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	<title>Commenti a: Manuali 1 &#8211; Descrizioni</title>
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	<description>«Vi farò Pescatori di Gamberi»</description>
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		<title>Di: ezra</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/#comment-60452</link>
		<dc:creator>ezra</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 09:10:55 +0000</pubDate>
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		<description>&lt;blockquote&gt; In questo senso, assumendo il punto di vista del TOPO, nella mia descrizione dovrò descrivere anche questo interesse e quindi soffermarmi su questi particolari tralasciandone altri? &lt;/blockquote&gt;

Volevo dire &quot;assumendo il punto di vista del GATTO&quot;

&lt;blockquote&gt; “in piedi, accanto a un bidone delle immondizie, c’era un uomo che indossava un cappotto di lana cotta. Il TOPOLINO si fermò e annusò l’aria&quot;. &lt;/blockquote&gt;

Volevo scrivere: “in piedi, accanto a un bidone delle immondizie, c’era un uomo che indossava un cappotto di lana cotta. Il GATTO si fermò e annusò l’aria&quot; (scusa, avevo fatto l&#039;esempio con un topo, poi l&#039;ho cambiato con un gatto senza correggere)

Ah. Chiaramente si tratta di una narrazione in terza persona, non in prima.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p> In questo senso, assumendo il punto di vista del TOPO, nella mia descrizione dovrò descrivere anche questo interesse e quindi soffermarmi su questi particolari tralasciandone altri? </p></blockquote>
<p>Volevo dire &#8220;assumendo il punto di vista del GATTO&#8221;</p>
<blockquote><p> “in piedi, accanto a un bidone delle immondizie, c’era un uomo che indossava un cappotto di lana cotta. Il TOPOLINO si fermò e annusò l’aria&#8221;. </p></blockquote>
<p>Volevo scrivere: “in piedi, accanto a un bidone delle immondizie, c’era un uomo che indossava un cappotto di lana cotta. Il GATTO si fermò e annusò l’aria&#8221; (scusa, avevo fatto l&#8217;esempio con un topo, poi l&#8217;ho cambiato con un gatto senza correggere)</p>
<p>Ah. Chiaramente si tratta di una narrazione in terza persona, non in prima.</p>
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		<title>Di: ezra</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/#comment-60451</link>
		<dc:creator>ezra</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 09:04:55 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao Gamberetta!
Ti chiedo un parere. In realtà credo tu ne abbia già parlato qui sul tuo blog (o forse è stato il Duca sul suo?) ma non riesco a trovarlo. Visto che concerne il &quot;punto di vista&quot;, posto la mia domanda qui. Dunque. Se volessi per un paragrafo posizionare il punto di vista su un animale, in questo caso cosa suggerisci? (Magari suggerisci di evitare). Ma mettiamo che voglio far attraversare un quartiere da un gatto. Le descrizioni, in questo caso, presumo debbano tenere conto della &quot;personalità&quot; dell&#039;animale in questione. Quindi, immagino, la descrizione del suo tragitto terrà conto soprattutto di quegli elementi che potrebbero destare l&#039;interesse del gatto. Probabilmente nel suo tragitto egli sarà attratto e vorrà evitare determinate cose (cibo, odori, nemici, ecc.). Quindi credo che durante questo percorso, il tutto sarà condizionato magari dalla sua ricerca di cibo. Percorrerà delle vie e vedrà cose che un uomo magari non nota. In questo senso, assumendo il punto di vista del topo, nella mia descrizione dovrò descrivere anche questo interesse e quindi soffermarmi su questi particolari tralasciandone altri? Insomma, la geografia mostrata in questo caso sarà piegata agli interessi del gatto? Se la risposta è sì, fin qui tutto bene. Ma il linguaggio da utilizzare per queste descrizione come dovrà essere? Nel senso, se il punto di vista è posizionato su un medico, la narrazione sarà fatta &quot;da medico&quot; (quindi occorre far proprio un lessico adatto alla categoria). Ma nel caso del gatto? Magari consigli di optare per frasi brevissime, quasi si trattasse di catalogare lo spazio che il suo interesse gli apre davanti? Oppure credi si possa narrare normalmente, quindi come se fosse una persona, seppure con i suoi strani gusti tipicamente &quot;gatteschi&quot;?

Esempio, se durante il suo cammino il gatto incontra una persona, cosa si fa? Ecco potrei scrivere: &quot;in piedi, accanto a un bidone delle immondizie, c&#039;era un uomo che indossava un cappotto di lana cotta. Il topolino si fermò e annusò l&#039;aria. ecc.&quot;? - tuttavia, si presume, il gatto dovrebbe essere privo dei concetti di &quot;cappotto&quot; e di &quot;lana cotta&quot;... (e magari anche di &quot;bidone delle immondizie&quot; e di &quot;uomo&quot;). In questo caso la descrizione deve omettere certi particolari e attenersi al minimo essenziale?

Grazie infinite!
Ciao, Ezra

PS. Sono ben accetti anche i suggerimenti dei frequentatori del blog!
PPS. Gamberetta, se ti ricordi dove hai parlato del punto di vista posto sugli animali, mi accontento del link... so quanto sei presa in questo periodo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Gamberetta!<br />
Ti chiedo un parere. In realtà credo tu ne abbia già parlato qui sul tuo blog (o forse è stato il Duca sul suo?) ma non riesco a trovarlo. Visto che concerne il &#8220;punto di vista&#8221;, posto la mia domanda qui. Dunque. Se volessi per un paragrafo posizionare il punto di vista su un animale, in questo caso cosa suggerisci? (Magari suggerisci di evitare). Ma mettiamo che voglio far attraversare un quartiere da un gatto. Le descrizioni, in questo caso, presumo debbano tenere conto della &#8220;personalità&#8221; dell&#8217;animale in questione. Quindi, immagino, la descrizione del suo tragitto terrà conto soprattutto di quegli elementi che potrebbero destare l&#8217;interesse del gatto. Probabilmente nel suo tragitto egli sarà attratto e vorrà evitare determinate cose (cibo, odori, nemici, ecc.). Quindi credo che durante questo percorso, il tutto sarà condizionato magari dalla sua ricerca di cibo. Percorrerà delle vie e vedrà cose che un uomo magari non nota. In questo senso, assumendo il punto di vista del topo, nella mia descrizione dovrò descrivere anche questo interesse e quindi soffermarmi su questi particolari tralasciandone altri? Insomma, la geografia mostrata in questo caso sarà piegata agli interessi del gatto? Se la risposta è sì, fin qui tutto bene. Ma il linguaggio da utilizzare per queste descrizione come dovrà essere? Nel senso, se il punto di vista è posizionato su un medico, la narrazione sarà fatta &#8220;da medico&#8221; (quindi occorre far proprio un lessico adatto alla categoria). Ma nel caso del gatto? Magari consigli di optare per frasi brevissime, quasi si trattasse di catalogare lo spazio che il suo interesse gli apre davanti? Oppure credi si possa narrare normalmente, quindi come se fosse una persona, seppure con i suoi strani gusti tipicamente &#8220;gatteschi&#8221;?</p>
<p>Esempio, se durante il suo cammino il gatto incontra una persona, cosa si fa? Ecco potrei scrivere: &#8220;in piedi, accanto a un bidone delle immondizie, c&#8217;era un uomo che indossava un cappotto di lana cotta. Il topolino si fermò e annusò l&#8217;aria. ecc.&#8221;? &#8211; tuttavia, si presume, il gatto dovrebbe essere privo dei concetti di &#8220;cappotto&#8221; e di &#8220;lana cotta&#8221;&#8230; (e magari anche di &#8220;bidone delle immondizie&#8221; e di &#8220;uomo&#8221;). In questo caso la descrizione deve omettere certi particolari e attenersi al minimo essenziale?</p>
<p>Grazie infinite!<br />
Ciao, Ezra</p>
<p>PS. Sono ben accetti anche i suggerimenti dei frequentatori del blog!<br />
PPS. Gamberetta, se ti ricordi dove hai parlato del punto di vista posto sugli animali, mi accontento del link&#8230; so quanto sei presa in questo periodo.</p>
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	<item>
		<title>Di: Aigor Frankenston</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/#comment-60376</link>
		<dc:creator>Aigor Frankenston</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 21:26:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=2216#comment-60376</guid>
		<description>Non sò se e ancora valido ma posto il mio compitino, chissa se ho le qualità per essere un autore fantasy italiano XD

Ero stanco la nottata era stata dura ,l&#039;armatura da coniglio rinforzato cominciava a pesarmi per colpa dei rinforzi in kevlar e ceramica ma d&#039;altronde si trattava di soppravivenza ,quando un mustelide di 3 metri di lunghezza ti annusa e decide che potrebbe affondare le sue zanne lunghe 20 cm nel tuo corpo, delle protezioni supplementari facevano la differenza.  
Fortunatamente oltre la Grumo Black  e una buona copertura sanitaria , avevo la migliore assicurazione che la Hunter Agency poteva fornirmi , Marie la mia partner.
Mentre mi dirigevo verso il furgoncino parcheggiato nel vicolo tra due vecchi palazzi il cui intonaco scrostato e l&#039;edera rampicante lasciavano trasparire i fasti di un tempo , quando la zona dove ci trovavamo era un grande outlet di abbigliamento, ma ormai rimanevano solo negozi con vetrine vuote  e qualche vecchio cartello recante sconti.
Mi girai verso di lei , si era seduta sui gradini consunti di un vecchio negozio di vestiti ormai abbandonato , non era altissima , i suoi lunghi capelli verde mare erano sciolti e le cadevano scomposti sulle spalle , il nastro rosa con cui era solita legarli era passato intorno al piccolo cappello a tuba che portava appoggiato su di un lato della testa,il corpo esile era stretto in un corpetto di cuoio nero allacciato con un fiocco di cuoio sul davanti che scopriva una abbondante striscia di candida pelle, che ne accentuava le curve e lascia poco all&#039;immaginazione sui suoi seni , le finiture rosse del corpetto si intonavano con i suoi occhi color rubino, la gonnellina di seta gialla e pizzo nero e le lunghe calze rosa sopra al ginocchio completavano quello che lei definiva “La divisa delle antiche guerriere” che aveva trovato su un vecchio giornale pre- mutazione , per fortuna la sua stranezza riguardo al vestiario era compensata da una mira e una conoscenza della armi pari a quelle di veterano di guerra , riusciva a centrare una faina mutata fra gli occhi a  100 metri di distanza , al solito mentre si levava il guanto senza dita con il suo solito rituale si snodare i lacci con i denti, teneva il suo fucile automatico  con la mano destra , era lungo la metà di lei , sul calcio color verde militare portava il chip rabbit della Hunter Agency che registrava i dati delle battaglie, accanto a lei dalla sua borsa spuntava uno dei suoi coniglietti porta fortuna e una delle mele rosse di cui aveva grande passione.
La chiami ma improvvisamente …........</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non sò se e ancora valido ma posto il mio compitino, chissa se ho le qualità per essere un autore fantasy italiano XD</p>
<p>Ero stanco la nottata era stata dura ,l&#8217;armatura da coniglio rinforzato cominciava a pesarmi per colpa dei rinforzi in kevlar e ceramica ma d&#8217;altronde si trattava di soppravivenza ,quando un mustelide di 3 metri di lunghezza ti annusa e decide che potrebbe affondare le sue zanne lunghe 20 cm nel tuo corpo, delle protezioni supplementari facevano la differenza.<br />
Fortunatamente oltre la Grumo Black  e una buona copertura sanitaria , avevo la migliore assicurazione che la Hunter Agency poteva fornirmi , Marie la mia partner.<br />
Mentre mi dirigevo verso il furgoncino parcheggiato nel vicolo tra due vecchi palazzi il cui intonaco scrostato e l&#8217;edera rampicante lasciavano trasparire i fasti di un tempo , quando la zona dove ci trovavamo era un grande outlet di abbigliamento, ma ormai rimanevano solo negozi con vetrine vuote  e qualche vecchio cartello recante sconti.<br />
Mi girai verso di lei , si era seduta sui gradini consunti di un vecchio negozio di vestiti ormai abbandonato , non era altissima , i suoi lunghi capelli verde mare erano sciolti e le cadevano scomposti sulle spalle , il nastro rosa con cui era solita legarli era passato intorno al piccolo cappello a tuba che portava appoggiato su di un lato della testa,il corpo esile era stretto in un corpetto di cuoio nero allacciato con un fiocco di cuoio sul davanti che scopriva una abbondante striscia di candida pelle, che ne accentuava le curve e lascia poco all&#8217;immaginazione sui suoi seni , le finiture rosse del corpetto si intonavano con i suoi occhi color rubino, la gonnellina di seta gialla e pizzo nero e le lunghe calze rosa sopra al ginocchio completavano quello che lei definiva “La divisa delle antiche guerriere” che aveva trovato su un vecchio giornale pre- mutazione , per fortuna la sua stranezza riguardo al vestiario era compensata da una mira e una conoscenza della armi pari a quelle di veterano di guerra , riusciva a centrare una faina mutata fra gli occhi a  100 metri di distanza , al solito mentre si levava il guanto senza dita con il suo solito rituale si snodare i lacci con i denti, teneva il suo fucile automatico  con la mano destra , era lungo la metà di lei , sul calcio color verde militare portava il chip rabbit della Hunter Agency che registrava i dati delle battaglie, accanto a lei dalla sua borsa spuntava uno dei suoi coniglietti porta fortuna e una delle mele rosse di cui aveva grande passione.<br />
La chiami ma improvvisamente …&#8230;&#8230;..</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Dan</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/#comment-44450</link>
		<dc:creator>Dan</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 11:45:37 +0000</pubDate>
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		<description>E&#039; raro che una persona compia due azioni insieme...?
Se della banalità descritta, io direi che sia più che vitale, invece.
A meno di non figurarsi degli automi che o ridono o si girano, o parlano o fanno lo sguardo triste... Mille e mille azioni c&#039;investono e ci parlano, mentre noi a malapena ce n&#039;accorgiamo: individuarne un paio, per due personaggi che si vogliono render vivi, è quanto di più naturale (io trovo).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; raro che una persona compia due azioni insieme&#8230;?<br />
Se della banalità descritta, io direi che sia più che vitale, invece.<br />
A meno di non figurarsi degli automi che o ridono o si girano, o parlano o fanno lo sguardo triste&#8230; Mille e mille azioni c&#8217;investono e ci parlano, mentre noi a malapena ce n&#8217;accorgiamo: individuarne un paio, per due personaggi che si vogliono render vivi, è quanto di più naturale (io trovo).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gamberetta</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/#comment-44410</link>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 06:46:03 +0000</pubDate>
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		<description>@Valentina. Per i gerundi: è raro che davvero una persona compia due azioni contemporaneamente, ed è ancora più raro che sia &lt;em&gt;necessario&lt;/em&gt; che le compia, perciò separale. Esempio:
&lt;blockquote&gt;«Che bella giornata!» disse Anna ridendo.&lt;/blockquote&gt;
diventa:
&lt;blockquote&gt;Anna rise. «Che bella giornata!» [e tra l’altro il disse adesso si può togliere perché è sottointeso]&lt;/blockquote&gt;
Oppure:
&lt;blockquote&gt;Anna bevve un sorso di cioccolata sedendosi sul divano.&lt;/blockquote&gt;
diventa:
&lt;blockquote&gt;Anna si sedette sul divano e bevve un sorso di cioccolata.&lt;/blockquote&gt;
Dopodiché se è vitale che Anna beva proprio durante il gesto di sedersi puoi pure lasciare il gerundio, ma in generale puoi spezzare le azioni senza danno. Così elimini i gerundi che ti paiono di troppo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Valentina. Per i gerundi: è raro che davvero una persona compia due azioni contemporaneamente, ed è ancora più raro che sia <em>necessario</em> che le compia, perciò separale. Esempio:</p>
<blockquote><p>«Che bella giornata!» disse Anna ridendo.</p></blockquote>
<p>diventa:</p>
<blockquote><p>Anna rise. «Che bella giornata!» [e tra l’altro il disse adesso si può togliere perché è sottointeso]</p></blockquote>
<p>Oppure:</p>
<blockquote><p>Anna bevve un sorso di cioccolata sedendosi sul divano.</p></blockquote>
<p>diventa:</p>
<blockquote><p>Anna si sedette sul divano e bevve un sorso di cioccolata.</p></blockquote>
<p>Dopodiché se è vitale che Anna beva proprio durante il gesto di sedersi puoi pure lasciare il gerundio, ma in generale puoi spezzare le azioni senza danno. Così elimini i gerundi che ti paiono di troppo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Valentina</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/#comment-44396</link>
		<dc:creator>Valentina</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Nov 2011 04:42:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=2216#comment-44396</guid>
		<description>Ciao, complimenti innanzi tutto per il blog e per l&#039;articolo.
Vorrei chiederti un piccolo &quot;aiuto&quot;. Avrei sempre voluto scrivere un libro/una storia, ma ciò che mi bloccava e mi blocca è, oltre al fatto che riesco a descrivere poco, anche il fatto che utilizzo una quantità enorme di verbi al gerundio...Questo a mio avviso può essere davvero snervante dal punto di vista del lettore. Hai qualche consiglio in merito?
Ho letto qua e là qualche commento, ma non mi sembra ci sia questo &quot;problema&quot;. Nel caso se ne fosse parlato mi scuso.
Buona notte ^^</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao, complimenti innanzi tutto per il blog e per l&#8217;articolo.<br />
Vorrei chiederti un piccolo &#8220;aiuto&#8221;. Avrei sempre voluto scrivere un libro/una storia, ma ciò che mi bloccava e mi blocca è, oltre al fatto che riesco a descrivere poco, anche il fatto che utilizzo una quantità enorme di verbi al gerundio&#8230;Questo a mio avviso può essere davvero snervante dal punto di vista del lettore. Hai qualche consiglio in merito?<br />
Ho letto qua e là qualche commento, ma non mi sembra ci sia questo &#8220;problema&#8221;. Nel caso se ne fosse parlato mi scuso.<br />
Buona notte ^^</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Andrea</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/#comment-36723</link>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Aug 2011 02:02:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=2216#comment-36723</guid>
		<description>Ciao a tutti, visto che è la prima volta che scrivo qui.
So di essere l&#039;ultimo dopo parecchio tempo dalla pubblicazione dell&#039;articolo ma, incuriosito, ho voluto fare un tentativo anche io.
Spero di non far perdere troppo tempo, visto che ne è uscito un mezzo racconto:

    “Ah ah ah... non ce la faccio più dalle risate”. 
    Ringrazio di avere un musetto finto e inespressivo, altrimenti mi si sarebbe già strappato.
    Questa volta a Kanade è andata male: sempre in ritardo, nonostante i mille richiami della capo-squadra. Era stata l&#039;ultima promessa - “al tuo prossimo ritardo ti conceremo per le feste!”.
    E così è stato: non immaginavo una cosa simile.
    Appena Kanade si è fermata, appoggiando la borsa in cui viaggiamo io e il mio collega Jerry, l&#039;ho rovesciata: la parte superiore s&#039;è aperta e me ne sono sgusciato fuori. Lui invece è ancora là dentro, stremato.
    Ho iniziato a ridere non appena mi sono voltato verso Kanade.
    Lei si era seduta su uno scalino per riprendersi un attimo dalla corsa fatta per raggiungere la piazza del gate: una galleria che porta al Parco delle Meraviglie. Ci toccherà il primo turno di vigilanza.
    La prima cosa che ha fatto è stata prendere dalla borsa e addentare una mela rossa: sono fenomenali, un morso e sei a posto per ventiquattro ore. Oltre che curarti dagli affanni.
    Unico effetto collaterale: gli occhi diventano rossi, per tutto il tempo. L&#039;ha poi lasciata rotolare giù dagli scalini.
    Gli effetti benefici, come sempre, arrivano quasi subito: il suo respiro comincia a essere già più regolare.
    Si noterebbe persino da lontano, visto il corpetto che le hanno rifilato: nero, con i bordi rossi. Almeno è un abbinamento di colori che a Kanade piace particolarmente, sono i suoi preferiti: è la stessa delle sue zeppe a caviglia bassa, tenute ferme giusto da una striscia sul collo del piede.
    La cosa particolare del corpetto, però, è l&#039;apertura sul davanti, che lascia in vista il ventre e il petto da sotto l&#039;intreccio di un laccio, annodato in un fiocco all&#039;altezza del seno.
    L&#039;altra cosa ridicola che l&#039;hanno evidentemente costretta a indossare sono le calze: rosa, un colore che lei non sopporta per niente, ma soprattutto diverse!
    Una sale fin sulla coscia destra: non le scende a ogni movimento solo grazie al nastro nero che la stringe.
    L&#039;altra non supera il polpaccio, che avvolge con un elastico dorato, in tinta con la sua gonnellina preferita che rigorosamente indossa sopra a quella di pizzo nero.
    Alzo ancora lo sguardo e vedo che mi fissa, divertita. Mi fa l&#039;occhiolino.
    “Almeno l&#039;ha presa con umorismo”.
    Mi metto a fare qualche esercizio per la schiena: mi piace fare un po&#039; di piegamenti. Approfitto così dello spigolo dello scalino.
    Lei intanto si è messa ad aggiustarsi il guanto sulla mano sinistra: è un portafortuna, l&#039;ha scelto per i colori, i suoi preferiti, e per la mancanza delle dita. Ama avere una presa sicura, quando impugna la sua arma: un G3, la migliore scelta tra le armi disponibili. Forse un po&#039; esagerato.
    È talmente presa, nel tenere in mostra la sua arma, appoggiata sul calcio ove si nota l&#039;adesivo della nostra squadra, la testa di un coniglio rosa, che cerca di tirare il laccio del guanto con la bocca.
    La cosa non è ovviamente semplice: comincia ad agitarsi e una ciocca dei suoi lunghi capelli verdi le ricade morbidamente sul braccio sinistro. Una striscia della doppia bretella, che sorregge il corpetto, scivola sulla sua spalla destra.
    Le si sposta un po&#039; anche il cappellino: un cilindro nero infiocchettato di rosa. L&#039;ultimo elemento umiliante di quella divisa assurda.
    “Forse se molli per un attimo il fucile fai prima!”.
    Cielo rosa: è già il tramonto, dobbiamo muoverci.
    Mi rimetto in piedi sulle mie zampine, faccio un cenno a Kanade di muoversi e mi avvio verso il mio mezzo di trasporto.
    Vedo in lontananza la sagoma nera di un coniglio erectus che è appena sbucata dal gate: tra poco scatterà il coprifuoco. Non è concesso alla gente comune rimanere fuori, oltre quell&#039;orario.
    “Si parte!”</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao a tutti, visto che è la prima volta che scrivo qui.<br />
So di essere l&#8217;ultimo dopo parecchio tempo dalla pubblicazione dell&#8217;articolo ma, incuriosito, ho voluto fare un tentativo anche io.<br />
Spero di non far perdere troppo tempo, visto che ne è uscito un mezzo racconto:</p>
<p>    “Ah ah ah&#8230; non ce la faccio più dalle risate”.<br />
    Ringrazio di avere un musetto finto e inespressivo, altrimenti mi si sarebbe già strappato.<br />
    Questa volta a Kanade è andata male: sempre in ritardo, nonostante i mille richiami della capo-squadra. Era stata l&#8217;ultima promessa &#8211; “al tuo prossimo ritardo ti conceremo per le feste!”.<br />
    E così è stato: non immaginavo una cosa simile.<br />
    Appena Kanade si è fermata, appoggiando la borsa in cui viaggiamo io e il mio collega Jerry, l&#8217;ho rovesciata: la parte superiore s&#8217;è aperta e me ne sono sgusciato fuori. Lui invece è ancora là dentro, stremato.<br />
    Ho iniziato a ridere non appena mi sono voltato verso Kanade.<br />
    Lei si era seduta su uno scalino per riprendersi un attimo dalla corsa fatta per raggiungere la piazza del gate: una galleria che porta al Parco delle Meraviglie. Ci toccherà il primo turno di vigilanza.<br />
    La prima cosa che ha fatto è stata prendere dalla borsa e addentare una mela rossa: sono fenomenali, un morso e sei a posto per ventiquattro ore. Oltre che curarti dagli affanni.<br />
    Unico effetto collaterale: gli occhi diventano rossi, per tutto il tempo. L&#8217;ha poi lasciata rotolare giù dagli scalini.<br />
    Gli effetti benefici, come sempre, arrivano quasi subito: il suo respiro comincia a essere già più regolare.<br />
    Si noterebbe persino da lontano, visto il corpetto che le hanno rifilato: nero, con i bordi rossi. Almeno è un abbinamento di colori che a Kanade piace particolarmente, sono i suoi preferiti: è la stessa delle sue zeppe a caviglia bassa, tenute ferme giusto da una striscia sul collo del piede.<br />
    La cosa particolare del corpetto, però, è l&#8217;apertura sul davanti, che lascia in vista il ventre e il petto da sotto l&#8217;intreccio di un laccio, annodato in un fiocco all&#8217;altezza del seno.<br />
    L&#8217;altra cosa ridicola che l&#8217;hanno evidentemente costretta a indossare sono le calze: rosa, un colore che lei non sopporta per niente, ma soprattutto diverse!<br />
    Una sale fin sulla coscia destra: non le scende a ogni movimento solo grazie al nastro nero che la stringe.<br />
    L&#8217;altra non supera il polpaccio, che avvolge con un elastico dorato, in tinta con la sua gonnellina preferita che rigorosamente indossa sopra a quella di pizzo nero.<br />
    Alzo ancora lo sguardo e vedo che mi fissa, divertita. Mi fa l&#8217;occhiolino.<br />
    “Almeno l&#8217;ha presa con umorismo”.<br />
    Mi metto a fare qualche esercizio per la schiena: mi piace fare un po&#8217; di piegamenti. Approfitto così dello spigolo dello scalino.<br />
    Lei intanto si è messa ad aggiustarsi il guanto sulla mano sinistra: è un portafortuna, l&#8217;ha scelto per i colori, i suoi preferiti, e per la mancanza delle dita. Ama avere una presa sicura, quando impugna la sua arma: un G3, la migliore scelta tra le armi disponibili. Forse un po&#8217; esagerato.<br />
    È talmente presa, nel tenere in mostra la sua arma, appoggiata sul calcio ove si nota l&#8217;adesivo della nostra squadra, la testa di un coniglio rosa, che cerca di tirare il laccio del guanto con la bocca.<br />
    La cosa non è ovviamente semplice: comincia ad agitarsi e una ciocca dei suoi lunghi capelli verdi le ricade morbidamente sul braccio sinistro. Una striscia della doppia bretella, che sorregge il corpetto, scivola sulla sua spalla destra.<br />
    Le si sposta un po&#8217; anche il cappellino: un cilindro nero infiocchettato di rosa. L&#8217;ultimo elemento umiliante di quella divisa assurda.<br />
    “Forse se molli per un attimo il fucile fai prima!”.<br />
    Cielo rosa: è già il tramonto, dobbiamo muoverci.<br />
    Mi rimetto in piedi sulle mie zampine, faccio un cenno a Kanade di muoversi e mi avvio verso il mio mezzo di trasporto.<br />
    Vedo in lontananza la sagoma nera di un coniglio erectus che è appena sbucata dal gate: tra poco scatterà il coprifuoco. Non è concesso alla gente comune rimanere fuori, oltre quell&#8217;orario.<br />
    “Si parte!”</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Dafne</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/#comment-33010</link>
		<dc:creator>Dafne</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 14:29:59 +0000</pubDate>
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		<description>@ Gamberetta: Insomma &#039;na ciofeca! In effetti quello dei rigiri di parole è da sempre un mio problema. Grazie per i consigli riscriverò tutto tenedoli presente ;)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Gamberetta: Insomma &#8216;na ciofeca! In effetti quello dei rigiri di parole è da sempre un mio problema. Grazie per i consigli riscriverò tutto tenedoli presente ;)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gamberetta</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/#comment-32954</link>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 23:36:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=2216#comment-32954</guid>
		<description>@Dafne. Parlerò solo delle parti descrittive perché giudicare il racconto nel suo complesso sarebbe troppo lungo ed esula dallo scopo dell’esercizio.
La descrizione nel complesso c’è, anche se così diluita in forma di racconto è molto più lunga di quello che potrebbe essere. E in generale sprechi un po’ parole ribandendo più volte lo stesso concetto.
Esempio:
&lt;blockquote&gt;E vide che era rosa. Il cielo era rosa. Era già il crepuscolo. Solo allora, l’urgenza del suo dovere ripiombò sulle sue spalle, curvandole sotto quel peso gravoso, e facendogli reclinare la testa nuovamente verso terra: “E’ già il tramonto, ti vuoi muovere!”&lt;/blockquote&gt;
Basterebbe scrivere, per esempio:
&lt;blockquote&gt;Il cielo si era tinto di rosa. &lt;em&gt;Merda è già il tramonto! Devo sbrigarmi.&lt;/em&gt; Karotòn abbassò il capo e riprese a camminare.&lt;/blockquote&gt;
O anche:
&lt;blockquote&gt;Infatti, Grovieras continuò tranquillamente ad attaccare adesivi di conigli rosa sul calcio di un fucile e rispose melliflua, anticipando un’altra prevedibile esplosione di rimbrotti: “Lo sto solo abbellendo [...]”&lt;/blockquote&gt;
Si può tagliare tantissimo senza intaccare il significato e aumentando la scorrevolezza:
&lt;blockquote&gt;Groviera attaccò un altro adesivo di coniglio rosa sul calcio del fucile. “Lo sto solo abbellendo [...]”&lt;/blockquote&gt;
Leggi il Manuale – 3 sul mostrare, spesso “racconti” e poi “mostri”, il raccontato lo puoi tagliare senza problemi.
Tornando alla descrizione. La parte dove descrivi la ragazza, o meglio i suoi abiti:
&lt;blockquote&gt;Squadrò perplessa il suo abbigliamento: un corpetto nero le cingeva il busto, lasciando scoperte le braccia, e parti dei seni e del ventre comparivano tra i lacci troppo lenti. Cercò con le mani il fazzoletto di stoffa arancione e pizzo che aveva per gonna e che a malapena le copriva il pube. Calata nella parte, carezzò con lascivia una gamba e indugiò sul ginocchio, a stringere il nastro che le serrava le calze bianche. Risalì, sfiorando con le dita il polso stretto in un guanto nero che lasciava le dita scoperte, quindi attraversò le braccia, il collo circondato da un collare nero e rosso, intrecciò le dita tra i capelli turchini e scostò da un lato un piccolo cilindro nero, adornato da un grosso fiocco rosa.&lt;/blockquote&gt;
è abbastanza buona. Però forse sarebbe stato meglio spezzarla un po’. In particolare il movimento della mano è un po’ artefatto. Inoltre non si capisce subito che il fazzoletto è la gonna e non un vero fazzoletto. Direi:
&lt;blockquote&gt;Il corpetto nero le cingeva il busto. Dietro i lacci allentati si intravedevano i seni e il ventre. Grovieras si lisciò la gonna di stoffa arancione e pizzo che le copriva a malapena il pube. Carezzò la gamba e indugiò all’altezza del ginocchio, per stringere il nastro che serrava le calze bianche. “Sono una ominide carina?”
Passò le mani fasciate nei guanti neri tra i capelli turchini. Il piccolo cappello a cilindro nero adornato da un fiocco rosa le cadde dal capo.&lt;/blockquote&gt;
E manca il collare, ma pazienza, e poi ero stufa di abbigliamento nero! ^_^</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Dafne. Parlerò solo delle parti descrittive perché giudicare il racconto nel suo complesso sarebbe troppo lungo ed esula dallo scopo dell’esercizio.<br />
La descrizione nel complesso c’è, anche se così diluita in forma di racconto è molto più lunga di quello che potrebbe essere. E in generale sprechi un po’ parole ribandendo più volte lo stesso concetto.<br />
Esempio:</p>
<blockquote><p>E vide che era rosa. Il cielo era rosa. Era già il crepuscolo. Solo allora, l’urgenza del suo dovere ripiombò sulle sue spalle, curvandole sotto quel peso gravoso, e facendogli reclinare la testa nuovamente verso terra: “E’ già il tramonto, ti vuoi muovere!”</p></blockquote>
<p>Basterebbe scrivere, per esempio:</p>
<blockquote><p>Il cielo si era tinto di rosa. <em>Merda è già il tramonto! Devo sbrigarmi.</em> Karotòn abbassò il capo e riprese a camminare.</p></blockquote>
<p>O anche:</p>
<blockquote><p>Infatti, Grovieras continuò tranquillamente ad attaccare adesivi di conigli rosa sul calcio di un fucile e rispose melliflua, anticipando un’altra prevedibile esplosione di rimbrotti: “Lo sto solo abbellendo [...]”</p></blockquote>
<p>Si può tagliare tantissimo senza intaccare il significato e aumentando la scorrevolezza:</p>
<blockquote><p>Groviera attaccò un altro adesivo di coniglio rosa sul calcio del fucile. “Lo sto solo abbellendo [...]”</p></blockquote>
<p>Leggi il Manuale – 3 sul mostrare, spesso “racconti” e poi “mostri”, il raccontato lo puoi tagliare senza problemi.<br />
Tornando alla descrizione. La parte dove descrivi la ragazza, o meglio i suoi abiti:</p>
<blockquote><p>Squadrò perplessa il suo abbigliamento: un corpetto nero le cingeva il busto, lasciando scoperte le braccia, e parti dei seni e del ventre comparivano tra i lacci troppo lenti. Cercò con le mani il fazzoletto di stoffa arancione e pizzo che aveva per gonna e che a malapena le copriva il pube. Calata nella parte, carezzò con lascivia una gamba e indugiò sul ginocchio, a stringere il nastro che le serrava le calze bianche. Risalì, sfiorando con le dita il polso stretto in un guanto nero che lasciava le dita scoperte, quindi attraversò le braccia, il collo circondato da un collare nero e rosso, intrecciò le dita tra i capelli turchini e scostò da un lato un piccolo cilindro nero, adornato da un grosso fiocco rosa.</p></blockquote>
<p>è abbastanza buona. Però forse sarebbe stato meglio spezzarla un po’. In particolare il movimento della mano è un po’ artefatto. Inoltre non si capisce subito che il fazzoletto è la gonna e non un vero fazzoletto. Direi:</p>
<blockquote><p>Il corpetto nero le cingeva il busto. Dietro i lacci allentati si intravedevano i seni e il ventre. Grovieras si lisciò la gonna di stoffa arancione e pizzo che le copriva a malapena il pube. Carezzò la gamba e indugiò all’altezza del ginocchio, per stringere il nastro che serrava le calze bianche. “Sono una ominide carina?”<br />
Passò le mani fasciate nei guanti neri tra i capelli turchini. Il piccolo cappello a cilindro nero adornato da un fiocco rosa le cadde dal capo.</p></blockquote>
<p>E manca il collare, ma pazienza, e poi ero stufa di abbigliamento nero! ^_^</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Dafne</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/#comment-32913</link>
		<dc:creator>Dafne</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jul 2011 14:29:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=2216#comment-32913</guid>
		<description>@ riflessione: 
&lt;blockquote&gt;è il lettore che deve dare l’immagine, non l’autore. Spesso una descrizione dettagliata fa perdere il senso della cosa, rendendola agli occhi del lettore solo una fotografia, anzi, un disegno. E’ scontato che, se chi legge non ha la minima immaginazione, non può capire il senso della frase. &lt;/blockquote&gt;

Come può il lettore visualizzare ciò che legge se non gli viene illustrato? Certo può fare uno sforzo, ma è proprio qui il punto: se il lettore deve fare uno sforzo il libro non è scritto bene. Le descrizioni sono parte integrante di una storia, non c&#039;è solo quello chiaramente, ma senza un contesto e i suoi elementi delineati al meglio, sarebbe  come vedere un film in cui tutti i personaggi sono collocati in un paesaggio asettico, ognuno la copia dell&#039;altro. 
Un buon libro è in grado di fornire tutte le informazioni di cui il lettore ha bisogno senza che il lettore stesso se ne accorga. Deve potersi ritrovare nella storia, viverla e non accorgersene, e lo scrittore deve agevolarlo al massimo, non solo con le descrizioni chiaramente: se queste diventano una sfilza di frasi concentrate solo sul contesto e slegate dallo scorrere degli eventi, si ha lo stesso una pessima scrittura. 
Ma questo è l&#039;ABC. Questioni come &quot;le parole astratte sono importanti&quot;, non hanno senso, ogni parola può essere usata, ogni concetto definito, solo che bisogna saperlo fare. Sennò poi si hanno casi orripilanti, come questo: 

&lt;i&gt;Seline, sempre allegra e curiosa, sarebbe capace di vivere una settimana solo facendo shopping. Agatha, taciturna e introversa, è indipendente e determinata. E Naomi, vivace ma equilibrata, è una di quelle che dicono sempre quello che pensano&lt;/i&gt;. 

Andiamo...è davvero illegibile, scrittura da terza elementare. Anzi è probabile che perle del genere siano proprio residuo di insegnamenti scolastici, la convinzione che se usi parole belle e profonde e i loro sinonimi appaccicati uno dietro l&#039;altro, allora sei bravo a scrivere.

Per quanto riguarda:
&lt;blockquote&gt;Fuori, il solito gruppetto di ragazzi mi fissa mentre passo nel corridoio affollato del primo piano.&lt;/blockquote&gt;

... l&#039;unico senso che conferisco a questa frammento è: &quot;Guardatemi sono così figa che tutti questi adolescenti arrapati mi vorrebbero violentare. Ma sono anche una ragazza giudiziosa e quindi questo mi fa orrore. E poi sono alternativa io eh... mica come le mie coetanee che si mettono in mostra apposta!&quot;. 

Davvero &lt;i&gt;Riflessione&lt;/i&gt;, tu a questo punto non avresti gettato via questo libro?!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ riflessione: </p>
<blockquote><p>è il lettore che deve dare l’immagine, non l’autore. Spesso una descrizione dettagliata fa perdere il senso della cosa, rendendola agli occhi del lettore solo una fotografia, anzi, un disegno. E’ scontato che, se chi legge non ha la minima immaginazione, non può capire il senso della frase. </p></blockquote>
<p>Come può il lettore visualizzare ciò che legge se non gli viene illustrato? Certo può fare uno sforzo, ma è proprio qui il punto: se il lettore deve fare uno sforzo il libro non è scritto bene. Le descrizioni sono parte integrante di una storia, non c&#8217;è solo quello chiaramente, ma senza un contesto e i suoi elementi delineati al meglio, sarebbe  come vedere un film in cui tutti i personaggi sono collocati in un paesaggio asettico, ognuno la copia dell&#8217;altro.<br />
Un buon libro è in grado di fornire tutte le informazioni di cui il lettore ha bisogno senza che il lettore stesso se ne accorga. Deve potersi ritrovare nella storia, viverla e non accorgersene, e lo scrittore deve agevolarlo al massimo, non solo con le descrizioni chiaramente: se queste diventano una sfilza di frasi concentrate solo sul contesto e slegate dallo scorrere degli eventi, si ha lo stesso una pessima scrittura.<br />
Ma questo è l&#8217;ABC. Questioni come &#8220;le parole astratte sono importanti&#8221;, non hanno senso, ogni parola può essere usata, ogni concetto definito, solo che bisogna saperlo fare. Sennò poi si hanno casi orripilanti, come questo: </p>
<p><i>Seline, sempre allegra e curiosa, sarebbe capace di vivere una settimana solo facendo shopping. Agatha, taciturna e introversa, è indipendente e determinata. E Naomi, vivace ma equilibrata, è una di quelle che dicono sempre quello che pensano</i>. </p>
<p>Andiamo&#8230;è davvero illegibile, scrittura da terza elementare. Anzi è probabile che perle del genere siano proprio residuo di insegnamenti scolastici, la convinzione che se usi parole belle e profonde e i loro sinonimi appaccicati uno dietro l&#8217;altro, allora sei bravo a scrivere.</p>
<p>Per quanto riguarda:</p>
<blockquote><p>Fuori, il solito gruppetto di ragazzi mi fissa mentre passo nel corridoio affollato del primo piano.</p></blockquote>
<p>&#8230; l&#8217;unico senso che conferisco a questa frammento è: &#8220;Guardatemi sono così figa che tutti questi adolescenti arrapati mi vorrebbero violentare. Ma sono anche una ragazza giudiziosa e quindi questo mi fa orrore. E poi sono alternativa io eh&#8230; mica come le mie coetanee che si mettono in mostra apposta!&#8221;. </p>
<p>Davvero <i>Riflessione</i>, tu a questo punto non avresti gettato via questo libro?!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Momo</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/#comment-32797</link>
		<dc:creator>Momo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Jul 2011 09:56:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=2216#comment-32797</guid>
		<description>Non vorrei commentare, ma non resisto. E&#039; evidente, &quot;riflessione&quot;, che non solo non hai letto i criteri in base ai quali vengono recensiti i libri in questo blog (che &lt;b&gt;non &lt;/b&gt;sono quelli della &quot;literary fiction&quot;), ma non ti sei neppure accorto che Chiara ha presentato su questo stesso blog la bellezza di 3 romanzi (di cui uno ancora in home page).

Perciò, al di là del merito delle tue critiche (che sono tutto un programma), ti conviene prepararti un po&#039; meglio, se vuoi essere preso sul serio.

Ciao.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non vorrei commentare, ma non resisto. E&#8217; evidente, &#8220;riflessione&#8221;, che non solo non hai letto i criteri in base ai quali vengono recensiti i libri in questo blog (che <b>non </b>sono quelli della &#8220;literary fiction&#8221;), ma non ti sei neppure accorto che Chiara ha presentato su questo stesso blog la bellezza di 3 romanzi (di cui uno ancora in home page).</p>
<p>Perciò, al di là del merito delle tue critiche (che sono tutto un programma), ti conviene prepararti un po&#8217; meglio, se vuoi essere preso sul serio.</p>
<p>Ciao.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: riflessione</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/#comment-32767</link>
		<dc:creator>riflessione</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Jul 2011 00:40:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=2216#comment-32767</guid>
		<description>Per la parte riguardante le regole da seguire, niente da obbiettare, corrette e interessanti, per non dire copiate da altri siti.
però mi affligge un dubbio…
Hai pubblicato qualcosa tu? non a pagamento, si intende… no perché per le critiche che muovi nei confronti degli altri, o sei ai livelli di Shatzing (come minimo) o semplicemente ti rode perché tra gli scaffali delle librerie non c’è niente di tuo.
In riferimento a “buio” soprattutto sei stata piuttosto critica… iniziamo allora!
Un male che non si può immaginare tecnicamente è indice di dolore estremamente acuto, si usa anche a livello ospedaliero, nel caso tu non lo sappia… e sono un infermiere, quindi LO SO. Un termine simile indica il peggior dolore immaginabile, per alcuni è, come detto dall’autrice, un arto reciso, per altri un unghia incarnita… è il lettore che deve dare l’immagine, non l’autore. Spesso una descrizione dettagliata fa perdere il senso della cosa, rendendola agli occhi del lettore solo una fotografia, anzi, un disegno. E’ scontato che, se chi legge non ha la minima immaginazione, non può capire il senso della frase. Sono d’accordo sulla sbrodolata di aggettivi per descrivere le amiche, ma si torna al punto di partenza; se non hai fantasia, non puoi immaginare queste persone e necessiti di “qualcosa a cui il lettore possa aggrapparsi”, ovvero descrizioni fisiche e aggettivi concreti. Se mi parli di una persona solare, mi vengono in mente amiche e amici con questo carattere, li associo a loro, oppure creo il personaggio nella mia mente, che non per forza dev’essere fisicamente visualizzabile, ma semplicemente ogni volta che aprirà bocca, penserò che “è quello simpatico e più vivace” o “il casinista”.
Concordo sulla parte dei termini astratti, poteva essere scritta meglio, però non aggiungendo niente di più.
L’immagine dello strumento a fiato sott’acqua per me era bella e rendeva bene l’idea. l’acqua ovatta i suoni e li rende gravi, fa arrugginire il metallo e distorce orribilmente il suono. L’ideale, per descrivere una voce roca. Ma a te serve sapere lo strumento e… hei, perché non ti chiedi anche chi era il proprietario? magari il musicista di una nave da crociera che, ubriaco, ha fatto cadere il suo strumento in mare! Oppure un clown che ha fatto uno spettacolo sulla spiaggia, ma il figlio di quell’imbecille di Francesco gli ha lanciato il flauto in mare!!! o… un lago?
La bellezza astratta! Altro punto interessante! Perché corrispondere a un canone di bellezza è male? perché ritenersi belli così come si è è sbagliato? Deve esserci un difetto? mah, è stata forse la parte meno sensata!
ah no scusa. Dimenticavo. I ragazzi che stanno in cortile! il tuo commento era A CASO! Perché erano fuori? perché fumavano, perché gli andava, perché le lezioni non erano ancora iniziate, perché bruciavano! Ma chi se ne frega!!! vedono una bella ragazza al primo piano che passa lungo il corridoio, FINE. che centra il pedinare?! ma ti leggi quando scrivi? io… io non capisco, più leggevo più mi sbalordivo della tua arroganza e presunzione!
ah si, e se gli autori fantasy sono più scemi di un topo, non voglio dire quello che sto pensando, perché credimi sulla parola, è molto peggio!!!

e con questo, saluto te e la tua bocca larga!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per la parte riguardante le regole da seguire, niente da obbiettare, corrette e interessanti, per non dire copiate da altri siti.<br />
però mi affligge un dubbio…<br />
Hai pubblicato qualcosa tu? non a pagamento, si intende… no perché per le critiche che muovi nei confronti degli altri, o sei ai livelli di Shatzing (come minimo) o semplicemente ti rode perché tra gli scaffali delle librerie non c’è niente di tuo.<br />
In riferimento a “buio” soprattutto sei stata piuttosto critica… iniziamo allora!<br />
Un male che non si può immaginare tecnicamente è indice di dolore estremamente acuto, si usa anche a livello ospedaliero, nel caso tu non lo sappia… e sono un infermiere, quindi LO SO. Un termine simile indica il peggior dolore immaginabile, per alcuni è, come detto dall’autrice, un arto reciso, per altri un unghia incarnita… è il lettore che deve dare l’immagine, non l’autore. Spesso una descrizione dettagliata fa perdere il senso della cosa, rendendola agli occhi del lettore solo una fotografia, anzi, un disegno. E’ scontato che, se chi legge non ha la minima immaginazione, non può capire il senso della frase. Sono d’accordo sulla sbrodolata di aggettivi per descrivere le amiche, ma si torna al punto di partenza; se non hai fantasia, non puoi immaginare queste persone e necessiti di “qualcosa a cui il lettore possa aggrapparsi”, ovvero descrizioni fisiche e aggettivi concreti. Se mi parli di una persona solare, mi vengono in mente amiche e amici con questo carattere, li associo a loro, oppure creo il personaggio nella mia mente, che non per forza dev’essere fisicamente visualizzabile, ma semplicemente ogni volta che aprirà bocca, penserò che “è quello simpatico e più vivace” o “il casinista”.<br />
Concordo sulla parte dei termini astratti, poteva essere scritta meglio, però non aggiungendo niente di più.<br />
L’immagine dello strumento a fiato sott’acqua per me era bella e rendeva bene l’idea. l’acqua ovatta i suoni e li rende gravi, fa arrugginire il metallo e distorce orribilmente il suono. L’ideale, per descrivere una voce roca. Ma a te serve sapere lo strumento e… hei, perché non ti chiedi anche chi era il proprietario? magari il musicista di una nave da crociera che, ubriaco, ha fatto cadere il suo strumento in mare! Oppure un clown che ha fatto uno spettacolo sulla spiaggia, ma il figlio di quell’imbecille di Francesco gli ha lanciato il flauto in mare!!! o… un lago?<br />
La bellezza astratta! Altro punto interessante! Perché corrispondere a un canone di bellezza è male? perché ritenersi belli così come si è è sbagliato? Deve esserci un difetto? mah, è stata forse la parte meno sensata!<br />
ah no scusa. Dimenticavo. I ragazzi che stanno in cortile! il tuo commento era A CASO! Perché erano fuori? perché fumavano, perché gli andava, perché le lezioni non erano ancora iniziate, perché bruciavano! Ma chi se ne frega!!! vedono una bella ragazza al primo piano che passa lungo il corridoio, FINE. che centra il pedinare?! ma ti leggi quando scrivi? io… io non capisco, più leggevo più mi sbalordivo della tua arroganza e presunzione!<br />
ah si, e se gli autori fantasy sono più scemi di un topo, non voglio dire quello che sto pensando, perché credimi sulla parola, è molto peggio!!!</p>
<p>e con questo, saluto te e la tua bocca larga!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Dafne</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/#comment-32757</link>
		<dc:creator>Dafne</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Jul 2011 23:16:30 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=2216#comment-32757</guid>
		<description>Anche io ho letto diversi manuali di scrittura (italiani), ma sinceramente non li ho trovati tanto buoni da risultare imprescindibili. Un&#039;interessante alternativa è &quot;Amata scrittura&quot; di Dacia Maraini, perchè affronta la questione coinvolgendo altri scrittori (come Camilleri o la Allende) che spiegano il perchè e il per come delle loro scelte stilistiche. 
Detto ciò mi cimento anche io nell&#039;esercizio, giusto perchè dovrei studiare per un esame di filosofia e non me ne cala.
PS: Mi sa che è uscito un racconto vero e proprio più che una descrizione, ma è uscito da solo, ma non è troppo lungo. Spero non sia troppo una cagata visto che perderai del tempo a leggerlo ;)



Fu un’inaspettata brezza a ridestarlo dal torpore. La cappa di aria calda e immobile si stava diradando. Soffocava l’ala Est della città, da giorni, l’ultimo regalino delle bombe al Napalm. Ma almeno l’ala Est c’era ancora. “Maledetti ominidi!”- era tutto quello a cui riusciva a pensare il Comandante Karotòn – “Si staranno abboffando ancora con i resti dei miei soldati. Arrosto di coniglio bell’e servito! Bestie!”.
Era reduce da tre giorni di appostamenti al porto. Riusciva a sentire ancora quel maledetto odore. Pesce rancido ecco cos’era, pesce rancido che ammorbava tutto. Che ammorbava lui, ce l’aveva addosso e non sarebbe più riuscito a liberarsene. Emanava da ogni lembo della sua pelliccia. Pelliccia?! Piuttosto un cencio spelacchiato! Forse una volta lo era stata, una pelliccia, dal colore del petrolio e lucente come l’ebano, a giocare di contrasti con le sue orecchie, lunghe, bianche, orgoglio e marchio della sua famiglia. I Karotòn! Rinomati in tutto il Reame Conigliese, la cui stirpe resisteva fin dai giorni della creazione dei primi esemplari degli Homocuniculus. E ora sarebbe toccato a lui vedere la sua razza soccombere e scomparire. 
Si massaggiò il collo cercando un po’ di sollievo dalla stanchezza, dai ricordi.
Se quella era l’unica vita possibile per gli uomini-coniglio, meglio la morte. E vide che era rosa. Il cielo era rosa. Era già il crepuscolo. Solo allora, l’urgenza del suo dovere ripiombò sulle sue spalle, curvandole sotto quel peso gravoso, e facendogli reclinare la testa nuovamente verso terra: “E’ già il tramonto, ti vuoi muovere!” – intimò verso la figura che armeggiava sugli scalini ai suoi piedi.
Forse per la stanchezza o più sicuramente per la sorpresa, non emise un fiato quando incrociò gli occhi di una ragazza. Una ragazza umana, lì, nel pieno dell’avanguardia conigliese. “Sono carina vero?!” cinguettò la ragazza e schioccò un bacio soffiandolo nella sua direzione. “Sei ridicola Grovieras, ma come dannazione ti sei conciata!” - urlò il Comandante, allargando le braccia, esasperato –“ Io non l’ho mai vista un’umana andare in giro vestita così! Lo sapevo che era una sciocchezza, affidare una missione tanto delicata nelle mani di una svampita!”. Ma neanche i suoi urli di stampo militare l’avrebbero scomposta, lo sapeva bene Karotòn. Nessuno dei suoi soldati era mai riuscito a tenergli testa come quella coniglietta. Infatti, Grovieras continuò tranquillamente ad attaccare adesivi di conigli rosa sul calcio di un fucile e rispose melliflua, anticipando un’altra prevedibile esplosione di rimbrotti: “Lo sto solo abbellendo…non ti alterare: ho studiato la mia parte alla perfezione, guardami? Neanche mia madre mi riconoscerebbe, sembro umana al 100%. Non sono una principiante e lo sai. Tu lo sai più di tutti”. 
Sì, lo sapeva. E doveva ammettere che quegli intrugli che facevano cadere il pelo e acquistare sembianze umane per qualche ora, erano miracolosi.
“E comunque” – continuò la ragazza prima di perdere la sua attenzione – “è così che piacciono le donne agli ominidi.” Karotòn storse le labbra in un’espressione di disgusto. Il corpo delle donne umane, più che quello degli uomini, l’aveva sempre disgustato, così nudo, senza soffice e profumata peluria…sembravano morte. Grovieras se ne accorse: “Certo è una mise un tantino ridicola lo ammetto, ma sono ominidi che ti aspetti!”. 
Squadrò perplessa il suo abbigliamento: un corpetto nero le cingeva il busto, lasciando scoperte le braccia, e parti dei seni e del ventre comparivano tra i lacci troppo lenti. Cercò con le mani il fazzoletto di stoffa arancione e pizzo che aveva per gonna e che a malapena le copriva il pube. Calata nella parte,  carezzò con lascivia una gamba e indugiò sul ginocchio, a stringere il nastro che le serrava le calze bianche. Risalì, sfiorando con le dita il polso stretto in un guanto nero che lasciava le dita scoperte, quindi attraversò le braccia, il collo circondato da un collare nero e rosso, intrecciò le dita tra i capelli turchini e scostò da un lato un piccolo cilindro nero, adornato da un grosso fiocco rosa. “Questo è un tocco di classe che ho aggiunto io” disse e sorrise salace – “Visto che gli ominidi pare non vogliano che noi siamo altro che dei conigli in un cilindro…”. “Tu devi essere un coniglio in una torta, invece!” abbaiò Karotòn -“e smettila di mangiare quella mela!”. Grovieras sbuffò, lasciò che la mela rotolasse sugli scalini e concluse: “Sì sì, lo so, melo hai ripetuto cento volte: mi intrufolo nella torta finta, sculetto in giro per la festa del Generale, me ne vado in camera sua e lo sgozzo. Poi dissemino qualche coniglietto-bomba in giro…eccoli, non sono pucciosissimi?” afferrò il coniglietto di pelouche abbandonato sullo scalino, lo accarezzò e lo depose in una borsa: “Missione compiuta. Zimbambum. Non avrai neanche il tempo di farti un saltello che tornerò da te e non ti lascerò più. Contento?” concluse e lo fissò. 
Poteva anche avere le sembianze di un’umana, ma quegli occhi rotondi, rosa, capaci di sorridere vezzosi, erano solo i suoi. “Non ti manderei se sapessi che non puoi farcela” sussurrò il Comandante, e distolse lo sguardo subito dopo. Grovieras si alzò, scese gli scalini in modo da dargli le spalle. Disse: “Non hai scelta. Guardati intorno: siamo già un ricordo”. Karotòn fissò i palazzi allungarsi in grandi ombre, come bare pronte a ricoprire tutto. In quella parte della città, l’architettura conigliese era quasi scomparsa, i palazzi erano squadrati, di chiara matrice umanoide e solo qualche decorazione a porte e ringhiere, conservava segni del loro retaggio. Un uomo-coniglio attraversò la strada strascicando i piedi e si confuse tra le ombre sempre più lunghe dei palazzi. 
Anche Grovieras cominciò ad allontanarsi. “Allora… ti aspetto” disse Karotòn e subito aggiunse con voce più atona: “Ma prima di venire da me, vedi di tornare normale”. La coniglietta si girò, gli occhi come lumini rosa nella penombra, gli regalarono un ultimo sorriso vezzoso. Poi scomparve, inghiottita dalle ombre dei palazzi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Anche io ho letto diversi manuali di scrittura (italiani), ma sinceramente non li ho trovati tanto buoni da risultare imprescindibili. Un&#8217;interessante alternativa è &#8220;Amata scrittura&#8221; di Dacia Maraini, perchè affronta la questione coinvolgendo altri scrittori (come Camilleri o la Allende) che spiegano il perchè e il per come delle loro scelte stilistiche.<br />
Detto ciò mi cimento anche io nell&#8217;esercizio, giusto perchè dovrei studiare per un esame di filosofia e non me ne cala.<br />
PS: Mi sa che è uscito un racconto vero e proprio più che una descrizione, ma è uscito da solo, ma non è troppo lungo. Spero non sia troppo una cagata visto che perderai del tempo a leggerlo ;)</p>
<p>Fu un’inaspettata brezza a ridestarlo dal torpore. La cappa di aria calda e immobile si stava diradando. Soffocava l’ala Est della città, da giorni, l’ultimo regalino delle bombe al Napalm. Ma almeno l’ala Est c’era ancora. “Maledetti ominidi!”- era tutto quello a cui riusciva a pensare il Comandante Karotòn – “Si staranno abboffando ancora con i resti dei miei soldati. Arrosto di coniglio bell’e servito! Bestie!”.<br />
Era reduce da tre giorni di appostamenti al porto. Riusciva a sentire ancora quel maledetto odore. Pesce rancido ecco cos’era, pesce rancido che ammorbava tutto. Che ammorbava lui, ce l’aveva addosso e non sarebbe più riuscito a liberarsene. Emanava da ogni lembo della sua pelliccia. Pelliccia?! Piuttosto un cencio spelacchiato! Forse una volta lo era stata, una pelliccia, dal colore del petrolio e lucente come l’ebano, a giocare di contrasti con le sue orecchie, lunghe, bianche, orgoglio e marchio della sua famiglia. I Karotòn! Rinomati in tutto il Reame Conigliese, la cui stirpe resisteva fin dai giorni della creazione dei primi esemplari degli Homocuniculus. E ora sarebbe toccato a lui vedere la sua razza soccombere e scomparire.<br />
Si massaggiò il collo cercando un po’ di sollievo dalla stanchezza, dai ricordi.<br />
Se quella era l’unica vita possibile per gli uomini-coniglio, meglio la morte. E vide che era rosa. Il cielo era rosa. Era già il crepuscolo. Solo allora, l’urgenza del suo dovere ripiombò sulle sue spalle, curvandole sotto quel peso gravoso, e facendogli reclinare la testa nuovamente verso terra: “E’ già il tramonto, ti vuoi muovere!” – intimò verso la figura che armeggiava sugli scalini ai suoi piedi.<br />
Forse per la stanchezza o più sicuramente per la sorpresa, non emise un fiato quando incrociò gli occhi di una ragazza. Una ragazza umana, lì, nel pieno dell’avanguardia conigliese. “Sono carina vero?!” cinguettò la ragazza e schioccò un bacio soffiandolo nella sua direzione. “Sei ridicola Grovieras, ma come dannazione ti sei conciata!” &#8211; urlò il Comandante, allargando le braccia, esasperato –“ Io non l’ho mai vista un’umana andare in giro vestita così! Lo sapevo che era una sciocchezza, affidare una missione tanto delicata nelle mani di una svampita!”. Ma neanche i suoi urli di stampo militare l’avrebbero scomposta, lo sapeva bene Karotòn. Nessuno dei suoi soldati era mai riuscito a tenergli testa come quella coniglietta. Infatti, Grovieras continuò tranquillamente ad attaccare adesivi di conigli rosa sul calcio di un fucile e rispose melliflua, anticipando un’altra prevedibile esplosione di rimbrotti: “Lo sto solo abbellendo…non ti alterare: ho studiato la mia parte alla perfezione, guardami? Neanche mia madre mi riconoscerebbe, sembro umana al 100%. Non sono una principiante e lo sai. Tu lo sai più di tutti”.<br />
Sì, lo sapeva. E doveva ammettere che quegli intrugli che facevano cadere il pelo e acquistare sembianze umane per qualche ora, erano miracolosi.<br />
“E comunque” – continuò la ragazza prima di perdere la sua attenzione – “è così che piacciono le donne agli ominidi.” Karotòn storse le labbra in un’espressione di disgusto. Il corpo delle donne umane, più che quello degli uomini, l’aveva sempre disgustato, così nudo, senza soffice e profumata peluria…sembravano morte. Grovieras se ne accorse: “Certo è una mise un tantino ridicola lo ammetto, ma sono ominidi che ti aspetti!”.<br />
Squadrò perplessa il suo abbigliamento: un corpetto nero le cingeva il busto, lasciando scoperte le braccia, e parti dei seni e del ventre comparivano tra i lacci troppo lenti. Cercò con le mani il fazzoletto di stoffa arancione e pizzo che aveva per gonna e che a malapena le copriva il pube. Calata nella parte,  carezzò con lascivia una gamba e indugiò sul ginocchio, a stringere il nastro che le serrava le calze bianche. Risalì, sfiorando con le dita il polso stretto in un guanto nero che lasciava le dita scoperte, quindi attraversò le braccia, il collo circondato da un collare nero e rosso, intrecciò le dita tra i capelli turchini e scostò da un lato un piccolo cilindro nero, adornato da un grosso fiocco rosa. “Questo è un tocco di classe che ho aggiunto io” disse e sorrise salace – “Visto che gli ominidi pare non vogliano che noi siamo altro che dei conigli in un cilindro…”. “Tu devi essere un coniglio in una torta, invece!” abbaiò Karotòn -“e smettila di mangiare quella mela!”. Grovieras sbuffò, lasciò che la mela rotolasse sugli scalini e concluse: “Sì sì, lo so, melo hai ripetuto cento volte: mi intrufolo nella torta finta, sculetto in giro per la festa del Generale, me ne vado in camera sua e lo sgozzo. Poi dissemino qualche coniglietto-bomba in giro…eccoli, non sono pucciosissimi?” afferrò il coniglietto di pelouche abbandonato sullo scalino, lo accarezzò e lo depose in una borsa: “Missione compiuta. Zimbambum. Non avrai neanche il tempo di farti un saltello che tornerò da te e non ti lascerò più. Contento?” concluse e lo fissò.<br />
Poteva anche avere le sembianze di un’umana, ma quegli occhi rotondi, rosa, capaci di sorridere vezzosi, erano solo i suoi. “Non ti manderei se sapessi che non puoi farcela” sussurrò il Comandante, e distolse lo sguardo subito dopo. Grovieras si alzò, scese gli scalini in modo da dargli le spalle. Disse: “Non hai scelta. Guardati intorno: siamo già un ricordo”. Karotòn fissò i palazzi allungarsi in grandi ombre, come bare pronte a ricoprire tutto. In quella parte della città, l’architettura conigliese era quasi scomparsa, i palazzi erano squadrati, di chiara matrice umanoide e solo qualche decorazione a porte e ringhiere, conservava segni del loro retaggio. Un uomo-coniglio attraversò la strada strascicando i piedi e si confuse tra le ombre sempre più lunghe dei palazzi.<br />
Anche Grovieras cominciò ad allontanarsi. “Allora… ti aspetto” disse Karotòn e subito aggiunse con voce più atona: “Ma prima di venire da me, vedi di tornare normale”. La coniglietta si girò, gli occhi come lumini rosa nella penombra, gli regalarono un ultimo sorriso vezzoso. Poi scomparve, inghiottita dalle ombre dei palazzi.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Cody</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/#comment-32312</link>
		<dc:creator>Cody</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 09:07:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=2216#comment-32312</guid>
		<description>Ok, grazie mille per i consigli! Giusto per sapere, l&#039;atteggiamento del protagonista suona un po&#039; forzato, oppure è abbastanza naturale?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ok, grazie mille per i consigli! Giusto per sapere, l&#8217;atteggiamento del protagonista suona un po&#8217; forzato, oppure è abbastanza naturale?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Gamberetta</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/#comment-32266</link>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jun 2011 21:15:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=2216#comment-32266</guid>
		<description>@Cody. Gli elementi presenti nel disegno compaiono tutti, dunque come descrizione è buona. Probabilmente potevi tagliare un po’ all’inizio e alla fine, lasciando in pratica solo l’incontro tra Jim e Kanae, ma anche così può andare.

Qualche osservazione:
&lt;blockquote&gt;Il cielo incorniciava i vecchi palazzi in stile XXII secolo, così spogli, stinti e squadrati, più simili a magazzini che ad abitazioni vere e proprie, i cui profili facevano a cazzotti con la sua rosea delicatezza.&lt;/blockquote&gt;
In questo passaggio ci sono due problemi: il primo è che usi un po’ troppi aggettivi: vecchi, spogli, stinti, squadrati. In più che sembrano magazzini e sono del XXII secolo. Se tieni solo palazzi “spogli” e “squadrati” è sufficiente, anche perché nel disegno non paiono né particolarmente vecchi né particolarmente futuristici.
Il secondo problema è quel “cazzotti” e “rosea delicatezza”. Il problema è che difficilmente un personaggio pensa sia un termine “terra terra” come “cazzotti” sia un’espressione poetica come “rosea delicatezza”. Dunque meglio tagliare e dire semplicemente che il cielo era rosa, tra l’altro sarà poi il lettore a decidere se questo fa a “cazzotti” con palazzi spogli e squadrati.
Vedi anche più avanti quando dici: “[...] Begbie temette di perdersi nelle profondità rossastre dei suoi occhi color rubino.” Troppo “poetico”. Gli occhi sono rossi. È sufficiente.
&lt;blockquote&gt;Begbie si voltò e, per un attimo, credette che a parlare fosse stata la sagoma scura dell’uomo-coniglio di fianco a una galleria sul fondo della piazza.&lt;/blockquote&gt;
Qui la situazione è semplicemente troppo forzata. Invece di questo far finta di sentire, secondo me puoi mettere tranquillamente che l’uomo-coniglio passava di lì.
&lt;blockquote&gt;[...] ma, quando le fu più vicino, le parole gli morirono sulle labbra.
Cristo santo, pensò.
Non era stato solo l’AK-47 che stringeva nella destra a bloccarlo, ma tutto quanto il pacchetto. I capelli color menta, il mento a punta, il costume da pin-up sadomaso… la sua stessa essenza. Begbie fu colto da una leggera vertigine.&lt;/blockquote&gt;
Due cose. 1) se inverti l’ordine dei pensieri viene meglio:
&lt;blockquote&gt;[...] ma, quando le fu più vicino, le parole gli morirono sulle labbra.
La ragazza stringeva nella mano destra un fucile AK-47.
Cristo santo, pensò Jim.&lt;/blockquote&gt;
2) La parte dopo, in particolare “il costume da pin-up sadomaso”, la taglierei inserendo invece qui la parte con la descrizione dettagliata degli abiti che hai messo più avanti. Va anche bene “diluire” le descrizioni, ma come hai fatto tu suona artefatto. Se vuoi mettere una descrizione precisa degli abiti, è questo il punto giusto.
&lt;blockquote&gt;Fu solo allora che Begbie si accorse della stravaganza del suo costume: un piccolo cilindro da prestigiatore, il corpetto in pelle aperto sul davanti, la minigonna di pizzo, le scarpette da scolaretta… e a quanto questo la rendesse sexy.&lt;/blockquote&gt;
Qui usi termini concreti e abbastanza precisi, dunque questo stralcio di descrizione è decente. Però ha il difetto che è un po’ statica. Ti propongo un’alternativa, che anche trasforma da “raccontare” a “mostrare” quel “sexy”. E che rendere Jim un mezzo maniaco. Pazienza. ^_^
&lt;blockquote&gt;“Questo corpetto è micidiale” disse Kanae “Sto soffocando”.
La ragazza posò il fucile sul gradino. Si sciolse il fiocco sulla scollatura. “La fortuna di avere i laccetti sul davanti!”
Jim deglutì. Avrebbe voluto carezzarle i seni, fare scorrere le mani sotto la minigonna di pizzo, sfilarle le scarpette da scolaretta e baciarle le caviglie.
Kanae si tolse il cappellino da prestigiatore e glielo premette contro la faccia. “Piantala di guardarmi le tette!”&lt;/blockquote&gt;
Il finale stile anime penso che concordi bene con il disegno e il nome “Kanae”. Il punto comunque è che adesso ho descritto gli stessi dettagli ma li ho calati in una serie di azioni (e di conflitto).

In ogni caso ribadisco che è un buon esercizio. Ci sarebbero altri dettagli da correggere, ma esulano un po’ dal discorso descrizioni e perciò li rimando ad altro Manuale.

Grazie per il consiglio di lettura, me lo segno.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Cody. Gli elementi presenti nel disegno compaiono tutti, dunque come descrizione è buona. Probabilmente potevi tagliare un po’ all’inizio e alla fine, lasciando in pratica solo l’incontro tra Jim e Kanae, ma anche così può andare.</p>
<p>Qualche osservazione:</p>
<blockquote><p>Il cielo incorniciava i vecchi palazzi in stile XXII secolo, così spogli, stinti e squadrati, più simili a magazzini che ad abitazioni vere e proprie, i cui profili facevano a cazzotti con la sua rosea delicatezza.</p></blockquote>
<p>In questo passaggio ci sono due problemi: il primo è che usi un po’ troppi aggettivi: vecchi, spogli, stinti, squadrati. In più che sembrano magazzini e sono del XXII secolo. Se tieni solo palazzi “spogli” e “squadrati” è sufficiente, anche perché nel disegno non paiono né particolarmente vecchi né particolarmente futuristici.<br />
Il secondo problema è quel “cazzotti” e “rosea delicatezza”. Il problema è che difficilmente un personaggio pensa sia un termine “terra terra” come “cazzotti” sia un’espressione poetica come “rosea delicatezza”. Dunque meglio tagliare e dire semplicemente che il cielo era rosa, tra l’altro sarà poi il lettore a decidere se questo fa a “cazzotti” con palazzi spogli e squadrati.<br />
Vedi anche più avanti quando dici: “[...] Begbie temette di perdersi nelle profondità rossastre dei suoi occhi color rubino.” Troppo “poetico”. Gli occhi sono rossi. È sufficiente.</p>
<blockquote><p>Begbie si voltò e, per un attimo, credette che a parlare fosse stata la sagoma scura dell’uomo-coniglio di fianco a una galleria sul fondo della piazza.</p></blockquote>
<p>Qui la situazione è semplicemente troppo forzata. Invece di questo far finta di sentire, secondo me puoi mettere tranquillamente che l’uomo-coniglio passava di lì.</p>
<blockquote><p>[...] ma, quando le fu più vicino, le parole gli morirono sulle labbra.<br />
Cristo santo, pensò.<br />
Non era stato solo l’AK-47 che stringeva nella destra a bloccarlo, ma tutto quanto il pacchetto. I capelli color menta, il mento a punta, il costume da pin-up sadomaso… la sua stessa essenza. Begbie fu colto da una leggera vertigine.</p></blockquote>
<p>Due cose. 1) se inverti l’ordine dei pensieri viene meglio:</p>
<blockquote><p>[...] ma, quando le fu più vicino, le parole gli morirono sulle labbra.<br />
La ragazza stringeva nella mano destra un fucile AK-47.<br />
Cristo santo, pensò Jim.</p></blockquote>
<p>2) La parte dopo, in particolare “il costume da pin-up sadomaso”, la taglierei inserendo invece qui la parte con la descrizione dettagliata degli abiti che hai messo più avanti. Va anche bene “diluire” le descrizioni, ma come hai fatto tu suona artefatto. Se vuoi mettere una descrizione precisa degli abiti, è questo il punto giusto.</p>
<blockquote><p>Fu solo allora che Begbie si accorse della stravaganza del suo costume: un piccolo cilindro da prestigiatore, il corpetto in pelle aperto sul davanti, la minigonna di pizzo, le scarpette da scolaretta… e a quanto questo la rendesse sexy.</p></blockquote>
<p>Qui usi termini concreti e abbastanza precisi, dunque questo stralcio di descrizione è decente. Però ha il difetto che è un po’ statica. Ti propongo un’alternativa, che anche trasforma da “raccontare” a “mostrare” quel “sexy”. E che rendere Jim un mezzo maniaco. Pazienza. ^_^</p>
<blockquote><p>“Questo corpetto è micidiale” disse Kanae “Sto soffocando”.<br />
La ragazza posò il fucile sul gradino. Si sciolse il fiocco sulla scollatura. “La fortuna di avere i laccetti sul davanti!”<br />
Jim deglutì. Avrebbe voluto carezzarle i seni, fare scorrere le mani sotto la minigonna di pizzo, sfilarle le scarpette da scolaretta e baciarle le caviglie.<br />
Kanae si tolse il cappellino da prestigiatore e glielo premette contro la faccia. “Piantala di guardarmi le tette!”</p></blockquote>
<p>Il finale stile anime penso che concordi bene con il disegno e il nome “Kanae”. Il punto comunque è che adesso ho descritto gli stessi dettagli ma li ho calati in una serie di azioni (e di conflitto).</p>
<p>In ogni caso ribadisco che è un buon esercizio. Ci sarebbero altri dettagli da correggere, ma esulano un po’ dal discorso descrizioni e perciò li rimando ad altro Manuale.</p>
<p>Grazie per il consiglio di lettura, me lo segno.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Cody</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/#comment-32240</link>
		<dc:creator>Cody</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jun 2011 16:09:20 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=2216#comment-32240</guid>
		<description>Salve a tutti. Era da parecchio che seguivo il sito di Gamberetta, ma questi esercizi non li avevo ancora notati. Alla fine, ho voluto provarci anch&#039;io (perdonatemi la prolissità):

Jim Begbie pensò che, nonostante tutto, gli sarebbe potuta andare peggio. Insomma, in confronto a come si era ridotta Sharm el Sheik, quello era un piacevole rovescio della medaglia. D&#039;altronde, la Borderless era sempre la Borderless.
   Lasciò il riparo del terminal, borsa da viaggio impermeabile alla mano, e raggiunse il centro della piazza. Begbie si fermò e si guardò attorno. Il cielo incorniciava i vecchi palazzi in stile XXII secolo, così spogli, stinti e squadrati, più simili a magazzini che ad abitazioni vere e proprie, i cui profili facevano a cazzotti con la sua rosea delicatezza. 
  E che fine ha fatto il Bianconiglio? pensò Begbie. Se lo sono dimenticati a casa?
   Continuò a guardarsi attorno, mentre un lieve sentore di caramello gli si insinuava nelle narici.
   &quot;Ohi!&quot; si sentì chiamare.
   Begbie si voltò e, per un attimo, credette che a parlare fosse stata la sagoma scura dell&#039;uomo-coniglio di fianco a una galleria sul fondo della piazza.
   &quot;Di qua, Einstein!&quot;
   Fu allora che la vide. La ragazza see ne stava seduta con noncuranza sui gradini in pietra di un palazzao color muco, un braccio levato in aria. 
   Begbie strizzò gli occhi - c&#039;era qualcosa che non quadrava in lei, anche se non riusciva a metterlo a fuoco. Scrollò le spalle, poi le fece a sua volta un cenno con il braccio e la raggiunse.
   &quot;Non doveva aspettarmi al terminal?&quot; avrebbe voluto chiederle, ma, quando le fu più vicino, le parole gli morirono sulle labbra.
   Cristo santo, pensò.
   Non era stato solo l&#039;AK-47 che stringeva nella destra a bloccarlo, ma tutto quanto il pacchetto. I capelli color menta, il mento a punta, il costume da pin-up sadomaso... la sua stessa essenza. Begbie fu colto da una leggera vertigine.
   Fantastico, pensò. E&#039; venuta a trovarci anche la Jessica Rabbit del Giappone.
   &quot;James Begbie?&quot; domandò lei.
   Begbie deglutì. &quot;L-lieto di conoscerla.&quot; Le allungò la mano.
   Lei non lo degnò neppure di uno sguardò. Cominciò invece a stringersi con i denti i lacci del guanto sinistro, proprio come se lui non esistesse. Quando ebbe finito, afferrò un coniglietto rosa di peluche, la bruciatura di un proiettile sull&#039;addome, abbandonato di fianco a lei sul gradino.
   &quot;Io sono Kanae&quot;, disse. Cacciò il pupazzetto sul fondo della borsa in cuoio alla sua sinistra, accanto ad un altro coniglietto di peluche e un paio di mele e si alzò. Quando levò il viso, Kanae gli rivolse uno sguardo perplesso e Begbie temette di perdersi nelle profondità rossastre dei suoi occhi color rubino. &quot;Che ha da guardare?&quot;
   &quot;Nulla&quot;, rispose timidamente lui. &quot;Solo... A che servono quei conigli?&quot; disse, accorgendosi troppo tardi della stupidità della domanda. 
   Kanae abbassò lo sguardo sulla borsa. &quot;A rompere le palle&quot;, rispose. &quot;Ogni tanto ne peschiamo qualcuno che bazzica per il centro e lo facciamo fuori. Se non altro, ci becchiamo due stipendi.&quot;
   &quot;Ah.&quot;
   Fu solo allora che Begbie si accorse della stravaganza del suo costume: un piccolo cilindro da prestigiatore, il corpetto in pelle aperto sul davanti, la minigonna di pizzo, le scarpette da scolaretta... e a quanto questo la rendesse sexy. 
   &quot;Vogliamo andare?&quot; domandò Kanae, secca.
   Begbie sbatté le palpebre, confuso, e tornò a guardarla in viso. &quot;Oh. Certo, certo.&quot;
   Be&#039;, rifletté, alla fine poteva rivelarsi una vacanza piacevole, anche se si trattava solo di un ologramma virtuale. D&#039;altronde, la Borderless era sempre la Borderless.

Grazie per il disturbo.
P.S.: Se posso permettermi, volevo consigliare un libro a Gamberetta: si intitola &quot;Ghosts&quot; ed è un&#039;antologia di racconti di Joe Hill, che spazia dall&#039;horror al mainstream, anche se regala uno sguardo più o meno a tutti i generi della narrativa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Salve a tutti. Era da parecchio che seguivo il sito di Gamberetta, ma questi esercizi non li avevo ancora notati. Alla fine, ho voluto provarci anch&#8217;io (perdonatemi la prolissità):</p>
<p>Jim Begbie pensò che, nonostante tutto, gli sarebbe potuta andare peggio. Insomma, in confronto a come si era ridotta Sharm el Sheik, quello era un piacevole rovescio della medaglia. D&#8217;altronde, la Borderless era sempre la Borderless.<br />
   Lasciò il riparo del terminal, borsa da viaggio impermeabile alla mano, e raggiunse il centro della piazza. Begbie si fermò e si guardò attorno. Il cielo incorniciava i vecchi palazzi in stile XXII secolo, così spogli, stinti e squadrati, più simili a magazzini che ad abitazioni vere e proprie, i cui profili facevano a cazzotti con la sua rosea delicatezza.<br />
  E che fine ha fatto il Bianconiglio? pensò Begbie. Se lo sono dimenticati a casa?<br />
   Continuò a guardarsi attorno, mentre un lieve sentore di caramello gli si insinuava nelle narici.<br />
   &#8220;Ohi!&#8221; si sentì chiamare.<br />
   Begbie si voltò e, per un attimo, credette che a parlare fosse stata la sagoma scura dell&#8217;uomo-coniglio di fianco a una galleria sul fondo della piazza.<br />
   &#8220;Di qua, Einstein!&#8221;<br />
   Fu allora che la vide. La ragazza see ne stava seduta con noncuranza sui gradini in pietra di un palazzao color muco, un braccio levato in aria.<br />
   Begbie strizzò gli occhi &#8211; c&#8217;era qualcosa che non quadrava in lei, anche se non riusciva a metterlo a fuoco. Scrollò le spalle, poi le fece a sua volta un cenno con il braccio e la raggiunse.<br />
   &#8220;Non doveva aspettarmi al terminal?&#8221; avrebbe voluto chiederle, ma, quando le fu più vicino, le parole gli morirono sulle labbra.<br />
   Cristo santo, pensò.<br />
   Non era stato solo l&#8217;AK-47 che stringeva nella destra a bloccarlo, ma tutto quanto il pacchetto. I capelli color menta, il mento a punta, il costume da pin-up sadomaso&#8230; la sua stessa essenza. Begbie fu colto da una leggera vertigine.<br />
   Fantastico, pensò. E&#8217; venuta a trovarci anche la Jessica Rabbit del Giappone.<br />
   &#8220;James Begbie?&#8221; domandò lei.<br />
   Begbie deglutì. &#8220;L-lieto di conoscerla.&#8221; Le allungò la mano.<br />
   Lei non lo degnò neppure di uno sguardò. Cominciò invece a stringersi con i denti i lacci del guanto sinistro, proprio come se lui non esistesse. Quando ebbe finito, afferrò un coniglietto rosa di peluche, la bruciatura di un proiettile sull&#8217;addome, abbandonato di fianco a lei sul gradino.<br />
   &#8220;Io sono Kanae&#8221;, disse. Cacciò il pupazzetto sul fondo della borsa in cuoio alla sua sinistra, accanto ad un altro coniglietto di peluche e un paio di mele e si alzò. Quando levò il viso, Kanae gli rivolse uno sguardo perplesso e Begbie temette di perdersi nelle profondità rossastre dei suoi occhi color rubino. &#8220;Che ha da guardare?&#8221;<br />
   &#8220;Nulla&#8221;, rispose timidamente lui. &#8220;Solo&#8230; A che servono quei conigli?&#8221; disse, accorgendosi troppo tardi della stupidità della domanda.<br />
   Kanae abbassò lo sguardo sulla borsa. &#8220;A rompere le palle&#8221;, rispose. &#8220;Ogni tanto ne peschiamo qualcuno che bazzica per il centro e lo facciamo fuori. Se non altro, ci becchiamo due stipendi.&#8221;<br />
   &#8220;Ah.&#8221;<br />
   Fu solo allora che Begbie si accorse della stravaganza del suo costume: un piccolo cilindro da prestigiatore, il corpetto in pelle aperto sul davanti, la minigonna di pizzo, le scarpette da scolaretta&#8230; e a quanto questo la rendesse sexy.<br />
   &#8220;Vogliamo andare?&#8221; domandò Kanae, secca.<br />
   Begbie sbatté le palpebre, confuso, e tornò a guardarla in viso. &#8220;Oh. Certo, certo.&#8221;<br />
   Be&#8217;, rifletté, alla fine poteva rivelarsi una vacanza piacevole, anche se si trattava solo di un ologramma virtuale. D&#8217;altronde, la Borderless era sempre la Borderless.</p>
<p>Grazie per il disturbo.<br />
P.S.: Se posso permettermi, volevo consigliare un libro a Gamberetta: si intitola &#8220;Ghosts&#8221; ed è un&#8217;antologia di racconti di Joe Hill, che spazia dall&#8217;horror al mainstream, anche se regala uno sguardo più o meno a tutti i generi della narrativa.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Alex</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/#comment-28246</link>
		<dc:creator>Alex</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Apr 2011 15:36:52 +0000</pubDate>
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		<description>http://it-it.facebook.com/people/Augusto-Pepponi/1398421789</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://it-it.facebook.com/people/Augusto-Pepponi/1398421789" rel="nofollow">http://it-it.facebook.com/people/Augusto-Pepponi/1398421789</a></p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Anita</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/#comment-27422</link>
		<dc:creator>Anita</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 08:25:33 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=2216#comment-27422</guid>
		<description>Approvo. 
E&#039; tutto così statico, una noia mortale. Me ne sono accorta dopo averlo postato e tu sei stata anche fin troppo buona nel giudizio. Ho provato a modificare seguendo i tuoi suggerimenti ma il risultato mi fa storcere ancora il naso. Colpa mia, devo entrare nel meccanismo. 




	Crunch. 
Maya addentò la mela e ne strappò un pezzo. Un po’ di succo dolciastro le gocciolò sul mento e sulla gonna di velluto che già iniziava a puzzare. Strinse le dita intorno al frutto, sempre più forte, fino a quando le nocche non divennero bianche e le unghie non si conficcarono nella buccia con una serie di scrocchi simultanei. &lt;i&gt;Lurido verme&lt;/i&gt;. 
	Scagliò la mela contro i gradini di pietra e la vide rotolare giù.  
Ripensò ai coniglietti morti che aveva spinto in fondo alla cartella di pelle; ripensò allo sciacquio delle viscere che sbavavano sangue sulle sue mani, e tremò. 
	&lt;i&gt;Questo schifo deve finire&lt;/i&gt;.  
Maledisse il giorno in cui i geni della Grunge Corporation avevano creato il suo personaggio virtuale. Il marchio degli sviluppatori del videogioco campeggiava sui marciapiedi delle stradine, tra le crepe dei muri e sulle zeppe delle sue scarpette lucide. 
	Le faceva venire il voltastomaco
Strinse le labbra in una linea sottile e pregò che l’umano ricominciasse a giocare, perché moriva dalla voglia di piantare un paio di cartucce nel petto di Mister Rabbit. &lt;i&gt;Devi crepare, brutto bastardo. Tu e quel tuo patetico costume da coniglio&lt;/i&gt;. Si passò la punta della lingua sul labbro superiore, pregustando la vendetta, e poi scattò in piedi. 
	Agganciò il suo fedele AK-47 ai laccetti della tracolla e si mise nella posizione in cui l’umano l’aveva lasciata durante l’ultimo salvataggio. Davanti a quell’edificio con i muri giallo vomito che sperava fosse il magazzino dove Mister Rabbit teneva nascosta una parte delle gabbie con le sue riserve di coniglietti importati dalle Macquarie Island. 
	Maya sogghignò. 
	Era tempo di andare a caccia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Approvo.<br />
E&#8217; tutto così statico, una noia mortale. Me ne sono accorta dopo averlo postato e tu sei stata anche fin troppo buona nel giudizio. Ho provato a modificare seguendo i tuoi suggerimenti ma il risultato mi fa storcere ancora il naso. Colpa mia, devo entrare nel meccanismo. </p>
<p>	Crunch.<br />
Maya addentò la mela e ne strappò un pezzo. Un po’ di succo dolciastro le gocciolò sul mento e sulla gonna di velluto che già iniziava a puzzare. Strinse le dita intorno al frutto, sempre più forte, fino a quando le nocche non divennero bianche e le unghie non si conficcarono nella buccia con una serie di scrocchi simultanei. <i>Lurido verme</i>.<br />
	Scagliò la mela contro i gradini di pietra e la vide rotolare giù.<br />
Ripensò ai coniglietti morti che aveva spinto in fondo alla cartella di pelle; ripensò allo sciacquio delle viscere che sbavavano sangue sulle sue mani, e tremò.<br />
	<i>Questo schifo deve finire</i>.<br />
Maledisse il giorno in cui i geni della Grunge Corporation avevano creato il suo personaggio virtuale. Il marchio degli sviluppatori del videogioco campeggiava sui marciapiedi delle stradine, tra le crepe dei muri e sulle zeppe delle sue scarpette lucide.<br />
	Le faceva venire il voltastomaco<br />
Strinse le labbra in una linea sottile e pregò che l’umano ricominciasse a giocare, perché moriva dalla voglia di piantare un paio di cartucce nel petto di Mister Rabbit. <i>Devi crepare, brutto bastardo. Tu e quel tuo patetico costume da coniglio</i>. Si passò la punta della lingua sul labbro superiore, pregustando la vendetta, e poi scattò in piedi.<br />
	Agganciò il suo fedele AK-47 ai laccetti della tracolla e si mise nella posizione in cui l’umano l’aveva lasciata durante l’ultimo salvataggio. Davanti a quell’edificio con i muri giallo vomito che sperava fosse il magazzino dove Mister Rabbit teneva nascosta una parte delle gabbie con le sue riserve di coniglietti importati dalle Macquarie Island.<br />
	Maya sogghignò.<br />
	Era tempo di andare a caccia.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gamberetta</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/#comment-27397</link>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 20:46:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=2216#comment-27397</guid>
		<description>@Anita. Premessa tipografica: quando finisce un concetto vai a capo e fai un nuovo paragrafo. Mettendo tutto di fila si ottiene un effetto &lt;em&gt;wall of text&lt;/em&gt; che rende visivamente faticosa la lettura.
Per esempio:
&lt;blockquote&gt;[...] fino a quando le unghie non trapassarono la buccia con una serie di scrocchi simultanei. Era arrabbiata. Molto arrabbiata. Quella mattina aveva dovuto raccogliere cinque corpi di coniglietti morti, alcuni interi e altri fatti a pezzi.&lt;/blockquote&gt;
Qui sono tre concetti, perciò sarebbe meglio:
&lt;blockquote&gt;[...] fino a quando le unghie non trapassarono la buccia con una serie di scrocchi simultanei.
Era arrabbiata. Molto arrabbiata.
Quella mattina aveva dovuto raccogliere cinque corpi di coniglietti morti, alcuni interi e altri fatti a pezzi.&lt;/blockquote&gt;
Hai flessibilità nel decidere quando finisce un “concetto” e ne inizia un altro, ma un paragrafo lungo una pagina e passa (500+ parole) è davvero troppo.

Comunque, come descrizione va abbastanza bene, nel senso che ci sono quasi tutti gli elementi principali del disegno (anche se forse si poteva dare qualche particolare in più riguardo Maya, per esempio l’insolito colore dei capelli o lo strano copricapo).
Quello che stona è che è un po’ troppo raccontato, si sente troppo la presenza del Narratore, invece sarebbe più coinvolgente se fossimo più nei panni di Maya (per la base teorica leggi il terzo dei Manuali).
Per esempio:
&lt;blockquote&gt;Quella mattina aveva dovuto raccogliere cinque corpi di coniglietti morti, alcuni interi e altri fatti a pezzi. Li aveva spinti in fondo alla cartella di pelle che si portava sempre dietro, insudiciandosi le mani del loro sangue denso e grumoso, ancora caldo. Quello sporco lavoro iniziava a stancarla e maledisse il giorno in cui i geni della Grunge Corporation avevano creato il suo personaggio virtuale.&lt;/blockquote&gt;
Non è “sbagliato” e tutto sommato può andar bene. Se però ti cali di più nel personaggio può venire meglio. Ci provo:
&lt;blockquote&gt;Maya raccolse il cadavere del coniglietto scivolato fuori dalla cartella. Lo rificcò dentro, lo spinse in fondo, in mezzo agli altri coniglietti morti. Ritrasse la mano impiastricciata di sangue e grumi di pelo. Viscere colarono tra le dita. &lt;em&gt;Che schifo di lavoro.&lt;/em&gt;&lt;/blockquote&gt;
Scritto al volo e si può fare meglio, ma spero si noti il fatto che nella seconda versione si è lì con Maya, mentre nella prima si guarda con occhio distaccato. E in generale più si è vicini, meglio è.
Anche all’inizio:
&lt;blockquote&gt;&lt;em&gt;Crunch.&lt;/em&gt; Maya addentò la mela e ne staccò un grosso pezzo. La polpa farinosa le si sciolse in bocca e un po’ di quel succo dolciastro fuoriuscì dal labbro colandole lungo il mento. Continuò a masticare fissando il vuoto, e intanto le dita della mano serravano la presa sul frutto, fino a quando le unghie non trapassarono la buccia con una serie di scrocchi simultanei. Era arrabbiata. Molto arrabbiata.&lt;/blockquote&gt;
Uno dei “trucchi” per scrivere bene è cercare di far trasparire le emozioni senza dichiararle. Così come fai a mostrare che Maya è molto arrabbiata senza dirlo?
Magari cambi da “staccò” neutro a “strappò” che è più il gesto di una persona arrabbiata.
La polpa farinosa che si scioglie non va tanto bene: se sei arrabbiato non ti godi il cibo in questa maniera. Invece puoi dire che il succo dolciastro le goccia sul vestito: se il personaggio se ne accorge ma non fa niente vuol dire che ha altro a cui pensare, unito agli altri dettagli si capirà che questo altro è la rabbia.
Invece di “trapassarono” magari “lacerarono”, o forse le unghie si “conficcarono” nella buccia.
&lt;blockquote&gt;[...] i geni della &lt;em&gt;Grunge Corporation&lt;/em&gt; avevano creato il suo personaggio virtuale. Conosceva il marchio degli sviluppatori del suo videogioco perché campeggiava sui marciapiedi di alcune stradine, sui muri riempiti di crepe e muschio delle location dei primi livelli e sulle zeppe delle sue scarpette lucide.&lt;/blockquote&gt;
Non spiegare! Suona sempre artefatto. Basta che lo affermi senza “giustificarti”:
&lt;blockquote&gt;[...] i geni della &lt;em&gt;Grunge Corporation&lt;/em&gt; avevano creato il suo personaggio virtuale. Il marchio degli sviluppatori del suo videogioco campeggiava sui marciapiedi, tra le crepe dei muri, sulle zeppe delle sue scarpette lucide.&lt;/blockquote&gt;
E così via. Non continuo perché in effetti queste sono appunto osservazioni che riguardano il terzo dei Manuali più che questo sulle descrizioni. E come dicevo all’inizio, la descrizione in sé può anche andar bene.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Anita. Premessa tipografica: quando finisce un concetto vai a capo e fai un nuovo paragrafo. Mettendo tutto di fila si ottiene un effetto <em>wall of text</em> che rende visivamente faticosa la lettura.<br />
Per esempio:</p>
<blockquote><p>[...] fino a quando le unghie non trapassarono la buccia con una serie di scrocchi simultanei. Era arrabbiata. Molto arrabbiata. Quella mattina aveva dovuto raccogliere cinque corpi di coniglietti morti, alcuni interi e altri fatti a pezzi.</p></blockquote>
<p>Qui sono tre concetti, perciò sarebbe meglio:</p>
<blockquote><p>[...] fino a quando le unghie non trapassarono la buccia con una serie di scrocchi simultanei.<br />
Era arrabbiata. Molto arrabbiata.<br />
Quella mattina aveva dovuto raccogliere cinque corpi di coniglietti morti, alcuni interi e altri fatti a pezzi.</p></blockquote>
<p>Hai flessibilità nel decidere quando finisce un “concetto” e ne inizia un altro, ma un paragrafo lungo una pagina e passa (500+ parole) è davvero troppo.</p>
<p>Comunque, come descrizione va abbastanza bene, nel senso che ci sono quasi tutti gli elementi principali del disegno (anche se forse si poteva dare qualche particolare in più riguardo Maya, per esempio l’insolito colore dei capelli o lo strano copricapo).<br />
Quello che stona è che è un po’ troppo raccontato, si sente troppo la presenza del Narratore, invece sarebbe più coinvolgente se fossimo più nei panni di Maya (per la base teorica leggi il terzo dei Manuali).<br />
Per esempio:</p>
<blockquote><p>Quella mattina aveva dovuto raccogliere cinque corpi di coniglietti morti, alcuni interi e altri fatti a pezzi. Li aveva spinti in fondo alla cartella di pelle che si portava sempre dietro, insudiciandosi le mani del loro sangue denso e grumoso, ancora caldo. Quello sporco lavoro iniziava a stancarla e maledisse il giorno in cui i geni della Grunge Corporation avevano creato il suo personaggio virtuale.</p></blockquote>
<p>Non è “sbagliato” e tutto sommato può andar bene. Se però ti cali di più nel personaggio può venire meglio. Ci provo:</p>
<blockquote><p>Maya raccolse il cadavere del coniglietto scivolato fuori dalla cartella. Lo rificcò dentro, lo spinse in fondo, in mezzo agli altri coniglietti morti. Ritrasse la mano impiastricciata di sangue e grumi di pelo. Viscere colarono tra le dita. <em>Che schifo di lavoro.</em></p></blockquote>
<p>Scritto al volo e si può fare meglio, ma spero si noti il fatto che nella seconda versione si è lì con Maya, mentre nella prima si guarda con occhio distaccato. E in generale più si è vicini, meglio è.<br />
Anche all’inizio:</p>
<blockquote><p><em>Crunch.</em> Maya addentò la mela e ne staccò un grosso pezzo. La polpa farinosa le si sciolse in bocca e un po’ di quel succo dolciastro fuoriuscì dal labbro colandole lungo il mento. Continuò a masticare fissando il vuoto, e intanto le dita della mano serravano la presa sul frutto, fino a quando le unghie non trapassarono la buccia con una serie di scrocchi simultanei. Era arrabbiata. Molto arrabbiata.</p></blockquote>
<p>Uno dei “trucchi” per scrivere bene è cercare di far trasparire le emozioni senza dichiararle. Così come fai a mostrare che Maya è molto arrabbiata senza dirlo?<br />
Magari cambi da “staccò” neutro a “strappò” che è più il gesto di una persona arrabbiata.<br />
La polpa farinosa che si scioglie non va tanto bene: se sei arrabbiato non ti godi il cibo in questa maniera. Invece puoi dire che il succo dolciastro le goccia sul vestito: se il personaggio se ne accorge ma non fa niente vuol dire che ha altro a cui pensare, unito agli altri dettagli si capirà che questo altro è la rabbia.<br />
Invece di “trapassarono” magari “lacerarono”, o forse le unghie si “conficcarono” nella buccia.</p>
<blockquote><p>[...] i geni della <em>Grunge Corporation</em> avevano creato il suo personaggio virtuale. Conosceva il marchio degli sviluppatori del suo videogioco perché campeggiava sui marciapiedi di alcune stradine, sui muri riempiti di crepe e muschio delle location dei primi livelli e sulle zeppe delle sue scarpette lucide.</p></blockquote>
<p>Non spiegare! Suona sempre artefatto. Basta che lo affermi senza “giustificarti”:</p>
<blockquote><p>[...] i geni della <em>Grunge Corporation</em> avevano creato il suo personaggio virtuale. Il marchio degli sviluppatori del suo videogioco campeggiava sui marciapiedi, tra le crepe dei muri, sulle zeppe delle sue scarpette lucide.</p></blockquote>
<p>E così via. Non continuo perché in effetti queste sono appunto osservazioni che riguardano il terzo dei Manuali più che questo sulle descrizioni. E come dicevo all’inizio, la descrizione in sé può anche andar bene.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Anita</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/#comment-27358</link>
		<dc:creator>Anita</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 11:16:32 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=2216#comment-27358</guid>
		<description>Ciao Gamberetta,
ci provo anche io. 
Grazie per l&#039;utilissima opportunità. 




&lt;i&gt;Crunch&lt;/i&gt;. Maya addentò la mela e ne staccò un grosso pezzo. La polpa farinosa le si sciolse in bocca e un po’ di quel succo dolciastro fuoriuscì dal labbro colandole lungo il mento. Continuò a masticare fissando il vuoto, e intanto le dita della mano serravano la presa sul frutto, fino a quando le unghie non trapassarono la buccia con una serie di scrocchi simultanei. Era arrabbiata. Molto arrabbiata. Quella mattina aveva dovuto raccogliere cinque corpi di coniglietti morti, alcuni interi e altri fatti a pezzi. Li aveva spinti in fondo alla cartella di pelle che si portava sempre dietro, insudiciandosi le mani del loro sangue denso e grumoso, ancora caldo. Quello sporco lavoro iniziava a stancarla e maledisse il giorno in cui i geni della &lt;i&gt;Grunge Corporation&lt;/i&gt; avevano creato il suo personaggio virtuale. Conosceva il marchio degli sviluppatori del suo videogioco perché campeggiava sui marciapiedi di alcune stradine, sui muri riempiti di crepe e muschio delle location dei primi livelli e sulle zeppe delle sue scarpette lucide. Un nome che le faceva venire il voltastomaco. Gettò la mela, che rotolò sui gradini di pietra della scalinata su cui era seduta, e succhiò via il nettare dolce dai polpastrelli bagnati. Spostò lo sguardo accanto a sé, doveva giaceva la cartella, e la parve che la dura pelle si gonfiasse a colpi di testa e pugni, come se quei poveri animaletti fossero ancora vivi e stessero supplicandole la libertà. Se li immaginò zombie, con gli occhi sporgenti e iniettati di sangue, con gli artigli ricurvi e dei bitorzoli sulla schiena, con le orecchie affilate e il musetto aperto a mostrare una fila di denti seghettati e prominenti, grondanti bava mista a sangue nerastro. La poltiglia di bile e mela che aveva ingurgitato le risalì lungo l’esofago. Strinse le labbra in una linea sottile e pregò che l’umano si sbrigasse ad accendere la sua console e che ricominciasse a giocare, per darle modo di svuotare la mente da quei pensieri macabri e di sistemare, una volta per tutte, la questione con &lt;i&gt;Mister Rabbit&lt;/i&gt;. Già, perché quel carnefice senza scrupoli che si divertiva a straziare leporidi innocenti girovagando con un costume da coniglio doveva morire. Fremeva dal desiderio di piantargli un paio di cartucce nel petto, trasformandolo in un colabrodo maciullato e lasciandolo agonizzare in mezzo alle sue stesse interiora sanguinolente. Si passò la punta della lingua sul labbro superiore, pregustando la vendetta, e poi scattò in piedi. Eccolo, finalmente. L’umano era pronto a riprendere la partita e se per lui si trattava soltanto di stupido intrattenimento, beh, per Maya era di vitale importanza che arrivasse fino al completamento dell’ultimo livello, quello che presagiva essere lo scontro finale. Agganciò il suo fedele &lt;i&gt;AK-47&lt;/i&gt; ai laccetti della tracolla, un fucile d’assalto che se utilizzato a una distanza ravvicinata poteva segare un uomo in due, e si mise nella posizione in cui l’umano l’aveva lasciata durante l’ultimo salvataggio. In attesa, davanti a un edificio con le pareti giallo vomito che si sperava fosse il magazzino dove &lt;i&gt;Mister Rabbit&lt;/i&gt; teneva nascosta una parte delle gabbie con le sue riserve di coniglietti importati dalle Macquarie Island. Maya sogghignò, con il sangue che le pompava nelle vene schizzandole adrenalina in tutto il corpo. Era tempo di andare a caccia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Gamberetta,<br />
ci provo anche io.<br />
Grazie per l&#8217;utilissima opportunità. </p>
<p><i>Crunch</i>. Maya addentò la mela e ne staccò un grosso pezzo. La polpa farinosa le si sciolse in bocca e un po’ di quel succo dolciastro fuoriuscì dal labbro colandole lungo il mento. Continuò a masticare fissando il vuoto, e intanto le dita della mano serravano la presa sul frutto, fino a quando le unghie non trapassarono la buccia con una serie di scrocchi simultanei. Era arrabbiata. Molto arrabbiata. Quella mattina aveva dovuto raccogliere cinque corpi di coniglietti morti, alcuni interi e altri fatti a pezzi. Li aveva spinti in fondo alla cartella di pelle che si portava sempre dietro, insudiciandosi le mani del loro sangue denso e grumoso, ancora caldo. Quello sporco lavoro iniziava a stancarla e maledisse il giorno in cui i geni della <i>Grunge Corporation</i> avevano creato il suo personaggio virtuale. Conosceva il marchio degli sviluppatori del suo videogioco perché campeggiava sui marciapiedi di alcune stradine, sui muri riempiti di crepe e muschio delle location dei primi livelli e sulle zeppe delle sue scarpette lucide. Un nome che le faceva venire il voltastomaco. Gettò la mela, che rotolò sui gradini di pietra della scalinata su cui era seduta, e succhiò via il nettare dolce dai polpastrelli bagnati. Spostò lo sguardo accanto a sé, doveva giaceva la cartella, e la parve che la dura pelle si gonfiasse a colpi di testa e pugni, come se quei poveri animaletti fossero ancora vivi e stessero supplicandole la libertà. Se li immaginò zombie, con gli occhi sporgenti e iniettati di sangue, con gli artigli ricurvi e dei bitorzoli sulla schiena, con le orecchie affilate e il musetto aperto a mostrare una fila di denti seghettati e prominenti, grondanti bava mista a sangue nerastro. La poltiglia di bile e mela che aveva ingurgitato le risalì lungo l’esofago. Strinse le labbra in una linea sottile e pregò che l’umano si sbrigasse ad accendere la sua console e che ricominciasse a giocare, per darle modo di svuotare la mente da quei pensieri macabri e di sistemare, una volta per tutte, la questione con <i>Mister Rabbit</i>. Già, perché quel carnefice senza scrupoli che si divertiva a straziare leporidi innocenti girovagando con un costume da coniglio doveva morire. Fremeva dal desiderio di piantargli un paio di cartucce nel petto, trasformandolo in un colabrodo maciullato e lasciandolo agonizzare in mezzo alle sue stesse interiora sanguinolente. Si passò la punta della lingua sul labbro superiore, pregustando la vendetta, e poi scattò in piedi. Eccolo, finalmente. L’umano era pronto a riprendere la partita e se per lui si trattava soltanto di stupido intrattenimento, beh, per Maya era di vitale importanza che arrivasse fino al completamento dell’ultimo livello, quello che presagiva essere lo scontro finale. Agganciò il suo fedele <i>AK-47</i> ai laccetti della tracolla, un fucile d’assalto che se utilizzato a una distanza ravvicinata poteva segare un uomo in due, e si mise nella posizione in cui l’umano l’aveva lasciata durante l’ultimo salvataggio. In attesa, davanti a un edificio con le pareti giallo vomito che si sperava fosse il magazzino dove <i>Mister Rabbit</i> teneva nascosta una parte delle gabbie con le sue riserve di coniglietti importati dalle Macquarie Island. Maya sogghignò, con il sangue che le pompava nelle vene schizzandole adrenalina in tutto il corpo. Era tempo di andare a caccia.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Marco Albarello</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/#comment-22412</link>
		<dc:creator>Marco Albarello</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Dec 2010 18:07:09 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=2216#comment-22412</guid>
		<description>Mi permetto di segnalare 40 regole per scrivere bene, ad uso e consumo di tutti quelli che vivono di parole:

1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. Non usare sigle commerciali &amp; abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
9. Non generalizzare mai.
10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”
12. I paragoni sono come le frasi fatte.
13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
15. Sii sempre più o meno specifico.
16. La litote è la più straordinaria delle tecniche espressive.
17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
19. Metti, le virgole, al posto giusto.
20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso e! tacòn del buso.
22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
25.Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.
31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.
33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
34. Non andare troppo sovente a capo. Almeno, non quando non serve.
35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
38. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competente cognitive del destinatario.
39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
40. Una frase compiuta deve avere.

(tratto da: Umberto Eco, La Bustina di Minerva, Bompiani 2000)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi permetto di segnalare 40 regole per scrivere bene, ad uso e consumo di tutti quelli che vivono di parole:</p>
<p>1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.<br />
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.<br />
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.<br />
4. Esprimiti siccome ti nutri.<br />
5. Non usare sigle commerciali &amp; abbreviazioni etc.<br />
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.<br />
7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.<br />
8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.<br />
9. Non generalizzare mai.<br />
10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.<br />
11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”<br />
12. I paragoni sono come le frasi fatte.<br />
13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).<br />
14. Solo gli stronzi usano parole volgari.<br />
15. Sii sempre più o meno specifico.<br />
16. La litote è la più straordinaria delle tecniche espressive.<br />
17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.<br />
18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.<br />
19. Metti, le virgole, al posto giusto.<br />
20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.<br />
21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso e! tacòn del buso.<br />
22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.<br />
23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?<br />
24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.<br />
25.Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.<br />
26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.<br />
27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!<br />
28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.<br />
29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.<br />
30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.<br />
31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).<br />
32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.<br />
33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.<br />
34. Non andare troppo sovente a capo. Almeno, non quando non serve.<br />
35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.<br />
36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.<br />
37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.<br />
38. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competente cognitive del destinatario.<br />
39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.<br />
40. Una frase compiuta deve avere.</p>
<p>(tratto da: Umberto Eco, La Bustina di Minerva, Bompiani 2000)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gamberetta</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/#comment-22293</link>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Dec 2010 00:26:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=2216#comment-22293</guid>
		<description>@Hellis. Non male. Interessante il punto di vista e sono descritti tutti gli aspetti fondamentali dell’immagine. Perciò dal punto di vista dell’esercizio direi che ci siamo.

Parlando più in generale ho trovato alcuni passaggi un po’ retorici. Per esempio:
&lt;blockquote&gt;Non posso guardare. Non sopporterei di rivedere l’imbottitura di mio fratello sparsa sulle scale di pietra, o la sua testa di pezza strappata. E’ già abbastanza orribile che quella ragazza attacchi un adesivo sul fucile ogni volta che stermina qualcuno della mia famiglia.&lt;/blockquote&gt;
Il “non oso guardare” o “l’abbastanza orribile” suonano un po’ artefatti. Io lo taglieri, sarei più diretta:
&lt;blockquote&gt;L’imbottitura di mio fratello è sparsa sugli scalini di pietra. La ragazza l’ha sventrato e gli ha strappato la testa di pezza. Ha sorriso compiaciuta e ha appiccicato l’adesivo di un coniglietto al calcio del fucile. Ammazza i miei fratelli e dopo ogni esecuzione attacca un adesivo. Bastarda.&lt;/blockquote&gt;
#
&lt;blockquote&gt; Se solo qualcuno venisse a salvarmi.
Dove sono i rumori della città?
Dove sono le auto nel traffico, i passanti con la spesa, i piccioni svolazzanti che infestano questa maledetta piazza?
Questo quartiere affollato all’alba del 1° gennaio si è trasformato in un deserto.
Sono tutti al calduccio nei loro letti.&lt;/blockquote&gt;
Qui le domande retoriche oltre a essere bruttine in sé, non vanno bene per quanto riguarda la descrizione. Se tu dici che &lt;strong&gt;non&lt;/strong&gt; ci sono passanti o &lt;strong&gt;non&lt;/strong&gt; ci sono auto, comunque il lettore, quando incappa in quelle parole, vede passanti e auto. E non è il massimo, visto che appunto non sono nel disegno. In alcuni casi le descrizioni “in negativo” funzionano, qui secondo me varrebbe la pena tagliare tutto:
&lt;blockquote&gt;Se solo qualcuno venisse a salvarmi.
Ma la mattina presto sono tutti al calduccio nei loro letti.&lt;/blockquote&gt;
Una considerazione generale: chiami la ragazza in un sacco di modi diversi (“assassina”, “ragazza”, “psicotica”, “carogna”, “ammazza-conigli”). Il problema è che il lettore ogni volta deve fare uno sforzo mentale per collegare il nome al personaggio. È meglio mantenere uno o al massimo due termini per quando il personaggio agisce, e mettere i giudizi del coniglio a parte. Per esempio:
&lt;blockquote&gt;La psicotica continua a battere il piede sul gradino.&lt;/blockquote&gt;
Io scriverei:
&lt;blockquote&gt;La ragazza continua a battere il piede sul gradino. Dannata psicopatica.&lt;/blockquote&gt;
Altrimenti quando scrivi solo “psicotica” c’è quel mezzo secondo in cui si deve ragionare: “La psicotica sarebbe la ragazza di prima. Ah, ok.”

Se scrivi in prima persona, puoi quasi sempre tagliare i verbi di percezione. Per esempio:
&lt;blockquote&gt;Sento che il tacco inquieto si è fermato. Magari l’ammazza-conigli se ne va e lascia la borsa sulle scale.&lt;/blockquote&gt;
Diventa:
&lt;blockquote&gt;Il tacco inquieto si è fermato. Magari l’ammazza-conigli se ne va e lascia la borsa sulle scale.&lt;/blockquote&gt;
Che è più diretto, più nella testa del personaggio. Almeno se stai usando il presente a indicare che assistiamo in diretta a quello che succede, abbiamo sotto gli occhi i pensieri del personaggio mentre si formano – non proprio un flusso di coscienza, ma quasi. Se invece intendevi un presente storico e volutamente vuoi mettere distanza tra i fatti e la loro narrazione successiva, allora ci possono stare i “sento”, “vedo”, “annuso”, ecc.
&lt;blockquote&gt;Cerco di sparire accanto alle mele rosse [...]&lt;/blockquote&gt;
I “cercare di” di solito non rendono molto (vedi l’articolo 3 dei Manuali). Direi che puoi tagliare: “Sparisco accanto alle mele rosse”, o forse è meglio: “Mi nascondo tra le mele rosse”.

Comunque sono tutte sfumature, di errori gravi non ce ne sono. È un buon brano.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Hellis. Non male. Interessante il punto di vista e sono descritti tutti gli aspetti fondamentali dell’immagine. Perciò dal punto di vista dell’esercizio direi che ci siamo.</p>
<p>Parlando più in generale ho trovato alcuni passaggi un po’ retorici. Per esempio:</p>
<blockquote><p>Non posso guardare. Non sopporterei di rivedere l’imbottitura di mio fratello sparsa sulle scale di pietra, o la sua testa di pezza strappata. E’ già abbastanza orribile che quella ragazza attacchi un adesivo sul fucile ogni volta che stermina qualcuno della mia famiglia.</p></blockquote>
<p>Il “non oso guardare” o “l’abbastanza orribile” suonano un po’ artefatti. Io lo taglieri, sarei più diretta:</p>
<blockquote><p>L’imbottitura di mio fratello è sparsa sugli scalini di pietra. La ragazza l’ha sventrato e gli ha strappato la testa di pezza. Ha sorriso compiaciuta e ha appiccicato l’adesivo di un coniglietto al calcio del fucile. Ammazza i miei fratelli e dopo ogni esecuzione attacca un adesivo. Bastarda.</p></blockquote>
<p>#</p>
<blockquote><p> Se solo qualcuno venisse a salvarmi.<br />
Dove sono i rumori della città?<br />
Dove sono le auto nel traffico, i passanti con la spesa, i piccioni svolazzanti che infestano questa maledetta piazza?<br />
Questo quartiere affollato all’alba del 1° gennaio si è trasformato in un deserto.<br />
Sono tutti al calduccio nei loro letti.</p></blockquote>
<p>Qui le domande retoriche oltre a essere bruttine in sé, non vanno bene per quanto riguarda la descrizione. Se tu dici che <strong>non</strong> ci sono passanti o <strong>non</strong> ci sono auto, comunque il lettore, quando incappa in quelle parole, vede passanti e auto. E non è il massimo, visto che appunto non sono nel disegno. In alcuni casi le descrizioni “in negativo” funzionano, qui secondo me varrebbe la pena tagliare tutto:</p>
<blockquote><p>Se solo qualcuno venisse a salvarmi.<br />
Ma la mattina presto sono tutti al calduccio nei loro letti.</p></blockquote>
<p>Una considerazione generale: chiami la ragazza in un sacco di modi diversi (“assassina”, “ragazza”, “psicotica”, “carogna”, “ammazza-conigli”). Il problema è che il lettore ogni volta deve fare uno sforzo mentale per collegare il nome al personaggio. È meglio mantenere uno o al massimo due termini per quando il personaggio agisce, e mettere i giudizi del coniglio a parte. Per esempio:</p>
<blockquote><p>La psicotica continua a battere il piede sul gradino.</p></blockquote>
<p>Io scriverei:</p>
<blockquote><p>La ragazza continua a battere il piede sul gradino. Dannata psicopatica.</p></blockquote>
<p>Altrimenti quando scrivi solo “psicotica” c’è quel mezzo secondo in cui si deve ragionare: “La psicotica sarebbe la ragazza di prima. Ah, ok.”</p>
<p>Se scrivi in prima persona, puoi quasi sempre tagliare i verbi di percezione. Per esempio:</p>
<blockquote><p>Sento che il tacco inquieto si è fermato. Magari l’ammazza-conigli se ne va e lascia la borsa sulle scale.</p></blockquote>
<p>Diventa:</p>
<blockquote><p>Il tacco inquieto si è fermato. Magari l’ammazza-conigli se ne va e lascia la borsa sulle scale.</p></blockquote>
<p>Che è più diretto, più nella testa del personaggio. Almeno se stai usando il presente a indicare che assistiamo in diretta a quello che succede, abbiamo sotto gli occhi i pensieri del personaggio mentre si formano – non proprio un flusso di coscienza, ma quasi. Se invece intendevi un presente storico e volutamente vuoi mettere distanza tra i fatti e la loro narrazione successiva, allora ci possono stare i “sento”, “vedo”, “annuso”, ecc.</p>
<blockquote><p>Cerco di sparire accanto alle mele rosse [...]</p></blockquote>
<p>I “cercare di” di solito non rendono molto (vedi l’articolo 3 dei Manuali). Direi che puoi tagliare: “Sparisco accanto alle mele rosse”, o forse è meglio: “Mi nascondo tra le mele rosse”.</p>
<p>Comunque sono tutte sfumature, di errori gravi non ce ne sono. È un buon brano.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Hellis</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/#comment-22261</link>
		<dc:creator>Hellis</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Dec 2010 09:32:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=2216#comment-22261</guid>
		<description>Carissimma Gamberetta, apprezzo molto quello che scrivi e non ho resistito al desiderio di fare anch&#039;io una prova.So che sei molto occupata e questa proposta ha suscitato un consenso tanto vasto che è difficile scorrere tutti i commenti senza smarrirsi. Ma come ho detto proprio non potevo resistere. Sarei felicissima di ascoltare le tue correzioni al mio testo, per quanto crudeli ed impietose possano essere. Meglio cento pedate da un&#039;interlocutrice intelligente che mille complimenti infruttuosi. Domo arigato in anticipo.

Non  ce la faccio.
Non ho il coraggio, non posso alzarmi, sento che quell’assassina è ancora vicina. Fosse sta ancora fissando quello che resta di Winnie, dopo che ci si è divertita tutto il pomeriggio. 
Non posso guardare. Non sopporterei di rivedere l’imbottitura di mio fratello sparsa sulle scale di pietra, o la sua testa di pezza strappata. E’ già abbastanza orribile che quella ragazza attacchi un adesivo sul fucile ogni volta che stermina qualcuno della mia famiglia. 
Trattengo il respiro fra i denti. Non voglio attirare la sua attenzione.
Cerco di sparire accanto alle mele rosse che ha infilato distrattamente nella tasca del carniere. Era talmente ansiosa di iniziare i suoi “giochetti” col povero Winnie da lasciare aperta la tasca, e alcune mele sono rotolate fuori.
Se solo si girasse potrei sfruttare lo spazio in più per uscire.
Se solo ne avessi il coraggio.
Mi sento le gambe e la testa di ovatta.
Domani saremo solo altri due adesivi rosa sul calcio del suo fucile.
Tap, tap, tap. Tap.
La psicotica continua a battere il piede sul gradino. Quando ci ha preso credevo che si fosse messa gli zatteroni per schiacciarci sul selciato, e pensavo fosse un modo terribile di morire. 
Ho cambiato idea. 
E’ un modo più veloce e pulito di quello che ha usato con Winnie.
Se solo avessi il coraggio di provare a scappare. Presa dalla furia potrebbe anche uccidermi in fretta, e risparmiarmi ore di strappi lenti. Se mi staccherà lentamente i bottoni dagli occhi colle sue unghiette laccate di rosa, almeno sarò già morto.
Se solo qualcuno venisse a salvarmi.
Dove sono i rumori della città?
Dove sono le auto nel traffico, i passanti  con la spesa, i piccioni svolazzanti che infestano questa maledetta piazza?
Questo quartiere affollato all’alba del 1° gennaio si è trasformato in un deserto. 
Sono tutti al calduccio nei loro letti.
Nessuno passerà di qua.
Vorrei tanto sentire la voce della bambina che ci ha perso al parco. Si chiama “Tesorino mio”, l’ho sentita chiamare dalla sua mamma. Lei verrebbe qui con le sue scarpe rosa, tirerebbe i capelli celesti alla pazza omicida e urlerebbe come un’ossessa finchè non le rendono “ tutti coniji”. Con l’altra bambina all’asilo ha funzionato. 
Ma non verrà.
“Tesorino mio” la mattina salta sul letto con “tutti coniji rosa”. 
Si accorgerà che io, Winnie e Jessica manchiamo?
Sento che il tacco inquieto si è fermato. Magari l’ammazza-conigli se ne va e lascia la borsa sulle scale. 
Avrà ancora Jessica in tasca? Mi si stringe il cuore a pensare mia sorella, col suo piccolo fiocco celeste sotto la gola, nelle sue mani.
Ora il suono di lacci che scorrono mi fa capire che quella carogna si sta levando i mezzi-guanti di cuoio. E’ abbastanza riposata per ricominciare a “giocare”.
Non abbiamo scampo.
Vorrei che le facessero male, che la sbattessero contro gli spigoli freddi delle scale come ha fatto lei con mio fratello, che le strofinassero il suo delicato faccino d’angelo contro il gradino rotto fino a bagnarle la faccia di sangue.
Vorrei che fosse un coniglio a farlo. A fare giustizia.
Un coniglio gigante, più grosso del padre di “Tesorino mio”.  Tanto pesante da spezzare con uno schiocco le piastrelle sotto ogni passo. Non un debole coniglietto rosa per bambini, come noi, ma un coniglio nero carnivoro e assetato di sangue, che le stacchi le dita curate coi suoi lunghi denti. 
Mentre la mano piccola e spietata mi tira fuori dalla borsa, mi concentro. Sento i passi veloci e violenti del coniglio nero. Sta venendo a prenderla.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Carissimma Gamberetta, apprezzo molto quello che scrivi e non ho resistito al desiderio di fare anch&#8217;io una prova.So che sei molto occupata e questa proposta ha suscitato un consenso tanto vasto che è difficile scorrere tutti i commenti senza smarrirsi. Ma come ho detto proprio non potevo resistere. Sarei felicissima di ascoltare le tue correzioni al mio testo, per quanto crudeli ed impietose possano essere. Meglio cento pedate da un&#8217;interlocutrice intelligente che mille complimenti infruttuosi. Domo arigato in anticipo.</p>
<p>Non  ce la faccio.<br />
Non ho il coraggio, non posso alzarmi, sento che quell’assassina è ancora vicina. Fosse sta ancora fissando quello che resta di Winnie, dopo che ci si è divertita tutto il pomeriggio.<br />
Non posso guardare. Non sopporterei di rivedere l’imbottitura di mio fratello sparsa sulle scale di pietra, o la sua testa di pezza strappata. E’ già abbastanza orribile che quella ragazza attacchi un adesivo sul fucile ogni volta che stermina qualcuno della mia famiglia.<br />
Trattengo il respiro fra i denti. Non voglio attirare la sua attenzione.<br />
Cerco di sparire accanto alle mele rosse che ha infilato distrattamente nella tasca del carniere. Era talmente ansiosa di iniziare i suoi “giochetti” col povero Winnie da lasciare aperta la tasca, e alcune mele sono rotolate fuori.<br />
Se solo si girasse potrei sfruttare lo spazio in più per uscire.<br />
Se solo ne avessi il coraggio.<br />
Mi sento le gambe e la testa di ovatta.<br />
Domani saremo solo altri due adesivi rosa sul calcio del suo fucile.<br />
Tap, tap, tap. Tap.<br />
La psicotica continua a battere il piede sul gradino. Quando ci ha preso credevo che si fosse messa gli zatteroni per schiacciarci sul selciato, e pensavo fosse un modo terribile di morire.<br />
Ho cambiato idea.<br />
E’ un modo più veloce e pulito di quello che ha usato con Winnie.<br />
Se solo avessi il coraggio di provare a scappare. Presa dalla furia potrebbe anche uccidermi in fretta, e risparmiarmi ore di strappi lenti. Se mi staccherà lentamente i bottoni dagli occhi colle sue unghiette laccate di rosa, almeno sarò già morto.<br />
Se solo qualcuno venisse a salvarmi.<br />
Dove sono i rumori della città?<br />
Dove sono le auto nel traffico, i passanti  con la spesa, i piccioni svolazzanti che infestano questa maledetta piazza?<br />
Questo quartiere affollato all’alba del 1° gennaio si è trasformato in un deserto.<br />
Sono tutti al calduccio nei loro letti.<br />
Nessuno passerà di qua.<br />
Vorrei tanto sentire la voce della bambina che ci ha perso al parco. Si chiama “Tesorino mio”, l’ho sentita chiamare dalla sua mamma. Lei verrebbe qui con le sue scarpe rosa, tirerebbe i capelli celesti alla pazza omicida e urlerebbe come un’ossessa finchè non le rendono “ tutti coniji”. Con l’altra bambina all’asilo ha funzionato.<br />
Ma non verrà.<br />
“Tesorino mio” la mattina salta sul letto con “tutti coniji rosa”.<br />
Si accorgerà che io, Winnie e Jessica manchiamo?<br />
Sento che il tacco inquieto si è fermato. Magari l’ammazza-conigli se ne va e lascia la borsa sulle scale.<br />
Avrà ancora Jessica in tasca? Mi si stringe il cuore a pensare mia sorella, col suo piccolo fiocco celeste sotto la gola, nelle sue mani.<br />
Ora il suono di lacci che scorrono mi fa capire che quella carogna si sta levando i mezzi-guanti di cuoio. E’ abbastanza riposata per ricominciare a “giocare”.<br />
Non abbiamo scampo.<br />
Vorrei che le facessero male, che la sbattessero contro gli spigoli freddi delle scale come ha fatto lei con mio fratello, che le strofinassero il suo delicato faccino d’angelo contro il gradino rotto fino a bagnarle la faccia di sangue.<br />
Vorrei che fosse un coniglio a farlo. A fare giustizia.<br />
Un coniglio gigante, più grosso del padre di “Tesorino mio”.  Tanto pesante da spezzare con uno schiocco le piastrelle sotto ogni passo. Non un debole coniglietto rosa per bambini, come noi, ma un coniglio nero carnivoro e assetato di sangue, che le stacchi le dita curate coi suoi lunghi denti.<br />
Mentre la mano piccola e spietata mi tira fuori dalla borsa, mi concentro. Sento i passi veloci e violenti del coniglio nero. Sta venendo a prenderla.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: La mappa definitiva del Giovane Esordiente « Werehare's Burrow</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/#comment-19627</link>
		<dc:creator>La mappa definitiva del Giovane Esordiente « Werehare's Burrow</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Aug 2010 13:55:04 +0000</pubDate>
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		<description>[...] sempre: Gamberi Fantasy. Le pagine che voglio dapprima portare alla tua attenzione sono queste: * Manuali 1: Descrizioni, ovvero consigli su come importare una descrizione; * Manuali 2: Dialoghi, ovvero (guarda un [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] sempre: Gamberi Fantasy. Le pagine che voglio dapprima portare alla tua attenzione sono queste: * Manuali 1: Descrizioni, ovvero consigli su come importare una descrizione; * Manuali 2: Dialoghi, ovvero (guarda un [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Gamberetta: yes you can! &#171; Sito di Matteo Rinaldi</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/#comment-19581</link>
		<dc:creator>Gamberetta: yes you can! &#171; Sito di Matteo Rinaldi</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 19:24:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=2216#comment-19581</guid>
		<description>[...] La descrizione, Lezione I http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/ [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] La descrizione, Lezione I <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/" rel="nofollow">http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/</a> [...]</p>
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