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Recensione :: Film :: Stardust

Copertina di Stardust Titolo: Stardust
Regia: Matthew Vaughn

Anno: 2007
Nazione: USA, Gran Bretagna
Studio: Paramount Pictures
Genere: Fantasy, Avventura
Durata: 2 ore e 8 minuti

Lingua: Italiano
Distributore Italia: Universal Pictures

Finalmente sono andato a vedere Stardust. Avevo letto alcune recensioni del film, di cui una de Il Giornale che trasudava cattiveria gratuita, inutilmente in questo caso dato che il film è risultato molto meno brutto di quanto temessi.

La trama in sintesi.

Nell’Inghilterra dell’Ottocento c’è un villaggio chiamato Wall in onore del Muro “invalicabile” che lo separa dal regno magico di Stormhold. Nel villaggio di Wall vive Tristan, un giovane garzone perdutamente innamorato di Victoria, un’altezzosa borghesuccia interessata solo alla posizione sociale e al denaro. Per conquistare il cuore di Victoria e convincerla a sposarlo, Tristan le promette di portarle una stella cadente.
La stella cadente però non è un comune pezzo di roccia e ghiaccio, ma una ragazza di nome Yvaine, precipitata dal cielo a causa dell’amuleto del defunto Re di Stormhold. Tristan per scortare la “stella” fino all’amata Victoria sarà costretto a proteggerla dalle brame della crudele strega Lamia, che vuole divorarle il cuore, e del principe Primus che ha bisogno della gemma che lei porta addosso per diventare Re… e magari anche divorarle il cuore, perché no?

Il film presenta molte scene divertenti, con dialoghi piacevoli e personaggi particolari, come la capra tramutata in uomo (non molto beee-ne) o Capitan Shakespeare, il pirata gay interpretato da un grande Robert De Niro: la scena in cui si veste da donna e danza coi ventagli vale la visione del film da sola.
Il nome stesso, Shakespeare (Scuotilancia), è un evidente riferimento all’onanismo.

Arr, ho sempre sognato di servire sotto un capitano simile: rigido con il suo equipaggio quando serve e dove serve, ma allo stesso tempo sensibile e gentile. Pure qua sulla Barca dei Gamberi abbiamo un barile col buco dove l’equipaggio (rigorosamente maschile!) fa i turni per sorteggio e, chissà perché!, capita sempre al giovane mozzo dalle chiappe vellutate. Arr!

La nave volante del capitano non è il colmo del realismo, in particolare per quanto riguarda la manovrabilità (è un dirigibile, non può fare quelle cose!), ma poco importa: l’idea dei pescatori di fulmini che li attirano con le reti metalliche della nave è abbastanza folle e fantasiosa da riscattare ampiamente tutta la bizzarra nave volante.
Altro che le navi volanti di Terry Brooks coi cristalli magici di propulsione: questo incrocio tra un veliero e un dirigibile è molto più carismatico!


Yvaine e Tristan


I tre principi superstiti


Capitan Shakespeare insegna la scherma a Tristan


La nave volante vira verso la città

Michelle Pfeiffer è perfetta nel ruolo di Lamia, la strega che diventa sempre più vecchia ogni volta che usa la magia: era un sex-symbol ai tempi di Ladyhawk, vent’anni fa, e ormai deve fare i conti da tempo con l’avvicinarsi dei cinquant’anni! Interpreta la strega frustrata dalla perdita della bellezza con abilità e ironia. La scena in cui usa la magia per sistemarsi le rughe e le cascano le tette è geniale!

Tutti gli attori si comportano in modo più che accettabile, se non ottimo, a differenza di altri film (non solo fantasy) dove anche la recitazione lasciava molto a desiderare. I Principi, sia da vivi che da deceduti, sono personaggi che si guadagnano per bene lo spazio che ricevono: in particolare i fantasmi, fenomenali nel loro ruolo di perdenti sfigati!

I paesaggi meravigliosi sono stati rovinati, per quanto mi riguarda, dall’aver voluto a tutti i costi copiare le vedute aeree in stile Signore degli Anelli. Quelle poche scene panoramiche non c’entravano niente col resto delle inquadrature e non mi sono piaciute.

La storia, per quanto divertente, è un po’ troppo fiabesca e semplicistica. Il tutto si riduce a una specie di grande inseguimento senza troppe complicazioni e con tante coincidenze “fortunate” come i pirati che arrivano proprio quando serve o la strega che sul finale può benissimo uccidere Tristan, ma gli lascia una chance di sopravvivere (SIGH, che tristezza!).

L’idea che il protagonista possa diventare un maestro di scherma in meno di una settimana (in due o tre giorni, credo) è completamente fuori da ogni logica o, come direbbero altri meno gentili di me, è una fastidiosa stronzata. Non serve nemmeno scendere nel dettaglio che si è allenato a combattere con lo stocco contro il capitano e poi si trova in mano successivamente una spada corta e larga che per blanciamento, allungo e modalità d’uso non c’entra niente (SIGH!)… in fondo lui è diventato un campione e sa maneggiare ogni spada! Perlomeno hanno avuto il buon gusto di farlo sconfiggere in corpo a corpo dalla vecchia megera, che mulina mannaie come un’ossessa.

Il film è un’adattamento cinematografico del romanzo omonimo di Neil Gaiman che sfortunatamente non ho ancora letto, ma di cui ho sentito molti elogi. Partendo dal presupposto che i film siano più brutti mediamente dei libri da cui sono tratti e considerando che questo film non era niente male, posso immaginare che Stardust sia davvero un romanzo che può valer la pena leggere.

Nell’insieme un film gradevole i cui pregi superano i pochi fastidiosi difetti: una favola equilibrata che sconfigge su tutti i fronti certe porcherie cinematografiche come Star Wars: La Minaccia Fantasma o Eragon.

Trailer italiano di Stardust

Approfondimenti:

bandiera EN Stardust su IMDB
bandiera EN Stardust (il film) su Wikipedia Inglese
bandiera EN Stardust (il romanzo) su Wikipedia Inglese

Giudizio:

Molte scene divertenti… +1 -1 …ma troppo lungo!
Personaggi ben caratterizzati. +1 -1 Storia un po’ troppo semplice e fiabesca, con l’eroe che diventa un maestro di scherma in tempi da record…
Robert De Niro è un Pirata Gay! +1 -1 Pessimo scontro finale.
Bellissimi paesaggi e ottimi effetti speciali +1
La famiglia reale coi fantasmi dei pretendenti al trono! +1

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Recensione :: Romanzo :: Amazon

5908.jpg Titolo originale: Amazon
Autore: Gianluigi Zuddas

Anno: 1998
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Casa Editrice: Nord
Collana: Fantacollana
Genere: Heroic Fantasy

Pagine: 260 (brossura)
Prezzo in lire: 22000 lire
Prezzo in euro: 10-14 euro

Quella che ho letto è l’ultima edizione disponibile del libro Amazon, rivista e corretta dall’autore appositamente per la nuova pubblicazione a vent’anni dall’esordio del ciclo delle amazzoni (la prima edizione è del 1978). Purtroppo anche questa edizione del 1998 è ormai fuori catalogo e reperibile con molta fortuna su siti di aste o presso i negozi specializzati in collezionismo. Sui classici IBS, Bol e Unilibro o non appare o è segnato come “non disponibile”.
Biblioteche pubbliche, eBay e Delos Store sono stati finora gli unici luoghi in cui l’ho visto.

La quarta di copertina:

Diecimila anni or sono, come è ben noto, il bacino del Mediterraneo si riduceva all’enorme lago conosciuto come Mare Interno, e sulle sue coste – nonché sulle sue numerose isole – la fauna umana presentava alcune differenze con quella che oggi ne calpesta le dorate spiagge. Nell’isola di Kos, per fare un esempio, il dominio dell’Argone (che predilige gli uomini-cavallo) è subordinato al potere dei Preti del Gelo, capaci di scatenare bufere grazie alla loro forza mentale, mentre in quel di Coralyne la Diaconessa Lugunda imbandisce Banchetti dei Profumi dove i commensali più colti parlano solo in Lingua Incomprensibile, e nel Palazzo reale di Nedda alcuni sacerdoti cercano di capire lo strano funzionamento di un quintetto di antichi gong che hanno la facoltà di scaraventare in luoghi lontani chiunque capiti fra le loro vibrazioni… Aggiungiamo che fra questi gong vengono a trovarsi due bellicose amazzoni impegnate in una missione di spionaggio, e a questo punto non resterà altro che godersi le loro avventure nel gustosissimo mondo Sword and Sorcery che la sbrigliata fantasia di Gianluigi Zuddas ha saputo creare, a metà strada fra gli esempi di certi illustri precedenti angloamericani e una vena personale di salutare dissacrazione.

Cominciamo fornendo qualche cenno sull’autore.
Gianluigi Zuddas, classe 1943, traduttore tra le tante cose anche del ciclo di Solomon Kane (il ciclo howardiano che preferisco) e scrittore di vari romanzi e racconti, ha smesso di scrivere nuove opere da quasi vent’anni per dedicarsi a tempo pieno alle traduzioni. Un professionista che già dall’intervista su Fantascienza.com e dal poco che ho letto mi è subito risultato simpatico. Si tratta comunque di una simpatia a posteriori rispetto alla lettura di Amazon: se il libro non mi fosse piaciuto dubito che mi sarei preso la briga di scoprire di più sul suo conto.

E’ interessante vedere come la Wikipedia italiana lo trascuri, dandogli solo una striminzita riga d’articolo, mentre quella inglese si degna si regalargli una doverosa paginetta, seppure incompleta.
La stessa wikipedia inglese sotto Scrittori Fantasy Italiani non riporta però i nomi di autori come Licia Troisi e Andrea D’Angelo, che oserei dire siano piuttosto famosi in Italia per quanto riguarda il Fantasy.
Zuddas sì e loro no. Mah, misteri di Wikipedia!
Mi sembra interessante far notare questo “wiki squilibrio” per ricordare che i lavori di Zuddas non hanno mai avuto in patria la dovuta attenzione che meritavano, nonostante i premi vinti, e che perfino dal lato “wiki” si trovano più informazioni in inglese che non nella nostra lingua.
Provvederò prossimamente ad ampliare l’articolo italiano, quantomeno per portarlo in pari con quello redatto nell’idioma della perfida Albione.

Passiamo al romanzo.
Amazon è un libro ricco di pregi, ma non esente da alcuni difetti che ne limitano parzialmente la godibilità.
I pregi sono la semplicità e la scorrevolezza del linguaggio, privo di tutti quei fronzoli descrittivi inutili che tanti autori italiani amano infilare nelle frasi. Ha uno stile diretto, chiaro, esplicito ed essenziale. Ombra di Lancia, Goccia di Fiamma e Shalla sono personaggi non troppo psicologicamente complessi, ma divertenti e ben caratterizzati che usano un linguaggio credibile e hanno reazioni plausibili alle situazioni in cui finiscono coinvolte.
L’ambientazione è originale e fantasiosa, lontana degli standard tolkieniani e immune all’influenza dei soliti cliché, complice forse il periodo in cui è stato scritto il libro (non c’era ancora stato il boom del fantasy alla D&D) o forse no. Personalmente credo che Zuddas non si sarebbe mai fatto influenzare dal folklore D&Desco che affligge la concezione del fantasy di tanti giovani, nemmeno se avesse scritto quel libro al giorno d’oggi, perché è un autore che si e’ sempre dimostrato deliziosamente originale.

Il fantasy di Amazon è un Heroic Fantasy ironico e avventuroso in cui la magia ricopre un ruolo di supporto rispetto allo svolgimento della trama, senza essere mai “davvero invasiva”, per quanto sia comunque presente e fondamentale. Gli strani marchingegni tecnologici del folle inventore Uko Gormirane, quel genere di bizzarra tecnologia a vapore che è più “magia” che tecnologia reale, risultano più divertenti delle classiche diavolerie magiche come palle di fuoco, spade incantate e navi volanti che appaiono in tante opere fantasy.

I principali difetti del libro sono la flebile trama e il finale troppo improvviso.
La trama è quasi inconsistente, tanto che il romanzo intero si riduce a un susseguirsi di avventure in giro per lo strano mondo mediterraneo grazie al Gong magico che sbalza le amazzoni qua e là (è un po’ riduttiva come descrizione, ma il nocciolo è questo).
Niente di male se non fosse che lo stesso finale, in assenza di una trama solida, arriva in modo piuttosto brusco al termine dell’ennesima avventura non troppo diversa dalle altre: la sensazione è che il libro sia finito, ma che allo stesso tempo non sia finito, come se alla propria copia mancassero per un errore di stampa quel capitolo o due in più necessari per concludere la storia in modo più significativo.

Le stesse avventure delle amazzoni, per quanto fantasiose e divertenti, si risolvono spesso in modo troppo semplice per cui non mi è capitato di pensare che la vita delle protagoniste fosse davvero in pericolo (tranne una volta, quando Shalla sta per essere scuoiata viva) e che magari una di loro non sarebbe arrivata alla fine della storia. La sensazione generale era che ogni sfida fosse alla loro altezza: questo ha tolto parecchia suspense.
Per fare un esempio nei libri di Bernard Cornwell dedicati al fuciliere Sharpe mi è capitato più volte di dubitare che il protagonista potesse sopravvivere (o che magari finisse mutilato), nonostante sapessi benissimo che erano già usciti altri titoli della stessa serie. Lo stesso mi è successo regolarmente coi libri di Andy McNab sul mercenario Stone, mentre in Amazon questo “dubbio” tendenzialmente non mi è passato per la mente.
Voglio sottolineare però che lo stile narrativo ricco di azione e il tono scanzonato dell’opera sono più che sufficienti a rendere gradevolissima la lettura, nonostante quanto appena scritto sulla mancanza di reale suspense.

Per meglio descrivere lo stile della Heroic Fantasy di Zuddas citerò direttamente alcune sue frasi tratte da un’intervista recente (vedi links in fondo alla recensione).

L’heroic fantasy l’ho scoperta leggendo Sinhue l’Egiziano, di Mika Waltari. Quel romanzo è un genere di heroic fantasy molto basata su una realtà storica. Anche l’Iliade e l’Odissea sono heroic fantasy. Da lì è nata la mia antipatia per la fantasy alla Tolkien, troppo distaccata dalla realtà del pianeta Terra, e per tutti quei generi di fantasy pieni di elfi, maghi, incantesimi e principesse in pericolo, che sanno troppo di favole per bambini. Il mago che fa un incantesimo mi lascia freddo. Ma il truffatore vestito da mago che soffia il fumo con una peretta dentro la sfera di cristallo, e poi fa entrare in scena l’assistente travestito da demone, be’, questo invece mi diverte molto.
[...]
Basti pensare alle gigantesche pseudo-piramidi che stanno venendo alla luce proprio ora presso Sarajevo. La realtà si dimostra molto più affascinante e sconvolgente della fantasia. Inoltre la fantasy comincia addirittura da Omero, non è una creatura americana come la SF classica, e quindi l’ho sempre sentita come un campo letterario appartenente anche a noi italiani.

Zuddas è un narratore che compete alla pari con alcuni dei migliori autori fantasy stranieri (Gemmell, Martin…) e ne sbaraglia senza problemi una gran parte (R.A.Salvatore, Weis & Hickman, Eddings…), confermando che non è la nazionalità a fare il buon autore, ma l’Abilità.
Zuddas è Bravo: tanti altri autori italiani o stranieri non lo sono altrettanto.

Per concludere Amazon è complessivamente un bel libro che proprio perché bello acquista due ulteriori “difetti”:

  • l’autore ha smesso di scrivere, quindi non ci darà nessuna nuova storia altrettanto bella in futuro;
  • Amazon non è di facile reperimento (vedi più sotto il link al Delos Store per l’acquisto) essendo ormai fuori catalogo.

Azzo.gif


Approfondimenti:
bandiera IT Intervista del 7 gennaio 2007 a Gianluigi Zuddas
bandiera EN Gianluigi Zuddas sulla Wikipedia inglese
bandiera IT Le Amazzoni (quelle greche) su wikipedia
bandiera IT Il libro su Delos Store

Giudizio:

Azione! Azione! Azione! +1 -1 E’ tutto un susseguirsi di avventure strampalate che lasciano in secondo piano la (flebile) trama
Personaggi e situazioni divertenti +1 -1 Le situazioni si risolvono in modo troppo semplicistico
Stile semplice, chiaro e coinvolgente +1 -1 Il finale non sembra un finale
Fantasioso in modo originale +1  
Linguaggio e sesso utilizzati in ottimo modo, senza volgarità inutili +1  

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Claymore :: episodi 7 e 8

Teresa e Claire arrivano in una nuova città coperte dalla testa ai piedi per non farsi riconoscere, come delle brave donne islamiche sottomesse. Peccato non indossino il burqa: l’effetto sacco dell’immondizia mi entusiasma sempre!
Ma il travestimento dura poco perché Teresa svela subito la sua natura di Claymore per ammazzare uno Yoma che terrorizza i poveracci del paese. Uccisione gratuita, al di fuori delle regole del Sindacato… serva dei padroni! KRUMIRA!
Le due vengono ospitate in un albergo di lusso dalla popolazione riconoscente. Teresa è sotto shock perché le hanno detto “grazie”, il che puoi farci intuire ancora di più che genere di stronza fosse prima di incontrare Claire. Comunque che in un mondo così merdoso e sottosviluppato tutte le case siano eleganti edifici in pietra non mi suona molto bene, ma vabbé sorvoliamo… in fondo questi sfondi coi palazzi mi piacciono.

Sulle tracce di Teresa ci sono le Claymore numerate da 2 a 5: Priscilla, Irene, Sofia e Noel.
Irene è una spadaccina incredibilmente rapida, disegnata con tratti che ricordano un’elfa (orecchie appuntite, lineamenti aguzzi, occhi a mandorla). Sofia e Noel, l’una dotata di una forza fisica mostruosa e l’altra di un’agilità incredibile, ci mostrando l’enorme differenza caratteriale tra la Claymore Claire e le sue colleghe: mentre Claire è una frigida asociale, le sue colleghe sono delle squilibrate primedonne con un gran caratteraccio!
Priscilla, addirittura, è una ragazzina mentalmente fragile, una novellina facile al pianto, le cui capacità di “mezza yoma” sono però tanto grandi da renderla estremamente pericolosa anche con così poca esperienza sul campo.

Irene
Irene, sotto una pioggia di sangue di Yoma!

Senza alcun problema il quartetto rintraccia l’albergo in cui si trova Teresa e danno inizio a un duello in città, demolendo le facciate dei palazzi a furia di colpi! Nessuno riesce a trattenere l’enorme forza di Teresa del Sorriso che senza troppi problemi riduce all’impotenza Priscilla e ferisce gravemente le altre tre avversarie. Teresa sa di dover uccidere Priscilla perché è l’unica che ha le potenzialità per poter diventare veramente pericolosa. Dopo alcuni secondi decide però di risparmiarla: Teresa è divenuta troppo “umana” per uccidere a sangue freddo una ragazzina che piange terrorizzata ai suoi piedi.

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Gli edifici stanno letteralmente tremando per lo scontro.

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Nessuno può sconfiggere Teresa del Sorriso!

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Irene con il trapezio affettato…

Teresa se ne va, portandosi dietro la piccola Claire. Irene è riuscita a darsi un’aggiusta e raggiunge Priscilla per cercare di farla rialzare e ordinare la ritirata, ma lei non la ascolta: resa folle dall’umiliazione subita ha deciso di uccidere Teresa subito, a costo di dover liberare così tanto yoki da Risvegliarsi (ovvero diventare completamente yoma).
Priscilla insegue Teresa e la affronta fuori dalla città, sotto lo sguardo allibito delle tre colleghe che la vedono un po’ per volta trasformarsi in un mostro, ma anche liberare tutto quello yoki non è sufficiente per vincere… pausacaffe.gif

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Non era bella nemmeno prima, ma ora Priscilla fa proprio schifo.

Stop. Non vi dico il resto per non rovinarvi il finale.
Se proprio volete leggerlo dovete aprire lo spoiler qui sotto, ma vi suggerisco di non farlo e di godervi da soli il colpo di scena della puntata numero otto e l’inizio della nove.
Mostra spoiler ▼


La serie finalmente inizia a ingranare.
Dopo i primi sei episodi introduttivi finalmente con queste due puntate si inizia a entrare per bene nella storia scoprendo nuove Claymore, vedendo affettamenti vari e gustandoci il primo Risvegliato!
Bello, mi sta piacendo: non è ai livelli di Death Note, ma per i miei gusti è meglio della prima serie di Zero no Tsukaima, nonostante manchino le grosse tette di Kirche…

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Claymore :: episodi da 2 a 6

Ci sono alcuni anime che impiegano qualche puntata per ingranare il ritmo (puntate di presentazione, diciamo) e ce ne sono altri che ti buttano nel pieno della trama principale da subito. Un esempio del primo tipo è Full Metal Alchemist, un esempio del secondo è Death Note.
Entrambi bellissimi per me, seppure tanto diversi, ma se devo scegliere preferisco decisamente il secondo tipo di approccio narrativo.
Claymore è del primo tipo e le puntate da 1 a 6 fungono da presentazione: vediamo in azione Claire con il fedele Raki al seguito e infine incontriamo un’altra claymore anomala che adotta una bambina orfana.

Nella puntata numero due si scopre che non solo le claymore sono mezze yoma, ma che la metà yoma può uscire fuori controllo trasformandole completamente in demoni con l’hobby del mangiare budella. Quando una claymore sta per trasformarsi invita un’amica ad ammazzarla.
Fico, proprio un bel regalino da fare alla propria amichetta d’infanzia.
Suppongo che per un giapponese sia normale questa roba, ma a me sembra una gran cagata dover coinvolgere un’amica per farsi ammazzare: in questi casi si tirano fuori le palle e ci si suicida da soli, come la tradizione classica e occidentale prescrive!
Stupide scimmie gialle, sempre così melodrammatiche… pausacaffe.gif

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“Ciao, non ci vediamo dal tempo della scuola! Mi ammazzi?”

Le puntate tre e quattro ci mostrano la Città Santa (Rabona), dove gli impuri mezzi-yoma non possono entrare. Peccato che abbiano un intero yoma purosangue nel Duomo, a banchettare con le budella di preti e frati. Un vero mangiapreti, altro che Peppone!

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Sindaco Bottazzi, impari dallo yoma!

Vi risparmio i dettagli per non rovinarvi la storia, basti sapere che saltellano e si sforacchiano senza alcun rispetto per il buon senso e le leggi fisiche, come succede in quasi tutti gli anime d’azione: occasione sprecata per rendersi diversi con un po’ di sano, trucido realismo. Alla fine della lotta Claire sta per trasformarsi in uno yoma a causa dei poteri utilizzati in quantità eccessiva e chiede a un soldato di ucciderla, ma l’amore incondizionato di Raki la salva: gran luce azzurra, gran vento, penitenziagite!, arriva il miracolo. Decisamente scontato! Azzo.gif

Interpretazione alternativa: Claire pensava di stare per morire, invece doveva solo scoreggiare. E’ successo anche a me: pensi che qualcosa ti stia dilaniando dall’interno, invece è solo gas!

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“Raki… temo di aver sgommato le mutande.”

Nelle puntate quattro e cinque incontriamo una nuova claymore: la terribile Teresa del Sorriso, la più potente macella-yoma dell’organizzazione. Bel personaggio, migliore di Claire secondo me, più caratterizzato. Alla domanda di un capovillaggio su cosa succede se non dovessero pagare l’addetto dell’organizzazione, lei risponde che solitamente i villaggi che non pagano finiscono invasi dagli yoma in breve tempo. Una vera mafiosa.
Teresa in un villaggio incontra una bambina utilizzata come (si intuisce) giocattolo sessuale di uno yoma che ha appena ucciso. La ragazzina le si affeziona e, nonostante i calci e le minacce, decide di seguirla. E’ una ragazzina traumatizzata dagli abusi che, curiosa coincidenza, si chiama proprio Claire! Facendo due più due con quanto visto in precedenza, direi proprio che è la claymore Claire da bambina, ma non ci giuro. Suppongo che si scoprirà in poco tempo se è così.
Teresa alla fine decide di prendere Claire con sé, per timore che si ammazzi a seguirla da sola, e l’affida a un capovillaggio per poi riprenderla con sé dopo un tragico contrattempo.

In queste due puntate scopriamo che le claymore non possono uccidere gli umani: se lo fanno vengono braccate ed eliminate dalla Cupol… ops, dall’organizzazione. Sfortunatamente Teresa per proteggere la ragazzina è costretta a uccidere parecchi umani… benvenuta ufficialmente nel paese della Merda Fino al Collo, Teresa del Sorriso!
Curioso che gli Uomini in Nero dell’organizazzione sappiano sempre dove sono e cosa stanno facendo esattamente le loro sottoposte: avranno mica i satellite spia? TFR3.gif

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Teresa del Sorriso, faccia da stronza e carattere conforme!

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Claire smerdata di sangue di yoma…

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…e Claire precipitata da un costone roccioso.
Si, è perfino più sfigata di Raki!

Belle puntate, ritmo non molto alto, ma tutte gradevoli nonostante alcune pecche (armature poco realistiche, scontri da fumettone pieni di pause e chiacchere inutili…) che però rientrano nella normalità della stranezza degli anime. Certo che con sfondi così belli è proprio un pugno in un occhio vedere tanta trascuratezza nella cura delle armature mostrate, ma vabbé…

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Claymore :: episodio 1

Arr, mi sono appena imbattuto in un bel mucchio di gamberetti tutti da sgusciare: gli episodi dell’anime Claymore.

L’ambientazione è medievaleggiante, con forti connotazioni Dark Fantasy.
La gente, da quanto ho capito nel primo episodio, vive in “città-stato” seminate in giro per un mondo infestato dai demoni (Yoma). Dato che non hanno ancora inventato i siti porno, gli Yoma non sanno come passare il tempo e in assenza di campi da golf hanno deciso di mangiare le budella della gente. TFR3C.png
E’ un hobby come un altro, ma qualcuno non è d’accordo: i proprietari delle budella. I soliti reazionari!. Questi noiosi proprietari-di-budella però hanno un grosso problema: i simpatici Yoma hanno la capacità di assumere l’aspetto di comuni esseri umani, per cui è impossibile riconoscerli!

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Lo Yoma vuole solo mangiare le tue budella, suvvia, non fare il pidocchio!

Ecco qui che intervengono le Claymore, frigide donzelle dagli occhi grigi capaci di individuare l’aura del demone semplicemente “annusandola” (o vedendola, non mi è chiaro ancora) perché la loro stessa natura è per metà demoniaca.
Il nome Claymore, affibbiato loro dai proprietari-di-budella, deriva dallo spadone che si portano dietro per affettare i demoni.
Essendo donne non fanno nulla gratuitamente: le uccisioni dei demoni devono essere pagate a un apposito addetto dell’Organizazzione che viene a riscuotere a missione conclusa. Non viene rivelato se questo signore rilasci o meno fattura, ma data la fama piuttosto losca delle Claymore temo che facciano tutto in nero. fear.gif

Nella prima puntata vediamo Claire (la Claymore) affrontare un demone che banchetta con le budella nel villaggio di Raki, un ragazzino sfigato come pochi altri. Nonostante la sua connaturata frigidità di claymore, Claire si impietosisce per Raki (orfano, traumatizzato e pure esiliato) e decide di portarlo con sé. Non sono sicuro che portare un ragazzino a caccia di demoni invece di affidarlo come garzone sottopagato al taverniere si possa considerare “generosità”, ma forse nella mente deviata di Claire lo è. TFR29D.gif

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La frigida Claire con il fidato spadone (evidente simbolo fallico).

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Raki, il poveraccio dell’episodio: lui esiste per farvi sentire meno sfigati!

Questo primo episodio apre la serie piuttosto bene, invogliando la visione del successivo e stimolando la curiosità nei confronti del mondo proposto.
Bella sigla di apertura e chiusura. Ottimi sfondi, particolarmente dettagliati. Sangue a fiumi e donzelle agghindate come se dovessero battere i marciapiedi che macellano mostri-mangia-budella.
Niente male davvero: guarderò volentieri i prossimi episodi!

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