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	<title>Commenti a: Riassunto delle Puntate Precedenti</title>
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	<description>«Vi farò Pescatori di Gamberi»</description>
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		<title>Di: E Ora&#8230; MAZZATE! &#187; Blog Archive &#187; Circumluna chiama Texas</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/05/31/riassunto-delle-puntate-precedenti/comment-page-2/#comment-14431</link>
		<dc:creator>E Ora&#8230; MAZZATE! &#187; Blog Archive &#187; Circumluna chiama Texas</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Sep 2009 10:11:31 +0000</pubDate>
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		<description>[...] parlare). Comunque sia, su questa diatriba sono state scritte pagine memorabili, come quelle di Gamberetta cui vi rimandiamo sicuri che le apprezzerete quanto noi, e ci limitiamo a far notare che Fritz [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] parlare). Comunque sia, su questa diatriba sono state scritte pagine memorabili, come quelle di Gamberetta cui vi rimandiamo sicuri che le apprezzerete quanto noi, e ci limitiamo a far notare che Fritz [...]</p>
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		<title>Di: Diarista incostante</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/05/31/riassunto-delle-puntate-precedenti/comment-page-2/#comment-13802</link>
		<dc:creator>Diarista incostante</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2009 21:46:15 +0000</pubDate>
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		<description>&lt;blockquote&gt;si può scrivere in maniera trasparente usando la prima persona? A me sembra un pò strano visto che il coinvolgimento da parte del narratore è inevitabile.&lt;/blockquote&gt;&lt;blockquote&gt;

Direi di sì, perchè? Che dubbi hai in proposito di preciso?&lt;/blockquote&gt;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>si può scrivere in maniera trasparente usando la prima persona? A me sembra un pò strano visto che il coinvolgimento da parte del narratore è inevitabile.</p></blockquote>
<blockquote>
<p>Direi di sì, perchè? Che dubbi hai in proposito di preciso?</p></blockquote>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Gamberetta</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/05/31/riassunto-delle-puntate-precedenti/comment-page-2/#comment-13799</link>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2009 21:28:43 +0000</pubDate>
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		<description>@p.coso. Sì, si può essere “trasparenti” anche in prima persona. È più difficile, perché se usi un tono neutrale, “piatto”, in prima persona sembra che a narrare sia un robot, e a quel punto il lettore si chiede perché a narrare ci sia un robot e non sei più trasparente.
Perciò in prima persona bisogna far trasparire almeno un minimo la personalità del narratore (ma inteso come personaggio che racconta la storia, non come autore del romanzo).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@p.coso. Sì, si può essere “trasparenti” anche in prima persona. È più difficile, perché se usi un tono neutrale, “piatto”, in prima persona sembra che a narrare sia un robot, e a quel punto il lettore si chiede perché a narrare ci sia un robot e non sei più trasparente.<br />
Perciò in prima persona bisogna far trasparire almeno un minimo la personalità del narratore (ma inteso come personaggio che racconta la storia, non come autore del romanzo).</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: p.coso</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/05/31/riassunto-delle-puntate-precedenti/comment-page-2/#comment-13790</link>
		<dc:creator>p.coso</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2009 18:18:56 +0000</pubDate>
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		<description>Ripesco questo vecchio post nella speranza che qualcuno sazi una mia curiosità: si può scrivere in maniera trasparente usando la prima persona? A me sembra un pò strano visto che il coinvolgimento da parte del narratore è inevitabile.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ripesco questo vecchio post nella speranza che qualcuno sazi una mia curiosità: si può scrivere in maniera trasparente usando la prima persona? A me sembra un pò strano visto che il coinvolgimento da parte del narratore è inevitabile.</p>
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	<item>
		<title>Di: DelemnO</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/05/31/riassunto-delle-puntate-precedenti/comment-page-2/#comment-13196</link>
		<dc:creator>DelemnO</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2009 09:48:19 +0000</pubDate>
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		<description>Vero. Gli ultimi 3 (o 4, non mi ricordo) li ho letti direttamente in inglese e meritano. Diventano più complessi sia come tematiche che come avvenimenti, e io personalmente trovo tutta la saga molto coinvolgente. Sì, i primi sembrano infantili, ma secondo me nemmeno la Rowling si aspettava un successo tale, si vede che non v&#039;è un vero e proprio progetto unitario dietro creato fin dal primo libro (un esempio, nel primo il paese dove vivevano i genitori di Harry si chiamava Goldrick&#039;s Hollow, e in seguito per esigenze di trama è diventato Godric&#039;s Hollow..). Considerate le pressioni e le prospettive di guadagno avrebbe potuto scrivere molto peggio gli ultimi 4 libri (o almeno simili ai primi) e sapeva che sarebbero stati comprati lo stesso, invece gli ultimi sono decisamente i migliori.

Nusta ha già detto tutto sul punto di vista ^_^, anche se per me non c&#039;è smarrimento a passare da Harry al Signore Oscuro (mi pare che in quei pochi casi in cui non c&#039;è il punto di vista di Harry ci sia pressochè sempre il suo), è un po&#039; come quando il lettore sa già che il protagonista è in pericolo e vorrebbe avvertirlo, personalmente non credo stoni poi tanto.

Il successo della Rowling me lo spiego facilmente, molto più di quello della Meyer, che a mio avviso scrive peggio della Troisi delle Cronache.
La Rowling ha saputo creare cose che per la maggior parte del pubblico erano profondamente innovative. Riesce a fare sembrare tutto reale e logico, quel &quot;ma allora i draghi esistono davvero&quot; di cui accennava Gamberetta secondo me qui si realizza, è stata abile ad intersecare mondo babbano e magico, e risulta credibile. Le motivazioni dei personaggi sono credibili, Lord Voldemort non è un supercattivo che vuole comquistare il mondo &quot;perchè sì&quot;, di fatto assomiglia più a Hitler che al Tiranno. C&#039;è il sense of wonder. Non saranno libri perfetti, ma sicuramente migliori di moltissimi altri.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vero. Gli ultimi 3 (o 4, non mi ricordo) li ho letti direttamente in inglese e meritano. Diventano più complessi sia come tematiche che come avvenimenti, e io personalmente trovo tutta la saga molto coinvolgente. Sì, i primi sembrano infantili, ma secondo me nemmeno la Rowling si aspettava un successo tale, si vede che non v&#8217;è un vero e proprio progetto unitario dietro creato fin dal primo libro (un esempio, nel primo il paese dove vivevano i genitori di Harry si chiamava Goldrick&#8217;s Hollow, e in seguito per esigenze di trama è diventato Godric&#8217;s Hollow..). Considerate le pressioni e le prospettive di guadagno avrebbe potuto scrivere molto peggio gli ultimi 4 libri (o almeno simili ai primi) e sapeva che sarebbero stati comprati lo stesso, invece gli ultimi sono decisamente i migliori.</p>
<p>Nusta ha già detto tutto sul punto di vista ^_^, anche se per me non c&#8217;è smarrimento a passare da Harry al Signore Oscuro (mi pare che in quei pochi casi in cui non c&#8217;è il punto di vista di Harry ci sia pressochè sempre il suo), è un po&#8217; come quando il lettore sa già che il protagonista è in pericolo e vorrebbe avvertirlo, personalmente non credo stoni poi tanto.</p>
<p>Il successo della Rowling me lo spiego facilmente, molto più di quello della Meyer, che a mio avviso scrive peggio della Troisi delle Cronache.<br />
La Rowling ha saputo creare cose che per la maggior parte del pubblico erano profondamente innovative. Riesce a fare sembrare tutto reale e logico, quel &#8220;ma allora i draghi esistono davvero&#8221; di cui accennava Gamberetta secondo me qui si realizza, è stata abile ad intersecare mondo babbano e magico, e risulta credibile. Le motivazioni dei personaggi sono credibili, Lord Voldemort non è un supercattivo che vuole comquistare il mondo &#8220;perchè sì&#8221;, di fatto assomiglia più a Hitler che al Tiranno. C&#8217;è il sense of wonder. Non saranno libri perfetti, ma sicuramente migliori di moltissimi altri.</p>
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	<item>
		<title>Di: Nusta</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/05/31/riassunto-delle-puntate-precedenti/comment-page-2/#comment-13177</link>
		<dc:creator>Nusta</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2009 19:01:50 +0000</pubDate>
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		<description>La Rowling usa perlopiù quella che nell&#039;articolo è chiamata &quot;terza persona limitata&quot;: il punto di vista è quello di Harry Potter per il 99% dei sette romanzi. Ci sono solo alcuni capitoli (tre o quattro contando l&#039;intera saga) in cui è adottato un altro punto di vista, quello del narratore onnisciente, ed in effetti è un po&#039; straniante per chi è abituato a stare &quot;sopra la spalla &quot; di Harry.
Sono capitoli in cui vengono mostrate scene a cui Harry non assiste e di cui resterà all&#039;oscuro per gran parte del romanzo; dato che per ogni libro c&#039;è almeno un mistero da svelare, ciò permette al lettore di avere più informazioni rispetto al protagonista.

Quanto alla storia in sé, non mi pare proprio il genere amato da te,  Gamberetta, però ti consiglio di non scartare l&#039;idea di leggerlo in inglese. Tieni anche conto che in ciascun libro Harry cresce di un anno e in proporzione crescono anche la complessità e la drammaticità della storia: non si trasforma certo in Arancia Meccanica, ma sono resi più espliciti alcuni temi, come la vendetta e la crudeltà, la sofferenza e la morte, che nel primo sono solo accennati.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La Rowling usa perlopiù quella che nell&#8217;articolo è chiamata &#8220;terza persona limitata&#8221;: il punto di vista è quello di Harry Potter per il 99% dei sette romanzi. Ci sono solo alcuni capitoli (tre o quattro contando l&#8217;intera saga) in cui è adottato un altro punto di vista, quello del narratore onnisciente, ed in effetti è un po&#8217; straniante per chi è abituato a stare &#8220;sopra la spalla &#8221; di Harry.<br />
Sono capitoli in cui vengono mostrate scene a cui Harry non assiste e di cui resterà all&#8217;oscuro per gran parte del romanzo; dato che per ogni libro c&#8217;è almeno un mistero da svelare, ciò permette al lettore di avere più informazioni rispetto al protagonista.</p>
<p>Quanto alla storia in sé, non mi pare proprio il genere amato da te,  Gamberetta, però ti consiglio di non scartare l&#8217;idea di leggerlo in inglese. Tieni anche conto che in ciascun libro Harry cresce di un anno e in proporzione crescono anche la complessità e la drammaticità della storia: non si trasforma certo in Arancia Meccanica, ma sono resi più espliciti alcuni temi, come la vendetta e la crudeltà, la sofferenza e la morte, che nel primo sono solo accennati.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Gamberetta</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/05/31/riassunto-delle-puntate-precedenti/comment-page-2/#comment-13159</link>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2009 13:25:33 +0000</pubDate>
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		<description>@Lodi. &lt;blockquote&gt;Mi chiedevo: cosa pensi di Harry Potter e della Rowling in generale? La vedi come un genio letterario o semplicemente come una scribacchina fortunata?&lt;/blockquote&gt;Ho letto il primo volume di Harry Potter quando avevo 13 o 14 anni, non ricordo più. Ma già allora mi era parso piuttosto infantile, tanto che non ho proseguito con la serie.
Per dare un giudizio sullo stile della Rowling dovrei rileggere il primo volume e leggere i volumi successivi (magari in inglese). Onestamente non ho voglia. Il primo non era brutto, ma personaggi, ambientazione, trama, niente era particolarmente interessante.&lt;blockquote&gt;Perciò mi domandavo: secondo te è giusto che loro la usino oppure è un errore come lo è per noi passare così bruscamente da un punto di vista all’altro? E allora in questo caso perché, e mi riferisco soprattutto alla Rowling, c’è stato un successo simile?&lt;/blockquote&gt;Come detto più volte: usare un punto di vista onnisciente non è un “errore”, è una scelta legittima. Tuttavia, specie scrivendo fantasy, secondo me non si ha alcun vantaggio e viceversa ci sono molti rischi (diminuzione di verosimiglianza, facilità di scivolare nell’infodump, facilità nella creazione di incongruenze). È come scrivere un racconto tutto al futuro anteriore in terza persona plurale: nessuno te lo vieta, ma perché imbarcarsi in un’impresa così difficile senza alcun guadagno? Lo stesso è per il punto di vista onnisciente: è più difficile da gestire di un punto di vista limitato e di guadagni in un fantasy (escluse varianti comico/parodistiche) non ce ne sono.
Per quanto riguarda il successo è un discorso senza uscita: il successo commerciale non è legato alla qualità del testo. La Meyer non diventa più brava di Swanwick solo perché ha venduto molto di più.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Lodi.<br />
<blockquote>Mi chiedevo: cosa pensi di Harry Potter e della Rowling in generale? La vedi come un genio letterario o semplicemente come una scribacchina fortunata?</p></blockquote>
<p>Ho letto il primo volume di Harry Potter quando avevo 13 o 14 anni, non ricordo più. Ma già allora mi era parso piuttosto infantile, tanto che non ho proseguito con la serie.<br />
Per dare un giudizio sullo stile della Rowling dovrei rileggere il primo volume e leggere i volumi successivi (magari in inglese). Onestamente non ho voglia. Il primo non era brutto, ma personaggi, ambientazione, trama, niente era particolarmente interessante.<br />
<blockquote>Perciò mi domandavo: secondo te è giusto che loro la usino oppure è un errore come lo è per noi passare così bruscamente da un punto di vista all’altro? E allora in questo caso perché, e mi riferisco soprattutto alla Rowling, c’è stato un successo simile?</p></blockquote>
<p>Come detto più volte: usare un punto di vista onnisciente non è un “errore”, è una scelta legittima. Tuttavia, specie scrivendo fantasy, secondo me non si ha alcun vantaggio e viceversa ci sono molti rischi (diminuzione di verosimiglianza, facilità di scivolare nell’infodump, facilità nella creazione di incongruenze). È come scrivere un racconto tutto al futuro anteriore in terza persona plurale: nessuno te lo vieta, ma perché imbarcarsi in un’impresa così difficile senza alcun guadagno? Lo stesso è per il punto di vista onnisciente: è più difficile da gestire di un punto di vista limitato e di guadagni in un fantasy (escluse varianti comico/parodistiche) non ce ne sono.<br />
Per quanto riguarda il successo è un discorso senza uscita: il successo commerciale non è legato alla qualità del testo. La Meyer non diventa più brava di Swanwick solo perché ha venduto molto di più.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Lodi</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/05/31/riassunto-delle-puntate-precedenti/comment-page-2/#comment-13153</link>
		<dc:creator>Lodi</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2009 08:13:01 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=790#comment-13153</guid>
		<description>@Gamberetta: Bell&#039;articolo, complimenti, scrivi bene e sono cose che per la maggior parte condivido.

Mi chiedevo: cosa pensi di Harry Potter e della Rowling in generale? La vedi come un genio letterario o semplicemente come una scribacchina fortunata?

Tengo a precisare che non te lo chiedo perché ho letto i suoi libri e sono un suo fan, anzi, dei suoi libri non ho letto che pochi paragrafi e solamente per pura curiosità &quot;tecnica&quot;; pittosto perché in quelli e in altri meno famosi ma considerati in egual modo semi-capolavori fantasy (come ad esempio le cronache di Narnia, di cui, lo stesso, non ho letto che pochi stralci) ho riscontrato l&#039;utilizzo della terza persona onniscente. 
Perciò mi domandavo: secondo te è giusto che loro la usino oppure è un errore come lo è per noi passare così bruscamente da un punto di vista all&#039;altro? E allora in questo caso perché, e mi riferisco soprattutto alla Rowling, c&#039;è stato un successo simile?

Ho dato un&#039;occhiata tra le recensioni e non mi è parso di vedere uno qualsiasi dei libri di Harry Potter. Sai, mi piacerebbe parecchio sapere cosa pensi a riguardo. Poiché come detto non ho letto la saga, in effetti non so se nei libri sono presenti altri tipi di errori, anche più gravi, come incongruenze pesanti o &quot;stronzate&quot;. Per questo mi piacerebbe conoscere un tuo parere sul perché di un tale successo e, magari, se non è chiedere troppo, anche leggere una recensione.

Spero di non aver riesumato un articolo troppo datato, ma rispetto ad Haruhi Suzumiya sembrava un posto più adatto dove postare.

Saluti :D</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Gamberetta: Bell&#8217;articolo, complimenti, scrivi bene e sono cose che per la maggior parte condivido.</p>
<p>Mi chiedevo: cosa pensi di Harry Potter e della Rowling in generale? La vedi come un genio letterario o semplicemente come una scribacchina fortunata?</p>
<p>Tengo a precisare che non te lo chiedo perché ho letto i suoi libri e sono un suo fan, anzi, dei suoi libri non ho letto che pochi paragrafi e solamente per pura curiosità &#8220;tecnica&#8221;; pittosto perché in quelli e in altri meno famosi ma considerati in egual modo semi-capolavori fantasy (come ad esempio le cronache di Narnia, di cui, lo stesso, non ho letto che pochi stralci) ho riscontrato l&#8217;utilizzo della terza persona onniscente.<br />
Perciò mi domandavo: secondo te è giusto che loro la usino oppure è un errore come lo è per noi passare così bruscamente da un punto di vista all&#8217;altro? E allora in questo caso perché, e mi riferisco soprattutto alla Rowling, c&#8217;è stato un successo simile?</p>
<p>Ho dato un&#8217;occhiata tra le recensioni e non mi è parso di vedere uno qualsiasi dei libri di Harry Potter. Sai, mi piacerebbe parecchio sapere cosa pensi a riguardo. Poiché come detto non ho letto la saga, in effetti non so se nei libri sono presenti altri tipi di errori, anche più gravi, come incongruenze pesanti o &#8220;stronzate&#8221;. Per questo mi piacerebbe conoscere un tuo parere sul perché di un tale successo e, magari, se non è chiedere troppo, anche leggere una recensione.</p>
<p>Spero di non aver riesumato un articolo troppo datato, ma rispetto ad Haruhi Suzumiya sembrava un posto più adatto dove postare.</p>
<p>Saluti :D</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Messer Scorfano</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/05/31/riassunto-delle-puntate-precedenti/comment-page-2/#comment-6690</link>
		<dc:creator>Messer Scorfano</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2009 22:58:30 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=790#comment-6690</guid>
		<description>Sugli imbrattacarte nostrani ci intendiamo perfettamente :) 
Se il fantasy fosse la storia del cinema noi saremmo a questi livelli:
http://www.youtube.com/watch?v=DpXV4g-kVVc

Le prescrizioni che vengono proposte valgono appunto come &#039;massime compositive&#039;, e proprio in tale funzione sono sacrosante nel fornire un buon punto di partenza agli aspiranti scrittori. 
Così ci intendiamo ;)

Questione Ghilardi/Strazzu/Troisi:
La peste degli scrittori incapaci è sempre esistita, ma oggi non esiste soltanto un problema di &#039;scolarizzazione&#039; degli esordienti, quanto una grave crisi del ruolo di promozione culturale che le case editrici dovrebbero ricoprire.
Essendo venuta a mancare la griglia di selezione che impediva alla spazzatura di arrivare in sala stampa, è decaduta anche l&#039;impronta esclusiva che gli editori davano alle proprie pubblicazioni: l&#039;attenzione al filone, l&#039;intransigenza critica, la promozione dei migliori autori finalizzata all&#039;accrescimento del gusto consapevole dei lettori.

Sono questi gli effetti del mercato a senso unico, ovvero dominato da una sola realtà imprenditoriale ;)  ...Sembra proprio che la pluralità della proposta sia un inconveniente per il cosiddetto liberismo (rivoltati nella tomba, Adam Smith).

Più che gli autori italiani è la concezione editoriale italiana ad avere il fiato corto... da lì si ingenera l&#039;effetto domino che impedisce ad una generazione di scrittori di crescere e di migliorarsi. Se manca l&#039;impulso a soddisfare &lt;em&gt;alti&lt;/em&gt; standard qualitativi, avremo sempre una letteratura svaccata come quella attuale (e no, non parlo soltanto del &lt;em&gt;fantasy&lt;/em&gt;).

Detto questo, spero vivamente che qualcuno cominci davvero a prendere sul serio il messaggio che mandi su questo sito, Gamberetta.
Il miglior impulso che uno scrittore può ricevere oggigiorno proviene dalla propria coscienza e dalla propria capacità di mettersi in discussione... certo mi pare drammatico che debbano essere dei lettori a fare il lavoro dei correttori di bozze.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sugli imbrattacarte nostrani ci intendiamo perfettamente :)<br />
Se il fantasy fosse la storia del cinema noi saremmo a questi livelli:<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=DpXV4g-kVVc" rel="nofollow">http://www.youtube.com/watch?v=DpXV4g-kVVc</a></p>
<p>Le prescrizioni che vengono proposte valgono appunto come &#8216;massime compositive&#8217;, e proprio in tale funzione sono sacrosante nel fornire un buon punto di partenza agli aspiranti scrittori.<br />
Così ci intendiamo ;)</p>
<p>Questione Ghilardi/Strazzu/Troisi:<br />
La peste degli scrittori incapaci è sempre esistita, ma oggi non esiste soltanto un problema di &#8217;scolarizzazione&#8217; degli esordienti, quanto una grave crisi del ruolo di promozione culturale che le case editrici dovrebbero ricoprire.<br />
Essendo venuta a mancare la griglia di selezione che impediva alla spazzatura di arrivare in sala stampa, è decaduta anche l&#8217;impronta esclusiva che gli editori davano alle proprie pubblicazioni: l&#8217;attenzione al filone, l&#8217;intransigenza critica, la promozione dei migliori autori finalizzata all&#8217;accrescimento del gusto consapevole dei lettori.</p>
<p>Sono questi gli effetti del mercato a senso unico, ovvero dominato da una sola realtà imprenditoriale ;)  &#8230;Sembra proprio che la pluralità della proposta sia un inconveniente per il cosiddetto liberismo (rivoltati nella tomba, Adam Smith).</p>
<p>Più che gli autori italiani è la concezione editoriale italiana ad avere il fiato corto&#8230; da lì si ingenera l&#8217;effetto domino che impedisce ad una generazione di scrittori di crescere e di migliorarsi. Se manca l&#8217;impulso a soddisfare <em>alti</em> standard qualitativi, avremo sempre una letteratura svaccata come quella attuale (e no, non parlo soltanto del <em>fantasy</em>).</p>
<p>Detto questo, spero vivamente che qualcuno cominci davvero a prendere sul serio il messaggio che mandi su questo sito, Gamberetta.<br />
Il miglior impulso che uno scrittore può ricevere oggigiorno proviene dalla propria coscienza e dalla propria capacità di mettersi in discussione&#8230; certo mi pare drammatico che debbano essere dei lettori a fare il lavoro dei correttori di bozze.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Gamberetta</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/05/31/riassunto-delle-puntate-precedenti/comment-page-2/#comment-6582</link>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2009 22:15:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=790#comment-6582</guid>
		<description>@Messer Scorfano. Non ci capiamo. Ribadisco: non stiamo parlando di teoria dell’arte narrativa, stiamo parlando di consigli pratici e facilmente applicabili che permettono più o meno a chiunque di scrivere in maniera scorrevole.
Molto di quello che dici non è sbagliato, ma non è utile. È utile dire: mantieni sempre lo stesso punto di vista in una scena. Meno utile dire: be’, sì, è una buona idea mantenere sempre lo stesso punto di vista, però Tizio lo cambia sempre ed è tanto bravo e in fondo anche Caio, e sappiamo tutti quanto valga Caio!, spesso contraddice questa regola.
E perciò uno cosa deve fare? Continuerà a scrivere come prima, credendo che tanto una cosa vale l’altra. Che se a lui piace e alla mamma piace allora va bene così.
&lt;b&gt;Non va bene così.&lt;/b&gt; Io continuo a leggere fantasy italiani (pubblicati e non) molto spesso orribili per la semplice mancanza delle più basilari conoscenze tecniche – peggio, ogni tanto tali conoscenze ci sono ma l’autore crede che lui sia superiore, sia il Tolstoj di turno.
Comincino ad apparire 100 romanzi scritti in maniera standard ma leggibile, poi si potrà discutere di quando è il caso soprassedere rispetto a certe collaudate convenzioni.
Stiamo discutendo appunto di gente del livello di Troisi, Strazzulla, Ghirardi &amp; soci. E questi sono quelli &lt;i&gt;bravi(sic)&lt;/i&gt; quelli che comunque sono pubblicati. Dietro non ci sono geni incompresi, troppo spesso c’è gente ancora più scarsa (purtroppo è vero)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Messer Scorfano. Non ci capiamo. Ribadisco: non stiamo parlando di teoria dell’arte narrativa, stiamo parlando di consigli pratici e facilmente applicabili che permettono più o meno a chiunque di scrivere in maniera scorrevole.<br />
Molto di quello che dici non è sbagliato, ma non è utile. È utile dire: mantieni sempre lo stesso punto di vista in una scena. Meno utile dire: be’, sì, è una buona idea mantenere sempre lo stesso punto di vista, però Tizio lo cambia sempre ed è tanto bravo e in fondo anche Caio, e sappiamo tutti quanto valga Caio!, spesso contraddice questa regola.<br />
E perciò uno cosa deve fare? Continuerà a scrivere come prima, credendo che tanto una cosa vale l’altra. Che se a lui piace e alla mamma piace allora va bene così.<br />
<b>Non va bene così.</b> Io continuo a leggere fantasy italiani (pubblicati e non) molto spesso orribili per la semplice mancanza delle più basilari conoscenze tecniche – peggio, ogni tanto tali conoscenze ci sono ma l’autore crede che lui sia superiore, sia il Tolstoj di turno.<br />
Comincino ad apparire 100 romanzi scritti in maniera standard ma leggibile, poi si potrà discutere di quando è il caso soprassedere rispetto a certe collaudate convenzioni.<br />
Stiamo discutendo appunto di gente del livello di Troisi, Strazzulla, Ghirardi &#038; soci. E questi sono quelli <i>bravi(sic)</i> quelli che comunque sono pubblicati. Dietro non ci sono geni incompresi, troppo spesso c’è gente ancora più scarsa (purtroppo è vero)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Messer Scorfano</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/05/31/riassunto-delle-puntate-precedenti/comment-page-2/#comment-6573</link>
		<dc:creator>Messer Scorfano</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2009 17:02:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=790#comment-6573</guid>
		<description>:) Mah... Una cesura così netta tra &#039;Arte&#039; e &#039;arte&#039; convalida la perniciosa distinzione tra &#039;letteratura&#039; e &#039;paraletteratura&#039; che, oltre ad essere intellettualmente miope (lo dico in senso generale, non sto rivolgendo una critica specifica a te), fallisce pure nel classificare i lavori situati nell&#039;area grigia tra le due categorie (penso alle opere di Borges e a Bulgakov, ad esempio, o anche a un &lt;em&gt;fantasy&lt;/em&gt; molto letterario come quello di Mervyn Peake... ma potremmo citare diversi altri autori che hanno scritto &#039;letteratura di genere&#039; con ponderose inserzioni &#039;autoriali&#039;).

Poichè il registro fantastico si addice a veicolare concetti elevati almeno quanto la narrativa &#039;d&#039;elezione&#039;, non c&#039;è alcun motivo per aderire ad un dogma stilistico così stretto - a meno di non considerare il criterio di vendibilità come argomento decisivo. ;)))
Esistono autori di SF/&lt;em&gt;fantasy&lt;/em&gt; che di idee al lettore ne trasmettono parecchie (vedi Frank Herbert e Gene Wolfe, ad esempio, o il succitato Zelazny), senza per questo risultare noiosi o pedanti... poi, naturalmente, ci sono quelli che provano a trasmettere idee e risultano pesanti come un&#039;incudine sulle gonadi. Tutto sta nel modo in cui queste idee si veicolano, non nelle distinzioni manichee tra &#039;letteratura di genere&#039; e &#039;&lt;em&gt;literary fiction&lt;/em&gt;&#039;, visto che molto spesso la differenza non è così adamantina come sembra.
Non esiste il discrimine tra letteratura &#039;terra terra&#039; e letteratura &#039;alta&#039;: esistono &#039;buoni autori&#039; e &#039;cattivi autori&#039;, così come in musica esistono &#039;maestri&#039; e &#039;mestieranti&#039; (parola di John Zorn ;) ).

Non si tratta nemmeno di &lt;em&gt;imitare&lt;/em&gt; i classici (anche se Faulkner non si faceva problemi a consigliare ai giovani scrittori di copiare a mani basse lo stile dei loro modelli ;))) ), quanto di attingere ad essi per ricavarne alcune norme di buona scrittura... o, al limite, delle suggestioni.
Nessuno parla di imitare lo stile di Melville o Tolstoj, così come non si discute il problema se sia il caso di imitare lo stile di King o di Scott Card. 
Prima di tutto bisogna essere scrittori, non &#039;&lt;em&gt;scrittori fantasy&lt;/em&gt;&#039; : abbiamo un bagaglio di opere molto più ampio da cui prendere lezioni, perchè dovremmo incrociare le braccia e dichiarare &quot;prima di Tolkien il vuoto&quot; quando il registro fantastico è parte integrante di tutta la letteratura?
Della serie: &quot;Io non leggo gli autori russi perchè hanno una prosa troppo paludata nella narrazione onnisciente e dunque sono cattivi autori, buoni solo per qualche vecchio barbogio&quot;.

Posso anche concordare sul fatto che &lt;em&gt;alcuni&lt;/em&gt; classici siano considerati tali solo per sciovinismo accademico, ma come argomento a difesa del dogma che promuovi la trovo alquanto debole, nè mi offre delucidazioni sul fatto che molti autori, pur non perseguendo in modo ferreo le regole che esponi, siano considerati dei maestri della letteratura. Saranno tutti raccomandati? ;)  Cavolo, in base ai principi di Scott Card &amp; Co. bisognerebbe tagliare metà di Moby Dick! E che ne dici della Divina Commedia, strapiena di inforigurgiti? ;) 
Alcune prescrizioni del modello che hai assunto sono sacrosante, ed è da lì che si può fondare un discorso generale per l&#039;approccio alla composizione letteraria - altre semplicemente pertengono ad un principio valido in alcuni casi e senz&#039;altro utile agli esordienti, ma che non può essere assunto a dogma universale. 
E&#039; anche vero che tra i classici esistano degli impostori, ma sventuratamente per loro la storia fa quasi sempre giustizia dei modelli più deteriori (voglio proprio vedere chi leggerà gli autori del Nouveau Roman o del Gruppo 63 tra cent&#039;anni...). 


Altra cosa (oddìo, temo che questa ti farà &lt;em&gt;davvero&lt;/em&gt; arrabbiare, me ne scuso fin da adesso): anche i libri di &quot;composizione/scrittura creativa/consigli-per-scrivere-bene/eccetera&quot; risentono del &lt;em&gt;milieu&lt;/em&gt; culturale in cui sono maturati. 
Una buona parte della letteratura americana del &#039;900 si conforma ai principi di composizione narrativa formulati da Scott Card e King (e da altri autori prima di loro - uno dei primi ad inaugurare la serie fu William Strunk con &#039;The Elements of Style&#039;): il problema è che buona parte della letteratura europea (classica e moderna) non può esservi assimilata, pur condividendone alcune istanze fondamentali (essenzialità, cura nella scelta dei termini, uniformità del POV, rispetto dell&#039;unità di azione). Che facciamo, buttiamo tutto nel cassonetto? :) 
Con questo non affermo che la letteratura americana sia degenere, modaiola o quant&#039;altro: ha semplicemente coniato un proprio paradigma di scrittura, esattamente come ha fatto quella europea (e come fa ogni altro tipo di letteratura geograficamente connotabile).

Da segnalare anche che usi tali principi di composizione in modo ambivalente: da una parte vengono eletti a modello univoco per tutta la letteratura, dall&#039;altra invochi la loro referenzialità esclusiva alla &#039;letteratura di genere&#039;. Ma non erano ben distinte? ;)

Insomma, certe posizioni forti sarebbero da smorzare un tantino, e quantomeno da contestualizzare. 
Nessuno vuole affermare che gli inforigurgiti siano un legittimo strumento letterario, che si possa scrivere senza conoscere la sintassi, che il narratore debba ad ogni costo essere onnisciente o che Troisi/Rocca/Strazzulla sia uno scrittore capace, ma solo che parte di quel &#039;dogma universale&#039; che secondo alcuni presiede alla creazione letteraria dovrebbe essere ridotta a &#039;massima compositiva&#039; ad uso dell&#039;aspirante scrittore, in modo da impedirgli di sperticarsi con strumenti stilistici al di sopra delle sue capacità.
In questo modo si otterrebbe di rimarcare il carattere pragmatico di quelle prescrizioni, piuttosto che esaltarne la loro presunta onnipervasività (la quale, sia detto, non trova riscontro nella storia della letteratura d&#039;autore).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>:) Mah&#8230; Una cesura così netta tra &#8216;Arte&#8217; e &#8216;arte&#8217; convalida la perniciosa distinzione tra &#8216;letteratura&#8217; e &#8216;paraletteratura&#8217; che, oltre ad essere intellettualmente miope (lo dico in senso generale, non sto rivolgendo una critica specifica a te), fallisce pure nel classificare i lavori situati nell&#8217;area grigia tra le due categorie (penso alle opere di Borges e a Bulgakov, ad esempio, o anche a un <em>fantasy</em> molto letterario come quello di Mervyn Peake&#8230; ma potremmo citare diversi altri autori che hanno scritto &#8216;letteratura di genere&#8217; con ponderose inserzioni &#8216;autoriali&#8217;).</p>
<p>Poichè il registro fantastico si addice a veicolare concetti elevati almeno quanto la narrativa &#8216;d&#8217;elezione&#8217;, non c&#8217;è alcun motivo per aderire ad un dogma stilistico così stretto &#8211; a meno di non considerare il criterio di vendibilità come argomento decisivo. ;)))<br />
Esistono autori di SF/<em>fantasy</em> che di idee al lettore ne trasmettono parecchie (vedi Frank Herbert e Gene Wolfe, ad esempio, o il succitato Zelazny), senza per questo risultare noiosi o pedanti&#8230; poi, naturalmente, ci sono quelli che provano a trasmettere idee e risultano pesanti come un&#8217;incudine sulle gonadi. Tutto sta nel modo in cui queste idee si veicolano, non nelle distinzioni manichee tra &#8216;letteratura di genere&#8217; e &#8216;<em>literary fiction</em>&#8216;, visto che molto spesso la differenza non è così adamantina come sembra.<br />
Non esiste il discrimine tra letteratura &#8216;terra terra&#8217; e letteratura &#8216;alta&#8217;: esistono &#8216;buoni autori&#8217; e &#8216;cattivi autori&#8217;, così come in musica esistono &#8216;maestri&#8217; e &#8216;mestieranti&#8217; (parola di John Zorn ;) ).</p>
<p>Non si tratta nemmeno di <em>imitare</em> i classici (anche se Faulkner non si faceva problemi a consigliare ai giovani scrittori di copiare a mani basse lo stile dei loro modelli ;))) ), quanto di attingere ad essi per ricavarne alcune norme di buona scrittura&#8230; o, al limite, delle suggestioni.<br />
Nessuno parla di imitare lo stile di Melville o Tolstoj, così come non si discute il problema se sia il caso di imitare lo stile di King o di Scott Card.<br />
Prima di tutto bisogna essere scrittori, non &#8216;<em>scrittori fantasy</em>&#8216; : abbiamo un bagaglio di opere molto più ampio da cui prendere lezioni, perchè dovremmo incrociare le braccia e dichiarare &#8220;prima di Tolkien il vuoto&#8221; quando il registro fantastico è parte integrante di tutta la letteratura?<br />
Della serie: &#8220;Io non leggo gli autori russi perchè hanno una prosa troppo paludata nella narrazione onnisciente e dunque sono cattivi autori, buoni solo per qualche vecchio barbogio&#8221;.</p>
<p>Posso anche concordare sul fatto che <em>alcuni</em> classici siano considerati tali solo per sciovinismo accademico, ma come argomento a difesa del dogma che promuovi la trovo alquanto debole, nè mi offre delucidazioni sul fatto che molti autori, pur non perseguendo in modo ferreo le regole che esponi, siano considerati dei maestri della letteratura. Saranno tutti raccomandati? ;)  Cavolo, in base ai principi di Scott Card &amp; Co. bisognerebbe tagliare metà di Moby Dick! E che ne dici della Divina Commedia, strapiena di inforigurgiti? ;)<br />
Alcune prescrizioni del modello che hai assunto sono sacrosante, ed è da lì che si può fondare un discorso generale per l&#8217;approccio alla composizione letteraria &#8211; altre semplicemente pertengono ad un principio valido in alcuni casi e senz&#8217;altro utile agli esordienti, ma che non può essere assunto a dogma universale.<br />
E&#8217; anche vero che tra i classici esistano degli impostori, ma sventuratamente per loro la storia fa quasi sempre giustizia dei modelli più deteriori (voglio proprio vedere chi leggerà gli autori del Nouveau Roman o del Gruppo 63 tra cent&#8217;anni&#8230;). </p>
<p>Altra cosa (oddìo, temo che questa ti farà <em>davvero</em> arrabbiare, me ne scuso fin da adesso): anche i libri di &#8220;composizione/scrittura creativa/consigli-per-scrivere-bene/eccetera&#8221; risentono del <em>milieu</em> culturale in cui sono maturati.<br />
Una buona parte della letteratura americana del &#8216;900 si conforma ai principi di composizione narrativa formulati da Scott Card e King (e da altri autori prima di loro &#8211; uno dei primi ad inaugurare la serie fu William Strunk con &#8216;The Elements of Style&#8217;): il problema è che buona parte della letteratura europea (classica e moderna) non può esservi assimilata, pur condividendone alcune istanze fondamentali (essenzialità, cura nella scelta dei termini, uniformità del POV, rispetto dell&#8217;unità di azione). Che facciamo, buttiamo tutto nel cassonetto? :)<br />
Con questo non affermo che la letteratura americana sia degenere, modaiola o quant&#8217;altro: ha semplicemente coniato un proprio paradigma di scrittura, esattamente come ha fatto quella europea (e come fa ogni altro tipo di letteratura geograficamente connotabile).</p>
<p>Da segnalare anche che usi tali principi di composizione in modo ambivalente: da una parte vengono eletti a modello univoco per tutta la letteratura, dall&#8217;altra invochi la loro referenzialità esclusiva alla &#8216;letteratura di genere&#8217;. Ma non erano ben distinte? ;)</p>
<p>Insomma, certe posizioni forti sarebbero da smorzare un tantino, e quantomeno da contestualizzare.<br />
Nessuno vuole affermare che gli inforigurgiti siano un legittimo strumento letterario, che si possa scrivere senza conoscere la sintassi, che il narratore debba ad ogni costo essere onnisciente o che Troisi/Rocca/Strazzulla sia uno scrittore capace, ma solo che parte di quel &#8216;dogma universale&#8217; che secondo alcuni presiede alla creazione letteraria dovrebbe essere ridotta a &#8216;massima compositiva&#8217; ad uso dell&#8217;aspirante scrittore, in modo da impedirgli di sperticarsi con strumenti stilistici al di sopra delle sue capacità.<br />
In questo modo si otterrebbe di rimarcare il carattere pragmatico di quelle prescrizioni, piuttosto che esaltarne la loro presunta onnipervasività (la quale, sia detto, non trova riscontro nella storia della letteratura d&#8217;autore).</p>
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	<item>
		<title>Di: Gamberetta</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/05/31/riassunto-delle-puntate-precedenti/comment-page-2/#comment-6534</link>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 15:54:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=790#comment-6534</guid>
		<description>@Messer Scorfano. No. Se scrivi narrativa di genere devi mostrare, riservando il raccontare solo ad ambiti minimi. E sì, un sacco di “classici” sono tali &lt;i&gt;nonostante&lt;/i&gt; la scarsa preparazione tecnica degli autori (e comunque molti “classici” sono tali solo per moda, non certo perché opere di chissà quale valore).
Parliamoci chiaro: come ripeto spesso, se tu hai la fantasia di Lovecraft puoi anche fregartene di un sacco di dettagli, il problema è che tu &lt;b&gt;non&lt;/b&gt; hai la fantasia di Lovecraft (e non solo tu, l’hanno in pochissimi, del tipo che si contano sulla punta delle dita di una mano sola – tenendo conto di tutti gli scrittori del mondo).
Qui non stiamo discutendo di Arte con la ‘A’ maiuscola, stiamo parlando di &lt;i&gt;scrivere fantasy&lt;/i&gt; un’attività molto specifica e per un certo verso “terra terra”. Non devi imitare Melville o Tolstoj, devi riuscire a trasmettere in maniera efficace poche idee al lettore (sempre se ne hai).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Messer Scorfano. No. Se scrivi narrativa di genere devi mostrare, riservando il raccontare solo ad ambiti minimi. E sì, un sacco di “classici” sono tali <i>nonostante</i> la scarsa preparazione tecnica degli autori (e comunque molti “classici” sono tali solo per moda, non certo perché opere di chissà quale valore).<br />
Parliamoci chiaro: come ripeto spesso, se tu hai la fantasia di Lovecraft puoi anche fregartene di un sacco di dettagli, il problema è che tu <b>non</b> hai la fantasia di Lovecraft (e non solo tu, l’hanno in pochissimi, del tipo che si contano sulla punta delle dita di una mano sola – tenendo conto di tutti gli scrittori del mondo).<br />
Qui non stiamo discutendo di Arte con la ‘A’ maiuscola, stiamo parlando di <i>scrivere fantasy</i> un’attività molto specifica e per un certo verso “terra terra”. Non devi imitare Melville o Tolstoj, devi riuscire a trasmettere in maniera efficace poche idee al lettore (sempre se ne hai).</p>
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		<title>Di: Messer Scorfano</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/05/31/riassunto-delle-puntate-precedenti/comment-page-2/#comment-6532</link>
		<dc:creator>Messer Scorfano</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 15:05:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=790#comment-6532</guid>
		<description>Beh, &#039;funzionale allo scopo&#039; non è esattamente comparabile allo &#039;show, don&#039;t tell&#039; di anglosassone estrazione ;) 

Zelazny ad esempio è uno che racconta tanto almeno quanto mostra, e così (tanto per fare paragoni illustri) Tolstoj e Melville sono dei grandi &quot;raccontatori&quot;, oltre che prolissi paesaggisti ;) 

Tuttavia il raccontare di questi autori non è mai deleterio nè risulta stucchevole al lettore, anche perchè interpolato da parti in cui prevale l&#039;immediatezza dell&#039;azione... ma ciò non significa che Tolstoj e Melville siano dei grandi scrittori &lt;em&gt;nonostante&lt;/em&gt; le loro parentesi speculativo/letterarie o i loro squarci lirici.

Il paradigma &#039;mostrare senza raccontare&#039; viene promosso da chi invoca la totale assenza di mediazione tra il lettore e l&#039;autore, ma la fruizione più immediata non è di per sè sinonimo di &#039;buona letteratura&#039;. Vi sono dozzine di libri modaioli che seguono in modo pedestre i comuni precetti di composizione e di scrittura creativa, mentre un buon numero di classici della letteratura si mostra impervio ad essi: forse che avrebbero potuto essere ancora più classici se avessero avuto tra le mani i compendi di Scott Card e di King? ;)

 ...Nè è vero che la &lt;em&gt;literary fiction&lt;/em&gt; si occupi della forma e dei giochi di parole più che del contenuto, visto che la forma è &lt;em&gt;essa stessa&lt;/em&gt; contenuto (prova a immaginare una riscrittura dell&#039;Ulisse di Joyce in forma di best-seller alla Wilbur Smith e avrai perso i tre quarti del significato dell&#039;opera). Il che non significa, ovviamente, che il contenuto si esaurisca nella forma ;)

&lt;em&gt;Personalmente&lt;/em&gt; credo che il mostrare e il raccontare siano ingredienti da saper miscelare alla bisogna: certo a volte è necessario fare a meno dell&#039;uno o dell&#039;altro, a seconda del piatto che stiamo cucinando. 
Il vero problema del raccontare è che bisogna saperlo fare con cognizione: il raccontato non deve sovrapporsi al mostrato in modo da ingenerare confusione nel lettore, deve essere pertinente alla storia, e lo scrittore deve essere consapevole del fatto che ogni volta che si sposta dal piano descrittivo a quello extradiegetico si produce una scissione nell&#039;andamento narrativo (e di conseguenza nell&#039;attenzione del lettore). Ecco, il saper fondare una continuità tra i due piani è la vera cifra di un buon scrittore... e soprattutto sapere &lt;em&gt;quando&lt;/em&gt; fondarla, in modo da non frammentare l&#039;unità d&#039;azione delle sequenza narrative.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Beh, &#8216;funzionale allo scopo&#8217; non è esattamente comparabile allo &#8217;show, don&#8217;t tell&#8217; di anglosassone estrazione ;) </p>
<p>Zelazny ad esempio è uno che racconta tanto almeno quanto mostra, e così (tanto per fare paragoni illustri) Tolstoj e Melville sono dei grandi &#8220;raccontatori&#8221;, oltre che prolissi paesaggisti ;) </p>
<p>Tuttavia il raccontare di questi autori non è mai deleterio nè risulta stucchevole al lettore, anche perchè interpolato da parti in cui prevale l&#8217;immediatezza dell&#8217;azione&#8230; ma ciò non significa che Tolstoj e Melville siano dei grandi scrittori <em>nonostante</em> le loro parentesi speculativo/letterarie o i loro squarci lirici.</p>
<p>Il paradigma &#8216;mostrare senza raccontare&#8217; viene promosso da chi invoca la totale assenza di mediazione tra il lettore e l&#8217;autore, ma la fruizione più immediata non è di per sè sinonimo di &#8216;buona letteratura&#8217;. Vi sono dozzine di libri modaioli che seguono in modo pedestre i comuni precetti di composizione e di scrittura creativa, mentre un buon numero di classici della letteratura si mostra impervio ad essi: forse che avrebbero potuto essere ancora più classici se avessero avuto tra le mani i compendi di Scott Card e di King? ;)</p>
<p> &#8230;Nè è vero che la <em>literary fiction</em> si occupi della forma e dei giochi di parole più che del contenuto, visto che la forma è <em>essa stessa</em> contenuto (prova a immaginare una riscrittura dell&#8217;Ulisse di Joyce in forma di best-seller alla Wilbur Smith e avrai perso i tre quarti del significato dell&#8217;opera). Il che non significa, ovviamente, che il contenuto si esaurisca nella forma ;)</p>
<p><em>Personalmente</em> credo che il mostrare e il raccontare siano ingredienti da saper miscelare alla bisogna: certo a volte è necessario fare a meno dell&#8217;uno o dell&#8217;altro, a seconda del piatto che stiamo cucinando.<br />
Il vero problema del raccontare è che bisogna saperlo fare con cognizione: il raccontato non deve sovrapporsi al mostrato in modo da ingenerare confusione nel lettore, deve essere pertinente alla storia, e lo scrittore deve essere consapevole del fatto che ogni volta che si sposta dal piano descrittivo a quello extradiegetico si produce una scissione nell&#8217;andamento narrativo (e di conseguenza nell&#8217;attenzione del lettore). Ecco, il saper fondare una continuità tra i due piani è la vera cifra di un buon scrittore&#8230; e soprattutto sapere <em>quando</em> fondarla, in modo da non frammentare l&#8217;unità d&#8217;azione delle sequenza narrative.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Gamberetta</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/05/31/riassunto-delle-puntate-precedenti/comment-page-2/#comment-6339</link>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Feb 2009 17:35:44 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=790#comment-6339</guid>
		<description>@zora. Bella citazione. Molti credono che i concetti esposti in quest’articolo siano frutto, magari degenere, della “modernità” ma non è sempre così. Certi concetti hanno accompagnato la (buona) narrativa da tempo immemorabile.
Per esempio l’idea che la prosa debba essere funzionale allo scopo che ci si propone e non genericamente bella in sé era già propugnata da Orazio nell’Epistola ai Pisoni, 2.000 anni fa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@zora. Bella citazione. Molti credono che i concetti esposti in quest’articolo siano frutto, magari degenere, della “modernità” ma non è sempre così. Certi concetti hanno accompagnato la (buona) narrativa da tempo immemorabile.<br />
Per esempio l’idea che la prosa debba essere funzionale allo scopo che ci si propone e non genericamente bella in sé era già propugnata da Orazio nell’Epistola ai Pisoni, 2.000 anni fa.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: zora</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/05/31/riassunto-delle-puntate-precedenti/comment-page-2/#comment-6327</link>
		<dc:creator>zora</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Feb 2009 21:41:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=790#comment-6327</guid>
		<description>Arrivo con un commento ritardatario, ma lo scrivo qui perchè è pertinente con questo articolo, anche se è un argomento che spunta fuori spesso. 
Ho trovato un&#039;ulteriore conferma del famigerato &quot;Show, don&#039;t tell&quot;. Era un motto già valido ( a quanto pare) 300 anni fa, e non dietro l&#039;angolo, ma in Giappone!
Questo è il pensiero di Chikamatsu Monzaemon (scrittore famoso soprattutto per i testi teatrali):
Il pathos per me è una questione di contenimento. La commozione nasce quando tutti gli elementi dell&#039;arte sono controllati dal ritegno; più forti e più ferme sono la melodia e le parole, più dolorosa sarà l&#039;impressione creata. Per questo motivo quando si dice che qualcosa di triste è triste, si perdono le implicazioni e, infine, anche l&#039;effetto di tristezza sarà minimo. Non è importante dire che una cosa è &quot;triste&quot; ma è importante che sia triste in se stessa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Arrivo con un commento ritardatario, ma lo scrivo qui perchè è pertinente con questo articolo, anche se è un argomento che spunta fuori spesso.<br />
Ho trovato un&#8217;ulteriore conferma del famigerato &#8220;Show, don&#8217;t tell&#8221;. Era un motto già valido ( a quanto pare) 300 anni fa, e non dietro l&#8217;angolo, ma in Giappone!<br />
Questo è il pensiero di Chikamatsu Monzaemon (scrittore famoso soprattutto per i testi teatrali):<br />
Il pathos per me è una questione di contenimento. La commozione nasce quando tutti gli elementi dell&#8217;arte sono controllati dal ritegno; più forti e più ferme sono la melodia e le parole, più dolorosa sarà l&#8217;impressione creata. Per questo motivo quando si dice che qualcosa di triste è triste, si perdono le implicazioni e, infine, anche l&#8217;effetto di tristezza sarà minimo. Non è importante dire che una cosa è &#8220;triste&#8221; ma è importante che sia triste in se stessa.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: AFANEAR &#187; verso un disegno ~ 2, parte due</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/05/31/riassunto-delle-puntate-precedenti/comment-page-2/#comment-4648</link>
		<dc:creator>AFANEAR &#187; verso un disegno ~ 2, parte due</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Oct 2008 09:51:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=790#comment-4648</guid>
		<description>[...] letto la bella guida per la scrittura di genere di gamberetta, voglio inserire in questa tabellina anche i libri sui viaggi nel tempo che cita lei. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] letto la bella guida per la scrittura di genere di gamberetta, voglio inserire in questa tabellina anche i libri sui viaggi nel tempo che cita lei. [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Angra</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/05/31/riassunto-delle-puntate-precedenti/comment-page-2/#comment-4180</link>
		<dc:creator>Angra</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Sep 2008 05:32:19 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=790#comment-4180</guid>
		<description>C&#039;è anche &quot;Smettetela di piangervi addosso: scrivete un best seller&quot; di Renato Di Lorenzo, edizioni Gribaudo. Lo trovi &lt;a href=&quot;http://www.ibs.it/code/9788879061919/di-lorenzo-renato/smettetela-piangervi-addosso&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;qui su IBS&lt;/a&gt; 6,90 euro.

Sto finendo di leggerlo, e l&#039;ho trovato molto completo e concreto. Potrebbe far storcere il naso agli aspiranti Artisti, ma tanto a quelli fa storcere il naso qualsiasi cosa diversa da &quot;non ci sono regole, non si può imbrigliare l&#039;Arte!&quot;

E&#039; orientato a scrivere opere di narrativa che siano godibili dal maggior numero possibile di persone, incluse quelle colte e intelligenti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è anche &#8220;Smettetela di piangervi addosso: scrivete un best seller&#8221; di Renato Di Lorenzo, edizioni Gribaudo. Lo trovi <a href="http://www.ibs.it/code/9788879061919/di-lorenzo-renato/smettetela-piangervi-addosso" rel="nofollow">qui su IBS</a> 6,90 euro.</p>
<p>Sto finendo di leggerlo, e l&#8217;ho trovato molto completo e concreto. Potrebbe far storcere il naso agli aspiranti Artisti, ma tanto a quelli fa storcere il naso qualsiasi cosa diversa da &#8220;non ci sono regole, non si può imbrigliare l&#8217;Arte!&#8221;</p>
<p>E&#8217; orientato a scrivere opere di narrativa che siano godibili dal maggior numero possibile di persone, incluse quelle colte e intelligenti.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Gamberetta</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/05/31/riassunto-delle-puntate-precedenti/comment-page-2/#comment-4179</link>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Sep 2008 22:01:19 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=790#comment-4179</guid>
		<description>Tra King e Twain, prendi King. Twain è divertente e interessante, ma sono davvero poche pagine, a 9 euro è caro come il fuoco.
D’altra parte il testo di King si trova su emule in italiano senza problemi, perciò puoi pensare di scaricare King e comprare Twain.

Detto ciò, né il testo di King né quello di Twain entrano in particolare dettaglio riguardo le tecniche di scrittura.
Se non hai problemi con l’inglese, scarica/ordina da Amazon &lt;i&gt;Worlds of Wonder&lt;/i&gt;, altrimenti potresti rivolgerti a &lt;i&gt;Il prontuario dello scrittore&lt;/i&gt; di Franco Forte. Forte non è Gerrold né Scott Card ma è meglio che niente, a 10 euro hai un ottimo rapporto prezzo/consigli utili.

P.S. &lt;a href=&quot;http://snodquad.iobloggo.com/archive.php?eid=39&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;Qui&lt;/a&gt; puoi trovare una traduzione delle regole della narrativa di Twain.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tra King e Twain, prendi King. Twain è divertente e interessante, ma sono davvero poche pagine, a 9 euro è caro come il fuoco.<br />
D’altra parte il testo di King si trova su emule in italiano senza problemi, perciò puoi pensare di scaricare King e comprare Twain.</p>
<p>Detto ciò, né il testo di King né quello di Twain entrano in particolare dettaglio riguardo le tecniche di scrittura.<br />
Se non hai problemi con l’inglese, scarica/ordina da Amazon <i>Worlds of Wonder</i>, altrimenti potresti rivolgerti a <i>Il prontuario dello scrittore</i> di Franco Forte. Forte non è Gerrold né Scott Card ma è meglio che niente, a 10 euro hai un ottimo rapporto prezzo/consigli utili.</p>
<p>P.S. <a href="http://snodquad.iobloggo.com/archive.php?eid=39" rel="nofollow">Qui</a> puoi trovare una traduzione delle regole della narrativa di Twain.</p>
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	<item>
		<title>Di: GiD</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/05/31/riassunto-delle-puntate-precedenti/comment-page-2/#comment-4177</link>
		<dc:creator>GiD</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Sep 2008 17:31:31 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=790#comment-4177</guid>
		<description>@ Gamberetta

Voglio comprare uno dei saggi che hai citato, ma solo uno perché sono a corto di soldi. Quale mi consigli tra quello di King e quello di Twain? Mi interessa sapere quale dei due è più completo dal punto di vista delle tecniche di scrittura.
Grazie.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Gamberetta</p>
<p>Voglio comprare uno dei saggi che hai citato, ma solo uno perché sono a corto di soldi. Quale mi consigli tra quello di King e quello di Twain? Mi interessa sapere quale dei due è più completo dal punto di vista delle tecniche di scrittura.<br />
Grazie.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: DelemnO</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/05/31/riassunto-delle-puntate-precedenti/comment-page-2/#comment-4163</link>
		<dc:creator>DelemnO</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Sep 2008 17:29:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=790#comment-4163</guid>
		<description>Non sto dicendo che scrivendo uno non deve richiamare immagini, anzi, è essenziale. Comunque ho capito cosa intendevo, grazie ;)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non sto dicendo che scrivendo uno non deve richiamare immagini, anzi, è essenziale. Comunque ho capito cosa intendevo, grazie ;)</p>
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