La Fogna dei Commenti

Problema: negli ultimi tempi il livello dei commenti è sceso tanto che le pubblicità del viagra bloccate dal filtro anti-spam sarebbero più interessanti. Per ogni commento semi intelligente ci sono pagine e pagine di spazzatura. Perciò ho deciso di cambiare politica riguardo ai commenti.

I commenti Off Topic (fuori argomento) non saranno più accettati.

I commenti contenenti insulti ad altri commentatori non saranno più accettati.

* * *

Partiamo dagli insulti. Da ora in avanti, le uniche persone che possono essere fatte oggetto d’insulti, allusioni, ingiurie, minacce e quant’altro di carino, sono le seguenti:

  • me stessa (Gamberetta).
  • Capitan Gambero.
  • Bubba.
  • Signor Stockfish.
  • L’autore del romanzo oggetto della recensione in esame, se l’articolo è una recensione.

FINE. Se volete insultarvi tra di voi andate da un’altra parte. Grazie.

I commenti fuori argomento. Qui mi devo affidare all’intelligenza di ognuno, ma se non vi dimostrerete abbastanza furbi, ci penserò io per voi. E visto che molti dimostrano l’acume di un criceto, farò qualche esempio:

«Gamberetta dice che Il Talismano del Potere è brutto, vuol dire che Gamberetta è scema!!!» (questo è un commento idiota, ma è in argomento, sarà accettato).

«Gamberetta non dovrebbe insultare gli autori, perché è maleducazione.» (questo è un commento altrettanto idiota, e in più non è in argomento perché non riguarda né il romanzo né la recensione dello stesso, bensì la “filosofia” di Gamberetta, tale commento non sarà accettato).

«Gamberetta non può criticare la Troisi quando lei scrive recensioni tutte sgrammaticate!!!» (non importa se l’affermazione sia vera o no, questo commento non sarà accettato perché non riguarda la recensione, ma in generale il mio modo di scrivere).

«Gamberetta è cretina, perché ha scritto “o avuto” senz’acca nel terzo paragrafo della recensione.» (questo commento è specifico alla recensione in esame, e non solo sarà ben accetto, ma mi scuserò e correggerò subito l’errore).

I commenti non accettati non saranno cancellati. Odio la censura, non cancellerò mai niente, bensì sposterò i commenti incriminati dall’articolo originale a questo, che non a caso è chiamato Fogna dei Commenti. Lo spostamento non sarà “in tempo reale” perché né io né mio fratello siamo tutto il giorno davanti a un PC, non di meno, appena ne avrò la possibilità provvederò. Perciò se sapete che il vostro commento è fuori argomento, potete metterlo direttamente qui, tanto ci finirà comunque.

Qualche altra noticina:

Se ho scritto qualcosa che non vi piace e volete farmi cambiare idea, l’unica possibilità è attraverso un ragionamento con basi logiche e documentate. Insulti, minacce, ripetizione ad nauseam, vanto di titoli accademici e non, precetti religiosi o filosofici: niente di tutto ciò mi fa né caldo né freddo.
Se commette degli errori di ortografia nel commento, NON scrivetene un altro per correggervi. NON CE N’È BISOGNO. A meno che il commento non sia del tutto sgrammatico, tanto da risultare incomprensibile, lasciatelo così com’è. Sbagliare a digitare capita a tutti e non c’è niente di male. Ciò non toglie che spendere un paio di minuti a rileggere, o magari installare lo spellchecker per la lingua italiana dentro Firefox male non vi fa.

Spellchecker di Firefox
Non è difficile, persino per una fan della Troisi!!!

* * *

E già che ci siamo parliamo dei furboni che commentano con nick diversi, dicendo la stessa cosa. Uno degli ultimi esempi:

Accessi al sito la notte del 30 Aprile
mitoancess & amiketti. Clicca per ingrandire

Ora, io non so se “Pamy & Moldy” e “mitoancess” siano la stessa persona, o gente diversa che usa lo stesso computer. Non lo so e non m’interessa. PIANTATELA CON QUESTI GIOCHINI. Non è la prima volta che succede, finora sono stata tollerante, ma davvero non c’è nessuna ragione per la quale uno non possa esprimere la propria opinione, per quanto rude, senza spacciarsi per tre persone diverse contemporaneamente. D’ora in poi, quando beccherò qualcun altro a fare ‘ste cose, farò un’eccezione ai miei principi e cancellerò i suoi commenti.

Infine, ricordo che in fondo a ogni pagina e nella sidebar a destra c’è l’indirizzo di posta elettronica con il quale potete contattarmi in privato: usatelo pure per qualunque argomento, meglio una mail in più (anche d’insulti) che non un commento a vanvera che non c’entra un tubo.

Spero di essere stata chiara, ma se avete dubbi chiedete.

EDIT: per maggiori informazioni sulla politica dei commenti di questo blog, consultate l’apposita sezione nella pagina delle FAQ.


Approfondimenti:

bandiera IT La Cloaca Massima, una delle più antiche fogne del mondo

bandiera IT L’homepage di Firefox

 

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2.447 Commenti a “La Fogna dei Commenti”

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  1. 2247 Solvente

    @Annix99
    Beata ingenuità.
    Leggiti qualcuno degli articoli che spiegano come funziona il mondo editoriale italiano.

  2. 2246 Annix99

    Cavolicchio già solo contando le persone che hanno risposto a questo articolo direi che potresti benissimo proporlo ad una casa editrice (magari non proprio Einaudi o Mondadori…). Ma, per esempio, mio nonno (che tra l’altro ha 82 anni), non aveva mai scritto in vita sua; e invece ecco che circa due anni fa si è messo in testa di scrivere la propria autobiografia, e adesso è stata pubblicata da una casa editrice minore!!!! (tra l’altro, se la cosa interessasse a qualcuno, cosa che dubito, il libro si chiama “Corri, ragazzo. Corri!”)…

  3. 2245 Annix99

    Scusate la mia stupidità, ma ho letto solo adesso in uno dei commenti che gamberetta ha scritto tre libri… Ma come si intitolano? E soprattutto, sono o no stati pubblicati????

  4. 2244 Annix99

    Che noia mi mancheranno un casino ‘ste recensioni-scandalo…=(

  5. 2243 Annix99

    Rispondo a lilyj: grazie per l’ultima informazione, la terrò a mente.
    Quanto riguarda la storia Fantasy VS Storico/Drammatico/Romantico non ho messo in dubbio la qualità fra i tipi d’autore (e mi scuso se così fosse sembrato), ma semplicemente dicevo che “Le Cronache del Mondo Emerso” NON si possono proprio paragonare con i libri “dell’altra specie”.

  6. 2242 lilyj

    Ok, allora chiariamo un paio di punti:
    • alle case editrici non importa una cippa se un libro è un buon libro. A loro importa solo che venda bene. E non voglio dire che non si rendo conto della mancanza di qualità di quello che pubblicano: se ne rendono conto, ma non è un fattore tanto importante quanto i soldi che ci possono fare sopra.
    • se dici cose come “in generale anche il Fantasy secondo me non è all’altezza del genere Storico, o Drammatico, o Romantico” a me girano le palle. Perché ci vuole molto più controllo e attenzione a non scrivere cazzate in un fantasy piuttosto che nei generi che hai nominato tu. Primo, perché in un libro fantasy puoi trovare anche del drammatico e romantico, secondo, perché l’autore costruisce un mondo ‘altro’ rispetto al nostro, e deve farlo in modo tale da non contraddirsi ogni dieci pagine, e da far pensare al lettore ‘sembra vero’. Se hai letto “La Storia Infinita” di Ende forse puoi intuire a cosa mi riferisco. Se vuoi leggere una saga fatta come si deve, con una costruzione solida sia del mondo che della magia, divertente, e con un pizzico di storie d’amore a contorno, prova La Saga dei Belgariad e L’Epopea dei Mallorean di David Eddings.
    • su questo blog transitano persone di tutte le età, ma dato l’alto livello di analisi che viene presentato, direi che gli utenti sono principalmente adulti (ti parla una over-trenta). Quindi possono passare anche giorni prima di avere una risposta, per il solo fatto che gli utenti magari si barcamenano fra lavoro, casa, e famiglia.

  7. 2241 Annix99

    I primi tre mi sono piaciuti, ma il quarto e il quinto erano piuttosto noiosetti… E’ brutto doverlo dire, ma Licia sta davvero perdendo colpi…

  8. 2240 Annix99

    Boh adesso sto leggendo “Le Guerre del Mondo Emerso” e già non è all’altezza delle “Cronache”, non so se troverò la voglia di leggere anche le “Leggende”…

  9. 2239 Annix99

    Cavoli ho letto le tre risposte tutte insieme, ma cercherò di dare tre risposte diverse…
    @lilyj: parlerò senza astio, rancore o rabbia, perchè non ce n’è alcun bisogno (sarei un’imbecille se lo pensassi). E’ solo che mi sembra strano che come dice l’autore del post, “una delle più grandi case editrici italiane” (Mondadori), possa pubblicare un libro tanto osceno. Insomma, voi potete avere esperienza in quanto al genere Fantasy, ma non dovrebbero averla anche gli editori? Non so se sia vero o no, ma non credo che siano tutti capitati lì per caso…

    @Sandavi: a me “Il Deserto dei Tartari” sinceramente è piaciuto davvero tanto, non l’ho trovato nè noioso nè insensato, anche se allora ero solo una bambina (e forse lo sono anche adesso). Poi, è ovvio che la Troisi in confronto a Buzzati sia solo un mucchietto di melma, ma in generale anche il Fantasy secondo me non è all’altezza del genere Storico, o Drammatico, o Romantico.

    @Cecilia: ovviamente, la mia amica Chiara non voleva dire sul serio, ha solo sparato la prima cazzata che le è venuta in mente, ma onestamente ho pensato che fosse divertente e l’ho scritto, ma solo così. Tanto per fare.
    In quanto al mio commento sulla mia possibilmente presunta idiozia, ammetto di aver detto una cavolata. E’ che sono fatta così, purtroppo, non riesco quasi mai a condurre una discussione senza stare un po’ sulla difensiva, ma bisogna anche dire che quando ho scritto quel commento pensavo che tutti i lettori della pagina fossero adolescenti o giù di lì, e tra i ragazzi (ne so qualcosa visto le critiche che puntualmente subisco a scuola), gli insulti volano con molta facilità.
    Poi… forse è vero, LCDME è un libro più prevedibile di altri, ognuno può avere la propria opinione (anche se forse la mia è un po’ infantile, lo riconosco). E forse è anche un po’ approssimativo (tre l’altro il paragone del bambino armato di bazooka mi ha fatta schiantare dal ridere=), ma io penso che sia normale che piaccia ad una bambina di dodici anni come me, che magari ha proprio voglia di evadere per qualche momento dal mondo reale…

  10. 2238 Cecili@

    Ok, è appurato che internet distorce tutto.
    Uno fa un commento pacato, senza una punta di sarcasmo, e poi gli tocca leggere questo:

    La mia amica chiara ha subdolamente insinuato che voi non state rispondendendo per fifaXD

    Alla tua amica non è venuto in mente che avessimo altro da fare? Ieri sono stata fuori casa dalle 13 alle 19 e alla sera non avevo voglia di collegarmi e mi sono svaccata davanti alla tv. Sai com’è, non è che io stia tutto il giorno su internet ad aspettare risposte alle discussioni.

    Ma a parte questo, e rispondo solo ad Anna.

    volete che vi citi più autori Fantasy? Vi accontento subito: J.R.R. Tolkien, G. Lewis, G.R.R. Martin, M. Ende, S. Jordan, T. Brooks, E.Coifer, P. Pullman, C. Paolini, S. Meyer, M. Witcher, E. Gnone

    A parte Meyer e Paolini che per quel che mi riguarda nemmeno fanno testo, mi unisco all’altro commentatore. Sei hai letto Tolkien, Ende, Colfer e Pullman, come fai a trovare buon fantasy quello troisiano?
    Senza intento polemico (che non c’era nemmeno nell’altro commento ma tant’è).

    Forse sarò solo una povera idiota (come probabilmente tu riterrai),

    Ok, questo mi perplime. Dove mai nel tuo commento avresti dovuto farmi pensare una cosa del genere?

    D’accordo, magari il suo ultimo libro (I Regni di Nashira) era una lettura un po’ banale ed esagerata, ma LCDME è un libro di puro intrattenimento, che secondo me non vuole diventare “L’Harry Potter italiano”, ma ha l’unico scopo di appassionare ed emozionare lettori in cerca di avventure da gustare.

    Ecco, qui vedo un problema/incomprensione che è capitato spesso. Il fatto che un libro voglia solo essere “puro intrattenimento” non è una cosa negativa, anzi. Ma allo stesso tempo non può essere una giustificazione per un lavoro fatto in modo approssimativo. Non è che perché “il mio libro è solo per svago” allora posso scrivere “un bambino usò un bazooka anticarro”, perché è e rimane una stupidata. Il problema fondamentale della Troisi (o di altri fantatrash, per lasciar stare lei) non è che “non è profonda/non ha insegnamenti”, è che non funziona nemmeno come libro letto per puro svago. E’ un lavoro approssimativo, da qualunque punto di vista lo si guardi. Il che non significa che non può piacere (a me piacciono da matti 4 romanzi scritti tecnicamente male, che però recuperano ampiamente in storia e psg), significa che è scritto male.

    E’ una caratteristica dei Fantasy un pizzico di previdibilità, non di Licia Troisi o delle Cronache del Mondo Emerso.

    E perché mai? XD La prevedibilità è un errore, mica una caratteristica intrinseca del genere. Che ci siano tanti fantasy, anche molto belli, che abbiano un qualcosa di prevedibile non giustifica la cosa, né la alza al rango di “caratteristica di genere”.

    ma personalmente ritengo (e non cambierò idea) che chiunque decanti ai quattro venti quanto facciano schifo questi libri sia un pessimo critico letterario.

    Scusami in anticipo, ma adesso per la prima volta devo tirare in ballo la tua età. Hai dodici anni, per quanti libri tu abbia letto, non puoi avere la capacità critica di uno di venti o più che abbia passato degli anni a interessarsi del genere e delle tecniche narrative, che abbia studiato queste tecniche e abbia cominciato ad analizzare i libri. Non c’è niente di male, semplicemente non hai avuto il tempo per farlo (e magari nemmeno ti interessa, mica si è obbligati a studiare narrativa).
    La frase “quello che dice xxx è un pessimo critico letterario” può venire da uno che questo ambito lo conosce da tanto e/o lo studia, non da una dodicenne.
    Altrimenti è come se io, laureanda in lettere, provassi a dire a un filologo cosa deve fare per l’edizione critica di un manoscritto. Se è gentile e paziente mi spiegherà che devo studiare ancora prima di dare consigli, se non è altrettanto gentile mi riderà in faccia.

  11. 2237 Sandavi

    @Annix99
    scusa se il tono ti è sembrato polemico, il “cresci” era per dire “fai esperienze varie, matura e poi giudica un’opera letteraria” e continuo a non capire: come si fa a leggere Buzzati e poi dire che la Troisi scrive bene??? E comunque leggere Buzzati a nove anni non so che utilità possa avere… E’ troppo per una mente vergine, una roba da elettrochoc, per me è insensato.

  12. 2236 lilyj

    Non ti stiamo dando della bimbetta deficiente, basta vedere il livello di padronanza che hai della lingua italiana per rendersi conto che non lo sei (faresti invidia a parecchi maturandi, fidati). Stiamo solo dicendo che a dodici anni, per quanto tu possa aver letto, non hai ancora la maturità, l’esperienza e gli strumenti per poter fare una critica approfondita di un testo. E parlando per esperienza diretta, ci sono studenti universitari di facoltà di letteratura che non hanno un milligrammo di capacità critica letteraria in tutto il corpo. Quindi, invece di soffiare come un gatto cui hanno pestato la coda, pensa a leggere. Fra qualche anno ti renderai conto da sola di cosa intendiamo.

  13. 2235 Annix99

    Se c’è una cosa che trovo più irritante del fatto che voi parliate di Licia Troisi come di una decelebrata, è il fatto di venire considerata una bambinetta deficiente. Non fraintendetemi, so di essere una ragazzina, ma rispetto ai miei coetanei cretini penso di essere un gradino più su, almeno di alcuni. Credetemi, non ho solo letto cazzate fantasy: a nove anni ho letto in meno di un mese la versione integrale de “Il Deserto dei Tartari” di Dino Buzzati, quest’estate ho letto “L’Isola del Tesoro” di Stevenson, uno dei tanti racconti di Sherlock Holmes e “Il Barone Rampante” di Calvino; attualmente sono impegnata dalla facile lettura de “Le Guerre del Mondo Emerso”, ma quando l’avrò finito mi piacerebbe parecchio leggere “La Casa degli Spiriti” di I. Allende…

  14. 2234 Emile

    Mah, quel “CRESCI” in caps, quasi a voler sottointendere che essere piccoli sia una “colpa”, mi lascia molto perplesso.
    E’ una ragazzina di 12 anni con le sue idee e il suo “mondo”, senza la maturità necessaria per capire che a volte quello che si pensa essere l’oceano non è che lo stagno dietro casa.
    Se voi alla sua età eravate già perfettamente consapevoli dei vostri limiti e non vi siete mai azzardati ad esprimere un parere su un argomento senza prima l’assoluta certezza di saperne abbastanza per poterlo fare (il che a quell’età, fondamentalmente, si tradurrebbe in “state sempre zitti e basta” tranne incredibili eccezioni) tanti sinceri complimenti, altrimenti, magari, è il caso di mollare un pò il colpo.
    Farle notare educatamente qualche suo errore va bene (ma sempre ricordandosi con chi si sta parlando, sempre ricordandosi che la visione di una dodicenne sarà sempre MOLTO diversa dalla nostra), andare oltre proprio no.
    Lei non è sempre stata educatissima nei toni? D’accordo ma qui gli adulti siamo noi eh…

  15. 2233 Sandavi

    @Annix99
    Se hai letto gli autori che dici di aver letto, non puoi affermare che la Troisi è originale, che i suoi personaggi sono caratterizzati benissimo, che la storia è avvincente, quando a pagina cinquanta si sa già perfettamente dove finirà la storia…. Già solo Pullman è n volte più originale della Troisi per non parlare di Martin, forse non originalissimo ma che per dialoghi, caratterizzazione dei personaggi, world building e gestione del plot dista dalla Troisi almeno quanto la Terra dalla Luna. Ende è un buon autore, Lewis è moralista e palloso, ma è un gigante che schiaccerebbe la Troisi come uno scarafaggio.
    Paolini e la Meyer nemmeno li considero, sono scrittori di basso rango.
    Brooks è al livello di una fanfic.

    Conclusione: LEGGI DI PIU’ e CRESCI, poi ne riparliamo…

  16. 2232 Annix99

    Giuro che non ho guardato su internet!=) Ho solo citato tutti quelli che mi sono venuti in mente, di cui almeno io o mio fratello (17 anni) abbiamo letto uno o più libri…

  17. 2231 Emile

    Abbastanza per capire come alla tua età possa essere perfettamente normale vederla in un certo modo, e non abbia il minimo senso nemmeno iniziare una polemica a riguardo.
    Solo un consiglio personale: non so quanti fantasy tu abbia davvero letto (citare degli autori non fa diventare automaticamente esperti, per quello bastano internet e 3 minuti massimo di ricerca) ma, se il genere davvero ti piace, continua a leggere, provare nuovi autori e ampliare i tuoi orizzonti.

  18. 2230 Annix99

    Voglio essere sincera: ne ho dodici. Ho scritto Annix99 solamente perchè mi sembrava suonasse bene=) Voglio che voi sappiate che rispetto le vostre opinioni, anche se semplicemente non le condivido affatto. E come ultima cosa, quanti anni hai tu?

  19. 2229 Emile

    Ok Anna, sarò più diretto: quanti anni hai?

  20. 2228 Annix99

    La mia amica chiara ha subdolamente insinuato che voi non state rispondendendo per fifaXD
    N.B: DA PARTE DI CHIARA NON MIA=)
    N.N.B: a proposito, vi sembra sufficente come prova della mia cultura l’elenco di autori o ne volete altri?

  21. 2227 Annix99

    Punto primo: non ho tredici anni.
    Punto secondo: non sono un’idiota.
    Punto terzo: volete che vi citi più autori Fantasy? Vi accontento subito: J.R.R. Tolkien, G. Lewis, G.R.R. Martin, M. Ende, S. Jordan, T. Brooks, E.Coifer, P. Pullman, C. Paolini, S. Meyer, M. Witcher, E. Gnone e potrei citarne altri.

  22. 2226 Emile

    Sì Coniglio, giudico DECISAMENTE in base all’età di chi scrive.
    In questo caso se Anna99 ha veramente 13 anni il suo post diventa “comprensibile” e non vale minimamente la pena montarci su una polemica, se è una persona adulta il discorso si fa molto diverso.
    Tu se ti senti dire che “Babbo Natale esiste” parti subito in quarta a ridere o magari rifletti sul fatto che il tuo interlocutore ha 5 anni?

    L’età di una persona non rende “giusta” un’affermazione altrimenti “sbagliata”, ma rende comprensibilissimi e umani alcuni errori di giudizio altrimenti gravi.
    Non si guarda all’età per poter dire “ahahah non guardo nemmeno cosa scrivi/dici tanto sei piccolo”, lo si fa per contestualizzare certe affermazioni ed evitare di “scandalizzarsi per nulla” (sì: non trovo scandaloso che una ragazzina di 13 anni pensi quello che ha scritto Anna99 dei libri della Troisi).

  23. 2225 Annix99

    Ah e comunque per tua informazione non ho letto solo libri di Tolkien e Brooks, sai com’è… quindi gradirei enormemente che tu non ti facessi opinioni sbagliate sul mio conto, perchè ti assicuro che non sono così ingenua.

  24. 2224 Annix99

    Anche se non ho idea di chi tu sia, Cecilia, mi prenderò la briga di risponderti; perchè io ne ho letti parecchi di libri, Fantasy e non. Forse sarò solo una povera idiota (come probabilmente tu riterrai), ma non posso che darvi torto, a te e a tutte le persone che ritengono Licia Troisi un’inetta. D’accordo, magari il suo ultimo libro (I Regni di Nashira) era una lettura un po’ banale ed esagerata, ma LCDME è un libro di puro intrattenimento, che secondo me non vuole diventare “L’Harry Potter italiano”, ma ha l’unico scopo di appassionare ed emozionare lettori in cerca di avventure da gustare. E’ vero, fin da quando ho letto la trama ho capito che alla fine Nihal avrebbe ucciso Aster, ma anche in Harry Potter si intuisce che Harry ucciderà Voldemort, nel Signore degli Anelli che l’Unico Anello verrà distrutto e nella Genesi di Shannara alla fine Findo Gask (anche se non sono sicura che tu sappia chi o cosa sia) sarà ucciso proprio da Logan Tom. E’ una caratteristica dei Fantasy un pizzico di previdibilità, non di Licia Troisi o delle Cronache del Mondo Emerso. Ammetto di aver esagerato prima dicendo che nella trilogia non c’è niente di scontato, ma personalmente ritengo (e non cambierò idea) che chiunque decanti ai quattro venti quanto facciano schifo questi libri sia un pessimo critico letterario.

  25. 2223 Cecilia

    @Coniglio

    Non è poi così inutile, tutto sommato. Se ha 13 anni vuol dire che è molto giovane e non avrà letto molti fantasy (e difatti come “grandi fantasy superiori alla Troisi” cita solo Tolkien e Brooks, guarda un po’. Come se ci fosse bisogno di scomodare Tolkien per mettere in difficoltà la Troisi). Il che giustifica molte affermazioni del suo commento che, almeno io, a un lettore più anziano non farei “passare lisce”.

    @Annix
    Non ho idea di quanti fantasy tu abbia letto (magari se ripassi e mi dici qualche titolo mi faccio un’idea) ma di fantasy leggeri o comunque adatti ad adolescenti ne ho letti anch’io e ti assicuro che sono i libri della Troisi a offendere la categoria, non la recensione in questione. La Troisi è banale, sia in questa prima opera che nelle successive, che addirittura riprendono questo schema e lo moltiplicano per n volte.
    Dici che “non c’è nulla di scontato”, ti sbagli. L’ultima sopravvissuta che vuole vendetta ed è la prescelta, l’amico d’infanzia che diventerà il grande amore, il maestro burbero ma buono, gli altri cattivi/invidiosi che ostacolano la protagonista, il mondo genericamente medievaleggiante, la magia usata quando fa comodo, senza regole definite… e tante altre cose. Tutto questo è banale e scontato, è già stato scritto/animato/disegnato almeno qualche decina di volte.
    Facendo un confronto fra questa trilogia e i primi quattro libri di Thursday Next o i due di The last dragonslayer di Fforde (entrambi leggibili/pensati per adolescenti) la Troisi non ne esce con le ossa rotte, di più. E Fforde è il primo che mi è venuto, non certo un maestro indiscusso del genere.

  26. 2222 ConiglioVolante

    @Emile: di tutte le risposte che si potevano dare a quel commento, hai scelto la più inutile (sì? no? chissenefrega?) e la meno appropriata (non vorrai mica farci credere che giudichi un commento in base all’età di chi scrive…).

  27. 2221 Emile

    99 sta per il tuo anno di nascita?

  28. 2220 Annix99

    Spiacente, ma questo articolo è un insulto a tutti i ragazzi e le ragazze che adorano il Fantasy adolescienziale. E’ ovvio, nessuno sano di mente paragonerebbe i libri della Troisi con capolavori del tipo “Il Signore degli Anelli” o “La Genesi di Shannara”, ma personalmente ho trovato “Le Cronache del Mondo Emerso” un libro sinceramente bello, appassionante ed estremamente ben scritto. I personaggi sono quasi tutti delineati alla perfezione, a parte forse Laio che rispecchia un po’ il solito bambinetto codardo ma che alla fine trova sempre il modo di fare l’eroe, e la storia è semplicemente un capolavoro (per nulla ingenua o fanciullesca). Come se non bastasse, molte considerazioni (o forse sarebbe meglio dire accuse?) presenti in questo lungo post sono del tutto infondate (per esempio: il mistero che circonda la figura di Aster è estremamente affascinante, oppure: il massacro dei Mezzelfi ricorda molto l’invasione della Polonia da parte dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Anche in quel TERRIBILE E OSCENO caso in pochi giorni sono morte migliaia e migliaia di persone, quindi la stessa cosa potrebbe benissimo accadere di nuovo, specialmente se in un romanzo).
    Inoltre, tutti e tre i volumi hanno un grandissimo pregio: non c’è nulla di scontato. Io non mi sarei mai immaginata ad esempio che Aster fosse un Mezzelfo (o forse sarebbe meglio dire un Mezzo MezzelfoXD), e la love story tra Nihal e Sennar mi ha reso estremamente soddisfatta (anche perchè Ondine mi stava sulle palle).
    Poi: sfido chiunque (incluso quindi il caro autore del post) a non piangere “22 volte su 380 pagine” avendo alle spalle un passato tragico e doloroso come quello di Nihal. Cavolo, non glie ne va una dritta! Prima Sennar la sfotte senza pietà davanti a tutti i suoi picolli grandi ammiratori, poi s’innamora dell”uomo sbagliato (Fen), poi i fammin le ammazzano il padre, poi viene a sapere di essere l’unica sopravvissuta di un’intera razza, poi Raven le rompe i coglioni, poi Sennar non la va a trovare all’Accademia, poi Ido trova sempre un motivo per urlarle contro, e potrei andare avanti così per altre cinque pagine! Nemmeno Dubhe e Adhara devono vederne così tante, e che cavolo!
    In effetti, penso che ogni persona un po’ sana di mente dovrebbe provare per Nihal ammirazione, compassione, pietà… (in effetti, è uno dei miei personaggi preferiti tra tutte le figure incontrate nei numerosissimi libri che ho letto=)!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!), ed appassionarsi ad una storia cos’ ricca di avvenimenti e battaglie. Non ho trovato quasi nessun capitolo palloso (a parte quelli dove la ***** number one Aires fa le sue cazzatine), e ho letteralmente adorato l’intera trilogia.
    In sintesi, consiglio all’autore di essere un po’ meno offensivo la prossima volta che vorrà deliziarci con una sua recensione.

  29. 2219 Gamberetta

    @Reghina. Il problema di fondo è che non necessariamente un personaggio realistico è un buon personaggio. Se tu trapianti il tuo amico nella tua storia di sicuro hai un personaggio verosimile, ma può darsi che comunque non sia il personaggio che vuoi. I personaggi o devono essere funzionali alla storia, oppure, se la vicenda è incentrata proprio sui personaggi e le loro relazioni, devono essere personaggi interessanti.
    Se per esempio quando il tuo amico sta male si chiude in camera e rimugina da solo al buio finché non si riprende e tu metti così nella tua storia, hai una situazione sicuramente realistica, ma non necessariamente interessante dal punto di vista narrativo. Dal punto di vista narrativo è molto più coinvolgente un personaggio che quando sta male agisce per eliminare le sue sofferenze.
    Va benissimo prendere spunto da persone reali, ma devi portare nella storia gli aspetti interessanti delle persone. O almeno alcuni aspetti interessanti. Purtroppo la gran parte delle persone è anonima e non è per niente materiale degno di romanzo. Sono persone normali, che hanno reazioni normali, un’intelligenza media e sono mediamente preda delle passioni. Se una persona normale scopre la propria fidanzata è morta non si uccide a sua volta, ci piange sopra un po’ e poi continua con la sua vita; in altre parole non puoi scrivere Romeo e Giulietta usando persone normali.
    A parte casi particolari, i tuoi personaggi devono essere sia realistici sia interessanti – magari il tuo amico lo è, ma sarebbe un’eccezione.

  30. 2218 Reghina

    Credo di capire. Io sono della generazione che viene definita sciagurata perché non legge, non è interessata ai classici e passa la giornata davanti al pc senza fare un bel niente. Ora, non è che io abbia chissà quale cultura letteraria. Fino all’anno scorso un libro come Twilight mi piaceva – e oggi come oggi mi vergogno a dirlo, ma ho letto tutti e quattro i libri e i primi capitoli scaricati da internet del quinto – adesso ho provato a rileggere il prologo e non sono arrivata a pagina diedi. Fino all’anno scorso mi piaceva Tre metri sopra il cielo, due settimane fa l’ho chiuso a pagina cinque. Fino all’anno scorso adoravo Gli occhi del drago di Stephen King, l’altro ieri ho provato a rileggerlo e ho dovuto saltare numerosi passaggi perché non mi piacevano. Quindi sono una ragazzina che sono in questi mesi ha preso la lettura sul serio e ha capito che forse il Narratore onniscente non è così figo come sembra, che forse quindici aggettivi di seguito e il gerundio non fanno un bel libro e che magari esiste un modo migliore di scrivere rispetto a “era bello come un Dio greco”.
    Perciò quando una mia coetanea, o qualcuno più giovane di me, mi dice che trova Moccia romantico o la Meyer avvincente io faccio spallucce. Il problema, per me, nasce quando i miei amici o parenti se ne escono con affermazioni quali “Ma una scena non dev’essere mostrata! Il lettore deve poter evocare l’immagine che vuole tramite parole poetiche che permettano di interpretare ognuno a modo suo!” o “Ma un personaggio simile è troppo reale, cosa leggo a fare se posso trovare una persona simile uscendo di casa?” o anche professori che davanti ad un tema fantastico ti dicono sbigottiti “Ma hai inserito termini inventati! Stiamo facendo italiano, non m’interessa se i tuoi sono alieni dell’Universo X, devono parlare italiano!”.
    Davanti a tali affermazioni, mi chiedo alle volte se non facessi bene prima a pensare che quelli della Meyer fossero bei romanzi invece che chiuderli dopo dieci pagine per mal di stomaco e con il cervello che grida “Errore! Errore!” dalla seconda riga.
    Alla fine, però, credo che le opere meritevoli possano avere qualche speranza di rimanere impresse. Certo, fanno successo pure gente come Moccia o peggio di lui, ma gente così si spera venga dimenticata presto. Altri, che magari c’hanno riflettuto un secondo prima di scrivere cavolate, forse riusciranno ad emergere.
    O magari sono troppo ottimista io.

  31. 2217 Sandavi

    @Reghina
    Penso che derivi dal fatto che siamo abituati a letteratura di second’ordine, libri di comici, romanzi denuncia, e literary fiction Lo vedo come un problema di abitudini, di “linguaggio”.

    Voglio farti il seguente esempio.
    Fin quando qualcuno non ti dice dove guardare, non ti accorgi delle brutture nei dialoghi, nelle descrizioni, nei personaggi.
    Per capire quanto sia importante la buona narrativa (personaggi, situazioni, trama, descrizioni, dialoghi) ho provato a scorrere mentalmente alcune serie TV abbastanza famose (lasciamo perdere quelle italiane, fuori categoria, fanno troppo schifo). Perché alcune hanno avuto un grande successo e altre invece no? Ovviamente al netto degli interessi commerciali e delle vendite.

    Se pensi a “Lost”, almeno a mio avviso, trovi una trama interessante, personaggi tratteggiati ai limiti del maniacale, dialoghi coinvolgenti, situazioni emozionanti (prendi ad esempio l’episodio “la costante”, penso il migliore in assoluto). Dietro agli episodi di Lost c’è un grosso lavoro di narrazione, editing, ecc. ecc. e se ci fai caso puoi ritrovare quasi tutte le regole narrativa

    Ora prendi “The Event”, a dispetto delle previsioni la serie è stata chiusa dopo una sola stagione. Perché? Semplice: quasi tutti i personaggi sono inverosimili, specialmente il protagonista. Altri sono incoerenti o cambiano idea da un momento all’altro senza ragione apparente. Il protagonista, un nerd qualunque che diventa nel giro di due o tre settimane il centro di un complotto intergalattico… i dialoghi sono fuffi, non coinvolge, non ci si affeziona ai protagonisti. In molti punti è stra-prevedibile…

    tipo la ragazza, Leila, che è un incrocio umano-alieno oppure l’alieno che tradisce i suoi compagni

    I personaggi degni di nota e ben tratteggiati sono solo due ma fanno entrambi delle scelte assurde, incoerenti e pensate solo per mandare avanti la storia …

    ad esempio il misterioso magnate James Dempsey appare come invincibile, praticamente immortale, a conoscenza di incredibili segreti e in possesso di inaudite risorse, che fa parte di una tribù millenaria di guardiani, che ha il compito di proteggere il futuro dell’umanità, riesce anche a prevedere gli avvenimenti più significativi che stanno per accadere. Lui sa che Sophia vuole provocare l’estinzione della razza umana e ora gli è chiaro che l’uomo predestinato per fermarla è proprio Sean. Quest’ultimo lo crede solo un pazzo visionario, ma Dempsey, per convincerlo, si spara alla testa lasciandogli alcuni antichi manufatti

    Dietro The Event, concludo, c’è brutta narrativa.
    Ora, Lost (se anche può non piacere) è ben scritto. The Event no.

  32. 2216 Reghina

    @Sandavi

    Dovrei poterli vedere, parlarci e dopo averli conosciuti riuscire a capirne motivazioni, intenzioni, credo, debolezze, qualità.
    Non mi è chiaro come si colleghino la realtà dei personaggi con la necessità di scrivere nel ragionamento di questa persona.

    Io sono pienamente d’accordo che i personaggi devvano essere “vivi”. Per questo la risposta della mia amica mi lasciò alquanto basita – diciamo pure che rimasi a fissare la finestrella msn come una stupida per venti minuti – e mi sono chiesta se appunto chi legge non voglia personaggi “vivi” e situazioni verosimili. Io personalmente lascio liberi d’agire i miei personaggi, quasi fossero davanti a me e li vedessi camminare sulle strade della città in cui è ambientata la storia. Cerco sempre di farlo, almeno. Il problema che mi pongo è se sia questo che i lettori vogliono trovare, o se per chi legge un personaggio “vero” non vada bene proprio come per la mia amica.
    Mi rendo conto che personaggi tridimensionali siano più interessanti e io amavo questi ultimi anche ai tempi in cui pensavo che trenta aggettivi di fila fossero il massimo della narrativa. Però alle persone che conosco – non tutte, ma buona parte – sembra che un personaggio “vero” non piaccia.

  33. 2215 Sandavi

    Secondo voi esiste la troppa caratterizzazione? …
    Al che lei rispose che i personaggi non devono essere reali, altrimenti è inutile scrivere.

    O_o

    Oddio mi sembra un po’ strano… questo sarebbe in contrasto con il principio della verosimiglianza… Gamberetta sicuramente ti saprà dare una risposta completa. A quello che ho capito io finora nei testi che ho letto in verità i personaggi dovrebbero saltare fuori dalla pagina. Dovrei poterli vedere, parlarci e dopo averli conosciuti riuscire a capirne motivazioni, intenzioni, credo, debolezze, qualità.
    Non mi è chiaro come si colleghino la realtà dei personaggi con la necessità di scrivere nel ragionamento di questa persona.

    Forse c’è una confusione di termini. Direi più che i personaggi, le ambientazioni, le situazioni devono essere “verosimili”, piuttosto che “reali”, devono far pensare al lettore che la tale persona, per quanto assurda, tu l’hai conosciuta, che hai visto il tale luogo o assaggiato il tale frutto.

    I personaggi devono essere sicuramente tridimensionali. Vivi. Ti dovrebbero parlare. Uscire dalla carta e porti dubbi sul perché li fai andare in un posto invece che in un altro.

  34. 2214 Reghina

    Ringrazio sia Mao sia Sandavi per la correzione. Mi fa piacere sapere che ero io ad aver frainteso le frasi di Gamberetta, significa che concordo con lei più di quanto immaginavo. Io scrivo spinta proprio dalla passione per il mio romanzo – se così posso definire quell’accozzaglia di parole – e l’idea che questa passione potesse causare un brutto lavoro non mi piaceva troppo. Magari non uscirà mai un libro da premio nobel per la scrittura, ma io dormirò serena sapendo di essermi informata al meglio e di aver scritto perché volevo farlo e non per comprarmi Palazzo Chigi.

    Ho un dubbio (beh, uno per adesso) a proposito dei personaggi che compongono una storia. Secondo voi esiste la troppa caratterizzazione? Non nei romanzi dove il protagonista è un avatar del lettore, ma negli altri generi.
    E secondo voi è davvero possibile in un romanzo mettere personaggi verosimili senza far storcere la bocca al lettore? Creare personaggi che sembrino verosimili e autonomi – che pensino e parlino ognuno a modo suo, senza che sia lo scrittore a mettergli in bocca o in testa le parole – senza che chi legge li trovi “strani” o peggio ancora irreali?
    Lo chiedo perché una volta avevo inserito in una storiella ormai perduta il mio migliore amico, facendolo comportare e parlare come la persona reale avrebbe fatto. Quando feci leggere quella piccola cavolata alla mia beta mi disse che il protagonista non andava bene e io le dissi “Strano, è come il mio migliore amico”. Al che lei rispose che i personaggi non devono essere reali, altrimenti è inutile scrivere.
    Da qui mi venne il dubbio se creare personaggi a tre dimensioni sia realistico per il lettore o se a chi legge faranno solo storcere la bocca e pensare che l’autore aveva bevuto forte, prima di scrivere.

  35. 2213 Sandavi

    @Reghina

    Per esempio, io sono profondamente certa che la passione serva moltissimo a scrivere.

    Stai tranquilla, è esattamente quello che predica Gamberetta, sulla base di ciò che scrivono tutti i grandi dei manuali che leggi e che Gamberetta consiglia.
    Quello che molti scrittori pubblicati nostrani non capiscono è che la passione si deve poggiare su solide basi di tecnica narrativa. In un esempio da qualche parte in giro sul blog, Chiara paragona la scrittura al suonare il pianoforte.
    Posso essere anche un fantastico appassionato di pianoforte, però non so un tubo di musica, note, armonia, quindi non posso suonare.
    Studiando, con fatica, sacrificio, se davvero mi appassiona il pianoforte, magari, un giorno, suonerò ^_^

  36. 2212 Mao

    @ Reghina:

    Non sono sempre d’accordo con le idee di Gamberetta. Per esempio, io sono profondamente certa che la passione serva moltissimo a scrivere. La passione è quella che, all’una di notte o giù di lì, ti fa essere ancora al computer per leggere il manuale scaricato illegalmente su emule in modo da rendere verosimile quel paragrafo di cinque righe del romanzo. È quella che, un anno dopo aver scritto quella scena – la scena che ti ha fatto sudare, passare notti insonne, imprecare in arabo antico e tirare giù dal paradiso tutti i santi – te la fa riprendere in mano per corregerla e togliere tutti quelli errori che anche con tutto il sudore un anno prima nemmeno sospettavi esistere.

    In realtà Gamberetta dice che la sola passione non basta, non dice che affatto che non sia necessaria. Anzi, ha citato diverse volte la passione nel senso che intendi tu. La passione è quella che la porta a faticare in questo modo, ed è quella che ha lei forse più di tutti. Non conosco nessun altro che passa tanto tempo a documentarsi, a esercitarsi e a scrivere articoli di narrativa. La passione non è quella che ti fa scrivere da cani, ma quella che ti fa faticare per migliorarti.
    Quindi, non per correggerti, ma direi che su questo punto siete d’accordo! ^_^

    Ciao!

  37. 2211 Reghina

    Mi fa strano postare il mio primo commento sul blog proprio qui, per di più a quest’ora improbabile della notte, ma ho notato conversazioni molto interessanti.
    Seguo il blog da forse un anno e ho letto tutti gli articoli, dal primo all’ultimo, imparando un mucchio di cose.
    Ho quasi diciotto anni e fino a poco prima dell’estate scorsa io ero convinta che il massimo della descrizione fosse “Il sole al tramonto tingeva il cielo di un colore simile a quello del sangue, come un’occhio ferito che riversa le sue stille vitali sul manto solitamente celeste tingendolo di un macrabo ma romantico vermiglio”. Sì, lo so che fa schifo, ma io ero proprio sicura andasse bene e anzi fosse ottimo. Alle volte penso che alcune delle persone che scrivono – non tutte, ma una parte – abbia le stesse idee che avevo io prima di approdare qui. L’idea che una serie di metafore, qualche similitudine e qualche termine pseudo-poetico facciano un buon libro. Sarebbe più consolante pensare così, rispetto al credere che scrivano male apposta.
    Non sono sempre d’accordo con le idee di Gamberetta. Per esempio, io sono profondamente certa che la passione serva moltissimo a scrivere. La passione è quella che, all’una di notte o giù di lì, ti fa essere ancora al computer per leggere il manuale scaricato illegalmente su emule in modo da rendere verosimile quel paragrafo di cinque righe del romanzo. È quella che, un anno dopo aver scritto quella scena – la scena che ti ha fatto sudare, passare notti insonne, imprecare in arabo antico e tirare giù dal paradiso tutti i santi – te la fa riprendere in mano per corregerla e togliere tutti quelli errori che anche con tutto il sudore un anno prima nemmeno sospettavi esistere. Certo, è anche quella che ti fa mettere troppi dettagli perché hai faticato così tanto che vuoi inserire tutto e il doppio di tutto, ma penso che un minimo di passione sia necessario. Quel tanto che basta per vincere la pigrizia e finire quel maledetto manuale.

    @Dan:

    Dunque, per mostrare, uno dovrebbe dire, si precipitò dentro, tutto affannato, scoprendo che casa sua era come l’aveva lasciata l’ultima volta. Ecco: questo è mostrare.

    Io penso – ma forse mi sbaglio, e vi prego di perdonarmi nel caso – che mostrare sia più simile a scrivere:

    “Spalancò la porta con una manata, inciampò sui lacci delle scarpe e rischiò di cadere in avanti entrando nell’appartamento. Aveva il volto mandito di sudore, ansimò e girò il capo a destra, l’appendiabiti era vuoto. Prese fiato, si voltò verso sinistra, intravedeva il bordo del letto con le coperte accartocciate sugli angoli, il lenzuolo sfiorava terra con il bordo e la coperta pesante gialla era per metà sul pavimento. Abbassò il capo sospirando sollevato.
    - È tutto come l’ho lasciato – pensò.”

    Magari qualcuno più esperto saprà fare di meglio – molto di meglio, per inciso – ma io ho interpretato il mostrare come qualcosa di simile a quello che ho scritto sopra.
    Dopo questo inutile primo commento, penso di poter anche tornare pacificamente a girovagare sul blog. Mi piacerebbe un giorno riuscire a commentare tutti gli articoli di Gamberetta che ho apprezzato. Ma è più realistico che io faccia interventi sparodici in orari improbabili, rispetto a questo buon proposito.

  38. 2210 Sandavi

    @thyangel83
    ah beh anche tu hai ragione. Non volevo intendere la lingua, anche se la tua considerazione è esatta. E sul fatto che ci siano autori stranieri pessimi non ci sono dubbi. Però la percentuale è decisamente alta in Italia ;)

  39. 2209 thyangel83

    @Sandavi

    Ci sarà un motivo se D’Andrea e Troisi non li caga nessuno al di fuori dei patri confini e Martin invece ha un successo planetario!

    Non credo però che sia solo una questione di bravura, ma anche di visibilità a priori. Mezzo mondo sa leggere in inglese, mentre fuori da questi confini l’italiano lo sanno in pochi. L’Italia non “fa tendenza”, né l’ha mai fatta da cent’anni a questa parte, se non in rarissimi settori. Pertanto, chi è che si viene a leggere uno dei nostri Autori per tradurlo, quando è molto più facile – e remunerativo – prendere il primo americano di dubbio talento e lanciarlo nella bolgia del successo?

    Non sto facendo confronti tra Troisi e Martin. Sto parlando in generale. Sono convinto che ci sia qualche Autore italiano capace, così come sono CERTO che ce ne sono tanti stranieri (diciamo pure, anglofoni, tanto non è che i francofoni, o gli spagnoli, o i finlandesi, o i centrafricani,…, siano considerati tanto più di noi altri…) che valgono pochino.
    L’unica differenza è che tanto gli americani-inglesi poco capaci avranno comunque successo anche fuori dai confini nazionali, se ben supportati da una campagna pubblicitaria, mentre i nostri, per quanto bravi possano essere, hanno le ali tarpate fin dall’inizio…

  40. 2208 Sandavi

    @Solvente
    Mi associo. Ma siamo in Italia, sai com’è? Ogni coccia è un mondo, si dice dalle mie parti! Ogni tanto passa qualcuno convinto che basti una penna biro e un foglio bianco per dirsi scrittore.
    Ahinoi!

    Ci sarà un motivo se D’Andrea e Troisi non li caga nessuno al di fuori dei patri confini e Martin invece ha un successo planetario!
    Ci sarà un motivo se la narrativa italiana è bloccata ai romanzi sulla mafia, ai gialli, a Moccia e ai comici!

  41. 2207 Dan

    senti, ma come ti permetti…? Ho capito tutto e non mi interessa una cippa…

  42. 2206 Zarathustra

    @Dan:

    Dunque, per mostrare, uno dovrebbe dire, si precipitò dentro, tutto affannato, scoprendo che casa sua era come l’aveva lasciata l’ultima volta. Ecco: questo è mostrare.

    Il che mostra semplicemente che non hai capito nulla. Non fermarti agli articoli di Gamberetta, evidentemente non ti risultano chiari: leggi i manuali!

  43. 2205 Dan

    Monicelli? Non mi sembra abbia mai fatto scuole… in più d’un’intervista ne va fiero… I ragazzi della Via Pal l’ha girato a sedici anni: che scuola vuoi che abbia fatto…?

    Comunque, la vita può continuare ad essere bella avendo rafforzato le nostre idee, no…?

    In linea di massima eviterei di dire che chi non passa per questo sito non abbia avuto ‘scuole’ sufficienti sulle quali contare per mettere in campo la sua stoffa… ma anche questo temo finisca per divenire opinabile… In principio fu la gambera: sarà un motto sul quale ruminerò…

    Comunque, se le sorti degli scrittori futuri e più generalmente della cultura sta in mano a lei, o ai vogliosi di danaro che pubblicano manuali come fossero novità d’ingegneria meccanica (e: beata gamberetta, che può soavemente pisciare sul capo del Manzoni… la saprà davvero lunga…!), io me gratto le palle e tiro dritto…

    PS: non tacciate di spocchioseria chi la rifiuta, perché mi sa tanto di Cetto la Qualunque: aviumma Fazio Canova, va…! Ma c’è bisogno di essere artisti, per dire che è imbecille dire ad una frase ‘tu non puoi essere detta’…? Ma chi è questa strafottente che si permette tali insulsaggini…? E’ la mia lingua, che offende; se la fosse comprata pure-pure… Mah…!

    Si ha idea di quante cose non dovrò dire se da qui in avanti avrò un racconto da scrivere…? Si precipitò dentro (questa è l’ultima) non va detto. Chi l’ha detto? L’ha detto G.
    Ma se il lettore SA della stanza, SA del pg, SA… è uguale, non va detto perché non mostra.
    Dunque, per mostrare, uno dovrebbe dire, si precipitò dentro, tutto affannato, scoprendo che casa sua era come l’aveva lasciata l’ultima volta. Ecco: questo è mostrare.

    Ma se la frase, veloce, è nel ritmo giusto per passare l’idea dell’azione, che si consuama in un baleno…? No, non va detta.
    Mi associo a Giorgio e ci rinuncio.

  44. 2204 Solvente

    1) Vorrei ricordarvi che Martin scrive in inglese. Voi citate Altieri (famigerato tra i lettori delle Cronache per la, diciamo, “non perfetta” traduzione).
    Magari leggete in inglese, e poi commentate quello che ha scritto. Commentare la scrittura di Altieri e accollarla a Martin non ha molto senso.
    2) Esistono pochi autori al mondo che scrivono meglio di Martin: io userei altri scrittori per fare esempi negativi.
    3) Come tutti i bravi scrittori, Martin sa quello che fa, perchè conosce la tecnica, come tutti gli scrittori capaci. La stessa Gamberetta conferma che è un bravo scrittore nella forma, anche se non apprezza i contenuti (l’annoia, dice).
    4) Ancora c’è qualche testa di legno che non arriva a capire che per andare oltre le regole, per creare qualcosa di “oltre”, bisogna essere dei fenomeni. E che perfino quei fenomeni devono possedere conoscenza della tecnica. Pensate che Picasso non conoscesse la tecnica pittorica? Che uno scacchista potenzialmente geniale possa vincere una partita senza prima conoscere alla perfezione i meccanismi del gioco? Pensate che uno possa scrivere un’opera di valore senza conoscere la tecnica per caratterizzare i personaggi e farli evolvere, il modo in cui costruire una scena, come alternarle, come accellerare o rallentare il ritmo, creare tensione, costruire dialoghi, descrivere personaggi e luoghi, gestire i punti di vista, e mille altre cose?

  45. 2203 Sandavi

    @Dan
    Ah, e dimenticavo di dire che l’esempio che hai fatto di Monicelli calza ALLA PERFEZIONE! Prima di girare L’armata Brancaleone, il genio Monicelli, aspramente criticato per la decisione di far parlare tutti i suoi attori in una specie di (finta?) lingua aulica del Duecento, quindi prima di prendere le regole della cinematografia consolidate e sbattersene aveva girato i seguenti film:

    I ragazzi della via Paal (1935)
    Pioggia d’estate (1937)
    Totò cerca casa (1949)
    Al diavolo la celebrità (1949)
    È arrivato il cavaliere (1950)
    Vita da cani (1950)
    Totò e i re di Roma (1951)
    Guardie e ladri (1951)
    Totò e le donne (1952)
    Le infedeli (1953)
    Proibito (1954)
    Un eroe dei nostri tempi (1955)
    Totò e Carolina (1955)
    Donatella (1956)
    Il medico e lo stregone (1957)
    Padri e figli (1957)
    I soliti ignoti (1958)
    Lettere dei condannati a morte (1959)
    La grande guerra (1959)
    Risate di gioia (1960)
    Boccaccio ’70 (1962) – episodio Renzo e Luciana
    I compagni (1963)
    Alta infedeltà (1964) – episodio Gente moderna
    Casanova ’70 (1965)
    Le fate (1966) – episodio Fata Armenia

    dunque ciò dimostra quello che è ovvio: PRIMA SI STUDIA (saggi, manuali, corsi, lettura assidua di ogni forma letteraria) POI CI SI ALLENA (racconti, raccontini, autopubbilcazioni, concorsi) POI SI PUBBLICA (chi ce la fa) POI SI CAMBIANO LE REGOLE. Tutti gli artisti degni di nota hanno fatto così nei secoli e nei millenni! Altri nomi?

    Caravaggio
    il tredicenne Michelangelo viene accolto nella bottega di Simone Peterzano, pittore di successo, tardomanierista di scuola veneta (…) L’apprendistato del giovane pittore si protrasse per circa quattro anni, durante i quali apprese la lezione dei maestri della scuola lombarda e veneta (…) «Studiò in fanciullezza per quattro o cinque anni in Milano, con diligenza ancorché di quando in quando, facesse qualche stravaganza causata da quel calore e spirito così grande»

    Ma tu guarda! Ha studiato da un altro pittore! Che ha osato insegnare al Grande Caravaggio quelle inutili spocchiose regole di pittura!

    Jimmy Page

    Prese in mano la sua prima chitarra all’età di tredici anni e presto divenne allievo del grande session man “Big” Jim Sullivan, lo stesso insegnante di Ritchie Blackmore dei Deep Purple e dei Rainbow

    Toh! Ma ancora? Anche questo Artista in realtà ha studiato! E io che credevo che suonasse per infusione dello Spirito Santo! OH MIO DIO!

    Robert Plant

    a soli diciassette anni, Robert incrementò considerevolmente la sua attività militando in un gran numero di gruppi di Birmingham tra cui i New Memphis Bluesbreakers e i Black Snake Moan (…) e consolidò le sue radici blues approfondendo la conoscenza del repertorio del grande Robert Johnson e di Willie Dixon Bukka White, Skip James, Jerry Miller e Sleepy John Estes

    Ma non mi dire! Anche lui? Si è fatto il culo cantando PER ANNI in locali infimi con gruppi dubbi sporcandosi le manine, nonostante sia un Grande Artista? Ma c’hanno il vizio ‘sti qua!

    E per finire:

    Renzo Piano

    frequenta le facoltà di Architettura di Firenze e Milano; laureatosi nel 1964 al Politecnico di Milano con una tesi su Modulazione e coordinamento modulare seguita dal prof. Giuseppe Ciribini[8] diventa allievo di Marco Zanuso.
    Grazie al padre, costruttore edile, ha subito la possibilità di conoscere la vita di cantiere e di esercitare la professione

    Questo addirittura fino al 1968 non ha progettato un cazzo e il primo progetto è stato guarda caso per un concorso (la triennale di Milano) e il primo contratto per progettare degli UFFICI (!)

    E ancora Ursula Le Guin, vincitrice di cinque premi Hugo e sei premi Nebula, che è riuscita a pubblicare il suo primo racconto nel 1964 (all’età di 35 anni, non 17!)

    oh ancora! Nick Hornby: giornalista freelance per decenni, ha pubblicato il primo romanzo a 35 anni (lo so che non è narratore di genere, ma non fa niente!)

    oh! e King che è nel 1960 che invia il suo primo racconto a una rivista, la Spacemen, che si occupava di film di fantascienza. Il suo scritto non sarà mai pubblicato (…) Ottenuto il diploma nel 1966, studia letteratura presso l’Università del Maine, a Orono, dove cura per oltre due anni una rubrica regolare sul giornale universitario, Maine Campus, intitolata King’s Garbage Truck e il primo romanzo dopo essersi fatto il MAZZO lo pubblica solo nel 1974 a 27 anni ed è considerato un enfant prodige!

    Il problema della narrativa di genere in Italia è esattamente questo: credere che sia letteratura per ragazzini, che si possa scrivere spinti dal puro impulso della passione che usare un linguaggio da ebeti sia più vicino al mondo dei giovani e cazzate simili. Fin quando si continuerà a ragionare in questi termini la narrativa di genere in Italia non avrà mai scrittori degni di questo nome.

  46. 2202 Sandavi

    Mah… sarà. Nel campo del fantasy potremmo fare centinaia di esempi di libri fuffi scritti senza alcuna regola, quasi offensivi per la mia intelligenza. I grandi romanzi fantasy scritti diciamo con più “elasticità” si contano invece sulla punta delle dita. Per contro di ottimi romanzi scritti bene e seguendo regole riconoscibilissime se si sa dove guardare ce ne sono svariati e sono tutti romanzi di successo. Dunque: la deduzione qual è? “Sono un Artista incompreso e quindi scrivo come mi pare e piace” oppure “Sono un novizio e devo imparare, quindi ascolto la voce di qualche maestro del genere?”.
    Anche King ha scritto un saggio sulla scrittura, anche Palahinuk ha dato consigli sulla scrittura, anche Nick Hornby ha scritto manuali sulla scrittura e l’elenco potrebbe continuare un bel po’. Ora, costoro sono indubbiamente ottimi scrittori, per di più di successo, forse qualcosina ne sanno di scrittura o no? Ho i miei dubbi che all’inizio della loro carriera abbiano avuto la squallida presunzione di dire: “io non ho bisogno di regole, io sono un Artista, io scrivo d’ispirazione”.
    Costoro nella quasi totalità dei casi (ma potrei sbagliarmi) hanno cominciato scrivendo racconti brevi per concorsi, poi vendendo i racconti a riviste, studiando nel frattempo corsi di scrittura creativa dove – guarda un po’?! – si insegnano le “regole che Gamberetta ha arbitrariamente scelto”. Imparando e affinando idee e tecnica, questi poveracci, questi poveri dementi che seguono le regole, hanno scritto romanzi, e hanno costruito il loro successo una pagina dopo l’altra.
    Questo è il corso normale delle cose. In tutte le arti possiamo fare esempi identici. Non penso che Pollock si sia messo a imbrattare tele da un giorno all’altro gridando: “le regole non esistono! io sono un artistaaaaaaAAA!”
    Quanto al piacere che si può provare in un’opera piuttosto che in un’altra insisto che siamo nel campo del soggettivo, ma tutte le opere artistiche seguono delle minchia di regole: la scultura classica, il dipinto impressionista, il post-moderno. Seguono delle regole! e chi vuole innovare PRIMA si studia le regole contemporanee a lui e magari anche quelle passate e DOPO le stravolge per i propri fini.

  47. 2201 Dan

    Giorgio scrive:
    Ma Zarathursta, il problema qui è proprio quello che tu hai detto (rivolto anche a Sandavi):

    Dici che lei (Gamberetta) ha piuttosto ragione.

    Ma lei asserisce con forza che il suo giudizio è oggettivo, che non c’è altro modo di scrivere, e che se ti scosti da quei dogmi, sei una merda e faresti meglio ad andare a zappare la terra (leggete bene il suo blog), e di fatto consiglia a Eco di fare dell’altro perché Eco non si avvicina alle regole che Gamberetta ha arbitrariamente scelto. Ora tu insisti come un pazzo sul fatto che le regole non le ha fatte lei, e io ti rispondo: e quindi?

    ——
    Io trovo che il problema più grande sia proprio qui: se qualcuno ha voglia di sollazzarsi con dei manuali, lo faccia pure… ma che non si dica che gl’altri siano da meno. Dando largo consenso a: insultarli, pestarli se li incontrate, e chissà cosa ancora, s’instaura un misunderstanding fra chi fruisce il sito: perché poi, quello bravo -che ovviamente ne fa a meno-? Il genio, storico o non storico -che ovviamente ne fa o ne ha fatto a meno-?

    Già rivisitare un po’ di forma sarebbe molto e creerebbe meno impacci come questi…

  48. 2200 Giorgio

    Ci rinuncio.
    Avete ragione.
    Mi arrendo.

  49. 2199 Dan

    No, che centra… t’assicuro che basta molto meno, per non innamorarsene. Anzitutto suggerisco sempre l’idea di passare il titolo di buoni libri, dove ciò che ti piace, trova svariati esempi, e non è svuotato dal succo, dal contenuto. E’ lo stesso motivo per cui un buon libro di fantasia, in filigrana, è anche saggio e filosofia.
    Poi perché il manuale, svuotato dal contesto idoneo, che è appunto il territorio della fantasia, finisce a mio avviso per essere aleatorio e poco afferrabile; hai di certo a mente molte possibilità, ma molte altre…?
    Allora si finisce per chiedere a G. -e se non lei al manuale- ciò che solo la storia nella sua interezza potrebbe darti.
    Intendo che se qualcosa di buono esiste, in essi, di certo non pigliano con un sol colpo tutte le necessità estetiche alle quali un autore incorre nel momento in cui abbraccia la penna… e può benissimo darsi che addirittura ti confondano, perché falsi le necessità del caso.
    E anche seguire una traiettoria già prestabilita lo trovo poco coraggioso, dunque divertente, dunque divertente per altri…
    A mio avviso scrittori come King sono bravi scrittori le cui idee sono state irrimediabilmente storpiate dalla consultazione della famigerata manualistica. Vedasi It: un’idea semplice, che semplice doveva restare, rovinata dal troppo strafare… che lo vedo molto figlio di questo mostrare (anche mostrare il mostro: a che pro…? Era molto più bello se non si capiva chi fosse in realtà…).
    Poi non mi parlare di saggi, tutt’altra faccenda: non solo li ho letti, ma li consiglio… Lector in Fabula l’ho divorato. Ma quelle sono dissertazioni meravigliose sullo studio profondissimo della narrativa, non certo consigli pratici per scrittori in erba… c’è gran differenza, io trovo.
    Che poi qualcuno possa trarne giovamento anche da questo punto di vista, ben venga; ma non credo siano fatti che interessino Eco…

    In pratica: non ho fiducia in questa bellissima moda tutta moderna di voler assolutamente aiutare degli scrittori come se fossero una categoria in estinzione; l’uomo si prodiga per molte faccende, ma questo altruismo davvero non so riconoscerglielo… e poi uno scrittore non lo si marchia come le mucche nelle fattorie: trovo che il suo modo d’esprimersi debba risolversi nella propria intimità, senza aiuti esterni, se non da parte degli autori che più ama…
    Mi si dirà: ma abbiamo un panorama nero…! Certo: che rischia il più nero non si può proprio col prodigo aiuto dei manuali… perché un cattivo scrittore, non solo non sarebbe un buon scrittore con l’aiuto dei medesimi, ma addirittura li traviserebbe, finendo per peggiorare ulteriormente le cose. Un bravo scrittore invece resta bravo anche se la carrozzeria ha qualche graffio, nel peggiore dei casi: perché non sta vendendo la carrozzeria, ma sta facendo sentire quanto romba il suo motore…
    Anzi: arrivo a dire che esistono eccome scrittori molto maldestri, in tal senso (uno fra tutti era Hamingway), che però sono rimasti… e tutta la voglia di perfezionismo alla quale possiamo alludere per vederli in piena forma, molte volte non si ravvisa che in un uso un po’ più appropriato degli strumenti che la stessa grammatica ci fornisce.
    Ma questi manuali s’insinuano nel detto, nel punto di vista… sono lezioni di regia per film tutti diversi l’uno dall’altro; Monicelli ha girato La Grande Guerra così come ha girato Brancaleone…?
    Non mi si venga a dire che l’esempio non calza, per favore…
    Io trovo che ogni idea ha un corpo, e così come t’è balenata l’idea per il tuo libro, allo stesso modo devi industriarti (a spese tue) per il corpo; se invece hai fantasia solo per l’idea, e non per il corpo che deve trovare, meglio è per tutti se cambi mestiere -ovviamente si parla all’impersonale.

  50. 2198 Zarathustra

    @Giorgio: veramente mi limitavo a far notare inesattezze nei tuoi commenti, dato che la tua capacità di documentarti è come minimo povera.
    La stessa Gamberetta, nota per essere “un tantinello” rigida, afferma come è giusto che sia che esistono situazioni in cui il raccontato è preferibile (ad esempio azioni ripetute o irrilevanti, ma che possono/devono essere presenti come “raccordo”) o non fastidioso: le regole non sono dogmi, non sono le leggi della termodinamica. Dov’è che l’ho già sentita, questa? Ah, già: era nel mio commento di prima.
    E, credimi, continuerei questa discussione che non porta a niente, ma siccome hai esplicitamente ammesso che è una questione personale posso risparmiarmi la fatica.
    Tuttavia non capisco per quale motivo un comune mortale come Martin/Tolkien/Eco debba essere perfetto e intoccabile e non se ne possano riconoscere gli errori. Perché vende tanti libri? Beh, in quel caso è senza dubbio un ottimo venditore di libri!

    Seriamente: ogni arte e disciplina ha delle regole. Le ha la pittura, le hanno il canto e la composizione, le ha la falegnameria, le ha la sociologia, la storia, la produzione di trattori, tutto. Ma la scrittura no, perché…boh?
    Insomma, i casi sono due: o la scrittura di un romanzo ha delle regole oppure scrivere un romanzo è un caso unico nell’intera esperienza umana. Così a peso direi la prima. E queste regole, come ti è già stato fatto notare, sono frutto di una negoziazione e non sono, né per me né per Gamberetta né per nessun’altra persona sana di mente, dei dogmi.

  51. 2197 Giorgio

    Ma Zarathursta, il problema qui è proprio quello che tu hai detto (rivolto anche a Sandavi):

    Dici che lei (Gamberetta) ha piuttosto ragione.

    Ma lei asserisce con forza che il suo giudizio è oggettivo, che non c’è altro modo di scrivere, e che se ti scosti da quei dogmi, sei una merda e faresti meglio ad andare a zappare la terra (leggete bene il suo blog), e di fatto consiglia a Eco di fare dell’altro perché Eco non si avvicina alle regole che Gamberetta ha arbitrariamente scelto. Ora tu insisti come un pazzo sul fatto che le regole non le ha fatte lei, e io ti rispondo: e quindi?

    Stai semplicemente affermando: Dio esiste perché lo dice la Bibbia!.

    Dire che una regola è giusta perché è scritta in un manuale è come dire che Dio esiste perché lo dice la Bibbia.

    Ora tu dici: Martin come tutti commette errori. Non puoi pensare che forse, per Martin, quelli che abbiamo letto NON SONO ERRORI???. Ripeto per i non udenti: forse per Martin quelli non sono errori!. Forse lui, in quel determinato ambito, ha davvero voluto scrivere così, perché lo riteneva più giusto (c’è da crederci, visto che molti di quegli errori erano facilmente rimovibili). Ora, ha ragione Gamberetta o chi per lei, o ha ragione Martin?

    E qui si potrebbe aprire una bellissima disquisizione sui gusti, sui vari modi di raccontare una storia, sui vari stili. Ma Gamberetta non lascia spazio a questo. Come è scritto sul suo sito, lei asserisce che:

    Rimanendo attinenti al testo si può dire molto su un romanzo, e dire un molto oggettivo, senza entrare nel pantano delle interpretazioni. Rimanendo legati al testo si possono fare affermazioni che sono vere in sé, e secondo me queste affermazioni sono le più interessanti, perché sono vere per tutti. Non sto più offrendo un servizio solo a chi condivide la mia filosofia (come può essere con il sito di recensioni “cattoliche”), ma sto offrendo un servizio a tutti.

    E poi insiste:

    …non perché lo dico io, ma perché il cervello degli esseri umani funziona in una determinata maniera.

    Perché il mostrare è preferibile al raccontare?
    Perché è dimostrato che il cervello del lettore, se stimolato da dettagli concreti, vive le situazioni descritte. Il mostrato cala il lettore nella storia; il raccontato non garantisce la stessa risposta emotiva, non trascina il lettore. Per questa ragione il raccontato può diventare noioso in fretta: il lettore non ha problemi a gustarsi 200 pagine di mostrato, mentre poche pagine di raccontato possono subito stufare.

    A prima vista può sembrare che lo “Show, don’t tell” sia una tecnica come le altre. Non è così. Le implicazioni del mostrare invece di raccontare sono basilari per la narrativa.

    Non c’è possibilità di errore, per lei. Le cose stanno così e basta (ma basterebbe dire che il mio cervello – o un altro cervello qualsiasi – non ha nessun problema a godersi il raccontato, ma ha problemi a digerire pagine di mostrato, per smerdare la sua tesi oggettiva. Ma andiamo avanti).

    Adesso ripetiamo: le cose stanno così perché sono scritte su manuali. I manuali chi li ha scritti? Autori famosi? E perché il Manzoni ed Eco sono dei coglioni? Tolkien è un coglione? Hanno ragione gli autori citati come baluardi da Gamberetta, o hanno ragione Tolkien e compagnia bella?

    E qui si riapre la tediosa disquisizione di cui sopra.

    Non sono sbagliate le regole di Gamberetta. E’ sbagliato pensare che chi non scrive secondo quelle regole sia un insicuro, una bestiaccia, uno scrittore poco elegante, ridicolo o dilettante.
    ______________________________

    Infine porto gli esempi di “quanto hanno venduto” perché spesso (non sempre, ma spesso), il pubblico è il giudice finale, se non l’unico vero giudice.

    Se poi a tutto questo aggiungiamo che Gamberetta esce con queste agghiaccianti idee nascondendosi dietro un Avatar e un nick, e cioè non lo fa dicendo – eccomi, io sono qui e dico questo! – la cosa diventa ancora più ridicola.

    Umberto Eco ha criticato pesantemente Hemingway senza nascondersi dietro nomignoli o ragazzine dai capelli di un colore impossibile. Ma lei, sente l’impellente bisogno di non mostrarsi.

  52. 2196 Sandavi

    Altra cosa che non capisco di quelli che criticano i manuali è: ma perché non provate a leggerne almeno uno? Che può succedere di tanto orrendo? Potreste scoprire che tutto sommato persino un saggio sulla narrativa può essere divertente, appassionante, utile, illuminante?

    Frey è spiritoso e incredibilmente appassionato nel modo di esporre, Gerrold è divertente e il suo saggio si legge come un romanzo, Mittlemark è da morir dal ridere per gli esempi che fa di errori da non fare (applicabilissimi alla Strazzulla o alla Troisi).

    Basta con questo astio per le regole che diamine! Qua tutti si credono grandi rivoluzionari, geni incompresi… mah…

  53. 2195 Sandavi

    @Giorgio.
    Non vedo motivo per alzare il tono del discorso.
    Martin vende perché ha molti pregi che attenuano i difetti di stile, ma non ho mai detto che non abbia difetti di stile.
    In alcuni punti è prolisso, determinate scene sono mucchi indistinti di personaggi, alcuni combattimenti sono noiosi, spesso ripete i fatti due o tre volte, anche se lo fa con l’intento di aiutare il lettore a non perdere il filo.
    D’altro canto altre scene sono vivide, i caratteri dei personaggi sono tratteggiati benissimo (leggiti il POV di Cersei nel quarto romanzo e poi parliamo), le battaglie descritte abbastanza bene (l’assedio di Approdo del Re è molto interessante).
    Lui le regole le segue nella maggior parte del romanzo. Alcune volte sbava e dovrebbe essere corretto e il romanzo ne acquisterebbe in bellezza.
    Ho letto Elisa Rosso scrivere che lo show don’t tell è una boiata. Elisa Rosso non vende un cazzo. Viceversa non mi sembra che Martin abbia mai criticato una qualsiasi regola narrativa e/o che abbia scritto il suo romanzo come “uno starnuto o una risata”. Martin ha sbancato. La Strazzulla no. Questo cosa ti dice?
    L’opera di Martin è frutto di attenta pianificazione, non solo di ispirazione, e si vede. Gli scritti nostrani sono puttanate, prive di senso e non avranno mai successo.
    Se scrive tre volte “fece una pausa” o descrive un personaggio in modo superficiale, commette errori e il fatto che venda non significa che non siano errori. Tuttavia la gestione dei personaggi è talmente raffinata che ci si passa sopra. Odio i suoi infodump, che restano tali anche se vende 1 miliardo di copie, però lo leggo lo stesso, trovando la storia in generale avvincente.
    Martin vende perché i suoi personaggi sono coerenti e credibili, il loro comportamento difficilmente sarà sconclusionato.
    Martin vende perché i suoi personaggi sono animati da forti motivazioni, sanguigni, moralmente ambigui e tratteggiati fino ai dettagli più infimi.
    Martin vende perché suscita emozioni quando un personaggio amato muore o soffre, quando Daenaerys scatena gli Immacolati sulla città di Astapor, quando Arya giace nel fango prigioniera ad Harrenhal e lo fa rispettando le tecniche narrative.
    Tutto ciò e l’originalità di scrivere una storia cruda e sanguigna senza falsi pudori hanno fatto il suo successo e non che abbia violato qualche regola (che non sono le regole di Gamberetta!). E per un Martin che scrive bene e commette qualche errore ci sono cento imbrattacarte che ugualmente commettono errori scrivendo storie da cani e rubando soldi a noi lettori appassionati di fantasy.
    E infine se non sei d’accordo con quello che scrive Gamberetta, cosa ci vieni a fare su questo blog?
    Mah.. misteri

  54. 2194 Dan

    Beh, immaginavo avessimo pensieri simili, ovviamente dico per il piacere di dissertare e non per quello di contraddire…
    Personalmente penso che imparare, sì, è necessario, ma tutto l’imparare che puoi imparare lo puoi imparare (ho già detto imparare…?) con tanta pratica e tanta lettura… perché se aspetti le istruzioni, stai fresco, direbbe Totò…!

    Pensando a Martin, invece, a me non è mai piaciuto: tanto per i contenuti (iniziali: non ho mai avuto il coraggio di proseguire), quanto per la forma…

    Buon dì a tutti.

  55. 2193 Zarathustra

    @Giorgio:
    Non mi è chiaro per quale motivo il fatto che Martin (come tutti, suppongo…) commetta degli errori ti sconvolge così tanto.
    E bada: io non ho letto gli articoli di Gamberetta e li ho dati “per buoni”, così come sono. Un atteggiamento del genere è criminale. Ho letto i manuali che ha consigliato e quelli che ha sconsigliato, più altri che non ha menzionato (ho tempo da perdere, sono studente e futuro disoccupato!) e mi sono ritrovato a dire ma sai che ‘sta ragazza non ha tutti i torti? Anzi, perbacco, mi pare piuttosto ragionevole.

    Due cose:

    Lei ha avuto il coraggio di stabilire delle SUE regole, e applicarle ovunque, indistintamente, con immane sfrontatezza, e non si è tirata indietro nemmeno quando ha dovuto gettare merda, in base a dette regole, su Umberto Eco, Manzoni, Tolkien.

    L’ho già detto e lo ripeto: non sono le regole di Gamberetta. Sono regole che Gamberetta ha raccolto da persone competenti, rielaborandole e presentandole in una forma che potesse essere utile a chi legge. Ma c’è scritto nelle FAQ, questo, non nei meandri più oscuri del blog.

    E infatti Il Trono Di Spade ha avuto un successo planetario!

    L’ho già detto e lo ripeto: e sti cazzi?
    Fabio Volo vende più del tuo amato Eco: Fabio Volo è meglio di Eco?

  56. 2192 Giorgio

    Allora, vediamo di chiarire, visto che le spade sono tratte all’istante per difendere l’Oracolo.

    PUNTO 1
    Ne Il Trono di Spade, martin usa 3 volte “fece una pausa”. Il fatto che la usi solo 3 volte in 600 pagine non significa che sia giusto farlo, significa che Martin ha voluto usare questa espressione (visto che sarebbe stato facilissimo da correggere).

    IN MERITO, GAMBERETTA DICE:

    Non imitate la signora Rand e inserite delle pause. Ma per piacere, non fatelo in modo artefatto. Scrivere:

    «bla bla bla bla.» Michele fece una pausa. «bla bla bla bla.»

    È bruttissimo. Osservate le persone mentre parlano: non fanno pause “a vuoto”. Bevono un bicchiere d’acqua, si siedono o si alzano, si aggiustano la sciarpa, si sistemano gli occhiali, tossiscono, sorridono, gesticolano, sollevano gli occhi al cielo, si grattano la punta del naso, arricciano la fronte, sbadigliano, si stiracchiano, ecc. Non si bloccano di colpo senza espressione stile stoccafisso per “fare una pausa”. È innaturale e al limite del ridicolo.

    Quindi, Martin, hai scritto una cosa ai limiti del ridicolo e bruttissima.

    PUNTO 2
    Ne Il Trono di Spade, Martin usa per 6 volte “decise di” invece di fece, e se lo avete letto, vi rendete conto che il “decise di” poteva essere tolto facilmente.

    IN MERITO, GAMBERETTA DICE:

    Le espressioni che indicano una volontà del personaggio di compiere un’azione sono sempre pleonastiche.

    Michele salì le scale.

    È uguale a:

    Michele decise di salire le scale.

    Con il vantaggio che è più elegante: si esprime lo stesso identico concetto con meno parole; la lettura risulta più fluida e piacevole. Se un personaggio compie un’azione è ovvio che ha deciso di compierla. Se si vuole sottolineare il processo di decisione occorre mostrarlo.

    E poi Gamberetta rincara la dose sul decise di e scrive: E no, non è un peccato veniale: la vita è una sola e far buttare tempo a chi vi legge solo perché non sapete scrivere è da persone incivili.

    Quindi, Martin ha scritto una cosa poco elegante, da dilettante, insomma, e no, non è un peccato veniale.

    PUNTO 3

    Ne Il Trono di Spade, Martin scrive:

    Ser Waymar Royce era il più giovane rampollo di un’antica casata con fin troppi
    eredi. Era bello: diciott’anni, occhi grigi, asciutto come la lama di un coltello.

    e poi

    Adesso, al cospetto del mare Dothraki, Dany non era minimamente disposta a sentire le lamentele di suo fratello. Era una giornata troppo perfetta: cielo di un blu profondo, un falco in cerca di preda che roteava altissimo, l’erba che oscillava e sussurrava al minimo soffio di vento, l’aria calda sul viso.

    IN MERITO GAMBERETTA DICE:

    Un errore comune è quello di raccontare e mostrare (o raccontare e ri-raccontare in maniera meno generica):

    Michele scrisse l’articolo con cura: consultò per due ore Wikipedia, chiese via mail un parere al suo amico esperto di lucertole, passò il pomeriggio a spulciare i vecchi numeri di Rettili Oggi.

    È un errore dovuto all’insicurezza. L’autore (in)consciamente dice al lettore: “Visto che non parlo a vanvera? Ho scritto ‘con cura’ mica per caso, infatti ecco tutti i fatti a dimostrazione.”

    Martin è un insicuro. Inoltre, qui c’è anche l’errore di mostrare utilizzando gli anni. Scrivere che ha diciotto anni non significa niente, secondo Gamberetta.

    PUNTO 4

    In Il Trono Di Spade, Martin scrive:

    Vide il cavallo di Jory che veniva abbattuto, le zampe lacerate in più punti. Vide Jory trascinato a terra e un vortice di spade abbattersi su di lui. In un sussulto, il cavallo di Ned tentò di rialzarsi. Non ci riuscì, e stramazzò nuovamente con un nitrito di dolore

    IN MERITO GAMBERETTA DICE (riassunto):

    I verbi percettivi, come vedere, sentire, ecc… sono pleonastici se ripetuti Vide… Vide… Il cavallo tentò di rialzarsi ma non ci riuscì.

    DICE GAMBERETTA:

    Altre bestiacce figlie del raccontato che spesso non sono identificate come tali:

    Le espressioni: “provò a”, “tentò di”, “(non) riuscì a”, “cercò di” e così via. Sono sempre un raccontare.

    Martin è una bestiaccia.

    PUNTO 5

    Ne Il Trono di Spade, Martin scrive:

    Era una sagoma nobile, quasi imponente, stagliata contro la luce delle stelle.

    La pietra era calda, quasi rovente

    IN MERITO GAMBERETTA DICE:

    Parolacce quali: “pressappoco”, “quasi”, “circa”, “piuttosto” e così via. Sono sempre un raccontare.

    Il cervello degli esseri umani non ha le capacità per distinguere una cosa dal “quasi” quella cosa, o da “pressappoco” quella cosa, o da “circa” quella cosa.

    Quindi era imponente, non quasi imponente!

    Martin dice parolacce.
    Nel PUNTO 5 ci mettiamo anche i vari poi poi poi poi poi poi che Martin semina in tutto il romanzo come un dromedario furioso, POICHÉ GAMBERETTA DICE:

    Il battito artificiale del tempo: “prima”, “dopo”, “poi”, “in seguito” e anche “pochi istanti”, “improvvisamente”, “al momento” e così via. Sono sempre un raccontare.

    PUNTO 6

    Ne Il Trono Di Spade, Martin scrive:

    E c’era di più, molto di più. Che uomo attraente era il khal, così alto di statura, così fiero nell’aspetto. Che cavaliere ineguagliabile, che guerriero indomabile, che arciere formidabile.

    Alto, fiero, ineguagliabile, indomabile, formidabile????????

    Le sue due reclute, entrambe dall’aria idiota e crudele, puzzavano in modo anche peggiore.

    Idiota, crudele, puzzano?????????

    Lo vide com’era stato nel fiore degli anni, alto e bello, con il grande elmo dalle corna di cervo, mazza da combattimento in pugno, in sella al suo destriero come un dio della guerra.

    Alto e bello???????????

    (Nota mia: Martin usa il termine Bello molto spesso). Alle elementari mi dicevano di non usare sempre l’aggettivo bello per descrivere le cose :S.

    IN MERITO GAMBERETTA DICE TANTE COSE:

    Non ci sono termini astratti, ma “molto alto” è un’espressione generica. Campanello d’allarme! Un brutto raccontato con zampette pelose scorrazza sul manoscritto. Bisogna schiacciarlo sotto il tacco! … Sigh.

    Descrizioni così sono vuote, troppo generiche, non offrono niente alla fantasia del lettore. “Michele fa ribrezzo”: cosa dovrebbe vedere il lettore? Cosa dovrebbe sentire? Annusare? Toccare? Assaporare? È un fotogramma nero nel mezzo del film.

    PUNTO 7

    In Il Trono di Spade, Martin scrive:

    Ma lady Catelyn, ridendo, aveva assicurato che no, non c’era stato nessuno sbaglio: Arya era sua figlia.

    Racconta un dialogo, e va bene, peccato che Catelyn parla ridendo. Per Gamberetta, ciò è impossibile perché i gerundi didascalici non esistono.
    __________________________

    Ce ne sono una infinita da elencare. Ho solo elencato alcuni esempi, quindi non mi venite a dire che son solo quelli o roba simile. Dovrei aprire un blog intero per recensire il testo de Il Trono Di Spade!!! Per riassumerne altri, i vari “provò a fare”, l’uso di vecchio per descrivere velocemente guarda un po’, proprio un vecchio, l’utilizzo dei battiti artificiali come “improvviso”…

    ORA, PRIMA DI COMMENTARE IL MIO COMMENTO, LEGGETE ATTENTAMENTE DI SEGUITO.

    Il Trono Di Spade è un romanzo ben scritto (ovviamente secondo me), e tutti gli “errori” che ho elencato, per me NON SONO ERRORI, o sono errori veniali.

    E infatti Il Trono Di Spade ha avuto un successo planetario!

    Ma qui, su Gamberi Fantasy, abbiamo un Martin che è un insicuro, una bestiaccia, dice parolacce, scrive in modo ridicolo e bruttissimo, e persino poco elegante.

    Adesso badate bene che io NON CE L’HO con Gamberetta. Anzi, lei, in questo sito, è l’unica che non è una viscida ipocrita. Lei ha avuto il coraggio di stabilire delle SUE regole, e applicarle ovunque, indistintamente, con immane sfrontatezza, e non si è tirata indietro nemmeno quando ha dovuto gettare merda, in base a dette regole, su Umberto Eco, Manzoni, Tolkien.

    Il problema è l’ipocrisia dei suoi adepti, che con ampi cenni del capo dicono sì a tutto quello che lei afferma, però non hanno le palle di riconoscere che Tolkien, secondo queste regole, è un povero pezzente, Martin è un – vedi sopra – Manzoni è un cane, e Umberto Eco è un dilettante (parole di Gamberetta).
    _______________________________

    Poi che oggettivamente le regole di Gamberetta siano altamente discutibili – soprattutto per come lei le applica – è un altro paio di maniche. In fondo, Martin è un grande scrittore, e no, non mi riesce immaginare Martin che manda il suo romanzo a Gamberetta e lei glielo corregge bacchettandolo. Mi immagino più il contrario.

  57. 2191 Zarathustra

    Ma caro Dan, lungi da me affermare che esista

    un Tempio della narrativa ove tutto è predisposto

    La risposta la dai tu stesso nel tuo commento, quando citi le discipline scientifiche: anch’esse codificate in secoli o più, eppure sempre pronte a ricevere un’innovazione quando si dimostra valida.

    Ma non c’è nessuno che ti dica, in ogni caso, di cosa devi parlare e che stile avere (se fare periodi di sette o dieci o venti parole, se usare più o meno virgole, se scrivere parolacce o no…) – semplicemente ci sono tecniche che uno scrittore deve imparare (deve!) per sapere come scrivere.

    Vecchio esempio di Gamberetta: il bambino e il pianoforte. Le scale sono quelle, codificate in gran parte dai greci (e poi rielaborate nel corso dei secoli): ma non vorrai dirmi che le scale uccidono la creatività e ti impongono di suonare come Liszt piuttosto che come Chick Corea!

  58. 2190 Dan

    Beh, però anche questa conclusione la trovo semplicistica…

    Se per regole o parametri s’intende la posizione di uno scrittore medio (o di più scrittori bravi, ma riconosciuti da tempo), potrei ben affermare che quella è proprio la strada che uno scrittore ambizioso si prefiggerà di non percorrere… oppure, qua e là, durante le fila del suo lavoro si preoccuperà di abbattere quei luoghi comuni che hanno fatto del suo mestiere (egli desume) qualcosa di grigio, scontato, monotono e accessibile a tutti.
    Questo lo si denota in ogni decennio, quasi, o comunque in ogni secolo.
    Lovecraft si lamentava di non poter essere pubblicato per via di Comitati di Lettura troppo superficiali e manchevoli di fantasia… cosa che dobbiamo riconoscergli, a meno di ricordare altri nomi rispetto al suo; ma non mi sembra.
    Cioè: col tempo, finiamo per accettare come valide delle premesse avanzate da autori che lì per lì eran perfetti imbecilli, e solo poi sono divenuti telentuosi che, scambiando l’ordine delle carte in tavola, hanno fatto sì che a lungo andare quell’ordine ci piacesse anche di più rispetto a prima.
    Vale quel che vale -dacché frutto dell’ingegno umano, a tutti gl’effetti- per la tecnologia e la scienza: data un’invenzione, ad essa ne succede un’altra e un’altra ancora…

    Di solito il saccheggio d’un artista riguarda i contenuti, codesto è vero, ma quasi mai dei nuovi contenuti non finiscono per conoscere anche una nuova forma espressiva, che solo apparentemente è riconoscibile come l’ultima assodata: di fatto è una completamente nuova, della quale (il più delle volte) finirà per accorgersi solo un altro artista, e così via…

    Mi viene a mente Troisi, ad esempio, che ha voluto abbattere tutti i canoni estetici fino ad allora riscontrabili in un prodotto comico; e anche, di conseguenza, tutti i luoghi comuni, su Napoli, sulla comicità -cosa è comico e cosa non lo è- sulla persona…

    Io sinceramente non riesco a riconoscere un Tempio della narrativa ove tutto è predisposto; sarebbe bello crederlo, ma sono dell’idea che non c’è, e se ci fosse, andrebbe distrutto per il gran limite di avere dei parametri entro i quali muoversi: lo strabordare, il pellegrinaggio, il navigare, è proprio figlio dello scrittore: nel vocabolario, in mondi reali e/o immaginari, nelle idee… e di certo, pensando a tutto questo, anche nell’estetica.

    Grandi maestri come Calvino, alla fine della loro ben spesa vita dicevano ‘mi piacerebbe che ogni mio libro avesse per firma il nome d’un altro, perché sono tutti libri dissimili fra loro, che sembrano scritti da persone diverse’.
    E quanti nuovi confini non saranno stati stabiliti da questo suo agire…? Io ipotizzo molti; forse che qualche manuale ne parli…? A me non sembra.

    In sostanza, per me se un Tempio della narrativa mi sta dicendo come scrivere, sottilmente e nemmeno tanto, mi sta dicendo anche ‘cosa’ scrivere, e questo non glielo permetterei. Pertanto non gli permetterei nemmeno il come.

  59. 2189 Zarathustra

    @Giorgio:

    Ora, sia Il Signore degli Anelli che Il Trono di Spade, sono opere di fama internazionale, talmente famose, e di tale successo, che sono usciti film su di esse. Hanno venduto milioni di copie.

    Rimango sul fantasy, ma di libri che non seguono le regole dei manuali di Gamberetta, anzi, le stuprano, e poi hanno un successo internazionale, ce ne sono diversi.

    Potrebbe Chiara Gamberetta spiegare a tutti quanti come mai?

    Non ti viene, nemmeno per un momentino-ino-ino, in mente che le due cose siano totalmente scollegate?
    Hanno venduto ottomillantamila copie: embè?
    Ci fanno un film, due film, sette film: embè?
    Li hanno tradotti in 34422 lingue: embè?

    La scrittura ha delle regole. Non sono tassative e ineludibili come le leggi della termodinamica, ma esistono. E queste non sono le regole di Gamberetta – se lo fossero, Chiara godrebbe di molto meno credito, perché sarebbe solo una ragazza con una sua idea di narrativa. Sono le regole codificate nel corso degli anni/decenni/secoli/millenni, e sono regole perfettamente ragionevoli – mi pare.

    Il piacere che si trae dalla lettura di un libro, oltretutto, non dipende esclusivamente dalla qualità dello scritto. La stessa Gamberetta ha detto che un’Harmony di alta qualità non le susciterebbe comunque interesse. Se a te non interessano le fatine è molto probabile che Assault Fairies non ti piacerà. Se a te personalmente non “sta simpatico” (perdona l’espressione) lo stile di Gamberetta (come a me può non “star simpatico” lo stile di Jeff VanderMeer – ipotesi, in realtà mi piace, ma è un buon esempio di stile “opinabile”) non ti piacerà il suo libro.

    E poi: attento alla logica del tuo ragionamento.
    A:Il libro x è bello/buono/buonino.
    B: Il libro x non rispetta le regole.

    Conclusione X: Le regole sono sbagliate (non sequitur: non c’è nelle premesse materiale per arrivare a questa conclusione – è un pregiudizio).
    Conclusione Y: Le regole non sono leggi fisiche, si possono infrangere. Il libro x è bello nonostante le sue imperfezioni (conclusione logica date le premesse).

  60. 2188 Dan

    Eh sì… è verissimo.
    Howard e Tolkien sono a tutti gli effetti due capostipiti del genere; anche se piuttosto opposti: uno nei racconti, l’altro nei romanzi, uno pensa alla mitologia ‘calda’, l’altro ‘fredda’, uno piuttosto romantico e poetico, a tratti, l’altro aulico e sublime…

    Suggerirei di non sperdere tali eredità; semmai di integrarle.
    Specie, non si può non evitare di integrare il tutto, come dissi, all’esperienza del libro interattivo e alle magnifiche lezioni estetiche di Ende, specie guardando a La Storia Infinita.

  61. 2187 Sandavi

    @Dan
    mi hai fregato il prossimo post ;)

    il che rafforza il ragionamento di Gamberetta e da scrittore a malapena esordiente dirò: “Lovecraft/Tolkien raccontava. Io conosco la tecnica del mostrare e scriverò racconti più belli dei suoi!” (seee come no!)

    Tolkien è e resterà per sempre uno dei miei autori preferiti e di lui ho letto tutto, anche i racconti più pesanti (es. Albero e foglia), anche la corrispondenza, pure i Racconti incompiuti, tuttavia Tolkien è unico e cercare di imitarlo come fanno tanti scrittori italiani non solo è impossibile, ma pure grottesco e anacronistico e qualsiasi cosa scriveremmo sul genere high fantasy rispettando i classici canoni, necessariamente richiamerebbe alla mente le sue opere. Solo per questo io lo ritengo superato: volendo scrivere un fantasy non si può più (secondo me) trattare di barbari senza pensare ad Howard, scrivere di elfi, folletti e orchi senza evocare Tolkien e così via.

  62. 2186 Dan

    Ragazzi, io Tolkien me lo terrei stretto… :-)

    Ovviamente un autore non può garbarci fino in fondo, non fosse altro perché ognun di noi ha delle idee ben precise anche in merito alla fantasia… così come per tutte le cose… ma se non fosse per Tolkien, avremmo un relativo solo musicale, che è Wagner.
    Tolto Wagner, l’informe massa mitologica dell’Edda Antica, del Bewolf, e di tutti i racconti dell’Epica Nordica, non avrebbe alcun resoconto artistico.
    Dunque in Tolkien albergano molti studi: quando si parla di lui non si parla solo d’un autore, ma anche d’un lascito piuttosto profondo in merito ad una mitologia che altrimenti non c’apparterrebbe… perché i vichinghi poco o nulla hanno lasciato di loro; lì dove per noi, invece, documenti e tradizioni ancora prolificano nelle nostre biblioteche e nei nostri dna.
    Poi parliamo di un inglese di tutto rispetto, lo quale diede forma alla famosa Enciclopedia Inglese del dopoguerra… dunque in lui figurano molte professioni, tutte assorbite dal libro: quella di filologo, di archeologo, di medievalista, di dizionarista, di studioso dell’old enlish, delle più svariate lingue, nonché inventore di nuove, prima ancora che semplice scrittore.

    Ciò detto, di Tolkien non stupisce il detto, quanto il contenuto del detto: di questo si parla troppo poco, non solo qui e io direi ovunque… Uno scrittore è di fatto un artista, come penso di Tolkien, ed egli ha delle urgenze espressive legate alla creatività che scaturisce dal suo prolifico immaginario… non a torto si direbbe di lui che ha dato vita a immagini piuttosto bibliche, per importanza ed efficacia.
    Pensiamo a tutti gl’artisti, fra illustratori, pittori, scultori e quant’altro (prima ancora che scrittori stessi, ovvio), che si sono cimentati per dar più veridicità al suo detto -altrimenti sì, piuttosto aleatorio in molti tratti, ma d’altronde egli voleva proprio questo: che ognuno ricavasse la propria Terra di Mezzo, almeno nel dettaglio. E volendola dipingere, è partito proprio dalla parola: lui stesso diceva ‘nessuno mi crede quando dico che questa storia è partita proprio per dar veridicità è contesto alle lingue inventate, ma è così’. La genesi del mondo, cioè, conosce lo strumento fondamentale dello scrittore, che è la parola… Ci s’illude nel pensare che la veridicità d’un racconto è semplicemente data dalle descrizioni: ultimamente G. ha parlato d’un lungo monologo di 80 pag. … beh, Tolkien ne è l’indiscusso maestro: i suoi soliloqui sono proverbiali, ed estendono e ramificano la storia, ci danno una misura della sua importanza, e stabiliscono i connotati dei pg, addirittura estetici, se se ne coglie il sapore…

    In merito alla morale: egli stesso afferma ‘da parte dello scrittore non v’è intento alcuno: la storia, diramandosi, ha posto le proprie radici nel profondo, divenendo col tempo la Guerra dell’Anello…’.
    Non aveva intenti pedantistici, paternali, ma di certo egli s’è nutrito di tutto l”800, che di messaggi del genere è stracarico. Amava, ad esempio Dickens, piuttosto moralista…
    Ma quel che Tolkien vuole dirci è che la morale di una fiaba non è qualcosa di assodabile: se la si ravvisa, essa è diversa per ciascuno, e non è detto che la si debba cogliere.
    Molte volte vorremmo vedere lo scrittore in controluce, che ci dice ‘hai capito che ti voglio dire…?’, quando magari lo scrittore ha solo in mente l’evoluzione d’una storia, d’un percorso, e l’unica sua preoccupazione è che sia esatto nel suo svolgersi, estendersi e finire.

  63. 2185 Sandavi

    @Giorgio

    Il paragone fra Baudolino e Assault Fairies è impossibile da fare! Il primo è un romanzo che non può essere associato a nessun genere, come tutte le opere di Eco. Io ho apprezzato “Il nome della rosa” e il “Pendolo di Foucault”, sicuramente opere degnissime, ma devi ammettere che alcuni passi sono assolutamente indigesti e inutilmente prolissi.
    Apprezzare o no Assault Fairies è questione di gusti personali, credo, a te piacerà evidentemente la narrazione alla Eco e non quella alla Gamberetta, ma questo fatto non ci dà alcuna informazione circa la qualità di Eco o la qualità di Gamberetta.

    Io adoro Martin, è un buon autore, più valido come autore di fantascienza a dire il vero, ma comunque indiscutibilmente un grande scrittore. Cionondimeno, specialmente andando avanti nella saga, ci propina pipponi di inforigurgito che sinceramente trovo scandalosi e perfettamente inutili per la trama. E’ l’impianto generale dell’opera che la rende grande, la sua coerenza interna, l’abilità nel gestire molti punti di vista come voci narranti uniche.

    Ciò premesso vorrei commentare il tuo intervento:

    1. Narratore Onnisciente.

    Non so dove tu lo abbia visto, ma potrebbe essere che mi sbagli. Sai farmi un esempio? A me sembra il contrario: non mi ricordo interventi da narratore onniscente

    2. Scrive Decise di fare – invece di – fece.

    Magari sarà un errore, personalmente non lo considero un fastidio. Potresti fare esempi concreti?

    3. Scrive “Bla bla bla”, fece una pausa, “bla bla bla”.

    Questo tipo di espressione compare (almeno nel primo volume) due volte DUE in oltre 600 pagine di romanzo. Quindi no, Martin non usa l’espressione “fece una pausa” come fanno altri scrittori nostrani. Per il resto i suoi personaggi saltano fuori dalle pagine vividi, dinamici, conflittuali e i dialoghi non sono mai scontati.

    4. Scrive “Era triste”, riferito ad un personaggio, senza mostrare che “era triste”.

    Anche qui dovresti fare esempi concreti. A me sembra che Martin mostri da Dio sensazioni e azioni dei personaggi, piuttosto. E stiamo parlando di una saga di cinque volumi, ancora incompleta, per un totale di almeno almeno 2000 pagine di scritto. E’ arrivato a gestire 19 POV….19! penso che gli posso perdonare qualche eventuale passaggio infelice.

    5. Scrive abomini come: spronando al galoppo l’enorme destriero nero, usa quindi “enorme” (molto spesso tra l’altro), che è un aggettivo indefinito, come ci dice Gamberetta.

    Bah. Anche qui vale quanto detto prima. Martin descrive sempre, prendere ad esempio un’espressione puntuale come quella per sostenere la tesi che Martin non segue le regole della narrativa mi sembra pretestuoso.

    6. Scrive: “un enorme, sinistro labirinto fatto di barriere difensive”. Enorme??? Sinistro???

    Eh no: la frase completa è: enorme sinistro labirinto fatto di barriere difensive, sale dai soffitti a volta, ponti coperti, baraccamenti, prigioni sotterranee, muraglie traforate da nidi per arcieri. Un labirinto interamente realizzato in una pallida pietra rossastra E il personaggio POV la guarda da una collina, quindi la descrizione è fatta con un giusto grado di dettaglio considerando la distanza.

    7. La telecamera si sposta, a volte, per inforigurgitare, soprattutto in merito ai personaggi e alla loro storia.

    Non direi “la telecamera si sposta”, in quanto Martin sfrutta o i pensieri del personaggio POV o i dialoghi per introdurre notizie, quindi la telecamera resta ben piantata là dove lui la mette, ovvero nella testa del personaggio. Inoltre ogni personaggio dice o pensa solo quel che sa, perfettamente all’interno di limiti ben definiti e coerenti.

    8. Scrive: “Era un vecchio tutto pelle ed ossa”. Vecchio??? Mostrami che è vecchio, altrimenti il cervello del lettore deve distaccarsi dalla lettura per cercare un vecchio nel suo repertorio!!!

    Esempio errato: Un vecchio è un sostantivo, non un aggettivo. Martin non sta dicendo “tizio è vecchio” (aggettivo), che sarebbe una descrizione raccontata, ma sta attribuendo a tizio una qualità, definendo la sua età come vista dal personaggio POV, che poi è Bran, un bambino. Inoltre quest’esempio è particolarmente sbagliato, in quanto prima di dire “era un vecchio … ” Bran ricorda che suo fratello Robb gli aveva parlato dei bruti come di uomini spietati, spaventosi e brutali pertanto Bran prima di vedere il condannato è convinto di trovarsi davanti un soggetto del genere, magari muscoloso. Invece si ritrova un ometto magro e spaurito, che tra l’altro è un disertore dei Guardiani della Notte.

    Mi dispiace, ma a mio parere non ne hai azzeccata una.

  64. 2184 Helgoren

    Concordo in toto con quello che dice Dan.
    Inoltre qui non si parla di regole stabilite arbitrariamente da Gamberetta, anzi: quasi tutte le possiamo ritrovare nel libro III della Retorica di Aristotele, mica noccioline…
    Se poi vogliamo un esempio più moderno, possiamo prendere “I Pilastri della Terra” di Ken Follett, un vero gioiello della narrativa a mio parere: trama avvincente nonostante la lunghezza, si dipana sui percorsi ben gestiti ed intrecciati di ben 5 personaggi diversi, il POV calato sul personaggio filtrando la realtà attraverso i suoi occhi e “mostrando” i suoi pensieri garantisce l’immedesimazione del lettore, il raccontato è limitato ai passaggi da un ambiente all’altro, nemmeno da una scena o da un capitolo all’altro(anche qui infatti l’autore usa il mostrato calandoti direttamente nella scena), le scene sono rese vivide dall’uso non dell’aggettivazione eccessiva e pomposa(tipico difetto degli scrittori in erba made in Italy) ma dall’uso di termini specifici ed appropriati per descrivere sia i personaggi sia i luoghi sia gli oggetti, il contesto(il romanzo è ambientato nell’Inghilterra medievale ai tempi dell’Anarchia) è ben caratterizzato attraverso gli oggetti, le descrizioni dei luoghi, gli indumenti e le abitudini delle persone oltre che i pensieri dei personaggi, l’infodump invece è ridotto ai minimi termini ed è comunque reso accettabile in quanto le informazioni sul contesto passano attraverso i ricordi e i pensieri dei personaggi. Ed è anche un romanzo di successo, il migliore di questo autore(secondo lui stesso, secondo il pubblico e secondo la critica).

    Martin ha un grande successo, sì, ma è un successo dovuto in gran parte ad una moda in stile potteriano. In realtà nella lettura molti suoi errori emergono fastidiosamente ed a questi ci si aggiungono i problemi dovuti alla traduzione(causati anche dallo stile proprio dell’autore), per non parlar del fatto che sta praticamente scrivendo un telefilm e non una saga, e di questo la trama ne risente pesantemente.
    Sinceramente ho trovato il Signore degli Anelli di Tolkien non certo leggeruccio: in effetti avrebbe potuto essere scritto in modo da renderlo più avvincente. Ho preferito di gran lunga Lo Hobbit (che ho riletto più volte). Però riguardo il worldbuilding, Tolkien è eccezionale(anche se sì, la morale di fondo è un po’ stucchevole, come dice Gamberetta).

    Comunque sì, Assault Fairies non mi è piaciuto granché, ammetto di non essere nemmeno riuscito a finire di leggerlo. Non riesce proprio a farmi sentire coinvolto col personaggio pov(che mi risulta alquanto antipatico, a dirla tutta). Ho preferito di gran lunga “le Avventure della Giovane Laura”, lì, nonostante la protagonista fosse una ragazzina alquanto fastidiosamente stupida, sono riuscito ad immedesimarmi e sono stato coinvolto; mi è piaciuto molto. Mi viene il dubbio allora: che il problema in Assault Fairies sia l’uso della prima persona piuttosto che della terza? E’ un problema mio di abitudine(che sinceramente non ho mai letto nulla scritto in prima persona se non qualche breve racconto)?

  65. 2183 Dan

    (una piccola parentesi, forse non inutile:

    per il termine inglese huge, vi sono sin troppi sinonimi e relativi italiani: starebbe per immenso, colossale, ed altre definizioni simili.
    Dacché ben sappiamo come l’americano in generale sia amante delle cose huge, questo aggettivo finisce per loro per essere sinonimo ben più ampio, che sfugge a noi italiani perché una cosa colossale per noi potrebbe tradursi con qualcosa che si compara appunto al Colosseo…
    Sembra una barzelletta, ma per gli americani le cose huge sono assai di più, e ne sono totalmente affascinati, specie se si pensa alle loro produzioni, alla loro idea di spazio e di forma…
    Dunque per loro huge è anche: spaventoso, grandioso (e non solo grande), sbalorditivo, e tutto ciò insieme… è una parola che vuol comunque suscitar stupore. Che sia molto abusta, ce ne rendiamo conto pigliando una qualsiasi intervista di qualsiasi programma americano. Huge è anche un’idea, un progetto, ecc.

    La traduzione più fedele è ovviamente grande, immenso, ma non basta per dare il senso di quel che intende una persona di madrelingua.
    La traduzione, d’altronde, è sempre l’arte di difettare il meno possibile un’opera che nasce con le dinamiche della sua lingua.
    Tuttavia, è indubbio che Martin e altri come lui usino Huge o qualsiasi altro aggettivo inglese abusato, ora con un intento, ora con un altro, e a volte anche con intenti molto diversi gli uni dagli altri.

    Comunque qui sta la grande differenza di cui si diceva pocanzi, fra italiano e inglese: l’inglese ha un arte del fraintendimento assai più ampia di quella italiana -mi viene ad esempio in mente Lewis: “Io sono un satiro molto, molto cattivo… perché sto per fare una cosa molto grave…”. Lucy: “Perché, cosa stai per fare…?”. “Io sto per rapirti”.
    Ma rapirti è traduzione di rape: stupro, o, appunto, rapimento…
    E’ innegabile che ad un inglese o americano questa scena, piuttosto favolistica, faccia saltare sulla sedia con molta più facilità che pensando ad un italiano- perché i suoi termini vogliono significare innumerevoli cose, e a dar loro significato il più delle volte è un contesto non fraintendibile… ma se il contesto lo è volutamente, si può giocare con questa lingua in mille modi.
    Questi giochi in italiano si fanno invece enigmistica: pensiamo ai rebus, ad esempio; poi, ovviamente, le allitterazioni, ma la nostra lingua non offre così tanti bivi interpretativi quanto l’inglese, anche se è innegabile che anche noi ne abbiamo, eccome…).

  66. 2182 Dan

    Perché sono degli eretici! :-)

    L’importante e che non mi si confonda troppo l’impareggiabile Tolkien con RR RRRRRRRRRRRR Martin… che ci può pure stare sia bravo, ma caspita Tolkien gl’è pur sempre Tolkien…

    Ragazzi, ma avete una pur squallida, pallida, e tutto ciò che finisce in allida, idea di quante pagine Tolkien abbia fatto scrivere…?
    Per quel che ha fatto e su quel che ha fatto…?
    Pensiamci su due o trecento anni e poi rispondiamo…

  67. 2181 Giorgio

    Perché ho trovato piacevolissimo leggermi Baudolino di Umberto Eco, e a suo tempo ho faticato mostruosamente per leggere tutto Assault Fairies?

    No, davvero. Non sto facendo ironia.

    Se è vero che il cervello del lettore funziona come descritto nei manuali qui riportati, avrei dovuto fare una fatica colossale per riuscire a sorbirmi 500 pagine del raccontato di Umberto Eco, e avrei dovuto godere per tutto il mostrato di Assault Fairies.

    Inoltre, se leggete Il Trono Di Spade, Martin in più passaggi commette questi errori:

    1. Narratore Onnisciente.
    2. Scrive Decise di fare – invece di – fece.
    3. Scrive “Bla bla bla”, fece una pausa, “bla bla bla”.
    4. Scrive “Era triste”, riferito ad un personaggio, senza mostrare che “era triste”.
    5. Scrive abomini come: spronando al galoppo l’enorme destriero nero, usa quindi “enorme” (molto spesso tra l’altro), che è un aggettivo indefinito, come ci dice Gamberetta.
    6. Scrive: “un enorme, sinistro labirinto fatto di barriere difensive”. Enorme??? Sinistro???
    7. La telecamera si sposta, a volte, per inforigurgitare, soprattutto in merito ai personaggi e alla loro storia.
    8. Scrive: “Era un vecchio tutto pelle ed ossa”. Vecchio??? Mostrami che è vecchio, altrimenti il cervello del lettore deve distaccarsi dalla lettura per cercare un vecchio nel suo repertorio!!!

    Questi sono solo alcuni esempi. Il libro di Martin è piano di queste schifezze. La stessa cosa vale per Tolkien (non mi ci dilungo sopra, ma fidatevi, in forme e quantità diverse, Tolkien commette gli stessi errori di Martin – persino peggio se parliamo di inforigurgiti).

    Ora, sia Il Signore degli Anelli che Il Trono di Spade, sono opere di fama internazionale, talmente famose, e di tale successo, che sono usciti film su di esse. Hanno venduto milioni di copie.

    Rimango sul fantasy, ma di libri che non seguono le regole dei manuali di Gamberetta, anzi, le stuprano, e poi hanno un successo internazionale, ce ne sono diversi.

    Potrebbe Chiara Gamberetta spiegare a tutti quanti come mai?

  68. 2180 Giorgio

    Perché ho trovato piacevolissimo leggermi Baudolino di Umberto Eco, e a suo tempo ho faticato mostruosamente per leggere tutto Assault Fairies?

    No, davvero. Non sto facendo ironia.

    Se è vero che il cervello del lettore funziona come descritto nei manuali qui riportati, avrei dovuto fare una fatica colossale per riuscire a sorbirmi 500 pagine del raccontato di Umberto Eco, e avrei dovuto godere per tutto il mostrato di Assault Fairies.

    Inoltre, se leggete Il Trono Di Spade, Martin in più passaggi commette

  69. 2179 Dan

    Beh… Martin, forse, in modo diverso che pensando a Tolkien, gareggia con Shackespeare, re degli intrighi: quel che alla fine ne viene fuori non può che essere una situazione in cui il lettore figuri in qualità d’aspettatore… e sono anche io convinto che giocare questo ruolo fino in fondo (quello di spettatore) non sia affatto sbagliato e poco bello; sono, in effetti, piuttosto onnivoro, parlando di libri, e purché, come dici te, la cosa è riuscita, il resto non può essere che autentica passione.

    Su Lovecraft direi questo: se fosse stato più descrittivo di così, avrebbe fatto acqua da tutte le parti: quel che di lui t’emoziona, è che a un certo punto l’orrore te lo immagini… lui durante la lettura sembra fornirti tutti gl’ingredienti della sua invenzione, da sommarsi l’uno all’altro… per trarne alla fine un’immagine o quantomeno una sensazione repellente. Sarebbe stato ottocentesco se avesse detto alla fine del vampiro o del lupo mannaro, e d’altronde, come meglio descrivere orrori alieni se non trovando poche e degne parole giuste…? E’ un orrore anzitutto di tipo psicologico (i personaggi finiscono per impazzire, urlare e ridere, quasi sempre), e interiore; solo dopo di tipo estetico, ma non direi sia poca cosa se si pensa che, anche nel caso di più alta impalpabilità, lo scrittore ha fornito tutti gli strumenti per ricavarla… dal proprio inconscio: trovo bellissimo quando uno scrittore si preoccupa di non dare qualcosa di condivisibile con tutti, quanto piuttosto di lavorare nell’immaginario di ciascun lettore in maniera diversa, così che ognuno abbia alla fine il suo personalissimo orrore.
    Queste cose, ad esempio, le puoi vivere sia da spettatore che da ‘attore’ del libro: sono valide comunque…
    E in merito alla virtualità, io direi che lui ne sia un campione: non c’è una sola frase in cui lo scrittore non intenda descrivere la precisa evoluzione d’un fenomeno, o le azioni d’un personaggio momento per momento… e direi che l’abbia più che largamente preconizzata, anche nel fenomeno tecnologico: ne L’Uomo che Sussurrava nelle Tenebre, egli finisce per descrivere tre oggetti su un divano che costituiscono l’essenza dell’imprudente ‘navigatore degli spazi’, additandoli come la sua mente e le sue mani… Non poco, direi, essendo racconti del ’30.

  70. 2178 Sandavi

    @Dan
    Da lettore non so se si possa pretendere che un libro accontenti tutti i gusti di tutti i lettori, a parità di abilità nello scrivere ovviamente. Ci sono quei lettori che amano immedesimarsi in un personaggio, vivendone le avventure come se fosse lui stesso (non so se intendessi questo) a viverle mentre legge. E questo è un tipo. C’è chi invece ama immergersi nella storia stessa, a prescindere dall’argomento. Io sono questo tipo di lettore, per questo che si parli di un cimmero o di una fatina o degli Stark per me è lo stesso, se la storia è degna di interesse la seguo volentieri, vivendo la storia, ma non vivendo nel protagonista. E’ una attitudine d’animo, secondo me.

    @Laura
    Lo stile di Gamberetta è molto asciutto, molto rapido, le scene si susseguono quasi sempre a grande velocità. Per i miei gusti è un’ottimo stile, mi tiene incollato alla pagina, anche se le fatine non sono uno dei miei argomenti preferiti. C’è chi non ama questo stile e preferisce un ritmo leggermente più lento magari, il che non direi che è un crimine. Qui siamo nel campo del “mi piace” “non mi piace”.
    Nello stesso romanzo inoltre se globalmente la storia mi ha appassionato è decisamente possibile che alcune scene mi abbiano fatto pena! Il che è ben diverso dal dire, come nel caso di… che so… Wunderkind o Adhara (^-^) che è proprio la storia che fa acqua! Per fare un esempio: io apprezzo moltissimo Martin e sono quasi alla fine del quarto volume, lo trovo strepitoso nella gestione di alcuni punti di vista, e di diversi dialoghi, ma diverse scene mi hanno fatto venire voglia di mangiarmi il libro e alcune scelte narrative sono decisamente WTF?! Nessun autore è perfetto, l’unica cosa che pretendo è che l’impianto globale regga come si deve, sia nel semplice che nel complesso. Per il resto non starei a crucciarmi se non sento il calore della cioccolata fra le dita. A me personalmente di tutta la lettura di Martin ad esempio una sola scena mi ha fatto davvero venire i brividi, pur con tutto il suo abile mostrare. Lovecraft mostra molto meno (e anche qui ci sarebbe da discutere per ore) tuttavia leggersi The Dunwich Horror o The Rats in the Walls al buio ti assicuro che ti lascia ben più che un brivido.

  71. 2177 Dan

    Ciao Linda,

    Io non ho degl’ottimi trascorsi sul sito di G., e mi sono riserbato di dire praticamente la stessa cosa in questi stessi giorni…
    Ho pensato: se questa ragazza s’arrabbia così tanto, non sarà per mera pubblicità, lei ha una reale passione (forse quanto me) per il virtuale.
    Dunque sono andato a leggermi più che l’inizio del libro sulle fatine, ed ho avuto la medesima sensazione -palese, direi.
    Allora ho tirato dentro di me delle conclusioni, né affrettate, né a mio avviso poco valide:
    1) Un errore che a mio avviso fa, è sperare che tale virtualità sia estendibile al dietro di sé: quel ch’è fatto è fatto, Salgari non poteva scrivere virtualmente parlando perché ai suoi tempi bicicletta si diceva ‘velocipede’. E’ giusto che Salgari c’abbia (vivaddio) insegnato l’italiano, dacché fra l’altro questo era uno dei compiti della sua epoca.
    In più, si consideri che senza Salgari, e gli autori prima e dopo di lui, nulla sarebbe stato possibile, nemmeno il processo verso il virtuale…
    2) Il virtuale (caspita è questo il punto!) non può essere cosa RELEGATA allo scrittore: se tu mi parli di fatine, ma con quale fortuna, scartabellando tutte le sue emozioni, io trentenne dovrei immedesimarmi…?! E’ un colpo non da poco, arrivare a tanto: già faccio fatica a mettermi nei panni d’una signorina, figuriamoci se piccola quanto un pollice o quel che è.
    3) anche ammettendo che sì, mi sento il protagonista, non è (né a mio avviso può essere) la lunga lista delle sue emozioni/sensazioni, la chiave vincente per entrare in simbiosi col pg; come dice Linda, in quel caso, al contrario, senti che ne sei sbalzato fuori, senti che la storia non ti riguarda… Senti che le sensazioni del pg non coincidono con le tue, perché un conto è passare l’idea del vento, un conto è dire cosa ne prova il pg; ma io lettore, quel che prova, lo so ‘dopo’, per intenderci, cioè nel moemento in cui me lo palesa, non prima!
    Per cui, a lungo andare, lo sento quanto di più distante: lui con le sue sensazioni, io perfetto spettatore. Altro non potrei essere se non attento spettatore di tutto ciò che potrebbe riguardarlo, perché devo essere attento a tutti i suoi cambi d’umore, a tutte le sue sensazioni. Fra l’altro, il palesamento d’una sensazione non è emotivamente coinvolgente… trovo che G. finisca per istituire così l’esatto opposto: sappiamo bene che bere cocacola significhi sentire un rigagnolo freddo giù per la gola, ma che senso ha dirlo…? Nel momento in cui lo dici, io mi ricordo della sensazione, la qualifico valida e credibile… ma per il pg, non per me. Scrivendo questo, in parole povere, ella dice che l’assodato, entrando nella narrativa, si fa stupore. Ma questo è affermare il contrario dell’intento: sembra cioè dire: ‘quanto è bello leggere…!’.

    All’opposto (qui il paradosso più grande) se leggi Salgari con un chiaro intento virtualistico, finisci per essere -proprio ESSERE- Sandokan, e lo stesso dicasi per Conan di Howard. Cos’è, dunque, che spinge alla virtualità…? La veridicità. Se una storia è credibile, e s’aggiunga avvincente, non metterti nel pg come fosse un’avatar è una lotta improponibile: ti dovrebbero legare con catene di ferro brunito…

    Io e G., in sostanza, condividiamo una necessità, di tipo contenutistico, però, perché esteticamente viaggiamo su parallele inconciliabili (almeno fino ad oggi): lei è convinta che recitare in un pg possa essere risolutivo per passare (QUESTO E’ NECESSARIO COME IL PANE, e ne siamo persuasi entrambi, credo) dall’emozione alla sensazione -porca miseria, sarebbe pure ora: tutto il mondo moderno è invaso dal sensoriale, fatta eccezione per la narrativa.
    Io, all’opposto, sono dell’idea che sia ‘fornendo’ occasioni di ‘possedere’ il pg, che questo possa avvenire… Fornendo: cioé: quel che muovi è un’offerta, non una costrizione… e come offerta dev’essere ghiotta.
    Io non m’immagino nel pg, ma faccio sì che la ‘giostra’ di poterlo possedere funzioni -io da intendersi in senso lato: anche chiunque al posto mio. Funzioni però per il lettore: è un servizio, quel che si propone, in fondo…
    La sensazione che ho avuto leggendo quelle pag. era di essere affianco ad una persona che si parla addosso, in maniera petulante e logorroica, e anche che quell’atteggiamento d’indisposizione l’avesse anche nei miei confronti (cioè: nei confronti dei lettori, come se in realtà non amasse ‘condividere’ le sue esperienze).
    E se fosse solo un suo viaggio interiore, privato, anche il fatto che dovesse continuamente dirsi cosa prova l’ho trovato a lungo andare superfluo: sembrava quasi che quel corpo, in sostanza, non gl’appartenesse troppo… come quando esci dall’ospedale e devi ricordarti che una gamba, un braccio, un piede, funziona correttamente… La chiarezza, è bella, ma quando s’affianca all’essere scostanti, finisce per divenirne l’essenza: ciccio, non mi rompere, non ho voglia di spendere troppe parole dunque regolati te: o la capisci così, o non la capisci. E poi non vedi che t’ho detto tutto, demente?! Leggi meglio!
    Sembra un po’ dire questo, la scrittura, e non so come faccia a non indisporre…

    Per concludere, dacché le sue intenzioni le trovo in sostanza più che legittime (intenzioni, e non metodo), il consiglio che darei a coloro che amano sul serio cibarsi d’una vera virtualità è di non escludere nel proprio excursus l’esperienza del Libro-game: il lg offriva non emozioni, ma sensazioni; e non dava né del voi né del lei, al lettore. Ma del tu. E’ in questo tu dato al lettore, io trovo, l’occasione più ghiotta che ci offre la narrativa per farsi sul serio virtuale.

  72. 2176 Dan

    In merito al desueto più desueto, non bisogna mai dire l’ultima: si prenda ad esempio la bellissima sfida che ha mosso Monicelli con il suo Brancaleone e Brancaleone alle Crociate… I produttori erano furiosi, ma lui ha insistito e puntato sul progetto, che è risultato stravincente, tanto che ancora oggi viene ricordato.
    Voleva dimostrare che non è la lingua che narra, in cinematografia, ma l’immagine… questo credo sia possibile anche in narrativa; si parla ovviamente di sfide piuttosto improbabili, questo sì.

  73. 2175 Dan

    Certo.
    D’accordo su tutto…
    Mi sembra che ho usato un sinonimo per appropriate, forse era giusta (la parola giusta), ma il senso è quello.
    Pensando a quella desueta proprio, messa lì come fosse uno scherzo, bisogna vedere: se il contesto, un gioco di parole, la favorisce, motiva e spiega, può essere bella, ma vale il discorso appunto dell’appropriato -e tutto deve essere appropriato, anche la parola più superficiale.
    A mio avviso, un bellissimo compito dello scrittore è anche quello di ridar vita a parole morte (quelle con la classica croce); purché sia un vizio da usare appunto con parsimonia, e solo se il libro, la storia lo richiede…

    In merito alla costruzione, io ho amato sia libri in cui era molto verbosa (Il Cavaliere Inesistente), sia libri in cui è piuttosto spezzata e facilitata (La Storia Infinita); tengo però sempre a mente che la mente non ha ‘fiato’, non si stanca… e che l’occhio corre molto più veloce della bocca.
    Da quando i libri sono arte visiva, la costruzione può permettersi un po’ di più. Sempre senza allargarsi…

  74. 2174 Helgoren

    @Dan:

    Mi ricordo di molti Topolino letti da bambino

    Sì, Topolino era bellissimo :3
    Adesso fa schifo.

    Certo, su questo sono d’accordo. Però più che di parole desuete, io parlerei di parole “appropriate”, ricordandoci Aristotele, che sono una cosa diversa e migliore. Ovvero, io intendo per parole desuete, ad esempio, molte quelle cui ricorre Manzoni.
    Intendo per parole “appropriate” quelle dal significato abbastanza specifico e che quindi meglio di altre riescono a dare l’immagine di una scena “pro ommaton”, davanti agli occhi. Parole che in effetti non si usano più nei dialoghi di tutti i giorni. E tuttavia comprensibili immediatamente al lettore(che ci guadagnerà così anche dal punto di vista del vocabolario personale). Le parole che invece ho definito sopra “desuete” sarebbero incomprensibili al lettore in ogni caso, e ciò non sarebbe un bene.
    Immagino però che tu intendessi per “desuete” ciò che io intendo per “appropriate”.

    Riguardo al resto, quello che intendevo che può essere fastidioso in un racconto è la prolissità ciceroniana, oppure anche il parlare in modo “poetico” che, ovviamente, è ridicolo, specie quando fatto non da poeti ma da imbrattacarte.

  75. 2173 Dan

    -Non dico che l’italiano sia impossibile da usare in narrativa. Dico che certe sue qualità e particolarità, sfruttabili al meglio in altri ambiti, in narrativa vadano limitate.

    La parsimonia è bella anche in narrativa, e più generalmente l’esattezza. Non amo le forzature obbligate alla Eco, sia ben chiaro… ma a volta una parola giusta, e anche desueta, ti fa risparmiare molto altro detto, che non sarebbe magari in gardo di dire quanto solo quella parola potrebbe dire nella sua giusta collocazione.
    Il desueto arricchisce molto il vocabolario nostro, e anche i libri belli.
    Se ne può fare a meno, ovviamente, ma ancora una volta dovremmo ammettere come la magia di questa lingua sia per lo più sepolta come un gigantesco ice-berg. E davvero non trovo che un lettore ne debba subire il disuso senza un minimo di gioia per la scoperta: se la parola è giusta, allora è anche di facile intuizione, e questo vuol dire imparare (compito che data la nostra lingua è sempre in auge).
    Mi ricordo di molti Topolino letti da bambino, dove la parola desueta era rafforzata o rimarcata, o messa in corsivo, ma era più che comprensibile perché favorita e suggerita dal contesto… non dovevo ricorrere a nessun vocabolario. Quindi direi che anche qui la cosa sia nelle mani dello scrittore, che o può fare lo spaccone, e sciorinarle in gran numero per gonfiarsi il petto -grave errore, perché sì, sono convinto che un linguaggio comune sia la vera chiave di partenza per un proficuo rapporto scrittore-lettore- o può usarle quando servono, e quindi evitare che la bellezza della sua lingua madre si taciuta fino in fondo, e magari immotivatamente.

  76. 2172 Helgoren

    @Sandavi
    Esattamente. E’ bello baloccarsi in altri ambiti, ma farlo in narrativa vuol dire temprare e battere i genitali al lettore.

    Non dico che l’italiano sia impossibile da usare in narrativa. Dico che certe sue qualità e particolarità, sfruttabili al meglio in altri ambiti, in narrativa vadano limitate. Altrimenti non si fa narrativa, poiché semplicemente non si narra nulla, si riferisce e basta. Tanto vale allora passare alla Storia e leggere Tucidide.

  77. 2171 Sandavi

    Per inserirmi nella discussione con l’obolo dei miei 2 cents, come Ettore, direi che stiamo bistrattando l’italiano un po’ troppo. Fare paragoni fra le lingue è arduo in ogni caso, e chiunque sia un pizzico appassionato di lingue lo sa. La lingua è il condensato della storia, della cultura, dell’ambiente in cui un popolo vive. Non so se l’italiano sia torbido o no, certo è che la storia millenaria d’Italia incide parecchio sul modo di parlare. Nella penisola italica si scriveva già quando in Britannia si tingevano ancora di blu (parafrasando un film a me caro), e lungo il corso dei secoli l’italiano ha subito innumerevoli influenze derivate dalle innumerevoli dominazioni straniere. C’è una bella differenza fra italiano e inglese. Quanto alla narrativa di oggi, la mia sensazione è che agli scrittori nostrani piaccia baloccarsi con le parole piuttosto che mirare alla sostanza, e che quindi siano loro a fare un pessimo uso dell’italiano e non che l’italiano sia una lingua torbida.

  78. 2170 Dan

    No, non direi… Non per spirito di contraddizione, ma perché, al contrario, trovo che la verbosità, o una leggera spinta di prolissità in una frase, possa risparmiartene molte altre dopo. Può essere (e il più delle volte lo è, pensiamo a Calvino, ad esempio), un modo per meglio circoscrivere e riassumere. O, quantomeno, serve a dare più forza, realismo o contestualizzazione a ciò di cui si dice…
    Non credo sia solo un retraggio filosofico, il nostro, e se lo è, è più che funzionale anche per la narrativa. Qui il discorso è piuttosto ampio, e sin troppo aleatorio per affrontarlo senza esempi concreti alla mano.
    In linea di massima -e solo per sommi capi, se ne può parlare- sono troppo messo davanti, negl’ultimi anni, a lavori del tipo:
    Mi sveglio. Alito pesante. Stanchezza cronica.
    Ciavatte invertite; pazienza…
    M’alzo controvoglia…
    Ecc. ecc. ecc. Non sono lavori che respingo a prescindere, quelli che io chiamo ‘romanzni-lista della spesa’; dico solo che ce ne sono troppi rispetto alle potenzialità dell’italiano.
    Sono delle potenzialità piuttosto oggettive, a ben vedere, e relegarle al solo costrutto filosofico o alla dissertazione saggistica lo trovo riduttivo; si sa che l’italiano è verboso così come si sa che l’inglese è matematico. Specie, le lingue romanze in generale, sono verbose…
    Si parla di potenzialità diverse, che a mio avviso prevedono spinte immaginifiche diverse, e anche scelte tematiche differenti.
    Un lavoro come ‘Il Signore degli Anelli’, non poteva che essere partorito da un inglese, o quantomeno da una mente inglese. Trovo giusto che uno scrittore restituisca quanto ha respirato, dei propri luoghi, della propria lingua, della propria storia…
    ‘Il Signore degli Anelli’, scritto da un italiano, sarebbe stato un lavoro di certo più corto e più ‘prezioso’, più bucolico e fiabistico; almeno, io lo immagino così…
    Ciò detto, amo ripetere che dipende dall’idea e dalle intenzioni.
    Comunque, a mio avviso, data una lingua, non si possono che avere alcune e solo alcune storie.

  79. 2169 Helgoren

    @Dan:
    interessante intervento il tuo ma, a parer mio, ciò che dici può valere quando si discute, come ora, quando si scrive un saggio, un testo filosofico, testi in prosa non narrativi insomma. Non certo quando parliamo di narrativa. Quando scriviamo narrativa la struttura sintattica dell’italiano fatta di “costruzioni lunghe” e “principali e subordinate che si alternano per molto tempo” andrebbero per lo più evitate (mentre sono qualità utilissime in altri ambiti). Gli aggettivi poi vanno usati con parsimonia (si parla di prosa, non di poesia), se intendevi dire che se ne dovrebbero usare tanti; in caso contrario, errore mio. Che poi, queste proprietà della lingua nostrana sono spesso uno strumento per insipidi excursus moralistico-filosofici, elementi del tutto fuori luogo in un romanzo o in un racconto. Insomma, sfruttare le potenzialità della nostra lingua? Ben venga, ma nei giusti ambiti. Per il resto, abbiamo certo qualcosa da imparare dagli anglofoni.

  80. 2168 Dan

    A Dano, qualche post più sotto, mi piacerebbe rispondere così: pur restando che ogni idea prevede un suo corpo estetico, e che da questo non si può prescindere, a meno di non fare un lavoro poco azzeccato e poco degno (o poco corrispondente all’idea madre), ogni lingua va trattata come la lingua richiede.
    Come richiede la lingua? Anzitutto parlarla: quando l’attitudine del parlato non risponde alla forma scirtta, a mio avviso codesto stride… il parlato ‘irriga’ lo scritto, e lo scritto si nutre del parlato. L’italiano da questo punto di vista è una lingua piuttosto in evoluzione, e un libretto anni 60 lo si distingue quasi ad occhi chiusi… da qui anche l’esigenza di autori sempre nuovi, per sempre più aderire alle necessità di una lingua via-via in evoluzione.
    Poi la grammatica e il vocabolario: la struttura sintattica italiana, prevede (qui il gioco più bello, a mio avviso) delle costruzioni piuttosto lunghe, con principali e subordinate che si alternano anche per molto tempo.
    Può essere bello o brutto, ma è oggettivamente un punto di forza dell’italiano. Tolto questo, resterebbe poco, dunqu’io suggerisco di sfruttare questa peculiarità tutta nostrana; e d’altronde scrivere come fossimo inglesi tradotti è a dir poco fare un torto alla nostra lingua e alle nostre possibilità…
    Siamo una delle lingue più verbose al mondo, e fra le più ricche di aggettivi, se non la più ricca in assoluto.
    Perché non sfruttare questa ricchezza…? Ricchezza fra l’altro invidiata da molte altre lingue (Tolkien si sentiva in imbarazzo se non ‘parlicchiava’ almeno un po’ l’italiano, lingua che lui definiva sublime). Lì dove l’inglese, se vuole arricchire il suo scritto, deve farcirlo d’artigianato, di molte molte pagine, proprio come fa Tolkien…
    La fatica dell’italiano è nello scegliere, pertanto una pagina nostra vale tre delle altre.
    A me dispiace ogni qual volta autori noti e stimabili si piegano alle esigenze anglofone, che è moda del momento, il riflusso d’una colonizzazione estetica: Erri de Luca dice ‘Si suol dire ho letto un libro tutto d’un fiato: bella fatica, quando si scrivono frasi d’una pagina!’. E in effetti il suo stile è piuttosto asciutto…
    A me non piace. E’ come avere una ferrari e farla viaggiare in prima e in seconda.
    Sembra che la letteratura debba essere come un ‘veleno’ da somministrare a dosi a dosi perché sennò può far male allo stomacuccio…
    Andrea Pazienza soleva giocare molto con la prolissità dell’italiano, facendola a volte entrare nel comico e nel cinico.
    So che dico una cosa controcorrente, ma altrimenti, perché dirla…?

  81. 2167 Sandavi

    Salve a tutti! Posto qui onde evitare di intasare altre sezioni del blog e finendo paurosamente OT.
    Mi piacerebbe avere un parere da chiunque sul paragrafo che segue. Accetto qualsiasi commento, se motivato è meglio così capisco eventuali cazzate.

    [Palya] Perse la presa sull’arpione e si ritrovò a lottare con lo sconosciuto aggressore in un groviglio di corpi, sabbia e fogliame. Il cuore rimbalzava nel petto, mentre lottava con tutte le sue forze per non farsi mettere schiena per terra dall’avversario.
    Tentò con un graffio sulla faccia con la destra, ma quello la evitò, lei rispose con uno schiaffo in direzione della testa, ma la mano dell’altro le afferrò il polso e glielo schiacciò al suolo.
    Palya decisa a non mollare diede un forte colpo di reni e i due rotolarono ancora avvinghiati, finché lui la bloccò con un ginocchio sul petto, costringendola di nuovo a terra. Palya affondò i denti nel dorso alla mano che le teneva il polso. Lui gridò imprecando e lasciò la presa, lei gli assestò una ginocchiata al fianco. Lui fu costretto a saltare via con un rantolo di dolore, Palya ne approfittò per lanciargli un pugno di sabbia negli occhi e il nemico riparandosi il viso arretrò di un passo, tempo sufficiente alla ragazza per gettarsi a prendere di nuovo la sua arma. Strinse la mano sinistra sull’asta dell’arpione, cadendo bocconi nella sabbia: il suo avversario la teneva per la caviglia. Scalciò furiosamente come un cavallo e lo colpì due volte sulla spalla destra, rotolò su se stessa e contemporaneamente fece roteare l’asta di legno.
    «Cazzo!» un grido soffocato e il ragazzo si portò la mano alla tempia, caracollando all’indietro sulla sabbia.
    Tutto intorno ai due combattenti ansimanti, i segni della lotta.
    Qualche goccia di sangue bagnò la sabbia. Per un momento ci furono solo i respiri pesanti dei due.
    «Tu sei pazza» disse il ragazzo
    «La prossima volta pensaci prima saltarmi addosso», rispose Palya digrignando i denti.
    Il ragazzo sputò per terra, un rivoletto di sangue macchiava i capelli biondi e gli solcava la fronte colando sull’occhio destro. «Dovresti stare in gabbia, come gli animali! » ringhiò.
    «E tu sei stupido come una capra e puzzi di stalla! » lo rimbeccò Palya, liberandosi nervosamente il viso da ciuffi di capelli neri e stopposi.
    Non aveva nessuna intenzione di cedere e abbassare gli occhi e se lui avesse fatto anche solo il minimo movimento lo avrebbe infilzato. Per questo stringeva convulsamente l’arpione, tenendolo a terra ma puntato verso di lui. Tenne gli occhi fissi sui suoi, sostenendo il suo sguardo. Poi pian piano Palya si distese, abbozzò un sorriso e infine scoppiò a ridere, seguita dall’altro. Continuò a ridere di gusto buttata per terra come un pupazzo abbandonato, libero, finché cadde di nuovo in silenzio.”

    Saluti!! Grande Gamberetta!

  82. 2166 E.G.P.

    Commento rimosso su richiesta dell’autore.

  83. 2165 Zave

    senza volerlo nel post precedente mi sono mangiato il finale di questo periodo:

    e come ho detto attaccarsi all’auctoritas di turno per dire (senza argomentare) che i promessi sposi sono un capolavoro e chi dice altrimenti (argomentando a dovere) è oltre “la più ardita follia galoppante” (sic e direi anche LOL).

    si doveva chiudere con un semplice “non ha nessun valore”.

    interessante la precisazione di Gamberetta sulle candidature al Nobel.
    ora mi sembri ancora di più un ciarlatano, come quello che aveva candidato l’isola di Lampedusa al nobel per la pace…

  84. 2164 Gamberetta

    @Giorgio. Hai già espresso più volte le tue idee e hai già più volte salutato augurando buona fortuna a tutti, dunque puoi anche smetterla di trollare. Non ho tempo per darti retta, mi spiace.
    Correggo solo un dettaglio perché potrebbe interessare anche ad altri: come spiegato al sito ufficiale del Premio Nobel, le candidature sono rivelate solo passati 50 anni, ovvero adesso, nel 2012, si può sapere chi era candidato al Nobel nel 1962. Perciò a meno che Umberto Eco non sia stato candidato al Nobel per la Letteratura prima del 1962 (e ho qualche dubbio, dato che all’epoca non aveva ancora scritto mezzo romanzo), una sua eventuale candidatura rimane solo speculazione senza nessuna possibilità di conferma o smentita ufficiale. O, in altri termini, dire che Umberto Eco è stato candidato al Nobel per ingigantirne la presunta importanza è una stronzata – nel senso tecnico che Harry Frankfurt attribuisce al termine nel suo saggio filosofico dedicato all’argomento.

  85. 2163 Zave

    @Giorgio:
    non fai altro che farti del male con le tue stesse mani.

    Damon Knight: cosa diavolo c’entra con questo articolo?
    NIENTE!!!
    è la dimostrazione che scrivi stronzate.

    Nell’articolo sul manuale di Damon Knight Gamberetta afferma che sia una perdita di tempo stare un anno di scuola su “i promessi sposi” e critica più in generale quello che si insegna nelle scuole nelle lezioni di lettere.
    Damon Knight non ha detto nulla a riguardo quindi il fatto che lo citi dimostra solamente che non sai di cosa parli.

    e come ho detto attaccarsi all’auctoritas di turno per dire (senza argomentare) che i promessi sposi sono un capolavoro e chi dice altrimenti (argomentando a dovere) è oltre “la più ardita follia galoppante” (sic e direi anche LOL).

    non che si fosse capito quello che dicevi su Umberto Eco.

    Questo blog, ormai, è oltre la più ardita follia galoppante, e idiota persino ad Umberto Eco, che osa dire de I Promessi Sposi: è uno dei capolavori del secolo.

    provi a fare il brillante con perle come “ardita follia galoppante” e poi il periodo è incomprensibile…
    è il motivo della mia frecciata sulla licenza media: prima di lanciarti nell’utilizzo di parole ricercate controlla che le frasi abbiano un senso.

    riguardo all’asilo l’ho frequentato diversi anni fa e devo dire che mi è stato molto utile perché mi ha insegnato la risposta perfetta da darti:
    specchio riflesso, vai nel cesso!

  86. 2162 Giorgio

    È la stessa cosa che fa lei. Prende nomi come Damon Knight e dice: Damon Knight dice che si scrive così; chi non scrive così è un coglione, è merda merda merda merda.

    Io ho fatto la stessa cosa. Ho preso Umberto Eco di riferimento.

    La differenza, però, è che mentre Damon Knight è appena conosciuto, Umberto Eco ha fama mondiale, ed è stato candidato al Nobel per la letteratura.

    Torna dopo che hai frequentato almeno l’asilo.

  87. 2161 Lupus In Fabula

    se “fogna” suona brutto, propongo di cambiare il nome in “cloaca”, che è più aulico, e quindi fa più fentesi.

  88. 2160 Emile

    Concordo sul fatto che farsi cancellare i commenti per un motivo simile sia stupido ma, già che ci siamo, è effettivamente vero che il nome di questa sezione è molto infelice e può generare confusione, visto che al momento qui possono finire i post più idioti ma anche domande o discussioni potenzialmente interessanti, OT dove erano iniziate o direttamente postate qui in mancanza di un posto migliore.
    Secondo me o si divide la sezione in due (una contenente davvero la “fogna dei commenti” e una per tutti quegli interventi OT e/o non inseribili in altre sezioni ma non insulsi, flammosi ecc) o, immaginando la fatica di una simile operazione, si sceglie un nome più “neutro” e via.

  89. 2159 Zave

    eccone un altro…
    @Giorgio:
    non vodo il problema nel poter esprimere le proprie opinioni nell’anonimato.
    se uno argomenta in modo sensato viene preso in considerazione, altrimenti fa solo una figura da idiota, ed è il tuo caso.

    tu non ti degni di argomentare e insulti gratuitamente l’autrice e l’utenza del blog. stai facendo un figurone.

    che cosa trovi di sbagliato nell’articolo di Gamberetta? e perché?
    anche tra l’utenza abituale del blog c’è chi non lo condivide in parte o in toto.
    se fossi convincente potremmo anche darti ragione.

    fai solo la figura del coglione a presentarti con “questi sono dei maestri e le loro opere dei capolavori quindi voi non capite un cazzo” come argomentazione.

    d’altro canto sono stupido io a risponderti.
    basta leggere il primo periodo del tuo commento per capire che è inutile aspettarsi qualcosa da te.
    torna quando avrai preso la licenza media.

  90. 2158 Gamberetta

    @E.G.P. Cancellare i commenti è un’azione irreversibile, perciò, prima di procedere, ti pregherei di leggere le FAQ del sito, e in particolare la sezione dedicata alla politica dei commenti. Tra l’altro avresti già dovuto farlo prima di commentare, come chiariscono le scritte belle grosse sopra il form dove inserire nome, mail, ecc. Informarsi su come ci si deve comportare a casa di altri è una basilare forma di educazione.
    In ogni caso, se poi sei ancora convinto che vuoi che cancelli i commenti lo farò. Ma tieni presente che l’argomento: “Cancella i miei commenti perché Fogna è un nome stupido”, non è un buon argomento, dunque questa sarebbe l’ultima volta che sto lì apposta per te a gestire i commenti. Se non puoi sopportare l’idea che i tuoi commenti potrebbero finire in Fogna, smetti di commentare. Grazie.

  91. 2157 E.G.P.

    Commento rimosso su richiesta dell’autore.

  92. 2156 Giorgio

    Questo blog, ormai, è oltre la più ardita follia galoppante, e idiota persino ad Umberto Eco, che osa dire de I Promessi Sposi: è uno dei capolavori del secolo.

    Questi buffoni senza licenza (Alessandro Manzoni, Umbero Eco – per citarne due), dovrebbero andare a scuola da Gamberetta e dal Duca, invece di continuare a scrivere stronzate.

    Ma va bene così. chi alza la voce ha sempre ragione; e su questo sito si fa tanto uso di parole dalla voce grossa (schifezza, merda, schifo, cagare).

    La sola cosa che qui non si fa, è recensire e dare questi pesanti giudizi ad opere simili, usando la propria faccia. Meglio una figurina dalle tette grosse. In fondo, si farà sempre in tempo a scomparire nel nulla.

  93. 2155 Hellfire

    La gente viene su questo blog per “imparare” a scrivere, al fine di farsi pubblicare.

    se il mio fine unico e ultimo fosse quello di venire qui per imparare prima a scrivere per poi farmi pubblicare avrei sbagliato diverse cose.
    prima di tutto imparare a scrivere servancazz viste le merdate che vengono pubblicate.
    secondo ho la presunzione e l’arroganza di credere che, come me, tanta altra gente sia dotata di un cervello funzionante e indipendente, in grado di distinguere, nel grande e nel piccolo, il bene dal male. gran parte delle cose che dice gamberetta suonano logiche e coerenti perché, in effetti, lo sono. e funzionano. e servono a scrivere meglio. per verificarlo basta fare una prova, scrivendo qualcosa a cazzo di cane e poi rifarlo applicando qualcuna delle regole (che tutti sanno non abbia inventato lei né qualcuno, tantomeno l’interessata, ha mai provato a farlo credere): la seconda stesura è migliore. oggettivamente migliore.

    e infine: siamo tutti abbastanza adulti e vaccinati da sapere che per pubblicare serve avere la lingua incastrata tra le chiappe di qualche politicante o qualcuno già dentro al sistema.
    questo è l’ultimo dei posti da frequentare per essere messi sullo stesso piano della produzione italiana attuale.

    ci tengo a precisare che a me di difendere la persona o il personaggio di gamberetta interessa meno di un cane che orina nel deserto. piuttosto ci tengo a difendere un luogo di pubblica utilità che lascia spazio per esprimersi pure ai rocca della situazione.

  94. 2154 Olorin

    Caro Giorgio, ho letto con attenzione i tuoi accorati appelli in merito al rischio di vedere, in un prossimo futuro, il mondo letterario invaso da una popolosa schiera di cyborg scrittori, il cui cervello positronico sia obbligatoriamente dotato di sistema operativo Shrimp3.1 e in cui la ferrea logica del PDV domini incontrastata e ineluttabile.

    A parte gli scherzi, credo che la verità stia matematicamente nel mezzo.

    Una bella storia scritta male, probabilmente sarà anche difficile da cogliere come tale, diventando un’occasione sprecata dallo scrittore; viceversa un vuoto esercizio tecnico, non a supporto di una storia avvincente, non potrà che risultare noioso, configurandosi come un’occasione persa dal lettore… di andare a giocare a tennis.

    Telaio e motore devono integrarsi perfettamente, sia nelle loro grandezze estensive, che in quelle intensive al fine di generare la performance in pista.
    Tecnica e ispirazione devono fare lo stesso nello scrivere.
    Certo, magari potrà esserci chi punta sull’eccellenza nell’uno piuttosto che nell’altro aspetto, ma non s’è mai vista una moto con tanti cavalli e un telaio che fa cagare, vincere un GP… Ducati docet.

  95. 2153 thyangel83

    @ EGP e Eosforo:
    Grazie, perché avete messo la parola fine in modo civile a una discussione che stava diventando inutile, volgare e, in definitiva brutta.
    Concordo pienamente con voi su tutto quanto avete detto (a parte con te, Eosforo, su una cosa, visto che io Tolkien lo apprezzo, ma qui “de gustibus…” e comunque siamo OT). Spero che questa discussione non riprenda più.
    Ora, cercherò per la terza volta di postare una richiesta che non è OT, sperando non venga – per la terza volta, appunto – sommersa da commenti non pertinenti con il tema dell’articolo, che è sulle tecniche di scrittura…

    @Gamberetta:
    Se e quando puoi/vuoi, trovo che sarebbe interessante un articolo sul ritmo della narrazione, in quanto molti romanzi soffrono di eccessiva lentezza (monotonia) o rapidità (mancanza di approfondimento). So che hai già trattato un paio di volte il tema, tangenzialmente: una qui in questo articolo e una nei Manuali (dialoghi), ma se ti andasse di farne una trattazione dedicata ed estesa penso potrebbe essere di giovamento a molti. Grazie.

  96. 2152 Eosforo

    Quello che c’era da dire è già stato detto. Aggiungo solo: Giorgio, pubblicare non vuol dire necessariamente essere bravi, e le due cose non si escludono necessariamente a vicenda. Io vorrei pubblicare, diventare famoso e vivere di scrittura, lo ammetto. Lo so, è difficile e raro che accada, ma voglio riuscirci. Ma voglio pure scrivere bene e migliorarmi sempre di più, voglio essere orgoglioso di ciò che scrivo.
    Il Duca e Gamberetta fanno editing, quindi si parla del lato qualitativo. Non garantiscono la pubblicazione perché non fanno rappresentanza. Per quello bisogna rivolgersi a un’agenzia letteraria specifica. Ma magari dopo aver editato il proprio romanzo per renderlo qualitativamente ottimale, il che non garantisce le vendite, ma garantisce la soddisfazione personale. Perché io voglio essere orgoglioso del mio romanzo, infondo ci metto il nome e la faccia. E poi è gratificante sentirsi migliorati e sapere di aver fatto un buon lavoro.
    E le “regole di Gamberetta” sono regole oggettive conosciutissime all’estero e, in alcuni paesi, si studiano pure all’università. Semplicemente l’Italia è indietro…

    Non tocco l’argomento Tolkien solo perché lo odio a morte e potrei essere scurrile ^_^

  97. 2151 E.G.P.

    Commento rimosso su richiesta dell’autore.

  98. 2150 Diego

    Mi state dicendo che se io scrivessi un capolavoro come Il Signore degli Anelli, e lo inviassi al Duca, lui mi direbbe che ho scritto una merda?

    hihihi… tu provaci ^_^

  99. 2149 Clio

    E quindi, CAZZO, l’editor che a voi, aspiranti scrittori, serve, è quello sopra citato, oppure vi serve un editor che vi porti alla pubblicazione o alla vendita (online), facendovi incontrare i gusti e le aspettative di quanti più lettori possibili?

    Potrà sembrarti molto strano, ma io non ho nessuna intenzione di diventare scrittrice di mestiere né penso di potermi un giorno campare la vita in questo modo.
    La scrittura per me è un PASSATEMPO. Che mi assorbe molta energie anche denaro, eh! Ma d’altro canto anche la scherma medievale e le arti marziali mi assorbono energia e denaro (e spese mediche, di tanto in tanto), ma restano PASSATEMPI. Non voglio diventare una scrittrice più di quanto non voglia diventare professore di Wu Shu.
    Detto ciò, io seguo questo blog perché voglio scrivere una storia ben documentata, coerente, e scorrevole. E su questo blog non trovo le “regole di Gamberetta”, trovo le regole di scrittori affermati e che apprezzo.
    Besides, quando il Manzoni parla di come scrivere, parla soprattutto di documentazione. A me I promessi sposi non piace, ma non per questo tutto quello che ha scritto/detto/fatto Manzoni è da buttare. Documentarsi è FONDAMENTALE, e chi gestisce questo blog ne conviene.

    Pertanto, no, non me ne frega un tubo di scrivere una storia che “piaccia al grande pubblico” o che venda, anche perché le storie che interessano a me hanno tutto sommato un pubblico piuttosto ristretto.
    E penso che la maggior parte di persone qui siano come me, quindi tranquillizzati: nessuno di noi ha venduto la mamma per il folle sogno di successo promessogli da Gamberetta o dal Duca (che NON promettono il successo, promettono qualità tecnica, che è una cosa ben precisa).

    Scrivete lasciandovi guidare dalla passione, non dalla matematica e dalle regole, perché il lettore percepirà solamente la passione.

    Questa è una stronzata. Nessuno qui dice che le regolette di narrativa siano TUTTO. Ovvio che per produrre Arte ci vuole anche passione, ispirazione e quant’altro. Ma senza tecnica, non ottieni niente.
    Sarebbe come dire che per difendersi da un aggressore basta dare sfogo al proprio istinto di sopravvivenza. Ci saranno casi in cui funziona, ma in generale TI FAI DEL MALE. Non sai dove colpire, non sai che atteggiamento adottare, non riesci a liberarti delle inibizioni.
    Certo, una volta che conosci la tecnica puoi decidere di infrangerla. Se sai cosa stai facendo, funziona. Se fai a caso, ti rompi il muso.

    Leggetevi Assault Fairies. Carpite dal testo tutto l’odio, la superbia, la sprezzante spavalderia delle fatine? No,

    Heu, sì. Assault Faries non è il mio genere di romanzo (io e Gamberetta abbiamo gusti MOLTO diversi XD), ma l’ho trovato scorrevole e ben scritto.

    Peraltro, Giorgio, ti segnalo che Tolkien NON scriveva sull’onda della passione in totale ignoranza delle regole: aveva studiato molto bene le strutture del genere che lo interessava (epica medievale).

    E infine, la Manni ha pubblicato Esbat dopo essere stata editata da Gamberi fantasy. Come pubblicazine online, so che Masternheim di Angra ha avuo una certa diffusione.

    Peraltro trovo buffo il fatto che “gli autori affermati” (e che vendono sul serio, au passage) siano quelli che sottolineano l’importanza della tecnica, mentre le “merde”, come tu giustamente le definici, concordano con te che passione ed emozioni siano tutto ciò che conta.

  100. 2148 Giorgio

    Mi inchino dinanzi ala vostra luce.

    Attendo con ansia di leggere i vostri capolavori, che cattureranno le masse e si imporranno come Best Seller online, e quando succederà, leggerete su questo blog le mie scuse per tutte le sciocchezze che ho detto.

    Di fronte a cotanta perfezione stilistica, cotanta pretenziosa saggezza, le grandi masse non potranno che, infine, genuflettersi.

    Intanto non si sono genuflesse dinanzi ai Best Seller di Gamberetta, ma è ignoranza. Le masse devono adattarsi a lei, non lei alle masse.

    Attendo con gioia i vostri capolavori.

    Buona fortuna.

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