Recensioni :: Romanzo :: Il Silenzio di Lenth

Copertina de Il Silenzio di Lenth Titolo originale: Il Silenzio di Lenth
Autore: Luca Centi

Anno: 2009
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Editore: Piemme

Genere: Fantasy
Pagine: 430

Piccola premessa: questa recensione non sarà obiettiva. Di solito metto in evidenza tutti gli errori – dalle incongruenze nella trama ai cambi ingiustificati di punto di vista – ma non oggi. Oggi vi parlerò di un romanzo che mi è piaciuto. Un romanzo che, sbagliando, ritenevo adatto solo a un pubblico di adolescenti. Invece sono stata smentita. Meglio essere sorpresi in meglio, come in questo caso, che in peggio, come nel caso della Strazzulla – per la quale, forse, avevo troppe aspettative.
Iniziamo con il dire che lo stile di Luca Centi è fresco, scattante, scorre che è una meraviglia, come le opere di troisiana memoria…

… ehm, no. Lo stile di Luca Centi è farraginoso, impreciso, vago e porta alla noia in poche pagine.
Dato che era l’ultima recensione di un romanzo fantasy italiano (vedi qui), volevo sperimentare quale sensazione si provasse a leccare senza dignità. Non avendo esperienza, ho copiato. Ma niente, non provo niente. Non mi sono eccitata neanche un po’. Devo essere strana.

Non ho concluso la lettura de Il Silenzio di Lenth. Con enorme fatica, mi sono trascinata fino a pagina 150 o giù di lì. Poi ho lasciato perdere: non mi paga nessuno ed era una tortura. È in assoluto il romanzo peggio scritto che abbia mai letto. È una dura lotta con l’ultimo Premio Urania, l’atroce E-Doll, ma alla fine Luca Centi la spunta. Infatti, se non avessi dovuto scrivere la recensione, avrei abbandonato la lettura intorno a pagina 20 o anche prima.

Lo stile di Luca Centi è un gradino sotto quello del Ghirardi. Molto sotto la Strazzu e al confronto Licia Troisi pare un genio. Poi capisco che Lenth possa piacere di più di un Bryan di Boscoquieto. Ma solo perché il Boscoquieto è pieno di scene di pessimo gusto. Se togliamo il gusto, e rimaniamo nell’ambito tecnico, il Ghirardi se la cava meglio. E il Ghirardi scrive MALE.
Non c’è niente in Lenth, almeno nelle prime 150 pagine, che possa compensare lo stile pessimo. Elementi fantastici: nessuno degno di nota. Ambientazione: non pervenuta – letteralmente, non ci sono descrizioni, tanto che in certi punti non si capisce neppure se l’azione si svolge al chiuso o all’aperto. Personaggi: indefiniti. Trama: banale.
Pur con tutta la buona volontà, non ho trovato niente di buono. Non c’è una sola scena che sia una, che non andrebbe riscritta da zero. Siamo al di là del brutto. Per me questa non è narrativa. Non è neppure narrativa in lingua italiana: il romanzo sembra scritto in italiano, in verità è un’altra lingua, nella quale le parole hanno un significato diverso da quello consueto.
È per questo che Il Silenzio di Lenth mi ha convinta a non occuparmi più del fantastico scritto in Italia: non ho gli strumenti per analizzare un romanzo del genere. Sono sicura che Luca Centi e la sua editor, tale Francesca Lang, siano persone piene di talento e di capacità, ma qualunque sia l’ambito nel quale esercitano le loro qualità, posso affermare con certezza che non è quello della narrativa di genere fantastico scritta in lingua italiana.
Il Silenzio di Lenth mi ha comunicato la stessa sensazione di straniamento che mi capita quando in casa d’altri vedo un televisore acceso: non è tanto che i programmi siano “brutti” è che proprio non ne colgo il senso. Mi paiono alieni e incomprensibili. Qui lo stesso: dove sono gli elementi che sono abituata a trovare in un romanzo? Dove sono storia, personaggi, azione, avventura, fantastico, sense of wonder? Non c’è nulla di tutto ciò.

Un dettaglio della mappa di Lenth
Un dettaglio della triste mappa di Lenth

Non darò un voto. Sarebbero almeno 150 gamberi marci (appena uno per ogni pagina che ho letto – voglio essere generosa), ma confesso la mia incapacità di capire appieno questa nuova forma di intrattenimento vagamente simile alla narrativa. Dunque lascio perdere i gamberi.
E poi può anche darsi che da pagina 151 il romanzo diventi un capolavoro. Anzi, è molto probabile. Parliamo di un romanzo pubblicato da una Grande Casa Editrice, potrebbe essere meno che splendido? Impossibile!

D’altra parte, una recensione, per essere utile, deve rispondere alla domanda: vale la pena spendere soldi e tempo per leggere il romanzo in questione?
La risposta è no. Non vale la pena leggere Il Silenzio di Lenth, né tantomeno buttare via venti euro per acquistarlo.

* * *

È ora il momento di prendere il sacco nero che è Lenth, aprirlo e rovesciarne il contenuto sul pavimento. Sarà divertente perché dopo Natale la gente butta via una marea di spazzatura interessante!
Ma prima, una citazione dai ringraziamenti in coda al volume:

Grazie a Francesca Lang, il mio primo critico e lettore, l’editor migliore che mi potesse capitare. Senza di lei questa avventura non sarebbe mai iniziata.

Perciò se ho buttato via venti euro è per merito di Francesca Lang. Grazie, Francesca!
La parata di errori che seguirà può essere sfuggita all’autore. Capita se sei un autore alle prime armi e non sei proprio un’aquila. Ma non può essere sfuggita all’editor. Se è competente è impossibile. Alcune pagine di Lenth, verso l’inizio, le ho lette mezza ubriaca: ugualmente ho colto senza problemi ogni imperfezione. Dopo un po’ diviene una seconda natura; non è concepibile che una persona che fa l’editor di mestiere non si accorga di certi orrori. A meno che la signora Lang, invece di lavorare, non preferisca osservare rapita le ombre dei criceti sul soffitto dell’ufficio.

Un criceto
Un criceto. Non ho voglia di inserire immagini di dolci coniglietti in un articolo che parla di un romanzo tanto brutto

Italiano

Dicevo che Il Silenzio di Lenth sembra scritto in Italiano ma forse non è vero. Il dubbio mi viene da diversi passaggi privi di logica, a meno che le parole non abbiano cambiato significato nottetempo. Parlo di passaggi così:

(pag. 130) Non approviamo la tua impazienza, ma crediamo che queste terre siano pericolose. Non penserai mica di poter fare affidamento unicamente alla spada?

Forse non approviamo l’impazienza perché queste sono terre pericolose? Se approvassimo l’impazienza, il “ma” andrebbe bene. Ma non approviamo.

(pag. 93) [il bastone] Era lungo e affusolato, in cima una gemma dorata che emanava un bagliore potente nonostante l’assenza di luce dell’abisso in cui erano scesi.

Perché una gemma emana un bagliore potente nonostante l’assenza di luce? Anzi, casomai è il contrario: se sono in un ambiente buio, una luce mi sembra più intensa di quanto sia in realtà.

(pag. 104) Seguì un lungo momento di silenzio, che si interruppe unicamente quando il sole svanì oltre le montagne, con l’accensione dei fuochi lungo le strade del villaggio.

Premetto che dopo questa frase la scena cambia. Dunque, qual è il legame logico che lega l’interrompersi del silenzio con l’accendersi dei fuochi? O si interrompe il silenzio perché il sole svanisce? “Seguì un lungo momento di silenzio, che si interruppe solo quando qualcuno urlò”, una frase del genere ha senso. La frase di Centi no.

(pag. 91) [il nilha] Aveva le stesse proprietà del jual, un tessuto in grado di tenere stabile la temperatura corporea, ma era anche molto resistente.

E ancora manca un legame logico: perché è necessario il ma? Perché un tessuto in grado di tenere stabile la temperatura corporea non dovrebbe essere resistente?
D’altra parte l’autore si pone un sacco di problemi, per esempio è costretto a specificare che:

(pag. 23) Intorno a lei, il fetore della morte, cadaveri mutilati senza un barlume di vita.

Notoriamente i cadaveri sprizzano vita da tutti i pori.

(pag. 7) [Lair] Fissava con lo sguardo l’incisione raffigurante quattro croci con una stella sovrapposta.

Mi raccomando, specifichiamo che fissava l’incisione con lo sguardo, perché altrimenti una potrebbe pensare che la fissava con il martello. Ma forse l’autore e la cara editor non sanno cosa vuol dire fissare nel suo significato di guardare. Il sospetto mi viene perché:

(pag. 15) Seduta su una panchina del parco, Lineade fissava con distacco l’albero che aveva accanto [...]

Mi sembra un tantino difficile “fissare con distacco”. Se guardi con distacco non stai “fissando”. D’altronde:

(pag. 72) In quell’istante il brano si interruppe, strappandomi violentemente il piacere che provavo.

Naturalmente, strappare significa staccare, portar via con forza, con violenza. Dunque il violentemente è il solito avverbio pleonastico. La solita solfa dell’acqua bagnata e del prato erboso. Una roba che non deve comparire in un libro pubblicato. Non giova che la frase sia ridicola: “OMG! Il brano è venuto da me e mi ha strappato il vestito il piacere! Adesso lo denuncio!”
L’autore ha strane idee riguardo i sentimenti:

(pag. 106) Hertha abbandonò l’entusiasmo, lasciandosi cadere sul letto.

Hertha capisce che è meglio che abbandoni lui l’entusiasmo, di propria spontanea volontà, prima che un brano glielo strappi. Che modo di scrivere schifoso.

(pag. 119) La Sacra Pietra [...] Prende il nome dagli alchimisti che ne ottennero il possesso finale, ma la loro avarizia venne punita con la morte e lo sterminio [...]

Perché la morte non era sufficiente. Forse se muori diventi solo cadavere. Perché tu sia un cadavere senza un barlume di vita, devono sterminarti

E così via. È un campionario di frasi traballanti e parole usate a sproposito; quelli qui sopra sono solo alcuni esempi.

Descrizioni

Non che scrivere in una lingua solo simile all’italiano sia il peggior difetto dell’autore. Direi che il meglio l’autore lo dà con le descrizioni. Non ne mette. E quando lo fa sono un misto di cliché e vaghezza. Roba che non mi era mai capitata. Roba al di sotto dei raccontini che le ragazzine cerebrolese mettono nei forum dedicati ai Tokio Hotel. Roba di questo genere:

(pag. 114) Keira continuava a guardare gli abitanti del posto con aria curiosa, manifestando a voce alta il suo stupore ogni qualvolta notava oggetti fuori dal comune.

Non un particolare concreto che sia uno. Cosa diavolo vede Keira? Cosa dice? Che fanno, chi sono ‘sti abitanti? Niente. Nebbia. Parole a caso. E intanto Francesca Lang fissa i criceti che si inseguono da un angolo all’altro del soffitto…

Un secondo criceto
Un secondo criceto. Sì, lo so, potevo affidarmi ai furetti. Ma poverini, hanno già sofferto abbastanza

Non è difficile scrivere, non oso dire bene, ma in maniera decente. Non davanti a una situazione così facile:

Keira tirò per la manica Hertha. – Ehi! Hai visto quel tipo?
– Quale?
– Quello laggiù con quel cappello strano. – Keira indicò un signore che portava un cappello a cilindro. Un coniglio rosa con le ali era appollaiato sul copricapo. Tentacoli nascevano dalla pancia del coniglio e si avvinghiavano alla stoffa del cappello.
– Desidera, signorina? – disse il coniglio.

Non c’è niente di più semplice in un fantasy di un personaggio che osserva oggetti fuori dal comune. Niente di più semplice se si possiede un minimo di fantasia e una minima infarinatura di tecnica narrativa. Un editor che ha altri interessi oltre i criceti aiuta.

Un terzo criceto
Un terzo criceto

Quando l’autore tenta di descrivere, scade nei cliché più biechi:

(pag. 64) Fu allora che lo vidi: i lineamenti delicati del volto, i lunghi capelli biondi raccolti da un fiocco di seta azzurro, gli occhi smeraldo che sembravano voler indagare nei più profondi abissi del mio animo.

(pag. 107) Il fumo sospeso in aria si modellò lentamente, assumendo i tratti di un volto animale. Se ne distinguevano unicamente i grandi e profondi occhi neri, occhi indagatori di rara sapienza, capaci di fare breccia anche nella mente del più abile incantatore.

Gli occhi che sembrano indagare i profondi abissi, indagatori di rara sapienza… per carità!
Un concentrato di obbrobri:

(pag. 19) Davanti a lei [Kate] apparve un ragazzo di circa vent’anni, alto, con i capelli rossi e una vistosa cicatrice sulla guancia destra.
Il suo sguardo era spento, gli occhi vitrei. Stava correndo armato di una spada in direzione di un essere orribile, alato, l’incarnazione di tutto ciò che di orrendo poteva esserci al mondo.
Eppure Kate non riusciva a carpirne le fattezze. Vedeva soltanto una sagoma indistinta che con il passare dei secondi si faceva sempre più grande. Stava tentando di attaccare il giovane, ma questi era troppo agile. Fendeva e parava gli assalti con agilità impensabile, colpiva e trafiggeva l’essere con naturalezza. E in breve della creatura non restò che una carcassa vuota.

Allora: c’è un ragazzo armato di spada che corre verso un mostro, ma il personaggio punto di vista se ne accorge solo dopo aver osservato che il ragazzo ha quasi vent’anni, è alto, ha i capelli rossi, una cicatrice, lo sguardo spento e gli occhi vitrei.
L’essere è indefinito. Tranne che è orribile, anzi orribilissimo! “l’incarnazione di tutto ciò che di orrendo poteva esserci al mondo.” Tipo? Il fantasy italiano è orrendo, il mostro ha dunque il muso di G.L.? O di Licia?
L’azione è goffa, raccontata. Manca di precisione. Lo si vede anche dall’uso smodato dell’imperfetto: “Stava tentando di attaccare” bleah! “Fendeva e parava”, “colpiva e trafiggeva”… FA SCHIFO!
La narrativa deve essere decisa, risoluta, deve avere impatto sul lettore, specie se si sta descrivendo il combattimento con un mostro che incarna tutto l’orribile del mondo:

La spada tranciò la zampa protesa del mostro. Spruzzi di sangue nero bagnarono la faccia del giovane. La bestia urlò, la coda si abbatté sul pavimento e frantumò il marmo. Il giovane affondò la spada nella pancia della bestia. Strinse l’elsa con entrambe le mani, diede uno strappo verso l’alto. Intestini fumanti scivolarono fuori dalla ferita, si contorsero a terra, si attorcigliarono alle gambe del giovane. Zanne spuntarono dai bordi lacerati. I tentacoli di carne trascinarono il giovane verso le fauci spalancate.

E così via, possibilmente meglio. Si può essere meno violenti o più violenti, ci possono essere questi particolari o altri particolari, ma ci devono sempre essere particolari concreti, precisi e specifici. Non gli affondi o le parate, ma quel preciso affondo e quella precisa parata.

(pag. 113) La comitiva seguì la stradina che collegava la montagna alla pianura e procedette poi spedita in direzione della città, dando un rapido sguardo al ruscello che costeggiava il sentiero.

Qui l’autore può scegliere quale errore preferisce. Se intendeva descrivere il viaggio, è una descrizione terribile: stradina, montagna, pianura, città, ruscello, sentiero. Un bambino di cinque anni saprebbe fare meglio. Se invece questo voleva essere un semplice cambio di scena raccontato, c’è un errore di punto di vista.
Infatti all’inizio la telecamera è molto alta, come se seguissimo la scena da un aereo, poi, nella stessa frase, all’improvviso ci troviamo a osservare un ruscello vicino ai personaggi. Questo subitaneo cambio di prospettiva è fastidioso. O si racconta: “Scesero la montagna, attraversarono la pianura, giunsero in città.”, oppure si mostra – e ci sarebbe molto da descrivere, non basta certo l’accenno a un ruscello. Mischiare le due prospettive è irritante per il lettore.
Lo stesso errore è rilevabile qui:

(pag. 67) Una donna come tante, con dei figli, scelta per adempiere a un antico volere, troppo potente per essere ignorato. Si spinse fino ai confini della decenza per salvare la sua famiglia da morte certa, ma dovette infine cedere a una bestia dal verde manto, estremamente violenta e combattiva.

A parte che la frase vuol dire poco o niente – esattamente cosa vuole intendere l’autore quando scrive che “Una donna [...] Si spinse fino ai confini della decenza per salvare la sua famiglia da morte certa”? Ho timore a chiederlo – abbiamo di nuovo un inizio raccontato, con telecamera “lontana”, mischiato di punto in bianco con un particolare vicinissimo, la bestia “dal verde manto”. È fastidioso! Se vuoi parlare della bestia verde, organizza una scena con la bestia verde.
Forse per compensare la cronica mancanza di descrizioni, ogni tanto l’autore lascia libero sfogo all’inforigurgito più becero:

(pag. 118) – La celebre spada benedetta tre volte che rese Glinuc il valoroso guerriero che tutti conoscete non è mai stata rivista, inghiottita dalle tenebre che essa stessa ha sterminato. In molti hanno cercato di ritrovarla, eppure ogni singolo tentativo è stato vano – concluse con tono grave, bevendo un bicchiere di litino tutto d’un sorso, malgrado il suo elevato tasso di lizio, seme del fiore Lito, utilizzato come ingrediente principale dagli stregoni per veleni e pozioni tossiche.

La frase dovrebbe finire con “concluse”. Già “con tono grave” non è un granché perché il tono dovrebbe desumersi dalla battuta. “bevendo un bicchiere di litino tutto d’un sorso” è un errore, perché o parli o bevi tutto d’un sorso. “malgrado il suo elevato tasso di lizio, seme del fiore Lito, utilizzato come ingrediente principale dagli stregoni per veleni e pozioni tossiche.” è una porcheria, con il Narratore che interviene per vomitare informazioni che non hanno importanza per la scena, non fregano niente ai personaggi coinvolti e in sé non suscitano il minimo interesse. Come al solito: se stai scrivendo fantasy e vuoi proprio infilare pattume del genere nel romanzo, devi essere originale. I campi di fiori di Lito sono usati come calcolatori vegetali dai coniglietti volanti rosa che abitano nella stratosfera. È un errore lo stesso, ma almeno non è la solita banalità degli stregoni con le pozioni velenose.
Inforigurgito del tipo più becero anche poco prima:

(pag. 113) La città portuale di Karon era stata costruita nella vallata antistante lo Stretto di Golthaer, sulla sponda orientale del continente di Heldar. Numerose erano le imbarcazioni che attraccavano ogni giorno, per commerciare in spezie, cibarie, armi e schiavi. Ma, a eccezione dei residenti, erano pochi i forestieri che si arrischiavano a soggiornarvi troppo a lungo; temevano di essere coinvolti nell’eterna faida tra Nelpha, il regno a Nord di Heldar e Oltha, il regno a sud del continente. Da secoli si davano battaglia, ma lo scontro non aveva portato che perdite, nessun vincitore né vinto.
L’origine delle ostilità era sempre stata un mistero, ma c’era chi giurava fosse da ricondurre a una fanciulla, la principessa di Oltha, che rifiutò di sposare il principe di Nelpha. L’offesa fu talmente grave che da allora l’intero continente era divenuto un campo di battaglia, terra fertile per ladri e assassini che potevano passare inosservati e vivere impuniti la loro vita, non più costretti alla fuga dagli eserciti.
Karon era proprio nel mezzo del conflitto e non di rado veniva saccheggiata dai guerrieri in cerca di scorte e uomini da arruolare. Gli schiavi erano il miglior commercio possibile in quella terra desolata. Eppure, negli ultimi tempi, nessuno dei due regni aveva attaccato; troppo impegnati a riprendere le forze oppure alla ricerca di trattative di pace? Gli abitanti dei villaggi limitrofi non potevano che tirare un sospiro di sollievo, nella remota speranza che il conflitto fosse giunto al termine.

Paragrafi ributtanti dalla prima all’ultima parola.
Un paio di punti di maggiore oscenità: la storia della principessa che rifiuta il matrimonio. Davvero bisognava citarla? Non si faceva più bella figura a tacere un cliché grande come la Luna?
Secondo punto: la domanda. “Eppure, negli ultimi tempi, nessuno dei due regni aveva attaccato; troppo impegnati a riprendere le forze oppure alla ricerca di trattative di pace?” Io ho pagato venti euro e il Narratore viene a chiedere a me dettagli sul mondo da lui creato? Per la serie: prendiamo pure per il culo? Che è una domanda retorica, perché la risposta è scontata: .
Francesca, Francesca, guarda là, sì là nell’angolo, un altro criceto! Che carino!

Un altro criceto
Un altro criceto

L’autore ci prova particolare gusto con le domande (retoriche): non solo il Narratore, ma tutti i personaggi continuano a interrogarsi sui propri sentimenti, sulla trama, sulle questioni più inutili.

[Lair]
La sua solitudine sarebbe infine terminata? Avrebbe condiviso con altri il suo terribile fardello?
Per lei ormai non c’era speranza, ma poteva dire la stessa cosa di chi vagava ancora nell’inconsapevolezza?
Cosa significava?

[Kate]
Cercava invano di muoversi, di fare un passo avanti, ma cosa poteva lei, contro una simile furia distruttiva?
Cosa significava? Perché continuava a sognare il fratello morto?

[Sam]
Sto forse impazzendo?
Come era possibile che la visione prendesse consistenza?
Come era arrivata in quel luogo?

[Lineade]
Quanto tempo era trascorso da quando qualcuno si era preoccupato per lei? Quand’era stata l’ultima volta che si era sentita protetta, che aveva percepito il calore della famiglia?
Dopotutto lei non aveva mai avuto bisogno di una famiglia, perché quindi cambiare proprio ora? Il suo ultimo compleanno non era che uno dei tanti, ma allora perché ogni notte faceva quello strano sogno?

[Gabriel]
Il sole forse non sorge, splende e muore a ogni alba e tramonto? E non risorge, splende e tramonta con lo stesso vigore anche il giorno seguente?
Perché dunque affannarsi a vivere intensamente ogni singolo istante? Perché chiamare una tale banalità vita?

[Kate 2]
Come poteva del resto essere reale ciò che le veniva mostrato?
Quando erano apparsi?
Era sempre la stessa tremenda visione, che senso aveva tentare di fare qualcosa? Come poteva opporsi a ciò che era prestabilito?
Come poteva trovare normale un simile delitto? Perché non gridava, perché non provava terrore?
Come mai continuo a cadere?

E mi fermo perché sono stufa di trascrivere. Siamo appena a pagina venti (20). In realtà qui l’autore fa quasi tenerezza – farebbe quasi tenerezza se io non fossi una carogna con il cuore marcio e la puzza sotto al naso. Perché non sono i personaggi che hanno tutti questi dubbi, questi sono i dubbi di un autore che procede nella storia a tentoni. Direi tipica scrittura da dilettante, se non fosse che così offenderei i tanti dilettanti che scrivono cento volte meglio di Luca Centi.

Dialoghi

I dialoghi sono piatti, senza brio. Quando va bene funzionali. I personaggi hanno tutti la stessa voce. In più l’autore ha la mania del gerundio: i personaggi stanno sempre facendo qualcos’altro oltre a parlare. Anche quando l’azione è in contrasto con l’atto del parlare. Per esempio:

(pag. 131) – Sciocchezze! – gridò lei esordendo con una gran risata.

Perché l’autore non prova? Si mette davanti a uno specchio e grida – ricordo che “gridare” è quando vuoi richiamare l’attenzione degli altri, la voce è molto alta – “sciocchezze”, ma nel frattempo “esordisce con una gran risata”. Se provasse, eviterebbe di scrivere scemenze.

(pag. 80) Gabriel non seppe come rispondere. Si limitò a ribadire il concetto.
– Se farai loro del male farò di tutto per fermarti.
Vachon parve rassegnarsi. – Hai ancora del tempo, [...]

(pag. 91) I due uomini trasalirono spaventati, ma il più anziano tentò immediatamente di riprendere il controllo. – Vogliate perdonarlo, è giovane e inesperto, non conosce l’importanza del vostro culto.

Questi invece erano due esempi di un altro errore classico: prima raccontare quello che il personaggio vorrebbe esprimere con la battuta, poi mostrarlo con la battuta stessa.
Dicevo nell’articolo dedicato ai dialoghi che non è carino abusare dei puntini di sospensione…

(pag. 102) Sono stato attaccato da alcuni stregoni… ma alla fine sono riuscito ad avere la meglio… fuggendo negli anfratti… – rispose il messaggero con un filo di voce. – …prima che mi attaccassero… ero arrivato a un piccolo paese di confine… a nord di Karon… lì ho saputo che anche Tarass è sulle tracce della Pietra…

. . .

WTF

Non mancano le contraddizioni. I momenti WTF? Alcuni sono così clamorosi che l’editor non può non averli colti… là, è fuggito nell’ufficio a fianco, era proprio un bel criceto!

Un nuovo armato
Un nuovo criceto

(pag. 87) [Hertha] Si passò una mano tra i rossi capelli scarmigliati e si portò alle labbra la bisaccia colma d’acqua. Bastarono pochi sorsi a placare la sua sete. Non si accorse della presenza di Kaas, alle sue spalle.
– Ti sono grato per la sosta, ma non necessito ancora di così tante premure – gli disse fissandolo negli occhi verdi.

Non so chi fissa chi negli occhi – se è Kaas a guardare Hertha o viceversa – ma in ogni caso è impossibile dato che uno è alle spalle dell’altro.

(pag. 66) Era ormai chiaro che non potevo continuare a tormentare così il mio animo, che dovevo provare sentimenti puri e genuini per non appassire come il mio consorte.
[...]
Ingannai il mio sposo e mi recai nella villa di campagna Silvertail, accettando di buon grado l’invito di Genahim.

Ingannare il marito fa parte dei sentimenti puri e genuini?

(pag 69) Passavo il tempo annotando scrupolosamente in un diario ogni mio sogno. Era stato Genah a donarmelo, dicendomi che ogni ricordo ridestato aveva grande importanza. Ma cosa avrei mai potuto mettere per iscritto?

Fammi capire un attimo ciccina: tu passi il tempo ad annotare scrupolosamente i tuoi sogni, e poi non sai cosa potresti mettere per iscritto? Quando leggo ‘ste cose sento gli ingranaggi nella testa che stridono.

(pag. 125) Il suo sguardo incrociò casualmente un libro dalla copertina scura. Lo conosceva bene. Nel villaggio di Lethae Argenteo ve ne era solamente una copia, custodita con cura dal Sommo Sacerdote in persona. Questo perché in esso era racchiusa parte dell’immensa sapienza del Dio, dettami e incanti che nelle mani sbagliate avrebbero potuto portare alla perdizione eterna se non alla morte dell’intera razza umana.

Momento troisiano. Il punto di vista qui è di Hertha. Indovinate dove trova questo volume che potrebbe portare all’estinzione della specie umana? Su uno scaffale di una biblioteca pubblica, come niente fosse. Vai al mercato e trovi una bomba atomica. Niente di strano. È fantasy!!! Francesca, non potevi lasciare perdere i criceti per dieci minuti? Cinque? No, eh?

Un criceto armato
C’è più fantasia in questa singola immagine che non nelle 400 pagine di Lenth

La somma delle parti

Passiamo a un paio di scene complete, per vedere come tutti gli errori si combinino tra loro. È spettacolo di rara bruttezza.
Prima scena, Hertha addestra alcune reclute:

(pag. 100-101) [Hertha] Fece cenno di avvicinarsi a un ragazzo della prima fila, il più giovane del gruppo. Questi obbedì all’ordine, avanzando lentamente, tenendo lo sguardo basso.
– Come ti chiami? – domandò Hertha, il volto inespressivo.
– Wa… Walach de… del clan Julock – rispose la recluta con un filo di voce.
– Osservatelo tutti! – gridò Hertha, rivolgendosi ai suoi compagni. – Un guerriero senza speranza. Walach del clan Julock, non riusciresti a sollevare neanche un pugnale, figurarsi una spada.
A quelle parole il giovane iniziò a fremere. Divenne rosso dalla rabbia, strinse i pugni imponendosi di tenere la bocca chiusa e di non rispondere a un suo superiore.
– Perché sei qui? – lo incalzò Hertha con aria di sfida. – Come puoi considerarti un guerriero? O forse credi ancora di essere destinato a cose superiori, alla magia magari. Rassegnati fanciullo, non c’è speranza per quelli come noi.
Walach non riuscì a trattenersi oltre.
Estrasse la spada che teneva lungo il fianco e menò un fendente con tutte le sue forze. Si pentì immediatamente di quel gesto avventato, ma quando posò lo sguardo su Hertha, si accorse che stava sorridendo.
Il guerriero parò il colpo senza difficoltà, disarmando la recluta.
– È questo ciò di cui avete bisogno. Rabbia. Ogni volta che pensate di non farcela, ogni volta che sentite di non essere nel posto giusto, immaginate quello che potreste fare, le vite che potrebbero essere salvate grazie alla vostra abilità – spiegò posando una mano sulla spalla di Walach.
Al termine della lezione, Hertha attese di rimanere da solo prima di lasciarsi cadere a terra.
«Come posso insegnare cose in cui io stesso non credo?» si chiese fissando i dipinti appesi alle pareti della stanza; come in tutti i quadri di Valho Retrich, erano raffigurate scene di guerra e combattimenti sanguinari, maghi e cavalieri pronti a sacrificare la vita per le loro convinzioni. Come avrebbe fatto Hertha a sacrificarsi per ideali che non accettava come propri?

Balza subito agli occhi la raffinata psicologia con cui l’autore costruisce i personaggi: Walach riesce appena a balbettare con un filo di voce davanti a un superiore, lo sguardo basso; poche righe dopo tenta di ammazzare il detto superiore. Scena già candidata al Premio Verosimiglianza 2010.
D’altra parte Hertha ha provocato la giovane recluta con parole terribili, terribili: “non riusciresti a sollevare neanche un pugnale” e “forse credi ancora di essere destinato a cose superiori”. Queste sono parole che pesano come macigni. Solo il sangue può lavare offese del genere. Circa. Sigh.
La sequenza: “Estrasse la spada che teneva lungo il fianco e menò un fendente con tutte le sue forze. Si pentì immediatamente di quel gesto avventato, ma quando posò lo sguardo su Hertha, si accorse che stava sorridendo. Il guerriero parò il colpo senza difficoltà, disarmando la recluta.” è mirabile. Prima Walach cala il fendente; poi si pente; quindi guarda Hertha che sorride; infine Hertha para il colpo. Non è che invece era: “Il guerriero aveva parato il colpo senza difficoltà”? Francesca ci sei? No. È andata a inseguire le ombre dei criceti in giardino.

Criceti impagliati
Oh, no! Povera Francesca: alla fine i criceti che inseguivi erano impagliati…

Il punto di vista è quello di Hertha, ma in mezzo alla scena passa per poche battute a Walach: l’autore deve proprio spiegarci che la recluta si vuole trattenere dal rispondere male a un superiore.
La mancanza di descrizioni rende il finale della scena balordo: i soldati si addestrano in una stanza? Ma quanti sono? Perché nella stanza dove si addestrano reclute così violente ci sono quadri alle pareti? Perché chi li rovina vince una promozione? I quadri – ovviamente – non sono descritti. Sono generiche scene di guerra, e ci sono indefiniti maghi e cavalieri pronti a sacrificare la vita.
La domanda dell’ultima riga è la ciliegina sulla torta. Devo rispondere io, o lo farà l’autore? Io i venti euro li ho pagati.
I dettagli non li indago, ma fuffa tipo “obbedì all’ordine”, “A quelle parole”, “con aria di sfida” ecc. ecc. sono tutti piccoli errori.

Seconda scena, una “battaglia”. O quasi. È lo scontro tra un party di “buoni” e alcuni briganti non meglio identificati.
Il party è formato da Gluxis – guerriero –, Keira – maga –, Goyah – mago –, e infine Hertha – guerriero. Hertha è rimasto indietro, ha qualche ora di ritardo rispetto agli altri.

(pag. 132-134) I tre membri del Lethae Argenteo si addentrarono nello Stretto di Golthaer, seguendo il sentiero principale. Ben presto la luce del sole smise di assisterli, non riuscendo a filtrare nell’intricata rete di cunicoli e gallerie.
Gluxis era in testa al gruppo. Riusciva a destreggiarsi in quel dedalo oscuro grazie alle indicazioni di Zujaz. Sebbene camminassero spediti, Keira iniziò a pensare che non avrebbero trovato facilmente ciò che andavano cercando.
Fece per manifestare le sue perplessità quando Gluxis l’anticipò, facendole cenno di rimanere in silenzio. Indicò poi un bagliore scarlatto in lontananza: un fuoco. Si avvicinarono silenziosi, fino a udire il crepitio delle fiamme. Un gruppo di briganti aveva allestito un accampamento di fortuna in una piccola rientranza della parete di roccia.
Gluxis si sporse lentamente. Una rapida occhiata gli mostrò una decina di individui seduti attorno a un falò, stretti nei mantelli scuri. Le voci giungevano ovattate a causa delle garze nere che coprivano i volti. Accanto a loro vi erano infine i forzieri di cui aveva parlato il bottegaio [Zujaz]; alcuni erano sigillati, mentre altri traboccavano d’oro e pietre preziose.
Forse la Pietra Alchemica era davvero in loro possesso, pensò Keira, che fino a quell’istante aveva nutrito dubbi sull’onestà di Zujaz.
Goyah smise di recitare le sue preghiere. Affiancò la maga e le sussurrò di fare affidamento sui suoi poteri. Gluxis sguainò lentamente la spada, domando l’impazienza.
Restarono quindi in attesa.
Keira chiuse gli occhi e si concentrò. Mormorò una supplica a Brezae, la manifestazione di Lethae legata al vento, accompagnandola con gesti rapidi delle mani. Dai palmi emerse una fioca luce argentea. Vibrava intensamente, accrescendo le sue dimensioni di secondo in secondo.
Saettò poi rapida in direzione dell’accampamento, avvolgendolo in un bagliore accecante.
Fu allora che Gluxis si lanciò all’attacco.
Approfittò della momentanea cecità dei briganti per raggiungere i forzieri alle loro spalle. In cuor suo sperava di non dover ricorrere alla violenza, quanto di più lontano ci fosse dal suo credo. Udiva le grida degli uomini alle sue spalle, i loro lamenti, ma non se ne curò.
Frugò nei forzieri aperti, le sue mani si strinsero però unicamente su monete e gioielli. Nessuno degli oggetti che vi erano contenuti emanava il potere del Dio.
Keira continuava a tenere gli occhi socchiusi e le mani aperte vicino al petto. Non aveva ancora terminato l’evocazione di Brezae e il bagliore che aveva generato non era che l’inizio del sortilegio. Muoveva le labbra in silenzio, facendo delle brevi pause, mentre Goyah, alle sue spalle, si accertava che nessuno tentasse di fermarla.
Uno dei briganti strisciò non visto fino alla maga. Sguainò un pugnale e fece per colpirla, ma si ritrovò schiacciato a terra da un muro d’aria.
Lo stesso accadde ai suoi compagni.
Keira aveva allargato le braccia e contemplava soddisfatta le raffiche di vento che dardeggiavano al di sopra dell’accampamento. Le sacche dei briganti volteggiarono in aria riversando ovunque il loro contenuto; le fiamme del falò si spensero dopo una breve lotta.
Goyah si lasciò sfuggire un sorriso. Fin dall’inizio della spedizione si era accorto del potenziale di Keira, della fermezza con cui comandava le manifestazioni di Lethae. Lui stesso non sarebbe riuscito a fare di meglio.
Con un colpo di spada Gluxis aprì anche l’ultimo forziere. Ne esaminò il contenuto ancora pieno di speranza, prima di abbandonarsi all’evidenza: la Pietra Alchemica non si trovava lì.
Calciò con foga lo scrigno, gridò di rabbia, e non si accorse dei due briganti sfuggiti all’assalto di Keira. Apparvero dall’anfratto in cui si erano nascosti, le spade sguainate e prone all’attacco.
Ma non riuscirono mai a levarle.
Una lama li trapassò da parte a parte, morirono ancor prima di cadere a terra.
Solamente allora Gluxis si voltò, posando lo sguardo sul volto adirato di Hertha. Schizzi di sangue gli rigavano una guancia.
Alla sua vista Keira abbassò le braccia, mettendo fine al sortilegio. I briganti schiacciati a terra dal muro d’aria, avevano perso conoscenza.
– Vi avevo ordinato di aspettare! – tuonò Hertha, ripulendo la spada sulla veste dei due cadaveri.
– A cosa sarebbe servito? – osò dire Gluxis, calciando il cumolo di legna del falò. – Qui non c’è niente. Assolutamente niente!

In ordine sparso: un accampamento di una decina di uomini con sacche e forzieri in una piccola rientranza; i briganti sono accampati in pieno giorno senza ragione; l’incantesimo del vento schiaccia tutti i nemici a terra con forza tale da farli svenire e far volare i loro averi, ma non disturba i membri del party e neppure il contenuto dei forzieri; uguale l’incantesimo del bagliore, acceca i briganti ma non i nostri eroi, oppure, se il bagliore si esaurisce, dopo che il vento ha spento il fuoco dovrebbero essere calate le tenebre, ma non se ne accorge nessuno; Goyah dovrebbe sorvegliare che nessuno si avvicini a Keira ma un bandito lo frega senza un perché una riga dopo; Hertha compare letteralmente dal nulla; Gluxis odia la violenza ma trattiene a stento l’impazienza di partire all’attacco spada in pugno, urla di rabbia e tira calci ai forzieri.
E questi sono solo alcuni dei problemi logici. Lo stile non lo analizzo neppure: l’intera scena è da riscrivere. Bisogna aggiungere un certo numero di descrizioni per far capire al lettore che diavolo succede e bisogna adottare un punto di vista consistente. Come minimo. Ci fosse almeno un briciolo di fantasia, una scintilla di sense of wonder, un qualcosa per cui valga la pena di leggere. Cliché, stupidate, scivoloni stilistici, incongruenze, altre stupidate, nuovi cliché. Fantastico!

Conclusioni

Come accennavo all’inizio, niente gamberi. È un romanzo che non è possibile giudicare secondo i normali parametri di questo sito. L’unico dato importante è questo: NON COMPRATELO.
Mi rimane solo una domanda per l’autore. In un’intervista ha dichiarato: “La scrittura è una forma d’arte. Come la pittura, il disegno o la musica. Una base deve esserci sempre, bisogna avere umiltà e mettersi in discussione. Fino ad un certo punto però! Chi disegna, canta o scrive, può seguire inizialmente dei corsi, ma il resto deve farlo da sé.” mi piacerebbe sapere quali corsi “iniziali” di scrittura ha seguito. Sarebbe utile conoscere il nome dei corsi di scrittura da evitare come la peste.

Spazzatura
Niente più fantasy italiano


Approfondimenti:

bandiera IT Il Silenzio di Lenth su iBS.it
bandiera IT Il Silenzio di Lenth su Wikipedia
bandiera IT Il Silenzio di Lenth presso il sito dell’editore

bandiera IT Il blog dell’autore
bandiera IT L’intervista con le dichiarazioni sui corsi di scrittura
bandiera IT Video intervista all’autore (Evangelion sarebbe steampunk. Cosa diamine c’entra Evangelion con lo steampunk?)

bandiera EN Uso creativo dei criceti

 

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200 Commenti a “Recensioni :: Romanzo :: Il Silenzio di Lenth”

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  1. 100 selerian

    Solo una nota:

    @ Alessandra:

    Selerian, quando dici “credeteci” a chi ti riferisci scusa? Per favore evitiamo di dire scempiaggini, di ergerci a portavoce di chissà quale volontà. Tu almeno l’hai letto fino in fondo quindi tanto spazzatura non deve essere giusto? Lo dico di nuovo, se dobbiamo restare seri è un conto, se dobbiamo buttarla in caciara allora arrivederci.

    Uso la prima plurale per abitudine, scusate: sul blog K&P siamo in due e spesso diamo i giudizi a nome di entrambi. Ma giustamente, qui non lo sanno tutti. Quanto al fatto che l’ho letto quindi non è tanto spazzatura: io mi diverto a leggere brutti libri, per sghignazzare. Tutto qui. Perché mi sia fisicamente impossibile proseguire la lettura di un libro deve essere scritto in sanscrito, e no, almeno questo difetto Centi non ce l’ha.

    Per il resto, sottoscrivo quanto detto da altri. Ormai è stato ripetuto così tante volte che capirebbe anche Licia Troisi, speriamo sia sufficiente…

  2. 99 Angra

    Deve essere proprio un problema di linguaggio. Forse davvero le parole non hanno più un senso comune e condiviso.

    Non hai letto tutto il libro e se lasci da parte i problemi stilistici e grammaticali che hai trovato nelle 150 pagine che hai letto delle 430 dovresti capire da te che una recensione non è tale se non riguarda l’intera opera. La tua semmai è una recensione di 150 pagine di un libro che forse andando avanti, magari, ti sarebbe potuto piacere o forse no…non lo saprai mai.

    e

    Tu con solo 150 pg purtroppo non puoi scendere nel merito.
    E’ un peccatto, non trovi?

    Dopo un giudizio come questo:

    Dicevo che Il Silenzio di Lenth sembra scritto in Italiano ma forse non è vero. Il dubbio mi viene da diversi passaggi privi di logica, a meno che le parole non abbiano cambiato significato nottetempo.

    come si può pensare che uno cambi idea andando avanti a leggere gli altri due terzi del libro?

  3. 98 Karmaburning

    A leggere tutti gli spoiler di questa recensione mi è venuto un mal di pancia mortale.
    Per rispettare la filosofia del cadavere senza un barlume di vita: ringrazio questa recensione per avermi convinto a non spendere per Lenth i 20€ che già non volevo spendere per Lenth.

  4. 97 Jonnie

    A tutti quelli che si appellano alla libertà d’espressione, alla sacralità dell’artista, al lasciare mano libera ad un esordiente:
    se invece di scrivere libri Centi avesse progettato la vostra casa, a quest’ora, per la sua cura e la sua perizia, sareste come minimo per strada, e forrse sepolti dalle macerie. Se chiedo competenza ad un architetto, ad una rtista ne chiedo DI PIU’, perchè la sua opera si aggiunge alla coscienza colelttiva, che è più importante dell’urbanistica. Quindi: non trattate gli esordienti come vorreste essere trattati voi, cioè con indulgenza sproporzionata. Se uno non sa scrivere e non si sforza nemmeno di farlo balza agli occhi. è chiaro. E dirlo è dire la verità, non emttersi su un piedistallo.
    Certo, poi c’è chi davanti ad una casa crolalta difenderà sempre la libertà artistica di un architetto idiota. Chi di fronte ad un medico pirla che sbaglia diagnosi e cure dirà che era destino. E chi non si incazza se legge spazzatura. R.I.P.

  5. 96 nove

    Ciao, gamberetta, non so te ti ricordi di me. Abbiamo avuto uno scontro pochi giorni or sono sulla “Strada” di McCarthy, romanzo su cui continuo a pensare che tu abbia preso una cantonata… non me ne volere, come non te ne voglio io. Tanto che sono tornato sul tuo blog per plaudire a questa recensione. Hai fatto benissimo. Brava!
    Non se ne può più di queste bambinate sconnesse che insozzano il genere. E poi ci chiediamo come mai in Italia il fantastico non decolli! Ovvio, se queste sono le linee editoriali (si fa per dire…) che presiedono alla scelta dei nuovi autori, poveri noi. Basta. Non se ne può davvero più.

  6. 95 wendy

    Detto questo nessuno vuole rubare il piacere della lettura a nessuno. Se il romanzo ti è piaciuto buon per te. Ti sei esaltata? Ottimo. Il romanzo rimane spazzatura.

    Vorrei solo dirti un pò di cose Gamberetta:
    - sei brava e le tue recensioni sono divertenti e soprattutto corrette il più delle volte
    - Il Dio della scrittura però non ti ha investito dello scettro dell’universalità perciò dovresti dire che “PER TE” il romanzo rimane spazzatura
    -Non hai letto tutto il libro e se lasci da parte i problemi stilistici e grammaticali che hai trovato nelle 150 pagine che hai letto delle 430 dovresti capire da te che una recensione non è tale se non riguarda l’intera opera. La tua semmai è una recensione di 150 pagine di un libro che forse andando avanti, magari, ti sarebbe potuto piacere o forse no…non lo saprai mai.
    -Come lui avrà sicuramente molto da imparare non dimenticare che lo stesso vale per te, per tutti. non si smette mai di crescere ed imparare..soprattutto l’arte dell’umiltà.
    - non so cosa vuoi fare “da grande” ma perchè non provi a fare l’editor? :) Dimostri di essere attenta e coerente quindi magari potresti evitare a giovani autori alle prime arti di commettere simili errori…perchè alla fine, molto probabilmente, anche i libri che tu ami sono il frutto di infinite correzioni e revisioni operata grazie all’aiuto di un buon editor. Con questo non dico che gli errori nel libro dipendano solo ed esclusivamente dall’editor, anzi. Ma se questi non si vedeno credo che la maggior parte delle volte dipenda anche dal lavoro di un professionista competente.

    Detto questo credo che le tue recensioni siano utili per gli autori e se con il tempo, crescendo modificassi un pochino i toni il tuo “lavoro” risulterebbe migliore.

  7. 94 Gweniver

    Ammetto che sono un po’ deluso.
    Perchè una mezza recensione? O meglio perchè recensire solo 150 pg?
    E’ una forma di rappresaglia per i 20€ spesi male?
    Come già detto per il Marciume credo che nessuno ti obbliga a recensire libri che reputi non all’altezza, ma, se lo fai, prima di tutto per te stessa dovresti farlo bene.
    In questo caso ad esempio, la tua recensione è parziale. Cosa puoi dire della trama? Io non l’ho letto, ma una tua collega blogger,
    http://mirtillangela.blogspot.com/2009/05/il-silenzio-di-lenth-recensione.html
    sostiene che la trama è uno dei punti di forza del romanzo.
    Tu con solo 150 pg purtroppo non puoi scendere nel merito.
    E’ un peccatto, non trovi?

  8. 93 Zweilawyer

    Sempre nelle segnalazioni si fa riferimento alla presenza di una mappa “striminzita”, priva di dettagli. Solo a questo mi sento di rispondere ora, perché la colpa è solo ed esclusivamente mia. All’inizio la mappa non sarebbe dovuta comparire, perché fondamentale solo nei successivi volumi. Il romanzo è uscito a fine aprile, la decisione di inserirla è stata presa ai primi del mese. Purtroppo ho avuto problemi personali in quel periodo e sono riuscito ad inviare la mappa solamente pochi giorni prima dell’uscita, con la conseguente decisione di ritoccarla appena al computer.

    Questo è quanto scrive l’autore sul suo sito. Il fatto indica una tremenda sciatteria del giovane Centi e della casa editrice. Il primo, dopo aver creato un mondo fantasy, non ha alcuna mappa pronta, come se non gli importasse nulla del suo stesso mondo, e si riduce a scrivere “affluente minore”, “pianura agricola”,e, soprattutto, “stretto” al posto di “istmo”. La seconda invece, si decide a inserire la mappa all’ultimo secondo, senza neanche editare l’errore geografico.

    Zweilawyer

  9. 92 Ste

    L’inizio della scena della recluta mi ricordava “ufficiale e genitil’uomo” quando il sergente istruttore insulta le reclute appena arrivate.

    @ Alessandra.
    Non condivido una cosa che hai detto: ovvero che il pessimo stile passa in secondo piano se l’idea di base è interessante. Ed è veo anche il contrario. Ovvero se metto un bicchiere di ottimo vino in un bidone di immondizia ottengo immondizia, se metto un bicchiere di immondizia in una botte di ottimo vino sempre immondizia ottengo.
    Hai detto che insegni. Se i tuoi alunni fanno diligentemente i compiti, studiano e alle interrogazioni prendono sempre 8 il fatto che appena entri ti mandano a quel paese, sputino per terra o altro passerebbe in secondo piano? Credo proprio di no.

  10. 91 Zave

    ho commentato sul blog di luca centi, copio e incollo il commento anche qui:

    sono un lettore del blog dei gamberi e sono giunto qui da un link in un commento alla recensione.
    mi sono letto anche questo breve articolo e tutti i commenti ed eccomi qui a scriverne uno anch’io.

    luca centi: tu stesso dici di essere consapevole di avere ancora molto da imparare, di fare errori bla bla bla…
    questa autocritica purtroppo è solo a parole.
    certo sempre meglio di altri autori che non fanno mistero di considerarsi dei prodigi e rispondono anche a male parole. ma non di molto.
    il motivo è che nonostante questa tua autocritica, che è solo “raccontata” e non “mostrata” (sono troppo simpatico), tu utilizzi il loro stesso approccio disonesto: invece di entrare nel merito e rispondere alle critiche con argomenti consistenti usi i soliti escamotaggi triti e ritriti per scartarle.

    quello che personalmente odio di più e considero il più meschino consiste nel delegittimare l’autore per sminuire quello che dice.
    e sinceramente non capisco proprio cosa pensi di aver dimostrato col tuo discorso sul chitarrista: forse credi di averlo fatto ma non ti sei distaccato di un millimetro da “se non sei uno scrittore non puoi criticare” anche se forse pensi di averlo fatto.
    io so solo che gamberetta non ha criticato il tuo romanzo da una posizione di auctoritas ma con solide argomentazioni. se non lo avesse fatto avresti potuto ignorare le critiche dicendo “e tu chi c***o credi essere?”, ma non è il caso.
    altri espedienti per non rispondere alle critiche che ho visto utilizzati in questa discussione, sia da te che dai tuoi sostenitori:

    _i toni come scusa per cestinare i contenuti
    _attribuire (senza argomentare) le stroncature ad una volontà di massacrare fine a sè stessa o addirittura strumentalizzata per attirare lettori (o che addirittura sarebbe pagata…).
    _usare il fatto che non abbia finito il libro per scartare le critiche, senza naturalmente entrare nel merito.
    _ragionamenti fallaci (es: “è vero che le prime 90 pagine sono un po’ ostiche ma servono per capire il resto del libro” nessuno ti sta dicendo di levarle, genio, ma di scriverle in modo decente).
    _autopromozione spudorata (“Ayame, io spero solo che proverai a leggere il romanzo e a farti un’idea complessiva. Se poi darai ragione a Gamberetta fa niente, ma almeno lo farai a ragion veduta”).

    l’elenco potrebbe continuare ma ho sonno e ho deciso di chiudere qui.

    mi dispiace ma non riesco a considerarti una persona onesta: dici che leggerai e commenterai la recensione quando ne avrai il tempo, ma nel frattempo sei qui a difenderti con questi mezzucci.

    a me sembra che gamberetta abbia messo in evidenza difetti molto gravi che non puoi cestinare con “lo stile non è eccelso”.

    quando risponderai alle critiche come hai detto di voler fare valuterò le tue argomentazioni, ma le chiacchiere stanno a zero.

    concludo mettendo in evidenza una cosa che mi ha fatto sbellicare dalle risate:
    “Show don’t tell non è la regola. Basta leggere grandissimi autori come Coelho o Updike per accorgersene. E’ uno dei tanti modi di scrivere. Ma da qui a dire “non rispetti la regoletta ergo fai pena” ce ne passa.”

    e questo è quello che scriveva gamberetta più di un mese fa per dire quanto sia inutile parlare con certi autori:

    “Per esempio, non so quante volte, in pubblico e in privato, ho sostenuto conversazioni tipo questa:

    Io: «Non devi raccontare che Giulietta è cattiva, devi mostrarlo. Non so, falle picchiare la sorellina.»
    Autore X: «Ma “show don’t tell” non si applica sempre!!!»
    Che sarebbe come dire:
    Io: «Non mordere la prolunga del televisore, potresti prendere la scossa.»
    Autore X: «Ma l’elettricità non fa sempre male!!! Guarda il defibrillatore!!!»”

    a quanto pare sei un caso da manuale.

  11. 90 GiD

    @ Alessandra

    Scusa se mi intrometto (visto che il tuo post era rivolto più che altro a Gamberetta), ma volevo rispondere a un paio di cose che hai detto, soprattutto perché sono concetti che saltano fuori di continuo in discussioni del genere, e ogni volta mi danno un fastidio cane.

    (Tra l’altro hai detto di avere una certa età, quindi posso risponderti sicuro di non stare perdendo tempo con una 12enne fanatica)

    Premessa: non ho letto il romanzo in questione, ti sto rispondendo su concetti generali che saltano fuori parlando di qualsiasi romanzo.

    Tutti scrittori siete. Complimenti davvero, come svilire un ragazzo di quanto, 20, 25 anni?

    E già cominciamo male. Questa solfa del “siete tutti scrittori” va a braccetto con “e vediamo come scrivi tu“, “provaci tu a scrivere un romanzo” e “puoi giudicare solo se hai pubblicato un libro anche tu“.
    Frasi e discorsi del genere fanno davvero crollare a terra il livello di una discussione. Peggio di questo c’è solo “E intanto mi hanno pubblicato, gnè gnè gnè!“. Si è già detto mille volte, ma ripetiamolo: per giudicare un romanzo non si deve essere scrittori.
    Per quanto riguarda poi Luca Centi, non mi sembra sia stato svilito. Nella recensione si parla solo e soltanto di come scrive e di quello che ha scritto. Se poi si conosce lo stile di Gamberetta (e tu hai detto di seguire il blog) ci si accorge subito che con LC ha usato il guanto di velluto. Davvero non capisco come mai ti stai scandalizzando ora e non l’hai fatto per Troisi, Meyer e G.L.
    E ancora, 24 anni non sono 14. Una critica come quella di Gamberetta non credo farà scoppiare LC a piangere. In ogni caso, non dovrebbe.

    Lo scrittore deve di sicuro migliorare la sua prosa ma tra qualche anno, tra uno, due romanzi al massimo, ne vedremo delle belle.

    Altro discorso davvero indifendibile.
    Non sono un addetto ai lavori e non so cosa accade nei meandri dell’editoria italiana, ma mi sento di affermare con relativa sicurezza che se “Il silenzio di Lenth” non fosse uscito quest’anno, il mercato editoriale italiano non sarebbe crollato.
    Se LC deve migliorare la sua prosa, e se ne vedremo delle belle fra qualche anno, perché “Il silenzio di Lenth” dobbiamo pubblicarlo ora? Ce n’era questo estremo bisogno?
    Lo ripeto, non ho letto il libro, ma tu stessa dici che ti è piaciuto ma lo stile deve migliorare. Ora, perché l’editor, o in generale la casa editrice, non dice “Senti, l’idea è buona, la trama può funzionare, ma questo e quest’altro non vanno bene. Prova a riscrivere questo, e poi correggi quest’altro“.
    Cose come “fissare con lo sguardo” non dovrebbero assolutamente comparire in un romanzo. E se Gamberetta, che non è pagata da nessuno, leggendo se ne accorge, perché chi è pagato per farlo no?
    Il punto è che non stiamo parlando di un romanzo pubblicato su un blog; Stiamo parlando di un romanzo pubblicato da una delle più importanti case editrici. (E venduto a venti euro!!!)
    Se uno scrittore dimostra potenziale ma è acerbo, lo si fa maturare, anche per il suo bene! Se io compro oggi un libro di LC e vedo che lo stile non mi piace, di sicuro non correrò a comprare il secondo, tanto meno il terzo. Di scelta in libreria ce n’è, chi me lo fa fare di rischiare di ritrovarmi un altro romanzo “acerbo”?

    Quando la storia è interessante si passa sopra a qualche difetto di stile.

    Questo e vero, e non avendo letto non posso parlare in merito a Lenth. Però lasciami dire che il fatto che Gamberetta non sia neanche riuscita a finirlo, mi fa pensare. Prima d’ora ha sempre letto per intero i romanzi da recensire, anche quelli che ha reputato pessimi, anche solo per il gusto di distruggerli riga per riga.
    Se non ha finito Lenth deve davvero averla annoiata a morte, quindi non credo che per lei sia solo “qualche difetto di stile”.

    @ Gamberetta
    Scusa per il post troppo lungo. In futuro mi conterrò, promesso!

  12. 89 Annaf

    Io non so come funzioni una casa editrice ma credo ci siano i correttori giusto? Se è così allora faccio loro i complimenti perché hanno deciso di preservare la spontaneità del ragazzo invece di inscatolarlo.

    Partiamo dal presupposto che questa è la più grande bestemmia: il fatto che ci siano dei correttori non dovrebbe invogliare l’autore a scrivere cazzate, anzi, loro dovrebbero fargli capire dove sbaglia, indirizzarlo nella direzione giusta.
    Se fossi stata l’editor che l’ha seguito sarei andata a nascondermi.
    Non dico di inscatolare un autore, semplicemente di rendere più leggibile e in qualche caso concretizzare dei pensieri che, buttati così, sono solo esercizi di scrittura di poco conto. Si tratta di lavorare con l’autore, non di prendere il suo libro e trasformarlo senza chiedergli nulla.

    Quando ho iniziato a fare l’insegnante non avevo esperienza. L’ho fatta strada facendo e se ripenso agli errori dei miei primi anni mi viene da sorridere dinanzi a cotanta ingenuità. Lo stesso ragionamento credo debba essere applicato ai giovani autori che si cimentano con la loro opera prima.

    Per favore, se per fare l’insegnante ti fai le ossa a discapito degli studenti (e qui ci sarebbe molto da discutere, anche del fatto che l’università italiana che prepara gli insegnanti non lo fa a dovere e quindi ci troviamo gente incompetente e ignorante a fare un lavoro che dovrebbe formare altre persone), non mi sembra giusto che un autore si faccia le ossa chiedendo soldi in cambio (e 20€ non sono pochi).
    Vuoi scrivere? Bene, inizi dalle basi (leggasi “esercizi di scrittura”. Sì, sono noiosi, ma almeno inizi a capire i meccanismi narrativi), poi quando pensi di aver raggiunto un buon livello inizi a far leggere quello che scrivi agli altri, che possono essere più o meno ferrati in materia, ma ti possono dare dei consigli utili a migliorare ulteriormente. E così avanti fino ad arrivare a un risultato soddisfacente da mandare a un editore. Tutto questo deve durare un bel po’ di anni, non è che perché ho 25 anni e scrivo da sei mesi, allora le case editrici sono obbligate a pubblicarmi.
    Certo, chi scrive non può sapere se è migliorato o meno o se è giunto o meno il momento di inviare all’editore ciò che si è prodotto. Sta all’editore stesso dire all’autore se sia pronto. Purtroppo ultimamente si stampano troppi libri che meriterebbero l’inceneritore senza possibilità di salvezza, perché proprio gli editori sono convinti che al pubblico vada bene qualsiasi cosa.

    Sono solo una decina di frasi estrapolate da un contesto più ampio e neanche mi sembrano così gravi. La sostanza è ben altra cosa ragazza mia.

    Eh, purtroppo sono come Gamberetta, se una frase del testo non mi suona bene, se manca un elemento chiave, se ci sono errori sintattici, ecc. me ne accorgo alla prima lettura (essendo figlia di insegnanti di italiano capita anche questo. È una specie di disgrazia). Può esserci quanta sostanza vuoi, la trama può essere la più bella e originale di questo mondo, ma io sarò sempre distratta da quegli elementi – superficiali – che non mi fanno più apprezzare l’opera come prima.
    E visto che non mi conosci, evita frasi come “La sostanza è ben altra cosa ragazza mia”, affossano qualsiasi possibilità di dialogo.

    Certo che mi sono distaccata dal suo pensiero. Se non la penso allo stesso modo cosa devo fare, cambiare per forza idea? Impariamo a ragionare col nostro cervello, in questo prendete esempio da Gamberetta che non ha peli sulla lingua. E’ innegabile solamente che sono rimasta delusa dal fatto che non sia riuscita a cogliere quel qualcosa che io ho colto. Mi sentivo molto affine a lei, nonostante la differenza di età.

    L’ora è tarda e io mi sono spiegata male. Mi spiace.
    Intendevo dire che va bene pensare con la propria testa, ma non mi sembra il caso di gridare allo scandalo piccati se Gamberetta ha un’altra opinione di quello che può piacere.
    Per esempio ha detto più volte che Tolkien non le piace, a me invece piace, ma non è che perché a lei non piace allora non possiamo più andare d’accordo e la considero una stupida o sono delusa. Sono opinioni del tutto personali che non dovrebbero intaccare il nostro modo di vedere l’altra persona.
    Lei ha letto questo libro, l’ha trovato scialbo e privo di qualsiasi logica narrativa (sto estremizzando, ovviamente non posso saperlo perché non l’ho letto, mi baso solo sugli spezzoni che ha riportato qui), tu l’hai letto e ti sei sentita offesa (di cosa, poi? È stata molto più gentile che in altre recensioni), ma non penso che per questo si debba dire “Come osi criticare che non hai i titoli?” e magari si è appena finito di ridere alla critica dell’autore che sta sulle scatole.
    È questo che non trovo molto coerente e poco maturo.

  13. 88 Blu

    I commenti di gente come Alessandra mi fanno arrabbiare.
    Non si può parlare di stile quando vi sono così gravi lacune a livello grammaticale, si tratta di aver terminato o meno le scuole medie e a 24 anni si spera tutti abbiano conseguito la loro licenza.
    “Ma” è una congiunzione usata per unire frasi tra loro di pari importanta, non una principale e la sua subordinata; finchè Centi non impara questa semplice regolina continuerà a scrivere cose senza senso. Se vuoi fare lo scrittore devi conoscere le regole grammaticali, è il minimo, altrimenti si scade nel ridicolo.

  14. 87 Alessandra

    Il computer che sto usando lo condivido con mia figlia, come ho già detto. C’è una schermata iniziale in cui va inserito il link del sito e che usiamo sempre quindi se non va bene basta dirlo. Non so cosa intendi con trollare ma io non sto prendendo in giro nessuno. Sto semplicemente esprimendo il mio parere e tu non stai facendo altro che rimanere sulla difensiva, senza aggiungere nulla.

    2) Licia Troisi scrive romanzi schifosi. Credo che i frequentatori abituali di questo blog siano concordi. Nonostante ciò, i suoi romanzi sono almeno leggibili, quello di Centi no.

    Quindi se lo stile è leggibile ma la storia non è interessante va bene ma se lo stile è da maturare e la storia merita invece no?

    5) Se tu leggi gli esercizi all’articolo sulle descrizioni, puoi scoprire che praticamente tutti hanno dimostrato uno stile migliore di quello di Luca Centi. Perciò “tutti scrittori siete”? In assoluto no, ma rispetto a Centi di sicuro.

    Andrò a leggere con piacere.

    7) Lenth non è originale e fuori dalle righe neanche per sbaglio. Non diciamo stupidate.

    Che ne sai, lo hai letto? Avrò anche poca conoscenza di questo genere di narrativa ma per dirlo anche mia figlia allora un fondo di verità deve esserci. E credimi, lei divora di tutto. Non ricordo dove hai scritto che tutto si riduce alla ricerca di un antico manufatto, peccato che non sia così. Io ho visto il romanzo come una gigantesca metafora, una riflessione su temi importanti. E a quanto pare non sono la sola. Quindi comincia ad inserire i “per me” e i “secondo me” quando esprimi un parere, perché sembra sempre che parli a nome di tutti. Che poi condivido spesso il tuo pensiero è un altro paio di maniche.

  15. 86 Gamberetta

    @Alessandra.
    1) Nel risvolto di copertina leggo che Luca Centi è nato nel 1985. Dunque ha almeno 24 anni. Non mi sembra un ragazzino. Penso possa (e debba) essere trattato da adulto.
    2) Licia Troisi scrive romanzi schifosi. Credo che i frequentatori abituali di questo blog siano concordi. Nonostante ciò, i suoi romanzi sono almeno leggibili, quello di Centi no.
    3) Non giriamo sempre la frittata. Qui non sono io a essere “kattiva”, né lo sono i commentatori. Qui c’è un “autore” (autore + editor + casa editrice + chiunque altro sia coinvolto) che ti vende a 20 euro un romanzo nel quale si specifica che i cadaveri sono morti e che si fissa con lo sguardo. Un romanzo con scene come le due riportate che sono degne dei peggiori racconti postati online da sprovveduti. È una presa per il culo. Non credo di essere pignola riguardo lo stile. Ho sorbito quintali di boiate dalla prima all’ultima pagina. Lenth era intollerabile.
    4) Quattro.
    5) Se tu leggi gli esercizi all’articolo sulle descrizioni, puoi scoprire che praticamente tutti hanno dimostrato uno stile migliore di quello di Luca Centi. Perciò “tutti scrittori siete”? In assoluto no, ma rispetto a Centi di sicuro.
    6) Detto questo nessuno vuole rubare il piacere della lettura a nessuno. Se il romanzo ti è piaciuto buon per te. Ti sei esaltata? Ottimo. Il romanzo rimane spazzatura.
    7) Lenth non è originale e fuori dalle righe neanche per sbaglio. Non diciamo stupidate.
    8) “Spero di riuscire ad usare bene le citazioni, sono una frana con i computer.” Sarà, intanto stai usando un servizio di anonimizzazione per mascherare il tuo reale IP. “Alessandra” vedi di non trollare. Grazie.

  16. 85 Alessandra

    Spero di riuscire ad usare bene le citazioni, sono una frana con i computer.

    A 25 anni dovrebbe sapere le regole base della lingua italiana

    A me non sembra un analfabeta. Come ho detto prima, evitiamo gli estremismi, da un lato e dall’altro. Come io non ho detto che ha scritto un capolavoro, evita anche tu di dire che scrive spazzatura, specie se non hai letto il romanzo.

    capire che prima di mandare a una casa editrice qualcosa dovrebbe fare tanto esercizio per migliorare lo stile

    Una mia collega dice sempre che non si è mai buoni giudici di se stessi. Partiamo da qui piuttosto. A me sembra che le basi ci siano. Non sarà Calvino, ma riesce ad imbastire un intreccio interessante con una prosa ugualmente interessante. Che sian acerbo si vede, ma si sfronderà in futuro quando crescerà e acquisirà maggiore maturità, di vita in particolar modo. Io non so come funzioni una casa editrice ma credo ci siano i correttori giusto? Se è così allora faccio loro i complimenti perché hanno deciso di preservare la spontaneità del ragazzo invece di inscatolarlo. O è forse meglio essere presi in giro con romanzi ben scritti ma frutto di qualunquiste operazioni editoriali e commerciali?

    “prima miglioro, imparo le regole, le faccio mie, le modifico a mio uso e consumo per creare uno stile personale, ci lavoro su e poi, dopo un bel po’ di anni (non per forza arrivare a 80 anni), se è il caso mando il manoscritto a una o più case editrici”.

    Quando ho iniziato a fare l’insegnante non avevo esperienza. L’ho fatta strada facendo e se ripenso agli errori dei miei primi anni mi viene da sorridere dinanzi a cotanta ingenuità. Lo stesso ragionamento credo debba essere applicato ai giovani autori che si cimentano con la loro opera prima. Se le basi ci sono (ed evitiamo di dire il contrario, non ho detto che sia un genio, solo che c’è un terreno fertile su cui far germogliare qualcosa) perché non approfittarne? Gli editori sono talent scout dopotutto. Ricordo con nostalgia una delle prime operette della Austen che lessi all’università. Pezzi rarissimi, forse un paio di esemplari al massimo, prima che si dedicasse ai romanzi veri e propri. Erano quasi illeggibili ma già lì si vedeva la potenza narrativa di questa scrittrice. E furono pubblicati, bada bene, senza riserve da parte di alcun editore, nonostante in quel periodo le case editrici fossero assai poco generose.

    dagli spezzoni postati dall’autrice del blog, la voglia di leggerlo è arrivata a zero.

    Di questo non posso che essere dispiaciuta per te. Sono solo una decina di frasi estrapolate da un contesto più ampio e neanche mi sembrano così gravi. La sostanza è ben altra cosa ragazza mia.

    Sarai una persona ben più grande di Gamberetta, ma da brava fan di qualche autore recensito qui ti sei subito distaccata dal suo pensiero. Comportamento molto maturo, devo dire, complimenti.

    Certo che mi sono distaccata dal suo pensiero. Se non la penso allo stesso modo cosa devo fare, cambiare per forza idea? Impariamo a ragionare col nostro cervello, in questo prendete esempio da Gamberetta che non ha peli sulla lingua. E’ innegabile solamente che sono rimasta delusa dal fatto che non sia riuscita a cogliere quel qualcosa che io ho colto. Mi sentivo molto affine a lei, nonostante la differenza di età.

  17. 84 lilyj

    @ Alessandra: partendo dal fatto che potresti anche essere mia nonna e la tua opinione conterebbe sempre e comunque quanto la mia, ti informo che il fatto che l’autore sia un povero cucciolo di 20/25 non mi rende più indulgente. Alcuni degli stralci riportati mettono in luce, al di là di errori di tecnica narrativa, errori di lingua italiana. E un “autore pubblicato” si dovrebbe vergognare a fare errori che chiunque uscito dalle scuole dell’obbligo non dovrebbe nemmeno sognarsi! E vorrei sapere con che coraggio l’editor ha messo il proprio nome fra i credits!
    Qui non sto parlando di trama o quant’altro perché il libro non l’ho letto -e me ne guardo bene!-, sto parlando di correttezza sintattica e grammaticale!
    E se secondo te sono cose secondarie e su cui si può sorvolare non mi stupisco che i ragazzi d’oggi non sappiano più la loro lingua madre.

  18. 83 Annaf

    come svilire un ragazzo di quanto, 20, 25 anni?

    Oh, sì, povero cucciolo. A 25 anni dovrebbe sapere le regole base della lingua italiana e, soprattutto, capire che prima di mandare a una casa editrice qualcosa dovrebbe fare tanto esercizio per migliorare lo stile. Non è che perché “con i prossimi libri migliorerà” (cit.) allora si può concedere tutto. Direi proprio che non dovrebbe esserci una frase del genere, ma piuttosto un “prima miglioro, imparo le regole, le faccio mie, le modifico a mio uso e consumo per creare uno stile personale, ci lavoro su e poi, dopo un bel po’ di anni (non per forza arrivare a 80 anni), se è il caso mando il manoscritto a una o più case editrici”.
    Bei tempi quando vigeva questa regola.

    Come ho detto il libro non l’ho letto, quindi, Alessandra, potrai dirmi quello che vuoi (anche che sono un’idiota e deficiente perché seguo i consigli di Gamberetta), ma non cancellerai il fatto che, dagli spezzoni postati dall’autrice del blog, la voglia di leggerlo è arrivata a zero.
    Sarai una persona ben più grande di Gamberetta, ma da brava fan di qualche autore recensito qui ti sei subito distaccata dal suo pensiero. Comportamento molto maturo, devo dire, complimenti. Almeno dì quali siano gli errori fatti da Gamberetta, invece di lanciare il solito sasso “a me è piaciuto tanto, non capisco come a te no” e poi ritirare la mano.

  19. 82 Alessandra

    Selerian, quando dici “credeteci” a chi ti riferisci scusa? Per favore evitiamo di dire scempiaggini, di ergerci a portavoce di chissà quale volontà. Tu almeno l’hai letto fino in fondo quindi tanto spazzatura non deve essere giusto? Lo dico di nuovo, se dobbiamo restare seri è un conto, se dobbiamo buttarla in caciara allora arrivederci.

  20. 81 selerian

    Ho letto l’intero libro, e garantisco che la trama non è niente di che, anche se si salva dagli abissi dell’orrore di “Wunderkind” e “Gli Eroi del Crepuscolo”. La recensione non ne parla perché non c’è molto da dire… certo, potremmo pensare che la trama sia di una bellezza talmente fulminante da passare sopra a tutto il resto, ma credeteci, no davvero.

    Sempre avendo letto tutto il libro: non ci ho visto molto di anime. Secondo me c’è qualcosa di nipponico nella roba del ghiro, semmai – ma proprio roba dei pori cani. Forse anche Wunderkind ha un’ispirazione manga: proverò a leggerlo dall’ultima pagina alla prima, magari la trama acquisisce un senso! Comunque “Il Silenzio di Lenth” mi sembra figlio dell’italianissima tradizione dello schifo. E a mia personalissima opinione, un autore con una buona e varia cultura manga scriverebbe cose molto, molto più originali della robaccia che ci troviamo (al limite, avrebbe qualche problema con le tamarrate…).

    Ciao a tutti!

  21. 80 Alessandra

    Tutti scrittori siete. Complimenti davvero, come svilire un ragazzo di quanto, 20, 25 anni? Ci sono davvero rimasta male, vengo spesso su questo blog perché lo reputo (o a quetso punto devo dire reputavo) interessante. Gamberetta, tu dici sempre cose sensate ma questa volta hai sbagliato. Non sono una giovincella, ho la mia bella età e di letture ne ho fatte davvero tante, ma nonostante questo, guarda caso, il libro mi ha esaltata. Esatto, esaltata, sebbene non sia in cima alle mie preferenze. Lo scrittore deve di sicuro migliorare la sua prosa ma tra qualche anno, tra uno, due romanzi al massimo, ne vedremo delle belle. Citate tutti la Troisi che io ho letto grazie a mia figlia quindi posso parlare. La ragazza è brava ma tende a copiarsi. Centi no visto che da metà romanzo rimescola le carte in tavola.
    Prima pretendete un romanzo originale e fuori dalle righe, poi vi impuntate sulle regolette elementari della grammatica. Quelle le so pure io essendo un’insegnante, anche se non di italiano, ma non sono una scrittrice. Gamberetta, ho letto alcune cose tue (come ti ho detto vengo spesso sul tuo blog) e tu sei forse l’unica a poter parlare con cognizione di causa, a differenza dei tanti ragazzini invasati che seguono i tuoi articoli. Solo che, lasciamelo dire ancora, stavolta hai esagerato. Quando la storia è interessante si passa sopra a qualche difetto di stile. Mi vorrai forse dire che tutto il romanzo è da cestinare? Davvero non hai trovato niente di interessante e siamo noi i pazzi maniaci? Ti reputo troppo intelligente per cadere in una simile banalità, attribuisco quindi la tua acidità all’esserti stufata del genere piuttosto che alla qualità scadente dello scritto. E te lo dice una che potrebbe esserti madre.

  22. 79 Zweilawyer

    La scansione fendente – pentimento – Hertha che sorride – Hertha che para il fendente, sarebbe del tutto improponibile in una scena d’azione realistica

    Mi ricordo il mio primo combattimento come legionario del II sec. d.C. Già dopo il primo colpo, benchè sapessi che si trattava di una finzione e non rischiavo la vita, i miei unici pensieri erano: “colpisci, colpisci, alto, ora in basso, cazzo, cazzo, scudo di taglio e colpo basso con il gladio, colpisci, colpisci.” Un automa, altro che riflessioni e pentimenti.

    Zweilawyer

  23. 78 Angra

    @Enry:

    forse, più che ispirarsi agli anime, è incapacità di immaginare la scena.

  24. 77 Gamberetta

    @GiD. La trama nelle prime 150 pagine:
    All’inizio ci sono cinque fessi “prescelti” che devono raggiungere Lenth per cercare un trittico di oggetti magici. Perdono tempo in domande retoriche e poi spariscono dentro un portale.
    Poi ci si trasferisce su Lenth dove altri quattro tizi (diversi dai primi cinque) devono trovare un altro oggetto magico. Non pare lo trovino. Poi non ho idea di cosa succeda.

    @emy. Su anobii l’autore avrebbe potuto evitare di dare un voto al suo stesso romanzo, sarebbe stato più elegante. Ma comunque non mi pare un peccato grave, in confronto a come scrive da cani l’eleganza o meno dei comportamenti è insignificante.

    @Enry. Non saprei. Onestamente non mi è parso ci fosse niente di “animoso” nel romanzo. Credo che l’episodio di Walach sia solo cattiva scrittura, senza nessuna particolare influenza nipponica.

  25. 76 Enry

    Sono ormai mesi che seguo questo blog ma commento per la prima volta. Solo per dire che, pur non avendo letto questo e altri fantasy italiani, dalle citazioni che ne trae Gamberetta l’impressione che me ne deriva è di romanzi i cui protagonisti non sono imamginati come “persone reali” ma come “personaggi di anime”. E dico “anime”, non “cartoni animati”, per una precisa ragione: le dinamiche secondo cui essi si muovono ricordano da vicino quelle dell’animazione giapponese. Un esempio lampante proprio in questa recensione è il passo in cui Walach attacca Hertha. La scansione fendente – pentimento – Hertha che sorride – Hertha che para il fendente, sarebbe del tutto improponibile in una scena d’azione realistica; a me ha ricordato immediatamente i “rallentamenti nei momenti topici” degli anime giapponesi, nei quali il personaggio ha tutto il tempo di pensare “Oh no! E’ più veloce della luce! Mi colpirà!” prima di venire colpito (l’esempio è tratto da Saint Seya). Mi chiedo se questi nuovi e giovani autori italiani non siano semplicemente cresciuti a pane e anime giapponesi, e pensino di poter trasferire le stesse identiche modalità narrative anche nei loro romanzi.
    Per tutto il resto (errori, contraddizioni eccetera) valgono le osservazioni già fatte da Gamberetta. :)

  26. 75 Cristiano

    Io l’ho letto e l’ho trovato discreto. Che vuol dire discreto? Non eccellente, ma piacevole, sono arrivato fino in fondo senza problemi e non rimpiango di aver speso questi soldi

  27. 74 Asher^Kunitz

    A chi a Centi?
    Porello, mi sembra tranquillo XD Magari il Ghiro e la Rosso che sembrano strafottenti al massimo! *ç*

  28. 73 Dago Red

    Ma allora ditelo che volete fargli venire un ictus…

  29. 72 Mariateresa

    @Gamberetta: la trama mi ha incuriosita fin da subito, anche se mi sono dovuta sforzare parecchio per andare avanti. Mi è piaciuta l’idea dei Guardiani, l’ho associata alle figure della Cabala e della magia di tradizione ebraico-cristiana(gli angeli visti come guardiani di luce), ma è una mia interpretazione soggettiva. Poi con Kaas la cosa si è fatta più interessante, specie quando è entrato in scena il protagonista. Mi è piaciuta questa figura di predestinato veramente manipolato da forze “esterne”, ovvero dalle manovre del sacerdote. Per me, è coerente in questo senso, cioè è designato come marionetta e si comporta davvero così eccetto che verso la fine. Ho fatto anche un collegamento con Mosé e Gesù, ma è una fissa mia più che altro^^ Sono come Tolkien, vedo Dio e Gesù ovunque. Si tratta di qualcosa profondamente personale. La stessa cosa mi sta accadendo con Cuore d’Acciaio. Non mi piace molto la storia, però mi sento ammaliata dal drago meccanico, per me è il perno della storia. Quando leggo, il primo giudizio lo esprimo sulla capacità di immedesimarmi nella storia o di ritrovare il mio pensiero o una mia riflessione in essa.
    Credo sia un criterio molto soggettivo, non so se capisci cosa voglio dire. Non che la tecnica non mi interessi, io stessa peno da anni per imparare a scrivere decentemente, una prosa bella colpisce il lettore e lo lega maggiormente alla storia. Però per me il nocciolo essenziale è la storia, anche quando non originalissima, l’apprezzo se mi trasmette qualcosa che mi emozioni sia in positivo che in negativo.

  30. 71 Asher^Kunitz

    Ho letto il suo commento (mica riuscivo a trovarlo) e a me sembra dignitoso….. cioè, ha scritto un’introduzione + che altro non un commento o una recensione o un giudizio :///

  31. 70 Dago Red

    Volendo ci sarebbe anche una cosa chiamata dignità…

  32. 69 Asher^Kunitz

    Mah, mi sembra il minore dei danni onestamente. Se crede nel suo romanzo che doveva fare, darsi 1 stella? XDD Suvvia, non esageriamo!

    Ma solo a me la mappa, riflettendola meglio, fa venire in mente un fallo gigante?

  33. 68 emy

    L’autore si è autorecensito su anobii, dandosi il massimo delle stellette, che pena, nemmeno un briciolo di amor proprio?

  34. 67 GiD

    @ Dago Red:

    Sinceramente Sì.
    Se questa fosse una semplice segnalazione scritta di getto, avrei detto “va be’, pazienza”, ma una volta che Gamberetta ha speso del tempo nello scrivere una recensione vera e propria, con tanto di citazioni ed esempi, tanto vale che sia più completa possibile.
    Non dico che Gamberetta debba leggersi le restanti 280 pagine. Penso che 150 pagine (quasi la metà) siano più che sufficienti per farsi un’idea del romanzo, ma una volta che queste 150 pagine le ha lette, tanto vale parlare di quel che contengono…

    E poi, motivo molto più importante, sono curioso :D

  35. 66 Andrea

    Oh, non so voi ma a me sta recensione ha fatto venire voglia di leggere il libro. Sono andata in libreria a prenderlo oggi pomeriggio e ne ho trovata solo una copia. Ero tentata di linkare alla commessa la recensione giuro! XD Anche perhe’ è stata tutto il tempo a dire che lo aveva letto e le era piaciuto, più maturo di tante “mode stagionali”, parole sue XD
    Ora passo che devo iniziare la letture. Vi farò sapere ;D

  36. 65 Dago Red

    @GiD: la domanda è: se ne sente davvero il bisogno?

  37. 64 GiD

    @ Gamberetta

    Non so se senza volerlo ho saltato qualche parte io, ma mi pare che nella recensione manchi qualsiasi accenno alla trama del romanzo. Capisco che non avendolo finito non puoi parlarne in maniera approfondita o dare giudizi, però 150 pagine non sono poche, almeno lo spunto iniziale e l’idea di base dovrebbero venir fuori.
    Non so, è il solito viaggio per cercare la mistica spada-coppa-medaglione di Khyw’zj, o c’è il Tiranno Oscuro che cerca di conquistare il mondo (assieme a Mignolo)?
    Potresti aggiungere due righe per dire come si apre il romanzo, qual è il primo punto di svolta, cose così… tanto per dare un’idea.

  38. 63 Gamberetta

    Intorno al dettaglio di mappa che ho messo c’è il mare. Sopra, sotto, destra e sinistra. Per la precisione l’Oceano Rhunda.

  39. 62 Angra

    Credo che la mappa sia il problema minore (mi preoccupano di più i “ma” infilati a caso nelle frasi). Ciononostante, questa è davvero troppo fentasi per non meritare due parole. Immagino che tutti ci stiamo chiedendo se quando guardiamo la mappa stiamo vedendo un’isola o se l’effetto è dovuto al fatto che è solo una rappresentazione parziale. A est c’è di sicuro il mare, perché c’è un porto e delle isole, ma a ovest? Ci sono terre non rappresentate o altro mare. A intorbidire le acque c’è quello Stretto di Golthaer, vero enigma geografico. Se il cartografo avesse confuso lo stretto (braccio di mare fra due terre) con l’istmo (striscia di terra fra due mari) allora saremmo in effetti in presenza di mare da entrambi i lati, coi fiumi che scorrono simpaticamente da una parte all’altra dell’isola. Altrimenti… boh? Cos’è lo Stretto di Golthaer? Bisogna dire comunque che nelle cartine medioevali i cartografi facevano davvero fare ai fiumi cose molto strane.

  40. 61 Annaf

    Forse l’ho già detto: ma allora è vero che non c’è limite al peggio u_u
    Tempo fa avrei voluto leggere questo libro, almeno per farmi un’idea, poi ho visto che era tra i libri per la possibile recensione di Natale, così ho aspettato il parere di Gamberetta.
    Sono “felice”* di aver aspettato.

    *il “felice” è tra virgolette perché mi dispiace sempre leggere recensioni che purtroppo fanno vedere come la letteratura italiana di questo genere non riesca proprio a emergere. O meglio, emerge, ma in senso negativo u_u
    E ovviamente sono felice di non aver buttato 20€, visto che al momento non ho grandi capitali da sprecare così.

  41. 60 Simone

    Se è un’isola sì, la mappa è poco verosimile. Ma può darsi che sia una regione a forma di membro maschile (un po’ magrolino, oserei dire).

  42. 59 Van_Horstmann

    E dire che me l’hanno consigliato e volevo comprarlo, buono a sapersi.
    Ma davvero quelli della cartina sono fiumi che vanno da mare a mare? Non ci credo!

  43. 58 Anna

    All’inizio pensavo che i “fiumi” fossero confini, perché non credevo fosse possibile un fiume che nasce dal mare per poi tornarci ^^.
    I criceti sono fantastici!

  44. 57 Melmoth

    ERRATA CORR.
    Per chi non lo conoscesse Harry Potter è quell’autore britannico che qualche anno fa pubblicò il romanzo “J.K. Rowling, e la pietra filosofale” con relativi seguiti.

  45. 56 kukiness

    Mia mamma diceva sempre che il Silenzio di Lenth è un po’ come una scatola di cioccolatini avariati. I primi tre quarti ti fanno venire la diarrea fulminante, ma se sopravvivi alla disidratazione magari poi vengono quelli con il ripieno buono! :D Infatti non si butta mai una scatola di cioccolatini avariati dopo i primi cinque o sei che ti fanno rimettere le viscere, no, si aspetta di trovare quello che non ti causa spruzzamento di cacca.

    Oh no?

    Che senso ha scrivere tre quarti di romanzo orribile perché se sopravvivi a quello magari arriva la parte bella? Non funziona sempre come il Sesto senso, per cui alla fine si scopre che OMG Bruce Willis è morto!!! No, se un romanzo fa cagare la prima metà fa cagare anche la seconda metà.

    Non metto in dubbio che durante la stesura di un romanzo lo scrittore possa migliorare. Magari la trama incerta all’inizio si fa più solida man mano che l’autore scrive, o lo stile diventa POWAH, per carità. Ma di solito questo accade DURANTE LA STESURA. L’autore in questione poi rilegge l’opera conclusa e nota che, ops, le prime duecento pagine sono come un badile sui denti. O magari se ne accorge l’editor. A quel punto si riprende in mano la bozza e si riscrive, così che anche quelle prima duecento pagine di sfrangimento di zebedei diventino accettabili.

    Altrimenti io, lettore, ho il sacrosanto diritto di sentirmi preso per il culo e non comprarti più. Ma più più più. E di dire al mondo che i tuoi cioccolatini mi hanno fatto venire la diarrea.

  46. 55 Melmoth

    @Angra
    Ergo: Piemme non è un ‘grande editore’. Così come non lo è più Einaudi e nemmeno Mondadori.
    La statura di un editore la si riconosce non dagli autori stranieri che ‘traduce’ (e spesso male) con relativo successo ma dagli autori Italiani che ‘crea’. Lo so, vista così la situazione è desolante: ma non è così?

    Mi ricordo una volta che l’editor di una casa editrice di grande magnitudo mi fece notare che scremare gli invii degli esordienti “non era il loro vero lavoro”. Dunque. Io capisco che line-editor ed editor siano due mestieri diversi. Ma non si sta parlando di una eccessiva specializzazione, all’americana; il contrario. Qui l’editor voleva dire che molto spesso (anche presso un editore consolidato) non esiste un ruolo professionale per gestire gli esordienti. Lo fanno editor a tempo pieno, nei ritagli di tempo.

    Ora. Immaginate qualcuno che oggettivamente si fa un mazzo così tutto il giorno e che nei week end e la sera legge manoscritti il cui livello è (per certo) molto basso. Immaginate anche che in mezzo al marciume si trovi di tanto in tanto un sassolino grezzo (per non dire perla) di relativa coerenza (per non dire bellezza). L’editor a questo punto cosa fa: lo segnala. La segnalazione risponde a un’esigenza precisa: in fondo sono editori italiani. E’ vero che pubblicano il 90% di autori stranieri, e che solo con quelli vendono, ma sono pur sempre italiani.

    Insomma, qualche titolo italiano ci deve pur essere. E hai visto mai che ci scappi il nuovo/la nuova (Troisi, Brizzi, fate voi). Dunque si passa all’editing. Ma anche questo non è il vero lavoro dell’editor. Il quale/ la quale si occupa principalmente di compra-vendita di stranieri (dove l’editing è stato già fatto), rapporti con agenti stranieri (o italiani), e con i traduttori. L’editing di un autore esordiente italiano, ‘da far crescere’ NON E IL SUO LAVORO. E lo fa praticamente a tempo perso. Dunque: alla svelta (perché tutto avviene nei ritagli di tempo del vero lavoro, la traduzione/correzione di bozze/party di benvenuto dell’ultimo tomo di King): si correggono i refusi (se pure) pacche sulla spalla, copertina, e si manda in stampa. E così poi ci si lamenta che gli scrittori italiani non sanno scrivere, che non sono umili, che non sanno imparare dai loro errori: ma se nessuno glieli fa notare? (il livello di professionalità degli editor statunitensi è talmente alto che se pubblichi per un buon editore o impari o muori).

    Ma la cosa veramente, veramente grave è un’altra. L’editor e l’editore che ti pubblica l’italiano (questo sconosciuto) lo fanno quasi sempre per ricalco. Gli/Le ricorda qualcosa. Molto spesso qualcosa di commerciale. E praticamente sempre qualcosa di commerciale che pubblicano (pardon, traducono) loro. Quindi, quando poi ti fanno esordire un italiano dello stesso tipo di autore in cui loro vanno bene (Harry Potter, Neil Gaiman, McCarthy, quello che volete voi) e l’autore italiano si rivela essere estremamente inferiore al modello straniero la soluzione può essere solo una: di quel genere e di quell’autore (del cui successo vivono) non capiscono una beneamata nerchia.

    WIlde scriveva che il compito dello scrittore è educare il critico. Io credo che si debba andare un po più oltre e sostenere che (dal momento che in Italia non avviene il contrario) il compito dello scrittore italiano sia educare gli editori (e gli editor) italiani a prendere il loro lavoro un po’ più seriamente.

    Melmoth

  47. 54 Matteo

    È la sindrome dell’eletto. La ricerca costante del nuovo Neo, in grado di portare la massa bagonga degli italici lettori fuori dalla matrice della non lettura, verso una nuova vita di gustoso e facilotto fantasy biodegradabile.

    Non capita solo con gente di casa nostra, ho appena finito di leggere un’opera prima di un autore australiano incensato con frasi del genere “C’è qualcosa di Stephen King e un po’ di Lovecraft” e “Un affascinante incontro tra David Lynch e Chuck Palahniuk”, il tutto per un romanzetto leggerino leggerino con qualche idea caruccetta e niente più… mica cazzi elevato alla decima potenza.

  48. 53 Angra

    Manca una “s”: uno sconosciuto

  49. 52 Angra

    Per sorbirmi 430 pagine di tematiche scritte in modo “acerbo” dovrebbe trattarsi di un saggio scritto da uno che arriva dall’anno 3000 con la macchina del tempo. D’altra parte, a scrivere centinaia di pagine parlando di Niente con contorno di puré finora c’è riuscito solo GL col suo romanzetto di Mostriciattoli & Aggettivi.

    Centi appartiene alla classe degli autori che riconoscono di dover migliorare (anche se probabilmente non immagina nemmeno quanto), il che mi porta a fare un’altra considerazione. Fino a un po’ di tempo fa si diceva che uno conosciuto per essere preso in considerazione da un editore doveva scrivere un Grande Romanzo. Per essere preso in considerazione da un Grande Editore poi, un Grande Romanzo non era sufficiente. Ora Grandi Editori pubblicano Perfetti Sconosciuti che scrivono Pessimi Romanzi. Cos’è successo nel frattempo?

  50. 51 Blu

    La costruzione della frase è sbagliata, si intuisce, più o meno, ciò che l’autore voleva dire ma l’errore resta. Scritta in quel modo non ha il minimo senso. La tua “ricostruzione” invece è corretta ed ha senso. Al massimo avrebbe potuto scrivere
    “Non approviamo la tua impazienza, ma crediamo che queste terre siano pericolose, quindi non partirai solo. Non penserai mica di poter fare affidamento unicamente alla spada?”

    L’errore resta, la frase è brutta ma ha un minimo di senso.
    La versione corretta, forse, sarebbe” Non approviamo la tua impazienza, ma queste terre sono pericolose…”

  51. 50 Asher^Kunitz

    Blu, qua vorrei intervenire io se posso….. non sò se diro’ una cosa sensata ma almeno ci provo. Ho ripescato il libro per vedere i pezzi citati da Gamberetta e quello che dici tu non mi sembra un errore….

    “Non approviamo la tua impazienza, ma pensiamo che queste terre siano pericolose” l’ho tradotto come un “non siamo d’accordo col fatto che tu voglia partire da solo ma non possiamo lasciarti andare da solo perche’ è pericoloso”. Io perlomeno l’ho vista così, forse mi sbaglio….

  52. 49 Blu

    Grazie per la (parziale) risposta Cally. Quindi dopo c’è qualcosa che potrebbe essere interessante, ma gli errori evidenziati da Gamberetta restano tali. Prendiamo il primo estratto della parte della recensione dedicata all’italiano

    (pag. 130) Non approviamo la tua impazienza, ma crediamo che queste terre siano pericolose. Non penserai mica di poter fare affidamento unicamente alla spada?

    Forse non approviamo l’impazienza perché queste sono terre pericolose? Se approvassimo l’impazienza, il “ma” andrebbe bene. Ma non approviamo

    Trovo corretto quanto evidenziato da Gamberetta, tu no?
    Lo stesso vale per gli altri estratti mostrati nella recensione, il libro è scritto male.

  53. 48 Cally

    Blu ho preso il libro proprio ora dallo scaffale e ti posso citare tutte le cose che secondo me sono belle e che vengono dopo. A pagina 51 ci sta Windaw e la storia riprende tanti anni dopo le prime 150 pagine. C’è una missione, lo sterminio dei magi e poi l’incontro con gli stregoni che sono veramente buoni e non cattivi come i maghi vogliono far ceredere!!
    Poi si parla anche di Zorya, una custode che è anche maga e che fugge dal villaggio perche’ nessuno l’accetta per il suo strano potere. E lei è controllata dal suo amico solo che non lo sa….. secondo me sono cose interessanti!

  54. 47 Gamberetta

    @Maudh. Hai ragione a lamentarti del fatto che la recensione sia un po’ noiosa: ho cercato di cavare fuori sangue dalle rape, ma da un lato il materiale di partenza offriva pochissimi spunti, dall’altro ero davvero stufa dell’ennesima boiata.
    Per questo niente più recensioni italiane. Al massimo mediterò se fare una nuova recensione a Natale prossimo, ma ora come ora propendo per il no.

  55. 46 Blu

    @Cally

    sono curiosa, non ho letto il libro e in base alla recensione di Gamberetta non lo leggerò mai, perchè non provi a mostrarmi validi motivi per leggerlo?
    Potresti mostrarmi perchè “quelli che considerate errori non lo sono affatto” ?

    Cosa rivelano le poche pagine che citi?
    Forza che sono curiosa!

  56. 45 Dorian Gray

    Ho letto la recensione e l’ho trovata davvero oscena e non solo perche’ si ferma alle prime 150 pagine ma anche perche’ non parla affatto del romanzo! Bastava leggere qualche pagina in piu’ per accorgersi che quelli che considerate errori non lo sono affatto e dire che credevo questo un sito serio….

    Beh, del romanzo parla. Perchè le prime 150 pagine fanno parte del romanzo e da lì non si scappa. Se le prime pagine di un libro fanno schifo io non perdo tempo a continuarlo per scoprire chissà quali segreti e trama, in quanto questi devono essere presenti dal primo capitolo fino all’ultimo. Se uno mi fa 150 pagine vuote e dalla 151 diventa un genio a me non importa, fatto sta che parte del libro rimane una schifezza.

  57. 44 Maudh

    Ok, lo ammetto, non sono riuscito a finire di leggere nemmeno la recensione…
    Però noi l’avevamo detto che gli elfi yaoi sono più divertenti :(
    C’è la pur vaga possibilità che tu recensisca ancora un po’ di italiani (non tanti, solo per divertirsi un po’)?

  58. 43 Cally

    Ho letto la recensione e l’ho trovata davvero oscena e non solo perche’ si ferma alle prime 150 pagine ma anche perche’ non parla affatto del romanzo! Bastava leggere qualche pagina in piu’ per accorgersi che quelli che considerate errori non lo sono affatto e dire che credevo questo un sito serio….

  59. 42 Zweilawyer

    Il libro l’ho letto tutto. Il mondo fantasy dell’autore rimane scialbo, incolore, dall’inizio alla fine. A questa considerazione non si sfugge. E’ come se il giovane Centi abbia lavorato a lungo sulle tematiche da affrontare, inserendole poi in un mondo fantasy vago, random, che non interessa neanche a lui. Non amo le descrizioni lunghe e ridondanti, alla Brooks per intenderci, ma qui siamo all’estremo opposto. I combattimenti sono fiacchissimi, la caratterizzazione dei personaggi marginale, lo stile claudicante. Poi, come ho avuto modo di dire nella recensione su aNobii, sembra che sia stato scritto a quattro mani (o che abbia avuto un editing pesante, forse più dannoso che altro).

    Zweilawyer

  60. 41 Miroku

    Ho letto qualcosa in giro sulle reazioni alla recensione :)

    Credo che la posizione ufficiale della difesa sarà:

    1) Eh ma non lo hai letto tutto quindi non sai com’è la storia per intero.
    2) Ti sei concentrata sullo stile non sulle tematiche che sono la cosa più importante;l’avessi letto tutto lo sapresti.

    Certo puoi averci messo tutte le tematiche che vuoi ma non so quanto giustifichino 430 pagine scritte in modo “acerbo” (metto le virgolette non per ironizzare ma per evitare di dare un giudizio personale non avendo letto il libro; ho citato quindi l’autore dal suo blog).

  61. 40 Diego

    Ah, per inciso il mio era discorso generale, non riferito a Lenth che non ho letto. Luca Centi poi, dalle interviste, mi sembra un ragazzo intelligente e umile, la qual cosa mi piace molto (specie rispetto a certi mostruosi arroganti che oltre a scrivere da cani sono pure antipatici). Gli estratti però sono davvero terribili, mi spiace, qui siamo di fronte all’ennesimo romanzo che non sarebbe dovuto arrivare nelle librerie. Farà meglio in futuro. Sperem.

  62. 39 Diego

    @AriaSnow: parole d’oro zecchino hai detto. Dico in veste di lettore: se tutti questi dilettantissimi scrittori la piantassero di inseguire i fantomatici ‘significati’ e le ‘tematiche’ e le ‘filosofie’ e la smettessero di cercare di illuminarci la via con i loro maledetti ‘concetti’, e di infilarci a buon peso che la ‘fratellanza tra i popoli’ e la ‘pace nel mondo’ sono la cosa più importante (notizie che peraltro sono già ben note, grazie) e che bisogna ‘salvare le foche monache’, e pensassero invece a far funzionare la storia e basta (ma diciamo anche solo farla stare in piedi, va, contentiamoci) leggeremmo libri molto più belli. Garantito.

  63. 38 emy

    Quando non si hanno argomenti:
    http://www.casteloricalco.eu/archives/1011
    http://www.valberici.eu/archives/3262#comments
    http://www.lucacenti.it/recensioni-incomplete/

    …ma come si fa??? Tu hai una cultura, ti informi, leggi e spieghi, e questi san difendersi solo con tali sciocchezze? Fai bene a non recensire più tali schifezze. Dovrebbero solo ringraziartie imparare.

  64. 37 Dago Red

    Ah, magari sarà già stato detto, ma il toponimo “Pianura Agricola” è di una tristezza senza fondo. Dico, ma che gli costava aprire google map, prendere il primo nome che incontrava, cambiargli due lettere e schiaffarlo nella mappa??
    Manco fosse Tolkien, che poi si mette a spiegarcene l’etimologia.

  65. 36 Dago Red

    Il mio bimbominkiometro capta segnali a ore 12.
    Gamberetta, posso autorizzare il Duca al fuoco di soppressione?

  66. 35 AryaSnow

    Il punto è che mi sembra che qualsiasi persona con un po’ di intelligenza sia in grado di concepire una tematica di fondo che possa interessare (non per forza originale, ma che possa interessare…). E’ tutta la “forma” che fa la differenza.

  67. 34 Asher^Kunitz

    Mah. per me la fede è una delle tematiche ma non l’unica!! Alla fine mica è la Bibbia, ma un romanzo per ragazzi! Comunque Gamberetta, in effetti 150 pagine sono pochissime per questo romanzo dove accade tutto dall’adolescenza di Windam in poi. E poi c’è Zoria che adddoro!!!

    Tra l’altro ho seguito il tuo consiglio e sono corso a comprare Pan. Mi sta piacendo molto, ma sono solo all’inizio. Spero non si rovini sul finale, mi pare di caprie che a molti non è piaciuto P_P

  68. 33 Gamberetta

    @Mariateresa. Il tuo ragionamento non è sbagliato, e in ogni caso se non ti sei pentita di aver speso i venti euro, buon per te.
    Tuttavia, di quali tematiche parli? 150 pagine non sono poche, eppure fin lì di tematiche non ne ho trovate. C’era un mucchio di personaggi insipidi che inseguivano i soliti oggetti magici e basta.
    In un altro commento dicevi che in Lenth il tema era il rapporto tra fede e morale umana. Be’, sarebbe anche il caso che l’autore introducesse questo tema un po’ prima – sarebbe il caso che ogni scena del romanzo avesse a che fare con il tema dell’opera.
    C’è un famoso romanzo di James Blish che parla di fede e morale (in ambito fantastico): Guerra al grande nulla. Lì il tema appare fin da pagina UNO.

  69. 32 Mariateresa

    @Gamberetta: mi aspettavo che non ti sarebbe piaciuto^^. Condivido il tuo giudizio sullo stile e sulla tecnica, però ad essere sincera io ho apprezzato della storia i personaggi e la tematica. Spesso, anche quando una storia è scritta male, la tematica mi colpisce più di tutto. Credi debba preoccuparmi^_^?

  70. 31 Alric

    Ho fatto fatica a leggere questa recensione, per la prima volta nella serie delle opere fantasy italiane lette da Gamberetta. E non per colpa sua, ma del libro. Almeno con la strazzu e la troisi certi errori erano talmente assurdi che ti divertivi, qui nemmeno quelli, un piattume assurdo. La scena dell’assalto ai briganti accampati è patetica, non ho giocato molto a D&D ma sono certa che si può fare di meglio trascrivendo certe giocate. E lo spirito del vento che si chiama Brezae, scusate, ma è davvero troppo.. praticamente si chiama brezza. Beh se era vento caldo come si chiamava Gharbein? (Da garbino, per i non romagnoli)

  71. 30 Erialti

    Le domande retoriche e non poste qua e là nel testo mi ricordano tanto gli epiloghi degli episodi di Dragonball. Io e mio fratello ridevamo fino alla morte, ogni santa volta. Sono altrettanto tristi, ahimè.

    Sarò una dei pochi, ma sono felice che tu abbia deciso di dedicarti solo a letteratura fantastica meritevole (leggasi:straniera e, occasionalmente se il cielo vuole che accada almeno una volta nel prossimo decennio, italiana). Smetterò di soffrire per te nel costatare cosa ti sei sorbita, di solito bastano gli spezzoni di testo a farmi rabbrividire, e potrò sentire la tua opinione su autori che mi interessano molto di più, specie se il New Weird continua ad andare forte nel sondaggio ^^

  72. 29 In the devil’s bed : Castel Oricalco

    [...] notizia secondo cui Gamberetta non avrebbe più recensito fantasy italiano dopo aver letto Il Silenzio di Lenth di Luca Centi. La lettura sembra essere stata così noiosa e spossante che la decapade è stata costretta ad [...]

  73. 28 Blu

    AryaSnow

    Seguì un lungo momento di silenzio, che si interruppe unicamente quando il sole svanì oltre le montagne, con l’accensione dei fuochi lungo le strade del villaggio.
    Premetto che dopo questa frase la scena cambia. Dunque, qual è il legame logico che lega l’interrompersi del silenzio con l’accendersi dei fuochi? O si interrompe il silenzio perché il sole svanisce?

    Probabilmente voleva dire che della gente è uscita per strada ad accendere i fuochi, facendo rumore.

    Io invece avevo pensato si riferisse al rumore prodotto dal crepitio del fuoco, come quello che si sente quando il camino è acceso per capirci.
    Quindi immaginavo cataste di legna tipo falò… oppure intendeva il crepitio dei fuochi unito al rumore prodotto dalle persone mentre li accendevano, non lo sapremo mai! E forse non ne è sicuro neppure l’autore stesso, temo.
    Penso sia una delle frasi peggio costruite che abbia mai letto!

  74. 27 Donatella

    @ Gamberetta.
    Chiaro! Ho detto “fantasy” più che altro perchè non leggendo quasi mai il genere utilizzo (forse anche sbagliando, credo) questo termine per tutta la narrativa fantastica.
    Comunque vista la tua capacità di valutare il testo narrativo in generale penso che sarebbe interessante vederti all’azione su qualcos’altro, ogni tanto.

  75. 26 lollapalooza

    Grazie per la risposta, molto gradita.

  76. 25 Gamberetta

    @Dago Red. Non ho idea. Io ho l’impressione è che gli editor siano incompetenti – magari sono laureati in italiano o simile ma non hanno alcuna competenza in ambito narrativa, tantomeno narrativa di genere –, però può anche darsi che semplicemente se ne freghino, tanto non importa a nessuno se lavorano seriamente o no.

    @Clio. Hai ragione. Grazie per la segnalazione, ora correggo.

    @lollapalooza. Per la gemma: in un altro fantasy potresti aver ragione, ma qui che è tutto a spanne (a essere buona) mi sembra molto strano che d’improvviso l’autore si faccia questi problemi di ottica.

    Fantasy italiani: Pan di Francesco Dimitri è forse quello scritto meglio. La storia non è particolarmente originale o fantasiosa ma è comunque molto piacevole.
    Amazon e Balthis l’avventuriera di Zuddas sono divertenti e valgono la pena.
    Esbat di Lara Manni mi è piaciuto, ma è un giudizio soggettivo.
    L’Acchiapparatti di Tilos di Francesco Barbi non è brutto, ma ti conviene aspettare che esca la versione riveduta e corretta per Baldini Castoldi Dalai.

    Esteri:
    Cuore d’Acciaio di Michael Swanwick.
    Le Porte di Anubis di Tim Powers.
    Il Libro dei Teschi di Robert Silverberg.
    Ash. Una storia segreta di Mary Gentle.
    Abarat di Clive Barker.
    E una marea d’altri (senza contare la fantascienza o l’horror soprannaturale).

    @AryaSnow. È vero che devi usare dettagli concreti anche nel raccontato. Tuttavia devi essere consistente. Passare dal una situazione generale a una molto particolare (il manto verde) stona.
    Se avesse inserito dettagli anche riguardo la donna, la famiglia, la decenza, ecc. sarebbe stato molto meglio.

    @Donatella. Non recensisco solo fantasy, recensisco tutto l’arco del fantastico, dal fantasy alla fantascienza alle vie di mezzo e a quello che ci sta intorno.
    Recensisco quello perché è il genere di romanzi che preferisco e perché so come “funziona”.

  77. 24 selerian

    Oddio, nel mio personale schifometro Lenth non raggiunge il primo posto. Do ragione a Gamberetta su tutta la linea, eh. E rincaro la dose (forse certe perle erano oltre pagina 150). Abbiamo il cattivo che sta per far crollare la propria fortezza addosso ai buoni, ma gli manda comunque contro i soldati, a farsi ammazzare perché “avrebbe potuto farsi arrivare altrettanti soldati di rinforzo entro pochi giorni”. Si noti che i cattivi hanno una guerra in corso, e quindi si suppone che le truppe non siano spendibili.

    Anche l’amico del protagonista che si strascica mezzo morto per un centinaio di metri (strascica, eh, non riesce a camminare), poi mentre Kattivo dà il fendente al protagonista, salta fuori il morente, intercetta il colpo (…) e poi tiene occupato kattivo duellandoci contro. Cosicché protagonista fugge con l’Artefatto Vitale da Cui Dipende tutto. No comment.

    Inutile dire che verso la fine abbiamo la spiegazione che la magya viene dall’armonia con la natura, inutile dire che il protagonista è l’unico biondo del paese, trattato come Diverso per questo e per il suo marchio. Interessante anche la struttura narrativa: nelle prime 70 pagine o giù di lì siamo nel mondo reale, poi a Lenth. All’ultima pagina finalmente le due linee narrative si incontrano per la prima volta.

    Il mostrato, in effetti, è infernale. E le descrizioni generiche non scherzano. Ricordo una schiera di mostri orripilanti e disgustosi niente male. Anche se almeno a differenza di GL non ci informa che sono blasfemi, sadici, malsani, ripugnanti.

    Però secondo me dà qualche punto a gente come la Strazzulla, Elisa Rosso, Federico Ghirardi. La trama di “Il silenzio di lenth” ha complessivamente un senso, e le incongruenze logiche sono meno epocali di quelle della strazzulla. Non abbiamo i pezzi di incredibile noia o di una tamarraggine allucinante a cui ci ha abituato il Ghiro (ricordo i maestri di kung-fu contro bryan che spara raggi laser), c’è un tentativo di dare un senso a quel che si racconta che manca del tutto in Elisa Rosso (lì abbiamo kattivi che danno fuoco a una città, aspettano che tutti scappino, e POI ci entrino, non so se rendo). Lo stile forse è perfino peggio della media del fantasy italiano, ma i contenuti sono solo brutti. Nella questione della fede, personalmente, ho provato perfino un barlume di sincero interesse, cosa che in tutto “gli eroi del crepuscolo” non succede MAI.

    Infatti per me è stata una delusione, tenendo conto dei criteri invertiti che usiamo su K&P. Non è così folle e ridicolo da meritare una recensione. Non si ha l’impressione, leggendo la storia complessiva, di un trip allucinato da LSD. Del resto, le prime 70 pagine sono anche peggiori del resto, quindi forse Gamberetta ha sopravvalutato l’orrore che si è trovata davanti. Ma c’è perfino un tentativo di creare una storia un minimo complessa, ci sono indizi lasciati per sviluppare la trama in seguito – cosa che nelle altre serie italiote non troverete neanche per scherzo.

    Alla fine, di questo libro mi è rimasta soltanto una sensazione di grande noia e un numero esorbitante di cliché, ma dal fantasy italiano in generale (e Piemme in particolare) mi aspetto ben altro, ormai. Secondo me l’orrore assoluto è “Estasia”, talmente brutto che non riesco a leggerlo nemmeno per stroncarlo. Poi viene “Elisa Rosso” con la sua storia allucinata. De disgustibus…

    P.S.: Ovviamente questo è irrilevante per la qualità del libro. Ma Luca Centi è una persona civile, risponde alle critiche e non morde. Il che, per essere uno scrittore fantasy, è roba da nobel per la pace. Visto che ultimamente li assegnano a cazzo, magari ce ne sta uno anche per lui.

  78. 23 Donatella

    Le tue recensioni sono divertentissime e anche piuttosto tecniche. Complimenti!

    Una domanda, semplice curiosità mia: come mai hai deciso di recensire solo fantasy?

  79. 22 francy

    :S
    Che orrore, pensavo che almeno lo stile fosse passabile… almeno quello, vista la trama ORIGINALISSIMA :S
    I’m sad… =_=
    La cosa che più mi da sui nervi è che c’erano un sacco di occasioni in cui poter inserire qualcosa di bizzarro (come il coniglio parlante xD)
    Ma perché, perché gli scrittori italiani continuano a essere disgustati dall’originalità? E’ così difficile inventare? Io mi sto deprimendo… =_=

  80. 21 Evangeline

    È per questo che Il Silenzio di Lenth mi ha convinta a non occuparmi più del fantastico scritto in Italia

    Allora è colpa di questo libro se non recensirai più italiani! Ti ha sconvolto così tanto… La classica goccia che fa traboccare il vaso. Se non altro io ho la coscienza a posto, avevo votato Strazzulla. Se non altro dai suoi libri qualche battuta divertente sugli elfi yaoi la si tirava fuori!

  81. 20 Dago Red

    @Asher^Kunitz: Cos’è, hai tendenze suicide?

  82. 19 Il Risveglio di Lenth » Blog Archive » Recensioni Incomplete

    [...] sono giunte tantissime segnalazioni in merito ad una certa recensione. Pare sia incompleta, che si fermi alle prime 150 pagine (o erano 140?). Io non l’ho ancora [...]

  83. 18 AryaSnow

    Seguì un lungo momento di silenzio, che si interruppe unicamente quando il sole svanì oltre le montagne, con l’accensione dei fuochi lungo le strade del villaggio.
    Premetto che dopo questa frase la scena cambia. Dunque, qual è il legame logico che lega l’interrompersi del silenzio con l’accendersi dei fuochi? O si interrompe il silenzio perché il sole svanisce?

    Probabilmente voleva dire che della gente è uscita per strada ad accendere i fuochi, facendo rumore. C’erano però modi migliori di esprimersi. Inoltre mi domando come mai il villaggio prima fosse così deserto e silenzioso, visto che era giorno (ma qui vabbè… non ho letto il libro…).
    Viene anche usato spesso il brutto avverbio “unicamente” e in generale si sente spesso il tentativo di rendere il linguaggio più aulico per il gusto di farlo (e in questo contesto gli errori di ortografia suonano ancora peggio).
    Avevo letto tutta l’anteprima e anche lì c’erano diversi difetti gravi in più rispetto a quelli evidenziati nell’articolo (ricordo il punto di vista sballottato, ulteriori piogge di frasi indefinite e astratte…). Non è affatto la recensione ad essere “troppo puntigliosa”.

    Solo una cosa non mi convince…

    Una donna come tante, con dei figli, scelta per adempiere a un antico volere, troppo potente per essere ignorato. Si spinse fino ai confini della decenza per salvare la sua famiglia da morte certa, ma dovette infine cedere a una bestia dal verde manto, estremamente violenta e combattiva.
    (…) abbiamo di nuovo un inizio raccontato, con telecamera “lontana”, mischiato di punto in bianco con un particolare vicinissimo, la bestia “dal verde manto”. È fastidioso! Se vuoi parlare della bestia verde, organizza una scena con la bestia verde.

    Anche quando c’è un raccontato, non mi dispiace ricevere qualche particolare concreto e visivo per immaginarmi meglio la vicenda. Quella parte comunque è brutta perchè troppo indefinita anche per un raccontato: non si capisce niente.
    Sul resto concordo, e alcuni estratti sono proprio atroci.

  84. 17 Asher^Kunitz

    Oddio, sto ancora ridendo! Le immagini dei cricetini poi sono spettacolari!
    E dire che a me tutto sommato il romanzo è piaciuto, quindi pensa te XDDD

    Gamberetta, posso dirti solamente che nella seconda parte il romanzo migliora (ebbene sì, l’ho letto tutto!!!). Viene introdotto il bellissimo personaggio di Zoria (l’unico decente, credimi) e lo stile cambia…… a dire il vero sembra scritto da due persone diverse, cosa possibile a questo punto!! XD

  85. 16 Drest

    Ecco, gli abbiamo evitato la strazzulla e invece era meglio farla vincere ;_;

  86. 15 lollapalooza

    Bella vivisezione.

    Tutto condivisibile, forse un po’ forzato l’errore della “gemma dorata che emanava un bagliore potente nonostante l’assenza di luce” perché le gemme emettono bagliore grazie proprio alla presenza di luce, rifrangendola. E’ plausibile il “nonostante” perché senza luce non ci dovrebbe essere neanche il bagliore.

    Ti seguo da poco e ti chiedo cortesemente il titolo di un libro fantasy italiano che ti è piaciuto (se esiste, altrimenti straniero), tanto per farmi un’idea.

    grazie

  87. 14 Clio

    Mi spiace che tu abbia passato le feste con questa roba tra le mani. Mi viene il sospetto che il lavoro di editor sia in realtà l’equivalente di ciò che un tempo era chiamato “sine cura”.
    “C’è da dare da mangiare a nu cristianu cugino del Tale.”
    “Piglialo come editor”
    Piccolo errore:

    La narrativa deve essere decisa, risoluta, deve avere impatto sul lettore, specie si sta descrivendo il combattimento con un mostro che incarna tutto l’orribile del mondo

    Credo ci manchi un “se”.
    Ja, gambattene!

  88. 13 Dago Red

    Comunque ho deciso: da grande (!) voglio fare l’editor di scrittori emergenti.
    Praticamente ti pagano per grattarti le palle.

  89. 12 Melmoth

    Due sole parole:

    dio mio

    (e sono ateo).

  90. 11 GiD

    Piccola premessa: questa recensione non sarà obiettiva. Di solito metto in evidenza tutti gli errori – dalle incongruenze nella trama ai cambi ingiustificati di punto di vista – ma non oggi. Oggi vi parlerò di un romanzo che mi è piaciuto. Un romanzo che, sbagliando, ritenevo adatto solo a un pubblico di adolescenti. Invece sono stata smentita.

    E io, ingenuo, che ci avevo pure creduto! :D

    p.s.
    Sto ancora ridendo per la storia dei criceti!

  91. 10 Scatcat

    Tra l’altro è pieno di errori del tipo “affidarsi alla spada”, “Il Grande sacerdote era troppo abile da poter essere ingannato” “indicargli (a dei demoni) il momento giusto”.

  92. 9 mirko

    Solo pensare a quanto tempo hai dedicato alla recensione…Sto male. OMG
    Fai bene a staccarti dalla mediocrità.

  93. 8 Seppia

    Qualche ulteriore sberleffo:

    > Non penserai mica di poter fare affidamento unicamente alla spada?

    Si fa affidamento *su* qualcosa, non a qualcosa.

    > Seguì un lungo momento di silenzio, che si interruppe unicamente quando il sole svanì

    …perché la notte, cadendo, fece rumore?

    > Ma, a eccezione dei residenti, erano pochi i forestieri che si arrischiavano a soggiornarvi troppo a lungo

    Mi sfugge qualcosa, oppure secondo lui anche i residenti fanno parte dei forestieri.

  94. 7 Zweilawyer

    L’avevo già recensito in modo stringato su aNobii.
    http://www.anobii.com/books/Il_silenzio_di_Lenth/9788838474309/0117d945cb67ed2144/

    Noia noia noia. Stile puerile e zero suspance. E l’ho letto dalla prima all’ultima pagina.

    D’altro canto, inserendolo nel sottogenere Fanta-trash potrebbe trovare un suo spazio accanto ad Ancess e Garmir l’Ecliossiomante.

    Zweilawyer

  95. 6 Angra

    Mi era sfuggito un punto: la frase sotto è anche quella di Luca Centi!

    Di solito metto in evidenza tutti gli errori – dalle incongruenze nella trama ai cambi ingiustificati di punto di vista – ma non oggi.

    Sublime.

  96. 5 lilyj

    Parlando della patetica e assolutamente inutile cartina, invito tutti a ridere dei fiumi che iniziano da un lato dell’isola e finiscono dall’altro… come il canale di Panama. =_=

  97. 4 Miroku

    L’avevo detto io che gli orchi di Kunnat era meglio ^_^

    Volevo rilevare due cose – a prescindere dai vari errori già detti – giusto per capire se riesco almeno blandamente ad analizzare un testo:

    1) quando parla dei quadri raffiguranti “scene di guerra e combattimenti sanguinari, maghi e cavalieri pronti a sacrificare la vita per le loro convinzioni” mi sono chiesto fino a che punto un quadro possa rappresentare/mostrare maghi e guerrieri pronti a perdere le vita per proprie convinzioni. Mi è venuto in mente “La libertà che guida il popolo” di Delacroix ; si potrebbe dire che quel quadro rappresenti soggetti pronti a morire per le convinzioni? Mi sono risposto “si”. E allora perché leggendo quel passaggio ho avuto un attimo di perplessità? (questo lo chiedo a te/voi) probabilmente è stato un falso allarme influenzato dal fatto che i quadri sono descritti in modo generico e non sono riuscito ad immedesimarmi.

    2) Nella scena dei banditi, ammettendo che da una rapida occhiata sia possibile vedere una decina di individui , stretti nei mantelli circondati da forzieri alcuni aperti e alcuni chiusi (in fin dei conti una rapida occhiata permette di farsi un quadro generale) non ho capito perché se la “rapida occhiata” l’ha data Gluxis , è poi Keira e pensare che “forse la pietra era veramente in loro possesso”. Mi sembra dal breve passaggio che Keira si convinca della buona fede del tale Zujaz vedendo i forzieri…ma in realtà lei non li ha visti. O sbaglio?

    Ho avuto difficoltà a capire i problemi del passaggio sulla donna e la “bestia verde”. (in realtà così estrapolato non ho proprio capito il passaggio. Immagino che andando avanti aggiungesse altre informazioni). Come si poteva risolvere questo problema dello stacco istantaneo tra telecamera lontana e vicina ? In effetti non riesco a capire dove esattamente cambi la telecamera.

    Detto questo….il coniglietto rosa con le ali e i tentacoli che si avvinghiano al cappello nun se po’ proprio sentì :D rischio di sognarmelo!

  98. 3 lilyj

    Io invece tiro un sospiro di sollievo per te, Gamberetta. Dopo quest’ultima… cosa, sono ben lieta che non avrai più a che fare (spero) con ‘ste schifezze. E ho la coscienza a posto: non avevo votato lenth, ma un altro libro (non ricordo il titolo) che mi era parso il meno peggio.

  99. 2 Angra

    Lol, sto ancora ridendo ^_^

    Quei ma che non c’entrano un tubo mi ricordano un’altra grande autrice fantasy italiana. Visto cosa sta pubblicando Curcio nel genere fantasy, deduco che la redazione deve essere ormai caduta nelle mani dei reptiliani.

    Anche se condivido il cambio di rotta, queste recensioni mi mancheranno.

  100. 1 GSeck

    Stupendo.
    Gamberetta, non abbandonarci, riprendi a recensire queste perle baluginanti nel buio della luce notturna! Anche se ti costerà soffererenza, chissenefrega, è solo la tua: a noi lettori leggere queste storielle diverte tanto.

    Comunque ti sconsiglio di cedere all’alcool. Sarebbe solo rimandare i problemi, come diceva Ciro Eugenio Milani.

    Ma quella mappa è vera? È di una tristezza assurda. Di solito almeno quella la fanno bene.

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