Warning: Creating default object from empty value in /storage/content/82/1008682/fantasy.gamberi.org/public_html/wp-content/plugins/paginated-comments/paginated-comments.php on line 37 Gamberi Fantasy » Blog Archive » Recensioni :: Romanzo :: Wunderkind » Comment Page 1

Recensioni :: Romanzo :: Wunderkind

Copertina di Wunderkind Titolo originale: Wunderkind. Una Lucida Moneta d’Argento
Autore: G.L. D’Andrea

Anno: 2009
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Editore: Mondadori

Genere: Urban Fantasy, Orrore
Pagine: 390

Prima di cominciare una premessa. Spesso mi sono lamentata di una brutta abitudine: lo scambio di recensioni. Persone amiche tra loro si fanno reciprocamente i complimenti senza spiegare a chi legge che i pareri si basano più sui rapporti personali che non sull’analisi del testo.
Dunque mi pare giusto chiarire che nel caso specifico non sono neutrale: l’autore del romanzo, G.L. D’Andrea (d’ora in poi G.L.), mi sta antipatico. E questa antipatia, a differenza di quanto accaduto con la signora Troisi, non nasce dalla lettura della sua opera. G.L. mi stava sullo stomaco prima che aprissi Wunderkind.

Il signor G.L. mi ha offesa negli scorsi mesi senza alcuna ragione e la faccenda non mi ha fatto piacere.

Perciò, perché leggere e recensire Wunderkind ?
Per una serie di ragioni:

  • Mi era stato chiesto di farlo più volte, fin dall’uscita in libreria.
  • Le recensioni in giro per la Rete sono così entusiastiche che nasce naturale la voglia di verificare quanto siano corrispondenti al vero.
  • Il genere del romanzo, urban fantasy/orrore, rientra tra i miei gusti.
  • G.L. è arrogante. Il che vuol dire che magari scrive in maniera decente. Mi spiego meglio: si presenta una persona e si vanta di essere Gran Maestro di scacchi. Penso che stia raccontando frottole, ma forse non ha inventato di sana pianta, forse ha solo esagerato, può essere che almeno i pezzi li sappia muovere. Così magari G.L. sa scrivere, almeno un pochino.
  • È disponibile gratis!

Ognuno, letta la recensione, potrà stabilire se il mio astio per l’autore ha influenzato o no il giudizio sul romanzo.

H.G. Wells e i libri potenti

Nell’articolo dedicato allo scrivere recensioni, ho ricordato come l’uso indiscriminato di certi aggettivi sia una moda deleteria. Di quanto sia stupido parlare di romanzi “coraggiosi” o “scomodi” o “profondi” o simili. Nel caso di Wunderkind l’aggettivo più usato dalla “critica” – e dall’autore stesso – è stato “potente”.
Wunderkind sarebbe un romanzo potente. Potentissimo. Così potente che se ti cade in testa ti apre il cranio a metà.

Non so cosa voglia dire che un libro è “potente”. A me suona solo come un complimento sgangherato sempre buono e che tra l’altro può essere appiccicato a qualunque romanzo senza neppure leggerlo. Ma proverò a dare una definizione. I fan dell’aggettivo inutile mi interrompano se sbaglio.
Probabilmente un libro “potente” è un libro che crea particolare impressione nel lettore. Un libro tale da far vacillare per il tempo della lettura le pareti della realtà. Un libro che ti cattura in maniera profonda, che non consente una lettura distaccata, che non concede di credere di star solo leggendo un romanzo. O qualcosa del genere. Circa.
Esistono libri di questo tipo? Forse. Ognuno potrà indicare questo o quel titolo, dubito ci si troverà d’accordo. Tranne che in un caso. C’è stato almeno un caso di un romanzo che ha dimostrato in maniera inequivocabile la propria “potenza”: La Guerra dei Mondi di H.G. Wells.

Copertina de La Guerra dei Mondi
Copertina di un’edizione del 1913 de La Guerra dei Mondi. Per una galleria di copertine si può consultare questo sito

La sera del 30 Ottobre 1938, Orson Welles trasmise un programma radiofonico adattamento del romanzo del suo quasi omonimo. In America si scatenò il panico: un numero incalcolabile di persone[1] pensò che i Marziani stessero sul serio invadendo la Terra.
Vero, non fu merito solo di H.G. Wells, una serie di circostanze favorì l’isteria: era alta la tensione alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale; molti ascoltatori, per via di un concomitante e più seguito programma musicale, si persero l’inizio del radiodramma e l’annuncio che si trattava solo di un adattamento.
Vero, i giornali dell’epoca ingigantirono la notizia, ed è probabile che la reazione popolare non fu così disperata come certe cronache riportano.
Ma resta il fatto che un romanzo di narrativa fantastica, che racconta una storia improbabile (se non considerata impossibile dai più), è riuscito a farsi realtà per un enorme numero di persone. Come detto non so cosa voglia dire che un romanzo è “potente”, ma, qualunque accezione si scelga, a me questa sembra una scintillante dimostrazione di “potenza”.

A una persona che punta a scrivere romanzi “potenti” penso potrebbe interessare sapere perché La Guerra dei Mondi è tanto “potente”. Come sia riuscito H.G. Wells a creare una minaccia così spaventosa da spingere la gente a fuggire sul serio dalle proprie case.
Mr. Wells c’è riuscito perché è stato verosimile, concreto e specifico:

We feel that in spite of the wildness of Mr. Wells’s story it is in no sort of sense a ‘fake.’ He has not written haphazard, but has imagined, and then followed his imagination with the utmost niceness and sincerity. To this niceness and sincerity Mr. Wells adds an ingenuity and inventiveness in the matter of detail which is beyond praise. Any man can be original if he may be also vague and inexpressive. Mr. Wells when he is most giving wings to his imagination is careful to be concrete and specific. Some sleights of chiaroscuro, some tricks of perspective, some hiding of difficult pieces of drawing with convenient shadows, —these there must be in every picture, but Mr. Wells relies as little as possible on such effects. He is not perpetually telling us that such-and-such things could not be described by mortal pen.

Tratto dalla recensione a La Guerra dei Mondi apparsa sulla rivista inglese The Spectator del 29 Gennaio 1898.

Il primo dato interessante è che parliamo appunto del 1898. Più di cent’anni fa. Il recensore non è una ragazza cresciuta con il cinema e gli anime e dunque ignorante della vera letteratura – quale secondo alcuni sarei io –, eppure, guarda caso, dice le stesse cose che dico io, e che dicono i test con la risonanza magnetica (vedi l’articolo sul fantasy italiano).
Sono il concreto e lo specifico che alterano nella mente del lettore la realtà. È il mostrato che emoziona, non il “non detto”. È nei dettagli che si vede l’inventiva.

Le macchine da guerra dei Marziani sono terribili e mai viste prima. Avanzano veloci come un treno seminando distruzione. I raggi di calore lasciano scie di cadaveri carbonizzati e case in fiamme. Il fumo nero che i mostri diffondono si posa ovunque, soffocando e uccidendo.
Durante l’isteria a seguito della trasmissione radiofonica, più di un ascoltatore si sentì soffocare per colpa dell’inesistente veleno marziano. Questo è il livello di paura, emozione e coinvolgimento quando si riescono a mettere assieme dettagli abbastanza concreti; quando l’autore è tanto abile da costringere il cervello di chi sta leggendo a vivere la storia.

Wells non dice che i marziani sono orribili, o meglio lo dice anche, ma quello che li rende davvero orribili è il mostrarli. Come sottolinea il recensore, è facile essere originali rimanendo nel vago. È facile dire che un qualcosa è orribile, osceno, spaventoso. Ben più “potente” è mostrare che quel qualcosa è davvero orribile, osceno, spaventoso.

Wells indica la strada per scrivere libri “potenti”. La critica approva. La ricerca scientifica conferma. E G.L.? G.L. scrive (l’enfasi è mia):

Paulus si mosse a disagio, osservando un affresco il cui soggetto non era solo volgare, ma addirittura sinistro. La vernice con cui era stato disegnato, di un appariscente rosso scarlatto, doveva essere stata di qualità scadente, perché una miriade di gocce e sbavature si dipanavano dalla figura centrale dando allo spettatore un’idea di malsano sadismo.
E quel capolavoro non era certo l’unico, in rue Félix. Tutte le mura erano ricoperte di graffiti simili. Sembrava quasi che gli ignoti artisti avessero avuto intenzione di usare quella via come luogo oscuro in cui sfogare le pulsioni più buie, quelle che si avrebbe pudore a raccontare persino a uno psicanalista. C’era un che di spettrale in quelle oscenità.
Qualcosa che colpiva nel profondo.
Paulus, da amante dei rebus, non poté fare a meno di notare come quella masnada di follie sembrasse voler celare, e allo stesso tempo ostentare, qualcosa di proibito e segreto. Una sorta di grammatica maligna che sussurrava direttamente all’inconscio. Aveva la pelle d’oca.
[...]
Non notò invece, al contrario di suo fratello, come i graffiti attorno all’entrata si facessero particolarmente fitti e ancora più repellenti.

Questo è il tipico modo di narrare di G.L. Abbiamo un qualcosa di volgare, sinistro, malsanamente sadico, spettrale, osceno, ecc. Sì, ma cosa?
Presente Wells? Lui scriveva romanzi “potenti”, romanzi che sono venduti in ogni angolo del mondo da un secolo, romanzi che spingono le persone a scappare in strada terrorizzate… e lui l’orribile e l’osceno lo mostrava. Non credo che nell’intero romanzo de La Guerra dei Mondi ci siano tutti questi aggettivi “orribili”.
Quello di G.L. è un modo di scrivere fiacco, la brutta copia di una brutta copia di Lovecraft. La potenza, l’emozione, il coinvolgimento sono assenti. Al massimo si sorride pensando all’inettitudine dell’autore.
Inoltre qui c’è un problema di punto di vista: sembra il punto di vista di Paulus, ma non può essere lui perché Paulus è un mezzo deficiente e non potrebbe mai esprimersi in questi termini. Ma su questo tornerò dopo.

Punto di Domanda
Volgare, sinistro, malsano, sadico, spettrale, osceno, proibito, segreto, maligno, repellente…

Una nota riguardo la paura dell’ignoto. Non discuto possa essere “potente”, ma non ho mai sentito di nessuno che sia soffocato d’ignoto. Non ho mai sentito di nessuno che affacciatosi a una finestra abbia visto lampi d’ignoto incendiare il paesaggio. Eppure, anche in questo caso, più d’uno giurò di aver visto con i propri occhi le armi dei Marziani all’opera.
È vero che la paura dell’ignoto è più “potente” della paura del noto quando il noto si rivela essere un mostro di cartapesta, o un attore in un costume di gomma. E infatti qui sta l’abilità dello scrittore: non accontentarsi del vago, ma dissipare le tenebre e mostrare l’orrore. Vero orrore, che non possa essere scambiato per un trucco da baraccone.

* * *

Forse sto esagerando, forse non è giusto confrontare G.L. con Wells, è come chiedere a un ragazzino che ha appena imparato a giocare a scacchi di affrontare Kasparov. Magari è più corretto prendere come termine di paragone qualcuno meno noto ma altrettanto geniale. Per esempio, la nostra amata Licia!!!

Scrive Licia Troisi nelle Cronache:

[Nihal] Non aveva coscienza che di sé. Avanzava sul campo passo dopo passo, abbatteva nemico dopo nemico. Era una mischia infernale. Uomini si gettavano su altri uomini, fammin saltavano al collo dei soldati. Quelle bestie non si limitavano a colpire con le spade e le asce: dilaniavano con i denti, laceravano con gli artigli, infierivano persino su chi era già stato abbattuto. A terra centinaia di corpi: uomini, fammin, gnomi. L’erba era rossa e viscida. Fiotti vermigli cadevano sul campo come pioggia. Ma Nihal pensava solo a combattere, a uccidere, a guadagnare la pianura metro dopo metro insieme agli altri soldati, calpestando i caduti e sporcandosi del loro sangue.

Scrive G.L.:

[Caius] Dello scontro colse brandelli disgregati, immagini di breve durata. L’inizio, ma non la fine. La sua mente, d’un tratto, cessò di collaborare con lui. La sua lucidità arrivò al punto di rottura, non resse e si spezzò.
La battaglia fu un caleidoscopio di ossa spezzate e sangue che sgorgava da corpi già morti. Un paio di volte Caius sentì artigli sibilare a pochi centimetri dal proprio corpo, ma Gus e Buliwyf furono di parola e lo protessero.
Fu un turbine di creature disgustose che lanciavano urla belluine e venivano falciate dal piombo della pistola di Gus. Schianti. Urla. Sangue. Rosso, ma anche nero, tumorale. Non fu questo a farlo svenire.
Era stato Buliwyf il primo a uscire dal mausoleo, stringendo due pugnali dalla lama smisurata. Caius lo aveva sentito ringhiare come una belva feroce e poi lo aveva visto gettarsi nella mischia quasi con voluttà.
Aveva staccato arti e squarciato ventri senza mostrare alcuna pietà. Completamente ricoperto dal sangue dei suoi nemici, Buliwyf aveva seminato il panico fra le schiere delle creature. Le creature con gli artigli, quelle che Gus aveva chiamato “Caghoulard”. Ne aveva falciati a decine con quelle sue lame argentate finché quelli, rendendosi conto della propria palese inferiorità, erano arretrati, terrorizzati.

Giuro che mi viene da piangere. Perché devo commentare per l’ennesima volta porcherie di questo genere?

NON SI SCRIVE IN QUESTA MANIERA! PER LA MISERIA!

Sono nervosa
Sì, leggere Wunderkind mi ha un pochino innervosita

Solo i dilettanti più scarsi, solo gli sprovveduti, solo Licia Troisi può pensare che questo sia un buon modo di raccontare una storia. Il bravo scrittore, anzi, non il bravo scrittore, lo scrittore, se così vuole farsi chiamare, non si rifugia dietro l’indistinto. Non butta là urla, sangue, ossa spezzate come semplici parole. Lo scrittore ti fa vedere la furia dello scontro, non te la racconta.

Domanda retorica di rito. So già che non avrò risposta ma correttezza vuole che la faccia: signor G.L., signori Andrea Cotti e signora Silvia Torrealta (i due editor del romanzo), perché leggendo il passaggio di cui sopra ritenete che sia narrativa degna della pubblicazione? Sono sicura che l’argomento non interessa solo la sottoscritta.

Purtroppo non sono i soli esempi: ci sono interi capitoli raccontati e mancanti i dettagli necessari a una narrazione vivida. Compresi passaggi da brividi, del tipo:

[Gus] Non aveva avuto sentore della trappola se non all’ultimo, quando i chili di carta avevano preso a levare fiamme tanto alte che per lui tutto sembrava giunto al termine. Come avesse fatto a uscire dal bunker senza restare ustionato a morte, non sapeva spiegarlo. Ricordava il calore, però.

Che meraviglia quando si racconta di un personaggio che si salva per miracolo e nessuno sa come! Neppure il Narratore. Gegnale!

È un peccato, perché quando G.L. riesce a mostrare, descrivere, dare nitidezza ai particolari, raggiunge almeno un livello di decenza. Certo, è difficile mantenere sempre la necessaria nitidezza, d’altra parte nessuno ha mai sostenuto che scrivere buona narrativa sia facile.

L’imitazione continua

Lo stile di G.L. assomiglia a quello della Troisi anche sotto un altro aspetto: la gestione del punto di vista. Entrambi adottano il punto di vista alla “come capita”. In G.L. buona parte del libro ha il punto di vista del Narratore Onnisciente. Ogni tanto la telecamera indugia sulla spalla o entra nella testa di un personaggio salvo cambiare punto di vista la scena dopo, o addirittura all’interno della scena stessa. È un guazzabuglio che rende la lettura noiosa. Non si riesce mai a condividere appieno le avventure dei personaggi, perché la narrazione è troppo staccata dagli avvenimenti.

Licia Troisi & G.L. D'Andrea
Licia Troisi e G.L. D’Andrea a una presentazione di Wunderkind: separati alla nascita? L’affinità letteraria è sorprendente

E questo è il grosso problema di usare il punto di vista del Narratore: il lettore ha l’impressione di vedere un tizio che sta raccontando una storia, invece di vedere direttamente la storia stessa.
Perciò ci dev’essere una buona ragione per scegliere di usare il Narratore invece del punto di vista di uno dei personaggi. E le buone ragioni sono solo due:

  • Poter raccontare avvenimenti dei quali non è stato testimone nessun personaggio.
  • Poter commentare gli avvenimenti durante il loro sviluppo.

La prima ragione non regge in un fantasy. In un fantasy è accettato senza problemi un punto di vista poco ortodosso. Se devo descrivere l’eruzione di un vulcano su un’isola deserta posso prendere il punto di vista di un piccione di passaggio e il lettore non farà una piega. Posso prendere il punto di vista del vulcano, ed è probabile che ancora il lettore di fantasy non ci troverà nulla da ridire.

La seconda ragione ha senso solo se parliamo di una commedia o di una parodia o comunque di un romanzo dal tono ironico. Infatti gli unici interventi del Narratore che risulteranno sopportabili saranno quelli divertenti. In caso contrario il Narratore suonerà di una pedanteria e di una pesantezza tali da scoraggiare la lettura.
Per esempio, G.L. scrive:

[Caius] Poiché aveva passato la maggior parte della sua vita fra camici sterili e flaconi di sciroppi, lontano dai coetanei e dai loro struggimenti, più amico di Dickens che dei videogiochi, non era uno stupido né uno svagato.

Quanta tristezza in questo brano, con il Narratore che sente il bisogno di farci la predica sulla superiorità dei libri rispetto ai videogiochi.[2]
Senza contare l’altro errore che scaturisce da questo tipo di narrazione: se Caius pensa di essere più furbo del prossimo perché ha preferito Dickens a Grand Theft Auto non necessariamente è così. Non sarà un problema se si comporterà da stupido: vorrà solo dire che il personaggio aveva una sbagliata percezione di sé. Ma se è il Narratore Onnisciente a dirci che Caius non è stupido e svagato, quando poi il personaggio si comporterà come tale (e capiterà) la coerenza della storia sarà incrinata e con essa la sospensione dell’incredulità del lettore.

Un altro brutto uso del Narratore da parte di G.L. è il mettere in testa ai personaggi pensieri che non suonano come i loro:

Aveva paura. Quella nuova, terribile sensazione aveva piantato gli uncini nella sua carne per la prima volta soltanto quattro giorni prima, e ora sembrava essere diventata la sua fedele compagna.

Ancora Caius, il quattordicenne protagonista, quello che ha preferito Dickens a Final Fantasy. Ebbene, a me suona falso. Non sono i pensieri di un ragazzo, sono i pensieri di uno scribacchino (paura fedele compagna? Ma per piacere! E il brivido lungo la schiena, no?).

Il sangue sgorgava e spruzzava, mentre il Chanyde non si ribellava al suo assalto, inerte. Buliwyf poteva avvertire l’afrore del sangue nelle narici, poteva gustarne il sapore (dolce, oh, quanto dolce!) nella bocca e persino vedere giochi d’ombra tra i fumi di vapore che salivano dalle ferite aperte.

Questa volta sarebbero pensieri di Buliwyf, un licantropo. E ancora, com’è falso! E com’è penoso scoprire che una bestia feroce si esprime anche lei come uno scribacchino (dolce, oh, quanto dolce! Sigh).

Un licantropo
Il feroce Buliwyf?

I personaggi non hanno personalità. Hanno la mente occupata dal Narratore, sono solo marionette di quest’ultimo. È una situazione deprimente.
Lo stesso problema, seppur meno evidente, si riscontra nei dialoghi. Al massimo i dialoghi sono funzionali, non sono mai brillanti. I personaggi hanno la stessa voce, e questo rende gli scambi di battute monotoni. L’unica eccezione è rappresentata da Gus van Zant che ogni tot parole ci infila un bel “cazzo!” e questo lo rende un fiko (che fiko, oh, quanto fiko – quasi gnokko).

C’è poi la pessima trovata di cambiare punto di vista durante lo svolgersi di una scena.
Esempio:

Caius non rifletté, e fu una novità per uno come lui.
Dopo quanto accaduto non se la sentiva di restare in classe per le lunghe ore che lo separavano dal suono della campanella. Gli sembravano un’infinità.
Sentiva il respiro mancargli, quasi fosse preda di un attacco di claustrofobia, tutto vorticava davanti ai suoi occhi e mille pensieri litigavano nella sua testa con il risultato di renderlo ancora più confuso e abbattuto.
Quando sentì di non poterne più agì d’impulso, senza riflettere. In tutta fretta scarabocchiò un permesso di uscita anticipata falsificando alla meglio la firma di sua madre, e la porse all’insegnante.
Lo fece senza arrossire né tentennare.

Strano, pensò la signorina Torrance mentre controfirmava il permesso: il nome di Caius sul registro stava sbiadendo. Lo pensò e lo dimenticò quasi subito.
Quindi, senza un commento, gli fece cenno di andare e lasciò che la noia della lezione tornasse ad avere la meglio sulla sua coscienza appannata.

Tornato al posto, Caius infilò alla rinfusa libri e quaderni nello zaino senza badare che le pagine non si rovinassero o che le copertine non si piegassero.
Anche questa era una novità: di solito Caius era un ragazzino molto ordinato, quasi meticoloso.
Poi, mentre uno dei suoi compagni ripeteva con gran fatica il futuro anteriore del verbo “sanguinare”, Caius uscì dalla classe borbottando un saluto.

In rosso il punto di vista di Caius, in verde quello della signorina Torrance.

La scena parte con il punto di vista di Caius, si sposta per poche righe a quello dell’insegnante, torna a Caius. Perché è una pessima trovata? Perché il cambiamento è traumatico. Il lettore si sta “adagiando” nella testa di Caius, quando viene all’improvviso sbalzato in quella della Torrance, per poi tornare indietro. Il brusco movimento di telecamera impedisce una completa immersione. Questo stile costringe il lettore ad aver sempre presente che sta solo leggendo una storia, perché non c’è niente di verosimile nel poter saltellare dalla mente di un personaggio a quella di un altro (personaggi telepatici esclusi).
Tra l’altro neanche le parti di solo Caius sono salde: “Anche questa era una novità: di solito Caius era un ragazzino molto ordinato, quasi meticoloso.”, è un’intrusione del Narratore.
Ma qualcuno potrebbe domandarsi se il fastidio non abbia un compenso: quale vantaggio si guadagna a entrare nella testa della signorina Torrance? NESSUNO. Tale personaggio non comparirà mai più nella storia, e il fatto che il nome di Caius stia sbiadendo non ha la ben che minima conseguenza.
Dunque, un (piccolo) fastidio in cambio di poche righe d’informazioni inutili.
E questo è appunto un esempio. Questi cambi di punto di vista, questa incapacità di maneggiare la telecamera si riscontra dalla prima all’ultima pagina.

La storia

Facciamo un passo indietro e vediamo qual è la trama di Wunderkind. Niente di che: c’è questo tale Caius, un ragazzino, che in realtà non è un semplice ragazzino ma un Wunderkind, che non è mai spiegato bene cosa implichi ma all’atto pratico vuol dire che è in grado di eseguire gli incantesimi di nono livello di Dungeons & Dragons.[3] Il cattivo, Herr Spiegelmann, cerca di mettere le mani sul Wunderkind per i suoi oscuri scopi, la compagnia dei buoni farà di tutto per impedirlo. Fine. Tutto qua, sofisticazione zero, banalità finché se ne vuole.
I buoni sono i soliti: il pistolero tatuato fiko (maledettamente fiko, cazzo!), il licantropo che tiene a bada la sua parte bestiale quando è con gli amici, il vecchio mago versione barbona di Gandalf e infine Rogue degli X-Men, qui con un altro nome per motivi di copyright.

Il Barbuto
Il personaggio del Barbone Barbuto somiglia a Gandalf in versione clochard

La storia non presenta la minima ambiguità morale: i buoni sono da una parte, i cattivi dall’altra. In nessun momento, mai, si ha l’impressione che i ruoli si possano invertire. Da questo punto di vista persino il Ghirardi con quella cosa del Boscoquieto avrebbe da insegnare a G.L., dato che in Boscoquieto sia i buoni sia i cattivi compiono scelte non ovvie. In Wunderkind si segue il copione senza sgarrare: lawful good contro chaotic evil e guai a chi canta fuori dal coro.

La vicenda è piena di buchi. Con il senno del poi, in Wunderkind 2 o Wunderkind 3 – ché questo è solo il primo volume di una progettata trilogia – sono sicura G.L. riuscirà a inventarsi qualche retroscusa più o meno probabile per giustificare la massa di avvenimenti incoerenti. Peccato che io stia leggendo adesso, questo libro, e la mia delusione e il mio fastidio siano ora.
Per esempio, partiamo con un avvenimento chiave che in teoria dovrebbe essere uno spoiler, ma dato che capita a pagina 3 o giù di lì lo possono leggere tutti: perché Spiegelmann non rapisce Caius appunto a pagina 3 quando i due si incontrano? Mistero. Enigma. Significato nascosto. Pessima narrativa.

mostra un altro esempio ▼

La magia, sebbene si basi su principi interessanti, è usata come nel più becero fantasy. I limiti non sono mai definiti, e questo toglie una bella fetta d’interesse. Più volte mi sono chiesta: perché il personaggio tale non usa una magia? E perché non lo fa non si sa. Ogni tanto si può, ogni tanto no. Senza ragione.

mostra esempi di magia becera ▼

Il finale è cretino. Finale per modo di dire, dato che molte sottotrame e interrogativi rimangono in sospeso.

mostra le stupidaggini nel finale ▼

Pescando nel sacco nero

Come visto, Wunderkind è pieno di difetti. Non è un bel romanzo, tuttavia non vorrei dare l’impressione che sia un romanzo orribile. Non è Gli Eroi del Crepuscolo o la roba che scrive la Troisi. Siamo un po’ più su lungo il pozzo del fantasy, peccato che la luce della decenza sia ancora solo una macchiolina distante.

Volendo tirare su il sacco nero di Wunderkind dal pozzo, e volendosi sporcare le mani a frugare all’interno, qualcosa di buono si trova.

La magia, qui chiamata Permuta, è basata sull’uso dei ricordi. Il mago, chiamato Cambiavalute, rinuncia a un suo ricordo per piegare alla sua volontà le leggi fisiche. E più è importante il ricordo che decide di sacrificare più potente è l’incantesimo. Non è male come idea, purtroppo è gestita male.
Con una simile regola di fondo, almeno i maghi più potenti dovrebbero essere ridotti come il protagonista di Soldato nella Nebbia di Wolfe o il protagonista del film Memento, ma non è così. Il Barbone Barbuto pare avere un’ottima memoria. E anche quando van Zant compie gli incantesimi più potenti non pare che dopo abbia perso molto.
C’è la buona idea, non ci sono le dovute conseguenze (oltre ai già rilevati problemi nell’utilizzo della magia stessa).

C’è un tentativo di creare un’ambientazione inconsueta. Il Dent de Nuit, il quartiere di Parigi che non è segnato su nessuna mappa, ha degli sprazzi di bizzarria e originalità. Ci sono cadute di stile (che c’entrano i licantropi? Be’, almeno non ci sono i vampiri…), ma nel complesso è un’ambientazione migliore di tante altre – in ambito fantasy italiano. Non ci sono elfi, è un motivo per festeggiare.

Coniglietto alato
Bizzarria e originalità. No, non ci sono coniglietti alati in Wunderkind: un’occasione sprecata

Come accennato, quando G.L. esce dal tunnel degli aggettivi, quando invece di dire che una cosa è orribile, sacrilega, oscena, spaventosa, ecc. dice cos’è, se la cava in maniera passabile. Il Calibano, la morte del Cid, l’esercito di mani e altre scene qui e là sono intorno alla linea della decenza. Peccato che tutto il romanzo dovrebbe essere almeno su quel livello.

Quando il Narratore se ne sta zitto, la scrittura è scorrevole, sebbene sia tutt’altro che pulita.

Non fidatevi di me!

Per carità! G.L. l’ha spiegato: io mi macero nel rancore, sono un vampiro che si nutre delle energie vitali dei poveri scrittori italiani… ehi, G.L., non è che dandomi del vampiro volevi dire che sono una gnokka? Non essere timido, iscriviti pure al Fan Club. Finora tra i miei fan non avevo ancora accolto un diversamente abile, ma per tua fortuna sono una persona democratica che non discrimina nessuno.

Sto divagando, dicevo: non fidatevi di me! Fidatevi dell’opinione dei colleghi scrittori di G.L., in fondo se sono scrittori un motivo ci sarà, o no? O fidatevi di quelli che scrivono sui giornali, che vengono pagati per scrivere, e dunque sono più preparati e onesti.

Icona di un lecchino “Wunderkind è il primo volume d’una trilogia fantasy destinata a cambiare per sempre il volto del genere in Italia. [...] D’Andrea è un narratore di razza, dalla penna feroce, dalla metafora desueta e mai banale e soprattutto dotato di un’innata classe.” Eri partito bene, ma non è sufficiente, il Bonus Lecchino è solo sfiorato.
Icona di un lecchino “Wunderkind [...] Non voglio definirlo, anche perchè starebbe stretto nell’urban fantasy quanto nell’horror. E’ una visione dannata. E’ follia. E’ potenza. E’ orrore. [...] E’ un grande libro, un libro nuovo di forza fin qui mai vista.” Congratulazioni! Bonus Lecchino aggiudicato! Ancora pochi XP e sali di livello!
Icona di un lecchino “Come giustamente riportato nel risvolto di copertina questo romanzo ricorda molto da vicino il miglior Gaiman e il più inquietante dei romanzi di Barker.” Inquietante come Barker! Vicino al miglior Gaiman! Uhm, solo vicino al miglior Gaiman? Mi spiace, niente Bonus Lecchino.
Icona di un lecchino “Una scrittura agile e al contempo fortemente evocativa [...] sostiene perfettamente questa sorta di oscuro romanzo di formazione, a ben guardare denso, come la migliore narrativa di genere contemporanea, di forti riferimenti alla situazione socio-politica attuale.” No, no, troppo poco entusiasmo! Il Bonus Lecchino te lo scordi, anche se sei riuscito a infilarci la situazione socio-politica attuale.

Erano, dall’alto in basso: gli scrittori Simone Sarasso e Lara Manni, la redazione di FantasyMagazine e infine Mauro Trotta per Il Manifesto.
È sconfortante. E questi sono solo alcuni passaggi, il resto segue le stesse impronte. Wunderkind può piacere, non lo metto in dubbio – in fondo pure la Troisi piace –, ma è possibile che non venga rilevato alcun difetto? Niente, è tutto perfettissimo, potentissimo, fantasticissimo, mai visto prima, eccezionale, ultramegasuper, G.L. sei un genio! Che schifo.

Copertina de Il Manuale del Leccaculo
Non rimanete dei dilettanti! Imparate la nobile arte di compiacere con Il Manuale del Leccaculo di Richard Stengel

Non comprate Wunderkind, non vale 17 euro. Se siete curiosi scaricatelo, come da Segnalazione.

* * *

note:
 [1] ^ Richard J. Hand nel libro Terror on the Air!: Horror Radio in America, 1931-1952 stima che il programma di Orson Wells fu seguito da 6 milioni di ascoltatori; 1,7 milioni non capirono che si trattava solo di fantascienza e 1,2 milioni furono terrorizzati. Secondo Robert E. Bartholomew gli spaventati furono “centinaia di migliaia”.
EDIT: Il terrore fu causato dal mezzo o dai contenuti? Non è semplice stabilirlo. Si veda la polemica sollevata nei commenti da “Il Guastatore”, qui, e la mia successiva risposta, qui.

 [2] ^ Questo è un mito: ci sono i buoni libri e i buoni videogiochi, i brutti libri e i brutti videogiochi. Di per sé non vedo alcuna intrinseca superiorità del libro. E devo dire che i videogiochi sono spesso più curati dei romanzi – dei fantasy italiani di sicuro.

 [3] ^ In particolare Implosion incantesimo di nono livello per chierici. Ma gli esperti di D&D mi correggano pure.

 [4] ^ Questo mi ricorda il punto numero 48 della Evil Overlord List:

I will treat any beast which I control through magic or technology with respect and kindness. Thus if the control is ever broken, it will not immediately come after me for revenge.

E in generale il piano “diabolico” di Spiegelmann ha il problema evidenziato al numero 85:

I will not use any plan in which the final step is horribly complicated, e.g. “Align the 12 Stones of Power on the sacred altar then activate the medallion at the moment of total eclipse.” Instead it will be more along the lines of “Push the button.”

Nota per gli aspiranti scrittori e presunti tali: fate leggere al vostro Cattivo la Evil Overlord List. Grazie.


Approfondimenti:

bandiera IT Wunderkind su iBS.it
bandiera IT Il sito ufficiale di Wunderkind
bandiera IT Il blog di G.L. D’Andrea

bandiera IT La recensione di Simone Sarasso
bandiera IT La “recensione” di Lara Manni
bandiera IT La recensione di Mauro Trotta
bandiera IT La notizia/leccata di FantasyMagazine

bandiera EN The War of the Worlds leggibile online presso il Progetto Gutenberg
bandiera EN La recensione completa dello Spectator (PDF)
bandiera IT H.G. Wells su Wikipedia

 

Giudizio:

L’idea alla base del sistema magico era buona. +1 -1 Personaggi blandi, tutti con gli stessi pensieri e la stessa voce.
C’è il tentativo di creare un’ambientazione originale. +1 -1 La trama è evanescente e con un sacco di problemi.
Alcune scene sono fantasiose e scritte in maniera decente. +1 -1 Il finale è pieno di stupidaggini.
-1 Lo stile è costellato da piccoli e grandi errori, la lettura risulta faticosa.
-1 In particolare il punto di vista è gestito malissimo.
-1 Il romanzo non spaventa né emoziona altrimenti.

Tre Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti

Scritto da GamberolinkLascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

161 Commenti a “Recensioni :: Romanzo :: Wunderkind”

Pagine: « 2 [1] Mostra tutto

  1. 61 Mariano

    @ Fitz

    Hai ragione, ahimé! Sono andato su Carmilla e ho trovato l’entusiasta recensione di Wunderkind….recensione? Beh, elogio e basta, dal momento che non si tratta di una recensione.
    Ma la mia delusione si è rivelata doppia. Ero un medio frequentatore del sito, malgrado non approvassi tutti i suoi scritti. Certo la possibilità di non lasciare commenti e non trovare contatti oer gli articoli che vi si scrivono la dice lunga….
    D’ora in poi ho deciso. Non frequenterò più quel sito, che tra l’altro mi ha fatto più volte arricciare il naso. Al limite vi darò uno sguardo di tanto in tanto, sebbene più diffidente e distaccato.
    Grazie mille per la segnalazione.

  2. 60 fitz

    La prima recensione viene da Carmilla, che é un sito molto strano. Non commentano mai libri, nè romanzi, ma ‘oggetti letterari mutanti’, o qualcosa dalla definizione altrettanto improbabile. Nomi degni delle mosse speciali da robot giapponese. Con buona pace di Verne di Poe di Salgari e Lovecraft (si, anche lui) che nella loro ingenuità sono morti convinti di aver scritto proprio dei libri.

  3. 59 Angra

    @Mauro: Facciamo un passo indietro: non c’è nessuna buona ragione perché il personaggio non debba sapere come si è salvato, nel senso che ai fini della storia non fa differenza. Quel passaggio su Gus che non sa come ha fatto a uscire da lì poteva semplicemente non esserci, oppure andava spiegato dal punto di vista di Gus, tutto lì. Come per il murales, c’è la volontà da parte dell’autore di dire che è stata una cosa tremenda, orribile, disperata, senza la voglia o la capacità di inventarsi cosa è successo.

  4. 58 Mauro

    Hai ragione (sebbene il personaggio che non ricorda come si è salvato sia bruttissimo, è tipo il cliché del personaggio che sviene in mezzo alla battaglia, e quando si risveglia la battaglia è vinta), ma nel romanzo la presenza del Narratore è quasi costante, l’unica volta dove sarebbe utile (narrare qualcosa che i personaggi non sanno), sparisce

    Però quella narrazione avrebbe tolto il punto di vista confuso del personaggio; piú che “Visto che lo ha usato dappertutto tanto valeva che lo usasse anche lí”, non sarebbe meglio “Visto che non lo ha usato lí, perché lo ha usato altrove?”.
    Voglio dire: se tu considerassi positivo un eventuale intervento esplicativo dell’autore, in quel caso, allora capirei il commento; ma se l’idea ti trova contraria allora non capisco perché criticare la mancanza, quasi a dire che avrebbe fatto meglio a fare peggio… al massimo, dovrebbe essere un motivo per criticare maggiormente i punti dove il narratore è presente.
    A parte questo, personalmente non trovo necessariamente bruttissima una simile soluzione: capita che una persona non si renda conto di cosa capiti (come ha mantenuto o perso il controllo della macchina durante un incidente, come ha fatto l’atterraggio durante un atterraggio di fortuna, ecc.); quindi non vedo nulla di male nel fatto che un personaggio si trovi in una simile situazione, e penso che il mantenere il suo punto di vista e non narrare la cosa, portando il lettore a condividere la confusione, possa essere positivo.
    Ovvio: dev’essere uno strumento usato bene, non una scappatoia tipo Deus ex machina perché non si sa come descrivere una situazione, o non si ha voglia di farlo.

    cade svenuto e si risveglia a battaglia finita (ma lo scontro viene descritto)

    Non tenendo il punto di vista di Bilbo, però; lecito, ma se l’autore non vuole cambiare punto di vista e/o vuole mantenere il lettore nella stessa incertezza… perché no? Sono due approcci diversi, ma personalmente non vedo uno in sé bello e l’altro in sé brutto; ovvio, c’è bisogno anche della forma (per esempio io avrei mandato il “Come avesse” a capo, per rendere graficamente lo stacco da quando il personaggio capisce cosa succede a quando, passato il fatto, non si ricorda quanto accaduto).

  5. 57 Clio

    A devil Dark Slayes
    Ah, capito :D
    Ero già con la testa nel libro e la certzza di essermi buscata l’alzheimer ^_^

  6. 56 Devil Dark Slayer

    @Clio:

    Calma,partiamo dal presupposto che nonostante leggo tanto e adoro leggere ‘sto blog (dove tagliano le palle a chi scrive male) sono sgrammaticato. Probabilmente il mio dna si chiam NDA ahahah

    Con quel commento volevo dire che mi sembra strano come un romanzo del genere abbia avuto successo,calcolando che ha scopiazzato idee qua e la (vedi i ricordi,vedi i nomi storipiati e co)

    L’unica cosa che posso dire a G.L. che ascolta buona musica e – probabilmente – vede bei film.

    @Carraronan:
    Mi sembra davvero improbabile che Gus Van Zant sia una coincidenza col nome del regista. Tra l’altro il regista non è mica uno di quelli sconosciuti eh,è famosissimo. Basti pensare che ha diretto Milk che ha vinto una manciata di oscar nell’ultima edizione..

    Secondo me ha storpiato il nome. Magari ha preso un pò dal cantante dei Lynyrd e un pò dal regista. Tristezza comunque eh. Almeno nei nomi la fantasia.

  7. 55 zeros

    Al solito la recensione, anche se scoraggiante, è stata divertente. ^_^
    Con la memoria si può giocare molto meglio di così, se l’autore avesse letto qualche manga in più (beh, quello giusto) lo saprebbe! ;)

  8. 54 Clio

    A Devil Dark Slayer
    Volevo solo dire che il fatto dei ricordi a me ha ricordato tantissimo Final Fantasy VIII (dove usando i Guardian Force perdi la memoria) e Beowulf storpiato
    Come mai Beowulf? Non ci sono maghi, che io ricordi…

  9. 53 Carraronan

    A me l’unica cosa che mi ha colpito è Gus Van Zant,che è il nome storpiato di un grandissimo regista e cioè Gus Van Sant.

    Se però si chiama “Gus Van Zant” come scritto da Gamberetta, allora è un EPIC FAIL visto che il musicista è Van ZanDt. :)

    La “fonte ispiratrice” del cognome Van Zant è dichiarata in modo esplicito a pagina 77. In modo così esplicito che per essere più esplicito si poteva mettere un link a wikipedia (ma i link funzionano male sul cartaceo).

    Riporto il pezzo con la dichiarazione, pagina 77, in fondo:

    Mi chiamo Gus. Van Zant, come quello dei Lynyrd Skynyrd.

    Per chi, come me, non sa niente di musica si può scoprire il nome esatto del cantante usando Wikipedia, pagina sui Lynyrd Skynyrd: Ronnie Van Zant.

    Basta leggere. I libri tendenzialmente forniscono informazioni in questo modo. ^___^

  10. 52 Selerian

    Sto leggendo sta roba – sono circa a metà. Mi aggrego ad Angra: veramente, gamberetta, tre gamberi marci sono una valutazione caritatevole e affettuosa per questa roba :S. Le incongruenze logiche si svendono, ma potrei ancora dare una speranza al libro (almeno non ci sono elfi, e c’è qualche briciolo di originalità), se non fosse PER IL NARRATORE. Questo qui invade più gengis khan. Descrive pressoché unicamente con aggettivi generici: tutto è brutto, sadico, minaccioso, inquietante. Inoltre tenta la frase a effetto AD OGNI RIGA. Un paio (in tutte le cento pagine), se fossero ben isolate nel mezzo della narrazione ci starebbero anche bene, ma diventa completamente ridicolo :S! In effetti la parte del graffito sadico e volgare citata da gamberetta è il massimo: non so quante righe che va avanti a spiegarmi quanto sia terribile quel graffito ma MAI che mi dica cosa c’è disegnato :S! Ci sono rimasto di merda – e avevo già letto la recensione! Nei commenti a “Wunderkind” si parla di “atmosfera cupa e apocalittica”, ma per ora non si è visto niente del genere – è solo lui che te lo ripete ogni due righe! Per quel che ha descritto, potremmo essere nel paese dei coniglietti volanti rosa!

    E quoto qualcuno (non ricordo chi), sul fatto che la parte del bidello non so se faccia ridere o piangere. è assolutamente RIDICOLA per essere ambientata nei nostri tempi, uno del genere finirebbe in carcere entro la settimana.

    Quanto al sistema magico: mah, il fatto che riprenda final fantasy o la storia infinita non mi sembra così grave, i due legami sono piuttosto deboli. Come magia “standard” in un libro non l’ho mai trovata, e in teoria apprezzo. Solo che è inutile creare un buon sistema magico se non se ne vedono gli effetti!

    Grazie per la divertente stroncatura. ciao a tutti

  11. 51 Devil Dark Slayer

    Scusate se commento a distanza di pochi minuti. Volevo solo dire che il fatto dei ricordi a me ha ricordato tantissimo Final Fantasy VIII (dove usando i Guardian Force perdi la memoria) e Beowulf storpiato..boh,mi sembra allucinante come un romanzo del genere possa aver avuto successo.

    Domani fò io una bella storia,il protagonista si chiamerà Mario Rossi

  12. 50 Devil Dark Slayer

    A me l’unica cosa che mi ha colpito è Gus Van Zant,che è il nome storpiato di un grandissimo regista e cioè Gus Van Sant.

    Che tristezza copiare in questo modo i nomi oh.

  13. 49 Clio

    Tolkien aveva una vaga idea di come si sarebbe potuta svolgere la battaglia, e aveva un’idea abbastanza precisa di cosa si poteva provare ad esserci in mezzo, ad una battaglia.
    Immagino che l’autore di questo romanzo abbia preferito un più comodo “qui cinquantadue comparse che si fanno massacrare sullo sfondo, dissolvenza… perfetto! Dopotutto ciò non è che una fioritura, quello che conta è il messaggio morale e socio-politico attuale!”

  14. 48 Jonni

    Che meraviglia quando si racconta di un personaggio che si salva per miracolo e nessuno sa come! Neppure il Narratore

    Se il personaggio, a causa della confusione, non si riesce a ricordare cos’è successo, come si è salvato, non descriverlo mi pare rendere il suo punto di vista, mette il lettore nella stessa situazione (di là dalla forma usata nel caso specifico).

    Pensa però a Bilbo nella Battaglia dei Cinque Eserciti, alla fine de Lo Hobbit: cade svenuto e si risveglia a battaglia finita (ma lo scontro viene descritto). Al risveglio però fa una serie di considerazione su come si sia potuto salvare, e giunge alla conclusione che a volte “essere invisibile è davvero utile” (o qualche cosa di simile ecco).
    Insomma, anche se il personaggio non ricorda o non sa come gli sia potuto accadere di mettersi in salvo, il narratore può trasmettere un’impressione di cura o una di sciatteria, e bastano davvero poche parole. In Tolkien l’oscurità che avvolge la salvezza di Bilbo è un elemento che aumenta la tensione narrativa, piuttosto che allentarla.
    Un altro autore che usa questa meccanica (personaggio che si salva da situazioni impossibili e non ha idea di come abbia fatto) è Gene Wolfe, che citavo prima. Ma Severian, nel Libro del Nuovo Sole, rimugina su questi eventi per pagine e pagine :P

  15. 47 The Jackal

    Se il personaggio, a causa della confusione, non si riesce a ricordare cos’è successo, come si è salvato, non descriverlo mi pare rendere il suo punto di vista, mette il lettore nella stessa situazione (di là dalla forma usata nel caso specifico).

    A me sembra solo pigrizia dello scrittore, alla stessa stregua delle battaglie “confusionarie” .

  16. 46 Gamberetta

    @Mauro. Hai ragione (sebbene il personaggio che non ricorda come si è salvato sia bruttissimo, è tipo il cliché del personaggio che sviene in mezzo alla battaglia, e quando si risveglia la battaglia è vinta), ma nel romanzo la presenza del Narratore è quasi costante, l’unica volta dove sarebbe utile (narrare qualcosa che i personaggi non sanno), sparisce!

  17. 45 Mauro

    Che meraviglia quando si racconta di un personaggio che si salva per miracolo e nessuno sa come! Neppure il Narratore

    Se il personaggio, a causa della confusione, non si riesce a ricordare cos’è successo, come si è salvato, non descriverlo mi pare rendere il suo punto di vista, mette il lettore nella stessa situazione (di là dalla forma usata nel caso specifico).
    Comunque, il fatto che il narratore non intervenga non dovrebbe essere positivo? A leggere il tuo commento sembrerebbe che consideri un difetto che nemmeno lui ha detto come si è salvato il personaggio; ma di solito lamenti la sua presenza.

  18. 44 Davide

    @ Angra: In effetti un sistema di magia basato, non so, sull’Interpretazione di Copenhagen sarebbe davvero figo. Bizzarro, ma figo.XD

  19. 43 Angra

    Questa storia della Permuta è stata uno degli aspetti più deludenti. Il nome mi aveva tratto in inganno, facendomi pensare, che so, a qualcosa legato alla Meccanica Quantistica. Invece, nonostante il Barbuto lo neghi, è proprio nient’altro che magia. Anche Cambiavalute non è altro che un nome più fiko per i maghi. Pardon, fruitori di magia.

  20. 42 Jonni

    Il modo di spiegare la magia non è affatto originale, ma una copiatura bella e buona. Si rifà a Final Fantasy VIII. I protagonisti di questo gioco della Square per aumentare i loro poteri e capacità dovevano connettersi ai GF (Guardian Force) diventando vere e proprie forze della natura. Il contro era che così facendo sacrificavano i propri ricordi, perdendoli uno alla volta, dimenticando parti importanti di sè. Nel gioco i GF, nel libro la magia, ma è la stessa cosa.

    Caius] Poiché aveva passato la maggior parte della sua vita fra camici sterili e flaconi di sciroppi, lontano dai coetanei e dai loro struggimenti, più amico di Dickens che dei videogiochi, non era uno stupido né uno svagato.

    sgrunt

  21. 41 Dr Jack

    Oh beh… se è per questo anche Jhonny Mnemonic (nel film) si toglieva i ricordi per aumentare la memoria hardware :p.

    Ma dopotutto non è male in sé: lega il ‘potere’ magia a un qualche genere di sacrificio.

    Mi sembra carina come idea :)… poi è chiaro che un mago si deve aspettare un bel ricovero anticipato per morbo di Alzheimer.

    “Hai passato tutta l’adolescenza a sparare palle di fuoco? Mò le paghi tutte…” Disse l’infermiera al nuovo paziente.

  22. 40 curtz

    Il modo di spiegare la magia non è affatto originale, ma una copiatura bella e buona. Si rifà a Final Fantasy VIII. I protagonisti di questo gioco della Square per aumentare i loro poteri e capacità dovevano connettersi ai GF (Guardian Force) diventando vere e proprie forze della natura. Il contro era che così facendo sacrificavano i propri ricordi, perdendoli uno alla volta, dimenticando parti importanti di sè. Nel gioco i GF, nel libro la magia, ma è la stessa cosa.
    Non è una gran novità, ma l’ennesima fuffa e presa in giro della Mondadori. Sempre più scadente. Continui pure con questa spazzatura: prima o poi gli tornerà indietro il prendere in giro le persone con la loro aria fritta.

  23. 39 Esty

    @Rotolina
    Riguardo al fumetto delle cronache, tenendo conto che il fumetto in sè è fatto per vendere e che quindi sarà orientato molto probabilmente a un determinato target che è quello adolescenziale (e quindi con tutti i pro e i contro del caso), sarà interessante vedere quanto della Troisi e quanto di Recchioni (lo sceneggiatore del fumetto) sarà presente nell’opera. Senza contare che comunque ha un potenziale visivo abbastanza alto dato che Giuseppe Ferrario è veramente ma veramente bravo con le matite.
    Perdonatemi l’off topic :”P

  24. 38 Clio

    Possibile che in questi ultimi anni tutti se la prendano col povero Beowulf? Che tra l’altro non vede nemmeno un lupo per tutto il poema né può essere definito un berseker!

  25. 37 Andrea

    Un pochetto inflazionato come nome a questo punto; ma un eroe di nome Peppe no? :)
    Colgo l’ occasione per farti i miei complimenti, mi iscriverei anche al fan club se non fosse che odio i social network quasi di più del pessimo fantasy

  26. 36 Gamberetta

    @Andrea. Sì, ma non credo che c’entri. Buliwyf è solo un altro modo per scrivere Beowulf.

  27. 35 Andrea

    Ma Buliwyf non era l’ eroe vichingo del romanzo Mangiatori di Morte di Crichton?

  28. 34 Blue

    Non so se quelle frasi ad effetto debbano essere considerate “recensioni”, insomma, sono semplicemente commenti volutamente entusiastici. Hanno lo stessa funzione delle frasi presenti nei trailer dei film di serie c, e quelle non le definirei certo “recensioni”. “Più spettacolare di.. Più spaventoso di..”
    Comunque talvolta mi appari eccessivamente critica, il che è un peccato, perché sono quasi sempre d’accordo con te. A volte vorrei vederti in una veste “professionale”, ma questo non c’entra niente, è una semplice considerazione personale (espressa male, me ne rendo conto).

    Il libro non si presenta nelle migliori delle vesti, la trama e i personaggi non mi incuriosiscono per niente, e la tristissima frase sui videogiochi parla da sé.
    Però il primo pezzo che hai incollato mi ha fatto un effetto diverso, mi piacerebbe leggerlo in un contesto più ampio, mi sono chiesta se quel riferirsi ad oscenità e squallore per parecchie righe avesse una qualche funzione che non riesco a capire oppure se è proprio buttata lì per impressionare il lettore.

  29. 33 Angra

    @rotolina: LOL, il test Mary Sue è bellissimo. Ho fatto il test al protagonista del mio romanzo: è Mary Sue ma di poco (38 punti). Contesto invece la parte propositiva, che consiglia di lavorarci sopra per uscire dalla zona Sue. Ma come, coi suoi personaggi Irrimediabilmente Sue la Troisi ha venduto un milione di copie e io dovrei de-Mary-Sue-izzare il mio? Eh no, semmai il contrario, vuol dire che per vendere ci vuole un personaggio che più Mary Sue non si può.

    Ho fatto il test al protagonista di Wunderkind: è un Ultra Sue (che è un gradino sotto Irrimediabilmente Sue). No, non venderà mai come la Troisi. Però con un po’ di impegno in Wunderkind 2 potrebbe diventare ancora più Sue.

  30. 32 MisterRaven

    Riguardo al nome/omaggio potrebbe essere riferito a Steven Van Zandt della mitica E Street Band.
    Se però si chiama “Gus Van Zant” come scritto da Gamberetta, allora è un EPIC FAIL visto che il musicista è Van ZanDt. :)

    Devo dire che seguo da un po’ questo sito.
    Mi piace molto, complimenti e quant’è brava Gamberetta e bla bla bla.
    A volte sono persino tentato di comprare i libri che recensisce per vedere se sono veramente così scadenti…poi però la tentazione sparisce, per fortuna.

  31. 31 Rotolina

    Uh, dimenticavo…

    Non c’entra molto con questo post, ma lo sfrutto per segnalare due cose:

    1) Con gioia e tripudio, che stanno per fare un fumetto sulle Cronache
    http://www.fantasymagazine.it/notizie/10381/i-fumetti-del-mondo-emerso/
    Bello, eh? Scommetto che i suoi fan sono ansiosi… Più immagini, meno testo!

    2) Con grande soddisfazione, che facendo il test Mary Sue ai personaggi della Troisi, vengono fuori tutti Irrimediabilmente Sue
    http://radioreiuky.altervista.org/mary/index.html
    Perfino Adhara (si scrive così?) di cui abbiamo solo la trama e il primo capitolo.
    Basta quello per renderla Mary Sue! (ma dopotutto amnesia + oggetto misterioso del passato, sono tra i cliché peggiori)

    Dite che mandiamo il test alla Troisi un esamino di coscienza se lo fa, oppure non c’è speranza?

  32. 30 Rotolina

    Sorvolando i commenti sul romanzo, che da quanto leggo, non mi ispira molto…

    Ma sul serio, io ho smesso di leggere le recensioni dei romanzi su riviste specializzate o giornali, eccetera.
    NON riesco a trovare una critica degna di questo nome.
    Hai perfettamente ragione quando parli di slecchinate senza ritegno, di lodi speriticate che non stanno nè in cielo nè in terra.

    anzi, in verità, parlando pacificamente di opionioni su libri in dei forum, son stata aggredita per aver espresso opinioni negative. (opinioni. Ho specificato che erano opinioni. Quindi il mio personale parere)

    Pare che si possano esprimere solo opinioni positive oramai.
    E’ un po’ come a scuola, che non si può dare il castigo, se no il bambino si traumatizza.
    Non puoi criticare un opera, se no l’autore si traumatizza.

    Mha.
    Io continuerò ad esprimere i miei pareri, e passare di qua a leggere tutte le recensioni.
    Che magari non condivido complretamente e da cima a fondo, ma chissenefrega, non vedo perché dovrei sentirmi minacciata dal parere di un’altra persona.
    Sopratutto se espresso in modo obiettivo e documentato.

    PS: Sarei entrata nel fan-club, ma io e feisbuc non andiamo d’accordo… Oh, bhe, adotterò uno dei bannerini del Duca, è comunque un’opera buona!

  33. 29 Angra

    @davide: nel romanzo dice che si chiama come un tizio di non mi ricordo quale gruppo musicale, deve essere un omaggio a lui.

  34. 28 Davide

    @Davide. Non so quanto il personaggio sia ispirato al regista, comunque nel romanzo è Gus van Zant, con la Z.

    Sì, ho notato la lettera diversa. Ma l’associazione mi è venuta subito spontanea.
    E infatti mi chiedo, perché? Per ammirazione nei confronti del regista in questione? Ma allora a che pro dare quel nome ad un pistolero fyko tatuato e sboccato che sospetto che con il povero Van Sant c’entri poco? Voglio dire, se vuoi fare un omaggio ad una personalità per la quale provi stima, che almeno tale omaggio riguardi in qualche modo la persona in questione!
    Spero piuttosto si sia trattato di un caso di “Quel nome mi suona bene, buttiamocelo dentro un po’ modificato”.

  35. 27 Io =P

    un’altro libro che non ho letto… Ma dopo questa recensione non credo che lo farò xD

    Mi volevo registrare al tuo fan club, ma ho paura che le mie amiche mi uccidono se lo faccio (sono tutte fan di Twilight, della Troisi e di Eragon tranne una che non legge)… avete per caso un servizio di protezione membri? Perchè ho intenzione di farlo lo stesso!

  36. 26 Angra

    @koshiatar: mi pare che si riferisca alla trama, e che comunque il fatto che non ci si capisce niente lo consideri un pregio. Un problema di scarsa autostima quindi: non è la trama a essere sconclusionata, sono io che fatico a comprendere in pieno la grandezza dell’autore, pensa. Va sulla fiducia.

    La mia piccolezza invece sta proprio in questo, mi rendo conto: nel non considerare che ci sono anche tanti lettori contenti di farsi prendere in giro.

  37. 25 Okamis

    Tra l’altro GL non ha aspettato tempo per risponderti… sul suo blog ^^ Tra l’altro, a chi gli fa domande sulla questione, non risponde. Personalmente non lo trovo un comportamento così superiore rispetto a quello di cui accusa Gamberetta. Mah…
    Comunque, come avevo già detto al buon Duca in quel di Torino al termine della presentazione di Wunderkind, se già la lettura dei primi capitoli non mi aveva per nulla colpito, sentire le parole dell’autore sul concetto di realismo e di quasi totale inutilità nel documentarsi nella narrativa fantastica mi sono definitivamente cadute le braccia.

    (PS: appena risolti un po’ di problemi sparsi carico il video da qualche parte)

  38. 24 koshiatar

    Se lo rilegge per capirci qualcosa forse la chiarezza della scrittura ha qualche aggiustatina da fare… :P

  39. 23 Angra

    Uno dei commenti su IBS, di Elena, è una chicca.

    Insomma, un libro che tutt’ora rileggo per cercare di capirci qualcosa e che consiglio a chiunque cerchi storie nuove, sotto ogni punto di vista.
    Voto: 4 / 5

  40. 22 Jonni

    @Jonni. Ho in lista di lettura l’ultimo romanzo di Wolfe An Evil Guest. Ora non posso darti dei tempi, però, se si rivelerà bello, lo recensirò.

    Roba MOLTO recente! Metti in lista anche il Nuovo Sole, ti prego. In qualche modo preannuncia il movimento cyberpunk (l’ultimo romanzo è dell’84), ha una gestione dei punti di vista magistrale e soddisfa ogni desiderio in fatto di stranezze con la memoria.

  41. 21 Gamberetta

    @koshiatar. Lasciamo perdere. In fondo non è importante che gli scrittori siano simpatici ma che sappiano scrivere.
    Harlan Ellison ha dichiarato che lui a quelli che “rubano” il suo lavoro (ovvero distribuiscono senza scopo di lucro copia dei suoi racconti su Internet) taglierebbe le mani, stile Arabia Saudita. Vista la mia posizione a riguardo posso dire di trovare Ellison una persona sgradevole.
    Tuttavia non si può negare che diversi suoi racconti siano affascinanti.
    Così l’atteggiamento di G.L. non sarebbe un problema se sapesse scrivere. Il vero guaio qui non è lo scambio d’insulti, il guaio è che viene pubblicato in migliaia di copie da una grossa casa editrice un autore che scrive pagine che non dicono niente piene di aggettivi, come il più scarso dei dilettanti.
    Lo so che anch’io sbaglio a farmi prendere dalla rabbia, ma l’accoppiata “personaggio che insulta” + “scrittura pessima” mi manda in bestia. Però, ripeto, la prima parte è insignificante, se G.L. fosse davvero al livello di H.G. Wells alla fin fine ne sarei felice.

    @Jonni. Ho in lista di lettura l’ultimo romanzo di Wolfe An Evil Guest. Ora non posso darti dei tempi, però, se si rivelerà bello, lo recensirò.

    @Davide. Non so quanto il personaggio sia ispirato al regista, comunque nel romanzo è Gus van Zant, con la Z.

  42. 20 Davide

    Chiara, sappi che io d’ora in poi ti immaginerò come Taiga di Toradora.XD

    Dopo questa significativa (?) premessa, beh… Mi aspettavo un brutto romanzo e in effetti lo è. Qualche pagina l’ho letta nei giorni scorsi, ed effettivamente non sono riuscito a proseguire molto. Se dovessi dare un giudizio sullo stile di scrittura, direi che è ampolloso; come hai detto anche tu – a ragione – sembra che D’Andrea tenti di imitare Lovecraft senza riuscirci per niente… Ma nessuno ci riuscirebbe, perché Lovecraft è uno ed uno solo e nessuno potrà mai scrivere esattamente come faceva lui.

    Trovo comunque che l’idea di usare i ricordi come “scambio” per gli incantesimi sia carina e sufficientemente originale. Sì, anche se ho letto due volte “La storia infinita”… In fondo perché un’idea sia originale, oggi come oggi, non è necessario che sia totalmente inedita… Spesso basta che sia stata usata poco.

    In realtà la domanda che mi frulla in testa dopo aver letto il tutto è: ma il pistolero sarebbe lui? —> http://en.wikipedia.org/wiki/Gus_Van_Sant

  43. 19 Umberto

    Ottima recensione che condivido (avevo gia’ letto il libro, purtroppo).

    Ciao Gamberetta. Continua cosi’.

    Un saluto affettuoso.

    Umberto

  44. 18 Jonni

    Sai che credo che tu sia l’unica italiana che conosca ad aver letto Wolfe? E magari sei passata pure da Eddison…
    Che ne dici, ci fai una bella rece di qualche libro intradotto, magari dal ciclo del Long Sun? daidaidai!

  45. 17 Mariano

    @Gamberetta

    Leggo sempre con attezione (ed entusiasmo) le tue recensioni.
    Non nascondo che leggendole (o meglio: leggendo recensioni di romanzi, ahimé, schifosi) mi sento successivamente nauseato, abbattuto e affranto (abbundantis abbundatum con gli aggettivi, com ediceva il Principe De Curtis nella famosa lettera…quello si che è un esempio di grammatica letteraria) da quanto schifio letteario abbiamo in Italia.
    Immagino che però queso sia il lato horror del mestiere. Un po’ quando un medico deve intervenire per curare un brutto male…Qui però il danno è già stato fatto. Al limite si può arginarlo segnalando agli sprovveduti a cosa vanno incontro leggendo certa roba.

    A parte questo, non sapevo che avessi un fan club! Ti fa molto “japan style” la cosa! Ma non mi dire che è su fecciabook! Tra tanti pessimi motivi per “non” metterlo, questo sarebbe un buon motivo per metterlo.
    La faccenda però mi persuade, ma non mi convince. Quindi continuerò a seguirti via blog. Ciao Gamby!

    Mariano

  46. 16 Vanamonde

    Che a Sarasso sia piaciuto il libro di D’Andrea non mi sorprende, visti i libri che scrive lui.

  47. 15 koshiatar

    Onestamente sarei interessata a leggere la discussione tra te e D’andrea… cosa una persona dice su Internet quando si lascia andare può dare parecchi indizi sulla sua intelligenza.

  48. 14 CMT

    La scena della battaglia “glissata” a me non pare un gran danno (quanto può davvero essere rilevante per la storia descrivere una battaglia campale punto per punto? Se l’avesse fatto avresti detto che era superfluo, e anche io), ma la faccenda dell’affresco rasenta l’illeggibile, è perfino peggio di “è indescrivibile” è “potrei descriverlo ma non ho la più pallida idea di cosa sia per cui ci butto dentro i peggiori aggettivi che mi vengono in mente e veditela tu”

  49. 13 Gamberetta

    @Clio.

    Gambertta: Finora tra i miei fan non avevo ancora accolto un diversamente abile
    Io sono un’appassionata di Tolkien, un’aspirante scrttrice fantasy e recentemente, con la mia truppa di scherma, ho persino interpretato un Efo Oscuro! Conta? :-P

    No, anzi, sono contenta che tu sia mia fan. Certo questa cosa di interpretare gli elfi spadaccini è inquientante…

    @Giulio. Rimane una buona idea nell’ambito del romanzo, anche se non può andare a merito dell’autore. È come con i robottoni giapponesi: l’idea è di Heinlein ma rimane una buona idea anche per Evangelion.
    Comunque grazie per la precisazione: ho ormai solo un vago ricordo de La Storia Infinita, me l’ha letta la mamma quand’ero bambina.
    In generale ho paura abbia ragione Angra: per dimostrare di essere equilibrata ho cercato di trovare cose buone anche se non c’erano.

  50. 12 Angra

    @Esty: sì, ho pensato anch’io al Pinguino. E’ per l’effetto che fa agli altri che ho pensato al padrone della Mondadori. Ma potrebbe anche essere che SB in realtà sia il Pinguino travestito!

  51. 11 Giulio

    Una precisazione quando affermi:
    “La magia, qui chiamata Permuta, è basata sull’uso dei ricordi. Il mago, chiamato Cambiavalute, rinuncia a un suo ricordo per piegare alla sua volontà le leggi fisiche. E più è importante il ricordo che decide di sacrificare più potente è l’incantesimo. Non è male come idea, purtroppo è gestita male.”

    Non male come idea? Ovvio che non lo è! E’ la stessa della Storia Infinita di Michael Ende. quando Bastian utilizza i poteri dell’Auryn (= desideri = magia) perde un ricordo. Più grande è il desiderio (magia), più importante è il ricordo che perde.

    Cosa c’è di così buono in un’ottima idea presa in prestito?

    Giulio

  52. 10 Drest

    Giuro che mi viene da piangere. Perché devo commentare per l’ennesima volta porcherie di questo genere?

    ma è chiaro: perchè i tuoi fan te lo chiedono! :P
    il prossimo però lo voglio più schifido ;D

    Facendo mie le parole di un trailer di spike lee “Gamberetta è tornata grande”!

  53. 9 ilSimo

    il sistema magico a me ha ricordato molto Niun Who Knew All, il poveretto che Elric incorntra prima di ottenere la Stormbringer…

  54. 8 Esty

    Angra, da come è descritto il Venditore sembra (anzi… è) il Pinguino di Batman.
    L’ha descritto paro paro.

  55. 7 Angra

    Dalla “recensione” di Lara Manni:

    Unica notazione, che non è una critica, ma un’esternazione da lettrice: mi manca un poco la “bonaccia”. Ovvero, quel momento di calma apparente, di immersione nel quotidiano, che intervalla l’orrore. Ma è un problema mio, non di D’Andrea.

    Peccato, l’unica cosa sensata l’ha rovinata sul finale (in grassetto).

    No Lara, è proprio un problema di D’Andrea!

  56. 6 Clio

    Invidio i buoni dei fantasy: loro hanno sempre una scelta giusta da fare!

    Gambertta: Finora tra i miei fan non avevo ancora accolto un diversamente abile
    Io sono un’appassionata di Tolkien, un’aspirante scrttrice fantasy e recentemente, con la mia truppa di scherma, ho persino interpretato un Efo Oscuro! Conta? :-P

  57. 5 Angra

    D’accordo con la recensione, parola per parola. Avrei dato ancora due o tre gamberi marci per i motivi che seguono.

    1) Quando si svolge la storia? Nell’Ottocento, si direbbe. Si capisce che siamo ai giorni nostri solo perché a un certo punto c’è un accenno a Internet. L’autore dice di essere appassionato di Dickens. E si vede. Infatti ha scritto una storia dove se togli quei due o tre riferimenti chiunque giurerebbe che è ambientata due secoli fa. Caius è il tipico orfano Dickensiano. Si capisce che ha dei genitori solo quando Gus (quello che dice sempre “cazzo”) gli dice che sono stati ammazzati un minuto prima. Forse, dico forse, se vuoi far capire il dolore di Caius per la perdita della mamma, sarebbe utile prima mostrarli insieme in una scena da viva, ma queste sono finezze da scrittori veri.

    La scuola e i compagni: uno sfondo di cartone anche quello uscito dall’Ottocento. Possibile che uno scrittore venticinquenne o giù di lì non sia in grado di mettere su due righe una scuola credibile? Quella dove andava lui è come quella che descrive? Sì, se invece che col bus ci andava con la macchina del tempo.

    Quando Caius passa in corridoio per andare in bagno il Bidello Infame lo brutalizza e lo prende a ceffoni per divertimento. Questo è appunto Dickens. Potrebbe accadere al giorno d’oggi? Se fosse successo a me quando andavo alle medie, mio padre avrebbe tramutato il bidello in gustosi bocconcini di Ciappi, senza nemmeno bisogno di ricorrere alla magia. Anche secondo le vie della giustizia ordinaria credo che uno che picchia un ragazzino malato finirebbe straziato sulla ruota per direttissima.

    2) Lo stile è ampolloso. Il romanzo è pieno di cliché tipo “un libro è un amico fedele che non ti tradisce mai” (che è pure ridondante), banalità, ovvietà, ripetizioni, ripetizioni di ovvietà. Non mancano le nefandezze del tipo:

    Lentamente, lentissimamente, voltò la testa verso destra, un millimetro alla volta, cercando di non farsi notare.

    Non ho capito: com’è che l’ha voltata, la testa? LOL!

    3) Una buona metà dell’inchiostro sprecato per questo libro non serve a portare avanti la storia, è solo l’autore che ciurla nel manico sparando stronzate ad effetto del tipo:

    Il male echeggia. In eterno. Irride i viventi in modi raffinati e crudeli. E dove ci fosse stato il male, dove la morte avesse portato il suo tocco, lì ci sarebbero state mosche. Ad ammiccare e svelare i segreti dei morti.

    Ah, c’è anche un brano sull’inutilità del dentro e fuori d’aria (che sarebbe poi la respirazione). Un omaggio di D’Andrea ad Andrea D’?

    Ho apprezzato invece la descrizione del Veditore (nome già sibillino):

    La figura piccola, tonda, pingue, con il cappello a cilindro e il naso a becco, minuscolo, quasi inesistente, quella figura che incuteva timore nonostante il sorriso smagliante, una smorfia di lattice e menzogna[...]. La sua presenza costringeva a piegarsi nonostante sembrasse buffa, del tutto innocua.

    A parte i dettagli del naso e del cappello a cilindro (lui preferisce le bandane), sembra il ritratto sputato dell’editore di Wunderkind.

  58. 4 Angra

    Temo di sì, che l’astio personale verso l’autore ti abbia condizionata: tre gamberi marci sono un regalo per questa schifezza. Probabilmente lo sforzo di mantenerti obiettiva ti ha spinta a una eccessiva benevolenza. Ora mi leggo la recensione e poi aggiungo qualche mia considerazione sul romanzo.

  59. 3 Gamberetta

    @Ayame.

    Dove ti ha insultata, qui sul blog?

    No, era una discussione su aNobii, non l’ho linkata perché sono già passati alcuni mesi e non è il caso andare a ripescare vecchi flame.
    La cosa che mi ha dato più fastidio è che io non sapevo neanche chi fosse ‘sto tizio, e di punto in bianco se l’è presa con me. Fosse almeno bravo a scrivere… va be’, pazienza.

  60. 2 Ayame

    Quoto Izzy: la trama in sé mi aveva smontato da subito.
    Cattivelli i commenti, al di là della recensione, eh? XD
    Dove ti ha insultata, qui sul blog?

  61. 1 izzy

    Personalmente quando avevo visto la tua segnalazione e letto la quarta di copertina avevo già deciso a priori che non lo avrei letto. La banalità della trama generale mi sembrava palese. E che un romanzo debba per forza di cose far parte di una trilogia, mi da letteralmente la nausea. Sei un autore e hai scritto milioni di battute di romanzo e sai che sarà diviso in più parti? E magari sei anche sicuro che saranno 3? Tientelo per te, che a saperlo io mi smonto fin dall’inizio, perchè mi fa sospettare che il romanzo non abbia neppure una fine decente.

Pagine: « 2 [1] Mostra tutto

Lascia un Commento.
Per piacere, rimanete in argomento. Per maggiori informazioni riguardo la politica dei commenti su questo blog, consultate la pagina delle FAQ.

  

Current day month ye@r *