Sull’editoria fantasy in Italia

Negli ultimi mesi prima della chiusura temporanea del blog, mi ero trovata sempre più in difficoltà a giudicare i manoscritti che mi venivano proposti. Non ho problemi a stabilire se un romanzo edito vale il prezzo di copertina e il tempo da dedicare alla lettura, però gli inediti mi mettono in crisi.
Il problema è che – tranne eccezioni – le persone scrivono con lo scopo di pubblicare, nel senso tradizionale del termine, ovvero il romanzo in libreria. Se si vuole pubblicare, ascoltare le mie critiche o peggio seguire i miei consigli è dannoso. Non lo dico né con amarezza, né per falsa modestia, lo dico perché è la realtà dei fatti.

Se si analizzano i romanzi fantasy italiani pubblicati dal 2000 in poi, appare chiaro come la qualità (qualunque definizione se ne possa dare in termini letterari) non conti niente.[1] Dunque quali sono i criteri?
Li elencherò di seguito, tenendo conto che parlo di fantasy, l’ambito che conosco. In altri contesti la situazione potrebbe essere diversa.

Quattro criteri

Icona di un gamberetto Raccomandazione.
Più è importante la persona che raccomanda, meglio è. Al limite potete scrivere qualunque cosa, non importa quanto oscena, e sarà pubblicata lo stesso. Ma anche senza arrivare a tanto, serve una raccomandazione semplicemente per avere la garanzia di essere letti. Una casa editrice medio-grande riceve migliaia di manoscritti all’anno, manca il tempo materiale per trebbiarli tutti, se qualcuno non mette il vostro manoscritto in cima alla pila sparirà tra la polvere.
Dunque fatevi amico qualcuno che lavora in una casa editrice. Visto che spesso le persone che lavorano in questo ambito sono vanitose, leccare è una buona strategia.

Rendetevi conto che un editor può comportarsi come un postino. Il postino che butta via le lettere da consegnare per andare in vacanza con mezza giornata di anticipo. E nessuno se ne può accorgere.
Cosa c’è di più gratificante di buttare nella spazzatura un testo magari bello, ma di una persona che ci sta antipatica, e invece premiare chi ci lecca il culo, che sia bravo o no? Il piacere del potere è nell’essere ingiusti. E un sacco di gente vive per queste meschinerie. Dubbiosi? Leggete un po’ l’importanza di essere simpatici. I rappresentati delle case editrici si comportano in quella maniera.

Leccate. Leccate sempre, leccate chiunque vi capiti a tiro. Sui dettagli non vi posso aiutare perché non ho esperienza, ma in generale non sembra un compito difficile – le persone più idiote ci riescono a meraviglia -, basta mettersi d’impegno.

Raccomandata
Quella lì è una raccomandata

Icona di un gamberetto Moda.
Al di là della raccomandazione, il criterio numero uno per scegliere quali testi pubblicare è la moda. Non è un criterio solo italiano e non è un criterio solo delle case editrici.
Facciamo un esempio pratico: una casa editrice riceve due manoscritti; il primo è una storia con i maiali mannari volanti verdi – è una storia originale, scritta in maniera impeccabile, divertente e commovente; il secondo manoscritto parla di vampiri innamorati al Liceo – è una storia banale, stupida, scritta in linguaggio sms da una dodicenne che si firma vampirina98.
Quale dei due manoscritti sarà pubblicato? Il secondo. Senza pensarci due volte. Perché? Perché il secondo garantisce le vendite. Le cerebrolese che hanno comprato gli altri romanzi con i vampiri innamorati quasi sicuramente compreranno anche questo. Il primo manoscritto potrebbe anche vendere di più – è oggettivamente bellissimo! – ma non è una certezza, c’è un margine di rischio. Tra rischio e certezza, si sceglie sempre la certezza.

Perciò, specie se non avete una raccomandazione “importante”, scrivete di argomenti alla moda. Guardate la classifica dei romanzi fantasy più venduti e copiate spudoratamente. Più avvicinate il modello originale senza finire nel plagio meglio è. Ogni elemento che si discosta dal modello è rischioso e il rischio non paga.
Non fatevi problemi, scrivete pure l’ennesimo romanzo con una ragazzina che si innamora del compagno di banco che in verità è un vampiro. È la strada migliore per arrivare alla pubblicazione.

Le mode possono essere anche estranee al testo. Per esempio è una moda quella di pubblicare autori fantasy minorenni o thriller scandinavi. Se potete, sfruttate la moda! Se avete sedici anni correte a presentare il vostro manoscritto fantasy, se volete pubblicare. È molto molto molto più vantaggioso avere sedici anni adesso e scrivere da cani che averne ventisei e scrivere benissimo. Se poi oltre a essere molto giovani siete pure storpi, il contratto è assicurato, come si evince da questo articolo.

Non credete ai soliti invidiosoni che dicono che così vi “bruciate”. Sono balle. Prendiamo la Strazzu: ha già pubblicato due (inqualificabili) romanzi con Einaudi. Mettiamo che le mode cambino e non riesca più a pubblicarne un altro. Passano cinque o dieci anni. Scrive un nuovo romanzo. Con alle spalle due pubblicazioni con una grossa casa editrice, come minimo sarà letta quando presenterà il suo manoscritto, voi no. Non c’è niente da “bruciare”, c’è solo da approfittare senza scrupoli della situazione – se ne avete la possibilità.

Raccomandata
Il cast di Katawa Shoujo (da sinistra a destra): Lilly Satou (cieca dalla nascita), Hanako Ikezawa (sfigurata), Rin Tezuka (entrambe le braccia amputate), Shizune Hakamichi (sordomuta) e Emi Ibarazaki (gambe amputate sotto il ginocchio). L’editoria fantasy italiana le aspetta!

Icona di un gamberetto Banalità.
Un editor decide di leggere il vostro manoscritto – perché siete raccomandati o perché la sinossi parla di vampiri innamorati al Liceo -, quale stile lo convince che siete degni di essere pubblicati?
Per capirlo occorre inquadrare la figura dell’editor: laureato in lettere, ignorante come una vacca in fatto di narrativa, non conosce il fantasy – al massimo ha letto Il Signore degli Anelli e ha visto i film di Harry Potter.
Dovete metterlo a suo agio. Così come la trama è scopiazzata, altrettanto devono esserlo le singole scene. Inanellare cliché dopo cliché è il modo giusto di procedere.

Se leggete di un vecchio mago con la barba bianca che consegna un anello magico a un tappetto con i piedi pelosi, pensate: “Che noia, ‘sta storia l’ho già letta!”; l’editor pensa: “È come il Signore degli Anelli. Ottimo! Io di ‘ste robe fantasy non ci capisco un cazzo, ma il Tolkien dicono che sia bravo, e qui è uguale, sarà bravo anche questo autore.”
La parola chiave è sempre la stessa: copiare. Copiare la trama e copiare l’impostazione delle scene. I cliché sono tranquillizzanti; e in più l’editor non si sente in imbarazzo a giudicare un manoscritto che non sa come “prendere”, non avendo la competenza necessaria.

Ma attenzione! Copiate da pochi, pochissimi modelli. Infatti la banalità pervasiva si ottiene solo non leggendo. Fantasy in particolare, se volete pubblicare in questo genere. Più accumulate letture più rischiate inconsciamente di combinare elementi diversi e di scivolare nell’originale. Se rimanete vergini di fantasy adotterete tutte le soluzioni più ovvie, quelle che (anche se non lo sapete) già centinaia di autori hanno adottato prima di voi. Questo è il segreto della banalità che arriva sugli scaffali delle librerie.
Non ci credete?
Prendete Alessia Fiorentino, che ha pubblicato qualche mese fa con Flaccovio il romanzo fantasy Sitael. Lei orgogliosa dichiara: “Non avevo mai letto niente di fantasy, non conoscevo neanche questo genere [...]“. La stessa Licia Troisi ha ammesso che al tempo della stesura de Le Cronache del Mondo Emerso aveva letto di fantasy solo Tolkien e poco altro.

Non avevo mai letto niente di fantasy…

Icona di un gamberetto Lo stile non ha importanza.
Non perdete tempo ad affinare lo stile. Se avete copiato la trama da un romanzo di successo e avete infarcito le scene di un cliché dopo l’altro avete le vostre buone chance per pubblicare. Il tempo che vi avanza investitelo nel leccare in cerca di raccomandazione o nello scrivere un altro romanzo (magari un bel romanzo con gli elfi, dopo quello con i vampiri innamorati). Il tipico editor, come dicevo prima, non ne capisce una mazza di narrativa, non è in grado di riconoscere o apprezzare uno stile decente. Anzi… Beccatevi questo celebre incipit:

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni. La costiera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, scende appoggiata a due monti contigui, l’uno detto di san Martino, l’altro, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega: talché non è chi, al primo vederlo, purché sia di fronte, come per esempio di su le mura di Milano che guardano a settentrione, non lo discerna tosto, a un tal contrassegno, in quella lunga e vasta giogaia, dagli altri monti di nome più oscuro e di forma più comune. Per un buon pezzo, la costa sale con un pendìo lento e continuo; poi si rompe in poggi e in valloncelli, in erte e in ispianate, secondo l’ossatura de’ due monti, e il lavoro dell’acque. Il lembo estremo, tagliato dalle foci de’ torrenti, è quasi tutto ghiaia e ciottoloni; il resto, campi e vigne, sparse di terre, di ville, di casali; in qualche parte boschi, che si prolungano su per la montagna. Lecco, la principale di quelle terre, e che dà nome al territorio, giace poco discosto dal ponte, alla riva del lago, anzi viene in parte a trovarsi nel lago stesso, quando questo ingrossa: un gran borgo al giorno d’oggi, e che s’incammina a diventar città. Ai tempi in cui accaddero i fatti che prendiamo a raccontare, quel borgo, già considerabile, era anche un castello, e aveva perciò l’onore d’alloggiare un comandante, e il vantaggio di possedere una stabile guarnigione di soldati spagnoli, che insegnavan la modestia alle fanciulle e alle donne del paese, accarezzavan di tempo in tempo le spalle a qualche marito, a qualche padre; e, sul finir dell’estate, non mancavan mai di spandersi nelle vigne, per diradar l’uve, e alleggerire a’ contadini le fatiche della vendemmia. Dall’una all’altra di quelle terre, dall’alture alla riva, da un poggio all’altro, correvano, e corrono tuttavia, strade e stradette, più o men ripide, o piane; ogni tanto affondate, sepolte tra due muri, donde, alzando lo sguardo, non iscoprite che un pezzo di cielo e qualche vetta di monte; ogni tanto elevate su terrapieni aperti: e da qui la vista spazia per prospetti più o meno estesi, ma ricchi sempre e sempre qualcosa nuovi, secondo che i diversi punti piglian più o meno della vasta scena circostante, e secondo che questa o quella parte campeggia o si scorcia, spunta o sparisce a vicenda. Dove un pezzo, dove un altro, dove una lunga distesa di quel vasto e variato specchio dell’acqua; di qua lago, chiuso all’estremità o piùttosto smarrito in un gruppo, in un andirivieni di montagne, e di mano in mano più allargato tra altri monti che si spiegano, a uno a uno, allo sguardo, e che l’acqua riflette capovolti, co’ paesetti posti sulle rive; di là braccio di fiume, poi lago, poi fiume ancora, che va a perdersi in lucido serpeggiamento pur tra’ monti che l’accompagnano, degradando via via, e perdendosi quasi anch’essi nell’orizzonte. Il luogo stesso da dove contemplate que’ vari spettacoli, vi fa spettacolo da ogni parte: il monte di cui passeggiate le falde, vi svolge, al di sopra, d’intorno, le sue cime e le balze, distinte, rilevate, mutabili quasi a ogni passo, aprendosi e contornandosi in gioghi ciò che v’era sembrato prima un sol giogo, e comparendo in vetta ciò che poco innanzi vi si rappresentava sulla costa: e l’ameno, il domestico di quelle falde tempera gradevolmente il selvaggio, e orna vie più il magnifico dell’altre vedute.

Può essere che nel 1840 questa roba fosse passabile, adesso è cacca.[2] Però il nostro editor laureato in lettere pensa ancora che spazzatura del genere sia Letteratura con la L maiuscola, e così ci ritroviamo nel 2010 un fantasy con un incipit del genere, roba da far vomitare i coniglietti:

Era ormai scesa la notte.
Le ultime pennellate rosse del tramonto stavano cedendo il passo alle tenebre, mentre le stelle già punteggiavano l’immensità della volta celeste. La luna illuminava con luce argentea i contrafforti della Catena Divisoria, la più vasta, smisurata e imponente fra le catene montuose.
Il silenzio della sera avvolgeva la vastità di quei monti maestosi, che ben pochi eguali avevano al mondo. Era una lunghissima cordigliera che tagliava Valdar da nord a sud, partendo dal golfo del Balthis, ghiacciato otto mesi all’anno, per arrivare al Sud estremo, ai confini con le terre del Warantu e delle sue sconfinate giungle pluviali.
La Catena Divisoria separava il continente in due tronconi: l’Ovest e l’Est. Una divisione che andava ben oltre quella geografica. Erano due mondi diversi in tutto e per tutto. Diversi per abitanti, cultura, credenze. Diversi e spesso opposti, lacerati da un’ostilità infinita che aveva scosso Valdar per tutta la sua travagliata storia.

Significa che conviene imitare il Manzoni? No. Solo se lo fate perché è l’unico romanzo che avete letto in vita vostra (lo so, lo so, non volevate leggere nemmeno quello, vi hanno costretto), be’, nessun problema. Così come non è un problema se adottate uno stile da temino di scuola. O scrivete come vi capita. Non solo non pregiudicate le possibilità di pubblicare, ma anzi, rifiutandovi di imparare a scrivere narrativa in maniera decente, aumentate le chance di impressionare un editor gonzo! Come direbbero i giapponesi: sugoi!

Copertina de Il Re Nero
… e alla fine in libreria arriva ciarpame del genere

Il mito della casa editrice “piccola ma seria”

Così funziona la faccenda se volete pubblicare con un editore medio-grande. E se invece puntate a una casa editrice più piccola, di quelle che oltre al guadagno tengono ancora alla qualità?[3]
Prima dovete trovarle, queste fantomatiche case editrici che tengono alla qualità.
Se una casa editrice pubblica in un anno 100 romanzi, c’è la possibilità che possa rischiarne uno. 99 romanzi con gli elfi yaoi o i vampiri innamorati e uno con i maiali volanti. Se il pubblico non apprezza i maiali, la perdita è ammortizzata dagli altri 99 libri.
Ma se una casa editrice pubblica in un anno tre romanzi? Ha molti meno margini di rischio, dunque il romanzo dei maiali non lo pubblica. A meno che non sia una di quelle case editrici che di fatto sono print-on-demand: tiratura iniziale bassissima, e poi nuove copie vengono stampate solo quando qualcuno le chiede.
Bellissimo! Ma questo non è pubblicare, non nel senso che dicevamo all’inizio: il romanzo in libreria. Che senso ha “pubblicare” quando dei libri fisici in libreria non si vede neanche l’ombra? Al massimo queste piccole case editrici spacciano qualche centinaio di copie (quando va bene[4]), tanto vale fare un centinaio di fotocopie della vostra opera e distribuirle agli inquilini del palazzo dove vivete. Stesso grado di “pubblicazione”.

Può essere che con gli ebook la situazione cambi. Che lo scenario tra cinque, dieci o vent’anni sarà del tutto diverso. Ora come ora se volete che qualcuno vi legga dovete avere le pile di romanzi in libreria. Romanzi che magari rimarranno invenduti… ma la vostra occasione l’avete avuta.

Pile di libri
La via della gloria

L’entusiasta aspirante scrittore dice: “Non mi importa se vendo pochissimo e non guadagnerò niente o quasi, pubblicando con la piccola ma seria casa editrice, lavorando con un editor professionista, imparo!”
Cosa impari? A buttare il tempo?
Per capire perché questo è un mito, bisogna chiarire cosa si intende per editing.

L’editing è un processo di revisione del testo che ha lo scopo di migliorarlo. Non sempre questo miglioramento è in senso assoluto, perché una casa editrice vuole vendere, non produrre “arte”. Così l’editing può cambiare un finale realistico ma triste con un lieto fine, se la casa editrice pensa che questo aumenterà le vendite. E ancora: se la casa editrice decide di rifilare il romanzo ai giovani adulti magari farà togliere sesso & violenza, non importa se fondamentali per la storia.
Ma lasciamo stare questi dettagli e assumiamo che l’editing serva a rendere più “bello” un manoscritto.
Cosa fa l’editor?

  • L’editor verifica che ad “alto livello” la storia funzioni. In caso contrario cancella/sposta/impone-all’autore-di-aggiungere altri capitoli. Taglia o suggerisce di inserire personaggi e situazioni.
  • L’editor si assicura che la storia sia coerente. Sia per quanto riguarda la coerenza interna sia per quanto riguarda i riferimenti esterni. Se un personaggio ha gli occhi azzurri a pagina 20 e verdi a pagina 71, l’editor lo segnala all’autore perché intervenga. Se l’autore descrive un inseguimento d’auto per le vie di Mosca, l’editor si collega a google maps e controlla che le strade combacino, se non è così dice all’autore di modificare.
  • L’editor controlla che scena per scena la storia proceda senza intoppi. Nel caso suggerisce le opportune modifiche. Magari la tal scena deve cominciare prima, o si trascina troppo a lungo. È troppo raccontata e andrebbe mostrata. Oppure è mostrato anche quello che forse si può scartare.
  • L’editor aggiusta lo stile, cercando di non stravolgere il modo di scrivere dell’autore. Si cambia l’ordine delle parole nella frase e delle frasi nel paragrafo, si tolgono gli aggettivi e gli avverbi inutili, si verifica che la punteggiatura abbia senso, ecc.
  • Infine c’è la correzione delle bozze per eliminare i refusi accumulati dopo tutto questo lavoro.

Quanto tempo richiede l’editing? È difficile quantificare il primo passaggio, quello dell’editing ad “alto livello”, perché può essere che la struttura della storia sia già solida e non richieda interventi drastici, come può essere richiesta una riscrittura da zero. Per i passaggi successivi, il The Chicago Manual of Style, quindicesima edizione, stima che un editor esperto debba lavorare dalle 85 alle 120 ore per un manoscritto di 100.000 parole (circa 350-400 pagine).

Copertina del The Chicago Manual of Style
Copertina del The Chicago Manual of Style, quindicesima edizione

Non è il tempo totale, a questo va aggiunto il tempo che l’autore impiega per scrivere le eventuali modifiche (se l’editor spiega all’autore che nel 1870 gli aerei a reazione non erano ancora stati inventati, è poi l’autore che deve cambiare la scena da viaggio in jet a viaggio in nave, tale scena non può inventarsela l’editor).
Contiamo che il nostro editor lavori otto ore al giorno, cinque giorni alla settimana. Sono dalle due alle tre settimane + il tempo richiesto per l’editing ad “alto livello”. Assumiamo che il romanzo di partenza non abbia bisogno di grande lavoro e che anche per l’editing ad “alto livello” ci vogliano un paio di settimane. Totale un mese di lavoro – nel senso più gretto del termine: ti alzi la mattina presto e stai lì sul manoscritto dalle 8 alle 5 con un’ora di pausa pranzo. Il giorno dopo ancora. E il successivo anche. Fino a sabato. Il lunedì successivo ricominci. E parliamo di un romanzo già ben impostato e di un editor esperto.
Visto che è un impegno a tempo pieno, il nostro editor o è ricco di famiglia o deve poter sopravvivere facendo l’editor. Un 1.000 euro al mese di stipendio vogliamo darglieli? È pochissimo contando quanto il lavoro sia difficile e specialistico – ovvio che qui parliamo di un editor che conosce il mestiere, non del gonzo laureato in lettere di cui sopra.

Editor al lavoro
Editor al lavoro fin dal primo mattino

Bene, 1.000 euro – minimo minimo – per l’editing. Una piccola casa editrice non li ha. E anche se li ha ci pensa dieci volte prima di spenderli così.
Una grossa casa editrice, se lo ritiene opportuno – l’editing non è obbligatorio, viene fatto solo perché si pensa che un romanzo pieno di errori possa vendere meno – ha i mezzi per affiancare a un autore un editor competente, una piccola no, anche volendo.

Perciò esistono case editrici “piccole ma serie”? Non voglio negarlo in maniera assoluta, certo se sei piccola non hai i mezzi materiali per offrire due dei servizi più importanti nell’editoria: editing e distribuzione. E non dico niente riguardo la promozione: nessuno si aspetta che la casa editrice “piccola ma seria” faccia pubblicità in televisione.

Le case editrici a pagamento

Sono quelle case editrici che richiedono un contributo all’autore. Direttamente in denaro o costringendolo all’acquisto di copie del suo stesso libro o facendo pagare cifre astronomiche per servizi che le normali case editrici offrono gratis (per esempio l’assegnazione dell’ISBN).
Le case editrici a pagamento non svolgono attività illegali, ma sono sullo stesso piano degli astrologi, dei guaritori, dei sensitivi e di altri ciarlatani simili. Chiedono soldi e in cambio non danno niente. Le case editrici a pagamento non fanno editing, non distribuiscono, non fanno promozione – se dichiarano il contrario mentono. Il loro business consiste solo nello spennare gli aspiranti scrittori.

Non esistono case editrici a pagamento serie. Per definizione. Così come il cartomante serio non esiste (dato che sono tutte balle), allo stesso modo un editore che chiede soldi ai suoi autori invece di darglieli non può essere definito serio. Non ci sono né se, né ma. Se chiedi soldi ai tuoi autori non sei un editore serio.

Aggiungo: se paghi per pubblicare sei scemo. Ed è questa la ragione per la quale io non leggo più romanzi pubblicati a pagamento. Se l’autore è scemo, che possibilità ci sono che abbia scritto un buon libro? Nessuna.
Perché è scemo? Perché gli stessi servizi che offre la casa editrice a pagamento si possono ottenere a prezzi molto più bassi o gratuitamente sfruttando Internet e il print-on-demand.
Se butti via 500, 1.000, 3.000 euro (e ci sono case editrici a pagamento che chiedono anche di più) per un servizio che altrove è gratuito sei scemo – o hai i soldi che ti escono dalle orecchie, perché non li doni in beneficienza?
In ogni caso le case editrici a pagamento non pubblicano nel senso che abbiamo considerato all’inizio (i romanzi in libreria), perciò è inutile insistere. Se volete pubblicare cercate altre vie.

Banconote
Le case editrici con contributo sono sempre interessate al vostro talento

Agenti e agenzie letterarie

Un agente è un tizio che piazza il vostro romanzo presso le case editrici e cerca di spuntare il contratto più vantaggioso per voi. Può essere utile avere un agente – le case editrici tendono a privilegiare i manoscritti proposti da un agente – ma attenzione ai truffatori.

Gli agenti seri non chiedono tasse di lettura. Voi presentate il manoscritto e l’agente decide se rappresentarlo o no. Se sceglie di rappresentarlo e riesce a venderlo a una casa editrice intascherà una percentuale (10-15%) sui vostri futuri guadagni. Una percentuale sui futuri guadagni. In altre parole se voi non guadagnate niente, neanche l’agente vede un euro.
Qual è il problema della tassa di lettura? Lo stesso delle case editrici a pagamento. Se l’agente guadagna già con gli autori, che interesse ha a darsi da fare per piazzare i manoscritti presso le case editrici? Peggio, che interesse ha a leggere i manoscritti? Può intascare le tasse di lettura e girarsi i pollici. O fare un secondo lavoro.
Perdere tempo dietro a montagne di manoscritti-spazzatura è il “rischio d’impresa” dell’agente. Se voi pagate in anticipo, l’agente non ha più alcun stimolo a lavorare.
Al massimo un agente può richiedere il rimborso delle spese (documentate), se per esempio ha dovuto fare un fantastilione di fotocopie per inviare il romanzo a cento case editrici. Ma questo rimborso spese sarà sempre dedotto dai vostri futuri guadagni. Se nessuna casa editrice pubblica il romanzo, l’agente si tiene le spese.

Agenti e agenzie letterarie oltre alla rappresentanza spesso offrono vari servizi, i due più comuni sono:

Icona di un gamberetto Editing. A prezzi altissimi – d’altra parte, come visto prima, meno di 1.000 euro è irrealistico – e più spesso che no il lavoro è tutt’altro che professionale.
Per esempio una volta ho trovato un link alla pagina di un tizio che si dichiara “editor professionista”, avendo lavorato per diverse case editrici. Per un “editing professionale” vuole 8 euro a cartella (2.000 caratteri spazi inclusi) + IVA. In altre parole l’editing del romanzo da 100.000 parole (500-600.000 caratteri) vi costerebbe 2.000-2.400 euro + IVA.
Il sedicente editor propone la seguente perla, per dimostrare la propria competenza.
Prima:

Peppino entrò in casa di corsa in preda a un raccapricciante terrore aprendo la porta, poi la chiuse con violenza dando tutte le mandate a tutte le serrature. Si tolse frettolosamente il cappotto firmato e la sciarpa di seta e li appese all’appendiabiti, si sfilò velocemente i guanti di cachemire e li poggiò sul tavolo di legno bruno. Poi si diresse a larghi passi verso il grande divano e vi si sedette; il pericolo incombente sembrava essersi dileguato e finalmente si concesse un po’ di respiro.

Dopo il suo brillante intervento:

Peppino corse in casa e si serrò dietro la porta. In pochi attimi si era liberato dei suoi lussuosi abiti per abbandonarsi sul divano. Solo allora, sentendosi al sicuro, iniziò a calmarsi.

Il “prima” è brutto, ma il “dopo” è peggio. Il nostro editor deve aver sentito da qualche parte che bisogna eliminare i particolari inutili e imperterrito procede. Non ha capito però che questo non vuol dire passare dal mostrare al raccontare. Non si deve “riassumere”. La storia dovrà sempre essere basata su particolari, su dettagli concreti, solo occorrerà sceglierli con oculatezza.

Pensateci sopra cento volte prima di pagare per l’editing. Perché, sempre che otteniate un servizio buono, sarà solo soddisfazione personale. Il piacere vostro di avere un manoscritto migliore. Ribadisco: dal punto di vista delle possibilità di pubblicazione lo stile è ininfluente. Se spendete 2.000 euro sperando così di avere più chance di pubblicare, be’, scordatevelo, non funziona in questa maniera.
Infine tenete presente che un editing serio richiede la vostra collaborazione. Oltre a spendere i 2.000 euro dovete anche investire un certo numero di ore per revisionare il testo secondo le indicazioni dell’editor.

Icona di un gamberetto Valutazioni. Pagate e loro “valutano” il vostro romanzo. Sono soldi buttati. Perché? Perché per pubblicare bisogna attenersi ai quattro criteri di cui sopra, e siete capaci da soli di capire se il vostro romanzo parla di vampiri innamorati o no; sapete benissimo da soli se siete raccomandati o no. Nessun giudizio sulle capacità letterarie ha importanza. Vi dicono che il romanzo è brutto? E allora? Vi dicono che è bello? E con ciò?
Stiamo parlando di pubblicazione, in ambito fantasy, in Italia: chissenefrega se il romanzo è bello o brutto?

Tra l’altro, anche nell’ambito valutazioni, è difficile trovare persone competenti. Quella che segue è la “valutazione” di un’agenzia letteraria. Ho cambiato il nome del romanzo in oggetto su richiesta dell’autore.

L’impiccato

Contenuto e trama

Un romanzo contemporaneo che narra una storia ai limiti della realtà, che attraverso un percorso di morale dubbia giunge a una soluzione inaspettata.
Tra queste pagine si ha la rappresentazione di una gioventù che ormai trova difficoltà nello stupirsi, e che mostra un cinismo caratteristico sempre più prepotente della nostra epoca.
La forza de L’impiccato, è proprio nella caratterizzazione dei personaggi, soggetti provenienti dalle più differenti estrazioni sociali, intesa come nuova distinzione fatta in base alle passioni che si coltivano, che condividono un’esistenza che per essere considerata accettabile deve passare attraverso determinati passaggi psicologici.
La costruzione del romanzo, dei dialoghi, degli attori e della stessa trama ricorda molto lo stile di Ammanniti, in particolare nella raccolta Fango.

Stile e padronanza della lingua

L’autore ha sufficiente padronanza del linguaggio, che è appropriato alla materia del romanzo. Anche la sintassi e la grammatica sono curate e non presentano errori.
Il problema principale del romanzo è la non sempre cura riservata al lessico, il sintomo è da ritrovarsi nelle molte ripetizioni che si incontrano, che hanno anche lo svantaggio di appesantire la lettura e distrarre il lettore dal significato che si intende esprimere.
Alcuni esempi:

[Estratto di 4 righe entro pagina 6 (su 170) del romanzo]

[Estratto di 6 righe entro pagina 6 (su 170) del romanzo]

[Estratto di 5 righe entro pagina 6 (su 170) del romanzo]

In ultimo andrebbero rivisti i segni grafici e uniformarli, per evitare soprattutto la confusione nell’utilizzo dei corsivi, che non sempre sono utilizzati secondo le principali norme redazionali vigenti.

Rapporto con il mercato editoriale

L’impiccato è un romanzo contemporaneo che ha buone possibilità di diventare un prodotto editoriale apprezzato da un pubblico di lettori appartenenti a una fascia di età compresa dai quindici ai trent’anni.
La sua forza dell’opera è nell’analisi di alcune manie moderne, ormai così permeate nella nostra cultura da passare inosservate.

Conclusioni

In conclusione, si tratta di un lavoro abbastanza valido e ben concepito che, con le dovute revisioni alla struttura e allo stile del testo, in riferimento soprattutto alla problematica legata alle ripetizioni, potrebbe avere discrete possibilità di essere accolto all’interno del mercato editoriale.

Voi pagate è il risultato sono poche parole a vanvera, con l’unico suggerimento concreto di evitare le ripetizioni – tra l’altro suggerimento da prendere sempre con le pinze, perché spesso una ripetizione è meglio di un brutto sinonimo.

Ultimi consigli

Questa è la situazione. Se volete pubblicare, se volete avere la soddisfazione di vedere il vostro romanzo sugli scaffali delle librerie, seguite le indicazioni dei quattro criteri. È la via più semplice, se non proprio l’unica via.

Se invece la pubblicazione non è la vostra priorità, i criteri per scrivere opere decenti sono arcinoti, ma li riassumo per l’ennesima volta:

Icona di un gamberetto Studiate la tecnica narrativa. Prendete un manuale, studiatevelo, spulciate la bibliografia, procuratevi i titoli citati, ricominciate. Incapperete in testi che parlano di narrativa in maniera quasi scientifica, altri che sono più reminiscenze o esperienze personali dell’autore, testi che sconfinano nella linguistica o nella semiologia. Tutto fa brodo. Ed è anche divertente. Sarà una perversione mia, ma a me piace leggere testi che parlano di narrativa; imparare trucchi nuovi e scoprire tecniche che non conoscevo.
Siate umili. Se siete alle prime armi – e non è assurdo considerarsi tali fino al decimo romanzo – anche Scrivere Narrativa per Gonzi sarà d’aiuto. Dirò di più: se gli autori di fantasy italiani si studiassero il manuale più terra terra e ne seguissero alla lettera i consigli, scriverebbero dieci volte meglio di come scrivono adesso.

Icona di un gamberetto Leggete tanto. Dovete conoscere molto bene il vostro genere preferito e magari non guastano i generi limitrofi. Almeno. Leggere tanto significa cinquanta, cento o anche più romanzi all’anno. Senza contare i libri di scuola o i libri che leggerete per documentarvi. È probabile che prima o poi sarete costretti a imparare l’inglese, perché altrimenti vi tagliate fuori da troppo materiale interessante, sia come narrativa sia come saggistica.
Approfittate dei lettori di ebook e della pirateria. Lo scopo adesso è scrivere bene, non rinunciate a quel classico o a quell’altro manuale solo perché sono fuori catalogo e non si trovano in biblioteca.

Divorate tanti libri, come il coniglietto! (nota bene: il filmato ha solo valore dimostrativo, non ritrae il Coniglietto Grumo)

Icona di un gamberetto Fate esercizio. Cercate di scrivere narrativa tutti i giorni. Conta solo la narrativa. Gli articoli per il blog, i compiti per l’università, la lista della spesa non servono a niente – parlo per esperienza personale. Per imparare a scrivere narrativa, dovete scrivere narrativa.

Icona di un gamberetto Non frignate. Spesso gli scrittori (aspiranti e pubblicati) nostrani frignano. Frignano che nessuno li pubblica, frignano che se sono pubblicati non vendono, frignano che la critica li massacra e così via.
Uno dei pianti più frequenti riguarda il fatto che gli italiani leggono poco. Ah, se fossimo in America! Con il pubblico che divora un libro dopo l’altro! Ci sarebbero molte più possibilità per tutti!
Jim C. Hines, autore fantasy americano, ha condotto un’inchiesta tra i suoi colleghi riguardo la prima pubblicazione. Ha interpellato 247 autori, la buona parte dei quali autori di fantasy o fantascienza.
Cosa si evince? Per esempio che la prima pubblicazione avviene in media all’età di 36,2 anni (mediana 36), e questo dopo 11,6 anni di pratica (mediana 10).
Lasciamo un attimo da parte l’età che può essere influenzata da tanti fattori (una persona voleva studiare, o era impegnata con il lavoro e ha cominciato a scrivere solo in pensione o altro), l’altro dato mi pare significativo: 11 anni di pratica. Non sei mesi, non: “Ho scritto un romanzo l’estate scorsa e adesso me lo devono pubblicare!!!”
La verità è che praticamente tutti gli autori fantasy nostrani e la gran parte degli aspiranti devono ringraziare i Santi del Paradiso di essere nati in Italia. Perché forse solo in Italia hanno una possibilità di pubblicare e vendere senza la minima preparazione e senza il minimo impegno.

* * *

note:
 [1] ^ Questa affermazione non è basata sul sentito dire. Non è basata sul fare di tutta un’erba un fascio. È basata sulla lettura di decine di romanzi. Pubblicati dalle grosse case editrici, dalle medie, dalle piccole.
Quando mi riferisco al fantasy italiano in termini di spazzatura, non è una generalizzazione: ho rivoltato il cassonetto e ho esaminato i rifiuti. Uno per uno. Anche quelli sudici di vomito di gatto.

 [2] ^ Prima che i troll vengano a rompere le scatole: non sto giudicando “cacca” I Promessi Sposi nel suo complesso, sto giudicando “cacca” lo stile dell’incipit, questo nauseante wall of text infarcito di stucchevoli e inutili descrizioni geografiche.

 [3] ^ Supporre che le piccole case editrici privilegino la qualità è un discorso teorico. Si basa sull’assunto che essendoci in gioco meno soldi e meno prestigio ci sia anche meno corruzione.
Però, passando in rassegna i cataloghi di molte piccole case editrici, emergono scelte discutibili. Non sembra proprio che la qualità sia stata messa al primo posto.

 [4] ^ Esempio: le Edizioni Della Vigna, una piccola casa editrice non a pagamento che spesso pubblica autori italiani di narrativa fantastica. Nel documento guida per l’invio dei manoscritti di luglio 2010 si può leggere (enfasi mia):

Va bene, ma quante copie ne venderete? È un dato molto variabile; di solito per la versione stampata dalle 50 alle 300 copie, con eccezioni sia verso alto sia verso il basso. Per la versione elettronica, il mercato è ancora troppo giovane per poter fornire delle statistiche; comunque, attualmente meno delle cartacee.


Approfondimenti:

bandiera IT Intervista con uno “scrittore”. “Hai avuto difficoltà a trovare un editore?” “Per questo devo ringraziare Pierdomenico.”
bandiera IT Sitael presso il sito dell’editore. Godetevi l’estratto
bandiera IT Il testo integrale de I Promessi Sposi
bandiera EN The Chicago Manual of Style, quindicesima edizione su gigapedia
bandiera EN I coniglietti disapprovano

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169 Commenti a “Sull’editoria fantasy in Italia”

Pagine: « 2 [1] Mostra tutto

  1. 69 Emile

    Ecco, commenti come quello di A.D. fanno cadere i coglioni, perlomeno le prime righe.

  2. 68 tasso barbasso

    @Murasaki

    Giusto! Il punto è che in Italia (diamo per scontato che la situazione italiana sia particolarmente “grave” rispetto a quanto accade nel resto del mondo occidentale) l’intera società continua a modellarsi intorno a strutture di potere che sono, essenzialmente, gerontocratiche, regressive e incredibilmente conservatrici! Un esempio concreto: da qualche parte leggevo che Elio Vittorini, al tempo in cui era direttore editoriale della Mondadori, sconsigliò la pubblicazione del Signore degli Anelli, perché secondo lui sarebbe stato un eccessivo “arrischiare”. È logico! Era troppo presto: meglio attendere gli sviluppi della situazione. Questo “attendere e accodarsi” è sempre stato un aspetto importante della cultura italiana. Poi c’è anche dell’altro, per fortuna, però…

  3. 67 zeros

    @ tassobarbasso: ci tengo a sottolineare che la mia non era una difesa della Fiorentino e della sua creatura, né della sua frase.
    Dire quel che ha detto lei equivale a dire:
    “Sai, ieri mi sono svegliato con una gran voglia di andare a zonzo con un sottomarino a propulsione nucleare. Non so nemmeno cosa sia un sottomarino, figurarsi la propulsione, o cosa vuol dire nucleare, ma me ne sono costruito uno fichissimo in un paio d’ore. Ti piace?”
    La frase “mi sono scritta quel che volevo leggere”, nel suo demente contesto, è, appunto, demente.
    Fuori da quel contesto insensato, è una frase positiva (che poi con Lucarelli crei a posteriori un mito di auto-leggitimazione, è un’altra storia, per quanto vera ;) )

    @ Mr. Giobblin: Credo che dovremo aspettare ancora un po’ per goderci “adolescente timida si innamora del compagno di banco che in realtà è Puffo Avventuroso Ma Sensibile, rimodellato e ingrandito da un incantesimo, che sta provando le meraviglie del metro e ottanta di altezza”. Appena scadrà il copyright ce lo regaleranno, dobbiamo solo aspettare impazienti! ^_^’

  4. 66 A.D.

    Può essere che nel 1840 questa roba fosse passabile, adesso è cacca.
    Ma tu sei completamante fuori di testa! Un’affermazione del genere rende cacca le tue recensioni, ci hai pensato? Il vero problema, comunque, non è questo. Il vero problema è che se oggi la narrativa italiana del fantastico è immondizia la colpa è anche della TUA generazione, cresciuta con immondizie giapponesi ancora più orrende, le quali hanno tagliato le gambe a fior fiori di autori italiani. Come accadde nel mondo dei fumetti, che era un ottimo banco di prova, nonché trampolino di lancio, per giovani talenti. Che poi le case editrici italiane abbiano le loro pecche, non ci piove, per carità! Ma esse sono delle mere imprese: se a molti piace la merda, loro sfornano merda (giapponese o italiana che sia).
    Riguardo la ragazzina del video, posso solo dire che più in basso di così non si poteva scendere. Ma sta anche a persone come te, almeno in apparenza competenti e appassionate, tentare nel piccolo consentito di cambiare le cose. O no? E non solo dicendo: “E’ tutta cacca!” perché (e credo che tu lo sappia) non è così. C’è un sottobosco, anche fra piccoli editori e sul web, dove “strisciano” cose interessanti. E non solo.
    Ciao.

  5. 65 tasso barbasso

    Io credo che sia giusto considerare il Don Chisciotte come il vero punto di partenza del romanzo moderno. D’altra parte pare che il Cervantes ci sia arrivato inopinatamente, per aggiunte e perfezionamenti successivi. Infatti il Don Chisciotte ci appare oggi (come diceva qualcuno che se ne intendeva) piuttosto grezzo sul piano narrativo e lontanissimo dalla “maturità” del romanzo ottocentesco. E come poteva essere altrimenti? Però Cervantes era un genio intuitivo; per questo riuscì a creare una coppia di protagonisti di forza devastante, e seppe immergerli in una storia che in molti passaggi (non tutti, per carità!) è di una bellezza devastante. Si, vabbe’, ma… Manzoni, Cervantes… Come si può questionare sulla maggiore o minore bontà della crema, mentre di fronte a noi giacciono sostanze neanche commestibili?! In questo modo si corre il rischio di deformare la realtà, anche perché (andando nel concreto) non credo che la cultura classica e poco aggiornata (usiamo un gentile eufemismo) di molti editor possa essere seriamente considerata uno dei fattori fondamentali dell’attuale disastro.

  6. 64 Murasaki

    Lasciando un po’ da parte i PS (che non ha affatto una trama banale; era una delle trame che usavano all’epoca, come nel Trecento andavano assai di moda i romanzi con bei cavalieri che si facevano belle dame e, a volte anche con le belle dame, compivano imprese decisamente fantasy):
    la situazione dell’editoria italiana è grigia, non solo nella fantasy, per i motivi elencati da Gamberetta: manca qualsiasi forma di progetto editoriale. Il grido degli editori è “spolpiamo la carcassa finché c’è”, ma la carcassa viene sempre da fuori – Twilight viene dagli USA, Harry Potter dall’Inghilterra. In Italia si pubblicano non tanto varianti sul tema, ma cloni di cloni di brutte copie rabberciate dall’originale che viene da fuori (e che magari già di partenza non era poi questo grandioso capolavoro).
    Questo funziona a brevissimo termine e non forma i lettori, finisce solo per saturarli e nausearli in tempi brevi. Le ragazzine leggono volentieri Twilight, magari anche i diari del vampiro, poi qualcos’altro e poi si saturano e il filone si chiude per esaurimento (del lettore) che non avendo avuto, ad esempio, l’opportunità di leggersi una bella serie di romanzi dedicati alle avventure dei maiali verdi, invece di continuare a leggere fantasy passa a qualcos’altro al grido di “Sono stufo/a di vampiri”, magari dopo aver stabilito che “a parte Twilight sono tutte cavolate”.
    Il qualcos’altro però sarà probabilmente straniero perché gli editori italiani continueranno a rifilare allo sventurato lettore di turno roba sempre più indigeribile.
    Ora, io non ho nulla – veramente nulla – contro i bestseller stranieri. Ad occhio però penso che per gli editori italiani sarebbe più accorto cercare di costruire anche dei bestseller italiani, e per i lettori italiani (categoria di cui mi glorio di far parte nel ruolo di Lettrice Onnivora) sarebbe più comodo non dover passare da una fregatura all’altra tutte le volte che hanno la malcapitata idea di comprarsi un libro.
    Perché mi sembra (anche dalle recensioni di Gamberetta) che qui, più che uccidere la gallina dalle uova d’oro si stiano financo schiacciando le uova dalle quali potrebbe nascere la gallina che potrebbe fare delle uova d’argento.
    Ma non è solo un problema della letteratura fantasy – la discografia, per dirne una, si trova nella stessa identica situazione.

  7. 63 Mr. Giobblin

    @ Fabio

    A questo punto, è inevitabile il prossimo passo: i Puffi.
    Questi “romanzi” che intasano le librerie hanno tutti lo stesso tipo di personaggi, talmente uguali che basta sostituire “demone” ad “angelo” o “licantropo” e la storia non cambia di una virgola.
    E tutti ad applaudire per la straordinaria “rilettura” di famose icone del soprannaturale. Sigh.

  8. 62 Tapiroulant

    I Promessi Sposi può essere considerato il primo romanzo italiano.

    Vaglielo a dire a quello stronzo del Boccaccio.

    Ci si trovava nell’epoca in cui il romanzo in generale era agli albori.

    Bravo, diglielo a quegli altri stronzi di Rabelais, Cervantes, Defoe e Madame de la Fayette, giusto per citare autori vissuti tra i 200 e i 300 anni prima di Manzoni.

  9. 61 Emile

    Io avevo letto la trama di un libro dove un angelo-studentessa (WTF???) si innamorava di un diavolo, non oso nemmeno pensare QUANTO potesse fare schifo.

  10. 60 Fabio

    Aggiornamento nauseante: adesso non vanno più di moda i vampiri e le scolarette dementi, vanno di moda gli ANGELI (che siano prescelti, guerrieri, esseri superiori, gente qualunque, innamorati di fazioni opposte). Che l’Angelo di Dio mi fulmini se leggerò un romanzo di questa moda, skippati i vampiri, questi faranno la stessa cosa.
    Ma non esiste più il lusso di essere controcorrente?

    La cosa più schifosa è che quando si inaugura una corrente, tutto ciò che se ne distacca trova la porta chiusa, serrata, e la varietà e la qualità della narrativa ne risente. Come ha giustamente detto Gamberetta.
    Che palle.

  11. 59 Emile

    Io non capisco la gente che continua a ripetere che i PS fanno parte della storia, vanno contestualizzati ecc, come se non si fosse partiti premettendo subito questo.
    Il punto è che, per MOLTISSIMI, i PS sono un capolavoro trasportati di peso nel 2010, che il suo incipit sia meraviglioso ecc (comunque Borromeo ad esempio rimane un personaggio del cazzo anche nell’epoca in cui è stato scritto)

  12. 58 ATNO

    Bel post. Grazie. Deve esser stato impegnativo da parte tua :P
    Comunque sarebbe meglio non citare Manzoni, perchè:
    1)Si era nell’800.
    2)I Promessi Sposi può essere considerato il primo romanzo italiano.
    3)Ci si trovava nell’epoca in cui il romanzo in generale era agli albori.

  13. 57 Samuele

    E’ un po’ che seguo il blog e ho notato che molti titoli hanno rimandi a gigapedia. Non penso di essere l’unico a trovare il sito costantemente bloccato o con registrazione impossibile. E’ sempre così oppure avendo un po’ di pazienza le cose si risolvono? Mi dispiace molto leggere gli articoli e non avere poi la possibilità di andare a consultare qualche rimando.

  14. 56 Olorin

    Direi che poche esperienze, mi hanno deluso quanto quella di avere a che fare col mondo fantasy. E sto parlando di tutto il mondo fantasy, forumisti, editori, aspiranti scrittori, pseudo scrittori che fossero.

    Rare le eccezioni, davvero.

    Invidia, supponenza, arroganza, spocchia, presunzione, arrivismo, non solo degli addetti ai lavori, ma anche di chi si spaccia quale tedoforo del sacro fuoco artistico. Questo articolo, potrei prenderlo pari pari e trasporlo su una rivista specializzata del settore in cui lavoro, che per essere chiari, è più le volte che finisce in quinta pagina del corriere, piuttosto che no.

    Mi ero illuso invece, che la passione per un genere in cui l’ingenuità delle premesse, avevano sempre fatto sì che in esso Bene e Male fossero fin troppo chiaramente distinti e la scelta tra l’uno e l’altro inverosimilmente semplice, avesse coinvolto persone migliori.

    Bell’articolo, comunque. Triste, ma bell’articolo.

  15. 55 tasso barbasso

    @zeros.

    A integrazione.
    Con il suo aneddoto Lucarelli costruisce un mito (sono diventato così bravo e apprezzato perché ho sempre avuto una passione innata, ecc…) intorno al suo stesso “personaggio”: ho studiato, lavorato, sono cresciuto e migliorato, sono stato apprezzato, letto, quasi storicizzato, e ora vi racconto come è nato il tutto. Nell’autrice bambina il discorso viene rovesciato: vi diciamo che questa bambina è mitica perché è già in grado di produrre delle opere godibili e preziose (infatti ve le vendiamo a caro prezzo), anche se la sua cultura letteraria e la sua esperienza sono (per logica e per sua stessa ammissione) estremamente limitate. Come per dire: tutto quello che scrive lo crea dal (quasi) nulla del suo inconscio bambino! Un mito che precede il processo di mitizzazione!

  16. 54 ???

    Ho visto il video e in effetti non c’è niente di salvabile.
    La frase logica di cui parliamo vien buttata alle ortiche dalle altre.

    Si vede che sono troppo buonista…

  17. 53 tasso barbasso

    Ma per carità, zeros, sono d’accordo con te al 100%!
    Riguardo al fatto in questione: non stiamo parlando di una bambina che, come Lucarelli (e chissà quanti altri, per fortuna) ha usato fantasia e intelligenza per cominciare a immergersi in una sua passione. Qui stiamo parlando di una bambina a cui (se non ho capito male) hanno pubblicato, distribuito e pubblicizzato un romanzo in edizione di lusso! Capisci? La mia è una considerazione sociologica. L’aneddoto curioso (la schifezza di due pagine) che il bravo Lucarelli ci racconta oggi (molti anni dopo averlo vissuto) come una specie di divertente epifania, nella nostra realtà di oggi si è trasformato in una bambina/autrice/trailer che mettono davanti ad una telecamera, per venderci letteratura (!) recitando una frase che (probabilmente) le è appena stata suggerita dal responsabile marketing della casa editrice. Non vedi l’abiezione? Il ricordo (e il senso condivisibile e preziosissimo!) dell’esperienza di Lucarelli, in bocca a quella bambina, in quel contesto, diventa una grottesca dimostrazione di decadenza. Non credi?

  18. 52 tasso barbasso

    ???/Gamberetta

    Hai ragione, per far capire pienamente il senso di quella frase avrei dovuto citare anche la frase precedente (cosa già fatta da Gamberetta, peraltro): “non avevo mai letto niente di fantasy”! Ora ammetterai che se una autrice/bambina (presumibilmente non avrà avuto il tempo di imparare molto) ci dice che quel poco che ha letto non ha niente a che fare con il genere che si è messa a scrivere, e poi aggiunge che prima ancora di cominciare a cercarle in libreria, le cose di quel genere, ha pensato (per praticità?) fosse meglio mettersi a scrivere una cosa che, lei stessa, ancora non sapeva cosa fosse, perché non ci si era mai imbattuta in vita sua… be’… non è evidente che tutto questo è affascinante?

  19. 51 Ste

    Il Signore degli anelli oggi è una fila di clichè e di stereotipi ma perchè è stata copiato in tutti i modi possibili, quando è uscito poteva ancora essere “originale”.
    Credo che sia ingiusto non del tutto corretto parlare di clichè quasi un secolo dopo la pubblicazione di un libro. Se oggi dovesse uscire un libro con gerani mannari che di notte si trasformano in funghi vampiri e per 80 anni queste creature venissero sfruttate all’inverosimile bhè non posso, fra 80 anni, dire che il libro originale era pieno di clichè e mancava di originalità.
    Potrò dire, come nel caso dei PS, se l’incipt è decente o meno, se era scritto bene o da cani.

  20. 50 Sian

    Siamo obbiettivi, “I Promessi Sposi” ha una trama scontata e banale mentre “Il Signore degli Anelli” è auto compiaciuto, però i rispettivi autori hanno amato le loro opere e le hanno curate minuziosamente. Quanti autori di fantasy italiano lo fanno?
    In pochi, lo fanno in pochi. La maggior parte si limita a mettere in riga delle parole, che vanno a formare frasi e quindi periodi di una banalità sconcertante, la loro stessa storia non ha niente da comunicarci: è fine a se stessa, è vuota, è piatta, è puro commercio.
    Teniamo cari i vecchi autori ammuffiti, perché quelli nuovi fanno paura!

    Io aspetto una spiegazione logica e razionale a questa colate di pattume fumante, a questi adoranti spazzini che blaterano di innovazioni inesistenti e tutto sommato capisco chi pubblica l’ennesima storia di puro lovvo fra una ragazza ed una creatura immortale a scelta… Le case editrici devono campare. Mi preoccupa chi legge, chi scrive ‘ste porcherie, non chi le pubblica.

  21. 49 Emile

    @Baldurian: decisamente sì.
    Per i canoni di oggi il SdA presenta una storia banalissima, personaggi super stereotipati e piatti (ad eccezione di Gollum, l’unico che sembra realmente “vivo”) e un mare di passaggi semplicemente PALLOSI.
    E’ un’opera che in certi momenti sa essere molto evocativa, ma un fantasy odierno di buona qualità gli piscia senza problemi in testa.

    (OVVIAMENTE l’importanza storica del libro è tutta un’altra faccenda)

  22. 48 Baldurian

    Inoltre sono “invecchiati” DECISAMENTE male, un pò come Il Signore degli Anelli.

    Il Signore degli Anelli… seriously?

  23. 47 Mr. Giobblin

    @ zeros:

    Anche a me è venuta in mente l’intervista di Lucarelli!
    Comunque condivido in pieno: l’importante è il percorso. Imparare, spaziare tra i generi, creare una propria alchimia. Scrivere con un bagaglio di conoscenze praticamente nullo dà vita a polpettoni infarciti di clichè.
    O al successo editoriale del secolo, a quanto pare!

  24. 46 zeros

    @ tassobarbasso: in un’intervista Lucarelli diceva di aver cominciato a scrivere da bambino, perché in televisione non c’era lo sceneggiato d’avventura che gli piaceva. E così, ha scritto una storia che mischiava tutto quello che avrebbe voluto vedere in tv: cowboy, giungla, soldati, esploratori, spari e avventura a frotte. Se non ricordo male disse che era una schifezza di una o due pagine. Ma ha cominciato così, scrivendo quello che avrebbe voluto vedere e vivere per divertirsi.
    Scrivere quel che vorresti leggere non è un brutto punto di partenza, l’importante è la strada che fai dopo e quel che desideri leggere, come sottolinea giustamente ???.
    Se tutto ciò a cui aspiri sono vampiri centenari innamorati del loro pranzo ambulante, quello scriverai…

  25. 45 Gamberetta

    @Il Bidello Talpa. Vedi questo commento e commenti limitrofi.

    @???. Il filmato è quello nell’articolo. Guardalo, altrimenti non si può apprezzare la citazione.

  26. 44 Il Bidello Talpa

    Gamberetta, perdonami se vado leggermente fuori tema: ho visto che su Gigapedia le registrazioni sono chiuse. Mi devo attaccare al tram?

  27. 43 ???

    @ Tasso Barbasso

    Non ho visto il video, ma la frase che riporti non è sbagliata: ogni scrittore dovrebbe scrivere una storia perché gli piace quella storia.

    Se sto a guardare solo a quello che piace al pubblico, finisco con lo scrivere romazi erotici per tredicenni storie di vampiri che, al sole, invece di bruciare, sbrilluccicano e inferiorità mentali del genere.

    Non il massimo.

    Poi, ovvio, se la scrittrice immagina una storia pallosa e la scrive da cani…

  28. 42 ZioJigen

    Guarda, sono commosso.
    Divertente fino alle lacrime ed equamente raccapricciante fino a piangere.
    complimenti e buon ritorno

  29. 41 Fabio

    analisi impeccabile. Tanto di cappello.
    Il mio consiglio è scrivere per scrivere, perchè ami la narrativa e perchè ti piace raccontare il tuo mondo e anche imparare un mestiere nuovo.
    Al diavolo la pubblicazione.

  30. 40 tasso barbasso

    Quel video sull’autrice di Sitael è impressionante! Testualmente: “Volevo leggere una storia del genere ma anziché cercarla ho deciso di scriverla”(!!). Di una abiezione intellettuale affascinante!

  31. 39 Murasaki

    @ Zino

    A me invece Manzoni non sta affatto sulle balle, i Promessi Sposi mi piace molto, lo trovo un romanzo eccellente dal punto di vista narrativo e da qualsiasi altro punto di vista e lo rileggo periodicamente molto volentieri. Concordo quindi con Goethe e anche con Poe.
    Ma né Goethe né Poe elogiano l’inizio, mi sembra. E’ vero che nei PS ci sono ottime descrizioni e tutto il resto. Resta il fatto che l’inizio è terrificante, e che pochi romanzi ottocenteschi possono vantare qualcosa di altrettanto pedante, noioso, legnoso e sforzato come incipit.
    Come osserva giustamente l’esimia tenutaria di questo blog, non apprezzare l’inizio dei PS NON vuol dire sputare su tutto il romanzo nel suo complesso.

    (Sì, mi piace moltissimo anche il Signore degli Anelli. e trovo che il suo inizio sia di gran lunga più migliore assai di quello dei PS)

  32. 38 Gamberetta

    @Zino Davidoff. Ho sempre condiviso il giudizio finale di E. A. Poe in quella recensione: I Promessi Sposi è un affarone… a 42 centesimi. E condivido che la “qualità” sia la stessa dei romanzi di Cooper…

    Comunque non mi interessa il valore de I Promessi Sposi. Il punto è un altro, il punto è che nessuno scrittore serio comincia il suo romanzo con una descrizione geografica statica in quella maniera. Specialmente uno scrittore esordiente, perché lo scrittore esordiente sa che deve fin dalla prima pagina impressionare l’eventuale editor.
    E il casino è che l’editor è impressionato sul serio! Invece di cestinare il manoscritto lo pubblica e invece di tagliare quell’obbrobrio lo lascia.
    C’è una completa assenza di professionalità a tutti i livelli.

  33. 37 Zino Davidoff

    @Murasaki

    «Devo dirle», furono le prime parole che Goethe mi rivolse oggi a tavola, «devo dirle che il romanzo di Manzoni supera tutto ciò che conosciamo in questo genere. Basti dirle che l’elemento interiore, ossia tutto ciò che deriva dall’anima del poeta, è perfetto, e che l’elemento esteriore – le descrizioni dei luoghi e simili – non è affatto da meno rispetto alle grandi qualità interiori. Ciò significa qualcosa». (Dai “colloqui con Eckermann”)

    “Qui c’è una potenza che non ci facciamo scrupolo di elogiare pienamente.[...]Quest’opera giunge come messaggera di buone novelle al mondo dei lettori. Ecco un libro pari, per contenuto, a due romanzi di Cooper, e costruito perlomeno altrettanto bene, che ci viene offerto al modico prezzo di 42 centesimi. Equivale a un intero numero della Washington Library, pubblicata mensilmente a cinque dollari l’anno. Con questo ritmo, qualsiasi ghiotto lettore, per quanto ingordo, può sperare di soddisfare la propria fame di libri senza affamare i figli. L’autore ha tutta la nostra stima, e al traduttore e all’editore va il nostro grazie.” (E.A. Poe)

    Anche a me Manzoni sta sulle balle, ma evitiamo le sparate “all’estero l’erba è più verde e il gelato sa ancora di frutta”. ;)

  34. 36 Giulia

    Per gli scrittori che tengono a pubblicare – e mi ci includo – questo è l’articolo più utile che tu abbia scritto. Speravo però che non lo avresti mai fatto.

  35. 35 Emile

    No, Giobix, non è così. MOLTISSIMA gente sostiene che tutt’ora i PS siano un capolavoro dal punto di vista NARRATIVO, a prescindere dalla sua importanza storica (indubbia).
    Un pò come il SdA, che ha un’importanza storica ENORME ma che, in virtù di ciò, è spesso esaltato in maniera assolutamente esagerata.

  36. 34 Ekidna

    @Mauro: grazie della precisazione.
    (Ormai mi sfuggono sempre più notizie sulle nuove uscite ç_ç)

  37. 33 Alex_42

    La parte riguardante l’editing è davvero incoraggiante :)
    Cioé, uno dovrebbe sganciare cifre a tre zeri per farsi revisionare l’opera da gente che non lo sa fare? Ottimo.
    E se, per esempio, il capoccione citato nell’articolo non fosse meno esperto degli editor assoldati dalle case editrici? L’editing da parte dell’editore che ti pubblica è obbligatorio, suppongo. Questo significa che anche un manoscritto valido deve passare tra le grinfie dell’editor, prima di finire nelle librerie. E chissà, se l’autore è fortunato, potrebbe vedere la propria opera revisionata dal cugino stupido di Topo Gigio.
    Secondo me, tra editor e autore spesso finisce a cazzotti :P

  38. 32 Murasaki

    E’ una verità universalmente riconosciuta che l’inizio dei Promessi sposi è terribile. E’ un inizio fatto per dire al lettore: “Guarda che io sono un Autore Serio, non un intrattenitore. Scrivo Roba Seria, sono un Grande Scrittore”.
    Non dipende dal fatto che e’ un romanzo dell’Ottocento e che gli incipit li sapevano fare solo così (molti contemporanei di Manzoni scrivevano incipit ottimi). Dipende dal fatto che l’autore si stava scusando per il fatto di scrivere un romanzo, genere frivolo per eccellenza. Si fa pagare una specie di balzello al lettore: per godere devi prima patire e sorbirti il Pezzo di Bravura. Il punto è che il Pezzo di Bravura non gli è venuto granché, e tra l’altro è del tutto inutile: se si salta quel pezzo micidiale la lettura non ne soffre minimamente.

    Siccome è molto noioso, molti critici si sono convinti che quel pezzo sia Grande Letteratura – che è esattamente quel che l’autore voleva che credessero.
    IMO è una roba che ha un senso solo rapportata all’ambiente culturale e letterario italiano dell’epoca. In Francia o in Inghilterra non avrebbero abboccato con tanta facilità.

  39. 31 Giobix

    Manzoni non è sopravvalutato, è storicizzato. Ha una sua importanza (più linguistica che narrativa) e per questo si studia, come si studia Giotto in storia dell’arte.
    Ma nessuno oggi prenderebbe a modello le prospettive rudimentali di Giotto, perchè farebbe ridere.

  40. 30 Davide

    Ottimo articolo. E un punto extra per l’accenno a Katawa Shoujo!

    A me non dispiacerebbe, in futuro (vedi mai finissi davvero qualcuno dei progetti che mi girano in testa), essere pubblicato/pubblicarmi in prima istanza sul Web. Anche gratis via Creative Common, tanto ho sempre scritto per divertimento e non certo per guadagnarci qualcosa. Al momento la diffusione via Internet è ancora in fase embrionale, ma non dubito che in futuro le cose inizieranno a muoversi (e lo dico da convinto adoratore del cartaceo, sia chiaro).

  41. 29 Uljanka

    Ho prodotto sei romanzi fantasy, un romanzo storico che ho cestinato (era una cosa orripilante), un romanzo fiabesco e una ventina di racconti.

    Ah, e poi ho scritto due romanzi a più mani con la complicità di Okamis.

  42. 28 Emile

    PS Nessuno vuole “stroncare” Manzoni; dire che la sua opera è “molto sopravvalutata” NON è l’equivalente di affermare che i PS sono merda fumante.

  43. 27 Emile

    @Giorgio: sigh, vediamo allora di mettere i puntini sulle i.
    Il pezzo che hai citato NON era una “critica argomentata” era un “quoto Gamberetta sul discorso dell’incipit dei PS [peraltro argomentato], la penso come lei”; e sinceramente mi sembrava emergesse lampante dal contesto.

    Punto due, anch’esso secondo me più che evidente ma ok: quando mi sono riferito alle critiche non parlavo in generale, ma riferendomi a gente che qui è arrivata a dire che chi critica i PS ha la “cacca nel cervello”.
    Ora: finché dai un semplice parere su qualcosa non è NECESSARIO argomentare; puoi tranquillamente dire semplicemente che X cosa ti è non ti è piaciuta senza specificare il perché, accettando ovviamente il fatto che il tuo rimarrà appunto un parere personale di peso fondamentalmente nullo, finché non sarà accompagnato da argomentazioni sensate a suo sostegno.
    Solo che a volte ti va di discutere di un’opera in modo approfondito, a volte ti accontenti di far sapere quale è stato genericamente il tuo indice di gradimento e tanti saluti, salvo poi magari entrare in dettaglio se si comincia a discutere.
    Ben diverso è se cominci a contestare le opinioni altrui con molta foga o arrivando ad offendere come in questo caso: qui argomentare E’ necessario, perché se dici ad uno “sei un coglione a dire X perché basta riflettere su Y e Z per rendersi conto che dici cazzate” si possono trovare poco carini i toni ma almeno c’è spazio per una discussione (se e Z rappresentano argomentazioni dotate di senso, beninteso), se si dice solo “sei un coglione a dire X” allora direi che il discorso cambia “leggermente”.

    Punto tre, i Promessi Sposi: io al momento ho solo accennato ai motivi per cui trovo quell’opera molto sopravvalutata, e questo per due ragioni fondamentali:

    1)Non avevo voglia di scrivere un trattato sui PS
    2)Non li ho così freschi in memoria da poter andare a tirare fuori ogni singolo pezzo della storia che ai tempi mi colpì in negativo, ricordo solo le cose più clamorose e comunque non nel dettaglio

    Premesso questo, avevo citato Lucia e il Cardinale non a caso, ma perché per me rappresentano due dei maggiori punti di debolezza dell’opera. In particolare il Cardinale nemmeno è umano, ma un mero stereotipo che cammina, la proiezione del fervore religioso di Manzoni che si illudeva potessero esistere persone del genere nelle alte cariche della Chiesa.
    Borromeo è totalmente bidimensionale, assolutamente NON credibile e di un bianco così “bianco” da dare il voltastomaco; in tal senso il confronto con l’umanissimo Don Abbondio è per lui totalmente impietoso, nonché imbarazzante.

    Quanto al SdA la memoria è un pò più fresca ma non mi va di far partire l’ennesima flame war coi soliti fan boy dell’opera, obbiettivi a riguardo quanto Berlusconi non interessato al Lodo Alfano.

  44. 26 Giorgio

    @ Emilie
    Spero che per “critica argomentata” non intendi “quell’incipit è un palo nel culo”. ;-)

    I Promessi Sposi sono senz’altro figli del loro tempo, ma credo che i classici godano di un certo, meritato, vantaggio. Quello appunto di essere sopravvissuti ai secoli e di essere stati studiati, analizzati, sezionati da innumerevoli autori e di esserne usciti indenni o rafforzati.

    Ovviamente si può criticare Manzoni, come tra l’altro è stato fatto da gente anche assai competente (nelle note alla mia edizione, quella del Sapegno, c’erano critiche feroci a certi passaggi), ma comunque non è come criticare l’ultimo libro della Troisi o di Centi. Insomma, se proprio vuoi stroncare Manzoni devi armarti un po’ meglio del solito, ma certo nessuno t’impedisce di farlo.

    Io odiai il romanzo quando me lo imposero a scuola, ma lo rilessi anni dopo per mio conto e lo trovai stupendo, a cominciare dall’uso dell’italiano e dalla cura nell’uso delle parole.

    Tra l’altro, e qui torniamo in topic, si tratta di un romanzo che ebbe un “editing” notevole, non solo nella revisione linguistica ma anche nella struttura. Basti pensare all’eliminazione dell’intera tresca fra la Monaca di Monza ed Egidio, sostituita dal lapidario “la sventurata rispose”.

  45. 25 DagoRed

    @Uljanka: posso chiederti, giusto a titolo di curiosità, cosa hai prodotto finora?

  46. 24 dr Jack

    Una casa editrice medio-grande riceve migliaia di manoscritti all’anno, manca il tempo materiale per trebbiarli tutti, se qualcuno non mette il vostro manoscritto in cima alla pila sparirà tra la polvere.

    Già. Il problema sono le persone che mettono i manoscritti in cima alla lista, e consigliano quelli sbagliati.

    Suggerire un libro piuttosto che un altro può essere un buon consiglio che permette di risparmiare tempo.

    La questione è che questi “consigli” attualmente non si basano sul merito o sul valore dell’opera, come dovrebbe essere.
    Ora il problema è o l’incapacità di questi suggeritori che non hanno la più pallida idea di come scegliere una storia oppure è palese malafede, ad esempio quando suggeriscono il loro ragazzo solo per nepotismo.

    Altrimenti per me sarebbe accettabile. Tutti hanno il diritto di raccomandare una persona meritevole e di proporla (funziona anche sul web quando mettiamo un link).
    Quelli che presentano incapaci dovrebbero perdere la propria credibilità, quelli che invece sanno individuare talenti dovrebbero guadagnarla.

    Così funzionerebbe. Anzi, così sul web direi che già adesso funziona.
    Le case editrici, continuando con il loro metodo oscurantista, non si stanno dimostrando furbe.

  47. 23 Mauro

    Ekidna:

    la trilogia della De Mari

    Quadrilogia, è uscito da poco L’Ultima Profezia del Mondo degli Uomini (che a mio parere gioverebbe parecchio di un’ulteriore revisione: sono presenti ancora parecchi refusi). Fin dal principio era pensata su quattro libri, quindi come serie ora dovrebbe essere finita (“come serie” perché l’autrice sta valutando se scrivere qualche racconto per chiudere le storie di altri personaggi).

    Non so quanto successo abbia avuto in Italia, ma è stata tradotta parecchio.

  48. 22 Uljanka

    Condivido tutto quanto anch’io, parola per parola.
    Ho una postilla da fare riguardo alla pratica quotidiana. Io scrivo un brano di narrativa fantastica ogni giorno da più di 16 anni ma per almeno due lustri ho scritto pagine affette da aggettivite acuta, aulicismi dannunziani e instabilità di POV.
    Leggere molto non basta, e scrivere ogni giorno in quel modo non basta. Anzi, è deleterio. Consultate i manuali, e, se potete, interessatevi di poetica, storia della letteratura, semiotica.

  49. 21 Gamberetta

    @GSeck. Grazie per la segnalazione del refuso, adesso correggo.

    @Joseph. Guarda l’articolo e i commenti a Manuali su Gigapedia. Sono segnate le edizioni italiane di vari manuali. Però non mi prendo responsabilità per i soldi spesi: non ho idea se le traduzioni siano all’altezza.
    Oltre a quelli qui segnati puoi anche dare un’occhiata a:
    Smettetela di piangervi addosso. Scrivete un best seller di Renato Di Lorenzo, Gribaudo, 2006 (titolo orribile, ma pazienza, e costa poco).

  50. 20 tasso barbasso

    @Emile.

    Perfettamente d’accordo!

  51. 19 Mr. Giobblin

    10 e lode per l’articolo, hai colpito nel segno. L’incompetenza e la superficialità di molti dei cosiddetti “esperti del settore” italiani sono innegabili.
    A quanto pare il metodo migliore per farsi pubblicare è uguale alle tre regole degli gnomi rubamutande di South Park;

    Punto 1: Scrivi un fantasy scadente.
    Punto 2: ?
    Punto 3: Profitto!

  52. 18 Emile

    @Tasso: vero.
    Vero anche che una critica sensata andrebbe argomentata e che limitarsi a dire “aahahahha chi pensa che il SdA/I Promessi Sposi/quelchetipare non sia un capolavoro è scemo!1!!1″ non è un buon segno.

  53. 17 Ekidna

    Purtroppo l’articolo rappresenta in maniera lucida la situazione dell’editoria italiana…Io parlo principalmente da lettore, e devo ammettere che effettivamente i pochi romanzi fantasy degni di questo nome sono veri e propri “parti” miracolosi..
    Gia mi viene difficile farmi venire in mente buoni romanzi italiani, ma quando ne trovo uno mi accorgo che l’ho scoperto quasi per caso da bravo topo di libreria.
    Per fare un esempio “Il mangianomi” di De Feo e la trilogia della De Mari, sono ottimi libri a mio parere, pero vengono relegati in piccoli spazietti delle librerie.
    Nel primo caso parliamo di un romanzo prima pubblicato parzialmente, e solo ultimamente pubblicato in modo completo da salani (e finito nella sezione narrativa da bambini, vicino a Gaiman .-.); il secondo caso e quello di una psicologa che ha deciso di scrivere dei romanzi “seri”, magari non originalissimi nel complesso, ma capaci di emozionare e coinvolgenti.
    Da notare che sono due persone (uno sceneggiatore e una psicologa) che sicuramente hanno studiato come scrivere, eppure hanno avuto pochissimo successo..

    P.S. Mi scuso per eventuali errori ma scrivo con una tastiera inglese e non sono abituato

  54. 16 tasso barbasso

    @Emile.

    Sono d’accordo con te sul fatto che tutto si puó criticare… compresa la critica stessa. ;)

  55. 15 Okamis

    * interlinee compresE

    Ho bisogno già di un altro caffé -_-

  56. 14 Okamis

    Accade raramente, ma questa è una di quelle volte: condivido dalla prima all’ultima parola, interlinee compresi ;)

  57. 13 Ste

    …. potresti aggiungere anche un elfo-vampiro? Tipregotipregotipregotipregotipregotiprego

  58. 12 Solvente

    Bene. Dopo aver letto questo articolo, ho finalmente trovato l’ispirazione per il mio primo romanzo.
    Sarà la storia dell’umile Gambret, sedicenne con gli occhialoni e l’apparecchio (ma in realtà bellissima senza quei due aggetti addosso), tampinata da due belloccioni cotti di lei: un tenebroso poco sveglio (che si rivelerà un vampiro vegetariano che si nutre di linfa delle piante – che azzanna in ogni dove -), e un effemminato fighetto che gira sempre con un cappello da pescatore in testa (che si rivelerà un elfo venuto da un mondo sconosciuto -il cappello è per coprire le orecchie a punta! -).
    Diventerò ricco e famoso.
    Corro a scrivereeeeee!

  59. 11 Emile

    @Tassp: l’Arte con l’a maiuscola forse no, infatti concordo con te sul fatto che Omero sia ancora godibilissimo.
    Evidentemente però I Promessi Sposi non fanno parte di quella categoria, perché letti ora mostrano il fianco ad una serie di critiche più che legittime.
    Intendiamoci: quel libro ha i suoi momenti, e Don Abbondio è un signor personaggio. Ma accanto a lui si trovano anche figure patetiche come Borromeo o Lucia, accanto a passaggi in effetti molto belli se ne trovano altri dimenticabilissimi, tutte cose che molti si rifiutano semplicemente di vedere perché “ommioddio parliamo dei PROMESSI SPOSI, come OSATE metterli in discussione, OMMIODDIO sacrilegio”, un pò lo stesso spirito con cui si parte quando si tocca Il Signore degli Anelli.
    E’ questo è ridicolo, punto.

  60. 10 Ste

    @Rickyricoh
    Purtroppo ben pochi fanno come te e ancor meno sono dotati di autocritica. Gamebretta non dice che il primo che passa è un buon scrittore ma che può diventarlo con la pratica e con lo studio.

    @biopresto.
    In base cosa giudichi letteratura di classe A e letteratura di classe B?
    Ah già l’argomento “intelligente”. Domanda cosa vuol dire, o cosa intendi, per intelligente? E se te en fotti del fantasy perchè sei giunto qui?
    Calvino disse (in sintesi) il mondo è brutto e triste perchè non c’è letteratrua fantastica.

  61. 9 tasso barbasso

    @Emile.

    L’arte non invecchia: è il mondo che cambia. Ma questo, per fortuna, non ci impedisce di tenere Omero (e tutti gli altri) accanto a un manga concepito il mese scorso. ;)

  62. 8 Mauro

    Magari le case editrici leggono anche i manoscritti inviati, il problema è quando e chi li lo fa: un mio conoscente mi raccontava che un suo manoscritto è finito in lettura – dopo che lui ormai nemmeno ci pensava più – qualcosa come uno o due anni dopo l’invio, e a leggerlo era stato un tirocinante (laureando o neo-laureato).

  63. 7 biopresto

    Quando si definisce cacca l’incipit dei Promessi Sposi mi si chiarisce improvvisamente la ragione per cui in Italia ha tanto successo il fantasy, quello pessimo giustamente criticato qui e pure quello cosiddetto di buona qualità che questo blog vorrebbe promuovere.
    Secondo me non bisogna scrivere qualsiasi cosa, bisogna scrivere qualcosa di rilevante e intelligente. Poi c’è lo stile, che può piacere e non piacere, che può essere moderno o datato. Ma la cacca è nella testa di chi legge, non certo nei Promessi Sposi.
    Ma se il mondo attorno a te ha smesso di fondarsi su ciò che è rilevante e si fonda sulla cazzata, come fai a rapportarti con esso?
    Se il mondo non riconosce a priori rilevanza a chi è ontologicamente portatore di rilevanza che si può fare?
    Io ho deciso: me ne fotto dei fantasy e mi leggo i classici (fra cui ci metto anche la cara vecchia buona fantascenza di Ray Bradbury). Spero che questo non faccia di me un Troll.

  64. 6 Emile

    I Promessi Sposi non saranno “cacca allo stato puro”, ma rappresentano uno dei romanzi italiani più sopravvalutati di tutti i tempi. Inoltre sono “invecchiati” DECISAMENTE male, un pò come Il Signore degli Anelli.
    E, sì, quell’incipit è un palo nel culo.

  65. 5 Sian

    Suona un po’ OT, ma sono le quattro del mattino e quest’osservazione mi tormenta da… Uhm… Credo cinque minuti: io ero convinta che Sitael fosse un Angelo, infatti pare sia un Serafino posto sotto il Dominio di Metatron – ignoro cosa implichi, ho fatto copia/incolla- e non un “una potente arma che ha la forma di una sfera bianca e incarna la luce allo stato puro” qualsiasi cosa significhi tale definizione.
    Signorina Fiorentino, grazie a lei ho ritrovato la fede. L’avevo smarrita con sollievo, ma ho la rinnovata certezza che esista un’emanazione del pensiero divino chiamata Sitael. Io sono sicura che Sitael, affaccendato in mistici impegni, non sappia ancora di aver dato titolo alla sua opera. Io prego affinché gli Angeli tutti si radunino attorno a Sitael e lo illuminino: «Uè, la sai l’ultima, Coso?» e Sitael, con amorevole pazienza, ripeta il glorioso spettacolo di Sodoma e Gomorra.
    Io voglio crederci.

    Sì, mi hanno regalato ‘sto libro. È una tragedia che voglio vivere con dignità.

  66. 4 Rickyricoh

    Certo che sentire autori dichiarare di non aver mai letto fantasy, anzi di non saperne proprio niente, è raccapricciante.
    Però secondo me Gamberetta tu sopravvaluti troppo le capacità narrative standard delle persone. Non ti credere infatti che il primo scemo che passa sappia scrivere come i vari autorucoli di cui ci canti sapientemente le doti col tuo blog. No, infatti, scriverebbe immensamente peggio.
    Ho motivo di pensare che tra i manoscritti arrivati alle case editrici quelli pubblicati siano, purtroppo, anche fra i migliori. Non credo che chiunque intenzionato a seguire i tuoi consigli sopraccitati, benchè proposti con evidente intento sarcastico, riesca a produrre un testo che le case editrici accettino di pubblicare.
    Io da poco mi interesso di narrativa, e come tutti ho anche provato a scrivere qualcosa per diletto. Bene ammetto che i miei primi lavori non si discostavano tanto dal livello degli esempi che tu citi, almeno dal punto di vista stilistico. Però, ed è forse questo che mi salva, io per primo mi sono accorto che c’era qualcosa che non funzionava, anche se non sapevo cosa. Allora ho cominciato a “studiare”: i primi manuali, una lettura più analitica dei romanzi e blog come il tuo sono davvero d’aiuto.
    Adesso comincio a capire cosa sbagliavo, e sebbene ancora non possa dire di aver raggiunto un livello per me soddisfacente, almeno so che direzione prendere per migliorare.
    Questo forse è il vero problema degli autori italiani, fantasy o meno: non vogliono migliorare. Non leggono, non si informano, nessuno glielo dice e loro stessi non cercano nemmeno qualcuno che glielo dica, forse già convinti di essere “arrivati”. In parole povere non hanno un atteggiamento professionale in quello che fanno, ed è un problema di gran parte del mondo editoriale.
    Come ho detto io riconosco di aver ancora dei grossi limiti nello scrivere, eppure ti assicuro che rispetto al 90% delle persone che conosco, molti dei quali anche dotati di cultura medio alta, io so scrivere meglio. Ed è un livello che tu giudicheresti sicuramente di basso profilo; ecco pensa gli altri come stanno.
    Insomma, stante questa miserabile situazione credo che i vari Strazzulla, Fiorentino, Ghirardi e simili abbiano comunque un’abilità innata sopra la media, e se solo si applicassero di più riuscirebbero a produrre testi almeno leggibili se non piacevoli.
    Invece il tipico sedicente aspirante scrittore sta ben sotto la media e non ha nemmeno questa minima dote naturale; ne ho visti anche alcuni perfino incapaci di esprimersi in italiano base, roba proprio da “un calippo e ‘na bira”.

  67. 3 GSeck

    La dura realtà.
    L’unica consolazione che rimane è quella di confrontare la situazione degli aspiranti scrittori con quella degli altri tipi di artista. Chi oggi desidera fare il cantante, il regista (Gamberetta, sbaglio o anni fa avevi in progetto di diventarlo? Sei ancora di quell’idea?) o lo sceneggiatore, non ha alcuna possibilità di emergere. Nel caso decida di vendersi e di accodarsi alle mode, ha qualche patetica, sparuta possibilità. Almeno le case editrici un indirizzo a cui spedire i manoscritti lo mettono.

    Ho letto disgustato il caso di Amanda/Angra. Non mi ha schifato l’agente in questione, ma la realtà editoriale: ci sono molti lettori disposti a comprare un libro perché scritto da un disabile. Come se questo rendesse il ibro diverso dagli altri, come se il rapporto con un cieco fosse una cosa fuori dal mondo comune. Sinceramente, rimango un po’ perplesso anche di fronte alla crescente usanza dei blogger letterari di usare handicap vari per insultare, ma forse è una mancanza del mio senso dell’ironia, e taccio.

    Per uno scrittore, pagare per avere una scheda di valutazione come quella riportata è decisamente scriteriato. Tra l’altro, che un lavoratore del settore sbagli il cognome di uno scrittore importante come Ammaniti mi pare dimostri bene in cosa consista la professionalità di certi soggetti.

    Piccola correzione: nella terza nota c’è scritto “editirci”.

  68. 2 Joseph

    Ottimo articolo, come al solito.
    Richiesta su consigli utili, punto primo: hai qualche titolo di manuale da suggerirmi? In italiano per ora?
    Non riesco a trovarne uno.
    :)

  69. 1 Doc.Herbert West,M.D.

    Millemila pile di libri copia-incolla di questo,quest’altro e quest’altro ancora aspettano al varco in libreria chi pensi che il discorso possa esaurirsi solo col genere che ha avuto come propria madrina in Italia Licia Troisi(sic!).
    Quello che vuol dire pubblicare in Italia da figli di NN lo aveva già messo nero su bianco Umberto Eco in ” Il Pendolo di Focault “,e sono pagine ormai di vent’anni fa ed oltre.
    Credo quindi che non resti altro che sperare nella rivoluzione degli e-books,sempre che,citando Longanesi, non sia la solita rivoluzione all’italiana fatta d’accordo coi carabinieri…

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