Archivio Autore 'Capitan Gambero'

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  2. Recensione :: Romanzo :: Amazon
  3. Claymore :: episodi 7 e 8
  4. Claymore :: episodi da 2 a 6
  5. Claymore :: episodio 1
  6. Recensione :: Film :: Thank you for smoking
  7. Recensione :: Romanzo :: L'ultima profezia
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  10. Recensione :: Romanzo :: Anharra - Il trono della follia
  11. Arr, Capitan Gambero è qui!
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  13. Pescatori di Gamberi
  14. La Barca salpa!
  15. Info sui Gamberi Fantasy

Recensione :: Film :: Stardust

Copertina di Stardust Titolo: Stardust
Regia: Matthew Vaughn

Anno: 2007
Nazione: USA, Gran Bretagna
Studio: Paramount Pictures
Genere: Fantasy, Avventura
Durata: 2 ore e 8 minuti

Lingua: Italiano
Distributore Italia: Universal Pictures

Finalmente sono andato a vedere Stardust. Avevo letto alcune recensioni del film, di cui una de Il Giornale che trasudava cattiveria gratuita, inutilmente in questo caso dato che il film è risultato molto meno brutto di quanto temessi.

La trama in sintesi.

Nell’Inghilterra dell’Ottocento c’è un villaggio chiamato Wall in onore del Muro “invalicabile” che lo separa dal regno magico di Stormhold. Nel villaggio di Wall vive Tristan, un giovane garzone perdutamente innamorato di Victoria, un’altezzosa borghesuccia interessata solo alla posizione sociale e al denaro. Per conquistare il cuore di Victoria e convincerla a sposarlo, Tristan le promette di portarle una stella cadente.
La stella cadente però non è un comune pezzo di roccia e ghiaccio, ma una ragazza di nome Yvaine, precipitata dal cielo a causa dell’amuleto del defunto Re di Stormhold. Tristan per scortare la “stella” fino all’amata Victoria sarà costretto a proteggerla dalle brame della crudele strega Lamia, che vuole divorarle il cuore, e del principe Primus che ha bisogno della gemma che lei porta addosso per diventare Re… e magari anche divorarle il cuore, perché no?

Il film presenta molte scene divertenti, con dialoghi piacevoli e personaggi particolari, come la capra tramutata in uomo (non molto beee-ne) o Capitan Shakespeare, il pirata gay interpretato da un grande Robert De Niro: la scena in cui si veste da donna e danza coi ventagli vale la visione del film da sola.
Il nome stesso, Shakespeare (Scuotilancia), è un evidente riferimento all’onanismo.

Arr, ho sempre sognato di servire sotto un capitano simile: rigido con il suo equipaggio quando serve e dove serve, ma allo stesso tempo sensibile e gentile. Pure qua sulla Barca dei Gamberi abbiamo un barile col buco dove l’equipaggio (rigorosamente maschile!) fa i turni per sorteggio e, chissà perché!, capita sempre al giovane mozzo dalle chiappe vellutate. Arr!

La nave volante del capitano non è il colmo del realismo, in particolare per quanto riguarda la manovrabilità (è un dirigibile, non può fare quelle cose!), ma poco importa: l’idea dei pescatori di fulmini che li attirano con le reti metalliche della nave è abbastanza folle e fantasiosa da riscattare ampiamente tutta la bizzarra nave volante.
Altro che le navi volanti di Terry Brooks coi cristalli magici di propulsione: questo incrocio tra un veliero e un dirigibile è molto più carismatico!


Yvaine e Tristan


I tre principi superstiti


Capitan Shakespeare insegna la scherma a Tristan


La nave volante vira verso la città

Michelle Pfeiffer è perfetta nel ruolo di Lamia, la strega che diventa sempre più vecchia ogni volta che usa la magia: era un sex-symbol ai tempi di Ladyhawk, vent’anni fa, e ormai deve fare i conti da tempo con l’avvicinarsi dei cinquant’anni! Interpreta la strega frustrata dalla perdita della bellezza con abilità e ironia. La scena in cui usa la magia per sistemarsi le rughe e le cascano le tette è geniale!

Tutti gli attori si comportano in modo più che accettabile, se non ottimo, a differenza di altri film (non solo fantasy) dove anche la recitazione lasciava molto a desiderare. I Principi, sia da vivi che da deceduti, sono personaggi che si guadagnano per bene lo spazio che ricevono: in particolare i fantasmi, fenomenali nel loro ruolo di perdenti sfigati!

I paesaggi meravigliosi sono stati rovinati, per quanto mi riguarda, dall’aver voluto a tutti i costi copiare le vedute aeree in stile Signore degli Anelli. Quelle poche scene panoramiche non c’entravano niente col resto delle inquadrature e non mi sono piaciute.

La storia, per quanto divertente, è un po’ troppo fiabesca e semplicistica. Il tutto si riduce a una specie di grande inseguimento senza troppe complicazioni e con tante coincidenze “fortunate” come i pirati che arrivano proprio quando serve o la strega che sul finale può benissimo uccidere Tristan, ma gli lascia una chance di sopravvivere (SIGH, che tristezza!).

L’idea che il protagonista possa diventare un maestro di scherma in meno di una settimana (in due o tre giorni, credo) è completamente fuori da ogni logica o, come direbbero altri meno gentili di me, è una fastidiosa stronzata. Non serve nemmeno scendere nel dettaglio che si è allenato a combattere con lo stocco contro il capitano e poi si trova in mano successivamente una spada corta e larga che per blanciamento, allungo e modalità d’uso non c’entra niente (SIGH!)… in fondo lui è diventato un campione e sa maneggiare ogni spada! Perlomeno hanno avuto il buon gusto di farlo sconfiggere in corpo a corpo dalla vecchia megera, che mulina mannaie come un’ossessa.

Il film è un’adattamento cinematografico del romanzo omonimo di Neil Gaiman che sfortunatamente non ho ancora letto, ma di cui ho sentito molti elogi. Partendo dal presupposto che i film siano più brutti mediamente dei libri da cui sono tratti e considerando che questo film non era niente male, posso immaginare che Stardust sia davvero un romanzo che può valer la pena leggere.

Nell’insieme un film gradevole i cui pregi superano i pochi fastidiosi difetti: una favola equilibrata che sconfigge su tutti i fronti certe porcherie cinematografiche come Star Wars: La Minaccia Fantasma o Eragon.

Trailer italiano di Stardust

Approfondimenti:

Sito Italiano del film
Stardust su IMDB
Stardust (il film) su Wikipedia Inglese
Stardust (il romanzo) su Wikipedia Inglese

Giudizio:

Molte scene divertenti… +1 -1 …ma troppo lungo!
Personaggi ben caratterizzati. +1 -1 Storia un po’ troppo semplice e fiabesca, con l’eroe che diventa un maestro di scherma in tempi da record…
Robert De Niro è un Pirata Gay! +1 -1 Pessimo scontro finale.
Bellissimi paesaggi e ottimi effetti speciali +1
La famiglia reale coi fantasmi dei pretendenti al trono! +1

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Recensione :: Romanzo :: Amazon

5908.jpg Titolo originale: Amazon
Autore: Gianluigi Zuddas

Anno: 1998
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Casa Editrice: Nord
Collana: Fantacollana
Genere: Heroic Fantasy

Pagine: 260 (brossura)
Prezzo in lire: 22000 lire
Prezzo in euro: 10-14 euro

Quella che ho letto è l’ultima edizione disponibile del libro Amazon, rivista e corretta dall’autore appositamente per la nuova pubblicazione a vent’anni dall’esordio del ciclo delle amazzoni (la prima edizione è del 1978). Purtroppo anche questa edizione del 1998 è ormai fuori catalogo e reperibile con molta fortuna su siti di aste o presso i negozi specializzati in collezionismo. Sui classici IBS, Bol e Unilibro o non appare o è segnato come “non disponibile”.
Biblioteche pubbliche, eBay e Delos Store sono stati finora gli unici luoghi in cui l’ho visto.

La quarta di copertina:

Diecimila anni or sono, come è ben noto, il bacino del Mediterraneo si riduceva all’enorme lago conosciuto come Mare Interno, e sulle sue coste - nonché sulle sue numerose isole - la fauna umana presentava alcune differenze con quella che oggi ne calpesta le dorate spiagge. Nell’isola di Kos, per fare un esempio, il dominio dell’Argone (che predilige gli uomini-cavallo) è subordinato al potere dei Preti del Gelo, capaci di scatenare bufere grazie alla loro forza mentale, mentre in quel di Coralyne la Diaconessa Lugunda imbandisce Banchetti dei Profumi dove i commensali più colti parlano solo in Lingua Incomprensibile, e nel Palazzo reale di Nedda alcuni sacerdoti cercano di capire lo strano funzionamento di un quintetto di antichi gong che hanno la facoltà di scaraventare in luoghi lontani chiunque capiti fra le loro vibrazioni… Aggiungiamo che fra questi gong vengono a trovarsi due bellicose amazzoni impegnate in una missione di spionaggio, e a questo punto non resterà altro che godersi le loro avventure nel gustosissimo mondo Sword and Sorcery che la sbrigliata fantasia di Gianluigi Zuddas ha saputo creare, a metà strada fra gli esempi di certi illustri precedenti angloamericani e una vena personale di salutare dissacrazione.

Cominciamo fornendo qualche cenno sull’autore.
Gianluigi Zuddas, classe 1943, traduttore tra le tante cose anche del ciclo di Solomon Kane (il ciclo howardiano che preferisco) e scrittore di vari romanzi e racconti, ha smesso di scrivere nuove opere da quasi vent’anni per dedicarsi a tempo pieno alle traduzioni. Un professionista che già dall’intervista su Fantascienza.com e dal poco che ho letto mi è subito risultato simpatico. Si tratta comunque di una simpatia a posteriori rispetto alla lettura di Amazon: se il libro non mi fosse piaciuto dubito che mi sarei preso la briga di scoprire di più sul suo conto.

E’ interessante vedere come la Wikipedia italiana lo trascuri, dandogli solo una striminzita riga d’articolo, mentre quella inglese si degna si regalargli una doverosa paginetta, seppure incompleta.
La stessa wikipedia inglese sotto Scrittori Fantasy Italiani non riporta però i nomi di autori come Licia Troisi e Andrea D’Angelo, che oserei dire siano piuttosto famosi in Italia per quanto riguarda il Fantasy.
Zuddas sì e loro no. Mah, misteri di Wikipedia!
Mi sembra interessante far notare questo “wiki squilibrio” per ricordare che i lavori di Zuddas non hanno mai avuto in patria la dovuta attenzione che meritavano, nonostante i premi vinti, e che perfino dal lato “wiki” si trovano più informazioni in inglese che non nella nostra lingua.
Provvederò prossimamente ad ampliare l’articolo italiano, quantomeno per portarlo in pari con quello redatto nell’idioma della perfida Albione.

Passiamo al romanzo.
Amazon è un libro ricco di pregi, ma non esente da alcuni difetti che ne limitano parzialmente la godibilità.
I pregi sono la semplicità e la scorrevolezza del linguaggio, privo di tutti quei fronzoli descrittivi inutili che tanti autori italiani amano infilare nelle frasi. Ha uno stile diretto, chiaro, esplicito ed essenziale. Ombra di Lancia, Goccia di Fiamma e Shalla sono personaggi non troppo psicologicamente complessi, ma divertenti e ben caratterizzati che usano un linguaggio credibile e hanno reazioni plausibili alle situazioni in cui finiscono coinvolte.
L’ambientazione è originale e fantasiosa, lontana degli standard tolkieniani e immune all’influenza dei soliti cliché, complice forse il periodo in cui è stato scritto il libro (non c’era ancora stato il boom del fantasy alla D&D) o forse no. Personalmente credo che Zuddas non si sarebbe mai fatto influenzare dal folklore D&Desco che affligge la concezione del fantasy di tanti giovani, nemmeno se avesse scritto quel libro al giorno d’oggi, perché è un autore che si e’ sempre dimostrato deliziosamente originale.

Il fantasy di Amazon è un Heroic Fantasy ironico e avventuroso in cui la magia ricopre un ruolo di supporto rispetto allo svolgimento della trama, senza essere mai “davvero invasiva”, per quanto sia comunque presente e fondamentale. Gli strani marchingegni tecnologici del folle inventore Uko Gormirane, quel genere di bizzarra tecnologia a vapore che è più “magia” che tecnologia reale, risultano più divertenti delle classiche diavolerie magiche come palle di fuoco, spade incantate e navi volanti che appaiono in tante opere fantasy.

I principali difetti del libro sono la flebile trama e il finale troppo improvviso.
La trama è quasi inconsistente, tanto che il romanzo intero si riduce a un susseguirsi di avventure in giro per lo strano mondo mediterraneo grazie al Gong magico che sbalza le amazzoni qua e là (è un po’ riduttiva come descrizione, ma il nocciolo è questo).
Niente di male se non fosse che lo stesso finale, in assenza di una trama solida, arriva in modo piuttosto brusco al termine dell’ennesima avventura non troppo diversa dalle altre: la sensazione è che il libro sia finito, ma che allo stesso tempo non sia finito, come se alla propria copia mancassero per un errore di stampa quel capitolo o due in più necessari per concludere la storia in modo più significativo.

Le stesse avventure delle amazzoni, per quanto fantasiose e divertenti, si risolvono spesso in modo troppo semplice per cui non mi è capitato di pensare che la vita delle protagoniste fosse davvero in pericolo (tranne una volta, quando Shalla sta per essere scuoiata viva) e che magari una di loro non sarebbe arrivata alla fine della storia. La sensazione generale era che ogni sfida fosse alla loro altezza: questo ha tolto parecchia suspense.
Per fare un esempio nei libri di Bernard Cornwell dedicati al fuciliere Sharpe mi è capitato più volte di dubitare che il protagonista potesse sopravvivere (o che magari finisse mutilato), nonostante sapessi benissimo che erano già usciti altri titoli della stessa serie. Lo stesso mi è successo regolarmente coi libri di Andy McNab sul mercenario Stone, mentre in Amazon questo “dubbio” tendenzialmente non mi è passato per la mente.
Voglio sottolineare però che lo stile narrativo ricco di azione e il tono scanzonato dell’opera sono più che sufficienti a rendere gradevolissima la lettura, nonostante quanto appena scritto sulla mancanza di reale suspense.

Per meglio descrivere lo stile della Heroic Fantasy di Zuddas citerò direttamente alcune sue frasi tratte da un’intervista recente (vedi links in fondo alla recensione).

L’heroic fantasy l’ho scoperta leggendo Sinhue l’Egiziano, di Mika Waltari. Quel romanzo è un genere di heroic fantasy molto basata su una realtà storica. Anche l’Iliade e l’Odissea sono heroic fantasy. Da lì è nata la mia antipatia per la fantasy alla Tolkien, troppo distaccata dalla realtà del pianeta Terra, e per tutti quei generi di fantasy pieni di elfi, maghi, incantesimi e principesse in pericolo, che sanno troppo di favole per bambini. Il mago che fa un incantesimo mi lascia freddo. Ma il truffatore vestito da mago che soffia il fumo con una peretta dentro la sfera di cristallo, e poi fa entrare in scena l’assistente travestito da demone, be’, questo invece mi diverte molto.
[...]
Basti pensare alle gigantesche pseudo-piramidi che stanno venendo alla luce proprio ora presso Sarajevo. La realtà si dimostra molto più affascinante e sconvolgente della fantasia. Inoltre la fantasy comincia addirittura da Omero, non è una creatura americana come la SF classica, e quindi l’ho sempre sentita come un campo letterario appartenente anche a noi italiani.

Zuddas è un narratore che compete alla pari con alcuni dei migliori autori fantasy stranieri (Gemmell, Martin…) e ne sbaraglia senza problemi una gran parte (R.A.Salvatore, Weis & Hickman, Eddings…), confermando che non è la nazionalità a fare il buon autore, ma l’Abilità.
Zuddas è Bravo: tanti altri autori italiani o stranieri non lo sono altrettanto.

Per concludere Amazon è complessivamente un bel libro che proprio perché bello acquista due ulteriori “difetti”:

  • l’autore ha smesso di scrivere, quindi non ci darà nessuna nuova storia altrettanto bella in futuro;
  • Amazon non è di facile reperimento (vedi più sotto il link al Delos Store per l’acquisto) essendo ormai fuori catalogo.

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Approfondimenti:
Intervista del 7 gennaio 2007 a Gianluigi Zuddas
Gianluigi Zuddas sulla Wikipedia inglese
Le Amazzoni (quelle greche) su wikipedia
Il libro su Delos Store

Giudizio:

Azione! Azione! Azione! +1 -1 E’ tutto un susseguirsi di avventure strampalate che lasciano in secondo piano la (flebile) trama
Personaggi e situazioni divertenti +1 -1 Le situazioni si risolvono in modo troppo semplicistico
Stile semplice, chiaro e coinvolgente +1 -1 Il finale non sembra un finale
Fantasioso in modo originale +1  
Linguaggio e sesso utilizzati in ottimo modo, senza volgarità inutili +1  

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Claymore :: episodi 7 e 8

Teresa e Claire arrivano in una nuova città coperte dalla testa ai piedi per non farsi riconoscere, come delle brave donne islamiche sottomesse. Peccato non indossino il burqa: l’effetto sacco dell’immondizia mi entusiasma sempre!
Ma il travestimento dura poco perché Teresa svela subito la sua natura di Claymore per ammazzare uno Yoma che terrorizza i poveracci del paese. Uccisione gratuita, al di fuori delle regole del Sindacato… serva dei padroni! KRUMIRA!
Le due vengono ospitate in un albergo di lusso dalla popolazione riconoscente. Teresa è sotto shock perché le hanno detto “grazie”, il che puoi farci intuire ancora di più che genere di stronza fosse prima di incontrare Claire. Comunque che in un mondo così merdoso e sottosviluppato tutte le case siano eleganti edifici in pietra non mi suona molto bene, ma vabbé sorvoliamo… in fondo questi sfondi coi palazzi mi piacciono.

Sulle tracce di Teresa ci sono le Claymore numerate da 2 a 5: Priscilla, Irene, Sofia e Noel.
Irene è una spadaccina incredibilmente rapida, disegnata con tratti che ricordano un’elfa (orecchie appuntite, lineamenti aguzzi, occhi a mandorla). Sofia e Noel, l’una dotata di una forza fisica mostruosa e l’altra di un’agilità incredibile, ci mostrando l’enorme differenza caratteriale tra la Claymore Claire e le sue colleghe: mentre Claire è una frigida asociale, le sue colleghe sono delle squilibrate primedonne con un gran caratteraccio!
Priscilla, addirittura, è una ragazzina mentalmente fragile, una novellina facile al pianto, le cui capacità di “mezza yoma” sono però tanto grandi da renderla estremamente pericolosa anche con così poca esperienza sul campo.

Irene
Irene, sotto una pioggia di sangue di Yoma!

Senza alcun problema il quartetto rintraccia l’albergo in cui si trova Teresa e danno inizio a un duello in città, demolendo le facciate dei palazzi a furia di colpi! Nessuno riesce a trattenere l’enorme forza di Teresa del Sorriso che senza troppi problemi riduce all’impotenza Priscilla e ferisce gravemente le altre tre avversarie. Teresa sa di dover uccidere Priscilla perché è l’unica che ha le potenzialità per poter diventare veramente pericolosa. Dopo alcuni secondi decide però di risparmiarla: Teresa è divenuta troppo “umana” per uccidere a sangue freddo una ragazzina che piange terrorizzata ai suoi piedi.

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Gli edifici stanno letteralmente tremando per lo scontro.

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Nessuno può sconfiggere Teresa del Sorriso!

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Irene con il trapezio affettato…

Teresa se ne va, portandosi dietro la piccola Claire. Irene è riuscita a darsi un’aggiusta e raggiunge Priscilla per cercare di farla rialzare e ordinare la ritirata, ma lei non la ascolta: resa folle dall’umiliazione subita ha deciso di uccidere Teresa subito, a costo di dover liberare così tanto yoki da Risvegliarsi (ovvero diventare completamente yoma).
Priscilla insegue Teresa e la affronta fuori dalla città, sotto lo sguardo allibito delle tre colleghe che la vedono un po’ per volta trasformarsi in un mostro, ma anche liberare tutto quello yoki non è sufficiente per vincere… pausacaffe.gif

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Non era bella nemmeno prima, ma ora Priscilla fa proprio schifo.

Stop. Non vi dico il resto per non rovinarvi il finale.
Se proprio volete leggerlo dovete aprire lo spoiler qui sotto, ma vi suggerisco di non farlo e di godervi da soli il colpo di scena della puntata numero otto e l’inizio della nove.
Show ▼


La serie finalmente inizia a ingranare.
Dopo i primi sei episodi introduttivi finalmente con queste due puntate si inizia a entrare per bene nella storia scoprendo nuove Claymore, vedendo affettamenti vari e gustandoci il primo Risvegliato!
Bello, mi sta piacendo: non è ai livelli di Death Note, ma per i miei gusti è meglio della prima serie di Zero no Tsukaima, nonostante manchino le grosse tette di Kirche…

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Claymore :: episodi da 2 a 6

Ci sono alcuni anime che impiegano qualche puntata per ingranare il ritmo (puntate di presentazione, diciamo) e ce ne sono altri che ti buttano nel pieno della trama principale da subito. Un esempio del primo tipo è Full Metal Alchemist, un esempio del secondo è Death Note.
Entrambi bellissimi per me, seppure tanto diversi, ma se devo scegliere preferisco decisamente il secondo tipo di approccio narrativo.
Claymore è del primo tipo e le puntate da 1 a 6 fungono da presentazione: vediamo in azione Claire con il fedele Raki al seguito e infine incontriamo un’altra claymore anomala che adotta una bambina orfana.

Nella puntata numero due si scopre che non solo le claymore sono mezze yoma, ma che la metà yoma può uscire fuori controllo trasformandole completamente in demoni con l’hobby del mangiare budella. Quando una claymore sta per trasformarsi invita un’amica ad ammazzarla.
Fico, proprio un bel regalino da fare alla propria amichetta d’infanzia.
Suppongo che per un giapponese sia normale questa roba, ma a me sembra una gran cagata dover coinvolgere un’amica per farsi ammazzare: in questi casi si tirano fuori le palle e ci si suicida da soli, come la tradizione classica e occidentale prescrive!
Stupide scimmie gialle, sempre così melodrammatiche… pausacaffe.gif

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“Ciao, non ci vediamo dal tempo della scuola! Mi ammazzi?”

Le puntate tre e quattro ci mostrano la Città Santa (Rabona), dove gli impuri mezzi-yoma non possono entrare. Peccato che abbiano un intero yoma purosangue nel Duomo, a banchettare con le budella di preti e frati. Un vero mangiapreti, altro che Peppone!

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Sindaco Bottazzi, impari dallo yoma!

Vi risparmio i dettagli per non rovinarvi la storia, basti sapere che saltellano e si sforacchiano senza alcun rispetto per il buon senso e le leggi fisiche, come succede in quasi tutti gli anime d’azione: occasione sprecata per rendersi diversi con un po’ di sano, trucido realismo. Alla fine della lotta Claire sta per trasformarsi in uno yoma a causa dei poteri utilizzati in quantità eccessiva e chiede a un soldato di ucciderla, ma l’amore incondizionato di Raki la salva: gran luce azzurra, gran vento, penitenziagite!, arriva il miracolo. Decisamente scontato! Azzo.gif

Interpretazione alternativa: Claire pensava di stare per morire, invece doveva solo scoreggiare. E’ successo anche a me: pensi che qualcosa ti stia dilaniando dall’interno, invece è solo gas!

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“Raki… temo di aver sgommato le mutande.”

Nelle puntate quattro e cinque incontriamo una nuova claymore: la terribile Teresa del Sorriso, la più potente macella-yoma dell’organizzazione. Bel personaggio, migliore di Claire secondo me, più caratterizzato. Alla domanda di un capovillaggio su cosa succede se non dovessero pagare l’addetto dell’organizzazione, lei risponde che solitamente i villaggi che non pagano finiscono invasi dagli yoma in breve tempo. Una vera mafiosa.
Teresa in un villaggio incontra una bambina utilizzata come (si intuisce) giocattolo sessuale di uno yoma che ha appena ucciso. La ragazzina le si affeziona e, nonostante i calci e le minacce, decide di seguirla. E’ una ragazzina traumatizzata dagli abusi che, curiosa coincidenza, si chiama proprio Claire! Facendo due più due con quanto visto in precedenza, direi proprio che è la claymore Claire da bambina, ma non ci giuro. Suppongo che si scoprirà in poco tempo se è così.
Teresa alla fine decide di prendere Claire con sé, per timore che si ammazzi a seguirla da sola, e l’affida a un capovillaggio per poi riprenderla con sé dopo un tragico contrattempo.

In queste due puntate scopriamo che le claymore non possono uccidere gli umani: se lo fanno vengono braccate ed eliminate dalla Cupol… ops, dall’organizzazione. Sfortunatamente Teresa per proteggere la ragazzina è costretta a uccidere parecchi umani… benvenuta ufficialmente nel paese della Merda Fino al Collo, Teresa del Sorriso!
Curioso che gli Uomini in Nero dell’organizazzione sappiano sempre dove sono e cosa stanno facendo esattamente le loro sottoposte: avranno mica i satellite spia? TFR3.gif

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Teresa del Sorriso, faccia da stronza e carattere conforme!

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Claire smerdata di sangue di yoma…

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…e Claire precipitata da un costone roccioso.
Si, è perfino più sfigata di Raki!

Belle puntate, ritmo non molto alto, ma tutte gradevoli nonostante alcune pecche (armature poco realistiche, scontri da fumettone pieni di pause e chiacchere inutili…) che però rientrano nella normalità della stranezza degli anime. Certo che con sfondi così belli è proprio un pugno in un occhio vedere tanta trascuratezza nella cura delle armature mostrate, ma vabbé…

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Claymore :: episodio 1

Arr, mi sono appena imbattuto in un bel mucchio di gamberetti tutti da sgusciare: gli episodi dell’anime Claymore.

L’ambientazione è medievaleggiante, con forti connotazioni Dark Fantasy.
La gente, da quanto ho capito nel primo episodio, vive in “città-stato” seminate in giro per un mondo infestato dai demoni (Yoma). Dato che non hanno ancora inventato i siti porno, gli Yoma non sanno come passare il tempo e in assenza di campi da golf hanno deciso di mangiare le budella della gente. TFR3C.png
E’ un hobby come un altro, ma qualcuno non è d’accordo: i proprietari delle budella. I soliti reazionari!. Questi noiosi proprietari-di-budella però hanno un grosso problema: i simpatici Yoma hanno la capacità di assumere l’aspetto di comuni esseri umani, per cui è impossibile riconoscerli!

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Lo Yoma vuole solo mangiare le tue budella, suvvia, non fare il pidocchio!

Ecco qui che intervengono le Claymore, frigide donzelle dagli occhi grigi capaci di individuare l’aura del demone semplicemente “annusandola” (o vedendola, non mi è chiaro ancora) perché la loro stessa natura è per metà demoniaca.
Il nome Claymore, affibbiato loro dai proprietari-di-budella, deriva dallo spadone che si portano dietro per affettare i demoni.
Essendo donne non fanno nulla gratuitamente: le uccisioni dei demoni devono essere pagate a un apposito addetto dell’Organizazzione che viene a riscuotere a missione conclusa. Non viene rivelato se questo signore rilasci o meno fattura, ma data la fama piuttosto losca delle Claymore temo che facciano tutto in nero. fear.gif

Nella prima puntata vediamo Claire (la Claymore) affrontare un demone che banchetta con le budella nel villaggio di Raki, un ragazzino sfigato come pochi altri. Nonostante la sua connaturata frigidità di claymore, Claire si impietosisce per Raki (orfano, traumatizzato e pure esiliato) e decide di portarlo con sé. Non sono sicuro che portare un ragazzino a caccia di demoni invece di affidarlo come garzone sottopagato al taverniere si possa considerare “generosità”, ma forse nella mente deviata di Claire lo è. TFR29D.gif

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La frigida Claire con il fidato spadone (evidente simbolo fallico).

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Raki, il poveraccio dell’episodio: lui esiste per farvi sentire meno sfigati!

Questo primo episodio apre la serie piuttosto bene, invogliando la visione del successivo e stimolando la curiosità nei confronti del mondo proposto.
Bella sigla di apertura e chiusura. Ottimi sfondi, particolarmente dettagliati. Sangue a fiumi e donzelle agghindate come se dovessero battere i marciapiedi che macellano mostri-mangia-budella.
Niente male davvero: guarderò volentieri i prossimi episodi!

Scritto da Capitan GamberoGamberolinkCommenti (0)Lascia un commento » Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile

Recensione :: Film :: Thank you for smoking

Thank you for smoking locandina Titolo: Thank you for smoking
Regista: Jason Reitman

Anno: 2005
Uscita in italia: 2006
Nazione: USA
Studio: Room 9 Entertainment
Genere: Commedia, Satira

Durata: 92′
Lingua: Italiano
Distributore Italia: Lucky Red

Arr, il Capitano ha pescato proprio un bel pesciolino quest’oggi. Dovrò deludere i miei amichetti marinai d’acqua dolce, ma questa volta il mio sarcasmo sarà scarso di fronte a un prodotto di tale livello, arr.

Nick Naylor (Aaron Eckhart) è il vicepresidente dell’Accademia degli Studi sul Tabacco e questo lo rende in pratica il portavoce della Big Tobacco: il suo lavoro è difendere il tabacco dai detrattori e spiegare al pubblico che in fondo le sigarette non sono così cattive come le si dipinge. Il presidente della Big Tobacco è “Il Capitano” (Robert Duvall), uno degli ultimi grandi magnate del tabacco, che con il suo completo bianco e i servitori negri attorno fa pensare a un gentiluomo del sud uscito da una foto dei bei tempi andati.

nick naylor
Nick Naylor

Poche persone al mondo sanno cosa sia essere veramente disprezzati. Ma chi può biasimarle? Io mi guadagno da vivere rappresentando un’organizzazione che uccide 1.200 esseri umani al giorno. 1.200 persone. Stiamo parlando di due jumbo stracarichi di uomini, donne e bambini. Praticamente c’è Attila, Genghis Khan… e io, Nick Naylor, il volto delle sigarette, lo Zio Sam della nicotina.

Contro il tabacco è schierato l’agguerrito senatore Ortolan Finistirre (William H. Macy) del Vermont, lo Stato del formaggio cheddar. Come gli farà notare Nick il colesterolo uccide molti più americani del cancro, quindi il formaggio del Vermont è molto più pericoloso delle sigarette per la salute pubblica. E ha ragione, arr, cavolo se la ha!
Dopo la miserabile sconfitta di un suo inviato in un dibattito televisivo contro Nick Naylor, il senatore decide di usare la linea dura contro l’avversario: ogni arma è lecita contro i demoni del tabacco.

senatore vermont
Senatore Ortolan Finistirre

Sen. Finistirre: Signor Naylor, chi provvede al sostegno finanziario per gli studi dell’Accademia del Tabacco?
Nick Naylor: La Conglomerated Tobacco.
Sen. Finistirre: L’associazione dei produttori di sigarette?
Nick Naylor: Per la maggior parte, sì.
Sen. Finistirre: Pensa che questo possa influire sulle loro priorità?
Nick Naylor: Oh no, come i contributi per la sua campagna non influiscono sulle sue.

Nick Naylor ha, come ama dire, una moralità flessibile e questo lo ha reso insopportabile all’ex-moglie che teme possa essere un pessimo modello per il figlio Joey. E’ un maestro della dialettica eristica, l’arte di avere sempre ragione, ed è uno specialista nell’usare la propria oratoria per mostrare al pubblico che l’avversario ha torto “su qualcosa”: se uno ha torto il suo avversario ha automaticamente ragione, e così Nick riesce a superare anche le situazioni più disperate, come l’incontro televisivo con il ragazzo affetto da cancro. E’ un vero Sofista estremista come il greco Crizia.

La missione di Nick è convincere il produttore Jeff Megall a realizzare un film in cui i protagonisti “positivi” fumino, magari dopo una scena di sesso, riportando così in voga il vecchio binomio “eroe del cinema / sigaretta”. Un’ottima pubblicità per l’industria del tabacco, aggredita da tempo su ogni fronte.
Sembra che vada tutto per il meglio, come al solito, ma il rapporto troppo intimo (”fottere come cani” è abbastanza intimo?) di Nick con la giornalista Heather Holloway (Katie Holmes) e l’aggressione da parte di terroristi “anti-fumo” lo porterà sull’orlo della distruzione…

Eccellente commedia, ricca di cinismo e battute sarcastiche. Gli attori risultano tutti adatti al ruolo anche se, devo dirlo, non ho gradito troppo Katie Holmes, ma forse è solo antipatia mia. Particolarmente godibili alcune scenette surreali che, proprio per la loro brevità e rarità, risultano ancora più incisive e divertenti.

Nick Naylor ci regala anche alcune chicche come “Questo è il bello della discussione: se argomenti in modo giusto non hai mai torto” o anche “Io non nascondo la verità: la filtro“.
In generale l’impressione è che nessuno scambio di battute sia buttato senza motivo: ogni scena e ogni dialogo si integra piacevolmente nella storia raccontata, senza sprechi né eccessi.
Straordinaria l’idea dei Mercanti di Morte, i tre amici lobbysti che si incontrano per discutere delle rispettive abilità nel difendere il proprio settore (alcolici, armi e tabacco): bella la scena in cui Nick si vanta di essere quello che difende l’industria che causa il maggior numero di morti.

mercanti di morte
(da sinistra) Alcool, Armi e Tabacco: i Mercanti di Morte.

In conclusione un film godibilissimo e ricco di ottime battute che sdrammatizza il problema del fumo ed evita falsi moralismi dato che Nick, alla fine della storia, continuerà a difendere i “cattivi” come faceva prima. Anzi, i Mercanti di Morte che condividono tecniche ed esperienze diverranno ben più di tre!


Approfondimenti:

Un sano Tumore al Polmone
Informazioni sul Tabacco
Dialettica Eristica

Giudizio:

Ottimi dialoghi, un sacco di sano cinismo. +1 Niente
Recitazione e attori perfetti per il ruolo. +1  
Evita falsi moralismi e messaggi di pentimento. +1  
I Mercanti di Morte sono una gran trovata. +1  

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Recensione :: Romanzo :: L’ultima profezia

Ultima Profezia copertina Titolo originale: L’ultima profezia
Autore: Chiara Guidarini
Anno: 2007 (?)
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Casa Editrice: Traccediverse
Collana: D’Istanti (?)
Genere: Fantasy

Pagine: 112
Prezzo: 11 euro (brossura)

I due “(?)” derivano dal fatto che alcune fonti lo danno nella collana “Tralci di vite” per l’anno 2006 (IBS stesso ha commenti che arrivano a dicembre 2006), mentre il sito dell’editore segna “D’Istanti”… la copia che mi è arrivata è stata stampata nel 2007 e non riporta la collana. Vabbé, avranno fatto un cambio di collana tra la prima ristampa e la seconda forse…

La quarta di copertina:

Sono trascorsi venti anni da quando Nime, il Mago Oscuro, con un colpo di stato ha rovesciato la reggenza dell’arcimaga Amelia, proclamandosi sovrano assoluto di tutto il continente di Ancyria. Da quella tragica notte che vede la caduta degli Arcimaghi, viene tratta in salvo Elaine, figlia legittima di Amelia e sua erede, che si troverà ben presto coinvolta nei grandi eventi del suo tempo.

In un mondo leggendario e arcano, dominato dall’epica lotta tra il bene e il male, tra oscuri manieri, templi in rovina e divinità dimenticate, Elaine dovrà fare i conti con una dote affascinante e al contempo terribile insita in lei: la magia.

Quando il Capitano legge un libro, in particolare se pensa di recensirlo, cerca una di queste due cose: una piacevole lettura oppure una brutta lettura, ma con divertenti spunti da commentare.
Il primo libro di Anharra fornì una lettura piuttosto piacevole, con vari spunti negativi da commentare con mio personale sollazzo. I libri di Licia Troisi forniscono anch’essi una lettura “non proprio piacevole” (talvolta decisamente spiacevole), ma sono ricchi di spunti per costruire una divertente critica, arr. I racconti di George Martin uniscono alla piacevole lettura una discreta quantità di ottimo materiale da recensire con abbondante dose di elogi: un vero Maestro della fantascienza.
Questo libro invece, arr, mi spiace dirlo, ma non mi ha dato nessuna delle cose che cerco. Ha insita in sé una bruttezza banale dovuto non al pessimo stile né alla stupidità (vedesi “l’assedio” commentato in Krune da Gamberetta o i casi perfino più eclatanti della Troisi a cui dedicherò spazio in futuro), quanto piuttosto alla mancanza di anima, alla sinteticità, alla sensazione che siano “parole stampate”e nulla di più.
Una sensazione simile a quella che si ha leggendo tanti racconti o incipit di romanzi Fantasy amatoriali: magari la grammatica è corretta, ma non c’è un contenuto né un “mondo in cui entrare grazie alla storia” e l’unica cosa che rimane è la piatta banalità di parole che si inseguono senza dire nulla.
Arr, di fronte a un tal genere di brutto perfino il Capitano ha difficoltà a trovare le parole. E’ un libro che lascia per tutta la lettura la sensazione che sia stato accorciato, tagliato e sintetizzato selvaggiamente.
Una sensazione terribile, che distrugge ogni desiderio di leggere, e che mi ha portato a cercare riscontri all’idea che l’opera fosse stata mutilata.

In rete (ma non da pesca, arr) si trova un intervento del 18 giugno targato Chiara Guidarini che parla proprio dei problemi del libro (UP, Ultima Profezia).

UP è incompleto, spezzato, diviso in due e nuovamente tagliato.
Oggi mi chiedo come posso essere arrivata a questo. Mi si dice che i personaggi sono troppi per stare in cento pagine. Vero. Mi si dice che gli eventi sono troppi e troppo rapidi. Vero anche questo. Chino il capo, con triste rassegnazione, e la domanda torna, più insidiosa e violenta, ed esplode con forza nella mia testa: “come hai potuto permetterlo?”

“Il canto proibito” era un malloppo di 360 pagine, poi 320, poi 200 e poi 100.
Accettai di dividerlo in due per non doverlo tagliare ancora, per tenere più basso possibile il prezzo di copertina, e per tutta una serie di ragioni che mi sembravano sensate.

Centosessanta pagine di tagli! Strappare via il 45% del romanzo: questa è follia pura, mi si passi il termine un po’ forte, arr. Come si può mutilare un’opera, la propria opera, in questo modo? A quale scopo? Solo per poterla pubblicare con una casa editrice di basso livello come “Traccediverse”? Nessun autore degno di questo nome al giorno d’oggi si abbasserebbe a pagare per essere pubblicato, ma neppure accetterebbe di compiere un simile scempio della propria creatura come se non contasse nulla, come se non fosse qualcosa su cui si è messa tutta la propria capacità e le proprie speranze. Nessuno dovrebbe umiliarsi tanto per una pubblicazione, seppur non a pagamento.
Come si può dire di amare la propria opera e poi farle questo?
E’ come amputare la gamba del proprio figlio per apparire in prima pagina su un quotidiano, né più né meno!

Avrebbe potuto pubblicare la propria opera in internet, con licenza Creative Commons come già fece (e ha tutto il mio rispetto per questo) Fabrizio Valenza con il suo Geshwa Olers. Oppure usare Lulu.com (con tanto di numero ISBN e pagina su IBS.it!) se proprio si vogliono avere delle copie cartacee da donare ad amici e famigliari.
C’erano possibilità ottime senza scendere a osceni compromessi e senza distruggere il proprio parto creativo.
Invece no, ha dovuto proprio cercare la casa editrice tradizionale (…almeno fosse stata una casa editrice più decente…) inseguendo il Dio Vanità della pubblicazione. Non dico “Dio Denaro” perchè nessuno, superati i 15 anni, si può illudere di fare soldi con un libro in Italia senza avere un’immensa botta di culo. Il “Dio Vanità” di chi vuole proprio essere stampato da un vero Editore e per questo commetterebbe qualunque atrocità, anche la più efferata come… come tradire la propria opera facendola a pezzi!

Sarò un vecchio marinaio, ma trovo questo atteggiamento IN-CON-CE-PI-BI-LE, arr.
Solo a pensare che uno scrittore possa distruggere la propria creatura per darla in pasto a un editore di bassa lega mi risalgono i gamberi dallo stomaco per lo sdegno.

Ho ripreso in mano “il canto proibito”, ne ho riletto una parte e l’ho confrontato con UP. È un altro scritto, non c’è altro da dire. Non è lo stesso malloppo. È il riassunto della stessa storia, forse.
Ma è un libro che amo, nel quale ho messo me stessa, e nel quale ho cercato di imbrigliare l’essenza di quello che volevo scrivere.

Se ama davvero il suo libro, la sua creatura, torni sui suoi passi signora Guidarini! Lo pubblichi in versione integrale, gratuitamente con licenza CC oppure a pagamento tramite lulu che le farà avere lo stesso il suo bel numeretto ISBN e lo spazio su ibs.
Se ama la sua opera forse è ancora in tempo per porre fine a questa atrocità (contratto permettendo): ci pensi!

Difendere la propria opera letteraria
Autore nell’atto di difendere con ogni mezzo la propria opera!

Giudicare un’opera così violentata dalla sua stessa madre ha poco senso, mi piacerebbe invece poter leggere un giorno l’opera integrale e poter valutare quella, ma in vendita al momento c’è questo libretto e quindi il mio giudizio si può limitare solo al disponibile.

La Storia in sintesi (sperando di ricordarla correttamente… tale era la sensazione di schifo nel leggere che temo di aver già cominciato a scordarla.)
Show ▼

I personaggi sono mal caratterizzati, privi di spessore psicologico, poco più che nomi volteggianti sulle pagine. La storia è banale, come troppo spesso succede col Fantasy, piena di stereotipi come il mago cattivo, il re coraggioso, il mago vecchio e saggio, la giovane segnata dal destino ecc… e non si riscatta con una rielaborazione di alto livello dato che lo stile narrativo risulta piatto, sintetico, tanto da non permettere di immergersi affatto nel mondo.

Un’appassionante lettura!

In parole povere è emozionante come leggere lo scontrino della spesa, arr!


Approfondimenti:
Blog dell’Autrice
Sito del libro
Opera su IBS

Giudizio:

Tristemente vuota… -1 Storia banale
  -1 Personaggi stereotipati…
  -1 …e in più approfondimento psicologico nullo!
  -1 Stile piatto, senza anima
  -1 Non fa immergere MAI il lettore nella storia
  -1 Opera mutilata indegnamente
  -1 Faticosissimo da leggere per la sua bruttezza banale
  -1 Discorsi irreali, forzati

3

Scritto da Capitan GamberoGamberolinkCommenti (19)Lascia un commento » Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile

Recensione :: Romanzo :: Anharra - Il santuario delle tenebre

Anharra Santuario delle Tenebre Titolo originale: Anharra, Volume 2 - Il santuario delle tenebre
Autore: J.P. Rylan
Anno: 2007
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Casa Editrice: Mondadori
Collana: Omnibus
Genere: Fantasy

Pagine: 334
Prezzo: 18 euro (hardcover)

Pochi giorni dopo aver rigettato in mare il primo volume di Anharra, gambero di seconda scelta, arr, mi ritrovo a pescare un gambero perfino meno promettente: “Anharra, volume 2 - il santuario delle tenebre“.
Se i miei doveri di Capitano di Nave per Gamberi (come sanciti dalla Prima Conferenza dei Pescatori di Gamberi del 1714) non mi obbligassero a recensire questo puzzolente frutto del mare, lo rigetterei volentieri nelle salmastre acque fingendo di non averlo mai trovato. Sfortunatamente i miei obblighi di Capitano di Barca per Gamberi mi costringono a turarmi il naso e a tenere a bordo questo turpe crostaceo quanto basta per sezionarlo dalle antenne alla coda il più in fretta possibile.
E’ un dovere nei confronti dell’Umanità, arr.

Chi ha letto la prima recensione sa che il Capitano non solo non è prevenuto verso il seguito del primo volume di Anharra, ma addirittura nutriva speranze che quel poco di buono che si era intravisto venisse sviluppato e che l’autore, avendo dismostrato con una certa padronanza stilistica di non essere il primo sprovveduto raccolto da sotto un cavolo, si impegnasse maggiormente dandoci un prodotto sempre migliore.
Inutile sperare: quel poco che c’era di buono è sparito, arr!
Le quaranta pagine in più rispetto al libro precedente mi fanno solo pensare ai danni causati dalla deforestazione.

Adolf Hitler e il discorso dell’anguria
La mappa è talmente inutile che non ve la mostrerò:
al suo posto Adolf Hitler che mangia l’anguria!

Perfino la mappa è un’inutile e ridicolo disegno privo di senso: una minuscola città messa a cavolo sopra uno zoccolo roccioso e un tempio a gradoni poco distante, a un tiro di schioppo. Alberi grandi come palazzi a contorno. Una mappa talmente brutta, stupida e inutile ai fine narrativi da non meritare nemmeno di essere mostrata.
Perfino Adolf Hitler nel celebre Discorso dell’Anguria è una scelta migliore da proporvi.

A voi la quarta di copertina, che perlomeno non offende la vista:

Nel cuore di Anharra, la città maledetta, il Re Vemerin ha atteso per trenta secoli, finché le stelle segnassero il tempo del suo ritorno. Un sonno vegliato dalle Tenebre, potenze infernali che gli hanno svelato il segreto della vita e della morte trascinandolo nella loro spaventosa follia. Vargo e Amnor hanno assistito al risveglio del Re pazzo. Alla ferocia con cui Vemerin si è avventato sulle terre dell’Impero, in cerca dei discendenti di coloro che tremila anni prima riuscirono a sconfiggerlo. Ma le sue armate non portano solo morte e distruzione: se riuscirà nel suo intento, il futuro stesso degli uomini sarà negato, e inizierà il regno delle Tenebre. Nessuno può resistere alle sue legioni, composte di vivi e di morti, di ibridi volanti e di terribili draghi meccanici. In una terra sconvolta da terremoti, piogge sulfuree e lotte intestine per il potere, Vargo, Amnor, il sergente Kon e le due Sgualdrine cercano le tracce del Popolo Ribelle, il solo che a suo tempo si oppose a Vemerin. Ma il potere del Re pazzo è troppo forte per sperare di sconfiggerlo in combattimento. Il filo sottile al quale si aggrappano le loro speranze è Athramala, la figlia del Re. Sospesa tra la vita e la morte in un sarcofago di cristallo, Athramala possiede il segreto del Trentesimo Canto, l’unico in grado di annientare Vemerin. I rischi però sono tremendi. Chi conosce il rito per strapparla al suo sonno senza ucciderla per errore? Quali ombre hanno impresso nella sua mente i sogni che l’hanno visitata in un tempo così lungo? E come essere certi che, una volta risvegliata, non decida di unirsi al padre, rendendolo invincibile? Una nuova sfida per Vargo, che può decidere il destino del mondo.

Ecco, questa è l’unica cosa che si salva di tutto il libro: ora che l’avete letta potete pure risparmiarvi la tortura di sorbirvi il resto e potrete rimanere con quei pochi bei ricordi che il primo Anharra ci ha lasciato.

Si conferma anche nel secondo volume la totale mancanza di spessore dei personaggi unita al loro utilizzo pessimo. Il triste passato di Vargo e la sete di conoscenza di Amnor non vengono sfruttati in alcun modo, lasciando spazio a un generale e costante “inno al glorioso eroe”: Vargo monopolizza l’attenzione, presentandosi come l’ennesimo eroe predestinato di serie B.
La facilità con cui reincontra il suo popolo, sbaraglia i nemici e infine giunge allo scontro finale è tale da lasciare basiti…
…di fronte alla consapevolezza di aver sborsato 18 euro per tutto ciò. Diciotto euro che sarebbero stati investiti meglio se fossero stati bruciati.
Perfino il trentesimo canto, la figlia di Vemerin, il tempio e la Torre delle Sgualdrine si riducono a niente, come se l’autore si fosse dimenticato di averli inseriti e li gettasse via in malo modo, senza nemmeno sforzarsi di sfruttare appieno le potenzialità insiste nelle proprie idee. Vemerin stesso non vale nemmeno la fatica di pronunciarne il nome, per quanto male è utilizzato da Rylan.

Le descrizioni diventano confusionarie, spesso abbozzate, e non permettono al lettore di immergersi nell’azione. Eppure la lotta nella capitale dell’Impero sarebbe potuta essere una grande scena di guerra, sangue e massacri. E’ difficile capire per quale motivo Rylan decida di gettare ogni possibilità di rendere l’opera interessante, cavalcando sempre lo spreco narrativo delle buone possibilità. L’unica cosa memorabile degli scontri rimane il fango, causato dalla semplice pioggia che scioglie i palazzi costruiti con mattoni di fango crudo. Nemmeno il buon senso di rivestirli con la calce, cosa che perfino i caprai dello Yemen fanno dall’alba dei tempi. Rylan ci parla del fango ogni volta che può, quasi con gioia feticistica, preferendolo evidentemente alla caratterizazione dei personaggi o alla descrizione degli scontri urbani.

E ora un po’ di Spoiler sul finale…

Show ▼

Terminare la lettura di questa oscenità è stato molto difficile, a differenza del primo libro che si era fatto leggere senza troppi problemi (meritandosi perfino un Gambero +1 per questo). Il Finale (vedi spoiler) lascia aperta la possibilità di un terzo volume, ma in realtà le vicende si sono già concluse con questo libro. La Mondadori sarà in attesa di scoprire i dati delle vendite di questa badilata di concime per decidere se dovrà commisionare a Jeep Rylan un ulteriore seguito.
Dal canto mio mi immagino Rylan che accoglie la notizia di doverlo scrivere con lo stesso entusiasmo con cui reagirebbe alla proposta di scrivere un tomo di mille pagine di ricette a base di pesce: qualunque cosa va bene, basta che venda.

Fate un favore al mondo:
se proprio volete leggerlo, fatevelo prestare!

Combattiamo la deforestazione globale scongiurando la pubblicazione di un terzo volume!


Curiosità:
Il suddetto libro, in data odierna, non è ancora in vendita su BOL, sito di vendita libri ufficiale Mondadori. Curioso.
Su IBS ricordo di aver letto dei commenti negativi, ora misteriosamente spariti da alcuni giorni… che ci sia lo zampino di Lord Mondador?

Approfondimenti:
Sito dedicato ad Anharra

Giudizio:

Evita descrizioni paesaggistiche inutili e altri vezzi lessicali da scrittore fantasy di terza categoria… +1 -1 …ma spesso è troppo sintetico e poco chiaro nelle descrizioni…
  -1 …e si capisce davvero poco di quel che accade nelle azioni concitate!
  -1 Situazioni gestite male, messe là tanto per scriverle, contornate da una trama inesistente.
  -1 Personaggi abbozzati e stereotipati. I pochi personaggi dotati di spunti interessanti vengono sprecati per la pessima gestione della storia.
  -1 Finale affrettato, pessimamente scritto e deludente.
  -1 Scrittura priva di personalità: non trasuda emozioni e non accende l’interesse del lettore.
  -1 Lo scontro nella capitale dell’Impero è a mala pena abbozzato e non permette al lettore di penetrare nell’azione per viverne la paura, il caos e la violenza.

1

Scritto da Capitan GamberoGamberolinkCommenti (3)Lascia un commento » Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile

Recensione :: Romanzo :: Anharra - Il trono della follia

Copertina di Anharra Il trono della follia Titolo originale: Anharra, Volume 1 - Il trono della follia
Autore: J.P. Rylan
Anno: 2006
Nazione: Italia
Lingua: Italiano

Casa Editrice: Mondadori
Collana: Omnibus
Genere: Fantasy
Pagine: 297
Prezzo: 18 euro (hardcover)

Oggi nelle reti ho trovato un nuovo Gambero. Arr, un Gambero sospetto come un pesce con tre occhi. E’ un romanzo scritto da un tale J.P. Rylan, pseudonimo costruito a tavolino con Mondadoriana arte per stuzzicare il lato anglofono dei giuovani italiani con richiami fantasy (Rylan farebbe la sua bella figura in qualche romanzaccio anglosassone) e con quel J.P. che ricorda un certo J.R.R. Tolkien e anche un certo R.R. Martin piuttosto conosciuti dal pubblico. Senza dire che J.P. Rylan ricorda anche J.K. Rowling. Arr.

Navigando per i mari di internet si trovano più commenti sull’identità dell’autore che sull’opera e già questo basterebbe a fare venire qualche sospetto sulla qualità della seconda. Quanto all’autore si può dire poco, per ora, se non che J.P. Rylan è lo pseudonimo di uno scrittore di thriller di fama internazionale, come recita la copertina.
Aggiungerei che è italiano data l’assenza di un traduttore e di una versione straniera precedente del libro: la possibilità che un autore anglosassone di fama internazionale venga a pubblicare il suo primo fantasy in Italia è piuttosto ridicola e ancora di più che abbiano omesso il traduttore. Arr, diamo quindi per certo che l’imbrattacarte sia italiano.

Passiamo alla quarta di copertina:

Vemerin era un sovrano saggio e benvoluto, ma l’ambizione e il desiderio di sapere, di vedere oltre ogni limite, lo avevano corrotto. Vemerin si era offerto alle forze delle Tenebre per ottenere il potere assoluto sui vivi e sui morti. Da quel momento in poi, il suo regno era stato popolato solo da un orrore indicibile. Trenta secoli dopo, un ragazzo e un vecchio sono in viaggio nelle terre del Vuoto, sulle tracce di colui che porta sul corpo una mappa incisa nella carne, l’unica che permetta di trovare Anharra, la città perduta di Vemerin: Anharra, che si racconta ricca di tesori e segreti. Il giovane è Vargo, guerriero di una dinastia di guerrieri, che ha perso tutto per amore. L’altro è Amnor, una volta medico dell’Imperatore e torturatore di corte, in fuga da quando ha bruciato la preziosissima Biblioteca del Palazzo, con tutto ciò che era conservato nella Sala Negata.
Solo se raggiungeranno Anharra potranno sperare di trovare ciò che cercano: Vargo il perdono per le sue colpe, e Amnor il dono della conoscenza ultima, di ciò che esiste oltre la fine della vita.
Ad accompagnarli nel loro viaggio, due ragazze bellissime ed enigmatiche, Shanda e Khaima, del Cerchio delle Sgualdrine. Ma sono complici o nemiche? E dietro di loro, qual è lo scopo della Signora Rossa che le comanda?
Intanto Nester, la stella dell’annuncio, è sorta e brilla alta nel cielo. Vemerin il re pazzo sta per tornare, il suo tempo è giunto. Una guerra si prepara nelle terre del Vuoto.
E ognuno dovrà compiere una scelta.

Il vecchio saggio, il guerriero onorevole e tormentato, le bellissime fanciulle misteriose e una città leggendaria da esplorare. Basterebbe questo a catalogarlo come l’ennesimo romanzo costruito col copia-e-incolla come i libri erotici per i prolet di 1984, ma proseguiamo dando una chance a questo J.P. che, per come si è gettato dal thriller al Fantasy cavalcando l’onda della moda, poteva pure farsi chiamare G.P. (General Purpose) Rylan o direttamente Jeep Rylan, arr.

La storia è ambientata, come da tradizione di Howardiana memoria, in un passato mitico e preistorico del pianeta Terra. L’autore stesso ci ricorda, tanto per rassicurarci che la cartina ci è parsa famigliare con buon motivo, che più volte la Terra è stata colpita da catastrofi e mutamenti che hanno innalzato, spostato, ribaltato e condito con molta mostarda i continenti. Spruzzata finale di ribaltamento periodico dei poli magnetici tanto per gradire.
Ma dove è ambientato Anharra, allora? Non certo in Aspromonte o in provincia di Brescia.
Guardate un po’ da voi se vi pare famigliare il posto:

Mappa di Anharra L’Asia mi sta sulle palle
La mappa di Anharra girata Indovina un po’ cosa è…

Si notano bene quelli che “diverranno” la Mongolia, la Siberia, la Corea e la Cina. In mare vediamoTaiwan, un pezzo di Filippine e le isole più meridionali dell’arcipelago Giapponese (ancora parzialmente immerse).
Seguendo le concavità abbozzate sulla mappa (che è priva di unità di misura) possiamo supporre che l’Impero sia localizzato in Siberia. Ho letto che l’autore pare essersi ispirato a non-so-quali-teorie su un’antica civiltà siberiana preistorica esistita quando il clima locale era ancora mite, prima delle glaciazioni successive.
Niente di eccezionale come idea: Howard 70 anni prima aveva popolato la sua Era Hyboriana preistorica con popoli e miti rastrellati dalla storia e dalle leggende, come i Cimmeri che nei miti greci vivevano in una terra dove non sorgeva mai il sole.
Un’idea classica, senza infamia né lode, quella di evocare un passato mitico del pianeta.

L’Impero è appena abbozzato e si presenta come il classico Impero da libro Fantasy: corrotto, cattivo, militarista. Insomma, senza molto spessore. La Torre delle Sgualdrine, idea che di per sé non era cattiva, non pare avere molto senso, in particolare quando si scopre quale era la missione delle due inviate. Sembra più messa per evocare immagini di Fantasy old style, dove le donne sono tutte puttane o guerriere: qui sono entrambe assieme.

Le due sgualdrine, Shanda e Khaima, sono delle macchiette senza spessore capaci solo di lanciare strilli di orrore, dare vita a intermezzi lesbici, flirtare con Vargo e fare i capricci.
E strillano ogni poche pagine: strillano se sono sorprese, strillano se hanno paura e strillano se sono contente. Scommetto che strillano anche mentre cagano. Il loro stesso atteggiamento pare poco coerente: prima appaiono terrorizzate dagli “orrori” visti, poi in meno di un minuto stanno già rovistando tra i medesimi orrori da voltastomaco in cerca di amuleti e collane, fregandosene di maledizioni, trappole o del pericolo corso, troppo prese dal lanciare acuti gridolini di felicità mentre si contendono oro e gemme sotto lo sguardo torvo di Amnor. Tanto per precisare, la loro missione segreta per cui sono state inviate dalla potentissima Torre delle Sgualdrine è proprio rubare un po’ di gemme e goielli, come si scopre nel volume II… agghiacciante. Gli stessi personaggi maschili, Vargo e Amnor, passano più tempo a sgridare per la loro frivolezza le due sgualdrine che a fare altro. Concezione maschilista dei personaggi femminili, arr, palesemente studiata per stuzzicare i lettori adolescenti sfigurati dall’acne, pubblico tipico a cui si rivolge l’opera.

Vargo è un eroe silenzioso, tormentato dal ricordo degli amici morti e dell’amore perduto. Tormentato per tutto il libro, sempre. Inoltre sembra affetto da una sorta di amnesia selettiva, per cui dimentica casualmente vari dettagli permettendo allo scrittore di farglieli “ricordare” da Amnor. Per esempio a inizio libro Vargo, che ha passato tutta la vita nell’esercito imperiale fino a diventare capitano della stessa guardia di palazzo, non sa che ai soldati viene somministrata una bevanda drogata per aumentare il loro coraggio e non far sentire il dolore. Lo sanno tutti, incluse le reclute in mezzo alle quali si è infilato, ma lui che è stato tutta la vita in quell’ambiente non se lo ricorda. La cosa si ripete con i carri che trasportano le macchine d’assedio (il Pugno dell’Imperatore) che Vargo pare non riconoscere. Insomma, un camuffamento stupido per giustificare l’inserimento di dettagli che il lettore non conosce e che lo scrittore vorrebbe fargli scoprire, ma non ci vuole molto a capire che un autore più abile l’avrebbe saputo fare molto meglio.
Naturalmente Vargo è anche un Maestro di Spada che padroneggia il settimo livello di lotta, ovvero il Combattimento con le Ombre, e porta sulla fronte una cicatrice che lo rende speciale: Vargo del Nulla, l’uomo atteso dalle Leggende. Ohhhh, come è dannatamente unico ed eroico. A me sembra solo molto noioso e stereotipato.

Amnor è affetto anche lui da un psicologia appena abbozzata, fatta di stereotipi mescolati con il mixer da cocktail. E’ una sorta di anti-Gandalf: anziano e saggio, ma crudele e parzialmente corrotto dal Male a causa della sua sete di sapere. Il personaggio di per sé poteva anche essere interessante, ma è stato gestito male come tutti gli altri spunti promettenti dell’opera.

Anharra stessa, la Città dove i vivi e i morti si incontrano, che pare tanto promettente prima di arrivarci si riduce a un abbozzo di Città-Necropoli degna di un videogioco o di un fumettaccio. L’orrore cosmico di Lovecraftiana memoria che viene promesso fin dall’inizio si risolve in qualche miserabile dettaglio macabro malriuscito. La Città stessa è poco credibile anche nei dettagli più banali: ad esempio si parla di meccanismi tecnologici fatti di leve, ruote dentate e molle, non di magia, eppure dopo tremila anni di abbandono funziona ancora tutto con tanto di olio che lubrifica ancora ogni componente della colossale porta che conduce alla Tomba di Vemerin.
Se avesse usato la magia come scusa per il funzionamento dei marchingegni sarebbe stato più credibile.

I Deus Ex Machina pure si sprecano: casualmente trovano una barca (ma non per gamberi!) capace di navigare le sabbie che vaga da tremila anni, sola soletta, in un deserto più grande della Cina. Si muove spostata dal vento e loro ci incappano per puro caso, proprio quando i loro cavalli sono allo stremo e non sanno come proseguire. Che fortunelli, eh? Non cito gli altri deus ex per non togliervi del tutto la voglia di leggerlo.

Il libro stesso, primo di una (forse) Trilogia, si conclude con un codazzo di morti che inseguono gli eroi: mancava solo la musichetta del Benny Hill Show per coronare la scena come merita.

Di positivo c’è che l’autore non scrive male: il libro è scorrevole e piacevole da leggere, accende anche una certa curiosità nel lettore che vuole sapere quanto i protagonisti cosa ci sia di tanto misterioso e oscuro in Anharra, ma alla fine le premesse positive vengono tradite da una storia troppo spesso banale e mal sviluppata. Un’altra nota positiva può essere che l’autore non si perde mai dietro le inutili descrizioni paesaggistiche che tanto affliggono il Fantasy… ma il problema è che spesso descrive così poco che diventa difficile seguire bene le vicende o capire quale sia l’ambiente circostante. Non fa immergere il lettore negli avvenimenti.

In conclusione l’idea di partenza di Anharra era buona e lo scrittore sa scrivere, ma l’opera in sé sembra buttata giù tanto per scriverla senza curare personaggi, ambientazione o trama, come se il lettore fosse tanto stupido da non accorgersene. Deludente, ma c’è anche di peggio.


Approfondimenti:

Sito dedicato ad Anharra

Giudizio:

Evita descrizioni paesaggistiche inutili… +1 -1 …ma spesso è troppo sintetico e poco chiaro nelle descrizioni.
Anharra è una bella idea di fondo… +1 -1 …ma Anharra alla fine tradisce le aspettative.
Ci sono parecchie scene truculente… +1 -1 …ma le scene truculente sono spesso fini a sé stesse.
-1 Situazioni poco credibili e mal gestite.
  -1 Personaggi abbozzati e stereotipati.

Edit 20/8/2007: voto corretto a -2 per coerenza con le recensioni che verrano prodotte in futuro… il parametro abbattuto è stato “+1 in fondo l’ho letto tutto” ereditato dalla recensione di Geshwa Olers. Si salva dal -3 solo perché io adoro le storie che girano attorno ai morti viventi e cose simili, per cui l’idea della città di Anharra mi aveva colpito.

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Arr, Capitan Gambero è qui!

Capitan Findus quando era ancora un vecchio depravatoArr, gamberetti, sono Capitan Gambero, il capitano di questa Barca per Gamberi.
Con il mio coraggioso equipaggio affronterò i burrascosi mari del Fantasy e dell’Editoria, pescando reti su reti di Gamberi: romanzi, videogiochi, anime, manga e chissà quali altri crostacei! emoticons_piattig015.gif

Capitan Gambero è appassionato di Fantasy, armi da fuoco, armature e storia moderna, per cui valuterà positivamente aspetti quale la coerenza storica (nei rari casi possibili), il realismo dei combattimenti e delle armi impiegate e un approccio “sostenibile” al Fantasy: ovvero la coerenza interna in mondi inventati e in situazioni impossibili. Arr, aggiungo.

Per fare un esempio,una ragazzina che perfora una corazza in ferro grezzo con un pugnale non sarà una cosa vista positivamente dal Capitano, né lo sarà un arco che perfora corazze come niente fosse. goccia.gif
Stessa cosa per la magia: se qualche capitolo prima l’autore ci fa vedere maghi che svolazzano in giro senza problemi, mezzo libro dopo non deve farli rimuginare troppo su come raggiungere una finestra una dozzina di metri più in alto senza un più che valido motivo: sanno volare! roll

Ma sopra ogni cosa valuterà il carisma dell’ambientazione e dell’opera: la capacità di affascinare il lettore/utente sarà ancora più del “realismo” la caratteristica che farà dire al Capitano: “Arr, che bella roba che abbiamo qua!

Tutti a bordo: si parte verso nuovi banchi di gamberi!
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