Warning: Creating default object from empty value in /storage/content/82/1008682/fantasy.gamberi.org/public_html/wp-content/plugins/paginated-comments/paginated-comments.php on line 37 Gamberi Fantasy » Blog Archive » Alcune note sullo scrivere Recensioni » Comment Page 1

Alcune note sullo scrivere Recensioni

Una delle ragioni dietro la nascita della Barca dei Gamberi è stata l’insoddisfazione mia e del resto dell’equipaggio riguardo le recensioni librarie che si possono trovare in Rete e non. In particolare le recensioni che parlano di narrativa fantastica sono un disastro: se ne trovano poche, scritte da cani, inutili, e più spesso che non ipocrite e disoneste. Non sempre, certo, si possono incontrare anche ottime recensioni, ma sono rare.
Penso dipenda dal fatto che ognuno vede le recensioni a modo suo. Un po’ lo stesso problema che affligge la narrativa: ognuno insegue la sua presunta Arte come gli pare e piace, fregandosene se quello che sta scrivendo sia utile, interessante e divertente anche per il prossimo. Il che è un atteggiamento legittimo, ma non aiuta chi sta cercando invece proprio l’utile, l’interessante e il divertente.
Per questo voglio proporre una serie di linee guida rispetto allo scrivere recensioni. Probabilmente non verranno prese in considerazione da nessuno, se non da me stessa e dalla Barca dei Gamberi, ma non si sa mai, tentar non nuoce.

I: Lo scopo di una recensione.

Lo scopo di una recensione libraria dev’essere offrire al lettore un parere chiaro e inequivocabile rispetto al valore del romanzo preso in esame. Questo può essere ottenuto con poche o tante parole, con un esplicito giudizio numerico o lasciando che siano discorsi più articolati a esprimere il parere del recensore, non ha importanza, l’importante è che alla fine il lettore deve sapere se spendere 18 euro per comprare il tal romanzo o no; se vale la pena perdere 10 o 20 ore per leggerlo.
Ci possono essere mille distinguo e precisazioni – del tipo che magari il romanzo può piacere agli appassionati di Elfi ma comunque non vale 20 euro e dunque è un affare solo se scaricato gratis da emule – ma il recensore non può e non deve sfuggire dall’esprimere il suo giudizio. Deve prendersi la responsabilità di dire: vale la pena leggerlo, non vale la pena leggerlo.
Può sembrare un’ovvietà ma non lo è. Ci sono quintali di recensioni che parlano di tutto e di più e poi i commenti dei lettori sono di questo tenore: “…sì, d’accordo, ma non solo non ho capito se il romanzo mi potrebbe piacere, ma non ho neanche capito se è piaciuto al tizio che l’ha recensito!” Ecco, recensioni così sono da buttar via.
Bisogna essere espliciti e prendere posizione. Perché, in generale, non ci sono vie di mezzo, non puoi presentarti alla cassa in libreria e discutere del più e del meno e dei Massimi Sistemi della Natura: o paghi i 18 euro o non li paghi.
Questo non vieta che si possa parlare di romanzi senza esprimere un parere netto, solo non sono recensioni e il lettore ne dovrebbe essere consapevole.

Sex for the eyes
Sex for the eyes. Your art is like sex for the eyes

II: Una recensione deve essere obbiettiva.

Questo significa che il recensore deve rendere noti (al limite nella recensione stessa) i criteri che intende adottare, e a quelli attenersi. Deve attenersi a quei criteri indipendentemente da quale romanzo prenda in considerazione, chi sia l’autore, la casa editrice o qualunque altro fattore esterno. Inoltre i criteri devono essere consistenti da recensione a recensione.
Un esempio: qualche tempo fa, cercando altro, mi sono imbattuta in un sito di recensioni filmiche “cattoliche”. Il criterio di valutazione del sito era basato sul verificare quanto i film presi in esame fossero in accordo con la dottrina della Chiesa Cattolica. È un sito obbiettivo? Sì, perché i criteri adottati sono espressi in maniera esplicita e applicati a ogni film. È un sito dal quale prenderò consigli? No, perché i criteri non mi paiono adeguati.
Uno dei criteri adottati dalla Barca dei Gamberi è per esempio l’accuratezza dell’ambientazione. Un altro è l’originalità. Altri sono illustrati nell’articolo Riassunto delle Puntate Precedenti. Non pretendo che nessun altro adotti i nostri stessi criteri, ma una scelta dev’essere compiuta. Il criterio: come gira la Luna al recensore mentre scrive la recensione, non è un criterio accettabile.
Una scelta a priori dei criteri è anche l’unica possibilità per il lettore di poter verificare l’attendibilità della recensione. Dato il romanzo, o al limite estratti dello stesso, e dati i criteri ognuno può controllare se quello che il recensore scrive sia obbiettivo o no.
Sempre in quest’ottica di obbiettività, io considero più interessanti i criteri basati sul testo piuttosto che quelli basati sull’interpretazione dello stesso. Mi spiego meglio: mettiamo che uno adotti un criterio “politico”, per cui un romanzo è buono se aderisce a certe idee e brutto se fa riferimento a idee diverse. Di per sé può essere un criterio valido, ma poi il nostro recensore prende in mano il classico di Heinlein Fanteria dello Spazio. Dice che è un brutto romanzo perché è un romanzo “fascista”. Solo che, come ovvio, nel testo da nessuna parte c’è scritto che si tratta di un romanzo fascista: quella è un’interpretazione. Sarà vera? Forse sì, forse no, in quanto interpretazione è soggettiva: diventa difficile stabilire se il recensore sia stato sul serio obbiettivo.
Invece stabilire se un romanzo è originale o no non è così complesso (basta guardare i precedenti) e neppure è complicato accertare la verosimiglianza o verificare la coerenza interna.
Rimanendo attinenti al testo si può dire molto su un romanzo, e dire un molto oggettivo, senza entrare nel pantano delle interpretazioni. Rimanendo legati al testo si possono fare affermazioni che sono vere in sé, e secondo me queste affermazioni sono le più interessanti, perché sono vere per tutti. Non sto più offrendo un servizio solo a chi condivide la mia filosofia (come può essere con il sito di recensioni “cattoliche”), ma sto offrendo un servizio a tutti.
Va da sé che i criteri per me perdono ogni validità quando vanno oltre il testo e l’interpretazione. Per me non ha alcun senso dire che un romanzo è bello o brutto perché l’ha scritto un autore piuttosto che un altro. O magari perché ha venduto tanto o poco, o perché ne hanno tratto un film o un videogioco. O perché aiuta l’economia favorendo la vendita di segnalibri. I criteri devono essere legati alle parole del romanzo, non a quello che ci gira intorno.

III: Quando la recensione non è obbiettiva bisogna segnalarlo.

Oltre ai criteri obbiettivi esiste anche un parere personale del recensore. Il recensore deve chiarire quando sta uscendo dai criteri per addentrarsi nelle opinioni. Se un romanzo ha sessanta pagine di fila di inforigurgito, è un oggettivo errore (secondo i criteri adottati), e come tale lo si deve rimarcare. Poi si può aggiungere che le sessanta pagine, pur non muovendo in avanti la storia di un niente, contengono però – secondo il personale parere del recensore – delle informazioni interessanti e dunque il recensore medesimo non si è annoiato.
In altri termini, i “secondo me”, “per me”, i “penso” e “credo” vanno riservati per quando è davvero così. Finché si seguono i propri dichiarati criteri non è opinione, è affermazione.

Hungry?
Hungry?. I would like to have you for dinner

IV: Il recensore deve poter applicare i propri criteri.

Sembra scontato, ma non lo è. Torniamo al sito di recensioni “cattoliche”: chi scrive su quel sito, deve conoscere a menadito tutti i testi sacri, il Catechismo e ogni altro rilevante documento. Non può inventarsi il cattolicesimo come gli pare, altrimenti i criteri adottati in realtà non corrispondono a quelli esposti.
Se io adotto come criterio l’originalità, devo conoscere a sufficienza il genere per poter appunto affermare che il tal testo è originale o no. Se io dico: “nel fantasy è importante l’originalità! finora ho letto di fantasy, uh… Il Signore degli Anelli e tutti i romanzi di Licia!” è ovvio che non potrò davvero applicare quel criterio come i miei lettori si aspettano.
Se penso che la verosimiglianza in un romanzo (pseudo)storico sia importante, e il romanzo parla di un’epoca che non conosco o conosco poco, prima di scrivere la recensione devo documentarmi. E capisco benissimo possa suonare esagerato, in fondo spesso se ne fregano gli stessi autori, ma i criteri li ho scelti io. Se non si può scrivere una recensione applicando i propri stessi criteri… be’, non la si scrive.
In alternativa si può confessare al lettore che il tal particolare non è stato verificato o si è ignoranti di quell’altro fatto. Finché sono questioni marginali può passare, ma se sto recensendo un romanzo dove la guerra ha un ruolo fondamentale e non ne so niente, è inutile confessarlo: non devo proprio scrivere la recensione di quel romanzo.
Tutti pensano di essere più o meno geniali e di avere opinioni originali e interessanti: non è vero. Veri geni esclusi (e se state leggendo queste righe geni non lo siete, altrimenti sareste a gegnalare da qualche altra parte), quando qualcuno scrive di un argomento è tanto più interessante quanto più è documentato e preparato. Perciò è inutile cianciare di ciò che non si conosce: si perde tempo e lo si fa perdere al prossimo.

In case of Fire
In case of Fire. In case of fire, use fire extinguisher!

V: Bisogna essere semplici, precisi e inequivocabili.

Icona di un gamberetto La semplicità di linguaggio è necessaria dato che ci si sta rivolgendo a un pubblico di appassionati ma non necessariamente di “addetti ai lavori”.
Come già ribadito si sta cercando di scrivere recensioni obbiettive, dove le affermazioni sono veritiere in quanto aderenti al testo da una parte e ai criteri scelti dall’altra e non perché espresse da Nicoletta o Luisa. Dunque usare paroloni su paroloni per sembrare più “intelligenti”(sic) non serve a niente, se non a infastidire il lettore.

Icona di un gamberetto La precisione è di vitale importanza. La precisione impone da un lato di usare un lessico appropriato, dall’altro di esprimere concetti il meno generici possibile.
Le due cose sono strettamente legate fra loro; per esempio, a me è capitato di leggere infinite volte nelle recensioni frasi di questo tipo: “questo è un romanzo coraggioso”, oppure “questo è un romanzo profondo” o aggettivi simili. Qual è il problema con affermazioni del genere?

  • Il lessico non appropriato crea ambiguità. Quando Mario entra nel palazzo in fiamme per salvare la vecchia vicina di casa che gli sta pure antipatica, possiamo definirlo “coraggioso”. Ma un romanzo? Quand’è che un romanzo affronta con sprezzo del pericolo una situazione di vita o di morte (perché questo è il coraggio)? O forse ci si riferisce all’autore? Ma in Italia, 2009, quale coraggio ci vuole a pubblicare un romanzo? Al massimo si rischia una denuncia per diffamazione, non si rischia la vita. O forse si fa riferimento allo stile? “Un romanzo coraggioso perché sfida le convenzioni della narrativa!” Ah, che gran coraggio ci vuole a sfidare le convenzioni della narrativa! Lo stesso di Gary Cooper in Mezzogiorno di Fuoco!
    Si possono estrarre mille significati dementi dal quel coraggioso, ed è questo il danno: la recensione non è più inequivocabile, va interpretata, diviene ambigua.
  • Proprio perché coraggioso è ambiguo, può essere affiancato a qualunque romanzo. Nihal della Terra del Vento è un romanzo coraggioso. Il Nome della Rosa è un romanzo coraggioso. Bryan di Boscoquieto è un romanzo coraggioso. Quando in una recensione si esprime un concetto così generico, applicabile a qualunque libro, si sta sprecando inchiostro. Come faccio a scegliere tra Nihal della Terra del Vento e Il Nome della Rosa quando mi viene proposta una caratteristica che possono avere entrambi? Sarebbe come dire: “leggete questo romanzo perché è un romanzo pieno di parole”. Oh bella, ma anche tutti gli altri romanzi sono pieni di parole, perché dovrei leggere proprio questo? Anche tutti gli altri romanzi possono essere coraggiosi, perché dovrebbe in particolare interessarmi questo?

Lo stesso dicasi per “profondo”, “importante”, “scomodo” e così via. Meno grave è quando l’affermazione non è ambigua ma rimane generica: “questo è un romanzo noioso”, o il classico “questo è un romanzo bello/brutto”. Detto così non vuol dir niente, il recensore deve illustrare perché quel “noioso” è applicabile in quel caso particolare.
La Setta degli Assassini è un romanzo noioso”. Questa è un’affermazione che può essere vera o falsa, ma di per sé ha valore minimo, comunica al lettore poco o niente.
“Ne La Setta degli Assassini la protagonista piange ogni poche pagine: che noia!”. Questa invece è un’affermazione specifica e dunque comunica al lettore molto di più. Inoltre questa è un’affermazione verificabile: volendo ognuno può controllare se sia vero o no che la protagonista piange ogni poche pagine.
Lo stesso vale per lo stile di scrittura. Quante volte si leggono espressioni del tipo che il tal autore ha una scrittura “fresca”, o “vivace”, o “in punta di penna”(sic) o simili. Ma che vuol dire? NIENTE. È come con i libri coraggiosi, sono ambigue frasi fatte. È vero che spesso è difficile definire uno stile, e può essere conveniente usare un aggettivo generico, però almeno il recensore deve aver ben chiaro il perché ha usato proprio quell’aggettivo. Se dico che lo stile è “trasparente”, devo poterlo dimostrare testo alla mano, anche se magari nella particolare recensione non è così importante inserire le appropriate citazioni.

Icona di un gamberetto Infine l’essere inequivocabili. In parte è compreso nella precisione, in parte significa che non bisogna contraddirsi (d’oh!). Non si può dire: “il romanzo è avvincente e noioso.” Troppo ovvio? Allora questo, preso da una recensione “vera”: “[...] vengono in mente Agota Kristof e Magda Szabò, ma sono paragoni che non reggono.” Se sono paragoni che non reggono non ha senso farli…
Essere inequivocabili implica anche evitare tutte le espressioni non quantificabili, tutti i “piuttosto”, “quasi”, “si potrebbe dire che”, “in un certo senso”: non bisogna scrivere “quasi rosso”, bisogna scrivere “arancione”, non “piuttosto in carne” ma “grasso”, non “in un certo senso è come fosse un vampiro” ma “è uno gnokko”.

VI: Bisogna entrare in argomento.

Bisogna spiegare di cosa parla il libro; è necessario fornire la trama del romanzo. Spesso i recensori si lasciano trascinare in una sorta di delirio, per cui un romanzo affronta Argomenti Decisivi, pone l’Uomo di fronte ad interrogativi Fondamentali, è una pietra miliare nella storia della Letteratura e quant’altro e si “dimenticano” di dire di cosa diavolo parla il romanzo.
Per un sacco di gente, me compresa, l’argomento è importantissimo. I marziani invadono la Terra? Una ragazza dai capelli blu ammazza gente a destra e a manca con uno spadone? Una compagnia di Elfi debosciati deve salvare una principessa? Io lo voglio sapere!
Il recensore deve perciò raccontare quale sia la trama, con due avvertenze: se si è colti da attacco di pigrizia e si decide di scopiazzare la trama dalla quarta di copertina o da qualche comunicato stampa della casa editrice, è bene accertarsi che la trama sia quella giusta, spesso non è così; se si è in dubbio se svelare o no certi particolari, si possono sempre usare gli “spoiler”, sul web è facile mascherarli come si preferisce.

Entrare in argomento significa anche rimanere attinenti al testo. Dimostrare le proprie affermazioni con citazioni adeguate. Un sacco di romanzi arrivano in libreria senza che il lettore abbia potuto leggerne una sola pagina, perciò (ampi) estratti nella recensione sono i benvenuti (e ricordo a chi si facesse di questi problemi che è legale: è legale citare e riprodurre brani di un’opera finché l’intento è di critica o studio e non si sta facendo concorrenza all’opera originale).
Siamo sempre dalle parti della precisione: la recensione è di quel particolare romanzo, dunque lì bisogna scavare, lì ci sono i punti di riferimento. Bisogna parlare di quel romanzo, non della Letteratura, dell’Uomo, della Natura, e del Diavolo-in-Carrozza.

Toy Trunk
Toy Trunk. Jimmy is finally old enough to get the toys out of the trunk all by himself!

VII: Bisogna usare tante parole quante ne servono.

Se si scrivono recensioni sui giornali o sulle riviste non si è liberi di scrivere finché si vuole: la carta costa e perciò sono quasi sempre imposti limiti ben precisi. Per fortuna sul web non è così: il costo di un testo in termini di banda consumata è infinitesimale, per cui scrivere poche righe o scrivere un trattato dal punto di vista economico è la stessa identica cosa.
Per questa ragione non bisogna porsi alcun problema di spazio. Una recensione può essere approfondita a piacere, finché non corrisponde per filo e per segno a quel che il recensore vuole dire. Così pure non ci si deve porre problemi con le citazioni: se è opportuna una (lunga) citazione dal testo originale, inserirla è tutto di guadagnato.
Questo non significa però sbrodolarsi: non è una licenza per parlare dei problemi privati del recensore o per disquisire di argomenti che nulla hanno a che vedere con il testo; ogni riga della recensione deve avere un suo perché e ogni passaggio dev’essere interessante.

Ma è raro imbattersi in recensioni sbrodolate, è molto più presente l’errore opposto: ovvero recensioni compresse in poche righe.
Qui entrano in gioco diversi fattori: pigrizia del recensore (ma se sei pigro e ti pesano le dita a scrivere forse non è il tuo “mestiere”), il desiderio bruciante di esprimere un’opinione anche se non si ha niente da dire (e in questo caso è molto meglio “linkare” qualcuno che già dice il poco che vorremo dire noi, piuttosto che riscrivere le stesse cose), e l’idea balorda che scrivendo sul web bisogna essere agili, veloci, compatti, brevi.
Perché è un’idea balorda? Perché il linguaggio sul web funziona come sulla carta, l’Italiano è lo stesso e dunque se per esprimere un concetto hai bisogno di 100 parole su una pagina stampata avrai ancora bisogno di 100 parole su una pagina web. È vero che leggere a video è più faticoso e si hanno molte più distrazioni davanti a un PC, ma questo è al di fuori delle possibilità di controllo di un recensore (a parte le ovvie – che per molti ovvie non sono – considerazioni tipografiche: per esempio non scrivere viola fosforescente su sfondo verde brillante). Non si possono tagliare pagine da un trattato di filosofia o matematica solo perché “troppo lungo per il web”: web o non web il significato deve mantenersi integro. Così una recensione: deve contenere quanto necessario che sia sul web o no.
Inoltre c’è un altro livello di balordaggine implicito nell’idea di scrivere apposta poco, di “condensare” i concetti: che scrivere poco sia facile. Non lo è. Può essere meno faticoso, meno impegnativo, portare via meno tempo, ma non è più facile, tutt’altro. Il riuscire a mantenere integro un argomento riducendo via via le parole è incredibilmente difficile. Una buona recensione da 2.000 parole può diventare uno schifo immondo in 500 se l’autore non è più che abile (abile come può essere abile qualcuno che ogni volta che scrive una short story minimo un paio di premi internazionali li vince).
Dunque il recensore non si deve porre problemi di spazio: deve scrivere quello che è necessario. Se la recensione risulterà interessante, verrà letta lo stesso, web o non web.

VIII: Il tono dev’essere funzionale.

Le mie recensioni usano un tono tra l’ironico e il sarcastico. È una scelta voluta: ritengo sia il tono più adatto per “reggere” la lunghezza dei testi e al contempo quello che meglio si adatta a certa narrativa (il fantasy di scarso valore). Altri possono scegliere di usare un tono diverso e potrà andare bene uguale, però è importante che questa scelta abbia motivazioni legate alla recensione medesima, e non “esterne”. Ad esempio usare un tono “serioso” solo per mostrare la presunta posatezza del recensore è una scelta sbagliata se il tono “serioso” rallenta la lettura della recensione. Come già più volte ribadito, si sta cercando di essere obbiettivi, dunque la “serietà” del recensore è implicita nei concetti che esprime, non nel tono che usa.
Così come non ha senso ritenere che determinati argomenti (la Letteratura con la L maiuscola) debbano per forza richiedere un certo tipo di atteggiamento: perché mai? Ho letto testi di astrofisica scritti in maniera divertente e perfino con humor nero (si veda per esempio Death by Black Hole: And Other Cosmic Quandaries di Neil deGrasse Tyson), non si capisce perché la Letteratura, la Narrativa, il Fantasy o quant’altro dovrebbero invece essere speciali.
Il recensore ha lo scopo di tenere appiccicato il suo lettore dall’inizio alla fine della recensione, e per questo deve scegliere il tono più congeniale, altre considerazioni a riguardo non hanno nessuna importanza.

Icecream
Icecream.

Extra: Domande con e senza risposta.

Icona di un gamberetto Quali romanzi scegliere da recensire? Non saprei indicare un metodo. In generale io apprezzo recensioni positive di romanzi poco noti e recensioni sia positive sia negative di romanzi famosi. Recensire in negativo romanzi sconosciuti è di solito inutile: tanto non li compra nessuno comunque. Per i romanzi famosi prima di recensirli è una buona pratica controllare che qualcuno non abbia già espresso le nostre stesse considerazioni, nel qual caso meglio “linkare” l’altro piuttosto che riscrivere le medesime cose.
Però è un’idea generale che lascia il tempo che trova. La verità è che, come diceva Lorna Sage, la gran parte dei romanzi sono mediocri, li leggi e non ti lasciano nessuna particolare emozione né in bene, né in male, dunque non si sa neanche cosa scrivere a volerli recensire.
Perciò forse conviene scegliere romanzi interessanti, che in positivo o in negativo impressionino. Inoltre come già ricordato, è utile che il recensore conosca gli argomenti trattati dal romanzo, non fosse il caso, è meglio lasciar perdere quella recensione.

Icona di un gamberetto Si possono recensire romanzi tradotti? In teoria no. La recensione dev’essere sempre sul testo in lingua originale, però è anche vero che è probabile che poi il lettore compri la traduzione, non l’originale. Credo che un lavoro ben fatto implichi il leggere in lingua originale e poi rileggere la traduzione o almeno controllarla accuratamente. Nella recensione si specificheranno eventuali problemi dovuti al passaggio di lingua. Ammetto però di non seguire io stessa questo metodo, cercherò di adeguarmi.

Icona di un gamberetto Bisogna leggere fino in fondo un romanzo per recensirlo? No. È buona norma farlo, ma se un romanzo è illeggibile è illeggibile. Se bastano le prime 5 o 50 pagine per poter affermare con adeguata dimostrazione che non vale la pena spendere 18 euro, la recensione può essere scritta anche se il recensore lì si è fermato. Tengo però a precisare che tutte le recensioni qui sul blog dei Gamberi, come elencate nell’Indice delle Recensioni, sono a fronte della lettura integrale del testo, e anzi in alcuni casi il romanzo in esame è stato letto più volte.

Icona di un gamberetto Il recensore di narrativa deve essere anche uno scrittore? No. Però se tra i criteri di valutazione include la tecnica narrativa, deve conoscerla. Magari non così bene da scrivere narrativa degna di pubblicazione, ma comunque i meccanismi gli devono essere chiari.

Icona di un gamberetto Perché scrivere recensioni negative? Non è meglio suggerire solo il bello e lasciare il brutto nell’oblio? Può essere una degna scelta, e non ho problemi con chi la adotta. Però personalmente ritengo che in molti casi sia più utile non comprare il brutto, piuttosto che comprare (anche) il bello, e dunque il recensore deve recensire sia i romanzi che gli sono piaciuti sia quelli che gli sono piaciuti meno.

Icona di un gamberetto Si’ pou usare 1 linguagio modrno nll recensioni??? Sì, cm no!!! Anzi + punti esklamativi e k si metono a kaso in 1 recensione + la rece e’ strbellixima!!!1!!!!

Icona di un gamberetto È troppo facile criticare! No, per niente: scrivere una recensione negativa richiede lo stesso tempo di scriverne una positiva. Inoltre la pressione sociale favorisce la recensione positiva: posso “tagliare le curve” in una recensione positiva (per esempio non dimostrando testo alla mano ogni singolo passaggio) senza che nessuno ne sia scandalizzato, mentre una riga maldestra in una recensione negativa significa avere in casella di posta elettronica la mail di qualche squilibrata che minaccia di pikkiarmi.

Icona di un gamberetto Non la stai prendendo troppo sul serio? Vale la pena perdere tutto questo tempo per una recensione? No, è probabile non valga la pena. D’altra parte, vale la pena perder tempo a leggere un romanzo fantasy? Perdere tempo a scriverlo? Perdere tempo a leggere o scrivere narrativa? A leggere o scrivere libri? A leggere o scrivere? Vale la pena fare qualunque cosa?

Piggy Bank
Piggy Bank. Now you try


Approfondimenti:

bandiera EN Everyone’s a Critic: a Qualitative Study to Investigate the Perceptions and Attitudes towards Book Review Websites on the World Wide Web (PDF)
bandiera EN Death by Black Hole: And Other Cosmic Quandaries su Amazon.com
bandiera EN Nocturnal Devil (autore dei disegni in questo articolo) su deviantART

 

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169 Commenti a “Alcune note sullo scrivere Recensioni”

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  1. 69 Hendioke

    @ Gamberetta

    Ok, torniamo sul concreto. Anzi rifacciamo il discorso che, mea culpa, ad allargarlo (fino a toccare il “a che serve l’arte” che in effetti c’entrava un ciufolo ed è discorso opinabilissimo) mi sono incasinato come spesso mi succede e come conseguenza non si dev’essere ben compreso quel che intendevo dire. Ora vedo di essere più sintetico e riportare solo quel che attiene al discorso.

    Un’opera d’arte, di qualsiasi arte, è valida se è apprezzabile. Apprezzabile ha un significato ben preciso. Apprezzabile è l’opera che contiene in sè gli elementi necessari perchè il fruitore possa darne un giudizio.

    Questi elementi cambiano da una forma d’arte all’altra. Nei romanzi ad esempio sono una coerenza interna solida, personaggi verosimili in quanto coerenti col mondo narrativo rappresentato, in grado di intessere relazioni verosimili dati i loro caratteri e, ovviamente, una scrittura che riesca a rendere tutto questo senza tradirlo e senza costringere il lettore a spaccarsi la testa per capirci qualcosa (poi ci saranno altri elementi che sicuramente tu conoscerai ed io no, dopotutto il censore esperto di romanzi qui sei tu)

    A mio avviso per un’opera d’arte l’apprezzabilità è la condicio sine qua non per poterla consigliare.
    Se mi trovo davanti un quadro, un film, un libro, un videogioco e non ho modo alcuno di apprezzarlo, di farmene un’opinione perchè mancano degli elementi fondamentali per me non vale un fico, non importa che firma ci sia sopra.

    Dopo di che ho rilevato che ci sono prodotti appartenenti comunque ad un certo ambito comunicativo che invece non necessitano del requisito di apprezzabilità in quanto non sono opere d’arte e si rivolgono a utenti che non cercano in esse un passatempo (che alla fine, salvo mestieri particolari, l’arte la si fruisce per motivazioni propri e varie ma tutte attinenti al tempo libero d’ognuno di noi) ma cercano di approfondire la loro conoscenza su un dato argomento.

    E ho portato come esempio i saggi, che se mai mi mettessero fra le mani un saggio da recensire rifiuterei (salvo avere le conoscenze necessarie) perchè non si tratta di opere artistiche ma scentifiche, senza le conoscenze giuste non posso consigliare se prenderlo o no.

    Invece un’opera artistica “di genere” per quanto radicata e riferita al suo genere mi sentirei in grado di recensirla e di consigliarne o meno l’acquisto basandomi sulla sua apprezzabilità. Ovviamente per avere una recensione perfetta quell’opera andrebbe recensita da qualcuno che conoscnedo il genere possa dirmi quanto vale obiettivamente quel libro rispetto agli altri libri fantasy (ad esempio potendomi dire se è il copia incolla due due romanzi preferiti dell’autore o no).

    Ma se mi ritrovo costretto, e facendo il mestiere capita, a recensire un’opera d’un genere di cui non so posso sempre fare una recensione decente valutando gli elementi che lo rendono o meno apprezzabile ed evitando di dare giudizi su elementi che non conosco.

    Per esempio. Se mi ritrovassi a recensire un libro della Troisi senza sapere un cappero di fantasy non lo boccerei perchè i protagonisti sono impegnati per centinaia di pagine ad andare da un tempio all’altro a raccogliere oggetti perchè non potrei sapere che è un cliché cotto e bollito ma lo boccerei senza appello per le incongruenze interne all’opera tipo la stanza sotteranea che poche pagine dopo ha una finestra che guarda fuori sul prato (o quel che era).

    Resterebbe un giudizio incompleto, richierei di consigliare libri apprezzabili ma che per un amante del genere sono un coarcevo di clichè e banalità ma tutto sommato se mi sono ritrovato costretto a recensire un’opera d’un genere a me ignoto è quasi certo che sto scrivendo recensioni che vanno intese come rivolte a tutti, amanti del genere e non, quindi resta un criterio valido di recensione, anche se incompleto e imperfetto. Come dicevo precedentemente i tuoi criteri se seguiti portano alla qualità assoluta ma sotto la qualità assoluta non c’è immediatamente l’assenza di qualità, ma vari stadi intermedi.

    E’ questa era la parte generale del discorso che spero si sia capita. Dopo di chè io mi ritengo avvantaggiato perchè recensisco film e videogiochi che, come ho detto: i primi devono emozionare e i secondi coinvolgere.

    Il che vuol dire che mentre un libro è un’esperienza ragionata (stai leggendo, stai ragionando su quel che accade per ricostruirlo nella tua testa, ecc.) e molto dell’effetto che ti da è dovuto a quanto conosci e capisci (basta pensare alla conoscenza dei termini, non tutti hanno lo stesso vocabolario ugualmente ampio e adatto a tutti i libri) un film è un’esperienza più passiva, concentrata e priva di particolari barriere cognitive (vedere e sentire lo posson fare quasi tutti e il vocablario impiegato è sempre contenuto salvo rare eccezioni); mentre il videogioco è un’esperienza attiva e immersiva che può presentare differentissimi gradi di difficoltà nell’approccio.

    A caratteristiche diverse corrispondono effetti diversi e legittime aspettative differenti.

    Un film deve emozionare intendendo che deve passarti qualcosa. Cosa? Non sta al recensore dirlo poichè le emozioni che uno trae dall’arte sono sempre soggettive. Deve semplicemente trasmetterti qualcosa mentre lo guardi che non siano noia e confusione. Se un film è apprezzabile (e l’apprezzabilità si considera come sempre guardando alla presenza e alla correttezza di certi elementi oggettivi) non ti trasmette noia e confusione mentre lo guardi ed è generalmente consigliabile. Eccezione fanno i documentari che richieodno la conoscenza e la verifica dei fatti per poter esprimere un consiglio fondato di valore.

    Un videogioco deve coinvolgere nel senso che deve spingere il giocatore a ritornarci spesso sopra per imprarare a gestirlo meglio, per andare avanti nella trama (se presente) o semplicemente migliorare la propria prestazione.

    Quindi l’apprezzabilità di un gioco si calcola su tutti quegli elementi che permettono e spingono il giocatore ad approfondire l’esperienza e sono tutti elementi oggettivamente considerabili anche se il videogioco appartiene a un genere che il recensore non conosce (interattività, curva della difficoltà, coerenza del corpo di regole, verosimiglianza dei mondi generati dato il corpo di regole ecc.)

    Quando in risposta alla mia citazione dei saggi hai replicato coi simulatori e poi coi board game hai toppato perchè anche se estremamente scientifici ed esatti restano sempre videogiochi (esistono i saggi multimediali, sono ben altra cosa e non ne recensirei mai uno), essere coinvolgenti è il loro scopo ed è un requisito dal quale non possono prescindere.

    Se affronto un FS senza sapere un cavolo di aerei dopo 10-12 ore di gioco (non capisco cosa ti abbia credere che io dei giochi provi o valuti solo i tutorial) devo essere in grado (salvo deficenzen manifeste) di gestire il rolleggio di un aereo e di riuscire a far decollare e atterrare gli aerei del gioco (con maggior o minor fatica da tipo a tipo) esclusi i più complessi. Se non ci riesco o sono deficente io o FS ha fallito e non è apprezzabile perchè non mi permette di approfondire la mia esperienza di gioco e di esprimere un giudizio (e sicuramente se non mi permette questo non mi convolgerà).

    Idem con un gioco di scacchi. Se arriverò a far atterrare un boing su una banconota o a vincere al livello Master Chess sarà sicuramente perchè mi ci sarò applicato e perchè conoscerò bene la materia, ma fino ad un livello intermedio devo avere la possibilità (se voglio, magari dopo 5 minuti io giocatore decido che non me ne frega niente di aerei e schacchi) di arrivare a un livello medio e proseguire con fatica ma proseguire verso quello massimo.
    Se un videogioco di genere simulazione non permette il coinvolgimento vuol dire che non è un videogioco, ti sei seduto per sbaglio su un simulatore dell’aeronautica!
    Ergo anche qui se mi trovo davanti un videogioco di un genere a me ignoto non potrò paragonarlo coi precedenti (e nel caso dei simulatori esprimermi sulla veridicità dei fatti) giungendo, come per i film e i romanzi, a un giudizio incompleto ma non per questo, se sono bravo a fare il mio mestiere, assolutamente invalido. Perchè un film che comunque trasmette qualcos,a e un videogioco che coinvolge meritano quasi sempre e dalla trattazione della loro apprezzabilità è sempre posibile dare al lettore elementi sufficenti, soprattutto coi videogiochi, perchè questo possa farsi un’idea di come il videogioco si piazzi nel proprio genere e quanto possa interessarlo.

  2. 68 Vale

    @ CMT: sì, era per fare un esempio, mi scuso se non è esatto…

  3. 67 DelemnO

    Se un titolo è fatto in maniera tale da poter essere apprezzato solo dagli estimatori del genere allora non è un titolo valido.

    Notato adesso..ma per te vale solo per i videogiochi o in generale? Perchè allora, secondo questo metro, tutti i cd black e death metal sarebbero da buttare perchè se faccio sentire a uno qualunque Tomb of The Mutilated dei Cannibal Corpse (brutal death) o, che so, To The Gates Of Blasphemous Fire dei Nokturnal Mortum( black) scappa a gambe levate? Eppure sono ottimi album. Ci possono benissimo essere cose che solo gli estimatori apprezzano e essere valide.

  4. 66 CMT

    @Vale: vagamente OT: io ritengo che chiunque scriva debba avere la conoscenza del mondo che descrive, però, pur non avendo ancora letto Chariza, so che il romanzo non è effettivamente ambientato in Giappone ma in un mondo che gli assomiglia, perciò se ci sono differenze rispetto al Giappone vero la cosa non mi tange, mi preoccuperò al più se ci sono delle discordanze tra descrizioni interne al romanzo.

  5. 65 Vale

    @ Cristina: io non voglio certo criticare il tuo modo di recensire romanzi, ma le poche recensioni tue che ho letto, le trovo inutili se sono in dubbio sul comprare o meno un libro. Gamberetta ha recensito il primo libro di Licia Troisi, che io ero stata molte volte sul punto di comprare. Letta la sua recensione, non l’ho più comprato, ho preferito spendere i miei pochi soldi in qualcosa di più valido. Non è detto che non leggerò quel libro, sicuramente non lo comprerò, cercherò di trovarli in prestito, se avrò del tempo da perdere. È successa la stessa cosa con la Meyer. Volevo comprare il libro, Twilight, perché mi piacciono i vampiri. Mio marito mi ha detto di aspettare. Nel frattempo scopro la recensione di Gamberetta. Allora l’ho preso in prestito, ed ho constatato che Gamberetta aveva ragione.

    Una recensione che parla della trama, dei personaggi, dei canoni del genere, come dicevi prima (e a questo punto mi chiedo, come si fa a fare una recenzione su un genere che non si conosce) ma non mi dice se l’autore è stato coerente, se scrive bene, o se ha iinfilato nel romanzo un mucchio di stupidaggini, per me è inutile, come del resto lo è una recensione che parla solo dei lati positivi: a me può non interessare molto l’ambientazione nel giappone medievale, ma mi piace leggere stortie ben scritte, e se decido di comprare il libro “Chariza” pretendo che l’autrice sia a conoscenza del mondo che descrive. Altrimenti vado a comprarmi direttamente romanzi di autori giapponesi.

  6. 64 marco

    @ random_punk:

    Obiettivo può essere scritto sia con una che con due “b”. Non c’è nessun errore.

  7. 63 Mirco

    Ciao Gamberetta, l’unica cosa che voglio contestarti delle tue recensioni è la lunghezza. E’ vero che su internet non dobbiamo rendere conto del numero di battute, dello spazio e possiamo farla lunga quanto ci pare, è pure vero però che leggendo sul monitor e non su carta l’attenzione ha dei cali spaventosi.
    Quindi la lunghezza in questo caso è un’arma a doppio taglio. Da una parte puoi dire tutto quello che vuoi, quanto vuoi, dall’altra non sei mai sicura che qualcuno arrivi in fondo all’articolo, magari bypassa tutto e va a vedere i gamberetti.
    Come hai accennato tu ci sono studi su questo.

  8. 62 random_punk

    Non sarò un gegno, ma scrivo obiettivo con una b sola.

  9. 61 CMT

    Cristina, a questo punto diciamo che il tuo stile di recensione si sposa con quello richiesto dalla rivista, e tagliamo la testa al toro.
    Ma resta il fatto che una recensione è per definizione un esame critico e/o commento di un’opera, non la mera elencazione delle sue caratteristiche, ergo le tue sono, appunto, più schede tecniche che recensioni.
    Come ho già detto, da parte mia tanto di cappello al tuo lavoro, non nego assolutamente che tu lo faccia bene, dico solo che una recensione fatta così, a me personalmente, nell’atto di decidere se comprare o no un libro, non serve. Di sicuro mi darà delle informazioni, che potranno essere utili o meno, ma non saranno determinanti nella mia scelta. Le leggerò e andrò a cercarne altrove di più adeguate a indirizzarmi.

  10. 60 Cristina

    Scusate qualche errore di battitura, vi scrivo la frase “incriminata”:

    (anche se all’epoca ero più giovane e stavo ancora facendo il dottorato e quindi avevo meno conoscenze tecniche per quanto riguarda la critica letteraria e le impostazioni che questa può avere)

    Ed una precisazione: la critica letteraria si è divisa dall’800 ad oggi in vari filoni e allora sarebbe giusto anche dichiarare a quale corrente uno fa riferimento, perché la critica della “nostra” Gamberetta è secondo me molto di derivazione crociana (Croce era per dare giudizi netti di valore e addirittura distingueva in un testo poetico se l’autore era davvero riuscito a creare qualcosa di poetico oppure no, nel senso che una poesia non è automaticamente dotata di ritmo, musicalità, etc. ma tutto dipende da quello che l’autore è riuscito a creare oppure a non creare… riportato ad un romanzo fantasy: l’autore di un fantasy crea un mondo parallelo a quello reale che, pur essendo inventato, deve avere una sua coerenza interna ed una sua “verosimiglianza”, anche se io la definirei più come credibilità, nel senso che le cose per quanto incredibili e mai esistite devono in qualche modo essere percepite come accettabili e realistiche da parte del lettore)
    Cristina

  11. 59 Cristina

    Visto che sono stata chiamata in causa, ribadisco (forse non sono stata abbastanza chiara finora) che io accettato una collaborazione pagata con una rivista perché quello che mi hanno chiesto, scrivere recensioni di tipo descrittivo, senza dire questo libro è un capolavoro oppure questo libro fa schifo, mi andava bene, perché credo che il compito di chi recensisce un libro sia informare il lettore sulle caratteristiche del libro, poi, sarà il lettore a decidere se quel tipo di stile o di contenuto si adatta ai suoi interessi e ai suoi gusti, la mia in un certo senso, è una scheda tecnica del libro, non è né un parere personale (mi è piaciuto / non mi è piaciuto), né un giudizio con pretese di universalità sulla validità o meno di un testo… io mi limito a spiegare di cosa parla un libro e come è scritto, le recensioni le scrivevo così (anche se all’epoca ero più giovane ed ancora e stavo ancora facendo il dottorato e quindi avevo meno conoscenze tecniche per quanto riguarda la critica letteraria e le impostazioni che questa può avere) anche quando non me le pagavano… è proprio il mio stile… se volete le mie vecchie recensioni si trovano su internet e quindi potete anche verificare quello che sto dicendo…
    Io lavoro sostanzialmente in modo simile ai critici letterari della scuola storica di fine ’800: Alessandro D’Ancona, Arturo Graf, etc.
    Quindi non fatemi dire ciò che non ho detto: mi pagano allora recenisco qualunque cosa senza prima informarmi… io ho cercato di scrivere e di argomentare qualcosa di un po’ più complesso…
    anche se ho cercato di spiegare pure a chi non lo sa come funziona una rivista letteraria (se volete capire perché spesso le recensioni sono scritte in un certo modo e non in modo diverso, torna pure utile saperlo).
    Che io faccio recensioni di tipo descrittivo, l’ho sempre dichiarato, quindi, chi va a leggere le mie recensioni sa cosa ci può trovare dentro e cosa invece non ci troverà mai….
    Stavolta spero di essere stata più chiara.
    Cristina

  12. 58 AryaSnow

    Sono d’accordo con Gamberetta sul fatto che una recensione dovrebbe essere fatta da chi conosce il genere. Altrimenti si rischiano seriamente di sparare delle cavolate allucinanti. Ma soprattutto: Il discorso che un prodotto debba poter essere apprezzato “un po’ da tutti” per essere valido a mio parere è assurdo O_o

    Però alla fine la cosa più importante è che si esplicitino le ragioni del giudizio in modo corretto. Se ad esempio si considera un prodotto bello perchè coinvolgente anche per chi non ne capisce niente del genere, si spieghi questo. In questo modo la recensione sarà utile per chi rientra in questa categoria di giocatori, mentre chi è esperto del genere ne prenderà atto e probabilmente ne cercherà un’altra.
    Uno può anche scrivere che i libri della Troisi sono belli perchè capaci di coinvolgere l’adoloscente medio di oggi e perchè risultano scorrevoli anche per chi non è molto abituato alla lettura. Poi è giusto che specifichi anche che, ad esempio, come cura degli aspetti militari e come idee fantasiose lasciano a desiderare, o che almeno non dica che questi aspetti sono un punto di forza della Troisi!
    In questo modo almeno i lettori possono orientarsi di conseguenza. Quello che conta alla fine è il contenuto della recensione, non il voto che si mette. Se vedo che il recensore usa criteri che a me non interessano, sarò io che sceglierò di non dargli troppa retta.

  13. 57 Flash

    @ Gamberetta (rispondo ed è la mia ultima risposta qui, perché credo di aver finito di dare il mio contributo a una discussione interessante, e poi rischierei di diventare ripetitivo :) e torno a “lurkare”, come si dice).

    Il mio aiuto a chi vuole scrivere recensioni è semplicemente: quando scrivi (e direi a questo punto, non solo una recensione) datti le regole e cerca di rispettarle, ma non prenderle come un assoluto rigido, universale e inviolabile. Perché, per cause esterne o proprie, non riuscirai mai a seguirle perfettamente. Vedi la questione della soggettività e del “che noia!” di cui parlavo nel mio primo commento.
    Sbattiti, informati, chiedi consulenze a esperti del settore, sputa sangue per ottenere un risultato eccellente, ma con la consapevolezza che (a parte forse i gegni) alla perfezione non arriverai mai.
    A titolo di esempio, mi viene in mente King che in On Writing consiglia come regola di evitare gli avverbi, e poi ammette che lui stesso li usa quando servono… perché tutti abbiamo peccato.

  14. 56 CMT

    C’è da dire che il discorso di Flash e Cristina non è sbagliato, è solo poco attinente. Nel senso che, dato che è il tuo lavoro fare una recensione inquadrata da determinati parametri, è ovvio che la fai come devi farla (da noi si dice “lega il ciuccio dove vuole il padrone”, che si traduce in “chissenefrega se è il metodo migliore o no, io è per farlo così che vengo pagato e non posso fare altrimenti”). Ha tutto il senso del mondo, ma se l’argomento è “come si dovrebbe fare una recensione perché sia utile a chi la legge” e non “come si dovrebbe fare una recensione perché vada bene a una rivista a pagamento”, stiamo praticamente parlando d’altro.

    Anche per quanto riguarda Hendioke: sono d’accordo in parte con l’affermazione che si possa valutare un romanzo anche senza avere tutte le conoscenze necessarie, il problema è che questa valutazione non è una recensione, è un puro e semplice parere personale da “ignorante” (sempre in senso stretto). La mancata conoscenza non mi impedisce di valutare alcuni aspetti (lo stile, la correttezza lessicale, la capacità di coinvolgere il lettore, …), ma mi impedisce di valutarne altri (la coerenza generale e/o con altri romanzi del ciclo, l’aderenza all’ambientazione soprattutto se non creata ex novo dall’autore, l’innovazione o mancata tale rispetto al genere, e tante altre cose). Alla fine la mia presunta recensione torna utile solo se il libro deve leggerlo qualcuno che è ignorante quanto me. Se finisce nelle mani di chi possiede quelle conoscenze, bene che vada non serve a un tubo (male che vada chi la legge non sa che sono ignorante, compra il libro, scopre che lo sono e che il libro fa pena e viene sotto casa con una mazza da baseball… :-P)
    Per riprendere l’esempio di Gamberetta, se vado a recensire un programma di scacchi, posso dire che la grafica è stupenda, le animazioni fluide, che è pieno di opzioni… però se sono un cane a giocare a scacchi non posso sapere se l’I.A. gioca bene o come un bambino di tre anni, informazione che è un tantino fondamentale per qualcuno che invece sa giocare e vorrebbe sapere se vale la pena comprare quel programma. Come minimo la mia “recensione” dovrebbe iniziare con un bel disclaimer del tipo “Occhio: di scacchi non so un accidente” (e lì qualcuno potrebbe giustamente chiedersi: e allora che ne parli a fare?)

  15. 55 Gamberetta

    @Flash. Che vuoi che ti risponda? Il tuo è lo stesso ragionamento di Cristina e la sua “rivista”: quello che dice Gamberetta magari è pure giusto, ma io riesco a farmi pagare, mi tengo stretto questo lavoro e chi se ne frega se le parole sono 20 o 200.
    Bene, buon per voi, davvero, ma… questo vostro “esempio”, come aiuta chi vuole scrivere ottime recensioni (scopo del presente articolo)?

    @Hendioke. Il tuo discorso è senza mezzi termini sbagliato. Qui non si sta parlando in astratto, qui si sta dicendo che il recensore deve prendersi la responsabilità di consigliare o no un prodotto.
    Un bel programma di scacchi (o anche i board game non rientrano nei “romanzi”, ma nei “saggi”? Un po’ lunga la lista di “saggi” nei videogiochi…): mi spieghi come diamine fai a dire se vale la pena spendere 50 o 100 o anche più euro se non sai giocare ? Che fai, segui il tutorial, e poi pretendi di consigliarlo/sconsigliarlo, quando il punto di forza di questi prodotti è il livello di gioco altissimo (spesso anche a livello di Gran Maestro e più in prodotti “casalinghi”)?

    Questa storia del “coinvolgimento”, dell’“emozione”, e genericità simili sono scuse. Non puoi davvero analizzare l’emozione o il grado di coinvolgimento se non conosci e non sei interessato all’argomento.
    Per esempio a me quintali di poesie, anche considerate capolavori e il massimo dell’emozione, non fanno né caldo, né freddo. Allora da brava recensitrice dovrei dire di non comprare mai un libro di poesie? A me la literary fiction mi fa venir voglia d’ingoiare puntine da disegno, dunque posso tenere una rubrica dove parlo di quello e dico sempre di non comprare, anche a chi è appassionato? Ovviamente senza peritarmi di conoscere l’argomento più di tanto, così come mi capita, l’importante è l’emozione (mia di ignorante).

    E qui si torna al principio di tutto, al perché appunto sto dedicando centinaia, se non migliaia, di ore a questo blog. Perché il tuo atteggiamento è lo stesso che c’è dietro le recensioni fuffa di Troisi & soci. Quelle scritte da gente che non legge fantasy, a cui non frega niente né della verosimiglianza né del sense of wonder e che però possono consigliare la Troisi a tutti perché leggendo di Nihal e Sennar sono state tanto coinvolte ed emozionate.
    Ma per piacere! Non ci sono scuse: o te ne intendi di simulatori, RPG, RTS, board game, avventure punta e clicca, football australiano, o quel che sia, o eviti di recensire.

  16. 54 Hendioke

    “Anzi se compro un saggio si presuppone che quel che sto cercando SIA una trattazione esatta e approfondita”
    Cannato modo e sicuramente ci saranno degli strafalcioni ortografici in giro…

  17. 53 Hendioke

    @Gamberetta

    I simulatori, e i wargame alla Harpoon Classic, sono casi particolari, paragonabili, in ambito letterario, ai saggi storici e ai manuali tecnici.

    Poco sopra la parte da te quotata del mio commento ho scritto che nel mio recensire parto sempre da un presupposto per me fondamentale:
    “un film deve emozionare e un videogioco coinvolgere”.

    Perciò quando parlo di validità di un’opera artistica parlo di capacità di stimolare l’animo dei fruitori (divertendoli, appassionandoli, facendoli riflettere, spaventandoli, dipende, certo non annoiandoli o spingendoli a buttar via l’opera) e nel caso dei videogiochi di coinvolgere (ovvero di spingere il giocatore a portare avanti il gioco il più a lungo possibile), il che presuppone sempre uno stimolo.

    Ora tutto questo me lo posso aspettare da un romanzo (opera letteraria artistica) non posso pretenderlo da un saggio (opera letteraria scientifica). Anzi se compro un saggio si presuppone che quel che sto cercando è una trattazione esatta e approfondita di un argomento. Non cerco di essere stimolato nel mio animo, sto cercando semplicemente delle informazioni e delle spiegazioni, se poi l’autore nell’esporle riesce anche a stimolarmi buon per lui ma è un aspetto decisamente secondario e non è lo scopo di un saggio.

    Quindi i saggi stanno in una categoria a parte rispetto a quella alla quale applico l’idea che mi hai quotato.

    Per i simulatori il discorso è quasi identico: Identico perchè anche nei simulatori prima di ogni cosa il fruitore vuole un’aderenza la più perfetta possibile alle meccaniche e ai fatti dell’argomento simulato, e degli eventuali elementi artistici del gioco non gliene frega niente; quasi perchè comunque un simulatore videoludico resta, per impostazione, un videogioco e come tale si impone come obiettivo coinvolgere il giocatore.

    Ecco perchè Flight simulator, per esempio, ti permette di vedere il tuo aereo dal di fuori mentre lo piloti invece di costringerti sempre in cabina (che sarebbe la scelta corretta, l’unica proponibile, per un simulatore); perchè comunque non si rivolge solo agli appassionati che hanno come unico scopo l’aderenza ai fatti ma anche a chi avrebbe piacere di pilotare un aereo in maniera acrobatica muovendo più di 4 tasti ma non avendo l’interesse o le capacità per studiarsi tomi e tomi sull’argomento.

    Quindi da oggetto sul confine, si sposta dal versante del’opera interattiva scientifica al versante dell’opera interattiva artistica e in quanto tale a questo punto deve però garantirmi, per dimostrarsi valido, di poter coinvolgere tutti, attraverso un tutorial ben fatto, capacità di selezionare il livello di simulazione e altre accortezze che gli permettano di tenere incollati sugli schermi non solo gli appasionati studiosi del settore ma tutti.

    Se ce la fa è un titolo valido, se no no. Dopo di chè è ovvio che un gioco come FS sarà sempre meno diffuso dei simulatori di calcio e dei giochi sportivi non simulativi. Ma non esiste ambito artistico dove tutti i generi sono ugualmente diffusi e ugualmente apprezzati. A me basta che tutti possano, di fronte a un’opera d’arte, possano apprezzarla (nel senso proprio del termine, cavarne abbastanza da soli da poterla giudicare)

  18. 52 Alexander

    Premetto che quoto tutto il discorso fatto da gamberetta. Ho scoperto questo blog da poco, e raramente ho avuto modo di ammirare tanta lucidità e cultura nell’analizzare la letteratura di genere.
    Detto questo, il ragionamento serio e rigoroso di gamberetta, in ambito cartaceo non viene quasi mai applicato per tutta una serie di demeriti e disfunzioni implicite nell’editoria. Spesso mancano i soldi o la volontà per puntate a collaboratori specializzati, e si ripiega su collaboratori jolly. Per cui, se tu sei un articolista che ne capisce di politica estera e arte antica, ma ti assegnano un pezzo sulla fantascienza sociologica degli anni 50, scrivi anche di quel particolare argomento pur di portare il pane a casa.
    Come se non bastasse, la letteratura di genere (come fumetti e i videogiochi) viene vista da molte pubblicazioni come cacca pupù. Se anche scrivi corbellerie a chi importa?
    Ma anche considerando il discorso di gamberetta uno standard che non tutti gli operatori del settore cartaceo si possono permettere, un editore serio dovrebbe sempre fare del suo meglio per avvicinarsi il più possibile alla perfezione.
    Io editore non ho i soldi o il tempo per ingaggiare un esperto che abbia gli strumenti di gamberetta? Allora i collaboratori che ho, devono sputare sangue per limitare i danni. Si documentano sui siti specialistici, mendicano informazioni sui forum, telefonano all’amico del parente che ne capisce, impiegano il triplo del tempo per scrivere il pezzo, ecc… Non vale dire “ho fatto il possibile” se non è vero. E non vale nemmeno dire “tanto è cacca pupù”.

    Per la critica specializzata online, semplicemente non ci sono giustificazioni. Un vero appassionato che collabora con determinati siti web “autorevoli”, dovrebbe incidere le parole di gamberetta sullo specchio del bagno e leggerle tutte le mattine mentre si lava i denti. Magari prima di scrivere l’ennesima sviolinata all’ultimo romanzo di Licia Troisi.

  19. 51 Sonia_Lilith

    Buona sera a tutti!
    Be decisamente sono d’accordo con tutto quello che hai detto Gamberetta!

  20. 50 Cristina

    Io sono d’accordo con Flash, a me hanno chiesto di scrivere recensioni di tipo descrittivo (né sviolinate né stroncature) comprese tra le 1500 e le 1800 battute, inizialmente di libri di poesia e di saggistica, poi di recente mi sono dovuta occupare anche di romanzi storici e di fantasy (forse perché sono percepiti come generi che hanno un certo di grado di affinità o forse perché non c’era uno specialista del fantasy in redazione), non mi sembrava e non mi sembra tuttora un compromesso inaccettabile e perciò l’ho accettato e adesso questo è il mio lavoro, o meglio una parte del mio lavoro, perché anch’io faccio non solo articoli, ma anche traduzioni ed altre cosette in ambito editoriale per guadagnare…
    Cristina

  21. 49 AryaSnow

    Pensi però che esista qualcuno interessato di più ai cespugli che agli spettri dei tumuli?

    Beh, a questo devono rispondere i fans sfegatati di Tolkien ^_^

  22. 48 CMT

    @Angra: un botanico magari? ^__^

  23. 47 Angra

    @AryaSnow: Tolkien ne “La compagnia dell’anello” sbaglia i tempi (e scassa le balle anche a me). Pagine e pagine per descrivere sassi, cespugli e corsi d’acqua e poi quando la sistuazione si fa drammatica (es: lo spettro dei tumuli) tira via in tre righe. Il problema è che li conosco anch’io i sassi e i cespugli, non è il caso di soffermarsi più di tanto. Uno spettro dei tumuli invece non l’ho mai visto, e mi piacerebbe saperne qualcosa di più, Tolkien però non me lo dice. Se Balzac non ti annoia quando parla della società borghese vuol dire che parla con i tempi giusti di una cosa che ti interessa. Pensi però che esista qualcuno interessato di più ai cespugli che agli spettri dei tumuli?

  24. 46 Flash

    Aggiungo sul punto 1: questo non vuol dire che sarei pronto a fare qualsiasi cosa. Ho rifiutato incarichi che prevedevano per esempio la “pubblicità” ad aziende, o persone, quando eticamente avrei sentito di fare una cosa sbagliata per me stesso e la società.
    Quello che volevo dire è che in ambito lavorativo spesso occorre scendere a compromessi e sporcarsi le mani, e la mia scelta è stata di accettare e cercare comunque di produrre qualcosa di buono. Esempio? Traduzioni in cui ho perso ore mai pagate per informarmi ed eseguire ricerche, solo perché chi leggeva/utilizzava il prodotto potesse essere un po’ più soddisfatto.

  25. 45 Flash

    @ Gamberetta:

    @Flash. Stesso discorso: perché devi scrivere una recensione in 20 parole? Te la propongono, tu rispondi: “20 parole sono troppo poche.”

    So che non sarai d’accordo con la mia risposta… ma se mi propongono una recensione di 20 parole, la faccio volentieri (cercando di esprimere il più possibile quello che penso, e fare una buona recensione, negli spazi imposti. Per due motivi:
    1 (lo so, squisitamente egoistico): perché è il mio lavoro, mi serve per pagare le bollette e l’affitto. Se fossi uno spazzino, accetterei di pulire la strada X anche se mi dessero 5 minuti e per fare un buon lavoro ce ne volessero 15: cercherei di pulirla per il meglio che mi è possibile in quei 5 minuti soli che mi vengono concessi. Siccome il mio lavoro è giornalista e traduttore, accetto di fare le recensioni anche in 20 parole o gli articoli in 50 o le interviste in 100, se è questo che vogliono, e di farle nel miglior modo possibile entro i limiti dati.
    2: perché sono convinto che ci siano persone a cui le recensioni in 20 parole (o le interviste in 100) interessano. Ad esempio, a me stesso :) per esempio i boxettini che si trovano su Venerdì, Corriere Magazine o qualsiasi altro periodico che mi passa per le mani. E per dire, parecchi anni fa ho scoperto in questo modo un autore come Philip Roth. Perciò, in un modo senz’altro diverso dalle recensioni che tu pubblichi nel sito, secondo me hanno comunque un valore e uno scopo utile.

  26. 44 AryaSnow

    @Angra:
    Mica tutto è per forza riducibile ad una serie di eventi.
    Ci sono un sacco di altri elementi che possono essere ritenuti più o meno importanti e interessanti, come la descrizione dell’ambientazione, la caratterizzazione dei personaggi, le riflessioni, la descrizione dettagliata di strategie militari. Se essi sono noiosi o meno dipende dai punti di vista. Posso essere interessata ad una determinata tematica oppure no, posso poi ritenere che essa sia stata trattata bene oppure no.
    A me ad esempio Tolkien, quando descrive un cavolo di bosco per 20 pagine, scassa le balle. Tra l’altro, per dirla tutta, trovo piuttosto pallosa la maggior parte della Compagnia dell’Anello. Ad altri invece piace tantissimo. Questione di gusti.
    Se invece leggo considerazioni sulla società borghese del XIX secolo all’interno di un romanzo di Balzac, in genere non mi annoio per niente. Per altri invece potrebbe essere la cosa più noiosa del mondo.
    Il concetto di noia è molto soggettivo.
    E’ per questo che in una recensione è giusto specificare il motivo per cui si ritiene una cosa noiosa. Poi comunque una recensione non ti darà mai la garanzia di sapere con certezza se quel romanzo ti piacerà o meno. Può servire solo come indizio. Inoltre è bene leggere recensioni e opinioni diverse, non limitarsi ad una sola.

    @Hendioke
    Se un titolo è fatto in maniera tale da poter essere apprezzato solo dagli estimatori del genere allora non è un titolo valido.
    Ecco, questo è un metro di giudizio che invece io non condivido affatto… Sono abbastanza d’accordo con la risposta con Gamberetta.

  27. 43 Gamberetta

    @Hendioke.

    Se un titolo è fatto in maniera tale da poter essere apprezzato solo dagli estimatori del genere allora non è un titolo valido.

    Perché mai? Un simulatore di volo è tanto più apprezzato dagli estimatori del genere quanto più è realistico e sofisticato, il che però taglia fuori tutti gli altri (non è tanto divertente quando ci vogliono ore di pratica solo per decollare o volare dritto), ma secondo te è inferiore magari a un bel “gioco di volo” senza fisica con gli aerei che sparano raggi laser.
    Uno strategico a turni storicamente accurato con magari un’intelligenza artificiale che impiega 10 minuti per elaborare una mossa non sarebbe un titolo valido, tanto meno in confronto a bell’RTS clicca! clicca! clicca! per deficienti.

    Io non capisco dove stia il problema: ti mettono lì da recensire un simulatore di volo o, non so, un gioco online basato sul football australiano e tu rispondi: “mi spiace, non conosco l’argomento, non m’interessa, non ho mai giocato a robe del genere, non sono in grado di recensirlo” e si troverà un altro. Perché quest’idea che tutti si devono occupare di tutto?

    @Flash. Stesso discorso: perché devi scrivere una recensione in 20 parole? Te la propongono, tu rispondi: “20 parole sono troppo poche.”

  28. 42 CMT

    Ma infatti non è tutto soggettivo.
    Per come la vedo io, esistono in una recensione:
    - una parte assolutamente oggettiva (quella che riguarda gli elementi del romanzo, la coesione interna, la plausibilità della trama, l’aderenza al genere, l’uso della lingua, la correttezza lessicale e ortografica e via dicendo)
    - una parte oggettiva/soggettiva, come può essere un commento sullo stile (uno stile lento e prolisso può essere un difetto per me recensore – che quindi lo identificherò come tale – ma un pregio per un dato lettore, è comunque oggettivo che sia lento e prolisso) o sulla scelta dell’ambientazione o quant’altro
    - una parte soggettiva che è il giudizio personale del recensore, che dovrebbe essere un elemento del tutto e non una summa (come dire che potrei dire che un libro è scritto benissimo, ha un bello stile, ma comunque non mi è piaciuto, come anche l’esatto contrario).

  29. 41 Angra

    Siamo d’accordo che non abbiamo a che fare con grandezze misurabili con la bilancia o con il metro, ma da lì a dire che è tutto soggettivo ce ne passa. Altrimenti, non avrebbe proprio senso scrivere o leggere recensioni.

    Il fantasy ormai è sinonimo di tomi dalle 700 alle 1500 pagine. Succedono più cose rispetto a un romanzo ben congegnato di 200 pagine? Spesso si allunga il brodo e basta, il riassunto verrebbe lungo uguale.

    Il discorso del ritmo è presto detto: quando l’azione accelera i tempi si devono dilatare, e viceversa. Altrimenti si genera noia o insoddisfazione, senso di “tirato via”. Vale in particolar modo per i romanzi d’avventura, ma bisognerebbe sempre tenerla presente come regola generale. Poi i geni, è ovvio, possono far come gli pare.

  30. 40 Hendioke

    Se lo scopo principale è il profitto anche cercando d’essere i più professionali possibile la qualità assoluta (che si potrebbe ottenere a seguire le linee d’analisi indicate da Gamberetta) è ovviamente irraggiungibile.

    Ma anche se non assurga a un tal livello una recensione può comunque essere di qualità anche quando non segue pedissequamente questi parametri. L’importante è che sia argomentata ed esprima un giudizio chiaro e definitivo (consigliabile/sconsigliabile)

    Dopo di che di fronte a riviste e recensioni che non offrono recensioni con tutti i crismi l’unica per il lettore, a mio avviso, è provare più siti e riviste, comparare le recensioni (sprattutto riguardo i titoli che già conosce) e vedere se riesce a trovare una fonte che soddisfa le sue aspettative.

    Cambiando argomento, sul fatto di recensire generi poco o per niente conosciuti ritengo che per quanto sconsigliabile non è un elemento che daoslo affossa la recensione. Quando mi trovo in una situazione del genere parto sempre dal presupposto che un film deve emozionare e un videogioco coinvolgere e invece di fare una recensione incentrata su come si piazzi quel titolo rispetto ai precedenti la impronto su quanto quel titolo sia accessibile e godibile da parte di chi non conosce il genere.

    Anche perchè la mia idea è che un titolo davvero valido (film, videogioco, libro vale un po’ per tutte le arti) piacerà a tutti tranne a chi non sopporta il genere (poi chi conosce il genere lo apprezzerà di più/in maniera diversa). Se un titolo è fatto in maniera tale da poter essere apprezzato solo dagli estimatori del genere allora non è un titolo valido.

    Ovviamente il recensero in questo caso deve avere l’onestà di non farsi travolgere dagli elementi di genere. Se leggo Macchine Mortali e non ho mai letto steampunk in vita mia probabilmente resterò estasiato dalle aeronavi ma posso riportare come punti a suo favore che le aeronavi sono ben inserite nella trama, sono ben descritte. Di certo non metterò come punto a favore laloro semplice presenza per non incorrere (come farei) nel rischio di additare come innovativo e geniale un elemento che, per quel che ne so, potrebbe essere una costante del genere (e difatti lo è)

  31. 39 AryaSnow

    Il ritmo lo potremmo definire come il rapporto fra la durata delle scene che servono davvero e la lunghezza totale ^_^

    Cosa “serve davvero” e cosa no però è anche questa un questione di punti di vista…

  32. 38 Gladstone

    CMT, hai colto nel segno.

  33. 37 Angra

    @CMT: sì, appunto: per darti un giudizio argomentato sulla Ferrari ci vorrà un pilota o un collaudatore, non te lo può dare uno fresco di patente.

    Il ritmo lo potremmo definire come il rapporto fra la durata delle scene che servono davvero e la lunghezza totale ^_^

  34. 36 CMT

    @Angra: sì ma è proprio per quello che uno dovrebbe leggere più recensioni e “affidarsi” a recensori che ha collaudato e che rispondono al suo modo di vedere le cose. Perché una recensione comunque avrà sempre una parte valutativa (sia oggettiva che non oggettiva), che è fondamentale.
    Perché poi per dirti quanto va veloce la Ferrari, quanto consuma e cos’ha di cilindrata basta una scheda tecnica, ma è il giudizio (argomentato) a influenzare la tua decisione. Se vuoi basarti su dati nudi e crudi, la recensione non ti serve.
    L’umorismo, per citare Gladstone, non si può misurare oggettivamente. Qualcosa che fa sganasciare te potrà lasciare indifferente me. Qualcosa che per me ha ritmo, magari per te è lenta. Questo è un parametro necessariamente soggettivo.

  35. 35 Angra

    @Gladstone: infatti non ha senso scrivere in una recensione che “fa ridere” o “non fa ridere”, al limite si può dire “mi ha fatto ridere” o “non mi ha fatto ridere”, che lascia il tempo che trova. Però si può dire se ha ritmo e se è loffio, se le battute entrano in modo naturale o se sono forzate, se è umorismo all’inglese o alla Vanzina, ecc.

  36. 34 CMT

    Io sono dell’idea che una stroncatura faccia bene ai lettori (che almeno non comprano un libro senza che nessuno li abbia avvertiti) e faccia bene anche all’autore (purché sia argomentata a dovere).
    Se il mio libro fa schifo e nessuno mi dice che fa schifo, io resterò convinto di aver scritto qualcosa di buono anche se non è vero (male). Poi potrò anche non essere d’accordo con le argomentazioni del recensore, se è il caso potrò ribattere, ma finché queste sono valide e giustificate e non si limitano a un “fa schifo perché a me non è piaciuto”, comunque hanno un senso, fosse anche quello di portare alla luce una possibile cattiva interpretazione di qualcosa che all’autore sembra chiarissima ma magari non lo è. (Tant’è che io l’ho scritto davvero un libro e l’ho mandato di proposito a Gamberetta: vivo o morto che ne esca (il libro) se troverà il tempo di leggerlo, avrò imparato qualcosa ^__^).
    È ovvio che una rivista a pagamento non si possa permettere di stroncare tout court (e nessuno gliene può fare una colpa). Proprio per questo ha senso che qualcuno, per masochista che possa definirsi, che questi vincoli non ce li ha, lo faccia. Ovvio: quando è necessario farlo.

  37. 33 Flash

    Ops, volevo dire:
    - il target (pubblico “generico” per cui il fantasy è fantasy, SENZA DISTINZIONE FRA sottogeneri come steamfantasy, new weird e simili).

  38. 32 Flash

    Secondo me bisogna differenziare un po’ le cose. I criteri di Gamberetta sono i “suoi” criteri, e secondo me hanno anche un valore in senso assoluto a proposito di recensioni(/analisi) dei libri fantasy… in questo contesto. Ovvero un blog di approfondimento che viene letto soprattutto da addetti al settore di vario titolo: scrittori aspiranti e non, editor, persone con un forte interesse nella materia.
    Le recensioni di cui parla Cristina invece sono di genere diverso, soggette a una serie di regole “altre” come ad esempio gli spazi cartacei, la linea editoriale della rivista, le risorse disponibili per la rivista stessa. Leggo sempre volentieri le recensioni di Gamberetta, ma per esempio le stesse recensioni sarebbero impubblicabili sulla pagina della cultura del Venerdì di Repubblica. Troppo lunghe, fuori target (molte persone, che piaccia o no e che sia giusto o no, sono disinteressate all’analisi dettagliata di un romanzo), non soggette a linee editoriali.

    Io in certi casi mi sono trovato a scrivere recensioni di questo tenore:
    “Primo libro di una saga fantasy ambientata in un mondo tra tecnologia e magia. La trama presenta qualche punto debole, ma il romanzo riesce a catturare il lettore fino all’ultima riga”. Dal mio punto di vista anche questa è una buona recensione, considerati:
    - i limiti di spazio imposti
    - la linea editoriale
    - il target (pubblico “generico” per cui il fantasy è fantasy, e sottogeneri come steamfantasy, new weird e simili).

  39. 31 DelemnO

    Magari perchè tale libro è osannato dal 98% delle altre recensioni, uno si incuriosisce, lo legge, lo trova una schifezza e si sente in dovere di comunicare al mondo che è tutto fuorchè un capolavoro e decide di fornire al lettore un’altra campana per valutare le cose.

  40. 30 Gamberetta

    @Hendioke. Secondo me tutto sta a chiarire cosa il sito di videogiochi/film vuole ottenere.
    Se lo scopo principale è il profitto, be’ ho dei dubbi si possa ottenere mantenendo integrità e qualità – il problema della specializzazione mi pare molto secondario. Contando che l’unica fonte d’entrate per i siti è in pratica la pubblicità, non hai davvero molta libertà d’azione (vedi l’incresciosa vicenda di Gerstmann e Gamespot l’anno scorso).
    Se invece metti avanti altri propositi e il profitto diventa secondario (se qualcuno compra/si abbona, bene, altrimenti pazienza; se qualcuno vuol fare pubblicità alle tue condizioni, bene, altrimenti pazienza – il che poi non esclude automaticamente un guadagno), penso ci si possa specializzare benissimo.
    Non voglio dare alle due opzioni nessuna chiave “moralista”, ognuno può scegliere come preferisce.

    @Gladstone.

    Per il resto, Gamberetta (per esplicitarti il “Mah…”) scrive alcune cose che potrebbero convincermi, altre meno, altre per niente. In generale, i manifesti programmatici troppo rigidi non mi sono mai piaciuti.

    Non mi sembra rigido per niente: non ho specificato quali criteri adottare, ho detto solo che bisognare adottarne; non ho detto quale tono usare, ho detto solo di scegliersene uno funzionale alla recensione; non ho detto quanto dev’essere lunga una recensione, ho solo detto di non preoccuparsi e scrivere quanto serve; ecc.

    Non capisco dove stia il problema se la letteratura non è una scienza esatta. Chi se ne importa? Quando tu entri in libreria non rimani imbambolato davanti alla pila di libri fino a morire di fame perché la letteratura non è una scienza esatta e dunque non puoi scegliere. Tu usi regolarmente dei criteri per selezionare i libri e a fine lettura sai benissimo se un libro ti è piaciuto, o piaciuto meno, o faceva schifo o era bello ma quell’altro di più.
    Qui si chiede solo, se vuoi recensire, che questi tuoi criteri siano resi pubblici, e che tu stesso vi si attenga, come del resto già fai in privato.
    Poi puoi dirmi che tu compri i libri a caso e quando hai finito di leggerli ti paiono sempre tutti uguali ma… non ci credo. ^_^

    @mhrrr. Lo scopo è consigliare un buon libro/sconsigliare un cattivo libro (senza adesso specificare con esattezza il significato di “buono” e “cattivo”). È ovvio che uno può dire: “ah, sì, la tua recensione mi è stata molto utile, in particolare quando dici che il libro è lungo 1300 pagine, mi serviva proprio un mattone così da mettere sotto l’armadio per farlo star dritto” ma se entriamo in quest’ambito non ne usciamo più.

    Per la lettura nella sua interezza: dipende dai criteri. Non hai davvero bisogno di avere di fronte 50 strafalcioni per dire che Nihal è inverosimile, ne bastano (e avanzano) 5. Dato che lo scopo è discriminare se il libro in esame è un “buon libro” o no, al quinto strafalcione, in base a certi criteri, puoi già dire di no, dunque perché continuare? Poi puoi pure andare avanti, male non fa – e ti evita i mille mila commenti “gne’ gne’ gne’ non puoi giudicare un libro senza averlo letto tutto!!!”, ma per me non è un problema anche fermarsi, basta che sia chiaro il perché.

    @Cristina. Leggi il “Concetto serio” all’inizio della recensione di Bryan di Boscoquieto. Quella è la ragione per cui bisogna recensire anche brutti libri: per spiegare di NON comprarli, visto che ogni acquisto di un brutto libro danneggia tutti.

  41. 29 Cristina

    Prescindendo dalla mia posizione, io ho fatto una domanda e mi piacerebbe che chi gestisce questo sito mi rispondesse: “Chi non viene remunerato e non è legato da un contratto di collaborazione ad una rivista e quindi può scegliere di quali libri scrivere, secondo me è un “masochista” se sceglie di leggere e di recensire libri che spesso già sa in partenza che non apprezzerà…
    non ti piace la Troisi nessuno ti obbliga a recensirla, visto che il suo libro è pubblicato dalla Mondadori e quindi di recensioni il lettore ne può trovare già altre sia in riviste on line sia in riviste di carta…
    la recensisci allora per dimostrare che anche le case ed. grandi pubblicano libri di scarso valore? Oppure ti piace smontare un libro e stroncarlo?”
    Cristina

    P.S. mi interessa la risposta perché questo blog è temuto dagli scrittori di fantasy proprio per le stroncature che ospita ed allora mi sono chiesta: perché devo comprare un libro che già mi convince poco, leggerlo con particolare attenzione e poi recensirlo in modo negativo, al limite del sarcastico e quindi impiegare tempo ed energie a demolire il lavoro di uno scrittore ed anche in un certo senso della casa ed. che ha pubblicato quel libro… a quale scopo?!

  42. 28 Gladstone

    @ Angra
    A me Frankenstein Junior non fa ridere per niente, ad esempio. Ma la maggior parte delle persone lo trova un capolavoro parodistico. Tiri una moneta?

    In medio stat virtus

  43. 27 morpheus

    Mi sembra veramente surreale stare a discutere la legittimità di recensire qualcosa senza avere la necessaria conoscenza di quel qualcosa e, di conseguenza, senza poter offrire al lettore gli elementi indispensabili di una recensione. Surreale, non mi viene altro termine.
    Quasi che l’essere pagati per fare qualcosa, o il farlo per “una rivista”, ci faccia automaticamente produrre un buon lavoro.
    Surreale…
    Non sto aggredendo ne’ giudicando LA PERSONA, giusto per chiarire (che qui circolano dei peperini…), e do per scontato che ognuno/a faccia il proprio lavoro come meglio può.
    Semplicemente NON E’ POSSIBILE scrivere buone recensioni su libri fantasy (o su qualsiasi altra cosa) senza conoscere molto bene l’argomento trattato. Tutto qui.
    Saluti.

  44. 26 Cristina

    Ho visto che nel frattempo un paio di utenti che collaborano oppure hanno collaborato in passato con delle riviste si sono resi conto che la situazione che io descrivevo era reale (io, per es., ho finito il dottorato di ricerca in italianistica tre anni fa e sono una specialista di letteratura italiana dell’800 ed in particolare di letteratura del periodo del Risorgimento, è ovvio quindi che se arriva a literary un libro di quel tipo il compito di recensirlo viene affidato a me e non ad un altro collaboratore, però, di libri così ne arrivano pochi in un anno).
    A literary ci sono due caporedattori che smistano i libri che arrivano in redazione, cercando di tenere conto del curriculum e degli interessi dei collaboratori, però, con 5 collaboratori in tutto, non è che si possano coprire tutti i generi letterari o tutte le lingue (per es. ieri Gamberetta ha scritto che per recensire un certo libro ci voleva un conoscitore del giapponese) e le riviste vivono di abbonamenti, ma anche grazie alle case ed. che gli spediscono gratis i propri libri, per vederli poi recensiti (altrimenti per la casa ed. non sarebbe un investimento mandare dei libri gratis, il che non significa che uno deve elogiare i libri delle case ed. che spediscono i propri volumi alla rivista, però, pure le stroncature andrebbero giustificate con argomenti robusti altrimenti diventano controproducenti sia per la casa ed. sia per la rivista).
    A questo punto, comunque, una volta assodato che chi gestisce questo sito lo fa gratis (nel senso che non c’è dietro una rivista che paga Gamberetta e i suoi aiutanti), io, quando scrivevo consigli di lettura per una rivista on line che non mi pagava, recensivo solo i libri che mi piacevano, gli altri li lasciavo perdere… io non posso scegliere i libri da recensire, ma devo “digerire” tutto quello che mi viene spedito, ma chi non viene remunerato e non è legato da un contratto di collaborazione ad una rivista e quindi può scegliere di quali libri scrivere, secondo me è un “masochista” se sceglie di leggere e di recensire libri che spesso già sa in partenza che non apprezzerà…
    non ti piace la Troisi nessuno ti obbliga a recensirla, visto che il suo libro è pubblicato dalla Mondadori e quindi di recensioni il lettore ne può trovare già altre sia in riviste on line sia in riviste di carta…
    la recensisci allora per dimostrare che anche le case ed. grandi pubblicano libri di scarso valore? Oppure ti piace smontare un libro e stroncarlo? E visto che il libro non te lo inviano gratis, te lo devi pure comprare… sinceramente è qualcosa che va al di là della mia comprensione…
    Cristina

  45. 25 Angra

    @Gladstone:

    Non si può paragonare un’automobile ad un libro, così come non si può paragonare un libro di narrativa ad uno di saggistica/trattatistica.

    D’accordo, per me la Ferrari può essere un inutile orpello mangiabenzina e per un altro il sogno di una vita perché costa un sacco di soldi e fa i 300 all’ora, ma sarà chiaro cosa interessa a uno e cosa interessa all’altro.

    Se invece uno mi scrive che la trama è scontata e banale e l’altro mi dice che è originale e piena di colpi di scena che faccio, tiro una moneta?

  46. 24 mhrrr

    ho scritto delle recensioni (ma non sono un critico, né tantomeno un critico di professione) cercando di attenermi a una regola molto semplice (che in parte rispecchia l’approccio di gamberetta e che io ho imparato scrivendo articoli di linguistica, secoli fa): fai in modo che le regole del gioco siano chiare.
    il che funziona non solo per i criteri di valutazione (verosimiglianza del mondo, ragionevolezza delle azioni dei personaggi, adeguatezza dei dialoghi, ovvero — con una locuzione più generale applicabile anche ai saggi — aderenza dell’opera agli scopi dell’autore), ma anche per il resto. ad esempio non ho mai nascosto di conoscere poco il genere fantasy rispetto a quanto dovrei conoscerlo davvero per poter fare dei confronti; oppure rispetto agli scopi per i quali si scrive una recensione (d’accordo, far capire se un libro “vale la pena” oppure no. ma per cosa? farsi quattro risate? se così fosse i gamberetti marci non varrebbero i fotoni che li trasportano, perché valutano negativamente qualcosa che in effetti fa fare quattro risate. leggere un buon libro? in questo senso le recensioni di questo blog sono ottime. trovare delle “lezioni” per scrivere meglio? le trovo magari nelle recensioni di gamberetta, ma non nei libri che recensisce. e via discorrendo).
    mi permetto solo un appunto: per recensire un libro, secondo me, è necessario averlo letto tutto. se il libro non è letto nella sua interezza, non va recensito, punto. se fa troppo schifo per essere letto tutto, lo si liquida senza una vera recensione. altrimenti viene meno una parte fondamentale di quel principio di autorevolezza di cui è investito il recensore e che riguarda la conoscenza del testo recensito.
    il che è un motivo di apprezzamento nei confronti della barca dei gamberi.

  47. 23 Gladstone

    Su molte riviste si usa riportare due punti di vista differenti. Vedi XL, ad esempio, dove esiste un apposito spazio in cui un disco viene recensito in maniera radicalmente opposta (da due recensori diversi, ovviamente).
    Non si può paragonare un’automobile ad un libro, così come non si può paragonare un libro di narrativa ad uno di saggistica/trattatistica.
    La letteratura non è una scienza esatta; se la riducessimo ad un solo insieme di parametri non sarebbe più letteratura.
    I saggi, i libri storici, la trattatistica devono chiaramente essere vincolati alla documentazione, a fatti concreti. Verificabili.
    Non tiratemi fuori la storiella del “tanto è fantasy, posso scrivere quel che mi pare”. Non sto dicendo questo. Ma la narrativa apre orizzonti più vasti, che non possono essere racchiusi in categorie assolute.

    Per il resto, Gamberetta (per esplicitarti il “Mah…”) scrive alcune cose che potrebbero convincermi, altre meno, altre per niente. In generale, i manifesti programmatici troppo rigidi non mi sono mai piaciuti.

  48. 22 Angra

    @Hendioke: ho presente i problemi di cui parli, ma quello è il punto di vista di chi la rivista la fa. Il discorso “io ho fatto del mio meglio per cui tu te la devi comprare/leggere lo stesso e dire che va bene così” purtroppo non funziona (farebbe comodo anche a me).

    Il punto di vista del lettore è: a me questa cosa serve o no? Se compro Quattroruote e mi dicono che la nuova Toyota Ciumbia ha una bella linea allora no, non mi serve, perché ce li ho anch’io gli occhi e decido io se mi piace o no.

    Poi ci sono casi decisamente bizzarri, come le due recensioni uscite su FantasyMagazine a distanza di quattro giorni una dall’altra. Si parla dell’ultimo libro della Troisi, e la prima gli assegna 2 stellette, la seconda 4. Tutto normale, secondo i signori di FM. Secondo me sono pazzi furiosi: è come se su Quattroruote mi dicessero a pag. 38 che la nuova Toyota Ciumbia è ‘nammerda, e poi a pag. 97 dicessero che è un’auto da sogno.

  49. 21 CMT

    Per quanto mi riguarda, penso che essenzialmente chiunque (posto che sappia leggere (in tutti i sensi), sappia scrivere e abbia un minimo di senso dell’osservazione) possa scrivere una recensione, ma che non tutti possano scrivere una recenzione completa.
    Se non mi faccio una cultura su un determinato genere di romanzi, sarò comunque in grado di dire se trovo il romanzo bello o brutto, se esiste o meno una coerenza interna, se e quanto i personaggi sono interessanti e credibili, ma mi mancheranno i termine di paragone “intra-genere”. Come dire che se ho letto un unico fantasy sarà per forza di cose il più bel fantasy che abbia mai letto, se anche l’avessi trovato orribile. In questi termini una mia recensione sarà comunque incompleta, per quanto accurata possa essere, non per mia incapacità ma per mia ignoranza (intesa in senso stretto).

    Le recensioni di Cristina, che già conoscevo peraltro, io le trovo anche ben scritte, e non ho dubbi che siano esattamente nei parametri della rivista, però io non mi baserei mai su quelle per decidere se comprare o meno un libro, perché il più delle volte mancano di un giudizio, che invece è quello che serve a me.
    Se decido di affidarmi al pensiero di un recensore per decidere i miei acquisti, ciò che faccio in genere è leggere sue recensioni di cose che già conosco, vedere se i nostri pareri concordano o meno, e poi passare alle cose che non conosco e in base ai suoi giudizi farmi un’idea in merito al fatto che il tal romanzo possa piacermi o meno (va benissimo anche se non sono mai d’accordo col recensore: comunque saprò che se ne dà un giudizio negativo, a me probabilmente piacerà ^_^).
    Se il recensore mi illustra solo i contenuti del romanzo… be’, non mi serve: sono informazioni che posso trovare un po’ ovunque, fa poca differenza che le abbia scritte lui/lei o chiunque altro.
    E soprattutto mi serve un recensore che sappia e possa dire “questo libro fa schifo”. Anche se fosse mio (il libro, non il recensore), mi sarebbe più utile questo (ovviamente con tanto di giustificazioni e spiegazioni oggettive del perché, su questo non ci piove) che non una sospensione del giudizio.

  50. 20 Lorenzo "Tiemme"

    Cristina, io ho lavorato in una redazione per un certo periodo di tempo e conosco un minimo le problematiche relative alla produzione di una rivista. Gamberetta parla per imperativi assoluti che non sempre saranno realizzabili, ma non puoi negare che la logica che usa sia corretta.

    Prova a trasporre il concetto al di fuori del genere Fantasy, che può portare fuori strada per la sua natura “fantasiosa”.
    Pensa ad un trattato storico, che descriva un’epoca remota e poco conosciuta. Diciamo che l’autore ha scritto un saggio sul popolo dei Maya.
    Ora, per recensirlo ammetterai che è meglio mettere qualcuno che sia preparato in storia, piuttosto che un appassionato di filosofia e racconti romantici.
    Magari il secondo noterà la qualità dello scritto o errori davvero macroscopici, ma non avrà le competenze per metterlo in relazione con gli altri trattati storici editi. È più o meno bello di quel mattone uscito dieci anni fa sullo stesso argomento? È preciso? Mi fornisce le informazioni necessarie alla comprensione del testo?

    Ecco, come i saggi storici anche i romanzi Fantasy formano un piccolo cosmo letterario a sé. Se non lo conosci puoi valutare la correttezza e lo stile della scrittura, ma potrai mai darmi una recensione ponderata sul romanzo.

    @ Gamberetta: non sminuisco il valore delle recensioni positive, la mia è solo un’osservazione su quelle negative. Penso che il divertimento sia dovuto al fatto che l’ironia è un’arma molto efficace per demolire, ma è inutile per tessere lodi.

  51. 19 Hendioke

    @Angra
    Il mio campo di lavoro (non retribuito… ma sempre lavoro) sono i film e i videogiochi ma gredo di poterti dar io una risposta perchè alla fine immagino che le meccaniche che si applicano a un publisher di film o videogiochi possano applicarsi anche agli editori (a conti fatti publisher ed editori sono sinonimi).

    Se il sito per cui lavoro volesse specializzarsi, mettiamo, nei film horror e nei videogiochi survival-horror per essere competitivo rispetto ai siti simili non professionali abbastanza da sperare in un profitto non gli basterebbe semplicemente avere degli esperti del settore; avrebbe comunque bisogno di poter vedere i iflm e provare i giochi in anteprima e di essere informato il prima possibile delle novità in arrivo.

    Per far questo la via è farsi mandare i materiali e farsi invitare agli eventi dai publishers o, meglio, farseli inviare e farsi mandare dai loro PR. Ma l’obiettivo di un publisher è far vendere il più possibile il proprio prodotto e quindi l’obiettivo dei PR è di far si che il prodotto riceva la massima visibilità possibile.

    E poichè invitare un giornalista rispetto ad un altro o inviare i materiali a questo piuttosto che a quello è una scelta di spesa (in termini economici e di organizzazione) e che nessuno può permettersi di mandare semplicemente materiale a tutti e invitare tutti i PR lavorano scegliendo oculatamente le riviste e i siti che sanno daranno al prodotto la maggior visibilità.

    Quindi un sito che si propone come specializzato nei genere horror e survival horror non riceverà mai un fico secco a meno non riesca a dimostrare al PR di essere il numero uno del settore il che ovviamente stronca sul nascere qualsiasi sito nato da poco (il quale certo non potrà crescere senza le esclusive e si instaura un circolo vizioso).
    Un sito invece che si presenta come semplicemente “di settore” ha più possibilità di ricevere materiale perchè parte comunque con un bacino d’utenza virtuale allargato rispetto al sito specialistico. Inoltre affidare i propri titoli a siti di settore ma non specializzati permette di poter ottenere una grande risonanza mantenendo relativamente pochi contatti (10 siti generici invece di 5 siti per genere, ad esempio).

    Ergo se sei un sito e tratti di cinema o di videogiochi non puoi permetterti d’essere specializzato a meno che: 1) tu non decida di farlo aggratis; 2) abbia non degli esperti del genere ma i massimi esperti del genere garantendoti così d’essere il punto di riferimento per tutti gli amanti del genere nessuno escluso; 3) abbia una qualche idea geniale.

    Questo è il modo in cui gira il mondo dei film e dei videogiochi (soprattutto dei videogiochi) e difatti confesso di essermi ritrovato di fronte a delle difficoltà al momento di recensire film o videogiochi niente affatto nelle mie corde ma me la sono sempre cavata grazia ad una cultura comunque solida sul cinema e scegliendo bene il taglio per le recensioni dei videogiochi.

    Immagino che nel campo della letteratura i rapporti fra stampa specializzata e editori non siano troppo differenti

  52. 18 Cristina

    Le riviste di solito si occupano di letteratura contemporanea e i recensori lavorano sui libri usciti da poco, generalmente pubblicati nell’arco dell’ultimo anno, al massimo si può risalire all’anno precedente, se magari un libro sta ancora circolando e fino a quel momento non era stato recensito…
    In conclusione: io, siccome conosco bene il genere romanzo storico soprattutto nei sottogeneri della biografia romanzata e dell’historical romance, dovrei secondo il tuo criterio recensire solo quelli… una cosa che in teoria potrebbe anche avere una sua logica, ma che per problemi logistici diventa in una rivista difficilmente realizzabile…
    comunque io non conoscevo su questo blog, ma qualche autore di fantasy che ho conosciuto su anobii.com mi ha detto che scrivevi recensioni di questo genere letterario o meglio stroncature soprattutto di autori italiani e allora mi sono chiesto se lo facevi per divertimento o per lavoro e come ti ponevi nei confronti dei libri da recensire…
    Cristina

  53. 17 Angra

    @Cristina: sicuramente nessuna rivista letteraria potrà permettersi un recensore specializzato per ciascun genere (in realtà c’è per ogni genere gente preparatissima che lo farebbe gratis, basta cercare), ma nessuno obbliga la tua rivista o altre a recensire qualunque genere. Oppure sì, c’è un motivo perché quel tale libro XYZ debba essere per forza recensito? Come lettore, non lo so e non lo voglio sapere. Se quella recensione mi è utile, bene, altrimenti a me cosa importa se la rivista non si può permettere un recensore più preparato?

  54. 16 Gamberetta

    @Cristina. Come spiegato nell’articolo ognuno può scegliersi i criteri che vuole (a patto di renderli noti a chi legge la recensione). Secondo i miei criteri – criteri che ritengo siano validi in assoluto – la conoscenza di un genere letterario è fondamentale per poter scrivere buone recensioni di romanzi appartenenti a quel genere.

    Come fa una rivista? Si specializza. Nessuno obbliga una rivista a parlare di tutta la letteratura mondiale di ogni epoca e in qualsiasi ambito. Se una rivista non ha il personale adatto per affrontare certi argomenti, non li affronta.
    Ti faccio un altro esempio: tempo fa ho letto un romanzo di Taichi Yamada (Una voce lontana), potrei recensirlo? No. Perché non solo era tradotto, ma tradotto non dal giapponese, ma addirittura dall’inglese. Tra me e il testo originale c’erano ben due passaggi.
    Mettiamo che Una voce lontana “capiti” alla rivista: o tale rivista ha un collaboratore/recensore che conosce il giapponese e può leggere l’originale, oppure la rivista il romanzo non lo recensisce. Non ha senso dire: non abbiamo possibilità di trovare qualcuno che conosce il giapponese, ci accontentiamo della traduzione della traduzione. O le cose le fai bene, o non le fai.

  55. 15 Cristina

    Insomma, secondo te chi scrive una recensione può seguire criteri generali che prescindono dal genere letterario di appartenenza di un libro o deve esistere (se ho ben capito la tua posizione) un recensore specializzato che conosce perfettamente un solo genere letterario e si occupa esclusivamente i recensire libri che rientrano in quel filone?
    vorrei che mi rispondessi su questo… tutto qui… magari spiegandomi anche come fa una rivista, anche più grande di quelle per cui scrivo io, ad avere un critico letterario per ogni filone della narrativa contemporanea… Cristina

  56. 14 Hendioke

    Articolo esaustivo e interessante come tutti quelli di Gamberetta.
    Però, non so bene perchè, mentre leggevo il passaggio sul non usare espressioni come scrittura “vivace”, “trasparente” o “in punta di penna” ho avuto un flash di Gamberetta intenta a manovrare lo Scrittore Automatico dell’omonimo racconto di Dahl <.<

  57. 13 Gamberetta

    @Flash. Sì, in generale hai ragione. Però entrando nello specifico, in un romanzo un personaggio che piange sempre, a scanso di effetti comici, è molto vicino all’oggettivamente noioso. Nondimeno, un “per me” accanto al noioso ci può stare – più che altro perché il concetto stesso di “noia”, essendo descrizione di uno stato d’animo, è di per sé ambiguo.

    @Cristina. Buon per te se ti pagano, ma non mi fa né caldo, né freddo. E sì, è un concetto assoluto: per recensire un romanzo fantasy, secondo i miei criteri, è obbligatorio conoscere il genere.
    Mi sembra davvero il minimo per fornire un servizio valido ai lettori. Il lettore si trova di fronte a mille romanzi fantasy: io devo conoscerli se voglio suggergli quello o sconsigliargli quell’altro.

  58. 12 Cristina

    Mi possono capitare libri di genere letterario diverso, ma prima cerco di informarmi per capire meglio quello che leggo… di recente mi è capitato di leggere un romanzo di fantascienza ed ho scritto chiaramente che era il primo romanzo di quel genere che recensivo… forse non sono stata chiara, io faccio il critico letterario per lavoro, non per “gioco”, visto che ho una collaborazione fissa con una rivista e vengo pagata per le recensioni che scrivo e sono intervenuta in questo dibattitto, perché mi interessava l’argomento in sè, in quanto mi pongo il problema di come scrivere gli articoli per la rivista… quanto al resto, certo, se mi capita un romanzo storico che è il mio ambito, mi trovo più a mio agio, ma se leggi le rubriche dei consigli di lettura su qualunque settimanale vedrai che a tutti i recensori possono capitare generi letterari diversi e che è molto difficile pensare che una rivista possa pagare un esperto del genere fantasy, uno del genere storico, uno per i romanzi gialli, etc.
    Io speravo comunque in un confronto, non in affermazioni assolute e indiscutibili…
    Cristina

  59. 11 Flash

    Leggo sempre e non commento mai, ma questa volta ne ho avuto la tentazione.
    Condivido in larga parte i criteri di Gamberetta, anche perché coincidono molto con i miei: di solito in un romanzo fantastico apprezzo soprattutto la solidità della trama e la coerenza interna del “mondo” che crea.
    Ma vorrei far notare una cosa relativa al punto 5 (essere precisi e inequivocabili). Se Gamberetta facesse un’analisi semiotica pura, probabilmente sarei d’accordo, perché l’analisi semiotica ben fatta è indipendente dall’autore dell’analisi stessa, cioè più studiosi produrrebbero un’analisi che raggiunge le stesse conclusioni.
    In recensioni di questo tipo invece una certa parzialità del recensore è secondo me inevitabile.
    Gamberetta dice ad esempio:

    “La Setta degli Assassini è un romanzo noioso”. Questa è un’affermazione che può essere vera o falsa, ma di per sé ha valore minimo, comunica al lettore poco o niente.
    “Ne La Setta degli Assassini la protagonista piange ogni poche pagine: che noia!”.

    Ma la noia è di per sé una cosa soggettiva, dunque può essere molto difficile stabilire che cosa è o non è noioso (e ad esempio, per me una protagonista che piange in continuazione potrebbe essere non noioso). Conosco persone che trovano molto interessante lo studio della grammatica ebraica, che per me è invece un argomento mooolto noioso.

  60. 10 Gamberetta

    @Cristina.

    Un libro qualunque libro (come vedi ne ho recensiti molti altri di genere diverso dal fantasy, soprattutto historical romance o libri di poesie, però, non li ho citati perché mi sembra che tu non te ne occupi) è come un mondo a sé che l’autore costruisce in modo più o meno riuscito e in cui chiede al lettore di entrare…

    E dunque l’autrice di Chariza ha creato un mondo “riuscito”? Sì? No? Perché? E possibilmente dovresti mostrarlo con precise citazioni, visto che il cuore di una recensione sono i riferimenti diretti al testo. Devi essere tu che recensisci a stabilirlo, non il lettore. Se il mondo non è riuscito il lettore lo deve sapere prima di spendere i soldi.

    [...] quindi, penso che si possa parlare di verosimiglianza per un romanzo storico, ma più difficilmente per altri generi narrativi…

    No. Proprio la presenza di elementi fantastici obbliga l’autore al massimo della verosimiglianza, perché altrimenti diventa impossibile far credere al lettore che il Mondo Secondario (per usare la terminologia di Tolkien) esiste davvero. Se in un fantasy non c’è verosimiglianza, non c’è fantasy, c’è solo un elenco di stupidate.
    Questo è un concetto alla base del genere. Ed è concetto condiviso praticamente da tutti gli esponenti del fantasy, da gente come Lovecraft(note sullo scrivere weird fiction) o Tolkien(sulla fiaba) fino a Gerrold(worlds of wonder) e Scott Card(how to write sf & f).

    [...] poi non mi interessa difendere i romanzi di Francesca Angelinelli… mi sono capitati sotto mano per lavoro e l’ho recensiti…

    Ma fammi capire una cosa: leggi fantasy e altro, o leggi altro e basta? Perché io ho la netta impressione che tu non solo non conosca il sottogenere (wu-xia? chambara? Se un tuo lettore interessato al romanzo della Angelinelli te lo chiedesse, sapresti rispondere e argomentare la risposta?), ma proprio non abbia mai letto un fantasy in vita tua.
    Però recensisci un fantasy lo stesso, perché ti è “capitato”. La prossima volta ti capita una light novel in stile giapponese, e via, recensione, steampunk? recensione! bizarro fiction? recensione!
    Ma che senso ha? Come fai, non dico a giudicare, ma anche solo a informare se tu per prima non sai di quello che si parla? E non ti sembra il caso di scrivere a chiare lettere nella recensione che NON conosci il genere?

  61. 9 Cristina

    Un libro qualunque libro (come vedi ne ho recensiti molti altri di genere diverso dal fantasy, soprattutto historical romance o libri di poesie, però, non li ho citati perché mi sembra che tu non te ne occupi) è come un mondo a sé che l’autore costruisce in modo più o meno riuscito e in cui chiede al lettore di entrare… certo in un romanzo storico conta anche anche il lavoro di documentazione che c’è dietro e l’aderenza dei personaggi al periodo raccontato, ma in un fantasy credo che un autore si possa prendere maggiori libertà, visto che elfi, draghi, etc. sono creature di fantasia che non esistono ora né sono esistite nei secoli passati, quindi, penso che si possa parlare di verosimiglianza per un romanzo storico, ma più difficilmente per altri generi narrativi… poi non mi interessa difendere i romanzi di Francesca Angelinelli… mi sono capitati sotto mano per lavoro e l’ho recensiti…
    Tutto qui… come ho premesso, io recensisco quello che arriva alla rivista e che mi viene inviato… a volte tra i libri di poesia mi capitano anche discreti “mattoncini” che non so quanti lettori poi compreranno, considerando poi, quanto poco vende la poesia in Italia…
    lo scopo dellarecensione secondo me non è “aggressivo”, ma informativo…
    Cristina

  62. 8 Gamberetta

    @CMT. Grazie per la segnalazione, non a caso sono un gegno
    Per quanto riguarda il tono: infatti, va bene che un autore mantenga il suo modo di scrivere quando scrive una recensione, non va bene, come spesso accade, assumere che una recensione debba richiede un tono formale, o pseudo-accademico, o peggio che tale tono sia preferibile. Come detto nell’articolo le recensioni non sono rivolte agli addetti ai lavori, sono rivolte a chiunque, dunque bisogna cercare di coinvolgere il più possibile.

    @Gladstone. Boh?

    @Lorenzo “Tiemme”. È vero che le recensioni negative possono essere molto più divertenti di quelle positive, ma volendo sono sicura che potrei essere brillante nel “dimostrare” come Moccia sia in realtà il più grande autore europeo del ventesimo secolo (il problema è che sarebbe una balla – purtroppo capita spesso che romanzi di successo siano boiate, mentre che siano capolavori è rarissimo, e non perché sono romanzi di successo, ma semplicemente perché di capolavori se ne vedono pochi in assoluto).

    @Cristina. Premetto che non ho molta voglia di entrare in argomento, perché ormai più di un anno fa, dopo uno scambio di mail non proprio gentili con l’autrice di Chariza, ho deciso di non occuparmi più di suoi romanzi, ma tu scrivi:

    insomma io non posso conoscere i gusti di ogni lettore che leggerà la mia recensione, però, gli fornisco una serie di elementi e in base a quelli il lettore il lettore si può fare un’idea abbastanza chiara del libro e può decidere, lo compro, non lo compro.

    Ora vai a prendere la tua stessa recensione di Chariza, quali elementi ci sono?
    Te li elenco io:
    *La trama.
    *“L’abilità di Francesca Angelinelli consiste nel far scoprire a poco a poco al lettore la storia e i personaggi,”
    *Il romanzo non è autoconclusivo.
    *“Una volta entrati però nel meccanismo narrativo costruito dall’autrice si resta incollati alle pagine” ovvero diciamo che a tuo giudizio è un romanzo appassionante.

    Be’, una recensione così secondo te offre elementi al lettore per decidere?
    Stai recensendo un fantasy e non accenni né a verosimiglianza, né a coerenza interna, non accenni né a quali sarebbero gli elementi fantastici né al loro ruolo nella storia; i personaggi sono credibili? Il loro modo di agire e parlare è compatibile con l’ambientazione? Sembrano jappi o sembrano gente di Cesano Boscone trapiantata a Osaka? Lo stile è trasparente e funzionale o la Angelinelli si è lasciata tentare dalla literary fiction, per te è pregio o difetto? Come si colloca il romanzo rispetto agli altri suoi concorrenti? Meglio investire tempo e soldi in Chariza o, non so, ne La Leggenda di Otori?
    ecc.

  63. 7 DelemnO

    Io ho fatto per anni le recensioni di cd (black/viking/folk metal), e per i cd la questione è un po’ più complessa, e a volte dare il voto in decimi era davvero complesso, avrei preferito poter solo dire se valesse la pena ascoltarlo o meno XD. Poi, per quanto uno si sforzi di non fare caso all’autore/band, diventa difficile evitare commenti del tipo “cd che va bene per una band di esordio, in mano ai Darkthrone è una vera schifezza”, perchè bisogna valutare moolte cose..però quello di Gamberetta rimane un articolo interessante, concordo pressochè in toto, in particolare per il discorso di quando un libro viene definito “coraggioso, ecc.. in molti casi di fantasy odierno l’unico ad essere coraggioso è il lettore.

  64. 6 Cristina

    Collaboro con due riviste letterarie una di Padova ed una di Torino, ma vivo nelle Marche, comunque, sì, io sono molto distaccata nelle recensioni che scrivo, perché il giudizio vorrei lasciarlo al lettore, per es. citando un fantasy (non è un genere che recensisco spesso perché di solito recensisco saggistica, poesia e romanzi storici) di recente ne ho recensito uno di Francesca Angelinelli, ora se io scrivo che l’ambientazione ricorda il Giappone del medioevo, che l’autrice inserisce dettagliate descrizioni dei luoghi e dei personaggi e che non svela tutto subito, ma tiene sulla corda il lettore, rivelandogli le cose a poco a poco, il lettore, può scegliere di comprare o di non comprare il suo libro perché magari un’ambientazione orientale non lo attira oppure perché al contrario lo incuriosisce, ma potrebbe pensare, se questa autrice la fa lunga con le descrizioni non mi piace, perché preferisco un autore che punta di più sui dialoghi oppure sì mi incuriosisce il fatto che la storia venga rivelata progressivamente oppure al contrario può pensare vorrei sapere le cose importanti della trama e dei personaggi subito, altrimenti cala la tensione narrativa e mi annoio nella lettura… insomma io non posso conoscere i gusti di ogni lettore che leggerà la mia recensione, però, gli fornisco una serie di elementi e in base a quelli il lettore il lettore si può fare un’idea abbastanza chiara del libro e può decidere, lo compro, non lo compro.
    Cristina

  65. 5 morpheus

    Mi è piaciuto molto l’articolo di Gamberetta, che ho trovato come sempre chiaro, esemplificativo, concreto e splendidamente scritto. Ciò nonostante ritengo che ci siano anche altri modi, certamente meno “tecnici” – e forse anche meno utili, ma non necessariamente meno piacevoli – di scrivere recensioni, per esempio quelli che si soffermano sugli stati d’animo che l’opera ha suscitato in chi recensisce.

    Per Cristina, invece: oltre ad avere un’invidia pazzesca per il fatto che vive nella città più bella d’Italia… devo dire che ho letto le sue recensioni e mi sembrano fredde, troppo stringate e prive di commenti significativi (cioè utili a comprendere se a me, lettore, potrà o meno piacere quell’opera). Insomma, mi sembra che – scusate l’orrida espressione, ma non sono uno scrittore :) – Cristina “non si metta abbastanza in gioco” nelle sue recensioni andando poco oltre una qualsiasi “quarta di copertina”.
    Un saluto.

  66. 4 Cristina

    Io non scelgo i libri da recensire, ma recensisco i libri che mi mandano dalle due riviste con cui collaboro, una è on line e l’altra è cartacea. Cerco nei miei articoli di spiegare di cosa parla un libro e come è scritto, anche proponendo dei confronti con altri autori. Penso che il compito di chi scrive una recensione sia di fare un’analisi del libro che ha di fronte: personaggi, trama, stile, aderenza ai canoni di un certo genere letterario, soprattutto nel caso dei romanzi che si vogliono collocare in un determinato filone, e poi sarà il lettore a decidere se quel tipo di contenuto o di stile risponde oppure no ai suoi interessi e ai suoi gusti.
    Cristina

    Se vuoi leggere le mie recensioni:
    http://www.literary.it/autore.asp?id_autore=754

    Due ultime annotazioni: per me è un lavoro, nel senso che vengo pagata per gli articoli che scrivo, sono anch’io una scrittrice di romanzi storici e questo può essere un vantaggio, ma anche un limite.

  67. 3 Lorenzo "Tiemme"

    Sono d’accordo praticamente su tutto, ma faccio un appunto: le recensioni negative sono sicuramente difficili da produrre quanto quelle positive, ma di certo portano ad un picco di attenzione.

    La lettura di una recensione positiva ad un buon romanzo di solito è semplicemente “utile”. Se mi fido del giudizio del recensore ho un altro titolo da aggiungere alla lista dei futuri acquisti.

    La lettura di una recensione negativa è invece per molti versi istruttiva. La presenza di brani estrapolati, esempi e correzioni può aiutare il lettore a formare un gusto critico (e qui non dico che sia questo il ruolo di Gamberi Fantasy, parlo tanto delle tue recensioni quanto di quelle di altri critici letterari/cinematografici/musicali).
    Io ho letto con interesse le tue recensioni delle trilogie della Troisi perché volevo dare corpo alle idee che mi ero fatto leggendoli: avevo avuto un’impressione negativa, ma non ero sceso nei dettagli. La tua recensione mi ha aiutato ad isolare ed evidenziare i passi ed i problemi che avevano reso sgradevole la lettura.

    Concludo dicendo che, al di là di tutto e con un pizzico di spirito sadico, una recensione negativa ben scritta è anche molto divertente da leggere.

  68. 2 Gladstone

    Mah…

  69. 1 CMT

    Sono d’accordo quasi su tutto (esclusa tra le altre cose la grafia di “congeniali”… :P), tranne che per quanto riguarda il tono. Non vedo un nesso di funzionalità tra il tono e il tipo di recensione, il tono è quello dell’autore, a prescindere dall’argomento. Se poi lui/lei ritiene di adattarlo a seconda di quello che sta recensendo va anche bene, ma non direi che si tratta di una regola generale.

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