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Il Segreto di Krune, il Coniglietto Grumo & l’Arte della Guerra

Per chi ancora non lo sapesse, il Coniglietto Grumo è intelligentissimo kaos-whiteusagi03.gif ! E non è solo intelligente: ha una grandissima esperienza nei più disparati campi, ad esempio, una delle sue ultime attività, prima di dedicarsi a tempo pieno a essere il mio Coniglietto, è stata quella di Ufficiale di Marina. kaos-whiteusagi16.gif
Infatti il Coniglietto Grumo ha studiato all’Accademia Navale di Annapolis dove si è diplomato con il massimo dei voti, primo del suo corso. In seguito ha prestato servizio su diverse navi da guerra, prima d’intraprendere la carriera di sommergibilista. Dopo più di quindici anni di studio e addestramento, è diventato comandante di un sottomarino nucleare, proprio nel periodo più caldo della guerra fredda.

Il conflitto navale nell’Atlantico. Rappresentazione schematica.

Il Coniglietto Grumo è stato il primo Coniglietto a comandare un sottomarino nucleare d’attacco, almeno in ambito NATO.

USS Night Rabbit
USS Night Rabbit, sottomarino nucleare di classe Los Angeles

Perciò, è facile capire come il Coniglietto Grumo sia particolarmente esigente in fatto di realismo quando si tratta di leggere romanzi d’ambientazione militare. kaos-whiteusagi05.gif Questo anche in campo fantasy e fantascienza, visto che in entrambi i generi la guerra è uno degli elementi più sfruttati. Da La Guerra dei Mondi a Il Signore degli Anelli, scontri e battaglie hanno sempre avuto ampio spazio nella narrativa fantastica.

Purtroppo, specie in ambito fantasy, l’elemento bellico è sfruttato malissimo, tanto da suscitare indignazione nel lettore un minimo accorto. Gli esempi si sprecano (e gli esempi più truci si meriteranno la loro recensione), ma l’ultimo affronto è stato tale che il Coniglietto Grumo, sdegnato, ha rifiutato la cena! kaos-whiteusagi09.gif

Coniglietto sdegnato
Un Coniglietto sdegnato, ma non è il Coniglietto Grumo!

L’ultimo affronto è Il Segreto di Krune di Michele Giannone (Dario Flaccovio Editore), uscito di recente. Di seguito non ci sarà una recensione di tale romanzo, visto che né io, né il Coniglietto Grumo l’abbiamo letto, bensì solo alcune considerazioni sulle prime pagine dello stesso, disponibili alla lettura presso il sito dell’Editore. Una dozzina di pagine che però già portano con sé un carico di gamberi marci (ed è per questo che nessuno qui sulla barca ha voglia di leggere l’opera completa, anche se forse in futuro qualcuno si sacrificherà in nome del Giornalismo). chikas_pink17.gif

Copertina del Segreto di Krune
Copertina de Il Segreto di Krune

La prima frase del romanzo, già da sola, è stata sufficiente per far rizzare il pelo sulla schiena del Coniglietto Grumo:

L’assedio durava da più di tre ore.

Sembra una frase innocente, tuttavia ha qualcosa che suona sbagliato: perché sottolineare che un assedio dura da più di tre ore? Ogni assedio, nel senso stretto del termine, deve per forza di cose durare più di tre ore! Ben più di tre ore! L’assedio durava da più di tre anni, ecco questo avrebbe avuto senso. Ma forse qui “assedio” è usato in senso metaforico? Autoironico? Basta proseguire di poco per scoprire che l’autore proprio intendeva assedio (o almeno una sua visione del termine assedio, che nessun manuale di tattica militare o vocabolario della lingua italiana accetterebbe).
Infatti la città di Sezzal è assediata da un mostro, un tale Vrula. Di certo, per assediare una città questo Vrula dev’essere creatura terribile, parente di Godzilla! chikas_pink56.gif La descrizione del Vrula rimane nel vago, anche se potrebbe essere quella di un essere simile all’orso, un particolare però viene specificato: è alto più di due metri! Proprio due metri, non venti, due. Ovvero una creatura, di due metri, due, una creatura, sta assediando un’intera città! Già a questo punto si è valicato il confine del fantasy, per entrare con entusiasmo nel territorio dell’Idiozia. E il viaggio è appena iniziato! chikas_pink14.gif

Godzilla
Godzilla assedia Tokyo!

L’assedio prosegue con il Vrula che cerca di abbattere il cancello della città, senza riuscirci (perciò oltre a essere un mostriciattolo, non è neanche particolarmente forte). I difensori della città, invece di rimanere sugli spalti a tirar olio bollente contro l’orso, decidono una sortita, e ignorando bellamente il fatto che sono sotto assedio, chikas_pink12.gif se ne escono da un altro cancello.
Il geniale piano è il seguente: attirare il Vrula lontano dalle mura della città, fin dentro una foresta. Circondarlo, ma non affrontarlo, tenendolo solo impegnato, infine ucciderlo con un colpo di balestra gigante. Primo particolare: è notte, chikas_pink35.gif e pure una notte coperta, ovvero non si vede niente! (e no, non li hanno ancora inventati i visori a infrarossi) Secondo particolare: la balestra ha un solo colpo a disposizione e deve centrare il Vrula dritto al cuore. Inutile sottolineare come sia un piano demente, che non funzionerà (unico particolare realistico di tutta questa storia). Tuttavia è interessante che la protagonista del romanzo, tale Mareq Tha, Prima Vigilante Militare di Sazzal, pensi che sia una buona idea! Non oso immaginarmi cosa avrebbe escogitato la Seconda Vigilante Militare! chikas_pink43.gif

Il piano appunto fallisce e il Vrula rimane vivo. Come accopparlo, ora che il Piano A ha fatto cilecca? Be’, semplice, siamo in un fantasy, e dunque il Piano B è: Magia! Mareq Tha che è strega, usa l’incantesimo Sussurro.
Piccola divagazione. Usare l’incantesimo Sussurro viene genericamente definito “rischioso”, quasi ad anticipare l’inevitabile domanda: perché non è stato subito usato tale sortilegio? chikas_pink03.gif Ma l’autore non avrebbe dovuto preoccuparsi di ciò: è già stato appurato dalla formulazione del Piano A che Mareq Tha è una deficiente, è normale che non faccia subito la cosa giusta!
Dunque,

dalla bocca di Mareq Tha eruppe il suono avvolgente della magia

e probabilmente qualcuno lanciò una coppia di dadi da dodici. Che effetto ha il Sussurro?

Sussurro infondeva in loro [nei soldati] la determinazione che poco prima la paura aveva strappato dai loro cuori.

Perciò è l’equivalente magico di quello che i generali terrestri chiamano ordine, e riproduce quello che negli eserciti terrestri è eseguire un ordine.
Manco a farlo apposta, i soldati uccidono il Vrula. E no, perché i soldati non l’abbiano attaccato prima invece d’inseguire il miraggio della balestra gigante o perché non siano stati inviati più soldati, sono domande che è meglio non fare, sarebbe maleducato.

Finita la battaglia, nel mondo di Mareq Tha non è previsto nessun servizio di assistenza per i feriti chikas_pink34.gif (o di riparazione per i mezzi, visto che i soldati sono considerati più strumenti che non esseri umani). Anzi, la stessa Mareq Tha ammazza uno dei feriti, per dar dimostrazione della propria autorità. Interessante il sistema con cui viene ucciso il povero disgraziato: mediante l’incantesimo Lame di Ghiaccio, che non è rischioso e ha effetto immediato. Usarlo contro il Vrula sarebbe stato sleale!

Tabitha
Anche Tabitha conosce l’incantesimo Lame di Ghiaccio!

Capisco possa sembrare incredibile, ma con le considerazioni di cui sopra ho solo sfiorato l’incompetenza e la stupidità delle poche pagine dell’estratto, un vero monumento all’idea che documentarsi prima di scrivere sia un peccato mortale.
Un’altra perla: chikas_pink28.gif

[I balestrieri si preparano al fuoco, i soldati stanno impegnando il Vrula] Mareq Tha si concesse un’altra occhiata al loro bersaglio.

E già, perché quando si comanda un assalto, una pensa ad altro, a quella definizione delle parole crociate che le sfugge, a se ha lasciato aperto il gas uscendo di casa, se ha dato da mangiare al gatto (o al Coniglietto Grumo! kaos-whiteusagi14.gif ), alla prenotazione del ristorante per la cena col fidanzato, e alla Luna, così romantica! Solo per sbaglio, ogni tanto, si concede un’occhiata allo scopo della missione!

Se fosse una recensione, Il Segreto di Krune sarebbe a dodici gamberi marci chikas_pink06.gif (uno per ogni pagina dell’estratto), ma non lo è, e forse il romanzo completo potrebbe essere meglio. Forse. No. Impossibile.

Mostra MiniFAQ Etica ▼


Approfondimenti:

bandiera IT La scheda del romanzo al sito dell’Editore, per scaricare l’estratto fare clic su “Abstract”

bandiera EN L’Accademia Navale di Annapolis

 

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Recensione :: Romanzo :: Anharra – Il santuario delle tenebre

Anharra Santuario delle Tenebre Titolo originale: Anharra, Volume 2 – Il santuario delle tenebre
Autore: J.P. Rylan
Anno: 2007
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Casa Editrice: Mondadori
Collana: Omnibus
Genere: Fantasy

Pagine: 334
Prezzo: 18 euro (hardcover)

Pochi giorni dopo aver rigettato in mare il primo volume di Anharra, gambero di seconda scelta, arr, mi ritrovo a pescare un gambero perfino meno promettente: “Anharra, volume 2 – il santuario delle tenebre“.
Se i miei doveri di Capitano di Nave per Gamberi (come sanciti dalla Prima Conferenza dei Pescatori di Gamberi del 1714) non mi obbligassero a recensire questo puzzolente frutto del mare, lo rigetterei volentieri nelle salmastre acque fingendo di non averlo mai trovato. Sfortunatamente i miei obblighi di Capitano di Barca per Gamberi mi costringono a turarmi il naso e a tenere a bordo questo turpe crostaceo quanto basta per sezionarlo dalle antenne alla coda il più in fretta possibile.
E’ un dovere nei confronti dell’Umanità, arr.

Chi ha letto la prima recensione sa che il Capitano non solo non è prevenuto verso il seguito del primo volume di Anharra, ma addirittura nutriva speranze che quel poco di buono che si era intravisto venisse sviluppato e che l’autore, avendo dismostrato con una certa padronanza stilistica di non essere il primo sprovveduto raccolto da sotto un cavolo, si impegnasse maggiormente dandoci un prodotto sempre migliore.
Inutile sperare: quel poco che c’era di buono è sparito, arr!
Le quaranta pagine in più rispetto al libro precedente mi fanno solo pensare ai danni causati dalla deforestazione.

Adolf Hitler e il discorso dell’anguria
La mappa è talmente inutile che non ve la mostrerò:
al suo posto Adolf Hitler che mangia l’anguria!

Perfino la mappa è un’inutile e ridicolo disegno privo di senso: una minuscola città messa a cavolo sopra uno zoccolo roccioso e un tempio a gradoni poco distante, a un tiro di schioppo. Alberi grandi come palazzi a contorno. Una mappa talmente brutta, stupida e inutile ai fine narrativi da non meritare nemmeno di essere mostrata.
Perfino Adolf Hitler nel celebre Discorso dell’Anguria è una scelta migliore da proporvi.

A voi la quarta di copertina, che perlomeno non offende la vista:

Nel cuore di Anharra, la città maledetta, il Re Vemerin ha atteso per trenta secoli, finché le stelle segnassero il tempo del suo ritorno. Un sonno vegliato dalle Tenebre, potenze infernali che gli hanno svelato il segreto della vita e della morte trascinandolo nella loro spaventosa follia. Vargo e Amnor hanno assistito al risveglio del Re pazzo. Alla ferocia con cui Vemerin si è avventato sulle terre dell’Impero, in cerca dei discendenti di coloro che tremila anni prima riuscirono a sconfiggerlo. Ma le sue armate non portano solo morte e distruzione: se riuscirà nel suo intento, il futuro stesso degli uomini sarà negato, e inizierà il regno delle Tenebre. Nessuno può resistere alle sue legioni, composte di vivi e di morti, di ibridi volanti e di terribili draghi meccanici. In una terra sconvolta da terremoti, piogge sulfuree e lotte intestine per il potere, Vargo, Amnor, il sergente Kon e le due Sgualdrine cercano le tracce del Popolo Ribelle, il solo che a suo tempo si oppose a Vemerin. Ma il potere del Re pazzo è troppo forte per sperare di sconfiggerlo in combattimento. Il filo sottile al quale si aggrappano le loro speranze è Athramala, la figlia del Re. Sospesa tra la vita e la morte in un sarcofago di cristallo, Athramala possiede il segreto del Trentesimo Canto, l’unico in grado di annientare Vemerin. I rischi però sono tremendi. Chi conosce il rito per strapparla al suo sonno senza ucciderla per errore? Quali ombre hanno impresso nella sua mente i sogni che l’hanno visitata in un tempo così lungo? E come essere certi che, una volta risvegliata, non decida di unirsi al padre, rendendolo invincibile? Una nuova sfida per Vargo, che può decidere il destino del mondo.

Ecco, questa è l’unica cosa che si salva di tutto il libro: ora che l’avete letta potete pure risparmiarvi la tortura di sorbirvi il resto e potrete rimanere con quei pochi bei ricordi che il primo Anharra ci ha lasciato.

Si conferma anche nel secondo volume la totale mancanza di spessore dei personaggi unita al loro utilizzo pessimo. Il triste passato di Vargo e la sete di conoscenza di Amnor non vengono sfruttati in alcun modo, lasciando spazio a un generale e costante “inno al glorioso eroe”: Vargo monopolizza l’attenzione, presentandosi come l’ennesimo eroe predestinato di serie B.
La facilità con cui reincontra il suo popolo, sbaraglia i nemici e infine giunge allo scontro finale è tale da lasciare basiti…
…di fronte alla consapevolezza di aver sborsato 18 euro per tutto ciò. Diciotto euro che sarebbero stati investiti meglio se fossero stati bruciati.
Perfino il trentesimo canto, la figlia di Vemerin, il tempio e la Torre delle Sgualdrine si riducono a niente, come se l’autore si fosse dimenticato di averli inseriti e li gettasse via in malo modo, senza nemmeno sforzarsi di sfruttare appieno le potenzialità insiste nelle proprie idee. Vemerin stesso non vale nemmeno la fatica di pronunciarne il nome, per quanto male è utilizzato da Rylan.

Le descrizioni diventano confusionarie, spesso abbozzate, e non permettono al lettore di immergersi nell’azione. Eppure la lotta nella capitale dell’Impero sarebbe potuta essere una grande scena di guerra, sangue e massacri. E’ difficile capire per quale motivo Rylan decida di gettare ogni possibilità di rendere l’opera interessante, cavalcando sempre lo spreco narrativo delle buone possibilità. L’unica cosa memorabile degli scontri rimane il fango, causato dalla semplice pioggia che scioglie i palazzi costruiti con mattoni di fango crudo. Nemmeno il buon senso di rivestirli con la calce, cosa che perfino i caprai dello Yemen fanno dall’alba dei tempi. Rylan ci parla del fango ogni volta che può, quasi con gioia feticistica, preferendolo evidentemente alla caratterizazione dei personaggi o alla descrizione degli scontri urbani.

E ora un po’ di Spoiler sul finale…

Mostra spoiler ▼

Terminare la lettura di questa oscenità è stato molto difficile, a differenza del primo libro che si era fatto leggere senza troppi problemi (meritandosi perfino un Gambero +1 per questo). Il Finale (vedi spoiler) lascia aperta la possibilità di un terzo volume, ma in realtà le vicende si sono già concluse con questo libro. La Mondadori sarà in attesa di scoprire i dati delle vendite di questa badilata di concime per decidere se dovrà commisionare a Jeep Rylan un ulteriore seguito.
Dal canto mio mi immagino Rylan che accoglie la notizia di doverlo scrivere con lo stesso entusiasmo con cui reagirebbe alla proposta di scrivere un tomo di mille pagine di ricette a base di pesce: qualunque cosa va bene, basta che venda.

Fate un favore al mondo:
se proprio volete leggerlo, fatevelo prestare!

Combattiamo la deforestazione globale scongiurando la pubblicazione di un terzo volume!


Curiosità:
Il suddetto libro, in data odierna, non è ancora in vendita su BOL, sito di vendita libri ufficiale Mondadori. Curioso.
Su IBS ricordo di aver letto dei commenti negativi, ora misteriosamente spariti da alcuni giorni… che ci sia lo zampino di Lord Mondador?

Approfondimenti:
bandiera IT Sito dedicato ad Anharra

Giudizio:

Evita descrizioni paesaggistiche inutili e altri vezzi lessicali da scrittore fantasy di terza categoria… +1 -1 …ma spesso è troppo sintetico e poco chiaro nelle descrizioni…
  -1 …e si capisce davvero poco di quel che accade nelle azioni concitate!
  -1 Situazioni gestite male, messe là tanto per scriverle, contornate da una trama inesistente.
  -1 Personaggi abbozzati e stereotipati. I pochi personaggi dotati di spunti interessanti vengono sprecati per la pessima gestione della storia.
  -1 Finale affrettato, pessimamente scritto e deludente.
  -1 Scrittura priva di personalità: non trasuda emozioni e non accende l’interesse del lettore.
  -1 Lo scontro nella capitale dell’Impero è a mala pena abbozzato e non permette al lettore di penetrare nell’azione per viverne la paura, il caos e la violenza.

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Recensione :: Romanzo :: Anharra – Il trono della follia

Copertina di Anharra Il trono della follia Titolo originale: Anharra, Volume 1 – Il trono della follia
Autore: J.P. Rylan
Anno: 2006
Nazione: Italia
Lingua: Italiano

Casa Editrice: Mondadori
Collana: Omnibus
Genere: Fantasy
Pagine: 297
Prezzo: 18 euro (hardcover)

Oggi nelle reti ho trovato un nuovo Gambero. Arr, un Gambero sospetto come un pesce con tre occhi. E’ un romanzo scritto da un tale J.P. Rylan, pseudonimo costruito a tavolino con Mondadoriana arte per stuzzicare il lato anglofono dei giuovani italiani con richiami fantasy (Rylan farebbe la sua bella figura in qualche romanzaccio anglosassone) e con quel J.P. che ricorda un certo J.R.R. Tolkien e anche un certo R.R. Martin piuttosto conosciuti dal pubblico. Senza dire che J.P. Rylan ricorda anche J.K. Rowling. Arr.

Navigando per i mari di internet si trovano più commenti sull’identità dell’autore che sull’opera e già questo basterebbe a fare venire qualche sospetto sulla qualità della seconda. Quanto all’autore si può dire poco, per ora, se non che J.P. Rylan è lo pseudonimo di uno scrittore di thriller di fama internazionale, come recita la copertina.
Aggiungerei che è italiano data l’assenza di un traduttore e di una versione straniera precedente del libro: la possibilità che un autore anglosassone di fama internazionale venga a pubblicare il suo primo fantasy in Italia è piuttosto ridicola e ancora di più che abbiano omesso il traduttore. Arr, diamo quindi per certo che l’imbrattacarte sia italiano.

Passiamo alla quarta di copertina:

Vemerin era un sovrano saggio e benvoluto, ma l’ambizione e il desiderio di sapere, di vedere oltre ogni limite, lo avevano corrotto. Vemerin si era offerto alle forze delle Tenebre per ottenere il potere assoluto sui vivi e sui morti. Da quel momento in poi, il suo regno era stato popolato solo da un orrore indicibile. Trenta secoli dopo, un ragazzo e un vecchio sono in viaggio nelle terre del Vuoto, sulle tracce di colui che porta sul corpo una mappa incisa nella carne, l’unica che permetta di trovare Anharra, la città perduta di Vemerin: Anharra, che si racconta ricca di tesori e segreti. Il giovane è Vargo, guerriero di una dinastia di guerrieri, che ha perso tutto per amore. L’altro è Amnor, una volta medico dell’Imperatore e torturatore di corte, in fuga da quando ha bruciato la preziosissima Biblioteca del Palazzo, con tutto ciò che era conservato nella Sala Negata.
Solo se raggiungeranno Anharra potranno sperare di trovare ciò che cercano: Vargo il perdono per le sue colpe, e Amnor il dono della conoscenza ultima, di ciò che esiste oltre la fine della vita.
Ad accompagnarli nel loro viaggio, due ragazze bellissime ed enigmatiche, Shanda e Khaima, del Cerchio delle Sgualdrine. Ma sono complici o nemiche? E dietro di loro, qual è lo scopo della Signora Rossa che le comanda?
Intanto Nester, la stella dell’annuncio, è sorta e brilla alta nel cielo. Vemerin il re pazzo sta per tornare, il suo tempo è giunto. Una guerra si prepara nelle terre del Vuoto.
E ognuno dovrà compiere una scelta.

Il vecchio saggio, il guerriero onorevole e tormentato, le bellissime fanciulle misteriose e una città leggendaria da esplorare. Basterebbe questo a catalogarlo come l’ennesimo romanzo costruito col copia-e-incolla come i libri erotici per i prolet di 1984, ma proseguiamo dando una chance a questo J.P. che, per come si è gettato dal thriller al Fantasy cavalcando l’onda della moda, poteva pure farsi chiamare G.P. (General Purpose) Rylan o direttamente Jeep Rylan, arr.

La storia è ambientata, come da tradizione di Howardiana memoria, in un passato mitico e preistorico del pianeta Terra. L’autore stesso ci ricorda, tanto per rassicurarci che la cartina ci è parsa famigliare con buon motivo, che più volte la Terra è stata colpita da catastrofi e mutamenti che hanno innalzato, spostato, ribaltato e condito con molta mostarda i continenti. Spruzzata finale di ribaltamento periodico dei poli magnetici tanto per gradire.
Ma dove è ambientato Anharra, allora? Non certo in Aspromonte o in provincia di Brescia.
Guardate un po’ da voi se vi pare famigliare il posto:

Mappa di Anharra L’Asia mi sta sulle palle
La mappa di Anharra girata Indovina un po’ cosa è…

Si notano bene quelli che “diverranno” la Mongolia, la Siberia, la Corea e la Cina. In mare vediamoTaiwan, un pezzo di Filippine e le isole più meridionali dell’arcipelago Giapponese (ancora parzialmente immerse).
Seguendo le concavità abbozzate sulla mappa (che è priva di unità di misura) possiamo supporre che l’Impero sia localizzato in Siberia. Ho letto che l’autore pare essersi ispirato a non-so-quali-teorie su un’antica civiltà siberiana preistorica esistita quando il clima locale era ancora mite, prima delle glaciazioni successive.
Niente di eccezionale come idea: Howard 70 anni prima aveva popolato la sua Era Hyboriana preistorica con popoli e miti rastrellati dalla storia e dalle leggende, come i Cimmeri che nei miti greci vivevano in una terra dove non sorgeva mai il sole.
Un’idea classica, senza infamia né lode, quella di evocare un passato mitico del pianeta.

L’Impero è appena abbozzato e si presenta come il classico Impero da libro Fantasy: corrotto, cattivo, militarista. Insomma, senza molto spessore. La Torre delle Sgualdrine, idea che di per sé non era cattiva, non pare avere molto senso, in particolare quando si scopre quale era la missione delle due inviate. Sembra più messa per evocare immagini di Fantasy old style, dove le donne sono tutte puttane o guerriere: qui sono entrambe assieme.

Le due sgualdrine, Shanda e Khaima, sono delle macchiette senza spessore capaci solo di lanciare strilli di orrore, dare vita a intermezzi lesbici, flirtare con Vargo e fare i capricci.
E strillano ogni poche pagine: strillano se sono sorprese, strillano se hanno paura e strillano se sono contente. Scommetto che strillano anche mentre cagano. Il loro stesso atteggiamento pare poco coerente: prima appaiono terrorizzate dagli “orrori” visti, poi in meno di un minuto stanno già rovistando tra i medesimi orrori da voltastomaco in cerca di amuleti e collane, fregandosene di maledizioni, trappole o del pericolo corso, troppo prese dal lanciare acuti gridolini di felicità mentre si contendono oro e gemme sotto lo sguardo torvo di Amnor. Tanto per precisare, la loro missione segreta per cui sono state inviate dalla potentissima Torre delle Sgualdrine è proprio rubare un po’ di gemme e goielli, come si scopre nel volume II… agghiacciante. Gli stessi personaggi maschili, Vargo e Amnor, passano più tempo a sgridare per la loro frivolezza le due sgualdrine che a fare altro. Concezione maschilista dei personaggi femminili, arr, palesemente studiata per stuzzicare i lettori adolescenti sfigurati dall’acne, pubblico tipico a cui si rivolge l’opera.

Vargo è un eroe silenzioso, tormentato dal ricordo degli amici morti e dell’amore perduto. Tormentato per tutto il libro, sempre. Inoltre sembra affetto da una sorta di amnesia selettiva, per cui dimentica casualmente vari dettagli permettendo allo scrittore di farglieli “ricordare” da Amnor. Per esempio a inizio libro Vargo, che ha passato tutta la vita nell’esercito imperiale fino a diventare capitano della stessa guardia di palazzo, non sa che ai soldati viene somministrata una bevanda drogata per aumentare il loro coraggio e non far sentire il dolore. Lo sanno tutti, incluse le reclute in mezzo alle quali si è infilato, ma lui che è stato tutta la vita in quell’ambiente non se lo ricorda. La cosa si ripete con i carri che trasportano le macchine d’assedio (il Pugno dell’Imperatore) che Vargo pare non riconoscere. Insomma, un camuffamento stupido per giustificare l’inserimento di dettagli che il lettore non conosce e che lo scrittore vorrebbe fargli scoprire, ma non ci vuole molto a capire che un autore più abile l’avrebbe saputo fare molto meglio.
Naturalmente Vargo è anche un Maestro di Spada che padroneggia il settimo livello di lotta, ovvero il Combattimento con le Ombre, e porta sulla fronte una cicatrice che lo rende speciale: Vargo del Nulla, l’uomo atteso dalle Leggende. Ohhhh, come è dannatamente unico ed eroico. A me sembra solo molto noioso e stereotipato.

Amnor è affetto anche lui da un psicologia appena abbozzata, fatta di stereotipi mescolati con il mixer da cocktail. E’ una sorta di anti-Gandalf: anziano e saggio, ma crudele e parzialmente corrotto dal Male a causa della sua sete di sapere. Il personaggio di per sé poteva anche essere interessante, ma è stato gestito male come tutti gli altri spunti promettenti dell’opera.

Anharra stessa, la Città dove i vivi e i morti si incontrano, che pare tanto promettente prima di arrivarci si riduce a un abbozzo di Città-Necropoli degna di un videogioco o di un fumettaccio. L’orrore cosmico di Lovecraftiana memoria che viene promesso fin dall’inizio si risolve in qualche miserabile dettaglio macabro malriuscito. La Città stessa è poco credibile anche nei dettagli più banali: ad esempio si parla di meccanismi tecnologici fatti di leve, ruote dentate e molle, non di magia, eppure dopo tremila anni di abbandono funziona ancora tutto con tanto di olio che lubrifica ancora ogni componente della colossale porta che conduce alla Tomba di Vemerin.
Se avesse usato la magia come scusa per il funzionamento dei marchingegni sarebbe stato più credibile.

I Deus Ex Machina pure si sprecano: casualmente trovano una barca (ma non per gamberi!) capace di navigare le sabbie che vaga da tremila anni, sola soletta, in un deserto più grande della Cina. Si muove spostata dal vento e loro ci incappano per puro caso, proprio quando i loro cavalli sono allo stremo e non sanno come proseguire. Che fortunelli, eh? Non cito gli altri deus ex per non togliervi del tutto la voglia di leggerlo.

Il libro stesso, primo di una (forse) Trilogia, si conclude con un codazzo di morti che inseguono gli eroi: mancava solo la musichetta del Benny Hill Show per coronare la scena come merita.

Di positivo c’è che l’autore non scrive male: il libro è scorrevole e piacevole da leggere, accende anche una certa curiosità nel lettore che vuole sapere quanto i protagonisti cosa ci sia di tanto misterioso e oscuro in Anharra, ma alla fine le premesse positive vengono tradite da una storia troppo spesso banale e mal sviluppata. Un’altra nota positiva può essere che l’autore non si perde mai dietro le inutili descrizioni paesaggistiche che tanto affliggono il Fantasy… ma il problema è che spesso descrive così poco che diventa difficile seguire bene le vicende o capire quale sia l’ambiente circostante. Non fa immergere il lettore negli avvenimenti.

In conclusione l’idea di partenza di Anharra era buona e lo scrittore sa scrivere, ma l’opera in sé sembra buttata giù tanto per scriverla senza curare personaggi, ambientazione o trama, come se il lettore fosse tanto stupido da non accorgersene. Deludente, ma c’è anche di peggio.


Approfondimenti:

bandiera IT Sito dedicato ad Anharra

Giudizio:

Evita descrizioni paesaggistiche inutili… +1 -1 …ma spesso è troppo sintetico e poco chiaro nelle descrizioni.
Anharra è una bella idea di fondo… +1 -1 …ma Anharra alla fine tradisce le aspettative.
Ci sono parecchie scene truculente… +1 -1 …ma le scene truculente sono spesso fini a sé stesse.
-1 Situazioni poco credibili e mal gestite.
  -1 Personaggi abbozzati e stereotipati.

Edit 20/8/2007: voto corretto a -2 per coerenza con le recensioni che verrano prodotte in futuro… il parametro abbattuto è stato “+1 in fondo l’ho letto tutto” ereditato dalla recensione di Geshwa Olers. Si salva dal -3 solo perché io adoro le storie che girano attorno ai morti viventi e cose simili, per cui l’idea della città di Anharra mi aveva colpito.

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Recensioni :: Romanzo :: Geshwa Olers e il Viaggio nel Masso Verde

EDIT del 6 dicembre 2008. Questa recensione si riferisce alla versione di Geshwa Olers che era disponibile gratuitamente al sito dell’autore e presso Lulu.com. Adesso il romanzo è stato pubblicato dalla casa editrice L’Età dell’Acquario e lo si può trovare solo in libreria.
Non ho idea quale editing sia stato svolto o quali altri cambiamenti abbia subito il romanzo; in altre parole questa recensione è da prendere con le molle, perché non potrebbe più rispecchiare il contenuto del romanzo medesimo (in meglio o in peggio, di sicuro il fatto che il libro non sia più disponibile per il download è un punto in negativo).


Copertina di Geshwa Olers Volume I Titolo originale: Geshwa Olers e il Viaggio nel Masso Verde – Storia di Geshwa Olers Volume I
Autore: Fabrizio Valenza

Anno: 2007
Nazione: Italia
Lingua: Italiano

Genere: Fantasy
Pagine: 191

Geshwa, d’ora in poi Ges, è un sedicenne nullafacente. Non frequenta una scuola, non lavora e non riceve alcun tipo d’addestramento. Passa le giornate a bighellonare, in attesa che venga la notte. Di notte riprendere a bighellonare, tra una bettola e l’altra, chikas_pink51.gif in compagnia del degno compare Nargolìan (d’ora in poi Nar).
Un giorno però misteriose luci si accendono presso la palude di Sobis, a poca distanza dalla cittadina teatro delle oziose attività dei due amici, Senfe. La strana luminescenza è considerata un tale funesto presagio da convincere il padre di Ges, Sitòr, a imbarcarsi con il figlio in un viaggio attraverso il Masso Verde, per recarsi alla fattoria della sorella Alsi, alla quale chiederà ospitalità per la famiglia sua e di Nar.
Il romanzo è la cronaca di questo viaggio e dei fatti immediatamente successivi.

Carta del Masso Verde
Carta del Masso Verde

Purtroppo, non posso dire che questo romanzo mi sia piaciuto. Il principale difetto è che si muove molto piano, sfociando spesso nella noia. chikas_pink20.gif L’autore indugia troppo in descrizioni naturalistiche per lo più superflue e nello scavare nell’animo di Ges, per altro sempre in preda agli stessi sentimenti (per esempio, Ges ha una gran paura fin quasi dall’inizio del viaggio e continuerà ad averne per il tutto il proseguo, tuttavia l’autore non mancherà mai di sottolinearlo ogni volta).
Ciò premesso e malgrado il ritmo lento, una certa aspettativa viene creata, si genera un minimo di voglia di sapere come andrà a finire la storia. Peccato che non ci voglia molto a capire che Ges alla fine non schiatterà!
Infatti il secondo problema di Geshwa Olers, è Ges medesimo, il protagonista. Ragazzino odioso, chikas_pink06.gif ignorante, pusillanime e non troppo furbo, vive e sopravvive solo perché… solo perché ! Ges appartiene a quella schiera di “eroi” che non si debbono neanche sforzare: eviteranno i pericoli e vinceranno i nemici solo in virtù che così è scritto e così dev’essere.

Parlando dei personaggi, solo Ges è delineato. Il padre Sitòr pare avere una propria anche interessante personalità, ma le sue motivazioni rimangono nell’ombra; l’amico di Ges, Nar, invece pare una versione al maschile della Damigella in Pericolo, messo lì solo per far sembrare Ges eroico, saggio e moralmente superiore.
Personaggi femminili di un certo calibro non ne compaiono. La mamma, la nonna e la zia di Ges sono macchiette: donne brave, buone, belle, e piene d’affetto per il nostro eroe; lì comincia e termina il significato della loro esistenza. È inquietante come né Ges, né Nar, benché adolescenti e con un sacco di tempo libero, non abbiano mai il minimo pensiero riguardo alle ragazze. Forse se l’intendono tra loro due, anche se una tale relazione non viene neanche accennata. Vengono ritratti come persone asessuate, quasi fossero bambini di sei anni invece che giovani uomini di sedici. Non che io sia una di quelle che vuole per forza una storia d’amore in ogni romanzo, ma questo mondo così privo di tensione sessuale e romanticismo è deprimente. chikas_pink01.gif

Dato che Geshwa Olers si presenta come un fantasy, uno dei metri di giudizio dovrebbe riguardare gli elementi fantastici presenti. E devo dire che benché non siano poi molti, almeno hanno il pregio di non essere del tutto scontanti. L’orco è un buon orco, l’anguana fa la sua figura e gli Uomini di Fango sono un curioso miscuglio fra i tradizionali golem e i terroristi suicidi. chikas_pink03.gif Di altre creature “tradizionali”, quali Elfi e Gnomi, se ne accenna solamente. La Magia rimane faccenda misteriosa, con regole oscure e poteri che variano con le necessità della trama.

Deludente il finale, inverosimile a voler essere buoni e che lascia aperto più di un dubbio sugli eventi accaduti. Gli stessi personaggi (e perciò l’autore) ammettono che alcuni dei fatti non pare abbiano senso, ma questa consapevolezza semmai aggrava la situazione: non sono solo io lettrice a non aver capito, proprio non c’è un senso, l’ammettono persino gli interessati! chikas_pink27.gif
D’altra parte questo è un Volume I; in futuro ogni tassello andrà al giusto posto? Forse, però se subito, domani, dovesse uscire un Volume II, dubito lo leggerei.

Il Trailer per Geshwa Olers Volume I

Tirando le somme: l’autore non scrive male, e prova ne sia che in fondo il romanzo l’ho letto tutto; è inoltre dotato di una buona fantasia. Purtroppo, almeno in questo Geshwa Olers, tali abilità non si traducono in una storia avvincente.
Il livello globale è forse inferiore alla media dei romanzi fantasy pubblicati “regolarmente” (su carta, da casa editrice degna di questo nome), ma mi è capitato di leggere di peggio, sia sul web, sia in libreria.


Approfondimenti:

bandiera IT Blog di Geshwa Olers, da cui è possibile scaricare il romanzo completo
bandiera IT Realtà di Stedon, sito dedicato al mondo di Geshwa Olers
bandiera IT Il blog di Fabrizio Valenza

bandiera IT La licenza Creative Commons

 

Giudizio:

Download gratuito, con licenza Creative Commons. Il Coniglietto Grumo apprezza. +1 -1 Spesso noioso.
In fondo, l’ho letto fino alla fine. +1 -1 Ges è odioso.
Qualche interessante elemento fantastico. +1 -1 E Ges è l’unico personaggio ben delineato.
-1 Brutto finale.

Un Gambero Marcio: clicca per maggiori informazioni sui voti

Scritto da GamberolinkCommenti (9)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

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