Le Chiavi del Cassonetto
Qualche giorno fa ho segnalato la presenza su emule del romanzo di Sergio Rocca, Le Chiavi del Fato.

Copertina de Le Chiavi del Fato
Ne ho lette tre pagine e l’ho trovato scritto in maniera indegna, tale da farmi perdere ogni desiderio di continuare. L’autore, con nick mitoancess, è venuto da queste parti a offendere. Non si meriterebbe altro che il silenzio, ma io sono una brava persona. Perciò gli spiegherò perché bastano poche pagine del suo sedicente romanzo per capire che il posto giusto di tale opera non è una libreria ma il cestino della carta straccia.
Spero la mia analisi sia utile anche ad altri.
Potete leggere le prime due pagine del romanzo qui di seguito:
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PROLOGO Tra i sottili lineamenti degli occhi a mandorla brillavano due gemme cerulee come il cielo terso, striate di zaffiro. Il bambino guardava gli erbosi prati che scorrevano oltre il foro della carrozza. Lo stridio del cocchio tirato da robusti e infaticabili frisoni, lo scalpitio dei cavalli al trotto, il ballonzolare delle ruote sul terreno, sassoso e inumidito dallo scroscio della notte precedente, giungevano ovattati alla mente di Odino. Egli era assorto nei suoi pensieri e il suo sguardo fissava l’incantato e florido ambiente esterno. Non pensava però agli arbusti elfici e allo splendore della terra Jaline, né alle distese erbose, il cui verde si scorgeva attraverso gli sprazzi tra l’albore, ma a colui che gli era stato amico e salvatore, nonché fratello maggiore e padre, pedagogo e maestro o addirittura dio protettore allo stesso tempo. Aveva il viso e il naso arrossati dopo un pianto disperato, straziante, e ora non gli rimanevano più lacrime da versare. Gli rimaneva solo la quiete angosciante della rassegnazione. Il silenzio smorzava la rigenerazione dello stato d’animo, poiché era il guardiano fedele della sofferenza, e lui era troppo piccolo per farlo invece suo alleato. Il cuore di Odino era gonfio come gli occhi, colmo di una sofferenza interiore, a lungo andare fatale. «Kalos…» echeggiava ogni tanto nella sua mente come un richiamo del ricordo dell’amico, del fratello… Al bambino non interessava se il suo destino fosse quello di diventare il nuovo sovrano dei regni di Aesir, prossimi ad unificarsi in un unico impero, essendo lui la tanto supposta reincarnazione del dio Odino di Asgard. Non gli interessava nemmeno diventare l’anello di congiunzione tra i popoli di tutto il continente occidentale con quello orientale. Nemmeno di dover accettare che il suo destino fosse diventare il più potente dei monaci Rei di Zen-San, voleva semplicemente essere di nuovo accanto al suo Kalos. Odino prendeva atto che il monaco Kalos (il suo amico, fratello maggiore, maestro…) gli aveva insegnato molte cose sulla vita e sulla realtà, ma la sua morte era la prova dell’inapplicabilità e inveridicità di alcune di esse. Quella di Kalos era stata, però, una morte degna di un guerriero e un giustiziere. Egli era un eroe come pochi, vinto forse dall’ingannevole filosofia che seguiva e applicava fedelmente, perché in essa aveva fede. «Non tutto era vero, amico mio…» pronunciò sommessamente con amarezza il bambino, non distogliendo lo sguardo dalle valli lontane. Ma l’ammirazione verso Kalos non era scomparsa con la sua morte, neanche gli Dei assassini potevano vincere la sua grandezza. «Dei assassini e vigliacchi… vili!» pensò ancora il bambino, questa volta con disprezzo. «Oh Kalos, perché mi hai coinvolto nelle tue illusioni? Perché mi hai insegnato cose false? Perché non impedisci che il dolore mi uccida lentamente? Ora sento un veleno che fermenta nelle mie carni e mi tortura spietatamente… Con quale autorità mi ordinasti di vivere per inseguire i miei sogni? Quali sogni? Avevo ragione a non averne! Quanto desiderio ho di raggiungerti in Ade…» Il bambino sospirò e cambiò leggermente posizione sul sedile, sentendo il calore della pelliccia d’orso e del berretto di montone sulla testa. Il silenzio si fece sentire nuovamente nella carrozza come una folata di vento gelido. «Non troveresti l’Ade così interessante, sai?» disse una voce argentina, improvvisamente. Il bambino si voltò spaventato, in direzione dell’angolo destro della panca opposta alla sua. D’incanto vi era seduto un fanciullo più grande di lui, i cui occhi smeraldini erano rivolti all’esterno del cocchio, anch’egli fissava il paesaggio che scorreva. I suoi neri capelli semi-corti e il glabro viso gli davano un’aria da ‘lupetto spartano’. Il suo grande cappotto di ermellino, lungo fino alle caviglie, gli dava invece un’aria da principe di quei nuovi tempi. «Chi sei stregone?» ruggì il bambino istericamente, pronto a gridare. Continua… (purtroppo)
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Non solo queste due pagine bastano e avanzano per definire Le Chiavi del Fato uno schifo, ma arrivo a dire che la prima frase basta e avanza:
Tra i sottili lineamenti degli occhi a mandorla brillavano due gemme cerulee come il cielo terso, striate di zaffiro.
Da questa frase si evince:
- L’incapacità dell’autore di essere semplice e diretto: per dire che un bambino ha gli occhi azzurri deve usare due metafore e una similitudine.
- La mancanza di proprietà di linguaggio: “ceruleo” vuol proprio dire del colore del cielo limpido (terso), dunque la similitudine è pleonastica.
- L’insistenza su particolari inutili, come le striature zaffiro sul ceruleo. Questo pezzettino, tolto il linguaggio artefatto, significa: occhi azzurri come il cielo azzurro, striati d’azzurro.
- La banalità: l’uso della metafora della gemma per parlare degli occhi è quanto di più scontato esista.
Ma andiamo avanti:
Il bambino guardava gli erbosi prati che scorrevano oltre il foro della carrozza. Lo stridio del cocchio tirato da robusti e infaticabili frisoni, lo scalpitio dei cavalli al trotto, il ballonzolare delle ruote sul terreno, sassoso e inumidito dallo scroscio della notte precedente, giungevano ovattati alla mente di Odino.
Quel “prati erbosi” è un’oscenità. Come l’acqua bagnata.

Un prato, ma non un prato qualunque: è un prato erboso!!!
Abbiamo poi il “foro” della carrozza. Sarebbe? Il bambino sta guardando fuori dal finestrino? No? Quali “fori” ci dovrebbero essere in una carrozza? “prati erbosi” e fori nelle carrozze, altri due per la categoria “mancanza di proprietà di linguaggio”.
“Lo stridio del cocchio”? Perché il cocchio stride? Ammetto di non avere grandi esperienze di carrozze, se non al Luna Park, ma non le ho mai sentite “stridere”: e tre per la mancanza di proprietà di linguaggio.
“I robusti e infaticabili frisoni“: i due aggettivi sono di troppo, e il secondo è esiziale (visto? anch’io posso parlare forbito!) È al contempo inforigurgito, raccontato e non mostrato, e implica un punto di vista onnisciente che allontana dalla narrazione. Cool!
“Il ballonzolare” non è un suono, e dunque mischiarlo con stridio e scalpitio è una quarta dimostrazione di scarsa attenzione nell’uso del linguaggio. Poi ci si potrebbe chiedere perché la carrozza procede in mezzo ai sassi, quando intorno ci sono prati erbosi…
Egli era assorto nei suoi pensieri e il suo sguardo fissava l’incantato e florido ambiente esterno.
Essere assorto vuol dire proprio essere immersi nei propri pensieri, perciò ennesima prova che il signor Rocca non conosce il significato dei termini che usa. “l’incantato e florido ambiente esterno” cioè? Finora c’è un prato erboso e dei sassi. Incantato e florido, sarà…
Non pensava però agli arbusti elfici e allo splendore della terra Jaline, né alle distese erbose, il cui verde si scorgeva attraverso gli sprazzi tra l’albore, ma a colui che gli era stato amico e salvatore, nonché fratello maggiore e padre, pedagogo e maestro o addirittura dio protettore allo stesso tempo. Aveva il viso e il naso arrossati dopo un pianto disperato, straziante, e ora non gli rimanevano più lacrime da versare. Gli rimaneva solo la quiete angosciante della rassegnazione.
Gli “arbusti elfici”, ovvero? Gli “sprazzi tra l’albore”, perché la luce dell’alba solo a sprazzi permette di distinguere il verde dei prati? Scrivere un romanzo non significa giocare con le parole, significa mostrare una storia. Il bambino guarda fuori dalla carrozza, e che vede? Un bel niente, ci sono solo parole, non ci sono immagini. Questo è indice di pessimo scrittore.
Il fratello maggiore, amico, ecc. ma sul serio un bambino sta pensando a tutto ciò? Non è che sta pensando alla persona che è tutto questo? Brutto esempio di inforigurgito.

Elfo fra gli arbusti (elfici)
“disperato, straziante”, almeno uno è di troppo, ed è probabile entrambi, perché, se si esclude il caso particolare del pianto di gioia, l’atto stesso di piangere veicola strazio e disperazione.
Il “non gli rimanevano più lacrime da versare” è un’altra frase che da sola fa meritare all’intero romanzo il cestino. Non si possono scrivere banalità del genere, a meno che non si voglia essere ironici! È come cominciare sul serio un romanzo con: “Era un notte buia e tempestosa”! Cliché di questo tipo sono dolorosi fisicamente per il lettore. Sergio: mi hai fatto male!
Il silenzio smorzava la rigenerazione dello stato d’animo, poiché era il guardiano fedele della sofferenza, e lui era troppo piccolo per farlo invece suo alleato.
Quale silenzio? Non c’è lo stridio, lo scalpitio, e il “ballonzolare”(sic)? È vero, arrivano ovattati, ma non mi pare ci sia silenzio.
Cos’è “la rigenerazione dello stato d’animo”?
«Chiara, come va oggi?»
«Depressa, e tu?»
«Il mio stato d’animo è integro. Ieri invece si stava ancora rigenerando.»
Sergio, non è che tu devi buttar giù parole a caso, non funziona così, le parole devono avere un senso. Per esercizio riscrivi la frase successiva col guardiano, in modo che abbia un significato.
Il cuore di Odino era gonfio come gli occhi, colmo di una sofferenza interiore, a lungo andare fatale.
Non bastavano le lacrime, ci voleva proprio anche il cuore gonfio di sofferenza. Volendo apposta essere più banali, una non ci riuscirebbe. Come non bastasse c’è l’aggettivo inutile in più, bonus: interiore. È un po’ dura che il cuore sia colmo di sofferenza esterna…
«Kalos…» echeggiava ogni tanto nella sua mente come un richiamo del ricordo dell’amico, del fratello…
Perché non metterci ecc. ecc. invece dei tre puntini di sospensione? L’effetto ridicolo è lo stesso.
Al bambino non interessava se il suo destino fosse quello di diventare il nuovo sovrano dei regni di Aesir, prossimi ad unificarsi in un unico impero, essendo lui la tanto supposta reincarnazione del dio Odino di Asgard. Non gli interessava nemmeno diventare l’anello di congiunzione tra i popoli di tutto il continente occidentale con quello orientale. Nemmeno di dover accettare che il suo destino fosse diventare il più potente dei monaci Rei di Zen-San, voleva semplicemente essere di nuovo accanto al suo Kalos.
Il bello è che non frega un tubo neanche al lettore del nuovo sovrano dei regni di Aesir e dell’anello di congiunzione fra occidente e oriente: questo dicesi inforigurgito, sbattuto in faccia al lettore nella maniera meno elegante possibile.
Brutto davvero quel “la tanto supposta reincarnazione”.
«Suppongo che Le Chiavi del Fato sia un romanzo scritto da un autore alle prime armi.»
«Ma supponi tanto o poco?»
«Ehm, non saprei, suppongo moltissimissimo?»

«Il dottor Livingstone, suppongo?» «Tanto o poco?»
Odino prendeva atto che il monaco Kalos (il suo amico, fratello maggiore, maestro…) gli aveva insegnato molte cose sulla vita e sulla realtà, ma la sua morte era la prova dell’inapplicabilità e inveridicità di alcune di esse.
L’abbiamo capito che Kalos è amico, fratello, amante, segretario, e guerriero insostituibile giocando online, ma questo sottolinearlo tre volte in mezza pagina è RIDICOLO. “inveridicità” non è una parola della lingua italiana, oltre al fatto di essere cacofonica e di sembrare uscita dalla neolingua di Orwell.
Quella di Kalos era stata, però, una morte degna di un guerriero e un giustiziere. Egli era un eroe come pochi, vinto forse dall’ingannevole filosofia che seguiva e applicava fedelmente, perché in essa aveva fede.
Pensa che sagoma questo Kalos: applica fedelmente una filosofia, perché in essa ha fede! Incredibile! Il resto è fuffa, non solo è fuffa raccontata e non mostrata, ma rimane fuffa nella nebbia più fitta: insegnamenti riguardo “cose”, “ingannevole filosofia”, “morte degna di [...] un giustiziere”, come prima sono solo parole. Non stanno comunicando niente, non stanno mostrando niente, sono puro spreco d’inchiostro.
«Non tutto era vero, amico mio…» pronunciò sommessamente con amarezza il bambino, non distogliendo lo sguardo dalle valli lontane. Ma l’ammirazione verso Kalos non era scomparsa con la sua morte, neanche gli Dei assassini potevano vincere la sua grandezza.
«Dei assassini e vigliacchi… vili!» pensò ancora il bambino, questa volta con disprezzo.
«Oh Kalos, perché mi hai coinvolto nelle tue illusioni? Perché mi hai insegnato cose false? Perché non impedisci che il dolore mi uccida lentamente? Ora sento un veleno che fermenta nelle mie carni e mi tortura spietatamente… Con quale autorità mi ordinasti di vivere per inseguire i miei sogni? Quali sogni? Avevo ragione a non averne! Quanto desiderio ho di raggiungerti in Ade…»
Lo sbrodolarsi di domande retoriche è di uno squallore che ha pochi paragoni. Tra l’altro dopo la fine delle lacrime e il cuore gonfio abbiamo la terza Banalità con la B maiuscola: “vivere per inseguire i sogni”.
Ma soprattutto questi dovrebbero essere i pensieri di un bambino. Sergio, quanti bambini senti esprimersi così? Nessuno. Questo non è un bambino, sei tu autore che parli a vanvera.
Il pezzetto da “Oh Kalos” in poi, anch’esso è sufficiente per buttare via tutto, perché è la dimostrazione che l’autore non ha idea di come si caratterizzano in maniera corretta i personaggi.
Il bambino sospirò e cambiò leggermente posizione sul sedile, sentendo il calore della pelliccia d’orso e del berretto di montone sulla testa. Il silenzio si fece sentire nuovamente nella carrozza come una folata di vento gelido.
Perché cambiare leggermente posizione permette di sentire il calore della pelliccia e del berretto? Il silenzio si fece nuovamente sentire? Ma se non c’è mai stato? E se invece c’è stato, quand’è sparito?
«Non troveresti l’Ade così interessante, sai?» disse una voce argentina, improvvisamente.
Il bambino si voltò spaventato, in direzione dell’angolo destro della panca opposta alla sua. D’incanto vi era seduto un fanciullo più grande di lui, i cui occhi smeraldini erano rivolti all’esterno del cocchio, anch’egli fissava il paesaggio che scorreva.
I suoi neri capelli semi-corti e il glabro viso gli davano un’aria da ‘lupetto spartano’. Il suo grande cappotto di ermellino, lungo fino alle caviglie, gli dava invece un’aria da principe di quei nuovi tempi.
“buh!” lo dici improvvisamente, non “nontroverestil’adecosi’interessantevirgolasaipuntodidomanda”.
Che è un “lupetto spartano”?
«Chi sei stregone?» ruggì il bambino istericamente, pronto a gridare.
E con un bambino che ruggisce in maniera isterica, chiudo qui. Alla prima lettura ero andata avanti un’altra paginetta, ma adesso non ce la faccio a ripetere l’esperienza.
Per ricapitolare: abbiamo un narratore onnisciente che spesso e volentieri racconta invece di mostrare e che altrettanto spesso rigurgita informazioni inutili addosso al lettore. In più tale narratore ha una conoscenza a livello di asilo della lingua italiana. Infine tutto ciò per parlare di un bambino con il cuore gonfio di sofferenza, che non ha più lacrime da piangere, e che deve inseguire i suoi sogni. Mi assento un attimo per vomitare e poi concludo.
* * *
Un lettore de Le Chiavi del Fato mi ha fatto notare come, soffermandomi solo sulle prime pagine, non avrei colto i profondi significati dell’opera. Prendo atto che sepolta nell’immondizia ci sarebbe una perla, ma mi spiace: non è mio hobby frugare nei sacchi della spazzatura.

Ancess Volume I: Le Chiavi del Fato
Le Chiavi del Fato è un romanzo che puzza. Puzza di pigrizia e pretenziosità. Trasmette un malcelato disprezzo per il lettore, il cui ruolo non è godersi la storia, ma rimanere ammirato da quante parole conosce l’autore o dagli accostamenti finto poetici. È soprattutto un romanzo noioso, ché i difetti evidenziati non sono difetti in sé, sono solo la spiegazione del perché a pagina tre la Noia abbia il sopravvento sul desiderio di leggere.
Mi rendo conto che è molto probabile stia parlando a vuoto per quanto riguarda l’autore e i suoi amichetti, ma ripeto: ho speranza che queste osservazioni possano risultare utili per qualcuno.
Mi rendo anche conto di essere suonata più supponente del solito. È che sono stanca. Stanca di ripetere sempre le stesse cose. Stanca di vedere gente che arriva alla laurea e oltre senza capire che scrivere narrativa non è facile, e richiede studio, esperienza, impegno e inventiva, tutte cose che non è l’Università a fornire. Stanca che la gente scriva senza leggere, che pretenda di scrivere fantasy o fantascienza senza aver dedicato anni a leggere questi generi. Stanca che ci si metta a scrivere romanzi con “obiettivi culturali e pedagogici” invece di raccontare belle storie. Stanca della banalità, dei cliché, della mancanza di fantasia e umorismo, stanchissima degli “arbusti elfici”.
Visto che sono così stanca, anticipo subito che non replicherò alle solite emerite stupidate, tipo: “Se si fa un’analisi così tutte le opere divengono brutte!”, “Se un professore universitario dice che è bello, allora è bello!”, “L’Arte è Arte, non la si può ingabbiare in regole!”, “Non è mancanza di proprietà di linguaggio, è poesia!”, “Sei solo invidiosa perché non hai i soldi per pubblicare a pagamento!”, “Va bene la critica, ma non si può offendere l’autore!”, “Bisogna leggere con grande attenzione fino in fondo un romanzo!”, ecc. ecc.
Se non vi sta bene, girate al largo.
Approfondimenti:
L’unica recensione de Le Chiavi del Fato che sia riuscita a trovare
Pratosubito: per avere subito un prato (erboso)!
La neolingua su Wikipedia
David Livingstone su Wikipedia
I rifiuti: problema o risorsa?
Scritto da Gamberetta •
Gamberolink •
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febbraio 10th, 2009 at 18:06
e va bene, per poter dare un parere obiettivo mi leggerò sto benedetto libro, vediamo un po’.
Dato che qui c’è uno sbrodolamento di titoli, diciamo che parto da una discreta conoscenza della mitologia, data da 5 anni di liceo classico. Quindi speriamo (pur non avendo master o dottorati in lettere) di essere abbastanza acculturata per i gusti dei fan di Rocca. Ho di mezzo un esame, quindi se vedemo tra qualche giorno con i pareri!
febbraio 10th, 2009 at 15:47
Sergio, non è COSI’ difficile capire perché nessuno lo vuole leggere…
nessuno lo vuole leggere perché è scritto MALE!
Perché non provi a fare un corso di scrittura? Non di mitologia, eh?
Proprio di scrittura.
febbraio 10th, 2009 at 15:06
MA qui nessuno sta parlando di eccezionalita’ , Diarista.
siete voi che smerdate ogni minimo respiro che si riesce a prendere in mezzo alle vostre opinioni
ALLORA?
da che cose e’ nato tutto cio’?
DAL FATTO CHE AVERTE LETTO DUE PAGINE
se tu vuoi motivare, andando in giro a dire che il libro non fa per te per questo quest’ altro motivo e’ ok.
Ma PARERI non sentenze!!!!!!
Il parere nasce nel momento in cui si sono messe tutte le carte sul tavolo per discutere di una determinata cosa
NON PARLO per TE, PARLO IN GENERALE!!!
DA LETTORI ASSIDUI CHE DOVRESTE ESSERE E DIMOSTRARE ,PURE, DI ESSERE ,LE AVETE TUTTE LE CARTE IN REGOLA PER FARLO???
IO POI NON HO DETTO CHE IL FANTASY “E’ ROCCA”
PER CARITA’….
Lui ha proposto evidentemente il suo fantasy assieme ad altri collaboratori
PERCHE’ DIRE A PER B?
PERCHE’ PARLARE MALE DI QUALCOSA CHE ALLA FINE, NON SI CONOSCE?
e’ questo che davvero da 2000 commenti in qua, su questo post
su questa recensione..
NON SI RIESCE A CAPIRE
E’ scritto male?
c’e’ chi e’ stato d’accordo con te
ma evidentemente prima di scriverlo si sara’ pur informato…
quindi vuol dire che ANCHE DALLA PARTE SUA C’E’ STATA RAGIONE!!!
QUINDI E’ DA QUESTA IDEA CHE IO NON RIESCO PROPRIO A RIPARTIRE, SAI…
O.o
UMH.. SU QUESTO PRORPIO ZERO CONCORDANZA.
HO SENTITO PERSONE CHE L’HANNO LETTO
E HANNO DICHIARATO
Bisogna conoscere bene le mitologie per capirlo a fondo.
SE NON CONOSCI CIO’ DI CUI SERGIO PARLA NEL LIBRO
NON LO CAPISCI. STOP.
L’HO FATTO LEGGERE UNA DONNA CHE DI MITOLOGIA SE NE INTENDE ABBASTANZA
PERCHE’ , PUR NON AVENDO POTUTO LAUREARSI, HA COLTIVATO QUESTA SUA PASSIONE.
E L’HA DETTO CHIARO E TONDO.
BISOGNA CONOSCERE LA MITOLOGIA PER CAPIRLO A FONDO
Infatti io su questo non metto becco.
La mitologia l’ho studiata a grandi linee
PER QUESTO SOSTENGO CHE PER PERSONE COME ME IL LIBRO PUO’ ANCORA ANCORA ESSERE ” PESANTE”
MA PER VOI….
-.-
non penso siate cosi una manica di svogliati e di superficiali
per questo mi stupisco che non sia piaciuto
mi stupisco che nessuno di voi.. abbia voltuto leggerlo davvero
febbraio 10th, 2009 at 14:49
@Diarista incostante: Ila e faby è solo una delle n-mila personalità multiple di Sergio Rocca stesso ^_^
febbraio 10th, 2009 at 11:28
@ Ila e faby
Le chiavi del fato vi è piaciuto, va bene.
Ma a parte questo siete in grado di afferrare le obiezioni che vengono mosse al libro (in quanto libro, tra l’altro, neanche in quanto fantasy)?
L’erba erbosa, gli occhi azzurri venati di azzurro, il ragazzetto che ruggisce isterico pronto a gridare (mioddio che roba), ecc. E’ una buona prosa questa? No. Carver, King, milioni di editor competenti sono d’accordo con me. La risposta è solo questa: no, punto.
Passiamo oltre.
A vostro dire Rocca è stato capace di far sembrare un personaggio diverso da un altro. Ker e Soter. Bene. Mi sembra il minimo sindacale, però, mentre voi ne fate una questione di stato.
Nel vostro entusiasmo elencate poi viaggi, persone, attrazioni, dialoghi. Della serie “ho visto gente, ho fatto cose…”. Bene. Di nuovo: siamo nel minimo richiesto per buttare giù uno straccio di storia. E’ eccezionalità, questa? No.
La gente rilegge dei passi del libro. Non mi stupisce: è scritto male, la prosa è inutilmente complessa, infarcita di aggettivi inutili e/o ridondanti, le frasi sono ciconvolute. Nemmeno questa mi pare una prova schiacciante della grande cultura di Rocca.
A questo proposito, anzi, tengo a far presente che la vostra frase
è ridicola. Non serve avere la benchè minima cultura per scrivere e/o pubblicare. Sappiamo tutti che è vero, non ci giriamo attorno e facciamola finita, per cortesia.
In quanto al passaggio che cito adesso
non se ne capisce il senso.
Se non ci interessasse il fantasy non saremmo qui. Non si tratta di “sentenziare” o di mettere le chiavi del fato in una categoria sbagliata. Rocca ha scritto un libro fantasy. Se io conosco il genere (per aver letto decine di fantasy) e lo trovo schifoso, posso andare in giro a dirlo motivando le mie ragioni.
Non venite qui a dire che il fantasy non fa per noi, se pensate che il fantasy sia Rocca è vero il contrario: il genere non fa per voi.
Niente di male eh, si vive lo stesso.
febbraio 9th, 2009 at 18:43
Ma scusateci,ce la fate tu e tutti i tuoi “scagnozzi” a riuscire ad andare avanti oltre le prime 2 righe?Ne abbiamo pieni i coglioni delle solite parole trite e ritrite!!Non ce ne frega un cazzo se voi non riuscite ad andare avanti nel leggerlo!!
Chi lo ha letto,lo ha apprezzato.
Abbiamo sentito di persone che si sono persino fermate a rileggere alcuni passi del libro.
Ad esempio,a me piacciono tantissimo le conversazioni che avvengono fra i due protagonisti:KER e SOTER.
Mi piace come si confrontano,come KER si differenzia da SOTER e viceversa,nell’affrontare discorsi e situazioni.
Al di là della storia,che io conosco poco di greci e mitologia,di personaggi fantasy che appaiono nel libro,che cmq dovrebbe essere completamente compresa da chi è appassionato o studia la mitologia,e qui non ci piove,ci sono viaggi,persone,attrazioni,sguardi,dialoghi,relazioni e sentimenti fra mortali ed immortali a nostro parere ben descritti e che rendono bene l’idea di quello che SOTER o altri vogliono esprimere in quel momento.
Il tutto,a nostro parere,amalgamato in conoscenze che l’autore ha e che evidentemente ha voluto riportare in questa storia.
Su cosa ci stiamo ancora dibattendo?Indi per cui,a te non piace?A gamberetta non è piaciuto?Non è genere che fa per voi.Leggete le prime 2 righe e ne scrivete una recensione negativa?Non è genere che fa per voi!
La figura di merda non la fa il signor Sergio Rocca,almeno lui per scrivere e pubblicare di cultura e di libri deve essersene abbastanza informato.
Se poi,come vi ripetiamo,non vi piace il genere,è completamente inutile una recensione,un parere,una calunnia,un puntare addosso il dito e un sentenziare.Sentenziate su cosa?Su ciò che alla fine già in partenza non vi interessava?Chi vi ha detto di considerarlo fantasy……. FRA I VOSTRI FANTASY?!?!
febbraio 5th, 2009 at 16:23
Non si può dare torto a Gamberetta, affatto.
Il romanzo in questione è orribile e solo le prime due righe mi fanno venire voglia non solo di non comprarlo ma, inoltre, di non consigliarlo a nessuno che conosco.
Poi, le reazioni dello scrittore, non fanno altro che darmi conferma.
Impara ad essere più umile, forse migliorerai.
febbraio 1st, 2009 at 16:06
Sarebbe corretto se nell’ambientazione di Rocca fosse esistita una citta chiamata sparta.
Sempre che non sia la solita mania di molti autori di mostrare conoscenze e cultura anche se poco c’azzeccano con il racconto.
febbraio 1st, 2009 at 15:13
@ Tyreal:
Indipendentemente dal libro in questione a Sparta i giovani erano inquadrati in rigide formazioni di tipo militare. I ragazzi dagli 8 agli 11 anni erano battezzati come “lupetti”. Il vocabolo viene poi preso come modello e prototipo per indicare un certo tipo di sviluppo, di istruzione e preparazione. Il suo utilizzo è quindi corretto.
Cordialmente
gennaio 31st, 2009 at 15:59
Ma alla fine… che cos’è un “Lupetto spartano”?
novembre 7th, 2008 at 15:31
Bene.
Ammetto di aver iniziato solo ieri la lettura di questo meraviglioso blog.
Io non amo il genere fantasy, sinceramente.
Non sono qui per commentare il libro di Rocca che ovviamente non apprezzando l’argomento non mi sono presa neanche la briga di leggere.
Voglio informare però di aver già trovato altrove la citazione della carrozza e dei prati erbosi, dunque, se per caso lo scrittore si fosse fatto l’idea che gli unici a non aver apprezzato il suo modo di scrivere si riuniscano qui, sbaglia di grosso, dato che tale critica negativa l’ho trovata in un forum frequentato perlopiù da persone adulte e con diversi titoli di studio alle spalle.
Perché preciso i titoli di studio?
Ma perché sembra che solo quelli siano importanti, nella sua mente, caro il mio scrittore!
Chiunque non abbia conseguito almento tremila lauree non è certo degno di criticare il suo libro, giusto?
Ebbene, dato che non è degno di criticare, non sarà neanche degno di apprezzarlo nella sua interezza, o sbaglio?
Eppure mi pare che la letteratura fantasy sia indirizzata perlopiù ai ragazzi, sebbene trovi lettori anche fra gli adulti.
Poniamo il caso che un ragazzo di dodici anni compri il suo libro. Le fanno piacere i suoi complimenti, caro autore?
Se provasse a criticarla come lo liquiderebbe? Fosse una persona coerente accetterebbe sia critica che approvazione, ma lei forse vuole solo sentirsi adulato.
Chi non ha titoli per criticare non ha titoli per leggere e apprezzare, caro il mio professorone.
Sa una cosa?
Leggendo la recensione in questo forum avrei anche potuto pensare di comprare il suo libro, ma non lo farò.
Sa perché?
I suoi commenti mi hanno spiazzata.
Lei è una persona adulta e si è comportata come una scrittrice adolescente, lei sbandiera titoli di studio che oggi si danno ad Honorem od a chi ha i soldi per poterli comprare (con questo non la sto accusando di averli comprati, le sto solo facendo notare che non è il caso di contare troppo sui titoli di studio).
Sa cosa risposi al mio professore di filosofia, quando egli mi disse che per diventare filosofo in genere occorre la laurea?
Dissi: “non mi pare che un pezzo di carta possa fare di una persona un filosofo o un pensatore, penso che sia una cosa che venga da dentro.”
Ciò vale anche per la scrittura.
Una persona può studiare scrittura quanto vuole, ma non riuscirà mai a mettere insieme qualcosa di veramente decente se non ci mette l’anima, ma solo titoli di studio.
Può venire fuori qualcosa di formalmente corretto.
Può venire fuori una storia con prologo, svolgimento ed epilogo.
Che altro? Dov’è l’anima? Dov’è quello che si vuole mostrare?
Stephen King dice che la scrittura è una forma di telepatia: se lo scrittore vuole mostrare una gabbia al lettore, la descrive e attraverso la descrizione anche il lettore vedrà quella gabbia, magari non così bene come lo scrittore, ma la vedrà.
Tutto questo solo per dire che ci sono bambini in grado, con un raccontino, di far vedere al lettore una principessa rinchiusa in un castello e salvata da un principe.
Un bambino senza titoli di studio, quale abominio!
Non mi fraintenda, non avendo letto il suo libro non sto dicendo che lei non è in grado di mostrare quel che scrive, sto solo contestando questa sua ferrea presa di posizione sui titoli di studio.
Si è comportato a mio parere in modo superficiale, arrogante e immaturo, caro il mio signore, se non offensivo.
Potrei anche stare qui adesso ad elencare i numerosi errori che ha fatto scrivendo righe e righe di minacce e insulti agli utenti di questo blog: fin’ora, sostenitTrice…
Non lo farò, voglio darle il beneficio del dubbio: magari erano solo errori di battitura, questo glielo auguro caldamente, come glielo augurano anche le sue sudate lauree.
In caso contrario, credo che colui che ha pubblicato questo romanzo abbia dovuto molto faticare per correggerle la grammatica…
settembre 1st, 2008 at 21:16
Mai messo piede in un sito con un flame, figurarsi se mi potevo aspettare che la mia prima volta sarebbe stata di queste apocalittiche dimensioni e avrebbe avuto un livello di odio e insulti così alto!
Sono una lettrice, una persona che cerca storie da quando ancora non sapeva leggere e si inventava le vicende del Topolino guardando le figure. Storie storie storie: di questo vivrei. Leggo fantasy dalle medie e sono una lettrice ca****zzo. Scelgo i libri basandomi sulla copertina (anche se a volte inganna, nel bene e nel male), sulla trama sul retro, sulle prime pagine, a volte sui consigli degli amici, a volte su quelli di siti e giornali. Se questo insieme di cose mi dicono che ho di fronte una storia che promette bene, posso anche sforzarmi di combattere per ore con una scrittura ai limiti dell’infantile o con errori di grammatica che farebbero mettere le mani nei capelli a chiunque, anche se passerò il tempo a sbuffare frustrata/infuriata. Non è questo il caso.
Sono bastate quelle due paginette a dirmi che non avrei mai voluto leggere il resto del libro. Non mi hanno trasmesso nulla, non mi hanno detto nulla, non mi hanno affascinata. Un bambino, di cui non so nulla se non che ha gli occhi “azzurramente” azzurri e vestiti di pelliccia, monologa su quanto la vita faccia schifo, su quanto non gliene importi di un destino legato a cose di cui non so nulla. Affascinante come guardare la vernice che asciuga… Il personaggio è riuscito a dimostrare la personalità di un biscottino di Novara e l’autore mi ha nominato una serie di luoghi, gruppi e cose che però non hanno fatto presa in me, non sono veramente intriganti e quindi non mi fanno venir voglia di scoprire di cosa si tratta. Aggiungiamo che credo nel “motto” del buon signor Conrad: lo scopo dello scrivere è “to make you see”, farti vedere, ed ogni parola deve avere quell’unico scopo. Se non serve a farmi vedere, allora va cancellata. Niente cazzeggi “perché è bello”, niente fronzoli inutili, niente divagazioni amene. Fammi vedere! E io qui non vedo altro che immagini sfocate e contraddittorie.
Il bambino Odino poi ha una voce da quarantenne melenso. Inizia la sua sviolinata con un “Oh Kalos…”: odio il vocativo da quando andavo alle medie, lo trovo di un brutto senza pari, adatto solo per le invocazioni agli dei, le preghiere e la captatio benevolentiae, non certo per pensare a una persona che amavi! Se vuoi bene a una persona e sei infelice per la sua morte, dici “Kalos, perché sei dovuto morire così? Mi manchi, non sai quanto!” Se invece sei incazzato dici “Kalos, perché sei andato a morire come un solenne imbecille? Non potevi abbandonare i tuoi alti principi e salvarti la vita? Stupido, stupido, stupido!” Sono esempi brutalmente buttati lì. Rimane che sono con la voce di un adulto, non certo con quella di un bambino: e Odino parla con una voce incompatibile con quel che è: o l’autore mi spiega che il pargolo pensa come un quarantenne perché ha la consapevolezza di un quarantenne nel corpo di un bambino (un bambino di quanti anni, tra l’altro? 2? 5? 7? 10? Fa moltissima differenza!); oppure gli dà una voce adatta alla sua età biologica!
Che poi le due paginette siano scritto con un linguaggio pesante e paroloni superflui, è un di più che non fa che confermare la sensazione che io quel libro mai lo cercherò né leggerò. E se ci aggiungo la maleducazione che l’autore ha così prodigalmente dispensato nei suoi interventi, il quadro è completo.
Rimango perplessa da un’affermazione (da qualche parte nella parte alta dei commenti…) che il romanzo sia per definizione formativo: mi sembra una bella boiata, ma sono aperta a smentite documentate (ovvero non mi basta una sbrodolata logorroica al riguardo, voglio un titolo e un autore che dicano chiaramente che mi sbaglio.)
Aggiungo che io credo fermamente nei diritti del lettore enunciati da Pennac, in particolare nel diritto di leggere quel che ti pare, in quello di non leggere e in quello di abbandonare una lettura (se si rivela un solenne boiata intorno a pagina 2, complimenti all’autore!).
P.S. Grazie Signor avvocatospadaccino per le perle di fine sagacia che ha sparso in questo flame: non ridevo così tanto e così di gusto da un po’ di tempo!
P.S.2: non ho la più pallida idea di quale sia l’etimologia di “elisione” o il suo uso nella metrica di qualunque popolo umano, sottomarino ed extraterrestre. Né mi servirà mai saperlo. Perché per fortuna “cultura” non vuol dire nozionismo. Col nozionismo, se va male, non ci rispondi neanche al Trivial Pursuit.
luglio 30th, 2008 at 18:25
Oddio devo essere malata di mente… ho letto la recensione e TUTTI i commenti…
Mi viene quasi voglia di immolarmi e leggere TUTTO il libro per vedere se è vero che nella seconda parte migliora e se i contenuti sono così alti e ben costruiti da far dimenticare la forma…
Se mi riesce (non prometto niente) vi farò sapere i risultati…
Morry (confermo che sono malata di mente -_-)
luglio 1st, 2008 at 19:50
Tuareg, sei grande! :-D
luglio 1st, 2008 at 18:13
precisazione for dummies:
la sintassi prospettivistica autovisualizzante (SPA) è una bufala ispirata alla seguente frase-feticcio (leggibile in uno dei precedenti commenti)
Poi sono d’accordo anch’io che sparare sulla Croce Rossa sia uno sport poco elegante. E’ che ti viene voglia di farlo quando leggi certe frasi-feticcio…
luglio 1st, 2008 at 18:10
a Tuareg:
Ovvero ? Che roba è ? Ancess avrebbe cosa ? Una sintassi prospettivistica autovisualizzante ? Oh my God. Si si, falla subito quella visita medica.
No, non credo sia solo una questione d’invidia. Qui, come puoi ben notare, la maggioranza dei commentatori più che badare a certe consistenze aspetta solo avidamente qualche articolo che sputtani e demolisca autori e opere. Anzi, meglio ancora quando tentano di psicanalizzare libri e scrittori. Che grosse risate.
luglio 1st, 2008 at 17:41
Se il soggetto pensa di avere fatto una splendida figura di studioso e la gran parte degli astanti pensa invece che sia un patetico mitomane, i casi sono due: o sono tutti dei bruti verdi di invidia o il soggetto è probabilmente un mitomane.
Però si tratta sempre di opinioni. Bisogna anche tenere presente che il gruppo campione è composto da volontari, che potrebbero anche essere gli unici al mondo a non saper apprezzare la sintassi prospettivistica autovisualizzante.
Per avere un responso più scientifico penso che ci voglia la visita medica.
luglio 1st, 2008 at 15:29
Tuareg:
…se solo tu come alcuni altri avessi avuto le capacità di dimostrare le tue affermazioni…
Gugand:
In parte concordo…
luglio 1st, 2008 at 14:42
… illudendosi di avere qualcosa da sfoggiare
luglio 1st, 2008 at 08:40
Il problema non e’ che lo stile di rocca sia eccessivamente ricercato, che siano presenti degli errori o che la gente comune non capisce, ma un libro dovrebbe far immergere nella storia e uno stile cosi’ poco scorrevole non lo permette di certo. Leggere un testo del genere e’ pesante. La sera sdraiato sul letto non riuscirei a finire una pagina.
Comunque a me sembra che l’autore abbia voluto far sfoggio della propria cultura invece che concentrarsi sul raccontare una storia.
giugno 30th, 2008 at 23:59
Mi lascia perplesso il fatto che abbia lasciato un commento fuori luogo come il tuo…mi vien da pensare che la serietà non sia una qualità della moderatrice.
Ad ogni modo, ripeto che il linguaggio riportato ha caratteristiche sintattiche che delineano la capacità prospettica della visualizzazione di ciò che si legge.
Questo può piacere, può far disgusto, può fare arrabbiare ecc, ma sempre uno stile valido è. Il linguaggio è comprensibile da qualsiasi adolescente in su, quindi anche se leggermente ricercato non è chissà quale opera ampollosa.
Sul fatto che qualche malignino dica che non lo legge nessuno..beh, credo invece che con tutta questa pubblicità e l’indubbia qualità promettente del testo un buon numero di persone l’abbiano letto eccome. (finirò in fogna lo sento…)
giugno 27th, 2008 at 02:19
Fedina scrive:
No, non lo vuole leggere nessuno. E’ per questo che non esiste un riassunto… Succede! :-)
Perche’ non lo leggi tu?
giugno 26th, 2008 at 19:10
Ho potuto leggere nei commenti che si parla solo dello stile delle prime pagine… Ma c’è qualcuno che ha letto veramente questo libro?
Perché, stile a parte, io avrei la curiosità di sapere com’è la storia. Ho provato a leggere dei riassunti vari trovati su internet, ma non rendono molto l’idea…
Inoltre vorrei fare una domanda ai sostenitori di Rocca: perché questo libro vi è piaciuto così tanto? Cosa ha di speciale?
Ciao a tutti!
giugno 24th, 2008 at 11:37
…io… scrive:
Si sta parlando di scrivere bene e di scrivere male. Rocca non e’ orrendo perche’ fa errori di grammatica (che potrebbero essere corretti da qualsiasi professoressa delle medie inferiori) – e’ orrendo perche’ scrive malissimo. Non e’ questione se si puo’ o meno scrivere “prati erbosi”, e’ ovvio che si puo’ – anche scaccolarsi si puo’ – pero’ fa schifo.
E non e’ nemmeno questione se Rocca faccia literary fiction: questo sarebbe il caso se lui scrivesse troppo bene – cosi’ bene da distrarre dalla storia, perche’ il virtuosismo verbale sarebbe bello in se’, e la storia sarebbe secondaria (come ha ben spiegato Gamberetta). Invece Rocca scrive proprio da schifo, commettendo tutti i tipici errori che un dodicenne commetterebbe la prima volta che si mettesse in testa di scrivere “un romanzo”: tanti aggettivi e tanti avverbi inutili (non e’ proibito usare tanti aggettivi: e’ proibito metterne di inutili, di ridondanti – ad esempio, in “prati erbosi” c’e’ un solo aggettivo, ma fa schifo lo stesso perche’ e’ ridondante, mentre in “cosi’ percossa, attonita, la terra al nunzio sta” gli aggettivi sono due, ma vanno bene perche’ sono entrambi essenziali).
giugno 23rd, 2008 at 17:00
N
certo che si ritrona allo stesso discorso allora… NON CE’ NESSUN ERRORE?
ALLORA DI COSA SI STA PARLANDO?? O.o
le recensioni buttate giù argomentando il perchè a me non è piaciutio quell’accostamento di parole ,da quando è recensione?
ne ho lette poche ma… mai sentito di pareri personali nelle recensioni.
Chi lo fa allora sbaglia.
giugno 23rd, 2008 at 16:32
@ …io…
Sì, ma anche senza mettere in questione professori o meno qui si tratta di argomentazione spiccia: una che asserisce “questa non è una recensione” cosa può dimostrare? La può chiamare o definire articolo, esame critico, giudizio; su per giù è la stessa cosa, non siamo in un campo strettamente specialistico in cui occorra distinguere questa terminologia; il senso è sempre lo stesso.
Questa qui parla di libri, di testi etc… e poi non sa nemmeno distinguere la sinonimia di certi termini. Critica ad esempio l’aggettivo attribuito ad un frisone come esiziale solo perchè in 5 secondi ha aperto una pagina di wikipedia con due informazioni generiche in croce che si è divertita a postare
Andiamo bene…
Per non parlare delle altre cose e incongruenze che ho già segnalato all’inverosimile.
…io… anche a te consiglio di lasciar perdere. Chi ha un po’ di buon senso per comprendere il libro e ritenere infondate certe critiche l’ha già fatto. Per il resto, be poverini… un capro espiatorio alternativo a Licia Troisi dovevano pur trovarlo.
giugno 23rd, 2008 at 16:24
Pardon, ho dimenticato di chiudere il link dentro le parentesi e si è linkato tutto un pezzo. Che scema!
scusate scusate scusate
giugno 23rd, 2008 at 16:21
Non credo parli di errore. O almeno io quando lo lessi non lo interpretai come tale e sinceramente non so quanto possa essere considerato prettamente errore. Ma è senza dubbio ridondante e non proprio bello da leggere (tant’è vero che lo paragona a “acqua bagnata” che è chiaramente un esempio di ridondanza squallida).
Inoltre basta cercare il termine prato sul dizionario:
PRATO: 1)spazio erboso spec. non coltivato; 2)ogni insieme di specie esclusivamente erbacee che vivono in stretta dipendenza costituendo un complesso omogeneo e tipico; 3)spazio erboso da cui, tramite opportuna attività agronomica, si ottiene foraggio per il bestiame; 4)sport, terreno erboso che costituisce il campo da gioco di alcuni sport come il calcio, il rugby, l’hockey, ecc.
()
Come vedete, in ogni sua accezione, la parola “prato” presuppone già da sé uno spazio erboso. Da qui la ridondanza. Non potete negarlo.
Ora non può essere considerato un vero e proprio errore, ma non è bello e Gamberetta questo dice.
Magari era più appropriato “manto erboso” o “mantello erboso” o che so io…
Tutto qui…
giugno 23rd, 2008 at 15:58
eahhahahahahha quanto godo
ho chiesto ad un mio amico che ha la madre professoressa di lettere
se questo accostamento di parole quel ” prato erboso” poteve esistere nella lingua italiana
e lui mi ha detto che sua madre ha detto di si che esiste eccome !!!!!!!!!!!!!!!!
dai cazzo è palese a sto punto allora che PRATO ERBOSO può essere scitto ed espresso e che NON è un errore di scrittura
qantii professori abbiamo interrogato fin ora?
un cifrone…compreso quelli di Sergio
prima di dare retta ai vostri di professori assicutratevi che non si siano comprati la laurea… và…
giugno 22nd, 2008 at 23:23
@Federica. In realtà questa non è una recensione del romanzo del signor Rocca. Il romanzo non è recensibile, perché, con tutta la buona volontà, 300 pagine scritte in quella maniera non riesco a leggerle.
È sotto la soglia minima di leggibilità.
@Morea.
Verissimo! Così vero, che domani o dopodomani sera scriverò un articolo a proposito! ^_^
giugno 22nd, 2008 at 20:24
Federica, credo tu abbia ragione quando dici che, per giudicare un romanzo, limitarsi all’analisi delle sole prime tre pagine non sia sufficiente, ma è bastante per decidere se vuoi inoltrarti nella lettura o no. Inoltre credo che niente sia più importante (e difficile da scrivere) di un incipit e più in genarale, del primo capitolo di un romanzo (fantasy soprattutto): deve incuriosire, gettare le basi introducendo quello che sarà ( o che potrà essere), deve matenere un ritmo alto e fluido per invogliare a proseguire.
Considera di iniziare un romanzo e di trovarti impantanata inuna serie di luoghi comuni irritanti e barbosità del genere che fai? Continui?
Io non sono riuscita a farlo in molti casi (Nihal della terra del vento per esempio, l’ho mollato dopo una trentina di pagine era un’inutile perdita di tempo).
Gamberetta si limita ad analizzare quello che ha letto e a valutarlo, per la serie di ragioni che ha elencato, non degno della sua attenzione. A prescindere dalle rimostranze oggettive sulla validità tecnico/stilistico di uno scritto, la scelta di proseguire nel leggerlo è un diritto sacrosanto del lettore. A questo proposito cito i 10 DIRITTI IMPRESCRITTIBILI DEL LETTORE elencati da Daniel Pennac in “Come un romanzo”:
I. Il diritto di non leggere
II. Il diritto di saltare le pagine
III. Il diritto di non finire un libro
IV. Il diritto di rileggere
V. Il diritto di leggere qualsiasi cosa
VI. Il diritto al bovarismo (inteso come la contagiosa predisposizione alla critica nei confronti di ciò che tu e gli altri leggono e di filtrare la realtà in base a ciò che leggi, atteggiamento tipico di Madame Bovary)
VII. Il diritto di leggere ovunque
VIII. Il diritto di spizzicare
IX. Il diritto di leggere ad alta voce
X. Il diritto di tacere
Mi concedo il lusso di una piccola precisazione.
In più di un commento ho letto considerazioni incrociate tra le competenze letterarie e narrative e l’Università, le lauree conseguite e il tempo impiegato per conseguirle. Io ho 25 anni, frequento l’Università e non ho una grande considerazione del sistema universitario italiano per la sua estrema didatticità che toglie molto spazio a studio e creatività a favore di un “dare esami” forsennato. Probabilmente, anzi sicuramente il mio parere è fortemente influenzato dalla mia esperienza personale, ma ho letto performance letterarie di laureati e studenti sventolati ai quattro venti come modelli di perfezione genialità, e posso assicurarvi che creativamente e narrativamente parlando, sono a livelli di scuola media o giù di lì. Perchè sapere scrivere è un’altra cosa che dipende tanto da propensioni e doti personali, ma soprattutto dal lavoro che si fa, dai libri letti (che non possono essere due) e da altri mille fattori che elencherei anche ma siccome sta per cominciare la partita dell’Italia taglio….;)
Quello che voglio è che l’università e gli anni che una persona impiega per laurearsi influiscono sulle doti di scrittore quanto il numero di caramelle che la detta persona è in grado di ingurgitare al minuto!
Ciao
giugno 21st, 2008 at 14:37
Visto che tanto si è disquisito sui titoli di studio, mi presento: mi chiamo Federica, ho 25 anni e sono laureata in Lingue; sto studiando per la specialistica in Letterature Moderne Euro-Americane all’università di Pisa.
Credo che questa recensione sia piuttosto accesa e che, per quanto non giustificabile, la reazione dell’autore sia comprensibile.
Ripeto: non è giustificabile che un autore insulti dei potenziali lettori, ma non si può nemmeno non comprendere l’uomo che, dinnanzi a termini quali “schifo”, riferito a una propria opera, trascende e dà una brutta prova di sé.
Insomma, c’è modo e modo per commentare negativamente qualcosa; dire: “Che schifo è carta straccia!” è un giudizio pesante, che non ha nemmeno a che vedere con l’ironia.
Personalmente ritengo che tre pagine siano poche per giudicare un’opera; il tutto potrebbe migliorare in seguito e prima di scrivere una recensione tanto categorica bisognerebbe almeno arrivare in fondo al romanzo.
Non ho avuto grosse difficoltà di comprensione, certo ho trovato un po’ ampolloso lo stile, ma piuttosto che definire il tutto “carta straccia” auspicherei un lavoro di editing.
Per esempio qui :
Odino prendeva atto che il monaco Kalos (il suo amico, fratello maggiore, maestro…)
non vedo alcuna utilità per la parentesi, che inserita come è inserita sembra solo una specie di “appunto” quasi personale e che non ha, a mio parere, ragione di esistere.
Ci sono, tuttavia, considerazioni su cui non mi trovo d’accordo; per esempio la prima frase può sembrare artificiosa, ma non è poi così insensata.
Se, infatti, il ceruleo è il colore del cielo:
http://www.amicucci.it/public/shop_img/art_t_8712079054946.jpg
lo zaffiro non può definirsi “azzurro”.
Questo, infatti, è uno zaffiro:
http://www.minerali.it/minerali2/z/Immagini/zaffiro1.jpg
Per cui gli occhi del bambino risultano azzurri con venature blu. Certo, così è molto più comprensibile, ma non me la sento di condannare del tutto l’autore per aver usato una descrizione meno “lineare”.
Il sovrappiù lo trovo in: “cerulei come il cielo terso”, considerato che il ceruleo è appunto il colore del cielo terso (avrei usato l’uno o l’altro).
Allo stesso modo non trovo del tutto stupido “prato erboso” in quanto penso che voglia comunicare un’idea di erba folta, rigogliosa, non secca e tanto meno rada.
Insomma, non condannerei del tutto certe scelte che potrebbero essere anche ragionate.
Ridurre tutto alla linearità potrebbe essere castrante e per l’autore, che si troverebbe a dover “castrare” la propria creatività, e per il lettore che si troverebbe dinnanzi a descrizioni da “Il battello a vapore”.
Può ben essere che questo libro non sia alla portati di tutti, ma potrebbe anche non volerlo essere; grazie al cielo il fantasy non è solo Harry Potter!
Poi non entro nel merito del romanzo del Sig. Rocca, che non ho ancora letto, e ribadisco che è assolutamente assurdo e controproducente insultare i propri lettori, ma credo che una critica assolutamente negativa più rilassata e scritta dopo aver letto l’INTERO romanzo avrebbe sortito effetti diversi.
My 2 cents :)
giugno 1st, 2008 at 22:45
Ottima recensione, mi ha fatto riflettere sul linguaggio e sulle sue sfumature (rileggerò i miei scritti con più coscienza adesso…). :)
giugno 1st, 2008 at 12:11
Proseguiamo. Lo stile del cosiddetto “romanzo” è lo stesso che usavo per scrivere brevi testi all’età di quattordici o quindici anni – testi mai pubblicati, peraltro, ché erano troppo brutti per definirsi tentativi di scrivere letteratura. Uno stile ampolloso, che si compiace nell’uso di termini che i più probabilmente devono cercarsi sul dizionario per comprenderli (basti fare l’esempio degli occhi del bambino, già sottoposto agli strali di altri commentatori prima di me), e che non fa altro che appesantire una narrazione che sarebbe più agile ed interessante, se non fosse occupata a sbattere in faccia al lettore suddetti aggettivi – tra l’altro anteposti al nome a cui si riferiscono, in un palese tentativo di imitare certe traduzioni dei testi classici o anche del “Lord of the Rings” citato in precedenza – uniti ad informazioni che, sono certa, vengono spiegate più avanti, ma ora come ora, invece di creare suspence, uccidono l’interesse.
Per ora mi fermo qui, ma desidererei che qualcuno mi spieghi o mi indichi cosa sono gli arbusti elfici, ché la foto di Gamberetta non è sufficiente a spiegarne l’esatta natura.
giugno 1st, 2008 at 10:48
Temo che i fans di Rocca siano davvero in pochi: certo mi rendo conto che Rocca ami sé stesso, ma il morphing è abbastanza riconoscibile ( e l’autore lo attua anche altrove). Nonostate le volgarità che mi hai detto, sotto falsa identità, ribadisco il consiglio: certi giochini non funzionano e sono deleteri.
giugno 1st, 2008 at 01:28
Credo di giungere oltremodo in ritardo rispetto al flame scatenato dall’esimio autore di codesta spazzatura, che spero ancora possa tornare a deliziarci con le sue perle di saggezza. Compresi gli arbusti elfici, sia chiaro.
Ora, non sarò laureata in letteratura ma mio padre lo è, e sono certa che anche lui troverebbe questa…roba decisamente da buttare nel cestino della carta straccia, ma sarebbe un peccato dover sovraccaricare di lavoro i netturbini, soprattutto ora che c’è Napoli con l’emergenza rifiuti.
Già dalla prima frase si intuisce che il libro pare scritto da una fangirl isterica, più che da un professore universitario/scrittore dilettante laureato/quel che è: la famosa mitologia nordica non credo proprio si riduca a Odino e agli dei che uccidono il primo malcapitato perché un bambino deve diventare imperatore. O l’oscurità con cui tal testo è scritto mi impedisce di delineare la trama nella mia testolina bacata di ex classicista con infarinatura di greco, latino e francese e che scrive fluentemente in inglese?
Stranamente, poi, l’esimio professore si arrampica sugli specchi per contestare le scelte lessicali di Gamberetta e insultare tutti quelli che non ritengono il suo “romanzo” un capolavoro, mentre perfino una ex studentessa di liceo classico, che legge libri fantasy (e no) dall’età di sei anni, riesce perfettamente a capire ogni singola parola della recensione ma non del testo recensito. Mi chiedo, sarò scema io o l’autore proprio non riesce a scrivere un testo che non sia rimpinzato di figure retoriche ridondanti, come il prato erboso? Se il prato non era erboso, era un prato desertico, come quello in cui da bambina giocavo a calcio coi miei amici del condominio? Evitiamo i lirismi alla cavolo, per piacere, soprattutto perché sono buoni ad abbindolare i lettori occasionali, ma non ad imitare (e male, per giunta) “Il Signore degli Anelli”, che quanto a lirismo giunge a vette difficilmente superabili. E l’ho apprezzato in terza media, eh, mica per preparare un esame di filologia comparata.
Ma proseguiamo. Saltabeccando qua e là ho notato come ci siano i classici amyketti che difendono a spada tratta l’autore, manco fosse il Cristo (o, per restare in tema, l’Odino) della letteratura sceso in terra. Se un libro non piace dalle prime pagine, non vedo perché si debba essere costretti a finirlo con la promessa che “più avanti migliora”, per poi magari rimanerne delusi.
Continuo un’altra volta, ché la CPU del computer mi sta dando problemi di battitura. Dev’essere la maledizione di Odino.
Ah, sì: i fans dell’esimio Rocca, e l’autore stesso, non facciano tanto i laureati sbandierando favolosi titoli accademici, quando poi non sanno nemmeno scrivere correttamente in italiano al computer.
E badate che questo commento l’ho scritto all’una e mezza del mattino. :P
maggio 31st, 2008 at 12:18
Pubblicazione a pagamento? Per carità ci sono caduti in molti, ma credo veleggiassero a quote meno elevate dell’esimio professor Rocca.
maggio 27th, 2008 at 21:56
Sapete qual è il problema? Avere una laurea e conoscere alla lettera la teoria non vuol dire saper scrivere.
La reazione dell’autore del libro e quella di gran parte dei suoi sostenitori mi hanno lasciata allibita.
Se il signor autore facesse Alessandro di nome e Manzoni di cognome la sua reazione potrebbe essere, anche se non del tutto giustificabile, comprensibile. E quando si è alle prime armi non ci si può permettere una frase con numero indeterminato di subordinate.
E’ vero, ci sono i ragazzini che leggono Moccia perché “è fyko”, ma ci sono anche i quarantenni che si sentono in diritto di guardare chi è più giovane dall’alto in basso A PRIORI. Queste persone sono allo stesso livello di Moccia e dei suoi fan.
Quando nell’Aldilà si troveranno a portare un masso sulle spalle forse si renderanno conto. XD
maggio 15th, 2008 at 22:45
Beh, a dire il vero io non mi sono ancora espressa in modo tanto dettagliato riguardo all’opera in sè. In certi momenti un po’ se ne è parlato, ma allora non ero tanto in vena di postare =P
Nemmeno io intendo ripetere le stesse cose 235 volte, continuando un circolo infinito. Però, se mi viene voglia di dire la mia su qualcosa riguardante l’argomento, lo faccio.
Poi non ho pregiudizi, “dall’altra parte” (preciso che odio ragionare per “schieramenti”) qualcuno con cui parlare ci può anche essere.
Vabbè, chi vivrà vedrà.
maggio 15th, 2008 at 22:20
Il punto è che, partendo da questo presupposto, si potrebbe discutere allora di qualsiasi cosa: dalla lista della spesa al tema che feci per l’esame di quinta elementare. :D
Ma a parte ciò, non è tanto il fatto di non poter discutere di libri brutti, ci mancherebbe, ma ormai di questo “Le chiavi del fato” si è detto di tutto di più, fino alla nausea e oltre. Ormai le posizioni di ciascuno son quelle e nessuno è interessato a cambiarle. E’ vero che tu, come altri, cerchi di dialogare, ma dall’altra parte dello “schieramento” (LOL) vedo per la maggior parte ondate di flame che poco giovano a una discussione costruttiva. A continuar così non si fa altro che dare visibilità a un autore che, secondo il mio modesto punto di vista, non si merita affatto tutta questa attenzione.
Davvero, secondo me non ne vale la pena. Poi, chiaramente, fate come preferite ;)
maggio 15th, 2008 at 21:41
No, non penso che sia il caso=P
O meglio, parlare dell’autore effettivamente non è molto interessante. Ho solo voluto chiarire una volta per tutte la mia posizione a ..Io…
L’opera invece può essere uno dei tanti spunti per scambiarsi le opinioni sul modo di vivere la lettura in generale ^_- Anche gli scritti brutti possono essere utili a tale scopo, perchè no?
maggio 15th, 2008 at 21:19
*nel posto
Ah, vengo in pace.
(300esima commentatrice! EVVIVA!)
maggio 15th, 2008 at 21:10
299 commenti, mio compreso.
Dite che le abbiamo superate le copie vendute de “Le chiavi del fato”?
(E forse non sarebbe finalmente il caso di lasciar cadere autore e opera al posto che meglio si confà a loro, ovvero l’oblio?)
:)
maggio 15th, 2008 at 19:48
Ecco la mia risposta a ..Io… con il codice corretto:
..Io…:
Allora, hai ragione a dire che è comprensibile se uno risponde ad un’arroganza con un’altra arroganza.
Ma poi bisogna anche vedere lo specifico caso. Parlando di Rocca:
1) Se vedo uno che dice…
se vuoi ti do qualche ripetizione di italiano, latino, greco…oh mio Dio, l’elenco abbraccia tutto il sapere umano! (testuali parole)
…cioè che sostiene esplicitamente di essere esperto in tutto il sapere umano, non si parla più di mera arroganza, ma di rimbecillimento all’ennesima potenza.
2) Più che arroganza o non arroganza, più che gentilezza o non gentilezza, bisogna vedere quali sono le specifiche argomentazioni che uno porta a proprio sostegno. Tutto quello che ha fatto mitoancess in questa pagina è stato in breve dire “Io sono un intellettuale e studio a, b, c, d. Voi non lo siete e quindi non avete nemmeno il diritto di giudicare ciò che scrivo”. Questa non è un’argomentazione, è semplicemente un tentativo di distogliere gli altri dal criticarlo, tramite la presunta minacciosa ombra della propria dichiarata cultura. Adesso: può ancora andarmi bene se uno fa anche questo, posso dire “E’ un atteggiamento fastidioso, ma vediamo se questa persona davvero si dimostra in qualche modo intelligente…”. Però, se oltre a questo non porta anche delle ragionevoli e specifiche argomentazioni (se tu ne ricordi qualcuna riportamela, prego, ti dirò cosa ne penso), mi viene il dubbio che non si tratti solo di arroganza in risposta ad altri, ma di qualcosa di più grave.
In realtà però, invece che dell’autore come persona, è più interessante parlare della sua scrittura. Non sei d’accordo?
Vogliamo parlarne?
Pesco il tuo primo post in questa pagina:
Non metto in dubbio che un romanzo debba essere “romanzato” =P. Ma il fatto che un romanzo non sia una poesia non significa che la forma non sia importante. C’è una forma diversa, ma è comunque importante.
Per te non lo è? Mah, libero di non darle importanza, ma chi la ritiene importante ovviamente si baserà molto su questa nel criticare. Mi pare logico.
A me personalmente una forma come quella dell’estratto di Rocca qui sopra fa letteralmente rabbrividire e mi sento totalmente in diritto di dirlo.
Io giudico un libro per quello che ci trovo dentro, punto. Non mi interessa sapere quali sono i motivi per cui uno scrive bene o male. Quello che mi interessa è il testo in sè. Poi un autore può anche essere esordiente, può aver scritto male per grossi problemi di famiglia che gli impedivano di concentrarsi ecc ecc. Ma resta il fatto che (per me) il libro è scritto male.
Comunque, nel caso specifico, Rocca ha detto che non gli interessa dare ascolto ai pareri del pubblico. Non lo ha detto solo perchè si è sentito aggredito da alcuni membri di esso, ma ha proprio specificato più volte che non gli interessa dar retta alle critiche di chi non è un “professore universitario illuminato”.
Non sono un’aspirante scrittrice. Però, anche se lo fossi e se scrivessi uno schifo immondo, non penso proprio che mi comporterei come Rocca (vedi in particolare i punti 1 e 2 sopra). E ovviamente gli altri avrebbero tutto il diritto di dirmi che ciò che ho scritto fa schifo.
La apro eccome la mentolina. Non è certo una presunta “diversità dal solito” (precisamente, da questo estratto tale “lancio di un fantasy diverso” non lo vedo affatto, poi non so O_o) che mi fa disprezzare il testo, ma appunto il fatto che lo trovo scritto orrendamente.
maggio 15th, 2008 at 19:30
Ups, sorry…
non vi bazzica mai in testa L’idea che arroganza porta ad altra arroganza …
no?
Non ho chiuso il tag di questo quote.
Vabbè, comunque ovviamente questo pezzetino è una frase quotata di ..io…. Quello che c’è dopo è la mia risposta =P.
maggio 15th, 2008 at 19:21
Carlo:
Ah guarda, se è gente disperata e sofferente o meno, questo non lo so e nemmeno mi interessa scoprirlo. Ad essere evidente è sicuramente l’imbecillità.
Non sono d’accordo sulla comprensione, non mi sento affatto in dovere di nutrirne. Però hai ragione a dire che non c’è nemmeno bisogno di commentare, in effetti.
Uhm, ti devo dire che fine fanno le zanzare a casa mia? ;-)
No dai, parlando seriamente, sono d’accordo con il fatto che tutti hanno diritto di vivere.
Anzi, mi correggo: precisamente tutti hanno il diritto di decidere se vivere o morire. Quindi è sbagliato obbligare certa gente a morire, ma qualche consiglio di auto-annientamento non sempre è cosa malvagia =P
Vabbè, ora però abbandono l’argomento.
..Io…:
maggio 15th, 2008 at 17:50
Si dentro che fuori direi :)
maggio 15th, 2008 at 17:44
Da Cottolengo dovrebbero far più attenzione a non farsi scappare i derelitti…
…Uhm……già……al tempo in cui era un cosiddetto manicomio
non sarebbero stati ragionamenti nuovi quelli che avrei sentito passando fra i matti indisturbata..
Guarda caso a mio parere i veri matti sono sempre stati fuori dai manicomi… o.O non trovi….?
maggio 15th, 2008 at 17:35
Da Cottolengo dovrebbero far più attenzione a non farsi scappare i derelitti…
maggio 15th, 2008 at 16:56
parlato lo “sborone” di turno
non vi bazzica mai in testa L’idea che arroganza porta ad altra arroganza …
no? siete bravi solo voi, insomma, dai l’abbiamo compreso.
A parlare dietro prima o poi ti risponde il sedere…Si dice.
Questo paragonalo al vostro ciarlare fino ad ora..
Avrai le risposte che cercavi.
Ma non è colpa di nessuno bambini miei…
Quando sputeranno nel vostro piatto inizierete a capire come gira il mondolino bello vostro pieno di fantasy e balocchi
ATTENTO AL DRAGOOO CHE TI MANGIA VIVOOOO
LA FATINA NON TI SALVERA’.
maggio 15th, 2008 at 16:47
AryaSnow, si tratta di gente disperata e sofferente. Non hai bisogno di commentare le loro esibizioni, e devi avere comprensione per il loro bisogno di sentirsi forti e in gamba. Pamy e Moldy sono persone innocue: danno solo un po’ di fastidio, come le zanzare. Hanno anche loro diritto di vivere, anche se magari a prima vista non sembra.
maggio 15th, 2008 at 08:32
…
Ma davvero, come fanno queste qui ad essere così coglione?
Vabbè…
Anzi, ultima cosa:
PAMY & MOLDY, fatevi insegnare almeno a far mostra delle vostre stronzate nella stessa pagina dei post a cui rispondete :-/
maggio 15th, 2008 at 00:19
@Clio
Ciao solleticante tazza del cesso, sei venuta anche quì?
Mi sa che l’unica volta che han sparato sulla croce rossa è stato quanto tua madre era incinta di te e non volevano farti nascere!
Se distogli un attimo lo sguardo dai Cesaroni alla televisioni o anche dai tuoi peli pubici forse riuscirai a capire quel che stai leggendo di un libro.
Ancora co sto cazzo di foro di carrozza? Ma minchia una carrozza non può avere un foro? E’ così difficile da credere?
Ah, ma forse stavi parlando della carrozzina con cui deambuli a sparar stronzate!
Signori, avanti, radunatevi tutti! Oggi come spettacolo speciale l’avventuriera che NON può anche essere guerriera. Presenta “l’apertura mentale” della bacata Clio.. Vi aspettiamo numerosi.
Ah ah ah ah ah ah; questa te la potevi risparmiare, Un po’ di amor proprio su!
Ah ma non lo sapevamo che per scrivere un fantasy si dovesse leggere “In cucina con Suor Germana”
Non posso dire cos’avrai scritto tu sulla carta d’identità perchè, cavolo, possono esserci dei bambini in linea.
@ Aryasnow
Se parliamo di tangere inizia col non tangere i coglioni! E il disegnino forse ti conveniva farlo, visto che per scrivere decentemente il buon Dio non ti ha dotata.
La tua disponibilità verso i deficienti è limitata? Ora capisco perchè i tuoi amici non apprezzano la tua disponibilità.
Hai mai pensato di fare la shampista ??
@ Stefano
Tu la zappa te la sei messa sappiamo tutti dove! E dai, confessa che t’è pure piaciuto!
maggio 14th, 2008 at 21:23
Abbiamo ceduto al sadico piacere di sparare sulla Croce Rossa, in effetti…
maggio 14th, 2008 at 21:07
Scusate, comprendo che la caccia all’untore possa risultare divertente, ma non credete sia il caso di lasciare in pace il buon Rocca? Con il suo atteggiamento spocchioso credo si sia gettato ampiamente la zappa sui piedi.
maggio 14th, 2008 at 15:34
ah beh…
maggio 12th, 2008 at 01:43
salve, sono un lettore qualsiasi, e curiosavo in giro per il web in cerca di recensioni e critiche a proposito di alcuni libri letti da me recentemente. In realtà volevo sapere se sono affetto da qualche strano virus patogeno, perchè più volte mi è capitato di leggere un libro e considerarlo semplicemente orripilante e trovare commenti del tipo: “trp belliximo” o “STUPENDOOO” che mi lasciavano non poco perplesso. Poi ho trovato Gamberi Fantasy e finalmente mi sono imbattuto in un altro essere umano, grazie Gamberetta perchè mi ha fatto sentire un po’ meno solo. Ho letto il libro in questione, ancess le chiavi del fato, e devo dire che sono arrivato a fatica alle prime venti pagine. Ora, mi rendo conto che i commenti all’articolo di Gamberetta si sono fatti infuocati ad un certo punto, se non sbaglio coinvolgendo addirittura l’autore del libro, ma esprimerò anche io il mio giudizio: in poche parole, questo libro è una presa in giro. Una presa in giro non solo dell’autore, che crede di ammaliare i suoi lettori con qualche accenno a Odino o qualche Arbusto elfico, ma anche della casa editrice che propone sugli scaffali delle librerie un orrore simile. Personalmente, al di là di tutti i messaggi filosofici e/o etici che possano esserci tra le righe (nascosti abilmente credo), dopo aver letto di “prati erbosi” mi è venuta l’appendicite. Senza scatenare ire funeste o minacce di qualche tipo mi sento il diritto (e il dovere, da lettore qualsiasi quale che sono) di affermare che questo libro è uno spreco di carta e d’inchiostro. L’autore inoltre, che comunque ha il mio rispetto per il suo lavoro e il lavoro dei Professori Universitari Di Letteratura Comparata, mi ha dimostrato molta immaturità e scarsa professionalità aggiungendo i suoi commenti in questo sito, perdipiù chiassosi e provocatori, e credo che una persona qualunque leggendo i suoi messaggi perderebbe subito la voglia di comprare i suoi libri. Per quanto mi riguarda non ci tengo a sollevare inutili discussioni, sono intervenuto soltanto per far sapere a Gamberetta che ha tutto il mio appoggio e la mia simpatia per ciò che fa, leggendo le sue recensioni ho capito che il virus T non ha ancora raggiunto tutti.
Si è fatto tardi, vado a nanna ruggendo istericamente.
saluti
maggio 12th, 2008 at 00:47
L’Amica Laureanda in Lettere Moderne della Lilith:
Sorvolando sull’aria di insufficienza dell’amica di lilith: non vedo l’ora di leggere le sue Lodi del Meraviglioso Romanzo di Rocca. Dai, lilith, facce ride.
maggio 9th, 2008 at 20:51
Io la chiamo bimbaminkia uguale, ma evidentemente non capisce che è un insulto perché sorride come un idiota (o forse non è come, è proprio idiota) e si sente il centro del mondo.
maggio 9th, 2008 at 20:38
poi passo a dire due paroline al madamino qui, il re delle pigne in culo, per citare un commento fatto prima da non rimembro chi:
amore santo, bello della mamma tua, ma lo sai come li chiamiamo noi quelli che scrivono come te nel magnifico mare della rete? bimbiminkia
mi piacerebbe sapere come viene chiamata tanta gente nel mondo reale…
maggio 8th, 2008 at 23:21
Ci sto provando io, ma capisco solo italiano, francese, spagnolo, inglese e qualcosa di giapponese… Forse è redatto in un arcvaico dialetto urdu?! Con tutti questi Lumi si ha sempre il terrore che qualche Luminoso controbatta in sanscrito…
maggio 8th, 2008 at 23:13
Cara Lilith, non posso aver cannato in materia di filologia germanica, per il semplice motivo che non ho detto nulla che riguardi la filologia germanica (a parte il plurale di kenning, ma tant’è). Basta leggere i post. Ad ogni modo, oggi non ho memorizzato incantesimi di fuoco o acido, dunque potrà continuare a trollare in allegria. è contenta?
maggio 8th, 2008 at 17:13
Qualche laureato in lingue straniere può farmi la cortesia di tradurre il messaggio di lilith?
Grazie in anticipo.
maggio 8th, 2008 at 16:28
Il messaggio qui sopra, naturalmente è per Lilith (o lilith).
maggio 8th, 2008 at 16:26
Complimenti, e poi dici a noi che siamo un branco di ignoranti. Da che pulpito.
Perché non sei andata direttamente da un docente universitario a chiedere il significato di elisione? Di sicuro ti avrebbe chiesto se frequenti il suo corso e perché non lo sai di tuo. Paura di fare brutta figura?
Tu che ne sai? Hai (già) studiato filologia germanica? Sai di cosa tratta così bene da poterti ergere a maestrina de no’ artri? (scusate se non so scrivere il romanesco, ma sono friulana)
maggio 8th, 2008 at 16:25
Oh, lilith, cara, carissima lilith, perché non ho più spesso adoratrici come te? Hai pure urlato il mio nome… che bello!! *_*
Mi riempie il cuore di gioia veder che qualcuno legge ciò che scrivo, anche solo per criticarlo.
Detto ciò, avresti dovuto pure leggere i miei post seguenti, avresti notato che io stessa ammetto di non essere un’esperta e di aver dato quella ‘risposta’ solo per sperare di ricevere a mia volta una risposta su un altro argomento.
Solo, toglimi una curiosità (o me lo tolga la tua amica laureata)
Ora, o è sbagliato o è detto in modo approssimativo, nemmeno questi sono sinonimi…
Permettetemi un esempio fuori dal campo letterario.
“Picasso è un pittore Cubista nato in Spagna nel XXsecolo.”, questo è approssimativo.
“Picasso è nato a Bologna.”, questo è sbagliato.
“Picasso è un pittore Astratto del XX secolo.”, questo, invece, è sbagliato E approssimativo, non sbagliato perché approssimativo.
Però, sono sicura che il significato di elidere non sia sbagliato… almeno che gli insegnanti che tu difendi così strenuamente, non mi abbiano insegnato fischi per fiaschi (e, ti prego, non replicare che posso essere io ad aver capito male, principalmente perché è una “risposta” scontata… almeno inventa qualcosa di nuovo.)
Tra l’altro, che vuol dire “sbagliato perché approssimativo.”?
Allora… sì, è per questo che amo internet, bastano due minuti e trovi tutto e di più… (o quasi)
Sul capirle e riportarle… dovrei darti i link dei siti da cui ho preso quelle informazioni, potrebbe insegnare ai rispettivi WM molte cose, visto che ho quasi fatto copia-incolla XD (Non lo nego, anche perhé non ho mai vantato lauree e conoscenze particolari nel campo (anche se, ripeto, quanto meno la concezione “moderna” del termine è una cosa da terza, se non seconda, elementare)… richiedevano una risposta e io li ho accontentati… ovviamente se si parlava di Leonardo da Vinci, dell’energia nucleare o delle Clamp avrei potuto far di meglio, ma visto che richiedeva ciò, mi son adeguata.)
Ahahahah questa è bella! XD
Ammetto che alcune persone le invidio per come scrivono, più d’una, sia in campo letterario “professionale” (ma qui punto piuttosto in alto: Stephen King, su tutti.) che “amatoriale” (tra il mare di vestali, ci sono nascoste delle piccole perle luminose) e anche tra quest’ultimi potrei consigliare diverse “ragazzine” (14/21 anni) che non hanno nessuna laurea, ma che potrebbero insegnare a scrivere una storia che si lascia leggere con estremo piacere, coinvolgente e scritta in un buon italiano.
Oh, e per ricollegarmi ad una frase precedente, sul fatto che Mito sia preparato… beh, non lo nego perché non lo conosco, ma la tecnica non è tutto e se non si sa metterla in pratica è assolutamente inutile.
Ciao ciao.
maggio 8th, 2008 at 15:53
per Chianese:
Non posso essermi inventata l’amica perchè io non mi intendo di queste cose e potevo averle sapute solo da una mia conoscente che ne sa…mh, come posso essere delicata per non turbarti troppo? vabbè chi se ne frega!…..che ne sa molto ma molto più di te. Quindi non insistere a citare materie quali filologia germanica perchè hai cannato di brutto, quindi ritirati in buon ordine (con l’unica soddisfazione, forse, per il Kenning) và! Studia amore, studia che ti fa bene!
-_-:
Uuuuh, sì se do retta a voi divento scema! Ma tu sì che sei furba e geniale, sì…..ma non darci dentro troppo con gli insulti altrimenti potrei rivelare il tuo vizietto come fece Tolkien! (Si impara qualcosa ascoltando chi NE SA !) Ma il tuo è ben più sporcaccione!!
ahahahahah Ciao ragazzuoliiiiii
maggio 8th, 2008 at 15:26
Mi perdoni di nuovo, forse non la capisco bene: sta dicendo che il verbo elido, is è “strettamente legato con precise funzioni retoriche e uditive”? Proprio il verbo? E che cosa vuole significare? Chieda all’amica, per piacere.
maggio 8th, 2008 at 15:14
Mi scusi, ora, è cosa certa che lei si sia inventata questa fantomatica amica laureanda in lettere moderne (peraltro lo sono anch’io. E anche fantomatico, sì), però poteva render la cosa più credibile. Chiunque abbia dato un esame di filologia germanica sa che il plurale di kenning è kenningar. Peraltro, non capisco come ciò che ho scritto io possa essere, nel contempo, confuso, vago e non veritiero, quando in realtà io non ho scritto niente. Ho semplicemente riportato esempi per sottolineare gli errori di Rocca. Ora, a meno che si possano citare “vagamente” Erasmo, Gioberti, Pound e la Wikipaedia, non vedo su cosa si fondi la sua accusa.
maggio 8th, 2008 at 14:40
Io voglio fare un commento degno dell’ultimo, e chi ha orrecchie per intendere..
Questa qui è tutta scema.
maggio 8th, 2008 at 13:43
ahahahah
GWIN, GWIN, GWIN, perchè sei tu GWIN?
Ho deciso di interpellare una mia amica che è laureanda in lettere moderne, visto che Mito ormai non risponde più, e, guarda un pò che caso, mi ha espresso quasi le stesse parole che usava dire Rocca (forse con meno metafore ma con lo stesso sarcasmo):
“Elisione, elidere. E intensiva + Ledere che vuol dire manomettere, danneggiare.
In genere usato nel significato di rimuovere, annullare, levar via; si usa maggiormente per indicare le vocali a fine parola che vengono tolte per una più facile articolazione delle parole. (es. l’albero invece di lo albero)”
Sbagliato perchè approssimativo e detto alla buena de Dio senza cognizione di causa, l’ha detto anche lei ! Allora Rocca aveva ragione ad indignarsi non tanto delle critiche, ma della non giustificabile supponenza con tentate di far passare le vostre stronzate come sapere culturale e oggettivo. Elisione deriva da un determinato verbo latino che è strettamente legato con precise funzioni retoriche e uditive all’utilizzo nell’arte del solenne e austero parlare e scrivere. Il chè non vuol dire pomposo, come qualche deficiente ignorante ha detto solo perchè madre natura ha fatto l’errore di dotarlo della parola, bensì coadiuvante per l’accrescimento della virtù umana. Ma per questo ed altri concetti che mi ha spiegato ci vuole un’apertura mentale che, ahimè e ahivoi, non possedete visto le baggianate che scrivete e come ragionate.
“Nella metrica latina (metrica quantitativa -a differenza di quella italiana che è accentuativa) ci si basa principalmente sull’alternanza delle sillabe (sillabe lunghe seguite da sillabe brevi).
L’elisione, meglio detta sinalefe, fa cadere l’ultima sillaba che finisce in vocale o in m se la parola seguente inizia per vocale o h e fonde insieme le due parole. Contento il nostro Mito? ^.^”
Eeeeeeeh????????? No se ha un minimo di coscienza non credo che sarà contento dell’ignoranza e furberia spicciola. Non hai detto niente praticamente, solo fumo che trovi qua e la in internet o libriccino di barzellette. Da quanto mi ha spiegato la mia amica se Mito ha fatto quella domanda è perchè sapeva benissimo che voi avreste potuto cercare quattro scemenze, forse non si aspettava che sbagliaste anche nel capirle e riportarle, povero Mito e povera cultura italiana!!! Adesso capisco perchè chi insegna vuole guadagnare di più, a furia di dover trattare con elementi come voi gli sembrerà di entrare in un manicomio di cerebrolesi!), essendo consapevole che delgi impreparati come voi non avreste MAI colto che legame ci fosse tra ELISIONE e sua applicazione nella metrica LATINA, non italiana belli miei.
Elisione e Sinalefe non sono sinonimi, corrispondono in molti casi, ma tutto sono fuorchè sinonimi.
Siete delusi? Poverini, dai che per consolarvi la mammina vi da la merendina. Gnam gnam, dai che è buona e crescete…..forse, spero anche di cervello!
La prossima volta studitele a 360 gradi le cose se vuoi fare il gonfiato, altrimenti chiudi la fogna e pensa 10 volte prima di star lì a spararle della grossa! Allocchino!!!
per Claudio Chianese:
La mia amica ha detto di consigliare anche a te di studiarti meglio il medioevo e la letteratura bretone, nonchè francese e italiana, ma anche avendo fatto questo di pensarci su 10 volte prima di fare il borioso perchè ti autosqualifichi. Il romanzo, l’epica, il cavalleresco, ecc ecc come vengono spiegati da Mito sono correttissimi e ben concentrati in modo da far capire il nocciolo essenziale. Ma è chiaro che un ostinato e ignorante come te rifiuterebbe persino le parole della Montalcini! Vergognati un pò e cerca di maturare che ne hai bisogno.
Ciò che hai scritto tu, mi ha assicurato (tranne sul plurale di kenning per cui non era sicura) che è tutto molto confuso, vago e non veritiero. Ma cose simile ve le aveva dette anche Rocca, ma quando si vuol essere testardi……
Inutile dire che sui post di Rocca ha detto anche lei che si vede che è una persona preparata, obbiettiva e precisa nel trattare gli argomenti. Sulla pseudo-recensione ha fatto solo un’aria di insufficienza ma si riserba anche lei di leggere il libro prima di capire cos’è che non vi arriva. Anche se io lo so: invidia e frustrazione sono ottimi filtri.
Il bello è che qualcuna, clio mi pare, canta gloria perchè Rob ha fatto dei post punto per punto: in tutta risposta lei prende ciascun punto e si arrampica sui vetri tra il delirio e la durezza di testa. Ammazza se sei de coccio!
Basta sono stanca di avervi fatto da balia per un po’, siete peggio di un affetto da morbo!
Ciao anche a te Troisiiiiiii ti aspetto !!!!!
maggio 8th, 2008 at 00:32
Kenning, singolare. Kenningar, plurale. Come al solito, se non è sufficiente la mia parola basterà un rapido controllo.
Sì, peraltro male e molto dozzinalmente, ma dicendo cose tutto sommato non fuori dal mondo. Il mio commento, chiaramente, verte su altro.
Quanto al resto, beh, divertente…
maggio 8th, 2008 at 00:03
@ Lady Northstar:
Cazzo ma quanto giuri…
“giuro solennemente che quando mi è stata linkata questa discussione ”
“Perché, giuro su tutto ciò mi è più caro”
“Giuro, tesoro, che quando io avevo 16 anni ”
Noi giuriamo semplicemente che le menomazioni mentali non siano state ancora debellate leggendo ciò che scrivi. A quanto pare eri cretina a 16 e, colpo di scena, a 20 lo sei ancora di più!
“Ora ne ho 20 ed ho reso lo stile decisamente più sobrio”
Si si, definiscilo sobrio. Ci piace usare gli eufemismi adesso, vero??
Numi del Cielo.
@Claudio Chianese:
Ah, ma sei passato anche di qui.
“Se c’è una cosa che non sopporto è il terrorismo intellettuale”
Eh già, perchè l’intelletto ti terrorizza. Hai fatto la scorta di antibiotici per scongiurare il pericolo? Speriamo che tu ne venga infettato. Lo diciamo per il bene della società
““L’epica è praticamente il contrario del romanzo (che non per niente viene detto “di formazione”)”
Per curiosità, in che data mitoancess avrebbe detto queste cose? Guarda caso abbiamo letto proprio un commento in cui spiegava l’acquisizione da parte del romanzo dell’eredità epica.
La domanda sorge spontanea: Non è che quando quotavi questo post ti stavi passando la pasta fissan sul buco del culo arrossato dopo aver fatto la solita scampagnata con i tuoi amici del club “acchiappa la chiappa!”
“Vede, sa qual è il pericolo di scrivere su internet? Ogni tanto può passare qualcuno che ha il tempo, la voglia e le conoscenze per disinnescare i nostri poveri petardi eruditi. Stavolta sono passato io, ma sarebbe bastata una scolaresca in gita”
Ah…ma allora non è solo un club. Aspiri a manifestazioni orgiastiche collettive. mmmhh Vituperio!
Saresti tu poi quello che disinnesca i petardi eruditi? Guarda, se la gloria non ti abbandona, l’unica cosa che potrai ancora disinnescare sarà quell’unico neurone marcio che ancora paventa di funzionare.
“sì, il Beowulf è pieno di kenningar, e i Fragmenta di dittologie sinonimiche… andiamo, si capisce benissimo che l\’intento dell\’autore non è scrivere un trattato di filologia romanza/germanica… rendiamoci conto che con la lingua SI RISCHIA. Se le parole non le hai addomesticate con gli studi e la lettura, alla fine ci fai la figura del fesso. Proprio come in questo caso”
Si RISCHIA. Sì, se metti via la tua rivista “Beowulf e il Kenning-ar ( roarrrrrr! ignorante! si dice Kenning e basta!) e il tanga del barbaro” correrai meno il rischio di diventare cieco o di finire nelle mani di brutti ceffi per strada.
Neanche la nostra peggior sbronza ci porterebbe a vomitare stronzate di dimensioni interplanetarie come le tue.
Ciao picci picci bau bau
maggio 7th, 2008 at 09:48
sì, il Beowulf è pieno di kenningar, e i Fragmenta di dittologie sinonimiche… andiamo, si capisce benissimo che l\’intento dell\’autore non è scrivere un trattato di filologia romanza/germanica… rendiamoci conto che con la lingua SI RISCHIA. Se le parole non le hai addomesticate con gli studi e la lettura, alla fine ci fai la figura del fesso. Proprio come in questo caso.
maggio 7th, 2008 at 08:06
Per il buon Rocca (quote fra virgolette)
“Dev’essere proprio il tuo caso perché oltre a qualche troglodita che bela in questo spazio (che mi ricorda l’ambiente dei pollai e dei porcili) non trovi consensi elevati”
Mi faccia capire, carissimo: i trogloditi belano in pollai e porcili. E gli incrociatori starnutiscono nelle paninoteche?
“Quando invece voglio avere uno scambio culturale o qualche critica appropriata mi rivolgo a personalità che SANNO DI COSA STANNO PARLANDO E HANNO I REQUISITI PER AIUTARMI AD ELEVARE IL MIO LIVELLO DI PREPARAZIONE E NON SOLO.”
Si riferisce all’alieno Alf?
“Ho compassione di te poverina…se vuoi ti do qualche ripetizione di italiano, latino, greco…”
D’accordo, aggiungiamo il lolita complex alla già deprimente lista delle sue turbe. Proprio sotto “megalomania”.
“IL 17 MAGGIO 2008 terrò una presentazione ad ALBINO nella Biblioteca.”
Non prova un po’ di pena per sè stesso, dopo questa uscita da strillone?
“non dar retta a chi usa vocaboli come ESIZIALE quando non ne conosce neanche il significato, infatti è usato in contesti come la medicina e la giurisprudenza…ma in letteratura temo che…scusate ma sto per rimettere la cena…”
Senta, Rocca, la pazienza ha un limite (anche questo l’hanno sempre detto gli anziani, tra una partita a briscola e una fiasca di lambrusco). Se c’è una cosa che non sopporto è il terrorismo intellettuale, perché ne ho visto fin troppo in passato: esiziale si usa in ogni ambito della lingua. A sua personale edificazione, le usurpo il mesto ruolo di pedagogo e le riporto un esempio, dal Gioberti: “e si persuaderanno che i frutti dell’eterodossia cartesiana sono così tristi ed esiziali in letteratura e nelle arti” (parla degli italiani che imitano i francesi).
“(Con tutta umiltà non mi reputo ancora in grado di fare analisi comparate nonostante la mia preparazione)”
cum grande humilitate!
“L’epica è praticamente il contrario del romanzo (che non per niente viene detto “di formazione”)”
Ma dove le pesca queste idiozie? Il bildungsroman è una tipologia di romanzo ben definita, dire che il romanzo viene definito “di formazione” è come dire che il romanzo viene definito, chessò, “verista” o “picaresco”…
Vede, sa qual è il pericolo di scrivere su internet? Ogni tanto può passare qualcuno che ha il tempo, la voglia e le conoscenze per disinnescare i nostri poveri petardi eruditi. Stavolta sono passato io, ma sarebbe bastata una scolaresca in gita.
“Hai detto bene, io mi occupo di antichità, medioevo e, seppure in via minore, di oriente.”
E in mezzo a tutti questi impegni accademici, come trova anche il tempo per scrivere scemenze? Lei è un fenomeno dell’organizzazione.
“Te lo dice una persona che ne ha letti appena venti di fantasy, ma lo ha fatto con una “ragion veduta” che gli ha permesso di capire perchè Licia Troisi non è in grado di far rispettare il fantasy e la letteratura italiana d’oggi all’estero.”
Dunque, mi faccia capire: venti fantasy, tre-quattro erano della Troisi. Quindi, non ha nemmeno finito la collezione completa dei fumetti di He-Man e i dominatori dell’universo.
“Stalin l’ho citato perchè la repressione comunista, che ha ripudiato anche il comunismo italiano a suo tempo”
Ora, fermo restando che “a suo tempo” può significare qualsiasi cosa dalla Rivoluzione d’Ottobre fino all’ultima puntata di Fascisti su Marte, cito da Wiki: “Con l’arresto di Gramsci, la guida di fatto passò a Togliatti, che rafforzò ulteriormente i rapporti con l’Unione Sovietica. [...] Dopo che tutta la linea del PCd’I, da Lione in poi, fu messa in discussione, Togliatti espulse Tasca e allineò di nuovo il partito sulle posizioni di Stalin.” Senza contare che il partito comunista italiano fu fortemente filostalinista in funzione antitina…
Non mi dica che ha una laurea anche in storia contemporanea!
Va bene, mi sono divertito abbastanza. La cosa più sconvolgente di tutto il discorso è che ancora non ha capito che non si parla di quanto lei sia erudito (anche perché ne deriverebbe un silenzio imbarazzante per tutti) ma del fatto che non sappia scrivere. Lo ripeta, scandendo bene le sillabe. “Io non so scrivere”. Vede come si sente meglio? Una liberazione.
maggio 7th, 2008 at 01:20
giuro solennemente che quando mi è stata linkata questa discussione non volevo credere ai miei occhi… Mito, tesoro, sei sicuro che il tuo nome non sia Camillo? Perché, giuro su tutto ciò mi è più caro, parli esattamente come il mio ex… è una cosa seriamente inquietante.
Intanto volevo complimentarmi con la Gamberetta per la puntuale ed esilarante recensione, con la quale mi trovo d’accordo per un buon 98%, poi passo a dire due paroline al madamino qui, il re delle pigne in culo, per citare un commento fatto prima da non rimembro chi:
amore santo, bello della mamma tua, ma lo sai come li chiamiamo noi quelli che scrivono come te nel magnifico mare della rete? bimbiminkia: è una definizione specifica per un individuo non troppo dotato stilisticamente e che non sa accettare critiche. Ti rendi conto, vero, che il tuo stile di scrittura è identico a quello delle quindicenni che scrivono Mary Sue dove loro sono fidanzate con Harry Potter facilmente rintracciabili su magnifici archivi come Erika Fanficiton Page? Giuro, tesoro, che quando io avevo 16 anni ed avevo appena iniziato a scrivere avevo in medesimo, identico, stile aulico e pomposo, pretenzioso e ridondante che hai tu… e tu non hai sedici anni.
Ora ne ho 20 ed ho reso lo stile decisamente più sobrio, ma mai mi arrischierei a definire qualcosa scritto da me meritevole di essere pubblicato! perché? sana autocritica, tesoro, sana autocritica, e tanta umiltà che fa sempre bene!
per quanto riguarda l’etimologia e uso in latino della parola che prima avevi citato, ti rendi conto che è un presuntuoso e inutile sfoggio di cultura quando è dimostrato che cultura e intelligenza non vanno a braccetto? anzi, che spesso il numero di titoli di studio è direttamente proporzionale all’estensione del deserto che alberga nel cervello della persona?
Rifletti, madamo, rifeltti.
maggio 6th, 2008 at 14:24
@ Carlo:
Ah ah ah ah ah.. Povera bestia!
Preferisci l’onestà e l’intelligenza ?? Ma lo volesse il cielo!! Se fosse…
Direi che l’intelligenza sia ben lungi dall’esserti amica.
Per il resto parla pure a vuoto, con le tue parole (com’è che dicevi?? ah sì…”mi ci netto il sederino ” anzi normalmente dico “mi ci pulisco il culo”).
“chiedi a scemo + scemo” … no grazie, a te non chiederò più nulla.
maggio 6th, 2008 at 00:16
Caro Rob,
No, ma ci ha provato Rocca. E’ cio’ di cui si sta parlando qui – te n’eri gia’ scordato?
Che tu fossi un po’ ottuso era gia’ abbastanza chiaro a tutti, ma non fino a questo punto. Va bene, ti faccio un riassuntino, cercando di usare parole molto, molto, semplici. Vedrai che ci arrivi.
Il signor Rocca, per dire che un bambino ha gli occhi azzurri, deve usare due metafore e una similitudine. Ora (concentrati, non e’ difficile…), questo e’ come pisciare controvento. E’ una analogia, capisci? Bene. Quando sei sicuro di avere bene afferrato questo concetto, continua a leggere.
Ci sei arrivato? BRAVO! Continuiamo: tu hai chiesto: “Perche’, e’ proibito?”. Al che ti viene risposto: “No virgola certo che non e’ proibito virgola pero’ nemmeno pisciare controvento lo e’ punto e a capo”.
Significa che nessuno detta leggi, qui: si osserva solo che Rocca ha pisciato controvento. Non e’ proibito, pero’ gli si e’ spiegato che evitare di farlo e’ indice di adeguata acutezza mentale. Al che Rocca ha risposto che fior fiore di Docenti Universitari assicurano che pisciare controvento e’ una Grandissima Idea. E non capisce come mai tutti ridono e nessuno sembra impressionato.
Spero sia tutto chiaro adesso – a questo punto avrebbe capito persino scemo + scemo.
Sicuramente fa schifo vederlo succedere. Povero Rocca.
Scusa, Rob: mi sono ripromesso di rimanere molto sul semplice quando mi rivolgo a te, perche’ non voglio farti sforzare le parti piu’ delicate. Ma cerchero’ da ora in poi anche di sil-la-ba-re quando ti scrivo. Cosi’ non ti arrabbi piu’ come una bestia quando perdi il filo.
Senti, Rob, non hai neppure capito cosa intendevo dire con il “pisciare controvento”: credi davvero di essere stato capace di costruire un capolavoro di logica, con quell’imbarazzante fiume di malintesi e svarioni che hai postato? Credi davvero che io possa perdere anche un nanosecondo a correre dietro alle tue cazzate?
Non sono un buffone: sono uno che ti ha fatto incazzare perche’ e’ stato troppo sincero, troppo onesto, e troppo giusto nei tuoi confronti.
Vedi Rob, a me della garbatezza non importa nulla: preferisco l’onesta’, e l’intelligenza. Con la garbatezza mi ci netto il sederino (scusa, questo era solo un esempio dal vivo della futilita’ della “garbatezza”: normalmente dico “mi ci pulisco il culo”, e in effetti significa la stessa cosa, giusto? Se non hai capito, chiedi a scemo + scemo).
… su, ricomponiti. Non e’ successo nulla. Respira a fondo, e medita seriamente sulla “pisciata controvento”: hai capito benissimo quello che volevo dire, quindi dovresti pure scusarti per il tuo simulare offesa. Coraggio, per una volta puoi permetterti di mostrare un segno di intelligenza.
maggio 5th, 2008 at 22:00
edit: soliloquiare, gomenne, non è italiano. Parlare ad altra voce da solo…
maggio 5th, 2008 at 20:06
A Rob
Grazie al cielo, sembra una cosa molto diffusa di questi tempi :)
Il tono è acido e maligno, ma la sostanza è più che valida.
A cose normali sì, ma qui ogni riga è satura di “boiate” stilistiche, e l’autore aveva allegramente seminato vento, quindi direi che è più che passabile come commento.
No, mi hai capito male. L’autore offende, va bene, ma non intendevo questo XD intendo dire che usare parole desuete e ricercate con tanto accanimento da scdere nel ridicolo (prati erbosi, capelli semi-corti, ruggiti isterici di bambini pronti a gridare…) è offensivo per il lettore, perchè l’autore cerca di menarlo per il naso. Leggendo quelle righe si ha l’impressione che lo scrittori ti faccia gli sberleffi “guarda come sono ganzo! Guarda come sono ganzo!” senza nemmeno riuscirci! Al che ti viene da dire “ma chi ’sto puerile sbruffone?”. No, perchè io accetto ti essere sbeffeggiata da chi ne ha la stoffa, così è parodico!
E perchè no?
Chiaro che capisco che il bambino ha gli occhi azzurri, ma i casi sono due: o la frase è parafrasabile con “il bambino ha gli occhi azzurri, azzurri, no, ma davvero azzurri!” o “il bambino ha gli occhi azzurri, ma con delle venature di una pietra che può avere dodici toni differenti”. Perchè? Perchè all’autore non importa di dare un’immagine vivida, l’autore si crogiola nelle parole.
intanto se un personaggio “dice” è diverso: i personaggi parlano, usano la nostra lingua, e la nostra lingua è piena di luoghi comuni (altrimenti non lo sarebbero), quindi uno che dice “ha degli occhi di zaffiro!” non suona strano; poi, se io leggo un romanzo scritto in modo semplice, che non si presenta come il nuovo splendore letterario, e ci trovo “bella come il sole”, è in spirito, non mi da’ noia. Ma se dopo una sbrodolata di termini aulici con la quale l’autore tenta goffamente di far vedere quanto è poeta, mi spunta una frase fatta detta e ridetta, spicca come una mosca nel latte!
Non è lì che va messo etc. etc., va messo dopo il suo amico, fratello…, ecco, lì va messo. Non dopo Kalos…
Chiedo venia, non ho letto tutto il libro, ma dato che l’autore non ha smentito quest’ultima affermazione (limitandosi a ruggire istericamente, pronto a gridare), ho creduto che fosse vera. Colpa della mia ingenuità, gomenne.
Non so, perchè pronuncia una frase, poi pensa “dei assassini ecc.”, poi parte un’altro periodo logorroico… Sta sempre pensando? o ha ripreso a soliliquiare? Non lo dice.
Ad ogni modo il cinno parla da solo, pensa ad alta voce, non si sta rivolgendo al Visconte di Carabattole, quindi il mio discorso vale comunque (cambiamo esempio, io mi alzo da letto e brontolo “Boia che sonno…”, e al vicino dico “sono un poco stanca”)
legittima preoccupazione, anche se con me il rischio non lo corri. Ah, quell’autrice te la consiglio sinceramente!
maggio 5th, 2008 at 17:11
@Gwin
Ciao. La critica analitica l’ho fatta solo perchè qua era stata proposta una recensione in questo modo. Mi fa piacere che tu abbia un tuo metodo di scelta nei libri. Il mio era solo un consiglio, forse derivato da mie abitudini. Questo è per quanto riguarda l’opzione di acquisto del libro. Poi ovvio, una volta preso, anch’io cerco di assaporare l’anima che c’è in ogni volume. Ma alla fine, e solo alla fine però, giudico con ponderatezza.
Oddio l’ultima parte del tuo post non l’ho capita molto, era un po’ confusa. Ma il senso comunque credo sia quello per cui ti ho già risposto.
maggio 5th, 2008 at 16:48
No, ok… mi sono spiegata male ed ero pure nervosa. Non intendevo lo “spiegare il paesaggio”, ma il discorso generale. Era solo un mettere le mani avanti (sono prevenuta, sì, ma visti gli appigli di certa gente, ero quasi pronta a scommettere che qualcuno avrebbe contestato anche quella frase…)
Per la parola elisione, sì alcune cose le ho controllate per sicurezza, ciò non vuol dire che non le sapessi, ma ammetto che visto come c’erta gente vi si era imputtata, per un attimo ho sospettato avesse un altro significato che mi era oscuro e che fosse più complicato… è cosa che si studia alle elementari -.- Poi, visto come son brava a spiegarmi [sono ironica], ho preferito usar parole più specifiche…
E poi chiedeva solo una spiegazione, non ha specificato come la voleva… XD
No, hai capito male. Non diceva dei tre punti alla fine del nome, ma qui:
Ah… perché non hai mai parlato con i miei insegnanti?! ç_ç XD
Non era un mio problema personale, ma alcune mie compagne ti sarebbero state grate per queste parole!! XD
Uhm… il primo lo mormora, il secondo lo pensa e il monologo sinceramente non ci è dato sapere…
Sinceramente, credevo che solo mia sorella si perdesse in discorsi solitari a voce alta… XD
Per i consigli sul libro: ti ringrazio.
Anche se credo che così si perda tutto il gusto della lettura, o gran parte… soprattutto perché c’è il rischio di incappare in qualche spoiler…
Beh… solo perché uno non si legge i 300 commenti di altre 300 persone che l’hanno letto prima di lui, non è in grado di far una critica?
I critici che stroncano film o libri, prima si leggono cosa ne hanno scritti altri? Può darsi, non è il mio lavoro e non lo so, ma dubito che se ne lascino influenzare.
Cioè, è questo tuo commento che mi lascia di stucco… o meglio, non riesco proprio a capirlo. Che c’entra come o perché io compro qualcosa con il fatto di saperlo criticare o meno?
Molti dei miei migliori aquisti li ho fatti basandomi sulla trama. ._.
Questo fa di me una cattiva lettrice o una che non sa distinguere se una cosa è scritta bene, male o discretamente?
Non ti seguo… @_@
Io non leggo perché da quello dipende il mio lavoro; come credo la maggior parte della gente, lo faccio solo per svagarmi, passare un po’ di tempo tranquillamente e/o rilassarmi. E’ questo che è la lettura, almeno per me, perché devo perdere la testa per capire un romanzo?
Oltre al fatto che un testo in quel modo io non riesco a leggerlo. Non voglio dare un giudizio generele (non riesco a leggere nemmeno Manzoni, eppure è un grande scrittore per tutti), ma non vedo perché non devo avere il diritto di dire “è scritto male”, quando ci sono degli errori… o meglio, personalmente leggendo quel testo, mi sembra quasi che sia stato scritto per qualcuno particolarmente stupido a cui bisogna spiegare dieci volte il solito concetto…
Oh… a Clio hai “criticato” dicendo che a te la descrizione degli occhi da un immagine. Certo, descrive qualcosa, quindi uno concentrandosi sulle parole può anche vederlo, ma non è un’immagine che nasce spontanea… Devi volerla vedere.
Da ciò che mi sembra (e quindi potrei sbagliare, ovviamente), fai una lettura molto analitica, un po’ come se leggessi un testo di matematica o fisica e dovessi stare attento ad ogni virgola per non perderti. Per me sarebbe un suicidio leggere così. Ho bisogno di perdermi nel libro e nella storia che racconta, leggere magari non stando sempre concentrata su ogni sillaba, pur riuscendo a capirlo e “sognare”. Se un libro ci riesce, per me è un ottimo libro. Se invece vengo sempre “colpita” da questi paragoni… nelle prime tre frasi, ce ne son… quanti… tre, quattro? Inizialmente non credevo nemmeno fosse l’inizio…
Ok, mi son persa io stessa nelle mie parole… XD
Credo però d’aver dato una conclusione a tutto… spero! In caso contrario mi scuso… ^^’
maggio 5th, 2008 at 15:51
Sono capitata per caso su questo blog e lo seguo senza mai intervenire da un po’, ma non posso non commentare anche io questa recensione…non ho letto il libro, quindi non lo giudico in toto, però c’è da dire che se è tutto scritto come le prime pagine, non lo comprerò mai. Mi spiace per l’autore,che sicuramente è persona degna di stima e di grande cultura, ma le due pagine riportate all’inizio della recensione a me sono parse pesantissime e inutilmente pompose. A che serve scrivere con termini così aulici? Va bene adottare un registro alto, ma qui per i miei gusti si sfocia quasi nel maniacale. Probabilmente la storia è appassionante e la trama ben architettata, ma se è scritta tutta così, mi arrendo ancor prima di provarci. In fondo, inutile fare i finti tonti, la prima impressione è quella che conta e a me queste due pagine hanno fatto un’imprezzione davvero brutta.
Mi spiace per l’autore e per chi ha apprezzato il libro, ma io non credo che lo leggerò. O per lo meno, non lo comprerò di certo, al massimo me lo farò prestare.
Io leggo per appassionarmi, per divertirmi, per passare del tempo piacevolmente, leggo insomma perchè mi piace. Se devo sforzarmi ad ogni pagina per decifrare cosa avviene, mi arrendo.
maggio 5th, 2008 at 15:11
@Clio:
Fai pure.
Io starò qui a leggere…e a spisciarmi.
maggio 5th, 2008 at 14:56
A Clio:
Replico solo ad alcuni punti perchè con la mole di risposte che dovrei dare a tutti finirei tra una settimana.
“Perlomeno qualcuno che argomenta invece di sgallinare, alleluja!”
In effetti non è mia abitudine sgallinare…
“Tanto per cominciare: la recensione è piena di acredine e accanimento, vero, ma la situazione rende comprensibile tutto ciò.”
Be, oddio, è comprensibile fino ad un certo punto. In una “recensione”, se così la si vuol chiamare, bisogna fare in modo che le testimonianze non siano delle rivendicazioni o contestazioni “contaminate” con reazioni verso ciò che non condividi o verso chi non la pensa come te. Poi ribadisco, pendere frasetta per frasetta e trovare al suo interno tutto ciò a cui posso attaccarmi per demolirla o distruggerla, indipendentemente da qualsiasi spiegazione… non è critica !!
a) “Vero, i poemi medievali sono molto “ricchi”, ma chissà perchè, non “offendono” il lettore.”
L’argomento in questione dovrebbe essere il libro di cui sopra, non tanto il carattere e la vita privata del suo autore. O sbaglio? (anzi, non il libro, le prime due pagine su 260). Se poi voi desiderate anche battibeccare con l’autore sono problemi vostri. Non compro un libro basandomi sulla simpatia o antipatia di uno scrittore/scrittrice.
“Leggendo sembra che l’autore voglia essere ricercato e ricco, e va a finire che è sovrabbondante.”
E’ una questione di gusti personali. Finchè ci si limita a quello d’accordo, ma non per questo bisogna evidenziarla come critica.
b) la frase originale è: “Tra i sottili lineamenti degli occhi a mandorla brillavano due gemme cerulee come il cielo…. striate di zaffiro.”
Come fai a dire che non dà un’immagine e non riesci a focalizzarla??? Bo, a me sembra così ovvio…
c) “No, il gessetto sulla lavagna sgtride, la chiave nella serratura stride, un maialetto scannato stride, è un suono differente dal cigolio. E ad ogni modo io sui carri c’ho viaggiato di tanto in tanto, e non calessini da turisti, ma non li ho mai sentiti cigolare. Poi, tutto è possibile, ma cigolare non è stridere.”
No, no… qui ti sbagli proprio. Controlla pure sul dizionario (Zingarelli o altri) se vuoi. Per stridere ti dà anche come sinonimo cigolare e scricchiolare. Ti fa pure un esempio. Non è che uno dev’essere per forza salito su una carrozza per saperlo…
d) “Non gli rimanevano più lacrime da versare
Questa frase invece è la tipica frase da sussidiario. Poi, non è vietato usarla, ma è stata talmente sfruttata che ormai ha perso ogni carica patetica. ”
Vedi che ho ragione quando dico che vi “attaccate a tutto”! E’ una frase come un’altra. Se un personaggio dice “sei bella come il sole” è ovvio che sia semplice, ma non può essere soggetta a critica per questo, asserendo che è patetica o che ha perso ogni carica poetica.
e) “Ora ci attacchiamo pure sui segni di interpunzione… [...]Se uno vuol usare i puntini di sospensione anziché scrivere “etc…etc…” non va bene?? Va benissimo, è solo ridicolo: cerca di essere patetico senza saperlo fare.”
No. La frase è “Kalos…” Uno è portato a credere che dopo il nome ci sia un istante di sospensione. E va benissimo. Cosa c’entra mettere etc…etc… al loro posto? Non mi pare affatto ridicolo.
f) “Il bello è che non frega un tubo neanche al lettore del nuovo sovrano dei regni di Aesir e dell’anello di congiunzione fra occidente e oriente .
Se nella storia è ininfluente, perchè mettercelo? Per dare un po’ di colore locale?”
E’ questo il punto, vedi. Non è affatto ininfluente ai fini della storia. Lo comunica dopo. Certo, per chi il libro l’ha letto tutto, non 2 pagine. Limitatevi quindi a giudicare quello che potete vedere in due pagine ( anche se per me resta comunque un’aberrazione valutare in così poco)
g) “Giustissimo, ma qui il bambino non sta parlando, il bambino sta pensando, è diverso. Io penso “o Madonna, che sonno!” e dico al mio vicino di casa “Questa mattina mi sento un po’ stanca, sa…”. Se il bambino stesse parlando con qualcuno, niente da eccepire, ma sta pensando, e quindi il tutto diventa trombone e tirato per i capelli.”
No, la frase prima è pensata dal bambino, la seconda no. Sta facendo una specie di monologo.
“Penso che tutti quelli che si interessano almeno un pochino all’epoca medievale conoscano Le Goff XD Ti consiglio anche regine Pernaud”
Ho sottolineato il fatto di Le Goff per evitare di incorrere in gente che mi dicesse (ecco, è arrivato lo sborone che cita nomi etc…etc..)
Ciao
A gamberetta:
“Il paragone con le opere medievali lascia il tempo che trova: se io scrivessi in italiano trecentesco non mi pubblicherebbe e leggerebbe nessuno. La narrativa si evolve (puoi anche sostenere si evolva in peggio, ma questo è un altro discorso) e se si vuole essere letti occorre farsi capire.”
Il paragone con opere della letteratura medievale è stato fatto per supportare e argomentare il mio dissenso ad un’affermazione. E in questo senso è molto pertinente. Non certo perchè l’autore debba scrivere con la lingua della Chanson de Roland, mi sembrava chiaro!
A Gwin:
Vedi per la maggior parte dei punti più o meno ciò che ho scritto a Clio. Altrimenti impiego sei ore per rispondere a tutti.
Ti metto queste aggiunte:
-)Le citazioni di Umberto Eco non sono sempre pertinenti a ciò che ho detto io.
-) “L’ortografia non fa parte del testo? I segni di interpunzione non contano nulla?”
Non intendevo questo. Lì, i puntini di sospensione ad esempio van benissimo e son ben meno ridicoli di un etc…etc… che veniva proposto come alternativa.
-) Io avevo scritto: Molte considerazioni sono state abbastanza pretestuose, con il solo fine di poter riversare l’ovvio senso di fastidio derivato dai copiosi messaggi che arrivano e che sono discordanti con alcune linee di pensiero.
Tu dici:
“Così come molte delle critiche a tali considerazioni…”
Ovviamente. Mi sono dovuto adeguare a ciò che era stato detto prima per potervi rispondere. Cos’altro avrei potuto fare? A pretestuosità rispondo con altra pretestuosità. Ho ben specificato poi che, se fosse stato per me, avrei ovviato questo metodo di “critica” e di valutazione.
-) Quando dici “(Qui non ammetto repliche, l’arte visiva è il mio campo e so di quel che parlo!)”
Perchè?? Perchè hai fatto il liceo artistico?? E allora?? Cosa significa?? Che solo tu sei in grado di spiegare paesaggi e ciò che concerne arte figurativa o roba simile?? Scusa, ma questa te la potevi proprio risparmiare.
Ogni cosa ha il suo campo, per carità. Io ho fatto il classico e poi lettere. Ho visto la spiegazione che hai dato dell’etimologia di elisione e per favore, non dire “lo sapevo anche io che ho fatto l’artistico” perchè infatti sembra più un copia/incolla appiccicato, o parti comunque scopiazzate e accozzate insieme. Oltre ad essere incompleta come spiegazione. Il greco e il latino sono il mio campo, ma non per questo dico che non ammetto repliche a riguardo… I contesti di conversazione possono essere diversi, purché tutti coerenti. Questo solo per dirti che mi è sembrata molto brutta la tua insinuazione.
-) “Tu, voi, come giudicate se un libro merita o meno di essere comprato?
Sono seria: sempre pronta ad imparare metodi migliori per giudicare un libro e portarmene a casa uno che si fa leggere (Ho provato sulla mia pelle che basarsi solo su “Ci hanno fatto su un film che ho adorato” non è sufficiente perché piaccia anche il libro… ù_ù)”
Su questo posso solo darti qualche consiglio. Io spulcio internet, ibs etc, vari siti in cui compaiono giudizi, critiche (non solo uno, per avere un panorama più completo). Dalle novità comparse in libreria ai classici. Anche solo quando hai qualche minuto libero. Nelle librerie dove di solito mi reco ci sono riviste aggiornate con recensioni abbastanza attendibili. Passando ogni tanto me le prendo (sono gratuite) e me le porto a casa. Le sfoglio con calma. Se sono già in libreria prendo i tre/quattro libri che mi interessano e, nello spazio che ormai molte grandi librerie hanno (per fortuna) tipo tavoli e sedie confortevoli li sfoglio un po’. Leggo la trama sul retro, l’introduzione, delle pagine più in là e altre pagine che mi sembrano significative. Vado sull’indice dei capitoli per vedere se c’è qualcosa di interessante. Se è possibile inoltre è molto utile (quando è riportata) buttare l’occhio su bibliografia utilizzata o altri riferimenti simili. Questo è ciò che faccio io normalmente. Poi la cosa varia da caso a caso e da libro a libro. E’ molto soggettivo. Se possiedi poi un buon bagaglio culturale ti assicuro che il tutto non porta via molto tempo.
Poi, alla fine, una volta letto tutto il libro, e solo allora, mi accingo a dare una valutazione valida, completa e più affidabile. Non prima.
Il mio era uno sfogo per dire che sono stanchissimo di sapere che gente si rechi in libreria basando i propri acquisti su due righe di un volume o peggio solo sulla copertina perchè è il primo impatto che conta, permettendosi però di esercitare l’immeritato diritto di giudicare e infangare di tutto e di più con una sfacciataggine surreale e con la pretesa di essere attendibili. (Dico in generale, non è specificamente rivolto a te. C’è qualcuno che si vanta di far ciò). Da qui, la mia contestazione.
A Carlo:
a) “per dire che un bambino ha gli occhi azzurri deve usare due metafore e una similitudine.”
Perchè, è proibito?
“No, ma nemmeno pisciare controvento lo e’.”
Perchè, hai provato? Brutto ricevere l’urina addosso immagino… O forse, visto lo spessore di quello che dici, ci sarai abituato.
Ho scritto un lungo messaggio prima: se non concordi commentalo e contestalo. Ti risponderò e ti fornirò eventuali chiarificazioni come ho fatto con gli altri. Se invece scrivi solo per sfottere come nel messaggio da demente che hai mandato vai pure da un’altra parte a fare il buffone! Io di solito sono garbato, ma con te farò un’eccezione se la prossima volta non risponderai in maniera civile e regredirai a livello di un bambino di cinque anni.
maggio 4th, 2008 at 23:40
Non voglio in alcun modo insultare l’autore di questo scritto, considerate le sue capacità e i suoi risultati scolastici e universitari, e quant’altro mai.
Tuttavia non posso che essere d’accordo con l’autrice del commento, queste pagine sono illeggibili, uso questa parola per non essere frainteso, è la verità dei fatti: non significano niente. Non c’è messaggio, non c’è vitalità, non c’è profondità, sono segni grafici su supporto cartaceo. Mi ricordano, ovviamente che mi sia perdonato il paragone, le lettere della tarda antichità in cui gli autori scrivevano in rima a dei destinatari invitandoli a rispondere! In sostanza erano l’equivalente ddegli odierni SMS nei giorni di tedio.
Ora, frequento molto la rete, ma non ho difficoltà ad affermare che non c’è poi alcuna differenza tra queste pagine e certe fanfiction o racconti introdotti sul più banale dei forum GDR.
Va beh, ora che ho detto la mia sono in pace col mondo.
Auguri comunque all’autore perché possa migliorare.
maggio 4th, 2008 at 22:38
Guardate, la cosa e’ semplice: non e’ questione di sapere quale sia l’etimologia di elisione, o di derisione: la questione e’ esattamente come l’ha messa Clio, che quoto:
Basta. Mi sembra una critica valida, onesta, e assolutamente precisa. Il problema non e’ solo che Rocca non sa scrivere: non sa neppure leggere.
maggio 4th, 2008 at 22:19
Ah, a chiosa… Io non faccio mica proselitismo, ciccio, ma mi piace discutere. Certo, se incocci in gente che non argomenta, allora non c’è discussione… Ma può essere ugualmente interessante.
Poi, se sono dei fan di Rocca, della Troisi, se stasera si sparano, sono affari loro.
maggio 4th, 2008 at 22:12
@ZioBlood
E chi sbraita? Ciccio, io non mi scaldo certo XD
Oh, ma tu lo sai immagino, come sai che le mie sono letture mediocri.
Il tuo post non dice niente, solo “stai zitta”. Ora che ti sei tolto questo peso dalla coscienza puoi lasciarmi ai miei monolighi di pazza. Se darò fastidio sarà qualcuno della Barca dei gamberi a farmelo notare, dopotutto i padron di casa sono loro.
Buon viaggio ZioBlood!
maggio 4th, 2008 at 22:00
@Clio:
Il tuo è un monologo…il monologo di una pazza.
Hai detto ciò che avevi da dire? T’hanno risposto? La pensano diversamente da te?
Adesso basta, ritorna nel letargo delle tue mediocri letture.
Non è sbraitando e continuando ad insultare che farai cambiare loro idea.
Ognuno rimarrà della sua e non potrai fare nulla.
maggio 4th, 2008 at 21:12
Gwin, è bello vederti anche qui^^
maggio 4th, 2008 at 19:59
Auto quote:
“quanto meno, una buona parte” era riferito al significato e all’uso di elisione, non alla scuola… XD
maggio 4th, 2008 at 19:47
A Clio: sì, lo so. Lo sapevo pure io che ho fatto l’artistico (quanto meno, una buona parte)! XD
Solo che sono della filosofia del “Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te” e visto che io vorrei una risposta, spero che così facendo qualcuno risponda anche a me! XD
OT Sì, Sandy, sono io. Ciao :D /OT
maggio 4th, 2008 at 14:28
E dire che sono piuttosto esperta di bimbi piccoli, ma qui le cose mi sfuggono… probabilmente perché mi sto figurando gente di 20-30 anni che sbatte i piedini a terra e frigna per avere la cioccolata (o il lecca lecca) e davvero mi sto spaventando: fino a che punto arriveranno? Quanto è ancora lontano il fondo?
OT @Gwin: Per caso tu sei la Gwin che bazzica su Druhim Vanashta? /OT
maggio 4th, 2008 at 14:21
A Sandy
Guarda, a me fan tenerezza. Hai presente come i marmocchi quando li contraddici e loro attaccano “stai zitta, cacca, piscio, scemo!”. Forse pensano ancora che le parolacce abbiano una valenza magica…
Eh, la filologia è dura, ma non più di filosofia calmucca :)
A Gwin
Su elisione, non valeva la pena! Molti che al liceo hanno fatto latino (o anche greco) sanno cos’è, e la sua etimologia è del tutto ininfluente. Cambia qualcosa sapere ciò nel libro di mitoman? No. Mitoman sta menando il can per l’aia, e basta.
maggio 4th, 2008 at 14:12
Clio, guarda, io neanche risponderei, diciamo che mi sono stufata di parlare solo con gente come Lilith, almeno Rob è stato gentile e non ha insultato nessuno, ha solo dato le sue spiegazioni cercando di confutare ciò che Gamby ha scritto. Perché non sono tutti come lui? Semplice, nessuno vuol impegnarsi ad indagare ed a porre nuovi quesiti, a noi ed anche al suo cervello.
Mhm, penso sarà dura, ma non solo per Lilith, un po’ per tutti, io studio filologia e non è facile, pur essendo una materia interessantissima.
maggio 4th, 2008 at 14:04
Ahahahahah! XDDD
Che bello, una risata ogni tanto fa sempre bene… :D
Rispondere però alle domande che vengono poste è un optional vedo…
Ho semplicemente risposto a ROB, non mi son messa a leggere i precedenti 220 commenti (anche perché, come già detto, volevo evitare di entrar nella discussione… anche se poi ho letto cose che me l’hanno impedito, data la loro assurdità)
Cmq… sfuggire alla domanda di Mito, dici? Ok, me la cerco e ti faccio sapere…
Elisione, elidere. E intensiva + Ledere che vuol dire manomettere, danneggiare.
In genere usato nel significato di rimuovere, annullare, levar via; si usa maggiormente per indicare le vocali a fine parola che vengono tolte per una più facile articolazione delle parole. (es. l’albero invece di lo albero)
Nella metrica latina (metrica quantitativa -a differenza di quella italiana che è accentuativa) ci si basa principalmente sull’alternanza delle sillabe (sillabe lunghe seguite da sillabe brevi).
L’elisione, meglio detta sinalefe, fa cadere l’ultima sillaba che finisce in vocale o in m se la parola seguente inizia per vocale o h e fonde insieme le due parole.
Contento il nostro Mito? ^.^
Chissà che non abbia aiutato qualcuno…
Ciao ciao,
Gwin.
maggio 4th, 2008 at 13:45
A Lilith
Lillina bella, perchè ti scaldi? Suvvia, la tua ingenuità è veramente preziosa, sciuparla con la volgarità è un crimine!
Uau, sei riuscita a scrivere “falsa”! Bè, dopo quì, quà e pò, una parola corretta, non è male :)
Decidi Lillina, o lo siamo dalla nascita, o non lo siamo e ci facciamo XD
Ah, mi rivanghi tristi ricordi…
Io non negherei, urlerei: “si bussa, prima di entrare!”
Piuttosto, Lillina, sei tu che, dopo che ti abbiamo fatto notare degli evidenti strafalcioni (i tre paperetti, sai?) ti ostini a negare l’evidenza. L’italiano non è un’opinione, sai? Sei come i bambini che si sbagliano a vestirsi e mettono la maglietta al rovescio, e quando i compagnetti glielo fanno notare strillano “non è al rovescio, è fatta così!”. Ciccia, sei tu che dopo aver pisciato fuori del vaso continui a negare.
Negare, negare sempre…
Non si parla di astrofisica, ma di letteratura, e siamo tutti lettori.
Lilly bella, aspetti ancora l’illuminazione di “elisione”? Anche io, fremo all’idea di leggere le auguste parole di mitoman! Ma sai, il suo atteggiamento, che a te ha tanto impressionato, a casa mia si chiama “menare il can per l’aia”.
Questa mi ha fatta veramente sghignazzare XD Lillina, la carrozzella che va con du’ stranieri, per citare Venditti, non è l’unico modello al mondo, sai? Le carrozze più vicine ai nostri tempi i finestrini li avevano eccome, e se tu leggessi qualche romanzo ottocentesco c’è un sacco di gente che si sporge dal finestrino per gridare qualcosa al cocchiere.
A cosa si riferisse, questo sta alla nostra fervida immaginazione supporlo! Che intendeva mai? Un buco di un tarlo? Il segno di un fendente? Una finestrella??
Piccola, perchè? A me stai molto simpatica nella tua ingenuità :)
Aridanga… Lillina, se tu soffri di manie di persecuzione non significa che anche noi ne siamo affetti. A me non importa un fico della Troisi o del signor mitoman, io lamento il destino della letteratura italiana, ridotta a portare avanti come esempi opere tanto scadenti.
Tanti auguri, ma prima devi laurearti in filologia, filosofia calmucca, letteratura ugrofinnica e storia del calesse applicata.
Hum… Offendi.
Suvvia, non te la prendere.
Vedi, la differenza tra te e Rob è che con Rob si discute, nel senso che lui prende la citazione e la contesta, noi la ri-contestiamo, alla fine nessuno convince l’altro, ma la disputatio fa sempre bene alla salute.
Te invece strilli “teste di minchia che non capite nulla, invidiosi” e basta. Capisci, il contenuto dei tuoi post è nullo, non dici nulla, sei inaniloquente (tanto per parafrasare un autore che adoro).
Sì, bravi, fondate il blog “la barca delle Muse”, così riunendo i vostri illuminati intelletti chissà a cosa non arriverete! Ciaociao
maggio 4th, 2008 at 13:01
Ah Carlo, guarda bene perchè se non stai attento il piscio che hai nel cervello ti scivola via dalle orecchie!
Sai che alla società è più utile l’incrostazione del cesso che la tua sciocca esistenza!
maggio 4th, 2008 at 12:56
ROB davvero credevi che fare un’analisi punto per punto della …oddio non riesco a dirlo…falsa recensione (così sono riuscita) di Gamby sarebbe servito a qualcosa? Ma non vedi che parlare con loro è come tentare di insegnare geometria a un mulo! Quà molti commentatori ci FANNOOOO! Non è che ci sono, CI FANNOOO! sono entrati in una dimensione psicolabile non so quanto tempo fà (probabilmente appena nati o quando hanno ricevuto una mega umiliazione e/o hanno iniziato a vivere una colossale frustrazione) e ormai se tu li becchi a fare la pipì hanno il coraggio di negartelo!!!! Ma non vedi che avrebbero il coraggio di contraddire il più esperto astrofisico del mondo?
C’è chi parla di Umberto Eco ma dimostra di essere uno gnorri inetto perchè pur di sfuggire alla domanda di Mito spara commenti irrisori.
Chi si improvvisa maestrina di grammatica senza manco farsi prima un corso di alfabetizzazione… Ma perchè poi evitate il confronto con Mito glissando le precise informazioni che lui da? Dai dai gnorri-men !
E poi da quando in quà le carrozze hanno i finestrini? Siamo in treno percaso?
CIUF CIUF !
Probabilmente l’autore si riferiva ai fori che davano all’esterno senza vetro, al massimo c’era un pezzo di legno usato a mò di scurino…
CIUF CIUF CIUF CIUF CIUF!!!!
Clio ti avessi di fronte ti vomiterei in faccia da quanto sei insulsa e patetica!
Mio Dio, adesso capisco perchè Troisi viene criticata tanto…JE RODEEEE !
A chi mi aveva detto di leggermi il libro rispondo che fra non molto lo farò, come ho già detto, ma mi guarderò bene dall’esprimere qualcosa di più di un parere come fatte voi, perchè aldilà di quei quattro amichetti che vi seguono chiunque entri in questo sito capisce che siete dei mocciosi ignoranti e fanfaroni sbruffoni…
E NESSUNO MI DICA CHE OFFENDO PERCHè QUELLO CHE LEGGO DAL VOSTRO PULPITO è PURO INSULTO GRATUITO E MALEDUCATO.
STO ASPETTANDO LA TROISI O QUEL RECENSORE CHE LA DIFENDEVA, ALMENO SI PARLA TRA PERSONE INTELLIGENTI…