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Sandrone Dazieri e lo Show don’t Tell

Pubblicato da Gamberetta il 28 marzo 2013 @ 00:01 in Marciume | 21 Comments

Sandrone Dazieri è uno scrittore italiano di gialli. Ha pubblicato con Einaudi e Mondadori, per Mondadori ha svolto diversi incarichi, dal dirigere le collane dei libri per edicola a quelle dei libri per ragazzi. È lo scopritore del “talento” di G.L. D’Andrea e di Licia Troisi. È il tizio che sosteneva che i romanzi di Licia fossero originali e che non avessero bisogno di editing.
Mi hanno segnalato una sua intervista durante il programma di Rai4 “Mainstream”, andato in onda il 17 marzo scorso. La puntata completa è disponibile qui.

Dazieri dice stupidaggini da quando apre la bocca a quando finisce l’intervista, ma in particolare è da sottolineare quando Dazieri parla del suo lavoro di sceneggiatore:

Invece il cinema è l’opposto: tu devi usare la superficie per parlare dell’interno, e quindi, tutto quello che non è immagine, non ha spazio. Se tu vuoi rappresentare, non so, la tensione di un personaggio, non puoi dire “Questa persona è tesa”, in un romanzo lo puoi scrivere, “Lui era teso”, basta questo; invece se scrivi una sceneggiatura devi dire: “L’uomo si muove nervosamente”, “Fa una smorfia nervosa”, “Guarda, fa qualche cosa”, “Butta qualche cosa per terra”, devi tradurre in un gesto quella che è l’emozione. Tutto deve diventare superficie, questa è la grossa difficoltà, perché se sei abituato a scrivere per i romanzi questa cosa non ti entra, devi scrivere per immagini.

Certo che è difficile scrivere per immagini se sei abituato a scrivere da cani. La cosa triste, scoraggiante e al tempo stesso ridicola, è che lo “Show don’t Tell” non è una trovata recente, sono quasi trecento anni che è una tecnica narrativa nota. Eppure ecco Dazieri, con un’ingenuità degna della Gelmini quando pensava che ci fosse un tunnel dal Gran Sasso al CERN, scoprire che magari si può scrivere anche per immagini – ma per carità solo nelle sceneggiature, ché se scrivi “per i romanzi”(sic), va benissimo essere astratti e generici.
E non è che Dazieri sia un caso particolare: questo è il livello dei professionisti dell’editoria in Italia. Il livello della più completa ignoranza. Traetene le debite conclusioni.

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