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On Fairy Stories

Non ho una gran stima per Il Signore degli Anelli, l’ho trovato un romanzo noioso e con una storia banale. Però è forse il singolo romanzo fantasy che ha avuto più influenza sul genere. Perciò ho voluto approfondire da quali idee sia partito Tolkien per scrivere la sua opera.
Lo stesso Tolkien illustra alcune di queste idee nel saggio On Fairy Stories. Pubblicato per la prima volta nel 1947 insieme ad altri saggi nel volume Essays presented to Charles Williams, è stato poi ristampato nel 1966 insieme al racconto Leaf by Niggle nel volume Tree and Leaf (titolo italiano: Albero e Foglia).

Copertina di Albero e Foglia
Copertina di Albero e Foglia

Il saggio di Tolkien si può dividere in tre parti. È spiegato cosa Tolkien intenda per “fairy stories”, è tracciata una breve storia delle stesse, e infine Tolkien spiega quelle che per lui sono le caratteristiche fondamentali delle fairy stories.
Cosa si intende per fairy stories (o fairy tales)? Il significato letterale sarebbe di storie, racconti che parlino di fate. Già al tempo della stesura del saggio, il significato di ‘fata’ era simile a quello che gli viene attribuito comunemente oggigiorno: creaturina dotata di poteri magici, poteri che possono essere usati per scopi malvagi o benigni. Tuttavia Tolkien contesta questa definizione, per Tolkien una fairy story è tale non tanto per la presenza o meno di fate, ma piuttosto per l’ambientazione della storia stessa.

[...] for fairy-stories are not in normal English usage stories about fairies or elves, but stories about Fairy, that is Faerie, the realm or state in which fairies have their being. Faerie contains many things besides elves and fays, and besides dwarfs, witches, trolls, giants, or dragons: it holds the seas, the sun, the moon, the sky; and the earth, and all things that are in it: tree and bird, water and stone, wine and bread, and ourselves, mortal men, when we are enchanted.

Perciò una fairy story è un racconto, una narrazione, che si svolge nel “regno fatato”, Faerie; tale regno può avere tra i suoi abitanti anche quelle che noi intendiamo come fate, ma non è la presenza o l’assenza di fate a designare una fairy story.

Piccola digressione. Non molti anni prima di Tolkien, un altro celeberrimo scrittore, probabilmente anche più famoso dello stesso Tolkien, si era occupato di fairy stories. Sto parlando di Sir Arthur Conan Doyle, l’autore delle storie di Sherlock Holmes e del professor Challenger. Solo che Doyle si era convinto che le fairy stories non fossero fiabe, bensì resoconti basati su fatti realmente accaduti.
Dopo aver preso visione di alcune foto scattate nel 1917 presso il villaggio di Cottingley, Doyle si era convinto che fate e gnomi esistessero davvero. Nel 1922 scrisse anche un saggio sull’argomento The Coming of the Fairies, nel quale appunto è sostenuta la tesi della reale esistenza del Piccolo Popolo.

Fate danzanti
Cottingley, 1917: fate danzanti

Uno gnomo
Cottingley, 1917: uno gnomo

Le foto sono da considerarsi fotomontaggi e la critica è concorde nel ritenere che la deriva di Doyle verso spiritualismo e teosofia sia in buona parte dovuta alla depressione seguita alla morte, nel giro di pochi anni, di moglie, figlio, fratello, due cognati e due nipoti(!). Ciò nonostante fa uno strano effetto pensare che il “papà” di Sherlock Holmes possa farsi ingannare da foto tanto palesemente false. O forse Doyle sapeva qualcosa che noi non sappiamo…

Copertina di The Coming of the Fairies
Copertina di The Coming of the Fairies (edizione inglese)

The Coming of the Fairies rimane una lettura consigliata per tutti gli amanti del fantasy, se non altro per il gran numero di fatti, particolari e aneddoti strani che contiene.

Non tutti i regni che sembrano fatati però lo sono: Tolkien in particolare sottolinea due elementi che rendono Faerie tale.
Prima elemento. Faerie non può essere fisicamente raggiungibile. È un regno del tutto al di fuori dalla percezione umana, esiste in una dimensione esterna al mondo che conosciamo e ci si può arrivare solo mediante l’immaginazione, guidata dal racconto. Un romanzo di viaggi può portare i protagonisti agli angoli più remoti e inesplorati del mondo, a contatto con creature e bizzarrie che possono ricordare Faerie, ma finché il viaggio è presentato come possibile, “concreto”, la destinazione non può mai essere Faerie.

I viaggi di Gulliver
I viaggi di Gulliver: niente Faerie, circolare!

Secondo elemento. Faerie, benché irraggiungibile, dev’essere non di meno assolutamente reale. Tolkien chiarisce che per esempio i mondi raggiunti in sogno, pur potendo apparire esternamente come Faerie, non lo sono, proprio perché non reali. Il Paese delle Meraviglie di Alice nel Paese delle Meraviglie, non èFaerie.

Alice nel Paese delle Meraviglie
Alice nel Paese delle Meraviglie: niente Faerie, neanche qui!

È da notare però che il secondo elemento nasce dal fatto che Tolkien attribuisce un ben preciso scopo alle fairy stories. Per questo, perché devono servire a uno scopo devono apparire al lettore come “vere”, se il lettore le potesse considerare solo mera illusione o appunto sogno, potrebbe anche considerare tale il messaggio, il significato che vogliono esprimere. Implicitamente qui Tolkien nega anche che uno scenario “onirico” o un’ambientazione particolarmente strana possa essere resa verosimile.

Perciò, il primo passo per un autore che voglia scrivere fairy stories (o per usare il termine moderno, “fantasy”) è creare Faerie, creare il regno fatato che sarà l’ambientazione. Non esiste fantasy senza Faerie per Tolkien e questo (disgraziato) concetto è rimasto in fin troppi autori. In particolare è rimasto molto il primo elemento, l’idea che il fantasy possa essere solo ambientato in un qualche luogo lontano del tutto esterno e separato dal nostro mondo.
Invece la “parte buona” del secondo elemento è spesso trascurata dagli stessi emuli di Tolkien. La “parte buona” è appunto la verosimiglianza. La creazione di Faerie (o Sub-creazione di un Mondo Secondario, nei termini di Tolkien) deve obbedire alla logica e alla ragione. Ogni “meraviglia” presente in Faerie, deve essere puntellata da abbastanza elementi “reali” da rendere il complesso verosimile. Tolkien arriva a dire che se il lettore deve ricorrere alla “sospensione volontaria dell’incredulità”, il narratore ha sbagliato. Il lettore dev’essere così immerso nel Mondo Secondario, dev’essere così verosimile tale Mondo, da poter essere ritenuto credibile senza alcun atto volontario di sospensione.

Anyone inheriting the fantastic device of human language can say the green sun. Many can then imagine or picture it. But that is not enough—though it may already be a more potent thing than many a “thumbnail sketch” or “transcript of life” that receives literary praise.
To make a Secondary World inside which the green sun will be credible, commanding Secondary Belief, will probably require labour and thought, and will certainly demand a special skill, a kind of elvish craft. Few attempt such difficult tasks. But when they are attempted and in any degree accomplished then we have a rare achievement of Art: indeed narrative art, story-making in its primary and most potent mode.

Tutti sono capaci di parlare del sole verde, ma renderlo verosimile è lavoro lungo e difficilissimo. O in termini più “terra terra”: tutti sono capaci di scrivere ogni qualunque sciocchezza che passi per la capoccia, ma renderla credibile, degna di una fairy story, di un fantasy, è compito arduo (e che richiede talento non comune).
Tra l’altro Lovecraft, pur partendo da premesse diversissime, arriva a conclusioni simili nelle Notes on Writing Weird Fiction. Scrivere fantasy sembra facile, perché una certa dose di fantasia o di capacità di giocare con le parole è comune a tutti, ma quello è solo l’inizio, lo scopo è rendere tali fantasie credibili, verosimili. Talmente credibili che appunto non ci sia neanche bisogno della sospensione volontaria dell’incredulità. Altro che alzate di spalle davanti a incongruenze ed errori, con la scusa che “tanto è fantasy”!

Shoggoth
Non dite più: “tanto è fantasy!!!” o lo Shoggoth s’imbizzarisce!

Un punto che mi ha lascito perplessa, constata questa ricerca di Tolkien della verosimiglianza, è la sua insistenza con il primo elemento, ovvero l’estraneità spazio-temporale di Faerie. Tolkien appare così convinto di questa proprietà di Faerie da non rendersi conto che non è così per altri autori o critici. Per esempio viene in un paio di punti citato il romanzo di H.G. Wells La Macchina del Tempo. Secondo Tolkien la Terra dell’anno 802.701 con i suoi Eloi e Morlock è così lontana (“far away in an abyss of time so deep”) da poter volendo essere considerata Faerie, ma:

This enchantment of distance, especially of distant time, is weakened only by the preposterous and incredible Time Machine itself.

Tolkien non pare cogliere che il Mondo Secondario di Wells non è la Terra nel 1895, nel 802.701 o 30 milioni di anni nel futuro (alla fine del romanzo), ma un Mondo nel quale il Tempo è considerato come dimensione razionalmente gestibile, quali lo sono le tre spaziali. E questo Mondo Secondario, con la sua “incredibile” Macchina del Tempo, è tanto verosimile da essere vero!

Copertina de La Macchina del Tempo
Copertina di un’edizione de La Macchina del Tempo

Allo stesso modo, Lovecraft consiglia di far filtrare pian piano il “fantastico” nel nostro di mondo, proprio per cercare di rendere il complesso il più verosimile possibile. Eppure Tolkien non pare tollerare questa “mescolanza” di mondi: il Mondo Secondario dev’essere reale, ma separato.

E qui credo finisca la parte interessante (e anche utile) del saggio. Quando Tolkien comincia a cianciare degli scopi del fantasy l’influenza delle sue credenze religiose e dei suoi pregiudizi ottenebrano qualunque idea sensata.
Tolkien non solo era un fervente cattolico, ma uno strenuo oppositore dell’industrializzazione, al punto, per esempio, da spostarsi sempre e solo in bicicletta e disdegnare le automobili. E da qui forse nasce l’esigenza di Faerie di essere così lontana: non c’è niente di buono nel mondo moderno, e nelle sue creazioni.

The electric street-lamp may indeed be ignored, simply because it is so insignificant and transient. Fairy-stories, at any rate, have many more permanent and fundamental things to talk about. Lightning, for example.

È questa è stata una tragedia per il fantasy! Perché nella mente offuscata di Tolkien può essere che nei lampi ci sia qualcosa di permanente e fondamentale, che le “meraviglie” della Natura siano davvero meraviglie, ma non lo sono! È un ripiegarsi della fantasia su se stessa, il rifiutare l’immaginazione, non è creazione. Tolkien parla tanto di creare, ma il suo è un desiderio di distruggere, se lo augura persino, per quanto lui stesso creda sia improbabile: “[il lettore] he might rouse men to pull down the street-lamps.”(!)

Persone intente a distruggere un telaio
E dopo aver abbattuto i lampioni, si prenderanno a martellate i telai!

Infatti Faerie non può essere Trantor, ma Faerie può non avere niente di “fatato” ed essere il trionfo dell’arcaismo(sic).

I do not think that the reader or the maker of fairy-stories need even be ashamed of the “escape” of archaism: of preferring not dragons but horses, castles, sailing-ships, bows and arrows; not only elves, but knights and kings and priests. For it is after all possible for a rational man, after reflection (quite unconnected with fairy-story or romance), to arrive at the condemnation, implicit at least in the mere silence of “escapist” literature, of progressive things like factories, or the machine-guns and bombs that appear to be their most natural and inevitable, dare we say “inexorable,” products. [...] The maddest castle that ever came out of a giant’s bag in a wild Gaelic story is not only much less ugly than a robot-factory, it is also (to use a very modern phrase) “in a very real sense” a great deal more real. Why should we not escape from or condemn the “grim Assyrian” absurdity of top-hats, or the Morlockian horror of factories?

Anche il sentimento che traspare al termine della citazione è rimasto in molto del fantasy attuale, nei lettori e negli scrittori: l’orrore di qualunque particolare tecnologico o industriale nell’ambientazione (anche a dispetto del fatto che più spesso che no tali particolari potrebbero giovare alla verosimiglianza).

* * *

These prophets [gli scrittori di fantascienza] often foretell (and many seem to yearn for) a world like one big glass-roofed railway-station. But from them it is as a rule very hard to gather what men in such a world-town will do.

Cosa faranno mai gli uomini del futuro in una città protetta da una cupola di acciaio e vetro? Be’, magari passeranno il tempo libero a scrivere un articolo su Tolkien, articolo che potrà essere a disposizione di decine di milioni di persone grazie alle meraviglie della tecnologia…

It was in fairy-stories that I first divined the potency of the words, and the wonder of the things, such as stone, and wood, and iron; tree and grass; house and fire; bread and wine.

Le meraviglie (wonder) delle pietre, del legno, del ferro, degli alberi e dell’erba… per piacere, no! Non sono meraviglie, sul serio, sono meraviglie solo per un luddista che gira in bicicletta! Appello agli scrittori o aspiranti tali: non scrivete di pietre, erba e alberi, è la strada maestra per la Noia! Grazie.

Un sasso
Un sasso… che meraviglia!

Perciò abbiamo già il primo scopo del fantasy per Tolkien: consentire un tuffo in un passato più o meno “fatato” che è “meraviglioso” per l’assenza di qualunque progresso tecnologico.
Il secondo scopo è la “consolazione”. Nel nostro mondo non sempre le storie hanno un lieto fine, non sempre, anzi molto spesso, non è la giustizia a trionfare. Ma in Faerie ?
Faerie è senza il rumore delle fabbriche, è senza automobili e senza bombe e senza mitragliatrici (e senza antibiotici, telefoni, stampa, ecc.); potrebbe essere anch’esso un mondo ingiusto? No! Deve risultare chiaro dal contrasto quanto il nostro mondo è corrotto. Per questa ragione uno scrittore deve mettere il lieto fine alle sue storie fantasy!

Far more important is the Consolation of the Happy Ending. Almost I would venture to assert that all complete fairy-stories must have it. At least I would say that Tragedy is the true form of Drama, its highest function; but the opposite is true of Fairy-story. Since we do not appear to possess a word that expresses this opposite—I will call it Eucatastrophe. The eucatastrophic tale is the true form of fairy-tale, and its highest function.
The consolation of fairy-stories, the joy of the happy ending: or more correctly of the good catastrophe, the sudden joyous “turn” (for there is no true end to any fairy-tale): this joy, which is one of the things which fairy-stories can produce supremely well, is not essentially “escapist,” nor “fugitive.” In its fairy-tale—or otherworld—setting, it is a sudden and miraculous grace: never to be counted on to recur. It does not deny the existence of dyscatastrophe, of sorrow and failure: the possibility of these is necessary to the joy of deliverance; it denies (in the face of much evidence, if you will) universal final defeat and in so far is evangelium, giving a fleeting glimpse of Joy, Joy beyond the walls of the world, poignant as grief.

Purtroppo c’è un enorme problema: se tutti i fantasy devono avere Happy Ending, ci saranno o fantasy con finale forzato, o fantasy banali. La Gioia (e non indago sulla maiuscola) non compensa per una storia forzata o banale!

Il “bello” è che questo ideale di fantasy quale rifugio in un passato felice era già oggetto di ridicolo ben prima di Tolkien. Un Americano alla Corte di Re Artù di Mark Twain, del 1889, già si prende gioco dell’idea tolkeniana della Cavalleria e del mondo pre-industriale visto come glorioso, nobile e giusto. Per non parlare del Don Chisciotte !
Credo che un passaggio dal Don Chisciotte illustri in maniera chiara i rischi di troppa letteratura fantasy in stile Tolkien, grondante illusori ideali cavallereschi:

Insomma, tanto s’impigliò nella cara sua lettura che gli passavano le notti dalle ultime alle prime luci e i giorni dall’albeggiare alla sera, a leggere. Cosicché per il poco dormire e per il molto leggere gli si prosciugò il cervello, in modo che venne a perdere il giudizio.

Don Chisciotte, rincitrullito dai libri di cavalleria, deciderà di farsi cavaliere errante, a Tolkien piacerebbe che i lettori di fantasy scendessero nelle strade a sradicare i lampioni: non vi riducete così, Don Chisciotte era pazzo!

Don Chisciotte
Don Chisciotte nell’atto di prosciugarsi il cervello (illustrazione di Gustave Doré)

Al termine del saggio vi è un Epilogo nel quale Tolkien mette esplicitamente in relazione il fantasy e la religione cristiana. Forse tale relazione avrà senso per un credente, ma per me che non ho tale fede sono solo farneticazioni.

In conclusione, penso che le idee di Tolkien siano pessime idee. Se si esclude la ricerca della verosimiglianza, tutto il resto per me non ha alcun valore. Il fatto che un Mondo Secondario sia per forza discontinuo al nostro non m’interessa ed è solo un artificioso limitare la fantasia dello scrittore, così come l’esclusione dell’onirico, del surreale, dell’immaginario nell’immaginario; evitare come la peste industrializzazione e tecnologia è ancora un’altra limitazione forzata che non porta ad alcun vantaggio; far credere che il “meraviglioso” esista anche (o peggio soprattutto) nei sassi o nei fili d’erba è al limite del disonesto; imporre il lieto fine è folle.

Una piccola nota finale che mi ha divertita: Tolkien si dà un gran daffare a dimostrare la superiorità dello strumento letterario nella creazione di fairy stories, superiorità rispetto all’inadeguatezza dei mezzi tecnici del teatro… non gli viene neanche in mente che hanno inventato il cinema!


Approfondimenti:

bandiera EN J.R.R. Tolkien su Wikipedia
bandiera EN Il sito della The Tolkien Society
bandiera EN Una recensione di On Fairy Stories presso tolkien-online.com
bandiera IT Albero e foglia su iBS.it

bandiera EN Arthur Conan Doyle su Wikipedia
bandiera EN Un resoconto sulla vicenda delle Fate di Cottingley
bandiera EN The Coming of the Fairies disponibile online
bandiera EN Il sito della Società Teosofica Americana

bandiera EN Alice’s Adventures in Wonderland disponibile online presso FeedBooks
bandiera EN Gulliver’s Travels disponibile online presso FeedBooks
bandiera EN The Time Machine disponibile online presso FeedBooks

bandiera EN Notes on Writing Weird Fiction disponibile online
bandiera EN Le illustrazioni di Gustave Doré

Scritto da GamberolinkCommenti (73)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Laura e gli Anime

Secondo Wikipedia, i primi anime trasmessi in Italia, a parte qualche film sparso, sono stati Vickie il Vichingo, Heidi e Atlas UFO Robot tra il 1977 e il 1978. Più o meno negli stessi anni è iniziata la diffusione degli anime anche negli altri paesi occidentali. Perciò sono circa trent’anni che il pubblico occidentale si nutre di anime, e una buona fetta di questi anime sono di genere fantastico.

Vickie il Vichingo
Vickie il Vichingo

A fronte di questo fatto, mi ha sempre stupito una considerazione: quanto poco gli anime abbiano influito sulla narrativa fantasy. In Giappone ci sono le cosiddette Light Novel, che sono legate agli anime per temi e stile, ma di questi romanzi ne sono stati tradotti in Occidente solo una minuscola parte. Abbiamo poi le fanfiction, che più spesso che non sfruttano ambientazioni e personaggi degli anime, ma le fanfiction non approdano in libreria, rimangono confinate al circuito dei fan. E poi?

Il nulla. Forse mi sbaglio, ma l’unico romanzo tradotto in Italia direttamente ispirato all’immaginario giapponese è Cielo di Fuoco di Chris Wooding.
Mi vergogno un po’ a parlare di questo romanzo, perché è la dimostrazione che c’è stata un’epoca durante la quale ero ingenua quasi a livello fan della Troisi. Quasi.
Cielo di Fuoco si presentava in libreria con un bel disegno in copertina in stile anime e queste parole: Oltre Tekken e Final Fantasy, più coinvolgente di Dragonball ed Evangelion, in anteprima assoluta, l’unico romanzo ispirato al mondo dei manga, degli anime, dei videogame. Se leggessi adesso una quarta di copertina del genere alzerei solo gli occhi al cielo, cinque anni fa la mia reazione è stata: “Lo voglio! Lo voglio! Lo voglio!”
A mia parziale discolpa c’è da dire che una volta letto tale romanzo non sono corsa a imbrattare Internet con messaggi del tipo “Chris Wooding è + bravissimo di Tolkien!!!” e anzi mi è venuto il dubbio che se si evita di andare oltre Tekken e Final Fantasy forse è meglio.

Copertina di Cielo di Fuoco (Broken Sky)
Copertina di Cielo di Fuoco (Broken Sky) edizione inglese

Ne sto rileggendo adesso qualche pagina, e in fondo non è neanche tanto brutto. Non è peggio della media del fantasy che circola. Un altro problema di questo Cielo di Fuoco (titolo originale: Broken Sky) è che l’edizione italiana non accenna da nessuna parte al fatto che questo è il primo volume di nove(!). Per forza rimangono in sospeso un sacco di questioni!
Magari qualche editore andrà a ripescarli gli altri otto volumi, magari no. Io non li comprerei, perché nel complesso non vale la pena, però non c’è dubbio che Wooding mantiene quello che promette: il romanzo è di chiara ispirazione “animosa” e se questo si sta cercando, si rimarrà soddisfatti.

Già che sono in tema di trascorsi letterari imbarazzanti, aggiungo che nello stesso periodo leggevo avidamente fanfiction legate a Sailor Moon, Card Captor Sakura e Buffy the Vampire Slayer (che non è anime, ma l’influenza di Sailor Moon è evidente). Per fortuna non sono mai caduta nella tentazione di scriverne!

Sailor Moon: una volta era il mio idolo… uhm, anche adesso!

Non che ci sia niente di male a scrivere fanfiction, è solo che il livello è davvero basso. Se secondo Dazieri uno solo su cento esordienti fantasy è degno di pubblicazione (e l’eccezione risponde al nome Troisi), per me solo una fanfiction su 1.000 (sono buona oggi!) raggiunge una minima dignità letteraria. Però una buona fetta del piacere di una fanfiction deriva dal ritrovare personaggi e ambientazioni che già si amano, e tale piacere è scalfito solo in parte da una realizzazione approssimativa. Ne riparlerò.

Questa lunga premessa per dire che anche a me piacerebbe scrivere in stile “animoso” (possibilmente meglio di Wooding). Trovo in particolare che l’uso dell’(auto)ironia, del kawaii, da parte degli autori giapponesi sia il perfetto antidoto per quello che è uno dei problemi del fantasy, non di tutto, ma di una consistente porzione: il prendersi mortalmente sul serio.
Persino Leonida e i suoi Spartani facevano dell’ironia alla vigilia della Battaglia delle Termopili (ché spacconate quali “gli arcieri Persiani scagliano talmente tante frecce da oscurare il Sole, bene combatteremo all’ombra!” non se le sono inventate gli sceneggiatori di 300, sono prese da Erodoto), e bisognerebbe prendere mortalmente sul serio battaglie assurde con elfi, nanetti dai piedi pelosi, maghi e draghi? Eppure per moltissimi scrittori e loro fan tutto ciò è davvero da prendere mortalmente sul serio! Per la serie essere più realisti del Re.

Leonida I
Leonida I, Re di Sparta: persino lui aveva il senso dell’umorismo!

Ciò non vuol dire che un romanzo fantasy non possa essere serio, è solo che più spesso che non la ricerca forzata della serietà rende tali romanzi ridicoli.

Ma veniamo a noi. Di seguito potrete leggere una nuova avventura della mia “eroina”, Laura. Laura sarà protagonista di un romanzo a puntante (la struttura vuole imitare gli episodi della stagione di un anime) incentrato sulle nefande conseguenze della sua decisione di diventare scrittrice. Per saperne di più sul personaggio e sul romanzo ho preparato una pagina apposita, qui.
Avevo già messo online una puntata qualche mese fa, e ringrazio chi l’ha letta, ora è momentaneamente offline perché voglio modificare delle cose e reimpaginarla meglio.

Questo episodio è il seguito di quello, ma si può leggere senza grossi problemi anche non conoscendo gli antefatti.
Come detto ho cercato uno stile “animoso”, e per esempio apposta i personaggi parlano come fossero in un cartone animato, voglio che nella mente di chi legge appaiano i colori uniformi e brillanti degli anime. Per la storia in sé, lascio direttamente la parola a Laura:

Laura chiuse il Diario, tirò a sé una sedia e si rivolse ai mostriciattoli.
— Volete ascoltare una storia? Una storia vera ?
I gargoyle fecero cenno di sì con il capo.
— Allora vi racconterò di come la più soave tra le fanciulle conobbe il più coraggioso dei Principi Azzurri, e di come il Destino provò a negar loro la Felicità e infine di come l’Amore abbia trionfato.
I gargoyle avevano assunto un’espressione annoiata.
— È una storia piena di violenza, mostri, sangue e ci sono mutilazioni e una scena di sesso! — aggiunse, e subito tornò il sorriso sui musi delle creature.

Spero vi divertiate. Ogni commento sarà il benvenuto.


Aggiornamento del 9 Marzo 2009.

Questo racconto della Giovane Laura è adesso parte di un romanzo a lei dedicato. Per saperne di più e scaricarlo, consultate il relativo articolo.
Il racconto non sarà più aggiornato e rimarrà online solo come curiosità.


Aggiornamento del 24 Agosto 2008.

Racconto in versione 1.1. La principale differenza è che ho eliminato la maniera burocratica con la quale Laura si rivolgeva ai compagni di classe. Ho ricevuto diverse mail e non piaceva a nessuno. Tolti anche alcuni refusi rimasti malgrado le decine di riletture.


Download:
PDF da leggere a video o stampare
HTML online
Mobipocket per palmari, cellulari, lettori ebook e altri apparecchi portatili


Mostra una piccola nota tecnica (attenzione: contiene spoiler) ▼


Approfondimenti:

bandiera IT Vickie il Vichingo su Wikipedia

bandiera EN Il sito ufficiale di Chris Wooding
bandiera EN Broken Sky su Wikipedia

bandiera EN Kawaii su Wikipedia

bandiera EN Un sito dedicato alla Battaglia delle Termopili

Scritto da GamberolinkCommenti (16)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Il Futuro del Blog

Negli ultimi dieci giorni sono incappata in tutta una serie di problemi sia tecnici sia personali, che mi hanno fatto meditare sul futuro del blog.
Purtroppo comincio ad avere poco tempo, specie se intendo scrivere seriamente. Ho un sacco di idee (alcune delle quali penso persino siano buone e originali), ma non ho ancora la scioltezza per scriverle in maniera passabile in un arco di tempo ragionevole. È come quando ho cominciato a usare una tastiera e digitavo con due sole dita, fra l’altro commettendo una marea d’errori. C’è voluto un bel po’ di esercizio e Mavis Beacon Teaches Typing per raggiungere un livello decente, che non mi costringesse a dover continuamente fermarmi per inseguire sulla tastiera le frasi che mi venivano in mente.

La confezione di Mavis Beacon Teaches Typing
La confezione di Mavis Beacon Teaches Typing versione 17

Lo stesso, su un diverso piano, riguardo la scrittura. Non sono ancora abbastanza agile, e la cosa m’infastidisce non poco! Ho nella testa trame a sufficienza per almeno un romanzo ogni anno da qui al 2100, e vorrei avere l’abilità per scriverli. Per usare un paragone cinematografico, mi sento molto più vicina a John Ford o Takashi Miike piuttosto che a Stanley Kubrick. Miike sono quindici anni che gira una media di più di quattro film l’anno. Non sempre sono capolavori, ma tranne rare occasioni, sono ottimi film. Miike ha un’idea, gira il film, passa all’idea successiva.

Takashi Miike
Takashi Miike: se non fosse giapponese, ormai sulla cinquantina e a giudicare da diversi suoi film un pervertito, lo sposerei!

Vorrei riuscire a fare lo stesso. E se quattro romanzi all’anno è probabilmente un’esagerazione, un romanzo all’anno vorrei essere in grado di metterlo assieme.
Dato che è da quasi un anno che ho cominciato a scrivere con una certa attenzione, seguendo dei progetti più o meno delineati, piuttosto che buttar giù tutto quello che mi passava per la testa, è ora che mi dia una mossa! E poi sono stufa di essere chiamata invidiosa e frustrata perché gli editori avrebbero rifiutato i miei romanzi, quando non ho ancora spedito niente! Voglio quanto prima togliermi la soddisfazione di essere invidiosa e frustrata a ragion veduta!

J.K. Rowling
J.K. Rowling: ha ricevuto dodici rifiuti prima che Harry Potter venisse pubblicato. Ah, non sposerei neanche lei!

Però tutto ciò richiede tempo, tempo che non potrò più dedicare al blog. Articoli come le recensioni della Troisi richiedono una marea di ore, sia mie sia di mio fratello (che nel caso specifico ha ricontrollato ogni singola citazione, per assicurarsi che in nessun punto il mio estrapolare il testo modificasse il significato originario), e non so quando potrò di nuovo permettermi un impegno simile – ben inteso, oltre la seconda trilogia della Troisi, le Guerre subiranno lo stesso trattamento delle Cronache, quella è una promessa!
Dunque gli aggiornamenti diverranno più radi. Posso anticipare che oltre alla Troisi è probabile terminerò le recensioni già in cantiere (in alcuni casi da mesi!) ovvero Estasia, Ethlin, Il Risveglio dell’Ombra, La Bussola d’Oro, Sky Girls, Claymore, Abarat, e qualche altra. Seguirò la terza stagione di Zero no Tsukaima, e tra i fantasy italiani aspetto sempre la possibilità di leggere Zeferina. Quasi sicuramente parlerò del signor Paolini all’uscita del suo terzo romanzo.
Ci sono poi una serie di articoli per i quali ho già raccolto parecchio materiale ed è possibile che anche questi vengano alla luce un giorno o l’altro. In particolare avevo voglia di parlare di registi giapponesi contemporanei (da Tsukamoto in poi), delle parodie fantasy (Shrek, ma anche film meno conosciuti, non per questo meno belli, tipo Ella Enchanted) e di fanfiction (che non molti sanno esistono fin da inizio secolo, no, non il 2000, il 1900! e anche prima!)

La locandina di Ella Enchanted
La locandina di Ella Enchanted

Ciò detto, se qualcun altro vuole scrivere per i Gamberi, da ora in poi sarà il benvenuto. EDIT: non più, vedi qui.
Sarò sincera: credo che per una persona “esterna” scrivere un articolo per i Gamberi non porti nessun particolare beneficio, e non vedo perché tale persona dovrebbe impegnarsi in tal senso. Ma provando a bilanciare, i vantaggi sono questi:

  • potete scrivere quanto volete, come volete, nello stile che volete, e occupare quanto spazio volete con ogni genere di allegato audio/video o altro materiale rilevante.
  • se scrivete la recensione di un fantasy italiano potrete contare che l’autore la leggerà. Quasi tutti gli autori recensiti sono intervenuti a commentare le loro recensioni in pubblico o in privato. E quei pochi che non si sono fatti vivi (ciao Licia!) so che comunque hanno letto.
  • io e mio fratello siamo disposti a un limitato lavoro di editing e a gestire l’impaginazione. Il che vuol dire che se sapete usare Word o quant’altro ma non avete mai visto l’HTML in vita vostra, posso sistemare io l’articolo perché risulti decente.

Gli svantaggi:

  • gli articoli devono essere non banali, approfonditi, documentati e scritti in maniera piacevole. So che alcuni dei primi articoli del blog non rispondono a questi requisiti, ma questo vuol solo dire che tali articoli saranno revisionati in futuro non che siano accettabili articoli sciatti!
  • se sosterrete tesi poco popolari è probabile ci siano commenti velenosi se non apertamente offensivi: rimarranno, non importa quanto “maleducati”.

Oltre a ciò:

  • sono in particolare graditi articoli che parlino di fantasy italiano, recensioni di romanzi, film e quant’altro. Non è “linea editoriale” dei Gamberi sostenere a priori che il fantasy italiano faccia schifo, constatiamo solo l’evidenza. Se la vostra “evidenza” è altra, potete sostenere le vostre tesi. Mi sta benissimo che scriviate una recensione di un romanzo della Troisi sostenendo che è un capolavoro, ma dev’essere dimostrato con la stessa accuratezza con la quale io invece ho cercato di mostrare il contrario.
  • oltre al fantasy italiano, recensioni di film d’animazione (e non) nipponici o coreani mi faranno sicuramente piacere! Ma qualunque altro argomento va bene, in fondo basta che sia interessante.
  • uno stile ironico/sarcastico è apprezzato, ma non necessario. Potete anche essere mortalmente seri, però non potete essere noiosi!
  • in ogni caso a decidere cosa, come e quando pubblicare, siamo io e mio fratello, a nostro insindacabile giudizio. E l’ultima parola spetta sempre e solo al Coniglietto Grumo!

Gnocchi con ragù di coniglio
Gnocchi con ragù di coniglio: ecco, questa è una buona foto da mettere per farsi rifiutare un articolo da Grumo! Fortuna che ora sta dormendo…

Un piccolo consiglio che ho scoperto utile in questi mesi. Serve a capire se state scrivendo una recensione decente (o a capire se è decente una recensione che state leggendo altrove): meno affermazioni generiche ci sono meglio è. Quando scrivete una frase riguardo a un’opera, pensate a quante altre opere può essere applicata, se può essere applicata a un sacco di altre opere, è una frase che non comunica niente, è solo rumore.
“Questo romanzo è bello”, “Questo romanzo è brutto”, non importa quale sia il caso specifico, sono entrambe affermazioni applicabili a milioni di romanzi, per tale ragione non valgono nulla. “Nihal piange 22 volte”, questa affermazione è applicabile solo a Nihal della Terra del Vento, dunque trasmette almeno un granello d’informazione.
Ovviamente “Questo romanzo è bello/brutto perché ecc. ecc.” non è più così generico e può essere accettabile, ma prendiamo: “Questo romanzo è bello perché può essere letto su più piani, che vanno dal più semplice, quello di ordinaria avventura, sullo sfondo dell’eterna lotta tra bene e male, a quello più complesso, legato alla crescita interiore dei protagonisti”, qui non si è fatto altro che concatenare affermazioni generiche, e il risultato è che l’intera frase è aria fritta. Non ha importanza se la frase è vera per il romanzo in questione, perché sarebbe come affermare: “Questo romanzo è formato da tante parole”. Vero, ma il lettore della recensione ne sa quanto prima!
Inutile sottolineare che eventuali articoli basati sull’aria fritta non verranno neanche presi in considerazione.

Se ancora volete collaborare, potete scrivere al solito indirizzo: gamberifantasy@gmail.com.

Inoltre, da settimana prossima il blog darà molto più spazio a quella che viene definita “pirateria”. Perché parlare di Miike è interessante, leggere un libro su Miike e il suo cinema lo è ancora di più, ma guardare i film di Miike è quello che davvero importa! Così come parlare di Pullman è interessante, consultare un saggio su di lui anche, ma ciò che davvero conta alla fine di tutto è leggere i romanzi che ha scritto.
Per questa ragione via via segnalerò le varie release riguardanti il fantastico (libri, film, videogiochi, ecc.) che spuntano in rete. Per ragioni tecniche e legali è probabile che il blog non potrà mai ospitare direttamente materiale “pirata”, cercherò il più possibile di addentrarmi nei meandri di eMule, BitTorrent, FTP e Newsgroup in modo che ognuno riesca a far da sé.

È capitato a tutti, capita a tutti di discutere di musica, libri, o film. Da un po’ di tempo tra me e i miei amici abbiamo inserito una clausola: non si parla senza DVDR! È cominciato come un gioco, ma secondo me è un concetto rivoluzionario. In pratica non si possono fare affermazioni sullo stile di “hai visto il nuovo film di Tizio & Caio?” o “ma com’è bello il nuovo album dei Tal dei Tali!” senza avere in mano un supporto ottico dov’è registrato tale film o album!
La rivoluzione consiste nel fatto che sparisce il passaparola, nel suo senso più degenere di mera pubblicità o parlare a vanvera. Sparisce il fumo e rimane l’arrosto. Sparisce la pubblicità, l’hype, il parlare di o su qualcosa, perché rimanga il solo nucleo vitale, il qualcosa.
“There ain’t No Such Thing as a Free Lunch” diceva fra gli altri Heinlein nel suo celebre romanzo La Luna è una Severa Maestra, e questa frase in una forma o nell’altra ci viene continuamente picchiata in testa. Ma è falsa.

Copertina di The Moon is a Harsh Mistress
Copertina di The Moon is a Harsh Mistress

La tecnologia attuale permette di produrre e distribuire opere (d’arte) a un costo prossimo a zero. Non succede per pura avidità. E per piacere la si smetta di dire che se la gente non paga gli artisti muoiono di fame, gli editori chiudono e chissà che altro! L’umanità ha prodotto arte dalla notte dei tempi, con qualunque tipo di governo, organizzazione sociale e qualunque fosse la religione. Questo ultimo secolo di crescente e feroce difesa del copyright e di concetti marci alla radice, quale quello di “proprietà intellettuale”, si può sapere quale incalcolabile beneficio abbia portato all’Arte? Mentre lo svantaggio mi pare evidente: l’Arte non è più pensata per essere al servizio della società, per essere fonte di progresso, benessere o divertimento, ma per essere fonte di guadagno per pochi profittatori.
Ne riparlerò al primo articolo della nuova rubrica.

Ultimo cambiamento del blog sarà che spero molto più spesso apparirà la narrativa da me medesima scritta. Ve ne dovrete fare una ragione! Penso la distribuzione avverrà con licenza Creative Commons, e nel creare fisicamente i testi cercherò di attenermi ai miei stessi buoni consigli riguardo la creazione di ebook.

Entusiasmo
Entusiasmo suscitato dalle novità del blog


Approfondimenti:

bandiera EN Mavis Beacon Teaches Typing su Wikipedia
bandiera EN Takashi Miike su IMDb
bandiera EN Un estratto da Brisingr (sic) terzo romanzo di Paolini
bandiera EN Ella Enchanted su IMDb
bandiera IT Ci sono anche le chioccioline al ragù di coniglio…

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Come creare un ebook decente

Da quanto ho acquistato un lettore di ebook dedicato (recensione), ho cominciato a frequentare il forum di mobileread.com, e mi sono resa conto della mia ignoranza a proposito di ebook. In particolare riguardo al crearli. Constatato che non sono l’unica a vivere nell’ignoranza, ho pensato di condensare le mie scoperte delle ultime settimane in quest’articolo.

Premessa

Si deve già avere pronto il romanzo o racconto dal quale si vuole creare l’ebook. Il romanzo o racconto può essere stato scritto e impaginato con Microsoft Word, OpenOffice.org Writer o anche strumenti più sofisticati quali LaTeX o QuarkXPress, non ha importanza.

Considerazione generali

L’idea dietro la creazione di un ebook e la sua distribuzione (gratuita) è far sì che lo leggano più persone possibile. Per raggiungere tale scopo, bisogna considerare come la gente legge un ebook. Se l’ebook è di poche pagine – un racconto – quasi tutti lo leggono a video. Se le pagine diventano tante, molti stampano il testo. Una piccola percentuale legge gli ebook su lettori dedicati o altri strumenti portatili (cellulari, palmari, lettori MP3 con schermo, consolle per videogiochi, ecc.)

iPod
Un iPod usato come lettore di ebook. Il romanzo credo s’intitoli: “Il Valore di Pi Greco fino al Decimillesimo Decimale”, un fantasy!

Dunque bisogna far in modo che l’ebook sia il meno faticoso possibile da leggere a video, possa essere stampato con comodo, e sia trasferibile dal PC ad altri apparecchi senza ostacoli. Purtroppo non esiste nessun formato di ebook in grado di soddisfare al meglio tutte e tre queste esigenze. Per esempio, un classico PDF in formato A4 è ottimo per la stampa, buono da leggere a video ma diviene scomodo su un apparecchio portatile (e in generale su qualunque affare che abbia uno schermo sui 10 pollici o più piccolo). Un lettore smaliziato può convertire il PDF in un formato più consono e alcuni apparecchi portatili eseguono questo tipo di conversioni al volo, tuttavia non ci si può fidare d’incontrare qualcuno (o qualcosa) che sappia quel che sta facendo, bisogna dare una possibilità anche a chi non ne capisce niente e si ritrova con un apparecchio spaesato quanto lui.

Valido per tutti

Alcune considerazioni valide per qualunque formato.

Quali caratteri (font) scegliere. I più comuni possibile! Alcuni formati, quali il PDF, permettono d’incorporare i caratteri usati nel file stesso, ma altri formati, come l’HTML, non offrono questa possibilità. A meno che non si vogliano gestire due documenti separati, uno impaginato con caratteri “strani” e l’altro senza, conviene usare caratteri il più diffusi possibile.
Il Times New Roman o l’Arial sono presenti un po’ ovunque e perciò si avrà la ragionevole sicurezza che come vediamo noi l’ebook così lo vedrà il lettore. Se invece si adoperano caratteri poco comuni, per noi l’ebook avrà un aspetto, per il lettore potrebbe averne un altro del tutto diverso. Infatti non esiste alcuno standard per la sostituzione dei caratteri: Sistemi Operativi, software e apparecchi diversi scelgono quale carattere usare al posto di uno che non possiedono secondo criteri non uniformi. Non possedendo il carattere GungsuhChe Windows può decidere di usare un carattere, Linux un altro e un palmare un altro ancora.
Inoltre diversi formati di ebook offrono all’utente la possibilità di sostituire durante la lettura il carattere. Io stessa preferisco un Times New Roman a robe “strane”, all’apparenza magari anche belle, ma che affaticano alla lunga. Perciò è inutile perder tempo a comporre il proprio romanzo con venticinque font diversi pescati da ogni angolo di Internet: non lo vedrà come vorremo nessuno e anche chi ci riuscisse tornerebbe al Times New Roman dopo due pagine!

font strano
Leggereste un intero romanzo tutto scritto così?

Un’altra soluzione che ho visto adottata in un paio di casi è quella di rendere disponibili per il download i font usati nel documento. In assoluto non sarebbe una cattiva idea, mo ho dei forti dubbi che il lettore occasionale abbia la capacità e la voglia d’installarsi i font aggiuntivi (sempre che ne abbia la possibilità: magari sta usando un PC a scuola o in ufficio e non può installare un bel niente anche volendo).
Times New Roman o Arial? Il Times New Roman e l’Arial sono tra i più diffusi rappresentanti di due grosse famiglie di caratteri, rispettivamente serif e sans serif. serif si può tradurre come “grazia”; serif sono quei tocchi, quegli sbaffi in più alla fine di ogni lettera.

sans serif e serif
Differnze fra i caratteri sans serif e serif

È tradizione considerare i caratteri dotati di “grazie” più leggibili, tanto che la buona parte dei libri stampati usa caratteri serif.
Tuttavia la veridicità di questo fatto non è mai stata dimostrata. Ci sono un’infinità di studi sull’argomento e nessuno riesce a raggiungere conclusioni definitive. Ancora più intricata è la faccenda quando dalla carta si passa agli schermi tradizionali o LCD. Una panoramica sulla questione è qui.
Personalmente preferisco i caratteri serif, perché danno più la sensazione di star leggendo un libro “vero”. Ma come detto non è un vantaggio oggettivo, perciò la scelta tra serif e sans serif è lasciata al gusto estetico di ognuno.
La grandezza dei caratteri. Anche qui le ipotesi sono discordi. Se si vuole imitare la stampa tradizionale occorrerebbe usare caratteri di grandezza 10 o 12, ma specie a video caratteri un po’ più grossi risultano molto più leggibili, rimanendo ottimi stampati. Io propendo per una grandezza di 14-16 punti, ma senza pretesa di aver ragione. Quelli che invece vanno evitati sono i caratteri sotto i 10 punti, tranne casi particolari. Va inoltre rilevato che caratteri diversi hanno grandezza diversa a parità di punti. Un Arial 14 punti non è grande come un Times New Roman 14 punti.
Immagini. Il problema delle immagini in un ebook è duplice. Da un lato le immagini aumentano la grandezza del file da scaricare (il testo di un romanzo può stare in un PDF da 300K, una sola immagine a colori, magari la copertina stessa, può essere più “pesante”), dall’altro l’inchiostro, specie quello a colori, costa!

toner giallo
Toner del giallo per una stampante laser a colori HP: 120 euro!

Un libro pieno d’illustrazioni, ancorché splendide, può essere addirittura controproducente: la grandezza del file scoraggerà diversi dal download (quelli ancora senza ADSL), mentre le tante immagini faranno sorgere dei dubbi a chi è abituato a stampare gli ebook: vale la pena sprecare così tanto inchiostro?
Il mio consiglio è di evitare le immagini, se proprio ci devono essere, devono essere di misura ridotta e bianco e nero. Un’altra soluzione è offrire sia un file con le immagini, sia uno senza, più la possibilità di scaricare le immagini a parte.
Prendiamo la classica mappa che così spesso adorna i romanzi fantasy. È meglio evitare di mettere nel file dell’ebook un’immagine a colori 4000×4000 da diversi megabyte, meglio lasciare solo il testo, che in fondo è la parte davvero importante, e offrire la mappa a parte.
Ovviamente sto parlando di narrativa, non di testi scientifici o di fumetti o altri tipi di ebook dove invece le immagini possono essere fondamentali.
Indici. Quasi tutti i formati di ebook supportano la creazione di indici, con link ai vari capitoli o sezioni di un libro. Male non fa, ma non è indispensabile. L’indice è un po’ più utile se non si tratta di link ai capitoli di un romanzo, ma ai racconti in una raccolta di racconti. I link sono invece molto comodi se si decide di mettere delle note a fine libro: molto più facile cliccare e leggere la nota, piuttosto che “sfogliare” fino in fondo il volume! (fermo restando che io preferisco, se ci sono note, che siano a piè pagina).

Nominare il file. Date al file contenente l’ebook un nome significativo! Ho sul disco rigido almeno una decina di “capitolo1.pdf”, scaricati qui e là. Il fatto di non capire al primo sguardo di cosa si tratti non m’invoglia ad aprire un file, ma a lasciarlo perdere!
Un buon sistema può essere “nome autore – titolo opera”. “Maria Rossi – La Spada Magica.pdf”. Se è solo il capitolo primo de La Spada Magica, occorre segnarlo: “Maria Rossi – La Spada Magica – Capitolo 1.pdf”. Se non vedo ulteriori specificazioni io intendo che il romanzo o racconto è completo, da fastidio scoprire poi che era solo il primo capitolo.
Se si intendono mettere online revisione successive, ancora è buona norma indicarlo nel nome del file. Si possono usare le date, o le “versioni”, stile software: “Maria Rossi – La Spada Magica – Capitolo 1(v.1.1).pdf” o “Maria Rossi – La Spada Magica – Capitolo 1(25-02-2008).pdf”. Con le date non elemosinate i caratteri! Scrivere 2528 diviene incomprensibile.
Metadata. Quasi tutti i formati di ebook supportano i metadata. Non è male perdere mezzo minuto a impostarli. Avere dei metadata corretti permette di catalogare facilmente gli ebook, e nel caso di nomi di file ambigui di rinominare tali file in automatico in maniera opportuna. È la stessa cosa dei tag ID3 negli MP3.
Perciò riempite più campi possibile: autore, titolo, genere, trama, ecc. tutto quello che i vari formati offrono.

Metadata in un .doc
Metadata di un file .doc di Microsoft Word

Metadata in un .prc
Metadata di un ebook in formato Mobipocket

Nome, cognome, indirizzo. Oltre a un nome del file significativo e ai metadata, è una buona idea lasciare un qualche tipo di recapito anche all’interno del testo stesso. All’inizio o in fondo. L’ideale è il nome dell’autore e un indirizzo di posta elettronica valido, o un sito web. Eviterei di mettere indirizzi di posta fisica e numeri di telefono: gli interessati possono chiederli via posta elettronica, e tutti quei robot che pattugliano Internet in cerca di dati personali da rivendere possono andare a farsi friggere!
Eviterei anche di mettere tali dati in ogni pagina, specie se il tutto occupa più di una riga.

Licenza. Si possono scegliere per un ebook vari tipi di licenza. Una delle più comuni è la Creative Commons. Qui però non voglio entrare nel merito, è un argomento che merita un articolo a sé stante, l’importante è che, qualunque sia la licenza scelta, venga scritto a chiare lettere se l’ebook è liberamente distribuibile o no.
Se non c’è scritto niente la gente potrebbe avere delle remore a spedirlo all’amico o a pubblicizzarlo, temendo magari di trovarsi di fronte a un libro “piratato”. Se c’è scritto di non ridistribuire, be’, in verità non servirà a niente: se non altro per ripicca, il file sarà subito disponibile su eMule!
Perciò quello che bisogna fare è scrivere a chiare lettere che il file è ridistribuibile senza problemi. Così nessuno si farà scrupoli e si otterrà la massima diffusione. Tale politica deve essere indicata sia al proprio sito, sia all’interno del file stesso.
Se si vuole si può anche riportare l’intero testo della licenza che si è scelta, ma le frasi riguardanti la ridistribuzione devono essere in evidenza. Già che ci sono: non minacciate i lettori! Mi sono capitati diversi ebook con affermazioni del tipo: “questo testo è di proprietà di tal dei tali, è stato depositato presso la SIAE, è mio, mio, mio! e ogni abuso o uso improprio sarà punito senza pietà in accordo con la legge vattelapesca, ecc. ecc.”, ecco, questo è il genere di roba che scoraggia la lettura e rende subito antipatico l’autore!
DRM. DRM è un acronimo che significa Digital Rights Management, Gestione dei Diritti Digitali. Tale acronimo potrebbe averlo inventato Orwell per il suo 1984, infatti in realtà il DRM non si occupa di “gestire i diritti” ma di “imporre limitazioni”. Un file “nudo” è un file sul quale un utente ha tutti i diritti, un file avvelenato da DRM è un file piagato da una o più limitazioni.
Buona parte dei formati di ebook supportano il DRM. Le più comuni limitazioni che si possono imporre sono: vietare la stampa, vietare la copia di parti o della totalità del testo in altre applicazioni, vietare che il testo possa essere letto a voce alta da un programma di sintesi vocale. Si possono anche “gestire diritti” ancora più severi: limitare l’apertura del file a un certo numero di volte, fare “spirare” il file superata una certa data, costringere a un’autenticazione via Internet prima di accedere al file, e così via.
NON INSERITE NELL’EBOOK ALCUN TIPO DI DRM!
Non otterrete alcun vantaggio se non farvi odiare. Tra l’altro il DRM crea problemi di compatibilità: programmi che leggono PDF possono non essere in grado di leggere PDF insudiciati dal DRM.

NO DRM
Eliminiamo il DRM! Per saperne di più: Defective by Design.org

Dove ospitare i file. Essendo gli ebook così piccoli, spesso sotto il MB, non dovrebbe essere difficile trovare spazi che li ospitino. Ci sono decine di siti e organizzazioni che offrono spazio gratis, e per piccole quantità senza neanche il problema della pubblicità.
L’importante è che l’operazione di scarico dei file sia fluida. Il visitatore del sito deve cliccare sul PDF o Mobipocket e poter scaricare il file, senza essere spedito da qualche altra parte, senza dover compilare form o mettere codici di sicurezza, senza doversi sorbire banner o animazioni flash che gli annunciano di aver vinto la lotteria nigeriana.
Comprimere o non comprimere. Non comprimere. Non vale la pena “zippare” o peggio “rarrare” un ebook: si guadagna poco e si mettono in difficoltà i lettori meno esperti.

Quali formati distribuire

Ci sono decine e decine di formati di ebook. Più se ne offrono meglio è, anche se dovrebbe essere sempre indicato con chiarezza quale formato un lettore dovrebbe scegliere rispetto alle sue esigenze. Offrire OpenDocument, Compiled HTML, o Broad Band eBook senza alcuna spiegazione non farà altro che confondere le orde di aspiranti lettori.
Tra i tanti formati ho deciso di sceglierne quattro, che credo coprano la buona parte delle esigenze: PDF, HTML, Mobipocket e TXT.

Portable Document Format (PDF)

I vantaggi del PDF: è possibile creare documenti impaginati come meglio si preferisce e con ogni genere di layout; i caratteri usati possono essere incorporati nel file, in modo che tutti i lettori vedano lo stesso identico PDF così com’è stato pensato; è un formato diffusissimo, e software per leggere PDF si trovano per qualunque piattaforma.
Gli svantaggi: è un formato che non può essere modificato dagli utenti “al volo” ed è difficile da convertire in altri formati.

Logo del PDF
Il formato PDF è stato inventato da Adobe Systems nel 1993

In particolare il grosso problema del PDF è che è un formato basato sul concetto di pagina a dimensione fissa. Quando creiamo un PDF A4, creiamo un documento che è ottimo per la stampa – contando che l’A4 è il formato di carta più diffuso, almeno a livello domestico – ed è decente da leggere a video su un monitor di discrete dimensioni, ma diventa molto meno attraente quando per esempio si prova a leggerlo con un apparecchio con schermo da pochi pollici.
Quasi sempre viene offerta la possibilità di zoomare un PDF, e con tale “trucco” si può riuscire a leggere il file in ogni situazione, ma se la pagina zoomata non sta nello schermo, l’utente è costretto a “scrollare” in verticale (e spesso anche in orizzontale) il che rende faticosa l’esperienza.
L’utente non può cambiare il tipo di carattere di un PDF se non gli piace, non può cambiare neanche la dimensione dei caratteri, non può cambiare l’allineamento dei paragrafi o l’interlinea. Un utente non ha alcuna possibilità di manipolare un PDF, se non appunto zoomare. È un po’ poco, e questo irrita la gente!
Inoltre, sebbene estrarre il testo da un PDF sia operazione che compiono senza difficoltà diversi software, è molto più complicato mantenerne l’impaginazione. Se il PDF ha una struttura non elementare, cercare di tramutarlo in HTML o in qualche altro formato che più interessa all’utente risulterà impresa difficile se non impossibile.

Ciò detto, rimane una buona idea distribuire un ebook anche in formato PDF. Quelli che preferiscono la stampa ne saranno felici e coloro che preferiscono la lettura davanti al PC con un buon monitor non avranno particolari problemi.

Nel distribuire il PDF si deve appunto scegliere la grandezza della pagina. Le due scelte più sensate sono A4 e A5. L’A4 è l’ideale per la stampa e rende bene a video. L’A5 essendo più piccolo (metà dell’A4) rende meglio a video e rimane comunque stampabile senza eccessivi sprechi. A5 è anche più o meno la grandezza della pagina di un libro “tradizionale”, dunque gli utenti si troveranno subito a loro agio.
Da evitare l’uso di due (o più di due) colonne: se non cambia molto una volta stampato, leggere a video un PDF con due colonne è particolarmente faticoso. Bisogna spesso scrollare fino in fondo a una pagina, poi tornar sopra e ripetere, in netto contrasto con il più fluido e continuo scrolling verticale pagina dopo pagina che si ha con una sola colonna.

lettura con due o una colonna
Leggere a video un PDF con due colonne è molto più faticoso e innaturale rispetto a leggere un PDF con una sola colonna

Si possono poi offrire PDF più specializzati, ad esempio lo splendido sito FeedBooks.com offre PDF impaginati per gli schermi di due lettori di ebook: iRex iLiad e Sony Reader.
Allo stato attuale non credo valga la pena imitare FeedBooks.com, data la scarsa diffusione di questi lettori. Tuttavia, a parte l’iLiad, tutti i lettori e-ink in circolazione hanno uno schermo di circa 6 pollici: un pensierino a creare un PDF con pagina di tale grandezza lo si può anche fare.

Una nota importante, nel caso si decidesse di distribuire solo il PDF: usate un’impaginazione più semplice possibile e con meno fronzoli possibili, in modo che la conversione da PDF ad altro formato sia indolore o quasi. È anche importante togliere la sillabazione: è vero che può rendere il PDF meno “professionale”, ma è davvero un disastro riuscire a convertire un PDF pieno di parole tagliate a metà dai trattini!

Per creare un PDF ci sono migliaia di programmi. Una soluzione semplice in ambiente Windows è usare una stampante virtuale. Una stampante virtuale è un tipo di programma che s’installa come fosse una stampante ma invece di stampare crea un file PDF. In questa maniera si possono creare PDF da qualunque applicazione consenta di stampare, che sia Word o il Blocco Note o qualunque altra.
Di queste stampanti virtuali PDF ne esistono in tutte le salse. L’Adobe ne offre una nella versione commerciale di Adobe Acrobat. Microsoft ne offre un’altra, gratuita, anche se per essere usata richiede la presenza di Office. Ne esistono anche di gratuite senza limitazioni e persino open-source, quale PDFCreator. Tra le shareware, forse la migliore è quella di FinePrint Software, pdfFactory.
Il Coniglietto Grumo mi assicura che si possa fare lo stesso anche sotto Linux, usando per esempio CUPS.
Ci sono poi programmi che consentono di creare direttamente i PDF, primo fra tutti l’OpenOffice.org Writer.

Logo di CUPS
Il logo del programma Common Unix Printing System (CUPS)

HyperText Markup Language (HTML)

Il principale vantaggio di offrire il proprio ebook in HTML è che il potenziale lettore non deve far nulla per cominciare a leggere, se non cliccare sul link del libro.
Lo svantaggio è che l’HTML non è così flessibile come un PDF riguardo l’impaginazione, anche perché non esiste il concetto di pagina con l’HTML!
Il testo risulterà continuo e per certi versi lontano da quello che intendiamo quando parliamo di libro. È bene che la cosa rimanga così! Il primo errore da evitare con l’HTML è spezzarlo in più parti (per esempio una pagina per ogni capitolo, o una pagina ogni tot caratteri). Questa divisione si vede spesso, ma è fatta solo perché così i siti ottengono magari quattro hit invece di uno e propinano quattro banner piuttosto che uno al visitatore.
L’HTML deve essere con i caratteri neri su fondo bianco. Non importa se il resto del sito ha come tema il verde fosforescente su viola allucinazione: nessuno leggerà un romanzo con tali colori, e tanto meno lo stamperà.
L’HTML deve essere presentato senza alcuna inutile cornice. Non ha senso costringere chi vuol stampare il testo a doversi anche stampare per esempio due colonne di gamberi a destra e a sinistra.
L’HTML deve essere “autocontenuto”. Spesso i programmi che generano HTML generano due file, l’HTML stesso e un altro file, chiamato “foglio di stile” (CSS). Non va bene, perché se l’utente si salva solo l’HTML (e così farà, non sarà in grado o non avrà voglia di cercare anche il CSS), si ritroverà un HTML con impaginazione approssimativa, al limite illeggibile.
Stesso discorso vale per le immagini: se possibile evitatele, perché la gente non starà lì a scaricarle a parte e tanto meno correggerà i link nell’HTML, salvo però poi lamentarsi che il romanzo da loro salvato è senza copertina!

Due HTML
HTML decente – HTML “artistico”

Per creare un HTML la maniera più semplice è usare le apposite funzioni di esportazione presenti in tutti i programmi di elaborazione testi. Nel caso fossero necessarie delle correzioni, si può aprire l’HTML con il Blocco Note o qualunque altro editor.

Mobipocket

Mobipocket è un formato molto diffuso nell’ambito degli apparecchi portatili (cellulari, palmari, lettori e-ink). Io stessa quando possibile cerco di procurarmi un ebook in formato Mobipocket, per leggerlo sul mio lettore.
Il Mobipocket è basato sull’HTML, ed è un formato che offre ampia possibilità di scelta all’utente. È possibile cambiare i caratteri e la grandezza degli stessi, modificare margini e interlinea, e tanto altro, a seconda di quale software per la lettura dei Mobipocket si stia usando.
Offrire il Mobipocket non aumenterà di molto i propri potenziali lettori, dato che non sono molti quelli che leggono ebook su apparecchi portatili. Però questa percentuale è destinata ad aumentare in modo drastico in futuro, perciò non è una cattiva idea essere preparati.
Non ci vogliono più di un paio di minuti per creare un Mobipocket, usando il gratuito Mobipocket Creator. Rimando alla recensione del lettore ebook per un esempio passo a passo di creazione di un Mobipocket, con tanto di copertina e metadata.

Mobipocket su palmare
Un ebook in formato Mobipocket sullo schermo di un palmare BlackBerry

TeXT (TXT)

Il formato più semplice e in assoluto più compatibile. Anche computer di trent’anni fa potrebbero leggere un TXT. Però il TXT non supporta quasi alcun tipo d’impaginazione o formattazione dei caratteri. L’idea è di offrirlo come “ultima spiaggia”: se proprio l’utente non è riuscito ad aprire nessuno degli altri file, può provare con il TXT, sicuro di riuscire finalmente a leggere qualcosa.
Praticamente ogni programma di elaborazione testi offre la possibilità di esportare i documenti in formato TXT.

IBM System360
Un computer IBM System/360 del 1964: anche lui riuscirebbe a leggere un file di testo!

Ricapitolando

Una buona strategia può essere questa: PDF A4 per chi vuole stampare il libro o leggerlo a video su un bel monitor, HTML per chi vuole leggere subito, senza dover scaricare niente, Mobipocket per gli amanti degli apparecchi portatili e TXT in caso d’emergenza.
Un PDF A5 senza fronzoli, o l’HTML possono essere un buon compromesso se si vuole offrire un solo formato. Nell’ambito del solo formato può essere anche preso in considerazione il Rich Text Format (RTF). L’RTF può essere letto con facilità (per esempio sotto Windows con l’accessorio WordPad), e con altrettanta facilità essere convertito in altri formati. Non offre però alcuno dei vantaggi di altri formati più specializzati.
Se si decide di distribuire l’RTF bisogna prestare particolare attenzione alle immagini: sono archiviate nel file in maniera tale che anche immagini piccine occupano moltissimo spazio. È facile superare il MB e più senza neanche accorgersene!

Un’idea carina è offrire ospitalità o link a chi traducesse il libro in altri formati. Un utente magari lo reimpagina per leggerlo su un Sony Reader o un altro lo salva come OpenDocument: si può indicare come fare a rispedire tali file, in modo che possano diventare disponibili a tutti.

Per parte mia, d’ora in poi cercherò di seguire i miei stessi buoni consigli per tutta la narrativa da me prodotta e che offrirò nel blog.
Rimane da chiedersi se valga la pena di metterci tutto questo impegno: tanto gli ebook li scaricano in pochi e a quei pochi quel che scrivi non piace comunque (sigh!). Non lo so, forse non ne vale la pena. In ogni caso anche imparare a creare un ebook è tutta Cultura che cola. Forse.

* * *

Come in tante altre occasioni, mi sono avvalsa nello scrivere l’articolo dell’assoluta competenza del Coniglietto Grumo e di qualche svogliato consiglio di Capitan Gambero, li ringrazio entrambi, però il Capitano potrebbe impegnarsi di più!

Coniglietto Gigante
Il più grande Coniglietto al mondo: anche questa è Cultura!


Approfondimenti:

bandiera EN iPod eBook Creator: per creare ebook per l’iPod
bandiera EN dslibris: un programma per leggere ebook sul Nintendo DS
bandiera RU BookDesigner: il programma più completo per creare ebook
bandiera EN BookDesigner su MobileRead Wiki
bandiera EN MobileRead Wiki (pagina principale)

bandiera EN DRM su Wikipedia
bandiera EN Dizionario della neolingua di 1984
bandiera EN La storia del PDF
bandiera EN Un sito dedicato ai vecchi computer
bandiera EN La vicenda del Coniglietto gigante

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L’Avido Drago di Ghiaccio

Copertina de Il Drago di Ghiaccio Titolo originale: The Ice Dragon
Titolo italiano: Il Drago di Ghiaccio
Autore: George R.R. Martin

Anno: 2007 (edizione italiana)
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Traduzione in lingua italiana: Giusi Valent
Illustrazioni: Luca Enoch
Editore: Mondadori

Genere: Fantasy
Pagine: 107

Qualche mese fa avevo adocchiato in libreria questo libro di Martin, ma dopo aver letto il prezzo e constatato com’era esile, l’avevo rimesso a posto. Oggi cercando altro l’ho scoperto su eMule:

Icona di un mulo eBook.ITA.2926.George.R.R.Martin.Il.Drago.Di.Ghiaccio.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (6,77MB)

l’ho scaricato e sono rimasta indignata.
Infatti mi sono trovata di fronte a un racconto (circa 7.200 parole, 43.000 battute, spazi compresi) e una manciata d’illustrazioni in bianco e nero; il PDF aveva un gran totale di 26 pagine. Tutto ciò la Mondadori voleva venderlo a 13 euro! (nella collana “I Fulmini”, io ci vedo una certa ironia…)

The Ice Dragon non è neanche un racconto nuovo, è un racconto che Martin ha scritto nel 1980 ed era già stato pubblicato prima nell’antologia Dragons of Light (1980) e poi in Portraits of His Children (1987). Nel 2006 il racconto è stato ristampato per una terza volta, in un volume illustrato, ed è quest’ultima versione che Mondadori vende, con l’unica differenza che nella versione italiana le illustrazioni invece di essere di Yvonne Gilbert sono di Luca Enoch.

Copertina de The Ice Dragon
Copertina dell’edizione inglese del 2006 di The Ice Dragon

Qual è il valore di mercato di The Ice Dragon ? eBookMall vende la versione elettronica per 1,07 dollari (0,73 euro), Fictionwise la vende a 0,99 dollari (0,67 euro). Amazon.com vende la versione cartacea e illustrata del 2006 a 11,01 dollari (7,47 euro). Perché un racconto che vale di per sé meno di un euro, e che comunque anche “abbellito” non arriva a 7 euro e 50, da noi viene venduto a 13 euro?
Spesso mi accusano di essere irrispettosa con scrittori, editori e quanti altri. Può essere vero, ma vorrei far notare che non “comincio” io! Vendere a 13 quello che si può vendere a 1 (tra l’altro guadagnandoci, perché eBookMall o Fictionwise non sono opera di beneficienza), è una presa per i fondelli! È una totale mancanza di rispetto, è uno sputare in faccia ai lettori. Il fatto che possa evitare di comprare (ci mancherebbe!) non diminuisce l’offesa. Il solo provare a fregarmi è più che sufficiente: se un ladro cerca di rapinarvi e non ci riesce è tutto a posto e amici come prima? Non credo proprio!

ladro che fugge
Cercare di rapinare qualcuno non è una cosa della quale andar fieri!

Se Mondadori fosse stata rispettosa nei confronti del pubblico, avrebbe lei offerto gratuitamente il PDF di questo libro. Così ognuno sarebbe stato in grado di giudicare se storia e immagini valevano l’altissimo prezzo richiesto. Senza contare quelli che per motivi di tempo ordinano i libri online invece di prenderli in libreria. Come ci si difende da una mezza truffa come questa se non si può neanche sfogliare il volume?
Perciò signor Mondadori e altre persone coinvolte: non vi lamentate se poi sono irrispettosa, se tenete al rispetto, cominciate voi, cercando di non fregare i vostri lettori. Grazie.

Il racconto

Il Drago di Ghiaccio è la storia di Adara, una bambina taciturna è un po’ strana, amante dell’inverno. Adara stringe amicizia con il drago di ghiaccio, e tutto è bello e freddo, finché non giungono dal Nord nemici invasori. Suo malgrado la bambina sarà coinvolta nello scontro.

Un'illustrazione da The Ice Dragon
Una delle illustrazioni dell’edizione inglese del libro

Il Drago di Ghiaccio è un racconto che si legge in meno di mezz’ora, è scorrevole, con un paio di trovate decenti, ma nulla più. Il finale dovrebbe avere un certo peso emotivo ma risulta fiacco. Forse perché Martin si dilunga troppo all’inizio e quando la storia si mette in moto è in pratica già finita.

Giudicato di per sé varrebbe uno o due gamberi marci, in questo caso però non si può evitare d’inserire nel giudizio anche la confezione. A racchiudere il racconto da un euro c’è una copertina di Paolo Barbieri (sono sue anche le copertine dei romanzi della Troisi) e ci sono le illustrazioni di Luca Enoch, per la bellezza di altri 12 euro…

Un'illustrazione da Il Drago di Ghiaccio
Una delle illustrazioni dell’edizione italiana

La morale è sempre la stessa: non date soldi a certa gente! Prendete i libri in biblioteca, scaricateli da eMule, e al limite, se proprio volete compensare qualcuno, comprate la versione elettronica da 67 centesimi di euro, che per un racconto di trent’anni fa è un prezzo giusto.


Approfondimenti:

bandiera IT Il Drago di Ghiaccio su iBS.it
bandiera EN The Ice Dragon su Amazon.com
bandiera EN The Ice Dragon su eBookMall
bandiera EN The Ice Dragon su Fictionwise
bandiera EN Una recensione di The Ice Dragon
bandiera EN Martin apprezza l’edizione italiana de Il Drago di Ghiaccio

 

Giudizio:

Un racconto decente… +1 -1 …ma niente di speciale.
Una bella copertina. +1 -1 Il finale del racconto è fiacco.
Delle belle illustrazioni. +1 -13 Il prezzo è 13 euro!

Dodici Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti7

Scritto da GamberolinkCommenti (34)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

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