Libri come se piovesse

EDIT del 29 Aprile 2012. Purtroppo library.nu, ex gigapedia, ha chiuso definitivamente.


Un’altra Segnalazione un po’ particolare per un sito che esiste da anni ma che ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi mesi, tanto da diventare una delle fonti più interessanti per procurarsi ebook: gigapedia. (EDIT: gigapedia si è trasferita sul nuovo dominio library.nu).

Il logo di gigapedia
Il logo di gigapedia

gigapedia, al momento in cui scrivo, indicizza e rende disponibili per il download 549.523 (cinquecentoquarantanovemilacinquecentoventitré) libri, compresa una piccola percentuale di audiobook e documentari.
Non stiamo parlando del Progetto Gutenberg o del Progetto Manuzio o di Google libri: su gigapedia si trovano quasi esclusivamente libri coperti da copyright e forniti in versione completa.

gigapedia è un sito in particolare dedicato alla saggistica e in questo ambito la fanno da padrone i libri di argomento storico e informatico. Tuttavia, rovistando tra i testi di critica letteraria e di narrativa, c’è di che sbizzarrirsi.

Qualche esempio di quello che si può trovare su gigapedia, spulciando qui e là:

Copertina di Historical Dictionary of Fantasy Literature Historical Dictionary of Fantasy Literature di Brian Stableford (The Scarecrow Press, 2005).
Un’enciclopedia di autori e tematiche fantasy. Non un’opera così monumentale come la The Encyclopedia of Fantasy di John Clute e John Grant, ma ugualmente vi si trovano nomi e spunti degni di interesse.
Copertina di Schrodinger's Rabbits Schrödinger’s Rabbits – The Many Worlds of Quantum di Colin Bruce (Joseph Henry Press, 2004).
Un testo introduttivo alla meccanica quantistica che propugna l’interpretazione di Oxford. Ne aveva già parlato Silvia. In copertina ci sono dei coniglietti!
Copertina di Kinematic Self-Replicating Machines Kinematic Self-Replicating Machines di Robert A. Freitas Jr. e Ralph C. Merkle (Landes Bioscience, 2004).
Un altro serioso saggio scientifico con in copertina dei coniglietti! Questa volta si parla di robotica e di macchine in grado di auto replicarsi.
Copertina di Robot Ghosts and Wired Dreams Robot Ghosts and Wired Dreams – Japanese Science Fiction from Origins to Anime di Christopher Bolton, Jr. & amici (University of Minnesota Press, 2007).
Una serie di saggi che tracciano la storia della fantascienza giapponese da inizio secolo ai giorni nostri. Affascinante per gli appassionati di cultura nipponica e per gli appassionati di fantastico in generale.
Copertina di Shadows of the New Sun Shadows of the New Sun – Wolfe on Writing / Writers on Wolfe a cura di Peter Wright (Liverpool University Press, 2007).
Una serie di interviste a Gene Wolfe (il celebre autore del ciclo del Nuovo Sole) e una serie di brevi saggi e articoli dello stesso Wolfe. Per i fan di Wolfe.
Copertina di Icons of Horror and the Supernatural Icons of Horror and the Supernatural – An Encyclopedia of Our Worst Nightmares a cura di S. T. Joshi (Greenwood Press, 2006).
Una raccolta di saggi che analizzano le figure più popolari della narrativa e del cinema horror: dall’alieno al vampiro, dallo zombie al licantropo, dalla strega ai mostri marini. I due volumi in un unico file!
Copertina di Six-legged Soldiers Six-legged Soldiers – Using Insects as Weapons of War di Jeffrey A. Lockwood (Oxford University Press, 2008).
Gli insetti sono stati usati nel corso della storia durante le guerre per gli usi più svariati: dalla tortura dei prigionieri a strumento di diffusione per armi biologiche. A me gli insetti fanno schifo, così ho letto il libro di Lockwood con morbosa fascinazione – e per giorni ho avuto la sensazione di avere piccoli ragni o vermi tra i vestiti. UAU!
Copertina di On SF On SF di Thomas M. Disch (University of Michigan Press, 2005).
Una raccolta di saggi, recensioni e articoli di Thomas M. Disch, il famoso scrittore di fantascienza da poco scomparso. Non sempre sono d’accordo con le opinioni di Disch, ma almeno sono opinioni che dimostrano un minimo di intelligenza, merce rara tra gli scrittori italiani.

Copertina di Ether Ether – The Nothing that Connects Everything di Joe Milutis (University of Minnesota Press, 2006).
Un saggio filosofico dedicato all’etere, con riferimenti che spaziano da Edgar Allan Poe e Mesmer fino a Evangelion. Cultura che cola da ogni pagina!

Copertina di Writing Fantasy & Science Fiction Writing Fantasy & Science Fiction di Lisa Tuttle (A&C Black, 2005).
Un manuale di scrittura per aspiranti autori di fantasy e fantascienza. Lo segnalo tanto per cambiare rispetto al solito Gerrold o Scott Card.

Potrei continuare ed elencare centinaia se non migliaia di titoli interessanti: saggi dedicati a questo o quell’altro autore, manuali di scrittura e di stile, testi scientifici e filosofici. Ce n’è per tutti i gusti, basta avere la pazienza di cercare.

Anche se gigapedia non è il sito migliore per recuperare narrativa, comunque si trovano lo stesso opere degne di download, per esempio:

Copertina di The City & The City The City & The City di China Miéville (Del Rey, 2009).
L’ultimo romanzo di Miéville. L’autore abbandona il mondo bizzarro di Bas-Lag, per scrivere una sorta di giallo surreale ambientato in due città che hanno una curiosa caratteristica in comune. Miéville ha sempre dimostrato notevole fantasia, ma in quanto a stile lascia molto a desiderare, tanto che a tratti la lettura dei suoi romanzi diventa faticosa. Però dall’ultima volta magari ha imparato a scrivere! The City & The City proverò a leggerlo.
Copertina di The Last Wish The Last Wish di Andrzej Sapkowski (Gollancz, 2008).
La raccolta di racconti con la quale ha esordito lo scrittore fantasy polacco Sapkowski, diventato famoso all’estero grazie al successo del videogioco The Witcher, basato sulle sue opere.
I racconti parlano di Geralt, un cacciatore di mostri addestrato fin dall’infanzia all’arduo compito. L’ambientazione è pseudomedievale, dunque non precisamente di mio gusto, ma meglio di gnente. Inoltre è stimolante esplorare autori che non siano anglosassoni o italiani.
Copertina di The Secret History of Moscow The Secret History of Moscow di Ekaterina Sedia (Prime Books, 2007).
Secondo romanzo dell’autrice russa (ma scrive in inglese) Ekaterina Sedia. Galina, la protagonista, si trova invischiata con il lato segreto di Mosca, dove la storia è scritta da creature fantastiche e spaventose. Urban fantasy al confine con il new weird.
Copertina di Satan Burger Satan Burger di Carlton Mellick III (Eraserhead Press, 2001).
Il più venduto romanzo di Mellick, il principale esponente della corrente letteraria della Bizarro Fiction. Un romanzo allucinato e bizzarro, così sopra le righe che in Alaska un tizio venne arrestato per aver prestato Satan Burger a un minorenne.

Usare gigapedia

Alcuni consigli per utilizzare al meglio il sito.

Icona di un gamberetto Innanzi tutto occorre registrarsi (è gratis), altrimenti non si possono vedere i link ai libri, né si può leggere o commentare sul forum.

Icona di un gamberetto Lo strumento principale per navigare tra i libri è la ricerca. È importante leggere la pagina di aiuto, perché certe funzionalità del motore di ricerca di gigapedia non sono né intuitive, né standard.

Icona di un gamberetto I file non sono ospitati direttamente sui server di gigapedia, ma forniti attraverso servizi esterni, tipo rapidshare.com. Normalmente per ogni libro sono offerti più link, se possibile è meglio scegliere i file presenti su ifile.it, perché questo sito non ha limiti di traffico, né tempi di attesa.

Icona di un gamberetto I file sono quasi sempre compressi. Il formato più diffuso è lo .zip, seguito dal .rar e dal .tar.gz. La soluzione più semplice per gestire questi archivi è procurarsi una copia di RAR/WinRAR dal sito del produttore. Si può usare senza remore la versione trial, che non ha limitazioni rispetto allo scompattare gli archivi.

Icona di un gamberetto In alcuni casi i libri sono forniti come una serie di PDF, uno per pagina. È un formato leggermente fastidioso, ma non è difficile usare un programma freeware, come questo o questo, per mettere assieme i vari PDF in un unico file.

Icona di un gamberetto Infine bisogna tener presente che 500.000 volumi possono sembrare tanti, ma sono una goccia minuscola nel mare di carta che si stampa ogni anno nel mondo. Perciò è molto probabile che il libro che si sta cercando, non lo si troverà! chikas_pink55.gif

gigapedia e lettori di ebook

Il livello di “amicizia” tra gigapedia e gli attuali lettori di ebook è così così. Il problema fondamentale è che buona parte dei libri (a occhio direi un 70%) sono in formato PDF A5. Non è un formato così balordo come l’A4, ma rimane una pagina troppo grande perché la si riesca a leggere con comodità su uno schermo da 5 o 6 pollici, qual è lo schermo dei lettori ebook più economici in commercio. Ci si può arrabattare convertendo il PDF, ma non sempre i risultati sono decenti.
Viceversa se si ha la fortuna di possedere un lettore ebook con schermo più grande – stile Kindle DX con i suoi quasi 10 pollici – non ci saranno difficoltà a consultare tutti i libri presenti su gigapedia.
Diciamo che siamo a uno-due anni di distanza dall’ottimo, quando i lettori di ebook con schermo grande probabilmente costeranno quanto gli attuali lettori con schermo ridotto.

iRex DR1000
L’iRex Digital Reader 1000 ha uno schermo da 10,2 pollici. Peccato costi uno sproposito

A proposito di lettori di ebook: secondo uno studio del Cleantech Group, l’uso di questi lettori potrebbe contribuire a ridurre le emissioni di anidride carbonica, anche prevedendo una diffusione a livello globale modesta (circa 14 milioni di unità in tutto il mondo entro il 2012).
L’attuale industria editoriale spreca energia e inquina in maniera abominevole: i soli Stati Uniti nel 2008 hanno abbattuto 125 milioni di alberi per far fronte al fabbisogno di carta. Perciò, se avete a cuore l’ambiente, lasciate stare i libri di carta e usate gli ebook!

Considerazioni filosofiche

Icona di un gamberetto La prima considerazione è che vale la pena conoscere l’inglese. Lo sforzo di imparare a leggere in inglese è compensato dall’avere a disposizione una varietà sterminata di opere (gratuite). Se poi si intende scrivere con serietà, conoscere l’inglese diviene un obbligo: non si può aspettare – spesso in eterno – che saggi e romanzi interessanti vengano tradotti. Senza contare che il lavoro di documentazione su un qualunque argomento per un romanzo diviene dieci volte più facile se si possono consultare testi in inglese.

Icona di un gamberetto La seconda considerazione è che mi pare sempre più ovvio che non c’è modo di evitare la “pirateria”. Perciò case editrici, autori, librai e chiunque sia interessato ne deve prendere atto. Per rendersi conto di quanto sia folle pensare che si possa imporre il rispetto dell’attuale regime sul diritto d’autore, basti pensare a questo fatto: un ebook non è nient’altro che un numero, ed è un pochino difficile censurare i numeri.
Mi spiego meglio: un ebook è un file, ovvero una sequenza di byte. Un byte non è altro che un numero compreso tra 0 e 255. Dunque possiamo vedere un ebook come una serie di cifre una dietro l’altra. Una serie di cifre una dietro l’altra è un numero intero positivo. Certo un numero lunghissimo, un numero astronomico, un numero più grande del numero di atomi nell’Universo. Non ha importanza, dato che questi numeri non li dobbiamo gestire noi ma i computer, e per i computer attuali è una passeggiata, come per noi contare fino a cinque.
Perciò, come si può ragionevolmente credere di poter vietare alle persone di comunicarsi numeri ? Si imporranno delle regole per vietare che l’aritmetica si occupi di numeri troppo grandi, numeri che potrebbero – oh Dio, no! – rappresentare il testo di un libro?
L’informazione digitale, in quanto astrazione numerica, non può essere gestita nella stessa maniera delle merci fisiche. Magari i cultori del copyright potrebbero capirlo una buona volta e piantarla di cercare di rimettere la maionese nel tubetto già spremuto.
Ma questo è un blog democratico, segnalo perciò oltre all’articolo Sul Copyright, anche due libri che sostengono idee diametralmente opposte alle mie. Naturalmente i libri in questione sono disponibili su gigapedia, per la gioia degli autori!

Copertina di The Cult of the Amateur The Cult of the Amateur – How Today’s Internet is Killing our Culture di Andrew Keen (Currency, 2007).
Keen è un mentecatto e il suo “saggio” contiene una marea di errori oggettivi, tanto che Lessig ha preparato un wiki apposito per evidenziarli tutti. Comunque la tesi di Keen è che la disponibilità gratuita di musica, video, notizie, ecc. porterà al collasso dell’economia, alla morte della cultura e all’avvento del comunismo.
Il libro di Keen è stato tradotto in italiano con il titolo Dilettanti.com, l’editore è De Agostini. NON COMPRATELO.
Copertina di Digital Barbarism Digital Barbarism – A Writer’s Manifesto di Mark Helprin (Harper, 2009).
Helprin è uno scrittore, è autore anche di romanzi di narrativa fantastica. In questo suo di “saggio”, oltre a condividere le idee di Keen sulla morte della cultura, sull’avvento del comunismo, e su Wikipedia – istituzione maligna, destinata a condurre il genere umano all’estinzione –, Helprin propone la sua ricetta: la durata del copyright dovrebbe essere estesa in eterno. Semplicemente gegnale!

Icona di un gamberetto La terza considerazione è che la distribuzione tradizionale basata su librerie / centri commerciali / edicole / biblioteche è obsoleta. Personalmente non entro in una biblioteca da un paio d’anni e in una libreria dal Natale scorso.
Questo è un punto delicato. Prendiamo la televisione: è giusto protestare per l’invadenza della pubblicità, per il cattivo gusto di certi programmi o per la faziosità dei telegiornali? Be’, sì. Ma serve a qualcosa? Secondo me, no. Perché sono problemi non legati ai contenuti, ma al mezzo stesso. Sono problemi dovuti al fatto che la televisione deve indistintamente piacere a milioni di persone e spingerli ad acquistare i prodotti reclamizzati.
Dunque la reale soluzione è spegnere la televisione. Se vuoi vedere un film, telefilm, cartone animato, documentario, ecc. lo scegli con calma, lo scarichi e lo guardi (senza pubblicità). Non c’è mai una buona ragione per accendere la televisione – o per sorbirsi la pubblicità.
Ritorniamo all’editoria: c’è una buona ragione per entrare in una libreria ed essere soffocati da pile di romanzi di Licia Troisi, Stephenie Meyer, Paolini & soci – mentre Mellick, Ekaterina Sedia o Andrzej Sapkowski te li sogni? E la risposta è no.
Dunque la reale soluzione non è cercare di stimolare qualità nell’industria editoriale, è fregarsene dell’industria editoriale. Fregarsene del marketing, delle copertine, delle copie vendute e di tutta la melma commerciale.
Mi rattrista – mi piacerebbe che una persona entrasse in una libreria e trovasse solo bellissimi romanzi di eccelsa qualità –, ma mi sono convinta che sia una battaglia persa in partenza, come con la televisione.
Più utile invece spingere gli ebook e la cultura della condivisione. Che tra l’altro rende molto più felici! Frugare in gigapedia (o su emule o tra i siti di torrent o presso altri luoghi della Rete) è come visitare le bancarelle dei libri usati. Solo che i libri sono nuovi. Sono gratis. Non pesano a portarli. E le bancarelle si estendono per decine di chilometri.

Il finale a sorpresa

Oltre 500.000 libri a portata di mouse. In pochi secondi il volume scelto può essere nel lettore di ebook, pronto a essere letto. Ma ne vale la pena? Passi per la saggistica, in fondo impari qualcosa. Ogni tanto. Ma la narrativa? La narrativa di qualità discutibile?
Una delle frasi fatte che sento più spesso suona più o meno così: “Twilight o i romanzi di Licia Troisi saranno pure brutti, ma è meglio per una ragazzina leggere un libro piuttosto che perdere tempo con la playstation”.
Sarà vero? Io non so che effetto neurologico abbiano i libri della Meyer o quelli della Troisi. Ho il forte sospetto che provochino danni cerebrali, tuttavia è una posizione dibattibile. Viceversa per quanto riguarda i videogiochi qualche studio scientifico è stato svolto, per esempio è molto curioso questo:

 Playing an Action Video Game Reduces Gender Differences in Spatial Cognition di Jing Feng, Ian Spence, e Jay Pratt.

I ricercatori dell’Università di Toronto hanno dimostrato che basta passare poche ore con un videogioco d’azione per avere dei miglioramenti misurabili nella capacità di risolvere determinate categorie di problemi (come l’MRT – Mental Rotation Task, la capacità di ruotare mentalmente figure geometriche). Ancora più interessante, sono le ragazze ad avere particolare beneficio dai videogiochi. L’addestramento con i videogiochi è in proporzione più utile per le ragazze che non per i maschietti.
Ma non è finita! Non tutti i videogiochi funzionano. Funzionano i videogiochi d’azione e nel caso specifico è stato usato Medal of Honor: Pacific Assault, un FPS di quelli dove occorre sparare a chiunque ti capiti a tiro. Proprio il tipo di gioco che i cultori del Sacro Libro indicherebbero come diseducativo.
E c’è un ultimo particolare goloso: più giochi, più beneficio hai! Al diavolo la solita manfrina del “va bene, ma basta che non esageri”!

Perciò la Vera Risposta non sono le librerie, né gigapedia, la Vera Risposta è buttare i libri e giocare a Doom, Wolfenstein, Call of Duty, BioShock e Crysis, perché si diventa più intelligenti!

Uno screenshot da Medal of Honor: Pacific Assault
Uno screenshot da Medal of Honor: Pacific Assault. È così che si diventa più intelligenti, non leggendo stupidi libri!

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178 Commenti a “Libri come se piovesse”

Pagine: « 2 [1] Mostra tutto

  1. 78 Mauro

    Drest

    ma mi nominate sti giochi di ruolo indipendenti a pochi euro?

    Io stavo parlando di giochi di ruolo cartacei, per esempio Sexy Deadly costa un dollaro (ma non l’ho giocato, non so come sia); se ti interessano, posso segnalartene altri.

    Dr Jack

    Se un publisher pubblica un prodotto ORRIBILE (o che comunque NON era quello che ti aspettavi), spacciandolo come capolavoro, è giusto scaricarlo e poi NON comprarlo?

    Se non è piaciuto, a mio parere sí; ma contestualmente credo si dovrebbe eliminare il file.

    mhrrr

    dire che i lettori di ebook sono ecologici è, probabilmente, una cazzata: produrne uno inquina un casino (molto più che produrre e distribuire uno o migliaia di libri, probabilmente) e lo smaltimento di un ebookreader non è paragonabile a quello di decine di migliaia di libri, probabilmente. inoltre un ebook consuma energia, per poca che sia

    In base a cosa dici questo? Personalmente non ho dati pratici, ma mi interesserebbe vedere quantificato quel “inquina un casino” e sapere perché dici che è probabile che produrre un lettore inquini molto piú che distribuire migliaia di libri.
    Anche perché… nel valutare l’impatto del lettore è giustissimo considerare produzione e smaltimento; ma parlando di libri allora si deve considerare la produzione e lo smaltimento di tutti i macchinari per crearli (stampa, rilegatura, ecc.), dell’inchiostro (e del trasporto, ecc., dei materiali per l’inchiostro), della carta (e del trasporto, ecc., dei materiali per la carta), ecc.
    Nonché l’inquinamento per il trasporto dei libri, estrazione del petrolio e produzione del carburante compresi; e volendo fare un discorso veramente completo, che consideri tutto, ci si dovrebbe chiedere anche quanti mezzi non verrebbero prodotti se quei libri non venissero distribuiti. Perché se in mancanza di distribuzione si avrebbero dieci camion in meno, l’inquinamento per produrre quei dieci camion sarebbe da considerare.
    Personalmente non so se la produzione di un lettore inquini cosí tanto, ma quei “probabilmente” e quel “un casino” mi lasciano un po’ perplesso; se hai dati in merito, mi interesserebbe vederli.

    l’ebook(reader) è pratico, in futuro sarà anche economico, ed è più versatile di un libro tradizionale, ma NON più economico

    Di un libro tradizionale, no; di venti libri tradizionali? Iniziamo a discuterne: considerando un prezzo medio di dieci Euro (e temo sia poco), dopo ventotto libri sei in pari.

    secondo voi cosa succederebbe se , mettiamo, una associazione di un milione di utenti comprasse insieme un file facendone copie per uso personale?

    Cosa succederebbe a che livello?

  2. 77 mhrrr

    solo tre annotazioni (sono di passaggio).

    1: grazie gamberetta, bella segnalazione.

    2. dire che i lettori di ebook sono ecologici è, probabilmente, una cazzata: produrne uno inquina un casino (molto più che produrre e distribuire uno o migliaia di libri, probabilmente) e lo smaltimento di un ebookreader non è paragonabile a quello di decine di migliaia di libri, probabilmente. inoltre un ebook consuma energia, per poca che sia.
    l’ebook(reader) è pratico, in futuro sarà anche economico, ed è più versatile di un libro tradizionale, ma NON più economico.

    3. secondo voi cosa succederebbe se , mettiamo, una associazione di un milione di utenti comprasse insieme un file facendone copie per uso personale?

  3. 76 Dr Jack

    Come detto, sono d’accordo con il diritto alla prova (scarico, solo se mi piace lo compro), ma stante che piaccia trovo giusto che l’opera venga pagata.

    Il discorso è complesso da sviluppare, ma si, mi trovo d’accordo sull’idea in generale.

    mmm… non ne sarei cosí convinto. Il copyright é stato ideato per tutelare l’autore E il lavoro della casa editrice (editing, stampa, ecc…).

    Se leggi Public Domain lo spiega al secondo capitolo. Il copyright è un incentivo alla creazione, ma la creazione ha come scopo di diventare di tutti (infatti lo diventerà) e aumentare la cultura.

    Ci sono artisti che non basano le loro idee sul guadagno e qualcuno ha anche affermato che i publishers ti fanno il lavaggio del cervello.

    Le leggi del copyright non sono fisse ma si sono sviluppate insieme ai mezzi di distribuzione.
    Queste leggi dovrebbero sostenere i parassiti o sostenere la concorrenza?
    Come mai c’è gente che guadagna mettendo tutto a disposizione con la CC mentre in italia l’editoria riceve milioni di euro dallo stato e dalle tasse?

    Se un publisher pubblica un prodotto ORRIBILE (o che comunque NON era quello che ti aspettavi), spacciandolo come capolavoro, è giusto scaricarlo e poi NON comprarlo?
    Sì secondo me, perchè altrimenti si ricadrebbe nell’ingiusto profitto a seguito di un errore o peggio ancora… inganno (in buona fede o malafede poco importa).
    E se poi l’editore fallisce insieme a tutti i suoi editor ecc. ecc. la concorrenza ha fatto il suo corso.

  4. 75 uriele

    Onestamente di RPG ne conosco pochi, preferisco i platform/avventure grafiche. Comunque fra i piú noti c’é The spirit Engine 2 (vincitore del premio come miglior indie game del 2008) che costa sui 15 dollari (converti in euro). Se ti piace Penny Arcade le avventure/rpg di On the Rain-Slick Precipice of Darkness sono carine, anche se il gioco é tutto sommato lineare
    Per approfondire comunque cerca sui siti di:
    Tigsource (che ha una tag RPG MMORPG) e ne trovi anche di gratuiti, indiegames blog e rockpapershotgun. Se usi windows su steam trovi molti altri giochi e offerte bundle.
    altri giochi notevoli sono Zeno Clash, la serie di Blackwell (3 avventure grafiche oldstyle, veramente ben scritte, ma troppo costose vista la durata), Emerald City Confidential e World of Goo.

    PS: se quando parli di Rpg intendi anche i Metroidvania allora ci sono due dei miei indie preferiti:

    Acquaria dei Bitblot (vale assolutamente il suo prezzo anche solo per la colonna sonora e il sistema di gioco, nel gioco é compreso un editor di livelli ed é uscito sacrifice, una fan prequel veramente ben fatto):
    http://www.youtube.com/watch?v=9TSxXAY4xks

    Atztaka: http://www.youtube.com/watch?v=3EJkE7NZwG8

  5. 74 Drest

    scusate, un attimo OT: ma mi nominate sti giochi di ruolo indipendenti a pochi euro?
    sarei interessato

  6. 73 uriele

    @ Mauro: perfettamente d’accordo. Anche perché nessuno costringe un autore a siglare un contratto con una casa editrice senza licenza CC. É una scelta dell’autore. Neil Gaiman ha recentemento deciso di distribuire gratuitamente uno dei suoi lavori in formato digitale e ha chiesto ai suoi lettori quale avrebbero voluto. Ha vinto American God’s e le vendite, come afferma Gaiman, sono aumentate. Ma é stata una scelta libera, un regalo ai fan.

    PS:grazie per la precisazione. Il 15% é la percentuale di libro che, nelle copisterie, mi dicevano si potesse copiare. Ho dovuto fotocopiare alcuni capitoli per degli esami e il commesso alle volte si assicurava che fosse meno del 15% dell’opera. Sará stata una di quelle leggende metropolitane che giravano, come la storia delle ROM da cancellare entro 24h :)

  7. 72 Mauro

    Dr Jack

    TUTTI i diritti dell’autore rimangono: diritti di rivendicare l’opera, mantenerla integra, impedire sue modifiche, di eseguire, distribuire, commergializzare, tradurre, elaborare, pubblicare in raccolta,
    Invece il lettore avrebbe solo il diritto di riproddure l’opera gratuitamente.
    E poi se gli piace può comprarla o regalarla

    È qui che la vediamo diversamente: per me non è vero che tutti i diritti dell’autore rimangono, in quanto tra questi diritti io comprendo il decidere se l’opera è gratuita o no. Se decide di no, a mio parere è giusto che chi usufruisce dell’opera la paghi.
    Come detto, sono d’accordo con il diritto alla prova (scarico, solo se mi piace lo compro), ma stante che piaccia trovo giusto che l’opera venga pagata.
    E poi, se l’opera circola liberamente in Internet in che modo si impedirebbe la traduzione? E perché leggerla gratuitamente sarebbe giusto, mentre tradurla per permettere ad altre persone di leggerla non lo sarebbe?
    Del resto, il lettore per quanto dici avrebbe anche un altro diritto: di distribuire l’opera gratuitamente; e il problema per me non è tanto la riproduzione (ne faccio mille copie e me le tengo), quanto la distribuzione (ne faccio mille copie e le do gratuitamente in giro). Cosa che, la distribuzione gratuita, dà contro al diritto di distribuzione che tu stesso attribuisci all’autore.
    Poi, sono d’accordo che la legislazione attuale andrebbe aggiornata, e che a oggi le case editrici sembrano fare di tutto per spingere la gente a dare contro al diritto d’autore (copie PDF che costano piú di quelle cartacee? DRM diverse e supportabili solo una alla volta? ecc.); ma il concetto che il lettore ha diritto di leggere quello che vuole e di pagare solo se vuole personalmente non mi trova d’accordo. Non vedo perché lui dovrebbe avere quel diritto, e l’autore, che ha prodotto l’opera, non dovrebbe avere quello di decidere a che condizioni renderla fruibile.
    Mi trovo però d’accordo sulla copia elettronica per chi ha l’originale: un mio amico avrà almeno trenta copie di un libro, divise tra non so quante lingue; ma gli trovassero un PDF di quel libro, potrebbero fargli grane. Il che mi pare assurdo.

    Tapiroulant

    le biblioteche. La biblioteca compra il libro, dopodiché chiunque, senza pagare un soldo, può prendere il suddetto libro, leggerselo a casa, e riportarlo in modo tale che un altro dopo di lui possa leggerlo, altrettanto gratuitamente! Cinquecento lettori potrebbero leggere questo libro, tutti senza pagarlo! Si sta anche qui violando il diritto dell’autore a guadagnarci? O questa fruizione gratuita del lavoro di un altro, dato che è fatta via biblioteca e non via Internet, non è ingiusta?

    Da parte mia mi trovo d’accordo con quanto detto da altri: nel prenderla in biblioteca io leggo l’opera, ma non ce l’ho; non è detto che la trovi (magari non c’è, o la presa un altro), se volessi rileggerla dovrei andare a riprenderla, idem se mi servisse per citare qualcosa. La differenza con l’averla pronta in casa in ogni momento non mi pare da poco.

    Scatcat

    Sia detto per inciso, la traduzione corretta è “non abbiamo trovato un’autentica correlazione, ma ci sono scarsi indizi per dire che il dowload libero rovini le vendite”

    Vero, ero un po’ di fretta e ho letto male; grazie per la nota.

    uriele

    Una cosa che mi farebbe piacere in Italia per esempio é che togliessero quella cazzo di tassa della SIAE su tutti i supporti di registrazione

    La SIAE (sigla che, come tutti sanno, significa Società Italiana Autorizzata Estorsioni) in sé ha un che di assurdo: di fatto, diventa lei la detentrice dei diritti. Se per esempio un cantante vuole dare a un suo amico il permesso di cantare le sue opere in pubblico senza pagare i diritti… a quanto mi risulta, non può.
    A fronte di cose simili, la detentrice dei diritti mi pare diventata la SIAE.

    mi pare che sia legale fotocopiare il 15-20% di un libro, se avessi a disposizione le prime 100 pagine di un libro potrebbero essere abbastanza per farmi un idea del testo e decidere

    Non esattamente: è possibile copiare quota ragionevole di un’opera per scopi di saggistica, insegnamento o critica; il 15% è una percentuale indicativa solitamente considerata, ma nella legge non appare (salvo che sia cambiata da quando mi sono informato).

    gugand

    Prima nasce l’arte poi c’e’ chi trova il modo di venderla mettendo in giro la bugia che godere dell’opera senza pagarla sia un reato

    Ma se un’opera d’arte nasce, per espressa volontà dell’autore, per la rete di vendita, chi gode dell’opera senza pagarla fa, a mio parere, se non un reato comunque un’azione scorretta.

    uriele

    Il mondo indie, nonostante le demo estese, i giochi gratuiti, il digital delivery é afflitto dalla pirateria

    Ci sono giochi di ruolo indipendenti che costano decisamente poco (una decina di dollari, ma se ne trovano anche a uno o due dollari), eppure vengono comunque scaricati; e le copie elettroniche sono vendute dalla stessa casa editrice, a meno di quelle cartacee, ma tuto questo non basta a far sí che chi vuole il gioco (perché gli piace) lo compri.

    gugand

    I libri sono ancora meno impegnativi, le conoscenze richieste sono solo sapere la propria lingua e avere la pazienza di rileggersi

    Direi che serve anche altro: capacità tecniche, conoscenza di vari modi di scrittura, ecc.; se bastasse quello che dici, ci sarebbero tanti piú autori validi (su questo stesso sito mi pare sia stato detto che la Troisi non scrive male; ma non penso che basterebbe togliere gli errori notati per rendere il libro un buon libro agli occhi di chi non lo apprezza).

    Veramente nessuno ha manco chiesto agli autori di scrivere un libro.
    E’ una loro scelta quello di rendere pubblica un’opera ed accollarsi tutte le spese del controllo della diffusione della stessa.
    Non si puo’ delegare la societa’ (le forze di polizia) a fare quello che dovrebbero fare da soli

    Quindi… ho scelto io di avere un’auto e di parcheggiarla in un determinato posto, nessuno me lo ha chiesto e devo accollarmi io le spese per difenderla (antifurto, ecc.); non posso delegare alla società il compito di gestire un eventuale furto, di cercare di impedirlo?
    È vero che i singoli devono darsi da fare, ma è anche vero che la difesa dei diritti legali è delegata anche alla società; non vedo particolari motivi per cui la difesa dei diritti economici degli autori dovrebbe uscire da questo.

  8. 71 Annaf

    @Roberto
    Quoto quanto detto da gugand, visto che anche i soldi per comprare libri non crescono sugli alberi.
    Se ci fosse più gente che scarica i capitoli iniziali (che per fortuna nella maggior parte dei casi sono gratuiti… ma poi, le case editrici si danno la zappa sui piedi, visto che molti internauti che provano a leggere schifezze come Troisi e Strazzulla, poi è improbabile che comprino un libro scritto male, ah, ma tanto campano grazie a quelli come te, Roberto) o interi libri e poi se li vanno a comprare in versione cartacea o pagano l’e-book scaricato, è molto probabile che non avremmo gente come la Troisi o la Strazzulla o chiunque altro abbia pubblicato con qualche grande casa editrice e abbia avuto successo anche grazie alle vendite di gente che dice “uh, un’autrice fantasy italiana, finalmente, lo voglio” e spreca i propri soldi (che potrebbero andare ad autori ben più meritevoli).
    Ripeto, ci sono le biblioteche da tempi immemori che offrono un servizio di lettura del libro, e ora ci sono anche gli e-book gratuiti. Se poi tu vuoi continuare a buttare via i tuoi soldi, libero di farlo, però non venire a gridare allo scandalo se qualcuno vuole leggere e poi pagare o se ci sono tanti scrittori come la Troisi in giro, perché è anche grazie a quelli come te che prolificano certi autori.

  9. 70 gugand

    @Roberto
    Pazienza un corno. C’e’ gente che sfrutta questi errori di ingenuita’ per fare milioni di euro. Se fossimo un mondo serio la chiameremmo truffa.

  10. 69 Roberto

    @ Annaf:
    francamente non ho mai ricorso alle biblioteche.
    Ogni volta che volevo un libro me lo sono andato a comprare in libreria.

    Della Troisi ho solo il volumone delle Cronache del Mondo Emerso, preso per curiosità (“oh toh, un libro fantasy di un’autrice italiana, pure quasi mia coetanea… proviamolo!”).
    Ho letto solo le prime due parti e mi son rifiutato di andare avanti, ma comunque il libro ce l’ho ancora. E’ stato un “rischio” che mi sono preso, comprandolo, e ne pago le conseguenze (aver “buttato” dei soldi). Pazienza.

  11. 68 gugand

    @Uriele
    Forse non ti sei rendi conto che tutto quello che dici tu e’ tutto conseguenza del copyright. Fra 10 anni e’ disponibile una tecnologia migliore? E allora?
    E’ cosi’ vitale che i videogiochi siano al passo coi tempi? Il videogiocatore si demoralizza perche’ non puo’ godere degli ultimi effetti speciali?
    Nel mondo della licenza libera si aspetta, nel mercato non si puo’ aspettare perche’ si deve (far finta di) cambiare ed innovarsi e poi rincoglionire con la pubblicita’ i ragazzini che sbavano dietro ad ogni effetto grafico nuovo (l’HDR e’ solo uno delle ultime minchiate che si sono inventati, veramente abusato).
    Che fretta c’e’ di far impegnare centinaia di persone nello sviluppo di qualcosa per far passare qualche ora di divertimento?
    Tu passa ad ubuntu e poi vedi cosa e’ il mondo opensource. Ci sono molte cose che fanno impallidire i moderni videogiochi e programmi applicativi, non tanto per la grafica, ma le idee.
    Il mercato si fossilizza intorno a cio’ che vende, l’innovazione reale non c’e’. Ci sono solo abbellimenti grafici, ma idee 0.

  12. 67 uriele

    @ Gugand: scusa l’espressione, ma… graziealcazzo che le licenze dei videogiochi vietano di installarli su piú di tot computer (come le licenze per gli antivirus, eccetera). Come detto sopra se un prodotto puó essere fruito in contemporanea e singolarmente da piú persone (e non parlo di mettersi tutti insieme davanti a uno sparatutto e giocare a turni, parlo ognuno a casina propria per i fatti suoi) si ritorna al caso precedente. Una copia con cui giocano in contemporanea mille giocatori. L’uso da parte di un utente non esclude l’altro.
    Per quanto riguarda i motori free ce ne sono pochi buoni (ogre e wintermute sono due esempi notevoli, come blender per le animazioni), ma sono nettamente inferiori ai motori commerciali sotto licenza (che sfruttano le ultime librerie directX10) a livello di mercato mainstream, che punta tutto sulla potenzialitá grafica, certi prodotti sono falliti in partenza.
    Per quanto riguarda il tempo di realizzazione… sí cambia tutto fra 3, 7 e 10 anni! Piú passa il tempo piú aumentano le spese, le licenze di certi motori e dei loro aggiornamenti sono annuali. Il prodotto in uscita deve mantenersi al passo con lo stato dell’arte se vuole avere mercato. Quelli che programmano i giochi non lo fanno per la gloria, ma per il pane. Qualcuno si ricorda il caso Daikatana di Romero:

    La data di pubblicazione fu più volte rimandata: dal 1997 venne progressivamente spostata fino al 2000, un lungo periodo di attesa caratterizzato anche da numerosi licenziamenti, dimissioni di elementi chiave del progetto e fondi sprecati.[4] Nel frattempo, sul mercato erano apparsi titoli dello stesso genere e basati su tecnologie innovative, come Unreal, Unreal Tournament e Quake III Arena. Molte delle caratteristiche di Daikatana che sarebbero state rivoluzionarie nel 1997 risultarono già superate nel 2000.

    Ora il mercato dei videogiochi si sta spostando sempre di piú sul multiplayer, usando MMORG a pagamento mensile (perché é piú facile piratare un gioco che un account registrato e non potendo accedere due account identici in contemporanea si limita la pirateria e si continuano a mungere le mucche mensilmente, i server non pirati hanno tutta una serie di eventi ed extra per tenere il giocatore a pagare mensilmente) o i MMORG gratuiti, ma con un livellamento piú semplice, dropping extra a livelli avanzati per gli utenti che pagano (giocando a cabal ho visto questa genere di strozzinaggio, ti facevano assuefare al gioco e quando le cose incominciavano a farsi divertenti, vedevi che le quest non ti facevano piú passare di livello e gli utenti premium avevano tutti i vantaggi).

  13. 66 gugand

    Veramente nessuno ha manco chiesto agli autori di scrivere un libro.
    E’ una loro scelta quello di rendere pubblica un’opera ed accollarsi tutte le spese del controllo della diffusione della stessa.
    Non si puo’ delegare la societa’ (le forze di polizia) a fare quello che dovrebbero fare da soli.

  14. 65 uriele

    Esiste giá questa normativa per le rom, ma nessuno la rispetta. É un contratto di fiducia con un ignoto.
    Se guardi sui siti di rom per Snes, DS, PSP,, N64,PSX, GBA, eccetera. Per tutelarsi da ritorsioni legali i siti scrivevano qualcosa tipo:
    questi giochi sono da considerarsi copie di backup per chi sia in possesso di una copia originale, possono essere usati come copia di valutazione ma devono essere cancellati dopo 24 ore da quando sono stati scaricati, il sito non si assume nessuna responsabilitá.
    Non mi ricordo le parole esatte, comunque quando giocavo agli Zelda e ai castlevania , e non ho mai avuto un N64 o un gameboy, era sempre presente questa nota in alto.
    A dir la veritá la storia delle 24h era uno dei miti di internet (oggi é molto difficile che dei siti ospitino delle rom commerciali direttamente sui solo server, spesso ospitano link esterni per evitare qualsiasi responsabilitá). Qui maggiori informazioni sulle rom e il mito delle 24h:
    http://www.derok.net/emulation0/faqs.html

    Ma anche cosí non mi sono mai preoccupato di guardare il tempo limite e le copie venivano cancellate solo quando era necessario fare spazio sull’hard disk.

    Per quanto riguarda Swanwick, nessuno gli vieta di rendere disponibile il suo libro gratuitamente come ha fatto Mieville… semplicemente non vuole. Per quanto riguarda il libro in lingua originale, oltre ad essere presente su Amazon la vecchia edizione, pare stia per uscire una nuova:
    http://www.amazon.com/Iron-Dragons-Daughter-Michael-Swanwick/dp/0380972336

    Ho letto l’ebook tradotto in italiano della Fanucci e la versione in inglese dopo le segnalazioni. E devo dire che l’edizione Fanucci fa piuttosto schifo (e non parlo di refusi, ormai mi sono abituato a leggere ebook che ne sono pieni, parlo proprio di errori di traduzione), ad esempio i draghi che vanno a solvente (la Gasolina é un etere di petrolio usato come solvente) invece che a benzina (gasoline in inglese ha entrambi i significati, ma l’incapace ha scelto il piú dubbio) ed erano presenti altri errori non da poco. Era un traduzione approssimativa, spero che qualche altra casa compri i diritti e faccia un lavoro migliore. Il romanzo non mi é piaciuto particolarmente, ma era carino e di certo meritava una traduzione e un edizione migliore di quella Fanucci.

    In linea di principio il discorso del leggere e poi comprare qualcosa solo se ci é piaciuto é giusto. E sono convinto che alcune persone (poche) come Gamberetta o il Duca lo facciano veramente. Conosco molta piú gente che scarica un film (o un disco o un libro) lo vede (lo ascolta o lo legge), lo trova bellissimo, ma quando gli chiedi di comprare il prodotto o, nel caso del film, di andarlo a vedere al cinema, ti risponde:”perché? L’ho giá visto e ce l’ho sull’hard disk”.
    Un sistema virtuoso puó funzionare solo quando ci sono persone virtuose, ma onestamente ne vedo poche da noi (in America ho visto una situazione molto migliore, ma ho visto anche gente, non secchie studenti medi, che si rifiutava di copiare i compiti perché era imbrogliare, un modo di pensare assurdo per un italiano).
    Sul fatto che il copyright attuale sia troppo orientato verso le corporazioni ed ebba essere riformato siamo tutti d’accordo. Ma riformarlo non significa fottersene o abbatterlo e neppure il copyleft o il CC propongono questo, ma propongono la possibilitá di scegliere un sistema di diritto d’autore piú flessibile, meno restrittivo e tenga in conto anche le esigenze del fruitore. L’hanno scorso nell’articolo “sul copyright” é nata una discussione interessante a cui ha partecipato anche J dei Kai Zen che ha ricordato:

    Il Copyleft, al di là dei giochi di parole, non è in contrasto con il copyright. le licenze Creative Commons sono modifiche elastiche al più canonico diritto d’autore. Credo che l’autore abbia diritto di scegliere le forme con cui vuole licenziare il suo lavoro. Il CL non toglie soldi a nessuno.

    I Kai Zen, per chi non lo sapesse, non sono degli avidi avvoltoi asserviti alle crudeli multinazionali dell’editoria arrrrrrr… ma sono un ensemble narrativo che, come i Wu Ming, ha deciso di pubblicare con Mondadori in modo tradizionale, ma di distribuire il tutto sotto licenza CC e di distribuire gratuitamente in versione digitale la copia del loro lavoro per tutti gli utenti (acquirenti e non):
    http://www.lastrategiadellariete.org/download.html

    Ma come ho detto é stata una scelta che gli autori hanno imposto alla casa editrice, non dei lettori.

  15. 64 gugand

    @Uriele
    Ho usato l’espressione “persino in Italia” proprio perche’ so che siamo uno dei paesi che piratano di piu’. Tutta quella pappardella che hai scritto sul discorso delle cifre sono tutti dati di cui me ne sbatto altamente perche’ non si dimostra nulla se non per parlare di “mancati guadagni” che sono solo supposti. I giochi vendono perche’ c’e’ chi sente il dovere di pagare per un gioco che crede apprezzera’ altri che non lo farebbero manco costasse un centesimo. C’e’ tutto un meccanismo nel gratuito che da ai bravi sviluppatori soddisfazioni anche economiche e ai somari li fa morire di fame. Che ci vogliono i mezzi e tempi per programmare lo sanno tutti, ma dove sta scritto che il gioco bisogna farlo in 3 anni? Se viene sviluppato in 6 o 7 o anche 10 cambia qualcosa per il mondo?
    Senza tener conto che oggigiorno esistono librarie Open Source come le SDL, l’Ogre, L’IrrLicht Engine che permettono con poco di avere la struttura di base per creare dei videogiochi avendo delle nozioni di programmazione e leggersi la documentazione. I libri sono ancora meno impegnativi, le conoscenze richieste sono solo sapere la propria lingua e avere la pazienza di rileggersi. Si possono fare persino a tempo perso. Quindi tu vorresti che io paghi per vedere il passatempo di un altro? Se me lo fa vedere bene, se vuole farsi pagare puo’ anche morire.
    Io per essere fedele a questo discorso ho persino donato soldi a progetti che mi piacciono per sostenerli. Finora ho speso un paio di cento euro distribuiti nel tempo (sono 6 anni dalla mia prima donazione) e su una decina di progetti diversi, oppure compro i videogiochi che mi sono piaciuti dopo averli provati in prestito o scaricati con e-mule. Spesso li compro vecchi di 3 o 4 anni, a volte li compro dopo pochi mesi dall’uscita, ma mai al day-one (a parte un caso e ci sono rimasto pure fregato dalla mia fiducia nei sviluppatori).

    Anche il discorso della contemporaneita’: Secondo te l’esclusivita’ dell’opera per se li vale 20 euro (per i libri e i giochi piu’ vecchi) o i 60 dei giochi piu’ nuovi?
    Al 99% della gente non frega nulla della disponibilita’. Se il gioco non fosse piratabile o un libro non fotocopiabile semplicemente lo comprerebe in societa’ oppure se lo fa prestare, ma se non lo puo’ rimediare altrimenti non caccia un soldo se non e’ sicuro che non prendera’ una sòla.
    Si vuole far passare la condivisione per pirateria. La condivisione che e’ sempre stata considerata una cosa moralmente alta adesso diventa meschina. Se un autore non vuole condividere la sua opera ne impedisse la diffusione a sue spese, quindi lo distribuisse solo a persone fidate, magari vincolate con un contratto da firmare e non lasciato all’accettazione inespressa di chi viene in possesso di una copia dell’opera. Anche perche’ le copie pirata potrebbero anche essere sprovviste di tale contratto.

    E poi giusto per distinguere i buoni dai cattivi:
    Lo sai che il 99% delle licenze d’uso dei videogiochi vieta persino il prestito? Per non parlare del divieto categorico di rivenderlo.
    Basta leggersene alcune. Io le leggevo superficialmente, ma quando qualcuno me lo ha fatto notare ho letto le licenze di tutti i VG che non mi importava tenere e le ho rivendute su e-bay, proprio alla facciazza loro.

  16. 63 Tapiroulant

    @Uriele:

    Le proposte che fai nell’ultima parte del post sono ragionevoli e buone (anche se glissano su alcuni problemi attuali della distribuzione denunciati da Gamberetta, per esempio il fatto che libri protetti da copyright che rendono poco e vengono ritirati dal mercato per scarsità dei profitti diventano praticamente irreperibili per vie legali, vedi il caso Swanwick (ma gli autori sono moltissimi). Un articolo da lei riportato – almeno, mi pare fosse stata lei – denunciava che, se non ricordo male, il 90% circa dei libri protetti da copyright era inaccessibile, perché le case editrici proteggevano il loro diritto a farsi pagare per distribuirlo, e tuttavia non li distribuivano più perché andavano in perdita a farlo). Comunque, già il fatto che tutti i libri pubblicati su carta diventino disponibili come e-book a prezzi consoni (1, 2, 3 Euro?) e con brevi estratti scaricabili gratuitamente per farsi un’idea, a me andrebbe benissimo, anche perché risolverebbe il problema summenzionato.

    Per quanto riguarda il paragone con le biblioteche. Okay. Diciamo che diventa legale scaricare e leggersi un libro, a patto che poi, a lettura ultimata, si cancelli la copia dal proprio hard disk (processo equivalente alla restituzione del libro alla biblioteca). In questo modo non divento proprietario del libro; è come se lo prendessi a prestito dalla Internet-biblioteca. Così andrebbe bene?

  17. 62 uriele

    1)l’arte di tutti i generi, dai libri ai videogiochi, sono nate dalla passione della gente e non perche’ ci si guadagna. Prima nasce l’arte poi c’e’ chi trova il modo di venderla mettendo in giro la bugia che godere dell’opera senza pagarla sia un reato. Chi e’ l’infame?

    Una bella leggenda, ma pur sempre una leggenda. I garage game possono essere nati per passione, ma giá i giochi un po’ piú impegnati hanno bisogno di motori grafici e di intelligenza artificiale che non sono la cosa piú semplice del mondo da realizzare e richiedono ingegneri del software, non artisti… (e ti assicuro che é gente che vuole la grana non la gloria). Per quanto riguarda la letteratura il signor Dumas non sarebbe cosí d’accordo (parlo di narrativa popolare, se tu mi parli di autori nobili, imbottiti di soldi e che pubblicavano a loro spese quando il popolo era alla fame, il 90% della popolazione era analfabeta e la cultura era pochi, allora le cose sono diverse). Per quanto riguarda il cinema, cito da wikipedia:

    Figli dell’imprenditore e fotografo Antoine Lumière, entrambi i fratelli lavorarono a lungo per lui, Louis come fisico e Auguste come direttore. Louis aveva sperimentato alcuni miglioramenti al processo fotografico, il più rilevante era il procedimento del “piatto a secco”, che era un punto importante verso la pellicola.

    Fino a che il loro padre non andò in pensione nel 1892 i fratelli lavorarono alacremente per creare la pellicola cinematografica. Brevettarono un numero significativo di procedimenti, tra le quali è da segnalare la creazione del “foro di trascinamento” nella pellicola, come mezzo per trascinarla attraverso la camera e il proiettore.

    Produssero un singolo strumento che funzionava sia da camera che da proiettore, il cinématographe che brevettarono il 13 febbraio 1894. La prima pellicola venne girata con questo strumento il 19 marzo 1895; [...]
    Il primo spettacolo a pagamento si tenne il 28 dicembre a Parigi al Grand Café sul Boulevard des Capucines. Andarono in tour con il cinématographe nel 1896 visitando Londra e New York

    2) Nonostante internet persino in italia si fanno milioni di euro con la vendita di Videogiochi e libri.

    Peró siamo quelli che piratano piú videogamein europa e comprano di meno (http://www.theesa.com/about/ESA_2009_AR.pdf) e siamo anche stati messi nella lista 301 Americana. Insieme alla Grecia siamo il Paese Europea dove la pirateria informatica in tutti i campi é piú diffusa. E per quanto riguarda i videogiochi non é neppure una questione di prezzo. Il mercato indie vende prodotti validi con lunghe demo a prezzi stracciati
    Es: Time gentelmen,please! penso sia una delle migliori avventure grafiche degli ultimi anni e costa quanto un caffé (2.50 euro). Il primo episodio della serie di Ban&Dan era esilarante e completamente gratuito (avevi un idea di quello che ti aspettava, il gioco ha una durata media di 6-8 ore, circa il triplo dell’episodio precedente). Eppure le copie pirate sono oltre il 70% del totale. Il mondo indie, nonostante le demo estese, i giochi gratuiti, il digital delivery é afflitto dalla pirateria.
    http://www.indiegames.com/blog/2009/05/and_yet_it_moves_developer_cla.html

    I prezzi di solito sono piú che abbordabili (dai 2 ai 9 euro) ed é sempre possibile provare il gioco prima dell’acquisto (inoltre tutti gli aggiornamenti, le patch eccetera sono gratuite e il “servizio clienti” di solito é buono e rapido). Il prezzo di questi giochi di solito serve solo a ripagare il tempo speso dallo sviluppatore.

    Come detto prima, non dico che il diritto d’autore, com’é attualmente, abbia una buona legislazione, ma lasciare tutto all’etica del consumatore ( specialmente in Italia, di Americani e Tedeschi mi fido molto di piú) é stupido. Se ho la possibilitá di scegliere fra qualcosa di completamente gratuito e la stessa cosa a pagamento. Perché dovrei scegliere quella a pagamento, soprattutto visto che é estremamente difficile con il P2P trovare e perseguire chi scarica illegalmente?

    Alla fine per essere coerenti e spingere ad un cambiamento, sarebbe giusto leggere solo testi distribuiti sotto licenza CC, giocare e usare solo programmi open source e boicottare le industrie che “blindano” il software o le case editrici e gli autori che si ostinano a pubblicare con il vecchio modello di diritto d’autore.

    @ gugan: non é un fatto di moralitá, ma di numeri. Io ho comprato un oggetto e lo uso come voglio. Se compro una sega per tagliare i rami e la presto. Il mio amico puó tagliare i suoi rami, ma io non posso farlo contemporaneamente. Quando avrá finito di usarla me la restituirá e se gli é sembrata utile se ne comprerá una dello stesso modello. Se invece quando tocca la mia sega da una bolla ne escono due, la mia e la sua. Per quale motivo dovrebbe comprarla visto che non me la deve restituire?
    L’idea di fondo proposta é affascinante, ma non tiene conto del fattore umano. E specialmente del fattore Italiano medio.

    Ultima cosa sul guadagno: per quanto non é detto che l’autore debba guadagnare, l’industria che pubblica il libro vuole e deve guadagnare: deve pagare i lettori, gli editor, i correttori di bozze, la pubblicitá, gli spazi fisici in biblioteca (la maggior parte dei casual reader vedono un libro fisicamente in vetrina) ,i server, gli esperti di digital delivery e, per le opere straniere, anche i traduttori e i diritti d’autore alle case editrici straniere. Come giustamente ha detto qualche tempo fa un dirigente della Rizzoli: “Un libro che non vende é un libro sbagliato”. Questo significa che se un libro straniero (tedesco, russo, polacco o francese, piuttosto che inglese), alla casa editrice non conviene spendere soldi per acquistare la licenza, tradurlo e venderlo.
    Riguardo agli ebook.Le copie digitali di un testo sono piú facilmente hackerabili (si scarica un testo e superare i DRM é piuttosto rapido), mentre usare scanner e programmi OCR (per testi di qualche centinaio di pagine) richiede piú tempo e piú sbattimento.Nel primo caso é piú facile essere davanti a copie day0 di un ebook.
    Come ha giustamento detto qualcuno, chi scarica copie pirata é qualcuno che comunque non avrebbe comprato il libro/gioco. Ma se queste copie sono disponibili gratuitamente su internet lo stesso giorno della pubblicazione (o prima, come nel caso di alcuni film/giochi), se non é presente nessun valore aggiunto nella copia originale perché dovrei essere cosí cretino da comprare l’originale.
    Non sarebbe male raggiungere un compromesso: le case editrici pubblicano testi blindati per un anno, mettendo a disposizione sui loro siti i primi capitoli per dare un assaggio del prodotto; poi rendono il testo disponibile alla fine del periodo come plain text per quelli che comunque non lo avrebbero comprato, ma potrebbero essere interessati a comprare altri libri dello stesso autore in futuro (in modo tale da rientrare dei costi di produzione e non far sentire chi compra un coglione).

    La pirateria comunque esiste ed é un dato di fatto che non si puó combattere con la forza (a meno di limitare lo scambio di informazione e spendere una montagna di soldi rischiando di non ottenere risultati definitivi). Per il prodotto cartaceo secondo me l’unica soluzione é sfruttare in modo ottimale il media per rendere impossibile la sua completa fruizione digitale (in un ereader, adesso come adesso, leggere la Storia Infinita non é la stessa cosa che leggerlo in due colori con i capilettera torniti). Un esempio potrebbe essere il Black Dossier di Alan Moore: un pastiche vittoriano, intervallato da articoli fittizi, finte strisce ritagliate e differenti tipi di carta per riprodurre l’effetto dei vari documenti, oltre a una parte in 3D con tanto di occhialini massonici con le due lenti rosse e blu.
    Per le copie digitali il valore aggiuntivo potrebbe essere un sito extra con il diario di produzione, i draft, le scene tagliate, le schede dei personaggi scritte dall’autore e tutto il diario di lavorazione, accessibile solo con l’user name e la ricevuta di pagamento.
    Oppure ancora altri contenuti piú fisici come le limited edition dei videogiochi oppure i cofanetti dvd coreani o i vecchi giochi scatolati dei primi anni ’90 (quelli con booklet, mappe di stoffa, diari, stendardi, soldatini e chi piú ne ha piú ne metta)

  18. 61 dizzy

    Un’altro notevole sito (illegale) di ebooks e’ avaxhome:

    http://avaxhome.ws/ebooks

    Si trovano principalmente testi scientifici (computer, medicina, fisica, ecc.) ma anche romanzi, storia, e molto altro ancora. Principalmente in inglese ma c’e’ qualcosa anche in italiano.

  19. 60 gugand

    Io mi chiedo: che differenza fa tra prendere un libro in prestito da un amico e scaricare da internet?
    Specie se dopo aver letto il libro dal mio amico non lo vado a comprare.
    Perche’ il prestito e’ morale e scaricare e’ immorale?
    E l’altre considerazioni che trasformano in fuffa qualunque difesa del copyright:
    1) l’arte di tutti i generi, dai libri ai videogiochi, sono nate dalla passione della gente e non perche’ ci si guadagna. Prima nasce l’arte poi c’e’ chi trova il modo di venderla mettendo in giro la bugia che godere dell’opera senza pagarla sia un reato. Chi e’ l’infame?
    2) Nonostante internet persino in italia si fanno milioni di euro con la vendita di Videogiochi e libri.

  20. 59 uriele

    Il copyright è stato ideato per difendere un’altra cosa… non il denaro, ma per aumentare la cultura.

    mmm… non ne sarei cosí convinto. Il copyright é stato ideato per tutelare l’autore E il lavoro della casa editrice (editing, stampa, ecc…).

    Per quanto riguarda la metafora dell’albero: se tu avessi un albero che produce frutti infiniti a spese di qualcun’altro o potessi comprare gli stessi frutti al supermercato quale sceglieresti.
    Per quanto riguarda la correlazione P2P/biblioteche la cosa é un po’ diversa. Con una biblioteca i numeri di testi esistenti non aumenta all’aumentare dei lettori, ma rimane costante. Nessuna legge vieta a piú persone di usufruire dello stesso testo. Leggi il libro, lo restituisci e se ti piace puoi comprarlo per averne una copia. Quando lo hai restituito qualcun’altro fará la stessa cosa. Con il P2P, leggi il libro (provi) e poi hai giá la copia senza bisogno di acquistarlo nel caso che ti sia piaciuto (e no, non credo nel virtuosismo del consumatore, perché sono consumatore anch’io e molti dei libri che ho letto sul PRS, anche se mi sono piaciuti, non li ho comprati).

    Secondo punto la scelta di come pubblicare il libro, la licenza di distribuzione, dovrebbe essere a discrezione dall’autore e dall’editore, non dall’utente. Molti libri della collana Stile Libero dell’Einaudi sono pubblicati in licenza CC, vedi La Strategia dell’Ariete dei KaiZen oppure i libri dei Wu Ming. E le copie digitali sono rese disponibili sui rispettivi siti. Peró questa é una scelta dell’autore e dell’editore. China Mieville ha reso disponibile in rete Perdido Street Station su Suvudu, ma anche lí la scelta é stata dell’autore. Su LiberLiber é stata resa disponibile da Rizzoli e dal suo Traduttore la traduzione integrale di Viaggio in Occidente (un lavoro con i controcazzi), ma anche in quel caso é stata una scelta della casa editrici e del curatore quella di mettere a disposizione il testo online (eggiá anche in Italia Einaudi e Rizzoli fanno cose del genere… questi editori retrogradi)

    La legislazione sul copyright avrebbe bisogno di essere riscritta o almeno adattata ai tempi moderni. Una cosa che mi farebbe piacere in Italia per esempio é che togliessero quella cazzo di tassa della SIAE su tutti i supporti di registrazione (presente non solo su cassette e cd, ma anche su hard disk interni ed esterni). Mi piacerebbe trovare online i primi capitoli di ogni opera sul sito della casa editrice (mi pare che sia legale fotocopiare il 15-20% di un libro, se avessi a disposizione le prime 100 pagine di un libro potrebbero essere abbastanza per farmi un idea del testo e decidere). Non sarebbe neppure male che per ogni copia cartacea fosse possibile richiedere una copia digitale completamente gratuita (backup) in caso di usura o smarrimento del testo. Mi piacerebbe inoltre che le case editrici proponessero ai loro autori le diverse opzioni di copyright (normale o CC o qualsiasi altra forma meno restrittiva). Oppure che i testi fossero blindati per qualche mese o un anno (per permettere alla casa editrice di rifarsi delle spese di traduzione, editing, acquisizione dei diritti da case editrici straniere) e poi mesi legalmente online in formato digitale per quelli che non avrebbero comprato comunque il libro.

  21. 58 Drest

    A chi ha fatto l’esempio del campo e della coltivazione: non è così.
    E’ come faticare per quel campo e far crescere un albero che dà infiniti frutti, frutti che a quel punto a chi ha piantato il campo non costano più nulla.

    Certo, ha faticato a piantare l’albero. Ma poi a lui non costa più nulla, nè quei frutti vengono tolti a qualcuno che li pagherebbe.

  22. 57 Scatcat

    The quick answer from this experiment is that we saw no definitive correlation, but there is little sign that the free downloads hurt sales; se a oggi c’è un piccolo segno, con l’aumento della percentuale di chi scarica non potrebbe diventare un grande segno?

    Sia detto per inciso, la traduzione corretta è “non abbiamo trovato un’autentica correlazione, ma ci sono scarsi indizi per dire che il dowload libero rovini le vendite”. Non vuol dire che c’è un “piccolo segno”, ma che sembra che il dowload libero non rovini affatto la vendita.

  23. 56 Dr Jack

    Che bella discussione animata :).

    @Van
    Certo. Comodo liquidare la mia opinione accusandomi personalmente di coda di paglia… se stessimo parlando di politica capirei benissimo il tuo comportamento dato che va di moda :p.
    Me la prenderei per la coda di paglia, giusto?
    Non perchè sento le stesse menate dai publishers che accusano gli utenti di essere ladri :p.
    Mi viene in mente una parabola detta da un tizio che si lamentava di travi negli occhi :p.
    Ma voi a vedere cose come questa non vi incazzate (ehi… non troppe ehh :p)?
    Per quello che ne so io potresti essere un autore o comunque legato in qualche modo all’editoria, in quel caso comprenderei il legame che stai facendo copyright = denaro.
    Se è questo il caso sarà difficile discutere :p, ma chissenefrega si può provare lo stesso.
    Il copyright è stato ideato per difendere un’altra cosa… non il denaro, ma per aumentare la cultura.

    Perché se una cosa puoi averla senza pagare rischi di passare per stupido se decidi di cacciar l’obolo.

    La discussione sta iniziando a mangiarsi la coda… ne abbiamo già parlato.

    Quindi, prego, a tutti gli scrittori (o aspiranti tali) che da queste lande passano e ineggiano alla libera condivisione, prego dicevo, scrivete le vostre opere e offritele SOLO al libero scambio dei dati senza tentar altre vie!

    Stai forzando la generalizzazione per difendere la tua teoria. Qua nessuno ha detto che l’autore deve smettere di vendere il libro.

    In compenso siamo tutti d’accordo sul cambiare la legge sui copyright. E’ già qualcosa :)…almeno… sperando che tu non intenda appesantirla…

  24. 55 Tapiroulant

    @Van: Ripeto: e le biblioteche? Non sono forse una libera condivisione gratuita delle opere dell’autore? Il libro inizialmente è pagato, vero, ma una volta sola; come entra nello scaffale delle biblioteche, centinaia di persone possono prenderlo a prestito e fruirne senza che all’autore ne venga un soldo. Sei contrario alle biblioteche? E se non lo sei, quale sarebbe la differenza?

  25. 54 Annaf

    Beh, non sempre è possibile spendere i propri soldini solo sui capolavori.
    Purtroppo questa è una legge del mondo fisico, Annaf.

    Appunto, andare in biblioteca o scaricare gratuitamente (anche solo un estratto) il libro che si vuole leggere, non mi pare sia una cosa così brutta, ci si fa un’idea su cosa possa piacere e cosa no. Poi se uno vuole comprarsi il libro che gli è piaciuto di più per rileggerlo quante volte vuole senza dover accendere il pc o il lettore di e-book o aspettare che qualcun altro lo restituisca, ben venga. Io lo faccio ultimamente e non ho problemi di sorta, anzi, mi fa piacere dare soldi per qualcosa che vale veramente, lasciando perdere i libri scritti alla come capita.

    È vero, ci sono anche quelli che dopo tutto questo non vogliono sganciare i soldi, ma direi che sono loro che devono rispondere a queste accuse, non certo io che poi, dopo aver “provato” la validità dell’opera, vado a spendere anche dei soldi per averla in formato cartaceo.

    Con ragionamenti simili allora è bene che anche le biblioteche chiudano, visto che offrono un servizio simile a quello di emule o altri simili senza pretendere un euro in cambio e che chiunque ne fruisca diventa automaticamente un ladro.

  26. 53 Van

    Beh, non sempre è possibile spendere i propri soldini solo sui capolavori.
    Purtroppo questa è una legge del mondo fisico, Annaf.

    Credi: dispiace anche a me!

    Poi, Dr Jack ti pregherei di smetterla con la storia del ladro.
    La stai mettendo fin troppo sul personale. Coda di paglia?

    Che il mondo sia composto da gente pronta a tutto per non pagare è una verità, punto e basta.
    Perché se una cosa puoi averla senza pagare rischi di passare per stupido se decidi di cacciar l’obolo.
    Purtroppo la natura umana non è tutta rose e fiori e il mondo non è sempre un bel posto in cui vivere.
    Ma mi pare di scrivere ovvietà.

    Lasciando perdere la macchina, cerchiamo di tornare a focalizzarci sull’autore che alla fine produce l’opera.
    Allora, se io decido di arare un campo, seminare, curare quel che lì crescerà fino a dare frutto devo prima di tutto fare una scelta: lo faccio per cercare un guadagno o così, tanto per poi lasciar il frutto sui rami alla portata di tutti?

    Se io come autore decido di scrivere un’opera da mettere in libera condivisione non vedo problemi di sorta. Ognuno potrà scaricare e leggere la sua copia.
    Se invece come autore mi appoggio a una casa editrice e da questa subisco i gioghi e pure ne usufruisco dei mezzi allora, permettetemi, è stupido da parte del lettore pretendere la libera condivisione.
    Lo ripeto: l’idea della libera condivisione non è auspicabile con il sistema vigente oggi. Allora, se mi dite che prima di tutto c’è bisogno di un’ampia riforma dei diritti d’autore e del sistema editoriale* son pronto ad accettare che alla fine di questo processo ci possa essere la libera condivisione.
    Al contrario, osservando com’è ordinata oggi l’editoria è da folli pretendere che un’opera nata sotto il peso dell’editoria classicamente organizzata possa essere fruita gratuitamente.
    Ripeto anche questo: se un giorno ci sarà un fiorire di scrittori (ad esempio) che vorranno (o avranno la possibilità di) mettere in libera condivisione le loro opere non avrò nessun timore di lanciarmi avidamente su queste.
    Ora, così come ponete il problema voi il rischio è di far passar per scemi quelli che ancora si comprano un libro scordando che anche i libri da voi definiti “(introvabili) che meritano davvero” vedono la luce basati sull’attuale sistema distributivo e di diritto d’autore.

    Quindi, prego, a tutti gli scrittori (o aspiranti tali) che da queste lande passano e ineggiano alla libera condivisione, prego dicevo, scrivete le vostre opere e offritele SOLO al libero scambio dei dati senza tentar altre vie!

    P.S. Mauro, mi trovi d’accordo nel tentar di ricordare che come deve valere il diritto del lettore così l’egual diritto dell’autore non va dimenticato.

    *perché davvero la legge sul copyright ha bisogno di essere snellita e svecchiata in maniera radicale.

    Van

  27. 52 Annaf

    Discorso biblioteca:
    Molto semplice.. posso prendere un libro in biblioteca e leggerlo, ma prima o poi questo libro lo dovrò restituire. Non rimarrà mai in mio possesso.
    Se voglio averne una copia tutta per me, devo andare in negozio e comprarlo.
    Francamente io un libro voglio tenermelo dopo averlo letto.

    Quindi ti vorresti tenere anche i libri della Troisi, per esempio, dopo aver buttato via dei soldi per delle cose scritte con i piedi? Collezioni libri e quindi non vuoi rovinarti la collezione o anche li rileggi dopo una prima volta?

    Comunque per me il discorso “voglio che un libro sia mio in tutto e per tutto” dipende dal libro: i libri buoni me li comprerò in libreria dopo averli letti prendendoli in prestito dalla biblioteca; i libri cattivi li riporterò indietro dopo due capitoli (o anche meno, se sono scritti come quelli di Rocca) e non li comprerò in libreria.
    Lo stesso discorso vale per lo scaricare on-line gratuitamente: se un libro mi piace, dopo aver letto qualcosa, decido di andare in libreria (o su internet) a spendere i miei soldi per quel dato libro, altrimenti lascerò perdere e cestinerò quel file.
    Mi sembra che cestinare sia un po’ come restituire alla biblioteca, no? E almeno non ho buttato i miei soldi inutilmente.

    Ora mi soffermo sulla parte in grassetto: io odio ripetere mille volte la stessa cosa, ma qui sono costretta a ripetermi (anche all’interno dello stesso commento); come ho già detto anche se leggi un libro della biblioteca che ti piace particolarmente, poi puoi andarlo a comprare. Hai già “provato la merce” e puoi valutare se valga la pena o meno.
    Se ti è piaciuto tanto da volerlo comprare, per averlo tuo, lo lasci nella tua libreria a prendere polvere? Ti pesa troppo, dopo, rileggere quel libro?
    E se il libro non ti è piaciuto? Vuoi i soldi indietro come i comuni mortali o te lo tieni nella collezione?

    Ma se a te piace buttare dei soldi per qualcosa che poi non ti soddisfa, liberissimo di fare come ti pare.

  28. 51 Dr Jack

    Mi fa piacere sapere che ci sono persone che poi vanno ad acquistare, ma purtroppo resta una piccola parte di tutti gli “scaricatori”.

    Questa è un’altra argomentazione di cui non avevamo ancora parlato qua :).
    Hai ragione… Questi ladri scaricatori che non pagano quando trovano qualcosa che gli piace sono persone CATTIVE.
    Bisognerebbe vietare emule perché questi cattivoni esistono.
    … e domani andrò al supermercato per dire loro di smettere di vendere coltelli e detersivi. Non si sa mai che ci siano assassini in giro che usano coltelli per ammazzare e detersivi per avvelenare…
    Meglio prevenire! :p

    Molto semplice.. posso prendere un libro in biblioteca e leggerlo, ma prima o poi questo libro lo dovrò restituire. Non rimarrà mai in mio possesso.

    Devo dire che da questo ragionamento si può trarre qualcosa. Effettivamente si potrebbe fare lo stesso con il file share: puoi tenerlo solo per x tempo e rinnovare la richiesta quante volte vuoi…
    uhm… ripensandoci mi sembra solo appesantire la questione.
    Non mi sembra una soluzione buona.

    Se voglio averne una copia tutta per me, devo andare in negozio e comprarlo.
    Francamente io un libro voglio tenermelo dopo averlo letto.

    Carino questo presupposto. tu sei uno onesto ma il resto del mondo sono dei bastardi pronti a tutto per non pagare 6 euro :p…

    Avanti la prossima :).
    Scherzo, non voglio provocare. Solo che mi sembra chiaro che la legge sui copyright ha bisogno di serie riforme, se qualcuno ha qualche idea migliore del filesharing senza regole (già delle pecche esistono) sarebbe un piacere sentirlo.

  29. 50 Roberto

    Ok, ok, l’esempio dell’automobile non era proprio azzeccato.
    Anzi no, forse sì.
    Perchè il punto della questione è che la maggiorparte di chi “scarica” (qualsiasi contenuto), anche se poi apprezza ciò che ha scaricato, non se lo va a comprare! Ormai l’ha scaricato, chi glielo fa fare di andare a spendere soldi per qualcosa che già ha?
    Mi fa piacere sapere che ci sono persone che poi vanno ad acquistare, ma purtroppo resta una piccola parte di tutti gli “scaricatori”.

    Discorso biblioteca:
    Molto semplice.. posso prendere un libro in biblioteca e leggerlo, ma prima o poi questo libro lo dovrò restituire. Non rimarrà mai in mio possesso.
    Se voglio averne una copia tutta per me, devo andare in negozio e comprarlo.
    Francamente io un libro voglio tenermelo dopo averlo letto.

  30. 49 Dr Jack

    La teoria del “ma la macchina la compri” è già stata vista in precedenza.
    Certo… la macchina la provi prima di prenderla… ma non è quello il determinante.

    La questione è che UN auto può essere usata da UNA persona. Per copiare un auto ci vuole un casino di impegno fra tempo e materiali.

    UN e-book invece può essere letto da TUTTI gli abitanti sulla terra (con una postazione internet :p). Per un e-book basta un click.
    Se tu riuscissi a copiarmi una ferrari con un click allora potremmo prenderlo come analogia, allo stato attuale no.

  31. 48 Annaf

    @Roberto:

    Non si può prendere un libro in prova e poi, se piace, andarlo a pagare.

    È la stessa cosa che succede in biblioteca: vedi un libro, lo sfogli, lo prendi in prestito gratuitamente e poi, se ti piace, vai in libreria e te lo compri.
    Adesso anche le biblioteche sono da mettere al bando perché offrono un servizio grazie al quale capisci se un libro è degno dei tuoi soldi o meno?

  32. 47 Tapiroulant

    @Roberto:

    Nel caso degli ebook, questo ragionamento cosa significherebbe? Scarico un libro, lo leggo, POI se mi piace magari lo compro? Dobbiamo metterci in testa che le cose, se le vogliamo, dobbiamo pagarle. Non è che io domani mattina mi sveglio e mi vado a prendere una macchina senza pagarla.

    Veramente, esiste una cosa chiamata “periodo di prova”. Posso prendere una macchina in prova, guidarla, valutarla in tutte le sue caratteristiche, in modo del tutto gratuito, e poi decidere se comprarla. E se non mi piace, non la pago, anche se prima ci ho girato tutta la città.

    Ma non è questa la cosa più importante. La cosa più importante è quella giustamente sottolineata da Dr. Jack: le biblioteche. La biblioteca compra il libro, dopodiché chiunque, senza pagare un soldo, può prendere il suddetto libro, leggerselo a casa, e riportarlo in modo tale che un altro dopo di lui possa leggerlo, altrettanto gratuitamente! Cinquecento lettori potrebbero leggere questo libro, tutti senza pagarlo! Si sta anche qui violando il diritto dell’autore a guadagnarci? O questa fruizione gratuita del lavoro di un altro, dato che è fatta via biblioteca e non via Internet, non è ingiusta?
    Sarei molto curioso di conoscere la tua risposta a questa domanda.

  33. 46 Gianluca

    Roberto non sono assolutamente d’accordo. Io una macchina prima di comprarla la provo. se non mi piace qualsiasi cosa di quella macchina non la compro.
    Linux è un software gratuito, distribuito in rete gratuitamente e utilizzato da milioni di persone che, oltretutto, lo aggiorna costantemente con add-on.
    Al contrario, un libro, un cd, un dvd, non puoi decidere se ti piace se non dopo che hai speso soldi. Perché? Io voglio provarlo prima di spendere una lira (euro). A me i soldi non li regala nessuno, mi faccio il culo tutto il giorno per portare a casa quattro baiocchi e non ho alcuna intenzione di sputtanarli in cose che non mi piacciono.
    La risposta è scarico! Provo! Decido! questa è libertà!
    Ti faccio un esempio. Mi sono scaricato alcune discografie di vari autori. Quelle che mi sono piaciute ho iniziato a comprare i cd originali perché ne valeva la pena, quelle che non mi sono piaciute le ho semplicemente cancellate. Facile e nessuno ci ha rimesso.
    Valutare un prodotto è un diritto del consumatore.

  34. 45 Roberto

    @ Dr. Jack

    Sul non pagare gli autori mi trovi d’accordo. Quando un libro è bello e ti piace trovo giusto e onesto pagarlo, perfino se pubblicato mediante CC.

    Gli utenti pagano quando un prodotto gli piace.

    Non si può prendere un libro in prova e poi, se piace, andarlo a pagare.

    Nel caso degli ebook, questo ragionamento cosa significherebbe?
    Scarico un libro, lo leggo, POI se mi piace magari lo compro?
    Dobbiamo metterci in testa che le cose, se le vogliamo, dobbiamo pagarle. Non è che io domani mattina mi sveglio e mi vado a prendere una macchina senza pagarla.
    Eh no, la scusante dell’essere disponibile in rete non è valida.
    Libri, cd, dvd, videogiochi, software: è tutta roba sì disponibile in rete, ma frutto del lavoro di qualcuno, in vendita e che quindi va pagata.

  35. 44 Clio

    Grazie mille per il sito :)
    Non lo conoscevo. Ma d’altro canto io sto al web come un uomo delle caverne all’iPhone. Merci beaucoup ^_^

  36. 43 Dr Jack

    Poi scrivi che le biblioteche dovrebbero bruciare? Da dove hai estratto questa idea? Spero non da quel che ho scritto perché davvero non riesco a veder nesso.

    Continui a dire che sei contro la condivisione gratuita… quello che dici implicitamente vuol dire bruciare le biblioteche.
    Certo… magari ce l’hai solo con emule e non con le biblioteche.
    Cioè… uno può leggersi un libro gratis in biblioteca ma non da emule…?
    Oppure vuoi dire che la biblioteca lo paga ma emule no?
    Diciamo che la biblioteca paga un libro per farlo leggere a 1000 lettori.
    Si può fare un pagamento per x lettori, potrebbe andarmi bene.

    he quick answer from this experiment is that we saw no definitive correlation, but there is little sign that the free downloads hurt sales; se a oggi c’è un piccolo segno, con l’aumento della percentuale di chi scarica non potrebbe diventare un grande segno?

    la teoria NESSUNO COMPRERA’ più fu proposta anche di fronte all’avvento dei videoregistratori nella causa contro la Sony.
    E subito dopo c’è stato il boom della vendita delle videocassette (nonostante si potesse registrare lo stesso il film) vero che era più complesso, ma oggi i prezzi di un e-book sarebbero davvero ridotti.

    Perché una volta che un libro arriva in libreria (e su Internet) chiunque dovrebbe avere il diritto di scegliere se pagare o no a prescindere di quello che vuole l’autore? Va bene i diritti del lettore, ma a questo punto quelli dell’autore che fine fanno?

    TUTTI i diritti dell’autore rimangono: diritti di rivendicare l’opera, mantenerla integra, impedire sue modifiche, di eseguire, distribuire, commergializzare, tradurre, elaborare, pubblicare in raccolta,
    Invece il lettore avrebbe solo il diritto di riproddure l’opera gratuitamente.
    E poi se gli piace può comprarla o regalarla.

    Non nego che qualcuno ci perderebbe… le industrie che si basano sulla produzione della carta, sul taglio degli alberi, sul trasporto di materiale nonché vari publisher.

    In realtà la situazione è abbastanza complessa… l’unica cosa che mi sembra certa è che la gestione attuale dei copyright sia spropositata e contro agli usufruitori.
    Il file sharing mi sembra un sistema migliore, ma anche lui potrebbe avere delle pecche, non lo nego.

  37. 42 Mauro

    se leggessi un caso studio che dimostra che la condivisione gratuita di un e-book NON diminuisce le vendite inizieresti a crederci?

    Il mio dubbio in tal senso è che a oggi molte persone comprano ancora, quindi il mercato può reggersi su queste; quello che mi chiedo è: se tutti iniziassero a scaricare, le vendite non ne risentirebbero?
    Del resto, quello stesso studio dice che l’autore non è certo che il calo del Marzo 2006 sia o no dovuto all’inizio degli scaricamente della versione gratuita; inoltre, The quick answer from this experiment is that we saw no definitive correlation, but there is little sign that the free downloads hurt sales; se a oggi c’è un piccolo segno, con l’aumento della percentuale di chi scarica non potrebbe diventare un grande segno?
    Non dico per certo che lo diventerebbe, né che per certo una cosa influenzi l’altra, ma il dubbio mi pare lecito; anche visto che quello studio, piú che dimostrare che la libera distribuzione della versione elettronica non influisce sulla vendita, mi pare dire che non sembra esserci correlazione definitiva tra le due cose, pur essendo presente un lieve segno di danno.
    Sulla pubblicità che darebbe la versione gratuita, lo studio dice che Of course, neither did we see any evidence that free availability of the book spurred sales.

    Mi spieghi cosa ci sarebbe di sbagliato e da combattere?

    Il mio dubbio è relativo al fatto che il tuo discorso dimentica completamente il lato dell’autore: se un lettore legge un libro e gli piace, personalmente trovo giusto che all’autore venga pagato il corrispettivo richiesto.
    Riprendendo dal mio messaggio nell’altra discussione: in linea di massima l’idea che il lettore abbia il diritto di leggere tutto quello che vuole senza pagare a prescindere dal fatto che l’autore abbia messo o no l’opera disponibile gratuitamente mi lascia perplesso. Va bene il diritto del lettore, ma l’autore non ne ha? Perché una volta che un libro arriva in libreria (e su Internet) chiunque dovrebbe avere il diritto di scegliere se pagare o no a prescindere di quello che vuole l’autore? Va bene i diritti del lettore, ma a questo punto quelli dell’autore che fine fanno?

  38. 41 Van

    Che ci sarebbe di sbagliato?
    Forse che all’autore non viene nulla in tasca (economicamente ne tanto meno umanamente)?
    Che il libro che si vuol scaricare è nato, prodotto e proposto in un sistema che pretende il pagamento per poter fruire quella tale opera.
    Personalmente il giorno in cui ci saran fior fiore d’autori che produrranno le loro opere al solo scopo di essere condivise sarò il primo a precipitarmi avido su quei testi/cd/pellicole, l’assicuro.
    Pretendere che delle opere partorite interamente da un sistema produttivo che necessita il pagamento, siano fruite gratis mi pare un controsenso.
    Poi, ognuno fa quel che meglio crede.

    Sulle lingue.
    Beh, ma non è cosa semplice imparare bene (sottolineo) più lingue e avere ancora il tempo per leggere tutto quel che si vuole.

    Poi scrivi:”In ogni caso, se c’è una possibilità che il testo cinese che ti interessa sia tradotto, sarà in inglese piuttosto che in italiano.”

    E perché dovrei fare una cosa simile? Se la traduzione italiana deriva dall’inglese mi conviene leggere il primo filtro linguistico, qui son d’accordo, ma se la traduzione in italiano è diretta perché dovrei leggere in inglese? Non sono polemico, credimi, solo credo di non aver compreso quello che hai scritto in quel capoverso.
    Credevo che il valore aggiunto fosse leggere un libro nella lingua in cui è nato e non appoggiarsi semplicemente all’inglese come fonte di maggior traduzioni disponibili.

    Poi, sì, l’inglese non è certo lingua difficile ma io mi chiedo quanti tra quelli che inneggiano alla lettura in lingua anglosassone sa poi capire la qualità della scrittura oltre al semplice susseguirsi dei periodi.
    Insomma, spero che se un inglese vorrà un giorno leggere un testo in italiano poi riesca a capire la differenza tra uno svevo e un moccia, no?

    Poi, dottor Jack non è che non voglia crederci ma tutte quelle statistiche si basano sempre su un mercato retto dal pagamento per quel che si legge. Ok, in uno scenario del genere può esistere anche una via parallela fatta di letture e condivisioni che possono soddisfare tutte le esigenze ma rosicchia oggi rosicchia domani un libro mai potrà esistere se l’unica sua via di sopravvivenza si riduce alla condivisione libera.

    Poi scrivi che le biblioteche dovrebbero bruciare? Da dove hai estratto questa idea? Spero non da quel che ho scritto perché davvero non riesco a veder nesso.

    Infine, non ho accusato nessuno di essere ladro tranne forse (implicitamente?) chi pretende di fruire i prodotti creati da un sistema che vorrebbe invertire.

    Van

  39. 40 Gamberetta

    @Van.

    Non ne sono sicuro dato che se la pirateria dovesse diventare legale (cioè?) ci sarebbero lettori pronti a battersi contro questo nuovo arnese del perfido sistema.

    Facciamo l’ipotesi più semplice, ovvero che si torni a com’era la legge qualche anno fa: perché ci sia reato dev’esserci il lucro. Se tu scarichi e rivendi è reato, se tu scarichi e ti tieni il libro per te è legale. Se condividi e chiedi soldi in cambio è reato, se condividi senza guadagnarci è legale.
    Mi spieghi cosa ci sarebbe di sbagliato e da combattere?

    Poi, sulla lingua inglese… ma e se voglio leggermi un romanzo in tedesco? E poi uno in francese? E il giorno dopo uno in cinese? Che fo?

    Impari il tedesco e il cinese? Non è strano per un appassionato di letteratura conoscere più lingue. In ogni caso, se c’è una possibilità che il testo cinese che ti interessa sia tradotto, sarà in inglese piuttosto che in italiano.

    Poi, ma tutti ‘sti lettori che leggono libri in inglese un giorno sì e un giorno anche riescono a capirne la qualità letteraria oltre al fiutarne l’esposizione degli eventi parola per parola?

    Parliamo dell’inglese, non del sanscrito. Non è che sia così difficile da imparare. Senza contare che il livello delle traduzioni spesso è molto basso, in certi casi è più chiaro l’inglese.

  40. 39 Mauro

    No ma seriamente.. cos’è che vi spinge a preferire un ebook ad un libro? Il costo? Siamo ridotti così male?

    Per dire qualche vantaggio, costo a parte:

    si risparmia carta, trasporto, ecc.;
    c’è la funzione di ricerca (almeno da computer);
    posso mettere il carattere che voglio;
    posso avere migliaia di libri in pochissimo spazio; il che è utile sia per ovvie questioni spaziali (conosco gente che non sa piú dove mettere i libri); sia durante viaggi; sia perché… se per esempio mi trasferisco in un alloggio piccolo per lavoro, dove metto tutti i libri? Come me li porto?
    la ricerca di vocaboli automatica e su piú vocabolari.
    Poi la carta ha sicuramente il suo fascino, e personalmente fino a oggi salvo rare eccezioni ho letto su carta; ma che il libro elettronico abbia i suoi vantaggi mi pare indubbio.
    Per le questioni sul diritto d’autore, ho detto qui.

  41. 38 Dr Jack

    @ Van:
    Eccoti l’idea: “La condivisione gratuita di file aumenta la vendita dell’originale, oltre ad aumentare la soddisfazione del pubblico.”

    Tu non sei d’accordo. Non ci credi per partito preso o ti basi su delle prove concrete?

    Vogliamo parlare dell’industria dei videogiochi chi è una delle poche se non l’UNICA che non sopporta la crisi mondiale nonostante emule?

    Oppure… prendiamo il caso delle vendite di libri… se leggessi un caso studio che dimostra che la condivisione gratuita di un e-book NON diminuisce le vendite inizieresti a crederci?

    Poi… chiaro che le biblioteche devono bruciare… giusto? E i videoregistratori devono venire buttati giù dalla finestra perché strumenti atti a riprodurre contenuti coperti da copyright.

    Insomma… non è carino dire (neanche implicitamente) che gli utenti sono dei ladri!
    Gli utenti pagano quando un prodotto gli piace.
    La major invece cercano di sfruttare il mercato come degli squali affamati.

    Va be… si sa che io sono di parte :p.

  42. 37 Van

    Mi permetto qualche riflessione.

    Gianluca ha scritto:”è davvero utile alle case editrici contrastare così duramente la pirateria? Dopotutto solo una piccola parte di chi scarica un libro (ma anche una canzone) avrebbe comprato quel libro (disco), se non avesse avuto la possibilità di scaricarlo”

    E allora fate a meno di ascoltarlo scaricandolo, nessuna vi obbliga, no? Se una cosa non m’interessa io non la voglio ascoltare ne tanto meno scaricare.
    Non capirò mai chi si batte per la libera distribuzione e poi va a scaricare le megaproduzioni delle major. Voglio fruire liberamente del cinema? Allora non mi scarico The dark knight che è l’emblema della produzione basata sul “io produco e tu paghi per vederlo”.
    Semplice e facile.

    E ancora:” Inoltre più lettori (se si scrive bene) vogliono dire più possibili acquirenti del prossimo libro”

    O magari semplicemente più scaricatori/lettori perché se ho letto il primo gratis non capisco come mai dovrei comprare il secondo libro.
    Qui si rasenta l’ingenuità più pura.

    E ancora: “la pirateria a mio avviso potrebbe diventare un’enorme fonte di pubblicità, se solo gli editori imparassero a sfruttarla al posto di combatterla”

    Non ne sono sicuro dato che se la pirateria dovesse diventare legale (cioè?) ci sarebbero lettori pronti a battersi contro questo nuovo arnese del perfido sistema.

    Poi, sulla lingua inglese… ma e se voglio leggermi un romanzo in tedesco? E poi uno in francese? E il giorno dopo uno in cinese? Che fo?
    Poi, ma tutti ‘sti lettori che leggono libri in inglese un giorno sì e un giorno anche riescono a capirne la qualità letteraria oltre al fiutarne l’esposizione degli eventi parola per parola?

    Infine, non ho nulla contro la “cultura della condivisione” ma una volta affossate le major* del libro/disco/eccetera si sarà pronti a dar qualche soldino a chi un libro/disco/eccetera lo crea dal nulla? Sì, vero?

    *cosa che trovo giusto visto in cosa si sono trasformate negli anni.

    Van

  43. 36 Dr Jack

    @ Roberto:
    Mi spiace che tu sia contrario alla biblioteca, io la trovo un ottimo strumento per aumentare la cultura.

    Sugli e-book invece che dire? Non ci pensi all’Amazzonia? :p

    Il fatto che la controparte tecnologica per te sia triste non mi sosprende… è sempre stato così di fronte alla tecnologia. Si dicevano cose simili con l’avvento della pressa da stampa.
    (ai tempi si diceva che nulla avrebbe potuto sostituire la bellezza della grafica prodotta dai cari emanuensi)

    Sul non pagare gli autori mi trovi d’accordo. Quando un libro è bello e ti piace trovo giusto e onesto pagarlo, perfino se pubblicato mediante CC.

  44. 35 Roberto

    Mi dispiace ma, in qualsiasi modo rigirate la frittata, per me la pirateria è un qualcosa di dannoso e da combattere. Ancora di più se riguarda i libri.
    Io son stato educato con un rispetto massimo per i libri, e solo al pensiero di scaricarli vengo colto da convulsioni :P
    I libri si comprano. Si va in libreria, si gira per gli scaffali, si guarda, si sfoglia, si legge, e se c’è qualcosa di interessante… si compra.
    La controparte tecnologica e piratesca di questa pratica per me è veramente triste.
    Se devo scegliere tra un libro da sfogliare e leggere, e un lettore ebook.. scelgo il primo senza pensarci neanche un secondo.

    No ma seriamente.. cos’è che vi spinge a preferire un ebook ad un libro? Il costo? Siamo ridotti così male?

    A parte questo, complimenti per il sito Gamberetta, lo leggo ogni tanto, soprattutto le tue recensioni.

    Roberto.

  45. 34 Carraronan

    Consiglio qualche bel libro che potrebbe interessare:
    Fraternity Gang Rape: Sex, Brotherhood, and Privilege on Campus di Peggy Sanday
    Date Rape Drugs di George B. Kehner
    Everything You Need to Know About Date Rape di Frances Shuker-Haines
    Coping With Date Rape and Acquaintance Rape di Andrea Parrot
    Encyclopedia of Rape di Merril D. Smith
    The Sexual Harassment Handbook di Linda Gordon Howard
    But I Love Him – Protecting Your Teen Daughter from Controlling, Abusive Dating Relationships di Jill Murray

    Buon divertimento! ^_^

  46. 33 Angra

    In effetti il ragionamento spaziale è una forma di ragionamento a tutti gli effetti.

  47. 32 Gwrageddannwn

    GIgapedia…ma dove sei stata tutto questo tempo:)?
    Non so se essere più felice della scoperta di questa meraviglia internettiana o dell’elogio ai videogiochi. Grazie Gamberetta!

  48. 31 Gamberetta

    @ Alarion.

    L’intelligenza in generale comprende molto altro oltre alla capacità di ruotare mentalmente solidi o di percepire la profondità di un’immagine e tentare di quantificarla.

    Vero. Ma la capacità di manipolare mentalmente immagini è sicuramente parte dell’intelligenza. Prendi i CAPTCHA: si basano sul fatto che gli esseri umani riescono a ricostruire mentalmente la forma delle lettere deformate/sovrapposte/confuse-con-lo-sfondo/ecc. e i computer no. Dunque giocando ai videogiochi si diventa più intelligenti, non è ironia. Si addestrano delle capacità che fanno parte di quella che chiamiamo ‘intelligenza’.
    Si può dire lo stesso riguardo la lettura di Twilight ?

  49. 30 Mariano

    L’intelligenza in generale comprende molto altro oltre alla capacità di ruotare mentalmente solidi o di percepire la profondità di un’immagine e tentare di quantificarla. D’altra parte se stai ore e ore a giocare su uno schermo che ti proietta in continuazione radiazioni sulla retina peggiora la tua vista…oppure ti estranea dalla realtà.

    Ma non peggiora la vista. Semplicemente le pupille sisforzano di più, in quanto tentato di fissare i dettagli del monitor, aumentando la concentrazione. L’occhio si secca perché sbattiamo poco le palpebre tenendolo aperto spesso, ed è lì che possiamo sentire dolore. Esistono le lacrime artificali per risolvere questo problema.
    Per il resto è solo una leggenda metropolitana. :D

  50. 29 Alarion

    Sì, conoscevo già Gigapedia, ma come giustamente dici, Gamberetta, 500.000 libri sono un nonnulla se paragonato a tutti quelli che ci sono in circolazione, di conseguenza troverò a dir tanto lo 0,5% dei titoli che vorrei visionare. Tutte le opere in inglese dovrebbero essere lette in lingua originale, a patto che la si conosca, su questo non c’è dubbio. Leggere un’opera fondamentale come l’Ulisse di Joyce in italiano fa perdere tutta la struttura prettamente fonica del romanzo (essendo Joyce quasi cieco).

    Quanto alla ricerca dell’Università di Toronto, la tua conclusione, pur ironica, contiene un errore di fondo. Loro affermano che giocando si sviluppano le capacità visuali e spaziali della persona in questione, proprio perché esiste un legame tra lo spazio virtuale del videogioco e la realtà, ed è sempre più verosimile mano a mano che quelle tecnologie migliorano. L’intelligenza in generale comprende molto altro oltre alla capacità di ruotare mentalmente solidi o di percepire la profondità di un’immagine e tentare di quantificarla. D’altra parte se stai ore e ore a giocare su uno schermo che ti proietta in continuazione radiazioni sulla retina peggiora la tua vista…oppure ti estranea dalla realtà.

  51. 28 Anna

    @gamberetta
    grazie, ora scarico vampire kisses e anche guardare i film è una buona idea.

    @pelopida
    grazie, l’idea del videogioco online mi incuriosisce…
    potrebbe essere divertente!

  52. 27 Angra

    La cosa che lascia stupefatti è che il legislatore non sembra spaventato dalla difficoltà oggettiva di fermare la pirateria. Il punto di vista è solo quello dell’intermediario-parassita che vuole guadagnare, e sembra che non ci si ponga il problema del danno che si può fare alla società pur di accontentarlo.

  53. 26 Gianluca

    Quoto Angra quando dice che bisogna distinguere l’informazione (il libro Twilight) dalla sua codifica (la sequenza di zero ed uno, in caso di pdf … ma anche le singole lettere dell’alfabeto, se si parla di carta stampata).

    Quello che mi sembra vi sfugga è che si infrange il copyright qualsiasi sequenza numerica si scarichi da internet, purchè si sia poi in grado di decodificare questa serie apparentemente senza senso nell’informazione che contiene il libro Twilight.

    Il diritto d’autore, infatti, protegge l’opera intellettuale in se stessa, a prescindere dal mezzo e dal modo attraverso il quale viene trasmessa (infatti si deve avere il permesso dell’autore anche solo per leggere in pubblico l’opera, quindi anche se non si invia – riceve alcuna codifica permanente dell’opera).

    Mi sembra quindi già vietata ogni codifica che possa in qualsiasi modo riportare al libro.

    Poi è ovvio che è praticamente impossibile per chiunque bloccare tutti gli infiniti modi in cui si può codificare un’opera, infatti non si interviene mai sul modo il cui l’informazione è codificata (nessun tipo di codifica es. mp3 o divx è mai stato dichiarato illegale), quanto sui server che ospitano l’informazione.

    E comunque: è davvero utile alle case editrici contrastare così duramente la pirateria? Dopotutto solo una piccola parte di chi scarica un libro (ma anche una canzone) avrebbe comprato quel libro (disco), se non avesse avuto la possibilità di scaricarlo. Inoltre più lettori (se si scrive bene) vogliono dire più possibili acquirenti del prossimo libro: la pirateria a mio avviso potrebbe diventare un’enorme fonte di pubblicità, se solo gli editori imparassero a sfruttarla al posto di combatterla.

  54. 25 Gamberetta

    @Anna. Oltre al gioco online, ti consiglio di guardare i film con i sottotitoli in inglese: vedendo le varie situazioni, di solito riesci a capire il significato delle parole che non conosci e pian piano le impari.
    Poi comincia a leggere romanzi semplici (per esempio Vampire Kisses: è divertente e l’inglese è molto facile). Se leggi a video ci sono un sacco di dizionari online inglese-inglese (tipo dictionary.com) o inglese-italiano (tipo WordReference), se stampi, invece procurati un buon dizionario cartaceo e tienilo pronto all’uso.

    @Mauro. Sì, hai ragione per l’accento, correggo.

  55. 24 sussurro

    Post molto interessante.

  56. 23 Mariano

    Aggiungo però: il legislatore discorsi come questi nemmeno se li sogna, e anche in caso contrario gliene fregherebbe meno di zero.

    Quoto Angra.

  57. 22 Annaf

    Sito veramente interessante e ho già scaricato un paio di e-book, anche se non ho il lettore, leggo o a schermo sul pc (anche se è fastidiosissimo per me che passo già tante ore davanti al pc) oppure stampo capitolo per capitolo, infatti ho fatto così per il Writing fantasy and science fiction, mi sono stampata il primo capitolo, poi appena avrò un attimo di tempo in più (e la possibilità di usare la stampante laser di papà XD) stamperò anche il resto.
    (Sì, nonostante tempo addietro abbia detto che gli e-book non mi piacevano/non facevano per me, mi sto convertendo, anche se rimango dell’idea che tenere in mano un bel libro rilegato sia molto meglio^^ Non si può avere tutto dalla vita, no?)

    Pensavo di trovarmi in difficoltà con l’inglese, visto che non lo leggo/parlo/scrivo da un paio d’anni, ma invece sto leggendo abbastanza speditamente… spero solo di comprendere nel modo giusto ciò che c’è scritto XD

  58. 21 Angra

    Aggiungo però: il legislatore discorsi come questi nemmeno se li sogna, e anche in caso contrario gliene fregherebbe meno di zero.

  59. 20 Angra

    @ThN1saHead, Gamberetta:

    Bisogna distinguere l’informazione dalla sua codifica. Basta zippare un file per ottenere una codifica completamente diversa, ma l’informazione rimane identica. Il problema semmai si può ribaltare così: data una sequenza (semi)casuale abbastanza lunga (nel senso che contiene abbastanza informazione), è possibile trovare una decodifica per la quale quella sequenza casuale diventa Twilight, e allora siamo di nuovo nel caso ipotizzato da Gamberetta: bisogna vietare tutte le sequenze (semi)casuali.

  60. 19 ThN1saHead

    Ok, dunque parlare del Numero-Twilight + 1 va bene? Perché poi basta togliere 1 e hai di nuovo Twilight. O vuoi vietare tutti i numeri che possono rappresentare i romanzi, e tutti i numeri che possono rappresentare i romanzi +1? È +2? -1? +3? +4?

    Ti lancio un paio di spunti di riflessione ulteriore, senza voler per questo esprimere un parere:

    Il primo è il fatto che sommando numeri inferiori a 255 al numero da te citato, vai ad alterare solo gli ultimi due caratteri della stringa (ok, c’è anche la possibilità di riporto, che potrebbe estendere il cambiamento, ma dubito che un qualunque romanzo finisca con una lunga serie di y sovrastate da puntini), quindi l’opera resterebbe sostanzialmente inalterata, salvo per un piccolo errore di stampa. Le leggi sul copyright prevedono che una copia contraffatta sia considerata tale anche in presenza di errori di stampa.

    Consideriamo l’ipotesi che io vada a ristampare un libro cambiando solo i nomi dei personaggi, ma lasciando inalterato tutto il resto: andrei a commettere un plagio. Se poi vado ad eseguire una serie di modifiche, cambiando di volta in volta una sola parola fino ad ottenere un romanzo completamente diverso, quando ho smesso di infrangere il copyright? Ci ritroviamo a voler rispondere alla domanda sul mucchio di grano: ovvero dopo l’aggiunta di quale chicco un mucchio di grano diventa tale?

    Un altro spunto è dato da una tecnica curiosa che permette di scambiare informazioni protette da copyright senza commettere reato (forse, dal momento che la questione è terribilmente controversa): genero un numero casuale esprimibile con un numero di bit grande quanto quello del Numero-Twilight ed eseguo l’operazione di XOR logico bit-per-bit tra il numero da me generato e quello che codifica il libro, ottenendo un terzo numero di grosse dimensioni. A questo punto ti trasmetto questo numero: non sto infrangendo nessuna norma in quanto questo risulta essere del tutto casuale (la tecnica di XOR con una maschera è una tecnica come un’altra per generare numeri casuali), quindi ti mando il numero casuale da me generato all’inizio (e anche qui non vado ad infrangere nessun copyright), tu metti di nuovo insieme con uno XOR i due numeri e voilà salta di nuovo fuori il romanzo di partenza. La domanda è: dal momento che ho trasmesso solo numeri casuali, ho infranto copyright?

    Si tratta, certo, di un argomento ricco di spunti.

  61. 18 Tapiroulant

    @Gamberetta:

    Ok, dunque parlare del Numero-Twilight + 1 va bene? Perché poi basta togliere 1 e hai di nuovo Twilight. O vuoi vietare tutti i numeri che possono rappresentare i romanzi, e tutti i numeri che possono rappresentare i romanzi +1? È +2? -1? +3? +4?

    Ovviamente si può vietare solamente il Numero Twilight, qualsiasi altra soluzione non sarebbe pratica e non avrebbe senso. Certo, un simile provvedimento può fare ben poco contro la diffusione del romanzo; e certo, la diffusione non si può fermare a meno di adottare un sistema di censura sistematica modello Cina (e non so nemmeno se quello sarebbe sufficiente). Né interessa; giacché i paladini del copyright ne fanno una questione di principio, più che di efficacia. Tu non devi possedere l’informazione numerica corrispondente a Twilight: punto.
    E vabbé!

  62. 17 il MALE di internet

    Suggerirei di sostituire Bioshock, che mi ha fatto potentemente schifo, con Gears of War2, che invece e’ un gran gioco che fa diventare piu’ intelligenti.

    Ho passato meta’ di Bioshock nel risolvere puzzle con tubi e scattare foto invece che sparare a tutto quello che si muove.

    No, veramente, non sono sarcastico. Bioshock mi ha fatto schifo.

  63. 16 Mauro

    Per aprire i RAR, senza usare la versione di prova di WinRAR si può andare su 7-Zip: è gratuito e gestisce parecchi formati.

    P.S.: “cinquecentoquarantanovemilacinquecentoventitré” va accentato.

  64. 15 Pelopida

    @Anna:
    Per imparare l’inglese, che al giorno d’oggi è fondamentale per qualsiasi cosa, ci sono vari metodi. Puoi trasferirti direttamente in Inghilterra; puoi studiarlo a casa per conto tuo o con un professore o seguendo corsi. Oppure puoi giocare ad un videogioco (visto che siamo in tema ^^) online
    e andare in un server dove la comunità parli inglese; ti assicuro che può funzionare se vuoi imparare questa lingua

  65. 14 Anna

    Per l’inglese, purtroppo ancora non riesco a leggere per bene anche se sto cercando di imparare…
    Secondo te qual’è il modo più veloce per riuscirci?
    Perchè ho sensazione che, se aspetto che me lo insegnino i prof, non ci riuscirò prima dei prossimi due secoli xD

  66. 13 Pede

    Come sempre mi trovo d’accordo con te Gamberetta, e sono pienamente favorevole sul fatto che i videogiochi, molte volte, sono assolutamente più utili dei libri.
    Ogni volta mi rodo il fegato tentando di spiegare alla gente che ai giorni nostri è sbagliato denigrare i videogiochi archiviandoli come “passatempo” per ragazzini stupidi e che non vogliono studiare.
    Io ho giocato a Bioshock, ed è stata forse l’esperienza videoludica migliore che io abbia provato.
    La poesia di Rapture e dei suoi personaggi annichilisce i libri della Meyer, della Troisi e di Paolini, e prova che sono loro ad essere un inutile passatempo per bambini privi di cervello.
    Ma, purtroppo, il mondo gira sempre dalla parte sbagliata …

  67. 12 gugand

    Ottimo sito. :)
    Riguardo il Winrar: preferisco usare IZarc o 7Zip. Sono freeware e aprono tutti i formati conosciuti. Io a gente che vende programmi cerco di non dar loro nemmeno la soddisfazione di prendere i loro prodotti shareware o trial se esiste qualcosa di equivalente freeware o open source.

  68. 11 Mariano

    @ Gamberetta

    Sob! Hai ragione. Che sbadato!
    Grazie 1000!

    @ Pelopida

    Da come parli sembri nuovo del blog…
    La tv non trasmette molti programmi, e molti film che neanchesono tradotti in italiano e nonlo saranno mai…Se poi mi parli di “de gustibus disputandum non est”, allora grazie…!:D
    Inoltre: il finale a sorpresa é un titolo ironico, perché dopo aver parlato per tutto il post di libri, dichiara senza mezzi temrini che i videogiochi sono meglio.

    Santa Intelligenza Aiutaci Tu! :P

  69. 10 Pelopida

    Mah, non è per fare la solita polemica, però ci sono un paio di punti a mio parere molto discutibili.
    Tu in pratica dici che Meyer, Troisi e Paolini fanno schifo, mentre Mellick, Ekaterina Sedia e Andrzej Sapkowski ecc. sono scrittori molto bravi ed è un’ingiustizia che non vengano proposti anche qui in Italia. Ma non ti sembra di trascurare un po’ il fatto che magari c’è qualcuno a cui piacciono Meyer & co. (personalmente a me dei 3 ke hai nominato mi piace solo Paolini, anche se Brisingr, l’ultimo libro, era una mera e orrenda trovata commerciale per fare più soldi) e non gli piacciano affatto Mellick & co.?
    Il mondo è un arcobaleno: ognuno di noi ha dentro di se dei colori diversi. c’è a chi questo piace e a chi non piace. Punto. è questione di gusti.
    Poi, per quanto riguarda quello che dici sulla televisione e sul fatto che tutto può essere visto tramite il pc… si è vero, ma (non so, forse sono io che sono fatto un po’ strano) a sembra che le cose viste in tv siano più godibili… se c’è qualcosa che vuoi vederti alla tv devi sapere il canale giusto, la data e l’orario giusto e sai che passerà chissà quanto tempo prima che lo facciano vedere di nuovo (anke se ti do ragione: la pubblicità è proprio la piaga dell’umanità!), mentre con il pc puoi avere sempre tutto e subito… insomma, non c’è gusto…
    E per quanto riguarda il finale a sorpresa, temo di non aver capito il punto XD

  70. 9 Gamberetta

    @Tapiroulant.

    Basta dire che non si vietano i numeri in sé, ma soltanto quelle particolarissime sequenze di cifre che riproducono documenti protetti da copyright.

    Ok, dunque parlare del Numero-Twilight + 1 va bene? Perché poi basta togliere 1 e hai di nuovo Twilight. O vuoi vietare tutti i numeri che possono rappresentare i romanzi, e tutti i numeri che possono rappresentare i romanzi +1? E +2? -1? +3? +4?
    Non puoi impedire la diffusione di una particolare informazione digitale, a meno di vietare del tutto qualunque diffusione di informazione digitale.

    @Mariano. pass: gigapedia.org
    È scritto chiaro nella pagina con i link.

  71. 8 Mariano

    @ Tutti
    @ Gamebretta

    Gamberetta, ho scaricato The nothing etc etc, quello sull’etere.
    Ma è criptato!!!
    Ora, non mi va di scaricare il programmino per far saltare le password.
    Altro metodo?

  72. 7 uriele

    @Scatcatt: Ci sono i costi di traduzione (non sempre si puó tradurre tutto letteralmente), la correzione delle bozze tradotte, il secondo editing del testo, il costo dei diritti pagati alla casa editrice.
    In un libro in inglese invece paghi direttamente la casa editrice inglese, senza tutto il lavoro extra. Quando la lingua é accessibile é quasi sempre conveniente acquistare il testo originale

  73. 6 Scatcat

    Fantastico! Io adoro i saggi, e “The cult of amateur” lo avevo visto in libreria, in italiano, e stavo attendendo pazientemente che arrivasse nelle biblioteche locali.
    Tra l’altro sapere l’inglese è utile anche per gli amanti dei libri tradizionali: per motivi a me ignoti l’edizione inglese costa spesso la metà di quella italiana (per esempio “Bad science” costa 12 euro in inglese e 22 in italiano_edito da Mondadori).

  74. 5 Fos87

    Gli editori nostrani, se fossero un pelo furbi, cercherebbero di integrare le attuali pubblicazioni nostrane con quelle di pdf.

  75. 4 Tapiroulant

    Credo che gli editori nostrani siano completamente disinteressati alla pubblicazione della maggior parte dei libri che stanno in gigapedia.

  76. 3 Angra

    Con i ritmi di crescita attuali, la pioggia diventerà presto un’alluvione, e l’ondata di piena coglierà nel sonno gli editori nostrani ^__^

  77. 2 Tapiroulant

    Molto interessante *-*
    Vedrò di farci un salto oggi stesso, iscrivermi e tutto il resto. Vorrei farti un solo appunto, riguardo alle tue considerazioni filosofiche sulla follia di rendere illegale la distribuzione e la possessione di determinate sequenze di cifre. In realtà, per un cultore del copyright che volesse mettersi a discutere con te, avrebbe gioco facile. Basta dire che non si vietano i numeri in sé, ma soltanto quelle particolarissime sequenze di cifre che riproducono documenti protetti da copyright. Poiché ciascuno di quei numeri è ‘individualizzato’ (ehi! Quello è proprio il numero corrispondente al .doc di Twilight!), è possibile individuarlo e vietarlo.
    Direi che, circa la demenza della legge sul copyright, le considerazioni di ordine pratico sono un po’ più stringenti di quelle di ordine filosofico.

  78. 1 Lo Zeno

    Alcuni lettori di eBook, grazie agli ultimi firmware, riescono a migliorare notevolmente la visualizzazione dei PDF: utilizzano il reflow del testo per riadattare il testo alla pagina senza rimpicciolire il font.
    Non è una funzione disponibile per qualsiasi PDF, ma sui pochi PDF che ho preso da gigapedia ha sempre funzionato sul mio HanLin.

    Mi pare che la funzione del reflow sia disponibile sull’Hanlin, sui nuovi Sony e sul reader della Foxit, ma credo che anche le altre marche si stiano adeguando in fretta.

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