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	<title>Gamberi Fantasy &#187; Fantasy</title>
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	<description>«Vi farò Pescatori di Gamberi»</description>
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		<title>Alice nel Paese della Fuffosità</title>
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		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2011/10/26/alice-nel-paese-della-fuffosita/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 19:53:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Titolo originale: Alice nel Paese della Vaporità Autore: Francesco Dimitri Anno: 2010 Nazione: Italia Lingua: Italiano Editore: Salani Genere: Fantasy, fuffa, vaporteppa Pagine: 280 È interessante l’assonanza tra la parola italiana “fuffa” e l’inglese “fluff”. Sia in italiano sia in inglese indica la lanugine, la peluria, il pulviscolo che si solleva quando si spolvera. “Fluff” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/apv_alice.jpg" alt="Copertina di Alice" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>Alice nel Paese della Vaporità</strong><br />
Autore: <strong>Francesco Dimitri</strong></p>
<p>Anno: <strong>2010</strong><br />
Nazione: <strong>Italia</strong><br />
Lingua: <strong>Italiano</strong><br />
Editore: <strong>Salani</strong></p>
<p>Genere: <strong>Fantasy, fuffa, vaporteppa</strong><br />
Pagine: <strong>280</strong></td>
</tr>
</table>
<p>È interessante l’assonanza tra la parola italiana “fuffa” e l’inglese “fluff”. Sia in italiano sia in inglese indica la lanugine, la peluria, il pulviscolo che si solleva quando si spolvera.<br />
“Fluff” era la polvere di cotone che saturava l’aria nei filatoi dell’Inghilterra vittoriana. Gli operai che lavoravano ai telai, specie le donne e i bambini, si ammalavano pian piano per colpa del “fluff”. La bissinosi – questo il nome della malattia – li consumava anno dopo anno, tra tosse e difficoltà respiratorie sempre più gravi, fino al collasso.</p>
<p>“Fluff”: un bel termine dal sapore <strike>steampunk!</strike> vaporteppa! Il termine ideale per descrivere <em><strong>Alice nel Paese della <strike>Vaporità</strike> Fuffosità</strong></em>. Come la polvere di cotone rovina giorno dopo giorno i polmoni, così leggere libri gonfi di stupidaggini ho paura abbia un effetto poco piacevole sui neuroni. E in <em><strong>Alice</strong></em> le stupidaggini abbondano. Roba a livello Troisi – a onor del vero a livello della miglior Troisi.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/apv_bissi.jpg" alt="Vittime della bissinosi" /><br />
<em>Le vittime della bissinosi. Attenti a non beccarvi l’equivalente cerebrale!</em></p>
<p>Il precedente romanzo di Francesco Dimitri, <em>Pan</em>, mi era <a href="/2008/08/07/recensioni-romanzo-pan/">piaciuto</a>. Con <em><strong>Alice</strong></em> sono rimasta molto molto <strong>molto</strong> delusa. E in più ho buttato 17 euro. Non va bene per niente!<br />
E qui apro una parentesi riguardo <em>Pan</em>: sono passati tre anni da quella recensione, tre anni per me hanno significato leggere decine di manuali e centinaia di romanzi; scrivere migliaia e migliaia di parole sia di narrativa sia per gli articoli del blog; vivere esperienze bruttissime ed esperienze bellissime. In altre parole non sono più la stessa persona di tre anni fa, sono molto più attenta e molto più consapevole; può darsi che rileggendo <em>Pan</em> oggi il mio giudizio risulterebbe più severo. Tuttavia non ero precisamente un’ingenua neanche tre anni fa. Perciò mi sento in coscienza di ribadire il giudizio che ho dato: non un capolavoro ma un bel romanzo, che non sfigurerebbe a livello internazionale.<br />
Aggiungo che la “filosofia” di Dimitri non mi è mai piaciuta (altrove ho affermato che facevo il tifo per Greyface; lo confermo), e lui mi piace ancora meno, tanto che in una prima stesura di questo articolo iniziavo con un lungo <em>rant</em> nel quale accusavo il signor Dimitri di essere un gran bell’ipocrita. L’ho tolto: ognuno ha il pieno diritto di comportarsi come gli pare e di tenere gli atteggiamenti che preferisce, l’importante è il livello della scrittura. Così come ognuno ha il pieno diritto di esporre nei propri romanzi, meglio di <em>mostrare</em> nei propri romanzi, le idee che più gli aggradano, e il fatto che siano più o meno in sintonia con le idee di chi legge non dovrebbe gravare sul giudizio dell’opera, non se si vuole essere obiettivi.</p>
<p>In parole povere: stringi stringi non me ne frega niente di chi sia Dimitri o di come si comporti, né mi interessa se i suoi romanzi inneggiano all’amore libero, alla persecuzione razziale o alla rivoluzione del proletariato; quello che mi interessa è leggere una bella storia di narrativa fantastica scritta bene. In questo ambito, <em><strong>Alice nel Paese della <strike>Vaporità</strike> Fuffosità</strong></em> è un <strong>EPIC FAIL</strong>.</p>
<p style="font-size:medium"><strong>La trama</strong></p>
<p>La storia è ambientata in un mondo simile al nostro in un imprecisato futuro. Non è ben chiaro cosa sia successo, sta di fatto che si è persa la capacità di utilizzare la moderna tecnologia, finché un tale Algernon Wilson non ha recuperato le vecchie macchine e le ha rimesse in funzione. Da allora sono passati altri 2.000 anni.<br />
Però le macchine revisionate da Wilson hanno l’effetto collaterale di produrre <strike>Vaporità</strike> Fuffosità, un mucchio di <strike>Vaporità</strike> Fuffosità, una montagna di <strike>Vaporità</strike> Fuffosità. Londra è ormai circondata da un mare di <strike>Vaporità</strike> Fuffosità: la Steamland. Ma tanto vale che mi fermi qui e passi la parola all’autore:</p>
<blockquote><p>(pag. 20) La Vaporità aveva consistenza di ovatta. Era più pesante dell’aria, più leggera dell’acqua. [...] la Steamland era un oceano di Vaporità [...]<br />
La Vaporità era un prodotto di scarico, il più importante tra i  tanti che Londra gettava nella Steamland. Per mandare avanti la città servivano Antiche Tecnologie: regolavano il traffico, lo formavano, consentivano di costruire le torri più alte, eccetera. E le Antiche Tecnologie – quelle riassestate dal professor Algernon Wilson – producevano una scoria molto più strana del vapore. Wilson l’aveva battezzata Vaporità, e il nome era rimasto.<br />
Al vapore era simile, ma solo in apparenza. La Vaporità aveva una <em>fluidità ascensionale</em>. A camminarci in mezzo – in orizzontale – non offriva più resistenza del normale vapore. Le cose cambiavano se ti muovevi in verticale, saltando o cadendo giù: la Vaporità agiva come una corrente d’aria calda, solo molto più potente. Con un po’ di allenamento era possibile usare i suoi flussi, ‘cavalcarli’ per salire, scendere e planare. Nella Vaporità i concetti di ‘alto’ e ‘basso’ perdevano molto del loro significato.<br />
[...]<br />
Ma non era la fluidità ascensionale a preoccupare i londinesi: la Vaporità faceva di peggio che far volare i <em>desperados</em> della Zona Vecchia. Tanto per cominciare, era un allucinogeno. Distorceva le percezioni, ristrutturava la realtà personale: chi respirava Vaporità si muoveva in un mondo che cambiava a ogni passo, riformandosi alla velocità del pensiero. Non è che le visioni di per sé fossero sempre sgradevoli, anzi. Ma erano <em>intense</em>. E non erano solo allucinazioni: la Vaporità confondeva i sensi, distruggeva ogni loro distinzione reciproca. <em>Sinestesia</em>, ecco come si chiamava. Faceva annusare i colori, assaporare le voci, faceva vedere il dolore e il piacere della carne, e tutto si mescolava alle illusioni, gli odori fantasma, i suoni senza corpo. Anche soltanto <em>parlare</em>, nella Vaporità, poteva essere sconvolgente, e guardare uno specchio poteva rendere pazzi.<br />
Finito? No. La Vaporità produceva anche mutazioni corporee. I figli di chi ne respirava troppa nascevano sempre più strani, meno umani, di generazione in generazione. Le mutazioni erano imprevedibili: uomini simili ad animali, carni disarticolate, braccia in più o in meno, cervelli senza calotta cranica (e viceversa).<br />
La Steamland era cresciuta nella Vaporità per quasi duemila anni. Duemila anni di allucinazioni, sinestesie e mutazioni: non poteva essere rimasto niente che potesse ancora essere definito <em>umano</em>. Ecco perché nessuno voleva entrare là dentro.</p></blockquote>
<p>Notevole sbrodolata di inforigurgito, del tutto inutile per l’economia del romanzo, visto che i particolari raccontati qui sono già stati mostrati o verranno mostrati nelle pagine seguenti. In più il Narratore prende per i fondelli – “Finito? No.” – ed è <em>delizioso</em> l’abuso del corsivo; sì, diamo enfasi a “sinestesia”, tutti devono rendersi conto che Dimitri conosce un parolone così difficile!<br />
Ma non tutto il male viene per nuocere, almeno questo inforigurgito ha il merito di non far scrivere a me la tiritera di cui sopra.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>Protagonista del romanzo è Alice, un’antropologa alla soglia dei trent’anni annoiata dalla vita accademica londinese. Non sapendo come trascorrere i fine settimana, Alice decide di buttarsi da un pallone areostatico nella Steamland. Seguono “avventure” senza capo né coda e poi il romanzo – bontà sua – finisce.<br />
E questo sarebbe anche il genere di romanzo che a me piace, sennonché a compensare la mancanza di un intreccio valido non c’è <strong>niente</strong>. Non ci sono bizzarrie interessanti, non ci sono scenari originali, non ci sono personaggi che ti vien voglia di conoscere – a partire da Alice –, non c’è ironia e, ciliegina sulla torta, il livello della scrittura spesso scende sotto il minimo sindacale.</p>
<p style="font-size:medium"><strong>La recensione</strong></p>
<p>Con tali premesse scrivere una recensione significa srotolare il lungo elenco delle idiozie presenti nel romanzo e commentarle con sarcasmo.<br />
Ho provato a farlo, mi sono impegnata, ve lo garantisco. Ma sono passati i tempi della Troisi e della Strazzu e non mi diverto più. Mi annoio e mi deprimo.<br />
Scrive Dimitri:</p>
<blockquote><p>(pag. 17) Sapete cosa significa annoiarsi? Annoiarsi davvero? Non è la pigra indolenza delle Estati borghesi, né il trascinarsi delle domeniche in casa, birra in pancia e vuoto in testa. Non è la noia dei bambini a scuola, o degli uomini costretti a girare per vetrine.<br />
Parlo di noia dell’anima. Parlo di un non-aver-nulla-da-fare e un non-aver-voglia-di-fare-nulla, mescolati alla percezione della fine del tempo, della morte che prima o poi arriverà, e di tutti i mali del mondo più uno, il proprio. Sapete che significa?<br />
Avete mai passato sere su sere da soli, tristi fino alle lacrime, pur senza avere alcun motivo per esserlo? Avete mai sentito sulla lingua il sapore della rabbia? Cresce in silenzio, e poi al l’improvviso vuole esplodere in un urlo&#8230;<br />
&#8230; insomma: avete mai avuto la sensazione di star buttando nel cesso la vostra vita, con qualcuno pronto a tirare lo sciacquone?</p></blockquote>
<p>Sì, la conosco bene una noia del genere. È la noia di dover scrivere per l’ennesima volta una recensione che ribadisca le solite cose: che occorre <em>documentarsi</em> o non si riesce a mantenere la sospensione dell’incredulità; che è meglio mostrare invece di raccontare; che scrivere frasi stile “Qua e là c’erano oscene parti di corpi” è una pessima idea e dimostra che l’autore non ha capito un’emerita mazza di come funzioni la narrativa.<br />
Sono stufa fino alle lacrime di leggere stupidaggini, dalla Regina cattiva che pensa di poter ricostruire la realtà con poche frasette ai consigli di guerra che paiono riunioni condominiali; non ce la faccio più a sorbirmi i deus ex machina e le spade <em>magggiche</em> perché sì; e quando una città viene assaltata da poche decine di persone non mi fa più ridere, mi fa solo piangere.<br />
E non c’è neanche un minimo di coerenza interna! Con la sinestesia che va e viene e Alice che quando Dimitri si ricorda può levitare nella <strike>vaporità</strike> fuffosità, altrimenti scarpina beata.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/apv_bunny.jpg" alt="coniglietto annoiato" /><br />
<em>Il coniglietto è annoiato. No, non è bello che lo sia. E no, non è Grumo</em></p>
<p>E per inciso, dedicare quasi una pagina a raccontare la noia non è questa gran trovata. È illuminante un confronto con l’originale <em>Alice</em> di Carroll e con un’interpretazione più moderna di Jeff Noon.</p>
<p><em>Alice’s Adventures in Wonderland</em> di Lewis Carroll:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Alice was beginning to get very tired of sitting by her sister on the bank, and of having nothing to do: [...]</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Alice cominciava a sentirsi molto stanca di sedere sul poggetto accanto alla sorella senza niente da fare: [...]</p></blockquote>
<p><em>Automated Alice</em> di Jeff Noon:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Alice was beginning to feel very drowsy from having nothing to do. How strange it was that doing absolutely <em>nothing at all</em> could make one feel so tired.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Alice cominciava a sentirsi molto assonnata a furia di non avere niente da fare. Com’è strano che non fare assolutamente <em>niente</em> ti faccia sentire così stanco.</p></blockquote>
<p>La differenza di fondo è che Carroll e Noon vogliono raccontare una storia, e dunque danno alla noia solo lo spazio strettamente necessario a questo scopo, ovvero un paio di righe; Dimitri invece non aspetta altro che di riversare sul lettore le sue considerazioni personali, considerazioni che mette davanti alle necessità della narrazione. A qualcuno il ruminare di Dimitri potrà pure piacere, ma in generale non è quello che ci si aspetta quando si spendono 17 euro per un romanzo di narrativa fantastica.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p><em><strong>Alice</strong></em> è un romanzo pieno di scemenze e ingenuità; peggio sono scemenze e ingenuità <em>poco interessanti</em>. Non c’è mezza idea originale, è tutto visto e rivisto, dall’idea di fondo del mondo come simulazione/narrazione, alla sindrome di Alice di cui soffre Ben, ai giochetti tipografici. Il brutto è che Dimitri non ne pare consapevole: addirittura ferma più volte la narrazione per pontificare e discutere le idee del romanzo, come fossero chissà quali trovate <em>gegnali</em>; ne nascono dialoghi didascalici, privi di tensione, noiosi. Scoraggiante.<br />
Alice vaga per la Steamland e quando incontra qualcuno raramente il dialogo si può sviluppare sulle salutari basi del conflitto: i vari tizi non vedono l’ora di spiegare la loro visione del mondo, e Alice non vede l’ora di sgranare gli occhioni per la meraviglia.<br />
Per esempio:</p>
<blockquote><p>(pag. 114-118) «Non capisci? Tutte le teorie sulla realtà-oltre-i-sensi possono andare bene a Londra, forse. Qui devi lasciarle alle spalle. Che senso ha parlare di <em>realtà oggettiva</em> se ogni individuo percepisce il mondo diverso da ogni altro, e la sua stessa percezione cambia di istante in istante?» [disse il monaco]<br />
«Cambia la percezione, ma la realtà resta. Corpi, tecnoimmondizie, strade&#8230;» [disse Alice]<br />
«E come puoi dire che non sia la realtà, a cambiare? Il tuo è un atto di fede. Se ogni tuo senso ti dice che la realtà è cambiata, come puoi dire che no, è un’allucinazione, ma in fondo è rimasta uguale?»<br />
«Quando usavo la Zavorra, restava uguale».<br />
«Solo grazie a una droga. E se fosse stata quella, l’allucinazione?»<br />
Alice aprì la bocca per dare una risposta. Non ne trovò.<br />
[...]<br />
Alice mugugnò. Fece un’altra domanda: «Se siamo uniti in modo così stretto, dove vanno a finire il libero arbitrio, l’autocoscienza&#8230;»<br />
«Dove sono sempre stati. Fai parte di un organismo, ma sei anche un individuo. Non devi pensare in termini di esclusione, di questo <em>o</em> quello. Devi pensare in termini di questo <em>e anche</em> quello. Ogni cosa è connessa. E non parlo solo di uomini. Animali, alberi, sassi, tecnologia: tutto è cosciente, tutto vive.»<br />
«Sei più contorto di un accademico [...]».</p></blockquote>
<p>Se Alice fosse stata l’Alice tradizionale, l’Alice bambina, una conversazione del genere avrebbe potuto avere un senso. Ma che un’Alice antropologa trentenne rimanga a bocca a aperta se qualcuno le dice che la realtà potrebbe essere illusoria, e non abbia mai sentito parlare di panpsichismo o di animismo è inverosimile a essere buoni. Come ha preso la laurea Alice? Per corrispondenza all’Università dell’Uganda?</p>
<p>Tra l’altro:<br />
&bull;&nbsp;Ipotesi <strong>uno</strong>: la percezione della realtà, o addirittura la realtà stessa, cambia di continuo.<br />
&bull;&nbsp;Ipotesi <strong>due</strong>: sei drogato.<br />
Il rasoio di Occam ci dice che è più probabile sia vera la seconda ipotesi. Poi nel mondo di Dimitri può essere vera la prima, ugualmente è assurdo che una persona con la cultura di Alice non sappia difendere la seconda ipotesi.<br />
E ora un fatto curioso: nel libro <em>The Hidden Sense: Synesthesia in Art and Science</em> l’autore analizza diversi casi di sinestesia. Casi nei quali la sinestesia è indotta con l’uso di sostanze chimiche e casi dove invece il soggetto ha i sensi mischiati di suo da anni.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/apv_hidden.jpg" alt="Copertina di The Hidden Sense" /><br />
<em>Copertina di The Hidden Sense</em></p>
<p>L’autore si chiede se questi “sinesteti” naturali esistano sul serio, o non siano invece individui perennemente allucinati. Alla fine propende per la prima ipotesi. Tra le ragioni c’è il constatare che la sinestesia prodotta con droghe produce allucinazioni sempre variabili, mentre la sinestesia naturale è costante nelle forme del suo manifestarsi.<br />
Perciò quando il monaco dice che la realtà cambia di continuo, be’, è un forte indizio che la realtà non cambi per niente e il monaco sia solo strafatto di <strike>Vaporità</strike> Fuffosità.<br />
Ripeto: poi Dimitri nel suo mondo può manipolare la realtà come vuole, ma dal punto di vista narrativo è molto più stimolante se i personaggi hanno opinioni contrapposte. Tanto più che nel caso specifico non era certo difficile far recitare plausibilmente ad Alice la parte della scettica.<br />
Come se non bastasse, la lezioncina del monaco <strong>non ha applicazione nel romanzo</strong>. Il romanzo funziona basandosi su una realtà <strong>oggettiva</strong> e <strong>condivisa</strong> da <strong>tutti</strong> i personaggi. L’idea che in effetti la realtà non sarebbe costante non influisce <strong>mai</strong> sulla narrazione.</p>
<p>Che noia! Che noia! Che noia! Che noia un autore che vuole rifilare in maniera goffa – raccontandola invece di mostrarla – la sua visione del mondo e si scopre che tale visione è semplicistica, ingenua e non ha neanche ruolo nel contesto della narrazione.<br />
Forse è un feticcio di Dimitri, magari si eccita a immaginare Alice con il capo chino, le guance arrossate, mentre fa combaciare gli indici e mormora: «Ma come è intelligente lei&#8230; Che pensieri profondi e complicati&#8230; Io mica sono tanto sicura di capirli.»<br />
Almeno interventi analoghi in <em>Pan</em> erano addolciti dalla pillola dell’ironia. In <em><strong>Alice</strong></em> l’amara medicina bisogna berla fino in fondo senza neppure un cucchiaino di zucchero.</p>
<p>E basta sennò finisce che scrivo la solita recensione chilometrica piena di citazioni e non ne vale la pena. Così come non vale la pena sottolineare le castronerie che Dimitri ha scritto per colpa della scarsa documentazione. Dai combattimenti all’informatica. E, va bene, facciamo un esempio anche qui:</p>
<blockquote><p>(pag. 160) [Ben] Aprì l’ultima e-mail [proveniente da 238105@gmail.com] che aveva ricevuto. Poi cliccò su mostra <em>header</em>. Voleva controllare l’IP, l’indirizzo numerico del computer da cui era partita l’e-mail. Gli veniva in mente soltanto un’ipotesi. Sbagliata, sperava.<br />
Spedì un’e-mail a se stesso.<br />
La scaricò, controllò l’IP, lo confrontò con l’altro.<br />
Erano uguali.<br />
[e a questo punto Ben si convince di essersi auto-spedito le mail ricevute negli ultimi giorni]</p></blockquote>
<p>Se si esamina il vero <em>header</em> di una mail spedita attraverso Gmail, si scopre che non è segnato l’IP del computer che ha inviato l’email, bensì l’IP del computer <strong>della rete interna di Google</strong> che ha ricevuto l’email e l’ha inoltrata al destinatario finale.<br />
È facile da capire perché l’IP è nel formato 10.x.x.x:</p>
<pre>Received: by 10.231.17.11 with SMTP id ecc.;</pre>
<p>
<pre>Wed, 28 Set 2011 09:43:43 -0700 (PDT)</pre>
<p>E gli IP nel <em>range</em> 10.0.0.0-10.255.255.255 sono, come si scopre frugando per <strong>dieci minuti</strong> su Wikipedia, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Indirizzo_IP_privato">IP privati</a>.<br />
In altre parole, Ben non può dedurre <strong>niente</strong> da IP del genere. La mail potrebbe originare dal suo computer come da un computer in Australia.<br />
È vero che esistono server di posta elettronica che inoltrano, oltre al testo della mail, anche l’IP del computer che l’ha spedita, ma purtroppo per Dimitri il server di Google non è tra questi.<br />
Trenta secondi per controllare con un account Gmail + dieci minuti di Wikipedia. Poteva farlo anche Dimitri. Ma cosa lo dico a fare? Alla fine aveva proprio ragione <a href="/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/">Damon Knight</a>.</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Una scena da Alice</strong></p>
<p>Nella recensione non ho parlato di stile. È uno stile scadente; nel <a href="/2010/12/01/sondaggio-su-alice/">vecchio articolo natalizio</a> citavo alcuni esempi di cattiva scrittura, adesso analizzerò un’intera scena. Lo faccio nella speranza che le mie osservazioni possano risultare utili per chi desidera imparare a scrivere in modo decente.</p>
<p>Ma prima qualche premessa:<br />
&bull;&nbsp;Il romanzo non è una schifezza per colpa <em>solo</em> dello stile, anzi lo stile, per quanto bruttino, sarebbe addirittura tollerabile se la storia fosse più appassionante e coerente.</p>
<p>&bull;&nbsp;Non sto giudicando lo stile del romanzo da questa scena. Questa scena è solo un <em>esempio</em>. Un esempio significativo però, perché la qualità della scrittura si mantiene più o meno su questo livello dalla prima all’ultima scena.</p>
<p>&bull;&nbsp;Ha senso che l’analisi stilistica di una singola scena occupi più spazio del resto della recensione? Sì. Perché è inutile discutere i <em>contenuti</em> di <em><strong>Alice</strong></em>, inutile da un lato perché sono contenuti stupidi e banali, dall’altro perché a parlare di contenuti spesso si scivola nel gusto e quando si parla di gusti si perde solo tempo. Viceversa lo stile può essere analizzato in maniera più oggettiva.</p>
<p>&bull;&nbsp;Ha senso dedicare così tanto tempo all’analisi stilistica? In effetti <strong>no</strong>. All’atto pratico, <strong>no</strong>. I lettori non hanno i mezzi per distinguere certe sottigliezze e andranno avanti a leggere solo in base a quanto i contenuti combacino con i loro gusti; viceversa gli editor delle case editrici non hanno i mezzi per distinguere certe sottigliezze e dunque decideranno di pubblicare o no un romanzo solo in base a quanto i contenuti combacino con i loro gusti – raccomandati a parte.<br />
Perciò perché spendere ore ad affinare il proprio stile? Perché si ha vero rispetto per i propri lettori e si vuole offrire sempre il meglio, anche se pochissimi saranno in grado di apprezzarlo; perché si è orgogliosi e la sciatteria ripugna; perché è <em>divertente</em> imparare a esprimere al meglio le proprie idee; perché si diventa <em>consapevoli</em>, e si può decidere in coscienza quando prendere scorciatoie e quando no; perché si ha una possibilità, per quanto remota, di ricevere complimenti da Gamberetta.  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink21.gif" alt="chikas_pink21.gif" class="wp-smiley" /> </p>
<p>&bull;&nbsp;Questo tipo di analisi così precisina leva tutto il piacere della lettura! E se non c’è piacere nella lettura, cosa si legge a fare?<br />
Al contrario, saper vivisezionare un testo <em>aumenta</em> il piacere, perché si possono apprezzare molte più sfumature.<br />
Citando Umberto Eco da <em>Sei passeggiate nei boschi narrativi</em>:</p>
<blockquote><p>[di <em>Sylvie</em>, romanzo di Gérard de Nerval] Ne conosco ormai ogni virgola, ogni meccanismo segreto.<br />
Questa esperienza di rilettura, che mi ha accompagnato per quarant’anni, mi ha provato quanto siano sciocchi coloro che dicono che ad anatomizzare un testo, e a esagerare con il &#8220;close reading&#8221;, se ne uccide la magia. Ogni volta che riprendo in mano Sylvie, pur conoscendo a fondo la sua anatomia, e forse proprio per questo, me ne innamoro come se lo leggessi per la prima volta.</p></blockquote>
<p align="center"><img src="/wp-content/apv_gerard.jpg" alt="Il signor Gérard de Nerval" /><br />
<em>Il signor Gérard de Nerval</em></p>
<p>&bull;&nbsp;Non so quanto le due “editor-in-gozzoviglia” citate nei ringraziamenti del romanzo, Valentina Paggi &#038; Serena Daniele, abbiano contribuito. Magari è tutta farina del sacco di Dimitri che si è rifiutato di accettare saggi consigli, o forse le due editor non sanno fare il loro mestiere. Non mi interessa, non sono un giudice, non devo stabilire le “colpe”. Analizzo solo il testo e ne metto in luce i difetti, delle persone che ci stanno dietro non mi può fregare di meno.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>La scena che segue è la seconda del romanzo, e la prima ambientata nel mondo della Steamland. Perciò non ha bisogno di presentazione. Leggetela e quindi scorrete le mie note. Non passate subito alle note, perché presumono che conosciate la scena nella sua interezza.</p>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" border="0" cellpadding="12" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;">
<p style="text-align: justify; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">L’uomo alzò gli occhi verso una delle Gabbie – strutture di vetro e acciaio, alte una trentina di piedi e larghe venti. Sature di Vaporità.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">In ogni Gabbia si affrontavano due Cavalieri. Usavano armi corte: pugnali, nunchaku, tirapugni. Planavano in ogni angolo, a ogni altezza, sorretti dai flussi di Vaporità: parevano scoiattoli volanti. Si picchiavano, si insultavano, si spostavano in alto e in basso, mentre gli scommettitori urlavano. Una corte di straccioni cui non era rimasto nient’altro che la voce, e un po’ di rabbia.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">L’uomo sospirò. Nessuno avrebbe potuto capire che veniva d’altrove, neanche con un esame attento. Camuffarsi faceva parte del suo lavoro. <em>Per fortuna</em>, pensava, <em>stanotte finisce</em>.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Era un uomo versatile, a suo agio con ogni tipo di gente. Era capace di riparare una macchina, disquisire di letteratura, mettere a sistema le mitologie di quindici diversi popoli, e tutto mentre si godeva una bella pipa. Aveva vissuto più di sessant’anni, ma si sentiva (e con buone ragioni) in perfetta forma. Spirito e corpo erano robusti, anche se la Zona Vecchia li aveva messi a dura prova. Nei cinque mesi trascorsi laggiù aveva visto più orrori che nel resto della sua vita: dalle piccole violenze domestiche, quasi banali, agli omicidi in pieno giorno, agli stupri di gruppo. E peggio.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Il suo lavoro era osservare, non giudicare. Di intervenire, poi, non se ne parlava. Non se voleva tornare a casa vivo e tutto d’un pezzo. Non poteva negare però di aver sentito più volte un pizzicore sulle mani, il desiderio di raddrizzare a calci i tanti bulli che scambiavano la prepotenza per forza. Fino a quel momento era  riuscito a trattenersi.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Ora aveva toccato il punto più basso, assistendo a uno dei celebri Scontri a Vapore. Assolutamente proibiti, certo, da almeno cinque diversi Pronunciamenti Regi. Il problema era che nessuno aveva interesse ad applicarli, i Pronunciamenti. La filosofia a della Corona si riduceva, più o meno, a lasciare che quegli straccioni si scannassero tra loro. Forse, sperava l’uomo, la sua ricerca avrebbe migliorato le cose.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Se quella sera fosse finita lì, la nostra storia (e molte altre) non esisterebbero neppure. Ma accadde qualcosa. Guidato dal fato, o dal puro caso, Solomon Stoltze volse lo sguardo alla terza Gabbia, in fondo alla sala, proprio nel momento in cui un combattimento stava per i  finire.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Uno dei Cavalieri era un energumeno seminudo, con un cranio pelato abbastanza massiccio da sfondare una porta. Il suo nemico era una ragazzina magrissima: Solomon le avrebbe dato otto anni. Era sporca di sangue, aveva un occhio nero e un profondo taglio su un braccio. Stoltze non riusciva a distinguere altro, da quella distanza.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Qualcosa, in lui, urlò. Stoltze si fece largo tra la folla, spingendo, annaspando tra i corpi sudati. Giunse vicino alla Gabbia.  La ragazzina, sospesa a sei metri dal suolo, stava menando un fendente alla giugulare dell’avversario. Il suo piccolo pugnale disegnò nella nebbia una striscia color sangue. L’energumeno sputò grumi rossastri, crollò a terra con un tonfo. La ragazzina piroettò, graziosa, lasciandosi trasportare dalla Vaporità. Raggiunse il pavimento. S’inchinò. Uno scorcio di seno guizzò fuori. Il pubblico scoppiò in applausi e fischi.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Il professor Stoltze ne ebbe abbastanza.</p>
<p style="text-align: justify; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">La porta era mimetizzata dietro una delle Gabbie. L’accesso era <em>proibito ai non addetti ai lavori</em>, come faceva presente il cartello più diffuso nello <em>show business</em>. Non c’erano guardie. Tutti sapevano che era pericoloso (<em>davvero</em> pericoloso) entrare.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Solo in due casi potevi imboccare quella porta. Primo, se volevi diventare un Cavaliere della Vaporità – nome pomposo per quei disgraziati che si affrontavano nelle arene. Secondo, se volevi morire. Il professore aveva altre intenzioni.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Il combattimento era finito da poco. Lui era riuscito a strisciare dentro. Ora si trovava in un atrio in penombra: l’unica luce proveniva da una lampada a gas che dondolava al centro della stanza. La ragazzina era qui da qualche parte: il suo manager l’aveva abbracciata, le aveva palpato il culo, e se l’era trascinata dietro.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Solomon avanzò fino in fondo all’atrio. C’era un’altra porta, con lo stesso cartello. Aprì anche quella e si trovò in un lungo corridoio buio. S’incamminò con cautela serrando, nervoso, una mano sulla rivoltella carica.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Mentre avanzava sentì delle voci che si andavano facendo più nitide. Erano più versi che voci vere e proprie: gemiti, un uomo e una donna. I gemiti dell’uomo erano duri, quelli della donna disperati. Solomon arrivò a una porta socchiusa.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Con estrema lentezza allungò la testa per guardare oltre. Vide il corpo di una ragazzina, nudo, di spalle: la combattente di poco prima. Era incatenata al muro con pesanti anelli di ferro che le stringevano polsi e gambe.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Un uomo con la faccia da faina – il suo manager – la stava penetrando da dietro. In una mano stringeva un grosso chiodo. Lo usava per graffiare a sangue la schiena della ragazzina, seguendo il movimento di bacino.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">In un lampo Solomon gli fu addosso. Gli puntò la pistola alla tempia.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Il manager si fermò. «Chi cazzo sei?»</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">«Libera la ragazza».</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">«Quale scuderia ti manda?»</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Il professore aumentò la pressione della pistola. «Liberala».</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Il manager indicò un mazzo di chiavi a terra, poco lontano dalle catene.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">«Prendile» ordinò Solomon. «Molto piano».</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">E l’uomo con la faccia da faina dovette capire che lo sconosciuto non bluffava, perché fece piano davvero. Si abbassò, la canna della pistola che seguiva ogni suo movimento. Raccolse le chiavi. Aprì le serrature.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">La prigioniera, ancora stordita, si massaggiò i polsi. «Grazie&#8230;» farfugliò.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Solomon le tese la mano libera. «Vieni con me».</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Senza pronunciare parola, la ragazzina gli si avvicinò.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">«Siete morti» disse la faina. «Fottutamente, assolutamente, morti».</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">«Non credo» rispose con calma Solomon. Il suo indice si mosse sul grilletto.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">«Se mi fai male, stronzo, la mia famiglia beccherà la tua scuderia, e&#8230;»</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">«Io non ho scuderia».</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Il manager sgranò gli occhi.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Il professore sparò.</p>
<p style="text-align: justify; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">E poi le cose sono un po’ confuse. <em>C’era abbastanza Vaporità nell’aria da far strippare un tossico&#8230;</em> e comunque basta con questa noiosa storia-prima-della-storia, <em>pensò</em>. Tutto ha importanza, ma niente ne ha troppa. Arriviamo a tempi più recenti. All’inizio dell’ultima parte, quella cruciale. Quella che ci porta a ora e tutto il resto.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Cominciamo.</p>
</td>
</tr>
</table>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong><u>L’uomo</u> alzò gli occhi verso <u>una</u> delle Gabbie</strong></td>
</tr>
</table>
<ul>
<li>Ricordo per l’ennesima volta la regola generale da tenere sempre presente, il “segreto” o forse il “trucco” per scrivere narrativa in maniera coinvolgente: concreto &#038; preciso sono cool & kawaii; generico &#038; astratto sono brutti &#038; kattivi!!!!</li>
<p></p>
<li>Dimitri userà nel corso della scena il punto di vista di Solomon Stoltze o il punto di vista del Narratore. Dunque questo “L’uomo” è sbagliato: perché ovviamente Stoltze non pensa a se stesso come a un generico “uomo” e il Narratore sa benissimo chi sia l’uomo. Usare “uomo” qui indica che il punto di vista è quello di un personaggio che osserva l’uomo in questione. Ma in effetti non è così. Un lettore attento viene inutilmente confuso.</li>
<p></p>
<li>“una” è generico, perciò è un (piccolo) errore. Tu non alzi gli occhi verso “una” Gabbia, tu alzi gli occhi verso <u>la</u> Gabbia che ti sta di fronte, o verso <u>la</u> Gabbia nell’angolo, o verso <u>la</u> Gabbia appesa al soffitto, o verso <u>la</u> Gabbia con le decorazioni natalizie. Sempre verso una <strong>specifica</strong> Gabbia, non una generica Gabbia.</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>strutture di vetro e acciaio, <u>alte una trentina di piedi e larghe venti.</u> Sature di Vaporità.<br />
In ogni Gabbia si affrontavano due Cavalieri. Usavano <u>armi corte</u>: pugnali, nunchaku, tirapugni. Planavano in ogni angolo, a ogni altezza, sorretti dai flussi di Vaporità: parevano <u>scoiattoli volanti</u>. Si picchiavano, si insultavano, si spostavano in alto e in basso, mentre gli scommettitori urlavano. Una corte di straccioni cui <u>non era rimasto nient’altro che la voce, e un po’ di rabbia</u>.</strong></td>
</tr>
</table>
<ul>
<li>Per quanto detto all’inizio questo passaggio non è granché, in quanto è generico – parla di tutte le Gabbie –, e invece dovrebbe essere specifico, dovrebbe parlare della singola Gabbia che l’uomo sta osservando.<br />
Non i tirapugni, non ogni angolo; ma il tirapugni che rompe la faccia all’elfo, e l’angolo in basso a destra dove sono rotolati lui e il nano.</p>
</li>
<li>Come ha scritto Dimitri non è “sbagliato” ma è a livello di prima stesura a essere buoni, è a livello di buttare sul tavolo le idee. Poi occorre dare carne a queste idee, concretizzarle in particolari tangibili.</li>
</ul>
<p><strong>alte una trentina di piedi e larghe venti.</strong></p>
<ul>
<li>Come spiegato nell’articolo sul <a href="/2010/11/18/manuali-3-mostrare/">Mostrare</a>, le descrizioni numeriche non sono molto efficaci, ancora meno quando l’unità di misura è inusuale. È molto semplice: immaginate un oggetto o una costruzione del mondo reale che abbia queste dimensioni. Per me non ci riuscite facilmente. Dunque il lettore o lascia perdere di sapere quanto sono grandi le Gabbie – e allora tanto vale non scriverlo – oppure deve ragionarci sopra, uscendo dalla narrazione. Questo è un errore da dilettanti.</li>
</ul>
<p><strong>Usavano armi corte: pugnali, nunchaku, tirapugni.</strong></p>
<ul>
<li>Qui prima è raccontato che i Cavalieri usavano “armi corte”, poi sono elencate. Come spesso succede, il raccontato si può togliere a favore dell’eleganza: “Usavano pugnali, nunchaku, tirapugni.”</p>
</li>
<li>L’espressione “armi corte” è impropria: è una locuzione che tecnicamente indica le armi <strong>da fuoco</strong> con la canna corta. A questo punto non è ben chiaro se il punto di vista sia quello dell’uomo che guarda o del Narratore. Però più in là scopriremo che l’uomo che guarda è un uomo di cultura. Dunque in entrambi i casi non è giustificabile questo uso poco preciso del linguaggio. Sia l’uomo che guarda sia il Narratore dovrebbero sapere che le “armi corte” sono armi da fuoco.</li>
</ul>
<p><strong>parevano scoiattoli volanti</strong></p>
<ul>
<li>Questa similitudine può forse rendere bene il movimento dei Cavalieri nella Vaporità, ma – come emerge nel seguito – la scena vuole essere brutale, uno degli spettacoli più atroci a cui l’uomo che guarda abbia mai assistito: siamo sicuri che gli scoiattoli volanti siano appropriati? Gli scoiattoli volanti, nell’immaginario comune, sono animaletti pucciosi, non c’entrano molto con uno scenario cupo.</li>
</ul>
<p align="center"><img src="/wp-content/apv_scoiattoli.jpg" alt="Famigliola di scoiattoli volanti" /><br />
<em>Famigliola di scoiattoli volanti. Fanno spavento vero? Più simbolo di atrocità di così! Direi persino che somigliano un po’ a dei furetti.</em></p>
<p><strong>Una corte di straccioni cui non era rimasto nient’altro che la voce, e un po’ di rabbia</strong></p>
<ul>
<li>Gli scommettitori. Dovrebbe essere rimasto loro del denaro, oltre a voce e rabbia, altrimenti cosa scommettono?</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>L’uomo sospirò. Nessuno avrebbe potuto capire che veniva d’altrove, neanche con un esame attento. Camuffarsi faceva parte del suo lavoro. <em>Per fortuna</em>, pensava, <em>stanotte finisce</em>.<br />
Era un uomo versatile, a suo agio con ogni tipo di gente. Era capace di riparare una macchina, disquisire di letteratura, mettere a sistema le mitologie di quindici diversi popoli, e tutto mentre si godeva una bella pipa. Aveva vissuto più di sessant’anni, ma si sentiva (e con buone ragioni) in perfetta forma. Spirito e corpo erano robusti, anche se la Zona Vecchia li aveva messi a dura prova. Nei cinque mesi trascorsi laggiù aveva visto più orrori che nel resto della sua vita: dalle piccole violenze domestiche, quasi banali, agli omicidi in pieno giorno, agli stupri di gruppo. <u>E peggio</u>.</strong></td>
</tr>
</table>
<ul>
<li>La storia non è ancora cominciata – finora l’unica azione è stata l’uomo che alza gli occhi – e già ci fermiamo di nuovo per un’altra sbrodolata di informazioni che:<br />
&bull;&nbsp;Non hanno importanza per questa scena.<br />
&bull;&nbsp;Non hanno importanza per il romanzo.<br />
Si potrebbero tagliare questi paragrafi senza danno.<br />
In più, di nuovo, la narrazione è troppo generica.<br />
Prendiamo la parte finale, che dovrebbe riguardare fatti ancora vividi nella mente del personaggio:</li>
</ul>
<p><strong>Nei cinque mesi trascorsi laggiù aveva visto più orrori che nel resto della sua vita: dalle piccole violenze domestiche, quasi banali, agli omicidi in pieno giorno, agli stupri di gruppo. E peggio.</strong></p>
<ul>
<li>Questo passaggio l’avevo già analizzato nell’articolo dedicato al <a href="/2010/11/18/manuali-3-mostrare/">Mostrare</a>, ma ribadisco: tu non hai visto “piccole violenze domestiche”, “omicidi in pieno giorno” e “stupri di gruppo”. Soprattutto non hai visto “peggio”. Tu hai visto un bambino a cui hanno cavato gli occhi con un apribottiglie, hai visto una ragazza sodomizzata con un attizzatoio, hai visto un uomo bastonato a morte da una banda di castori mannari. O hai visto altro. Ma non vedi <strong>mai</strong> situazioni generiche, nella tua testa ci sono solo ricordi <strong>specifici</strong>. A meno che non sia una consuetudine per la banda dei castori mannari massacrare la gente, e allora hai visto più volte scene simili. Ma rimangono eventi circoscritti, non sono generici “omicidi in pieno giorno”(che tra l’altro è una brutta frase fatta). E <strong>mai mai mai</strong> vedi “peggio”.<br />
Sì, fa più impressione leggere di un rampino che scende nella gola di un ragazzo per poi cavarne fuori gli intestini che non leggere di generici “omicidi”, d’altra parte se lo scopo è comunicare l’atrocità dello scenario ti serve il rampino, altrimenti scegli uno scenario meno atroce.</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>Il suo lavoro era osservare, non giudicare. Di intervenire, poi, non se ne parlava. Non se voleva tornare a casa vivo e tutto d’un pezzo. Non poteva negare però di aver sentito più volte un pizzicore sulle mani, il desiderio di raddrizzare a calci <u>i tanti bulli che scambiavano la prepotenza per forza.</u> Fino a quel momento era  riuscito a trattenersi.</strong></td>
</tr>
</table>
<ul>
<li>Continua l’inforigurgito evitabile, eliminabile senza colpo ferire.</li>
</ul>
<p><strong>i tanti bulli che scambiavano la prepotenza per forza</strong></p>
<ul>
<li>Chi ammazza in pieno giorno e partecipa a stupri di gruppo non è un “bullo”. Il bullo è il tizio che ti ruba la merenda, non quello che ti cava gli occhi.</p>
</li>
<li>“scambiare la prepotenza per forza” è un’altra brutta frase fatta.</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>Ora aveva toccato <u>il punto più basso</u>, assistendo a uno dei <u>celebri Scontri</u> a Vapore. <u>Assolutamente proibiti</u>, certo, da almeno cinque diversi Pronunciamenti Regi. Il problema era che nessuno aveva interesse ad applicarli, i Pronunciamenti. La filosofia a della Corona si riduceva, più o meno, a lasciare che quegli straccioni si scannassero tra loro. Forse, sperava l’uomo, la sua ricerca avrebbe migliorato le cose.</strong></td>
</tr>
</table>
<ul>
<li>Suona strano che l’uomo assista solo adesso a uno scontro a vapore, contando che sono cinque mesi che si trova nella Zona Vecchia e tali scontri sono “celebri”. Suona strano che assistere a uno scontro sia “il punto più basso”: due che si picchiano in una gabbia non sembra peggio di un omicidio in pieno giorno o di uno stupro di gruppo. Non sembra peggio di “peggio”. Ma chissà, dato che la parte prima era così generica, magari gli scontri sono davvero peggio.<br />
Questo è un errore di fondo, sempre il solito: il cercare di coinvolgere il lettore (“ecco il peggio del peggio!”), solo <em>raccontando</em>. Basterebbe mostrare, e il lettore saprebbe da solo qual è il punto più basso.</p>
</li>
<li>“Assolutamente” è un avverbio superfluo e cliché: proibiti da cinque diversi Pronunciamenti è già proibito abbastanza.</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>Se quella sera fosse finita lì, la nostra storia (e molte altre) non esisterebbero neppure. Ma accadde qualcosa. Guidato <u>dal fato, o dal puro caso</u>, Solomon Stoltze volse lo sguardo alla terza Gabbia, in fondo alla sala, proprio nel momento in cui un combattimento stava per i  finire.</strong></td>
</tr>
</table>
<ul>
<li>Paragrafo da tagliare e basta.</p>
</li>
<li>La prima frase è un capolavoro di spreco d’inchiostro. A ogni singolo paragrafo del romanzo si potrebbe aggiungere in testa: “se il personaggio non avesse fatto come ha fatto la nostra storia ecc.” E allora? Che bisogno c’è di dirlo?<br />
Il lettore è in un locale della Zona Vecchia di Londra ad assistere a scontri di Cavalieri nella Vaporità. Il Narratore lo acchiappa e gli ricorda: “Oh, guarda che è solo una storia. L’hai sempre in mente? Ecco, bravo. Non farti coinvolgere troppo.”</p>
</li>
<li>Che senso ha questa manfrina del “fato” e del “puro caso”? C’è bisogno di questa enfasi per far voltare la testa a un personaggio? No. Tra l’altro se non lo sa il Narratore se sia fato o puro caso lo dovrebbe sapere il lettore?</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>Uno dei Cavalieri era un energumeno <u>seminudo</u>, con un cranio pelato abbastanza massiccio da sfondare una porta. Il suo nemico era una ragazzina magrissima: Solomon le avrebbe dato otto anni. Era sporca di sangue, aveva <u>un occhio nero</u> e un profondo taglio su un braccio. <u>Stoltze non riusciva a distinguere altro, da quella distanza.</u></strong></td>
</tr>
</table>
<p><strong>Stoltze non riusciva a distinguere altro, da quella distanza.</strong></p>
<ul>
<li>Se si toglie questa frase il lettore piange: “Ma come, Stoltze non distingue altro?” No. Dato che il punto di vista è di Stoltze, assumiamo che quello che leggiamo è quello che vede Stoltze, non c’è bisogno di specificare che non ha visto altro.</p>
</li>
<li>Senza contare che, non sapendo quanto sia grande il locale e dove sia di preciso Stoltze, “quella distanza” non vuole dire niente.</li>
</ul>
<p><strong>Uno dei Cavalieri era un energumeno seminudo, con un cranio pelato abbastanza massiccio da sfondare una porta. Il suo nemico era una ragazzina magrissima: Solomon le avrebbe dato otto anni. Era sporca di sangue, aveva un occhio nero e un profondo taglio su un braccio.</strong></p>
<ul>
<li>È una descrizione molto statica, che mal si accoppia all’idea che i Cavalieri sembrino “scoiattoli volanti”. Si ha l’impressione che i due Cavalieri si siano messi in posa per Stoltze, il che è inverosimile. Inoltre per notare l’occhio nero “da quella distanza”, la ragazzina dovrebbe aver tenuto la faccia girata verso l’esterno della Gabbia per un certo tempo. Non sembra comportamento probabile nella furia del combattimento.</li>
</ul>
<p><strong>seminudo</strong></p>
<ul>
<li>Ovvero? Torso nudo? Gambe nude? Braccia nude? Nudo dalla cintola in su? Oppure è “seminudo” perché i vestiti si sono strappati durante lo scontro?<br />
Forse è una raffinata citazione del Sommo Vate, dell’Immortale Poeta: Sergio Rocca.</p>
<blockquote><p> I suoi neri capelli <strong>semi-corti</strong> e il glabro viso gli davano un’aria da ‘lupetto spartano’.</p></blockquote>
</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong><u>Qualcosa, in lui, urlò.</u> Stoltze si fece largo tra la folla, spingendo, annaspando tra i corpi sudati. Giunse vicino alla Gabbia.  La ragazzina, sospesa a sei metri dal suolo, stava menando un fendente alla giugulare dell’avversario. Il suo <u>piccolo pugnale</u> disegnò nella nebbia una striscia color sangue. L’energumeno sputò grumi rossastri, <u>crollò a terra con un tonfo.</u> La ragazzina piroettò, graziosa, lasciandosi trasportare dalla Vaporità. Raggiunse il pavimento. S’inchinò. <u>Uno scorcio di seno guizzò fuori.</u> Il pubblico scoppiò in applausi e fischi.</strong></td>
</tr>
</table>
<p><strong>Qualcosa, in lui, urlò.</strong></p>
<ul>
<li>Ennesima frase fatta. “Qualcosa” cosa? Sei Stoltze, lo saprai bene cosa urla dentro di te (assumendo che ‘sta frase non sia lì solo per sbaglio).</li>
</ul>
<p><strong>La ragazzina, sospesa a sei metri dal suolo, stava menando un fendente alla giugulare dell’avversario. Il suo piccolo pugnale disegnò nella nebbia una striscia color sangue. L’energumeno sputò grumi rossastri, crollò a terra con un tonfo.</strong> </p>
<ul>
<li>La ragazzina è magrissima, tanto che Stoltze non le dà più di otto anni. Il pugnale è definito “piccolo”, e per apparire piccolo tra le mani di una bambina magrissima, dev’essere proprio piccolo. L’avversario è un energumeno con una capoccia tale da sfondare una porta. Non è così facile per una bambina rachitica e già ferita tagliargli il collo con un temperino. Non è impossibile, ma è faccenda molto più sporca e laboriosa. Non siamo a livello dei draghi colpiti al volo dalle catapulte, ma lo scontro descritto in maniera così semplicistica fa storcere il naso.</li>
</ul>
<p><strong>Uno scorcio di seno guizzò fuori.</strong></p>
<ul>
<li>Sarebbe stato opportuno accennare prima ai vestiti della ragazzina, perché io me l’ero immaginata (semi)nuda come l’energumeno (contando che “da quella distanza” Stoltze riesce a giudicarla magrissima e la ragazzina è sporca di sangue; lei non i suoi indumenti).</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong><u>Il professor Stoltze ne ebbe abbastanza.</u> La porta era mimetizzata dietro una delle Gabbie. L’accesso era <em>proibito ai non addetti ai lavori</em>, come faceva presente il cartello <u>più diffuso nello <em>show business</em>.</u> Non c’erano guardie. Tutti sapevano che era pericoloso <u>(<em>davvero</em> pericoloso)</u> entrare.<br />
Solo in due casi potevi imboccare quella porta. Primo, se volevi diventare un Cavaliere della Vaporità – nome pomposo per quei disgraziati che si affrontavano nelle arene. Secondo, se volevi morire. <u>Il professore aveva altre intenzioni.</u></strong></td>
</tr>
</table>
<p><strong>Il professor Stoltze ne ebbe abbastanza.</strong></p>
<ul>
<li>Se il professore ne ha abbastanza perché non raggiunge l’uscita più vicina?</li>
</ul>
<p><strong>La porta era mimetizzata dietro una delle Gabbie. L’accesso era <em>proibito ai non addetti ai lavori</em>, come faceva presente il cartello più diffuso nello <em>show business</em>.</strong></p>
<ul>
<li>Cosa importa se quello è il cartello più diffuso nello “show business”? Soprattutto, non sembrano i pensieri di un professore che ne ha avuto abbastanza. Perché il Narratore deve intervenire solo per fornire questo dettaglio inutile? Non sarebbe più interessante mantenere il punto di vista sul professore che ne ha avuto abbastanza?</li>
</ul>
<p align="center"><img src="/wp-content/apv_furetto.jpg" alt="Cartello con furetto stilizzato" /><br />
<em>Area pattugliata da furetto d’assalto: Licia avrebbe messo questo di cartello! E avrebbe fatto meglio di Dimitri</em></p>
<p><strong>Tutti sapevano che era pericoloso (<em>davvero</em> pericoloso) entrare.</strong></p>
<ul>
<li>Il paragrafo sotto è spiegato cosa succede se entri: o diventi un Cavaliere o muori. Perciò è inutile raccontare prima che varcare la soglia è pericoloso. O il lettore percepisce il pericolo sapendo cosa succede a entrare, oppure ribadire che è “davvero” pericoloso non lo rende più pericoloso.</p>
</li>
<li>Sarebbe una figata se questo trucco funzionasse: “Il mostro era davvero davvero davvero davvero davvero davvero pauroso.”, ed è vietata la vendita del romanzo perché chi lo legge schiatta dal terrore. Purtroppo i meccanismi della narrativa non sono così semplici.</li>
<p></p>
<li>Molti hanno contestato l’uso del Narratore in <em>Pan</em>. Anche a me non è piaciuto in sé, ma l’ho giustificato con il fatto che i suoi interventi erano spiritosi. Il romanzo perde verosimiglianza ma guadagna in divertimento.<br />
In <em><strong>Alice</strong></em>, come si può vedere da questo breve passaggio, il Narratore è non solo inutile, ma controproducente. Non diverte e prende regolarmente a calci il lettore per tenerlo fuori dalla storia.<br />
È stata una scelta consapevole di Dimitri? Può darsi, ciò non toglie che è un fastidioso errore. Anche rapinare una banca è una scelta consapevole, ma se ti beccano si dimostra un grosso sbaglio.</li>
</ul>
<p><strong>Il professore aveva altre intenzioni.</strong></p>
<ul>
<li>Perché, se non lo si specifica, il lettore potrebbe pensare che il professore sessantenne abbia deciso di diventare Cavaliere.</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>Il combattimento era finito da poco. <u>Lui era riuscito a strisciare dentro.</u> Ora si trovava in un atrio in penombra: l’unica luce proveniva da una lampada a gas che dondolava al centro della stanza. La ragazzina era qui da qualche parte: il suo manager l’aveva abbracciata, le aveva palpato il culo, e se l’era trascinata dietro.</strong></td>
</tr>
</table>
<p><strong>Lui era riuscito a strisciare dentro.</strong></p>
<ul>
<li>I vari “riuscire a” sono <strike>quasi</strike> sempre pleonastici: se il personaggio fa qualcosa è sottointeso che sia riuscito a farla. Nel caso specifico non si capisce l’enfasi: la porta non è sorvegliata, dunque che difficoltà dovrebbero esserci a sgusciare dentro? Il professore è riuscito a superare il potere intimidatorio di un cartello? Eroe!</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>Solomon avanzò fino in fondo all’atrio. C’era un’altra porta, con lo stesso cartello. Aprì anche quella e si trovò in un lungo corridoio buio. S’incamminò <u>con cautela serrando, nervoso, una mano sulla rivoltella carica.</u></strong></td>
</tr>
</table>
<ul>
<li>Sarebbe più elegante rendere il “nervoso” con particolari concreti. Un’altra soluzione è toglierlo: se ti incammini con cautela serrando una mano sull’impugnatura della rivoltella, è chiaro che non sei tranquillo.</p>
</li>
<li>Lo stesso vale per la “cautela”: sarebbe più elegante descrivere i movimenti attenti del professore.</li>
<p></p>
<li>Abbiamo un personaggio punto di vista che procede con cautela ed è nervoso, si presume perciò che stia attento a ogni minimo dettaglio. Invece non c’è traccia di particolari interessanti: c’era una porta, c’era un corridoio, il corridoio era lungo e buio. Eh, bisogna proprio spendere 17 euro, da soli è difficile raggiungere questo grado di immaginazione fantastica.</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>Mentre avanzava <u>sentì</u> delle voci che si andavano facendo più nitide. Erano più versi che voci vere e proprie: gemiti, un uomo e una donna. I gemiti dell’uomo erano duri, quelli della donna disperati. Solomon arrivò a una porta socchiusa.<br />
Con estrema lentezza allungò la testa per guardare oltre. <u>Vide</u> il corpo di una ragazzina, nudo, <u>di spalle</u>: la combattente di poco prima. Era incatenata al muro con pesanti anelli di ferro che le stringevano polsi e gambe.<br />
Un uomo <u>con la faccia da faina</u> – il suo manager – la stava penetrando <u>da dietro.</u> In una mano stringeva un grosso chiodo. Lo usava per graffiare a sangue la schiena della ragazzina, seguendo il <u>movimento di bacino</u>.</strong></td>
</tr>
</table>
<p><strong>Mentre avanzava sentì delle voci che si andavano facendo più nitide.</strong></p>
<ul>
<li>Il “sentì” è pleonastico: il punto di vista adesso è ben saldo con il professore, se ci sono delle voci è perché lui le sente.</li>
</ul>
<p><strong>Vide il corpo di una ragazzina, nudo, di spalle: la combattente di poco prima.</strong></p>
<ul>
<li>“Vide”: stesso discorso del sentì poco sopra. Comunque qui voglio sottolineare che il professore vede la ragazzina <strong>di spalle</strong>.</li>
</ul>
<p><strong>Un uomo con la faccia da faina – il suo manager – la stava penetrando da dietro. In una mano stringeva un grosso chiodo. Lo usava per graffiare a sangue la schiena della ragazzina, seguendo il movimento di bacino.</strong></p>
<ul>
<li>No. Se il professore vede la ragazzina di spalle, il manager non la sta penetrando da dietro. Altrimenti il corpo del manager coprirebbe la ragazzina (il manager sarà ben più grosso di una magrissima ragazzina di otto anni, contando anche che ha avuto la forza di trascinarla). E ancora, se il professore è alle spalle della coppia ragazzina-manager, non può vedere la faccia da faina del manager. Queste frasi hanno senso solo se il professore vede la coppia di profilo, non di spalle.</p>
</li>
<li>L’abuso dell’imperfetto dà la sensazione che la situazione sia raccontata, nonostante non manchino i dettagli concreti. Questo perché le azioni sono strascicate nel tempo, non è chiaro quando comincino e quando finiscano. Non siamo qui e ora, siamo in punto distante dallo svolgersi dell’azione, con il filtro del ricordo che appanna la visione. Più interessante sarebbe stato concentrarsi sul singolo gesto: sul singolo graffio, sul singolo schizzo di sangue, sulla singola spinta del manager.</li>
<p></p>
<li>Notare infine che non è l’unico punto del romanzo dove Dimitri confonde il davanti con il didietro: a pagina 104-105, Alice vede sia gli inseguitori alle sue spalle, sia il bosco di fronte a sé. Senza voltarsi.</li>
</ul>
<p align="center"><img src="/wp-content/apv_faina.jpg" alt="Faina" /><br />
<em>La faccia del manager. Anche qui noto somiglianze con i furetti</em></p>
<p><strong>seguendo il movimento di bacino.</strong></p>
<ul>
<li>“seguendo il movimento del bacino” suona meglio.</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong><u>In un lampo</u> Solomon gli fu addosso. Gli puntò la pistola <u>alla tempia.</u></strong></td>
</tr>
</table>
<ul>
<li>Da questo particolare – gli puntò la pistola alla tempia, non alla nuca – sembra che appunto il professore sia di profilo rispetto alla coppia. D’altra parte, se fosse di profilo, il manager probabilmente vedrebbe con la coda dell’occhio il professore mentre apre la porta. Condensare le azioni/reazioni di entrambi i personaggi in quel “In un lampo” è scrittura sciatta.</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>Il manager si fermò. «Chi cazzo sei?»<br />
«Libera la ragazza».<br />
«Quale scuderia ti manda?»<br />
Il professore aumentò la pressione della pistola. «Liberala».<br />
Il manager indicò un mazzo di chiavi a terra, poco lontano dalle catene.<br />
«Prendile» ordinò Solomon. «Molto piano».<br />
E l’uomo con la faccia da faina <u>dovette capire che lo sconosciuto non bluffava</u>, perché fece piano davvero. Si abbassò, la canna della pistola che seguiva ogni suo movimento. Raccolse le chiavi. Aprì le serrature.</strong></td>
</tr>
</table>
<p><strong>E l’uomo con la faccia da faina dovette capire che lo sconosciuto non bluffava, perché fece piano davvero.</strong></p>
<ul>
<li>Altra frase da tagliare senza danno. In più sposta il punto di vista al manager – per lui il professore è uno “sconosciuto” – spostamento fastidioso in cambio di? In cambio di niente.</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>La prigioniera, ancora stordita, si massaggiò i polsi. «Grazie&#8230;» farfugliò.<br />
Solomon le tese la mano libera. «Vieni con me».<br />
<strike>Senza pronunciare parola,</strike> la ragazzina gli si avvicinò.<br />
«Siete morti» disse la faina. «Fottutamente, assolutamente, morti».<br />
«Non credo» rispose <strike>con calma</strike> Solomon. Il <strike>suo</strike> indice si mosse sul grilletto.<br />
«Se mi fai male, stronzo, la mia famiglia beccherà la tua scuderia, e&#8230;»<br />
«Io non ho scuderia».<br />
Il manager sgranò gli occhi.<br />
Il professore sparò.</strong></td>
</tr>
</table>
<ul>
<li>Ho barrato direttamente i frammenti inutili.</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>E poi le cose sono un po’ confuse. <em>C’era abbastanza Vaporità nell’aria da far strippare un tossico&#8230;</em>  e comunque <u>basta con questa noiosa storia-prima-della-storia</u>, <em>pensò</em>. Tutto ha importanza, ma niente ne ha troppa. Arriviamo a tempi più recenti. All’inizio dell’ultima parte, quella cruciale. Quella che ci porta a ora e tutto il resto.<br />
Cominciamo.</strong></td>
</tr>
</table>
<ul>
<li>Paragrafo da tagliare. Non si può leggere: “e comunque basta con questa noiosa storia-prima-della-storia”. Se una parte è noiosa va riscritta finché non è più noiosa. Il fatto che il Narratore si sia accorto del problema è <strong>un’aggravante</strong>, non una giustificazione.</p>
<p>L’idraulico viene a riparare la doccia. Fa il suo lavoro. Chiede 200 euro. Se ne va. Controllate la doccia e scoprite che ancora perde. Vi incazzate.</p>
<p>L’idraulico viene a riparare la doccia. Fa il suo lavoro. Chiede 200 euro. Sulla soglia di casa dice: “Ah, la doccia ancora perde. Buongiorno.” Se ne va. Credo che vi incazziate molto di più.</p>
<p>Se una scena è meno che brillante va riscritta. Punto e basta. Non sono tollerabili scene noiose. Non quando i romanzi li si vuole vendere.</p>
</li>
<li>Ora, questa scena è noiosa? Abbastanza. Per colpa della scarsa pulizia nella scrittura, ma soprattutto per colpa della scelta sbagliata del punto di vista.
<p>Dimitri ripete spesso: “Io voglio arrivare alla pancia dei lettori, gli altri organi non mi interessano.” O espressioni simili. Il che è corretto: la (buona) narrativa è un’esperienza viscerale, non intellettuale.<br />
Partendo da questo presupposto, volendo arrivare alla pancia dei lettori, quale punto di vista è il migliore?<br />
&bull;&nbsp;Il Narratore onnisciente.<br />
&bull;&nbsp;Il professore che guarda.<br />
&bull;&nbsp;La ragazzina che prima combatte all’ultimo sangue e poi è violentata.<br />
La risposta giusta è la numero tre. Certo, scrivere la scena dal punto di vista della ragazzina è molto (ma proprio davvero molto come direbbe Dimitri) più difficile. D’altra parte sulla copertina di <em><strong>Alice</strong></em> non vedo un bollino che recita: “Romanzo con sole scene facili, sconto 20%”.</li>
</ul>
<p style="font-size:medium"><strong>La fine</strong></p>
<p>Sarei tentata di svelare il finale di <em><strong>Alice</strong></em>, ma non ho voglia. Non ho voglia di spendere centinaia di parole per poi sentirmi dire che va bene così perché è “fantasy”! Basti dire che Dimitri è messo peggio della Troisi quando crede che per tendere un arco non serva forza. E diosantissimo, pure Dimitri deve infilarci l’esercito di morti che non serve a niente per la trama!<br />
Il mio consiglio è di <strong>non</strong> comprare <em><strong>Alice</strong></em>, nel caso lo trovaste ancora in libreria o pensaste di prendere l’ebook legale, e di non leggerlo neanche.<br />
Dimitri, cercando di spacciare il romanzo di un suo amyketto, conclude che bisogna leggerlo “perché sì”; bene, <em><strong>Alice</strong></em> va buttato nel cassonetto <em>perché sì</em>.<br />
UAU! Mi esprimo proprio come un autore pubblicato!</p>
<p>Questo era l’ultimo impegno che mi ero presa nei confronti di romanzi scritti da italiani. Continuerò a segnalarli qualora comparissero sulle reti P2P, ma non li recensirò più. A meno di trovare qualche testo <em>sul serio</em> affascinante e scritto bene. Non se ne vedono all’orizzonte, ma non si sa mai.</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4"><em>Niente.</em>&nbsp;</td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-4</strong> Perché no!!!</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Quattro Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/GC4.gif" alt="Quattro Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti"/></a></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Altre alici</strong></p>
<p align="center"><img src="/wp-content/apv_alici2.jpg" alt="alici in scatola" /><br />
<em>Mamma, mamma guarda: anch’io so fare i giochi di parole!</em></p>
<p>Ho letto <em>Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie</em> quando ero bambina e non mi ha fatto né caldo né freddo. Ho gradito alcune trovate fantasiose ma per il resto lo ricordo come una mezza stupidata. Riletto in lingua originale qualche mese fa ho potuto apprezzarlo di più, ma nella sostanza il giudizio non cambia: è una storiella che lascia il tempo che trova e nulla più; è sciocco più che bizzarro e non fa ridere neppure per sbaglio. <em>Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò</em> è anche peggio.<br />
Per questo consiglio a chi volesse avvicinarsi ad <em>Alice</em> l’edizione commentata da Martin Gardner: <em>The Annotated Alice: The Definitive Edition</em>. Le note di Gardner al testo le ho trovate più interessanti del testo stesso. Tra l’altro si può scoprire perché certi passaggi erano divertenti per il pubblico dell’epoca mentre ora sono solo <em>nonsense</em>. Il libro è disponibile anche in italiano, l’editore è Rizzoli.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/apv_alice_gardner.jpg" alt="Copertina di The Annotated Alice: The Definitive Edition" /><br />
<em>Copertina di The Annotated Alice: The Definitive Edition</em></p>
<p>Dimitri non è il primo che trae ispirazione dalla storia di Alice. Tra le tante alici che sguazzano nel mare della letteratura, ne segnalo tre:</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<em>Automated Alice</em> di Jeff Noon. Noon scrive una terza avventura di Alice: dopo il Paese delle Meraviglie e lo Specchio, Alice si trova a viaggiare avanti nel tempo fino a un Manchester del futuro in un universo parallelo molto più bizzarro del nostro. E proprio l’abbondanza di elementi bizzarri è quello che ho maggiormente apprezzato: siamo in pieno territorio della <a href="/2011/09/04/la-bizzarra-starfish-girl/">Bizarro Fiction</a>, anche se il romanzo di Noon non è catalogato come tale. La scrittura è decente, e quando l’autore interviene in prima persona – entrando come personaggio nella storia – almeno è ironico.<br />
Il romanzo è stato pubblicato in Italia con il titolo: <em>Alice nel paese dei numeri</em>. Però <strong>non</strong> consiglio di leggere questa edizione, perché il libro di Noon è infarcito di giochi di parole – in effetti molto più che l’<em>Alice</em> originale – e non credo sia stato possibile mantenerli in una traduzione. Può valere la pena leggerlo in inglese.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/apv_automated.jpg" alt="Copertina di Automated Alice" /><br />
<em>Copertina di Automated Alice</em></p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Come solo in inglese è disponibile <em>Adolf in Wonderland</em> di Carlton Mellick III. Qui Alice non è una bambina, ma un giovane Adolf Hitler, che, morso da un ragno nel mezzo del deserto, rimpicciolisce e viaggia in un Paese delle Meraviglie molto più strampalato dell’originale. Non manca una sorta di storia d’amore e anche in questa <em>wonderland</em> compare la sinestesia.<br />
Non è il miglior romanzo di Mellick, è una spanna sotto opere come <em>The Haunted Vagina</em> o <em>War Slut</em>, lo stesso è una lettura piacevole. Mellick scrive in maniera pulita e trasparente, non fa sentire la propria presenza e lascia il lettore libero di baloccarsi con il bizzarro. Dimitri <em>racconta</em> di una realtà sempre mutevole, Mellick la <em>mostra</em>. Però avverto che i riferimenti all’<em>Alice</em> originale non sono molti, e questo potrebbe far storcere il naso a qualcuno.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/apv_adolf.jpg" alt="Copertina di Adolf in Wonderland" /><br />
<em>Copertina di Adolf in Wonderland</em></p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<em>Night of the Jabberwock</em> di Frederic Brown invece è all’esatto opposto: si tratta di un romanzo infarcito di citazioni e riferimenti all’<em>Alice</em> originale, ma di per sé non è un’opera di narrativa fantastica. È infatti un giallo che racconta una movimentata notte di un giornalista di un piccolo giornale di provincia. Nel giro di poche ore il nostro eroe si troverà per le mani più notizie di quante ne pubblica di solito in un anno. Non svelo di più perché rovinerei la lettura. Non do neppure un giudizio perché non sono esperta di gialli, però posso dire che mi sono divertita a leggere e credo che gli appassionati di <em>Alice</em> apprezzeranno molto i rimandi alla storia di Carroll. In italiano è uscito con il titolo <em>Tutto in una notte</em> nella collana Il Giallo Mondadori.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/apv_jabber.jpg" alt="Copertina di Night of the Jabberwock" /><br />
<em>Copertina di Night of the Jabberwock</em></p>
<p>E non sarei io se non chiudessi sputando sull’umile fatica di qualche autore: i romanzi della serie <em>The Looking Glass Wars</em> di Frank Beddor sono scritti in maniera ignobile, a livello del fantasy nostrano più becero; non leggeteli e statene lontani se mai dovessero tradurli.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/apv_glass.jpg" alt="Copertina di The Looking Glass Wars" /><br />
<em>Copertina di The Looking Glass Wars</em></p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Alice-paese-vaporità-fantastici-Salani/dp/886256242X/"><em>Alice nel Paese della Vaporità</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/ebook/Dimitri-Francesco/alice-nel-paese-della-va/9788862563277.html"><em>Alice nel Paese della Vaporità</em> su iBS.it (edizione ebook)</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.alice.salani.it/index.php">Il sito ufficiale del romanzo</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://francescodimitri.co.uk/">Il blog di Francesco Dimitri</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.gutenberg.org/ebooks/11"><em>Alice&#8217;s Adventures in Wonderland</em> leggibile online presso il Project Gutenberg</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikisource.org/wiki/Alice_nel_Paese_delle_meraviglie"><em>Alice nel Paese delle Meraviglie</em> leggibile online presso Wikisource</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/YADL8PJF1E/The%20Annotated%20Alice%3A%20The%20Definitive%20Edition"><em>The Annotated Alice: The Definitive Edition</em> su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Annotated-Alice-Definitive-Lewis-Carroll/dp/0393048470/"><em>The Annotated Alice: The Definitive Edition</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/05T8JO6E7Q/Automated%20Alice"><em>Automated Alice</em> su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Automated-Alice-Jeff-Noon/dp/0552144789/"><em>Automated Alice</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Adolf-Wonderland-Carlton-III-Mellick/dp/1933929618/"><em>Adolf in Wonderland</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/QH1D9Y8LOR/Night%20of%20the%20Jabberwock"><em>Night of the Jabberwock</em> su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Night-Jabberwock-Fredric-Brown/dp/1780020007/"><em>Night of the Jabberwock</em> su Amazon.it</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Flying_squirrel">Scoiattoli volanti su Wikipedia</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La Bizzarra Starfish Girl</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Sep 2011 10:46:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Titolo originale: Starfish Girl Autore: Athena Villaverde Anno: 2010 Nazione: Canada Lingua: Inglese Editore: Eraserhead Press Genere: Bizarro Fiction, Fantasy Ittico Pagine: 160 Starfish Girl, romanzo di esordio della giovane autrice canadese Athena Villaverde (non so se sia uno pseudonimo), rientra in quel sottogenere della narrativa fantastica che è la Bizarro Fiction. Per chi fosse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/bsg_starfish.jpg" alt="Copertina di Starfish Girl" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>Starfish Girl</strong><br />
Autore: <strong>Athena Villaverde</strong></p>
<p>Anno: <strong>2010</strong><br />
Nazione: <strong>Canada</strong><br />
Lingua: <strong>Inglese</strong><br />
Editore: <strong>Eraserhead Press</strong></p>
<p>Genere: <strong>Bizarro Fiction, Fantasy Ittico</strong><br />
Pagine: <strong>160</strong></td>
</tr>
</table>
<p><em><strong>Starfish Girl</strong></em>, romanzo di esordio della giovane autrice canadese Athena Villaverde (non so se sia uno pseudonimo), rientra in quel sottogenere della narrativa fantastica che è la Bizarro Fiction. Per chi fosse a digiuno di questo sottogenere, segue una breve introduzione, gli altri possono saltare <a href="#bsg_recensione">oltre</a>.</p>
<table style="border-collapse: collapse;" cellspacing="0" border="0" cellpadding="12" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><a href="#bsg_introduzione">1. Breve introduzione alla narrativa bizzarra.</a><br /><a href="#bsg_recensione">2. Recensione di Starfish Girl.</a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a name="bsg_introduzione"></a>
<p style="font-size:medium"><strong>Breve introduzione alla narrativa bizzarra</strong></p>
<p>La Bizarro Fiction esiste da circa dieci anni, con la pubblicazione da parte della Eraserhead Press – casa editrice fondata nel 1999 da Carlton Mellick III – della prima serie di antologie e romanzi “bizzarri”: <em>Some Things are Better Left Unplugged</em> di Vincent W. Sakowski,  <em>SZMONHFU</em> di Hertzan Chimera,  <em>The Kafka Effect</em>  di D. Harlan Wilson,  <em>Satan Burger</em>  di Carlton Mellick III, <em>Shall We Gather at the Garden?</em> di Kevin L. Donihe, e <em>Skimming the Gumbo Nuclear</em> by M. F. Korn.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/bsg_satan.jpg" alt="Copertina di Satan Burger" /><br />
<em>Satan Burger di Carlton Mellick III, uno dei romanzi di Bizarro Fiction di maggior successo</em></p>
<p>Tuttavia la scelta del termine “Bizarro” per definire questo tipo di opere risale solo al 2005. Quell’anno le tre principali case editrici specializzate nel genere (Eraserhead Press,  Raw Dog Screaming Press e Afterbirth Books) decisero che “Bizarro” era appunto un buon termine per indicare il genere di libri che pubblicavano.</p>
<p>Il sito di riferimento per la Bizarro Fiction, ovvero <a href="http://bizarrocentral.com/">Bizarro Central</a>, così definisce il Bizarro:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;1. Bizarro, simply put, is the genre of the weird.<br />
2. Bizarro is literature’s equivalent to the cult section at the video store.<br />
3. Like cult movies, Bizarro is sometimes surreal, sometimes avant-garde, sometimes goofy, sometimes bloody, sometimes borderline pornographic, and almost always completely out there.<br />
4. Bizarro strives not only to be strange, but fascinating, thought-provoking, and, above all, fun to read.<br />
5. Bizarro often contains a certain cartoon logic that, when applied to the real world, creates an unstable universe where the bizarre becomes the norm and absurdities are made flesh.<br />
6. Bizarro was created by a group of small press publishers in response to the increasing demand for (good) weird fiction and the increasing number of authors who specialize in it.<br />
7. Bizarro is like:
<ul>
<li>Franz Kafka meets John Waters</li>
<li>Dr. Suess of the post-apocalypse</li>
<li>Takashi Miike meets William S. Burroughs</li>
<li>Alice in Wonderland for adults</li>
<li>Japanese animation directed by David Lynch</li>
</ul>
</blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;1. Il Bizarro, detto semplicemente, è il genere dell’assurdo.<br />
2. Il Bizarro è l’equivalente letterario della sezione film <em>cult</em> del videonoleggio.<br />
3. Come per i film <em>cult</em>, il Bizarro è qualche volta surreale, qualche volta <em>avant-garde</em>, qualche volta sciocco, qualche volta sanguinario, qualche volta al limite della pornografia e sempre fuori di testa.<br />
4. Il Bizarro non punta a essere solo il genere dello “strano”, ma punta anche a essere un genere affascinante, intellettualmente stimolante e, soprattutto, divertente da leggere.<br />
5. Il Bizarro spesso si basa su una certa logica da cartone animato che, quando applicata al mondo reale, crea un universo instabile dove il bizzarro diventa la norma e le assurdità acquistano concretezza.<br />
6. Il Bizarro è stato creato da un gruppo di piccoli editori in risposta all’aumentare della domanda per la (buona) narrativa weird e al crescere degli scrittori specializzati in questo ambito.<br />
7. Il Bizarro è come:
<ul>
<li>Franz Kafka incontra John Waters</li>
<li>Un Dr. Suess post-apocalittico</li>
<li>Takashi Miike incontra William S. Burroughs</li>
<li>Alice nel Paese delle Meraviglie per adulti</li>
<li>Animazione giapponese diretta da David Lynch.</li>
</ul>
</blockquote>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>Un’<a href="http://www.fantasy-magazine.com/non-fiction/bizarro-fiction-101-not-just-weird-for-weirds-sake/">intervista</a> alla direttrice della Eraserhead Press, Rose O’Keefe, chiarisce meglio i concetti. Riporto le domande e risposte più interessanti:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<strong>Q: Can you give me some short examples of typical Bizarro stories and what makes them Bizarro?</strong><br />
A: “Washer Mouth” by Kevin L. Donihe is about a washing machine who becomes human in order to follow his dream of becoming a soap opera star. “Sex and Death in Television Town” by Carlton Mellick III – a weird western where a band of hermaphrodite gunslingers have their last stand in a town where its citizens have televisions for heads. “Shatnerquake” by Jeff Burk is about every character that William Shatner has ever played enter our reality with one mission: hunt down and destroy the real William Shatner. Mykle Hansen’s “Help! A Bear is Eating Me!” is about a man trapped under his SUV in the middle of the wilderness, while he is slowly being eaten by a bear. “The Emerald Burrito of Oz” by John Skipp and Marc Levinthal. Not only is the world of Oz a real place, but it’s also a hot new tourist attraction! “The Haunted Vagina” by Carlton Mellick III is about the relationship problems that occur once a man discovers that his girlfriend’s vagina is a gateway to the world of the dead. “Ass Goblins of Auschwitz” by Cameron Pierce… On second thought, you probably don’t want to know what this one is about… But the true weirdness of these books is in all the odd little details.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<strong>D: Potresti indicare alcuni brevi esempi di una tipica storia di Bizarro Fiction e perché sarebbero Bizarro?</strong><br />
R: “Washer Mouth” di Kevin L. Donihe parla di una lavatrice che diventa umana per seguire il suo sogno di diventare una star delle soap opera. “Sex and Death in Television Town” di Carlton Mellick III – un weird western nel quale una banda di pistoleri ermafroditi affronta un ultimo combattimento in una città i cui abitanti hanno televisori al posto della testa. “Shatnerquake” di Jeff Burk parla di come ognuno dei personaggi interpretati da William Shatner penetri nella nostra realtà con una missione: cercare e distruggere il vero William Shatner. “Help! A Bear is Eating Me!” di Mykle Hansen parla di un uomo intrappolato sotto il suo SUV in mezzo a un bosco mentre è lentamente mangiato da un orso. “The Emerald Burrito of Oz” di John Skipp e Marc Levinthal. Non solo il mondo di Oz è un posto reale, ma è anche una nuova ed eccitante attrazione turistica! “The Haunted Vagina” di Carlton Mellick III parla dei problemi di coppia che nascono quando un uomo scopre che la vagina della sua ragazza è un portale per il regno dei morti. “Ass Goblins of Auschwitz” di Cameron Pierce&#8230; Ripensadoci, probabilmente non hai voglia di sapere di cosa parla&#8230; Ma la vera stranezza di questi libri è tutta nei piccoli dettagli.</p></blockquote>
<p align="center"><img src="/wp-content/bsg_due.jpg" alt="Rose O’Keefe e Carlton Mellick III" /><br />
<em>Rose O’Keefe e Carlton Mellick III</em></p>
<p>Sulla differenza tra il Bizarro e la tradizionale narrativa fantastica:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<strong>Q: Pick your favorite non-Bizarro fantasy or science fiction story and give me an example of how it might have been different if written as a Bizarro story.</strong><br />
A: Many people say that science-fiction is weird fiction. But the thing is, most science-fiction has only a single weird element to the story. With bizarro, there are three or more. So to make a science-fiction story bizarro, two or more weird elements should be added.<br />
Since my favorite science-fiction and fantasy stories already lean toward the bizarro side, I’ll just choose one that everyone’s familiar with:<br />
<em>Jurassic Park</em> – the weird element for this that makes it science-fiction is that it is about a zoo for dinosaurs. So to add another weird element, I’d change the characters from a nice family of scientists to a group of pornographers who have broken into the park in order to film bestiality fetish porn with the dinosaurs. For a third weird element, I’d make it so that the act of having sex with these dinosaurs somehow gave the porn actors super powers. Right there, the story would be weird enough to be labeled bizarro. I’m not sure if it would be any good, but it would be bizarro.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<strong>D: Scegli la tua storia preferita fantasy o fantascienza non-Bizarro e fai un esempio di come sarebbe differente se scritta nell’ottica del Bizarro.</strong><br />
R: Molta gente pensa che la fantascienza sia narrativa weird. Ma il punto è che la gran parta delle storie di fantascienza hanno un solo elemento weird. Con il Bizarro, ce ne sono tre o di più. Perciò per rendere una storia di fantascienza Bizarro, bisogna aggiungere due o più elementi.<br />
Dato che le storie di fantascienza e fantasy che preferisco tendono già molto al Bizarro, semplicemente sceglierò una storia che è familiare a tutti:<br />
<em>Jurassic Park</em> – l’elemento weird, che rende la storia fantascienza, riguarda uno zoo per i dinosauri. Aggiungiamo un altro elemento di weird, cambierò i personaggi da un’allegra famigliola di scienziati a un gruppo di pornografi che hanno fatto irruzione nel parco per filmare video porno di zoofilia con i dinosauri. Per il terzo elemento weird, farò in modo che l’avere rapporti sessuali con i dinosauri in qualche maniera doni superpoteri agli attori porno. Ecco qui, la storia sarebbe weird a sufficienza per essere catalogata Bizarro. Non sono sicura sarebbe una buona storia, ma sarebbe Bizarro.</p></blockquote>
<p>Naturalmente il fatto che le tradizionali storie di fantasy o fantascienza abbiano spesso un solo elemento “weird” (o semplicemente fantastico) è voluto: l’intera storia è costruita attorno a quell’elemento, e il realismo degli elementi di contorno serve per donare credibilità a quell’unico elemento fuori dal comune. Un meccanismo che già spiegava Lovecraft nelle <em>Notes on Writing Weird Fiction</em>.<br />
Tuttavia non mancano tra i classici del fantastico opere con più di un elemento weird al fulcro della vicenda. Per esempio ne <em>Il Giorno dei Triffidi</em> (<em>The Day of the Triffids</em>, 1951) di John Wyndham gli elementi weird/fantastici cruciali sono due: lo strano fenomeno che rende l’intera popolazione cieca &#038; la riottosità delle piante senzienti.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/bsg_triffidi.jpg" alt="Copertina dell’edizione originale de Il Giorno dei Triffidi" /><br />
<em>Copertina dell’edizione originale de Il Giorno dei Triffidi</em></p>
<p>È interessante anche notare che nei romanzi meglio riusciti di Carlton Mellick III – di gran lunga il più bravo autore di Bizarro Fiction e in assoluto uno scrittore geniale – nonostante la sovrabbondanza di elementi weird non solo venga mantenuta la coerenza interna, ma le storie abbiano una loro verosimiglianza che rivaleggia con quella della narrativa fantastica più “tranquilla”.</p>
<p>Sul rapporto tra New Weird e Bizarro Fiction:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<strong>Q: Jeff and Ann VanderMeer are compiling an anthology of “The Weird,” and I’ve heard terms like The New Weird used to describe “weird” fiction for a while. How is Bizarro Fiction different from Weird Fiction, or is it?</strong><br />
A: New Weird and Bizarro might seem like similar genres, but they are actually quite different. A big thing that separates them is the audience. Not many readers of New Weird like bizarro and not many readers of Bizarro like New Weird. There is a little crossover, but not much. Bizarro is a genre of weirdness. People who buy bizarro are buying it for the sole reason that they want to read something weird. The kind of fiction that is too weird to be categorized anywhere else. These aren’t the same people who are buying New Weird. People buy New Weird because they want cutting edge speculative fiction with a literary slant. It’s kind of like slipstream with a side of weirdness. But bizarro readers want weirdness with a side of more weirdness.<br />
Another thing that separates Bizarro and New Weird is that Bizarro leans toward the humorous low brow side. New Weird leans toward the literary high brow side. There is Bizarro that is smart and there is New Weird that is fun, but for the most part they are separated because bizarro is mostly for entertainment and New Weird shoots to be high art. At least higher art than bizarro.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<strong>D: Jeff e Ann VanderMeer stanno preparando un’antologia dedicata al “The Weird”, e da un po’ di tempo sento usare locuzioni come The New Weird per descrivere la narrativa “weird”. In che misura la Bizarro Fiction è differente dal New Weird, se c’è differenza?</strong><br />
R: New Weird e Bizarro possono sembrare generi simili, ma sono in effetti abbastanza differenti. Una grossa differenza sta nel pubblico. A non molti lettori di New Weird piace il Bizarro e a non molti lettori di Bizarro piace il New Weird. C’è una certa sovrapposizione, ma è limitata. Il Bizarro è il genere dell’assurdo. Le persone che comprano Bizarro lo comprano per la sola ragione che vogliono leggere qualcosa di assurdo. Un tipo di narrativa troppo weird per essere catalogata altrove. Non sono le stesse persone che comprano New Weird. Le persone comprano New Weird perché vogliono narrativa fantastica allo stato dell’arte con influssi letterari. Una sorta di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Slipstream_(genre)">slipstream</a> con contorno di stranezza. Ma i lettori di Bizarro vogliono stranezza con un contorno di ancor più stranezza.<br />
Un’altra cosa che separa Bizarro e New Weird è che il Bizarro tende verso il divertimento. Il New Weird tende verso l’alta letteratura. Esiste Bizarro colto e New Weird divertente, ma per la maggior parte i generi sono separati perché lo scopo del Bizarro è perlopiù l’intrattenimento, mentre il New Weird punta all’arte. O almeno a un’arte più elevata del Bizarro.</p></blockquote>
<p>Non sono del tutto d’accordo. È vero che sotto la spinta di VanderMeer con le sue aspirazioni da scrittore “serio” di literary fiction il New Weird ha assunto un tono di pretenziosità, ma spesso è solo facciata.<br />
Per accorgersene basta confrontare opere New Weird con opere di Bizarro Fiction. Per esempio se si accosta <em>The Baby Jesus Butt Plug</em> di Carlton Mellick III con <em><a href="/2008/05/12/la-situazione-dei-draghi-del-dolore#situation">The Situation</a></em> di Jeff VanderMeer ci si può accorgere che l’atmosfera è simile e spesso persino i dettagli sono vicini.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/bsg_baby2.jpg" alt="Copertine della vecchia e della nuova edizione di The Baby Jesus Butt Plug" /><br />
<em>Copertine della vecchia e della nuova edizione di The Baby Jesus Butt Plug</em></p>
<p>Il protagonista di Mellick al lavoro:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;After lunch, I find my cubicle has been overrun with thousands of green lemon bugs, crawling over each other and biting each other’s limbs off.  I try sitting down and wiping them away, but there are too many of them.  I stand up and tell them to go away, but green lemon bugs are the most disobedient of pests.<br />
My manager pats me on the back, admiring the insects devouring my work station.<br />
“Excellent, Joe,” he tells me. “Excellent, excellent work.”</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Dopo pranzo, trovo il mio cubicolo invaso da migliaia di insetti verde limone, zampettano uno sopra l’altro e si staccano gli arti a morsi. Provo a sedermi e a spazzarli via, ma ce ne sono troppi. Mi alzo e dico loro di andarsene, ma gli insetti verde limone sono il genere più disobbediente di insetti.<br />
Il mio manager mi dà una pacca sulla schiena, mentre ammira gli insetti che divorano la mia postazione di lavoro.<br />
“Eccellente, Joe,” mi dice. “Lavoro eccellente, eccellente.”</p></blockquote>
<p>Il protagonista di VanderMeer al lavoro:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;I remember coming into one meeting with the Manager, holding the beetle I had just created in my office. It was emerald, long as hand, but narrow, flexible. It had slender antennae that curled into azure blue sensors on the ends, its shining carapace subdivided in twelve exact places. The beetle would fit perfectly in a school child’s ear and clicked and hummed its knowledge into them.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Mi ricordo di essere arrivato a una riunione con il mio Manager reggendo lo scarabeo che avevo appena costruito nel mio ufficio. Era smeraldo, lungo come una mano, ma affusolato, flessibile. Aveva antenne sottili che si incurvavano alle estremità in sensori azzurri, il carapace scintillante era diviso in dodici sezioni uguali. Lo scarabeo si sarebbe infilato perfettamente nell’orecchio di uno scolaro, e schioccando e ronzando gli avrebbe trasmesso la conoscenza.</p></blockquote>
<p>E allo stesso modo un romanzo come <em>War Slut</em>, sempre di Mellick, potrebbe rientrare nel New Weird senza difficoltà. È vero che agli estremi del Bizarro ci sono opere così surreali e assurde da non somigliare a nessun romanzo considerato New Weird, ed è vero che tali opere non accontenterebbero la definizione di New Weird proposta da Jeff VanderMeer<sup><a href="#bsg_nota_1">[1]</a></sup><a name="bsg_nota_1_up"></a>, tuttavia sono appunto gli estremi, non la maggioranza. La sovrapposizione tra New Weird e Bizarro è molto più ampia di quanto non sembri. E, parlando personalmente, mi piace leggere sia New Weird sia Bizarro; passo dall’uno all’altro e viceversa senza difficoltà.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/bsg_weird.jpg" alt="Copertina provvisoria di The Weird" /><br />
<em>Copertina provvisoria per l’antologia The Weird curata dai coniugi VanderMeer. Di prossima pubblicazione</em></p>
<p>Un ultimo punto importante nell’intervista alla O’Keefe è il rapporto tra Bizarro e letteratura sperimentale:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Experimental fiction is weirdness of style. Bizarro fiction is weirdness of plot. Bizarro is not typically described as “high art,” whereas experimental fiction usually is or at least tries to be.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;La letteratura sperimentale è stranezza nello stile. La Bizarro Fiction è stranezza negli avvenimenti. Il Bizarro non è tipicamente descritto come “arte alta”, mentre la letteratura sperimentale spesso lo è, o almeno prova a esserlo.</p></blockquote>
<p>Che è la stessa posizione illustrata da Carlton Mellick III in <a href="http://bizarrocentral.com/2011/04/20/experimental-fiction-vs-bizarro-by-carlton-mellick-iii/">questo articolo</a>. Inoltre Mellick aggiunge (enfasi mia):</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;It is possible to write experimental fiction that is also bizarro fiction. That is when a book has a weird style as well as a weird plot. Some bizarro writers who can pull this off are Jeremy C. Shipp, Eckhard Gerdes, Steve Beard, and pretty much all of the bizarros published through Raw Dog Screaming Press. Some of these authors still have one foot (or a big toe) in the experimental scene, even though they are labeled bizarro. A couple of my books are on the experimental side as well (like Razor Wire Pubic Hair). <strong>However, in my opinion, bizarro works best when the unusual writing style doesn’t overwhelm the plot. Weird plots are why people read bizarro, so plot can’t take a backseat to the style.</strong></p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;È possibile scrivere narrativa sperimentale che sia anche Bizarro Fiction. Succede quando un libro ha uno stile strano oltre che una trama strana. Alcuni autori di Bizarro che ci riescono sono Jeremy C. Shipp, Eckhard Gerdes, Steve Beard, e più o meno tutti quelli pubblicati attraverso la Raw Dog Screaming Press. Alcuni di questi autori hanno un piede (o un alluce) nella scena della narrativa sperimentale, sebbene siano considerati autori di Bizarro. Anche un paio di miei libri tendono allo sperimentale (per esempio Razor Wire Pubic Hair). <strong>Tuttavia, secondo me, le opere di Bizarro funzionano meglio quando uno stile di scrittura inusuale non predomina sulla trama. Le persone leggono Bizarro per gli avvenimenti assurdi, la trama non deve passare in secondo piano rispetto allo stile</strong>.</p></blockquote>
<p>Infatti lo stile di Mellick è molto “trasparente”, diretto e senza fronzoli. È importante sottolinearlo perché, specie in Italia, gli scrittori si nascondono dietro il paravento dello “sperimentale” per mascherare la loro ignoranza delle tecniche narrative. Sì, parlo con te, razza di pseudo scrittore che non sapevi neppure di aver scritto racconti di Bizarro Fiction finché <strong>io</strong> non te l’ho spiegato.</p>
<p>A proposito di Bizarro in Italia: a parte l’autore di cui sopra, che però scrive così male che è inutile perderci tempo, non c’è molto. L’unica opera tradotta è <em>Help! A Bear is Eating Me!</em> di Mykle Hansen. L’edizione italiana si intitola <em>Missione in Alaska</em> ed è stata pubblicata quest’anno da Meridiano Zero.<br />
D’altra parte in Italia non si sente certo la mancanza di opere fantasiose e originali. Come spiega Luigi Briasco (ex editor per Fanucci e ora in Einaudi) in un’intervista a <em>Il Giornale</em> di qualche mese fa:</p>
<blockquote><p>Ma il fantasy italiano, al di là del fatto che segua i modelli di una letteratura a formula, è di altissima qualità, richiede talento notevole ed è, senz’altro, meno seriale rispetto a quello anglosassone. Chi scrive, in Italia, è lettore di fantasy, ma poi sviluppa un suo percorso rispetto ai modelli internazionali.</p></blockquote>
<p>Capito? Siamo <em>noi</em> gli originali. Proprio. La solita modesta proposta: se si cominciasse ad assumere gente che conosce il proprio mestiere? Sarebbe così brutto?</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/bsg_alaska.jpg" alt="Copertina di Missione in Alaska" /><br />
<em>Copertina di Missione in Alaska</em></p>
<p>La trama di <em>Help! A Bear is Eating Me!</em> ruota intorno a un dirigente d’azienda intrappolato sotto il suo SUV in mezzo ai boschi dell’Alaska. Mentre un orso gli divora i piedi, il nostro eroe ricorda episodi della sua vita, ricostruisce i fatti che lo hanno condotto a quella triste situazione, si lancia in sconclusionati monologhi sui plantigradi.<br />
Il romanzo è in prima persona e la voce narrante è quella di un personaggio che fa di tutto per suonare antipatico: è una persona che tiene solo al denaro e ai beni materiali; uno scansafatiche che rifila tutto il lavoro ai sottoposti e trova sempre qualche scusa per redarguirli; ha sposato una donna ricca e malata di cuore solo nella speranza che crepasse in fretta, in più la tradisce; è assuefatto a ogni genere di psicofarmaco. Lo stesso, via via che passano i giorni e diminuiscono le scorte di antidolorifici, si cominciano a prendere a cuore le sorti di questo tizio. In più la sua crescente ossessione per gli orsi dona alla narrazione una vena ironica che spesso sfocia nell’aperta risata. È ottimo humor nero.<br />
Purtroppo, o per fortuna, a seconda dei gusti, <em>Help! A Bear is Eating Me!</em> è anche un romanzo molto poco Bizarro – per gli standard del Bizarro. Se si escludono gli ultimi capitoli, che vedono il protagonista ormai in preda alle allucinazioni, parliamo più di una commedia surreale che di Bizarro Fiction. Rimane una lettura divertente, non particolarmente rappresentativa del genere.</p>
<p>Se non si hanno difficoltà a leggere in inglese, consiglio i libri di Mellick: sono sempre opere di buon livello, anche quelle meno riuscite – c’è da aggiungere che Mellick scrive a un ritmo furibondo, ha pubblicato circa trenta volumi in dieci anni, e non sempre l’ispirazione è al massimo.<br />
Per un approccio dolce al Bizarro propongo di Mellick il già citato <em>War Slut</em> e <em>The Haunted Vagina</em>. Opere di Bizarro ma non eccessivamente tali. Il primo in particolare potrebbe piacere a chi si avvicina al Bizarro partendo dalla fantascienza.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/bsg_cons.jpg" alt="Copertine delle nuove edizioni di War Slut e The Haunted Vagina" /><br />
<em>Copertine delle nuove edizioni di War Slut e The Haunted Vagina</em></p>
<p>Un’altra buona scelta potrebbe essere quella del romanzo di cui parlerò adesso.</p>
<p><a name="bsg_recensione"></a>
<p style="font-size:medium"><strong>Recensione di Starfish Girl</strong></p>
<p>In un futuro imprecisato, l’inquinamento ha reso la superficie terrestre inabitabile, costringendo gli ultimi sopravvissuti a rifugiarsi sotto una gigantesca cupola sottomarina. Solo che gli ultimi sopravvissuti non sono uomini, ma uomini-pesce: la storia è popolata da uomini-granchio, uomini-sogliola, uomini-piranha, donne-barracuda, e ogni altro genere di incroci. La protagonista, Ohime, è una ragazza quindicenne metà umana e metà stella marina. La sua compagna di avventure, la spietata assassina Timbre, è una donna-anemone.<br />
Come se non bastasse, quasi tutti gli uomini-pesce sono dotati di impianti biomeccanici, perché sostituire parti del proprio corpo con corrispettivi meccanici è l’unica soluzione per arginare l’infezione da alga gialla, una misteriosa malattia che rende pazzi. Così l’uomo-squalo è anche dotato di sega circolare al posto della pinna dorsale, e l’uomo-granchio ha chele robotiche.<br />
L’autrice dipinge uno scenario molto colorato, in stile anime. Pensate a <em>Finding Nemo</em> o ancora meglio al recente <em><a href="/2009/07/07/ponyo-on-the-cliff-by-the-sea/">Ponyo</a></em> di Miyazaki, anche se l’atmosfera è più oscura e adulta. È uno scenario molto diverso da quello tradizionalmente associato agli uomini-pesce: non ci sono quasi tracce di Lovecraft e del suo classico racconto “La maschera di Innsmouth” (“The shadow over Innsmouth”, 1936).</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/bsg_dome.jpg" alt="La cupola sottomarina dell’acquario di Seattle" /><br />
<em>La cupola sottomarina dell’acquario di Seattle</em></p>
<p>La storia inizia con Ohime che vestita nel suo abitino in stile gothic lolita, pieno di fiocchi e nastrini, si avvia saltellando a cercare “brave persone” (“nice people”) come le hanno raccomandato i genitori prima di morire. Purtroppo di brave persone non ne incontrerà tante, farà invece la conoscenza con ogni genere di feccia. Ma Ohime, armata di inguaribile ottimismo, non si darà per vinta e proseguirà nella sua missione.<br />
Prima di trovare abbastanza brave persone, e prima che si sappia <em>perché</em> deve trovarle, Ohime dovrà anche affrontare il malvagio Dr. Ichii che ha elaborato un piano diabolico per divenire il padrone dell’intera cupola. Meno male che ad aiutare Ohime giungerà Timbre, assassina di professione ma con il classico cuore d’oro – o quasi.<br />
In effetti i protagonisti sono stereotipati (anche se Ohime rivelerà delle sorprese), ma non l’ho trovato un grosso difetto, contando che la storia è una classica storia di viaggio e avventura, e il divertimento nasce più dalle scene d’azione e di pericolo che non dall’interazione tra i personaggi.<br />
Più fastidioso è che la vicenda si dipani in maniera un tantino troppo lineare e prevedibile. La storia si segue piacevolmente, ma un colpo di scena o due non avrebbero guastato. Inoltre ci sono almeno due buchi nella narrazione che si potevano evitare con poco sforzo.<br />
<a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1924586309'), this, 'Mostra i buchi nella trama &#9660;', 'Nascondi i buchi nella trama &#9650;');">Mostra i buchi nella trama &#9660;</a></p>
<div id='SID1924586309' style='display:none;'>
1. Non si capisce perché il Dr. Ichii insegua Ohime per mezza cupola solo per ucciderla. Dal momento che ha deciso che non vale la pena interrogarla, non c’era fretta di darle la caccia in maniera così spasmodica.</p>
<p>2. Quando le donne-medusa assaltano il bordello di Miss Rae è un classico deus ex machina per consentire a Ohime di scappare. Infatti né prima né dopo giunge la minima giustificazione per l’attacco delle donne-medusa.</p>
<hr />
</div>
<p></p>
<p>La narrazione si svolge in terza persona alternando i punti di vista di Ohime e di Timbre. Purtroppo non sempre l’autrice gestisce il punto di vista in maniera salda, e qualche volta si scivola nella testa di altri personaggi senza preavviso, con il risultato di rendere difficoltosa la lettura. Altre volte fa capolino un altrettanto fastidioso narratore onnisciente. Per esempio, verso la fine:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Just before he can shove the sword through Timbre’s back, one of the giant snail tentacles reaches down from the ceiling and grabs him. It coils him up, suctioning his body, and then pulls him out the building. His screams fade away into the distance. Timbre doesn’t even realize he is there.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Appena prima che lui [uomo-pescespada] possa trapassare la schiena di Timbre con la spada, uno dei tentacoli della lumaca gigante scende dal soffitto e lo afferra. Il tentacolo si attorciglia intorno a lui, aderisce al suo corpo, e lo strappa fuori dall’edificio. L’urlo dell’uomo sfuma in lontananza. Timbre non si accorge neanche che era lì.</p></blockquote>
<p>Ma se Timbre, punto di vista, non si accorge di niente, è ovvio che questo passaggio è inutile, e allontana il lettore dall’immedesimazione con il personaggio nel pieno di una sequenza d’azione.<br />
Per fortuna di errori così evidenti non ce ne sono molti, e in generale lo stile è tra il decente e il buono. La storia è quasi sempre mostrata e abbondano i dettagli concreti, spesso deliziosamente ittico-bizzarri.<br />
Un’ulteriore revisione sarebbe stata gradita ma già così il livello della scrittura è sufficiente. La Villaverde non brilla per stile, ma si lascia leggere senza difficoltà.</p>
<p>Data la lunghezza e la chiara ispirazione “animosa” si potrebbe accostare <em><strong>Starfish Girl</strong></em> alle <em>light novel</em> giapponesi; ma, nonostante le somiglianze, secondo me il romanzo della Villaverde rimane un’opera fondamentalmente occidentale. Utilizza diversi elementi degli anime, ma in una struttura occidentale. Un po’ quello che succede con il romanzo (in verità più racconto lungo) di Mellick <em>The Morbidly Obese Ninja</em>: ci sono tutti gli elementi di un anime con i ninja, lo stesso si capisce subito che non è stato scritto da un giapponese. In ogni caso consiglio la lettura anche del ninja morbosamente obeso; non è una delle opere migliori di Mellick, ma lo stesso ha un suo perché.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/bsg_ninja.jpg" alt="Copertina di The Morbidly Obese Ninja" /><br />
<em>Copertina di The Morbidly Obese Ninja</em></p>
<p>Naturalmente se si fa parte di quella frangia per cui ogni cosa che puzza di manga, anime o Giappone fa schifo a prescindere, sia <em><strong>Starfish Girl</strong></em> sia <em>The Morbidly Obese Ninja</em> risulteranno rivoltanti. Se la pensate così c’è sempre il <a href="/un-consiglio-sincero/">Sincero Consiglio</a>, la soluzione a ogni vostro problema.</p>
<p><strong><em>Starfish Girl</em></strong> è un buon romanzo; non credo valga i 10 dollari circa del cartaceo, ma può valere la pena leggerlo, specie se l’ambientazione incuriosisce o se si vuole iniziare a esplorare la Bizarro Fiction. Se fosse venduto in eBook a 1-2 dollari sarebbe stato il prezzo ideale. Non è così, ma c’è sempre il PDF pirata, e se poi vi piace tanto da pagare il prezzo pieno, buon per la Villaverde.<br />
L’inglese è semplice, tranne i nomi di alcuni pesci esotici. C’è una buona dose di violenza, ma a differenza di altre opere di Bizarro non si scade mai nel <em>gore</em> o nel grottesco. Tuttavia un paio di scene di sesso &#038; cannibalismo potrebbero turbare i più sensibili – la prima delle due ha anche l’aggravante di essere una scena gratuita e senza rilevanza per la trama. </p>
<p>Segnalo infine che l’autrice ha scritto anche un racconto intitolato “Clockwork Girl” e lo di può trovare nell’antologia <em>The Bizarro Starter Kit (purple)</em>.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/bsg_purple.jpg" alt="Copertina del The Bizarro Starter Kit (purple)" /><br />
<em>Copertina del The Bizarro Starter Kit (purple)</em></p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>note:<br /><a name="bsg_nota_1"></a>&nbsp;<sup>[1]</sup>&nbsp;<a href="#bsg_nota_1_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;La definizione di New Weird proposta da Jeff VanderMeer nel saggio <em>The New Weird: “It’s Alive?”</em> che apre l’antologia <em><a href="/2009/12/26/the-new-weird/">The New Weird</a></em> è la seguente:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;New Weird is a type of urban, secondary-world fiction that subverts the romanticized ideas about place found in traditional fantasy, largely by choosing realistic, complex real-world models as the jumping off point for creation of settings that may combine elements of both science fiction and fantasy. New Weird has a visceral, in-the-moment quality that often uses elements of surreal or transgressive horror for its tone, style, and effects — in combination with the stimulus of influence from New Wave writers or their proxies (including also such forebears as Mervyn Peake and the French/English Decadents). New Weird fictions are acutely aware of the modern world, even if in disguise, but not always overtly political. As part of this awareness of the modern world, New Weird relies for its visionary power on a “surrender to the weird” that isn’t, for example, hermetically sealed in a haunted house on the moors or in a cave in Antarctica. The “surrender” (or “belief”) of the writer can take many forms, some of them even involving the use of postmodern techniques that do not undermine the surface reality of the text.</p></blockquote>
<p>Non sto a tradurla e ad analizzarla perché ne riparlerò in futuro, magari in un articolo dedicato.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://bizarrocentral.com/">Bizarro Central</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bizarro_fiction">Bizarro Fiction su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://eraserheadpress.com/">Il sito della Eraserhead Press</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://carltonmellick.com/">Il sito di Carlton Mellick III</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/L0MA4H3W9D/Starfish%20Girl"><em>Starfish Girl</em> su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Starfish-Girl-Athena-Villaverde/dp/1936383306/"><em>Starfish Girl</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/38SLJ7CR4U/Satan%20Burger"><em>Satan Burger</em> su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Satan-Burger-Carlton-III-Mellick/dp/0971357234/"><em>Satan Burger</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/RNH8AGYPQC/The%20Bizarro%20Starter%20Kit%20%20(Orange)"><em>The Bizarro Starter Kit (Orange)</em> su library.nu (include <em>The Baby Jesus Butt Plug</em>)</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Baby-Jesus-Butt-Plug/dp/0972959823/"><em>The Baby Jesus Butt Plug</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/1NZT23CIFV/HELP!%20%20A%20Bear%20is%20Eating%20Me!"><em>Help! A Bear is Eating Me!</em> su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Missione-Alaska-Primo-parallelo-Hansen/dp/8882372316/"><em>Missione in Alaska</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/X4NP9QD6MI/War%20Slut"><em>War Slut</em> su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/War-Slut-Carlton-III-Mellick/dp/1933929537/"><em>War Slut</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/ATNMEQB2YG/The%20Haunted%20Vagina"><em>The Haunted Vagina</em> su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Haunted-Vagina-Carlton-III-Mellick/dp/097624988X/"><em>The Haunted Vagina</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/H58MPQVSYX/The%20Morbidly%20Obese%20Ninja"><em>The Morbidly Obese Ninja</em> su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Morbidly-Obese-Ninja-Carlton-Mellick/dp/1936383578/"><em>The Morbidly Obese Ninja</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/3DH96BQ4FW/The%20Bizarro%20Starter%20Kit%20(purple)"><em>The Bizarro Starter Kit (purple)</em> su library.nu (include “Clockwork Girl”)</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Bizarro-Starter-Kit-Purple/dp/1936383209/"><em>The Bizarro Starter Kit (purple)</em> su Amazon.it (include “Clockwork Girl”)</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Stile decente e scorrevole.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Ma non privo di alcuni fastidiosi errori.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Trama e personaggi sono adeguati per il tipo di storia.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Ma si poteva fare meglio.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Ottima ambientazione bizzarro-ittica.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Un paio di buchi logici nella narrazione.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Ho apprezzato l’aspetto “animoso” della vicenda.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Un Gambero Fresco: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/GB1.gif" alt="Un Gambero Fresco: clicca per maggiori informazioni sui voti"/></a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Assault Fairies</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/06/28/assault-fairies/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 21:50:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
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		<category><![CDATA[approvato dall’Osservatorio Fatine]]></category>
		<category><![CDATA[Creative Commons]]></category>
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		<category><![CDATA[Il Duca]]></category>
		<category><![CDATA[military aetheric fairypunk]]></category>
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		<category><![CDATA[romanzi di Gamberetta]]></category>
		<category><![CDATA[steampunk]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Duca è un grande appassionato di fatine, e mi ha sempre invitata a scrivere narrativa a proposito. Per molto tempo non gli ho dato retta – se vuoi le fatine, scrivitele tu![1] – ma l’anno scorso, durante i mesi di chiusura del blog, in un periodo di malinconia, mi è venuta voglia di scrivere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Duca è un grande appassionato di fatine, e mi ha sempre invitata a scrivere narrativa a proposito. Per molto tempo non gli ho dato retta – se vuoi le fatine, scrivitele tu!<sup><a href="#af_nota_1">[1]</a></sup><a name="af_nota_1_up"></a> – ma l’anno scorso, durante i mesi di chiusura del blog, in un periodo di malinconia, mi è venuta voglia di scrivere un racconto con le fatine, in ricordo di momenti più felici.<br />
Buttate giù poche pagine ci ho preso gusto. Ho scartato il progetto iniziale e mi sono messa d’impegno: ho creato un’ambientazione adatta (tra l’altro “rubando” pezzi di scenografia dal romanzo di guerra che porto avanti già da tempo), ho ideato una trama degna, ho inserito gli spunti che il Duca mi aveva suggerito in ambito fatine durante gli anni.</p>
<p>E così è nato il primo volume di <em><strong>Assault Fairies!</strong></em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Assault Fairies</strong></p>
<p>Siamo all’alba del ventesimo secolo, in un mondo che ricorda il nostro. Però è un mondo nel quale il Piccolo Popolo ha fondato una civiltà tecnologica e non ha alcun bisogno di nascondersi agli occhi degli umani.<br />
La fatina Astride abita in un modesto appartamento a Londra, in volontario esilio dal Reame delle Fatine. Trascorre un’esistenza miserevole, costretta a lavorare come hostess in un locale notturno per pagare l’affitto. Finché una sera riceve una proposta che potrebbe cambiarle la vita. È l’occasione per riscattare il proprio onore di fatina e per salvare la città. Forse.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/af_arty.jpg" alt="Postazione di artiglieria delle fatine" /><br />
<em>Postazione di artiglieria delle fatine</em></p>
<p><em><strong>Assault Fairies</strong></em> potrebbe rientrare nel sottogenere <strike>dello steampunk</strike> del vaporteppa, e non mi offenderò se qualcuno lo catalogherà così, tuttavia penso che sia limitativo. <em><strong>Assault Fairies</strong></em> è abbastanza originale da meritarsi il proprio sottogenere. <em><strong>Assault Fairies</strong></em> è il primo (e che io sappia l’unico) romanzo esponente del <em>military aetheric fairypunk</em>!<br />
Sì, ho appena fondato un nuovo sottogenere della narrativa fantastica, bando alla modestia!</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Military Aetheric Fairypunk</strong></p>
<p>Le caratteristiche del <em>military aetheric fairypunk</em> (<em>MAFp</em>), partendo dell’elemento cruciale:</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<strong>Fairy</strong>. La presenza di fatine è <strong>fondamentale</strong>. Non può esistere <em>MAFp</em> senza fatine! Inoltre le fatine devono essere protagoniste o comunque devono essere elemento centrale della narrazione. Infine devono essere vere fatine, non le versioni edulcorate della Disney o dei libri per bambini.</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<strong>Military</strong>. Combattimenti ed eventi bellici devono essere presenti e ed essere significativi per la trama. In rispetto dell’intima natura delle fatine, che le spinge alla carriera militare.<br />
Come scrive Robert A. Heinlein nel suo celebre romanzo <em>Starship Fairies</em><sup><a href="#af_nota_2">[2]</a></sup><a name="af_nota_2_up"></a>:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;The most noble fate a fairy can endure is to place her own mortal body between her loved home and the war’s desolation.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Il destino più nobile per una fatina è porre il proprio corpicino mortale tra l’amata tana e la desolazione della guerra.</p></blockquote>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<strong>Aetheric</strong>. Il riferimento all’etere è simbolico: indica la necessità per chi vuole scrivere <em>MAFp</em> di inserire elementi scientifici/tecnologici. Il <em>MAFp</em> non è puro fantasy, è science-fantasy.</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<strong>-punk</strong>. L’ho messo solo perché se no il nome suonava male! L’elemento “punk” può esserci come può non esserci, non è importante.</p>
<p>Invece è importante sottolineare che il <em>MAFp</em> non è legato a nessuna particolare ambientazione: può essere ambientato nell’epoca Vittoriana come durante la Seconda Guerra Mondiale, nell’antica Roma o cento anni nel futuro. Sulla Terra o altrove. Basta che si inseriscano gli elementi elencati.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/af_mafp.jpg" alt="military aetheric fairypunk" /><br />
<em>Il mio appunto originale nel quale colloco il military aetheric fairypunk alla confluenza tra romanzi di guerra, fantascienza tecnologica e fantasy fiabesco</em></p>
<p>Mi sono molto divertita a scrivere <em><strong>Assault Fairies</strong></em>. Mi sono divertita a ideare la personalità delle fatine e a costruire il loro Reame. Mi sono divertita a mescolare veri riferimenti storici (spesso poco conosciuti) con il fantastico. Mi sono divertita a vedere il mondo attraverso gli occhi di un esserino alto poco più di un palmo.<br />
Spero che vi divertirete a leggere. Come sempre ogni commento sarà il benvenuto, e ricordatevi di votare nel sondaggio per la vostra fatina preferita!</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Progetti futuri</strong></p>
<p>Adesso posso tornare a <em><a href="/2009/08/12/smq/">S.M.Q.</a></em> Ho provato a scriverlo contemporaneamente ad <em><strong>Assault Fairies</strong></em>, ma la mancanza di tempo e la troppa distanza tra le due storie hanno reso l’impresa impossibile.<br />
Finito <em>S.M.Q.</em> riprenderò il romanzo di guerra e scriverò il secondo volume di <em><strong>Assault Fairies</strong></em>. Forse uno dei due lo metterò a puntate stile <em>S.M.Q.</em>, devo ancora decidere.<br />
Infine farò la revisione 2.0 di <em><a href="/2009/03/09/le-avventure-della-giovane-laura/">Laura</a></em>, magari aggiungendo nuove avventure.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<table style="border-collapse: collapse;" cellspacing="0" border="0" cellpadding="12" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;">
<p align="center" style="font-size:medium"><strong>Assault Fairies</strong><br />
~Volume I~</p>
<p align="center">Tabella riassuntiva delle caratteristiche del prodotto</p>
<table width="100%" border="1" cellspacing="4" cellpadding="3">
<tr>
<td><strong>Fatine hostess in locali notturni</strong><strong></strong></td>
<td align="center"><img src="/wp-content/af_yes_rosa.png" alt="Icona per sì" /></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Coniglietti fumatori</strong><strong></strong></td>
<td align="center"><img src="/wp-content/af_yes_rosa.png" alt="Icona per sì" /></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Uomini-elefante</strong><strong></strong></td>
<td align="center"><img src="/wp-content/af_yes_rosa.png" alt="Icona per sì" /></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Draghi galvanici</strong><strong></strong></td>
<td align="center"><img src="/wp-content/af_yes_rosa.png" alt="Icona per sì" /></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Giro-incrociatori elettrici</strong><strong></strong></td>
<td align="center"><img src="/wp-content/af_yes_rosa.png" alt="Icona per sì" /></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Fucili ipersonici</strong><strong></strong></td>
<td align="center"><img src="/wp-content/af_yes_rosa.png" alt="Icona per sì" /></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Operazioni a cervello aperto</strong><strong></strong></td>
<td align="center"><img src="/wp-content/af_yes_rosa.png" alt="Icona per sì" /></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Elfi</strong><strong></strong></td>
<td align="center"><img src="/wp-content/af_no_rosa.png" alt="Icona per no" /></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Vampiri</strong><strong></strong></td>
<td align="center"><img src="/wp-content/af_no_rosa.png" alt="Icona per no" /></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Licantropi</strong><strong></strong></td>
<td align="center"><img src="/wp-content/af_no_rosa.png" alt="Icona per no" /></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Angeli</strong><strong></strong></td>
<td align="center"><img src="/wp-content/af_no_rosa.png" alt="Icona per no" /></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Gnokki assortiti</strong><strong></strong></td>
<td align="center"><img src="/wp-content/af_no_rosa.png" alt="Icona per no" /></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Ragazze con occhi di colori diversi</strong><strong></strong></td>
<td align="center"><img src="/wp-content/af_no_rosa.png" alt="Icona per no" /></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Spade magiche</strong><strong></strong></td>
<td align="center"><img src="/wp-content/af_no_rosa.png" alt="Icona per no" /></td>
</tr>
</table>
<hr style="border: 0; color: #F9DDDD; background-color: #F9DDDD; height: 1px;" />
<p align="center"><strong>Download</strong></p>
<p>
<img src="/wp-content/pdf_16icon.png" style="vertical-align: middle;"/>&nbsp;<a href="/download/Assault.Fairies.Vol1.v100.pdf"><em><strong>Assault Fairies</strong></em> ~Volume I~</a> in formato <strong>PDF A4</strong>. Leggibile a video e ideale per la stampa (~806KB).</p>
<p><img src="/wp-content/epub_16icon.png" style="vertical-align: middle;"/>&nbsp;<a href="/download/Assault.Fairies.Vol1.v100.epub"><em><strong>Assault Fairies</strong></em> ~Volume I~</a> in formato <strong>ePub</strong>. Per i lettori di ebook (~183KB).</p>
<p><img src="/wp-content/prc_16icon.png" style="vertical-align: middle;"/>&nbsp;<a href="/download/Assault.Fairies.Vol1.v100.prc"><em><strong>Assault Fairies</strong></em> ~Volume I~</a> in formato <strong>Mobipocket</strong>. Per il Kindle e altri dispositivi portatili supportati (~287KB).</p>
<p><img src="/wp-content/rtfr_16icon.png" style="vertical-align: middle;"/>&nbsp;<a href="/download/Assault.Fairies.Vol1.v100.rtf"><em><strong>Assault Fairies</strong></em> ~Volume I~</a> in formato <strong>RTF</strong>. Formato leggibile da Microsoft Word e da praticamente tutti i programmi di elaborazione testi (~2.432KB).</p>
<p><img src="/wp-content/zipr_16icon.png" style="vertical-align: middle;"/>&nbsp;<a href="/download/Assault.Fairies.Vol1.v100.(epub.pdf.prc.rtf).zip"><strong>Un archivio .ZIP</strong></a> contenente tutti i file di cui sopra (~1.444KB).
</p>
<p>Il romanzo è distribuito con licenza Creative Commons 2.5 Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo. Per sapere in dettaglio quello che ci potete fare, consultate <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">questa pagina</a>. Inoltre date un’occhiata alle <a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_15">FAQ</a>.</p>
<p><strong>EDIT del 18 agosto 2011</strong>: Se volete aggiungere il romanzo alla vostra biblioteca di aNobii lo trovate <a href="http://www.anobii.com/books/Assault_Fairies_-_Volume_1/01b8429dcee9390f43/">qui</a>. Se lo volete aggiungere alla biblioteca di goodreads è <a href="http://www.goodreads.com/book/show/11953112-assault-fairies-volume-1">qui</a>.<br />
Ringrazio Kimberly Anne, Il Duca e ATNO per aver inserito le schede relative nei due siti.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/af_gyro2.jpg" alt="Uno dei primi modelli di Giro-incrociatore elettrico" /><br />
<em>Uno dei primi modelli di Giro-incrociatore elettrico</em></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>note:<br /><a name="af_nota_1"></a>&nbsp;<sup>[1]</sup>&nbsp;<a href="#af_nota_1_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Magari lo ha fatto. Dovete sapere che il Duca è bravo a scrivere, però è troppo timido per far leggere ad altri le sue opere.</p>
<p><a name="af_nota_2"></a>
<p>&nbsp;<sup>[2]</sup>&nbsp;<a href="#af_nota_2_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Lo so che nelle librerie è apparso con il titolo <em>Starship Troopers</em> e invece di fatine vi si trovavano esseri umani: Heinlein è stato <em>costretto</em> a modificare il romanzo per pubblicare. Questo a causa del <em>complotto</em>. Per maggiori informazioni, si veda l’<a href="/2010/11/01/inaugurazione-osservatorio/">articolo</a> dedicato all’inaugurazione dell’Osservatorio Fatine.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="/osservatorio-fatine/">Osservatorio Fatine</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://davidszondy.com/future/war/futurewar.htm">Terrificanti macchine belliche retrofuturistiche</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/U5LIJXF092/Starship%20Troopers"><em>Starship <strike>Troopers</strike> Fairies</em> su library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://calibre-ebook.com/">calibre: un software per convertire gli ebook da un formato all’altro</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Cercando il meraviglioso nei posti sbagliati</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2011/03/17/cercando-il-meraviglioso-nei-posti-sbagliati/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 12:12:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Titolo originale: In Search of Wonder: Essays on Modern Science Fiction Autore: Damon Knight Anno: 1967 (seconda edizione) Nazione: U.S.A. Lingua: Inglese Editore: Advent Publishers Genere: Critica letteraria, recensioni sarcastiche Pagine: 306 Nessuno pretende che un autore pieno di impegni spenda anni in ricerche per scrivere un romanzetto commerciale; ma se per documentarsi occorrono meno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/cmp_wonder.jpg" alt="Copertina di In Search of Wonder" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>In Search of Wonder: Essays on Modern Science Fiction</strong><br />
Autore: <strong>Damon Knight</strong></p>
<p>Anno: <strong>1967 (seconda edizione)</strong><br />
Nazione: <strong>U.S.A.</strong><br />
Lingua: <strong>Inglese</strong><br />
Editore: <strong>Advent Publishers</strong></p>
<p>Genere: <strong>Critica letteraria, recensioni sarcastiche</strong><br />
Pagine: <strong>306</strong></td>
</tr>
</table>
<blockquote><p>Nessuno pretende che un autore pieno di impegni spenda anni in ricerche per scrivere un romanzetto commerciale; ma se per documentarsi occorrono meno di cinque minuti, credo che il lettore abbia diritto almeno a questo.</p></blockquote>
<p>Chi parla così? La solita Gamberetta acida e invidiosa? No, Damon Knight sessanta anni fa, recensendo il romanzo di fantascienza di Ken Crossen <em>La rivoluzione del 1990</em> (<em>Year of Consent</em>, 1954).</p>
<p>Un altro estratto dalla recensione:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;The writing itself incorporates every beginner’s mistake known to man. The hero-narrator describes himself while looking in the equivalent of a mirror. He asks or answers impossibly stupid questions in order to communicate background material to the reader. His confederates act in a manner only possible to clairvoyants or maniacal hunch-players, and get away with it. And —please notice this battered, inside-out echo of <em>Nineteen Eighty-Four</em>—the hero betrays himself in an apartment <em>which he knows to be wired</em>.<br />
The dialogue between the hero and heroine has to be seen to be believed; I have watched a few TV soap-operas lately, and <em>they</em> haven’t been this bad. After the usual chase, hero gets his choice of being shipped off to Australia with girl just as the revolution is about to start, or sticking around to do sixteen jobs nobody else can handle. He picks Australia, but has a change of heart at the last moment, and makes a speech <em>this</em> long about it &#8230; I can’t go on.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;La scrittura incorpora ogni possibile errore che un principiante possa commettere. Il protagonista-narratore si descrive mentre si guarda nell’equivalente di uno specchio. Chiede o risponde a domande assurdamente stupide solo per imboccare il lettore con informazioni sull’ambientazione. I suoi complici agiscono in maniera possibile solo a chiaroveggenti o a chi si affidi in maniera maniacale alle intuizioni; e va loro sempre bene. E – per piacere notare il triste eco di <em>1984</em> – l’eroe si tradisce in un appartamento <em>che sa essere sotto controllo</em>.<br />
Il dialogo tra l’eroe e l’eroina è roba da non crederci; ho visto alcune soap opera in TV ultimamente, e i dialoghi non erano scritti così male. Dopo il consueto inseguimento, l’eroe ha la possibilità di scegliere tra l’essere spedito in Australia con la sua ragazza, proprio alla vigilia della rivoluzione, oppure rimanere per svolgere sedici missioni diverse che nessun altro può portare a termine. Scegli l’Australia, ma ha una crisi di coscienza all’ultimo momento e fa un monologo <em>così</em> lungo per spiegarlo&#8230; e non ce la faccio a proseguire.</p></blockquote>
<p>Capisco molto bene la frustrazione di Knight. Non so se sarebbe felice di sapere che sessanta anni dopo non è cambiato molto. Ancora si pubblicano romanzi di narrativa fantastica pieni di dialoghi inverosimili, situazioni idiote e con il protagonista che si descrive allo specchio (Elena P. Melodia, fai ciao con la manina!).<br />
Viene da chiedersi se la “critica” serva a qualcosa. Ne parlerò più avanti.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/cmp_consent.jpg" alt="Copertine di La rivoluzione del 1990 / Year of Consent" /><br />
<em>Copertine di La rivoluzione del 1990 / Year of Consent</em></p>
<p>Prima un passo indietro. Il libro dal quale ho tratto la recensione di cui sopra è <em><strong>In Search of Wonder: Essays on Modern Science Fiction</strong></em>, un volume del 1956 che raccoglie recensioni e saggi di Knight apparsi sulle riviste di fantascienza dell’epoca.<br />
Di <em><strong>In Search of Wonder</strong></em> sono uscite diverse edizioni, io ho letto la seconda, del 1967.</p>
<p>Per chi non lo conoscesse, Damon Knight (1922 – 2002) è stato uno scrittore di fantascienza americano, noto soprattutto per i suoi racconti. Uno per tutti, il divertente: “To serve man” da cui è stato tratto un episodio de <em>Ai Confini della Realtà</em> dal titolo “Servire l’uomo”.<br />
Knight ha anche scritto un manuale dedicato alla narrativa breve: <em>Creating Short Fiction</em> (1981).</p>
<p>Ma vista la mia passione per il weird, consiglio di dare un’occhiata all’ultimo romanzo di Knight, scritto qualche anno prima di tirare le cuoia: <em>Messaggi per la mente</em> (<em>Humpty Dumpty: An Oval</em>, 1996).</p>
<p>La trama di <em>Messaggi per la mente</em> vede il protagonista, Wellington Stout, che si risveglia in ospedale: gli hanno sparato alla testa e non è stato possibile estrarre il proiettile. Non sembra però che avere un proiettile conficcato nel cervello abbia particolari effetti collaterali. O sì?<br />
Fatti sempre più inquietanti e incomprensibili capitano intorno a Stout. Forse è impazzito o forse la realtà sta andando a catafascio. Non ha importanza, quello che importa è il susseguirsi di situazioni assurde e surreali, tra alieni, strane creature e una società segreta di Dentisti.<br />
Per certi versi <em>Messaggi per la mente</em> può essere considerato un antesignano della Bizarro Fiction. Dettaglio curioso: la prima parte del romanzo è ambientata in Italia, a Milano.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/cmp_humpty.jpg" alt="Copertina di Messaggi per la mente / Humpty Dumpty: An Oval" /><br />
<em>Copertine di Messaggi per la mente / Humpty Dumpty: An Oval</em></p>
<p>Ho letto <em><strong>In Search of Wonder</strong></em> con un misto di divertimento e tristezza. Divertimento perché Knight recensisce con molta ironia e altrettanta onestà, senza guardare in faccia a nessuno – e quando tira in ballo il critico letterario del <em>Time</em>, colpevole di parlare di fantascienza con superficialità, non si fa scrupolo a dargli dell’idiota.<br />
Pensate che scandalo: Knight ha dato dell’idiota a un collega non da un blog di invidiosoni, ma dalle pagine di un volume rilegato con copertina rigida! Ai mentecatti del “si può esprimere qualunque opinione basta essere educati” verrà un accidente.</p>
<p>La tristezza nasce dal constatare che tanta passione è servita a poco. Gli errori che rileva Knight si ripetono libro dopo libro, le becere strategie commerciali delle case editrici non cambiano di una virgola, la qualità rimane bassissima. Negli anni ’50 come oggi. E alla fine, quando una rivista rifiuta di pubblicare una sua recensione, Knight si stufa e smette di scrivere recensioni.</p>
<p>Parlando di becere strategie commerciali, così Knight conclude la sua recensione alla mediocre antologia di Roger Lee Vernon <em>The Space Frontiers</em> (1955):</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Again, this book is not so bad if you only take the space-opera out of it: but Signet [l’editore] appears to think that the space-opera is what makes it worth having: title, cover design and blurbs all support this idea.<br />
What I am afraid of is that Signet might be right. This kind of ignorant nonsense ought to be well adapted to the existing mental set of a reader to whom “space,” “planets,” “galaxies,” are all words without any specific meaning, conveying nothing but a vague feeling of “out there.” If so—if there is a vast untapped audience of unsophisticated (and uneducated) science fiction readers just waiting to be fed—then we may expect to see an immediate mushroom-growth of Vernons&#8230; out of whom, in another twenty years, a little coterie of polished science fiction writers will evolve, to sit and wonder why their stuff doesn’t sell.<br />
What a nightmare! Thank heaven I don’t believe it for a moment!</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Ribadisco, questo libro non sarebbe così male se si togliesse la space-opera; ma Signet [l’editore] sembra pensare che invece proprio la space-opera renda il volume degno di essere comprato: titolo, copertina e <em>blurb</em> supportano questa convinzione.<br />
Quello che temo è che Signet abbia ragione. Questo genere di idiozia senza senso potrebbe essere ben adatta per il livello mentale di un lettore per il quale “spazio”, “pianeti”, o “galassie” sono parole senza un significato preciso, che semplicemente comunicano un vago senso di “là fuori”. Se è così – se esiste un vasto pubblico di lettori di fantascienza poco sofisticati (e poco educati in materia) pronto a essere imboccato – allora possiamo aspettarci un fiorire di autori come Vernon&#8230; in mezzo ai quali, tra un vent’anni, potrebbe emergere una piccola schiera di scrittori di fantascienza decenti, che si domanderanno perché le loro opere non vendono.<br />
Che incubo! Grazie al cielo non ci ho creduto neanche per un momento!</p></blockquote>
<p>In America, nella prima metà degli anni ’50, c’è un boom della fantascienza. Un po’ come succede adesso con il fantasy. Gli editori come si comportano? Buttando fuori libri mediocri uno dopo l’altro; libri pensati per un pubblico ignorante, libri che si spera di vendere non perché belli, ma perché titolo, copertina e <em>hype</em> sono studiati per affascinare i gonzi.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/cmp_space.jpg" alt="Copertina di The Space Frontiers" /><br />
<em>Copertina di The Space Frontiers</em></p>
<p>Negli anni ’50 si impilavano sacchi e sacchi di spazzatura pieni di astronavi, galassie, e pianeti, il “là fuori”; adesso è la volta di elfi, vampiri e maghetti: il concetto non cambia. Signet non punta a costruire un pubblico, punta a sfruttare la moda. La montagna di letame travolgerà anche le opere buone? Contribuirà ad allevare una generazione di lettori incapace di distinguere un bravo scrittore da un imbrattacarte? <strong>Meglio!</strong></p>
<p>Le case editrici <strong>non</strong> vogliono che la gente legga con regolarità. Non vogliono un pubblico competente. Vogliono una massa di diversamente furbi pronta a seguire la moda e a farsi accalappiare da una copertina sbrilluccicosa, modello selvaggio con le perline.</p>
<p>Come spiega Sandrone Dazieri – editor Mondadori e scopritore del “talento” di Licia Troisi – in una <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/07/14/per-tutte-le-eta-quei-romanzi.html">vecchia intervista</a> su <em>Repubblica</em>:</p>
<blockquote><p>Un romanzo per giovani adulti è quello che pone al centro della storia la figura di un adolescente che affronta l’amore, la morte, il sesso: sia in forma realistica che metaforica. Chi si rispecchia nell’eroe legge le sue avventure anche se non è un frequentatore di librerie: le vendite della letteratura per young adult sono così visibili perché si devono a un pubblico che abitualmente non si muove.</p></blockquote>
<p>Che è la stessa strategia di Signet: rivolgersi al pubblico che non frequenta le librerie, che abitualmente non si muove. Il pubblico cerebroleso che non distingue un pianeta da una galassia e che compra un romanzo se in copertina vede una mezzelfa in abiti discinti o un vampiro che brilla.<br />
Ci sarebbe da chiedersi se non sarebbe più vantaggioso rivolgersi invece al pubblico che divora cento libri all’anno: certo parliamo di una minoranza, ma ognuno di questi acquista più libri in sei mesi di un non-frequentatore-di-librerie in tutta la sua vita.<br />
Ma rivolgersi a un pubblico appassionato implica offrire un prodotto valido: troppa fatica! E se davvero si introducessero dei criteri qualitativi, l’industria editoriale andrebbe a farsi friggere. Perché raramente (mai?) lo scopo di un editore è pubblicare buoni libri. Lo scopo di un editore è lucrare, fare favori agli amici, promuovere le idee a lui congeniali. Il valore artistico delle opere non interessa.</p>
<p>E il bello è che io posso sbraitare finché voglio ma non inciderò sulle vendite neanche per una manciata di volumi. Infatti, <em>per definizione</em>, gli editori non si stanno rivolgendo a un pubblico informato. Lo mettono già in conto che chi non è sprovveduto eviterà certe schifezze. Non gliene frega niente, ci sarà sempre nuovo pubblico semi analfabeta pronto per essere fregato.<br />
Un’industria che si basa sull’ingenuità dei clienti. Un’industria che scientemente sfrutta, senza scrupoli, l’ignoranza altrui. E poi gli editori vengono a cianciare di “cultura” e a piagnucolare e a chiedere agevolazioni e aiuti statali. Cari editori, dovete <strong>morire di fame</strong>.<sup><a href="#cmp_nota_1">[1]</a></sup><a name="cmp_nota_1_up"></a></p>
<p align="center"><img src="/wp-content/cmp_bunny.jpg" alt="coniglietto-fatina" /><br />
<em>Per compensare lo schifo dell’editoria ci vorrebbe l’immagine di un coniglietto. O di una fatina. O di un coniglietto-fatina!</em></p>
<p>Leggendo il libro di Knight, mi sono resa conto che in fondo non c’è molta differenza tra il mercato anglosassone e il nostro. Le logiche sono le stesse.<br />
Dunque come si spiega il fatto che il livello medio anglosassone, per quanto riguarda la narrativa fantastica, sia molto più alto del nostro?<br />
Secondo me è soprattutto questione di numeri e di tradizione. Ci sono molti più scrittori in lingua inglese e c’è una tradizione nello scrivere questo genere di opere. E a scuola non si viene rimbecilliti con <em>I Promessi Sposi</em>.<sup><a href="#cmp_nota_2">[2]</a></sup><a name="cmp_nota_2_up"></a></p>
<p>L’altra differenza che noto tra l’estero e l’Italia – differenza che però, sottolineo, non so quanto incida – è il diverso approccio alla critica. Damon Knight è <strong>onesto</strong>. Anche quando parla dei suoi amyketti – come James Blish, con il quale collaborerà alla stesura di <em>Var, l’alieno</em> (<em>VOR</em>, 1958) –, mantiene il senso della misura.<br />
Quando c’è da elogiare elogia e quando c’è da bastonare bastona.<br />
A Knight non piace il ciclo della Fondazione di Asimov e lo dice senza mezzi termini; esalta i primi romanzi di Philip K. Dick, ma non ha problemi a dire che i racconti invece sono solo boiate commerciali; massacra il povero A. E. Van Vogt e non ha parole tenere per John Wyndham e il suo <em>I figli dell’invasione</em> (<em>The Midwich Cuckoos</em>, 1957).<br />
Quando discute di Richard Matheson – Richard Matheson, non Licia Troisi – tra l’altro scrive:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Like most of his literary generation, he has no sense of plot; in each story he puts together a situation, carries it around in circles until he gets tired, then introduces some small variation and hopefully carries it around some more, like a man bemused in a revolving door. His stories sometimes reach their goal by this process, but only, as a rule, when there is no other possible direction for the story to take; more often they wind up nowhere, and Matheson has to patch on irrelevant endings to get rid of them.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Come molti della sua generazione letteraria, non ha alcun senso della trama; in ognuno dei racconti costruisce una situazione, la fa girare in tondo finché non si stanca, a quel punto introduce una piccola variazione e fa girare la storia ancora un altro po’, come qualcuno compiaciuto da una porta girevole. I suoi racconti ogni tanto raggiungono il loro scopo in questa maniera, ma capita solo quando non c’erano alternative; più spesso i suoi racconti non vanno da nessuna parte, e Matheson deve cucire finali irrilevanti per liberarsene.</p></blockquote>
<p>E Knight non è più tenero con i romanzi di Matheson: <em>Io sono leggenda</em> (<em>I Am Legend</em>, 1954) è aspramente criticato per l’ingenuità delle spiegazioni pseudo-scientifiche; <em>Tre millimetri al giorno</em> (<em>The Shrinking Man</em>, 1956), che secondo Knight è stato scritto con poca cura e scarso rispetto per il lettore, è ridicolizzato per i grossolani errori di calcolo. La recensione così si conclude:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;The rest of the book, like much of Matheson’s work, is a dismal interior monologue, endlessly reflecting the author’s own stream of consciousness at its most petty and banal.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Il resto del libro, come molte delle opere di Matheson, è un’orribile monologo interiore, che rispecchia di continuo il flusso di coscienza dell’autore stesso ed è per lo più insignificante e banale.</p></blockquote>
<p>Dopodiché Knight si chiede come mai i diritti cinematografi di un libro così brutto siano stati venduti prima ancora della pubblicazione, e si domanda perché non possano invece avere successo opere più meritevoli.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/cmp_shrink.jpg" alt="Copertine di Tre millimetri al giorno / The Shrinking Man" /><br />
<em>Copertine di Tre millimetri al giorno / The Shrinking Man</em></p>
<p>Ma forse Knight è il solito maleducato invidioso che non capisce l’Arte. Be’, sentite il giudizio di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Thomas_M._Disch">Thomas M. Disch</a> su Ray Bradbury – ancora, Ray Bradbury, da alcuni considerato il più grande scrittore di fantascienza di tutti i tempi, non Licia Troisi:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;His sense of humor doesn’t operate on both sides of the generation gap; his horrors are redolent of Halloween costumery; his sentimentality cloys; his sermons are intrusive and schoolmarmish; he is uninformed and undisciplined. He is an artist only in the sense that he is not a hydraulic engineer.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Il suo senso dell’umorismo non funziona su entrambe le sponde del salto generazionale; i suoi orrori hanno l’aspetto dei costumi di Halloween; il suo sentimentalismo dà la nausea; i suoi sermoni sono intrusivi e degni di una maestrina; è ignorante e indisciplinato. È un artista solo nel senso che non è un ingegnere idraulico.</p></blockquote>
<p><em>È un artista solo nel senso che non è un ingegnere idraulico</em>, che non mi sembra tanto lontano dall’augurare a Bradbury di darsi all’ippica. D’altra parte poco prima Disch ha spiegato che i racconti di Bradbury li potrebbe scrivere un ragazzino undicenne non troppo sveglio, dandogli abbastanza tempo.</p>
<p>E come fanno Knight e Disch ad arrivare ai loro giudizi? Prendono i testi di partenza e citano passaggi rilevanti per le loro tesi. Per esempio – <em>esempio</em>, cioè uno dei tanti – nel caso di Disch/Bradbury:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Consider this description (from &#8220;The Night&#8221; [un racconto dell’antologia <em>The Stories of Ray Bradbury</em>]): &#8220;You smell lilacs in blossom; fallen apples lying crushed and odorous in the deep grass.&#8221; Ordinarily apples don&#8217;t fall when lilacs blossom, but in Bradbury&#8217;s stories it&#8217;s always Anymonth in Everywhereville. His dry-ice machine covers the bare stage of his story with a fog of breathy approximations. He means to be evocative and incantatory; he achieves vagueness and prolixity.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Considerate questa descrizione (da “The Night” [un racconto dell’antologia <em>The Stories of Ray Bradbury</em>]): “Senti il profumo dei lillà in fiore; le mele cadute giacciono schiacciate e odorose nell’erba alta.” Normalmente le mele non cadano quando i lillà fioriscono, ma nei racconti di Bradbury è sempre un-mese-qualunque nel paese-da-qualche-parte. La sua macchina per il ghiaccio secco ricopre il disadorno palcoscenico dei suoi racconti con una densa nebbia di approssimazioni. Bradbury pensa di essere evocativo e “magico”, ottiene di essere vago e prolisso.</p></blockquote>
<p>Questo è anche l’unico modo <strong>serio</strong> per discutere di narrativa: si prende un testo e lo si analizza in base a una serie di criteri. Criteri <em>tecnici</em>, non di amicizia o di convenienza.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/cmp_onsf.jpg" alt="Copertina di On SF" /><br />
<em>Copertina di On SF di Thomas M. Disch, libro dal quale sono tratte le citazione di cui sopra</em></p>
<p>Forse se anche in Italia si diffondesse una mentalità del genere ne avremmo un guadagno. Ma la vedo dura. Sembra che da noi si debba sempre parlare di politica o di chissà quali sbrodolamenti pseudo filosofici. Sporcarsi le mani con le <em>parole</em> è visto con disgusto. Si passa il tempo a disquisire se Heinlein è fascista, se Dan Simmons è razzista, se Tolkien è di destra o di sinistra, e non si entra mai nello specifico. Lo specifico sono i <em>testi</em>, non la mentalità degli autori.</p>
<p>E questo quando va <em>bene</em>. Normalmente la polemica letteraria non arriva neanche a quel livello misero, meglio discutere pregi e difetti del vestito di un’autrice mentre ritira un premio. E ci fosse qualcuno che dica: “Gente, sveglia! Un’autrice si può vestire come cavolo le pare non è quello il punto! Il punto è: come mai si sta premiando un romanzo scritto con i piedi?”<br />
Per tacere degli spettacoli pietosi che vedono gli autori fare comunella per difendere l’indifendibile, come quel paio di <strike>scrittori</strike> mentecatti che hanno avuto il coraggio di trovare giustificazioni persino per l’inqualificabile <em><a href="/2008/07/03/il-crepuscolo-del-fantasy/">Gli Eroi del Crepuscolo</a></em>.</p>
<p>Ancora più scoraggiante è il fatto che <strong>non cambia mai niente</strong>.<br />
Qualche tempo fa, mentre cercavo tutt’altro, mi sono imbattuta in <a href="http://www.repubblica.it/online/spettacoli_e_cultura/santojanni/santojanni/santojanni.html">un articolo</a> di <em>Repubblica</em> intitolato: “Ragazzo prodigio, a 18 anni un romanzo da Feltrinelli”.<br />
All’inizio ho pensato che fosse un nuovo autore, sulla scia appunto di Chiara Strazzulla, del Ghirardi, di quell’altro ragazzino che ha pubblicato i romanzi sui pirati per Mondadori e fenomeni da baraccone simili. Ma l’articolo era datato 21 gennaio 2003.</p>
<p>Ho indagato un po’ e ho scoperto che il “prodigio” si chiama Andrea Santojanni; a 17 anni impiega ben due mesi della sua vita per scrivere un romanzo, l’anno dopo viene pubblicato da Feltrinelli. Rilevante perché il romanzo è parzialmente di genere fantastico: da quel che ho capito è una storia d’amore ma con i due protagonisti che si scambiano i corpi, lo spirito di lui entra nel corpo di lei e viceversa.</p>
<p>Il romanzo si intitola <em>Sono solo mostri</em> e l’incipit è il seguente (via google books si può leggere <a href="http://books.google.com/books?id=g4Yq1bopzdsC&#038;printsec=frontcover#v=onepage&#038;q&#038;f=false">qualche pagina in più</a>):</p>
<blockquote><p>Sabato ventisette marzo. Claudia saltò giù dal letto. In effetti erano le sei e mezza, e se non si fosse sbrigata avrebbe perso il pullman. E naturalmente avrebbe fatto tardi a scuola.<br />
Ma mica questa è come la pubblicità delle merende del Mulino Bianco, dove alle sei del mattino c’è già un sole da spaccare le pietre, e si è già in forma, con il vestito elegante addosso. No! Qui stiamo parlando di gente comune. Gente mortale. Di una ragazza che si sveglia quotidianamente, [io invece mi alzo un giorno sì e uno no. N.d.G.] con il pigiamino tutto sgualcito, con tanto freddo corporale e con una confusione mentale da scandalo nazionale. E per di più era avvolta nelle tenebre della notte. E fuori dalla finestra non c’erano mica le rondini che volavano felici e spensierate. Assolutamente no! C’erano i corvi che volavano di tetto in tetto in cerca di una carogna. In cerca di un qualcosa qualsiasi.<br />
Si piazzò davanti allo specchio e spalancò gli occhi quando vide quell’essere dai capelli tinti di rosso a maschiaccio, corti e sconvolti. Quel viso paffutello, il grande seno e gli occhi verdi. In principio non ci fece caso. Quindi si catapultò fuori dal bagno, e a passo affrettato si avviò in cucina, dove c’era la madre, che stava bevendo la sua tazza di caffè e latte. Entrambe, andavano a scuola. Col piccolo dettaglio che una stava da una parte e l’altra dalla parte opposta.<br />
– Madre, io credo di non stare bene – disse la Claudia.<br />
– Perché, cos’hai, tesoro? – le domandò.<br />
– Non so, sono confusa.<br />
La madre le sorrise, poi cercò di aiutarla dicendole che tutti erano un po’ confusi in quello stupido mondo. Tranquilla. Non s’incaricò di quel problema, e continuò a guardare la madre. Quasi non la riconosceva. Cosa diavolo voleva significare? Era forse la stessa e vecchia storia? Bisogna sapere che Claudia appena si svegliava vedeva creature soprannaturali intorno a sé. Può darsi che anche in quel momento era confusa come sempre. Quindi non fece caso a niente.</p></blockquote>
<p>Fa schifo, ma inutile dilungarsi. Non è neanche giusto: una persona senza esperienza che scrive in fretta scrive così, il problema è che forse dovrebbe capire da sola che non è un livello degno. Non puoi scrivere in questa maniera e chiedere soldi in cambio. Tra l’altro come sempre editing zero, neanche correzione di bozze, hanno persino lasciato le virgole tra soggetto e verbo (vedi: “Entrambe<strong>,</strong> andavano a scuola”).</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/cmp_mostri.jpg" alt="Copertina di Sono solo mostri" /><br />
<em>Copertina di Sono solo mostri</em></p>
<p>Esilaranti le due recensioni archiviate al sito Feltrinelli. Andrea Di Consoli recensisce per <em>L’Unità</em> e chiude con questo sproloquio:</p>
<blockquote><p>Il sesso è, spesso, una banale manifestazione di forza e di potenza. Perciò, dopo aver letto <em>Sono solo mostri</em>, del sesso se ne ricava un’idea mediocre, quasi fastidiosa. A cosa serve il sesso se c&#8217;è una forma di amore che supera se stesso e straripa in un bene che porta alla fusione della testa, allo scambio dei corpi? A niente, verrebbe da dire. Il romanzo sorprendente di Andrea Santojanni ci lascia addosso la sensazione di esserci fermati sulla soglia, di esserci chiusi in un al di qua – ci lascia addosso la fastidiosa sensazione di non aver mai fino in fondo preso (vissuto) il corpo della persona amata. Non si tratta di divorarlo, il corpo, ma di sentirselo dentro, come una magia: di sentirne il piacere, le vibrazioni. Ha ragione Erri De Luca a definire il piccolo Santojanni un mago.</p></blockquote>
<p>Ma si può sapere chissenefrega delle idee di Di Consoli sul sesso se stiamo parlando di critica letteraria? Come dicevo prima, sbrodolamenti “filosofici” quando abbiamo un testo che specifica che la protagonista si alza “quotidianamente” e che ci tiene a sottolineare che i corvi sono in cerca di “qualcosa qualsiasi”.<br />
E siamo a pagina <strong>UNO</strong> e non entro neanche nel merito degli altri diecimila errori. È una <strong>vergogna</strong>. Una vergogna il romanzo e sono vergognose recensioni del genere.</p>
<p>Non dico che all’estero sia il Paradiso. Anche lì è pieno di incompetenti e lecchini, ma almeno non ci sono solo quelli!<br />
<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Erri_De_Luca">Erri De Luca</a>, recensendo per <em>Il Mattino</em>, supera qualunque limite di decenza. Antefatto: racconta lo stesso De Luca di aver conosciuto Santojanni durante un incontro tra studenti e scrittori; Santojanni gli ha rifilato il manoscritto e De Luca ne è rimasto tanto affascinato che&#8230;</p>
<blockquote><p>Chiamo la mia agente e le dico di aver trovato un pezzo unico, un regalo per qualunque editore. A differenza di ogni altro esordiente che va al suo primo contratto allo sbaraglio, bisognava spuntare subito termini di contratto da professionisti affermati. Perché lì dentro c’era materia di contagio per comitive di lettori, perché il ragazzo era un caso letterario di quelli che capitano di tanto in tanto all’estero, ma da noi mai spuntava uno così, a diciassette anni con una storia esplosiva a miccia corta che scoppia in mano all’apertura.<br />
Così per consuetudine ho passato il malloppo per primo a Feltrinelli però con l’ultimatum di rispondere entro una settimana, oppure andava fuori. Non era scaduto il termine-capestro e in pochi giorni l’editore aveva azzannato l’osso e il ragazzo aveva il suo primo contratto editoriale con clausole da scrittore di punta.</p></blockquote>
<p>Senza parole. Ma come mai De Luca è rimasto così ammaliato? Be’&#8230;</p>
<blockquote><p>La letteratura è ben fornita di magnifici viaggi: Ulisse, Dante, Chisciotte, Gulliver, Crusoe. Ma prima di ’sto ragazzo chi s’era inventato il trasloco dentro carne e ossa del dirimpettaio? Un’idea così nitida, senza sforzo d’ingegno e perciò geniale [...]</p></blockquote>
<p>Ecco, questo leggendo i siti esteri e la critica letteraria nel mondo anglosassone non l’ho mai visto: la presa per il culo. Tipo quando Dazieri dice che i romanzi di Licia sono originali e in pratica non hanno bisogno di editing. Secondo De Luca l’idea dello scambio di corpi sarebbe un’idea mai vista prima. Diosanto.<br />
Il triste è che se davvero Dazieri e De Luca sono convinti che la Troisi e Santojanni siano originali è ancora una presa in giro; è una presa in giro che persone tanto ignoranti siano nella posizione di decidere una pubblicazione.</p>
<p>Eravamo a gennaio 2003. La Strazzu pubblica a giugno 2008. Cinque anni, non cinquecento. E nessuno che dica: “Però il prodigio dell’altra volta in effetti non è che fosse ‘sto genio&#8230;” Niente. Da Einaudi in giù tutti convinti di avere a che fare con un altro prodigio.</p>
<p>Morale della favola? Che non esiste una morale. Non c’è un premio per l’impegno o per il talento, c’è un premio se il tuo amyketto De Luca ti raccomanda.<br />
Lo so, lo so, avevo promesso di non occuparmi più di fantasy italiano. Mi sono lasciata trascinare. Il Lato Oscuro è molto potente, e fanno biscotti buonissimi!</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/cmp_darkside.jpg" alt="Il Lato Oscuro ha i migliori biscotti" /><br />
<em>come to the dark side, we have cookies</em></p>
<p>Un altro aspetto interessante del libro di Knight è che permette di osservare un pezzetto di storia della narrativa fantastica in divenire. È curioso leggere di Ballard o Philip K. Dick nel ruolo delle giovani promesse o sentire Knight lamentarsi che la gente dovrebbe piantarla di parlare solo dei classici, ma prendere in considerazione anche autori nuovi e che già hanno dimostrato notevole bravura, come Robert A. Heinlein.</p>
<p>Rimanendo ai classici. Quando Knight sposta il discorso dalla fantascienza al fantasy, cita Howard e Lovecraft come pilastri del genere, anche se ha delle serie riserve sullo stile di quest’ultimo. Volendo indicare un capolavoro, tira fuori <em>Flecker’s Magic</em> (1926) di Norman Matson, un <em>urban fantasy</em> nel quale uno studente di una scuola d’arte di Parigi riceve da una strega un anello magico in grado di realizzare i desideri. Seguono complicazioni. Ammetto la mia ignoranza: non avevo mai sentito nominare questo romanzo e non ho mai letto niente dell’autore.<br />
Knight non spreca neanche mezza parola per Tolkien, nonostante <em>Il Signore degli Anelli</em> sia già stato pubblicato all’epoca della prima edizione di <em><strong>In Search of Wonder</strong></em>. Giusto così.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>Ci sarebbe molto altro da aggiungere, ma a riassumere Knight si perde tutto il divertimento, sarebbe come leggere gli articoli di Gamberetta senza gli estratti e i commenti sarcastici.</p>
<p>Anche se questa è una recensione non darò un voto in Gamberi: il libro di Knight non è paragonabile alle altre opere recensite, visto che non si tratta di narrativa né di un manuale di scrittura. Lo stesso lo consiglio: è come sfogliare un blog stile Gamberi per 300 pagine!</p>
<p>Per chiudere, le <strong>quattro</strong> ipotesi che guidano Knight nelle sue recensioni (sostituite “science fiction” con “fantasy” e siete a posto):</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<strong>1.</strong> That the term “science fiction” is a misnomer, that trying to get two enthusiasts to agree on a definition of it leads only to bloody knuckles; that better labels have been devised (Heinlein’s suggestion, “speculative fiction,” is the best, I think), but that we’re stuck with this one; and that it will do us no particular harm if we remember that, like “The Saturday Evening Post,” it means what we point to when we say it.</p>
<p><strong>2.</strong> That a publisher’s jacket blurb and a book review are two different things, and should be composed accordingly.</p>
<p><strong>3.</strong> That science fiction is a field of literature worth taking seriously, and that ordinary critical standards can be meaningfully applied to it: e.g., originality, sincerity, style, construction, logic, coherence, sanity, garden-variety grammar.</p>
<p><strong>4.</strong> That a bad book hurts science fiction more than ten bad notices.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<strong>1.</strong> Che il termine “science fiction” è improprio, e che cercare di mettere d’accordo due appassionati sulla sua definizione porta solo al pestarsi a sangue; che etichette migliori sono state ideate (il suggerimento di Heinlein, “speculative fiction” è il migliore, credo), ma lo stesso siamo impantanati con “science fiction” e non c’è niente di male se ci ricordiamo che, come per “The Saturday Evening Post”, un termine significa quello che stiamo indicando mentre lo pronunciamo.</p>
<p><strong>2.</strong> Che il <em>blurb</em> di copertina e una recensione sono due cose diverse e vanno scritte in maniera diversa.</p>
<p><strong>3.</strong> Che la fantascienza è un ramo della letteratura degno di essere preso sul serio, e che i normali parametri critici possono essere applicati con successo. Per esempio: originalità, onestà, stile, costruzione, logica, coerenza, sensatezza, grammatica.</p>
<p><strong>4.</strong> Che un brutto libro danneggia la fantascienza più di dieci recensioni negative.<sup><a href="#cmp_nota_3">[3]</a></sup><a name="cmp_nota_3_up"></a></p></blockquote>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>note:<br /><a name="cmp_nota_1"></a>&nbsp;<sup>[1]</sup>&nbsp;<a href="#cmp_nota_1_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Naturalmente parlo per l’ambito che conosco, la narrativa fantastica. Può essere che in altri settori dell’editoria (dalla poesia alla saggistica) sia tutto rose e fiori, ne dubito, ma non metto lingua riguardo a situazioni di cui so poco.<br />
Si potrebbe poi sostenere la tesi che, nonostante siano inefficienti e disonesti, gli attuali editori riescono comunque a garantire un livello qualitativo superiore a quello ottenibile con altre forme di selezione. Non lo escludo in principio. Staremo a vedere.</p>
<p><a name="cmp_nota_2"></a>
<p>&nbsp;<sup>[2]</sup>&nbsp;<a href="#cmp_nota_2_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Il tempo buttato dietro a <em>I Promessi Sposi</em> è un danno in sé, ma non è solo quello il punto. Il punto è che <em>I Promessi Sposi</em> sono il simbolo di un modo di studiare stupido e controproducente. Basta vedere le tracce dei temi per la maturità, fuffa del tipo: “Commento di un passo della Prefazione della Coscienza di Zeno.” o “Innamoramento. Testi di Dante, Alberoni, Gozzano, Catullo, Leopardi e Cardarelli.” O ancora: “Origine e sviluppo della cultura giovanile, con un documento di Hobsbawm.”<br />
Al massimo qui si cerca qualcuno che ripeta a pappagallo quello che i professori gli hanno detto su Svevo o Dante. Un bello spreco di anni.<br />
Si vuole che dal Liceo escano persone che <strong>sul serio</strong> hanno imparato qualcosa? Allora alla maturità i temi dovrebbero essere: “Scrivere un racconto romantico che faccia sciogliere in lacrime.” Oppure: “Dimostrare che la Luna è fatta di formaggio.”</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/cmp_luna.jpg" alt="Luna di formaggio" /><br />
<em>Astronauta ritorna con la prova che la Luna è fatta di formaggio. Damon Knight ricorda come <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lester_Del_Rey">Lester del Rey</a> si vantasse di essere in grado di sostenere qualunque tesi e l’esatto opposto. Ed è questa abilità che dimostra padronanza della lingua, non sapere in che anno è nato Dante.</em></p>
<p>Basta con le <strong>stronzate</strong> stile: “L’influenza sociale della scapigliatura nella Milano dell’800”. Bisogna insegnare alle persone come usare al meglio la propria lingua; come analizzare le idee altrui – a livello <em>formale</em> – e come esprimere le proprie. Non bisogna insegnare le singole idee (cosa ne pensava Gozzano dell’amore; tra l’altro: chissenefrega!), bisogna insegnare a manipolare le idee in generale (come faccio a esprimere un determinato concetto di amore, <em>qualunque</em> sia tale concetto).<br />
Bisognare dare strumenti, non nozioni. Invece al Liceo si ottengono solo nozioni, e spesso sono pure nozioni superficiali se non sbagliate.<br />
<strong>EDIT del 22 marzo 2011.</strong> Ho aggiunto qualche altro dettaglio, <a href="/2011/03/22/il-manzoni-scrive-da-cani/">qui</a>. Per piacere commentate quell’articolo e non questo se intendete discutere di Manzoni &#038; Liceo.<br />
<a name="cmp_nota_3"></a>
<p>&nbsp;<sup>[3]</sup>&nbsp;<a href="#cmp_nota_3_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;<strike>Ipotesi</strike> Assiomi in voga in Italia:<br />
1. Il termine fantasy indica quei romanzi per i quali ogni critica è ingiustificata.</p>
<p>2. Quello che dice l’editore riguardo a un romanzo da lui pubblicato ha lo stesso valore di una recensione.</p>
<p>3. Il fantasy non è letteratura, e non deve essere preso sul serio. Soprattutto non si può giudicare un’opera basata sulla fantasia usando criteri letterari.</p>
<p>4. Una recensione negativa danneggia il mercato più di dieci brutti libri.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Search-Wonder-Damon-Francis-Knight/dp/0911682155/"><em>In Search of Wonder</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/O1WVYEBTA4/In%20Search%20of%20Wonder"><em>In Search of Wonder</em> su <strike>gigapedia</strike> library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/In_Search_of_Wonder"><em>In Search of Wonder</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Humpty-Dumpty-Oval-Damon-Knight/dp/0312863837/"><em>Humpty Dumpty: An Oval</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.delosstore.it/collezionismo/scheda.php?id=23070"><em>Messaggi per la mente</em> su Delos Store</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/To_Serve_Man">“To Serve Man” su Wikipedia (attenzione agli spoiler!)</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Damon_Knight">Damon Knight su Wikipedia</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/SF-Thomas-M-Disch/dp/0472068962/"><em>On SF</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/02AIGVW91Q/On%20SF"><em>On SF</em> su <strike>gigapedia</strike> library.nu</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Sono-solo-mostri-I-canguri/dp/8807701472/"><em>Sono solo mostri</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=1741997">La scheda del romanzo <em>Sono solo mostri</em> presso il sito dell&#8217;editore</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Moon_is_made_of_green_cheese">La Luna è fatta di formaggio?</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il mondo lasciato a metà</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 11:52:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
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		<description><![CDATA[Titolo originale: The Half-Made World Autore: Felix Gilman Anno: 2010 Nazione: Inghilterra Lingua: Inglese Editore: Tor Books Genere: Western, New Weird (ma non troppo) Pagine: 480 Tempo fa avevo provato a leggere il romanzo di esordio di Felix Gilman, Thunderer, attirata dal fatto che Jeff VanderMeer lo aveva inserito nella lista di libri consigliati che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/mlm_halfmade.jpg" alt="Copertina di The Half-Made World" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>The Half-Made World</strong><br />
Autore: <strong>Felix Gilman</strong></p>
<p>Anno: <strong>2010</strong><br />
Nazione: <strong>Inghilterra</strong><br />
Lingua: <strong>Inglese</strong><br />
Editore: <strong>Tor Books</strong></p>
<p>Genere: <strong>Western, New Weird (ma non troppo)</strong><br />
Pagine: <strong>480</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Tempo fa avevo provato a leggere il romanzo di esordio di Felix Gilman, <em>Thunderer</em>, attirata dal fatto che Jeff VanderMeer lo aveva inserito nella lista di libri consigliati che appare in appendice all’antologia <em><a href="/2009/12/26/the-new-weird/">The New Weird</a></em> – per altro lista sulla quale ci sarebbe molto da discutere, visto che VanderMeer ci infila tutto e il contrario di tutto.</p>
<p><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1930347366'), this, 'Mostra il box rosa con la lista &#9660;', 'Nascondi il box rosa con la lista &#9650;');">Mostra il box rosa con la lista &#9660;</a></p>
<div id='SID1930347366' style='display:none;'>
<br />
<table style="border-collapse: collapse;" cellspacing="0" border="0" cellpadding="12">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;">
<p align="center" style="font-size:medium"><strong>Letture Consigliate</strong></p>
<p>
<blockquote><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;THE FOLLOWING LIST of “New Weird” novels and single-author story collections is by no means exhaustive and should be considered a “jumping off” point for readers interested in further exploration. This list includes some material that might be considered “stimuli” to the New Weird rather than New Weird itself. It does not include the small offshoot of what might be termed “space opera” New Weird represented by writers such as Alastair Reynolds and Iain M. Banks.<br />
— THE EDITORS [Jeff &#038; Ann VanderMeer]</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;LA SEGUENTE LISTA di romanzi e antologie “New Weird” non è esaustiva e va considerata dal lettore come un punto di partenza per ulteriori esplorazioni del genere. Questa lista include alcune opere che possono essere considerate “stimoli” al New Weird piuttosto che New Weird vero e proprio. La lista non include il piccolo ambito della “space opera” New Weird, rappresentato da scrittori quali Alastair Reynolds e Iain M. Banks.<br />
— I CURATORI [Jeff &#038; Ann VanderMeer]</p></blockquote>
<p>[Nota: ho aggiunto i titoli delle edizioni italiane, quando presenti.]<br />
BARKER, CLIVE<br />
<em>The Books of Blood</em> (vol. 1–3) (1984) [<em>Infernalia</em>, <em>Ectoplasm</em>, <em>Sudario</em>]</p>
<p>BISHOP, K. J.<br />
<em>The Etched City</em> (2003) [<em>Petali e sangue</em>]</p>
<p>BRITTON, DAVID<br />
<em>Lord Horror</em> (1990)<br />
<em>Motherfuckers: The Auschwitz of Oz</em> (1996)</p>
<p>CALDER, RICHARD<br />
<em>Dead Girls</em> (1992) [<em>Virus ginoide</em>]<br />
<em>Dead Boys</em> (1994)<br />
<em>Dead Things</em> (1996)<br />
<em>Cythera</em> (1998)<br />
<em>The Twist</em> (1999) [<em>L’ultima invasione</em>]<br />
<em>Malignos</em> (2000)<br />
<em>Impakto</em> (2001)</p>
<p>CAMPBELL, ALAN<br />
<em>Scar Night</em> (2006) [<em>Il raccoglitore di anime</em>]</p>
<p>CISCO, MICHAEL<br />
<em>The Divinity Student</em> (1999)<br />
<em>The Tyrant</em> (2003)<br />
<em>The San Veneficio Canon</em> (2004)<br />
<em>The Traitor</em> (2007)</p>
<p>CONSTANTINE, STORM<br />
<em>Wraeththu</em> (omnibus) (1993)</p>
<p>DI FILIPPO, PAUL<br />
<em>A Year in the Linear City</em> (2002) [<em>Un anno nella città lineare</em>]</p>
<p>FORD, JEFFREY<br />
<em>The Physiognomy</em> (1997)<br />
<em>Memoranda</em> (1999)<br />
<em>The Beyond</em> (2001)</p>
<p>GENTLE, MARY<br />
<em>Scholars and Soldiers</em> (1989)<br />
<em>Rats and Gargoyles</em> (1990) [<em>Il tramonto degli dei</em>]<br />
<em>The Architecture of Desire</em> (1991)<br />
<em>Ash: A Secret History</em> (2000) [<em>Ash. Una storia segreta</em>]</p>
<p>GILMAN, FELIX<br />
<em>Thunderer</em> (2008)</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/mlm_thunderer.jpg" alt="Copertina di Thunderer" /><br />
<em>Copertina di Thunderer</em></p>
<p>HARRISON, M. JOHN<br />
<em>The Pastel City</em> (1971) [<em>La città del lontanissimo futuro</em>]<br />
<em>A Storm of Wings</em> (1980)<br />
<em>In Viriconium</em> (1982)<br />
<em>The Course of the Heart</em> (1992)<br />
<em>Signs of Life</em> (1996)<br />
<em>Things That Never Happen</em> (2002)<br />
<em>Viriconium</em> (omnibus) (2005)</p>
<p>INGS, SIMON<br />
<em>City of the Iron Fish</em> (1994)</p>
<p>KOJA, KATHE<br />
<em>The Cipher</em> (1991)<br />
<em>Bad Brains</em> (1992) [<em>Degenerazione</em>]<br />
<em>Skin</em> (1993)<br />
<em>Strange Angels</em> (1994)<br />
<em>Kink</em> (1996)</p>
<p>KROHN, LEENA<br />
<em>Tainaron</em> (2004)</p>
<p>LAKE, JAY<br />
<em>Trial of Flowers</em> (2006)<br />
<em>Madness of Flowers</em> (2008)</p>
<p>MIÉVILLE, CHINA<br />
<em>Perdido Street Station</em> (2000) [<em>Perdido Street Station</em>]<br />
<em>The Scar</em> (2002) [<em>La città delle navi</em>]<br />
<em>The Tain</em> (2002) [<em>Specchi irriflessi</em>]<br />
<em>Iron Council</em> (2004) [<em>Il treno degli dei</em>]</p>
<p>MOORCOCK, MICHAEL<br />
<em>The Stealer of Souls</em> (1963)<br />
<em>The Final Programme</em> (1969) [<em>Programma finale</em>]<br />
<em>Gloriana</em> (1978) [<em>La saga di Gloriana</em>]<br />
<em>Byzantium Endures</em> (1981)<br />
<em>The Laughter of Carthage</em> (1984)<br />
<em>Mother London</em> (1988) [<em>Madre Londra</em>]<br />
<em>Jerusalem Commands</em> (1992)<br />
<em>The Vengeance of Rome</em> (2006)</p>
<p>PEAKE, MERVYN<br />
<em>Titus Groan</em> (1946) [<em>Tito di Gormenghast</em>]<br />
<em>Gormenghast</em> (1950) [<em>Gormenghast</em>]<br />
<em>Titus Alone</em> (1959) [<em>Via da Gormenghast</em>]</p>
<p>ROYLE, NICHOLAS<br />
<em>Counterparts</em> (1993) [<em>Smembramenti</em>]<br />
<em>The Matter of the Heart</em> (1997)</p>
<p>SWAINSTON, STEPH<br />
<em>The Year of Our War</em> (2004)<br />
<em>No Present Like Time</em> (2005)<br />
<em>The Modern World</em> (2007)</p>
<p>THOMAS, JEFFREY<br />
<em>Punktown</em> (2000)<br />
<em>Deadstock</em> (2007)</p>
<p>VANDERMEER, JEFF<br />
<em>Dradin, In Love</em> (1996)<br />
<em>City of Saints &#038; Madmen</em> (2001)<br />
<em>Veniss Underground</em> (2003)<br />
<em>City of Saints &#038; Madmen</em> (2003; edizione ampliata)<br />
<em>Secret Life</em> (2004)<br />
<em>Shriek: An Afterword</em> (2006)<br />
<em>The Situation</em> (2008)</p>
<p>WILLIAMS, CONRAD<br />
<em>London Revenant</em> (2004)<br />
<em>The Unblemished</em> (2006)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<p>Rimasi delusa, trovai <em>Thunderer</em> noioso, tanto che lo abbandonai dopo un centinaio di pagine. Ma come noto io sono buona &#038; gentile, così ho concesso a Gilman una seconda chance. Non me ne sono pentita: <em><strong>The Half-Made World</strong></em> è un buon romanzo, con un’ambientazione se non proprio originale, almeno insolita.</p>
<p>Spesso i fantasy costruiscono la loro ambientazione a partire da un retroterra storico: l’impero romano, il medioevo, l’epoca vittoriana, ecc. <em><strong>The Half-Made World</strong></em> ha le sue radici nel selvaggio west. Tuttavia la frontiera americana è così tanto deformata e distorta che ci troviamo di fronte a un vero e proprio mondo secondario. Lo stesso aggettivo “americana” è improprio: nell’<em><strong>Half-Made World</strong></em> non esiste un continente con quel nome, né esistono altri luoghi a noi noti.</p>
<p>Il mondo di Gilman è diviso in tre parti: l’Est è la parte più antica, è completamente “creata” (è  <em>made world</em>), è stabile e pacifica. Il West invece è giovane, ha appena 400 anni. È solo “fatto a metà” (l’<em>half-made</em> del titolo): benché appaia concreto e coerente, rimangono spiragli attraverso i quali si manifestano la magia e l’irrazionale. Sopravvivono spiriti e Dei e forze soprannaturali. Se si viaggia ancora più a ovest si giunge al mondo non ancora fatto (<em>unmade world</em>), nel quale le leggi della fisica non sono ancora fissate, molte cose non hanno ancora nome e la realtà si modifica in base ai desideri, ai sogni e alle paure di chi la osserva.<br />
Al di là dell’<em>unmade world</em> si estende un oceano di caos indistinto.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>Il dottor Lysvet Alverhuysen (“Liv” per gli amici) lavora come psicologa presso l’Università di Koenigswald, nel tranquillo Est. Riceve una lettera indirizzata al marito, nella quale lo si prega di recarsi presso un ospedale nel cuore del West, dove le sue abilità professionali potrebbero essere messe a miglior uso che non in Università. Dato che nel frattempo il marito è schiattato, Liv decide di partire lei.</p>
<p>Durante il viaggio a Ovest, il suo destino si incrocerà con quello degli altri due protagonisti del romanzo. Il primo è John Creedmoor, un “Agent of the Gun”, ovvero un pistolero che ha stretto un patto con un demone. Il demone inabita l’arma di Creedmoor e conferisce al pistolero una serie di poteri: è più agile e più forte dei normali esseri umani, può guarire da qualunque ferita, non ha bisogno né di bere né di mangiare, ha sensi molto sviluppati che gli consentono perfino di vedere al buio e soprattutto quando spara non manca mai il bersaglio. In cambio, quando il demone o gli altri suoi colleghi diavoli hanno bisogno, Creedmoor deve ubbidire e portare a termine le missioni che gli vengono assegnate. Le missioni di solito sono missioni di guerra, perché gli “Agent of the Gun” combattono da centinaia di anni contro “The Line”.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/mlm_qb.jpg" alt="Kyuubey" /><br />
<em>Accettare di diventare un Agente è come stipulare un contratto con <strike>il diavolo</strike> Kyuubey</em></p>
<p>La Linea è una società industriale e burocratizzata (mi ha ricordato per certi versi <em>1984</em>, per altri il film <em>Brazil</em>), che costruisce senza sosta nuove linee ferroviarie, nuove stazioni, nuove fabbriche. Lo scopo della Linea è trasformare il mondo in un luogo regolato, preciso, razionale, funzionante nella maniera più efficiente possibile. Contro chi non è d’accordo, La Linea schiera cannoni e corazzate terrestri, gas asfissianti e bombe soniche, razzi e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ornitottero">ornitotteri</a> armati di mitragliatrici. A prendere le decisioni per La Linea sono gli Engine: trentotto gigantesche locomotive senzienti animante da uno spirito divino.</p>
<p>Il problema è che sia i demoni sia gli Engine sono immortali: i pistoleri possono essere uccisi impiegando abbastanza truppe, e le locomotive possono essere sabotate dagli Agenti; ma poi il demone si sceglie un altro pistolero e lo spirito dell’Engine si trasferisce in un’altra locomotiva. E la lotta continua.<br />
Non che questo dettaglio intacchi la fede nella vittoria del Sotto-Sorvegliante Lowry, il terzo protagonista del romanzo. Lowry è un ometto grigio, brutto, e con gli occhiali, un funzionario di medio livello che lavora presso la Stazione Angelus. Per una serie di circostante si troverà a scalare la gerarchia della Linea e a guidare un contingente militare in un’operazione disperata.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/mlm_engine.jpg" alt="Strana locomotiva" /><br />
<em>Un Engine?</em></p>
<p>Punto di merito perché Gilman evita “buoni” e “cattivi”: gli “Agent of the Gun” sono assassini, ladri, truffatori, terroristi. La Linea massacra, tortura, rade al suolo interi villaggi. E chi sta nel mezzo, chi non vuole schierarsi né con i demoni né con gli Engine, non è da meno. Compreso il misterioso First Folk, gli originari abitanti del West, descritti come un incrocio tra gli Indiani d’America e una banda di furry.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>Dei tre protagonisti, proprio Lowry si rivela il personaggio più simpatico. All’inizio sembra solo un fanatico ottuso, ma più si va avanti più Lowry dimostra un orgoglio e una tenacia ammirevoli. Creedmoor è per molti versi uno gnokko: per lui la vita è facile, non è quasi mai davvero in pericolo. Ma Lowry non ha super poteri, ha solo la sua intelligenza e perseveranza. Senza contare che il demone di Creedmoor è sempre ben disposto a perdonare il suo pupillo, mentre nella società della Linea un singolo errore può costarti la galera se non la condanna a morte. Infine Creedmoor è un vigliacco: accetta di svolgere i compiti più viscidi&#8230;</p>
<p><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID334539608'), this, 'Mostra missione viscida &#9660;', 'Nascondi missione viscida &#9650;');">Mostra missione viscida &#9660;</a></p>
<div id='SID334539608' style='display:none;'>
Del tipo rapire la bambina di un industriale che si è schierato con La Linea. In più Creedmoor per sfuggire agli inseguitori scappa in alta montagna e la ragazzina crepa per il freddo.
</div>
<p>&#8230; auto giustificandosi con il fatto che il demone lo costringe; ma quando ha la possibilità di liberarsi del demone se ne guarda bene. Troppo comodi i poteri. In fondo muore solo qualche innocente (o qualche decina, o qualche centinaio&#8230;) ogni tanto, non un grande sacrificio in cambio della <em>gnokkitudine</em>. Non discuto: ragionamento realistico; infatti qui parlo di simpatia/antipatia, cioè di <em>gusti</em>, dal punto di vista tecnico entrambi i personaggi sono scritti in modo decente (ma Lowry meglio, si sente più distinta la sua voce).</p>
<p>Liv è <em>meh</em>. Le premesse sono incoraggianti: è una donna adulta, intelligente, colta. Non frigna a ogni piè sospinto e non cade tra le braccia del primo gnokko che passa per strada. Ha anche un Passato Tragico™ e una dipendenza da oppio. Ma da queste premesse nasce poco o niente. Liv è trascinata dagli eventi, rimane passiva mentre il mondo fa le capriole intorno a lei. Solo nell’ultimo capitolo dà sfogo al proprio libero arbitrio, ed è uno spettacolo. Gilman poteva darle una svegliata prima.<br />
Rispetto a molti personaggi femminili in circolazione (specie le degradanti protagoniste dei <em>paranormal romance</em>) è un buon personaggio, ma in assoluto si poteva fare meglio.</p>
<p>Un’altra parziale delusione è l’<em>unmade world</em>. Più o meno verso metà romanzo, i nostri eroi superano il confine del mondo e si inoltrano nelle terre non ancora “fatte”. Qui tutto può succedere, e io mi sarei aspettata un trionfo del weird – tipo lo Shift in <em><a href="/2009/04/13/recensioni-romanzo-the-year-of-our-war/">The Year of Our War</a></em>. Niente del genere. Qualche animale strano, un paio di piante curiose, un-mostro-uno, e grazie di aver partecipato.<br />
Però mi pare di capire che i fan del weird sfrenato siano una minoranza, dunque questa mancanza di bizzarria a tutti costi per molti sarà un pregio invece di un difetto.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/mlm_bunny.jpg" alt="Coniglietto New Weird" /><br />
<em>Coniglietto New Weird</em></p>
<p>Il finale lascia l’amaro in bocca. Ho avuto l’impressione che l’autore puntasse a un finale tragico, per altro giustificato dalla trama, finché non ha pensato che forse poteva sfruttare l’ambientazione per altri romanzi. Allora ha virato bruscamente e il finale attuale è molto aperto, tanto che scommetto uscirà un seguito. Peccato. La storia poteva avere maggiore impatto emotivo se si fosse conclusa con qualche vittima in più – intendiamoci: crepa un sacco di gente, ma il sangue non è mai abbastanza!</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>Lo stile di Gilman è passabile. L’incipit è sul bruttino – il prologo è in pratica un lungo inforigurgito per illustrare l’ambientazione, mascherato da ricordi di un personaggio – e i primi capitoli zoppicano un po’, ma quando la storia prende l’abbrivio poi procede fino al termine senza intoppi.<br />
Non è mai uno stile che ostacola la lettura, ma d’altra parte non è mai uno stile del tutto trasparente, che sparisce per lasciarti a mollo nella storia. Stile senza infamia e senza lode. Infatti non saprei citare passaggi particolarmente brillanti, ma neanche pagine piene di errori (se si esclude l’impostazione discutibile del prologo).</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>In conclusione un romanzo piacevole che <strong>consiglio</strong>.</p>
<p>Come difficoltà della lingua siamo a un livello medio: è un inglese più semplice di quello di uno Swanwick o di un VanderMeer, ma non è così semplice come l’inglese dei romanzi per young adult, stile Westerfeld.</p>
<p>Ho visto che spesso <em><strong>The Half-Made World</strong></em> è spacciato come steampunk: ci sono alcuni elementi in questo senso, ma proprio pochi. Il West sotto il controllo degli “Agent of the Gun” non ha niente di steampunk e l’<em>unmade world</em> non ha niente di steampunk. Solo quando l’azione si svolge nelle Stazioni della Linea si può respirare un’atmosfera retrofuturistica satura di gas di scarico e frastuono di ingranaggi; e non capita spesso.<br />
<strong><em>The Half-Made World</em></strong> non è neanche storia alternativa: come già detto non ci sono riferimenti specifici al nostro mondo; la vicenda si svolge a fine ottocento, ma è l’ottocento di un pianeta diverso dalla Terra.<br />
Chi cerca steampunk e storia alternativa con ambientazione ottocentesca americana può provare a leggere i romanzi del Clockwork Century della Priest (<em>Boneshaker</em>, <em>Clementine</em>, <em>Dreadnought</em>), tuttavia a mio parere non sono un granché.</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Scrittura competente&#8230;&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> &#8230; ma nulla più e le prime pagine sono da rivedere.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Ambientazione interessante.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> L’<em>unmade world</em> non è abbastanza weird.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Buona storia.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Finale deludente.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Lowry mi è simpatico.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Creedmoor è troppo simile a uno gnokko per i miei gusti.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Liv quando si sveglia fa la sua bella figura&#8230;&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> &#8230; ma si sveglia troppo tardi.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Non ci sono “buoni” e “cattivi”.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Un Gambero Fresco: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/GB1.gif" alt="Un Gambero Fresco: clicca per maggiori informazioni sui voti"/></a></p>
<table style="border-collapse: collapse;" cellspacing="0" border="0" cellpadding="12">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;">
<p align="center" style="font-size:medium"><strong>Il Messia Meccanico</strong></p>
<p>Gilman non descrive mai in dettaglio gli Engine, queste macchine mostruose infestate da una divinità. Sappiamo solo che guardarli lascia sgomenti e che la loro voce fa impazzire chi l’ascolta (infatti gli Engine comunicano gli ordini via telegrafo). Dettagli inquietanti che mi hanno ricordato la bizzarra vicenda del Messia Meccanico, vicenda che si merita un box rosa!
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>John Murray Spear nasce a Boston nel 1804. Nel 1830 diventa sacerdote nella <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Universalist_Church_of_America">Chiesa Universalista Americana</a>. Chi lo conosce lo descrive come una brava persona sempre pronta ad aiutare il prossimo. Spear è un idealista che si batte contro la schiavitù e contro la pena di morte, a favore del pacifismo e dei diritti delle donne. Insieme con il fratello Charles assiste barboni e detenuti.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/mlm_spear.jpg" alt="John Murray Spear" /><br />
<em>John Murray Spear</em></p>
<p>Nel 1844, mentre tiene un comizio a Portland (Maine), viene aggredito da un gruppo di facinorosi. Agli scalmanati non va a genio che Spear predichi a favore della liberazione degli schiavi, così lo massacrano di botte (notare che in <em><strong>The Half-Made World</strong></em> c’è una scena simile). Spear è ridotto male e rimane in convalescenza per più di un anno.<br />
Durante questi mesi è accudito da un suo amico, tale Oliver Dennett. Spear guarisce e proprio nello stesso periodo Dennett muore. E qui la faccenda comincia a virare verso il bizzarro&#8230;</p>
<p>Qualche anno dopo, per la precisione il 31 Marzo 1852, Spear scopre che la sua mano si muove da sola. La mano afferra una penna e compone un messaggio, un messaggio firmato “Oliver”. Il messaggio invita Spear a recarsi presso Abington per aiutare un malato, un certo David Vining. Giunto sul posto, Spear scopre che può guarire il sofferente solo con l’imposizione delle mani.</p>
<p>I messaggi si ripetono. Spear viene spedito a destra e a manca, spesso nel cuore della notte. Lui esegue sempre di buon grado e sempre è di aiuto ai malati che trova, grazie ai suoi nuovi poteri pranoterapeutici.<br />
“Oliver” e gli altri spiriti che hanno contattato Spear ne sono compiaciuti. Gli assegnano nuovi compiti: scrivere saggi e organizzare conferenze sui più disparati argomenti. Per esempio Spear tiene dodici lezioni di geologia all’Hamilton College, suscitando l’ammirazione di uno dei professori della facoltà. Naturalmente questo per merito dell’influsso spiritico, dato che Spear non ne capisce un tubo di geologia.</p>
<p>Poi gli spiriti comandano a Spear di recarsi a Rochester, nello stato di New York, dove gli rivelano che nell’aldilà esiste un’Associazione dei Benefattori, un comitato di anime di noti defunti il cui scopo è aiutare l’umanità. L’Associazione dei Benefattori ha diversi sotto comitati, uno dei quali è l’Associazione degli Elettrificatori, formata da sette ingegneri (morti) e di cui fa parte niente di meno che lo spirito di Benjamin Franklin.<br />
Spear viene visitato a turno dai sette Elettrificatori che lo istruiscono su come costruire “il Nuovo Messia, l’Ultimo e Miglior Dono che Dio abbia mai fatto all’Umanità”. Un Messia Meccanico che sarebbe stato araldo di un’epoca di pace e progresso.</p>
<p>Nell’ottobre del 1853, Spear, insieme a Simon Crosby Hewitt, Samuel G. Love, Alonzo Newton e altri spiritisti, si insedia a High Rock Cottage, una casa costruita vicino alla collina di High Rock, presso Lynn, Massachusetts, luogo situato alla confluenza di particolari energie metafisiche – l’anno prima, sulla stessa collina, il noto spiritista Andrew Jackson Davis aveva tenuto un congresso internazionale sullo spiritismo con i rappresentanti di ventiquattro nazioni. I rappresentanti erano presenti come spiriti.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/mlm_rock.jpg" alt="La collina di High Rock" /><br />
<em>La collina di High Rock</em></p>
<p>Inizia l’assemblaggio del Messia Meccanico. Spear non conosce mai il progetto nella sua interezza, ma riceve ordini giorno dopo giorno dai sette ingegneri (in totale Spear riceve 200 messaggi distinti, 200 “rivelazioni”). La costruzione della macchina dura nove mesi, durante i quali Spear e soci spendono 2.000 dollari in materiali (non proprio noccioline, sono circa 50.000 dollari attuali).</p>
<p>Purtroppo non sono rimasti né progetti, né schizzi, né fotografie del Messia Meccanico e le descrizioni sono vaghe. Si sa che in qualche maniera replicava alcuni aspetti del corpo umano (per esempio il “cervello” era una serie di piatti alternati di rame e zinco), e che avrebbe utilizzato l’energia presente nei flussi elettrici dell’atmosfera. Non mancavano ingranaggi assortiti, magneti, sfere dei più disparati metalli, e composti chimici non bene identificati.<br />
Qui sotto il disegnatore del <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fortean_Times">Fortean Times</a></em> tenta di riprodurre le fattezze del Messia Meccanico:</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/mlm_messia.jpg" alt="Il Messia Meccanico" /><br />
<em>Il Messia Meccanico</em></p>
<p>Il Messia è assemblato ma non è ancora pronto. Occorre infondergli la scintilla vitale. Dapprima alcuni spiritisti accuratamente selezionati toccano a turno il macchinario, poi lo stesso Spear, ingabbiato in una struttura formata da pannelli di metallo e decorata con pietre preziose, si avvicina all’affare. Spear cade in trance e testimoni riportano che si sia creato un cordone ombelicale di luce tra lui e il Messia Meccanico.</p>
<p>Il giorno dopo viene condotta al cospetto del Messia la Nuova Maria, una signora il cui nome non è mai stato rivelato (alcuni la identificano con la moglie di Alonzo Newton). La Nuova Maria si sdraia davanti alla macchina ed è scossa dalle convulsioni, come se stesse partorendo.<br />
Dopo due ore avviene il miracolo:<br />
“Sì è mosso!” esclama un testimone.<br />
29 giugno 1854: il Messia Meccanico è <strong>vivo!</strong></p>
<p>Forse.</p>
<p>Per settimane Spear e la Nuova Maria accudiscono il Messia come fosse un neonato (Spear lo chiama “l’infante elettrico”), ma dopo quel primo vagito la macchina rimane apatica. Gli Elettrificatori assicurano Spear che va tutto bene, che il Messia ha solo bisogno di maggior nutrimento. Così Spear decide di trasferire il neonato a Randolph, New York, località dotata di eccezionale potenziale elettrico.</p>
<p>Purtroppo insieme alla macchina arrivano a Randolph anche pettegolezzi poco piacevoli su quello che sarebbe effettivamente successo tra Spear, la Nuova Maria e il Messia Meccanico.<br />
Una folla inferocita (forse aizzata dalla locale chiesa battista) circonda il capannone che ospita la macchina vivente. Al tramonto la folla fa irruzione e distrugge il Messia, accanendosi con tale ferocia che il mattino dopo della macchina non rimane più niente.<br />
Che orribile infanticidio!<br />
Ancora una volta superstizione e ignoranza hanno ostacolato il glorioso cammino del progresso.</p>
<p>In quanto a Spear, non proverà più a costruire messia meccanici. Anche perché a partire dal 1857 gli spiriti hanno cambiato musica: la salvezza dell’umanità non risiede in qualche ammasso di ingranaggi, ma nell’amore libero; l’istituzione del matrimonio va abolita, per lasciare spazio a relazioni sessuali senza vincoli.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Half-Made-World-Felix-Gilman/dp/0765325527/"><em>The Half-Made World</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/49POL0MB8I/The%20Half-Made%20World"><em>The Half-Made World</em> su <strike>gigapedia</strike> library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Thunderer-Felix-Gilman/dp/055359110X/"><em>Thunderer</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/6EXLD5TKZG/Thunderer"><em>Thunderer</em> su <strike>gigapedia</strike> library.nu</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.tor.com/stories/2010/10/lightbringers-and-rainmakers">“Lightbringers and Rainmakers”, un racconto ambientato nell&#8217;<em>Half-Made World</em></a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Felix_Gilman">Felix Gilman su Wikipedia</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/John_Murray_Spear">John Murray Spear su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.forteantimes.com/features/articles/246/john_murray_spears_god_machine.html">Articolo del <em>Fortean Times</em> dedicato alla vicenda di Spear</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Passing-Strange-England-Hauntings-Horrors/dp/1576300595/"><em>Passing Strange</em> su Amazon.com (un capitolo di questo libro è dedicato al Messia Meccanico)</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://wiki.puella-magi.net/Kyuubey">Kyuubey sulla wiki di <em>Madoka Magica</em></a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sondaggio su Alice</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 2010 23:13:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come annunciato nell’articolo sulla riapertura del blog, quest’anno non ci sarà sondaggio natalizio. Non intendo recensire boiate italiane neanche a Natale. Non parlerò neppure del Premio Urania, non comprerò proprio il volume. Avevo invece idea di recensire intorno a Natale Alice nel Paese della Vaporità di Francesco Dimitri, ma è sorto un problema: mi viene [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come annunciato <a href="/2010/10/10/il-blog-riapre/">nell’articolo sulla riapertura del blog</a>, quest’anno non ci sarà sondaggio natalizio. Non intendo recensire boiate italiane neanche a Natale. Non parlerò neppure del Premio Urania, non comprerò proprio il volume.</p>
<p>Avevo invece idea di recensire intorno a Natale <em>Alice nel Paese della Vaporità</em> di Francesco Dimitri, ma è sorto un problema: mi viene il vomito. Oggi stavo riordinando gli appunti (circa 11.000 parole, più parole della recensione di <em><a href="/2008/01/16/recensioni-romanzo-nihal-della-terra-del-vento/">Nihal della Terra del Vento</a></em>), quando ho avuto la nausea.<br />
Ok, sono stanca e infreddolita. Ok, sto covando l’influenza.<br />
Ma veramente non ce la faccio più a essere presa per il culo.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/isa_alice.jpg" alt="Copertina di Alice" /><br />
<em>Copertina di Alice nel Paese della <strike>Vaporità</strike> Fuffosità</em></p>
<p>Perché di altri posso pensare che siano fessi, ma Dimitri non è scemo, non è inesperto e non ha tredici anni. In più il suo <a href="/2008/08/07/recensioni-romanzo-pan/">romanzo precedente</a>, pur non essendo un capolavoro, era comunque un libro dignitoso, di buon livello assoluto, non solo confrontato con la situazione nostrana.</p>
<p>Quando Dimitri scrive nel suo blog:</p>
<blockquote><p>Ora. Io, in fase di bozze, sono maniacale. Me ne rendo conto. Ma credo sia necessario. Siete voi a comprare il mio libro – e voglio vendervi quanto di meglio io possa dare in questo momento. Soprattutto con Alice, una storia che in otto anni è passata attraverso centinaia di riletture e decine di riscritture.</p>
<p>E, sapete cosa? Questo lavoro mi piace moltissimo. Calcolare l’equilibrio di una parola, di un punto, di una virgola, conciliare grammatica e ritmo narrativo, sintassi ed effetti sonori: ho il dovere di farlo, verso di voi, ed è un piacere farlo, per me. Le cose che scrivo possono non piacere (tutti i gusti sono gusti), ma nessuno deve poterle accusare di scarsa professionalità, scarsa attenzione. Questo mai.</p>
<p>Voi mi pagate perché pensate che io vi possa raccontare una buona storia, una che vi inchioda e appassiona, e magari che vi cambia un po’. I soldi non sono tutto – ma sono un simbolo importante. E non è il solo: c’è anche il tempo.</p>
<p>Mi date un valore, comprando il mio libro, dedicandoci tempo, tempo che nessuno vi restituirà mai. Leggendomi, mi date un pezzetto delle vostre vite. Ed è una responsabilità enorme.</p>
<p>Meritarla sta a me. E’ compito mio, e non è concessa pigrizia.</p>
<p>Virgole, punti, singole parole – colpi di lima. Sono un falegname e voglio fare la sedia migliore che ci sia, sempre, comunque. Comoda e bella e rifinita. Non solo per voi, non vi mentirò dicendovi questo – anche per me. Per orgoglio, per il mio ego, mettetela come vi pare.</p></blockquote>
<p>Io sono disposta a credergli. Sono disposta a comprare il romanzo e persino a procurarmi una copia autografata (grazie Duca!). Non è assurdo dire che stimavo Dimitri, nonostante le mie idee siano lontanissime dalle sue – in <em>Pan</em> io tifavo per Greyface.</p>
<p align="center"><a href="/wp-content/isa_dimitri.jpg" rel="lightbox" title="Autografo di Dimitri"><img src="/wp-content/isa_dimitri_thumb.jpg" alt="Autografo di Dimitri" /></a><br />
<em>Lo sgorbio al centro è l’autografo di Dimitri. Clicca per ingrandire</em></p>
<p>&bull;&nbsp;Dopodiché mi tocca leggere:</p>
<blockquote><p>(pag. 15) [Solomon] Vide il corpo di una ragazzina, nudo, di spalle: la combattente di poco prima. Era incatenata al muro con pesanti anelli di ferro che le stringevano polsi e gambe. Un uomo con la faccia da faina – il suo manager – la stava penetrando da dietro.</p></blockquote>
<p>Dato che lei è una ragazzina (magrissima e di non più di otto anni) e lui è un uomo, è probabile che lui la copra con il proprio corpo, dunque le spalle della ragazzina non le vedi. Ma anche assumendo che spunti un briciolo di spalla, mi spieghi come la riconosci la faccia da faina? Il personaggio vede la ragazzina di spalle e l’uomo la penetra da dietro, dunque anche lui è di spalle. Ha la faccia sulla nuca?</p>
<p>&bull;&nbsp;Dopodiché mi tocca leggere:</p>
<blockquote><p>(pag. 16)[...] e comunque basta con questa noiosa storia-prima-della-storia, <em>pensò</em>. Tutto ha importanza, ma niente ne ha troppa. Arriviamo a tempi più recenti. All’inizio dell’ultima parte, quella cruciale. Quella che ci porta a ora e tutto il resto.</p></blockquote>
<p>Già il narratore onnisciente non è una grande scelta, ma che almeno non prenda per i fondelli, non trovi Francesco? Se la scena precedente (la storia-prima-della-storia) è noiosa – è lo è, oltre a essere scritta con i piedi – tu la <strong>riscrivi</strong> finché non è più noiosa. Io non ti pago per leggere scene noiose che sai che sono noiose.</p>
<p>&bull;&nbsp;Dopodiché mi tocca leggere:</p>
<blockquote><p>(pag. 19) Nella nebbia tutti i passanti sembrano passare: la lucetta distingueva quelli in cerca di passaggio a vapore.</p></blockquote>
<p>Ma stiamo scherzando? Otto anni e decine di riletture e mi scrivi che i fottuti passanti passano? Peggio de “i mercanti mercanteggiavano” di Licia.</p>
<p>&bull;&nbsp;Dopodiché mi tocca leggere:</p>
<blockquote><p>(pag. 68) «Una botola» osservò Alice, stupita.<br />
«Molto di più» disse Marty. Diede fuoco all’estremità di una torcia di legno e la puntò verso il basso. Lo stupore di Alice s’impennò.<br />
Sotto la botola c’era un muro di metallo, con una scaletta che andava giù.</p></blockquote>
<p>Sotto la botola c’era un muro di metallo con una scaletta che andava giù? Ma sul serio? Ma che razza di scrittura da mentecatto è? Al massimo sotto la botola c’era un pozzo con le pareti di metallo dalle quali spuntavano i pioli di una scaletta. O no? E lo stupore che si impenna? Devo commentare?</p>
<p>&bull;&nbsp;Dopodiché mi tocca leggere:</p>
<blockquote><p>(pag. 103) Era vestito come un pilota di mongolfiera – o almeno, così lo vedeva Alice. Occhialoni, giacca di pelle, eccetera.</p></blockquote>
<p>Eccetera un cazzo. Finisci la descrizione e se ti accorgi che stai scivolando nel cliché del pilota di dirigibili – dirigibili Francesco, non mongolfiere, le mongolfiere vanno dove le porta il vento, non si pilotano – steampunk, ecco fai uno sforzo di immaginazione in più e aggiungi dettagli <strong>originali</strong>.<br />
In <em>Pan</em> gli eccetera erano brutti ma potevano passare, riferendosi a particolari del nostro mondo. Nella Steamland dove tutto può succedere, fai succedere qualcosa di interessante, altro che “eccetera”.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/isa_dirigibile.jpg" alt="Dirigibile Giffard" /><br />
<em>Il dirigibile con motore a vapore costruito nel 1852 da Henri Giffard. È considerato il primo dirigibile funzionante della storia. Per maggiori informazioni si può consultare per esempio: Zeppelin Rigid Airships 1893-1940 di Peter W. Brooks</em></p>
<p>&bull;&nbsp;Dopodiché mi tocca leggere:</p>
<blockquote><p>(pag. 157) Zap lanciò un urlo e fu terribile.<br />
<em>No! No!&#8230; Sì! Alice morire&#8230;</em><br />
Il ragazzo-castoro si sollevò dal suolo. Le iridi scomparvero. Negli occhi rimase solo il bianco – un bianco enorme, percorso da mille viuzze rosse.<br />
Improvvisa, da lui partì un’esplosione. Era un muro di vento che si abbatteva sul mondo, il muro di vento di un uragano, o di un enorme vuoto che la Natura si affretta a riempire. Decine di corpi furono sollevati e spazzati via, all’improvviso leggerissimi. Vennero scagliati lontano, nella nebbia e nel fragore, e rovinarono per terra, spezzati, distrutti. I cumuli di tecnoimmondizia si scomponevano. I rifiuti vorticavano tra il sangue e i corpi.<br />
Un immenso <em>ground zero</em> si allargava da Zap.</p></blockquote>
<p>Ora, questa scena è un deus ex machina: i nostri eroi ci stanno lasciando le penne quando il ragazzo-castoro, che mai aveva manifestato poteri del genere, li salva uccidendo i nemici come descritto. Il particolare tristissimo è che la scena è quasi uguale a una scena analoga scritta da Licia:</p>
<blockquote><p>Nihal chiuse gli occhi. <em>Non voglio morire! Non ancora!</em><br />
«No!» urlò Laio tra i singhiozzi.<br />
Dietro le palpebre serrate, Nihal percepì un forte bagliore. L’elsa della spada divenne bollente. Aprì gli occhi. Una barriera argentata circondava lei e Laio.<br />
[...]<br />
La vibrazione si fece sempre più forte. Il suolo sembrò scosso da un terremoto e il rombo aumentò di volume fino a diventare intollerabile. Nihal e Laio si portarono le mani alle orecchie. Poi la barriera esplose.<br />
L’onda d’urto si propagò verso l’esterno e investì i fammin con la violenza di un uragano. I mostri furono sbalzati all’indietro per parecchie braccia. Alcuni vennero sbattuti contro i tronchi degli alberi e crollarono a terra in modo scomposto, gli arti piegati in posizioni innaturali, i crani sfondati. Altri sparirono nel buio, travolti dallo spostamento d’aria.</p></blockquote>
<p>Tra l’altro Licia ha scritto questa scena <strong>meglio</strong>. Ma ti sei rincitrullito o appunto stai solo prendendo per il culo chi ha speso soldi per il tuo romanzo?</p>
<p>E dopodiché mi fermo qui perché non ho voglia di recensire il romanzo. Non ho voglia di parlare dei buchi logici grandi come una casa, degli strafalcioni informatici, delle spade <em>magggiche</em>, dell’esercito dei morti, del fatto che Alice si dimentichi opportunamente che può volare nella Vaporità o che esiste la sinestesia, dei dialoghi atroci e di tanto altro.<br />
Non ho voglia di recensire il romanzo.<br />
Tuttavia avevo promesso di farlo.<br />
Perciò se mi date una buona ragione perché scriva la recensione potrei mettermi lì comunque e buttarla giù. Ma se non ci sono obiezioni stenderei un velo pietoso e passerei oltre. Tanto è solo una perdita di tempo. Non sono neanche errori originali, è la solita mistura di mancanza di documentazione &#038; sciatteria nello scrivere – anche nelle cose più terra terra: Francesco, “armi corte” è un termine tecnico che indica le armi da fuoco a canna corta, non pugnali o tirapugni e il tuo personaggio punto di vista ha la cultura per saperlo.</p>
<p align=center><strong>* * *</strong></p>
<p>Nota: non apro un sondaggio formale perché tanto i troll lo manderebbero in vacca, come parzialmente successo con il sondaggio natalizio dello scorso anno.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.alice.salani.it/index.php">Il sito ufficiale del romanzo</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.it/Alice-paese-vaporità-fantastici-Salani/dp/886256242X/"><em>Alice nel Paese della <strike>Vaporità</strike> Fuffosità</em> su Amazon.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://francescodimitri.co.uk/">Il blog di Francesco Dimitri</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/1DPAG2LJKF/Zeppelin%3A%20Rigid%20Airships%201893-1940"><em>Zeppelin Rigid Airships 1893-1940</em> su gigapedia</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Una ragazza, una fatina e il negozio del rigattiere</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2010/11/10/recettear-an-item-shop-tale/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Nov 2010 21:40:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>
		<category><![CDATA[Videogiochi]]></category>
		<category><![CDATA[action RPG]]></category>
		<category><![CDATA[approvato dall’Osservatorio Fatine]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[dungeon viventi]]></category>
		<category><![CDATA[EasyGameStation]]></category>
		<category><![CDATA[fatine]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni positive]]></category>
		<category><![CDATA[Recette]]></category>
		<category><![CDATA[Recettear: An Item Shop’s Tale]]></category>
		<category><![CDATA[Tear]]></category>

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		<description><![CDATA[Titolo originale: Recettear: An Item Shop&#8217;s Tale Sviluppatore: EasyGameStation Anno: 2007 Nazione: Giappone Lingua: Giapponese Traduzione in lingua inglese: Carpe Fulgur (2010) Piattaforma: PC/Windows Genere: Action RPG, Manageriale, fatine Breve recensione per un videogioco che mi ha deliziata l’estate scorsa: Recettear: An Item Shop’s Tale. * * * Recette è una ragazzina dal cuore d’oro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/rfr_cover.jpg" alt="Locandina di Recettear" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>Recettear: An Item Shop&#8217;s Tale</strong><br />
Sviluppatore: <strong>EasyGameStation</strong></p>
<p>Anno: <strong>2007</strong><br />
Nazione: <strong>Giappone</strong><br />
Lingua: <strong>Giapponese</strong><br />
Traduzione in lingua inglese: <strong>Carpe Fulgur (2010)</strong></p>
<p>Piattaforma: <strong>PC/Windows</strong><br />
Genere: <strong>Action RPG, Manageriale, fatine</strong>
</td>
</tr>
</table>
<p>Breve recensione per un videogioco che mi ha deliziata l’estate scorsa: <em><strong>Recettear: An Item Shop’s Tale</strong></em>.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>Recette è una ragazzina dal cuore d’oro, sempre ottimista e pronta ad aiutare il prossimo. Vive spensierata finché un giorno non si presenta da lei una fatina, Tear. La fatina è la rappresentante di una società di riscossione debiti: il padre di Recette, prima di sparire, non ha saldato tutti i conti; se la ragazzina non paga, la società le porterà via la casa.<br />
Recette è disperata, Tear allora le propone un accordo: trasformare il primo piano della casa in negozio e con i guadagni appianare il debito. Le due aprono l’<em>item shop</em> del titolo.</p>
<p><em><strong>Recettear</strong></em> è un misto tra action RPG e manageriale. Da un lato occorre gestire il negozio (contrattando sui prezzi, scegliendo quali merci esporre, cambiando arredi e decoro per attirare la giusta clientela, ecc.), dall’altro si può scendere nelle profondità dei dungeon a cercare oggetti unici dal valore inestimabile.</p>
<p>La storia procede su due piani: lo scopo immediato è mettere assieme ogni settimana abbastanza soldi per pagare la rata del debito; oltre a quello c’è il mistero dei dungeon viventi e della società per cui lavora Tear, società che ha mire ben più sinistre che non rubare la casa alle ragazzine orfane.</p>
<div id="gamberoflv" style="text-align: center;"><a href="http://fantasy.gamberi.org/2010/11/10/recettear-an-item-shop-tale/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/recettear_op.jpg" alt="preview image"/></a><em>Presentazione di Recettear</em></div>
<p><em><strong>Recettear</strong></em> è stato sviluppato da una piccola software house giapponese, EasyGameStation, già nota in Occidente per un RPG <em>hack’n’slash</em> con protagoniste una ragazza e una fatina: <em>ChantElise</em>.</p>
<p>Considerate le modeste dimensioni di EasyGameStation, non stupisce la semplicità della grafica. Non tutti possono permettersi investimenti milionari per abbagliare i gonzi con gli effetti speciali.<br />
La grafica di <em><strong>Recettear</strong></em> è un 3D molto semplice a livello della prima PlayStation. In compenso il gameplay è divertente e coinvolgente, la musica non è male e la sceneggiatura è notevole – narrativa scritta meglio della media del fantasy librario, non solo italiano.</p>
<p>I dialoghi sono spiritosi e ben calibrati. Il contrasto tra l’ingenua Recette e la cinica Tear è sempre fonte di un sorriso, senza che mai le battute scadano nel ridicolo o nel forzato.<br />
Anche gli altri personaggi sono tratteggiati con abilità, in particolare Louie, giovane avventuriero sfortunato che sarà sfruttato senza pietà dalle nostre due eroine.</p>
<p>Infatti le parti pericolose dell’avventura (esplorare i dungeon) non sono affrontate in prima persona da Tear e Recette: le due affittano avventurieri per l’occasione e seguono a distanza protette da un campo di forza invisibile. Louie è il primo avventuriero reclutabile, ma nel corso del gioco se ne possono incontrare altri con caratteristiche diverse (maghi, arcieri, gente che preferisce menare a forza di pugni, ecc.) Alcuni di questi avventurieri hanno una storia misteriosa alle spalle – come la ladra Charme – che si svelerà pian piano.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/rfr_charme.jpg" alt="Screenshot di Recettear" /><br />
<em>Recette, Tear e Charme</em></p>
<p>I dungeon sono semplici labirinti generati in automatico (perciò ogni volta che si scende cambiano configurazione, è interessante notare che nel gioco verrà fornita una spiegazione a questo fatto). Ogni cinque livelli si deve affrontare e battere un boss – un mostro particolarmente rognoso – per proseguire nella discesa.</p>
<p>Oltre ai classici tesori nelle ceste, uccidendo le creature che popolano i dungeon si recuperano ingredienti rari. Con i giusti ingredienti e la dovuta esperienza, si possono fondere oggetti unici. Spade, lance, elmi, scudi, mantelli, calzature, talismani con cui equipaggiare gli avventurieri o da vendere a prezzi esorbitanti.</p>
<p>Il problema dei dungeon è che ogni discesa porta via mezza giornata. Mezza giornata durante la quale Tear e Recette non possono accudire il negozio e dunque non si guadagna niente. Una mezza giornata sprecata può significare mancare il pagamento settimanale e beccarsi il game over. D’altra parte è difficile far soldi in fretta solo comprando dai grossisti e rivendendo al dettaglio, i tesori recuperati dai dungeon fanno la differenza.</p>
<p>Il gioco però non costringe a nessuna strategia predefinita: in teoria è possibile ripagare il debito senza mai scendere nei dungeon, se si è particolarmente bravi e fortunati nella gestione del negozio. Così come si può passare la maggior parte del tempo nelle profondità dei dungeon, a patto di tornare vivi con i tesori.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/rfr_dungeon.jpg" alt="Screenshot di Recettear" /><br />
<em>Un &#8220;dungeon&#8221; tra gli alberi</em></p>
<p>E se le cose vanno male, il game over non è mai definitivo: quando già Recette si vede costretta a vivere in uno scatolone sotto un ponte, scopre che è tutto un sogno. Il gioco riparte dal giorno 1 ma con l’inventario accumulato in precedenza. Potendo ripartire con i magazzini già pieni il secondo giro risulta molto meno impegnativo.<br />
<em><strong>Recettear</strong></em> non è un gioco difficile. Presa la mano sui meccanismi non si hanno problemi a pagare rate altissime. Sono le prime due-tre settimane le più dure: si sta ancora imparando ma la fatina strozzina pretende i soldi lo stesso.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/rfr_organi.jpg" alt="Screenshot di Recettear" /><br />
<em>Recette è costretta a decisioni drastiche</em></p>
<p>Pur essendo <em><strong>Recettear</strong></em> un’esclusiva per PC, l’interfaccia è la tipica interfaccia a menu degli JRPG per console. Si può usare tastiera o joypad, non è supportato il mouse. Il joypad è meglio, ma anche la tastiera è adeguata. Il ritmo non è alto e nei dungeon l’azione non è mai frenetica.</p>
<p><em><strong>Recettear</strong></em> è un gioco molto vasto: oltre 500 oggetti unici da trovare o fondere, 8 avventurieri da reclutare (e tanti altri personaggi con cui parlare), 6 dungeon (uno dei quali con 100 livelli!), una moltitudine di mostri e boss.<br />
Purtroppo qui risiede anche uno dei pochissimi difetti: la lunghezza dell’avventura è stata calibrata male. Si può ripagare per intero il debito e dunque “vincere” esplorando solo una piccola parte del mondo di <em><strong>Recettear</strong></em>. È vero che una volta completato il gioco si può continuare a giocare, ma senza lo stimolo del debito non si è pungolati a proseguire con la stessa passione. È come giocare un FPS con il <em>god mode</em> inserito.</p>
<p>L’altro difetto è che nei dungeon non si può salvare. E non si può tornare in superficie quando si vuole: le porte magiche per tornare in città appaiano solo ogni cinque livelli, sconfitto il boss. Cinque livelli a mappa casuale con boss finale significano dai 10 minuti all’ora di gioco. Dà molto fastidio buttare un’ora perché si è costretti a lasciare il PC e il gioco non ti permette di salvare.<br />
Infine, non sarebbe stato male se tutti i dialoghi fossero stati recitati, invece succede solo per alcune battute. Ma questa è una piccolezza.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/rfr_boss.jpg" alt="Screenshot di Recettear" /><br />
<em>Uno dei Boss più feroci</em></p>
<p>Nel complesso un gioco che sprizza kawaii da tutti i pori. Più vario e interessante di quanto non sembri. Un gioco con un ottimo gameplay, il tipo di gioco che inizi a giocare il pomeriggio e quando risollevi gli occhi è notte fonda. “Oh, be’, solo un’altra discesa nel dungeon e poi vado a letto.” E a quel punto è mattina.</p>
<p>Dopo la parziale delusione di <em>Puzzle Quest 2</em>, <em><strong>Recettear</strong></em> mi ha rappacificata con i videogiochi. Recette &#038; Tear si mangiano a colazione giochi costati un’infinità di più e che alla fine si rivelano mezze boiate piene di roba già vista con gameplay monotono (tanto per non fare nomi, penso ai recenti <em>Mafia II</em> e <em>Front Mission Evolved</em>).</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p><strong>Qualche consiglio per gli aspiranti rigattieri!</strong></p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Non tirate sul prezzo. Ogni volta che vendete un oggetto guadagnate 10 xp, 15 se il prezzo era vicino a quello desiderato dal cliente, 30 se il prezzo era precisamente quello che si aspettava il cliente. In più guadagnate un bonus (just bonus) che raddoppia a ogni vendita – <em>se riuscite a vendere senza mercanteggiare</em>. E il just bonus arriva fino a 128. 128, più di dodici vendite “normali”!</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/rfr_negozio.jpg" alt="Screenshot di Recettear" /><br />
<em>Il negozio poco prima dell&#8217;apertura</em></p>
<p>Perciò vendete pure con un aumento minimo sul prezzo di acquisto (meno del 15%), il cliente sarà sempre felice – be’, quasi, ogni tanto entra in negozio della gente che pretende, pretende, pretende e non ha mai soldi – e voi scalerete il just bonus. Così si può salire di livello in un solo giorno, con tutta una serie di benefici.<br />
Se invece state lì ogni volta a contrattare magari spuntate di più, ma non prendete mai il just bonus e salite di livello molto più lentamente. Alla lunga non conviene.</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Concentratevi su un solo avventuriero. Finché il debito incombe come una mannaia non avete tempo per far salire di livello tutti gli avventurieri. Ed è un suicidio affrontare i livelli più profondi dei dungeon se non avete gente preparata. Perciò “coltivate” un solo avventuriero, quello con cui vi trovate meglio (data la durata del gioco, non avrete molta scelta: Louie, Charme o al massimo Caillou. Già Elan, Tielle o Griff si possono reclutare solo troppo tardi).</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Ogni volta che visitate il mercato o il pub o la chiesa, ecc. sprecate un quarto di giornata. Il che significa che se prima passate dal mercato e poi scendete nel dungeon sprecate 3/4 del giorno. Se invece andate direttamente al dungeon senza tappe prima usate solo mezza giornata e potete scendere due volte di fila nello stesso giorno.</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Pensate bene a cosa fare degli ingredienti: all’inizio li ho conservati tutti sperando di accumularne abbastanza per fondere gli oggetti più <em>cool</em>. Ho tenuto inutilmente fermo un enorme capitale. Certi ingredienti sono molto preziosi, conviene venderli direttamente, specie se i soldi scarseggiano. Meglio l’uovo subito che la gallina domani.</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Quando giungono annunci che una tipologia di merce è scesa o salita di prezzo, si intende che ha <em>dimezzato</em> o <em>raddoppiato</em> il prezzo. Correte subito dal grossista di fiducia (la gilda o il mercato) a comprare gli oggetti a prezzo dimezzato! Quando il prezzo torna normale, potrete rivenderli con grosso guadagno. Se poi avete un colpo di fortuna e il prezzo non solo si normalizza ma aumenta, farete i soldi sul serio. “Capitalism, ho!” come dice Recette.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/rfr_capitalism.jpg" alt="Screenshot da Recettear" /><br />
<em>Capitalism, ho!</em></p>
<p><em><strong>Recettear</strong></em> è disponibile via Steam al prezzo di 14,99 euro. Oppure ci si può rivolgere ai simpatici pirati:</p>
<p><strong>Recettear.An.Item.Shops.Tale-TiNYiSO</strong> (~562MB, 40 file rar da 15.000.000 bytes + .sfv e .nfo. Nome del primo file: <strong>t-recett.rar</strong>)</p>
<p>Altre release funzionanti:<br />
<strong>Recettear.An.Item.Shop’s.Tale.v1.105.Full-THETA</strong><br />
<strong>Recettear.An.Item.Shops.Tale.RIP-Unleashed</strong></p>
<table style="border-collapse: collapse;" cellspacing="0" border="0" cellpadding="12">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;">
<p align="center" style="font-size:medium"><strong>Opinione dell’Osservatorio Fatine</strong></p>
<p><em><strong>Recettear</strong></em> è un’opera <strong>coraggiosa</strong>. Pur ambientata in un mondo fantasy, non ha paura ad affrontare tematiche della massima serietà, in particolare l’integrazione fra le fatine e la società umana. Sfidando apertamente i mastini del Complotto, gli autori raccontano senza peli sulla lingua quello che è realmente accaduto: la persecuzione delle fatine. Nero su bianco, in dialoghi che faranno accapponare la pelle a chiunque leggerà senza farsi influenzare da menzogne e pregiudizi.<br />
Le fatine sono inoltre mostrate più intelligenti degli esseri umani, e questo corrisponde a verità. Così come ha precise radici storiche il modello dell’agenzia, ovvero di un ente intermedio che regoli i rapporti di lavoro tra Piccolo Popolo e aziende di proprietà umana.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/rfr_tear.gif" alt="La fatina Tear" /><br />
<em>La fatina Tear</em></p>
<p>L’Osservatorio Fatine esprime un giudizio <strong>positivo</strong> su <em><strong>Recettear: An Item Shop’s Tale</strong></em> e lo consiglia a ogni amante delle fatine.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>Avete avvistato una fatina? Segnalatelo nei commenti o via mail, scrivendo a <a href="mailto:osservatorio.fatine@gmail.com">osservatorio.fatine@gmail.com</a>. Ma prima consultate le linee guida dell’Osservatorio, indicate in <a href="/2010/11/01/inaugurazione-osservatorio/#linee_guida_osservatorio">questo articolo</a>.</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_jp.png" alt="bandiera JP" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://egs-soft.info/product/recet/index.html">Sito ufficiale (giapponese)</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.carpefulgur.com/recettear/">Sito ufficiale (inglese)</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://store.steampowered.com/app/70400/"><em>Recettear</em> su Steam</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Recettear"><em>Recettear</em> su Wikipedia</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://recettear.wikia.com/wiki/Recettear_Wiki">Recettear Wiki: attenti agli spoiler!</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.rpgamer.com/games/other/pc/recettear/reviews/recettearstrev1.html">La recensione di RPGamer</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="/osservatorio-fatine/">La pagina dell&#8217;Osservatorio Fatine</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Funziona egregiamente anche su hardware vecchio&#8230;&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> &#8230;ma la grafica non è granché.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Personaggi simpatici.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Non si può salvare nei dungeon.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Ottima sceneggiatura.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Lunghezza dell’avventura calibrata male.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Gameplay che tiene incollati al monitor.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Un sacco di cose da fare.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Approvato dall’Osservatorio Fatine.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Tre Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/GB3.gif" alt="Tre Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti"/></a></p>
]]></content:encoded>
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		<slash:comments>167</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Inaugurazione dell&#8217;Osservatorio</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2010/11/01/inaugurazione-osservatorio/</link>
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		<pubDate>Sun, 31 Oct 2010 23:33:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Cat Rambo]]></category>
		<category><![CDATA[Cesare Cremonini]]></category>
		<category><![CDATA[Charles de Lint]]></category>
		<category><![CDATA[Clockwork Fairies]]></category>
		<category><![CDATA[complotto]]></category>
		<category><![CDATA[Dan Baines]]></category>
		<category><![CDATA[fatine]]></category>
		<category><![CDATA[How to Ditch Your Fairy]]></category>
		<category><![CDATA[Il Duca]]></category>
		<category><![CDATA[Justine Larbalestier]]></category>
		<category><![CDATA[linee guida]]></category>
		<category><![CDATA[Little (Grrl) Lost]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatorio Fatine]]></category>
		<category><![CDATA[progetti]]></category>
		<category><![CDATA[prove che le fatine esistono]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo una lunga e allucinata conversazione, il Duca mi ha convinta: è in atto un complotto per nascondere la verità. Il complotto nasce dagli “scienziati”. Tra virgolette perché questi individui hanno rinunciato da tempo all’indagine sul campo e alla ricerca del sapere; ormai il loro unico interesse è scroccare soldi pubblici per ricerche farsa sul [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo una lunga e allucinata conversazione, il Duca mi ha convinta: è in atto un complotto per nascondere la verità.</p>
<p><strong>Il complotto nasce dagli “scienziati”.</strong> Tra virgolette perché questi individui hanno rinunciato da tempo all’indagine sul campo e alla ricerca del sapere; ormai il loro unico interesse è scroccare soldi pubblici per ricerche farsa sul fantomatico “riscaldamento globale”.</p>
<p><strong>Il complotto è appoggiato dai politici.</strong> Corrotti dal primo all’ultimo, preoccupati solo di mantenere il proprio potere, consapevoli di quanto sia vantaggioso governare su una popolazione ignorante.</p>
<p><strong>Il complotto sfrutta i mezzi di comunicazione di massa.</strong> Giornali, televisioni, i grandi portali Internet: fanno a gara nell’assecondare i desideri dei propri padroni. Si compiacciono di essere bestie al guinzaglio che sguazzano nelle menzogne.</p>
<p><strong>Il complotto è una gigantesca manovra di disinformazione.</strong> Lo scopo è tenere all’oscuro il pubblico, lasciarlo nell’apatia. Soffocare la speranza.</p>
<p>Perciò opporsi al complotto è diventato un preciso dovere morale, sociale e politico. È diventato un dovere imprescindibile affermare la Verità.</p>
<p align="center" style="font-size:medium"><strong><u>Le fatine esistono.</u></strong></p>
<p>Sono sempre esistite. Le prove a riguardo sono schiaccianti – se le si osserva con sguardo attento e le si studia a mente lucida.</p>
<p>Considerate questa immagine:</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/ino_fatina.jpg" alt="Cadaverino di una fatina" /><br />
<em>Fatina passata a miglior vita</em></p>
<p>È il cadaverino di una fatina – poverina! – e non mi pare abbia bisogno di commenti. Appena quest’ennesima prova è stata portata alla luce, subito i mastini del complotto si sono scatenati per seppellire l’evidenza.<br />
Impossibile dare conto della montagna di corbellerie che hanno spalato sulla fatina, e penoso sentire questa gentaglia blaterare di “scienza”. Questi sono peggio di quel tale Cesare Cremonini che si vantava astronomo ma si rifiutava di guardare nel telescopio di Galileo perché gli faceva venire “il mal di testa”. E stendiamo un velo pietoso sulla qualità delle canzoni.</p>
<p>Come un moderno Galileo, l’eroico scopritore della fatina, il signor Dan Baines, fu costretto dai mastini a ritrattare. A inventarsi una storia inverosimile per cui la fatina l’aveva “costruita” per fare uno “scherzo”. Ma non me la sento di biasimare il signor Baines: si può solo immaginare a quali pressioni e ricatti sia stato sottoposto.</p>
<p>Non siete ancora convinti? Riflettete su questo dato: ci sono centinaia, migliaia di romanzi con protagonisti elfi, nani, draghi, vampiri, licantropi e creature simili. Romanzi con protagoniste le fatine: <strong>pochissimi</strong>. Spesso le fatine sono menzionate, ma di passaggio, come personaggi secondari, elementi di sfondo. I mastini del complotto vogliono le fatine lontane dagli occhi e ai margini dell’immaginario.</p>
<p>Il romanzo di Charles de Lint <em>Little (Grrl) Lost</em> ha per protagonista una creaturina alta sei pollici. Una creaturina in foggia di ragazzina; una creaturina che non ha paura delle altezze, nonostante la ridotta statura; una creaturina con un carattere forte e indipendente, ma non privo di un lato dolce – come dimostrerà divenendo apprendista presso uno gnomo pasticcere. Una fatina verrebbe da dire. Invece il signor de Lint scrive:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;&#8221;So, do you have wings?&#8221; she asked. [chiede una ragazza umana]<br />
&#8220;Do you see wings?&#8221; [risponde la creaturina]<br />
&#8220;No. I just thought they might be folded up under your jacket.&#8221;<br />
&#8220;Why would I have wings?&#8221;<br />
&#8220;Well, aren’t you a fairy?&#8221;<br />
&#8220;Oh, please. [...]&#8220;</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;&#8221;Dunque, hai le ali?&#8221; chiese. [chiede una ragazza umana]<br />
&#8220;Vedi delle ali?&#8221; [risponde la creaturina]<br />
&#8220;No. Ho solo pensato che magari erano ripiegate sotto la giacca.&#8221;<br />
&#8220;Perché dovrei avere le ali?&#8221;<br />
&#8220;Be’, non sei una fatina?&#8221;<br />
&#8220;Oh, per piacere. [...]&#8220;</p></blockquote>
<p>Io mi chiedo: chi ha costretto il signor de Lint a mentire? A ridicolizzare la Verità? Chi gli ha suggerito di strappare le ali alla sua protagonista? Sarà stato il suo editore? Il suo agente? È una forma di autocensura dettata dal timore di svegliare i mastini?</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/ino_little.jpg" alt="Copertina di Little (Grrl) Lost" /><br />
<em>Copertina di Little (Grrl) Lost</em></p>
<p>E che dire del romanzo <em>How to Ditch Your Fairy</em> di Justine Larbalestier? Qui le fatine esistono, sì, peccato siano <em>invisibili</em>. Una trovata molto furba, devo ammetterlo. Pensate se io dicessi: “Gli unicorni esistono. Ma non posso mostrarveli perché sono invisibili.” La gente penserebbe che mi invento storie. Lo stesso meccanismo per il romanzo della Larbalestier. Le fatine invisibili sono un altro mattone nel muro del complotto.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/ino_ditch.jpg" alt="Copertina di How to Ditch Your Fairy" /><br />
<em>Copertina di How to Ditch Your Fairy. Copertina di pessimo gusto</em></p>
<p>Se Justine Larbalestier posa mattoni, Cat Rambo stende gli strati di calce. Basta leggere il suo racconto “Clockwork Fairies”, pubblicato su Tor.com nell’ambito delle <a href="http://www.steamfantasy.it/blog/2010/10/23/il-mezzo-mese-dello-steampunk-su-tor-com/">settimane steampunk</a>.<br />
In tale racconto – l’ennesimo <em>paranormal romance</em> con gli elfi, come se ce ne fosse bisogno – le fatine sono ridotte a insetti a molla. Confinate in poche, inutili scene. I mastini del complotto applaudono.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/ino_clockwork.jpg" alt="Illustrazione per Clockwork Fairies" /><br />
<em>Illustrazione di Gregory Manchess per il racconto della signora Rambo</em></p>
<p>E chi non crede al complotto fa parte del complotto, ricordatelo sempre.</p>
<p>Per combattere il complotto, io e l’esimio Duca abbiamo deciso di fondare l’Osservatorio Fatine. Una pagina condivisa da Gamberi Fantasy e Baionette Librarie nella quale inseriremo tutte le segnalazioni di fatine. All’inizio sarà una pagina molto scarna – già la potete vedere, <a href="/osservatorio-fatine/">qui</a> – ma pian piano, via via che studierò il materiale raccolto, scriverò segnalazioni, recensioni e approfondimenti, aggiornando l’Osservatorio.</p>
<p>Chiunque può contribuire, segnalando la presenza di fatine nel mondo fisico o nel mondo dell’arte. Saremo felici di discutere con ogni serio ricercatore di Verità e amante delle fatine.<br />
Ma i mastini della disinformazione sono sempre all’erta. Per questo abbiamo stabilito alcune regole, per impedire che tra le nostre fila si intrufolino i malintenzionati.<br />
<a name="linee_guida_osservatorio"></a><br />
<table style="border-collapse: collapse;" cellspacing="0" border="0" cellpadding="12">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;">
<p align="center"><span style="font-size:medium"><strong>Osservatorio Fatine</strong></span><br /><strong>~ Linee Guida ~</strong></p>
<p>
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina"/>&nbsp;<strong>Come segnalare</strong></p>
<ul>
<li>Mandate una mail a <a href="mailto:osservatorio.fatine@gmail.com">osservatorio.fatine@gmail.com</a>.
</li>
<li>Lasciate un commento all’Osservatorio Fatine presso <a href="http://fantasy.gamberi.org/osservatorio-fatine/">Gamberi Fantasy</a> o presso <a href="http://www.steamfantasy.it/blog/osservatorio-fatine/">Baionette Librarie</a>.</li>
</ul>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Le segnalazioni devono riguardare le fatine</strong></p>
<ul>
<li>La fatina è una creaturina antropomorfa dotata di ali.
</li>
<li>Rimane una fatina anche se possiede una coda, orecchie a punta, zanne, artigli, impianti cibernetici o altre caratteristiche simili. Tuttavia le creaturine che sono dichiaratamente demoni o robot non sono accettabili.
</li>
<li>Se la fatina non ha le ali non è una fatina, anche se può volare altrimenti.
</li>
<li>Se la fatina ha le ali ma ha perso la capacità di volare, rimane una fatina.
</li>
<li>Se la fatina non possiede poteri magici, rimane una fatina.
</li>
<li>Le fatine mutaforma sono accettabili, a patto che la forma antropomorfa con ali sia la principale.
</li>
<li>Fatine delle dimensioni di un bambino o di un umano adulto non sono fatine, ma fate. Le fate non sono accettabili.
</li>
<li>Nelle vostre indagini, tenete presente che il termine inglese “fairy” include sia le fate sia le fatine. Perciò verificate la presenza nello specifico di fatine.
</li>
<li>In nessun caso sono accettabili fatine “metaforiche”. Cerchiamo risorse che riguardino fatine vere.</li>
</ul>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina"/>&nbsp;<strong>Per romanzi, racconti, film, anime, videogiochi, manga e fumetti</strong></p>
<ul>
<li>Le fatine devono essere protagoniste o co-protagoniste. O come minimo le fatine devono svolgere un ruolo determinante per la storia. Non basta la loro mera presenza come comparse o personaggi secondari.
</li>
<li>L’opera deve essere stata regolarmente pubblicata, in Italia o all’estero.
</li>
<li>Le opere amatoriali sono accettabili se distribuite gratuitamente e previa verifica del livello qualitativo.
</li>
<li>Le opere amatoriali italiane devono essere segnalate solo via mail a <a href="mailto:osservatorio.fatine@gmail.com">osservatorio.fatine@gmail.com</a>, vorremmo evitare spam nei commenti.</li>
</ul>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina"/>&nbsp;<strong>Per articoli e saggi</strong></p>
<ul>
<li>Sono accettati articoli e saggi di carattere scientifico, storico o culturale.
</li>
<li>Le fatine devono essere l’argomento principale dell’articolo in questione o, nel caso dei saggi, come minimo ci devono essere capitoli dedicati.
</li>
<li>Tali saggi e articoli devono essere veritieri. In altre parole saranno rifiutati tutti quegli articoli o saggi che negano l’esistenza delle fatine.
</li>
<li>I documentari sono ben accetti se rispettano le linee guida.</li>
</ul>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina"/>&nbsp;<strong>Testimonianze</strong></p>
<ul>
<li>Sono accettate testimonianze di incontri con le fatine.
</li>
<li>Incontri avvenuti nel mondo fisico. Non sono accettate testimonianze di incontri in sogno, via corpo astrale o simili.
</li>
<li>Se personalmente avete incontrato le fatine, ditecelo, saremo felici di ascoltarvi.
</li>
<li>Se la testimonianza è corredata da fotografie o filmati sarebbe splendido.</li>
</ul>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina"/>&nbsp;<strong>Cosa <u>non</u> segnalare</strong></p>
<ul>
<li>Disegni di fatine (almeno per ora).
</li>
<li>Romanzi e cartoni animati per bambini piccoli. Romanzi Young Adult sono accettabili.
</li>
<li>Libri illustrati di fatine, a meno che non siano disponibili via P2P o per volontà dell’autore.
</li>
<li>Siti che vendono statuette di fatine o altri gadget simili.</li>
</ul>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina"/>&nbsp;<strong>Varie ed eventuali</strong></p>
<ul>
<li>Sentitevi liberi di segnalare ogni altra risorsa sulle fatine che ritenete interessante.
</li>
<li>In ogni caso ci riserviamo il diritto di aggiungere, togliere, rifiutare o accettare segnalazioni a nostro insindacabile giudizio.
</li>
<li>Per ogni dubbio o domanda o per discutere di fatine scrivete a <a href="mailto:osservatorio.fatine@gmail.com">osservatorio.fatine@gmail.com</a>.</li>
</ul>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/fatine/steam_fatine.png" alt="Icona per Baionette Librarie"/>&nbsp;Il Duca Carraronan.<br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/fatine/gambero_fatine.png" alt="Icona per Gamberi Fantasy"/>&nbsp;Chiara Gamberetta.
</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/ino_maple.jpg" alt="La fatina Maple" /><br />
<em>La fatina Maple</em></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Odio la pubblicità. Ma qui si tratta di un caso particolare, di una lotta che possiamo vincere solo con il contributo di tutti. Perciò, se conoscete qualcuno che possa essere interessato, per piacere, segnalategli questo articolo. Gli amanti delle fatine si devono unire, e devono farlo <em>adesso</em>, prima che sia troppo tardi.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>Tengo a precisare che <strong>non</strong> sono ubriaca. Non ancora.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="/osservatorio-fatine/">La pagina dell’Osservatorio Fatine</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dead_fairy_hoax">Anche Wikipedia fa parte del complotto</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Cremonini">Cesare Cremonini su Wikipedia</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Little-Grrl-Lost-Charles-Lint/dp/B001O9CEFA/"><em>Little (Grrl) Lost</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/MN2I7AG84S/Little%20(Grrl)%20Lost"><em>Little (Grrl) Lost</em> su gigapedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Ditch-Your-Fairy-Justine-Larbalestier/dp/1599903792/"><em>How to Ditch Your Fairy</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://justinelarbalestier.com/books/how-to-ditch-your-fairy/excerpt/">Un estratto da <em>How to Ditch Your Fairy</em> al sito dell’autrice</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.tor.com/stories/2010/10/clockwork-fairies">“Clockwork Fairies” leggibile online</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.timecube.com/">Il Cubo del Tempo, anche lui vittima di un complotto</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fantasy.gamberi.org/2010/11/01/inaugurazione-osservatorio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>81</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sull&#8217;editoria fantasy in Italia</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2010/10/28/editoria-fantasy-in-italia/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2010/10/28/editoria-fantasy-in-italia/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 27 Oct 2010 22:35:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[agenzie letterarie]]></category>
		<category><![CDATA[Alessia Fiorentino]]></category>
		<category><![CDATA[consigli utili]]></category>
		<category><![CDATA[copiare è bello]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
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		<category><![CDATA[Edizioni Della Vigna]]></category>
		<category><![CDATA[I Promessi Sposi]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro dell’editor]]></category>
		<category><![CDATA[The Chicago Manual of Style]]></category>

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		<description><![CDATA[Negli ultimi mesi prima della chiusura temporanea del blog, mi ero trovata sempre più in difficoltà a giudicare i manoscritti che mi venivano proposti. Non ho problemi a stabilire se un romanzo edito vale il prezzo di copertina e il tempo da dedicare alla lettura, però gli inediti mi mettono in crisi. Il problema è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi mesi prima della chiusura temporanea del blog, mi ero trovata sempre più in difficoltà a giudicare i manoscritti che mi venivano proposti. Non ho problemi a stabilire se un romanzo edito vale il prezzo di copertina e il tempo da dedicare alla lettura, però gli inediti mi mettono in crisi.<br />
Il problema è che &#8211; tranne eccezioni &#8211; le persone scrivono con lo scopo di pubblicare, nel senso tradizionale del termine, ovvero il romanzo in libreria. Se si vuole pubblicare, ascoltare le mie critiche o peggio seguire i miei consigli è <strong>dannoso</strong>. Non lo dico né con amarezza, né per falsa modestia, lo dico perché è la realtà dei fatti.</p>
<p>Se si analizzano i romanzi fantasy italiani pubblicati dal 2000 in poi, appare chiaro come la qualità (<em>qualunque</em> definizione se ne possa dare in termini letterari) non conti niente.<sup><a href="#editoria_nota_1">[1]</a></sup><a name="editoria_nota_1_up"></a> Dunque quali sono i criteri?<br />
Li elencherò di seguito, tenendo conto che parlo di fantasy, l&#8217;ambito che conosco. In altri contesti la situazione potrebbe essere diversa.</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Quattro criteri</strong></p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<strong>Raccomandazione.</strong><br />
Più è importante la persona che raccomanda, meglio è. Al limite potete scrivere <em>qualunque cosa</em>, non importa quanto oscena, e sarà pubblicata lo stesso. Ma anche senza arrivare a tanto, serve una raccomandazione semplicemente per avere la garanzia di essere letti. Una casa editrice medio-grande riceve migliaia di manoscritti all&#8217;anno, manca il tempo materiale per trebbiarli tutti, se qualcuno non mette il vostro manoscritto in cima alla pila sparirà tra la polvere.<br />
Dunque fatevi amico qualcuno che lavora in una casa editrice. Visto che spesso le persone che lavorano in questo ambito sono vanitose, leccare è una buona strategia.</p>
<p>Rendetevi conto che un editor può comportarsi come un postino. Il postino che butta via le lettere da consegnare per andare in vacanza con mezza giornata di anticipo. E nessuno se ne può accorgere.<br />
Cosa c&#8217;è di più gratificante di buttare nella spazzatura un testo magari bello, ma di una persona che ci sta antipatica, e invece premiare chi ci lecca il culo, che sia bravo o no? Il piacere del potere è nell&#8217;essere ingiusti. E un sacco di gente vive per queste meschinerie. Dubbiosi? Leggete un po&#8217; <a href="/2010/01/06/importanza-di-essere-simpatici/">l&#8217;importanza di essere simpatici</a>. I rappresentati delle case editrici si comportano in quella maniera.</p>
<p><strong>Leccate</strong>. Leccate sempre, leccate chiunque vi capiti a tiro. Sui dettagli non vi posso aiutare perché non ho esperienza, ma in generale non sembra un compito difficile &#8211; le persone più idiote ci riescono a meraviglia -, basta mettersi d&#8217;impegno.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/efi_racc.jpg" alt="Raccomandata" /><br />
<em>Quella lì è una raccomandata</em></p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<strong>Moda.</strong><br />
Al di là della raccomandazione, il criterio numero uno per scegliere quali testi pubblicare è la moda. Non è un criterio solo italiano e non è un criterio solo delle case editrici.<br />
Facciamo un esempio pratico: una casa editrice riceve due manoscritti; il primo è una storia con i maiali mannari volanti verdi &#8211; è una storia originale, scritta in maniera impeccabile, divertente e commovente; il secondo manoscritto parla di vampiri innamorati al Liceo &#8211; è una storia banale, stupida, scritta in linguaggio sms da una dodicenne che si firma vampirina98.<br />
Quale dei due manoscritti sarà pubblicato? Il secondo. Senza pensarci due volte. Perché? Perché il secondo garantisce le vendite. Le cerebrolese che hanno comprato gli altri romanzi con i vampiri innamorati quasi sicuramente compreranno anche questo. Il primo manoscritto <em>potrebbe</em> anche vendere di più &#8211; è oggettivamente bellissimo! &#8211; ma non è una certezza, c&#8217;è un margine di rischio. Tra rischio e certezza, si sceglie sempre la certezza.</p>
<p>Perciò, specie se non avete una raccomandazione &#8220;importante&#8221;, scrivete di argomenti alla moda. Guardate la classifica dei romanzi fantasy più venduti e <strong>copiate</strong> spudoratamente. Più avvicinate il modello originale senza finire nel plagio meglio è. Ogni elemento che si discosta dal modello è rischioso e il rischio non paga.<br />
Non fatevi problemi, scrivete pure l&#8217;ennesimo romanzo con una ragazzina che si innamora del compagno di banco che in verità è un vampiro. È la strada migliore per arrivare alla pubblicazione.</p>
<p>Le mode possono essere anche estranee al testo. Per esempio è una moda quella di pubblicare autori fantasy minorenni o thriller scandinavi. Se potete, sfruttate la moda! Se avete sedici anni correte a presentare il vostro manoscritto fantasy, se volete pubblicare. È <em>molto molto molto</em> più vantaggioso avere sedici anni adesso e scrivere da cani che averne ventisei e scrivere benissimo. Se poi oltre a essere molto giovani siete pure storpi, il contratto è assicurato, come si evince da <a href="http://angra-planet0.blogspot.com/2010/09/il-grande-talento-di-amanda.html">questo articolo</a>.</p>
<p>Non credete ai soliti invidiosoni che dicono che così vi &#8220;bruciate&#8221;. Sono balle. Prendiamo la Strazzu: ha già pubblicato due (inqualificabili) romanzi con Einaudi. Mettiamo che le mode cambino e non riesca più a pubblicarne un altro. Passano cinque o dieci anni. Scrive un nuovo romanzo. Con alle spalle due pubblicazioni con una grossa casa editrice, come <em>minimo</em> sarà letta quando presenterà il suo manoscritto, voi no. Non c&#8217;è niente da &#8220;bruciare&#8221;, c&#8217;è solo da approfittare senza scrupoli della situazione &#8211; se ne avete la possibilità.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/efi_katawa.jpg" alt="Raccomandata" /><br />
<em>Il cast di <a href="http://katawa-shoujo.com/">Katawa Shoujo</a> (da sinistra a destra): Lilly Satou (cieca dalla nascita), Hanako Ikezawa (sfigurata), Rin Tezuka (entrambe le braccia amputate), Shizune Hakamichi (sordomuta) e Emi Ibarazaki (gambe amputate sotto il ginocchio). L’editoria fantasy italiana le aspetta!</em></p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<strong>Banalità.</strong><br />
Un editor decide di leggere il vostro manoscritto &#8211; perché siete raccomandati o perché la sinossi parla di vampiri innamorati al Liceo -, quale stile lo convince che siete degni di essere pubblicati?<br />
Per capirlo occorre inquadrare la figura dell&#8217;editor: laureato in lettere, ignorante come una vacca in fatto di narrativa, non conosce il fantasy &#8211; al massimo ha letto <em>Il Signore degli Anelli</em> e ha visto i film di Harry Potter.<br />
Dovete metterlo a suo agio. Così come la trama è scopiazzata, altrettanto devono esserlo le singole scene. Inanellare cliché dopo cliché è il modo giusto di procedere.</p>
<p>Se leggete di un vecchio mago con la barba bianca che consegna un anello magico a un tappetto con i piedi pelosi, pensate: &#8220;Che noia, &#8216;sta storia l&#8217;ho già letta!&#8221;; l&#8217;editor pensa: &#8220;È come il Signore degli Anelli. Ottimo! Io di &#8216;ste robe fantasy non ci capisco un cazzo, ma il Tolkien dicono che sia bravo, e qui è uguale, sarà bravo anche questo autore.&#8221;<br />
La parola chiave è sempre la stessa: <strong>copiare</strong>. Copiare la trama e copiare l&#8217;impostazione delle scene. I cliché sono tranquillizzanti; e in più l&#8217;editor non si sente in imbarazzo a giudicare un manoscritto che non sa come &#8220;prendere&#8221;, non avendo la competenza necessaria.</p>
<p>Ma attenzione! Copiate da <em>pochi, pochissimi</em> modelli. Infatti la banalità pervasiva si ottiene solo <strong>non</strong> leggendo. Fantasy in particolare, se volete pubblicare in questo genere. Più accumulate letture più rischiate inconsciamente di combinare elementi diversi e di scivolare nell&#8217;originale. Se rimanete vergini di fantasy adotterete tutte le soluzioni più ovvie, quelle che (anche se non lo sapete) già centinaia di autori hanno adottato prima di voi. Questo è il segreto della banalità che arriva sugli scaffali delle librerie.<br />
Non ci credete?<br />
Prendete Alessia Fiorentino, che ha pubblicato qualche mese fa con Flaccovio il romanzo fantasy <em>Sitael</em>. Lei orgogliosa dichiara: &#8220;Non avevo mai letto niente di fantasy, non conoscevo neanche questo genere [...]&#8220;. La stessa Licia Troisi ha ammesso che al tempo della stesura de Le Cronache del Mondo Emerso aveva letto di fantasy solo Tolkien e poco altro.<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2010/10/28/editoria-fantasy-in-italia/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/alessia.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Non avevo mai letto niente di fantasy&#8230;</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<strong>Lo stile non ha importanza.</strong><br />
Non perdete tempo ad affinare lo stile. Se avete copiato la trama da un romanzo di successo e avete infarcito le scene di un cliché dopo l&#8217;altro avete le vostre buone chance per pubblicare. Il tempo che vi avanza investitelo nel leccare in cerca di raccomandazione o nello scrivere un altro romanzo (magari un bel romanzo con gli elfi, dopo quello con i vampiri innamorati). Il tipico editor, come dicevo prima, non ne capisce una mazza di narrativa, non è in grado di riconoscere o apprezzare uno stile decente. Anzi&#8230; Beccatevi questo celebre incipit:<br />
<blockquote>Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un&#8217;ampia costiera dall&#8217;altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all&#8217;occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l&#8217;Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l&#8217;acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni. La costiera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, scende appoggiata a due monti contigui, l&#8217;uno detto di san Martino, l&#8217;altro, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega: talché non è chi, al primo vederlo, purché sia di fronte, come per esempio di su le mura di Milano che guardano a settentrione, non lo discerna tosto, a un tal contrassegno, in quella lunga e vasta giogaia, dagli altri monti di nome più oscuro e di forma più comune. Per un buon pezzo, la costa sale con un pendìo lento e continuo; poi si rompe in poggi e in valloncelli, in erte e in ispianate, secondo l&#8217;ossatura de&#8217; due monti, e il lavoro dell&#8217;acque. Il lembo estremo, tagliato dalle foci de&#8217; torrenti, è quasi tutto ghiaia e ciottoloni; il resto, campi e vigne, sparse di terre, di ville, di casali; in qualche parte boschi, che si prolungano su per la montagna. Lecco, la principale di quelle terre, e che dà nome al territorio, giace poco discosto dal ponte, alla riva del lago, anzi viene in parte a trovarsi nel lago stesso, quando questo ingrossa: un gran borgo al giorno d&#8217;oggi, e che s&#8217;incammina a diventar città. Ai tempi in cui accaddero i fatti che prendiamo a raccontare, quel borgo, già considerabile, era anche un castello, e aveva perciò l&#8217;onore d&#8217;alloggiare un comandante, e il vantaggio di possedere una stabile guarnigione di soldati spagnoli, che insegnavan la modestia alle fanciulle e alle donne del paese, accarezzavan di tempo in tempo le spalle a qualche marito, a qualche padre; e, sul finir dell&#8217;estate, non mancavan mai di spandersi nelle vigne, per diradar l&#8217;uve, e alleggerire a&#8217; contadini le fatiche della vendemmia. Dall&#8217;una all&#8217;altra di quelle terre, dall&#8217;alture alla riva, da un poggio all&#8217;altro, correvano, e corrono tuttavia, strade e stradette, più o men ripide, o piane; ogni tanto affondate, sepolte tra due muri, donde, alzando lo sguardo, non iscoprite che un pezzo di cielo e qualche vetta di monte; ogni tanto elevate su terrapieni aperti: e da qui la vista spazia per prospetti più o meno estesi, ma ricchi sempre e sempre qualcosa nuovi, secondo che i diversi punti piglian più o meno della vasta scena circostante, e secondo che questa o quella parte campeggia o si scorcia, spunta o sparisce a vicenda. Dove un pezzo, dove un altro, dove una lunga distesa di quel vasto e variato specchio dell&#8217;acqua; di qua lago, chiuso all&#8217;estremità o piùttosto smarrito in un gruppo, in un andirivieni di montagne, e di mano in mano più allargato tra altri monti che si spiegano, a uno a uno, allo sguardo, e che l&#8217;acqua riflette capovolti, co&#8217; paesetti posti sulle rive; di là braccio di fiume, poi lago, poi fiume ancora, che va a perdersi in lucido serpeggiamento pur tra&#8217; monti che l&#8217;accompagnano, degradando via via, e perdendosi quasi anch&#8217;essi nell&#8217;orizzonte. Il luogo stesso da dove contemplate que&#8217; vari spettacoli, vi fa spettacolo da ogni parte: il monte di cui passeggiate le falde, vi svolge, al di sopra, d&#8217;intorno, le sue cime e le balze, distinte, rilevate, mutabili quasi a ogni passo, aprendosi e contornandosi in gioghi ciò che v&#8217;era sembrato prima un sol giogo, e comparendo in vetta ciò che poco innanzi vi si rappresentava sulla costa: e l&#8217;ameno, il domestico di quelle falde tempera gradevolmente il selvaggio, e orna vie più il magnifico dell&#8217;altre vedute.</p></blockquote>
<p>Può essere che nel 1840 questa roba fosse passabile, adesso è <strong>cacca</strong>.<sup><a href="#editoria_nota_2">[2]</a></sup><a name="editoria_nota_2_up"></a> Però il nostro editor laureato in lettere pensa ancora che spazzatura del genere sia Letteratura con la L maiuscola, e così ci ritroviamo nel 2010 un fantasy con un incipit del genere, roba da far vomitare i coniglietti:<br />
<blockquote>Era ormai scesa la notte.<br />
Le ultime pennellate rosse del tramonto stavano cedendo il passo alle tenebre, mentre le stelle già punteggiavano l&#8217;immensità della volta celeste. La luna illuminava con luce argentea i contrafforti della Catena Divisoria, la più vasta, smisurata e imponente fra le catene montuose.<br />
Il silenzio della sera avvolgeva la vastità di quei monti maestosi, che ben pochi eguali avevano al mondo. Era una lunghissima cordigliera che tagliava Valdar da nord a sud, partendo dal golfo del Balthis, ghiacciato otto mesi all&#8217;anno, per arrivare al Sud estremo, ai confini con le terre del Warantu e delle sue sconfinate giungle pluviali.<br />
La Catena Divisoria separava il continente in due tronconi: l&#8217;Ovest e l&#8217;Est. Una divisione che andava ben oltre quella geografica. Erano due mondi diversi in tutto e per tutto. Diversi per abitanti, cultura, credenze. Diversi e spesso opposti, lacerati da un&#8217;ostilità infinita che aveva scosso Valdar per tutta la sua travagliata storia.</p></blockquote>
<p>Significa che conviene imitare il Manzoni? No. Solo se lo fate perché è l&#8217;unico romanzo che avete letto in vita vostra (lo so, lo so, non volevate leggere nemmeno quello, vi hanno costretto), be&#8217;, nessun problema. Così come non è un problema se adottate uno stile da temino di scuola. O scrivete come vi capita. Non solo non pregiudicate le possibilità di pubblicare, ma anzi, rifiutandovi di imparare a scrivere narrativa in maniera decente, aumentate le chance di impressionare un editor gonzo! Come direbbero i giapponesi: sugoi!</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/efi_renero.jpg" alt="Copertina de Il Re Nero" /><br />
<em>&#8230; e alla fine in libreria arriva ciarpame del genere</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Il mito della casa editrice &#8220;piccola ma seria&#8221;</strong></p>
<p>Così funziona la faccenda se volete pubblicare con un editore medio-grande. E se invece puntate a una casa editrice più piccola, di quelle che oltre al guadagno tengono ancora alla qualità?<sup><a href="#editoria_nota_3">[3]</a></sup><a name="editoria_nota_3_up"></a><br />
Prima dovete trovarle, queste fantomatiche case editrici che tengono alla qualità.<br />
Se una casa editrice pubblica in un anno 100 romanzi, c&#8217;è la possibilità che possa rischiarne uno. 99 romanzi con gli elfi yaoi o i vampiri innamorati e uno con i maiali volanti. Se il pubblico non apprezza i maiali, la perdita è ammortizzata dagli altri 99 libri.<br />
Ma se una casa editrice pubblica in un anno tre romanzi? Ha molti meno margini di rischio, dunque il romanzo dei maiali <strong>non</strong> lo pubblica. A meno che non sia una di quelle case editrici che di fatto sono print-on-demand: tiratura iniziale bassissima, e poi nuove copie vengono stampate solo quando qualcuno le chiede.<br />
Bellissimo! Ma questo <strong>non</strong> è pubblicare, non nel senso che dicevamo all&#8217;inizio: il romanzo in libreria. Che senso ha &#8220;pubblicare&#8221; quando dei libri fisici in libreria non si vede neanche l&#8217;ombra? Al massimo queste piccole case editrici spacciano qualche centinaio di copie (quando va bene<sup><a href="#editoria_nota_4">[4]</a></sup><a name="editoria_nota_4_up"></a>), tanto vale fare un centinaio di fotocopie della vostra opera e distribuirle agli inquilini del palazzo dove vivete. Stesso grado di &#8220;pubblicazione&#8221;.</p>
<p>Può essere che con gli ebook la situazione cambi. Che lo scenario tra cinque, dieci o vent&#8217;anni sarà del tutto diverso. Ora come ora se volete che qualcuno vi legga <strong>dovete</strong> avere le pile di romanzi in libreria. Romanzi che magari rimarranno invenduti&#8230; ma la vostra occasione l&#8217;avete avuta.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/efi_books.jpg" alt="Pile di libri" /><br />
<em>La via della gloria</em></p>
<p>L&#8217;entusiasta aspirante scrittore dice: &#8220;Non mi importa se vendo pochissimo e non guadagnerò niente o quasi, pubblicando con la piccola ma seria casa editrice, lavorando con un editor professionista, imparo!&#8221;<br />
Cosa impari? A buttare il tempo?<br />
Per capire perché questo è un mito, bisogna chiarire cosa si intende per editing.</p>
<p>L&#8217;editing è un processo di revisione del testo che ha lo scopo di migliorarlo. Non sempre questo miglioramento è in senso assoluto, perché una casa editrice vuole vendere, non produrre &#8220;arte&#8221;. Così l&#8217;editing può cambiare un finale realistico ma triste con un lieto fine, se la casa editrice pensa che questo aumenterà le vendite. E ancora: se la casa editrice decide di rifilare il romanzo ai <em>giovani adulti</em> magari farà togliere sesso &#038; violenza, non importa se fondamentali per la storia.<br />
Ma lasciamo stare questi dettagli e assumiamo che l&#8217;editing serva a rendere più &#8220;bello&#8221; un manoscritto.<br />
Cosa fa l&#8217;editor?
<ul>
<li>L&#8217;editor verifica che ad &#8220;alto livello&#8221; la storia funzioni. In caso contrario cancella/sposta/impone-all&#8217;autore-di-aggiungere altri capitoli. Taglia o suggerisce di inserire personaggi e situazioni.</li>
<li>L&#8217;editor si assicura che la storia sia coerente. Sia per quanto riguarda la coerenza interna sia per quanto riguarda i riferimenti esterni. Se un personaggio ha gli occhi azzurri a pagina 20 e verdi a pagina 71, l&#8217;editor lo segnala all&#8217;autore perché intervenga. Se l&#8217;autore descrive un inseguimento d&#8217;auto per le vie di Mosca, l&#8217;editor si collega a google maps e controlla che le strade combacino, se non è così dice all&#8217;autore di modificare.</li>
<li>L&#8217;editor controlla che scena per scena la storia proceda senza intoppi. Nel caso suggerisce le opportune modifiche. Magari la tal scena deve cominciare prima, o si trascina troppo a lungo. È troppo raccontata e andrebbe mostrata. Oppure è mostrato anche quello che forse si può scartare.</li>
<li>L&#8217;editor aggiusta lo stile, cercando di non stravolgere il modo di scrivere dell&#8217;autore. Si cambia l&#8217;ordine delle parole nella frase e delle frasi nel paragrafo, si tolgono gli aggettivi e gli avverbi inutili, si verifica che la punteggiatura abbia senso, ecc.</li>
<li>Infine c&#8217;è la correzione delle bozze per eliminare i refusi accumulati dopo tutto questo lavoro.</li>
</ul>
<p>Quanto tempo richiede l&#8217;editing? È difficile quantificare il primo passaggio, quello dell&#8217;editing ad &#8220;alto livello&#8221;, perché può essere che la struttura della storia sia già solida e non richieda interventi drastici, come può essere richiesta una riscrittura da zero. Per i passaggi successivi, il <em>The Chicago Manual of Style</em>, quindicesima edizione, stima che un editor esperto debba lavorare dalle 85 alle 120 ore per un manoscritto di 100.000 parole (circa 350-400 pagine).</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/efi_chicago.jpg" alt="Copertina del The Chicago Manual of Style" /><br />
<em>Copertina del The Chicago Manual of Style, quindicesima edizione</em></p>
<p>Non è il tempo totale, a questo va aggiunto il tempo che l&#8217;autore impiega per scrivere le eventuali modifiche (se l&#8217;editor spiega all&#8217;autore che nel 1870 gli aerei a reazione non erano ancora stati inventati, è poi l&#8217;autore che deve cambiare la scena da viaggio in jet a viaggio in nave, tale scena non può inventarsela l&#8217;editor).<br />
Contiamo che il nostro editor lavori otto ore al giorno, cinque giorni alla settimana. Sono dalle due alle tre settimane + il tempo richiesto per l&#8217;editing ad &#8220;alto livello&#8221;. Assumiamo che il romanzo di partenza non abbia bisogno di grande lavoro e che anche per l&#8217;editing ad &#8220;alto livello&#8221; ci vogliano un paio di settimane. Totale un mese di lavoro &#8211; nel senso più gretto del termine: ti alzi la mattina presto e stai lì sul manoscritto dalle 8 alle 5 con un&#8217;ora di pausa pranzo. Il giorno dopo ancora. E il successivo anche. Fino a sabato. Il lunedì successivo ricominci. E parliamo di un romanzo già ben impostato e di un editor esperto.<br />
Visto che è un impegno a tempo pieno, il nostro editor o è ricco di famiglia o deve poter sopravvivere facendo l&#8217;editor. Un 1.000 euro al mese di stipendio vogliamo darglieli? È pochissimo contando quanto il lavoro sia difficile e specialistico &#8211; ovvio che qui parliamo di un editor che conosce il mestiere, non del gonzo laureato in lettere di cui sopra.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/efi_editor.jpg" alt="Editor al lavoro" /><br />
<em>Editor al lavoro fin dal primo mattino</em></p>
<p>Bene, 1.000 euro &#8211; minimo minimo &#8211; per l&#8217;editing. Una piccola casa editrice non li ha. E anche se li ha ci pensa dieci volte prima di spenderli così.<br />
Una grossa casa editrice, se lo ritiene opportuno &#8211; l&#8217;editing non è obbligatorio, viene fatto solo perché si pensa che un romanzo pieno di errori possa vendere meno &#8211; ha i mezzi per affiancare a un autore un editor competente, una piccola no, anche volendo.</p>
<p>Perciò esistono case editrici &#8220;piccole ma serie&#8221;? Non voglio negarlo in maniera assoluta, certo se sei piccola non hai i mezzi materiali per offrire due dei servizi più importanti nell&#8217;editoria: editing e distribuzione. E non dico niente riguardo la promozione: nessuno si aspetta che la casa editrice &#8220;piccola ma seria&#8221; faccia pubblicità in televisione.</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Le case editrici a pagamento</strong></p>
<p>Sono quelle case editrici che richiedono un contributo all&#8217;autore. Direttamente in denaro o costringendolo all&#8217;acquisto di copie del suo stesso libro o facendo pagare cifre astronomiche per servizi che le normali case editrici offrono gratis (per esempio l&#8217;assegnazione dell&#8217;ISBN).<br />
Le case editrici a pagamento non svolgono attività illegali, ma sono sullo stesso piano degli astrologi, dei guaritori, dei sensitivi e di altri ciarlatani simili. Chiedono soldi e in cambio non danno <strong>niente</strong>. Le case editrici a pagamento non fanno editing, non distribuiscono, non fanno promozione &#8211; se dichiarano il contrario <strong>mentono</strong>. Il loro business consiste solo nello spennare gli aspiranti scrittori.</p>
<p><strong>Non</strong> esistono case editrici a pagamento serie. Per definizione. Così come il cartomante serio non esiste (dato che sono tutte balle), allo stesso modo un editore che chiede soldi ai suoi autori invece di darglieli non può essere definito serio. Non ci sono né se, né ma. Se chiedi soldi ai tuoi autori non sei un editore serio.</p>
<p>Aggiungo: se paghi per pubblicare sei scemo. Ed è questa la ragione per la quale io non leggo più romanzi pubblicati a pagamento. Se l&#8217;autore è scemo, che possibilità ci sono che abbia scritto un buon libro? Nessuna.<br />
Perché è scemo? Perché gli stessi servizi che offre la casa editrice a pagamento si possono ottenere a prezzi molto più bassi o gratuitamente sfruttando Internet e il print-on-demand.<br />
Se butti via 500, 1.000, 3.000 euro (e ci sono case editrici a pagamento che chiedono anche di più) per un servizio che altrove è gratuito sei scemo &#8211; o hai i soldi che ti escono dalle orecchie, perché non li doni in beneficienza?<br />
In ogni caso le case editrici a pagamento non pubblicano nel senso che abbiamo considerato all&#8217;inizio (i romanzi in libreria), perciò è inutile insistere. Se volete pubblicare cercate altre vie.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/efi_soldi.jpg" alt="Banconote" /><br />
<em>Le case editrici con contributo sono sempre interessate al vostro talento</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Agenti e agenzie letterarie</strong></p>
<p>Un agente è un tizio che piazza il vostro romanzo presso le case editrici e cerca di spuntare il contratto più vantaggioso per voi. Può essere utile avere un agente &#8211; le case editrici tendono a privilegiare i manoscritti proposti da un agente &#8211; ma attenzione ai truffatori.</p>
<p>Gli agenti seri non chiedono tasse di lettura. Voi presentate il manoscritto e l&#8217;agente decide se rappresentarlo o no. Se sceglie di rappresentarlo e riesce a venderlo a una casa editrice intascherà una percentuale (10-15%) sui vostri futuri guadagni. Una percentuale sui <strong>futuri guadagni</strong>. In altre parole se voi non guadagnate niente, neanche l&#8217;agente vede un euro.<br />
Qual è il problema della tassa di lettura? Lo stesso delle case editrici a pagamento. Se l&#8217;agente guadagna già con gli autori, che interesse ha a darsi da fare per piazzare i manoscritti presso le case editrici? Peggio, che interesse ha a <em>leggere</em> i manoscritti? Può intascare le tasse di lettura e girarsi i pollici. O fare un secondo lavoro.<br />
Perdere tempo dietro a montagne di manoscritti-spazzatura è il &#8220;rischio d&#8217;impresa&#8221; dell&#8217;agente. Se voi pagate in anticipo, l&#8217;agente non ha più alcun stimolo a lavorare.<br />
Al massimo un agente può richiedere il rimborso delle spese (documentate), se per esempio ha dovuto fare un fantastilione di fotocopie per inviare il romanzo a cento case editrici. Ma questo rimborso spese sarà sempre dedotto dai vostri <strong>futuri guadagni</strong>. Se nessuna casa editrice pubblica il romanzo, l&#8217;agente si tiene le spese.</p>
<p>Agenti e agenzie letterarie oltre alla rappresentanza spesso offrono vari servizi, i due più comuni sono:</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<strong>Editing.</strong> A prezzi altissimi &#8211; d&#8217;altra parte, come visto prima, meno di 1.000 euro è irrealistico &#8211; e più spesso che no il lavoro è tutt&#8217;altro che professionale.<br />
Per esempio una volta ho trovato un link alla pagina di un tizio che si dichiara “editor professionista”, avendo lavorato per diverse case editrici. Per un “editing professionale” vuole 8 euro a cartella (2.000 caratteri spazi inclusi) + IVA. In altre parole l’editing del romanzo da 100.000 parole (500-600.000 caratteri) vi costerebbe 2.000-2.400 euro + IVA.<br />
Il sedicente editor propone la seguente perla, per dimostrare la propria competenza.<br />
Prima:</p>
<blockquote><p>Peppino entrò in casa di corsa in preda a un raccapricciante terrore aprendo la porta, poi la chiuse con violenza dando tutte le mandate a tutte le serrature. Si tolse frettolosamente il cappotto firmato e la sciarpa di seta e li appese all’appendiabiti, si sfilò velocemente i guanti di cachemire e li poggiò sul tavolo di legno bruno. Poi si diresse a larghi passi verso il grande divano e vi si sedette; il pericolo incombente sembrava essersi dileguato e finalmente si concesse un po’ di respiro.</p></blockquote>
<p>Dopo il suo brillante intervento:</p>
<blockquote><p>Peppino corse in casa e si serrò dietro la porta. In pochi attimi si era liberato dei suoi lussuosi abiti per abbandonarsi sul divano. Solo allora, sentendosi al sicuro, iniziò a calmarsi.</p></blockquote>
<p>Il “prima” è brutto, ma il “dopo” è <strong>peggio</strong>. Il nostro editor deve aver sentito da qualche parte che bisogna eliminare i particolari inutili e imperterrito procede. Non ha capito però che questo <strong>non</strong> vuol dire passare dal mostrare al raccontare. <strong>Non</strong> si deve “riassumere”. La storia dovrà sempre essere basata su particolari, su dettagli concreti, solo occorrerà sceglierli con oculatezza.</p>
<p>Pensateci sopra cento volte prima di pagare per l’editing. Perché, sempre che otteniate un servizio buono, sarà solo soddisfazione personale. Il piacere vostro di avere un manoscritto migliore. Ribadisco: dal punto di vista delle possibilità di pubblicazione <strong>lo stile è ininfluente</strong>. Se spendete 2.000 euro sperando così di avere più chance di pubblicare, be&#8217;, scordatevelo, non funziona in questa maniera.<br />
Infine tenete presente che un editing serio richiede la vostra collaborazione. Oltre a spendere i 2.000 euro dovete anche investire un certo numero di ore per revisionare il testo secondo le indicazioni dell&#8217;editor.</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<strong>Valutazioni.</strong> Pagate e loro &#8220;valutano&#8221; il vostro romanzo. Sono soldi buttati. Perché? Perché per pubblicare bisogna attenersi ai quattro criteri di cui sopra, e siete capaci da soli di capire se il vostro romanzo parla di vampiri innamorati o no; sapete benissimo da soli se siete raccomandati o no. Nessun giudizio sulle capacità letterarie ha importanza. Vi dicono che il romanzo è brutto? E allora? Vi dicono che è bello? E con ciò?<br />
Stiamo parlando di pubblicazione, in ambito fantasy, in Italia: chissenefrega se il romanzo è bello o brutto?</p>
<p>Tra l’altro, anche nell’ambito valutazioni, è difficile trovare persone competenti. Quella che segue è la “valutazione” di un’agenzia letteraria. Ho cambiato il nome del romanzo in oggetto su richiesta dell’autore.</p>
<blockquote><p align=center><strong><em>L’impiccato</em></strong></p>
<p><strong>Contenuto e trama</strong></p>
<p>Un romanzo contemporaneo che narra una storia ai limiti della realtà, che attraverso un percorso di morale dubbia giunge a una soluzione inaspettata.<br />
Tra queste pagine si ha la rappresentazione di una gioventù che ormai trova difficoltà nello stupirsi, e che mostra un cinismo caratteristico sempre più prepotente della nostra epoca.<br />
La forza de <em>L’impiccato</em>, è proprio nella caratterizzazione dei personaggi, soggetti provenienti dalle più differenti estrazioni sociali, intesa come nuova distinzione fatta in base alle passioni che si coltivano, che condividono un’esistenza che per essere considerata accettabile deve passare attraverso determinati passaggi psicologici.<br />
La costruzione del romanzo, dei dialoghi, degli attori e della stessa trama ricorda molto lo stile di Ammanniti, in particolare nella raccolta <em>Fango</em>.</p>
<p><strong>Stile e padronanza della lingua</strong> </p>
<p>L’autore ha sufficiente padronanza del linguaggio, che è appropriato alla materia del romanzo. Anche la sintassi e la grammatica sono curate e non presentano errori.<br />
Il problema principale del romanzo è la non sempre cura riservata al lessico, il sintomo è da ritrovarsi nelle molte ripetizioni che si incontrano, che hanno anche lo svantaggio di appesantire la lettura e distrarre il lettore dal significato che si intende esprimere.<br />
Alcuni esempi:</p>
<p><em>[Estratto di 4 righe entro pagina 6 (su 170) del romanzo]</em></p>
<p><em>[Estratto di 6 righe entro pagina 6 (su 170) del romanzo]</em></p>
<p><em>[Estratto di 5 righe entro pagina 6 (su 170) del romanzo]</em></p>
<p>In ultimo andrebbero rivisti i segni grafici e uniformarli, per evitare soprattutto la confusione nell’utilizzo dei corsivi, che non sempre sono utilizzati secondo le principali norme redazionali vigenti. </p>
<p><strong>Rapporto con il mercato editoriale</strong> </p>
<p><em>L’impiccato</em> è un romanzo contemporaneo che ha buone possibilità di diventare un prodotto editoriale apprezzato da un pubblico di lettori appartenenti a una fascia di età compresa dai quindici ai trent’anni.<br />
La sua forza dell’opera è nell’analisi di alcune manie moderne, ormai così permeate nella nostra cultura da passare inosservate. </p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>In conclusione, si tratta di un lavoro abbastanza valido e ben concepito che, con le dovute revisioni alla struttura e allo stile del testo, in riferimento soprattutto alla problematica legata alle ripetizioni,  potrebbe avere discrete possibilità di essere accolto all’interno del mercato editoriale.</p></blockquote>
<p>Voi pagate è il risultato sono poche parole a vanvera, con l’unico suggerimento concreto di evitare le ripetizioni – tra l’altro suggerimento da prendere sempre con le pinze, perché spesso una ripetizione è meglio di un brutto sinonimo.</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Ultimi consigli</strong></p>
<p>Questa è la situazione. Se volete pubblicare, se volete avere la soddisfazione di vedere il vostro romanzo sugli scaffali delle librerie, seguite le indicazioni dei quattro criteri. È la via più semplice, se non proprio l&#8217;unica via.</p>
<p>Se invece la pubblicazione non è la vostra priorità, i criteri per scrivere opere decenti sono arcinoti, ma li riassumo per l&#8217;ennesima volta:</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<strong>Studiate la tecnica narrativa.</strong> Prendete un manuale, studiatevelo, spulciate la bibliografia, procuratevi i titoli citati, ricominciate. Incapperete in testi che parlano di narrativa in maniera quasi scientifica, altri che sono più reminiscenze o esperienze personali dell&#8217;autore, testi che sconfinano nella linguistica o nella semiologia. Tutto fa brodo. Ed è anche divertente. Sarà una perversione mia, ma a me piace leggere testi che parlano di narrativa; imparare trucchi nuovi e scoprire tecniche che non conoscevo.<br />
Siate umili. Se siete alle prime armi &#8211; e non è assurdo considerarsi tali fino al decimo romanzo &#8211; anche <em>Scrivere Narrativa per Gonzi</em> sarà d&#8217;aiuto. Dirò di più: se gli autori di fantasy italiani si studiassero il manuale più terra terra e ne seguissero alla lettera i consigli, scriverebbero dieci volte meglio di come scrivono adesso.</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<strong>Leggete tanto.</strong> Dovete conoscere <em>molto bene</em> il vostro genere preferito e magari non guastano i generi limitrofi. Almeno. Leggere tanto significa cinquanta, cento o anche più romanzi all&#8217;anno. Senza contare i libri di scuola o i libri che leggerete per documentarvi. È probabile che prima o poi sarete costretti a imparare l&#8217;inglese, perché altrimenti vi tagliate fuori da troppo materiale interessante, sia come narrativa sia come saggistica.<br />
Approfittate dei lettori di ebook e della pirateria. Lo scopo adesso è scrivere bene, non rinunciate a quel classico o a quell&#8217;altro manuale solo perché sono fuori catalogo e non si trovano in biblioteca.</p>
<div id="gamberoflv" style="text-align: center;"><a href="http://fantasy.gamberi.org/2010/10/28/editoria-fantasy-in-italia/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/bunny_book.jpg" alt="preview image"/></a><em>Divorate tanti libri, come il coniglietto! (nota bene: il filmato ha solo valore dimostrativo, non ritrae il Coniglietto Grumo)</em></div>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<strong>Fate esercizio.</strong> Cercate di scrivere narrativa tutti i giorni. Conta solo la narrativa. Gli articoli per il blog, i compiti per l&#8217;università, la lista della spesa non servono a niente &#8211; parlo per esperienza personale. Per imparare a scrivere narrativa, dovete scrivere narrativa.</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<strong>Non frignate.</strong> Spesso gli scrittori (aspiranti e pubblicati) nostrani frignano. Frignano che nessuno li pubblica, frignano che se sono pubblicati non vendono, frignano che la critica li massacra e così via.<br />
Uno dei pianti più frequenti riguarda il fatto che gli italiani leggono poco. Ah, se fossimo in America! Con il pubblico che divora un libro dopo l’altro! Ci sarebbero molte più possibilità per tutti!<br />
Jim C. Hines, autore fantasy americano, ha condotto <a href="http://www.jimchines.com/2010/03/survey-results/">un’inchiesta</a> tra i suoi colleghi riguardo la prima pubblicazione. Ha interpellato 247 autori, la buona parte dei quali autori di fantasy o fantascienza.<br />
Cosa si evince? Per esempio che la <strong>prima</strong> pubblicazione avviene in media all’età di 36,2 anni (mediana 36), e questo dopo 11,6 anni di pratica (mediana 10).<br />
Lasciamo un attimo da parte l’età che può essere influenzata da tanti fattori (una persona voleva studiare, o era impegnata con il lavoro e ha cominciato a scrivere solo in pensione o altro), l’altro dato mi pare significativo: 11 anni di pratica. Non sei mesi, non: “Ho scritto un romanzo l’estate scorsa e adesso me lo devono pubblicare!!!”<br />
La verità è che praticamente tutti gli autori fantasy nostrani e la gran parte degli aspiranti devono ringraziare i Santi del Paradiso di essere nati in Italia. Perché forse solo in Italia hanno una possibilità di pubblicare e vendere senza la minima preparazione e senza il minimo impegno.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>note:<br /><a name="editoria_nota_1"></a>&nbsp;<sup>[1]</sup>&nbsp;<a href="#editoria_nota_1_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Questa affermazione non è basata sul sentito dire. Non è basata sul fare di tutta un’erba un fascio. È basata sulla lettura di decine di romanzi. Pubblicati dalle grosse case editrici, dalle medie, dalle piccole.<br />
Quando mi riferisco al fantasy italiano in termini di spazzatura, non è una generalizzazione: ho rivoltato il cassonetto e ho esaminato i rifiuti. Uno per uno. Anche quelli sudici di vomito di gatto.</p>
<p><a name="editoria_nota_2"></a>&nbsp;<sup>[2]</sup>&nbsp;<a href="#editoria_nota_2_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Prima che i troll vengano a rompere le scatole: non sto giudicando &#8220;cacca&#8221; <em>I Promessi Sposi</em> nel suo complesso, sto giudicando &#8220;cacca&#8221; lo stile dell&#8217;incipit, questo nauseante <em>wall of text</em> infarcito di stucchevoli e inutili descrizioni geografiche.</p>
<p><a name="editoria_nota_3"></a>&nbsp;<sup>[3]</sup>&nbsp;<a href="#editoria_nota_3_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Supporre che le piccole case editrici privilegino la qualità è un discorso <strong>teorico</strong>. Si basa sull’assunto che essendoci in gioco meno soldi e meno prestigio ci sia anche meno corruzione.<br />
Però, passando in rassegna i cataloghi di molte piccole case editrici, emergono scelte discutibili. Non sembra proprio che la qualità sia stata messa al primo posto.</p>
<p><a name="editoria_nota_4"></a>&nbsp;<sup>[4]</sup>&nbsp;<a href="#editoria_nota_4_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Esempio: le Edizioni Della Vigna, una piccola casa editrice non a pagamento che spesso pubblica autori italiani di narrativa fantastica. Nel documento <a href="http://www.edizionidellavigna.it/autori/Procedura_valutazione_manoscritti.pdf">guida per l’invio dei manoscritti</a> di luglio 2010 si può leggere (enfasi mia):<br />
<blockquote><em>Va bene, ma quante copie ne venderete?</em> È un dato molto variabile; di solito per la versione stampata <strong>dalle 50 alle 300 copie</strong>, con eccezioni sia verso alto sia verso il basso. Per la versione elettronica, il mercato è ancora troppo giovane per poter fornire delle statistiche; comunque, attualmente meno delle cartacee.</p></blockquote>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.fantasymagazine.it/interviste/12328/arriva-il-re-nero-incontro-con-mark-menozzi/">Intervista con uno “scrittore”. “Hai avuto difficoltà a trovare un editore?” “Per questo devo ringraziare Pierdomenico.”</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.darioflaccovio.it/scheda/?codice=DF8463"><em>Sitael</em> presso il sito dell&#8217;editore. Godetevi l&#8217;estratto</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikisource.org/wiki/I_promessi_sposi">Il testo integrale de <em>I Promessi Sposi</em></a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/NAPCTIFBLG/The%20Chicago%20Manual%20of%20Style"><em>The Chicago Manual of Style</em>, quindicesima edizione su gigapedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.disapprovingrabbits.com/">I coniglietti disapprovano</a></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Funghi assassini!</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Oct 2010 08:54:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Titolo originale: Finch Autore: Jeff VanderMeer Anno: 2009 Nazione: USA Lingua: Inglese Editore: Underland Press Genere: New Weird/Fantascienza con contorno di funghi Pagine: 320 Dopo vent’anni di guerra civile, la città di Ambergris è in ginocchio. Ma il peggio deve ancora venire: dal sottosuolo emergono i “gray cap”, i “cappelli grigi”, e conquistano la città. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/sss_finch.jpg" alt="Copertina di Finch" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>Finch</strong><br />
Autore: <strong>Jeff VanderMeer</strong></p>
<p>Anno: <strong>2009</strong><br />
Nazione: <strong>USA</strong><br />
Lingua: <strong>Inglese</strong><br />
Editore: <strong>Underland Press</strong></p>
<p>Genere: <strong>New Weird/Fantascienza con contorno di funghi</strong><br />
Pagine: <strong>320</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Dopo vent’anni di guerra civile, la città di Ambergris è in ginocchio. Ma il peggio deve ancora venire: dal sottosuolo emergono i “gray cap”, i “cappelli grigi”, e conquistano la città.<br />
“Cappelli grigi” è il nomignolo che gli umani hanno dato a una specie di enorme fungo senziente e deambulante. Non si tratta di champignon: i “cappelli grigi” sono funghi capaci di sventrare le loro vittime a zampate; funghi in possesso di una sofisticata tecnologia basata sull’uso di spore. Tecnologia che mette loro a disposizione una vasta gamma di armi biologiche e di altre diavolerie.</p>
<p>Sono passati sei anni dall’inizio dell’occupazione. I cappelli grigi tengono sotto controllo la popolazione con il terrore. Chi si ribella finisce nei campi di lavoro o giustiziato. Edifici e palazzi sono abbattuti per far posto alle dimore organiche dei funghi. L’aria è ancora satura delle spore usate durante i combattimenti: se non si presta attenzione a cosa si respira o a dove si mettono le mani ci si può infettare, con il rischio di trasformarsi in abominevoli uomo-fungo.</p>
<p>John Finch, dopo aver combattuto per Casa Hoegbotton durante la guerra civile, è stato reclutato dai funghi nella polizia. Vive nella paura che i funghi siano scontenti del suo operato o che i pochi ribelli che ancora resistono all’occupazione gli facciano fare una brutta fine accusandolo di essere un collaborazionista. Uniche soddisfazioni nella vita la sua lucertola, il suo gatto, e la misteriosa Sintra, la donna di cui Finch è innamorato.<br />
La storia si apre con Finch chiamato a indagare su un doppio omicidio: un uomo e un fungo trovati morti in circostanze poco chiare.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>L’idea alla base del romanzo – i funghi assassini – ha nobili origini nel racconto “The Voice in the Night” pubblicato nel 1907 da William Hope Hodgson, il celebre autore di <em>The House on the Borderland</em> e <em>The Ghost Pirates</em>. Racconto che ha ispirato anche uno dei più grandi film di tutti i tempi: <em>Matango!</em></p>
<div id="gamberoflv" style="text-align: center;"><a href="http://fantasy.gamberi.org/2010/10/23/funghi-assassini/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/matango_trailer.jpg" alt="preview image"/></a><em>Trailer americano di Matango</em></div>
<p>D’accordo, sono stata un pochino ironica.  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink32.gif" alt="chikas_pink32.gif" class="wp-smiley" />  Ma <em>Matango</em> rimane un film divertente e i funghi assassini sono un’ottima trovata.<br />
<em><strong>Finch</strong></em> con i suoi funghi incarna quello che mi piace nel fantasy, nel buon fantasy: vedere come idee bizzarre, fantasiose, non-mi-sarebbero-mai-venute-in-mente acquistino concretezza. L’impossibile diviene realtà, se l’autore è bravo. Jeff VanderMeer lo è: alla fine della lettura l’esistenza dei funghi assassini pare più credibile di quella di elfi, lupi mannari, vampiri e cliché vari.<br />
Ammetto che i funghi non arrivano a suscitare <em><a href="/2009/12/22/il-senso-del-meraviglioso/">sense of wonder</a></em>, e in alcuni passaggi mi sarebbe piaciuta una dose ancora più massiccia di weird, lo stesso siamo una spanna sopra la media (internazionale) della fantasia.</p>
<p><em><strong>Finch</strong></em> è il terzo romanzo ambientato nella città di Ambergris<sup><a href="#fua_nota_1">[1]</a></sup><a name="fua_nota_1_up"></a>, dopo <em>City of Saints and Madmen</em> (<a href="/2010/10/23/city-of-saints-and-madmen/">qui</a> la segnalazione) e <em>Shriek: An Afterword</em>. La storia però è autoconclusiva e autonoma: si può leggere tranquillamente <em><strong>Finch</strong></em> senza aver letto i precedenti romanzi. È vero che si perderanno alcuni riferimenti, ma niente di vitale.</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Ambientazione</strong></p>
<p>La città di Ambergris che marcisce soffocata dai cappelli grigi è resa con maestria. Gli edifici attaccati dalla muffa e invasi da colonie di funghi; la gente che si trascina per le strade a capo chino, maschera antispore sulla faccia; quelli invece infettati e ridotti a creature metà fungo metà uomo nascosti in appartamenti in rovina; la fame, la paura, le sinistre (blasfeme, orribili, repellenti, ripugnanti) torri che i funghi stanno costruendo e che incombono sul paesaggio. È tutto molto bello!</p>
<p>VanderMeer mescola senza sbavature una premessa che a primo acchito suona ridicola o stupida (i funghi) con un’atmosfera cupa. In più ci riesce senza sbrodolarsi: il romanzo sono 320 pagine. Una brillante dimostrazione del fatto che se sai scrivere non hai bisogno di una doppia trilogia da 5.000 pagine per delineare bene un’ambientazione originale.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/fua_fungo1.jpg" alt="I funghi ti spiano" /><br />
<em>I funghi sorvegliano giorno e notte</em></p>
<p>Ambergris è permeata, infettata, dalla tecnologia fungina. Non sempre le invenzioni dei funghi si rivelano originalissime, ma nel complesso svolgono egregiamente il loro lavoro.<br />
Un piccolo assaggio, la posta interna del dipartimento di polizia:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Mid-afternoon. A soft, wet, sucking sound came from the memory hole beside his desk. Finch shuddered, put aside his notes. A message had arrived.<br />
Some detectives positioned their desks so they could see their memory holes. Finch positioned his desk so he couldn&#8217;t see it without leaning over. Tried never to look at it when he walked into the station in the morning. Still, the memory hole was better than the dead cat reanimated on Skinner&#8217;s doorstep, message delivered in screeched rhyming couplets. Or the mushroom that walked onto Dapple&#8217;s desk, turning itself inside out. To reveal the message.<br />
Exhaled sharply. Peered around the left edge of the desk. Glanced down at the glistening hole. It was about twice the size of a man&#8217;s fist. Lamprey-like teeth. Gasping, pink-tinged maw. Foul. The green tendrils lining the gullet had pushed up the dirty black spherical pod until it lay atop the mouth.<br />
[...]<br />
Finch leaned over. Grabbed the pod. Slimy feel. Sticky.<br />
Tossed the pod onto his desk. Pulled out a hammer from the same drawer where he kept his limited supply of dormant pods. Split Heretic&#8217;s [il fungo capoufficio di Finch] pod wide open. Spraying slime.<br />
[...]<br />
In amongst the fragments: a few copies of a photograph of the dead man, compliments of the Partial.<br />
And a message.<br />
Pulsing yellow. An egg of living paper. He pulled the egg out of the shattered pod. Began to massage it until it spread out flat.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Metà pomeriggio. Un suono ovattato, umido, di risucchio venne dal buco della memoria accanto alla scrivania. Finch fu scosso da un brivido, mise da parte gli appunti. Era arrivato un messaggio.<br />
Alcuni detective avevano sistemato le proprie scrivanie in modo da vedere i buchi della memoria. Finch aveva sistemato la sua in modo da non vedere il buco a meno di chinarsi. Cercava di non guardarlo mai quando entrava nella stazione ogni mattina. Lo stesso, un buco della memoria era meglio del gatto morto rianimato che Skinner aveva trovato alla porta, il messaggio riferito in distici recitati con voce stridula. Meglio del fungo che si era arrampicato sulla scrivania di Dapple, per poi rivoltarsi le interiora. E rivelare il messaggio.<br />
Finch esalò bruscamente. Sbirciò oltre il bordo sinistro della scrivania. Lanciò un’occhiata al buco luccicante. Era grande circa come due pugni umani. Denti simili a quelli di una lampreda. Fauci ansimanti tinte di rosa. Putrido. I viticci verdi allineati lungo la gola avevano spinto verso l’alto una capsula sferica e scura, l’avevano spinta fino alla bocca.<br />
[...]<br />
Finch si chinò. Afferrò la capsula. Viscida. Appiccicosa.<br />
Buttò la capsula sulla scrivania. Prese un martello dallo stesso cassetto dove teneva la sua esigua scorta di capsule addormentate. Finch ruppe la capsula spedita da Heretic [il fungo capoufficio di Finch]. Schizzi di bava.<br />
[...]<br />
Tra i frammenti: alcune copie della fotografia al cadavere dell’uomo, con i complimenti del Parziale.<br />
E un messaggio.<br />
Pulsante di giallo. Un uovo di carta vivente. Finch estrasse l’uovo dai resti della capsula. Iniziò a massaggiarlo finché non l’uovo non si aprì e appiattì.
</p></blockquote>
<p>Ricorda un po’ <em>eXistenZ</em> di David Cronenberg, e per me è un complimento. Non a caso in <em>Booklife</em> (recensito <a href="http://fantasy.gamberi.org/2010/10/14/recensioni-saggio-booklife/">qui</a>) VanderMeer spiega che “rubare” idee/tecnologie/situazioni da altri media è ok. Di solito il cambio di media (per esempio appunto da film a romanzo) implica già modifiche sufficienti per schivare le accuse di plagio.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/fua_existenz.jpg" alt="Un fotogramma da eXistenZ" /><br />
<em>Un fotogramma da eXistenZ: console biomeccanica per realtà virtuale</em></p>
<p>I funghi in sé, come creature, sfigurano un po’. Compaiono in troppe poche scene, impegnati come sono a stendere i loro piani <strike>diabolici</strike> fungini per sottomettere l’umanità. Peccato. A me stanno simpatici!</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Personaggi e stile</strong></p>
<p>La storia è narrata in terza persona limitata con la telecamera che segue da vicino il protagonista, Finch. La telecamera è quasi sempre nella sua testa, tanto che spesso la distanza è la stessa di una prima persona.<br />
VanderMeer usa uno stile particolare, frasi molto brevi, omissione di articoli, verbi, pronomi. Da un lato questo modo di scrivere è ottimo per immergere il lettore nella testa di Finch, dall’altro può risultare poco “trasparente” e poco fluido. Non do giudizi tassativi perché non ho la stessa sensibilità con l’inglese che ho con l’italiano. Ho notato, leggendo le recensioni estere, che lo stile è stato più criticato che lodato.<sup><a href="#fua_nota_2">[2]</a></sup><a name="fua_nota_2_up"></a> Forse per i madrelingua il fastidio è maggiore.<br />
Per un’analisi più approfondita rimando a <a href="/2010/10/23/finch-incipit/">questo articolo</a>, nel quale disseziono l’incipit del romanzo.</p>
<p>John Finch è un discreto personaggio. Non memorabile. Non ho mai sviluppato vera empatia per lui e sono rimasta fredda di fronte alle sue disgrazie (e gliene capitano tante: nel corso del romanzo sarà minacciato, picchiato, torturato, tradito, accoltellato, ecc.). Ho avuto più a cuore le disavventure aziendali del protagonista di <em><a href="/2008/05/12/la-situazione-dei-draghi-del-dolore#situation">The Situation</a></em>, sebbene il tono fosse meno drammatico. </p>
<p>In particolare mi sono stupita nel non provare niente di fronte al rapporto tragico tra Finch e l’amico/collega Wyte.<br />
<a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID113476542'), this, 'mostra la tragica amicizia &#9660;', 'nascondi la tragica amicizia &#9650;');">mostra la tragica amicizia &#9660;</a></p>
<div id='SID113476542' style='display:none;'>
<br />
Wyte è il partner di Finch nella polizia, investigano i casi insieme. I due sono amici da anni, da prima dell’occupazione dei funghi.</p>
<p>Un giorno Wyte risponde a una chiamata da solo. È imprudente e rimane intossicato dalle spore. Da quel momento inizia pian piano a mutare, a trasformarsi in un uomo-fungo.<br />
Finch lo rassicura che guarirà, ma entrambi sanno che non è vero, tanto che Wyte fa promettere all’amico di ucciderlo, quando la trasformazione lo avrà reso più fungo che uomo.</p>
<p>Verso i tre quarti del romanzo, un Wyte ormai fungo ambulante salverà la vita a Finch. Finch poco dopo dovrà recarsi a casa di Wyte per sopprimerlo.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/fua_lumaca.jpg" alt="Lumaca infettata" /><br />
<em>Lumaca infettata</em></p>
<p>L’amico-che-ti-salva-la-vita-ma-tu-lo-devi-uccidere dovrebbe essere una situazione emotivamente coinvolgente. Non lo è in <em><strong>Finch</strong></em>. Non mi sono emozionata neanche un pochino.</p>
<p>La ragione penso dipenda da due scelte poco felici di VanderMeer:</p>
<p>&bull;&nbsp;Non mostrare né raccontare la morte di Wyte – abbiamo Wyte-fungo in un angolo e Finch armato di spada e pistola nell’altro, schermo nero, e quando la telecamera riprende a inquadrare la storia, Wyte è stecchito e Finch coperto è di sangue).</p>
<p>&bull;&nbsp;Raccontare <strong>male</strong> la scena del salvataggio da parte di Wyte.</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp; Later, in memory, it would be a fractured mix of shouts and screams and bullets flying and Finch running into the back of Wyte to keep as close as possible.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Più tardi, nel ricordo, sarebbe stato un miscuglio frammentato di urla, grida e proiettili vaganti e Finch che correva dietro la schiena di Wyte, cercando di tenersi il più vicino possibile.</p></blockquote>
<p>La scena inizia così. E non c’è maniera peggiore per cominciare. Sembra che l’autore si scusi: “Ok, gente, la prossima scena vi potrebbe sembrare confusa. È perché il personaggio punto di vista la ricorda male – vedete, lo dico! – non perché io non so scrivere.”<br />
Purtroppo questa “introduzione” ha il solo risultato di allontanare il lettore da una scena chiave. Una scena che il lettore avrebbe dovuto <strong>vivere</strong>. Un Gambero Marcio per VanderMeer!</p>
<hr />

</div>
<p></p>
<p>Nessuno dei personaggi secondari scivola nel cliché, ma nessuno spicca. Si ha l’impressione che siano lì più per ragioni di trama che non per motivazioni loro. Menzione di disonore per Sintra, l’amante di Finch: ha la personalità di un tappo di sughero e motivazioni così vaghe che me la immagino ogni cinque minuti consultare il copione per sapere come agire.<br />
Ethan Bliss è il solito personaggio io-so-tutto-ma-non-svelo-niente-perché-sì; il fungo Heretic avrebbe meritato più pagine; la bibliotecaria Rathven sembra nascondere chissà quali segreti, ma&#8230; <a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID307168432'), this, 'mostra il segreto di Rathven &#9660;', 'nascondi il segreto di Rathven &#9650;');">mostra il segreto di Rathven &#9660;</a></p>
<div id='SID307168432' style='display:none;'>
&#8230; ma non c’è <em>gnente</em> di misterioso.
</div>
<p> Affabile Bosun, sicario che si lascia dietro piccole sculture di legno (come Gaff, il collega di Deckard in <em>Blade Runner</em>, lasciava piccoli origami); il dettaglio delle statuette poteva essere sfruttato meglio – il primo incontro con Bosun e le sue sculture è divertente, poi VanderMeer non riesce più a gestire il personaggio con la stessa brillantezza.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/fua_origami.jpg" alt="Uno degli origami lasciati dal tizio di Blade Runner" /><br />
<em>Uno degli origami lasciati dal tizio di Blade Runner</em></p>
<p>I flashback dedicati al rapporto tra Finch e il padre si potevano evitare. Troppe pagine per una sottotrama che ha importanza relativa. E quando si svela perché il padre di Finch ha agito come ha agito, la spiegazione è banale, da fiction TV.</p>
<p style="font-size:medium"><strong>La storia</strong></p>
<p><em><strong>Finch</strong></em> procede come un giallo. La trama segue l’indagine di John Finch nel suo tentativo di svelare chi sia l’assassino (e quale sia l’identità delle vittime). Non svelo dettagli, rovinerebbe la lettura.<br />
Nella parte finale si ha una netta virata fantascientifica. Per molti versi <em><strong>Finch</strong></em> ha più punti in comune con un romanzo come <em>Gli uomini nei muri</em> (<em>Of Men and Monsters</em>, 1968) di William Tenn che non con tanti fantasy.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/fua_men.jpg" alt="Copertina di Of Men and Monsters" /><br />
<em>Copertina di Of Men and Monsters</em></p>
<p>Non c’è magia, né ci sono elementi “irrazionali”, ogni dettaglio ha una spiegazione “scientifica”, anche se non sempre è una spiegazione granché intelligente. Perciò, per atmosfera e stramberie, <em><strong>Finch</strong></em> si può catalogare come “new weird” o “dark fantasy”, ma se qualcuno lo catalogasse “fantascienza” non sarebbe sbagliato.</p>
<p style="font-size:medium"><strong>VanderMeer in Italia</strong></p>
<p>Elara Libri ha annunciato che tradurrà <em>Veniss Underground</em> e <em>The City of Saints and Madmen</em>. L’ultimo comunicato a proposito, del 19 settembre 2010, parla di <em>Veniss Underground</em> pronto per fine anno; nessuna data per <em>The City of Saints &#038; Madmen</em>.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/fua_veniss.jpg" alt="Copertina di Veniss Underground" /><br />
<em>Copertina di Veniss Underground</em></p>
<p>È una buona notizia ma non troppo. Elara Libri è una casa editrice molto piccola, in pratica senza distribuzione – i libri si possono solo ordinare al loro sito o via librerie online –, con prezzi alti e di ebook neanche l’ombra. Ho paura che VanderMeer, anche tradotto, sarà letto solo da una manciata di appassionati.<br />
Discutibile anche la scelta di cominciare con <em>Veniss Underground</em>: non è un brutto romanzo, ma non è all’altezza delle opere successive.</p>
<p>E qui ci starebbe la tirata contro le Grosse Case Editrici™, quelle che lasciano VanderMeer a Elara e continuano a importare boiate una dietro l’altra. Come la sfilza di <em>paranormal romance</em> con vampiri, licantropi, angeli e gnokki vari – mi vergogno ad ammetterlo ma ne ho letti alcuni (ovviamente piratati), non valgono lo spazio che occupano sul disco rigido.<br />
Ma tralascio la tirata per il solito consiglio: imparate a leggere in inglese. Ne vale la pena.</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Conclusione</strong></p>
<p>Un bel romanzo. L’ambientazione avrebbe meritato una storia più sofisticata e personaggi meglio delineati, ugualmente ho letto <strong><em>Finch</em></strong> d’un fiato con molto piacere. Lo consiglio agli amanti del new weird, ma anche a quelli che non hanno mai letto niente in questo sottogenere: è un ottimo punto di partenza; un romanzo strano ma non troppo. E lo consiglio a chi apprezza la fantascienza di invasione.<br />
Invece gli amanti del giallo potrebbero rimanere delusi. Il finale fantastico farà storcere il naso a chi si aspetta una conclusione del caso secondo i canoni dell’indagine poliziesca.</p>
<p>Ricordo che <em><strong>Finch</strong></em> è disponibile gratuitamente, come da <a href="/2010/10/10/romanzi-stranieri-dei-mesi-perduti/#rsp_finch">Segnalazione</a>.</p>
<div id="gamberoaudio" style="text-align: left;">[Audio clip: view full post to listen]<em>Finch’s Theme, dalla colonna sonora del romanzo, realizzata dai Murder by Death</em></div>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>note:<a name="fua_nota_1"></a><br />&nbsp;<sup>[1]</sup>&nbsp;<a href="#fua_nota_1_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Nome più che azzeccato per una città new weird. Ambergris significa “ambra grigia” e l’ambra grigia altro non è che il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ambergris">vomito delle balene</a>. WTF?</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/fua_ambergris.jpg" alt="Ambergris" /><br />
<em>Ambergris (non la città)</em></p>
<p><a name="fua_nota_2"></a>
<p>&nbsp;<sup>[2]</sup>&nbsp;<a href="#fua_nota_2_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;In particolare <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Tom_Holt">Tom Holt</a> ci è andato giù <strong>molto</strong> pesante nella sua <a href="http://www.sfx.co.uk/2010/07/30/book-review-finch-jeff-vandermeer/">recensione</a>. Riguardo allo stile dice chiaro e tondo che per lui VanderMeer non sa scrivere in inglese.<br />
La recensione di Tom Holt è dedicata a quello scribacchino-lecchino nostrano convinto che all’estero gli autori passino il tempo a baciarsi il culo a vicenda, come sono abituati a fare in Italia.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://finchthenovel.com/">Sito ufficiale del romanzo</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.underlandpress.com/book_detail.cfm?RecordID=1"><em>Finch</em> al sito dell&#8217;editore</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/asin/0980226015/"><em>Finch</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://finchthenovel.com/readers/finch-excerpt.pdf">I primi capitoli del romanzo (PDF)</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://murderbydeath.bandcamp.com/album/instrumental-soundtrack-to-the-book-finch">La colonna sonora ascoltabile/acquistabile online</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/William_Hope_Hodgson">William Hope Hodgson su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://gaslight.mtroyal.ca/voicenig.htm">“The Voice in the Night” leggibile online</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/William_Tenn">William Tenn su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Of_Men_and_Monsters"><em>Of Men and Monsters</em> su Wikipedia</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0057295/"><em>Matango</em> su IMDb</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0120907/"><em>eXistenZ</em> su IMDb</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0083658/"><em>Blade Runner</em> su IMDb</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.elaralibri.it/">Il sito di Elara Libri</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Stile particolare, immerge nella testa di Finch.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Stile particolare, alle volte non abbastanza “trasparente”.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Gustosa idea di partenza, ottime trovate.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Poteva essere molto più weird.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Alcuni buoni personaggi.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Ma nessun personaggio memorabile.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Ambergris è una delle migliori città fantasy in circolazione.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Un Gambero Fresco: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/GB1.gif" alt="Un Gambero Fresco: clicca per maggiori informazioni sui voti"/></a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Finch Incipit</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2010/10/23/finch-incipit/</link>
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		<pubDate>Sat, 23 Oct 2010 08:46:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>
		<category><![CDATA[Arthur Machen]]></category>
		<category><![CDATA[estratto commentato]]></category>
		<category><![CDATA[Finch]]></category>
		<category><![CDATA[incipit]]></category>
		<category><![CDATA[Jeff VanderMeer]]></category>
		<category><![CDATA[Moby Dick]]></category>
		<category><![CDATA[new weird]]></category>
		<category><![CDATA[Robert A. Heinlein]]></category>
		<category><![CDATA[rosa che canta]]></category>
		<category><![CDATA[The Puppet Masters]]></category>
		<category><![CDATA[The White People]]></category>

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		<description><![CDATA[Pochi giorni fa criticavo lo scarso livello degli incipit dei racconti che hanno partecipato al Concorso Steampunk. A proclamazione del vincitore avventura, magari discuterò in dettaglio quali sono stati gli errori più comuni. Adesso voglio presentare un buon incipit. Non magistrale, non perfetto, ma lo stesso interessante. È l’incipit di Finch (qui la segnalazione, qui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pochi giorni fa criticavo lo scarso livello degli incipit dei racconti che hanno partecipato al <a href="/2010/10/17/concorso-steampunk/">Concorso Steampunk</a>. A proclamazione del vincitore avventura, magari discuterò in dettaglio quali sono stati gli errori più comuni. Adesso voglio presentare un <strong>buon</strong> incipit. Non magistrale, non perfetto, ma lo stesso interessante.<br />
È l’incipit di <em><strong>Finch</strong></em> (<a href="/2010/10/10/romanzi-stranieri-dei-mesi-perduti/#rsp_finch">qui</a> la segnalazione, <a href="/2010/10/23/funghi-assassini/">qui</a> la recensione). Analizzerò la scrittura di VanderMeer, cercando di mostrare le parti venute bene, quelle migliorabili e i pochi errori.</p>
<p>Prima di cominciare, chiarisco un punto che spesso sfugge: se si vuole imparare a scrivere bisogna partire dal presupposto che la <strong>forma è più importante del contenuto</strong>. Questo presupposto <strong>non</strong> è vero in assoluto, ma <strong>all’atto pratico</strong> se vi impelagate in problemi di contenuto non ne uscite più e non imparerete mai niente.</p>
<p>Mettere il contenuto davanti alla forma rischia di sfalsare la percezione di quello che scrivete e leggete. Faccio un paio di esempi:</p>
<p>&bull;&nbsp;“Ah, visto la Meyer che idiota con i vampiri che brillano? I miei vampiri invece sono veri vampiri, <strong>perciò il mio romanzo è meglio!</strong>” No, non lo è. Lo è solo se è scritto almeno al livello di <em><a href="/2007/12/08/recensioni-romanzo-twilight/">Twilight</a></em>. Se è scritto da cani lo butto a pagina 5 e non lo saprò neanche se i vampiri erano veri o no.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/fin_novel.jpg" alt="Copertina del volume 1 della graphic novel di Twilight" /><br />
<em>Copertina del volume 1 della graphic novel di Twilight</em></p>
<p>&bull;&nbsp;“Ah, visto quel romanzo che porcheria? Pieno di parolacce, bestemmie, scene di sesso &#038; violenza. Il mio romanzo invece è raffinato ed elegante, <strong>perciò il mio romanzo è meglio!</strong>” No, non lo è. Lo è solo se è scritto almeno al livello del romanzo pieno di porcherie. Se è scritto da cani lo butto a pagina 5 e non noterò le raffinatezze.</p>
<p>In altri termini: attenzione a non farsi depistare dai gusti. Il romanzo pieno di porcherie magari vi <em>disgusta</em>, ma lo stesso potrebbe insegnarvi di più sulla tecnica narrativa di un romanzo che vi piace scritto con i piedi.<br />
Le idee così geniali che per loro intrinseca natura rendono un romanzo splendido indipendentemente da come è scritto capitano una volta ogni mai. Negli altri casi dovete supportare buone idee con una scrittura adeguata.</p>
<p>La tecnica non è secondaria. Tutti gli scrittori degni di questo nome sudano dietro ogni parola.<br />
Prendiamo Robert A. Heinlein, da molti considerato il più grande scrittore di fantascienza di tutti i tempi. Heinlein aveva cultura, fantasia e una notevole capacità di estrapolazione<sup><a href="#fin_nota_1">[1]</a></sup><a name="fin_nota_1_up"></a>, eppure era conscio del peso fondamentale dello stile. In una lettera al suo agente Lurton Blassingame si lamenta di un editing troppo pesante al manoscritto de <em>Il Terrore dalla Sesta Luna</em> (<em>The Puppet Masters</em>, 1951):</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Look, Lurton, my plots are never novel, I am not an originator of brand-new and wonderful ideas the way H. G. Wells was; my reputation rests almost solely on <em>how I tell a story</em> &#8230; my individual style. It is almost my entire stock in trade.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Guarda, Lurton, le mie trame non sono mai nuove, non ho mai idee originali e meravigliose alla maniera di H. G. Wells; la mia reputazione dipende quasi esclusivamente da <em>come racconto una storia</em>&#8230; dal mio stile personale. Il mio stile è quasi la mia unica risorsa.</p></blockquote>
<p>L’enfasi è di Heinlein. Più avanti nella lettera Heinlein non contesterà solo i cambiamenti di sostanza, ma anche quelli che sembrano minimi, per esempio il sostituire l’aggettivo “lean” con “slender”.</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;In another place I describe the heroine as &#8220;lean&#8221;; Gold changes it to &#8220;slender&#8221;—good Lord, heroines have always been &#8220;slender&#8221;; it&#8217;s a cliché. I used &#8220;lean&#8221; on purpose, to give her some reality, make her a touch different.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;In un altro punto ho descritto l’eroina come “lean” [snella]; Gold ha cambiato in “slender” [slanciata] – Dio santo, le eroine sono sempre state “slender”; è un cliché. Ho usato “lean” per una ragione, per darle un po’ di credibilità, per renderla un pizzico differente.</p></blockquote>
<p>La verità è che Heinlein ha ragione: <strong>ogni singola parola ha un peso</strong>. Ogni singola parola va meditata.<br />
Questo tipo di meditazione prende il nome di “tecnica narrativa”. E sì che Heinlein di “wonderful ideas” ne aveva sul serio!</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/fin_puppet.jpg" alt="Copertina di The Puppet Masters" /><br />
<em>Copertina di The Puppet Masters</em></p>
<p>Morale della favola: anche se avete idee meravigliose, dovete curare lo stile.<sup><a href="#fin_nota_2">[2]</a></sup><a name="fin_nota_2_up"></a> Se la faccenda vi annoia o non ne cogliete l’utilità, forse avete sbagliato ambito artistico. Provate a riversare le vostre idee in musica, o in un videogioco. Piazzatevi davanti alla tastiera e digitate a caso finché il gioco non è pronto. Auguri!</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>Quello che segue è l’incipit di <em><strong>Finch</strong></em>, la prima scena del romanzo. Sono in totale 174 parole.</p>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" border="0" cellpadding="12" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;">
<p style="text-align: justify; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Finch, at the apartment door, breathing heavy from five flights of stairs, taken fast. The message that’d brought him from the station was already dying in his hand. Red smear on a limp circle of green fungal paper that had minutes before squirmed clammy. Now he had only the door to pass through, marked with the gray caps’ symbol.<br />
239 Manzikert Avenue, apartment 525.<br />
An act of will, crossing that divide. Always. Reached for his gun, then changed his mind. Some days were worse than others.<br />
A sudden flash of his partner Wyte, telling him he was compromised, him replying, “I don’t have an opinion on that.” Written on a wall at a crime scene: <em>Everyone’s a collaborator. Everyone’s a rebel.</em> The truth in the weight of each.<br />
The doorknob cold but grainy. The left side rough with light green fungus.<br />
Sweating under his jacket, through his shirt. Boots heavy on his feet.<br />
Always a point of no return, and yet he kept returning.<br />
<em>I am not a detective. I am not a detective.</em></p>
</td>
</tr>
</table>
<p>La mia traduzione. Ho cercato di rendere al meglio lo stile di VanderMeer, ma non è semplice mantenere lo stesso ritmo. Se possibile fate riferimento alla versione inglese.</p>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" border="0" cellpadding="12" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;">
<p style="text-align: justify; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14.0pt;">Finch, alla porta dell’appartamento, il respiro corto per le cinque rampe di scale, fatte di corsa. Il messaggio che lo aveva condotto lì dalla stazione gli stava già morendo in mano. Macchia rossa su un cerchio floscio di carta fungina verde, che fra pochi minuti si sarebbe contorta in una massa viscida. Ora Finch doveva solo attraversare la porta, contrassegnata dalla scrittura dei cappelli grigi.<br />
239 Manzikert Avenue, appartamento 525.<br />
Un atto di volontà, superare quella soglia. Sempre. Portò la mano alla pistola, poi cambiò idea. Alcuni giorni erano peggio di altri.<br />
Un flash improvviso del suo collega Wyte, mentre gli dice che è stato compromesso, lui che risponde: “Non ho un’opinione a riguardo.” Scritto su un muro, presso la scena di un delitto: <em>Tutti sono collaborazionisti. Tutti sono ribelli</em>. Il peso della verità in ognuna delle affermazioni.<br />
La maniglia fredda ma ruvida. Il lato sinistro incrostato da funghi verde pallido.<br />
Stava sudando sotto la giacca, attraverso la camicia. Gli stivali pesanti ai piedi.<br />
Sempre un punto di non ritorno, ma Finch continua a tornare.<br />
<em>Non sono un detective. Non sono un detective.</em></p>
</td>
</tr>
</table>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>Finch, alla porta dell’appartamento, il respiro corto per le cinque rampe di scale, fatte di corsa.</strong></td>
</tr>
</table>
<ul>
<li>L’incipit è <em>in medias res</em>; non è l’unico modo per cominciare una storia, ma è un buon modo. È il modo più semplice per catturare l’attenzione del lettore.<br />
Il rischio degli incipit <em>in medias res</em> è che il lettore, catapultato in mezzo agli eventi, si ritrovi spaesato. Per questo è importante stabilire appena possibile dei punti fermi. Infatti nella <strong>prima</strong> riga VanderMeer chiarisce subito chi è il personaggio punto di vista (Finch) e dove si trova (davanti a una porta di un appartamento al quinto piano). Il dettaglio sulle scale fatte di corsa suscita curiosità: perché il nostro eroe si è precipitato a salire le scale?</p>
</li>
<li>Il difficile è capire quanti particolari sono necessari per far capire al lettore la situazione senza perdere di immediatezza e senza scivolare nell’inforigurgito.<br />
Confrontate l’incipit di VanderMeer con:</p>
<blockquote><p>Il detective della polizia John Finch si trovava davanti alla porta di un appartamento al quinto piano di un palazzo alla periferia di Ambergris. Aveva il respiro affannoso, dopo aver salito di corsa le scale.</p></blockquote>
<p>La situazione è meglio chiarita, e rimane un discreto incipit, ma io preferisco la versione di VanderMeer. Più tagliente e d’impatto.<br />
Ora la versione scritta dal tipico autore alle prime armi che ha paura di non essere capito:</p>
<blockquote><p>John Finch, da quindici anni detective nella polizia di Ambergris, era molto alto, con gli occhi azzurri e i capelli neri tagliati corti. Indossava un cappello e un impermeabile grigio che lo copriva completamente. Ai piedi portava stivali scuri. Era fermo davanti a una porta di legno con una targhetta di ottone <em>ecc. ecc.</em></p></blockquote>
<p>I dettagli superflui affievoliscono l’effetto positivo di cominciare <em>in medias res</em>. Notare che l’autore di cui sopra non è un autore privo di talento, perché fornisce dettagli di troppo, ma almeno sono quasi tutti dettagli <strong>concreti</strong>. È solo un autore inesperto.<br />
Non mi abbasso a mettere l’incipit come potrebbe scriverlo il tipico autore fantasy nostrano. Quella non sarebbe narrativa, sarebbero gli scarabocchi di un mongoloide sui muri nei cessi della metropolitana.</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>Il messaggio che lo aveva condotto lì dalla stazione gli stava già morendo in mano. Macchia rossa su un cerchio floscio di carta fungina verde, che fra pochi minuti si sarebbe contorta in una massa viscida.</strong></td>
</tr>
</table>
<ul>
<li>Quel “morendo in mano” è una piccola sbavatura. È un raccontare quando di seguito c’è il mostrato. Faccio un altro esempio:</p>
<blockquote><p>Tengo in braccio il coniglietto mentre muore: le orecchie flosce, gli occhietti che sanguinano, la schiuma alla bocca, le zampette rigide. Il coniglietto esala l’ultimo respiro.</p></blockquote>
<p>Il “mentre muore” si può tagliare con il vantaggio che le condizioni orribili del coniglietto sono sbattute in faccia al lettore senza preparazione. È più efficace.</p>
<blockquote><p>Tengo in braccio il coniglietto. Le orecchie flosce, gli occhietti che sanguinano, la schiuma alla bocca, <em>ecc. ecc.</em></p></blockquote>
</li>
<li>Nel caso di VanderMeer la piccola sbavatura è compensata dall’effetto di straniamento di unire i concetti di “messaggio” e “morendo in mano”. Siamo a metà tra il bizzarro e il pauroso, puro new weird. E come bonus c’è persino la blasfemia, almeno a dare retta ad Arthur Machen nel prologo del racconto “The White People”:<br />
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;“And what is sin?” said Cotgrave.<br />
“I think I must reply to your question by another. What would your feelings be, seriously, if your cat or your dog began to talk to you, and to dispute with you in human accents? You would be overwhelmed with horror. I am sure of it. And if the roses in your garden sang a weird song, you would go mad.<br />
[...]<br />
“Well, these examples may give you some notion of what sin really is.”</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;“E cos’è il peccato?” disse Cotgrave.<br />
“Penso che mi vedrò costretto a rispondere alla tua domanda con un’altra domanda. Quale sarebbe la tua reazione se, seriamente, il tuo gatto o il tuo cane cominciassero a parlarti, discutessero con te con voce umana? Saresti sopraffatto dall’orrore. Ne sono certo. E se le rose nel tuo giardino cantassero una strana canzone, impazziresti.”<br />
[...]<br />
“Bene, questi esempi possono darti un’idea di cosa sia veramente il peccato.”</p></blockquote>
<p>Il “messaggio che muore” è una specie di “rosa che canta”. Ha lo stesso tipo di intrinseca stranezza che vira al pauroso e al “peccaminoso”.</p>
</li>
<li>La descrizione del messaggio e della sua (futura) morte avviene per mezzo di termini <strong>concreti</strong>: macchia, rosso, floscio, cerchio, verde, carta, viscido, contorcersi.<br />
Confrontate l’effetto che si ottiene levando termini concreti e aggiungendo termini astratti (ogni riferimento a persone note è puramente casuale):</p>
<blockquote><p>Il blasfemo messaggio che lo aveva condotto lì dalla stazione gli stava già orribilmente morendo in mano. Repellente macchia su un’oscena carta che fra pochi minuti sarebbe diventata ripugnante.</p></blockquote>
<p>Non solo non fa alcun effetto, ma sembra una parodia. Se suscita un sentimento, è un sentimento di ilarità. Eppure c’è ancora gente convinta che uno stile del genere sia “evocativo”.</p>
</li>
<li>Una domanda legittima: perché è “sbagliato” dire che gli occhi sono azzurri o i capelli neri tagliati corti, e invece è “giusto” dire che la carta è floscia, verde, umida, ecc.?<br />
Perché stai scrivendo <strong>fantasy</strong>. Mostrare il fantastico è la ragione per cui il pubblico ti legge (e magari ti paga). Se invece stessi scrivendo un romanzo rosa, è probabile sarebbe più sensata una descrizione fisica del protagonista che non una descrizione della carta fungina vivente.<br />
Inoltre, sempre perché stai scrivendo <strong>fantasy</strong>, devi cercare di essere verosimile; di rendere concreto l’impossibile. E questo si può ottenere solo assommando i dettagli. Non hai bisogno di dire che Finch ha gli occhi azzurri per renderlo credibile al lettore, il lettore non ha problemi a immaginare “vero” un essere umano; tuttavia hai bisogno di molti dettagli per rendere “vera” la carta vivente.</p>
</li>
<li>Come sempre non bisogna scadere nell’inforigurgito. Se io continuassi:<br />
<blockquote><p>La carta vivente fungina era stata scoperta nel 1284 dal professor Gobulus e usata per spedire messaggi fin da pochi anni dopo. Si ricava dall’allevamento del fungo porcino reale <em>ecc. ecc.</em></p></blockquote>
<p>Aggiungerei un sacco di dettagli, ma non renderei più verosimile la carta vivente, annoierei solo il lettore. Per capire se si sta esagerando occorre porsi la domanda: “Il personaggio punto di vista, in quel momento, penserebbe a quel dettaglio?” e se la risposta è no, il dettaglio non lo si mette.</p>
</li>
<li>Un altro punto da sottolineare: evitate il più possibile di spiegare, in particolare di spiegare il fantastico. Descrivete la morte della carta, ma <strong>non</strong> spiegate <strong>perché</strong> muore.<br />
Se spiegate perché Michele preferisce la pizza alle acciughe alla pizza con il prosciutto cotto al massimo sarà una manciata di parole inutili; se spiegate perché la pizza parla, il lettore percepirà il tentativo esplicito di convincerlo della sensatezza di una pizza parlante, con il risultato che la pizza parlante sembrerà <strong>meno</strong> credibile. È lo stesso meccanismo del <em>excusatio non petita, accusatio manifesta</em>. Le scuse non richieste vi accusano.<br />
Non date giustificazioni, non date spiegazioni. Mostrate quello che succede e stop. Se rileggendo vi accorgete che c’è qualcosa che non quadra, che la pizza parlante non è credibile, <strong>non</strong> aggiungete spiegazioni, cambiate solo i dettagli mostrati perché il risultato sia più verosimile.</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>Un atto di volontà, superare quella soglia. Sempre. Portò la mano alla pistola, poi cambiò idea. Alcuni giorni erano peggio di altri.</strong></td>
</tr>
</table>
<ul>
<li>Discreto passaggio. C’è un solo gesto concreto (il portare la mano alla pistola), però i pensieri sono ben inseriti. Intuiamo che Finch è titubante, ha paura, e non è la prima volta che affronta queste emozioni.<br />
Confrontate con questa versione:</p>
<blockquote><p>Ogni volta, Finch ha paura di varcare la soglia, di trovarsi sulla scena del delitto. Tentenna. Porta la mano alla pistola, poi cambia idea. Certi giorni gli sembra di non avere la forza di volontà necessaria per vincere la paura.</p></blockquote>
<p>È orribile? No. Ne trovate a mucchi di libri scritti così. Però guardate come cambia la distanza e il coinvolgimento: come scritto da VanderMeer siamo ben dentro la testa di Finch, mischiati con i suoi pensieri; come ho scritto io siamo fuori, al sicuro, mentre il Narratore – non più Finch – illustra la situazione.</p>
</li>
<li>Lo ho definito un passaggio discreto e non ottimo perché quell’iniziale “Un atto di volontà, superare quella soglia. Sempre.” per me è già troppo spiegato, raccontato; avrei tagliato lasciando solo il gesto di portare la mano alla pistola per poi ritrarla e il pensiero sui giorni peggiori.<br />
Il “poi” (“[...] poi cambiò idea”) si può anche quello tagliare.</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>Un flash improvviso del suo collega Wyte, mentre gli dice che è stato compromesso, lui che risponde: “Non ho un’opinione a riguardo.” Scritto su un muro, presso la scena di un delitto: <em>Tutti sono collaborazionisti. Tutti sono ribelli</em>. Il peso della verità in ognuna delle affermazioni.</strong></td>
</tr>
</table>
<ul>
<li>“Un flash improvviso” è un errore. Non c’è mai bisogno di dire che qualcosa succede “all’improvviso” o “improvvisamente”, basta farla succedere:</p>
<blockquote><p>Anna camminava per strada. Si aprì una voragine nel marciapiede.</p></blockquote>
<p>Se io metto l’“improvviso”, non solo appesantisco la narrazione, ma la rendo <strong>meno</strong> improvvisa, perché avverto il lettore che sta per succedere qualcosa:</p>
<blockquote><p>Anna camminava per strada. Improvvisamente si aprì una voragine nel marciapiede.</p></blockquote>
</li>
<li>Come non c’è bisogno di specificare l’improvviso succedersi degli eventi, così non c’è bisogno di introdurre i ricordi, basta mostrarli direttamente.<br />
Dunque perché VanderMeer ha piazzato quel brutto flash improvviso? Penso per ragioni pratiche: se non lo avesse scritto, il lettore avrebbe potuto pensare che Wyte fosse lì con Finch e non un ricordo. Soluzione pigra. VanderMeer avrebbe dovuto cambiare il paragrafo per rendere evidente il ricordo senza doverlo specificare. Notare infatti che il secondo ricordo, quello della scritta sul muro, non ha introduzione.</p>
</li>
<li>A parte il dettaglio del flash improvviso, è un passaggio molto buono. Con una riga di dialogo e una scritta sul muro, comunica la confusione morale nella testa di Finch e la confusione morale dell’intera ambientazione.</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>La maniglia fredda ma ruvida. Il lato sinistro incrostato da funghi verde pallido.</strong></td>
</tr>
</table>
<ul>
<li>Confrontate:</p>
<blockquote><p>La maniglia fredda ma ruvida.</p></blockquote>
<p>con:</p>
<blockquote><p>Finch strinse la maniglia, era fredda ma ruvida.</p></blockquote>
<p>All’apparenza non cambia molto, ma evitando di descrivere l’azione e descrivendo solo le conseguenze (il sentire la maniglia fredda ma ruvida) si mantiene sempre la telecamera ben dentro la testa di Finch.<br />
Faccio un altro esempio:</p>
<blockquote><p>Michele imbracciò il fucile, lo puntò alla testa di Anna.</p></blockquote>
<p>La telecamera è esterna, inquadra per intero il gesto di Michele, poi inquadrerà anche Anna.</p>
<blockquote><p>Il calcio del fucile contro la spalla, la testa di Anna nel mirino.</p></blockquote>
<p>La telecamera sono gli occhi di Michele che prima controllano che il fucile sia ben piazzato e poi scrutano Anna attraverso il mirino.</p>
</li>
<li>Ogni volta che il personaggio punto di vista compie un’azione, la telecamera si deve allontanare per riprendere l’azione stessa. Perciò se volete la telecamera sempre ben piantata nella testa del personaggio non dovete descrivere le azioni, ma solo le conseguenze delle stesse.</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" cellpadding="3" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;"><strong>Stava sudando sotto la giacca, attraverso la camicia. Gli stivali pesanti ai piedi.<br />
Sempre un punto di non ritorno, ma Finch continua a tornare.<br />
<em>Non sono un detective. Non sono un detective.</em></strong></td>
</tr>
</table>
<ul>
<li>La frase sul punto del non ritorno è un po’ cliché, la taglierei senza pensarci due volte. Il pensiero a conclusione della scena è buono. Crea tensione e curiosità: ci si chiede come mai il personaggio insista a non definirsi un detective quando lo sembra e se d’altra parte non è un detective cosa ci fa armato sulla scena del delitto?<br />
Viene voglia di voltare pagina&#8230; ma non c’è bisogno perché siamo solo a metà di pagina 1.  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink28.gif" alt="chikas_pink28.gif" class="wp-smiley" /> </li>
</ul>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>Per ricapitolare le cose azzeccate da VanderMeer:</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Inizio <em>in medias res</em> con il giusto livello di dettaglio.</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Elementi fantastici/weird fin dalla seconda riga, resi credibili da descrizioni concrete.</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Ottima gestione del punto di vista, con la telecamera sempre ben dentro la testa di Finch.</p>
<p>Cosa si poteva fare meglio:</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Nonostante la buona <a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_66">eleganza</a>, si potevano limare altre parole.</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;La storia intriga, ma non da rotolarsi per terra dalla curiosità.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>Notare: non ci sono avverbi, non ci sono metafore/similitudini, i termini sono quasi tutti concreti. Non c’è mai il Narratore a esporre cartelli che spiegano come il personaggio abbia “paura”, o sia “titubante”, o “preoccupato” o altro. Non ci sono verbi superflui: non è riportato che il personaggio “vede”, “tocca”, “sente”, è descritto direttamente l’ambiente intorno a lui.<br />
Questa è <strong>narrativa decente</strong>. L’arte di acchiappare il lettore e ficcarlo in un altro mondo. Poi il lettore può andarsene a gambe levate se l’altro mondo non lo affascina – I funghi mi fanno schifo! gne gne gne! Non voglio essere nella testa di Finch! gne gne gne! –, ma almeno è stato trattato con dignità. Non è stato preso per i fondelli dopo aver pagato 20 euro.</p>
<table style="border-collapse: collapse;" cellspacing="0" border="0" cellpadding="12">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;">
<p align="center" style="font-size:medium"><strong>Beata ingenuità</strong></p>
<p><img src="/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina"/>&nbsp;<strong><em>Gamberetta, vediamo se ho capito giusto: io dovrei star lì ad analizzare parola per parola tutto quello che scrivo???</em></strong><br />
<strong>Esatto!</strong> Non durante la prima stesura, ma in fase di editing, sì, sarebbe il caso di meditare su ogni singola parola. Non è un lavoro così improbo come sembra: all’inizio è difficoltoso, ma più si impara, meno si fanno errori. Si imparerà a scrivere di getto senza usare avverbi, senza che gli eventi capitino all’“improvviso”, senza aggiungere termini astratti e così via. D’altra parte non si diventa bravi dall’oggi al domani, occorrono anni.</p>
<p><img src="/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina"/>&nbsp;<strong><em>Gamberetta, è un lavoro inutile, perché tanto penserà a tutto il mio editor quando sarò pubblicata!!! Vero???</em></strong><br />
Certo, come no. E i coniglietti volano. In Italia il 99% degli editor non ne capisce un tubo di narrativa, e quell’1% competente preferisce giocare a FarmVille su FaceBook invece di perdere tempo dietro al tuo manoscritto di vampiri, pubblicato solo perché sei amyketta di qualche dirigente della casa editrice.<br />
Se ti interessa sul serio la qualità, mettiti in mente di fare da sola. Se arriva l’aiuto altrui tanto meglio, ma non ci contare.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/fin_farmville.jpg" alt="Uno screenshot di FarmVille" /><br />
<em>Uno screenshot di FarmVille: perché lavorare quando puoi giocare?</em></p>
<p><img src="/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina"/>&nbsp;<strong><em>Gamberetta, ma l’incipit di quel romanzo famoso è tutto diverso, e il romanzo è famosissimo!!! Allora chi devo imitare???</em></strong><br />
Bisogna stare attenti nel giudicare gli incipit. Non bisogna confondere “famoso” con “buono”. Molti incipit sono diventati celebri solo perché danno l’avvio a romanzi considerati (a torto o a ragione) capolavori. Questo non implica che l’incipit sia perfetto.</p>
<blockquote><p>Chiamatemi Ismaele. Alcuni anni fa – non importa quanti esattamente – avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che m’interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. È un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione.</p></blockquote>
<p>Non è che sia proprio un granché. Però, se una persona ha apprezzato <em>Moby Dick</em>, quando le si cita “Chiamatemi Ismaele” è deliziata, perché il suo cervello richiama alla memoria le ore di piacere passate a leggere. Lo stesso capita a me, quando per esempio si citano le parole dall’incipit de <em>La Guerra dei Mondi</em>, con le intelligenze, vaste, fredde, ostili che scrutano la Terra con occhi invidiosi. Ciò non vuol dire che l’incipit di H. G. Wells sia eccezionale in sé&#8230; ma sempre meglio di quello di Melville.<br />
Se si imita bovinamente Melville o H. G. Wells o magari il Manzoni con il suo ramo del lago di piscio, si scriveranno incipit atroci.<br />
Non bisogna neppure imitare VanderMeer: per esempio non consiglio di usare frasi così brevi e frammentate. Anche perché quel modo di esprimersi è di Finch e solo di Finch, il vostro personaggio deve avere un’altra voce, non dev’essere una parodia o uno scimmiottamento.<br />
Bisogna cavare dallo stile di ogni scrittore la tecnica e costruirsi il proprio.</p>
<p>È un discorso lungo e questo articolo voleva più illustrare un buon incipit che non discutere di incipit in generale. Se l’argomento vi interessa, potete dare un’occhiata al seguente manuale (per maggiori informazioni su gigapedia si veda <a href="/2009/09/02/libri-come-se-piovesse/">questo articolo</a>):</p>
<table width="100%" border="0" cellspacing="5" cellpadding="1">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" style="width: 80px;"><img style="margin: 0px 10px;" src="/wp-content/msg_042.jpg" alt="Copertina di Hooked" align="left"/></td>
<td valign="top"><a href="http://library.nu/docs/TM9HJPXVEZ/Hooked%3A%20Write%20Fiction%20That%20Grabs%20Readers%20at%20Page%20One%20%26amp%3B%20Never%20Lets%20Them%20Go"><em>Hooked: Write Fiction that Grabs Readers at Page One and Never Lets Them Go</em></a> di Les Edgerton (Writer’s Digest Books, 2007).</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Non l’ho trovato utile quanto altri e sono scettica su molti punti, però è meglio che niente. In più è un libro che si legge volentieri: l’autore è molto simpatico e ha uno stile incisivo.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>note:<br /><a name="fin_nota_1"></a>&nbsp;<sup>[1]</sup>&nbsp;<a href="#fin_nota_1_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Dimostrabile con tanto di carta bollata: per esempio, il costruttore del primo letto ad acqua, Charles Hall, non poté brevettare la sua invenzione perché già descritta con dovizia di particolari in precedenti romanzi di Heinlein.</p>
<p><a name="fin_nota_2"></a>
<p>&nbsp;<sup>[2]</sup>&nbsp;<a href="#fin_nota_2_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Qui stiamo parlando di scrivere buona narrativa, narrativa degna di essere letta. Se lo scopo è solo pubblicare o vendere esistono strade più efficaci.<br />
Interessante comunque che Heinlein, in chiusura alla citata lettera, si lamenti anche da un punto di vista commerciale: ha paura che la diminuita qualità danneggi le vendite.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Incipit">L&#8217;incipit su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.10righedailibri.it/">10 righe dai libri</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Robert_A._Heinlein">Robert A. Heinlein su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Puppet_Masters"><em>The Puppet Masters</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Arthur_Machen">Arthur Machen su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://gaslight.mtroyal.ca/whtpeopl.htm">“The White People” leggibile online</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Concorso Steampunk</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2010/10/17/concorso-steampunk/</link>
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		<pubDate>Sun, 17 Oct 2010 14:08:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[consigli utili]]></category>
		<category><![CDATA[editoria a pagamento]]></category>
		<category><![CDATA[Il Duca]]></category>
		<category><![CDATA[incipit]]></category>
		<category><![CDATA[Licia Troisi]]></category>
		<category><![CDATA[Lord Mondador]]></category>
		<category><![CDATA[Nihal della Terra del Vento]]></category>
		<category><![CDATA[sono delusa]]></category>
		<category><![CDATA[steampunk]]></category>
		<category><![CDATA[Vapore]]></category>

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		<description><![CDATA[EDIT del 28 novembre 2011. Il Duca ha annunciato il racconto vincitore, qui. EDIT del 6 aprile 2011. Il Duca ha messo online i racconti e li ha commentati. Si veda qui. EDIT del 18 ottobre 2010. Il giorno 17 è terminato. Gli invii sono chiusi. Oggi è l’ultimo giorno per inviare i vostri racconti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>EDIT del 28 novembre 2011.</strong> Il Duca ha annunciato il racconto vincitore, <a href="http://www.steamfantasy.it/blog/2011/11/27/il-vincitore-del-concorso-steampunk/">qui</a>.</p>
<hr />
<strong>EDIT del 6 aprile 2011.</strong> Il Duca ha messo online i racconti e li ha commentati. Si veda <a href="http://www.steamfantasy.it/blog/2011/04/06/raccolta-dei-racconti-steampunk/">qui</a>. </p>
<hr />
<strong>EDIT del 18 ottobre 2010.</strong> Il giorno 17 è terminato. Gli invii sono chiusi.</p>
<hr />
Oggi è l’ultimo giorno per inviare i vostri racconti se intendete partecipare al Concorso Steampunk indetto dal Duca di Baionette Librarie. <a href="http://www.steamfantasy.it/blog/2010/10/17/concorso-steampunk-ultimo-giorno/">Qui</a> trovate l’ultimo aggiornamento a proposito.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/sss_steampunk.jpg" alt="Steampunk!" /><br />
<em>Steampunk!</em></p>
<p>Tengo molto a questo concorso, perché l’idea è stata mia, e a me è dedicato. Avrei voluto organizzarlo e gestirlo con il Duca ma purtroppo non ne ho avuta la possibilità. Mi è spiaciuto tantissimo.</p>
<p>È probabile che leggerò i racconti, ma <strong>dopo</strong> la proclamazione del vincitore. Il Duca tiene molto alla mia opinione e non voglio influenzarlo. Nel bando si parlava di un solo giudice – il Duca medesimo – ed è giusto rispettare i contratti.<br />
Ho acconsentito però a visionare gli incipit dei racconti. Li riporto di seguito insieme ai titoli.</p>
<p>Se non vedete il titolo del vostro racconto, contattate il Duca, può essere che ci sia stato un disguido. Inoltre il Duca ha dato conferma di ricevuto racconto a ogni invio. Se avete spedito il racconto e non avete la mail di conferma, chiedete spiegazioni. Chiedete al Duca, <strong>non</strong> a me. Io ho ricevuto solo un .doc con gli incipit, non ho i racconti veri e propri; non conosco i nomi degli autori, né le loro email. Anche volendo non potrei aiutarvi.</p>
<hr />
<div style="text-align:justify; font-size:14.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; ">
<p align="center"><strong>Appuntamento col destino</strong></p>
<p>Il vento spingeva contro l’uomo verso il sentiero da cui proveniva. Il mercenario si acquattò, proteggendo il fagotto tra le braccia, della grandezza di un neonato o poco più. Varcò l’ingresso della città fantasma, il cartello di legno con inciso <em>Pripjat’</em> a lettere cubitali lo salutò cigolando e oscillando con violenza.<br />
L’uomo si infilò in uno dei vicoli, poi un altro e un altro ancora. Oltrepassò le rovine della chiesa e si fermò davanti a una porta di legno chiusa e illuminata appena dalla lanterna a olio appesa all’esterno. Vi batté contro con la spalla, ansante, i polmoni congelati nel petto.<br />
Per qualche attimo non ricevette risposta, poi la porta si chiuse. Sulla soglia comparve una vecchia ammantata di pelliccia di lupo, la faccia rugosa rivolta verso di lui.<br />
«Madre&#8230;»</p>
</div>
<hr />
<div style="text-align:justify; font-size:14.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; ">
<p align="center"><strong>Bumblebee</strong></p>
<p>Per la prima volta da quando pilotava il suo aviar, Grip era seriamente preoccupato.<br />
Non era tanto per quello che gli avevano chiesto di consegnare, ma perché non aveva mai volato fuori Londra.<br />
Normalmente si occupava di consegnare merci che venivano richieste dalle ricche famiglie di città: carni, frutta e rimedi curativi provenienti dalle campagne vicine. Invece per fare quella consegna doveva allontanarsi da Londra ben 250 miglia. Non era sicuro che il suo aviar di legno potesse farcela.<br />
Lo guardò. Aveva la forma che ricordava quella di un calabrone. Il corpo era tozzo e le piccole ali battevano veloci. Senza troppa fantasia lo aveva chiamato <em>Bumblebee</em>.<br />
Si tolse il casco e gli occhialoni, c&#8217;era un bel sole e cominciava a fare caldo.</p>
</div>
<hr />
<div style="text-align:justify; font-size:14.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; ">
<p align="center"><strong>BUNNY<br />Il cacciatore di taglie</strong></p>
<p align="left"><strong>Un’opportunità che puzza di trappola</strong></p>
<p>«Era preferibile per te non tentare di prendermi per il culo! Io ho una reputazione da difendere. Dimmi, Bunny, che cosa accadrebbe se ti lasciassi vivere?» Senza lasciare il tempo per una risposta, il <em>Barone</em> accese il suo sigaro d’importazione Nibiana. «Accadrebbe…» fece due decise tirate «che tutti quanti direbbero: “Il Barone si è rammollito!” o “Possiamo fare quel che ci pare, tanto il Barone perdona tutti!”» Con i suoi occhi rotondi e scuri soffocati dalle pesanti palpebre guardò con disappunto il suo contrabbandiere preferito. «O no?» chiese ironico sbuffando del fumo in faccia al suo interlocutore.<br />
Bunny non se ne curò, erano altre le preoccupazioni protagoniste dei suoi pensieri.</p>
</div>
<hr />
<div style="text-align:justify; font-size:14.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; ">
<p align="center"><strong>Cacciatore e preda</strong></p>
<p>Il risveglio comincia dal filamento del pensiero.<br />
Cosa può avermi spento? E quanto ci vorrà prima di essere di nuovo completamente attivo?<br />
Si rinsalda anche il filamento della memoria: sono a Londra.<br />
Che anno è?<br />
E poi: perché Londra? Non c&#8217;è posto peggiore, per una come me.<br />
Ecco, cercavo un alchimista. Gli indizi mi hanno portato fin qui, nel luogo al mondo dove c’è più carboniato a impregnare aria, terra e acqua. Nessuna traccia recente dell&#8217;alchimista, in compenso tracce evidenti di cedimenti della mia struttura.<br />
Ho dovuto programmare tre cacce, il minimo per ripartire tranquillo. Volevo finire prima dell&#8217;autunno, odio l&#8217;autunno in Inghilterra, anche se non quanto l&#8217;inverno in Scandinavia.</p>
</div>
<hr />
<div style="text-align:justify; font-size:14.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; ">
<p align="center"><strong>CONIGLIO CON PATATE</strong></p>
<p>Una grossa lucertola; ecco a cosa somigliava la macchia di muffa sul soffitto della cella. Francois aveva ancora i lividi del gentile colloquio avuto il giorno prima coi suoi carcerieri. Non riusciva a stare sdraiato sopra quel covo di pulci, che quei cani prussiani chiamavano letto, così preferiva starsene sdraiato a terra. “Ah! Come ho fatto a cacciarmi in questo pasticcio!” diceva ad alta voce “Ho un ristorante a Parigi da mandare avanti; <em>mon dies</em>!”<br />
Mano a mano che il mal di testa riaffiorava, anche la sue lamentele aumentavano, tanto che le imprecazioni dei suoi <em>colleghi</em> di cella diventavano più colorite.”Fate tacere quel gallo maledetto!” gli gridavano questo ed altri epiteti a lui sconosciuti perlopiù, ma che intuiva non augurargli niente di buono.</p>
</div>
<hr />
<div style="text-align:justify; font-size:14.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; ">
<p align="center"><strong>Fil Rabbit</strong></p>
<p align="left">Milano venerdì 16 aprile 1877</p>
<p>Nella zona est della città giace un laboratorio segreto che sembra situato alle soglie dell’inferno. Un uomo opera nell’ossessione più profonda alla ricerca della felicità assoluta.<br />
“Mi senti?” Sussurra una voce roca e baritonale nell’orecchio di Aldo, un uomo di circa mezza età legato e imbavagliato su una grossa tavola di legno. Una potente lampada appesa a un timpano d’ottone dorato riflette un bagliore accecante negli occhi dell’uomo.  La sua vista è già molto affaticata per l’alta concentrazione di fumo che padroneggia nel salone. L’uomo ha soltanto una canottiera e un paio di mutande. I suoi vestiti sono ammassati in un grosso secchio di latta poco distante dalla grande asse.</p>
</div>
<hr />
<div style="text-align:justify; font-size:14.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; ">
<p align="center"><strong>Il Colosso di Colorado Springs</strong></p>
<p align="left">Colorado Springs,  1899</p>
<p>La mente di Nikola Tesla sondava lo spazio. Grazie al <em>Teslascopio</em> l’<em>Io</em> si espandeva nell’etere veloce come il pensiero. Marte, Giove, Saturno. Nikola superò senza fatica il sistema solare e si addentrò nelle profondità galattiche. Mentre avanzava, controllò ogni centimetro cubo con l’occhio della mente.<br />
Il Teslascopio raggiunse il proprio limite. Nikola tornò al punto di partenza e controllò di nuovo.<br />
Controllò tre volte.<br />
<em>Ancora niente. Eppure è per stanotte.</em><br />
La porta del laboratorio si aprì con un cigolio e il passo ritmato di Cogs riecheggiò per la stanza. Le assi di legno scricchiolarono sotto il peso dell’automa.<br />
«Caffè, signore.»<br />
«Portamelo qui.»<br />
«Sì, signore»<br />
Nikola si riconcentrò sullo spazio.<br />
Controllò ancora. Controllò tre volte.<br />
Niente.</p>
</div>
<hr />
<div style="text-align:justify; font-size:14.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; ">
<p align="center"><strong>Il Coniglio sulla luna</strong></p>
<p>Il cielo era terso quella tarda sera primaverile. Mancavano delle ore alla mezzanotte, ma la sagoma del Coniglio s’intravedeva già sul disco tenue della luna nascente.</p>
<p>Ashwini entrò nel laboratorio strappandosi dal viso i peli posticci, franò su una sedia e si slacciò gli anfibi, i cui grossi speroni avevano già sbrindellato il fondo dell’ultimo paio di calzoni rimasti.<br />
“Ash” chiamò Dhaval, che ricevette in risposta un sacchetto, preso al volo prima che si schiantasse sul suo naso largo.<br />
“Il meglio che sono riuscita a trovare” gli disse Ashwini alzandosi. Si era praticamente spogliata, rimanendo in sottoveste bianca stretta in vita dal corsetto allentato, e gli anfibi aperti sciaguattavano ad ogni passo.</p>
</div>
<hr />
<div style="text-align:justify; font-size:14.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; ">
<p align="center"><strong>IL LUNASIL</strong></p>
<p>Al termine della battaglia – molto meno eroica di quanto Tonio Braghin aveva sperato – avevano posato i bastoncini che adoperavano come fucili e tutti e quattro, zozzi e stanchi, si erano radunati sotto il manifesto mormorando parole di sorpresa.<br />
In grandi lettere pallide c’era scritto:</p>
<p align="center">!!! È ARRIVATO !!!<br />
IL CIRCO A VAPORE<br />
di<br />
AMEDEO SPITZ<br />
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Ingresso a esaurimento</p>
<p>«Davvero ci sono i Lunasil?» chiese Beatrice. I suoi occhi brillavano d’eccitazione e di speranza. «Io voglio andarli a vedere, Tonio!»<br />
Tonio sbirciò la cifra ed emise un brontolio. «Una lira… neanche morti. Non abbiamo tutti quei soldi.»<br />
«Ma io voglio andarci. Voglio vedere i Lunasil.»</p>
</div>
<hr />
<div style="text-align:justify; font-size:14.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; ">
<p align="center"><strong>Il varco</strong></p>
<p>Quando ricevetti quella missiva, pensai subito ad uno scherzo. Non vi era il mittente sulla busta, solo il mio nome e l&#8217;indirizzo. Lo trovai strano, ma non gli diedi troppa importanza: l&#8217;archiviai tra le altre carte e non ci pensai più.<br />
Io non sono un uomo fantasioso e non credo al caso&#8230; Preferisco chiamarle coincidenze. Tuttavia,  quella sera avvertì qualcosa di strano.<br />
Stavo sfogliando pigramente &#8220;La macchina del tempo” di Wells,  quando lo sguardo mi cadde sulla lettera; si trovava in cima ad una pila di documenti. La osservai a lungo e infine mi decisi e la aprii. Non riconobbi subito la scrittura, ma dopo aver preso confidenza con quella strana calligrafia riemersero nella mia mente ricordi sepolti ormai da tempo.</p>
</div>
<hr />
<div style="text-align:justify; font-size:14.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; ">
<p align="center"><strong>JOCELYN</strong></p>
<p>Caldo intenso, poca aria. In sottofondo il costante stantuffare dei macchinari a vapore.<br />
Odio questo posto, mi toglie le forze e il respiro. La cella è un cubicolo per gli attrezzi dalle pareti di lamiera rovente, mi hanno sbattuta sul pavimento di pietra e viscidume. E aspetto.<br />
Ho fame e la gola riarsa. Mi portano acqua due volte al giorno, acqua calda e ferrosa come un avanzo di fonderia.<br />
Il mio pasto è annunciato da un cigolio di giunture, e poi il mio carceriere, il grosso coniglio meccanico, arriva, eretto sulle due zampe, un patchwork di piastre metalliche e bulloni. Avanza lento, a scatti sui suoi cingoli, fino alle sbarre della mia prigione, volta la testa e fissa i suoi occhi circolari e vitrei su di me, mi passa una lattina.</p>
</div>
<hr />
<div style="text-align:justify; font-size:14.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; ">
<p align="center"><strong>KANINEN</strong></p>
<p>Marvin si riprese quando l&#8217;acqua gli era ormai arrivata alla vita. Non aveva un granchè idea di dove si trovasse, ma era sicuramente un  posto scomodo, pieno di spigoli. E c&#8217;era acqua. Tanta acqua.<br />
Senza ancora aprire gli occhi cominciò a tastarsi intorno. Pietra. Scaloni di pietra viscidi. Scaloni di pietra viscidi di alghe.<br />
Orgoglioso di quello che era riuscito a capire con quel minimo di sforzo, Marvin si concesse qualche minuto di riposo congratulatorio.</p>
</div>
<hr />
<div style="text-align:justify; font-size:14.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; ">
<p align="center"><strong>L&#8217;incontro</strong></p>
<p>In un grigio cielo, avvolto da pesanti e scure nubi, si muoveva un&#8217;aeronave rosso sangue. Il pallone era stato riempito con il miraneo e sigillato, così da muoversi più velocemente, senza preoccuparsi di poter perdere quota involontariamente. Il miraneo era stata una scoperta recente, almeno, per quanto riguardava il suo utilizzo. Era stato etichettato erroneamente come un semplice gas leggero, derivato dalla reazione dello xaneo con il vapor acqueo e al suo posto, per i palloni aerostatici, era stato utilizzato l&#8217;idrogeno, se non la stessa aria calda.<br />
Era stato uno scienziato originario dell&#8217;Imerania, divenuto cittadino della più tecnologicamente evoluta Deuteria, a scoprire le grandi, incredibili potenzialità di questo gas.</p>
</div>
<hr />
<div style="text-align:justify; font-size:14.0pt; font-family: Times New Roman, Times, serif; ">
<p align="center"><strong>L’ultimo caso di O’Mallory</strong></p>
<p>Seduto davanti a lui, in un magnifico completo rosso e bianco, il vecchio Conte di Norfolk aspettava paziente, con un’espressione tranquilla sul viso rugoso. Al contrario, Sean O’Mallory, Mesmerista di Sua Maestà, aveva lo stomaco chiuso, non riusciva ad impedire alle sue mani di giocherellare con il plico di fogli con le domande e una grande arsura gli serrava la gola. Avrebbe dovuto finire quel bicchiere di whisky. Per calmare i nervi.<br />
Al fianco di Sean, il suo superiore Eugene Fielding e l’agente di Scotland  Yard addetto alla trascrizione fungevano da testimoni.<br />
“Mesmerista O’Mallory, potete iniziare” annunciò Eugene.<br />
Sean trasse un profondo respiro, concentrandosi.</p>
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<p align="center"><strong>L1 L0</strong></p>
<p>Non ho ancora carica sufficiente per muovere gli arti, ma ce n&#8217;è abbastanza da aprire le paratie dei  ricezioscopi. Le spalanco e lascio entrare il mondo esterno. I tre cervelli di scimmia del mio Nucleo Senziente iniziano a smistare le informazioni sensoriali. Immagini, odori, suoni.<br />
- Unità L1L0, sei funzionante?<br />
Inclino il muso verso il basso, giusto per piantare i miei bulbi visivi dritti in faccia al padrone della voce. Corone di ottone smaltato allineano le lenti convesse fino a mettere a fuoco: mi ritrovo a fissare un ometto dalla barba sfatta.<br />
Buffo, come faccio a sapere che quella è una “barba sfatta”?<br />
Suppongo di doverlo chiede al Nucleo.<br />
E come fanno dei cervelli di scimmia a sapere che quella è una “barba sfatta”?<br />
Suppongo di doverlo chiedere all&#8217;uomo di fronte a me.</p>
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<p align="center"><strong>La Maschera di Bali</strong></p>
<p>Abigail Murrey aggiustò la benda sugli occhi e si concentrò sulla stanza oltre la porta chiusa. Al centro percepì la gabbia di contenimento e, dentro a quella, un vecchio e un soldato. Il vecchio era incatenato alle pareti, gambe e braccia divaricate. Teneva la testa inclinata di lato e un filo di bava gli colava dal mento sul petto. Il soldato gli stava accanto, di guardia, armato di sciabola e revolver: era alto, castano, trenta-trentacinque anni al massimo.<br />
Fuori dalla gabbia, Lord Fairfax stava estraendo delle maschere tribali da una scatola piena di paglia, appoggiata sul tappeto persiano. Le riponeva sulla scrivania, accanto al fonografo. Aveva un´espressione seccata.<br />
<em>Diamine, Abby, le senti anche oggi.</em></p>
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<p align="center"><strong>LOWRES</strong></p>
<p>Forte odore di muschio bagnato; era come se ci fosse qualcosa di marcio che attraversava i vicoli di Little Tokyo; un vento virale che infettava ogni molecola di aria e che, diretto nelle sue traiettorie da un algoritmo di movimento random, trasportava spore in ogni angolo.<br />
Una lunga strada in cemento levigato era delimitata da due lembi rettangolari di sterrato; alberi ed arbusti sintetici, piantati da poco, estendevano le loro radici tra le crepe dell&#8217;asfalto, contorcendosi su se stessi. </p>
<p>Racquel stava attraversando l&#8217;estrema periferia di Little Tokyo come faceva tutti i giorni; avrebbe dovuto camminare ancora un paio d&#8217;ore per raggiungere Lowres, dove si era trasferita quindici anni prima, abbandonando il caos tecnocratico della città bassa.
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<p align="center"><strong>Manoscritto trovato su un&#8217;aeromobile precipitata</strong></p>
<p>Il vascello è silenzioso e se non fosse per il volume del pallone sopra la mia testa, del quale vedo la curva fuori dall&#8217;oblò, potrei pensare di essere nella mia casa. I mobili sono gli stessi che avevo fatto portare a suo tempo quando mi concessero di andarmene a bordo dell’Eudora.<br />
Oggi è un giorno come tanti altri, e seguo la solita routine: mi alzo, mangio, controllo la mia posizione sulle mappe. C’è sempre qualcosa da fare: oliare gli ingranaggi e le corde, pulire i vetri degli oblò, sostituire le guarnizioni&#8230; il dirigibile su cui vivo non mi lascia mai senza niente da fare.</p>
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<p align="center"><strong>MAMMUTH</strong></p>
<p align="left"><strong>I &#45; Mammuth</strong></p>
<p>Arkady e Maksimilian spalancarono le bocche, increduli di fronte a tanta potenza. Si trattava di qualcosa che non si sarebbero mai aspettati di vedere nelle loro vite: oltre centodieci tonnellate di massa a vuoto per locomotiva, il tutto moltiplicato per sette escludendo i novanta vagoni trainati da ognuna di esse. Una ferrosa belva rivettata vomitante fuoco e fumo. Si trattava del possente treno corazzato Mstislav, soprannominato dai soldati Mammuth per via delle sue dimensioni che, invero, andavano ben oltre quelle dell’estinto animale.<br />
&#45; In tutta la tua vita hai mai visto qualcosa di più grande? &#45; chiese Maksimilian.<br />
&#45; Il tuo ego.</p>
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<p align="center"><strong>Mondi in guerra</strong></p>
<p align="left"><em>File incessanti di lavoranti<br />
dentro le file di gallerie<br />
spingono avanti chi sta davanti<br />
le tue teorie sono anche le mie.<br />
Dal cuore pulsante nel centro radiante<br />
giunge allorquando un nuovo comando<br />
ciò ch&#8217;e importante è che giunga all&#8217;istante<br />
di rango in rango ai confini del mondo;<br />
ma l&#8217;ordine fatto per esser perfetto<br />
un attimo solo del buio più nero<br />
il cielo si è rotto, il mondo distrutto<br />
e lo scuro alla luce è rimasto indifeso.</em></p>
<p>VRUUUUMM, il mostro ripugnante catturato dal braccio meccanico viene trasportato alla velocità della luce verso l&#8217;arena del mio Pianeta Madre, pronto per essere gettato in combattimento contro il Campione! Ecco che si aggrappa con tutte le sue braccia per evitare lo scontro, e magari tornare indietro per provare ad attaccarmi, ma un violento scossone lo fa precipitare&#8230;</p>
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<p align="center"><strong>Oggetto d’amore</strong></p>
<p align="left">Milano, 1842.</p>
<p>Quella notte era particolarmente silenziosa e buia lungo Molino delle Armi. Arturo Telli sedeva al tavolo del suo laboratorio e lavorava con la concentrazione e l’abnegazione che sempre impiegava per perfezionare e inventare armi e oggetti meccanici. Arturo Telli perseguiva uno scopo, una vera e propria ossessione.<br />
Era un maestro nella riparazione di armi, come pistole e fucili, e tra le botteghe di quel quartiere, composto per lo più da armaioli, godeva della stima e del rispetto di tutti. Per la verità, parte della sua nomea era dovuta anche alla scontrosità e all’eccentricità che lo contraddistinguevano. Ben pochi suoi colleghi lo salutavano e altrettanto pochi erano i clienti che si rivolgevano a lui.</p>
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<p align="center"><strong>PHOTOPHANTASTES</strong></p>
<p>La <em>Cugnot</em> 799 filava a gran vapore dal Merton a Christ Church, svoltava bruscamente davanti a Saint Ebbes, di lì sbuffava diritta a Saint Aldates, Saint Martin; caracollava fra i banchi di Corn Market, traversava i peristili della Magdalene. All’allegro starnazzare del clacson, tanto più assordante nella quiete notturna, ausiliari con cuffietta e lanterna si affacciavano a imprecare dalle bifore gotiche, maledivano la macchina che era già sfrecciata via.<br />
Nell’azzurro silenzio del plenilunio quel chiasso risuonava moltiplicato, la fuga sconquassava l’immobilità delle vie e delle piazze semideserte. Ma anche più forte del motore e della tromba echeggiava nella notte la risata di Wayne, un ruggito di basso, cui si aggiungeva il raglio sguaiato del gracile Dodgson con lui nell’abitacolo.</p>
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<p align="center"><strong>PILOTI E NOBILTÀ</strong></p>
<p>Gli ospiti erano già arrivati e l’aspettavano alla piazzola: cinque formiche in abiti costosi che sostavano sotto quel prodigio dell’ingegneria savoiarda. A un’occhiata sommaria l’eligibile sembrava uno scarafaggio infilzato da un ombrellone, anche se di quella bislacca somiglianza Elsa non aveva mai fatto parola con nessuno. L’aspetto della macchina però era tozzo al limite dell’imbarazzo, c’era poco da fare a riguardo. Si preparò con un sospiro a ciò che l’aspettava e attraversò la pista col caschetto di cuoio sotto braccio. Non c’era un filo di brezza e il cielo era coperto da una cappa continua di nuvole.<br />
L’accolse una raffica di sguardi esterrefatti, in un silenzio mortale. <em>Nobili</em>, pensò stringendo la mascella. E non c’era davvero da aggiungere altro.</p>
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<p align="center"><strong>RabbiT<br /><em>(un inedito di Gabriele D’Annunzio)</em></strong></p>
<p>Un anno innanzi la mia discussa impresa, quel raid di velivoli su Vienna che abbatté gli spiriti degli austriaci ungheresi, accaddero fatti che le cronache non menzionano, e i libri d’istoria tacciono oggidì e taceranno credo al modo istesso domani: perché inauditi e straordinari troppo o perché scandalosi e per alcuni ridicoli, che palesano l’inettitudine dei governi e il valore al contrario e l’ingegno dei singoli. Ma debbo riconoscere che furono quegli eventi a prostrare, avanti i miei biglietti che recitavano quei versi fatali &#8211; di come “il destino volgesse a noi con certezza di ferro” &#8211; gli animi dei cittadini viennesi; a fiaccare il morale delle loro contraeree e consentirmi di compiere quel gesto di ardimento. Ormai che son trascorsi vent’anni, e viepiù mi sento morte alle calcagna, mi risolvo a riferire quell’episodio.</p>
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<p align="center"><strong>Risiko</strong></p>
<p>- Merda, merda, merda! Tiralo fuori da lí, maledizione!<br />
Giga teneva ferma la gamba sinistra, mentre un altro inserviente teneva la destra e il terzo cercava di aprire l&#8217;enorme placca frontale dell&#8217;esoscheletro. Tirava come un dannato, ma non ci riusciva.<br />
- É incastrata, non ce la faccio!<br />
- Non dire cazzate, porca troia! Aprila!<br />
Dopo un ennesimo strattone, la placca saltó via, trascinando con sé l&#8217;arpione che l&#8217;aveva trapassata da parte a parte. Giga con un balzo raggiunse l&#8217;altro e insieme riuscirono a farne uscire il pilota.<br />
- Lo Skeleton é andato, portate Kenichi in infermeria, io vi raggiungo!<br />
Mentre gli altri due correvano verso il tendone rosso, Giga mise un acchiappalampi nell&#8217;abitacolo e staccó la spoletta. Aveva due minuti di tempo prima dell&#8217;attivazione. Si mise a correre, zuppo  di pioggia, con il fango alle ginocchia. I Rossi stavano per arrivare.</p>
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<p align="center"><strong>Saltellando verso Est</strong></p>
<p>« La signora Figgins allora non mentiva&#8230; partite davvero. »<br />
Risposi allo stalliere con un vago « uh-uh. », senza distogliere lo sguardo dal pavimento sporco di polvere, paglia e cose marroni. A provocare quell&#8217;immonda quantità  di sporco che minacciava di macchiarmi la gonna erano stati gli animali che si crogiolavano nella stalla. Morbidose montagnole alte più di due metri, coccolosi batuffoli di pelo sormontati da rosee orecchie allungate.<br />
Chiamarli “conigli” era riduttivo. Parevano possenti quanto cavalli, capaci di trasportare almeno due persone sul loro morbido dorso.<br />
« Posso chiederle cosa la porta ad andare a Canterbury? Motivi religiosi? »<br />
Non ero molto propensa a rivelare lo scopo del mio viaggio. Le meraviglie  meccaniche che intendevo vendere ai pellegrini dovevano restare segrete, o altri avrebbero potuto sfruttare i miei colpi di genio per arricchirsi.</p>
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<p align="center"><strong>Si vis pacem&#8230;</strong></p>
<p align="left"><em>Danzica, Pomerania, Gennaio 1754</em></p>
<p>Il cargo attraccò al porto dopo molte settimane di viaggio. Nonostante il motore della nave fosse stato arrestato prima di entrare nell&#8217;insenatura, la gigantesca ruota da sessanta pale di bronzo al tungsteno impiegò almeno un quarto d&#8217;ora prima di fermarsi completamente. Dodici volani accoppiati modello Junkers-Graf   l’avevano mantenuta in movimento fino ad allora.<br />
Il Duca di Brandeburgo, Conestabile del Regno, attendeva la nave e quindi il suo carico, già da alcune ore. Era rimasto a scrutare l&#8217;imbocco del porto  incurante del gelido vento che soffiava impietoso dal Baltico. Aveva rifiutato più volte un’impronunciabile e forse imbevibile acquavite polacca offertagli dal responsabile del molo, un tarchiato e goffo Sottufficiale da sempre vissuto in Pomerania.</p>
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<p align="center"><strong>Sogni a vapore</strong></p>
<p>Saltando di ramo in ramo, cerco di avvicinarmi all’enorme mezzo corazzato, l’Automatic per eccellenza. Passo sugli alberi per evitare la folla, ma anche così non riesco ad avvicinarmi molto. Alcuni oggetti, simili a grammofoni in lontananza, suonano la marcia militare. Ho sempre odiato come suona da quei “cosi” che hanno montato sui mezzi corazzati. Mi sporgo per guardare meglio, rischiando quasi di cadere di sotto. Un volo di dieci metri è proprio l’ultima cosa che mi serve adesso. Tempo di sistemarmi in equilibrio, e le stupende macchine corazzate sono già lontane dagli alberi; sospirando, mi avvio verso casa, sempre sugli alberi. Una volta allontanatisi dal centro della parata, le strade si fanno molto più tranquille.</p>
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<p align="center"><strong>Squadra Speciale 0</strong></p>
<p>«Sophie!»<br />
«Dottor Blackjack, vi credevamo morto!»<br />
«Bambina, per uccidermi occorre molto più che semplici fulminate!»<br />
«Non parlate! Sanguinate molto! La ferita è profonda, sembra un’arma da taglio»<br />
«Te l’ho detto, no, che non basta un semplice lampo giallo canarino? Occorre almeno qualche graffio qua e là, eheh …»<br />
«Riuscite a fare battute anche in queste condizioni?! Siete proprio matto»<br />
«Oh beh, ti ringrazio cara. In questo mondo malvagio e crudele, i matti sono quelli che se la spassano più di tutti, sai? Io, per esempio, passo tutto il giorno proprio qui, in laboratorio, e mi diverto un sacco»<br />
«Ora basta, state un po’ zitto. Fate vedere la ferita»<br />
«Lascia perdere tesoro, queste cose non si possono curare. Non con l’armatura che ti ritrovi addosso. Ti piace come regalo?»</p>
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<p align="center"><strong>TEA MACHINE</strong></p>
<p>Il coniglio sbatté ripetutamente le zampe posteriori e poi si mise a zampettare in avanti dentro il rullo cilindrico a maglia metallica. La carota fresca appesa ad appena pochi centimetri dal suo naso era un invito troppo stimolante.<br />
Il cilindro era imperniato su un trespolo ligneo e imbullonato su un tavolo. La puleggia collegata al suo asse cominciò a muovere, attraverso una cinghia di cuoio, una ruota più piccola. Vi erano svariate pietre focaie innestate attorno al perno della seconda ruota: queste sfregarono sulla superficie ruvida di un acciarino sistemato vicino alla bocchetta di un piccolo fornello. Contemporaneamente, un’altra cinghia coassiale alla prima, provocò l’apertura della bombola del gas sistemata sotto il fornello stesso. Il fuoco si accese sotto una cuccuma d’acciaio piena d’acqua.</p>
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<p align="center"><strong>The Cog Of War</strong></p>
<p>Peter non si sentiva per nulla a suo agio. Non era riuscito a dormire più di qualche ora, tramortito dal frastuono e dal calore; il suo abito di flanella era ridotto uno straccio, intriso di nerofumo e sudore. Stanco anche della lettura, abbandonò il piccolo libro di cronache sulla panca e si arrischiò a scostare la stuoia di vetiver dal finestrino. Tra le sottili fessure della veneziana d’acciaio iniziava a filtrare la luce; il paesaggio era monotono, più prevedibile di un cronometro Hooke. Nulla più che giungla, con variazioni di giungla e ancora giungla; con una spolverata di giungla e qualche chiazza marrone che poteva essere una capanna.  Un raggio di sole entrò nel vagone, mentre i soldati della guardia notturna biascicavano nel dormiveglia; sdraiati sulle panche di legno, muovevano le mandibole e sognavano un vero pasto.</p>
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Sarò sincera: sono delusa. Il livello di questi incipit è <strong>scarso</strong>. Vero, lo stile non è tutto, può darsi che dietro una scrittura traballante ci sia un’ottima storia. Ma è difficile che succeda.</p>
<blockquote><p>Il sole inondava la pianura. Era un autunno particolarmente clemente: l&#8217;erba era ancora d&#8217;un verde vivido e ondeggiava contro le mura della città come un mare in bonaccia.<br />
Sul terrazzo in cima alla torre, Nihal si godeva il vento mattutino. Era il posto più elevato di tutta Salazar: da lì si godeva la vista migliore sulla piana, che si srotolava per leghe e leghe a perdita d&#8217;occhio.</p></blockquote>
<p>Era l’incipit di <em><a href="/2008/01/16/recensioni-romanzo-nihal-della-terra-del-vento/">Nihal della Terra del Vento</a></em> di Licia Troisi. È un buon incipit? <strong>No.</strong> È un incipit migliore della maggior parte degli incipit di cui sopra? <strong>Sì.</strong> E mi piange il cuore a dirlo.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/sss_nihal.jpg" alt="Copertina di Nihal della Terra del Vento" /><br />
<em>E il confronto è con questo romanzo. Una schifezza di romanzo</em></p>
<p>Non vorrei essermi spiegata male in questi anni. Ho paura che troppi facciano un ragionamento del genere: “Ma hai visto cosa scrive Licia Troisi? Che errori idioti. Quella è una subumana. Io invece sono normale, se mi metto a scrivere, scrivo meglio.”</p>
<p align="center" style="font-size:medium"><strong>NO.</strong></p>
<p>Il mio paragonare gli autori fantasy italiani ai mongoloidi, alle scimmie, ai cerebrolesi si chiama <strong>sarcasmo</strong>. Licia Troisi non scrive male perché è scema – non sarà un’aquila, ma non credo sia più cretina della media. Licia Troisi scrive male perché non si documenta, perché scrive di fretta, perché non conosce la tecnica narrativa, perché non conosce il genere. Così gli altri “fenomeni” recensiti sul blog.<br />
È alla portata di <em>chiunque</em> scrivere meglio di Licia Troisi. Molto meglio. Ma non lo si ottiene per miracolo divino. Lo si ottiene solo facendo quello che tanti autori pubblicati non fanno: studiare, esercitarsi, leggere.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/sss_scimmia.jpg" alt="Scimmia scrittore" /><br />
<em>Se non vi impegnate, non scriverete meglio di lui</em></p>
<p>Ho scorso i commenti lasciati sul blog del Duca ai vari articoli dedicati al Concorso. Ho cercato in giro dove se ne parlava. Mi sono cascate le braccia.<br />
Gente, il termine “steampunk” è stato coniato da K. W. Jeter nel 1987. Sono passati 23 anni, quasi una generazione. Non è possibile che non l’abbiate mai sentito nominare o non abbiate idea a quali romanzi sia legato.<br />
O meglio è possibile. Se il fantastico non vi interessa o se vi interessa tanto quanto le olimpiadi delle lumache. Se aspirate a scrivere <strong>buona</strong> narrativa fantastica, <strong>dovete</strong> conoscere la narrativa fantastica. Che poi dovrebbe essere un piacere!<br />
Preferite altri sottogeneri allo steampunk? Legittimo. Ma lo stesso avete letto qualche opera steampunk – altrimenti come fate a dire che non vi piace? – e in ogni caso sapete bene di cosa si tratta.</p>
<p>Lo stesso vale per la tecnica narrativa. La <strong>dovete</strong> conoscere. Ammesso e non concesso che siate più intelligenti di Licia, non scriverete meglio se siete altrettanto ignoranti.</p>
<p>Spero che  nessuno abbia pensato: “È solo un concorsino da blog, butto giù qualcosa e se mi va bene, bene, altrimenti chissenefrega.” Lo spero per voi: di altri concorsi così favorevoli non ne trovate tanti.<br />
Nessuna tassa di partecipazione. Nessuna formalità. Premi per <strong>269 euro</strong> (239 euro di lettore ebook + 30 euro di ciondolo, senza contare le spese di spedizione a carico del Duca). La possibilità di entrare in un’antologia che avrà più lettori di tanta carta.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/sss_ciondolo.jpg" alt="Ciondolo steampunk" /><br />
<em>Il <a href="http://www.etsy.com/view_listing.php?listing_id=30160487">ciondolo</a> in palio</em></p>
<p align="center"><img src="/wp-content/sss_cooler.jpg" alt="COOL-ER" /><br />
<em>Il <a href="http://store.simplicissimus.it/cool-er-ereader-black-jack">lettore di ebook</a> in palio</em></p>
<p>L’anno scorso Mondadori stava organizzando un’antologia a tema steampunk. Gli autori erano italiani. Noti o tristemente noti: Giovanni De Matteo, Lara Manni, Wu Ming 2, Francesco Dimitri, G.L. D’Andrea &#038; amyketti assortiti. A condurre la mandria come curatore, Kai Zen J.<br />
“Vapore”, questo il titolo del progetto, sarebbe dovuta uscire a inverno 2010 o a primavera 2011. Uso il passato e il condizionale perché l’intenzione era di inserire l’antologia steampunk nella collana Epix. Solo che nel frattempo Epix ha tirato le cuoia. Non ho idea di che fine farà il “Vapore”.<br />
Il compenso stabilito da Mondadori era di <strong>250 euro</strong> (lordi) a racconto.</p>
<p>Non è assurdo affermare che il Duca paga meglio di Lord Mondador. E il Duca ha offerto a chiunque la possibilità di partecipare, non ha chiamato gli amici degli amici.<br />
In quanto al pubblico, be’, contando che Epix ha chiuso dopo appena 15 numeri, dubito la gente si accapigliasse per procurarsi i libri. Non credo che se foste finiti nel “Vapore” vi avrebbero letto in tanti.</p>
<p>Ma forse mi pongo obiettivi troppo ambiziosi, a quanto si dice dovrei essere contenta perché almeno nessuno degli incipit è sgrammaticato&#8230;</p>
<p>Avete ancora una possibilità di non deludermi. Fino al 14 novembre è ancora possibile inviare racconti al Duca, fuori concorso. Mi piacerebbe leggere qualcosa di decente.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>Se volete commentate pure gli incipit, io mi asterrò dall&#8217;esprimere giudizi sul singolo incipit per non influenzare la giuria.</p>
<table style="width: 100%; border-collapse: collapse; cellspacing="1" border="0" cellpadding="15">
<tr style="border: 1px solid #F9DDDD;">
<td bgColor="#fff4f4">
<p align="center" style="font-size:medium"><strong>Angolo Utile: Attenzione alle truffe!</strong></p>
<p>Il mondo dell’editoria è pieno di gente disonesta. Anche nel ramo concorsi bisogna stare attenti. Per evitare fregature tenete sempre a mente un principio cardine: <strong>mai</strong> pagare. Ovvero: <strong>evitate i concorsi con tassa di partecipazione</strong>.</p>
<p><img src="/wp-content/gambero_rosa.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Se il premio del concorso è la sola pubblicazione si tratta di editoria a pagamento e nient’altro. Il libro invece di essere finanziato da un singolo autore, è finanziato da tutti i partecipanti al concorso. L’editore intasca i soldi, sceglie come vincitore il primo che capita (o l’amyketto di turno) e poi stamperà in print-on-demand le copie che i gonzi prenoteranno – senza fare selezione, editing o promozione; non ha importanza, il guadagno lo ha già avuto con le varie tasse di partecipazione. Non fatevi ingannare dalle solite scuse su come saranno usati a vostro favore i soldi: <strong>sono tutte balle</strong>. <strong>Sempre</strong>.</p>
<p><img src="/wp-content/gambero_rosa.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Se il premio del concorso è denaro o altro potrebbe essere conveniente. Ma l’occasione fa l’uomo ladro. Io metto in palio 10.000 euro, tassa di partecipazione 15 euro. Scommetto che partecipano in tanti. Dichiaro vincitore il mio amico e ci spartiamo i soldi raccolti. Niente di illegale: in fondo de gustibus! Guarda caso proprio il racconto del mio amico era il più bello.<br />
Non vi fidate.</p>
<p>Le persone serie e le case editrici serie sono loro a pagare voi. Scrivere un racconto richiede minimo una settimana d’impegno (lavorandoci otto ore al giorno), molto di più se per esempio dovete documentarvi su aspetti specifici. È assurdo che voi sgobbate magari un mese e in più pagate.<br />
Siate seri e pretendete serietà.</p>
</td>
</tr>
</table>
]]></content:encoded>
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		<title>Recensioni :: Romanzo :: Il Silenzio di Lenth</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2010/01/16/recensioni-romanzo-il-silenzio-di-lenth/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 23:04:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Titolo originale: Il Silenzio di Lenth Autore: Luca Centi Anno: 2009 Nazione: Italia Lingua: Italiano Editore: Piemme Genere: Fantasy Pagine: 430 Piccola premessa: questa recensione non sarà obiettiva. Di solito metto in evidenza tutti gli errori – dalle incongruenze nella trama ai cambi ingiustificati di punto di vista – ma non oggi. Oggi vi parlerò [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/isl_lenth.jpg" alt="Copertina de Il Silenzio di Lenth" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>Il Silenzio di Lenth</strong><br />
Autore: <strong>Luca Centi</strong></p>
<p>Anno: <strong>2009</strong><br />
Nazione: <strong>Italia</strong><br />
Lingua: <strong>Italiano</strong><br />
Editore: <strong>Piemme</strong></p>
<p>Genere: <strong>Fantasy</strong><br />
Pagine: <strong>430</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Piccola premessa: questa recensione non sarà obiettiva. Di solito metto in evidenza tutti gli errori – dalle incongruenze nella trama ai cambi ingiustificati di punto di vista – ma non oggi. Oggi vi parlerò di un romanzo che mi è piaciuto. Un romanzo che, sbagliando, ritenevo adatto solo a un pubblico di adolescenti. Invece sono stata smentita. Meglio essere sorpresi in meglio, come in questo caso, che in peggio, come nel caso della <a href="/2008/07/03/il-crepuscolo-del-fantasy/">Strazzulla</a> – per la quale, forse, avevo troppe aspettative.<br />Iniziamo con il dire che lo stile di Luca Centi è fresco, scattante, scorre che è una meraviglia, come le opere di troisiana memoria&#8230;
</p>
<p>&#8230; ehm, <strong>no</strong>. Lo stile di Luca Centi è farraginoso, impreciso, vago e porta alla noia in poche pagine.<br />Dato che era l&#8217;ultima recensione di un romanzo fantasy italiano (vedi <a href="/2010/01/06/nascita-del-marciume/">qui</a>), volevo sperimentare quale sensazione si provasse a leccare senza dignità. Non avendo esperienza, ho <a href="http://www.lucacenti.it/recensione-il-libro-del-destino/">copiato</a>. Ma niente, non provo niente. Non mi sono eccitata neanche un po&#8217;. Devo essere strana.
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<p>Non ho concluso la lettura de <strong><em>Il Silenzio di Lenth</em></strong>. Con <strong>enorme</strong> fatica, mi sono trascinata fino a pagina 150 o giù di lì. Poi ho lasciato perdere: non mi paga nessuno ed era una tortura. È in assoluto il romanzo peggio scritto che abbia mai letto. È una dura lotta con l&#8217;ultimo Premio Urania, l&#8217;atroce <em>E-Doll</em>, ma alla fine Luca Centi la spunta. Infatti, se non avessi dovuto scrivere la recensione, avrei abbandonato la lettura intorno a pagina 20 o anche prima.
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<p>Lo stile di Luca Centi è un gradino sotto quello del Ghirardi. Molto sotto la Strazzu e al confronto Licia Troisi pare un genio. Poi capisco che <strong><em>Lenth</em></strong> possa piacere di più di un <a href="/2009/01/13/non-ce-gnocca-per-noi-a-boscoquieto/"><em>Bryan di Boscoquieto</em></a>. Ma solo perché il <em>Boscoquieto</em> è pieno di scene di pessimo <strong>gusto</strong>. Se togliamo il <strong>gusto</strong>, e rimaniamo nell&#8217;ambito tecnico, il Ghirardi se la cava meglio. E il Ghirardi scrive <u><strong>MALE</strong></u>.<br />Non c&#8217;è niente in <strong><em>Lenth</em></strong>, almeno nelle prime 150 pagine, che possa compensare lo stile pessimo. Elementi fantastici: nessuno degno di nota. Ambientazione: non pervenuta – letteralmente, non ci sono descrizioni, tanto che in certi punti non si capisce neppure se l&#8217;azione si svolge al chiuso o all&#8217;aperto. Personaggi: indefiniti. Trama: banale.<br />Pur con tutta la buona volontà, non ho trovato <strong>niente</strong> di buono. Non c&#8217;è una sola scena che sia una, che non andrebbe riscritta da zero. Siamo al di là del brutto. Per me questa non è narrativa. Non è neppure narrativa in lingua italiana: il romanzo <em>sembra</em> scritto in italiano, in verità è un&#8217;altra lingua, nella quale le parole hanno un significato diverso da quello consueto.<br />È per questo che <strong><em>Il Silenzio di Lenth</em></strong> mi ha convinta a non occuparmi più del fantastico scritto in Italia: non ho gli strumenti per analizzare un romanzo del genere. Sono sicura che Luca Centi e la sua editor, tale Francesca Lang, siano persone piene di talento e di capacità, ma qualunque sia l&#8217;ambito nel quale esercitano le loro qualità, posso affermare con certezza che non è quello della narrativa di genere fantastico scritta in lingua italiana.<br /><strong><em>Il Silenzio di Lenth</em></strong> mi ha comunicato la stessa sensazione di straniamento che mi capita quando in casa d&#8217;altri vedo un televisore acceso: non è tanto che i programmi siano &#8220;brutti&#8221; è che proprio non ne colgo il senso. Mi paiono alieni e incomprensibili. Qui lo stesso: dove sono gli elementi che sono abituata a trovare in un romanzo? Dove sono storia, personaggi, azione, avventura, fantastico, <em><a href="/2009/12/22/il-senso-del-meraviglioso/">sense of wonder</a></em>? Non c&#8217;è nulla di tutto ciò.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/isl_mappa.jpg" alt="Un dettaglio della mappa di Lenth" /><br />
<em>Un dettaglio della triste mappa di Lenth</em></p>
<p>Non darò un voto. Sarebbero almeno 150 gamberi marci (appena uno per ogni pagina che ho letto – voglio essere generosa), ma confesso la mia incapacità di capire appieno questa nuova forma di intrattenimento vagamente simile alla narrativa. Dunque lascio perdere i gamberi.<br />E poi può anche darsi che da pagina 151 il romanzo diventi un capolavoro. Anzi, è molto probabile. Parliamo di un romanzo pubblicato da una Grande Casa Editrice, potrebbe essere meno che splendido? Impossibile!
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<p>D&#8217;altra parte, una recensione, per essere utile, deve rispondere alla domanda: vale la pena spendere soldi e tempo per leggere il romanzo in questione?<br />La risposta è <strong>no</strong>. Non vale la pena leggere <strong><em>Il Silenzio di Lenth</em></strong>, né tantomeno buttare via <strong>venti</strong> euro per acquistarlo.
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<p align="center"><strong>* * *</strong>
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<p>È ora il momento di prendere il sacco nero che è <strong><em>Lenth</em></strong>, aprirlo e rovesciarne il contenuto sul pavimento. Sarà divertente perché dopo Natale la gente butta via una marea di spazzatura interessante!<br />Ma prima, una citazione dai ringraziamenti in coda al volume:<br />
<blockquote>Grazie a Francesca Lang, il mio primo critico e lettore, l&#8217;editor migliore che mi potesse capitare. Senza di lei questa avventura non sarebbe mai iniziata.</p></blockquote>
<p>Perciò se ho buttato via venti euro è per merito di Francesca Lang. Grazie, Francesca!<br />La parata di errori che seguirà può essere sfuggita all&#8217;autore. Capita se sei un autore alle prime armi e non sei proprio un&#8217;aquila. Ma non può essere sfuggita all&#8217;editor. Se è competente è <strong>impossibile</strong>. Alcune pagine di <strong><em>Lenth</em></strong>, verso l&#8217;inizio, le ho lette mezza ubriaca: ugualmente ho colto senza problemi ogni imperfezione. Dopo un po&#8217; diviene una seconda natura; non è concepibile che una persona che fa l&#8217;editor di mestiere non si accorga di certi orrori. A meno che la signora Lang, invece di lavorare, non preferisca osservare rapita le ombre dei criceti sul soffitto dell&#8217;ufficio.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/isl_cri1.jpg" alt="Un criceto" /><br />
<em>Un criceto. Non ho voglia di inserire immagini di dolci coniglietti in un articolo che parla di un romanzo tanto brutto</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Italiano</strong>
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<p>Dicevo che <strong><em>Il Silenzio di Lenth</em></strong> sembra scritto in Italiano ma forse non è vero. Il dubbio mi viene da diversi passaggi privi di logica, a meno che le parole non abbiano cambiato significato nottetempo. Parlo di passaggi così:<br />
<blockquote>(pag. 130) Non approviamo la tua impazienza, ma crediamo che queste terre siano pericolose. Non penserai mica di poter fare affidamento unicamente alla spada?</p></blockquote>
<p>Forse <strong>non</strong> approviamo l&#8217;impazienza <strong>perché</strong> queste sono terre pericolose? Se approvassimo l&#8217;impazienza, il &#8220;ma&#8221; andrebbe bene. Ma <strong>non</strong> approviamo.<br />
<blockquote>(pag. 93) [il bastone] Era lungo e affusolato, in cima una gemma dorata che emanava un bagliore potente nonostante l&#8217;assenza di luce dell&#8217;abisso in cui erano scesi.</p></blockquote>
<p>Perché una gemma emana un bagliore potente <strong>nonostante</strong> l&#8217;assenza di luce? Anzi, casomai è il contrario: se sono in un ambiente buio, una luce mi sembra più intensa di quanto sia in realtà.<br />
<blockquote>(pag. 104) Seguì un lungo momento di silenzio, che si interruppe unicamente quando il sole svanì oltre le montagne, con l&#8217;accensione dei fuochi lungo le strade del villaggio.</p></blockquote>
<p>Premetto che dopo questa frase la scena cambia. Dunque, qual è il legame logico che lega l&#8217;interrompersi del silenzio con l&#8217;accendersi dei fuochi? O si interrompe il silenzio perché il sole svanisce? &#8220;Seguì un lungo momento di silenzio, che si interruppe solo quando qualcuno urlò&#8221;, una frase del genere ha senso. La frase di Centi <strong>no</strong>.<br />
<blockquote>(pag. 91) [il <em>nilha</em>] Aveva le stesse proprietà del <em>jual</em>, un tessuto in grado di tenere stabile la temperatura corporea, ma era anche molto resistente.</p></blockquote>
<p>E ancora manca un legame logico: perché è necessario il <strong>ma</strong>? Perché un tessuto in grado di tenere stabile la temperatura corporea non dovrebbe essere resistente?<br />D&#8217;altra parte l&#8217;autore si pone un sacco di problemi, per esempio è costretto a specificare che:<br />
<blockquote>(pag. 23) Intorno a lei, il fetore della morte, cadaveri mutilati senza un barlume di vita.</p></blockquote>
<p>Notoriamente i <strong>cadaveri</strong> sprizzano vita da tutti i pori.<br />
<blockquote>(pag. 7) [Lair] Fissava con lo sguardo l&#8217;incisione raffigurante quattro croci con una stella sovrapposta.</p></blockquote>
<p>Mi raccomando, specifichiamo che fissava l&#8217;incisione con lo sguardo, perché altrimenti una potrebbe pensare che la fissava con il martello. Ma forse l&#8217;autore e la cara editor non sanno cosa vuol dire fissare nel suo significato di guardare. Il sospetto mi viene perché:<br />
<blockquote>(pag. 15) Seduta su una panchina del parco, Lineade fissava con distacco l&#8217;albero che aveva accanto [...]</p></blockquote>
<p>Mi sembra un tantino difficile &#8220;fissare con distacco&#8221;. Se guardi con distacco non stai &#8220;fissando&#8221;. D&#8217;altronde:<br />
<blockquote>(pag. 72) In quell&#8217;istante il brano si interruppe, strappandomi violentemente il piacere che provavo.</p></blockquote>
<p>Naturalmente, strappare significa staccare, portar via con forza, <strong>con violenza</strong>. Dunque il violentemente è il solito avverbio pleonastico. La solita solfa dell&#8217;acqua bagnata e del prato erboso. Una roba che <strong>non deve comparire in un libro pubblicato</strong>. Non giova che la frase sia ridicola: &#8220;OMG! Il brano è venuto da me e mi ha strappato <strike>il vestito</strike> il piacere! Adesso lo denuncio!&#8221;<br />L&#8217;autore ha strane idee riguardo i sentimenti:<br />
<blockquote>(pag. 106) Hertha abbandonò l&#8217;entusiasmo, lasciandosi cadere sul letto.</p></blockquote>
<p>Hertha capisce che è meglio che abbandoni lui l&#8217;entusiasmo, di propria spontanea volontà, prima che un brano glielo strappi. <strong>Che modo di scrivere schifoso</strong>.<br />
<blockquote>(pag. 119) La Sacra Pietra [...] Prende il nome dagli alchimisti che ne ottennero il possesso finale, ma la loro avarizia venne punita con la morte e lo sterminio [...]</p></blockquote>
<p>Perché la morte non era sufficiente. Forse se muori diventi solo cadavere. Perché tu sia un cadavere senza un barlume di vita, devono <strong>sterminarti</strong>&#8230;</p>
<p>E così via. È un campionario di frasi traballanti e parole usate a sproposito; quelli qui sopra sono solo alcuni esempi.
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<p style="font-size:medium"><strong>Descrizioni</strong>
</p>
<p>Non che scrivere in una lingua solo simile all&#8217;italiano sia il peggior difetto dell&#8217;autore. Direi che il meglio l&#8217;autore lo dà con le descrizioni. Non ne mette. E quando lo fa sono un misto di cliché e vaghezza. Roba che non mi era mai capitata. Roba al di sotto dei raccontini che le ragazzine cerebrolese mettono nei forum dedicati ai Tokio Hotel. Roba di questo genere:<br />
<blockquote>(pag. 114) Keira continuava a guardare gli abitanti del posto con aria curiosa, manifestando a voce alta il suo stupore ogni qualvolta notava oggetti fuori dal comune.</p></blockquote>
<p>Non un particolare concreto che sia uno. Cosa diavolo vede Keira? Cosa dice? Che fanno, chi sono &#8216;sti abitanti? Niente. Nebbia. Parole a caso. E intanto Francesca Lang fissa i criceti che si inseguono da un angolo all&#8217;altro del soffitto&#8230;</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/isl_cri2.jpg" alt="Un secondo criceto" /><br />
<em>Un secondo criceto. Sì, lo so, potevo affidarmi ai furetti. Ma poverini, hanno già sofferto abbastanza</em></p>
<p>Non è difficile scrivere, non oso dire bene, ma in maniera decente. Non davanti a una situazione così <strong>facile</strong>:<br />
<blockquote>Keira tirò per la manica Hertha. – Ehi! Hai visto quel tipo?<br />– Quale?<br />– Quello laggiù con quel cappello strano. – Keira indicò un signore che portava un cappello a cilindro. Un coniglio rosa con le ali era appollaiato sul copricapo. Tentacoli nascevano dalla pancia del coniglio e si avvinghiavano alla stoffa del cappello.<br />– Desidera, signorina? – disse il coniglio.</p></blockquote>
<p>Non c&#8217;è niente di più <strong>semplice</strong> in un <strong>fantasy</strong> di un personaggio che osserva oggetti fuori dal comune. Niente di più semplice se si possiede un <strong>minimo</strong> di fantasia e una <strong>minima</strong> infarinatura di tecnica narrativa. Un editor che ha altri interessi oltre i criceti aiuta.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/isl_cri3.jpg" alt="Un terzo criceto" /><br />
<em>Un terzo criceto</em></p>
<p>Quando l&#8217;autore tenta di descrivere, scade nei cliché più biechi:<br />
<blockquote> (pag. 64) Fu allora che lo vidi: i lineamenti delicati del volto, i lunghi capelli biondi raccolti da un fiocco di seta azzurro, gli occhi smeraldo che sembravano voler indagare nei più profondi abissi del mio animo.</p></blockquote>
<blockquote><p> (pag. 107) Il fumo sospeso in aria si modellò lentamente, assumendo i tratti di un volto animale. Se ne distinguevano unicamente i grandi e profondi occhi neri, occhi indagatori di rara sapienza, capaci di fare breccia anche nella mente del più abile incantatore.</p></blockquote>
<p>Gli occhi che sembrano indagare i profondi abissi, indagatori di rara sapienza&#8230; per carità!<br />Un concentrato di obbrobri:<br />
<blockquote>(pag. 19) Davanti a lei [Kate] apparve un ragazzo di circa vent&#8217;anni, alto, con i capelli rossi e una vistosa cicatrice sulla guancia destra.<br />Il suo sguardo era spento, gli occhi vitrei. Stava correndo armato di una spada in direzione di un essere orribile, alato, l&#8217;incarnazione di tutto ciò che di orrendo poteva esserci al mondo.<br />Eppure Kate non riusciva a carpirne le fattezze. Vedeva soltanto una sagoma indistinta che con il passare dei secondi si faceva sempre più grande. Stava tentando di attaccare il giovane, ma questi era troppo agile. Fendeva e parava gli assalti con agilità impensabile, colpiva e trafiggeva l&#8217;essere con naturalezza. E in breve della creatura non restò che una carcassa vuota.</p></blockquote>
<p>Allora: c&#8217;è un ragazzo armato di spada che corre verso un mostro, ma il personaggio punto di vista se ne accorge solo dopo aver osservato che il ragazzo ha quasi vent&#8217;anni, è alto, ha i capelli rossi, una cicatrice, lo sguardo spento e gli occhi vitrei.<br />L&#8217;essere è indefinito. Tranne che è orribile, anzi orribilissimo! &#8220;l&#8217;incarnazione di tutto ciò che di orrendo poteva esserci al mondo.&#8221; Tipo? Il fantasy italiano è orrendo, il mostro ha dunque il muso di G.L.? O di Licia?<br />L&#8217;azione è goffa, raccontata. Manca di precisione. Lo si vede anche dall&#8217;uso smodato dell&#8217;imperfetto: &#8220;Stava tentando di attaccare&#8221; bleah! &#8220;Fendeva e parava&#8221;, &#8220;colpiva e trafiggeva&#8221;&#8230; <strong>FA SCHIFO!</strong><br />La narrativa deve essere decisa, risoluta, deve avere impatto sul lettore, specie se si sta descrivendo il combattimento con un mostro che incarna tutto l&#8217;orribile del mondo:<br />
<blockquote>La spada tranciò la zampa protesa del mostro. Spruzzi di sangue nero bagnarono la faccia del giovane. La bestia urlò, la coda si abbatté sul pavimento e frantumò il marmo. Il giovane affondò la spada nella pancia della bestia. Strinse l’elsa con entrambe le mani, diede uno strappo verso l’alto. Intestini fumanti scivolarono fuori dalla ferita, si contorsero a terra, si attorcigliarono alle gambe del giovane. Zanne spuntarono dai bordi lacerati. I tentacoli di carne trascinarono il giovane verso le fauci spalancate.</p></blockquote>
<p>E così via, possibilmente meglio. Si può essere meno violenti o più violenti, ci possono essere questi particolari o altri particolari, <strong>ma ci devono sempre essere particolari concreti, precisi e specifici</strong>. Non gli affondi o le parate, ma <em>quel</em> preciso affondo e <em>quella</em> precisa parata.<br />
<blockquote> (pag. 113) La comitiva seguì la stradina che collegava la montagna alla pianura e procedette poi spedita in direzione della città, dando un rapido sguardo al ruscello che costeggiava il sentiero.</p></blockquote>
<p>Qui l&#8217;autore può scegliere quale errore preferisce. Se intendeva descrivere il viaggio, è una descrizione terribile: stradina, montagna, pianura, città, ruscello, sentiero. Un bambino di cinque anni saprebbe fare meglio. Se invece questo voleva essere un semplice cambio di scena raccontato, c&#8217;è un errore di punto di vista.<br />Infatti all&#8217;inizio la telecamera è molto alta, come se seguissimo la scena da un aereo, poi, nella stessa frase, all&#8217;improvviso ci troviamo a osservare un ruscello vicino ai personaggi. Questo subitaneo cambio di prospettiva è fastidioso. O si racconta: &#8220;Scesero la montagna, attraversarono la pianura, giunsero in città.&#8221;, oppure si mostra – e ci sarebbe molto da descrivere, non basta certo l&#8217;accenno a un ruscello. Mischiare le due prospettive è irritante per il lettore.<br />Lo stesso errore è rilevabile qui:<br />
<blockquote> (pag. 67) Una donna come tante, con dei figli, scelta per adempiere a un antico volere, troppo potente per essere ignorato. Si spinse fino ai confini della decenza per salvare la sua famiglia da morte certa, ma dovette infine cedere a una bestia dal verde manto, estremamente violenta e combattiva.</p></blockquote>
<p>A parte che la frase vuol dire poco o niente – esattamente cosa vuole intendere l&#8217;autore quando scrive che &#8220;Una donna [...] Si spinse <strike>fino</strike> ai confini della decenza per salvare la sua famiglia da morte certa&#8221;? Ho timore a chiederlo – abbiamo di nuovo un inizio raccontato, con telecamera &#8220;lontana&#8221;, mischiato di punto in bianco con un particolare vicinissimo, la bestia &#8220;dal verde manto&#8221;. <strong>È fastidioso!</strong> Se vuoi parlare della bestia verde, organizza una scena con la bestia verde.<br />Forse per compensare la cronica mancanza di descrizioni, ogni tanto l&#8217;autore lascia libero sfogo all&#8217;<em>inforigurgito</em> più becero:<br />
<blockquote> (pag. 118) – La celebre spada benedetta tre volte che rese Glinuc il valoroso guerriero che tutti conoscete non è mai stata rivista, inghiottita dalle tenebre che essa stessa ha sterminato. In molti hanno cercato di ritrovarla, eppure ogni singolo tentativo è stato vano – concluse con tono grave, bevendo un bicchiere di <em>litino</em> tutto d&#8217;un sorso, malgrado il suo elevato tasso di <em>lizio</em>, seme del fiore <em>Lito</em>, utilizzato come ingrediente principale dagli stregoni per veleni e pozioni tossiche.</p></blockquote>
<p>La frase dovrebbe finire con &#8220;concluse&#8221;. Già &#8220;con tono grave&#8221; non è un granché perché il tono dovrebbe desumersi dalla battuta. &#8220;bevendo un bicchiere di <em>litino</em> tutto d&#8217;un sorso&#8221; è un <strong>errore</strong>, perché o parli o bevi tutto d&#8217;un sorso. &#8220;malgrado il suo elevato tasso di <em>lizio</em>, seme del fiore <em>Lito</em>, utilizzato come ingrediente principale dagli stregoni per veleni e pozioni tossiche.&#8221; è una porcheria, con il Narratore che interviene per vomitare informazioni che non hanno importanza per la scena, non fregano niente ai personaggi coinvolti e in sé non suscitano il minimo interesse. Come al solito: se stai scrivendo <strong>fantasy</strong> e vuoi proprio infilare pattume del genere nel romanzo, <strong>devi</strong> essere originale. I campi di fiori di <em>Lito</em> sono usati come calcolatori vegetali dai coniglietti volanti rosa che abitano nella stratosfera. È un errore lo stesso, ma almeno non è la solita banalità degli stregoni con le pozioni velenose.<br /><em>Inforigurgito</em> del tipo più becero anche poco prima:<br />
<blockquote> (pag. 113) La città portuale di Karon era stata costruita nella vallata antistante lo Stretto di Golthaer, sulla sponda orientale del continente di Heldar. Numerose erano le imbarcazioni che attraccavano ogni giorno, per commerciare in spezie, cibarie, armi e schiavi. Ma, a eccezione dei residenti, erano pochi i forestieri che si arrischiavano a soggiornarvi troppo a lungo; temevano di essere coinvolti nell&#8217;eterna faida tra Nelpha, il regno a Nord di Heldar e Oltha, il regno a sud del continente. Da secoli si davano battaglia, ma lo scontro non aveva portato che perdite, nessun vincitore né vinto.<br />L&#8217;origine delle ostilità era sempre stata un mistero, ma c&#8217;era chi giurava fosse da ricondurre a una fanciulla, la principessa di Oltha, che rifiutò di sposare il principe di Nelpha. L&#8217;offesa fu talmente grave che da allora l&#8217;intero continente era divenuto un campo di battaglia, terra fertile per ladri e assassini che potevano passare inosservati e vivere impuniti la loro vita, non più costretti alla fuga dagli eserciti.<br />Karon era proprio nel mezzo del conflitto e non di rado veniva saccheggiata dai guerrieri in cerca di scorte e uomini da arruolare. Gli schiavi erano il miglior commercio possibile in quella terra desolata. Eppure, negli ultimi tempi, nessuno dei due regni aveva attaccato; troppo impegnati a riprendere le forze oppure alla ricerca di trattative di pace? Gli abitanti dei villaggi limitrofi non potevano che tirare un sospiro di sollievo, nella remota speranza che il conflitto fosse giunto al termine.</p></blockquote>
<p>Paragrafi ributtanti dalla prima all&#8217;ultima parola.<br />Un paio di punti di maggiore oscenità: la storia della principessa che rifiuta il matrimonio. Davvero bisognava citarla? Non si faceva più bella figura a tacere un cliché grande come la Luna?<br />Secondo punto: la domanda. &#8220;Eppure, negli ultimi tempi, nessuno dei due regni aveva attaccato; troppo impegnati a riprendere le forze oppure alla ricerca di trattative di pace?&#8221; Io ho pagato venti euro e il Narratore viene a chiedere a <strong>me</strong> dettagli sul mondo da lui creato? Per la serie: prendiamo pure per il culo? Che è una domanda retorica, perché la risposta è scontata: <strong>sì</strong>.<br />Francesca, Francesca, guarda là, sì là nell&#8217;angolo, un altro criceto! Che carino!</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/isl_cri4.jpg" alt="Un altro criceto" /><br />
<em>Un altro criceto</em></p>
<p>L&#8217;autore ci prova particolare gusto con le domande (retoriche): non solo il Narratore, ma <strong>tutti</strong> i personaggi continuano a interrogarsi sui propri sentimenti, sulla trama, sulle questioni più inutili.<br />
<blockquote>[Lair]<br />La sua solitudine sarebbe infine terminata? Avrebbe condiviso con altri il suo terribile fardello?<br />Per lei ormai non c&#8217;era speranza, ma poteva dire la stessa cosa di chi vagava ancora nell&#8217;inconsapevolezza?<br />Cosa significava?</p>
<p>[Kate]<br />Cercava invano di muoversi, di fare un passo avanti, ma cosa poteva lei, contro una simile furia distruttiva?<br />Cosa significava? Perché continuava a sognare il fratello morto?</p>
<p>[Sam]<br />Sto forse impazzendo?<br />Come era possibile che la visione prendesse consistenza?<br />Come era arrivata in quel luogo?</p>
<p>[Lineade]<br />Quanto tempo era trascorso da quando qualcuno si era preoccupato per lei? Quand&#8217;era stata l&#8217;ultima volta che si era sentita protetta, che aveva percepito il calore della famiglia?<br />Dopotutto lei non aveva mai avuto bisogno di una famiglia, perché quindi cambiare proprio ora? Il suo ultimo compleanno non era che uno dei tanti, ma allora perché ogni notte faceva quello strano sogno?</p>
<p>[Gabriel]<br />Il sole forse non sorge, splende e muore a ogni alba e tramonto? E non risorge, splende e tramonta con lo stesso vigore anche il giorno seguente?<br />Perché dunque affannarsi a vivere intensamente ogni singolo istante? Perché chiamare una tale banalità vita?</p>
<p>[Kate 2]<br />Come poteva del resto essere reale ciò che le veniva mostrato?<br />Quando erano apparsi?<br />Era sempre la stessa tremenda visione, che senso aveva tentare di fare qualcosa? Come poteva opporsi a ciò che era prestabilito?<br />Come poteva trovare normale un simile delitto? Perché non gridava, perché non provava terrore?<br />Come mai continuo a cadere?</p></blockquote>
<p>E mi fermo perché sono stufa di trascrivere. Siamo appena a pagina <strong>venti</strong> (20). In realtà qui l&#8217;autore fa quasi tenerezza – farebbe quasi tenerezza se io non fossi una carogna con il cuore marcio e la puzza sotto al naso. Perché non sono i personaggi che hanno tutti questi dubbi, questi sono i dubbi di un autore che procede nella storia a tentoni. Direi tipica scrittura da dilettante, se non fosse che così offenderei i tanti dilettanti che scrivono cento volte meglio di Luca Centi.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Dialoghi</strong>
</p>
<p>I dialoghi sono piatti, senza brio. Quando va bene funzionali. I personaggi hanno tutti la stessa voce. In più l&#8217;autore ha la mania del gerundio: i personaggi stanno sempre facendo qualcos&#8217;altro oltre a parlare. Anche quando l&#8217;azione è in contrasto con l&#8217;atto del parlare. Per esempio:<br />
<blockquote> (pag. 131) – Sciocchezze! – gridò lei esordendo con una gran risata.</p></blockquote>
<p>Perché l&#8217;autore non prova? Si mette davanti a uno specchio e grida – ricordo che &#8220;gridare&#8221; è quando vuoi richiamare l&#8217;attenzione degli altri, la voce è molto alta – &#8220;sciocchezze&#8221;, ma nel frattempo &#8220;esordisce con una gran risata&#8221;. Se provasse, eviterebbe di scrivere scemenze.<br />
<blockquote> (pag. 80) Gabriel non seppe come rispondere. Si limitò a ribadire il concetto.<br />– Se farai loro del male farò di tutto per fermarti.<br />Vachon parve rassegnarsi. – Hai ancora del tempo, [...]</p></blockquote>
<blockquote><p> (pag. 91) I due uomini trasalirono spaventati, ma il più anziano tentò immediatamente di riprendere il controllo. – Vogliate perdonarlo, è giovane e inesperto, non conosce l&#8217;importanza del vostro culto.</p></blockquote>
<p>Questi invece erano due esempi di un altro errore classico: prima <em>raccontare</em> quello che il personaggio vorrebbe esprimere con la battuta, poi<em> mostrarlo</em> con la battuta stessa.<br />Dicevo nell&#8217;<a href="/2009/11/18/manuali-2-dialoghi/">articolo dedicato ai dialoghi</a> che non è carino abusare dei puntini di sospensione&#8230;<br />
<blockquote> (pag. 102) Sono stato attaccato da alcuni stregoni&#8230; ma alla fine sono riuscito ad avere la meglio&#8230; fuggendo negli anfratti&#8230; – rispose il messaggero con un filo di voce. – &#8230;prima che mi attaccassero&#8230; ero arrivato a un piccolo paese di confine&#8230; a nord di Karon&#8230; lì ho saputo che anche Tarass è sulle tracce della Pietra&#8230;</p></blockquote>
<p>. . .
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>WTF</strong>
</p>
<p>Non mancano le contraddizioni. I momenti WTF? Alcuni sono così clamorosi che l&#8217;editor non può non averli colti&#8230; là, è fuggito nell&#8217;ufficio a fianco, era proprio un bel criceto!</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/isl_cri6.jpg" alt="Un nuovo armato" /><br />
<em>Un nuovo criceto</em></p>
<blockquote><p> (pag. 87) [Hertha] Si passò una mano tra i rossi capelli scarmigliati e si portò alle labbra la bisaccia colma d&#8217;acqua. Bastarono pochi sorsi a placare la sua sete. Non si accorse della presenza di Kaas, alle sue spalle.<br />– Ti sono grato per la sosta, ma non necessito ancora di così tante premure – gli disse fissandolo negli occhi verdi.</p></blockquote>
<p>Non so chi fissa chi negli occhi – se è Kaas a guardare Hertha o viceversa – ma in ogni caso è impossibile dato che uno è alle spalle dell&#8217;altro.<br />
<blockquote> (pag. 66) Era ormai chiaro che non potevo continuare a tormentare così il mio animo, che dovevo provare sentimenti puri e genuini per non appassire come il mio consorte.<br />[...]<br />Ingannai il mio sposo e mi recai nella villa di campagna  Silvertail, accettando di buon grado l&#8217;invito di Genahim.</p></blockquote>
<p>Ingannare il marito fa parte dei sentimenti puri e genuini?<br />
<blockquote> (pag 69) Passavo il tempo annotando scrupolosamente in un diario ogni mio sogno. Era stato Genah a donarmelo, dicendomi che ogni ricordo ridestato aveva grande importanza. Ma cosa avrei mai potuto mettere per iscritto?</p></blockquote>
<p>Fammi capire un attimo ciccina: tu passi il tempo ad annotare scrupolosamente i tuoi sogni, e poi non sai cosa potresti mettere per iscritto? Quando leggo &#8216;ste cose sento gli ingranaggi nella testa che stridono.<br />
<blockquote> (pag. 125) Il suo sguardo incrociò casualmente un libro dalla copertina scura. Lo conosceva bene. Nel villaggio di Lethae Argenteo ve ne era solamente una copia, custodita con cura dal Sommo Sacerdote in persona. Questo perché in esso era racchiusa parte dell&#8217;immensa sapienza del Dio, dettami e incanti che nelle mani sbagliate avrebbero potuto portare alla perdizione eterna se non alla morte dell&#8217;intera razza umana.</p></blockquote>
<p>Momento troisiano. Il punto di vista qui è di Hertha. Indovinate dove trova questo volume che potrebbe portare all&#8217;estinzione della specie umana? Su uno scaffale di una biblioteca pubblica, come niente fosse. Vai al mercato e trovi una bomba atomica. Niente di strano. È fantasy!!! Francesca, non potevi lasciare perdere i criceti per dieci minuti? Cinque? No, eh?</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/isl_cri5.jpg" alt="Un criceto armato" /><br />
<em>C’è più fantasia in questa singola immagine che non nelle 400 pagine di Lenth</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>La somma delle parti</strong>
</p>
<p>Passiamo a un paio di scene complete, per vedere come tutti gli errori si combinino tra loro. È spettacolo di rara bruttezza.<br />Prima scena, Hertha addestra alcune reclute:<br />
<blockquote> (pag. 100-101) [Hertha] Fece cenno di avvicinarsi a un ragazzo della prima fila, il più giovane del gruppo. Questi obbedì all&#8217;ordine, avanzando lentamente, tenendo lo sguardo basso.<br />– Come ti chiami? – domandò Hertha, il volto inespressivo.<br />– Wa&#8230; Walach de&#8230; del clan Julock – rispose la recluta con un filo di voce.<br />– Osservatelo tutti! – gridò Hertha, rivolgendosi ai suoi compagni. – Un guerriero senza speranza. Walach del clan Julock, non riusciresti a sollevare neanche un pugnale, figurarsi una spada.<br />A quelle parole il giovane iniziò a fremere. Divenne rosso dalla rabbia, strinse i pugni imponendosi di tenere la bocca chiusa e di non rispondere a un suo superiore.<br />– Perché sei qui? – lo incalzò Hertha con aria di sfida. – Come puoi considerarti un guerriero? O forse credi ancora di essere destinato a cose superiori, alla magia magari. Rassegnati fanciullo, non c&#8217;è speranza per quelli come noi.<br />Walach non riuscì a trattenersi oltre.<br />Estrasse la spada che teneva lungo il fianco e menò un fendente con tutte le sue forze. Si pentì immediatamente di quel gesto avventato, ma quando posò lo sguardo su Hertha, si accorse che stava sorridendo.<br />Il guerriero parò il colpo senza difficoltà, disarmando la recluta.<br />– È questo ciò di cui avete bisogno. Rabbia. Ogni volta che pensate di non farcela, ogni volta che sentite di non essere nel posto giusto, immaginate quello che potreste fare, le vite che potrebbero essere salvate grazie alla vostra abilità – spiegò posando una mano sulla spalla di Walach.<br />Al termine della lezione, Hertha attese di rimanere da solo prima di lasciarsi cadere a terra.<br />«Come posso insegnare cose in cui io stesso non credo?» si chiese fissando i dipinti appesi alle pareti della stanza; come in tutti i quadri di Valho Retrich, erano raffigurate scene di guerra e combattimenti sanguinari, maghi e cavalieri pronti a sacrificare la vita per le loro convinzioni. Come avrebbe fatto Hertha a sacrificarsi per ideali che non accettava come propri?</p></blockquote>
<p>Balza subito agli occhi la raffinata psicologia con cui l&#8217;autore costruisce i personaggi: Walach riesce appena a balbettare con un filo di voce davanti a un superiore, lo sguardo basso; poche righe dopo tenta di ammazzare il detto superiore. Scena già candidata al Premio Verosimiglianza 2010.<br />D&#8217;altra parte Hertha ha provocato la giovane recluta con parole terribili, <strong>terribili</strong>: &#8220;non riusciresti a sollevare neanche un pugnale&#8221; e &#8220;forse credi ancora di essere destinato a cose superiori&#8221;. Queste sono parole che pesano come macigni. Solo il sangue può lavare offese del genere. Circa. Sigh.<br />La sequenza: &#8220;Estrasse la spada che teneva lungo il fianco e menò un fendente con tutte le sue forze. Si pentì immediatamente di quel gesto avventato, ma quando posò lo sguardo su Hertha, si accorse che stava sorridendo. Il guerriero parò il colpo senza difficoltà, disarmando la recluta.&#8221; è mirabile. Prima Walach cala il fendente; <em>poi</em> si pente; <em>quindi</em> guarda Hertha che sorride; <em>infine</em> Hertha para il colpo. Non è che invece era: &#8220;Il guerriero <strong>aveva parato</strong> il colpo senza difficoltà&#8221;? Francesca ci sei? No. È andata a inseguire le ombre dei criceti in giardino.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/isl_cri7.jpg" alt="Criceti impagliati" /><br />
<em>Oh, no! Povera Francesca: alla fine i criceti che inseguivi erano impagliati&#8230;</em></p>
<p>Il punto di vista è quello di Hertha, ma in mezzo alla scena passa per poche battute a Walach: l&#8217;autore deve proprio spiegarci che la recluta si vuole trattenere dal rispondere male a un superiore.<br />La mancanza di descrizioni rende il finale della scena balordo: i soldati si addestrano in una <strong>stanza</strong>? Ma quanti sono? Perché nella stanza dove si addestrano reclute così violente ci sono quadri alle pareti? Perché chi li rovina vince una promozione? I quadri – ovviamente – non sono descritti. Sono generiche scene di guerra, e ci sono indefiniti maghi e cavalieri pronti a sacrificare la vita.<br />La domanda dell&#8217;ultima riga è la ciliegina sulla torta. Devo rispondere io, o lo farà l&#8217;autore? Io i venti euro li ho pagati.<br />I dettagli non li indago, ma fuffa tipo &#8220;obbedì all&#8217;ordine&#8221;, &#8220;A quelle parole&#8221;, &#8220;con aria di sfida&#8221; ecc. ecc. sono tutti piccoli errori.</p>
<p>Seconda scena, una &#8220;battaglia&#8221;. O quasi. È lo scontro tra un party di &#8220;buoni&#8221; e alcuni briganti non meglio identificati.<br />Il party è formato da Gluxis – guerriero –, Keira – maga –, Goyah – mago –, e infine Hertha – guerriero. Hertha è rimasto indietro, ha qualche ora di ritardo rispetto agli altri.<br />
<blockquote> (pag. 132-134) I tre membri del Lethae Argenteo si addentrarono nello Stretto di Golthaer, seguendo il sentiero principale. Ben presto la luce del sole smise di assisterli, non riuscendo a filtrare nell&#8217;intricata rete di cunicoli e gallerie.<br />Gluxis era in testa al gruppo. Riusciva a destreggiarsi in quel dedalo oscuro grazie alle indicazioni di Zujaz. Sebbene camminassero spediti, Keira iniziò a pensare che non avrebbero trovato facilmente ciò che andavano cercando.<br />Fece per manifestare le sue perplessità quando Gluxis l&#8217;anticipò, facendole cenno di rimanere in silenzio. Indicò poi un bagliore scarlatto in lontananza: un fuoco. Si avvicinarono silenziosi, fino a udire il crepitio delle fiamme. Un gruppo di briganti aveva allestito un accampamento di fortuna in una piccola rientranza della parete di roccia.<br />Gluxis si sporse lentamente. Una rapida occhiata gli mostrò una decina di individui seduti attorno a un falò, stretti nei mantelli scuri. Le voci giungevano ovattate a causa delle garze nere che coprivano i volti. Accanto a loro vi erano infine i forzieri di cui aveva parlato il bottegaio [Zujaz]; alcuni erano sigillati, mentre altri traboccavano d&#8217;oro e pietre preziose.<br />Forse la Pietra Alchemica era davvero in loro possesso, pensò Keira, che fino a quell&#8217;istante aveva nutrito dubbi sull&#8217;onestà di Zujaz.<br />Goyah smise di recitare le sue preghiere. Affiancò la maga e le sussurrò di fare affidamento sui suoi poteri. Gluxis sguainò lentamente la spada, domando l&#8217;impazienza.<br />Restarono quindi in attesa.<br />Keira chiuse gli occhi e si concentrò. Mormorò una supplica a Brezae, la manifestazione di Lethae legata al vento, accompagnandola con gesti rapidi delle mani. Dai palmi emerse una fioca luce argentea. Vibrava intensamente, accrescendo le sue dimensioni di secondo in secondo.<br />Saettò poi rapida in direzione dell&#8217;accampamento, avvolgendolo in un bagliore accecante.<br />Fu allora che Gluxis si lanciò all&#8217;attacco.<br />Approfittò della momentanea cecità dei briganti per raggiungere i forzieri alle loro spalle. In cuor suo sperava di non dover ricorrere alla violenza, quanto di più lontano ci fosse dal suo credo. Udiva le grida degli uomini alle sue spalle, i loro lamenti, ma non se ne curò.<br />Frugò nei forzieri aperti, le sue mani si strinsero però unicamente su monete e gioielli. Nessuno degli oggetti che vi erano contenuti emanava il potere del Dio.<br />Keira continuava a tenere gli occhi socchiusi e le mani aperte vicino al petto. Non aveva ancora terminato l&#8217;evocazione di Brezae e il bagliore che aveva generato non era che l&#8217;inizio del sortilegio. Muoveva le labbra in silenzio, facendo delle brevi pause, mentre Goyah, alle sue spalle, si accertava che nessuno tentasse di fermarla.<br />Uno dei briganti strisciò non visto fino alla maga. Sguainò un pugnale e fece per colpirla, ma si ritrovò schiacciato a terra da un muro d&#8217;aria.<br />Lo stesso accadde ai suoi compagni.<br />Keira aveva allargato le braccia e contemplava soddisfatta le raffiche di vento che dardeggiavano al di sopra dell&#8217;accampamento. Le sacche dei briganti volteggiarono in aria riversando ovunque il loro contenuto; le fiamme del falò si spensero dopo una breve lotta.<br />Goyah si lasciò sfuggire un sorriso. Fin dall&#8217;inizio della spedizione si era accorto del potenziale di Keira, della fermezza con cui comandava le manifestazioni di Lethae. Lui stesso non sarebbe riuscito a fare di meglio.<br />Con un colpo di spada Gluxis aprì anche l&#8217;ultimo forziere. Ne esaminò il contenuto ancora pieno di speranza, prima di abbandonarsi all&#8217;evidenza: la Pietra Alchemica non si trovava lì.<br />Calciò con foga lo scrigno, gridò di rabbia, e non si accorse dei due briganti sfuggiti all&#8217;assalto di Keira. Apparvero dall&#8217;anfratto in cui si erano nascosti, le spade sguainate e prone all&#8217;attacco.<br />Ma non riuscirono mai a levarle.<br />Una lama li trapassò da parte a parte, morirono ancor prima di cadere a terra.<br />Solamente allora Gluxis si voltò, posando lo sguardo sul volto adirato di Hertha. Schizzi di sangue gli rigavano una guancia.<br />Alla sua vista Keira abbassò le braccia, mettendo fine al sortilegio. I briganti schiacciati a terra dal muro d&#8217;aria, avevano perso conoscenza.<br />– Vi avevo ordinato di aspettare! – tuonò Hertha, ripulendo la spada sulla veste dei due cadaveri.<br />– A cosa sarebbe servito? – osò dire Gluxis, calciando il cumolo di legna del falò. – Qui non c&#8217;è niente. Assolutamente niente!</p></blockquote>
<p>In ordine sparso: un accampamento di una decina di uomini con sacche e forzieri in una <strong>piccola</strong> rientranza; i briganti sono accampati in pieno giorno senza ragione; l&#8217;incantesimo del vento schiaccia tutti i nemici a terra con forza tale da farli svenire e far volare i loro averi, ma non disturba i membri del party e neppure il contenuto dei forzieri; uguale l&#8217;incantesimo del bagliore, acceca i briganti ma non i nostri eroi, oppure, se il bagliore si esaurisce, dopo che il vento ha spento il fuoco dovrebbero essere calate le tenebre, ma non se ne accorge nessuno; Goyah dovrebbe sorvegliare che nessuno si avvicini a Keira ma un bandito lo frega senza un perché una riga dopo; Hertha compare letteralmente dal nulla; Gluxis odia la violenza ma trattiene a stento l&#8217;impazienza di partire all&#8217;attacco spada in pugno, urla di rabbia e tira calci ai forzieri.<br />E questi sono solo <em>alcuni</em> dei problemi logici. Lo stile non lo analizzo neppure: l&#8217;intera scena è da riscrivere. Bisogna aggiungere un certo numero di descrizioni per far capire al lettore che diavolo succede e bisogna adottare un punto di vista consistente. <strong>Come minimo</strong>. Ci fosse almeno un briciolo di fantasia, una scintilla di <em>sense of wonder</em>, un <strong>qualcosa</strong> per cui valga la pena di leggere. Cliché, stupidate, scivoloni stilistici, incongruenze, altre stupidate, nuovi cliché. Fantastico!
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Conclusioni</strong>
</p>
<p>Come accennavo all&#8217;inizio, niente gamberi. È un romanzo che non è possibile giudicare secondo i normali parametri di questo sito. L&#8217;unico dato importante è questo: <strong>NON COMPRATELO</strong>.<br />Mi rimane solo una domanda per l&#8217;autore. In un&#8217;intervista ha dichiarato: &#8220;La scrittura è una forma d&#8217;arte. Come la pittura, il disegno o la musica. Una base deve esserci sempre, bisogna avere umiltà e mettersi in discussione. Fino ad un certo punto però! Chi disegna, canta o scrive, può seguire inizialmente dei corsi, ma il resto deve farlo da sé.&#8221; mi piacerebbe sapere quali corsi &#8220;iniziali&#8221; di scrittura ha seguito. Sarebbe utile conoscere il nome dei corsi di scrittura da evitare come la peste.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/isl_spazzatura.jpg" alt="Spazzatura" /><br />
<em>Niente più fantasy italiano</em></p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/code/9788838474309/centi-luca/silenzio-di-lenth.html"><em>Il Silenzio di Lenth</em> su iBS.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_silenzio_di_Lenth"><em>Il Silenzio di Lenth</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.piemmefreeway.it/catalogo/fantasy/il-silenzio-di-lenth-9788838474309"><em>Il Silenzio di Lenth</em> presso il sito dell&#8217;editore</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.lucacenti.it/">Il blog dell&#8217;autore</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.fantasymagazine.it/notizie/10836/oltre-i-silenzi-di-lenth/">L&#8217;intervista con le dichiarazioni sui corsi di scrittura</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=N9BHmMnXmUc">Video intervista all&#8217;autore (<em>Evangelion</em> sarebbe steampunk. Cosa diamine c&#8217;entra <em>Evangelion</em> con lo steampunk?)</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.otherpower.com/hamster.html">Uso creativo dei criceti</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
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		<title>Marstenheim</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 12:59:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Segnalazione per un romanzo che non è disponibile su emule, ma che potete lo stesso scaricare gratis. Infatti l&#8217;autore – che qui commenta con il nick &#8220;Angra&#8221; – lo offre in formato elettronico sotto licenza Creative Commons. Illustrazione per Marstenheim Marstenheim è un romanzo science-fantasy ambientato in un indefinito futuro su una colonia terrestre abbandonata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalazione per un romanzo che non è disponibile su emule, ma che potete lo stesso scaricare gratis. Infatti l&#8217;autore – che qui commenta con il nick &#8220;Angra&#8221; – lo offre in formato elettronico sotto licenza Creative Commons.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/sss_ma.jpg" alt="Illustrazione per Marstenheim" /><br />
<em>Illustrazione per Marstenheim</em></p>
<p><strong><em>Marstenheim</em></strong> è un romanzo science-fantasy ambientato in un indefinito futuro su una colonia terrestre abbandonata da secoli dalla madre patria. La storia segue una schiera di personaggi più o meno loschi che si aggira per una delle ultime città non ancora decadute; uomini, alieni, mostri: ognuno ha i propri scopi e non sono sempre nobili.<br />La componente fantascientifica predomina su quella fantasy: creature tradizionalmente fantastiche come vampiri, zombie o uomini-ratto hanno una spiegazione scientifica. In questo <strong><em>Marstenheim</em></strong> somiglia un po&#8217; a <em>World Enough, and Time</em> (<em>Tempo di mostri, fiume di dolore</em>) di James Kahn o <em>After the Siege</em> di Doctorow. Rimane però anche uno spazio per la magia e per situazioni che non possono essere spiegate razionalmente.
</p>
<p align="center"><strong>* * *<br />
</strong></p>
<p>Ho seguito la realizzazione di questo romanzo fin dalla prima stesura quasi tre anni fa, dunque non sono la persona più indicata per darne un giudizio obiettivo. Tuttavia, ci sono degli ottimi motivi <strong>oggettivi</strong> per leggero:
</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;È scritto bene. Non scritto bene <strong>per me</strong>. È scritto bene <strong>in assoluto</strong>. Si poteva scrivere meglio? Sì, forse. Per esempio in alcune scene la &#8220;telecamera&#8221; sarebbe potuta essere più vicina ai personaggi. Ma sono sfumature, per il resto lo stile è scorrevole e il romanzo si legge molto volentieri.
</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;È <strong>divertente</strong>. Gli uomini-ratto in particolare sono fenomenali e la loro gerarchia basata sulla burocrazia umana è al contempo verosimile ed esilarante. Infatti mi spiace moltissimo che i ratti non abbiano più pagine.
</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Non ci sono i soliti &#8220;buoni&#8221; e &#8220;cattivi&#8221;. O meglio, forse il &#8220;cattivo&#8221; può essere facile identificarlo, ma i &#8220;buoni&#8221; molto meno. I vari personaggi agiscono in base ai propri desideri, non per seguire una morale imposta dall&#8217;alto dall&#8217;autore. Nella buona narrativa così dev&#8217;essere.
</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Non ci sono stupidaggini sociopolitiche che riflettono come uno specchio deformante l&#8217;attualità, o idiozie del genere. È un vero romanzo <strong>fantasy</strong>, non una scusa dell&#8217;autore per lamentarsi del governo, dell&#8217;ingegneria genetica, dell&#8217;inquinamento, del riscaldamento globale, del <em>bla bla bla</em>. Non è un romanzo dedicato a una pecora.
</p>
<p>Perciò scaricatelo, non vi costa niente, e leggetelo: ne vale la pena. Potete scaricarlo qui sotto o <a href="http://angra-planet0.blogspot.com/2009/12/finito.html">dal sito dell&#8217;autore</a>.</p>
<hr />
<p><img src="/wp-content/pdf_16icon.png"/><a href="/download/Marstenheim.1.0.pdf">&nbsp;<em><strong>Marstenheim</strong></em></a> in formato PDF A4 (leggibile a video e ideale per la stampa).<br /><img src="/wp-content/prc_16icon.png"/><a href="/download/Marstenheim.1.0.prc">&nbsp;<em><strong>Marstenheim</strong></em></a> in formato Mobipocket (per i lettori di ebook e altri dispositivi portatili).<br /><img src="/wp-content/rtf_16icon.png"/><a href="/download/Marstenheim.1.0.rtf">&nbsp;<em><strong>Marstenheim</strong></em></a> in formato RTF (formato leggibile da Microsoft Word e da praticamente tutti i programmi di elaborazione testi).<br /><img src="/wp-content/odf_16icon.png"/><a href="/download/Marstenheim.1.0.odt">&nbsp;<em><strong>Marstenheim</strong></em></a> in formato OpenDocument (il formato di OpenOffice, la suite per ufficio gratuita e <em>open source</em>. Per chi trova insopportabile Word e ogni formato proprietario).<br /><img src="/wp-content/calibre_16icon.png"/><a href="/download/Marstenheim.1.0.epub">&nbsp;<em><strong>Marstenheim</strong></em></a> in formato EPUB (il nuovo standard &#8220;aperto&#8221; per gli e-book, supportato dai nuovi lettori. Si ringrazia Luigi Marciani per la conversione).<br /><img src="/wp-content/zip_16icon.png"/><a href="/download/Marstenheim.1.0.[epub.odt.pdf.prc.rtf].zip">&nbsp;<strong>Un archivio .zip</strong></a> contenente tutti i file di cui sopra.</p>
<hr />
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		<title>Recensioni :: Romanzo :: Leviathan</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 22:11:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Titolo originale: Leviathan Autore: Scott Westerfeld Illustrazioni: Keith Thompson Anno: 2009 Nazione: U.S.A. Lingua: Inglese Editore: Simon Pulse Genere: Steampunk per fanciulli Pagine: 448 Giugno 1914. Il governo inglese invia la Leviathan, l&#8217;ammiraglia della propria flotta aerea, in missione segreta a Costantinopoli. Lungo la strada salgono a bordo Deryn Sharp, una ragazza scozzese che si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/sss_leviathan.jpg" alt="Copertina di Leviathan" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>Leviathan</strong><br />
Autore: <strong>Scott Westerfeld</strong><br />
Illustrazioni: <strong>Keith Thompson</strong></p>
<p>Anno: <strong>2009</strong><br />
Nazione: <strong>U.S.A.</strong><br />
Lingua: <strong>Inglese</strong><br />
Editore: <strong>Simon Pulse</strong></p>
<p>Genere: <strong>Steampunk per fanciulli</strong><br />
Pagine: <strong>448</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Giugno 1914. Il governo inglese invia la <em>Leviathan</em>, l&#8217;ammiraglia della propria flotta aerea, in missione segreta a Costantinopoli. Lungo la strada salgono a bordo Deryn Sharp, una ragazza scozzese che si è travestita da ragazzo per servire in aeronautica, e il Principe austriaco Aleksandar – Alek per gli amici –, in fuga dalla propria patria dopo l&#8217;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Assassination_of_Archduke_Franz_Ferdinand_of_Austria">assassinio</a> del padre a Sarajevo.
</p>
<p>Non è però il 1914 che conosciamo: nel mondo di <strong><em>Leviathan</em></strong> la tecnologia ha fatto passi da gigante sia nel campo della robotica, sia in quello della bioingegneria. I Tedeschi e gli Austro-Ungarici (i &#8220;Clanker&#8221;) si sono specializzati nella costruzione di corazzate terrestri e di enormi robot da guerra (qui chiamati <em>walker</em>, somiglianti ai &#8220;robottoni&#8221; di certi <em>anime</em> giapponesi o ai <em>mech</em> di giochi stile <em>MechWarrior</em>), mentre Inglesi, Francesi e Russi (i &#8220;Darwinisti&#8221;) hanno plasmato nuove forme di vita per gli usi più svariati. La stessa <em>Leviathan</em> è una creatura vivente, che mescola il DNA della balena con quello di decine di altre specie.<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/11/25/recensioni-romanzo-leviathan/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/leviathan_trailer.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Booktrailer di Leviathan</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Ciò premesso, il <em>booktrailer</em> e certo <em>hype</em> facevano credere che <strong><em>Leviathan</em></strong> fosse un romanzo di guerra. <strong>Non è così</strong>. Basta confrontare l&#8217;<em>hype</em> con i fatti. Per esempio un tizio, dopo aver letto una ARC<sup><a href="#lev_nota_1">[1]</a></sup><a name="lev_nota_1_up"></a>, dichiarava:<br />
<blockquote><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Westerfeld has kicked off his new series with bang, averaging more battles and bombings per chapter than a textbook on both World Wars combined.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Westerfeld ha cominciato la sua nuova serie col botto. Ci sono più battaglie e bombardamenti per capitolo che in un libro di testo dedicato a entrambe le Guerre Mondiali.</p></blockquote>
<p>Questi sono i fatti:
<ul>
<li>Capitoli presenti nel romanzo: <strong>41</strong>.</li>
<li>Battaglie presenti: <strong>zero</strong> (ci sono <strong>6</strong> scontri a fuoco, ma esito a chiamarli &#8220;battaglie&#8221; dato che il numero di mezzi e uomini coinvolti si conta sulle dita delle mani – spesso di una mano sola).</li>
<li>Bombardamenti: <strong>zero</strong> (non viene sganciata alcuna bomba nel corso dell&#8217;intero romanzo – neanche una, neppure per sbaglio).</li>
<li>Massimo numero di <em>walker</em> o corazzate terrestri contemporaneamente presenti in una scena: <strong>2</strong>.</li>
<li>Numero di combattimenti tra un <em>walker</em> e un &#8220;mostro&#8221; darwinista: <strong>zero</strong>.</li>
</ul>
<p>In altre parole la Prima Guerra Mondiale rimane sullo sfondo. Chi si aspettava – io! – un&#8217;armata di robot tedeschi che attraversa la Manica per combattere contro un esercito di creature abominevoli ingegnerizzate a partire dal DNA del mostro di Loch Ness, rimarrà deluso. Niente di tutto questo è neppure <em>accennato</em> nel romanzo. Invece c&#8217;è una sana storia di avventura per bambini piena di buoni sentimenti.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Il mondo di Leviathan</strong>
</p>
<p>Il 1914 dipinto in <strong><em>Leviathan</em></strong> ha un suo fascino, a tratti notevole, ma la costruzione di Westerfeld è semplicistica.</p>
<p align="center"><a href="/wp-content/lev_mappa.jpg" rel="lightbox" title="Mappa allegorica dell'Europa"><img src="/wp-content/lev_mappa_thumb.jpg" alt="Mappa del mondo" /></a><br />
<em>Mappa allegorica dell&#8217;Europa di Leviathan. Clicca per ingrandire</em></p>
<p>I Clanker sono più o meno verosimili: in pratica non c&#8217;è molta differenza rispetto ai libri di storia, solo i carri armati si sono sviluppati qualche decennio prima e hanno gambe invece di cingoli. Westerfeld liquida la questione con una battuta di Alek:<br />
<blockquote><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;How else would a war machine get around? On <em>treads</em>, like an old-fashioned farm tractor? What a preposterous idea.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Come potrebbe altrimenti spostarsi una macchina da guerra? Su <em>cingoli</em>, come i vecchi trattori agricoli? Che idea stravagante.</p></blockquote>
<p>Anche se in verità non è mai spiegato perché le gambe dovrebbero essere un sistema di locomozione migliore dei cingoli: i <em>walker</em> non sono particolarmente veloci e hanno grossi problemi di stabilità in caso di terreno accidentato; se cadono non si possono rialzare senza aiuto; inoltre non sono &#8220;robottoni&#8221; intelligenti, hanno bisogno di equipaggio – nel romanzo non esistono computer a vapore o intelligenze artificiali, tutti i macchinari sono stupida ferraglia.<br />Tuttavia non ho trovato assurde le scene con i Clanker: vero, niente del genere può essere costruito neanche ai giorni nostri, però non è tecnicamente impossibile, e una certa tendenza tedesca al gigantismo per quanto riguarda i carri armati è storicamente corretta.
</p>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" border="0" cellpadding="12" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;">
<p align="center" style="font-size:medium"><strong>K Panzerkampfwagen</strong>
</p>
<p>Nel 1917 il Ministero della Guerra tedesco ordina di approntare un super carro armato in grado di travolgere le linee nemiche anche nelle situazioni più difficili. Viene così progettato il &#8220;K-Wagen&#8221; una mostruosità da 120 tonnellate con 27 uomini di equipaggio, 4 cannoni e 7 mitragliatrici.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/lev_kwagen.jpg" alt="Modellino del K-Wagen" /><br />
<em>Un modellino di come sarebbe potuto apparire il K-Wagen</em></p>
<p>Dieci K-Wagen vengono commissionati, ma al termine della Guerra, nel novembre 1918, solo due esemplari sono in fase avanzata di costruzione, presso l&#8217;impianto di Riebe. Gli Alleati ordinano che i due super carri siano smantellati.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/lev_kwagen2.jpg" alt="Il K-Wagen in costruzione" /><br />
<em>Il K-Wagen in costruzione</em></p>
<p>Per saperne di più sulle macchine da guerra tedesche nella Prima Guerra Mondiale, si può consultare il seguente volume, ricco di fotografie:
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="/wp-content/lev_panzers.jpg" alt="Copertina di German Panzers 1914-18" align="left"/><em><a href="http://library.nu/docs/T0UIKG38FO/German%20Panzers%201914%20-%2018%20(New%20Vanguard)">German Panzers 1914-18</a></em> di Steven J. Zaloga (Osprey Publishing, 2006).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p>Se dalla Prima Guerra Mondiale si passa alla Seconda, si scoprono progetti ancora più ciclopici, dei quali ho <a href="/2008/04/29/lorelei-le-armi-segrete-del-terzo-reich/#p1500">già parlato</a>.</p>
</td>
</tr>
</table>
<p>Le azioni di combattimento con i Clanker spesso sono tirate per i capelli – e in un romanzo di Tom Clancy farebbero chiudere il libro – ma qui è <strong>fantasy!!!</strong> e sopporto. In fondo non c&#8217;è niente di scandaloso, nessun drago colpito al volo dalle catapulte di troisiana memoria. Tranne&#8230;<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID197310394'), this, 'Mostra episodio bellico poco plausibile &#9660;', 'Nascondi episodio bellico poco plausibile &#9650;');">Mostra episodio bellico poco plausibile &#9660;</a></p>
<div id='SID197310394' style='display:none;'>
Il cannone da 57mm che spara dal <em>walker</em> in movimento e colpisce gli esploratori nemici a cavallo, a distanza imprecisata.
</div>
<p></p>
<p align="center"><img src="/wp-content/lev_walker.jpg" alt="Il walker di Alek" /><br />
<em>Il walker di Alek. Può camminare così con le gambe piegate, oppure le gambe possono essere distese per un’andatura più veloce. Può perfino correre</em></p>
<p>I Darwinisti sono un altro paio di maniche. L&#8217;idea è che Charles Darwin non solo abbia scoperto il meccanismo dell&#8217;evoluzione, ma abbia anche scoperto come manipolare il DNA. Nell&#8217;arco di due generazioni gli scienziati hanno raggiunto un controllo completo sulla bioingegneria. Possono creare qualunque forma di vita, da singoli microbi fino a enormi navi viventi.<br />Come spiega Deryn, la bioingegneria ha sostituito la meccanica:<br />
<blockquote><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;She remembered how Da had said London looked in the days before old Darwin had worked his magic. A pall of coal smoke had covered the entire city, along with a fog so thick that streetlamps were lit during the day. During the worst of the steam age so much soot and ash had decorated the nearby countryside that butterflies had evolved black splotches on their wings for camouflage.<br />But before Deryn had been born, the great coal-fired engines had been overtaken by fabricated beasties, muscles and sinews replacing boilers and gears. These days the only chimney smoke came from ovens, not huge factories, and the storm had cleared even that murk from the air.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Ricordò come papà aveva descritto l&#8217;aspetto di Londra prima che il vecchio Darwin compisse i suoi miracoli. Fumo di carbone aveva ricoperto l&#8217;intera città, insieme a una nebbia così fitta che i lampioni erano lasciati accesi durante il giorno. Nel momento peggiore dell&#8217;età del vapore, fuliggine e cenere avevano invaso la vicina campagna, tanto che le farfalle erano mutate: per mimetizzarsi avevano sviluppato macchie nere sulle ali.<br />Ma prima che Deryn nascesse, i grandi motori a carbone erano stati sostituiti da animali ingegnerizzati. Muscoli e tendini avevano rimpiazzato caldaie e ingranaggi. Adesso gli unici fumaioli in funzione erano quelli dei forni, non di enormi fabbriche, e la tempesta aveva disperso anche quel velo di sporco.</p></blockquote>
<p>Immaginate i <em>Flintstones</em>, con l&#8217;uccello preistorico che usa il becco al posto della puntina del giradischi: con i Darwinisti siamo da quelle parti.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/lev_flint.jpg" alt="Giradischi dei Flintstones" /><br />
<em>I Darwinisti dell’età della pietra</em></p>
<p>Anche qui non è scientificamente impossibile, ma richiede un balzo tecnologico ben più ampio di quello richiesto per sostituire i cingoli. È inverosimile un tale controllo sul DNA senza lo sviluppo di scienze e tecnologie correlate, dai microscopi all&#8217;informatica. Inoltre spesso le creature darwiniste sono inefficienti: non è molto credibile che in <strong>guerra</strong> non si scelga l&#8217;alternativa migliore.<br />L&#8217;intera faccenda è ambigua: da un lato i Darwinisti sono dipinti come &#8220;fanatici&#8221; che prediligono la bioingegneria sulla meccanica per partito preso, dall&#8217;altro i motori della <em>Leviathan</em> sono normali motori meccanici. Non ha senso: o i Darwinisti hanno una fede quasi religiosa nella bioingegneria, e allora ci sta che adottino una soluzione animale anche quando l&#8217;equivalente meccanico è più funzionale, oppure scelgono di volta in volta e in questo caso una marea di loro creazioni sarebbe da buttar via.<br />Una brutta caduta di stile i motori meccanici sulla <em>Leviathan</em>: pura pigrizia da parte dell&#8217;autore, che per risolvere un inghippo nella trama se n&#8217;è fregato della coerenza.</p>
<p>Comunque, alcune creature Darwiniste, per quanto inefficienti e inverosimili, le ho gradite perché troppo <em>kawaii</em>!<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1287467759'), this, 'Mostra una creatura kawaii &#9660;', 'Nascondi una creatura kawaii &#9650;');">Mostra una creatura kawaii &#9660;</a></p>
<div id='SID1287467759' style='display:none;'>
Le lucertole messaggero sono deliziosamente carine! Questi animaletti, ingegnerizzati a partire dalle comuni lucertole, scorazzano lungo il sartiame della <em>Leviathan</em>. Quando qualcuno ha bisogno di riferire un messaggio o dare ordini, parla a una lucertola. La lucertola registra la voce, va a cercare il destinatario e ripete il messaggio.<br />Quando la <em>Leviathan</em> fa alzare in volo i palloni-medusa da osservazione, il pilota si porta appresso una lucertola; se avvista il nemico lo comunica all&#8217;animaletto, il quale torna sulla nave a riferire la notizia, zampettando lungo un cavo legato al pallone. Il problema è che la lucertola si muove con flemma: se il pilota usasse il codice morse farebbe molto prima&#8230;
</div>
<p><br />Altre creature sono poco credibili e decisamente stupide.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID505778151'), this, 'Mostra una creatura stupida &#9660;', 'Nascondi una creatura stupida &#9650;');">Mostra una creatura stupida &#9660;</a></p>
<div id='SID505778151' style='display:none;'>
Sulla <em>Leviathan</em> le mitragliatrici sono state sostituite dai &#8220;fléchettes bats&#8221;. Funziona così: la <em>Leviathan</em> ospita una colonia di pipistrelli opportunamente ingegnerizzati; quando è avvistato un vascello avversario, ai pipistrelli vengono fatti mangiare dei chiodi. Quindi si disturbano gli animali per farli alzare in volo. Poi la <em>Leviathan</em> dirige potenti fari contro la nave nemica: i pipistrelli, attirati dalla luce, si dirigono in quella direzione. Infine la <em>Leviathan</em> cambia la luce dei fari da gialla a rossa: il rosso terrorizza i pipistrelli, che cagano i chiodi sul bersaglio. Non so, dovrei ridere? Poi capisco che Westerfeld abbia tratto ispirazione dalle &#8220;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bat_bomb">bat bomb</a>&#8220;: non è divertente lo stesso.
</div>
<p>
</p>
<p>Rimangono poi alcuni problemi di fondo. Per esempio, che bisogno c&#8217;è di ingegnerizzare balene volanti e lupi-tigre quando puoi ingegnerizzare virus? Sono un&#8217;arma <em>molto</em>, <em>molto</em>, <em>molto</em> più efficace di qualunque &#8220;mostro&#8221;. In un altro romanzo di tecnologia contro biologia, <em>La Guerra contro gli Chtorr</em> di David Gerrold, gli Chtorr, prima di inviare contro la Terra i vermi giganti e gli altri &#8220;mostri&#8221;, spazzano via buona parte della popolazione con le malattie infettive.<br />E ancora: con una tale conoscenza della genetica, ci si aspetterebbe che i Darwinisti siano immortali, che possiedano la cura per ogni malattia, che possano farsi crescere le ali o le branchie o siano in grado di migliorare il proprio stesso cervello. Ma:<br />
<blockquote><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Though human life chains were off-limits for fabrication, the middies often conjectured that the bosun&#8217;s ears were fabricated.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Sebbene non fosse consentito manipolare le catene vitali umane, gli aspiranti guardiamarina spesso sospettavano che le orecchie del nostromo fossero ingegnerizzate.</p></blockquote>
<p>Tutto qui. <strong>Una</strong> sola riga su 400 pagine per giustificare un fatto clamoroso. &#8220;Manipolare il DNA umano è contro le regole&#8221;. Fine. Lo dice l&#8217;Autore. Come accennavo: ambientazione costruita in maniera semplicistica. Al limite del cretino.
</p>
<p>Oltre il microcosmo della <em>Leviathan</em>, il mondo darwinista rimane indefinito. Com&#8217;è la vita a Londra senza meccanica e in compagnia di un esercito di bestie ingegnerizzate? Non si sa. Peccato.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/lev_leviathan.jpg" alt="Il muso della Leviathan" /><br />
<em>Il muso della Leviathan</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Personaggi e morale</strong>
</p>
<p>La storia è narrata in terza persona limitata dal punto di vista di Alek e Deryn. I due punti di vista si alternano con regolarità – si passa da un personaggio all&#8217;altro ogni due capitoli. Faccio notare che il punto di vista non è <strong>mai</strong> cambiato durante una scena. I passaggi da Alek a Deryn e da Deryn ad Alek avvengono <strong>solo</strong> in corrispondenza della fine di un capitolo/inizio del capitolo successivo.
</p>
<p>Il Principe Alek è infantile, noioso, e si comporta almeno due volte da perfetto idiota per mere esigenze di trama. L&#8217;equipaggio del <em>walker</em> con cui è fuggito dall&#8217;Austria è composto da personaggi insipidi quanto lui. Ho sperato che nel finale almeno il Conte Volger sviluppasse una personalità, invece è rimasto il personaggio informe di inizio storia.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID708279316'), this, 'Mostra la mia speranza &#9660;', 'Nascondi la mia speranza &#9650;');">Mostra la mia speranza &#9660;</a></p>
<div id='SID708279316' style='display:none;'>
Quando la <em>Leviathan</em> non riesce a decollare, ho creduto che Volger avesse sabotato apposta la nave: meglio morire che allearsi con il nemico. Sarebbe potuta  essere una svolta imprevista, l&#8217;unico colpo di scena del romanzo. Niente di tutto ciò. Purtroppo.
</div>
<p><br />Per fortuna Alek è un Clanker: la sua personalità assente è compensata dal rombo dei motori e dal fischiare del vapore sotto pressione. Nelle scene migliori il protagonista è più il Cyklop Stormwalker, il <em>walker</em> di Alek, che non Alek medesimo.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/lev_alek.jpg" alt="Il Principe Alek" /><br />
<em>Alek in piedi su un walker abbattuto</em></p>
<p>Deryn è più simpatica e vivace. Non che sia chissà quale eroina, ma non ti fa addormentare. Ha un carattere più forte e determinato rispetto a quello di Alek e, sebbene non sia un&#8217;aquila, non si comporta mai da cretina.<br />
Westerfeld le ha creato un lessico con parole e locuzioni particolari (&#8220;ninny&#8221;, &#8220;diddies&#8221;, &#8220;bum rag&#8221;, &#8220;barking spiders&#8221;, &#8220;blisters&#8221;, &#8220;clart&#8221;, ecc.) che non so quanto possa essere accurato rispetto alla parlata di una scozzese di inizio secolo, però distingue bene il personaggio. Quando Deryn parla o pensa si capisce subito che è lei.<br />Tutto sommato un personaggio piacevole da seguire. Anche i comprimari dal lato di Deryn sono più interessanti, in particolare la donna scienziato che tiene una tigre della Tasmania come animale domestico.
</p>
<p>Deryn e Alek soffrono poi di un grave difetto: sono <em>buoni</em>. Quel tipo di bontà mielosa e piena di retorica che spesso fa capolino nel fantasy.<br />
Per esempio, Deryn dichiara di essersi arruolata per volare, non certo per combattere&#8230; ricapitoliamo: Deryn è una ragazza. Si traveste da ragazzo – rischiando la galera per sé e per il fratello, che sa del trucco e l&#8217;aiuta – e poi, alla vigilia di una <strong>guerra</strong>, si arruola <strong>volontaria</strong> nell&#8217;aeronautica <strong>militare</strong>. Perché vuole <em>solo</em> volare! Sì, certo. E i tizi della CIA che torturano i prigionieri nelle basi americane in Pakistan o in Lituania sono entrati nell&#8217;Agenzia solo per vedere il mondo&#8230;<br />E no, non è il personaggio che cerca di convincersi di essere buono quando in realtà è spinto da pulsioni molto meno nobili: Deryn è davvero buona. Ed è buona non perché abbia senso, è buona perché è in un romanzo fantasy rivolto agli <em>Young Adult</em>. Che squallore.<br />Con Alek siamo sulla stessa barca. Il poverino non riesce mai a uccidere nessuno di suo pugno e l&#8217;unica volta che muore qualcuno per causa sua, lui non l&#8217;ha fatto apposta. Che anima candida.
</p>
<p>Nella parte finale del romanzo, affiora la solita pappa stantia: il vero nemico è l&#8217;incomunicabilità! Se conosci il tuo nemico vedi che è come te che i veri cattivi non sono i tedeschi o gli inglesi i clanker o i darwinisti i veri nemici sono i guerrafondai <em>bla bla bla</em>.<br />Noia. Noia. Noia.<br />Ammetto però che Westerfeld è abile nel diluire questa morale rancida nelle scene d&#8217;azione: la morale emerge dal mostrato, non è mai spiattellata esplicitamente. &#8220;La guerra è kattiva!!!&#8221; rimane un discorso da scuola elementare.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/lev_deryn.jpg" alt="Deryn Sharp" /><br />
<em>Deryn pilota un pallone-medusa da osservazione</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Stile</strong>
</p>
<p>Poco da dire: Westerfeld è uno scrittore competente e si vede. Il romanzo è scorrevole e senza punti morti; il ritmo è sempre alto. Però, a mio parere, non sempre sono mostrate le scene che partono con le premesse migliori: per esempio l&#8217;autore dedica pagine e pagine all&#8217;atterraggio e alla ripartenza della <em>Leviathan</em> dallo Zoo di Londra, e taglia corto sull&#8217;inseguimento di una corazzata terrestre al <em>walker</em> di Alek.<br />C&#8217;è poi qualche sbavatura qui e là (il dialogo tra Alek e Volger mentre si allenano è chiaramente a beneficio del lettore e suona forzato) e qualche descrizione non proprio riuscita (Deryn incontra Alek e subito le viene in mente solo &#8220;handsome&#8221;), ma poca roba.<br />Lo stile di Westerfeld è molto funzionale, ma non è brillante: se si esclude in parte Deryn, c&#8217;è troppa distanza tra il punto di vista, molto ravvicinato ai personaggi, e il linguaggio, troppo neutro. Alek sembra un automa – o un bravo scrittore – non un giovane Principe.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Conclusioni</strong>
</p>
<p>Romanzo di avventura semplice semplice per un pubblico di ragazzini non troppo svegli. Dubito possa piacere a chi ha più di dodici anni – parlo di età mentale, lo so che ci sono delle trentenni che tengono in camera il poster di Edward Cullen o di Sennar.<br />È molto più fantasy che non fantascienza: la speculazione scientifica è da asilo e rimane tollerabile solo quando le trovate sono almeno molto fantasiose. Westerfeld, nelle note a fine romanzo, lo definisce <em>steampunk</em>. Sì, ma solo se vogliamo applicare la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Steampunk#Origin">definizione originaria</a> di K. W. Jeter: &#8220;gonzo-historical&#8221; può essere una giusta classificazione per <strong><em>Leviathan</em></strong>. La componente <em>steam</em> in senso tecnologico è presente, ma ha un ruolo minore – i Darwinisti hanno più spazio dei Clanker. Di <em>-punk</em> non se ne vede neanche l&#8217;ombra.
</p>
<p>Nel complesso un&#8217;opera mediocre. Non brutta, ma faccio fatica a trovarci qualcosa di veramente bello; di nuovo, originale, brillante. Non credo valga la pena comprare, ma dato che è gratis<sup><a href="#lev_nota_2">[2]</a></sup><a name="lev_nota_2_up"></a>, una sbirciatina la si può dare. L&#8217;inglese è semplice, a parte qualche termine tecnico marinaresco e lo <em>slang</em> di Deryn.
</p>
<p>In un&#8217;<a href="http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/spettacoli_e_cultura/strazzulla-intervista/strazzulla-intervista/strazzulla-intervista.html">intervista dedicata ad altro argomento</a>, un rappresentante di Einaudi ha dichiarato che il romanzo sarà pubblicato in Italia dalla loro casa editrice l&#8217;anno prossimo. Non ho idea se sia vero, né se si prenderanno l&#8217;impegno di pubblicare anche i volumi successivi: infatti <strong><em>Leviathan</em></strong> è – tanto per cambiare – il primo romanzo in una trilogia; <em>Behemoth</em> e <em>Goliath</em> sono già stati annunciati da Westerfeld, indicativamente per l&#8217;autunno 2010 e l&#8217;autunno 2011.<br />Tengo a sottolineare che la storia in <strong><em>Leviathan</em></strong> <strong>non</strong> è autoconclusiva: si interrompe bruscamente, lasciando la trama in sospeso.
</p>
<p>Chi dovrebbe leggere <strong><em>Leviathan</em></strong> sono gli autori italiani o gli aspiranti tali. Tempo fa credevo che <em>Ash</em> di Mary Gentle potesse essere una buona pietra di paragone: ero un&#8217;ingenua ottimista! Con <strong><em>Leviathan</em></strong> l&#8217;asticella della qualità scende di una tacca, ma sarà l&#8217;ultima volta.<br />In altri termini: se desiderate pubblicare un libro dignitoso, <strong>dovete</strong> scrivere almeno al livello di questo romanzo di Westerfeld. <strong>Dovete</strong> dimostrare la stessa dose di fantasia e la stessa padronanza della tecnica narrativa. Non sto chiedendo la Luna, sto chiedendo un livello <strong>minimo</strong>.<br />Lo so che le mie parole vi entreranno in un orecchio e usciranno dall&#8217;altro. E so che si continueranno a scrivere, pubblicare e comprare romanzi pieni di puttanate con gli elfi o con ragazzine imbecilli che si innamorano del vampiro compagno di banco. Pazienza. Io ci provo.
</p>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" border="0" cellpadding="12" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;">
<p align="center" style="font-size:medium"><strong>Letture Consigliate</strong>
</p>
<p>Se le idee dietro <strong><em>Leviathan</em></strong> (storia alternativa in chiave fantasy, robottoni, tecnologia vs. biologia) vi incuriosiscono, potreste dare un&#8217;occhiata anche a questi romanzi:
</p>
<p><img src="/wp-content/gambero_rosa.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Il ciclo dell&#8217;Oscurità di Harry Turtledove.</p>
<p><img src="/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Nell&#8217;Oscurità</em> (<em>Into the Darkness</em>, 1999) <br /><img src="/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Scende l&#8217;Oscurità</em> (<em>Darkness Descending</em>, 2000)<br /><img src="/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Attraverso l&#8217;Oscurità</em> (<em>Through the Darkness</em>, 2001)<br /><img src="/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>I Signori dell&#8217;Oscurità</em> (<em>Rulers of the Darkness</em>, 2002)<br /><img src="/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Le Fauci dell&#8217;Oscurità</em> (<em>Jaws of Darkness</em>, 2003)<br /><img src="/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>La Fine dell&#8217;Oscurità</em> (<em>Out of the Darkness</em>, 2004)</p>
<p>Turtledove ricrea la Seconda Guerra Mondiale, ambientandola però nel mondo fantastico di Derlavai. I carri armati diventano bestie enormi che trasportano cannoni magici, gli aerei sono draghi, i sommergibili mostri marini, e il Progetto Manhattan vede impegnati gli stregoni più potenti del mondo.<br />Il vero difetto di questo ciclo è proprio l&#8217;aderenza alla storia: cambiano i nomi degli stati, cambia la scienza e la tecnologia, ma per il resto gli eventi sono gli stessi, dalla spartizione della Polonia, all&#8217;attacco della Russia alla Finlandia, fino all&#8217;assedio di Stalingrado. Quando si riesce a individuare che Algarve è in realtà la Germania o che Kuusamo sono gli Stati Uniti, la vicenda diviene prevedibile, perché si sa già come andrà a finire.<br />Rimane un ciclo piacevole, arricchito da una profusione di punti di vista degna di Martin (ci sono almeno venti personaggi punto di vista) e dall&#8217;assenza di &#8220;buoni&#8221; e &#8220;cattivi&#8221; tradizionali. Lo stile di Turtledove è in generale decente, tranne quando glissa sulle scene d&#8217;azione per riassumerle attraverso dialoghi successivi. Qualche volta questo &#8220;trucco&#8221; funziona bene, più spesso si rivela un ripiego misero.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/lev_oscurita.jpg" alt="Copertina de La Fine dell'Oscurità" /><br />
<em>Copertina de La Fine dell&#8217;Oscurità</em></p>
<hr style="border: 0; color: #F9DDDD; background-color: #F9DDDD; height: 1px;" />
<p><img src="/wp-content/gambero_rosa.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Il ciclo della Guerra contro gli Chtorr di David Gerrold.</p>
<p><img src="/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>La Guerra contro gli Chtorr</em> (<em>A Matter for Men</em>, 1983)<br /><img src="/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Il Ritorno degli Chtorr</em> (<em>A Day for Damnation</em>, 1985)<br /><img src="/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Il Giorno della Vendetta</em> (<em>A Rage for Revenge</em>, 1989)<br /><img src="/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>L&#8217;Anno del Massacro</em> (<em>A Season for Slaughter</em>, 1993)<br />Nota importante: la storia <strong>non</strong> è finita. Nel progetto originario erano previsti altri tre romanzi, che Gerrold in sedici anni non ha ancora scritto – né è scontato che lo faccia in futuro.
</p>
<p>La Terra viene invasa dagli alieni, gli Chtorr. Anzi, viene aggredita da un intero ecosistema alieno. Gli Chtorr sono una moltitudine di specie diverse: animali, piante, microbi. Pian piano le creature extraterrestri rimpiazzano gli equivalenti autoctoni, esseri umani compresi.<br />Il lavoro di Gerrold con gli Chtorr è molto più accurato e scientificamente approfondito rispetto a quello di Westerfeld con i Darwinisti. Gli Chtorr sono parecchie spanne più verosimili delle bestie ingegnerizzate in <strong><em>Leviathan</em></strong>. E sono molto più bizzarri e letali.<br />Nei vari romanzi del ciclo le scene d&#8217;azione sono ottime – sebbene anche qui manchino delle vere e proprie battaglie – e la sensazione di apocalisse imminente è ben resa. I romanzi funzionano meno quando Gerrold imita le lezioni di filosofia di Heinlein senza averne il carisma e la bravura. Rimane poi il grosso problema che dopo quattro libri è tutto in sospeso e non si sa se vinceranno i Terrestri o gli Chtorr. E forse non si saprà mai.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/lev_chtorr.jpg" alt="Copertina de La Guerra contro gli Chtorr" /><br />
<em>Copertina de La Guerra contro gli Chtorr</em></p>
<hr style="border: 0; color: #F9DDDD; background-color: #F9DDDD; height: 1px;" />
<p><img src="/wp-content/gambero_rosa.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<em>Fanteria dello Spazio</em> (<em>Starship Troopers</em>, 1959) di Robert A. Heinlein.
</p>
<p>Un classico della fantascienza, il romanzo che ha introdotto le Armature Potenziate e ha ispirato Yoshiyuki Tomino per <em>Mobile Suit Gundam</em>.<br />Sono narrate le avventure di un soldato nella Fanteria Spaziale Mobile, mentre la Terra si trova invischiata in una guerra interplanetaria contro gli Aracnidi.<br />
Heinlein costruisce un mondo futuro verosimile e particolarmente curato per quanto riguarda gli aspetti sociali, politici e militari: <em>Fanteria dello Spazio</em> è una delle poche opere di narrativa nelle liste di lettura delle accademie militari americane.
</p>
<p>Un fatto poco noto è che <em>Fanteria dello Spazio</em>, nelle intenzioni dell&#8217;autore, doveva essere un libro per ragazzi. Il <strong>rispetto</strong> che Heinlein dimostra nei confronti del pubblico a cui si rivolge è ammirevole: non ci sono semplificazioni, non ci sono pseudo guerre allo zucchero filato, non c&#8217;è morale preconfezionata da favola della buona notte; ci sono scenari realistici, c&#8217;è una filosofia di vita brutale – ma del tutto coerente con l&#8217;ambientazione, e ci sono le Armature Potenziate, una delle trovate più <em>cool</em> della storia della fantascienza.<br />Pensateci quando sentite il solito scrittorucolo delle nostre parti giustificare ogni porcata perché tanto è per un &#8220;pubblico giovane&#8221;.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/lev_fanteria.jpg" alt="Copertina di Fanteria dello Spazio" /><br />
<em>Copertina di Fanteria dello Spazio</em></p>
<p>E i romanzi di Temerarie, quelli del Drago di Sua Maestà di Naomi Novik? In effetti l&#8217;idea delle guerre napoleoniche con i draghi non è molto lontana dall&#8217;idea di avere una Prima Guerra Mondiale con i <em>mech</em>. Però ho <a href="/2008/01/01/recensioni-romanzo-his-majestys-dragon/">letto</a> il primo romanzo di Temerarie ed era pura <em>fuffa</em>. Dunque <strong>non</strong> consiglio!</p>
</td>
</tr>
</table>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>note:<br /><a name="lev_nota_1"></a>&nbsp;<sup>[1]</sup>&nbsp;<a href="#lev_nota_1_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;<strong>A</strong>dvance <strong>R</strong>eading <strong>C</strong>opy. Una copia di un romanzo distribuita a giornali, critici, <em>amyketti</em>, ecc. qualche tempo prima dell&#8217;uscita ufficiale, in modo che si possa creare il giusto <em>hype</em>. Qualche volta le ARC non sono ancora la versione definitiva di un libro, mancando un ultimo passaggio di editing, o una corretta impaginazione, o la giusta copertina o altri dettagli simili.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/lev_arc.jpg" alt="Copertina delle ARC di Leviathan" /><br />
<em>Copertina delle ARC di Leviathan</em></p>
<p><a name="lev_nota_2"></a>&nbsp;<sup>[2]</sup>&nbsp;<a href="#lev_nota_2_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Come da <a href="/2009/11/19/leviathan/">Segnalazione</a>. L&#8217;edizione originale di <strong><em>Leviathan</em></strong> comprende una cinquantina di illustrazioni. Sono presenti anche nelle edizioni pirata, ma purtroppo chi ha scannerizzato il libro ha acquisito le immagini a dimensioni ridotte. Qui sotto ne potere vedere una estratta dalla versione HTML, senza ritocchi.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/00026.jpg" alt="L'illustrazione del capitolo 19" /><br />
<em>L&#8217;illustrazione del capitolo 19</em></p>
<p>Immagini a risoluzione più alta si possono ammirare al <a href="http://keiththompsonart.com/leviathanbook.html">sito</a> del disegnatore, Keith Thompson.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Leviathan-Scott-Westerfeld/dp/1416971734/"><em>Leviathan</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://books.simonandschuster.com/Leviathan/Scott-Westerfeld/9781416971733/excerpt">I primi capitoli di <em>Leviathan</em> leggibili online</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://scottwesterfeld.com/blog/">Il blog di Scott Westerfeld</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://keiththompsonart.com/">Il sito di Keith Thompson</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Flintstones"><em>The Flintstones</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Harry_Turtledove%27s_Darkness">Il ciclo dell&#8217;Oscurità su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Chtorr">La Guerra contro gli Chtorr su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Starship_troopers"><em>Starship Troopers</em> su Wikipedia</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Ci sono i mech e i mostri!&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Ma non si picchiano tra loro.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Ci sono bestiole kawaii!&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Ma altre bestiole sono cretine.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">I Clanker sono verosimili.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Ma i Darwinisti molto meno.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Deryn è simpatica.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Ma Alek è noioso.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Lo stile è buono.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Ma non è brillante.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/stivale.gif" alt="Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>S.M.Q.</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/08/12/smq/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Aug 2009 10:58:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Amaterasu]]></category>
		<category><![CDATA[gattomammone]]></category>
		<category><![CDATA[Il Blog di Silvia]]></category>
		<category><![CDATA[light novel]]></category>
		<category><![CDATA[nekomata]]></category>
		<category><![CDATA[romanzi di Gamberetta]]></category>
		<category><![CDATA[S.M.Q.]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Maga Quantica]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni tanto mi viene chiesto cosa stia scrivendo dopo Laura. Sto scrivendo un feroce romanzo di guerra. È un romanzo non facile da scrivere perché richiede notevole documentazione e non ha una trama semplicissima. Così procedo con molta calma. Ma occorre sempre tenere allenata la scrittura. Per questa ragione ho iniziato un secondo romanzo, più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni tanto mi viene chiesto cosa stia scrivendo dopo <em>Laura</em>. Sto scrivendo un feroce romanzo di guerra. È un romanzo non facile da scrivere perché richiede notevole documentazione e non ha una trama semplicissima. Così procedo con molta calma.
</p>
<p>Ma occorre sempre tenere allenata la scrittura. Per questa ragione ho iniziato un secondo romanzo, più leggero e che non richiede eccessiva pianificazione. Il romanzo si intitola <strong><em>S.M.Q.</em></strong> e ho deciso di pubblicarlo online a puntate. La protagonista, Silvia, ha aperto un <a href="http://silvia.gamberi.org/">blog</a> per l&#8217;occasione. Lì potrete leggere i vari capitoli via via che li aggiungerò e anche scaricare un file unico contenente tutti i capitoli fino a quel momento pubblicati.<br />Qui sui Gamberi aggiornerò solo questo articolo inserendo di volta in volta i link ai nuovi capitoli. Perciò se <strong><em>S.M.Q.</em></strong> dovesse piacervi, seguite il blog di Silvia.
</p>
<p>Capitoli pubblicati:
</p>
<p><img src="/wp-content/html_16icon.png" alt="Icona HTML" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://silvia.gamberi.org/2009/08/capitolo-1/"><strong>Capitolo 1</strong></a>.
</p>
<p><img src="/wp-content/html_16icon.png" alt="Icona HTML" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://silvia.gamberi.org/2009/08/capitolo-2/"><strong>Capitolo 2</strong></a>.
</p>
<p><img src="/wp-content/html_16icon.png" alt="Icona HTML" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://silvia.gamberi.org/2009/08/capitolo-3/"><strong>Capitolo 3</strong></a>.
</p>
<p><img src="/wp-content/html_16icon.png" alt="Icona HTML" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://silvia.gamberi.org/2009/08/capitolo-4/"><strong>Capitolo 4</strong></a>.
</p>
<p><img src="/wp-content/html_16icon.png" alt="Icona HTML" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://silvia.gamberi.org/2009/08/capitolo-5/"><strong>Capitolo 5</strong></a>.
</p>
<p><img src="/wp-content/html_16icon.png" alt="Icona HTML" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://silvia.gamberi.org/2009/09/capitolo-6/"><strong>Capitolo 6</strong></a>.
</p>
<p><img src="/wp-content/html_16icon.png" alt="Icona HTML" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://silvia.gamberi.org/2009/09/capitolo-7/"><strong>Capitolo 7</strong></a>.
</p>
<p><img src="/wp-content/html_16icon.png" alt="Icona HTML" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://silvia.gamberi.org/2009/10/capitolo-8/"><strong>Capitolo 8</strong></a>.
</p>
<p><img src="/wp-content/html_16icon.png" alt="Icona HTML" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://silvia.gamberi.org/2009/11/capitolo-9/"><strong>Capitolo 9</strong></a>.
</p>
<p><img src="/wp-content/html_16icon.png" alt="Icona HTML" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://silvia.gamberi.org/2009/11/capitolo-10/"><strong>Capitolo 10</strong></a>.
</p>
<p><img src="/wp-content/html_16icon.png" alt="Icona HTML" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://silvia.gamberi.org/2009/12/capitolo-11/"><strong>Capitolo 11</strong></a>.
</p>
<p><img src="/wp-content/html_16icon.png" alt="Icona HTML" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://silvia.gamberi.org/2010/01/capitolo-12/"><strong>Capitolo 12</strong></a>.
</p>
<p>Il romanzo di guerra ha la priorità, dunque non garantisco un ritmo costante per <strong><em>S.M.Q.</em></strong>, ma prometto di portare a termine la storia.
</p>
<p>Con <strong><em>S.M.Q.</em></strong> sono voluta partire da un cliché, quello delle maghette negli anime, ma con l&#8217;idea di portarlo alle sue estreme conseguenze. Le mie fonti d&#8217;ispirazione vanno da <em>Card Captor Sakura</em> fino a <em>Haruhi Suzumiya</em> passando per H.G. Wells, Mack Reynolds, Rudy Rucker e un pizzico del Poul Anderson di <em>Tau Zero</em>. Andando avanti nel romanzo però ci sarà spazio anche per una buona dose di originalità, almeno spero.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/smq_due.jpg" alt="Card Captor Sakura &#038; Tau Zero" /><br />
<em>Fonti d’ispirazione: dal manga Card Captor Sakura al romanzo di fantascienza Tau Zero</em></p>
<p>La protagonista e voce narrante del romanzo è Silvia. Silvia ha alcuni punti in comune con Laura (giovane età, difficoltà in famiglia, problemi con alcool e droghe leggere) e forse abita persino nella stessa città, ma, a differenza di Laura, Silvia ha una normale intelligenza. E quando il Destino si accanirà contro di lei, avrà modo di combattere.<br />Ho deciso di scrivere il romanzo in prima persona, per esercizio, e sono abbastanza soddisfatta. Pur con tutte le cautele che derivano dal giudicare se stessi, credo che stilisticamente sia un testo migliore di <em>Laura</em>. Se non altro perché non sono più vincolata dall&#8217;avere come punto di vista una minorata mentale.
</p>
<p>Ciò non vuol dire che Silvia risulterà più simpatica di Laura, o che sarà più facile identificarsi con lei. Anzi, Silvia è spesso sgradevole &#8211;&nbsp;indubbiamente per colpa della sottoscritta, il cui cuore trabocca di tristezza, odio, invidia e sadismo&nbsp;&#8211;, ma forse potrà cambiare. Perché questa è anche la storia di un incontro, l&#8217;incontro tra una ragazza e una persona speciale, che le stravolgerà la vita.
</p>
<p>Devo aggiungere che le parti &#8220;scientifiche&#8221; sono per buona parte campate per aria e servono solo a dare colore alla storia. Si tratta di fantasy, al massimo di science-fantasy, non di fantascienza.
</p>
<p>Come sempre ogni opinione &#8212; qui o sul blog di Silvia &#8212; sarà la benvenuta.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Approfitto per ringraziare di nuovo chiunque abbia letto <a href="/2009/03/09/le-avventure-della-giovane-laura/"><em>Le Avventure della Giovane Laura</em></a>, in particolare chi ha lasciato un commento o mi ha scritto in privato: faccio tesoro di ogni critica e di ogni consiglio. E se avete impiegato tempo a leggere e il romanzo non vi è piaciuto, accettate le mie sincere scuse.
</p>
<p>Detto questo, vorrei dedicare due parole a chi ha trovato certi particolari&nbsp;&#8211; come i mostruosi gatti, i <em>nekomata</em>&nbsp;&#8211; troppo esotici, troppo orientali.<br />Seguite questo breve racconto:<br />
<blockquote>Himeko sta portando il bestiame al pascolo, quando scopre di essere seguita da un gigantesco <em>nekomata</em>. Per la poveretta non ci sarebbe niente da fare se non intervenisse la Dea Amaterasu. La Dea, trasformatasi in enorme ratto, riesce infatti ad allontanare il terribile felino.</p></blockquote>
<p>Qual è l&#8217;origine di questo racconto? Folklore nipponico? Invenzione di qualche <em>manga-ka</em> che si è preso troppe radiazioni atomiche? Parto del mio cuore marcio?</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/smq_dea.jpg" alt="La Dea Amaterasu" /><br />
<em>La Dea Amaterasu (al centro)</em></p>
<p>In realtà io ho solo cambiato qualche termine a un fatto di cronaca <strong>italiano</strong>:<br />
<blockquote>Negli anni &#8217;20, nei pressi di Belluno, Serafina dal Pont scoprì un mostruoso gattomammone intento a spaventare alcune mucche al pascolo. La faccenda divenne pericolosa quando l&#8217;orribile gatto spostò la sua attenzione dal bestiame a Serafina. Ma per fortuna intervenne Santa Rita! La Santa, assunto l&#8217;aspetto di un gigantesco topo, indusse il gattomammone a inseguirla, finché entrambi non sparirono nella campagna.</p></blockquote>
<p>E la morale della favola è un invito a non avere pregiudizi. La bellezza del fantastico giapponese risiede in parte proprio nel fatto che gli autori nipponici si fanno pochi scrupoli a mescolare culture, tradizioni, miti e leggende diversissime.<br />Non c&#8217;è un&#8217;intrinseca superiorità del folklore italico (o celtico, o indiano, o di qualunque altra provenienza) rispetto a quello di altri Paesi. E, come si è appena visto sopra, si possono trovare <em>storie oscene in stile manga</em> anche nella nostra immacolata tradizione.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/smq_gatto2.jpg" alt="Serafina dal Pont &#038; il gattomammone" /><br />
<em>Serafina dal Pont fronteggia il gattomammone</em></p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://silvia.gamberi.org/">Il Blog di Silvia</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/BZ1V6EMLXR/Tau%20Zero"><em>Tau Zero</em> in lingua originale su gigapedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.onemanga.com/Cardcaptor_Sakura/"><em>Card Captor Sakura</em> leggibile online (tradotto in inglese)</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Amaterasu">La Dea Amaterasu su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gatto_Mammone">Il Gattomammone su Wikipedia </a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Esbat</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/06/24/esbat/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2009/06/24/esbat/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 17:47:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Hyoutsuki]]></category>
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		<description><![CDATA[Una segnalazione un po&#8217; particolare, perché riguarda un romanzo che non è uscito su emule – almeno per ora (EDIT: uscito). Il romanzo in questione è Esbat, pubblicato a inizio mese da Feltrinelli. L&#8217;autrice è Lara Manni. Copertina di Esbat È un romanzo che meriterebbe una recensione, ma purtroppo non sono nella posizione di farla. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una segnalazione un po&#8217; particolare, perché riguarda un romanzo che non è uscito su emule – almeno per ora (<strong>EDIT</strong>: <a href="/2010/01/20/esbat-di-nuovo/">uscito</a>). Il romanzo in questione è <strong><em>Esbat</em></strong>, pubblicato a inizio mese da Feltrinelli. L&#8217;autrice è <a href="http://laramanni.wordpress.com/about/">Lara Manni</a>.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/sss_esbat.jpg" alt="Copertina di Esbat" /><br />
<em>Copertina di Esbat</em></p>
<p>È un romanzo che meriterebbe una recensione, ma purtroppo non sono nella posizione di farla. Infatti ho conosciuto via Internet l&#8217;autrice ormai più di un anno fa, ho discusso con lei la storia e le ho anche suggerito qualche idea per la trama. Sono orgogliosa che alcune di queste idee siano arrivate alla stesura finale.<br />Non potrei recensire in maniera imparziale un romanzo al quale ho contribuito, seppure in piccolissima parte.<br />Posso però dire di aver apprezzato. <strong>Secondo me è un bel romanzo</strong>. Ha la sua dose di difetti, ma i pregi sono in maggior numero. Più gamberi freschi che gamberi marci.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>La protagonista di <strong><em>Esbat</em></strong> è una disegnatrice di manga cinquantenne. È ricca e famosa, e ha appena terminato di disegnare l&#8217;ultimo volume della sua serie più celebre. O meglio, crede di aver terminato, perché proprio quando sta per mettere la parola &#8220;fine&#8221; alla storia, si presenta da lei il demone Hyoutsuki, uno dei personaggi del manga.<br />Il demone è scontento di come finisce la serie e pretende che l&#8217;ultimo capitolo venga riscritto. Seguono complicazioni.
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<p>L&#8217;idea dei personaggi che escono dalle pagine e interagiscono con i loro creatori non è delle più originali, però in <strong><em>Esbat</em></strong> la vicenda prende svolte inattese e non scivola quasi mai nel banale.<br />Il romanzo è ambientato tra il Giappone e l&#8217;Italia. La parte giapponese dell&#8217;ambientazione è inconsueta e ben resa: penso possa incuriosire anche chi crede che gli <em>otaku</em> siano dolcetti alle mandorle.<br />Lo stile è scorrevole. C&#8217;è qualche problemino qui e là, ma anche scene descritte con maestria. Nel complesso il livello è ampiamente sopra la media.
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<p>È un romanzo <em>urban fantasy</em> che consiglio in particolar modo a chi è appassionato di manga e Giappone, fermo restando che credo possa piacere a chiunque.
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<p>Due noticine finali:
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<li>Su diversi siti ho visto <strong><em>Esbat</em></strong> catalogato come &#8220;horror&#8221;. Direi che non è vero. Ci sono alcune scene violente – logica conseguenza degli sviluppi della trama –, ma in nessun punto mi è parso che lo scopo dell&#8217;autrice fosse orripilare o terrorizzare il lettore. Anzi, l&#8217;autrice evita sempre il <em>gore</em>, la macelleria, anche quando tratteggia scene che si presterebbero (ovviamente qui ognuno gi
