<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
		>
<channel>
	<title>Commenti a: Cercando il meraviglioso nei posti sbagliati</title>
	<atom:link href="http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/</link>
	<description>«Vi farò Pescatori di Gamberi»</description>
	<lastBuildDate>Mon, 21 May 2012 22:01:48 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.2</generator>
	<item>
		<title>Di: CrushMySoul</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/#comment-36160</link>
		<dc:creator>CrushMySoul</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Aug 2011 13:13:03 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=5287#comment-36160</guid>
		<description>Non credo assolutamente che sia fuorviante: lo è nel momento in cui il critico non sa di cosa parla. Ma è una contraddizione in termini, il critico è per definizione un esperto che riesce a contestualizzare una data opera, oggettivando tutto ciò che può sfuggire al lettore comune. E riesce a fare questo proprio perché possiede una preparazione adeguata. Uno dei problemi più comuni legati alla critica è che spesso qualcuno si improvvisa tuttologo, vuoi perché certe riviste o giornali gli danno carta bianca, vuoi perché si è fatto un nome e ne abusa per megalomania pensando di poter dire tutto quello che gli passa per la testa nascondendosi dietro al suo status o per altri motivi. Riguardo all&#039;esempio di matematica un critico, preparato nel dato settore ovviamente, potrebbe contestualizzarlo, mettere in luce determinate scelte, far capire perché in quel preciso momento storico la matematica sia arrivata a certi risultati, chiarire eventuali collegamenti con altre teorie eccetera. È questo che intendo per critico, dico “filosofia” per restare in un campo ampio e generico ma non mi riferisco precisamente e solamente a questo. Altro esempio heinleiniano (giusto perché sono fresco di letture): Bruce Franklin ha scritto un testo critico riguardo un po&#039; tutte le pubblicazioni di Heinlein mettendo in relazione i contenuti di romanzi e racconti con il periodo storico dell&#039;autore, il suo essere americano, alcune sue esperienze e dichiarazioni personali eccetera. Ma perché ha potuto fare una cosa del genere? 1. Perché conosce la fantascienza e soprattutto Heinlein 2. Perché è un esperto di storia contemporanea americana. Da qui una ricerca competente senza sparate a caso non argomentate: tra dire “Heinlein è fascista” e “Heinlein appartiene ad una generazione americana ancora legata al mito della frontiera, da qui certe scelte nei suoi romanzi (protagonisti individualisti, importanza della libera impresa ecc.)” c&#039;è un abisso. Detto questo, sono d&#039;accordo che la narrativa di genere abbia altri obiettivi principali (intrattenimento, evasione, sense of wonder ecc.) e che solitamente la “paraletteratura” non è campo di studio da parte della critica. Ma non si può negare che anche qui l&#039;autore metta la propria impronta personale, il proprio credo politico o religioso, le proprie esperienze, il riflesso di una serie di aspetti legati al tempo e al luogo in cui è vissuto, che plasmano il risultato finale. Stiamo usando Heinlein come esempio, ma se invece parlassimo di Sheckley o di Brown, di Pohl, della Le Guin o di Dick forse sarebbe più chiaro: le loro idee, critiche o satiriche, nei confronti di determinati aspetti del capitalismo, della tecnocrazia eccetera sono uno dei punti forti della loro narrativa e mi sembra innegabile. Io non discuto sul fatto che siano idee giuste o sbagliate, belle o brutte, ma della loro evidente presenza, che non è meno forte del militarismo di Heinlein (che semplicemente, essendo l&#039;autore più legato all&#039;hard sci-fi e alla speculative fiction, risalta di meno e passa in secondo piano). Spero di aver chiarito come la penso sulla critica e a cosa mi riferisca di preciso (lungi da me ovviamente valutare positivamente un libro scritto da schifo solo perché contiene due riflessioni “filosofiche”). Sul discorso utilità/inutilità, bè, ripeto che secondo me dà completezza all&#039;analisi di un romanzo, sempre ribadendo che va da sé una preparazione sull&#039;argomento da parte del critico di turno. 

Heinlein comunque, al di là di ideologie e palle varie, è forse il mio scrittore preferito di sci-fi, peccato che in Italia sia così poco conosciuto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non credo assolutamente che sia fuorviante: lo è nel momento in cui il critico non sa di cosa parla. Ma è una contraddizione in termini, il critico è per definizione un esperto che riesce a contestualizzare una data opera, oggettivando tutto ciò che può sfuggire al lettore comune. E riesce a fare questo proprio perché possiede una preparazione adeguata. Uno dei problemi più comuni legati alla critica è che spesso qualcuno si improvvisa tuttologo, vuoi perché certe riviste o giornali gli danno carta bianca, vuoi perché si è fatto un nome e ne abusa per megalomania pensando di poter dire tutto quello che gli passa per la testa nascondendosi dietro al suo status o per altri motivi. Riguardo all&#8217;esempio di matematica un critico, preparato nel dato settore ovviamente, potrebbe contestualizzarlo, mettere in luce determinate scelte, far capire perché in quel preciso momento storico la matematica sia arrivata a certi risultati, chiarire eventuali collegamenti con altre teorie eccetera. È questo che intendo per critico, dico “filosofia” per restare in un campo ampio e generico ma non mi riferisco precisamente e solamente a questo. Altro esempio heinleiniano (giusto perché sono fresco di letture): Bruce Franklin ha scritto un testo critico riguardo un po&#8217; tutte le pubblicazioni di Heinlein mettendo in relazione i contenuti di romanzi e racconti con il periodo storico dell&#8217;autore, il suo essere americano, alcune sue esperienze e dichiarazioni personali eccetera. Ma perché ha potuto fare una cosa del genere? 1. Perché conosce la fantascienza e soprattutto Heinlein 2. Perché è un esperto di storia contemporanea americana. Da qui una ricerca competente senza sparate a caso non argomentate: tra dire “Heinlein è fascista” e “Heinlein appartiene ad una generazione americana ancora legata al mito della frontiera, da qui certe scelte nei suoi romanzi (protagonisti individualisti, importanza della libera impresa ecc.)” c&#8217;è un abisso. Detto questo, sono d&#8217;accordo che la narrativa di genere abbia altri obiettivi principali (intrattenimento, evasione, sense of wonder ecc.) e che solitamente la “paraletteratura” non è campo di studio da parte della critica. Ma non si può negare che anche qui l&#8217;autore metta la propria impronta personale, il proprio credo politico o religioso, le proprie esperienze, il riflesso di una serie di aspetti legati al tempo e al luogo in cui è vissuto, che plasmano il risultato finale. Stiamo usando Heinlein come esempio, ma se invece parlassimo di Sheckley o di Brown, di Pohl, della Le Guin o di Dick forse sarebbe più chiaro: le loro idee, critiche o satiriche, nei confronti di determinati aspetti del capitalismo, della tecnocrazia eccetera sono uno dei punti forti della loro narrativa e mi sembra innegabile. Io non discuto sul fatto che siano idee giuste o sbagliate, belle o brutte, ma della loro evidente presenza, che non è meno forte del militarismo di Heinlein (che semplicemente, essendo l&#8217;autore più legato all&#8217;hard sci-fi e alla speculative fiction, risalta di meno e passa in secondo piano). Spero di aver chiarito come la penso sulla critica e a cosa mi riferisca di preciso (lungi da me ovviamente valutare positivamente un libro scritto da schifo solo perché contiene due riflessioni “filosofiche”). Sul discorso utilità/inutilità, bè, ripeto che secondo me dà completezza all&#8217;analisi di un romanzo, sempre ribadendo che va da sé una preparazione sull&#8217;argomento da parte del critico di turno. </p>
<p>Heinlein comunque, al di là di ideologie e palle varie, è forse il mio scrittore preferito di sci-fi, peccato che in Italia sia così poco conosciuto.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gamberetta</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/#comment-36053</link>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Aug 2011 16:45:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=5287#comment-36053</guid>
		<description>@CrushMySoul. Non sono d’accordo. Il critico letterario che si avvicina a un testo di narrativa lo deve analizzare solo dal punto di vista tecnico/stilistico, andare a indagare i contenuti (al di là della loro coerenza interna) o peggio indagare l’ideologia o la filosofia che traspare dal testo è una pratica inutile e fuorviante.
Faccio un esempio contrario: prendiamo un trattato di matematica. Lo si può analizzare dal punto di vista dello stile di scrittura? Volendo sì. Ma ha senso? Quando le equazioni sono giuste e i passaggi logici corretti, lo stile con cui è scritto è molto molto secondario. Stare lì a studiarlo è una specie di stravaganza, lo si può fare ma non è certo quello il metro con cui giudicare il trattato.
Così un testo di narrativa è narrativa. Non segue i canoni di una dissertazione filosofica, o politica o quant’altro, dunque analizzarlo in quell’ottica è bizzarro di per sé, indipendentemente da come lo fai. E inoltre: che competenza ha il critico letterario per andare oltre la sua materia (che tra l’altro spessissimo non conosce)? Per analizzare un testo dal punto di vista filosofico devi avere specifica preparazione. Così dal punto di vista sociologico, politico, ecc. Ovvio, il critico può averla, ma succede? A me non pare proprio.

Poi posso fare discorsi del tipo: “la coerenza interna del romanzo non funziona perché l’autore ha reso il mondo inverosimile pur di portare avanti la propria visione ideologica” ma è un già un di più, perché quando il critico sottolinea che il testo non è internamente coerente ha già fatto il suo lavoro. Perché non è coerente è un altro paio di maniche, ed è comunque speculazione (magari non è coerente semplicemente perché l’autore era ubriaco mentre scriveva certi capitoli).
Perciò no, non è questione di “filosofeggiare alla cazzo” è questione che un romanzo è un romanzo e non un testo di filosofia e dunque non ha senso analizzarlo come se lo fosse.

In ogni caso complimenti per la tesi, Heinlein è uno dei miei scrittori preferiti. ^_^</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@CrushMySoul. Non sono d’accordo. Il critico letterario che si avvicina a un testo di narrativa lo deve analizzare solo dal punto di vista tecnico/stilistico, andare a indagare i contenuti (al di là della loro coerenza interna) o peggio indagare l’ideologia o la filosofia che traspare dal testo è una pratica inutile e fuorviante.<br />
Faccio un esempio contrario: prendiamo un trattato di matematica. Lo si può analizzare dal punto di vista dello stile di scrittura? Volendo sì. Ma ha senso? Quando le equazioni sono giuste e i passaggi logici corretti, lo stile con cui è scritto è molto molto secondario. Stare lì a studiarlo è una specie di stravaganza, lo si può fare ma non è certo quello il metro con cui giudicare il trattato.<br />
Così un testo di narrativa è narrativa. Non segue i canoni di una dissertazione filosofica, o politica o quant’altro, dunque analizzarlo in quell’ottica è bizzarro di per sé, indipendentemente da come lo fai. E inoltre: che competenza ha il critico letterario per andare oltre la sua materia (che tra l’altro spessissimo non conosce)? Per analizzare un testo dal punto di vista filosofico devi avere specifica preparazione. Così dal punto di vista sociologico, politico, ecc. Ovvio, il critico può averla, ma succede? A me non pare proprio.</p>
<p>Poi posso fare discorsi del tipo: “la coerenza interna del romanzo non funziona perché l’autore ha reso il mondo inverosimile pur di portare avanti la propria visione ideologica” ma è un già un di più, perché quando il critico sottolinea che il testo non è internamente coerente ha già fatto il suo lavoro. Perché non è coerente è un altro paio di maniche, ed è comunque speculazione (magari non è coerente semplicemente perché l’autore era ubriaco mentre scriveva certi capitoli).<br />
Perciò no, non è questione di “filosofeggiare alla cazzo” è questione che un romanzo è un romanzo e non un testo di filosofia e dunque non ha senso analizzarlo come se lo fosse.</p>
<p>In ogni caso complimenti per la tesi, Heinlein è uno dei miei scrittori preferiti. ^_^</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: CrushMySoul</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/#comment-36042</link>
		<dc:creator>CrushMySoul</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Aug 2011 14:23:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=5287#comment-36042</guid>
		<description>Come sempre d&#039;accordo su quasi tutto, l&#039;unico punto su cui vorrei discutere è il comportamento dei critici e le analisi che compiono sfruttando il background culturale, filosofico, politico, ideologico eccetera dell&#039;autore. Premettendo che le cagate senza senso, tipo gli esempi riportati nell&#039;articolo, che estrapolano dal romanzo assurdità senza capo nè coda, capitano spesso e non vanno minimamente prese sul serio, avrei invece da ridire su altri tipi di analisi. Il fatto che un autore appartenga a una certa generazione ed abbia determinate idee, una certa formazione culturale o abbia vissuto una serie di esperienze personali influisce eccome sul prodotto finale. Se Heinlein non fosse nato in America e non si fosse arruolato nella Marina non credo avremmo mai avuto uno Starship Troopers, se non avesse avuto idee libertine riguardo alla sessualità forse non ci sarebbe stato uno Stranger in a Strange Land. Ho letto alcuni saggi molto interessanti che analizzano la fantascienza da punti di vista filosofici e/o ideologici (su tutti &quot;Le metamorfosi della fantascienza&quot; di Darko Suvin) ed è estremamente interessante decodificare un autore, o la stessa fantascienza, in questi termini. E non credo sia sbrodolare o inventarsi panzane, se da un certo punto di vista è limitante non leggere un minimo di analisi prettamente stilistica d&#039;altro canto credo sia anche importante soffermarsi su aspetti più ampi, capaci di inquadrare un romanzo in una specifica epoca storica, con tutto ciò che ne consegue (il cronotopo di Bachtin per farla breve). Soffermarsi ad libitum su un Heinlein fascista è noioso e irritante (oltre che falso), ma è anche vero che certe semplificazioni derivano da una conoscenza abbozzata dell&#039;autore. Quello che voglio dire è che il problema non è in una critica che filosofeggia, ma in una critica che filosofeggia alla cazzo di cane, in modo riduttivo e senza sapere di cosa parla (al di là del tipo di analisi, stilistica, ideologica ecc. che sia). Forse non è vero che fuori dall&#039;Italia non esistano critici cazzoni che parlano a vanvera, è vero però che esiste una controparte capace di essere obiettiva, oltre ad essere preparata. Ed è la controparte che manca in Italia, a parte forse in certi ambienti (universitari?). 
Ritornando un attimo a Starship Troopers, che sto rileggendo ancora una volta (farò una tesi su RAH), posso dire la mia (per ricollegarmi con un esempio a quanto detto prima): stilisticamente ottimo (o quasi) scorrevole, fluido, nonostante sia tutto incentrato sull&#039;addestramento riesce ad essere teso e in crescendo in diversi momenti (punizioni corporali, impiccagione, i-pochi-scontri con gli aracnidi), estremamente verosimile, spettacolari le descrizioni e gli usi dell&#039;esoscheletro. Ma la morale di fondo, pur essendo ottimamente congegnata, non fa per me, la reputo reazionaria e un pò troppo &quot;rosea&quot; (troppa, troppa, troppa fiducia nel militare, figura che diviene incorruttibile dopo l&#039;addestramento). Dico questo non per stare ancora a discutere di ST, ma per ribadire che, pur essendo d&#039;accordo con lo stesso Heinlein (per cui la sci-fi è per prima cosa intrattenimento, divertimento), esiste sempre l&#039;impronta ideologica dell&#039;autore e il lettore se ne accorge. Proprio come se ne accorge il critico ed è quindi giusto che ne parli (con la dovuta accortezza e conoscendo l&#039;argomento).
Ovviamente non sto dicendo tutto questo per darti contro su qualcosa, è che non ho capito bene se tu credi che la critica sia sempre insensata/inutile/inventata quando compie determinate analisi non stilistiche, se credi che ciò che le manca siano analisi prettamente letterarie/stilistiche o se semplicemente (e giustamente) vorresti vedere linciati certi idioti cialtroni.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Come sempre d&#8217;accordo su quasi tutto, l&#8217;unico punto su cui vorrei discutere è il comportamento dei critici e le analisi che compiono sfruttando il background culturale, filosofico, politico, ideologico eccetera dell&#8217;autore. Premettendo che le cagate senza senso, tipo gli esempi riportati nell&#8217;articolo, che estrapolano dal romanzo assurdità senza capo nè coda, capitano spesso e non vanno minimamente prese sul serio, avrei invece da ridire su altri tipi di analisi. Il fatto che un autore appartenga a una certa generazione ed abbia determinate idee, una certa formazione culturale o abbia vissuto una serie di esperienze personali influisce eccome sul prodotto finale. Se Heinlein non fosse nato in America e non si fosse arruolato nella Marina non credo avremmo mai avuto uno Starship Troopers, se non avesse avuto idee libertine riguardo alla sessualità forse non ci sarebbe stato uno Stranger in a Strange Land. Ho letto alcuni saggi molto interessanti che analizzano la fantascienza da punti di vista filosofici e/o ideologici (su tutti &#8220;Le metamorfosi della fantascienza&#8221; di Darko Suvin) ed è estremamente interessante decodificare un autore, o la stessa fantascienza, in questi termini. E non credo sia sbrodolare o inventarsi panzane, se da un certo punto di vista è limitante non leggere un minimo di analisi prettamente stilistica d&#8217;altro canto credo sia anche importante soffermarsi su aspetti più ampi, capaci di inquadrare un romanzo in una specifica epoca storica, con tutto ciò che ne consegue (il cronotopo di Bachtin per farla breve). Soffermarsi ad libitum su un Heinlein fascista è noioso e irritante (oltre che falso), ma è anche vero che certe semplificazioni derivano da una conoscenza abbozzata dell&#8217;autore. Quello che voglio dire è che il problema non è in una critica che filosofeggia, ma in una critica che filosofeggia alla cazzo di cane, in modo riduttivo e senza sapere di cosa parla (al di là del tipo di analisi, stilistica, ideologica ecc. che sia). Forse non è vero che fuori dall&#8217;Italia non esistano critici cazzoni che parlano a vanvera, è vero però che esiste una controparte capace di essere obiettiva, oltre ad essere preparata. Ed è la controparte che manca in Italia, a parte forse in certi ambienti (universitari?).<br />
Ritornando un attimo a Starship Troopers, che sto rileggendo ancora una volta (farò una tesi su RAH), posso dire la mia (per ricollegarmi con un esempio a quanto detto prima): stilisticamente ottimo (o quasi) scorrevole, fluido, nonostante sia tutto incentrato sull&#8217;addestramento riesce ad essere teso e in crescendo in diversi momenti (punizioni corporali, impiccagione, i-pochi-scontri con gli aracnidi), estremamente verosimile, spettacolari le descrizioni e gli usi dell&#8217;esoscheletro. Ma la morale di fondo, pur essendo ottimamente congegnata, non fa per me, la reputo reazionaria e un pò troppo &#8220;rosea&#8221; (troppa, troppa, troppa fiducia nel militare, figura che diviene incorruttibile dopo l&#8217;addestramento). Dico questo non per stare ancora a discutere di ST, ma per ribadire che, pur essendo d&#8217;accordo con lo stesso Heinlein (per cui la sci-fi è per prima cosa intrattenimento, divertimento), esiste sempre l&#8217;impronta ideologica dell&#8217;autore e il lettore se ne accorge. Proprio come se ne accorge il critico ed è quindi giusto che ne parli (con la dovuta accortezza e conoscendo l&#8217;argomento).<br />
Ovviamente non sto dicendo tutto questo per darti contro su qualcosa, è che non ho capito bene se tu credi che la critica sia sempre insensata/inutile/inventata quando compie determinate analisi non stilistiche, se credi che ciò che le manca siano analisi prettamente letterarie/stilistiche o se semplicemente (e giustamente) vorresti vedere linciati certi idioti cialtroni.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Wendy</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/#comment-31739</link>
		<dc:creator>Wendy</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 13:09:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=5287#comment-31739</guid>
		<description>Mi sa che a Santojanni hanno pure rubato l&#039;idea geniale e ci han fatto su un film: http://en.wikipedia.org/wiki/It&#039;s_a_Boy_Girl_Thing

Devo ammettere che, siccome sono acida, frigida e cattiva, avevo dato per scontato che a copiare fosse stato il Nostro...però la sua &quot;opera&quot; è stata pubblicata ben tre anni prima dell&#039;uscita del film, faccio mea culpa :D</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sa che a Santojanni hanno pure rubato l&#8217;idea geniale e ci han fatto su un film: <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/It&#039;s_a_Boy_Girl_Thing" rel="nofollow">http://en.wikipedia.org/wiki/It&#039;s_a_Boy_Girl_Thing</a></p>
<p>Devo ammettere che, siccome sono acida, frigida e cattiva, avevo dato per scontato che a copiare fosse stato il Nostro&#8230;però la sua &#8220;opera&#8221; è stata pubblicata ben tre anni prima dell&#8217;uscita del film, faccio mea culpa :D</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: tasso barbasso</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/#comment-30288</link>
		<dc:creator>tasso barbasso</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 May 2011 17:57:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=5287#comment-30288</guid>
		<description>Riporto qui alcuni brani tratti da un lungo post che ora procedo a “infognare”. Questo sia perché mi sembrano attinenti al tema dell’articolo, sia perché sono concepiti come risposta ad un altro post qui pubblicato. 

@ Alberello

Diritti di autore.
Come ho già scritto e riscrivo qui, intendevo dire che “il diritto di essere considerato e indicato come autore non è cedibile”. Questo è il punto fondamentale che mi interessava offrire alla discussione. Questo concetto, tra l’altro, non mi sembra in contrasto con nessuna delle tue osservazioni tranne una. Infatti ricordo di aver concepito la frase suddetta soprattutto come reazione (non in senso conflittuale/antagonistico ma dialettico) ad una singola frase da te scritta nel post precedente: “Il diritto d’autore ti vieta di vendere il tuo corpo autonomamente, devi sempre affidarti al pappone della situazione” (ma non è certo la metafora della prostituzione che mi interessava, come spiego nel paragrafo “altre considerazioni”). Può essere che io mi sia sbagliato nell’interpretare il senso della tua frase, ma quello che volevo dire io è questo: il diritto di autore secondo me - può essere che mi sbagli, ma siamo qui proprio per mettere insieme le varie opinioni - non ti vieta di “vendere autonomamente il tuo corpo”; semmai te lo vieterebbe, per un periodo determinato, un eventuale contratto editoriale (che di per sé non è indispensabile). Anzi, il diritto in sé, ossia la proprietà concettuale dell’opera, appare addirittura come non scindibile dalla figura dell’autore. Ma perché ho voluto precisare questo? Per pura pignoleria? No, l’ho voluto dire perché, secondo me, la consapevolezza del fatto che la proprietà concettuale dell’opera è inalienabile, aiuta ad osservare con più lucidità le questioni (del tutto differenti) della diffusione dell’opera e del suo eventuale sfruttamento economico. Tutto qui. Niente di drammatico e, se mi consenti, nemmeno pura “aria fritta”.

Tecnica letteraria.
Si, lo so che “qui su Gamberi Fantasy ci sono state eterne discussioni sul fatto che per scrivere ci volesse o meno una tecnica”, e ciò nonostante la cosa mi sembra singolare (sulla parola “singolare” vedi “altre considerazioni”). Che c’è di strano? Hai forse pensato che nella mia frase ci fosse un sottinteso sarcastico o un qualche tipo di attacco trasversale a qualcuno o qualcosa? No, non è così.
Su questo tema mi sembra anche utile osservare che a volte (ripeto: a volte) la posizione di gente che obiettivamente cerca solo di porre l’accento anche (ripeto: anche) sugli aspetti espressivi del fare letteratura, viene impropriamente enfatizzata (da alcuni interlocutori) fino al punto di renderla ridicola e insostenibile. Come sai si tratta di una manovra retorica. In realtà in alcune di quelle posizioni l’importanza della tecnica viene semplicemente data per scontata, anche perché magari l’intento è parlare di altro.
Per quanto mi riguarda e al di là di tutte le discussioni passate, presenti e future, mi sembra più che ovvio che per fare letteratura ci voglia la tecnica letteraria. Ma quello che mi interessava aggiungere (proprio per evitare di diffondere aria fritta) era un brevissimo cenno alla specifica complessità del codice linguistico (orale e scritto), soprattutto per invogliare eventuali utenti ben ferrati su questo argomento a regalare a noi tutti qualche considerazione più approfondita. Oltretutto quelle considerazioni aiuterebbero a capire ancora meglio perché, fino a che punto ed esattamente in che senso la letteratura non potrebbe esistere senza le sue tecniche. Anche perché la letteratura può anche essere vista come una mera riduzione della realtà (concreta o mentale che sia) a modelli codificati.

Per il resto e i saluti guarda dove sai.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Riporto qui alcuni brani tratti da un lungo post che ora procedo a “infognare”. Questo sia perché mi sembrano attinenti al tema dell’articolo, sia perché sono concepiti come risposta ad un altro post qui pubblicato. </p>
<p>@ Alberello</p>
<p>Diritti di autore.<br />
Come ho già scritto e riscrivo qui, intendevo dire che “il diritto di essere considerato e indicato come autore non è cedibile”. Questo è il punto fondamentale che mi interessava offrire alla discussione. Questo concetto, tra l’altro, non mi sembra in contrasto con nessuna delle tue osservazioni tranne una. Infatti ricordo di aver concepito la frase suddetta soprattutto come reazione (non in senso conflittuale/antagonistico ma dialettico) ad una singola frase da te scritta nel post precedente: “Il diritto d’autore ti vieta di vendere il tuo corpo autonomamente, devi sempre affidarti al pappone della situazione” (ma non è certo la metafora della prostituzione che mi interessava, come spiego nel paragrafo “altre considerazioni”). Può essere che io mi sia sbagliato nell’interpretare il senso della tua frase, ma quello che volevo dire io è questo: il diritto di autore secondo me &#8211; può essere che mi sbagli, ma siamo qui proprio per mettere insieme le varie opinioni &#8211; non ti vieta di “vendere autonomamente il tuo corpo”; semmai te lo vieterebbe, per un periodo determinato, un eventuale contratto editoriale (che di per sé non è indispensabile). Anzi, il diritto in sé, ossia la proprietà concettuale dell’opera, appare addirittura come non scindibile dalla figura dell’autore. Ma perché ho voluto precisare questo? Per pura pignoleria? No, l’ho voluto dire perché, secondo me, la consapevolezza del fatto che la proprietà concettuale dell’opera è inalienabile, aiuta ad osservare con più lucidità le questioni (del tutto differenti) della diffusione dell’opera e del suo eventuale sfruttamento economico. Tutto qui. Niente di drammatico e, se mi consenti, nemmeno pura “aria fritta”.</p>
<p>Tecnica letteraria.<br />
Si, lo so che “qui su Gamberi Fantasy ci sono state eterne discussioni sul fatto che per scrivere ci volesse o meno una tecnica”, e ciò nonostante la cosa mi sembra singolare (sulla parola “singolare” vedi “altre considerazioni”). Che c’è di strano? Hai forse pensato che nella mia frase ci fosse un sottinteso sarcastico o un qualche tipo di attacco trasversale a qualcuno o qualcosa? No, non è così.<br />
Su questo tema mi sembra anche utile osservare che a volte (ripeto: a volte) la posizione di gente che obiettivamente cerca solo di porre l’accento anche (ripeto: anche) sugli aspetti espressivi del fare letteratura, viene impropriamente enfatizzata (da alcuni interlocutori) fino al punto di renderla ridicola e insostenibile. Come sai si tratta di una manovra retorica. In realtà in alcune di quelle posizioni l’importanza della tecnica viene semplicemente data per scontata, anche perché magari l’intento è parlare di altro.<br />
Per quanto mi riguarda e al di là di tutte le discussioni passate, presenti e future, mi sembra più che ovvio che per fare letteratura ci voglia la tecnica letteraria. Ma quello che mi interessava aggiungere (proprio per evitare di diffondere aria fritta) era un brevissimo cenno alla specifica complessità del codice linguistico (orale e scritto), soprattutto per invogliare eventuali utenti ben ferrati su questo argomento a regalare a noi tutti qualche considerazione più approfondita. Oltretutto quelle considerazioni aiuterebbero a capire ancora meglio perché, fino a che punto ed esattamente in che senso la letteratura non potrebbe esistere senza le sue tecniche. Anche perché la letteratura può anche essere vista come una mera riduzione della realtà (concreta o mentale che sia) a modelli codificati.</p>
<p>Per il resto e i saluti guarda dove sai.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Alberello</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/#comment-30239</link>
		<dc:creator>Alberello</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 May 2011 13:02:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=5287#comment-30239</guid>
		<description>@tasso
Visto che ci tieni ad essere pignolo, andiamo a pignolare. xD Il tecnicismo è giusto, ma secondo te quanti artisti sanno  o viene spiegata loro questa differenza? Leggi per esempio &lt;a href=&quot;http://www.dagospia.com/rubrica-1/varie/articolo-21577.htm&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;l’intervista alla suddetta Melissa P&lt;/a&gt;.

Trovi mai dire: “Titolarità dello sfruttamento economico dell’opera”?
Oppure trovi solo la parola “diritti”? 

“I &lt;b&gt;diritti&lt;/b&gt; cinematografici furono venduti dopo soli 10 giorni.”
“Ma dice che non li ha. Alla fine ci accordiamo per 70mila. 61 netti. Però ho ripreso tutti i &lt;b&gt;diritti&lt;/b&gt;.”

Questo linguaggio non è ad uso soltanto degli “sprovveduti artisti” (che gli anglofoni amano definire clueless xD), ma rientra nel quotidiano nonché nella terminologia stessa del &lt;a href=&quot;http://www.andreamucciolo.com/contratto_di_edizione_editoriale.html&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;contratto editoriale classico&lt;/a&gt;.

Leggi con attenzione:

&quot;&lt;i&gt;l’autore garantisce che l’opera è frutto del suo ingegno e di essere in possesso di tutti i &lt;b&gt;diritti di sfruttamento&lt;/b&gt; della stessa e di avere altresì le facoltà e la capacità necessarie a stipulare il presente contratto.&lt;/i&gt;&quot;

&quot;&lt;i&gt;L’autore, inoltre, con la sottoscrizione del presente contratto, dichiara che intende far pubblicare l’opera su cartaceo e si impegna a riconoscere all’editore il &lt;b&gt;diritto al titolo&lt;/b&gt; dell’opera, per tutta la durata del medesimo contratto.&lt;/i&gt;&quot;

&quot;&lt;i&gt;L’autore infine si impegna a sollevare l’editore da ogni responsabilità per il danno cagionato a terzi dalla sua eventuale mancanza di alcuni &lt;b&gt;diritti sull’opera&lt;/b&gt; in oggetto e altresì da eventuali querele da parte degli stessi terzi i quali potrebbero ritenere il contenuto del libro lesivo per la loro immagine.&lt;/i&gt;&quot;

&quot;&lt;i&gt;1)	L’Autore, agendo per se stesso, con il presente atto concede all’Editore, che accetta, &lt;b&gt;il diritto (autore, edizione, pubblicazione, vendita e quant’altro)&lt;/b&gt;, per il periodo di 10 (dieci) anni dalla sottoscrizione del presente contratto, al numero di edizioni e/o ristampe che stimi necessarie, dell’opera
dal titolo………
Sono comprese nella cessione dei &lt;b&gt;diritti di utilizzazione&lt;/b&gt;, tutte le diverse forme di riproduzione grafica di cui può essere suscettibile l’opera, tra cui: la pubblicazione in periodico, in volume, in edizione economica, in edizioni speciali per book club o simili, pre e/o post pubblicazione di parti o dell’intera opera su quotidiani e periodici o allegate agli stessi. La cessione è in essere anche mediante licenza a terzi.&lt;/i&gt;&quot;

&quot;&lt;i&gt;2)	Oltre alla cessione dei diritti esclusivi di cui al precedente articolo, l’Autore cede all’Editore, sempre in esclusiva, i seguenti &lt;b&gt;diritti secondari&lt;/b&gt;:
a) &lt;b&gt;diritto di adattare&lt;/b&gt; e rielaborare parti o l’intera opera per la riduzione cinematografica, teatrale, radiofonica, televisiva, in cartoni animati, in fumetti, in opere multimediali;
b) &lt;b&gt;diritto di tradurre e diffondere&lt;/b&gt; l’opera in qualsiasi lingua;
c) &lt;b&gt;diritto di riprodurre l’opera&lt;/b&gt; su supporti elettronici;
d) &lt;b&gt;diritto di diffondere l’opera attraverso tecnologie informatiche&lt;/b&gt;;
e) &lt;b&gt;diritto di riprodurre l’opera vocalmente con lettura da parte di un singolo lettore&lt;/b&gt;;
f) &lt;b&gt;diritto di concedere licenze&lt;/b&gt; per la riproduzione anche solo parziale dell’opera mediante fotocopia o procedure analoghe;&lt;/i&gt;&quot;

“La cessione di questi &lt;b&gt;diritti&lt;/b&gt;, è estranea al contratto di pubblicazione su stampa cartacea, quindi è buona norma che la cessione di tali &lt;b&gt;diritti&lt;/b&gt; venga contrattata a parte, anche perché, in mancanza di tale specificazione, l’editore non potrà &lt;b&gt;sfruttare questi diritti&lt;/b&gt;, poiché estranei al contratto di edizione. &lt;b&gt;Sarebbe anche buona norma TENERSELI questi diritti&lt;/b&gt;, in quanto, sebbene con i nuovi accordi l’autore che firma un contratto percepisca dalla vendita dei &lt;b&gt;diritti secondari&lt;/b&gt; il 50%, sarete sempre vincolati dalla decisione dell’editore, se intende cederli o meno. Nel senso, se una casa di produzione cinematografica offrisse una somma al vostro editore e quest’ultimo la giudicasse inadeguata, voi non potrete fare nulla per tutta la durata del contratto (badate bene, la possibilità che il vostro libro desti le attenzioni di produttori cinematografici, non è remota, di più, ma i sogni sono in parte l’energia che ci manda avanti, quindi un minimo vanno assecondati, ma sempre in maniera razionale), &lt;b&gt;anche se a voi non interessano i soldi ma solo la popolarità.&lt;/b&gt; Ad ogni modo, se la pubblicazione avvenisse totalmente a spese dell’editore e non avete molta scelta, ci può anche stare il cederli (ma provate a negoziare comunque), &lt;b&gt;se invece la pubblicazione avviene a vostre spese, allora portatevi rispetto e non fatevi rapinare a mano armata.&lt;/b&gt;”

Ti è più chiara ora la mia battuta sul fatto che quando cedi i tuoi diritti ti restano solo doveri? Se vuoi ti faccio un disegnino. xD Per carità, poi si può anche andare in giro a chiamarla “titolarità dello sfruttamento economico dell’opera” ma la gente si chiederà di che diamine stai parlando, lol. Rischi di far capire ancora meno di cosa si sta parlando, applicando la vasellina del linguaggio accademico all&#039;enorme dildo che ti stanno infilando su per il culo. Nel momento in cui stipuli un contratto del genere sei esattamente come la zoccola che cede la sua vagina ad un tizio che poi pretende i diritti su di essa (pappone). E non ho usato questo termine per la moda del politically incorrect, ma perché il termine zoccola è derivato di un latino volgare sorcula, diminutivo femminile del classico sorex -icis, sorcio, incrociato con zoccolo inteso come figurato e spregiativo per uomo rozzo e ignorante, buono a nulla. Visto che ho parlato di cavallo, che ha gli zoccoli, e ho tirato in ballo gli altri animali, mi sembrava giusto concludere con il sorcio. Se avessi voluto solo essere volgare l’avrei chiamata puttana, mignotta, bagascia, baldracca ecc.
&lt;blockquote&gt;Che qualcuno possa pensare che per fare letteratura non sia necessaria una tecnica mi sembra assai singolare: il mostruoso livello di astrazione del codice linguistico, soprattutto nella versione scritta, mi sembra perfino difficile da concepire! Comunque anche questa sarà una questione di interpretazioni.&lt;/blockquote&gt;
Macché singolare, è plurale, maschile e pure femminile. xD Scusa eh, ma proprio qui su Gamberi Fantasy ci sono state eterne discussioni sul fatto che per scrivere ci volesse o meno una tecnica. C’è gente con le fette di salame di cavallo sugli occhi che va in giro a dire: “Mannò! Ci vogliono le emozioni! Io scrivo usando il mio stile che ho inventato di sana pianta ed è stupendo!!11!111!one”. Davvero tasso, a me sembra che tu mi stia prendendo in giro giusto per il gusto della discussione fine a sé stessa. Se vuoi ti do ragione, ma non lo penso minimamente.

Comunque ti ho lasciato un messaggio in fogna per una cosa completamente OT, se vuoi continuare questa diatriba sull’aria fritta, ti aspetto agguerrito nel mio regno. E ricorda di portare il vino, che di zoccole lì ne abbiamo a sufficienza! xD

Concludo citando Adam Smith nella speranza (vana) che qualcuno si illumini al suo pensiero e in futuro produca roba di qualità:

“Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio, che noi ci aspettiamo la nostra cena, ma dal loro rispetto nei confronti del loro stesso interesse. Noi ci rivolgiamo, non alla loro umanità ma al loro amor proprio, e non parliamo loro delle nostre necessità ma della loro convenienza.”</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@tasso<br />
Visto che ci tieni ad essere pignolo, andiamo a pignolare. xD Il tecnicismo è giusto, ma secondo te quanti artisti sanno  o viene spiegata loro questa differenza? Leggi per esempio <a href="http://www.dagospia.com/rubrica-1/varie/articolo-21577.htm" rel="nofollow">l’intervista alla suddetta Melissa P</a>.</p>
<p>Trovi mai dire: “Titolarità dello sfruttamento economico dell’opera”?<br />
Oppure trovi solo la parola “diritti”? </p>
<p>“I <b>diritti</b> cinematografici furono venduti dopo soli 10 giorni.”<br />
“Ma dice che non li ha. Alla fine ci accordiamo per 70mila. 61 netti. Però ho ripreso tutti i <b>diritti</b>.”</p>
<p>Questo linguaggio non è ad uso soltanto degli “sprovveduti artisti” (che gli anglofoni amano definire clueless xD), ma rientra nel quotidiano nonché nella terminologia stessa del <a href="http://www.andreamucciolo.com/contratto_di_edizione_editoriale.html" rel="nofollow">contratto editoriale classico</a>.</p>
<p>Leggi con attenzione:</p>
<p>&#8220;<i>l’autore garantisce che l’opera è frutto del suo ingegno e di essere in possesso di tutti i <b>diritti di sfruttamento</b> della stessa e di avere altresì le facoltà e la capacità necessarie a stipulare il presente contratto.</i>&#8221;</p>
<p>&#8220;<i>L’autore, inoltre, con la sottoscrizione del presente contratto, dichiara che intende far pubblicare l’opera su cartaceo e si impegna a riconoscere all’editore il <b>diritto al titolo</b> dell’opera, per tutta la durata del medesimo contratto.</i>&#8221;</p>
<p>&#8220;<i>L’autore infine si impegna a sollevare l’editore da ogni responsabilità per il danno cagionato a terzi dalla sua eventuale mancanza di alcuni <b>diritti sull’opera</b> in oggetto e altresì da eventuali querele da parte degli stessi terzi i quali potrebbero ritenere il contenuto del libro lesivo per la loro immagine.</i>&#8221;</p>
<p>&#8220;<i>1)	L’Autore, agendo per se stesso, con il presente atto concede all’Editore, che accetta, <b>il diritto (autore, edizione, pubblicazione, vendita e quant’altro)</b>, per il periodo di 10 (dieci) anni dalla sottoscrizione del presente contratto, al numero di edizioni e/o ristampe che stimi necessarie, dell’opera<br />
dal titolo………<br />
Sono comprese nella cessione dei <b>diritti di utilizzazione</b>, tutte le diverse forme di riproduzione grafica di cui può essere suscettibile l’opera, tra cui: la pubblicazione in periodico, in volume, in edizione economica, in edizioni speciali per book club o simili, pre e/o post pubblicazione di parti o dell’intera opera su quotidiani e periodici o allegate agli stessi. La cessione è in essere anche mediante licenza a terzi.</i>&#8221;</p>
<p>&#8220;<i>2)	Oltre alla cessione dei diritti esclusivi di cui al precedente articolo, l’Autore cede all’Editore, sempre in esclusiva, i seguenti <b>diritti secondari</b>:<br />
a) <b>diritto di adattare</b> e rielaborare parti o l’intera opera per la riduzione cinematografica, teatrale, radiofonica, televisiva, in cartoni animati, in fumetti, in opere multimediali;<br />
b) <b>diritto di tradurre e diffondere</b> l’opera in qualsiasi lingua;<br />
c) <b>diritto di riprodurre l’opera</b> su supporti elettronici;<br />
d) <b>diritto di diffondere l’opera attraverso tecnologie informatiche</b>;<br />
e) <b>diritto di riprodurre l’opera vocalmente con lettura da parte di un singolo lettore</b>;<br />
f) <b>diritto di concedere licenze</b> per la riproduzione anche solo parziale dell’opera mediante fotocopia o procedure analoghe;</i>&#8221;</p>
<p>“La cessione di questi <b>diritti</b>, è estranea al contratto di pubblicazione su stampa cartacea, quindi è buona norma che la cessione di tali <b>diritti</b> venga contrattata a parte, anche perché, in mancanza di tale specificazione, l’editore non potrà <b>sfruttare questi diritti</b>, poiché estranei al contratto di edizione. <b>Sarebbe anche buona norma TENERSELI questi diritti</b>, in quanto, sebbene con i nuovi accordi l’autore che firma un contratto percepisca dalla vendita dei <b>diritti secondari</b> il 50%, sarete sempre vincolati dalla decisione dell’editore, se intende cederli o meno. Nel senso, se una casa di produzione cinematografica offrisse una somma al vostro editore e quest’ultimo la giudicasse inadeguata, voi non potrete fare nulla per tutta la durata del contratto (badate bene, la possibilità che il vostro libro desti le attenzioni di produttori cinematografici, non è remota, di più, ma i sogni sono in parte l’energia che ci manda avanti, quindi un minimo vanno assecondati, ma sempre in maniera razionale), <b>anche se a voi non interessano i soldi ma solo la popolarità.</b> Ad ogni modo, se la pubblicazione avvenisse totalmente a spese dell’editore e non avete molta scelta, ci può anche stare il cederli (ma provate a negoziare comunque), <b>se invece la pubblicazione avviene a vostre spese, allora portatevi rispetto e non fatevi rapinare a mano armata.</b>”</p>
<p>Ti è più chiara ora la mia battuta sul fatto che quando cedi i tuoi diritti ti restano solo doveri? Se vuoi ti faccio un disegnino. xD Per carità, poi si può anche andare in giro a chiamarla “titolarità dello sfruttamento economico dell’opera” ma la gente si chiederà di che diamine stai parlando, lol. Rischi di far capire ancora meno di cosa si sta parlando, applicando la vasellina del linguaggio accademico all&#8217;enorme dildo che ti stanno infilando su per il culo. Nel momento in cui stipuli un contratto del genere sei esattamente come la zoccola che cede la sua vagina ad un tizio che poi pretende i diritti su di essa (pappone). E non ho usato questo termine per la moda del politically incorrect, ma perché il termine zoccola è derivato di un latino volgare sorcula, diminutivo femminile del classico sorex -icis, sorcio, incrociato con zoccolo inteso come figurato e spregiativo per uomo rozzo e ignorante, buono a nulla. Visto che ho parlato di cavallo, che ha gli zoccoli, e ho tirato in ballo gli altri animali, mi sembrava giusto concludere con il sorcio. Se avessi voluto solo essere volgare l’avrei chiamata puttana, mignotta, bagascia, baldracca ecc.</p>
<blockquote><p>Che qualcuno possa pensare che per fare letteratura non sia necessaria una tecnica mi sembra assai singolare: il mostruoso livello di astrazione del codice linguistico, soprattutto nella versione scritta, mi sembra perfino difficile da concepire! Comunque anche questa sarà una questione di interpretazioni.</p></blockquote>
<p>Macché singolare, è plurale, maschile e pure femminile. xD Scusa eh, ma proprio qui su Gamberi Fantasy ci sono state eterne discussioni sul fatto che per scrivere ci volesse o meno una tecnica. C’è gente con le fette di salame di cavallo sugli occhi che va in giro a dire: “Mannò! Ci vogliono le emozioni! Io scrivo usando il mio stile che ho inventato di sana pianta ed è stupendo!!11!111!one”. Davvero tasso, a me sembra che tu mi stia prendendo in giro giusto per il gusto della discussione fine a sé stessa. Se vuoi ti do ragione, ma non lo penso minimamente.</p>
<p>Comunque ti ho lasciato un messaggio in fogna per una cosa completamente OT, se vuoi continuare questa diatriba sull’aria fritta, ti aspetto agguerrito nel mio regno. E ricorda di portare il vino, che di zoccole lì ne abbiamo a sufficienza! xD</p>
<p>Concludo citando Adam Smith nella speranza (vana) che qualcuno si illumini al suo pensiero e in futuro produca roba di qualità:</p>
<p>“Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio, che noi ci aspettiamo la nostra cena, ma dal loro rispetto nei confronti del loro stesso interesse. Noi ci rivolgiamo, non alla loro umanità ma al loro amor proprio, e non parliamo loro delle nostre necessità ma della loro convenienza.”</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Mauro</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/#comment-30206</link>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 May 2011 15:25:44 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=5287#comment-30206</guid>
		<description>Alice:
&lt;blockquote&gt;Ho bisogno di imput nuovi, di un libro che mi appassioni dall’inizio alla fine&lt;/blockquote&gt;
A me sono piaciuti molto &lt;i&gt;The Haunted Vagina&lt;/i&gt; (molto breve - 105 pagine - e scorrevole, ottimo per provare) e &lt;i&gt;Dragon&#039;s Egg&lt;/i&gt; (meno bello, ma comunque valido, il seguito, &lt;i&gt;Starquake&lt;/i&gt;): il secondo è fantascienza hard (di quella dove la fisica te la spiegano), il primo Bizarro Fiction (se non hai mai letto nulla del genere e vuoi nuovi input, parti da quello).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Alice:</p>
<blockquote><p>Ho bisogno di imput nuovi, di un libro che mi appassioni dall’inizio alla fine</p></blockquote>
<p>A me sono piaciuti molto <i>The Haunted Vagina</i> (molto breve &#8211; 105 pagine &#8211; e scorrevole, ottimo per provare) e <i>Dragon&#8217;s Egg</i> (meno bello, ma comunque valido, il seguito, <i>Starquake</i>): il secondo è fantascienza hard (di quella dove la fisica te la spiegano), il primo Bizarro Fiction (se non hai mai letto nulla del genere e vuoi nuovi input, parti da quello).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: alice</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/#comment-30177</link>
		<dc:creator>alice</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 May 2011 18:06:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=5287#comment-30177</guid>
		<description>@Gamberetta:

&lt;blockquote&gt;Se ne lamentava anche il già citato Thomas Disch. Magari potresti provare a leggere qualcuno dei suoi romanzi, a partire da Campo Archimede.
Per un romanzo che comincia come fantasy, finisce come fantascienza, e ha per protagonista un personaggio femminile interessante puoi vedere Ash di Mary Gentle&lt;/blockquote&gt;

Faccio qualche ricerca in merito e proverò. Ho bisogno di imput nuovi, di un libro che mi appassioni dall&#039;inizio alla fine. Il mio gusto o è peggiorato o si è affinato, fatto sta che non riesco più a finire niente.  Insomma, grazie!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Gamberetta:</p>
<blockquote><p>Se ne lamentava anche il già citato Thomas Disch. Magari potresti provare a leggere qualcuno dei suoi romanzi, a partire da Campo Archimede.<br />
Per un romanzo che comincia come fantasy, finisce come fantascienza, e ha per protagonista un personaggio femminile interessante puoi vedere Ash di Mary Gentle</p></blockquote>
<p>Faccio qualche ricerca in merito e proverò. Ho bisogno di imput nuovi, di un libro che mi appassioni dall&#8217;inizio alla fine. Il mio gusto o è peggiorato o si è affinato, fatto sta che non riesco più a finire niente.  Insomma, grazie!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: tasso barbasso</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/#comment-30175</link>
		<dc:creator>tasso barbasso</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 May 2011 17:55:58 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=5287#comment-30175</guid>
		<description>@ alice

Grazie per la spiegazione/confessione. 
Ho l’impressione che quella che noi vediamo una patologia del mondo editoriale, sia in buona parte un problema strutturale molto più ampio del concetto stesso di editoria. Per fortuna dentro i “mondi” ci sono ancora le persone e leloro energie.

@Alberello

Intellettuali siamo un po’ tutti (perfino e soprattutto quando abbiamo il mal di testa) alla faccia di varie mode, tra cui quella del politically INcorrect. ;-) 
Riguardo il diritto d’autore, intendevo dire che tecnicamente (giuridicamente) il diritto di essere considerato e indicato come autore non è cedibile. È una questione terminologica: spesso si dice diritto d’autore per indicare la titolarità dello sfruttamento economico dell’opera. Da Wikipedia italiana: “il diritto d&#039;autore è la posizione giuridica soggettiva dell&#039;autore di un&#039;opera dell&#039;ingegno a cui i diversi ordinamenti nazionali e varie convenzioni internazionali (quale la Convenzione di Berna) riconoscono la facoltà originaria esclusiva di diffusione e sfruttamento, ed in ogni caso il diritto ad essere indicato come tale anche quando abbia alienato le facoltà di sfruttamento economico (diritto morale d&#039;autore)”.  
Che qualcuno possa pensare che per fare letteratura non sia necessaria una tecnica mi sembra assai singolare: il mostruoso livello di astrazione del codice linguistico, soprattutto nella versione scritta, mi sembra perfino difficile da concepire! Comunque anche questa sarà una questione di interpretazioni.  
Grazie per l’ulteriore bel video/promemoria di Frankie. Anche quella è letteratura (narrativa, cinema, poesia, teatro, grafica, architettura, eccetera). D’altra parte anche la letteratura è un po’ musica. 
Mi raccomando, Marco, non smettere mai di ardere e scherzare! Però ricordati (perché lo sai già) che lo scherzare, al contrario dell’ardere, è un po’ come la musica.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ alice</p>
<p>Grazie per la spiegazione/confessione.<br />
Ho l’impressione che quella che noi vediamo una patologia del mondo editoriale, sia in buona parte un problema strutturale molto più ampio del concetto stesso di editoria. Per fortuna dentro i “mondi” ci sono ancora le persone e leloro energie.</p>
<p>@Alberello</p>
<p>Intellettuali siamo un po’ tutti (perfino e soprattutto quando abbiamo il mal di testa) alla faccia di varie mode, tra cui quella del politically INcorrect. ;-)<br />
Riguardo il diritto d’autore, intendevo dire che tecnicamente (giuridicamente) il diritto di essere considerato e indicato come autore non è cedibile. È una questione terminologica: spesso si dice diritto d’autore per indicare la titolarità dello sfruttamento economico dell’opera. Da Wikipedia italiana: “il diritto d&#8217;autore è la posizione giuridica soggettiva dell&#8217;autore di un&#8217;opera dell&#8217;ingegno a cui i diversi ordinamenti nazionali e varie convenzioni internazionali (quale la Convenzione di Berna) riconoscono la facoltà originaria esclusiva di diffusione e sfruttamento, ed in ogni caso il diritto ad essere indicato come tale anche quando abbia alienato le facoltà di sfruttamento economico (diritto morale d&#8217;autore)”.<br />
Che qualcuno possa pensare che per fare letteratura non sia necessaria una tecnica mi sembra assai singolare: il mostruoso livello di astrazione del codice linguistico, soprattutto nella versione scritta, mi sembra perfino difficile da concepire! Comunque anche questa sarà una questione di interpretazioni.<br />
Grazie per l’ulteriore bel video/promemoria di Frankie. Anche quella è letteratura (narrativa, cinema, poesia, teatro, grafica, architettura, eccetera). D’altra parte anche la letteratura è un po’ musica.<br />
Mi raccomando, Marco, non smettere mai di ardere e scherzare! Però ricordati (perché lo sai già) che lo scherzare, al contrario dell’ardere, è un po’ come la musica.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gamberetta</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/#comment-30173</link>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 May 2011 17:32:56 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=5287#comment-30173</guid>
		<description>@alice. Ho sistemato io il blockquote.

Per quanto riguarda la fantascienza: è un vecchio problema del genere il fatto che tradizionalmente le idee siano sempre state considerate fondamentali a scapito del resto. È difficile trovare romanzi di fantascienza che brillino per particolari qualità letterarie, caratterizzazione dei personaggi compresa. Se ne lamentava anche il già citato Thomas Disch. Magari potresti provare a leggere qualcuno dei suoi romanzi, a partire da &lt;em&gt;Campo Archimede&lt;/em&gt;.
Per un romanzo che comincia come fantasy, finisce come fantascienza, e ha per protagonista un personaggio femminile interessante puoi vedere &lt;em&gt;Ash&lt;/em&gt; di Mary Gentle.
Però non ho idea se possano farti tornare la voglia di leggere. Dipende molto da quello che cerchi in un romanzo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@alice. Ho sistemato io il blockquote.</p>
<p>Per quanto riguarda la fantascienza: è un vecchio problema del genere il fatto che tradizionalmente le idee siano sempre state considerate fondamentali a scapito del resto. È difficile trovare romanzi di fantascienza che brillino per particolari qualità letterarie, caratterizzazione dei personaggi compresa. Se ne lamentava anche il già citato Thomas Disch. Magari potresti provare a leggere qualcuno dei suoi romanzi, a partire da <em>Campo Archimede</em>.<br />
Per un romanzo che comincia come fantasy, finisce come fantascienza, e ha per protagonista un personaggio femminile interessante puoi vedere <em>Ash</em> di Mary Gentle.<br />
Però non ho idea se possano farti tornare la voglia di leggere. Dipende molto da quello che cerchi in un romanzo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Alberello</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/#comment-30171</link>
		<dc:creator>Alberello</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 May 2011 16:43:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=5287#comment-30171</guid>
		<description>@tasso
Pardon, non avevo colto del tutto la tua osservazione. Certo, la concorrenza esiste sempre nel “libero mercato”, pertanto oltre ai loro campioni, buttano dentro anche altro per seguire l’onda del momento. Diciamo che ci sono i purosangue e le bestie da soma che si fanno carico di portare avanti la baracca lavorando per il bastone e la carota.

Per esempio la DeAgostini capendo che il momento fantasy era propizio, è andata nel mercato sotto casa editrice e ha comprato una mula di nome Allibis. È una bella bestia, pare che riesca a tirare un grosso carretto, più dei buoi. Probabilmente Allibis nemmeno esiste o verrà riciclata in futuro sotto un altro pseudonimo. Però finché traina e vende, l’imperativo è sfruttare a manetta. Ma come detto, forse hai ragione nel dire che di queste cose se ne parla poco direttamente, a me paiono concetti banali, triti e ritriti. Però per carità se ti fa piacere parlarne, parliamone. :P

I diritti d’autore li cedi nel momento in cui pubblichi per contratto standard. È come se apparisse un cartello al neon sulla tua testa con scritto: “Complimenti, hai appena venduto i tuoi diritti! Ora ti restano solo doveri.” Voleva essere una semplice butade, per far riflettere sul significato recondito delle parole usate in questo caso.

Chiedo scusa anche per il disguido editoriale. Siccome spesso le persone tendono a scindere i diversi ambiti perché non viene considerata tutta arte o cose simili, preferisco specificare. C’è chi pensa che suonare richieda tecnica, scrivere no. E chiedo scusa anche per le metafore infinitamente fanciullesche con animali, verdura e altre cose semplici ma:

“Ardo dal desiderio di spiegare, e la mia massima soddisfazione è prendere qualcosa di ragionevolmente intricato e renderlo chiaro passo dopo passo. È il modo più facile per chiarire le cose a me stesso.” (Isaac Asimov)

Per quanto riguarda Frankie HI NRG, è colpa sua se sono ridotto così. Nei suoi testi riesce sempre a creare dei giochi di parole incredibili, è un &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=C3-WRDJ2DB0&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;dizionario vivente&lt;/a&gt;.
Ho imparato più parole da lui che a scuola e non mi vergogno a dirlo.

Bon, ho finito le cose intelligenti da dire, ora torno ad essere stupido come sempre, ci rivediamo al prossimo the degli intellettuali. Che fatica ragionare, un mal di testa! xD

@Alice
Per il quote, seleziona prima la parte di testo che ti interessa quotare con il mouse e poi clicca su blockquote. C&#039;è anche l&#039;anteprima sotto il commento se non sei sicura di come esce. ^^</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@tasso<br />
Pardon, non avevo colto del tutto la tua osservazione. Certo, la concorrenza esiste sempre nel “libero mercato”, pertanto oltre ai loro campioni, buttano dentro anche altro per seguire l’onda del momento. Diciamo che ci sono i purosangue e le bestie da soma che si fanno carico di portare avanti la baracca lavorando per il bastone e la carota.</p>
<p>Per esempio la DeAgostini capendo che il momento fantasy era propizio, è andata nel mercato sotto casa editrice e ha comprato una mula di nome Allibis. È una bella bestia, pare che riesca a tirare un grosso carretto, più dei buoi. Probabilmente Allibis nemmeno esiste o verrà riciclata in futuro sotto un altro pseudonimo. Però finché traina e vende, l’imperativo è sfruttare a manetta. Ma come detto, forse hai ragione nel dire che di queste cose se ne parla poco direttamente, a me paiono concetti banali, triti e ritriti. Però per carità se ti fa piacere parlarne, parliamone. :P</p>
<p>I diritti d’autore li cedi nel momento in cui pubblichi per contratto standard. È come se apparisse un cartello al neon sulla tua testa con scritto: “Complimenti, hai appena venduto i tuoi diritti! Ora ti restano solo doveri.” Voleva essere una semplice butade, per far riflettere sul significato recondito delle parole usate in questo caso.</p>
<p>Chiedo scusa anche per il disguido editoriale. Siccome spesso le persone tendono a scindere i diversi ambiti perché non viene considerata tutta arte o cose simili, preferisco specificare. C’è chi pensa che suonare richieda tecnica, scrivere no. E chiedo scusa anche per le metafore infinitamente fanciullesche con animali, verdura e altre cose semplici ma:</p>
<p>“Ardo dal desiderio di spiegare, e la mia massima soddisfazione è prendere qualcosa di ragionevolmente intricato e renderlo chiaro passo dopo passo. È il modo più facile per chiarire le cose a me stesso.” (Isaac Asimov)</p>
<p>Per quanto riguarda Frankie HI NRG, è colpa sua se sono ridotto così. Nei suoi testi riesce sempre a creare dei giochi di parole incredibili, è un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=C3-WRDJ2DB0" rel="nofollow">dizionario vivente</a>.<br />
Ho imparato più parole da lui che a scuola e non mi vergogno a dirlo.</p>
<p>Bon, ho finito le cose intelligenti da dire, ora torno ad essere stupido come sempre, ci rivediamo al prossimo the degli intellettuali. Che fatica ragionare, un mal di testa! xD</p>
<p>@Alice<br />
Per il quote, seleziona prima la parte di testo che ti interessa quotare con il mouse e poi clicca su blockquote. C&#8217;è anche l&#8217;anteprima sotto il commento se non sei sicura di come esce. ^^</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: alice</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/#comment-30169</link>
		<dc:creator>alice</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 May 2011 16:33:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=5287#comment-30169</guid>
		<description>Ok, è evidente che non l&#039;ho usato bene (il tuo post è venuto doppio, non so perché). La prossima volta farò meglio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ok, è evidente che non l&#8217;ho usato bene (il tuo post è venuto doppio, non so perché). La prossima volta farò meglio.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: alice</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/#comment-30168</link>
		<dc:creator>alice</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 May 2011 16:32:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=5287#comment-30168</guid>
		<description>&lt;blockquote&gt;Ecco, questa mi sembra una questione interessante e troppo spesso tralasciata in favore di analisi dal taglio leggermente diverso. Mi domando se le case editrici (quelle vere) non accettino “nuove proposte” (lasciamo perdere i meccanismi di selezione) esclusivamente per utilizzarne gli autori come agenti addetti alla pubblicizzazione (gratuita o quasi) del brand. Sembra banale ma molto spesso ci si dimentica che non è sufficiente (per ora) usare le facce, le età e i nomi giusti, è anche necessario avere a disposizione persone in carne e ossa, disposte a farsi vedere in giro (fisicamente e virtualmente) e a lavorare sodo nella speranza di emergere.&lt;/blockquote&gt;

Posso rispondere giusto per quel che so io. Qui a bologna ho conosciuto diversi scrittori o aspiranti tali (perché si è scrittori solo raggiunta la fama, of course) e gli unici che stan facendo strada sono proprio quelli disposti a farsi mille chilometri - non pagati, sottolineo - per parlare ad ogni fiera-presentazione-occasione speciale. Quelli che non ce la fanno, sono coloro che ad un certo punto si stancano (o che non han più soldi da buttare via, visto che altrimenti avrebbero aperto la loro personalissima casa editrice). C&#039;è poi un altro fattore, ancor più fastidioso, che va&#039; al di là del marketing puro. Qui si sta chiedendo ad una persona - anche una persona con ottime idee o stile - di sfornare un romanzo l&#039;anno - minimo - per farsi conoscere. Conosco gente che ogni sei mesi tira giù un romanzo, manco fossimo alla pressa. CI credo che letteratura italiana è distrutta, questa non è letteratura, è roba scritta in serie nell&#039;attesa di diventare tutti dei Baricco.
Per non parlare delle case editrici piccole che schifano i nomi come quello sopracitato ma soltanto perché non possono permettersi di averlo: le loro ricerche vertono tutte in quella direzione, non vogliono né la sperimentazione né nuova linfa vitale. Clonano il grande utilizzando i piccoli... e a quel punto mi chiedo cosa serva, l&#039;editoria indipendente, se tanto indipendente non è. 
E, bada, non sto parlando da frustrata: sinceramente la mia esperienza è stata, appunto, solo un&#039;esperienza, non ho rimpianti o desideri particolare. Mi sono limitata ad osservare un piccolo universo che credevo differente, perché i libri non si prestano alle tourné, a volte non si presta nemmeno la musica a quella prassi, figurarsi la carta stampata. 

Spero di aver utilizzato bene il blockquote, per me è una roba nuova.&lt;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Ecco, questa mi sembra una questione interessante e troppo spesso tralasciata in favore di analisi dal taglio leggermente diverso. Mi domando se le case editrici (quelle vere) non accettino “nuove proposte” (lasciamo perdere i meccanismi di selezione) esclusivamente per utilizzarne gli autori come agenti addetti alla pubblicizzazione (gratuita o quasi) del brand. Sembra banale ma molto spesso ci si dimentica che non è sufficiente (per ora) usare le facce, le età e i nomi giusti, è anche necessario avere a disposizione persone in carne e ossa, disposte a farsi vedere in giro (fisicamente e virtualmente) e a lavorare sodo nella speranza di emergere.</p></blockquote>
<p>Posso rispondere giusto per quel che so io. Qui a bologna ho conosciuto diversi scrittori o aspiranti tali (perché si è scrittori solo raggiunta la fama, of course) e gli unici che stan facendo strada sono proprio quelli disposti a farsi mille chilometri &#8211; non pagati, sottolineo &#8211; per parlare ad ogni fiera-presentazione-occasione speciale. Quelli che non ce la fanno, sono coloro che ad un certo punto si stancano (o che non han più soldi da buttare via, visto che altrimenti avrebbero aperto la loro personalissima casa editrice). C&#8217;è poi un altro fattore, ancor più fastidioso, che va&#8217; al di là del marketing puro. Qui si sta chiedendo ad una persona &#8211; anche una persona con ottime idee o stile &#8211; di sfornare un romanzo l&#8217;anno &#8211; minimo &#8211; per farsi conoscere. Conosco gente che ogni sei mesi tira giù un romanzo, manco fossimo alla pressa. CI credo che letteratura italiana è distrutta, questa non è letteratura, è roba scritta in serie nell&#8217;attesa di diventare tutti dei Baricco.<br />
Per non parlare delle case editrici piccole che schifano i nomi come quello sopracitato ma soltanto perché non possono permettersi di averlo: le loro ricerche vertono tutte in quella direzione, non vogliono né la sperimentazione né nuova linfa vitale. Clonano il grande utilizzando i piccoli&#8230; e a quel punto mi chiedo cosa serva, l&#8217;editoria indipendente, se tanto indipendente non è.<br />
E, bada, non sto parlando da frustrata: sinceramente la mia esperienza è stata, appunto, solo un&#8217;esperienza, non ho rimpianti o desideri particolare. Mi sono limitata ad osservare un piccolo universo che credevo differente, perché i libri non si prestano alle tourné, a volte non si presta nemmeno la musica a quella prassi, figurarsi la carta stampata. </p>
<p>Spero di aver utilizzato bene il blockquote, per me è una roba nuova.<</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: tasso barbasso</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/#comment-30166</link>
		<dc:creator>tasso barbasso</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 May 2011 15:57:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=5287#comment-30166</guid>
		<description>Che un eventuale dio perdoni queto triplo post.
Devo rettificare almeno una delle stupidaggini che ho scritto: forse sarebbe meglio dire che il diritto di autore è sempre inalienabile; sono i limiti all’eventuale sfruttamento commerciale che decadono dopo un certo numero di anni. Ma altri più informati di me potranno precisare o correggere questa affermazione azzardata.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Che un eventuale dio perdoni queto triplo post.<br />
Devo rettificare almeno una delle stupidaggini che ho scritto: forse sarebbe meglio dire che il diritto di autore è sempre inalienabile; sono i limiti all’eventuale sfruttamento commerciale che decadono dopo un certo numero di anni. Ma altri più informati di me potranno precisare o correggere questa affermazione azzardata.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: tasso barbasso</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/#comment-30165</link>
		<dc:creator>tasso barbasso</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 May 2011 15:52:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=5287#comment-30165</guid>
		<description>@ Alberello

Ancora una dimenticanza:
Frankie HI NRG è sempre affascinante.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Alberello</p>
<p>Ancora una dimenticanza:<br />
Frankie HI NRG è sempre affascinante.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: tasso barbasso</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/#comment-30164</link>
		<dc:creator>tasso barbasso</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 May 2011 15:49:06 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=5287#comment-30164</guid>
		<description>@ Alberello

Grazie per le osservazioni.
Si, in effetti anche a me sembra molto ovvio, ma nella mia ignoranza ho la sensazione che quel tipo di argomento non venga affrontato spesso, perlomeno in maniera diretta, solo perché altri aspetti della questione appaiono più determinanti.
Sono d’accordo con te su molto di quello che hai scritto, però ti faccio notare che anche tu non hai dato grande rilievo alla mia considerazione di fondo. Io volevo proprio dire che probabilmente le case editrici NON “mettono in campo i loro campioni sperando di vincere una buona fetta di pubblico e rientrare dei soldi scommessi su di esso”. I campioni delle case editrici, secondo me, sono esclusivamente i classici, tutto il resto sembra più che altro un modo per mostrare il marchio e per togliere spazio (anche fisico, come giustamente dice Gamberetta) al marchio dei concorrenti diretti.  
Ancora due (fastidiose) considerazioni (molto) pignole su due dettagli dei due ultimi capoversi del tuo post:
“Il diritto d’autore ti vieta di vendere il tuo corpo autonomamente, devi sempre affidarti al pappone della situazione”.
Non capisco il senso di questa frase. Comunque mi viene da dire che tecnicamente il diritto di autore, in sé, è sempre personale e inalienabile (per un certo numero di anni).
“Questo è un discorso che non riguarda solo l’editoria, nella musica per esempio…”.
Questo che sto per scrivere è veramente fastidioso e superfluo, me ne rendo conto, però visto che ho già le mani sulla tastiera... Va da sé che per “editoria” si intende anche quella musicale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Alberello</p>
<p>Grazie per le osservazioni.<br />
Si, in effetti anche a me sembra molto ovvio, ma nella mia ignoranza ho la sensazione che quel tipo di argomento non venga affrontato spesso, perlomeno in maniera diretta, solo perché altri aspetti della questione appaiono più determinanti.<br />
Sono d’accordo con te su molto di quello che hai scritto, però ti faccio notare che anche tu non hai dato grande rilievo alla mia considerazione di fondo. Io volevo proprio dire che probabilmente le case editrici NON “mettono in campo i loro campioni sperando di vincere una buona fetta di pubblico e rientrare dei soldi scommessi su di esso”. I campioni delle case editrici, secondo me, sono esclusivamente i classici, tutto il resto sembra più che altro un modo per mostrare il marchio e per togliere spazio (anche fisico, come giustamente dice Gamberetta) al marchio dei concorrenti diretti.<br />
Ancora due (fastidiose) considerazioni (molto) pignole su due dettagli dei due ultimi capoversi del tuo post:<br />
“Il diritto d’autore ti vieta di vendere il tuo corpo autonomamente, devi sempre affidarti al pappone della situazione”.<br />
Non capisco il senso di questa frase. Comunque mi viene da dire che tecnicamente il diritto di autore, in sé, è sempre personale e inalienabile (per un certo numero di anni).<br />
“Questo è un discorso che non riguarda solo l’editoria, nella musica per esempio…”.<br />
Questo che sto per scrivere è veramente fastidioso e superfluo, me ne rendo conto, però visto che ho già le mani sulla tastiera&#8230; Va da sé che per “editoria” si intende anche quella musicale.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Alberello</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/#comment-30161</link>
		<dc:creator>Alberello</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 May 2011 14:10:48 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=5287#comment-30161</guid>
		<description>@tasso
Questa è un’analisi dal taglio fin troppo semplice e/o semplicistico, per questo poco spesso viene fatta, si da per scontata (almeno del 50% sul prodotto finito).

L’artista, in qualsiasi ambito, è considerato alla stregua del cavallo da corsa o da monta (dipende dal tipo di prestazione richiesta, spesso vanno di pari passo). In questo immenso ippodromo che è l’Italia, le diverse scuderie (Mondadori, DeAgostini, Einaudi ecc.) mettono in campo i loro “campioni” sperando di vincere una buona fetta di pubblico e rientrare nei soldi scommessi su di esso.

A loro non importa assolutamente un fico secco delle condizioni di salute del cavallo, spesso ne pompano le prestazioni usando sostanze dopanti (pubblicità ossessiva) e spacciano per gare eccellenti dei risultati miserrimi (sto libro è bellissimo, tutti lo recensiscono bene*, vi pentirete di non aver scommesso su di lui!!111! Vedrete nella prossima corsa!).
Spremono le bestie fino ad aver spillato tutto il possibile dopodiché lo gettano alle ortiche o lo macellano per farci salamini. Nemmeno il nome è importante, pubblicare sotto pseudonimo è il primo passo per rimuovere quel poco di umano che ti resta. Non sei più Luca o Sigfrido, sei lo scrittore anonimo numero 666 (come la marchiatura a fuoco degli ovini per evitare l’abigeato). Questo fa capire alla bestia di non essere più libera, di non avere diritti, assoggetta rimuovendo il soggetto e rendendo complemento oggetto, un trucco vecchio come la schiavitù. 

Dunque, data questa logica, al di là di corse truccate (cartelli) e cavalli raccomandati (uno ogni tanto lo puoi pure far correre, se già l’hai usato per la monta) bisogna cercare il campione giusto. Quello che attira il pubblico, quello che fa scommettere alto, quello che piace al di là di ciò che produce. E fin qui tutto bene, non fa una piega, si può obbiettare sul fattore morale, ma la moralità è così noiosa che non ho voglia di predicare bene e razzolare male (in fin dei conti sono solo un pollo da spennare).

Il problema di questa logica è che tutto questo non viene detto all’artista (per ovvi motivi) e che quindi egli stesso come hai fatto notare giustamente tu, non lavora sodo nella speranza di emergere.
Nella sua mente di artista è convinto che una volta arrivato al traguardo della pubblicazione, tutto sia finito, la sua vita d’ora in poi sarà meravigliosa. Ormai ce l’ha fatta, ha vinto! Non dovrà più correre, ha battuto tutte le altre bestie del creato, può guardare dall’alto in basso conigli, gatti, pecore perché egli è stato scelto dall’uomo come compagno per le battaglie.

Questo finché l’uomo non si stufa e lo manda al macello (vedi il caso di Melissa P tanto per dirne uno). Certo ci si può indignare per il cavallo, ma anche il cavallo poteva arrivarci prima con un minimo di informazioni, sono secoli che la schiavitù di questo tipo esiste. Per me è semplice selezione artificiale. Se sei troppo stupido per capire che devi darti da fare nella vita e nessuno ti regala niente, puoi tranquillamente soccombere, non sentiremo la tua mancanza (A meno che non lo ammetti e c&#039;è l&#039;ipotesi del reato di circonvenzione di incapace). *Fa ciao con la manina*

Quello però che rovina questa logica è la qualità del prodotto. È ovvio che se non conta la produzione, ma solo la distribuzione, la consumazione sarà terribile. E dato che io sono un consumatore fottutamente egoista, ci tengo che ciò che mi viene offerto sia di buona qualità. Per lo stesso motivo percui poi nel mio lavoro cerco di offrire il meglio che posso. L’unica abilità speciale che hanno i consumatori è il benedetto “&lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=G3pDyHAT0f8&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;potere d’acquisto&lt;/a&gt;” ma non lo sfruttano mai. Non esiste il potere di vendita o di distribuzione, questo perché i distributori sono impotenti. L’unico modo che hanno per guadagnare e vivere è quello di sfruttare il prossimo. Nel rapporto amoroso che dovrebbe esserci tra l’artista e il suo pubblico essi giocano il ruolo del protettore nei confronti della zoccola. Il diritto d’autore ti vieta di vendere il tuo corpo autonomamente, devi sempre affidarti al pappone della situazione.

Questo è un discorso che non riguarda solo l’editoria, nella musica per esempio almeno 3 artisti diversi hanno dedicato a questo argomento una canzone. Lascio la parola e il video a loro, che di sicuro ne sanno più di me.

&lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=YoBuv7HR-Fw&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;1&lt;/a&gt;.
&lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=RwqGsyK9lu0&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;2&lt;/a&gt;.
&lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=8_7YNOGRAXY&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;3&lt;/a&gt;.

*Ovviamente recensioni più truccate di Platinette.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@tasso<br />
Questa è un’analisi dal taglio fin troppo semplice e/o semplicistico, per questo poco spesso viene fatta, si da per scontata (almeno del 50% sul prodotto finito).</p>
<p>L’artista, in qualsiasi ambito, è considerato alla stregua del cavallo da corsa o da monta (dipende dal tipo di prestazione richiesta, spesso vanno di pari passo). In questo immenso ippodromo che è l’Italia, le diverse scuderie (Mondadori, DeAgostini, Einaudi ecc.) mettono in campo i loro “campioni” sperando di vincere una buona fetta di pubblico e rientrare nei soldi scommessi su di esso.</p>
<p>A loro non importa assolutamente un fico secco delle condizioni di salute del cavallo, spesso ne pompano le prestazioni usando sostanze dopanti (pubblicità ossessiva) e spacciano per gare eccellenti dei risultati miserrimi (sto libro è bellissimo, tutti lo recensiscono bene*, vi pentirete di non aver scommesso su di lui!!111! Vedrete nella prossima corsa!).<br />
Spremono le bestie fino ad aver spillato tutto il possibile dopodiché lo gettano alle ortiche o lo macellano per farci salamini. Nemmeno il nome è importante, pubblicare sotto pseudonimo è il primo passo per rimuovere quel poco di umano che ti resta. Non sei più Luca o Sigfrido, sei lo scrittore anonimo numero 666 (come la marchiatura a fuoco degli ovini per evitare l’abigeato). Questo fa capire alla bestia di non essere più libera, di non avere diritti, assoggetta rimuovendo il soggetto e rendendo complemento oggetto, un trucco vecchio come la schiavitù. </p>
<p>Dunque, data questa logica, al di là di corse truccate (cartelli) e cavalli raccomandati (uno ogni tanto lo puoi pure far correre, se già l’hai usato per la monta) bisogna cercare il campione giusto. Quello che attira il pubblico, quello che fa scommettere alto, quello che piace al di là di ciò che produce. E fin qui tutto bene, non fa una piega, si può obbiettare sul fattore morale, ma la moralità è così noiosa che non ho voglia di predicare bene e razzolare male (in fin dei conti sono solo un pollo da spennare).</p>
<p>Il problema di questa logica è che tutto questo non viene detto all’artista (per ovvi motivi) e che quindi egli stesso come hai fatto notare giustamente tu, non lavora sodo nella speranza di emergere.<br />
Nella sua mente di artista è convinto che una volta arrivato al traguardo della pubblicazione, tutto sia finito, la sua vita d’ora in poi sarà meravigliosa. Ormai ce l’ha fatta, ha vinto! Non dovrà più correre, ha battuto tutte le altre bestie del creato, può guardare dall’alto in basso conigli, gatti, pecore perché egli è stato scelto dall’uomo come compagno per le battaglie.</p>
<p>Questo finché l’uomo non si stufa e lo manda al macello (vedi il caso di Melissa P tanto per dirne uno). Certo ci si può indignare per il cavallo, ma anche il cavallo poteva arrivarci prima con un minimo di informazioni, sono secoli che la schiavitù di questo tipo esiste. Per me è semplice selezione artificiale. Se sei troppo stupido per capire che devi darti da fare nella vita e nessuno ti regala niente, puoi tranquillamente soccombere, non sentiremo la tua mancanza (A meno che non lo ammetti e c&#8217;è l&#8217;ipotesi del reato di circonvenzione di incapace). *Fa ciao con la manina*</p>
<p>Quello però che rovina questa logica è la qualità del prodotto. È ovvio che se non conta la produzione, ma solo la distribuzione, la consumazione sarà terribile. E dato che io sono un consumatore fottutamente egoista, ci tengo che ciò che mi viene offerto sia di buona qualità. Per lo stesso motivo percui poi nel mio lavoro cerco di offrire il meglio che posso. L’unica abilità speciale che hanno i consumatori è il benedetto “<a href="http://www.youtube.com/watch?v=G3pDyHAT0f8" rel="nofollow">potere d’acquisto</a>” ma non lo sfruttano mai. Non esiste il potere di vendita o di distribuzione, questo perché i distributori sono impotenti. L’unico modo che hanno per guadagnare e vivere è quello di sfruttare il prossimo. Nel rapporto amoroso che dovrebbe esserci tra l’artista e il suo pubblico essi giocano il ruolo del protettore nei confronti della zoccola. Il diritto d’autore ti vieta di vendere il tuo corpo autonomamente, devi sempre affidarti al pappone della situazione.</p>
<p>Questo è un discorso che non riguarda solo l’editoria, nella musica per esempio almeno 3 artisti diversi hanno dedicato a questo argomento una canzone. Lascio la parola e il video a loro, che di sicuro ne sanno più di me.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=YoBuv7HR-Fw" rel="nofollow">1</a>.<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=RwqGsyK9lu0" rel="nofollow">2</a>.<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=8_7YNOGRAXY" rel="nofollow">3</a>.</p>
<p>*Ovviamente recensioni più truccate di Platinette.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: tasso barbasso</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/#comment-30159</link>
		<dc:creator>tasso barbasso</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 May 2011 13:21:38 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=5287#comment-30159</guid>
		<description>@ Alice

Pardon, avevo dimenticato la citazione dei passi a cui mi riferivo:

&lt;blockquote&gt;(…) mi ha fatto andare in giro per il mondo a sbrodolare su un libro (…) sentendo elogi che non solo non mi meritavo ma a cui non potevo nemmeno rispondere in pubblico perché “eravamo lì per vendere. (…) Gliel’ho data su subito, scomparsa dalla terra, che l’editoria cerchi bambocci più montati di me, per fare marketing e non letteratura.&lt;/blockquote&gt;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Alice</p>
<p>Pardon, avevo dimenticato la citazione dei passi a cui mi riferivo:</p>
<blockquote><p>(…) mi ha fatto andare in giro per il mondo a sbrodolare su un libro (…) sentendo elogi che non solo non mi meritavo ma a cui non potevo nemmeno rispondere in pubblico perché “eravamo lì per vendere. (…) Gliel’ho data su subito, scomparsa dalla terra, che l’editoria cerchi bambocci più montati di me, per fare marketing e non letteratura.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: tasso barbasso</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/#comment-30157</link>
		<dc:creator>tasso barbasso</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 May 2011 12:41:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=5287#comment-30157</guid>
		<description>@ alice

Ecco, questa mi sembra una questione interessante e troppo spesso tralasciata in favore di analisi dal taglio leggermente diverso. Mi domando se le case editrici (quelle vere) non accettino “nuove proposte” (lasciamo perdere i meccanismi di selezione) esclusivamente per utilizzarne gli autori come agenti addetti alla pubblicizzazione (gratuita o quasi) del brand. Sembra banale ma molto spesso ci si dimentica che non è sufficiente (per ora) usare le facce, le età e i nomi giusti, è anche necessario avere a disposizione persone in carne e ossa, disposte a farsi vedere in giro (fisicamente e virtualmente) e a lavorare sodo nella speranza di emergere.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ alice</p>
<p>Ecco, questa mi sembra una questione interessante e troppo spesso tralasciata in favore di analisi dal taglio leggermente diverso. Mi domando se le case editrici (quelle vere) non accettino “nuove proposte” (lasciamo perdere i meccanismi di selezione) esclusivamente per utilizzarne gli autori come agenti addetti alla pubblicizzazione (gratuita o quasi) del brand. Sembra banale ma molto spesso ci si dimentica che non è sufficiente (per ora) usare le facce, le età e i nomi giusti, è anche necessario avere a disposizione persone in carne e ossa, disposte a farsi vedere in giro (fisicamente e virtualmente) e a lavorare sodo nella speranza di emergere.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: alice</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/#comment-30153</link>
		<dc:creator>alice</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 May 2011 11:06:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=5287#comment-30153</guid>
		<description>Impressioni a caso dopo aver letto un post così monumentale:

1 - Punti di vista interessanti. O, meglio, finalmente delle riflessioni non lette e rilette ovunque;

2 - mi hai fatto tornare la voglia di leggere. Negli ultimi anni (due o tre) non riesco ad aprire un libro e finirlo, quasi mai, e solo se sono classiconi (ora sto leggendo Oliver twist, tanto per farti capire). Conosco pochissimo la fantascienza letteraria (ma abbastanza bene quella cinematografica, anche se ancora non ho visto AI confini della realtà... è uno dei miei prossimi propositi) e sono sempre alla deriva, cercando romanzi che abbiano un minimo senso. Mi scontro troppo spesso con storie d&#039;amore scritte male, con donne ai limiti del credibile (che spesso vestono i panni di, che so, ingegneri spaziali che, incontrato lo sfigato di turno, vengono ridotte a donne oggetto che non parleranno più se non per innalzare lo sfigato a dio. Stop) e con romanzi che mi SEMBRANO originali e invece copiano altri. So già che qui troverò finalmente una guida - non un oracolo, bada bene - che sto cercando da mesi, ormai. Di fantasy non so nulla. Ho letto solo Il signore degli anelli, la storia infinita e Lo Hobbit. Un po&#039; poco per dire qualsiasi cosa sull&#039;argomento.

- Mi piace moltissimo il tuo essere sincera e brusca. Detesto chi vuole utilizzare per forza un &quot;parlato pulito&quot; per un buonismo intellettuale che di intellettuale ha ben poco. Sembra quasi che se uno dice che, che so, Asimov fa schifo (un esempio, non lo penso) si stia offendendo personalmente la madre di qualcuno e quel qualcuno debba saltare su e incazzarsi, perché è inconcepibile. Che due maroni.

3 - Sull&#039;editoria funziona come dici tu, almeno per la mia esperienza. Ho scritto un libro (più d&#039;uno) e - quello che dirò non è per piangermi addosso, vedrai che NON lo faccio ma sono critica con me stessa - era una cagata pazzesca. Ho trovato un editore (non a pagamento, grazie ad amicizie &quot;altolocate&quot; letterarie) che mi ha fatto andare in giro per il mondo a sbrodolare su un libro che ormai non sentivo più mio (l&#039;avevo scritto troppo tempo prima e mi vergognavo di associare la mia faccia a quell&#039;obbrobrio) sentendo elogi che non solo non mi meritavo ma a cui non potevo nemmeno rispondere in pubblico perché &quot;eravamo lì per vendere&quot;. Una vergogna, penserai tu, che io abbia accettato di farmi pubblicare. Ma all&#039;epoca non ero ancora schifata così da quel mondo come lo sono oggi e in più volevo togliermi dalla &quot;strada&quot; (smettere di fare lavoracci che detestavo per gente che detestavo ancora di più) e vivere di qualcos&#039;altro. NOn volevo fare l&#039;artista, insomma, mai avuto certe tendenze ad ingrossare il mio già smisurato ego. 
Il mio secondo libro aveva trovato una casa editrice più grossa, che voleva cambiare tutto il mio stile (e la trama) e voleva farmi fare un tour più grande e più motivato. Gliel&#039;ho data su subito, scomparsa dalla terra, che l&#039;editoria cerchi bambocci più montati di me, per fare marketing e non letteratura. Perché io, di certo, non facevo letteratura.
Ops, sembra quasi una confessione ma volevo solo dirti che non solo capisco, non solo condivido... ma confermo da persona che ha alimentato quel mercato di amiciziedasottobanco che è il pubblicato libri. 

4 - Il passo sulla scuola mi ha fatto piangere. Sono anni che cercavo qualcuno che la pensasse in quella maniera (siamo nel paese di quelli che, quando non hanno più argomenti, ti sbattono un faccia in Io ho studiato Cosologia, quindi ne so più di te... fa nulla se stavano cercando di spiegarti che respiriamo usignoli sciolti senza nemmeno essere in grado di argomentare l&#039;idea assurda). Non ho nulla da aggiungere. 

Per oggi mi fermo, il tuo blog mi piace, credo che lo spulcerò dall&#039;inizio alla fine. Spero di non disturbarti con i miei commenti (che potranno essere anche un po&#039; lunghi, come vedi).
Ciao!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Impressioni a caso dopo aver letto un post così monumentale:</p>
<p>1 &#8211; Punti di vista interessanti. O, meglio, finalmente delle riflessioni non lette e rilette ovunque;</p>
<p>2 &#8211; mi hai fatto tornare la voglia di leggere. Negli ultimi anni (due o tre) non riesco ad aprire un libro e finirlo, quasi mai, e solo se sono classiconi (ora sto leggendo Oliver twist, tanto per farti capire). Conosco pochissimo la fantascienza letteraria (ma abbastanza bene quella cinematografica, anche se ancora non ho visto AI confini della realtà&#8230; è uno dei miei prossimi propositi) e sono sempre alla deriva, cercando romanzi che abbiano un minimo senso. Mi scontro troppo spesso con storie d&#8217;amore scritte male, con donne ai limiti del credibile (che spesso vestono i panni di, che so, ingegneri spaziali che, incontrato lo sfigato di turno, vengono ridotte a donne oggetto che non parleranno più se non per innalzare lo sfigato a dio. Stop) e con romanzi che mi SEMBRANO originali e invece copiano altri. So già che qui troverò finalmente una guida &#8211; non un oracolo, bada bene &#8211; che sto cercando da mesi, ormai. Di fantasy non so nulla. Ho letto solo Il signore degli anelli, la storia infinita e Lo Hobbit. Un po&#8217; poco per dire qualsiasi cosa sull&#8217;argomento.</p>
<p>- Mi piace moltissimo il tuo essere sincera e brusca. Detesto chi vuole utilizzare per forza un &#8220;parlato pulito&#8221; per un buonismo intellettuale che di intellettuale ha ben poco. Sembra quasi che se uno dice che, che so, Asimov fa schifo (un esempio, non lo penso) si stia offendendo personalmente la madre di qualcuno e quel qualcuno debba saltare su e incazzarsi, perché è inconcepibile. Che due maroni.</p>
<p>3 &#8211; Sull&#8217;editoria funziona come dici tu, almeno per la mia esperienza. Ho scritto un libro (più d&#8217;uno) e &#8211; quello che dirò non è per piangermi addosso, vedrai che NON lo faccio ma sono critica con me stessa &#8211; era una cagata pazzesca. Ho trovato un editore (non a pagamento, grazie ad amicizie &#8220;altolocate&#8221; letterarie) che mi ha fatto andare in giro per il mondo a sbrodolare su un libro che ormai non sentivo più mio (l&#8217;avevo scritto troppo tempo prima e mi vergognavo di associare la mia faccia a quell&#8217;obbrobrio) sentendo elogi che non solo non mi meritavo ma a cui non potevo nemmeno rispondere in pubblico perché &#8220;eravamo lì per vendere&#8221;. Una vergogna, penserai tu, che io abbia accettato di farmi pubblicare. Ma all&#8217;epoca non ero ancora schifata così da quel mondo come lo sono oggi e in più volevo togliermi dalla &#8220;strada&#8221; (smettere di fare lavoracci che detestavo per gente che detestavo ancora di più) e vivere di qualcos&#8217;altro. NOn volevo fare l&#8217;artista, insomma, mai avuto certe tendenze ad ingrossare il mio già smisurato ego.<br />
Il mio secondo libro aveva trovato una casa editrice più grossa, che voleva cambiare tutto il mio stile (e la trama) e voleva farmi fare un tour più grande e più motivato. Gliel&#8217;ho data su subito, scomparsa dalla terra, che l&#8217;editoria cerchi bambocci più montati di me, per fare marketing e non letteratura. Perché io, di certo, non facevo letteratura.<br />
Ops, sembra quasi una confessione ma volevo solo dirti che non solo capisco, non solo condivido&#8230; ma confermo da persona che ha alimentato quel mercato di amiciziedasottobanco che è il pubblicato libri. </p>
<p>4 &#8211; Il passo sulla scuola mi ha fatto piangere. Sono anni che cercavo qualcuno che la pensasse in quella maniera (siamo nel paese di quelli che, quando non hanno più argomenti, ti sbattono un faccia in Io ho studiato Cosologia, quindi ne so più di te&#8230; fa nulla se stavano cercando di spiegarti che respiriamo usignoli sciolti senza nemmeno essere in grado di argomentare l&#8217;idea assurda). Non ho nulla da aggiungere. </p>
<p>Per oggi mi fermo, il tuo blog mi piace, credo che lo spulcerò dall&#8217;inizio alla fine. Spero di non disturbarti con i miei commenti (che potranno essere anche un po&#8217; lunghi, come vedi).<br />
Ciao!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Mr. Giobblin</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/#comment-28347</link>
		<dc:creator>Mr. Giobblin</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 17:38:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=5287#comment-28347</guid>
		<description>@ Gamberetta 

Immagino che tu ne sia già al corrente, ma volevo comunque segnalare che tra poco più di un mese uscirà &lt;a href=&quot;http://www.amazon.com/Steampunk-Bible-Illustrated-Scientists-Literature/dp/0810989581&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;The Steampunk Bible&lt;/a&gt;, di S.J. Chambers e Jeff VanderMeer!
Sei poi riuscita a leggere qualcosa di A. Lee Martinez? Dato che tra poco uscirà il suo nuovo romanzo, ho scritto qualcosina &lt;a href=&quot;http://minuettoexpress.blogspot.com/2011/04/il-superfantastico-mondo-di-lee.html&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;qui&lt;/a&gt; per gli eventuali interessati.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Gamberetta </p>
<p>Immagino che tu ne sia già al corrente, ma volevo comunque segnalare che tra poco più di un mese uscirà <a href="http://www.amazon.com/Steampunk-Bible-Illustrated-Scientists-Literature/dp/0810989581" rel="nofollow">The Steampunk Bible</a>, di S.J. Chambers e Jeff VanderMeer!<br />
Sei poi riuscita a leggere qualcosa di A. Lee Martinez? Dato che tra poco uscirà il suo nuovo romanzo, ho scritto qualcosina <a href="http://minuettoexpress.blogspot.com/2011/04/il-superfantastico-mondo-di-lee.html" rel="nofollow">qui</a> per gli eventuali interessati.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Gamberetta</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/#comment-28339</link>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 14:43:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=5287#comment-28339</guid>
		<description>@Lidia. Il tempo è quello che è, dubito che anche in futuro riuscirò a scrivere più di 1-2 articoli al mese (segnalazioni escluse).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Lidia. Il tempo è quello che è, dubito che anche in futuro riuscirò a scrivere più di 1-2 articoli al mese (segnalazioni escluse).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Lidia</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/#comment-28314</link>
		<dc:creator>Lidia</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Apr 2011 05:25:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=5287#comment-28314</guid>
		<description>Gamberetta,
so che avevi annunciato fin dalla riapertura del blog un rallentamento nel postare nuovi articoli, per poter scrivere anche tu e trovare anche il tempo di vivere. Lo so, lo so, ma non posso fare a meno di dirti che mi mancano i tuoi articoli. Mi spiace tanto vedere come si allungano i tempi fra una novità e l&#039;altra, (eccezion fatta per le segnalazioni). 
Torna eh, e più in forma di prima! :-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gamberetta,<br />
so che avevi annunciato fin dalla riapertura del blog un rallentamento nel postare nuovi articoli, per poter scrivere anche tu e trovare anche il tempo di vivere. Lo so, lo so, ma non posso fare a meno di dirti che mi mancano i tuoi articoli. Mi spiace tanto vedere come si allungano i tempi fra una novità e l&#8217;altra, (eccezion fatta per le segnalazioni).<br />
Torna eh, e più in forma di prima! :-)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Mauro</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/#comment-28068</link>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Apr 2011 11:41:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=5287#comment-28068</guid>
		<description>Annunciati gli ultimi due episodi di &lt;i&gt;Madoka&lt;/i&gt;: &lt;a href=&quot;http://www.animenewsnetwork.com/news/2011-04-10/madoka-magica-anime-to-resume-on-april-21&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://www.animenewsnetwork.com/news/2011-04-10/madoka-magica-anime-to-resume-on-april-21&lt;/a&gt; (originali: &lt;a href=&quot;http://www.madoka-magica.com/news/&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://www.madoka-magica.com/news/&lt;/a&gt;, &lt;a href=&quot;http://twitter.com/madoka_magica/statuses/57037720932978688&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://twitter.com/madoka_magica/statuses/57037720932978688&lt;/a&gt;).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Annunciati gli ultimi due episodi di <i>Madoka</i>: <a href="http://www.animenewsnetwork.com/news/2011-04-10/madoka-magica-anime-to-resume-on-april-21" rel="nofollow">http://www.animenewsnetwork.com/news/2011-04-10/madoka-magica-anime-to-resume-on-april-21</a> (originali: <a href="http://www.madoka-magica.com/news/" rel="nofollow">http://www.madoka-magica.com/news/</a>, <a href="http://twitter.com/madoka_magica/statuses/57037720932978688" rel="nofollow">http://twitter.com/madoka_magica/statuses/57037720932978688</a>).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Alberello</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/#comment-27509</link>
		<dc:creator>Alberello</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 13:57:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=5287#comment-27509</guid>
		<description>@Magdalena
&lt;blockquote&gt;Poi se mi venissero a dire che devo mangiare &lt;b&gt;&lt;i&gt;merda&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; perché negli ultimi duecento &lt;b&gt;&lt;i&gt;ani&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; si è fatto non è che esattamente mi lascerei convincere, prima dovrebbero dimostrarmi che mi fa bene.&lt;/blockquote&gt;
Tu questo lo chiami refuso, io lo chiamo lapsus freudiano da EPIC WIN. Dovresti scrivere più spesso quando non hai dormito, mi hai fatto cappottare sulla sedia dal ridere (in senso buono). xD
&lt;blockquote&gt;E non mi sento “evangelizzato”&lt;/blockquote&gt;
Come no? Ed io che avevo già preparato la vasca con l’acqua santa per friggere il pesce. Sigh.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Magdalena</p>
<blockquote><p>Poi se mi venissero a dire che devo mangiare <b><i>merda</i></b> perché negli ultimi duecento <b><i>ani</i></b> si è fatto non è che esattamente mi lascerei convincere, prima dovrebbero dimostrarmi che mi fa bene.</p></blockquote>
<p>Tu questo lo chiami refuso, io lo chiamo lapsus freudiano da EPIC WIN. Dovresti scrivere più spesso quando non hai dormito, mi hai fatto cappottare sulla sedia dal ridere (in senso buono). xD</p>
<blockquote><p>E non mi sento “evangelizzato”</p></blockquote>
<p>Come no? Ed io che avevo già preparato la vasca con l’acqua santa per friggere il pesce. Sigh.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>

