Assault Fairies

Il Duca è un grande appassionato di fatine, e mi ha sempre invitata a scrivere narrativa a proposito. Per molto tempo non gli ho dato retta – se vuoi le fatine, scrivitele tu![1] – ma l’anno scorso, durante i mesi di chiusura del blog, in un periodo di malinconia, mi è venuta voglia di scrivere un racconto con le fatine, in ricordo di momenti più felici.
Buttate giù poche pagine ci ho preso gusto. Ho scartato il progetto iniziale e mi sono messa d’impegno: ho creato un’ambientazione adatta (tra l’altro “rubando” pezzi di scenografia dal romanzo di guerra che porto avanti già da tempo), ho ideato una trama degna, ho inserito gli spunti che il Duca mi aveva suggerito in ambito fatine durante gli anni.

E così è nato il primo volume di Assault Fairies!

Assault Fairies

Siamo all’alba del ventesimo secolo, in un mondo che ricorda il nostro. Però è un mondo nel quale il Piccolo Popolo ha fondato una civiltà tecnologica e non ha alcun bisogno di nascondersi agli occhi degli umani.
La fatina Astride abita in un modesto appartamento a Londra, in volontario esilio dal Reame delle Fatine. Trascorre un’esistenza miserevole, costretta a lavorare come hostess in un locale notturno per pagare l’affitto. Finché una sera riceve una proposta che potrebbe cambiarle la vita. È l’occasione per riscattare il proprio onore di fatina e per salvare la città. Forse.

Postazione di artiglieria delle fatine
Postazione di artiglieria delle fatine

Assault Fairies potrebbe rientrare nel sottogenere dello steampunk del vaporteppa, e non mi offenderò se qualcuno lo catalogherà così, tuttavia penso che sia limitativo. Assault Fairies è abbastanza originale da meritarsi il proprio sottogenere. Assault Fairies è il primo (e che io sappia l’unico) romanzo esponente del military aetheric fairypunk!
Sì, ho appena fondato un nuovo sottogenere della narrativa fantastica, bando alla modestia!

Military Aetheric Fairypunk

Le caratteristiche del military aetheric fairypunk (MAFp), partendo dell’elemento cruciale:

Icona di un gamberetto Fairy. La presenza di fatine è fondamentale. Non può esistere MAFp senza fatine! Inoltre le fatine devono essere protagoniste o comunque devono essere elemento centrale della narrazione. Infine devono essere vere fatine, non le versioni edulcorate della Disney o dei libri per bambini.

Icona di un gamberetto Military. Combattimenti ed eventi bellici devono essere presenti e ed essere significativi per la trama. In rispetto dell’intima natura delle fatine, che le spinge alla carriera militare.
Come scrive Robert A. Heinlein nel suo celebre romanzo Starship Fairies[2]:

bandiera EN The most noble fate a fairy can endure is to place her own mortal body between her loved home and the war’s desolation.

bandiera IT Il destino più nobile per una fatina è porre il proprio corpicino mortale tra l’amata tana e la desolazione della guerra.

Icona di un gamberetto Aetheric. Il riferimento all’etere è simbolico: indica la necessità per chi vuole scrivere MAFp di inserire elementi scientifici/tecnologici. Il MAFp non è puro fantasy, è science-fantasy.

Icona di un gamberetto -punk. L’ho messo solo perché se no il nome suonava male! L’elemento “punk” può esserci come può non esserci, non è importante.

Invece è importante sottolineare che il MAFp non è legato a nessuna particolare ambientazione: può essere ambientato nell’epoca Vittoriana come durante la Seconda Guerra Mondiale, nell’antica Roma o cento anni nel futuro. Sulla Terra o altrove. Basta che si inseriscano gli elementi elencati.

military aetheric fairypunk
Il mio appunto originale nel quale colloco il military aetheric fairypunk alla confluenza tra romanzi di guerra, fantascienza tecnologica e fantasy fiabesco

Mi sono molto divertita a scrivere Assault Fairies. Mi sono divertita a ideare la personalità delle fatine e a costruire il loro Reame. Mi sono divertita a mescolare veri riferimenti storici (spesso poco conosciuti) con il fantastico. Mi sono divertita a vedere il mondo attraverso gli occhi di un esserino alto poco più di un palmo.
Spero che vi divertirete a leggere. Come sempre ogni commento sarà il benvenuto, e ricordatevi di votare nel sondaggio per la vostra fatina preferita!

Progetti futuri

Adesso posso tornare a S.M.Q. Ho provato a scriverlo contemporaneamente ad Assault Fairies, ma la mancanza di tempo e la troppa distanza tra le due storie hanno reso l’impresa impossibile.
Finito S.M.Q. riprenderò il romanzo di guerra e scriverò il secondo volume di Assault Fairies. Forse uno dei due lo metterò a puntate stile S.M.Q., devo ancora decidere.
Infine farò la revisione 2.0 di Laura, magari aggiungendo nuove avventure.

* * *

Assault Fairies
~Volume I~

Tabella riassuntiva delle caratteristiche del prodotto

Fatine hostess in locali notturni Icona per sì
Coniglietti fumatori Icona per sì
Uomini-elefante Icona per sì
Draghi galvanici Icona per sì
Giro-incrociatori elettrici Icona per sì
Fucili ipersonici Icona per sì
Operazioni a cervello aperto Icona per sì
Elfi Icona per no
Vampiri Icona per no
Licantropi Icona per no
Angeli Icona per no
Gnokki assortiti Icona per no
Ragazze con occhi di colori diversi Icona per no
Spade magiche Icona per no

Download

 Assault Fairies ~Volume I~ in formato PDF A4. Leggibile a video e ideale per la stampa (~806KB).

 Assault Fairies ~Volume I~ in formato ePub. Per i lettori di ebook (~183KB).

 Assault Fairies ~Volume I~ in formato Mobipocket. Per il Kindle e altri dispositivi portatili supportati (~287KB).

 Assault Fairies ~Volume I~ in formato RTF. Formato leggibile da Microsoft Word e da praticamente tutti i programmi di elaborazione testi (~2.432KB).

 Un archivio .ZIP contenente tutti i file di cui sopra (~1.444KB).

Il romanzo è distribuito con licenza Creative Commons 2.5 Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo. Per sapere in dettaglio quello che ci potete fare, consultate questa pagina. Inoltre date un’occhiata alle FAQ.

EDIT del 18 agosto 2011: Se volete aggiungere il romanzo alla vostra biblioteca di aNobii lo trovate qui. Se lo volete aggiungere alla biblioteca di goodreads è qui.
Ringrazio Kimberly Anne, Il Duca e ATNO per aver inserito le schede relative nei due siti.

Uno dei primi modelli di Giro-incrociatore elettrico
Uno dei primi modelli di Giro-incrociatore elettrico

* * *

note:
 [1] ^ Magari lo ha fatto. Dovete sapere che il Duca è bravo a scrivere, però è troppo timido per far leggere ad altri le sue opere.

 [2] ^ Lo so che nelle librerie è apparso con il titolo Starship Troopers e invece di fatine vi si trovavano esseri umani: Heinlein è stato costretto a modificare il romanzo per pubblicare. Questo a causa del complotto. Per maggiori informazioni, si veda l’articolo dedicato all’inaugurazione dell’Osservatorio Fatine.


Approfondimenti:

bandiera IT Osservatorio Fatine
bandiera EN Terrificanti macchine belliche retrofuturistiche
bandiera EN Starship Troopers Fairies su library.nu
bandiera EN calibre: un software per convertire gli ebook da un formato all’altro

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337 Commenti a “Assault Fairies”

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  1. 137 DagoRed

    In altre parole siamo noi che abbiamo imitato maldestramente il modello di esercito delle fatine.

    Giuro che non c’ero arrivato xD

    Dunque non c’è problema ad *******, visto che non le si deve insegnare più niente.

    O_O
    A confronto i Navy Seal sono un collegio delle orsoline.
    Ma come ha fatto la poveretta a sopravvivere?

    D’altra parte se sono bestie, sono bestie, non è colpa sua.

    $_$

  2. 136 Gamberetta

    @Marco. I diminutivi sono lì per caratterizzare meglio le fatine. Che non sono “donne in miniatura”; sono, rispetto a noi, creature aliene.
    Una fatina distende le piccole dita e pensa di avere delicate manine. A noi sembra un comportamento infantile, per una fatina è un comportamento da… fatina.

    @francesca. In parte ti posso dare ragione. La scelta di scrivere in questa maniera nasce dal fatto di dover esporre in modo chiaro una storia di avventura/azione in un mondo complesso e bizzarro. Con l’aggravante che il punto di vista è insolito e perciò si può sottintendere molto poco, dato che il lettore non è abituato a guardare il mondo con gli occhi di una fatina.
    Già così diverse persona hanno trovato alcuni passaggi ostici, se avessi usato un tono meno neutro non si sarebbe capito niente. E proprio per questa ragione ho scelto come punto di vista una fatina militare di professione. Una abituata ai “Sissignora!”, “Nossignora!” e a scrivere rapporti chiari e concisi. Una addestrata a uccidere da quando aveva ancora la peluria sulle ali, una che molto difficilmente si fa turbare da qualcosa.
    Dopodiché la prima persona non è facile da gestire e di sicuro si poteva fare meglio. Ma dubito che cambierei l’impostazione generale. In ogni caso mi spiace che ti sia annoiata, magari andrà meglio la prossima volta.

    @???. Siamo d’accordo. Però secondo me non sempre la “crisi” deve essere pericolo fisico. Niente in contrario, intendiamoci, ma non è detto funzioni sempre o sempre sia una buona idea. Poi se scrivi in prima persona è inutile mettere in pericolo il narratore, perché tanto chi legge sa benissimo che non può morire prima della fine.

    @Kimberly Anne. Per il link hai fatto benissimo, anzi ti ringrazio.

    @DagoRed.

    A meno che non si voglia sostenere che il nostro modo di fare la guerra sia universalmente il migliore o più adatto a un popolo evoluto.

    Qui stai confondendo causa ed effetto. Secondo te, chi ha insegnato a noi umani l’arte bellica? O sei tra quelli che per esempio davvero credono che il Della Guerra sia stato scritto da un ufficiale prussiano? D’accordo, fisicamente lo ha scritto von Clausewitz, ma sotto dettatura.
    In altre parole siamo noi che abbiamo imitato maldestramente il modello di esercito delle fatine. Così come nel romanzo le macchine da guerra umane sono (brutte) copie di quelle biomeccaniche delle fatine.
    Per quanto riguarda la scena sulla spiaggia, sì è un po’ volutamente cliché e…
    Mostra spoiler ▼

    Le protagonista della vicenda agisce in un mondo umano per la cui salvezza finisce per rischiare la propria vita.

    Il Reame è sulla Terra, il mondo è lo stesso per tutti. Poi sì Astride è davvero razzista (a differenza per esempio di Azalea a cui non frega niente degli umani e di Arina che è invece amichevole), e non credo riconoscerà mai i meriti di un animale. D’altra parte se sono bestie, sono bestie, non è colpa sua.

  3. 135 Giles Habibula

    Dunque…

    Letto tutto

    Innanzitutto :
    La disputa riguardo l’elettrocuzione di Topsy : all’elefante venne somministrato del cianuro di potassio, particolare molto importante per determinare la dose letale. Inoltre, si, gli venne somministrato per ingestine, quindi, anche se la dose fosse stata letale, avevano, comunque, il tempo per finirlo, prima che morisse per avvelenamento, considerando la massa corporea.
    In ogni caso, per ingestione, la LD ( http://it.wikipedia.org/wiki/Dose_letale ) di cianuro di potassio è 150-300mg/kg (fonte: manuale di farmacognosia).

    @Mauro :
    Considerando che le fatine possono condividere la coscienza con la comunità, no, non è strano che non facciano un rapporto sulle dimensioni considerando la Regina come anormale. Essendo la Regina – com’era scritto ? Il cuore del piccolo popolo, la mente del piccolo popolo ? vabbè, poco importa – il fulcro di questa pseudo mente-alveare, saranno le fatine a considerare i loro arti piccoli, rispetto alle dimensioni della regina, il membro con la mente più potente e, di conseguenza, la mente dominante.

    @Gamberetta :
    Il primo volume è scritto in modo scorrevole, non mi ha dato fastidio, ne impedito la lettura, l’utilizzo di vezzeggiativi, ne le descrizioni delle parti meccaniche, ne i flashback, ne le memorie del mondo degli spiriti.

    Giudizio : a me è piaciuto e non ho avuto difficoltà a leggerlo.

    C’è da dire che, a mio vedere, la caratterizzazione dei personaggi, a parte quella di Astride, mi è sembrata un pochino scarna. Vero è che il volume è relativamente breve e, di conseguenza, perdendo paragrafi a caratterizzare maggiormente i personaggi, ne avrebbe risentito la trama, ma hai detto che la cosa si risolverà nei prossimi volumi, quindi, mi fido.

    Lo scenario, non è descritto in modo rapido e superficiale, ne con carenza di dettagli, ma, secondo il mio parere, così come per la caratterizzazione dei personaggi secondari, particolari maggiori dello scenario avrebbero arricchito la storia, come, ad esempio, lungo il tragitto tra gli uffici e il QG, lancia un’occhiata al poligono di tiro all’aperto in cui i marines stanno scaricando i fucili, una descrizione minima dei velivoli parcheggiati nell’hangar quando incontrano i due tecnici intenti a testare il dispositivo di trasmissione via etere. Non incide sulla trama, quindi, fottesega, e sono anche felice che manchino i capitoli di descrizione alla Stephen King, tanto utili a conciliare il sonno, quando ad invogliare alla distruzione del volume, però…

    Concludo con : maledetta…

    …capisco mantenere alto l’interesse con un finale non conclusivo, ma questo … questa è crudeltà… ho appena finito di dire che mi è piaciuto e mi metti un finale da “tranquilli, saprete tutto al prossimo episodio, che, naturalmente, terminerà, di nuovo, con un finale che verrà rivelato al successivo, e così fino alla fine dei tempi, MORIRETE TUTTI ! AHAHAHAHAHAH!”

    … o una cosa del genere…

    comunque, bello, complimenti

  4. 134 DagoRed

    Letto tutto d’un fiato stanotte. Ora casco dal sonno e non riesco a studiare. Immagino sia quindi superfluo dire che l’ho trovato molto bello ^_^

    Cosa mi è piaciuto di Assault Fairies:

    -L’intreccio: mi è parso molto ben progettato. Forse un po’ ostico (come già rilevato da altri) nell’alternanza fra presente, ricordi e falsi ricordi, ma in definitiva niente di proibitivo.

    - L’ambientazione: ho trovato squisito l’intero profilo mitologic/weird della vicenda. Cose come i coniglietti tabagisti, le fatine pseudosgualdrinelle, l’esecuzione dell’elefante, lo “specchio delle mie brame” meccanico sono solo alcune delle bizzarrie che mi hanno narrativamente mandato in solluchero. Anche la parte steampunk mi è sembrata costruita con molta cura e originalità, per quanto non sia un esperto del genere e, a conti fatti, neanche un gran estimatore.

    - La gestione del POV: mi è sembrata, da quel poco che umilmente posso considerare, tecnicamente impeccabili. Più che idonea a facilitare la scorrevolezza di una vicenda che, specie quando si inerpica fra macchinari steampunk e intelligenze artificiali, rischierebbe altrimenti di essere alquanto problematica.

    -Dialoghi: Scorrevoli, azzeccati, sempre adatti al momento o al personaggio.

    -Finale: adoro i finali aperti.

    -Retrogusto ekki: qui meglio se non mi dilungo ^__^

    Però se posso (cioè se Carranonan abbassa la canna del Mauser) vorrei fare anche qualche osservazione un pochino più critica:

    1- Innanzitutto il comparto militare. Sarà che sono appassionato del genere (il Duca dice fanboy) ma io da un romanzo che si professa “military”, oltre “aetheric fairypunk” mi sarei aspettato un po’ di più che un colpo di fucile a distanza, qualche marines scalpitante e due o tre flashback sull’addestramento.
    Anche la marzialità delle tipette, come hanno già rilevato altri, mi ha un po’ deluso. Pare identica a quella umana, con divisione in gradi, saluti ai superiori, corsi d’addestramento, soldati scelti, armi da fuoco (almeno in senso lato) ecc ecc. Io mi sarei aspettato qualcosa di molto differente da un popolo con un background evolutivo, storico e biologico assolutamente diverso dal nostro. A meno che non si voglia sostenere che il nostro modo di fare la guerra sia universalmente il migliore o più adatto a un popolo evoluto.

    Sempre sull’aspetto militare, segnalo che la battuta del “Reclute del cazzo, buttiamole a mare” “No, i poveri pesci non se lo meritano” è un po’ vecchiotta, e l’ho vista in giro su minimo una mezza dozzina di vecchie war novels. Ma vabbè, io sono fanboy, e quindi chissene… E poi per funzionare funziona ^_^

    Il punto che mi ha portato al WTF!! è un’altro. Parlo di quando, durante l’addestramento

    Mostra spoiler ▼

    2- L’ambientazione umana. Qui provabilissimo che sia colpa della mia scarsa dimestichezza con lo steampunk, ma mi pare che la Londra ottocentesca vera, una volta steampunkizzata e riempita di creaturine e creaturone fiabesche, finisca per essere un po’ soffocata. Insomma, per buona parte della vicenda, pur sentendo cognomi e nomi inglesi, non ho percepito affatto di trovarmi nella patria di Albione, per quanto “distorta”. Non so, forse qualche riferimento al the delle 5 e alle partite di cricket avrebbe giovato. O forse ho scritto una stronzata ^__^

    3- L’elemento umano. Le protagonista della vicenda agisce in un mondo umano per la cui salvezza finisce per rischiare la propria vita. Eppure dall’inizio alla fine lei non fa altro che disprezzare gli umani e tutto ciò che essi rappresentano.
    Intendiamoci, sono il primo ad aborrire i fantasy dove alla fine gli elfi scompaiono, i nani si inkulano fra loro nel fondo delle miniere, e gli uomini rimangono gli unici indiscussi paToni di monTo. Ma qui imho si esagera dall’altro versante. Di modo che al 48° “animale” espresso dalla protagonista verso una razza tutto sommato tecnologicamente avanzata, e abbastanza libera da permettere a chiunque di vivere nella propria capitale (a differenza degli umani che cercano di entrare nel Regno delle Fate) mi è partito un fatato vaffanculo.
    Di più, non è tanto questo palese razzismo della protagonista a puzzarmi (che narrativamente è legittimissimo), quanto il fatto che nel corso di questa vicenda la tipetta non si discosti minimamente da tale visione delle cose. Non mi aspettavo certo che alla fine dell’ambaradan si sposasse con un umano (vabbè, non considero la versione hentai ^_^), ma almeno un minimo moto di stima verso
    Mostra spoiler ▼

    penso non fosse eccessivo.
    Questo modo di fare, prolungato per la totalità di romanzo, ha finito per generarmi una forte antipatia per un personaggio che, altrimenti, avrebbe grinta da vendere.

    4- La storiella del genitore super-qualcosa, e del figlio che vuole seguirne a tutti i costi le orme, pur senza aver danneggiato in alcun modo l’intreccio mi puzza tanto di immasticabile clichè.

    5- La questione vezzeggiativi. Mi conformo a quanto già detto nonchè a quanto replicato.

    Spero di non aver rotto troppo i maroni. Ancora i miei complimenti per la bravura e la passione che ci metti ^_^

    PS: potresti chiedere al Duca di abbassare il Mauser, per piacere? ^_^

  5. 133 Kimberly Anne

    Ho iniziato il libro oggi e mi sta già prendendo, mi sembra molto interessante! *-*
    Ma i complimenti te li farò a tempo debito, quando l’avrò finito. Scrivo invece per dirti che mi sono presa la libertà di aggiungerlo su Goodreads, dove tengo traccia di tutti i libri che leggo. (link: http://www.goodreads.com/book/show/11953112-assault-fairies-volume-1)
    Spero non ti dispiaccia; se avessi qualcosa in contrario, provvederò a farlo eliminare x°

  6. 132 ???

    @Gamberetta

    Ok, ho capito. Ma secondo me il problema rimane: io mi emoziono a leggere di un tizio a cui tagliano un braccio se ho sviluppato empatia con lui, altrimenti non mi fa né caldo né freddo.

    Ok, giusto, ma la scena ti interessa. L’inizio di una storia imho punta più sul suscitare interesse che sull’empatia, proprio perché è l’inizio e non c’è stato tempo di legare il lettore al personaggio.

    Meglio di tutto, quindi, sarebbe iniziare con un hook che mette il personaggio in crisi e creare empatia entro la fine del primo capitolo, non trovi?

  7. 131 francesca

    Ciao Gamberetta. Ho letto solo una parte del volume, quindi scriverò un’impressione parziale.
    Secondo me il genere fatine d’assalto è una bellissima idea, direi geniale: sicuramente sarà apprezzata dagli amanti di tante branche di fantasy. Il “mondo” del libro, per quanto ho avuto modo di leggere, è molto ricco e accurato: nelle tante invenzioni, la società delle fatine, i marchingegni, le armi, l’ambientazione ecc. si trova una vera felicità creativa, che mi sembra il punto forte del romanzo.
    La cosa che in capo a una trentina di pagine mi ha smorzato il desiderio di continuare a leggere è invece una questione di scrittura, per la precisione di mancanza di ritmo (saltellando in pagine a caso avanti fino alla fine mi sembra una caratteristica di tutto il volume).
    In qualunque punto della narrazione, qualunque cosa stia succedendo, le frasi sono sempre uguali.
    Che la narratrice si rilassi con una birretta o si spari elettricità nel cuore, che stia volando felice nel cielo o assistendo a una tortura, che scriva un biglietto di scuse o rifletta sul proprio destino, le frasi hanno sempre la medesima lunghezza e struttura (brevi, senza subordinate), e la stessa scarna neutralità.

    La birra gelata mi invade la gola. Al terzo sorso mi gira la testa e sprofondo nella bambagia. Un altro sorso. Le pareti della stanza si incurvano, arazzi di piume ricoprono i muri. Sul soffitto, i battenti del cancello dorato si socchiudono. Ancora poco e l’alcool mi condurrà nel Regno della Gioia.

    Rampini penetrano nella carne della creatura. Nuca, gomiti, polsi, incavo delle ginocchia, caviglie. Fili di rame tengono appeso lo gnomo alla sfera di canfora che galleggia tra le nuvole disegnate sul soffitto a volta.
    Lo gnomo si muove a scatti, come una marionetta.

    L’unico sentimento che riesce a smuovere un po’ il fraseggio è l’irritazione: l’imprecazione, l’epiteto offensivo, sono l’unico segno di vita, l’unico scostamento dalla norma delle frasi neutrali. Per il resto nulla sembra interessare o colpire tanto l’animo della fatina da meritare un aggettivo o una mezza frase in più, da increspare un po’ l’andamento della scrittura.
    Non ho nulla contro la scrittura semplice e scorrevole. Ma una narrazione ha picchi di maggior tensione narrativa, di conflitto, di concitazione, e necessariamente momenti più tranquilli: a mio parere la scrittura dovrebbe saper esaltare questo andamento, correndo e rallentando quando necessario, e non appiattirlo raccontando tutto con lo stesso ritmo.
    Qui la narrazione è in prima persona e al presente, quindi il narratore, per quanto cazzuto, dovrebbe risentire parecchio dell’azione, e il suo modo di raccontare dovrebbe restituire questo coinvolgimento. Ecco, a me nelle fatine invece sembra di leggere una cronaca in prima persona di cose vissute da altri. E non è facile trepidare per le sorti di un personaggio che per primo non sembra coinvolto più di tanto in quello che racconta.
    ————————————————
    Infine una curiosità biologica, che non so se si spiega nel libro, nel caso me lo vado a cercare.
    Le fatine sono tipo come l’ornitorinco, cioè fanno le uova e poi allattano la prole (visto che hanno il seno)?
    Grazie! :-)

  8. 130 K

    Io adoro S.M.Q. non vedo l’ora di continuarne la lettura.

  9. 129 Marco

    Ho letto ora i primi commenti. La spiegazione dei diminutivi non mi convince.

    Mostra spoiler ▼

    Ogni popolo parametra la normalità sulle proprie caratteristiche e ha un atteggiamento egocentrico (vale egocentrico per un intero popolo?) così come lo ha ogni individuo.
    Per fare un esempio concreto i popoli pigmei non avranno mai definito se stessi bassi ma gli altri come alti. E viceversa. Ognuno considera la propria altezza normale e valuta tutto di conseguenza.

    Inoltre tutti quei diminutivi ostacolano l’immedesimazione con il punto di vista, ricordando continuamente le dimensioni delle fatine. Almeno a me, mi buttano continuamente fuori dalla storia.

    Infine rendono un po’ infantili certi passaggi.

  10. 128 Il Guardiano

    Cazzo, Gamberetta, ho letto lo spoiler. Davvero finisce in quel modo?
    Non avevo intenzione di leggerlo se non fra qualche mese.
    Ora mi è venuta davvero voglia. Penso che lo inizierò appena finisco “le torri di cenere” di martin (che è uscito in edizione economica “Oscar best-seller”).

  11. 127 Gamberetta

    @Riccardo. Mi lascia interdetta il commento sui dialoghi: al massimo avrei detto al contrario, ovvero che ci sono dei dialoghi poco brillanti che però portano avanti la trama. È un po’ può essere così. Poi i dialoghi dell’ultimo capitolo ti possono piacere ma per esempio quelli sì sono fini a se stessi. In particolare con Anisia:
    Mostra spoiler ▼

    L’esempio è l’ultima parte dello scontro con la macchina semantica in cui c’è una pagina intera (sul mio reader) di descrizione in cui spieghi come la fatina lotti contro di essa, quando l’esito è già evidente.

    Sì, qui l’esito è evidente. È scritto apposta così, il bello dovrebbe essere proprio la descrizione della rabbia del “mostro” (che comunque è essenziale: sono tre paragrafi, nel formato A5 dei libri in commercio è poco più di 1/3 di pagina). D’altra parte scrivendo in prima persona è un po’ uno spreco mettere in pericolo fisico il narratore: il lettore sa benissimo che il personaggio non può morire o rimanere incapacitato prima della fine della storia.

    @Marco. Dei diminutivi si è già parlato diverse volte, guarda i primi commenti.

    @Klaus. La “marzialità” tra le fatine non è proprio la stessa “nostra”, ma questo non le rende meno disciplinate. Se vai avanti, la seconda metà del romanzo è più di azione (violenta).

    @Federico. Nessun problema. ^_^

    @Mauro.

    Per curiosità: perché hai scritto il testo in due colori? Se c’è uno schema, al momento mi sfugge.

    È un “bug” che mi hanno già segnalato, l’ho risolto domenica. Se riscarichi dovresti avere solo il testo nero.

    [...] mi prude da morire tra le scapole, dove nascono le ali: mi è subito suonato strano: sa dove sono le sue ali, perché dire sia “tra le scapole”, sia “dove nascono le ali”?

    È come dire: mi prude il pollice, all’attaccatura con la mano.

    Cavi spessi un dito: non è immediato: un dito umano? un dito di fatina?

    Non ho specificato quando si capisce dal contesto e qui si capisce che sono dita umane visto appunto che poco prima si parla di misure umane.

    La fatina si passa la manica della tuta sulla fronte sudata. «Quante volte ti ho detto di non venire?»: sa chi è, perché “la fatina”? L’impressione che mi ha dato è che tu volessi nascondere l’informazione al lettore.

    Forse un po’ sì. Ma volevo anche comunicare lo straniamento di Astride.

    Mi arrampico sulla testa di uno dei gargoyle: perché si arrampica, se può volare?

    Già volato molto quella sera, voleva sgranchire un po’ le giunture delle gambe. Anche gli uccelli ogni tanto si spostano camminando.

    Do una zampata con la manina: “zampata” mi suona male: “zampa” sa di animale, e Astride usa “animali” per gli umani, che disprezza.

    Perché la manina si è trasformata in zampa.

    Il signor Cuthers: perché “Il signor”? Sembra un segno di rispetto, dato a una persona che disprezza.

    Abitudine a chiamarlo così.

    Per la citazione lunga:
    Mostra spoiler ▼

    Per i refusi grazie, sistemerò. Anche se alcune scelte per esempio di congiuntivo/indicativo sono volute.

  12. 126 Mauro

    Allora… alcuni capitoli mi hanno preso, altri li ho trovato un po’ pesanti, ho faticato ad andare avanti e a immergermi nella storia. In generale comunque mi è piaciuto: ben definiti i personaggi, punto di vista solido (o, almeno, non ho visto deviazioni particolarmente significative), la storia mi è piaciuta, cosí come le (poche, mi sa) citazioni che ho colto.
    Finito il libro, sono rimasto con la curiosità di sapere come continua; quindi aspetto speranzosamente il secondo, e grazie per questo lavoro.

    Detto questo, note e commenti sparsi su quanto detto finora dagli altri e da te, e su altro ancora:

    I diminutivi possono starci come no: a volte mi hanno dato fastidio, ma in generale non mi hann distratto piú di tanto; tranne in un punto: Mostra spoiler ▼

    Sulla Congettura di Goldbach, non ho chiaro quale sia il problema: l’enunciato “Ogni numero pari maggiore di 2 può essere scritto come somma di due numeri primi” non mi pare particolarmente farraginoso, anzi è migliore di quello usato, che presenta due problemi: toglie “maggiore di due” e aggiunge l’inutile “diversi da uno”.
    Togliendo “maggiore di due”, come ottieni due? Inoltre, “diversi da uno” è superfluo, e se lo metti in bocca a un personaggio con una simile conoscenza matematica suona strano (almeno: se ti accodi all’idea che uno non sia primo).

    Flashback/sogni: se non sono tutti flashback, allora non ho avuto particolari problemi; se lo sono, l’impressione che mi ha dato è invece che Astride andasse in un “altrove” dove – reale o no – incontrava la madre, senza che questo corrispondesse a un reale ricordo.
    Una cosa che a volte mi ha spiazzato un po’ è il passaggio da passato a presente all’interno del flashback/sogno.

    Per curiosità: perché hai scritto il testo in due colori? Se c’è uno schema, al momento mi sfugge.

    Detto questo: segue elenco di punti piú o meno dubbi; per tua comodità, l’ho diviso in due: cose “tecniche” (punti di vista, ecc.) e cose grammaticali. Spero possano esserti utili, magari sono riuscito veramente a imparare qualcosa dai manuali!

    • mi prude da morire tra le scapole, dove nascono le ali: mi è subito suonato strano: sa dove sono le sue ali, perché dire sia “tra le scapole”, sia “dove nascono le ali”? Mi sembra piú un commento rivolto al lettore, che un pensiero naturale del personaggio.
    • Cavi spessi un dito: non è immediato: un dito umano? un dito di fatina? Quando parli di un “cavo spesso quanto il polso di un umano” lo specifichi, quindi le altre volte potrebbe sembrare implicato che sia di fatina; ma visti i cavi credo intenda un dito umano (discorso analogo per gli “aghi lunghi un palmo”).
    • Il fochista in divisa celeste, la divisa della Compagnia Elettrica Edison: come per le ali: che pensi sia che la divisa è celeste, sia che è della Compagnia, mi pare artificioso.
    • La fatina si passa la manica della tuta sulla fronte sudata. «Quante volte ti ho detto di non venire?»: sa chi è, perché “la fatina”? L’impressione che mi ha dato è che tu volessi nascondere l’informazione al lettore.
    • Mi arrampico sulla testa di uno dei gargoyle: perché si arrampica, se può volare?
    • Do una zampata con la manina: “zampata” mi suona male: “zampa” sa di animale, e Astride usa “animali” per gli umani, che disprezza.
    • Il signor Cuthers: perché “Il signor”? Sembra un segno di rispetto, dato a una persona che disprezza.
    • Il primo mondo è la noosfera di una fatina, i suoi quattro alla quarta abitanti a loro volta generano altrettante noosfere abitate da quattro alla quarta creature: implicito (almeno, per me) in quanto detto prima; mi sa di spiegazione al lettore, mi è suonato artificiale.
    • Abomini che si credono fatine ma che non sono nati dall’uovo, sono solo strisciati fuori dalla pancia di qualche puttana: non un errore, ma qui viene il dubbio su come si riproducano le fatine…

    Poi, citazione lunga (la metto come anticipazione perché anticipa, non per la lunghezza): Mostra spoiler ▼

    Possibili refusi:

    • entrambe le manine: “entrambe” mi sembra superfluo: ne ha due, quindi “le manine” implica “entrambe”.
    • I lavoratori della linea Londra – Manchester: “Londra-Manchester”, senza spazi.
    • «Il problema sarebbe che il mio contratto scade fra due settimane e non vogliono rinnovarmelo. Dovrebbe assumermi lei, di persona.»: perché “sarebbe”? Non c’è incertezza, il problema è quello; “sarebbe” non mi suona bene.
    • Ci sono riuscite perché avevano fiducia una dell’altra: “una nell‘altra” (o “avevano la fiducia una dell’altra”); strettamente parlando, ma è un uso che va perdendosi, “l’una d/nell’altra”.
    • Yard: forse è meglio tradurlo, visto che usi “pollici” e “piedi”.
    • rischiare la galera e buttare soldi per drogarsi con un intruglio che li renda più sgradevoli: “che li rende”, direi.
    • Artiglio della Fata: lo usi in corsivo, ma anche in tondo, laddove i nomi di altri mezzi sono in tondo.
    • Mi gratto sopra l’orecchio con la manina: “con la manina” è inutile, si capisce dall’azione.
    • mi si spezza il cuoricino a sapere quanto abbia sofferto: “quando ha”?
    • Ma voi siete fatine non fate: virgola prima di “non”?
    • Se chiudo gli occhietti potrei essere di nuovo piccina: “se chiudessi”?
    • figlia della Terra: a volte “figlia” è maiuscolo, altre minuscolo.
    • affidare la mia vita nelle manine delle mie compagne: alle manine.
    • Dopo questa missione non tornerò più al Reame: “nel Reame”?

  13. 125 dunseny

    sulla dose letale di cianuro ho trovato altri dati che spero possano essere utili (HCN è la formula del cianuro):

    “For man, the acute toxic oral dose of HCN is usually given as 0.5 -0.35 mg/kg”
    “The lethal dose of HCN for cattle and sheep is about 2.0 mg/kg of body weight (Kingsbury 1964).”

    (fonte U.S. Dept. of Agriculture)

  14. 124 Federico

    hai ragione, purtroppo di carattere spesso tendo ad impuntarmi su aspetti particolari di una questione e finisco per rimuginarci troppo sopra, ti chiedo scusa per l’insistenza :)

    per il resto ho finalmente finito il racconto, e devo dire che sono davvero curioso di sapere come finisca la faccenda, anche se per parte mia voto per chtulu che divora tutti! ;)

  15. 123 Klaus

    Ciao! Sono al 45% del romanzo (maledetto mobipocket ‘-_-), subito dopo Mostra spoiler ▼

    Considerato che sono arrivato fin qui in un giorno, direi che la storia mi intriga. :-) Ci sono, però, alcuni aspetti che mi hanno colpito negativamente.
    In primo luogo, ho avuto un’impressione di “fretta”, come se gli eventi si succedessero troppo rapidamente e le descrizioni fossero troppo superficiali; a proposito di queste ultime, in alcuni casi non sono proprio riuscito a visualizzare gli oggetti Mostra spoiler ▼

    . Per quanto riguarda i personaggi, al punto in cui sono adesso non mi convincono: caratterizzati in modo superficiale e a volte un po’ troppo caricaturale (la fanatica dei botti XD), difficili da distinguere e per nulla marziali Mostra spoiler ▼

    . Infine, anche a me risulta stucchevole l’uso del diminutivo per nominare tutte le parti del corpo: fa molto “libro per bambini speciali”, non so se mi spiego.
    Ma sopratutto, Mostra spoiler ▼

    Comunque l’idea è molto interessante e c’è del buono nell’impianto generale. Continua! ^_^

  16. 122 Marco

    Ciao finora sono al capitolo 3. Volevo farti notare quello che secondo me è un errore. La storia è scritta dal punto di vista di una fatina e non è logico che essa continui a riferirsi alla mano così come alle altre parti del corpo, proprio e dell’amica, in termini diminutivi. Dal suo punto di vista la sua è una mano e non una manina e semmai sono quelle degli umani a essere delle manone.

    Spero che trovi questa osservazione utile.

  17. 121 Koda

    Complimenti, davvero avvincente. Trovo alcune scene un po’ confuse, soprattutto quelle più “noosferiane”, ma nel complesso è proprio bello.
    La cosa che mi ha sorpreso di più è che sia un regalo. E’ un bellissimo gesto, soprattutto perchè è di qualità.
    E qui mi viene un po’ da piangere come Nihal perchè è pazzesco che per avere un buon livello si debba “ripiegare” su appassionati del genere e non su scrittori pubblicati.
    Ma meglio di niente.
    Grazie ancora!

    Oh sì, trovo che sia geniale il modo in cui sono caratterizzate le fatine in quanto razza e il loro pensiero verso gli… animali. ;) Molto interessante!

  18. 120 Novek

    @Gamberetta. Ok! Io non saprei che suggerire, le altre che conosco mi sembrano necessitare di conoscenze meno immediate di “numero primo”, ma forse ne trovi di meglio.
    Si potrebbe sennò riformulare così: “a partire dal Quattro ogni numero pari è somma di due primi”.

    Comunque ora sono curioso di leggere pure S.M.Q., che è l’unico che mi manca, anche se per questo penso attenderò prima che tu ne scriva la conclusione. ^_^

  19. 119 Ezio Stimato

    @Gamberetta
    Inizialmente me le ero immaginate anche io come semplici giacche con una semplice apertura dietro ma se immagino le fatine standard (ossia non quelle nobili con ali da libellula) con ali di farfalla alte almeno dalla testa al ginocchio e con l’apertura alare almeno pari a 3 volte la misura delle spalle della fatina allora un’ala anche ripiegata per passare in una fessura dovrebbe avere circa le dimensioni di un braccio. Quindi per immaginare lo sforzo di una fatina per infilare una giacca costruita in quel modo dobbiamo immaginare di provare ad infilare 3 braccia contemporaneamente in 3 maniche diverse. Se consideriamo che di solito le giacche delle uniformi (almeno quelle non da combattimento) sono “giuste” per calzare meglio (e visto che Astride si preoccupa di non essere ingrassata probabilmente anche quelle delle fatine sono costruite con lo stesso principio) non è un’impresa per nulla facile. Si potrebbe anche pensare che una fatina indossi una giacca del genere infilando prima un braccio, poi le due ali e poi l’altro braccio ma è fisicamente impossibile (a meno che il braccio delle fatine non sia in realtà più un tentacolo a flessibilità) infilare una manica con un qualcosa (in questo caso l’ala infilata) che blocca il tessuto alla scapola è un’impresa da contorsionisti.
    Inoltre con una giacca tagliata in questo modo non ha di nuovo senso il passaggio in questione. Il fatto che Arina si sia “gettata la giacca sulle spalle” è indice probabilmente della fretta, è lo stesso gesto che compiamo noi quando ci vestiamo mentre camminiamo, per fare prima, per una fatina (a meno che non stia camminando invece che volando) vestirsi con un capo del genere mente si sta muovendo è assolutamente impossibile perché per indossarlo dovrebbe interrompere il volo.

    Chiedo scusa se insisto su questi particolari ma questo pezzo e quello dello zaino sono davvero gli unici punti nella narrazione in cui mi è venuto da esclamare “ma che cazz…” in un racconto che per il resto mi è piaciuto molto.
    P.S.
    Per quanto riguarda lo zaino, anche se è possibile metterselo davanti è una delle cose più scomode che esista, limita i movimenti e costringe spesso a risistemarlo, inoltre crea pesanti squilibri e limita la visuale. A mio parere dovresti eliminarlo e sostituirlo con qualcos’altro, mi sembra strano che un popolo evoluto e militaresco come le fatine dia in dotazione ai propri soldati un affare tanto impratico da usare in una situazione di combattimento. Avrebbe probabilmente più senso un marsupio “lungo” da legare in vita con la sacca che ricade dietro (lunghezza: vita-retro del ginocchio). Un affare del genere sarebbe assai scomodo per noi stupidi umani che ancora usiamo le gambe per muoverci, ma molto più pratico di uno zaino per una fatina

  20. 118 Alberello

    Partecipo alle giuste osservazioni di RedRose e chiedo scusa per il precedente commento che è finito in fogna, ho un caratteraccio permaloso e quando mi si dà dell’impreciso mi viene l’itterizia (dannato capricorno). ^^ Chiedo scusa a Zave per l’eccessiva reazione.

    Che tipo di elefante fosse invece non l’ho visto scritto, quindi direi che mi fiderò delle tue considerazioni.

    Ma no, questa cosa non è corretta secondo me. Perché se uno dice qualcosa senza un minimo di prove, automaticamente dobbiamo fidarci? Io ho scoperto ciò che ho scoperto sulla vicenda in questione proprio perché non mi sono fidato né dell’autorità di Zave, né dell’autorità di Gamberetta né dell’autorità di Wikipedia. Sono finito col fidarmi dell’autorità del New York Times, anche se c’è sempre la possibilità che perfino quello sia sbagliato, ma più di così non saprei dove cercare, quindi tengo per buono quello fino a nuove smentite/scoperte (metodo scientifico). ^^

    Sulla dose letale del cianuro si trovano dati differenti anche solo in pagine diverse di Wikipedia, d’altra parte la definizione stessa di dose letale si può fare in più modi

    Anche questo è vero, io ho seguito quella definita in tal modo:
    Per quanto riguarda la tossicità sull’uomo, uno dei parametri più utilizzati è la cosiddetta DL50, ovvero la dose che uccide il 50% di individui sottoposti a tale dose. Le unità di misura dei DL50 sono milligrammi di sostanza per chilogrammo di peso dell’individuo: si tratta di una misura della tossicità acuta.
    Tra gli elementi ed i composti chimici i più tossici (per ingestione) ci sono:
    • bario: dose letale media 250 mg/kg;
    • arsenico: dose letale media 45 mg/kg;
    • mercurio: dose letale media 23 mg/kg;
    • cianuro: dose letale media 10 mg/kg;
    • selenio: dose letale media 5 mg/kg;

    E siccome vi era specificato “per ingestione”, mi pareva il dato più attendibile per il nostro caso. :)

  21. 117 RedRose

    @Zave: l’avvelenamento dell’elefante ha intrigato anche me :)

    Il dato sul peso dell’elefante è in fondo al ritaglio di giornale linkato da Alberello, dove si dice che le misurazioni sono state effettuate il giorno dell’esecuzione, quindi direi che ci possiamo fidare. Che tipo di elefante fosse invece non l’ho visto scritto, quindi direi che mi fiderò delle tue considerazioni.
    Sulla dose letale del cianuro si trovano dati differenti anche solo in pagine diverse di Wikipedia, d’altra parte la definizione stessa di dose letale si può fare in più modi, ma alla fine dei conti non è importante sapere precisamente se la dose che hanno somministrato a Topsy l’avrebbe uccisa o no. L’avvelenamento rapido che hai in mente tu è l’avvelenamento per inalazione, come in una camera a gas. Un avvelenamento per ingestione è per forza di cose più lento, per un uomo i sintomi si manifestano entro mezz’ora dall’ingestione, perché la sostanza tossica, per quanto velocemente questo possa accadere, deve essere assorbita attraverso le pareti dello stomaco ed entrare in circolo. Mettici anche che il metabolismo di un elefante è per forza più lento di quello di un uomo: anche se la dose fosse stata letale ci sarebbe stata una finestra temporale in cui l’elefantessa era viva, certo in preda all’ipossia e incosciente, ma viva.

    E dopo avere scoperto questa storia aggiungo un punto al libro di Gamberetta per avermi fatto scoprire un dettaglio tanto interessante e realmente accaduto :)

  22. 116 Riccardo

    Gamberetta avrò commentato sul tuo blog un paio di volte, ma in questo caso sono contento che tu abbia scritto qualcosa di nuovo e volevo che lo sapessi. Studiare tecnica narrativa serve. I miglioramenti si vedono. Tu ne sei la dimostrazione. Se in generale l’impressione che ne ho ricavato quindi è buona, migliore di tanti autori da bestseller, nello spirito della critica costruttiva ho un paio di osservazioni da farti. Purtroppo tocca a me perché finora, oltre a dunseny e Tapiroulant, i commenti sono stati molto stringati, con l’elencazione di qualche refuso e richiesta di spiegazione del contenuto. Poca roba.

    La prima cosa che mi è venuta da pensare leggendo questo libro è stata che ti sei impegnata molto a limare la scrittura, mentre non hai messo altrettanto impegno nella storia.
    La parte centrale, considerata una struttura a tre atti classica, occupa più di tre quarti del romanzo. Le scene che dovrebbero aumentare il pathos in questa fase, l’indagine su Manzetti, lo scontro con la Macchina semantica, scorrono via “lisce”. Solo Azalea, con cui non riusciamo ad empatizzare più di tanto a causa del POV, viene coinvolta significativamente nello scontro. Astride sembra sempre svolgere il suo compitino senza soffrire più di tanto, e così le altre. Le uniche scene i cui vediamo qualcosa in più di Astride sono nei flashback e anche lì è tutto molto ovattato. Giustamente.
    In definitiva direi che non hai usato gli eventi che accadono per mantenere alta la tensione. Forse è anche a causa dei dialoghi. Pochi e impostati come delle aggiunte alla narrazione descrittiva che parti attive. Non a caso i capitoli che mi sono piaciuti di più sono il primo e l’ultimo, dove questi hanno un ruolo propulsore della trama.

    La seconda cosa che ho notato, ma forse è solo una mia impressione, è che molto spesso il tempo della storia è più veloce del tempo della narrazione per cui a volte mi è capitato di sapere già come andava a finire la scena, ma venivo rallentato dalla lettura di tutti i particolari descrittivi che usi, senza che questi aggiungessero molto all’action vera e propria. L’esempio è l’ultima parte dello scontro con la macchina semantica in cui c’è una pagina intera (sul mio reader) di descrizione in cui spieghi come la fatina lotti contro di essa, quando l’esito è già evidente. Purtroppo è una cosa che si ripete in più circostanze. Avrei preferito una scrittura più snella. Come dici tu “trasparente”.
    Secondo me se ti imponi di tagliare una decina di pagine scegliendo quali dettagli mostrare e quali no, il testo migliorerà parecchio.
    Comunque a parte queste piccole cose il testo vale comunque la lettura. Grazie.
    Riccardo

    Ps. E’ vero che siamo in contesto militare, ma odio tutti quei punti esclamativi. ;-)

  23. 115 Gamberetta

    @Federico. Mi sembra che te la stai prendendo per un dettaglio davvero insignificante. Comunque:
    – Kokoro è un’attrazione “esotica”, come è normale per un locale.
    – I kappa (menzionati UNA volta in un elenco e basta in 140 pagine) sono famosi per la loro intelligenza, ho pensato che diversi avrebbero trovato interessante lavorare a Londra, all’epoca la città più importante al mondo.
    Detto questo mi sfugge davvero il problema: è mostrato che il Piccolo Popola ha una civiltà tecnologica, dunque non hanno problemi ad andare dove pare loro. È come se vedi adesso un giapponese a Roma e dici: “Come fa a essere qui?!”. Avrà preso l’aereo… lo stesso nel romanzo.

  24. 114 Federico

    @Gamberetta: Scusa se insisto, ma questa cosa mi rode.
    Come mai la presenza di spiriti giapponesi a Londra, e non di spiriti nordamericani, indiani o cinesi?
    Questo ammesso che la Londra che descrivi sia uno specchio di quella del nostro mondo, e l’impero britannico corrisponda a quello del nostro mondo. Potrebbero aver benissimo sottomesso il giappone, provocando un’ondata di migranti umani e non :D

  25. 113 Alec Sognante

    Sei geniale.
    Lo leggerò in men che subito.
    Spero di ricambiare presto.
    *danza kita kita del disegnatore fantasy*

  26. 112 Gamberetta

    @Novek. Sì, Anemone dimostra la congettura di Goldbach e sì, hai ragione, la formulazione corretta è la tua. Il problema è che già la frase così com’è adesso è un po’ farraginosa e sembra molto poco un pensiero naturale di Astride. L’aggiunta del “diversi da uno” è un’altra tegola sulla scorrevolezza.
    Magari cambio un po’ il paragrafo per farcelo stare o cercherò qualche altra ipotesi matematica non ancora dimostrata e che si possa esprimere con meno parole. E senza riferimenti culturali (perché Anemone può dimostrare in un angolo della lavagna l’ultimo teorema di Fermat, ma ovviamente non ha senso che si chiami così nel Reame ed è troppo lungo da enunciare a parole).

  27. 111 Tapiroulant

    nella noosfera le fatine sono potentissime e possono modificare l’ambiente a piacimento, nel mondo “reale” hanno poteri minimi, e ogni modifica radicale è solo illusoria.

    Ah, ok. Avevo immaginato qualcosa del genere, ma poi quando nell’ultimo capitolo Mostra spoiler ▼

    magari ne scrivo 4 o 5! ^_^

    Ammazzati ._.
    Vabbé, conto sul fatto che tu abbia più buon senso di Frank Herbert e Robert Jordan (e sul fatto che hai ventun’anni e non quaranta).

    magari il volume 2 lo dedico solo ad Astride e Anisia quando erano nel Reame, così alla fine siamo ancora fermi allo stesso punto.

    Ok.
    Quando però raccoglierai tutti i volumi in un romanzo unico, fossi in te invece di giustapporre i blocchi narrativi in questo modo li intreccerei (chessò, un capitolo sull’addestramento ogni 2-3 del plot nel mondo degli umani).

  28. 110 Zave

    sì, effettivamente l’unità di misura è ciò che ha causato l’equivoco perché non vedevo proprio come avesse potuto sopravvivere a quasi mezzo chilo di cianuro.

    460 grani sono poco meno di 30 grammi, quindi una dose non letale.

    anche i tuoi dati però non sono completamente precisi perché non ho letto da nessuna parte che un elefante indiano possa raggiungere le 6 tonnellate, hai confuso con un elefante africano.
    ma non cambia la sostanza che dipende dall’equivoco sull’unità di misura.

  29. 109 Alberello

    Mi sembra di essere tornato a quando risolvevo i problemi di matematica a scuola. ^^

    Innanzitutto procuriamoci i dati giusti qui.

    E qui.

    Peso elefante Topsy = 6 tonnellate (t).

    Cianuro somministrato = 460 grani (gr).

    Dose letale media di cianuro = 10 milligrammi (mg)/1 chilogrammo (kg).

    Problema: La quantità di cianuro somministrata a Topsy sarebbe dovuta essere letale?

    Soluzione: Innanzitutto convertiamo tutte le unità di misura nella stessa per evitare confusione.

    Peso elefante = 6000 kg

    Cianuro somministrato = 29807,4986 mg = 29,8074986 grammi (g)

    Dose letale per Topsy = 10 mg*6000 kg = 60000 mg = 60 g.

    Risposta: No, la dose somministrata di cianuro a Topsy era la metà circa della dose letale, l’intento del veterinario era chiaramente quello di stordire la povera bestiola mentre veniva eseguita l’elettrocuzione.

    Considerazioni aggiuntive: Nel tempo la dicitura Grain (Unità di misura con gr) è stata evidentemente confusa con quella simile di scrittura Gram (Unità di misura con g) causando quest’incomprensione sulla quantità ingerita dal pachiderma. Leggere questo articolo di giornale mi ha reso oltremodo triste. Non conoscevo questa storia e non è stato piacevole approfondirla per curiosità/pignoleria. :(

    Ringrazio Beethoven per avermi aiutato a guadagnare la lucidità necessaria per concentrarmi sui puri dati matematici, provate ad ascoltarlo mentre risolvete problemi di questo tipo, a me aiuta molto nella concentrazione. ^^

  30. 108 Novek

    Bello, letto con molto piacere, quindi complimenti!
    Lo stile è migliore de “Le avventure della giovane Laura”, e ho trovato la lettura anche più scorrevole. Un leggero disorientamento l’ho provato solo in occasione di alcuni flash back, quando ci si rende conto della loro presenza dopo un po’ che sono cominciati.

    I diminutivi dopo la parte iniziale risultano effettivamente un po’ fastidiosi, ma ci si fa (o almeno io ci ho fatto) l’abitudine e alla fine non si notano neanche più.

    Per le fatine ho votato Anisia, anche se ero in dubbio con Anemone. ^_^
    Di regola evito le saghe, però per questa penso farò un’eccezione. Soprattutto se ci sarà più spazio per l’addestramento con Anisia.
    Tutte quante le principali sono ben caratterizzate, almeno per quanto è concesso dalla gestione del punto di vista e dalle dimensioni del testo. Alcune inizialmente sembrano essere un po’ cliché, appena presentate, però poi se ne separano.

    Infine una minuzia, che però mi è suonata subito strana. Quando le fatine condividono alcuni loro ricordi passati, si vede Anemone dimostrare una congettura matematica finora indimostrata.
    La forma in cui l’hai esposta però la vedo sbagliata (“ogni numero pari può essere rappresentato come la somma di due numeri primi diversi da uno”) rispetto a “ogni numero pari maggiore di due può essere rappresentato come la somma di due numeri primi”.
    Almeno se l’intento era quello.

  31. 107 alicearth

    Mi annoia, a morte, non è proprio il mio genere, eppure amo le fatine, amo lo steampunk. Ma questo quotidiano nel modo fantastico, mi annoia infinitamente, una fatina che pensa come noi, come la ragazza inguaiata della porta accanto, lo trovo di una barba tremenda…non mi convince e tutto mi pare superficiale, molto piatto. Eppure dovrebbe essere molto divertente! Ho provato a leggere Silvia, Laura, e mi hanno fatto un effetto abbastanza simile.
    Non voglio dire che il tuo lavoro non sia accurato o sia una schifezza, sarà indubbiamente una questione di gusti per quanto riguarda lo stile. il tutto forse legato alla mia infinita pigrizia, non a caso adoro i narratori…ma lasciamo perdere…

    E poi ogni volta ho come un’illuminazione: Mi sembra come se qualcuno mi stesse raccontando un fumetto!o un anime!!Ed il fumetto che mi racconta è proprio divertente. Anche se questo non migliora la mia flemma nel leggere.
    Posso immaginare tutte le vignette (sarà per il tuo adorato Show!Don’t Tell) e vorrei proprio che tu sapessi disegnarli! Purtroppo io non ne sono capace altrimenti ti offrirei le mie chine.
    Sono seria, vi hai mai pensato? Con tutti i bravi e giovani fumettisti che girano. Certo sceneggiare un fumetto sarà sicuramente ben diverso, ma potrebbero nascere cose ancor più favolose!!

  32. 106 Zave

    @dunseny: ho letto tutti i commenti e di conseguenza anche i tuoi.
    sono stupito che gamberetta ti abbia dato così tanta corda, perché mi sembri un troll molto maldestro.

    @gamberetta: mi sono documentato sull’esecuzione dell’elefantessa topsy e in effetti si parla di cianuro, quindi ritiro quanto ho detto visto che non sapevo fosse ispirato ad un fatto realmente accaduto.

    c’è da dire che la cosa mi lascia molto perplesso, soprattutto per il quantitativo di 460 grammi che mi pare assurdo.
    secondo wikipedia la dose letale per un uomo varia dai 150 ai 300 milligrammi (confermando la mia convinzione che ne bastasse una quantità minima per essere letale). naturalmente per un elefante la dose letale sarà molto maggiore che per un uomo visto che un elefante indiano arriva a pesare 3.5 tonnellate.
    visto che un elefante indiano pesa 50 volte un uomo (viene un uomo di 70 chili facendo la divisione) se moltiplico per 100 invece che per 50 (volendo proprio esagerare) la dose letale massima per l’uomo (300mg*100) ottengo 30 grammi.
    se topsy si fosse slurpata 460 grammi di cianuro credo che sarebbe morta in pochi secondi.

  33. 105 Gamberetta

    @Tapiroulant.
    – La magia delle fatine: nella noosfera le fatine sono potentissime e possono modificare l’ambiente a piacimento, nel mondo “reale” hanno poteri minimi, e ogni modifica radicale è solo illusoria.
    – Per la trama: è tutto collegato (Astride, Anisia, la Figlia della Terra, i Russi, ecc.), aspetta il volume 2! (o il 3, magari ne scrivo 4 o 5! ^_^)
    – Per la vita privata delle altre fatine: non lo so, ho cercato di inserire solo scene utili alla narrazione. Magari potevo inserire qualche accenno in più. Vedrò.
    – Per scene di addestramento militare: ce ne saranno di più nel volume 2, magari il volume 2 lo dedico solo ad Astride e Anisia quando erano nel Reame, così alla fine siamo ancora fermi allo stesso punto.
    – Per lo specchio:
    Mostra spoiler ▼

  34. 104 dunseny

    @ Gamberetta: “Sinceramente non vedo problemi”
    ok, grazie per la risposta anche se che ovviamente non mi trova d’accordo. ^___^

    giuro che non insisterò più con altri messaggi riguardo a questo libro (e continuo a ringraziarti per il regalo).

    Ma per l’ultima volta corro coraggiosamente il rischio di essere impudente come una fatina e metto a confronto alcune questioni del libro con principi tecnici che tu hai giustamente sostenuto nel recente articolo “Manuali 3″ e su “Manuali 1″

    sul veicolo ragno e la sua mancanza di ragnosità: “Non basta raccontare che Michele è vecchio; dirlo vecchio non lo rende per magia vecchio. La sua vecchiaia dipenderà dai particolari concreti”

    sulla coesistenza nelle case di illuminazione a gas e lampadine: ” Stabilito quale sia il contesto che vogliamo, occorre documentarsi” questo per lo scrittore, ma è indispensabile anche per il lettore? (vedi Nerone e lo sciacquone)

    sulla carriolata di dettagli IMHO inutili di pag 39: “Perché il mostrare permette di scegliere i particolari che sono sul serio importanti per la storia”

    ancora la pagina 39: una domanda che pensavo fosse interessante, lo “show don’t tell” e le descrizioni iperminuziose possono essere eccessive o si può proseguire per una o più pagine solo con esse? esiste un limite?

    visto che ci sono, un altro difetto a mio parere è l’inconsistenza della trama: fatine investigano sul mistero degli gnomi e…(fine libro)

    a me non sembrano problemi legati al genere o alle fatine °__°

    sperando in una risposta vado a cena, dovrò esporre la schiena ma attenzione ho anche io una mazza da baseball e Tapiro sa che non ho paura di usarla! ^_____^

  35. 103 Gamberetta

    @AlinaSama.

    Possiamo nutrire qualche speranza di conoscere la ricetta della torta cucinata da Giulia?

    Le chiederò.

    I conigli tabagisti sono amici/parenti del Conte Gozzini?

    Sì, potrebbe esserci un legame, ma tengo a precisare che le due storie sono del tutto separate.

    Una delle amiche della protagonista viene uccisa da Jack lo Squartatore?

    Non lo so, o era lui o era Mr. Hyde.

    @dunseny. Pagina 39.
    È una pagina scritta in modo discreto. Non benissimo perché la narrazione non è molto filtrata dal punto di vista; d’altra parte proprio perché ci sono descrizioni “tecniche” ho scelto un tono più neutro.
    Ci sono un paio di aggettivi che si potevano rendere meglio (“umani scalmanati” e “[...] ronzano infuriate”) ma niente di grave.
    Le frasi sono brevi e con nessuna o quasi subordinata, appunto per facilitare la lettura in un passaggio di descrizione. Direi che al massimo si può essere in difficoltà per qualche termine non del tutto comune come rivetto, battipalo o caracollare. Ma non sono termini ultra-specialistici, tutt’altro.
    Sinceramente non vedo problemi. Poi può darsi che se una persona non ha mai letto descrizioni di mech non si trovi del tutto a suo agio, ma più che un problema oggettivo è una scarsa abitudine al genere. Come chi è spaesato da un’autopsia perché non ha mai letto thriller medici.

    @???. Ok, ho capito. Ma secondo me il problema rimane: io mi emoziono a leggere di un tizio a cui tagliano un braccio se ho sviluppato empatia con lui, altrimenti non mi fa né caldo né freddo.

  36. 102 Tapiroulant

    Ho finito Assault Fairies stamattina.

    Ho votato Anisia perché ho sempre avuto un debole per i paria, e poi perché secondo me ha molto carattere (ci vuole del coraggio per mettersi contro tutta la propria razza e le proprie tradizioni). E poi la trovo molto secsi.
    Arina e Azalea le ho trovate abbastanza stereotipate; la prima è la svampita rompicollo, la seconda è la grezzona. Anemone è già più sviluppata e m’è piaciuta, però anche il suo personaggio l’ho trovato più “funzionale alla trama” che tridimensionale. Certo, si tratta di un genere più orientato all’azione, ai fatti, e 150 pagine sono poche per sviluppare tutti i personaggi, però a causa di ciò ho sviluppato poca partecipazione per ciò che capitava alle tre fatine (in particolare alle prime due).
    Astride invece è molto ben sviluppata e mi piace.

    Il romanzo è molto bello; comunque non tutto mi è piaciuto o mi ha convinto. Di seguito:

    * Quello che mi è piaciuto *
    - Innanzitutto, il mondo filtrato dal punto di vista di una fatina. E’ bellissimo vedere il mondo con gli occhi di una fatina, i suoi problemi con gli oggetti quotidiani degli umani (la trovata di spedirsi con la posta pneumatica poi è particolarmente gegnale), i suoi pregiudizi, i suoi valori, etc. Il pov di Astride è sicuramente la prima ragione per leggere un romanzo come questo.
    - Le bizzarrie, dai vermi bioluminescenti che illuminano il mondo delle fate agli spunti steampunk che hai tratto dal blog del Duca. Non solo sono interessanti in sé, sono anche bene integrati nella narrazione. Da questo punto di vista ti trovo assolutamente al livello di Swanwick; anzi, già che ci siamo ti dico che, se Astride non è una protagonista affascinante come Jane, nel complesso Assault Fairies è migliore di Cuore d’Acciaio.
    - Il concetto dell’importanza della fiducia tra le fatine, con le sue varie conseguenze. La brutalità dell’addestramento militare delle fatine all’inizio m’era parsa un po’ gratuita, poi andando avanti l’ho capita meglio.
    - La noosfera, stupenda! (compresa l’idea dei livelli di noosfera concentrici^^)

    *Quello che non m’è piaciuto*
    - L’indagine su Manzetti e la Macchina Semantica che occupa la parte centrale del romanzo. Per quanto gli espedienti di volta in volta usati dalle fatine siano molto interessanti (come i viaggi nella noosfera, o il folletto negromante), la struttura dell’indagine è molto cliché, molto tradizionale. E dopo la pioggia di cose interessanti nelle prime pagine (la vita di Astride nel mondo degli umani, i suoi flashback sul Reame delle fatine, etc.), della morte di Manzetti me ne fregava meno di zero. Per cui in quella parte ho un po’ rallentato la lettura.
    - La gestione della magia delle fatine. Non si capisce mai bene quali siano i limiti di quello che le fatine possono fare con la loro polvere, e questo rende meno interessanti e tensivi gli scontri. Durante lo scontro con la Macchina nella noosfera del direttore, anche se alla fine Azalea è sconfitta (ma questo solo perché la Macchina si replica all’infinito), dà prova di poteri magici e capacità combattive davvero uberpotenti. E poi, se Astride è così forte, perché si è rassegnata a fare un lavoro umiliante e malpagato per gli odiati umani, e a vivere in un buco d’appartamento, invece di darsi al saccheggio, uccidendo e depredando umani in giro per il mondo? Non penso sia una questione di scrupoli morali, dato lo spregio che Astride ha per gli umani.
    - Il fatto che il plot della Figlia della terra sia così tanto slegato dall’altro plot principale, quello del rapporto tra Astride e Anisia, tra Astride e il Reame, del perché Astride sia stata richiamata in servizio dagli umani etc. Il primo plot mi ha dato un po’ l’impressione da caso della settimana, da episodio singolo di telefilm alla Buffy, mentre l’altro plot è quello della stagione. Avrei preferito più collegamenti tra le due.
    - E visto che siamo in argomento: non eri tu che detestavi le saghe, le storie non autoconclusive? E mi lasci con una montagna di interrogativi irrisolti che se mi va bene troveranno risposta tra un anno? Maledetta ._.

    Poi, volevo concludere con qualche “io avrei fatto così”. Non sono critiche e neanche suggerimenti, soltanto un altro punto di vista sulla stessa storia, e chissà che qualcosa di quello che dico non lo trovi interessante.
    - Avrei dedicato più spazio all’intimità, alla vita privata della squadra di fatine al servizio di Astride. Anche gli sceneggiatori dei serial americani si sono resi conto che in questo modo ottengono personaggi più tridimensionali, con cui lo spettatore sviluppa maggiore empatia; e infatti troviamo spunti del genere nella maggior parte dei serial anche “case oriented”, dal Dr. House a CSI. Certo, raccontando tutto dal pov di Astride non era una cosa facile, ma secondo me si poteva fare. Un accenno in questa direzione l’hai fatto, per esempio a proposito della relazione tra Arina e il tenente (che ho molto apprezzato), ma avrei insistito di più in quella direzione.
    - Avrei sviluppato di più la parte della storia dedicata all’addestramento militare delle fatine (magari non dando pari spazio a entrambi, ma di certo una minore disparità). Un po’ perché mi interessava più dell’indagine, un po’ perché adoro i romanzi che intrecciano più storie e/o timeline parallele.

    E infine, concludo con una domanda.
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  37. 101 ???

    @Gamberetta

    A me onestamente i prologhi dei film “ollivuddiani” con le esplosioni annoiano e basta. Ma forse dipende più dal fatto che non ci sono abbastanza esplosioni. ^_^

    Mi sa che non ci siamo capiti:
    Anche a me le robe alla “ollivud” non piacciono, almeno non sempre.
    Ma io non avevo parlato di esplosioni, ma di scene con più conflitto, come liti anche fisiche, duelli, stupri, interrogatori con l’elettricità, esecuzioni, venute del demonio e così via.

    Ho anche fatto un’esempio nel mio ultimo commento a Tapiroulant.

    Le esplosioni le avete tirate in ballo tu e Tapiroulant.
    Io ne ho parlato solo in una risposta a un vostro post. (^///^)

    Come ho già scritto: il tuo incipit non ha niente di male, solo a me (e come dicevi è questione di gusti) mi piacciono di più scene iniziali con più conflitto di una lite solo a parole. Tutto qui.

  38. 100 dunseny

    @Gamberetta:”Giuro che non ti capisco”

    Mi spiace veramente. Temo allora che non possa chiedere se pag 39 ti sembri scorrevole da un punto di vista tecnico, se è solo una mia impressione da ignorante, se dipende dal numero di lettori che la giudica in un modo o in un altro oppure se esistono criteri per stabilire la sua gradevolezza alla lettura. Quella pagina era uno dei blocchi alla lettura che ho trovato mi chiedevo se, da esperta, la consideri scorrevole. La cosa mi interessava, peccato. Me ne torno nel mio angolino tra i diversamente abili in attesa del semolino ;)

  39. 99 AlinaSama

    Letto tutto.
    Bello, finalmente qualcosa di innovativo e lo tsuzuku finale è stato così… Anime anni ’70.
    Qualche appunto sparso…
    Mostra spoiler ▼

    Possiamo nutrire qualche speranza di conoscere la ricetta della torta cucinata da Giulia?
    I conigli tabagisti sono amici/parenti del Conte Gozzini?
    Una delle amiche della protagonista viene uccisa da Jack lo Squartatore?

    E comunque non è vero che non ci sono gnokki! C’è il signor Holmes! Che anche se viene citato una volta prende i lineamenti di Robert Downey Jr quindi abbiamo il nostro gnokko di ordinanza.

    Scherzi a parte è stata una bellissima sorpresa e apprezzo chi ha il coraggio di sdoganare temi mai toccati o considerati “frivoli” (già, perché le fatine sono tutte isteriche e stupide?).

    Ah, ho votato Arina per l’OVVIA assonanza con il mio nick… Ora vado a fare scoppiare una scatola di pertardi…

  40. 98 Gamberetta

    @dunseny.

    Rimango dell’idea che se si vuole usare qualcosa di non tipico in una ambientazione lo si dovrebbe spiegare non credi?

    Giuro che non ti capisco: non hai letto l’estratto riportato dal Duca? Ancora oggi a Londra ci sono ampie zone illuminate a gas. Si può sapere cosa c’è di non tipico nell’illuminazione a gas a inizio ‘900?
    Per il resto mi spiace che la lettura non sia stata scorrevole, forse però non è semplicemente il tuo genere.

    @Eosforo. Il tilde indica il prolungamento del suono. Invece di mettere una sfilza di ‘a’.

  41. 97 Eosforo

    Concordo sulla tilde però: non l’ho capita.

  42. 96 dunseny

    cancella il giulio e lascia Nerone ;)

  43. 95 dunseny

    @Duca “Wikipedia forniva informazioni a sufficienza”
    dammi pure dell’ignorante, non c’è problema ^__^. Rimango dell’idea che se si vuole usare qualcosa di non tipico in una ambientazione lo si dovrebbe spiegare non credi? Se scrivo un romanzo su giulio Nerone e lo descrivo mentre tira lo sciacquone mi posso aspettare che qualche lettore medio abbia qualche perplessità, personalmente non ritengo appartenga alla cultura minima ammessa per un lettore sapere che potenzialmente l’avrebbe potuto usare.

    sul ragno ti chiedo cosa abbia di ragnesco quel veicolo, lo si poteva tranquillamente chiamare toporagno o cinghiale. anche qui se lo si chiama ragno lo si dovrebbe descrivere con qualcosa di ragnesco a meno che non si tratti di una ditta o simile.

  44. 94 Il Duca Carraronan

    @Dunseny
    Il passaggio dal gas per l’illuminazione alle lampadine a incandescenza ha richiesto decenni ed era molto lontano dalla conclusione ancora allo scoppio della Grande Guerra, nonostante ci fossero lampadine e centrali elettriche in Europa e USA fin dagli anni 1880.
    Ed è un fatto noto che in Inghilterra, data l’enorme rete distributiva di Londra per il gas (arriva fin dai primi decenni dell’800, con sabotaggi tra aziende, allacciamenti abusivi ecc…) e il costo basso della gassificazione del carbone (abbondantissimo da loro), il passaggio dalla rete di illuminazione a gas già presente e consolidata a quella elettirca fu più lento che nei paesi emergenti (l’Italia fu un pionere dell’illuminazione elettrica cittadina, complice la povertà di carbone).

    Anche senza aver letto di questo argomenti nei libri sulla vita quotidiana nell’Inghilterra Vittoriana, Wikipedia forniva informazioni a sufficienza, incluso il fatto che ancora oggi la rete dell’illuminazione a gas è ben lontana dall’essere scomparsa. Palazzi prestigiosi di Londra usano ancora il gas (per il gradevole effetto estetico) e anche Berlino non scherza.

    In the early 20th century, most cities in the United States and Europe had gaslit streets. However, gas lighting for streets soon gave way to electric lighting. Small incandescent light bulbs began to replace gas lights in homes in the late 19th century, although the transition took decades to complete. See, for example, rural electrification.

    Gas lighting has not disappeared completely from cities. Cities that retain gas lighting now often find that it provides a pleasing nostalgic effect. Similarly, gas lighting is also seeing a resurgence in the luxury home market for those in search of historical accuracy.
    Gas lighting in the Honourable Society of Lincoln’s Inn, London

    The largest gas lighting network in Europe is probably that of Berlin with about 44,000 lamps. Quite a few streets in central London, the Royal Parks and the exterior of Buckingham Palace remain gaslit as well as almost the entire Covent Garden area. The Park Estate in Nottingham retains much of its original character, including the original gas lighting network.

    http://en.wikipedia.org/wiki/Gas_lighting#Gas_street_lighting_today

    L’uso del termine ragno per strumenti con più di 4 zampe lunghe, anche se non sono 8, è normale. Conta l’idea che dà, non è una questione di correttezza biologica.
    Nell’ambito del primo soccorso, il “ragno” è un sistema di 10 cinte (che credo sia più di 8, decisamente poco ragnesco) che immobilizza:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Ragno_%28primo_soccorso%29

    Non vedo dove sia il problema.
    Perfino nell’arte ottocentesca si usa ragno anche se la somiglianza è solo molto vaga.
    Si veda L’Araignée qui pleure di Odilon Redon del 1881: ragno dal volto umano con ben 10 zampe.
    http://en.wikipedia.org/wiki/File:Redon_crying-spider.jpg
    Chi troppo poche e chi troppe… ^_^””

  45. 93 dunseny

    Grazie G. di esserti accorta del sottoscritto, visto che era la prima volta che scrivevo qualcosa di articolato qui da te. Nessuna polemica tranquilla. Mi bastava un “non ho capito quello che hai detto, puoi spiegarti meglio?”.

    1)Sul cambio di fatina errore mio (ma è indicativo di qianto sia stato chiaro per me leggere alcune parti del testo).

    2)il veicolo ragno (p.9): “La zampa si piega e si distende, in un gigantesco passo. Altre zampe seguono la prima. Sei zampe. Il ragno da trasporto attraversa il paesaggio, evitando di schiacciare le case. Sulla schiena del ragno, una rete di catene imprigiona una villa a tre piani. Gli umani ricchi se ne vanno in campagna d’estate, e si portano dietro i loro gusci”

    3)lampade a gas: mi sembrava un riferimento steampunk e ricordavo che un pochi anni le lampadine sbaragliarono la concorrenza di lampioni e lumi a gas e a petrolio. Era un appunto tecnico, il fatto che io in casa abbia una piccola meridiana non cambia il fatto che le gente oggi usi gli orologi

    mi stupisce che altre domande semplici (“che suono ha una tilde?”) siano rimaste in sospeso, non che le risposte siano in grado di cambiare la realtà come noi la conosciamo ma…

    sulla narrazione non scorrevole e sui diminutivi a gogò temevo che tu ti incavolassi (e ti assicuro non è mia intenzione) ma era la mia opinione pura e semplice, sensazione avvalorata da semplici test che ho fatto confrontando brani estratti a caso da alcuni libri vecchi (Dumas, Hemingway, robert Howard) molto diversi tra loro ma che ho trovato scorrrevoli.
    Insomma buttarla sui gusti son gusti mi ha sorpreso.

    Ma non voglio metterla giù pesante con te che sei e continui ad essere uno dei miei miti.

  46. 92 Gamberetta

    @dunseny. Non voglio essere scortese, mi fa piacere che hai letto e hai commentato, però sinceramente non saprei come risponderti. Mi dici, per esempio:

    2) l’inizio del capitolo mi ha confuso, POV in prima persona ma frequente cambio di fatine e mancanza dell’inizio della trama

    E io sono perplessa. L’inizio di quale capitolo ti ha confuso? E comunque non ci sono mai cambi di fatine. Da pagina 1 a pagina 140 il punto di vista è sempre e solo della fatina Astride. Inoltre con tutta la buona volontà non so cosa significhi “mancanza dell’inizio della trama”.
    Oppure:

    3) un veicolo chiamato “ragno” non dovrebbe avere 8 zampe?

    No, come la Volkswagen Maggiolino di zampe non ne ha neanche una. È appunto un veicolo. Un mezzo meccanico che assomiglia a un ragno e per questo così è chiamato. Non deve riprodurre l’anatomia di un ragno…
    E ancora:

    5) all’inizio ci sono lampadine (p.11) poi si parla di lampade a gas, non convivono facilmente

    Perché? In camera dei miei, nell’armadio, ultimo ripiano, c’è una lampada a gas. La usiamo se va via la luce e l’abbiamo portata con noi in campeggio una volta. Non ha nessun problema di convivenza con le lampadine. Così come puoi cenare a lume di candela anche se hanno inventato la luce elettrica. E un locale può avere un forno a legna nell’epoca dei forni a microonde.
    E così via.
    Prendo atto delle tue osservazioni, ma appunto non so bene come rispondere. Se a te sembra che luce elettrica e lampade a gas non possano convivere e osservazioni simili va benissimo, ma è una tua questione di gusto e io non è che debba metterci lingua.

  47. 91 dunseny

    @Gamberetta: devo aver elencato una serie di cazzate olimpioniche visto che mi hai ignorato ;)
    torno a tuffarmi, la vita continua ;)

  48. 90 Gamberetta

    @Zave. Le carote al cianuro sono state date in pasto al vero elefante per tenerlo buono prima che Edison lo elettrificasse. Quella scena è basata su fatti realmente accaduti. Comunque se leggi la discussione su wikipedia è un punto controverso, almeno per quanto riguarda la dose.

    @Ezio Stimato. Io immagino che i vestiti delle fatine abbiano un’apertura sulla schiena dalla quale passano le ali. Non deve essere neanche tanto larga, perché le ali si possono ripiegare e sono flessibili, l’apertura deve essere sufficiente solo per l’attaccatura delle ali, che è minima.
    Però hai ragione in quella scena in particolare: a meno che le fatine non si siano cambiate una volta tornate alla base, non dovrebbero indossare l’uniforme, perché non sono andate prima al Fairy Tale in uniforme.

    @???. Penso che sia questione di gusti. A me onestamente i prologhi dei film “ollivuddiani” con le esplosioni annoiano e basta. Ma forse dipende più dal fatto che non ci sono abbastanza esplosioni. ^_^ Con tutto lo spreco di effetti speciali il risultato non è poi così spettacolare, è anzi un po’ ingenuo.

    @Eosforo. Se è per quello i conigli non potrebbero neanche parlare. Fa parte delle convenzioni del (sotto)genere (“fairytale fantasy”) che gli animali “magici” possano agire in modo “umano”.

  49. 89 ATNO

    Comunque, Gamberetta, non togliere il sondaggio finchè io non avrò finito di leggere Assault Fairies e votato xD

  50. 88 Eosforo

    Sto leggendo, e mi sta piacendo molto. Davvero, è interessante!
    L’unica cosa che non mi è piaciuta è l’uso dei dei diminutivi.

    Ma, una cosa: i conigli non hanno pollici opponibili. Come fanno ad accendersi dei sigari?

  51. 87 Federico Russo

    Gamberetta, ho appena comprato il Cybook Opus della Bookeen e ci ho messo sopra Assault Fairies. Avrai l’onore di inaugurarlo! xD

  52. 86 Davide

    Uh! Complimenti per l’opera!

    Personalmente, non mi interessano né le fatine né l’elemento bellico né lo steampunk in generale, quindi non leggerò il romanzo, ma sono contento comunque che tu abbia prodotto qualcosa di insolito e… diciamo “pionieristico”, visto che come hai detto copre una nuova nicchia a cui non aveva ancora pensato nessuno!

    E sono contento che riprenda S.M.Q., piuttosto… Quello sì che attendo di leggerlo ben volentieri!

  53. 85 ???

    @ Tapiroulant

    Dibell diceva in proposito una cosa che condivido del tutto, ossia che un incipit esplosivo non va bene sempre, ma solo se le scene successive sono in grado di mantenere quel ritmo. Invece le 30 pagine successive hanno un andamento piuttosto tranquillo, senza azioni dirompenti: mantengono l’andatura dell’incipit.

    Un incipit esplosivo imho suonerebbe artificioso.

    Dici in generale o qui? Comunque io intendevo una scena con maggior conflitto. Che ne so, una lite non solo a parole, un esperimento, un incidente stradale, un tentativo di stupro. Cose così.

    una fatina che tenta di aprire una lattina è più insolita di esplosioni e morte.

    E una fatina che sta per essere stuprata sul retro del locale dove fa la spogliarellista? Non lo è altrettanto?

    Se l’obbiettivo della scena era farle perdere il lavoro (lo ammetto, ho letto un altro po’ di pagine) perché non questo:

    1 Scena del locale con cliente ubriaco che ci prova.
    2 Fatina gli ficca lo stuzzicadente da cocktail nella mano.
    3 Rissa.
    4 Capo la licenzia
    5 Fuori dal locale viene avvicinata dal generale che le fa la proposta.

    Non che quello che ha scritto Gamberetta non funzioni o non sia bello. Dico solo che mi piacciono di più degli inizi come quello improvvisato qui sopra.

    @Gamberetta

    I

    problemi di cominciare con una scena d’azione sono due:
    1) Come diceva Tapiroulant se cominci con le esplosioni il lettore si aspetta altre esplosioni, e se non ci sono rimane deluso.

    Condivido in parte: se nelle scene a seguire non ci sono esplosioni o altri eventi fisici, ma l’introduzione di un enigma/ un personaggio /una tecnologia/ un elemento fantastico o altro che catturi l’attenzione, questo già basta a mantenere (anche se in modo diverso) l’attenzione del lettore.

    2) Le scene d’azione coinvolgono, ma se il lettore non ha sviluppato empatia con i personaggi non coinvolgono più di tanto. Perché funzionino all’inizio devono essere particolarmente buone e originali, cosa non tanto facile.

    Non so. A volte capita anche coi film di vedere intro di cui non capisci niente, ma ti prendono. Quel tipo di scene che, se le stai vedendo e qualcuno arriva in ritardo e ti chiede spiegazioni, gli dici di star zitto perché non è ancora chiaro (ma ti interessa seguirle per sapere come va).

    In più, come già detto, mi sembrava molto artefatto. Sì, forse era un “hook” più forte di una fatina scorbutica, ma si vedeva che era messo apposta, e quando si notano queste cose a me dà fastidio.

    Capisco. Più o meno, in realtà. Per condividere avrei bisogno di leggere l’inizio alternative per vedere l’effetto che da.

    Comunque per quanto ho letto finora (e già il fatto che lo legga nel poco tempo libero la dice lunga su quanto mi pigli), il racconto non mi spiace per niente a parte un paio di particolari di cui ti scriverò quando avrò letto tutto. Grazie di averlo condiviso.

  54. 84 Ezio Stimato

    Ciao, lurko da quasi sempre ma la possibilità di interagire con un autore che non risponda alla GL a qualsiasi osservazione mi ha spinto ad uscire allo scoperto.
    Innanzitutto grazie, ho apprezzato moltissimo questo tuo racconto che è riuscito davvero a stimolare la mia fantasia.

    Mi unisco ai commenti precedenti nel dire che anche io ho trovato fastidiosi tutti quei diminutivi, nella lettura mi sembrava un continuo ricordare “Ehi sono piccola! Guarda quanto sono piccola! Te l’ho già detto che sono piccola?” argomento che invece era molto meglio sviluppato quando Astride e le altre interagiscono con oggetti del mondo umano, in quei casi pare davvero di vederle nella loro piccolezza. Comunque le tue motivazioni le hai già date quindi non credo ci sia da dilungarsi troppo su questo.

    Una cosa che mi ha lasciato perplesso e che nessuno ha ancora riportato è invece l’abbigliamento delle fatine. Nella maggior parte della storia Astride e le altre indossano giacche militari, in uno degli ultimi capitoli si dice che Arina nuda si getta addosso la giacca senza chiuderla provocando l’imbarazzo dello stupido soldato umano (se ne deduce quindi che la parte aperta sia sul davanti).

    Arina ci ha raggiunte, i capelli ancora umidi, le ali luccicanti di goccioline. Si è buttata la giacca dell’uniforme sulle spalle, senza abbottonarla. Il marine arrossisce.

    Tuttavia le fatine sono creature con le ali, sarebbe estremamente poco pratico per loro indossare vestiti fatti in quel modo. Prima di quel passaggio mi ero sempre raffigurato la divisa delle fatine come un pezzo unico sul davanti, aperta e coi bottoni sul retro (all’altezza di c4-c7 e più in basso ad altezza lombare, lasciando scoperta tutta la schiena ad altezza toracica) questo per permettere il movimento delle ali e anche l’uscita della polvere di fata. Immaginando così la giacca il passo non ha più senso, ma se la immaginiamo come giacca normale non vedo come riescano a volare. Avevo anche storto il naso nel capitolo 7 quando le fatine usano zaini, ma in quel caso basta che li usino mettendo la sacca sul davanti e quindi (per quanto risultino scomodi al movimento della braccia) non era un grosso problema.

  55. 83 Zave

    sono arrivato poco oltre la metà e nonostante non sia il mio genere finora è stata una lettura piacevole e l’ho trovato ben scritto.
    l’ho caricato sul cellulare e conto di finirlo stamattina sul treno.

    qualche osservazione non in ordine di importanza:

    1 – il cianuro non mi pare la sostanza adatta con cui condire le carote per tenere buono l’uomo elefante visto che è ben noto che ne basti anche una piccola quantità per essere letale e che uccida quasi istantaneamente. è certamente possibile che un uomo elefante abbia una fisiologia differente da quella umana ma l’utilizzo del cianuro potrebbe anche dare al lettore un’impressione di pressapochismo e quindi penso che sarebbe meglio sostituirlo con un’altra sostanza come ad esempio la novocaina che mi pare adatta all’ambientazione sia per luogo che per epoca.

    2 – le giapponesate secondo me non si amalgano bene con l’ambientazione. non vedo nulla di strano nel fatto che un giapponese si esibisca nel locale, ma la presenza di kappa e l’utilizzo del termine giapponese youkai mi paiono fuori luogo e sostituibilissimi con un mostri e termini più in linea con l’ambientazione. poi forse sono io che non apprezzo, ma mi pare in linea con i film di tarantino o di quella ispirazione, dove in genere spuntano katane a muzzo. lì almeno la cosa è vista in chiave tamarra, qui secondo me stona.

    3 – l’utilizzo dei diminutivi non risulta stucchevole come mi ero aspettato leggendo alcuni commenti, anche se in alcune situazioni avrei evitato, come nelle parti in cui la prospettiva delle fatine domina e quelle sono le proporzioni normali (regina a parte), ad esempio nei sogni/flashback di quando era nell’esercito delle fatine (“in punta di piedini”…).

    4 – le proporzioni a volte mi hanno suscitato alcune perplessità.
    astride nel primo capitolo riesce a volare portando con se una lattina di birra e poco dopo esprime il desiderio di berne un’altra (ipotizzo che quindi abbia finito la prima). più avanti vediamo amarilla camminare sul bordo di una coppa di maraschino, caderci dentro di schiena e sguazzare schizzando in giro il liquore. e se una fatina può cadere e sguazzare in una coppa che sarà circa 10cm di diametro in cima vedo difficile che riesca a volare con una lattina di birra e berla tutta (pensando anche di bersene un’altra) con un corpo di quelle dimensioni.

    5 – mi pare che le lattine in alluminio facciano la loro comparsa in un’epoca più recente a quella dell’ambientazione, ma dopotutto non è un romanzo storico quindi alcuni elementi anacronistici non sono un problema.

    c’è qualche refuso ma non me li sono segnati e probabilmente nella versione attuale saranno stati in gran parte già corretti visto che altri lettori li stanno segnalando.

    commenterò ancora la prima volta che ripasso sul blog dopo averlo finito.

  56. 82 Yao

    L’ho letto tutto oggi e mi è piaciuto un sacco!
    Lo stile è trasparente, si lascia leggere con sorprendente facilità senza distrarre dalla trama e credo fosse quello il tuo obiettivo.
    Non parlo da un punto di vista troppo tecnico perché mi rendo conto di leggere a livello troppo superficiale, senza cogliere tutti i dettagli che cogli tu, ma per quanto mi riguarda era lo stile perfetto per raccontare questa storia.
    Le fatine sono deliziose! Mi ha colpito la loro considerazione degli esseri umani come animali…giusto, che ci mettano al nostro posto, loro sono creature superiori! ^__^
    Sopratutto mi è piaciuto il loro spirito di corpo, le fatine sono spietate ma tra di loro sono solidali, non come noi stupidi umani ^__^
    Mi viene spontaneo fare il paragone con l’altro romanzo tuo che ho letto, Le avventure della giovane Laura. Ho apprezzato moltissimo il cambiamento di stile, che è diventato molto più scorrevole, e il fatto che la storia adesso sia un corpo unico, non diversi scenari tenuti insieme in qualche modo.
    E, soprattutto, una protagonista decente! La storia non si riversa su Astride come una valanga di fango putrido, Astride agisce e questo mi piace.
    L’unica nota negativa è il finale che ho sentito troppo compresso, lascia in sospeso troppe faccende e succede tutto troppo in fretta.
    Ma mi consola il fatto che verrà un volume due, prima o poi, anche se io lo voglio adesso adesso adesso! ^____^
    Insomma, se con i tuoi scritti precedenti avevo comunque qualche perplessità Assault Fairies ha una promozione a voti pieni.

  57. 81 V

    Be’, è bello!

    (Ho appena fatto il mio commento banale quotidiano).

  58. 80 Null

    @Fefe

    Devo ammettere che io vengo armata di mazza da baseball, non tanto per sfogare la rabbia contro qualcuno, bensì per difendermi dai fans, dato che “Assault Fairies” mi ha lasciato alquanto perplessa.

    Ps2: Attenti ho una mazza da baseball!

    Al di là dell’ironia, se dici così però ci fai torto XD
    Essendo una frequentratrice abituale del blog dovresti sapere che, contrariamente a quanto si pensa altrove, l’utenza media non è pervasa da fanatismo sanguinario: hai sollevato critiche legittime, educatamente e soprattutto con onestà e la padrona ti casa ti ha già risposto di conseguenza.
    Non vedo perchè altri dovrebbero fare diversamente.

    Per quel che mi riguarda, alcune tue osservazioni le condivido anche se non vi ho dato poi grande importanza nel mio personale giudizio.
    Su altre avrei qualche riserva, per esempio quando lamenti l’ingenuità del commento di Astride sulle ali appena formate: è vero che è stucchevole, ma considera che è pronunciata dall’equivalente di una bambina molto piccola appena diventata ‘matura’ dopo un’esperienza traumatica capitata senza alcun preavviso. Non ci vedo nulla di male nel suo sollievo misto a contentezza per essere ormai una ‘fatina grande’, e per quanto le fatine siano bellissime & intelligentissime non credo che a pochi cicli formulino pensieri molto più profondi di quelli un marmocchio umano.
    Io trovo irritante quando in un racconto sono personaggi che dovrebbero essere adulti e smaliziati a fare ragionamenti da cerebrolesi, non quando una bambina si comporta da tale.

    Ad ogni modo metti pure giù la mazza, nessuno ti farà del male ^^

    [se il commento risulta troppo OT chiedo anticipatamente a Gamberetta di spostarlo pure in Fogna]

  59. 79 dunseny

    ho letto il capitolo e sono indeciso, alcune cose mi sono piaciute altre meno. Per ridurre le dimensioni del testo accennerò ad alcune cose che ho provato leggendo per approfondire qualcosa se richiesto.

    1) hai creato un nuovo genere e questo è notevole, le potenzialità ci sono
    2) l’inizio del capitolo mi ha confuso, POV in prima persona ma frequente cambio di fatine e mancanza dell’inizio della trama
    3) un veicolo chiamato “ragno” non dovrebbe avere 8 zampe?
    4) molto colta la citazione dell’uomo elefante ucciso con la sedia Edison :)
    5) all’inizio ci sono lampadine (p.11) poi si parla di lampade a gas, non convivono facilmente
    6) gli umani sono troppo stupidi e insignificanti anche se sono visti dal POV delle fearies. Vista la boria delle fatine mi aspettavo un po’ di razzismo da parte umana, battutacce da caserma e nomignoli offensivi tipo “troiette alate”, “ciucciamiele” e altre amenità. Più grave la mancanza di veri sistemi antifatina soprattutto con guerre in corso (reti, gatti da guardia, trappole, veleno antifatina ecc.)
    7)Arina ansima un “UAU” avrei preferito un vittoriano “Diamine”
    8)non so perchè ma i conigli fumatori mi fanno impazzire, troppo divertenti.
    9) gli uomini pesce si bagnano continuamente le mani ma poi toccano lance elettiche crepitanti, sono immuni all’elettricità?
    10) i draghi galvanici sono un’altra invenzione notevole
    11)”Kyaa~!” che suono ha una tilde?
    12) le fatine sono troppo ripetitive riguardo alla “bestialità” degli umani, ci vorrebbe maggiore varietà
    13) anche io ti invito a riflettere sull’abbondanza di diminutivi, sei sicura che i lettori sappiano resistere per 22 capitoli al sovrabbondare di manine e cuoricini? per riflesso pavloviano quando una fatina usa uno SCARPONE e un umano accosta una POLTRONCINA non ci ho capito più niente :)
    14)mi sono arenato nella lettura più volte, IMHO la narrazione non è scorrevole, mi sono bloccato quando descrivi con troppi dettagli e aggettivi cose insignificanti. E’ tutto un brulicare di tubicini, campanellini che trillano, cilindri che si chiudono, grumi di bava che si raggrumano, manine che scorrono, occhietti che scintillano ecc. Poi il racconto riparte e si prosegue con parti interessanti.
    15) ero arrivato a metà capitolo, oggi ho completato la lettura ma a questo punto non ricordavo più chi era la fatina narratrice, ho dovuto spuntare una per una le fatine dell’elenco, ne erano rimaste due finchè a pag.125 finalmente qualcuno la chiama “Astride” invece che “Signora”. giusto?
    16) la verginità scacchistica è un altro colpo di genio! “fammi vedere le gambe” LOL
    17) la parte finale mi è piaciuta, crea la giusta aspettativa e fa venire la voglia di leggere il capitolo 2
    18) sono per l’editoria gratuita, grazie ancora per il regalo e perdonami qualche critica :)

  60. 78 Azael

    E io che avevo puntato sul matrimonio con il Duca >_<
    …Ora che ci faccio con 4 chili di riso?

    Comunque grazie per la sorpresa, lo leggerò il prima possibile.
    Mi intriga molto l'idea di un mondo popolato da fatine combattive, da brava appassionata di Artemis Fowl. Lì non c'è nessuna fatina, purtroppo, ma in compenso c'è un vasto assortimento di nani cleptomani e petomani, elfi poliziotto, folletti criminali e centauri paranoici. Se non l'hai mai letto dacci un occhio, ne vale la pena: è pensato per un target un po' basso ma alcune idee sono semplicemente geniali.

    ps: A questo punto…chi gradisce un piatto di risotto? XD

  61. 77 Gamberetta

    @Fefe. Mi dispiace che non ti sia piaciuto.
    Per la descrizione accurata del terminale di posta ho già risposto qualche commento a fa castelloincantato. Oltre a quello aggiungo che una delle componenti del military aetheric fairypunk è la fantascienza “dura”, quella tecnologica, e fa parte dei canoni del genere una particolare attenzione ai “macchinari”.
    I flashback/sogni sono volutamente senza introduzione, anche perché uno dei temi del romanzo è capire quale scenario sia vero e quale no.
    Perché Astride sia a capo della squadra anche se (apparentemente) non ha qualità superiori alle altre fatine è scritto nero su bianco:
    Mostra spoiler ▼

  62. 76 Fefe

    Devo ammettere che io vengo armata di mazza da baseball, non tanto per sfogare la rabbia contro qualcuno, bensì per difendermi dai fans, dato che “Assault Fairies” mi ha lasciato alquanto perplessa.
    Sono sincera, sarò cerebrolesa, ma la storia non mi è piaciuta e in certe parti non è che abbia capito molto.
    Premetto che anche io sono una fan sfegatata per ciò che riguarda i manuali di scrittura, le recensioni e tutto quanto si trova sul blog, eppure quando mi sono messa di buona volontà a leggere quest’ultimo racconto sono partita da un entusiasmo iniziale ad un BOH? stupito già al terzo capitolo.
    Prima di tutto mi ha spiazzato l’incipit. Mostra spoiler ▼

    Un’altra cosa che ho trovato terribilmente fastidiosa sono stati i flashback: o si presta attenzione o con una lettura rapida, come è stata la mia, ci finisci dentro senza rendertene conto.
    Al secondo o al terzo flashback ho imparato a individuarli, ma ogni volta che ne incontravo uno pensavo: Mostra spoiler ▼

    Il peggio del peggio del peggio è stata la scena Mostra spoiler ▼

    Il narratore interno inoltre nei momenti in cui vengono mostrati macchinari, armi, paesaggi sembra un po’ artificiale. Un esempio per me molto evidente a pag. 10: “Il rullo incassato nella tastiera aggancia i bordi traforati di un foglio bianco e lo trascina finché la prima riga non è sotto la testina. Il braccio meccanico del terminale ha già caricato un cilindro per messaggi nel tubo di latta della posta in uscita.”
    La domanda che sorge spontanea è: ma sta utilizzando un macchinario per lei comune o qualcosa che non mai visto? È come se descrivendo una televisione un uomo dei giorni nostri dicesse: “Schiaccio il tasto di accensione, la spia rossa mi dice che l’apparecchio funziona e tra poco potrò vedere le immagini. Ecco la scatola rettangolare in plastica emette luce: ora posso vedere le informazioni dal mondo tramite il telegiornale!”
    Il mio stile di scrittura è decisamente peggiore, ma l’impressione data per me è la stessa.
    So che Gamberetta è una sostenitrice accanita del mostrare, ma per me in certi casi è spaesante il passare da una scena all’altra senza nessun filtro o commento e trovo che il mostrare oggetti o situazioni mal si sposa con un narratore interno che abituato al suo mondo non fa neppure caso a certi dettagli.
    Anche i personaggi mi hanno delusa un pochino. Alla domanda quale fatina preferisco, non saprei proprio rispondere. Boh so che hanno profumi diversi, ognuna di loro fa qualcosa di diverso nella storia, ma mi sembrano tutte uguali, non ho trovato un carattere diverso in ognuna di loro. Astride è maggiore, ma non si sa perché dato che è la meno in gamba del gruppo.
    E la scena dell’apertura del cervello, che aspettavo con tanta ansia, mi ha come il resto delusa: non sono rimasta né schifata né stupita, non mi ha passato nessuna sensazione. Peggio dell’ennesimo caso di stupro nell’ennesimo telefilm poliziesco, dove ormai per l’abitudine pensi: “Che dilettante un semplice stupro! Non l’ha neppure mutilata agli organi genitali o seviziata per ore…!”.

    L’impressione generale è che leggendo ho notato la Tecnica, il mostrare piuttosto che l’uso di aggettivi e diminutivi (che non mi hanno infastidita) messi apposta per creare il punto di vista della fatina, mentre non ho “sentito” la storia, non mi sono sentita nella pelle della protagonista e il finale non mi ha colpita, la mia reazione è stata “e va beh finalmente era ora…”

    Ora che ho fatto la mia critica (si spera costruttiva) sono pronta ad essere massacrata da chi non è d’accordo con me.

    Ps: Ho spoilerato un po’ tutto per evitare di rovinare la lettura anche se non do informazioni importantissime sulla storia.
    Ps2: Attenti ho una mazza da baseball!

  63. 75 Lidia Perfinta

    Ehm, prima usavo solo Lidia come nome, per pigrizia. Ma d’ora e poi, sull’attenti, e con nome e cognome! :-)

    Quando ho letto della fatina Anemone mi è spuntato un grande sorriso. C’è un racconto per bambini, che si intitola “Anemone si guadagna le ali”, in una raccolta che ha segnato la mia infanzia. In tutto 54 fascicoli bisettimanali, di circa sei o sette storie l’una, con illustrazioni meravigliose e coloratissime, e lette da attori inglesi famosi (tra cui Ian Holm, il Bilbo Baggins nel SDA). Uscì in Inghilterra col titolo “Story Teller”, 1 e 2, pr la Marshall Cavendish di Londra, tra l’82 e l’85, mi pare. Conteneva anche classici a puntate, da Alice, a Pinocchio, a Peter Pan a Il Mago di Oz, e poi leggende scozzesi, miti, favole per i più piccoli e storie scritte da autori fantasy. Come la storia di un mago che, trovando rifugio da una coppietta in un bosco, regala alla loro neonata una culla, che la difenderà da un orso e da un brigante, trasformandosi in una gabbia e in un soldato con una spada di legno.
    In Italia la raccolta uscì col titolo “I Racconta Storie” e “I C’era una volta…”
    “Anemone si guadagna le ali” era nel numero 7 dei C’era una volta, con illustrazioni molto, molto fairy-british.
    Può darsi che non ti piacerebbe, (io la ascoltai per la prima volta a 5 anni, e mi innamorai delle sue atmosfere brumose). La fatina era buona e aiutava i bisognosi. Ma nei colori tendenti al rosso e al marrone, che tanto amano gli inglesi, secondo me si sente tutta quell’atmosfera misteriosa del Regno Fatato!
    L’avevo già scritto al Duca. Nella traduzione ci sono degli errori qua e là, me ne sono accorta negli anni. Ma è innegabile come da quelle pagine schizzasse fuori l’amore inglese per il fantastico, (per quanti snob ci siano anche lì, è chiaro).
    Beh, scusa, ma per colpa di quelle storie la mia scelta è già segnata dal nome. Anemone è la mia preferita!
    Ciao!

  64. 74 Federico

    premeto che non l’ho letto tutto, ma sono arrivato solo a quando si forma la squadra, ma ci sono un paio di dettagli che mi hanno fatto storcere il naso e mi hanno leggermente allontanato dalla storia:
    1) i diminutivi per le parti del corpo. è già stato detto e hai già anche risposto, quindi inutile insistere
    2) la presenza di kappa e altri spiriti giapponesi a londra. secondo me stonano abbastanza, avrebbe più senso (imho ovviamenet) che vi fossero solo spiriti europei o, se l’impero britannico corrisponde a quello del nostro mondo come estensione geografica avrei trovato più pertinenti spiriti nordamericani, indiani o cinesi.
    Poi magari vi è una spiegazione logica, ma non vorrei ti fossi fatta portare dalla tua passione per il giappone semplicemente ;)

  65. 73 Annie

    letto!
    Agh, non può finire così.
    Mi ero affezionata alle fatine, quasi quasi… un finale tarallucci e vino… ma no, cosa dico!

    All’inizio ho fatto un po’ di fatica a seguire la trama, per esempio mi sono accorta molto tardi del primo ricordo della madre e per un po’ sono rimasta senza capire come facesse Astride a trovarsi lì.

    Ho votato Anemone, è la mia preferita!

  66. 72 federico / cispo

    letto tutto d’un fiato!

    premetto che il genere non mi entusiasma però si vede che c’è qualità e la si apprezza molto!

    riguardo alla questione manine, piedini, ascelline and so on… credo che all’inizio delinei molto bene lo stato d’animo della protagonista che vive immersa nel mondo delle bestie! e magari è una leziosità che la aiuta a rimanerne fuori il più possibile.
    Andando avanti, quando cioè rientra nei “ranghi” militari e torna ad una sorta di normalità fatesca con le sue consanguinee, magari diminuire i diminutivi non è una cattiva idea.

    riguardo allo straneamento che deriva dal troppo mostrare macchinari complessi, credo che non ci sia soluzione. il ritmo di lettura rallenta vertiginosamente se vuoi tentare di capire come funzionano i marchingegni descritti, altrimenti sorvoli e amen (uno dei motivi per il quale non mi esalta questo genere)

    sottoscrivo anche io l’ottima riuscita nel caratterizzare i personaggi (soprattutto le fatine, ovviamente), anche se ancora non si capisce bene quali siano le grandi doti della protagonista rispetto alle altre fatine della sua squadra che l’hanno portata a divenire “Maggiore” nell’esercito del Reame. Speriamo emergano di più nei prossimi racconti.

    per il resto complimentissimi! mi sono perso giusto un paio di volte, ma una era voluta (come già detto del flashback con la madre che la coccola); l’altra è probabilmente dovuto alla mia stanchezza.

    GRAZIE davvero per il dono che ci hai fatto.

  67. 71 Cecilia

    @Gamberetta

    1. Giuro che mi lasci spiazzata. La mia immaginazione stava già concependo strane teorie… ma la semplicità non fa mai male.

    (ma come sono diventate fatine non è proprio come la racconta Astride al Direttore)

    Su questo direi che non ci son dubbi. M’è anche parso di capire che le fatine, oltre a nascere dalle uova, abbiano solo la madre come genitore. Una razza di sole femmine. Right?
    Attenderò di scoprire la verità sull’origine delle fatine.

    2. Se non li hai letti, non si pone nessun problema.
    Mi era solo venuto il dubbio che il primo caso potesse essere una citazione e poi ho fatto i collegamenti.

  68. 70 Gamberetta

    @Cecilia. 1) Le fatine hanno tutte nomi di piante/fiori, perché in origine erano spiriti vegetali (ma come sono diventate fatine non è proprio come la racconta Astride al Direttore).
    Quando ho cominciato a scegliere i nomi mi è venuto in mente “Astride”, poi “Anemone” e “Azalea”. A quel punto ho pensato: “Tutte con la A!” Perché sì. Perché è fantasy.

    2) Non avendo letto i due libri citati non posso commentare. Solo che sono consapevole che il comportamento di Anisia per certi versi è cliché, ma non è detto che non sia solo la premessa per qualcos’altro. ^_^

  69. 69 Sarastro

    Che bella sorpresa. Grazie!

  70. 68 Marco I

    Finalmente ho trovato il tempo di finirlo: davvero bello e weird come piace a me! Spero che nella seconda parte ci siano più indizi per capire come si riproducono le fatine: alcuni dettagli fanno pensare agli imenotteri, ma la loro psicologia è molto “umana”.

    La mia preferita è Arina ma potrei cambiare idea, dipende da come svilupperai Anisia.

  71. 67 Gwenelan

    Letto ieri! Mi è piaciuto un sacco (ma non quanto SMQ), in particolare la noosfera ^_^! I refusi che avevo trovato sono già stati segnalati, quindi non lo ripeto qui.
    Il fatto che le fatine pensino alle proprie parti del corpo con i diminutivi non mi ha dato fastidio, quoto Rotolina in proposito :). Mi sono piaciute moltissimo le espressioni tipiche delle fatine, come “lasiarci le ali” ^_^.
    E ho votato anche io Arina, anche se ero indecisa fra lei e Anemone!

  72. 66 Giulia

    Letto ieri sera.
    Anch’io ho trovato innaturale che Astride pensi alle parti del suo corpo con il diminutivo, anche perché mi sembra strano che rapporti mentalmente le sue dimensioni a quelle degli umani, che considera animali.

    La mia preferita è Arina. Astride non è malvagia, ma tifo comunque per Anisia.
    E’ il classico antagonista con scritto in fronte “verrò falcidiato dal protagonista nelle prossime puntate”, ma io spero sempre in una svolta. ^_^

  73. 65 Cecilia

    Letto ieri mattina e finito ieri sera.
    Mi piaciuto, ma proprio tanto tanto. Astride m’è stata un po’ sulle scatole, devo ammetterlo, ma da metà libro in poi sono tutte eccezionali.

    Ora, un paio di domande.

    1. Come mai tutte – dico tutte – le fatine hanno i nomi che cominciano per A?

    Per la seconda domanda, occhio che ci son spoiler pesanti, quelli che non hanno finito girino al largo.

    Mostra spoiler ▼

  74. 64 Gamberetta

    @castelloincantato. Se la lettura è risultata difficoltosa, vuol dire che non ho mostrato con abbastanza perizia, tutto lì. Se quando una scena/situazione è complessa ci si rifugia nel raccontare, tanto vale scrivere narrativa.
    Tieni poi conto che certe cose sono intrinsecamente complicate: se ti trovi dal vero di fronte a un terminale di posta pneumatica è probabile che rimani un po’ smarrito davanti ai tubi e ai pulsanti, specie se non l’avevi mai visto prima. Con questo però non voglio giustificarmi: rileggerò tra un po’ e cambierò i dettagli se mi accorgerò che scorre poco.
    Invece per le rotelle non è innaturale: è vero che normalmente una fatina che usa la posta non le noterebbe, ma qui siamo in una situazione particolare, con la fatina in ansia di sapere se il terminale ha accettato il biglietto da visita del giornalista. Se sei in classe e guardi l’orologio per sapere quanto manca alla fine della lezione dai solo un rapido sguardo ed è probabile che non noti alcun dettaglio; ma se siamo all’ultimo dell’anno e mancano 2 minuti a mezzanotte, segui con attenzione ogni spostamento minimo delle lancette.

    @Alex Frost. Oltre a quello che dice Null, tieni conto che un compito così delicato e importante per il buon svolgimento della missione non lo si affida a una stupida bestia. Molto meglio che a occuparsene sia una fatina professionista.

  75. 63 Luxifer

    Letto ieri sera che mi si era sfasciato l’acces point. Molto bello e si legge in scioltezza ^^

    La verità è che la creatura-corvo ha la sua storia e non avevo fatto questo collegamento. Ma è una buona idea, forse te la rubo! ^_^

    Vabbè ma qui sostanzialmente ci si può tirare fuori di tutto x°D Il corvo ha una valanga di simbolismi. Può rappresentare la preveggenza e quindi essere la materializzazione di qualche potere legato alla fatina. E’ messaggero di effetti soprannaturali e la roba qui si spreca così come i riferimenti alla malasorte. E’ segno di irrisolutezza e quindi potrebbe rappresentare una decisione difficile per la fatina su cui è indecisa e che cambierà per sempre la realtà. Predilige le carogne e quindi potrebbe essere l’ambasciatore di una grande catastrofe e/o di un genocidio. E così avanti per mezz’ora…

    In ogni caso apprezzo molto il riferimento a Zhuangzi che finora avevo trovato solo in qualche anime/manga. Delle restanti citazioni ammetto, ahimè, di averne colte poche ^^”

  76. 62 Null

    @Alex Frost

    Se rileggi la scena, dovresti notare che Azalea controlla alzo, puntamento e altri parametri dell’arma tramite dei volantini, il che significa che il fucile è stato appositamente adattato perchè fosse controllabile da una fatina.
    Dalla frase di Azalea «Gli umani hanno ancora qualche difficoltà nella messa a punto delle armi ipersoniche.» credo si possa ricavare che le fatine hanno una conoscenza superiore o almeno pari a quella umana in fatto di armi ipersoniche, sufficiente per permettere a una di loro sufficientemente addestrata di impiegare senza problemi un’arma aliena (nel senso di ‘estranea’) e riconoscere dove questa difetta.
    E’ pero facile che, in ogni caso, le armi ipersoniche abbiano una maggior diffusione nel Reame rispetto all’Impero Britannico, dove sembrano essere ancora in fase sperimentale. Devono quindi esservi pochi soldati in grado di farle funzionare correttamente, e ancora meno capaci di impiegarle con efficacia in un contesto operativo.
    Quindi, imo, non è così illogico che in un’operazione del genere sia stato affidato il controllo di un’arma tanto delicata (e potenzialmente pericolosa per gli inesperti) a una fatina, considerando che tra tutti gli effettivi disponibili è probabile fosse la più qualificata e che lei stessa abbia fatto richiesta per l’impiego del fucile, notandone la disponibilità.

  77. 61 Alex Frost

    Uhm… riguardo alla scena del fucile ipersonico..
    qual è il senso di far sparare la fatina? Mi spiego..
    L’arma è un’arma umana, sviluppata da umana, di grandezza umana e (immagino) riconosciuta come instabile. Perchè farla usare da una fatina , che probabilmente non la usa al meglio (mirare e azionare il grilletto insieme?) e che potrebbe lasciarci le ali a causa del backlash energetico? A questo punto non è meglio farla usare da un marine? Se stiamo parlando dei Servizi Segreti di sua Maestà, ci sarà un cecchino capace, no?
    E nel caso invece che l’arma sia di dimensioni fatesche (fatate? fatinate? XD), perchè produrre un’arma simile e non la controparte umana?

  78. 60 castelloincantato

    Mi scappa un commento a caldo perchè ho appena letto il pezzo a pag.10 riguardante il terminale.
    Questo è uno di quei casi in cui secondo me mostrare e non raccontare non è la scelta migliore per due motivi:
    1- il funzionamento dell’apparecchio è poco chiaro quindi una spiegazione (seppur sintetica, essenziale, senza sbrodolamenti tipo manuale tecnico) ne rende più chiaro il meccanismo, evitando incomprensioni o comunque fastidi dovuti al rallentamento della lettura, in quanto lo sforzo interpretativo è maggiore (in parole povere: invece di leggere velocemente, in modo fluido, mi devo interrompere per cercare di capire cosa diavolo è questo coso, a cosa serve, e continuandomi poi a chiedere: avrò capito bene??)
    2- mostrare in questo modo è comunque artefatto, innaturale; quando leggo provo fastidio perché, dato che il punto di vista è quello della fatina – se è poco credibile che dia una spiegazione del funzionamento dell’oggetto – è altrettanto poco credibile che ragioni in termini di: “numeri e lettere dipinti sul bordo delle rotelle si allineano a formare un indirizzo”; è come se io quando scrivo una pagina in word pensassi: “i caratteri digitali si allineano a formare frasi, mentre il processore elabora gli imput”, invece quando interagisco col computer ragiono in termini concettuali e non analitici: “scrivo un documento” “mando una mail”.

  79. 59 Gamberetta

    @???. Il romanzo comincia con quella scena perché la litigata con il giornalista è l’incidente che mette in moto la storia. È il punto di partenza della vicenda.
    I problemi di cominciare con una scena d’azione sono due:
    1) Come diceva Tapiroulant se cominci con le esplosioni il lettore si aspetta altre esplosioni, e se non ci sono rimane deluso.
    2) Le scene d’azione coinvolgono, ma se il lettore non ha sviluppato empatia con i personaggi non coinvolgono più di tanto. Perché funzionino all’inizio devono essere particolarmente buone e originali, cosa non tanto facile.
    In più, come già detto, mi sembrava molto artefatto. Sì, forse era un “hook” più forte di una fatina scorbutica, ma si vedeva che era messo apposta, e quando si notano queste cose a me dà fastidio.

    @Rotolina.

    Fortuna che ho sempre delle caramelle (rigorosamente CON zucchero) in borsa, le apprezzeranno?

    Credo proprio di sì, specie se sono caramelle agli agrumi. ^_^
    Grazie per la segnalazione dei refusi, adesso li correggo.

  80. 58 Tapiroulant

    queste fatine sono lezione

    Ovviamente volevo dire “leziose” ==’

  81. 57 Andrea

    niente gnokki che sbarluccicano? Peccato, sarebbe altrimenti stato un vero capolavoro!

  82. 56 Tapiroulant

    Pensavo avrei avuto più tempo libero, invece per ora sono riuscito a leggerne solo una trentina di pagine. Per ora è molto bello, ci sono un sacco di invenzioni che trasudano weird e le fatine sono sexy.
    L’esecuzione dell’uomo-elefante da parte della Compagnia di Edison è gegnale.

    A me l’insistenza sulle ‘manine’, sui ‘piedini’, sul ‘pancino’ piace molto, non la diminuirei; queste fatine sono lezione.

    Approvo anche l’incipit non “esplosivo”. Dibell diceva in proposito una cosa che condivido del tutto, ossia che un incipit esplosivo non va bene sempre, ma solo se le scene successive sono in grado di mantenere quel ritmo. Invece le 30 pagine successive hanno un andamento piuttosto tranquillo, senza azioni dirompenti: mantengono l’andatura dell’incipit. Un incipit esplosivo imho suonerebbe artificioso.
    E poi la scena iniziale è già interessante di suo, una fatina che tenta di aprire una lattina è più insolita di esplosioni e morte.

  83. 55 Wendy

    Uh che bello, potrò inaugurare il mio nuovo Nook leggendoti *o*

    Grazie del bel regalo, intanto ti lascio qui gli alcolici promessi nel commento al post precedente!

    Appena avrò letto ti dirò cosa ne penso (ma ci sono i coniglietti-fumatori, dunque già lo amo alla follia)

  84. 54 Rotolina

    Ma che meraviglia.
    Prima ho letto, e ora posso commentare.
    (Ho anche votato Arina. Una fatica con la passione per le esplosioni. Non ci crederai ma era un mio vecchissimo personaggio in un gdr!)

    Mi è piaciuto e molto! Le fatine sono tutte ben delineate, forse un po’ meno gli umani. Ma visto che il punto di vista è della fatina lo trovo più che corretto. Darà ben poca attenzione alle bestiacce.

    Nessun infodump decisamente, molte cose della cultura fatinesca si colgono semplicemente leggendo ed è tra l’altro molto più gratificante!
    Mi mancano alcuni interrogativi, che vedrò se mi saltano fuori ad una seconda lettura. Ma visto il “continua”, di nuovo è accettabile.

    Al contrario di molti altri, ho trovato corretto e piacevole la leziosità dei termini. Sono fatine per diamine, sono fatine molto carine, con pancini, manine e piedini.
    Delizioso lo specchi parlante, un accessorio immancabile per ogni fatina.

    Sublimi anche gli aneddoti che tornano alla mente di Astride, sopratutto quelli sulle fatine che “ci hanno lasciato le ali”.

    Ho trovato altri tre refusi che mi paiono non segnalati:
    pagina 44 “Le zampette del coniglietto ricadano sul pavimento di marmo”
    pagina 56 “Il liquido misterioso goccia dalla spalla”
    pagina 118 “E se incontri i rappresentati dell’Agenzia”

    E poi questo:
    pagina 114 “Azalea balza in volo, l’astuccio porta aghi tra le braccia.”

    Non un refuso, ma per lo stile in cui scrivi a prima lettura ho inteso il “porta” come verbo e sono rimasta spiazzata.
    Forse sono solo io :P Però lo segnalavo lo stesso.

    Sicuramente aspetto S.Q.M. lo attendo da quando ho letto “il blog riapre”.
    Ma devo davvero farti i complimenti per questa sorpresa, è stata graditissima!

    E mi annoto tutto. Se mai incontrerò una fatina, mi rivolgerò a lei con tono rispettoso e adeguato alla sua natura.
    Fortuna che ho sempre delle caramelle (rigorosamente CON zucchero) in borsa, le apprezzeranno?

  85. 53 Luca

    Ciao.
    Complimenti. Alla faccia dello scrivo qualcosina. 140 pagine di roba.
    Devo ancora leggerlo, ma sono curioso.
    Ne approfitto per complimentarmi per il tuo blog, e per i tuoi commenti sul fantasy italiano.
    Un caro saluto
    Luca

  86. 52 ???

    @Gamberetta

    – Sull’incipit: l’avevo anche scritto un incipit con le esplosioni, ma faceva un brutto effetto “prologo” che non mi piaceva. La storia comincia con la litigata tra la fatina e il giornalista e non prima. Ciò non toglie che se mi viene in mente qualcosa di meglio senza essere forzato possa cambiare.

    Questo m’interessa; in base a cosa hai scelto la scena iniziale? Nei manuali che ho letto dicevano che il criterio di scelta è il non lasciare troppe informazioni che andrebbero a creare flashback perché questi sono da evitare. Ci sono altri criteri?

    Poi, sarà un mio limite (dico seriamente), ma non riesco a immaginare una scena iniziale in cui non avviene un disastro o comunque c’è del conflitto pesante e/o fisico. Forse è solo perché mi piacciono gli inizi di quel tipo.

    – Il cerchietto: ecco qui proprio mi sfugge perché dovrebbe sembrare troppo moderno.

    Intendo dire che proprio non lo vedo a inizio Novecento, lo piazzerei qualche decina d’anni più in la. Poi, certo, l’ambientazione è un Novecento alternativo, ma rimane il fatto che il cerchietto stacca più della tecnologia alternativa: per quella c’è un’accettazione automatica, perché non esiste nel mondo reale, il cerchietto con le molle, invece, esiste, e perciò sembra solo fuori dal suo tempo.

    In ogni caso erano tutte osservazioni giuste.

    Sull’editing ho ancora molto da imparare. Il problema è che quando guardo il lavoro d’altri salta tutto all’occhio, mentre quando rileggo il mio sono cieco.

    Per S.M.Q. spero di riprendere il vecchio ritmo di un capitolo ogni due settimane.

    Benone!

  87. 51 Null

    @Gamberetta

    b) a pagina 121 viene usato il termine ‘micio’, eppure Astride ha appena dichiarato che i gatti non le piacciono.

    Non so, io uso “micio” come sinonimo “neutro”, ma magari cambio.

    Immaginavo. Credo che il significato dominante resti ancora quello con valenza affettuosa ma, anche per esperienza diretta, noto in effetti che pure quello “neutro” è ormai diffuso.
    Magari si potrebbe sentire l’opinione di altri commentatori, tanto per fare una media.
    Nel caso comunque tu decidessi per cambiarlo potresti optare, sempre per rimanere in ambito “neutro”, per il classico (o abusato?) “felino” oppure, considerando la scarsa stima di Astride per i gatti, passare direttamente a “bestiaccia” o equivalenti.

    Ehm, qui probabilmente dovrei dire che era tutto previsto e che ci sono profondi significati metaforici che si riflettono sullo specchio deformante che il fantastico sempre rappresenta rispetto alla realtà sociopolitica(…)
    La verità è che la creatura-corvo ha la sua storia e non avevo fatto questo collegamento. Ma è una buona idea, forse te la rubo! ^_^

    Uh sarebbe un onore, Hime-sama.
    Probabilmente sono solo io che ho voluto leggere troppo dentro la cosa: mi aveva incuriosito il particolare delle decorazioni per cui ‘corvo>drago’, anche se il fatto che Astride includesse ugualmente i corvi negli “stupidi pennuti” ormai estinti nei cieli londinesi aveva finito per confondermi un po’. E siccome l’unica cosa corviforme degna di rispetto del romanzo sembrava essere quella, ho ipotizzato un nesso tra le due cose XD.

  88. 50 Gamberetta

    @Eja.

    Piccola curiosità: quanto tempo hai impiegato a scriverlo e correggerlo?

    Ho impiegato circa un anno. Ma è stato un anno con diversi problemi extra fantasy e molti impegni imprevisti. Penso che se avessi potuto dedicarmi alla scrittura con tranquillità ci avrei messo la metà del tempo.

    @Null.

    Ho l’umiltà però di precisare che credo, a mia volta, di averne perse parecchie…

    Non importa: il romanzo funziona anche se un lettore non coglie nessuno dei riferimenti. Se lo fa è un di più. Inoltre alcuni sono davvero oscuri, è normale ignorarli. Magari in futuro farò un articolo che elenca i fatti storici a cui mi sono ispirata.

    a proposito, il riferimento a Popov e alle cannoniere circolari è un tributo all’articolo che il Duca aveva dedicato all’argomento tempo fa XD?

    Sì, sono le stesse navi circolari dell’articolo del Duca.

    a) a pagina 103, quarta riga, hai scritto ‘Mi offre la manina, porge l’altra manina ad Anemone.’. Il secondo ‘manina’ non risulta ridondante?

    Sì, ma rileggendo senza mi suonava un po’ male, forse perché vengono tre parole consecutive che cominciano per “a”.

    b) a pagina 121 viene usato il termine ‘micio’, eppure Astride ha appena dichiarato che i gatti non le piacciono.

    Non so, io uso “micio” come sinonimo “neutro”, ma magari cambio.

    Astride nelle sue ‘visioni’ scorge una creatura simile a un corvo che sembra consumare l’ambiente immediatamente circostante. Questa (per ora) misteriosa figura ha un collegamento col fatto che, a quanto sembra, nella cultura delle fatine il corvo riveste un’importanza simbolica maggiore rispetto ai draghi?

    Ehm, qui probabilmente dovrei dire che era tutto previsto e che ci sono profondi significati metaforici che si riflettono sullo specchio deformante che il fantastico sempre rappresenta rispetto alla realtà sociopolitica(…)
    La verità è che la creatura-corvo ha la sua storia e non avevo fatto questo collegamento. Ma è una buona idea, forse te la rubo! ^_^

  89. 49 Diarista Incostante

    Scaricato e iniziato! Lo sapevo che non avresti mai smesso di scrivere. E’ questo il tipo di perseveranza (seguita da risultati degni di questo nome) che incoraggia quelli come me. Adesso non mi resta che aspettare con pazienza altri manuali per rendere completa la mia felicità.
    Grazie.

  90. 48 Null

    Scaricato e letto. Mi è piaciuto molto.
    I personaggi sono ben delineati, la scrittura è scorrevole e diretta, il ritmo è piuttosto serrato senza inutili tempi morti, c’è senso of wonder a profusione, sana violenza con gore, scene al limite dello yuri e pure i coniglietti tossici. Senza contare la deliziosa scena in cui l’irritante ingenuità di un’Astride versione bimbominkia, condivisa purtroppo da molte protagoniste, che vuole seguire il suo Destino™ credendo sia un tea party viene presa a calci. Letteralmente.
    Il racconto è piuttosto corto, direi circa la lunghezza media di una light novel tradotta in inglese. Si legge piacevolmente e con rapidità in un paio d’ore, gli unici ‘rallentamenti’ me li sono autoimposti nelle scene dove venivano descritti macchinari, armi, magie e elementi della noosfera per riuscire a visualizzarmeli mentalmente con chiarezza.
    Ho apprezzato anche i camei inseriti qui e là e il gran numero di citazioni, introdotte in modo naturale senza cadere nell’infodump: condivido il principio che se il lettore le coglie, bene, e chi non le capisce, peggio per lui. Al limite imparerà qualcosa proprio da questa lettura.
    Ho l’umiltà però di precisare che credo, a mia volta, di averne perse parecchie…a proposito, il riferimento a Popov e alle cannoniere circolari è un tributo all’articolo che il Duca aveva dedicato all’argomento tempo fa XD?
    Sull’uso dei diminutivi, la penso all’incirca come i commentatori che mi hanno preceduto.
    Come ha detto RedRose a volte suonano un po’ leziosi…salvo poi riflettere che, in effetti, hai ragione nel precisare che le fatine appaiono e considerano se stesse proprio in questo modo; ‘leziose’.
    Quindi la cosa ha senso, anche se da schifoso animale lettore umano continuo a avvertire un certo fastidio durante la lettura. Ma a un certo punto si inizia a non farci quasi più caso.
    Qualche refuso è già stato segnalato, io però volevo sottolineare un paio di punti su cui avrei qualche riserva:

    a) a pagina 103, quarta riga, hai scritto ‘Mi offre la manina, porge l’altra manina ad Anemone.’. Il secondo ‘manina’ non risulta ridondante?

    b) a pagina 121 viene usato il termine ‘micio’, eppure Astride ha appena dichiarato che i gatti non le piacciono. Sebbene la parola venga a volte usata come sinonino di gatto, in genere ha una valenza vezzeggiativa che suonerebbe strana dalla prospettiva di chi, invece, non li apprezza per nulla.

    Infine una curiosità, temo stupida.
    Viene detto che i gradi da Capitano rappresentano due ali di drago smeraldo appuntate sul colletto, mentre quelli di Condottiero-di-Aracnide (grado superiore a Capitano) raffigurano delle ali di corvo.
    Astride nelle sue ‘visioni’ scorge una creatura simile a un corvo che sembra consumare l’ambiente immediatamente circostante. Questa (per ora) misteriosa figura ha un collegamento col fatto che, a quanto sembra, nella cultura delle fatine il corvo riveste un’importanza simbolica maggiore rispetto ai draghi?

    [domando venia per la lunghezza del commento]

  91. 47 Eja

    Ho appena iniziato a leggerlo e sembra promettente. Inoltre, anche il solo fatto che sarà uno dei pochi libri editati in modo accurato che leggerò in tutta la mia vita è un incentivo in più! Piccola curiosità: quanto tempo hai impiegato a scriverlo e correggerlo?

  92. 46 Gamberetta

    @???.
    – Sull’incipit: l’avevo anche scritto un incipit con le esplosioni, ma faceva un brutto effetto “prologo” che non mi piaceva. La storia comincia con la litigata tra la fatina e il giornalista e non prima. Ciò non toglie che se mi viene in mente qualcosa di meglio senza essere forzato possa cambiare.
    – La puttana “francese”: la puttana francese è più di lusso di quella “liscia”. Però potrebbe anche andare bene togliere l’aggettivo. Così come potrei inserire altri dettagli del vestito, anche se mi pare di averne già messi troppi (visto che la fatina sa fin troppo bene come è conciata e non dovrebbe stare troppo a ricamarci).
    – Il testo di biologia: sì, è vagamente inforigurgitoso ma la frase è simpatica se applicata alla fatina e perciò credo valga la pena.
    – Il cerchietto: ecco qui proprio mi sfugge perché dovrebbe sembrare troppo moderno.

    In ogni caso erano tutte osservazioni giuste.

    Per S.M.Q. spero di riprendere il vecchio ritmo di un capitolo ogni due settimane. Per il romanzo di guerra invece ce n’è ancora per molto.

  93. 45 RedRose

    Sorpresa apprezzatissima! Davvero, è stato un piacere scoprire che si trattava di una tua fatica letteraria.
    Ho letto prima Laura, poi quanto pubblicato finora di S.M.Q. e infine questo (sì, proprio oggi e invece di studiare, mannaggia); sono una lettrice “ingenua” e non posso offrire giudizi critici di particolare acume, ma il mio gradimento è andato in crescendo. I tuoi sforzi per migliorare il tuo modo di scrivere sono evidenti, i risultati a mio vedere notevoli.
    Questo primo volume delle Assault Fairies è scivolato via con un ritmo invidiabile; al contrario di quanto mi è capitato con altre cose scritte da te non ho avuto problemi a seguire la storia anche nei cambi di scena.
    Tra le cose che mi hanno divertita di più ci sono il cimitero di fatine che snocciola Astride tra un ricordo e l’altro (fai un baffo a Nico e i suoi fratelli!) e i coniglietti tossicodipendenti tabagisti che popolano la noosfera.
    L’unica cosa che mi ha dato francamente un po’ fastidio è l’abuso dei diminutivi quando Astride pensa alle parti del suo corpo, ho visto che se ne è già parlato nei commenti. Trovo l’idea di avere un “pancino” un pochino leziosa per qualcuno di tanto addestrato e letale :)
    Detto questo, complimenti, e spero di poter leggere prima o poi il volume 2 :)

  94. 44 Rosses

    @Gamberetta: io l’ho trovato un po’ fastidioso. Se mi immergo nella mente della fatina mi viene spontaneo “riaggiustare” tutte le dimensioni dal suo punto di vista: la lattina di birra è troppo grande etc. Per vedere la sua mano come “piccola” devo tornare in un’ottica umana, dove la lattina è normale e la fatina piccolina.
    Poi il tuo ragionamento lo seguo benissimo, ma mentre leggo la mia sensazione è questa! ^^
    (comunque non ho letto lo spoiler perchè sono ancora ai primi capitoli, non so se mi sto perdendo il punto ^^)

  95. 43 PlatinumV

    Non dovevi farmelo! Adesso sono moralmente costretta a leggerlo! :-D
    Scherzo, lo leggo perché sono curiosa di avventurarmi nel primo romanzo di un genere nuovo! ^^
    V

  96. 42 Yami

    Ti ho scoperta grazie ad un link in un blog in cui ti denigravano. Divertita dagli stupidi commendi del blogger ai tuoi articoli ho deciso di fare un salto qui per “toccare con mano” e… sorpresa! Ho trovato un blog pieno di spunti e consigli utili, che nel giro di una settimana mi ha fatto capire quanto di merda scrivessi. Stavo giusto per rileggermi le cronache del mondo emerso, avendone un buon ricordo di quando le avevo lette anni fa. beh, mi hai salvato da un’atroce tortura, temo. Doppio grazie!

    Pur non avendo mai letto nulla di steampunk leggerò Assault Fairies, confidando nella bravura dimostrata nei manuali. potrebbe essere un buon inizio, in effetti… spero solo che le mie lacune non rendano difficile la lettura.
    vorrei approfittare per farti un paio di domande:
    Continuerai la serie dei manuali? Se si, quali saranno i prossimi argomenti? Hai mai letto I Lungavista di Robin Hobb? Battle Royale (parlo del libro, non del manga o del film) di koushun Takami? La Ruota del Tempo di Robert Jordan?
    I Lungavista e battle Royale sono i miei libri preferiti, ma La Ruota del Tempo è una martellata sugli occhi ad ogni pagina =.= vorrei sapere cosa ne pensi nel caso li abbia letti =)
    Saluti!

  97. 41 ???

    Scaricato. Causa tesi ho poco tempo per leggerlo, ma tra un mesetto rimedio. Già che ci sono ne approfitterò per esercitarmi nell’editing, dove devo migliorare. Intanto ho letto il primo capitolo e mi è piaciuto abbastanza: non ho mai letto di una fatina (così scorbutica fra l’altro) perciò l’ho trovato interessante nonostante la scena in se non sia sconvolgente (non c’è un inseguimento, un duello, la venuta del demonio, etc.).

    In particolare mi intriga questo:

    Un altro sorso. Le pareti della stanza si incurvano, arazzi di piume ricoprono i muri. Sul soffitto, i battenti del cancello dorato si socchiudono. Ancora poco e l’alcool mi condurrà nel Regno della Gioia.

    Potrebbe essere che l’alcool apra una porta verso un’altra dimensione? Spero di sì. E che la soglia venga attraversata più avanti.

    Quello che non mi è piaciuto:

    Il ragazzo spinge la levetta sulla pancia del registratore. Il quadrante si illumina di azzurro, la lancetta vibra e scatta verso destra. La puntina scende a sfiorare la superficie levigata del cilindro di cera. Il cilindro inizia a girare.
    «Il registratore è pronto, possiamo cominciare.»

    Mancanza di Hook nella prima frase. Primo paragrafo poco meglio.

    Una porcheria di cartapesta rosa con attaccate due lunghe molle che terminano in due cuoricini di latta. Ogni volta che muovo la testolina, i cuoricini si toccano e tintinnano: la risata cristallina di una fatina innamorata.

    So che questo non è il nostro ventesimo secolo, ma questo l’ho accettato meno che il giornale/telaio. Mi sembra troppo moderno per essere inizi Novecento.

    Il costume è un incrocio tra il vestito di una cameriera e quello di una puttana francese.

    Ok per la livrea da cameriera, ma com’è il vestito di una puttana francese? Diverso da quello di una puttana belga?

    Basta sfogliare un qualunque testo di biologia: le specie che allo stato naturale uccidono per divertimento si contano sulla punta delle dita. Le fatine sono tra queste.

    E’ un pensiero abbastanza naturale in quel momento, ma per com’è scritto lo trovo borderline infodump.

    Che ne pensi? Spero di esser stato utile. A più avanti per il resto.

    P.s. Domanda: S.M.Q. e l’altro romanzo come sono messi? Quanto tempo manca più o meno?

  98. 40 vania

    che bella sorpresa questo romanzo ^^
    ho iniziato a leggerlo stamattina in ufficio, che fatica chiudere il pdf e riprendere a lavorare.
    sembra veramente divertente, ora lo scarico e lo metto nel kindle così me lo posso leggere con calma.

    felicissima di sapere che riprenderai S.M.Q. :)

  99. 39 Gamberetta

    @Alex Frost. Il problema di usare costantemente il diminutivo è che ogni tanto venivano delle brutte rime, in più anche per esempio quando parli con un bambino usi normalmente il diminutivo ma in situazioni di tensione no. In certe scene stava male.
    Grazie per la segnalazione del refuso, me lo avevano detto anche via mail, ho appena corretto.

    @Azazel. Felice che il romanzo ti sia piaciuto. Il seguito penso sarà pronto non prima di un anno, a meno che decida di metterlo a puntate. Vedrò.

    @Unter den Linden.
    1. Ho pensato anche di metterlo in corsivo o tra virgolette, ma è sempre enfasi eccessiva, Astride disprezza i wunderkammer.
    2. Grazie della segnalazione del refuso, lo correggo.
    3. eh eh. ^_^
    4. Sì, l’originale è questo.
    L’ambiguità sul ricordo della ruota era voluta. Infatti anche la protagonista capisce solo alla fine di non essere “in diretta”.

  100. 38 Alex Frost

    Pagina 22:
    I serbati del lanciafiamme sono stati sganciati, sprofondano nel terreno viscido.

    Immagino sia serbatoi.

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