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Archivio per la Categoria 'Marciume'

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Copioni

Da quando è aperto il blog, i miei articoli sono stati spesso scopiazzati in giro per il web, in particolare la recensione di Twilight e quelle dedicate a Licia. Qualche volta non si è fatto neanche lo sforzo di copiare giusto (per esempio inserendo gli spoiler senza il javascript per farli funzionare), altre volte non è stata citata la fonte.
Non ho mai detto niente perché non sono vanitosa. Mi interessa di più che le mie idee si diffondano piuttosto che vengano attribuite a me in particolare – ma, attenzione: il fatto che io non sia pignola non vuol dire che è giusto copiare senza attribuzione. Siete tenuti a rispettare la licenza Creative Commons del blog: se copiate (vostro diritto sancito dalla licenza) è dovere specificare che l’articolo originale è mio.
Al mio non dire niente c’è un limite. Il limite è il commerciale. Se copiate da me e poi vi fate pagare non va più bene.

La pagina qui sotto è presa da una rivista cartacea a pagamento, “Mega” numero 160, pubblicata da Alastor.

Mega numero 160
Copioni Suck. Clicca per ingrandire

Dato che non si legge benissimo, riporto i paragrafi incriminati, scritti da tale Raffaele Martinelli:

Vediamo cosa comporta essere vampiri nell’universo di Twilight: i vampiri sono tutti bellissimi, per citare la protagonista: “bellezza assurda… sovrannaturale… dio greco”, ecc. ecc.
Essere vampiri implica l’immortalità. Avere forza, agilità e resistenza molto superiori a quelle umane. Avere i sensi molto più sviluppati e quando si compie la mutazione si ottiene anche un potere bonus: c’è chi predice il futuro, chi può influenzare lo stato d’animo altrui e il protagonista è un telepatico. I vampiri dell’universo di Twilight non devono neanche temere la luce del sole, non temono croci, aglio, acqua santa, non temono niente. In più non sono neppure obbligati a bere sangue umano, possono sopravvivere nutrendosi di animali.
Perciò la domanda è: perché non diventano tutti vampiri?
Ho ragionato su questo particolare: Edward è nato nel 1901, è diventato vampiro nel 1918, la storia è ambientata nel 2005, Edward è ancora al Liceo! Diventare vampiri nell’universo di Twilight fa diventare dei ritardati mentali!

Le stesse parole della mia recensione di Twilight.

Ora, se fossi una compagnia discografica o l’Associated Press dovrei denunciare e chiedere i danni. Non lo farò, non ne vale la pena.
Dunque perché ne parlo? Per ribadire che un comportamento del genere è sbagliato. Non è tollerabile. Il fatto che questa volta ci passi sopra, non significa che chiuderò un occhio anche la prossima.
Siete pregati di leggere le FAQ al punto appropriato e rispettare la licenza. Grazie.

* * *

Qualcuno potrebbe pensare che sia ipocrita a parlare così data la mia posizione contro il copyright e date le mie segnalazioni di libri che compiano su emule o su altre reti P2P. Ma vorrei far notare che:
• Non mi sogno neanche di attribuirmi la paternità dei romanzi che segnalo.
• I romanzi su emule sono distribuiti gratuitamente.
Un conto è distribuire liberamente informazioni a favore di tutti, un conto è guadagnare alle spalle del legittimo autore.


EDIT del 14 aprile 2011. Il signor Martinelli si è scusato (vedi riproduzione della pagina qui sotto) e direi che il caso è chiuso.

Pagina di scuse
Scuse. Clicca per ingrandire

* * *

Ringrazio Alex Frost per aver segnalato il problema e per aver digitalizzato la pagina della rivista. Ringrazio Daniele per la scansione delle scuse.

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La qualità di FantasyMagazine – Aggiornamento

Qualche giorno fa, mi lamentavo della qualità ridicola di un recente articolo di FantasyMagazine dedicato allo steampunk. Facevo anche notare che non era l’unico obbrobrio, per esempio indicando un altro articolo di maggio anche quello ripieno di errori.

A più di una settimana dalla pubblicazione dell’articolo sullo steampunk, l’articolo stesso è stato modificato e l’autrice ha dichiarato nei commenti:

Articolo corretto.

Peccato che non sia vero. L’articolo non è corretto. Rimangono errori già segnalati da me e dal Duca, e rimangono errori che la prima volta non avevamo segnalato.
Questo indica che non è vero che Kinzica (o chi per lei) si è documentata e ha sistemato di conseguenza, indica che Kinzica ha solo copiato male da me e dal Duca. Naturalmente senza ringraziare e senza citarci, in spregio alla licenza di entrambi i blog.

Esempio di errore già segnalato e ancora presente:
– Si continua a sostenere che in The Warlord of the Air ci siano astronavi. Potete leggere il pezzo di Moorcock qui sotto.

Pagina 13 Pagine 14-15 Pagina 16

Il pezzo di Michael Moorcock nell’antologia Steampunk. Clicca per ingrandire

Kinzica, dove sono le astronavi? Sono dirigibili e aerei. Non astronavi.

Esempio di errore non segnalato in precedenza e ancora presente:
– Kinzica scrive:

Non manca l’eccezionale Ted Chiang con Seventy-Two Letters: un mondo dove certi nomi impressi su oggetti inorganici (e anche organici, a volte) possono donare movimento e persino la vita.

No, stellina. Il punto del racconto è proprio che non si possono imprimere nomi sulla materia organica (vedi pagina 183 nell’antologia). Perciò “anche organici, a volte” proprio per niente. Si può poi discutere se alla fine del racconto i personaggi abbiano superato questa limitazione, ma la premessa rimane che non sono animabili gli “oggetti organici” con la nomenclatura.

Naturalmente ci sono altri errori ancora (già segnalati e non) e rimangono quelle frasi che con un eufemismo Emanuele Manco (responsabile di FantasyMagazine) chiama “la nostra visione” e “impostazione critica” ovvero stupidaggini senza capo né coda come il rapporto con Tolkien o il legame tra “forza vapore” e Slipstream.

* * *

Diversi hanno sostenuto che io e il Duca siamo stati troppo duri, che avremmo dovuto essere più gentili e rispettosi. A parte che abbiamo dato prova di rara educazione e correttezza, cosa avremmo ottenuto a essere ancora più rispettosi e gentili? Niente.
Prova ne sia che il giorno stesso della pubblicazione dell’articolo sullo steampunk, nei commenti, “Melian” aveva già fatto rilevare alcuni errori (per esempio che The Windup Girl non c’entra niente con lo steampunk) e “Melian” era stata gentilissima. Risultato: The Windup Girl è rimasto lì per giorni, fino alla “correzione” di ieri. Se io e il Duca fossimo stati zitti, l’articolo non sarebbe stato modificato di una virgola.
Com’è successo con l’articolo di VanderMeer. Quello era lì sbagliato dal 19 maggio. Mesi e mesi di disinformazione nel menefreghismo di Kinzica e della redazione. E tra l’altro anche quell’articolo contiene ancora errori oggettivi.

E questi sono nient’altro che i sintomi della vera malattia.
La vera malattia è che Kinzica scrive un articolo senza leggere i libri citati e non le sembra sbagliato. La vera malattia è che Emanuele Manco è responsabile di una rivista di narrativa fantastica e ammette candidamente di non aver mai letto niente di steampunk (sottogenere che non è stato proprio “inventato” ieri…)
L’ignoranza come vessillo, l’incompetenza come vanto.

Ciliegina sulla torta, FantasyMagazine si compiace di essere una testata giornalistica regolarmente registrata. C’è proprio da esserne orgogliosi.

* * *

Pagine “congelate” dell’articolo sullo steampunk al momento in cui scrivo: 1, 2.

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La qualità di FantasyMagazine

FantasyMagazine è nota per la disonestà delle sue recensioni. Quando parliamo di autori italiani sono anni e anni che non si vede una recensione decente. Non lo giustifico ma lo posso capire: l’editoria fantasy italiana va avanti a furia di scambi di favori, non è il caso essere “scortesi”.
Ripeto: non lo giustifico ma capisco perché succede.

Invece proprio non capisco che senso abbia scrivere stupidate negli articoli di “approfondimento”, come l’ultimo, inqualificabile, dedicato allo steampunk. Qui potete leggere l’analisi del Duca.

Visto che il Duca si è stufato a pagina 1 dell’articolo incriminato, aggiungo io qualche nota riguardo pagina 2:

Alcuni esempi steampunk sono nella Steampunk Anthology (2008) curata dai “Vandermeers”, Jeff e Anne

L’antologia si chiama solo Steampunk, non “Steampunk Anthology”; la moglie di VanderMeer si chiama Ann e non Anne; e a essere precisi VanderMeer andrebbe scritto con la M maiuscola.
Piccoli errori, d’accordo, ma ci vuole così tanto a verificare il titolo corretto di un libro e dei suoi autori?
A quanto pare per l’autrice (Cristina Donati alias Kinzica) ci vuole proprio così tanto. Come dimostra questo suo altro articolo (freezepage): City of Saints and Madmen è storpiato in “City of Saints and Mads” e The Third Bear è storpiato in “Big Bad Bear” (inoltre, cara autrice, The Third Bear è una raccolta di racconti, non è il terzo romanzo ambientato ad Ambergris, quello è Finch; ed è stato Finch candidato al Nebula 2009 – solo 2009, non 2009/2010, il premio Nebula non è come la stagione del campionato di lancio del mongoloide).

Segue poi un elenco parziale dei racconti presenti nell’antologia (perché non sono indicati tutti?) da cui si evince che l’autrice dell’articolo parla di un libro che non ha letto.
Ora, non ci sarebbe bisogno di dirlo, ma lo spiego perché a quanto pare io vivo su un altro pianeta. Dunque, se parli di un libro in un articolo hai due possibilità:
1) Esprimi le tue considerazioni a ragion veduta avendo letto il libro in questione.
2) Riporti le considerazioni altrui: “Come fa notare il Critico tal dei tali, il libro parla di questo e quest’altro”.
Non metti parole a vanvera, tipo:

e Michael Moorcock, padrino dello steampunk, con un brano di The Warlord of the Air, collocato in un universo edoardiano alternativo dove volano astronavi e la Grande Guerra non è mai scoppiata.

Quali astronavi? Il brano in questione parla dell’invenzione di macchine volanti più pesanti dell’aria, ovvero di comunissimi aerei. Non c’è nessun viaggio tra gli astri. A proposito del periodo edoardiano: Edoardo VII è morto nel 1910, la storia è ambientata nel 1973.

D’altra parte quando più avanti l’autrice parla di un libro che ha letto (o almeno così sostiene nei commenti all’articolo stesso) dice ugualmente stupidaggini:

Prodotto per un target molto young, Leviathan di Scott Westerfeld è invece una rivisitazione infantile dello steampunk, di cui riprende i clichè ad usum delphini: niente vapore, ma motori diesel per mezzi meccanici un po’ Tranformers della Lego, e un curioso sistema di propulsione “fisiologico” nelle bio-macchine loro antagoniste.

I mezzi meccanici dei Clanker non hanno molto a che vedere con i Transformers, visto che non si trasformano in un bel niente. I Transformers non sono della Lego, anzi, la Lego non ha neanche una linea di giocattoli dedicata al tema.
E si può sapere quale sarebbe il “curioso sistema di propulsione fisiologico”? Gli animali ingegnerizzati dai Darwinisti usano ali e zampe, mentre la Leviathan si muove usando motori meccanici.

Il genere ha un notevole potere mutageno e un immediato potere contaminante, generando spinte narrative che si distaccano definitivamente dal modello Tolkeniano.

No, davvero, ma come si fa a scrivere roba del genere? Da una parte le solite frasi vuote che non vogliono dire un’emerita mazza (potere mutageno? potere contaminante? Accidenti, immediato potere contaminante, mi sa che leggendo steampunk mi sono già beccata qualche brutta malattia), dall’altra Tolkien che c’entra come i cavoli a merenda.
Quando mai lo steampunk ha avuto “spinte narrative” che invece si avvicinavano a Tolkien? Non si può “staccare definitivamente” perché non è mai stato attaccato, né vicino.

La forza vapore anima i sotterranei di altre diramazioni, una sorta di “organismi diabolicamente modificati” che, sempre negli anni ’90 e seguenti, si chiamano New Weird, Steam Fantasy, Slipstream e forse in altri modi ancora.

La “forza vapore” anima il New Weird? Sul serio? Pensa te che non me ne sono mai accorta. Io – ingenua! – credevo che ad animare il New Weird ci fosse il weird, ma evidentemente è la “forza vapore”. E lo Slipstream cosa cribbio c’entra? Diosanto…

Evito un’analisi dei romanzi successivamente citati: basti dire che forse solo le prime pagine di Cuore d’Acciaio hanno un minimo di senso se si parla di steampunk.

Nel complesso, la percezione è che ogni cosa si mescoli e strabordi dal proprio contenitore

Anch’io ho questa impressione. Lascio all’immaginazione del lettore la similitudine con i servizi igienici ostruiti e gli escrementi.

* * *

Naturalmente la redazione di FantasyMagazine si è ben guardata dal fare il minimo controllo. D’altronde FantasyMagazine “ha scopo principalmente informativo” e nell’articolo dedicato allo steampunk di informazioni ce ne sono a mucchi. Sbagliate dalla prima all’ultima, ma non cerchiamo il pelo nell’uovo.

EDIT del 3 novembre 2010: Aggiornamento.

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Hai diritto a baciarmi i piedi

… dopo aver speso venti euro per comprare il mio romanzo. Questo è quello che pensano gli scrittori di fantasy nostrani. La loro idea è che il pubblico sia una massa di idioti che oltre a pagare deve anche complimentarsi, ogni altro commento è disdicevole.
Non è un atteggiamento nuovo. Supponenza e disprezzo sono anni che fanno parte del codice genetico di certi scribacchini. Però ogni volta c’è qualcuno che riesce a far peggio, che riesce a sembrare ancora più arrogante degli altri.
Per esempio un’Autrice che non nomino (non voglio più farle pubblicità) ci spiega come si dovrebbero comportare i lettori nell’esprimere il loro parere sui libri. Beninteso, regole di comportamento che hanno come scopo l’utile:

Chiedo troppo? Forse sì. Ma, ripeto, non sarebbe più utile per tutti noi?

Vediamo se sarebbe più utile “per tutti noi”…

Punto 1

- non attaccare la persona dell’autore (non solo accusandolo di avere problemi di prostata, come nel caso di Moresco, ma dandogli del pazzo, dell’ignorante, del visionario, della zoccola e via dicendo). Succede troppo spesso, e succede su aNobii.

Questa è la vecchia storia de “il rispetto della persona innanzi tutto”. Su un piano teorico potrei essere d’accordo, ma guardiamo come funzionano le cose in pratica: in pratica un sacco di autori non hanno alcun rispetto per i lettori, dunque perché i lettori dovrebbero avere rispetto per gli autori?
Siete al ristorante e la zuppa ha un sapore strano. Vi alzate per andare a protestare con il cuoco. Arrivate sulla soglia della cucina e vedete il cuoco che si cala i pantaloni e piscia nella pentola. Come reagite?
“Oh, ma non bisogna mai attaccare la persona. Spiegherò al buon cuoco che la zuppa non è di mio gradimento.”
Sul serio?
Per me finisce a botte.
E di scrittori fantasy italiani che pisciano nella zuppa sono piene le librerie. Perché dovrei rispettare una persona che mi chiede venti euro per un prodotto fatto col culo? Da me avrà solo disprezzo, ed è giusto così.
Ma guardiamo al lato utilità. Un giudizio del tipo: “L’autore Tal Dei Tali è un idiota ignorante” è utile? Certo! Perché mi dice implicitamente di stare lontana da tutti i libri scritti da Tal Dei Tali. Se il giudizio è motivato e/o mi fido di chi lo esprime si tratta di un giudizio utilissimo. In Italia vengono pubblicati 60.000 libri all’anno, ogni giudizio che fa selezione è un giudizio utile.

Punto 2

- non attaccare il testo a partire da presunte supposizioni (l’editore l’ha pubblicato perchè è un furbo, perchè ci prende per cretini, perchè è lo zio dell’autore).

Questo punto è confuso, a partire dal fatto che non è chiaro quali supposizioni non siano presunte. Comunque non vedo il problema di far notare che un autore è lo zio dell’editore, o di far notare che l’editore dimostra di prendere per cretini i lettori, o di far notare “furbizie” dell’autore o dell’editore. Sono fatti che possono essere utili per farsi un’idea se valga la pena o no leggere il romanzo in questione.

Punto 3

- non dire mai “io avrei fatto così”: svilisce immediatamente il giudizio, e anche il giudicante. A meno che il giudicante non sia davvero in grado di riformulare una frase o una trama con strumenti più che validi. Ma è molto raro, e in genere chi possiede quegli strumenti non ricorre a questo tipo di critica.

Questo è il mio punto preferito! È un concentrato di stupidaggini che a farlo apposta non riesci a ficcarne così tante in così poche righe.
Siamo in cucina. Il nostro cuoco sta pisciando nella zuppa. Gli dite (con il massimo della gentilezza, vedi il punto uno, non si attacca mai la persona): “Scusatemi se vi interrompo, signor cuoco. Vorreste avere la gentilezza di ascoltare questo mio umile consiglio: forse, ma per carità è parere personale, non dovreste pisciare nella zuppa. Io, se mai mi trovassi nella vostra posizione – non che questo sia possibile, dato che non ho né il vostro talento, né la vostra preparazione – non piscerei nella zuppa.”
Bene, indovinate? Questa reazione vi sta svilendo… Come diavolo vi permettere di dire al cuoco quello che dovrebbe fare in cucina? Vergogna!

Per tornare al fantasy. Presente Chiara Strazzulla in arte Strazzu? L’autrice de Gli Eroi del Crepuscolo, quella che scrive a forza di starnuti. Ora, se le dico: “Io scene con gli elfi gay che fanno i bagni nella schiuma non le avrei messe” mi sto svilendo.
Dovete sempre tenere bene a mente: qualunque autore pubblicato è meglio di voi. Dovete pagare venti euro per il moccio della Strazzu ed esserne felici.
Ci sarebbe una via di fuga: “A meno che il giudicante non sia davvero in grado di riformulare una frase o una trama con strumenti più che validi.”
Ma…
“Ma è molto raro, e in genere chi possiede quegli strumenti non ricorre a questo tipo di critica.”
Colpo di genio! Così se dico che io non piscerei nella zuppa in automatico non so di ciò che parlo perché “chi possiede gli strumenti” non ricorre a questo tipo di critica.
Sarà vero?
Qualche esempio: in Plot Ansen Dibell contesta la trama di Moby Dick, lui avrebbe fatto diverso. In Self-Editing for Fiction Writers gli autori contestano alcune caratteristiche dello stile di Dostoevskij, loro avrebbero fatto in altro modo.
Però sono quasi convinta che l’Autrice pensi che chi scrive manuali di scrittura non se ne intenda di narrativa. Cosa dire allora di Henry James che contesta il romanzo di H.G. Wells The New Machiavelli? Il romanzo è scritto in prima persona, ma Henry James pensa che sia uno sbaglio, andava scritto in terza. Lui avrebbe fatto così. Per tacere delle celeberrime critiche di Mark Twain a Fenimore Cooper.

A un livello più profondo “io avrei fatto così” è uno dei motori dell’arte. Si prendono opere già esistenti, idee sviluppate da altri e le si cambia e le si mescola. “Io avrei fatto così” e nasce una nuova opera.
Dunque l’atteggiamento del “io avrei fatto così” è quanto di più utile possa esistere nel campo della narrativa.
Senza contare che la situazione del fantasy italiano è tanto disgraziata che gli autori hanno da imparare da chiunque, e dovrebbero prestare attenzione ai consigli di chiunque si prenda la briga di darglieli. Magari potrebbero anche ringraziare.

Punto 4

- motivare, anche con una riga. Mi piace perchè ho sentito vicino quel personaggio. Non mi piace perchè la trama è poco avvincente. Ma motivare.

Motivare, ma non troppo, eh. Giusto una riga, ché se si motiva troppo ci si avvicina pericolosamente al supponente “io avrei fatto così”.
Concordo con l’Autrice e propongo il mio esempio: “Il romanzo fa schifo perché lo ha scritto un imbecille”.

Punto 5

- se ci sono scelte stilistiche non tradizionali e non gradite, possibilmente dire che sono lontane dai propri gusti, ma non dare dell’analfabeta all’autore. E’ capitato a un’autrice che mi è cara, che non usa le virgolette per scelta, di ritrovarsi brani del libro su aNobii rivirgolettati dalla lettrice, che diceva “ecco, si fa così”.

Oddio è “capitato a un’autrice che mi è cara”! Allora è un problema serio!
Siamo sempre dalle parti del “io avrei fatto così”. Gli autori pubblicati non sbagliano mai, e al massimo compiono scelte che un lettore può trovare “lontane dai propri gusti”. Stronzate. Se un autore scrive boiate e il lettore lo corregge, l’autore dovrebbe solo ringraziare e promettere di non ripetere più l’errore.

Per quanto riguarda l’utilità, dire: “Usare le virgolette in questo modo è sbagliato, invece questo è il modo giusto” è utile, utile all’autore e a chiunque sia interessato all’argomento. Dire: “Usare le virgolette in questo modo è lontano dai miei gusti” non è utile a nessuno, non trasmette informazioni.

Infine mi sfugge per quale assioma un autore non potrebbe essere un analfabeta. È pieno il mondo di scrittori analfabeti.

* * *

Comodo far credere che il “secondo me” sia utile, vero? Perché se dico: “Secondo me questa scena è da rifare” il mio giudizio può essere liquidato con: “È solo il tuo gusto, e poi tu chi sei per dire una cosa del genere”. Ma se dico: “Questa scena è da rifare”, non è più il mio gusto. Sto dicendo che la scena è oggettivamente da rifare, e la questione si sposta sul piano della tecnica narrativa.
Perché agli autori di fantasy nostrani piace tanto parlare di gusti e mai di tecnica narrativa? Perché sono ignoranti come delle capre. Odiano il “io avrei fatto così” perché mette in luce quanto siano scarsi e impreparati.
Dunque se volete divertirvi entrate in argomento. Parlate di tecnica e non di gusti. Vi godrete come si imbizzarriscono per nascondere la loro cialtronaggine. E alla fine si rifugeranno nel:

Non sono abituata a partecipare a conversazioni condotte con toni di questo tipo e francamente non le amo, quindi sono costretta a sottrarmi [...]

come disse una editor che invece di fare quel mestiere dovrebbe zappare la terra.

* * *

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L’importanza di essere simpatici

Secondo l’esimio Duca, “il mondo editoriale è una pozza di piscio in cui galleggiano stronzi”.
Quanto il Duca sia ottimista l’ho scoperto per caso pochi giorni fa, qui.
Riassumo la situazione: un utente del forum Writer’s Dream scrive la recensione di un romanzo pubblicato da tale Edizioni Montag (editore non a pagamento che ha nel suo catalogo anche alcuni romanzi fantasy). Due commentatori non entrano nel merito della recensione, ma si lamentano del prezzo di copertina, per loro troppo elevato (13 euro per 88 pagine). Interviene un rappresentate della casa editrice a redarguire i contestatori:

ragazzi, io ve lo dico in maniera spassionata: voi gli editori li fate scappare via, ammesso che ve ne importi qualcosa di interagire con qualche addetto ai lavori. e non mi riferisco solo a questa discussione ma a tutto il contesto. non potete sempre e solo criticare ogni virgola e non provare a comprendere le ragioni. [...] E poi questo editing. Scusate, ma che palle!

E già qui ci sarebbe molto da dire. Perché nel mondo normale, non quello alla rovescia, il cliente ha sempre ragione. Una persona ha il pieno diritto di lamentarsi del prezzo, dell’editing, dell’impaginazione, della copertina, del nome dell’autore e del giorno della settimana scelto per pubblicare il romanzo. In Italia ci sono 3.000 editori che sfornano 60.000 titoli ogni anno. Non c’è penuria né di case editrici, né di libri. Anzi, se di colpo sparisse il 90% della produzione libraria sarebbe meglio, perché ci sarebbe meno spazzatura a intasare le librerie.
Dunque il rappresentante di Montag potrebbe risparmiarsi di sputare in faccia ai suoi potenziali clienti, ma pazienza, ormai anche a questa ingiustificata arroganza sono abituata. Non ero ancora abituata al messaggio seguente del signor rappresentante delle Edizioni Montag:

Vi assicuro che Writer’s Dream è molto seguito, non solo da noi che rispondiamo, e credo che come noi di Montag anche altri editori, quando vedono il testo di un nick non troppo simpatico, lo cestinano senza nemmeno aprire il file.
un consiglio: fatevi furbi, almeno.

Analizziamo:
1) Writer’s Dream e presumo anche altri siti che si occupano di scrittura ed editoria sono frequentati da Montag e da altri editori.
2) Montag e altri editori si segnano gli utenti “non troppo simpatici” e se per caso riconoscono un manoscritto di costoro lo cestinano senza neppure leggere una parola.
3) L’invito è a farsi furbi. Penso indichi che è il caso di leccare o stare zitti. Oppure è un invito a usare nick e nomi falsi sui forum, così ti possono dire che sei una vigliacca e che se non ci metti la faccia non hai il coraggio delle tue opinioni.

Abbiamo un editore che quasi si vanta pubblicamente di tenere un comportamento poco professionale, invita all’autocensura e in più sostiene che è anche quello che fanno i colleghi. Ora, per me siamo oltre il limite. Davvero, a cosa serve articolare un qualunque discorso quando i presupposti sono questi?
Notare che, in privato, più di un autore mi aveva già spiegato come fosse il caso di leccare. Al massimo male non fa. Invece criticare: no, no, no. Non si fa. Se critichi non fai gioco di squadra, e chi non fa gioco di squadra è meglio che non lo pubblicano. Ma un conto è un suggerimento amichevole, un conto è un editore che lo conferma in pubblico senza la minima vergogna. Vuol dire appunto che ormai siamo a testa in giù: il comportamento assurdo è considerato normale.

Perciò se volete pubblicare leccate. Leccate tutti, leccate sempre. E state attenti ai commenti che lasciate, anche qui sui Gamberi: sarebbe un bel guaio se finiste nella lista dei personaggi “non troppo simpatici”.

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