Archivio per la Categoria 'Insalata di Mare'

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  13. Il Punto sul Fantasy Italiano di Gamberetta
  14. Alcune note sullo scrivere Recensioni di Gamberetta
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  21. Riassunto delle Puntate Precedenti di Gamberetta
  22. Ratti, Gargoyle & dolciumi vari di Gamberetta
  23. Le Chiavi del Cassonetto di Gamberetta
  24. I Dannati di Malva & altre ghiottonerie di Gamberetta
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  27. Come creare un ebook decente di Gamberetta
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  30. Ebook e Distribuzione Gratuita di Gamberetta
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  32. Laura & I Demoni dell’Editoria di Gamberetta
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  39. Crudeltà Editoriale: Due Esempi di Gamberetta
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  43. Gli Scrittori e il troppo Amore di Gamberetta
  44. Fenimore Cooper's Literary Offenses di Gamberetta
  45. Nihal & Chariza contro Ash! di Gamberetta
  46. Zero no Tsukaima: Futatsuki no Kishi Episodi 8 & 9 di Gamberetta
  47. Masters of Science Fiction Episodio 4: The Discarded di Gamberetta
  48. Writer’s Café di Gamberetta
  49. Zero no Tsukaima: Futatsuki no Kishi Episodi 6 & 7 di Gamberetta
  50. Masters of Science Fiction Episodio 3: Jerry Was a Man di Gamberetta
  51. Il Coniglietto Grumo & l’Arte della Guerra: Edizione Tedesca di Gamberetta
  52. Masters of Science Fiction Episodio 2: The Awakening di Gamberetta
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  58. Zero no Tsukaima: Futatsuki no Kishi Episodio 3: Giulio Cesare! di Gamberetta
  59. I Baci Più Tragici: Misato & Shinji di Gamberetta
  60. Il Segreto di Krune, il Coniglietto Grumo & l’Arte della Guerra di Gamberetta
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  62. Zero no Tsukaima: Futatsuki no Kishi Episodio 2 (e Volume 1)! di Gamberetta
  63. Zero no Tsukaima: Futatsuki no Kishi Episodio 1 e Sky Girls! di Gamberetta
  64. Un Grazie al Coniglietto Grumo! di Gamberetta

Sul Copyright

Qualche giorno fa Cory Doctorow ha pubblicato un nuovo libro, Content: Selected Essays on Technology, Creativity, Copyright, and the Future of the Future. Come chiarisce il titolo non è un romanzo, è un raccolta di articoli e brevi saggi scritti da Doctorow negli ultimi anni e già apparsi su riviste online e cartacee. Fosse un altro parlerei di mezza truffa, visto che si cerca di vendere roba vecchia e in molti casi ancora reperibile in Rete, ma Doctorow, fedele alle sue idee, ha deciso anche questa volta di rendere disponibile per il download il testo completo del libro. Perciò chi vuole può pagare i 15 dollari del prezzo di copertina, e chi non vuole può lo stesso leggerlo.

Copertina di Content
Copertina di Content

Gli articoli trattano i temi più svariati, dalle fanfiction, ai MMORPG, alla Singolarità e tanti altri argomenti. La parte del leone è però appannaggio del discorso sul diritto d’autore e il futuro della scrittura nell’epoca di Internet. Doctorow ha una posizione radicale in merito, non a caso durante tutta la sua carriera di scrittore ha sempre distribuito i suoi romanzi e racconti con licenza Creative Commons. E bisogna subito notare un particolare importante: Doctorow ha una carriera. Non è facile inventarsi una carriera come scrittore, specie scrittore di fantascienza, Doctorow ci è riuscito e secondo lui uno dei fattori è stato proprio il distribuire liberamente i suoi romanzi.
Io non ho (ancora) una carriera come scrittrice di fantascienza, ma sono d’accordo con Doctorow.
Ho già affrontato la questione in diversi articoli, ma mai in maniera sistematica. Come nel caso della scrittura, con il Riassunto delle Puntate Precedenti, è giunto il momento di chiarire in maniera inequivocabile quale sia la posizione della Barca dei Gamberi rispetto al diritto d’autore e problemi affini. E per non suscitare inutili polemiche, puntualizzo subito un fatto incontrovertibile, una verità auto evidente: io ho ragione, chi non è d’accordo sbaglia!

Sul Copyright

Partiamo dal principio. Il principio è che le opere d’arte sono utili per la società nel suo complesso. Qui per “opere d’arte” intendo quelle opere che così sono comunemente definite, da Beethoven a Moccia, ovvero non entrerò nella polemica: “Mozart è arte, Britney Spears è spazzatura!” Può essere che ascoltare Mozart sia benefico e ascoltare Britney Spears no, può essere che leggere la Troisi sia addirittura dannoso, ma nel complesso, assumerò che leggere, ascoltare musica, andare al cinema o a teatro, e attività simili suscitano emozioni e trasmettono conoscenze che arricchiscono l’individuo e di conseguenza l’intera società.
Il ruolo positivo dell’arte lo darò per scontato; non tutti la pensano così, ma discutere questo punto esula dagli scopi del presente articolo. Questo articolo parte dal presupposto che più gli individui fruiscono delle opere d’arte, meglio è per tutti.

Dunque è necessario produrre e distribuire più arte possibile. Purtroppo la tecnologia attuale non permette di creare arte in maniera industriale. Se la società ha bisogno di sedie, pomodori pelati in scatola o carri armati, non è un problema, materie prime permettendo, produrre tali beni in quantità. Con l’arte non funziona così. Creare un’opera d’arte richiede l’intervento specialistico di un essere umano (credo, certi romanzi fantasy me ne fanno dubitare). Ci sono programmi per computer che in automatico scrivono brevi racconti o poesie, ma almeno per ora i risultati non sono all’altezza. Non è detto che sarà sempre così: a molti piace pensare che solo il sublime intelletto umano possa partorire le Cronache del Mondo Emerso o Vacanze di Natale, tuttavia non ci sono prove scientifiche a sostegno di questa tesi; è possibile che il segreto di un buon romanzo sia più semplice di quanto non si creda e che perciò non sia lontano il giorno nel quale sarà un software a scrivere in automatico i romanzi di Licia Troisi. Con la differenza che saranno belli! Sfortunatamente quel giorno, purché forse vicino, è ancora di là da venire.

Licia Troisi & cosplayer
Licia Troisi (a sinistra) e fan. Guardando queste immagini (altre qui) non è difficile credere che presto le Intelligenze Artificiali saranno in grado di scrivere romanzi…

Non potendo industrializzare l’arte, una società deve spronare chi è in grado di produrla a darsi da fare. E qui nasce il diritto d’autore: la società conferisce dei diritti particolari agli artisti quale incentivo a produrre più arte possibile. Questo è un punto fondamentale. Il copyright non ha basi morali, non sancisce diritti divini, è una sorta di contratto: io società ti sventolo davanti al naso la carota di vivere e diventar ricco scrivendo invece di lavorare in miniera, e tu artista in cambio produci più arte possibile. Ed è anche la ragione per la quale il copyright ha durata limitata: se io, i miei figli, i miei nipoti, i miei amici, il mio editore e tutti i suoi dipendenti potessimo vivere di rendita in eterno sulla base dei diritti delle opere già create, non avrei più nessun incentivo a crearne altre. L’idea è che quando i diritti su Topolino stanno per scadere, il signor Disney esclami: “Ostrega! Adesso devo inventarmi un altro personaggio!”, invece il signor Disney paga più o meno sottobanco i membri del Congresso americano per far allungare la durata del copyright. Ma questa è un’altra storia.
C’è da notare che la società potrebbe cambiare i termini dell’accordo con gli artisti andando in altre direzioni: se ogni individuo adulto non produce la sua quota di arte, pubblica fustigazione e galera! Da quanto ne so nessuno ci ha mai provato, nondimeno potrebbe funzionare.
Le leggi sul copyright possono essere paragonate a un condono edilizio: si offre un incentivo perché delle persone compiano azioni ritenute utili allo società (mettersi in regola / evitare di continuare a costruire senza permesso), tuttavia nulla vieta che l’anno dopo invece del condono ci siano ruspe e manette. Siamo su questo piano, parliamo di un incentivo, con lo scopo ultimo di accrescere la quantità di opere d’arte fruibili dalla società nel suo complesso, tutto qui, da nessuna parte il copyright sancisce un fantomatico diritto al guadagno degli artisti, al massimo offre una possibilità di guadagno.

Come accennato, oltre a produrla, l’arte occorre distribuirla. Prima dell’invenzione della stampa, distribuire un libro significava innanzi tutto ricopiarlo a mano, lavoro che poteva richiedere anni. È facile intuire come i benefici dell’arte sulla società siano minimi quando l’accesso è così limitato.
Con il passare dei secoli la tecnologia è via via progredita, rendendo sempre più facile usufruire delle opere d’arte. Quindi sono arrivati i computer e Internet. Internet è quell’incredibile Rete con decine di milioni di nodi il cui unico scopo è trasmette informazioni. Grazie a Internet il costo di diffusione dell’arte si è avvicinato a zero, almeno nei paesi occidentali. Con un normale abbonamento ADSL da 15 euro al mese posso spedire un film su DVD dall’Italia all’Australia spendendo pochi centesimi. Una frazione infinitesimale rispetto ai costi del mondo pre Internet. Meraviglioso! Il problema è che questo risultato è ottenibile solo violando il diritto d’autore. Il punto di forza di Internet è la possibilità per ognuno dei nodi di ricopiare e (ri)trasmettere le informazioni. Ma come recitano le parole scritte in piccolino in ogni libro, DVD, e quant’altro, la riproduzione dell’opera in oggetto senza autorizzazione è vietata.
Perciò da un lato abbiamo un sistema che permette di abbattere in maniera stratosferica i costi di distribuzione, ma dall’altro, per raggiungere tale risultato, deve necessariamente violare il copyright[1]. Qual è la soluzione? Storicamente è stato adattare il copyright alle nuove tecnologie.
Doctorow illustra vari casi, per altro piuttosto famosi: per esempio la minaccia delle pianole sulla salute degli Americani.
Ai primi del ’900, se si voleva ascoltare della musica, era necessario andare a un concerto o pagare qualcuno perché venisse a suonare a casa nostra. Poi iniziarono a diffondersi le pianole e i pianoforti automatici. Questi apparecchi musicali non avevano bisogno che qualcuno li suonasse, le note venivano lette da rulli di carta perforata. Com’è facile immaginare, superato l’investimento iniziale della pianola, era molto più semplice ed economico acquistare i rulli con i vari brani, piuttosto che ogni volta affittare un pianista. Inoltre i produttori di rulli non pagavano un centesimo di diritti a nessuno: prendevano gli spartiti, li convertivano in rulli e i compositori potevano pure morire di fame!

Piano roll
Un “rullo” (piano roll) sbobinato

Compositori e musicisti andarono a piangere presso il Congresso americano, lamentando che se non fossero state proibite le pianole era la morte dell’arte musicale. Peggio, i giovani, soverchiati dall’incessante gracchiare delle infernali macchinette, avrebbero perso ogni entusiasmo per il canto, finché le loro corde vocali non fossero avvizzite, lasciando in dote all’America una generazione di muti.
Il Congresso decise che i produttori di rulli dovessero pagare una licenza per usufruire degli spartiti, e dall’altra parte fosse obbligatorio concedere tale licenza, secondo termini stabiliti per legge. Alla faccia del Libero Mercato! Però, alla fine, ci guadagnarono tutti.
La stessa storia si ripeté con la radio, le musicassette, i videoregistratori e la televisione via cavo. Ogni volta nasceva un sistema più economico ed efficiente di distribuire le opere d’arte e ogni volta qualcuno si abbandonava a previsioni catastrofiche piangendo miseria. Ogni volta si è deciso che non era nell’interesse della società rinunciare a un progresso tecnologico in nome di privilegi presunti inviolabili, e dunque si sono adattate le leggi per tener conto dei diritti di tutte le parti in causa.
Poi è arrivato Napster, il sistema per scambiare musica via Internet. L’antesignano di eMule, Gnutella, BitTorrent e soci. Napster in poco più di un anno ha raccolto 50 milioni di utenti: mai nessuna tecnologia nella storia era stata adottata tanto in fretta. Le società discografiche, come sempre, si sono messe a piangere – e qui cominciano i guai – il Congresso ha dato loro ragione.
Da leggi utilitaristiche, le leggi sul copyright sono diventate Vangelo, per cui tutto può cambiare ma il diritto d’autore diviene intoccabile. Napster è stato chiuso, le pene per la violazione di copyright sono state inasprite, e gli USA hanno cominciato a richiedere come base per eventuali accordi commerciali che le leggi dei vari Paesi venissero modificate fino a copiare quelle americane.
Da non dimenticare poi la nascita di campagne pubblicitarie terroristiche, come quelle basate sul concetto che la violazione del diritto d’autore sia equivalente a rubare beni fisici. Questa è una stronzata, ma purtroppo più di qualcuno ci ha creduto e ci crede tutt’ora.

Il demenziale spot antipirateria che equipara il rubare allo scaricare da Internet. No, non ruberei mai una macchina, però spaccherei volentieri il cranio di chi ha inventato questa idiozia

Ricordo perciò che perché ci sia furto io devo impossessarmi di qualcosa di un altro. Entro in un museo e mi frego un quadro: questo è rubare. Se entro in un museo e fotografo il quadro, non lo sto rubando! Quando si copia un film o un libro non si sta portando via niente a nessuno, il legittimo proprietario è ancora legittimo proprietario.
“Ma, ma, cioè tu è come se rubassi!!! Perché ecco se non avessi la copia compreresti il libro e dunque hai rubato il guadagno all’autore!!!” Vicino a casa mia c’è una fermata dell’autobus e a meno di venti metri un concessionario. Ogni volta che prendo l’autobus invece di pagare 5.000 euro per un’auto, sto derubando il concessionario!!! Perché, se non ci fosse l’autobus, sarei costretta a prendere la macchina. Stronzate. Se non ci fosse l’autobus, andrei a piedi. Se il tal romanzo non è disponibile su Internet, non spendo 20 euro per comprarlo, ne leggo un altro o non leggo niente del tutto e mi metto a giocare a Puzzle Quest (piratato).

Trailer di Puzzle Quest. Un gioco semplice ma divertentissimo!

E qui torniamo al discorso di partenza: più gli individui usufruiscono dell’arte, meglio è. Perciò è più utile per la società che io legga il romanzo gratis piuttosto che non lo legga a 20 euro.

Ciò non significa che non spenderò mai 20 euro – in fondo anche se ci sono gli autobus quasi tutti un’auto la comprano – significa che la società deve approfittare del fatto che la tecnologia permette di distribuire gratis l’arte, perché è questo lo scopo, non creare un regime da borsa nera, dove artificialmente si riduce l’offerta per tenere alti i prezzi.
Non sto parlando in teoria, basta guardare il pastrocchio delle regioni sui DVD. I produttori cinematografici si sono accordati per dividere il mondo in 7 regioni, e si sono garantiti per legge che i lettori di DVD venduti in una regione possano riprodurre solo i DVD pensati per quella regione. E questo perché i signori produttori sanno benissimo che in Europa o in America possono vendere un DVD a 30 euro, ma nessuno lo comprerà a quel prezzo in Cina o in Russia. Dunque era necessario un meccanismo perché le regioni più ricche non potessero importare i DVD venduti a prezzi bassi nelle regioni più povere. In Russia non è raro trovare DVD a 5 euro e anche meno. Non piratati, DVD ufficiali, di film appena usciti. E con i DVD a 5 euro le case cinematografiche ci guadagnano. Però che brutto guadagnare 5 quando puoi guadagnare 30, facendo approvare quelle due o tre leggi che danneggiano la collettività ma ti favoriscono…

Con la chiusura di Napster si è persa l’occasione di legalizzare l’utilizzo di Internet come sistema per la diffusione dell’arte. Da un lato i “detentori dei diritti” hanno cominciato la loro opera tendente a censurare Internet, dall’altro le persone hanno continuato a scambiarsi opere d’arte a costi vicini allo zero.
“Censurare” non è un termine scelto a caso: secondo i signori discografici & amici, il copyright è così sacro che non solo è inammissibile distribuire opere protette da diritti senza permesso, ma è inammissibile discutere di come si possano distribuire tali opere, è inammissibile discutere delle opere stesse e addirittura citarle. La MLB, la lega americana dei giocatori di baseball professionisti, ha denunciato gente sulla base che secondo lei, le statistiche dei giocatori erano coperte da copyright![2] Sarebbe come dire che io non posso utilizzare o comunicare il fatto che Maradona ha segnato 115 gol col Napoli senza il permesso della Lega Calcio! In questi giorni quei mentecatti di Scientology hanno spedito 4.000 diffide a YouTube perché togliesse altrettanti video, sostenendo che citare Scientology senza permesso è violazione di copyright. Ascoltare la radio ad alto volume con le finestre aperte non è disturbo della quiete pubblica, ma un reato ben più grave: violazione di copyright! Anche in questo caso ci sono state denuncie.
Come ovvio il solo denunciare non basta. È importante che ci siano pene esemplari, che la gente vada in galera per essersi scambiata informazioni.
Ci sono poi i lecchini che fanno a gara a essere “più realisti del Re”. Quel citrullo di Sarkozy ha per esempio introdotto in Francia la così detta “dottrina Sarkozy”: i provider devono staccare la connessione a Internet quando un utente raggiunge le tre violazioni del copyright. Chi decide delle violazioni? I detentori dei diritti. Se io casa cinematografica decido che tu stai violando il mio copyright, faccio in modo di staccarti la connessione (e questo non esclude una successiva denuncia).

Sarkozy
Secondo Sarkozy, a causa della pirateria via Internet, “corriamo il rischio di essere testimoni della distruzione della cultura.” Come si fa a discutere con gente così? Mazzate, questo è l’unico atteggiamento civile da tenere

Qualcuno – ingenuo! – potrebbe pensare che forse sarebbe il caso indagasse qualcuno esterno alle parti, tipo un giudice, ma purtroppo il reato di violazione di copyright è troppo grave perché ci si possa affidare alla giustizia, tanto più che i tribunali funzionano in questa maniera assurda: prima di condannare qualcuno ci devono essere delle prove. Chi ha bisogno di prove, quando basta il sospetto? Passare per vie legali va bene per lo stupro o l’omicidio o le rapine a mano armata, ma per fatti davvero gravi, che minano le basi stesse della società, come lo scambio senza fini di lucro di musica, bisogna intervenire in maniera drastica e senza tentennamenti. Naturalmente i detentori dei diritti svolgono loro le opportune indagini, affidandosi a sofisticati metodi per scoprire i violatori dei diritti, non a caso in questi anni grazie a tali sopraffini metodi hanno scoperto che infrangevano il copyright vecchietti morti da tempo, così come gente che non lo sa neppure usare un computer, e appurato ciò, è toccato ai figli essere torchiati. D’altra parte una commissione del Senato USA ha stabilito che le reti P2P con il loro scambio libero di opere protette da diritti finanziano il terrorismo. Osama & soci scaricano i film via eMule, masterizzano migliaia di copie, le rivendono e con il ricavato si comprano il tritolo! È palese come l’unica soluzione sia chiudere i sistemi P2P, così i terroristi non potrebbero più procurarsi i film. Proprio.

Ma lasciamo perdere questi pazzi. Quello che sostengono molti è che in un regime di sistematica violazione del copyright, venga a mancare l’incentivo che il copyright offriva. In poche parole l’artista pensa: “Brutti bastardi piratoni! Ogni volta che scrivo qualcosa me la copiate e la gente legge a sbafo senza pagarmi, non diventerò mai ricco! Basta! Non scrivo più neanche una riga!”
Assumiamo sia vero; è, in altri termini, la morte del professionismo in campo artistico. L’arte può essere al massimo solo un hobby, dato che i piratoni impediscono qualunque guadagno. È così grave? Kafka è stato un impiegato per tutta la vita, Tolkien era professore, Tom Clancy mentre scriveva il suo primo e miglior romanzo lavorava come assicuratore. Se questi tre signori fossero stati professionisti della scrittura, se avessero potuto dedicare 24 ore su 24 all’arte dello scrivere, avrebbero creato opere più belle? Forse sì, forse no. Clancy da quando si è dedicato esclusivamente alla scrittura ha prodotto materiale più scadente. In ogni caso mi sembra ovvio che anche se sparisse il professionismo, non necessariamente sparirebbe la (buona) arte. Kafka forse avrebbe potuto fare più di quel che ha fatto, ma già così ad averli tutti questi Kafka!

Casco
Questo è un casco antinfortunistico, del tipo che gli operai dovrebbero sempre tenere in testa mentre lavorano nei cantieri, per evitare incidenti. Ebbene, è stato inventato da nient’altri che Franz Kafka!

Inoltre non si tiene conto di un altro fatto: già ora la gran parte delle opere artistiche sono prodotte da dilettanti. In Italia si stampano decine di migliaia di libri l’anno, ma come noto, i personaggi che possono sopravvivere grazie alla sola scrittura sono pochissimi. Perciò il 99% della produzione è frutto di hobbysti che non ci guadagnano niente o quasi. Siamo sicuri che tutto questo esercito che non guadagna niente, smetterebbe di scrivere solo perché ha il sospetto che non guadagnerà mai niente? Davvero questi migliaia di libri nascono unicamente dalla prospettiva per gli autori d’intascare tanti soldi quanti la Rowling? Io non credo, perché se sul serio l’obbiettivo di una persona fosse la ricchezza, non ci proverebbe neanche con la scrittura.

Ricapitolando:

  • La qualità artistica non è legata al professionismo; intuitivamente se una persona ha la possibilità di dedicare tutto il suo tempo a un’attività è probabile che la svolga al meglio, tuttavia non è una condizione indispensabile, anche part time si può diventare scrittori sopraffini.
  • La prospettiva del guadagno non può essere la sola motivazione a spingere così tanta gente a scrivere. Perciò, se dovesse sparire tale prospettiva, rimarrebbero lo stesso un buon numero di scrittori.

E questo partendo dal presupposto: assumiamo sia vero. Ma non è vero. Già da diversi anni ogni singolo album musicale, videogioco o film è disponibile gratis in Rete. Con i romanzi non siamo ancora a questa copertura capillare ma non manca molto. Ebbene, se fosse vero che i piratoni mangiano tutti i guadagni, la cosidetta “Industria dell’intrattenimento” sarebbe dovuta crollare da tempo. Ma se si sommano i guadagni di discografici, editori, produttori cinematografici e di videogiochi, nel complesso sono stabili o in crescita. In particolare i videogiochi hanno avuto un boom in questi ultimi anni, raggiungendo in America gli introiti di musica e cinema. Eppure ogni singolo gioco lo posso scaricare, senza difficoltà.
Perciò il piagnisteo dell’artista dovrebbe essere questo: “Ecco, 10 anni fa c’erano 1.000 artisti professionisti, e io avrei potuto essere uno di questi, ma ho preferito giocare a ping-pong, adesso ci sono 2.000 artisti professionisti, e dunque le possibilità sono aumentate, però se non ci fossero i piratoni bastardi, forse ci sarebbero 3.000 artisti professionisti! Ecco, i piratoni mi hanno rubato 1.000 possibilità di successo! Ho deciso: non scriverò mai più una riga!” Dobbiamo davvero rispondere a questo frignone? Non credo.
Anche qui partendo dall’ipotesi più negativa, cioè che la libera diffusione delle opere abbia intaccato i possibili guadagni globali riducendo la crescita. È vero? Non ci possono essere riposte certe, ma con ogni probabilità no.

Signora che gioca a ping-pong
Avrebbe potuto essere una scrittrice fantasy di successo, invece ha scelto di dedicare la vita al ping-pong

Studi empirici hanno dimostrato che la disponibilità gratuita di un’opera artistica non incide sulle vendite, e quando questo avviene è un’incidenza positiva. Per rimanere in campo editoriale, come avevo già ricordato in un articolo di qualche mese fa, può far testo l’esperimento svolto dal signor O’Reilly, che ha provato a misurare l’andamento delle vendite di un libro da lui pubblicato in presenza della contemporanea distribuzione gratuita del testo. In breve, le vendite sono state in linea con le previsioni, la libera disponibilità del libro non ha avuto alcuna influenza negativa. Però 180.000 persone hanno potuto leggere tale libro, la società nel suo complesso è stata arricchita.
Lo stesso Doctorow racconta come all’inizio Tor Books (il suo editore – uno dei più grandi editori di fantasy e fantascienza del mondo) fosse un po’ scettico riguardo quest’idea balzana di offrire online gratis i libri, ma dopo i primi tentativi, adesso è l’editore stesso a spingere perché gli scrittori adottino questa tattica. E per una semplice ragione: perché così si vendono più libri!
Si vendono più libri perché la disponibilità libera del testo genera pubblicità, rende conosciuto il nome dell’autore. Infatti in un celebre articolo ancora il signor O’Reilly spiega che per un artista il problema numero uno non è certo la pirateria, bensì l’anonimato. La gente non compra il romanzo del tal scrittore perché può leggerlo a sbafo o perché non piace il genere o per le critiche negative, non compra perché non sa neanche che lo scrittore e il suo libro esistono! La distribuzione gratuita online può far molto per ovviare al problema.

Qui i miscredenti fanno notare che il “trucco” funzionerà finché saranno pochi gli autori ad adottare questa tattica, quando tutti o quasi distribuiranno liberamente, sparirà la novità e la gran parte degli artisti torneranno nell’anonimato. Forse, ma nel frattempo i rapporti di forze potrebbero cambiare. Un mondo di opere libere significa che se io scrivo una recensione negativa di un romanzo della signora Troisi, ognuno può verificare, e se viceversa la Mondadori intasa di pubblicità la Rete, ognuno può controllare se le affermazioni entusiastiche corrispondono alla realtà. Credo che la possibilità di accedere alle fonti senza pagare possa cambiare il rapporto con la pubblicità tradizionale. Se prende piede l’abitudine di prima leggere e poi pagare, può essere che si crei un nuovo ambiente, dove la selezione naturale favorisca i più bravi e non i più ricchi.
Sourceforge.net è uno dei più frequentati siti di Internet. Raccoglie progetti software open source e gratuiti. Allo stato attuale ci sono 133.256 progetti, eppure se si controlla la pagina con i progetti più scaricati, si può notare come molti di questi siano di qualità eccelsa. I migliori sono stati premiati. eMule è il notissimo programma di filesharing, programma che uso regolarmente, Azureus è un client BitTorrent (non il migliore, il migliore è uTorrent, anch’esso gratuito – ma comunque Azureus è buon secondo), VirtualDub è un programma di editing video che, in un centesimo dell’occupazione di memoria di mastodonti come Adobe Premiere, svolge una marea di funzioni (è il programma che uso per tagliare, montare, e correggere i colori dei video che metto qui sul blog), guliverkli racchiude vari sottoprogetti tra i quali il Media Player Classic, il miglior player multimediale per Windows.
In TV o sui giornali non si è mai visto uno spot per Azureus o VirtualDub, e nonostante questo i download si contano a decine di milioni.
Non vedo perché con la letteratura non possano attivarsi gli stessi meccanismi, facendo emergere le opere più meritevoli.

VirtualDub
Uno screenshot di VirtualDub. Maggiori informazioni al sito ufficiale

Riassumendo, i vantaggi di un’abolizione delle attuali norme sul copyright – o anche solo un ritorno alla punibilità per il solo lucro, il che renderebbe legale la distribuzione gratuita via Internet da parte di chiunque:

  • Costo zero per chi vuole usufruire dell’arte, con aumento della diffusione, a beneficio di tutta la società.
  • Maggiori vendite per gli artisti coinvolti, perché la distribuzione in Rete garantisce pubblicità.
  • Ulteriore incentivo per i nuovi artisti, dato che le possibilità di guadagno sono aumentate.

E gli svantaggi? Nessuno.
Qui ci sono analogie con il Proibizionismo e la “Guerra alla Droga”. Liberalizzare le droghe significa privare la Mafia e le altre organizzazioni criminali di enormi guadagni, significa far sparire tutti i reati connessi ai prezzi artificialmente alti delle sostanze, significa poter fornire prodotti più controllati e meno dannosi per la salute. Non lo si fa perché sarebbe immorale.
Con il copyright è uguale: stringi stringi la motivazione di chi vuole mantenere o inasprire il presente stato di cose è che è immorale usufruire di un servizio senza pagare.
Nei due campi c’è chi parla così sapendo di mentire (la già citata Mafia nel caso della droga, e la MAFIAA nel caso del copyright): costoro si mascherano da difensori della moralità solo per coprire ben più concreti interessi economici. Per gli altri, quelli sul serio convinti che sia un problema morale, non ho risposte, perché questi sono in pratica quelli che citavo a inizio articolo, quelli che non pensano che la diffusione dell’arte sia in assoluto un beneficio per la società.
Ben inteso, il fatto che non possieda i mezzi retorici o di coercizione fisica per convincere i “moralisti” non implica che la mia posizione e la loro siano sullo stesso piano. Ripeto: io ho ragione. Punto.

Concludo raccomandando di leggere Doctorow, perché gli argomenti sono interessanti, la prosa brillante e nel primo articolo scrive persino come Capitan Gambero, facendo il pirata! Arrrrr! (sic)

Edit del 12 Gennaio 2009: Content è disponibile anche in lingua italiana. Vedi relativa segnalazione.

* * *

note:
 [1] ^ Prendiamo YouTube, il famoso sito di condivisione di video. YouTube spende da 1 a 6 milioni di dollari al mese per acquistare la banda necessaria a fornire il servizio. E i video su YouTube hanno qualità infima. Se un’azienda volesse vendere film in formato HD (tipo Blu-Ray) usando Internet come mezzo di distribuzione avrebbe spese enormi in termini di banda da acquistare. Tali costi sarebbero ugualmente inferiori a quelli di un trasporto del disco fisico fino ai negozi, ma non sarebbero certo prossimi a zero. Lo zero si raggiunge solo quando si ha l’attiva collaborazione di migliaia e più nodi, come avviene nei sistemi peer-to-peer (P2P). Ognuno dei nodi deve sostenere una spesa infinitesimale e nel complesso il sistema sposta quantità enormi di dati. Ma questo significa che molteplici copie devono esistere in diversi nodi, violando così il copyright.
L’unica eccezione può essere l’editoria: i libri sono piccolissimi e a differenza dei film o dei videogiochi non è prevedibile che crescano in grandezza con il passare del tempo (riguardo ai film si parla già di Ultra HD). In altre parole un editore, pur mantenendo un solo punto di distribuzione, può lo stesso diffondere i suoi libri via Internet a un costo prossimo allo zero.
EDIT: YouTube ha cominciato a “trasmettere” anche in HD, ma ha aggiunto la pubblicità…

 [2] ^ Per fortuna dopo un paio d’anni di tira e molla le richieste della MLB sono state respinte: non è possibile pretendere di avere il copyright sui fatti. Ma non dubito ci riproveranno e magari la prossima volta troveranno giudici e politici più “malleabili”…


Approfondimenti:

bandiera EN Content su Amazon.com
bandiera EN Il sito di Content da cui è possibile scaricare il testo completo

bandiera EN Il sito della Electronic Frontier Foundation in prima linea nella difesa delle libertà digitali
bandiera EN TorrentFreak, uno dei siti più aggiornati per le notizie riguardanti il P2P
bandiera EN Freedom to Tinker, noto blog che si occupa degli argomenti trattati nell’articolo

bandiera EN Il sito ufficiale di Puzzle Quest

 

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Problemi tecnici e… John Woo!

Come qualcuno avrà notato, il blog non ha nuovi articoli da diversi giorni. Purtroppo siamo stati piagati da una serie di problemi tecnici. L’aggiornamento all’ultima versione disponibile di WordPress (il software che gestisce il blog), la 2.6, ha creato un sacco d’inconvenienti. Ci sono volute diverse notti per riportare le cose in carreggiata.

Gattino triste
Alla fine il Coniglietto Grumo ha dovuto sacrificare un branco di gattini all’altare del Dio dell’Informatica. Una scena che spero di non rivedere mai più!

È l’altro lato della medaglia di fare tutto in proprio, senza appoggiarsi a una piattaforma già pronta (splinder, blogspot, iobloggo, ecc.): possiamo installare quello che vogliamo, e siamo liberi di agire come meglio ci pare opportuno, ma se c’è qualche guaio non c’è nessuno a cui chiedere aiuto.
Nel corso dell’anno i Gamberi è diventato un affare complesso, che oltre a WordPress richiede ben 29 plugin diversi e molto codice scritto ad hoc. È facile cambiando qualcosa sfasciare qualcos’altro. Comunque i problemi sono stati risolti e da settimana prossima il ritmo dovrebbe tornare regolare.

Già che ci sono ricordo anche due cose, dato che ho ricevuto mail in merito:

Icona di un gamberetto I Gamberi sono aperti agli articoli di chiunque, sempreché siano articoli che trattino di fantasy. Quello che è richiesto è mantenere lo stesso livello di attenzione al dettaglio e documentazione. Gli articoli possono essere pubblicati a proprio nome o con pseudonimo ittico; se si hanno difficoltà con l’interfaccia di WordPress o l’HTML, sono disposta a impaginare io il testo scritto con Word o altro elaboratore testi.

EDIT: la politica del blog a questo riguardo è cambiata, si veda il seguente punto alla pagina delle FAQ:
• Voglio collaborare al blog! Pubblicherete il mio articolo?

Icona di un gamberetto Per far apparire il proprio avatar nei commenti, al posto dell’omino grigio, è necessario registrarsi presso Gravatar. La registrazione è gratuita, e assocerà l’indirizzo di e-mail specificato con l’avatar scelto; a quel punto ogni volta che si inserirà il proprio indirizzo di e-mail commentando un blog che supporta Gravatar, si vedrà apparire l’avatar.

* * *

Ciò detto, non mi piace sprecare articoli in quisquiglie, perciò voglio spendere due parole su un film che personalmente attendevo con ansia: Red Cliff, il ritorno di John Woo.

Trailer di Red Cliff

Con pellicole come Hard Boiled, A Better Tomorrow e The Killer, John Woo ha rivoluzionato il modo di girare film d’azione. Questo quando lavorava a Hong Kong. Poi si è trasferito a Hollywood e i risultati non sono stati dei migliori. Cinque anni dopo il suo ultimo film, è tornato in Cina per girare un filmone epico dedicato alla Battaglia della Scogliera Rossa.
Questa battaglia, combattuta nel 208, è raccontata nel romanzo Romance of the Three Kingdoms, scritto nel quattordicesimo secolo da Luo Guanzhong. Vede di fronte da un lato le forze alleate di Liu Bei e Sun Quan e dall’altro l’armata di Cao Cao. Se si è giocato a qualche episodio della serie Dynasty Warriors, questi nomi dovrebbero suonare familiari.

Trailer del videogioco Dynasty Warriors 6

Per portare sul grande schermo la Battaglia con il dovuto impatto (nel romanzo è una Battaglia di proporzioni enormi, il solo Cao Cao disponendo di 800.000 soldati), a John Woo è stato concesso un budget altissimo, il più alto per un film prodotto in Asia: 85 e passa milioni di dollari. Il risultato è stato un film di quasi cinque ore, che per questo è stato diviso in due: la prima parte è uscita nei cinema in Oriente in questi giorni, la seconda parte pare seguirà fra qualche mese, forse a Natale. Non è chiaro invece in Occidente come sarà trattata la faccenda, è probabile che le due parti saranno condensate in una sola di durata accettabile.
E qui entrano in gioco i signori PMCG (Portable Movie Conversion Group), un gruppo di piratoni che sono già riusciti a procurarsi una versione in qualità DVD della prima parte del film.

Chi Bi – prima parte (Red Cliff , 2008)
Red.Cliff.2008.CN.DVDRip.XviD-PMCG (DVDRip, ~1,36GB)
(cinese con sottotitoli in inglese)

Locandina di Red Cliff
Locandina di Red Cliff

L’audio è solo stereo e i sottotitoli sono incorporati nel video invece di essere separati. Per il resto è appunto una copia in qualità DVD.

Che dire del film? Difficile giudicare, perché dopo quasi due ore e mezza finisce proprio sul più bello, alla vigilia della Battaglia, con un bel “To Be Continued…” Non che manchino scene d’azione, compresa una “scaramuccia” con 2.000 cavalieri di Cao Cao verso la fine, ma certo non c’è niente di davvero epico. La parte centrale è anche piuttosto noiosa, con una serie di scene che paiono slegate fra loro (tizio che suona il flauto, nascita del puledrino, caccia alla tigre, ecc.) e che in sé non sono neanche tanto interessanti.

Screenshot da Red Cliff
Un momento di stanca del film

Però non è un brutto film. L’approccio è semi-realistico: non c’è gente che “vola” come in Hero o Crouching Tiger, Hidden Dragon ma ugualmente i Generali sono in grado da soli di uccidere decine e decine di nemici, dimostrando forza e riflessi sovrumani. Anche qui chi ha giocato ai videogiochi, riconoscerà diverse delle “mosse” impiegate. Nel complesso la cosa funziona e le scene di combattimento si fanno seguire volentieri, anche se questo rimane l’antipasto e bisognerà vedere come John Woo gestirà la carneficina quando si entrerà nel vivo della storia.
I personaggi sono abbastanza standard con Cao Cao tipico cattivo (decapita il messaggero nemico, ride in maniera sguaiata, ecc.), e i buoni tipici buoni (risparmiano la vita all’avversario vinto, si sacrificano per difendere i civili, ecc.). Gli effetti speciali sono decenti (ho apprezzato il fatto che ci sono molte comparse fisiche invece dei soliti manichini CG) e non potevano mancare le colombe, ormai un marchio di fabbrica di Woo.

Screenshot da Red Cliff: colomba
La colomba vola sopra la flotta di Cao Cao

Dunque forse non vale la pena un viaggio fino in Cina per vederlo, ma un paio d’ore di download sì! chikas_pink21.gif


Approfondimenti:

bandiera EN Il sito ufficiale di WordPress
bandiera EN WordPress Plugin Directory
bandiera EN WordPress Plugin Database
bandiera EN WordPress Plugins Database (notare la ‘s’ – è un altro sito)

bandiera EN Red Cliff su Wikipedia
bandiera EN La recensione del film di Twitch

 

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Scacchi e Scrittura

Nell’articolo Riassunto delle Puntate Precedenti, ho parlato di scrittura “trasparente” e ho fatto altre considerazioni riguardo la narrativa. Dai commenti mi sono resa conto che forse non mi sono spiegata abbastanza bene, perciò riprendo l’argomento con un paragone che mi pare significativo.

Scacchi

Penso che il gioco sia noto a tutti, comunque per lo scopo di quest’articolo non è necessario saper giocare (non che sia difficile, si può imparare il regolamento in un quarto d’ora).

Quadro di scacchi
Lajos Ludwig Bruck: The Chess Game

Gli scacchi sono un gioco di strategia a turni, il cui scopo è riuscire a disporre i propri pezzi in una particolare posizione rispetto ai pezzi avversari, tale posizione, detta “scacco matto”, assicura la vittoria al giocatore che la raggiunge per primo.
I giocatori di scacchi nel mondo sono decine di milioni, e le origini del gioco si perdono nella notte dei tempi. Se una delle attività umane più antiche e caratteristiche è la narrativa, gli scacchi non sono da meno. Un confronto tra giocare a scacchi e scrivere (e leggere) narrativa penso possa rivelarsi interessante.

Le origini leggendarie del gioco

Le origini del gioco degli scacchi sono ignote. Alcuni riferimenti in documenti antichissimi fanno ritenere che in India si giocasse una variante degli scacchi fin dal 3.000 a.C. Ci sono prove storiche del gioco a partire almeno dal 600 d.C.

Una celebre leggenda attribuisce l’invenzione degli scacchi a un misterioso personaggio chiamato Sissa (o Sessa).
C’era una volta un Re. Questo Re aveva appena perso l’unico figlio in battaglia, peggio, l’aveva sacrificato pur di vincere la battaglia.
Il Re è disperato, e ogni giorno non fa altro che ripensare alla battaglia. Si chiede se non avrebbe potuto salvare il figlio e lo stesso vincere. È sempre più depresso e abbattuto, finché non si presenta il signor Sissa, promettendo di svelare un metodo con il quale il Re potrà studiare la battaglia e chiarire l’atroce dubbio.
Sissa insegna al Re un gioco di sua invenzione: gli scacchi.
In un’altra versione della leggenda il Re è solo annoiato a morte e Sissa si presenta millantando questo nuovo gioco come il non plus ultra del divertimento.

Il signor Sissa
Il signor Sissa visto dall’artista brasiliano Thiago Cruz

Il Re impara a giocare a scacchi e ricostruita la battaglia si rende conto che in effetti non c’erano altre soluzioni: il figlio doveva proprio sacrificarlo. È ancora depresso, ma almeno ha l’animo in pace.
Nell’altra versione il Re impara a giocare e si diverte come un matto.

Comunque sia, il Re è più che soddisfatto del signor Sissa e pensa di premiarlo. Chiede al Sissa di dirgli cosa vuole, qualunque cosa, e gli sarà data. Donne, gioielli, potere, un viaggio a Disney World, l’opera omnia della Troisi rilegata in pelle umana, l’iPhone, qualunque cosa, il signor Sissa deve solo chiedere.
Il signor Sissa, che pare fosse un matematico, chiede al Re che gli venga consegnato del grano. Per la precisione lui vuole che sia posto un chicco di grano sulla prima casella della scacchiera, due chicchi sulla seconda, quattro chicchi sulla terza, otto sulla quarta e così via, fino all’ultima casella, la sessantaquattresima (come noto gli scacchi si giocano su una scacchiera di 8 x 8 caselle).
Il Re ci pensa un po’ su, chiede ai suoi consiglieri quale sia il prezzo dell’iPhone e alla fine gli si illuminano gli occhi: se la caverà con una manciata di grano!

Si aprono i granai reali e si cominciano a disporre i chicchi. Ben presto appare chiaro che il Re ha clamorosamente sbagliato i conti: Sissa ha chiesto una quantità di grano astronomica. Infatti la cifra totale è 2 elevato alla 64 meno 1, ovvero: 18.446.744.073.709.551.615 chicchi di grano! Se l’intera Terra fosse ricoperta di campi di grano, ci vorrebbero 80 raccolti per mettere assieme quella quantità.

I granai reali si svuotano, e ancora le caselle da riempire sono tantissime, a questo punto…
I finali della leggenda sono molti. Un finale è particolarmente benigno: il Re, impressionato dalla furbizia del signor Sissa, lo nomina erede al trono, al posto del figlio schiattato. Qui Sissa è identificato come il Re persiano Sassa, che regnò dal 632 al 672.
In un’altra versione il Re si accorda con Sissa per il premio di consolazione e gli regala l’iPhone (lo nomina governatore di una provincia in testi più antichi).
Secondo altri autori il Re la prende meno bene: svuotati i granai decide di risolvere il problema alla radice, condannando a morte Sissa.
In un’altra versione ancora il Re si dimostra una vera carogna: obbliga Sissa a contare ogni singolo chicco di grano, perché non sia mai che qualcuno dubiti dell’onestà del Sovrano!

Come per il gioco stesso, è difficile individuare le origini della leggenda. Ne parlano autori arabi del XII e XIII secolo, ma facendo cenno a fonti più antiche. L’idea che la storia nasca con un vero Re persiano intorno al 600 d.C. si scontra con il fatto che la serie numerica in oggetto era già nota da secoli, e dunque appare inverosimile che Re e consiglieri sbaglino in maniera così grossolana i calcoli.
In ogni caso divenne una leggenda molto popolare nel medioevo, in Oriente ma anche in Europa:
«ed eran tante, che ‘l numero loro più che ‘l doppiar delli scacchi s’immilla» scrive Dante nel Paradiso, per indicare il numero di angeli nelle sfere celesti, e il richiamo è appunto la vicenda del signor Sissa.

In superficie

Quattro immagini:

Marostica
Marostica: partita con pezzi “viventi”

Videogioco
Uno screenshot da Chessmaster Grandmaster Edition

Scacchi d'oro
Pezzi in oro e diamanti

Trascrizione
Trascrizione di una partita

Le immagini rappresentano tutte e quattro una partita a scacchi. Abbiamo, dall’alto in basso: i famosi scacchi “viventi” di Marostica, dove ogni anno dal 1954 viene rievocata in questo modo folcloristico una famosa partita svoltasi 400 anni prima; lo screenshot di un videogioco dove i pezzi sono animati e hanno l’aspetto di coniglietti stralunati; pezzi e scacchiera d’oro e diamanti pensati per il piacere dei ricconi e infine la trascrizione di una partita, un giocatore con un minimo di esperienza non ha problemi a seguire le mosse indicate e a immaginarsi lo svolgersi del gioco senza nessuna scacchiera fisica davanti.
Quattro rappresentazioni diverse, sono sempre scacchi. Non cambia molto, in effetti non cambia niente se si usano pezzi d’oro o coniglietti o solo lettere e numeri. Il gioco è lo stesso, l’emozione è la stessa.
Mettiamo ora di conoscere una persona che si dichiara giocatore appassionato. La invitiamo a sedersi al nostro tavolo e le proponiamo una partita. La persona storce il naso e allontana da sé la scacchiera: «No, io non posso giocare con scacchi di plastica, se non ci sono coniglietti animati stralunati per me non c’è piacere negli scacchi!»
Siamo sicuri che continueremmo a considerare quella persona “scacchista appassionato”? O non penseremmo piuttosto che si comporta come un bambino capriccioso e un po’ stupido?
Potremmo concordare che anche noi preferiremmo invece degli scacchi di plastica da pochi euro i coniglietti animati stralunati, ma questo non ci impedisce di goderci il gioco.
Il paragone con i libri mi sembra ovvio: non cambia niente se una storia è stata miniata a mano su pergamena, stampata in digitale, riprodotta su schermo o letta ad alta voce. Ognuno avrà le proprie preferenze, ma è assurdo rifiutare una storia perché la cornice non si adatta ai propri capricci. Tanto assurdo che sorge il sospetto che forse si sta leggendo per tutte le ragioni sbagliate.
Non è che il presunto “piacere della carta” sia dovuto alle sostanze tossiche presenti nelle rilegature? Dietro la passione per la letteratura ci sarebbe solo il desiderio di sniffare colla…

Siamo seri!

Sopra un po’ scherzavo, la questione importate è più profonda:

Posizione faccina
Pezzi degli scacchi disposti a guisa di faccina sorridente :)

L'Immortale
Posizione finale della partita detta “L’Immortale”

Due posizioni sulla scacchiera. La prima è… be’ è una faccina sorridente, la seconda è la posizione finale di una celeberrima partita, giocata il 21 giugno 1851 a Londra fra Anderssen e Kieseritzky, partita detta L’Immortale.
Quale delle due posizioni, delle due “rappresentazioni” è più bella? emozionante? interessante? coinvolgente? Per chi sa giocare a scacchi non vi è dubbio la seconda; L’Immortale non ha questo nome a caso: è una partita piena di genio e brillantezza, un’opera d’arte. Ma per le persone che non sanno giocare? Be’, penso più di uno rivolgerebbe la propria attenzione alla faccina sorridente. In fondo quella è una faccina sorridente, è “carina”, sotto invece ci sono solo pezzi messi a caso.

Tuttavia le due valutazioni non sono sullo stesso piano. La faccina è appunto solo carina, lascia il tempo che trova, non può certo competere con un vero dipinto, non credo susciti alcuna particolare emozione. L’Immortale invece mette i brividi. L’Immortale è una storia, una narrazione, è come assistere allo scontro fra Napoleone e il Duca di Wellington a Waterloo. In altre parole la bellezza della seconda posizione non è nella disposizione dei pezzi in sé, ma in quello che significano.
Lo stesso, né più né meno vale per la scrittura. Il piacere che nasce dalla disposizione delle parole in sé, dal “bello stile”, è vacuo, effimero, non può assolutamente competere con l’emozione che scaturisce dal significato delle parole.
Avrei potuto forse disporre i pezzi della faccina in maniera diversa, migliore, più attenta, e la faccina sarebbe risultata un tantino più carina. Ma ne sarebbe valsa la pena? No. Per quanto possa rendere carina la faccina, rimane sempre e solo una stupida faccina, non riuscirà mai a trascendere oltre, perché non c’è nient’altro oltre, non c’è alcun significato.
Si possono limare e ricamare le parole finché si vuole, e non c’è dubbio che questo possa migliorare la qualità di uno scritto, ma è un miglioramento minimo, superficiale, non è lì l’emozione, non è lì il significato, non è quello lo scopo della narrativa.

Ma non si potrebbe combinare il bello stile con il significato? La faccina non potrebbe essere bella in sé e in più essere la posizione in una partita? E la risposta è NO. Certo, in linea del tutto teorica, una posizione potrebbe essere sia esteticamente bella sia significativa per il gioco, ma la probabilità è microscopica. Soprattutto, tale posizione sarebbe frutto del caso, perché nessun giocatore che muove in base a canoni estetici arriva molto in là nel gioco.
Quando diciamo che un giocatore gioca “bene” non ci riferiamo alla sua abilità nel creare diorami sulla scacchiera, bensì alla sua capacità di vincere le partite; “bene” vuol dire “efficace”. Così è quando parlo di “bene” riferito alla narrativa: è la capacità di riuscire a comunicare in maniera efficace una storia al lettore, indipendentemente dall’uso delle parole in sé.
Accostando gli scacchi alla narrativa credo appaia anche chiaro perché lo stile necessita di essere trasparente. Immaginiamo un giocatore che invece di cercare di vincere le partite a ogni mossa tenti un qualche accostamento “artistico”: mettere tutti i pedoni in diagonale, i cavalli vicini stretti agli alfieri, Re e Regina a braccetto… non sarebbe considerato un giocatore ma un buffone. Lo scrittore che attira sul suo stile l’attenzione, che trasforma il mezzo in un fine, è altrettanto buffone.

Avere uno stile “efficace”, ovvero “trasparente”, non significa non avere stile. Quello è l’obbiettivo. Negli scacchi, data una certa posizione, esiste per uno dei due giocatori almeno una sequenza definita di mosse che porta alla vittoria (o alla patta). Lo stile migliore è quello che sempre riesce a trovare questa sequenza. Ma questo stile ipotetico non è appunto uno stile, non è una scelta alla quale se ne può contrapporre un’altra, è il modo perfetto di giocare, è univoco.
Gli esseri umani non sono in grado di raggiungere tale stile, non hanno la necessaria capacità di calcolo. Perciò negli scacchi esistono molti stili diversi, ma nessuno di questi implica disegnare faccine, lo scopo è sempre approssimare lo stile perfetto.

BESM-6
Un BESM-6, un computer sovietico degli anni ’60. Su un antenato del BESM-6, nel 1958 venne sviluppato il primo programma in grado di giocare a scacchi. È possibile, sebbene appaia improbabile, che in un futuro prossimo i calcolatori riusciranno a raggiungere la perfezione nel gioco degli scacchi

Veniamo alla narrativa. Lo stile perfetto (o non stile) nella narrativa è quello totalmente trasparente. Uno scrittore è stato su Marte (davvero o con la fantasia), e decide di raccontare quest’esperienza al lettore: lo scopo è far sì che il lettore si trovi anche lui su Marte, che l’esperienza di autore e lettore coincida. Le parole devono sparire, e le menti delle due persone coinvolte devono sovrapporsi. Gli occhi dell’autore che ammirano il marziano devono essere gli stessi occhi del lettore.
Come nel caso degli scacchi, almeno finora non si è ancora giunti a capire come realizzare questo modo ideale di narrare. Per questo ci sono stili diversi nella narrativa, ma gli stili che disegnano faccine sono altrettanto assurdi e da buffoni.

Ma io non voglio imparare a giocare a scacchi! Mi accontento di guardare le faccine, mi diverto così… Questo è un atteggiamento legittimo, ma che io trovo molto triste. Come ricordato non ci vuole più di un quarto d’ora per imparare a giocare, e ci vuole ancor meno tempo per la narrativa. In effetti riguardo la lettura non si deve imparare niente, ci si deve solo mettere nella giusta predisposizione d’animo. La giusta predisposizione d’animo prevede il voler calarsi nella storia. Si deve voler andare su Marte!
Eppure tantissime persone, forse addirittura la maggior parte di chi ha l’hobby della lettura, si rifiutano. Posti davanti all’alternativa: andare su Marte o sentire qualcuno che ti racconta che è andato su Marte, scelgono la seconda.
E io chiedo a costoro: se non volete andare su Marte, cosa diavolo leggete narrativa a fare? È da bambini stupidotti pasticciare con i pezzi della scacchiera, l’emozione e il divertimento stanno nell’affrontare il gioco. Certo non sempre sarà divertente e le emozioni coinvolte non sempre saranno piacevoli, per esempio più spesso che non una sconfitta è condita con rabbia e frustrazione, tuttavia non credo ci sia paragone tra il giocare e il disegnare o “ammirare” faccine dal sorriso ebete.
Al lettore di literary fiction spesso piace darsi arie. Lui legge Letteratura con la L maiuscola, Arte con la A maiuscola, si compiace di perder tempo con Opere che mischiano in un unico pastrugno mezzo e fine, parole e loro significato. In realtà è come il tizio che non riesce ad andare oltre una faccina sorridente, non saprà mai quanto è molto più travolgente L’Immortale. Lo scrittore di literary fiction poi non lo prendo neanche in considerazione, è nient’altro che un buffone (so benissimo di aver appena dato del buffone a chissà quanti presunti Geni Riconosciuti della Letteratura, fatti loro!)

Lo specchio della Realtà

Ora vediamo quest’altra posizione:

Posizione nero
Nessuno vuole bene al pedone nero!

Qui non c’è né la carineria della faccina, né il significato di una posizione di gioco. Perciò sarebbe una composizione da buttare senza pensarci sopra due volte… ma se dicessi che questo non è ciò che sembra, bensì è una metafora, un’allegoria? Qui abbiamo, nero su bianco chikas_pink55.gif , un’allegoria del razzismo! Guardatelo lì il povero pedone nero, circondato dagli sprezzanti pezzi bianchi! Questa posizione è una posizione importante, dice qualcosa riguardo i problemi del nostro tempo, comunica un fondamentale messaggio!
Un’altra perversione è appunto questa: quella di considerare la narrativa secondaria alla Realtà, tanto che la narrativa stessa acquisirebbe importanza divenendo specchio, metafora, interpretazione della Realtà.
Ma non è così. La narrativa è ben più potente, la narrativa crea la Realtà!
Così come gli scacchi. Gli scacchi esistono da millenni e sono passati attraverso ogni genere di sconvolgimento sociale, tecnologico, filosofico, religioso e quant’altro. Questo perché una partita di scacchi non è una simulazione di guerra, una partita di scacchi è una “guerra” in sé. Gli scacchi non sono imitazione della Realtà, non sono la versione da salotto di una campagna militare, non hanno bisogno di appoggi, sono una Realtà, o almeno una scheggia di Realtà, per se stessi. Le idee alla base del gioco sono geniali in sé, non in relazione ad altro.
La storia di Ulisse che acceca Polifemo può essere interpretata in mille modi diversi, ma non deve il suo significato all’interpretazione, ma alla vicenda in sé. È eterna perché ha generato una Realtà a se stante, lontanissima da qualunque considerazione sui problemi del nostro tempo (di qualunque tempo).
Al massimo, ogni tanto, la Realtà riesce a tener dietro alla narrativa. Quando Verne ha scritto Dalla Terra alla Luna, in effetti avevamo già raggiunto la Luna, ben prima di Neil Armstrong. Se Verne avesse posseduto lo stile ideale di cui si parla sopra, l’esperienza sarebbe stata perfetta, identica al vero viaggio.

Copertina di Dalla Terra alla Luna
Copertina di Dalla Terra alla Luna

La narrativa non ha bisogno d’imitare la Realtà, può farlo, ma questo non è un merito, è un altro pasticciare da bambini stupidotti, è ancora un rifiuto del gioco per disegnare invece faccine carine. La narrativa deve ampliare la Realtà, generare nuove Realtà, allargare i confini dell’immaginazione della nostra specie.
Nessuno mi vieta di scrivere un saggio sul problema del razzismo nell’Europa del XXI secolo, e ne può venire un ottimo saggio, ma non sarà buona narrativa. La narrativa che si ferma a rielaborare la Realtà, senza andare oltre, senza aggiungere altro, è solo una perdita di tempo.
Ci sono autori che si compiacciono d’immergere le loro opere in un bagno di Angosciosi Problemi del Nostro Tempo; costoro credono che così facendo le loro opere di narrativa acquistino significato, invece succede l’opposto, ne vengono svilite. Questi autori rientrano anche loro nel calderone dei buffoni (e così avrò dato del buffone a qualche altro Genio, be’, peggio per lui!)

Errori da evitare parlando di scacchi

Mio padre è appassionato di scacchi, da giovane ha anche partecipato a varie competizioni, quando avevo otto anni mi ha insegnato a giocare. Me la cavo abbastanza, ho un po’ lasciato perdere quando ho capito che per migliorare ulteriormente avrei dovuto cominciare a studiare sul serio.
Infatti anche negli scacchi nessuno nasce “imparato”. Spesso si parla di bambini prodigio riguardo gli scacchi, e ancora più spesso se ne parla a vanvera. Per esempio è citato spessissimo il da poco scomparso Bobby Fischer, divenuto Campione di Scacchi degli Stati Uniti all’età di 14 anni. Quello che si trascura di raccontare è che Fischer si allenava dall’età di 6 anni, frequentava uno dei circoli scacchistici più prestigiosi del mondo e come istruttori ha avuto due Gran Maestri. E non basta. Se non si passano ore e ore e ore a imparare, per dirne una, le tecniche d’apertura, non c’è genio che tenga.

Bobby Fischer
Bobby Fischer (a destra) diventerà Campione del Mondo nel 1972, battendo il russo Boris Spassky

Dunque non sono una gran giocatrice, tuttavia ne capisco abbastanza da imbizzarrirmi quando scrittori e registi inseriscono scene di scacchi nelle loro opere, senza sapere di quel che stanno parlando.

Alcuni degli errori più comuni:

Icona scacchi Partite che terminano con lo “scacco matto”. Oh, bella! Ma non dovrebbe proprio finire così una partita di scacchi? Sì, in teoria, in pratica non è un finale così diffuso. Più spesso che non i giocatori, specie se esperti (e nei romanzi chi gioca a scacchi è sempre un intelligentone gran campione), abbandonano. Sarebbe solo una perdita di tempo andare avanti fino allo scacco matto. Di più, è estraneo alla moderna etica del gioco il voler combattere fino alla fine. La scelta dignitosa è, quando la situazione appare compromessa, abbandonare.
Decidere di continuare o abbandonare potrebbe perciò essere un’interessante scelta riguardo la caratterizzazione di un personaggio, se lo scrittore conoscesse l’argomento…

Icona scacchi Partite che terminano con lo “scacco matto” e il giocatore che perde è sorpreso. Assurdo. Anche principianti che hanno imparato da mezza giornata riescono a vedere con una o due mosse d’anticipo lo scacco matto. Al massimo saranno delusi o arrabbiati, non certo sorpresi. Questo vale anche quando invece dello scacco matto si parla della cattura di un pezzo importante. Nessuno rimane “sorpreso” di perdere la Regina. Inoltre se è una partita amichevole e uno dei due contendenti commette l’errore marchiano di lasciare la Regina in balia dell’avversario, l’avversario non si butta a pesce (a meno che non abbia 5 anni) bensì segnala lo sbaglio in modo che si possa rifare la mossa e la partita possa mantenersi interessante.

Icona scacchi Gente che grida “scacco!” come se stesse vincendo. Lo “scacco”è quando il Re avversario è minacciato da un nostro pezzo. Di per sé non indica una posizione di vantaggio né che la vittoria sia prossima. Ovviamente può essere un tal tipo di indicatore, ma come può esserlo una qualunque altra mossa. Scalmanarsi per uno “scacco” è un’assurdità.

Icona scacchi La cattura en passant, l’arrocco o la promozione come mosse geniali. Queste mosse sono normalissime, non sono mosse “segrete”(sic) né particolarmente brillanti in sé. Il fatto che magari non vengano insegnate nei primi 10 minuti di studio del gioco, non le rende mirabolanti…

Queste sono le brutture più comuni. Poi, a essere pignole, in un romanzo storico o d’ambientazione storica bisognerebbe tener conto che il regolamento è cambiato nel corso dei secoli; non solo, spesso questi cambiamenti non sono stati recepiti dovunque allo stesso tempo. La cosa è significativa riguardo l’Italia, perché in Italia fino al torneo nazionale di Milano del 1881 si è giocato con alcune regole autoctone ignorate nel resto del mondo.
Per rendersi conto della peculiarità italiana, basti ricordare la strenua lotta del Carrera contro l’arrocco da svolgersi in una sola mossa, da lui definito: «un mostro con due teste» (quest’ultima frase l’ho messa solo per guadagnare uno skill point in Citazioni Dotte Level Up!), oppure ancora la contrapposizione fra scuola italiana e scuola francese sempre riguardo l’arrocco, in particolare le possibili posizioni di Re e Torre.

Gamberetta, skusa se t’interrompo, ma nn vorrei aver kapito male: qui sembra quasi ke tu stia dicendo ke x skrivere 1 paginetta cn 2 ke giokano a skakki, io debba imparare a giokare?!?!!!
Esatto! Hai proprio colto il senso del mio discorso!

Ma è assurdo! Io nn voglio sapere niente d skakki, e armature e frecce, e spade e duelli e tattika e cavalleria e vita medievale, e biologia e botanika e metallurgia, io voglio skrivere fantasi!!!
. . .

Un’ultima curiosità per chi vuole scrivere fantasy, magari in maniera un po’ più seria rispetto alla mia misteriosa interlocutrice: gli scacchi fatati (fairy chess) esistono davvero! Sono quegli scacchi giocati su scacchiere non regolamentari e/o con pezzi eterodossi. Alcuni di questi pezzi sono per esempio l’Amazzone e il Grifone, il Dabbaba e l’Unicorno. Stranamente, non ci sono fate o fatine negli scacchi fatati.

Un quadro d'argomento scacchistico
David McKee: The Chess Match


Approfondimenti:

bandiera IT Gli Scacchi su Wikipedia
bandiera IT La leggenda sull’origine degli scacchi e Dante
bandiera IT Informazioni sulla partita di Marostica
bandiera EN L’Immortale
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Incipit e nuove abitudini di lettura

Fra poche ore chiuderò il sondaggio, perché mi sembra che ormai i risultati siano chiari. La Strazzulla ha stravinto, ottenendo quasi più voti degli altri tre romanzi messi assieme. Avevo intuito che avrebbe trionfato la novità, ma sono rimasta sorpresa dalle proporzioni, e non credevo che ci fosse più curiosità su Bryan di Boscoquieto rispetto a La Ragazza Drago.

Copertina di Bryan di Boscoquieto nella Terra dei Mezzidemoni
Copertina di Bryan di Boscoquieto nella Terra dei Mezzidemoni

Avendo promesso di attenermi ai risultati del sondaggio, mi sono già procurata Gli Eroi del Crepuscolo. Ho letto un centinaio di pagine, posso solo dire che se riesco ad arrivare in fondo (ed è un grosso se, perché la mia soglia di sopportazione è al limite), ci sarà da “divertirsi”.

Copertina de Gli Eroi del Crepuscolo
Copertina de Gli Eroi del Crepuscolo

A partire dall’incipit, che riporto di seguito:

Il primo giorno fu un giorno di sole.
Non era in realtà il primo giorno, perché migliaia di giorni erano già scivolati via, silenziosamente registrati da sguardi che si nascondevano nelle ombre in mezzo agli alberi, e da memorie create per durare in eterno e conservare il ricordo di ogni singolo secondo perduto. Ma i Primi non potevano saperlo, e lo chiamarono il primo giorno, dopo che la prima notte ebbe insegnato loro cos’era un giorno, e cos’era una notte. I Primi avevano molto da imparare e lo sapevano.

Bello? Brutto? Basta confrontarlo con qualche altro incipit. Non scelto apposta, solo di romanzi in coda di lettura caricati sul lettore di ebook.

L’incipit di Singularity Sky di Charles Stross:

The day war was declared, a rain of telephones fell clattering to the cobblestones from the skies above Novy Petrograd. Some of them had half melted in the heat of re-entry; others pinged and ticked, cooling rapidly in the postdawn chill. An inquisitive pigeon hopped close, head cocked to one side; it pecked at the shiny case of one such device, then fluttered away in alarm when it beeped. A tinny voice spoke: “Hello? Will you entertain us?”
The Festival had come to Rochard’s World.

Avevo riportato le prime 89 parole del romanzo della Strazzulla, qui ci sono le prime 85 di Stross. Già dalla prima frase una preferirebbe leggere Stross rispetto alla Strazzulla. La Strazzulla si preoccupa di comunicarci che il primo giorno c’era il sole, Stross invece chiarisce che il giorno in cui scoppiò la guerra, una pioggia di telefoni cadde su Novy Petrograd.
La reazione alla Strazzulla è: “C’era il sole, ottimo, e allora? Chi se ne importa!”, la reazione a Stross è: “C’è una guerra e piovono telefoni?! Che diamine sta succedendo?”, ovvero, suscita curiosità.
Nel proseguo, la Strazzulla racconta, è generica, Stross mostra. È difficile immaginare nella propria testa quel che racconta la Strazzulla, perché è vaga, perché riferisce concetti astratti (come faccio a rendere nella mia mente: “I Primi avevano molto da imparare e lo sapevano”? A questo punto non so neanche chi o cosa siano i Primi!)
Stross invece è preciso, concreto: i telefoni sono mezzi sciolti, un piccione si avvicina, sono riportate le esatte parole della voce. Posso senza difficoltà immaginare l’intera scena.

Copertina di Singularity Sky
Copertina di Singularity Sky

L’incipit de Il Tramonto degli Dei di Mary Gentle:

Nella piazza della cattedrale la folla ormai rauca si apprestava ad impiccare un maiale.
Un giovane rallentò il passo per guardare.
Le assi gialle del patibolo, inchiodate frettolosamente, stillavano linfa; un odore resinoso di pino giunse alle sue narici, e ancora più forte, il fetore di sterco animale. Lucas cercò un fazzoletto per tergersi il volto sudato. Non trovandolo, usò, disgustato, un lembo della manica. Si fece strada fra gli spettatori, con la testa che gli rintronava per il rumore.

80 parole per la Gentle. Anche in questo caso, basta la prima frase ad “acchiappare” il lettore, infatti l’impiccagione di un suino non può che suscitare molta curiosità. Il proseguo è, come nel caso di Stross, mostrato.

Copertina de Il Tramonto degli Dei
Copertina de Il Tramonto degli Dei

L’incipit di Wizard of the Pigeons di Megan Lindholm (meglio conosciuta come Robin Hobb):

On the far western shore of a northern continent there was once a harbour city called Seattle. It did not have much of a reputation for sunshine and beaches, but it did have plenty of rain, and the folk who lived there were wont to call it “The Emerald City” for the greenness of its foliage. And the other thing it boasted was a great friendliness that fell upon strangers like its rain, but with more warmth. In that city, there dwelt a wizard.

84 parole per la Hobb. Questo incipit mi piace meno di altri, d’altra parte, come detto, non li ho scelti apposta. Qui la curiosità, benché non così stimolata come nel caso di Stross e della Gentle, è data dal contrasto fra il tono fiabesco “c’era una volta [...] un mago” e l’ambientazione moderna: Seattle.

Copertina di Wizard of the Pigeons
Copertina di Wizard of the Pigeons

E per ultimo l’incipit di un romanzo che non ho nel lettore, ma che ho una gran voglia di rileggere, dopo essermi sorbita tante stupidate, Cuore d’Acciaio di Michael Swanwick

Anche se allora la bimba rapita ai mortali non lo sapeva, la sua decisione di rubare un drago e scappare nacque la notte in cui i bambini si riunirono per complottare la morte del loro supervisore.
Fino da quando era stata in grado di ricordare, era vissuta nella fabbrica dei draghi ad alta energia. Ogni giorno all’alba veniva condotta a passo di marcia, assieme agli altri minori a contratto, dal dormitorio nel Fabbricato 5 alla caffetteria, per una colazione che aveva a malapena il tempo di trangugiare prima del lavoro. A quel tempo solitamente veniva mandata al reparto cilindri per il lavoro di lucidatura, ma altre volte veniva assegnata al Fabbricato 12, dove i neri corpi di ferro venivano collaudati e lubrificati prima di passare al reparto costruzioni per l’assemblaggio finale. I tunnel addominali erano troppo piccoli per un adulto, e il suo compito consisteva nello strisciarci dentro per strofinare e ingrassare quei cunicoli bui. Lavorava fino al tramonto e talvolta anche oltre se sotto contratto c’era un drago particolarmente importante.
Il suo nome era Jane.

176 parole, non ho voluto tagliare a metà il secondo paragrafo. Anche nel caso di Swanwick, basta la prima frase a invogliare alla lettura: abbiamo in due righe una bambina rapita, un progetto di furto di rettile gigante e fuga e infine un complotto teso all’omicidio di un supervisore! Un tantino più significativo rispetto a una giornata di sole…

Copertina di Cuore d’Acciaio (edizione russa)
Copertina di Cuore d’Acciaio (edizione russa)

Un paio di considerazioni. L’incipit è importante e lo diventerà sempre di più. Mi spiego: non ho comprato nessuno dei romanzi sopra citati, a parte Cuore d’Acciaio, che comunque è stata acquistato a suo tempo da mio fratello. Li ho scaricati. E come ho scaricato questi, negli ultimi sei mesi ne ho scaricati qualche altro migliaio. Avendo a disposizione, non più in là di qualche click del mouse, centinaia e centinaia di romanzi di fantasy e fantascienza, con quale criterio dovrei scegliere quali leggere?
Ci sono i consigli altrui, la conoscenza dell’autore, le recensioni, ma comunque coprono una percentuale piccolissima di tutti i romanzi. Non mi rimane altro che provare a leggere qualche pagina o spesso non più di qualche frase, perché anche solo leggere 10 pagine da ogni romanzo richiederebbe anni.
Mi rendo conto che non sia un criterio “giusto”, e così facendo possa perdermi anche dei capolavori, ma questo piccolo esperimento mi pare significativo: guarda caso l’incipit più banale e “vuoto” è quello dell’autore alle prime armi.
Credo che in futuro, in un futuro prossimo, l’incipit sostituirà a tutti gli effetti la copertina. Adesso, con le librerie come principale fonte di approvvigionamento, la copertina è la presentazione di un romanzo. Ma in uno scenario di pirateria capillare, come avviene già con musica, videogiochi e film, la “presentazione” non è altro che un nome di file. Saranno le prime frasi a rendere o no attraente un romanzo (al di là di altre considerazioni riguardo la fama dell’autore o l’argomento trattato).
Non che manchino i tentativi di trasferire nel virtuale la stessa impostazione delle librerie fisiche, si veda il per altro notevole sito zoomii books, ma per me sono tentativi morti in partenza.

L’altra considerazione è che Einaudi avrebbe potuto inaugurare la sua collana fantasy traducendo – magari con particolare cura – qualche romanzo inedito in Italia di Swanwick o della Gentle. Ma pazienza, inutile ripetere sempre gli stessi discorsi, utile però ribadire: NON BISOGNA COMPRARE PIÙ LIBRI. Bisogna scaricarli, o prenderli in prestito in biblioteca.
Se un editore vuole soldi, deve giustificare tale pretesa. Una bella copertina e tanta pubblicità non sono scuse sufficienti.

* * *

A proposito di libri gratuiti, riprendo il discorso riguardo il lettore di ebook. Ho ricevuto alcune mail che mi chiedevano chiarimenti rispetto alla mia precedente recensione. Dopo sei mesi circa d’intenso utilizzo vale quanto già detto, ma posso aggiungere qualche nota in più:

Icona di un gamberetto Il recente (Maggio) aggiornamento del firmware, non solo non ha risolto i problemi riscontrati – al massimo li ha attenuati – ma ne ha introdotti di nuovi, tipo un consumo abnorme della batteria in determinate situazioni. Inutile dire che dal punto di vista del supporto la Bookeen si sta rivelando un’azienda non proprio affidabile.

Icona di un gamberetto Ciò significa che certi PDF e certe immagini jpeg continuano a far “crashare” il lettore, il che rende leggere manga o libri con molte illustrazioni un’impresa frustrante. La soluzione è ridimensionare e ridurre il numero di colori di ogni singola immagine, per adattarla alla caratteristiche dello schermo. Operazione lunga e noiosissima nel caso dei PDF; alla fine si fa prima a leggere a video o stampare.

Icona di un gamberetto Devo inoltre confermare che i PDF in formato A4 sono in pratica illeggibili. Se sono quasi esclusivamente testo si possono convertire in altri formati più digeribili dal lettore senza colpo ferire, altrimenti è meglio lasciar perdere.

Icona di un gamberetto Manuali o altri testi di consultazione, anche se in formato idoneo, sono anche loro inutilizzabili. La lentezza dell’aggiornamento dello schermo rende molto problematico “sfogliarli”, e la mancanza di tastiera impedisce qualunque tipo di ricerca delle informazioni.

Icona di un gamberetto Il calcolo della durata della batteria è complesso. Come ricordato nella recensione, la batteria si consuma solo a ogni refresh dello schermo, perciò una misurazione in termini di tempo non è significativa. Così com’è poco significativo parlare di “pagine girate”, perché a seconda di come si imposta la grandezza dei caratteri per leggere uno stesso testo si possono voltare un numero diverso di pagine.
Con le impostazioni che sto usando, sullo schermo appaiono poco meno della metà dei caratteri di una pagina media di un libro stampato. In pratica un romanzo di 400 pagine mi richiede circa 900 refresh dello schermo (senza contare altri refresh quando apro i menu o navigo la biblioteca). Con tali impostazioni, leggo tre romanzi appunto sulle 400 pagine “reali” prima di dover ricaricare. O meglio leggevo, perché dall’aggiornamento di Maggio la batteria ha cominciato a consumarsi molto più in fretta. Il sospetto è che per qualche bug ora il lettore consumi energia anche quando è fermo. In ogni caso se si sono salvati i file di sistema prima di aggiornare è possibile tornare al firmware precedente, cosa che quasi sicuramente farò.
EDIT: Proprio oggi (25 Giugno) la Bookeen ha rilasciato un nuovo firmware che dovrebbe risolvere il problema del consumo eccessivo della batteria.

Icona di un gamberetto E con queste premesse, sono entusiasta del mio lettore! In questi sei mesi ci ho letto sopra 20-25 romanzi, ed è stata un’esperienza del tutto piacevole. Anzi, è stato meglio che non leggere su carta. Soprattutto quando il libro di carta è un tomo da 500 e più pagine con copertina rigida, si può facilmente capire quanto sia più comodo leggerlo usando un lettore del peso di appena 174 grammi.
Quando si ha in mano un libro con caratteri troppo minuti o troppo grandi si può solo far finta di niente, adesso invece li regolo io come preferisco. Senza contare che posso cambiare il tipo dei caratteri e con un po’ di fatica anche l’interlinea e i margini della pagina.
Certo, ci sono libri non troppo pesanti, con caratteri della grandezza giusta e stampati su carta patinata di lusso: questi sono superiori all’esperienza che offre il lettore, ma in media è il lettore a garantire l’esperienza migliore.
Anche grazie al fatto che per fortuna la durezza iniziale dei tasti è andata via via diminuendo, e già dopo circa un mese potevo voltare pagina tenendo il lettore con una mano sola, senza bisogno dell’appoggio della seconda mano.

Icona di un gamberetto È opportuno rimarcare la qualità dello schermo e-ink: leggendo sul balcone, al sole, lo schermo è perfettamente visibile, non ci sono paragoni con un LCD. Ho anche apprezzato l’opzione di rendere tutto il testo sempre in grassetto. All’inizio sembra strano, ma a lungo andare l’aumento di contrasto dovuto al grassetto rende la lettura meno faticosa.

Cybook all'aperto
Il Cybook all’aria aperta. La mano non è mia ma del signor Iddo Genuth. Qui la sua recensione dell’apparecchio

Icona di un gamberetto Ci sono poi i vantaggi collaterali, primo fra tutti appunto il poter leggere con facilità a sbafo. O poter avere in un paio di memory card 5.000 e passa volumi di narrativa fantastica, con occupazione di spazio inferiore a una scatola di fiammiferi. O non dover aspettare giorni che arrivi un libro ordinato da iBS.it, ma qualche minuto perché si completi il download.

Perciò le conclusioni sono più o meno le stesse della recensione: se si è appassionati di narrativa e non si hanno scrupoli a rifornirsi via P2P, il lettore è tutto di guadagnato, sebbene sia sotto molti aspetti un prodotto ancora “rozzo”. Altrimenti non vale la pena, in particolare riguardo all’acquisto di ebook: in Italia non li vende nessuno o quasi, e anche in lingua inglese è più facile trovare ciò che si vuole via eMule e BitTorrent piuttosto che presso i siti delle librerie online.

Rispetto alla recensione c’è poi da aggiungere che ora allo stesso prezzo la Bookeen vende il Cybook Gen3 New Edition con 512MB di memoria interna rispetto ai 64, e tasti più morbidi (o almeno così pare, non ho avuto modo di provare personalmente).

* * *

Da Gli Eroi del Crepuscolo:

Per strada la gente accolse il Capitano con clamorose ovazioni. Vandriyan era molto alto, e malgrado la stanchezza camminava a testa alta. Era vestito di verde, con un lungo mantello svolazzante; portava polsiere di oro zecchino su cui erano incisi caratteri runici, e al collo un monile d’oro bruno, che si era trovato già addosso all’inizio dei tempi e che da allora non aveva mai tolto. Al lobo sinistro portava un grosso orecchino d’oro su cui era incastonato uno smeraldo. I suoi lineamenti erano belli e fieri; la pelle glabra e liscia, come quella di tutti gli Eterni. Aveva due intensi occhi verdi e una lunga chioma di fluenti capelli dorati, fra i quali, dietro l’orecchio a punta, portava un giglio nero, un po’ provato dal caldo. Il suo figlio maggiore, Hilsir, era invece vestito di blu; aveva un fisico asciutto e muscoloso, lunghi capelli argentei, occhi color ghiaccio. Il secondogenito, Tyhanar, era invece alto e fino, con dei lineamenti aguzzi molto simili a quelli del padre; portava abiti di seta turchese e aveva gli stessi splendidi occhi verdi di Vandriyan. Per strada molte ragazze lo salutarono, e salutarono Lanyan, il terzo. Lanyan era alto e snello, con un fisico asciutto e portamento elegante; era vestito di rosso e aveva le gambe lunghe e scattanti inguainate in un bel paio di stivali di cuoio marroncino.

Perché leggo ‘sta roba e mi viene in mente: brutta fanfic yaoi? Soprattutto perché leggo ‘sta roba? Se ne riparlerà nella recensione, quando e se ci sarà (e stendo un velo pietoso sulla lettera di estorsione firmata “Signore delle Tenebre” e scritta con inchiostro viola…)

Vandriyan e socio
Quello in verde dovrebbe essere Vandriyan, l’altro tipo non so. In ogni caso sono solo dannati elfi, non gnokki come Edward il vampiro!!!


Approfondimenti:

bandiera IT Gli Eroi del Crepuscolo su iBS.it
bandiera IT Il già citato video nel quale la Strazzulla parla dello scrivere

bandiera EN Singularity Sky su Amazon.com
bandiera EN Il blog di Charles Stross

bandiera IT Il Tramonto degli Dei acquistabile usato…
bandiera IT …oppure ci si può affidare a emule

bandiera EN Wizard of the Pigeons su Amazon.com
bandiera EN Una recensione di Wizard of the Pigeons

bandiera EN Cuore d’Acciaio (edizione inglese) su Amazon.com
bandiera EN Il blog di Michael Swanwick

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Una Ragazza Drago non la si nega a nessuno!

Libri

Romanzi fantasy italiani affiorati su eMule e dintorni nell’ultimo mese.

Cominciamo subito con una release che credo farà felici chikas_pink03.gif molti, me compresa, appunto l’ultimo romanzo di Licia Troisi, La Ragazza Drago:

Icona di un mulo eBook.ITA.3196.Licia.Troisi.La.Ragazza.Drago.1.L’Eredità.Di.
Thuban.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar
(2.155.159 bytes)

Copertina de La Ragazza Drago
Copertina de La Ragazza Drago

Sofia vive in un orfanotrofio a Roma ed è triste triste perché nessuno la vuole adottare. Non sa che dentro di lei abita lo spirito del Drago Thuban, lei è La Ragazza Drago!!! O qualcosa del genere. Boh! Questo romanzo è stato criticato persino da diversi fan della Troisi, perciò ognuno può trarre le debite conclusioni.

Per l’uscita de La Ragazza Drago, è stato indetto un concorso che richiedeva ai fan di creare un booktrailer per il romanzo. Il trailer vincitore mi è parso insignificante, meglio questo di JapoCW

Ricordo anche che l’intera bibliografia della signora Troisi è disponibile su eMule, basta cercare. Mi rendo conto che alcune delle mie recensioni, benché molto critiche, suscitino curiosità, è comprensibile, ma non buttate i soldi! Scaricate i romanzi, o prendeteli in biblioteca. Davvero non vale la pena buttare 15 o 20 euro per le stupidate che scrive la Troisi.

È poi apparso il romanzo d’esordio di Francesco Falconi, Danny Martine e la Corona Incantata:

Icona di un mulo eBook.ITA.3199.Francesco.Falconi.Estasia.1.Danny.Martine.
E.La.Corona.Incantata.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar
(10.092.353 bytes)

Copertina di Danny Martine e la Corona Incantata
Copertina di Danny Martine e la Corona Incantata

Questo romanzo avrebbe dovuto recensirlo Capitan Gambero quasi un anno fa. Poi però ci siamo guardati in faccia, e ci siamo detti: “Chi ce lo fa fare?” e abbiamo lasciato perdere. Tempo sprecato, anche più del solito. Per collezionisti.

E per finire, un romanzo di Gianluigi Zuddas, Il Volo dell’Angelo:

Icona di un mulo eBook.ITA.3142.Gianluigi.Zuddas.Il.Volo.Dell’Angelo.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (2.323.894 bytes)

Copertina de Il Volo dell'Angelo
Copertina de Il Volo dell’Angelo

Protagoniste del romanzo sono le amazzoni Goccia di Fiamma e Ombra di Lancia, oltre a una ragazza appartenente alla razza degli alati, Angela Janlai. Il romanzo è un po’ sconclusionato ma a tratti molto divertente, come i capitoli dedicati alla caccia alle sirene.

Stephenie Meyer non è italiana, ma grazia alla recensione di Twilight, capitano da queste parti molte sue fan. Saranno contente di sapere che è disponibile l’ultimo romanzo della loro beniamina, L’Ospite:

Icona di un mulo eBook.ITA.3210.Stephenie.Meyer.L’Ospite.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (3.880.886 bytes)

Copertina de L'Ospite
Copertina de L’Ospite

Questa volta la scusa per giustificare il romanticume è la possessione extraterrestre. Credo. Personalmente m’interessa poco o nulla. Comunque non ci sono vampiri, fan avvisata…

Per dovere di cronaca aggiungo che circola anche una versione del romanzo della Strazzulla, Gli Eroi del Crepuscolo. Non ne faccio una segnalazione “ufficiale”, perché tale versione è di qualità scadente (sono fotografie digitali delle varie pagine), anche se ristampando è leggibile. In ogni caso se il P2P non verrà in aiuto, ho già trovato qualcuno disposto a prestarmi il romanzo in questione, dunque non dovrei (purtroppo) avere difficoltà nel tener fede al risultato del sondaggio.

Film

The Forbidden Kingdom (2008)
The.Forbidden.Kingdom.2008.DVDRip.REPACK.XviD-BiFOS (DVDRip, ~700MB)
The.Forbidden.Kingdom.2008.NTSC.R3.DVDR-TiiX (DVDR, ~4,43GB)
(inglese con sottotitoli in coreano e inglese)

Locandina di The Forbidden Kingdom
Locandina di The Forbidden Kingdom

Un ragazzo americano appassionato di film di Kung Fu si ritrova per magia nell’antica Cina. Segue avventura. Nel cast Jackie Chan e Jet Li!

Trailer di The Forbidden Kingdom

 

Kataude mashin gâru (The Machine Girl, 2008)
The.Machine.Girl.2008.DVDRip.XviD-TDM (DVDRip, ~1,41GB, audio AC3)
The.Machine.Girl.DVDRip.XviD-CuCu (DVDRip, ~700MB)
The.Machine.Girl.2008.COMPLETE.NTSC.DVDR-PMM (DVDR, ~4,35GB)
(giapponese con sottotitoli in giapponese e inglese)

Locandina di The Machine Girl
Locandina di The Machine Girl

Il trailer parla da solo… un film stupidamente divertente, a patto di avere un certo gusto per sangue e mutilazioni.

Trailer di The Machine Girl

 


Approfondimenti:

bandiera IT Il booktrailer vincitore del concorso de La Ragazza Drago

bandiera IT Un estratto da Estasia

bandiera IT Il Volo dell’Angelo su Wikipedia

bandiera EN L’Ospite al sito ufficiale di Stephenie Meyer. “Science fiction for people who don’t like science fiction”(sic)

bandiera EN Il sito ufficiale di The Forbidden Kingdom

bandiera EN Il blog di The Machine Girl

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