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Recensioni :: Romanzo :: Pan

Copertina di Pan Titolo originale: Pan
Autore: Francesco Dimitri

Anno: 2008
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Editore: Marsilio

Genere: Urban Fantasy
Pagine: 461

Misteriosi e bizzarri fenomeni accadono a Roma, ai giorni nostri. Annunciano che il Dio Pan sta per tornare e per concludere la secolare lotta contro un altro Dio che ha deciso di stabilirsi in città: Greyface. Presa in mezzo nella rissa tra i due Dei, la famiglia Cavaterra. Alla fine saranno proprio i Cavaterra a dirimere la questione tra le divinità.

Pan è un romanzo urban fantasy, che ricorda opere come American Gods di Gaiman, oppure Our Lady of Darkness (titolo italiano: Nostra Signora delle Tenebre) di Leiber o ancora The Cosmic Puppets (La Città Sostituita) di Philip K. Dick. Ma anche se certi riferimenti sono abbastanza chiari – gli spiriti che abitano Roma e in generale la rappresentazione della città come “viva” devono molto a Megapolisomancy: A New Science of Cities del De Castries – Dimitri non ha “scopiazzato” nessuno. Il romanzo ha molte fonti d’ispirazione ma mantiene una sua precisa personalità e originalità. Fra l’altro lo stile di scrittura è più brillante di quello di Leiber e la trama scorre meglio che nel romanzo di Gaiman.

Letture Consigliate

Le quattro opere citate sono tutte e quattro abbastanza famose, e letture consigliate. Esclusa l’ultima, si trovano facilmente su emule:

Icona di un gamberetto American Gods di Neil Gaiman

Shadow si è fatto tre anni dentro. Sta per uscire ma proprio il giorno prima di tornare in libertà lo informano che sua moglie e il suo migliore amico sono morti in un misterioso incidente. Sull’aereo che lo riporta a casa, Shadow fa conoscenza con un enigmatico Mister Wednesday che gli offre di lavorare per lui. Shadow finisce per accettare: un lavoro gli risolve il problema di cosa fare della sua vita, anche se gli arriva da un vecchio bevitore di Jack Daniel’s dall’aria poco raccomandabile. Il contratto con il losco Mr Wednesday viene annaffiato da una bevuta di idromele, ma Shadow ci metterà ancora qualche tempo per capire chi siano in realtà il suo boss, i suoi compagni in affari, i suoi concorrenti, e ancora più tempo per capire in che gioco sia finito. Il vecchio baro corpulento, l’improbabile seduttore di ragazzine, il gran mangiatore e bevitore, l’uomo dall’eloquio torrenziale e dalla risata tonitruante è Odino, Votan, Grimnir, il Padre di ogni cosa, la somma divinità del pantheon nordico, arrivato in America secoli e secoli fa con una nave di vichinghi.

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Copertina di American Gods
Copertina di American Gods

Icona di un gamberetto Nostra Signora delle Tenebre di Fritz Leiber

Nostra Signora delle Tenebre è una agghiacciante fantasy urbana, ambientata nella metropoli di San Francisco. Ma anche la modernissima San Francisco, con le sue colline, la sua baia assolata e i suoi grattacieli altissimi e rilucenti, può diventare il regno del terrore quando strane ombre cominciano ad aggirarsi furtive tra i caseggiati. Per Franz Westen, vedovo, scrittore di racconti del soprannaturale per la televisione, l’incubo comincia all’improvviso, quando, una notte, si affaccia alla finestra del suo appartamento per scrutare con il binocolo le luci della città ed è testimone di una scena inquietante: là, sulla cima di Corona Heights, la solitaria ed erta collinetta che si leva proprio nel cuore di San Francisco, c’è una strana figura dal colorito brunastro che si agita e si muove in maniera sinistra, come se fosse impegnata in qualche misterioso rituale o danza magica. Ha così inizio una terribile persecuzione, cui Franz tenterà invano di sottrarsi e che forse è collegata in qualche modo con un vecchio volume affascinante e sibillino, pieno di misteriose citazioni e di strani discorsi sulle moderne città e sulle arcane entità che le infestano.

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Copertina di Nostra Signora delle Tenebre
Copertina di Nostra Signora delle Tenebre

Icona di un gamberetto La Città Sostituita di Philip K. Dick

Millgate, la piccola città della Virginia, dove Ted Barton è nato trent’anni prima, sembra, a guardarla, immutata: è sempre al centro della conca chiusa tra le montagne, col suo campanile, i suoi alberi, il suo torrente. Ma una volta entrato nella cittadina, Ted Barton si accorge che qualcosa non è come dovrebbe essere: il parco col vecchio cannone della guerra civile è scomparso, al posto della valigeria di Doyle c’è ora una drogheria, e Central Street non esiste più, è cambiata, e si chiama Jefferson Street. Nel tentativo di scoprire che cos’è successo alla “vera” Millgate, Barton, e il vecchio Christopher che lo aiuta nelle sue indagini, si troveranno coinvolti nella battaglia delle titaniche forze cosmiche che dividono Millgate, e l’universo, nei due regni della luce e delle tenebre.

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Copertina de La Città Sostituita
Copertina de La Città Sostituita

Icona di un gamberetto Megapolisomancy: A New Science of Cities di Thibaut De Castries

Purtroppo questo interessante saggio non è mai stato tradotto in italiano, né è disponibile in rete.
Il De Castries (personaggio bislacco che ha vissuto mille avventure, da ragazzo è stato persino agli ordini di Giuseppe Garibaldi) sostiene la tesi che quando le città crescono troppo, quando certi tipi di materiali si accumulano in maniera indiscriminata, provocano il nascere o il sopraggiungere dall’esterno di particolari spiriti, detti paramentali. I paramentali sono spiriti ostili e molto pericolosi per l’uomo, tanto che il De Castries non ha scrupoli nel paragonare le moderne megalopoli ai complessi tombali egizi. Gli uomini in pratica vivono già nella loro tomba.
Nondimeno, è possibile riuscire a manipolare questi spiriti delle città, questi paramentali, in modo non solo da prevedere il futuro, ma da alterarlo. Non è infine esclusa la possibilità che gli uomini stessi possano tramutarsi in paramentali, acquisendo così l’immortalità.

Copertina di Megapolisomancy: A New Science of Cities
Copertina di Megapolisomancy: A New Science of Cities

Ambientazione

Come detto, la storia è ambientata a Roma, ai giorni nostri. Tuttavia questo è solo un Aspetto della realtà. Dimitri immagina che la realtà abbia tre Aspetti distinti: la Carne, l’Incanto e il Sogno. La Carne è il mondo fisico, al quale ognuno è abituato; l’Incanto è una sorta di mondo dell’immaginario, dove sono allentate le restrizioni imposte dalla Carne, e dove non c’è alcuna inibizione; infine il Sogno è un mondo surreale dove Carne e immaginazione coincidono. I tre Aspetti sono distinti, tanto che è possibile passare da uno all’altro, ma ugualmente coesistono sempre nello stesso momento. Uno stesso luogo o istante esiste contemporaneamente sia nella Carne, sia nell’Incanto, sia nel Sogno.
Questa è però solo un’approssimazione di quanto illustrato nel romanzo, perché Dimitri non spiega mai in maniera esaustiva come stiano le cose. Nonostante ciò, direi che funziona. Al lettore è trasmessa in maniera chiara la sensazione che la realtà ideata da Dimitri non sia campata per aria, né tantomeno asservita alla trama di un qualche romanzo, bensì sia una realtà che obbedisce a precise regole, anche se non si è in grado di afferrarle tutte. D’altra parte è lo stesso con la “nostra” di realtà: “I think I can safely say that nobody understands quantum mechanics.” [Penso di poter affermare in maniera sicura che nessuno capisce la meccanica quantistica] parola del celebre fisico Richard Feynman.

La Roma nell’Aspetto dell’Incanto è l’Isolachenonc’è, la stessa del Peter Pan di J.M. Barrie. Per non rovinare la sorpresa non starò a spiegare il perché di questa bizzarria, basti dire che anche qui Barrie non è scopiazzato, è solo fonte d’ispirazione.

Peter Pan nel film del 1924
L’attrice Betty Bronson interpretò Peter Pan in una trasposizione cinematografica del 1924

Nel complesso è un’ottima ambientazione. L’idea di presentare un mondo diverso a seconda di quale Aspetto si prenda in considerazione, mantenendo però la realtà unica, è resa molto bene. Siamo a Roma ma anche in un mondo di spiriti, fate, Dei, sirene e bambini volanti. La quotidianità si fonde con il fantastico formando un tessuto continuo, senza strappi. O quasi. Ci sono dei momenti, per altro molto divertenti, dove accenni fin troppo precisi alla nostra realtà rompono un po’ l’incantesimo:

Uno dei due, quello che si faceva chiamare Maximilian, il mese precedente aveva legato un lucchetto come pegno d’amore attorno a un lampione su Milvio, un altro Ponte. L’usanza si era diffusa da qualche anno. Gli spiriti della città la odiavano, perché era un rito senza Incanto, un gesto meccanico, privo di bellezza.

Qui è difficile non sorridere pensando a Moccia e ai suoi lucchetti dementi, d’altra parte pensare a Moccia vuol dire affossare l’Incanto all’istante…

Un gruppo di conservatori ha organizzato un rogo di libri, tra cui un abominevole manuale che parla di come diventare cattivi, un paio di versioni del Necronomicon in vendita da Feltrinelli, Magick di Aleister Crowley, l’ultimo Harry Potter, alcuni testi wiccan e roba a caso di Stephen King.

L’abominevole manuale è Il manuale del cattivo. Cattivi si nasce. Bastardi si diventa scritto dallo stesso Dimitri (Castelvecchi, 2006). Anche qui si sorride, ma si esce un po’ dalla storia. Di questi momenti ce ne sono diversi, tutti spiritosi, ma forse un po’ sopra le righe.

Copertina de Il Manuale del Cattivo
Copertina de Il Manuale del Cattivo

Personaggi

Le due divinità Pan (Peter Pan) da una parte e Greyface (Capitan Uncino) dall’altra, sono tutto sommato personaggi secondari. I veri protagonisti sono i fratelli Cavaterra e i loro amici. Sono tutti caratterizzati molto bene, in particolare Angela Cavaterra, aspirante illusionista col nome di Meravigliosa Wendy, e il fauno Temidoro. La Meravigliosa Wendy e Temidoro mi sono piaciuti tantissimo, al punto di avere la tentazione di saltare avanti per leggere prima le pagine a loro dedicate.
Anche gli altri però non sono da meno, forse l’unico un po’ piatto è Giovanni Cavaterra: svolge il suo onesto lavoro nell’ambito della storia, ma non entusiasma. Invece da incorniciare la vicenda di Michele e Greta…
mostra uno spoiler su Michele e Greta ▼


Non ci sono Buoni e Cattivi nel senso tradizionale del termine. Entrambi gli schieramenti si comportano in maniera sostanzialmente amorale, e anzi è Greyface quello che più di tutti s’impone di rispettare certi “principi”. Personalmente non ho avuto problemi con questo tipo d’impostazione, ma potrebbe non piacere a chi preferisce la visione manichea presente in così tanti fantasy, con i Buoni senza macchia e senza paura e i Cattivi malvagi per contratto.

Stile

Lo stile è diretto e chiaro, con un buon grado di “trasparenza”. In particolare Dimitri è molto bravo con i dialoghi, assolutamente brillanti. Anche quando i personaggi chiacchierano forse più del dovuto, le pagine scorrono via che è una bellezza. Ne sono esempio le pagine dell’incontro fra Temidoro e… un altro personaggio che non nomino. Sono pagine piene di dialogo fitto e oggettivamente anche inforigurgitoso, tuttavia non solo tali pagine non paiono forzate, ma anzi sono un vero piacere da leggere. Notevole.
Ho riscontrato nell’intero romanzo un solo dialogo un po’ innaturale, quando all’inizio Giovanni spiega alcune questioni riguardanti Peter Pan alla fidanzata Luisa.

«Già. DuQuette sostiene che l’Isola sia una specie di archetipo alla Jung, ma per qualche motivo fa presa solo sui bambini.» Giovanni fa una pausa. «Posso pensare un po’ ad alta voce?» chiede poi. «Mi schiarisce le idee.»
Luisa gli fa una linguaccia. «Sai che odio starti a sentire.» Si siede sul divano accanto a lui e gli posa la testa sulle ginocchia.
«Allora. [...]

Come ovvio il voler pensare ad alta voce di Giovanni e la volontà di starlo a sentire di Luisa sono lì solo perché il lettore possa essere ragguagliato su vari concetti che saranno poi ripresi nella storia. Qui l’autore poteva far di meglio per mascherare l’inforigurgito. Ma vorrei sottolineare, questo non è un esempio, non è un errore preso a rappresentarne altri, questo è l’unico dialogo un po’ forzato nell’intero romanzo. Potrei viceversa riportare una marea di dialoghi fantastici, non lo faccio perché sarebbe come mangiarsi le guarnizioni sulla torta prima ancora che inizi la cena!

La storia è narrata in terza persona e normalmente ogni capitolo/scena adotta il punto di vista di uno dei personaggi. Ogni tanto fa capolino il Narratore, specie nella prima parte del romanzo. Gli interventi sono lievi, tipo “[il tal personaggio] Dubita che avrà mai più paura di qualcosa. Sbaglia, ma non è questo il momento in cui lo capirà.” oppure “E qui noi li lasciamo da soli, padre e figlio, perché questo momento è il loro, e non è giusto che ci sia qualcuno che ascolta e spia.” o anche “Angela non dice niente, come niente dicono Giovanni e Michele. Ciascuno chiuso nel proprio mondo, ciascuno prigioniero di se stesso. Avranno tempo per pentirsene.” e così via. Niente di che, ma io avrei evitato.

Non è un romanzo per bambini. C’è una notevole quantità di sesso e violenza, anche se tutto sommato niente di davvero perverso. In più spesso una buona dose d’ironia addolcisce certe situazioni:

La verità è nei bambini. Letteralmente.
Augusto Dal Mare ne ha già aperti due, ma ha bisogno del terzo per ottenere le risposte che cerca. Mette in fila i corpi per leggerne le interiora, benedicendo la sapienza degli antichi aruspici. La carne pallida è una pergamena, i tracciati al suo interno, parole. oggi parlano di guerra e vendetta. Era inevitabile, da anni previsto.
Un tempo nuovo sta giungendo, la tempesta chiede di lui.

Non solo i bambini sono sbudellati, ma in altre occasioni saranno i dolci angioletti a sbudellare a loro volta. Senza contare che Campanellino (Tinkerbell) invece di una graziosa fatina in stile Disney è una sorta di ermafrodito.

Campanellino
Campanellino. Come si può essere tanto depravati da sporcare una così soave e innocente immagine con fantasie degne del più lurido bordello?

Se il famigerato Moige (MOvimento Italiano GEnitori) – una delle cause per cui la televisione in Italia fa così schifo – si accorgesse di questo romanzo, sono sicura che ne chiederebbe la vendita solo se incellofanato e dietro presentazione di un documento da parte dell’acquirente.
Come dice il “Cattivo” nel romanzo:

Ed è il momento che la letteratura si liberi delle brutture accumulate negli anni! Perché mai i nostri figli dovrebbero rovinarsi il cervello con storie violente e piene di fantasia perversa, quando siamo patria di tanti scrittori impegnati? I libri continueranno a essere venduti liberamente, però partiranno campagne stampa che informeranno i giovani su cosa sia bene comprare e cosa no. I libri migliori saranno distribuiti nelle scuole. La pubblicità dei peggiori, tutte le brutture horror per esempio, sarà proibita sui giornali, in televisione e nelle affissioni murarie. Piena libertà di vendita, non certo di imposizione! Questa sì, sarà una boccata d’aria fresca.

Sono d’accordo! Dovrebbe essere illegale pubblicizzare certi romanzacci con protagoniste ragazzine dai capelli blu che ammazzano a destra e a manca. Pensiamo ai bambini!

La storia

Per non rovinare la lettura non starò ad approfondire la trama. È una vicenda interessante, non complicatissima, ma con il suo buon numero di svolte e sorprese. Il ritmo è sempre alto e non ci si annoia mai. Le scene d’azione sono appassionanti a sufficienza e verosimili, e come già ricordato i dialoghi sono splendidi. È uno di quei romanzi che si leggono d’un fiato.

Quello che non mi è piaciuto

Ho trovato il finale affrettato e deboluccio. Lo sviluppo del romanzo porta a presagire un qualche sorta di colpo di scena che però non avviene. La storia si conclude in maniera “standard” e anzi con un discreto grado di banalità.
mostra il finale ▼

Un altro punto poco chiaro riguarda l’uso delle armi da fuoco. Pan, Greyface e i loro adepti si affrontano solo con armi bianche. Questo porta a scontri molto viscerali e sanguinolenti, come forse non sarebbe possibile con pistole e fucili, però la spiegazione fornita dall’autore per mettere al bando la polvere da sparo mi è parsa pretestuosa. L’impressione che ho avuto è che l’autore prima abbia scritto certe scene e poi si sia preoccupato di trovare una “regola” per giustificarle, invece di partire dalla regola e agire di conseguenza. Insomma la logica della storia è stata un po’ sacrificata all’impatto artistico.

Una questione simile riguarda i poteri dei due Dei. L’autore specifica che Pan (perciò credo anche Greyface): “Non è solo una tipica “creatura-molto-potente-considerata-un-dio” da fantasy. È proprio un dio.” Ma questa definizione può andar bene per il Dio Pazzo Azathoth o il Grande Cthulhu, non è molto calzante rispetto ai due personaggi del romanzo, senza troppi giri di parole, due fessi. Senza contare che…
mostra piccolo spoiler su Greyface ▼

Se Pan e Greyface fossero davvero Dei nel senso più profondo del termine, molto di quanto raccontato avrebbe poco senso.

Statuina di Cthulhu
Una divinità seria

Per inciso, è curioso notare come il “programma” di Pan, con l’esaltazione della lussuria, dell’istinto, dell’agire al di là della morale, della libertà sfrenata non sia lontano da quello che ci aspetta quando Cthulhu tornerà dalla città sommersa di R’lyeh:

[...] dopodiché i cripto-sacerdoti avrebbero sottratto il grande Cthulhu alla tomba ed Egli avrebbe risvegliato i Suoi sudditi e ripreso il dominio della terra. Sarebbe stato facile riconoscere quel tempo, poiché per allora l’umanità si sarebbe comportata come i Grandi Antichi: libera e senza freni, al di là del bene e del male, con leggi e morale gettate da parte, avrebbe passato il suo tempo a bestemmiare, uccidere e ad abbandonarsi al piacere. I Grandi Antichi, liberati, avrebbero insegnato all’uomo nuove bestemmie, nuovi modi di uccidere e di provare piacere, e tutta la terra sarebbe bruciata in un olocausto di estasi e di licenza.

H.P. Lovecraft, Il Richiamo di Cthulhu, 1926

Non è un caso infatti che l’etimologia della parola panico venga proprio dal nome del Dio Pan. Il Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani, descrive Pan come “divinità boschereccia dalle corna e dai piedi di capro, che col suono della sua zampogna incuteva improvviso e pazzo spavento.” Improvviso e pazzo spavento, direi la stessa reazione che ci si aspetterebbe di fronte a un Grande Antico!

In conclusione

Spesso, volendo dare un giudizio sintetico, mi vedo costretta a usare espressioni poco lusinghiere, tipo che il romanzo in questione “fa schifo”. Stavolta, volendo riassumere la recensione in due parole, sarebbero: “bel romanzo”. Pan è un bel romanzo, divertente – in effetti una delle letture più piacevoli degli ultimi mesi – con una discreta dose di originalità, scritto in maniera ottima, ricco di personaggi azzeccati e dialoghi spassosi. Sarebbe potuto essere ancora più bello, ma già così mi sento di consigliarlo a tutti, anche a chi non è appassionato di fantasy. È un bel romanzo in assoluto, al di là del genere o del confronto con altre opere italiane e straniere.

 

C’è un bambino ch’è piccino
Come uva nella vigna
C’è un bambino ch’è carino
Come un teschio che sogghigna.

Sulle gote ha un bel rossore
Sopra gli occhi stelle more
Ha manine da baciare
Con artigli per squarciare.

Tutto pieno di stupore
Va pel mondo, questo amore
Cerca altri come lui
Per condurli in luoghi bui…

Su nel cielo può volare
E anche te può trasportare
Su nel ciel, sempre più su
Per poi farti cader giù

E tu piombi sul selciato
E capisci che ora muori
Ed il sangue che hai versato
Traccia in terra ghirigori

E poi il diavolo ti piglia
Con le ossa tutte rotte
Nelle nebbie della notte
Peter Pan è Meraviglia!

Nelle nebbie della notte…

…Peter Pan è Meraviglia!

 

Approfondimenti:

Pan su iBS.it
Pan presso il sito dell’editore
Un brano da Pan
Il sito di Francesco Dimitri
Un’intervista a Francesco Dimitri
Un’altra intervista all’autore
Il Manuale del Cattivo su iBS.it

Pan (il Dio) su Wikipedia
Il testo completo di Peter and Wendy su Wikisource
Il testo di Peter Pan in Kensington Gardens presso il Progetto Gutenberg

American Gods su iBS.it
Neil Gaiman su Wikipedia
Un’ultima copia di Nostra Signora delle Tenebre presso il Delos Store
Fritz Leiber su Wikipedia
La Città Sostituita presso il Delos Store (a un prezzo assurdo)
Philip K. Dick su Wikipedia
Megapolisomancy presso il sito della Invocations Press

The Call of Cthulhu disponibile online presso feedbooks.com

 

Giudizio:

Tre Gamberi Buoni: clicca per maggiori informazioni sui voti

Ottima ambientazione. +1 -1 Non sempre la logica della storia è ferrea.
A tratti originale. +1 -1 Il finale poteva essere più incisivo.
Buon stile e dialoghi brillanti. +1
Divertente come pochi. +1
Alcuni personaggi riuscitissimi. +1

Scritto da GamberettaGamberolinkCommenti (34)Lascia un commento » Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile

Il Crepuscolo del Fantasy

Copertina de Gli Eroi del Crepuscolo Titolo originale: Gli Eroi del Crepuscolo
Autore: Chiara Strazzulla

Anno: 2008
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Editore: Einaudi

Genere: Fantasy, Elfi
Pagine: 772

Per tutti quelli che hanno a cuore il mio tempo libero, che si preoccupano che io sprechi la mia giovinezza a scrivere critiche inutili, ecco una recensione veritiera, precisa e di poche parole de Gli Eroi del Crepuscolo:

Gli Eroi del Crepuscolo è una schifezza.

Contenti? Avete la vostra recensione, potete chiudere la finestra del browser e passare ad altro. Se invece decidete di continuare, è una vostra scelta, non vi sto puntando una pistola alla tempia, perciò evitate di venire a rompermi l’anima riguardo quello che avrei o non avrei dovuto fare.

Piccola premessa

Nel corso della recensione non farò alcun riferimento all’età dell’autrice. Com’è giusto che sia: non credo che cambi per nessuno l’esperienza di lettura sapendo che l’autore ha 17 anni piuttosto che 71. O è un bel romanzo o non lo è, non importa chi l’ha scritto.
Tuttavia voglio prendere ad esempio la Strazzulla per rimarcare una certa differenza di mentalità fra gli autori nostrani e anglosassoni. Differenza che secondo me è una delle ragioni per cui gente come Crichton vende milioni di copie anche da noi, ma nessun nostro autore vende milioni di copie in Inghilterra o in America.

Come già avevo ricordato, la Strazzulla, alla presentazione del suo romanzo, ha rilasciato alcune dichiarazioni sulla scrittura che ho trovato poco condivisibili:

[...] chi scrive scrive per sé, scrive perché gli piace scrivere, perché scrivere non è una cosa che s’impara, è una cosa che ti viene, è come uno starnuto, è come una risata, ti esce, è lì, devi pigliare una penna e scrivere.

Sfogliando il volume The Essential Ellison: A 50 Year Retrospective ho trovato questa lettera di un giovanissimo Harlan Ellison, indirizzata alla rivista Writer’s Digest:

Dear Editor:
I’ve been following W.D.’s wonderful material for years now, and couldn’t resist sharing the glad news with you. I’ve made my first sale, and I owe every bit of the kick I get out of it to good old DIGEST. Of course it was only six dollars, but I’m on my way. I’m only sixteen years old, so this means a lot to me. Everything in the DIGEST is tremendously helpful to young writers like me, so keep it coming.
Harlan Ellison

L’Ellison sedicenne già da diversi anni seguiva una rivista di scrittura per imparare, la Strazzulla è nata “imparata” e scrive a furia di starnuti e risate. La differenza si vede, o meglio si legge.

Il video con le affermazioni “incriminate” della Strazzulla

Un romanzo da manuale

Un mondo abitato da elfi debosciati (qui chiamati Eterni) è minacciato dalla Tenebra, malvagia creatura, incarnatasi nel Signore delle Tenebre (d’oh!), all’anagrafe “Gylion Cuore di Ghiaccio”. I piani del Signore delle Tenebre sono tanto precisi quanto terrificanti:

Quello che voleva era la completa distruzione di tutto ciò che di buono poteva esistere, il trionfo del male, l’annullamento definitivo di felicità, amore, pietà, speranza.

Per fortuna a difendere felicità, amore, pietà, speranza, democrazia e diritti degli animali, ci sono quattro baldi giovanotti adolescenti (in realtà hanno 300 anni circa, ma un elfo di 300 anni in rapporto agli altri della sua specie è più o meno come un umano di 16).
A guidare il gruppo, Lyannen, figlio di un’umana e di un elfo. Ovvero un mezzelfo! Lyannen si nota subito fra i suoi compatrioti perché gli altri hanno i capelli color oro, lui li ha corvini, gli altri sono alti due metri e mezzo, lui solo poco meno di due, gli altri sono nipoti del Re, lui è solo figlio del più importante generale dell’intero Reame, gli altri sono immortali, e lui pure, perché è uno dei pochi meticci con il tratto genetico dell’immortalità. Ah, è anche amante della principessa Eileen, sebbene sia un amore proibito (Ohhh!!!) Da non sottovalutare la sua abilità di spadaccino e l’essere uno dei pochi elfi (mezzi o no) a poter usare la magia, seppur inconsciamente.
Alto, bello, buona famiglia, immortale, schermidore provetto, mago, amante della principessa: secondo la pubblicità lui e amici sarebbero “[...] tutt’altro che gli eroi stereotipici cui la letteratura fantasy, e non solo, ci ha abituati.” Secondo Rosella Postorino, editor del romanzo, “Negli Eroi del crepuscolo, non sono gli eroi, appunto, a salvare il Reame, ma sono i reietti, gli scarti, gli incompetenti, i diversi, i giovani: gli adolescenti.”
Alto, bello, buona famiglia, immortale, schermidore provetto, mago, amante della principessa: uno così lo definirei proprio un reietto, o forse uno scarto, “diverso” ci può stare, così com’è “diverso” il Sultano del Brunei.

Il sultano del Brunei
Il Sultano del Brunei: tipico adolescente?

Le parole della Postorino sono la ragione per la quale così tante mie recensioni sono brutali: mi procura enorme fastidio sentire la gente mentire o raccontare stronzate con l’unico scopo di vendere, di guadagnare, di intascare un euro in più. Un minimo di dignità, che diamine!
Senza contare che anche la storia del “perdente” che diventa eroe è di per sé un cliché.
Dunque abbiamo una banda di eroi banali e stereotipati che cerca, senza riuscirci, di imitare una banda di eroi banali ma che seguono altri stereotipi. Geniale!

Gli Eroi del Crepuscolo è una presa per i fondelli. È stato preso un celeberrimo articolo, in Rete da anni, How to write a best selling fantasy novel, e lo si è seguito quasi alla lettera. Peccato quello sia nelle intenzioni dell’autore un articolo ironico.

Qualche citazione a caso.

How to:

Despite the need to keep the book long, some bits are just too hard to write. A thousand mile journey by foot is long, but easy to write. Battles on the other hand are hard because there’s a lot going on and you probably require some knowledge of military strategy. So if you’re writing a battle scene and it’s just getting too hard, simply have the hero suffer a wound and lapse into unconsciousness [...] Next thing our hero wakes on a white alabaster slab in the Healing Room where the Pure Maiden Warrior tells him that the battle is over and, Guess what? They won! Result: you’ve saved 50 pages of intricate military description.

Strazzulla:

Barcollò di nuovo, e l’uomo accanto a lui dovette sorreggerlo. Lyannen sbatté le palpebre. Forse stava sognando. Tutto girava, intorno a lui. Chiuse gli occhi e si abbandonò tra le braccia dell’uomo. [...] Lyannen sbatté le palpebre due, tre volte. Era adagiato tra morbide lenzuola di lino, i capelli sparsi sul guanciale. Nell’aria c’era un forte odore di medicinali. La stanza era in penombra, illuminata da torce, ma guardandosi attorno vide altri letti accanto al suo. Doveva trovarsi in un’infermeria. [...] Un pensiero gli attraversò la mente, rapidissimo. – La battaglia là fuori? È finita? Abbiamo vinto?
– Magari, – esclamò il Capitano. – Siamo rientrati prima che facesse buio e abbiamo barricato il portone a Sud come potevamo, ma quelli continuano con le frecce, e hanno ricominciato anche con le scale.

In effetti la Strazzulla non fa vincere ai Buoni la battaglia fuori scena, ma solo perché prepara una sorpresona al lettore: uno dei più beceri deus ex machina mai concepiti!

How to:

It will be necessary to create Bad Expendables. These are the orcs, goblins, trolls, dragons, wights or any other creatures that we are happy to kill in their thousands. They are usually black, hairy, sweaty or in some other way unacceptable by middle class Caucasian standards. Often they are deformed, based on the traditional belief that an ugly body reflects an ugly soul. It is our way of doing a service to the sick and disabled by reminding readers that people who are disfigured look that way because they’re evil.

I Buoni sono alti, belli, capelli dorati al vento, fieri, muscolosi; i Cattivi brutti, deformi, putridi. Al massimo un brutto può essere raggirato e servire i Buoni come schiavo o poco più (i poveri Droqq). La Strazzulla è adamantina su questo punto:

E poi ci sono Brandan Fierolampo e Venissian l’Arciere, e Leidhall di Mymar, in persona! Vengono per combattere ovviamente: pare che il nemico arriverà qui a giorni. Figurati che c’è anche il Sire, tutto vestito di bianco, con Alvidrin che gli regge lo stendardo. Uno spettacolo. Sono così belli che inizi a chiederti come è possibile che stiano perdendo la guerra.

Ma niente paura! I Belli alla fine vinceranno, mentre i Brutti finiranno tutti quanti bruciati vivi, com’è giusto che sia. D’altra parte:

Lyannen non era mai parso bello come in quel momento, mentre da solo sbaragliava i pixies confusi e spaventati, menando fendenti a destra e a manca, i capelli scompigliati, gli abiti e la pelle luridi di sangue e di polvere. Quando infine con un solo colpo tagliò di netto le teste di due folletti, i tre o quattro pixies superstiti lasciarono cadere le armi e scapparono senza ritegno, andando a rifugiarsi nel bosco.

Quello che mi disturba in questo passaggio non è tanto l’esaltazione della violenza (cosa rende una persona più bella se non il decapitare nemici confusi e spaventati?), esaltazione perpetrata dal Narratore in persona, quanto la banalità di tutto ciò. Come ricordato anche dall’articolo, è cliché scontatissimo quello di Bello = Buono e Brutto = Cattivo. Sarebbe ora di andare oltre…

Uno gnometto
Uno gnometto. Avanti, Lyannen, fai vedere quanto sei uomo elfo, ammazza anche lui mentre scappa spaventato!

How to:

If Wizards and Lords actually used their magical powers they wouldn’t need the Loser/Hero to save them and the book will be over in a hundred pages. So, although wizards can bring trees to life, summon spirits from earth and sky, they have to use guile to defeat the stupidest troll.

Nel romanzo della Strazzulla, il Solitario, uno dei personaggi, si trova fin dall’inizio in possesso di un oggetto magico, un talismano, di potere assoluto, “E ho pensato che avresti creduto che quel talismano potesse fare qualsiasi cosa. In effetti poteva farlo [...]“, il talismano può addirittura uccidere un (semi)dio; con un singolo atto di volontà il Solitario potrebbe concludere la guerra, ma:

– Il punto è, – proseguì il Solitario, – che molto spesso è utile avere la magia a disposizione senza saperlo. Molte persone, pensando di poter contare sulla magia in ogni caso, ne diventano dipendenti. Si affidano sempre alla magia e sono incapaci di andare avanti da soli quando non possono usarla. E, fattelo dire da uno che usa la magia da sempre, non conviene affatto affidarsi a una forza del genere. Meglio contare su se stessi. –

In altri termini, non credo sia giusto che siano dati antibiotici e altri medicinali ai malati: perché altrimenti quelli si abituano, e poi quando ne sono privi non sanno più come tirare avanti. Meglio una guerra lunga anni, un numero incalcolabile di morti, città distrutte e interi popoli annientati, piuttosto che diventare dipendenti della magia… Ovviamente Slyman, l’allievo del Solitario, la persona alla quale il Solitario si sta rivolgendo, accetterà senza batter ciglio le sagge parole del maestro.

How to:

Note: the Enemy’s fatal flaw will always be that he is over-confident.

Strazzulla:

– Eileen, – ripeté. [...] – Dimmi dov’è Eileen, maledetto!
Questa volta fu Gylion a ridere. [...] – Ma sì, in fondo penso che te lo dirò, – concluse Gylion a sorpresa. Si accarezzò il mento liscio, senza smettere di sorridere in modo inquietante. – Tanto poi a chi andresti a dirlo? I morti non parlano –. [nota: qui oltre all'eccessiva confidenza c'è anche la cosa da non fare numero 7 per gli aspiranti Evil Overlord]

In realtà, al di là di questa citazione, Gylion perde perché si fida ciecamente del suo unico amico, il demone Scrubb. Scrubb, senza nessun buon motivo, lo tradirà.
E visto che ne parliamo, l’ottimo finale del romanzo è il seguente: i Buoni stanno perdendo la battaglia finale, Lyannen sta per essere ucciso; a questo punto Scrubb decide appunto di cambiare bandiera. Con assoluta nonchalance scatena fiamme magiche che:

  • Uccidono i soldati delle Truppe Nere (sì solo loro, la fiamma brucia solo i malvagi i brutti).
  • Uccidono Il Signore delle Tenebre (sì, così come se niente fosse).
  • Liberano Eileen dalla prigione senza uscite dov’era tenuta.

Fino alla pagina precedente Scrubb lavorava per i Cattivi. Come nel caso del Solitario, Scrubb avrebbe potuto usare la sua di magia a pagina 1, e ammazzare così tutti i Buoni. Ma perché privare il lettore di questo delizioso deus ex machina?

È sempre la solita solfa

Potrei fare copia/incolla dalla recensione di Nihal della Terra del Vento, e, cambiando le citazioni, potrei lasciare il testo identico. Con questo non voglio dire che Gli Eroi del Crepuscolo sia al livello dell’esordio della Troisi, voglio dire che è peggio. Sono presenti tutti i difetti già visti in Nihal, e manca invece il ritmo della Troisi, che almeno in quel romanzo riusciva a tenere lontana la noia. Da un punto di vista linguistico la Strazzulla è più brava, ha più dimestichezza con le parole, tuttavia non ha la stessa energia della Troisi. Nihal non lascia indifferenti, sebbene per le ragioni sbagliate; Gli Eroi del Crepuscolo è piatto, vuoto, inutile. Roba che si dimentica due giorni dopo averla letta.

Ciò premesso, ripetete in coro con me…

PRIMA DI SCRIVERE OCCORRE DOCUMENTARSI.
Chissà se prima o poi entrerà nella testa di qualcuno. Se si scrive di guerre e duelli (e purtroppo per la Strazzulla tali attività sono parti importanti della sua storia), bisogna conoscere l’argomento, altrimenti si fa la figura dei fessi.
E per l’ennesima volta, tendere un arco richiede forza! Ne richiede tanta!

E allora, all’improvviso, le frecce crosciarono come una pioggia, e il nemico, stupito dall’inaspettata pioggia mortale, si fermò e perse la sicurezza, e tutti levarono lo sguardo al cielo, stupiti. [...] sugli spalti, le mogli, le figlie, le madri avevano preso gli archi dei loro padri, fratelli, figli e mariti, e adesso tiravano sull’esercito nemico.

La popolazione femminile dell’Ultima Città sta riversando una “pioggia mortale” sulle truppe del Signore delle Tenebre, truppe che si trovano ad almeno 100 metri di distanza (ma con ogni probabilità la distanza è maggiore). Be’, è in pratica impossibile. Una persona, senza specifico addestramento, non è in grado di compiere un gesto del genere, e parliamo di anni d’addestramento.
In più, nella società degli elfi, le donne non solo non ricevono addestramento all’uso dell’arco, ma di nessun tipo. Il loro compito è badare alla casa e ai figli, non hanno nessun ruolo civile o militare. Dal fidanzamento fino al matrimonio devono anche girare velate, e si rivolgono al proprio sposo chiamandolo “Mio Signore”. Che bello!

Un brano da un tipico duello in stile “troisiano”, stile qui così ben imitato dalla Strazzulla:

L’essere misterioso aveva attaccato con un guizzo rapidissimo, che Lyannen non si sarebbe mai aspettato, ma dal canto suo Lyannen aveva subito provato una mossa d’alta scherma, e credeva che l’altro avesse notato la sua abilità. Lentamente allontanarono le spade, arretrando di un passo. Si squadrarono ancora, immobili, poi Lyannen tentò fulmineo un affondo. Dimostrando di nuovo una velocità e un’abilità ragguardevoli, l’essere rovesciò la lama e parò il colpo. Si separarono di nuovo, e ripresero a duellare con velocità crescente. Lo scontro proseguiva in un botta e risposta equilibrato: i due contendenti sembravano equivalersi per bravura, all’attacco di uno corrispondeva sempre una pronta parata e risposta dell’altro. Nessuno dei due abbassava la guardia, neppure per un momento, e d’altra parte nessuno dei due aveva davvero cercato di uccidere l’altro, ma solo di disarmarlo, o al massimo ferirlo in maniera non grave.

Valgono sempre le solite considerazioni: innanzi tutto il duello è raccontato e non mostrato. E questo crea non pochi problemi al lettore: Lyannen prova una mossa d’alta scherma, ovvero? Cosa debbo immaginare nella mia testa? “una mossa d’alta scherma” sono solo parole, non sono immagini. Poi è un duello, un’attività emotivamente coinvolgente per i partecipanti, eppure il punto di vista è lontano, un debolissimo Narratore Onnisciente, che ciancia di parate e risposte e uguale abilità, senza però che ci sia alcuna partecipazione del lettore. Non assistiamo (perché non è mostrato) annoiati a uno spettacolo interpretato da gente che non conosciamo.

La prima stoccata arrivò piuttosto alta e non fu affatto il tipo di colpo che [Loredan] si sarebbe aspettato. Fu costretto a fare alta anche la sua parata e il peso che l’altro aveva caricato sulla lama fu tale che con la forza del proprio braccio e del polso quasi non riuscì a defletterla. Gli riuscì in qualche modo, ma fu costretto a fare un passo indietro e due a destra, scoprendosi il petto; non c’era nessuna speranza di un colpo di risposta. Prevedibilmente l’attacco successivo fu basso, ma il fatto che stavolta se lo aspettasse non rese meno complicato il pararlo. Due rapidi passi verso destra lo misero fuori portata, ma la sua guardia era tuttora troppo alta e una ferita al ginocchio destro che era rimasto scoperto, sarebbe stata la fine.
Fortunatamente il suo avversario optò invece per un’altra stoccata alta. Due passi indietro dettero a Loredan abbastanza spazio per parare di prima, caricando la lama di tutto il peso del proprio corpo e deviando così nettamente la spada dell’altro verso destra. A quel punto inclinò il polso per una botta corta, più che altro un fendente con il polso girato, diretto allo stomaco. Il suo avversario arretrò, ma non abbastanza in fretta; la punta della sua spada penetrò di qualche centimetro prima che Loredan la ritirasse [...]

Questo brano è invece preso da Tutti i Colori dell’Acciaio (Colours in the Steel) un fantasy di K.J. Parker. Parker non è un genio della letteratura, è un onesto scrittore, neanche poi tanto bravo. Ma appunto non bisogna essere dei geni per capire che occorre mostrare, che bisogna sapere di quel che si parla, e che è molto più efficace in una scena d’azione mantenere il punto di vista ancorato a un personaggio.

Copertina di Colours in the Steel
Copertina di Colours in the Steel

Ora mi rivolgo alla gentile editor del romanzo, Rosella Postorino, sperando che il mio tono sia abbastanza pacato perché vossignoria possa ritenere opportuno rispondermi. Se né lei né l’autrice ne capite niente di argomento bellico, non sarebbe stato il caso di assumere un consulente? Si risparmiava un po’ sul libretto pubblicitario pieno di disegni a colori, e si pagava qualcuno per dare una sistemata agli aspetti militari del romanzo. Funziona così, quando una casa editrice ha rispetto del pubblico.
E anche in mancanza di ciò, un editor dovrebbe forse correggere quando l’autore, per inesperienza o distrazione, non dipinge al meglio una scena. Gli errori commessi dalla Strazzulla sono elementari.

I problemi dal lato documentazione non finiscono certo qui. Non c’è niente di neanche vagamente razionale nel comportamento degli eserciti in campo. Nel mondo della Strazzulla è bandita ogni genere di strategia, tattica, catena di comando, ordine di battaglia; gli scontri si riducono a enormi risse senza capo né coda. Così come è sconclusionato l’uso dei termini, per esempio qualunque unità militare, da 30 a 5.000 uomini, è sempre un “plotone”.

Aveva gli occhi blu a pagina cinque e verdi a pagina diciotto

Le incongruenze possono essere più o meno gravi. In certi casi possono minare la credibilità della storia (il classico eroe che si salva sparando sette colpi, con una rivoltella che ne tiene nel tamburo solo sei), in altri casi possono solo sfregiarla.
È come andare dal concessionario, uscirne con un’auto nuova e scoprire che la carrozzeria è rigata. L’auto funziona lo stesso, ma non credo che si accetti la situazione con un’alzata di spalle.
Lo stesso vale per i romanzi. Le contraddizione e le incongruenze, anche quando non vitali per lo svolgimento della storia, sono comunque uno sputare in faccia al lettore. Non c’è nessuna buona ragione per la quale autore, editor e chiunque sia stato coinvolto non abbia posto rimedio a tali errori.

Per esempio – e mi si scuserà se metto solo il numero di pagina e non riporto per intero le citazioni, non sono divertenti in sé:

A pagina 71 Vandriyan spiega che per la buona riuscita della missione, la Compagnia dei Rinnegati(sic) dovrà fare affidamento solo su se stessa, e sarebbe controproducente affiancarle personale più qualificato. A pagina 122 viene accolto nella compagnia Ventel, militare di professione, al grido di “più siamo meglio è!” E nel corso della storia chiunque voglia unirsi alla Compagnia sarà accolto. In altre parole sarebbero potuti partire da subito alla testa dell’Alavento (le truppe d’elite del Reame), ma così si sarebbe rischiato di combinare qualcosa, e si sarebbe privato il lettore di un viaggio inutile di 500 e passa pagine…

A pagina 87 è descritta la partenza della Compagnia dei Rinnegati dalla capitale del Reame. I quattro giovanotti sono salutati da due ali di folla esultante, perché tutti sanno che lo scopo della loro missione è salvare la principessa Eileen, rapita dal Signore delle Tenebre. Ma a pagina 110 uno della Compagnia è reticente a rivelare la natura della missione a un suo parente, a pagina 114 Lyannen conferma che sono “partiti in gran segreto”. LOL!

A pagina 200, dopo lo scontro con i folletti cui si è già accennato, la Compagnia decide di seppellire i cadaveri dei nemici. Nessuno pare scosso dal macabro lavoro, non dopo quello che hanno visto in guerra, dopo i mesi passati al fronte. Peccato che nessuno di loro è mai stato al fronte! I quattro sono appena usciti dal collegio militare e non hanno nessuna esperienza di combattimento.

A pagina 325 si parla di una serata estiva molto calda, tanto che Slyman si lamenta. Lo stesso Slyman a pagina 333 è infastidito dalla finestra aperta, con tutti quegli spifferi potrebbe morire assiderato. E si trova in una camera con il camino acceso…

E così via. Certe scene poi sono così campate per aria da essere oltre la contraddizione. La Compagnia dei Rinnegati incontra i centauri. Ventel si fa portavoce presso gli equini perché ne conosce usi e costumi; malgrado ciò, quasi apposta fa infuriare il capo centauro. Durante lo scontro Lyannen combatte contro tre centauri contemporaneamente. Il corpo di uno gli cade addosso, e lui ha tutto il tempo di strisciare fuori, di rialzarsi e di ferire un altro centauro. Quando poi i nostri eroi sono in difficoltà – sul punto di lasciarci la pelle – un misterioso corno risuona nella foresta e i centauri scappano. È in arrivo un grande pericolo deducono quelli della Compagnia, perché solo un grande pericolo può aver terrorizzato i centauri.
Non arriverà nessun pericolo. La storia del corno sarà scordata cinque pagine dopo. Così, senza spiegazioni, senza raziocinio. Un momento sei circondato da centauri imbizzarriti, l’attimo dopo scappano. Ma è tutto ok, è fantasy!!! (per bambini deficienti).

Centauro e amazzone
Un feroce centauro in compagnia dell’amazzone Irdris

Altra roba marcia

Dialoghi insulsi. Quasi tutti i personaggi hanno la stessa “voce”, e sono indistinguibili uno dall’altro quando parlano. Non che si dicano molto, la gran parte dei dialoghi sono uno stucchevole rimarcare l’ovvio:
Narratore: «Gli elfi sono in guerra da quindici anni.»
Primo Elfo: «Lo sai che gli elfi sono in guerra da quindici anni?»
Secondo Elfo: «Sì, sapevo che gli elfi erano in guerra da quindici anni.»
Tra i tanti, spicca un dialogo tra Eileen, la principessa rapita, e il Signore delle Tenebre. Non credo di aver mai letto niente di così balordo, neppure scavando tra le fanfic o l’editoria a pagamento.
Ricordo che Eileen è l’unica erede al trono degli elfi (in realtà non è vero, ma lei non sa dell’altro erede) e che il Signore delle Tenebre è l’incarnazione stessa della Malvagità:

[Il Signore delle Tenebre ha appena accennato alla principessa che Lyannen è partito per salvarla, lei chiede conferma]
Il Signore delle Tenebre non parve per nulla impressionato. – Immagino che sia nelle sue intenzioni, – rispose.
– Non vedo altrimenti perché dovrebbe prendere l’eroica risoluzione di partire dal sicuro asilo della capitale con un paio di fidati amici e dirigersi a nord, convinto che nessuno sappia della sua partenza. [sì è un'altra contraddizione visto che come detto tutti sanno della partenza] Beata ingenuità. Comunque, visto che vi è così caro, cercherò di non distruggerlo [sic] subito, così almeno potrà morire felice dopo avervi rivista per l’ultima volta. Quanto sentimentalismo. Non mi trovate straordinariamente generoso?
Sorrideva. Eileen sapeva benissimo che quella era tutta una provocazione, e che avrebbe dovuto resistere. Ma il pensiero di Lyannen in pericolo, Lyannen che, non ne dubitava, doveva aver davvero lasciato Dardamen per andare da lei, era troppo. [troppo cosa?]
– Voi fate schifo, – disse, tra i denti. – Siete l’essere più disgustoso che questa terra abbia mai visto! Non trovo nemmeno le parole per descrivervi. Siete ripugnante, ecco quello che siete! [e siete vittima di un disdicevole caso di alopecia precoce] Ma state attento, voi e la vostra boria. Non sottovalutate Lyannen, e non sottovalutate gli Eterni. Hanno molte risorse che voi non potete neanche immaginare. Fate attenzione! Quelli che avete di fronte sono i valorosi che già tre volte hanno sconfitto la Tenebra, che era un milione di volte più potente di voi, [Eileen non sa che Il Signore delle Tenebre è la Tenebra!!!] e l’hanno messa in fuga! Credete davvero che si piegheranno di fronte a uno come voi?
– Un po’ di rispetto!
Lo schiaffo bruciò sulla guancia di Eileen con tanta improvvisa violenza da strapparle un piccolo grido. Sulle prime, non riuscì nemmeno a credere che lui l’avesse fatto per davvero; non aveva mai alzato le mani su di lei, in tutto il tempo che l’aveva tenuta sua prigioniera. [oh, no! La principessa ha fatto arrabbiare la Malvagità incarnata, e quella le ha dato uno schiaffo!!! Forte!!! Kome s e' xmessa???]
[...] – Un po’ di rispetto, signorina, quando parli con me.

Dopo dialoghi del genere è naturale voltarsi di scatto alle spalle, si potrebbe sorprendere un folletto del marketing Einaudi che imbraccia una telecamera: «Sorridi, sei su Candid Camera !» Perché appunto una porcheria del genere non può essere altro che uno scherzo di cattivo gusto. A meno che non sia Candid Camera ma Ai Confini della Realtà

Ordini di grandezza. Qui sotto potete ammirare la mappa del mondo dove gli Eroi del Crepuscolo scorazzano.

Mappa del mondo
Un angolo di Sicilia? Clicca per ingrandire

Il riquadro in basso a sinistra ricorda la Sicilia. Ulteriore conferma la si ha tentando di desumere la grandezza del territorio rappresentato. Purtroppo in nessun punto del romanzo vengono fornite distanze precise tra due luoghi, ci si deve accontentare di sapere che il personaggio tal dei tali ha raggiunto la tal città, partendo dalla tal altra, in tot giorni, a piedi o a cavallo. In particolare è utile sapere che l’Esercito Nero, riunitosi presso il Cerchio dei Druidi, potrebbe raggiungere Dardamen in meno di otto giorni di marcia.
Facendo un po’ di conti, si può alla fine desumere che la mappa abbia un lato di circa 370 chilometri. A questo punto si sovrappone la mappa a una vera cartina della Sicilia: con tale chilometraggio, le distanze corrispondono.
Perciò Gli Eroi del Crepuscolo potrebbe essere ambientato in Sicilia in un’epoca mitica, o comunque è ambientato in un mondo delle stesse dimensioni della Sicilia. Niente di male in ciò, è anche un’idea parzialmente originale (già Zuddas aveva ambientato le sue storie di Amazzoni nel bacino del Mediterraneo).

Il problema è che gli elfi abitano la Sicilia da 250.000 (duecentocinquantamila) anni! Non 200 anni, non 2.000, non 20.000, ma 200.000! Ebbene in questo lasso di tempo enorme, i signori elfi non hanno neanche finito di esplorare tutta la Sicilia! Basta dare uno sguardo alla nostra di storia per rendersi conto di quanto sia assurdo tutto ciò… a meno che gli elfi della Strazzulla non condividano con i vampiri della Meyer (a cent’anni ancora al Liceo) un problema di ritardo mentale. Va da sé che non è così piacevole leggere romanzi con protagonisti dei cerebrolesi.

elfi
Sono sempre loro, gli elfi! Con un bel carico di tare genetiche dovuto ai matrimoni fra consanguinei

Fieri guerrieri tra le bolle di sapone. Per carità, ognuno può descrivere la sessualità dei propri personaggi come preferisce, tuttavia un autore deve rendersi conto che in determinati contesti certe scene sono ridicole:

[i protagonisti qui sono Vandriyan e Greyannah, due dei più grandi guerrieri del reame]
Per un po’ Vandriyan fece la spola tra l’acquaio e la vasca da bagno incassata nel pavimento di cotto rosso; portando secchi d’acqua calda. Aveva proprio voglia di farsi un bel bagno come si deve, con i sali profumati, un sacco di schiuma e tutti quei piccoli lussi ai quali gli Eterni tengono tanto. Si era appena immerso, con un sospiro di sollievo, e stava rilassandosi tra nuvole di schiuma candida [sob] quando sentì qualcuno tirare il chiavistello ed entrare a lunghi passi ticchettanti nell’anticamera, senza bussare né chiedere permesso. Imprecò a mezza voce, infastidito. Detestava essere disturbato mentre faceva il bagno.
Sempre senza bussare, il misterioso visitatore aprì la porta della stanza da bagno e comparve sulla soglia, alta silhouette scura. Vandriyan imprecò di nuovo.
– Ma insomma, è questo il modo… – cominciò, polemico. Poi alzò lo sguardo verso l’uomo sulla soglia. E la sua espressione corrucciata cedette il posto a un largo sorriso.
– Bella accoglienza mi tocca ricevere, signor Capitano! – esclamò allegro il Luogotenente Greyannah. – O forse vi spiace rivedere un vecchio amico?
[...]
Era identico a quando Vandriyan l’aveva visto per l’ultima volta. Alto, con un bel fisico muscoloso da combattente e un incarnato chiaro ma non pallido, aveva un aspetto nobile e severo, e insieme un po’ stravagante. Il suo volto era aperto e leale, illuminato da due begli occhi blu oceano con ciglia piuttosto lunghe per un uomo, di taglio allungato, scuri e vivaci sotto le sopracciglia arcuate. Aveva un bel naso dritto, a dire il vero un po’ lungo, che gli conferiva un profilo particolare, dall’aria sprezzante, e una sottile cicatrice bianca gli spaccava di traverso le labbra. All’orecchio sinistro portava un piccolo orecchino d’oro con incastonata un’antica gemma, di un perfetto blu elettrico. I capelli, lunghi e dorati, erano raccolti nell’inconfondibile acconciatura fatta da miriadi di trecce e treccine. Sorrideva, e scopriva bei denti bianchi e regolari.
Andò a sedersi sul bordo della vasca, scoppiando con un dito le bolle profumate che di tanto in tanto si levavano dalla superficie schiumosa.

… non commento, non sono una lettrice abituale di Harmony, perciò non saprei dire, mi sembra adeguato, ma penso la Strazzulla possa migliorare.
In compenso vorrei spendere due parole per quei “bei denti bianchi e regolari.” Particolare insignificante? Non proprio. Questi sono elfi immortali. Sono in vita da migliaia e migliaia di anni. E il tipo con i denti bianchi e regolari è anche militare di professione. Assumiamo pure che sia sempre stato fortunato in battaglia e che gli elfi siano immuni dalle carie, ma si pensi solo al masticare. Due pasti al giorno per migliaia e migliaia di anni. Come diamine fai ad avere denti bianchi e regolari? Saranno scheggiati e consumati. O forse agli elfi i denti ricrescono di continuo? Si rigenerano ossa e tessuti? Chi lo sa? Scommetto neanche l’autrice.
Qui c’è la differenza fra uno scrittore che ha davvero visto gli elfi immortali, e uno che invece parla di elfi immortali ma sta solo descrivendo uno gnokko qualunque, che sia vampiro, cantante alla moda, bello della scuola o debosciato abitatore dei boschi.

Non è l’unica scena yaoi, in un’altra occasione è Lyannen nel bagno di schiuma e Vandriyan gli passa un pettine per consentirgli di lisciare i lunghi capelli corvini. Oppure abbiamo Lyannen e Tyke ai bagni pubblici della fortezza di Syrkun: passano varie belle ragazze, ma alla fine è proprio Lyannen che Tyke invita in camera sua per una cenetta romantica loro due soli. Credo gli elfi avrebbero un’esistenza meno sfibrante se ammettessero i propri gusti invece di far finta di struggersi per principesse e madamigelle varie.

A mollo
Non c’è la schiuma ma il concetto è quello…

Fantasia portami via. Almeno per me c’è un elemento che può risollevare qualunque fantasy, anche il più disgraziato: una cospicua dose di fantasia. La ragione per la quale leggo fantasy e fantascienza è per stupirmi, per riuscire a riempire la fantasia con elementi nuovi, con cose che altrimenti da sola non sarei mai riuscita a immaginarmi.
Disgraziatamente anche sotto questo aspetto Gli Eroi del Crepuscolo non offre niente. Al di là delle solite razze preconfezionate (goblin, coboldi, fatine, centauri, folletti, ent, ecc.) non c’è nulla. In nessun angolino si annida una scintilla di sense of wonder.
Siamo al punto che, ripensandoci, gli occhi viola e i capelli blu di Nihal mi paiono trovate originali. Sigh.

Orco preconfezionato
Razza preconfezionata (attenzione! Normalmente non sono vendute già dipinte!)

Varia umanità. Ovviamente gli errori e i problemi non finiscono qui. Ci sono lunghe parti, in più punti, di riassunto; parti raccontate e non mostrate, quasi servissero all’autrice – più che al lettore – a ricordarsi dov’era arrivata. Ci sono scene nelle quali il punto di vista cambia da paragrafo a paragrafo, ci sono poi moltissime scene inutili per lo svolgersi della storia – il romanzo ha almeno 300 pagine di troppo – e ciò suscita noia. Il linguaggio cerca a tratti di sembrare aulico, ma ci sono fastidiosissime cadute sul moderno. Tipo personaggi che parlano di deja-vu, o che descrivono il ferire un orco metterlo “fuori uso”(sic), o Il Signore delle Tenebre che nella sua lettera di estorsione si autodefinisce “versione migliorata” del padre, per tacere poi di quell’orribile “testa di pigna” unico idiota insulto che gli elfi si scambiano.

Un gamberetto fresco

Le pagine che seguono la “morte” di Ventel e il suo ritorno in vita sono decenti. È l’unico momento semi passabile dell’intero romanzo.

Considerazione finale

Concludo con una considerazione generale. Nel suo saggio Supernatural Horror in Literature, H.P. Lovecraft inquadra la storia della narrativa d’orrore in una chiave di evoluzione. Più passa il tempo, più, in media, gli scrittori diventano più bravi. L’analisi psicologica è sempre più approfondita, le fantasie più complesse, i personaggi più realistici. Le catene che sbatacchiano la notte ne Il Castello di Otranto di Walpole sono superate. Non bastano più a suscitare orrore, vero orrore.

The best horror-tales of today, profiting by the long evolution of the type, possess a naturalness, convincingness, artistic smoothness, and skilful intensity of appeal quite beyond comparison with anything in the Gothic work of a century or more ago. Technique, craftsmanship, experience, and psychological knowledge have advanced tremendously with the passing years, so that much of the older work seems naive and artificial; redeemed, when redeemed at all, only by a genius which conquers heavy limitations.

Mi piacerebbe vedere lo stesso nel fantasy. Eppure non solo non è facile scorgere questo tipo di evoluzione (se evoluzione c’è stata), ma addirittura spesso l’evoluzione è rifiutata.
Un romanzo come Gli Eroi del Crepuscolo imita in maniera maldestra Tolkien, e quel che è peggio, non aspira a niente di più. Il suo ambito è tra brutta copia di Tolkien e copia decente di Tolkien. Non sarebbe il caso di finirla? Il tempo passa, e Tolkien assomiglia sempre più a Walpole. Non sarebbe il caso di proporre qualcosa di nuovo? Così come i fantasmi che scuotono le armature non fanno più paura, i dannati elfi non accendono più la fantasia.

La nuova Regina

Non era facile. Era un’impresa che richiedeva menti raffinate, un piano studiato in ogni particolare, e un’esecuzione impeccabile. Perciò non posso far altro che complimentarmi con autrice, editor, e quanti altri coinvolti, era difficile, molto difficile, ma ce l’avete fatta: avete dato vita a un romanzo più brutto di Nihal della Terra del Vento! Congratulazioni! Sul trono d’immondizia sale un nuovo campione, il nuovo punto più basso del fantasy italiano: Gli Eroi del Crepuscolo.
Speriamo solo che il crepuscolo passi in fretta e scenda la notte, così certi orrori spariranno alla vista.

un reptiloide
Costui è un reptiloide. I reptiloidi sono alieni che si nascondo tra noi; una delle loro armi è il brutto fantasy, usato per ridurre l’umanità in uno stato di passività bovina. Ogni volta che sentite qualcuno dire: “non bisogna ragionare mentre si legge un romanzo fantasy perché… è fantasy!!!” state certi che da qualche parte un reptiloide sta gongolando


Approfondimenti:

Gli Eroi del Crepuscolo su iBS.it
Gli Eroi del Crepuscolo presso il sito dell’editore
Il sito MySpace di Chiara Strazzulla
Un Add-on per Firefox che blocca l’accesso a MySpace
Un’intervista a Chiara Strazzulla
Chiara Strazzulla sulla Wikipedia siciliana
L’opuscolo pubblicitario con i disegni di Massimiliano Frezzato

The Essential Ellison: A 50 Year Retrospective su Amazon.com
Il sito della rivista Writer’s Digest
Tutti i Colori dell’Acciaio presso Delos Store
Il sito ufficiale della regione Sicilia
The Castle of Otranto disponibile online
Supernatural Horror in Literature disponibile online
Per saperne di più su reptoidi, reptiloidi, rettiliani & soci

 

Giudizio:

Ogni tanto la scrittura è decente. +1 -1 Storia banale, già vista mille volte.
Ventel che muore e risorge. +1 -1 Storia incongruente, piena di controsensi.
-1 Storia infarcita di episodi inutili.
-1 Storia a tratti noiosa.
-1 Incipit orribile.
-1 Finale ancor peggiore.
-1 Assoluta mancanza di fantasia.
-1 Nessun lavoro di documentazione.
-1 Linguaggio non sempre all’altezza.
-1 Editing pessimo.
-1 Ennesimo fantasy per bambini scemi.
-1 Una marea di dannati elfi cerebrolesi.
-1 Gli elfi immersi nella schiuma.
-1 Gli elfi con i bei denti bianchi e regolari.
-1 Gli elfi che si dicono “testa di pigna”.
-1 Gli elfi che dicono qualunque cosa.
-1 Quel fesso di Lyannen.
-1 Quella cretina di Eileen.
-1 Quel mentecatto del Signore delle Tenebre.
-1 Quel lazzarone del Solitario.
-1 Dato che per lei a scrivere non s’impara, sinceri auguri alla Strazzulla: ne ha bisogno!

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Una Ragazza Drago non la si nega a nessuno!

Libri

Romanzi fantasy italiani affiorati su eMule e dintorni nell’ultimo mese.

Cominciamo subito con una release che credo farà felici chikas_pink03.gif molti, me compresa, appunto l’ultimo romanzo di Licia Troisi, La Ragazza Drago:

eBook.ITA.3196.Licia.Troisi.
La.Ragazza.Drago.1.L’Eredità.Di.Thuban.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar
(2.155.159 bytes)

Copertina de La Ragazza Drago
Copertina de La Ragazza Drago

Sofia vive in un orfanotrofio a Roma ed è triste triste perché nessuno la vuole adottare. Non sa che dentro di lei abita lo spirito del Drago Thuban, lei è La Ragazza Drago!!! O qualcosa del genere. Boh! Questo romanzo è stato criticato persino da diversi fan della Troisi, perciò ognuno può trarre le debite conclusioni.

Per l’uscita de La Ragazza Drago, è stato indetto un concorso che richiedeva ai fan di creare un booktrailer per il romanzo. Il trailer vincitore mi è parso insignificante, meglio questo di JapoCW

Ricordo anche che l’intera bibliografia della signora Troisi è disponibile su eMule, basta cercare. Mi rendo conto che alcune delle mie recensioni, benché molto critiche, suscitino curiosità, è comprensibile, ma non buttate i soldi! Scaricate i romanzi, o prendeteli in biblioteca. Davvero non vale la pena buttare 15 o 20 euro per le stupidate che scrive la Troisi.

È poi apparso il romanzo d’esordio di Francesco Falconi, Danny Martine e la Corona Incantata:

eBook.ITA.3199.Francesco.Falconi.Estasia.1.
Danny.Martine.E.La.Corona.Incantata.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar
(10.092.353 bytes)

Copertina di Danny Martine e la Corona Incantata
Copertina di Danny Martine e la Corona Incantata

Questo romanzo avrebbe dovuto recensirlo Capitan Gambero quasi un anno fa. Poi però ci siamo guardati in faccia, e ci siamo detti: “Chi ce lo fa fare?” e abbiamo lasciato perdere. Tempo sprecato, anche più del solito. Per collezionisti.

E per finire, un romanzo di Gianluigi Zuddas, Il Volo dell’Angelo:

eBook.ITA.3142.Gianluigi.Zuddas.
Il.Volo.Dell’Angelo.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar
(2.323.894 bytes)

Copertina de Il Volo dell'Angelo
Copertina de Il Volo dell’Angelo

Protagoniste del romanzo sono le amazzoni Goccia di Fiamma e Ombra di Lancia, oltre a una ragazza appartenente alla razza degli alati, Angela Janlai. Il romanzo è un po’ sconclusionato ma a tratti molto divertente, come i capitoli dedicati alla caccia alle sirene.

Stephenie Meyer non è italiana, ma grazia alla recensione di Twilight, capitano da queste parti molte sue fan. Saranno contente di sapere che è disponibile l’ultimo romanzo della loro beniamina, L’Ospite:

eBook.ITA.3210.Stephenie.Meyer.
L’Ospite.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar
(3.880.886 bytes)

Copertina de L'Ospite
Copertina de L’Ospite

Questa volta la scusa per giustificare il romanticume è la possessione extraterrestre. Credo. Personalmente m’interessa poco o nulla. Comunque non ci sono vampiri, fan avvisata…

Per dovere di cronaca aggiungo che circola anche una versione del romanzo della Strazzulla, Gli Eroi del Crepuscolo. Non ne faccio una segnalazione “ufficiale”, perché tale versione è di qualità scadente (sono fotografie digitali delle varie pagine), anche se ristampando è leggibile. In ogni caso se il P2P non verrà in aiuto, ho già trovato qualcuno disposto a prestarmi il romanzo in questione, dunque non dovrei (purtroppo) avere difficoltà nel tener fede al risultato del sondaggio.

Film

The Forbidden Kingdom (2008)
The.Forbidden.Kingdom.2008.DVDRip.REPACK.XviD-BiFOS (DVDRip, ~700MB)
The.Forbidden.Kingdom.2008.NTSC.R3.DVDR-TiiX (DVDR, ~4,43GB)
(inglese con sottotitoli in coreano e inglese)

Locandina di The Forbidden Kingdom
Locandina di The Forbidden Kingdom

Un ragazzo americano appassionato di film di Kung Fu si ritrova per magia nell’antica Cina. Segue avventura. Nel cast Jackie Chan e Jet Li!

Trailer di The Forbidden Kingdom

 

Kataude mashin gâru (The Machine Girl, 2008)
The.Machine.Girl.2008.DVDRip.XviD-TDM (DVDRip, ~1,41GB, audio AC3)
The.Machine.Girl.DVDRip.XviD-CuCu (DVDRip, ~700MB)
The.Machine.Girl.2008.COMPLETE.NTSC.DVDR-PMM (DVDR, ~4,35GB)
(giapponese con sottotitoli in giapponese e inglese)

Locandina di The Machine Girl
Locandina di The Machine Girl

Il trailer parla da solo… un film stupidamente divertente, a patto di avere un certo gusto per sangue e mutilazioni.

Trailer di The Machine Girl

 


Approfondimenti:

Il booktrailer vincitore del concorso de La Ragazza Drago

Un’anteprima di Estasia al sito dedicato

Il Volo dell’Angelo su Wikipedia

L’Ospite al sito ufficiale di Stephenie Meyer. “Science fiction for people who don’t like science fiction”(sic)

Il sito ufficiale di The Forbidden Kingdom

Il blog di The Machine Girl

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Recensioni :: Romanzo :: La Setta degli Assassini

Copertina de La Setta degli Assassini Titolo originale: La Setta degli Assassini
Autore: Licia Troisi

Anno: 2006
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Editore: Mondadori

Genere: “Fantasy”
Pagine: 516

Prima di avventurarmi a parlare de La Setta degli Assassini (una setta… di assassini! Che paura!), voglio ribadire alcuni concetti espressi nelle precedenti recensioni dei romanzi della Troisi, concetti dispersi nella marea dei commenti idioti e delle polemiche.

Non ho mai offeso Licia Troisi. Ho solo detto che la disprezzo, e non potrebbe essere altrimenti, dato che la mia passione è la narrativa fantastica e lei ha scritto alcune delle opere peggiori in tale ambito. Al di là del fantasy, la signora Troisi potrebbe essere – molto probabilmente è – una degnissima persona. Non lo so e non m’interessa. Qui è come se un cuoco sputasse nella minestra: può essere benissimo che fuori dal ristorante sia la persona migliore del mondo, non di meno non ha certo la mia simpatia.
Discorso più complicato per personaggi come Dazieri o gli editor dei romanzi. Quando il signor Dazieri afferma per esempio che Le Cronache del Mondo Emerso sono un’opera “originale”, io cosa dovrei pensare?
Potrei pensare che il signor Dazieri non ha letto molti fantasy. Niente di male, sennonché come mai si trova nella posizione di dover scegliere chi o cosa pubblicare qualcuno che non ha esperienza del genere? E non sarebbe onesto rifiutarsi di ricoprire incarichi per i quali non si ha la necessaria competenza?
Potrei pensare che il signor Dazieri stia mentendo. Come dovrei giudicare una persona che cerca d’ingannarmi? Potrei anche fregarmene, ma attenzione: Dazieri e Mondadori non sono lì per la gloria, lo scopo è vendere. Io credo che le persone dovrebbero sapere che quando comprano le opere di certa gente stanno dando soldi a dei bugiardi.
Potrei infine pensare che il signor Dazieri stia dicendo stronzate. Ovvero non gliene importi un tubo se il romanzo sia davvero originale o no, è solo pubblicità. Non aggiungo altro, ognuno valuti quale dovrebbe essere l’atteggiamento da tenere con gente che si comporta così.

I toni. Joseph Goebbels, il famoso Ministro della Propaganda del Terzo Reich, diceva che se si continua a ripetere una bugia abbastanza grande, la gente finirà col crederci. Quello che sfugge è che il meccanismo funziona anche con se stessi.
Uno legge un libro della Troisi e pensa: “Dio, che schifo!”. Poi però quando ne parla con gli amici, quando scrive sul proprio blog, quando interviene su un forum, crede che più importanti della verità siano l’educazione, il “rispetto”, il “politicamente corretto”:

Innanzi tutto vorrei fare i complimenti a Licia perché è davvero brava! Scrive molto bene, ho letto il suo nuovo romanzo in appena due giorni! Questo dimostra che anche gli scrittori italiani possono competere con quelli anglosassoni: ancora brava! Devo però aggiungere – parere del tutto personale, da non prendere certo come una critica – che il personaggio di Nihal alle volte si comporta in maniera un po’ infantile. Per i miei gusti, ben inteso! Ma è solo un piccolo appunto riguardo un romanzo per altro ottimo.

Non solo qui abbiamo quel misto di ipocrisia & falsità che a me fa venir nausea, ma il nostro anonimo commentatore dovrebbe rendersi conto che a furia di ripetere ’ste scempiaggini, rischia anche lui di crederci!
Dire che la spazzatura è spazzatura, dire che quando un romanzo fa schifo, fa schifo, è la condizione necessaria per mantenere la giusta lucidità di giudizio. Ogni volta che si smussa, si addolcisce, si fa finta di niente, solo perché il contrario viene considerato socialmente disdicevole, si rischia di perdere la capacità di giudicare in maniera corretta. Secondo me non vale la pena.

Joseph Goebbels
Joseph Goebbels

I libri di Licia incoraggiano alla lettura!!! Secondo una certa corrente di pensiero, ogni romanzo che riscuota un minimo di successo, tipo le opere di Moccia o di Melissa P. o appunto della Troisi, è comunque un romanzo “positivo”, perché ha spinto la gente a leggere, in particolar modo i giovani. Sarà. Non ho la preparazione per affrontare un discorso di questo genere, ma non è questo il punto, il punto è che non m’interessa.
Mettiamo che la Troisi devolvesse tutti i suoi ricavi in beneficienza. In questo caso i suoi romanzi avrebbero di sicuro un positivo impatto sociale, ma per tale ragione sarebbero dal punto di vista letterario meno brutti? No.
Prendo atto che non tutto il male vien per nuocere, ma male rimane. In più, e questo è già facilmente constatabile, il grande successo dei romanzi della Troisi ha cementificato in pubblico, autori ed editori il concetto che il fantasy sia roba neanche per ragazzi, proprio per bambocci. Non mi sembra una bella cosa.

Basi minime. La Setta degli Assassini viene spacciato quale romanzo fantasy. Per tale ragione sarebbe opportuna una minima conoscenza dei meccanismi del genere. Ho cercato d’illustrare alcuni dei principali meccanismi nell’articolo Riassunto delle Puntate Precedenti.

La Setta degli Assassini

La Setta degli Assassini è il primo romanzo della seconda trilogia di Licia Troisi, Le Guerre del Mondo Emerso. Per chi fosse interessato a un’introduzione al Mondo Emerso, può leggere le recensioni della prima trilogia, Le Cronache del Mondo Emerso:
Nihal della Terra del Vento.
La Missione di Sennar.
Il Talismano del Potere.

* * *

Sono passati quarant’anni dalla sconfitta del Tiranno e il Mondo Emerso è di nuovo sconvolto dalla guerra. Dohor, divenuto Re della Terra del Sole, ha deciso di conquistare il Mondo!!! Ad aiutarlo nell’infame impresa una misteriosa setta di assassini, che per non sbagliarsi ha scelto di chiamarsi: la Gilda degli Assassini.

Maghetta
Ciao a tt. ho trovato qst romanzo sul banco libri di 1 supermercato e me ne sono innamorata all’istante: dovevo leggerlo, subito. 1bella copertina, 1titolo ad effetto e finalmente 1donna x protagonista, 1assassina x giunta. avevo già sentito il nome dell’autrice ma nn avevo letto la sua opera precedente. sn corsa subito in biblioteca. ho letto tt i libri della trilogia in 1 settimana! La Setta degli Assassini in 2 giorni. Stupendi!!! ho apprezzato di + il personaggio di Dubhe ke qll di Nihal xk mi è+ vicino. mi sn immedesimata in lei cm mai avevo fatto cn 1 xsonaggio di 1 libro. 1 storia veramente commovente e ben scritta. avrei fatto + attenzione al lessico, ma nn si può certo negare ke la trama sia ottima, anke xk l’autrice ha sl 26anni ed è molto migliorata dal 1° libro ke ha scritto. Nn vedo l’ora ke esca il 2° volume. sxo ke sia bello cm il 1°, anzi, ne sn sicura! Brava Licia!
Voto: 5 / 5

In realtà Le Guerre del Mondo Emerso, nonostante il titolo, non contengono guerre! Come sottolineato da Francesco Falconi in un’indegna recensione-sviolinata al terzo romanzo delle Guerre, Un Nuovo Regno:

Un libro che si può riassumere in una sola parola: Guerra. Una guerra di anime, sensazioni e sentimenti contrastanti.

Infatti la signora Troisi si tiene ben lontana da battaglie campali e assedi. Visti i precedenti è stata una buona idea, ma mi sembra il caso di sottolineare che se qualcuno cercasse azione militare in una trilogia intitolata Le Guerre del Mondo Emerso, non la troverebbe.

La storia è incentrata intorno alla figura di Dubhe, che incredibile a dirsi – non ci avrei creduto se non l’avessi letto con i miei occhi – è una ragazzina, come Nihal!!!
Nihal si è scavata una nicchia tutta sua nell’ambito delle donne guerriere del fantasy, grazie alla sovrannaturale capacità di frignare a ogni piè sospinto. Nel primo romanzo delle Cronache, Nihal scoppia a piangere ben 22 volte.
Dubhe com’è messa ne La Setta degli Assassini ? Vediamo…

Dubhe e Gornar rotolano a terra, e lui le tira forte i capelli, fino a farla piangere. (1)
Dubhe si tira su dal letto e stringe forte a sé suo padre, e piange, piange, (2) come quel giorno in riva al fiume, come da allora non ha più fatto.
Dubhe inizia a piangere lentamente. (3)
Dubhe piange in silenzio. (4)
Dubhe piange ancora. (5) È tutto assurdo, confuso. (a chi lo dici!)
[Dubhe] Ogni tanto piange, (6 – eh, ma piange solo ogni tanto!) chiama suo padre, come se la sua voce potesse arrivare fino a Selva.
[A Dubhe] Le viene da piangere. (7 – anche a me)
«Su, su, non fare così» le dice il cavaliere asciugandole una lacrima. (ancora 7, è una lacrima sola!)
[Dubhe] La sera piange ancora. (8)
Dubhe si mette a piangere. (9)
Dubhe si mette a piangere. (10 – sì uguale come sopra, ma più avanti)
[Dubhe] Piange con rabbia, (11) soffocando i singhiozzi, come gli adulti.
Prima ancora della voce, è il suo odore che Dubhe riconosce. Si getta sul suo petto, lo stringe, piange. (12)
[Dubhe] piange un pianto di bambina, (13) l’ultimo pianto della sua infanzia.
e poi [Dubhe] si accucciò a terra, il volto tra le mani, a piangere come una bambina. (14)
[Dubhe] Si sentiva ancora gli occhi lucidi, e le bruciavano per le lacrime. (15) Era un sacco di tempo che non piangeva così tanto. (proprio!)
Le lacrime presero a scendere (16) di nuovo da sole. (sì, è sempre Dubhe che piange!)
[Dubhe] Riprese a piangere. (17)
E lei [Dubhe] si mette a piangere. (18)
Dubhe piange di nuovo. (19)
[Dubhe] Piange. (20)
[Dubhe] Non sa darsi pace, piange, (21) poi cerca di farsi forza, si incolla alla finestra.
Dubhe inizia a piangere. (22)
[Dubhe] Non ha più lacrime da piangere. (23 – che schifo!)
Con le mani tremanti e la testa che gira [Dubhe] lo apre, prende il formaggio e piangendo (24) lo mangia a morsi.
Dubhe cadde in ginocchio e pianse (25) senza più alcun freno.
Dubhe allora era andata nel solaio, senza sapere perché lo faceva, e si era chiusa lì. Le lacrime le scendevano da sole lungo le guance, (26) ma non si sentiva triste.
La prima lacrima le scese giù per la guancia senza neppure un singhiozzo. Aveva dimenticato come si facesse, in tutti quegli anni. (sempre 26, magari non ci sono state altre lacrime!)
Dubhe si è alzata in piedi, e grida con le lacrime agli occhi. (27)
Dubhe tira su col naso, cerca di asciugarsi le lacrime, ma non c’è niente da fare. (28)
Il Maestro la ascolta senza battere ciglio, lascia che racconti tutto, non la riprende neppure quando spuntano le prime lacrime. (29 – lacrime al plurale)
Dubhe stringe gli occhi, ma stavolta non c’è nulla che possa fermare le lacrime. (30)
«No! Non lo voglio! Non lo voglio più fare!» dice [Dubhe] tra le lacrime, (31) stringendolo con forza. «Ma tu non mi lasciare!»
Singhiozza, lo guarda negli occhi cercando di frenare le lacrime. (32)
Dubhe si gira di scatto, gli occhi pieni di lacrime. (33)

Menzione d’onore per la frignata numero 23. Quel non ha più lacrime da piangere è orribile. È un’espressione trita, vuota di significato, che indica solo pigrizia nell’autore.

Dubhe
Una foto di Dubhe

A parte ciò, vincerebbe Dubhe 33 contro 22! Ma La Setta è un romanzo più lungo di Nihal della Terra del Vento, dunque non basta il dato assoluto, bisogna considerare l’indice PpP (Pianti per Parola).

  • Nihal in Nihal della Terra del Vento: 22 pianti in circa 88.586 parole, indice PpP: 4026,63.
  • Dubhe in La Setta degli Assassini: 33 pianti in circa 123.094 parole, indice PpP: 3730,12.

Con un margine di circa 300 parole vince Dubhe!
A onor del vero, Nihal bambina occupa solo poche pagine del suo romanzo, molte meno rispetto a Dubhe bambina. Molti dei pianti occorono a Dubhe nell’arco che va dagli 8 ai 17 anni, successivamente le scenate si diradano.
Non che abbia granché importanza: la sciatteria della Troisi rimane evidente. Come si fa a ripetere per 33 volte la stessa situazione? E sempre con le stesse parole o quasi!

SOFY
MI SPIACE MA DUETTO E CERVANTES NON HANNO CAPITO PROPRIO 1 BEL NULLA!!!!QUESTO LIBRO MI è PIACIUTO MOLTO E MI SPIACE SOLO DI NON AVER POTUTO LEGGERE GLI ALTRI TRE PRECEDENTI…NON è VERO NIENTE KE NON DANNO EMOZIONI, ANZI..TUTT’ALTRO!!!ATTENDO CON ANSIA I PROSSIMI 2 LIBRI DELLA SAGA DI DUBHE!!!!LICIA TROISI IN BOCCA AL LUPO!!!NON TI FAR SCONCERTARE SE Sè QUALCUNO KE NON APPREZZA I TUOI LIBRI!!!
Voto: 5 / 5

A proposito di statistiche e ripetizioni: la Troisi ha un’insana passione per la parola “piuttosto”, tanto da usarla ben 87 volte nel corso del romanzo, comprese perle di questo tipo:

In fondo alla stanza c’era una porta piuttosto anonima. Dubhe si avvicinò. Era di legno consunto ed era chiusa da una serratura piuttosto semplice. Non perse tempo; lavorò per qualche secondo col grimaldello, la porta si aprì docile innanzi a lei.
L’interno era ancora buio, ma piuttosto piccolo, e la candela riuscì a rischiararlo senza problemi.

A me sembra piuttosto brutto: Mondadori potrebbe pagare degli editor competenti piuttosto che affidarsi a gente che ha come pinnacolo della carriera un manuale per donne single pubblicato da Harmony. Sì, sono piuttosto cattiva!!!

E per fortuna che la Troisi, dopo la trionfale esperienza delle Cronache, sarebbe migliorata! No, non è migliorata neanche di poco. È vero, il numero di clamorose incongruenze ne La Setta è inferiore rispetto a quello dei romanzi de Le Cronache, ma è anche diminuito drasticamente il numero degli avvenimenti. Nihal della Terra del Vento è un romanzo sconclusionato ma con un buon ritmo. Gli avvenimenti si susseguono veloci: non hanno senso, ma si sostituiscono uno all’altro ogni poche pagine. Infatti non mi sono annoiata a rileggerlo per recensirlo.
Invece questa recensione de La Setta arriva dopo così tanti mesi anche perché ho fatto una fatica enorme a rileggere il romanzo in questione. Per tre volte mi sono letteralmente addormentata. Le scene si trascinano oltre la loro naturale conclusione. La storia si muove piano, lenta, impantanata, non succede niente di notevole per pagine e pagine. In più i già scarsi elementi fantastici della prima trilogia spariscono: i draghi sono relegati sullo sfondo, i Fammin sono trattati alla stregua dei mendicanti per le vie di Bombay, e la magia è quasi assente.
Anche la maledizione di Dubhe non ha niente di “inevitabilmente” fantastico: se la Setta avesse usato un qualche tipo di veleno allucinogeno sarebbero stato lo stesso.

Lettura Consigliata

Di romanzi dove il protagonista deve combattere contro la sua Bestia interiore ce ne sono a mucchi. Perciò ne segnalo uno non molto famoso ma che ho trovato divertente: When Gravity Fails (Senza Tregua è il titolo italiano) di George Alec Effinger.
È un miscuglio di poliziesco e cyberpunk con un’originale ambientazione mediorientale. Qui la “Bestia” si scatena non per colpa di maledizioni ma grazie a particolari chip che s’interfacciano direttamente con il cervello.

Copertina di When Gravity Fails
Copertina di When Gravity Fails

La solita solfa

Ho criticato Le Cronache per la loro mancanza di originalità, eppure sono sfavillanti d’idee rispetto a questo nuovo romanzo!
Per il resto il solito, la Troisi colleziona tutti i possibili errori che i dilettanti compiono scrivendo, per esempio:

Inforigurgito molesto, che quando va bene è un paragrafo:

«È un uomo di fiducia di Dohor.»
«Tutti sono uomini di fiducia di Dohor. Ti ricordo che buona parte del Mondo Emerso è suo.»
Era vero. Partito come semplice Cavaliere di Drago, col matrimonio con Sulana era diventato re, quindi, lentamente, s’era dato alla conquista di tutto il Mondo Emerso. Sei delle Otto Terre erano più o meno direttamente sotto il suo controllo, e con le ultime tre terre completamente indipendenti, la Terra del Mare e le Marche delle Paludi e dei Boschi, un tempo unite nella Terra dell’Acqua, era ormai quasi guerra aperta.

e quando va meno bene è inforigurgito da manuale:

Cenarono discutendo a bassa voce dell’impresa che li attendeva e del loro bersaglio. Dubhe partecipò controvoglia. Non vedeva l’ora che quella maledetta storia finisse. Toph assunse l’aria da cospiratore, e si chinò verso di lei, per non farsi udire dall’oste e dagli altri avventori della locanda.
«Nerla, quel babbeo di figlio del sacerdote Berla, a chi credi che obbedisca?»

Inforigurgito molesto… ▼