Il Manzoni scrive da cani

Volevo riprendere il discorso accennato nella nota all’articolo su Damon Knight. Lì ho affermato che al Liceo occorre fornire agli studenti strumenti e non nozioni: per illustrare il concetto farò un esempio, basato su fatti realmente accaduti. A me.
A un certo punto, durante la soporifera lettura de I Promessi Sposi, la professoressa ci rifilò una serie di fotocopie. Erano su tre colonne, da una parte c’era un brano preso dal Fermo e Lucia, a fianco il brano corrispondente ne I Promessi Sposi, e nell’ultima colonna annotazioni sulle differenze.
Perché io e i miei compagni siamo stati sottoposti a una simile tortura? Mai saputo, durante le ore di italiano sonnecchiavo e pensavo ad altro.
Le fotocopie le ho stracciate, però ricordo abbastanza per ritrovare via Google i pezzi incriminati. Invece purtroppo non ricordo da quale libro fossero state prese le annotazioni, dunque quelle non posso riportarle fedelmente, ma non ha molta importanza per il discorso che voglio fare.

Primo brano, dal Fermo e Lucia (1821 – 1823):

Sur una di quelle soglie stavasi ritta una donna il cui aspetto annunziava una giovinezza matura ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata ed offuscata da un lungo patire, ma non iscomposta; quella bellezza molle e delicata ad un tempo, e grandiosa, e, per così dire, solenne, che brilla nel sangue lombardo. I suoi occhi non davano lagrime, ma portavan segno di averne tante versate; come in un giardino antico e trasandato, una fonte di bianchissimi marmi che inaridita, tien tuttavia i vestigi degli antichi zampilli. V’era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che raffigurava al di fuori un’anima tutta consapevole, e presente a sentirlo, e quel solo aspetto sarebbe bastato a rivolgere a sé gli sguardi anche fra tanta miseria; [...]

Secondo brano, da I Promessi Sposi (1840 – 1842):

Scendeva dalla soglia d’uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunziava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale: quella bellezza molle a un tempo e maestosa, che brilla nel sangue lombardo. La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d’averne sparse tante; c’era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava un’anima tutta consapevole e presente a sentirlo.

Non conosco abbastanza la letteratura del primo ottocento per dire se questo stile fosse lo stato dell’Arte nell’ambito nella narrativa; giudicando con i parametri odierni – i parametri che uso per le recensioni su questo blog – ci troviamo di fronte a una schifezza. Un testo del genere è al limite dell’illeggibile. E tra l’altro lo stile qui supporta un romanzetto rosa da quattro soldi (“Here is a book, equal in matter to any two of Cooper’s novels, and executed at least as well, which we receive at the moderate price of forty-two cents!” dalla recensione di E. A. Poe, e andate a chiedere a Mark Twain a proposito della qualità dei romanzi di Cooper…) non certo un’opera che allarga i confini dell’immaginario.
Però bisogna ammettere che il Manzoni si è comportato da bravo pucciolotto e ci ha messo tanta buona volontà: le modifiche che ha effettuato hanno migliorato il testo. Segnalo le più significative:

  • Nel Fermo e Lucia la donna è descritta impalata, ne I Promessi Sposi si dà una mossa, e come spiegato nell’articolo sulle descrizioni, questo è un fatto positivo.
  • Nel Fermo e Lucia c’è quella disgraziata similitudine tra le lacrime e gli zampilli della fontana: il Manzoni ha fatto benissimo a tagliarla, non si poteva proprio leggere.
  • Sono poi stati cambiati dei termini qui e là. Per esempio è sparito quell’inguardabile “per così dire”… purtroppo è invece rimasto il “non so che” che è una roba da dilettante senza talento. Manzoni, se non lo sai tu che ti spacci per scrittore, dovremmo saperlo noi? Chiarisciti le idee e poi scrivi, altro che “non so che”!

Le annotazioni che accompagnavano le fotocopie erano di altro tenore, tranne la prima che ancora ricordo, perché già allora pensai: “Grazie tante, Capitan Ovvio!”. La prima annotazione diceva che nel Fermo e Lucia la donna era ferma mentre ne I Promessi Sposi la donna è in movimento. Punto. Non spiegava perché.
E infatti nella successiva interrogazione non dovevi fare alcun ragionamento, dovevi solo ripetere a pappagallo: “Le differenze tra il Fermo e Lucia e I Promessi Sposi sono questa e quest’altra. Nella scena che abbiamo studiato le differenze sono qui e lì.” Fine.
Questo è un classico esempio di insegnamento nozionistico: ti inculcano un singolo elemento di informazione (o una serie di elementi) che di per sé non ha alcun valore, né alcuna utilità. Non hai imparato niente, se non forse la solita lezione: ripeti quello che il professore vuole sentirsi dire e non fare domande.
Invece il professore dovrebbe partire dall’esempio di editing svolto dal Manzoni, spiegare perché una descrizione dinamica è migliore di una descrizione statica e insegnare agli studenti a fare altrettanto.
All’interrogazione il professore non dovrebbe neanche nominarlo il Manzoni, invece dovrebbe scrivere alla lavagna una descrizione statica e chiedere allo studente di trasformarla in una dinamica. A quel punto lo studente ha imparato qualcosa. Quando leggerà il capitolo successivo de I Promessi Sposi (o di Nihal della Terra del Vento) non ci sarà più bisogno delle note.
Sull’utilità o sul valore di questo strumento poi potremmo discutere, ma di sicuro ha più valore e più utilità della singola nozione. Così come sapere svolgere le addizioni ha molto più valore e utilità di sapere che la singola addizione 112 + 87 è uguale a 199.

La verità è che gli strumenti danno fastidio. Perché fanno sorgere domande, del tipo: “Come mai studiamo fino alla nausea un autore che scrive come un ritardato fuggito dalle fogne?”, “Come mai l’insegnante che ne sa meno di me dovrebbe giudicarmi?”, “Come mai abbiamo tra le mani queste annotazioni vomitate da un mentecatto?”, ecc.
Che seccatura!
Invece le nozioni sono una pacchia. Le nozioni sono “perché sì”, non hanno bisogno né di essere spiegate, né di avere una base razionale. È così e basta. O al massimo ci si appella all’Autorità: “Le annotazioni le ha scritte un Professore dell’Università di Vatte La Pesca!” Peccato che la deduzione sia: “L’Università di Vatte La Pesca è composta da incompetenti”, e non: “Le note sono valide”.

Del resto non la si vede tutti i giorni questa manfrina? “Se l’editor di una Prestigiosa Casa Editrice™ dice che il romanzo è bello allora è bello”, “Se il critico sul Famoso Quotidiano Nazionale™ dice che il romanzo è bello allora è bello”, “Se l’autore pubblicato dalla Prestigiosa Casa Editrice™ recensisce sul Famoso Quotidiano Nazionale™ il romanzo di un suo collega, allora il romanzo è strabello!”
Questo modo di pensare degno di un macaco è anche frutto degli “insegnamenti” al Liceo. Del miscuglio nozioni + autorità invece di strumenti + ragionamento.

Perciò la mia modesta proposta è di cambiare il modo di insegnare l’italiano nei Licei. Non si deve studiare la letteratura in sé (o peggio ancora la storia della letteratura); lo studio della letteratura deve essere solo un mezzo per dare agli studenti gli strumenti minimi con i quali esprimere le proprie idee e analizzare le idee degli altri.

* * *

Rispondo a qualche osservazione sollevata nei commenti all’articolo su Knight:

Gamberetta, la tua idea è buona, ma manca il tempo.
• Secondo me di tempo ce n’è fin troppo, basta non sprecarlo. Lo spreco di tempo deriva da due fattori: da un lato il fatto che gli studenti si annoiano a morte di fronte a un approccio nozionistico, e dunque bisogna ripetere all’infinito le stesse cose; dall’altro che si insegnano un sacco di cose inutili – il pensiero filosofico degli scrittori (al massimo è roba per filosofia), il contesto sociale/storico (roba specialistica), la minuziosa disamina delle opere (se dai gli strumenti non hai bisogno di entrare ogni volta in dettagli), cretinate come la parafrasi delle poesie… ecco, se c’è un’attività che dimostra quanto il Liceo sia stupido è la parafrasi delle poesie.
Le poesie, per loro natura, sono literary fiction, ovvero una forma d’arte nella quale stile e contenuto sono indissolubilmente legati. Fare la parafrasi di una poesia è come prendere un quadro, grattare via il colore, e rimettere insieme le scagliette a riprodurre un disegno che abbia una vaga somiglianza con l’originale. Qualcuno sa spiegarmi a cosa dovrebbe servire?
Mi rispondo da sola: a niente.
Serve solo a dimostrare agli insegnanti che si è pronti a svolgere a comando un’attività inutile e noiosa. “Brava Chiara, continua a fare come ti viene detto senza domandarti se quello che fai ha un senso, e farai carriera!”

Gamberetta, la tua idea è buona, ma richiede troppi soldi.
• Richiede solo corsi di aggiornamento per gli insegnanti di italiano. Non ci sono i soldi? Pazienza, vorrà dire che gli studenti subiranno ancora questa generazione di professori e cominceranno il nuovo programma con la generazione successiva.

Gamberetta, tu non capisci: se cento anni di critica letteraria dicono che il Manzoni è un genio chi sei tu per affermare il contrario?
• Evidentemente sono una persona che ha maggiori conoscenze riguardo la narrativa di cento anni di critica letteraria. Non è mica strano. Qualunque studente al primo anno di fisica ne sa di più sull’argomento di Aristotele, San Tommaso, Sant’Agostino e altri Giganti del Pensiero™ messi assieme.

Gamberetta, hai avuto brutte esperienze al Liceo e vuoi solo sfogarti.
• Sì, voglio sfogarmi, e con questo? Il mio ragionamento non cambia di una virgola.

Nota finale per i troll pro Manzoni: evitate pure di commentare, tanto non sprecherò mezza parola per rispondervi.

* * *

Questo articolo fa parte del Marciume. Maggiori informazioni sul Marciume, qui.

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340 Commenti a “Il Manzoni scrive da cani”

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  1. 40 france

    Dopo aver letto i commenti altrui, integro il mio:

    Si parla più e più volte di intelligenza. Già solo definire cosa sia è compito arduo; farlo in relazione all’insegnamento lo è ancora di più. Non ho idea se c’è qualcuno appassionato come me di Scienze dell’Educazione (Bruner, Piaget, Vigotskji per la parte teorica, Montessori, Milani, Pennac per quella pratica), ma più o meno tutti sono concordi nell’affermare che esistono diversi tipi di intelligenza. Il che tra l’altro coincide col poco di biologia umana che ho studiato (ovvero, siamo geneticamente “predisposti” ad avere risultati migliori in certi campi piuttosto che in altri, a seconda di quali proteine il nostro DNA sintetizza in maggior quantità).

    Dire che la maggior parte degli studenti (o degli italiani, è uguale) è idiota è un po’ riduttivo. Ma dire, ad esempio, che la maggior parte degli studenti fatica a comprendere ragionamenti diversi da causa-effetto è già più sensato.
    Esiste chi ha un’intelligenza più logico-matematica, chi più mnemonica, chi più coordinativa (nel senso di coordinare gli arti, il che può essere sfruttato per giungere a coordinare anche conoscenze e il rapporto necessità-scopi), e via così.

    Penso che il fulcro della soluzione della questione stia nella netta divisione istruzione/formazione.

    Generalizzando, se ho più intelligenza logico-matematica, posso diventare un OTTIMO Ingegnere, e l’Italia ha GRANDE bisogno di Ingegneri.
    Se ho più intelligenza mnemonica, posso diventare un ottimo Magistrato, e l’Italia ha GRANDE bisogno di Magistrati.
    Se ho più intelligenza coordinativa, posso diventare un ottimo Amministratore (pubblico, o Imprenditore Privato), e l’Italia ha GRANDE bisogno di Amministratori capaci.

    Anche senza scomodare le Lauree (eh già, c’è un intero mondo di non-laureati e non-liceali… incredibile, eh?! :))) ), essere molto coordinati (mentalmente E fisicamente) è indispensabile per un magazziniere, avere memoria fotografica lo è, ad esempio, per un barista (il cappuccio si fa così, l’orzo così, il mokaccino così – questo va a lui, questo a lui, quell’altro a quello in angolo – ecc.), e la logica può essere importante per un ragioniere (automatizzare un processo significa causare meno errori e risparmiare tempo).

    Cosa cambia rispetto alle varie categorie di persone citate? Bé, le prime sono Istruite, le seconde Formate. Nel primo caso ho dato loro maggiori conoscenze teoriche rispetto ai secondi, che ne hanno avute “solo” di pratiche. L’Architetto DEVE conoscere storia e arte e correnti e mode dell’Edilizia nei secoli. Il Muratore non ne ha bisogno. Ha però bisogno di conoscere tante altre cose, ad esempio l’ordine in cui si piazzano i mattoni per tirare su un muro (sì, c’è un ordine preciso), cosa che l’Architetto può permettersi di conoscere solo per sentito dire.

    Concludendo, io sarei per una netta divisione: scuole d’Istruzione (Licei) e di Formazione (Istituti), con programmi estremamente specifici. Ora come ora, nelle materie in comune tra i due tipi di scuole si prediligono per gli Istituti gli stessi programmi, argomenti, nozioni dei Licei. E’ questo che non torna.
    Preoccupiamoci, dico io, di dare ad ognuno, in base alle sue possibilità e aspirazioni (e NON a quelle di genitori, amici, società o chi per essa) l’istruzione adeguata a quella persona – il che, tra l’altro, sarebbe dovuto anche secondo la Costituzione – poi deciderà lui/lei cosa fare della sua vita, nella sua vita. Ma intanto lo avremo fatto migliorare fino al massimo possibile per lui.

  2. 39 france

    Sono d’accordo con te su quasi tutto, tranne due punti:

    1) a me i Promessi Sposi è piaciuto. Probabilmente perché non l’ho studiato a scuola. Un po’ bigotto, è vero, ma i personaggi sono ben tratteggiati e non è privo di un suo umorismo! Poi certo, lo stile è quello che è, ma pace, alla fine un libro non piace solo per come è scritto, ma anche per il “cosa” ^^

    2) esplicare i concetti è sensato, ma sarebbe ancora meglio, per rendere l’insegnamento più pratico possibile, fare esempi concreti. Prendere un brano da tizio e spiegare dov’è che possiamo ritrovare quanto appena studiato. E in quest’ottica, conoscere perlomeno le basi della situazione storica/politica dell’epoca è importante; non puoi comprendere I Sepolcri di Foscolo se non sai cosa furono il Trattato di Campoformio e l’Editto di Saint-Cloud.
    Idem per la vita dell’autore: probabilmente non capisci quel poema anche se non sai che gli sono morti padre, fratello e amici.
    Certo non c’è chissà che bisogno di conoscere tutta la vicenda Napoleonica o il colore delle mutande del Foscolo, quindi bisogna anche avere “senso della misura”.

    Quello su cui invece sono d’accordo è evitare la disamina filosofica dell’autore: se mi dai gli strumenti giusti, mi rendi in grado di capire da solo cosa avesse per la testa. Semmai potrebbe essere interessante un confronto studente-allievo, anche per verificare la comprensione del testo e della materia studiata: “spiega cosa vuol dire Foscolo nei Sepolcri (dopo essertelo letto!)”.

    Poi, intendiamoci: quest’ultima parte avrebbe senso, ad esempio, in un Liceo Classico. In un Istituto Tecnico punterei più sulla Produzione del Testo. Certo, un minimo di cultura di base non fa male, ma se posso dire “ok” al conoscere il Foscolo e le sue opere principali (per una questione eminentemente storica della nostra nazione), decisamente la disamina delle opere può andare a farsi fottere. Un perito tecnico deve saper scrivere una relazione sensata, coerente, corretta e comprensibile, non fare la parafrasi di so-un-cazzo-io.

  3. 38 Alberello

    Se non è d’accordo è inutile discutere.
    Se è d’accordo, che senso ha discutere?

    “Se c’è soluzione perché ti preoccupi?
    Se non c’è soluzione perché ti preoccupi?” (Aristotele)

    La logica aristotelica spakka sempre, a prescindere dal contesto (LOL).

    Gamberetta VS Cecilia.

    Teorema della scimmia instancabile.

    Scusate se il filmato è umoristico, ma lo trovo più efficace per spiegare il mio punto di vista del solito polpettone lungo 1000 caratteri. Se offende la vostra sensibilità, mettetelo pure in fogna e mi preoccuperò di scrivere una cosa più sobria e seria.

  4. 37 Angra

    Sul Manzoni: alle superiori mi costringevano a fare l’analisi del periodo su I Promessi Sposi, ed è proprio lì, ragionando a mente fredda su come scriveva, che impari a odiarlo sul serio.

    Sospetto che il motivo per il quale I Promessi Sposi ci viene inflitto da generazioni non abbia nulla a che fare con questioni letterarie, ma che sia invece legato all’insegnamento morale di cui è impregnato dall’inizio alla fine: “state buoni, non protestate, e se avete bisogno di qualcosa andate a chiedere favori ai preti.”

  5. 36 Angra

    @Gamberetta: anche secondo me il gioco vale la candela, ma non puoi semplicemente “regalare il diploma agli altri”, devi fare classi o scuole diverse.

  6. 35 Angra

    @dr Jack

    Secondo me non è che uno nasce idiota.

    Be’ tu puoi pensarla come vuoi, ma la realtà è che uno può nascere idiota eccome. Il ritardo mentale congenito non è l’unica causa e forse non è la più importante, ma di certo esiste. Il fatto è che il ritardo mentale viene posto al di sotto di un valore di QI di 70 in modo arbitrario, ma non è che fra ciò che viene considerato ritardo e ciò che viene considerato normale ci sia il vuoto in mezzo, anzi. E il valore 100, la normalità per definizione, non dice niente riguardo all’intelligenza assoluta come capacità di portare avanti ragionamenti complessi.

    In sintesi: credo che la scuola così com’è sia tarata all’incirca sulle capacità medie della popolazione. Una scuola diversa, basata sul ragionamento, diventerebbe molto più interessante per una minoranza risicata e potrebbe recuperare un po’ di gente in bilico in grado di migliorare con gli stimoli adeguati, ma diventerebbe impossibile per tutti gli altri, la maggioranza.

  7. 34 Gamberetta

    @Il Guardiano. Per discutere dobbiamo avere basi comuni: se tu parli francese e io polacco è inutile discutere. Se parti dalla base che un testo letterario non sia le parole che lo compongono ma le parole che lo compongono + il contesto storico + la vita dell’autore, parti da una posizione troppo distante dalla mia perché ci possa essere un dialogo.

    Tu guardi, e giudichi, solo in base al tuo tempo e in particolare al sense of wonder.
    Tutto quello che non ha Sense of Wonder non è degno di considerazione.

    Ovvio. Si vive una volta sola e io voglio andare su Marte.
    Per l’età dei romanzi. Ok, dimmi tu allora qual è il limite: 1 anno è ok. 10 è ok? 20? 30? 40? 99? 100? Qual è la soglia magica che rende di colpo un romanzo ingiudicabile con i criteri attuali? E se io, come quell’autore cecoslovacco citato in un vecchio articolo, scrivo un poema di fantascienza in greco antico imitando Omero con che parametro dovrei essere giudicata? E se ti dico che il mondo è cambiato dopo Hiroshima, o dopo l’11 settembre, o dopo la diffusione di Internet significa che devo cambiare i parametri tra un romanzo uscito il 10 settembre e uno uscito il 12?
    Quello che non ha senso è tirare in ballo il contesto quando non serve. E, tranne eccezioni, non serve mai.

    @Angra. Secondo me il gioco vale la candela. Come dice Bryan Caplan nel suo libro sulla democrazia (The Myth of the Rational Voter) se una società passa dall’avere un 100% di elettori ignoranti come delle capre a solo il 99% di ignoranti, i benefici sono enormi, ben maggiori di un 1%. Così se si passa dall’1% di “ragionanti” al 2% i vantaggi nel lungo periodo valgono lo sforzo. E il diploma puoi darlo comunque anche agli altri: anche adesso i diplomi sono regalati, puoi continuare a farlo.
    Per i professori: si fanno i corsi di aggiornamento, si fanno venire commissioni dal Giappone e si licenziano in tronco tutti i professori che non si dimostrano all’altezza, si aumentano gli stipendi per rendere attraente la posizione, ecc. Non è un piano impossibile in un certo numero di anni.

    @Erwin. Onestamente non lo so se studiare/fare la parafrasi dell’Iliade alle elementari sia utile. A naso forse sì, prima si comincia meglio è, ma non ci metterai la mano sul fuoco.

    @dr Jack. Per le mappe mentali non saprei, non conosco l’argomento. In ogni caso si può insegnare quello che ho detto anche senza.

    @Cecilia.

    Si dica quel che si vuole ma Dante non ha scritto per raccontare una bella storia e basta, bisogna tenerne conto.

    No. No. NO.
    Questo modo di pensare è una delle radici del Male. Non importano le motivazioni di Dante, non importa quello che voleva scrivere, non importa se ha scritto su commissione o via scrittura automatica ispirato da un canguro, importa solo quello che ha scritto.
    Così come il romanzo in cui l’autore ci mette il cuore, ci rovescia dentro l’anima, lo ammanta di ogni più alto ideale, non per questo acquisisce il minimo merito al di là dell’elenco delle parole.
    Quando tiri dentro il contesto la Strazzu pubblica con Einaudi – “È così giovane e già scrive un romanzo” => contesto; “È così giovane e perciò la gente è incuriosita e vendiamo di più” => contesto; “Non è fantasy, Gli Eroi del Crepuscolo è epica (cit.)” => contesto; “La Strazzu dà il buon esempio: invece di giocare con i videogiochi, scrive” => contesto; “Ne Gli Eroi del Crepuscolo si mostra come si possono superare le differenze bla bla bla sciocchezze anti-razziste” => contesto; “La Strazzu ci ha messo l’anima e bisogna apprezzarla per questo” => contesto e così via. Niente di tutto ciò ha valore, come non hanno alcun valore le motivazioni di Dante. Hanno valore le parole e ti assicuro che non è riduttivo. Proprio per niente.
    Poi non si vuole insegnare a scrivere narrativa, si vuole insegnare a scrivere (e a leggere). Il che prevede anche di imparare le basi della narrativa, visto che al di là della comunicazione più tecnica e specialistica, quasi sempre ci esprimiamo attraverso una forma di narrativa.

    E, tra parentesi, tutto quest’odio contro Manzoni comincia a rompermi le scatole. Aveva tutti i suoi fottuti, ottimi motivi per fare quel che ha fatto e dal punto di vista della tecnica con la lingua della 40ana ha “inventato” un italiano comprensibile più o meno a tutti, scusa se è poco.

    Anche la RAI nel dopoguerra, dunque bisognerebbe dedicare all’argomento almeno un anno delle superiori.

  8. 33 Cecilia

    Stavolta non sono d’accordo.
    Gli autori pensano al perché e al percome delle scelte che fanno (perlomeno l’hanno fatto Dante e Manzoni). Perché limitarsi solo al testo e sbattersene di tutto il resto? Non è estrememente riduttivo questo?

    Si dica quel che si vuole ma Dante non ha scritto per raccontare una bella storia e basta, bisogna tenerne conto. Tu potrai non essere d’accordo con quello che vuol passare lui, ma è un altro paio di maniche. Solo e unicamente il testo sarebbe sbattersene di tre quarti del suo lavoro. No, grazie.

    Inoltre, ai professori non interessa insegnare a scrivere o lo farebbero.
    Sarò io, ma per quanto mi sarebbe piaciuto avere più informazioni, non vedo perché dovrebbe prevalere solo la pratica e fanculo la teoria.
    Tra l’altro, se si va a convenienza, a chi servirebbe uscire dalle superiori sapendo scrivere narrativa? Pochissimi. Se certe cose si studiassero solo all’università, chi cazzo ci andrebbe se non le avesse mai sentite prima e non gli fosse nato l’interesse? Nessuno.

    E, tra parentesi, tutto quest’odio contro Manzoni comincia a rompermi le scatole. Aveva tutti i suoi fottuti, ottimi motivi per fare quel che ha fatto e dal punto di vista della tecnica con la lingua della 40ana ha “inventato” un italiano comprensibile più o meno a tutti, scusa se è poco. E la “fuffa” sui personaggi, Gamberetta perdonami, ma rientra nei gusti. Per te quella è fuffa e ti stanno antipatici, a me stanno sul culo tutti o quasi i personaggi che piacciono a te. Ma non sostengo che siano fuffa se sono resi bene. E l’Innominato è reso bene.

    Mi si perdoni lo scazzo.

  9. 32 dr Jack

    @ Angra

    Come le giustifichi poi percentuali del 70% di bocciati?

    Io personalmente boccerei gli insegnanti che non sono capaci di insegnare :p.

    E’ scientificamente provato che ogni mente umana è capace di ragionare.
    Adesso sarà utile accettare che le menti delle persone sono diverse tra loro.
    Qualcuno apprende più certe cose, altri altre. Alcuni apprendono più in un modo, altri in un altro.
    Un insegnamento uguale non può funzionare per menti diverse.
    Se un professore non riesce a insegnare a x persone deve essere allontanato perché inefficiente e incapace di adattarsi.

    Prescindendo poi da ogni considerazione di carattere politico, dal lato pratico il problema è: anche volendo, come iniziare un circolo virtuoso?

    In assenza di prove scientifiche certe.
    1 – Si identificano le possibili soluzioni, si decide cosa tagliare, cosa cambiare e cosa riassumere.
    2 – Si procede a tentativi per piccole dosi e si analizzano i risultati.

  10. 31 Hendioke

    Sono d’accordo che nei licei si pecca di nozionismo, ma ritengo che uno studio della letteratura incentrato sulle competenze non possa prescindere dallo studio di quanto è venuto prima di noi.

    Non si tratta di imparare chi ha inventato il sense of wonder (mera nozione, quindi inutile) ma di imparare:
    1) Cosa c’è stato dietro questo passaggio. Se si capiscono i meccanismi dietro i cambiamenti storici, in qualsiasi campo, diventa più facile comprendere eventuali nuove meccaniche lettarie che dovessimo trovarci di fronte e suscitare noi stessi nuovi cambiamenti
    2) Farsi una scorta di materiale. Se paragoniamo il creare un romanzo al costruire una casa oltre alla tecnica letteraria (alla tecnica edilizia) c’è anche la sostanza (i mattoni, il cemento, le trave in ferro ecc.). Se a scuola si imparasse solo l’ultima e più avanzata tecnica letteraria esistente disinteressandosi delle opere che hanno condizionato (quando non proprio formato) la nostra cultura si rischierebbe di formare torme di lettori/scrittori consapevoli che finirebbero con l’entusiasmarsi per un moderno Promessi Sposi scritto bene, oppure col creare una storia di tradimento e riscatto ben scritta ma non cagata da nessuno perché “quella di Dumas è più avvincente”

    Inoltre il paragone letteratura-matematica che hai spesso fatto in questi commenti per sostenere la tua idea secondo me non regge. Conoscere solo lo stato dell’arte della matematica è sufficiente per chi usa la matematica come strumento nella vita di tutti i giorni (il lavoratore che tiene i propri conti) o di lavoro (il commercialista), ma chi fa della matematica il proprio lavoro (il matematico) deve conoscere i perché e i percome del susseguirsi dei modelli matematici nella storia (bada, non semplicemente sapere che prima era così e poi è stato cosà, ma il perché s’è passati dal così al cosà) altrimenti non sarà mai un buon matematico in grado di far evolvere la matematica.

    Allo stesso modo conoscere solo lo stato dell’arte della tecnica letteraria è utile per il lettore o il critico che ne fanno strumento di un proprio hobby o della propria professione ma lo scrittore, per il quale la tecnica narrativa è la sua professione, deve conoscere i perché e i percome dell’evoluzione della tecnica, altrimenti rischia di non riuscire a farla evolvere.

  11. 30 Siobhán

    @ Il Guardiano

    Questa è la traduzione su internet. Me la ricordavo un po’ diversa sul mio libro, ma che ci posso fare se esiste anche questa traduzione?
    E non sapendo leggere il greco, non posso giudicare mica quale traduzione è migliore.

    Temo che tu non abbia capito una cosa: a prescindere dallo stile la lingua si modifica nel tempo. Questa traduzione è brutta non perché non sia fedele, ma perché e obsoleta: utilizza parole che non sono più di uso corrente, non sono più italiano. Una traduzione, prima di essere fedele o poetica, deve essere comprensibile. Perchè dovrei sforzarmi per tradurre quello che leggo (italiano obsoleto) nella mia lingua (italiano moderno) se comunque non è il testo originale?

    Questo non ha senso.
    Un romanzo scritto nel 2010 ha uno “stile” molto simile al nostro.
    Uno scritto nel 2011 o a marzo 2011 lo stesso.
    Uno scritto 100 o 200 anni fa no.
    Quello che 100 o 200 anni fa era apprezzabile o bello, ora può far schifo. Quello che adesso è apprezzabile o bello, probabilmente avrebbe fatto schifo 100 o 200 anni fa.

    Appunto, la lingua si evolve: una cosa che è di linguaggio corrente adesso tra cento anni non lo sarà più.
    A prescindere da questo ci sono delle regole obbiettive che permettono di distinguere una frase più efficace da una meno efficace. O non si potrebbe parlare neanche dello stile di un autore contemporaneo leggendolo in traduzione.

    @Angra
    Secondo me non è che uno nasce idiota. Gli idioti sono tanti perché la scuola è così noiosa che per la maggior parte degli studenti non vale la pena sforzarsi di essere intelligente, anche riuscendoci sarebbe noioso. Se la scuola fosse fatta meglio gli idioti sarebbero di meno. Se tu a partire dalle elementari insegni ai bambini a esprimersi e a ragionare poi al liceo non sono delle capre in grado solo di impararsi la lezioncina a memoria.

  12. 29 Solvente

    Gamberetta, la tua idea è buona, ma presuppone professori capaci e propositivi.

    Il vero ostacolo è la mancanza di docenti in grado (o vogliosi) di servire agli studenti una torta in cui, ad un sottile strato di marzapane nozionistico, sia aggiunta una consistente quantità di crema e panna di strumenti per analizzare, comparare e infine esprimere se stessi.
    La ciliegina finale sarebbe il riuscire ad attrarre l’attenzione, e a coivolgere i ragazzi nella preparazione della torta stessa.
    Fin qui la teoria. La pratica è il ciambellone bruciato infornato da professori incapaci, impreparati e/o annoiati e imbolsiti. Per questa stragrande maggioranza di docenti, preparare la torta comporterebbe fatica “inutile” e una sfida che non hanno voglia di accettare. Molto più facile, per loro, dire: “studiate da pag x a pag y, e fate la parafrasi, che domani interrogo. Ah! Ora vi parlo di quello che è successo ieri al mio cane, non ci crederete mai…”

  13. 28 dr Jack

    - Sui contenuti

    Secondo me molti di volti stanno fraintendendo il discorso di Gamberetta. Non mi sembra che sia contraria alla storia della letteratura in sé; dice solo che, trattandosi di uno studio specialistico, dovrebbe essere riservata ad un ambito specialistico come l’Università.

    Sono d’accordo.
    I settori di conoscenza aumentano ogni giorno. Il tempo invece diminuisce (il mondo sta finendo!).
    Bisogna tagliare e riassumere. Non si può scappare.
    Chiaramente chi ha voglia di approfondire è libero di farlo, ma non si può insegnare TUTTO a TUTTI.
    Ci si dovrà specializzare sugli argomenti preferiti da ciascuno e insegnare a TUTTI solo gli strumenti più utili.

    - Sui metodi
    Visto che il tempo è poco sarà il caso anche di valutare quali sono i metodi di apprendimento più rapidi.
    Non si può rimanere al vecchio modello ripeti e impara.
    Un esempio possono essere le mappe mentali

    Buzan da sempre raccomanda la realizzazione delle mappe mentali su carta, perché la manualità e la sensorialità del disegno manuale stimolano l’emisfero cerebrale destro che sono preposte alla creatività, alla fantasia, all’intuizione, attingendo sia a quanto si trova nella sfera del cosciente, sia a quanto si trova fuori da essa

    E’ anche lei una pseudo scienza. E anche qui ci sono prove scientifiche indiziarie.

    Mind maps provide an effective study technique when applied to written material. However before mind maps are generally adopted as a study technique, consideration has to be given towards ways of improving motivation amongst users.

    Ma ci si impiega tre secondi a imparare qualche tecnica per apprendere più velocemente. Basta anche leggersi solo la pagina di wikipedia.
    E anche se non sono ancora scientificamente provate. Be’, i professori potrebbero impiegare quei 3 secondi per leggerle e si possono iniziare a utilizzarle in alternativa a quelle che usiamo per ora (a loro volta non scientificamente provate come migliori). Magari qualche concetto ritorna utile.

  14. 27 Erwin

    Lo stesso principio dovrebbe essere applicato alle cosiddette “scuole d’arte”. Penso venga dato troppo spazio a chi, come, dove quando, etc, piuttosto che alla tecnica pittorica o quello che.

    In ogni caso Manzoni va bruciato in piazza.

    Io alle scuole elementari ho studiato l’Iliade e ne ho fatto la parafrasi. Ora mi viene da pensare che fino a quando sei così piccolo forse è utile, ti appassiona ad una storia che altrimenti non capiresti, ti insegna la variazione del linguaggio, da spunti per contestualizzare, etc.

    Che ne pensi?

  15. 26 Angra

    Mi rendo conto che sto per fare un discorso antipatico e settario, ma pazienza.

    @Gamberetta:

    Il nozionismo nella scuola è l’ancora di salvezza per una grossa parte degli studenti, ed è il motivo per cui la percentuale dei promossi alle superiori si aggira dalle parti del 99%. Il tuo ideale di scuola è basato su te stessa e sulle persone che scegli di frequentare, ma questa non è la media della popolazione. Ragionare non è per tutti, mentre qualsiasi idiota (o quasi) è in grado di imparare a memoria che il Leopardi era un gran pessimista e a ripetere il verso della gallina tornata sulla via e così portare a casa un bel voto. In una scuola come dici tu ci sarebbero pochissime persone che smetterebbero finalmente di annoiarsi, poi una minoranza di borderline che grazie agli stimoli verrebbe recuperata tra quelli che ragionano, e infine una maggioranza che non sarebbe in grado di prendere il diploma nemmeno ripetendo dieci volte ogni classe fino ai sessantacinque anni. Come le giustifichi poi percentuali del 70% di bocciati? In una società orientata all’egualitarismo una cosa del genere non è pensabile, sembra Brave New World di Huxley con gli Alfa, i Beta e i Gamma.

    Prescindendo poi da ogni considerazione di carattere politico, dal lato pratico il problema è: anche volendo, come iniziare un circolo virtuoso? Non è questione di soldi, il problema è proprio che al momento attuale dovresti importare gli insegnanti da un altro pianeta per coprire il fabbisogno della scuola pubblica.

  16. 25 Il Guardiano

    @Lan:
    Omero è stato tirato in ballo, se non sbaglio, da Gamberetta. Io ho solo quotato, accettando la sua citazione.

    @Siohban:
    Questa è la traduzione su internet. Me la ricordavo un po’ diversa sul mio libro, ma che ci posso fare se esiste anche questa traduzione?
    E non sapendo leggere il greco, non posso giudicare mica quale traduzione è migliore.

  17. 24 Il Guardiano

    Se non sei d’accordo, pazienza, è inutile discutere.

    Se non è d’accordo è inutile discutere.
    Se è d’accordo, che senso ha discutere?

    Il Manzoni è importante perché è studiato a scuola e dunque se è studiato a scuola allora è importante. Il Manzoni è un circolo vizioso.

    Potrei amarti per questa frase :)

    Comunque abbiamo due punti di vista diversi.
    Non basta dire che togliendo lo stile di omero rimangono le Sirene, Polifemo, Circe e i suoi porci (mailona, questa Circe :P ).
    E’ come dire che togliendo lo stile della Troisi rimangono i Fammin, i Draghi, la Magia e i Talismani.
    E se di “Anna Karenina” si toglie lo stile, cosa rimane che ti potrebbe interessare visto che non ci sono Sirene e Maghi?
    Tu guardi, e giudichi, solo in base al tuo tempo e in particolare al sense of wonder.
    Tutto quello che non ha Sense of Wonder non è degno di considerazione.

    Che poi Manzoni sia noioso, siamo d’accordo. Si potrebbe dire che è stato il precursore dell’Infodump ^_^

    Puoi giudicare un romanzo del 2010 come se fosse stato scritto nel 2011? E un romanzo del gennaio 2011 lo puoi giudicare con il metro del marzo 2011? Perché un anno o dieci anni vanno bene e cento no? Se guardi il contesto, ogni volta il contesto è diverso, per ogni singolo romanzo. La verità è che il contesto è fuffa inutile, esiste solo il testo e niente altro.

    Questo non ha senso.
    Un romanzo scritto nel 2010 ha uno “stile” molto simile al nostro.
    Uno scritto nel 2011 o a marzo 2011 lo stesso.
    Uno scritto 100 o 200 anni fa no.
    Quello che 100 o 200 anni fa era apprezzabile o bello, ora può far schifo. Quello che adesso è apprezzabile o bello, probabilmente avrebbe fatto schifo 100 o 200 anni fa.

    Non so, il tuo ragionamento non mi convince. So che non è la tua intenzione convincermi. So anche che a questo punto reputi inutile discutere. Quindi………vado a lavoro :)

  18. 23 Siobhán

    A me sembra che dire I grandi autori della storia sono stati importanti, quindi bisognerebbe studiarli sia un po’ come dire la Troisi ha venduto un sacco di copie, avvicinando alla lettura anche adolescenti che di solito non leggevano, quindi è un bene che sia stata pubblicata.

    Sarebbe vero se ci fosse spazio infinito nelle librerie, ma non c’è, e quindi pubblicare la Troisi ti impedisce di pubblicare altri libri migliori.
    Allo stesso modo la quantità di nozioni che vengono insegnate al liceo non è infinita: non è che si può insegnare agli studenti la scrittura e la storia della letteratura. Già non si riesce a insegnare bene la storia della letteratura! E’ per questo che avendo uno spazio limitato sarebbe meglio che si insegnasse la tecnica.
    Riprendo l’esempio di Pitagora: dal momento che è stato molto importante nella storia della geometria si potrebbe dire che bisogna studiare come ha vissuto, la situazione culturale e politica dell’epoca, il movimento filosofico che ha fondato e, perché no, i dettagli curiosi della sua biografia. In fondo è stato molto importante.
    Solo che non c’è tempo per insegnare la vita e per spiegare il teorema, mica le ore di matematica sono infinite, bisogna scegliere l’insegnamento più importante.

    Secondo me far studiare la storia della letteratura senza insegnare le tecniche narrative è come far studiare la vita di Pitagora senza spiegare il teorema. Ha ragione Gamberetta: prima usiamo il poco tempo che abbiamo per imparare il teorema, poi se c’è qualcuno di interessato può anche studiarsi la vita, non è una cosa difficile.

    @Il Guardiano

    Musa, quell’uom di multiforme ingegno
    Dimmi, che molto errò, poich’ebbe a terra
    Gittate d’Ilïòn le sacre torri;

    A me non sembra che sia illeggibile in sé l’Odissea, a me sembra illeggibile questa traduzione. Trovo irritanti le traduzioni obsolete, ai tempi di Omero l’odissea non era mica difficile da capire, non vedo perché usare una traduzione che uno si deve poi ritradurre in italiano corrente. O usi una traduzione leggibile o ti studi il greco e te lo vai a leggere in originale. A me l’Iliade in originale era piaciuta (certo, avrei potuto studiare una miriade di cose più utili e sarebbe stato meglio, ma pazienza).

  19. 22 Lan

    Il Guardiano, non puoi valutare lo stile di Omero come se stessi valutando una narrazione in prosa. Un conto è citare l’esempio di Omero per dire che non è necessario sapere TUTTO di un autore per capire il senso di quello che scrive, e che un’opera ti può piacere anche se è anonima e anche se non sai quando è stata scritta; un altro conto è giudicare la leggibilità di un testo facendo finta che poesia e prosa siano la stessa cosa e debbano rispondere alle stesse regole. Da un punto di vista poetico, i passi che hai citato di Omero – anche da un punto di vista moderno – sono tutt’altro che merda. Sarebbe merda se uno si illudesse di essere un genio scrivendo un romanzo scimmiottando quel modo per suonare aulico – tipo quel soggettone di Sergio Rocca.

    Quanto al resto, la funzione delle nozioni dovrebbe essere complementare a quella degli strumenti. Se c’hai la padella e il gas, hai solo gli strumenti per fare una frittata. Se hai solo le uova, hai solo una frittata in potenza, ma non si mangia. Ed è francamente innegabile che nella scuola italiana (anche ai miei tempi) si mangiasse molto poco. I risultati – un’orda di subumani incapaci di articolare anche solo verbalmente un discorso compiuto più lungo di tre minuti e privi di un qualsiasi punto di vista autonomo sulla realtà – direi dimostrino che questo sistema è un epic fail. Tuttavia io personalmente non trovo che faccia così male conoscere ANCHE la storia della letteratura. E’ comunque parte del bagaglio culturale di un popolo che ha sguazzato troppo nell’ignoranza per restare impunito. Quindi, quando sarò imperatrice del mondo, a scuola si studierà italiano E storia della letteratura, come due insegnamenti distinti. In questo modo un giorno avremo finalmente una generazione di studenti in grado di argomentare con cognizione di causa che Manzoni fa effettivamente schifo, e il problema sarà risolto.

  20. 21 Il Guardiano

    Ti odio Tapiroulant…anche se non sono d’accordo con te, sono d’accordo con te. :)

    Però sai, come si fa a conoscere Tasso e le sue operene per poi approfondirle, se non non studi la storia della letteratura?
    Come si può discutere di strumenti e apprenderli, se non si ha qualcosa su cui applicarli?
    Non per polemica, ma come si può insegnare la tecnica senza una base su cui applicarla? O si povrebbero applicare su romanzi moderni? E insegnare tecniche di narrativa, non è anche questo specialistico? Se uno vuole sapere come si costruisce un romanzo, che lo faccia da sé (un po’ come noi). Non pensi che queste tecniche (se questo intendi per tecniche) siano inutili e specialistiche a molte persone come la storia della letteratura è inutile e specialistica per altre?
    Io penso che il leceo debba dare una infarinatura generale. Senza mai entrare nello specifico (o specialistico) ma spaziando il più possibile.
    E’ logico che spaziare non vuol dire inculcare nozioni e basta. Ma usarli come spunto di riflessione.
    La mia professoressa di italiano e latino ci parlava dell’impero, del papa, di Dante. Del “sole e la luna che brilla di riflesso” e da cose del genere poi si passava a una discussione anche di attualità. Si può dire che spesso facevamo “educazione civica” prendendo spunto da queste cose. Parlavamo della laicità dello stato. Leggevamo la Costituzione italiana.
    Con la letteratura latina la stessa cosa.
    Devo dire che dei guelfi e dei ghibellini mi è rimasto ben poco, ma devo ringraziare la Professoressa (con la P maiuscola) se oggi non accetto tutto supinamente.

  21. 20 Gamberetta

    @Il Guardiano. Allora:
    1) Io ho letto l’Odissea per conto mio e l’ho capita benissimo (e i pochi passaggi oscuri erano spiegati dalle note). L’ho trovata più scorrevole di Tolkien.
    2) L’Odissea è literary fiction: non possiedo gli strumenti per darne un giudizio sensato. Senza contare che la literary fiction deve essere letta in lingua originale se si vuole tentare un’analisi seria. Invece il Manzoni è un romanzo storico/rosa o al massimo mainstream, non è proprio il mio campo ma già è più alla mia portata.
    3) Ma ammettiamo pure che lo stile di Omero non sia più adeguato. Nell’Odissea non c’è solo lo stile, ci sono anche le Sirene, Scilla e Cariddi, Polifemo (che non era un’aquila, la storia del “nessuno” non mi pare così inverosimile), la maga Circe, ecc. Spakka. Invece se togli lo stile al Manzoni cosa rimane? Don Abbondio? La Monaca di Monza? L’Innominato? Fuffa e nient’altro.

    Come si può apprezzare Celestino V all’inferno senza sapere il motivo?

    Perché dovrei apprezzare che Celestino V stia all’Inferno? Dante è bello in sé, mica per quello che significa. Nell’Inferno c’è un sacco di sense of wonder, figurati se mi frega qualcosa di tutti i tizi piazzati in questo o quel girone. Mi perdo il “significato” della storia? Pazienza. Chi scrive literary fiction lo deve mettere in conto.

    @pu*pazzo.

    non puoi giudicare un opera scritta nel 1830 come se fosse un libro edito nel 2011… è semplicemente un grosso, madornale errore :)

    1) Io posso giudicare, come dimostra il fatto che l’ho appena fatto (…).
    2) È un errore andare oltre al testo. Andare oltre al testo vuol dire che non puoi giudicare un romanzo scritto da una donna come se fosse scritto da un uomo; non puoi giudicare un romanzo di un cinese come se fosse scritto da un francese (problemi di traduzione a parte); non puoi giudicare un romanzo di un quindicenne come se fosse scritto da un cinquantenne; non puoi giudicare un romanzo di un fascista come se fosse scritto da un comunista; non puoi giudicare un romanzo di un cattolico come se fosse scritto da un protestante; ecc. Non puoi più giudicare niente.
    Puoi giudicare un romanzo del 2010 come se fosse stato scritto nel 2011? E un romanzo del gennaio 2011 lo puoi giudicare con il metro del marzo 2011? Perché un anno o dieci anni vanno bene e cento no? Se guardi il contesto, ogni volta il contesto è diverso, per ogni singolo romanzo. La verità è che il contesto è fuffa inutile, esiste solo il testo e niente altro. Questa è una condizione basilare per qualunque seria disamina successiva (disamina dal punto di vista letterario, il contesto può venire buono parlando di sociologia o storia, ma sono altri ambiti). Se non sei d’accordo, pazienza, è inutile discutere.
    Sulla faccenda dell’operaio e del filosofo non hai capito un’acca: non si stanno confrontando rami diversi del sapere, si sta discutendo, all’interno di uno stesso ambito, quale approccio sia il migliore. Per un filosofo è più importante conoscere in che anno è nato Aristotele o saper usare la logica aristotelica? Per un matematico è più importante sapere cosa mangiava Newton a colazione o saper usare il calcolo infinitesimale? Per un letterato è più importante sapere quanti cugini aveva il Manzoni o saper esprimere efficacemente le proprie idee?
    Nessuno ha fatto confronti tra ambiti diversi.

    @Rickyricoh.

    E’ proprio ciò che dà sostanza alle riflessioni che possiamo fare adesso. Se do un tema sull’amore, è vero che non devo ripetere le teorie dei pensatori illustri che si studiano a scuola, ma saperle è necessario per costruirsi un opinione ancora più precisa.

    Sì, ma allora studi le opere di chi ha qualcosa di serio da dire sull’amore: sessuologi, psicologi, neurologi. Gli scrittori cosa ne sanno dell’amore? Ne sanno quanto ne puoi sapere tu o il tuo compagno di banco. Gli scrittori servono a costruirsi un’opinione riguardo la narrativa, la retorica, la poetica; non riguardo l’amore, la guerra, l’astrofisica o la coltivazione delle patate.
    Vogliamo inserire lo studio dell’amore tra le materie al Liceo? Va anche bene, ma non ha niente a che vedere con la letteratura italiana.

    Anche nel Manzoni, che pur mal sopporto anch’io, ma che non mi sogno di negarne l’importanza e la necessità del suo studio.

    Qual è l’importanza del Manzoni? Togli Omero e sparisce una bella fetta dell’immaginario collettivo della specie umana, togli Manzoni e non se ne accorge nessuno. Il Manzoni è importante perché è studiato a scuola e dunque se è studiato a scuola allora è importante. Il Manzoni è un circolo vizioso.

  22. 19 Symbolic

    Smontare i classici è cosa buona e giusta, valà. Proprio per amore della letteratura e dell’arte.

    Lo diceva anche Madame De Stael già nel secondo Settecento che la letteratura italiana è composta da una “classe di eruditi che vanno continuamente razzolando le antiche ceneri”.

    Ma è inutile ragionare con un popolo che premia la mediocrità, soprattutto quando ricevi risposte tipo “non c’è bisogno che mi fai una lezione di Italiano, sono una professoressa”. Esperienza personale (e questa qua insegna matematica).

  23. 18 Tapiroulant

    Secondo me molti di volti stanno fraintendendo il discorso di Gamberetta. Non mi sembra che sia contraria alla storia della letteratura in sé; dice solo che, trattandosi di uno studio specialistico, dovrebbe essere riservata ad un ambito specialistico come l’Università.
    E non ha tutti i torti. Molti di voi parlano di contesto, ma quanti hanno davvero capito il contesto dell’opera e non fanno finta? Considerato il modo in cui generalmente si studia storia al liceo, ho i miei dubbi. Prendiamo la FIrenze di Dante: quanti di voi hanno sul serio una conoscenza esauriente di quei periodo storico, sanno cosa rappresentassero ghibellini, guelfi bianchi, guelfi neri, cosa distinguesse un Comune (quale Firenze) da una città priva di carte di franchigia (come ce n’erano molte in Europa), in cosa consistesse la lotta tra Papato e Impero, chi fossero Bonifacio VIII, Filippo il Bello, Enrico VII, Cangrande della Scala, giusto per citare personaggi di quei periodo? Chi al liceo ha le competenze filologiche necessarie per fare davvero (cioè non per finta) un discorso sulla lingua di Dante, o sulle differenze linguistiche tra il Fermo e i Promessi Sposi?
    Perché io al liceo non ne sapevo assolutamente niente, ergo ho passato il tempo a barcamenarmi fingendo di aver capito un contesto storico che non era mai stato realmente spiegato. In un certo senso il liceo mi ha insegnato una cosa: a essere simulatore di competenze.

    Onestamente non c’è bisogno di conoscere prima il contesto storico. Posso cominciare a leggere l’opera, mosso da curiosità: se incontro delle cose che non conosco o capisco (es. personaggi storici), e se il libro ha cominciato a interessarmi, allora posso andare a leggere le note, o fare un salto su Wikipedia, e informarmi su tutto ciò su cui ho voglia di informarmi. L’apprendimento da passivo (come a scuola) diventa attivo, e le cose poi me le ricordo pure meglio.
    Non ho bisogno che la scuola mi dia questo contesto: ciò di cui ho bisogno, al limite (e che mi sarà utile nella vita), sarà che mi siano dati gli strumenti, le conoscenze, la tecnica, diciamo, per reperire informazioni. Con la tecnica, posso cavarmela benissimo da solo. Ecco perché la tecnica dovrebbe essere studiata a scuola, a scapito delle nozioni.

    In generale, si tratta di un rapporto dialettico e non di precedenza.
    Nella prassi di un lettore, non ha senso che prima io mi studi il contesto, e poi attacchi l’opera. Io prima comincio a leggere l’opera, perché mi va; se e quando ne ho bisogno per capire meglio dei passaggi, posso staccarmi dall’opera e vedere il contesto; quindi, dal contesto, così arricchito, posso tornare all’opera.

    la parola cultura non significa obbligatoriamente “saper fare qualcosa”
    altrimenti un operaio edile specializzato analfabeta sarebbe infinitamente piu colto di un filosofo o di uno storico perchè l’uno sa costruire una casa senza nozioni di architettura e gli altri no

    Guarda, talvolta penso che sia proprio così, considerando che spesso il filosofo è colto solo di aria fritta. Io dico che ogni uomo dovrebbe essere istruito insieme nelle cose manuali, nelle cose tecniche e nelle cose intellettuali. Ne tratterrebbe giovamento.

  24. 17 Rickyricoh

    Come ho già avuto modo di scrivere la tua è una visione estremista delle cose, ma al tempo stesso utilissima visto che batti su argomenti che vedono invece una sproporzione maligna diametralmente opposta. Ma appunto bisogna prenderti con la giusta “tara” perchè un mondo che segue al millimetro le tue idee sarebbe un vero inferno :)
    Ma veniamo al punto del post.
    Riguardo al sistema scolastico dici bene, troppo sbilanciato sul nozionismo fine a se stesso. Non so se è così per tutti ma da me i promessi sposi son stati argomento di lezione di un intero anno, un’ora a settimana. La divina commedia addirittura di tre anni. Pazzesco!
    Lezioni sugli strumenti essenziali alla scrittura di un testo invece zero. Il tema poi come hai detto nell’altro post è solo una ripetizione delle nozioni studiate in precedenza. Oserei dire che nemmeno la grammatica viene insegnata in modo adeguato: impari a memoria la difinizione di pronome, di aggettivo, ma mai come usarli sul serio. Al massimo poi ti viene insegnato come scrivere un articolo di cronaca, non però un testo di narrativa. Che esista infine una narrativa di genere e che abbia una sua dignità o lo scopri da solo oppure non lo scopri più (e questo è un problema tutto italiano, visto che siamo il popolo che più disprezza le opere di genere. Per noi fantascienza, fantasy, fumetti, cartoni, sono tutta roba per bambini. I capolavori del cinema di genere che abbiamo prodotto un tempo – perchè adesso ce li scordiamo – qui li abbiamo chiamati film di serie B, all’estero li studiano come arte di prima grandezza, vedi mario bava).
    Però poi tu vai oltre quando arrivi a negare la storia della letteratura, l’interpretazione e il contesto. Il giusto sta per me nel mezzo.
    La storia delle letteratura e dei pensieri non è inutile, anzi. E’ proprio ciò che dà sostanza alle riflessioni che possiamo fare adesso. Se do un tema sull’amore, è vero che non devo ripetere le teorie dei pensatori illustri che si studiano a scuola, ma saperle è necessario per costruirsi un opinione ancora più precisa. Perchè in ogni epoca, in ogni pensiero, ci sono spunti interessanti e attuali. Anche nel Manzoni, che pur mal sopporto anch’io, ma che non mi sogno di negarne l’importanza e la necessità del suo studio.
    In matematica le regole superate sono regole che non hanno più nulla da dire, quelle nuove le possono sostituire in tutto e per tutto. In letteratura è diverso: puoi dire che la scrittura del manzoni è obsoleta, sono d’accordo tutti, ma non che non abbia nulla da dire. Anche il solo sapere come sia cambiata la lingua italiana grazie ad essa è un qualcosa che confluisce nell’attualità.
    Detto questo, visto è considerato che la situazione reale delle cose è quella che è, appoggio al 100% quello che dici, perchè la cosa importante è il segnale che che si vuol dare, il cambiamento di rotta che proponi. Per mettere dei paletti in modo da evitare le punte estreme dei tuoi ragionamenti ci sarà tempo, se e quando le cose miglioreranno.

  25. 16 Alberello

    Ogni volta che mi capita di pensare al tempo passato in classe, mi viene l’ansia e sto male.
    Mi annoiavo da morire e per passare il tempo inventavo storielle stupide su ciò che ci obbligavano a leggere ed imparare a memoria e poi quando tornavo a casa ci mettevo delle immagini per aumentare il senso di idiozia o per rielaborare gli appunti. Alcune cose le ho ancora in giro:

    Manzoni.
    Tasso.
    Leopardi.
    Dante.
    Anarchia.
    Manzoni 2.
    Dante 2.
    Leopardi 2.
    Leopardi 3.
    Poesia.

    Sul momento non l’avevo capito, ma era il mio modo inconscio di “alleggerire” ciò che trovavo tremendamente pesante. Lo stesso meccanismo poi mi è rimasto, per questo scherzo su tutto e tutti, il mondo è veramente troppo pesante e si prende decisamente troppo sul serio. Quando riguardavo queste storielle poi ricordavo meglio cosa mi avevano obbligato ad imparare. Ogni mattina che mi alzavo mi sentivo così.

    Un giorno poi, la goccia finale. La prof di italiano mi beccò mentre scrivevo una delle mie storielle stupide, e mi urlò davanti a tutta la classe una cosa tipo: “Come ti permetti di insultare Leopardi? Non capisci l’importanza che ha avuto per la nostra cultura?”
    Sigh. Venni mandato dalla psicologa dell’istituto perché “scrivevo cose strampalate e non mi integravo abbastanza” (non si può manco starsene in biblioteca per i fatti propri a leggere quello che ti pare che vieni bollato automaticamente).
    La tizia mi osservò inarcando il sopracciglio e mi chiese di raccontarle i miei pensieri. Pazzesco pensai, è la prima volta che succede. E allora le dissi che secondo me Leopardi aveva sofferto un lutto, per questo la sua poetica ne è uscita così. Le dissi che come accade quando perdiamo qualcosa di caro la prima reazione che viene spontanea è quella dell’idealizzazione (Oh, com’era cara quella persona, come mi manca ecc.), poi viene una fase di acido tremendo con cui cerchiamo di demonizzare ciò che è perso per distruggerlo e non soffrire più (la volpe e l’uva, non possiamo averlo e quindi è acerbo) ed infine arriviamo ad un compromesso ricordando ciò che serve, dimenticando ciò che è inutile. Lei mi chiese cosa avesse perso Leopardi di così caro da giustificare questa mia analisi ed io risposi: la libertà.

    Egli era incatenato in casa e guardando fuori dalla finestra nella sua prima fase la idealizzava dicendo quanto fosse bella e struggendosi per il fatto di non poterne godere. Nella seconda fase invece l’attacca con tutte le sue forze dicendo che sono illusi coloro che pensano di essere felici, perché in realtà fa tutto schifo. Solo alla fine, dopo un lungo travaglio arrivò all’ultimo passo scrivendo di una ginestra che nonostante intorno fosse tutto bruciato resiste e ha voglia di vivere. È come la digestione affermai, quando introduci del cibo in bocca tutto ti sembra buonissimo eppure parte di ciò verrà scartato, subito dopo l’acido gastrico distrugge tutto per permetterti di assorbirlo ed infine trattieni ciò che serve e scarti ciò che è inutile.

    La psicologa mi disse a quel punto di non preoccuparmi e che non era necessario che andassi da lei, mi consigliò però di fingere con gli altri di essere interessato alle lezioni per evitare problemi futuri. I peggiori anni della mia vita, senza dubbio. Mi hanno fatto passare completamente la voglia di andare all’università e quasi quella di leggere altro. Però credo sia colpa mia, non ho le capacità per studiare in un certo modo.

  26. 15 pu*pazzo

    dopo aver letto tutti i commenti non posso che dirmi amareggiato …
    CHISSENFREGA se non conosci archimede o manzoni! massì dai buttiamo nel cesso 2000 anni di storia perche non SERVONO A NIENTE.

    a che serve imparare la filosofia, la storia, la letteratura? a che serve sapere che cos’è la metrica, l’impressionismo, la tragedia greca o la commedia dell’arte? a niente no?

    la parola cultura non significa obbligatoriamente “saper fare qualcosa”
    altrimenti un operaio edile specializzato analfabeta sarebbe infinitamente piu colto di un filosofo o di uno storico perchè l’uno sa costruire una casa senza nozioni di architettura e gli altri no .
    ma davvero credete a quello che dite? io spero tanto che lo diciate solo per voglia di provocare.

    che amarezza.

  27. 14 pu*pazzo

    non puoi giudicare un opera scritta nel 1830 come se fosse un libro edito nel 2011… è semplicemente un grosso, madornale errore :) tu fai l’errore comune nelle scuole di “trascinare” qualcosa di storico (che sia un evento, un libro, un personaggio) nella propria personale contemporaneità! questo è proprio errato dal punto di vista storico e anche filologico! Se manzoni avesse scritto come piace a te nessuno dei contemporanei lo avrebbe capito XD

    puoi tranquillamente dire “non mi piace manzoni” ma non puoi dire “manzoni scriveva da cani” è una cosa che mi fa sorridere … è come se io mi scandalizzassi perché chessò, Giulio Cesare ha conquistato la Gallia, infrangendo tutti i possibili diritti civili, o giudicassi un coglione Torquato tasso perche si autodenunciò all’inquisizione in preda a paranoie mistiche, o, ancora deridessi Talete che era convinto che la terra fosse piatta e galleggiasse sull’acqua! Tutto questo senza assolutamente tener conto dell’epoca storica in cui questi personaggi sono inseriti, della società, delle credenze e delle conoscenze dell’epoca …. direi che sarebbe un tantinello ridicolo no? ;)
    insomma il qualunquismo del “cheppalle Dante, ma come cazzo scrive? e perche tutto in versi come una fottuta filastrocca ” è a un passo … attenzione ;)

  28. 13 Il Guardiano

    Gamberetta, i tuoi articoli mi piacciono un sacco ma a volte ti fai prendere dalla foga del momento e sembri una talebana della letteratura :)
    Tu parli di Omero e dici:

    C’è il testo e solo il testo. Se devi andare oltre il testo per capire il significato vuol dire che lo scrittore non era abbastanza bravo, dunque non è degno di essere studiato.

    Questo è l’inizio dell’Odissea (una traduzione trovata su internet, mi scoccia andare a cercare il mio libro a quest’ora).
    Se fosse vero quel che dici tu “c’è il testo e solo il testo.” allora tutto quello prima del quanto? 1950? sarebbe spazzatura.

    Musa, quell’uom di multiforme ingegno
    Dimmi, che molto errò, poich’ebbe a terra
    Gittate d’Ilïòn le sacre torri;
    Che città vide molte, e delle genti
    L’indol conobbe; che sovr’esso il mare
    Molti dentro del cor sofferse affanni,
    Mentre a guardar la cara vita intende,
    E i suoi compagni a ricondur: ma indarno
    Ricondur desïava i suoi compagni,
    Ché delle colpe lor tutti periro.
    Stolti! che osaro vïolare i sacri
    Al Sole Iperïon candidi buoi
    Con empio dente, ed irritâro il nume,
    Che del ritorno il dì lor non addusse.
    Deh! parte almen di sì ammirande cose
    Narra anco a noi, di Giove figlia e diva.

    Un testo del genere è incomprensibile se non si studia prima Omero (e non intendo se erano più di uno, se era veramente cieco e stupidaggini varie).
    Da wikipedia:

    l’epiteto ha funzione esclusivamente ornamentale: non aggiunge cioè al nome che accompagna una specificazione necessaria, e spesso nemmeno coerente con le caratteristiche del personaggio che qualifica (Menelao, ad esempio, è costantemente definito nell’Iliade “forte nel grido” anche se non grida mai, e allo stesso modo personaggi moralmente negativi possono essere qualificati con l’aggettivo “valoroso”);

    Un’altra volta io gli stendea la coppa.
    Tre volte io la gli stesi; ed ei ne vide
    Nella stoltezza sua tre volte il fondo.
    Quando m’accorsi che saliti al capo
    Del possente licor gli erano i fumi,
    Voci blande io drizzavagli: “Il mio nome
    Ciclope, vuoi? L’avrai: ma non frodarmi
    Tu del promesso a me dono ospitale.
    Nessuno è il nome; me la madre e il padre
    Chiaman Nessuno, e tutti gli altri amici”.
    Ed ei con fiero cor: “L’ultimo ch’io
    Divorerò, sarà Nessuno. Questo
    Riceverai da me dono ospitale”.

    Se io dovessi giudicare Omero secondo i canoni moderni, questa sarebbe merda. La cretinata di dire “Nessuno” è una trovata da bambino da 5 elementare.
    Almeno dal mio ignorante punto di vista.
    Ogni opera va contestualizzata e per farlo si deve studiare l’autore e il periodo.

    Hai ragione quandi dici che la scuola andrebbe riformata.
    Imparare le differenze tra il Fermo e Lucia e I Promessi Sposi o anche soffermarsi troppo (tanto da leggere l’intero libro saltando solo alcuni capitoli davvero troppo noiosi anche per la mia prof) sul Manzoni è una esagerazione. Conoscere il Manzoni e i PS mi sembra una buona cosa. Leggere la Commedia senza Conoscere un minimo Dante mi sembra una perdita di tempo. Come si può apprezzare Celestino V all’inferno senza sapere il motivo? Era una cosa straordinaria per quel tempo. Certo, potresti dirmi “chi se ne frega”. Ma a questo punto su tutto si potrebbe rispondere “chissenefrega”.
    Bisognerebbe trovare una via di mezzo. Si dovrebbe partire dalle nozioni per usare il cervello.

    Per quanto riguarda la matematica, io non ricordo che mi insegnavano la storia di Pitagora e compagnia bella.

  29. 12 Gamberetta

    @sommobuta.

    Stessa cosa per il lettore, che riesce a capire se il testo che ha di fronte è buono o no perchè ha esperienza anche di ciò che letterariamente è venuto prima.

    Non necessariamente. Ti faccio un esempio: se tu sai come funziona lo “Show don’t tell” capisci perché i giornali o i politici non dicono quasi mai: “I crimini violenti sono aumentati dello 0,02% in 40 anni” (tell), ma dicono: “Un negro albanese ha massacrato a martellate una ragazza sull’autobus e poi ha violentato il cadavere!!!111!!!!” (show).
    Ora, c’è bisogno di sapere che lo “Show don’t tell” lo ha “inventato” un abate scozzese? O un filosofo inglese? O un drammaturgo giapponese? E dove finisce la catena di quel che è venuto prima? Se il drammaturgo giapponese ha copiato da un poeta cinese ci interessa per capire il meccanismo dello “Show don’t tell”? No.
    Infatti se prendi il mio articolo a riguardo e salti l’introduzione storica impari uguale. Poi io, essendo appassionata, mi vado a leggere Campbell, Spencer e Monzaemon (e prima o poi imparo pure il giapponese), ma in generale sono conoscenze inutili.

  30. 11 Tapiroulant

    Non conosco abbastanza la letteratura del primo ottocento per dire se questo stile fosse lo stato dell’Arte nell’ambito nella narrativa

    A occhio direi che è nella media. Stendhal è da quelle parti, Walter Scott è forse solo leggermente meglio. Balzac è anche peggio. I russi di quel periodo, invece (Puskin, Lermontov, Gogol’), tendenzialmente sono più bravi.
    Devo però riconoscere che tutti questi autori li ho letti in traduzione.

    Ah, appunto scemo: si scrive Leibniz, non Leibnitz (in realtà Wikipedia precisa: “in passato francesizz. in Leibnitz”, ma si tratta comunque di una forma desueta).

    @BianConiglio:

    Solo dopo che la poesia si è distrutta si può ricostruirla: e una volta che viene ricostruita si apprezzerà di più.
    Esempio: ‘E quindi uscimmo a riveder le stelle.’
    1) Senza parafrasi = Dante afferma che finalmente è uscito dall’Inferno e vede le stelle del Purgatorio.
    2) Con parafrasi = quindi è usato in correlazione con quinci nelle esperessioni tipiche dell’italiano del 300: indica ‘di qui, da questa parte’. Stelle è un riferimento a Dio. Il verso diventa:
    ‘Da questa parte [cioè arrampicandosi sulla trippa di Lucifero] uscimmo dall’Inferno e rivedemmo la luce divina [=la redenzione dai peccati, la beatitudine, qualunque significato religioso vuoi dare al termine.]‘

    Ah sì? Davvero dopo aver fatto la parafrasi di quella frase, la apprezzi di più?
    Perché io no, proprio per niente.
    A parte il fatto che è scontato che per uscire dall’Inferno si sia passati per il corpo di Lucifero (posto che uno si sia letto il resto del Canto e non solo quel verso lì, il che mi sembra il minimo), tutta la differenza starebbe tra “stelle” e “luce divina”? E cosa me ne frega a me, lettore, che le stelle significhino la luce divina, e quindi simboleggino le cose che hai detto? Una lettura non è un’esegesi. Manco fosse un testo sacro.

  31. 10 Mr. Giobblin

    Aah, il classico scontro competenze vs nozioni. E’ una questione davvero spinosa.
    Penso che il sistema scolastico italiano (soprattutto per quanto riguarda le scuole superiori) stia tuttora pagando le conseguenze della Riforma Gentile; tante, troppe nozioni, specie nelle materie umanistiche, e zero competenze.
    Io ho frequentato il liceo classico. Sinceramente, avrei preferito imparare più competenze “tecniche” per produrre testi piuttosto che imparare a memoria il Terzo Canto dell’ Inferno di Dante .
    (Con tutto il rispetto per il Sommo Poeta, che mi garba assai.)
    Non sarebbe meglio dare agli studenti gli strumenti adatti per comprendere e realizzare un’ampia gamma di testi, piuttosto che infarcirli di nozioni che verranno prontamente dimenticate nel 90 % dei casi? Poi, chi vorrà approfondire il discorso (Manzoni era religioso? Quanto alta era la gobba di Leopardi?) o leggerà per conto suo o continuerà con un corso di laurea appropriato. Gli altri resteranno ignoranti e faranno magre figure se intervistati per strada, ma almeno avranno imparato qualche abilità tecnica, che è già qualcosa.

    Mi fermo qui perchè non ho soluzioni. Quel poco che so di competenze e nozioni me lo ha pazientemente spiegato la mia dolce metà, che fa la maestra, scandendo bene le parole e con l’aiuto di pupazzetti.

  32. 9 sommobuta

    E chissenefrega di sapere come si è arrivati alla letteratura contemporanea?
    Quando impari la matematica ti frega qualcosa di sapere la vita privata di Archimede? La polemica tra Leibnitz e Newton? Come è morto Gödel? Impari lo stesso senza la minima conoscenza di questi argomenti. Così puoi imparare a esprimerti in modo efficace senza avere la minima idea di chi fossero Manzoni e i suoi colleghi.
    Il punto fondamentale è che la cultura, la vera cultura, è nell’uso degli strumenti, non nelle nozioni. La persona di cultura sa calcolare l’area del triangolo, indipendentemente dal fatto di sapere chi fosse Pitagora. E sa calcolare l’area degli altri poligoni anche senza sapere niente di Euclide e senza avere letto gli Elementi in greco. Dopodiché posso non escludere in linea di principio, se avanza tempo, di parlare del Manzoni o della pazzia di Gödel, ma è un di più, non il punto principale.

    No, quando imparo la matematica non mi interessa sapere di Archimede, nè di Euclide o compagnia bella. Così quando imparo a leggere non mi interessa nulla di Leopardi, Manzoni o Pirandello. :)

    2+2 fa sempre “4″, così come c+a= “ca”, s+a= “sa” e “ca”+”sa”= “casa”.

    Il problema, secondo me, è che sappiamo calcolare l’area del triangolo perchè prima di noi l’ha fatto Pitagora, aprendo un mondo matematico tutto nuovo.
    E chi si occupa di narrativa sa (non solo come deve fare per scrivere bene) come deve orchestrare il tutto perchè ha alle spalle tutta una “storia” letteraria, che gli fornisce regole utili per capire come imbastire una storia.
    Stessa cosa per il lettore, che riesce a capire se il testo che ha di fronte è buono o no perchè ha esperienza anche di ciò che letterariamente è venuto prima.

    Ma queste regole non sono comunque basate su un’esperienza pregressa, basata a sua volta su strumenti che a loro volta sono basati mere nozioni?
    Per esempio, i parametri che tu usi per giudicare se un libro è buono o no, non sono strumenti che però si basano su nozioni di fondo ben precisi?

    Poi sono comunque d’accordo che il nozionismo puro&duro sia controproducente e non serva a nulla, se non è supportato dagli strumenti di cui sopra. Quello è normale. :D

  33. 8 Charmen

    Sono le parole che contano, non il contesto.

    Insomma. Cioè, banalizzando: se adesso un ragazzo si rivolge all’ innamorata dicendo che tanto onesta pare mentre saluta sembra fuori di testa, ai tempi di Dante Alighieri invece era visto come un giovane tanto carino e tanto perbene.

    Il nostro gusto è influenzato dal momento in cui viviamo, nella storia della letteratura che ci piaccia o no ci siamo fino al collo. Viviamo benissimo anche senza conoscerla, eh, ma limitandoci a imparare solo le cose tecniche senza contestualizzare si rischia di prenderci delle cantonate – capirle, invece, non significa trovarci d’ accordo.

  34. 7 Gamberetta

    @Jaden. Spiacente che tu sia rimasto deluso, prenditela con il signor Tumblr che illude la gente.

    @IlBianConiglio.

    1) Per conoscere il significato delle opere di un autore sia necessario conoscere anche la filosofia e quanto meno il contesto storico in cui lo scrittore ha vissuto. Esempio scemo: come fai a capire il senso de I promessi sposi se non conosci la conversione di Manzoni, il suo concetto di Provvidenza ecc…? O come puoi apprezzare Leopardi se pensi a lui come ad un gobbo sfigato mezzo cieco?

    No. Sarebbe come dire che il mio giudizio sulla Strazzu dovrebbe essere influenzato dal fatto che ha scritto il romanzo a quindici anni. C’è il testo e solo il testo. Se devi andare oltre il testo per capire il significato vuol dire che lo scrittore non era abbastanza bravo, dunque non è degno di essere studiato. Omero non si sa chi fosse, se fosse addirittura mai esistito, se fossero più di una persona, ecc. E allora? Hai problemi a divertirti con Ulisse che acceca Polifemo? Sono le parole che contano, non il contesto. Al massimo il contesto sarà approfondito in sede universitaria da chi è appassionato.
    Se apprezzi Leopardi perché era uno sfigato vuol dire che oltre a essere sfigato scriveva pure poesia di merda. E se scriveva poesie di merda possiamo evitare di parlarne a scuola.

    Sulle parafrasi il discorso è troppo lungo per un commento, mi riserbo un altro marciume in futuro.

    @sommobuta.

    Conoscere la storia della letteratura, i suoi protagonisti e la sua evoluzione, credo sia un ottimo modo per capire come si è arrivati alla letteratura moderna/contemporanea poichè senza quel “tipo” di letteratura, a mio avviso, non ci sarebbe la letteratura moderna/contemporanea.

    E chissenefrega di sapere come si è arrivati alla letteratura contemporanea?
    Quando impari la matematica ti frega qualcosa di sapere la vita privata di Archimede? La polemica tra Leibnitz e Newton? Come è morto Gödel? Impari lo stesso senza la minima conoscenza di questi argomenti. Così puoi imparare a esprimerti in modo efficace senza avere la minima idea di chi fossero Manzoni e i suoi colleghi.
    Il punto fondamentale è che la cultura, la vera cultura, è nell’uso degli strumenti, non nelle nozioni. La persona di cultura sa calcolare l’area del triangolo, indipendentemente dal fatto di sapere chi fosse Pitagora. E sa calcolare l’area degli altri poligoni anche senza sapere niente di Euclide e senza avere letto gli Elementi in greco. Dopodiché posso non escludere in linea di principio, se avanza tempo, di parlare del Manzoni o della pazzia di Gödel, ma è un di più, non il punto principale.

  35. 6 Doarcissa

    Concordo con l’articolo e aggiungerei una cosa:

    credo che questo discorso vada spostato dal piano ‘etico’ (e` giusto o sbagliato insegnare cosi` o cosa`) a un piano pratico.

    Dopo il liceo una persona vive mediamente un’altra sessantina di anni. La letteratura italiana si e` sviluppata, da Manzoni a oggi ~200 anni. E` impossibile studiare bene 200 anni di letteratura, infatti si studiano decine di autori tutti male. L’idea dovrebbe essere quella di dare in cinque anni quegli strumenti necessari ad approfondire la conoscenza e la comprensione della letteratura italiana, e magari anche l’interesse, nei successivi 60.

    All’atto pratico chi esce dal liceo non solo non ha gli strumenti per analizzare da se` un testo e goderselo, non solo non ricordera` nessuna delle migliaia di nozioni incamerate 12 ore prima dell’interrogazione e perse nelle 2 ore successive, ma ci sono buone probabilita` che:
    - non voglia mai piu` aprire un libro di letteratura (italiana) nella propria vita;
    - qualora ne avesse voglia, non avrebbe gli strumenti per capire e giudicare quello che sta leggendo;
    - anche se riuscisse a elaborare dei pensieri originali non saprebbe esporli per iscritto.

    Quindi secondo me ci si dovrebbe 1) chiedere quali sono gli obbiettivi dell’insegnamento dell’italiano al liceo, 2) osservare i risultati, 3) giudicare il metodo dal confronto tra obbiettivi e risultati.

    Guardando i dati del ministero circa il 40% degli iscritti alle scuole superiori fanno un liceo, e i lettori decenti totali (12 libri/anno) sono circa il 15% (non tutti provenienti da un liceo). Le universita` devono organizzare corsi di lingua italiana. Secondo me sarebbe anche ora di rivedere la qualita` dell’insegnamento.

  36. 5 sommobuta

    Leggo sempre con molto interesse i post di questo sito, anche se non commento quasi mai. Questa volta però intendo fare una piccola eccezione.

    Ho trovato l’articolo interessante, dato che propone un punto di vista niente male.
    Io però mi pongo in maniera diametralmente opposta.
    Conoscere “la nozione” è, a mio avviso, parte integrante ed essenziale dello “strumento”.

    Conoscere la storia della letteratura, i suoi protagonisti e la sua evoluzione, credo sia un ottimo modo per capire come si è arrivati alla letteratura moderna/contemporanea poichè senza quel “tipo” di letteratura, a mio avviso, non ci sarebbe la letteratura moderna/contemporanea.

    Penso infine che l’approccio di partenza sia sfasato. E’ ovvio che secondo i canoni di oggi Manzoni scrive(va) da cani. Ma se non sapessimo come si scriveva nell’800 (o nel ’700, o nel 500 a.C.), come potremmo capire la differenza con la letteratura di oggi (e ovviamente migliorarla)?

    Magari “I promessi sposi” oggi sono una schifezza secondo i parametri letterari contemporanei, ma sarebbe come dire che la Ford T oggi farebbe schifo. :)

    Ps: che poi Manzoni fosse un autore “mediocre” se paragonato ai suoi contemporanei russi ed europei – che sfornavano un capolavoro all’anno grande il doppio de “I Promessi Sposi” – non ci piove.

  37. 4 Se questo è un nerd

    quindi sei una di quelle persone che uscite dalle scuole superiori continuano per tutta la vita a pensare gli stessi pensieri adolescenziali e acerbi?

    seguendo il tuo ragionamento, tutta la storia insegnata è semplicemente nozionistica. è ovvio che sei tonto ti limiti ad imparare a memoria invece di sfruttare l’occasione d’oro che ti viene data di imparare cosa è venuto prima di noi (e non solo evento A ed evento B, ma anche un pò di cultura sincrona a questi eventi, che magari riesce a spiegarti un pò il perchè di questi eventi).

    questi ragionamenti da bambini borghesi annoiati, che si lamentano di essere stati mandati a scuola ad imparare nozioni, mentre tuttoggi la maggior parte dei bambini del mondo vive in condizioni terribili rispetto ai nostri, sono inutili.

    senza la trasmissione della letteratura, all’inizio per via verbale e non scritta, il popolo tutto starebbe ancora a credere alla favoletta di gesù cristo che camminava sull’acqua e cazzi vari.

    sparare a zero su manzoni non risolverà i tuoi rancori irrisolti nei confronti dei professori del liceo che ti hanno messo voti bassi.

    si vede proprio che la storia della letteratura non l’hai mai studiata ma solo imparata a memoria.

  38. 3 IlBianConiglio

    In parte sono solidale con te.
    Anche a me è successa la stessa cosa al Liceo: Fermo e Lucia da una parte, I promessi sposi dall’altra, e infinite note di confronto da studiare a memoria.
    In gergo giapponese si direbbe mendoxe!
    A me è pure andata peggio: almeno le tue note dicevano che da una descrizione statica si passava ad una dinamica; sulle mie c’erano cose come
    ‘Il Manzoni inverte l’ordine aggettivo/sostantivo.’
    ‘Il Manzoni abbandona la tipica costruzione latina della frase per una più legata al toscano parlato.’
    No comment.

    Però c’è un però (anzi due):
    1) Il primo prof di italiano che ho avuto odiava il Manzoni, e d’accordo con te diceva che il suo libro dovrebbe essere abolito dall’insegnamento.
    2) Il secondo prof di italiano era un signor prof di italiano. (Questo credo di averlo già detto in altri commenti, perdonami se mi ripeto.) Non esigeva il nozionismo ma ci spingeva a fare confronti e riferimenti ad altre opere, ci spiegava non solo i cambiamenti dal Fermo Lucia a I promessi ma perchè Manzoni aveva deciso di fare questi cambiamenti, quali opere lo avevano ispirato, le sue considerazioni ecc… Insomma, le lezioni erano molto più interessanti.
    Anche con lui, comunque, si restava al nozionismo. Non dava insegnamenti pratici sulla scrittura, ma almeno non era pesante come professore.

    Per riassumere direi che è più una cosa che cambia da scuola a scuola: molti professori si accontentano di impartire nozioni base da sapere a pappagallo perchè loro stessi sono incapaci di fare confronti o dare insegnamenti sui metodi di scrittura; altri cercano di dare qualcosa di più ma rimangono comunque ancorati alla tradizione del nozionismo, per quanto siano più sopportabili dei primi. E infine, da qualche parte, c’è anche qualche docente che dà insegnamenti sulla scrittura e bypassa le storie di vita/morte/miracoli degli autori. Ne dubito, ma è possibile.

    Concludendo dico che:
    1) Per conoscere il significato delle opere di un autore sia necessario conoscere anche la filosofia e quanto meno il contesto storico in cui lo scrittore ha vissuto. Esempio scemo: come fai a capire il senso de I promessi sposi se non conosci la conversione di Manzoni, il suo concetto di Provvidenza ecc…? O come puoi apprezzare Leopardi se pensi a lui come ad un gobbo sfigato mezzo cieco?
    2) Se invece quello che interessa è capire i metodi di scrittura degli autori del passato e fare un confronto con quelli moderni, o studiare comunque la loro tecnica, allora sono d’accordo: qualunque notizia sulla filosofia dell’autore è superflua.

    Rimango un po’ sorpreso da quello che dici a proposito della parafrasi alle poesie: dalla sfuriata che hai tenuto contro il personaggio di John Keating ero convinto che fossi favorevole a parafrasi/mezzi di confronto tra autori e poesie scritte/scale di gradimento/commenti alle figure retoriche e tutto ciò che spezza stile e contenuto. Forse ho capito male; mi rileggerò i commenti a quell’articolo.
    Dico solo (e questo non ti piacerà) che sono strafavorevole alle parafrasi: senza quelle si rischia di perdere buona parte del senso della poesia, di incontrare termini o costruzioni che lette così hanno un senso e lette con la parafrasi ne hanno un altro (migliore e più sensato).
    Nota: includo nella parafrasi anche le costruzioni retoriche, i significati di alcune metafore, tutto ciò che in generale ‘distrugge’ una poesia.
    Solo dopo che la poesia si è distrutta si può ricostruirla: e una volta che viene ricostruita si apprezzerà di più.
    Esempio: ‘E quindi uscimmo a riveder le stelle.’
    1) Senza parafrasi = Dante afferma che finalmente è uscito dall’Inferno e vede le stelle del Purgatorio.
    2) Con parafrasi = quindi è usato in correlazione con quinci nelle esperessioni tipiche dell’italiano del 300: indica ‘di qui, da questa parte’. Stelle è un riferimento a Dio. Il verso diventa:
    ‘Da questa parte [cioè arrampicandosi sulla trippa di Lucifero] uscimmo dall’Inferno e rivedemmo la luce divina [=la redenzione dai peccati, la beatitudine, qualunque significato religioso vuoi dare al termine.]‘

  39. 2 Vigliag

    Concordo in pieno sulla necessità cambiare l’approccio alla letteratura e alla scrittura in genere nelle scuole.

    Sono un ragazzo appena uscito da liceo, e a parte qualche figura retorica non ho mai avuto il piacere di sentire considerazioni sullo stile che consentissero di mettere un po’ le mani in pasta. Es. il prof poteva leggerci la poesia e chiederci “cosa vi trasmette questa scelta di suoni?”, anziché leggere le note che parlano di atmosfera cupa.

    La parafrasi l’ho sempre considerata anch’io qualcosa di noioso, ma non sempre inutile… se non altro, è uno strumento con cui lo studente può assicurarsi di aver capito il significato di ogni parola.
    Ciò che mi chiedevo giorno per giorno era invece a cosa servisse studiare la commedia parola per parola, quando per una buona parte delle espressioni avrei semplicemente affermato “è qui per far risultare rima ed endecasillabo”. Mi sembrava quasi divertente che studiosi passassero anni a ricamare sopra una scelta di parole fatta evidentemente per quel motivo.

    Non rinuncio al troll su Manzoni; a quanto ho studiato, scriveva per trasmettere quanto più “significato morale” possibile al lettore, quindi si permetteva di riempire le descrizioni di roba astratta. Almeno un po’, quindi, ai suoi tempi, credo fosse scusato :) Oggi nessuno sceglierebbe di leggere I promessi sposi rispetto a qualsiasi altro romanzo. Ed il motivo è che secondo criteri moderni è scritto male (o almeno non risponde a quello che cerchiamo).

  40. 1 Jaden

    Oh, da come si parla su Tumblr di questo post mi aspettavo molti più commenti. Oh, che delusione.

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