Vittima natalizia + Bambolina omaggio

Quest’anno ho recensito meno fantasy italiani degli anni scorsi. Posso assicurare che non dipende dal fatto che sono diventata “buona”, tutt’altro: il mio cuore marcio trabocca come non mai di astio e invidia. Però mi sono stancata di ripetere sempre le stesse cose. È una questione di dignità: lo scrittore medio di fantasy italiano è un idiota fatto e finito, è degradante per me perderci del tempo appresso.

Per esempio, non so quante volte, in pubblico e in privato, ho sostenuto conversazioni tipo questa:

Io: «Non devi raccontare che Giulietta è cattiva, devi mostrarlo. Non so, falle picchiare la sorellina.»
Autore X: «Ma “show don’t tell” non si applica sempre!!!»
Che sarebbe come dire:
Io: «Non mordere la prolunga del televisore, potresti prendere la scossa.»
Autore X: «Ma l’elettricità non fa sempre male!!! Guarda il defibrillatore!!!»

Ha senso proseguire dialoghi del genere? No, è solo buttare del tempo che potrei spendere meglio fissando le macchie di umidità sul soffitto.

Ciò non vuol dire che mi adagerò nell’ipocrisia del “recensisco solo quello che mi è piaciuto”; continueranno a esserci recensioni oneste: se il romanzo è bello dirò che è bello, se fa schifo dirò che fa schifo. Però le recensioni saranno scelte con cura, saranno recensite solo opere che promettano qualcosa di interessante. Sono arcistufa di recensire ritardati.

Detto questo, come promesso, ho aperto il sondaggio per la recensione natalizia. Di seguito sono elencate dodici possibilità: leggete le descrizioni e scegliete con attenzione. Durante le vacanze di Natale mi sorbirò il romanzo vincitore e poi lo recensirò. Se sceglierete romanzi che non sembrano complete porcherie fin dal titolo ve ne sarò grata, ma sentitevi liberi di comportarvi come preferite.
EDIT del 19 dicembre 2009: Sondaggio chiuso, ha vinto Il Silenzio di Lenth.
EDIT del 16 gennaio 2010: Romanzo vincitore recensito.

Prima, però, un modesto consiglio per gli acquisti.
L’altro giorno ero in libreria. Mentre mi aggiravo per il reparto fantasy è arrivata una signora dall’aria smarrita. Dopo qualche minuto una commessa le ha chiesto se aveva bisogno di aiuto. La signora ha spiegato che voleva regalare un libro a una bambina di dodici anni – ha anche fatto gesto con la mano a indicare l’altezza della ragazzina, come se le stesse comprando un vestito. La commessa ha sorriso alla signora e le ha rifilato l’ultimo romanzo di Licia Troisi… un’altra bambina che avrà la vita rovinata per colpa di una madre mentecatta.
Signori genitori, non fatevi ingannare dalla retorica imbecille del “se legge è sempre meglio!!!”. Una bambina che legge le cretinate della Troisi o della Meyer si rovina il cervello. E quando il danno è fatto, rimane solo la trapanazione.
Perciò regalate videogiochi. I videogiochi rendono più intelligenti, è un fatto dimostrato. Ma se proprio volete spingere alla lettura un ragazzino o una ragazzina, il mio consiglio è di regalare Little Brother di Cory Doctorow, di cui è uscita da poco l’edizione italiana, con titolo X (sì solo “ics”, che cosa c’entri con “Little Brother” mi sfugge, ma pazienza). L’editore è Newton Compton.

Copertina di X
Copertina di X

Ho recensito il romanzo in lingua originale a suo tempo, qui. Non è un romanzo privo di difetti, ma è cento volte più interessante e coinvolgente di tutti i libri di Licia Troisi e Stephanie Meyer messi assieme. Almeno provateci a regalarlo: forse vostra figlia non è ancora una cerebrolesa e avete la possibilità di salvarla!

* * *

I dodici candidati, in ordine alfabetico. Le trame sono prese dalle schede dei libri su iBS.it.

Copertina di Bryan di Boscoquieto e il Talismano del Male#1.
Titolo: Bryan di Boscoquieto e il Talismano del Male (Newton Compton)

Trama: Da quando Bryan di Boscoquieto ha scoperto di possedere doti soprannaturali il suo mondo non è più lo stesso. Come se la sua percezione si fosse allargata fino a dilatare i confini tra la vita quotidiana e la magia, ora è in grado di rendersi conto di tutti gli strani esseri di cui l’universo è popolato. Capitani di una guerra millenaria, Morpheus il mezzodemone, fondatore della Baia, e Insorta, temuto leader della Comunità Ribelle, tentano di conquistarsi la fiducia di Bryan. Insieme a lui, la bellissima Gaia, la ladra di corpi, le imbattibili gemelle Alba e Aurora, e Achille, con le sue facoltà medianiche, compongono un piccolo esercito di eroi giovanissimi e pronti a tutto pur di disinnescare le minacce che si addensano intorno al leggendario e terribile Talismano del Male. Che la Terra continui a esistere o che tutto si risolva in uno spaventoso olocausto nucleare, a questo punto, dipenderà dalle gesta di Bryan, E dalla sua capacità di distinguere ciò che appartiene a questo mondo da ciò che si può soltanto sognare.

Autore: Federico Ghirardi. Ha esordito ancora minorenne l’anno scorso con Bryan di Boscoquieto nella Terra dei Mezzidemoni. Un giovane gegno. Senza dubbio.

Perché parto prevenuta: perché Bryan di Boscoquieto nella Terra dei Mezzidemoni l’ho letto.

Perché potrebbe essere decente: perché sarà pieno di gnocche tutte nude che si fanno sculacciare dai demoni? Non è quello che ogni ragazza sogna di leggere in un romanzo fantasy? Magari questa volta il Ghirardi saprà superarsi e mi regalerà una bella scena di stupro tentacolare!

Copertina di Buio#2.
Titolo: Buio (Fazi)

Trama: Diciassette anni, bellissima, apparentemente sicura di sé ma fragile e inquieta, Alma ha un solo credo: “Sorrisi e lacrime possono essere molto pericolosi se lasciati fuori controllo”. Se lo ripete ogni mattina, quando esce di casa per affrontare la Città là fuori e cammina sotto un perenne cielo grigio, diretta a scuola con il suo zaino, rigorosamente viola. Tutto ciò che Alma adora è viola. Come la copertina del quaderno che ha comprato in una strana cartoleria del centro pochi giorni prima, quando tutto ha avuto inizio e la sua vita ha cominciato a scivolare in un assurdo incubo senza fine. Una serie di efferati omicidi sta infatti trasformando in realtà i racconti che Alma scrive di notte, come in preda a un’inspiegabile trance, rendendosi conto solo al suo risveglio che i deliri di paura e violenza affidati alle pagine di quel quaderno anticipano le mosse dell’assassino. Mentre la polizia indaga senza risultati e i giornali si scatenano, Alma si ritrova sempre più isolata, alle prese con qualcosa di grande e oscuro, che sfiora la natura stessa del Male e che pure sembra riemergere dal suo passato, insieme ai continui, lancinanti mal di testa che la assalgono come per avvertirla di qualche pericolo. Soltanto Morgan, il ragazzo più misterioso e sfuggente della scuola, i cui incredibili occhi viola sanno leggere nel suo cuore come nessun altro, sembra in grado di fornirle le risposte sulle sinistre presenze che le si addensano intorno.

Autore: Elena P. Melodia, al suo esordio.

Perché parto prevenuta: la signorina Melodia sarà sicuramente un’ottima scrittrice – altrimenti come potrebbe essere stata pubblicata da una prestigiosa casa editrice? – ma non è capace di mettere assieme una descrizione decente.

Perché potrebbe essere decente: Morgan – il ragazzo più misterioso e sfuggente della scuola – è troppo gnokko!!!

Copertina di Figli di Tenebra#3.
Titolo: Figli di Tenebra (Curcio)

Trama: La fine è vicina, lo sa. Ma nessun dolore gli sarà risparmiato nell’ultimo tratto del viaggio. Non a lui, non ai suoi compagni. L’obiettivo e ancora Kurt Darheim, quasi all’apice della potenza, ormai padrone della forza corruttrice che in un’epoca remota ha rischiato di annientare il mondo. Bisogna raggiungerlo, quindi, e in fretta: al destino non si può sfuggire, e necessario assecondarlo, è necessario costruirlo. Mentre nel mondo l’estate muore, Lothar e la sua compagnia penetrano terre malate, regolate da leggi insondabili e popolale dai figli di un atto di violenza sulla natura stessa: esseri né vivi né defunti in eterna putrescenza, dominati da un’intera casta di vampiri, che li corroderanno nell’anima e nel corpo. Lì, nella Gehenna, dove la sofferenza diventa disperazione e follia, l’odio e l’amore daranno a Lothar la forza, il Potere gli metterà in mano gli strumenti, i ricordi e le perdite saranno la ragione per lottare ancora… Fino a quando tornerà a sorgere la luna di sangue.

Autore: Marco Davide. Sì, due nomi e nessun cognome. Questo Figli di Tenebra è il terzo volume nella trilogia di Lothar Basler.

Perché parto prevenuta: il primo volume della trilogia, La Lama del Dolore, si era classificato secondo nel sondaggio natalizio dello scorso anno. Ho provato a leggere La Lama del Dolore: è scritto da cani, una roba insopportabile. Pur con tutta la buona volontà non sono riuscita a finirlo.

Perché potrebbe essere decente: nel frattempo Marco Davide ha imparato a scrivere?

Copertina de Gli Orchi di Kunnat#4.
Titolo: Gli Orchi di Kunnat (Delos Books)

Trama: “Pulsa. Tutto pulsa, freme e risplende come sempre, quando sono morfizzato. Aromi, suoni, movimenti, sensazioni e percezioni risultano amplificate come i cerchi concentrici di una goccia caduta in uno stagno: le formiche scuotono il terreno come elefanti, le foglie frusciano come valanghe, le coccinelle urlano e disegnano lente traiettorie nel cielo come tartarughe azzoppate e volanti, le feci lontane e ancora calde di un daino mi offuscano la mente inebriandola della loro essenza pungente, mentre le cortecce nodose degli alberi su cui faccio leva mi trasmettono l’energia della linfa e la solidità del legno. Sono invincibile e terrificante. Se gli umani mi vedessero adesso, scapperebbero urlanti. I più coraggiosi (o forse i più stupidi) tenterebbero di uccidermi. Come se fossi io il loro problema…”

Autore: Cristian Pavone, esordiente.

Perché parto prevenuta: il romanzo fa parte della collana “Storie di Draghi, Maghi e Guerrieri”, una collana nata con l’idea che il pubblico è una massa di scimuniti e dunque è giusto guadagnare propinando sempre le stesse storie trite e ritrite. Ho recensito i primi due volumi qui.

Perché potrebbe essere decente: il pubblico si è dimostrato non così fesso come Delos sperava. Infatti il curatore della collana, Franco Forte, scrive: “Libro per noi (per me) importantissimo, perché segnerà il destino di questa collana. Si tratta infatti dell’ultimo tentativo di capire se il mercato è interessato a una collana fantasy come questa oppure no.” Perciò Gli Orchi di Kunnat è l’ultima possibilità per “Storie di Draghi, Maghi e Guerrieri”. Magari hanno scelto un romanzo tollerabile.

Copertina de I Cacciatori del Tempo#5.
Titolo: I Cacciatori del Tempo (Piemme)

Trama: Yonec ha sedici anni, è figlio di una fata e di un uomo misterioso di cui deve ancora scoprire l’identità, e vive nel Medioevo, nei primi anni del XII secolo. Janis ha quattordici anni, frequenta la prima liceo e una maledizione la costringe a vivere ai giorni nostri. Quando la madre la iscrive ad un severissimo collegio privato, Janis scopre di poter tornare per brevi periodi nel passato, sotto forma di lupa, accanto all’amato Yonec. Insieme dovranno trovare l’antica pergamena che contiene il segreto della costruzione della prima cattedrale gotica in Francia, Saint Denis. Ma una confraternita medioevale, i cui poteri oscuri e malvagi giungono fino alla nostra epoca, farà di tutto per impedirglielo. I due ragazzi saranno impegnati in una lotta all’ultimo sangue contro le forze che li ostacolano e che vogliono separarli per sempre.

Autore: Vanna De Angelis. Autrice di saggi storici, aveva già pubblicato due romanzi fantasy nella serie “Le Carovane del Tempo” per Edizioni San Paolo.

Perché parto prevenuta: la trama puzza. I due ragazzini separati dalla maledizione, l’antica pergamena, il segreto, i poteri oscuri e malvagi, zzz.

Perché potrebbe essere decente: i romanzi precedenti della De Angelis hanno suscitano l’entusiasmo della critica. Scrive per esempio “fliss”: “adoro qst trilogia.sn libri cn 1 stupendissima trama, li leggi tt d’un fiato e ti scaraventi nelle pagine cm se sei tu eva e company. è 1 libro coinvolgentissimo,rivivi le stesse emozioni,specialmente la storia d’amore tra eva e liam. sn libri stupendi. eva e liam si devono fidanzare. ho letto 100 libri e qst trilogia mi ha colpita assai. la preferisco ad harry pottre, twilight ecc.(libri ch nn mi piacciono). p.s.: eva e liam x ever.”
(nota per mamma e papà di “fliss”: questa è “fliss” dopo 100 libri. Non potevate comprarle la PlayStation 3?)

Copertina de Il Silenzio di Lenth#6.
Titolo: Il Silenzio di Lenth (Piemme)

Trama: Sono passate ore da quando Hertha del clan Fyerno e Kaas, il Sommo Sacerdote di Lenth, hanno intrapreso quel sentiero scosceso. La fatica li ha quasi sopraffatti; non possono permettersi di restare in quel luogo, quello è l’Esterno, abitato da creature malefiche contro cui i loro incantesimi non possono nulla. Sulla via del ritorno, però, hanno sentito in lontananza il pianto di un neonato e sono accorsi a salvarlo. Per Hertha, che fin da giovane non ha dimostrato di possedere le doti per diventare mago, il segno sulla fronte del piccolo non è che una macchia scura, ma Kaas lo ha subito riconosciuto: quello è un frigie, un simbolo magico, e il neonato è l’Eletto, l’incarnazione di Kexan, il dio che lui e la sua gente hanno temuto e odiato, e che pensavano sconfitto per sempre. Dopo aver fatto ritorno al villaggio, il Sommo Sacerdote mostra il fanciullo ai dieci del Consiglio Dominante e tutti si mostrano sconcertati e impauriti. Il bambino-dio deve essere eliminato. Ma grazie a uno stratagemma Kaas riesce a mantenere in vita il piccolo, a cui ha dato il nome Windaw. Una visione notturna, infatti, gli ha mostrato l’imminente invasione delle loro terre per mano dei terribili stregoni di Tarass, che solo la forza divina dell’Eletto può fermare. Sarà lui a custodire la Pietra Alchemica che i malvagi stanno cercando e a riportare la pace e il silenzio nella verde Terra di Lenth.

Autore: Luca Centi. Questo è il suo primo romanzo.

Perché parto prevenuta: ma si può, senza ironia, ideare una storia del genere? I malvagi, la Pietra Alchemica, il bambino con la macchia che non è una macchia ma un simbolo magico, il tizio che salva di nascosto il neonato… c’è un dettaglio – uno solo – che non sia un cliché?

Perché potrebbe essere decente: in copertina c’è un tipo incappucciato. Con un bastone!!!

Copertina de Il Principe delle Nebbie#7.
Titolo: Il Principe delle Nebbie (Piemme)

Trama: Dopo aver recuperato le pagine del Libro del Destino, la compagnia delle Cinque Razze Libere ha una nuova missione: partire alla ricerca di alleanze per combattere insieme il malvagio Signore delle Nebbie. Proprio alla vigilia della partenza, però, Eynis fugge all’improvviso dalle Foreste di Feira Haillen. La ragazza, erede della più potente stirpe magica degli elfi, è partita per seguire la traccia incerta e insistente di un ricordo che dovrebbe condurla a trovare un altro membro della famiglia degli Ethilin, sopravvissuto come lei alla strage compiuta dai Mohrger. Senza la sua potente magia, i suoi amici hanno poche speranze di sfuggite agli attacchi delle forze del male, e cerne se non bastasse anche Jadifh, il giovanissimo capo dei ribelli, abbandona la compagnia per seguirla. Ma durante il viaggio Eynis si accorge che Jadifh le nasconde qualcosa.

Autore: Elisa Rosso. È la più giovane autrice italiana di fantasy. A sedici anni è già al suo secondo romanzo. Un gegno al cubo!

Perché parto prevenuta: la Rosso è chiaramente troppo gegnale perché io possa apprezzarne le opere.

Perché potrebbe essere decente: uh… aehm… accetto suggerimenti.

Copertina de La Leggenda degli Eldowin#8.
Titolo: La Leggenda degli Eldowin (Fanucci)

Trama: Venti di guerra spirano sull’Arwal. Le mire espansionistiche di Adras, eminenza grigia dell’Argelar, sembrano inarrestabili. Manipolando come un fantoccio il piccolo sovrano di Rygan, il mago rivolge la propria attenzione al ducato di Vniri, dominio dei Doria-Malvolas e dei vampiri di corte, ultimo ostacolo in vista dell’ambiziosa invasione del Varlas. La tensione per il conflitto imminente sconvolge la vita di poveri e ricchi, nobili e villici, mortali e vampiri. Dal montuoso Tarvaal fino alle immense Terre dei Barbari, la maga Reven e il suo schiavo cercano disperatamente un’arma in grado di contrastare la minaccia dell’Oscuro, un tempo maestro e mentore della donna, ora suo acerrimo nemico. Intanto, sul bosco di Madian incombe e si rinforza la minaccia della rocca di Krun, al punto da spingere la Guardiana a inviare una delegazione verso l’inospitale Ovest, nella speranza di ottenere l’aiuto dell’unica autorità che potrebbe riunire contro il tiranno gli elfi dell’Arwal: i leggendari Eldowin.

Autore: Laura Iuorio. La Leggenda degli Eldowin prosegue la vicenda iniziata con Il destino degli Eldowin. La Iuorio è inoltre autrice della trilogia fantascientifica del “Sicario”.

Perché parto prevenuta: gli Eldowin sono elfi.

Perché potrebbe essere decente: ci sono anche i vampiri gli gnokki!!!

Copertina de La Scacchiera Nera#9.
Titolo: La Scacchiera Nera (Piemme)

Trama: Nello stesso istante, a migliaia di chilometri l’uno dall’altro, tre ragazzi Ryan, un americano, Morten, danese, e Milla, italiana -, entrano in possesso di una scacchiera ottagonale dall’aria molto antica. Il Guerriero, l’Arciere e il Ladro Nero sono le sole tre pedine rimaste sulla scacchiera e sembrano invitarli a fare la prima mossa. Ma appena le toccano, i tre ragazzi vengono trasportati in un mondo parallelo dove è in corso una guerra, una guerra sanguinosa e secolare che un mago ha trasferito sul tavoliere in modo che il mondo degli uomini potesse continuare a esistere. Così Ryan si accorge di essere diventato il Guerriero del Fuoco. Lui, però, non riesce a credere di essere un eroe e soprattutto che il Ladro Nero, quella ragazza dagli occhi di smeraldo e dall’aria indifesa, sia il suo più acerrimo nemico. Contro ogni regola del gioco, Ryan decide di fidarsi di quella ragazza che combatte contro il proprio lato oscuro, e scoprirà che a volte una mossa imprevedibile può cambiare le sorti di una partita.

Autore: Miki Monticelli. Ha già scritto diversi fantasy per bambini, questo però dovrebbe essere dedicato a un pubblico un po’ più adulto.

Perché parto prevenuta: Ryan, un americano; Morten, un danese; Milla, un’italiana entrano in un bar… la trama sembra una barzelletta.

Perché potrebbe essere decente: l’autrice assicura che la trama non corrisponde all’effettivo contenuto del romanzo.

Copertina de La Strada che Scende nell’Ombra#10.
Titolo: La Strada che Scende nell’Ombra (Einaudi)

Trama: In un mondo diviso e stanco, l’Ombra si è destata e le Otto Genti non sanno se ci sarà l’alba di una nuova èra, oppure la fine. I prescelti dalla profezia per raggiungere la Fortezza Impenetrabile e combattere il malefico potere sprigionato dalla Gemma Bianca sono i meno presentabili che si possa immaginare. Mentre la resa dei conti si avvicina e tutti i popoli entrano in guerra, il Magus guida la Compagnia più ribalda e riottosa che si sia mai vista verso il destino che trasformerà gli ultimi, i peggiori delle Otto Terre, nei nuovi Eroi.

Autore: Chiara Strazzulla. Giovanissima, è famosa per scrivere i suoi libri a forza di starnuti. Questo è il suo secondo romanzo.

Perché parto prevenuta: il primo romanzo della Strazzu, Gli Eroi del Crepuscolo, è attualmente il peggior romanzo fantasy mai pubblicato in Italia da un editore non a pagamento. L’ho recensito qui.

Perché potrebbe essere decente: non c’è alcuna possibilità che La Strada che Scende nell’Ombra possa essere un romanzo passabile. Per questo voglio fare un appello: risparmiatemi la Strazzu, ve ne prego! Sarò una brava bambina, prometto, croce sul cuore, ma non costringetemi a leggere 800 pagine di Strazzu. Grazie.

#11.
Titolo: Rimosso. (N/A)

Trama: Nessuna.
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Autore: Uno che non sa scrivere.

Perché parto prevenuta: N/A.

Perché potrebbe essere decente: N/A.

Copertina di Altro#12.
Titolo: Altro (Quell’Altro)

Trama: Segnalate nei commenti altri romanzi fantasy italiani degni di recensione, se ne ho dimenticati. Però:

Niente Troisi. Di Licia ho recensito quattro romanzi e ci sono altri due articoli dedicati a lei. È sufficiente. Inoltre non c’è più molto da aggiungere: non sa scrivere e non ha un briciolo di fantasia, fine della questione.

Niente romanzi pubblicati a pagamento. Mi spiace, ma se pubblicate a pagamento dimostrate di essere dei fessi, dunque non sono interessata a quello che scrivete.

I romanzi autoprodotti sono accettabili. Ma solo se scaricabili gratis. Il livello delle autoproduzioni è bassissimo (la media è ampiamente sotto la Strazzu), perciò a scatola chiusa soldi non ne spendo.

Se il romanzo segnalato è pubblicato da una piccola casa editrice che ha scarsa distribuzione in libreria, non garantisco di riuscire a procurarmelo per Natale. Però, se sembra interessante, lo recensirò lo stesso in un altro momento. Infine, se il romanzo si trova su emule o simile è ancora meglio. L’anno scorso così ho scoperto Lo Specchio di Atlante, ed è stata una bella scoperta.

Autore: Un Altro.

Perché parto prevenuta: uno vale l’Altro.

Perché potrebbe essere decente: Un Altro non è la Strazzu.

Che sfilata di schifezze. Mi domando se, avendo gli occhiali giusti, vedrei la verità, come nel film They Live (Essi Vivono, 1988) di John Carpenter.

L’amara verità che ci vogliono tenere nascosta

Sono sempre più convinta che il fantasy sia uno stratagemma degli alieni per rendere stupida la popolazione.

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Bambolina Omaggio

Gli ultimi due anni avevo recensito il romanzo vincitore del Premio Urania. Quest’anno non ci sono riuscita: sono arrivata a pagina 36 di E-Doll e non ce l’ho fatta ad andare avanti. Lo stile è pessimo – il Ghirardi scrive meglio, senza ironia – e le poche idee presenti sono banali o contraddittorie. Una roba raccapricciante.
Di seguito una parata di castronerie. Solo una minima parte dei problemi presenti nelle prime 36 pagine, che in effetti andrebbero riscritte da zero. La speranza – vana, lo so – è che qualcuno possa imparare qualcosa. Anche per sbaglio.

Copertina di E-Doll
Copertina del romanzo di Francesco Verso E-Doll

E-Doll è ambientato a Mosca nel 2053. Il mondo è rimasto più o meno quello che conosciamo, tranne gli e-doll. Gli e-doll sono androidi usati come schiavi sessuali in modo che la gente possa soddisfare le proprie perversioni senza rischi.
Premessa semplice che porta a delle incongruenze già nelle prime 36 pagine.

A pagina 15, scoperto un e-doll morto, il tenente incaricato delle indagini verifica che fino a quel momento non ci sono mai stati omicidi di e-doll in Europa (“[...] a una prima analisi, non vengono segnalati omicidi di e-doll in Europa.”) A pagina 20 un e-doll che passa per strada suscita l’interesse di tutti (“E la strada va in subbuglio, colta dallo stupore che si materializza intorno agli e-doll [...]“). A pagina 27 un personaggio “Ha preso questo andazzo da quando ha scovato su un sito web vietato ai minori l’esistenza degli e-doll.”
Cosa si deduce da questi tre accenni? Io ne deduco che gli e-doll siano molto pochi: scopri che esistono solo frequentando siti “loschi”, se ne vedi uno per strada ti fermi ammirato a guardarlo, e nessuno li ha mai ammazzati.
Ottimo.
Ma a pagina 31 è scritto:

Il loro [degli e-doll] business, incluso il variegato indotto, fatto di tecnici per la manutenzione, corrieri per il ritiro e la consegna a domicilio, stilisti d’avanguardia, visagisti estetici, programmatori di sensistema, addetti al marketing pornografico, finanziatori di sessoteche, si calcola sia paragonabile per grandezza e pervasività del settore a quello delle automobili del secolo scorso. Senza contare i gadget venduti a corredo e quelli spediti per posta anonima di cui tante case abbondano all’insaputa dei coinquilini.

A parte il blocco di inforigurgito spiattellato senza grazia, si dice che il mercato degli e-doll è al livello di quello delle automobili. Com’è possibile? Dovrebbero esserci milioni di e-doll! Ma questo è in contraddizione con quanto esposto all’inizio. Non si può neanche invocare la difesa d’ufficio, “tanto è fantasy!!!”, perché qui parliamo di fantascienza: estrapolare le conseguenze dei progressi scientifici è al cuore del genere. La coerenza è vitale.

A pagina 15 è scritto:

A testa bassa, Gankin scruta quel corpo indifeso, nato per soddisfare desideri e voglie inconfessabili: tutto ciò che in molti volevano senza sapere dove trovarlo. Fino alla comparsa degli e-doll.

A pagina 17 un e-doll ragiona su se stesso:

D’altro canto, è ciò che la gente s’aspetta da un essere attrezzato per solleticare le fantasie fino a percorrerne ogni ramificazione.

Desideri e voglie inconfessabili, fantasie percorse in ogni ramificazione: io mi aspetto che gli e-doll possano garantire all’acquirente qualunque tipo di perversione. Ma a pagina 35 un poliziotto della scientifica dice:

–… e a quanto ne so [gli e-doll] non sudano, sputano, puzzano o roba del genere. Fino a oggi non hanno mai defecato, né urinato. Può anche essere una limitazione della verosimiglianza, sta di fatto che i bisogni evacuativi degli umani non sono stati trasposti loro.

Delusione! Perciò questi e-doll, pronti a esaudire ogni fantasia, non possono far niente per gli amanti della coprofilia o dell’urofilia? Che è, razzismo?

È notevole vedere un autore che parte da una premessa semplicissima e già vista mille volte in altri romanzi e, nonostante ciò, non è capace di mantenere un minimo di coerenza.
Be’, rimedierà con uno stile brillante, giusto? Sbagliato. E-Doll è scritto male, anzi è scritto peggio.

In un sacco di passaggi la scrittura è vuota. Non comunica niente. Non solo non mostra, ma non racconta neanche. Sono frasi senza senso.
Esempio (pag. 19):

[Berenice Cubarskij] è rimasta impressionata dalle conturbanti doti di Angel [un e-doll], quando vi si è imbattuta al Cirque du Sex, dove lu/ei s’esibiva in veste di domatore di donne frustrate dall’atavico ruolo che la natura ha assegnato loro.
È in posti del genere, come lo scintillante Lubov sulla Bol’saja Sadovaja o il lugubre Dark Star sulla Precistenka nelle vicinanze degli austeri e polverosi Musei di Puskin e Tolstoj, che la Signora Cubarskij ha riscoperto il senso da attribuire a se stessa, assieme alle centinaia di altre donne che mal sopportano d’essere trattate come il codice genetico erroneamente prescrive loro da millenni.
Ultimamente, tali luoghi riservati, da sempre esistiti anche se poco reclamizzati, sono frequentati da splendidi sembianti incaricati di elargire ciò che la società aveva condannato come rigurgiti primordiali da sedare e disdicevoli devianze da arginare.
Quanto ai clienti, in egual misura distribuiti tra uomini e donne, essi ne sono consapevoli, ma preferiscono indulgere piuttosto che accettare un compromesso snaturante e disumano. E volentieri s’illudono, piuttosto che accontentarsi d’una felicità condivisa ma breve e ripetitiva.

172 parole e non c’è scritto un emerito tubo. Qual è l’atavico ruolo che la natura ha assegnato alle donne? Che senso ha scoperto da attribuire a se stessa Berenice? Cosa prescrive (erroneamente) il codice genetico? Che cosa elargiscono i sembianti? Che cosa la società aveva condannato come rigurgiti primordiali? Qual è il compromesso snaturante e disumano?
Qui non è questione di gusti, di stile, di punti di vista: questa è cacca. E no, a me la coprofilia non piace.

Esempio più corto ma altrettanto efficace (pag. 21):

Il suono abrasivo, di metallo stridente, ricorda ad Angel una ricorrenza remota, dei tempi della capsula vivificante presso i laboratori Silitron di Hanoi. Quasi cinque anni fa, un periodo breve in termini umani e ancor più breve per una macchina capace di eludere il fattore erosivo del tempo. Archiviata in una bolla di memoria, quando il suo sensistema era scevro d’esperienze libidiche e computazionali, eccezion fatta per le istruzioni base e le inferenze native.

Poi si parla d’altro. Ora, quale sarebbe la “ricorrenza remota” che Angel ricorda? È la “ricorrenza remota” il soggetto – una frase dopo – di “archiviata”? Cos’è, non è un romanzo ma un puzzle, dove io pago e poi devo riscrivere da zero per capirci qualcosa?

Poi c’è il blaterare sgradevole dello scrittore dilettante che si crede Artista (pag. 23):

Mosca è un universo vorticante e vandalizzato, è il riflesso incrinato di un’anima dispersa tra le nuvole cirriformi del Nord, è l’ansia e al tempo stesso la malattia della vita.

Questa frase segnatevela perché un classico esempio di uso idiota delle metafore. Non vuol dire niente, però si percepisce la ricerca delle parole perché suonino pompose per impressionare i gonzi, con la città vista come “il riflesso incrinato di un’anima dispersa tra le nuvole cirriformi del Nord”. Proprio. È lo scopo della narrativa, vero? Non far capire una mazza a chi legge, ma mettere in soggezione i pochi ignoranti che ancora pensano che scrivere sia mischiare paroloni a caso. Ciliegina sulla torta: questo sproloquio sono i pensieri di una ragazzina al primo anno di Liceo, preoccupata perché l’autobus è in ritardo; la mamma la sgriderà se rientra dopo l’orario stabilito. Siamo a livello di Sergio Rocca, l’immortale poeta (“«Chi sei stregone?» ruggì il bambino istericamente, pronto a gridare.”)

Infine c’è il classico raccontare invece di mostrare. Passaggi così (pag. 24):

[la ragazzina di cui sopra è raggiunta da un tipo in macchina] Non sapendo che fare, le salta in mente un pensiero sconcio ma poi, incerta sugli esiti di eventuali imprevisti, storna lo sguardo.

Funziona in questo modo: io pago 4 euro e 20 centesimi e compro una porzioncina della fantasia dell’autore. Lui mi deve dire qual è il pensiero sconcio. Lui mi deve dire quali sono gli esiti degli imprevisti eventuali.
La ragazzina vuole farsi il tipo? Lo vuole frustare? Lo vuole appendere a testa in giù in una vasca piena di scarafaggi? Ma poi rinuncia perché l’ultima volta gli scarafaggi sono scappati e le hanno invaso la stanza? Devo pagare e poi scrivere io il romanzo?

Meno grave ma sempre fastidioso è il mostrare & raccontare. In particolare, quando il raccontare precede il mostrare fa venire i nervi.
Immaginate di essere al cinema, il tizio accanto a voi ogni dieci minuti vi sussurra: «Adesso vedrai cosa succede, vedrai come Jimmy si arrabbia.» oppure: «Adesso ascolta bene, eh, ascolta, sentirai che battutona!» Sono sicura che alla terza interruzione cambiate posto. Nella narrativa funziona uguale (pag. 30):

A Gankin non resta che negare tramite una pericolosa iperbole. – Al contrario, non hai considerato lo stadio di avanzamento della mia passione necrofila…

“A Gankin non resta che negare tramite una pericolosa iperbole” è l’equivalente del tizio rompiscatole al cinema. Preciso identico. Visto che mostri la “pericolosa iperbole”(sic), non c’è bisogno che l’anticipi prima. Svuoti di tensione il paragrafo.

Copertina del settimo volume di Chobits
Il settimo volume del manga Chobits delle CLAMP. In Chobits non ci sono e-doll, ma persocom. La storia ha diverse analogie con il romanzo di Verso, ma è realizzata molto, molto meglio

L’autore gestisce il punto di vista usando la tecnica del chi se ne frega, scrivo come mi capita. Nel primo capitolo, che comprende un’unica scena – l’esame del cadavere dell’e-doll da parte del tenente Gankin e del suo assistente Aleksej –, il punto di vista cambia almeno dodici volte, saltando di continuo da un personaggio all’altro. Senza alcuna giustificazione o alcun ritmo; ci sono pagine e pagine con Gankin, poi qualche paragrafo con Aleksej, poi si ritorna a Gankin per ancor meno spazio, poi Aleksej un po’ di più, tutto così come capita. Alla fine tocca rileggere più volte certi passaggi per capire a chi attribuire parole e pensieri. Un capitolo degno di Atlanta Nights.
Più avanti l’autore si supera, riuscendo a cambiare punto di vista all’interno di un singolo paragrafo (pag. 21):

Un cameriere addobbato con un’impeccabile livrea lattea compare sull’uscio e lu/ei [sempre Angel] viene annunciato alla signora Cubarskij, non prima d’essersi sistemato le sopracciglia decorate dalle mani fatate di Sharunas. L’ometto, barba e baffi curatissimi, gli rifila un’occhiata lasciva dall’angolo degli occhialini, ma pare più preoccupato di trovare un modo per non ascoltare ciò che sarebbe successo nel sotterraneo. Si ricorda di una cera d’antica memoria versata nelle orecchie di un re a salvaguardia della sua sanità mentale. Si ricorda che grazie all’espediente, egli riuscì a resistere a una tentazione letale.

Il paragrafo comincia con il punto di vista dell’e-doll. È confermato da quel “gli rifila un’occhiata lasciva [...] ma pare più preoccupato”: l’e-doll coglie l’occhiata del cameriere e ne deduce la lascivia e al contempo il desiderio di non ascoltare (come faccia questa deduzione è un mistero). Ma le frasi dopo? È l’e-doll che ricorda l’episodio di Ulisse e le Sirene o è il cameriere? Io ho riletto tre volte e non ne sono sicura. Mi sembra così innaturale che di punto in bianco si entri nella testa del cameriere, d’altra parte l’e-doll conosce Ulisse? E lui, macchina, ne ha solo un ricordo così approssimativo? Mah!

In altri momenti l’autore si contraddice nello spazio di un paragrafo (pag. 19):

L’olografia di Berenice Cubarskij la ritrae in pose provocanti: alla signora piace farsi vedere e proprio quella fantasia rappresenta il suo punto debole. Un aspetto su cui il marito non s’è interrogato, né s’è preoccupato d’esplorare, coinvolgendola in giochetti di mano in ascensore, lubrici amplessi tra le foreste di conifere o eccitanti fellatio durante le attese ai semafori…

Allora:
a) Berenice è esibizionista (“alla signora piace farsi vedere”).
b) Il marito coinvolge Berenice in una serie di atti sessuali all’aperto o in luoghi pubblici.
c) Dunque perché il marito non “s’è preoccupato d’esplorare” l’esibizionismo della moglie? Cosa doveva fare di più? Che senso ha ‘sto paragrafo?

L’autore ha spiegato che Maya, la ragazzina in attesa dell’autobus, non frequenta molto i coetanei, tutti “delinquentelli” o “gallinelle”, poi scrive (pag. 26):

[Maya] Da qualche mese ha scoperto un altro passatempo, cose impensabili per dei ragazzini bifolchi ma già malavitosi in erba come loro. Gli unici a cui si concede e che se la godono tutta, sono quelli dell’ultimo anno, Roman “Frigo” Saratov in testa e poi Misha la Miccia, Pavel il Labbruto e il Peloso Ivan. Solo loro se la spupazzano a turno ma in ordine rigorosamente decrescente. La cosa strana però, agli occhi dei compagni, non è tanto la promiscuità di Maya e l’indifferenza a darsi in pubblico, doti ampiamente condivise dalle sue coetanee [...]

Nella prima frase il sesso è “cosa impensabile” per i coetanei di Maya, nell’ultima frase la promiscuità, addirittura “l’indifferenza a darsi in pubblico” sono doti ampiamente condivise per i coetanei di Maya.
Notare altre delizie: le cose sono impensabili per i ragazzini “bifolchi ma malavitosi”, che senso ha? È l’essere malavitoso che ti impedisce di scoprire il sesso? L’elenco dei quattro studenti che si “spupazzano”(sic) e si “godono tutta”(sic) Maya, sembra uscito da un romanzo inedito di Federico Ghirardi. E quel “in ordine rigorosamente decrescente”? Decrescente di cosa? Ordine alfabetico? Età? Lunghezza dell’uccello? Siamo alle solite, devo scrivere io il romanzo?
Passiamo a pagina 9:

[Gankin] Infilati guanti e mascherina, s’accosta al corpo, cabotandogli attorno per non incappare in sgradevoli sorprese quali contaminazioni a tempo o esalazioni a innesco, ultima moda degli attacchi terroristici, oggi in voga anche tra le bande metropolitane.

“Cabotare” significa navigare, spesso per tratti brevi (da qui l’espressione “piccolo cabotaggio”). Dunque Gankin “naviga” intorno al corpo a distanza ravvicinata… per non incappare in contaminazioni a tempo? Il legame logico sarebbe? Non dovrebbe scappare il più lontano possibile e stare lontano se vuole evitare le contaminazioni a tempo?
Nota di stile: quel “sgradevoli sorprese” è un altro errore. È ancora il tizio che ti dà di gomito al cinema. È inutile raccontare che ci sono sgradevoli sorprese se dopo le descrivi. Così non fai altro che smorzare la suspense.

Un’incongruenza a qualche paragrafo di distanza (pag. 11):

[Gankin] Allunga l’altra mano, scoprendo il resto della ferita. Gli occhi si trasformano in due feritoie orizzontali. Deve restare lucido e attento perché ogni volta lo stomaco gli manda dei singulti per avvertirlo di non abituarsi a quella vista. È una specie di campanello d’allarme con cui mantiene una barriera di separazione tra sé e quello che succede. Il giorno in cui saprà d’essersi assuefatto a quello spettacolo e potrà guardare quelle oscenità come se fossero un film o un documentario, sarà il giorno in un cui chiederà il trasferimento a un’altra sezione per un insormontabile conflitto d’interessi.

Ma poco prima così è descritta la ferita (pag. 10):

Sotto il vestito stropicciato, uno squarcio di 10 cm di profondità per 25 di lunghezza lo saluta truculento.

Idea mia, ma descrivere una ferita come 10×25 non è proprio “guardarla come se fosse un documentario”? Inutile dire che Gankin non ci pensa nemmeno a chiedere il trasferimento, né si accorgerà di questo “insormontabile conflitto d’interessi”.

Ok, lo stile è orribile; ok, le incongruenze abbondano, ma chissà questo romanzo di fantascienza com’è infarcito di interessanti questioni sulla robotica e le Intelligenze Artificiali!
E in effetti si possono gustare deliziosi passaggi senza capo né coda, ma pieni di technobabble (pag. 32):

– Dunque, il sensistema è stato cortocircuitato. Per l’esattezza tra la pompa cardiaca e il collettore di raccordo. Poi, versato il contenuto all’esterno dell’esemplare, s’è impedita la riparazione da parte dei nanobot che, diminuiti sotto la soglia di auto-alimentazione, hanno provocato lo spegnimento terminale del sensistema e con esso dell’e-doll. È un bug conosciuto e a più riprese l’abbiamo segnalato alla Silitron affinché intervenga. È il tipico difetto di fabbricazione che potrebbe risolversi con poco, anche perché è l’unico metodo di mandare in crash un organo wetware così sofisticato come il sensistema e inibire il ricaricamento e il successivo ripristino tramite vivificazione.
“Non è solo un danno alla proprietà della Silitron” pensa Gankin.
– Come sa, qualsiasi bioware è riciclabile e sostituibile ma il sensistema, insieme a ciò che vi è registrato sopra, reazioni emotive ed esperienze individuali incluse, va perso per sempre. [...]

Sigh. E in mezzo a questa valanga di termini inventati per dare una patina di scientificità a una marea di stupidate, nessuno chiede se c’è una copia di backup di “ciò che vi è registrato sopra”.

E stendiamo un velo pietoso quando (pag. 35) l’autore confonde la melatonina con la melanina
EDIT:L’autore replica: “[...] la melatonina funziona al contrario della melanina, schiarendo la pelle. Come ho già spiegato sul forum di fantascienza.com, c’è un refuso e la frase sarebbe dovuta essere “trasformare un meticcio in albino”.” Fornisce questi link: 1, 2, 3, 4.

* * *

Una volta sono stata accusata di prendere per scema la giuria del Premio Urania. Non è vero. Non sono io che prendo per scema la giuria del Premio Urania, è la giuria del Premio Urania che si prende per scema da sola, avendo deciso di premiare questo cumulo di spazzatura.

 


Approfondimenti:

bandiera IT Intervista a Federico Ghirardi
bandiera IT Intervista a Elena P. Melodia
bandiera IT Intervista a Marco Davide
bandiera IT Intervista a Cristian Pavone
bandiera IT Intervista a Luca Centi
bandiera IT Intervista a Elisa Rosso
bandiera IT Intervista a Laura Iuorio
bandiera IT Intervista a Miki Monticelli
bandiera IT Intervista a Chiara Strazzulla
bandiera IT Intervista a Massimo Bianchini
bandiera IT Intervista a Francesco Verso
bandiera IT Non ho trovato interviste recenti a Vanna De Angelis, perciò vi beccate il booktrailer del suo romanzo

 

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456 Commenti a “Vittima natalizia + Bambolina omaggio”

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  1. 456 Stefano

    È un peccato che non scrivi più. Ho visto solo oggi questa recensione di E-doll, che ho “letto” (poi spiego perché le virgolette) circa tre mesi fa.

    Avevo notato quasi tutte le incongruenze segnalate in questo post, e anche di più.
    Per esempio, quando nella prima metà del romanzo Angel dice a Maya che mai e poi mai deve avere un orgasmo, perché dovrebbe essere solo il cliente a godere, non deve vederla felice; e poi nella seconda parte del romanzo lo stesso Angel (che, ricordiamo, è un robot, quindi dovrebbe almeno lui essere coerente) dice di nuovo a Maya (che ovviamente non controbatte) che lei deve assolutamente raggiungere l’orgasmo, perché è vedendola godere che il cliente gode a sua volta. Ok.
    Le scuse di Verso per l’affair melatonina/melanina non possono definirsi in altro modo che patetiche. Tantopiù che, verso la fine del romanzo, all’anziano capo della Silitron per la tensione “tremano le mani già duramente colpite dall’Alzheimer”. Sì, così: dall’Alzheimer. Ora, uno che confonde Parkinson con Alzheimer vorrebbe farci credere che è informato sulle ultime ricerche riguardo al potere sbiancante della melatonina?
    Spiego le mie virgolette sul “letto” di cui sopra: ho resistito stoicamente, sprecando il mio preziosissimo tempo, per la quasi totale durata del romanzo. Alle ultime 40 pagine mi sono arreso e mi sono messo a leggere una riga a paragrafo, tanto per vedere dove sarebbe andato a parare e passare al libro successivo.
    Ultimo appunto: sulla copertina di Urania il titolo è tutto maiuscolo, all’interno è indicato come “E-doll”; sul sito dell’autore il titolo ufficiale pare essere “e-Doll”, ma all’interno del libro sono sempre chiamati “e-doll”, tutto minuscolo. La coerenza.

    Un prodotto dozzinale, che chiaramente non ha visto non dico un editor (su Urania? Ahahaha!), ma nemmeno una rilettura da parte dello stesso autore, che sembra averlo inviato al concorso dopo aver completato in fretta una prima stesura mai ricontrollata. Il fatto che abbia vinto il Premio Urania, sia stato pubblicato così com’è e che ci sia pure gente che lo difende (gente “di un certo livello”, per così dire) è l’ennesimo scandaloso segnale che nell’editoria italiana c’è qualcosa di profondamente sbagliato.

  2. 455 heropass

    Sarei curioso di leggere una tua recensione di Tonani, se ti capita di leggerlo. In pratica sono d’accordo con le tue recensioni anche di libri che non ho letto perché non c’è bisogno di leggere altro che il titolo e l’incipit per capire. A volte neppure l’incipit.
    Dopo un pò uno impara che d’inverno l’acqua del mare è fredda.

  3. 454 E-doll « Bloggo ergo SUM!

    [...] che prima di Natale ignoravo chi fosse Francesco Verso, fintantoché non mi capitò di leggere una delirante recensione su un suo libro a cura di Gamberetta. Debbo dire che stavolta la debbo ringraziare. Sì, lo so, [...]

  4. 453 Post pasquale « Bloggo ergo SUM!

    [...] Francesco Verso, inizio in questi giorni la lettura di questo libro, come promesso all’autore dopo le polemiche passate, sono curioso di leggere il suo lavoro e recensirlo in modo più ragionevole. Magari posso [...]

  5. 452 Geki

    A questo punto, però, sono davvero curiosa. Come mai cinque lettori/commentatori del blog sentono il desiderio di manifestare sostegno a Bianchini solo in privato? Perchè non dargli supporto qui, davanti a tutti, che magari gli facevate anche un piacere?

    Credo sia per il timore di passare per incompetenti che non capiscono nulla di scrittura.

    Nota: di Bianchini non ho letto nemmeno le 6 famose cartelle, non ho idea del suo romanzo.
    Però spesso c’è un atteggiamento di superiorità (basato su una presunta realtà oggettiva delle proprie opinioni sulla scrittura) da parte di alcuni utenti (di solito ad alto numero di messaggi postati) verso chi sia in disaccordo (in particolare un disaccordo puntuale) con Gamberetta.

    @Massimo: non credo comprerò il libro. Non leggo quasi mai fantasy italiana. Mia scelta, che può essere anche stupida. Spezzo però una lancia in favore di angra (con cui spesso sono in disaccordo), che secondo me sbaglia a togliere il suo “anima viva” ritenendolo inelegante. Non è questione di dialetto o lingua corrente. Semplicemente, la locuzione idiomatica “anima viva” si trova solo dopo una negazione, in Italiano. E’ abbastanza attestato, non mi sembra “brutto.
    Indi per cui, “non c’era anima viva” è accettabile. “Erano le uniche anime vive” no.

  6. 451 Racconti sulla soglia

    Mi chiedo quale sia il movente di certi scrittori.
    La fama? La gloria? Il denaro? La moda?
    Lo chiedo, con mestizia, all’esperta creatrice di questo forum.
    Perché scriviamo? Forse perché: VERBA VOLANT…?
    O solo perché abbiamo il terrore della morte e temiamo di essere dimenticati?
    Posso dirvi i miei motivi: sono tanti, ma è UNO.

    Scrivo perché la mia spada è inutile.
    Scrivo perché poche parole, messe al posto giusto, tagliano più di mille fendenti.
    Scrivo perché la mia guerra è la guerra dell’uomo, perché la mia è una ragione durevole, perché non voglio che diventi effimera come la pugna.
    Scrivo, sempre, con una penna variopinta, perché la soggettività dell’uomo è una molteplice varietà di ragioni.
    Scrivo perché io sono scritto nel mondo, perché qualcuno, il più sommo narratore dell’essere, colui che si fonde in miriadi di ragioni, lo ha descritto come lui lo immaginava. Scrivo perché qualcun altro scrive di lui, mentre lui scrive di me.
    Scrivo perché sono spinto dalla ragione che questa catena non si debba spezzare.

    Buon lavoro…

  7. 450 francesca

    Questa Roxxy è sexy come un cassetta da frutta…
    Sarà la postura, sarà lo sguardo, ma mi ha ricordato subito una raffinata barzelletta, sapete, quella ambientata in un bordello -”Giovanni, svuota la morta!”

  8. 449 D7

    Si chiama Roxxxy, non cambia colore della pelle a comando ed è un po’ zoppa, però ha il wireless! Purtroppo ancora niente copro/urofilia, a quanto pare. :(

  9. 448 Diarista Incostante

    Volendo rispettare il desiderio di Massimo chiudo qui il discorso (però anche tu non leggi i post con attenzione, perchè non è mai stato solo un problema di “anima viva”. Ti ho fatto un esempio di brutta frase contenente tra l’altro quella espressione, e ti ho anche detto che se fosse stato solo quello il problema sarebbe andata benissimo. Inoltre la morfologia del territorio non è così trascurabile, secondo me, ma dopotutto pensala come ti pare).

    A questo punto, però, sono davvero curiosa. Come mai cinque lettori/commentatori del blog sentono il desiderio di manifestare sostegno a Bianchini solo in privato? Perchè non dargli supporto qui, davanti a tutti, che magari gli facevate anche un piacere?

  10. 447 AryaSnow

    Possibile che non esista nessun altro luogo (virtuale o reale) in cui i lettori siano dotati di senso critico (e di esempi ne ho già fatti), tranne che su questo blog?

    Nessuno l’ha mai detto.
    Non so con chi e con quanti tu abbia parlato, nè li conosco.
    Semplicemente questa di per sè non mi sembra una grande argomentazione per “difendersi”.

    Poi non ho nemmeno letto il libro e non ho mai espresso giudizi a riguardo. Non posso escludere al 100% che improvvisamente diventi scritto bene o che ci sia qualche pregio così grande da compensare lo stile.
    Ma quelle 6 cartelle le ho lette e dico che sono così.

  11. 446 Massimo Bianchini

    @AryaSnow

    Beh, però dipende anche dal senso critico che hanno i lettori/dalla loro onestà. Con il tuo ragionamento la Troisi dovrebbe ritenersi un Genio e continuare così (lei di ovazioni ne riceve parecchie).

    D’accordo, però con l’esempio citato si torna nuovamente a iperbolizzare il discorso e a ragionare per assurdo.

    Possibile che non esista nessun altro luogo (virtuale o reale) in cui i lettori siano dotati di senso critico (e di esempi ne ho già fatti), tranne che su questo blog?

    (P.S. Cinque persone mi hanno contattato privatamente per manifestarmi il loro “sostegno”, segnale che tante stupidaggini non le sto raccontando. Le ringrazio anche qui. RIBADISCO che a questo punto si può ANCHE PARLARE D’ALTRO. Grazie.)

    Massimo Bianchini

  12. 445 AryaSnow

    Questo è l’unico sito, in cui, finora, il romanzo abbia ricevuto pareri negativi. Nessuna ovazione altrove, lo riconosco, ma la dignità di un giudizio sommariamente positivo.

    Beh, però dipende anche dal senso critico che hanno i lettori/dalla loro onestà. Con il tuo ragionamento la Troisi dovrebbe ritenersi un Genio e continuare così (lei di ovazioni ne riceve parecchie).

    Qui, invece, si fanno trattati sui ponti, di morfologia del territorio, di “anime vive” e, per carità, della sterilità dei dialoghi (e su quest’ultimo punto concordo, non è assolutamente vero che mi sento immune alle critiche… purché siano sensate).

    I dialoghi brutti già da soli sono un difetto molto grave. Sono uno degli aspetti principali di un libro, riguardano la caratterizzazione dei personaggi, la resa delle scene, e anche l’ambientazione.
    Il difetti come un ponte descritto male o “anime vive”, finchè avvengono di tanto in tanto, non sono gravi e si possono trovare anche in capolavori, ma se ci sono sei cartelle iniziali consecutive piene di difetti la faccenda è un’altra.
    Già la gestione del PdV ad esempio è una cosa basilare, invece lì sembra fatta a casaccio senza la minima consapevolezza.
    L’infodump sembra essere piazzato lì senza il minimo intento di evitarlo.
    E tante altre cose…

    Vabbè, pace.

  13. 444 Massimo Bianchini

    @ Tapisroulant

    Mah, guarda, sono anche d’accordo con te.
    L’unico dubbio che mi rimane è il seguente. Questo è l’unico sito, in cui, finora, il romanzo abbia ricevuto pareri negativi. Nessuna ovazione altrove, lo riconosco, ma la dignità di un giudizio sommariamente positivo. Legato ad aspetti della trama, a finali di capitolo in cliff hanger, a diversi colpi di scena, alla scorrevolezza generale del testo e alla facilità di lettura. Anzi, alcuni sono entusiasti, ma io sono il primo a dire che non si tratta di un capolavoro.
    Qui, invece, si fanno trattati sui ponti, di morfologia del territorio, di “anime vive” e, per carità, della sterilità dei dialoghi (e su quest’ultimo punto concordo, non è assolutamente vero che mi sento immune alle critiche… purché siano sensate). In ogni caso, come detto, il primo capitolo è scritto male? Non comprate il romanzo. Non mi offendo. ;)

    P.S. Ringrazio tutti quanti per l’interesse, ma desidererei anche smetterla di parlarne. Veramente. Si discuteva del ruolo dell’editor fino a qualche giorno fa? Bene, quello mi sembra un argomento interessante (che poi sia in topic è un altro paio di maniche… :)
    P.P.S. Per la stessa ragione non andrò senz’altro a postare nulla nella Fogna (nome elegante, complimenti).

    Massimo Bianchini

  14. 443 Tapiroulant

    Aggiungo una cosa che forse non si capiva bene dal mio logorroico intervento di cui più sotto (se mai ce ne fosse ancora bisogno). Il diritto a scrivere qualcosa e la bellezza di questo qualcosa sono due cose senza alcuna relazione reciproca. Quelli della Disney avevano tutto il diritto di fare giochi piazzabili tra l’orrido e il mediocre e poi farlo comprare a centinaia di videogiocatori imberbi e a-selettivi, ma tu giudicheresti mai bello o anche solo carino il videogioco di Hercules? Ecco appunto…

  15. 442 Gamberetta

    @Massimo Bianchini. Come i bambini dell’asilo:
    1) Questo non è un luogo pubblico, questo è uno spazio da me regolarmente pagato mese dopo mese. È solo bontà mia e mia concessione che permetto di commentare. Non è un diritto, è un mio essere buona.
    2) Come spiegato nei primi commenti nella Fogna, il decidere cosa è off topic e cosa no è a mio insindacabile giudizio.
    3) Il ragionamento “Gamberetta ha detto che il romanzo di Angra è scritto bene, ma nel romanzo di Angra ci sono errori, dunque Gamberetta sbaglia, perciò potrebbe essersi sbagliata anche nel giudicare male il mio romanzo” è contro il regolamento, che specifica che non sono tollerate critiche al metodo generale.

  16. 441 Tapiroulant

    @Massimo Bianchini: Perdonami, ma tu dici di esserti guadagnato il diritto a scrivere questo romanzo… verissimo. Ma cosa implica, questo, a livello estetico, a livello di qualità del romanzo? Nulla.
    Riflettiamoci un momento.

    Tu stesso ammetti che ti hanno fatto scrivere e poi pubblicare il romanzo di Nephandum con lo scopo di ‘recuperare’ una buona percentuale dei fan del GdR. Allora ammetterai che la ragione principale della tua pubblicazione è meramente commerciale, economica: fare soldi in base alla forza del ‘brand’. Che Nephandum fosse anche un romanzo *bello*, ben fatto, in questa operazione, sarebbe stato un elemento puramente ‘accidentale’: che fosse bello, che non lo fosse, non era questo l’importante per i tuoi editori. Ciò che era ‘sostanziale’, necessario, era semplicemente la forza del marchio.
    Ti faccio un paio di esempi. Sulla scia del successo di Evangelion, la Gainax intraprende una serie di operazioni che fanno leva sul potere commerciale del brand: tra questi, un manga scostante e abbastanza banalizzante, che non esiterei a definire brutto (quello di Sadamoto), un manga ancora più illeggibile (Iron Maiden, o qualcosa del genere), e adesso il Rebuild Of che puzza lontano un miglio. Oppure pensa ai videogiochi su licenza Disney, che hanno cominciato ad apparire fin dai tempi del SuperNES pochi mesi dopo (o in contemporanea) all’uscita al cinema del relativo film. Erano giochi generalmente fatti male, e di fretta. Perché? Perché alla Disney la qualità non premeva: sapevano che il gioco avrebbe venduto per il richiamo del film, e che la qualità effettiva avrebbe inciso poco o niente sulle vendite – perciò, preferivano ridurre al minimo i tempi e le energie della produzione del videogioco per massimizzare i profitti. Poi, è capitato talvolta che questi giochi su licenza fossero carini: ma appunto, si trattava di un elemento ‘accidentale’, di un di più, del tutto innecessario ai fini della pubblicazione.
    Il tuo caso è lo stesso: dalle tue affermazioni, si può ricavare soltanto che la tua pubblicazione non ha niente a che vedere con le qualità intrinseche del romanzo, ma solo con il brand che si porta dietro. Ora; questo non significa nemmeno che il romanzo sia brutto: la sua bellezza sarebbe sì accidentale, ma possibile. Se però molti di quelli che hanno letto l’estratto disponibile su Internet confermano l’idea di un prodotto che, al meglio, si potrebbe definire ‘mediocre’, allora devo proprio pensare che il tuo Nephandum sia un equivalente dei giochi su licenza Disney o dell’ennesimo manga col brand Evangelion. E quindi devo dare ragione a Gamberetta.
    Puoi anche dire che non posso commentare senza aver letto io stesso le sei cartelle, ovviamente. Però, diciamo, che tutto quanto s’è detto finora porta le nostre riflessioni in una direzione ben precisa.

  17. 440 Massimo Bianchini

    @ Gamberetta

    Il tuo commento è stato spostato in fogna, qui. Perché del tutto off topic. Se vuoi discutere il romanzo di Angra, fallo nell’articolo dedicato.

    Bel modo di moderare.

    Spostare i post (scritti due volte) senza segnalarlo, che equivale a cancellare, per i lettori e l’autore… anche qui show dont’ tell non si applica? Bisogna immaginarselo?

    Vorrei replicare anche agli ulteriori interventi, ma mi è scesa la catena. Ho moderato forum con 5.000 utenti, con discussioni ben più accese di questa, ma non ho mai cancellato quello che mi faceva comodo, mascherandolo sotto l’etichetta “Off Topic”.

    Per inciso, ma neanche poi tanto, in questo articolo non v’è più traccia da tempo del mio romanzo. Quindi, come diavolo fa essere in topic la sua analisi?

    Massimo Bianchini

  18. 439 Gamberetta

    @Massimo Bianchini. Il tuo commento è stato spostato in fogna, qui. Perché del tutto off topic. Se vuoi discutere il romanzo di Angra, fallo nell’articolo dedicato.

  19. 438 Annaf

    Prima di gridare allo scandalo, prova a vedere se ti dà errore quando provi a mandarlo (capita, eh) o se Gamberetta ha messo i commenti moderati (anche se non penso). E mi scuso per questo OT u.u

  20. 437 Massimo Bianchini

    VERGOGNA!

    Ho provato a postare due risposte, che non contenevano alcuna violazione al “regolamento”, e sono state CENSURATE.

    COMPLIMENTI VIVISSIMI!

  21. 436 Uriele

    @ Diarista:

    Se collochi berond e kelian tra i poliziotti del nostro mondo, o tra i militari, e magari berond è un sergente e kelian un soldato semplice, l’idea che berond si sia prostituito per avere le mostrine appare la spiegazione più semplice. Ma se non è così, allora com’è che è un ramingo anziano che comanda su un talento naturale come kelian? Con che faccia tosta recita il famoso gioco delle parti? Boh.

    Su tutto il resto concordo, ma purtroppo questo punto non è così inverosimile: se non si è in periodo di guerra molti gradi molto spesso si acquistano per anzianità (o in polizia attraverso dei concorsi). Alla fine ci può sempre essere un ramingo scaldapoltrone esperto :D

    @ Massimo: scusa, ma quali sono le critiche al tuo lavoro che condividi e quelle che non condividi? Qual’è il punto forte del tuo romanzo (secondo te)?
    Per quanto riguarda il diritto sul campo ottenuto, mi vengono in mente i libri tratti da videogiochi di successo o l’orrida saga di DragonLance: non sempre da un buon gioco nascono buoni romanzi. Le dinamiche sono diverse, il romanzo è passivo, il gioco di ruolo è attivo e un buon master e dei buoni giocatori possono divertirsi alla follia anche in una storia piena di cliché e dardi incantati.

    Non conosco la tua ambientazione (ho visto solo che è considerata horror per il sistema D20) ma se devo essere sincero di GDR italiani conosco On Stage, Lex Arcana, John Doe e pochi altri. Un gioco come Continuum o Kult può essere divertentissimo e impegnativo, ma un libro con Littori, Veli e salti temporali basati sull’ambientazione di questi giochi probabilmente farebbe schifo. Leggendo la recensione della “Ragazza Drago” mi è venuto in mente un gioco che ho scoperto da poco, “Fireborn”: l’idea della Troisi è scontata e noiosa in un romanzo, ma in un gioco con un sistema di regole può essere divertente (vale anche un gioco come Exalted)

  22. 435 Diarista incostante

    Critiche legittime. Chiaramente appigliarsi all’”anima viva” (che è una locuzione comunemente utilizzata in tutta Italia, non certo una voce dialettale) mi fa un po’ sorridere.

    Forse non sono stata chiara. Mi spiego meglio. Se tu scrivi “Gli orchi della tribù dei Quattro Artigli avevano abbandonato la loro dimora e i due raminghi erano le uniche anime vive in tutto il villaggio.” hai una uscita poco felice. La frase è proprio brutta, suona male, suona tra l’altro come una frase da italiano corrente, come se per un attimo kelian e berond venissero trasportati alla fermata del 77 in via cairoli una notte di dicembre, e in giro non ci fosse un’anima viva. Potevi fare di meglio con uno sforzo minimo.

    Ora, è ovvio che se questo fosse l’unico appunto da muovere alle prime pagine di N. sarebbe una cosa del tutto trascurabile. Ma di appunti già solo io te ne ho fatti 8, e non sono pochi.

    Credo che dal punto di vista filologico si possa criticare qualsiasi cosa, se si parte dall’”anima mia”.
    (Rapidamente: l’utilizzo di cliché è intenzionale: il romanzo fa perno sulla storia e non sugli elementi per mezzo dei quali viene narrata. La contraddizione (derivata dall’utilizzo di un congiuntivo anziché dell’indicativo) ci può stare, ma siamo sempre dalle parti di “anima mia”. Sui dialoghi cercherò di migliorare, non mi sembrano così astrusi, ma capisco la critica, visto che peraltro giunge da più parti.

    Non sono astrusi, si capisce dove vuoi andare a parare. Solo che suonano finti oppure sono proprio bruttini.

    Lo scenario non è per nulla finto. O hai girato poco, oppure un territorio brullo non lo hai mai visto.

    Mah. Sarà. Mi avranno raccontato delle gran balle all’università, tutti quei documentari in HD che ho a casa saranno fiction in computer grafica, e quando giravo per le dolomiti avrò avuto gli scarponi sugli occhi invece che nei piedi. Può essere, eh.

    Posso concordare che sia poco dettagliato, ma anche ridurre le descrizioni ai minimi termini è intenzionale.

    Descrivere poco o niente quel che non serve a un tubo sapere ai fini della storia è un’ottima cosa. Però a me quello scenario mi sa sempre di finto, anche se magari è un problema mio. Può essere che dipenda da come hai introdotto la descrizione, visto che è nel mezzo dell’infodump.

    Berond si comporta pavidamente… perché è pavido, e lo sarà anche in seguito.

    Ho capito. Ed è un ramingo anziano? Viene mandato in questa delicatissima missione per cui si deve indagare un comportamento assai insolito tenuto dagli orchi che spaventano tanto il granducato da far costruire il baluardo con tanto di bastioni annessi e connessi inclusa la gente stipendiata a presidiarlo? Poi non è che berond sia solo pavido. E’ davvero un bietolone. A un certo punto dice proprio una boiata pazzesca (quella secondo cui gli orchi sono andati verso il baluardo). E nonostante gli anni di servizio non ha mai visto un cadavere animarsi a causa della magia nera, robetta che chiunque legga fantasy oramai si mangia a colazione e avvia alle fogne prima di pranzo. Cioè, ho capito che i clichè sono voluti, ma mi pare davvero eccessivo far cadere berond dal pero quando l’orco si rialza.
    Se collochi berond e kelian tra i poliziotti del nostro mondo, o tra i militari, e magari berond è un sergente e kelian un soldato semplice, l’idea che berond si sia prostituito per avere le mostrine appare la spiegazione più semplice. Ma se non è così, allora com’è che è un ramingo anziano che comanda su un talento naturale come kelian? Con che faccia tosta recita il famoso gioco delle parti? Boh. Ripeto, secondo me il personaggio è costruito male, poi se tu ti accontenti amen.

    Sui dialoghi (e il congiuntivo…) posso essere d’accordo, sulla caratterizzazione di un personaggio di supporto funzionale alla trama lo sono molto di meno.

    Il fatto è che i personaggi devono fare il paio con la trama. Se i tuoi personaggi agiscono diversamente da come ci si aspetterebbe date le caratteristiche di base esposte nelle descrizioni, qualcosa non va, ed è qualcosa di grave. Ok, i clichè sono voluti, va bene. Cioè, mi sembra tanto strano scrivere l’ennesimo libro pieno di clichè ma diciamo che va bene, il mondo è bello in quanto vario. Però questi clichè in quelle tot parole dell’inizio di N. non sembrano credibili. Quindi io lettore, tanto più che tu non ti offendi, il libro non lo compro. Perchè già è la solita minestra, poi è scritto com’è scritto, e infine non ho lo stimolo a seguire le gesta di personaggi artefatti, legnosi, poco naturali. Tu stesso hai scritto nel tuo primo o secondo commento che sai di non aver partorito chissà quale storia eccelsa. Ora, senza andare a tirar fuori le ossa degli scorpioni o il ponte o chissà quale dettaglio, nel complesso, ti rendi conto che N. ha dei problemi o no? Perchè è vero che sei tanto pacato, ma poi sotto sotto sei come tutti gli altri: difendi il libro punto per punto, non ammetti errore sostanziale da parte tua. Non ti piacerebbe scrivere di meglio, o anche solo meglio? Pura curiosità, eh, non mi rispondere se non vuoi.

  23. 434 Brandoch_Daha

    @ Massimo Bianchini

    Apprezzo molto il tuo lavoro nell’ambito GDR, davvero, hai il mio massimo rispetto. Tuttavia non credo abbia molto a che fare con il conquistarsi il diritto di scrivere romanzi (se ho inteso ciò che volevi dire). Va da sè che rimarrò un sostenitore tuo e del GDR made in Italy, ma ovviamente mi risparmierò di comprare la versione narrativa di Nephandum.
    In aggiunta a ciò ammetto di essere abbastanza infastidito dalle operazioni commerciali sviluppate su licenza, che già sono abbastanza pietose quando fatte da profesisonisti (classici videogame tratti da pellicole), ma peggio ancora quando fatte da esperti di un settore che si improvvisano competenti in un altro, specie nella narrativa tratta da GDR.
    Chiudo per non finire -troppo- OT

  24. 433 AryaSnow

    Trovo anche alcuni articoli interessanti, ma non credo che Gamberetta stia scrivendo la Bibbia del fantasy: su alcune cose concordo, su altre meno.

    Per me perlomeno sulla tecnica di scrittura dovresti concordare di più :-P
    Non te lo dico con cattiveria, ma perchè veramente ti servirebbe, qualsiasi sia la cosa di cui tu voglia scrivere.

    Non se ne vede nemmeno una nel capitolo introduttivo?

    Non ho capito…

    Forse io sarò tardo, ma vorrei capire come ci si gratta la testa SOTTO un elmetto. Grattandosi la parte scoperta, ovvero vicino al collo? Sollevando l’elmetto? Oppure attraverso l’elmetto? Spiegatemelo: com’è possibile? Qui lo show don’t tell non vale? Perché devo fare lo sforzo di immaginarmelo?

    Sinceramente non ho fatto alcuna fatica a intuire ciò che ha detto Angra.
    “Show don’t tell” non significa usare parole inutili (soprattutto riguardo a un gesto così veloce e insignificante) per specificare cose già intuibili. Altrimenti è come parlare dei “prati erbosi pieni di ciuffi d’erba verde”.
    Caso mai bisognerebbe specificare meglio se avesse avuto un elmetto strano attraverso il quale fosse possibile grattarsi, perchè in questo caso si tratterebbe di qualcosa che il lettore da solo non si immagina.

  25. 432 Gamberetta

    @Massimo Bianchini.

    Forse io sarò tardo, ma vorrei capire come ci si gratta la testa SOTTO un elmetto. Grattandosi la parte scoperta, ovvero vicino al collo? Sollevando l’elmetto? Oppure attraverso l’elmetto? Spiegatemelo: com’è possibile? Qui lo show don’t tell non vale? Perché devo fare lo sforzo di immaginarmelo?

    Sì, sei tardo. Mi raccomando sottolinea in rosso anche quando c’è “un bicchiere di vino”, che tipo non è possibile perché il bicchiere è di vetro, non di vino!
    Ho sbagliato a risponderti ancora e non lo farò più. Però vedi di finirla di offendere gli altri commentatori: dire che una critica ti fa sorridere è offensivo e questo non è tollerabile (gli unici che possono essere offesi sono la sottoscritta e tu in veste di autore – come da regolamento).

  26. 431 Angra

    @Massimo:

    Quelle montagne nere sullo fondo…

    Grazie per la segnalazione.

    “Si grattò la testa sotto l’elmetto.”
    Forse io sarò tardo, ma vorrei capire come ci si gratta la testa SOTTO un elmetto. Grattandosi la parte scoperta, ovvero vicino al collo? Sollevando l’elmetto? Oppure attraverso l’elmetto? Spiegatemelo: com’è possibile?

    Si fa come grattarsi la pancia sotto la maglia, né più né meno. Si infilano le dita fra la testa e l’elmetto passando sotto il bordo. L’elmetto si solleva un po’ e tu ti puoi grattare la testa senza problemi.

  27. 430 Massimo Bianchini

    Dunque, devo rispondere a un sacco di gente :)
    Cercherò di farlo sinteticamente altrimenti corro il rischio di festeggiare il capodanno sulla tastiera.

    @ Brandoch_Daha

    La domanda che inevitabilmente mi pongo diviene: se non vi è un solco netto tra lettori e autori nè una scrematura delle opere in fase di pubblicazione, leggere e pubblicare cose che possono essere scritte da chiunque, anche da me stesso liceale, che senso ha?

    Ottima osservazione. Diciamo che il “diritto” me lo sono guadagnato sul campo. Mettiamo pure che dietro tutto questo ci sia una bieca operazione commerciale della casa editrice. La trilogia di Nephandum deriva dal gioco di ruolo di Nephandum (scusatemi, vorrei omettere i nomi, penso che sia chiaro, ma dovrei riempire la risposta di XXXXXX o perifrasi, e non mi sembra il caso). Il GdR di Nephandum, oltre ad avere vinto qualche premio, è a oggi il gioco di ruolo, interamente realizzato da italiani, più venduto di tutti i tempi. Ne è stata realizzata anche una versione in lingua inglese, che ha varcato i confini nazionali (primo a farlo), ed è venduto in tutto il mondo anglofono (buona parte dell’Europa, USA, Australia, Sudafrica ecc.). Il GdR è stato un successo, e ha generato una nutrita schiera di appassionati.

    http://www.amazon.com/s/ref=nb_ss?url=search-alias%3Daps&field-keywords=nephandum&x=0&y=0

    Finita la premessa: la bieca operazione commerciale consiste nel proporre le tematiche del Nephandum in forma narrativa, recuperando, potenzialmente come clienti, gli appassionati del gioco. Io sono il co-autore di Nephandum GdR, quindi mi sembra abbastanza naturale poter godere del “diritto” di scrivere un romanzo legato a quel brand.
    Vorrei copincollare altre recensioni, ben più lusinghiere, pubblicate altrove, ma non mi sembra il caso. Capisco che ricadere nel de gustibus sia una via di fuga, ma così è. Il capitolo fornito gratuitamente è orrendo? Non comprate il romanzo, punto. Non mi offendo :)

    @ AriaSnow e Hendioke
    Questione fan di Gamberetta. Fin dal primo post ho scritto che seguo questo blog da tempo, in particolare per le recensioni (che mi hanno fatto spesso lacrimare dalle risate). Trovo anche alcuni articoli interessanti, ma non credo che Gamberetta stia scrivendo la Bibbia del fantasy: su alcune cose concordo, su altre meno. Non se ne vede nemmeno una nel capitolo introduttivo? Non comprate il romanzo, punto. Non mi offendo :)

    @ Diarista incostante
    Critiche legittime. Chiaramente appigliarsi all’”anima viva” (che è una locuzione comunemente utilizzata in tutta Italia, non certo una voce dialettale) mi fa un po’ sorridere. Credo che dal punto di vista filologico si possa criticare qualsiasi cosa, se si parte dall’”anima mia”.
    (Rapidamente: l’utilizzo di cliché è intenzionale: il romanzo fa perno sulla storia e non sugli elementi per mezzo dei quali viene narrata. La contraddizione (derivata dall’utilizzo di un congiuntivo anziché dell’indicativo) ci può stare, ma siamo sempre dalle parti di “anima mia”. Sui dialoghi cercherò di migliorare, non mi sembrano così astrusi, ma capisco la critica, visto che peraltro giunge da più parti. Lo scenario non è per nulla finto. O hai girato poco, oppure un territorio brullo non lo hai mai visto. Posso concordare che sia poco dettagliato, ma anche ridurre le descrizioni ai minimi termini è intenzionale. Berond si comporta pavidamente… perché è pavido, e lo sarà anche in seguito. Sui dialoghi (e il congiuntivo…) posso essere d’accordo, sulla caratterizzazione di un personaggio di supporto funzionale alla trama lo sono molto di meno.

    @ dr Jack e zwilawyer
    Il Dr. Managlia mi ha raccontato di essere un avido lettore del genere fantasy. Penso di riconoscere chi si complimenta “per circostanza” e chi lo fa con onestà intellettuale. Comunque ignorate l’esempio, non importa.

    @ Gamberetta

    Direi che non mi rimane altro che scusarmi, vero? Cioè, se Andrea Menaglia che conduce un programma televisivo sostiene che il romanzo è bello e originale, be’, di fronte a tale autorità è ovvio che non posso far altro che concordare. Cosa posso dire a mia discolpa? Sarò stata ubriaca mentre leggevo l’inizio del tuo romanzo. Non c’è altra spiegazione per un simile abbaglio da parte mia.

    Classico caso di reduction ad absurdum. Estremizzare un ragionamento (il mio), ridicolizzandone il significato (con “l’ubriacatura”).

    A parte gli scherzi, se vuoi convincermi che valga la pena leggere il tuo romanzo (..)

    In quale punto dei miei post ho mai cercato di convincerti a fare una cosa del genere? Rispondo su questo blog esclusivamente quando vengo tirato in ballo personalmente, con osservazioni corrette (alcune) o meno (altre).

    Dovrei chiudere qui, però un po’ mi prudono le dita stavolta. Mi scuso anticipatamente con Angra: non voglio fare del tuo romanzo un casus belli, ma visto che nel mio è stato analizzato a cima a fondo un ponte, colgo l’occasione di chiedere a Gamberetta alcune cose di un capitolo del romanzo, da lei così definito: “È scritto bene. Non scritto bene PER ME. È scritto bene in ASSOLUTO.”

    Ho letto solo un paio di capitoli e, errori di ortografia a parte (“Quelle montagne nere sullo fondo…”), come va di moda su questo blog ho sottolineato con la penna rossa una ventina di frasi. Ne prendo una a caso: “Si grattò la testa sotto l’elmetto.”
    Forse io sarò tardo, ma vorrei capire come ci si gratta la testa SOTTO un elmetto. Grattandosi la parte scoperta, ovvero vicino al collo? Sollevando l’elmetto? Oppure attraverso l’elmetto? Spiegatemelo: com’è possibile? Qui lo show don’t tell non vale? Perché devo fare lo sforzo di immaginarmelo?
    (Scusami Angra: sto andando avanti e, fisime a parte sulle quali preferirei sorvolare, è scritto molto bene.)

    Saluti,

    Massimo Bianchini

  28. 429 Brandoch_Daha

    Di nuovo un saluto a tutti.

    Ho letto l’estratto in questione -la curiosità ha infine prevalso.
    Mi astengo, causa incompetenza, da un’analisi sulla tecnica di scrittura.
    Vorrei invece portare alla vostra attenzione un’impressione generale, squisitamente soggettiva.
    M’è parso che chiunque potesse scrivere una narrazione simile.
    Per chiunque intendo qualsiasi persona con un minimo di istruzione letteraria, educata a lavorare di fantasia, magari appassionata di fantasy e giochi di ruolo.

    Non è davvero mia intenzione offendere lo sforzo lavorativo dell’autore, ma sono onesto nell’affermare che la prima cosa che mi è venuta in mente a fine lettura sono i raccontini che, per passare il tempo, scrivevo sottobanco durante le ore di filosofia al liceo.
    Ci tengo a precisare che non sono un aspirante scrittore, magari frustrato dalla mancata pubblicazione delle sue opere: confino l’inchiostro che spreco a innocenti divertisment, legati guarda caso anch’essi ai GDR, rivolti per altro ad un pubblico privato e disinteressato dei propri compagni di gioco.

    La domanda che inevitabilmente mi pongo diviene: se non vi è un solco netto tra lettori e autori nè una scrematura delle opere in fase di pubblicazione, leggere e pubblicare cose che possono essere scritte da chiunque, anche da me stesso liceale, che senso ha?

  29. 428 AryaSnow

    Direi che l’unica soluzione sia quella di andarsi a leggere queste benedette sei cartelle e farsi un’opinione personale se sn skrtte ksì o meno. (Nemmeno in questo caso riporto nomi e link per evidenti ragioni pubblicitarie.)

    Sono scritte male e non sono nemmeno scorrevoli, quindi è difficile costringersi a proseguire.
    Ci sono tanti motivi per cui è scritto male, tra cui anche quelli più terra-terra: PdV gestito a caso, cose non mostrate in punti dove avrebbero dovuto essere mostrate, aggettivi/avverbi/specificazioni pesanti e inutili, brutto infodump, dialoghi fiacchi, modi di esprimersi ingenui (che potrebbero andar bene solo in una fiabetta o se finalizzati a sfottere) e altro ancora.

    I contenuti da quel poco che ho letto sembrano molto banali e anche per gusto personale non mi attirano, ma questo già è un altro discorso. Se il problema fosse solo questo direi anch’io che bisogna leggersi il resto del libro.

    Poi potresti anche essere un “fan” di Gamberetta: giudicare i propri scritti è più difficile che farlo con quelli degli altri dall’esterno e senza pratica si rischia di scrivere male anche con un po’ di conoscenza tecnica. Boh. Il punto è che pubblicare un romanzo così non è certo una bella cosa.

  30. 427 Hendioke

    A questo punto mi sorge una domanda. Ma Massimo Bianchini ha scoperto il blog e ne è diventato fan prima o dopo aver messo in mano alla casa editrice il suo testo?

  31. 426 Diarista incostante

    Massimo, guarda, io non lo so chi è Andrea Menaglia. Potrebbe essere chiunque, persino uno che di libri ne capisce. Ma penso che non abbia mai letto granchè di fantasy, o sia di quelli (e sono troppi) che credono che fantasy sia un sinonimo di signore degli anelli, ragion per cui se non vedono un hobbit nella trama saltano su a dire che è tutto originalissimo.
    Non so dove stiano le sei cartelle di cui parlate qui di preciso, io ho letto un pezzo del primo capitolo di N. su un altro sito. Bene, non ho l’occhio fino (qualcuno direbbe pignolo) di Gamberetta, ma i difetti di quel brano sono molto evidenti persino a me:

    1) clichè (desolanti a parer mio. Il mezzelfo, il ramingo, gli orchi, un nano accennato… uffa che noia)

    2) contraddizioni (esempio: è o non è la capanna dello sciamano? Se lo è, è inutile scrivere “quella che doveva essere la capanna dello sciamano”, se non lo è i teschi fuori non “testimoniano” un tubo)

    3) dialoghi che suonano finti, o addirittura proprio brutti (“Però gli altri due orchi e la creatura sono scomparsi, e questo non mi è ancora chiaro” la frase non è ambigua, è solo brutta. Cioè, leggendo il resto si capisce di che parla Keilan, ma lo dice davvero male)

    4) scenario che suona finto, appena accennato, messo lì a caso. Magari volevi suscitare curiosità e mistero, eh, magari ha a che fare con la trama (probabile), ma lo stesso la descrizione del paesaggio è brutta. Che so, falli cavalcare/camminare in mezzo alle lande di sassi o alle macchie di vegetazione fitta (ma esiste un paesaggio simile in natura? Perchè la geografia fisica non è un’opinione, i sassi non piovono dal cielo, gli alberi non crescono tra le rocce fino a formare macchie fitte) invece che buttare là una descrizione fatta alla boia di giuda.

    5) uscite davvero poco felici (“anime vive” per esempio… voglio dire, hai mai sentito di anime morte? Lo so che in italiano si dice “non c’è un’anima viva”, ma è gergale, è come dire “ciò!” qui in romagna, non si scrive in un racconto, suvvia)

    6) personaggi costruiti male. Berond dovrebbe essere esperto, ma si sgomenta di fronte a un cadavere che si anima, fa la mammoletta cercando di tornar verso casa ogni due per tre, vagola in qua e in là come un turista al soldo della guida mezzelfa, dice delle boiate (“e se si fossero diretti verso il baluardo?”), ha bisogno di giocare “un gioco delle parti”, si stupisce per delle stupidaggini… Non è credibile, mi segui? Se volevi far sembrare un figo Keilan dovevi farlo agire da figo tra i fighi, non mettergli accanto un cretino.

    7) infodump

    8) POV ballerino

    Vedi Massimo, anche io apprezzo il tuo tono pacato e civile nei commenti al blog, è una novità gradevole senz’altro, ma quello che hai scritto sembra proprio da rivedere da cima a fondo. Come fai a definirti lettore e/o estimatore di G. e poi scrivere così? Nel senso che certi errori avrebbero dovuto saltarti agli occhi subito, appena fatti, o addirittura non avresti nemmeno dovuto farli, se è vero che bazzichi il blog.
    Ma è vero che leggi il blog oppure è stato solo un tentativo di farsi amico il nemico?
    Perdona la diffidenza, ma dopo aver letto quel brano il dubbio mi è venuto spontaneo.

  32. 425 dr Jack

    @ Rotolina:
    La mia frase era ambigua.
    Quando ho detto che non ero d’accordo intendevo:
    Non sono d’accordo, nel futuro, anche se si potrà scaricare gratuitamente un’opera, la gente continuerà a pagare un prezzo che ritiene giusto.
    Io sono pro alla distribuzione gratuita con possibilità di fare un’offerta se ti piace l’opera.

    @ Massimo Bianchini:
    Un commento fuori onda di un personaggio che lavora in televisione da molti anni e che afferma di aver letto il tuo libro per intero non è che sia il massimo come difesa…

  33. 424 Zweilawyer

    @Massimo
    Ma parli di Andrea Menaglia di Roma Sat? Mi pare abbia anche una specie di print on demand a Piazza Fiume, a due metri dallo studio dove lavoro. Comunque seguo spesso la sua trasmissione, qualche anno fa ricordo che ci andò anche l’autore di Lothar Basler. Si tratta comunque di una trasmissione che definirei “pubblicitaria”, visto che spesso vengono intervistati autori mediocri che pubblicano con l’editrice a pagamento “Il Filo”.
    Massimo, diciamoci la verità, sostenere che il tuo romanzo sia “non banale” e “fuori dagli schemi” è, pagine alla mano, piuttosto difficile.
    Ad ogni modo, meglio per te, se vuoi scrivi quando andrà in onda la trasmissione che me la guardo volentieri, e magari chiamo in diretta per sottolineare il pezzo del ponte (scusa non ho resistito, ormai è un tormentone).

    Zweilawyer

  34. 423 Gamberetta

    @Massimo Bianchini. Direi che non mi rimane altro che scusarmi, vero? Cioè, se Andrea Menaglia che conduce un programma televisivo sostiene che il romanzo è bello e originale, be’, di fronte a tale autorità è ovvio che non posso far altro che concordare. Cosa posso dire a mia discolpa? Sarò stata ubriaca mentre leggevo l’inizio del tuo romanzo. Non c’è altra spiegazione per un simile abbaglio da parte mia.

    A parte gli scherzi, se vuoi convincermi che valga la pena leggere il tuo romanzo, nonostante lo stile oggettivamente obbrobrioso, puoi fare una sola cosa: metti il tag spoiler ed elenchi tutte le idee geniali, le trovate fantastiche che il romanzo contiene. Roba che ogni volta che rileggi gongoli perché al confronto Swanwick e Vandermeer paiono dei dilettanti.
    Elenca tutti i conceptual breakthrough (vedi l’ultimo articolo sul sense of wonder). Se effettivamente il tuo romanzo contiene meraviglia può essere che valga la pena leggerlo al di là dello stile.
    Se davvero c’è meraviglia ti prometto che lo compro, lo leggo e lo recensisco (se vuoi).

  35. 422 Massimo Bianchini

    Neanche a farlo apposta, ieri Andrea Menaglia, che conduce una rubrica su un canale televisivo fin dal secolo scorso ospitando svariati autori italiani (non faccio pubblicità per evidenti ragioni), si è complimentato -fuori onda- per il romanzo: “una storia fantasy non banale, di facile lettura, e decisamente fuori dagli schermi.”

    Questo è il parere di un critico che ha letto interamente il romanzo. Dall’altra parte c’è il parere di Gamberetta che ha letto sei cartelle.

    Direi che l’unica soluzione sia quella di andarsi a leggere queste benedette sei cartelle e farsi un’opinione personale se sn skrtte ksì o meno. (Nemmeno in questo caso riporto nomi e link per evidenti ragioni pubblicitarie.)

    Massimo Bianchini

  36. 421 Gamberetta

    @Lupo.

    Premetto che non ho ancora letto il romanzo ma, di fronte ad una affermazione di questo tipo ho un problema di natura morale:
    E’ possibile stroncare un romanzo dopo solo 6 cartelle?

    Sì è possibile. Mttimo ke io skriva cs! Hai bisogno di 700 pagine per dare un giudizio? No. Perché se una persona dimostra di non conoscere grammatica e sintassi è un po’ dura che abbia scritto un buon romanzo – peggio, anche se l’ha scritto non me ne posso accorgere perché leggerlo è una tortura.
    Sei cartelle bastano per capire se un autore conosce le basi della tecnica narrativa (che sono altrettanto, se non più importanti, di grammatica e sintassi).

    Un conto è un romanzo che appare brutto (situazioni banali, personaggi cliché) ma scritto in maniera decente: lì sì posso dir poco finché non leggo tutto; un conto è un romanzo che appare brutto (situazioni banali, personaggi cliché) e in più è al limite del leggibile: lì si chiude a pagina 3 e basta.

    Poi una recensione formale con gamberi e tutto quanto non la faccio senza leggere tutto, ma questo è per quieto vivere, non perché sia eticamente sbagliato recensire un romanzo dalle prime pagine, quando le prime pagine già dicono se vale la peno o no acquistare il tale romanzo.

    Infine, negli ultimi tre anni, tra centinaia di romanzi inediti e non, mi ricordo un solo caso di incipit brutto e di romanzo decente. E comunque quell’incipit non era così brutto come quello del romanzo in oggetto.

  37. 420 Lupo

    Cito da post nr.389 di Gamberetta:

    La stroncatura nasce dall’estratto pubblicato su FM, che sono circa 6 cartelle (1.800 caratteri l’una). Più che sufficienti per giudicare. Quelle 6 cartelle sono scritte da cani. Il ponte è la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

    Premetto che non ho ancora letto il romanzo ma, di fronte ad una affermazione di questo tipo ho un problema di natura morale:
    E’ possibile stroncare un romanzo dopo solo 6 cartelle?
    Di solito quando leggo un romanzo aspetto fino all’ultima pagina prima di esprimere un commento. Sarà per il mio inguaribile ottimismo, ma a nessuno e venuto in mente che forse dalla cartella 7 in poi il romanzo possa “ingranare”?
    Ho letto diverse volte commenti dispregiativi che derivavano dall’aver letto l’incipit o solo le prime righe di un romanzo.
    Prendiamo un ipotetico romanzo X: se pagina 1 è brutta e se pagina 2 è brutta allora pag 3 è sicuramente orribile. Un ragionamento di questo tipo non si può applicare alla narrativa. Potete dire quello che vi pare ma a priori non si può affermare con certezza che un romanzo fa schifo. Se si parla di probabilità, allora il discorso cambia. ;)

    Tutto quello che ho scritto in precedenza è solo un’opinione personale e non è da considerarsi un espediente che cerca di modificare artatamente le altrui opinioni. :)

    P.s: Chiedo scusa a Massimo Bianchini se ho tirato in ballo il suo romanzo (solo a titolo esemplificativo).

    Vi auguro un sereno 2010.

  38. 419 Uriele

    @Zwei: beh, quelli della Crusca sono da sempre i miei grammarnazi preferiti. Grazie al flame fra loro e il malefico gobbo (aka Leopardi) ho potuto godere di un validissimo trolling ottocentesco, secondo solo a quello a fra il Monti e Foscolo (non sono solo gli scrittori di fantasy italiani contemporanei ad essere permalosi e a non accettare le critiche :D). Italia terra di troll, navigatori e grammanazi.

    Detto questo, in un libro pubblicato gli errori grammaticali e sintattici NON dovrebbero esserci mai . E’ un minimo che si richiede alla casa editrice quando si compra un libro. L’editor non dovrebbe essere una maestra di scuola media che ti cerchia gli errori con la penna rossa, dovrebbe essere qualcuno che ti aiuta a trovare e correggere i punti deboli nell’intreccio o nella caratterizzazione e le inesattezze/cazzate ( per quanto uno si possa informare non potrà mai sapere tutto, è impossibile).

  39. 418 Mauro

    Rotolina

    E quindi, perché io devo pagare prima di sapere qual è il contenuto?
    Alla fine, scaricare via internet è come andare in biblioteca

    Il problema è che ci sono diverse persone (io ne conosco varie) che non pagherebbero (e non pagano) nemmeno dopo aver visto il contenuto e aver deciso che gli piace.
    Nel discorso su come gestire il diritto d’autore nell’era di Internet si deve considerare anche quello, perché il discorso “Scaricate, se vi piace comprate” almeno parzialmente cade.
    Sul perché non reputo che scaricare da Internet sia come andare in biblioteca, ti rimando alla discussione che c’è stata qui (indico un mio messaggio in cui ho parlato della cosa, ma la discussione era iniziata prima ed è proseguita dopo).

  40. 417 Zweilawyer

    Come ha detto Angra in un intervento precedente, le grandi case hanno diverse figure professionali che prima andavano sotto la dicitura di editor. Aggiungo, e non è un particolare irrilevante, che sono proprio le grandi case ad utilizzare dei veri e propri autori ombra. Strapagati e perfettamente a conoscenza di cosa vuole il mercato, sono le vere menti dietro alcuni dei successi editoriali più eclatanti.
    Mi butto nel solco della banalità dicendo un’altra cosa. Trent’anni fa i migliori correttori di bozze provenivano dall’Accademia della Crusca e non lasciavano un solo errore sintattico o grammaticale. Addirittura non lasciavano passare l’intercambiabilità fra indicativo imprefetto e congiuntivo imperfetto, e, in generale, sparavano a vista quando qualcuno usava l’indicativo invece del congiuntivo.

    Zweilawyer

  41. 416 Rotolina

    In futuro potremmo avere gente che paga non per essere pubblicata, ma per scrivere storie migliori, pur sapendo che quelle storie nessuno le pagherà perché possono scaricarle gratuitamente.

    E invece io sono d’accordo.
    Perché l’unica cosa è che si deve cambiare nella testa dei lettori/autori/editori “cosa sto pagando”.
    Cosa pago in un libro? Una volta si pagava la carta, l’inchiostro, la stampa. I libri erano cari per i prezzi di produzione.
    Ora invece cosa pago? L’idea, la storia, il contenuto.
    E quindi, perché io devo pagare prima di sapere qual è il contenuto?
    Alla fine, scaricare via internet è come andare in biblioteca.
    Io leggo il libro gratuitamente. Se mi è piaciuto, posso pagare per “servizi accessori”. Che so, le famose offerte che molti siti (come questo) mettono. O anche il libro su carta.
    Basta vedere i molti webcomic, che pubblicano gratuitamente, e poi vedono il libro cartaceo. I fan lo comprano, e da lì il guadagno.

  42. 415 Diego

    @Doarcissa: il tuo dubbio è più che lecito. Il fatto è che, se giudicati sulla base della qualità, i romanzi che vengono tirati in ballo ad esempio per queste recensioni, NON avrebbero bisogno dell’intervento di un editor. Dovrebbero essere rifiutati punto e basta. Come ha detto Dr. Jack l’editor dovrebbe aiutare l’autore a migliorare l’opera, scovare le pecche e portare alla luce i pregi. Ma si suppone di fare questo lavoro su un livello minimo qualitativo che invece non esiste nella quasi totalità dei casi.

  43. 414 dr Jack

    @ Doarcissa:
    Secondo me non esistono solo libri belli o libri brutti e un editor ha il compito di migliorare l’opera.
    Un libro può valere da zero a infinito.
    Magari uno scrittore è già bravo di suo e scrive un libro di valore 8.
    Magari lo scrittore vuole fare sul serio e ricorregge il libro più volte, così porta il valore del libro a 10. A questo punto il libro magari è leggibile.
    Ma un editor esterno può fornire un ulteriore punto di vista nuovo e se è davvero capace offre un valore in più al libro, portandolo magari a 12, magari a 15.

    ** I valori che ho inserito sono puramente esemplificativi, il peso dell’editor può essere molto maggiore secondo me.

  44. 413 Doarcissa

    Riguardo alla

    figura professionale dell’editor

    ho una domanda da profana. Ma e` normale che affinche` un romanzo sia leggibile ci debba essere il lavoro dell’editor? Voglio dire, non e` parte intrinseca del lavoro dello scrittore, quello di scrivere qualcosa di leggibile? Anche la revisione e` parte del lavoro dell’autore. Se uno non e` in grado di scrivere decentemente senza un editor che gli riscriva tutto, come puo` essere considerato uno scrittore? E se invece sa scrivere, a cosa gli serve un editor?

    (Forse ho questi dubbi perche` non conosco bene le mansioni di un editor).

    Ciao!

  45. 412 Vincent

    Per Anarcanil:

    il mio intervento era ironico, seguiva questo:

    http://fantasy.gamberi.org/2008/05/24/la-fogna-dei-commenti/#comment-17996

  46. 411 Anacarnil

    Romanzi esteri con POV che salta un po’ qua e un po’ là? In certi frangenti, nel capolavoro di Golding, Il signore delle mosche, succede. Non è propriamente un narratore onnisciente, ma talvolta si legge nella testa di Piggy e a volte in quella del protagonista.

  47. 410 Vincent

    Potremmo aggiungere applicando la regola di produzione che:

    Il salto di PDV è oggettivamente il pejo

    :)

  48. 409 Gamberetta

    @Zweilawyer. Onestamente non ricordo alcun errore di punto di vista in Leviathan. Poi può anche essere, le sviste capitano a tutti (all’autore, all’editor, a me che leggo). Ma un conto è un errore isolato, un conto è – come succede spesso per gli autori italiani – un continuo sbagliare senza nessuna buona ragione.
    Io di romanzi esteri con il punto di vista gestito “come capita” non ne ho mai incontrati. In Italia sì.

  49. 408 Zweilawyer

    @Gamberetta
    Leggo più in italiano che in inglese, ma se non mi sbaglio (ed essendo umano mi succede più di quanto vorrei) ho trovato qualche pdv (apprezzo che tu abbia usato l’acronimo italiano) sballato anche in The sword itself e in qualche altra lettura recente, forse proprio in Leviathan.
    Che poi questo errore sia particolarmente amato dai nostri autori è fuori di dubbio.

    Zweilawyer

  50. 407 Gamberetta

    @Zweilawyer. Quasi tutti i romanzi in Italia. Perché io di salti di pdv nei romanzi esteri non ne vedo tanti. Meglio dire nessuno.

  51. 406 Vincent

    Caro Jack,
    era un delirio :)

    “E’ giusto far pesare all’autore le spese di editing?
    Trovo più corretto lavorare a percentuale. L’editor deciderà quali opere editare in base alle sue decisioni personali e arbitrarie. Se fa una scelta i rischi della stessa cadono su di lui”

    Questa proposta mi piace.

    Quanto velocemente?
    Non lo so.
    Ancora molti stentano a comprendere il cambiamento dei Wu Ming, pensa te…

  52. 405 Vincent

    per Zweilawyer

    “Però, in un impeto di onestà intellettuale, devo ammettere che piano piano mi sto abituando anche io al fatto che un errore del genere non venga quasi più considerato tale”

    Occhio a dire queste cose potrebbero sbranarti o addirittura darti del normodotato

  53. 404 dr Jack

    In futuro potremmo avere gente che paga non per essere pubblicata, ma per scrivere storie migliori, pur sapendo che quelle storie nessuno le pagherà perché possono scaricarle gratuitamente.

    Su questo sono contrario.

    Sulla riforma delle case editrici il discorso è molto ampio e non sono un esperto del campo.

    Editor indipendente? Si può fare.
    E’ giusto far pesare all’autore le spese di editing?
    Trovo più corretto lavorare a percentuale. L’editor deciderà quali opere editare in base alle sue decisioni personali e arbitrarie. Se fa una scelta i rischi della stessa cadono su di lui.

    E’ giusto far pesare alle case editrici l’editing?
    Sì. La scelta la fa la casa editrice in questo caso e il rischio deve ricadere su di lei.

    Ma non è solo questo.
    E-book, distribuzione, consumer service, diritti d’autore, rapporti con il pubblico… perfino l’autore sta cambiando (vedi Wu Ming)

    Ci sono talmente tante figure ormai, e con i modelli economici del giorno d’oggi possono agire tutte in maniera indipendente.
    Per ora non abbiamo abbastanza professionisti. Ma sono ottimista. Vedo che ci stiamo muovendo.
    La domanda è: quanto velocemente?

  54. 403 Zweilawyer

    Non che io concordi pienamente con “l’esperto”, volevo solo spiegare perchè quasi tutti i romanzi abbiano POV sempre più saltellanti senza che a nessuno freghi nulla.
    Però, in un impeto di onestà intellettuale, devo ammettere che piano piano mi sto abituando anche io al fatto che un errore del genere non venga quasi più considerato tale.

    Zweilawyer

  55. 402 Angra

    @Zweilawyer:

    Ci sarebbe molto da dire sulla figura professionale dell’editor, che qualche decennio addietro era indistinta da quella di correttore di bozze, mentre ora ha assunto i contorni del talent scout letteario.

    Sì, dove si fanno le cose seriamente si parla di line editor, content editor e talent scout, che sono tre cose diverse. Qui, sparita la figura del content editor si continua a chiamare il primo correttore di bozze, mentre con editor si indica quello che una volta era chiamato lettore. Sicuramente la fase di content editing (ammesso che ci sia abbastanza gente in grado di farla) è anche la più lunga e costosa, per cui è normale che sia sparita. Normale non vuol dire lecito, dato che i soldi che io pago per un romanzo sono soldi buoni.

    Questo perchè il cinema ha cambiato i nostri schemi mentali a tal punto che percepiamo il cambiamento come una semplice rotazione dela telecamera (non sono parole mie, ma di un “esperto” del settore che ho conosciuto lo scorso anno).

    Capisco perché hai scritto “esperto” fra virgolette. Sarebbe lecito nel caso che il narratore fosse davvero una telecamera che si limita a riprendere suoni e immagini nella scena, ma i salti di punto di vista che si trovano in una roba tipo Wunderkind sono tutta un’altra faccenda, e non so quale “esperto” potrebbe mai difenderli senza toccarsi spesso il naso.

  56. 401 Gamberetta

    @Zweilawyer. Hai proprio fatto bene a mettere “esperto” tra virgolette, perché quella roba del cinema è un’idiozia. Sul fatto che avrei bocciato Twilight: senza dubbio. D’altra parte il 99% dei libri vende poco o niente, perciò in ottica commerciale è normale per editor e valutatori prendere cantonate. Dove non dovrebbero prenderle è nella sistemazione dei testi già scelti per la pubblicazione. Lì, se sai quello che stai facendo, non dovresti sbagliare.

  57. 400 Annaf

    Forse è per questo che io penso che un editor debba fare un lavoro più… certosino, perché lo associo ancora al correttore di bozze.
    Grazie per avermi segnalato l’errore. (e non sono ironica, eh)

  58. 399 Vincent

    Per jack,

    pur avvallando questo cambiamento

    “mi sembra che voglia “aiutare gli autori a scrivere storie migliori”.

    ho un dubbio, una visione, un delirio.

    In futuro potremmo avere gente che paga non per essere pubblicata, ma per scrivere storie migliori, pur sapendo che quelle storie nessuno le pagherà perché possono scaricarle gratuitamente. Lo scrittore diventerà un pseudo lettore e la casa editrice verrà sostituita dalla figura dell’editing, il supervisore che viene pagato dal pseudo lettore.
    Adesso si ci affida alla casa editrice per ricevere l’investitura ufficiale un domani all’editing.

  59. 398 Zweilawyer

    @Annaf

    se uno manda un manoscritto a una casa editrice e questa accetta la pubblicazione, il lavoro di editing lo deve fare la casa editrice, non io lettore.

    Ci sarebbe molto da dire sulla figura professionale dell’editor, che qualche decennio addietro era indistinta da quella di correttore di bozze, mentre ora ha assunto i contorni del talent scout letteario. L’editor che faccia un lavoro squisitamente tecnico, simile a quello che porta avanti Gamberetta, è in via di estinzione. Anzi, per una grande casa avere G come editor sarebbe rischioso, perchè, offuscata da rotazioni folli di POV e caterve di avverbi, potrebbe non vedere le potenzialità economiche di un’opera (per rimanere in tema) alla Twilight. A dir la verità poi, molti degli errori sottolineati in questo blog non vengono considerati tali anche da editor consumati. Il POV, ad esempio, può andare dalla testa di un personaggio a quella di un altro senza problemi. Questo perchè il cinema ha cambiato i nostri schemi mentali a tal punto che percepiamo il cambiamento come una semplice rotazione dela telecamera (non sono parole mie, ma di un “esperto” del settore che ho conosciuto lo scorso anno).

    Per le piccole case e buona parte di quelle medie, lo avevo giù detto in un precedente intervento, l’editor-correttore di bozze è sempre un amico/fidanzato/amico di amici/professoressa in pensione, quindi in media svolge un lavoro inferiore a quello che potrebbe fare lo stesso autore correggendo il proprio testo tre volte dopo la stsura finale e facendolo leggere a qualche parente.

    Zweilawyer

  60. 397 Vincent

    Io rispondevo a questo:

    “Se uno manda un manoscritto a una casa editrice e questa accetta la pubblicazione, il lavoro di editing lo deve fare la casa editrice, non io lettore”

    Infatti sono d’accordo su questo:

    “Se uno mi passa un lavoro, lo leggo, do delle correzioni perché mi nascono spontanee”

    tranne sul spontaneo e da qui nasce la mia proposta.

    Tra l’altro ho aggiunto: “è vero, ma anche lei ha capito (dal post “la pacchia è finita”) che un buon lavoro possa e dovrebbe essere pagato.
    Quindi può aiutare qualcuno ad essere pubblicato”

    Aiutare non significa farlo gratis. Quella è una libera scelta.
    Infatti la proposta può differenziarsi in base a:

    1) Libro singolo
    2) Libro collettivo
    3) Libro Blog

    G. ha deciso di farsi pagare, non fa editing gratis e se non sbaglio anche il Duca.

  61. 396 Annaf

    Mi quoto:

    Io la penso così, poi d’accordo che se uno mi passa un lavoro, lo leggo, do delle correzioni perché mi nascono spontanee, ecc.

  62. 395 Vincent

    Per Annaf

    Hai ragione, ma io parlavo di manoscritti ancora non accettati.

  63. 394 Annaf

    Questo evento non sarebbe già di per se cambiare l’editoria?

    Certo, ma non dovrebbero essere gli utenti che leggono ad aiutare a migliorare un’opera, ma un editor che è pagato per farlo.
    Io la penso così, poi d’accordo che se uno mi passa un lavoro, lo leggo, do delle correzioni perché mi nascono spontanee, ecc., però, se uno manda un manoscritto a una casa editrice e questa accetta la pubblicazione, il lavoro di editing lo deve fare la casa editrice, non io lettore.

    Ora, se tu fossi un editore, e ti venisse posta dal direttore editoriale la scelta fra il libro di Angra e Springwood High School: Vampires vs Lycans, cosa faresti? Rischieresti una tiratura di diecimila copie sul primo o andresti sul guadagno sicuro del secondo?

    Non ho ancora letto quanto scritto da Angra, quindi non posso giudicare, ma se il titolo della seconda opera fosse davvero quello e notassi, con una lettura, che non è degno di essere pubblicato, allora punterei su quello che merita di più, anche rischiando.
    Sì, amo il rischio e sono convinta che le case editrici dovrebbero rischiare un po’ di più su cose che non seguano l’orda e la moda.

    Forse mi sono persa qualcosa degli altri commenti per strada, pazienza, appena ho un attimo rileggo bene e rispondo^^

  64. 393 Vincent

    Dipende Jack da cosa intendiamo per progetto.
    Una collana (Epix) è un progetto.
    Proporre al pubblico italiano raccolte di racconti è un progetto. (e un rischio, conoscendo la titubanza italica per i racconti).
    Hanno fallito con Bad Prisma.
    Non hanno smesso.
    Hanno avuto ragione con Samuel Marolla.

    “deve cambiare l’editoria in Italia”
    Sono d’accordo. In questo senso ho fatto quella proposta.

    N.B. Non esiste nessun progetto su Licia Troisi, fidati. Secondo me voi prendete sottogamba il problema, ma non mirate a vedere la testa. Elvezio un indizio lo ha dato: “Non tutti leggono i manuali di scrittura”.

    “Anche perché mi sembra che questo blog non abbia tra i suoi obiettivi: “aiutare gli autori a farsi pubblicare”. Al contrario Gamberetta mi sembra che voglia “aiutare gli autori a scrivere storie migliori”.
    “Pubblicare” e “scrivere belle storie” Sono due cose completamente diverse per le quali hai bisogno di risorse e conoscenze differenti.

    è vero, ma anche lei ha capito (dal post “la pacchia è finita”) che un buon lavoro possa e dovrebbe essere pagato.
    Quindi può aiutare qualcuno ad essere pubblicato.

    Prendiamo il caso di Angra (No! Angra non c’è l’ho con te, giuro!)
    Mettiamo il caso che il suo romanzo grazie agli interventi degli altri utenti (non i miei che sono stronzate:) ) venga ulteriormente migliorato. E grazie al vostro contributo arrivasse alla pubblicazione.
    Questo evento non sarebbe già di per se cambiare l’editoria?

  65. 392 dr Jack

    Bisogna bocciare l’opera non il progetto che ci sta dietro.

    Dipende dal progetto e dall’opera.

    Prendiamo l’opera The Last Wish. L’opera funziona (la compriamo perfino in inglese), i progetti delle case editrici no.
    Prendiamo Licia Troisi. L’opera non funziona, i progetti delle case editrici si (almeno finché non ci hanno dato la possibilità di esprimere liberamente i nostri pareri).
    Sono d’accordo con Elvezio che sicuramente ci sono in giro case editrici giuste e oneste.
    Ma la maggioranza degli editori (soprattutto i colossi) sono inaffiabili e stanno perdendo fiducia.

    Un esempio (il primo che mi viene in mente) potrebbe essere quello di supportare il romanzo di un membro del gruppo, proporlo, farlo girare e cercare di inserirlo in queste collane. Magari ideare un romanzo insieme o una raccolta.

    Mi sembra stia accadendo. Ma le case editrici diventano secondarie.

    Si sta parlando di cosa dovrebbe pubblicare un editore e come supportare le loro collane.
    Secondo me il discorso utile sarebbe: come deve cambiare l’editoria in Italia.
    Anche perché mi sembra che questo blog non abbia tra i suoi obiettivi: “aiutare gli autori a farsi pubblicare”. Al contrario Gamberetta mi sembra che voglia “aiutare gli autori a scrivere storie migliori”.
    “Pubblicare” e “scrivere belle storie” Sono due cose completamente diverse per le quali hai bisogno di risorse e conoscenze differenti.

  66. 391 Vincent

    Per Zweilawyer:

    “Ora, se tu fossi un editore, e ti venisse posta dal direttore editoriale la scelta fra il libro di Angra e Springwood High School: Vampires vs Lycans, cosa faresti? Rischieresti una tiratura di diecimila copie sul primo o andresti sul guadagno sicuro del secondo?”

    Non lo so, Angra potrebbe provare con la nuova collana della mondadori “Epix”, il probelma non è Vampires contro Lycans. Secondo me la partita si gioca più che altro tra il SENSE OF WONDER di cui parla G e il raccontare cose vecchie in modo originale.
    Ora non voglio dire che Angra non ci è riuscito perchè ribadisco non ho letto le fonti di ispirazione.
    Leggendo il romanzo di Angra ho pensato che il problema è l’imitazione (Angra stesso lo ha definito come un fanfiction) nel senso che magari gli editori di questa roba ne hanno letta un casino, hanno valutato la domanda che non è enorme, hanno fatto alcune scelte a buio e hanno provato.
    Mi viene da pensare ad ABEL di Claudia Salvatori, anche lì ci sono mostri, zombie e quant’altro. Ci stanno provando.
    Penso che il passo che bisogna fare oggi, sia smetterla di prendersela con chi sa scrivere, cercare di “aiutare” a migliorare sia la qualità dei lettori che degli scrittori supportando queste collane.
    Com’è?
    Un esempio (il primo che mi viene in mente) potrebbe essere quello di supportare il romanzo di un membro del gruppo, proporlo, farlo girare e cercare di inserirlo in queste collane. Magari ideare un romanzo insieme o una raccolta.
    Bad Prisma lo è stato, è andata male. Okay
    Bisogna bocciare l’opera non il progetto che ci sta dietro.

    N. B ho scritto tutto di getto, quindi può essere che qualche stronzata mi è sfuggita.

  67. 390 Vincent

    Bianchini, tu hai ragione.

    Da notare che io ho avuto una discussione con Angra sulla parola INFEZIONE a dimostrazione che l’atteggiamento che hanno avuto con te sul PONTE sembra essere personale e non tecnico.
    Angra prima di rispondere tecnicamente ha dovuto offendere più volte.
    Convinto che questo lo faccio essere più intelligente.
    Io ne dubito.

    Mi spiego (ho il cervello mangiato dai vermi, eh, eh!).
    Non si può giudicare il valore di un romanzo da un frase o da un capitolo estrapolato.
    Tu non ti sei offeso. A prescindere se avevi ragione o meno.
    Anche perché l’incomprensione dell’infezione risulta più o meno condivisibile, non compromette il lavoro di Angra.
    Angra, invece si è offeso.
    Anzì Angra ha offeso il suo lettore, tu no.
    Angra la vede come una cosa personale, tu no.
    Tanto che ti hanno voluto chiudere la bocca, perché non ci possono essere scrittori che valutano la critica tecnicamente e non personalmente.
    Lo sai da dove si nota questa differenza?
    Dall’atteggiamento e dal modo con cui una persona si rapporta alle critiche.
    In questo senso l’atteggiamento e il modo fanno la differenza.
    Non quando si critica in un certo modo.

  68. 389 Gamberetta

    @Massimo Bianchini. Non raccontare balle. La stroncatura del romanzo non deriva dal ponte. La stroncatura nasce dall’estratto pubblicato su FM, che sono circa 6 cartelle (1.800 caratteri l’una). Più che sufficienti per giudicare. Quelle 6 cartelle sono scritte da cani. Il ponte è la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
    Vuoi l’analisi delle 6 cartelle, frase per frase perché ti dimostri come sono scritte in maniera orribile, con lo stile appunto di una svampita che posta il suo primo raccontino su Internet?
    PAGHI.
    Sono anche stufa di perdere tempo. Se io ti faccio l’analisi di una frase spendendoci 70 righe, l’unica risposta accettabile (specie da un mio fan) è: grazie e mi scuso moltissimo per non essere stato all’altezza delle tue aspettative.
    FINE.
    Non c’è nient’altro da discutere.

  69. 388 Angra

    @Massimo:

    Probabilmente alcuni (forse molti) potranno anche ragionare in questo modo, ma quello che riscontro su questo blog è che gli autori italiani risultino tutti uguali. Indiscriminatamente.

    Il mio non voleva essere un giudizio così assoluto, ovviamente, ma valido in media. Se poi pesiamo gli autori secondo il venduto, la Troisi pesa più di tutti gli altri messi insieme e finora è andata in peggiorando.

  70. 387 Elvezio

    Però non è vero che gli autori italiani siano trattati tutti nella stessa maniera. Sono sicuro che Gamberetta saprà proporti una serie di link che portano a diversi giudizi di merito su diversi autori.

  71. 386 Elvezio

    Bianchini, hai ragione.
    Non ho letto il romanzo quindi in effetti non posso dire quanto ho detto solo sulla base di pochi estratti.
    Scusami, la discussione mi ha trascinato dove non sarei dovuto andare.

    Le altre considerazioni extra-Bianchini rimangono, ovviamente. Vincent ha ragione a dire che bisogna evitare l’assioma, certo, la mia era indicazione di media, assolutamente non assiomatica. Ci sono blog terribili e case editrici in gamba, ci mancherebbe, mi pare scontato ma forse è giusto ribadirlo.

  72. 385 Massimo Bianchini

    Mi ero ripromesso di non intervenire, ma dal momento che “l’incidente Bianchini” continua a tener banco, devo puntualizzare un paio di cose.

    @ Angra

    E’ esattamente il contrario: a un autore che viene pubblicato, e magari da una grossa casa editrice, non verrà mai il sospetto di dover migliorare. E se anche gli venisse il sospetto, chi glielo fa fare?

    Probabilmente alcuni (forse molti) potranno anche ragionare in questo modo, ma quello che riscontro su questo blog è che gli autori italiani risultino tutti uguali. Indiscriminatamente. Secondo me questo “atteggiamento” danneggia pesantemente i contenuti didascalici (diciamo così, via) degli articoli presentati.
    Per la stessa ragione, mi ricollego a quanto esposto da Elvezio:

    @ Elvezio

    Bianchini ne ha anche se in quanto dice lui c’è effettivamente un problema: dice di essere fan, di aver letto spesso Gamberi Fantasy (a me per esempio capita meno, lo leggo solo in occasione di titoli stimolanti) ma pare non averne assorbito nessuna “lezione”, segno che quanto viene detto su queste pagine o non gli interessa più di tanto o lo considera sbagliato o poco importante.

    Porto all’attenzione che la stroncatura del romanzo (di cui ometto il nome da tempo, evitando almeno l’accusa di farmi pubblicità) è legata alla descrizione di un ponte, che non c’entra NIENTE con la trama, e su un primo capitolo “scritto male”, senza ulteriori specifiche. Se da quelle “critiche” si può dedurre che io non abbia “assorbito nessuna lezione”, lo accetto, ma non sono per niente d’accordo, perché molte parti del romanzo credo che siano state scritte tenendo ben presenti alcuni articoli di questo sito. Sono stati assimilati male? Probabilmente. Probabilmente sono anche incapace a scrivere (sebbene, giova ribadirlo, se non altro per il mio morale, i complimenti ricevuti finora sono stati largamente superiori rispetto alle critiche), ma la possibilità di parlarne con toni tranquilli mi è stata preclusa fin da subito.

    Saluti,

    Massimo Bianchini

  73. 384 Zweilawyer

    @Annaf

    Comunque finché le case editrici tratteranno i lettori come emeriti deficienti, incapaci cioè di distinguere le cose scritte bene (con tutto quello che fa da contorno, ovviamente) dalla fuffa, allora non c’è molta speranza che io non parta più prevenuta prima di leggere qualcosa.

    Le case editrici sono imprenditori. Non fanno valutazioni sull’idiozia o sull’intelligenza degli utenti, ma su cosa si può vendere e cosa no. L’offerta è sempre stimolata dalla domanda. Twilight ha fatto crescere la domanda di teen-vampires novels, ed ecco che le case hanno risposto con una trentina di titoli, spesso di qualità scadente, sull’argomento.
    Inoltre, penso che le valutazioni tecniche su un libro rimarranno sempre appannaggio di chi ha letto manuali di scrittura. L’uomo comune legge, vede che fila, e, se l’argomento è interessante, passa sopra a qualsiasi errore (ad esempio, un repentino cambio di POV non interessa a nessuno).
    Ora, se tu fossi un editore, e ti venisse posta dal direttore editoriale la scelta fra il libro di Angra e Springwood High School: Vampires vs Lycans, cosa faresti? Rischieresti una tiratura di diecimila copie sul primo o andresti sul guadagno sicuro del secondo?

    Zweilawyer

  74. 383 Vincent

    Secondo il mio PDV, Optium ha la sua ragione ed Elvezio anche.
    Il problema è fare un assioma di questa situazione.
    è troppo semplice dire: casa editrice= nessuna voglia di migliorare
    blog = stimoli.

    Angra per esempio, non vuole rotte le palle e vuole solo pacche nelle spalle. (Da dire che nel suo sito a Jean ha ammesso che sì la prima parte non è un granchè)
    Alla faccia della predica.
    Assume lo stesso atteggiamento di chi critica.
    Perché i suoi colleghi si difendono dalla Gamberetta dicendole tu dici stronzate.

    Non si può imputare ad uno scrittore esordiente il fatto che non sappia scrivere, proprio in quanto esordiente.
    Non è una giustificazione, è un dato di fatto.
    Le colpe sono sue, ma soprattutto di chi non aiuta lo scrittore a migliorare. (Lo stesso Angra ha detto che il suo romanzo è il frutto di revisioni di altri, compresa G, quindi c’è un lavoro di squadra non di un singolo).
    Avete mai letto l’opera prima di Dick?
    Penso che qualcuno qui la farebbe a pezzi.
    Però poi Dick è diventato un grande.
    Per esempio, Francesco Di Mitri con il suo Pan, e non era il suo esordio, ha dimostrato che le case editrici sono disposte a valutare buone opere (anche se poi quest’ultima non ha goduto di un’ottima promozione).
    Che interesse avrebbe una casa editrice a non pubblicare un capolavoro?
    Il problema di fondo è un’altro. Anzì a dir il vero sono due.

    1) Non esiste una quantità così elevata di lettori in Italia sia di Fantasy che di Fantascienza. Questo dato ha scoraggiato secondo me l’editoria nostrana. Vuoi anche perchè non esistono Grandi Scrittori.

    2) Denaro. Nel senso che le lamentele nelle grande maggioranza dei casi dipendono dal non volere spendere una certa cifra per leggere Merda. Io una proposta lo intravista nel metodo Wu Ming. Ma constatando che in Italia l’onestà è utopia, ognuno deve prendersi le proprie responsabilità: lettori, scrittori, editori.

    Come dissi tempo fa alla Gamberetta, se tu rubi i libri, prima o poi lo scrittore che ci mette sudore e sacrificio rinuncia perché nella società in cui viviamo se non c’hai i soldi non mangi.

  75. 382 Annaf

    Non c’è il rischio che tutte le volte che ci si ritrova in mano un libro di un autore italiano si parta già prevenuti sul suo contenuto?

    Tempo fa ho seguito i consigli di lettura di alcune amiche, riguardo autori italiani. Risultato? Mi sono messa le mani nei capelli perché sembrava che nessuno si fosse reso conto degli errori che c’erano. E non erano errori trovati perché sono partita prevenuta, anzi, con tutta la buona volontà ho dovuto ricredermi sia sugli autori, sia sulle mie amiche, sia sulle case editrici che li hanno pubblicati.
    Adesso sì, lo ammetto, parto prevenuta perché sento già che quel dato autore, pubblicato dalla grande casa editrice, non è migliorato di una virgola (e parlo di autori già editi o di autori molto giovani), anzi, è quasi peggiorato. Ho provato a riprendere in mano la Troisi (per dirne una), quello che ho trovato è stato come leggere un tema di un bambino di seconda elementare che non sa ancora bene l’italiano. L’idea c’era (magari un po’ rubacchiata da qualcun altro), ma la forma in cui era posta faceva cadere le braccia. Il lavoro di editing c’è stato? A me non pare proprio o se c’è stato è stato fatto in modo così scadente perché tanto ai lettori puoi dare qualsiasi cosa, mica se ne accorgono. Ho provato a leggere anche la Strazzulla e anche qui ho riscontrato le stesse pecche (se non di peggio).

    Non voglio dire che tutti gli autori italiani siano così (anche perché non lo penso proprio, sono convinta che qualcuno di buono ci sia, ma finché è oscurato da gente come Troisi, Strazzulla e compagnia bella, non so quanto riesca ad emergere perché da noi (come ovunque), per certe cose, si seguono delle mode), spero solo che qualcuno di decente si affacci su questo panorama e non mi faccia più partire così prevenuta (magari qualcuno che è maggiorenne già da qualche anno e che abbia esperienza di narrativa fantastica alle spalle).

    C’è stata una sola volta, ultimamente, nella quale non sono partita prevenuta per leggere un italiano ed è stato quando mi hanno consigliato Cecilia Randall che, a dispetto dello pseudonimo, è italianissima: ho trovato il suo primo libro scritto molto bene, i personaggi hanno spessore e le idee sono sfruttate al meglio.

    Comunque finché le case editrici tratteranno i lettori come emeriti deficienti, incapaci cioè di distinguere le cose scritte bene (con tutto quello che fa da contorno, ovviamente) dalla fuffa, allora non c’è molta speranza che io non parta più prevenuta prima di leggere qualcosa.

    I futuri scrittori si ritroveranno a dover lottare ingiustamente contro un’etichettatura che gli viene assegnata a priori.

    Può succedere, come no, insomma se un autore è oggettivamente bravo lo dimostrerà ampiamente, indipendentemente da come può essere etichettato all’inizio. Ma chi è abituato a leggere fuffa dirà che questo autore meritevole più di altri non sa scrivere e non sa trasmettere emozioni, mentre chi è abituato a leggere cose decenti sarà finalmente contento perché le case editrici hanno ricominciato ad aprire gli occhi.

    Alla fine penso che qualcuno parta prevenuto, dall’una o dall’altra parte, comunque.

    E scusatemi il papriro di roba e magari anche un po’ sconclusionato, ma quella frase mi ha spinta a scrivere i miei pensieri^^

  76. 381 Elvezio

    Concordo con Angra.

    Questo è uno dei pochi posti nei quali viene offerta agli autori una cartina di tornasole sul loro stato di avanzamento e quindi indicati punti deboli e vie per migliorare.
    Per farti un esempio personale (che conta poco in quanto scrivo poca narrativa e pubblico ancor meno) io negli ultimi anni mi sento totalmente bloccato dall’assenza di editing.
    Per quanto si possa lavorare da soli tanto sui propri testi un editor esterno è indispensabile (basterebbe guardare a Carver, ho sempre in mente la foto di quella sua pagina con le correzioni del suo editor, ed era Carver), indispensabile, altrimenti la vedo molto dura.
    Qui avviene questo rapporto (e altri di altro tipo) in maniera gratuita e la risposta è quasi sempre odio, sberleffo, insofferenza ecc ecc da chi si sente ormai legittimato da un pugno di vendite, quattro commenti adoranti su ibs e due interviste di mentecatti che manco sanno di che vanno a parlare.

    Trovo più probabile che Tizio migliori il suo stile (e la proposta di contenuti) qui che nelle redazioni di grandi case editrici.
    Ma per migliorare serve umiltà e presa di coscienza.

    Bianchini ne ha anche se in quanto dice lui c’è effettivamente un problema: dice di essere fan, di aver letto spesso Gamberi Fantasy (a me per esempio capita meno, lo leggo solo in occasione di titoli stimolanti) ma pare non averne assorbito nessuna “lezione”, segno che quanto viene detto su queste pagine o non gli interessa più di tanto o lo considera sbagliato o poco importante.

    Che poi pazienza, capita a tutti, rileggendo certe mie cose provo imbarazzo e mi dico che davvero non è servito a nulla aver cercato di seguire alcuni consigli, rileggendone altre per fortuna mi ritengo un minimo più soddisfatto, ma manca in tanti l’attitudine ad ascoltare e leggere, pensano che Gamberetta lo faccia per sadismo o chissà perché, mi sembra che la prevenzione ci sia dall’altra parte…

  77. 380 Angra

    @Optisum:

    Mi sembra che in questo modo non si dia la possibilità di emergere come scrittori fantasy italiani. Sembra che se un autore non esordisce con un libro supermegafantastico non possa migliorare nelle successive pubblicazioni.

    E’ esattamente il contrario: a un autore che viene pubblicato, e magari da una grossa casa editrice, non verrà mai il sospetto di dover migliorare. E se anche gli venisse il sospetto, chi glielo fa fare? Gli editori si trincerano dietro al fatto che loro devono guadagnare. Ok, il libro è un prodotto come un altro: io ti do soldi buoni, tu in cambio mi devi dare un prodotto buono, fine.

  78. 379 Optisum

    Mi sembra che in questo modo non si dia la possibilità di emergere come scrittori fantasy italiani. Sembra che se un autore non esordisce con un libro supermegafantastico non possa migliorare nelle successive pubblicazioni.

    Non c’è il rischio che tutte le volte che ci si ritrova in mano un libro di un autore italiano si parta già prevenuti sul suo contenuto? I futuri scrittori si ritroveranno a dover lottare ingiustamente contro un’etichettatura che gli viene assegnata a priori.

    Sono quasi le 6.00 del mattino… ho sonno… quindi adesso mi ritiro nel mio privato mondo fatato.

  79. 378 Elvezio

    Anche secondo me è coincidente, Federico.
    Ma ritengo, come detto, l’incidente Bianchini (sarebbe un titolo di opera mica male) una spiacevole coincidenza, un inciampo, a momentary lapse.

    Devi considerare (e non è facile per chi non sia dall’altra parte a riceverle, davvero) l’enorme volume di fuoco di offese di vario tipo ricevute da Gamberetta nel corso degli anni.
    Di più, il vero e proprio odio. Odio eh, non uso una parola a caso.
    Anni di odio.
    Può anche far finta di fregarsene e fare pi dell’ironia, ma anni di odio secondo me pesano.
    A fronte di un enorme montagna di lavoro gratuito svolto senza forma di retribuzione altra che un pubblico divertito, interessato, molto sensibile e arguto e, a volte, vampiro e affamato di circensi, anche senza pane.

    Essere appassionati di una materia come lo è lei e poi constatare giorno dopo giorno, anno dopo anno che tutto collassa, involve sempre più e che il livello, invece di crescere, decresce talvolta a velocità spettacolare non è di nuovo cosa umanamente facile da sopportare.

    Non lo è per me che ho 39 primavere sul groppone e posso quindi, chessò, testimoniare di come 20 anni fa le cose andavano davvero “meglio” (sia come livello di produzione del fantastico, sia come rapporti fra case editrici, fandom e scrittori), figurati per qualcuno con meno anni e meno pelo sullo stomaco.

    Trovo solo umano che ogni tanto si sbrocchi, anzi, in una persona come Gamberetta che alle volte può dare l’impressione di essere eccessivamente fredda e robotica io accolgo eventuali sfuriate in modo ancora più salutare. La rendono umana (quindi anche fallace, dio bono, che sarà mai).

    Poi si continua, si procede a fare quel che più ci piace e amiamo, magari spostandoci in pub diversi dove probabilmente continuano a non pagare i musicisti ma non gli sputano nemmeno in faccia, ma ogni tanto uno sfogo è solo che umano.

    E tolto appunto il target occasionale Bianchini (che non conosco e di cui ho letto solo le frasi qui riportate e che, ripeto, fa migliore figura di tantissimi altri) quanto dice Gamberetta mi pare fondamentalmente condivisibile.

    Così come mi pare condivisibile il suo volersi occupare di materiale estero.
    Posso dir poco o nulla riguardo il fantasy in quanto ne leggo poco di entrambe le sponde oceaniche, ma se la situazione è uguale a quella dell’horror allora mi sento in grado, conoscendo buona parte della produzione italiana e di lingua inglese, di dirti che non è nemmeno pensabile un confronto, sia per quanto riguarda il livello qualitativo della produzione sia (cosa probabilmente più importante) per quanto concerne i rapporti fra critici, fan, case editrici e scrittori.
    E senza rapporto fra questi elementi la scena non cresce, gli scrittori non crescono, le case editrici non crescono, i critici non crescono, i lettori subiscono.

    Come biasimare una persona come Gamberetta che, stanca di certi trattamenti, sceglie di occuparsi di materiale migliore?
    Secondo me può e farà grandi cose su materiali esteri. Non ho spulciato il blog (quindi non so se l’abbia già fatto, poi controllo) ma sbaverei a vederla occuparsi, chessò, di Little, Big tanto per sparare al bersaglio più grosso.

    E a occuparsi di centinaia di altri titoli validi.

  80. 377 Brandoch_Daha

    Un saluto a tutti.

    Dalla lettura dei commenti, faticosa e stimolante, mi convinco sempre più che Gambreretta finisca col ricoprire un ruolo di cui il nostro paese, aggiungerei con inclemenza il nostro periodo storico, è tristemente privo. Parlo del ruolo di intellettuale. A motivo di ciò non posso che giustificare e apprezzare la severità dei suoi interventi e delle sue posizioni.

  81. 376 Gamberetta

    @Il Fede. Hai proprio capito male: io uso un tono (auto)ironico, ma sono serissima in quello che dico. Lo sono sempre stata. Non me la prendo più con le case editrici perché è inutile: non c’è speranza che possano cambiare, l’unica soluzione, come spesso ripeto, è quella di non comprare più libri e farle morire di fame.

    Mi dici quali sarebbero gli autori “veri”?

  82. 375 Il Fede

    Scusate, ovviamente il mio post qui sotto si rifà ESATTAMENTE a quel che dice Elvezio, ma ne propone una lettura alternativa (Opposta? Speculare? Non lo so: secondo me è coincidente, ma io sono hegeliano… quindi oltre a non aver problemi a tenere assieme pere con le mele, anche sprovvisto di buon senso).

    Buon 2010 a tutti. Fantasy o meno.
    Federico

  83. 374 Il Fede

    Uhmn, ogni tanto passo a leggere qualche recensione, e devo dire che spesso mi sollazzano. Da autore dilettante (rigidamente rinchiuso nella pratica letteraria tetè-a-teté col computer: nessun altro incluso) non condivido sempre i consigli che leggo qui (qualcuno sì, qualcuno no. Insomma dipende: sullo show don’t tell sbandierato come Soluzione Finale, ad esempio, sono decisamente apocalittico. Su altre cose, come la gestione dei tempi tarata sul valore narrativo sono più integrato).

    Ma qui mi interessava un altro punto: sono arrivato a leggere questi commenti da altri siti (chissenefrega quali sono) e tu, Gamberetta, mi spiace ma ne esci davvero male.
    Potrei fare un discorso più generale parlando a tutti e nessuno ma, diamine, il blog è tuo: quindi mi rivolgo a te. Non so, magari avevi scazzi, magari erano quei giorni. Non ne ho idea.

    Ma nel complesso (e non solo da qui, ma almeno dal messaggio che non avresti più “lavorato” gratis) trapela la sgradevolissima sensazione che tu ti stia prendendo sul serio.
    Non farlo: hai sempre detto cose serie senza essere seria; si tratta di una cosa da non dare per scontata (e affatto comune).
    Non lasciare che l’essere (forse) dotata di una cultura letteraria leggermente superiore alla media ti possa traviare.

    Sono stato fastidiosamente sorpreso nel notare come della garbata ironia da parte di un autore (Bianchini) ti abbia potuto far uscire in tal modo dai gangheri (minacciando addirittura di chiudere il blog), quando invece voli alta e tranquilla sopra gli insulti più beceri.
    Forse è stato anche il vedere come di recente te la stia prendendo con gli autori, più che con le case editrici. Ti faccio un paragone: io suono, e so bene che non c’é niente di più triste e deprimente del giovane talentuoso che se la prende con chi viene pagato per suonare merda, e non con chi quella merda prepara, confeziona e vende e soprattutto PAGA.

    Cosa potrebbe accadere se dovesse arrivare su questo blog un “vero” autore (intendo qualcuno più bravo a scrivere di me, di voi, e del 98% degli autori in circolazione)? Un vero professionista della parola?
    Si scadrebbe nel flame tra l’autore e chi critica?
    Ma per favore su… mica abbiamo 15 anni… vero?
    VERO?!?!?!

    Federico

    Note di consumo: contiene ironia addizionata meccanicamente, superflua per la fruizione del messaggio. Agitare e lasciare il contenitore rovesciato per 15 minuti per far evaporare l’ironia in eccesso.

  84. 373 Vincent

    Dalla discussione letta con il Bianchini capisco perché Angra si lamenta delle mie obiezioni, lui si esenta dal giudicare il valore di un’opera leggendo interamente il romanzo, gli basta leggere un frammento.

    D’altronde: “Di Figli di Tenebra, Nephandum e Il Silenzio di Lenth ho letto gli incipit: scritti da schifo, vien voglia di cavarsi gli occhi.
    La Scacchiera Nera sembra scritto un po’ meno peggio, ma rimane dilettantesco.
    Gli Orchi di Kunnat (sempre a giudicare dall’incipit) avrebbe bisogno di una terapia intensiva di editing, ma almeno ha un certo brio”.
    e si è avuto il coraggio di criticare Verso solo dopo 36 pg di lettura e avere una discussione sul colore della pelle, e io sono l’unico matto che si incazza per una frase senza senso.

    Io “mostro”, tu spiega.

  85. 372 Elvezio

    tanto le recensioni italiane d’ora in poi saranno pochissime in ogni caso.

    Stessa cosa (anzi, zero) dalle mie parti e noto parecchi cedimenti anche in altri posti, per esempio Mana che cercherà, nel 2010, di non parlare più di scena italiana di un certo tipo o, in via privata, noti “attori” della scena fantastica che mi confessano di non poterne più.

    A prescindere dal casus belli Bianchini, che anche a me è parso più disposto al dialogo di altri (ma, come ha giustamente fatto notare Gamberetta, non è quello il punto) noto una certa generale stanchezza (sono gentile e non uso locuzioni riguardanti parti anatomiche maschili simili a sfere od ovoidi) in quelli che considero i migliori commentatori e critici della Rete italiana del fantastico, e non ritengo sia una mera coincidenza bensì una rottura difficilmente sanabile.

    Per certi versi è una “ritirata” (ma preferisco pensarla come un regalare corda e sapone ai vari scrittori e migrare verso nuovi lidi senza assistere all’autodafé della bulimica scena) che lascia il campo ai soliti portali e agli stessi pessimi scrittori che si autopromuovono critici di se stessi e degli amici, ma pazienza: è diventata davvero una missione impossibile.

    Resta da vedere se l’auspicato salto dal cartaceo all’elettronico sortirà, nel medio termine, qualche tipo di miglioramento della situazione o se, come credo io, si tratti di guasti più che altro “italiani” che riflettono il degrado presente in tanti altri ambiti.

    Staremo a vedere, ma la delusione e la frustrazione (non l’invidia, però) sono davvero profonde.

  86. 371 Hendioke

    Uff ho scritto un post contraddittorio e confuso.

    Nel momento in cui l’autore s’abbandona alla tentazione di arricchire ancor di più l’oggetto in esame tramite una descrizione allora son d’accordo con te: lo show don’t tell è necessario.
    Detto questo per quello che è il mio gusto, e quindi uscendo dal discorso tecnico, posso anche accettare un compromesso, ovvero una descrizione raccontata in forma più che essenziale come quella che ho proposto nel post precedente.
    Mi rendo conto che resta una scelta deteriore nel momento in cui si parte a descrivere, ma personalmente l’accetterei considerando che stiam parlando di un episodio davvero davvero marginale.

    Ovviamente una descrizione di questo tipo non arricchisce davvero. Ha un altro scopo: specificare

    Scrivere

    Giunsero nei pressi del ponte principale: una struttura arcuata, con rampe inclinate

    Non arricchisce la descrizione del ponte, ma specifica che tipo di ponte è dando al lettore una impalcatura da completare con agio grazie agli elementi che già possiede (tutti sono capaci ad immaginare un ponte arcuato, presumibilmente di pietra, coperto con rampe, presumibilmente di legno). E in questo senso, specificare un elemento noto al lettore o comunque di comune fantasia, a me sta bene anche una descrizione raccontata come quella appena riportata, per una questione di gusto mio, sempre tenendo conto che stiam parlando di un elemento marginale.

    Spero che così sia più chiaro ^^’

  87. 370 Hendioke

    Uhm spiego meglio. Il pezzo da te quotato va inteso come riferito ancora alla frase “Giunsero al ponte principale” senza tenere ancora conto di quanto segue dopo.
    Sono d’accordo che “arcuato” e “rampe inclinate” non arricchiscono un bel niente. “Ponte principale” invece oltre a poter essere un’informazione necessaria (dipende da come se la vuole giocare l’autore) può essere “arricchente” nel senso che consente al lettore di avere una idea più chiara del ponte (è il più importante: vengo spinto a immaginarlo ampio, in buon materiale ecc.) e dell’ambiente (nel caso che in città ci sono più ponti e posso immaginarmi una città medio-grande salvo che sia stato diversamente specificato) senza dover perdersi in descrizioni e senza dover rallentare.

    Nel momento in cui l’autore s’abbandona alla tentazione di arricchire ancor di più l’oggetto in esame tramite una descrizione allora son d’accordo con te: lo show don’t tell è necessario.
    Detto questo per quello che è il mio gusto, e quindi uscendo dal discorso tecnico, posso anche accettare un compromesso, ovvero una descrizione raccontata in forma più che essenziale come quella che ho proposto nel post precedente.
    Mi rendo conto che resta una scelta deteriore nel momento in cui si parte a descrivere, ma personalmente l’accetterei considerando che stiam parlando di un episodio davvero davvero marginale.

  88. 369 Gamberetta

    @Hendioke.

    A volte il tell dont’ show è la scelta migliore per riuscire a dare al lettore le informazioni di cui si pensa abbia bisogno, o che comunque possono arricchire l’episodio, senza però rallentare il ritmo quando non serve rallentarlo e senza espandere l’episodio quando non serve espanderlo.

    La prima ipotesi è corretta, la seconda no. Non devi infiorettare (“arricchire”) la narrazione, devi scrivere solo quello che serve per la storia, quello che è importante, quello che conta.
    Non è che se metti aggettivi e specificazioni in più “arricchisci”. Ogni parola deve avere un senso nel quadro complessivo.

    Ma mettiamo pure che tu stia scrivendo una di quelle storie dove l’ambientazione è in primo piano e dunque l’arricchire riguardo il paesaggio non sarebbe fine a se stesso: ti sembra che le rampe ampie o arcuate “arricchiscano”?
    Sono banalità.
    “Il ponte di marzapane si gettava sopra il fiume di miele.”
    Qui sto arricchendo.
    “La finestra aveva i vetri.”
    Non sto arricchendo.

  89. 368 Hendioke

    Spero non ce l’avrete con me se riesumo di nuovo il pone di Bianchini ma essendomi letto tutti i commenti a ritroso quando sono arrivato alla frase incriminata ero stupefatto. Stupefatto della critica di Gamberetta che mi ha fatto capire molte cose sulle sue idee di fondo riguardanti la letteratura.

    Premetto che sono d’accordo con Gamberetta che il libro di Bianchini non è un buon libro. Perché? Perché Gamberetta stessa ha detto che le prime pagine che ha potuto leggere sono nello stesso stile della descrizione del ponte e ormai seguo questo blog da abbastanza tempo da sapere che Gamberetta ha l’intelligenza e l’onestà intellettuale da non dire boiate, quindi lo stile preponderante è quello, e sono d’accordo con lei che un libro scritto così è un brutto libro.

    Ma nella fattispecie, la frase sul ponte, ho trovato la critica sproporzionata, diciamo meglio che l’ho trovata giusta a metà.

    Mi è parso di capire da quanto si è detto che l’episodio è in esame è un episodio marginale, di transito. Non avviene niente di davvero importante presso il ponte, anzi non avviene niente. Semplicemente i protagonisti giungono al ponte. E come episodio marginale intendo considerarlo in questo post.

    La frase del fiume:
    Infine giunsero nei pressi del ponte principale, un’imponente struttura arcuata, con ampie rampe inclinate che congiungeva le due sponde del fiume.

    Come ha detto Gamberetta Bianchini se la sarebbe potuta cavare con un semplice “Giunsero a un ponte” e finirla lì. Ma mettiamo che l’autore abbia voluto dare delle informazioni in più senza però appesantire la lettura, senza rallentare il ritmo in modo che rimanesse un episodio di transito: veloce ed essenziale.

    Dire “Giunsero al ponte principale” è perfettamente lecito ed è perfino una buona trovata. L’aggettivo “principale” non evoca nessuna immagine e nessuna sensazione ma semplicemente perché non serve a quello. “Principale” è un aggettivo che ha il solo scopo di informare ed esattamente di trasmettere una ed una sola informazione “il sostantivo aggettivato da questo termine è l’elemento più importante di un insieme di elementi simili”.

    In questo caso l’aggettivo “principale” indica che il ponte al quale è riferito è il più importante ponte della città (della città e non del fiume lo si desume dal contesto spiegato post addietro da Bianchini).

    Con l’utilizzo di un solo termine quindi l’autore riesce a passare al lettore più informazioni:
    1. Ci sono altri ponti sul fiume (nella fattispecie l’informazione corretta dal contesto è: ci sono altri ponti che attraversano il fiume in città)
    2. Questo ponte è il più importante

    E’ possibile passare le stesse informazioni con lo show don’t tell? Certo. E’ possibile passare le stesse informazioni con lo show don’t tell ed essere così sintetici? Assolutamente no. In questo caso un passaggio dal raccontare al mostrare implicherebbe un rallentamento della narrazione ingiustificabile per un episodio così marginale.

    Se l’autore mostrasse quello che racconta con “giunsero al ponte principale” non se la caverebbe con 4 parole, ma nemmeno con 10. L’informazione che ci sono altri ponti e che questo rispetto agli altri ponti è il più importante sono ben più complessi da trasmettere con lo show don’t tell rispetto alle caratteristiche del ponte medesimo.

    Varrebbe la pena, anzi sarebbe necessario, ricorrere allo show don’t tell se il ponte principale fosse un elemento di un episodio importante.
    Se, ad esempio, i personaggi stessero progettando di tendere un agguato a qualcuno.
    Allora sì al lettore non basterebbe sapere che quello è il ponte più importante ma vorrebbe vederlo. Vorrebbe vedere i personaggi che si acquattano presso quel ponte e non presso altri, perché il custode dell’affumicatoio e la sua scorta possono muoversi agevolmente col loro carico di salmoni stregati su quel ponte meglio che sugli altri.

    A volte il tell dont’ show è la scelta migliore per riuscire a dare al lettore le informazioni di cui si pensa abbia bisogno, o che comunque possono arricchire l’episodio, senza però rallentare il ritmo quando non serve rallentarlo e senza espandere l’episodio quando non serve espanderlo.

    Sono invece parzialmente d’accordo con la critica mossa alla descrizione vera e propria del ponte. A parte il fatto che in un episodio di mero transito si poteva anche evitare di indulgere nella descrizione del ponte. Ma se proprio lo si deve fare è possibile descriverlo molto brevemente in show don’t tell come ha dimostrato Gamberetta.

    Da parte mia trovo, vista la marginalità dell’episodio, anche accettabile una brevissima descrizione narrata (salvo il fatto che in ambito descrittivo lo show don’t tell è sempre l’opzione da preferirsi) che non ha altro scopo di dare al lettore una idea di ponte; in questo caso arcuato, ma con rampe piane (poteva anche essere ricoperto di porfido).

    Io l’avrei trovata accettabile anche così:

    “Giunsero nei pressi del ponte principale: una struttura arcuata, con rampe inclinate, che congiungeva le sponde del fiume”

    Ancora meglio

    “Giunsero nei pressi del ponte principale: una struttura arcuata, con rampe inclinate”

  90. 367 Jonnie

    Ma le interviste sono atroci!
    Non sono riuscito ad arrivare in fondo nemmeno ad una di esse. Troppa tristezza. La Strazzu fa una pena… Ghirardi sembra uscito dalla reclame dell’imodium…
    Atroci, atroci.

  91. 366 selerian

    Tzk. Niente in confronto ai capolavori di logica lapalissana della Rosso. “la pietra preziosa scintillava come un diamante”.

  92. 365 Vincent

    Per Clio:

    Scusa, ma sostenere che l’America ha “prodotto” scrittori eccellenti non significa sminuire il mio ragionamento.
    Basterebbe fare una ricerca sociopolitica, economica per capire e comprendere certi meccanismi.
    Se poi vogliamo chiuderci gli occhi o dire gli americani sono cattivi o buoni, per me non c’è problema.
    La zona grigia è importante: è lì che si gioca.

  93. 364 Diego

    @ Gamberetta: LOL! Questa m’ha ucciso! ^__^

  94. 363 Gamberetta

    @selerian. Tutto sommato Lenth mi sta dando delle soddisfazioni. L’autore è molto preciso: per esempio adesso ha specificato che i cadaveri sono “senza un barlume di vita”. Scuola Sergio Rocca.

  95. 362 lilyj

    @ Selerian: è atroce. Se anche avessi avuto la minima intenzione di leggere qualcosa del Ghiro (mai nick fu più azzeccato), con questa intervista mi sarebbe passata qualsiasi voglia. Urgh. “Scrivere fentesi è più facile”… =_=

  96. 361 selerian

    @ ruru: Ah beh, se vogliamo infierire sulla Rosso è troppo facile, è il nostro bersaglio preferito su K&P! Voglio dire, una storia in cui c’è non UN SOLO prescelto abbandonato in fasce in un paese, ma DUE! Entrambi abbandonati in fasce NELLO STESSO paese! Per puro caso! Questo per non parlare di chicche come i Kattivi che prima danno fuoco alla città, fanno scappare gli abitanti e POI ci entrano :S. Elisa Rosso commenta, alle nostre perplessità: “anche i cacciatori accendono un fuoco davanti alla tana del coniglio per stanarlo”. Ma a meno che vogliamo seguire l’esempio di Fini e regalare un buon flacone di Valium a Gamberetta, forse è meglio tenersi sul Silenzio di Lenth, è molto meno allucinato quantomeno.

    Visto che citate le interviste a Strazzu e Rosso, vi linko la migliore del Ghiro: http://www.booksweb.tv/content/show/ContentId/473 , garantisco che merita un’occhiata.

  97. 360 francesca

    @ Tim: non credo che Gamberetta dovrebbe moderare i suoi toni nelle recensioni affinchè possano essere più costruttive e meglio metabolizzate dagli autori. Questo principalmente perchè le recensoni, per definizione dovrebbero servire a chi il libro non l’ha ancora letto, e non agli autori stessi. Non sono editing postumi affinchè gli autori possano migliorarsi, ma un “servizio” affinchè i lettori possano evitare i brutti libri e leggere i belli. Siccome Gamberetta non detiene la fiducia incondizionata delle genti, o particolare autorità conferitale da Thor figlio di Khmer, argomenta e illustra dettagliatamente le sue critiche perchè chi legge possa redersi conto che il suo dire “fa schifo” non è partito preso ma un giudizio dettato da motivazioni specifiche: la tal carenza tecnica ecc. . Questo poi può essere anche molto utile all’autore stesso o agli aspiranti, ma non credo sia il fine principale. Che poi a volte sconfini nel sadismo (ma allora anche nel masochismo visto che i libri prima li legge) se ne può parlare (perchè lo fai? chiedono in molti, e i più kattivi azzardano: per invidia frustrazione ecc.). Ma, a parte la psicopatologia della vita quotidiana di Gamberetta, trovo lecito chiedersi se questo atteggiamento sia utile/interessante per il potenziale lettore del libro, al quale è rivolta, piuttosto che: è costruttivo per l’autore?

  98. 359 Gamberetta

    @Ruru. Scrivere bene e pubblicare sono due ambiti distinti. Se vuoi pubblicare devi fiutare quali storie sono più richieste (storie d’amore con i vampiri? licantropi? elfi? maghetti a scuola?), buttare giù qualcosa e cercare di spacciarlo a quanti più editori possibile. Ovviamente se riesci a farti amico qualcuno in una casa editrice è meglio. La qualità di quello che hai scritto non ha importanza.
    Se invece vuoi scrivere bene, appunto è richiesto studio ed esercizio, e devi ignorare la Strazzu, la Rosso & soci. Capisco che faccia rabbia e dispiacere – anch’io ogni tanto sono profondamente indignata, anche se meno negli ultimi tempi – ma non c’è niente da fare.

  99. 358 Lupo

    Per capire meglio la qualità dei romanzi, avrei alcuni quesiti riguardanti gli approfondimenti linkati da Gamberetta (interviste agli autori):

    Chiara Strazzulla (video-intervista): su 4 minuti di intervista un minuto viene utilizzato per parlare del libro, mentre nei rimanenti 3 minuti la giornalista glissa, e si mette a fare domande su tutt’altro? (politica, Fiorello). Perchè?

    Elisa Rosso (video-intervista): è un monologo in cui la Rosso descrive la trama del suo romanzo, ma durante la sua esposizione si può notare che, in almeno tre occasioni il suo volto compie delle espressioni che io definirei di disgusto, avversione. (Proprio mentre parla del suo romanzo). Perchè?

    La risposta, identica per entrambi i romanzi, la dovreste già conoscere. ;)

  100. 357 Ruru

    cerco disperatamente di difendere la mia scelta (ergo la Rosso) citando un pezzo del suo libro preso dal blog (ma lei ha detto che poteva essere modificato in sede di editing, quindi io spero intensamente che non sia così ç___ç)

    Il cielo era rosa d’aurora, e la campagna attorno a Rhoda era avvolta nel silenzio.

    Eynis e Jadifh, appostati dietro una siepe, spiavano il cortile silenzioso di una fattoria.

    - Non possiamo semplicemente cercare un’altra strada?- sussurrò la ragazza.

    - No! La pattuglia notturna sta tornando dalla ronda e io sono il ricercato numero uno del regno. La via più sicura è questa, dammi retta!

    Eynis lanciò un’occhiata al sentiero che portava nei campi che dovevano raggiungere. – Allora ci conviene passare subito– disse.- Dormono ancora tutti, sbrighiamoci prima che sia troppo tardi!

    - Hai ragione. Al mio tre attraversiamo e ci nascondiamo nel campo, va bene? Uno, due e… -. Ma prima che Jadifh potesse dire “tre”, il silenzio fu rotto da un chiocciare sgraziato e ripetitivo.

    - Accidenti, la gallina! – disse Eynis tra i denti. – Ha fatto l’uovo e adesso sveglierà tutti!

    - Non esagerare, smetterà subito, vedrai!

    - Figurati! Le galline non smettono di chiocciare, a meno che qualcuno non prenda l’uovo.

    - Davvero? – chiese il ragazzo con un lampo negli occhi.

    - Certo, è così! – rispose Eynis voltandosi. Ma Jadifh non era più dietro di lei. Era saltato in piedi e aveva scavalcato la siepe, sparendo all’interno del pollaio.

    Il canto della gallina tacque, il ragazzo riattraversò il cortile di corsa e tornò ad accovacciarsi di fianco a Eynis. In mano stringeva un uovo.

    - Problema risolto! – esclamò con un sorriso smagliante.

    Ma Eynis non ebbe nemmeno il tempo di rispongergli che l’intero pollaio esplose di un chiocciare assordante.

    - Oh, no! Ci si mettono anche le altre ora! – gemette il ragazzo.

    - Via, scappiamo! Presto, prima che arrivi il contadino! – fece Eynis. E i due attraversarono la strada in un lampo e si tuffarono tra le spighe di grano verde.

    - La prossima volta – ansimò Eynis – si prende la strada che dico io!

    - Beh, questa situazione ha avuto il suo lato positivo – dichiarò il ragazzo.

    - E quale?

    Jadifh sollevo l’uovo come per brindare alla salute di Eynis, lo forò e lo bevve in un sorso.

    e io mi chiedo: perchè?
    Perchè sono anni che cerco di migliorare il mio stile a suon di fanfiction sebbene stia morendo dalla voglia di scrivere una benedetta storia originale, prefendo farmi un minimo di ossa piuttosto che scrivere minchiate?
    Perchè non è proibito per leggo pubblicare a 12/17 anni?
    Perchè questa tizia mi ispira odio? (no, a questa mi sò rispondere: una che afferma di non sapere quant’è grande un metro quadrato di terra -facile: è grande un metro quadrato ù.ù- giustificando questa sua abissale ignoranza con il “sono una bambina, gné gné gné” non può starmi più simpatica della varicella *_*)

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