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Hai diritto a baciarmi i piedi

Pubblicato da Gamberetta il 10 ottobre 2010 @ 00:06 in Marciume | 82 Comments

… dopo aver speso venti euro per comprare il mio romanzo. Questo è quello che pensano gli scrittori di fantasy nostrani. La loro idea è che il pubblico sia una massa di idioti che oltre a pagare deve anche complimentarsi, ogni altro commento è disdicevole.
Non è un atteggiamento nuovo. Supponenza e disprezzo sono anni che fanno parte del codice genetico di certi scribacchini. Però ogni volta c’è qualcuno che riesce a far peggio, che riesce a sembrare ancora più arrogante degli altri.
Per esempio un’Autrice che non nomino (non voglio più farle pubblicità) ci spiega come si dovrebbero comportare i lettori nell’esprimere il loro parere sui libri. Beninteso, regole di comportamento che hanno come scopo l’utile:

Chiedo troppo? Forse sì. Ma, ripeto, non sarebbe più utile per tutti noi?

Vediamo se sarebbe più utile “per tutti noi”…

Punto 1

- non attaccare la persona dell’autore (non solo accusandolo di avere problemi di prostata, come nel caso di Moresco, ma dandogli del pazzo, dell’ignorante, del visionario, della zoccola e via dicendo). Succede troppo spesso, e succede su aNobii.

Questa è la vecchia storia de “il rispetto della persona innanzi tutto”. Su un piano teorico potrei essere d’accordo, ma guardiamo come funzionano le cose in pratica: in pratica un sacco di autori non hanno alcun rispetto per i lettori, dunque perché i lettori dovrebbero avere rispetto per gli autori?
Siete al ristorante e la zuppa ha un sapore strano. Vi alzate per andare a protestare con il cuoco. Arrivate sulla soglia della cucina e vedete il cuoco che si cala i pantaloni e piscia nella pentola. Come reagite?
“Oh, ma non bisogna mai attaccare la persona. Spiegherò al buon cuoco che la zuppa non è di mio gradimento.”
Sul serio?
Per me finisce a botte.
E di scrittori fantasy italiani che pisciano nella zuppa sono piene le librerie. Perché dovrei rispettare una persona che mi chiede venti euro per un prodotto fatto col culo? Da me avrà solo disprezzo, ed è giusto così.
Ma guardiamo al lato utilità. Un giudizio del tipo: “L’autore Tal Dei Tali è un idiota ignorante” è utile? Certo! Perché mi dice implicitamente di stare lontana da tutti i libri scritti da Tal Dei Tali. Se il giudizio è motivato e/o mi fido di chi lo esprime si tratta di un giudizio utilissimo. In Italia vengono pubblicati 60.000 libri all’anno, ogni giudizio che fa selezione è un giudizio utile.

Punto 2

- non attaccare il testo a partire da presunte supposizioni (l’editore l’ha pubblicato perchè è un furbo, perchè ci prende per cretini, perchè è lo zio dell’autore).

Questo punto è confuso, a partire dal fatto che non è chiaro quali supposizioni non siano presunte. Comunque non vedo il problema di far notare che un autore è lo zio dell’editore, o di far notare che l’editore dimostra di prendere per cretini i lettori, o di far notare “furbizie” dell’autore o dell’editore. Sono fatti che possono essere utili per farsi un’idea se valga la pena o no leggere il romanzo in questione.

Punto 3

- non dire mai “io avrei fatto così”: svilisce immediatamente il giudizio, e anche il giudicante. A meno che il giudicante non sia davvero in grado di riformulare una frase o una trama con strumenti più che validi. Ma è molto raro, e in genere chi possiede quegli strumenti non ricorre a questo tipo di critica.

Questo è il mio punto preferito! È un concentrato di stupidaggini che a farlo apposta non riesci a ficcarne così tante in così poche righe.
Siamo in cucina. Il nostro cuoco sta pisciando nella zuppa. Gli dite (con il massimo della gentilezza, vedi il punto uno, non si attacca mai la persona): “Scusatemi se vi interrompo, signor cuoco. Vorreste avere la gentilezza di ascoltare questo mio umile consiglio: forse, ma per carità è parere personale, non dovreste pisciare nella zuppa. Io, se mai mi trovassi nella vostra posizione – non che questo sia possibile, dato che non ho né il vostro talento, né la vostra preparazione – non piscerei nella zuppa.”
Bene, indovinate? Questa reazione vi sta svilendo… Come diavolo vi permettere di dire al cuoco quello che dovrebbe fare in cucina? Vergogna!

Per tornare al fantasy. Presente Chiara Strazzulla in arte Strazzu? L’autrice de Gli Eroi del Crepuscolo, quella che scrive a forza di starnuti. Ora, se le dico: “Io scene con gli elfi gay che fanno i bagni nella schiuma non le avrei messe” mi sto svilendo.
Dovete sempre tenere bene a mente: qualunque autore pubblicato è meglio di voi. Dovete pagare venti euro per il moccio della Strazzu ed esserne felici.
Ci sarebbe una via di fuga: “A meno che il giudicante non sia davvero in grado di riformulare una frase o una trama con strumenti più che validi.”
Ma…
“Ma è molto raro, e in genere chi possiede quegli strumenti non ricorre a questo tipo di critica.”
Colpo di genio! Così se dico che io non piscerei nella zuppa in automatico non so di ciò che parlo perché “chi possiede gli strumenti” non ricorre a questo tipo di critica.
Sarà vero?
Qualche esempio: in Plot Ansen Dibell contesta la trama di Moby Dick, lui avrebbe fatto diverso. In Self-Editing for Fiction Writers gli autori contestano alcune caratteristiche dello stile di Dostoevskij, loro avrebbero fatto in altro modo.
Però sono quasi convinta che l’Autrice pensi che chi scrive manuali di scrittura non se ne intenda di narrativa. Cosa dire allora di Henry James che contesta il romanzo di H.G. Wells The New Machiavelli? Il romanzo è scritto in prima persona, ma Henry James pensa che sia uno sbaglio, andava scritto in terza. Lui avrebbe fatto così. Per tacere delle celeberrime critiche di Mark Twain a Fenimore Cooper.

A un livello più profondo “io avrei fatto così” è uno dei motori dell’arte. Si prendono opere già esistenti, idee sviluppate da altri e le si cambia e le si mescola. “Io avrei fatto così” e nasce una nuova opera.
Dunque l’atteggiamento del “io avrei fatto così” è quanto di più utile possa esistere nel campo della narrativa.
Senza contare che la situazione del fantasy italiano è tanto disgraziata che gli autori hanno da imparare da chiunque, e dovrebbero prestare attenzione ai consigli di chiunque si prenda la briga di darglieli. Magari potrebbero anche ringraziare.

Punto 4

- motivare, anche con una riga. Mi piace perchè ho sentito vicino quel personaggio. Non mi piace perchè la trama è poco avvincente. Ma motivare.

Motivare, ma non troppo, eh. Giusto una riga, ché se si motiva troppo ci si avvicina pericolosamente al supponente “io avrei fatto così”.
Concordo con l’Autrice e propongo il mio esempio: “Il romanzo fa schifo perché lo ha scritto un imbecille”.

Punto 5

- se ci sono scelte stilistiche non tradizionali e non gradite, possibilmente dire che sono lontane dai propri gusti, ma non dare dell’analfabeta all’autore. E’ capitato a un’autrice che mi è cara, che non usa le virgolette per scelta, di ritrovarsi brani del libro su aNobii rivirgolettati dalla lettrice, che diceva “ecco, si fa così”.

Oddio è “capitato a un’autrice che mi è cara”! Allora è un problema serio!
Siamo sempre dalle parti del “io avrei fatto così”. Gli autori pubblicati non sbagliano mai, e al massimo compiono scelte che un lettore può trovare “lontane dai propri gusti”. Stronzate. Se un autore scrive boiate e il lettore lo corregge, l’autore dovrebbe solo ringraziare e promettere di non ripetere più l’errore.

Per quanto riguarda l’utilità, dire: “Usare le virgolette in questo modo è sbagliato, invece questo è il modo giusto” è utile, utile all’autore e a chiunque sia interessato all’argomento. Dire: “Usare le virgolette in questo modo è lontano dai miei gusti” non è utile a nessuno, non trasmette informazioni.

Infine mi sfugge per quale assioma un autore non potrebbe essere un analfabeta. È pieno il mondo di scrittori analfabeti.

* * *

Comodo far credere che il “secondo me” sia utile, vero? Perché se dico: “Secondo me questa scena è da rifare” il mio giudizio può essere liquidato con: “È solo il tuo gusto, e poi tu chi sei per dire una cosa del genere”. Ma se dico: “Questa scena è da rifare”, non è più il mio gusto. Sto dicendo che la scena è oggettivamente da rifare, e la questione si sposta sul piano della tecnica narrativa.
Perché agli autori di fantasy nostrani piace tanto parlare di gusti e mai di tecnica narrativa? Perché sono ignoranti come delle capre. Odiano il “io avrei fatto così” perché mette in luce quanto siano scarsi e impreparati.
Dunque se volete divertirvi entrate in argomento. Parlate di tecnica e non di gusti. Vi godrete come si imbizzarriscono per nascondere la loro cialtronaggine. E alla fine si rifugeranno nel:

Non sono abituata a partecipare a conversazioni condotte con toni di questo tipo e francamente non le amo, quindi sono costretta a sottrarmi [...]

come disse una editor che invece di fare quel mestiere dovrebbe zappare la terra.

* * *

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