th, 2008 at 12:49
mitoancess scrive:
A proposito, anche Hitler era un buon correttore di bozze!
… Ah! Beh! è prerogativa di ogni persona malvagia essere un buon correttore di bozze senza dubbio.
Scusate l’ignoranza, qualcuno mi spiega il senso di quell’affermazione?
aprile 19th, 2008 at 11:00
Nulla, solo le tre coincidenze che ho scritto prima:
1) età dichiarata
2) nome di battesimo
3) interesse verso la scrittura fantasy
aggiungo:
4) uso dell’ironia, sia nell’unico racconto di Strazzulla che gira sul web, sia in quelli di Gamberetta
Ma l’alcool stamattina è già evaporato, quindi mi rendo conto che si è trattato più che altro di uno sparo nel buio :)
aprile 19th, 2008 at 02:10
Capisco l’alcool ma in base a cosa affermi una cosa del genere?
aprile 19th, 2008 at 01:37
Illuminazione alcoolica dell’1 e 30 di notte, ma se non lo chiedo non ci dormo :)
Visto che più di una volta mi sono interrogato sull’identità della nostra Giustiziera degli Scribacchini, la butto lì: non è che Gamberetta, che si chiama Chiara, ha 17 anni e scrive fantasy, per caso di cognome fa Strazzulla e pubblicherà a Maggio con Einaudi “Gli Eroi del Crepuscolo”?
Mi aspetto una veemente negazione, vista la cura con cui i Gamberi celano a noi mortali la loro identità, ma le coincidenze restano… in caso contrario, me ne scuso con le due interessate :)
Un saluto assonnato a tutti i frequentatori del blog, e buonanotte.
aprile 19th, 2008 at 00:49
Quoto Loreley. Quoto Gamberetta. E quoto pure AryaSnow! :-)
aprile 18th, 2008 at 21:25
Erano anni che non leggevo un flame così coinvolgenete. Grazie.
Mi concedo anch’io qualche considerazione.
Trovo detestabile che mitoancess scada in insulti gratuiti senza entrare nel merito delle critiche (siano esse giuste o non giuste).
Mi sento di condividere le critiche di Gamberetta. Questo libro soffre di una patalogia assai diffusa nei romanzi italiani (così ben descritta da Gamberetta). Consiglieri a mitoancess di leggere qualche romanzo di Pennac per capire come le metafore possano essere originali ed evocatice. Spero che tu non voglia diffidare anche me se dico che le tue figure retoriche sono veramente … banali. Se non riesci ad essere originale lascia stare gli orpelli, datti ad una scrittura lineare che catapulta il lettore nella trama. A tal proposito cito il romanzo che sto leggendo “Kafka sulla spiaggia”. Per capire quello che Gamberetta vuole comunicarti ti consilgio di leggerlo.
Ciao
aprile 18th, 2008 at 19:41
@Gamberetta: 78 Ragioni per cui il vostro libro non sarà mai pubblicato. Un manualetto che costa solo 9 euro, lo ha scritto un editore elencando i motivi per cui la sua casa editrice rifiuta i libri.
Non posso ricopiare aui un intero capitolo, speravo lo leggessi e capissi l’ironia della mia frase … comunque in quel capitolo fa una critica ad aspiranti scrittori con troppo “stile” ;)
Te lo consiglio :D è un libro divertentissimo e molto interessante.
aprile 18th, 2008 at 18:59
Ciao! Leggo da un po’ il tuo blog e solitamente mi trovo d’accordo. In particolare riguardo agli autori italiani di (contro) cui hai scritto.
Credo che piacerebbe a tutti diventare grandi autori di best seller, ma forse non bastano università e dottorato (parlo per esperienza personale, li ho…) per essere maestri romanzieri.
Avrei una proposta personale per gli editori: mettere un avvertimento in copertina se il romanzo contiene più di 5 aggettivi qualificativi anteposti ai nomi! Tipo “adult content” ma più utile a mio avviso. Quante volte ti capita di aspettare i lenti treni sotto la bagnata pioggia? Mi danno i brividi e non capisco come un editor in possesso anche solo della licenza elementare possa ritenerli poetici e non diuretici.
Continua così, fai un lavoro sporco, ma qualcuno deve pur farlo.
Mauro
aprile 18th, 2008 at 18:37
per tutti:
Per fortuna che avevo scritto poco fa “Ragazzi, fate i bravi… toni più moderati e pacati. Vi prego.”
Per raffreddare l’atmosfera vi mando questo messaggio, che non ha nulla a che fare con il fantasy, ma me l’hanno inviato e mi ha fatto ridere. Spero possa divertire anche voi (anche se è una stupidata)…
E davvero, meno accanimento…
Ciao a tutti…
“Quando il tuo lavoro ti rompe, e sei sull’orlo della depressione, e niente va come vorresti , fai così:
uscendo dall’ufficio, fermati in una farmacia e compra un termometro
rettale johnson and johnson’ (solo questa marca).
Aprilo e leggi le istruzioni.
Troverai questa frase da qualche parte: ogni termometro rettale ‘johnson and johnson’ è stato personalmente provato nella nostra fabbrica.
Ora chiudi gli occhi e ripeti ad alta voce per 5 volte:
’sono felice di non lavorare nel reparto controllo di qualità da Johnson and Johnson’ !!!! Ancora saluti a tutti …
aprile 18th, 2008 at 18:22
@mitoancess
Oh sommo poeta, oh maestro, non immagini quale dolore provi nel vedere un tale ingegno costretto ad aggirarsi in un simile porcile. Noi altri passiamo il tempo a grufolare, come si può chiedere ad un porco cos’è l’arte? Tu che ti aggiri nell’Olimpo dei poeti, che dialoghi quotidianamente con Omero, Virgilio, Dante e altre menti eccelse, calunniato da una simile masnada di villici ignoranti? Che Dio ce ne scampi!
Comunque sia, voglio grufolare un po’ anch’io:
1) forse è meglio che scendi dal piedistallo che ti sei auto-costruito e impari l’umiltà: sei un pavone (per una tale offesa io mi auto-denuncerei per calunnia) e sei pure un po’ ridicolo (per non dire patetico); dall’alto delle mie dodici lauree in psicologia, posso affermare che dalle tue risposte mostri un ego di proporzioni bibliche e una forma aggravata di delirio di onnipotenza, che ti rende sordo e cieco a qualunque critica esterna (qui ci sta una denuncia per vilipendio e diffamazione);
2) se vuoi vendere le tue opere e avere un pubblico forse è meglio che ascolti i gusti di quel pubblico. Se i tuoi lettori ti dicono che quello che scrivi è illeggibile una, cento, mille volte… possono sbagliarsi, certo, ma magari sbagli tu! Se invece vuoi scrivere per il tuo personale auto-compiacimento, se vuoi considerare tutto il resto del mondo pecore belanti con il cervello di un criceto, fai pure: nessuno leggerà i tuoi libri;
3) baci e abbracci, è sempre divertente avere a che fare con certi casi umani!
aprile 18th, 2008 at 16:48
Mi è piaciuto questo articolo, come al solito. Al di là del concordare o meno, il modo di scrivere di gamberetta mi coinvolge ed intrattiene.
A me sembra che buona parte delle critiche rivolte al testo siano costruttive e sensate. Su qualcuna non concordo nemmeno io, ma nel complesso anche a me ha dato l’impressione di un testo scritto male. Non mi esprimo sul libro in sè perchè non l’ho letto (magari potrebbe rivelarmi dei contenuti che me lo farebbero apprezzare, chi lo sa…). La frase iniziale degli occhi ad esempio l’ho trovata fastidiosissima, così come la ripetizione continua del fatto che il tizio morto era “maestro, fratello, amico ecc ecc”.
Sinceramente quello che interessa a me è sentire repliche logiche, specifiche e concrete ai contenuti dell’articolo. Il ribattere semplicemente “Io ho 1000 lauree e quindi ho ragione, voi siete ignoranti e non avete il diritto di parlare così, solo i professori universitari possono criticarmi” è una risposta che, al di là dell’antipatia, mi dice ben poco. Mi sembra un intellettualismo e accademismo piuttosto vuoto. Se uno vuole davvero mostrare quanto lui è intelligente e quanto sono stupidi gli avversari, dovrebbe rispondere alle critiche nello specifico, non limitarsi a sfoggiare i propri studi, tentando di intimidire gli interlocutori senza entrare veramente nel discorso.
aprile 18th, 2008 at 16:43
per tutti:
Ragazzi, fate i bravi… toni più moderati e pacati. Vi prego.
Buon fine settimana a tutti da chi si è limitato a dare una spulciata al sito… ciao !
aprile 18th, 2008 at 16:35
A occhio e croce direi di sì. Se “le ruote cigolano”, e “il legno scricchiola”, diventa quasi automatico che una carrozza possa stridere. Personalmente non sono mai stato in carrozza, cmq.
In compenso, pleonasmo a parte, il fatto che non siano prati erbosi ma erbosi prati acuisce un po’ il senso generale di eccessiva ricercatezza.
aprile 18th, 2008 at 16:21
Scusate, per “errori di questo tipo” intendevo quegli errori che ritengo vadano sotto alla categoria errori di distrazione. Questo era per dire che le proprietà linguistiche di base all’autore non scarseggiano, se solo riuscisse a farne buon uso e si armasse di umiltà e autocritica (qualità delle quali non ha dato grande prova fin’ora).
aprile 18th, 2008 at 16:06
@Gamberetta. E’ anche vero che l’oscenità del “prato erboso” può essere stata una semplice distrazione, forse non direttamente collegata a una vera e propria carenza linguistica. Errori di questo tipo, che tu giustamente hai elencato, mi sembrano dovuti all’uso eccessivo e indiscriminato di parolone e metafore “colte” giusto per impressionare il lettore, senza preoccuparsi della loro efficacia narrativa.
Quello che mi viene da chiedere, quindi, è se l’autore abbia mai riletto a mente fredda e lucida ciò che ha scritto. O se l’abbia mai letto qualcuno prima della stampa. Se è vero, poi, che numerosi esponenti dell’ambiente universitario hanno preso in considerazione il suo romanzo, è piuttosto strano che non gli abbiano fatto notare i prati sono erbosi per loro stessa natura. Mistero.
aprile 18th, 2008 at 15:31
@D. Sì, scusa, ho commentato senza in effetti aver letto il capitolo da te indicato. Purtroppo non ho il libro di Walsh in casa, e in rete ho trovato solo il testo di “38 most common fiction writing mistakes (and how to avoid them)” e mi rendo conto che ci sono 40 errori che mancano. Perciò, se vuoi dirmi tu quel che racconta il capitolo in questione. Grazie.
@mhrrr.
In effetti al sito dell’editore parla di “iscritto alla facoltà di lettere”, spero per lui che dopo la tirata sulla sacralità degli studi universitari non sia davvero, quanto, 5 anni fuori corso? Ma fatti suoi.
“I robusti e infaticabili frisoni”: la pagina di Wikipedia parla di “cavallo robusto, possente e infaticabile, usato anche come cavallo da guerra”, dunque gli aggettivi sono di troppo.
Ma mettiamo fosse “robusti e infaticabili cavalli”. A che pro quei due aggettivi? A cosa servono? Cosa c’entrano con le recriminazioni e i lamenti di Odino? Ci frega qualcosa che i cavalli che trainano la carrozza siano robusti e infaticabili?
Io qui ci vedo solo la tendenza dello scrittore alle prime armi di appiccicare a ogni nome uno o più aggettivi, senza ragionare su quali particolari debbano essere specificati e quali non abbiano importanza.
Inoltre il fatto che sia raccontato stona. Se vuoi dire che i cavalli sono infaticabili, puoi, non so, mostrare che Odino si affaccia e nota come i cavalli stessi continuino a correre, come hanno fatto per tutta la notte, senza soste, o qualcosa del genere.
Mi ricollego anche al punto di vista: da come la vedo io, una scena di questo genere, con Odino che rimpiange il tizio morto, richiede il punto di vista di Odino. Renderebbe il lettore molto più partecipe. Il signor Rocca ha scelto invece un punto di vista onnisciente, e l’ha scelto per dirci che i frisoni sono instancabili? Da questo sospetto che non abbia scelto un bel niente, abbia solo scritto così come gli pareva, senza meditare prima quale sarebbe stato l’effetto sul lettore.
Inforigurgito: è più grave quando il narratore lo spiattella lui direttamente, piuttosto che un dialogo. Certo possono venir fuori dialoghi ridicoli, ma in generale è meglio un dialogo po’ forzato che non un’“interruzione delle trasmissioni” per avere un resoconto da parte del narratore.
Sui giochi di parole. L’idea dietro lo scrivere narrativa di genere (che non è tutta la narrativa, c’è per esempio quella che gli inglesi chiamano literary fiction che è proprio il tipo di narrativa che predilige la forma sulla sostanza) è quella di raccontare storie. Questo implica un uso utilitaristico del linguaggio, il linguaggio è un mezzo per ficcare la vicenda nella testa del lettore. I giochi di parole raggiungono questo scopo? No. Anche quando sono eseguiti con maestria, attraggono l’attenzione su loro stessi e non sulla storia.
Questo a livello teorico (per carità puoi dissentire, non è vangelo, è solo un’opinione, sebbene condivisa da una buona fetta degli scrittori di genere). Poi c’è il livello pratico. Per fare i “poeti in prosa” bisogna essere bravi. Molto. Non c’è tanta gente che ha il talento adeguato (e come detto prima, anche avendo tale talento, non è automatico che sia un vantaggio se il tuo scopo è scrivere un fantasy).
Perciò in generale è meglio non avventurarsi in virtuosismi strani senza buone ragioni, specie se sei al livello di avere problemi con la parola “prato”.
aprile 18th, 2008 at 15:31
Qualche commentino sparso al post di mhrrr :)
Anche io penso che abbiano tonalità diverse, ma non è quello il problema. Secondo è spaventoso che un lettore si debba prima raffigurare il colore delle gemme cerulee, poi quello del cielo terso e infine quello dei zaffiri per immaginarsi non il colore di un complicato artefatto di qualche natura, ma quello di un paio d’occhi. Non so, ma non mi sembra un’informazione di così vitale importanza. Non dico che doveva bollare la cosa con “aveva gli occhi azzurri”, ma almeno un pizzico di semplicità e immediatezza…
Uhm, penso che gamberetta abbia voluto riferirsi a un gioco con le parole fine a se stesso, che non apporta di per sé nulla alla storia e alla caratterizzazioni dei personaggi. Uno scrittore deve sapere giocare con le parole, ma bene, ossia con un minimo di cognizione di causa.
Ma in quel caso mi pare che voleva essere una metafora, per il modo in cui è stata messa:
Se il vento gelido voleva essere un vento gelido (:D) avrebbe potuto mettere: “Il silenzio si fece sentire nuovamente nella carrozza, mentre una folata di vento gelido faceva irruzione nell’abitacolo” ecc. o qualcosa del genere (frase assolutamente d’esempio). Invece con quel “come” quasi sicuramente l’autore voleva introdurre una metafora. Ma può darsi che mi sbaglio.
Anche qui il problema non penso sia il significato di “ruggire” e “isterico” in sé, quanto al fatto che è brutto. Il ruggire è un verso specifico, tipico del leone (appunto) e mal ce lo vedo applicato al tono sorpreso e spaventato di un bambino. Se mi raffiguro un bambino che ruggisce mi immagino una mostruosità, insomma :D
Per il resto sono d’accordo con le tue osservazioni ;)
aprile 18th, 2008 at 14:22
ciao gamberetta,
ormai è un bel po’ che ti leggo, sai che apprezzo il tuo lavoro. e trovo che le due pagine che hai copiato siano scritte orribilmente (e che l’autore sia di una supponenza e un’antipatia davvero fuori dal comune, purtroppo non sono riuscito a trovare che questa informazione, on line: si trattarebbe di uno studente di lettere di 28 anni. un po’ fuori corso o le fonti hanno sbagliato?). tuttavia, voglio fare la parte del diavolo: prenderò la tua critica e la commenterò pezzo per pezzo (sono sicuro che apprezzerai). mi scuso qui, forfettariamente, per le brutture editoriali, certo che saprai soprassedervi a vantaggio dei contenuti.
prime due righe, d’accordo su tutto, anche se, io non lo so, ma è possibile che gemme cerulee, cielo terso e zaffiri abbiano tonalità leggermente diverse (mi lascia più perplesso la scelta di lineamenti per definire il taglio degli occhi, ma tutti abbiamo capito a cosa si riferisce, quindi probabilmente è un fatto personale).
non posso eccepire sui prati erbosi, sul foro della carrozza né tantomeno sullo stridio della carrozza (non mi capacito del perché abbia voluto descrivere una carrozza che stride, come un’arpia o un treno in frenata, ma, a ben vedere, stridio è una parola con un’intensione semantica piuttosto ampia) anche se, di nuovo, un’altra scelta lessicale mi ha stupito: cocchio, non perché necessariamente errata, ma forse avrei preferito qualcosa di più neutro: il cocchio è, generalmente, un piccolo carro antico da guerra oppure una roba ottocentesca, nera, lucida, piccolina (in tal caso, non dovrebbe proprio avere fori). l’ambientazione è conforme ad una di queste immagini? ma si tratta di sciocchezze.
“I robusti e infaticabili frisoni“: su questo non posso darti ragione: i frisoni sono tendezialmente robusti (ma non infaticabili) e, comunque, potrebbe voler dire che si tratta di bestie anche più robuste e infaticabili della media dei frisoni. credo che l’autore, riguardo al punto di vista, abbia inteso proprio avere il punto di vista del narratore onniscente, ma magari sbaglio, non l’ho letto.
“Il ballonzolare” non è un suono, vero, ma potrebbe trattarsi di una ingenua sinestesia. sui sassi, hai ragione.
ok sull’essere assorto, però sul resto… magari l’ambiente al di là del paesaggio è una distesa brulla di tarzanelli secchi. cappero, un prato pratoso è certo florido e incantato al confronto.
ma, a parte gli scherzi, in questo ristretto contesto direi non si può davvero giudicare l’uso di quei due aggettivi.
sugli “arbusti elfici” non so davvero cosa puoi obiettare: ce ne saranno pure, no? intanto abbiamo scoperto che esistono elfi e arbusti. gli “sprazzi tra l’albore” costituiscono una formula poetica bruttina, ne convengo.
poi, devo citarti direttamente: Scrivere un romanzo non significa giocare con le parole, significa mostrare una storia. non sono d’accordo: significa anche mostrare una storia, esistono romanzi fortemente influenzati dai giochi di parole, pensa solo all’indicibile mostruosità del romanzo baol, di stefano benni (ah, geniale. ovviamente il romanzo ha una storia, ma a volte, permettimi, alcune tue prese di posizione mi paiono manichee).
sul fatto che noi lettori non riusciamo a immaginare il paesaggio posso darti ragione, ma non capisco perché ti impunti sul fatto che la prospettiva debba essere quella del bambino. ripeto: io non ho letto il libro, ma da questo incipit mi pare semplicemente che il narratore onniscente racconti quel che prova il bambino (come vedi, ti do comunque ragione sul fatto che racconta e non mostra), ma non che le sue infelici scelte lessicali non tentino di descrivere un paesaggio. io, che sono assai più rozzo e ignorante di te, il paesaggio sono riuscito ad immaginarmelo, nonostante le summenzionate brutture.
non sono neppure convinto del fatto che sia etichettabile come inforigurgito la lista di ruoli del defunto: è inforigurgito se l’autore ci vuole informare, qui è solo una lagna, (sentimentale) retorica nel senso deleterio del termine. uguale per disperato e straziante: non ha semplicemente ecceduto, pleonasticamente, ha voluto caricare l’emotività del passaggio. una bella descrizione che mostrasse il bambino sarebe stata, però, molto più efficace.
quoto la parte sui serbatoi di lacrime esauriti. sul silenzio hai ragione, una cappella mostruosa… facciamo così, d’ora in poi menziono solo dove le nostre opinioni divergono.
scrivi: Il bello è che non frega un tubo neanche al lettore del nuovo sovrano dei regni di Aesir e dell’anello di congiunzione fra occidente e oriente: questo dicesi inforigurgito, sbattuto in faccia al lettore nella maniera meno elegante possibile.
no, il meno elegante possibile é:
– pinuccia, anche se al bambino non interessa se il suo destino sia quello di diventare il nuovo sovrano dei regni di Aesir, prossimi ad unificarsi in un unico impero, essendo lui la tanto supposta reincarnazione del dio Odino di Asgard. Non gli interessa nemmeno diventare l’anello di congiunzione tra i popoli di tutto il continente occidentale con quello orientale. Nemmeno di dover accettare che il suo destino sia diventare il più potente dei monaci Rei di Zen-San, vuole semplicemente essere di nuovo accanto al suo Kalos, insomma, anche se tutta ’sta brodaglia, smettila di travestirti da confezione gigante di callifugo per riportare la gioia infantile su quel visino consumato dalle lacrime!–
Scrivi: Brutto davvero quel “la tanto supposta reincarnazione”. brutto, ma non per il motivo da te addotto: si può supporre con maggiore o minore convinzione e l’uso “tanto supposta ipotesi” è ormai entrato nell’uso standard. certo, l’effetto in questo testo è di tante supposte e basta.
scrivi: “inveridicità” non è una parola della lingua italiana. sbagliato: è cacofonica, ma esistono vero e veridico (quantunque quest’ultimo sia ormai desueto e un po’ ridicolo), il derivato veridicità è regolare e i loro opposti invero, inveridico e inveridicità sono assolutamente accettabili. per fortuna, le parole della lingua italiana non sono solo quelle dei vocabolari (sia perché la lingua è anche un sistema di flessione di forme a partire dai lemmi dizionariali, sia perché è anche un sistema di creazione di nuove parole — creazione endogena–, sia perché i parlanti sono creativi). non perderti in queste sciocchezze: le tue critiche migliori e più produttive sono quelle sul senso e i concetti, sui contenuti.
magari cambiare leggermente posizione ha permesso al bambino di sganciarsi dai pensieri che lo ottenebravano e lo hanno riportato nel suo contesto concreto. il silenzio lo aveva impropriamente citato prima, come tu stessa hai fatto notare.
mi permetto anche di aggiungere che la folata di vento gelido non è una metafora, ma una reale folata, che entra nella carrozza dal foro appositamente praticato.
Scrivi: “buh!” lo dici improvvisamente, non “nontroverestil’adecosi’interessantevirgolasaipuntodidomanda”.
Che è un “lupetto spartano”?
ma l’avverbio potrebbe riferirsi anche al fatto che l’atto comunicativo avviene senza preavviso, non al fatto che avviene anche velocemente altrimenti, forse, proditoriamente sarebbe stata la scelta migliore.
Scrivi: E con un bambino che ruggisce in maniera isterica, chiudo qui.
aggiungerei che, evidentemente, prima ha ruggito sottovoce o a un volume normale, visto che poi si spiega che era pronto ad urlare.
la tua critica è utile (io non comprerò né perderò tempo a leggere il libro) le tue spiegazioni sui toni, con me, inutili, perché mi piacciono le tue critiche proprio per il loro tono supponente e violento.
a presto
aprile 18th, 2008 at 14:18
Visto che, da quanto ho capito, l’editore a cui lei si è rivolto è a pagamento, come mai, se è così convinto dell’eccelsa qualità del suo romanzo, non si è rivolto a uno non a pagamento? Che sia che ci ha provato ma quelli, da capre ignorante quali sicuramente saranno (a differenza di lei, mi pare ovvio) non gliel’hanno voluto pubblicare?
E’ un vero peccato che non si conceda nemmeno un minimo di autocritica. A differenza di gamberetta, credo che le proprietà linguistiche di base lei ce l’abbia, volendolo, solo che si sollazza in rigurgiti intellettualodi e finto-lirici che apparentemente (mooolto apparentemente) danno uno spessore colto e raffinato allo scritto, mentre in realtà rendono assai fastidiosa la lettura. L’impressione che ne deriva è che, anziché mostrarci la storia e i personaggi, lei abbia voluto dimostrarci quanto è bravo, colto e preparato; il che è la medesima cosa che ancora sta facendo, ma solo a parole e senza mostrare proprio un bel niente se non, mi perdoni, un’antipatia e un’arroganza che mi lasciano sbalordita.
Infine, quello che forse lei non vuole capire è che al pubblico non gliene frega una mazza della filosofia che lei vorrebbe trasmettere, se non viene veicolata da uno stile decente, da una bella storia e da bei personaggi, e non gliene importa nulla che il suo romanzo è stato apprezzato e acclamato (?) negli ambienti universitari (??); e se anche così fosse, non gli conferisce di certo l’intoccabilità di cui lei tanto si vanta. Ma cosa fa, ragiona a caste? Con le sue affermazioni, inoltre, sta dimostrando uno spregio nei confronti dei lettori odioso oltre ogni dire. Ma forse di questo non gliene importa nulla se il target a cui lei si rivolge sono i suoi professori tanto istruiti e raffinati, come lei. E solo quelli.
Ci pensi. :-) E se vuol rispondere, abbia almeno la decenza di non insultare o fare riferimenti a suini, ovini, bovini o altri animali che le vengono in mente, per cortesia!
aprile 18th, 2008 at 12:39
Parlo per me, non per gli altri. Anch’io non ho mai commentato una recensione (se non per dire che alcuni passaggi erano divertenti). Sono intervenuto solo per dire che alcune cose che Gamberetta dice, nello specifico quelle riguardanti la tecnica di scrittura (per le altre non mi esprimo) sono condivisibili. E per dire che un romanzo è sostanza + forma ed è mia opnione che la seconda, nei passaggi che ho letto, latita.
“Zaffini
Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ragazzi vi ripeto per la centesima volta che sentire da voi che la mia forma è scorretta, che ci sono errori, ed altre boiate, senza il minimo riscontro nella realtà, è come sentire un neonato che cerca di elaborare teorie di fisica quantistica: Non siete competenti ne istruiti a dovere per farlo, lo volete capire o preferite rimanere ottusamente nel vostro livello scarso e inascoltato?”
Quindi questa è la sua reazione a una mia opinione pacata e disinteressata? Gradirei sapere in base a cosa lei stabilisce che io non sia competente né istruito a dovere per poterla esprimere (tralaltro dandole del lei, senza insultarla in alcun modo né usando termini offensivi).
“…io continuerò a contraddirvi dando dimostrazione lampante che la vostra conoscenza sulla materia è molto, ma davvero molto, scarsa.”
Su quale materia? La narrativa? No, perché se così io qualcosina avrei pure pubblicato.
Sul resto del romanzo (la sostanza, il mito, la ricerca che c’è dietro) infatti non mi sono espresso, dicendole che se è – come lei ritiene – ottima, le faccio i miei complimenti. Ma che lo stile è da limare.
In ogni caso è ovvio che un’opinione rimane tale, sta a lei decidere se e quando ascoltarla, senza per questo dare dell’incompetente o dell’ottuso a chi la esprime.
“Vi ripeto che è meglio lo scambio bilaterale piuttosto che il tentativo, senza speranza, di umiliare me o altri con un’inesistente preparazione sulla materia trattata.”
Mi sembrava che il mio intervento fosse piuttosto costruttivo, senza alcun tentativo di umiliarla. Se si è sentito umiliato non era certo mia intenzione. Ma mi sembra anche che il suo atteggiamento sia poco costruttivo, additando gli altri a ignoranti e incompetenti senza distinzione e per partito preso, solo perché ritengono il suo romanzo scritto male (per inciso, mi riferisco a me, e non mi piacciono per come sono scritti il 90% dei romanzi fantasy pubblicati, quindi forse sono io che sono di gusti difficili…). Di certo, non aiuta allo “scambio bilaterale”. Quando si parla di umiltà, nella narrativa (e in qualsiasi altra attività) si intende che non si finisce mai di imparare, non ci si può ritenere arrivati e di conoscere tutti i segreti del mestiere, soprattutto all’esordio.
E si intende anche che i lettori hanno il diritto di esprimere giudizi sull’opera, dato che non hanno l’anello al naso, senza per questo dover essere ricercatori universitari.
Sarei curioso di sapere chi, secondo lei, sono i “VERI INTENDITORI” unici abilitati a dare pareri su un romanzo che, in quanto in vendita al pubblico, è in realtà come tale sottoposto al giudizio di esso.
Anch’io ho ricevuto una recensione negativa su Anobii, da Licia Troisi. Non la reputo certo una brava scrittrice, ma non per questo grido allo scandalo né reagisco male. Non le è piaciuto, pazienza. Ed era una recensione di tre righe, non circostanziata e dettagliata come questa di Gamberetta. Mi sarebbe piaciuto capire perché non le è piaciuto, in modo di migliorare nel prossimo romanzo. Pazienza.
Forse secondo lei non sono competente per esprimere un’opinione personale (quindi soggettiva) sul suo stile. Secondo me, invece, la mia competenza la stabilisce l’esperienza e il pubblico. Sempre secondo me le seguenti opinioni sul mio stile mi rendono abbastanza titolato in materia. Sono tutte opinioni rintracciabili in rete, da recensioni del mio romanzo:
” Un pregio è anche lo stile di scrittura, davvero fuori dagli schemi, a tratti anche sboccato, ma che spesso strappa un sorriso e rende meglio di mille parole educate.”
“Quello che colpisce di più è lo stile, immediato, graffiante, crudo, ma senza indulgere a splatter gratuito. L’uso dei vocaboli, dianamico e innovativo. La narrazione al presente, che incalza il lettore e lo sospinge, pagina dopo pagina”
“La sua scrittura è tanto irriverente quanto affascinante, per come, senza peli sulla lingua presenta orrori e sorrisi alternandoli con bravura.”
“complimenti a Luca per la maestria con cui ha saputo guidare un neofita (di fantascienza) per 320 pagine capolavoro in 320 minuti o giù di lì ”
“Non vi dirò delle solite cose sulla prosa graffiante o sui personaggi mai scontati”
“Se manterrai questo stile, diventerai uno dei miei preferiti”
Questo mi pone su un piedistallo? No Mi rende migliore di altri? No. Assolutamente no. Però, almeno, mi consente di esprimere un’opinione?
Di esprimere un punto di vista sull’importanza dello stile?
Almeno questo.
Dopo aver chiarito la mia posizione, Sig. Rocca, le auguro (senza alcun tipo di sarcasmo e ironia) una fulgida carriera sia accademica sia nella narrativa.
aprile 18th, 2008 at 12:38
Scrive Ancess
“Marcy, Angra, Zaffini:
Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ragazzi vi ripeto per la centesima volta che sentire da voi che la mia forma è scorretta, che ci sono errori, ed altre boiate, senza il minimo riscontro nella realtà, è come sentire un neonato che cerca di elaborare teorie di fisica quantistica: Non siete competenti ne istruiti a dovere per farlo, lo volete capire o preferite rimanere ottusamente nel vostro livello scarso e inascoltato?”
Mi rendo conto che sei abituato a disquisire con i tuoi illustri colleghi universitari del cui alto livello intellettuale e accademico sinora non avevo dubitato. Sinora.
“Quel 68 ha fatto danni ben più gravi di quanto credessi.”
Hai ragione. Prima di quella data un libro come il tuo neanche a pagamento lo avrebbero pubblicato.
Inoltre se il tuo pubblico è quello degli esperti( che diventano tali suppongo quando vanno in sollucchero nel leggere i tuoi scritti) perché non pubblichi saggi e la smetti di insultare noi lettori?
aprile 18th, 2008 at 12:11
@mitoancess: i discorsi stanno a zero: dicci quanto ti hanno scucito per pubblicarti il libro, e poi ne riparliamo… ;)
aprile 18th, 2008 at 12:08
Le schifezze non le compro, infatti il tuo libro rimarrà in libreria, quindi non vedo come possa essere io a contribuire al prodursi di letteratura scadente.
Trovo che contribuiscano di più autori convinti di essere Dio, inattaccabili solo perchè han pubblicato un libro (e ricordo che c’è riuscito anche Moccia), che accettano solo i pareri di coloro a cui basta una parola arcaica a urlare al miracolo, tacciando per ottusi tutti coloro che si rendono conto della loro inesistenza.
aprile 18th, 2008 at 12:06
Davvero il fanatasy italiano può aspirare solo a romanzi di bassa lega come il tuo, mitoancess?
No, perché il tuo “romanzo” è proprio come te: Ancess= un cesso.
aprile 18th, 2008 at 12:03
Katerina:
E’ davvero l’ultimo mio commento in questo spazio perché me l’hai tirato fuori:
Ho già spiegato che non è a gente presuntuosa e dura di comprendonio come te che miro, bensì a teste aperte e dinamiche intellettivamente. E’ grazie a soggetti come te che l’editoria italiana continua a produrre schifezze che solo in italia si trovano…
Che ridere…
bon ciao ciao
aprile 18th, 2008 at 12:01
Chiedo scusa per il doppio commento, che dice praticamente la stessa cosa del precedente: mi diceva che il primo non l’aveva postato e l’avevo riscritto -/////-
aprile 18th, 2008 at 11:59
Comunque questo spazio è diventato monotono, girate in tondo tra voi perché mi sposto in un altro reparto. Chissà che Dio me la mandi buona e trovi commenti interessanti…
ciao ciao
aprile 18th, 2008 at 11:58
Leggo il blog da un po’, ma non ho mai lasciato un commento.
Non sono sempre d’accordo con le critiche, ma le ho sempre trovate interessanti e motivate, ragion per cui le ho sempre lette con piacere (anche solo per vedere i limiti di qualcosa che a me piace).
La critica al libro in questione la condivido in pieno, e tra l’altro l’autore si sta dimostrando di un’antipatia ed arroganza imbarazzanti per lui: nei blog di recensione alle fanfictionn ho visto adolescenti reagire con più maturità, aprendo un dialogo col recensore con l’intento di migiorare i propri punti deboli.
Palrando da lettore, non da recensore (non ho l’abilità necessaria per esserlo, ma questo non significa che sia un’analfabeta) posso dire in tutta tranquillità che Gamberetta ha fatto uno sforzo quasi inutile, nel recensire le pagine, perchè bastavano da sole a far capire che il libro non vale assolutamente l’acquisto.
Nel mio caso, se fossi stata in libreria e l’avessi preso in mano, sarebbe bastata la sola descrizione degli occhi del bambino a farmelo mettere giù: i lirismi banali e a caso li reputo ridicoli.
La condotta e il linguaggio del ragazzino sono completamente inadatti ad un bambino e so di quel che parlo: ho uno stuolo di cuginetti, e fino ai quattordici anni ho visto tutte le fasi di comportamento e linguaggio (con varie combinazioni di carattere e sesso) e nessuno, per parlare di una persona cara morta, si è mai espresso a quel modo. Maledicendo gli dei, pure.
In più di questo bambino non si sa nulla, ma ci viene sbattuto in faccia un lungo, lunghissimo elenco di quello che è destinato a fare.
Noioso, peraltro.
La descrizione dell’ambiente è tremenda: non si riesce a vedere niente, immagino ma potrei immaginare quattro ambienti differenti e tutti si adattano a quanto scritto, inoltre le informazioni o sono in contraddizione (silenzio contro non silenzio; prima sembra un panorama desolato poi viene descritto come lussurreggiante), o sono strane (i sassi sono sassi a caso o una strada? nel primo caso sono in un prato con una landa di sassi in mezzo? e perchè la carrozza sta lì?) o danno dubbi (arbusti elfici? sono in un’ambientazione dove ci sono gli elfi o è un aggettivo buttato lì a caso? e gli dei nordici?).
Anche io ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte ad un linguaggio forbito senza che ci fosse una reale abilità nell’usarlo, come se tu, autore, volessi mostrare a me, lettore, quante parole complicate sai.
In sostanza, illustre autore, ti consiglio di abbassare la cresta e lavorare sul tuo stile: è a gente come me che punti per campare, perchè quando entro in libreria sono io coi soldi in tasca.
aprile 18th, 2008 at 11:52
Katerina:
leggere il tuo commento dopo ciò che ho detto fin’ora mi ricorda veramente la visione di quei topi da laboratorio che continuano a toccare l’elettrico autoledendosi…
Vai a leggerti la recensione di grandi intenditori e guarda bene cosa dicono, poi torna quà e vedrai che questi sono commenti e opinioni personali da NON intenditori.
Domanda: oltre alle cavolate, sapete dire qualcosa che riguardi la letteratura o vogliamo continuare a dare aria ai denti?
Aspetto…
aprile 18th, 2008 at 11:46
Eccovi un altro errore di battitura:
“battiquando” al posto di “battitura quando”…
aprile 18th, 2008 at 11:41
Marcy, Angra, Zaffini:
Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ragazzi vi ripeto per la centesima volta che sentire da voi che la mia forma è scorretta, che ci sono errori, ed altre boiate, senza il minimo riscontro nella realtà, è come sentire un neonato che cerca di elaborare teorie di fisica quantistica: Non siete competenti ne istruiti a dovere per farlo, lo volete capire o preferite rimanere ottusamente nel vostro livello scarso e inascoltato?
Allora finchè mi dite che il libro non vi piace ed enumerate le ragioni che gli impediscono di soddisfare il vostro gusto, è un conto, ma se insistete a voler trasformare la vostra singola opinione in un giudizio da esperti (che non sarete MAI di questo passo) allora io continuerò a contraddirvi dando dimostrazione lampante che la vostra conoscenza sulla materia è molto, ma davvero molto, scarsa.
Tanto son sicuro che insisterete a commentare questo ed altri libri come se foste in preda ad un cortocircuito. Quel 68 ha fatto danni ben più gravi di quanto credessi.
Venite alla presentazione e facciamo un bel dibattito, con presenti anche altri intenditori di letteratura, vedrete che abbassare la “crestina” vi aiuterà a capire un pò meglio come va la vita.
Mio Dio non commento sull’umiltà perchè detto da voi proprio è il bue che dice cornuto all’asino.
A proposito di accenti:
perché: si scrive così perché l’accento è detto chiuso o stretto.
è: verbo essere, si scrive così perché l’accento è aperto o largo.
Vi ripeto che è meglio lo scambio bilaterale piuttosto che il tentativo, senza speranza, di umiliare me o altri con un’inesistente preparazione sulla materia trattata.
E poi vi prego non venitemi a correggere la battiquando il vostro italiano è davvero molto lacunoso.