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	<title>Commenti a: Il Punto sul Fantasy Italiano</title>
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	<description>«Vi farò Pescatori di Gamberi»</description>
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		<title>Di: folgorata</title>
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		<dc:creator>folgorata</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 01:09:53 +0000</pubDate>
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		<description>Vabbeh, dato che qua dentro nessuno mi si fila, l&#039;editor(e) è tornato a funghi: oggi Clitopilus prunulus (o Clitocibe nebularis detta Prugnolo d&#039;autunno) e Clitocibe Geotropa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vabbeh, dato che qua dentro nessuno mi si fila, l&#8217;editor(e) è tornato a funghi: oggi Clitopilus prunulus (o Clitocibe nebularis detta Prugnolo d&#8217;autunno) e Clitocibe Geotropa.</p>
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		<title>Di: folgorata</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/04/03/il-punto-sul-fantasy-italiano/comment-page-4/#comment-16134</link>
		<dc:creator>folgorata</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 00:51:42 +0000</pubDate>
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		<description>A grande richiesta (ah ah) introdurrò &quot;La dominante emotiva&quot;. Ogni trama deve evidenziare una dominante emotiva, aver individuato la dominante emotiva ci consente di trovare il punto della vicenda nel quale far iniziare il racconto. Definiamo macrosquenza la successione di eventi di un capitolo. Chiariamo che ogni genere letterario possiede un contenuto d&#039;evasione tipico. Nel fantasy, scusate il bisticcio, il contenuto d&#039;evasione stà nel desiderio di fuga e di riscatto del lettore che è chiamato a identificarsi con un protagonista sfigato che passa ad un mondo dalle regole sovvertite, dove tutto ciò che è impedito nella vita normale diventa possibile. Il lettore di fantasy gode della creazione di mondi il più possibile lontani da quello ordinario. Gode di essere trasportato nella famosa città costruituita nell&#039;occhio della salamandra. Definito queso il contenuto d&#039;evasione tipico del fantasy, la dominante emotiva del protagonista/lettore deve essere tale da realizzare il contenuto d&#039;evasione. Facciamo un esempio molto comune nel fantasy: la dominante emotiva del viaggio di ricerca: la quest.  Il viaggio di ricerca di un tesoro, oggetto magico, persona amata consente al protagonista e al lettore di attraversare il mondo fantastico in lungo e in largo soddisfacendo abbondantemente il desiderio di godersi questi perfetti mondi fantastici. 
Bene, a partire dalla dominante emotiva, dicevo, si individua con certezza il punto della vicenda dal quale far cominciare il racconto. 
Nel nostro esempio: Genere Fantasy/ contenuto d&#039;evasione: fuga 6 riscatto / dominante emotiva: viaggio di ricerca.
Perchè la motivazione emotiva allo svolgimento del viaggio di ricerca sorregga tutto il romanzo, è necessario che il protagonista mostri inizialmente quanto importante sia per lui condurre con successo il suo viaggio di ricerca. Il configurarsi della dominante emotiva deve pertanto configurarsi al termine di una macrosequenza in cui il protagonista abbia mostrato quanto sia forte in lui la motivazione a intraprendere il viaggio (Questo effetto motivante lo si ottiene con l&#039;illustrazione di una serie di fallimenti del protagonista; per esempio le angherie subite da Harry Potter ad opera del cugino Dursley) Avremo dunque all&#039;inizio del libro un capitolo di sfighe che si conclude con la forte determinazione del protagonista a intraprendere il viaggio.
Ma non basta. Questo capitolo deve essere preceduto ancora da un altro: il capitolo cioè in cui succede l&#039;evento che mette il protagonista nella difficile situazione di cui si narreranno le sfihe nel capitolo successiv (Harry viene depositato a casa Dursley)

La dominate emotiva deve essere un elemento ricorrente nelle riflessioni del protagonista per tutto lo svolgimento della vicenda.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A grande richiesta (ah ah) introdurrò &#8220;La dominante emotiva&#8221;. Ogni trama deve evidenziare una dominante emotiva, aver individuato la dominante emotiva ci consente di trovare il punto della vicenda nel quale far iniziare il racconto. Definiamo macrosquenza la successione di eventi di un capitolo. Chiariamo che ogni genere letterario possiede un contenuto d&#8217;evasione tipico. Nel fantasy, scusate il bisticcio, il contenuto d&#8217;evasione stà nel desiderio di fuga e di riscatto del lettore che è chiamato a identificarsi con un protagonista sfigato che passa ad un mondo dalle regole sovvertite, dove tutto ciò che è impedito nella vita normale diventa possibile. Il lettore di fantasy gode della creazione di mondi il più possibile lontani da quello ordinario. Gode di essere trasportato nella famosa città costruituita nell&#8217;occhio della salamandra. Definito queso il contenuto d&#8217;evasione tipico del fantasy, la dominante emotiva del protagonista/lettore deve essere tale da realizzare il contenuto d&#8217;evasione. Facciamo un esempio molto comune nel fantasy: la dominante emotiva del viaggio di ricerca: la quest.  Il viaggio di ricerca di un tesoro, oggetto magico, persona amata consente al protagonista e al lettore di attraversare il mondo fantastico in lungo e in largo soddisfacendo abbondantemente il desiderio di godersi questi perfetti mondi fantastici.<br />
Bene, a partire dalla dominante emotiva, dicevo, si individua con certezza il punto della vicenda dal quale far cominciare il racconto.<br />
Nel nostro esempio: Genere Fantasy/ contenuto d&#8217;evasione: fuga 6 riscatto / dominante emotiva: viaggio di ricerca.<br />
Perchè la motivazione emotiva allo svolgimento del viaggio di ricerca sorregga tutto il romanzo, è necessario che il protagonista mostri inizialmente quanto importante sia per lui condurre con successo il suo viaggio di ricerca. Il configurarsi della dominante emotiva deve pertanto configurarsi al termine di una macrosequenza in cui il protagonista abbia mostrato quanto sia forte in lui la motivazione a intraprendere il viaggio (Questo effetto motivante lo si ottiene con l&#8217;illustrazione di una serie di fallimenti del protagonista; per esempio le angherie subite da Harry Potter ad opera del cugino Dursley) Avremo dunque all&#8217;inizio del libro un capitolo di sfighe che si conclude con la forte determinazione del protagonista a intraprendere il viaggio.<br />
Ma non basta. Questo capitolo deve essere preceduto ancora da un altro: il capitolo cioè in cui succede l&#8217;evento che mette il protagonista nella difficile situazione di cui si narreranno le sfihe nel capitolo successiv (Harry viene depositato a casa Dursley)</p>
<p>La dominate emotiva deve essere un elemento ricorrente nelle riflessioni del protagonista per tutto lo svolgimento della vicenda.</p>
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		<title>Di: folgorata</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/04/03/il-punto-sul-fantasy-italiano/comment-page-4/#comment-16054</link>
		<dc:creator>folgorata</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 00:19:29 +0000</pubDate>
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		<description>Mi sono accorta, da alcuni commenti che è insorto l&#039;equivoco tra scena e azione.
Spesso l&#039;azione viene sceneggiata ma può anche essere narrata per sommi capi, in forma cioè di sommario come fa Guareschi nel suo incipit o io nell&#039;esempio italiano.
Vorrei far notare però come nell&#039;esempio &quot;italiano&quot; che ho fatto io, l&#039;azione non sia descrittiva del personaggio. La Marcellina nel rispondere allo sconosciuto non fa nulla che la identifichi, se non mostrare una generica gentilezza. Nell&#039;altro esempio, quello che vorrebbe essere di scrittura anglosassone invece, tutto ciò che fa la vecchia descrive il suo carattere:
se ne frega che ilprete abbia freddo, brontola tra i denti, dò bastonate ad un&#039;auto.
Altrettanto nel sommario con cui Guareschi inizia il suo Mondo piccolo, Don Camillo getta un drappo suol Crocefisso e urla in chiesa. Il personaggio in tal modo è descritto dall&#039;azione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sono accorta, da alcuni commenti che è insorto l&#8217;equivoco tra scena e azione.<br />
Spesso l&#8217;azione viene sceneggiata ma può anche essere narrata per sommi capi, in forma cioè di sommario come fa Guareschi nel suo incipit o io nell&#8217;esempio italiano.<br />
Vorrei far notare però come nell&#8217;esempio &#8220;italiano&#8221; che ho fatto io, l&#8217;azione non sia descrittiva del personaggio. La Marcellina nel rispondere allo sconosciuto non fa nulla che la identifichi, se non mostrare una generica gentilezza. Nell&#8217;altro esempio, quello che vorrebbe essere di scrittura anglosassone invece, tutto ciò che fa la vecchia descrive il suo carattere:<br />
se ne frega che ilprete abbia freddo, brontola tra i denti, dò bastonate ad un&#8217;auto.<br />
Altrettanto nel sommario con cui Guareschi inizia il suo Mondo piccolo, Don Camillo getta un drappo suol Crocefisso e urla in chiesa. Il personaggio in tal modo è descritto dall&#8217;azione.</p>
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		<title>Di: folgorata</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/04/03/il-punto-sul-fantasy-italiano/comment-page-4/#comment-16031</link>
		<dc:creator>folgorata</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 01:31:15 +0000</pubDate>
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		<description>Hai ragione su Guareschi! 
Non è essere italiani che ti taglia le gambe presso il grande pubblico, ma non descrivere i personaggi attraverso l&#039;azione. Ecco l&#039;incipit di Don Camillo (Mondo Piccolo):

&quot;Don Camillo era uno di quei tipi che non hanno peli sulla lingua e, la volta che in paese era successo un sudicio pasticcio nel quale erano immischiati vecchi possidenti e ragazze, don Camillo durante la messa aveva cominciato un discorsetto generico e ammodino, poi a un bel momento, scorgendo proprio in prima fila uno degli scostumati, gli erano scappati i cavalli e, interrotto il suo dire, aveva gettato un drappo sulla testa di Gesù crocifisso dell&#039;altar maggiore perché non sentisse e, piantandosi i pugni sui fianchi, aveva finito il discorso a modo suo, e tanto era tonante la voce che usciva dalla bocca di quell&#039;omaccione, e tanto grosse le diceva, che il soffitto della chiesetta tremava.&quot;

In tutto questo pezzo ciò che apprendiamo di don Camillo lo apprendiamo da ciò che ha fatto durante un certo episodio. Le descrizioni statiche si limitano a: non aveva peli sulla lingua, voce tonante e omaccione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Hai ragione su Guareschi!<br />
Non è essere italiani che ti taglia le gambe presso il grande pubblico, ma non descrivere i personaggi attraverso l&#8217;azione. Ecco l&#8217;incipit di Don Camillo (Mondo Piccolo):</p>
<p>&#8220;Don Camillo era uno di quei tipi che non hanno peli sulla lingua e, la volta che in paese era successo un sudicio pasticcio nel quale erano immischiati vecchi possidenti e ragazze, don Camillo durante la messa aveva cominciato un discorsetto generico e ammodino, poi a un bel momento, scorgendo proprio in prima fila uno degli scostumati, gli erano scappati i cavalli e, interrotto il suo dire, aveva gettato un drappo sulla testa di Gesù crocifisso dell&#8217;altar maggiore perché non sentisse e, piantandosi i pugni sui fianchi, aveva finito il discorso a modo suo, e tanto era tonante la voce che usciva dalla bocca di quell&#8217;omaccione, e tanto grosse le diceva, che il soffitto della chiesetta tremava.&#8221;</p>
<p>In tutto questo pezzo ciò che apprendiamo di don Camillo lo apprendiamo da ciò che ha fatto durante un certo episodio. Le descrizioni statiche si limitano a: non aveva peli sulla lingua, voce tonante e omaccione.</p>
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		<title>Di: lilyj</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/04/03/il-punto-sul-fantasy-italiano/comment-page-4/#comment-16021</link>
		<dc:creator>lilyj</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 17:57:55 +0000</pubDate>
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		<description>Non so… Guareschi spesso cade nel fantastico senza cadere nello stile &quot;internazionale&quot;. E all&#039;estero è amatissimo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non so… Guareschi spesso cade nel fantastico senza cadere nello stile &#8220;internazionale&#8221;. E all&#8217;estero è amatissimo.</p>
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		<title>Di: folgorata</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/04/03/il-punto-sul-fantasy-italiano/comment-page-4/#comment-16020</link>
		<dc:creator>folgorata</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 17:07:31 +0000</pubDate>
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		<description>Sì, come ho detto anche a... un ragazzo dal nome impossibile qua sotto :-), l&#039;approccio italiano va benissimo per chi ha ambizioni letterarie. Per la narrativa di consumo, o ferroviaria, o da ombrellone, o popolare che dir si voglia, lo standard internazionale è irrinunciabile :-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, come ho detto anche a&#8230; un ragazzo dal nome impossibile qua sotto :-), l&#8217;approccio italiano va benissimo per chi ha ambizioni letterarie. Per la narrativa di consumo, o ferroviaria, o da ombrellone, o popolare che dir si voglia, lo standard internazionale è irrinunciabile :-)</p>
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		<title>Di: lisse</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/04/03/il-punto-sul-fantasy-italiano/comment-page-4/#comment-16009</link>
		<dc:creator>lisse</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 10:23:58 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie, adesso ho capito. Non volevi scrivere in due modi diversi la stessa identica situazione, ma volevi mostrare il diverso approccio a un evento centrale (l&#039;uomo in macchina e l&#039;aggressione alla vecchietta) e come cambiano i particolari &quot;di contorno&quot; a seconda dell&#039;approccio.
Sì, adesso mi è tutto più chiaro. Le tue sono considerazioni molte interessanti.
Mi permetto di farti un&#039;altra domanda. Pensi che l&#039;approccio italiano sia da scartare a priori? Oppure ha la sua validità, ma non è adatto alla narrativa di genere?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie, adesso ho capito. Non volevi scrivere in due modi diversi la stessa identica situazione, ma volevi mostrare il diverso approccio a un evento centrale (l&#8217;uomo in macchina e l&#8217;aggressione alla vecchietta) e come cambiano i particolari &#8220;di contorno&#8221; a seconda dell&#8217;approccio.<br />
Sì, adesso mi è tutto più chiaro. Le tue sono considerazioni molte interessanti.<br />
Mi permetto di farti un&#8217;altra domanda. Pensi che l&#8217;approccio italiano sia da scartare a priori? Oppure ha la sua validità, ma non è adatto alla narrativa di genere?</p>
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	<item>
		<title>Di: folgorata</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/04/03/il-punto-sul-fantasy-italiano/comment-page-4/#comment-16005</link>
		<dc:creator>folgorata</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 22:12:05 +0000</pubDate>
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		<description>Sì Lisse, mi ero fatta la tua stessa domanda. Il fatto è che non sono in grado di fare esercizi di stile alla Queneau, io devo partire da un lavoro interiore per scrivere in modi diversi. Il che è poi il succo di ciò che suggerisco. Una cosa per volta. Dicevo che per scrivere all&#039;anglosassone bisogna ispirarsi a personaggi già appartenenti alla narrazione (filmica, letteraria, etc) mentre se l&#039;italiano scrive della vicina di casa scrive in modo molto &quot;italiano&quot; appunto. (questo per compensare dicevo, un deficit di sguardo)
Nel primo esempio ho pensato alla mia vicina di casa. Nel secondo a Tina Pica, nel personaggio che era solito interpretare nei film degli anni &#039;50. Sono due vecchiette in situazioni simili ma ovviamente hanno personalità diverse. Il fatto è che non mi è venuto in mente alcun personaggio letterario o cinematografico che assomigliasse alla mia vicina di casa :-). Se avessi conosciuto personalmente una tizia come Tina Pica, avrei potuto fare due esempi più paralleli :-)
Se poi mi dici che gli eventi non sono esattamente gli stessi, questo invece ti dimostra come se il personaggio deve definirsi attraverso l&#039;azione, gli eventi che gli accadono sono diversi e di più.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sì Lisse, mi ero fatta la tua stessa domanda. Il fatto è che non sono in grado di fare esercizi di stile alla Queneau, io devo partire da un lavoro interiore per scrivere in modi diversi. Il che è poi il succo di ciò che suggerisco. Una cosa per volta. Dicevo che per scrivere all&#8217;anglosassone bisogna ispirarsi a personaggi già appartenenti alla narrazione (filmica, letteraria, etc) mentre se l&#8217;italiano scrive della vicina di casa scrive in modo molto &#8220;italiano&#8221; appunto. (questo per compensare dicevo, un deficit di sguardo)<br />
Nel primo esempio ho pensato alla mia vicina di casa. Nel secondo a Tina Pica, nel personaggio che era solito interpretare nei film degli anni &#8216;50. Sono due vecchiette in situazioni simili ma ovviamente hanno personalità diverse. Il fatto è che non mi è venuto in mente alcun personaggio letterario o cinematografico che assomigliasse alla mia vicina di casa :-). Se avessi conosciuto personalmente una tizia come Tina Pica, avrei potuto fare due esempi più paralleli :-)<br />
Se poi mi dici che gli eventi non sono esattamente gli stessi, questo invece ti dimostra come se il personaggio deve definirsi attraverso l&#8217;azione, gli eventi che gli accadono sono diversi e di più.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: lisse</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/04/03/il-punto-sul-fantasy-italiano/comment-page-4/#comment-16003</link>
		<dc:creator>lisse</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 18:03:48 +0000</pubDate>
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		<description>scusami folgorata, mi interessano molto le tue osservazioni, ma potresti spiegarmi meglio l&#039;esempio di qualche commento fa? Quello con la sig.ra Marcellina in due versioni?
Ho qualche dubbio perchè a me i due esempi sembrano non due stili diversi di una stessa descrizione, mi sembrano proprio due brani diversi, anche Marcellina sembra avere una carttere differente da un brano all&#039;altro. In poche parole, mi sembra che i due brani vogliano comunicare cose diverse e quindi non riesco a cogliere le differenze di stili o modi di descrivere che tu volevi evidenziare.
Ti ringrazio in anticipo per i chiarimenti che vorrai darmi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>scusami folgorata, mi interessano molto le tue osservazioni, ma potresti spiegarmi meglio l&#8217;esempio di qualche commento fa? Quello con la sig.ra Marcellina in due versioni?<br />
Ho qualche dubbio perchè a me i due esempi sembrano non due stili diversi di una stessa descrizione, mi sembrano proprio due brani diversi, anche Marcellina sembra avere una carttere differente da un brano all&#8217;altro. In poche parole, mi sembra che i due brani vogliano comunicare cose diverse e quindi non riesco a cogliere le differenze di stili o modi di descrivere che tu volevi evidenziare.<br />
Ti ringrazio in anticipo per i chiarimenti che vorrai darmi.</p>
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	<item>
		<title>Di: folgorata</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/04/03/il-punto-sul-fantasy-italiano/comment-page-4/#comment-16002</link>
		<dc:creator>folgorata</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 17:24:33 +0000</pubDate>
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		<description>Ecco un&#039;altro espediente, per mostrare invece di dire. Allenarsi eliminando gli aggettivi.
Mi è capitato or ora correggendo un manoscritto:
Anna cercò disperatamente di mantenere un’espressione controllata. Ma non ci riuscì, la bocca di atteggiò in una smorfia afflitta.&quot;
Se noi ci sforziamo di eliminare l&#039;aggettivo &quot;afflitta&quot; siamo costretti a descrivere quello che succede:
&quot;Anna cercò disperatamente di mantenere un’espressione controllata. Ma non ci riuscì, e gli angoli della bocca si piegarono vistosamente verso il basso.&quot;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco un&#8217;altro espediente, per mostrare invece di dire. Allenarsi eliminando gli aggettivi.<br />
Mi è capitato or ora correggendo un manoscritto:<br />
Anna cercò disperatamente di mantenere un’espressione controllata. Ma non ci riuscì, la bocca di atteggiò in una smorfia afflitta.&#8221;<br />
Se noi ci sforziamo di eliminare l&#8217;aggettivo &#8220;afflitta&#8221; siamo costretti a descrivere quello che succede:<br />
&#8220;Anna cercò disperatamente di mantenere un’espressione controllata. Ma non ci riuscì, e gli angoli della bocca si piegarono vistosamente verso il basso.&#8221;</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: folgorata</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/04/03/il-punto-sul-fantasy-italiano/comment-page-4/#comment-15912</link>
		<dc:creator>folgorata</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 21:34:29 +0000</pubDate>
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		<description>tra discoso indiretto e indiretto.
tra discorso indiretto e diretto</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>tra discoso indiretto e indiretto.<br />
tra discorso indiretto e diretto</p>
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		<title>Di: folgorata</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/04/03/il-punto-sul-fantasy-italiano/comment-page-3/#comment-15911</link>
		<dc:creator>folgorata</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 21:33:04 +0000</pubDate>
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		<description>In realtà la descrizione dell&#039;aspetto, l&#039;aggettivazione mostrano: sono cose concrete, così come l&#039;azione. La tua differenza tra &quot;chiese dov&#039;era il parroco&quot; e «dov&#039;è il parroco» è una differenza tra discoso indiretto e indiretto. In entrambi i casi c&#039;è azione. La differenza grossa è che nell&#039;esempio inglese, non c&#039;è neppure una descrizione fisica. Entrambi gli esempi fatti mostravano invece che dire ma in modo diverso. Nel primo esempio attraverso elementi statici (l&#039;espressione e la postura della donna). Nel secondo attraverso l&#039;azione. 
Bisogna tenere conto inoltre della differenza tra sommari e scene. la narrazione del primo esempio era sommarizzata.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>In realtà la descrizione dell&#8217;aspetto, l&#8217;aggettivazione mostrano: sono cose concrete, così come l&#8217;azione. La tua differenza tra &#8220;chiese dov&#8217;era il parroco&#8221; e «dov&#8217;è il parroco» è una differenza tra discoso indiretto e indiretto. In entrambi i casi c&#8217;è azione. La differenza grossa è che nell&#8217;esempio inglese, non c&#8217;è neppure una descrizione fisica. Entrambi gli esempi fatti mostravano invece che dire ma in modo diverso. Nel primo esempio attraverso elementi statici (l&#8217;espressione e la postura della donna). Nel secondo attraverso l&#8217;azione.<br />
Bisogna tenere conto inoltre della differenza tra sommari e scene. la narrazione del primo esempio era sommarizzata.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Evangeline</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/04/03/il-punto-sul-fantasy-italiano/comment-page-3/#comment-15899</link>
		<dc:creator>Evangeline</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 14:29:39 +0000</pubDate>
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		<description>Evangeline non ha detto niente perché non voleva rischiare di ripetere qualcosa di trito e ritrito… A me sembra che la differenza sia sempre lì, nello “show, don’t tell”. Un dialogo che mostra le peculiarità di un personaggio è più piacevole di una descrizione nuda e cruda, al di là della mentalità. La scelta di cosa evidenziare è dello scrittore, e si può essere italiani, inglesi, giapponesi o brasiliani, ma invece di scrivere che Tizia aveva gli occhi penetranti e che cercava il parroco, si può scrivere tipo: “Si può sapere dov’è il parroco?” urlò Tizia. Mi inchiodò con lo sguardo, facendomi rabbrividire.
Faccio passare gli stessi concetti, con la differenza che nel secondo esempio calco sull’azione e non sul concetto in sé.
Scusate l’esempio riduttivo, ma a me la differenza sembra sempre quella della “solita regoletta”. Semplicemente non volevo ripetere qualcosa di già detto. :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Evangeline non ha detto niente perché non voleva rischiare di ripetere qualcosa di trito e ritrito… A me sembra che la differenza sia sempre lì, nello “show, don’t tell”. Un dialogo che mostra le peculiarità di un personaggio è più piacevole di una descrizione nuda e cruda, al di là della mentalità. La scelta di cosa evidenziare è dello scrittore, e si può essere italiani, inglesi, giapponesi o brasiliani, ma invece di scrivere che Tizia aveva gli occhi penetranti e che cercava il parroco, si può scrivere tipo: “Si può sapere dov’è il parroco?” urlò Tizia. Mi inchiodò con lo sguardo, facendomi rabbrividire.<br />
Faccio passare gli stessi concetti, con la differenza che nel secondo esempio calco sull’azione e non sul concetto in sé.<br />
Scusate l’esempio riduttivo, ma a me la differenza sembra sempre quella della “solita regoletta”. Semplicemente non volevo ripetere qualcosa di già detto. :)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: folgorata</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/04/03/il-punto-sul-fantasy-italiano/comment-page-3/#comment-15896</link>
		<dc:creator>folgorata</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 13:54:15 +0000</pubDate>
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		<description>Ed EVANGELINE?
Non dice niente? :-)
Vabb... mi diffondo. 
Il problema è il seguente, gli inglesi valutano le persone in base a ciò che fanno, con distanza emotiva; gli italiani cercano di cogliere l&#039;anima delle persone che incontrano leggendo le emozioni che manifestano. È proprio un cambio di mentalità che sarebbe necessario. Ecco perchè avevo parlato di immaginarsi Tina Pica. Fare riferimento ad un personaggio già codificato e fortemente connotato da atteggiamenti, può ovviare questo deficit di sguardo che è proprio della nostra cultura.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ed EVANGELINE?<br />
Non dice niente? :-)<br />
Vabb&#8230; mi diffondo.<br />
Il problema è il seguente, gli inglesi valutano le persone in base a ciò che fanno, con distanza emotiva; gli italiani cercano di cogliere l&#8217;anima delle persone che incontrano leggendo le emozioni che manifestano. È proprio un cambio di mentalità che sarebbe necessario. Ecco perchè avevo parlato di immaginarsi Tina Pica. Fare riferimento ad un personaggio già codificato e fortemente connotato da atteggiamenti, può ovviare questo deficit di sguardo che è proprio della nostra cultura.</p>
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		<title>Di: folgorata</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/04/03/il-punto-sul-fantasy-italiano/comment-page-3/#comment-15883</link>
		<dc:creator>folgorata</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 23:39:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2009/04/03/il-punto-sul-fantasy-italiano/#comment-15883</guid>
		<description>No Acarnil, solo nella narrativa di genere!
Se parliamo di letteratura, la sperimentazione e personalità dello stile si incarnano nella veicolazione di contenuti innovativi, chiarificatori per la collettività!
Lo stile anglosassone è però fondamentale per il libro di genere. Devo aggiungere che per noi italiani adottare lo stile di scrittura degli americani e degli inglesi è veramente difficile e su quella strada è quasi impossibile avvicinarsi a una Rowling, a una Hayer che appunto sono inglesi veramente! :-)
Lo si può vedere anche dai miei esempi: l&#039;esempio italiano è più bello, per me scrivere all&#039;inglese è difficilissimo.
Tuttavia.
Se vogliamo che le nostre storie viaggino, vengano lette e appassionino, dobbiamo fare lo sforzo di dare la preminenza all&#039;azione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>No Acarnil, solo nella narrativa di genere!<br />
Se parliamo di letteratura, la sperimentazione e personalità dello stile si incarnano nella veicolazione di contenuti innovativi, chiarificatori per la collettività!<br />
Lo stile anglosassone è però fondamentale per il libro di genere. Devo aggiungere che per noi italiani adottare lo stile di scrittura degli americani e degli inglesi è veramente difficile e su quella strada è quasi impossibile avvicinarsi a una Rowling, a una Hayer che appunto sono inglesi veramente! :-)<br />
Lo si può vedere anche dai miei esempi: l&#8217;esempio italiano è più bello, per me scrivere all&#8217;inglese è difficilissimo.<br />
Tuttavia.<br />
Se vogliamo che le nostre storie viaggino, vengano lette e appassionino, dobbiamo fare lo sforzo di dare la preminenza all&#8217;azione.</p>
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	<item>
		<title>Di: Anacarnil</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/04/03/il-punto-sul-fantasy-italiano/comment-page-3/#comment-15880</link>
		<dc:creator>Anacarnil</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 22:24:45 +0000</pubDate>
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		<description>Ehi ehi, ci sono! Non sono sempre on line ^^&quot;&quot;&quot;
Ok, grazie degli esempi, ora sono sicuro di aver compreso. In effetti, leggendo il pezzo &quot;italiano&quot;, mi è parso di tornare a Pavese, Silone e compagnia cantante. 
Tu, da editor, ritieni sempre migliore lo stile anglosassone? O solo in narrativa di genere?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ehi ehi, ci sono! Non sono sempre on line ^^&#8221;"&#8221;<br />
Ok, grazie degli esempi, ora sono sicuro di aver compreso. In effetti, leggendo il pezzo &#8220;italiano&#8221;, mi è parso di tornare a Pavese, Silone e compagnia cantante.<br />
Tu, da editor, ritieni sempre migliore lo stile anglosassone? O solo in narrativa di genere?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: folgorata</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/04/03/il-punto-sul-fantasy-italiano/comment-page-3/#comment-15874</link>
		<dc:creator>folgorata</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 16:52:01 +0000</pubDate>
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		<description>Beh vedo che i miei esempi malgrado li abbiate sollecitati non stimolano considerazioni. Se volete parliamo di &quot;dominante emotiva&quot; :-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Beh vedo che i miei esempi malgrado li abbiate sollecitati non stimolano considerazioni. Se volete parliamo di &#8220;dominante emotiva&#8221; :-)</p>
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		<title>Di: folgorata</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/04/03/il-punto-sul-fantasy-italiano/comment-page-3/#comment-15845</link>
		<dc:creator>folgorata</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 14:13:15 +0000</pubDate>
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		<description>Riffo l&#039;esempio anglosassone, deve essere ancora più asciutto:


“Che il parroco dicesse quello che voleva. Non sentiva quel puzzo? Con tutta la forza  Marcellina Bisi spalancò prima una poi l’altra anta del portone principale della pieve di Tomezzo.
«Aria pura!»
«Ci saranno tre gradi sotto zero» rabbrividì il parroco.
«Poche storie, a stare chiusi ci si ammala» ringhiò la signora Marcellina e si avviò per la discesa.
«Aspetti signora, l’accompagno io» disse il prete con un tintinnio di chiavi nella tonaca.
«Sciocchezze» il bastone picchiò sul sagrato e la signora Marcellina si mise in marcia. Credevano che ormai lei fosse fuori gioco.
«È notte, è inverno, c’è ghiaccio… l’età…» supplicò l&#039;eco del parroco.
«Roba da spaventare i rammolliti!» brontolò l’anziana con rabbia. Erano tutti convinti che fosse una povera vecchia indifesa! Ah ma li avrebbe sotterrati tutti. E svoltò per la prima curva; al ché, una luce trapanò la nebbiolina. Un pungolo d’ansia alla gola: o era la cataratta? No, era nebbia e quelli erano i fari di un’auto. A quell’ora? La sagoma dell’auto rallentò. Doveva essere Gigi, il nipote. Nipote poi, si poteva chiamare così? Non l’aveva accompagnata in chiesa e lei aveva dovuto andarci a piedi; lei, povera vecchia! Alla sua età!
L’auto si era quasi arrestata del tutto, quando il bastone si abbatté sul cofano. Il boato fu attutito dalla nebbia e dagli abeti.
Per un istante tuttavia il silenzio che seguì, parve assordante.
L’unica a non udirlo fu la signora Marcellina che si protese verso la portiera agitando il bastone.
Un cigolio, e un’ombra molto più alta e larga del nipote si erse fuori dall’auto.
I denti della signora Marcellina presero a stridere di rabbia e le congiuntive a pungere di pianto. Chi era quello? che voleva? Un lamentio le si levò dalla gola. Perché l’ombra si avvicinava con i pugni serrati? perché aveva abbassato la fronte e la guardava sotto le sopracciglia. Perché le aveva afferrato il bastone e lo aveva gettato nei cespugli. A lei? Povera vecchia?”…</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Riffo l&#8217;esempio anglosassone, deve essere ancora più asciutto:</p>
<p>“Che il parroco dicesse quello che voleva. Non sentiva quel puzzo? Con tutta la forza  Marcellina Bisi spalancò prima una poi l’altra anta del portone principale della pieve di Tomezzo.<br />
«Aria pura!»<br />
«Ci saranno tre gradi sotto zero» rabbrividì il parroco.<br />
«Poche storie, a stare chiusi ci si ammala» ringhiò la signora Marcellina e si avviò per la discesa.<br />
«Aspetti signora, l’accompagno io» disse il prete con un tintinnio di chiavi nella tonaca.<br />
«Sciocchezze» il bastone picchiò sul sagrato e la signora Marcellina si mise in marcia. Credevano che ormai lei fosse fuori gioco.<br />
«È notte, è inverno, c’è ghiaccio… l’età…» supplicò l&#8217;eco del parroco.<br />
«Roba da spaventare i rammolliti!» brontolò l’anziana con rabbia. Erano tutti convinti che fosse una povera vecchia indifesa! Ah ma li avrebbe sotterrati tutti. E svoltò per la prima curva; al ché, una luce trapanò la nebbiolina. Un pungolo d’ansia alla gola: o era la cataratta? No, era nebbia e quelli erano i fari di un’auto. A quell’ora? La sagoma dell’auto rallentò. Doveva essere Gigi, il nipote. Nipote poi, si poteva chiamare così? Non l’aveva accompagnata in chiesa e lei aveva dovuto andarci a piedi; lei, povera vecchia! Alla sua età!<br />
L’auto si era quasi arrestata del tutto, quando il bastone si abbatté sul cofano. Il boato fu attutito dalla nebbia e dagli abeti.<br />
Per un istante tuttavia il silenzio che seguì, parve assordante.<br />
L’unica a non udirlo fu la signora Marcellina che si protese verso la portiera agitando il bastone.<br />
Un cigolio, e un’ombra molto più alta e larga del nipote si erse fuori dall’auto.<br />
I denti della signora Marcellina presero a stridere di rabbia e le congiuntive a pungere di pianto. Chi era quello? che voleva? Un lamentio le si levò dalla gola. Perché l’ombra si avvicinava con i pugni serrati? perché aveva abbassato la fronte e la guardava sotto le sopracciglia. Perché le aveva afferrato il bastone e lo aveva gettato nei cespugli. A lei? Povera vecchia?”…</p>
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		<title>Di: folgorata</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/04/03/il-punto-sul-fantasy-italiano/comment-page-3/#comment-15841</link>
		<dc:creator>folgorata</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 01:34:04 +0000</pubDate>
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		<description>Pensavo di averli già fatti gli esempi, comunque, vabbeh, mi produco:
Esempio italiano. 
“Gli occhi della Marcellina erano straordinariamente vividi rispetto all’età. Neri, lucidi e mobili come gatti dal pelo bigio in una notte di luna. Le rughe riuscivano a mala pena a trattenerli nelle orbite come in una rete. La voce, anche quella, era simile a quella dei gatti. Un miagolio stridulo che faceva simpatia e che recitava la vecchiettitudine a bella posta. Ad uso e consumo del plauso corale del paese. Camminando, tentennando giù per l’erta dalla chiesa, la testa china come sotto il peso delle generazioni, tutto si sarebbe attesa la Marcellina fuorché d’essere avvicinata da un’auto sconosciuta. Non a quell’ora, non nel nero dell’inverno che in montagna non si avventura nessuno. Che cosa buon uomo? Vuole il parroco, non c’è. Non dorme qua, sta nel paese vicino, vede.
E quello a sventolare non so che carte e a sbatterle sul volante. Finché un cigolio la avvertì che la portiera si apriva e un colosso d’uomo ne barcollava fuori. Sbraitava. In che lingua sconosciuta?
I gatti della Marcellina miagolavano striduli e guizzavano più prigionieri che mai negli occhi troppo piccoli e stanchi. Piegata, il peso delle generazioni, quel tentennare: tutto inutile. Calatale la manona su una spalla, la Marcellina si trovò riversa sul ciglio tra l’erba bagnata.”….

Esempio angolosassone.
“Che il parroco dicesse quello che voleva. Non sentiva quel puzzo? Con tutta la forza del corpo esile e tentennante Marcellina Bisi spalancò prima una poi l’altra anta del portone principale della pieve di Tomezzo. 
«Aria pura!» 
«Ci saranno tre gradi sotto zero» rabbrividì il parroco.
«Poche storie, a stare chiusi ci si ammala» brontolò burbera la signora Marcellina e si avviò per la discesa. 
«Aspetti signora, l’accompagno io» disse il prete con un tintinnio di chiavi nella tonaca. 
«Sciocchezze» il bastone picchiò deciso sul sagrato e la signora Marcellina si mise in marcia. Credevano che ormai lei fosse fuori gioco. 
«È notte, è inverno, c’è ghiaccio… l’età…» supplicò la voce ormai lontana del parroco.
«Roba da spaventare i rammolliti!» brontolò l’anziana con voce rabbiosa. Erano tutti convinti che fosse una povera vecchia indifesa! Ah ma li avrebbe sotterrati tutti. E svoltò per la prima curva; al ché, una luce trapanò la nebbiolina. Un pungolo d’ansia alla gola: o era la cataratta? No, era nebbia e quelli erano i fari di un’auto. A quell’ora? La sagoma dell’auto rallentò. Doveva essere Gigi, il nipote. Nipote poi, si poteva chiamare così? Non l’aveva accompagnata e in chiesa aveva dovuto andarci a piedi, lei, povera vecchia! Alla sua età! 
L’auto si era quasi arrestata del tutto, quando un colpo di bastone si abbatté sul cofano.  Il boato fu attutito dalla nebbia e dagli abeti. 
Per un istante tuttavia il silenzio che seguì, parve assordante. 
L’unica a non udirlo era la signora Marcellina che si protese verso la portiera agitando il bastone. 
Un cigolio, e un’ombra molto più alta e larga del nipote si erse fuori dall’auto. 
I denti della signora Marcellina presero a stridere di rabbia e le congiuntive a pungere di pianto. Chi era quello? che voleva? Un lamentio le si levò dalla gola. Perché l’ombra si avvicinava con i pugni serrati? perché aveva abbassato la fronte e la guardava sotto le sopracciglia. Perché le aveva afferrato il bastone e lo aveva gettato nei cespugli. A lei? Povera vecchia?”…</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Pensavo di averli già fatti gli esempi, comunque, vabbeh, mi produco:<br />
Esempio italiano.<br />
“Gli occhi della Marcellina erano straordinariamente vividi rispetto all’età. Neri, lucidi e mobili come gatti dal pelo bigio in una notte di luna. Le rughe riuscivano a mala pena a trattenerli nelle orbite come in una rete. La voce, anche quella, era simile a quella dei gatti. Un miagolio stridulo che faceva simpatia e che recitava la vecchiettitudine a bella posta. Ad uso e consumo del plauso corale del paese. Camminando, tentennando giù per l’erta dalla chiesa, la testa china come sotto il peso delle generazioni, tutto si sarebbe attesa la Marcellina fuorché d’essere avvicinata da un’auto sconosciuta. Non a quell’ora, non nel nero dell’inverno che in montagna non si avventura nessuno. Che cosa buon uomo? Vuole il parroco, non c’è. Non dorme qua, sta nel paese vicino, vede.<br />
E quello a sventolare non so che carte e a sbatterle sul volante. Finché un cigolio la avvertì che la portiera si apriva e un colosso d’uomo ne barcollava fuori. Sbraitava. In che lingua sconosciuta?<br />
I gatti della Marcellina miagolavano striduli e guizzavano più prigionieri che mai negli occhi troppo piccoli e stanchi. Piegata, il peso delle generazioni, quel tentennare: tutto inutile. Calatale la manona su una spalla, la Marcellina si trovò riversa sul ciglio tra l’erba bagnata.”….</p>
<p>Esempio angolosassone.<br />
“Che il parroco dicesse quello che voleva. Non sentiva quel puzzo? Con tutta la forza del corpo esile e tentennante Marcellina Bisi spalancò prima una poi l’altra anta del portone principale della pieve di Tomezzo.<br />
«Aria pura!»<br />
«Ci saranno tre gradi sotto zero» rabbrividì il parroco.<br />
«Poche storie, a stare chiusi ci si ammala» brontolò burbera la signora Marcellina e si avviò per la discesa.<br />
«Aspetti signora, l’accompagno io» disse il prete con un tintinnio di chiavi nella tonaca.<br />
«Sciocchezze» il bastone picchiò deciso sul sagrato e la signora Marcellina si mise in marcia. Credevano che ormai lei fosse fuori gioco.<br />
«È notte, è inverno, c’è ghiaccio… l’età…» supplicò la voce ormai lontana del parroco.<br />
«Roba da spaventare i rammolliti!» brontolò l’anziana con voce rabbiosa. Erano tutti convinti che fosse una povera vecchia indifesa! Ah ma li avrebbe sotterrati tutti. E svoltò per la prima curva; al ché, una luce trapanò la nebbiolina. Un pungolo d’ansia alla gola: o era la cataratta? No, era nebbia e quelli erano i fari di un’auto. A quell’ora? La sagoma dell’auto rallentò. Doveva essere Gigi, il nipote. Nipote poi, si poteva chiamare così? Non l’aveva accompagnata e in chiesa aveva dovuto andarci a piedi, lei, povera vecchia! Alla sua età!<br />
L’auto si era quasi arrestata del tutto, quando un colpo di bastone si abbatté sul cofano.  Il boato fu attutito dalla nebbia e dagli abeti.<br />
Per un istante tuttavia il silenzio che seguì, parve assordante.<br />
L’unica a non udirlo era la signora Marcellina che si protese verso la portiera agitando il bastone.<br />
Un cigolio, e un’ombra molto più alta e larga del nipote si erse fuori dall’auto.<br />
I denti della signora Marcellina presero a stridere di rabbia e le congiuntive a pungere di pianto. Chi era quello? che voleva? Un lamentio le si levò dalla gola. Perché l’ombra si avvicinava con i pugni serrati? perché aveva abbassato la fronte e la guardava sotto le sopracciglia. Perché le aveva afferrato il bastone e lo aveva gettato nei cespugli. A lei? Povera vecchia?”…</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Anacarnil</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/04/03/il-punto-sul-fantasy-italiano/comment-page-3/#comment-15831</link>
		<dc:creator>Anacarnil</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 17:36:15 +0000</pubDate>
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		<description>@Folgorata.
Credo di capire cosa intendi dire, ma due esempi di stile &quot;anglosassone&quot; e &quot;italiano&quot; sarebbero i benvenuti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Folgorata.<br />
Credo di capire cosa intendi dire, ma due esempi di stile &#8220;anglosassone&#8221; e &#8220;italiano&#8221; sarebbero i benvenuti.</p>
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