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	<title>Gamberi Fantasy &#187; Scrittura</title>
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	<description>«Vi farò Pescatori di Gamberi»</description>
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		<title>Il senso del meraviglioso</title>
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		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2009/12/22/il-senso-del-meraviglioso/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 16:37:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando si parla di narrativa fantastica, spesso si cita il sense of wonder, non sempre a proposito. Il discorso è abbastanza interessante da meritare un approfondimento.

Il sense of wonder è quella sensazione di meraviglia, stupore e vertigine suscitata da determinate opere di narrativa fantastica – fantascienza in particolare. Ma prima di cercare una definizione più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla di narrativa fantastica, spesso si cita il <em>sense of wonder</em>, non sempre a proposito. Il discorso è abbastanza interessante da meritare un approfondimento.
</p>
<p>Il <em>sense of wonder</em> è quella sensazione di <em>meraviglia</em>, <em>stupore</em> e <em>vertigine</em> suscitata da determinate opere di narrativa fantastica – fantascienza in particolare. Ma prima di cercare una definizione più accurata, occorre capire se il <em>sense of wonder</em> esista o se sia solo illusione. A riguardo, ci sono due principali scuole di pensiero:<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;La prima scuola sostiene l&#8217;oggettiva esistenza del <em>sense of wonder</em>: determinati romanzi, determinate storie, sono in grado di suscitare precise reazioni nel cervello di chi legge. Non è una coincidenza e dipende solo fino a un certo punto dal lettore: il <em>sense of wonder</em> è intrinseco alle opere stesse.<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;La seconda scuola sostiene che il <em>sense of wonder</em> sia un miraggio. L&#8217;ipotesi è che si prova <em>sense of wonder</em> quando si è bambini o ragazzini non per particolari qualità della narrativa fantastica, ma semplicemente perché a quell&#8217;età ogni stranezza, ogni cosa fuori dall&#8217;ordinario sembra meravigliosa. Quando si cresce, il <em>sense of wonder</em> non è più vero <em>sense of wonder</em> ma il ricordo di quel lontano sentimento che si è sperimentato da piccoli. Questa è la stessa corrente di pensiero che si fa beffe della <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Golden_Age_of_Science_Fiction"><em>Golden Age</em></a>: l&#8217;<em>Età d&#8217;Oro</em> della fantascienza non sarebbe il periodo compreso tra la fine degli anni &#8216;30 e la metà degli anni &#8216;50, bensì il periodo compreso tra i 12 e i 14 anni del lettore. I rappresentanti della seconda scuola vincono un biscotto per il cinismo!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_ast.jpg" alt="Astounding Science Fiction" /><br />
<em>Un numero della rivista Astounding Science Fiction. Editor per molti anni è stato <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/John_W._Campbell,_Jr.">John W. Campbell, Jr.</a> uno dei simboli della Golden Age</em></p>
<p>Chi ha ragione? Non lo so e non credo che la questione si possa dirimere se non attaccando elettrodi al cranio dei lettori e compiendo i dovuti esperimenti. Nel frattempo assumerò che il <em>sense of wonder</em> sia reale, anche se non ci metto la mano sul fuoco – la mia mano, quella di Licia ce la metto volentieri.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Il <em>sense of wonder</em> è la sensazione più intensa che abbia mai provato leggendo. È qualcosa di più del semplice emozionarsi. Non è come commuoversi, arrabbiarsi, avere paura o essere disgustata. Il <em>sense of wonder</em> è un brivido, una sensazione improvvisa e travolgente che lascia stupefatti, è la subitanea realizzazione che il mondo non sarà più lo stesso, è il riuscire a immaginare quello che fino a un instante prima era inconcepibile, è l&#8217;osservare l&#8217;intero Universo dalla cima di un grattacielo, è&#8230; UAU!<br />Mi rendo conto sia una descrizione un po&#8217; vaga, ma è molto difficile spiegare il <em>sense of wonder</em>. Infatti <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/John_Clute">John Clute</a> nella sua <em>Encyclopedia of Science Fiction</em> svicola da una definizione precisa e dichiara che il <em>sense of wonder</em> è quella sensazione che fin dagli anni &#8216;40 i fan si aspettano di provare leggendo la buona fantascienza.<br />Anche <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Peter_Nicholls_%28writer%29">Peter Nicholls</a> non fornisce una definizione formale, ma rimanda a questi versi di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Wordsworth">Wordsworth</a>, tratti dal poema &#8220;Tintern Abbey&#8221;:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;And I have felt<br />A presence that disturbs me with the joy<br />Of elevated thoughts; a sense sublime<br />Of something far more deeply interfused,<br />Whose dwelling is the light of setting suns,<br />And the round ocean and the living air,<br />And the blue sky, and in the mind of man;<br />A motion and a spirit, that impels<br />All thinking things, all objects of all thought,<br />And rolls through all things.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;No, non mi metto a tradurre Wordsworth in maniera letterale e scolastica: il <em>sense of wonder</em> andrebbe a farsi friggere.</p></blockquote>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_abbey.jpg" alt="Tintern Abbey" /><br />
<em>Tintern Abbey: l’abazia che ispirò il poeta. Sense of wonder che sprizza da ogni mattone</em></p>
<p>In un&#8217;altra occasione Nicholls ha aggiustato il tiro: non basta il <em>sublime</em>,<sup><a href="#sow_nota_1">[1]</a></sup><a name="sow_nota_1_up"></a> il <em>sense of wonder</em> richiede anche un <em>conceptual breakthrough</em>, ovvero un (radicale) cambiamento di paradigma – come scoprire che la Terra è sferica invece che piatta o che gira intorno al Sole invece di essere ferma al centro dell&#8217;Universo.<br /><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Samuel_R._Delany">Samuel R. Delany</a> parla del <em>sense of wonder</em> in questi termini:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;We all know science fiction provides action and adventure, as well as a look at visions of different worlds, different cultures, different values. But it is just that multiplicity of worlds, each careening in its particular orbit about the vast sweep of interstellar night, which may be the subtlest, most pervasive, and finally the most valuable thing in s-f. This experience of constant de-centered de-centeredness, each decentering on a vaster and vaster scale, has a venerable name among people who talk about science fiction: &#8216;the sense of wonder&#8217;.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Tutti sappiamo che la fantascienza garantisce azione e avventura, oltre a offrire la visione di pianeti differenti, culture differenti, valori differenti. Tale molteplicità di mondi, ognuno intento a seguire la propria particolare orbita, sperso nell&#8217;enorme distesa della notte interstellare, potrebbe essere la più sottile, la più pervasiva e infine la più importante caratteristica della fantascienza. Questa esperienza di costante de-centralizzazione, ogni decentralizzazione realizzata su una scala sempre più grande, ha un nome venerabile tra le persone che discutono di fantascienza: &#8216;il senso del meraviglioso&#8217;.</p></blockquote>
<p>Per <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Joanna_Russ">Joanna Russ</a> il <em>sense of wonder</em> è:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;[...] the feeling of transcendental beauty and awe that attached itself to the physical world.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;[...] un sentimento di bellezza trascendentale e sgomento collegato al mondo fisico.</p></blockquote>
<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/David_Gerrold">David Gerrold</a> così si esprime:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Perhaps these were things you had never seen before, never even imagined. Perhaps your imagination was stretched beyond its limits, stretched and <em>expanded</em>. And afterward, perhaps you were left pondering things far beyond your sense of the possible.<br />That feeling is the <em>sense of wonder</em>.<br />The literature of the fantastic is about awakening that feeling of awe—and <em>exercising it</em>.<br />The <em>sense of wonder</em> is the marvelous heart of every great science fiction or fantasy story. It comes from the <em>surprise</em> of discovery. It comes from the recognition of the magic within. Most of all, it comes from the realization—the <em>acknowledgment</em>—of something new in the universe.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Forse queste cose non le avevate mai viste, non le avevate mai immaginate. Forse l&#8217;immaginazione si è spinta oltre i suoi limiti, si è <em>espansa</em>. E dopo, forse siete rimasti a ponderare su questioni ben al di là di quello che credevate possibile.<br />Questa sensazione è il <em>sense of wonder</em>.<br />Lo scopo della letteratura fantastica è risvegliare questo senso di sgomento – e <em>stimolarlo</em>.<br />Il <em>sense of wonder</em> è il cuore meraviglioso di ogni grande storia di fantascienza o fantasy. Deriva dalla <em>sorpresa</em> della scoperta. Deriva dall&#8217;accorgersi della magia intrinseca alla storia. Più di tutto, deriva dalla realizzazione – dalla <em>consapevolezza</em> – che è nato qualcosa di nuovo nell&#8217;universo.</p></blockquote>
<p>E potrei continuare con infinite altre citazioni: ogni autore o appassionato ha la sua definizione più o meno diretta e più o meno dettagliata del <em>sense of wonder</em>.</p>
<p>Per me i tre elementi chiave sono: <em>surprise</em>, <em>sublime</em> e <em>conceptual breakthrough</em>.<br />Un tipico esempio di <em>sense of wonder</em>: in una Città seguiamo la storia di un investigatore che indaga su un omicidio, una contessa tradisce il marito, un mentecatto inizia a scrivere l&#8217;ennesimo inutile romanzo fantasy, una ragazza aggiorna il suo blog. All&#8217;improvviso investigatore, contessa, mentecatto e ragazza scompaiono. Scompare il morto, il marito tradito, il romanzo, il blog e Internet. Scompare l&#8217;intera Città.<br />Un coniglietto si risveglia.<br />Ecco i tre elementi: <em>surprise</em> – il tutto avviene di colpo.<br /><em>sublime</em> – il coniglietto!<br /><em>conceptual breakthrough</em> – la realtà che percepiamo è il sogno di un coniglietto.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_bunny.jpg" alt="Coniglietto addormentato" /><br />
<em>Quando il coniglietto si sveglierà, la realtà come la conosciamo cesserà di esistere. Perciò fate piano! Non parlate a voce troppo alta!</em></p>
<p>Notare che questo tipo di <em>sense of wonder</em> (&#8221;è tutto un sogno!&#8221;) non funziona più. Non perché in sé abbia qualcosa di sbagliato, ma perché il lettore un minimo smaliziato si immagina da solo che la realtà potrebbe essere un sogno. Perciò si può aggiungere all&#8217;elenco di elementi chiave l&#8217;<em>originalità</em>: non è una caratteristica intrinseca al <em>sense of wonder</em>, ma se manca spesso gli altri elementi non possono funzionare.
</p>
<p>Ogni dettaglio fantastico ha in sé una scintilla di <em>sense of wonder</em>: quando in <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/11/19/leviathan/"><em>Leviathan</em></a> la nave-balena volante spunta dalle nuvole, è <em>sense of wonder</em>.<br />Infatti c&#8217;è <em>surprise</em> – il lettore non ha elementi per immaginarsi che da lì a poco apparirà una nave-balena volante, c&#8217;è il <em>sublime</em> – la nave-balena è imponente, maestosa, dovrebbe lasciare a bocca aperta per lo stupore, e c&#8217;è il <em>conceptual breakthrough</em> – le nuvole in verità non sono nuvole ma una balena volante!!! L&#8217;originalità è così così: la nave-balena volante si è già vista in altri contesti, ma non è un cliché.<br />Certo, questo tipo di <em>sense of wonder</em> non sconvolge il lettore, non è il <em>sense of wonder</em> che fa esclamare &#8220;UAU!&#8221;, ma è <strong>meglio di niente</strong>. È meglio avere una balena volante in più, che una balena volante in meno. È questo il nocciolo della narrativa <strong>fantastica</strong>.
</p>
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Alcuni esempi di vero <em>sense of wonder</em> in tre celeberrimi racconti: &#8220;L&#8217;Ultima Domanda&#8221; di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Isaac_Asimov">Isaac Asimov</a>, &#8220;I Nove Miliardi di Nomi di Dio&#8221; di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Arthur_C._Clarke">Arthur C. Clarke</a> e &#8220;La Stella&#8221; di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/H.G._Wells">H.G. Wells</a> – il finale di ognuno dei tre racconti sarà svelato, dunque se non li avete mai letti, forse vi conviene farlo prima che gli <em>spoiler</em> ve li rovinino per sempre. Andate alla <a href="#sow_biblio">bibliografia</a>, procuratevi i racconti, leggeteli e tornate qui.
</p>
<p>Partiamo con &#8220;L&#8217;Ultima Domanda&#8221; (&#8221;The Last Question&#8221;, 1956) di Isaac Asimov. Nel 2061 è in funzione un supercomputer: Multivac. Due addetti alla manutenzione si prendono una pausa per scolarsi una bottiglia. Intanto discutono tra loro: cosa succederà quando le stelle di spegneranno? È possibile evitare la morte termica dell&#8217;universo? È possibile invertire l&#8217;entropia? Pongono queste domande al supercomputer. Il computer replica che non ha dati sufficienti per una risposta significativa.<br />Passano gli anni – migliaia di anni, milioni di anni, miliardi di anni. La razza umana scopre il segreto dell&#8217;immortalità, come viaggiare tra le stelle, come trascendere il proprio corpo fisico. Intanto anche la potenza di calcolo del supercomputer cresce sempre di più; diviene immensa.<br />Periodicamente viene posta la domanda: &#8220;È possibile invertire l&#8217;entropia?&#8221;. Ma la risposta del supercomputer è sempre: &#8220;Non ci sono dati sufficienti per una risposta significativa&#8221;.<br />Questo è il finale del racconto:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;The stars and Galaxies died and snuffed out, and space grew black after ten trillion years of running down.<br />One by one Man fused with AC [Automatic Computer], each physical body losing its mental identity in a manner that was somehow not a loss but a gain.<br />Man&#8217;s last mind paused before fusion, looking over a space that included nothing but the dregs of one last dark star and nothing besides but incredibly thin matter, agitated randomly by the tag ends of heat wearing out, asymptotically, to the absolute zero.<br />Man said, &#8220;AC, is this the end? Can this chaos not be reversed into the Universe once more? Can that not be done?&#8221;<br />AC said, &#8220;THERE IS AS YET INSUFFICIENT DATA FOR A MEANINGFUL ANSWER.&#8221;<br />Man&#8217;s last mind fused and only AC existed – and that in hyperspace.</p>
<p>Matter and energy had ended and with it, space and time. Even AC existed only for the sake of the one last question that it had never answered from the time a half-drunken computer ten trillion years before had asked the question of a computer that was to AC far less than was a man to Man.<br />All other questions had been answered, and until this last question was answered also, AC might not release his consciousness.<br />All collected data had come to a final end. Nothing was left to be collected.<br />But all collected data had yet to be completely correlated and put together in all possible relationships.<br />A timeless interval was spent in doing that.<br />And it came to pass that AC learned how to reverse the direction of entropy.<br />But there was now no man to whom AC might give the answer of the last question. No matter. The answer – by demonstration – would take care of that, too.<br />For another timeless interval, AC thought how best to do this. Carefully, AC organized the program.<br />The consciousness of AC encompassed all of what had once been a Universe and brooded over what was now Chaos. Step by step, it must be done.<br />And AC said, &#8220;LET THERE BE LIGHT!&#8221;<br />And there was light.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Le stelle e le Galassie morirono e si spensero, e lo spazio, dopo dieci trilioni d&#8217;anni di decadimento, divenne nero.<br />Un individuo alla volta, l&#8217;Uomo si fuse con AC [Automatic Computer], e ciascun corpo fisico perdeva la sua idoneità mentale in un modo che, a conti fatti, non si traduceva in una perdita ma in un guadagno.<br />L&#8217;ultima mente dell&#8217;Uomo esitò, prima della fusione, contemplando uno spazio che comprendeva soltanto i fondi di un&#8217;ultima stella quasi spenta e nient&#8217;altro che materia incredibilmente rarefatta, agitata a casaccio da rimasugli finali di calore che calava, asintoticamente, verso lo zero assoluto.<br />«È questa la fine, AC?» domandò l&#8217;Uomo. «Non è possibile ritrasformare ancora una volta questo caos nell&#8217;Universo? Non si può invertire il processo?»<br />MANCANO ANCORA I DATI SUFFICIENTI PER UNA RISPOSTA SIGNIFICATIVA, disse AC.<br />L&#8217;ultima mente dell&#8217;Uomo si fuse e soltanto AC esisteva, ormai&#8230; nell&#8217;iperspazio.</p>
<p>Materia ed energia erano terminate e, con esse, lo spazio e il tempo. Perfino AC esisteva unicamente in nome di quell&#8217;ultima domanda alla quale non c&#8217;era mai stata risposta dal tempo in cui un assistente semi-ubriaco, dieci trilioni d&#8217;anni prima, l&#8217;aveva rivolta a un calcolatore che stava ad AC assai meno di quanto l&#8217;uomo stesse all&#8217;Uomo.<br />Tutte le altre domande avevano avuto risposta e, finché quell&#8217;ultima non fosse stata anch&#8217;essa soddisfatta, AC non si sarebbe forse liberato della consapevolezza di sé.<br />Tutti i dati raccolti erano arrivati alla fine, ormai. Da raccogliere, non rimaneva più niente.<br />Ma i dati raccolti dovevano ancora essere correlati e accostati secondo tutte le relazioni possibili.<br />Un intervallo senza tempo venne speso a far questo.<br />E accadde, così, che AC scoprisse come si poteva invertire l&#8217;andamento dell&#8217;entropia.<br />Ma ormai non c&#8217;era nessuno cui AC potesse fornire la risposta all&#8217;ultima domanda. Pazienza! La risposta &#8211; per dimostrazione &#8211; avrebbe provveduto anche a questo.<br />Per un altro intervallo senza tempo, AC pensò al modo migliore per riuscirci. Con cura, AC organizzò il programma.<br />La coscienza di AC abbracciò tutto quello che un tempo era stato un Universo e meditò sopra quello che adesso era Caos. Un passo alla volta, così bisognava procedere.<br />LA LUCE SIA! disse AC.<br />E la luce fu&#8230;</p>
<p>[traduzione di Hilja Brinis]</p></blockquote>
<p>Gli elementi chiave: cominciamo dal <em>sublime</em>. Non è il sublime di una balena volante. Qui il sublime sta nella grandiosità della situazione: le stelle e le galassie sono spente; l&#8217;Universo è completamente buio; e poi la materia, l&#8217;energia, lo spazio e il tempo stesso cessano di esistere. Rimane solo la coscienza del computer, che, nelle ultime righe, si espande fino a occupare l&#8217;intero Universo.<br />Il <em>conceptual breakthrough</em>. AC scopre come invertire l&#8217;entropia, e dà la sua risposta con una dimostrazione: AC fa rinascere l&#8217;Universo. Ovvero l&#8217;origine dell&#8217;Universo potrebbe essere la risposta di un supercomputer all&#8217;ultima domanda.<br />La <em>surprise</em>: il lettore non ha idea di quale possa essere la risposta fino alle ultime due righe.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_univac.jpg" alt="UNIVAC" /><br />
<em>Il Multivac di Asimov è ispirato all’UNIVAC I. No, è inutile che chiedete all’UNIVAC I, non vi risponderà&#8230;</em></p>
<p>In questo racconto il <em>sense of wonder</em> è prettamente scientifico e il cambiamento di paradigma è l&#8217;idea che si possano violare le leggi della termodinamica. È il <em>sense of wonder</em> tipico della fantascienza. In tempi più vicini si può ritrovare nelle opere di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Vernor_Vinge">Vernor Vinge</a>, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Greg_Egan">Greg Egan</a> o <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Charles_Stross">Charles Stross</a>.
</p>
<p>Tuttavia non è per niente obbligatorio un <em>sense of wonder</em> &#8220;scientifico&#8221;.<br />Consideriamo &#8220;I Nove Miliardi di Nomi di Dio&#8221; (&#8221;The Nine Billion Names of God&#8221;, 1953) di Arthur C. Clarke.<br />Secondo un gruppo di monaci tibetani, lo scopo dell&#8217;umanità è elencare tutti i possibili nomi di Dio – quando il compito sarà concluso, l&#8217;Universo cesserà di esistere. Per facilitarsi il lavoro, i monaci decidono di affittare un computer. Due tecnici arrivano in Tibet per installare e programmare la macchina.<br />Il computer comincia a stampare i nomi di Dio, e più passa il tempo più i due tecnici sono preoccupati. Non preoccupati che l&#8217;Universo possa cessare di esistere – che idiozia! – ma preoccupati che i monaci, delusi che non succeda niente, possano dare fuori di matto.<br />
I due tecnici riescono a organizzare in modo che il computer finisca il suo lavoro mentre loro saranno già al sicuro, pronti a imbarcarsi su un aereo per tornare a casa.<br />Il finale del racconto è questo:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;The swift night of the high Himalayas was now almost upon them. Fortunately the road was very good, as roads went in this region, and they were both carrying torches. There was not the slightest danger, only a certain discomfort from the bitter cold. The sky overhead was perfectly clear and ablaze with the familiar, friendly stars. At least there would be no risk, thought George, of the pilot being unable to take off because of weather conditions. That had been his only remaining worry.<br />He began to sing but gave it up after a while. This vast arena of mountains, gleaming like whitely hooded ghosts on every side, did not encourage such ebullience. Presently George glanced at his watch.<br />&#8220;Should be there in an hour,&#8221; he called back over his shoulder to Chuck. Then he added, in an afterthought, &#8220;Wonder if the computer&#8217;s finished its run? It was due about now.&#8221;<br />Chuck didn&#8217;t reply, so George swung round in his saddle. He could just see Chuck&#8217;s face, a white oval turned toward the sky.<br />&#8220;Look,&#8221; whispered Chuck, and George lifted his eyes to heaven. (There is always a last time for everything.)<br />Overhead, without any fuss, the stars were going out.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Adesso la rapida notte dell&#8217;alto Himalaya era quasi su di loro. Per fortuna la strada era molto buona, secondo la qualità media delle strade in quella regione, e tutti e due erano muniti di torce. Non c&#8217;era il minimo pericolo, soltanto il lieve disagio dovuto al freddo pungente. Il cielo sopra di loro era perfettamente limpido, e acceso dal brulichio delle familiari e amichevoli stelle. Per lo meno, pensò George, non ci sarebbe stato il rischio che il pilota non potesse decollare a causa delle cattive condizioni del tempo. Quella era l&#8217;unica preoccupazione che gli era ancora rimasta.<br />Cominciò a cantare, ma dopo un po&#8217; ci rinunciò. Quel vasto anfiteatro di montagne che si stagliavano da ogni lato simili a bianchi fantasmi incappucciati, non incoraggiava una simile esuberanza. Poco dopo, George diede un&#8217;occhiata al suo orologio.<br />«Dovremmo esserci fra un&#8217;ora» gridò a Chuck, senza voltarsi. Poi aggiunse, a mo&#8217; di ripensamento: «Mi chiedo se il computer non abbia finito il suo lavoro. Dovrebbe essere all&#8217;incirca adesso».<br />Chuck non rispose, così George si girò sulla sella. Poteva vedere il volto di Chuck, un ovale bianco rivolto al cielo.<br />«Guarda» bisbigliò Chuck, e George sollevò gli occhi verso il firmamento. (C&#8217;è sempre un&#8217;ultima volta per ogni cosa.)<br />In alto, senza nessun clamore, le stelle si stavano spegnendo.</p>
<p>[traduzione di Giampaolo Cossato]</p></blockquote>
<p>Il <em>conceptual breakthrough</em>: Dio esiste e ha creato l&#8217;umanità perché possa elencare i Suoi nove miliardi di nomi. Ah, è la Fine del Mondo!<br />La <em>surprise</em>: il lettore, sapendo che si tratta di un racconto fantastico, può immaginarsi che i monaci abbiano ragione. Tuttavia Clarke è abbastanza bravo a sviare l&#8217;attenzione attraverso il punto di vista dei due tecnici, più preoccupati per i monaci pazzi che non per la faccenda dei nomi di Dio.<br />Il <em>sublime</em>: meno presente che non nel racconto precedente, ma il contrasto tra le montagne e le stelle &#8220;amichevoli&#8221; con il buio finale ha un pizzico di &#8220;sublimitudine&#8221;.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_tibet.jpg" alt="Ruota da preghiera" /><br />
<em>Ruota da preghiera tibetana: meno innocente di quanto non sembri</em></p>
<p>Il <em>sense of wonder</em> non è stato scientifico, ma rimane vero <em>sense of wonder</em>. Molti altri racconti e romanzi di Arthur C. Clarke sono imbevuti di <em>sense of wonder</em>. Giustamente famoso è il romanzo <em>Le Guide del Tramonto (Childhood&#8217;s End</em>, 1953), con il suo finale di mistica maestosità, degno di<em> The End of Evangelion</em> – leggo adesso su wikipedia che <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hideaki_Anno">Hideaki Anno</a>, regista di <em>Evangelion</em>, si sarebbe proprio ispirato al romanzo di Clarke. La differenza tra il finale di <em>Childhood&#8217;s End</em> e quello di <em>The End of Evangelion</em> è che il romanzo di Clarke <em>ha un senso</em>. Non svelo di più: leggete <em>Childhood&#8217;s End</em> ché ne vale la pena.
</p>
<p>Terzo esempio di <em>sense of wonder</em>. Scenari meno apocalittici rispetto ad Asimov e Clarke, ma comunque molti gradini sopra la balena volante. Parlo del racconto di H.G. Wells &#8220;La Stella&#8221; (&#8221;The Star&#8221;, 1897).<br />In &#8220;The Star&#8221;, una stella attraversa il Sistema Solare. Il corpo celeste colpisce Nettuno e poi Giove. I calcoli indicano che colpirà anche la Terra o, se non lo farà, ci passerà molto vicina, causando ogni sorta di cataclisma.<br />Così Wells descrive l&#8217;apparire della stella nel cielo terrestre:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;But the yawning policeman saw the thing, the busy crowds in the markets stopped agape, workmen going to their work betimes, milkmen, the drivers of news-carts, dissipation going home jaded and pale, homeless wanderers, sentinels on their beats, and in the country, labourers trudging afield, poachers slinking home, all over the dusky quickening country it could be seen&#8211;and out at sea by seamen watching for the day – a great white star, come suddenly into the westward sky!</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Ma il poliziotto che sbadigliava la vide, la folla al mercato rimase a bocca aperta, la videro gli operai che andavano al lavoro di buonora, i lattai, gli edicolanti, chi tornava a casa pallido e stanco, i vagabondi, le sentinelle nel loro giro di guardia, e in campagna la videro i contadini che arrancavano nei campi, la videro i bracconieri che rientravano di soppiatto alle loro dimore, la si poteva vedere ovunque nella campagna scura che riprendeva vita – e in alto mare la videro i marinai di vedetta quel giorno – videro una grande stella bianca, che all&#8217;improvviso irrompeva nel cielo a Occidente!</p></blockquote>
<p>In qualche misura è un modo di narrare un po&#8217; ingenuo, però riesce a far trattenere il fiato, finché il <em>sublime</em> non appare nell&#8217;ultima riga: una grande stella bianca nel cielo d&#8217;Occidente!<br />Poi Wells descrive gli effetti catastrofici dell&#8217;avvicinarsi della stella, anche se, per fortuna, la stella non colpisce il nostro pianeta. L&#8217;ultimo paragrafo del racconto è questo:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;The Martian astronomers – for there are astronomers on Mars, although they are very different beings from men – were naturally profoundly interested by these things. They saw them from their own standpoint of course. &#8220;Considering the mass and temperature of the missile that was flung through our solar system into the sun,&#8221; one wrote, &#8220;it is astonishing what a little damage the earth, which it missed so narrowly, has sustained. All the familiar continental markings and the masses of the seas remain intact, and indeed the only difference seems to be a shrinkage of the white discoloration (supposed to be frozen water) round either pole.&#8221; Which only shows how small the vastest of human catastrophes may seem, at a distance of a few million miles.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Gli astronomi marziani – perché ci sono astronomi su Marte, sebbene siano creature molto diverse dagli uomini – naturalmente furono profondamente interessati da questi avvenimenti. Ovviamente li videro dalla loro prospettiva. &#8220;Considerando la massa e la temperatura del proiettile che è volato attraverso il nostro Sistema Solare fin contro il Sole&#8221;, uno degli astronomi scrisse, &#8220;è incredibile quanto minimo sia stato il danno alla Terra, mancata di pochissimo. Tutti i familiari punti di riferimento continentali e le masse oceaniche sono rimasti inalterati, in effetti l&#8217;unica differenza sembra essere una riduzione della zona bianca (che si pensa sia acqua ghiacciata) intorno a ciascuno dei poli&#8221;. Il che dimostra quanto minuscole appaiano le più grandi catastrofi dell&#8217;umanità se viste da milioni di miglia di distanza.</p></blockquote>
<p>Il <em>conceptual breakthrough</em>: i Marziani esistono e ci spiano!<sup><a href="#sow_nota_2">[2]</a></sup><a name="sow_nota_2_up"></a> Ma non solo, qui il <em>sense of wonder</em> è alimentato anche dal <em>decentering</em> nella definizione di Delany: d&#8217;improvviso cambia la prospettiva; adesso la Terra è solo una piccola immagine nel telescopio di un marziano. Un punto di riferimento cardine è spostato: al centro metafisico dell&#8217;Universo non c&#8217;è più il nostro pianeta.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_star.jpg" alt="Collisione planetaria" /><br />
<em>Per fortuna non è andata così!</em></p>
<p>Questi tre racconti non sono perfetti dal punto di vista stilistico, però <strong>funzionano</strong>.<br />
Il vero <em>sense of wonder</em> riesce a trascendere una scrittura poco brillante: <em>Infinito</em> (<em>Last and First Men</em>, 1930) di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Olaf_Stapledon">Olaf Stapledon</a> non è neanche un romanzo nel senso comune del termine; in pratica non ci sono personaggi ed è quasi tutto <em>raccontato</em>. Se lo dovessi giudicare con il metro che uso di solito prenderebbe 100 gamberi marci. Tuttavia dalla sua Stapledon può sostenere di raccontare <strong>due miliardi</strong> di anni di storia futura dell&#8217;umanità.<br />L&#8217;intrinseca grandiosità e ambizione del progetto – il <em>sense of wonder</em> che nasce dall&#8217;incredibile viaggio fino alle sorti ultime dell&#8217;umanità – possono far chiudere un occhio sui dettagli tecnici della narrazione. Forse. Ciò detto, si può benissimo scrivere come Dio comanda e suscitare <em>sense of wonder</em>, le due cose non si escludono. <strong>La scarsa tecnica non favorisce in alcun modo il <em>sense of wonder</em></strong>. Sto solo sostenendo che il <em>sense of wonder</em> è possibile <em>nonostante</em> una scarsa tecnica.
</p>
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<p>Quanto è importante il <em>sense of wonder</em> in un&#8217;opera di narrativa fantastica? Per alcuni è vitale. Scrive David Gerrold:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;That <em>sense of wonder</em> is what you aspire to create; that&#8217;s what you <em>must</em> create if you are going to write effective science fiction and fantasy.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Dovete ambire a suscitare il <em>sense of wonder</em>; se volete scrivere efficaci storie fantasy o di fantascienza, <em>dovete</em> creare il <em>sense of wonder</em>.</p></blockquote>
<p>Per <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Damon_Knight">Damon Knight</a>:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Science fiction exists to provide what Moskowitz and others call &#8216;the sense of wonder&#8217;: some widening of the mind&#8217;s horizons, no matter in what direction [...]</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;La fantascienza esiste per suscitare quello che Moskowitz e altri chiamano &#8216;il senso del meraviglioso&#8217;: un espandersi degli orizzonti mentali, non importa in quale direzione [...]</p></blockquote>
<p>Altri non la pensano così. I rappresentanti del partito &#8220;il <em>sense of wonder</em> è un&#8217;illusione!&#8221; pongono enfasi su altri elementi, considerando fondamentali personaggi, ambientazione, intreccio, ecc. Non riporto in dettaglio le loro opinioni perché mi stanno antipatici!<br />Io concordo con Gerrold e Knight: come già detto, il <em>sense of wonder</em> è il nocciolo del fantastico; il <em>sense of wonder</em> è <strong>vitale</strong>. Il <em>sense of wonder</em> eleva le storie in una dimensione altrimenti irraggiungibile. Nessun personaggio, nessuna ambientazione, nessun intreccio può avere l&#8217;impatto viscerale del <em>meraviglioso</em>.<br />Inoltre difficilmente una storia può avere un significato più profondo di una vicenda caratterizzata da vero <em>sense of wonder</em>. Il vero <em>sense of wonder</em> afferma qualcosa di basilare riguardo la realtà stessa: &#8220;Siamo tutti in una simulazione!!! E in più ci fanno lavorare senza ferie per costruire un computer quantistico!!!&#8221;, &#8220;La Terra è piatta!!! E se continuiamo a navigare non scopriamo l&#8217;America, cadiamo oltre il bordo del mondo e finiamo in orbita!!!&#8221;, &#8220;Dio esiste!!! E ha ucciso gli alieni per colpa dei Re Magi!!!&#8221; (provate a indovinare a quali racconti mi riferisco. Qualche indizio: sono tre racconti che sono stati tradotti in italiano. Il primo racconto è stato venduto come romanzo breve ed è già stato citato in un altro articolo del blog; il titolo del terzo racconto compare in questo di articolo).<br />Una storia può essere bella anche senza <em>sense of wonder</em>, ma senza <em>sense of wonder</em> non potrà mai compiere il balzo da &#8220;bella&#8221; a &#8220;UAU!&#8221;.
</p>
<p>Io sono spesso accusata – specie quando si parla di opere italiane – di giudicare i romanzi solo in base allo stile, di fermarmi alla superficie e di non scavare più a fondo oltre le apparenze. C&#8217;è un pizzico di verità in questo, ma la ragione non è che sono sadica, invidiosa, acida, frustrata e rubo i leccalecca ai bambini, la ragione è che sono <em>infinitamente buona e generosa</em>.<sup><a href="#sow_nota_3">[3]</a></sup><a name="sow_nota_3_up"></a> Se dovessi giudicare in base ai parametri del fantastico, sarebbe sì un vero massacro. Non lo faccio perché in effetti il <em>sense of wonder</em> potrebbe essere illusione, potrebbe essere solo questione di gusto personale – non lo credo, ma non posso escluderlo.<br />Come già accennato, sono disposta a passare <strong>molto volentieri</strong> sopra a uno stile zoppicante se un romanzo mi facesse esclamare &#8220;UAU!&#8221;. Ma non succede. Anzi, anche i romanzi italiani migliori che ho letto – <em>Pan</em>, <em>Esbat</em>, <em>L&#8217;Acchiapparatti di Tilos</em> – si distinguono per personaggi, intreccio, ambientazione o qualità della scrittura; sotto il profilo del <em>sense of wonder</em> latitano. Negli ultimi anni forse un solo romanzo italiano di narrativa fantastica è riuscito a suscitarmi un minimo di <em>sense of wonder</em>. È un romanzo inedito di Luca Zaffini. Nonostante abbia letto solo una prima stesura – con tutti i problemi di stile e trama che questo comporta – sono rimasta impressionata. Quanto impressionata me ne sono resa conto scrivendo questo articolo: ormai è passato più di un anno da quando ho letto quel romanzo, eppure un sacco di scene le ricordo ancora benissimo. Una traccia di <em>sense of wonder</em> è rimasta dopo così tanto tempo e così tanti altri romanzi. Notevole. Spero l&#8217;autore riesca a pubblicarlo, credo sarebbe il più bel romanzo fantasy italiano da anni.
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<p>Le parole non hanno un costo diverso a seconda del loro significato. Potete spendere le parole di un romanzo per descrivere l&#8217;elfo, il nano e il barbaro che entrano in una taverna, mangiano, bevono, ruttano e poi il nano trascina tutti in una rissa; oppure potete scegliere altre parole e rivoltare l&#8217;intero Universo. Non si pagano tasse sulla fantasia, non ponetevi limiti!
</p>
<p>Buon Natale a tutti!  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink53.gif" alt="chikas_pink53.gif" class="wp-smiley" /> 
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Bibliografia</strong>
</p>
<p>Per maggiori informazioni riguardo a gigapedia, consultate <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/09/02/libri-come-se-piovesse/">questo articolo</a>.
</p>
<p><strong>Sulla fantascienza:</strong>
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<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c01.jpg" alt="Copertina di The Encyclopedia of Science Fiction" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/391325/the-encyclopedia-of-science-fiction"><em>The Encyclopedia of Science Fiction</em></a> di John Clute &amp; Peter Nicholls (St. Martin&#8217;s Press, 1995).</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c02.jpg" alt="Copertina di The Cambridge Companion to Science Fiction" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/47134/the-cambridge-companion-to-science-fiction--cambridge-companions-to-literature-"><em>The Cambridge Companion to Science Fiction</em></a> a cura di Edward James &amp; Farah Mendelsohn (Cambridge University Press, 2003).</p>
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<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c03.jpg" alt="Copertina di Science Fiction: What It's All About" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/400047/science-fiction--what--039-s-it-all-about"><em>Science Fiction: What It&#8217;s All About</em></a> di Sam J. Lundwall (Ace Books, 1971).</p>
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<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c04.jpg" alt="Copertina di Reading by Starlight: Postmodern Science Fiction" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/174124/reading-by-starlight--postmodern-science-fiction--popular-fictions-"><em>Reading by Starlight: Postmodern Science Fiction</em></a> di Damie Broderick (Routledge, 1994).</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c05.jpg" alt="Copertina di Worlds of Wonder: How to Write Science Fiction and Fantasy" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/267838/worlds-of-wonder--how-to-write-science-fiction--amp--fantasy"><em>Worlds of Wonder: How to Write Science Fiction &amp; Fantasy</em></a> di David Gerrold (Writer&#8217;s Digest Books, 2001).</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p><a name="sow_biblio"></a><strong>Opere citate:</strong>
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c06.jpg" alt="Copertina di Nine Tomorrows" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/398093/nine-tomorrows"><em>Nine Tomorrows</em></a> di Isaac Asimov (Doubleday, 1959).<br />Questa antologia contiene il racconto &#8220;The Last Question&#8221;. Potete anche leggerlo online, <a href="http://www.multivax.com/last_question.html">qui</a>.<br />In Italiano trovate &#8220;L&#8217;Ultima Domanda&#8221; su emule dentro: <strong>eBook.ITA.2854.Isaac.Asimov.<br />Il.Meglio.Di.Asimov.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar</strong> (2.861.327 bytes)
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c07.jpg" alt="Copertina di The Nine Billion Names of God: The Collected Stories of Arthur C. Clarke, 1951-1956" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/294160/the-nine-billion-names-of-god--the-collected-stories-of-arthur-c--clarke--1951-1956"><em>The Nine Billion Names of God: The Collected Stories of Arthur C. Clarke, 1951-1956</em></a> di Arthur C. Clarke (Signet, 1974).<br />Questa antologia contiene il racconto &#8220;The Nine Billion Names of God&#8221;. Potete anche leggerlo online, <a href="http://lucis.net/stuff/clarke/9billion_clarke.html">qui</a>.<br />In Italiano trovate &#8220;I Nove Miliardi di Nomi di Dio&#8221; su emule dentro: <strong>eBook.ITA.1280.Isaac.Asimov.<br />Le.Grandi.Storie.Della.Fantascienza.15.1953.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar</strong> (2.793.403 bytes)
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c08.jpg" alt="Copertina di L'Uomo dei Miracoli" align="left"/>&#8220;The Star&#8221; di H.G. Wells potete leggerlo online, <a href="http://www.online-literature.com/wellshg/17/">qui</a>.<br />Secondo il Catalogo Vegetti esiste una sola traduzione italiana – &#8220;La Stella&#8221; – in un&#8217;antologia del 1905, <em>L&#8217;Uomo dei Miracoli</em>. Non si trova su emule.<br />
Ma a quanto pare il racconto è stato tradotto anche nell’antologia <i>La porta nel muro e altri racconti</i> edita da Bollati Boringhieri, e questa traduzione si può leggere online, <a href="http://phy6.org/stargaze/Ithestar.htm">qui</a>. Grazie a <a href="http://geigerdysf.splinder.com">doktorgeiger</a> per la segnalazione.
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c09.jpg" alt="Copertina di Childhood's End" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/26983/childhood--039-s-end"><em>Childhood&#8217;s End</em></a> di Arthur C. Clarke (Ballantine Books, 1953).<br />In Italiano lo trovate su emule, cercando: <strong>eBook.ITA.2345.Arthur.C.Clarke.<br />Le.Guide.Del.Tramonto.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar</strong> (2.063.627 bytes)</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c10.jpg" alt="Copertina di Last and First Men" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/108813/last-and-first-men"><em>Last and First Men</em></a> di Olaf Stapledon (Methuen, 1930).<br />Potete anche leggerlo online, <a href="http://gutenberg.net.au/ebooks06/0601101h.html">qui</a>.<br />In Italiano è apparso negli Oscar Fantascienza Mondadori e nei Classici di Urania. Non si trova su emule.</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>note:<br /><a name="sow_nota_1"></a>&nbsp;<sup>[1]</sup>&nbsp;<a href="#sow_nota_1_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Mi rendo conto che anche  sulla definizione di &#8220;sublime&#8221; ci si potrebbe scannare. Intenderò &#8220;sublime&#8221; nel suo significato intuitivo di grandioso, eccelso, strabello.
</p>
<p><a name="sow_nota_2"></a>&nbsp;<sup>[2]</sup>&nbsp;<a href="#sow_nota_2_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Infatti:<br />
<blockquote>No one would have believed in the last years of the nineteenth century that this world was being watched keenly and closely by intelligences greater than man&#8217;s and yet as mortal as his own; that as men busied themselves about their various concerns they were scrutinised and studied, perhaps almost as narrowly as a man with a microscope might scrutinise the transient creatures that swarm and multiply in a drop of water.</p></blockquote>
<p>Ma questa è un&#8217;altra storia!
</p>
<p><a name="sow_nota_3"></a>&nbsp;<sup>[3]</sup>&nbsp;<a href="#sow_nota_3_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Ricordo che se siete miei fan dovete accettare il fatto che sono infinitamente buona e generosa come dogma di fede.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.noradsanta.org/it/index.html">Segui Babbo Natale grazie al NORAD!</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=2782" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Vittima natalizia + Bambolina omaggio</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/12/07/vittima-natalizia-bambolina-omaggio/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 18:47:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Quest&#8217;anno ho recensito meno fantasy italiani degli anni scorsi. Posso assicurare che non dipende dal fatto che sono diventata &#8220;buona&#8221;, tutt&#8217;altro: il mio cuore marcio trabocca come non mai di astio e invidia. Però mi sono stancata di ripetere sempre le stesse cose. È una questione di dignità: lo scrittore medio di fantasy italiano è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quest&#8217;anno ho recensito meno fantasy italiani degli anni scorsi. Posso assicurare che non dipende dal fatto che sono diventata &#8220;buona&#8221;, tutt&#8217;altro: il mio cuore marcio trabocca come non mai di astio e invidia. Però mi sono stancata di ripetere sempre le stesse cose. È una questione di dignità: lo scrittore medio di fantasy italiano è un idiota fatto e finito, è degradante per me perderci del tempo appresso.
</p>
<p>Per esempio, non so quante volte, in pubblico e in privato, ho sostenuto conversazioni tipo questa:</p>
<p>Io: «Non devi raccontare che Giulietta è cattiva, devi mostrarlo. Non so, falle picchiare la sorellina.»<br />Autore X: «Ma &#8220;show don&#8217;t tell&#8221; non si applica sempre!!!»<br />Che sarebbe come dire:<br />Io: «Non mordere la prolunga del televisore, potresti prendere la scossa.»<br />Autore X: «Ma l&#8217;elettricità non fa sempre male!!! Guarda il defibrillatore!!!»</p>
<p>Ha senso proseguire dialoghi del genere? No, è solo buttare del tempo che potrei spendere meglio fissando le macchie di umidità sul soffitto.
</p>
<p>Ciò non vuol dire che mi adagerò nell&#8217;ipocrisia del &#8220;recensisco solo quello che mi è piaciuto&#8221;; continueranno a esserci recensioni <em>oneste</em>: se il romanzo è bello dirò che è bello, se fa schifo dirò che fa schifo. Però le recensioni saranno scelte con cura, saranno recensite solo opere che promettano qualcosa di interessante. Sono arcistufa di recensire ritardati.
</p>
<p>Detto questo, come promesso, ho aperto il sondaggio per la recensione natalizia. Di seguito sono elencate dodici possibilità: leggete le descrizioni e scegliete con attenzione. Durante le vacanze di Natale mi sorbirò il romanzo vincitore e poi lo recensirò. Se sceglierete romanzi che non sembrano complete porcherie fin dal titolo ve ne sarò grata, ma sentitevi liberi di comportarvi come preferite.<br />
<strong>EDIT del 19 dicembre 2009</strong>: Sondaggio chiuso, ha vinto <em>Il Silenzio di Lenth</em>.<br />
<strong>EDIT del 16 gennaio 2010</strong>: Romanzo vincitore <a href="http://fantasy.gamberi.org/2010/01/16/recensioni-romanzo-il-silenzio-di-lenth/">recensito</a>.
</p>
<p>Prima, però, un modesto consiglio per gli acquisti.<br />L&#8217;altro giorno ero in libreria. Mentre mi aggiravo per il reparto fantasy è arrivata una signora dall&#8217;aria smarrita. Dopo qualche minuto una commessa le ha chiesto se aveva bisogno di aiuto. La signora ha spiegato che voleva regalare un libro a una bambina di dodici anni – ha anche fatto gesto con la mano a indicare l&#8217;altezza della ragazzina, come se le stesse comprando un vestito. La commessa ha sorriso alla signora e le ha rifilato l&#8217;ultimo romanzo di Licia Troisi&#8230; un&#8217;altra bambina che avrà la vita rovinata per colpa di una madre mentecatta.<br />Signori genitori, non fatevi ingannare dalla retorica imbecille del &#8220;se legge è sempre meglio!!!&#8221;. Una bambina che legge le cretinate della Troisi o della Meyer si rovina il cervello. E quando il danno è fatto, rimane solo la <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/10/30/il-terzo-occhio/">trapanazione</a>.<br />Perciò regalate videogiochi. I videogiochi rendono più intelligenti, è un fatto <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/09/02/libri-come-se-piovesse#gig_int">dimostrato</a>. Ma se proprio volete spingere alla lettura un ragazzino o una ragazzina, il mio consiglio è di regalare <em>Little Brother</em> di Cory Doctorow, di cui è uscita da poco l&#8217;edizione italiana, con titolo <em>X</em> (sì solo &#8220;ics&#8221;, che cosa c&#8217;entri con &#8220;Little Brother&#8221; mi sfugge, ma pazienza). L&#8217;editore è Newton Compton.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_x.jpg" alt="Copertina di X" /><br />
<em>Copertina di X</em></p>
<p>Ho recensito il romanzo in lingua originale a suo tempo, <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/05/20/recensioni-romanzo-little-brother/">qui</a>. Non è un romanzo privo di difetti, ma è cento volte più interessante e coinvolgente di tutti i libri di Licia Troisi e Stephanie Meyer messi assieme. Almeno provateci a regalarlo: forse vostra figlia non è ancora una cerebrolesa e avete la possibilità di salvarla!
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>I dodici candidati, in ordine alfabetico. Le trame sono prese dalle schede dei libri su iBS.it.<br />
<blockquote><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_01.jpg" alt="Copertina di Bryan di Boscoquieto e il Talismano del Male" /><strong>#1.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>Bryan di Boscoquieto e il Talismano del Male</em></strong> (Newton Compton)</p>
<p><strong>Trama:</strong> Da quando Bryan di Boscoquieto ha scoperto di possedere doti soprannaturali il suo mondo non è più lo stesso. Come se la sua percezione si fosse allargata fino a dilatare i confini tra la vita quotidiana e la magia, ora è in grado di rendersi conto di tutti gli strani esseri di cui l&#8217;universo è popolato. Capitani di una guerra millenaria, Morpheus il mezzodemone, fondatore della Baia, e Insorta, temuto leader della Comunità Ribelle, tentano di conquistarsi la fiducia di Bryan. Insieme a lui, la bellissima Gaia, la ladra di corpi, le imbattibili gemelle Alba e Aurora, e Achille, con le sue facoltà medianiche, compongono un piccolo esercito di eroi giovanissimi e pronti a tutto pur di disinnescare le minacce che si addensano intorno al leggendario e terribile Talismano del Male. Che la Terra continui a esistere o che tutto si risolva in uno spaventoso olocausto nucleare, a questo punto, dipenderà dalle gesta di Bryan, E dalla sua capacità di distinguere ciò che appartiene a questo mondo da ciò che si può soltanto sognare.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Federico Ghirardi. Ha esordito ancora minorenne l&#8217;anno scorso con <em>Bryan di Boscoquieto nella Terra dei Mezzidemoni</em>. Un giovane <em>gegno</em>. Senza dubbio.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> perché <em>Bryan di Boscoquieto nella Terra dei Mezzidemoni</em> l&#8217;ho <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/01/13/non-ce-gnocca-per-noi-a-boscoquieto/">letto</a>.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> perché sarà pieno di gnocche tutte nude che si fanno sculacciare dai demoni? Non è quello che ogni ragazza sogna di leggere in un romanzo fantasy? Magari questa volta il Ghirardi saprà superarsi e mi regalerà una bella scena di stupro tentacolare!</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_02.jpg" alt="Copertina di Buio" /><strong>#2.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>Buio</em></strong> (Fazi)</p>
<p><strong>Trama:</strong> Diciassette anni, bellissima, apparentemente sicura di sé ma fragile e inquieta, Alma ha un solo credo: &#8220;Sorrisi e lacrime possono essere molto pericolosi se lasciati fuori controllo&#8221;. Se lo ripete ogni mattina, quando esce di casa per affrontare la Città là fuori e cammina sotto un perenne cielo grigio, diretta a scuola con il suo zaino, rigorosamente viola. Tutto ciò che Alma adora è viola. Come la copertina del quaderno che ha comprato in una strana cartoleria del centro pochi giorni prima, quando tutto ha avuto inizio e la sua vita ha cominciato a scivolare in un assurdo incubo senza fine. Una serie di efferati omicidi sta infatti trasformando in realtà i racconti che Alma scrive di notte, come in preda a un&#8217;inspiegabile trance, rendendosi conto solo al suo risveglio che i deliri di paura e violenza affidati alle pagine di quel quaderno anticipano le mosse dell&#8217;assassino. Mentre la polizia indaga senza risultati e i giornali si scatenano, Alma si ritrova sempre più isolata, alle prese con qualcosa di grande e oscuro, che sfiora la natura stessa del Male e che pure sembra riemergere dal suo passato, insieme ai continui, lancinanti mal di testa che la assalgono come per avvertirla di qualche pericolo. Soltanto Morgan, il ragazzo più misterioso e sfuggente della scuola, i cui incredibili occhi viola sanno leggere nel suo cuore come nessun altro, sembra in grado di fornirle le risposte sulle sinistre presenze che le si addensano intorno.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Elena P. Melodia, al suo esordio.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> la signorina Melodia sarà <em>sicuramente</em> un&#8217;ottima scrittrice – altrimenti come potrebbe essere stata pubblicata da una prestigiosa casa editrice? – ma non è capace di mettere assieme una <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni#m1_buio">descrizione decente</a>.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> Morgan – il ragazzo più misterioso e sfuggente della scuola – è troppo gnokko!!!</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_03.jpg" alt="Copertina di Figli di Tenebra" /><strong>#3.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>Figli di Tenebra</em></strong> (Curcio)</p>
<p><strong>Trama:</strong> La fine è vicina, lo sa. Ma nessun dolore gli sarà risparmiato nell&#8217;ultimo tratto del viaggio. Non a lui, non ai suoi compagni. L&#8217;obiettivo e ancora Kurt Darheim, quasi all&#8217;apice della potenza, ormai padrone della forza corruttrice che in un&#8217;epoca remota ha rischiato di annientare il mondo. Bisogna raggiungerlo, quindi, e in fretta: al destino non si può sfuggire, e necessario assecondarlo, è necessario costruirlo. Mentre nel mondo l&#8217;estate muore, Lothar e la sua compagnia penetrano terre malate, regolate da leggi insondabili e popolale dai figli di un atto di violenza sulla natura stessa: esseri né vivi né defunti in eterna putrescenza, dominati da un&#8217;intera casta di vampiri, che li corroderanno nell&#8217;anima e nel corpo. Lì, nella Gehenna, dove la sofferenza diventa disperazione e follia, l&#8217;odio e l&#8217;amore daranno a Lothar la forza, il Potere gli metterà in mano gli strumenti, i ricordi e le perdite saranno la ragione per lottare ancora&#8230; Fino a quando tornerà a sorgere la luna di sangue.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Marco Davide. Sì, due nomi e nessun cognome. Questo <em>Figli di Tenebra</em> è il terzo volume nella trilogia di Lothar Basler.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> il primo volume della trilogia, <em>La Lama del Dolore</em>, si era classificato secondo nel <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/12/10/la-prossima-vittima/">sondaggio natalizio</a> dello scorso anno. Ho provato a leggere <em>La Lama del Dolore</em>: è scritto da cani, una roba insopportabile. Pur con tutta la buona volontà non sono riuscita a finirlo.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> nel frattempo Marco Davide ha imparato a scrivere?</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_04.jpg" alt="Copertina de Gli Orchi di Kunnat" /><strong>#4.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>Gli Orchi di Kunnat</em></strong> (Delos Books)</p>
<p><strong>Trama:</strong> &#8220;Pulsa. Tutto pulsa, freme e risplende come sempre, quando sono morfizzato. Aromi, suoni, movimenti, sensazioni e percezioni risultano amplificate come i cerchi concentrici di una goccia caduta in uno stagno: le formiche scuotono il terreno come elefanti, le foglie frusciano come valanghe, le coccinelle urlano e disegnano lente traiettorie nel cielo come tartarughe azzoppate e volanti, le feci lontane e ancora calde di un daino mi offuscano la mente inebriandola della loro essenza pungente, mentre le cortecce nodose degli alberi su cui faccio leva mi trasmettono l&#8217;energia della linfa e la solidità del legno. Sono invincibile e terrificante. Se gli umani mi vedessero adesso, scapperebbero urlanti. I più coraggiosi (o forse i più stupidi) tenterebbero di uccidermi. Come se fossi io il loro problema&#8230;&#8221;</p>
<p><strong>Autore:</strong> Cristian Pavone, esordiente.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> il romanzo fa parte della collana &#8220;Storie di Draghi, Maghi e Guerrieri&#8221;, una collana nata con l&#8217;idea che il pubblico è una massa di scimuniti e dunque è giusto guadagnare propinando sempre le stesse storie trite e ritrite. Ho recensito i primi due volumi <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/05/12/la-situazione-dei-draghi-del-dolore/">qui</a>.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> il pubblico si è dimostrato non così fesso come Delos sperava. Infatti il curatore della collana, Franco Forte, scrive: &#8220;Libro per noi (per me) importantissimo, perché segnerà il destino di questa collana. Si tratta infatti dell&#8217;ultimo tentativo di capire se il mercato è interessato a una collana fantasy come questa oppure no.&#8221; Perciò <em>Gli Orchi di Kunnat</em> è l&#8217;ultima possibilità per &#8220;Storie di Draghi, Maghi e Guerrieri&#8221;. Magari hanno scelto un romanzo tollerabile.</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_05.jpg" alt="Copertina de I Cacciatori del Tempo" /><strong>#5.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>I Cacciatori del Tempo</em></strong> (Piemme)</p>
<p><strong>Trama:</strong> Yonec ha sedici anni, è figlio di una fata e di un uomo misterioso di cui deve ancora scoprire l&#8217;identità, e vive nel Medioevo, nei primi anni del XII secolo. Janis ha quattordici anni, frequenta la prima liceo e una maledizione la costringe a vivere ai giorni nostri. Quando la madre la iscrive ad un severissimo collegio privato, Janis scopre di poter tornare per brevi periodi nel passato, sotto forma di lupa, accanto all&#8217;amato Yonec. Insieme dovranno trovare l&#8217;antica pergamena che contiene il segreto della costruzione della prima cattedrale gotica in Francia, Saint Denis. Ma una confraternita medioevale, i cui poteri oscuri e malvagi giungono fino alla nostra epoca, farà di tutto per impedirglielo. I due ragazzi saranno impegnati in una lotta all&#8217;ultimo sangue contro le forze che li ostacolano e che vogliono separarli per sempre.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Vanna De Angelis. Autrice di saggi storici, aveva già pubblicato due romanzi fantasy nella serie &#8220;Le Carovane del Tempo&#8221; per Edizioni San Paolo.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> la trama <em>puzza</em>. I due ragazzini separati dalla maledizione, l&#8217;antica pergamena, il segreto, i poteri oscuri e malvagi, zzz.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> i romanzi precedenti della De Angelis hanno suscitano l&#8217;entusiasmo della critica. Scrive per esempio &#8220;fliss&#8221;: &#8220;adoro qst trilogia.sn libri cn 1 stupendissima trama, li leggi tt d&#8217;un fiato e ti scaraventi nelle pagine cm se sei tu eva e company. è 1 libro coinvolgentissimo,rivivi le stesse emozioni,specialmente la storia d&#8217;amore tra eva e liam. sn libri stupendi. eva e liam si devono fidanzare. ho letto 100 libri e qst trilogia mi ha colpita assai. la preferisco ad harry pottre, twilight ecc.(libri ch nn mi piacciono). p.s.: eva e liam x ever.&#8221;<br />
(nota per mamma e papà di &#8220;fliss&#8221;: questa è &#8220;fliss&#8221; dopo 100 libri. Non potevate comprarle la PlayStation 3?)</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_06.jpg" alt="Copertina de Il Silenzio di Lenth" /><strong>#6.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>Il Silenzio di Lenth</em></strong> (Piemme)</p>
<p><strong>Trama:</strong> Sono passate ore da quando Hertha del clan Fyerno e Kaas, il Sommo Sacerdote di Lenth, hanno intrapreso quel sentiero scosceso. La fatica li ha quasi sopraffatti; non possono permettersi di restare in quel luogo, quello è l&#8217;Esterno, abitato da creature malefiche contro cui i loro incantesimi non possono nulla. Sulla via del ritorno, però, hanno sentito in lontananza il pianto di un neonato e sono accorsi a salvarlo. Per Hertha, che fin da giovane non ha dimostrato di possedere le doti per diventare mago, il segno sulla fronte del piccolo non è che una macchia scura, ma Kaas lo ha subito riconosciuto: quello è un frigie, un simbolo magico, e il neonato è l&#8217;Eletto, l&#8217;incarnazione di Kexan, il dio che lui e la sua gente hanno temuto e odiato, e che pensavano sconfitto per sempre. Dopo aver fatto ritorno al villaggio, il Sommo Sacerdote mostra il fanciullo ai dieci del Consiglio Dominante e tutti si mostrano sconcertati e impauriti. Il bambino-dio deve essere eliminato. Ma grazie a uno stratagemma Kaas riesce a mantenere in vita il piccolo, a cui ha dato il nome Windaw. Una visione notturna, infatti, gli ha mostrato l&#8217;imminente invasione delle loro terre per mano dei terribili stregoni di Tarass, che solo la forza divina dell&#8217;Eletto può fermare. Sarà lui a custodire la Pietra Alchemica che i malvagi stanno cercando e a riportare la pace e il silenzio nella verde Terra di Lenth.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Luca Centi. Questo è il suo primo romanzo.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> ma si può, senza ironia, ideare una storia del genere? I malvagi, la Pietra Alchemica, il bambino con la macchia che non è una macchia ma un simbolo magico, il tizio che salva di nascosto il neonato&#8230; c&#8217;è un dettaglio – uno solo – che non sia un cliché?</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> in copertina c&#8217;è un tipo incappucciato. Con un bastone!!!</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_07.jpg" alt="Copertina de Il Principe delle Nebbie" /><strong>#7.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>Il Principe delle Nebbie</em></strong> (Piemme)</p>
<p><strong>Trama:</strong> Dopo aver recuperato le pagine del Libro del Destino, la compagnia delle Cinque Razze Libere ha una nuova missione: partire alla ricerca di alleanze per combattere insieme il malvagio Signore delle Nebbie. Proprio alla vigilia della partenza, però, Eynis fugge all&#8217;improvviso dalle Foreste di Feira Haillen. La ragazza, erede della più potente stirpe magica degli elfi, è partita per seguire la traccia incerta e insistente di un ricordo che dovrebbe condurla a trovare un altro membro della famiglia degli Ethilin, sopravvissuto come lei alla strage compiuta dai Mohrger. Senza la sua potente magia, i suoi amici hanno poche speranze di sfuggite agli attacchi delle forze del male, e cerne se non bastasse anche Jadifh, il giovanissimo capo dei ribelli, abbandona la compagnia per seguirla. Ma durante il viaggio Eynis si accorge che Jadifh le nasconde qualcosa.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Elisa Rosso. È la più giovane autrice italiana di fantasy. A sedici anni è già al suo secondo romanzo. Un <em>gegno</em> al cubo!</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> la Rosso è chiaramente troppo <em>gegnale</em> perché io possa apprezzarne le opere.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> uh&#8230; aehm&#8230; accetto suggerimenti.</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_08.jpg" alt="Copertina de La Leggenda degli Eldowin" /><strong>#8.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>La Leggenda degli Eldowin</em></strong> (Fanucci)</p>
<p><strong>Trama:</strong> Venti di guerra spirano sull&#8217;Arwal. Le mire espansionistiche di Adras, eminenza grigia dell&#8217;Argelar, sembrano inarrestabili. Manipolando come un fantoccio il piccolo sovrano di Rygan, il mago rivolge la propria attenzione al ducato di Vniri, dominio dei Doria-Malvolas e dei vampiri di corte, ultimo ostacolo in vista dell&#8217;ambiziosa invasione del Varlas. La tensione per il conflitto imminente sconvolge la vita di poveri e ricchi, nobili e villici, mortali e vampiri. Dal montuoso Tarvaal fino alle immense Terre dei Barbari, la maga Reven e il suo schiavo cercano disperatamente un&#8217;arma in grado di contrastare la minaccia dell&#8217;Oscuro, un tempo maestro e mentore della donna, ora suo acerrimo nemico. Intanto, sul bosco di Madian incombe e si rinforza la minaccia della rocca di Krun, al punto da spingere la Guardiana a inviare una delegazione verso l&#8217;inospitale Ovest, nella speranza di ottenere l&#8217;aiuto dell&#8217;unica autorità che potrebbe riunire contro il tiranno gli elfi dell&#8217;Arwal: i leggendari Eldowin.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Laura Iuorio. <em>La Leggenda degli Eldowin</em> prosegue la vicenda iniziata con <em>Il destino degli Eldowin</em>. La Iuorio è inoltre autrice della trilogia fantascientifica del &#8220;Sicario&#8221;.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> gli Eldowin sono elfi.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> ci sono anche <strike>i vampiri</strike> gli gnokki!!!</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_09.jpg" alt="Copertina de La Scacchiera Nera" /><strong>#9.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>La Scacchiera Nera</em></strong> (Piemme)</p>
<p><strong>Trama:</strong> Nello stesso istante, a migliaia di chilometri l&#8217;uno dall&#8217;altro, tre ragazzi Ryan, un americano, Morten, danese, e Milla, italiana -, entrano in possesso di una scacchiera ottagonale dall&#8217;aria molto antica. Il Guerriero, l&#8217;Arciere e il Ladro Nero sono le sole tre pedine rimaste sulla scacchiera e sembrano invitarli a fare la prima mossa. Ma appena le toccano, i tre ragazzi vengono trasportati in un mondo parallelo dove è in corso una guerra, una guerra sanguinosa e secolare che un mago ha trasferito sul tavoliere in modo che il mondo degli uomini potesse continuare a esistere. Così Ryan si accorge di essere diventato il Guerriero del Fuoco. Lui, però, non riesce a credere di essere un eroe e soprattutto che il Ladro Nero, quella ragazza dagli occhi di smeraldo e dall&#8217;aria indifesa, sia il suo più acerrimo nemico. Contro ogni regola del gioco, Ryan decide di fidarsi di quella ragazza che combatte contro il proprio lato oscuro, e scoprirà che a volte una mossa imprevedibile può cambiare le sorti di una partita.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Miki Monticelli. Ha già scritto diversi fantasy per bambini, questo però dovrebbe essere dedicato a un pubblico un po&#8217; più adulto.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> Ryan, un americano; Morten, un danese; Milla, un&#8217;italiana entrano in un bar&#8230; la trama sembra una barzelletta.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> l&#8217;autrice assicura che la trama non corrisponde all&#8217;effettivo contenuto del romanzo.</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_10.jpg" alt="Copertina de La Strada che Scende nell’Ombra" /><strong>#10.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>La Strada che Scende nell&#8217;Ombra</em></strong> (Einaudi)</p>
<p><strong>Trama:</strong> In un mondo diviso e stanco, l&#8217;Ombra si è destata e le Otto Genti non sanno se ci sarà l&#8217;alba di una nuova èra, oppure la fine. I prescelti dalla profezia per raggiungere la Fortezza Impenetrabile e combattere il malefico potere sprigionato dalla Gemma Bianca sono i meno presentabili che si possa immaginare. Mentre la resa dei conti si avvicina e tutti i popoli entrano in guerra, il Magus guida la Compagnia più ribalda e riottosa che si sia mai vista verso il destino che trasformerà gli ultimi, i peggiori delle Otto Terre, nei nuovi Eroi.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Chiara Strazzulla. Giovanissima, è famosa per scrivere i suoi libri a forza di starnuti. Questo è il suo secondo romanzo.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> il primo romanzo della Strazzu, <em>Gli Eroi del Crepuscolo</em>, è attualmente il peggior romanzo fantasy mai pubblicato in Italia da un editore non a pagamento. L&#8217;ho recensito <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/07/03/il-crepuscolo-del-fantasy/">qui</a>.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> non c&#8217;è alcuna possibilità che <em>La Strada che Scende nell&#8217;Ombra</em> possa essere un romanzo passabile. Per questo voglio fare un appello: risparmiatemi la Strazzu, ve ne prego! Sarò una brava bambina, prometto, croce sul cuore, ma non costringetemi a leggere 800 pagine di Strazzu. Grazie.</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_12.jpg" alt="" /><strong>#11.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>Rimosso.</em></strong> (N/A)</p>
<p><strong>Trama:</strong> Nessuna.<br />.<br />.<br />.<br />.<br />.<br />.<br />.<br />.<br />.<br />.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Uno che non sa scrivere.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> N/A.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> N/A.</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_12.jpg" alt="Copertina di Altro" /><strong>#12.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>Altro</em></strong> (Quell&#8217;Altro)</p>
<p><strong>Trama:</strong> Segnalate nei commenti altri romanzi fantasy italiani degni di recensione, se ne ho dimenticati. Però:</p>
<p>Niente Troisi. Di Licia ho recensito quattro romanzi e ci sono altri due articoli dedicati a lei. È sufficiente. Inoltre non c&#8217;è più molto da aggiungere: non sa scrivere e non ha un briciolo di fantasia, fine della questione.</p>
<p>Niente romanzi pubblicati a pagamento. Mi spiace, ma se pubblicate a pagamento dimostrate di essere dei fessi, dunque non sono interessata a quello che scrivete.</p>
<p>I romanzi autoprodotti sono accettabili. Ma solo se scaricabili gratis. Il livello delle autoproduzioni è <em>bassissimo</em> (la media è ampiamente sotto la Strazzu), perciò a scatola chiusa soldi non ne spendo.</p>
<p>Se il romanzo segnalato è pubblicato da una piccola casa editrice che ha scarsa distribuzione in libreria, non garantisco di riuscire a procurarmelo per Natale. Però, se sembra interessante, lo recensirò lo stesso in un altro momento. Infine, se il romanzo si trova su emule o simile è ancora meglio. L&#8217;anno scorso così ho scoperto <em>Lo Specchio di Atlante</em>, ed è stata una <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/01/07/lo-specchio-di-atlante/">bella scoperta</a>.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Un Altro.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> uno vale l&#8217;Altro.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> Un Altro non è la Strazzu.</p></blockquote>
<p>Che sfilata di schifezze. Mi domando se, avendo gli occhiali giusti, vedrei la verità, come nel film <em><a href="http://www.imdb.com/title/tt0096256/">They Live</a></em> (<em>Essi Vivono</em>, 1988) di John Carpenter.<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
[See post to watch Flash video]
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>L’amara verità che ci vogliono tenere nascosta</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Sono sempre più convinta che il fantasy sia uno stratagemma degli alieni per rendere stupida la popolazione.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>
<table style="width: 100%" cellspacing="1" border="1" cellpadding="12">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4">
<p align="center" style="font-size:medium"><strong>Bambolina Omaggio</strong></p>
<p>Gli ultimi due anni avevo recensito il romanzo vincitore del Premio Urania. Quest&#8217;anno non ci sono riuscita: sono arrivata a pagina 36 di <strong><em>E-Doll</em></strong> e non ce l&#8217;ho fatta ad andare avanti. Lo stile è pessimo – il Ghirardi scrive meglio, senza ironia – e le poche idee presenti sono banali o contraddittorie. Una roba raccapricciante.<br />Di seguito una parata di castronerie. Solo una <em>minima</em> parte dei problemi presenti nelle prime 36 pagine, che in effetti andrebbero riscritte da zero. La speranza – vana, lo so – è che qualcuno possa imparare qualcosa. Anche per sbaglio.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_edoll.jpg" alt="Copertina di E-Doll" /><br />
<em>Copertina del romanzo di Francesco Verso E-Doll</em></p>
<p><strong><em>E-Doll</em></strong> è ambientato a Mosca nel 2053. Il mondo è rimasto più o meno quello che conosciamo, tranne gli e-doll. Gli e-doll sono androidi usati come schiavi sessuali in modo che la gente possa soddisfare le proprie perversioni senza rischi.<br />
Premessa semplice che porta a delle incongruenze già nelle prime 36 pagine.
</p>
<p>A pagina 15, scoperto un e-doll morto, il tenente incaricato delle indagini verifica che fino a quel momento non ci sono mai stati omicidi di e-doll in Europa (&#8221;[...] a una prima analisi, non vengono segnalati omicidi di e-doll in Europa.&#8221;) A pagina 20 un e-doll che passa per strada suscita l&#8217;interesse di tutti (&#8221;E la strada va in subbuglio, colta dallo stupore che si materializza intorno agli e-doll [...]&#8220;). A pagina 27 un personaggio &#8220;Ha preso questo andazzo da quando ha scovato su un sito web vietato ai minori l&#8217;esistenza degli e-doll.&#8221;<br />Cosa si deduce da questi tre accenni? Io ne deduco che gli e-doll siano molto pochi: scopri che esistono solo frequentando siti &#8220;loschi&#8221;, se ne vedi uno per strada ti fermi ammirato a guardarlo, e nessuno li ha mai ammazzati.<br />
Ottimo.<br />Ma a pagina 31 è scritto:<br />
<blockquote>Il loro [degli e-doll] business, incluso il variegato indotto, fatto di tecnici per la manutenzione, corrieri per il ritiro e la consegna a domicilio, stilisti d&#8217;avanguardia, visagisti estetici, programmatori di sensistema, addetti al marketing pornografico, finanziatori di sessoteche, si calcola sia paragonabile per grandezza e pervasività del settore a quello delle automobili del secolo scorso. Senza contare i gadget venduti a corredo e quelli spediti per posta anonima di cui tante case abbondano all&#8217;insaputa dei coinquilini.</p></blockquote>
<p>A parte il blocco di inforigurgito spiattellato senza grazia, si dice che il mercato degli e-doll è al livello di quello delle automobili. Com&#8217;è possibile? Dovrebbero esserci <strong>milioni</strong> di e-doll! Ma questo è in contraddizione con quanto esposto all&#8217;inizio. Non si può neanche invocare la difesa d&#8217;ufficio, &#8220;tanto è fantasy!!!&#8221;, perché qui parliamo di <strong>fantascienza</strong>: estrapolare le conseguenze dei progressi scientifici è al cuore del genere. La coerenza è <strong>vitale</strong>.
</p>
<p>A pagina 15 è scritto:<br />
<blockquote>A testa bassa, Gankin scruta quel corpo indifeso, nato per soddisfare desideri e voglie inconfessabili: tutto ciò che in molti volevano senza sapere dove trovarlo. Fino alla comparsa degli e-doll.</p></blockquote>
<p>A pagina 17 un e-doll ragiona su se stesso:<br />
<blockquote>D&#8217;altro canto, è ciò che la gente s&#8217;aspetta da un essere attrezzato per solleticare le fantasie fino a percorrerne ogni ramificazione.</p></blockquote>
<p>Desideri e voglie inconfessabili, fantasie percorse in ogni ramificazione: io mi aspetto che gli e-doll possano garantire all&#8217;acquirente qualunque tipo di perversione. Ma a pagina 35 un poliziotto della scientifica dice:<br />
<blockquote>–&#8230; e a quanto ne so [gli e-doll] non sudano, sputano, puzzano o roba del genere. Fino a oggi non hanno mai defecato, né urinato. Può anche essere una limitazione della verosimiglianza, sta di fatto che i bisogni evacuativi degli umani non sono stati trasposti loro.</p></blockquote>
<p>Delusione! Perciò questi e-doll, pronti a esaudire ogni fantasia, non possono far niente per gli amanti della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Coprofilia">coprofilia</a> o dell&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Urofilia">urofilia</a>? Che è, razzismo?
</p>
<p>È notevole vedere un autore che parte da una premessa semplicissima e già vista mille volte in altri romanzi e, nonostante ciò, non è capace di mantenere un minimo di coerenza.<br />
Be&#8217;, rimedierà con uno stile brillante, giusto? Sbagliato. <strong><em>E-Doll</em></strong> è scritto male, anzi è scritto <strong>peggio</strong>.
</p>
<p>In un sacco di passaggi la scrittura è <em>vuota</em>. Non comunica <em>niente</em>. Non solo non <em>mostra</em>, ma non racconta neanche. Sono frasi senza senso.<br />Esempio (pag. 19):<br />
<blockquote>[Berenice Cubarskij] è rimasta impressionata dalle conturbanti doti di Angel [un e-doll], quando vi si è imbattuta al Cirque du Sex, dove lu/ei s&#8217;esibiva in veste di domatore di donne frustrate dall&#8217;atavico ruolo che la natura ha assegnato loro.<br />È in posti del genere, come lo scintillante Lubov sulla Bol&#8217;saja Sadovaja o il lugubre Dark Star sulla Precistenka nelle vicinanze degli austeri e polverosi Musei di Puskin e Tolstoj, che la Signora Cubarskij ha riscoperto il senso da attribuire a se stessa, assieme alle centinaia di altre donne che mal sopportano d&#8217;essere trattate come il codice genetico erroneamente prescrive loro da millenni.<br />Ultimamente, tali luoghi riservati, da sempre esistiti anche se poco reclamizzati, sono frequentati da splendidi sembianti incaricati di elargire ciò che la società aveva condannato come rigurgiti primordiali da sedare e disdicevoli devianze da arginare.<br />Quanto ai clienti, in egual misura distribuiti tra uomini e donne, essi ne sono consapevoli, ma preferiscono indulgere piuttosto che accettare un compromesso snaturante e disumano. E volentieri s&#8217;illudono, piuttosto che accontentarsi d&#8217;una felicità condivisa ma breve e ripetitiva.</p></blockquote>
<p>172 parole e non c&#8217;è scritto un emerito <strong>tubo</strong>. Qual è l&#8217;atavico ruolo che la natura ha assegnato alle donne? Che senso ha scoperto da attribuire a se stessa Berenice? Cosa prescrive (erroneamente) il codice genetico? Che cosa elargiscono i sembianti? Che cosa la società aveva condannato come rigurgiti primordiali? Qual è il compromesso snaturante e disumano?<br />Qui non è questione di gusti, di stile, di punti di vista: questa è <strong>cacca</strong>. E no, a me la coprofilia non piace.
</p>
<p>Esempio più corto ma altrettanto efficace (pag. 21):<br />
<blockquote>Il suono abrasivo, di metallo stridente, ricorda ad Angel una ricorrenza remota, dei tempi della capsula vivificante presso i laboratori Silitron di Hanoi. Quasi cinque anni fa, un periodo breve in termini umani e ancor più breve per una macchina capace di eludere il fattore erosivo del tempo. Archiviata in una bolla di memoria, quando il suo sensistema era scevro d&#8217;esperienze libidiche e computazionali, eccezion fatta per le istruzioni base e le inferenze native.</p></blockquote>
<p>Poi si parla d&#8217;altro. Ora, quale sarebbe la &#8220;ricorrenza remota&#8221; che Angel ricorda? È la &#8220;ricorrenza remota&#8221; il soggetto – una frase dopo – di &#8220;archiviata&#8221;? Cos&#8217;è, non è un romanzo ma un puzzle, dove io pago e poi devo riscrivere da zero per capirci qualcosa?
</p>
<p>Poi c&#8217;è il blaterare sgradevole dello scrittore dilettante che si crede Artista (pag. 23):<br />
<blockquote>Mosca è un universo vorticante e vandalizzato, è il riflesso incrinato di un&#8217;anima dispersa tra le nuvole cirriformi del Nord, è l&#8217;ansia e al tempo stesso la malattia della vita.</p></blockquote>
<p>Questa frase segnatevela perché un classico esempio di uso <strong>idiota</strong> delle metafore. Non vuol dire niente, però si percepisce la ricerca delle parole perché suonino pompose per impressionare i gonzi, con la città vista come &#8220;il riflesso incrinato di un&#8217;anima dispersa tra le nuvole cirriformi del Nord&#8221;. Proprio. È lo scopo della narrativa, vero? Non far capire una <strong>mazza</strong> a chi legge, ma mettere in soggezione i pochi ignoranti che ancora pensano che scrivere sia mischiare paroloni a caso. Ciliegina sulla torta: questo sproloquio sono i pensieri di una ragazzina al primo anno di Liceo, preoccupata perché l&#8217;autobus è in ritardo; la mamma la sgriderà se rientra dopo l&#8217;orario stabilito. Siamo a livello di Sergio Rocca, l&#8217;immortale poeta (&#8221;«Chi sei stregone?» ruggì il bambino istericamente, pronto a gridare.&#8221;)
</p>
<p>Infine c&#8217;è il classico raccontare invece di mostrare. Passaggi così (pag. 24):<br />
<blockquote>[la ragazzina di cui sopra è raggiunta da un tipo in macchina] Non sapendo che fare, le salta in mente un pensiero sconcio ma poi, incerta sugli esiti di eventuali imprevisti, storna lo sguardo.</p></blockquote>
<p>Funziona in questo modo: io pago 4 euro e 20 centesimi e compro una porzioncina della fantasia dell&#8217;autore. <strong>Lui</strong> mi deve dire qual è il pensiero sconcio. <strong>Lui</strong> mi deve dire quali sono gli esiti degli imprevisti eventuali.<br />La ragazzina vuole farsi il tipo? Lo vuole frustare? Lo vuole appendere a testa in giù in una vasca piena di scarafaggi? Ma poi rinuncia perché l&#8217;ultima volta gli scarafaggi sono scappati e le hanno invaso la stanza? Devo pagare e poi scrivere io il romanzo?
</p>
<p>Meno grave ma sempre fastidioso è il mostrare &amp; raccontare. In particolare, quando il raccontare precede il mostrare fa venire i nervi.<br />Immaginate di essere al cinema, il tizio accanto a voi ogni dieci minuti vi sussurra: «Adesso vedrai cosa succede, vedrai come Jimmy si arrabbia.» oppure: «Adesso ascolta bene, eh, ascolta, sentirai che battutona!» Sono sicura che alla terza interruzione cambiate posto. Nella narrativa funziona uguale (pag. 30):<br />
<blockquote>A Gankin non resta che negare tramite una pericolosa iperbole. – Al contrario, non hai considerato lo stadio di avanzamento della mia passione necrofila&#8230;</p></blockquote>
<p>&#8220;A Gankin non resta che negare tramite una pericolosa iperbole&#8221; è l&#8217;equivalente del tizio rompiscatole al cinema. Preciso identico. Visto che <em>mostri</em> la &#8220;pericolosa iperbole&#8221;(sic), non c&#8217;è bisogno che l&#8217;anticipi prima. Svuoti di tensione il paragrafo.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_chobits.jpg" alt="Copertina del settimo volume di Chobits" /><br />
<em>Il settimo volume del manga Chobits delle CLAMP. In Chobits non ci sono e-doll, ma persocom. La storia ha diverse analogie con il romanzo di Verso, ma è realizzata molto, molto meglio</em></p>
<p>L&#8217;autore gestisce il punto di vista usando la tecnica del <strong>chi se ne frega, scrivo come mi capita</strong>. Nel primo capitolo, che comprende un&#8217;unica scena – l&#8217;esame del cadavere dell&#8217;e-doll da parte del tenente Gankin e del suo assistente Aleksej –, il punto di vista cambia almeno <strong>dodici</strong> volte, saltando di continuo da un personaggio all&#8217;altro. Senza alcuna giustificazione o alcun ritmo; ci sono pagine e pagine con Gankin, poi qualche paragrafo con Aleksej, poi si ritorna a Gankin per ancor meno spazio, poi Aleksej un po&#8217; di più, tutto così come capita. Alla fine tocca rileggere più volte certi passaggi per capire a chi attribuire parole e pensieri. Un capitolo degno di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Atlanta_Nights"><em>Atlanta Nights</em></a>.<br />Più avanti l&#8217;autore si supera, riuscendo a cambiare punto di vista all&#8217;interno di un singolo paragrafo (pag. 21):<br />
<blockquote>Un cameriere addobbato con un&#8217;impeccabile livrea lattea compare sull&#8217;uscio e lu/ei [sempre Angel] viene annunciato alla signora Cubarskij, non prima d&#8217;essersi sistemato le sopracciglia decorate dalle mani fatate di Sharunas. L&#8217;ometto, barba e baffi curatissimi, gli rifila un&#8217;occhiata lasciva dall&#8217;angolo degli occhialini, ma pare più preoccupato di trovare un modo per non ascoltare ciò che sarebbe successo nel sotterraneo. Si ricorda di una cera d&#8217;antica memoria versata nelle orecchie di un re a salvaguardia della sua sanità mentale. Si ricorda che grazie all&#8217;espediente, egli riuscì a resistere a una tentazione letale.</p></blockquote>
<p>Il paragrafo comincia con il punto di vista dell&#8217;e-doll. È confermato da quel &#8220;gli rifila un&#8217;occhiata lasciva [...] ma pare più preoccupato&#8221;: l&#8217;e-doll coglie l&#8217;occhiata del cameriere e ne deduce la lascivia e al contempo il desiderio di non ascoltare (come faccia questa deduzione è un mistero). Ma le frasi dopo? È l&#8217;e-doll che ricorda l&#8217;episodio di Ulisse e le Sirene o è il cameriere? Io ho riletto tre volte e non ne sono sicura. Mi sembra così innaturale che di punto in bianco si entri nella testa del cameriere, d&#8217;altra parte l&#8217;e-doll conosce Ulisse? E lui, macchina, ne ha solo un ricordo così approssimativo? Mah!
</p>
<p>In altri momenti l&#8217;autore si contraddice nello spazio di un paragrafo (pag. 19):<br />
<blockquote>L&#8217;olografia di Berenice Cubarskij la ritrae in pose provocanti: alla signora piace farsi vedere e proprio quella fantasia rappresenta il suo punto debole. Un aspetto su cui il marito non s&#8217;è interrogato, né s&#8217;è preoccupato d&#8217;esplorare, coinvolgendola in giochetti di mano in ascensore, lubrici amplessi tra le foreste di conifere o eccitanti fellatio durante le attese ai semafori&#8230;</p></blockquote>
<p>Allora:<br />
a) Berenice è esibizionista (&#8221;alla signora piace farsi vedere&#8221;).<br />b) Il marito coinvolge Berenice in una serie di atti sessuali all&#8217;aperto o in luoghi pubblici.<br />c) Dunque perché il marito non &#8220;s&#8217;è preoccupato d&#8217;esplorare&#8221; l&#8217;esibizionismo della moglie? Cosa doveva fare di più? Che senso ha &#8217;sto paragrafo?</p>
<p>L&#8217;autore ha spiegato che Maya, la ragazzina in attesa dell&#8217;autobus, non frequenta molto i coetanei, tutti &#8220;delinquentelli&#8221; o &#8220;gallinelle&#8221;, poi scrive (pag. 26):<br />
<blockquote>[Maya] Da qualche mese ha scoperto un altro passatempo, cose impensabili per dei ragazzini bifolchi ma già malavitosi in erba come loro. Gli unici a cui si concede e che se la godono tutta, sono quelli dell&#8217;ultimo anno, Roman &#8220;Frigo&#8221; Saratov in testa e poi Misha la Miccia, Pavel il Labbruto e il Peloso Ivan. Solo loro se la spupazzano a turno ma in ordine rigorosamente decrescente. La cosa strana però, agli occhi dei compagni, non è tanto la promiscuità di Maya e l&#8217;indifferenza a darsi in pubblico, doti ampiamente condivise dalle sue coetanee [...]</p></blockquote>
<p>Nella prima frase il sesso è &#8220;cosa impensabile&#8221; per i coetanei di Maya, nell&#8217;ultima frase la promiscuità, addirittura &#8220;l&#8217;indifferenza a darsi in pubblico&#8221; sono doti ampiamente condivise per i coetanei di Maya.<br />Notare altre delizie: le cose sono impensabili per i ragazzini &#8220;bifolchi <strong>ma</strong> malavitosi&#8221;, che senso ha? È l&#8217;essere malavitoso che ti impedisce di scoprire il sesso? L&#8217;elenco dei quattro studenti che si &#8220;spupazzano&#8221;(sic) e si &#8220;godono tutta&#8221;(sic) Maya, sembra uscito da un romanzo inedito di Federico Ghirardi. E quel &#8220;in ordine rigorosamente decrescente&#8221;? Decrescente di cosa? Ordine alfabetico? Età? Lunghezza dell&#8217;uccello? Siamo alle solite, devo scrivere io il romanzo?<br />
Passiamo a pagina 9:<br />
<blockquote>[Gankin] Infilati guanti e mascherina, s&#8217;accosta al corpo, cabotandogli attorno per non incappare in sgradevoli sorprese quali contaminazioni a tempo o esalazioni a innesco, ultima moda degli attacchi terroristici, oggi in voga anche tra le bande metropolitane.</p></blockquote>
<p>&#8220;Cabotare&#8221; significa navigare, spesso per tratti brevi (da qui l&#8217;espressione &#8220;piccolo cabotaggio&#8221;). Dunque Gankin &#8220;naviga&#8221; intorno al corpo a distanza ravvicinata&#8230; per non incappare in contaminazioni a tempo? Il legame logico sarebbe? Non dovrebbe scappare il più lontano possibile e stare lontano se vuole evitare le contaminazioni a tempo?<br />Nota di stile: quel &#8220;sgradevoli sorprese&#8221; è un altro errore. È ancora il tizio che ti dà di gomito al cinema. È inutile raccontare che ci sono sgradevoli sorprese se dopo le descrivi. Così non fai altro che smorzare la suspense.
</p>
<p>Un&#8217;incongruenza a qualche paragrafo di distanza (pag. 11):<br />
<blockquote>[Gankin] Allunga l&#8217;altra mano, scoprendo il resto della ferita. Gli occhi si trasformano in due feritoie orizzontali. Deve restare lucido e attento perché ogni volta lo stomaco gli manda dei singulti per avvertirlo di non abituarsi a quella vista. È una specie di campanello d&#8217;allarme con cui mantiene una barriera di separazione tra sé e quello che succede. Il giorno in cui saprà d&#8217;essersi assuefatto a quello spettacolo e potrà guardare quelle oscenità come se fossero un film o un documentario, sarà il giorno in un cui chiederà il trasferimento a un&#8217;altra sezione per un insormontabile conflitto d&#8217;interessi.</p></blockquote>
<p>Ma poco prima così è descritta la ferita (pag. 10):<br />
<blockquote>Sotto il vestito stropicciato, uno squarcio di 10 cm di profondità per 25 di lunghezza lo saluta truculento.</p></blockquote>
<p>Idea mia, ma descrivere una ferita come 10&#215;25 non è proprio &#8220;guardarla come se fosse un documentario&#8221;? Inutile dire che Gankin non ci pensa nemmeno a chiedere il trasferimento, né si accorgerà di questo &#8220;insormontabile conflitto d&#8217;interessi&#8221;.
</p>
<p>Ok, lo stile è orribile; ok, le incongruenze abbondano, ma chissà questo romanzo di <strong>fanta<u>scienza</u></strong> com&#8217;è infarcito di interessanti questioni sulla robotica e le Intelligenze Artificiali!<br />E in effetti si possono gustare deliziosi passaggi senza capo né coda, ma pieni di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Technobabble"><em>technobabble</em></a> (pag. 32):<br />
<blockquote>– Dunque, il sensistema è stato cortocircuitato. Per l&#8217;esattezza tra la pompa cardiaca e il collettore di raccordo. Poi, versato il contenuto all&#8217;esterno dell&#8217;esemplare, s&#8217;è impedita la riparazione da parte dei nanobot che, diminuiti sotto la soglia di auto-alimentazione, hanno provocato lo spegnimento terminale del sensistema e con esso dell&#8217;e-doll. È un bug conosciuto e a più riprese l&#8217;abbiamo segnalato alla Silitron affinché intervenga. È il tipico difetto di fabbricazione che potrebbe risolversi con poco, anche perché è l&#8217;unico metodo di mandare in crash un organo wetware così sofisticato come il sensistema e inibire il ricaricamento e il successivo ripristino tramite vivificazione.<br />&#8220;Non è solo un danno alla proprietà della Silitron&#8221; pensa Gankin.<br />– Come sa, qualsiasi bioware è riciclabile e sostituibile ma il sensistema, insieme a ciò che vi è registrato sopra, reazioni emotive ed esperienze individuali incluse, va perso per sempre. [...]</p></blockquote>
<p>Sigh. E in mezzo a questa valanga di termini inventati per dare una patina di scientificità a una marea di stupidate, nessuno chiede se c&#8217;è una copia di backup di &#8220;ciò che vi è registrato sopra&#8221;.
</p>
<p>E stendiamo un velo pietoso quando (pag. 35) l&#8217;autore confonde la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Melatonina">melatonina</a> con la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Melanina">melanina</a>&#8230;<br />
<strong>EDIT:</strong>L’autore replica: “[...] la melatonina funziona al contrario della melanina, schiarendo la pelle. Come ho già spiegato sul forum di fantascienza.com, c’è un refuso e la frase sarebbe dovuta essere “trasformare un meticcio in albino”.” Fornisce questi link: <a href="http://www.nature.com/nature/journal/v208/n5008/abs/208386a0.html">1</a>, <a href="http://www.naturmed.unimi.it/meteolab_cronobiologia.html">2</a>, <a href="http://www.freepatentsonline.com/5932608.html">3</a>, <a href="http://www.staibene.it/sb_dizionario.asp?diz_descr=y&#038;id=1316">4</a>.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Una volta sono stata accusata di prendere per scema la giuria del Premio Urania. Non è vero. Non sono io che prendo per scema la giuria del Premio Urania, è la giuria del Premio Urania che si prende per scema da sola, avendo deciso di premiare questo cumulo di spazzatura.</p>
</td>
</tr>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://thefantasyworld.forumfree.it/?t=38457304">Intervista a Federico Ghirardi</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.mangialibri.com/node/5249">Intervista a Elena P. Melodia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.houseofbooks.org/rubriche/scrittori/marco-davide/">Intervista a Marco Davide</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.fantasymagazine.it/interviste/10991">Intervista a Cristian Pavone</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.sololibri.net/Luca-Centi.html">Intervista a Luca Centi</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.booksweb.tv/content/show/ContentId/1725">Intervista a Elisa Rosso</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.fantasymagazine.it/interviste/11158/intervista-a-laura-iuorio/">Intervista a Laura Iuorio</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://blog.libero.it/thefantasyworld/7213511.html">Intervista a Miki Monticelli</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://tv.repubblica.it/copertina/strazzulla-il-nuovo-fantasy/34612?video">Intervista a Chiara Strazzulla</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.dragonisland.it/html/modules.php?name=News&#038;file=article&#038;sid=462">Intervista a Massimo Bianchini</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.fantascienza.com/magazine/speciali/12976/le-e-doll-di-francesco-verso-intervista-col-prem/">Intervista a Francesco Verso</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=7PD07nhPOSI">Non ho trovato interviste recenti a Vanna De Angelis, perciò vi beccate il booktrailer del suo romanzo</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=2665" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Manuali 2 – Dialoghi</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/11/18/manuali-2-dialoghi/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 16:04:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>

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		<description><![CDATA[Introduzione

Questo è il secondo articolo dedicato ai manuali di scrittura. Il primo articolo, Manuali 1 – Descrizioni, si trova qui.

Ricordo che questi articoli sono un invito alla lettura. Se l&#8217;argomento vi interessa, leggete i manuali via via segnalati. Li trovate tutti su gigapedia e molti anche su emule. In questo articolo c&#8217;è l&#8217;elenco completo dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="font-size:medium"><strong>Introduzione</strong>
</p>
<p>Questo è il secondo articolo dedicato ai manuali di scrittura. Il primo articolo, Manuali 1 – Descrizioni, si trova <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/">qui</a>.
</p>
<p>Ricordo che questi articoli sono un <em>invito alla lettura</em>. Se l&#8217;argomento vi interessa, leggete i manuali via via segnalati. Li trovate tutti su <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/09/02/libri-come-se-piovesse/">gigapedia</a> e molti anche su emule. In <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-su-gigapedia/">questo articolo</a> c&#8217;è l&#8217;elenco completo dei manuali che ho scovato su gigapedia. Sì, lo so, sono in inglese. Ho aggiunto qualche nota bibliografica quando un manuale ha avuto un&#8217;edizione italiana, ma non posso farci niente se la traduzione è pessima o l&#8217;edizione italiana è fuori commercio. Se si intende scrivere fantasy o fantascienza con serietà, vale la pena investire del tempo per imparare l&#8217;inglese. Non è indispensabile, ma aiuta moltissimo.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Se pensate che i manuali di scrittura siano inutili o dannosi, prima di continuare date un&#8217;occhiata alle <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni#m1_miti">Risposte ai Miti</a>.
</p>
<p>A tal proposito, voglio aggiungere qualche altra parola.<br />Lo scopo è <em>imparare a scrivere bene</em>. Essere orgogliosi dei romanzi e dei racconti che si scrivono. Troppo spesso si confonde la <em>buona scrittura</em> con la <em>pubblicazione</em> (intesa in senso tradizionale: il romanzo in libreria). Scrivere bene e pubblicare sono due attività distinte. Qualche volta c&#8217;è un rapporto di causa-effetto (ho scritto un bel romanzo, vengo pubblicata), nella maggior parte dei casi non c&#8217;è alcuna particolare correlazione.<br />Ciò non vuol dire che non si debba aspirare a pubblicare, è un desiderio legittimo, ma non può essere la spinta a cercare di migliorarsi, perché scrivere più o meno bene non incide sulle possibilità di approdare in libreria. Se una persona mi chiedesse: &#8220;Ma in pratica, che vantaggio ho a studiare l&#8217;inglese? Leggere i manuali di scrittura? Darmi una disciplina nello scrivere?&#8221; la risposta sarebbe che <strong>non c&#8217;è alcun vantaggio pratico</strong>. Il &#8220;vantaggio&#8221; è che si potrà essere fieri di quello che si è scritto e, se qualcuno leggerà le nostre storie, non dovremo vergognarci.
</p>
<p>Così come scrivere bene non porta necessariamente alla pubblicazione, allo stesso modo un romanzo non diventa automaticamente decente perché ha trovato una casa editrice. Scrive Ansen Dibell in <em>Plot</em>:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Bad writing, by any standard you care to name, sometimes reaches the printed page.<br />Print doesn&#8217;t sanctify it. I&#8217;ve read some really rottenly-written fiction over the years, and not all of it in dog-eared copies with garish covers, from used-book shops—how about you?<br />But competent writers have their lapses, too. In many cases where a major narrative blunder survives into print, it&#8217;s tolerated because the story shines like a jewel, flaws and all, and the momentary failure of craft is forgiven for the sake of the power of the whole.<br />Some boners are allowed great writers. Laughably bad technique is often tolerated from very popular writers. But you and I are interested in good craft, in understanding options and making choices on purpose. If you didn&#8217;t care about craft, you wouldn&#8217;t be reading this book. So you wouldn&#8217;t want to cite others&#8217; blunders to justify your own anyway—right?</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;La cattiva scrittura, qualunque criterio si adotti per definirla, qualche volta raggiunge la pagina stampata.<br />La pubblicazione non santifica la cattiva scrittura. Nel corso degli anni mi è capitato di leggere narrativa scritta in maniera davvero schifosa, e non sempre si trattava di libri trovati su qualche bancarella, con i bordi delle pagine arricciati e copertine pacchiane. E a voi è mai capitato?<br />Ma anche gli scrittori competenti ogni tanto sbagliano. In molti casi, quando un errore vistoso arriva fino alla pubblicazione, è perché la storia risplende come un gioiello, difetti compresi, e una svista è oscurata dalla qualità dell&#8217;insieme.<br />Qualche strafalcione è concesso ai grandi scrittori. Una tecnica ridicolmente scarsa è spesso tollerata in scrittori molto popolari. Ma noi siamo interessati alla buona scrittura, siamo interessati a conoscere le alternative e vogliamo compiere scelte consapevoli. Se non vi interessasse la buona scrittura, non stareste leggendo questo libro. Perciò non vi metterete a citare gli errori degli altri per giustificare i vostri, giusto?</p></blockquote>
<p>In altre parole: non si tratta di mettersi in competizione con autori già pubblicati, non si tratta di una gara per arrivare alla pubblicazione, si tratta di <strong>imparare a scrivere bene!</strong></p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_taiga.jpg" alt="Taiga armata di bokken" /><br />
<em>Imparate a scrivere una buona volta! Non costringetemi a usare il bokken: anche se è solo una spada di legno, fa <u>molto</u> male</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Scopo dei dialoghi</strong>
</p>
<p>La scopo principale dei dialoghi è caratterizzare i personaggi che vi partecipano.<br />I dialoghi sono uno strumento potentissimo per definire un personaggio, spesso ancor più delle azioni che compie:</p>
<p>Michele esce ogni sera con una ragazza diversa: le sue azioni lo definiscono come un certo tipo di personaggio.<br />Michele esce ogni sera con una ragazza diversa; a ognuna <strong>dice</strong> che l&#8217;amerà per tutta la vita e non la tradirà mai: le azioni sono uguali, ma il dialogo dipinge un Michele <strong>diverso</strong>.
</p>
<p>Michele spara a Carlo: Michele è un certo tipo di personaggio.<br />Carlo <strong>dice</strong> a Michele che gli ha ucciso il figlio, Michele gli spara: stessa azione, ma il dialogo dipinge <strong>un altro</strong> Michele (e un altro Carlo, non più vittima innocente).
</p>
<p>I dialoghi sono un mezzo favoloso per dare spessore a un personaggio. Oltre a questo si possono usare i dialoghi per arricchire le descrizioni, per spingere la storia in nuove direzioni, per accrescere la tensione o per smorzare il ritmo.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Discorso diretto e indiretto</strong>
</p>
<p>Il discorso diretto è il riportare battuta per battuta quello che i personaggi si dicono:<br />
<blockquote>«Ciao, come stai?» chiese Michele.<br />«Io sto bene» rispose Anna.</p></blockquote>
<p>Quando si usa il narrato per riferire gli stessi concetti, è discorso indiretto:<br />
<blockquote>Michele salutò Anna e le chiese come stava. Anna rispose che stava bene.</p></blockquote>
<p>Il discorso diretto è <em>mostrare</em>. Il discorso indiretto è <em>raccontare</em>. Dato che la regola numero uno della narrativa recita: &#8220;mostrare, non raccontare!&#8221;, il discorso diretto è preferibile.<br />È preferibile perché è più <strong>preciso</strong> e <strong>concreto</strong>. &#8220;Michele salutò Anna&#8221; è vago, è generico, non consente al lettore di <em>vedere</em> o <em>sentire</em>. Quel saluto potrebbe essere uno qualunque di questi – e tanti altri:<br />
<blockquote>«Ciao, bella!»<br />«Buongiorno, signorina Anna.»<br />«Lunga vita e prosperità.»<br />«Oh, tipa, sì tu, che ci hai da accendere?»</p></blockquote>
<p>Ognuno dei quattro saluti aiuta a definire il personaggio di Michele e il suo rapporto con Anna.<br />
La materia grigia del lettore è stimolata; nel suo cervello la scena si abbozza: anche se non scriviamo nient&#8217;altro è possibile che il lettore veda un Michele trasandato leggendo il quarto saluto e magari un Michele maggiordomo leggendo il secondo. Con &#8220;Michele salutò Anna&#8221; il lettore non vede <strong>niente</strong>.</p>
<p>Il discorso indiretto <strong>non funziona</strong>. È inchiostro sprecato e porta molto in fretta alla noia. Non è una scappatoia dal discorso diretto. Se io sono in difficoltà con le scene d&#8217;amore, ma la trama richiede che Michele confessi ad Anna che la ama alla follia, <strong>non</strong> posso scrivere: &#8220;Michele confessò ad Anna che l&#8217;amava&#8221;. Fa <strong>schifo</strong>. Devo impegnarmi, costruire il dialogo battuta per battuta; se non viene bene rifarlo, provare a leggere qualche romanzo rosa per avere ispirazione, ritentare e ritentare un&#8217;altra volta.<br />Se è vitale per la trama che Michele spieghi ad Anna come si atterra con un F-16 <strong>non</strong> posso scrivere: &#8220;Michele spiegò ad Anna come pilotare il caccia&#8221;. Fa <strong>schifo</strong>. Devo documentarmi e rendere il discorso diretto verosimile.
</p>
<p>Il discorso indiretto può essere usato solo quando il discorso diretto risulterebbe ripetitivo o insignificante.<br />Esempio:<br />
<blockquote>«Andrelli?» chiamò la maestra.<br />Un bambino alzò la mano. «Presente.»<br />«Bonzi?»<br />«Presente.»<br />«Carotoni?»<br />«Presente.»<br />La maestra continuò l&#8217;appello fino a Valvucci, assente.</p></blockquote>
<p>&#8220;La maestra continuò l&#8217;appello [...]&#8221; è discorso indiretto. Ma è meglio così che non avere un elenco di trenta nomi con trenta &#8220;presente&#8221;.<br />O ancora: se sappiamo che Michele è il maggiordomo, dopo la prima volta che ha salutato Anna, le volte successive possiamo sì scrivere &#8220;salutò Anna&#8221;, perché il lettore sa di cosa stiamo parlando.<br />Altro esempio:<br />
<blockquote>«Allora mi sono arrampicata sul muro. Ho usato le cesoie del contadino per tagliare il filo spinato. Ho aspettato che la guardia passasse e sono saltata a terra. Mi sono nascosta dietro il gabbiotto degli attrezzi. Ho forzato la serratura. Dentro ho trovato il fucile da cecchino e due caricatori. È stato facile ammazzare Don Calogero quando si è affacciato al balcone.»<br />Intanto era entrato in classe Michele. Anna spiegò anche a lui come superare il quinto livello di <em>Hitman</em>.</p></blockquote>
<p>&#8220;Anna spiegò anche a lui [...]&#8221; è discorso indiretto, ma è preferibile che non ripetere le battute appena pronunciate.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_hitman2.jpg" alt="Hitman" /><br />
<em>I videogiochi  di Hitman sono tra i miei preferiti, perché si possono garrottare le persone! Manca solo un mod che inserisca gli autori di fantasy italiani&#8230;</em></p>
<p>Però, qualche volta, le ripetizioni possono essere volute. Per esempio, supponiamo che Anna ogni volta che viene interrogata dal professore di matematica abbia una scusa per non presentare i compiti. &#8220;Li ha mangiati il gatto&#8221;, &#8220;Erano nella macchina dello zio che è finita nel fiume&#8221;, &#8220;Le macchie solari hanno sciolto l&#8217;inchiostro del quaderno&#8221;. Alla diciottesima scusa, si potrebbe scrivere: &#8220;Anna inventò l&#8217;ennesima scusa&#8221;. Oppure si può riportare la diciottesima scusa: ripetitivo, ma divertente.</p>
<p>Il discorso indiretto spesso è usato come forma di (auto)censura:<br />
<blockquote>Il martello colpì il dito invece del chiodo. Anna imprecò.</p></blockquote>
<p>Se non ci sono ragioni particolari – stiamo scrivendo un libro per bambini e vogliamo evitare le parolacce – è meglio trascrivere l&#8217;imprecazione:<br />
<blockquote>Il martello colpì il dito invece del chiodo. «Cazzo che male!»</p></blockquote>
<p>Se Anna invece non si lascia mai andare a espressioni volgari – può essere, non è di per sé inverosimile – allora non impreca neanche usando il discorso indiretto.
</p>
<p>Si può impiegare il discorso indiretto per celare fatti al lettore:<br />
<blockquote>«Non hai paura della polizia?» chiese Anna.<br />«È un piano perfetto. Non la vedremo neanche la polizia» rispose Michele. Quindi illustrò ad Anna i dettagli dell&#8217;operazione.<br />Anna sorrise. «Con la mia parte voglio comprarmi una villa ai Caraibi!»</p></blockquote>
<p>Per non svelare in anticipo al lettore come si svolgerà l&#8217;assalto alla banca, si passa per un attimo al discorso indiretto. Non è grave, è una consapevole scelta che normalmente il lettore accetta di buon grado. Tuttavia con un po&#8217; di sforzo si può evitare:<br />
<blockquote>«Non hai paura della polizia?» chiese Anna.<br />«Se seguiremo alla lettera il piano del marsigliese non la vedremo neanche la polizia» rispose Michele.<br />Anna sorrise. «Con la mia parte voglio comprarmi una villa ai Caraibi!»</p></blockquote>
<p>Se Anna conosce il piano del marsigliese e il lettore no, il risultato è lo stesso di prima, ma il Narratore non è dovuto intervenire. Un piccolo guadagno in verosimiglianza.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Punteggiatura nel discorso diretto</strong>
</p>
<p>Appurato che nella maggioranza dei casi è necessario usare il discorso diretto, è utile ricapitolare quale sia la corretta punteggiatura. Non so perché, ma mi capita spessissimo di vedere manoscritti con dialoghi pieni di punteggiatura bizzarra e simboli strani. Non vale la pena fare gli originali: il lettore è abituato a un certo schema visivo, se lo si viola, si attira l&#8217;attenzione sui segni invece che sulla storia. Non è una buona idea.
</p>
<p>Per delimitare il discorso diretto si usano o le virgolette alte (&#8221;) o le virgolette uncinate<sup><a href="#m2_nota_1">[1]</a></sup><a name="m2_nota_1_up"></a> (« ») o il trattino lungo (–). Bisogna usare lo stesso simbolo in tutto il romanzo o racconto. Inoltre basta un simbolo solo, non c&#8217;è bisogno di mettere un trattino dopo le virgolette, o due virgolette diverse di seguito.<br />Esempi:<br />
<blockquote>&#8220;Oggi è una bella giornata.&#8221;<br />«Oggi è una bella giornata.»<br />– Oggi è una bella giornata.</p></blockquote>
<p>La punteggiatura di solito è dentro le virgolette. Il trattino non va chiuso se non ci sono altre parole dopo la fine della battuta. Dopo le virgolette a inizio battuta e prima delle virgolette in chiusura di battuta non ci vuole lo spazio; ci vuole invece dopo il trattino in apertura e prima del trattino in chiusura.
</p>
<div style="background-color:#fff4f4; border-width:1px; border-style:solid; border-color:black; padding-right:0px; padding-top:0px; padding-bottom:0px; padding-left:5px; margin-left:20px; margin-right:20px">
<p align="center"><strong>Domanda &#038; Risposta</strong></p>
<p>Ma io non posso introdurre il dialogo con l&#8217;asterisco???</p>
<p>Sì che puoi farlo! Però i lettori continueranno a chiedersi: &#8220;Perché ci sono tutti questi asterischi?&#8221; e non presteranno attenzione alla storia.</p>
</div>
<p>Se si vogliono distinguere due tipi di dialogo, per esempio il parlato del protagonista e i pensieri del protagonista, si possono usare due simboli diversi: magari il trattino per i discorsi e le virgolette alte per i pensieri. Per i pensieri si può anche usare il corsivo, senza alcun simbolo di delimitazione.<br />
<blockquote>«Oggi è una bella giornata» disse Michele. <em>In verità fa schifo</em>, pensò.</p></blockquote>
<p>Se la battuta non è autonoma ma è introdotta da un verbo, ci sono varie alternative. Le più comuni sono le seguenti tre:
<ul>
<li><em>Mettere uno spazio</em>. «Oggi è una bella giornata» disse Michele.</li>
<li><em>Mettere uno spazio e una virgola dentro la battuta</em>. «Oggi è una bella giornata,» disse Michele.</li>
<li><em>Mettere uno spazio e una virgola dopo la battuta</em>. «Oggi è una bella giornata», disse Michele.</li>
</ul>
<p>Non c&#8217;è un modo &#8220;giusto&#8221;: ognuno può scegliere quello che preferisce, l&#8217;importante è che si mantenga lo stesso stile nel corso dell&#8217;intero manoscritto.<br />Se la battuta termina con un punto di domanda o un punto esclamativo, di solito non si mette la virgola:<br />
<blockquote>«Oggi è una bella giornata!» esclamò Michele.</p></blockquote>
<p>Meglio le virgolette uncinate, quelle alte o il trattino? Anche qui è questione di gusti. Per curiosità ho preso dieci fantasy italiani pubblicati negli ultimi anni da editori diversi, questi sono gli stili:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Pan</em> (Marsilio, 2008).<br />«Tre bussolotti, vedete» dice la Meravigliosa Wendy.<br />(Virgolette uncinate e spazio).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Gli Ultimi Incantesimi</em> (Salani, 2008).<br />«Ora che lo so mi sento meglio» esplose Inskay.<br />(Virgolette uncinate e spazio).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>La Ragazza Drago II</em> (Mondadori, 2009).<br />«Per trovare te ho impiegato molti anni, lo sai» diceva a Sofia.<br />(Virgolette uncinate e spazio).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>L&#8217;Eretico</em> (Corbaccio, 2005).<br />«Il tenente Stark avrà il comando» riprese Ruesch.<br />(Virgolette uncinate e spazio).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Gli Eroi del Crepuscolo</em> (Einaudi, 2008).<br />– È andato a farsi un bagno, – rispose, piano.<br />(Trattino e virgola dentro).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Il Signore del Canto</em> (Delos Books, 2009).<br />– È quello che ho sentito – borbottò la ragazza.<br />(Trattino e spazio).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Wunderkind</em> (Mondadori, 2009).<br />– Grazie – gracchiò il ragazzo.<br />(Trattino e spazio).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>La Leggenda dei Cinque Ardenti</em> (Armenia, 2007).<br />«Zitta. Siedi e mangia», la interruppe, senza neppure guardarla in faccia.<br />(Virgolette uncinate e virgola fuori).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Estasia 2</em> (Curcio, 2008).<br />&#8220;Non è del tutto vero ciò che dici&#8221; lo corresse il guerriero.<br />(Virgolette alte e spazio).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>La Rocca dei Silenzi</em> (Nord, 2005).<br />«Accomodati tra noi folli, dunque, Thal Dom Djèw», lo invitò Grèon en&#8217;Dhat.<br />(Virgolette uncinate e virgola fuori).</p></blockquote>
<p>Le virgolette uncinate sono in maggioranza, ma c&#8217;è una bella varietà di stili. Addirittura <em>Wunderkind</em> e <em>La Ragazza Drago II</em>, pur essendo stati pubblicati lo stesso anno dalla stessa casa editrice, hanno stili diversi.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sss_drago2.jpg" alt="Copertina de La Ragazza Drago II" /><br />
<em>Copertina de La Ragazza Drago II. Non ci sperate, non lo recensirò</em></p>
<p>Se i simboli per delimitare i dialoghi possono essere scelti in base al gusto personale – pur nel rispetto delle convenzioni e dell&#8217;uniformità – la posizione dei <em>dialogue tag</em> ha un significato preciso. I <em>dialogue tag</em> sono quelle locuzioni usate per identificare chi parla e come parla; sono i &#8220;disse Michele&#8221;, &#8220;bofonchiò Anna&#8221;, &#8220;rispose allegramente Marco&#8221; e così via.
</p>
<p>Questi <em>tag</em> possono essere messi in quattro posizioni.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Prima della battuta</strong>. È lo scolastico: due-punti-a-capo-aperte-virgolette. Esempio:<br />
<blockquote>Michele disse:<br />«Oggi è una bella giornata.»</p></blockquote>
<p>È pesante, appunto scolastico, può suonare addirittura biblico:<br />
<blockquote>E Gesù disse:<br />«Beati quelli che sanno scrivere i dialoghi.»</p></blockquote>
<p>L&#8217;enfasi che si pone sulla battuta è notevole. Non è il caso di usare questa posizione spesso.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Dopo la battuta</strong>.<br />
<blockquote>«Oggi è una bella giornata» disse Michele.</p></blockquote>
<p>Questa posizione è da usarsi solo se la battuta è breve, se il lettore riesce con gli occhi a cogliere subito il &#8220;Michele&#8221;. Infatti lo scopo primario dei <em>dialogue tag</em> è identificare chi parla, se la rivelazione avviene dopo dieci righe è finito lo scopo.<br />
<blockquote>«Oggi è una bella giornata. Non come ieri però, ieri sì che c&#8217;era un bel sole, e non faceva neanche tanto caldo. Oggi invece è nuvoloso, e l&#8217;afa è fastidiosa. Dovrebbe alzarsi il vento, un bel vento a rinfrescare l&#8217;ambiente. Anche se spesso il vento mi fa venire il mal di testa» disse Michele.</p></blockquote>
<p>Il passaggio sopra non funziona perché il lettore comincia a leggere, continua a leggere, e la sua comprensione è ostacolata dal fatto che a parlare potrebbe essere Michele come Carlo o Antonio – il lettore non sa quale personaggio deve immaginare con la bocca in movimento. Quando scopre chi è, è troppo tardi, il fastidio si è già fatto strada.<br />Perciò <em>dialogue tag</em> dopo la battuta, solo se la battuta è breve.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Nel mezzo della battuta</strong>.<br />
<blockquote>«Oggi è una bella giornata» disse Michele. «Non come ieri però, ieri sì che c&#8217;era un bel sole, e non faceva neanche tanto caldo.»</p></blockquote>
<p>Questa posizione va appunto bene quando la battuta è lunga, per identificare subito chi parla.<br />Si può anche usare questa posizione per introdurre una pausa:<br />
<blockquote>«Sono stufo di vivere» disse Michele. «E sono stufo di mangiare pizza.»</p></blockquote>
<p>È un ritmo più lento di:<br />
<blockquote>«Sono stufo di vivere. E sono stufo di mangiare pizza» disse Michele.</p></blockquote>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Nessun <em>tag</em></strong>. Può essere sottointeso chi parla.<br />
<blockquote>Michele si alzò in punta di piedi e picchiò con le nocche il vetro della finestra. «Anna, sei sveglia?»</p></blockquote>
<p>Il lettore non ha alcun problema a capire che ha parlato Michele. In generale, se a parlare è il soggetto della frase precedente, il lettore non ha difficoltà a fare l&#8217;associazione.<br />Il lettore non ha difficoltà anche nel caso le battute siano alternate tra due personaggi:<br />
<blockquote>Michele si alzò in punta di piedi e picchiò con le nocche il vetro della finestra. «Anna, sei sveglia?»<br />«Che diavolo vuoi alle tre di notte?»<br />«Non stai guardando la TV?»<br />«No, stavo dormendo.»<br />«Sono arrivati gli extraterrestri!»</p></blockquote>
<p>Questa soluzione di non usare alcun <em>tag</em> è un&#8217;<strong>ottima</strong> soluzione, essenziale ed elegante. Però si deve stare attenti a che sia chiaro chi parla:<br />
<blockquote>Michele portò alla cassa dodici copie di <em>Nihal nella Terra del Vento</em>. La commessa lo fissò dritto negli occhi. «Mia sorella è una grande fan di Licia Troisi.»</p></blockquote>
<p>Chi ha parlato? Michele o la commessa? L&#8217;ultimo soggetto è la commessa, però il punto di vista è quello di Michele. È una frase ambigua, e le frasi ambigue disturbano il lettore. Meglio aggiungere il <em>tag</em>:<br />
<blockquote>Michele portò alla cassa dodici copie di <em>Nihal nella Terra del Vento</em>. La commessa lo fissò dritto negli occhi.<br />«Mia sorella è una grande fan di Licia Troisi» si giustificò Michele.</p></blockquote>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Dicevamo che il ruolo primario dei <em>tag</em> è identificare chi parla. E dicevamo che può essere una buona idea eliminare del tutto i <em>tag</em>. Alcuni <em>furboni</em>, per coniugare le due cose, inseriscono nelle battute i nomi dei personaggi.<br />
<blockquote>«Anna, la devi finire di infastidirmi.»<br />«Non essere così permaloso, Michele.»<br />«Anna, sono serio.»<br />«Michele, anch&#8217;io.»</p></blockquote>
<p>Tanto per cambiare, dialoghi del genere <strong>fanno pena</strong>. Infatti è innaturale continuare a chiamarsi per nome in quella maniera. È raro citare esplicitamente il nome della persona con cui stiamo parlando. Quando succede, c&#8217;è una ragione precisa:<br />
<blockquote>«Carotoni, vieni alla lavagna» disse la maestra.</p></blockquote>
<p>La maestra deve per forza chiamare per nome, avendo di fronte trenta alunni.<br />Oppure si può inserire il nome <strong>poche volte, in battute chiave</strong> per dare maggior enfasi:<br />
<blockquote>«Ho deciso di partire per Marte.»<br />«E io ho deciso di comprarmi un vestito nuovo.»<br />«Anna, non sto scherzando.»</p></blockquote>
<p>In altri termini: l&#8217;inserire i nomi nelle battute ha uno <em>scopo</em>, e questo scopo non è quello di facilitare la vita allo scrittore che cerca di eliminare i <em>dialogue tag</em>.
</p>
<p>L&#8217;altro ruolo dei <em>tag</em> è definire <em>come</em> un personaggio parla. Qui <strong>più si elimina, meglio è</strong>.<br />Il <em>come</em> deve essere implicito nelle battute o nell&#8217;azione.<br />
<blockquote>«Ridammi lo stereo» disse rabbiosamente Michele.</p></blockquote>
<p>Lo scrittore non deve <em>raccontare</em> che Michele è arrabbiato, lo deve <em>mostrare</em>.<br />
<blockquote>«Ridammi lo stereo, oppure ti spacco quella cazzo di faccia da scimmia che ti ritrovi» disse Michele.</p></blockquote>
<p>Ci sono dubbi sul fatto che Michele stia parlando <em>rabbiosamente</em>?<br />Oppure, senza <em>tag</em>, mantenendo la battuta originaria:<br />
<blockquote>Michele puntò la pistola alla tempia di Carlo. Tolse la sicura. «Ridammi lo stereo.»</p></blockquote>
<p>Ci sono dubbi sul fatto che Michele sia incazzato?<br />È sempre il solito discorso: il <em>mostrare</em> è più efficace del <em>raccontare</em>. Mettere un aggettivo o un avverbio è una scelta <strong>pigra</strong>. Lo scrittore vuole Michele incazzato ma neanche lui sa in che modo si manifesta l&#8217;incazzatura. E il lettore dovrebbe fare il lavoro al posto suo. Manco per niente! Lo scrittore deve vincere la pigrizia, togliere l&#8217;avverbio, e <em>mostrare</em> la rabbia di Michele.
</p>
<p>Qualche volta si compie l&#8217;errore di mostrare <strong>e</strong> raccontare.<br />
<blockquote>Michele accostò la bocca all&#8217;orecchio di Carlo. «Ridammi lo stereo» sussurrò.</p></blockquote>
<p>Visto che gli parla all&#8217;orecchio, mi sembra scontato che sussurri, dunque si può togliere.<br />
<blockquote>Anna arretrò fino all&#8217;angolo opposto della stanza. Il fuoco divorava la carta da parati, il letto era in fiamme, le travi del soffitto ardevano. «Aiuto! Aiuto! Qualcuno mi aiuti!» gridò.</p></blockquote>
<p>Non credo che Anna chieda aiuto <em>sussurrando</em>&#8230;
</p>
<p>Un&#8217;altra pratica fastidiosa è l&#8217;abuso del gerundio insieme ai <em>dialogue tag</em>.<br />
<blockquote>«Oggi sei splendida» disse Michele, sorridendo.<br />«Qui dentro non si respira» disse Anna, tossendo.</p></blockquote>
<p>O sorridi o tossisci o parli. Meglio:<br />
<blockquote>Michele sorrise. «Oggi sei splendida.»<br />«Qui dentro», Anna tossì, «non si respira.»</p></blockquote>
<p>Anche quando le azioni non si contraddicono, i gerundi sono <em>meh</em>, poco <em>affilati</em>.<br />
<blockquote>L&#8217;ispettore Callahan puntò la pistola. «Coraggio, fatti ammazzare.»</p></blockquote>
<p>È più netto e preciso di:<br />
<blockquote>«Coraggio, fatti ammazzare» disse l&#8217;ispettore Callahan, puntando la pistola.</p></blockquote>
<p>Infine, non c&#8217;è niente di male a usare &#8220;disse&#8221;. Non si vince un premio se si scovano tutti i sinonimi di &#8220;dire&#8221;. È meglio una ripetizione piuttosto che un termine balordo:<br />
<blockquote>«Sulla i manca un puntino» arzigogolò Michele.</p></blockquote>
<p>Sigh.<br />Non sono solo i dilettanti a cadere in questo tranello, basta leggere questo brano da una <a href="http://www.nytimes.com/1990/03/11/books/spies-thrillers.html">recensione</a> del <em>New York Times</em>:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;[...] Mr. Ludlum has other peculiarities. For example, he hates the &#8220;he said&#8221; locution and avoids it as much as possible. Characters in &#8220;The Bourne Ultimatum&#8221; seldom &#8220;say&#8221; anything. Instead, they cry, interject, interrupt, muse, state, counter, conclude, mumble, whisper (Mr. Ludlum is great on whispers), intone, roar, exclaim, fume, explode, mutter. There is one especially unforgettable tautology: &#8221; &#8216;I repeat,&#8217; repeated Alex.&#8221;<br />The book may sell in the billions, but it&#8217;s still junk.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;[...] il signor Ludlum ha altre particolarità. Per esempio, odia la parola &#8220;disse&#8221; e la evita il più possibile. I personaggi in &#8220;The Bourne Ultimatum&#8221; raramente &#8220;dicono&#8221; qualcosa. Invece piangono, interferiscono, interrompono, rimuginano, dichiarano, controbattono, concludono, bofonchiano, sussurrano (il signor Ludlum è un appassionato di sussurri), intonano, ruggiscono, esclamano, sbuffano, esplodono, brontolano. C&#8217;è una tautologia particolarmente indimenticabile: &#8221; &#8216;Ripeto,&#8217; ripeté Alex.&#8221;<br />Il libro potrà vendere miliardi di copie, ma rimane spazzatura.</p></blockquote>
<p>Chissà quando un giornale delle nostre parti avrà il coraggio di definire &#8220;spazzatura&#8221; un romanzo italiano che vende molto bene&#8230;</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_bourne.jpg" alt="Copertina dell'edizione inglese di The Bourne Ultimatum" /><br />
<em>Copertina dell&#8217;edizione inglese di The Bourne Ultimatum</em></p>
<p>
<div style="background-color:#fff4f4; border-width:1px; border-style:solid; border-color:black; padding-right:0px; padding-top:0px; padding-bottom:0px; padding-left:5px; margin-left:20px; margin-right:20px">
<p align="center"><strong>Domanda &#038; Risposta</strong></p>
<p>Ma Augusto Pepponi, che è un Grande Scrittore, usa un sacco di <em>dialogue tag</em> pieni di avverbi e aggettivi. Gamberetta, visto che ti sbagli???</p>
<p>E qui lascio la parola a Dean R. Koontz:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;You can find published novels in which authors use one flashy dialogue tag after another. Don&#8217;t send me a list of those authors, please. I didn&#8217;t tell you that the frequent use of such tags would prevent you from being published. I only said that they indicate that the author is an amateur or that he lacks the sensitivity to appreciate the musical qualities of language. Books full of inept dialogue tags get published all the time. Of course they do. Not all published writers are good writers.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Si possono trovare romanzi pubblicati nei quali gli autori usano <em>dialogue tag</em> appariscenti uno dietro l&#8217;altro. Per piacere, non mandatemi una lista di questi autori. Non ho mai detto che l&#8217;uso frequente dei <em>tag</em> in quella maniera impedisca di essere pubblicati. Ho solo detto che un tale uso indica che l&#8217;autore è un dilettante che manca della sensibilità per apprezzare le qualità musicali del linguaggio. Vengono pubblicati di continuo libri pieni zeppi di <em>dialogue tag</em> orribili. Ovviamente succede. Non tutti gli scrittori pubblicati sono bravi scrittori.</p></blockquote>
</div>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Abbiamo visto come si delimitano e si introducono i discorsi diretti. Bisogna prestare attenzione alla punteggiatura anche nelle battute.
</p>
<p>La virgola indica una pausa breve, ed è accettabile. Il punto indica una pausa più lunga, ed è accettabile. I puntini di sospensione indicano una pausa <strong>molto</strong> lunga. Così lunga che normalmente ha bisogno di essere <em>mostrata</em>.<br />
<blockquote>«Ma io&#8230; io, ecco, non volevo&#8230; non volevo&#8230;» disse Anna</p></blockquote>
<p>Non è un granché. Meglio riempire le pause:<br />
<blockquote>«Ma io», Anna abbassò lo sguardo. «Io, ecco, non volevo.» Le guance le divennero rosse. «Non volevo.» Rimase in silenzio, ad aspettare la decisione della maestra.</p></blockquote>
<p>Inoltre si deve ragionare bene se le pause sono volute o sono solo frutto di indecisione dello scrittore. Siamo sicuri che il personaggio è davvero così incerto? O magari siamo noi che non sappiamo bene quali parole mettergli in bocca?<br />Se il personaggio è davvero insicuro, <em>mostrare</em> l&#8217;insicurezza è molto più efficace di infarcire il dialogo con puntini di sospensione.
</p>
<p>I punti esclamativi vanno usati con parsimonia e uno per volta è più che sufficiente. Come sempre è il <em>mostrare</em> che funziona, non il <em>raccontare</em>. Se io scrivo:<br />
<blockquote>«Hai saputo la notizia? Ghigliottina Editore pubblicherà il mio romanzo!»</p></blockquote>
<p>E se scrivo:<br />
<blockquote>«Hai saputo la notizia? Ghigliottina Editore pubblicherà il mio romanzo!!!»</p></blockquote>
<p>Ho scritto due frasi <strong>con lo stesso significato, preciso identico</strong>. I punti esclamativi in più non portano maggior enfasi. Se voglio maggior enfasi devo <em>mostrare</em>:<br />
<blockquote>Anna non riusciva a star ferma. Saltellava qui e là per la stanza. Fece una capriola e si rimise in piedi barcollando. Stappò lo spumante e ne bevve un sorso. «Hai saputo la notizia? Ghigliottina Editore pubblicherà il mio romanzo!»</p></blockquote>
<p>Il punto di domanda seguito dal punto esclamativo (?!) dev&#8217;essere usato solo in situazioni <strong>eccezionali</strong>. Di quelle che non capitano quasi <strong>mai</strong>.
</p>
<p>Se si vuole dare enfasi alle singole parole è meglio usare il corsivo piuttosto del maiuscolo. Meglio:<br />
<blockquote>«Hai saputo la notizia? Ghigliottina Editore pubblicherà il <em>mio</em> romanzo!»</p></blockquote>
<p>di:<br />
<blockquote>«Hai saputo la notizia? Ghigliottina Editore pubblicherà il MIO romanzo!»</p></blockquote>
<p>Robe in stile fumetto, del tipo:<br />
<blockquote>Darth Vader si prese la testa tra le mani. «NOOOoooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!»</p></blockquote>
<p>non fanno una bella impressione, a meno che <em>consapevolmente</em> non si stia cercando di imitare uno stile del genere. E anche in quel caso non vuol dire che sia una buona idea.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Il famoso scrittore portoghese José Saramago, premio Nobel per la letteratura nel 1998, usa uno stile particolare per i dialoghi. Ecco un estratto dal suo romanzo <em>Le Intermittenze della Morte</em> (2005):<br />
<blockquote>Come responsabile del dicastero della salute, assicuro a tutti coloro che mi ascoltano che non c&#8217;è alcun motivo di allarme, Se ho ben capito quanto ho appena udito, osservò un giornalista in un tono che non voleva sembrare troppo ironico, secondo lei, signor ministro, non è allarmante il fatto che nessuno sta morendo, Esatto, anche se con altre parole, è proprio ciò che ho detto, Signor ministro, mi permetta di ricordarle che ancora ieri c&#8217;erano persone che morivano e a nessuno sarebbe passato per la testa che questo fosse allarmante, È naturale, la consuetudine è morire, e morire diviene allarmante solo quando le morti si moltiplicano, una guerra, un&#8217;epidemia, per esempio [...]</p></blockquote>
<p>In pratica non ci sono né virgolette, né trattini, né a capo; l&#8217;unica indicazione che inizia una battuta è data dalla maiuscola che segue la virgola. Inoltre Saramago non usa né punti di domanda, né punti esclamativi.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_morte.jpg" alt="Copertina de Le Intermittenze della Morte" /><br />
<em>Copertina de Le Intermittenze della Morte</em></p>
<p>Saramago ha spiegato che adotta questo stile non perché sì, ma perché gli sembra possa essere più verosimile. Quando le persone parlano non ci sono virgolette, né ritorni a capo, né punti esclamativi e di domanda. Il tentativo è quello di imitare il flusso della conversazione come si dipana nella realtà. È sacrificata la consuetudine in cambio di maggiore verosimiglianza. Una scelta <em>consapevole</em>.<br />Si possono stravolgere le regole se si ha ben presente cosa si sta facendo e perché. Poi è tutto da dimostrare che i vantaggi superino i problemi. Io quel romanzo di Saramago ho provato a leggerlo: ho fatto parecchia fatica a seguire i dialoghi.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Verosimiglianza</strong>
</p>
<p>Seguendo i consigli della sezione precedente, si possono scrivere dialoghi corretti dal punto di vista formale. Non è sufficiente. Un buon dialogo è prima di tutto <strong>verosimile</strong>.<br />Il lettore deve credere che le parole che mettiamo in bocca ai personaggi nascano spontaneamente dai personaggi stessi. Il lettore deve avere l&#8217;impressione che i personaggi siano vivi e che non siano marionette.</p>
<p>L&#8217;autore ha una sola voce, i personaggi ne devono avere tante quanti sono. Il profugo bosniaco non può parlare come una fan tredicenne di <em>Twilight</em> che a sua volta non si esprime come un generale dell&#8217;esercito. Se vogliamo mettere in bocca a un ufficiale veterano le parole: &#8220;Edward è proprio uno gnokko!&#8221;, bisogna inserire una valida giustificazione.<br />I personaggi devono esprimersi in maniera <strong>consistente</strong>: se la fan tredicenne di <em>Twilight</em> parla come una cerebrolesa a pagina 5, deve farlo anche a pagina 100, a meno che nel frattempo l&#8217;autore non abbia <em>mostrato</em> il cambiamento nella personalità della ragazza.<br />Non è un invito ad adagiarsi in uno stereotipo: il barbone può avere tre lauree e il generale avere una passione morbosa per i vampiri, l&#8217;importante è che questi dettagli fondamentali siano mostrati.
</p>
<p>Se il romanzo è ambientato in un mondo secondario c&#8217;è maggiore libertà, ma fino a un certo punto. Il contadino non può esprimersi alla stessa maniera del mago centenario che ha passato l&#8217;intera vita a studiare. Poi nessuno vieta di progettare un mondo in cui anche i contadini studiano i misteri della magia da mattino a sera – il lavoro manuale lo fanno gli gnomi da giardino a orologeria – basta essere consapevoli del problema. E rimane il vincolo della consistenza: è probabile che possa far parlare un drago come mi pare, ma se è una bestia che si esprime a ringhi a pagina 18, sarà ancora una bestia ringhiosa a pagina 97, a meno di non <em>mostrare</em> il mutamento.
</p>
<p>I personaggi, in determinati ambienti (per esempio le forze armate), si esprimo in gergo. L&#8217;autore deve <strong>documentarsi</strong> su quale siano le convenzioni dell&#8217;ambiente in questione e far parlare i personaggi di conseguenza. Il ragionamento: &#8220;Chi se ne sbatte, tanto nessuno dei miei lettori è mai stato sommergibilista, mi invento quello che voglio&#8221; è sbagliato, perché:
<ul>
<li>Al lettore basta il sospetto per perdere fiducia. Forse non sarà mai stato in Marina, ma lo stesso gli sembrerà <em>molto strano</em> che il Capitano del sommergibile si esprime proprio come il vicino di casa, di mestiere falegname. Comincerà a prestare maggiore attenzione a questi dettagli, e quando capiterà un particolare che il lettore conosce bene e l&#8217;autore no, il lettore avrà la conferma che l&#8217;autore è un ciarlatano. Dopo di che chiude il libro, si collega a Internet e comincia a parlar male dell&#8217;autore su tutti i forum che gli capitano a tiro.</li>
<li>Lo si trova il lettore ex sommergibilista. Lui non ha bisogno di ulteriori conferme: butta il libro e si fionda su Internet!</li>
<li>È una questione di rispetto per il prossimo.<br />Aprite il frigorifero e dovete chiudervi il naso per la puzza. La maionese è acida, la carne è nera, il latte scaduto, le verdure marce, il pesce è ridotto a una poltiglia. Pensate: &#8220;Be&#8217; chi se ne sbatte, tanto stasera ho ospiti a cena&#8221;?<br />Io non credo proprio. Quando ci sono ospiti a cena magari si prepara un pasto più gustoso del solito. I lettori sono gli ospiti a cena: bisogna dar loro il meglio, non gli avanzi.</li>
</ul>
<p>Una giusta preoccupazione è quella che il gergo possa rendere difficile la lettura. È vero, però con un po&#8217; di furbizia lo scrittore può illustrare il gergo in maniera indolore. Per esempio i romanzi di guerra di Tom Clancy sono pieni di <em>vampiri</em>. I personaggi gridano disperati che i <em>vampiri</em> stanno per colpire la portaerei. Al che il lettore può essere spiazzato, può immaginarsi torme di ragazzotti sbrilluccicosi e con i denti appuntiti che si stanno avvicinando in canotto.<br />Ma se a questo punto <em>mostro</em> le scie di un nugolo di missili diretti contro la portaerei, nessuno avrà problemi a capire che &#8220;vampiro&#8221; è un termine gergale per &#8220;missile anti-nave&#8221;. È rispettata sia la verosimiglianza sia la comprensione del lettore.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_vampiri.jpg" alt="Due tipi di vampiri" /><br />
<em>Disguido semantico</em></p>
<p>Attenzione: il collegamento vampiro-missile deve essere <strong>implicito</strong>. Una cosa del tipo:<br />
<blockquote>Il guardiamarina Michele osservò le scie lasciate dai vampiri. <em>I missili anti-nave, che noi in gergo chiamiamo vampiri, sono un grosso rischio per la portaerei</em>, si disse.</p></blockquote>
<p>è un&#8217;atrocità. Pensieri e dialoghi non devono essere artefatti per informare il lettore. Ma su questo tornerò più avanti.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Un punto cruciale è bilanciare la brillantezza con la verosimiglianza. Quando la gente parla nella vita reale, <em>spreca</em> una quantità di parole impressionante. Il novanta percento dei discorsi che conduciamo sono chiacchiere inutili, banalità, o comunicazioni di servizio: &#8220;scusa non ti ho sentito pensavo ad altro oh squilla il telefono uh hai comprato la marmellata?&#8221; A riportare sulla carta discorsi del genere si otterrebbe massima verosimiglianza, ma nessuno avrebbe voglia di leggere un romanzo pieno di dialoghi condotti in questa maniera.<br />I personaggi in un romanzo devono esprimersi in maniera <strong>interessante</strong>. Catturare l&#8217;attenzione del lettore. Coinvolgerlo. Problema: un personaggio che dice sempre cose interessanti non è verosimile. I pareri a proposito sono discordi. James N. Frey in <strong><em>How to Write a Damn Good Novel</em></strong> è per la brillantezza; invita gli autori a meditare ogni battuta perché sia sempre intrigante, arguta o spiritosa. Gloria Kempton in <strong><em>Dialogue</em></strong> invece invita al massimo della spontaneità; non bisogna mai cercare apposta la battuta intrigante, arguta o spiritosa.
</p>
<p>Entrambe le strade sono praticabili, ma entrambe sono difficili da seguire: ci vuole notevole talento sia per scrivere dialoghi brillanti, sia per scrivere dialoghi sempre verosimili ma che non siano noiosi e banali. Se proprio dovessi scegliere, in linea teorica propenderei più per le tesi della Kempton, anche se personalmente mi diverto molto di più a cercare di scrivere dialoghi brillanti piuttosto che dialoghi assolutamente verosimili.
</p>
<p>Nelle <em>light novel</em> di Haruhi (ne ho parlato <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/07/25/haruhi-suzumiya-in-libreria/">qui</a>), Kyon, protagonista e narratore, non si esprime come un ragazzo. Kyon è cinico e sarcastico, non suona quasi mai come un sedicenne. Eppure i dialoghi funzionano benissimo: la brillantezza delle battute mette in ombra la scarsa verosimiglianza.<br />Nella quarta <em>light novel</em>, <em>The Disappearance of Suzumiya Haruhi</em>, la storia diviene drammatica e Kyon non può più esprimersi con il consueto, ironico distacco. I dialoghi sono meno vivaci, ma più verosimili. Forse è anche per questo che <em>The Disappearance</em> è più emozionante dei romanzi precedenti.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_haruhi.jpg" alt="Immagine dal film di The Disappearance of Suzumiya Haruhi" /><br />
<em>Una delle prime immagini del film tratto da The Disappearance of Suzumiya Haruhi, in uscita nella primavera del 2010</em></p>
<p>Riporto i due esempi di Frey sulla questione verosimiglianza vs. brillantezza, traducendo e adattando direttamente. Ognuno tragga le sue conclusioni.<br />Giovanni deve invitare Maria a uscire con lui per il <em>prom</em>, il ballo scolastico di fine anno.</p>
<p>Dialogo verosimile ma scialbo:<br />
<blockquote>«Ciao» disse Giovanni a Maria.<br />Maria sollevò gli occhi dal libro che stava leggendo. «Ciao.»<br />Giovanni spostò il peso da un piede all&#8217;altro. Era convinto che tutti nella caffetteria della scuola lo stessero osservando. «Che fai?» chiese.<br />«Leggo.»<br />«Oh. Cosa leggi?»<br />«<em>Moby Dick</em>.»<br />«È bello?»<br />«È solo una storia di pescatori.»<br />Giovani si sedette. Si passò un dito nel colletto per asciugare il sudore che gli scendeva lungo il collo.<br />«Ah, avrei una cosa da chiederti.»<br />«Dimmi.»<br />«Er, vai con qualcuno al ballo?»<br />«Non vado al ballo.»<br />«Tutti vanno al ballo. Non ti piacerebbe andarci con me?»<br />«Uhm, ci penso, okay?»<br />«Non pensarci, vieni! Mi farò prestare la macchina dal mio vecchio. E avrò un bel po&#8217; di soldi.»<br />«Mi sembra il minimo.»<br />«Potremmo cenare in pizzeria, al Benni.»<br />«Be&#8217;, allora okay.»</p></blockquote>
<p>Dialogo brillante:<br />
<blockquote>«Devo sedermi qui, è il mio lavoro» disse Giovanni.<br />«Oh?» disse Maria, alzano lo sguardo dal libro che stava leggendo.<br />«Già. La scuola mi paga cinquanta euro l&#8217;ora per studiare in caffetteria e dare il buon esempio.»<br />«Siediti dove ti pare, siamo in un paese libero.»<br />Giovanni le sorrise. «Conosco il tuo futuro.»<br />«Come fai a conoscere il mio futuro?»<br />«Leggo i Tarocchi.»<br />«Non credo ai Tarocchi, in famiglia siamo molto religiosi.»<br />Giovanni prese dalla tasca il mazzo di carte e lo mischiò. Girò la prima carta. «Otto di sera. Una 500 verde è sotto casa tua.»<br />«Davvero?»<br />«La sta guidando un ragazzo incredibilmente bello. Indossa una giacca da sera bianca.»<br />«Sul serio?»<br />«Lui ti porterà al ballo, proprio nella palestra della nostra scuola.»<br />«Ma va? E lo dicono le carte, vero?»<br />«Dicono questo e altro.» Giovanni mise via i Tarocchi. «Non voglio rovinarti tutte le sorprese.»<br />«Mi stai chiedendo un appuntamento?»<br />«Verrai al ballo con me?»<br />«Le carte dicono tutto, giusto? Allora dovresti già sapere la risposta.»</p></blockquote>
<p>Il primo dialogo è insulso. Può essere verosimile, ma non suscita la minima curiosità nel lettore. Il secondo dialogo è un po&#8217; più movimentato, più interessante. Però non è verosimile neanche per sbaglio. Il ragazzo che chiede un appuntamento con la manfrina dei Tarocchi? In quale <em>film</em> l&#8217;hai visto?
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Dove si può essere verosimili senza compromessi è nella costruzione del contesto nel quale il dialogo si svolge. Un dialogo non si svolge nel vuoto, con due teste separate dal corpo che parlano. I personaggi si siedono o si alzano, vanno alla finestra, tirano un pugno alla porta, danno un calcio alla sedia, rovesciano la scacchiera, si mangiano le unghie e si mordono il labbro.<br />Un dialogo deve svolgersi in un contesto <strong>dinamico</strong>. Un dialogo statico annoia, perché il cervello del lettore non può vivere alcuna esperienza concreta. Ci sono solo chiacchiere; non ci sono capriole, coltellate, sberle. Per non tediare il lettore e per essere verosimili è necessario far agire i personaggi anche mentre parlano.<br />Come spiegato nell&#8217;articolo sulle descrizioni, la realtà non è mai una fotografia, non è mai fissa. Due persone sono al ristorante, si sono incontrate proprio perché hanno molto da dirsi: lo stesso mentre discutono mangiano e bevono, sono interrotte dal cameriere, sono distratte dal bambino che piange a due tavoli di distanza; fuori scatta l&#8217;antifurto di un&#8217;auto, inizia a piovere e la pioggia batte sui vetri; dalla cucina escono gli odori più diversi, alla cassa scoppia una lite perché qualcuno non ha apprezzato la birra annacquata. Il mondo è in continuo mutamento; magari non ce ne accorgiamo coscientemente, ma se all&#8217;improvviso tutto si ferma, subito sembra che ci sia qualcosa di sbagliato. Lo stesso accade nella narrativa: se il dialogo procede su uno sfondo immobile, con personaggi immobili, il lettore si infastidisce. Forse, se non è un lettore particolarmente attento, non saprà spiegare il perché di tale fastidio, ma il fastidio rimane.<br />Si pensi a situazioni ancora più formali, per esempio un interrogatorio (che sia da parte della polizia o da parte del professore di storia durante l&#8217;esame di maturità). Non ci sono solo domande e risposte. La vittima si tormenta le mani, si asciuga la fronte con un fazzoletto, muove i piedi, beve un caffè o un bicchier d&#8217;acqua, fuma una sigaretta, sorride a sproposito; l&#8217;aguzzino punta la lampada contro l&#8217;interrogato, si alza per incombere sul poveretto, fa gesti spazientiti di fronte alle risposte balbettanti e così via.<br />Si può fermare il mondo. <strong>Per poche battute</strong>. Il contesto può sfumare davanti al dialogo serrato dei due personaggi, ma è questione di <strong>istanti</strong>, poi il tempo <em>deve</em> tornare a scorrere. Altrimenti il lettore intuisce che qualcosa non funziona, e quando qualcosa non funziona in un romanzo, la prima reazione è chiudere il libro e mettersi a giocare con i videogiochi (ché si diventa più <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/09/02/libri-come-se-piovesse#gig_int">intelligenti</a>).
</p>
<p>Attenzione però a non far prevalere il contesto. Quando succede nella realtà, il dialogo si arena con frasi del tipo: &#8220;guardami quando ti parlo&#8221;, &#8220;ne parliamo domani&#8221;, &#8220;non parliamone in mezzo alla strada&#8221;. Se un personaggio si distrae di continuo, l&#8217;interlocutore si stufa in fretta della conversazione.<br />Attenzione anche alle elucubrazioni del personaggio punto di vista: può essere che il dialogo susciti nel personaggio mille pensieri, ma se vengono tutti riportati, il lettore avrà l&#8217;impressione che tra una battuta e l&#8217;altra passino le mezzore, e questo è inverosimile.<br />Già che ci sono: come sempre funzionano solo i pensieri <strong>concreti</strong>, che stimolino i cinque sensi del lettore. Anna e Michele discutono all&#8217;entrata del cimitero: Michele non deve rimuginare sulla morte in astratto, deve ricordare quando ha seppellito con le sue mani il corpicino del suo coniglietto.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>La vita reale è piena di chiacchiere, nella narrativa un dialogo ha senso solo se è significativo per la trama <strong>e</strong> mette di fronte personaggi con obiettivi diversi. Se queste condizioni non sono rispettate, è meglio tagliare il dialogo o al massimo ricorrere al discorso indiretto.<br />Ci deve essere tensione tra i personaggi, ognuno deve avere desiderio di prevalere sull&#8217;altro. Ciò non significa che ogni dialogo debba finire in rissa (non che ci sia niente di male nella violenza – la scena dove la discussione tra cowboy degenera e poi sfasciano il saloon può non piacere, ma di solito non è noiosa), significa che in ogni dialogo ci deve essere un conflitto.<br />Giovanni vuole che Maria lo accompagni al ballo. Maria vuole continuare a leggere <em>Moby Dick</em>. Non finirà a botte, ma c&#8217;è sufficiente distanza tra gli obiettivi dei personaggi perché il dialogo possa interessare il lettore.<br />Se Giovanni vuole invitare Maria e Maria vuole invitare Giovanni, che dialogo può esserci? È come leggere i commenti degli <em>amyketti</em> al tale o tal altro romanzo: &#8220;bellissimo&#8221;, &#8220;capolavoro&#8221;, &#8220;mai letto niente di simile&#8221;, &#8220;sublime!&#8221; Dov&#8217;è il dialogo? Non c&#8217;è. Il dialogo nasce quando qualcuno commenta: &#8220;È cacca&#8221;. A questo punto può nascere il dialogo, perché ci sono due personaggi con obiettivi diversi: il fan che vuole difendere l&#8217;autore-amyketto e il detrattore che vuole difendere la buona narrativa.<br />
<blockquote>«Esco» disse Anna.<br />«Torna per le undici, va bene?» disse la mamma.<br />«D&#8217;accordo.»<br />«Ok.»<br />«Ciao.»<br />«Ciao.»</p></blockquote>
<p>E il lettore pensa: &#8220;Buon per loro, a me che frega?&#8221; Non c&#8217;è coinvolgimento.<br />
<blockquote>«Esco» disse Anna.<br />«Torna per le undici, va bene?» disse la mamma.<br />«Torno quando cazzo mi pare.»</p></blockquote>
<p>Il lettore è meno indifferente. Qualcuno penserà che Anna è una maleducata e che la mamma non dovrebbe più farla uscire di casa per un mese; altri saranno compiaciuti dalla reazione di Anna, così la mamma impara a voler imporre regole idiote. In entrambi i lettori dovrebbe nascere un minimo di curiosità rispetto a quello che farà adesso la mamma.<br />Giovanni vuole uscire con Maria, ma Maria vuole uscire con Marco; Anna vuole tornare alle sei del mattino, ma la mamma vuole che rientri per le undici; Michele vuole ordinare la pizza con le acciughe, ma Nicola preferisce quella con i peperoni; undici giurati sono pronti a condannare un ragazzo per omicidio, ma il dodicesimo non è d&#8217;accordo. Non importa se il dialogo è su questioni serie o su stupidate: ci deve essere tensione tra i personaggi, ci deve essere un conflitto.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Tre difetti comuni che intaccano la verosimiglianza:
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Personaggi che hanno tutti la stessa voce</strong>. Ogni personaggio ha cultura diversa, ha vissuto esperienze diverse, viene da una famiglia diversa, ha obiettivi diversi: deve esprimersi in modo univoco. Non importa se le fan di <em>Twilight</em> sembrano tutte una massa di cerebrolese e dicono tutte le stesse cose con lo stesso linguaggio balordo: se i miei personaggi sono un gruppo di ragazzine fanatiche della Meyer, ognuna deve avere una voce distinta. Il lettore deve subito capire che ha parlato Simona e ha risposto Nicoletta; alle battute deve associare i nomi, non fan #1 e fan #2.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_fan.jpg" alt="Fan di Twilight" /><br />
<em>Fan di Twilight: Nicoletta è quella con la faccia intelligente</em></p>
<p>Per ottenere questo risultato, l&#8217;autore deve conoscere <em>molto bene</em> i propri personaggi. Deve sapere che Simona non parla mai di cioccolato da quando il fratellino è morto soffocato mentre mangiava un gianduiotto; deve sapere che Nicoletta in realtà non ha mai letto <em>Twilight</em> e frequenta le altre solo per non sentirsi sola – ogni tanto nei dialoghi la sua ignoranza emerge; deve sapere che Monica è convinta di avere sempre ragione, perciò non usa mai il congiuntivo o espressioni del tipo: &#8220;credo&#8221;, &#8220;penso&#8221;, &#8220;secondo me&#8221;.</p>
<p>Una scorciatoia è quella di creare tic linguistici specifici per i singoli personaggi, qualcosa che balzi subito all&#8217;occhio.<br />
<blockquote>«Devi imparare le vie della Forza, giovane Jedi.»</p></blockquote>
<p>A parlare può essere stato chiunque, ma:<br />
<blockquote>«Le vie della Forza imparare devi, giovane Jedi.»</p></blockquote>
<p>è una battuta che solo il maestro Yoda può pronunciare.<br />Attenzione: non è una scorciatoia facile da seguire, ci vuole poco per scadere nel ridicolo o nell&#8217;artefatto.</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Personaggi che parlano al lettore invece di parlare tra di loro</strong>. Un errore classico: l&#8217;autore vuole informare il lettore su particolari che ritiene necessari per la storia e mette queste informazioni in bocca ai personaggi, che sia verosimile o no. È quello che i manuali inglesi chiamano:  &#8220;As you know, Bob&#8230;&#8221; Sono quei dialoghi con battute così:<br />
<blockquote>«Come lei sa benissimo, professor Spiegoni, il problema della tassellazione non può essere risolto con un algoritmo di complessità lineare.»</p></blockquote>
<p>Ma se lo Spiegoni &#8217;sta cosa la sa già, cosa gliela dici a fare?<br />
<blockquote>Anna si soffiò sulle mani per scaldarle. Il respiro le si condensava davanti alla bocca. «Oggi fa un freddo cane» disse a Michele.<br />«Sì, oggi fa molto freddo. È colpa dello strato di fuliggine che perennemente copre il cielo a causa della guerra nucleare di tre anni fa iniziata dopo l&#8217;affondamento accidentale della portaerei americana <em>Enterprise</em> da parte dei cinesi al largo delle coste della nord corea.»</p></blockquote>
<p>Sembra un pochino strano che Anna non sappia che c&#8217;è stata una guerra atomica, e sembra altrettanto strano che Michele si metta di punto in bianco a elencarne le cause. È ovviamente un dialogo a beneficio del lettore e non dei personaggi: inverosimile in maniera <em>dolorosa</em>, è da evitare come la peste.<br />Attenzione: non si può risolvere il problema tramutando le battute in pensieri, rimane brutto uguale:<br />
<blockquote>Anna si soffiò sulle mani per scaldarle. Il respiro le si condensava davanti alla bocca. «Oggi fa un freddo cane» disse a Michele.<br />«Sì, fa proprio freddo.» <em>Già, che freddo oggi</em>, pensò. <em>È colpa dello strato di fuliggine che perennemente copre il cielo a causa della guerra nucleare di tre anni fa iniziata dopo l&#8217;affondamento accidentale della portaerei americana </em>Enterprise<em> da parte dei cinesi al largo delle coste della nord corea.</em></p></blockquote>
<p>
<div style="background-color:#fff4f4; border-width:1px; border-style:solid; border-color:black; padding-right:0px; padding-top:0px; padding-bottom:0px; padding-left:5px; margin-left:20px; margin-right:20px">
<p align="center"><strong>Domanda &#038; Risposta</strong></p>
<p>Ma io devo dire che c&#8217;è stata la guerra atomica, vero???</p>
<p><strong>No</strong>. Tu devi <em>mostrare</em> i palazzi distrutti, devi <em>mostrare</em> il cielo sempre coperto, devi <em>mostrare</em> la gente che vive nei rifugi sotto terra, devi <em>mostrare</em> i mutanti nati dalle radiazioni: il lettore capirà da solo che c&#8217;è stata la guerra atomica.</p>
<div></div>
</div>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Personaggi che parlano con la voce dell&#8217;autore</strong>. Sono quei personaggi che all&#8217;improvviso, senza apparente ragione, cominciano a pontificare sulle virtù del pacifismo, sul pericolo del riscaldamento globale, sul ruolo della donna nella società moderna o su quanto sia sporca la politica. Anche in questo caso il dialogo risultante rischia di essere inverosimile in maniera <em>dolorosa</em>.</p>
<p>Nel 2012 la razza umana come noi la intendiamo non esisterà più, a causa dei fotoni<sup><a href="#m2_nota_2">[2]</a></sup><a name="m2_nota_2_up"></a>. Duecento anni dopo, una spedizione aliena proveniente dal pianeta Nibiru sbarca in Italia. Gli alieni frugano tra le rovine. Trovano giornali e registrazioni risalenti al 2009. Commentano tra loro su quanto i giornalisti italiani dell&#8217;epoca fossero poco professionali e corrotti.<br />Tale dialogo tra gli alieni dicesi <strong>porcheria</strong>. Non è l&#8217;uso del fantastico come specchio deformante per fare affermazioni importanti sulla nostra realtà sociale <em>bla bla bla</em>, è <strong>fuffa</strong>. Se l&#8217;autore è interessato all&#8217;argomento, scriva un thriller con i giornalisti corrotti – meglio ancora un saggio, ma lasci stare i poveri alieni. Grazie.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_alieni.jpg" alt="Alieni" /><br />
<em>Siamo così arrabbiati perché gli Americani non si ritirano dall’Iraq e i Giapponesi massacrano i delfini. Certo, è del tutto verosimile per noi alieni che abitiamo dall’altra parte della Galassia avere queste preoccupazioni. Infatti ne parliamo di continuo&#8230;</em></p>
<p>Un errore analogo è quello di avere tutti personaggi politicamente corretti. L&#8217;autore è cosi scollato dalla realtà che il dialogo perde verosimiglianza.<br />
<blockquote>Michele si infilò il costume del Ku Klux Klan. «Sono pronto.»<br />«Prendiamo il tram?» chiese Anna.<br />«No, non mi piace usare i mezzi pubblici, perché non gradisco la presenza degli extracomunitari.»</p></blockquote>
<p>Michele, membro del KKK, si esprime così? Secondo me no, secondo me il dialogo si svolge come segue:<br />
<blockquote>Michele si infilò il costume del Ku Klux Klan. «Sono pronto.»<br />«Prendiamo il tram?» chiese Anna.<br />«No, non mi piace usare i mezzi pubblici, sono sempre pieni di negri che puzzano di merda.»</p></blockquote>
<p>Il timore dell&#8217;autore è che se inserisce un personaggio apertamente razzista, il lettore potrebbe pensare che anche lui autore è un razzista. Lo scrittore ha paura di essere giudicato come persona in base a quello che i suoi personaggi fanno e dicono.<br />È un timore infondato? Per niente. <strong>Sarete</strong> giudicati in base ai vostri personaggi. Basta fregarsene.<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;There is a technical term for someone who confuses the opinions of a character in a book with those of the author. That term is idiot.</p>
<p>(attribuita a Robert A. Heinlein).</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;C&#8217;è un termine tecnico per chi confonde le opinioni di un personaggio in un libro con quelle dell&#8217;autore. Il termine è idiota.</p>
<p>(attribuita a Robert A. Heinlein).</p></blockquote>
<p>Bisogna rimanere fedeli alla storia e ai personaggi, e chi se ne importa se questo ci mette in &#8220;cattiva luce&#8221; con gli idioti.</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Dialogo obliquo</strong>
</p>
<p>Cynthia Whitcomb distingue tre tipi di collegamento che possono mettere in relazione due battute consecutive.<br />Un collegamento diretto:<br />
<blockquote>«Che ore sono?» chiese Michele.<br />«Le cinque e un quarto» rispose Anna.</p></blockquote>
<p>Un collegamento obliquo o indiretto:<br />
<blockquote>«Che ore sono?» chiese Michele.<br />«Dovresti riaccompagnarmi a casa» rispose Anna.</p></blockquote>
<p>Oppure una disconnessione:<br />
<blockquote>«Che ore sono?» chiese Michele.<br />«Guarda, sei proprio un cretino» rispose Anna.</p></blockquote>
<p>Più la connessione è labile, più la scena si carica di tensione. Il collegamento diretto esaurisce la suspense, il dialogo perde la sua energia: &#8220;Che ore sono?&#8221; &#8220;Le tre&#8221; e il lettore pensa, &#8220;E allora? Chi se ne sbatte!&#8221;<br />Tuttavia, più un dialogo è sconnesso, più rischia di suonare inverosimile. Se io vado a chiedere l&#8217;ora a cento persone, amiche o sconosciute, dubito che anche una sola mi darà della cretina. Il compito dello scrittore diviene allora progettare la storia in modo che un dialogo sconnesso risulti verosimile. Magari chiedo l&#8217;ora a Licia Troisi!
</p>
<p>Se scrivere dialoghi sconnessi richiede molta pianificazione e non sempre è fattibile, il secondo livello, il collegamento indiretto, richiede solo un minimo di attenzione e spesso è più verosimile del collegamento diretto. Meglio:<br />
<blockquote>«Ordino la costata?» chiese Michele.<br />«Sono vegetariana» rispose Anna.</p></blockquote>
<p>di:<br />
<blockquote>«Ordino la costata?» chiese Michele.<br />«No» rispose Anna.<br />«Perché?»<br />«Non mangio mai la carne.»<br />«Come mai?»<br />«Sono vegetariana.»</p></blockquote>
<p style="font-size:medium"><strong>Tre usi per un dialogo</strong>
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Dialoghi che accelerano il ritmo</strong>. In parte avviene per la natura tipografica dei dialoghi stessi. I paragrafi in un dialogo sono in media più corti rispetto ai paragrafi durante la narrazione. Il lettore termina di leggere le pagine più in fretta, e ha la sensazione di procedere nella storia con più velocità.<br />In parte è dovuto al fatto che nelle descrizioni spesso non c&#8217;è conflitto e il lettore è meno coinvolto. Il mare liscio come l&#8217;olio. Il sole alto in cielo. I gabbiani che volano bassi. Le nuvole pigre. L&#8217;unica nave che procede lenta all&#8217;orizzonte. La gente che cammina con calma, si asciuga il sudore sulla fronte, si mette a chiacchierare agli angoli delle strade. Anna osserva tutto ciò dalla finestra dell&#8217;albergo. Come ammira in lontananza le montagne, i boschi verdi, i cucuzzoli bianchi, ecc. ecc. zzz. Poi Anna si gira e dice a Michele che aspetta un bambino. Non da lui. E il padre è un vampiro.<br />I dialoghi danno uno strappo alla storia, imprimono maggior spinta rispetto alle descrizioni o alle elucubrazioni solitarie del personaggio punto di vista.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Dialoghi che rallentano il ritmo</strong>. Se si passa da una (violenta) scena d&#8217;azione a un dialogo, la sensazione è quella di un rallentamento. Questo perché, pur essendo un buon dialogo dinamico, non sarà comunque così movimentato come una scena d&#8217;azione. Per quanto sia vivace il dialogo tra i guerrieri nell&#8217;accampamento dopo la battaglia, non può essere più burrascoso della battaglia stessa.<br />L&#8217;elfo e il nano che bisticciano su chi abbia ucciso più orchi è un conflitto, e può reggere un dialogo, ma non c&#8217;è la stessa adrenalina di quando elfo e nano gli orchi li ammazzavano sul serio.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_lotr.jpg" alt="Bisticcio sugli orchi morti" /><br />
<em>Ho ucciso più orchetti di te, gné gné gné</em></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Dialoghi per descrivere</strong>. Basare una descrizione interamente su un dialogo non è una grande idea. Ci sono situazioni dove è naturale (la guida al museo che descrive lo scheletro del dinosauro, il professore che fa lezione, ecc.), ma troppo spesso si intuisce la forzatura: il personaggio parla e descrive non perché lo voglia, ma perché deve dare una mano all&#8217;autore.<br />Tuttavia, con le dovute accortezze, può essere opportuno descrivere alcuni particolari attraverso un dialogo. Per esempio: Anna e Michele passeggiano per il centro, ogni tanto si fermano a guardare le vetrine dei negozi. Il punto di vista è quello di Anna. Anna non avrà problemi a descrivere le vetrine dei negozi di abbigliamento e delle librerie, ma quando si fermano davanti a un negozio di elettronica?<br />Ad Anna non frega un tubo dell&#8217;elettronica, dunque osserva distratta e, anche fosse interessata, non conoscendo l&#8217;argomento, non dispone della terminologia adatta: per lei sono tutti <em>cosi</em>. Se per la trama è importante sapere cosa espone quel negozio di elettronica, come si fa? Si chiama in causa Michele: lui è così appassionato di elettronica da non sapersi trattenere dall&#8217;illustrare il contenuto della vetrina ad Anna.<br />Avvertenze:
<ul>
<li>Suona inverosimile che Michele di punto in bianco si scopra appassionato di elettronica. Questo suo hobby deve essere<em> mostrato</em> in precedenza, in tempi non sospetti.</li>
<li>Anna prima o poi prende Michele per un braccio e lo trascina via. Per quanto Michele sia appassionato, si può tirare la corda del personaggio punto di vista solo per un numero limitato di battute, oltre diventa inverosimile.</li>
<li>Infine questo è un <em>esempio</em>. Se in un romanzo vero si evitano i cliché del tipo tutte le ragazzine giocano con le  bambole e tutti i bambini con i soldatini, è meglio. Grazie.</li>
</ul>
<p style="font-size:medium"><strong>Ricapitolando</strong>
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Il discorso diretto è preferibile al discorso indiretto.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Bisogna studiare bene come introdurre il discorso diretto e come gestirne la punteggiatura.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Il dialogo deve suonare naturale, deve essere <strong>verosimile</strong>.<br />Per raggiungere questo scopo:
<ul>
<li>I personaggi devono parlare rispettando sempre la propria cultura, educazione, esperienza.</li>
<li>Il dialogo deve essere calato in un contesto dinamico.</li>
<li>Il dialogo deve essere interessante, deve mettere di fronte personaggi con obiettivi diversi e deve contribuire a portare avanti la storia.</li>
</ul>
<p>Non si deve:
<ul>
<li>Far parlare il barbone come il Re e il Re come il barbone.</li>
<li>Far parlare i personaggi nel vuoto, come fossero teste senza corpo.</li>
<li>Impostare un dialogo che manchi di conflitto.</li>
<li>Mettere in bocca ai personaggi nostre idee estranee alla storia.</li>
<li>Far parlare i personaggi tra loro in modo artefatto per fornire informazioni al lettore.</li>
<li>Far parlare tutti i personaggi alla stessa maniera.</li>
</ul>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Un dialogo obliquo o addirittura sconnesso, se ben progettato, può aumentare tensione e verosimiglianza.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Si possono sfruttare i dialoghi per tenere sotto controllo il ritmo della storia o per facilitare determinate descrizioni.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>E adesso l&#8217;ultimo consiglio: non tenete conto di tutti i suggerimenti che ho elencato!<br />Non nella prima stesura. Cercare di scrivere dialoghi a tavolino, sudando su ogni battuta, è rischioso: c&#8217;è la concreta possibilità di sfornare dialoghi artefatti. Durante la prima stesura conviene scrivere i dialoghi di getto, senza contorno, senza <em>dialogue tag</em>, senza niente tranne le battute: così si imposta uno scheletro di conversazione che suona naturale. Poi, pian piano, si ripassa il dialogo e lo si cambia quando sono evidenti delle pecche. A questo punto è sì utile soppesare ogni virgola e ogni parola.<br />Bisogna anche mettersi nella disposizione d&#8217;animo che i dialoghi potrebbero cambiare la trama: Giovanni vuole invitare Maria al ballo, Maria preferirebbe rimanersene a casa o andarci con Marco. Io devo buttarmi nel dialogo con queste premesse, senza aggiungere: &#8220;nella scaletta è previsto che Maria accetti ed esca con Giovanni.&#8221; Se il dialogo nel suo incedere naturale sfocia in Maria che accetta, ottimo. Se invece appare chiaro che Giovanni è uno sfigato fastidioso e Maria non accetterà mai, bene lo stesso. Vorrà dire che la trama subirà qualche mutamento. Magari per uscire insieme a Maria Giovanni dovrà ricattarla, o Maria dovrà scoprire che Giovanni è malato terminale e che uscire con lei è il suo ultimo desiderio prima di tirare le cuoia.<br />Forzare lo scorrere di un dialogo per accomodare la trama prevista porta a dialoghi fasulli in maniera vistosa. Se proprio si deve, conviene riscrivere il dialogo da zero, alterando le condizioni di partenza (Maria ha appena litigato con Marco e vede nell&#8217;appuntamento con Giovanni un modo per ingelosirlo).
</p>
<p>Per scrivere buoni dialoghi bisogna essere schizofrenici. Immergersi senza remore, senza timori, nella testa dei personaggi. Bisogna compiacersi di essere un volontario che impiega ogni minuto del suo tempo libero per aiutare il prossimo, si deve essere orgogliosi di aver passato la notte all&#8217;addiaccio per dare una mano alla vecchietta in difficoltà; così come si deve godere quando il giovanotto annoiato ammazza di botte un barbone e poi gli dà fuoco che ancora si dibatte, si deve essere fieri di aver ripulito le strade da un altro rifiuto umano.<br />È difficile scrivere dialoghi davvero naturali e verosimili senza questo tipo di partecipazione emotiva.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Quali manuali leggere</strong>
</p>
<p>Le fonti primarie per questo articolo sono state:
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/msg_006.jpg" alt="Copertina di Dialogue" align="left"/><em><a href="http://gigapedia.com/items/380657/write-great-fiction---dialogue">Dialogue: Techniques and Exercises for Crafting Effective Dialogue</a></em> di Gloria Kempton (Writer&#8217;s Digest Books, 2004).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p>E i capitoli dedicati ai dialoghi in:
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/msg_016.jpg" alt="Copertina di Stein on Writing" align="left"/><em><a href="http://gigapedia.com/items/101469/stein-on-writing--a-master-editor-of-some-of-the-most-successful-writers-of-our-century-shares-his-craft-techniques-and-strategies">Stein on Writing</a></em> di Sol Stein (St. Martin&#8217;s Press , 1995).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/msg_009.jpg" alt="Copertina di How to Write a Damn Good Novel" align="left"/><em><a href="http://gigapedia.com/items/399/how-to-write-a-damn-good-novel--a-step-by-step-no-nonsense-guide-to-dramatic-storytelling--writing--amp--journalism-">How to Write a Damn Good Novel</a></em> di James N. Frey (St. Martin&#8217;s Press, 1987).</p>
<p>&nbsp;
<p><strong>Edizione italiana</strong>: <em>Come scrivere un romanzo dannatamente buono</em> (Le Fonti, 2009).
</p>
<p>Il testo della Kempton è l&#8217;unico che ho trovato dedicato solo allo scrivere i dialoghi. È un manuale decente, ma la Kempton si sperde troppo. Manca di sintesi, gira a vuoto prima di arrivare al punto. Le 200 pagine circa sarebbero potute essere la metà senza perdere niente.<br />Alcuni capitoli lasciano perplessi, come quello dedicato all&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Enneagramma">Enneagramma</a>: onestamente non mi pare uno strumento utile per lo scrittore, mi pare un&#8217;emerita stupidaggine. Così pure il capitolo dedicato ai tipi di scrittura diversa a seconda dei generi è <em>molto</em> superficiale: non ci vogliono dialoghi &#8220;magici&#8221;(sic) in un fantasy.<br />Gli esempi variano in qualità: alcuni centrano molto bene la questione, altri sono bruttini o poco attinenti a spiegare la teoria.<br />Nel complesso può valere la pena leggere questo <strong><em>Dialogue</em></strong>, basta non prendere per oro colato tutto quello che dice la Kempton.
</p>
<p>Dei manuali di Stein e Frey parlerò più diffusamente in un altro articolo. Comunque i capitoli dedicati ai dialoghi sono buoni; danno consigli concreti e sensati. Frey in particolare ha uno stile molto deciso e piacevole, ma qualche volta quelle che afferma essere verità auto-evidenti non lo sono poi tanto (vedi la questione verosimiglianza vs. brillantezza).
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Compiti a casa</strong>
</p>
<p>Vi propongo due immagini. La prima pare tratta da una classica storia di primo contatto<sup><a href="#m2_nota_3">[3]</a></sup><a name="m2_nota_3_up"></a>:</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_arrival.jpg" alt="Topo alieno" /><br />
<em>Topo alieno</em></p>
<p>C&#8217;è un signore alle prese con un topo alieno sul letto. Cosa vorrà il topo? Chi è? Da dove viene? Immaginate il contesto, fornite a entrambi i personaggi degli obiettivi, scegliete un punto di vista e scrivete il dialogo tra uomo e ratto extraterrestre. Come sempre siete liberi di fantasticare e di inserire elementi nuovi rispetto all&#8217;immagine. Potete anche abbozzare una storia e descrivere con dovizia di particolari, <strong>ma</strong> qui l&#8217;esercizio è scrivere un buon dialogo. Il resto è solo un di più per sfizio.
</p>
<p>Se i topi di Saturno non vi ispirano, date un&#8217;occhiata a quest&#8217;altra immagine:</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_rose.jpg" alt="Ragazza con fiori" /><br />
<em>Edward mi aspetta!</em></p>
<p>Una ragazza in divisa scolastica  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink03.gif" alt="chikas_pink03.gif" class="wp-smiley" />  con un mazzo di fiori in mano che si aggira in un edificio diroccato. Immaginate che stia guardando un altro personaggio (licantropo/vampiro/coniglietto/ragazzo/ragazza/quello-che-vi-pare) e ideate il dialogo. Pensate a una ragione bizzarra perché la ragazza con i fiori sia lì nel palazzo in rovina, e cercate di far trasparire le sue motivazioni dal dialogo: attenzione però, dovete essere subdoli, il lettore non deve avere la sensazione di essere imboccato.
</p>
<p>È questo è tutto. Divertitevi!
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>note:<br /><a name="m2_nota_1"></a>&nbsp;<sup>[1]</sup>&nbsp;<a href="#m2_nota_1_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Dette anche virgolette basse, virgolette a caporale o &#8220;caporali&#8221;. Sono simboli non presenti sulla tastiera italiana. Per farli apparire si può ricorrere ai codici ASCII, digitando Alt + 174 per « e Alt + 175 per ». Significa tenere premuto il tasto Alt (di solito in basso a sinistra sulla tastiera) e mentre Alt è premuto digitare 1, poi 7, poi 4, oppure 1 7 5.<br />Una soluzione più pratica è ricorrere alle funzioni di autocorrezione degli elaboratori testi. Praticamente tutti i programmi di videoscrittura offrono la possibilità di convertire al volo uno o più simboli in altri.<br />Di seguito è illustrato come trasformare &gt;&gt; in » usando l&#8217;autocorrezione di Microsoft Word 2007 e OpenOffice.org Writer 3.0 – se usate un altro programma di videoscrittura consultatene il manuale.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_wordb.png" alt="Screenshot di Microsoft Word: Correzione automatica" /><br />
<em>Microsoft Word 2007. Per raggiungere questa finestra di dialogo usare: simbolo di Office (la sfera in alto a sinistra) -> Opzioni di Word -> Strumenti di correzione -> Opzioni correzione automatica&#8230;</em></p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_oo1b.png" alt="Screenshot di OpenOffice: Sostituzione" /><br />
<em>OpenOffice.org Writer 3.0. Per raggiungere questa finestra di dialogo usare il menu Strumenti -> Correzione automatica&#8230;</em></p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_oo2b.png" alt="Screenshot di OpenOffice: Virgolette tipografiche" /><br />
<em>OpenOffice offre un’altra interessante opzione per quanto riguarda la correzione automatica: sostituire le virgolette alte, singole o doppie, con i simboli che vogliamo. Qui ho sostituito le virgolette alte doppie (&#8221;) con le virgolette uncinate. Il bello è che se digito le virgolette alte, OpenOffice inserirà il simbolo delle virgolette uncinate aperte («), se digito di nuovo le virgolette alte, OpenOffice si accorgerà che c’è una battuta “aperta” e inserirà automaticamente le virgolette uncinate chiuse (»).<br />
Il problema è che poi avrò qualche difficoltà se voglio mettere proprio le virgolette alte. Ma se uso i “caporali” per i dialoghi e per esempio il corsivo per i pensieri, non ho più bisogno di virgolette alte<br />
</em></p>
<p><a name="m2_nota_2"></a></p>
<p>&nbsp;<sup>[2]</sup>&nbsp;<a href="#m2_nota_2_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Cito dal libro di Roberto Giacobbo <em>2012. La Fine del Mondo?</em><br />
<blockquote>Di fatto, tra la fine degli anni Sessanta e l&#8217;inizio degli anni Settanta del XX secolo, nell&#8217;atmosfera terrestre ha improvvisamente fatto la sua comparsa una presenza inedita: un numero sempre crescente di particelle di luce dette &#8220;fotoni&#8221;.<br />Particelle che assomigliano molto alla luce che, secondo la profezia maya interpretata da José Arguelles, dovrebbe investire il nostro pianeta quando i Maya Galattici giungeranno ancora una volta sulla Terra per aiutare l&#8217;uomo a realizzare il suo salto evoluzionistico&#8230;</p></blockquote>
<p>Ringrazio <a href="http://www.donkeyisland.org/">Hellfire</a> per la <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/08/01/problemi-tecnici-e-john-woo/comment-page-1/#comment-15034">segnalazione</a>.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_2012.jpg" alt="Copertina di 2012. La Fine del Mondo?" /><br />
<em>Copertina di 2012. La Fine del Mondo?</em></p>
<p><a name="m2_nota_3"></a></p>
<p>&nbsp;<sup>[3]</sup>&nbsp;<a href="#m2_nota_3_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;L&#8217;immagine è presa da <em>The Arrival</em> di Shaun Tan. Trovate il libro completo su gigapedia, <a href="http://gigapedia.com/items/126407/l---o---vont-nos-p--res---french-">qui</a>. Tecnicamente è l&#8217;edizione francese, ma dato che sono solo immagini, senza testi, non ha importanza. È una storia illustrata di immigrazione new weird. Però, prima di guardarla, fate i compiti, altrimenti potreste essere influenzati!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_tan.jpg" alt="Copertina di The Arrival" /><br />
<em>Copertina di The Arrival</em></p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Write-Great-Fiction-Gloria-Kempton/dp/1582972893/"><em>Dialogue</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Stein-Writing-Successful-Techniques-Strategies/dp/0312254210/"><em>Stein on Writing</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Write-Damn-Novel-Step-Step/dp/0312010443/"><em>How to Write a Damn Good Novel</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/code/9788861090668/frey-james-n/come-scrivere-un-romanzo.html"><em>Come scrivere un romanzo dannatamente buono</em> su iBS.it</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.writersrecharge.com/">Il sito di Gloria Kempton</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.solstein.com/">Il sito di Sol Stein</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.jamesnfrey.com/">Il sito di James N. Frey</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://xii.forumfree.net/?t=14732937&#038;st=30#entry180294453">Un post dedicato alla punteggiatura nei dialoghi sul forum di Edizioni XII</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%A9_Saramago">José Saramago su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/2012_phenomenon">Ipotesi sul 2012 su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/code/9788804586333/giacobbo-roberto/2012-fine-del.html"><em>2012. La Fine del Mondo?</em> su iBS.it</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Arrival-Shaun-Tan/dp/0439895294/"><em>The Arrival</em> su Amazon.com</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=2470" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Manuali 1 &#8211; Descrizioni</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/</link>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 16:01:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>

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		<description><![CDATA[In altra sede mi era stato chiesto un articolo che parlasse di manuali di scrittura. È un argomento enorme e dunque ho deciso di suddividerlo per temi.Ho poi preparato un articolo dove sono elencati i manuali di scrittura presenti su gigapedia (ho messo i manuali che parlano di narrativa in generale e quelli rivolti nello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In altra sede mi era stato chiesto un articolo che parlasse di manuali di scrittura. È un argomento enorme e dunque ho deciso di suddividerlo per temi.<br />Ho poi preparato un <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-su-gigapedia/">articolo</a> dove sono elencati i manuali di scrittura presenti su gigapedia (ho messo i manuali che parlano di narrativa in generale e quelli rivolti nello specifico a chi vuole scrivere fantasy/fantascienza, non ci sono i manuali dedicati al thriller o al romanzo rosa o ad altri generi), cercherò di tenerlo aggiornato, ma non garantisco.
</p>
<p>Dato che quando parlo di manuali spesso i commenti prendono una piega idiota – &#8220;le regole uccidono la creatività!&#8221;, &#8220;le regole sono fatte per essere infrante!&#8221;, &#8220;Augusto Pepponi non ha mai seguito le regole, e guardate che capolavori!&#8221; – ho già preparato una serie di risposte ai miti più frequenti. Se vi riconoscete nei commenti virgolettati di cui sopra, per piacere leggete. Gli altri possono passare <a href="#m1_oltre">oltre</a>.
</p>
<p><a name="m1_miti"></a><br />
<table style="width: 100%" cellspacing="1" border="1" cellpadding="12">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4">
<p align="center" style="font-size:medium"><strong>Risposte ai Miti</strong></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Mito: <em>Le regole uccidono la creatività.</em></strong><br /><strong>Né vero, né falso.</strong> Può essere una posizione filosoficamente sostenibile, ma se si parte da questo presupposto, la creatività è già morta e sepolta, ben prima di arrivare ai manuali di scrittura. Dietro un libro ci sono un&#8217;infinità di regole: dalle leggi della fisica, alle proprietà di carta e inchiostro, dalle convenzioni tipografiche, fino alle regole dell&#8217;ortografia e della sintassi. Una <strong>montagna</strong> di regole. Difficile credere che la creatività sopporti tutto ciò ma crepi di fronte a una regola di tecnica narrativa.<br />Viceversa è facile mostrare come le regole <em>stimolino</em> la creatività: se a una persona le si mette davanti un pianoforte e nient&#8217;altro, comincerà a battere i tasti a caso, fino a stufarsi poco dopo. Se si aggiunge un corso di musica, lo strumento si trasformerà in un passatempo che divertirà per anni e magari la persona diventerà un compositore.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Mito: <em>Le regole sono fatte per essere infrante.</em></strong><br /><strong>È falso.</strong> Ma assumiamo sia vero. Per infrangerle le benedette regole occorre conoscerle. Per superare il limite di velocità bisogna sapere quale sia. A ottanta all&#8217;ora puoi essere il ribelle che infrange le regole, oppure puoi essere uno scemo superato da tutti. La differenza è conoscere quale sia il limite su quella strada.<br />Così, se pure le regole della narrativa sono state ideate per essere stravolte, occorre prima di tutto conoscerle. Dunque bisogna leggere i manuali.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Mito: <em>Se tutti seguissero i manuali, i romanzi sarebbero tutti uguali!</em></strong><br /><strong>È falso.</strong> I manuali si occupano del <em>come</em>, non del <em>cosa</em>. Nessun manuale ti dice quali argomenti trattare. Vuoi parlare dei marziani? Delle difficoltà matrimoniali di un tranviere? Di quanto siano belli i tramonti in montagna? Della simpatia dei compagni di scuola? Affari tuoi. I manuali ti dicono solo quale sia il modo più efficace per farlo.<br />D&#8217;altra parte, non mi sembra che siamo pieni di romanzi tutti uguali, nonostante la rigidità delle regole grammaticali. E nell&#8217;alfabeto ci sono appena ventisei lettere. Ma così verranno solo parole tutte uguali! Come faremo a esprimerci?<br />I manuali sono una <em>mappa</em>. Non ti dicono dove andare, ti mostrano solo quali sono le strade per arrivare a destinazione, una volta che l&#8217;hai scelta.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Mito: <em>I manuali di scrittura non servono, per imparare basta leggere i Classici e i Grandi Romanzi.</em></strong><br /><strong>È falso.</strong> Anzitutto, c&#8217;è il problema di decidere quali testi siano i &#8220;Classici&#8221; o i &#8220;Grandi Romanzi&#8221;. Ma mettiamo si trovi un accordo e si stabilisca che il tale o il tal altro romanzo è un &#8220;Classico&#8221;. Leggendolo non si imparerà a scrivere, <em>a meno di non saperlo già fare</em>.<br />Quando si legge un romanzo, si legge un prodotto rifinito, dietro al quale ci sono magari dieci revisioni dell&#8217;autore, due dell&#8217;editor, cinque anni di ricerca e documentazione a monte e l&#8217;intervento della moglie. Il lettore vede solo la superficie, non si accorge dei meccanismi interni.<br />Prendiamo che si voglia imparare a costruire automobili imitando le Ferrari. Se non si sa niente di meccanica, si potrà pensare che la caratteristica chiave delle Ferrari è la carrozzeria rossa – non è forse la caratteristica più vistosa? Ma, dipinto un catorcio di rosso, diviene un&#8217;auto anche solo lontanamente accostabile a una Ferrari? No.<br />Per imitare una Ferrari devi guardare sotto il cofano e smontare il motore, ma per farlo, devi <em>già</em> sapere come funziona un motore. Così l&#8217;analisi di un &#8220;Classico&#8221; ha senso solo se <em>già</em> si sa dove guardare. Se <em>già</em> si conoscono i meccanismi e dunque si possono riconoscere i vari ingranaggi.<br />È un&#8217;illusione quella di poter &#8220;carpire i segreti&#8221; da un &#8220;Grande Romanzo&#8221;. Non c&#8217;è modo di aguzzare la vista senza che qualcuno ti insegni a farlo, indichi dove e cosa guardare, e cosa invece scartare.<br />Quando qualcuno si vanta di cambiare di continuo il punto di vista – perché lo fa anche l&#8217;incommensurabile Augusto Pepponi! – è come il fesso che si vanta di aver dipinto di rosso il catorcio. Eh, bravo, niente da dire, se vuoi fare <strong>l&#8217;imbianchino</strong> hai il futuro assicurato.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_500.jpg" alt="500 rossa" /><br />
<em>Lovecraft riempie i suoi racconti di aggettivi e sono bei racconti. Dunque se anch’io riempio i miei racconti di aggettivi, diventano bei racconti. Le Ferrari sono rosse e sono macchine splendide. Dunque se anch’io dipingo di rosso la mia 500 sfasciata, diventa una macchina splendida</em></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Mito: <em>I Grandi Autori non hanno mai letto manuali.</em></strong><br /><strong>Né vero, né falso.</strong> Probabile che ci siano Grandi Autori – Augusto Pepponi su tutti – che non hanno mai letto manuali, ma molti altri non solo li hanno letti, ma li hanno pure scritti, da Louis Stevenson a Stephen King.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Mito: <em>I manuali sono noiosi, sembrano i libretti d&#8217;istruzioni degli elettrodomestici.</em></strong><br /><strong>È falso.</strong> La narrativa non è matematica. Nessun manuale spiega come montare un romanzo quale fosse un mobile componibile. I manuali danno consigli, offrono alternative motivate, forniscono esempi significativi. Non c&#8217;è niente di &#8220;asettico&#8221; o &#8220;forzato&#8221;. Lo scopo di un manuale è <em>aiutare</em> l&#8217;aspirante scrittore a esprimersi al meglio.<br />Inoltre i manuali di scrittura sono quasi sempre scritti da scrittori. Il manuale di pesca d&#8217;altura sarà stato scritto da un esperto pescatore che forse però non se la cava molto bene con le parole. Il manuale di narrativa è scritto da qualcuno che maneggia le parole per mestiere.<br />Spesso leggere i manuali è <em>divertente</em> in sé, al di là del possibile insegnamento.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Mito: <em>I manuali inglesi funzionano solo se scrivi in inglese.</em></strong><br /><strong>È falso.</strong> La narrativa è su un piano diverso rispetto alla lingua. Le regole della narrativa non cambiano da una lingua all&#8217;altra. Si parla di principi <em>generali</em>, non legati all&#8217;inglese, al francese o all&#8217;italiano. Ogni tanto può capitare qualche consiglio specifico – per esempio quando Stephen King discute del genitivo sassone –, ma sono casi rari. Al 99,9% quello che dicono i manuali inglesi può essere applicato all&#8217;italiano senza problemi.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Mito: <em>Be&#8217;, sarà, io però l&#8217;inglese non lo conosco e i manuali non li leggo!</em></strong><br /><strong>Questo non è un mito.</strong> Sei semplicemente <em>tu</em> ignorante come una capra: se non sai l&#8217;inglese, imparalo! E comunque qualche manuale discreto si trova anche in italiano.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Mito: <em>Leggere i manuali non serve a niente, perché tanto il tuo romanzo non lo pubblicano lo stesso.</em></strong><br /><strong>È vero.</strong> Per essere pubblicati in Italia occorre essere particolarmente fortunati, o scrivere di argomenti che vanno di moda o avere qualcuno che ti raccomandi. La qualità del testo è un fattore secondario. Perciò <em>se l&#8217;unico scopo è pubblicare</em>, sì, leggere manuali di scrittura serve a poco o niente.<br />Ansen Dibell, nel suo di manuale, distingue gli autori in due categorie: quelli che vogliono scrivere  e quelli che vogliono aver scritto. I manuali sono dedicati al primo gruppo, a chi ha passione per la scrittura in sé. Quelli che invece desiderano aver scritto sono più interessati all&#8217;eventuale guadagno, o al prestigio, o comunque alle <em>conseguenze</em> della scrittura. Per costoro i manuali sono inutili.<br />Nota: non esprimo alcun giudizio. È altrettanto legittimo sognare di scrivere un bel libro come sognare di pubblicare un libro, bello o brutto che sia.</p>
</td>
</tr>
</table>
<p><a name="m1_oltre"></a>
<p style="font-size:medium"><strong>Descrizioni</strong>
</p>
<p>Come primo argomento ho scelto le descrizioni. Le fonti primarie sono:
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/msg_003.jpg" alt="Copertina di Description" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/255599/description--elements-of-fiction-writing-"><em><strong>Description</strong></em></a> di Monica Wood (Writer&#8217;s Digest Books, 1999).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/msg_004.jpg" alt="Copertina di Description &#038; Setting" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/379784/description--amp--setting--techniques-and-exercises-for-crafting-a-believable-world-of-people--places--and-events--write-great-fiction-"><em><strong>Description &amp; Setting: Techniques and Exercises for Crafting a Believable World of People, Places, and Events</strong></em></a> di Ron Rozelle (Writer&#8217;s Digest Books, 2005).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/msg_024.jpg" alt="Copertina di Word Painting" align="left"/><a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/comment-page-1/#comment-15043"><em><strong>Word Painting: A Guide to Writing More Descriptively</strong></em></a> di Rebecca McClanahan (Writer&#8217;s Digest Books, 1999).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p>(per maggiori informazioni riguardo gigapedia, consultate il seguente <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/09/02/libri-come-se-piovesse/">articolo</a>).
</p>
<p>Tengo a precisare che questo articolo è un <em>invito alla lettura</em>. Cercherò di dare consigli sensati e buoni suggerimenti, ma per forza di cose sarò costretta a scartare le eccezioni, i casi particolari, le sfumature. Se l&#8217;argomento vi interessa, non fermatevi qui, ma leggete i libri segnalati.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Scopo</strong>
</p>
<p>Scopo delle descrizioni è creare il contesto nel quale si svolgerà la storia.<br />In alcuni casi il contesto è addirittura lo scopo stesso di esistenza della storia: per esempio nei racconti di viaggi fantastici, che appunto <em>descrivono</em> mondi esotici, pianeti alieni, strane creature. Ma anche quando il contesto non è la ragione d&#8217;essere della storia, è comunque <em>vitale</em> perché il lettore possa seguire gli avvenimenti.<br />
Prendiamo questo dialogo:<br />
<blockquote>«Sei un pazzo, Michele!»<br />«No, non è vero.»</p></blockquote>
<p>Senza descrizioni il lettore è sperduto. La scena può essere drammatica o divertente, può avere un significato o il significato opposto, è il contesto che lo determina:<br />
<blockquote>Anna si alza in punta di piedi per sbirciare dentro la cella. Michele è in un angolo. È seduto in mezzo a una pozza di escrementi e urina. Ogni pochi secondi immerge l&#8217;indice nella merda e lo usa per tracciare linee sghembe sulla parete. Anna ricostruisce lettere e parole, sull&#8217;intonaco è scritto: &#8220;LORO STANNO ARRIVANDO&#8221;.<br />«Sei un pazzo, Michele!» esclama.<br />Lui si volta. Sanguina dalla fronte, si deve essere strappato i punti. «No, non è vero.»</p></blockquote>
<p>oppure:<br />
<blockquote>Anna alza il viso dal libro di geografia. Michele è in piedi sulla cattedra. Ha recuperato i gessetti colorati del prof di matematica e sta disegnando lettere cubitali, rosse, verdi e blu. La scritta dice: &#8220;ABASO LA SQUOLA&#8221;.<br />Anna scuote la testa. «Sei un pazzo, Michele!»<br />Lui lancia per aria i gessetti e li recupera al volo, come un giocoliere. «No, non è vero.»</p></blockquote>
<p>Questa è la scoperta dell&#8217;acqua calda, ma ribadire concetti giusti non fa mai male.<br />Dunque, perché il lettore possa capire quello che sta succedendo – possa seguire la storia – è necessario descrivere il contesto. D&#8217;oh!
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Una buona descrizione</strong>
</p>
<p>Una buona descrizione è <strong>concreta, stimola i sensi, è dinamica e ha significato per la storia</strong>.<br />Questo non perché <em>sì</em>, questo perché, se si rispettano i precetti di cui sopra, il cervello del lettore riesce a vivere gli avvenimenti; il lettore è perciò <em>coinvolto</em> e non chiude a metà il libro.
</p>
<p>Per illustrare il concetto, prendiamo le classiche descrizioni dello scrittore alle prime armi: &#8220;Anna è una bella ragazza&#8221;, &#8220;Michele fa ribrezzo&#8221;, &#8220;Se c&#8217;è una brava persona è Giuseppe&#8221;, ecc.<br />Descrizioni così sono <em>vuote</em>, troppo generiche, non offrono niente alla fantasia del lettore. &#8220;Michele fa ribrezzo&#8221;: cosa dovrebbe vedere il lettore? Cosa dovrebbe sentire? Annusare? Toccare? Assaporare? È un fotogramma nero nel mezzo del film.<br />Vediamo di trasformarla in una descrizione decente.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/cyb_carita.jpg" alt="Michele barbone" /><br />
<em>Michele. L’avevamo già conosciuto mesi fa. Era uno scrittore, prima che la pirateria lo costringesse a vivere sotto i ponti</em></p>
<p>Innanzi tutto bisogna capire – e lo scrittore lo <strong>deve</strong> sapere – perché Michele è così rivoltante. Mettiamo che lo sia perché non si lava: &#8220;Michele è sporco&#8221;. Ma ancora non c&#8217;è molta <em>carne</em> per il lettore, non c&#8217;è molto in cui affondare i denti.<br />Spacchettiamo la sporcizia:<br />
<blockquote>Michele ha i denti gialli, il naso sporco di moccio, i capelli unti e pieni di forfora.</p></blockquote>
<p>Questa è una descrizione concreta. Il lettore <em>vede</em> la sporcizia sul viso di Michele e molto probabilmente proverà un certo ribrezzo a quella vista.<br />Tuttavia si può far di meglio. Quella di prima è una descrizione <em>statica</em>, come se avessimo fotografato Michele. Ma è raro che ci si metta a fotografare le persone; quando vediamo una persona, di solito si sta facendo gli affari propri, non è in posa per noi. Proviamo a dare un po&#8217; di vita a Michele:<br />
<blockquote>Michele sta digitando un sms sul cellulare. Ma ogni pochi secondi si ferma per scostarsi i capelli unti dagli occhi. O per pulirsi con le dita il moccio che gli cola dal naso. O per spazzolare via la forfora dalle spalline della giacca. Intanto sorride, rivolto allo specchio. Denti gialli gli sorridono di rimando.</p></blockquote>
<p>Meglio. Michele non è più una fotografia messa tra le pagine, è calato nello scorrere del tempo.<br />Lo scorrere del tempo è sempre presente, anche quando si stanno osservando luoghi od oggetti: le nuvole corrono in cielo e cambiano la luce, una mosca ti ronza attorno e ti distrae, ti annoi – ma che diavolo ci sto facendo a fissare un sasso da dieci minuti? – e la percezione cambia. Tutto scorre (parola di Eraclito): non esistono due istanti uguali, e se non esistono due istanti uguali nella realtà, così non devono esistere nella narrativa, dato che stiamo provando a essere verosimili.
</p>
<p><img style="margin: 0px 5px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_sap2.png" alt="saputella" align="left"/><strong>Angolo della saputella!</strong><br />
Quando è nata l&#8217;idea che sia meglio descrivere qualcosa in movimento invece di riprenderlo in modo statico? I furboni risponderanno che è un&#8217;americanata dovuta alla diffusione del cinema, in realtà è un consiglio che già dava Aristotele nel libro terzo della <em>Retorica</em>.
</p>
<p>Facciamo un ulteriore passo in avanti:<br />
<blockquote>Mi accorgo che Michele è in camera prima ancora di vederlo. Per la puzza dolciastra che arriva fino in corridoio e per quel rumore che fa quando si morde le unghie. <em>Tic</em>. <em>Tic</em>. <em>Tic</em>. Poi con un gorgoglio sputa per terra e passa al dito successivo.<br />È in piedi davanti allo specchio. Sta digitando un sms sul cellulare, ma ogni pochi secondi si ferma per scostarsi i capelli unti dagli occhi; per pulirsi con le dita il moccio che gli cola dal naso; per spazzolare via la forfora dalle spalline della giacca; per mangiarsi le unghie.<br />Si gira nella mia direzione. Mi sorride e mette in mostra i denti gialli e cariati. Arretro di un passo: ho ancora vivido il ricordo di quando mi ha sfiorata con le sue mani luride; sono subito corsa in bagno a lavarmi il braccio, per grattare via il ricordo di quel tocco molle e viscido.</p></blockquote>
<p>Adesso Michele puzza, fa rumore, ed è spregevole al tatto – e per renderlo al meglio ho cambiato punto di vista, passando dal Narratore ad Anna.<br />Questa è una descrizione decente. Non brillante – non c&#8217;è niente di molto ispirato –, ma fornisce tutti gli elementi necessari per comunicare il concetto che &#8220;Michele fa ribrezzo&#8221;.<br />Notare che non ho detto quanto Michele sia alto, o che età abbia o come sia vestito (a parte l&#8217;accenno della giacca). Questo perché i dettagli di una descrizione devono essere funzionali alla storia. Non ci si deve sperdere, se la ragion d&#8217;essere di Michele è il suo suscitare ribrezzo, lì devo puntare.<br />Naturalmente avrei potuto scegliere particolari diversi: per esempio i vestiti rattoppati e sporchi avrebbero potuto essere inseriti o sostituire altri particolari. O magari se Michele è storpio o grasso o gobbo, sarebbero potuti essere altri dettagli da inserire o sostituire. Non ci sono vincoli, se non l&#8217;avere sempre ben presente dove si vuole andare a parare.
</p>
<p>A tal riguardo, si pensi a quante volte si legge nei testi dei dilettanti (e non solo): &#8220;Anna ha diciotto anni&#8221;, &#8220;Michele ha ottantanove anni&#8221;, ecc.<br />Ma comunicare l&#8217;età, in questa maniera, è brutto e rozzo. Perché è importante per la storia che Anna abbia 18 anni? Se non è importante è inutile scriverlo, e se lo è tanto vale mostrare questa importanza, invece di raccontare in maniera asettica l&#8217;età.<br />
<blockquote>«Non mi interessa quello che pensate tu e mamma. Non sto chiedendo il vostro permesso, vi sto solo comunicando che lunedì andrò a Livorno per frequentare l&#8217;Accademia.»</p></blockquote>
<p>Il punto della storia è che Anna, avendo compiuto diciotto anni, può decidere lei di arruolarsi. Tanto vale dunque entrare in argomento senza fare i pedanti. </p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_livorno.jpg" alt="Accademia Navale di Livorno" /><br />
<em>Da qualche anno, l’Accademia Navale di Livorno è aperta anche alle donne</em></p>
<p>Oppure:<br />
<blockquote>Scatta il rosso. L&#8217;autobus riapre le porte.<br />Giuseppe tira la manica di Michele. «Andiamo, nonno! Se corriamo riusciamo a prenderlo!»<br />«No, no, non ce la faccio.»</p></blockquote>
<p>Il povero Michele è troppo vecchio e stanco per correre fino alla fermata. Meglio così che non dire che ha ottantanove anni.</p>
<p>Preparare le schede dei personaggi, dove è chiarito aspetto fisico, età, gruppo sanguigno, vestiti preferiti, titolo di studio, biografia e quant&#8217;altro, può essere un buon esercizio e in certo tipo di opere con un cast ampio può essere un passo necessario, <strong>ma</strong> lo schedario deve rimanere dietro le quinte. Le descrizioni pedanti, statiche, piene di dettagli inutili, <em>ammazzano</em> il fluire della storia.<br />Ciò non vale solo per i personaggi. Anche i luoghi devono essere descritti con gli stessi criteri. Se Michele è una casa, non sarà &#8220;brutta&#8221;, &#8220;vecchia&#8221; o &#8220;malandata&#8221;. Avrà i muri scrostati, gli infissi gonfi di umidità, il soffitto pericolante e mancherà l&#8217;acqua corrente. E ancora si dovrà cercare di rendere la scena dinamica: il soffitto non è semplicemente pericolante, quando Anna entra in soggiorno, le cadono i calcinacci in testa. Quando Giuseppe prova ad aprire il rubinetto in bagno, si <em>sporca</em> le dita di ruggine e <em>sente</em> il gorgogliare lontano dell&#8217;acqua, ma dal tubo esce solo <em>puzza</em> di marcio.<br />E ovviamente il fatto che la casa sia una stamberga deve avere importanza per la storia.
</p>
<p><img style="margin: 0px 5px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_sap2.png" alt="saputella" align="left"/><strong>Angolo della saputella!</strong><br />
Quando è nata l&#8217;idea che un particolare, per quanto ben descritto, debba essere tolto se non partecipa al disegno complessivo? I furboni risponderanno che è un&#8217;americanata dovuta alla diffusione del cinema, in realtà è un consiglio che già dava Orazio nell&#8217;<em>Ars Poetica</em>.
</p>
<p>Infine, non è sbagliato ribadire un particolare più volte, se ha molta importanza. Come dice Flaubert, un oggetto ha bisogno di essere nominato almento tre volte perché il lettore creda che esiste sul serio.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Linguaggio e punto di vista</strong>
</p>
<p>Dettagli significativi, dinamici e concreti, che stimolino i sensi. Se si riesce a rispettare questi precetti, si è sulla buona strada per scrivere descrizioni efficaci. Bisogna però stare attenti anche ad altro, in particolare al linguaggio in rapporto con il punto di vista.
</p>
<p>In generale, più si è precisi meglio è. Scrivere &#8220;fiammifero&#8221; è meglio di scrivere &#8220;legnetto corto e stretto che se lo sfreghi fa fuoco&#8221;. Scrivere &#8220;automobile&#8221; è meglio di scrivere &#8220;affare con quattro ruote&#8221;. Ed è la ragione per cui occorre documentarsi: se la storia è ambientata prima in un laboratorio dove si producono armi chimiche, poi su un campo da golf, infine nell&#8217;abitacolo di un bombardiere, bisogna conoscere la terminologia appropriata nei tre casi, altrimenti le descrizioni risulteranno goffe e fiacche.<br />Questo vale <strong>sempre</strong>. Non è neanche questione di narrativa di genere, <em>literary fiction</em>, poesia o saggio: per descrivere in maniera accettabile qualcosa, <strong>bisogna</strong> conoscerla. Non ci sono scappatoie.<br />Come recita la regola numero 13 di Twain riguardo la scrittura: &#8220;Use the right word, not its second cousin.&#8221; Non la parola che si avvicina, non il termine quasi giusto; bisogna usare le parole adatte, i termini corretti.
</p>
<p>L&#8217;unico limite è il punto di vista. Infatti – a meno che le descrizioni non siano a opera del Narratore, ma per ragioni di verosimiglianza è sconsigliabile usare un Narratore onnisciente in un testo di fantasy/fantascienza – le descrizioni sono sempre dal punto di vista di un personaggio. Se il personaggio è un laureato in biologia userà la terminologia migliore nel laboratorio, ma forse non saprà distinguere le mazze da golf. Viceversa il campione di golf userà la propria esperienza per parlare di Ferro 8 o Legno 3, ma è probabile non saprà dire molto osservando un virus al microscopio.<br />Mantenere il punto di vista è <strong>fondamentale</strong>. Si capisce subito quando un personaggio parla con voce non sua e, quando succede, la sospensione dell&#8217;incredulità si incrina.<br />In certi casi, pur di mantenere senza sbavature il punto di vista, si possono trasgredire perfino le regole della grammatica. Nel classico <em>Fiori per Algernon</em> di Daniel Keyes, il protagonista e narratore è un ritardato mentale (così stupido da perdere una gara d&#8217;intelligenza con un topo – insomma stupido quasi quanto il tipico autore fantasy italiano): fin quando il nostro eroe non diventerà più furbo, il suo modo di raccontare sarà sgrammaticato e pieno di errori.<br />Anche se non si desidera arrivare fino a questo punto di &#8220;fanatismo&#8221;, in ogni caso bisogna aver sempre presente <strong>chi</strong> descrive.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_fiori.jpg" alt="Copertina di Fiori per Algernon" /><br />
<em>Copertina dell&#8217;edizione italiana di Fiori per Algernon</em></p>
<p>La prima persona è particolarmente ostica: è difficile scacciare dal romanzo la sensazione di straniamento dovuta al fatto che il protagonista è un medico, uno studente, un&#8217;attrice, ma – guarda caso – sembra esprimersi proprio come se fosse uno scrittore.<br />La prima persona inoltre limita moltissimo quello che può essere descritto, dato che la telecamera è nella testa di un personaggio e non può essere spostata. Si potrà descrivere solo quello che il personaggio vede, sente, annusa, ma nulla di più.<br />Se oggetti, persone, ambienti sono al di là dei sensi del personaggio, sono inaccessibili.
</p>
<p>Questo crea tutta una serie di problemi, il classico è: come si fa a descrivere l&#8217;aspetto del personaggio che narra in prima persona?<br />E non c&#8217;è una soluzione semplice, perché non è naturale per una persona meditare in dettaglio sul proprio aspetto – non quando la Terra è stata invasa dai marziani, i vampiri si sono trasferiti in città e gli scienziati hanno riportato in vita i dinosauri. Tuttavia, se proprio si vuole lo stesso descrivere il personaggio, bisognerebbe almeno evitare due cliché ultra abusati: lo specchio e l&#8217;ammiratore.<br />Lo specchio è quando Anna si specchia nella vetrina del negozio, nelle limpide acque del fiume, nello specchietto retrovisore della macchina parcheggiata e naturalmente davanti allo specchio in bagno. Questa scena suona sempre forzata, spesso risulta noiosa; se capita nel mezzo dell&#8217;avventura diviene ridicola. No, non è normale che mentre gli zombie battono le strade in cerca di cervelli, Anna all&#8217;improvviso si scopra ad ammirare il proprio profilo nella vetrina del negozio di scarpe – o forse sì, magari Anna non ha niente da temere dai morti viventi, avendo la zucca vuota!  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink32.gif" alt="chikas_pink32.gif" class="wp-smiley" /> <br />L&#8217;ammiratore è quando Anna incontra Simona e Simona comincia: &#8220;Ah, se avessi i tuoi splendidi occhi verdi, i tuoi capelli neri e lisci, il tuo fisico slanciato <em>bla bla bla</em>&#8220;. Appare subito chiaro che Simona sta recitando un copione obbligata dall&#8217;autore, altrimenti non si esprimerebbe mai così.<br />Se non capita l&#8217;occasione per Anna di descriversi in modo che suoni naturale, che abbia senso nel fluire della storia, pazienza. Meglio evitare che aggiungere scene forzate.
</p>
<p>Un vantaggio dell&#8217;usare un punto di vista ben saldo è il poter essere incisivi. Se per il lettore è chiaro che la telecamera è piazzata nella testa del personaggio, si possono tagliare un sacco di verbi inutili: &#8220;Avverto il dolore strisciare dal polso al gomito&#8221; diviene il più diretto &#8220;Il dolore striscia dal polso al gomito&#8221;. &#8220;Ho come la sensazione di precipitare in un pozzo nero&#8221; diviene &#8220;Precipito in un pozzo nero&#8221;.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Metafore</strong>
</p>
<p>Uno strumento che può essere molto efficace per scrivere descrizioni ma di cui è <em>facilissimo</em> abusare è l&#8217;utilizzo di similitudini e metafore.
</p>
<p>Prima di continuare: la similitudine è quando una cosa è paragonata a un&#8217;altra, la metafora è quando una cosa diventa un&#8217;altra.
</p>
<p>&#8220;Michele è un leone&#8221;: questa è una metafora.<br />&#8220;Michele è feroce come un leone&#8221;: questa è una similitudine.<br />&#8220;Michele ruggisce&#8221;: questa è ancora una metafora, la trasformazione in animale è implicita.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_michele.jpg" alt="Michele" /><br />
<em>Michele uomo-leone</em></p>
<p>Lo scopo di usare una metafora o una similitudine è <strong>rendere più chiaro il discorso</strong>. Non si mettono le metafore per &#8220;far colore&#8221;, si mettono le metafore perché non c&#8217;è un modo diretto migliore per esprimere il concetto che si desidera (o magari il modo esiste, ma non può essere usato dal personaggio punto di vista).
</p>
<p>&#8220;Il lamento del verme assassino di Venere è come il ruggito di un leone&#8221;: questo è un uso corretto della similitudine. Un suono alieno, che forse non può essere descritto, è paragonato a un suono famigliare. Il lettore è a suo agio.<br />&#8220;La folla che esce dal cinema è un fiume in piena&#8221;: questa è una metafora accettabile. Il &#8220;fiume in piena&#8221; è un concetto facile da immaginare, e rende bene il movimento tumultuoso della gente.
</p>
<p>Le metafore hanno sempre un prezzo: dato che per loro natura mettono in relazione cose diverse, <strong>allontanano</strong> il lettore dalla storia. Nel primo caso il lettore è su Venere e d&#8217;improvviso spunta un leone: non c&#8217;entra un tubo. Nel secondo caso siamo in città, in mezzo ai palazzi, e d&#8217;improvviso ecco scorrere le acque di un fiume: non c&#8217;entra un tubo.<br />Bisogna meditare bene se vale la pena introdurre immagini estranee. Non si è più scrittori se si trovano sempre metafore e similitudini, spesso è un sintomo di scarsa proprietà di linguaggio.
</p>
<p>Alcuni hanno la bizzarra convinzione che più una similitudine è bislacca, più è Arte:<br />&#8220;Michele barcollava in mezzo alla strada, si muoveva come un furgoncino guidato da un procione con il mal di testa.&#8221; Se il testo è comico o il narratore ubriaco, va bene, altrimenti una roba del genere è <em>uno schifo</em>. Una roba del genere non comunica niente riguardo alla storia, comunica solo: &#8220;Guarda, mamma! Guarda come sono bravo: ci ho messo il procione! Con il mal di testa! Che guida il furgoncino!&#8221; e la risposta dovrebbe essere: &#8220;Bravo, Andreino, bravo, ma adesso lavati i denti e corri a letto. Lascia stare la narrativa, ché è cosa per i grandi.&#8221;
</p>
<p>Non importa quanto una metafora possa sembrare &#8220;bella&#8221; o &#8220;fantasiosa&#8221;: se non svolge lo scopo, <em>deve sparire</em>. E spesso la metafora &#8220;fantasiosa&#8221; deve sparire comunque, perché porta con sé una sfilza di immagini che allontanano troppo il lettore dalla storia.
</p>
<p>Meglio una metafora o una similitudine? Le metafore sono più “radicali” – Michele non ha solo il ruggito del leone, <strong>è</strong> un leone – e dunque hanno maggior impatto. Però bisogna sceglierle con ancora più cura, perché magari il ruggito leonino applicato a Michele funziona bene, la criniera meno.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Ricapitolando</strong>
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Per far capire al lettore la storia è necessario descrivere il contesto.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Stabilito quale sia il contesto che vogliamo, occorre <strong>documentarsi</strong>.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Poi si sceglie il personaggio punto di vista, colui che fornirà al lettore la descrizione.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Durante la descrizione vera e propria bisogna essere concreti, stimolare i sensi e riprendere la scena in movimento.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Non sempre più particolari si mettono meglio è. Bisogna tenere solo quei particolari significativi per la storia.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Il linguaggio dev&#8217;essere preciso, ma soprattutto deve suonare naturale in bocca al personaggio che descrive.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Descrizioni particolarmente complesse possono essere aiutate da metafore o similitudini, ma sono figure retoriche da maneggiare con cautela.
</p>
<p>E non bisogna scordarsi dei principi alla base di una scrittura decente: evitare le frasi troppo incasinate, gli aggettivi o gli avverbi in sovrannumero, i salti temporali superflui, i cambi di punto di vista ingiustificati, ecc.
</p>
<p><a name="m1_buio"></a>
<p style="font-size:medium"><strong>Paura del buio</strong>
</p>
<p>Appurato come dovrebbe essere una buona descrizione, vediamo qualche esempio di descrizioni riuscite male. Avrei da pescare a piene mani dai romanzi già recensiti, ma dato che l&#8217;orrore fresco è più spaventoso dell&#8217;orrore raffermo, rovisterò in un libro appena uscito. Sto parlando di <em>Buio</em>, pubblicato a inizio mese da Fazi. L&#8217;autrice, al suo esordio, è Elena P. Melodia – che almeno ha il buon gusto di non essere una quattordicenne.<br />
<em>Buio</em> è il primo volume nella trilogia (tanto per cambiare&#8230;) urban fantasy di <em>My Land</em>; è spacciato al modico prezzo di 18 euro e 50.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_buio.jpg" alt="Copertina di Buio" /><br />
<em>Copertina di Buio. Quando non si paga la bolletta&#8230;</em></p>
<p>La trama vede tale Alma, diciassettenne &#8220;bellissima, apparentemente sicura di sé, ma fragile e inquieta&#8221;(sic), coinvolta in una serie di omicidi, che paiono ispirati ai racconti che la stessa Alma scrive. Per fortuna ha come alleato Morgan &#8220;il ragazzo più misterioso e sfuggente della scuola, i cui incredibili occhi viola sanno leggerle nel cuore come nessun altro&#8221;(sic).<br />E già la trama basterebbe a scoraggiare qualunque persona con un quoziente intellettivo di almeno due cifre, ma l&#8217;editore ha fatto di più: offre la possibilità di leggere gratis le prime pagine del romanzo. Così anche chi fosse in dubbio può decidere di lasciar perdere.  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/kaos-whiteusagi01.gif" alt="kaos-whiteusagi01.gif" class="wp-smiley" /> <br />Trovate il PDF con l&#8217;incipit di <em>Buio</em>, <a href="http://www.myland-buio.it/MyLand.zip">qui</a>.</p>
<p>A parte la bruttezza generale, vorrei concentrarmi su alcune descrizioni ed evidenziarne i difetti, in base a quanto illustrato in precedenza.
</p>
<p>Prima scena: la protagonista sta sognando. Sogna il buio (no comment):<br />
<blockquote>È buio. Cammino, ma non mi muovo. Ho le gambe pesanti come piombo e nella testa mi battono i colpi di passi immobili, che martellano senza sosta, mentre comincio a sentire freddo. Tremo e non ho modo di scaldarmi. Anche le mie braccia sono paralizzate. Mi fanno male, un male che non ho mai provato prima, quasi stessero per staccarsi.<br />Provo a gridare, ma non ci riesco. Emetto solo un filo di voce roca e stonata, come il suono di uno strumento a fiato rimasto troppo a lungo sott&#8217;acqua.</p></blockquote>
<p>Vediamo qualche punto particolarmente osceno: le braccia &#8220;Mi fanno male, <strong>un male che non ho mai provato prima</strong>, quasi stessero per staccarsi.&#8221; Tipica frase vuota: dopo che la protagonista ha abortito un feto alieno, le hanno amputato una gamba, ha passato la notte a mollo nel mar glaciale artico, <em>allora</em>, &#8220;un male che non ha mai provato prima&#8221; ha un significato. A tre righe dall&#8217;inizio del romanzo <em>non significa niente</em>.<br />&#8220;quasi stessero per staccarsi&#8221; è un pochino meglio, perché almeno richiama, sebbene in maniera vaga, un&#8217;immagine. Ma rimane un passaggio molto fiacco. Devi descrivere un dolore simile all&#8217;avere gli arti strapparti dal corpo, non mi sembra che ci siamo molto&#8230;<br />&#8220;un filo di voce roca e stonata, <strong>come il suono di uno strumento a fiato rimasto troppo a lungo sott&#8217;acqua</strong>.&#8221; Una similitudine o una metafora mettono in rapporto due cose diverse <em>perché il lettore possa avere più facile comprensione</em>. Ora, se dico: &#8220;voce roca&#8221; penso che non ci siano grossi problemi a sentire quello di cui si parla, ma quanti di voi hanno mai preso uno strumento a fiato, l&#8217;hanno lasciato <em>troppo a lungo</em> sott&#8217;acqua e infine hanno provato a suonarlo? Nessuno? No, tu lì in fondo non conti.<br />In altre parole qui c&#8217;è una similitudine che rende <em>più difficile</em> la comprensione della frase. Due piccioni con una fava: prima si butta fuori il lettore dall&#8217;incubo (improvvisamente il buio è riempito dall&#8217;acqua e da uno strumento stonato), e in cambio si ottiene di <strong>non</strong> fargli capire a quale suono ci si voglia riferire.<br />E non è finita qui: nelle descrizioni bisogna essere precisi, usare il preciso nome delle cose – la giusta parola, non la seconda cugina. Cosa dovrei immaginarmi a &#8220;strumento a fiato&#8221;? Una zampogna? Un flauto? Un trombone? Aggravante: la narrazione è in prima persona. Il Narratore onnisciente può usare termini generici per ragioni letterarie, ma un personaggio no. Nessuno immagina uno &#8220;strumento a fiato&#8221;, una persona immagina appunto una tromba o una cornamusa o qualcos&#8217;altro.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_tromba.jpg" alt="Tromba" /><br />
<em>Una tromba immersa nell’acqua (troppo a lungo?) È proprio l’immagine giusta per calare il lettore in un incubo tenebroso</em></p>
<p>C&#8217;è infine da domandarsi quale personaggio ha il sangue freddo per analizzare la propria voce e metterla in relazione con uno strumento a fiato bagnato, <em>mentre si trova ad affrontare il dolore fisico più intenso della propria vita</em>. Forse basta dire perché sì!!! Perché è fantasy!!! Perché imparare a scrivere è brutto!!!<br />Tralascio altri dettagli di cattiva scrittura in quelle poche frasi, perché non sono attinenti al problema delle descrizioni.</p>
<p>Andiamo avanti:<br />
<blockquote>È successo di nuovo. Il confine tra sonno e veglia non esiste più, ormai, e gli incubi sono veri, la realtà un inferno. Il sogno diventa realtà. E anche il sogno è un inferno.</p></blockquote>
<p>Poco da aggiungere. Una sfilza di termini astratti: incubi, realtà, sogno, inferno, ecc. Non c&#8217;è niente a cui il povero lettore possa aggrapparsi. Frasi del genere sono letteralmente inchiostro buttato. Non comunicano niente.
</p>
<p>Scena immancabile:<br />
<blockquote>Mi guardo allo specchio e il buio si scioglie, a poco a poco. Sono bella, nonostante tutto.<br />Resto lì, a fissarmi.<br />Ogni tanto mi capita di pensare come sarebbe la mia vita se fossi brutta, se non avessi gli occhi verdi, che mi piace piantare addosso ai ragazzi per metterli in imbarazzo, o i capelli neri e lisci, lucidi da far invidia a una geisha, o questo corpo che rimane magro, qualunque cosa mangi. Come sarebbe la mia vita?<br />Sarebbe un unico, colossale, irrimediabile schifo.</p></blockquote>
<p>Come si diceva, le scene allo specchio nella narrazione in prima persona sono cliché in maniera insopportabile. E per non farci mancare niente l&#8217;autrice riprende i canoni di bellezza più scontati: occhi verdi, capelli neri e lisci, corpo sempre magro. Persino Nihal in una scena analoga si era trovata un difettuccio (la poverina aveva gli occhi troppo grandi!), qui invece c&#8217;è solo piatta perfezione. Comunque è da apprezzare almeno un tentativo di dare movimento alla descrizione, per esempio gli occhi <em>piantati addosso</em> ai ragazzi.
</p>
<p>La protagonista arriva a scuola:<br />
<blockquote>Fuori, il solito gruppetto di ragazzi mi fissa mentre passo nel corridoio affollato del primo piano.</p></blockquote>
<p>Uhm? C&#8217;è un gruppo di ragazzi che la fissa da fuori la scuola mentre lei cammina in corridoio? E perché non entrano? Un gruppo di ragazzi che non sono della scuola tutte le mattine si appostano fuori per spiare lei? E come fanno a seguirla nella loro opera di spionaggio se il corridoio è affollato? Qualcuno ha capito il senso di questa descrizione?
</p>
<p>La protagonista arriva in classe:<br />
<blockquote>Le mie amiche invece sono diverse. Ognuna con la propria personalità vincente. Seline, sempre allegra e curiosa, sarebbe capace di vivere una settimana solo facendo shopping. Agatha, taciturna e introversa, è indipendente e determinata. E Naomi, vivace ma equilibrata, è una di quelle che dicono sempre quello che pensano.</p></blockquote>
<p>Voglio un attimo imitare Naomi: &#8220;questa è la descrizione di personaggi più squallida che abbia mai letto in un libro pubblicato da casa editrice non a pagamento&#8221;. È una descrizione che fa <em>schifo</em> perché è vuota in modo imbarazzante. Non ci sono immagini, non ci sono suoni, non ci sono sapori, non ci sono sensazioni, non c&#8217;è un beneamato <strong>niente</strong>. Ci sono un mucchio di aggettivi, Agatha ne ha appiccicati addosso addirittura quattro: taciturna, introversa, indipendente e determinata. Ovviamente sono tutti aggettivi <em>astratti</em>, perché guai se il lettore riesce a immaginare qualcosa. Se almeno Agatha fosse stata bassa, grassa, gobba e zoppa, avremmo avuto un qualcosa a cui aggrapparci. Invece niente, dobbiamo aggrapparci all&#8217;eterea indipendenza o determinatezza.<br />Per Seline e Naomi vale altrettanto.<br />Senza contare che descrivere il carattere dei personaggi è un&#8217;idea balorda in sé: quando agiranno, il lettore capirà il loro carattere. Quando scopriremo che Agatha vive già da sola e si prende cura della sorella malata, magari ne dedurremo che è &#8220;indipendente&#8221; e &#8220;determinata&#8221;. Quando Naomi si alzerà dal suo posto per mandare a quel paese l&#8217;insegnante di matematica, sapremo che è una che dice sempre quello che pensa. Quando Seline si presenterà in classe ubriaca e con i vestiti in disordine, capiremo che è &#8220;sempre allegra&#8221;.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_amiche.jpg" alt="Amiche di Alma" /><br />
<em>Seline, Agatha e Naomi. Notare l’aura di vivacità che circonda Naomi e la distingue subito dalle altre</em></p>
<p>La cosa che fa rabbia non è tanto l&#8217;incompetenza della signorina Melodia, dell&#8217;editor o di chi altri ha letto prima della pubblicazione, quello che fa rabbia è vedere quanto il lettore sia tenuto in poco conto. Tra le righe della descrizione di cui sopra in verità si legge: &#8220;Chi se ne fotte? Tanto &#8217;sta merda se la devono sorbire delle ragazzine cerebrolese. Povere scemotte che si bevono qualsiasi cosa. Perché impegnarsi?&#8221;<br />Be&#8217;, niente da dire, se si vende è sempre tutto ok, no? Ma un mondo così mette addosso <strong>tristezza</strong>.
</p>
<p>Come mette addosso tristezza:<br />
<blockquote>Le aule sono grandi e illuminate da chilometri di luci al neon, come gigantesche stanze di un vecchio ospedale, dove una parola riecheggia con la forza di un urlo e il bianco disarmante dei soffitti ti ricorda il vuoto che  hai dentro ogni giorno varcando l&#8217;ingresso.</p></blockquote>
<p>A parte l&#8217;inutile complessità della frase, che parte da &#8220;Le aule sono grandi&#8221; e finisce con il lamento della protagonista per il vuoto dentro, abbiamo il ritorno della similitudine dannosa!<br />&#8220;Le aule sono grandi&#8221;: si capisce, o sbaglio?<br />&#8220;illuminate da chilometri di luci al neon&#8221;: questa è una prima figura retorica, un&#8217;iperbole, forse ci può stare, perché il significato rimane chiaro.<br />&#8220;come gigantesche stanze di un vecchio ospedale&#8221;: questa similitudine dovrebbe avere lo scopo di rendere più semplice per il lettore comprendere il significato di &#8220;aule grandi con un mucchio di luci al neon&#8221;. E invece confonde: perché non è esperienza comune frequentare le stanze (gigantesche) dei vecchi ospedali, e perché nei vecchi ospedali ci sono sale di ogni dimensione e con ogni gradazione di luce.<br />&#8220;[...] il bianco disarmante dei soffitti ti ricorda il vuoto che  hai dentro ogni giorno varcando l&#8217;ingresso.&#8221; Scusate, sono stufa di essere razionale e gentile quando è evidente la presa per i fondelli. &#8220;Il bianco disarmante dei soffitti&#8221;? &#8220;Il vuoto che hai dentro (varcando l&#8217;ingresso)&#8221;? WTF?<br />«Ciao, Marco. Che ci fai con quell&#8217;arnese in mano?»<br />«Ciao, Chiara. Eh, nuove disposizioni del Ministero: devo fare il vuoto dentro a tutti gli studenti che varcano il cancello.»
</p>
<p>Bonus, lo gnokko:<br />
<blockquote>Approfitto di quella sua esitazione per studiarlo meglio. Non so se dipenda dal fisico slanciato e perfetto o dai capelli biondi da angelo o dagli occhi quasi viola, oppure dalla fossetta che, quando sorride, segna il lato sinistro della bocca, ma il fatto è che Morgan è senza dubbio il ragazzo più interessante che conosco.</p></blockquote>
<p>Va bene, ma è bello come un dio greco?<br />Per il resto penso possiate commentare da soli: fotografia statica, con dettagli cliché e solo la vista è stimolata. Non è una descrizione atroce come quella delle compagne di scuola, ma certo sarebbe bello che uno scrittore si sforzasse un attimo di più – tanto per cambiare, eh.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_vampiro.jpg" alt="vampiro" /><br />
<em>Per me Morgan è un vampiro. E in più ha gli occhi viola. Sarà mica un vampiro mezzelfo?</em></p>
<p>Con questo non voglio dire che <em>Buio</em> sia un brutto romanzo, magari la storia brillante compensa lo stile, io però, lette queste prime pagine, non ho nessuna voglia di proseguire.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Quali manuali leggere</strong>
</p>
<p>Se volete approfondire, leggete i manuali segnalati. In particolare, quello che ho trovato più interessante è stato <em><strong>Word Painting: A Guide to Writing More Descriptively</strong></em>. È un testo a tratti dispersivo, che non sempre rimane focalizzato sull&#8217;argomento, ma le divagazioni mi hanno divertita.
</p>
<p>Gli aneddoti che l&#8217;autrice inserisce qui e là sono simpatici. Uno su tutti mi ha fatto meditare: l&#8217;autrice ricorda quando consegnò all&#8217;insegnante di inglese delle medie un poema, nel quale era descritta una signora che rinvasava un geranio. L&#8217;insegnante glielo restituì dicendo che doveva essere più creativa, mettere maggior fantasia nello scrivere, per esempio imitare il compagno di banco, che aveva scritto un racconto di fantascienza con gli alieni che uscivano dai fiori.<br />Mi chiedo in quale scuola italiana, di qualunque ordine o grado, un insegnante non solo preferisce un racconto di fantascienza a una poesia con i gerani, ma addirittura incita il sedicente poeta a essere più fantasioso.<br />Nota: in realtà Rebecca McClanahan ha continuato a scrivere di gerani &amp; simili, non si è mai convertita al fantastico – l&#8217;aneddoto rimane significativo.
</p>
<p>Piacevole anche quando, molti anni dopo, la Rebecca, questa volta nel ruolo di insegnante, dimostra la pochezza del suo allievo che non si abbassa a costruire una storia basata su dettagli concreti, perché lui deve pontificare sull&#8217;&#8221;ansietà dell&#8217;essere&#8221; o sul &#8220;caos della modernità indefinita&#8221;. Da noi i gonzi di questo genere, invece di essere bocciati, finiscono a scrivere sulle riviste letterarie.
</p>
<p>Inoltre in <em><strong>Word Painting</strong></em> sono trattati molti argomenti che per ragioni di spazio qui non ho potuto affrontare, per esempio l&#8217;importanza del <em>suono</em> delle parole in determinate descrizioni. Dunque, lettura consigliata.
</p>
<p><em><strong>Description</strong></em> di Monica Wood non è allo stesso livello. Anche qui ci sono buone cose, ma la Wood non ha il carisma, né la competenza della McClanahan. In particolare gli esempi della Wood sono pessimi: invece di citare da autori più o meno noti, la Wood si è costruita i propri esempi, e non si è impegnata molto. Gli esempi &#8220;sbagliati&#8221;, da non seguire, sono brutti. Gli esempi &#8220;giusti&#8221;, da imitare, sono brutti uguale.<br />Spesso il discorso è confuso: per esempio, quando parla di &#8220;mostrare&#8221; e &#8220;raccontare&#8221;, giustamente dice che ci sono momenti dove è meglio &#8220;mostrare&#8221; e altri dove è più utile &#8220;raccontare&#8221; – le relative citazioni sono perfino attinenti –, tuttavia si rimane con l&#8217;impressione che le due tecniche siano equivalenti. E non è proprio così: le occasioni dove il &#8220;raccontare&#8221; è più funzionale alla storia rispetto al &#8220;mostrare&#8221; non sono molte.<br />Comunque, meglio leggere <em><strong>Description</strong></em> che <em>gnente</em>.
</p>
<p><em><strong>Description &amp; Setting</strong></em> di Ron Rozelle mi è parso monotono e superficiale. All&#8217;inizio l&#8217;autore proclama che si occuperà sia di narrativa di genere sia di <em>literary fiction</em>, ma quando si arriva alle pagine dedicate ai generi, sono poche, inconcludenti e scritte da qualcuno che non conosce bene la materia. Ho trovato la cosa irritante. Ma forse è un problema mio.<br />Leggetelo se vi avanza tempo.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Compiti a casa</strong>
</p>
<p>Per concludere, vi propongo un esercizio. Guardate l&#8217;immagine qui sotto:</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_esercizio.jpg" alt="Ragazza con fucile e coniglio" /><br />
<em>I giapponesi sono strani</em></p>
<p>Prendete un punto di vista (qualcuno nascosto nell&#8217;ombra, dietro una delle tante finestre o la ragazza seduta o magari i conigli rosa distesi sulle scale) e provate a descrivere la scena. C&#8217;è di tutto: una ragazza con i capelli di un colore strano e vestita in maniera bizzarra, armata di un fucile che sembra vero ma è decorato con coniglietti; altri coniglietti (vivi?) abbandonati sui gradini, insieme con delle mele; sullo sfondo un coniglio nero antropomorfo, forse un uomo in costume? E il poster appeso vicino alla galleria, sarà la pubblicità del circo, o è un avviso della polizia per la ricerca di un pericoloso coniglio mannaro, o ancora è la foto di un coniglio scomparso?
</p>
<p>Divertitevi!</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Elements-Writing-Fiction-Description/dp/0898799082/"><em>Description</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Description-Setting-Techniques-Exercises-Believable/dp/158297327X/"><em>Description &#038; Setting</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Word-Painting-Guide-Write-Descriptively/dp/1582970254/"><em>Word Painting</em> su Amazon.com</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.monicawood.com/">Il sito di Monica Wood</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://ronrozelle.com/index.php">Il sito di Ron Rozelle</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.mcclanmuse.com/">Il sito di Rebecca McClanahan</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/code/9788842913818/keyes-daniel/fiori-per-algernon.html"><em>Fiori per Algernon</em> su iBS.it</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://gigapedia.com/items/17033/flowers-for-algernon"><em>Flowers for Algernon</em> su gigapedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/code/9788876250590/melodia-elena-p/buio-my-land.html"><em>Buio</em> su iBS.it</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.myland-buio.it/">Il sito ufficiale della trilogia <em>My Land</em></a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ars_poetica"><em>Ars Poetica</em> di Orazio su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_%28Aristotele%29"><em>Retorica</em> di Aristotele su Wikipedia</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=2216" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il Punto sul Fantasy Italiano</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2009 22:04:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Non ho mai scritto articoli che trattassero in generale del fantasy italiano; questo sarà il primo e l&#8217;ultimo. Lascerò da parte le ovvietà – scarsa qualità media, editori che se ne infischiano della decenza, editor in giro per funghi invece di lavorare, critica assente – e mi concentrerò su un dettaglio molto più importante di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho mai scritto articoli che trattassero in generale del fantasy italiano; questo sarà il primo e l&#8217;ultimo. Lascerò da parte le ovvietà – scarsa qualità media, editori che se ne infischiano della decenza, editor in giro per funghi invece di lavorare, critica assente – e mi concentrerò su un dettaglio molto più importante di quanto non sembri: l&#8217;avvilente mancanza di salamandre giganti.<br />No, non sono ubriaca, grazie per l&#8217;interessamento.  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink51.gif" alt="chikas_pink51.gif" class="wp-smiley" /> 
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Nell&#8217;ambito della narrativa, il concreto è sempre più efficace dell&#8217;astratto, il dettaglio si rivela più significativo dell&#8217;insieme. È la regola generale dalla quale deriva il principio del &#8220;mostrare, non raccontare&#8221; o &#8220;show, don&#8217;t tell&#8221; per dirla all&#8217;inglese che è sempre <em>cool</em>. E nel rispetto di tale principio, ecco un esempio!</p>
<p class="bl2"><strong>[1]</strong> Silvia non è un bravo genitore.</p>
<p>Anche assumendo che il lettore sappia chi sia Silvia, e magari ne abbia una descrizione fisica, questa frase rimane astratta. Il &#8220;non essere bravi&#8221; non è tangibile, è un etereo giudizio morale. Al lettore non è comunicata alcuna immagine: è il classico <em>raccontare</em>, dove invece si dovrebbe <em>mostrare</em>.</p>
<p class="bl2"><strong>[2]</strong> Silvia picchia la figlia per futili motivi.</p>
<p>Un passo avanti: Silvia non è più &#8220;cattiva&#8221; perché lo sostiene il Narratore, ma perché picchia la figlia anche  quando non ce ne sarebbe bisogno. Tuttavia siamo ancora al raccontare: &#8220;i futili motivi&#8221; quali sono? E poi la picchia <em>sempre</em>&nbsp;? Non credo. Dove e quando la picchia? Come la picchia?<br />Nella frase ci sono solo le premesse del mostrare.</p>
<p class="bl2"><strong>[3]</strong> Appena tornata a casa, Silvia scoprì la figlia intenta a leggere un libro sconveniente. Senza pensarci due volte le impartì una crudele punizione.</p>
<p>Qui si è varcato il confine tra il raccontare e il mostrare. Adesso non sto più dicendo che Silvia è &#8220;cattiva&#8221;, sto mostrando che lo è (punisce la figlia in modo crudele solo perché legge un libro). È buona narrativa? No. La situazione manca di consistenza, è ancora troppo generica, sembra un videogioco senza <em>texture</em>. Lo si capisce perché molto – troppo – in questa scena dipende dagli aggettivi. A seconda di come il lettore interpreta <strong>sconveniente</strong> e <strong>crudele</strong>, si hanno situazioni molto diverse. La storia potrebbe essere ambientata ai giorni nostri  o nel Medioevo, la crudele punizione potrebbero essere frustate o togliere alla figlia il collegamento a Internet.<br />Se si tramutano gli aggettivi in <em>cose</em>, oggetti o azioni concrete, subito la scena migliora:</p>
<p class="bl2"><strong>[4]</strong> Appena tornata a casa, Silvia scoprì la figlia intenta a leggere le <em>Cronache del Mondo Emerso</em>. Senza pensarci due volte l&#8217;afferrò per i capelli, la trascinò in cucina, le ficcò la testa nel lavello pieno di piatti sporchi e aprì il rubinetto dell&#8217;acqua calda. Girò la manopola fino in fondo.</p>
<p>Meglio. I particolari permettono d&#8217;inquadrare la scena e persino io posso considerare esagerato ustionare la faccia di qualcuno perché sta leggendo la Troisi; dunque è <em>mostrato</em> che Silvia si accanisce sulla figlia per futili motivi. Non siamo ancora a un livello di decenza, la scena è ancora solo abbozzata, ma siamo sulla giusta strada.</p>
<p>L&#8217;obiettivo è di continuare ad aggiungere <em>texture</em> sempre più dettagliate, di trasformare sempre più l&#8217;astratto in concreto.<br />
Prendiamo lo &#8220;scoprì&#8221;: può essere una buona scelta dal punto di vista linguistico – alcuni potrebbero preferire &#8220;colse&#8221;, altri un più colloquiale &#8220;beccò&#8221;, non cambia molto – ma dal punto di vista della narrativa è fiacco. &#8220;scoprì&#8221; non è abbastanza preciso, trasmette immagini sfocate. Avrei dovuto invece mostrare Silvia che, senza bussare, spalanca la porta della camera della figlia e intravede la copertina delle <em>Cronache</em> mentre la ragazzina tenta di nascondere il volume in mezzo ai libri di scuola.<br />
Secondo esempio: i &#8220;piatti sporchi&#8221;. I &#8220;piatti sporchi&#8221; comunicano l&#8217;idea che Silvia non si curi delle condizioni in cui vive la figlia, che era uno degli obiettivi da mostrare rispetto alla <strong>[1]</strong>. O viceversa, se la figlia non è proprio una bambina, avrebbe potuto lavarli lei i piatti, mentre la madre era via: non ha ricevuto una grande educazione, la <strong>[1]</strong> è sempre mostrata (ovviamente i piatti avrebbe pure potuto lavarli il convivente di Silvia, ma supponiamo che ci siano solo madre e figlia). Tuttavia, scritta così, la <em>texture</em> dei piatti sporchi rimane troppo poco definita. È meglio se si  aumenta la risoluzione, si tolgono i generici &#8220;piatti sporchi&#8221; e si entra in maggior dettaglio: la guancia della figlia è premuta contro una padella incrostata di sugo di pomodoro e avanzi di patate fritte, nel lavello si è accumulata acqua stagnante che puzza di fogna, tra posate e bicchieri galleggiano mozziconi di sigarette, uno scarafaggio si affaccia da una crepa tra le piastrelle sopra il rubinetto.</p>
<p>Più <em>texture</em> in alta risoluzione ci sono meglio è, ma bisogna sceglierle con cura e aver sempre presente quale sia lo scopo della scena. Qui, se esagero, sembrerà che voglia mostrare il degrado in cui vive Silvia e non come tratti male la figlia, che è invece lo scopo dichiarato della scena.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/pfi_texture.jpg" alt="senza e con texture" /><br />
<em>Senza texture (sopra). Con texture (sotto).<br />Il termine texture è usato nell’ambito della grafica al computer e dei videogiochi per indicare un’immagine che viene applicata a un modello tridimensionale. Mettere una o più texture a un modello assomiglia un po’ a dipingere una miniatura. Le texture sono utilizzate per simulare la presenza di materiali diversi, con colori e consistenza diversa, per creare dettagli altrimenti difficili da modellare, quali ruggine o scalfitture, e infine per dare l’illusione della presenza di piccoli particolari (ad esempio i bottoni su una giubba di un soldatino in un videogioco di guerra spesso sono solo disegni sulla texture della giubba e non bottoni 3D)</em></p>
<p>C&#8217;è anche il rischio di partire per la tangente e pian piano scivolare nell&#8217;<em>inforigurgito</em>, incidente che capita spessissimo agli scrittori di fantasy non solo nostrani e non solo dilettanti. Poniamo che cambiassi l&#8217;inizio, scrivendo:</p>
<p class="bl2"><strong>[5]</strong> Silvia era appena tornata a casa dopo il turno di notte alle acciaierie Krupp.</p>
<p>Il particolare del turno di notte può essere aggiunto per mostrare che in fondo Silvia non è così cattiva come sembra. È più facile giustificare il suo modo di agire pensando a quanto possa essere faticoso il lavoro che svolge. Inoltre il fatto che torni dopo il turno di notte implica che sia mattina: forse la figlia legge la Troisi invece di andare a scuola. Non è ancora abbastanza per seviziarla ma è una ragione in più.<br />Perciò il cambiamento è accettabile, sebbene come <em>texture</em> sia scarsa, in quanto il turno di notte non si vede, non si sente, e non si tocca.<br />Quando insisto, sbaglio:</p>
<p class="bl2"><strong>[6]</strong> Silvia era appena tornata a casa dopo il turno di notte alle acciaierie Krupp, fondate nel 1811 da Friedrich Krupp.</p>
<p>Un ulteriore dettaglio, ma&#8230; c&#8217;entra qualcosa con lo scopo della scena sapere che le acciaierie Krupp sono state fondate nel 1811 da Friedrich Krupp? No, non c&#8217;entra niente; allontana solo l&#8217;attenzione del lettore. È un dettaglio di troppo che invece di aggiungere concretezza introduce rumore.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/pfi_krupp.jpg" alt="Acciaierie Krupp" /><br />
<em>Le acciaierie Krupp impegnate a produrre cannoni durante la Prima Guerra Mondiale</em></p>
<p>Per ricapitolare: più si esplorano i dettagli, più si tralasciano il generale e l&#8217;astratto per mostrare i particolari, più la narrativa è efficace e coinvolgente.<br />È in verità un concetto noto, quasi &#8220;saggezza popolare&#8221;, è un modo più articolato di esprimere la stessa idea che è alla base del detto &#8220;un&#8217;immagine vale mille parole&#8221; o &#8220;una morte è una tragedia, un milione di morti è statistica.&#8221; (attribuita a Joseph Stalin).<br />Infatti polita e pubblicità – in generale la propaganda – usano da sempre espedienti di questo tipo.<br />Mettiamo che io sia un politico vecchio, bigotto e <em>kattivo</em>, che odia chi si diverte. Ho deciso di far approvare una legge che imponga il coprifuoco ai minorenni (qualcosa di simile <a href="http://antimega.textdriven.com/antimega/2009/03/01/the-kids-are-alright">si sta verificando</a> in Inghilterra), devo convincere il Parlamento o la popolazione che è la scelta giusta.<br />Potrei, a sostegno della mia tesi, portare le statistiche sui reati e spiegare come siano in aumento i crimini violenti commessi da minorenni nelle ore serali. Oppure potrei mostrare un video preso dalla telecamera di sorveglianza di un supermercato: una gang di ragazzi violenta la commessa, spara in fronte al proprietario e scappa con i soldi. Quasi sicuramente il video (o, per rimanere in ambito letterario, la trascrizione romanzata dello stesso) sarà più efficace della statistica. Peggio, anche se la statistica dimostra che i reati sono <em>diminuiti</em>, il video da solo è probabile possa bastare.
</p>
<p>Perché capita questo? Perché il grado di coinvolgimento di fronte a una pagina che riporti situazioni concrete è molto più profondo di quanto si pensi. Quando si dice che un bravo scrittore riesce a farti &#8220;vivere&#8221; il romanzo non è retorica. Esperimenti con la risonanza magnetica (tipo quello <a href="http://www.physorg.com/news152210728.html">qui</a> descritto) fanno supporre<sup><a href="#pfi_nota_1">[1]</a></sup> che il lettore simuli quello che legge. Quando un personaggio prende in mano un libro, si attivano le aree del cervello predisposte alla manipolazione degli oggetti. Quando il personaggio si sposta da una stanza all&#8217;altra, si attivano le aree che normalmente sono legate alla valutazione di problemi spaziali. Però non succede sempre. Capita solo quando i dettagli sono sufficientemente vividi. L&#8217;astratto non genera questo stesso tipo di reazione &#8220;viscerale&#8221;.
</p>
<p>Dunque, se si vuole sul serio coinvolgere il lettore, trascinarlo nella storia, bisogna affidarsi a particolari tangibili. A situazioni chiare e concrete. Si devono fornire i <em>dettagli</em> necessari affinché il cervello del lettore possa &#8220;recitare&#8221; la scena. Lasciare all&#8217;immaginazione semplicemente non funziona altrettanto bene, non genera questa risposta istintiva.<sup><a href="#pfi_nota_2">[2]</a></sup>
</p>
<p>Sempreché si <strong>voglia</strong> coinvolgere il lettore. Esiste una folta schiera di scrittori che sono quasi schifati all&#8217;idea che il lettore possa essere rapito da una storia. Secondo costoro un povero disgraziato dovrebbe pagare per comprare i loro libri e poi soffrire a leggerli, perché se la lettura è scorrevole, se il fluire del testo è naturale, allora non è vera Letteratura, con la L maiuscola. Perché, se non vuoi <em>impegnarti</em>, tanto vale che vai al cinema! Giusto: meglio qualunque film delle opere di questi squinternati.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Torniamo alla partenza, al fantasy italiano. Molti degli scrittori di casa nostra hanno problemi a scrivere con il giusto livello di dettaglio e ho paura che non derivi solo da scarsa tecnica, ma proprio da un approccio sbagliato. E qui veniamo alle salamandre giganti!!!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/pfi_salamandra.jpg" alt="Salamandra" /><br />
<em>Questa è una salamandra. Non gigante</em></p>
<p>Le salamandre giganti erano in un articolo sul blog di Jeff VanderMeer. In quell&#8217;articolo, di ormai credo un anno fa, VanderMeer chiedeva al suo pubblico, in particolare agli oculisti e agli esperti di anfibi, quanto sarebbe verosimile la costruzione di una città nell&#8217;occhio di una salamandra gigante. Gigante nel senso grande quanto uno degli stati americani.<br />Non metto il link a quell&#8217;articolo – cercatelo! – perché non ne ho avuto bisogno per scrivere questo mio di articolo: sono passati mesi e mesi ma nella mia testa i <em>particolari</em> della questione sono ancora <em>vividi</em>.<br />Con quali problemi si dilettano invece gli autori italiani? Ne elenco qualcuno:
<ul>
<li>I giovani (scrittori) rovinano il fantasy <strong>o</strong> il fantasy rovina i giovani (scrittori).</li>
<li>Il pubblico è stupido, il pubblico è ignorante, il pubblico non compra abbastanza libri!!! (evidentemente questo signor Pubblico non è poi così scemo).</li>
<li>I mezzi d&#8217;informazione tradizionali – stampa e televisione – non trattano il fantasy con il dovuto rispetto! Il fantasy non è narrativa per ragazzini stupidotti! (basta fare un giro in libreria&#8230; per verificare che, nell&#8217;ignoranza, questa volta stampa e televisione hanno indovinato!)</li>
<li>Non si può intaccare la Libertà Artistica™ degli Autori! (sigh)</li>
<li>&#8230;e un&#8217;infinita sequela di questioni pseudo-intellettuali che sono <em>fuffa</em> allo stato puro. Di solito si capisce subito che si è entrati in quest&#8217;ambito perché sono presenti determinate parole chiave: società, metafora, allegoria, post<em>qualcosa</em>, trans<em>qualcosaltro</em>, ecc.</li>
</ul>
<table style="width: 100%" cellspacing="1" border="1" cellpadding="12">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4">
<p align="center"><strong>Med Fantasy</strong></p>
<p>Una delle questioni più inutili che ogni tanto affiora è quella del Med Fantasy. Ovvero fantasy ambientato nel bacino del mediterraneo, facente riferimento a mitologia e folklore italici o appunto mediterranei.<br />È una storia vecchia; è uno dei dilemmi che straziano gli autori italiani: bisogna ambientare i propri romanzi a New York o a Bologna?<br />
E la risposta è: qualunque ambientazione va bene.<br />Se si vive a Bologna, può essere che il lavoro di documentazione sia minore e più facile, tuttavia nessuno vieta allo scrittore di comprare libri su New York, di visitare New York, di vivere per un certo tempo a New York. Se l&#8217;autore ritiene che New York sia lo sfondo perfetto per la sua storia, va benissimo New York, basta che si documenti a sufficienza perché i particolari che inserirà risultino realistici.<br />Non c&#8217;è nessuna &#8220;superiorità&#8221; intrinseca di un luogo rispetto a un altro. Tokyo, Mosca o Catania è la stessa cosa. Anche perché, tranne eccezioni, un romanzo non è davvero ambientato a Tokyo, a Mosca o a Catania. Un romanzo è ambientato in un appartamento all&#8217;ultimo piano di un grattacielo, in un bar a un angolo di strada, nel sottopassaggio di una stazione, e così via. L&#8217;aspetto cruciale è rendere vividi i dettagli del sottopassaggio, non ha importanza che la stazione sia quella di Londra o Berlino o Milano.<br />Se uno scrittore possiede una conoscenza minuziosa del folklore del luogo dove vive, ben venga che la usi in una sua storia. Ma il Pesce Siluro che esce dal Po per ingoiare uno sprovveduto non è di per sé più affascinante del mostro di Loch Ness o di Dagon o dell&#8217;Ogopogo.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/pfi_siluro.jpg" alt="Pesce Siluro" /><br />
<em>Il Pesce Siluro (Silurus glanis) può crescere ben oltre i due metri di lunghezza e i cento chili di peso. È noto per la sua abitudine di mangiare i bambini. Forse</em></p>
<p>Il western <em>all&#8217;italiana</em> non era ambientato in Val Padana. Non vedo perché un fantasy <em>all&#8217;italiana</em> non possa avere draghi ed elfi(&#8230;) e <em>yokai</em> e <em>vodyanoy</em> e qualunque elemento si voglia.<br />Tra l&#8217;altro, al momento attuale, è come mettere il carro davanti ai buoi: quando – se – ci sarà un numero sufficiente di opere in lingua italiana che esibiscono caratteristiche che tendono ad accumunarle, allora, forse, si potrà discutere l&#8217;etichetta. Un sottogenere come lo <em>steampunk</em> non è nato perché la gente si è messa a chiacchierare di <em>steampunk</em>, è nato dall&#8217;identificazione in opere già esistenti di precise connotazioni comuni.</p>
</td>
</tr>
</table>
<p>Quello che mi preoccupa è che sono convinta un sacco di gente pensi davvero che le questioni sopra elencate siano più serie, sofisticate o interessanti del sapere se una città possa essere costruita nell&#8217;occhio di una salamandra gigante. <strong>Non è così</strong>. Se ti occupi di fantasy, l&#8217;edilizia nel corpo delle salamandre è il tuo pane. Discutere sulla verosimiglianza di quella città vuol dire stabilire se i paletti dell&#8217;immaginario possono essere spostati un po&#8217; più avanti a comprendere una fantasia che fino a quel momento non esisteva. Non ci si sta rotolando nell&#8217;astratto, si sta facendo nascere qualcosa di concreto – almeno a livello mentale.</p>
<p>Nel fantasy italiano manca la capacità di mettere a fuoco i dettagli, di donare aspetti tangibili alla fantasia. Sia a livello di stile, sia a livello di mentalità. Ma questa che ho appena espresso è appunto una considerazione di carattere generale e non voglio prendere brutte abitudini. Dunque primo e ultimo articolo che ha parlato nel complesso del fantasy italiano.<br />Continuerò invece a recensire i <em>singoli</em> libri e occuparmi dei <em>singoli</em> mostri, o mondi o trovate fantastiche degne di nota.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>note:<br /><a name="pfi_nota_1"></a>&nbsp;<sup>[1]</sup>&nbsp;La prudenza è d’obbligo, data la complessità del problema e i metodi d’indagine usati, ancora molto rozzi e approssimativi.<br />
Per dare un’idea della difficoltà di esperimenti del genere, si immagini di avere un normale PC in funzione, magari mentre fa girare un videogioco. Ora, senza guardare il monitor, si deve dedurre quale sia l’immagine che in un dato istante appare e questo solo misurando la temperatura del <em>case</em> o il consumo di corrente dell’alimentatore.</p>
<p><a name="pfi_nota_2"></a>
<p>&nbsp;<sup>[2]</sup>&nbsp;Entro certi limiti l’immaginazione “funziona”. Quando leggiamo frasi del tipo: “Silvia picchia la figlia” e sappiamo chi o cosa sia “Silvia”, “figlia” e “picchiare”, ci sono prove indirette che avvalorano l’ipotesi che il nostro cervello generi un qualche tipo di rappresentazione della scena. Però appunto non la “vive”.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Texture_(computer_graphics)">texture su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Krupp">Krupp su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fire_salamander">Salamandra su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.latelanera.com/misteriefolclore/misteriefolclore.asp?id=76">Un articolo dedicato al Pesce Siluro</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.obakemono.com/">Guida agli yokai</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=1611" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Alcune note sullo scrivere Recensioni</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/01/26/alcune-note-sullo-scrivere-recensioni/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2009/01/26/alcune-note-sullo-scrivere-recensioni/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 26 Jan 2009 13:04:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/2009/01/26/alcune-note-sullo-scrivere-recensioni/</guid>
		<description><![CDATA[Una delle ragioni dietro la nascita della Barca dei Gamberi è stata l&#8217;insoddisfazione mia e del resto dell&#8217;equipaggio riguardo le recensioni librarie che si possono trovare in Rete e non. In particolare le recensioni che parlano di narrativa fantastica sono un disastro: se ne trovano poche, scritte da cani, inutili, e più spesso che non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle ragioni dietro la nascita della Barca dei Gamberi è stata l&#8217;insoddisfazione mia e del resto dell&#8217;equipaggio riguardo le recensioni librarie che si possono trovare in Rete e non. In particolare le recensioni che parlano di narrativa fantastica sono un disastro: se ne trovano poche, scritte da cani, inutili, e più spesso che non ipocrite e disoneste. Non sempre, certo, si possono incontrare anche ottime recensioni, ma sono rare.<br />Penso dipenda dal fatto che ognuno vede le recensioni a modo suo. Un po&#8217; lo stesso problema che affligge la narrativa: ognuno insegue la sua presunta Arte come gli pare e piace, fregandosene se quello che sta scrivendo sia utile, interessante e divertente anche per il prossimo. Il che è un atteggiamento legittimo, ma non aiuta chi sta cercando invece proprio l&#8217;utile, l&#8217;interessante e il divertente.<br />Per questo voglio proporre una serie di linee guida rispetto allo scrivere recensioni. Probabilmente non verranno prese in considerazione da nessuno, se non da me stessa e dalla Barca dei Gamberi, ma non si sa mai, tentar non nuoce.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>I: Lo scopo di una recensione.</strong></p>
<p>Lo scopo di una recensione libraria dev&#8217;essere offrire al lettore un parere <strong>chiaro e inequivocabile</strong> rispetto al valore del romanzo preso in esame. Questo può essere ottenuto con poche o tante parole, con un esplicito giudizio numerico o lasciando che siano discorsi più articolati a esprimere il parere del recensore, non ha importanza, l&#8217;importante è che alla fine il lettore deve sapere se spendere 18 euro per comprare il tal romanzo o no; se vale la pena perdere 10 o 20 ore per leggerlo.<br />Ci possono essere mille distinguo e precisazioni – del tipo che magari il romanzo può piacere agli appassionati di Elfi ma comunque non vale 20 euro e dunque è un affare solo se scaricato gratis da emule – ma il recensore non può e non deve sfuggire dall&#8217;esprimere il suo giudizio. Deve prendersi la responsabilità di dire: vale la pena leggerlo, non vale la pena leggerlo.<br />Può sembrare un&#8217;ovvietà ma non lo è. Ci sono quintali di recensioni che parlano di tutto e di più e poi i commenti dei lettori sono di questo tenore: &#8220;&#8230;sì, d&#8217;accordo, ma non solo non ho capito se il romanzo mi potrebbe piacere, ma non ho neanche capito se è piaciuto al tizio che l&#8217;ha recensito!&#8221; Ecco, recensioni così sono da buttar via.<br />Bisogna essere espliciti e prendere posizione. Perché, in generale, non ci sono vie di mezzo, non puoi presentarti alla cassa in libreria e discutere del più e del meno e dei Massimi Sistemi della Natura: o paghi i 18 euro o non li paghi.<br />Questo non vieta che si possa parlare di romanzi senza esprimere un parere netto, solo non sono recensioni e il lettore ne dovrebbe essere consapevole.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/nd_sex.jpg" alt="Sex for the eyes" /><br />
<em>Sex for the eyes. Your art is like sex for the eyes</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>II: Una recensione deve essere obbiettiva.</strong></p>
<p>Questo significa che il recensore deve rendere noti (al limite nella recensione stessa) i criteri che intende adottare, e a quelli attenersi. Deve attenersi a quei criteri indipendentemente da quale romanzo prenda in considerazione, chi sia l&#8217;autore, la casa editrice o qualunque altro fattore esterno. Inoltre i criteri devono essere consistenti da recensione a recensione.<br />Un esempio: qualche tempo fa, cercando altro, mi sono imbattuta in un sito di recensioni filmiche &#8220;cattoliche&#8221;. Il criterio di valutazione del sito era basato sul verificare quanto i film presi in esame fossero in accordo con la dottrina della Chiesa Cattolica. È un sito obbiettivo? Sì, perché i criteri adottati sono espressi in maniera esplicita e applicati a ogni film. È un sito dal quale prenderò consigli? No, perché i criteri non mi paiono adeguati.<br />Uno dei criteri adottati dalla Barca dei Gamberi è per esempio l&#8217;accuratezza dell&#8217;ambientazione. Un altro è l&#8217;originalità. Altri sono illustrati nell&#8217;articolo <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/05/31/riassunto-delle-puntate-precedenti/">Riassunto delle Puntate Precedenti</a>. Non pretendo che nessun altro adotti i nostri stessi criteri, ma una scelta <strong>dev&#8217;essere</strong> compiuta. Il criterio: come gira la Luna al recensore mentre scrive la recensione, <strong>non</strong> è un criterio accettabile.<br />Una scelta a priori dei criteri è anche l&#8217;unica possibilità per il lettore di poter verificare l&#8217;attendibilità della recensione. Dato il romanzo, o al limite estratti dello stesso, e dati i criteri ognuno può controllare se quello che il recensore scrive sia obbiettivo o no. <br />Sempre in quest&#8217;ottica di obbiettività, io considero più interessanti i criteri basati sul testo piuttosto che quelli basati sull&#8217;interpretazione dello stesso. Mi spiego meglio: mettiamo che uno adotti un criterio &#8220;politico&#8221;, per cui un romanzo è buono se aderisce a certe idee e brutto se fa riferimento a idee diverse. Di per sé può essere un criterio valido, ma poi il nostro recensore prende in mano il classico di Heinlein <em>Fanteria dello Spazio</em>. Dice che è un brutto romanzo perché è un romanzo &#8220;fascista&#8221;. Solo che, come ovvio, nel testo da nessuna parte c&#8217;è scritto che si tratta di un romanzo fascista: quella è un&#8217;interpretazione. Sarà vera? Forse sì, forse no, in quanto interpretazione è <em>soggettiva</em>: diventa difficile stabilire se il recensore sia stato sul serio obbiettivo.<br />Invece stabilire se un romanzo è originale o no non è così complesso (basta guardare i precedenti) e neppure è complicato accertare la verosimiglianza o verificare la coerenza interna.<br />Rimanendo attinenti al testo si può dire molto su un romanzo, e dire un molto <em>oggettivo</em>, senza entrare nel pantano delle interpretazioni. Rimanendo legati al testo si possono fare affermazioni che sono vere in sé, e secondo me queste affermazioni sono le più interessanti, perché sono vere per <em>tutti</em>. Non sto più offrendo un servizio solo a chi condivide la mia filosofia (come può essere con il sito di recensioni &#8220;cattoliche&#8221;), ma sto offrendo un servizio a tutti.<br />Va da sé che i criteri per me perdono ogni validità quando vanno oltre il testo e l&#8217;interpretazione. Per me non ha alcun senso dire che un romanzo è bello o brutto perché l&#8217;ha scritto un autore piuttosto che un altro. O magari perché ha venduto tanto o poco, o perché ne hanno tratto un film o un videogioco. O perché aiuta l&#8217;economia favorendo la vendita di segnalibri. I criteri devono essere legati alle parole del romanzo, non a quello che ci gira intorno.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>III: Quando la recensione non è obbiettiva bisogna segnalarlo.</strong></p>
<p>Oltre ai criteri obbiettivi esiste anche un parere personale del recensore. Il recensore deve chiarire quando sta uscendo dai criteri per addentrarsi nelle opinioni. Se un romanzo ha sessanta pagine di fila di <em>inforigurgito</em>, è un oggettivo errore (secondo i criteri adottati), e come tale lo si deve rimarcare. Poi si può aggiungere che le sessanta pagine, pur non muovendo in avanti la storia di un niente, contengono però – <strong>secondo il personale parere del recensore</strong> – delle informazioni interessanti e dunque il recensore medesimo non si è annoiato.<br />In altri termini, i &#8220;secondo me&#8221;, &#8220;per me&#8221;, i &#8220;penso&#8221; e &#8220;credo&#8221; vanno riservati per quando è davvero così. Finché si seguono i propri dichiarati criteri non è opinione, è affermazione.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/nd_hungry.jpg" alt="Hungry?" /><br />
<em>Hungry?. I would like to have you for dinner</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>IV: Il recensore deve poter applicare i propri criteri.</strong></p>
<p>Sembra scontato, ma non lo è. Torniamo al sito di recensioni &#8220;cattoliche&#8221;: chi scrive su quel sito, <strong>deve</strong> conoscere a menadito tutti i testi sacri, il Catechismo e ogni altro rilevante documento. Non può inventarsi il cattolicesimo come gli pare, altrimenti i criteri adottati in realtà non corrispondono a quelli esposti.<br />Se io adotto come criterio l&#8217;originalità, <strong>devo</strong> conoscere a sufficienza il genere per poter appunto affermare che il tal testo è originale o no. Se io dico: &#8220;nel fantasy è importante l&#8217;originalità! finora ho letto di fantasy, uh&#8230; <em>Il Signore degli Anelli</em> e tutti i romanzi di Licia!&#8221; è ovvio che non potrò davvero applicare quel criterio come i miei lettori si aspettano.<br />Se penso che la verosimiglianza in un romanzo (pseudo)storico sia importante, e il romanzo parla di un&#8217;epoca che non conosco o conosco poco, prima di scrivere la recensione <strong>devo documentarmi</strong>. E capisco benissimo possa suonare esagerato, in fondo spesso se ne fregano gli stessi autori, ma i criteri li ho scelti io. Se non si può scrivere una recensione applicando i propri stessi criteri&#8230; be&#8217;, <strong>non</strong> la si scrive.<br />In alternativa si può confessare al lettore che il tal particolare non è stato verificato o si è ignoranti di quell&#8217;altro fatto. Finché sono questioni marginali può passare, ma se sto recensendo un romanzo dove la guerra ha un ruolo fondamentale e non ne so niente, è inutile confessarlo: <strong>non devo</strong> proprio scrivere la recensione di quel romanzo.<br />Tutti pensano di essere più o meno geniali e di avere opinioni originali e interessanti: non è vero. Veri geni esclusi (e se state leggendo queste righe geni non lo siete, altrimenti sareste a <em>gegnalare</em> da qualche altra parte), quando qualcuno scrive di un argomento è tanto più interessante quanto più è documentato e preparato. Perciò è inutile cianciare di ciò che non si conosce: si perde tempo e lo si fa perdere al prossimo.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/nd_fire.jpg" alt="In case of Fire" /><br />
<em>In case of Fire. In case of fire, use fire extinguisher!</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>V: Bisogna essere semplici, precisi e inequivocabili.</strong></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;La semplicità di linguaggio è necessaria dato che ci si sta rivolgendo a un pubblico di appassionati ma non necessariamente di &#8220;addetti ai lavori&#8221;.<br />Come già ribadito si sta cercando di scrivere recensioni obbiettive, dove le affermazioni sono veritiere in quanto aderenti al testo da una parte e ai criteri scelti dall&#8217;altra e non perché espresse da Nicoletta o Luisa. Dunque usare<em> paroloni</em> su <em>paroloni</em> per sembrare più &#8220;intelligenti&#8221;(sic) non serve a niente, se non a infastidire il lettore.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;La precisione è di <strong>vitale importanza</strong>. La precisione impone da un lato di usare un lessico appropriato, dall&#8217;altro di esprimere concetti <em>il meno generici possibile</em>.<br />Le due cose sono strettamente legate fra loro; per esempio, a me è capitato di leggere infinite volte nelle recensioni frasi di questo tipo: &#8220;questo è un romanzo coraggioso&#8221;, oppure &#8220;questo è un romanzo profondo&#8221; o aggettivi simili. Qual è il problema con affermazioni del genere?
<ul>
<li>Il lessico non appropriato crea ambiguità. Quando Mario entra nel palazzo in fiamme per salvare la vecchia vicina di casa che gli sta pure antipatica, possiamo definirlo &#8220;coraggioso&#8221;. Ma un romanzo? Quand&#8217;è che un romanzo affronta con sprezzo del pericolo una situazione di vita o di morte (perché questo è il coraggio)? O forse ci si riferisce all&#8217;autore? Ma in Italia, 2009, quale coraggio ci vuole a pubblicare un romanzo? Al massimo si rischia una denuncia per diffamazione, <em>non si rischia la vita</em>. O forse si fa riferimento allo stile? &#8220;Un romanzo <em>coraggioso</em> perché sfida le convenzioni della narrativa!&#8221; Ah, che <em>gran</em> coraggio ci vuole a sfidare le convenzioni della narrativa! Lo stesso di Gary Cooper in <em>Mezzogiorno di Fuoco</em>!<br />Si possono estrarre mille significati dementi dal quel <em>coraggioso</em>, ed è questo il danno: la recensione non è più inequivocabile, va interpretata, diviene ambigua.</li>
<li>Proprio perché <em>coraggioso</em> è ambiguo, può essere affiancato a qualunque romanzo. <em>Nihal della Terra del Vento</em> è un romanzo coraggioso. <em>Il Nome della Rosa</em> è un romanzo coraggioso. <em>Bryan di Boscoquieto</em> è un romanzo coraggioso. Quando in una recensione si esprime un concetto così generico, applicabile a <em>qualunque</em> libro, si sta sprecando inchiostro. Come faccio a scegliere tra <em>Nihal della Terra del Vento</em> e <em>Il Nome della Rosa</em> quando mi viene proposta una caratteristica che possono avere entrambi? Sarebbe come dire: &#8220;leggete questo romanzo perché è un romanzo pieno di parole&#8221;. Oh bella, ma anche tutti gli altri romanzi sono pieni di parole, perché dovrei leggere proprio <strong>questo</strong>? Anche tutti gli altri romanzi possono essere <em>coraggiosi</em>, perché dovrebbe in particolare interessarmi <strong>questo</strong>?</li>
</ul>
<p>Lo stesso dicasi per &#8220;profondo&#8221;, &#8220;importante&#8221;, &#8220;scomodo&#8221; e così via. Meno grave è quando l&#8217;affermazione non è ambigua ma rimane generica: &#8220;questo è un romanzo noioso&#8221;, o il classico &#8220;questo è un romanzo bello/brutto&#8221;. Detto così non vuol dir niente, il recensore <strong>deve</strong> illustrare perché quel &#8220;noioso&#8221; è applicabile in quel caso particolare.<br />&#8220;<em>La Setta degli Assassini</em> è un romanzo noioso&#8221;. Questa è un&#8217;affermazione che può essere vera o falsa, ma di per sé ha valore minimo, comunica al lettore poco o niente.<br />&#8220;Ne <em>La Setta degli Assassini</em> la protagonista piange ogni poche pagine: che noia!&#8221;. Questa invece è un&#8217;affermazione <em>specifica</em> e dunque comunica al lettore molto di più. Inoltre questa è un&#8217;affermazione verificabile: volendo ognuno può controllare se sia vero o no che la protagonista piange ogni poche pagine.<br />Lo stesso vale per lo stile di scrittura. Quante volte si leggono espressioni del tipo che il tal autore ha una scrittura &#8220;fresca&#8221;, o &#8220;vivace&#8221;, o &#8220;in punta di penna&#8221;(sic) o simili. Ma che vuol dire? <strong>NIENTE</strong>. È come con i libri coraggiosi, sono ambigue frasi fatte. È vero che spesso è difficile definire uno stile, e può essere conveniente usare un aggettivo generico, però almeno il recensore deve aver ben chiaro il <strong>perché</strong> ha usato proprio quell&#8217;aggettivo. Se dico che lo stile è &#8220;trasparente&#8221;, devo poterlo dimostrare testo alla mano, anche se magari nella particolare recensione non è così importante inserire le appropriate citazioni.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Infine l&#8217;essere inequivocabili. In parte è compreso nella precisione, in parte significa che non bisogna contraddirsi (d&#8217;oh!). Non si può dire: &#8220;il romanzo è avvincente e noioso.&#8221; Troppo ovvio? Allora questo, preso da una recensione &#8220;vera&#8221;: &#8220;[...] vengono in mente Agota Kristof e Magda Szabò, ma sono paragoni che non reggono.&#8221; Se sono paragoni che non reggono non ha senso farli&#8230;<br />Essere inequivocabili implica anche evitare tutte le espressioni non quantificabili, tutti i &#8220;piuttosto&#8221;, &#8220;quasi&#8221;, &#8220;si potrebbe dire che&#8221;, &#8220;in un certo senso&#8221;: non bisogna scrivere &#8220;quasi rosso&#8221;, bisogna scrivere &#8220;arancione&#8221;, non &#8220;piuttosto in carne&#8221; ma &#8220;grasso&#8221;, non &#8220;in un certo senso è come fosse un vampiro&#8221; ma &#8220;è uno gnokko&#8221;.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>VI: Bisogna entrare in argomento.</strong></p>
<p>Bisogna spiegare di cosa parla il libro; è necessario fornire la trama del romanzo. Spesso i recensori si lasciano trascinare in una sorta di delirio, per cui un romanzo affronta Argomenti Decisivi, pone l&#8217;Uomo di fronte ad interrogativi Fondamentali, è una pietra miliare nella storia della Letteratura e quant&#8217;altro e si &#8220;dimenticano&#8221; di dire <em>di cosa diavolo parla il romanzo</em>.<br />Per un sacco di gente, me compresa, l&#8217;argomento è <strong>importantissimo</strong>. I marziani invadono la Terra? Una ragazza dai capelli blu ammazza gente a destra e a manca con uno spadone? Una compagnia di Elfi debosciati deve salvare una principessa? Io lo voglio sapere!<br />Il recensore deve perciò raccontare quale sia la trama, con due avvertenze: se si è colti da attacco di pigrizia e si decide di scopiazzare la trama dalla quarta di copertina o da qualche comunicato stampa della casa editrice, è bene accertarsi che la trama sia quella giusta, spesso non è così; se si è in dubbio se svelare o no certi particolari, si possono sempre usare gli &#8220;spoiler&#8221;, sul web è facile mascherarli come si preferisce.
</p>
<p>Entrare in argomento significa anche rimanere attinenti al testo. Dimostrare le proprie affermazioni con citazioni adeguate. Un sacco di romanzi arrivano in libreria senza che il lettore abbia potuto leggerne una sola pagina, perciò (ampi) estratti nella recensione sono i benvenuti (e ricordo a chi si facesse di questi problemi che è legale: è legale citare e riprodurre brani di un&#8217;opera finché l&#8217;intento è di critica o studio e non si sta facendo concorrenza all&#8217;opera originale).<br />Siamo sempre dalle parti della precisione: la recensione è di quel particolare romanzo, dunque lì bisogna scavare, lì ci sono i punti di riferimento. Bisogna parlare di <strong>quel</strong> romanzo, non della Letteratura, dell&#8217;Uomo, della Natura, e del Diavolo-in-Carrozza.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/nd_toy.jpg" alt="Toy Trunk" /><br />
<em>Toy Trunk. Jimmy is finally old enough to get the toys out of the trunk all by himself!</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>VII: Bisogna usare tante parole quante ne servono.</strong></p>
<p>Se si scrivono recensioni sui giornali o sulle riviste non si è liberi di scrivere finché si vuole: la carta costa e perciò sono quasi sempre imposti limiti ben precisi. Per fortuna sul web non è così: il costo di un testo in termini di banda consumata è infinitesimale, per cui scrivere poche righe o scrivere un trattato dal punto di vista economico è la stessa identica cosa.<br />Per questa ragione non bisogna porsi alcun problema di spazio. Una recensione può essere approfondita a piacere, finché non corrisponde per filo e per segno a quel che il recensore vuole dire. Così pure non ci si deve porre problemi con le citazioni: se è opportuna una (lunga) citazione dal testo originale, inserirla è tutto di guadagnato.<br />Questo non significa però sbrodolarsi: non è una licenza per parlare dei problemi privati del recensore o per disquisire di argomenti che nulla hanno a che vedere con il testo; ogni riga della recensione deve avere un suo perché e ogni passaggio dev&#8217;essere interessante.
</p>
<p>Ma è raro imbattersi in recensioni sbrodolate, è molto più presente l&#8217;errore opposto: ovvero recensioni compresse in poche righe.<br />Qui entrano in gioco diversi fattori: pigrizia del recensore (ma se sei pigro e ti pesano le dita a scrivere forse non è il tuo &#8220;mestiere&#8221;), il desiderio bruciante di esprimere un&#8217;opinione anche se non si ha niente da dire (e in questo caso è molto meglio &#8220;linkare&#8221; qualcuno che già dice il poco che vorremo dire noi, piuttosto che riscrivere le stesse cose), e l&#8217;idea balorda che scrivendo sul web bisogna essere agili, veloci, compatti, brevi.<br />Perché è un&#8217;idea balorda? Perché il linguaggio sul web funziona come sulla carta, l&#8217;Italiano è lo stesso e dunque se per esprimere un concetto hai bisogno di 100 parole su una pagina stampata avrai ancora bisogno di 100 parole su una pagina web. È vero che leggere a video è più faticoso e si hanno molte più distrazioni davanti a un PC, ma questo è al di fuori delle possibilità di controllo di un recensore (a parte le ovvie – che per molti ovvie non sono – considerazioni tipografiche: per esempio non scrivere viola fosforescente su sfondo verde brillante). Non si possono tagliare pagine da un trattato di filosofia o matematica solo perché &#8220;troppo lungo per il web&#8221;: web o non web il significato deve mantenersi integro. Così una recensione: deve contenere quanto necessario che sia sul web o no.<br />Inoltre c&#8217;è un altro livello di balordaggine implicito nell&#8217;idea di scrivere apposta poco, di &#8220;condensare&#8221; i concetti: che scrivere poco sia facile. Non lo è. Può essere meno faticoso, meno impegnativo, portare via meno tempo, ma non è più facile, tutt&#8217;altro. Il riuscire a mantenere integro un argomento riducendo via via le parole è <strong>incredibilmente difficile</strong>. Una buona recensione da 2.000 parole può diventare uno schifo immondo in 500 se l&#8217;autore non è più che abile (abile come può essere abile qualcuno che ogni volta che scrive una <em>short story</em> minimo un paio di premi internazionali li vince).<br />Dunque il recensore non si deve porre problemi di spazio: deve scrivere quello che è necessario. Se la recensione risulterà interessante, verrà letta lo stesso, web o non web.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>VIII: Il tono dev&#8217;essere funzionale.</strong></p>
<p>Le mie recensioni usano un tono tra l&#8217;ironico e il sarcastico. È una scelta voluta: ritengo sia il tono più adatto per &#8220;reggere&#8221; la lunghezza dei testi e al contempo quello che meglio si adatta a certa narrativa (il fantasy di scarso valore). Altri possono scegliere di usare un tono diverso e potrà andare bene uguale, però è importante che questa scelta abbia motivazioni legate alla recensione medesima, e non &#8220;esterne&#8221;. Ad esempio usare un tono &#8220;serioso&#8221; solo per mostrare la presunta posatezza del recensore è una scelta sbagliata se il tono &#8220;serioso&#8221; rallenta la lettura della recensione. Come già più volte ribadito, si sta cercando di essere obbiettivi, dunque la &#8220;serietà&#8221; del recensore è implicita nei concetti che esprime, non nel tono che usa.<br />Così come non ha senso ritenere che determinati argomenti (la Letteratura con la L maiuscola) debbano per forza richiedere un certo tipo di atteggiamento: perché mai? Ho letto testi di astrofisica scritti in maniera divertente e perfino con humor nero (si veda per esempio <em>Death by Black Hole: And Other Cosmic Quandaries</em> di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Neil_deGrasse_Tyson">Neil deGrasse Tyson</a>), non si capisce perché la Letteratura, la Narrativa, il Fantasy o quant&#8217;altro dovrebbero invece essere speciali.<br />Il recensore ha lo scopo di tenere appiccicato il suo lettore dall&#8217;inizio alla fine della recensione, e per questo deve scegliere il tono più congeniale, altre considerazioni a riguardo non hanno <strong>nessuna importanza</strong>.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/nd_icecream.jpg" alt="Icecream" /><br />
<em>Icecream.</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Extra: Domande con e senza risposta.</strong></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<strong>Quali romanzi scegliere da recensire?</strong> Non saprei indicare un metodo. In generale io apprezzo recensioni positive di romanzi poco noti e recensioni sia positive sia negative di romanzi famosi. Recensire in negativo romanzi sconosciuti è di solito inutile: tanto non li compra nessuno comunque. Per i romanzi famosi prima di recensirli è una buona pratica controllare che qualcuno non abbia già espresso le nostre stesse considerazioni, nel qual caso meglio &#8220;linkare&#8221; l&#8217;altro piuttosto che riscrivere le medesime cose.<br />Però è un&#8217;idea generale che lascia il tempo che trova. La verità è che, come diceva <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lorna_Sage">Lorna Sage</a>, la gran parte dei romanzi sono mediocri, li leggi e non ti lasciano nessuna particolare emozione né in bene, né in male, dunque non si sa neanche cosa scrivere a volerli recensire.<br />Perciò forse conviene scegliere romanzi <em>interessanti</em>, che in positivo o in negativo impressionino. Inoltre come già ricordato, è utile che il recensore conosca gli argomenti trattati dal romanzo, non fosse il caso, è meglio lasciar perdere quella recensione.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<strong>Si possono recensire romanzi tradotti?</strong> In teoria no. La recensione dev&#8217;essere sempre sul testo in lingua originale, però è anche vero che è probabile che poi il lettore compri la traduzione, non l&#8217;originale. Credo che un lavoro ben fatto implichi il leggere in lingua originale e poi rileggere la traduzione o almeno controllarla accuratamente. Nella recensione si specificheranno eventuali problemi dovuti al passaggio di lingua. Ammetto però di non seguire io stessa questo metodo, cercherò di adeguarmi.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<strong>Bisogna leggere fino in fondo un romanzo per recensirlo?</strong> No. È buona norma farlo, ma se un romanzo è illeggibile è illeggibile. Se bastano le prime 5 o 50 pagine per poter affermare con adeguata dimostrazione che non vale la pena spendere 18 euro, la recensione può essere scritta anche se il recensore lì si è fermato. Tengo però a precisare che tutte le recensioni qui sul blog dei Gamberi, come elencate nell&#8217;<a href="http://fantasy.gamberi.org/indice-delle-recensioni/">Indice delle Recensioni</a>, sono a fronte della lettura integrale del testo, e anzi in alcuni casi il romanzo in esame è stato letto più volte.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<strong>Il recensore di narrativa deve essere anche uno scrittore?</strong> No. Però se tra i criteri di valutazione include la tecnica narrativa, deve conoscerla. Magari non così bene da scrivere narrativa degna di pubblicazione, ma comunque i meccanismi gli devono essere chiari.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<strong>Perché scrivere recensioni negative? Non è meglio suggerire solo il bello e lasciare il brutto nell&#8217;oblio?</strong> Può essere una degna scelta, e non ho problemi con chi la adotta. Però personalmente ritengo che in molti casi sia più utile <strong>non comprare</strong> il brutto, piuttosto che comprare (anche) il bello, e dunque il recensore deve recensire sia i romanzi che gli sono piaciuti sia quelli che gli sono piaciuti meno.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<strong>Si&#8217; pou usare 1 linguagio modrno nll recensioni???</strong> Sì, cm no!!! Anzi + punti esklamativi e k si metono a kaso in 1 recensione + la rece e&#8217; strbellixima!!!1!!!!
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<strong>È <em>troppo</em> facile criticare!</strong> No, per niente: scrivere una recensione negativa richiede lo stesso tempo di scriverne una positiva. Inoltre la pressione sociale favorisce la recensione positiva: posso &#8220;tagliare le curve&#8221; in una recensione positiva (per esempio non dimostrando testo alla mano ogni singolo passaggio) senza che nessuno ne sia scandalizzato, mentre una riga maldestra in una recensione negativa significa avere in casella di posta elettronica la mail di qualche squilibrata che minaccia di pikkiarmi.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<strong>Non la stai prendendo troppo sul serio? Vale la pena perdere tutto questo tempo per una recensione?</strong> No, è probabile non valga la pena. D&#8217;altra parte, vale la pena perder tempo a leggere un romanzo <em>fantasy</em>? Perdere tempo a scriverlo? Perdere tempo a leggere o scrivere narrativa? A leggere o scrivere libri? A leggere o scrivere? Vale la pena fare qualunque cosa?</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/nd_piggy.jpg" alt="Piggy Bank" /><br />
<em>Piggy Bank. Now you try</em></p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://dagda.shef.ac.uk/dissertations/2004-05/External/Buchanan_Alexander_MALib.pdf"><em>Everyone&#8217;s a Critic: a Qualitative Study to Investigate the Perceptions and Attitudes towards Book Review Websites on the World Wide Web</em> (PDF)</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Death-Black-Hole-Cosmic-Quandaries/dp/0393330168/"><em>Death by Black Hole: And Other Cosmic Quandaries</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://nocturnal-devil.deviantart.com/">Nocturnal Devil (autore dei disegni in questo articolo) su deviantART</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=1454" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Scacchi e Scrittura</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/07/13/scacchi-e-scrittura/</link>
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		<pubDate>Sun, 13 Jul 2008 21:22:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[(Video)giuochi]]></category>
		<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell&#8217;articolo Riassunto delle Puntate Precedenti, ho parlato di scrittura &#8220;trasparente&#8221; e ho fatto altre considerazioni riguardo la narrativa. Dai commenti mi sono resa conto che forse non mi sono spiegata abbastanza bene, perciò riprendo l&#8217;argomento con un paragone che mi pare significativo.

Scacchi

Penso che il gioco sia noto a tutti, comunque per lo scopo di quest&#8217;articolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;articolo <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/05/31/riassunto-delle-puntate-precedenti/">Riassunto delle Puntate Precedenti</a>, ho parlato di scrittura &#8220;trasparente&#8221; e ho fatto altre considerazioni riguardo la narrativa. Dai commenti mi sono resa conto che forse non mi sono spiegata abbastanza bene, perciò riprendo l&#8217;argomento con un paragone che mi pare significativo.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Scacchi</strong>
</p>
<p>Penso che il gioco sia noto a tutti, comunque per lo scopo di quest&#8217;articolo non è necessario saper giocare (non che sia difficile, si può imparare il regolamento in un quarto d&#8217;ora).</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/ss_quadro1.jpg" alt="Quadro di scacchi" /><br />
<em>Lajos Ludwig Bruck: The Chess Game</em></p>
<p>Gli scacchi sono un gioco di strategia a turni, il cui scopo è riuscire a disporre i propri pezzi in una particolare posizione rispetto ai pezzi avversari, tale posizione, detta &#8220;scacco matto&#8221;, assicura la vittoria al giocatore che la raggiunge per primo.<br />I giocatori di scacchi nel mondo sono decine di milioni, e le origini del gioco si perdono nella notte dei tempi. Se una delle attività umane più antiche e caratteristiche è la narrativa, gli scacchi non sono da meno. Un confronto tra giocare a scacchi e scrivere (e leggere) narrativa penso possa rivelarsi interessante.<br />
<table style="width: 100%" cellspacing="1" border="1" cellpadding="12">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4">
<p align="center"><strong>Le origini leggendarie del gioco</strong>
</p>
<p>Le origini del gioco degli scacchi sono ignote. Alcuni riferimenti in documenti antichissimi fanno ritenere che in India si giocasse una variante degli scacchi fin dal 3.000 a.C. Ci sono prove storiche del gioco a partire almeno dal 600 d.C.
</p>
<p>Una celebre leggenda attribuisce l&#8217;invenzione degli scacchi a un misterioso personaggio chiamato Sissa (o Sessa).<br />C&#8217;era una volta un Re. Questo Re aveva appena perso l&#8217;unico figlio in battaglia, peggio, l&#8217;aveva sacrificato pur di vincere la battaglia.<br />Il Re è disperato, e ogni giorno non fa altro che ripensare alla battaglia. Si chiede se non avrebbe potuto salvare il figlio e lo stesso vincere. È sempre più depresso e abbattuto, finché non si presenta il signor Sissa, promettendo di svelare un metodo con il quale il Re potrà studiare la battaglia e chiarire l&#8217;atroce dubbio.<br />Sissa insegna al Re un gioco di sua invenzione: gli scacchi.<br />In un&#8217;altra versione della leggenda il Re è solo annoiato a morte e Sissa si presenta millantando questo nuovo gioco come il <em>non plus ultra</em> del divertimento.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/ss_sissa.jpg" alt="Il signor Sissa" /><br />
<em>Il signor Sissa visto dall’artista brasiliano Thiago Cruz</em></p>
<p>Il Re impara a giocare a scacchi e ricostruita la battaglia si rende conto che in effetti non c&#8217;erano altre soluzioni: il figlio doveva proprio sacrificarlo. È ancora depresso, ma almeno ha l&#8217;animo in pace.<br />Nell&#8217;altra versione il Re impara a giocare e si diverte come un matto.
</p>
<p>Comunque sia, il Re è più che soddisfatto del signor Sissa e pensa di premiarlo. Chiede al Sissa di dirgli cosa vuole, qualunque cosa, e gli sarà data. Donne, gioielli, potere, un viaggio a Disney World, l&#8217;opera omnia della Troisi rilegata in pelle umana, l&#8217;iPhone, qualunque cosa, il signor Sissa deve solo chiedere.<br />Il signor Sissa, che pare fosse un matematico, chiede al Re che gli venga consegnato del grano. Per la precisione lui vuole che sia posto un chicco di grano sulla prima casella della scacchiera, due chicchi sulla seconda, quattro chicchi sulla terza, otto sulla quarta e così via, fino all&#8217;ultima casella, la sessantaquattresima (come noto gli scacchi si giocano su una scacchiera di 8 x 8 caselle).<br />Il Re ci pensa un po&#8217; su, chiede ai suoi consiglieri quale sia il prezzo dell&#8217;iPhone e alla fine gli si illuminano gli occhi: se la caverà con una manciata di grano!
</p>
<p>Si aprono i granai reali e si cominciano a disporre i chicchi. Ben presto appare chiaro che il Re ha clamorosamente sbagliato i conti: Sissa ha chiesto una quantità di grano astronomica. Infatti la cifra totale è 2 elevato alla 64 meno 1, ovvero: <strong>18.446.744.073.709.551.615</strong> chicchi di grano! Se l&#8217;intera Terra fosse ricoperta di campi di grano, ci vorrebbero 80 raccolti per mettere assieme quella quantità.</p>
<p>I granai reali si svuotano, e ancora le caselle da riempire sono tantissime, a questo punto&#8230;<br />
I finali della leggenda sono molti. Un finale è particolarmente benigno: il Re, impressionato dalla furbizia del signor Sissa, lo nomina erede al trono, al posto del figlio schiattato. Qui Sissa è identificato come il Re persiano Sassa, che regnò dal 632 al 672.<br />In un&#8217;altra versione il Re si accorda con Sissa per il premio di consolazione e gli regala l&#8217;iPhone (lo nomina governatore di una provincia in testi più antichi).<br />Secondo altri autori il Re la prende meno bene: svuotati i granai decide di risolvere il problema alla radice, condannando a morte Sissa.<br />In un&#8217;altra versione ancora il Re si dimostra una vera carogna: obbliga Sissa a contare ogni singolo chicco di grano, perché non sia mai che qualcuno dubiti dell&#8217;onestà del Sovrano!
</p>
<p>Come per il gioco stesso, è difficile individuare le origini della leggenda. Ne parlano autori arabi del XII e XIII secolo, ma facendo cenno a fonti più antiche. L&#8217;idea che la storia nasca con un vero Re persiano intorno al 600 d.C. si scontra con il fatto che la serie numerica in oggetto era già nota da secoli, e dunque appare inverosimile che Re e consiglieri sbaglino in maniera così grossolana i calcoli.<br />In ogni caso divenne una leggenda molto popolare nel medioevo, in Oriente ma anche in Europa:<br />«ed eran tante, che &#8216;l numero loro più che &#8216;l doppiar delli scacchi s&#8217;immilla» scrive Dante nel <em>Paradiso</em>, per indicare il numero di angeli nelle sfere celesti, e il richiamo è appunto la vicenda del signor Sissa.</p>
</td>
</tr>
</table>
<p style="font-size:medium"><strong>In superficie</strong>
</p>
<p>Quattro immagini:</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/ss_1marostica.jpg" alt="Marostica" /><br />
<em>Marostica: partita con pezzi &#8220;viventi&#8221;</em>
</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/ss_2game.jpg" alt="Videogioco" /><br />
<em>Uno screenshot da Chessmaster Grandmaster Edition</em>
</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/ss_3oro.jpg" alt="Scacchi d'oro" /><br />
<em>Pezzi in oro e diamanti</em>
</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/ss_4nota.png" alt="Trascrizione" /><br />
<em>Trascrizione di una partita</em></p>
<p>Le immagini rappresentano tutte e quattro una partita a scacchi. Abbiamo, dall&#8217;alto in basso: i famosi scacchi &#8220;viventi&#8221; di Marostica, dove ogni anno dal 1954 viene rievocata in questo modo folcloristico una famosa partita svoltasi 400 anni prima; lo <em>screenshot</em> di un videogioco dove i pezzi sono animati e hanno l&#8217;aspetto di coniglietti stralunati; pezzi e scacchiera d&#8217;oro e diamanti pensati per il piacere dei ricconi e infine la trascrizione di una partita, un giocatore con un minimo di esperienza non ha problemi a seguire le mosse indicate e a immaginarsi lo svolgersi del gioco senza nessuna scacchiera fisica davanti.<br />Quattro rappresentazioni diverse, sono sempre scacchi. Non cambia molto, in effetti non cambia <em>niente</em> se si usano pezzi d&#8217;oro o coniglietti o solo lettere e numeri. Il gioco è lo stesso, l&#8217;emozione è la stessa.<br />Mettiamo ora di conoscere una persona che si dichiara giocatore appassionato. La invitiamo a sedersi al nostro tavolo e le proponiamo una partita. La persona storce il naso e allontana da sé la scacchiera: «No, io non posso giocare con scacchi di plastica, se non ci sono <em>coniglietti animati stralunati</em> per me non c&#8217;è piacere negli scacchi!»<br />Siamo sicuri che continueremmo a considerare quella persona &#8220;scacchista appassionato&#8221;? O non penseremmo piuttosto che si comporta come un bambino capriccioso e un po&#8217; stupido?<br />Potremmo concordare che anche noi preferiremmo invece degli scacchi di plastica da pochi euro i coniglietti animati stralunati, ma questo non ci impedisce di goderci il gioco.<br />Il paragone con i libri mi sembra ovvio: non cambia <em>niente</em> se una storia è stata miniata a mano su pergamena, stampata in digitale, riprodotta su schermo o letta ad alta voce. Ognuno avrà le proprie preferenze, ma è assurdo rifiutare una storia perché la cornice non si adatta ai propri capricci. Tanto assurdo che sorge il sospetto che forse si sta leggendo per tutte le ragioni sbagliate.<br />Non è che il presunto &#8220;piacere della carta&#8221; sia dovuto alle sostanze tossiche presenti nelle rilegature? Dietro la passione per la letteratura ci sarebbe solo il desiderio di sniffare colla&#8230;
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Siamo seri!</strong>
</p>
<p>Sopra un po&#8217; scherzavo, la questione importate è più profonda:</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/ss_sfaccina.jpg" alt="Posizione faccina" /><br />
<em>Pezzi degli scacchi disposti a guisa di faccina sorridente :)</em>
</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/ss_simmortal.jpg" alt="L'Immortale" /><br />
<em>Posizione finale della partita detta &#8220;L&#8217;Immortale&#8221;</em></p>
<p>Due posizioni sulla scacchiera. La prima è&#8230; be&#8217; è una faccina sorridente, la seconda è la posizione finale di una celeberrima partita, giocata il 21 giugno 1851 a Londra fra Anderssen e Kieseritzky, partita detta <em>L&#8217;Immortale</em>.<br />Quale delle due posizioni, delle due &#8220;rappresentazioni&#8221; è più bella? emozionante? interessante? coinvolgente? Per chi sa giocare a scacchi non vi è dubbio la seconda; <em>L&#8217;Immortale</em> non ha questo nome a caso: è una partita piena di genio e brillantezza, un&#8217;opera d&#8217;arte. Ma per le persone che non sanno giocare? Be&#8217;, penso più di uno rivolgerebbe la propria attenzione alla faccina sorridente. In fondo quella è una faccina sorridente, è &#8220;carina&#8221;, sotto invece ci sono solo pezzi messi a caso.
</p>
<p>Tuttavia le due valutazioni non sono sullo stesso piano. La faccina è appunto solo carina, lascia il tempo che trova, non può certo competere con un vero dipinto, non credo susciti alcuna particolare emozione. <em>L&#8217;Immortale</em> invece mette i <em>brividi</em>. <em>L&#8217;Immortale</em> è una <em>storia</em>, una narrazione, è come assistere allo scontro fra Napoleone e il Duca di Wellington a Waterloo. In altre parole la bellezza della seconda posizione <em>non è nella disposizione dei pezzi in sé, ma in quello che significano</em>.<br />Lo stesso, né più né meno vale per la scrittura. Il piacere che nasce dalla disposizione delle parole in sé, dal &#8220;bello stile&#8221;, è vacuo, effimero, non può assolutamente competere con l&#8217;<em>emozione</em> che scaturisce dal significato delle parole.<br />Avrei potuto forse disporre i pezzi della faccina in maniera diversa, migliore, più attenta, e la faccina sarebbe risultata un tantino più carina. Ma ne sarebbe valsa la pena? No. Per quanto possa rendere carina la faccina, <em>rimane sempre e solo una stupida faccina</em>, non riuscirà mai a trascendere oltre, perché non c&#8217;è nient&#8217;altro oltre, non c&#8217;è alcun significato.<br />Si possono limare e ricamare le parole finché si vuole, e non c&#8217;è dubbio che questo possa migliorare la qualità di uno scritto, ma è un miglioramento minimo, superficiale, non è lì l&#8217;emozione, non è lì il significato, non è quello lo scopo della narrativa.
</p>
<p><strong><em>Ma non si potrebbe combinare il bello stile con il significato? La faccina non potrebbe essere bella in sé e in più essere la posizione in una partita?</em></strong> E la risposta è <strong>NO</strong>. Certo, in linea del tutto teorica, una posizione potrebbe essere sia esteticamente bella sia significativa per il gioco, ma la probabilità è microscopica. Soprattutto, tale posizione sarebbe frutto del caso, perché nessun giocatore che muove in base a canoni estetici arriva molto in là nel gioco.<br />Quando diciamo che un giocatore gioca &#8220;bene&#8221; non ci riferiamo alla sua abilità nel creare diorami sulla scacchiera, bensì alla sua capacità di vincere le partite; &#8220;bene&#8221; vuol dire &#8220;efficace&#8221;. Così è quando parlo di &#8220;bene&#8221; riferito alla narrativa: è la capacità di riuscire a comunicare in maniera efficace una storia al lettore, indipendentemente dall&#8217;uso delle parole in sé.<br />Accostando gli scacchi alla narrativa credo appaia anche chiaro perché lo stile necessita di essere trasparente. Immaginiamo un giocatore che invece di cercare di vincere le partite a ogni mossa tenti un qualche accostamento &#8220;artistico&#8221;: mettere tutti i pedoni in diagonale, i cavalli vicini stretti agli alfieri, Re e Regina a braccetto&#8230; non sarebbe considerato un giocatore ma un <em>buffone</em>. Lo scrittore che attira sul suo stile l&#8217;attenzione, che trasforma il mezzo in un fine, è <em>altrettanto buffone</em>.
</p>
<p>Avere uno stile &#8220;efficace&#8221;, ovvero &#8220;trasparente&#8221;, non significa non avere stile. Quello è l&#8217;obbiettivo. Negli scacchi, data una certa posizione, esiste per uno dei due giocatori almeno una sequenza definita di mosse che porta alla vittoria (o alla patta). Lo stile migliore è quello che sempre riesce a trovare questa sequenza. Ma questo stile ipotetico non è appunto uno stile, non è una scelta alla quale se ne può contrapporre un&#8217;altra, è il modo perfetto di giocare, è univoco.<br />Gli esseri umani non sono in grado di raggiungere tale stile, non hanno la necessaria capacità di calcolo. Perciò negli scacchi esistono molti stili diversi, ma nessuno di questi implica disegnare faccine, lo scopo è sempre approssimare lo stile perfetto.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/ss_besm.jpg" alt="BESM-6" /><br />
<em>Un BESM-6, un computer sovietico degli anni ’60. Su un antenato del BESM-6, nel 1958 venne sviluppato il primo programma in grado di giocare a scacchi. È possibile, sebbene appaia improbabile, che in un futuro prossimo i calcolatori riusciranno a raggiungere la perfezione nel gioco degli scacchi</em></p>
<p>Veniamo alla narrativa. Lo stile perfetto (o non stile) nella narrativa è quello totalmente trasparente. Uno scrittore è stato su Marte (davvero o con la fantasia), e decide di raccontare quest&#8217;esperienza al lettore: lo scopo è far sì che il lettore si trovi anche lui su Marte, che l&#8217;esperienza di autore e lettore coincida. Le parole devono sparire, e le menti delle due persone coinvolte devono sovrapporsi. Gli occhi dell&#8217;autore che ammirano il marziano devono essere gli stessi occhi del lettore.<br />Come nel caso degli scacchi, almeno finora non si è ancora giunti a capire come realizzare questo modo ideale di narrare. Per questo ci sono stili diversi nella narrativa, ma gli stili che disegnano faccine sono altrettanto assurdi e da buffoni.
</p>
<p><strong><em>Ma io non voglio imparare a giocare a scacchi! Mi accontento di guardare le faccine, mi diverto così&#8230;</em></strong> Questo è un atteggiamento legittimo, ma che io trovo molto triste. Come ricordato non ci vuole più di un quarto d&#8217;ora per imparare a giocare, e ci vuole ancor meno tempo per la narrativa. In effetti riguardo la lettura non si deve imparare niente, ci si deve solo mettere nella giusta predisposizione d&#8217;animo. La giusta predisposizione d&#8217;animo prevede il voler calarsi nella storia. Si deve voler andare su Marte!<br />Eppure tantissime persone, forse addirittura la maggior parte di chi ha l&#8217;hobby della lettura, si rifiutano. Posti davanti all&#8217;alternativa: andare su Marte o sentire qualcuno che ti racconta che è andato su Marte, scelgono la seconda.<br />E io chiedo a costoro: se non volete andare su Marte, <em>cosa diavolo leggete narrativa a fare?</em> È da bambini stupidotti pasticciare con i pezzi della scacchiera, l&#8217;emozione e il divertimento stanno nell&#8217;affrontare il gioco. Certo non sempre sarà divertente e le emozioni coinvolte non sempre saranno piacevoli, per esempio più spesso che non una sconfitta è condita con rabbia e frustrazione, tuttavia non credo ci sia paragone tra il giocare e il disegnare o &#8220;ammirare&#8221; faccine dal sorriso ebete.<br />Al lettore di <em>literary fiction</em> spesso piace darsi arie. Lui legge Letteratura con la L maiuscola, Arte con la A maiuscola, si compiace di perder tempo con Opere che mischiano in un unico pastrugno mezzo e fine, parole e loro significato. In realtà è come il tizio che non riesce ad andare oltre una faccina sorridente, non saprà mai quanto è molto più travolgente <em>L&#8217;Immortale</em>. Lo scrittore di <em>literary fiction</em> poi non lo prendo neanche in considerazione, è nient&#8217;altro che un <em>buffone</em> (so benissimo di aver appena dato del buffone a chissà quanti presunti Geni Riconosciuti della Letteratura, fatti loro!)
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Lo specchio della Realtà</strong>
</p>
<p>Ora vediamo quest&#8217;altra posizione:</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/ss_snero.jpg" alt="Posizione nero" /><br />
<em>Nessuno vuole bene al pedone nero!</em></p>
<p>Qui non c&#8217;è né la carineria della faccina, né il significato di una posizione di gioco. Perciò sarebbe una composizione da buttare senza pensarci sopra due volte&#8230; ma se dicessi che questo non è ciò che sembra, bensì è una metafora, un&#8217;allegoria? Qui abbiamo, nero su bianco  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink55.gif" alt="chikas_pink55.gif" class="wp-smiley" /> , un&#8217;allegoria del razzismo! Guardatelo lì il povero pedone nero, circondato dagli sprezzanti pezzi bianchi! Questa posizione è una posizione <em>importante</em>, dice qualcosa riguardo<em> i problemi del nostro tempo</em>, comunica <em>un fondamentale messaggio!</em><br />Un&#8217;altra perversione è appunto questa: quella di considerare la narrativa secondaria alla Realtà, tanto che la narrativa stessa acquisirebbe importanza divenendo specchio, metafora, interpretazione della Realtà.<br />Ma non è così. La narrativa è ben più potente, la narrativa <strong>crea</strong> la Realtà!<br />Così come gli scacchi. Gli scacchi esistono da millenni e sono passati attraverso ogni genere di sconvolgimento sociale, tecnologico, filosofico, religioso e quant&#8217;altro. Questo perché una partita di scacchi non è una <em>simulazione</em> di guerra, una partita di scacchi è una &#8220;guerra&#8221; in sé. Gli scacchi non sono imitazione della Realtà, non sono la versione da salotto di una campagna militare, non hanno bisogno di appoggi, sono una Realtà, o almeno una scheggia di Realtà, per se stessi. Le idee alla base del gioco sono geniali in sé, non in relazione ad altro.<br />La storia di Ulisse che acceca Polifemo può essere interpretata in mille modi diversi, ma non deve il suo significato all&#8217;interpretazione, ma alla vicenda in sé. È eterna perché ha generato una Realtà a se stante, lontanissima da qualunque considerazione sui problemi del nostro tempo (di qualunque tempo).<br />Al massimo, ogni tanto, la Realtà riesce a tener dietro alla narrativa. Quando Verne ha scritto <em>Dalla Terra alla Luna</em>, in effetti avevamo già raggiunto la Luna, ben prima di Neil Armstrong. Se Verne avesse posseduto lo stile ideale di cui si parla sopra, l&#8217;esperienza sarebbe stata perfetta, identica al vero viaggio.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/ss_luna.jpg" alt="Copertina di Dalla Terra alla Luna" /><br />
<em>Copertina di Dalla Terra alla Luna</em></p>
<p>La narrativa non ha bisogno d&#8217;imitare la Realtà, può farlo, ma questo non è un merito, è <em>un altro pasticciare da bambini stupidotti</em>, è ancora un rifiuto del gioco per disegnare invece faccine carine. La narrativa deve ampliare la Realtà, generare nuove Realtà, allargare i confini dell&#8217;immaginazione della nostra specie.<br />Nessuno mi vieta di scrivere un saggio sul problema del razzismo nell&#8217;Europa del XXI secolo, e ne può venire un ottimo saggio, ma non sarà buona narrativa. La narrativa che si ferma a rielaborare la Realtà, senza andare oltre, senza aggiungere altro, <em>è solo una perdita di tempo</em>.<br />
Ci sono autori che si <em>compiacciono</em> d&#8217;immergere le loro opere in un bagno di Angosciosi Problemi del Nostro Tempo; costoro credono che così facendo le loro opere di narrativa acquistino significato, invece succede l&#8217;opposto, ne vengono svilite. Questi autori rientrano anche loro nel calderone dei <em>buffoni</em> (e così avrò dato del buffone a qualche altro Genio, be&#8217;, peggio per lui!)<br />
<table style="width: 100%" cellspacing="1" border="1" cellpadding="12">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4">
<p align="center"><strong>Errori da evitare parlando di scacchi</strong>
</p>
<p>Mio padre è appassionato di scacchi, da giovane ha anche partecipato a varie competizioni, quando avevo otto anni mi ha insegnato a giocare. Me la cavo abbastanza, ho un po&#8217; lasciato perdere quando ho capito che per migliorare ulteriormente avrei dovuto cominciare a studiare sul serio.<br />Infatti anche negli scacchi nessuno nasce &#8220;imparato&#8221;. Spesso si parla di bambini prodigio riguardo gli scacchi, e ancora più spesso se ne parla a vanvera. Per esempio è citato spessissimo il da poco scomparso Bobby Fischer, divenuto Campione di Scacchi degli Stati Uniti all&#8217;età di 14 anni. Quello che si trascura di raccontare è che Fischer si allenava dall&#8217;età di 6 anni, frequentava uno dei circoli scacchistici più prestigiosi del mondo e come istruttori ha avuto due Gran Maestri. E non basta. Se non si passano ore e ore <strong>e ore</strong> a imparare, per dirne una, le tecniche d&#8217;apertura, non c&#8217;è genio che tenga.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/ss_bobby.jpg" alt="Bobby Fischer" /><br />
<em>Bobby Fischer (a destra) diventerà Campione del Mondo nel 1972, battendo il russo Boris Spassky</em></p>
<p>Dunque non sono una gran giocatrice, tuttavia ne capisco abbastanza da imbizzarrirmi quando scrittori e registi inseriscono scene di scacchi nelle loro opere, senza sapere di quel che stanno parlando.
</p>
<p>Alcuni degli errori più comuni:
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/ss_chess.png" alt="Icona scacchi" align="bottom" />&nbsp;<strong>Partite che terminano con lo &#8220;scacco matto&#8221;.</strong> Oh, bella! Ma non dovrebbe proprio finire così una partita di scacchi? Sì, in teoria, in pratica non è un finale così diffuso. Più spesso che non i giocatori, specie se esperti (e nei romanzi chi gioca a scacchi è sempre un intelligentone gran campione), <strong>abbandonano</strong>. Sarebbe solo una perdita di tempo andare avanti fino allo scacco matto. Di più, <em>è estraneo alla moderna etica del gioco</em> il voler combattere fino alla fine. La scelta dignitosa è, quando la situazione appare compromessa, abbandonare.<br />Decidere di continuare o abbandonare potrebbe perciò essere un&#8217;interessante scelta riguardo la caratterizzazione di un personaggio, se lo scrittore conoscesse l&#8217;argomento&#8230;
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/ss_chess.png" alt="Icona scacchi" align="bottom" />&nbsp;<strong>Partite che terminano con lo &#8220;scacco matto&#8221; e il giocatore che perde è sorpreso.</strong> Assurdo. Anche principianti che hanno imparato da mezza giornata riescono a vedere con una o due mosse d&#8217;anticipo lo scacco matto. Al massimo saranno delusi o arrabbiati, non certo sorpresi. Questo vale anche quando invece dello scacco matto si parla della cattura di un pezzo importante. Nessuno rimane &#8220;sorpreso&#8221; di perdere la Regina. Inoltre se è una partita amichevole e uno dei due contendenti commette l&#8217;errore marchiano di lasciare la Regina in balia dell&#8217;avversario, l&#8217;avversario non si butta a pesce (a meno che non abbia 5 anni) bensì segnala lo sbaglio in modo che si possa rifare la mossa e la partita possa mantenersi interessante.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/ss_chess.png" alt="Icona scacchi" align="bottom" />&nbsp;<strong>Gente che grida &#8220;scacco!&#8221; come se stesse vincendo.</strong> Lo &#8220;scacco&#8221;è quando il Re avversario è minacciato da un nostro pezzo. <strong>Di per sé non indica una posizione di vantaggio né che la vittoria sia prossima</strong>. Ovviamente può essere un tal tipo di indicatore, ma come può esserlo una qualunque altra mossa. Scalmanarsi per uno &#8220;scacco&#8221; è un&#8217;assurdità.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/ss_chess.png" alt="Icona scacchi" align="bottom" />&nbsp;<strong>La cattura <em>en passant</em>, l&#8217;arrocco o la promozione come mosse geniali.</strong> Queste mosse sono normalissime, non sono mosse &#8220;segrete&#8221;(sic) né particolarmente brillanti in sé. Il fatto che magari non vengano insegnate nei primi 10 minuti di studio del gioco, non le rende mirabolanti&#8230;
</p>
<p>Queste sono le brutture più comuni. Poi, a essere pignole, in un romanzo storico o d&#8217;ambientazione storica bisognerebbe tener conto che il regolamento è cambiato nel corso dei secoli; non solo, spesso questi cambiamenti non sono stati recepiti dovunque allo stesso tempo. La cosa è significativa riguardo l&#8217;Italia, perché in Italia fino al torneo nazionale di Milano del 1881 si è giocato con alcune regole autoctone ignorate nel resto del mondo.<br />Per rendersi conto della peculiarità italiana, basti ricordare la strenua lotta del Carrera contro l&#8217;arrocco da svolgersi in una sola mossa, da lui definito: «un mostro con due teste» (quest&#8217;ultima frase l&#8217;ho messa solo per guadagnare uno <em>skill point</em> in Citazioni Dotte <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/ss_levelup.png" alt="Level Up!" align="bottom" />), oppure ancora la contrapposizione fra scuola italiana e scuola francese sempre riguardo l&#8217;arrocco, in particolare le possibili posizioni di Re e Torre.
</p>
<p><strong><em>Gamberetta, skusa se t&#8217;interrompo, ma nn vorrei aver kapito male: qui sembra quasi ke tu stia dicendo ke x skrivere 1 paginetta cn 2 ke giokano a skakki, io debba imparare a giokare?!?!!!</em></strong><br />Esatto! Hai proprio colto il senso del mio discorso!
</p>
<p><strong><em>Ma è assurdo! Io nn voglio sapere niente d skakki, e armature e frecce, e spade e duelli e tattika e cavalleria e vita medievale, e biologia e botanika e metallurgia, io voglio skrivere fantasi!!!</em></strong><br />. . .
</p>
<p>Un&#8217;ultima curiosità per chi vuole scrivere fantasy, magari in maniera un po&#8217; più seria rispetto alla mia misteriosa interlocutrice: gli <em>scacchi fatati</em> (<em>fairy chess</em>) esistono davvero! Sono quegli scacchi giocati su scacchiere non regolamentari e/o con pezzi eterodossi. Alcuni di questi pezzi sono per esempio l&#8217;Amazzone e il Grifone, il Dabbaba e l&#8217;Unicorno. Stranamente, non ci sono fate o fatine negli scacchi fatati.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/ss_quadro2.jpg" alt="Un quadro d'argomento scacchistico" /><br />
<em>David McKee: The Chess Match</em></p>
</td>
</tr>
</table>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Scacchi">Gli Scacchi su Wikipedia</a><br />
<a href="http://www2.polito.it/didattica/polymath/htmlS/argoment/Matematicae/Giu_04/Cap6.html">La leggenda sull&#8217;origine degli scacchi e Dante</a><br />
<a href="http://www.marosticascacchi.it/">Informazioni sulla partita di Marostica</a><br />
<a href="http://chess.about.com/library/pal4/zbstches/blzbst01.htm">L&#8217;Immortale</a><br />
<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dalla_Terra_alla_Luna">Dalla Terra alla Luna su Wikipedia</a><br />
<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bobby_Fischer">Bobby Fischer su Wikipedia</a><br />
<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Carrera">Pietro Carrera su wikipedia</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=843" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Incipit e nuove abitudini di lettura</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jun 2008 13:57:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Fra poche ore chiuderò il sondaggio, perché mi sembra che ormai i risultati siano chiari. La Strazzulla ha stravinto, ottenendo quasi più voti degli altri tre romanzi messi assieme. Avevo intuito che avrebbe trionfato la novità, ma sono rimasta sorpresa dalle proporzioni, e non credevo che ci fosse più curiosità su Bryan di Boscoquieto rispetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fra poche ore chiuderò il sondaggio, perché mi sembra che ormai i risultati siano chiari. La Strazzulla ha stravinto, ottenendo quasi più voti degli altri tre romanzi messi assieme. Avevo intuito che avrebbe trionfato la novità, ma sono rimasta sorpresa dalle proporzioni, e non credevo che ci fosse più curiosità su <em>Bryan di Boscoquieto</em> rispetto a <em>La Ragazza Drago</em>.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/ial_bryan.jpg" alt="Copertina di Bryan di Boscoquieto nella Terra dei Mezzidemoni" /><br />
<em>Copertina di Bryan di Boscoquieto nella Terra dei Mezzidemoni</em></p>
<p>Avendo promesso di attenermi ai risultati del sondaggio, mi sono già procurata <em>Gli Eroi del Crepuscolo</em>. Ho letto un centinaio di pagine, posso solo dire che <strong>se</strong> riesco ad arrivare in fondo (ed è un grosso se, perché la mia soglia di sopportazione è al limite), ci sarà da &#8220;divertirsi&#8221;.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/ial_eroi.jpg" alt="Copertina de Gli Eroi del Crepuscolo" /><br />
<em>Copertina de Gli Eroi del Crepuscolo</em></p>
<p>A partire dall&#8217;incipit, che riporto di seguito:<br />
<blockquote>Il primo giorno fu un giorno di sole.<br />Non era in realtà il primo giorno, perché migliaia di giorni erano già scivolati via, silenziosamente registrati da sguardi che si nascondevano nelle ombre in mezzo agli alberi, e da memorie create per durare in eterno e conservare il ricordo di ogni singolo secondo perduto. Ma i Primi non potevano saperlo, e lo chiamarono il primo giorno, dopo che la prima notte ebbe insegnato loro cos&#8217;era un giorno, e cos&#8217;era una notte. I Primi avevano molto da imparare e lo sapevano.</p></blockquote>
<p>Bello? Brutto? Basta confrontarlo con qualche altro incipit. Non scelto apposta, solo di romanzi in coda di lettura caricati sul lettore di ebook.
</p>
<p>L&#8217;incipit di <em>Singularity Sky</em> di Charles Stross:<br />
<blockquote>The day war was declared, a rain of telephones fell clattering to the cobblestones from the skies above Novy Petrograd. Some of them had half melted in the heat of re-entry; others pinged and ticked, cooling rapidly in the postdawn chill. An inquisitive pigeon hopped close, head cocked to one side; it pecked at the shiny case of one such device, then fluttered away in alarm when it beeped. A tinny voice spoke: &#8220;Hello? Will you entertain us?&#8221;<br />The Festival had come to Rochard&#8217;s World.</p></blockquote>
<p>Avevo riportato le prime 89 parole del romanzo della Strazzulla, qui ci sono le prime 85 di Stross. Già dalla prima frase una preferirebbe leggere Stross rispetto alla Strazzulla. La Strazzulla si preoccupa di comunicarci che il primo giorno c&#8217;era il sole, Stross invece chiarisce che il giorno in cui scoppiò la guerra, una pioggia di telefoni cadde su Novy Petrograd.<br />La reazione alla Strazzulla è: &#8220;C&#8217;era il sole, ottimo, e allora? Chi se ne importa!&#8221;, la reazione a Stross è: &#8220;C&#8217;è una guerra e piovono telefoni?! Che diamine sta succedendo?&#8221;, ovvero, suscita <em>curiosità</em>.<br />Nel proseguo, la Strazzulla racconta, è generica, Stross <em>mostra</em>. È difficile immaginare nella propria testa quel che racconta la Strazzulla, perché è vaga, perché riferisce concetti astratti (come faccio a rendere nella mia mente: &#8220;I Primi avevano molto da imparare e lo sapevano&#8221;? A questo punto non so neanche chi o cosa siano i Primi!)<br />Stross invece è preciso, concreto: i telefoni sono mezzi sciolti, un piccione si avvicina, sono riportate le esatte parole della voce. Posso senza difficoltà immaginare l&#8217;intera scena.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/ial_sky.jpg" alt="Copertina di Singularity Sky" /><br />
<em>Copertina di Singularity Sky</em></p>
<p>L&#8217;incipit de <em>Il Tramonto degli Dei</em> di Mary Gentle:<br />
<blockquote>Nella piazza della cattedrale la folla ormai rauca si apprestava ad impiccare un maiale. <br />Un giovane rallentò il passo per guardare. <br />Le assi gialle del patibolo, inchiodate frettolosamente, stillavano linfa; un odore resinoso di pino giunse alle sue narici, e ancora più forte, il fetore di sterco animale. Lucas cercò un fazzoletto per tergersi il volto sudato. Non trovandolo, usò, disgustato, un lembo della manica. Si fece strada fra gli spettatori, con la testa che gli rintronava per il rumore.</p></blockquote>
<p>80 parole per la Gentle. Anche in questo caso, basta la prima frase ad &#8220;acchiappare&#8221; il lettore, infatti l&#8217;impiccagione di un suino non può che suscitare <em>molta curiosità</em>. Il proseguo è, come nel caso di Stross, <em>mostrato</em>.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/ial_dei.jpg" alt="Copertina de Il Tramonto degli Dei" /><br />
<em>Copertina de Il Tramonto degli Dei</em></p>
<p>L&#8217;incipit di <em>Wizard of the Pigeons</em> di Megan Lindholm (meglio conosciuta come Robin Hobb):<br />
<blockquote>On the far western shore of a northern continent there was once a harbour city called Seattle. It did not have much of a reputation for sunshine and beaches, but it did have plenty of rain, and the folk who lived there were wont to call it &#8220;The Emerald City&#8221; for the greenness of its foliage. And the other thing it boasted was a great friendliness that fell upon strangers like its rain, but with more warmth. In that city, there dwelt a wizard.</p></blockquote>
<p>84 parole per la Hobb. Questo incipit mi piace meno di altri, d&#8217;altra parte, come detto, non li ho scelti apposta. Qui la curiosità, benché non così stimolata come nel caso di Stross e della Gentle, è data dal contrasto fra il tono fiabesco &#8220;c&#8217;era una volta [...] un mago&#8221; e l&#8217;ambientazione moderna: Seattle.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/ial_wizard.jpg" alt="Copertina di Wizard of the Pigeons" /><br />
<em>Copertina di Wizard of the Pigeons</em></p>
<p>E per ultimo l&#8217;incipit di un romanzo che non ho nel lettore, ma che ho una gran voglia di rileggere, dopo essermi sorbita tante stupidate, <em>Cuore d&#8217;Acciaio</em> di Michael Swanwick<br />
<blockquote>Anche se allora la bimba rapita ai mortali non lo sapeva, la sua decisione di rubare un drago e scappare nacque la notte in cui i bambini si riunirono per complottare la morte del loro supervisore.<br />Fino da quando era stata in grado di ricordare, era vissuta nella fabbrica dei draghi ad alta energia. Ogni giorno all&#8217;alba veniva condotta a passo di marcia, assieme agli altri minori a contratto, dal dormitorio nel Fabbricato 5 alla caffetteria, per una colazione che aveva a malapena il tempo di trangugiare prima del lavoro. A quel tempo solitamente veniva mandata al reparto cilindri per il lavoro di lucidatura, ma altre volte veniva assegnata al Fabbricato 12, dove i neri corpi di ferro venivano collaudati e lubrificati prima di passare al reparto costruzioni per l&#8217;assemblaggio finale. I tunnel addominali erano troppo piccoli per un adulto, e il suo compito consisteva nello strisciarci dentro per strofinare e ingrassare quei cunicoli bui. Lavorava fino al tramonto e talvolta anche oltre se sotto contratto c&#8217;era un drago particolarmente importante.<br />Il suo nome era Jane.</p></blockquote>
<p>176 parole, non ho voluto tagliare a metà il secondo paragrafo. Anche nel caso di Swanwick, basta la prima frase a invogliare alla lettura: abbiamo in due righe una bambina rapita, un progetto di furto di rettile gigante e fuga e infine un complotto teso all&#8217;omicidio di un supervisore! Un tantino più significativo rispetto a una giornata di sole&#8230;</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/ial_dragon.jpg" alt="Copertina di Cuore d’Acciaio (edizione russa)" /><br />
<em>Copertina di Cuore d’Acciaio (edizione russa)</em></p>
<p>Un paio di considerazioni. L&#8217;incipit è importante e lo diventerà sempre di più. Mi spiego: non ho comprato nessuno dei romanzi sopra citati, a parte <em>Cuore d&#8217;Acciaio</em>, che comunque è stata acquistato a suo tempo da mio fratello. Li ho scaricati. E come ho scaricato questi, negli ultimi sei mesi ne ho scaricati qualche altro <em>migliaio</em>. Avendo a disposizione, non più in là di qualche click del mouse, centinaia e centinaia di romanzi di fantasy e fantascienza, con quale criterio dovrei scegliere quali leggere?<br />Ci sono i consigli altrui, la conoscenza dell&#8217;autore, le recensioni, ma comunque coprono una percentuale piccolissima di tutti i romanzi. Non mi rimane altro che provare a leggere qualche pagina o spesso non più di qualche frase, perché anche solo leggere 10 pagine da ogni romanzo richiederebbe anni.<br />Mi rendo conto che non sia un criterio &#8220;giusto&#8221;, e così facendo possa perdermi anche dei capolavori, ma questo piccolo esperimento mi pare significativo: guarda caso l&#8217;incipit più banale e &#8220;vuoto&#8221; è quello dell&#8217;autore alle prime armi.<br />Credo che in futuro, in un futuro prossimo, l&#8217;incipit sostituirà a tutti gli effetti la copertina. Adesso, con le librerie come principale fonte di approvvigionamento, la copertina è la presentazione di un romanzo. Ma in uno scenario di pirateria capillare, come avviene già con musica, videogiochi e film, la &#8220;presentazione&#8221; non è altro che un nome di file. Saranno le prime frasi a rendere o no attraente un romanzo (al di là di altre considerazioni riguardo la fama dell&#8217;autore o l&#8217;argomento trattato).<br />Non che manchino i tentativi di trasferire nel virtuale la stessa impostazione delle librerie fisiche, si veda il per altro notevole sito <a href="http://zoomii.com">zoomii books</a>, ma per me sono tentativi morti in partenza.
</p>
<p>L&#8217;altra considerazione è che Einaudi avrebbe potuto inaugurare la sua collana fantasy traducendo – magari con particolare cura – qualche romanzo inedito in Italia di Swanwick o della Gentle. Ma pazienza, inutile ripetere sempre gli stessi discorsi, utile però ribadire: <strong>NON BISOGNA COMPRARE PIÙ LIBRI</strong>. Bisogna scaricarli, o prenderli in prestito in biblioteca.<br />Se un editore vuole soldi, <em>deve</em> giustificare tale pretesa. Una bella copertina e tanta pubblicità non sono scuse sufficienti.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>A proposito di libri gratuiti, riprendo il discorso riguardo il lettore di ebook. Ho ricevuto alcune mail che mi chiedevano chiarimenti rispetto alla mia <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/01/11/il-mio-lettore-di-ebook/">precedente recensione</a>. Dopo sei mesi circa d&#8217;intenso utilizzo vale quanto già detto, ma posso aggiungere qualche nota in più:
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Il recente (Maggio) aggiornamento del <em>firmware</em>, non solo non ha risolto i problemi riscontrati – al massimo li ha attenuati – ma ne ha introdotti di nuovi, tipo un consumo abnorme della batteria in determinate situazioni. Inutile dire che dal punto di vista del supporto la Bookeen si sta rivelando un&#8217;azienda non proprio affidabile.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Ciò significa che certi PDF e certe immagini jpeg continuano a far &#8220;crashare&#8221; il lettore, il che rende leggere <em>manga</em> o libri con molte illustrazioni un&#8217;impresa frustrante. La soluzione è ridimensionare e ridurre il numero di colori di ogni singola immagine, per adattarla alla caratteristiche dello schermo. Operazione lunga e noiosissima nel caso dei PDF; alla fine si fa prima a leggere a video o stampare.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Devo inoltre confermare che i PDF in formato A4 sono in pratica illeggibili. Se sono quasi esclusivamente testo si possono convertire in altri formati più digeribili dal lettore senza colpo ferire, altrimenti è meglio lasciar perdere.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Manuali o altri testi di consultazione, anche se in formato idoneo, sono anche loro inutilizzabili. La lentezza dell&#8217;aggiornamento dello schermo rende molto problematico &#8220;sfogliarli&#8221;, e la mancanza di tastiera impedisce qualunque tipo di ricerca delle informazioni.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Il calcolo della durata della batteria è complesso. Come ricordato nella recensione, la batteria si consuma solo a ogni refresh dello schermo, perciò una misurazione in termini di tempo non è significativa. Così com&#8217;è poco significativo parlare di &#8220;pagine girate&#8221;, perché a seconda di come si imposta la grandezza dei caratteri per leggere uno stesso testo si possono voltare un numero diverso di pagine.<br />Con le impostazioni che sto usando, sullo schermo appaiono poco meno della metà dei caratteri di una pagina media di un libro stampato. In pratica un romanzo di 400 pagine mi richiede circa 900 refresh dello schermo (senza contare altri refresh quando apro i menu o navigo la biblioteca). Con tali impostazioni, leggo tre romanzi appunto sulle 400 pagine &#8220;reali&#8221; prima di dover ricaricare. O meglio <em>leggevo</em>, perché dall&#8217;aggiornamento di Maggio la batteria ha cominciato a consumarsi molto più in fretta. Il sospetto è che per qualche bug ora il lettore consumi energia anche quando è fermo. In ogni caso se si sono salvati i file di sistema prima di aggiornare è possibile tornare al <em>firmware</em> precedente, cosa che quasi sicuramente farò.<br /><b>EDIT</b>: Proprio oggi (25 Giugno) la Bookeen ha rilasciato un nuovo <em>firmware</em> che dovrebbe risolvere il problema del consumo eccessivo della batteria.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;E con queste premesse, sono <strong>entusiasta</strong> del mio lettore! In questi sei mesi ci ho letto sopra 20-25 romanzi, ed è stata un&#8217;esperienza del tutto piacevole. Anzi, è stato <em>meglio</em> che non leggere su carta. Soprattutto quando il libro di carta è un tomo da 500 e più pagine con copertina rigida, si può facilmente capire quanto sia più comodo leggerlo usando un lettore del peso di appena 174 grammi.<br />Quando si ha in mano un libro con caratteri troppo minuti o troppo grandi si può solo far finta di niente, adesso invece li regolo io come preferisco. Senza contare che posso cambiare il tipo dei caratteri e con un po&#8217; di fatica anche l&#8217;interlinea e i margini della pagina.<br />Certo, ci sono libri non troppo pesanti, con caratteri della grandezza giusta e stampati su carta patinata di lusso: questi sono superiori all&#8217;esperienza che offre il lettore, ma in media è il lettore a garantire l&#8217;esperienza migliore.<br />Anche grazie al fatto che per fortuna la durezza iniziale dei tasti è andata via via diminuendo, e già dopo circa un mese potevo voltare pagina tenendo il lettore con una mano sola, senza bisogno dell&#8217;appoggio della seconda mano.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;È opportuno rimarcare la qualità dello schermo e-ink: leggendo sul balcone, al sole, lo schermo è perfettamente visibile, non ci sono paragoni con un LCD. Ho anche apprezzato l&#8217;opzione di rendere tutto il testo sempre in grassetto. All&#8217;inizio sembra strano, ma a lungo andare l&#8217;aumento di contrasto dovuto al grassetto rende la lettura meno faticosa.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/ial_book.jpg" alt="Cybook all'aperto" /><br />
<em>Il Cybook all’aria aperta. La mano non è mia ma del signor Iddo Genuth. <a href="http://www.tfot.info/articles/1013/cybook-gen3-e-book-review.html">Qui</a> la sua recensione dell’apparecchio</em></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Ci sono poi i vantaggi collaterali, primo fra tutti appunto il poter leggere con facilità a sbafo. O poter avere in un paio di memory card 5.000 e passa volumi di narrativa fantastica, con occupazione di spazio inferiore a una scatola di fiammiferi. O non dover aspettare giorni che arrivi un libro ordinato da iBS.it, ma qualche minuto perché si completi il download.
</p>
<p>Perciò le conclusioni sono più o meno le stesse della recensione: se si è appassionati di narrativa e non si hanno scrupoli a rifornirsi via P2P, il lettore è tutto di guadagnato, sebbene sia sotto molti aspetti un prodotto ancora &#8220;rozzo&#8221;. Altrimenti non vale la pena, in particolare riguardo all&#8217;acquisto di ebook: in Italia non li vende nessuno o quasi, e anche in lingua inglese è più facile trovare ciò che si vuole via eMule e BitTorrent piuttosto che presso i siti delle librerie online.
</p>
<p>Rispetto alla recensione c&#8217;è poi da aggiungere che ora allo stesso prezzo la Bookeen vende il Cybook Gen3 New Edition con 512MB di memoria interna rispetto ai 64, e tasti più morbidi (o almeno così pare, non ho avuto modo di provare personalmente).
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Da <em>Gli Eroi del Crepuscolo</em>:<br />
<blockquote>Per strada la gente accolse il Capitano con clamorose ovazioni. Vandriyan era molto alto, e malgrado la stanchezza camminava a testa alta. Era vestito di verde, con un lungo mantello svolazzante; portava polsiere di oro zecchino su cui erano incisi caratteri runici, e al collo un monile d&#8217;oro bruno, che si era trovato già addosso all&#8217;inizio dei tempi e che da allora non aveva mai tolto. Al lobo sinistro portava un grosso orecchino d&#8217;oro su cui era incastonato uno smeraldo. I suoi lineamenti erano belli e fieri; la pelle glabra e liscia, come quella di tutti gli Eterni. Aveva due intensi occhi verdi e una lunga chioma di fluenti capelli dorati, fra i quali, dietro l&#8217;orecchio a punta, portava un giglio nero, un po&#8217; provato dal caldo. Il suo figlio maggiore, Hilsir, era invece vestito di blu; aveva un fisico asciutto e muscoloso, lunghi capelli argentei, occhi color ghiaccio. Il secondogenito, Tyhanar, era invece alto e fino, con dei lineamenti aguzzi molto simili a quelli del padre; portava abiti di seta turchese e aveva gli stessi splendidi occhi verdi di Vandriyan. Per strada molte ragazze lo salutarono, e salutarono Lanyan, il terzo. Lanyan era alto e snello, con un fisico asciutto e portamento elegante; era vestito di rosso e aveva le gambe lunghe e scattanti inguainate in un bel paio di stivali di cuoio marroncino.</p></blockquote>
<p>Perché leggo &#8217;sta roba e mi viene in mente: brutta fanfic <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Yaoi">yaoi</a>? Soprattutto perché leggo &#8217;sta roba? Se ne riparlerà nella recensione, quando e <strong>se</strong> ci sarà (e stendo un velo pietoso sulla lettera di estorsione firmata “Signore delle Tenebre” e scritta con inchiostro viola&#8230;)</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/ial_van.jpg" alt="Vandriyan e socio" /><br />
<em>Quello in verde dovrebbe essere Vandriyan, l’altro tipo non so. In ogni caso sono solo dannati elfi, non gnokki come Edward il vampiro!!!</em>
</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><a href="http://www.ibs.it/code/9788806192655/strazzulla-chiara/eroi-del-crepuscolo.html">Gli Eroi del Crepuscolo su iBS.it</a><br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=Gw42MSWGsyU">Il già citato video nel quale la Strazzulla parla dello scrivere</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/Singularity-Sky-Charles-Stross/dp/0441011799/">Singularity Sky su Amazon.com</a><br />
<a href="http://www.antipope.org/charlie/blog-static/">Il blog di Charles Stross</a></p>
<p><a href="http://www.comprovendolibri.it/ordina.asp?id=186483">Il Tramonto degli Dei acquistabile usato&#8230;</a><br />
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/05/11/ratti-gargoyle-dolciumi-vari/">&#8230;oppure ci si può affidare a emule</a></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/Wizard-Pigeons-Megan-Lindholm/dp/0441894674/">Wizard of the Pigeons su Amazon.com</a><br />
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		<title>Riassunto delle Puntate Precedenti</title>
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		<pubDate>Sat, 31 May 2008 12:28:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Scrivendo la recensione de La Setta degli Assassini, mi sono resa conto che forse è il caso di ricapitolare alcuni punti chiave riguardo la narrativa di genere fantastico. Tali punti sono già stati illustrati in vari articoli e commenti, ma mai in maniera sistematica.Premetto che quel che dirò non è Vangelo. Non sono verità scolpite [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scrivendo la recensione de <em>La Setta degli Assassini</em>, mi sono resa conto che forse è il caso di ricapitolare alcuni punti chiave riguardo la narrativa di genere fantastico. Tali punti sono già stati illustrati in vari articoli e commenti, ma mai in maniera sistematica.<br />Premetto che quel che dirò non è Vangelo. Non sono verità scolpite nella pietra, sono per lo più <em>convenzioni</em>. Ciò significa che uno scrittore è liberissimo di ignorare tali convenzioni, <strong>ma non di non essere consapevole di quel che sta facendo</strong>.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Una prima distinzione</strong>
</p>
<p>Una prima importante distinzione è separare la narrativa di genere dalla <em>literary fiction</em>. <em>Literary fiction</em> è una locuzione inglese con la quale si designa un tipo di narrativa dove la forma viene considerata importante in sé, oltre che veicolo per il contenuto. Per usare termini più terra terra, la <em>literary fiction</em> è quel tipo di narrativa che suscita nel lettore reazioni del tipo: &#8220;Ma com&#8217;è bravo questo autore! Che prosa raffinata! Quali sublimi metafore!&#8221;. In altre parole, il lettore di <em>literary fiction</em> prova piacere nell&#8217;atto di leggere in sé, al di là del significato di quel che sta leggendo.
</p>
<p>Invece nella narrativa di genere, la forma è subordinata al contenuto. In generale lo scopo della narrativa di genere è raccontare storie, dunque il <em>come</em> dev&#8217;essere elaborato con tale scopo ben in mente. La forma non può andarsene per i fatti suoi, <strong>deve</strong> sempre tendere allo scopo. Dal che si deduce che &#8220;scrivere bene&#8221; ha due significati diversi, a seconda se ci stiamo riferendo alla <em>literary fiction</em> o alla narrativa di genere.<br />&#8220;Scrivere bene&#8221; in <em>literary fiction</em> significa offrire al lettore una forma che sia piacevole in sé, &#8220;scrivere bene&#8221; narrativa di genere significa scrivere trasparente. Significa adottare uno stile che non abbia alcuno stile. So che sembra strano, sembra quasi un invito a scrivere &#8220;male&#8221; apposta. Ma non è così, c&#8217;è una ragione ben precisa.<br />Come dicevo, scrivere narrativa di genere significa raccontare storie. Dato che parliamo di narrativa, tali storie non esistono, le stiamo inventando. Ma per il lettore devono essere verosimili; il lettore dev&#8217;essere invogliato a &#8220;sospendere l&#8217;incredulità&#8221; di fronte alla nostra storia, o addirittura, come auspicava Tolkien, il lettore dev&#8217;essere così rapito dalla vicenda da non aver neanche bisogno di trucchetti mentali per credere che elfi e draghi esistono sul serio.<br />Ora, se il lettore si accorge che stiamo scrivendo bene, se esclama davvero &#8220;Che prosa raffinata!&#8221;, abbiamo fallito il nostro compito, perché appare chiaro che tale lettore non era davvero stato trasportato nella Terra di Mezzo, bensì era rimasto bello inchiodato in poltrona <em>a leggere uno stupido libro</em>.<br />La narrativa di genere è una forma <em>ante litteram</em> di realtà virtuale. L&#8217;autore impiega la sua arte per strappare il lettore dal suo mondo e immergerlo in un <em>altro</em> mondo, mondo che non solo non esiste, ma che spesso non potrebbe neanche esistere. Lo &#8220;scrivere bene&#8221;, inteso in senso letterale, è in contrasto con tale obbiettivo. Lo &#8220;scrivere bene&#8221; è come un salvagente, che impedisce al lettore d&#8217;immergersi completamente nella storia.
</p>
<p>Corollario: lo scopo della narrativa di genere <strong>non è suscitare piacere</strong>. Quando leggo della Terra invasa dagli alieni, non dev&#8217;essere piacevole. Dev&#8217;essere pauroso, angosciante, bizzarro o mille altre emozioni, ma non dev&#8217;essere piacevole. L&#8217;immagine del lettore in poltrona, intento a gustarsi un romanzo – libro in una mano, bicchiere di liquore nell&#8217;altra –, è tipica della <em>literary fiction</em>. Se un romanzo di genere può essere affrontato in questa maniera pacata, <strong>non è un buon romanzo</strong>.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/rpp_literary.jpg" alt="Lettore di literary fiction" /><br />
<em>A leggere literary fiction ci si riduce così: vecchi, stanchi e con gli occhiali!</em></p>
<p><strong>Perciò, dato che questo blog si occupa di narrativa di genere, quando parlerò di &#8220;scrivere bene&#8221;, senza ulteriore specificazione, intenderò scrivere trasparente.</strong>
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Narrativa fantastica</strong>
</p>
<p>Nel campo della narrativa di genere, si distinguono appunto svariati generi. I generi esistono non per &#8220;ingabbiare&#8221; gli autori, ma per far sì che il rapporto fra autori e lettori sia chiaro. Se io presento il mio romanzo come un giallo, il lettore si aspetterà almeno un delitto. Se nessun crimine viene perpetrato, il lettore rimarrà deluso, indipendentemente dalla qualità del testo, perché lui voleva leggere un giallo, e invece ha letto altro.<br />Un autore può abbattere le barriere che separano i generi, e in realtà può scrivere quel che gli pare, l&#8217;importante è che sia onesto con il lettore: se ha scritto una commedia romantica, così deve presentarla, e non spacciarla quale fantasy solo perché a pagina 82 sullo sfondo passa un drago.
</p>
<p>In questo blog ci occupiamo di letteratura fantastica e in particolare di fantasy, anche se non disdegniamo la fantascienza e l&#8217;horror.<br />In generale, ho notato una certa confusione nell&#8217;uso dei termini sopracitati, in particolare in Italia, dove spesso i termini &#8220;fantastico&#8221; e &#8220;fantasy&#8221; sono mischiati in maniera inopportuna.<br />L&#8217;ho già spiegato un paio di volte nei commenti, ma meglio ribadirlo. La Barca dei Gamberi adotta la seguente convenzione:<br />Con &#8220;letteratura fantastica&#8221; o &#8220;narrativa fantastica&#8221; intendo la letteratura di genere che racconta storie <strong>che hanno come fulcro uno o più elementi fantastici</strong>. Perciò si va da <em>Le Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie</em>, al <em>Signore degli Anelli</em>, fino a <em>La Guerra dei Mondi</em>, <em>Dracula</em> e <em>Neuromante</em>. Ovvero l&#8217;intero spettro: fiaba, fantasy, fantascienza, horror (soprannaturale).</p>
<p>Con il termine <span style="color: blue"><strong><u>fantascienza</u></strong></span> definisco quelle storie di letteratura fantastica <strong>dove gli elementi fantastici sono spiegabili in maniera scientifica</strong>.</p>
<p>Con il termine <span style="color: green"><strong><u>fantasy</u></strong></span> definisco quelle storie di letteratura fantastica <strong>dove gli elementi fantastici non possono essere spiegati in maniera scientifica</strong>.</p>
<p>Con il termine <span style="color: black"><strong><u>horror</u></strong></span> definisco quelle storie di letteratura fantastica <strong>dove gli elementi fantastici sono usati allo scopo di spaventare il lettore</strong>, indipendentemente da come possano essere spiegati.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/rpp_neuro.jpg" alt="Videogioco di Neuromancer" /><br />
<em>La confezione del videogioco ispirato a Neuromancer di William Gibson. Neuromancer è un romanzo di fantascienza, sottogenere cyberpunk</em></p>
<p>Un esempio chiarissimo, il mio preferito!<br />Elemento fantastico: il viaggio del tempo.<br />In <em>Un Americano alla Corte di Re Artù</em> di Mark Twain, questo elemento è usato per trasportare il protagonista dal 1800 appunto alla Corte di Re Artù. Non è fornita alcuna spiegazione scientifica per questo elemento fantastico e fondamentale alla storia. Dunque <em>Un Americano alla Corte di Re Artù</em> per la mia catalogazione è un romanzo fantasy.<br />Ne <em>La Macchina del Tempo</em> di H.G. Wells, il viaggiatore nel tempo usa tale Macchina per viaggiare sempre più in là nel futuro. La Macchina del Tempo non funziona per magia, ma in base a principi scientifici. Perciò un elemento fantastico fulcro del romanzo è spiegabile in termini scientifici. <em>La Macchina del Tempo</em> è un romanzo di fantascienza.<br />In <em>L&#8217;Ombra Venuta dal Tempo</em> di H.P. Lovecraft, il viaggio del tempo è lo strumento di un alieno per impossessarsi della mente di un poveraccio. Qui l&#8217;elemento fantastico è sfruttato per contribuire a mettere a disagio, spaventare il lettore. <em>L&#8217;Ombra Venuta dal Tempo</em> è un racconto d&#8217;orrore.
</p>
<p>Una storia d&#8217;amore ambientata nella Terra di Mezzo, <strong>non</strong> è di per sé fantasy, a meno che l&#8217;elemento fantastico non sia determinante. Un giallo che si svolge su una colonia marziana, rimane un giallo, <strong>non</strong> è fantascienza. <strong>L&#8217;elemento fantastico dev&#8217;essere determinante</strong>, non di semplice contorno. Inoltre l&#8217;elemento fantastico è il solo vero discriminante. Se sto raccontando la storia di un drago albino mutante che appare per magia a Bologna, sono nel regno del fantasy, perché ho un elemento fantastico (il drago albino mutante), tale elemento è fondamentale (il drago è il protagonista) e infine l&#8217;elemento medesimo non è scientificamente spiegabile (il drago appare per magia). Avrò perciò un fantasy senza:
<ul>
<li>mondo remoto.</li>
<li>lotta tra Bene e Male.</li>
<li>scontri all&#8217;arma bianca.</li>
<li>viaggi a vuoto di comitive d&#8217;eroi.</li>
<li>elfi.</li>
</ul>
<p>Per la cronaca, un fantasy con gli elementi di cui sopra sarebbe &#8220;High Fantasy&#8221;, o forse &#8220;Heroic Fantasy&#8221;.<br />Non starò qui a far distinzione fra i sottogeneri di fantasy e fantascienza. Però, per chi fosse curioso, l&#8217;altro giorno ho preparato uno schema di tutti i sottogeneri di fantasy, fantascienza e horror. I dati sono stati presi da Wikipedia, così come i nomi di opere e autori considerati rappresentativi. Questo schema non vuole essere né preciso, né esaustivo, è solo per bellezza, per dare un&#8217;idea di come possa apparire l&#8217;&#8221;universo fantastico&#8221;.</p>
<p align="center"><a href="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/rpp_generi.png" rel="lightbox" title="L’Universo della narrativa fantastica"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/rpp_generi_thumb.jpg" alt="L’Universo della narrativa fantastica" /></a><br />
<em>L’Universo della narrativa fantastica. Clicca per ingrandire</em></p>
<p>Al di là dello schema, la divisione generale che ho esposto fra fantasy, fantascienza e horror, <strong>non è in discussione</strong>. Se non siete concordi, potete &#8220;tradurre&#8221; i miei termini in altri che vi stiano più simpatici. Il punto è che i concetti siano chiari, le parole con cui chiamarli possono essere scelte come meglio si creda.
</p>
<p><strong>Perciò, quando parlerò di &#8220;fantasy&#8221;, senza ulteriore specificazione, mi starò riferendo alla definizione di cui sopra.</strong>
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Convenzioni nello scrivere (fantasy)</strong>
</p>
<p>Lo scopo della narrativa di genere è raccontare storie. Nel corso del tempo, sono state &#8220;distillate&#8221; alcune regole guida che <strong>aiutano</strong> a raggiungere questo scopo. La parola &#8220;aiutano&#8221; è in grassetto a sottolineare come le regole siano <em>a favore</em> degli autori. Non sono lì per strangolare la creatività, ma per esaltarla.
</p>
<p>Queste poche regole le avrò citate mille volte nei miei articoli precedenti, non fa male citarle per la millesima e una volta.<br />Inoltre vorrei chiarire un concetto che credo a diversi sfugga: un romanzo non è brutto perché viola la tal o la tal altra regola, un romanzo è brutto e basta; un romanzo fa schifo, un romanzo è noioso, un romanzo è stupido. Quando però ci si avventura a cercare di capire <em>perché</em> un romanzo fa schifo, ed è noioso e stupido, molto spesso è facile risalire alle regole.<br />Un romanzo è brutto. Questo è il dato di fatto. Scavando si può scoprire che tale bruttezza ha origine in questo o quell&#8217;altro errore dell&#8217;autore. Perciò prima c&#8217;è l&#8217;orrore, lo schifo, il fantasy italiano, <em>poi</em> le regole. I romanzi sono brutti di per sé, le regole sono solo un modo d&#8217;interpretare tale bruttezza.<br />Funziona anche al contrario: più spesso che non un bel romanzo segue le convenzioni.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/bs_ethlinn.jpg" alt="Esempio di fantasy nostrano" /><br />
<em>Esempio di brutto fantasy italiano (tanto per non infierire sempre sui soliti noti&#8230;)</em></p>
<p>Prima di proseguire, ricordo per l&#8217;ennesima volta: la narrativa di genere si concentra sul raccontare storie, l&#8217;innovazione, l&#8217;originalità, l&#8217;arte dev&#8217;essere nella <strong>storia</strong>, il <em>come</em> raccontarla è pura tecnica e si deve tendere all&#8217;efficienza, nulla più. Poi ci sarà l&#8217;autore più o meno dotato dal punto di vista stilistico, ma, come detto, attenzione: se tale dote diventa evidente, è un errore, perché allontana il lettore dalla storia.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Show, don&#8217;t Tell</strong>
</p>
<p>Mostrare, non raccontare. L&#8217;idea è di <em>far vedere</em> al lettore la storia che si sta narrando. Nella testa del lettore, la vicenda deve scorrere esattamente come se il tizio fosse al cinema. Un fotogramma dietro l&#8217;altro, scena dopo scena. Lo scrittore deve armarsi di telecamera e cercare di descrivere quel che la telecamera inquadra.<br />&#8220;Laura uccise Mario.&#8221; Questo è <strong>raccontare</strong>: lo scrittore ha filmato la scena e sta appunto raccontando quel che è successo. È <strong>sbagliato</strong>.<br />&#8220;Laura puntò la pistola contro la faccia di Mario; premette il grilletto. Il colpo si portò via un gran tocco di scatola cranica. Mario si accasciò, lasciando sulla parete una scia di sangue e materia grigia.&#8221; Questo è <strong>mostrare</strong>: lo scrittore sta filmando la scena, e il lettore è insieme con lui dietro la telecamera. Questa è la maniera giusta di scrivere.<br />Perché è giusto mostrare e non raccontare? Per due ragioni. La prima è già evidenziata sopra: quando lo scrittore racconta, rende palese la sua presenza, e questo allontana il lettore dalla realtà virtuale della storia.<br />La seconda ragione è che il raccontare non rimane. Il raccontare sono parole al vento, non fanno presa sui ricordi. Alla fine di questo articolo è probabile che già vi sarete dimenticati che Laura ha ucciso Mario, tuttavia è possibile che l&#8217;<em>immagine</em> della scia di sangue e cervella rimanga.<br />Durante il mostrare, le parole si fondono in immagini, il lettore è di fronte agli avvenimenti, come fosse lì. Durante il raccontare, il lettore è stravaccato sul letto a leggere un romanzo, prende atto di quel che l&#8217;autore sta dicendo, ma non è trasportato all&#8217;interno della storia.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/rpp_show.jpg" alt="Ragazza con pistola" /><br />
<em>Show, don’t Tell!</em></p>
<p>Non di meno, ci sono anche dei momenti dove è corretto raccontare. È un discorso lungo, ma il discriminante essenziale è la <strong>noia</strong>. Se quello che dobbiamo mostrare è noioso, è meglio raccontarlo.<br />Un omicidio non è noioso, ma poniamo Laura lavori in un mattatoio, a sventrare maiali da mattino a sera. Il primo sbudellamento potrebbe essere interessante per il lettore. Forse anche il secondo. Dal terzo in poi la faccenda si fa noiosa. Mostrare 220 squartamenti tutti uguali non è una grande idea, e dunque ecco che si può raccontare: &#8220;Laura squartò maiali per tutto il giorno.&#8221;<br />Lo stesso se Laura prende un aereo e vola da Roma a New York. Non ha senso mostrare Laura che sonnecchia o guarda fuori dal finestrino per ore e ore, è meglio raccontare: &#8220;Laura prese un aereo e volò a New York.&#8221;
</p>
<p>Non è sempre facile mostrare. Alle volte richiede una notevole disciplina, ma ne vale la pena. È molto più coinvolgente mostrare un personaggio che si mangia le unghie, continua a lanciare sguardi all&#8217;orologio, giocherella con il cellulare, sbuffa e si gira i pollici, piuttosto che scrivere: &#8220;Laura era ansiosa.&#8221; Ma attenzione: come detto il discriminante è la noia, non fate girare i pollici a Laura per 32 pagine, a quel punto è sì meglio scrivere che era ansiosa!
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Scrivi di quel che sai</strong>
</p>
<p>Il problema, specie in ambito fantasy, è che si devono raccontare storie piene di elementi fantastici, dei quali il lettore non può avere previa esperienza. Il lettore non ha mai incontrato un drago in vita sua, e quando leggerà un romanzo sui draghi la prima reazione non sarà: &#8220;ma allora i draghi esistono sul serio!&#8221;, bensì: &#8220;che razza d&#8217;idiozia, ho speso 18 euro per leggere cretinate!&#8221;.
</p>
<p>L&#8217;autore ha l&#8217;arduo compito di convincere il lettore che non sono cretinate. Anche se solo per qualche ora, il tempo che il lettore impiegherà a leggere il romanzo, <strong>i draghi devono sul serio esistere</strong>. Per riuscire in quest&#8217;impresa, l&#8217;autore deve calare i draghi in un mondo verosimile, credibile. Tale mondo dev&#8217;essere &#8220;concreto&#8221;, palpabile, tanto che il lettore lo possa accettare come Realtà, draghi compresi.
</p>
<p>È necessario che l&#8217;autore sappia di cosa sta parlando. Un&#8217;accurata conoscenza degli argomenti dona alla narrazione quella che gli inglesi chiamano <em>texture</em>. Quell&#8217;intreccio di particolari che fa credere che lo scrittore non stia raccontando favole, ma sia lì nella Terra di Mezzo o su Marte, a filmare la storia.<br />Per tale ragione bisogna scrivere di quel che si sa. Questo però non significa che se uno è un tramviere può solo raccontare storie di tram e mezzi pubblici, significa che se decide di raccontare storie di guerra ambientate in Africa, <strong>si documenta</strong>.<br />Il lavoro di documentazione dev&#8217;essere soprattutto una questione d&#8217;<em>orgoglio</em>. Si deve essere fieri di presentare al pubblico un mondo preciso e curato, dove ogni particolare è verosimile.<br /><em>Space Cadet</em> è un romanzo scritto nel 1948 da Robert A. Heinlein. È un romanzo &#8220;per ragazzi&#8221;. Eppure Heinlein lavorò per giorni alla soluzione di un&#8217;equazione riguardante la traiettoria di un razzo, e tutto ciò per una singola frase del romanzo. Per impostare in maniera corretta una singola frase, Heinlein non si fece scrupolo a lavorare giorni.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/rpp_cadet.jpg" alt="Copertina di Space Cadet" /><br />
<em>Copertina di Space Cadet</em></p>
<p>Questo è il tipo di dedizione richiesta. Questo è il tipo di rispetto per il lettore che non fa pentire di aver speso 18 euro. Mi rendo conto che ciò richiede tanto tempo e molto impegno, ma d&#8217;altra parte nessuno ha mai detto che scrivere a un certo livello sia facile e indolore. Non è un mestiere semplice quello dello scrittore.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Buttare il superfluo</strong>
</p>
<p>Lo scopo è raccontare una storia, tutto quello che si allontana dallo scopo non è degno di esistere. È in verità molto semplice: prendiamo che uno voglia battere il record di velocità per un veicolo su ruote. Costruirà un affare come quello qui sotto:</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/rpp_ssc.jpg" alt="ThrustSSC" /><br />
<em>Il ThrustSSC ha raggiunto i 1.228 chilometri all’ora</em></p>
<p>Passa un tizio e chiede se può legare al veicolo la <em>Pietà</em> di Michelangelo. La risposta sarà ovviamente no. Avere al traino la <em>Pietà</em> non fa andare più veloci, anche se la <em>Pietà</em> è una scultura meravigliosa. Lo stesso principio si applica alla narrativa di genere.<br />Singole parole, scene, personaggi, e ogni altro elemento devono essere presenti solo se contribuiscono alla causa. Non importa siano in sé bellissimi, se non aiutano lo svolgersi della storia <strong>devono sparire</strong>. È questa la ragione di fondo per la quale si raccomanda l&#8217;uso parsimonioso di aggettivi e avverbi: il più delle volte sono inutili. &#8220;Si sfracellò <strong>violentemente</strong>.&#8221;, &#8220;Laura raccolse il <strong>sottile</strong> fiammifero.&#8221;, ecc.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/rpp_fiammifero.jpg" alt="Un fiammifero" /><br />
<em>La sottigliezza è implicita nel fiammifero</em></p>
<p>Da tener sempre presente che si sta parlando di narrativa di genere, non di <em>literary fiction</em>. Nella <em>literary fiction</em> ventisette aggettivi di fila possono essere usati, se l&#8217;effetto finale è piacevole, nella narrativa di genere <strong>no</strong>. Proprio perché un effetto piacevole è controproducente, ponendo distacco fra il lettore e la storia.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Scrivere in maniera semplice</strong>
</p>
<p>Dovete raccontare una storia, il lettore deve <em>capire</em> quel che raccontate! Se il lettore non comprende i termini che usate o non riesce a seguire le acrobazie di una prosa troppo complessa, è finito lo scopo. Perciò occorre essere semplici, chiari e diretti. <strong>Tutti</strong> devono poter seguire la storia.<br />Attenzione però: la semplicità fa parte del <em>come</em>, è tassello fondamentale della trasparenza, la storia in sé non ha nessuna necessità di essere semplice.<br />Da qui nasce la difficoltà: può essere necessario affrontare argomenti complessi, non dev&#8217;essere una scusa per rendere complessa la scrittura.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/rpp_twain.jpg" alt="Mark Twain" /><br />
<em>Mark Twain è famoso per la semplicità della sua scrittura</em></p>
<p>La prosa &#8220;raffinata&#8221;, comprensibile solo a chi è laureato in lettere antiche, non ha cittadinanza nell&#8217;ambito della narrativa di genere. La narrativa di genere è popolare, democratica e vuole raccontare storie a tutti i cittadini, nessuno escluso. Lo scrittore di genere è <em>felice</em> che le sue storie siano apprezzabili sia dal professore cinquantenne sia dal bambino di dieci anni.<br />Tra l&#8217;altro è <strong>molto più facile</strong> e &#8220;terra terra&#8221; scrivere raffinato piuttosto che scrivere semplice.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Struttura semplice</strong>
</p>
<p>Così come dev&#8217;essere semplice la scrittura, si deve mirare alla semplicità anche nella struttura della storia. Ci dev&#8217;essere una buonissima giustificazione per interrompere la narrazione e inserire un <em>flashback</em>.<br />Non siamo lontani dal problema dello &#8220;scrivere bene&#8221;. Strutture narrative complesse con una marea di sottotrame che s&#8217;incastrano possono essere affascinanti, ma quando il fascino è intrinseco in questa complessità artefatta, lì è un errore. Perché il lettore è portato fuori dalla storia per ammirare dall&#8217;esterno l&#8217;opera letteraria.<br />Sottotrame, <em>flashback</em>, salti temporali e quant&#8217;altro devono esistere solo se è l&#8217;unica maniera per narrare la storia. È meglio spostare indietro il punto scelto per l&#8217;inizio della storia, piuttosto che violare la linearità con cinquecento <em>flashback</em>.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/rpp_cable.jpg" alt="Massa di cavi" /><br />
<em>Una storia non deve avere una struttura di questo tipo!</em></p>
<p>Da ciò si deduce anche che una pratica diffusissima tra gli scrittori fantasy, quella d&#8217;inserire a inizio dei romanzi un &#8220;prologo&#8221; è da evitarsi. Quasi <strong>mai</strong> il prologo serve.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Evitare l&#8217;inforigurgito</strong>
</p>
<p>Inforigurgito, o <em>infodump</em>, per usare il più diffuso termine inglese. L&#8217;inforigurgito è l&#8217;impellente necessità dell&#8217;autore di fornire informazioni al lettore. L&#8217;autore si rende conto che il lettore ha bisogno di determinate informazioni per comprendere gli sviluppi della storia, e perciò gliele vomita addosso. Peggio, spesso l&#8217;autore <em>crede</em> che le informazioni siano vitali, quando in realtà non lo sono.
</p>
<p>L&#8217;inforigurgito si esplica in due modi principali: con l&#8217;intervento diretto dell&#8217;autore e attraverso dialoghi o pensieri farlocchi.<br />Il primo modo è il più brutto. La narrazione è interrotta e l&#8217;autore sale in cattedra per insegnare al lettore. Non c&#8217;è niente di meglio per dare una svegliata al lettore e ricordargli che invece di far qualcosa di utile sta sprecando la vita a leggere romanzi da quattro soldi.<br />Esempio:<br />&#8220;Laura sollevò la spada, pronta a tagliare la testa al coboldo. I coboldi sono una razza goblinoide che si insediò duemila anni fa nei Boschi Neri. I coboldi hanno sviluppato una rudimentale civiltà, dedita all&#8217;allevamento dei polli e alla coltivazione dei pomodori. I coboldi vivono in piccoli villaggi, e amano pescare nei ruscelli, sebbene non consumino i pesci presi. Il DeWitt nel suo <em>Trattato Generale sul Coboldo</em> sottolinea come non si possa&#8230; zzz&#8230; zzz&#8230; Laura si guardò attorno, esterrefatta, il coboldo non c&#8217;era più! Mentre l&#8217;autore si dedicava all&#8217;inforigurgito, il coboldo doveva essere scappato!&#8221;<br />Nell&#8217;ambito del fantasy, questo errore è spesso tipico di quegli scrittori che mettono l&#8217;ambientazione davanti alla storia. Sono quelli che passano <strong>anni</strong> a ideare un loro mondo, e si convincono che siccome loro ci hanno perso tutto quel tempo, <em>allora</em> l&#8217;ambientazione è bella in sé. Non è così. Quel che conta è la <strong>storia</strong>, non i coboldi! La reazione del lettore di fronte a questo tipo di inforigurgito è: &#8220;chi se ne sbatte dei coboldi!&#8221;, e se l&#8217;autore insiste, il lettore non si appassionerà alla società dei coboldi, lascerà a metà il libro.<br />Le informazioni in sé non sono interessanti, è come vengono integrate nella storia che le rende interessanti.
</p>
<p>La seconda forma tipica di inforigurgito è il dialogo farlocco.<br />Esempio:<br />&#8220;Laura e il coboldo erano seduti su un muretto di pietra. Dondolavano i piedi e si godevano il sole primaverile. Laura si rivolse all&#8217;amico:<br />«Come saprai bene, i coboldi sono una razza goblinoide, che si insediò duemila anni fa nei Boschi Neri. I coboldi hanno sviluppato una rudimentale civiltà, dedita all&#8217;allevamento dei polli e alla coltivazione dei pomodori. I coboldi vivono in piccoli villaggi, e amano pescare nei ruscelli, sebbene non consumino i pesci presi.»<br />Laura fece una pausa, per prendere dallo zaino il trattato del DeWitt. Quando rialzò lo sguardo, il coboldo non c&#8217;era più&#8230;&#8221;<br />Questa forma di inforigurgito è meno grave, perché almeno è tutta racchiusa nella realtà virtuale, non c&#8217;è intervento esterno dell&#8217;autore. Tuttavia, come si può notare, il dialogo è forzato. È un dialogo inverosimile, che rovina la credibilità della storia. Per non parlare dell&#8217;effetto comico: se la storia vuol essere seria, dopo un frammento del genere, non potrà più esserlo.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/rpp_coboldo.jpg" alt="Un coboldo" /><br />
<em>«Non tediarmi con l’inforigurgito» dice il coboldo</em></p>
<p>La soluzione all&#8217;inforigurgito è <em>mostrare</em>. Se è davvero vitale per la storia fornire al lettore un&#8217;idea di come sia organizzata la società dei coboldi, si prenda un personaggio coboldo e lo si segua. Le attività che svolgerà il coboldo forniranno le informazioni volute, senza colpo ferire.<br />In alternativa, si può cercare di rendere credibile il dialogo <em>inforigurgitoso</em>. Se il coboldo sul muretto con Laura è stato trovato neonato dagli esseri umani e non ha mai visitato un villaggio del suo popolo, può essere verosimile che gli venga raccontato chi sono e come vivono i coboldi.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>I dialoghi</strong>
</p>
<p>I dialoghi spesso svolgono un ruolo importante nella storia, e sono sempre fondamentali nella caratterizzazione dei personaggi. Per rendersene conto basta scorrere i commenti di questo blog, o seguire qualunque forum: anche se i partecipanti raramente si conoscono di persona, riescono lo stesso a stabilire che un collega è intelligente, o stupido, arrogante, furbo, maleducato, ecc. Tali giudizi sono espressi solo in base ai dialoghi.<br />Constatata l&#8217;importanza dei dialoghi, una trattazione completa della questione esula dagli scopi di questo articolo, segnalo perciò solo tre errori tipici:
</p>
<p><strong>Personaggi che parlano come un libro stampato</strong>. Errore che si vede spesso nel fantasy. Capita quando il Re e l&#8217;ultimo contadino si esprimono nella stessa maniera, il più delle volte una maniera pomposa e ricercata.<br />Un&#8217;altra fonte di questo errore è la scuola, che convince la gente che il modo di esprimersi quando si scrive debba essere diverso da quello che si usa quando si parla. Il che, a volte, può essere vero, ma non nel caso in cui un personaggio stia appunto parlando!<br />Un contadino con la quinta elementare non diventa un Premio Nobel solo perché le sue battute sono riportate su carta. Perciò ci saranno personaggi che si esprimono in maniera rozza se non scurrile e altri che saranno raffinati e forbiti. Se uno scrittore ha problemi con lo scurrile o il raffinato, non deve per questo essere inverosimile. Nessuno gli vieta di non mettere tra i personaggi della vicenda il Re o il contadino, o di farli muti, o di giustificare il loro modo di parlare (il contadino parla come un principe perché è un nobile decaduto).</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/rpp_barbone.jpg" alt="Un barbone" /><br />
<em>Non sono un barbone, sono un Principe! La letteratura fantasy è il mio hobby</em></p>
<p><strong>Personaggi che parlano come nella realtà</strong>. Il dialogo fra personaggi dev&#8217;essere verosimile, non vero. In un vero dialogo ci sono mille gesti, versi, mezze parole, squilla il cellulare a metà frase e una deve ripetere, in sottofondo c&#8217;è il blaterare della TV e così via. Trascrivere un dialogo tirando dentro tutto in questa maniera è controproducente, si ottiene solo di annoiare il lettore.<br />Il dialogo, come tutti gli altri elementi della narrazione, dev&#8217;essere funzionale alla storia. Perciò, partendo pure dal vero, bisogna filtrare il superfluo, per lasciare solo la parte vitale per lo svolgersi della vicenda.</p>
<p><strong>Dialogo indiretto</strong>. Il dialogo indiretto è parte del raccontare, dunque soggiace agli stessi principi già visti riguardo lo &#8220;Show, don&#8217;t Tell&#8221;. In generale va evitato, con la discriminante della noia. Se Laura lavora in un call center e cerca tutto il giorno di vendere spazzolini da denti, con decine di telefonate tutte uguali, si può soprassedere dal riportare ogni singola battuta. Altrimenti occorre <em>mostrare</em> e dunque riportare le parole pronunciate dai personaggi.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Saper gestire il punto di vista</strong>
</p>
<p>Il punto di vista è dove piazziamo la telecamera per riprendere la scena. La si può piazzare sulla spalla di un personaggio. Dentro la testa del medesimo. La si può piazzare in un punto fisso, o la si può muovere a seconda delle circostanze. La scelta dev&#8217;essere compiuta in base alle reazioni che si vogliono suscitare nel lettore. Non ci sono scelte giuste o sbagliate, però occorre essere consapevoli di che effetto hanno le varie scelte.<br />Anche in questo caso, per motivi di praticità, evidenzierò solo alcune problematiche tipiche.
</p>
<p><strong>È meglio evitare il narratore onnisciente</strong>. Se si adotta il punto di vista del narratore onnisciente, si ha la più ampia libertà d&#8217;uso della telecamera: si può riprendere qualunque angolo dell&#8217;Universo, si può entrare nella testa di tutti i personaggi, si possono riprendere avvenimenti futuri o passati. Il narratore è appunto onnisciente e non si pone problemi a far sfoggio di cotale sapienza.<br />Più spesso che non, questa libertà di ripresa è accoppiata a un desiderio del narratore d&#8217;intervenire nella storia.<br />Perche è una cattiva idea? Perché rende palese al lettore che non si sta recando in un mondo nuovo, sta solo ascoltando il narratore che gli racconta tale mondo. Il narratore onnisciente è un&#8217;ulteriore paratia fra il lettore e l&#8217;agognata realtà virtuale.<br />Inoltre usando un narratore onnisciente è facile spararsi da soli sui piedi. Se il Nano Borzolo dopo aver bevuto la birra Kruug afferma &#8220;La birra Kruug è buonissima&#8221;, si è comunicato al lettore la bontà della bevanda, e tuttavia nessuno vieta che il Nano Gottolo dopo averla assaggiata la sputi dicendo che fa schifo: Gottolo ha dei gusti diversi da Borzolo. Ma se è il narratore onnisciente ad affermare che la birra Kruug è buonissima, questa diviene una verità assoluta, e Gottolo lamentandosi che fa schifo creerà una contraddizione nella storia, minandone la credibilità.<br />Anche sapendolo gestir bene, il narratore onnisciente non offre alcun particolare vantaggio. La maggior libertà promessa è piena di rischi, e in quasi tutti i casi può essere ugualmente raggiunta usando in maniera sapiente i personaggi. Si può sempre prendere un personaggio e farlo diventare testimone degli eventi, senza scomodare il narratore. Specie poi nel fantasy, dove anche piante, sassi, animali e quant&#8217;altro possono essere descritti come senzienti.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/rpp_omni.jpg" alt="Il Narratore Onnisciente" /><br />
<em>Il Narratore Onnisciente</em></p>
<p><strong>La prima persona va usata con cautela</strong>. Narrare in prima persona in determinati casi può sembrare naturale, ma è <strong>più difficile</strong> che usare la terza persona. Innanzi tutto c&#8217;è subito un ostacolo: sentendo una narrazione in prima persona, è netta la sensazione che il protagonista stia raccontando.<br />&#8220;Mi sono alzata presto, sono andata a scuola, tornando a casa ho comprato un fumetto in edicola, ecc.&#8221; appare chiaro che tra la storia e il lettore ci sono di mezzo io protagonista con la mia parlantina. Non è grave come quando di mezzo ci si mette il narratore onnisciente, ovvero l&#8217;autore, ma comunque è lo stesso un tenere il lettore lontano dalla realtà virtuale.<br />Per questo per narrare in prima persona ci dev&#8217;essere una ragione. Non a caso spesso i romanzi in prima persona hanno una cornice: il protagonista ritorna dall&#8217;America e racconta ai suoi amici (e al lettore) le sue avventure.<br />L&#8217;altro problema è legato allo stile. Come ribadito più volte, il tentativo è di arrivare a uno stile trasparente, che lasci il lettore in balia della storia. Ma narrando in prima persona, si rischia che oltre allo stile diventi &#8220;trasparente&#8221; anche il protagonista! Ogni parola, ogni descrizione, ognuna delle scelte che si compiono narrando: se stiamo scrivendo in prima persona sono scelte anche riguardo la caratterizzazione del protagonista.<br />La scelta dei termini non può più essere &#8220;neutra&#8221;, piegata solo a necessità di efficienza, deve anche tener conto di come il lettore giudicherà il protagonista, sentendolo esprimersi in tale maniera. Nessuno giudica una telecamera se indugia a inquadrare un cadavere sventrato divorato dagli insetti, se però è il protagonista a soffermarsi di fronte a tale spettacolo, il lettore farà tutta una serie di deduzioni sul suo carattere.<br />Bilanciare la ricerca di uno stile trasparente e la caratterizzazione del personaggio narrante non è questione semplice. Richiede esperienza e talento. Come si può sapere se si ha sufficiente esperienza e talento? Basta rispondere al piccolo test qui sotto!<br />
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink28.gif" alt="chikas_pink28.gif" class="wp-smiley" /> <br />
<em>Sei uno scrittore italiano?</em><br />
<em>Hai scritto o vuoi scrivere fantasy?</em></p>
<p>Se hai risposto &#8220;Sì&#8221; a entrambe le domande, <strong>non</strong> hai abbastanza esperienza e talento! Forse è meglio lasciar perdere la prima persona&#8230;
</p>
<p><strong>Cambiare punto di vista è traumatico</strong>. Non c&#8217;è molto altro da aggiungere: cambiare il punto di vista, da un personaggio all&#8217;altro, richiede al lettore uno sforzo mentale per adeguarsi. Il film s&#8217;interrompe mentre il proiezionista cambia le bobine. Dunque, a meno di ottime ragioni che non mi vengono in mente, non bisogna mai cambiare punto di vista durante una scena.
</p>
<p>Da ciò deriva che la scelta più semplice ed efficiente (a parte situazioni particolari) è quella di usare <strong>la terza persona limitata</strong>. La telecamera è posta sulla spalla del personaggio, e può solo inquadrare quel che il personaggio vede. In compenso non è vietato ruotare un pochino la cinepresa e &#8220;riprendere&#8221; quel che il personaggio pensa, ma solo lui, solo il personaggio che si porta appresso la camera.<br />In questo modo si può mostrare il mondo nella maniera più conveniente possibile, e al contempo, se lo si desidera, anche mostrare la reazione interiore del personaggio. Non a caso la buona parte della narrativa di genere è scritta da questo punto di vista.<br />Non cercate di essere originali per il gusto di essere originali! L&#8217;originalità, nella narrativa di genere, è nella storia, non nella maniera con la quale è narrata. Se scrivete in terza persona plurale al futuro, sarete originali, ma è probabile a scapito di quello che davvero conta, la storia, perché il lettore sarà più interessato a comprendere le ragioni di tale bizzarra scelta stilistica piuttosto che appassionarsi alla vicenda.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>I personaggi</strong>
</p>
<p>L&#8217;autore deve conoscere i propri personaggi. Deve saperne vita, morte e miracoli. Ma soprattutto deve averne chiare le <em>motivazioni</em>. Perché un personaggio agisce in una certa maniera, quali sentimenti e ideali lo muovono, ciò dev&#8217;essere cristallino per l&#8217;autore, tanto da poterlo comunicare ai lettori.<br />Data una certa situazione, i lettori devono poter essere in grado di prevedere le azioni dei personaggi. Questo grazie al fatto che l&#8217;autore ha ben caratterizzato i suoi personaggi ed è stato coerente nella caratterizzazione.<br />A seconda della storia, altri elementi possono essere importanti (spesso lo è l&#8217;aspetto fisico), tuttavia in generale è più importante avere ben chiaro il modo di pensare di un personaggio, piuttosto del colore degli occhi o dei capelli.
</p>
<p>Un personaggio deve <em>agire</em>. L&#8217;apatia è antitetica al ruolo di personaggio (o peggio di protagonista). Un personaggio che passa il tempo a compatirsi e lagnarsi e piangere e non far niente da mattina a sera, a tutti gli effetti non è un personaggio. Un personaggio deve avere un ruolo attivo in una storia. Deve aiutare a &#8220;muovere&#8221; la storia.<br />Il principio dell&#8217;agire determina anche quali tizi estrarre da un&#8217;ambientazione per renderli protagonisti della vicenda. Un buon consiglio è scegliere personaggi che <em>soffrono</em>: sfuggire al dolore è forse una delle motivazioni più forti a spingere le persone ad agire.<br />Viceversa, vanno evitati i personaggi troppo potenti. Re, Imperatori, Presidenti, Capi di Stato Maggiore, e simili: costoro è raro che agiscano in prima persona (e se li si forza si rischia di non essere credibili), danno ordine <em>ad altri</em> di agire. Devono essere questi altri i personaggi e i protagonisti della storia.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/rpp_japan.jpg" alt="L’Imperatore del Giappone" /><br />
<em>L’Imperatore del Giappone: si possono scegliere protagonisti migliori!</em></p>
<p>Esiste la troppa caratterizzazione. Il fulcro deve rimanere sempre la storia. In alcune storie è vitale che un personaggio abbia una personalità complessa e sfaccettata, che sia tormentato, e tirato per le maniche da mille sentimenti contrastanti, ma per altre storie non è così.<br />In una classica storia in stile <em>I Viaggi di Gulliver</em>, il cuore della vicenda è l&#8217;esplorazione del mondo &#8220;alieno&#8221;, se il protagonista è un personaggio dalla personalità troppo complessa, distrae. Se il lettore si appassiona più a Gulliver che non ai suoi viaggi, è un errore. <br />Perciò i personaggi bidimensionali o stereotipati non sono sbagliati in sé, in determinate vicende possono essere più adeguati di personaggi &#8220;tridimensionali&#8221;.
</p>
<p>Anche se l&#8217;autore può ispirarsi a se stesso o ai suoi amici per i personaggi, questo &#8220;giochino&#8221; non dev&#8217;essere palese. Se il lettore si accorge che il tal personaggio non è un Cavaliere del Regno di Brogoth, ma l&#8217;autore sotto mentite spoglie, si chiederà: &#8220;com&#8217;è che l&#8217;autore è arrivato da Palermo a Brogoth?&#8221; e l&#8217;illusione di realtà virtuale sarà spezzata.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Conclusione</strong>
</p>
<p>Mi rendo conto di essere stata molto schematica. Inoltre non ho preso in considerazione testi parodistici o comici, dove si cerca <em>apposta</em> di ribaltare le regole; ci sarebbero mille eccezioni da esplorare, ma questo articolo è appunto un <em>riassunto</em>, se si è interessati all&#8217;argomento c&#8217;è il resto del blog e i manuali di scrittura via via segnalati. Inoltre non era mia intenzione insegnare niente a nessuno. Io sono convinta della bontà dei concetti illustratati, ma quest&#8217;anno di blog mi ha dimostrato una volta di più la verità del detto: &#8220;non c&#8217;è peggior sordo di chi non vuol sentire&#8221;. Dunque liberi di pensare che abbia scritto solo boiate, non farò alcuno sforzo per convincervi del contrario (chi se ne importa? Tanto le schifezze le scrivete voi, non io).<br />Però tenete presente che quando recensisco i romanzi fantasy sul blog mi attengo alle idee qui esposte. È quello che m&#8217;interessa. Invece mi frega poco o niente di:
<ul>
<li>copertine.</li>
<li>copie vendute.</li>
<li>se hanno acquistato i diritti del romanzo per farci un film.</li>
<li>se l&#8217;autore è nazicomunistafiloisraelianodisinistranoglobalgaypacifistavegano.</li>
<li>l&#8217;impegno profuso dall&#8217;autore nello scrivere il romanzo.</li>
<li>età, titolo di studio e codice fiscale dell&#8217;autore.</li>
<li>se i personaggi sono nazicomunistifiloisraelianidisinistranoglobalgaypacifistivegani.</li>
<li>se i personaggi sono amorali, o compiono atti amorali.</li>
<li>se il romanzo induce alla lettura i giovani.</li>
<li>se il romanzo offende il Papa.</li>
<li>se il romanzo è stato pubblicizzato sul <em>Corriere della Sera</em> o al <em>TG3</em>.</li>
<li>se il romanzo è stato tradotto in turco, cinese e coreano.</li>
<li>se quell&#8217;altro autore che vende un casino in Baviera dice che il romanzo è strabellissimo!!!</li>
</ul>
<p>e così via.
</p>
<p>Internet è piena di siti e blog di recensioni. La gran parte di tali siti adotta criteri diversi da quelli della Barca dei Gamberi, perciò se non siete contenti qui, la scelta è ampia. Sì, lo dico chiaro: se non siete d&#8217;accordo <strong>andatevene pure</strong>. Grazie.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/rpp_bunny.jpg" alt="Coniglietto in lacrime" /><br />
<em>Imparate a scrivere in maniera decente! Non imitate Licia Troisi, che spinge alle lacrime il Coniglietto Grumo! (La foto è da intendersi a solo scopo dimostrativo, il Coniglietto inquadrato non è Grumo)</em>
</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" alt="Icona di un libro" align="bottom" />&nbsp;<em>Beginnings, Middles &#038; Ends</em> di Nancy Kress (<a href="http://www.amazon.com/Beginnings-Middles-Elements-Fiction-Writing/dp/0898799058">Amazon.com</a>).<br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" alt="Icona di un libro" align="bottom" />&nbsp;<em>Characters &#038; Viewpoint</em> di Orson Scott Card (<a href="http://www.amazon.com/Characters-Viewpoint-Elements-Fiction-Writing/dp/0898799279">Amazon.com</a>).<br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" alt="Icona di un libro" align="bottom" />&nbsp;<em>How to Tell a Story and Other Essays</em> di Mark Twain (<a href="http://www.amazon.com/Tell-Story-Other-Essays-Press/dp/1406571253">Amazon.com</a>). Edizione italiana: <em>Come raccontare una storia e l&#8217;arte di mentire</em> (<a href="http://www.ibs.it/code/9788889397855/twain-mark/come-raccontare-una.html">iBS.it</a>).<br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" alt="Icona di un libro" align="bottom" />&nbsp;<em>How to Write Science Fiction &#038; Fantasy</em> di Orson Scott Card (<a href="http://www.amazon.com/How-Write-Science-Fiction-Fantasy/dp/158297103X">Amazon.com</a>).<br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" alt="Icona di un libro" align="bottom" />&nbsp;<em>On Writing</em> di Stephen King (<a href="http://www.amazon.com/Writing-Stephen-King/dp/0743455967">Amazon.com</a>). Edizione italiana: <em>On writing. Autobiografia di un mestiere</em> (<a href="http://www.ibs.it/code/9788882747534/king-stephen/writing-autobiografia-mestiere.html">iBS.it</a>).<br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" alt="Icona di un libro" align="bottom" />&nbsp;<em>Plot</em> di Ansen Dibell (<a href="http://www.amazon.com/Elements-Fiction-Writing-Ansen-Dibell/dp/0898799465">Amazon.com</a>).<br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" alt="Icona di un libro" align="bottom" />&nbsp;<em>The Complete Idiot&#8217;s Guide to Publishing Science Fiction</em> di Cory Doctorow &#038; Karl Schroeder (<a href="http://www.amazon.com/Complete-Idiots-Publishing-Science-Fiction/dp/0028639189">Amazon.com</a>).<br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" alt="Icona di un libro" align="bottom" />&nbsp;<em>The Craft of Writing Science Fiction That Sells</em> di Ben Bova (<a href="http://www.amazon.com/Craft-Writing-Science-Fiction-Sells/dp/0898796008">Amazon.com</a>).<br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" alt="Icona di un libro" align="bottom" />&nbsp;<em>Worlds of Wonder: How to Write Science Fiction &#038; Fantasy</em> di David Gerrold (<a href="http://www.amazon.com/Worlds-Wonder-Science-Fiction-Fantasy/dp/1582970076">Amazon.com</a>).<br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" alt="Icona di un libro" align="bottom" />&nbsp;<em>Writing Popular Fiction</em> di Dean R. Koontz (<a href="http://www.amazon.com/Writing-Popular-Fiction-Dean-Koontz/dp/0911654216">Amazon.com</a>).<br />
(nota: i saggi sopracitati si trovano tutti anche su emule, almeno nell’edizione inglese).
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p><a href="http://cronologia.leonardo.it/mondo17m.htm">La vera Setta degli Assassini</a><br />
<a href="http://www.theatlantic.com/doc/200107/myers">Una critica alla contemporanea <em>literary fiction</em></a><br />
<a href="http://www.wsu.edu/~brians/science_fiction/neuromancer.html">Study Guide for <em>Neuromancer</em></a><br />
<a href="http://www.darioflaccovio.it/scheda/?codice=DF4670"><em>Ethlinn</em> presso il sito dell&#8217;editore</a><br />
<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Headshot">Headshot su Wikipedia</a><br />
<a href="http://www.technovelgy.com/ct/content.asp?Bnum=745">In <em>Space Cadet</em> ci sono già i telefoni cellulari</a><br />
<a href="http://www.thrustssc.com/thrustssc/contents_frames.html">Il sito ufficiale del ThrustSSC</a><br />
<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mark_Twain">Mark Twain su Wikipedia</a><br />
<a href="http://www.darkroastedblend.com/2007/03/really-bad-wiring-jobs_20.html">Really Bad Wiring Jobs</a><br />
<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Coboldo">Coboldo su Wikipedia</a><br />
<a href="http://www.hud.gov/homeless/index.cfm">Risorse per i senzatetto americani</a><br />
<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Point_of_view_(literature)">Point of view su Wikipedia</a><br />
<a href="http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/asia/article1830608.ece">Un articolo sull&#8217;Imperatore Akihito</a><br />
<a href="http://fantasy.gamberi.org/indice-delle-recensioni/">Le recensioni della Barca dei Gamberi</a></p>
<p align="left">&nbsp;</p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=790" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Le Chiavi del Cassonetto</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/04/17/le-chiavi-del-cassonetto/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Apr 2008 11:59:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa ho segnalato la presenza su emule del romanzo di Sergio Rocca, Le Chiavi del Fato.

Copertina de Le Chiavi del Fato
Ne ho lette tre pagine e l&#8217;ho trovato scritto in maniera indegna, tale da farmi perdere ogni desiderio di continuare. L&#8217;autore, con nick mitoancess, è venuto da queste parti a offendere. Non si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/04/06/i-dannati-di-malva-altre-ghiottonerie#fato">ho segnalato</a> la presenza su emule del romanzo di Sergio Rocca, <em>Le Chiavi del Fato</em>.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/mal_ancess.jpg" alt="Copertina de Le Chiavi del Fato" /><br />
<em>Copertina de Le Chiavi del Fato</em></p>
<p>Ne ho lette tre pagine e l&#8217;ho trovato scritto in maniera indegna, tale da farmi perdere ogni desiderio di continuare. L&#8217;autore, con nick <em>mitoancess</em>, è venuto da queste parti a offendere. Non si meriterebbe altro che il silenzio, ma io sono una <em>brava</em> persona. Perciò gli spiegherò <em>perché</em> bastano poche pagine del suo sedicente romanzo per capire che il posto giusto di tale opera non è una libreria ma il cestino della carta straccia.<br />Spero la mia analisi sia utile anche ad altri.
</p>
<p>Potete leggere le prime due pagine del romanzo qui di seguito:</p>
<table style="width: 100%; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14pt;" cellspacing="1" border="1" cellpadding="15">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4">
<p align="center"><strong>PROLOGO</strong></p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">Tra i sottili lineamenti degli occhi a mandorla brillavano due gemme cerulee come il cielo terso, striate di zaffiro. Il bambino guardava gli erbosi prati che scorrevano oltre il foro della carrozza. Lo stridio del cocchio tirato da robusti e infaticabili frisoni, lo scalpitio dei cavalli al trotto, il ballonzolare delle ruote sul terreno, sassoso e inumidito dallo scroscio della notte precedente, giungevano ovattati alla mente di Odino.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">Egli era assorto nei suoi pensieri e il suo sguardo fissava l&#8217;incantato e florido ambiente esterno. Non pensava però agli arbusti elfici e allo splendore della terra Jaline, né alle distese erbose, il cui verde si scorgeva attraverso gli sprazzi tra l&#8217;albore, ma a colui che gli era stato amico e salvatore, nonché fratello maggiore e padre, pedagogo e maestro o addirittura dio protettore allo stesso tempo. Aveva il viso e il naso arrossati dopo un pianto disperato, straziante, e ora non gli rimanevano più lacrime da versare. Gli rimaneva solo la quiete angosciante della rassegnazione.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">Il silenzio smorzava la rigenerazione dello stato d&#8217;animo, poiché era il guardiano fedele della sofferenza, e lui era troppo piccolo per farlo invece suo alleato.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">Il cuore di Odino era gonfio come gli occhi, colmo di una sofferenza interiore, a lungo andare fatale.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">«Kalos&#8230;» echeggiava ogni tanto nella sua mente come un richiamo del ricordo dell&#8217;amico, del fratello&#8230;</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">Al bambino non interessava se il suo destino fosse quello di diventare il nuovo sovrano dei regni di Aesir, prossimi ad unificarsi in un unico impero, essendo lui la tanto supposta reincarnazione del dio Odino di Asgard. Non gli interessava nemmeno diventare l&#8217;anello di congiunzione tra i popoli di tutto il continente occidentale con quello orientale. Nemmeno di dover accettare che il suo destino fosse diventare il più potente dei monaci Rei di Zen-San, voleva semplicemente essere di nuovo accanto al suo Kalos.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">Odino prendeva atto che il monaco Kalos (il suo amico, fratello maggiore, maestro&#8230;) gli aveva insegnato molte cose sulla vita e sulla realtà, ma la sua morte era la prova dell&#8217;inapplicabilità e inveridicità di alcune di esse.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">Quella di Kalos era stata, però, una morte degna di un guerriero e un giustiziere. Egli era un eroe come pochi, vinto forse dall&#8217;ingannevole filosofia che seguiva e applicava fedelmente, perché in essa aveva fede.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">«Non tutto era vero, amico mio&#8230;» pronunciò sommessamente con amarezza il bambino, non distogliendo lo sguardo dalle valli lontane. Ma l&#8217;ammirazione verso Kalos non era scomparsa con la sua morte, neanche gli Dei assassini potevano vincere la sua grandezza.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">«Dei assassini e vigliacchi&#8230; vili!» pensò ancora il bambino, questa volta con disprezzo.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">«Oh Kalos, perché mi hai coinvolto nelle tue illusioni? Perché mi hai insegnato cose false? Perché non impedisci che il dolore mi uccida lentamente? Ora sento un veleno che fermenta nelle mie carni e mi tortura spietatamente&#8230; Con quale autorità mi ordinasti di vivere per inseguire i miei sogni? Quali sogni? Avevo ragione a non averne! Quanto desiderio ho di raggiungerti in Ade&#8230;»</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">Il bambino sospirò e cambiò leggermente posizione sul sedile, sentendo il calore della pelliccia d&#8217;orso e del berretto di montone sulla testa. Il silenzio si fece sentire nuovamente nella carrozza come una folata di vento gelido.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">«Non troveresti l&#8217;Ade così interessante, sai?» disse una voce argentina, improvvisamente.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">Il bambino si voltò spaventato, in direzione dell&#8217;angolo destro della panca opposta alla sua. D&#8217;incanto vi era seduto un fanciullo più grande di lui, i cui occhi smeraldini erano rivolti all&#8217;esterno del cocchio, anch&#8217;egli fissava il paesaggio che scorreva.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">I suoi neri capelli semi-corti e il glabro viso gli davano un&#8217;aria da &#8216;lupetto spartano&#8217;. Il suo grande cappotto di ermellino, lungo fino alle caviglie, gli dava invece un&#8217;aria da principe di quei nuovi tempi.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">«Chi sei stregone?» ruggì il bambino istericamente, pronto a gridare.</p>
<p align="left"><em>Continua&#8230; (purtroppo)</em>
</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/cdc_monkey.jpg" alt="Una scimmia alla macchina da scrivere" /></p>
</td>
</tr>
</table>
<p>Non solo queste due pagine bastano e avanzano per definire <em>Le Chiavi del Fato</em> uno <em>schifo</em>, ma arrivo a dire che <em>la prima frase</em> basta e avanza:<br />
<blockquote>Tra i sottili lineamenti degli occhi a mandorla brillavano due gemme cerulee come il cielo terso, striate di zaffiro.</p></blockquote>
<p>Da questa frase si evince:
<ul>
<li>L&#8217;incapacità dell&#8217;autore di essere semplice e diretto: per dire che un bambino ha gli occhi azzurri deve usare due metafore e una similitudine.</li>
<li>La mancanza di proprietà di linguaggio: &#8220;ceruleo&#8221; vuol proprio dire del colore del cielo limpido (terso), dunque la similitudine è pleonastica.</li>
<li>L&#8217;insistenza su particolari inutili, come le striature zaffiro sul ceruleo. Questo pezzettino, tolto il linguaggio artefatto, significa: occhi azzurri come il cielo azzurro, striati d&#8217;azzurro.</li>
<li>La banalità: l&#8217;uso della metafora della gemma per parlare degli occhi è quanto di più scontato esista.</li>
</ul>
<p>Ma andiamo avanti:<br />
<blockquote>Il bambino guardava gli erbosi prati che scorrevano oltre il foro della carrozza. Lo stridio del cocchio tirato da robusti e infaticabili frisoni, lo scalpitio dei cavalli al trotto, il ballonzolare delle ruote sul terreno, sassoso e inumidito dallo scroscio della notte precedente, giungevano ovattati alla mente di Odino.</p></blockquote>
<p>Quel &#8220;prati <strong>erbosi</strong>&#8221; è un&#8217;oscenità. Come l&#8217;acqua <strong>bagnata</strong>.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/cdc_prato.jpg" alt="Prato (erboso)" /><br />
<em>Un prato, ma non un prato qualunque: è un prato erboso!!!</em></p>
<p>Abbiamo poi il &#8220;foro&#8221; della carrozza. Sarebbe? Il bambino sta guardando fuori dal finestrino? No? Quali &#8220;fori&#8221; ci dovrebbero essere in una carrozza? &#8220;prati erbosi&#8221; e fori nelle carrozze, altri due per la categoria &#8220;mancanza di proprietà di linguaggio&#8221;.<br />&#8220;Lo stridio del cocchio&#8221;? Perché il cocchio stride? Ammetto di non avere grandi esperienze di carrozze, se non al Luna Park, ma non le ho mai sentite &#8220;stridere&#8221;: e tre per la mancanza di proprietà di linguaggio.<br />&#8220;I robusti e infaticabili <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Frisone_%28cavallo%29">frisoni</a>&#8220;: i due aggettivi sono di troppo, e il secondo è <em>esiziale</em> (visto? anch&#8217;io posso parlare forbito!) È al contempo inforigurgito, raccontato e non mostrato, e implica un punto di vista onnisciente che allontana dalla narrazione. <em>Cool!</em><br />&#8220;Il ballonzolare&#8221; non è un suono, e dunque mischiarlo con stridio e scalpitio è una quarta dimostrazione di scarsa attenzione nell&#8217;uso del linguaggio. Poi ci si potrebbe chiedere perché la carrozza procede in mezzo ai sassi, quando intorno ci sono prati <em>erbosi</em>&#8230;<br />
<blockquote>Egli   era   assorto   nei   suoi   pensieri   e  il   suo   sguardo   fissava   l&#8217;incantato e florido ambiente esterno.</p></blockquote>
<p>Essere assorto vuol dire proprio essere immersi nei propri pensieri, perciò ennesima prova che il signor Rocca <strong>non conosce il significato dei termini che usa</strong>. &#8220;l&#8217;incantato e florido ambiente esterno&#8221; cioè? Finora c&#8217;è un prato erboso e dei sassi. Incantato e florido, sarà&#8230;<br />
<blockquote>Non pensava però agli arbusti elfici e allo splendore della terra Jaline, né alle distese erbose, il cui verde si scorgeva attraverso gli sprazzi tra l&#8217;albore, ma a colui che gli era stato amico e salvatore, nonché   fratello maggiore e padre, pedagogo e maestro o addirittura dio protettore allo stesso tempo. Aveva il viso e il naso arrossati dopo un pianto disperato, straziante, e ora non gli rimanevano più lacrime da versare. Gli rimaneva solo la quiete angosciante della rassegnazione.</p></blockquote>
<p>Gli &#8220;arbusti elfici&#8221;, ovvero? Gli &#8220;sprazzi tra l&#8217;albore&#8221;, perché la luce dell&#8217;alba solo a sprazzi permette di distinguere il verde dei prati? Scrivere un romanzo non significa giocare con le parole, significa <em>mostrare</em> una storia. Il bambino guarda fuori dalla carrozza, e che vede? Un bel niente, ci sono solo <em>parole</em>, non ci sono <em>immagini</em>. Questo è indice di pessimo scrittore.<br />Il fratello maggiore, amico, ecc. ma sul serio un bambino sta pensando a tutto ciò? Non è che sta pensando alla persona che è tutto questo? Brutto esempio di inforigurgito.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/cdc_elf.jpg" alt="elfo" /><br />
<em>Elfo fra gli arbusti (elfici)</em></p>
<p>&#8220;disperato, straziante&#8221;, almeno uno è di troppo, ed è probabile entrambi, perché, se si esclude il caso particolare del pianto di gioia, l’atto stesso di piangere veicola strazio e disperazione.<br />
Il &#8220;non gli rimanevano più lacrime da versare&#8221; è un&#8217;altra frase che da sola fa meritare all&#8217;intero romanzo il cestino. Non si possono scrivere banalità del genere, a meno che non si voglia essere ironici! È come cominciare sul serio un romanzo con: &#8220;Era un notte buia e tempestosa&#8221;! Cliché di questo tipo sono <em>dolorosi fisicamente</em> per il lettore. Sergio: <strong>mi hai fatto male!</strong><br />
<blockquote>Il silenzio smorzava la rigenerazione dello stato d&#8217;animo, poiché era il guardiano fedele della sofferenza, e lui era troppo piccolo per farlo invece suo alleato.</p></blockquote>
<p><em>Quale</em> silenzio? Non c&#8217;è lo stridio, lo scalpitio, e il &#8220;ballonzolare&#8221;(sic)? È vero, arrivano ovattati, ma non mi pare ci sia <em>silenzio</em>.<br />Cos&#8217;è &#8220;la rigenerazione dello stato d&#8217;animo&#8221;?<br />«Chiara, come va oggi?»<br />«Depressa, e tu?»<br />«Il mio stato d&#8217;animo è integro. Ieri invece si stava ancora rigenerando.»<br />Sergio, non è che tu devi buttar giù parole a caso, non funziona così, le parole devono avere <em>un senso</em>. Per esercizio riscrivi la frase successiva col guardiano, in modo che abbia un significato.<br />
<blockquote>Il cuore di Odino era gonfio come gli occhi, colmo di una sofferenza interiore, a lungo andare fatale.</p></blockquote>
<p>Non bastavano le lacrime, ci voleva proprio anche il cuore gonfio di sofferenza. Volendo <em>apposta</em> essere più banali, una non ci riuscirebbe. Come non bastasse c&#8217;è l&#8217;aggettivo inutile in più, <em>bonus</em>: interiore. È un po&#8217; dura che il cuore sia colmo di sofferenza esterna&#8230;<br />
<blockquote>«Kalos&#8230;» echeggiava ogni tanto nella sua mente come un richiamo del ricordo dell&#8217;amico, del fratello&#8230;</p></blockquote>
<p>Perché non metterci ecc. ecc. invece dei tre puntini di sospensione? L&#8217;effetto ridicolo è lo stesso.<br />
<blockquote>Al bambino non interessava se il suo destino fosse quello di diventare il nuovo sovrano dei regni di Aesir, prossimi ad unificarsi in un unico impero, essendo lui la tanto supposta reincarnazione del dio Odino di Asgard. Non gli interessava nemmeno diventare l&#8217;anello di congiunzione tra i popoli di tutto il continente occidentale con quello orientale. Nemmeno di dover accettare che il suo destino fosse diventare il più potente dei monaci Rei di Zen-San, voleva semplicemente essere di nuovo accanto al suo Kalos.</p></blockquote>
<p>Il bello è che non frega un tubo neanche al lettore del nuovo sovrano dei regni di Aesir e dell&#8217;anello di congiunzione fra occidente e oriente: questo dicesi inforigurgito, sbattuto in faccia al lettore nella maniera meno elegante possibile.<br />Brutto davvero quel &#8220;la tanto supposta reincarnazione&#8221;.<br />«Suppongo che <em>Le Chiavi del Fato</em> sia un romanzo scritto da un autore alle prime armi.»<br />«Ma supponi tanto o poco?»<br />«Ehm, non saprei, suppongo <em>moltissimissimo?</em>»</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/cdc_suppose.jpg" alt="Livingstone" /><br />
<em>«Il dottor Livingstone, suppongo?» «Tanto o poco?»</em></p>
<blockquote><p>Odino prendeva atto che il monaco Kalos (il suo amico, fratello maggiore, maestro&#8230;) gli aveva insegnato molte cose sulla vita e sulla realtà, ma la sua morte era la prova dell&#8217;inapplicabilità e inveridicità di alcune di esse.</p></blockquote>
<p>L&#8217;abbiamo capito che Kalos è amico, fratello, amante, segretario, e guerriero insostituibile giocando online, ma questo sottolinearlo <strong>tre</strong> volte in mezza pagina è <strong>RIDICOLO</strong>. &#8220;inveridicità&#8221; non è una parola della lingua italiana, oltre al fatto di essere cacofonica e di sembrare uscita dalla neolingua di Orwell.<br />
<blockquote>Quella di Kalos era stata, però, una morte degna di un guerriero e un giustiziere. Egli era un eroe come pochi, vinto forse dall&#8217;ingannevole filosofia che seguiva e applicava fedelmente, perché in essa aveva fede.</p></blockquote>
<p>Pensa che sagoma questo Kalos: applica <strong>fedelmente</strong> una filosofia, perché in essa ha <strong>fede!</strong> Incredibile! Il resto è fuffa, non solo è fuffa raccontata e non mostrata, ma rimane fuffa nella nebbia più fitta: insegnamenti riguardo &#8220;cose&#8221;, &#8220;ingannevole filosofia&#8221;, &#8220;morte degna di [...] un giustiziere&#8221;, come prima sono solo <em>parole</em>. Non stanno comunicando niente, non stanno <em>mostrando</em> niente, sono puro spreco d&#8217;inchiostro.<br />
<blockquote>«Non tutto era vero, amico mio&#8230;» pronunciò sommessamente con amarezza il bambino, non distogliendo lo sguardo dalle valli lontane. Ma l&#8217;ammirazione verso Kalos non era scomparsa con la sua morte, neanche gli Dei assassini potevano vincere la sua grandezza.<br />«Dei assassini e vigliacchi&#8230; vili!» pensò ancora il bambino, questa volta con disprezzo. <br />«Oh Kalos, perché mi hai coinvolto nelle tue illusioni? Perché mi hai insegnato cose false? Perché non impedisci che il dolore mi uccida lentamente? Ora sento un veleno che fermenta nelle mie carni e mi tortura spietatamente&#8230; Con quale autorità mi ordinasti di vivere per inseguire i miei sogni? Quali sogni? Avevo ragione a non averne! Quanto desiderio ho di raggiungerti in Ade&#8230;»</p></blockquote>
<p>Lo sbrodolarsi di domande retoriche è di uno squallore che ha pochi paragoni. Tra l&#8217;altro dopo la fine delle lacrime e il cuore gonfio abbiamo la terza <strong>Banalità</strong> con la B maiuscola: &#8220;vivere per inseguire i sogni&#8221;.<br />
Ma soprattutto questi dovrebbero essere i pensieri di un <strong>bambino</strong>. Sergio, quanti bambini senti esprimersi così? Nessuno. Questo non è un bambino, sei <strong>tu autore</strong> che parli a vanvera.<br />Il pezzetto da &#8220;Oh Kalos&#8221; in poi, anch&#8217;esso è sufficiente per buttare via tutto, perché è la dimostrazione che l&#8217;autore non ha idea di come si caratterizzano in maniera corretta i personaggi.<br />
<blockquote>Il bambino sospirò e cambiò leggermente posizione sul sedile, sentendo il calore della pelliccia d&#8217;orso e del berretto di montone sulla testa. Il silenzio si fece sentire nuovamente nella carrozza come una folata di vento gelido.</p></blockquote>
<p>Perché cambiare <em>leggermente</em> posizione permette di sentire il calore della pelliccia e del berretto? Il silenzio si fece <em>nuovamente</em> sentire? Ma se non c&#8217;è mai stato? E se invece c&#8217;è stato, quand&#8217;è sparito?<br />
<blockquote>«Non troveresti l&#8217;Ade così interessante, sai?» disse una voce argentina, improvvisamente.<br />Il bambino si voltò spaventato, in direzione dell&#8217;angolo destro della panca opposta alla sua. D&#8217;incanto vi era seduto un fanciullo più grande di lui, i cui occhi smeraldini erano rivolti all&#8217;esterno del cocchio, anch&#8217;egli fissava il paesaggio che scorreva.<br />I suoi neri capelli semi-corti e il glabro viso gli davano un&#8217;aria da &#8216;lupetto spartano&#8217;. Il suo grande cappotto di ermellino, lungo fino alle caviglie, gli dava invece un&#8217;aria da principe di quei nuovi tempi.</p></blockquote>
<p>&#8220;buh!&#8221; lo dici <em>improvvisamente</em>, non &#8220;nontroverestil&#8217;adecosi&#8217;interessantevirgolasaipuntodidomanda&#8221;.<br />
Che è un &#8220;lupetto spartano&#8221;?<br />
<blockquote>«Chi sei stregone?» ruggì il bambino istericamente, pronto a gridare.</p></blockquote>
<p>E con un bambino che ruggisce in maniera isterica, chiudo qui. Alla prima lettura ero andata avanti un&#8217;altra paginetta, ma adesso non ce la faccio a ripetere l&#8217;esperienza.
</p>
<p>Per ricapitolare: abbiamo un narratore onnisciente che spesso e volentieri racconta invece di mostrare e che altrettanto spesso rigurgita informazioni inutili addosso al lettore. In più tale narratore ha una conoscenza a livello di asilo della lingua italiana. Infine tutto ciò per parlare di un bambino con il cuore gonfio di sofferenza, che non ha più lacrime da piangere, e che deve inseguire i suoi sogni. Mi assento un attimo per vomitare e poi concludo.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Un lettore de <em>Le Chiavi del Fato</em> mi ha fatto notare come, soffermandomi solo sulle prime pagine, non avrei colto i profondi significati dell&#8217;opera. Prendo atto che sepolta nell&#8217;immondizia ci sarebbe una perla, ma mi spiace: non è mio hobby frugare nei sacchi della spazzatura.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/cdc_ancess.jpg" alt="spazzatura" /><br />
<em>Ancess Volume I: Le Chiavi del Fato</em></p>
<p><em>Le Chiavi del Fato</em> è un romanzo che <em>puzza</em>. Puzza di <em>pigrizia</em> e <em>pretenziosità</em>. Trasmette un malcelato disprezzo per il lettore, il cui ruolo non è godersi la storia, ma rimanere ammirato da quante parole conosce l&#8217;autore o dagli accostamenti finto poetici. È soprattutto un romanzo <em>noioso</em>, ché i difetti evidenziati non sono difetti in sé, sono solo la spiegazione del perché a pagina tre la Noia abbia il sopravvento sul desiderio di leggere.
</p>
<p>Mi rendo conto che è molto probabile stia parlando a vuoto per quanto riguarda l&#8217;autore e i suoi amichetti, ma ripeto: ho speranza che queste osservazioni possano risultare utili per qualcuno.<br />Mi rendo anche conto di essere suonata più supponente del solito. È che sono <em>stanca</em>. Stanca di ripetere sempre le stesse cose. Stanca di vedere gente che arriva alla laurea e oltre senza capire che scrivere narrativa non è facile, e richiede studio, esperienza, impegno e inventiva, tutte cose che non è l&#8217;Università a fornire. Stanca che la gente scriva senza leggere, che pretenda di scrivere fantasy o fantascienza senza aver dedicato anni a leggere questi generi. Stanca che ci si metta a scrivere romanzi con &#8220;obiettivi culturali e pedagogici&#8221; invece di raccontare belle storie. Stanca della banalità, dei cliché, della mancanza di fantasia e umorismo, stanchissima degli &#8220;arbusti elfici&#8221;.<br />Visto che sono così stanca, anticipo subito che non replicherò alle <strong>solite emerite stupidate</strong>, tipo: &#8220;Se si fa un&#8217;analisi così tutte le opere divengono brutte!&#8221;, &#8220;Se un professore universitario dice che è bello, allora è bello!&#8221;, &#8220;L&#8217;Arte è Arte, non la si può ingabbiare in regole!&#8221;, &#8220;Non è mancanza di proprietà di linguaggio, è poesia!&#8221;, &#8220;Sei solo invidiosa perché non hai i soldi per pubblicare a pagamento!&#8221;, &#8220;Va bene la critica, ma non si può offendere l&#8217;autore!&#8221;, &#8220;Bisogna leggere con grande attenzione fino in fondo un romanzo!&#8221;, ecc. ecc.<br /><strong>Se non vi sta bene, girate al largo.</strong></p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><a href="http://www.literary.it/dati/literary/salini_simona/ancess_le_chiavi_del_fato.html">L’unica recensione de Le Chiavi del Fato che sia riuscita a trovare</a><br />
<a href="http://www.pratosubito.it/Portal/Default.asp">Pratosubito: per avere subito un prato (erboso)!</a><br />
<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Newspeak">La neolingua su Wikipedia</a><br />
<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/David_Livingstone">David Livingstone su Wikipedia</a><br />
<a href="http://www.pinerolo-cultura.sail.it/agroambientale/Labstoria/Opucompo1.htm">I rifiuti: problema o risorsa?</a></p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=708" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fantasy.gamberi.org/2008/04/17/le-chiavi-del-cassonetto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>441</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Come creare un ebook decente</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/02/26/come-creare-un-ebook-decente/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2008/02/26/come-creare-un-ebook-decente/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 26 Feb 2008 20:46:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Da quanto ho acquistato un lettore di ebook dedicato (recensione), ho cominciato a frequentare il forum di mobileread.com, e mi sono resa conto della mia ignoranza a proposito di ebook. In particolare riguardo al crearli. Constatato che non sono l&#8217;unica a vivere nell&#8217;ignoranza, ho pensato di condensare le mie scoperte delle ultime settimane in quest&#8217;articolo.

Premessa

Si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da quanto ho acquistato un lettore di ebook dedicato (<a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/01/11/il-mio-lettore-di-ebook/">recensione</a>), ho cominciato a frequentare il forum di <a href="http://www.mobileread.com/forums/">mobileread.com</a>, e mi sono resa conto della mia ignoranza a proposito di ebook. In particolare riguardo al crearli. Constatato che non sono l&#8217;unica a vivere nell&#8217;ignoranza, ho pensato di condensare le mie scoperte delle ultime settimane in quest&#8217;articolo.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Premessa</strong>
</p>
<p>Si deve già avere pronto il romanzo o racconto dal quale si vuole creare l&#8217;ebook. Il romanzo o racconto può essere stato scritto e impaginato con <em>Microsoft Word</em>, <em>OpenOffice.org Writer</em> o anche strumenti più sofisticati quali <em>LaTeX</em> o <em>QuarkXPress</em>, non ha importanza.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Considerazione generali</strong>
</p>
<p>L&#8217;idea dietro la creazione di un ebook e la sua distribuzione (gratuita) è far sì che lo leggano più persone possibile. Per raggiungere tale scopo, bisogna considerare come la gente legge un ebook. Se l&#8217;ebook è di poche pagine – un racconto – quasi tutti lo leggono a video. Se le pagine diventano tante, molti stampano il testo. Una piccola percentuale legge gli ebook su lettori dedicati o altri strumenti portatili (cellulari, palmari, lettori MP3 con schermo, consolle per videogiochi, ecc.)</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/cce_ipod.jpg" alt="iPod" /><br />
<em>Un iPod usato come lettore di ebook. Il romanzo credo s’intitoli: “Il Valore di Pi Greco fino al Decimillesimo Decimale”, un fantasy!</em></p>
<p>Dunque bisogna far in modo che l&#8217;ebook sia il meno faticoso possibile da leggere a video, possa essere stampato con comodo, e sia trasferibile dal PC ad altri apparecchi senza ostacoli. Purtroppo non esiste nessun formato di ebook in grado di soddisfare al meglio tutte e tre queste esigenze. Per esempio, un classico PDF in formato A4 è ottimo per la stampa, buono da leggere a video ma diviene scomodo su un apparecchio portatile (e in generale su qualunque affare che abbia uno schermo sui 10 pollici o più piccolo). Un lettore smaliziato può convertire il PDF in un formato più consono e alcuni apparecchi portatili eseguono questo tipo di conversioni al volo, tuttavia non ci si può fidare d&#8217;incontrare qualcuno (o qualcosa) che sappia quel che sta facendo, bisogna dare una possibilità anche a chi non ne capisce niente e si ritrova con un apparecchio spaesato quanto lui.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Valido per tutti</strong>
</p>
<p>Alcune considerazioni valide per qualunque formato.
</p>
<p><strong>Quali caratteri (font) scegliere.</strong> I più comuni possibile! Alcuni formati, quali il PDF, permettono d&#8217;incorporare i caratteri usati nel file stesso, ma altri formati, come l&#8217;HTML, non offrono questa possibilità. A meno che non si vogliano gestire due documenti separati, uno impaginato con caratteri &#8220;strani&#8221; e l&#8217;altro senza, conviene usare caratteri il più diffusi possibile.<br />Il <span style="font-family:Times New Roman">Times New Roman</span> o l&#8217;<span style="font-family:Arial">Arial</span> sono presenti un po&#8217; ovunque e perciò si avrà la ragionevole sicurezza che come vediamo noi l&#8217;ebook così lo vedrà il lettore. Se invece si adoperano caratteri poco comuni, per noi l&#8217;ebook avrà un aspetto, per il lettore potrebbe averne un altro del tutto diverso. Infatti non esiste alcuno standard per la sostituzione dei caratteri: Sistemi Operativi, software e apparecchi diversi scelgono quale carattere usare al posto di uno che non possiedono secondo criteri non uniformi. Non possedendo il carattere <em>GungsuhChe</em> Windows può decidere di usare un carattere, Linux un altro e un palmare un altro ancora.<br />Inoltre diversi formati di ebook offrono all&#8217;utente la possibilità di sostituire durante la lettura il carattere. Io stessa preferisco un Times New Roman a robe &#8220;strane&#8221;, all&#8217;apparenza magari anche belle, ma che affaticano alla lunga. Perciò è inutile perder tempo a comporre il proprio romanzo con venticinque font diversi pescati da ogni angolo di Internet: non lo vedrà come vorremo nessuno e anche chi ci riuscisse tornerebbe al Times New Roman dopo due pagine!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/cce_strano.png" alt="font strano" /><br />
<em>Leggereste un intero romanzo tutto scritto così?</em></p>
<p>Un&#8217;altra soluzione che ho visto adottata in un paio di casi è quella di rendere disponibili per il download i font usati nel documento. In assoluto non sarebbe una cattiva idea, mo ho dei forti dubbi che il lettore occasionale abbia la capacità e la voglia d&#8217;installarsi i font aggiuntivi (sempre che ne abbia la possibilità: magari sta usando un PC a scuola o in ufficio e non può installare un bel niente anche volendo).<br /><strong>Times New Roman o Arial? </strong>Il Times New Roman e l&#8217;Arial sono tra i più diffusi rappresentanti di due grosse famiglie di caratteri, rispettivamente <em>serif</em> e <em>sans serif</em>. <em>serif</em> si può tradurre come &#8220;grazia&#8221;; <em>serif</em> sono quei tocchi, quegli sbaffi in più alla fine di ogni lettera.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/cce_serif.jpg" alt="sans serif e serif" /><br />
<em>Differnze fra i caratteri sans serif e serif</em></p>
<p>È tradizione considerare i caratteri dotati di &#8220;grazie&#8221; più leggibili, tanto che la buona parte dei libri stampati usa caratteri <em>serif</em>.<br />Tuttavia la veridicità di questo fatto non è mai stata dimostrata. Ci sono un&#8217;infinità di studi sull&#8217;argomento e nessuno riesce a raggiungere conclusioni definitive. Ancora più intricata è la faccenda quando dalla carta si passa agli schermi tradizionali o LCD. Una panoramica sulla questione è <a href="http://www.alexpoole.info/academic/literaturereview.html">qui</a>.<br />Personalmente preferisco i caratteri <em>serif</em>, perché danno più la sensazione di star leggendo un libro &#8220;vero&#8221;. Ma come detto non è un vantaggio oggettivo, perciò la scelta tra <em>serif</em> e <em>sans serif</em> è lasciata al gusto estetico di ognuno.<br /><strong>La grandezza dei caratteri.</strong> Anche qui le ipotesi sono discordi. Se si vuole imitare la stampa tradizionale occorrerebbe usare caratteri di grandezza 10 o 12, ma specie a video caratteri un po&#8217; più grossi risultano molto più leggibili, rimanendo ottimi stampati. Io propendo per una grandezza di 14-16 punti, ma senza pretesa di aver ragione. Quelli che invece vanno evitati sono i caratteri sotto i 10 punti, tranne casi particolari. Va inoltre rilevato che caratteri diversi hanno grandezza diversa a parità di punti. Un <span style="font-family:Arial; font-size:14pt">Arial 14 punti</span> non è grande come un <span style="font-family:Times New Roman; font-size:14pt">Times New Roman 14 punti</span>.<br /><strong>Immagini.</strong> Il problema delle immagini in un ebook è duplice. Da un lato le immagini aumentano la grandezza del file da scaricare (il testo di un romanzo può stare in un PDF da 300K, una sola immagine a colori, magari la copertina stessa, può essere più &#8220;pesante&#8221;), dall&#8217;altro l&#8217;inchiostro, specie quello a colori, <strong>costa!</strong></p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/cce_toner.jpg" alt="toner giallo" /><br />
<em>Toner del giallo per una stampante laser a colori HP: 120 euro!</em></p>
<p>Un libro pieno d&#8217;illustrazioni, ancorché splendide, può essere addirittura controproducente: la grandezza del file scoraggerà diversi dal download (quelli ancora senza ADSL), mentre le tante immagini faranno sorgere dei dubbi a chi è abituato a stampare gli ebook: vale la pena sprecare così tanto inchiostro?<br />Il mio consiglio è di evitare le immagini, se proprio ci devono essere, devono essere di misura ridotta e bianco e nero. Un&#8217;altra soluzione è offrire sia un file con le immagini, sia uno senza, più la possibilità di scaricare le immagini a parte.<br />Prendiamo la classica mappa che così spesso adorna i romanzi fantasy. È meglio evitare di mettere nel file dell&#8217;ebook un&#8217;immagine a colori 4000&#215;4000 da diversi megabyte, meglio lasciare solo il testo, che in fondo è la parte davvero importante, e offrire la mappa a parte.<br />Ovviamente sto parlando di narrativa, non di testi scientifici o di fumetti o altri tipi di ebook dove invece le immagini possono essere fondamentali.<br /><strong>Indici.</strong> Quasi tutti i formati di ebook supportano la creazione di indici, con link ai vari capitoli o sezioni di un libro. Male non fa, ma non è indispensabile. L&#8217;indice è un po&#8217; più utile se non si tratta di link ai capitoli di un romanzo, ma ai racconti in una raccolta di racconti. I link sono invece <em>molto comodi</em> se si decide di mettere delle note a fine libro: molto più facile cliccare e leggere la nota, piuttosto che &#8220;sfogliare&#8221; fino in fondo il volume! (fermo restando che io preferisco, se ci sono note, che siano a piè pagina).
</p>
<p><strong>Nominare il file. </strong>Date al file contenente l&#8217;ebook un nome significativo! Ho sul disco rigido almeno una decina di &#8220;capitolo1.pdf&#8221;, scaricati qui e là. Il fatto di non capire al primo sguardo di cosa si tratti non m&#8217;invoglia ad aprire un file, ma a lasciarlo perdere!<br />Un buon sistema può essere &#8220;nome autore &#8211; titolo opera&#8221;. &#8220;Maria Rossi &#8211; La Spada Magica.pdf&#8221;. Se è solo il capitolo primo de <em>La Spada Magica</em>, occorre segnarlo: &#8220;Maria Rossi &#8211; La Spada Magica &#8211; Capitolo 1.pdf&#8221;. Se non vedo ulteriori specificazioni io intendo che il romanzo o racconto è completo, da fastidio scoprire poi che era solo il primo capitolo.<br />Se si intendono mettere online revisione successive, ancora è buona norma indicarlo nel nome del file. Si possono usare le date, o le &#8220;versioni&#8221;, stile software: &#8220;Maria Rossi &#8211; La Spada Magica &#8211; Capitolo 1(v.1.1).pdf&#8221; o &#8220;Maria Rossi &#8211; La Spada Magica &#8211; Capitolo 1(25-02-2008).pdf&#8221;. Con le date non elemosinate i caratteri! Scrivere 2528 diviene incomprensibile.<br /><strong>Metadata.</strong> Quasi tutti i formati di ebook supportano i metadata. Non è male perdere mezzo minuto a impostarli. Avere dei metadata corretti permette di catalogare facilmente gli ebook, e nel caso di nomi di file ambigui di rinominare tali file in automatico in maniera opportuna. È la stessa cosa dei <em>tag</em> ID3 negli MP3.<br />Perciò riempite più campi possibile: autore, titolo, genere, trama, ecc. tutto quello che i vari formati offrono.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/cce_meta1.png" alt="Metadata in un .doc" /><br />
<em>Metadata di un file .doc di Microsoft Word</em>
</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/cce_meta2.jpg" alt="Metadata in un .prc" /><br />
<em>Metadata di un ebook in formato Mobipocket</em></p>
<p><strong>Nome, cognome, indirizzo.</strong> Oltre a un nome del file significativo e ai metadata, è una buona idea lasciare un qualche tipo di recapito anche all&#8217;interno del testo stesso. All&#8217;inizio o in fondo. L&#8217;ideale è il nome dell&#8217;autore e un indirizzo di posta elettronica valido, o un sito web. Eviterei di mettere indirizzi di posta fisica e numeri di telefono: gli interessati possono chiederli via posta elettronica, e tutti quei robot che pattugliano Internet in cerca di dati personali da rivendere possono andare a farsi friggere!<br />Eviterei anche di mettere tali dati in ogni pagina, specie se il tutto occupa più di una riga.
</p>
<p><strong>Licenza.</strong> Si possono scegliere per un ebook vari tipi di licenza. Una delle più comuni è la <a href="http://creativecommons.org/international/it/">Creative Commons</a>. Qui però non voglio entrare nel merito, è un argomento che merita un articolo a sé stante, l&#8217;importante è che, qualunque sia la licenza scelta, venga scritto a chiare lettere se l&#8217;ebook è liberamente distribuibile o no.<br />Se non c&#8217;è scritto niente la gente potrebbe avere delle remore a spedirlo all&#8217;amico o a pubblicizzarlo, temendo magari di trovarsi di fronte a un libro &#8220;piratato&#8221;. Se c&#8217;è scritto di non ridistribuire, be&#8217;, in verità non servirà a niente: se non altro per ripicca, il file sarà subito disponibile su eMule!<br />Perciò quello che bisogna fare è scrivere a chiare lettere che il file è ridistribuibile senza problemi. Così nessuno si farà scrupoli e si otterrà la massima diffusione. Tale politica deve essere indicata sia al proprio sito, sia all&#8217;interno del file stesso.<br />Se si vuole si può anche riportare l&#8217;intero testo della licenza che si è scelta, ma le frasi riguardanti la ridistribuzione devono essere in evidenza. Già che ci sono: non minacciate i lettori! Mi sono capitati diversi ebook con affermazioni del tipo: &#8220;questo testo è di proprietà di tal dei tali, è stato depositato presso la SIAE, è mio, mio, <em>mio!</em> e ogni abuso o uso improprio sarà punito senza pietà in accordo con la legge vattelapesca, ecc. ecc.&#8221;, ecco, questo è il genere di roba che scoraggia la lettura e rende subito antipatico l&#8217;autore!<br /><strong>DRM.</strong> DRM è un acronimo che significa Digital Rights Management, <em>Gestione dei Diritti Digitali</em>. Tale acronimo potrebbe averlo inventato Orwell per il suo <em>1984</em>, infatti in realtà il DRM non si occupa di &#8220;gestire i diritti&#8221; ma di &#8220;imporre limitazioni&#8221;. Un file &#8220;nudo&#8221; è un file sul quale un utente ha tutti i diritti, un file avvelenato da DRM è un file piagato da una o più limitazioni.<br />Buona parte dei formati di ebook supportano il DRM. Le più comuni limitazioni che si possono imporre sono: vietare la stampa, vietare la copia di parti o della totalità del testo in altre applicazioni, vietare che il testo possa essere letto a voce alta da un programma di sintesi vocale. Si possono anche &#8220;gestire diritti&#8221; ancora più severi: limitare l&#8217;apertura del file a un certo numero di volte, fare &#8220;spirare&#8221; il file superata una certa data, costringere a un&#8217;autenticazione via Internet prima di accedere al file, e così via.<br /><span style="text-decoration:underline"><strong>NON INSERITE NELL&#8217;EBOOK ALCUN TIPO DI DRM!<br /></strong></span>Non otterrete alcun vantaggio se non farvi odiare. Tra l&#8217;altro il DRM crea problemi di compatibilità: programmi che leggono PDF possono non essere in grado di leggere PDF insudiciati dal DRM.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/cce_drm.jpg" alt="NO DRM" /><br />
<em>Eliminiamo il DRM! Per saperne di più: <a href="http://defectivebydesign.org/">Defective by Design.org</a></em></p>
<p><strong>Dove ospitare i file.</strong> Essendo gli ebook così piccoli, spesso sotto il MB, non dovrebbe essere difficile trovare spazi che li ospitino. Ci sono decine di siti e organizzazioni che offrono spazio gratis, e per piccole quantità senza neanche il problema della pubblicità.<br />L&#8217;importante è che l&#8217;operazione di scarico dei file sia fluida. Il visitatore del sito deve cliccare sul PDF o Mobipocket e poter scaricare il file, senza essere spedito da qualche altra parte, senza dover compilare form o mettere codici di sicurezza, senza doversi sorbire banner o animazioni flash che gli annunciano di aver vinto la lotteria nigeriana.<br /><strong>Comprimere o non comprimere.</strong> Non comprimere. Non vale la pena &#8220;zippare&#8221; o peggio &#8220;rarrare&#8221; un ebook: si guadagna poco e si mettono in difficoltà i lettori meno esperti.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Quali formati distribuire</strong>
</p>
<p>Ci sono decine e decine di formati di ebook. Più se ne offrono meglio è, anche se dovrebbe essere sempre indicato con chiarezza quale formato un lettore dovrebbe scegliere rispetto alle sue esigenze. Offrire OpenDocument, Compiled HTML, o Broad Band eBook senza alcuna spiegazione non farà altro che confondere le orde di aspiranti lettori.<br />Tra i tanti formati ho deciso di sceglierne quattro, che credo coprano la buona parte delle esigenze: PDF, HTML, Mobipocket e TXT.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Portable Document Format (PDF)</strong>
</p>
<p>I vantaggi del PDF: è possibile creare documenti impaginati come meglio si preferisce e con ogni genere di <em>layout</em>; i caratteri usati possono essere incorporati nel file, in modo che tutti i lettori vedano lo stesso identico PDF così com&#8217;è stato pensato; è un formato diffusissimo, e software per leggere PDF si trovano per qualunque piattaforma.<br />Gli svantaggi: è un formato che non può essere modificato dagli utenti &#8220;al volo&#8221; ed è difficile da convertire in altri formati.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/cce_pdf.jpg" alt="Logo del PDF" /><br />
<em>Il formato PDF è stato inventato da Adobe Systems nel 1993</em></p>
<p>In particolare il grosso problema del PDF è che è un formato basato sul concetto di pagina a dimensione fissa. Quando creiamo un PDF A4, creiamo un documento che è ottimo per la stampa – contando che l&#8217;A4 è il formato di carta più diffuso, almeno a livello domestico – ed è decente da leggere a video su un monitor di discrete dimensioni, ma diventa molto meno attraente quando per esempio si prova a leggerlo con un apparecchio con schermo da pochi pollici.<br />Quasi sempre viene offerta la possibilità di zoomare un PDF, e con tale &#8220;trucco&#8221; si può riuscire a leggere il file in ogni situazione, ma se la pagina zoomata non sta nello schermo, l&#8217;utente è costretto a &#8220;scrollare&#8221; in verticale (e spesso anche in orizzontale) il che rende faticosa l&#8217;esperienza.<br />L&#8217;utente non può cambiare il tipo di carattere di un PDF se non gli piace, non può cambiare neanche la dimensione dei caratteri, non può cambiare l&#8217;allineamento dei paragrafi o l&#8217;interlinea. Un utente non ha alcuna possibilità di manipolare un PDF, se non appunto zoomare. È un po&#8217; poco, e questo irrita la gente!<br />Inoltre, sebbene estrarre il testo da un PDF sia operazione che compiono senza difficoltà diversi software, è molto più complicato mantenerne l&#8217;impaginazione. Se il PDF ha una struttura non elementare, cercare di tramutarlo in HTML o in qualche altro formato che più interessa all&#8217;utente risulterà impresa difficile se non impossibile.
</p>
<p>Ciò detto, rimane una buona idea distribuire un ebook <em>anche</em> in formato PDF. Quelli che preferiscono la stampa ne saranno felici e coloro che preferiscono la lettura davanti al PC con un buon monitor non avranno particolari problemi.
</p>
<p>Nel distribuire il PDF si deve appunto scegliere la grandezza della pagina. Le due scelte più sensate sono A4 e A5. L&#8217;A4 è l&#8217;ideale per la stampa e rende bene a video. L&#8217;A5 essendo più piccolo (metà dell&#8217;A4) rende meglio a video e rimane comunque stampabile senza eccessivi sprechi. A5 è anche più o meno la grandezza della pagina di un libro &#8220;tradizionale&#8221;, dunque gli utenti si troveranno subito a loro agio.<br />Da evitare l&#8217;uso di due (o più di due) colonne: se non cambia molto una volta stampato, leggere a video un PDF con due colonne è particolarmente faticoso. Bisogna spesso scrollare fino in fondo a una pagina, poi tornar sopra e ripetere, in netto contrasto con il più fluido e continuo scrolling verticale pagina dopo pagina che si ha con una sola colonna.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/cce_colonne.jpg" alt="lettura con due o una colonna" /><br />
<em>Leggere a video un PDF con due colonne è molto più faticoso e innaturale rispetto a leggere un PDF con una sola colonna</em></p>
<p>Si possono poi offrire PDF più specializzati, ad esempio lo splendido sito <a href="http://www.feedbooks.com/">FeedBooks.com</a> offre PDF impaginati per gli schermi di due lettori di ebook: iRex iLiad e Sony Reader.<br />Allo stato attuale non credo valga la pena imitare FeedBooks.com, data la scarsa diffusione di questi lettori. Tuttavia, a parte l&#8217;iLiad, tutti i lettori e-ink in circolazione hanno uno schermo di circa 6 pollici: un pensierino a creare un PDF con pagina di tale grandezza lo si può anche fare.
</p>
<p>Una nota importante, nel caso si decidesse di distribuire <strong>solo</strong> il PDF: usate un&#8217;impaginazione più semplice possibile e con meno fronzoli possibili, in modo che la conversione da PDF ad altro formato sia indolore o quasi. È anche importante togliere la sillabazione: è vero che può rendere il PDF meno &#8220;professionale&#8221;, ma è davvero un disastro riuscire a convertire un PDF pieno di parole tagliate a metà dai trattini!
</p>
<p>Per creare un PDF ci sono migliaia di programmi. Una soluzione semplice in ambiente Windows è usare una stampante virtuale. Una stampante virtuale è un tipo di programma che s&#8217;installa come fosse una stampante ma invece di stampare crea un file PDF. In questa maniera si possono creare PDF da qualunque applicazione consenta di stampare, che sia <em>Word</em> o il <em>Blocco Note</em> o qualunque altra.<br />Di queste stampanti virtuali PDF ne esistono in tutte le salse. L&#8217;Adobe ne offre una nella <a href="http://www.adobe.com/it/products/acrobatpro/">versione commerciale di <em>Adobe Acrobat</em></a>. Microsoft <a href="http://www.microsoft.com/downloads/details.aspx?displaylang=it&amp;FamilyID=4d951911-3e7e-4ae6-b059-a2e79ed87041">ne offre un&#8217;altra</a>, gratuita, anche se per essere usata richiede la presenza di <em>Office</em>. Ne esistono anche di gratuite senza limitazioni e persino open-source, quale <a href="http://www.pdfforge.org/products/pdfcreator"><em>PDFCreator</em></a>. Tra le shareware, forse la migliore è quella di FinePrint Software, <a href="http://www.fineprint.com/products/pdffactory/index.html"><em>pdfFactory</em></a>.<br />Il Coniglietto Grumo mi assicura che si possa fare lo stesso anche sotto Linux, usando per esempio <a href="http://www.cups.org/"><em>CUPS</em></a>.<br />Ci sono poi programmi che consentono di creare direttamente i PDF, primo fra tutti l&#8217;<a href="http://www.openoffice.org/"><em>OpenOffice.org</em></a><em> Writer</em>.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/cce_cups.jpg" alt="Logo di CUPS" /><br />
<em>Il logo del programma Common Unix Printing System (CUPS)</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>HyperText Markup Language (HTML)</strong>
</p>
<p>Il principale vantaggio di offrire il proprio ebook in HTML è che il potenziale lettore non deve far nulla per cominciare a leggere, se non cliccare sul link del libro.<br />Lo svantaggio è che l&#8217;HTML non è così flessibile come un PDF riguardo l&#8217;impaginazione, anche perché non esiste il concetto di pagina con l&#8217;HTML!<br />Il testo risulterà continuo e per certi versi lontano da quello che intendiamo quando parliamo di libro. È bene che la cosa rimanga così! Il primo errore da evitare con l&#8217;HTML è spezzarlo in più parti (per esempio una pagina per ogni capitolo, o una pagina ogni tot caratteri). Questa divisione si vede spesso, ma è fatta solo perché così i siti ottengono magari quattro <em>hit</em> invece di uno e propinano quattro banner piuttosto che uno al visitatore.<br />L&#8217;HTML deve essere con i caratteri neri su fondo bianco. Non importa se il resto del sito ha come tema il verde fosforescente su viola allucinazione: <em>nessuno</em> leggerà un romanzo con tali colori, e tanto meno lo stamperà.<br />L&#8217;HTML deve essere presentato senza alcuna inutile cornice. Non ha senso costringere chi vuol stampare il testo a doversi anche stampare per esempio due colonne di gamberi a destra e a sinistra.<br />L&#8217;HTML deve essere &#8220;autocontenuto&#8221;. Spesso i programmi che generano HTML generano due file, l&#8217;HTML stesso e un altro file, chiamato &#8220;foglio di stile&#8221; (CSS). Non va bene, perché se l&#8217;utente si salva solo l&#8217;HTML (e così farà, non sarà in grado o non avrà voglia di cercare anche il CSS), si ritroverà un HTML con impaginazione approssimativa, al limite illeggibile.<br />Stesso discorso vale per le immagini: se possibile evitatele, perché la gente non starà lì a scaricarle a parte e tanto meno correggerà i link nell&#8217;HTML, salvo però poi lamentarsi che il romanzo da loro salvato è senza copertina!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/cce_html.jpg" alt="Due HTML" /><br />
<em>HTML <a href="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/HTMLvario/Lorem%20Ipsum.html" target="_blank">decente</a> – HTML <a href="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/HTMLvario/Lorem%20Ipsum2.html" target="_blank">“artistico”</a></em></p>
<p>Per creare un HTML la maniera più semplice è usare le apposite funzioni di esportazione presenti in tutti i programmi di elaborazione testi. Nel caso fossero necessarie delle correzioni, si può aprire l&#8217;HTML con il <em>Blocco Note</em> o qualunque altro editor.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Mobipocket</strong>
</p>
<p>Mobipocket è un formato molto diffuso nell&#8217;ambito degli apparecchi portatili (cellulari, palmari, lettori e-ink). Io stessa quando possibile cerco di procurarmi un ebook in formato Mobipocket, per leggerlo sul mio lettore.<br />Il Mobipocket è basato sull&#8217;HTML, ed è un formato che offre ampia possibilità di scelta all&#8217;utente. È possibile cambiare i caratteri e la grandezza degli stessi, modificare margini e interlinea, e tanto altro, a seconda di quale software per la lettura dei Mobipocket si stia usando.<br />Offrire il Mobipocket non aumenterà di molto i propri potenziali lettori, dato che non sono molti quelli che leggono ebook su apparecchi portatili. Però questa percentuale è destinata ad aumentare in modo drastico in futuro, perciò non è una cattiva idea essere preparati.<br />Non ci vogliono più di un paio di minuti per creare un Mobipocket, usando il gratuito <a href="http://www.mobipocket.com/en/DownloadSoft/ProductDetailsCreator.asp">Mobipocket Creator</a>. Rimando alla recensione del lettore ebook <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/01/11/il-mio-lettore-di-ebook#new_moon_start">per un esempio passo a passo</a> di creazione di un Mobipocket, con tanto di copertina e metadata.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/cce_palmare.jpg" alt="Mobipocket su palmare" /><br />
<em>Un ebook in formato Mobipocket sullo schermo di un palmare BlackBerry</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>TeXT (TXT)</strong>
</p>
<p>Il formato più semplice e in assoluto più compatibile. Anche computer di trent&#8217;anni fa potrebbero leggere un TXT. Però il TXT non supporta quasi alcun tipo d&#8217;impaginazione o formattazione dei caratteri. L&#8217;idea è di offrirlo come &#8220;ultima spiaggia&#8221;: se proprio l&#8217;utente non è riuscito ad aprire nessuno degli altri file, può provare con il TXT, sicuro di riuscire finalmente a leggere qualcosa.<br />Praticamente ogni programma di elaborazione testi offre la possibilità di esportare i documenti in formato TXT.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/cce_360.jpg" alt="IBM System360" /><br />
<em>Un computer IBM System/360 del 1964: anche lui riuscirebbe a leggere un file di testo!</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Ricapitolando</strong>
</p>
<p>Una buona strategia può essere questa: PDF A4 per chi vuole stampare il libro o leggerlo a video su un bel monitor, HTML per chi vuole leggere subito, senza dover scaricare niente, Mobipocket per gli amanti degli apparecchi portatili e TXT in caso d&#8217;emergenza.<br />Un PDF A5 senza fronzoli, o l&#8217;HTML possono essere un buon compromesso se si vuole offrire un solo formato. Nell&#8217;ambito del solo formato può essere anche preso in considerazione il Rich Text Format (RTF). L&#8217;RTF può essere letto con facilità (per esempio sotto Windows con l&#8217;accessorio <em>WordPad</em>), e con altrettanta facilità essere convertito in altri formati. Non offre però alcuno dei vantaggi di altri formati più specializzati.<br />Se si decide di distribuire l&#8217;RTF bisogna prestare particolare attenzione alle immagini: sono archiviate nel file in maniera tale che anche immagini piccine occupano moltissimo spazio. È facile superare il MB e più senza neanche accorgersene!
</p>
<p>Un&#8217;idea carina è offrire ospitalità o link a chi traducesse il libro in altri formati. Un utente magari lo reimpagina per leggerlo su un Sony Reader o un altro lo salva come OpenDocument: si può indicare come fare a rispedire tali file, in modo che possano diventare disponibili a tutti.
</p>
<p>Per parte mia, d&#8217;ora in poi cercherò di seguire i miei stessi buoni consigli per tutta la narrativa da me prodotta e che offrirò nel blog.<br />Rimane da chiedersi se valga la pena di metterci tutto questo impegno: tanto gli ebook li scaricano in pochi e a quei pochi quel che scrivi non piace comunque (sigh!). Non lo so, forse non ne vale la pena. In ogni caso anche imparare a creare un ebook è tutta Cultura che cola. Forse.
</p>
<p style="text-align: center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Come in tante altre occasioni, mi sono avvalsa nello scrivere l&#8217;articolo dell&#8217;assoluta competenza del Coniglietto Grumo e di qualche svogliato consiglio di Capitan Gambero, li ringrazio entrambi, però il Capitano potrebbe impegnarsi di più!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/cce_rabbit.jpg" alt="Coniglietto Gigante" /><br />
<em>Il più grande Coniglietto al mondo: anche questa è Cultura!</em>
</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><a href="http://www.ambience.sk/ipod-ebook-creator/ipod-book-notes-text-conversion.php">iPod eBook Creator: per creare ebook per l&#8217;iPod</a><br />
<a href="http://rhaleblian.wordpress.com/dslibris-an-ebook-reader-for-the-nintendo-ds/">dslibris: un programma per leggere ebook sul Nintendo DS</a><br />
<a href="http://www.bookdesigner.org/wordpress/">BookDesigner: il programma più completo per creare ebook (sito ufficiale in russo)</a><br />
<a href="http://wiki.mobileread.com/wiki/Book_Designer">BookDesigner su MobileRead Wiki (in inglese)</a><br />
<a href="http://wiki.mobileread.com/wiki/Main_Page">MobileRead Wiki (pagina principale)</a></p>
<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Digital_rights_management">DRM su Wikipedia</a><br />
<a href="http://www.newspeakdictionary.com/ns-dict.html">Dizionario della neolingua di <em>1984</em></a><br />
<a href="http://www.prepressure.com/pdf/basics/history">La storia del PDF</a><br />
<a href="http://www.old-computers.com/news/default.asp">Un sito dedicato ai vecchi computer</a><br />
<a href="http://www.hoax-slayer.com/giant-rabbit.shtml">La vicenda del Coniglietto gigante</a></p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=651" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		<title>Laura &amp; I Demoni dell’Editoria</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Dec 2007 15:46:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno dei problemi legati al discutere di narrativa è il peso che hanno le opinioni rispetto ai fatti. Ogni tanto capita che si riesca a fare appello ai fatti, ma è raro, la maggior parte delle volte ci si dibatte nella palude delle opinioni.Come giudicare le opinioni? Io ho un occhio di riguardo per le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei problemi legati al discutere di narrativa è il peso che hanno le <em>opinioni</em> rispetto ai <em>fatti</em>. Ogni tanto capita che si riesca a fare appello ai fatti, ma è raro, la maggior parte delle volte ci si dibatte nella palude delle opinioni.<br />Come giudicare le opinioni? Io ho un occhio di riguardo per le opinioni motivate, frutto di ragionamento, e tuttavia, se le basi del ragionamento non sono fatti, il ragionamento stesso, di per sé, ha limitato valore. Perciò, più spesso di quanto non vorrei, sono costretta a fare affidamento sull&#8217;<em>autorità</em> di chi ha espresso un&#8217;opinione.
</p>
<p>In campo narrativa, chi ha autorità? Senza troppi giri di parole, solo colui che sa scrivere. Alla fine non contano i titoli, non contano le lauree, non conta l&#8217;esperienza, conta quello che sai fare. Si possono avere idee magnifiche riguardo la narrativa, ma per comprovare che siano tali, si deve <em>mostrare</em> che partendo da quelle idee si è scritto qualcosa di notevole. Io posso anche pensare che l&#8217;elettricità o la microbiologia siano scemenze, ma lampadine e farmaci mi dimostrano che partendo da quelle scemenze si ottengono meraviglie.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/le3_idea.jpg" alt="Una lampadina" /><br />
<em>L’elettricità è una gran trovata!</em></p>
<p>Perciò, quando devo &#8220;pesare&#8221; le opinioni di qualcuno in campo letterario, vado a vedere se e cosa ha scritto questo qualcuno. Magari le sue opinioni mi fanno storcere il naso, ma se constato che basandosi su quelle opinioni ha scritto qualcosa di bello, ho molte più difficoltà ad accantonarle. Anzi, può essere anche che mi renda conto che il tizio in questione aveva ragione.
</p>
<p>Questa lunga premessa per dire che non mi stupirei se chi mi legge giudicasse le mie opinioni con lo stesso metro. Fra l&#8217;altro le mie opinioni sono spesso categoriche (&#8221;sputo sentenze&#8221;) e lasciano ben poco margine all&#8217;interpretazione. Dunque mi sembra giusto che possiate leggere come io scrivo, quando scrivo narrativa. Ero già stata invitata a farlo, e ancora ho colto un’allusione in tal senso nell&#8217;ambito di un&#8217;altra discussione su altro blog: non mi voglio tirare indietro.<br />Così potrete giudicare: quelli che mi seguono sanno bene quali sono le mie idee nell&#8217;ambito della narrativa, costruendo su quelle idee ho scritto quel che spero leggerete, ognuno valuterà se le idee erano buone ma la realizzazione carente o se appunto la realizzazione carente è colpa di idee malsane o se infine buone idee hanno portato a una buona storia.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>La Storia di Laura<br />
</strong></p>
<p>Al momento sto portando avanti diversi progetti. Il vantaggio di questo tipo d&#8217;impostazione è che se mi stufo di un&#8217;ambientazione e dei suoi personaggi, posso lo stesso continuare a scrivere passando all&#8217;ambientazione successiva.<br />Uno dei progetti è <strong><em>La Storia di Laura</em></strong> (titolo provvisorio).<br />Laura è un personaggio per metà ispirato alle vicende di una mia amica, e per metà una sorta di mio alterego letterario. <strong><em>La Storia di Laura</em></strong> vuole essere una sorta di <em>anime</em>. Tredici puntate, come una stagione di un cartone animato, puntate che volendo si possono leggere in autonomia ma che tutte assieme formano una storia coerente.
</p>
<p>Quella che leggerete è la puntata numero 3. Ho scelto questa per un paio di motivi:
<ul>
<li>È la puntata finora più corta tra quelle che ho terminato.</li>
<li>È ambientata nel mondo dell&#8217;editoria, mondo che credo interessi a una bella fetta dei visitatori di questo blog.</li>
</ul>
<p><strong><em>La Storia di Laura</em></strong> è un fantasy, nel senso più ampio del termine. Le mie principali fonti d&#8217;ispirazioni sono Terry Pratchett, Tim Powers e gli <em>anime</em>. Perciò non aspettatevi nessuna copia più o meno brutta di Tolkien o roba in stile <em>Dungeons &amp; Dragons</em>. Il mio scopo è divertirmi e far divertire. Nient&#8217;altro. Non si parlerà in forma allegorica di chissà quali Grandi Temi o Problemi Profondi. Troverete però azione, mostri e humor nero.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/le3_sailormars.jpg" alt="Sailor Mars" /><br />
<em>C’è chi trova ispirazione in Tolkien e chi in Sailor Mars</em></p>
<p>Dato che presento la terza puntata, è d&#8217;obbligo un riassunto delle puntate precedenti:<br />
<blockquote>Laura è una ragazza come tante altre, al primo anno di Università. Divide un appartamento con l&#8217;amica Isa e passa le giornate tra scarso studio, lavoretti saltuari e ore di TV. Laura è una fanatica di telefilm e cartoni animati, e si sorbisce di tutto, da <em>Buffy</em> a <em>Sailor Moon</em>, da <em>Stargate</em> a <em>Star Trek</em>, da <em>Hercules</em> a <em>Xena</em>&#8230;<br />Un bel giorno, complici imprevedibili circostanze, si ritrova nell&#8217;Unico Mondo, un pianeta lontano che sembra uscito dalla penna di uno scrittore fantasy. Laura, più per sbaglio che per scelta, contribuisce al trionfo delle forze del Male, e il locale Oscuro Signore, impressionato, decide di prenderla in moglie.<br />Passano i mesi e Laura inizia a sentir nostalgia di casa. Essere Imperatrice è gratificante, ma l&#8217;Unico Mondo è uno di quei mondi fantasy sempre ancorati a un perenne medioevo: niente TV, niente Internet, niente cellulari, nessuna amica e una marea di Elfi!<br />L&#8217;Oscuro Signore, sinceramente innamorato di Laura, si convince allora che sia necessario riportarla sulla Terra, e dato che senza di lei non può vivere, anche lui abbandona l&#8217;Unico Mondo. I due si sposano una seconda volta. L&#8217;Oscuro Signora trova impiego presso una ditta di import-export con l&#8217;Oriente, e Laura, stimolata dall&#8217;avventura appena vissuta, lascia l&#8217;Università per dedicarsi a una sua vecchia passione: scrivere fantasy!<br />Laura non può neanche immaginare quanto rimpiangerà tale decisione&#8230;</p></blockquote>
<p>Un&#8217;ultima nota. Se volete, commentate pure. Ogni commento sarà il benvenuto, e sottolineo l&#8217;<span style="text-decoration:underline"><strong>ogni</strong></span>. I commenti argomentati, positivi o negativi, saranno i più apprezzati, ma se volete dirmi in faccia che quel che scrivo <em>fa schifo</em>, liberissimi! Anzi, l&#8217;unico appello che faccio è alla sincerità e alla schiettezza: non dovete incoraggiarmi, non dovete preoccuparvi che mi possa offendere o no, dovete solo dirmi come la pensate (se vorrete farlo).
</p>
<p>Ho inoltre aperto un indirizzo e-mail apposito: <a href="mailto:lastoriadilaura@gmail.com?subject=commento al racconto">lastoriadilaura@gmail.com</a> così se gli insulti che avete immaginato sono irripetibili in pubblico, potrete vomitarmeli addosso lo stesso (se decidete di usare l&#8217;e-mail, non cambiate il soggetto predefinito, &#8220;commento al racconto&#8221;, altrimenti la vostra opinione sarà in automatico catalogata come <em>spam</em> e cancellata).</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/le3_spam.jpg" alt="SPAM" /><br />
<em>Le origini dello spam&#8230;</em></p>
<p>Ah, non è uno scherzo! Il racconto l&#8217;ho scritto davvero <strong>io</strong>, non è un estratto dal Secondo Più Brutto Romanzo del Mondo, perciò non apparirete furbi scrivendo apposta che è una schifezza!
</p>
<p>Leggi <em>La Storia di Laura Episodio 3: Laura &amp; I Demoni dell&#8217;Editoria</em>, in formato PDF, qui.<br />Leggi <em>La Storia di Laura Episodio 3: Laura &amp; I Demoni dell&#8217;Editoria</em>, online, qui.<br />
<strong>(Momentaneamente offline per revisione e nuova impaginazione.)</strong>
</p>
<p>Il racconto è un ventina di pagine, perciò consiglio il PDF.</p>
<p>Ringrazio il Coniglietto Grumo  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/kaos-whiteusagi16.gif" alt="kaos-whiteusagi16.gif" class="wp-smiley" />  e mio fratello per l&#8217;aiuto con l&#8217;editing e l&#8217;impaginazione, gli altri membri dell&#8217;equipaggio per il costante incoraggiamento e i preziosi suggerimenti e infine la vera Laura: senza di lei questa Storia non sarebbe mai neanche cominciata.
</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><a href="http://www.terrypratchettbooks.com/">Il sito di Terry Pratchett</a><br />
<a href="http://www.theworksoftimpowers.com/">Uno dei migliori siti dedicati a Tim Powers</a><br />
<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Sailor_Moon">Sailor Moon su Wikipedia</a></p>
<p><a href="http://www.foxitsoftware.com/pdf/rd_intro.php">Foxit Reader, un’ottima alternativa all’Adobe Reader per leggere i PDF</a><br />
<a href="http://blog.kowalczyk.info/software/sumatrapdf/index.html">Sumatra PDF Viewer, un’altra ottima alternativa</a></p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=487" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Recensioni :: Saggio :: Worlds of Wonder: How to Write Science Fiction &amp; Fantasy</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/12/04/recensioni-saggio-worlds-of-wonder-how-to-write-science-fiction-fantasy/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2007/12/04/recensioni-saggio-worlds-of-wonder-how-to-write-science-fiction-fantasy/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 04 Dec 2007 17:16:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>

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		<description><![CDATA[



Titolo originale: Worlds of Wonder: How to Write Science Fiction &#038; Fantasy
Autore: David Gerrold
Anno: 2001
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Editore: Writer&#8217;s Digest Books
Genere: Manuale di scrittura
Pagine: 246


Iniziamo con una citazione da incorniciare e far stampare sulle magliette:
Concentrate on precision. Don&#8217;t worry about constructing beautiful sentences. Beauty comes from meaning, not language. Accuracy is the most effective style of [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top"><img align="left" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/wow_wow_copertina.jpg" alt="Copertina di Worlds of Wonder" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top">Titolo originale: <strong>Worlds of Wonder: How to Write Science Fiction &#038; Fantasy</strong><br />
Autore: <strong>David Gerrold</strong></p>
<p>Anno: <strong>2001</strong><br />
Nazione: <strong>USA</strong><br />
Lingua: <strong>Inglese</strong><br />
Editore: <strong>Writer&#8217;s Digest Books</strong></p>
<p>Genere: <strong>Manuale di scrittura</strong><br />
Pagine: <strong>246</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Iniziamo con una citazione da incorniciare e far stampare sulle magliette:<br />
<blockquote>Concentrate on precision. Don&#8217;t worry about constructing beautiful sentences. Beauty comes from meaning, not language. Accuracy is the most effective style of all. <em></p>
<p>Concentratevi sulla precisione. Non preoccupatevi di costruire belle frasi. La bellezza nasce dal significato, non dal linguaggio. L&#8217;accuratezza è lo stile più efficace che esista.</em></p></blockquote>
<p>Io dico lo stesso! Perciò se non vi fidate di me, magari potreste fidarvi del signor Gerrold.<br />Per chi non lo conoscesse, David Gerrold è uno scrittore di fantascienza. La sua opera più famosa è forse il ciclo de <em>La Guerra contro gli Chtorr</em>, che allo stato attuale si compone di quattro volumi, con altri tre in arrivo. Gerrold è stato anche sceneggiatore per <em>Star Trek</em> ed è sua la sceneggiatura di <em>The Trouble with Tribbles</em> (<em>Animaletti Pericolosi</em>) una delle più conosciute puntate della serie originale.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/wow_chtorr3.jpg" alt="Copertina di A Rage for Revenge" /><br />
<em>A Rage for Revenge, terzo volume de La Guerra contro gli Chtorr</em></p>
<p>Se devo essere onesta, <em>La Guerra contro gli Chtorr</em>, della quale ho letto solo il primo romanzo, non mi è piaciuta. Anche se più per i temi e la filosofia di fondo che non per via dello stile di scrittura. In compenso questo <strong><em>Worlds of Wonder</em></strong> mi ha molto divertita. È scorrevole, tratta un sacco di argomenti, grazie ai capitoli brevi e incisivi, ed è lettura piacevole. Mi sento di consigliarlo a chiunque sia interessato allo scrivere in generale o alla fantascienza. Non importa se la scrittura sia solo un hobby, la si voglia far diventare una professione, o non si abbia mai scritto mezza riga in vita propria, questo <strong><em>Worlds of Wonder</em></strong> è interessante lo stesso!
</p>
<p>È difficile fornire una mappa di <strong><em>Worlds of Wonder</em></strong>. I tanti capitoli balzano da un argomento all&#8217;altro, trattando i più disparati aspetti dello scrivere narrativa fantastica. Questo è forse anche l&#8217;unico difetto del libro: troppa carne al fuoco, certi argomenti avrebbero meritato di essere approfonditi con maggior attenzione.
</p>
<p><strong>Quello che mi ha colpita:</strong>
</p>
<p><em>Le motivazioni dello scrivere</em>. Di solito gli scrittori si trincerano dietro motivi nobili e altruistici (be&#8217;, un po&#8217; lo faccio anch&#8217;io!), o al massimo dichiarano di scrivere in primo luogo per se stessi. Gerrold confessa con molta sincerità che per tanti anni della sua carriera i due motivi che lo spingevano erano la <em>rabbia</em> e la <em>paura</em>. Rabbia verso il suo primo insegnante di scrittura, secondo il quale il povero Gerrold non sarebbe mai diventato uno scrittore, e paura di non riuscire a scrivere abbastanza, e di non aver niente da mettere sotto i denti a fine mese!<br />Quando la rabbia verso quell&#8217;insegnante è sfumata e il successo l&#8217;ha messo al riparo dalla paura, Gerrold si è trovato in crisi. L&#8217;ha superata cercando nuove motivazioni, che lui ha trovato nell&#8217;entusiasmo. Detta così sembra una frase fatta, ma leggendo <strong><em>Worlds of Wonder</em></strong>, l&#8217;entusiasmo di Gerrold risulta evidente, tanto che se dovessi definire <strong><em>Worlds of Wonder</em></strong> con un solo aggettivo sarebbe appunto entusiasta. Un libro entusiasta.<br />Sempre riguardo motivazioni più o meno bizzarre: Gerrold ricorda che Ray Bradbury, in un periodo della sua di carriera, si era messo in testa di scrivere un racconto a settimana, in modo da trovarsi alla fine dell&#8217;anno con 52 racconti. Il ragionamento di Bradbury era questo: non è possibile che 52 racconti fossero tutti brutti, scrivendone così tanti, almeno uno buono sarebbe venuto fuori!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/wow_ray.jpg" alt="Ray Bradbury" /><br />
<em>Uno dei grandi della fantascienza: Ray Bradbury</em></p>
<p><em>Valutare le conseguenze</em>. Gerrold porta l&#8217;esempio di un personaggio che si sveglia in una stanza di un futuro albergo lunare e guarda fuori dalla finestra. Ogni particolare che osserva ha tutta una serie di conseguenze a catena. Se osserva una pianta vuol dire che c&#8217;è aria e acqua, se c&#8217;è aria e acqua qualcuno ce le ha portate. Portarle dalla Terra è inefficiente, perciò è probabile siano stata estratte dai minerali lunari; dove? Con quali processi? Che tecnologie sono necessarie? La presenza di tali tecnologie cos&#8217;altro implica?<br />Partendo dal semplice guardar fuori dalla finestra, Gerrold costruisce l&#8217;intero ecosistema della Luna futura, piazza insediamenti dove dovrebbero essere, reti ferroviarie, infrastrutture, fabbriche automatizzate e quant&#8217;altro. Senza forzature, solo ponderando le varie conseguenze di un singolo particolare, e le conseguenze delle conseguenze e le conseguenze delle conseguenze delle conseguenze.<br />Lo stesso esperimento applicato al fantasy ottiene risultati simili, sebbene non altrettanto <em>inevitabili</em>, per ovvie ragioni.<br />
Un punto interessante che emerge è la tendenza dei lettori a distillare le proprie &#8220;regole&#8221;: se nel mondo fantasy tal dei tali le scope parlano, le spazzole parlano e gli strofinacci parlano, il lettore assumerà che anche il resto degli utensili per la pulizia parlino. Negare ciò rende meno credibile il mondo.
</p>
<p><em>E-Prime</em>. Gerrold nella sua carriera ha sperimentato diverse tecniche narrative (un altro capitolo si occupa per esempio della prosa metrica), una particolarmente curiosa è l&#8217;<em>E-Prime</em>. <em>E-Prime</em> è un tentativo di eliminare l&#8217;uso del verbo essere (<em>to be</em>) dalla lingua inglese. In generale è un discorso piuttosto complesso e non ho le conoscenze di semantica necessarie per affrontarlo, ma dal punto di vista narrativo, i sostenitori dell&#8217;<em>E-Prime</em> fanno notare due vantaggi che deriverebbero dalla soppressione del verbo essere:<br />Primo: diviene difficile creare frasi al modo passivo, perciò lo scrittore è più al sicuro da questa &#8220;trappola&#8221;.<br />Secondo: il verbo essere <em>cristallizza</em> la realtà. &#8220;Il cielo è nero&#8221;, è un&#8217;istantanea della situazione, <em>ferma</em>. Ma la narrazione è per sua natura movimento, azione in senso lato. Il verbo essere è intrinsecamente contrario al movimento. &#8220;Il cielo diviene nero&#8221;, &#8220;Il cielo sembra nero&#8221;, sarebbero espressioni migliori perché più orientate all&#8217;azione.<br />Se sia vero o no, non saprei dire. Gerrold ha creduto di sì e ha scritto, con grandissima fatica, data l&#8217;abitudine di ognuno di usare il verbo essere, due romanzi: <em>Under the Eye of God</em> e <em>A Covenant of Justice</em>. I risultati sono stati interessanti: quasi nessuno si è accorto che fossero scritti in <em>E-Prime</em>, e dopo che Gerrold lo faceva notare la reazione era sullo stile di &#8220;E allora?&#8221;<br />In altre parole si può scrivere senza problemi in <em>E-Prime</em>, ma i vantaggi per la narrazione non sono poi così ovvi. Ulteriore dimostrazione la si ha alla fine del capitolo, quando Gerrold svela di averlo scritto in <em>E-Prime!</em><br />In effetti non me n&#8217;ero accorta, e d&#8217;altra parte non sembra un capitolo scritto meglio degli altri.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/wow_eprime.jpg" alt="Copertina di Under the Eye of God" /><br />
<em>Under the Eye of God: romanzo scritto in E-Prime</em></p>
<p><em>La forza delle parole</em>. In un capitolo che sconfina nella filosofia, Gerrold parla della forza delle parole, di come, pur essendo niente più che simboli, siano in grado di influenzare la realtà. Non cercherò di riassumere i ragionamenti di Gerrold, però mi ha <em>deliziata</em> la conclusione, dove si dimostra che il Maestro Yoda merita davvero il titolo di Maestro e che l&#8217;immortale (aggettivo di Gerrold) battuta &#8220;Do or do not. There is no try.&#8221; (Fare o non fare. Non esiste provare.) contiene reale saggezza.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/wow_yoda.jpg" alt="Il Maestro Jedi Yoda" /><br />
<em>Do or do not. There is no try.</em></p>
<p><em>I primi dieci romanzi</em>. Un &#8220;trucco&#8221; psicologico che Gerrold suggerisce è quello di considerare il primo milione di parole che si scrive, o i primi dieci romanzi come semplice allenamento. Se vengono pubblicati bene, ma era solo uno scaldare i muscoli, se vengono rifiutati non importa, era solo far pratica. Così non ci si deve abbattere per le critiche, non hanno molto senso le critiche a romanzi che siano solo esperimenti e prove, e non si corre il rischio di esaltarsi troppo per i complimenti, perché in effetti un vero romanzo non lo si è ancora scritto!
</p>
<p><strong>Quello che mi ha colpita in modo negativo:</strong>
</p>
<p>Come accennavo, soprattutto un po&#8217; troppa fretta su certi argomenti. Per esempio il capitolo dedicato ai punti di vista mi è sembrato superficiale e l&#8217;analisi molto meno attenta di quella di Scott Card.<br />I due capitoli dedicati allo scrivere scene di amore e sesso anche non sono venuti fuori molto bene. Gerrold ammette come sia difficile dal punto di vista tecnico e imbarazzante sul piano personale trattare certi argomenti, e&#8230; non offre soluzioni! Ci sono solo alcuni esempi tratti da suoi romanzi presenti e futuri, esempi dai quali non sono riuscita a cavar molto. La scena d&#8217;amore in particolare mi è parsa molto fiacca.
</p>
<p><strong>In conclusione.</strong>
</p>
<p>Bello! Anche al di là degli argomenti che possono interessare o meno, l&#8217;entusiasmo di Gerrold è evidente e oserei dire contagioso. Infatti oggi sono di buon umore. Dovrò leggere un altro pezzettino de <em>Un Nuovo Regno</em> prima di andare a dormire, o potrei svegliarmi domani ancora allegra!
</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><a href="http://www.amazon.com/Worlds-Wonder-Science-Fiction-Fantasy/dp/1582970076/ref=pd_bbs_sr_1?ie=UTF8&#038;s=books&#038;qid=1196783723&#038;sr=1-1">Worlds of Wonder su Amazon.com</a><br />
<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/David_Gerrold">David Gerrold su Wikipedia</a><br />
<a href="http://www.gerrold.com/">Il sito ufficiale di David Gerrold</a><br />
<a href="http://www.startrek.com/startrek/view/series/TOS/episode/68744.html">The Trouble With Tribbles su startrek.com</a><br />
<a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788804571551/gerrold-david/guerra-contro-gli.html">I primi quattro romanzi de La Guerra contro gli Chtorr in volume unico su iBS.it</a></p>
<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/E-prime">E-Prime su Wikipedia</a><br />
<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ray_Bradbury">Ray Bradbury su Wikipedia</a><br />
<a href="http://www.starwars.com/databank/character/yoda/">Yoda su starwars.com</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Tanti argomenti interessanti. <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Alcuni trattati con superficialità.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Il capitolo sull’E-Prime. <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Sesso &#038; amore.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Il capitolo “filosofico”. <strong>+1</strong></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Il capitolo sulla verosimiglianza. <strong>+1</strong></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Molti degli altri capitoli. <strong>+1</strong></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Entusiasmo contagioso. <strong>+1</strong></td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="Quattro Gamberi Buoni: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/GB4.gif" alt="Quattro Gamberi Buoni: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a></p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=462" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		<slash:comments>8</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le Verità di Andrea Vincenzi</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/12/01/le-verita-di-andrea-vincenzi/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2007/12/01/le-verita-di-andrea-vincenzi/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 01 Dec 2007 19:19:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>

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		<description><![CDATA[Piccola premessa: alcune delle belle &#8220;pensate&#8221; della Barca dei Gamberi non sono mie, ma di mio fratello. Poi lui se ne lava le mani con la scusa che io sarei quella brava a scrivere. Il che è vero, ma la colpa è lo stesso sua!
Settimana scorsa raccontavo di una mia amica che avrebbe scritto un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Piccola premessa: alcune delle belle &#8220;pensate&#8221; della Barca dei Gamberi non sono mie, ma di mio fratello. Poi lui se ne lava le mani con la scusa che io sarei quella brava a scrivere. Il che è vero, ma la colpa è lo stesso sua!</p>
<p>Settimana scorsa <a href="http://fantasy.gamberi.org/2007/11/23/andrea-vincenzi/">raccontavo</a> di una mia amica che avrebbe scritto un giallo con sfumature soprannaturali, avente per protagonista tale Andrea Vincenzi. Invitavo anche a leggere un piccolo estratto e commentarlo. Ringrazio chi l&#8217;ha fatto e anche chi ha solo votato senza commentare.<br />Devo però confessare di non essere stata sincera. Per farla breve, in quell&#8217;articolo mischiavo alla verità qualche piccola e innocua bugia. La verità è che ho un&#8217;amica. Tutto il resto è falso!
</p>
<p>Non era difficile da intuire. Figuriamoci se io, supponente, arrogante e testarda come sono, davvero vengo a chiedere il parere altrui per un&#8217;amica. Se io dico a una mia amica come stanno le cose, così stanno, non c&#8217;è alcun bisogno di una seconda opinione.<br />Dunque qual è la storia del Vincenzi? Be&#8217;, il Vincenzi è un estratto dal <span style="text-decoration:underline"><strong>Più Brutto Romanzo del Mondo!<br /></strong></span>Vedo già le facce perplesse di alcuni: &#8220;Ma come, io ho letto tutti e sei i romanzi della Troisi eppure quella scena non la ricordo!&#8221; Comprendo la perplessità, ma in effetti esistono romanzi anche più brutti di quelli che scrive la Troisi, per quanto possa sembrare incredibile.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/an2_nihal.jpg" alt="Copertina di Nihal della Terra del Vento" /><br />
<em>No, non è il romanzo più brutto del mondo!</em></p>
<p>Andiamo con ordine. PublishAmerica è la più grande casa editrice a pagamento degli Stati Uniti. Nonostante ciò sostengono di valutare con attenzione ogni manoscritto pervenuto e di pubblicare solo gli autori meritevoli. Per dimostrare la falsità di tali affermazioni, un paio di anni fa un gruppo di scrittori appartenenti all&#8217;associazione americana scrittori di fantascienza (SFWA – Science Fiction &amp; Fantasy Writers of America) decise di creare il <span style="text-decoration:underline"><strong>Più Brutto Romanzo del Mondo</strong></span> e di proporlo a PublishAmerica.
</p>
<p>Una trentina di autori si mise all&#8217;opera, ognuno con il compito di scrivere un capitolo di questo monumento all&#8217;orrido. Tutti si presero la briga di scrivere il peggio possibile, e di evitare di tenersi aggiornati fra loro, in modo che la trama risultasse più sconclusionata possibile. Addirittura uno dei capitoli, il 34, è stato scritto non da un essere umano ma da un programma automatico di generazione testi!<br />Così nacque il <span style="text-decoration:underline"><strong>Più Brutto Romanzo del Mondo</strong></span>, che ha titolo <em>Atlanta Nights</em>. Con lo pseudonimo collettivo di Travis Tea venne proposto a PublishAmerica che, inutile dirlo, decise di pubblicarlo!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/an2_atlanta.jpg" alt="Copertina di Atlanta Nights" /><br />
<em>Copertina di Atlanta Nights</em></p>
<p>La pubblicazione poi non andò in porto perché gli scrittori svelarono il loro piano, in compenso <em>Atlanta Nights</em> è da tempo disponibile per il download gratuito e per i masochisti è anche acquistabile in cartaceo via Lulu.com.<br />Io ho <a href="http://www.cs.du.edu/~aburt/StingManuscript.pdf">scaricato</a> <em>Atlanta Nights</em> e ne ho tradotte un paio di pagine. Per depistare chi avesse il <em>google</em> facile ho italianizzato i nomi dei personaggi e sono stata imprecisa riguardo al capitolo: quello da me tradotto è l&#8217;inizio del capitolo quarto, non del capitolo terzo.<br />Durante la traduzione ho cercato di essere più letterale possibile, anche se non escludo di aver apportato qualche involontaria, minima miglioria. Non mi sono spremuta le meningi più di tanto, non è che tradurre il <span style="text-decoration:underline"><strong>Più Brutto Romanzo del Mondo</strong></span> sia divertente!
</p>
<p>Dunque c&#8217;erano da valutare due pagine dal <span style="text-decoration:underline"><strong>Più Brutto Romanzo del Mondo</strong></span>. Il risultato dell&#8217;inchiesta avrebbe dovuto prevedere un 90% di &#8220;Fa schifo&#8221; con magari un paio di &#8220;Molto bello&#8221; ironici. I &#8220;Molto bello&#8221; ironici ci sono stati, il 90% di &#8220;Fa schifo&#8221; purtroppo no.
</p>
<p>Vediamo un po&#8217; più in dettaglio <a href="http://fantasy.gamberi.org/2007/11/23/andrea-vincenzi#comments">commenti</a> e voti, alla luce del fatto che si sta parlando del <span style="text-decoration:underline"><strong>Più Brutto Romanzo del Mondo</strong></span>.
</p>
<p><a href="http://www.saryo.splinder.com/"><strong>Saryo</strong></a>, aspirante scrittore ma con già un romanzo pubblicato alle spalle, ha votato &#8220;Decente&#8221;. Nel complesso giudica il Vincenzi un testo godibile (&#8230;) e non ha trovato l&#8217;introspezione e i pensieri del protagonista né prolissi, né pesanti.
</p>
<p><strong>Miss Grumbler</strong>, anche lei scrittrice (<a href="http://missgrumbler.blogspot.com/2007/10/cielosono-una-scrittrice-posso-dirlo.html">Posso dirlo? L&#8217;ho detto!</a>) con un romanzo già pubblicato, ha votato &#8220;Decente&#8221;. Ha apprezzato in particolare la minuziosa descrizione di alcune singole, piccole azioni che pare le abbiano fornito la capacità d&#8217;intuire l&#8217;indole del protagonista.
</p>
<p><a href="http://federico-russo.blogspot.com/"><strong>Federico Russo &#8220;Taotor&#8221;</strong></a>, giovane (ha la mia età) aspirante scrittore ha votato &#8220;Decente&#8221;. Però il suo commento ha almeno sottolineato alcuni degli errori marchiani presenti e soprattutto è stato l&#8217;unico a rilevare che sembrava quasi che il narratore stesse prendendo per il culo il lettore. Era proprio così!
</p>
<p><strong>Domenico</strong>, laureato in letteratura italiana e che attualmente sta seguendo un corso per diventare editor, ha votato &#8220;Decente&#8221;, senza però lasciare nessun commento a giustificazione di tale voto. Qui la faccenda è anche più spinosa che non nei casi precedenti. Se <strong>Domenico</strong> finisse il suo corso e trovasse lavoro presso una casa editrice, come potrebbe, chiamato a farlo, giudicare sulla qualità dei manoscritti quando per lui il <span style="text-decoration:underline"><strong>Più Brutto Romanzo del Mondo</strong></span> è decente?<br />Purtroppo non sarebbe un caso isolato. Ho come l&#8217;impressione che la buona parte degli editor italiani non sappiano il loro mestiere, neanche per sbaglio. Ma verrà il giorno di un bell&#8217;articolo nel quale pretenderò di saperne di più degli editor di Flaccovio, Curcio, Nord, ecc. <em>messi assieme</em>. Per ora andiamo avanti.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/an2_uni.jpg" alt="Università di Pavia" /><br />
<em>Gli studi universitari non sono più quelli di un tempo?</em></p>
<p>Gli altri voti &#8220;Decente&#8221; appartengono a utenti che non hanno mai commentato sul blog o che wordpress non è riuscito a identificare come tali. Non so chi siate, condoglianze in ogni caso.
</p>
<p><strong>Barbara</strong> non è chiaro come abbia votato. Dal suo commento, per altro condivisibile, mi pare capire che volesse una via di mezzo fra &#8220;Decente&#8221; e &#8220;Brutto&#8221;. Be&#8217;, meno che decente è meglio che decente!
</p>
<p><strong>Editor senza qualità</strong> ha votato &#8220;Brutto&#8221;. I suoi appunti sono giusti ed è stato l&#8217;unico a intuire che poteva trattarsi di una traduzione. Perciò forse l&#8217;<strong>Editor senza qualità </strong>si sottovaluta. O forse è uno di quegli editor di cui sopra!
</p>
<p><a href="http://arcadivina.blogspot.com/"><strong>Nick Truth</strong></a> ha votato &#8220;Brutto&#8221;. Niente da dire sulle sue osservazioni. Solo che appunto la giusta conclusione sarebbe dovuta essere: &#8220;Fa schifo&#8221;!
</p>
<p><strong>Marcy</strong> non ha lasciato commento ma ha votato &#8220;Brutto&#8221;. Buon per lei, e per gli altri non identificati con lo stesso voto: un minimo buon gusto l&#8217;avete.
</p>
<p>Congratulazioni alle tre persone che hanno votato &#8220;Fa schifo&#8221;. Spero l&#8217;abbiano fatto a ragion veduta e non solo perché sembrava la scelta giusta per dar fastidio. Infatti venerdì ho dovuto cancellare 10 &#8220;Fa schifo&#8221; tutti votati in poco tempo dal nostro amico <em>troll</em> &#8220;Cheese&#8221; (conosciuto anche come &#8220;Jim&#8221;). Secondo me il furbone credeva che me la sarei presa a sentir chiamare schifezza qualcosa scritto da una mia amica, o magari pensava che il Vincenzi l&#8217;avessi scritto io. Ingenuo.
</p>
<p>Abbiamo poi il signor <strong>Zuddas</strong> che ha votato &#8220;Molto bello&#8221;. Il suo commento è ironico e molto divertente, ho paura abbia fiutato lo scherzo. Magari così è stato anche per l&#8217;altro che ha votato &#8220;Molto bello&#8221;. Glielo auguro.
</p>
<p>Visto che alla maggioranza il Vincenzi è sembrato decente, sarà forse il caso ribadire che descrivere ogni cosa e analizzare ogni pensiero, fin nei più minimi e inutili particolari, <strong>non</strong> è un bella cosa! Il ridondante, il superfluo e l&#8217;inutile rendono la lettura pesante e tolgono il piacere della narrazione.<br />Anche se in questo caso la narrazione era senza capo né coda, così come il dialogo stralunato fra Vincenzi e Isalti, con tanto di punto di vista ballerino. Per altri dettagli, basta leggere i commenti già illustrati.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p align="left"><strong>Alcune vie di fuga per chi pensa che il Vincenzi non faccia schifo.</strong></p>
<p><strong>«Gamberetta, la tua traduzione è tanto splendida da compensare il marciume originario! Sono stato ingannato dal tuo genio!»</strong><br />Grazie! Sei perdonato!
</p>
<p><strong>«Ho votato come ho votato solo per incoraggiare la tua amica.»</strong><br />Ecco, spero nessuno ragioni davvero così. Le persone vanno incoraggiate se dimostrano un minimo barlume di talento, se stanno scrivendo il <span style="text-decoration:underline"><strong>Più Brutto Romanzo del Mondo</strong></span>, non vanno incoraggiate! Non è un atto di gentilezza, è far perdere tempo a loro e agli altri. Se sul serio una mia amica si presentasse da me con il Vincenzi, non solo l&#8217;incoraggerei, le darei proprio una spinta, fuori dalla finestra!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/an2_finestra.jpg" alt="Fuori dalla finestra!" /><br />
<em>La voglio buttare giù dalla finestra, non voglio mica ammazzarla!</em></p>
<p><strong>«Che ne capiscono di letteratura un branco di scrittori di fantascienza americani?! Sono così schiavi dei propri limiti autoimposti che appena se ne liberano, allora sì, non ne esce una schifezza, ma Arte!»</strong><br />Ehm&#8230; sì, d&#8217;accordo, l&#8217;importante è crederci. I medicinali sono nello scaffale in basso.
</p>
<p><strong>«Se avessi potuto leggere l&#8217;intero romanzo avrei capito che faceva schifo!»</strong><br />Lo spero bene! Ma ti assicuro che quelle due pagine bastavano e avanzavano&#8230;
</p>
<p><strong>«I gusti sono gusti!»</strong><br />Nessuno lo mette in discussione. Si sta solo sottolineando come il gusto di alcuni sia un <em>pessimo</em> gusto.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p align="left">Il problema di giudicare il Vincenzi è un caso particolare di un problema più generale che riguarda la capacità di giudizio. In particolare per gli (aspiranti) scrittori è importante essere in grado di valutare il livello di quanto scrivono, in assoluto e rispetto agli altri.<br />Spesso mi capita di leggere frasi di questo tono: &#8220;questi scrittori anglosassoni, tutti lo stesso stile, tutti la stessa solfa, saprei far di meglio!&#8221; oppure (un classico): &#8220;il tal dei tali non ha niente da invidiare agli scrittori esteri nel tal genere.&#8221;<br />
Valutando lo scrittore anglosassone stesso-stile stessa-solfa come la media, in entrambi i casi si sostiene di poter far meglio. In altre parole si è giudicato l&#8217;operato proprio o altrui sopra la media.
</p>
<p>Sarà vero? È impossibile rispondere se non caso per caso, ma sono stati svolti esperimenti per valutare in linea generale la capacità critica delle persone.<br />In sostanza in questi studi vengono proposti una serie di test, che vanno dai classici test d&#8217;intelligenza, a test di cultura generale o di altro tipo, e ai partecipanti viene chiesto, oltre che rispondere ai quesiti, anche di provare a stimare quali saranno i propri risultati rispetto alla media.<br />Tali esperimenti hanno dimostrato che le persone hanno la tendenza a sopravvalutarsi. E non di poco. Solo chi è molto bravo è in grado di esprimere giudizi realistici sulle proprie capacità (anzi, chi è bravo sul serio tende, anche se di poco, a sottovalutarsi), gli altri pensano tutti di essere sopra la media. Anche chi sbaglierà la risposta a ogni singola domanda avrà l&#8217;impressione di aver svolto un test nella media.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/an2_test.gif" alt="Risultato di un test" /><br />
<em>Risultato di uno dei test. Come si vede dal grafico, tutti si considerano sopra la media (la linea scura, che indica come i partecipanti al test hanno giudicato la propria prova), ma solo una piccola percentuale ha ragione! Lo studio completo, di cui questo grafico fa parte, è <a href="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/racconti/psp7761121.pdf">qui</a> (formato PDF).</em></p>
<p>In altri termini è difficile capire se la propria capacità di giudizio sia affidabile. Ancor più, aggiungo io, in un campo come quello letterario dove il rumore di fondo del &#8220;i gusti sono gusti&#8221; rende difficile ogni valutazione oggettiva.<br />
Persino <em>il più</em> analfabeta sarà convinto di aver scritto un ottimo romanzo, peggio, essendo di ciò convinto, non prenderà neanche in considerazione l&#8217;idea di migliorarsi e rimarrà analfabeta.
</p>
<p>Per questo il Vincenzi può avere una sua utilità. Il Vincenzi è brutto per definizione, progettato sotto ogni aspetto per essere indecente, è una piccola ma concreta pietra di paragone per le proprie capacità di giudizio. Ognuno ne tragga le debite conclusioni.
</p>
<p>Io, per mia fortuna, non ho problemi a ottenere giudizi sempre obbiettivi e veritieri, mi basta chiedere alla più saggia creatura dell&#8217;universo: il Coniglietto Grumo!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/an2_bunny.jpg" alt="Coniglietto Saggio" /><br />
<em>Nella foto, un Coniglietto saggio quasi quanto Grumo!</em></p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><a href="http://www.critters.org/sting/">La storia di Atlanta Nights</a><br />
<a href="http://www.lulu.com/content/102550">Atlanta Nights su Lulu.com</a><br />
<a href="http://www.travistea.com/">Il sito di Travis Tea</a><br />
<a href="http://www.fantascienza.com/magazine/notizie/5485/">Atlanta Nights su Fantascienza.com (attenzione! contiene diverse imprecisioni)</a></p>
<p><a href="http://www.publishamerica.com/index.asp">Il sito di PublishAmerica</a><br />
<a href="http://www.sfwa.org/">Science Fiction &#038; Fantasy Writers of America, Inc.</a></p>
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		<item>
		<title>Andrea Vincenzi</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/23/andrea-vincenzi/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/23/andrea-vincenzi/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 23 Nov 2007 13:09:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Andrea Vincenzi è il nome del protagonista di un romanzo che una mia amica sta scrivendo. Anzi, ormai l&#8217;ha terminato, sebbene sia ancora incerta riguardo al finale. È un giallo, con sfumature soprannaturali.

Il termine “giallo” deriva dal colore della copertina dei Gialli Mondadori
Io ho letto ampi stralci del romanzo, e dato che sono davvero sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Andrea Vincenzi è il nome del protagonista di un romanzo che una mia amica sta scrivendo. Anzi, ormai l&#8217;ha terminato, sebbene sia ancora incerta riguardo al finale. È un giallo, con sfumature soprannaturali.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/av_giallo.jpg" alt="Copertina di un Giallo Mondadori" /><br />
<em>Il termine “giallo” deriva dal colore della copertina dei Gialli Mondadori</em></p>
<p>Io ho letto ampi stralci del romanzo, e dato che sono davvero sua amica, le ho detto chiaro e tondo che non mi piaceva, in base a quelle &#8220;regolette&#8221; che da queste parti sono così poco popolari.<br />
Viste le polemiche degli ultimi tempi, vorrei che ne leggeste un paio di pagine e ne deste un giudizio. Voglio capire se davvero sono cosi &#8220;sfasata&#8221; rispetto alla sensibilità generale come qualche volta mi pare.
</p>
<p>Da queste due pagine, sono l&#8217;inizio del capitolo terzo, capisco non si possa dir niente riguardo alla storia. Però, almeno per me, si può già dir molto sullo stile e sulla &#8220;presa&#8221; che hanno sull&#8217;attenzione del lettore. Dunque votate, e se vorrete aggiungere un commento nel quale spiegate il perché avete votato come avete votato, io e l&#8217;autrice ve ne saremo grate.
</p>
<p>Io mi asterrò dal votare e dal commentare, per non influenzare nessuno. Cercherò invece di far intervenire l&#8217;autrice, che è poco presente perché da mesi lotta con Telecom per ottenere l&#8217;ADSL. Ma ci arrangeremo.
</p>
<p>Leggi l&#8217;inizio del capitolo terzo online, <a href="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/racconti/vincenzi.html" target=_blank>qui</a>.
</p>
<p>Leggi l&#8217;inizio del capitolo terzo, in formato PDF, <a href="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/racconti/vincenzi.pdf">qui</a>.
</p>
<p>Per votare scegliete una delle opzioni in alto a destra nella <em>sidebar</em>.</p>
<p><strong>Aggiornamento del 1 Dicembre 2007</strong>: Le votazioni sono chiuse. Potete ugualmente lasciare un commento. Poi proseguite <a href="http://fantasy.gamberi.org/2007/12/01/le-verita-di-andrea-vincenzi/">qui</a>.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Giallo_Mondadori">Il Giallo Mondadori su Wikipedia</a></p>
<p><a href="http://www.foxitsoftware.com/pdf/rd_intro.php">Foxit Reader, un’ottima alternativa all’Adobe Reader per leggere i PDF</a></p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=437" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Fare una torta di mele</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/21/fare-una-torta-di-mele/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/21/fare-una-torta-di-mele/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Nov 2007 21:14:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Signor Stockfish</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi niente polemiche, sangue di Giuda. Anzi, vi do una bella ricetta per la torta di mele, ecco qua:
 200 gr di farina
150 gr di zucchero
2 uova intere
60 gr d&#8217;olio extra vergine
1/2 bustina di lievito per dolci
un limone (buccia grattugiata e succo)
una tazzina di latte
4 mele tagliate in otto parti
Sbattere le uova con lo zucchero, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi niente polemiche, sangue di Giuda. Anzi, vi do una bella ricetta per la <strong>torta di mele</strong>, ecco qua:</p>
<blockquote><p> 200 gr di farina<br />
150 gr di zucchero<br />
2 uova intere<br />
60 gr d&#8217;olio extra vergine<br />
1/2 bustina di lievito per dolci<br />
un limone (buccia grattugiata e succo)<br />
una tazzina di latte<br />
4 mele tagliate in otto parti</p>
<p>Sbattere le uova con lo zucchero, unire l&#8217;olio, il limone succo e buccia, la farina e il lievito sciolto nella tazzina di latte. Versare il composto in una teglia imburrata ed infarinata di circa 27 cm, sistemare le mele a raggiera, spolverizzare con un pochino di zucchero ed infornare a 180 gr per 35 minuti (questo tempo può variare, dipende dal tipo di forno).</p>
<p>Buon appetito!</p></blockquote>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/tortadimele.jpg" alt="Torta di mele" /><br />
<em>Buona, vero?</em></p>
<p>La ricetta l&#8217;ho presa <a href="http://www.kucinare.it/user/ricetta.aspx?idricetta=2702">qui</a>. L&#8217;autrice, che ringrazio, assicura che è facile da preparare e buonissima, anche se il risultato, è ovvio, dipenderà dalla genuinità e freschezza degli ingredienti, nonché dalla mano di chi la prepara. Certo non è l&#8217;unica ricetta di torta di mele esistente: ci sarà chi aggiunge una bustina di vanillina e chi al posto del limone mette un bicchierino di rum, o chi non ha problemi di colesterolo e mette il burro al posto dell&#8217;olio. Difficile però pensare che ci sia chi non ci mette la farina, o chi non rompe le uova <strong>prima</strong> di metterle nell&#8217;impasto, o chi la fa <strong>bollita</strong> invece che in forno.</p>
<p>A questo punto starete già sospettando la <strong>fregatura</strong>&#8230; e puntualmente la fregatura arriva. Immaginate quindi che non si stesse parlando di torte di mele, ma di <strong>letteratura fantastica</strong>. Divertiamoci allora a immaginare le possibili <strong>obiezioni</strong> alla ricetta di cui sopra.</p>
<ol>
<li>Ma stiamo scherzando? Non esiste una ricetta per fare una torta di mele! Se si seguisse una ricetta, tutte le torte di mele sarebbero uguali, e non saprebbero di niente.</li>
<p></p>
<li>Ah, certo, a te interessa solo che nella torta di mele ci siano le mele, poi anche se è cruda o bruciata per te fa lo stesso. No, guarda, sei completamente fuori. A me che nella torta di mele ci siano le mele non interessa assolutamente. Io quando la mangio voglio solo che sia capace di suscitarmi delle emozioni.</li>
<p></p>
<li>Mettere lo zucchero nella torta solo perché chi la mangia si aspetta che sia dolce? No, grazie. Io lo trovo semplicemente aberrante.</li>
<p></p>
<li>A me non interessa niente se chi mangerà la mia torta la troverà buona o no. Se io in quel momento voglio esprimere qualcosa che ho dentro mettendoci la ghiaia, lo faccio, punto. Non ti piace? Liberissimo di non mangiarla.</li>
<p>
</ol>
<p>Come compito a casa, continuate voi.</p>
<hr /><strong>Approfondimenti:</strong><br />
<a href="http://www.ricettextorte.com/pagine/ricette%20con%20le%20mele.htm" target="_blank">Ricette per torte di mele</a><br />
<a href="http://www.kucinare.it/user/ricetta.aspx?idricetta=2702" target="_blank">La ricetta di Kirkis</a></p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/feed-statistics.php?view=1&post_id=434" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		<slash:comments>12</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Recensioni :: Romanzo :: Sezione Pi-Quadro</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/16/recensioni-romanzo-sezione-pi-quadro/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/16/recensioni-romanzo-sezione-pi-quadro/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 16 Nov 2007 15:25:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Non Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[



Titolo originale: Sezione Pi-Quadro
Autore: Giovanni De Matteo
Anno: 2007
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Editore: Mondadori
Genere: Poca fantascienza
Pagine: 295


Napoli, 2059. L&#8217;umanità si trova in piena Singolarità, uno sviluppo frenetico e costante di ogni scienza, che porta a continui mutamenti e nuove tecnologie ogni giorno. Per dire, la lingua è cambiata, tanto da appiccicare i prefissi quanto-, olo- e nano- a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top"><img align="left" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/spq_sezione_pi_quadro.jpg" alt="Copertina di Sezione Pi-Quadro" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top">Titolo originale: <strong>Sezione Pi-Quadro</strong><br />
Autore: <strong>Giovanni De Matteo</strong></p>
<p>Anno: <strong>2007</strong><br />
Nazione: <strong>Italia</strong><br />
Lingua: <strong>Italiano</strong><br />
Editore: <strong>Mondadori</strong></p>
<p>Genere: <strong>Poca fantascienza</strong><br />
Pagine: <strong>295</strong></td>
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<p>Napoli, 2059. L&#8217;umanità si trova in piena Singolarità, uno sviluppo frenetico e costante di ogni scienza, che porta a continui mutamenti e nuove tecnologie ogni giorno. Per dire, la lingua è cambiata, tanto da appiccicare i prefissi quanto-, olo- e nano- a qualunque cosa.<br />Così abbiamo gli olotelefoni, le nanolavatrici e le quantospazzole che funzionano <strong>nella stessa esatta maniera</strong> di telefoni, lavatrici e spazzole ai giorni nostri, però sono frutto della Singolarità! <em>Cool!</em>
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<p>In realtà, pur cianciando di chissà quali incredibili progressi, <strong><em>Sezione Pi-Quadro</em></strong> sarebbe potuto essere ambientato ai giorni nostri, anzi, per alcuni versi è quasi <em>retro</em>futuristico, perché già oggi se uno vuole diffondere un documento mal visto dalla scienza ufficiale non ne fa fascicoli fotocopiati da distribuire nelle università, ma lo pubblica su Internet.<br />L&#8217;unico elemento fantascientifico è la possibilità di recuperare dal cervello dei cadaveri i ricordi delle ultime ore di vita. Fine. Perciò se si sta cercando un romanzo di fantascienza, tutta la fantascienza è lì, né più, né meno, il resto è rumore di fondo e <em>technobabble</em>.
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<p>Vincenzo Briganti, il protagonista, è un tenente della Polizia. È un &#8220;necromante&#8221;, appunto uno di quelli incaricati di cavare informazioni ai morti. Fa parte della Sezione Pi-Quadro, un reparto speciale delle forze dell&#8217;ordine istituito a tale scopo.<br />Il Briganti è un personaggio tormentato. Anni prima la figlia adolescente è stata rapita, torturata e uccisa, senza che lui abbia potuto far niente, né sia riuscito a identificare i colpevoli. Perciò è tormentato dal dolore della perdita e dal senso di colpa. <strong>IN. OGNI. SINGOLA. PAGINA.</strong> In altre parole il Briganti è una <em>lagna</em> come ne ho viste poche. Gli altri personaggi invece sono stati comprati mediante qualche offerta 3&#215;2 al Grande Magazzino dei Personaggi Preconfezionati: il Pubblico Ministero donna in carriera, il poliziotto burbero ma dal cuore d&#8217;oro, il politico corrotto, ecc. ecc.<br />Il che, di per sé, non sarebbe poi una tragedia, se la storia fosse piena di ritmo e azione. Ma non lo è. La storia è di una noia allucinante. Ci sono solo due scene d&#8217;azione, due. La prima dura un paio di pagine ed è al limite del ridicolo, la seconda, che fra l&#8217;altro è il <em>climax</em> del romanzo, è da rotolarsi per terra dalle risate.<br />
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I nostri eroi sono circondati da un numero imprecisato di cattivi, tra loro c&#8217;è anche <span style="text-decoration:line-through">il Boss di Fine Livello</span>, il Cattivo con la &#8216;C&#8217; maiuscola. Come faranno i nostri eroi a cavarsela? Così:</p>
<blockquote><p>Quello che accadde subito dopo si compì troppo velocemente perché la mente di Briganti riuscisse a catalogare con precisione gli eventi.</p></blockquote>
<p>Rumore di spari e tutti i cattivi e il Cattivo sono a terra morti.  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/kaos-whiteusagi06.gif" alt="kaos-whiteusagi06.gif" class="wp-smiley" /> 
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<p>Ma sono andata troppo in là. La storia è di base un giallo: il Commissario Di Cesare, capoccia della Sezione Pi-Quadro, un bel mattino viene trovato morto: qualcuno gli ha sparato in testa.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/spq_napoli.jpg" alt="Napoli" /><br />
<em>Vedi Napoli e poi muori</em></p>
<p>Al Briganti viene affidato l&#8217;incarico di recuperare le memorie dal cadavere del Commissario e indagare sul caso.<br />Anche come giallo, <strong><em>Sezione Pi-Quadro</em></strong> fa acqua da tutte le parti.<br />
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A partire dalla ragione per la quale si compiono gli omicidi: il possesso di alcune foto che dimostrerebbero che la moglie del politico corrotto è un&#8217;assassina. Peccato siano foto <em>analogiche</em>. Già oggi per me sarebbero tutt&#8217;altro che prove decisive, visto che potrebbero essere fotomontaggi, non ci credo neanche se lo vedo che nel 2059 vengano accettate prove fotografiche che non abbiano tutta una serie di firme digitali a garantire che non siano state manipolate. E neanche il politico dovrebbe temere lo &#8220;scandalo&#8221;: sono suoi tutti i mezzi d&#8217;informazione o quasi. Ah, nel 2059 tutti i mezzi d&#8217;informazione ammontano a un paio di tradizionali canali televisivi e una manciata di giornali. Internet dev&#8217;essere stata chiusa. Dannata Singolarità!
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<p>Quelli di cui sopra erano i difetti <em>veniali</em> del romanzo. Quello che lo rende uno strazio è l&#8217;<em>infodump</em>.<br />
L&#8217;<em>infodump</em> è il rovesciare sul lettore una serie d&#8217;informazioni, magari anche importanti per la storia, in maniera pedante e priva di grazia. Le informazioni dovrebbero trapelare da azione e dialogo, non essere sbattute in faccia al lettore. E questo non perché sia una &#8220;regola&#8221;, ma perché l&#8217;<em>infodump</em> è <strong>noioso</strong>. Spezza il ritmo della narrazione, a proposito, <em>infodump</em> non mi piace come termine, perché non mi piace tanto la lingua della perfida Albione,<br />
<blockquote>Albione è il più antico nome della Gran Bretagna, sebbene qualche volta venga usato per indicare il Regno Unito o in maniera più specifica (ma non corretta) l&#8217;Inghilterra.<br />In altre occasioni Albione viene usato in riferimento alla sola Scozia, il cui nome in gaelico è Alba. Plinio il Vecchio, nella sua <em>Naturalis Historia</em>, lo usa in maniera non equivoca per indicare la Gran Bretagna: &#8220;Albion ipsi nomen fuit, cum Britanniae vocarentur omnes de quibus mox paulo dicemus.&#8221; Il nome Gran Bretagna nasce con i Pitti, una popolazione presente sulle isole inglesi prima dei Celti. Il nome Albione è stato adottato dagli scrittori medievali sulla base di Plinio e Tolomeo.<br />Il nome Albione ha origini celtiche, da una radice indoeuropea che indica i significati di &#8220;bianco&#8221; e &#8220;montagna&#8221;. I Romani lo intesero in connessione con albus (bianco), in riferimento alle Bianche Scogliere di Dover.<br />La locuzione &#8220;perfida Albione&#8221;, a indicare la spregiudicata politica espansionistica inglese, pare nasca da un sermone del teologo francese Jacques-Benigne Bossuet.</p></blockquote>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/spq_dover.jpg" alt="Le Bianche Scogliere di Dover" /><br />
<em>Le Bianche Scogliere di Dover</em></p>
<p>perciò credo d&#8217;ora in poi userò il termine: <em>inforigurgito</em>.
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<p>L&#8217;inforigurgito è una costante in <strong><em>Sezione Pi-Quadro</em></strong>. Ogni particolare è illustrato con minuziosa precisione, in spregio dell&#8217;effettiva importanza del particolare stesso o del fatto che continui <em>copiaincolla</em> dal libro di fisica,<br />
<blockquote>Dal punto di vista fisico, il principio di indeterminazione trova una sua giustificazione nell’analisi delle perturbazioni ineliminabili che il processo di misura induce su una grandezza. Supponiamo ad esempio di voler individuare la posizione di una particella, servendoci di una particella sonda <em>S</em> che, inviata sulla prima particella, venga poi diffusa fornendo i valori della misura. La precisione con cui la posizione del bersaglio può venire individuata è limitata dalla lunghezza d’onda <em>lambda</em> della particella sonda <em>S</em>; e sappiamo che <em>lambda</em> è inversamente proporzionale alla quantità di moto di <em>S</em>. Quanto più precisa vogliamo che sia la misura della posizione, tanto maggiore deve essere la quantità di moto della sonda; e tanto maggiore risulta, di conseguenza, la perturbazione che la misura induce sulla quantità di moto della particella, cioè sulla variabile coniugata di quella sottoposta a misura. <em>[Sì, questa è una pagina del romanzo...]</em></p></blockquote>
<p>non rendono la lettura particolarmente piacevole.<br />Neppure la primitiva tecnica dei Due Scienziati Che Discutono Fatti Che Già Conoscono, è usata; è proprio un brutale vomitare nozioni sul lettore.
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<p>L&#8217;inforigurgito ha poi una sua forma più grave quando le informazioni vomitate non hanno neanche la scusa di essere informazioni vitali per la storia. Aggravante dell&#8217;aggravante è quando queste informazioni sono vomitate nel bel mezzo di una scena d&#8217;azione.<br />
Prendiamo un classico dei classici del western: <em>Mezzogiorno di Fuoco</em> (titolo originale: <em>High Noon</em>). Gary Cooper sta sparando ai cattivi, si vede lo sbuffo di fumo dalla pistola, il fragore del colpo e&#8230; parte un documentario sulla vita e le opere di Samuel Colt?! Anche <em>un solo fotogramma</em> da tale ipotetico documentario apparirebbe così fuori luogo da essere ridicolo. Quando il lettore segue un romanzo si immagina nella testa le sequenze come se le <em>vedesse</em>. Non si può interrompere tale film nel bel mezzo di una scena d&#8217;azione, non arriva a tale carogneria neppure la pubblicità!<br />Ci arriva invece De Matteo, per esempio:<br />
<blockquote>Un bagliore attirò l&#8217;attenzione di Briganti mentre l&#8217;uomo-razzo compiva rumorosamente una goffa virata. Il bagliore dell&#8217;acciaio squarciò la notte. Era una spada ricurva, uno di quei modelli giapponesi che avevano invaso le strade di Napoli insieme alle milizie di Kodama fin dagli anni Quaranta, quando le cosche dell&#8217;Alleanza di Ottaviano avevano trovato l&#8217;appoggio della Yakuza nella Guerra del Vesuvio contro l&#8217;effimera Nuova Camorra di Forcella.</p></blockquote>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/spq_forcella.jpg" alt="Forcella" /><br />
<em>I vicoli di Forcella</em></p>
<p>Fino a &#8220;una spada ricurva&#8221; si sta seguendo l&#8217;azione, poi il povero lettore è costretto a lasciare le sciabolate per sorbirsi la pappardella della Yakuza a Napoli. Fra l&#8217;altro, tale particolare <strong>NON HA NESSUNA IMPORTANZA PER LA STORIA. ZERO.</strong> Non che se l&#8217;avesse avuta sarebbe stato corretto presentarl