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	<title>Gamberi Fantasy &#187; Libri</title>
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	<description>«Vi farò Pescatori di Gamberi»</description>
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		<title>Recensioni :: Romanzo :: Il Silenzio di Lenth</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2010/01/16/recensioni-romanzo-il-silenzio-di-lenth/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2010/01/16/recensioni-romanzo-il-silenzio-di-lenth/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 23:04:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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Titolo originale: Il Silenzio di Lenth
Autore: Luca Centi
Anno: 2009
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Editore: Piemme
Genere: Fantasy
Pagine: 430


Piccola premessa: questa recensione non sarà obiettiva. Di solito metto in evidenza tutti gli errori – dalle incongruenze nella trama ai cambi ingiustificati di punto di vista – ma non oggi. Oggi vi parlerò di un romanzo che mi è piaciuto. Un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top"><img align="left" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/isl_lenth.jpg" alt="Copertina de Il Silenzio di Lenth" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top">Titolo originale: <strong>Il Silenzio di Lenth</strong><br />
Autore: <strong>Luca Centi</strong></p>
<p>Anno: <strong>2009</strong><br />
Nazione: <strong>Italia</strong><br />
Lingua: <strong>Italiano</strong><br />
Editore: <strong>Piemme</strong></p>
<p>Genere: <strong>Fantasy</strong><br />
Pagine: <strong>430</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Piccola premessa: questa recensione non sarà obiettiva. Di solito metto in evidenza tutti gli errori – dalle incongruenze nella trama ai cambi ingiustificati di punto di vista – ma non oggi. Oggi vi parlerò di un romanzo che mi è piaciuto. Un romanzo che, sbagliando, ritenevo adatto solo a un pubblico di adolescenti. Invece sono stata smentita. Meglio essere sorpresi in meglio, come in questo caso, che in peggio, come nel caso della <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/07/03/il-crepuscolo-del-fantasy/">Strazzulla</a> – per la quale, forse, avevo troppe aspettative.<br />Iniziamo con il dire che lo stile di Luca Centi è fresco, scattante, scorre che è una meraviglia, come le opere di troisiana memoria&#8230;
</p>
<p>&#8230; ehm, <strong>no</strong>. Lo stile di Luca Centi è farraginoso, impreciso, vago e porta alla noia in poche pagine.<br />Dato che era l&#8217;ultima recensione di un romanzo fantasy italiano (vedi <a href="http://fantasy.gamberi.org/2010/01/06/nascita-del-marciume/">qui</a>), volevo sperimentare quale sensazione si provasse a leccare senza dignità. Non avendo esperienza, ho <a href="http://www.lucacenti.it/recensione-il-libro-del-destino/">copiato</a>. Ma niente, non provo niente. Non mi sono eccitata neanche un po&#8217;. Devo essere strana.
</p>
<p>Non ho concluso la lettura de <strong><em>Il Silenzio di Lenth</em></strong>. Con <strong>enorme</strong> fatica, mi sono trascinata fino a pagina 150 o giù di lì. Poi ho lasciato perdere: non mi paga nessuno ed era una tortura. È in assoluto il romanzo peggio scritto che abbia mai letto. È una dura lotta con l&#8217;ultimo Premio Urania, l&#8217;atroce <em>E-Doll</em>, ma alla fine Luca Centi la spunta. Infatti, se non avessi dovuto scrivere la recensione, avrei abbandonato la lettura intorno a pagina 20 o anche prima.
</p>
<p>Lo stile di Luca Centi è un gradino sotto quello del Ghirardi. Molto sotto la Strazzu e al confronto Licia Troisi pare un genio. Poi capisco che <strong><em>Lenth</em></strong> possa piacere di più di un <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/01/13/non-ce-gnocca-per-noi-a-boscoquieto/"><em>Bryan di Boscoquieto</em></a>. Ma solo perché il <em>Boscoquieto</em> è pieno di scene di pessimo <strong>gusto</strong>. Se togliamo il <strong>gusto</strong>, e rimaniamo nell&#8217;ambito tecnico, il Ghirardi se la cava meglio. E il Ghirardi scrive <u><strong>MALE</strong></u>.<br />Non c&#8217;è niente in <strong><em>Lenth</em></strong>, almeno nelle prime 150 pagine, che possa compensare lo stile pessimo. Elementi fantastici: nessuno degno di nota. Ambientazione: non pervenuta – letteralmente, non ci sono descrizioni, tanto che in certi punti non si capisce neppure se l&#8217;azione si svolge al chiuso o all&#8217;aperto. Personaggi: indefiniti. Trama: banale.<br />Pur con tutta la buona volontà, non ho trovato <strong>niente</strong> di buono. Non c&#8217;è una sola scena che sia una, che non andrebbe riscritta da zero. Siamo al di là del brutto. Per me questa non è narrativa. Non è neppure narrativa in lingua italiana: il romanzo <em>sembra</em> scritto in italiano, in verità è un&#8217;altra lingua, nella quale le parole hanno un significato diverso da quello consueto.<br />È per questo che <strong><em>Il Silenzio di Lenth</em></strong> mi ha convinta a non occuparmi più del fantastico scritto in Italia: non ho gli strumenti per analizzare un romanzo del genere. Sono sicura che Luca Centi e la sua editor, tale Francesca Lang, siano persone piene di talento e di capacità, ma qualunque sia l&#8217;ambito nel quale esercitano le loro qualità, posso affermare con certezza che non è quello della narrativa di genere fantastico scritta in lingua italiana.<br /><strong><em>Il Silenzio di Lenth</em></strong> mi ha comunicato la stessa sensazione di straniamento che mi capita quando in casa d&#8217;altri vedo un televisore acceso: non è tanto che i programmi siano &#8220;brutti&#8221; è che proprio non ne colgo il senso. Mi paiono alieni e incomprensibili. Qui lo stesso: dove sono gli elementi che sono abituata a trovare in un romanzo? Dove sono storia, personaggi, azione, avventura, fantastico, <em><a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/12/22/il-senso-del-meraviglioso/">sense of wonder</a></em>? Non c&#8217;è nulla di tutto ciò.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/isl_mappa.jpg" alt="Un dettaglio della mappa di Lenth" /><br />
<em>Un dettaglio della triste mappa di Lenth</em></p>
<p>Non darò un voto. Sarebbero almeno 150 gamberi marci (appena uno per ogni pagina che ho letto – voglio essere generosa), ma confesso la mia incapacità di capire appieno questa nuova forma di intrattenimento vagamente simile alla narrativa. Dunque lascio perdere i gamberi.<br />E poi può anche darsi che da pagina 151 il romanzo diventi un capolavoro. Anzi, è molto probabile. Parliamo di un romanzo pubblicato da una Grande Casa Editrice, potrebbe essere meno che splendido? Impossibile!
</p>
<p>D&#8217;altra parte, una recensione, per essere utile, deve rispondere alla domanda: vale la pena spendere soldi e tempo per leggere il romanzo in questione?<br />La risposta è <strong>no</strong>. Non vale la pena leggere <strong><em>Il Silenzio di Lenth</em></strong>, né tantomeno buttare via <strong>venti</strong> euro per acquistarlo.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>È ora il momento di prendere il sacco nero che è <strong><em>Lenth</em></strong>, aprirlo e rovesciarne il contenuto sul pavimento. Sarà divertente perché dopo Natale la gente butta via una marea di spazzatura interessante!<br />Ma prima, una citazione dai ringraziamenti in coda al volume:<br />
<blockquote>Grazie a Francesca Lang, il mio primo critico e lettore, l&#8217;editor migliore che mi potesse capitare. Senza di lei questa avventura non sarebbe mai iniziata.</p></blockquote>
<p>Perciò se ho buttato via venti euro è per merito di Francesca Lang. Grazie, Francesca!<br />La parata di errori che seguirà può essere sfuggita all&#8217;autore. Capita se sei un autore alle prime armi e non sei proprio un&#8217;aquila. Ma non può essere sfuggita all&#8217;editor. Se è competente è <strong>impossibile</strong>. Alcune pagine di <strong><em>Lenth</em></strong>, verso l&#8217;inizio, le ho lette mezza ubriaca: ugualmente ho colto senza problemi ogni imperfezione. Dopo un po&#8217; diviene una seconda natura; non è concepibile che una persona che fa l&#8217;editor di mestiere non si accorga di certi orrori. A meno che la signora Lang, invece di lavorare, non preferisca osservare rapita le ombre dei criceti sul soffitto dell&#8217;ufficio.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/isl_cri1.jpg" alt="Un criceto" /><br />
<em>Un criceto. Non ho voglia di inserire immagini di dolci coniglietti in un articolo che parla di un romanzo tanto brutto</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Italiano</strong>
</p>
<p>Dicevo che <strong><em>Il Silenzio di Lenth</em></strong> sembra scritto in Italiano ma forse non è vero. Il dubbio mi viene da diversi passaggi privi di logica, a meno che le parole non abbiano cambiato significato nottetempo. Parlo di passaggi così:<br />
<blockquote>(pag. 130) Non approviamo la tua impazienza, ma crediamo che queste terre siano pericolose. Non penserai mica di poter fare affidamento unicamente alla spada?</p></blockquote>
<p>Forse <strong>non</strong> approviamo l&#8217;impazienza <strong>perché</strong> queste sono terre pericolose? Se approvassimo l&#8217;impazienza, il &#8220;ma&#8221; andrebbe bene. Ma <strong>non</strong> approviamo.<br />
<blockquote>(pag. 93) [il bastone] Era lungo e affusolato, in cima una gemma dorata che emanava un bagliore potente nonostante l&#8217;assenza di luce dell&#8217;abisso in cui erano scesi.</p></blockquote>
<p>Perché una gemma emana un bagliore potente <strong>nonostante</strong> l&#8217;assenza di luce? Anzi, casomai è il contrario: se sono in un ambiente buio, una luce mi sembra più intensa di quanto sia in realtà.<br />
<blockquote>(pag. 104) Seguì un lungo momento di silenzio, che si interruppe unicamente quando il sole svanì oltre le montagne, con l&#8217;accensione dei fuochi lungo le strade del villaggio.</p></blockquote>
<p>Premetto che dopo questa frase la scena cambia. Dunque, qual è il legame logico che lega l&#8217;interrompersi del silenzio con l&#8217;accendersi dei fuochi? O si interrompe il silenzio perché il sole svanisce? &#8220;Seguì un lungo momento di silenzio, che si interruppe solo quando qualcuno urlò&#8221;, una frase del genere ha senso. La frase di Centi <strong>no</strong>.<br />
<blockquote>(pag. 91) [il <em>nilha</em>] Aveva le stesse proprietà del <em>jual</em>, un tessuto in grado di tenere stabile la temperatura corporea, ma era anche molto resistente.</p></blockquote>
<p>E ancora manca un legame logico: perché è necessario il <strong>ma</strong>? Perché un tessuto in grado di tenere stabile la temperatura corporea non dovrebbe essere resistente?<br />D&#8217;altra parte l&#8217;autore si pone un sacco di problemi, per esempio è costretto a specificare che:<br />
<blockquote>(pag. 23) Intorno a lei, il fetore della morte, cadaveri mutilati senza un barlume di vita.</p></blockquote>
<p>Notoriamente i <strong>cadaveri</strong> sprizzano vita da tutti i pori.<br />
<blockquote>(pag. 7) [Lair] Fissava con lo sguardo l&#8217;incisione raffigurante quattro croci con una stella sovrapposta.</p></blockquote>
<p>Mi raccomando, specifichiamo che fissava l&#8217;incisione con lo sguardo, perché altrimenti una potrebbe pensare che la fissava con il martello. Ma forse l&#8217;autore e la cara editor non sanno cosa vuol dire fissare nel suo significato di guardare. Il sospetto mi viene perché:<br />
<blockquote>(pag. 15) Seduta su una panchina del parco, Lineade fissava con distacco l&#8217;albero che aveva accanto [...]</p></blockquote>
<p>Mi sembra un tantino difficile &#8220;fissare con distacco&#8221;. Se guardi con distacco non stai &#8220;fissando&#8221;. D&#8217;altronde:<br />
<blockquote>(pag. 72) In quell&#8217;istante il brano si interruppe, strappandomi violentemente il piacere che provavo.</p></blockquote>
<p>Naturalmente, strappare significa staccare, portar via con forza, <strong>con violenza</strong>. Dunque il violentemente è il solito avverbio pleonastico. La solita solfa dell&#8217;acqua bagnata e del prato erboso. Una roba che <strong>non deve comparire in un libro pubblicato</strong>. Non giova che la frase sia ridicola: &#8220;OMG! Il brano è venuto da me e mi ha strappato <strike>il vestito</strike> il piacere! Adesso lo denuncio!&#8221;<br />L&#8217;autore ha strane idee riguardo i sentimenti:<br />
<blockquote>(pag. 106) Hertha abbandonò l&#8217;entusiasmo, lasciandosi cadere sul letto.</p></blockquote>
<p>Hertha capisce che è meglio che abbandoni lui l&#8217;entusiasmo, di propria spontanea volontà, prima che un brano glielo strappi. <strong>Che modo di scrivere schifoso</strong>.<br />
<blockquote>(pag. 119) La Sacra Pietra [...] Prende il nome dagli alchimisti che ne ottennero il possesso finale, ma la loro avarizia venne punita con la morte e lo sterminio [...]</p></blockquote>
<p>Perché la morte non era sufficiente. Forse se muori diventi solo cadavere. Perché tu sia un cadavere senza un barlume di vita, devono <strong>sterminarti</strong>&#8230;</p>
<p>E così via. È un campionario di frasi traballanti e parole usate a sproposito; quelli qui sopra sono solo alcuni esempi.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Descrizioni</strong>
</p>
<p>Non che scrivere in una lingua solo simile all&#8217;italiano sia il peggior difetto dell&#8217;autore. Direi che il meglio l&#8217;autore lo dà con le descrizioni. Non ne mette. E quando lo fa sono un misto di cliché e vaghezza. Roba che non mi era mai capitata. Roba al di sotto dei raccontini che le ragazzine cerebrolese mettono nei forum dedicati ai Tokio Hotel. Roba di questo genere:<br />
<blockquote>(pag. 114) Keira continuava a guardare gli abitanti del posto con aria curiosa, manifestando a voce alta il suo stupore ogni qualvolta notava oggetti fuori dal comune.</p></blockquote>
<p>Non un particolare concreto che sia uno. Cosa diavolo vede Keira? Cosa dice? Che fanno, chi sono &#8217;sti abitanti? Niente. Nebbia. Parole a caso. E intanto Francesca Lang fissa i criceti che si inseguono da un angolo all&#8217;altro del soffitto&#8230;</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/isl_cri2.jpg" alt="Un secondo criceto" /><br />
<em>Un secondo criceto. Sì, lo so, potevo affidarmi ai furetti. Ma poverini, hanno già sofferto abbastanza</em></p>
<p>Non è difficile scrivere, non oso dire bene, ma in maniera decente. Non davanti a una situazione così <strong>facile</strong>:<br />
<blockquote>Keira tirò per la manica Hertha. – Ehi! Hai visto quel tipo?<br />– Quale?<br />– Quello laggiù con quel cappello strano. – Keira indicò un signore che portava un cappello a cilindro. Un coniglio rosa con le ali era appollaiato sul copricapo. Tentacoli nascevano dalla pancia del coniglio e si avvinghiavano alla stoffa del cappello.<br />– Desidera, signorina? – disse il coniglio.</p></blockquote>
<p>Non c&#8217;è niente di più <strong>semplice</strong> in un <strong>fantasy</strong> di un personaggio che osserva oggetti fuori dal comune. Niente di più semplice se si possiede un <strong>minimo</strong> di fantasia e una <strong>minima</strong> infarinatura di tecnica narrativa. Un editor che ha altri interessi oltre i criceti aiuta.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/isl_cri3.jpg" alt="Un terzo criceto" /><br />
<em>Un terzo criceto</em></p>
<p>Quando l&#8217;autore tenta di descrivere, scade nei cliché più biechi:<br />
<blockquote> (pag. 64) Fu allora che lo vidi: i lineamenti delicati del volto, i lunghi capelli biondi raccolti da un fiocco di seta azzurro, gli occhi smeraldo che sembravano voler indagare nei più profondi abissi del mio animo.</p></blockquote>
<blockquote><p> (pag. 107) Il fumo sospeso in aria si modellò lentamente, assumendo i tratti di un volto animale. Se ne distinguevano unicamente i grandi e profondi occhi neri, occhi indagatori di rara sapienza, capaci di fare breccia anche nella mente del più abile incantatore.</p></blockquote>
<p>Gli occhi che sembrano indagare i profondi abissi, indagatori di rara sapienza&#8230; per carità!<br />Un concentrato di obbrobri:<br />
<blockquote>(pag. 19) Davanti a lei [Kate] apparve un ragazzo di circa vent&#8217;anni, alto, con i capelli rossi e una vistosa cicatrice sulla guancia destra.<br />Il suo sguardo era spento, gli occhi vitrei. Stava correndo armato di una spada in direzione di un essere orribile, alato, l&#8217;incarnazione di tutto ciò che di orrendo poteva esserci al mondo.<br />Eppure Kate non riusciva a carpirne le fattezze. Vedeva soltanto una sagoma indistinta che con il passare dei secondi si faceva sempre più grande. Stava tentando di attaccare il giovane, ma questi era troppo agile. Fendeva e parava gli assalti con agilità impensabile, colpiva e trafiggeva l&#8217;essere con naturalezza. E in breve della creatura non restò che una carcassa vuota.</p></blockquote>
<p>Allora: c&#8217;è un ragazzo armato di spada che corre verso un mostro, ma il personaggio punto di vista se ne accorge solo dopo aver osservato che il ragazzo ha quasi vent&#8217;anni, è alto, ha i capelli rossi, una cicatrice, lo sguardo spento e gli occhi vitrei.<br />L&#8217;essere è indefinito. Tranne che è orribile, anzi orribilissimo! &#8220;l&#8217;incarnazione di tutto ciò che di orrendo poteva esserci al mondo.&#8221; Tipo? Il fantasy italiano è orrendo, il mostro ha dunque il muso di G.L.? O di Licia?<br />L&#8217;azione è goffa, raccontata. Manca di precisione. Lo si vede anche dall&#8217;uso smodato dell&#8217;imperfetto: &#8220;Stava tentando di attaccare&#8221; bleah! &#8220;Fendeva e parava&#8221;, &#8220;colpiva e trafiggeva&#8221;&#8230; <strong>FA SCHIFO!</strong><br />La narrativa deve essere decisa, risoluta, deve avere impatto sul lettore, specie se si sta descrivendo il combattimento con un mostro che incarna tutto l&#8217;orribile del mondo:<br />
<blockquote>La spada tranciò la zampa protesa del mostro. Spruzzi di sangue nero bagnarono la faccia del giovane. La bestia urlò, la coda si abbatté sul pavimento e frantumò il marmo. Il giovane affondò la spada nella pancia della bestia. Strinse l’elsa con entrambe le mani, diede uno strappo verso l’alto. Intestini fumanti scivolarono fuori dalla ferita, si contorsero a terra, si attorcigliarono alle gambe del giovane. Zanne spuntarono dai bordi lacerati. I tentacoli di carne trascinarono il giovane verso le fauci spalancate.</p></blockquote>
<p>E così via, possibilmente meglio. Si può essere meno violenti o più violenti, ci possono essere questi particolari o altri particolari, <strong>ma ci devono sempre essere particolari concreti, precisi e specifici</strong>. Non gli affondi o le parate, ma <em>quel</em> preciso affondo e <em>quella</em> precisa parata.<br />
<blockquote> (pag. 113) La comitiva seguì la stradina che collegava la montagna alla pianura e procedette poi spedita in direzione della città, dando un rapido sguardo al ruscello che costeggiava il sentiero.</p></blockquote>
<p>Qui l&#8217;autore può scegliere quale errore preferisce. Se intendeva descrivere il viaggio, è una descrizione terribile: stradina, montagna, pianura, città, ruscello, sentiero. Un bambino di cinque anni saprebbe fare meglio. Se invece questo voleva essere un semplice cambio di scena raccontato, c&#8217;è un errore di punto di vista.<br />Infatti all&#8217;inizio la telecamera è molto alta, come se seguissimo la scena da un aereo, poi, nella stessa frase, all&#8217;improvviso ci troviamo a osservare un ruscello vicino ai personaggi. Questo subitaneo cambio di prospettiva è fastidioso. O si racconta: &#8220;Scesero la montagna, attraversarono la pianura, giunsero in città.&#8221;, oppure si mostra – e ci sarebbe molto da descrivere, non basta certo l&#8217;accenno a un ruscello. Mischiare le due prospettive è irritante per il lettore.<br />Lo stesso errore è rilevabile qui:<br />
<blockquote> (pag. 67) Una donna come tante, con dei figli, scelta per adempiere a un antico volere, troppo potente per essere ignorato. Si spinse fino ai confini della decenza per salvare la sua famiglia da morte certa, ma dovette infine cedere a una bestia dal verde manto, estremamente violenta e combattiva.</p></blockquote>
<p>A parte che la frase vuol dire poco o niente – esattamente cosa vuole intendere l&#8217;autore quando scrive che &#8220;Una donna [...] Si spinse <strike>fino</strike> ai confini della decenza per salvare la sua famiglia da morte certa&#8221;? Ho timore a chiederlo – abbiamo di nuovo un inizio raccontato, con telecamera &#8220;lontana&#8221;, mischiato di punto in bianco con un particolare vicinissimo, la bestia &#8220;dal verde manto&#8221;. <strong>È fastidioso!</strong> Se vuoi parlare della bestia verde, organizza una scena con la bestia verde.<br />Forse per compensare la cronica mancanza di descrizioni, ogni tanto l&#8217;autore lascia libero sfogo all&#8217;<em>inforigurgito</em> più becero:<br />
<blockquote> (pag. 118) – La celebre spada benedetta tre volte che rese Glinuc il valoroso guerriero che tutti conoscete non è mai stata rivista, inghiottita dalle tenebre che essa stessa ha sterminato. In molti hanno cercato di ritrovarla, eppure ogni singolo tentativo è stato vano – concluse con tono grave, bevendo un bicchiere di <em>litino</em> tutto d&#8217;un sorso, malgrado il suo elevato tasso di <em>lizio</em>, seme del fiore <em>Lito</em>, utilizzato come ingrediente principale dagli stregoni per veleni e pozioni tossiche.</p></blockquote>
<p>La frase dovrebbe finire con &#8220;concluse&#8221;. Già &#8220;con tono grave&#8221; non è un granché perché il tono dovrebbe desumersi dalla battuta. &#8220;bevendo un bicchiere di <em>litino</em> tutto d&#8217;un sorso&#8221; è un <strong>errore</strong>, perché o parli o bevi tutto d&#8217;un sorso. &#8220;malgrado il suo elevato tasso di <em>lizio</em>, seme del fiore <em>Lito</em>, utilizzato come ingrediente principale dagli stregoni per veleni e pozioni tossiche.&#8221; è una porcheria, con il Narratore che interviene per vomitare informazioni che non hanno importanza per la scena, non fregano niente ai personaggi coinvolti e in sé non suscitano il minimo interesse. Come al solito: se stai scrivendo <strong>fantasy</strong> e vuoi proprio infilare pattume del genere nel romanzo, <strong>devi</strong> essere originale. I campi di fiori di <em>Lito</em> sono usati come calcolatori vegetali dai coniglietti volanti rosa che abitano nella stratosfera. È un errore lo stesso, ma almeno non è la solita banalità degli stregoni con le pozioni velenose.<br /><em>Inforigurgito</em> del tipo più becero anche poco prima:<br />
<blockquote> (pag. 113) La città portuale di Karon era stata costruita nella vallata antistante lo Stretto di Golthaer, sulla sponda orientale del continente di Heldar. Numerose erano le imbarcazioni che attraccavano ogni giorno, per commerciare in spezie, cibarie, armi e schiavi. Ma, a eccezione dei residenti, erano pochi i forestieri che si arrischiavano a soggiornarvi troppo a lungo; temevano di essere coinvolti nell&#8217;eterna faida tra Nelpha, il regno a Nord di Heldar e Oltha, il regno a sud del continente. Da secoli si davano battaglia, ma lo scontro non aveva portato che perdite, nessun vincitore né vinto.<br />L&#8217;origine delle ostilità era sempre stata un mistero, ma c&#8217;era chi giurava fosse da ricondurre a una fanciulla, la principessa di Oltha, che rifiutò di sposare il principe di Nelpha. L&#8217;offesa fu talmente grave che da allora l&#8217;intero continente era divenuto un campo di battaglia, terra fertile per ladri e assassini che potevano passare inosservati e vivere impuniti la loro vita, non più costretti alla fuga dagli eserciti.<br />Karon era proprio nel mezzo del conflitto e non di rado veniva saccheggiata dai guerrieri in cerca di scorte e uomini da arruolare. Gli schiavi erano il miglior commercio possibile in quella terra desolata. Eppure, negli ultimi tempi, nessuno dei due regni aveva attaccato; troppo impegnati a riprendere le forze oppure alla ricerca di trattative di pace? Gli abitanti dei villaggi limitrofi non potevano che tirare un sospiro di sollievo, nella remota speranza che il conflitto fosse giunto al termine.</p></blockquote>
<p>Paragrafi ributtanti dalla prima all&#8217;ultima parola.<br />Un paio di punti di maggiore oscenità: la storia della principessa che rifiuta il matrimonio. Davvero bisognava citarla? Non si faceva più bella figura a tacere un cliché grande come la Luna?<br />Secondo punto: la domanda. &#8220;Eppure, negli ultimi tempi, nessuno dei due regni aveva attaccato; troppo impegnati a riprendere le forze oppure alla ricerca di trattative di pace?&#8221; Io ho pagato venti euro e il Narratore viene a chiedere a <strong>me</strong> dettagli sul mondo da lui creato? Per la serie: prendiamo pure per il culo? Che è una domanda retorica, perché la risposta è scontata: <strong>sì</strong>.<br />Francesca, Francesca, guarda là, sì là nell&#8217;angolo, un altro criceto! Che carino!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/isl_cri4.jpg" alt="Un altro criceto" /><br />
<em>Un altro criceto</em></p>
<p>L&#8217;autore ci prova particolare gusto con le domande (retoriche): non solo il Narratore, ma <strong>tutti</strong> i personaggi continuano a interrogarsi sui propri sentimenti, sulla trama, sulle questioni più inutili.<br />
<blockquote>[Lair]<br />La sua solitudine sarebbe infine terminata? Avrebbe condiviso con altri il suo terribile fardello?<br />Per lei ormai non c&#8217;era speranza, ma poteva dire la stessa cosa di chi vagava ancora nell&#8217;inconsapevolezza?<br />Cosa significava?</p>
<p>[Kate]<br />Cercava invano di muoversi, di fare un passo avanti, ma cosa poteva lei, contro una simile furia distruttiva?<br />Cosa significava? Perché continuava a sognare il fratello morto?</p>
<p>[Sam]<br />Sto forse impazzendo?<br />Come era possibile che la visione prendesse consistenza?<br />Come era arrivata in quel luogo?</p>
<p>[Lineade]<br />Quanto tempo era trascorso da quando qualcuno si era preoccupato per lei? Quand&#8217;era stata l&#8217;ultima volta che si era sentita protetta, che aveva percepito il calore della famiglia?<br />Dopotutto lei non aveva mai avuto bisogno di una famiglia, perché quindi cambiare proprio ora? Il suo ultimo compleanno non era che uno dei tanti, ma allora perché ogni notte faceva quello strano sogno?</p>
<p>[Gabriel]<br />Il sole forse non sorge, splende e muore a ogni alba e tramonto? E non risorge, splende e tramonta con lo stesso vigore anche il giorno seguente?<br />Perché dunque affannarsi a vivere intensamente ogni singolo istante? Perché chiamare una tale banalità vita?</p>
<p>[Kate 2]<br />Come poteva del resto essere reale ciò che le veniva mostrato?<br />Quando erano apparsi?<br />Era sempre la stessa tremenda visione, che senso aveva tentare di fare qualcosa? Come poteva opporsi a ciò che era prestabilito?<br />Come poteva trovare normale un simile delitto? Perché non gridava, perché non provava terrore?<br />Come mai continuo a cadere?</p></blockquote>
<p>E mi fermo perché sono stufa di trascrivere. Siamo appena a pagina <strong>venti</strong> (20). In realtà qui l&#8217;autore fa quasi tenerezza – farebbe quasi tenerezza se io non fossi una carogna con il cuore marcio e la puzza sotto al naso. Perché non sono i personaggi che hanno tutti questi dubbi, questi sono i dubbi di un autore che procede nella storia a tentoni. Direi tipica scrittura da dilettante, se non fosse che così offenderei i tanti dilettanti che scrivono cento volte meglio di Luca Centi.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Dialoghi</strong>
</p>
<p>I dialoghi sono piatti, senza brio. Quando va bene funzionali. I personaggi hanno tutti la stessa voce. In più l&#8217;autore ha la mania del gerundio: i personaggi stanno sempre facendo qualcos&#8217;altro oltre a parlare. Anche quando l&#8217;azione è in contrasto con l&#8217;atto del parlare. Per esempio:<br />
<blockquote> (pag. 131) – Sciocchezze! – gridò lei esordendo con una gran risata.</p></blockquote>
<p>Perché l&#8217;autore non prova? Si mette davanti a uno specchio e grida – ricordo che &#8220;gridare&#8221; è quando vuoi richiamare l&#8217;attenzione degli altri, la voce è molto alta – &#8220;sciocchezze&#8221;, ma nel frattempo &#8220;esordisce con una gran risata&#8221;. Se provasse, eviterebbe di scrivere scemenze.<br />
<blockquote> (pag. 80) Gabriel non seppe come rispondere. Si limitò a ribadire il concetto.<br />– Se farai loro del male farò di tutto per fermarti.<br />Vachon parve rassegnarsi. – Hai ancora del tempo, [...]</p></blockquote>
<blockquote><p> (pag. 91) I due uomini trasalirono spaventati, ma il più anziano tentò immediatamente di riprendere il controllo. – Vogliate perdonarlo, è giovane e inesperto, non conosce l&#8217;importanza del vostro culto.</p></blockquote>
<p>Questi invece erano due esempi di un altro errore classico: prima <em>raccontare</em> quello che il personaggio vorrebbe esprimere con la battuta, poi<em> mostrarlo</em> con la battuta stessa.<br />Dicevo nell&#8217;<a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/11/18/manuali-2-dialoghi/">articolo dedicato ai dialoghi</a> che non è carino abusare dei puntini di sospensione&#8230;<br />
<blockquote> (pag. 102) Sono stato attaccato da alcuni stregoni&#8230; ma alla fine sono riuscito ad avere la meglio&#8230; fuggendo negli anfratti&#8230; – rispose il messaggero con un filo di voce. – &#8230;prima che mi attaccassero&#8230; ero arrivato a un piccolo paese di confine&#8230; a nord di Karon&#8230; lì ho saputo che anche Tarass è sulle tracce della Pietra&#8230;</p></blockquote>
<p>. . .
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>WTF</strong>
</p>
<p>Non mancano le contraddizioni. I momenti WTF? Alcuni sono così clamorosi che l&#8217;editor non può non averli colti&#8230; là, è fuggito nell&#8217;ufficio a fianco, era proprio un bel criceto!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/isl_cri6.jpg" alt="Un nuovo armato" /><br />
<em>Un nuovo criceto</em></p>
<blockquote><p> (pag. 87) [Hertha] Si passò una mano tra i rossi capelli scarmigliati e si portò alle labbra la bisaccia colma d&#8217;acqua. Bastarono pochi sorsi a placare la sua sete. Non si accorse della presenza di Kaas, alle sue spalle.<br />– Ti sono grato per la sosta, ma non necessito ancora di così tante premure – gli disse fissandolo negli occhi verdi.</p></blockquote>
<p>Non so chi fissa chi negli occhi – se è Kaas a guardare Hertha o viceversa – ma in ogni caso è impossibile dato che uno è alle spalle dell&#8217;altro.<br />
<blockquote> (pag. 66) Era ormai chiaro che non potevo continuare a tormentare così il mio animo, che dovevo provare sentimenti puri e genuini per non appassire come il mio consorte.<br />[...]<br />Ingannai il mio sposo e mi recai nella villa di campagna  Silvertail, accettando di buon grado l&#8217;invito di Genahim.</p></blockquote>
<p>Ingannare il marito fa parte dei sentimenti puri e genuini?<br />
<blockquote> (pag 69) Passavo il tempo annotando scrupolosamente in un diario ogni mio sogno. Era stato Genah a donarmelo, dicendomi che ogni ricordo ridestato aveva grande importanza. Ma cosa avrei mai potuto mettere per iscritto?</p></blockquote>
<p>Fammi capire un attimo ciccina: tu passi il tempo ad annotare scrupolosamente i tuoi sogni, e poi non sai cosa potresti mettere per iscritto? Quando leggo &#8217;ste cose sento gli ingranaggi nella testa che stridono.<br />
<blockquote> (pag. 125) Il suo sguardo incrociò casualmente un libro dalla copertina scura. Lo conosceva bene. Nel villaggio di Lethae Argenteo ve ne era solamente una copia, custodita con cura dal Sommo Sacerdote in persona. Questo perché in esso era racchiusa parte dell&#8217;immensa sapienza del Dio, dettami e incanti che nelle mani sbagliate avrebbero potuto portare alla perdizione eterna se non alla morte dell&#8217;intera razza umana.</p></blockquote>
<p>Momento troisiano. Il punto di vista qui è di Hertha. Indovinate dove trova questo volume che potrebbe portare all&#8217;estinzione della specie umana? Su uno scaffale di una biblioteca pubblica, come niente fosse. Vai al mercato e trovi una bomba atomica. Niente di strano. È fantasy!!! Francesca, non potevi lasciare perdere i criceti per dieci minuti? Cinque? No, eh?</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/isl_cri5.jpg" alt="Un criceto armato" /><br />
<em>C’è più fantasia in questa singola immagine che non nelle 400 pagine di Lenth</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>La somma delle parti</strong>
</p>
<p>Passiamo a un paio di scene complete, per vedere come tutti gli errori si combinino tra loro. È spettacolo di rara bruttezza.<br />Prima scena, Hertha addestra alcune reclute:<br />
<blockquote> (pag. 100-101) [Hertha] Fece cenno di avvicinarsi a un ragazzo della prima fila, il più giovane del gruppo. Questi obbedì all&#8217;ordine, avanzando lentamente, tenendo lo sguardo basso.<br />– Come ti chiami? – domandò Hertha, il volto inespressivo.<br />– Wa&#8230; Walach de&#8230; del clan Julock – rispose la recluta con un filo di voce.<br />– Osservatelo tutti! – gridò Hertha, rivolgendosi ai suoi compagni. – Un guerriero senza speranza. Walach del clan Julock, non riusciresti a sollevare neanche un pugnale, figurarsi una spada.<br />A quelle parole il giovane iniziò a fremere. Divenne rosso dalla rabbia, strinse i pugni imponendosi di tenere la bocca chiusa e di non rispondere a un suo superiore.<br />– Perché sei qui? – lo incalzò Hertha con aria di sfida. – Come puoi considerarti un guerriero? O forse credi ancora di essere destinato a cose superiori, alla magia magari. Rassegnati fanciullo, non c&#8217;è speranza per quelli come noi.<br />Walach non riuscì a trattenersi oltre.<br />Estrasse la spada che teneva lungo il fianco e menò un fendente con tutte le sue forze. Si pentì immediatamente di quel gesto avventato, ma quando posò lo sguardo su Hertha, si accorse che stava sorridendo.<br />Il guerriero parò il colpo senza difficoltà, disarmando la recluta.<br />– È questo ciò di cui avete bisogno. Rabbia. Ogni volta che pensate di non farcela, ogni volta che sentite di non essere nel posto giusto, immaginate quello che potreste fare, le vite che potrebbero essere salvate grazie alla vostra abilità – spiegò posando una mano sulla spalla di Walach.<br />Al termine della lezione, Hertha attese di rimanere da solo prima di lasciarsi cadere a terra.<br />«Come posso insegnare cose in cui io stesso non credo?» si chiese fissando i dipinti appesi alle pareti della stanza; come in tutti i quadri di Valho Retrich, erano raffigurate scene di guerra e combattimenti sanguinari, maghi e cavalieri pronti a sacrificare la vita per le loro convinzioni. Come avrebbe fatto Hertha a sacrificarsi per ideali che non accettava come propri?</p></blockquote>
<p>Balza subito agli occhi la raffinata psicologia con cui l&#8217;autore costruisce i personaggi: Walach riesce appena a balbettare con un filo di voce davanti a un superiore, lo sguardo basso; poche righe dopo tenta di ammazzare il detto superiore. Scena già candidata al Premio Verosimiglianza 2010.<br />D&#8217;altra parte Hertha ha provocato la giovane recluta con parole terribili, <strong>terribili</strong>: &#8220;non riusciresti a sollevare neanche un pugnale&#8221; e &#8220;forse credi ancora di essere destinato a cose superiori&#8221;. Queste sono parole che pesano come macigni. Solo il sangue può lavare offese del genere. Circa. Sigh.<br />La sequenza: &#8220;Estrasse la spada che teneva lungo il fianco e menò un fendente con tutte le sue forze. Si pentì immediatamente di quel gesto avventato, ma quando posò lo sguardo su Hertha, si accorse che stava sorridendo. Il guerriero parò il colpo senza difficoltà, disarmando la recluta.&#8221; è mirabile. Prima Walach cala il fendente; <em>poi</em> si pente; <em>quindi</em> guarda Hertha che sorride; <em>infine</em> Hertha para il colpo. Non è che invece era: &#8220;Il guerriero <strong>aveva parato</strong> il colpo senza difficoltà&#8221;? Francesca ci sei? No. È andata a inseguire le ombre dei criceti in giardino.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/isl_cri7.jpg" alt="Criceti impagliati" /><br />
<em>Oh, no! Povera Francesca: alla fine i criceti che inseguivi erano impagliati&#8230;</em></p>
<p>Il punto di vista è quello di Hertha, ma in mezzo alla scena passa per poche battute a Walach: l&#8217;autore deve proprio spiegarci che la recluta si vuole trattenere dal rispondere male a un superiore.<br />La mancanza di descrizioni rende il finale della scena balordo: i soldati si addestrano in una <strong>stanza</strong>? Ma quanti sono? Perché nella stanza dove si addestrano reclute così violente ci sono quadri alle pareti? Perché chi li rovina vince una promozione? I quadri – ovviamente – non sono descritti. Sono generiche scene di guerra, e ci sono indefiniti maghi e cavalieri pronti a sacrificare la vita.<br />La domanda dell&#8217;ultima riga è la ciliegina sulla torta. Devo rispondere io, o lo farà l&#8217;autore? Io i venti euro li ho pagati.<br />I dettagli non li indago, ma fuffa tipo &#8220;obbedì all&#8217;ordine&#8221;, &#8220;A quelle parole&#8221;, &#8220;con aria di sfida&#8221; ecc. ecc. sono tutti piccoli errori.</p>
<p>Seconda scena, una &#8220;battaglia&#8221;. O quasi. È lo scontro tra un party di &#8220;buoni&#8221; e alcuni briganti non meglio identificati.<br />Il party è formato da Gluxis – guerriero –, Keira – maga –, Goyah – mago –, e infine Hertha – guerriero. Hertha è rimasto indietro, ha qualche ora di ritardo rispetto agli altri.<br />
<blockquote> (pag. 132-134) I tre membri del Lethae Argenteo si addentrarono nello Stretto di Golthaer, seguendo il sentiero principale. Ben presto la luce del sole smise di assisterli, non riuscendo a filtrare nell&#8217;intricata rete di cunicoli e gallerie.<br />Gluxis era in testa al gruppo. Riusciva a destreggiarsi in quel dedalo oscuro grazie alle indicazioni di Zujaz. Sebbene camminassero spediti, Keira iniziò a pensare che non avrebbero trovato facilmente ciò che andavano cercando.<br />Fece per manifestare le sue perplessità quando Gluxis l&#8217;anticipò, facendole cenno di rimanere in silenzio. Indicò poi un bagliore scarlatto in lontananza: un fuoco. Si avvicinarono silenziosi, fino a udire il crepitio delle fiamme. Un gruppo di briganti aveva allestito un accampamento di fortuna in una piccola rientranza della parete di roccia.<br />Gluxis si sporse lentamente. Una rapida occhiata gli mostrò una decina di individui seduti attorno a un falò, stretti nei mantelli scuri. Le voci giungevano ovattate a causa delle garze nere che coprivano i volti. Accanto a loro vi erano infine i forzieri di cui aveva parlato il bottegaio [Zujaz]; alcuni erano sigillati, mentre altri traboccavano d&#8217;oro e pietre preziose.<br />Forse la Pietra Alchemica era davvero in loro possesso, pensò Keira, che fino a quell&#8217;istante aveva nutrito dubbi sull&#8217;onestà di Zujaz.<br />Goyah smise di recitare le sue preghiere. Affiancò la maga e le sussurrò di fare affidamento sui suoi poteri. Gluxis sguainò lentamente la spada, domando l&#8217;impazienza.<br />Restarono quindi in attesa.<br />Keira chiuse gli occhi e si concentrò. Mormorò una supplica a Brezae, la manifestazione di Lethae legata al vento, accompagnandola con gesti rapidi delle mani. Dai palmi emerse una fioca luce argentea. Vibrava intensamente, accrescendo le sue dimensioni di secondo in secondo.<br />Saettò poi rapida in direzione dell&#8217;accampamento, avvolgendolo in un bagliore accecante.<br />Fu allora che Gluxis si lanciò all&#8217;attacco.<br />Approfittò della momentanea cecità dei briganti per raggiungere i forzieri alle loro spalle. In cuor suo sperava di non dover ricorrere alla violenza, quanto di più lontano ci fosse dal suo credo. Udiva le grida degli uomini alle sue spalle, i loro lamenti, ma non se ne curò.<br />Frugò nei forzieri aperti, le sue mani si strinsero però unicamente su monete e gioielli. Nessuno degli oggetti che vi erano contenuti emanava il potere del Dio.<br />Keira continuava a tenere gli occhi socchiusi e le mani aperte vicino al petto. Non aveva ancora terminato l&#8217;evocazione di Brezae e il bagliore che aveva generato non era che l&#8217;inizio del sortilegio. Muoveva le labbra in silenzio, facendo delle brevi pause, mentre Goyah, alle sue spalle, si accertava che nessuno tentasse di fermarla.<br />Uno dei briganti strisciò non visto fino alla maga. Sguainò un pugnale e fece per colpirla, ma si ritrovò schiacciato a terra da un muro d&#8217;aria.<br />Lo stesso accadde ai suoi compagni.<br />Keira aveva allargato le braccia e contemplava soddisfatta le raffiche di vento che dardeggiavano al di sopra dell&#8217;accampamento. Le sacche dei briganti volteggiarono in aria riversando ovunque il loro contenuto; le fiamme del falò si spensero dopo una breve lotta.<br />Goyah si lasciò sfuggire un sorriso. Fin dall&#8217;inizio della spedizione si era accorto del potenziale di Keira, della fermezza con cui comandava le manifestazioni di Lethae. Lui stesso non sarebbe riuscito a fare di meglio.<br />Con un colpo di spada Gluxis aprì anche l&#8217;ultimo forziere. Ne esaminò il contenuto ancora pieno di speranza, prima di abbandonarsi all&#8217;evidenza: la Pietra Alchemica non si trovava lì.<br />Calciò con foga lo scrigno, gridò di rabbia, e non si accorse dei due briganti sfuggiti all&#8217;assalto di Keira. Apparvero dall&#8217;anfratto in cui si erano nascosti, le spade sguainate e prone all&#8217;attacco.<br />Ma non riuscirono mai a levarle.<br />Una lama li trapassò da parte a parte, morirono ancor prima di cadere a terra.<br />Solamente allora Gluxis si voltò, posando lo sguardo sul volto adirato di Hertha. Schizzi di sangue gli rigavano una guancia.<br />Alla sua vista Keira abbassò le braccia, mettendo fine al sortilegio. I briganti schiacciati a terra dal muro d&#8217;aria, avevano perso conoscenza.<br />– Vi avevo ordinato di aspettare! – tuonò Hertha, ripulendo la spada sulla veste dei due cadaveri.<br />– A cosa sarebbe servito? – osò dire Gluxis, calciando il cumolo di legna del falò. – Qui non c&#8217;è niente. Assolutamente niente!</p></blockquote>
<p>In ordine sparso: un accampamento di una decina di uomini con sacche e forzieri in una <strong>piccola</strong> rientranza; i briganti sono accampati in pieno giorno senza ragione; l&#8217;incantesimo del vento schiaccia tutti i nemici a terra con forza tale da farli svenire e far volare i loro averi, ma non disturba i membri del party e neppure il contenuto dei forzieri; uguale l&#8217;incantesimo del bagliore, acceca i briganti ma non i nostri eroi, oppure, se il bagliore si esaurisce, dopo che il vento ha spento il fuoco dovrebbero essere calate le tenebre, ma non se ne accorge nessuno; Goyah dovrebbe sorvegliare che nessuno si avvicini a Keira ma un bandito lo frega senza un perché una riga dopo; Hertha compare letteralmente dal nulla; Gluxis odia la violenza ma trattiene a stento l&#8217;impazienza di partire all&#8217;attacco spada in pugno, urla di rabbia e tira calci ai forzieri.<br />E questi sono solo <em>alcuni</em> dei problemi logici. Lo stile non lo analizzo neppure: l&#8217;intera scena è da riscrivere. Bisogna aggiungere un certo numero di descrizioni per far capire al lettore che diavolo succede e bisogna adottare un punto di vista consistente. <strong>Come minimo</strong>. Ci fosse almeno un briciolo di fantasia, una scintilla di <em>sense of wonder</em>, un <strong>qualcosa</strong> per cui valga la pena di leggere. Cliché, stupidate, scivoloni stilistici, incongruenze, altre stupidate, nuovi cliché. Fantastico!
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Conclusioni</strong>
</p>
<p>Come accennavo all&#8217;inizio, niente gamberi. È un romanzo che non è possibile giudicare secondo i normali parametri di questo sito. L&#8217;unico dato importante è questo: <strong>NON COMPRATELO</strong>.<br />Mi rimane solo una domanda per l&#8217;autore. In un&#8217;intervista ha dichiarato: &#8220;La scrittura è una forma d&#8217;arte. Come la pittura, il disegno o la musica. Una base deve esserci sempre, bisogna avere umiltà e mettersi in discussione. Fino ad un certo punto però! Chi disegna, canta o scrive, può seguire inizialmente dei corsi, ma il resto deve farlo da sé.&#8221; mi piacerebbe sapere quali corsi &#8220;iniziali&#8221; di scrittura ha seguito. Sarebbe utile conoscere il nome dei corsi di scrittura da evitare come la peste.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/isl_spazzatura.jpg" alt="Spazzatura" /><br />
<em>Niente più fantasy italiano</em></p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/code/9788838474309/centi-luca/silenzio-di-lenth.html"><em>Il Silenzio di Lenth</em> su iBS.it</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_silenzio_di_Lenth"><em>Il Silenzio di Lenth</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.piemmefreeway.it/catalogo/fantasy/il-silenzio-di-lenth-9788838474309"><em>Il Silenzio di Lenth</em> presso il sito dell&#8217;editore</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.lucacenti.it/">Il blog dell&#8217;autore</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.fantasymagazine.it/notizie/10836/oltre-i-silenzi-di-lenth/">L&#8217;intervista con le dichiarazioni sui corsi di scrittura</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=N9BHmMnXmUc">Video intervista all&#8217;autore (<em>Evangelion</em> sarebbe <em>steampunk</em>. Cosa diamine c&#8217;entra <em>Evangelion</em> con lo <em>steampunk</em>?)</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.otherpower.com/hamster.html">Uso creativo dei criceti</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=2897" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fantasy.gamberi.org/2010/01/16/recensioni-romanzo-il-silenzio-di-lenth/feed/</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>Persa per strada</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/12/31/persa-per-strada/</link>
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		<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 15:03:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Non Fantasy]]></category>
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Titolo originale: The Road
Autore: Cormac McCarthy
Anno: 2006
Nazione: U.S.A.
Lingua: Inglese
Editore: Knopf
Genere: Fantascienza post apocalittica
Pagine: 256


Qualche tempo fa una lettrice del blog mi raccomandava di occuparmi del romanzo La Strada di Cormac McCarthy. Io ero un po&#8217; scettica perché McCarthy non è un autore di narrativa fantastica e non ci si improvvisa scrittori di genere dall&#8217;oggi al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top"><img align="left" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/tr_road.jpg" alt="Copertina di The Road" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top">Titolo originale: <strong>The Road</strong><br />
Autore: <strong>Cormac McCarthy</strong></p>
<p>Anno: <strong>2006</strong><br />
Nazione: <strong>U.S.A.</strong><br />
Lingua: <strong>Inglese</strong><br />
Editore: <strong>Knopf</strong></p>
<p>Genere: <strong>Fantascienza post apocalittica</strong><br />
Pagine: <strong>256</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Qualche tempo fa una lettrice del blog mi raccomandava di occuparmi del romanzo <strong><em>La Strada</em></strong> di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cormac_McCarthy">Cormac McCarthy</a>. Io ero un po&#8217; scettica perché McCarthy non è un autore di narrativa fantastica e non ci si improvvisa scrittori di genere dall&#8217;oggi al domani. Ma dato che il romanzo si trova gratis e non è molto lungo, l&#8217;ho letto. È un discreto romanzo, scritto a tratti molto bene, però lascia il tempo che trova. Non aggiunge niente all&#8217;infinita schiera di romanzi post apocalittici che inizia già nel 1826 con <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Last_Man">The Last Man</a></em> di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mary_Shelley">Mary Shelley</a>.
</p>
<p>Nota: ho letto il romanzo in inglese. Non avevo voglia di rileggerlo in italiano, però, da alcuni brani presi a caso, mi pare che quella di Martina Testa per Einaudi sia una traduzione adeguata. Infatti la userò per gli estratti contenuti in questa recensione.
</p>
<p>Per chi volesse leggere il romanzo, può trovarlo in inglese su gigapedia (per maggiori informazioni su gigapedia si veda <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/09/02/libri-come-se-piovesse/">questo articolo</a>):
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/tr_rgig.jpg" alt="Copertina di The Road" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/58978/the-road"><em>The Road</em></a> di Cormac McCarthy (Knopf, 2006).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p>Oppure in italiano su emule. Occorre cercare:
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/mulo.png" alt="Icona di un mulo" align="bottom" />&nbsp;<strong>Bluebook.0376.ITA.Cormac.McCarthy.La.Strada.rar</strong> (900.610 bytes)</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/tr_strada.jpg" alt="Copertina de La Strada" /><br />
<em>Copertina dell&#8217;edizione italiana</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Trama</strong>
</p>
<p>Nel prossimo futuro, una non meglio specificata catastrofe ha colpito la Terra. Non è mai chiarito cosa sia successo – ci sono indizi che possa essere stata una guerra atomica, ma è un&#8217;ipotesi come un&#8217;altra –, sta di fatto che le città sono in rovina, il cielo è sempre coperto, la cenere è ovunque, fa un freddo cane, non cresce più niente, gli animali sono tutti morti e i pochi uomini sopravvissuti spesso sono costretti a mangiarsi a vicenda per non crepare di fame.
</p>
<p>In questo scenario apocalittico si aggirano l&#8217;uomo e suo figlio, un bambino di età imprecisata. Il loro scopo è percorrere la strada del titolo verso Sud. Non sanno cosa li aspetti a Sud, hanno solo una vaga speranza che a Sud il clima sia meno inclemente, o forse che a Sud esista qualche comunità umana che non sia una banda di cannibali. In realtà il trascinarsi verso Sud è una specie di scusa che si danno per non cedere alla disperazione e lasciarsi morire.<br />L&#8217;uomo, per buona parte del romanzo, spinge a fatica un carrello della spesa che contiene le provviste dei due. È una sorta di versione da supermercato di <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lone_wolf_and_cub">Lone Wolf and Cub</a></em>.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/tr_m1.jpg" alt="Fotogramma da The Road" /><br />
<em>L’uomo e il bambino in un fotogramma del film <a href="http://www.imdb.com/title/tt0898367/">The Road</a>, tratto dal romanzo. Il film è uscito nei cinema americani il mese scorso</em></p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/tr_m2.jpg" alt="Fotogramma da Lone Wolf and Cub" /><br />
<em>Ogami Itto e suo figlio Daigoro dal film <a href="http://www.imdb.com/title/tt0068817/">Lone Wolf and Cub: Baby Cart to Hades</a></em></p>
<p>In pratica non compaiono altri personaggi. E qui sta il primo problema: <strong>non succede mai niente</strong>. Anche i rari incontri con i cannibali si risolvono sempre in poche pagine (per altro molto ben scritte, le fughe precipitose dei protagonisti creano la giusta tensione) e senza conseguenze. Lo scenario è monotono e l&#8217;azione è ripetitiva: disperarsi – avere fame – cercare da mangiare – ingozzarsi – disperarsi – avere fame – cercare da mangiare – fuggire dai cannibali – ingozzarsi – disperarsi – e così via.<br />Data l&#8217;ambientazione è uno svolgersi realistico degli eventi, rimane il fatto che sia un pochino noioso. Per fortuna McCarthy non la tira troppo per le lunghe, e fa concludere il romanzo in poco più di 200 pagine.
</p>
<p>Non aiuta il coinvolgimento che due dei principali &#8220;incidenti&#8221; non siano il massimo che si poteva ideare&#8230;<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID344252583'), this, 'Mostra gli incidenti farlocchi &#9660;', 'Nascondi gli incidenti farlocchi &#9650;');">Mostra gli incidenti farlocchi &#9660;</a></p>
<div id='SID344252583' style='display:none;'>
I due protagonisti sono giorni che non mangiano. È difficilissimo scovare qualcosa da mettere sotto i denti perché non cresce più niente, gli animali sono morti, case e negozi sono già stati razziati. I due, invece di schiattare, trovano per terra una botola che li conduce in un bunker dove ci sono scorte per sfamare un esercito. Persino uova, che non si capisce come siano rimaste commestibili dopo anni.<br />
Questo episodio del bunker non è un evento impossibile, ma puzza molto di pigrizia e <em>Deus Ex Machina</em>.
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<p>Prima, i due avevano scoperto un&#8217;altra botola, questa volta nel pavimento di una villa. Aprono la botola e:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;He started down the rough wooden steps. He ducked his head and then flicked the lighter and swung the flame out over the darkness like an offering. Coldness and damp. An ungodly stench. The boy clutched at his coat. He could see part of a stone wall. Clay floor. An old mattress darkly stained. He crouched and stepped down again and held out the light. Huddled against the back wall were naked people, male and female, all trying to hide, shielding their faces with their hands. On the mattress lay a man with his legs gone to the hip and the stumps of them blackened and burnt. The smell was hideous.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;[l'uomo] Cominciò a scendere gli scalini di legno grezzo. Chinò la testa poi accese l&#8217;accendino e protese la fiammella verso il buio come un&#8217;offerta. Freddo e umidità. Un puzzo inumano. Il bambino gli si aggrappava al giaccone. Intravedeva una parete di pietra. Un pavimento di argilla. Un vecchio materasso macchiato di scuro. Si chinò, scese un altro gradino e illuminò lo spazio davanti a sé. Rannicchiate contro la parete opposta c&#8217;erano delle persone nude, maschi e femmine, che cercavano di nascondersi, riparandosi il viso con le mani. Sul materasso era steso un individuo con le gambe amputate fino ai fianchi e i moncherini anneriti e bruciati. L&#8217;odore era micidiale.</p></blockquote>
<p>Poi i due scopriranno che la villa è abitata da un gruppo di cannibali. Qual è il problema? È che non ha senso per i cannibali avere prigionieri. Non c&#8217;è cibo da nessuna parte, dunque non si possono nutrire i prigionieri, dunque ogni giorno che passa divengono più magri. Le condizioni sono tali per cui è <strong>assurdo</strong> sprecare cibo in quella maniera. Non si può neanche invocare la &#8220;pazzia&#8221; dei cannibali, perché questo gruppo di cannibali organizza pattuglie e predispone posti di guardia – non sono folli assassini, è gente razionale.
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<p>Come non succede niente nel mondo, così poco o niente succede nella testa dei personaggi. Sono una coppia di disgraziati disperati all&#8217;inizio, sono una coppia di disgraziati disperati alla fine. Per carità, è realistico: se non ti succede niente, la tua personalità non cambia. Però anche qui si poteva far meglio. In particolare ho trovato stucchevole il dettaglio della &#8220;bontà&#8221;. I due si ripetono a vicenda di essere i &#8220;buoni&#8221;, di avere dei principi; per esempio loro non mangeranno mai carne umana. Ok, ma mi sarebbe piaciuto che l&#8217;autore mettesse alla prova i loro propositi, e questo non succede.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1195140250'), this, 'Mostra la bontà &#9660;', 'Nascondi la bontà &#9650;');">Mostra la bontà &#9660;</a></p>
<div id='SID1195140250' style='display:none;'>
Trovo interessante che quando i due stanno morendo di fame capiti loro il bunker – vedi <em>spoiler</em> precedente – e invece capiti di poter mangiare il neonato allo spiedo quando non sono così disperati. Che senso ha il neonato allo spiedo? A parte il gusto per l&#8217;orrido, che, ben inteso, apprezzo. Il <em>gore</em> è sempre piacevole.
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<p>McCarthy gioca con la pistola, e questo l&#8217;ho trovato irritante.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID191409624'), this, 'Mostra dettagli sulla pistola &#9660;', 'Nascondi dettagli sulla pistola &#9650;');">Mostra dettagli sulla pistola &#9660;</a></p>
<div id='SID191409624' style='display:none;'>
L&#8217;uomo ha una pistola e pochissimi proiettili. Via via che li consuma cresce in lui la preoccupazione di non avere un&#8217;arma con cui difendersi. Quando affida la pistola al bambino e il bambino la perde è un dramma, ma per fortuna i due riescono a ritrovarla subito. Ci si aspetta da un momento all&#8217;altro che la pistola e/o la mancanza di proiettili avranno un ruolo importante per la storia, invece non succede. La pistola rimane solo di bellezza. Bah!
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<p>Il finale del romanzo è pessimo. Leggendo varie recensioni qui e là in Rete ho visto che invece a molti è piaciuto: commuovente, struggente, toccante, poetico, <em>bla bla bla</em>. A me non ha fatto né caldo né freddo (i vantaggi di avere un cuore marcio), se non sorridere per l&#8217;ingenuità della situazione.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID2054864350'), this, 'Mostra il finale &#9660;', 'Nascondi il finale &#9650;');">Mostra il finale &#9660;</a></p>
<div id='SID2054864350' style='display:none;'>
L&#8217;uomo si ammala e muore. Si capisce subito che farà questa fine perché già decine di pagine prima ha tossito il suo primo grumo di sangue. La morte è monotona come il resto della storia: l&#8217;uomo si stende per terra e crepa. Emozione: zero.<br />E fin qui potrebbe essere anche un finale passabile. Ma poi cosa succede al bambino? Senza aiuto muore anche lui? Viene mangiato dai cannibali? Si suicida? No! Il corpo dell&#8217;uomo è ancora caldo, che passa di lì un signore che adotta il bambino. E il signore non è un pedofilo cannibale, è un padre di famiglia, di <strong>un&#8217;allegra famigliola felice</strong>. Roba da chiodi. Come rovinare 200 pagine di ambientazione in un colpo solo.
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<p style="font-size:medium"><strong>Stile</strong>
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<p>Se la trama non brilla per originalità e azione, lo stile è buono. McCarthy narra in terza persona limitata, tenendo la telecamera sempre sulle spalle o nella testa dell&#8217;uomo. Il punto di vista è mantenuto <strong>saldamente</strong>. Gli unici pensieri, gli unici sogni, gli unici <em>flashback</em> riguardano l&#8217;uomo.
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<p>L&#8217;inforigurgito è tenuto sotto controllo con maestria. Vero, diversi aspetti della vicenda rimangono nell&#8217;ombra – a cominciare da quale sia stata la catastrofe –, però è meglio così che non avere spiegazioni da parte del Narratore o pensieri e dialoghi che suonino falsi.<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;[l'uomo ha raggiunto un ladro che ha rubato il carrello] He looked at them. He looked at the boy. He was an outcast from one of the communes and the fingers of his right hand had been cut away. He tried to hide it behind him. A sort of fleshy spatula. The cart was piled high. He&#8217;d taken everything.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;[l'uomo ha raggiunto un ladro che ha rubato il carrello]L&#8217;altro li guardò. Guardò il bambino. Era stato espulso da una comune e gli avevano tagliato le dita della mano destra. Cercava di nasconderla dietro la schiena. Una specie di spatola carnosa. Il carrello era stracolmo. Si era preso tutto.</p></blockquote>
<p>L&#8217;uomo riconosce dalle dita tagliate del ladro che il ladro è stato espulso da una comune. È un pensiero naturale: se tu vedi qualcuno con le falangi tagliate, è spontaneo pensare &#8220;yakuza!&#8221;. Sarebbe molto meno spontaneo pensare a cosa sia la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Yakuza"><em>yakuza</em></a>. E infatti McCarthy non aggiunge altro sulla comune o le sue regole. In una marea di fantasy qui ci sarebbero state due pagine con vita, morte e miracoli della comune; oppure sarebbe seguito un dialogo dove il ladro racconta la sua triste vicenda. Niente di tutto ciò ne <strong><em>La Strada</em></strong>. Ed è <strong>giusto</strong> così.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/tr_yakuza.jpg" alt="Dito tagliato" /><br />
<em>Non provateci a casa!</em></p>
<p>I dialoghi non sono delimitati da alcun tipo di virgolette, né ci sono <em>dialogue tag</em>, tranne occasionali &#8220;disse&#8221; iniziali per chiarire quale sia il personaggio che pronuncia la prima battuta. Sono, in generale, dialoghi brevi e laconici; data la situazione del tutto realistici.<br />Nell&#8217;<a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/11/18/manuali-2-dialoghi/">articolo dedicato ai dialoghi</a>, avevo posto il problema di brillantezza contro verosimiglianza. McCarthy si schiera con la verosimiglianza. Probabilmente per questa storia è la scelta giusta, però:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;They spent the day there, sitting among the boxes and crates.<br />You have to talk to me, he said.<br />I&#8217;m talking.<br />Are you sure?<br />I&#8217;m talking now.<br />Do you want me to tell you a story?<br />No.<br />Why not?<br />The boy looked at him and looked away.<br />Why not?<br />Those stories are not true.<br />They dont have to be true. They&#8217;re stories.<br />Yes. But in the stories we&#8217;re always helping people and we dont help people.<br />Why dont you tell me a story?<br />I dont want to.<br />Okay.<br />I dont have any stories to tell.<br />You could tell me a story about yourself.<br />You already know all the stories about me. You were there.<br />You have stories inside that I dont know about.<br />You mean like dreams?<br />Like dreams. Or just things that you think about.<br />Yeah, but stories are supposed to be happy.<br />They dont have to be.<br />You always tell happy stories.<br />You dont have any happy ones?<br />They&#8217;re more like real life.<br />But my stories are not.<br />Your stories are not. No.<br />The man watched him. Real life is pretty bad?<br />What do you think?<br />Well, I think we&#8217;re still here. A lot of bad things have happened but we&#8217;re still here.<br />Yeah.<br />You dont think that&#8217;s so great.<br />It&#8217;s okay.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Passarono la giornata lì, seduti in mezzo agli scatoloni e alle casse.<br />Mi devi parlare, disse al bambino.<br />Ti sto parlando.<br />Sei sicuro?<br />Sì, adesso sto parlando.<br />Vuoi che ti racconti una storia?<br />No.<br />Perché no?<br />Il bambino lo guardò e poi distolse lo sguardo.<br />Perché no?<br />Quelle storie non sono vere.<br />Non devono essere per forza vere. Sono storie.<br />Sì. Ma nelle storie aiutiamo sempre qualcuno, mentre in realtà non aiutiamo nessuno.<br />Perché non me la racconti tu una storia?<br />Non mi va.<br />Ok.<br />Non ho nessuna storia da raccontare.<br />Potresti raccontarmi una storia che parla di te.<br />Le sai già tutte le storie che parlano di me. C&#8217;eri anche tu.<br />Ma dentro di te hai delle storie che io non conosco.<br />Cioè, come i sogni?<br />Per esempio. O anche le cose a cui pensi.<br />Sì, ma le storie dovrebbero essere allegre.<br />Non per forza.<br />Tu racconti sempre storie allegre.<br />E tu non ne hai di storie allegre?<br />Assomigliano più alla vita reale.<br />Invece le mie storie no.<br />Le tue storie no. Infatti.<br />L&#8217;uomo lo fissò. La vita reale è molto brutta?<br />Secondo te?<br />Be&#8217;, io dico che siamo ancora qui. Sono successe un sacco di cose brutte ma siamo ancora qui.<br />Già.<br />A te non sembra una gran cosa.<br />Boh.</p></blockquote>
<p>Il &#8220;Boh&#8221; finale nella traduzione italiana è infelice, ma per il resto il senso è quello. D&#8217;accordo, nessuno si aspetta giochi di parole, ironia &amp; brillantezza quando stai crepando di fame, ma forse McCarthy poteva sforzarsi di più. Qui è molto: &#8220;Ok, ben scritto, e allora? Boh&#8221;.<br />
Un altro passaggio da far piangere per la banalità:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;You forget some things, dont you? [disse il bambino]<br />Yes. You forget what you want to remember and you remember what you want to forget.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Però certe cose uno se le dimentica, no? [disse il bambino]<br />Sì. Ci dimentichiamo le cose che vorremmo ricordare e ricordiamo quelle che vorremmo dimenticare.</p></blockquote>
<p>No, McCarthy, le frasette dei Baci Perugina non sono l&#8217;ideale fonte di ispirazione.
</p>
<p>Dove McCarthy è <strong>bravo</strong> è nelle descrizioni. Pur avendo a che fare con uno scenario senza colori, dominato dal grigio del cielo, dal grigio della cenere, dal grigio della fuliggine che ricopre strade, case, e alberi carbonizzati, se la cava egregiamente. Meglio di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dan_Simmons">Dan Simmons</a> ne <em>La Scomparsa dell&#8217;Erebus</em> (<em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Terror_%28novel%29">The Terror</a></em>, 2007) – lì Simmons era alle prese con la monotonia di ghiaccio, neve, brina, iceberg, seracchi, ecc. – e molto meglio di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alan_D._Altieri">Altieri</a> nella trilogia di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Magdeburg_-_L%27eretico">Magdeburg</a> – la Germania di Altieri è anche lei dominata dalla cenere, dal cielo grigio, dal fumo degli incendi.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/tr_erebus.jpg" alt="Copertina de La Scomparsa dell’Erebus" /><br />
<em>Copertina de La Scomparsa dell’Erebus. Ne ho parlato brevemente in <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/09/01/cose-da-un-altro-mondo/">questo articolo</a></em></p>
<p>Non che McCarthy sia perfetto. Non mancano le cadute di stile, roba di questo genere:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;In the evening the murky shape of another coastal city, the cluster of tall buildings vaguely askew. He thought the iron armatures had softened in the heat and then reset again to leave the buildings standing out of true. The melted window glass hung frozen down the walls like icing on a cake.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;A sera, i contorni indistinti di un&#8217;altra città di mare, un nucleo di alti edifici vagamente sbilenchi. L&#8217;uomo pensò che le armature di ferro dovevano essersi ammorbidite per il calore e poi risolidificate lasciando gli edifici fuori asse. Le finestre si erano rapprese lungo i muri come glassa su una torta.</p></blockquote>
<p>Siamo verso la fine del romanzo. Dopo 200 pagine di grigio, cenere, fuliggine, nebbia, freddo, disperazione mi metti che le finestre erano come la <strong>glassa sulla torta?</strong> Brutto strafalcione. Per fortuna è l&#8217;unico così grave.<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;He got up and walked out to the road. The black shape of it running from dark to dark. Then a distant low rumble. Not thunder. You could feel it under your feet. A sound without cognate and so without  description.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Si alzò e uscì sulla strada. Un nastro nero dal buio verso il buio. Poi un rombo sommesso in lontananza. Non un tuono. Lo si avvertiva sotto i piedi. Un suono senza pari e quindi impossibile da descrivere.</p></blockquote>
<p>Non importa se tu sei Gamberetta, Omero, Shakespeare o McCarthy: il suono &#8220;indescrivibile&#8221; è brutto!<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;He looked at the sky. A single gray flake sifting down. He caught it in his hand and watched it expire there like the last host of Christendom.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Guardò il cielo. Un unico fiocco grigio che planava leggero. Lo prese in mano e lo guardò disfarsi come se fosse l&#8217;ultimo esercito della cristianità. </p></blockquote>
<p>Impegnati, McCarthy! Le similitudini servono <strong>per rendere più chiaro il concetto!</strong><br /><strong>EDIT</strong>: Anch’io leggendo “host” l’avevo intenso nel suo significato di “moltitudine”. Ma mi è stato giustamente fatto notare che la traduzione più probabile è quella di “ostia”. In questo caso la similitudine ha molto più senso, anche se non rimane lo stesso una granché – perché lo sciogliersi dell’ultima ostia dovrebbe essere diverso dallo sciogliersi di una qualunque altra ostia?<br />Ci sono poi altri punti con aggettivi di troppo o metafore non proprio centrate – l&#8217;incipit ad esempio non è granché, anche se lì c&#8217;è la parziale giustificazione che si tratta di un sogno –, ma lo dico io per prima: sto facendo le pulci a McCarthy perché mi piace tenermi in allenamento; sono dettagli minimi che non influenzano il piacere della lettura.
</p>
<p>Ora, uno dei miti più frequenti che si sentono è questo: &#8220;Per imparare a scrivere basta leggere.&#8221; Poniamo sia vero. Poniamo che una persona legga McCarthy e riesca a imitarlo. Ha imparato a scrivere bene? <strong>No</strong>.<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;He carried a jar of green beans and one of potatoes to the front door and by the light of a candle standing in a glass he knelt and placed the first jar sideways in the space between the door and the jamb and pulled the door against it. Then he squatted in the foyer floor and hooked his foot over the outside edge of the door and pulled it against the lid and twisted the jar in his hands. The knurled lid turned in the wood grinding the paint. He took a fresh grip on the glass and pulled the door tighter and tried again. The lid slipped in the wood, then it held. He turned the jar slowly in his hands, then took it from the jamb and turned off the ring of the lid and set it in the floor.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Andò alla porta con un barattolo di fagiolini e uno di patate e alla luce di una candela infilata in un bicchiere si inginocchiò, coricò il primo barattolo contro lo stipite e chiuse la porta fino a incastrarlo. Poi si accovacciò sul pavimento dell&#8217;ingresso, agganciò il piede allo spigolo della porta, lo tenne premuto contro il coperchio e ruotò il barattolo con le mani. Il coperchio zigrinato raschiò contro il legno grattando via la vernice. L&#8217;uomo assicurò meglio la presa, tirò più forte la porta e ci riprovò. Il barattolo scivolò sul legno, ma poi si bloccò. Lui lo ruotò lentamente con le mani, poi lo allontanò dallo stipite, staccò la guarnizione dal coperchio e la appoggiò a terra.</p></blockquote>
<p>Qui c&#8217;è una minuziosa descrizione di come il protagonista apre un barattolo di fagiolini. In <strong>questo romanzo</strong> è giusta. Perché in <strong>questo romanzo</strong> aprire un barattolo è questione di vita o di morte, è di importanza capitale per l&#8217;uomo. In qualunque altro romanzo, un &#8220;aprì il barattolo&#8221; è più che sufficiente. Se imitassi pedissequamente McCarthy, inserendo descrizioni minuziose ovunque, senza tenere conto della loro importanza nell&#8217;ambito della storia, scriverei <strong>da cani</strong>.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/tr_jar.jpg" alt="Barattolo di fagiolini" /><br />
<em>Il mio regno per un barattolo di fagiolini</em></p>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;He was about to get up again when he realized that he&#8217;d been looking at the fasteners in the bulkhead on the far side of the cockpit. There were four of them. Stainless steel. At one time the benches had been covered with cushions and he could see the ties at the corner where they&#8217;d ripped away.  At the bottom center of the bulkhead just above the seat there was a nylon strap sticking out, the end of it doubled and cross-stitched. He looked at the fasteners again. They were rotary latches with wings for your thumb. He got up and knelt at the bench and turned each one all the way to the left. They were springloaded and when he had them undone he took hold of the strap at the bottom of the board and pulled it and the board slid down and came free. Inside under the deck was a space that held some rolled sails and what looked to be a two man rubber raft rolled and tied with bungee cords. A pair of  small plastic oars. A box of flares. And behind that   was a composite toolbox, the opening of the lid sealed with black electrical tape. He pulled it free and found the end of the tape and peeled it off all the way around and unlatched the chrome snaps and opened the box. Inside was a yellow plastic flashlight, an electric strobebeacon powered by a drycell, a first-aid kit. A yellow plastic EPIRB. And a black plastic case about the size of a book. He lifted it out and unsnapped the latches and opened it. Inside was fitted an old 37 millimeter bronze flarepistol. He lifted it from the case in both hands and turned it and looked at it. He depressed the lever and broke it open. The chamber was empty but there were eight rounds of flares fitted in a plastic container, short and squat and newlooking. He fitted the pistol back in the case and closed and latched the lid.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Stava per alzarsi di nuovo quando si accorse di avere sotto gli occhi gli elementi di fissaggio della paratia opposta. Ce n&#8217;erano quattro. Di acciaio inossidabile. Un tempo le panche erano coperte di cuscini e in un angolo si vedevano ancora i lacci da cui si erano strappati. Al centro della paratia, appena sopra il sedile, sbucava una fascetta di nylon ripiegata e cucita su se stessa. L&#8217;uomo guardò di nuovo gli elementi di fissaggio. Erano dei chiavistelli girevoli con delle alette in cui infilare il pollice. Si alzò e si inginocchiò davanti alla panca, e li ruotò tutti e quattro verso sinistra. Erano a molla, e quando li ebbe fatti scattare afferrò la fascetta di nylon attaccata alla tavola e tirò, la tavola scorse giù e venne via. All&#8217;interno, sotto il ponte, c&#8217;era un vano che conteneva delle vele arrotolate e quello che sembrava un canotto gonfiabile per due persone arrotolato e legato con funi elastiche. Un paio di piccoli remi di plastica. Una scatola di razzi segnalatori. E dietro, una cassetta degli attrezzi in materiale composito con il coperchio sigillato da un pezzo di nastro isolante nero. La tirò fuori, trovò l&#8217;estremità del nastro isolante e lo strappò via srotolandolo tutto, poi sbloccò le chiusure cromate e sollevò il coperchio. Dentro c&#8217;erano una torcia elettrica di plastica gialla, un lampeggiante stroboscopico alimentato da una pila a secco e un kit di pronto soccorso. Una radioboa d&#8217;emergenza di plastica gialla. È una valigetta di plastica nera grande suppergiù quanto un libro. La tirò fuori, fece scattare le serrature e la aprì. All&#8217;interno, una vecchia pistola lanciarazzi 37 millimetri color bronzo. La prese con tutte e due le mani, la rigirò e la guardò. Tolse il fermo e la aprì. Il tamburo era vuoto ma in un contenitore di plastica c&#8217;erano otto cartucce, corte, tozze, apparentemente nuove. Risistemò la pistola nella scatola, abbassò e chiuse il coperchio.</p></blockquote>
<p>Qui abbiamo un&#8217;estrema precisione di linguaggio, compreso l&#8217;uso di locuzioni poco comuni, come &#8220;lampeggiante stroboscopico&#8221; o &#8220;radioboa d&#8217;emergenza&#8221; (notare che in inglese è lasciato l&#8217;acronimo – &#8220;EPIRB&#8221; – ancora più specifico). Se io uso nelle mie descrizioni questa precisione di linguaggio faccio sempre bene? <strong>No!</strong> Dipende dal punto di vista che adotti. Se il tuo punto di vista può permettersi di pensare in questi termini va bene, se il tuo punto di vista è una svampita quindicenne fan di <em>Twilight</em>, scrivere così significa scrivere <strong>male</strong>. Infatti McCarthy lascia intuire fin dal principio che il suo punto di vista è quello di un uomo con un minimo di cultura; si veda per esempio questo stralcio di dialogo, nelle prime pagine:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Because the bullet travels faster than sound. It will be in your brain before you can hear it. To hear it you will need a frontal lobe and things with names like colliculus and temporal gyrus and you wont have them anymore. They&#8217;ll just be soup. [disse l'uomo]<br />Are you a doctor?<br />I&#8217;m not anything.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Perché la pallottola viaggia più veloce del suono. Entrerà nel tuo cervello prima che tu la senta. Per sentirla ti servirebbero il lobo frontale e degli affari chiamati collicolo e giro temporale, che tu non avrai più. Saranno ridotti in poltiglia. [disse l'uomo]<br />Sei un medico?<br />Non sono un bel niente.</p></blockquote>
<p>Prendiamo quest&#8217;altra descrizione:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;The roadside hedges were gone to rows of black and twisted brambles. No sign of life. He left the boy standing in the road holding the pistol while he climbed an old set of limestone steps and walked down the porch of the farmhouse shading his eyes and peering in the windows. He let himself in through the kitchen. Trash in the floor, old newsprint. China in a breakfront, cups hanging from their hooks. He went down the hallway and stood in the door to the parlor. There was an antique pumporgan in the corner. A television set. Cheap stuffed furniture together with an old handmade cherrywood chifforobe. He climbed the stairs and walked through the bedrooms. Everything covered with ash. A child&#8217;s room with a stuffed dog on the windowsill looking out at the garden. He went through the closets.  He stripped back the beds and came  away with two good woolen blankets and went back down the stairs. In the pantry were three jars of homecanned tomatoes. He blew the dust from the lids and studied them. Someone before him had not trusted them and in the end neither did he and he walked out with the blankets over his shoulder and they set off along the road again.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Le siepi ai bordi della strada avevano ceduto a file di rovi neri e ritorti. Nessun segno di vita. L&#8217;uomo lasciò il bambino in mezzo alla strada con la pistola in mano, sali una vecchia gradinata in pietra porosa e fece qualche passo sulla veranda della fattoria, riparandosi gli occhi con la mano e sbirciando dalle finestre. Entrò passando dalla cucina. Rifiuti per terra, vecchi giornali. Stoviglie di porcellana su una credenza, tazze appese ai ganci. Percorse il corridoio e si fermò sulla porta del salottino. In un angolo c&#8217;era un antiquato organo a pedali. Un televisore. Poltrone e divani da quattro soldi e un vecchio armadio di ciliegio fatto a mano. Sali al piano di sopra e girò per le stanze da letto. Era tutto coperto di cenere. Una cameretta da bambini con un cane di pezza sul davanzale, affacciato a guardare il giardino. Rovistò negli armadi. Disfece i letti e ne ricavò due belle coperte di lana, poi ridiscese al piano di sotto. Nella dispensa c&#8217;erano tre barattoli di pomodori in conserva fatti in casa. Soffiò via la polvere dai coperchi e li esaminò. Qualcuno passato di lì prima di lui non si era fidato, e alla fine non si fidò neanche lui; usci con le coperte in spalla e ripresero la strada.</p></blockquote>
<p>È una buona descrizione: linguaggio preciso e abbondanza di particolari concreti. Notare però com&#8217;è <strong>silenziosa</strong>. E in questo romanzo va benissimo, perché regna la desolazione e ogni suono è attutito dalla patina di cenere che ricopre il mondo. Però, se io scrivessi un altro romanzo e non inserissi mai alcun rumore, alcun suono, non produrrei descrizioni particolarmente buone.</p>
<p>Perciò: si può imparare leggendo, ma solo se sai già cosa guardare. Se già sai che una descrizione deve essere filtrata dal punto di vista, se già sai che devi descrivere solo quello che ha importanza per la storia, se già sai qual è il legame tra descrizioni e ambientazione. Non sono dettagli secondari. Sono questioni fondamentali che difficilmente si possono imparare se nessuno te le insegna.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Conclusioni</strong>
</p>
<p><strong><em>The Road</em></strong> mi ha dato l&#8217;impressione di essere un esercizio di stile. Come se McCarthy dicesse: &#8220;Adesso vi faccio vedere come si scrive un romanzo decente senza una trama degna di questo nome e senza personaggi affascinanti e senza mezza idea originale e senza un&#8217;ambientazione interessante, ma solo con una corretta gestione della narrazione.&#8221; Operazione riuscita a metà: il romanzo si lascia leggere e non è brutto, ma di <em><a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/12/22/il-senso-del-meraviglioso/">sense of wonder</a></em> non ce n&#8217;è manco una goccia. Giudicato nell&#8217;ambito della narrativa <strong>fantastica</strong> è insignificante. Infatti, pur avendo vinto il Premio Pulitzer del 2007 come miglior opera di narrativa, non è neanche entrato nella lista dei finalisti di nessuno dei principali premi dedicati al fantastico (Hugo, Nebula, World Fantasy, Locus, ecc.)<br />Nel complesso non vale la pena spendere i 18 euro dell&#8217;edizione italiana, tuttavia vale la pena dedicare qualche ora alla lettura dell&#8217;edizione elettronica gratuita.
</p>
<p>Invece mi sento di consigliare senza remore un altro romanzo post apocalittico, che mi è capitato di leggere un paio di mesi fa: <em>Bartorstown. La città proibita</em> (<em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Long_Tomorrow_(novel)">The Long Tomorrow</a></em>, 1955) di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Leigh_Brackett">Leigh Brackett</a>. Lo trovate su emule in italiano cercando:
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/mulo.png" alt="Icona di un mulo" align="bottom" />&nbsp;<strong>eBook.ITA.877.Leigh.Brackett.La.Città.Proibita.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar</strong> (1.724.687 bytes)</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/tr_proibita.jpg" alt="Copertina de La Città Proibita" /><br />
<em>Copertina dell’edizione Urania de La Città Proibita</em></p>
<p>Dopo la guerra nucleare, la Costituzione degli Stati Uniti è stata cambiata: è illegale costituire centri abitati con più di duemila abitanti o più di duecento edifici. La guerra è stata colpa delle città, del progresso, della tecnologia. I nuovi Stati Uniti sono un paese rurale, con gli abitanti che vivono isolati in fattorie o villaggi sperduti. Scienza e tecnologia sono bandite. Decine di sette religiose – più o meno folli – si sono diffuse ovunque.<br />In questo clima di forzato ritorno alla campagna, due ragazzi, Esau e Len, scoprono per caso dell&#8217;esistenza di Bartorstown, una città dove gli ultimi scienziati tentano di mantenere viva la fiammella della civiltà. I due ragazzi partono alla ricerca dell&#8217;elusiva città. Non sanno però quale <strong>terrificante</strong> segreto si nasconde nelle viscere della Città Proibita!
</p>
<p>La Brackett non ha la raffinatezza stilistica di McCarthy ma non scrive male. In più la storia è divertente ed emozionante, specie nella prima parte. L&#8217;ultima parte è un po&#8217; sfilacciata, ma non mancano momenti notevoli e qualche scintilla di <em>sense of wonder</em>. Alcune situazioni ricordano da vicino i videogiochi di <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fallout_%28series%29">Fallout</a></em>: credo che <em>La Città Proibita</em> piacerà in particolare agli appassionati di tali giochi.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/code/9788806185824/mccarthy-cormac/strada.html"><em>La Strada</em> su iBS.it</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Road-Movie-Tie-Vintage-International/dp/0307476308/"><em>The Road</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Road"><em>The Road</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.metacritic.com/books/authors/mccarthycormac/road">Elenco delle recensioni a <em>The Road</em></a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.cormacmccarthy.com/">The Cormac McCarthy Society</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Ottime descrizioni.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Romanzo monotono.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Stile in generale buono, senza una parola di troppo.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Finale pessimo.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Deliziosa atmosfera di disperazione.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Nessuna idea originale.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/stivale.gif" alt="Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a></p>
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		<item>
		<title>Marstenheim</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/12/14/marstenheim/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 12:59:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Segnalazione per un romanzo che non è disponibile su emule, ma che potete lo stesso scaricare gratis. Infatti l&#8217;autore – che qui commenta con il nick &#8220;Angra&#8221; – lo offre in formato elettronico sotto licenza Creative Commons.

Illustrazione per Marstenheim
Marstenheim è un romanzo science-fantasy ambientato in un indefinito futuro su una colonia terrestre abbandonata da secoli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalazione per un romanzo che non è disponibile su emule, ma che potete lo stesso scaricare gratis. Infatti l&#8217;autore – che qui commenta con il nick &#8220;Angra&#8221; – lo offre in formato elettronico sotto licenza Creative Commons.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sss_ma.jpg" alt="Illustrazione per Marstenheim" /><br />
<em>Illustrazione per Marstenheim</em></p>
<p><strong><em>Marstenheim</em></strong> è un romanzo science-fantasy ambientato in un indefinito futuro su una colonia terrestre abbandonata da secoli dalla madre patria. La storia segue una schiera di personaggi più o meno loschi che si aggira per una delle ultime città non ancora decadute; uomini, alieni, mostri: ognuno ha i propri scopi e non sono sempre nobili.<br />La componente fantascientifica predomina su quella fantasy: creature tradizionalmente fantastiche come vampiri, zombie o uomini-ratto hanno una spiegazione scientifica. In questo <strong><em>Marstenheim</em></strong> somiglia un po&#8217; a <em>World Enough, and Time</em> (<em>Tempo di mostri, fiume di dolore</em>) di James Kahn o <em>After the Siege</em> di Doctorow. Rimane però anche uno spazio per la magia e per situazioni che non possono essere spiegate razionalmente.
</p>
<p align="center"><strong>* * *<br />
</strong></p>
<p>Ho seguito la realizzazione di questo romanzo fin dalla prima stesura quasi tre anni fa, dunque non sono la persona più indicata per darne un giudizio obiettivo. Tuttavia, ci sono degli ottimi motivi <strong>oggettivi</strong> per leggero:
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;È scritto bene. Non scritto bene <strong>per me</strong>. È scritto bene <strong>in assoluto</strong>. Si poteva scrivere meglio? Sì, forse. Per esempio in alcune scene la &#8220;telecamera&#8221; sarebbe potuta essere più vicina ai personaggi. Ma sono sfumature, per il resto lo stile è scorrevole e il romanzo si legge molto volentieri.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;È <strong>divertente</strong>. Gli uomini-ratto in particolare sono fenomenali e la loro gerarchia basata sulla burocrazia umana è al contempo verosimile ed esilarante. Infatti mi spiace moltissimo che i ratti non abbiano più pagine.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Non ci sono i soliti &#8220;buoni&#8221; e &#8220;cattivi&#8221;. O meglio, forse il &#8220;cattivo&#8221; può essere facile identificarlo, ma i &#8220;buoni&#8221; molto meno. I vari personaggi agiscono in base ai propri desideri, non per seguire una morale imposta dall&#8217;alto dall&#8217;autore. Nella buona narrativa così dev&#8217;essere.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Non ci sono stupidaggini sociopolitiche che riflettono come uno specchio deformante l&#8217;attualità, o idiozie del genere. È un vero romanzo <strong>fantasy</strong>, non una scusa dell&#8217;autore per lamentarsi del governo, dell&#8217;ingegneria genetica, dell&#8217;inquinamento, del riscaldamento globale, del <em>bla bla bla</em>. Non è un romanzo dedicato a una pecora.
</p>
<p>Perciò scaricatelo, non vi costa niente, e leggetelo: ne vale la pena. Potete scaricarlo qui sotto o <a href="http://angra-planet0.blogspot.com/2009/12/finito.html">dal sito dell&#8217;autore</a>.</p>
<hr />
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/pdf_16icon.png"/><a href="http://fantasy.gamberi.org/download/Marstenheim.1.0.pdf">&nbsp;<em><strong>Marstenheim</strong></em></a> in formato PDF A4 (leggibile a video e ideale per la stampa).<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/prc_16icon.png"/><a href="http://fantasy.gamberi.org/download/Marstenheim.1.0.prc">&nbsp;<em><strong>Marstenheim</strong></em></a> in formato Mobipocket (per i lettori di ebook e altri dispositivi portatili).<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/rtf_16icon.png"/><a href="http://fantasy.gamberi.org/download/Marstenheim.1.0.rtf">&nbsp;<em><strong>Marstenheim</strong></em></a> in formato RTF (formato leggibile da Microsoft Word e da praticamente tutti i programmi di elaborazione testi).<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/odf_16icon.png"/><a href="http://fantasy.gamberi.org/download/Marstenheim.1.0.odt">&nbsp;<em><strong>Marstenheim</strong></em></a> in formato OpenDocument (il formato di OpenOffice, la suite per ufficio gratuita e <em>open source</em>. Per chi trova insopportabile Word e ogni formato proprietario).<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/calibre_16icon.png"/><a href="http://fantasy.gamberi.org/download/Marstenheim.1.0.epub">&nbsp;<em><strong>Marstenheim</strong></em></a> in formato EPUB (il nuovo standard &#8220;aperto&#8221; per gli e-book, supportato dai nuovi lettori. Si ringrazia Luigi Marciani per la conversione).<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/zip_16icon.png"/><a href="http://fantasy.gamberi.org/download/Marstenheim.1.0.[epub.odt.pdf.prc.rtf].zip">&nbsp;<strong>Un archivio .zip</strong></a> contenente tutti i file di cui sopra.</p>
<hr />
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=2741" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Vittima natalizia + Bambolina omaggio</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/12/07/vittima-natalizia-bambolina-omaggio/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2009/12/07/vittima-natalizia-bambolina-omaggio/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 18:47:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[Quest&#8217;anno ho recensito meno fantasy italiani degli anni scorsi. Posso assicurare che non dipende dal fatto che sono diventata &#8220;buona&#8221;, tutt&#8217;altro: il mio cuore marcio trabocca come non mai di astio e invidia. Però mi sono stancata di ripetere sempre le stesse cose. È una questione di dignità: lo scrittore medio di fantasy italiano è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quest&#8217;anno ho recensito meno fantasy italiani degli anni scorsi. Posso assicurare che non dipende dal fatto che sono diventata &#8220;buona&#8221;, tutt&#8217;altro: il mio cuore marcio trabocca come non mai di astio e invidia. Però mi sono stancata di ripetere sempre le stesse cose. È una questione di dignità: lo scrittore medio di fantasy italiano è un idiota fatto e finito, è degradante per me perderci del tempo appresso.
</p>
<p>Per esempio, non so quante volte, in pubblico e in privato, ho sostenuto conversazioni tipo questa:</p>
<p>Io: «Non devi raccontare che Giulietta è cattiva, devi mostrarlo. Non so, falle picchiare la sorellina.»<br />Autore X: «Ma &#8220;show don&#8217;t tell&#8221; non si applica sempre!!!»<br />Che sarebbe come dire:<br />Io: «Non mordere la prolunga del televisore, potresti prendere la scossa.»<br />Autore X: «Ma l&#8217;elettricità non fa sempre male!!! Guarda il defibrillatore!!!»</p>
<p>Ha senso proseguire dialoghi del genere? No, è solo buttare del tempo che potrei spendere meglio fissando le macchie di umidità sul soffitto.
</p>
<p>Ciò non vuol dire che mi adagerò nell&#8217;ipocrisia del &#8220;recensisco solo quello che mi è piaciuto&#8221;; continueranno a esserci recensioni <em>oneste</em>: se il romanzo è bello dirò che è bello, se fa schifo dirò che fa schifo. Però le recensioni saranno scelte con cura, saranno recensite solo opere che promettano qualcosa di interessante. Sono arcistufa di recensire ritardati.
</p>
<p>Detto questo, come promesso, ho aperto il sondaggio per la recensione natalizia. Di seguito sono elencate dodici possibilità: leggete le descrizioni e scegliete con attenzione. Durante le vacanze di Natale mi sorbirò il romanzo vincitore e poi lo recensirò. Se sceglierete romanzi che non sembrano complete porcherie fin dal titolo ve ne sarò grata, ma sentitevi liberi di comportarvi come preferite.<br />
<strong>EDIT del 19 dicembre 2009</strong>: Sondaggio chiuso, ha vinto <em>Il Silenzio di Lenth</em>.<br />
<strong>EDIT del 16 gennaio 2010</strong>: Romanzo vincitore <a href="http://fantasy.gamberi.org/2010/01/16/recensioni-romanzo-il-silenzio-di-lenth/">recensito</a>.
</p>
<p>Prima, però, un modesto consiglio per gli acquisti.<br />L&#8217;altro giorno ero in libreria. Mentre mi aggiravo per il reparto fantasy è arrivata una signora dall&#8217;aria smarrita. Dopo qualche minuto una commessa le ha chiesto se aveva bisogno di aiuto. La signora ha spiegato che voleva regalare un libro a una bambina di dodici anni – ha anche fatto gesto con la mano a indicare l&#8217;altezza della ragazzina, come se le stesse comprando un vestito. La commessa ha sorriso alla signora e le ha rifilato l&#8217;ultimo romanzo di Licia Troisi&#8230; un&#8217;altra bambina che avrà la vita rovinata per colpa di una madre mentecatta.<br />Signori genitori, non fatevi ingannare dalla retorica imbecille del &#8220;se legge è sempre meglio!!!&#8221;. Una bambina che legge le cretinate della Troisi o della Meyer si rovina il cervello. E quando il danno è fatto, rimane solo la <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/10/30/il-terzo-occhio/">trapanazione</a>.<br />Perciò regalate videogiochi. I videogiochi rendono più intelligenti, è un fatto <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/09/02/libri-come-se-piovesse#gig_int">dimostrato</a>. Ma se proprio volete spingere alla lettura un ragazzino o una ragazzina, il mio consiglio è di regalare <em>Little Brother</em> di Cory Doctorow, di cui è uscita da poco l&#8217;edizione italiana, con titolo <em>X</em> (sì solo &#8220;ics&#8221;, che cosa c&#8217;entri con &#8220;Little Brother&#8221; mi sfugge, ma pazienza). L&#8217;editore è Newton Compton.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_x.jpg" alt="Copertina di X" /><br />
<em>Copertina di X</em></p>
<p>Ho recensito il romanzo in lingua originale a suo tempo, <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/05/20/recensioni-romanzo-little-brother/">qui</a>. Non è un romanzo privo di difetti, ma è cento volte più interessante e coinvolgente di tutti i libri di Licia Troisi e Stephanie Meyer messi assieme. Almeno provateci a regalarlo: forse vostra figlia non è ancora una cerebrolesa e avete la possibilità di salvarla!
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>I dodici candidati, in ordine alfabetico. Le trame sono prese dalle schede dei libri su iBS.it.<br />
<blockquote><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_01.jpg" alt="Copertina di Bryan di Boscoquieto e il Talismano del Male" /><strong>#1.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>Bryan di Boscoquieto e il Talismano del Male</em></strong> (Newton Compton)</p>
<p><strong>Trama:</strong> Da quando Bryan di Boscoquieto ha scoperto di possedere doti soprannaturali il suo mondo non è più lo stesso. Come se la sua percezione si fosse allargata fino a dilatare i confini tra la vita quotidiana e la magia, ora è in grado di rendersi conto di tutti gli strani esseri di cui l&#8217;universo è popolato. Capitani di una guerra millenaria, Morpheus il mezzodemone, fondatore della Baia, e Insorta, temuto leader della Comunità Ribelle, tentano di conquistarsi la fiducia di Bryan. Insieme a lui, la bellissima Gaia, la ladra di corpi, le imbattibili gemelle Alba e Aurora, e Achille, con le sue facoltà medianiche, compongono un piccolo esercito di eroi giovanissimi e pronti a tutto pur di disinnescare le minacce che si addensano intorno al leggendario e terribile Talismano del Male. Che la Terra continui a esistere o che tutto si risolva in uno spaventoso olocausto nucleare, a questo punto, dipenderà dalle gesta di Bryan, E dalla sua capacità di distinguere ciò che appartiene a questo mondo da ciò che si può soltanto sognare.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Federico Ghirardi. Ha esordito ancora minorenne l&#8217;anno scorso con <em>Bryan di Boscoquieto nella Terra dei Mezzidemoni</em>. Un giovane <em>gegno</em>. Senza dubbio.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> perché <em>Bryan di Boscoquieto nella Terra dei Mezzidemoni</em> l&#8217;ho <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/01/13/non-ce-gnocca-per-noi-a-boscoquieto/">letto</a>.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> perché sarà pieno di gnocche tutte nude che si fanno sculacciare dai demoni? Non è quello che ogni ragazza sogna di leggere in un romanzo fantasy? Magari questa volta il Ghirardi saprà superarsi e mi regalerà una bella scena di stupro tentacolare!</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_02.jpg" alt="Copertina di Buio" /><strong>#2.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>Buio</em></strong> (Fazi)</p>
<p><strong>Trama:</strong> Diciassette anni, bellissima, apparentemente sicura di sé ma fragile e inquieta, Alma ha un solo credo: &#8220;Sorrisi e lacrime possono essere molto pericolosi se lasciati fuori controllo&#8221;. Se lo ripete ogni mattina, quando esce di casa per affrontare la Città là fuori e cammina sotto un perenne cielo grigio, diretta a scuola con il suo zaino, rigorosamente viola. Tutto ciò che Alma adora è viola. Come la copertina del quaderno che ha comprato in una strana cartoleria del centro pochi giorni prima, quando tutto ha avuto inizio e la sua vita ha cominciato a scivolare in un assurdo incubo senza fine. Una serie di efferati omicidi sta infatti trasformando in realtà i racconti che Alma scrive di notte, come in preda a un&#8217;inspiegabile trance, rendendosi conto solo al suo risveglio che i deliri di paura e violenza affidati alle pagine di quel quaderno anticipano le mosse dell&#8217;assassino. Mentre la polizia indaga senza risultati e i giornali si scatenano, Alma si ritrova sempre più isolata, alle prese con qualcosa di grande e oscuro, che sfiora la natura stessa del Male e che pure sembra riemergere dal suo passato, insieme ai continui, lancinanti mal di testa che la assalgono come per avvertirla di qualche pericolo. Soltanto Morgan, il ragazzo più misterioso e sfuggente della scuola, i cui incredibili occhi viola sanno leggere nel suo cuore come nessun altro, sembra in grado di fornirle le risposte sulle sinistre presenze che le si addensano intorno.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Elena P. Melodia, al suo esordio.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> la signorina Melodia sarà <em>sicuramente</em> un&#8217;ottima scrittrice – altrimenti come potrebbe essere stata pubblicata da una prestigiosa casa editrice? – ma non è capace di mettere assieme una <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni#m1_buio">descrizione decente</a>.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> Morgan – il ragazzo più misterioso e sfuggente della scuola – è troppo gnokko!!!</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_03.jpg" alt="Copertina di Figli di Tenebra" /><strong>#3.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>Figli di Tenebra</em></strong> (Curcio)</p>
<p><strong>Trama:</strong> La fine è vicina, lo sa. Ma nessun dolore gli sarà risparmiato nell&#8217;ultimo tratto del viaggio. Non a lui, non ai suoi compagni. L&#8217;obiettivo e ancora Kurt Darheim, quasi all&#8217;apice della potenza, ormai padrone della forza corruttrice che in un&#8217;epoca remota ha rischiato di annientare il mondo. Bisogna raggiungerlo, quindi, e in fretta: al destino non si può sfuggire, e necessario assecondarlo, è necessario costruirlo. Mentre nel mondo l&#8217;estate muore, Lothar e la sua compagnia penetrano terre malate, regolate da leggi insondabili e popolale dai figli di un atto di violenza sulla natura stessa: esseri né vivi né defunti in eterna putrescenza, dominati da un&#8217;intera casta di vampiri, che li corroderanno nell&#8217;anima e nel corpo. Lì, nella Gehenna, dove la sofferenza diventa disperazione e follia, l&#8217;odio e l&#8217;amore daranno a Lothar la forza, il Potere gli metterà in mano gli strumenti, i ricordi e le perdite saranno la ragione per lottare ancora&#8230; Fino a quando tornerà a sorgere la luna di sangue.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Marco Davide. Sì, due nomi e nessun cognome. Questo <em>Figli di Tenebra</em> è il terzo volume nella trilogia di Lothar Basler.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> il primo volume della trilogia, <em>La Lama del Dolore</em>, si era classificato secondo nel <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/12/10/la-prossima-vittima/">sondaggio natalizio</a> dello scorso anno. Ho provato a leggere <em>La Lama del Dolore</em>: è scritto da cani, una roba insopportabile. Pur con tutta la buona volontà non sono riuscita a finirlo.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> nel frattempo Marco Davide ha imparato a scrivere?</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_04.jpg" alt="Copertina de Gli Orchi di Kunnat" /><strong>#4.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>Gli Orchi di Kunnat</em></strong> (Delos Books)</p>
<p><strong>Trama:</strong> &#8220;Pulsa. Tutto pulsa, freme e risplende come sempre, quando sono morfizzato. Aromi, suoni, movimenti, sensazioni e percezioni risultano amplificate come i cerchi concentrici di una goccia caduta in uno stagno: le formiche scuotono il terreno come elefanti, le foglie frusciano come valanghe, le coccinelle urlano e disegnano lente traiettorie nel cielo come tartarughe azzoppate e volanti, le feci lontane e ancora calde di un daino mi offuscano la mente inebriandola della loro essenza pungente, mentre le cortecce nodose degli alberi su cui faccio leva mi trasmettono l&#8217;energia della linfa e la solidità del legno. Sono invincibile e terrificante. Se gli umani mi vedessero adesso, scapperebbero urlanti. I più coraggiosi (o forse i più stupidi) tenterebbero di uccidermi. Come se fossi io il loro problema&#8230;&#8221;</p>
<p><strong>Autore:</strong> Cristian Pavone, esordiente.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> il romanzo fa parte della collana &#8220;Storie di Draghi, Maghi e Guerrieri&#8221;, una collana nata con l&#8217;idea che il pubblico è una massa di scimuniti e dunque è giusto guadagnare propinando sempre le stesse storie trite e ritrite. Ho recensito i primi due volumi <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/05/12/la-situazione-dei-draghi-del-dolore/">qui</a>.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> il pubblico si è dimostrato non così fesso come Delos sperava. Infatti il curatore della collana, Franco Forte, scrive: &#8220;Libro per noi (per me) importantissimo, perché segnerà il destino di questa collana. Si tratta infatti dell&#8217;ultimo tentativo di capire se il mercato è interessato a una collana fantasy come questa oppure no.&#8221; Perciò <em>Gli Orchi di Kunnat</em> è l&#8217;ultima possibilità per &#8220;Storie di Draghi, Maghi e Guerrieri&#8221;. Magari hanno scelto un romanzo tollerabile.</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_05.jpg" alt="Copertina de I Cacciatori del Tempo" /><strong>#5.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>I Cacciatori del Tempo</em></strong> (Piemme)</p>
<p><strong>Trama:</strong> Yonec ha sedici anni, è figlio di una fata e di un uomo misterioso di cui deve ancora scoprire l&#8217;identità, e vive nel Medioevo, nei primi anni del XII secolo. Janis ha quattordici anni, frequenta la prima liceo e una maledizione la costringe a vivere ai giorni nostri. Quando la madre la iscrive ad un severissimo collegio privato, Janis scopre di poter tornare per brevi periodi nel passato, sotto forma di lupa, accanto all&#8217;amato Yonec. Insieme dovranno trovare l&#8217;antica pergamena che contiene il segreto della costruzione della prima cattedrale gotica in Francia, Saint Denis. Ma una confraternita medioevale, i cui poteri oscuri e malvagi giungono fino alla nostra epoca, farà di tutto per impedirglielo. I due ragazzi saranno impegnati in una lotta all&#8217;ultimo sangue contro le forze che li ostacolano e che vogliono separarli per sempre.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Vanna De Angelis. Autrice di saggi storici, aveva già pubblicato due romanzi fantasy nella serie &#8220;Le Carovane del Tempo&#8221; per Edizioni San Paolo.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> la trama <em>puzza</em>. I due ragazzini separati dalla maledizione, l&#8217;antica pergamena, il segreto, i poteri oscuri e malvagi, zzz.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> i romanzi precedenti della De Angelis hanno suscitano l&#8217;entusiasmo della critica. Scrive per esempio &#8220;fliss&#8221;: &#8220;adoro qst trilogia.sn libri cn 1 stupendissima trama, li leggi tt d&#8217;un fiato e ti scaraventi nelle pagine cm se sei tu eva e company. è 1 libro coinvolgentissimo,rivivi le stesse emozioni,specialmente la storia d&#8217;amore tra eva e liam. sn libri stupendi. eva e liam si devono fidanzare. ho letto 100 libri e qst trilogia mi ha colpita assai. la preferisco ad harry pottre, twilight ecc.(libri ch nn mi piacciono). p.s.: eva e liam x ever.&#8221;<br />
(nota per mamma e papà di &#8220;fliss&#8221;: questa è &#8220;fliss&#8221; dopo 100 libri. Non potevate comprarle la PlayStation 3?)</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_06.jpg" alt="Copertina de Il Silenzio di Lenth" /><strong>#6.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>Il Silenzio di Lenth</em></strong> (Piemme)</p>
<p><strong>Trama:</strong> Sono passate ore da quando Hertha del clan Fyerno e Kaas, il Sommo Sacerdote di Lenth, hanno intrapreso quel sentiero scosceso. La fatica li ha quasi sopraffatti; non possono permettersi di restare in quel luogo, quello è l&#8217;Esterno, abitato da creature malefiche contro cui i loro incantesimi non possono nulla. Sulla via del ritorno, però, hanno sentito in lontananza il pianto di un neonato e sono accorsi a salvarlo. Per Hertha, che fin da giovane non ha dimostrato di possedere le doti per diventare mago, il segno sulla fronte del piccolo non è che una macchia scura, ma Kaas lo ha subito riconosciuto: quello è un frigie, un simbolo magico, e il neonato è l&#8217;Eletto, l&#8217;incarnazione di Kexan, il dio che lui e la sua gente hanno temuto e odiato, e che pensavano sconfitto per sempre. Dopo aver fatto ritorno al villaggio, il Sommo Sacerdote mostra il fanciullo ai dieci del Consiglio Dominante e tutti si mostrano sconcertati e impauriti. Il bambino-dio deve essere eliminato. Ma grazie a uno stratagemma Kaas riesce a mantenere in vita il piccolo, a cui ha dato il nome Windaw. Una visione notturna, infatti, gli ha mostrato l&#8217;imminente invasione delle loro terre per mano dei terribili stregoni di Tarass, che solo la forza divina dell&#8217;Eletto può fermare. Sarà lui a custodire la Pietra Alchemica che i malvagi stanno cercando e a riportare la pace e il silenzio nella verde Terra di Lenth.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Luca Centi. Questo è il suo primo romanzo.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> ma si può, senza ironia, ideare una storia del genere? I malvagi, la Pietra Alchemica, il bambino con la macchia che non è una macchia ma un simbolo magico, il tizio che salva di nascosto il neonato&#8230; c&#8217;è un dettaglio – uno solo – che non sia un cliché?</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> in copertina c&#8217;è un tipo incappucciato. Con un bastone!!!</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_07.jpg" alt="Copertina de Il Principe delle Nebbie" /><strong>#7.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>Il Principe delle Nebbie</em></strong> (Piemme)</p>
<p><strong>Trama:</strong> Dopo aver recuperato le pagine del Libro del Destino, la compagnia delle Cinque Razze Libere ha una nuova missione: partire alla ricerca di alleanze per combattere insieme il malvagio Signore delle Nebbie. Proprio alla vigilia della partenza, però, Eynis fugge all&#8217;improvviso dalle Foreste di Feira Haillen. La ragazza, erede della più potente stirpe magica degli elfi, è partita per seguire la traccia incerta e insistente di un ricordo che dovrebbe condurla a trovare un altro membro della famiglia degli Ethilin, sopravvissuto come lei alla strage compiuta dai Mohrger. Senza la sua potente magia, i suoi amici hanno poche speranze di sfuggite agli attacchi delle forze del male, e cerne se non bastasse anche Jadifh, il giovanissimo capo dei ribelli, abbandona la compagnia per seguirla. Ma durante il viaggio Eynis si accorge che Jadifh le nasconde qualcosa.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Elisa Rosso. È la più giovane autrice italiana di fantasy. A sedici anni è già al suo secondo romanzo. Un <em>gegno</em> al cubo!</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> la Rosso è chiaramente troppo <em>gegnale</em> perché io possa apprezzarne le opere.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> uh&#8230; aehm&#8230; accetto suggerimenti.</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_08.jpg" alt="Copertina de La Leggenda degli Eldowin" /><strong>#8.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>La Leggenda degli Eldowin</em></strong> (Fanucci)</p>
<p><strong>Trama:</strong> Venti di guerra spirano sull&#8217;Arwal. Le mire espansionistiche di Adras, eminenza grigia dell&#8217;Argelar, sembrano inarrestabili. Manipolando come un fantoccio il piccolo sovrano di Rygan, il mago rivolge la propria attenzione al ducato di Vniri, dominio dei Doria-Malvolas e dei vampiri di corte, ultimo ostacolo in vista dell&#8217;ambiziosa invasione del Varlas. La tensione per il conflitto imminente sconvolge la vita di poveri e ricchi, nobili e villici, mortali e vampiri. Dal montuoso Tarvaal fino alle immense Terre dei Barbari, la maga Reven e il suo schiavo cercano disperatamente un&#8217;arma in grado di contrastare la minaccia dell&#8217;Oscuro, un tempo maestro e mentore della donna, ora suo acerrimo nemico. Intanto, sul bosco di Madian incombe e si rinforza la minaccia della rocca di Krun, al punto da spingere la Guardiana a inviare una delegazione verso l&#8217;inospitale Ovest, nella speranza di ottenere l&#8217;aiuto dell&#8217;unica autorità che potrebbe riunire contro il tiranno gli elfi dell&#8217;Arwal: i leggendari Eldowin.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Laura Iuorio. <em>La Leggenda degli Eldowin</em> prosegue la vicenda iniziata con <em>Il destino degli Eldowin</em>. La Iuorio è inoltre autrice della trilogia fantascientifica del &#8220;Sicario&#8221;.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> gli Eldowin sono elfi.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> ci sono anche <strike>i vampiri</strike> gli gnokki!!!</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_09.jpg" alt="Copertina de La Scacchiera Nera" /><strong>#9.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>La Scacchiera Nera</em></strong> (Piemme)</p>
<p><strong>Trama:</strong> Nello stesso istante, a migliaia di chilometri l&#8217;uno dall&#8217;altro, tre ragazzi Ryan, un americano, Morten, danese, e Milla, italiana -, entrano in possesso di una scacchiera ottagonale dall&#8217;aria molto antica. Il Guerriero, l&#8217;Arciere e il Ladro Nero sono le sole tre pedine rimaste sulla scacchiera e sembrano invitarli a fare la prima mossa. Ma appena le toccano, i tre ragazzi vengono trasportati in un mondo parallelo dove è in corso una guerra, una guerra sanguinosa e secolare che un mago ha trasferito sul tavoliere in modo che il mondo degli uomini potesse continuare a esistere. Così Ryan si accorge di essere diventato il Guerriero del Fuoco. Lui, però, non riesce a credere di essere un eroe e soprattutto che il Ladro Nero, quella ragazza dagli occhi di smeraldo e dall&#8217;aria indifesa, sia il suo più acerrimo nemico. Contro ogni regola del gioco, Ryan decide di fidarsi di quella ragazza che combatte contro il proprio lato oscuro, e scoprirà che a volte una mossa imprevedibile può cambiare le sorti di una partita.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Miki Monticelli. Ha già scritto diversi fantasy per bambini, questo però dovrebbe essere dedicato a un pubblico un po&#8217; più adulto.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> Ryan, un americano; Morten, un danese; Milla, un&#8217;italiana entrano in un bar&#8230; la trama sembra una barzelletta.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> l&#8217;autrice assicura che la trama non corrisponde all&#8217;effettivo contenuto del romanzo.</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_10.jpg" alt="Copertina de La Strada che Scende nell’Ombra" /><strong>#10.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>La Strada che Scende nell&#8217;Ombra</em></strong> (Einaudi)</p>
<p><strong>Trama:</strong> In un mondo diviso e stanco, l&#8217;Ombra si è destata e le Otto Genti non sanno se ci sarà l&#8217;alba di una nuova èra, oppure la fine. I prescelti dalla profezia per raggiungere la Fortezza Impenetrabile e combattere il malefico potere sprigionato dalla Gemma Bianca sono i meno presentabili che si possa immaginare. Mentre la resa dei conti si avvicina e tutti i popoli entrano in guerra, il Magus guida la Compagnia più ribalda e riottosa che si sia mai vista verso il destino che trasformerà gli ultimi, i peggiori delle Otto Terre, nei nuovi Eroi.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Chiara Strazzulla. Giovanissima, è famosa per scrivere i suoi libri a forza di starnuti. Questo è il suo secondo romanzo.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> il primo romanzo della Strazzu, <em>Gli Eroi del Crepuscolo</em>, è attualmente il peggior romanzo fantasy mai pubblicato in Italia da un editore non a pagamento. L&#8217;ho recensito <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/07/03/il-crepuscolo-del-fantasy/">qui</a>.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> non c&#8217;è alcuna possibilità che <em>La Strada che Scende nell&#8217;Ombra</em> possa essere un romanzo passabile. Per questo voglio fare un appello: risparmiatemi la Strazzu, ve ne prego! Sarò una brava bambina, prometto, croce sul cuore, ma non costringetemi a leggere 800 pagine di Strazzu. Grazie.</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_12.jpg" alt="" /><strong>#11.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>Rimosso.</em></strong> (N/A)</p>
<p><strong>Trama:</strong> Nessuna.<br />.<br />.<br />.<br />.<br />.<br />.<br />.<br />.<br />.<br />.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Uno che non sa scrivere.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> N/A.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> N/A.</p></blockquote>
<blockquote><p><img align="left" style="margin: 0px 10px" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_12.jpg" alt="Copertina di Altro" /><strong>#12.</strong><br /><strong>Titolo:</strong> <strong><em>Altro</em></strong> (Quell&#8217;Altro)</p>
<p><strong>Trama:</strong> Segnalate nei commenti altri romanzi fantasy italiani degni di recensione, se ne ho dimenticati. Però:</p>
<p>Niente Troisi. Di Licia ho recensito quattro romanzi e ci sono altri due articoli dedicati a lei. È sufficiente. Inoltre non c&#8217;è più molto da aggiungere: non sa scrivere e non ha un briciolo di fantasia, fine della questione.</p>
<p>Niente romanzi pubblicati a pagamento. Mi spiace, ma se pubblicate a pagamento dimostrate di essere dei fessi, dunque non sono interessata a quello che scrivete.</p>
<p>I romanzi autoprodotti sono accettabili. Ma solo se scaricabili gratis. Il livello delle autoproduzioni è <em>bassissimo</em> (la media è ampiamente sotto la Strazzu), perciò a scatola chiusa soldi non ne spendo.</p>
<p>Se il romanzo segnalato è pubblicato da una piccola casa editrice che ha scarsa distribuzione in libreria, non garantisco di riuscire a procurarmelo per Natale. Però, se sembra interessante, lo recensirò lo stesso in un altro momento. Infine, se il romanzo si trova su emule o simile è ancora meglio. L&#8217;anno scorso così ho scoperto <em>Lo Specchio di Atlante</em>, ed è stata una <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/01/07/lo-specchio-di-atlante/">bella scoperta</a>.</p>
<p><strong>Autore:</strong> Un Altro.</p>
<p><strong>Perché parto prevenuta:</strong> uno vale l&#8217;Altro.</p>
<p><strong>Perché potrebbe essere decente:</strong> Un Altro non è la Strazzu.</p></blockquote>
<p>Che sfilata di schifezze. Mi domando se, avendo gli occhiali giusti, vedrei la verità, come nel film <em><a href="http://www.imdb.com/title/tt0096256/">They Live</a></em> (<em>Essi Vivono</em>, 1988) di John Carpenter.<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
[See post to watch Flash video]
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>L’amara verità che ci vogliono tenere nascosta</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Sono sempre più convinta che il fantasy sia uno stratagemma degli alieni per rendere stupida la popolazione.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>
<table style="width: 100%" cellspacing="1" border="1" cellpadding="12">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4">
<p align="center" style="font-size:medium"><strong>Bambolina Omaggio</strong></p>
<p>Gli ultimi due anni avevo recensito il romanzo vincitore del Premio Urania. Quest&#8217;anno non ci sono riuscita: sono arrivata a pagina 36 di <strong><em>E-Doll</em></strong> e non ce l&#8217;ho fatta ad andare avanti. Lo stile è pessimo – il Ghirardi scrive meglio, senza ironia – e le poche idee presenti sono banali o contraddittorie. Una roba raccapricciante.<br />Di seguito una parata di castronerie. Solo una <em>minima</em> parte dei problemi presenti nelle prime 36 pagine, che in effetti andrebbero riscritte da zero. La speranza – vana, lo so – è che qualcuno possa imparare qualcosa. Anche per sbaglio.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_edoll.jpg" alt="Copertina di E-Doll" /><br />
<em>Copertina del romanzo di Francesco Verso E-Doll</em></p>
<p><strong><em>E-Doll</em></strong> è ambientato a Mosca nel 2053. Il mondo è rimasto più o meno quello che conosciamo, tranne gli e-doll. Gli e-doll sono androidi usati come schiavi sessuali in modo che la gente possa soddisfare le proprie perversioni senza rischi.<br />
Premessa semplice che porta a delle incongruenze già nelle prime 36 pagine.
</p>
<p>A pagina 15, scoperto un e-doll morto, il tenente incaricato delle indagini verifica che fino a quel momento non ci sono mai stati omicidi di e-doll in Europa (&#8220;[...] a una prima analisi, non vengono segnalati omicidi di e-doll in Europa.&#8221;) A pagina 20 un e-doll che passa per strada suscita l&#8217;interesse di tutti (&#8220;E la strada va in subbuglio, colta dallo stupore che si materializza intorno agli e-doll [...]&#8220;). A pagina 27 un personaggio &#8220;Ha preso questo andazzo da quando ha scovato su un sito web vietato ai minori l&#8217;esistenza degli e-doll.&#8221;<br />Cosa si deduce da questi tre accenni? Io ne deduco che gli e-doll siano molto pochi: scopri che esistono solo frequentando siti &#8220;loschi&#8221;, se ne vedi uno per strada ti fermi ammirato a guardarlo, e nessuno li ha mai ammazzati.<br />
Ottimo.<br />Ma a pagina 31 è scritto:<br />
<blockquote>Il loro [degli e-doll] business, incluso il variegato indotto, fatto di tecnici per la manutenzione, corrieri per il ritiro e la consegna a domicilio, stilisti d&#8217;avanguardia, visagisti estetici, programmatori di sensistema, addetti al marketing pornografico, finanziatori di sessoteche, si calcola sia paragonabile per grandezza e pervasività del settore a quello delle automobili del secolo scorso. Senza contare i gadget venduti a corredo e quelli spediti per posta anonima di cui tante case abbondano all&#8217;insaputa dei coinquilini.</p></blockquote>
<p>A parte il blocco di inforigurgito spiattellato senza grazia, si dice che il mercato degli e-doll è al livello di quello delle automobili. Com&#8217;è possibile? Dovrebbero esserci <strong>milioni</strong> di e-doll! Ma questo è in contraddizione con quanto esposto all&#8217;inizio. Non si può neanche invocare la difesa d&#8217;ufficio, &#8220;tanto è fantasy!!!&#8221;, perché qui parliamo di <strong>fantascienza</strong>: estrapolare le conseguenze dei progressi scientifici è al cuore del genere. La coerenza è <strong>vitale</strong>.
</p>
<p>A pagina 15 è scritto:<br />
<blockquote>A testa bassa, Gankin scruta quel corpo indifeso, nato per soddisfare desideri e voglie inconfessabili: tutto ciò che in molti volevano senza sapere dove trovarlo. Fino alla comparsa degli e-doll.</p></blockquote>
<p>A pagina 17 un e-doll ragiona su se stesso:<br />
<blockquote>D&#8217;altro canto, è ciò che la gente s&#8217;aspetta da un essere attrezzato per solleticare le fantasie fino a percorrerne ogni ramificazione.</p></blockquote>
<p>Desideri e voglie inconfessabili, fantasie percorse in ogni ramificazione: io mi aspetto che gli e-doll possano garantire all&#8217;acquirente qualunque tipo di perversione. Ma a pagina 35 un poliziotto della scientifica dice:<br />
<blockquote>–&#8230; e a quanto ne so [gli e-doll] non sudano, sputano, puzzano o roba del genere. Fino a oggi non hanno mai defecato, né urinato. Può anche essere una limitazione della verosimiglianza, sta di fatto che i bisogni evacuativi degli umani non sono stati trasposti loro.</p></blockquote>
<p>Delusione! Perciò questi e-doll, pronti a esaudire ogni fantasia, non possono far niente per gli amanti della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Coprofilia">coprofilia</a> o dell&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Urofilia">urofilia</a>? Che è, razzismo?
</p>
<p>È notevole vedere un autore che parte da una premessa semplicissima e già vista mille volte in altri romanzi e, nonostante ciò, non è capace di mantenere un minimo di coerenza.<br />
Be&#8217;, rimedierà con uno stile brillante, giusto? Sbagliato. <strong><em>E-Doll</em></strong> è scritto male, anzi è scritto <strong>peggio</strong>.
</p>
<p>In un sacco di passaggi la scrittura è <em>vuota</em>. Non comunica <em>niente</em>. Non solo non <em>mostra</em>, ma non racconta neanche. Sono frasi senza senso.<br />Esempio (pag. 19):<br />
<blockquote>[Berenice Cubarskij] è rimasta impressionata dalle conturbanti doti di Angel [un e-doll], quando vi si è imbattuta al Cirque du Sex, dove lu/ei s&#8217;esibiva in veste di domatore di donne frustrate dall&#8217;atavico ruolo che la natura ha assegnato loro.<br />È in posti del genere, come lo scintillante Lubov sulla Bol&#8217;saja Sadovaja o il lugubre Dark Star sulla Precistenka nelle vicinanze degli austeri e polverosi Musei di Puskin e Tolstoj, che la Signora Cubarskij ha riscoperto il senso da attribuire a se stessa, assieme alle centinaia di altre donne che mal sopportano d&#8217;essere trattate come il codice genetico erroneamente prescrive loro da millenni.<br />Ultimamente, tali luoghi riservati, da sempre esistiti anche se poco reclamizzati, sono frequentati da splendidi sembianti incaricati di elargire ciò che la società aveva condannato come rigurgiti primordiali da sedare e disdicevoli devianze da arginare.<br />Quanto ai clienti, in egual misura distribuiti tra uomini e donne, essi ne sono consapevoli, ma preferiscono indulgere piuttosto che accettare un compromesso snaturante e disumano. E volentieri s&#8217;illudono, piuttosto che accontentarsi d&#8217;una felicità condivisa ma breve e ripetitiva.</p></blockquote>
<p>172 parole e non c&#8217;è scritto un emerito <strong>tubo</strong>. Qual è l&#8217;atavico ruolo che la natura ha assegnato alle donne? Che senso ha scoperto da attribuire a se stessa Berenice? Cosa prescrive (erroneamente) il codice genetico? Che cosa elargiscono i sembianti? Che cosa la società aveva condannato come rigurgiti primordiali? Qual è il compromesso snaturante e disumano?<br />Qui non è questione di gusti, di stile, di punti di vista: questa è <strong>cacca</strong>. E no, a me la coprofilia non piace.
</p>
<p>Esempio più corto ma altrettanto efficace (pag. 21):<br />
<blockquote>Il suono abrasivo, di metallo stridente, ricorda ad Angel una ricorrenza remota, dei tempi della capsula vivificante presso i laboratori Silitron di Hanoi. Quasi cinque anni fa, un periodo breve in termini umani e ancor più breve per una macchina capace di eludere il fattore erosivo del tempo. Archiviata in una bolla di memoria, quando il suo sensistema era scevro d&#8217;esperienze libidiche e computazionali, eccezion fatta per le istruzioni base e le inferenze native.</p></blockquote>
<p>Poi si parla d&#8217;altro. Ora, quale sarebbe la &#8220;ricorrenza remota&#8221; che Angel ricorda? È la &#8220;ricorrenza remota&#8221; il soggetto – una frase dopo – di &#8220;archiviata&#8221;? Cos&#8217;è, non è un romanzo ma un puzzle, dove io pago e poi devo riscrivere da zero per capirci qualcosa?
</p>
<p>Poi c&#8217;è il blaterare sgradevole dello scrittore dilettante che si crede Artista (pag. 23):<br />
<blockquote>Mosca è un universo vorticante e vandalizzato, è il riflesso incrinato di un&#8217;anima dispersa tra le nuvole cirriformi del Nord, è l&#8217;ansia e al tempo stesso la malattia della vita.</p></blockquote>
<p>Questa frase segnatevela perché un classico esempio di uso <strong>idiota</strong> delle metafore. Non vuol dire niente, però si percepisce la ricerca delle parole perché suonino pompose per impressionare i gonzi, con la città vista come &#8220;il riflesso incrinato di un&#8217;anima dispersa tra le nuvole cirriformi del Nord&#8221;. Proprio. È lo scopo della narrativa, vero? Non far capire una <strong>mazza</strong> a chi legge, ma mettere in soggezione i pochi ignoranti che ancora pensano che scrivere sia mischiare paroloni a caso. Ciliegina sulla torta: questo sproloquio sono i pensieri di una ragazzina al primo anno di Liceo, preoccupata perché l&#8217;autobus è in ritardo; la mamma la sgriderà se rientra dopo l&#8217;orario stabilito. Siamo a livello di Sergio Rocca, l&#8217;immortale poeta (&#8220;«Chi sei stregone?» ruggì il bambino istericamente, pronto a gridare.&#8221;)
</p>
<p>Infine c&#8217;è il classico raccontare invece di mostrare. Passaggi così (pag. 24):<br />
<blockquote>[la ragazzina di cui sopra è raggiunta da un tipo in macchina] Non sapendo che fare, le salta in mente un pensiero sconcio ma poi, incerta sugli esiti di eventuali imprevisti, storna lo sguardo.</p></blockquote>
<p>Funziona in questo modo: io pago 4 euro e 20 centesimi e compro una porzioncina della fantasia dell&#8217;autore. <strong>Lui</strong> mi deve dire qual è il pensiero sconcio. <strong>Lui</strong> mi deve dire quali sono gli esiti degli imprevisti eventuali.<br />La ragazzina vuole farsi il tipo? Lo vuole frustare? Lo vuole appendere a testa in giù in una vasca piena di scarafaggi? Ma poi rinuncia perché l&#8217;ultima volta gli scarafaggi sono scappati e le hanno invaso la stanza? Devo pagare e poi scrivere io il romanzo?
</p>
<p>Meno grave ma sempre fastidioso è il mostrare &amp; raccontare. In particolare, quando il raccontare precede il mostrare fa venire i nervi.<br />Immaginate di essere al cinema, il tizio accanto a voi ogni dieci minuti vi sussurra: «Adesso vedrai cosa succede, vedrai come Jimmy si arrabbia.» oppure: «Adesso ascolta bene, eh, ascolta, sentirai che battutona!» Sono sicura che alla terza interruzione cambiate posto. Nella narrativa funziona uguale (pag. 30):<br />
<blockquote>A Gankin non resta che negare tramite una pericolosa iperbole. – Al contrario, non hai considerato lo stadio di avanzamento della mia passione necrofila&#8230;</p></blockquote>
<p>&#8220;A Gankin non resta che negare tramite una pericolosa iperbole&#8221; è l&#8217;equivalente del tizio rompiscatole al cinema. Preciso identico. Visto che <em>mostri</em> la &#8220;pericolosa iperbole&#8221;(sic), non c&#8217;è bisogno che l&#8217;anticipi prima. Svuoti di tensione il paragrafo.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vdn_chobits.jpg" alt="Copertina del settimo volume di Chobits" /><br />
<em>Il settimo volume del manga Chobits delle CLAMP. In Chobits non ci sono e-doll, ma persocom. La storia ha diverse analogie con il romanzo di Verso, ma è realizzata molto, molto meglio</em></p>
<p>L&#8217;autore gestisce il punto di vista usando la tecnica del <strong>chi se ne frega, scrivo come mi capita</strong>. Nel primo capitolo, che comprende un&#8217;unica scena – l&#8217;esame del cadavere dell&#8217;e-doll da parte del tenente Gankin e del suo assistente Aleksej –, il punto di vista cambia almeno <strong>dodici</strong> volte, saltando di continuo da un personaggio all&#8217;altro. Senza alcuna giustificazione o alcun ritmo; ci sono pagine e pagine con Gankin, poi qualche paragrafo con Aleksej, poi si ritorna a Gankin per ancor meno spazio, poi Aleksej un po&#8217; di più, tutto così come capita. Alla fine tocca rileggere più volte certi passaggi per capire a chi attribuire parole e pensieri. Un capitolo degno di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Atlanta_Nights"><em>Atlanta Nights</em></a>.<br />Più avanti l&#8217;autore si supera, riuscendo a cambiare punto di vista all&#8217;interno di un singolo paragrafo (pag. 21):<br />
<blockquote>Un cameriere addobbato con un&#8217;impeccabile livrea lattea compare sull&#8217;uscio e lu/ei [sempre Angel] viene annunciato alla signora Cubarskij, non prima d&#8217;essersi sistemato le sopracciglia decorate dalle mani fatate di Sharunas. L&#8217;ometto, barba e baffi curatissimi, gli rifila un&#8217;occhiata lasciva dall&#8217;angolo degli occhialini, ma pare più preoccupato di trovare un modo per non ascoltare ciò che sarebbe successo nel sotterraneo. Si ricorda di una cera d&#8217;antica memoria versata nelle orecchie di un re a salvaguardia della sua sanità mentale. Si ricorda che grazie all&#8217;espediente, egli riuscì a resistere a una tentazione letale.</p></blockquote>
<p>Il paragrafo comincia con il punto di vista dell&#8217;e-doll. È confermato da quel &#8220;gli rifila un&#8217;occhiata lasciva [...] ma pare più preoccupato&#8221;: l&#8217;e-doll coglie l&#8217;occhiata del cameriere e ne deduce la lascivia e al contempo il desiderio di non ascoltare (come faccia questa deduzione è un mistero). Ma le frasi dopo? È l&#8217;e-doll che ricorda l&#8217;episodio di Ulisse e le Sirene o è il cameriere? Io ho riletto tre volte e non ne sono sicura. Mi sembra così innaturale che di punto in bianco si entri nella testa del cameriere, d&#8217;altra parte l&#8217;e-doll conosce Ulisse? E lui, macchina, ne ha solo un ricordo così approssimativo? Mah!
</p>
<p>In altri momenti l&#8217;autore si contraddice nello spazio di un paragrafo (pag. 19):<br />
<blockquote>L&#8217;olografia di Berenice Cubarskij la ritrae in pose provocanti: alla signora piace farsi vedere e proprio quella fantasia rappresenta il suo punto debole. Un aspetto su cui il marito non s&#8217;è interrogato, né s&#8217;è preoccupato d&#8217;esplorare, coinvolgendola in giochetti di mano in ascensore, lubrici amplessi tra le foreste di conifere o eccitanti fellatio durante le attese ai semafori&#8230;</p></blockquote>
<p>Allora:<br />
a) Berenice è esibizionista (&#8220;alla signora piace farsi vedere&#8221;).<br />b) Il marito coinvolge Berenice in una serie di atti sessuali all&#8217;aperto o in luoghi pubblici.<br />c) Dunque perché il marito non &#8220;s&#8217;è preoccupato d&#8217;esplorare&#8221; l&#8217;esibizionismo della moglie? Cosa doveva fare di più? Che senso ha &#8217;sto paragrafo?</p>
<p>L&#8217;autore ha spiegato che Maya, la ragazzina in attesa dell&#8217;autobus, non frequenta molto i coetanei, tutti &#8220;delinquentelli&#8221; o &#8220;gallinelle&#8221;, poi scrive (pag. 26):<br />
<blockquote>[Maya] Da qualche mese ha scoperto un altro passatempo, cose impensabili per dei ragazzini bifolchi ma già malavitosi in erba come loro. Gli unici a cui si concede e che se la godono tutta, sono quelli dell&#8217;ultimo anno, Roman &#8220;Frigo&#8221; Saratov in testa e poi Misha la Miccia, Pavel il Labbruto e il Peloso Ivan. Solo loro se la spupazzano a turno ma in ordine rigorosamente decrescente. La cosa strana però, agli occhi dei compagni, non è tanto la promiscuità di Maya e l&#8217;indifferenza a darsi in pubblico, doti ampiamente condivise dalle sue coetanee [...]</p></blockquote>
<p>Nella prima frase il sesso è &#8220;cosa impensabile&#8221; per i coetanei di Maya, nell&#8217;ultima frase la promiscuità, addirittura &#8220;l&#8217;indifferenza a darsi in pubblico&#8221; sono doti ampiamente condivise per i coetanei di Maya.<br />Notare altre delizie: le cose sono impensabili per i ragazzini &#8220;bifolchi <strong>ma</strong> malavitosi&#8221;, che senso ha? È l&#8217;essere malavitoso che ti impedisce di scoprire il sesso? L&#8217;elenco dei quattro studenti che si &#8220;spupazzano&#8221;(sic) e si &#8220;godono tutta&#8221;(sic) Maya, sembra uscito da un romanzo inedito di Federico Ghirardi. E quel &#8220;in ordine rigorosamente decrescente&#8221;? Decrescente di cosa? Ordine alfabetico? Età? Lunghezza dell&#8217;uccello? Siamo alle solite, devo scrivere io il romanzo?<br />
Passiamo a pagina 9:<br />
<blockquote>[Gankin] Infilati guanti e mascherina, s&#8217;accosta al corpo, cabotandogli attorno per non incappare in sgradevoli sorprese quali contaminazioni a tempo o esalazioni a innesco, ultima moda degli attacchi terroristici, oggi in voga anche tra le bande metropolitane.</p></blockquote>
<p>&#8220;Cabotare&#8221; significa navigare, spesso per tratti brevi (da qui l&#8217;espressione &#8220;piccolo cabotaggio&#8221;). Dunque Gankin &#8220;naviga&#8221; intorno al corpo a distanza ravvicinata&#8230; per non incappare in contaminazioni a tempo? Il legame logico sarebbe? Non dovrebbe scappare il più lontano possibile e stare lontano se vuole evitare le contaminazioni a tempo?<br />Nota di stile: quel &#8220;sgradevoli sorprese&#8221; è un altro errore. È ancora il tizio che ti dà di gomito al cinema. È inutile raccontare che ci sono sgradevoli sorprese se dopo le descrivi. Così non fai altro che smorzare la suspense.
</p>
<p>Un&#8217;incongruenza a qualche paragrafo di distanza (pag. 11):<br />
<blockquote>[Gankin] Allunga l&#8217;altra mano, scoprendo il resto della ferita. Gli occhi si trasformano in due feritoie orizzontali. Deve restare lucido e attento perché ogni volta lo stomaco gli manda dei singulti per avvertirlo di non abituarsi a quella vista. È una specie di campanello d&#8217;allarme con cui mantiene una barriera di separazione tra sé e quello che succede. Il giorno in cui saprà d&#8217;essersi assuefatto a quello spettacolo e potrà guardare quelle oscenità come se fossero un film o un documentario, sarà il giorno in un cui chiederà il trasferimento a un&#8217;altra sezione per un insormontabile conflitto d&#8217;interessi.</p></blockquote>
<p>Ma poco prima così è descritta la ferita (pag. 10):<br />
<blockquote>Sotto il vestito stropicciato, uno squarcio di 10 cm di profondità per 25 di lunghezza lo saluta truculento.</p></blockquote>
<p>Idea mia, ma descrivere una ferita come 10&#215;25 non è proprio &#8220;guardarla come se fosse un documentario&#8221;? Inutile dire che Gankin non ci pensa nemmeno a chiedere il trasferimento, né si accorgerà di questo &#8220;insormontabile conflitto d&#8217;interessi&#8221;.
</p>
<p>Ok, lo stile è orribile; ok, le incongruenze abbondano, ma chissà questo romanzo di <strong>fanta<u>scienza</u></strong> com&#8217;è infarcito di interessanti questioni sulla robotica e le Intelligenze Artificiali!<br />E in effetti si possono gustare deliziosi passaggi senza capo né coda, ma pieni di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Technobabble"><em>technobabble</em></a> (pag. 32):<br />
<blockquote>– Dunque, il sensistema è stato cortocircuitato. Per l&#8217;esattezza tra la pompa cardiaca e il collettore di raccordo. Poi, versato il contenuto all&#8217;esterno dell&#8217;esemplare, s&#8217;è impedita la riparazione da parte dei nanobot che, diminuiti sotto la soglia di auto-alimentazione, hanno provocato lo spegnimento terminale del sensistema e con esso dell&#8217;e-doll. È un bug conosciuto e a più riprese l&#8217;abbiamo segnalato alla Silitron affinché intervenga. È il tipico difetto di fabbricazione che potrebbe risolversi con poco, anche perché è l&#8217;unico metodo di mandare in crash un organo wetware così sofisticato come il sensistema e inibire il ricaricamento e il successivo ripristino tramite vivificazione.<br />&#8220;Non è solo un danno alla proprietà della Silitron&#8221; pensa Gankin.<br />– Come sa, qualsiasi bioware è riciclabile e sostituibile ma il sensistema, insieme a ciò che vi è registrato sopra, reazioni emotive ed esperienze individuali incluse, va perso per sempre. [...]</p></blockquote>
<p>Sigh. E in mezzo a questa valanga di termini inventati per dare una patina di scientificità a una marea di stupidate, nessuno chiede se c&#8217;è una copia di backup di &#8220;ciò che vi è registrato sopra&#8221;.
</p>
<p>E stendiamo un velo pietoso quando (pag. 35) l&#8217;autore confonde la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Melatonina">melatonina</a> con la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Melanina">melanina</a>&#8230;<br />
<strong>EDIT:</strong>L’autore replica: “[...] la melatonina funziona al contrario della melanina, schiarendo la pelle. Come ho già spiegato sul forum di fantascienza.com, c’è un refuso e la frase sarebbe dovuta essere “trasformare un meticcio in albino”.” Fornisce questi link: <a href="http://www.nature.com/nature/journal/v208/n5008/abs/208386a0.html">1</a>, <a href="http://www.naturmed.unimi.it/meteolab_cronobiologia.html">2</a>, <a href="http://www.freepatentsonline.com/5932608.html">3</a>, <a href="http://www.staibene.it/sb_dizionario.asp?diz_descr=y&#038;id=1316">4</a>.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Una volta sono stata accusata di prendere per scema la giuria del Premio Urania. Non è vero. Non sono io che prendo per scema la giuria del Premio Urania, è la giuria del Premio Urania che si prende per scema da sola, avendo deciso di premiare questo cumulo di spazzatura.</p>
</td>
</tr>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://thefantasyworld.forumfree.it/?t=38457304">Intervista a Federico Ghirardi</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.mangialibri.com/node/5249">Intervista a Elena P. Melodia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.houseofbooks.org/rubriche/scrittori/marco-davide/">Intervista a Marco Davide</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.fantasymagazine.it/interviste/10991">Intervista a Cristian Pavone</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.sololibri.net/Luca-Centi.html">Intervista a Luca Centi</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.booksweb.tv/content/show/ContentId/1725">Intervista a Elisa Rosso</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.fantasymagazine.it/interviste/11158/intervista-a-laura-iuorio/">Intervista a Laura Iuorio</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://blog.libero.it/thefantasyworld/7213511.html">Intervista a Miki Monticelli</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://tv.repubblica.it/copertina/strazzulla-il-nuovo-fantasy/34612?video">Intervista a Chiara Strazzulla</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.dragonisland.it/html/modules.php?name=News&#038;file=article&#038;sid=462">Intervista a Massimo Bianchini</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.fantascienza.com/magazine/speciali/12976/le-e-doll-di-francesco-verso-intervista-col-prem/">Intervista a Francesco Verso</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=7PD07nhPOSI">Non ho trovato interviste recenti a Vanna De Angelis, perciò vi beccate il booktrailer del suo romanzo</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=2665" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Recensioni :: Romanzo :: Leviathan</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/11/25/recensioni-romanzo-leviathan/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 22:11:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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Titolo originale: Leviathan
Autore: Scott Westerfeld
Illustrazioni: Keith Thompson
Anno: 2009
Nazione: U.S.A.
Lingua: Inglese
Editore: Simon Pulse
Genere: Steampunk per fanciulli
Pagine: 448


Giugno 1914. Il governo inglese invia la Leviathan, l&#8217;ammiraglia della propria flotta aerea, in missione segreta a Costantinopoli. Lungo la strada salgono a bordo Deryn Sharp, una ragazza scozzese che si è travestita da ragazzo per servire in aeronautica, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top"><img align="left" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sss_leviathan.jpg" alt="Copertina di Leviathan" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top">Titolo originale: <strong>Leviathan</strong><br />
Autore: <strong>Scott Westerfeld</strong><br />
Illustrazioni: <strong>Keith Thompson</strong></p>
<p>Anno: <strong>2009</strong><br />
Nazione: <strong>U.S.A.</strong><br />
Lingua: <strong>Inglese</strong><br />
Editore: <strong>Simon Pulse</strong></p>
<p>Genere: <strong>Steampunk per fanciulli</strong><br />
Pagine: <strong>448</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Giugno 1914. Il governo inglese invia la <em>Leviathan</em>, l&#8217;ammiraglia della propria flotta aerea, in missione segreta a Costantinopoli. Lungo la strada salgono a bordo Deryn Sharp, una ragazza scozzese che si è travestita da ragazzo per servire in aeronautica, e il Principe austriaco Aleksandar – Alek per gli amici –, in fuga dalla propria patria dopo l&#8217;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Assassination_of_Archduke_Franz_Ferdinand_of_Austria">assassinio</a> del padre a Sarajevo.
</p>
<p>Non è però il 1914 che conosciamo: nel mondo di <strong><em>Leviathan</em></strong> la tecnologia ha fatto passi da gigante sia nel campo della robotica, sia in quello della bioingegneria. I Tedeschi e gli Austro-Ungarici (i &#8220;Clanker&#8221;) si sono specializzati nella costruzione di corazzate terrestri e di enormi robot da guerra (qui chiamati <em>walker</em>, somiglianti ai &#8220;robottoni&#8221; di certi <em>anime</em> giapponesi o ai <em>mech</em> di giochi stile <em>MechWarrior</em>), mentre Inglesi, Francesi e Russi (i &#8220;Darwinisti&#8221;) hanno plasmato nuove forme di vita per gli usi più svariati. La stessa <em>Leviathan</em> è una creatura vivente, che mescola il DNA della balena con quello di decine di altre specie.<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
[See post to watch Flash video]
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Booktrailer di Leviathan</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Ciò premesso, il <em>booktrailer</em> e certo <em>hype</em> facevano credere che <strong><em>Leviathan</em></strong> fosse un romanzo di guerra. <strong>Non è così</strong>. Basta confrontare l&#8217;<em>hype</em> con i fatti. Per esempio un tizio, dopo aver letto una ARC<sup><a href="#lev_nota_1">[1]</a></sup><a name="lev_nota_1_up"></a>, dichiarava:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Westerfeld has kicked off his new series with bang, averaging more battles and bombings per chapter than a textbook on both World Wars combined.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Westerfeld ha cominciato la sua nuova serie col botto. Ci sono più battaglie e bombardamenti per capitolo che in un libro di testo dedicato a entrambe le Guerre Mondiali.</p></blockquote>
<p>Questi sono i fatti:
<ul>
<li>Capitoli presenti nel romanzo: <strong>41</strong>.</li>
<li>Battaglie presenti: <strong>zero</strong> (ci sono <strong>6</strong> scontri a fuoco, ma esito a chiamarli &#8220;battaglie&#8221; dato che il numero di mezzi e uomini coinvolti si conta sulle dita delle mani – spesso di una mano sola).</li>
<li>Bombardamenti: <strong>zero</strong> (non viene sganciata alcuna bomba nel corso dell&#8217;intero romanzo – neanche una, neppure per sbaglio).</li>
<li>Massimo numero di <em>walker</em> o corazzate terrestri contemporaneamente presenti in una scena: <strong>2</strong>.</li>
<li>Numero di combattimenti tra un <em>walker</em> e un &#8220;mostro&#8221; darwinista: <strong>zero</strong>.</li>
</ul>
<p>In altre parole la Prima Guerra Mondiale rimane sullo sfondo. Chi si aspettava – io! – un&#8217;armata di robot tedeschi che attraversa la Manica per combattere contro un esercito di creature abominevoli ingegnerizzate a partire dal DNA del mostro di Loch Ness, rimarrà deluso. Niente di tutto questo è neppure <em>accennato</em> nel romanzo. Invece c&#8217;è una sana storia di avventura per bambini piena di buoni sentimenti.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Il mondo di Leviathan</strong>
</p>
<p>Il 1914 dipinto in <strong><em>Leviathan</em></strong> ha un suo fascino, a tratti notevole, ma la costruzione di Westerfeld è semplicistica.</p>
<p align="center"><a href="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_mappa.jpg" rel="lightbox" title="Mappa allegorica dell'Europa"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_mappa_thumb.jpg" alt="Mappa del mondo" /></a><br />
<em>Mappa allegorica dell&#8217;Europa di Leviathan. Clicca per ingrandire</em></p>
<p>I Clanker sono più o meno verosimili: in pratica non c&#8217;è molta differenza rispetto ai libri di storia, solo i carri armati si sono sviluppati qualche decennio prima e hanno gambe invece di cingoli. Westerfeld liquida la questione con una battuta di Alek:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;How else would a war machine get around? On <em>treads</em>, like an old-fashioned farm tractor? What a preposterous idea.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Come potrebbe altrimenti spostarsi una macchina da guerra? Su <em>cingoli</em>, come i vecchi trattori agricoli? Che idea stravagante.</p></blockquote>
<p>Anche se in verità non è mai spiegato perché le gambe dovrebbero essere un sistema di locomozione migliore dei cingoli: i <em>walker</em> non sono particolarmente veloci e hanno grossi problemi di stabilità in caso di terreno accidentato; se cadono non si possono rialzare senza aiuto; inoltre non sono &#8220;robottoni&#8221; intelligenti, hanno bisogno di equipaggio – nel romanzo non esistono computer a vapore o intelligenze artificiali, tutti i macchinari sono stupida ferraglia.<br />Tuttavia non ho trovato assurde le scene con i Clanker: vero, niente del genere può essere costruito neanche ai giorni nostri, però non è tecnicamente impossibile, e una certa tendenza tedesca al gigantismo per quanto riguarda i carri armati è storicamente corretta.
</p>
<table style="width: 100%" cellspacing="1" border="1" cellpadding="12">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4">
<p align="center" style="font-size:medium"><strong>K Panzerkampfwagen</strong>
</p>
<p>Nel 1917 il Ministero della Guerra tedesco ordina di approntare un super carro armato in grado di travolgere le linee nemiche anche nelle situazioni più difficili. Viene così progettato il &#8220;K-Wagen&#8221; una mostruosità da 120 tonnellate con 27 uomini di equipaggio, 4 cannoni e 7 mitragliatrici.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_kwagen.jpg" alt="Modellino del K-Wagen" /><br />
<em>Un modellino di come sarebbe potuto apparire il K-Wagen</em></p>
<p>Dieci K-Wagen vengono commissionati, ma al termine della Guerra, nel novembre 1918, solo due esemplari sono in fase avanzata di costruzione, presso l&#8217;impianto di Riebe. Gli Alleati ordinano che i due super carri siano smantellati.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_kwagen2.jpg" alt="Il K-Wagen in costruzione" /><br />
<em>Il K-Wagen in costruzione</em></p>
<p>Per saperne di più sulle macchine da guerra tedesche nella Prima Guerra Mondiale, si può consultare il seguente volume, ricco di fotografie:
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_panzers.jpg" alt="Copertina di German Panzers 1914-18" align="left"/><em><a href="http://gigapedia.com/items/62346/osprey-new-vanguard-127---german-panzers-1914-18">German Panzers 1914-18</a></em> di Steven J. Zaloga (Osprey Publishing, 2006).</p>
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<p>Se dalla Prima Guerra Mondiale si passa alla Seconda, si scoprono progetti ancora più ciclopici, dei quali ho <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/04/29/lorelei-le-armi-segrete-del-terzo-reich#p1500">già parlato</a>.</p>
</td>
</tr>
</table>
<p>Le azioni di combattimento con i Clanker spesso sono tirate per i capelli – e in un romanzo di Tom Clancy farebbero chiudere il libro – ma qui è <strong>fantasy!!!</strong> e sopporto. In fondo non c&#8217;è niente di scandaloso, nessun drago colpito al volo dalle catapulte di troisiana memoria. Tranne&#8230;<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID599969136'), this, 'Mostra episodio bellico poco plausibile &#9660;', 'Nascondi episodio bellico poco plausibile &#9650;');">Mostra episodio bellico poco plausibile &#9660;</a></p>
<div id='SID599969136' style='display:none;'>
Il cannone da 57mm che spara dal <em>walker</em> in movimento e colpisce gli esploratori nemici a cavallo, a distanza imprecisata.
</div>
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<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_walker.jpg" alt="Il walker di Alek" /><br />
<em>Il walker di Alek. Può camminare così con le gambe piegate, oppure le gambe possono essere distese per un’andatura più veloce. Può perfino correre</em></p>
<p>I Darwinisti sono un altro paio di maniche. L&#8217;idea è che Charles Darwin non solo abbia scoperto il meccanismo dell&#8217;evoluzione, ma abbia anche scoperto come manipolare il DNA. Nell&#8217;arco di due generazioni gli scienziati hanno raggiunto un controllo completo sulla bioingegneria. Possono creare qualunque forma di vita, da singoli microbi fino a enormi navi viventi.<br />Come spiega Deryn, la bioingegneria ha sostituito la meccanica:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;She remembered how Da had said London looked in the days before old Darwin had worked his magic. A pall of coal smoke had covered the entire city, along with a fog so thick that streetlamps were lit during the day. During the worst of the steam age so much soot and ash had decorated the nearby countryside that butterflies had evolved black splotches on their wings for camouflage.<br />But before Deryn had been born, the great coal-fired engines had been overtaken by fabricated beasties, muscles and sinews replacing boilers and gears. These days the only chimney smoke came from ovens, not huge factories, and the storm had cleared even that murk from the air.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Ricordò come papà aveva descritto l&#8217;aspetto di Londra prima che il vecchio Darwin compisse i suoi miracoli. Fumo di carbone aveva ricoperto l&#8217;intera città, insieme a una nebbia così fitta che i lampioni erano lasciati accesi durante il giorno. Nel momento peggiore dell&#8217;età del vapore, fuliggine e cenere avevano invaso la vicina campagna, tanto che le farfalle erano mutate: per mimetizzarsi avevano sviluppato macchie nere sulle ali.<br />Ma prima che Deryn nascesse, i grandi motori a carbone erano stati sostituiti da animali ingegnerizzati. Muscoli e tendini avevano rimpiazzato caldaie e ingranaggi. Adesso gli unici fumaioli in funzione erano quelli dei forni, non di enormi fabbriche, e la tempesta aveva disperso anche quel velo di sporco.</p></blockquote>
<p>Immaginate i <em>Flintstones</em>, con l&#8217;uccello preistorico che usa il becco al posto della puntina del giradischi: con i Darwinisti siamo da quelle parti.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_flint.jpg" alt="Giradischi dei Flintstones" /><br />
<em>I Darwinisti dell’età della pietra</em></p>
<p>Anche qui non è scientificamente impossibile, ma richiede un balzo tecnologico ben più ampio di quello richiesto per sostituire i cingoli. È inverosimile un tale controllo sul DNA senza lo sviluppo di scienze e tecnologie correlate, dai microscopi all&#8217;informatica. Inoltre spesso le creature darwiniste sono inefficienti: non è molto credibile che in <strong>guerra</strong> non si scelga l&#8217;alternativa migliore.<br />L&#8217;intera faccenda è ambigua: da un lato i Darwinisti sono dipinti come &#8220;fanatici&#8221; che prediligono la bioingegneria sulla meccanica per partito preso, dall&#8217;altro i motori della <em>Leviathan</em> sono normali motori meccanici. Non ha senso: o i Darwinisti hanno una fede quasi religiosa nella bioingegneria, e allora ci sta che adottino una soluzione animale anche quando l&#8217;equivalente meccanico è più funzionale, oppure scelgono di volta in volta e in questo caso una marea di loro creazioni sarebbe da buttar via.<br />Una brutta caduta di stile i motori meccanici sulla <em>Leviathan</em>: pura pigrizia da parte dell&#8217;autore, che per risolvere un inghippo nella trama se n&#8217;è fregato della coerenza.</p>
<p>Comunque, alcune creature Darwiniste, per quanto inefficienti e inverosimili, le ho gradite perché troppo <em>kawaii</em>!<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1737489667'), this, 'Mostra una creatura kawaii &#9660;', 'Nascondi una creatura kawaii &#9650;');">Mostra una creatura kawaii &#9660;</a></p>
<div id='SID1737489667' style='display:none;'>
Le lucertole messaggero sono deliziosamente carine! Questi animaletti, ingegnerizzati a partire dalle comuni lucertole, scorazzano lungo il sartiame della <em>Leviathan</em>. Quando qualcuno ha bisogno di riferire un messaggio o dare ordini, parla a una lucertola. La lucertola registra la voce, va a cercare il destinatario e ripete il messaggio.<br />Quando la <em>Leviathan</em> fa alzare in volo i palloni-medusa da osservazione, il pilota si porta appresso una lucertola; se avvista il nemico lo comunica all&#8217;animaletto, il quale torna sulla nave a riferire la notizia, zampettando lungo un cavo legato al pallone. Il problema è che la lucertola si muove con flemma: se il pilota usasse il codice morse farebbe molto prima&#8230;
</div>
<p><br />Altre creature sono poco credibili e decisamente stupide.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID618872038'), this, 'Mostra una creatura stupida &#9660;', 'Nascondi una creatura stupida &#9650;');">Mostra una creatura stupida &#9660;</a></p>
<div id='SID618872038' style='display:none;'>
Sulla <em>Leviathan</em> le mitragliatrici sono state sostituite dai &#8220;fléchettes bats&#8221;. Funziona così: la <em>Leviathan</em> ospita una colonia di pipistrelli opportunamente ingegnerizzati; quando è avvistato un vascello avversario, ai pipistrelli vengono fatti mangiare dei chiodi. Quindi si disturbano gli animali per farli alzare in volo. Poi la <em>Leviathan</em> dirige potenti fari contro la nave nemica: i pipistrelli, attirati dalla luce, si dirigono in quella direzione. Infine la <em>Leviathan</em> cambia la luce dei fari da gialla a rossa: il rosso terrorizza i pipistrelli, che cagano i chiodi sul bersaglio. Non so, dovrei ridere? Poi capisco che Westerfeld abbia tratto ispirazione dalle &#8220;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bat_bomb">bat bomb</a>&#8220;: non è divertente lo stesso.
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<p>
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<p>Rimangono poi alcuni problemi di fondo. Per esempio, che bisogno c&#8217;è di ingegnerizzare balene volanti e lupi-tigre quando puoi ingegnerizzare virus? Sono un&#8217;arma <em>molto</em>, <em>molto</em>, <em>molto</em> più efficace di qualunque &#8220;mostro&#8221;. In un altro romanzo di tecnologia contro biologia, <em>La Guerra contro gli Chtorr</em> di David Gerrold, gli Chtorr, prima di inviare contro la Terra i vermi giganti e gli altri &#8220;mostri&#8221;, spazzano via buona parte della popolazione con le malattie infettive.<br />E ancora: con una tale conoscenza della genetica, ci si aspetterebbe che i Darwinisti siano immortali, che possiedano la cura per ogni malattia, che possano farsi crescere le ali o le branchie o siano in grado di migliorare il proprio stesso cervello. Ma:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Though human life chains were off-limits for fabrication, the middies often conjectured that the bosun&#8217;s ears were fabricated.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Sebbene non fosse consentito manipolare le catene vitali umane, gli aspiranti guardiamarina spesso sospettavano che le orecchie del nostromo fossero ingegnerizzate.</p></blockquote>
<p>Tutto qui. <strong>Una</strong> sola riga su 400 pagine per giustificare un fatto clamoroso. &#8220;Manipolare il DNA umano è contro le regole&#8221;. Fine. Lo dice l&#8217;Autore. Come accennavo: ambientazione costruita in maniera semplicistica. Al limite del cretino.
</p>
<p>Oltre il microcosmo della <em>Leviathan</em>, il mondo darwinista rimane indefinito. Com&#8217;è la vita a Londra senza meccanica e in compagnia di un esercito di bestie ingegnerizzate? Non si sa. Peccato.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_leviathan.jpg" alt="Il muso della Leviathan" /><br />
<em>Il muso della Leviathan</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Personaggi e morale</strong>
</p>
<p>La storia è narrata in terza persona limitata dal punto di vista di Alek e Deryn. I due punti di vista si alternano con regolarità – si passa da un personaggio all&#8217;altro ogni due capitoli. Faccio notare che il punto di vista non è <strong>mai</strong> cambiato durante una scena. I passaggi da Alek a Deryn e da Deryn ad Alek avvengono <strong>solo</strong> in corrispondenza della fine di un capitolo/inizio del capitolo successivo.
</p>
<p>Il Principe Alek è infantile, noioso, e si comporta almeno due volte da perfetto idiota per mere esigenze di trama. L&#8217;equipaggio del <em>walker</em> con cui è fuggito dall&#8217;Austria è composto da personaggi insipidi quanto lui. Ho sperato che nel finale almeno il Conte Volger sviluppasse una personalità, invece è rimasto il personaggio informe di inizio storia.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID663141629'), this, 'Mostra la mia speranza &#9660;', 'Nascondi la mia speranza &#9650;');">Mostra la mia speranza &#9660;</a></p>
<div id='SID663141629' style='display:none;'>
Quando la <em>Leviathan</em> non riesce a decollare, ho creduto che Volger avesse sabotato apposta la nave: meglio morire che allearsi con il nemico. Sarebbe potuta  essere una svolta imprevista, l&#8217;unico colpo di scena del romanzo. Niente di tutto ciò. Purtroppo.
</div>
<p><br />Per fortuna Alek è un Clanker: la sua personalità assente è compensata dal rombo dei motori e dal fischiare del vapore sotto pressione. Nelle scene migliori il protagonista è più il Cyklop Stormwalker, il <em>walker</em> di Alek, che non Alek medesimo.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_alek.jpg" alt="Il Principe Alek" /><br />
<em>Alek in piedi su un walker abbattuto</em></p>
<p>Deryn è più simpatica e vivace. Non che sia chissà quale eroina, ma non ti fa addormentare. Ha un carattere più forte e determinato rispetto a quello di Alek e, sebbene non sia un&#8217;aquila, non si comporta mai da cretina.<br />
Westerfeld le ha creato un lessico con parole e locuzioni particolari (&#8220;ninny&#8221;, &#8220;diddies&#8221;, &#8220;bum rag&#8221;, &#8220;barking spiders&#8221;, &#8220;blisters&#8221;, &#8220;clart&#8221;, ecc.) che non so quanto possa essere accurato rispetto alla parlata di una scozzese di inizio secolo, però distingue bene il personaggio. Quando Deryn parla o pensa si capisce subito che è lei.<br />Tutto sommato un personaggio piacevole da seguire. Anche i comprimari dal lato di Deryn sono più interessanti, in particolare la donna scienziato che tiene una tigre della Tasmania come animale domestico.
</p>
<p>Deryn e Alek soffrono poi di un grave difetto: sono <em>buoni</em>. Quel tipo di bontà mielosa e piena di retorica che spesso fa capolino nel fantasy.<br />
Per esempio, Deryn dichiara di essersi arruolata per volare, non certo per combattere&#8230; ricapitoliamo: Deryn è una ragazza. Si traveste da ragazzo – rischiando la galera per sé e per il fratello, che sa del trucco e l&#8217;aiuta – e poi, alla vigilia di una <strong>guerra</strong>, si arruola <strong>volontaria</strong> nell&#8217;aeronautica <strong>militare</strong>. Perché vuole <em>solo</em> volare! Sì, certo. E i tizi della CIA che torturano i prigionieri nelle basi americane in Pakistan o in Lituania sono entrati nell&#8217;Agenzia solo per vedere il mondo&#8230;<br />E no, non è il personaggio che cerca di convincersi di essere buono quando in realtà è spinto da pulsioni molto meno nobili: Deryn è davvero buona. Ed è buona non perché abbia senso, è buona perché è in un romanzo fantasy rivolto agli <em>Young Adult</em>. Che squallore.<br />Con Alek siamo sulla stessa barca. Il poverino non riesce mai a uccidere nessuno di suo pugno e l&#8217;unica volta che muore qualcuno per causa sua, lui non l&#8217;ha fatto apposta. Che anima candida.
</p>
<p>Nella parte finale del romanzo, affiora la solita pappa stantia: il vero nemico è l&#8217;incomunicabilità! Se conosci il tuo nemico vedi che è come te che i veri cattivi non sono i tedeschi o gli inglesi i clanker o i darwinisti i veri nemici sono i guerrafondai <em>bla bla bla</em>.<br />Noia. Noia. Noia.<br />Ammetto però che Westerfeld è abile nel diluire questa morale rancida nelle scene d&#8217;azione: la morale emerge dal mostrato, non è mai spiattellata esplicitamente. &#8220;La guerra è kattiva!!!&#8221; rimane un discorso da scuola elementare.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_deryn.jpg" alt="Deryn Sharp" /><br />
<em>Deryn pilota un pallone-medusa da osservazione</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Stile</strong>
</p>
<p>Poco da dire: Westerfeld è uno scrittore competente e si vede. Il romanzo è scorrevole e senza punti morti; il ritmo è sempre alto. Però, a mio parere, non sempre sono mostrate le scene che partono con le premesse migliori: per esempio l&#8217;autore dedica pagine e pagine all&#8217;atterraggio e alla ripartenza della <em>Leviathan</em> dallo Zoo di Londra, e taglia corto sull&#8217;inseguimento di una corazzata terrestre al <em>walker</em> di Alek.<br />C&#8217;è poi qualche sbavatura qui e là (il dialogo tra Alek e Volger mentre si allenano è chiaramente a beneficio del lettore e suona forzato) e qualche descrizione non proprio riuscita (Deryn incontra Alek e subito le viene in mente solo &#8220;handsome&#8221;), ma poca roba.<br />Lo stile di Westerfeld è molto funzionale, ma non è brillante: se si esclude in parte Deryn, c&#8217;è troppa distanza tra il punto di vista, molto ravvicinato ai personaggi, e il linguaggio, troppo neutro. Alek sembra un automa – o un bravo scrittore – non un giovane Principe.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Conclusioni</strong>
</p>
<p>Romanzo di avventura semplice semplice per un pubblico di ragazzini non troppo svegli. Dubito possa piacere a chi ha più di dodici anni – parlo di età mentale, lo so che ci sono delle trentenni che tengono in camera il poster di Edward Cullen o di Sennar.<br />È molto più fantasy che non fantascienza: la speculazione scientifica è da asilo e rimane tollerabile solo quando le trovate sono almeno molto fantasiose. Westerfeld, nelle note a fine romanzo, lo definisce <em>steampunk</em>. Sì, ma solo se vogliamo applicare la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Steampunk#Origin">definizione originaria</a> di K. W. Jeter: &#8220;gonzo-historical&#8221; può essere una giusta classificazione per <strong><em>Leviathan</em></strong>. La componente <em>steam</em> in senso tecnologico è presente, ma ha un ruolo minore – i Darwinisti hanno più spazio dei Clanker. Di <em>-punk</em> non se ne vede neanche l&#8217;ombra.
</p>
<p>Nel complesso un&#8217;opera mediocre. Non brutta, ma faccio fatica a trovarci qualcosa di veramente bello; di nuovo, originale, brillante. Non credo valga la pena comprare, ma dato che è gratis<sup><a href="#lev_nota_2">[2]</a></sup><a name="lev_nota_2_up"></a>, una sbirciatina la si può dare. L&#8217;inglese è semplice, a parte qualche termine tecnico marinaresco e lo <em>slang</em> di Deryn.
</p>
<p>In un&#8217;<a href="http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/spettacoli_e_cultura/strazzulla-intervista/strazzulla-intervista/strazzulla-intervista.html">intervista dedicata ad altro argomento</a>, un rappresentante di Einaudi ha dichiarato che il romanzo sarà pubblicato in Italia dalla loro casa editrice l&#8217;anno prossimo. Non ho idea se sia vero, né se si prenderanno l&#8217;impegno di pubblicare anche i volumi successivi: infatti <strong><em>Leviathan</em></strong> è – tanto per cambiare – il primo romanzo in una trilogia; <em>Behemoth</em> e <em>Goliath</em> sono già stati annunciati da Westerfeld, indicativamente per l&#8217;autunno 2010 e l&#8217;autunno 2011.<br />Tengo a sottolineare che la storia in <strong><em>Leviathan</em></strong> <strong>non</strong> è autoconclusiva: si interrompe bruscamente, lasciando la trama in sospeso.
</p>
<p>Chi dovrebbe leggere <strong><em>Leviathan</em></strong> sono gli autori italiani o gli aspiranti tali. Tempo fa credevo che <em>Ash</em> di Mary Gentle potesse essere una buona pietra di paragone: ero un&#8217;ingenua ottimista! Con <strong><em>Leviathan</em></strong> l&#8217;asticella della qualità scende di una tacca, ma sarà l&#8217;ultima volta.<br />In altri termini: se desiderate pubblicare un libro dignitoso, <strong>dovete</strong> scrivere almeno al livello di questo romanzo di Westerfeld. <strong>Dovete</strong> dimostrare la stessa dose di fantasia e la stessa padronanza della tecnica narrativa. Non sto chiedendo la Luna, sto chiedendo un livello <strong>minimo</strong>.<br />Lo so che le mie parole vi entreranno in un orecchio e usciranno dall&#8217;altro. E so che si continueranno a scrivere, pubblicare e comprare romanzi pieni di puttanate con gli elfi o con ragazzine imbecilli che si innamorano del vampiro compagno di banco. Pazienza. Io ci provo.
</p>
<table style="width: 100%" cellspacing="1" border="1" cellpadding="12">
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<td bgColor="#fff4f4">
<p align="center" style="font-size:medium"><strong>Letture Consigliate</strong>
</p>
<p>Se le idee dietro <strong><em>Leviathan</em></strong> (storia alternativa in chiave fantasy, robottoni, tecnologia vs. biologia) vi incuriosiscono, potreste dare un&#8217;occhiata anche a questi romanzi:
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero_rosa.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Il ciclo dell&#8217;Oscurità di Harry Turtledove.</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Nell&#8217;Oscurità</em> (<em>Into the Darkness</em>, 1999) <br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Scende l&#8217;Oscurità</em> (<em>Darkness Descending</em>, 2000)<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Attraverso l&#8217;Oscurità</em> (<em>Through the Darkness</em>, 2001)<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>I Signori dell&#8217;Oscurità</em> (<em>Rulers of the Darkness</em>, 2002)<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Le Fauci dell&#8217;Oscurità</em> (<em>Jaws of Darkness</em>, 2003)<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>La Fine dell&#8217;Oscurità</em> (<em>Out of the Darkness</em>, 2004)</p>
<p>Turtledove ricrea la Seconda Guerra Mondiale, ambientandola però nel mondo fantastico di Derlavai. I carri armati diventano bestie enormi che trasportano cannoni magici, gli aerei sono draghi, i sommergibili mostri marini, e il Progetto Manhattan vede impegnati gli stregoni più potenti del mondo.<br />Il vero difetto di questo ciclo è proprio l&#8217;aderenza alla storia: cambiano i nomi degli stati, cambia la scienza e la tecnologia, ma per il resto gli eventi sono gli stessi, dalla spartizione della Polonia, all&#8217;attacco della Russia alla Finlandia, fino all&#8217;assedio di Stalingrado. Quando si riesce a individuare che Algarve è in realtà la Germania o che Kuusamo sono gli Stati Uniti, la vicenda diviene prevedibile, perché si sa già come andrà a finire.<br />Rimane un ciclo piacevole, arricchito da una profusione di punti di vista degna di Martin (ci sono almeno venti personaggi punto di vista) e dall&#8217;assenza di &#8220;buoni&#8221; e &#8220;cattivi&#8221; tradizionali. Lo stile di Turtledove è in generale decente, tranne quando glissa sulle scene d&#8217;azione per riassumerle attraverso dialoghi successivi. Qualche volta questo &#8220;trucco&#8221; funziona bene, più spesso si rivela un ripiego misero.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_oscurita.jpg" alt="Copertina de La Fine dell'Oscurità" /><br />
<em>Copertina de La Fine dell&#8217;Oscurità</em></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero_rosa.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Il ciclo della Guerra contro gli Chtorr di David Gerrold.</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>La Guerra contro gli Chtorr</em> (<em>A Matter for Men</em>, 1983)<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Il Ritorno degli Chtorr</em> (<em>A Day for Damnation</em>, 1985)<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Il Giorno della Vendetta</em> (<em>A Rage for Revenge</em>, 1989)<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>L&#8217;Anno del Massacro</em> (<em>A Season for Slaughter</em>, 1993)<br />Nota importante: la storia <strong>non</strong> è finita. Nel progetto originario erano previsti altri tre romanzi, che Gerrold in sedici anni non ha ancora scritto – né è scontato che lo faccia in futuro.
</p>
<p>La Terra viene invasa dagli alieni, gli Chtorr. Anzi, viene aggredita da un intero ecosistema alieno. Gli Chtorr sono una moltitudine di specie diverse: animali, piante, microbi. Pian piano le creature extraterrestri rimpiazzano gli equivalenti autoctoni, esseri umani compresi.<br />Il lavoro di Gerrold con gli Chtorr è molto più accurato e scientificamente approfondito rispetto a quello di Westerfeld con i Darwinisti. Gli Chtorr sono parecchie spanne più verosimili delle bestie ingegnerizzate in <strong><em>Leviathan</em></strong>. E sono molto più bizzarri e letali.<br />Nei vari romanzi del ciclo le scene d&#8217;azione sono ottime – sebbene anche qui manchino delle vere e proprie battaglie – e la sensazione di apocalisse imminente è ben resa. I romanzi funzionano meno quando Gerrold imita le lezioni di filosofia di Heinlein senza averne il carisma e la bravura. Rimane poi il grosso problema che dopo quattro libri è tutto in sospeso e non si sa se vinceranno i Terrestri o gli Chtorr. E forse non si saprà mai.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_chtorr.jpg" alt="Copertina de La Guerra contro gli Chtorr" /><br />
<em>Copertina de La Guerra contro gli Chtorr</em></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero_rosa.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<em>Fanteria dello Spazio</em> (<em>Starship Troopers</em>, 1959) di Robert A. Heinlein.
</p>
<p>Un classico della fantascienza, il romanzo che ha introdotto le Armature Potenziate e ha ispirato Yoshiyuki Tomino per <em>Mobile Suit Gundam</em>.<br />Sono narrate le avventure di un soldato nella Fanteria Spaziale Mobile, mentre la Terra si trova invischiata in una guerra interplanetaria contro gli Aracnidi.<br />
Heinlein costruisce un mondo futuro verosimile e particolarmente curato per quanto riguarda gli aspetti sociali, politici e militari: <em>Fanteria dello Spazio</em> è una delle poche opere di narrativa nelle liste di lettura delle accademie militari americane.
</p>
<p>Un fatto poco noto è che <em>Fanteria dello Spazio</em>, nelle intenzioni dell&#8217;autore, doveva essere un libro per ragazzi. Il <strong>rispetto</strong> che Heinlein dimostra nei confronti del pubblico a cui si rivolge è ammirevole: non ci sono semplificazioni, non ci sono pseudo guerre allo zucchero filato, non c&#8217;è morale preconfezionata da favola della buona notte; ci sono scenari realistici, c&#8217;è una filosofia di vita brutale – ma del tutto coerente con l&#8217;ambientazione, e ci sono le Armature Potenziate, una delle trovate più <em>cool</em> della storia della fantascienza.<br />Pensateci quando sentite il solito scrittorucolo delle nostre parti giustificare ogni porcata perché tanto è per un &#8220;pubblico giovane&#8221;.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_fanteria.jpg" alt="Copertina di Fanteria dello Spazio" /><br />
<em>Copertina di Fanteria dello Spazio</em></p>
<p>E i romanzi di Temerarie, quelli del Drago di Sua Maestà di Naomi Novik? In effetti l&#8217;idea delle guerre napoleoniche con i draghi non è molto lontana dall&#8217;idea di avere una Prima Guerra Mondiale con i <em>mech</em>. Però ho <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/01/01/recensioni-romanzo-his-majestys-dragon/">letto</a> il primo romanzo di Temerarie ed era pura <em>fuffa</em>. Dunque <strong>non</strong> consiglio!</p>
</td>
</tr>
</table>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>note:<br /><a name="lev_nota_1"></a>&nbsp;<sup>[1]</sup>&nbsp;<a href="#lev_nota_1_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;<strong>A</strong>dvance <strong>R</strong>eading <strong>C</strong>opy. Una copia di un romanzo distribuita a giornali, critici, <em>amyketti</em>, ecc. qualche tempo prima dell&#8217;uscita ufficiale, in modo che si possa creare il giusto <em>hype</em>. Qualche volta le ARC non sono ancora la versione definitiva di un libro, mancando un ultimo passaggio di editing, o una corretta impaginazione, o la giusta copertina o altri dettagli simili.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_arc.jpg" alt="Copertina delle ARC di Leviathan" /><br />
<em>Copertina delle ARC di Leviathan</em></p>
<p><a name="lev_nota_2"></a>&nbsp;<sup>[2]</sup>&nbsp;<a href="#lev_nota_2_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Come da <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/11/19/leviathan/">Segnalazione</a>. L&#8217;edizione originale di <strong><em>Leviathan</em></strong> comprende una cinquantina di illustrazioni. Sono presenti anche nelle edizioni pirata, ma purtroppo chi ha scannerizzato il libro ha acquisito le immagini a dimensioni ridotte. Qui sotto ne potere vedere una estratta dalla versione HTML, senza ritocchi.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/00026.jpg" alt="L'illustrazione del capitolo 19" /><br />
<em>L&#8217;illustrazione del capitolo 19</em></p>
<p>Immagini a risoluzione più alta si possono ammirare al <a href="http://keiththompsonart.com/leviathanbook.html">sito</a> del disegnatore, Keith Thompson.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Leviathan-Scott-Westerfeld/dp/1416971734/"><em>Leviathan</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://books.simonandschuster.com/Leviathan/Scott-Westerfeld/9781416971733/browse_inside">I primi capitoli di <em>Leviathan</em> leggibili online</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://scottwesterfeld.com/blog/">Il blog di Scott Westerfeld</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://keiththompsonart.com/">Il sito di Keith Thompson</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Flintstones"><em>The Flintstones</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Harry_Turtledove%27s_Darkness">Il ciclo dell&#8217;Oscurità su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Chtorr">La Guerra contro gli Chtorr su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Starship_troopers"><em>Starship Troopers</em> su Wikipedia</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Ci sono i mech e i mostri!&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Ma non si picchiano tra loro.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Ci sono bestiole kawaii!&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Ma altre bestiole sono cretine.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">I Clanker sono verosimili.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Ma i Darwinisti molto meno.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Deryn è simpatica.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Ma Alek è noioso.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Lo stile è buono.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Ma non è brillante.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/stivale.gif" alt="Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a></p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=2594" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fantasy.gamberi.org/2009/11/25/recensioni-romanzo-leviathan/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>40</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Manuali 2 – Dialoghi</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/11/18/manuali-2-dialoghi/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2009/11/18/manuali-2-dialoghi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 16:04:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=2470</guid>
		<description><![CDATA[Introduzione

Questo è il secondo articolo dedicato ai manuali di scrittura. Il primo articolo, Manuali 1 – Descrizioni, si trova qui.

Ricordo che questi articoli sono un invito alla lettura. Se l&#8217;argomento vi interessa, leggete i manuali via via segnalati. Li trovate tutti su gigapedia e molti anche su emule. In questo articolo c&#8217;è l&#8217;elenco completo dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="font-size:medium"><strong>Introduzione</strong>
</p>
<p>Questo è il secondo articolo dedicato ai manuali di scrittura. Il primo articolo, Manuali 1 – Descrizioni, si trova <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/">qui</a>.
</p>
<p>Ricordo che questi articoli sono un <em>invito alla lettura</em>. Se l&#8217;argomento vi interessa, leggete i manuali via via segnalati. Li trovate tutti su <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/09/02/libri-come-se-piovesse/">gigapedia</a> e molti anche su emule. In <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-su-gigapedia/">questo articolo</a> c&#8217;è l&#8217;elenco completo dei manuali che ho scovato su gigapedia. Sì, lo so, sono in inglese. Ho aggiunto qualche nota bibliografica quando un manuale ha avuto un&#8217;edizione italiana, ma non posso farci niente se la traduzione è pessima o l&#8217;edizione italiana è fuori commercio. Se si intende scrivere fantasy o fantascienza con serietà, vale la pena investire del tempo per imparare l&#8217;inglese. Non è indispensabile, ma aiuta moltissimo.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Se pensate che i manuali di scrittura siano inutili o dannosi, prima di continuare date un&#8217;occhiata alle <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni#m1_miti">Risposte ai Miti</a>.
</p>
<p>A tal proposito, voglio aggiungere qualche altra parola.<br />Lo scopo è <em>imparare a scrivere bene</em>. Essere orgogliosi dei romanzi e dei racconti che si scrivono. Troppo spesso si confonde la <em>buona scrittura</em> con la <em>pubblicazione</em> (intesa in senso tradizionale: il romanzo in libreria). Scrivere bene e pubblicare sono due attività distinte. Qualche volta c&#8217;è un rapporto di causa-effetto (ho scritto un bel romanzo, vengo pubblicata), nella maggior parte dei casi non c&#8217;è alcuna particolare correlazione.<br />Ciò non vuol dire che non si debba aspirare a pubblicare, è un desiderio legittimo, ma non può essere la spinta a cercare di migliorarsi, perché scrivere più o meno bene non incide sulle possibilità di approdare in libreria. Se una persona mi chiedesse: &#8220;Ma in pratica, che vantaggio ho a studiare l&#8217;inglese? Leggere i manuali di scrittura? Darmi una disciplina nello scrivere?&#8221; la risposta sarebbe che <strong>non c&#8217;è alcun vantaggio pratico</strong>. Il &#8220;vantaggio&#8221; è che si potrà essere fieri di quello che si è scritto e, se qualcuno leggerà le nostre storie, non dovremo vergognarci.
</p>
<p>Così come scrivere bene non porta necessariamente alla pubblicazione, allo stesso modo un romanzo non diventa automaticamente decente perché ha trovato una casa editrice. Scrive Ansen Dibell in <em>Plot</em>:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Bad writing, by any standard you care to name, sometimes reaches the printed page.<br />Print doesn&#8217;t sanctify it. I&#8217;ve read some really rottenly-written fiction over the years, and not all of it in dog-eared copies with garish covers, from used-book shops—how about you?<br />But competent writers have their lapses, too. In many cases where a major narrative blunder survives into print, it&#8217;s tolerated because the story shines like a jewel, flaws and all, and the momentary failure of craft is forgiven for the sake of the power of the whole.<br />Some boners are allowed great writers. Laughably bad technique is often tolerated from very popular writers. But you and I are interested in good craft, in understanding options and making choices on purpose. If you didn&#8217;t care about craft, you wouldn&#8217;t be reading this book. So you wouldn&#8217;t want to cite others&#8217; blunders to justify your own anyway—right?</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;La cattiva scrittura, qualunque criterio si adotti per definirla, qualche volta raggiunge la pagina stampata.<br />La pubblicazione non santifica la cattiva scrittura. Nel corso degli anni mi è capitato di leggere narrativa scritta in maniera davvero schifosa, e non sempre si trattava di libri trovati su qualche bancarella, con i bordi delle pagine arricciati e copertine pacchiane. E a voi è mai capitato?<br />Ma anche gli scrittori competenti ogni tanto sbagliano. In molti casi, quando un errore vistoso arriva fino alla pubblicazione, è perché la storia risplende come un gioiello, difetti compresi, e una svista è oscurata dalla qualità dell&#8217;insieme.<br />Qualche strafalcione è concesso ai grandi scrittori. Una tecnica ridicolmente scarsa è spesso tollerata in scrittori molto popolari. Ma noi siamo interessati alla buona scrittura, siamo interessati a conoscere le alternative e vogliamo compiere scelte consapevoli. Se non vi interessasse la buona scrittura, non stareste leggendo questo libro. Perciò non vi metterete a citare gli errori degli altri per giustificare i vostri, giusto?</p></blockquote>
<p>In altre parole: non si tratta di mettersi in competizione con autori già pubblicati, non si tratta di una gara per arrivare alla pubblicazione, si tratta di <strong>imparare a scrivere bene!</strong></p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_taiga.jpg" alt="Taiga armata di bokken" /><br />
<em>Imparate a scrivere una buona volta! Non costringetemi a usare il bokken: anche se è solo una spada di legno, fa <u>molto</u> male</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Scopo dei dialoghi</strong>
</p>
<p>La scopo principale dei dialoghi è caratterizzare i personaggi che vi partecipano.<br />I dialoghi sono uno strumento potentissimo per definire un personaggio, spesso ancor più delle azioni che compie:</p>
<p>Michele esce ogni sera con una ragazza diversa: le sue azioni lo definiscono come un certo tipo di personaggio.<br />Michele esce ogni sera con una ragazza diversa; a ognuna <strong>dice</strong> che l&#8217;amerà per tutta la vita e non la tradirà mai: le azioni sono uguali, ma il dialogo dipinge un Michele <strong>diverso</strong>.
</p>
<p>Michele spara a Carlo: Michele è un certo tipo di personaggio.<br />Carlo <strong>dice</strong> a Michele che gli ha ucciso il figlio, Michele gli spara: stessa azione, ma il dialogo dipinge <strong>un altro</strong> Michele (e un altro Carlo, non più vittima innocente).
</p>
<p>I dialoghi sono un mezzo favoloso per dare spessore a un personaggio. Oltre a questo si possono usare i dialoghi per arricchire le descrizioni, per spingere la storia in nuove direzioni, per accrescere la tensione o per smorzare il ritmo.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Discorso diretto e indiretto</strong>
</p>
<p>Il discorso diretto è il riportare battuta per battuta quello che i personaggi si dicono:<br />
<blockquote>«Ciao, come stai?» chiese Michele.<br />«Io sto bene» rispose Anna.</p></blockquote>
<p>Quando si usa il narrato per riferire gli stessi concetti, è discorso indiretto:<br />
<blockquote>Michele salutò Anna e le chiese come stava. Anna rispose che stava bene.</p></blockquote>
<p>Il discorso diretto è <em>mostrare</em>. Il discorso indiretto è <em>raccontare</em>. Dato che la regola numero uno della narrativa recita: &#8220;mostrare, non raccontare!&#8221;, il discorso diretto è preferibile.<br />È preferibile perché è più <strong>preciso</strong> e <strong>concreto</strong>. &#8220;Michele salutò Anna&#8221; è vago, è generico, non consente al lettore di <em>vedere</em> o <em>sentire</em>. Quel saluto potrebbe essere uno qualunque di questi – e tanti altri:<br />
<blockquote>«Ciao, bella!»<br />«Buongiorno, signorina Anna.»<br />«Lunga vita e prosperità.»<br />«Oh, tipa, sì tu, che ci hai da accendere?»</p></blockquote>
<p>Ognuno dei quattro saluti aiuta a definire il personaggio di Michele e il suo rapporto con Anna.<br />
La materia grigia del lettore è stimolata; nel suo cervello la scena si abbozza: anche se non scriviamo nient&#8217;altro è possibile che il lettore veda un Michele trasandato leggendo il quarto saluto e magari un Michele maggiordomo leggendo il secondo. Con &#8220;Michele salutò Anna&#8221; il lettore non vede <strong>niente</strong>.</p>
<p>Il discorso indiretto <strong>non funziona</strong>. È inchiostro sprecato e porta molto in fretta alla noia. Non è una scappatoia dal discorso diretto. Se io sono in difficoltà con le scene d&#8217;amore, ma la trama richiede che Michele confessi ad Anna che la ama alla follia, <strong>non</strong> posso scrivere: &#8220;Michele confessò ad Anna che l&#8217;amava&#8221;. Fa <strong>schifo</strong>. Devo impegnarmi, costruire il dialogo battuta per battuta; se non viene bene rifarlo, provare a leggere qualche romanzo rosa per avere ispirazione, ritentare e ritentare un&#8217;altra volta.<br />Se è vitale per la trama che Michele spieghi ad Anna come si atterra con un F-16 <strong>non</strong> posso scrivere: &#8220;Michele spiegò ad Anna come pilotare il caccia&#8221;. Fa <strong>schifo</strong>. Devo documentarmi e rendere il discorso diretto verosimile.
</p>
<p>Il discorso indiretto può essere usato solo quando il discorso diretto risulterebbe ripetitivo o insignificante.<br />Esempio:<br />
<blockquote>«Andrelli?» chiamò la maestra.<br />Un bambino alzò la mano. «Presente.»<br />«Bonzi?»<br />«Presente.»<br />«Carotoni?»<br />«Presente.»<br />La maestra continuò l&#8217;appello fino a Valvucci, assente.</p></blockquote>
<p>&#8220;La maestra continuò l&#8217;appello [...]&#8221; è discorso indiretto. Ma è meglio così che non avere un elenco di trenta nomi con trenta &#8220;presente&#8221;.<br />O ancora: se sappiamo che Michele è il maggiordomo, dopo la prima volta che ha salutato Anna, le volte successive possiamo sì scrivere &#8220;salutò Anna&#8221;, perché il lettore sa di cosa stiamo parlando.<br />Altro esempio:<br />
<blockquote>«Allora mi sono arrampicata sul muro. Ho usato le cesoie del contadino per tagliare il filo spinato. Ho aspettato che la guardia passasse e sono saltata a terra. Mi sono nascosta dietro il gabbiotto degli attrezzi. Ho forzato la serratura. Dentro ho trovato il fucile da cecchino e due caricatori. È stato facile ammazzare Don Calogero quando si è affacciato al balcone.»<br />Intanto era entrato in classe Michele. Anna spiegò anche a lui come superare il quinto livello di <em>Hitman</em>.</p></blockquote>
<p>&#8220;Anna spiegò anche a lui [...]&#8221; è discorso indiretto, ma è preferibile che non ripetere le battute appena pronunciate.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_hitman2.jpg" alt="Hitman" /><br />
<em>I videogiochi  di Hitman sono tra i miei preferiti, perché si possono garrottare le persone! Manca solo un mod che inserisca gli autori di fantasy italiani&#8230;</em></p>
<p>Però, qualche volta, le ripetizioni possono essere volute. Per esempio, supponiamo che Anna ogni volta che viene interrogata dal professore di matematica abbia una scusa per non presentare i compiti. &#8220;Li ha mangiati il gatto&#8221;, &#8220;Erano nella macchina dello zio che è finita nel fiume&#8221;, &#8220;Le macchie solari hanno sciolto l&#8217;inchiostro del quaderno&#8221;. Alla diciottesima scusa, si potrebbe scrivere: &#8220;Anna inventò l&#8217;ennesima scusa&#8221;. Oppure si può riportare la diciottesima scusa: ripetitivo, ma divertente.</p>
<p>Il discorso indiretto spesso è usato come forma di (auto)censura:<br />
<blockquote>Il martello colpì il dito invece del chiodo. Anna imprecò.</p></blockquote>
<p>Se non ci sono ragioni particolari – stiamo scrivendo un libro per bambini e vogliamo evitare le parolacce – è meglio trascrivere l&#8217;imprecazione:<br />
<blockquote>Il martello colpì il dito invece del chiodo. «Cazzo che male!»</p></blockquote>
<p>Se Anna invece non si lascia mai andare a espressioni volgari – può essere, non è di per sé inverosimile – allora non impreca neanche usando il discorso indiretto.
</p>
<p>Si può impiegare il discorso indiretto per celare fatti al lettore:<br />
<blockquote>«Non hai paura della polizia?» chiese Anna.<br />«È un piano perfetto. Non la vedremo neanche la polizia» rispose Michele. Quindi illustrò ad Anna i dettagli dell&#8217;operazione.<br />Anna sorrise. «Con la mia parte voglio comprarmi una villa ai Caraibi!»</p></blockquote>
<p>Per non svelare in anticipo al lettore come si svolgerà l&#8217;assalto alla banca, si passa per un attimo al discorso indiretto. Non è grave, è una consapevole scelta che normalmente il lettore accetta di buon grado. Tuttavia con un po&#8217; di sforzo si può evitare:<br />
<blockquote>«Non hai paura della polizia?» chiese Anna.<br />«Se seguiremo alla lettera il piano del marsigliese non la vedremo neanche la polizia» rispose Michele.<br />Anna sorrise. «Con la mia parte voglio comprarmi una villa ai Caraibi!»</p></blockquote>
<p>Se Anna conosce il piano del marsigliese e il lettore no, il risultato è lo stesso di prima, ma il Narratore non è dovuto intervenire. Un piccolo guadagno in verosimiglianza.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Punteggiatura nel discorso diretto</strong>
</p>
<p>Appurato che nella maggioranza dei casi è necessario usare il discorso diretto, è utile ricapitolare quale sia la corretta punteggiatura. Non so perché, ma mi capita spessissimo di vedere manoscritti con dialoghi pieni di punteggiatura bizzarra e simboli strani. Non vale la pena fare gli originali: il lettore è abituato a un certo schema visivo, se lo si viola, si attira l&#8217;attenzione sui segni invece che sulla storia. Non è una buona idea.
</p>
<p>Per delimitare il discorso diretto si usano o le virgolette alte (&#8220;) o le virgolette uncinate<sup><a href="#m2_nota_1">[1]</a></sup><a name="m2_nota_1_up"></a> (« ») o il trattino lungo (–). Bisogna usare lo stesso simbolo in tutto il romanzo o racconto. Inoltre basta un simbolo solo, non c&#8217;è bisogno di mettere un trattino dopo le virgolette, o due virgolette diverse di seguito.<br />Esempi:<br />
<blockquote>&#8220;Oggi è una bella giornata.&#8221;<br />«Oggi è una bella giornata.»<br />– Oggi è una bella giornata.</p></blockquote>
<p>La punteggiatura di solito è dentro le virgolette. Il trattino non va chiuso se non ci sono altre parole dopo la fine della battuta. Dopo le virgolette a inizio battuta e prima delle virgolette in chiusura di battuta non ci vuole lo spazio; ci vuole invece dopo il trattino in apertura e prima del trattino in chiusura.
</p>
<div style="background-color:#fff4f4; border-width:1px; border-style:solid; border-color:black; padding-right:0px; padding-top:0px; padding-bottom:0px; padding-left:5px; margin-left:20px; margin-right:20px">
<p align="center"><strong>Domanda &#038; Risposta</strong></p>
<p>Ma io non posso introdurre il dialogo con l&#8217;asterisco???</p>
<p>Sì che puoi farlo! Però i lettori continueranno a chiedersi: &#8220;Perché ci sono tutti questi asterischi?&#8221; e non presteranno attenzione alla storia.</p>
</div>
<p>Se si vogliono distinguere due tipi di dialogo, per esempio il parlato del protagonista e i pensieri del protagonista, si possono usare due simboli diversi: magari il trattino per i discorsi e le virgolette alte per i pensieri. Per i pensieri si può anche usare il corsivo, senza alcun simbolo di delimitazione.<br />
<blockquote>«Oggi è una bella giornata» disse Michele. <em>In verità fa schifo</em>, pensò.</p></blockquote>
<p>Se la battuta non è autonoma ma è introdotta da un verbo, ci sono varie alternative. Le più comuni sono le seguenti tre:
<ul>
<li><em>Mettere uno spazio</em>. «Oggi è una bella giornata» disse Michele.</li>
<li><em>Mettere uno spazio e una virgola dentro la battuta</em>. «Oggi è una bella giornata,» disse Michele.</li>
<li><em>Mettere uno spazio e una virgola dopo la battuta</em>. «Oggi è una bella giornata», disse Michele.</li>
</ul>
<p>Non c&#8217;è un modo &#8220;giusto&#8221;: ognuno può scegliere quello che preferisce, l&#8217;importante è che si mantenga lo stesso stile nel corso dell&#8217;intero manoscritto.<br />Se la battuta termina con un punto di domanda o un punto esclamativo, di solito non si mette la virgola:<br />
<blockquote>«Oggi è una bella giornata!» esclamò Michele.</p></blockquote>
<p>Meglio le virgolette uncinate, quelle alte o il trattino? Anche qui è questione di gusti. Per curiosità ho preso dieci fantasy italiani pubblicati negli ultimi anni da editori diversi, questi sono gli stili:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Pan</em> (Marsilio, 2008).<br />«Tre bussolotti, vedete» dice la Meravigliosa Wendy.<br />(Virgolette uncinate e spazio).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Gli Ultimi Incantesimi</em> (Salani, 2008).<br />«Ora che lo so mi sento meglio» esplose Inskay.<br />(Virgolette uncinate e spazio).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>La Ragazza Drago II</em> (Mondadori, 2009).<br />«Per trovare te ho impiegato molti anni, lo sai» diceva a Sofia.<br />(Virgolette uncinate e spazio).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>L&#8217;Eretico</em> (Corbaccio, 2005).<br />«Il tenente Stark avrà il comando» riprese Ruesch.<br />(Virgolette uncinate e spazio).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Gli Eroi del Crepuscolo</em> (Einaudi, 2008).<br />– È andato a farsi un bagno, – rispose, piano.<br />(Trattino e virgola dentro).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Il Signore del Canto</em> (Delos Books, 2009).<br />– È quello che ho sentito – borbottò la ragazza.<br />(Trattino e spazio).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Wunderkind</em> (Mondadori, 2009).<br />– Grazie – gracchiò il ragazzo.<br />(Trattino e spazio).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>La Leggenda dei Cinque Ardenti</em> (Armenia, 2007).<br />«Zitta. Siedi e mangia», la interruppe, senza neppure guardarla in faccia.<br />(Virgolette uncinate e virgola fuori).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Estasia 2</em> (Curcio, 2008).<br />&#8220;Non è del tutto vero ciò che dici&#8221; lo corresse il guerriero.<br />(Virgolette alte e spazio).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>La Rocca dei Silenzi</em> (Nord, 2005).<br />«Accomodati tra noi folli, dunque, Thal Dom Djèw», lo invitò Grèon en&#8217;Dhat.<br />(Virgolette uncinate e virgola fuori).</p></blockquote>
<p>Le virgolette uncinate sono in maggioranza, ma c&#8217;è una bella varietà di stili. Addirittura <em>Wunderkind</em> e <em>La Ragazza Drago II</em>, pur essendo stati pubblicati lo stesso anno dalla stessa casa editrice, hanno stili diversi.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sss_drago2.jpg" alt="Copertina de La Ragazza Drago II" /><br />
<em>Copertina de La Ragazza Drago II. Non ci sperate, non lo recensirò</em></p>
<p>Se i simboli per delimitare i dialoghi possono essere scelti in base al gusto personale – pur nel rispetto delle convenzioni e dell&#8217;uniformità – la posizione dei <em>dialogue tag</em> ha un significato preciso. I <em>dialogue tag</em> sono quelle locuzioni usate per identificare chi parla e come parla; sono i &#8220;disse Michele&#8221;, &#8220;bofonchiò Anna&#8221;, &#8220;rispose allegramente Marco&#8221; e così via.
</p>
<p>Questi <em>tag</em> possono essere messi in quattro posizioni.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Prima della battuta</strong>. È lo scolastico: due-punti-a-capo-aperte-virgolette. Esempio:<br />
<blockquote>Michele disse:<br />«Oggi è una bella giornata.»</p></blockquote>
<p>È pesante, appunto scolastico, può suonare addirittura biblico:<br />
<blockquote>E Gesù disse:<br />«Beati quelli che sanno scrivere i dialoghi.»</p></blockquote>
<p>L&#8217;enfasi che si pone sulla battuta è notevole. Non è il caso di usare questa posizione spesso.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Dopo la battuta</strong>.<br />
<blockquote>«Oggi è una bella giornata» disse Michele.</p></blockquote>
<p>Questa posizione è da usarsi solo se la battuta è breve, se il lettore riesce con gli occhi a cogliere subito il &#8220;Michele&#8221;. Infatti lo scopo primario dei <em>dialogue tag</em> è identificare chi parla, se la rivelazione avviene dopo dieci righe è finito lo scopo.<br />
<blockquote>«Oggi è una bella giornata. Non come ieri però, ieri sì che c&#8217;era un bel sole, e non faceva neanche tanto caldo. Oggi invece è nuvoloso, e l&#8217;afa è fastidiosa. Dovrebbe alzarsi il vento, un bel vento a rinfrescare l&#8217;ambiente. Anche se spesso il vento mi fa venire il mal di testa» disse Michele.</p></blockquote>
<p>Il passaggio sopra non funziona perché il lettore comincia a leggere, continua a leggere, e la sua comprensione è ostacolata dal fatto che a parlare potrebbe essere Michele come Carlo o Antonio – il lettore non sa quale personaggio deve immaginare con la bocca in movimento. Quando scopre chi è, è troppo tardi, il fastidio si è già fatto strada.<br />Perciò <em>dialogue tag</em> dopo la battuta, solo se la battuta è breve.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Nel mezzo della battuta</strong>.<br />
<blockquote>«Oggi è una bella giornata» disse Michele. «Non come ieri però, ieri sì che c&#8217;era un bel sole, e non faceva neanche tanto caldo.»</p></blockquote>
<p>Questa posizione va appunto bene quando la battuta è lunga, per identificare subito chi parla.<br />Si può anche usare questa posizione per introdurre una pausa:<br />
<blockquote>«Sono stufo di vivere» disse Michele. «E sono stufo di mangiare pizza.»</p></blockquote>
<p>È un ritmo più lento di:<br />
<blockquote>«Sono stufo di vivere. E sono stufo di mangiare pizza» disse Michele.</p></blockquote>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Nessun <em>tag</em></strong>. Può essere sottointeso chi parla.<br />
<blockquote>Michele si alzò in punta di piedi e picchiò con le nocche il vetro della finestra. «Anna, sei sveglia?»</p></blockquote>
<p>Il lettore non ha alcun problema a capire che ha parlato Michele. In generale, se a parlare è il soggetto della frase precedente, il lettore non ha difficoltà a fare l&#8217;associazione.<br />Il lettore non ha difficoltà anche nel caso le battute siano alternate tra due personaggi:<br />
<blockquote>Michele si alzò in punta di piedi e picchiò con le nocche il vetro della finestra. «Anna, sei sveglia?»<br />«Che diavolo vuoi alle tre di notte?»<br />«Non stai guardando la TV?»<br />«No, stavo dormendo.»<br />«Sono arrivati gli extraterrestri!»</p></blockquote>
<p>Questa soluzione di non usare alcun <em>tag</em> è un&#8217;<strong>ottima</strong> soluzione, essenziale ed elegante. Però si deve stare attenti a che sia chiaro chi parla:<br />
<blockquote>Michele portò alla cassa dodici copie di <em>Nihal nella Terra del Vento</em>. La commessa lo fissò dritto negli occhi. «Mia sorella è una grande fan di Licia Troisi.»</p></blockquote>
<p>Chi ha parlato? Michele o la commessa? L&#8217;ultimo soggetto è la commessa, però il punto di vista è quello di Michele. È una frase ambigua, e le frasi ambigue disturbano il lettore. Meglio aggiungere il <em>tag</em>:<br />
<blockquote>Michele portò alla cassa dodici copie di <em>Nihal nella Terra del Vento</em>. La commessa lo fissò dritto negli occhi.<br />«Mia sorella è una grande fan di Licia Troisi» si giustificò Michele.</p></blockquote>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Dicevamo che il ruolo primario dei <em>tag</em> è identificare chi parla. E dicevamo che può essere una buona idea eliminare del tutto i <em>tag</em>. Alcuni <em>furboni</em>, per coniugare le due cose, inseriscono nelle battute i nomi dei personaggi.<br />
<blockquote>«Anna, la devi finire di infastidirmi.»<br />«Non essere così permaloso, Michele.»<br />«Anna, sono serio.»<br />«Michele, anch&#8217;io.»</p></blockquote>
<p>Tanto per cambiare, dialoghi del genere <strong>fanno pena</strong>. Infatti è innaturale continuare a chiamarsi per nome in quella maniera. È raro citare esplicitamente il nome della persona con cui stiamo parlando. Quando succede, c&#8217;è una ragione precisa:<br />
<blockquote>«Carotoni, vieni alla lavagna» disse la maestra.</p></blockquote>
<p>La maestra deve per forza chiamare per nome, avendo di fronte trenta alunni.<br />Oppure si può inserire il nome <strong>poche volte, in battute chiave</strong> per dare maggior enfasi:<br />
<blockquote>«Ho deciso di partire per Marte.»<br />«E io ho deciso di comprarmi un vestito nuovo.»<br />«Anna, non sto scherzando.»</p></blockquote>
<p>In altri termini: l&#8217;inserire i nomi nelle battute ha uno <em>scopo</em>, e questo scopo non è quello di facilitare la vita allo scrittore che cerca di eliminare i <em>dialogue tag</em>.
</p>
<p>L&#8217;altro ruolo dei <em>tag</em> è definire <em>come</em> un personaggio parla. Qui <strong>più si elimina, meglio è</strong>.<br />Il <em>come</em> deve essere implicito nelle battute o nell&#8217;azione.<br />
<blockquote>«Ridammi lo stereo» disse rabbiosamente Michele.</p></blockquote>
<p>Lo scrittore non deve <em>raccontare</em> che Michele è arrabbiato, lo deve <em>mostrare</em>.<br />
<blockquote>«Ridammi lo stereo, oppure ti spacco quella cazzo di faccia da scimmia che ti ritrovi» disse Michele.</p></blockquote>
<p>Ci sono dubbi sul fatto che Michele stia parlando <em>rabbiosamente</em>?<br />Oppure, senza <em>tag</em>, mantenendo la battuta originaria:<br />
<blockquote>Michele puntò la pistola alla tempia di Carlo. Tolse la sicura. «Ridammi lo stereo.»</p></blockquote>
<p>Ci sono dubbi sul fatto che Michele sia incazzato?<br />È sempre il solito discorso: il <em>mostrare</em> è più efficace del <em>raccontare</em>. Mettere un aggettivo o un avverbio è una scelta <strong>pigra</strong>. Lo scrittore vuole Michele incazzato ma neanche lui sa in che modo si manifesta l&#8217;incazzatura. E il lettore dovrebbe fare il lavoro al posto suo. Manco per niente! Lo scrittore deve vincere la pigrizia, togliere l&#8217;avverbio, e <em>mostrare</em> la rabbia di Michele.
</p>
<p>Qualche volta si compie l&#8217;errore di mostrare <strong>e</strong> raccontare.<br />
<blockquote>Michele accostò la bocca all&#8217;orecchio di Carlo. «Ridammi lo stereo» sussurrò.</p></blockquote>
<p>Visto che gli parla all&#8217;orecchio, mi sembra scontato che sussurri, dunque si può togliere.<br />
<blockquote>Anna arretrò fino all&#8217;angolo opposto della stanza. Il fuoco divorava la carta da parati, il letto era in fiamme, le travi del soffitto ardevano. «Aiuto! Aiuto! Qualcuno mi aiuti!» gridò.</p></blockquote>
<p>Non credo che Anna chieda aiuto <em>sussurrando</em>&#8230;
</p>
<p>Un&#8217;altra pratica fastidiosa è l&#8217;abuso del gerundio insieme ai <em>dialogue tag</em>.<br />
<blockquote>«Oggi sei splendida» disse Michele, sorridendo.<br />«Qui dentro non si respira» disse Anna, tossendo.</p></blockquote>
<p>O sorridi o tossisci o parli. Meglio:<br />
<blockquote>Michele sorrise. «Oggi sei splendida.»<br />«Qui dentro», Anna tossì, «non si respira.»</p></blockquote>
<p>Anche quando le azioni non si contraddicono, i gerundi sono <em>meh</em>, poco <em>affilati</em>.<br />
<blockquote>L&#8217;ispettore Callahan puntò la pistola. «Coraggio, fatti ammazzare.»</p></blockquote>
<p>È più netto e preciso di:<br />
<blockquote>«Coraggio, fatti ammazzare» disse l&#8217;ispettore Callahan, puntando la pistola.</p></blockquote>
<p>Infine, non c&#8217;è niente di male a usare &#8220;disse&#8221;. Non si vince un premio se si scovano tutti i sinonimi di &#8220;dire&#8221;. È meglio una ripetizione piuttosto che un termine balordo:<br />
<blockquote>«Sulla i manca un puntino» arzigogolò Michele.</p></blockquote>
<p>Sigh.<br />Non sono solo i dilettanti a cadere in questo tranello, basta leggere questo brano da una <a href="http://www.nytimes.com/1990/03/11/books/spies-thrillers.html">recensione</a> del <em>New York Times</em>:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;[...] Mr. Ludlum has other peculiarities. For example, he hates the &#8220;he said&#8221; locution and avoids it as much as possible. Characters in &#8220;The Bourne Ultimatum&#8221; seldom &#8220;say&#8221; anything. Instead, they cry, interject, interrupt, muse, state, counter, conclude, mumble, whisper (Mr. Ludlum is great on whispers), intone, roar, exclaim, fume, explode, mutter. There is one especially unforgettable tautology: &#8221; &#8216;I repeat,&#8217; repeated Alex.&#8221;<br />The book may sell in the billions, but it&#8217;s still junk.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;[...] il signor Ludlum ha altre particolarità. Per esempio, odia la parola &#8220;disse&#8221; e la evita il più possibile. I personaggi in &#8220;The Bourne Ultimatum&#8221; raramente &#8220;dicono&#8221; qualcosa. Invece piangono, interferiscono, interrompono, rimuginano, dichiarano, controbattono, concludono, bofonchiano, sussurrano (il signor Ludlum è un appassionato di sussurri), intonano, ruggiscono, esclamano, sbuffano, esplodono, brontolano. C&#8217;è una tautologia particolarmente indimenticabile: &#8221; &#8216;Ripeto,&#8217; ripeté Alex.&#8221;<br />Il libro potrà vendere miliardi di copie, ma rimane spazzatura.</p></blockquote>
<p>Chissà quando un giornale delle nostre parti avrà il coraggio di definire &#8220;spazzatura&#8221; un romanzo italiano che vende molto bene&#8230;</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_bourne.jpg" alt="Copertina dell'edizione inglese di The Bourne Ultimatum" /><br />
<em>Copertina dell&#8217;edizione inglese di The Bourne Ultimatum</em></p>
<p>
<div style="background-color:#fff4f4; border-width:1px; border-style:solid; border-color:black; padding-right:0px; padding-top:0px; padding-bottom:0px; padding-left:5px; margin-left:20px; margin-right:20px">
<p align="center"><strong>Domanda &#038; Risposta</strong></p>
<p>Ma Augusto Pepponi, che è un Grande Scrittore, usa un sacco di <em>dialogue tag</em> pieni di avverbi e aggettivi. Gamberetta, visto che ti sbagli???</p>
<p>E qui lascio la parola a Dean R. Koontz:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;You can find published novels in which authors use one flashy dialogue tag after another. Don&#8217;t send me a list of those authors, please. I didn&#8217;t tell you that the frequent use of such tags would prevent you from being published. I only said that they indicate that the author is an amateur or that he lacks the sensitivity to appreciate the musical qualities of language. Books full of inept dialogue tags get published all the time. Of course they do. Not all published writers are good writers.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Si possono trovare romanzi pubblicati nei quali gli autori usano <em>dialogue tag</em> appariscenti uno dietro l&#8217;altro. Per piacere, non mandatemi una lista di questi autori. Non ho mai detto che l&#8217;uso frequente dei <em>tag</em> in quella maniera impedisca di essere pubblicati. Ho solo detto che un tale uso indica che l&#8217;autore è un dilettante che manca della sensibilità per apprezzare le qualità musicali del linguaggio. Vengono pubblicati di continuo libri pieni zeppi di <em>dialogue tag</em> orribili. Ovviamente succede. Non tutti gli scrittori pubblicati sono bravi scrittori.</p></blockquote>
</div>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Abbiamo visto come si delimitano e si introducono i discorsi diretti. Bisogna prestare attenzione alla punteggiatura anche nelle battute.
</p>
<p>La virgola indica una pausa breve, ed è accettabile. Il punto indica una pausa più lunga, ed è accettabile. I puntini di sospensione indicano una pausa <strong>molto</strong> lunga. Così lunga che normalmente ha bisogno di essere <em>mostrata</em>.<br />
<blockquote>«Ma io&#8230; io, ecco, non volevo&#8230; non volevo&#8230;» disse Anna</p></blockquote>
<p>Non è un granché. Meglio riempire le pause:<br />
<blockquote>«Ma io», Anna abbassò lo sguardo. «Io, ecco, non volevo.» Le guance le divennero rosse. «Non volevo.» Rimase in silenzio, ad aspettare la decisione della maestra.</p></blockquote>
<p>Inoltre si deve ragionare bene se le pause sono volute o sono solo frutto di indecisione dello scrittore. Siamo sicuri che il personaggio è davvero così incerto? O magari siamo noi che non sappiamo bene quali parole mettergli in bocca?<br />Se il personaggio è davvero insicuro, <em>mostrare</em> l&#8217;insicurezza è molto più efficace di infarcire il dialogo con puntini di sospensione.
</p>
<p>I punti esclamativi vanno usati con parsimonia e uno per volta è più che sufficiente. Come sempre è il <em>mostrare</em> che funziona, non il <em>raccontare</em>. Se io scrivo:<br />
<blockquote>«Hai saputo la notizia? Ghigliottina Editore pubblicherà il mio romanzo!»</p></blockquote>
<p>E se scrivo:<br />
<blockquote>«Hai saputo la notizia? Ghigliottina Editore pubblicherà il mio romanzo!!!»</p></blockquote>
<p>Ho scritto due frasi <strong>con lo stesso significato, preciso identico</strong>. I punti esclamativi in più non portano maggior enfasi. Se voglio maggior enfasi devo <em>mostrare</em>:<br />
<blockquote>Anna non riusciva a star ferma. Saltellava qui e là per la stanza. Fece una capriola e si rimise in piedi barcollando. Stappò lo spumante e ne bevve un sorso. «Hai saputo la notizia? Ghigliottina Editore pubblicherà il mio romanzo!»</p></blockquote>
<p>Il punto di domanda seguito dal punto esclamativo (?!) dev&#8217;essere usato solo in situazioni <strong>eccezionali</strong>. Di quelle che non capitano quasi <strong>mai</strong>.
</p>
<p>Se si vuole dare enfasi alle singole parole è meglio usare il corsivo piuttosto del maiuscolo. Meglio:<br />
<blockquote>«Hai saputo la notizia? Ghigliottina Editore pubblicherà il <em>mio</em> romanzo!»</p></blockquote>
<p>di:<br />
<blockquote>«Hai saputo la notizia? Ghigliottina Editore pubblicherà il MIO romanzo!»</p></blockquote>
<p>Robe in stile fumetto, del tipo:<br />
<blockquote>Darth Vader si prese la testa tra le mani. «NOOOoooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!»</p></blockquote>
<p>non fanno una bella impressione, a meno che <em>consapevolmente</em> non si stia cercando di imitare uno stile del genere. E anche in quel caso non vuol dire che sia una buona idea.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Il famoso scrittore portoghese José Saramago, premio Nobel per la letteratura nel 1998, usa uno stile particolare per i dialoghi. Ecco un estratto dal suo romanzo <em>Le Intermittenze della Morte</em> (2005):<br />
<blockquote>Come responsabile del dicastero della salute, assicuro a tutti coloro che mi ascoltano che non c&#8217;è alcun motivo di allarme, Se ho ben capito quanto ho appena udito, osservò un giornalista in un tono che non voleva sembrare troppo ironico, secondo lei, signor ministro, non è allarmante il fatto che nessuno sta morendo, Esatto, anche se con altre parole, è proprio ciò che ho detto, Signor ministro, mi permetta di ricordarle che ancora ieri c&#8217;erano persone che morivano e a nessuno sarebbe passato per la testa che questo fosse allarmante, È naturale, la consuetudine è morire, e morire diviene allarmante solo quando le morti si moltiplicano, una guerra, un&#8217;epidemia, per esempio [...]</p></blockquote>
<p>In pratica non ci sono né virgolette, né trattini, né a capo; l&#8217;unica indicazione che inizia una battuta è data dalla maiuscola che segue la virgola. Inoltre Saramago non usa né punti di domanda, né punti esclamativi.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_morte.jpg" alt="Copertina de Le Intermittenze della Morte" /><br />
<em>Copertina de Le Intermittenze della Morte</em></p>
<p>Saramago ha spiegato che adotta questo stile non perché sì, ma perché gli sembra possa essere più verosimile. Quando le persone parlano non ci sono virgolette, né ritorni a capo, né punti esclamativi e di domanda. Il tentativo è quello di imitare il flusso della conversazione come si dipana nella realtà. È sacrificata la consuetudine in cambio di maggiore verosimiglianza. Una scelta <em>consapevole</em>.<br />Si possono stravolgere le regole se si ha ben presente cosa si sta facendo e perché. Poi è tutto da dimostrare che i vantaggi superino i problemi. Io quel romanzo di Saramago ho provato a leggerlo: ho fatto parecchia fatica a seguire i dialoghi.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Verosimiglianza</strong>
</p>
<p>Seguendo i consigli della sezione precedente, si possono scrivere dialoghi corretti dal punto di vista formale. Non è sufficiente. Un buon dialogo è prima di tutto <strong>verosimile</strong>.<br />Il lettore deve credere che le parole che mettiamo in bocca ai personaggi nascano spontaneamente dai personaggi stessi. Il lettore deve avere l&#8217;impressione che i personaggi siano vivi e che non siano marionette.</p>
<p>L&#8217;autore ha una sola voce, i personaggi ne devono avere tante quanti sono. Il profugo bosniaco non può parlare come una fan tredicenne di <em>Twilight</em> che a sua volta non si esprime come un generale dell&#8217;esercito. Se vogliamo mettere in bocca a un ufficiale veterano le parole: &#8220;Edward è proprio uno gnokko!&#8221;, bisogna inserire una valida giustificazione.<br />I personaggi devono esprimersi in maniera <strong>consistente</strong>: se la fan tredicenne di <em>Twilight</em> parla come una cerebrolesa a pagina 5, deve farlo anche a pagina 100, a meno che nel frattempo l&#8217;autore non abbia <em>mostrato</em> il cambiamento nella personalità della ragazza.<br />Non è un invito ad adagiarsi in uno stereotipo: il barbone può avere tre lauree e il generale avere una passione morbosa per i vampiri, l&#8217;importante è che questi dettagli fondamentali siano mostrati.
</p>
<p>Se il romanzo è ambientato in un mondo secondario c&#8217;è maggiore libertà, ma fino a un certo punto. Il contadino non può esprimersi alla stessa maniera del mago centenario che ha passato l&#8217;intera vita a studiare. Poi nessuno vieta di progettare un mondo in cui anche i contadini studiano i misteri della magia da mattino a sera – il lavoro manuale lo fanno gli gnomi da giardino a orologeria – basta essere consapevoli del problema. E rimane il vincolo della consistenza: è probabile che possa far parlare un drago come mi pare, ma se è una bestia che si esprime a ringhi a pagina 18, sarà ancora una bestia ringhiosa a pagina 97, a meno di non <em>mostrare</em> il mutamento.
</p>
<p>I personaggi, in determinati ambienti (per esempio le forze armate), si esprimo in gergo. L&#8217;autore deve <strong>documentarsi</strong> su quale siano le convenzioni dell&#8217;ambiente in questione e far parlare i personaggi di conseguenza. Il ragionamento: &#8220;Chi se ne sbatte, tanto nessuno dei miei lettori è mai stato sommergibilista, mi invento quello che voglio&#8221; è sbagliato, perché:
<ul>
<li>Al lettore basta il sospetto per perdere fiducia. Forse non sarà mai stato in Marina, ma lo stesso gli sembrerà <em>molto strano</em> che il Capitano del sommergibile si esprime proprio come il vicino di casa, di mestiere falegname. Comincerà a prestare maggiore attenzione a questi dettagli, e quando capiterà un particolare che il lettore conosce bene e l&#8217;autore no, il lettore avrà la conferma che l&#8217;autore è un ciarlatano. Dopo di che chiude il libro, si collega a Internet e comincia a parlar male dell&#8217;autore su tutti i forum che gli capitano a tiro.</li>
<li>Lo si trova il lettore ex sommergibilista. Lui non ha bisogno di ulteriori conferme: butta il libro e si fionda su Internet!</li>
<li>È una questione di rispetto per il prossimo.<br />Aprite il frigorifero e dovete chiudervi il naso per la puzza. La maionese è acida, la carne è nera, il latte scaduto, le verdure marce, il pesce è ridotto a una poltiglia. Pensate: &#8220;Be&#8217; chi se ne sbatte, tanto stasera ho ospiti a cena&#8221;?<br />Io non credo proprio. Quando ci sono ospiti a cena magari si prepara un pasto più gustoso del solito. I lettori sono gli ospiti a cena: bisogna dar loro il meglio, non gli avanzi.</li>
</ul>
<p>Una giusta preoccupazione è quella che il gergo possa rendere difficile la lettura. È vero, però con un po&#8217; di furbizia lo scrittore può illustrare il gergo in maniera indolore. Per esempio i romanzi di guerra di Tom Clancy sono pieni di <em>vampiri</em>. I personaggi gridano disperati che i <em>vampiri</em> stanno per colpire la portaerei. Al che il lettore può essere spiazzato, può immaginarsi torme di ragazzotti sbrilluccicosi e con i denti appuntiti che si stanno avvicinando in canotto.<br />Ma se a questo punto <em>mostro</em> le scie di un nugolo di missili diretti contro la portaerei, nessuno avrà problemi a capire che &#8220;vampiro&#8221; è un termine gergale per &#8220;missile anti-nave&#8221;. È rispettata sia la verosimiglianza sia la comprensione del lettore.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_vampiri.jpg" alt="Due tipi di vampiri" /><br />
<em>Disguido semantico</em></p>
<p>Attenzione: il collegamento vampiro-missile deve essere <strong>implicito</strong>. Una cosa del tipo:<br />
<blockquote>Il guardiamarina Michele osservò le scie lasciate dai vampiri. <em>I missili anti-nave, che noi in gergo chiamiamo vampiri, sono un grosso rischio per la portaerei</em>, si disse.</p></blockquote>
<p>è un&#8217;atrocità. Pensieri e dialoghi non devono essere artefatti per informare il lettore. Ma su questo tornerò più avanti.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Un punto cruciale è bilanciare la brillantezza con la verosimiglianza. Quando la gente parla nella vita reale, <em>spreca</em> una quantità di parole impressionante. Il novanta percento dei discorsi che conduciamo sono chiacchiere inutili, banalità, o comunicazioni di servizio: &#8220;scusa non ti ho sentito pensavo ad altro oh squilla il telefono uh hai comprato la marmellata?&#8221; A riportare sulla carta discorsi del genere si otterrebbe massima verosimiglianza, ma nessuno avrebbe voglia di leggere un romanzo pieno di dialoghi condotti in questa maniera.<br />I personaggi in un romanzo devono esprimersi in maniera <strong>interessante</strong>. Catturare l&#8217;attenzione del lettore. Coinvolgerlo. Problema: un personaggio che dice sempre cose interessanti non è verosimile. I pareri a proposito sono discordi. James N. Frey in <strong><em>How to Write a Damn Good Novel</em></strong> è per la brillantezza; invita gli autori a meditare ogni battuta perché sia sempre intrigante, arguta o spiritosa. Gloria Kempton in <strong><em>Dialogue</em></strong> invece invita al massimo della spontaneità; non bisogna mai cercare apposta la battuta intrigante, arguta o spiritosa.
</p>
<p>Entrambe le strade sono praticabili, ma entrambe sono difficili da seguire: ci vuole notevole talento sia per scrivere dialoghi brillanti, sia per scrivere dialoghi sempre verosimili ma che non siano noiosi e banali. Se proprio dovessi scegliere, in linea teorica propenderei più per le tesi della Kempton, anche se personalmente mi diverto molto di più a cercare di scrivere dialoghi brillanti piuttosto che dialoghi assolutamente verosimili.
</p>
<p>Nelle <em>light novel</em> di Haruhi (ne ho parlato <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/07/25/haruhi-suzumiya-in-libreria/">qui</a>), Kyon, protagonista e narratore, non si esprime come un ragazzo. Kyon è cinico e sarcastico, non suona quasi mai come un sedicenne. Eppure i dialoghi funzionano benissimo: la brillantezza delle battute mette in ombra la scarsa verosimiglianza.<br />Nella quarta <em>light novel</em>, <em>The Disappearance of Suzumiya Haruhi</em>, la storia diviene drammatica e Kyon non può più esprimersi con il consueto, ironico distacco. I dialoghi sono meno vivaci, ma più verosimili. Forse è anche per questo che <em>The Disappearance</em> è più emozionante dei romanzi precedenti.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_haruhi.jpg" alt="Immagine dal film di The Disappearance of Suzumiya Haruhi" /><br />
<em>Una delle prime immagini del film tratto da The Disappearance of Suzumiya Haruhi, in uscita nella primavera del 2010</em></p>
<p>Riporto i due esempi di Frey sulla questione verosimiglianza vs. brillantezza, traducendo e adattando direttamente. Ognuno tragga le sue conclusioni.<br />Giovanni deve invitare Maria a uscire con lui per il <em>prom</em>, il ballo scolastico di fine anno.</p>
<p>Dialogo verosimile ma scialbo:<br />
<blockquote>«Ciao» disse Giovanni a Maria.<br />Maria sollevò gli occhi dal libro che stava leggendo. «Ciao.»<br />Giovanni spostò il peso da un piede all&#8217;altro. Era convinto che tutti nella caffetteria della scuola lo stessero osservando. «Che fai?» chiese.<br />«Leggo.»<br />«Oh. Cosa leggi?»<br />«<em>Moby Dick</em>.»<br />«È bello?»<br />«È solo una storia di pescatori.»<br />Giovani si sedette. Si passò un dito nel colletto per asciugare il sudore che gli scendeva lungo il collo.<br />«Ah, avrei una cosa da chiederti.»<br />«Dimmi.»<br />«Er, vai con qualcuno al ballo?»<br />«Non vado al ballo.»<br />«Tutti vanno al ballo. Non ti piacerebbe andarci con me?»<br />«Uhm, ci penso, okay?»<br />«Non pensarci, vieni! Mi farò prestare la macchina dal mio vecchio. E avrò un bel po&#8217; di soldi.»<br />«Mi sembra il minimo.»<br />«Potremmo cenare in pizzeria, al Benni.»<br />«Be&#8217;, allora okay.»</p></blockquote>
<p>Dialogo brillante:<br />
<blockquote>«Devo sedermi qui, è il mio lavoro» disse Giovanni.<br />«Oh?» disse Maria, alzano lo sguardo dal libro che stava leggendo.<br />«Già. La scuola mi paga cinquanta euro l&#8217;ora per studiare in caffetteria e dare il buon esempio.»<br />«Siediti dove ti pare, siamo in un paese libero.»<br />Giovanni le sorrise. «Conosco il tuo futuro.»<br />«Come fai a conoscere il mio futuro?»<br />«Leggo i Tarocchi.»<br />«Non credo ai Tarocchi, in famiglia siamo molto religiosi.»<br />Giovanni prese dalla tasca il mazzo di carte e lo mischiò. Girò la prima carta. «Otto di sera. Una 500 verde è sotto casa tua.»<br />«Davvero?»<br />«La sta guidando un ragazzo incredibilmente bello. Indossa una giacca da sera bianca.»<br />«Sul serio?»<br />«Lui ti porterà al ballo, proprio nella palestra della nostra scuola.»<br />«Ma va? E lo dicono le carte, vero?»<br />«Dicono questo e altro.» Giovanni mise via i Tarocchi. «Non voglio rovinarti tutte le sorprese.»<br />«Mi stai chiedendo un appuntamento?»<br />«Verrai al ballo con me?»<br />«Le carte dicono tutto, giusto? Allora dovresti già sapere la risposta.»</p></blockquote>
<p>Il primo dialogo è insulso. Può essere verosimile, ma non suscita la minima curiosità nel lettore. Il secondo dialogo è un po&#8217; più movimentato, più interessante. Però non è verosimile neanche per sbaglio. Il ragazzo che chiede un appuntamento con la manfrina dei Tarocchi? In quale <em>film</em> l&#8217;hai visto?
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Dove si può essere verosimili senza compromessi è nella costruzione del contesto nel quale il dialogo si svolge. Un dialogo non si svolge nel vuoto, con due teste separate dal corpo che parlano. I personaggi si siedono o si alzano, vanno alla finestra, tirano un pugno alla porta, danno un calcio alla sedia, rovesciano la scacchiera, si mangiano le unghie e si mordono il labbro.<br />Un dialogo deve svolgersi in un contesto <strong>dinamico</strong>. Un dialogo statico annoia, perché il cervello del lettore non può vivere alcuna esperienza concreta. Ci sono solo chiacchiere; non ci sono capriole, coltellate, sberle. Per non tediare il lettore e per essere verosimili è necessario far agire i personaggi anche mentre parlano.<br />Come spiegato nell&#8217;articolo sulle descrizioni, la realtà non è mai una fotografia, non è mai fissa. Due persone sono al ristorante, si sono incontrate proprio perché hanno molto da dirsi: lo stesso mentre discutono mangiano e bevono, sono interrotte dal cameriere, sono distratte dal bambino che piange a due tavoli di distanza; fuori scatta l&#8217;antifurto di un&#8217;auto, inizia a piovere e la pioggia batte sui vetri; dalla cucina escono gli odori più diversi, alla cassa scoppia una lite perché qualcuno non ha apprezzato la birra annacquata. Il mondo è in continuo mutamento; magari non ce ne accorgiamo coscientemente, ma se all&#8217;improvviso tutto si ferma, subito sembra che ci sia qualcosa di sbagliato. Lo stesso accade nella narrativa: se il dialogo procede su uno sfondo immobile, con personaggi immobili, il lettore si infastidisce. Forse, se non è un lettore particolarmente attento, non saprà spiegare il perché di tale fastidio, ma il fastidio rimane.<br />Si pensi a situazioni ancora più formali, per esempio un interrogatorio (che sia da parte della polizia o da parte del professore di storia durante l&#8217;esame di maturità). Non ci sono solo domande e risposte. La vittima si tormenta le mani, si asciuga la fronte con un fazzoletto, muove i piedi, beve un caffè o un bicchier d&#8217;acqua, fuma una sigaretta, sorride a sproposito; l&#8217;aguzzino punta la lampada contro l&#8217;interrogato, si alza per incombere sul poveretto, fa gesti spazientiti di fronte alle risposte balbettanti e così via.<br />Si può fermare il mondo. <strong>Per poche battute</strong>. Il contesto può sfumare davanti al dialogo serrato dei due personaggi, ma è questione di <strong>istanti</strong>, poi il tempo <em>deve</em> tornare a scorrere. Altrimenti il lettore intuisce che qualcosa non funziona, e quando qualcosa non funziona in un romanzo, la prima reazione è chiudere il libro e mettersi a giocare con i videogiochi (ché si diventa più <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/09/02/libri-come-se-piovesse#gig_int">intelligenti</a>).
</p>
<p>Attenzione però a non far prevalere il contesto. Quando succede nella realtà, il dialogo si arena con frasi del tipo: &#8220;guardami quando ti parlo&#8221;, &#8220;ne parliamo domani&#8221;, &#8220;non parliamone in mezzo alla strada&#8221;. Se un personaggio si distrae di continuo, l&#8217;interlocutore si stufa in fretta della conversazione.<br />Attenzione anche alle elucubrazioni del personaggio punto di vista: può essere che il dialogo susciti nel personaggio mille pensieri, ma se vengono tutti riportati, il lettore avrà l&#8217;impressione che tra una battuta e l&#8217;altra passino le mezzore, e questo è inverosimile.<br />Già che ci sono: come sempre funzionano solo i pensieri <strong>concreti</strong>, che stimolino i cinque sensi del lettore. Anna e Michele discutono all&#8217;entrata del cimitero: Michele non deve rimuginare sulla morte in astratto, deve ricordare quando ha seppellito con le sue mani il corpicino del suo coniglietto.
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<p>La vita reale è piena di chiacchiere, nella narrativa un dialogo ha senso solo se è significativo per la trama <strong>e</strong> mette di fronte personaggi con obiettivi diversi. Se queste condizioni non sono rispettate, è meglio tagliare il dialogo o al massimo ricorrere al discorso indiretto.<br />Ci deve essere tensione tra i personaggi, ognuno deve avere desiderio di prevalere sull&#8217;altro. Ciò non significa che ogni dialogo debba finire in rissa (non che ci sia niente di male nella violenza – la scena dove la discussione tra cowboy degenera e poi sfasciano il saloon può non piacere, ma di solito non è noiosa), significa che in ogni dialogo ci deve essere un conflitto.<br />Giovanni vuole che Maria lo accompagni al ballo. Maria vuole continuare a leggere <em>Moby Dick</em>. Non finirà a botte, ma c&#8217;è sufficiente distanza tra gli obiettivi dei personaggi perché il dialogo possa interessare il lettore.<br />Se Giovanni vuole invitare Maria e Maria vuole invitare Giovanni, che dialogo può esserci? È come leggere i commenti degli <em>amyketti</em> al tale o tal altro romanzo: &#8220;bellissimo&#8221;, &#8220;capolavoro&#8221;, &#8220;mai letto niente di simile&#8221;, &#8220;sublime!&#8221; Dov&#8217;è il dialogo? Non c&#8217;è. Il dialogo nasce quando qualcuno commenta: &#8220;È cacca&#8221;. A questo punto può nascere il dialogo, perché ci sono due personaggi con obiettivi diversi: il fan che vuole difendere l&#8217;autore-amyketto e il detrattore che vuole difendere la buona narrativa.<br />
<blockquote>«Esco» disse Anna.<br />«Torna per le undici, va bene?» disse la mamma.<br />«D&#8217;accordo.»<br />«Ok.»<br />«Ciao.»<br />«Ciao.»</p></blockquote>
<p>E il lettore pensa: &#8220;Buon per loro, a me che frega?&#8221; Non c&#8217;è coinvolgimento.<br />
<blockquote>«Esco» disse Anna.<br />«Torna per le undici, va bene?» disse la mamma.<br />«Torno quando cazzo mi pare.»</p></blockquote>
<p>Il lettore è meno indifferente. Qualcuno penserà che Anna è una maleducata e che la mamma non dovrebbe più farla uscire di casa per un mese; altri saranno compiaciuti dalla reazione di Anna, così la mamma impara a voler imporre regole idiote. In entrambi i lettori dovrebbe nascere un minimo di curiosità rispetto a quello che farà adesso la mamma.<br />Giovanni vuole uscire con Maria, ma Maria vuole uscire con Marco; Anna vuole tornare alle sei del mattino, ma la mamma vuole che rientri per le undici; Michele vuole ordinare la pizza con le acciughe, ma Nicola preferisce quella con i peperoni; undici giurati sono pronti a condannare un ragazzo per omicidio, ma il dodicesimo non è d&#8217;accordo. Non importa se il dialogo è su questioni serie o su stupidate: ci deve essere tensione tra i personaggi, ci deve essere un conflitto.
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<p>Tre difetti comuni che intaccano la verosimiglianza:
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<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Personaggi che hanno tutti la stessa voce</strong>. Ogni personaggio ha cultura diversa, ha vissuto esperienze diverse, viene da una famiglia diversa, ha obiettivi diversi: deve esprimersi in modo univoco. Non importa se le fan di <em>Twilight</em> sembrano tutte una massa di cerebrolese e dicono tutte le stesse cose con lo stesso linguaggio balordo: se i miei personaggi sono un gruppo di ragazzine fanatiche della Meyer, ognuna deve avere una voce distinta. Il lettore deve subito capire che ha parlato Simona e ha risposto Nicoletta; alle battute deve associare i nomi, non fan #1 e fan #2.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_fan.jpg" alt="Fan di Twilight" /><br />
<em>Fan di Twilight: Nicoletta è quella con la faccia intelligente</em></p>
<p>Per ottenere questo risultato, l&#8217;autore deve conoscere <em>molto bene</em> i propri personaggi. Deve sapere che Simona non parla mai di cioccolato da quando il fratellino è morto soffocato mentre mangiava un gianduiotto; deve sapere che Nicoletta in realtà non ha mai letto <em>Twilight</em> e frequenta le altre solo per non sentirsi sola – ogni tanto nei dialoghi la sua ignoranza emerge; deve sapere che Monica è convinta di avere sempre ragione, perciò non usa mai il congiuntivo o espressioni del tipo: &#8220;credo&#8221;, &#8220;penso&#8221;, &#8220;secondo me&#8221;.</p>
<p>Una scorciatoia è quella di creare tic linguistici specifici per i singoli personaggi, qualcosa che balzi subito all&#8217;occhio.<br />
<blockquote>«Devi imparare le vie della Forza, giovane Jedi.»</p></blockquote>
<p>A parlare può essere stato chiunque, ma:<br />
<blockquote>«Le vie della Forza imparare devi, giovane Jedi.»</p></blockquote>
<p>è una battuta che solo il maestro Yoda può pronunciare.<br />Attenzione: non è una scorciatoia facile da seguire, ci vuole poco per scadere nel ridicolo o nell&#8217;artefatto.</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Personaggi che parlano al lettore invece di parlare tra di loro</strong>. Un errore classico: l&#8217;autore vuole informare il lettore su particolari che ritiene necessari per la storia e mette queste informazioni in bocca ai personaggi, che sia verosimile o no. È quello che i manuali inglesi chiamano:  &#8220;As you know, Bob&#8230;&#8221; Sono quei dialoghi con battute così:<br />
<blockquote>«Come lei sa benissimo, professor Spiegoni, il problema della tassellazione non può essere risolto con un algoritmo di complessità lineare.»</p></blockquote>
<p>Ma se lo Spiegoni &#8217;sta cosa la sa già, cosa gliela dici a fare?<br />
<blockquote>Anna si soffiò sulle mani per scaldarle. Il respiro le si condensava davanti alla bocca. «Oggi fa un freddo cane» disse a Michele.<br />«Sì, oggi fa molto freddo. È colpa dello strato di fuliggine che perennemente copre il cielo a causa della guerra nucleare di tre anni fa iniziata dopo l&#8217;affondamento accidentale della portaerei americana <em>Enterprise</em> da parte dei cinesi al largo delle coste della nord corea.»</p></blockquote>
<p>Sembra un pochino strano che Anna non sappia che c&#8217;è stata una guerra atomica, e sembra altrettanto strano che Michele si metta di punto in bianco a elencarne le cause. È ovviamente un dialogo a beneficio del lettore e non dei personaggi: inverosimile in maniera <em>dolorosa</em>, è da evitare come la peste.<br />Attenzione: non si può risolvere il problema tramutando le battute in pensieri, rimane brutto uguale:<br />
<blockquote>Anna si soffiò sulle mani per scaldarle. Il respiro le si condensava davanti alla bocca. «Oggi fa un freddo cane» disse a Michele.<br />«Sì, fa proprio freddo.» <em>Già, che freddo oggi</em>, pensò. <em>È colpa dello strato di fuliggine che perennemente copre il cielo a causa della guerra nucleare di tre anni fa iniziata dopo l&#8217;affondamento accidentale della portaerei americana </em>Enterprise<em> da parte dei cinesi al largo delle coste della nord corea.</em></p></blockquote>
<p>
<div style="background-color:#fff4f4; border-width:1px; border-style:solid; border-color:black; padding-right:0px; padding-top:0px; padding-bottom:0px; padding-left:5px; margin-left:20px; margin-right:20px">
<p align="center"><strong>Domanda &#038; Risposta</strong></p>
<p>Ma io devo dire che c&#8217;è stata la guerra atomica, vero???</p>
<p><strong>No</strong>. Tu devi <em>mostrare</em> i palazzi distrutti, devi <em>mostrare</em> il cielo sempre coperto, devi <em>mostrare</em> la gente che vive nei rifugi sotto terra, devi <em>mostrare</em> i mutanti nati dalle radiazioni: il lettore capirà da solo che c&#8217;è stata la guerra atomica.</p>
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</div>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Personaggi che parlano con la voce dell&#8217;autore</strong>. Sono quei personaggi che all&#8217;improvviso, senza apparente ragione, cominciano a pontificare sulle virtù del pacifismo, sul pericolo del riscaldamento globale, sul ruolo della donna nella società moderna o su quanto sia sporca la politica. Anche in questo caso il dialogo risultante rischia di essere inverosimile in maniera <em>dolorosa</em>.</p>
<p>Nel 2012 la razza umana come noi la intendiamo non esisterà più, a causa dei fotoni<sup><a href="#m2_nota_2">[2]</a></sup><a name="m2_nota_2_up"></a>. Duecento anni dopo, una spedizione aliena proveniente dal pianeta Nibiru sbarca in Italia. Gli alieni frugano tra le rovine. Trovano giornali e registrazioni risalenti al 2009. Commentano tra loro su quanto i giornalisti italiani dell&#8217;epoca fossero poco professionali e corrotti.<br />Tale dialogo tra gli alieni dicesi <strong>porcheria</strong>. Non è l&#8217;uso del fantastico come specchio deformante per fare affermazioni importanti sulla nostra realtà sociale <em>bla bla bla</em>, è <strong>fuffa</strong>. Se l&#8217;autore è interessato all&#8217;argomento, scriva un thriller con i giornalisti corrotti – meglio ancora un saggio, ma lasci stare i poveri alieni. Grazie.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_alieni.jpg" alt="Alieni" /><br />
<em>Siamo così arrabbiati perché gli Americani non si ritirano dall’Iraq e i Giapponesi massacrano i delfini. Certo, è del tutto verosimile per noi alieni che abitiamo dall’altra parte della Galassia avere queste preoccupazioni. Infatti ne parliamo di continuo&#8230;</em></p>
<p>Un errore analogo è quello di avere tutti personaggi politicamente corretti. L&#8217;autore è cosi scollato dalla realtà che il dialogo perde verosimiglianza.<br />
<blockquote>Michele si infilò il costume del Ku Klux Klan. «Sono pronto.»<br />«Prendiamo il tram?» chiese Anna.<br />«No, non mi piace usare i mezzi pubblici, perché non gradisco la presenza degli extracomunitari.»</p></blockquote>
<p>Michele, membro del KKK, si esprime così? Secondo me no, secondo me il dialogo si svolge come segue:<br />
<blockquote>Michele si infilò il costume del Ku Klux Klan. «Sono pronto.»<br />«Prendiamo il tram?» chiese Anna.<br />«No, non mi piace usare i mezzi pubblici, sono sempre pieni di negri che puzzano di merda.»</p></blockquote>
<p>Il timore dell&#8217;autore è che se inserisce un personaggio apertamente razzista, il lettore potrebbe pensare che anche lui autore è un razzista. Lo scrittore ha paura di essere giudicato come persona in base a quello che i suoi personaggi fanno e dicono.<br />È un timore infondato? Per niente. <strong>Sarete</strong> giudicati in base ai vostri personaggi. Basta fregarsene.<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;There is a technical term for someone who confuses the opinions of a character in a book with those of the author. That term is idiot.</p>
<p>(attribuita a Robert A. Heinlein).</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;C&#8217;è un termine tecnico per chi confonde le opinioni di un personaggio in un libro con quelle dell&#8217;autore. Il termine è idiota.</p>
<p>(attribuita a Robert A. Heinlein).</p></blockquote>
<p>Bisogna rimanere fedeli alla storia e ai personaggi, e chi se ne importa se questo ci mette in &#8220;cattiva luce&#8221; con gli idioti.</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Dialogo obliquo</strong>
</p>
<p>Cynthia Whitcomb distingue tre tipi di collegamento che possono mettere in relazione due battute consecutive.<br />Un collegamento diretto:<br />
<blockquote>«Che ore sono?» chiese Michele.<br />«Le cinque e un quarto» rispose Anna.</p></blockquote>
<p>Un collegamento obliquo o indiretto:<br />
<blockquote>«Che ore sono?» chiese Michele.<br />«Dovresti riaccompagnarmi a casa» rispose Anna.</p></blockquote>
<p>Oppure una disconnessione:<br />
<blockquote>«Che ore sono?» chiese Michele.<br />«Guarda, sei proprio un cretino» rispose Anna.</p></blockquote>
<p>Più la connessione è labile, più la scena si carica di tensione. Il collegamento diretto esaurisce la suspense, il dialogo perde la sua energia: &#8220;Che ore sono?&#8221; &#8220;Le tre&#8221; e il lettore pensa, &#8220;E allora? Chi se ne sbatte!&#8221;<br />Tuttavia, più un dialogo è sconnesso, più rischia di suonare inverosimile. Se io vado a chiedere l&#8217;ora a cento persone, amiche o sconosciute, dubito che anche una sola mi darà della cretina. Il compito dello scrittore diviene allora progettare la storia in modo che un dialogo sconnesso risulti verosimile. Magari chiedo l&#8217;ora a Licia Troisi!
</p>
<p>Se scrivere dialoghi sconnessi richiede molta pianificazione e non sempre è fattibile, il secondo livello, il collegamento indiretto, richiede solo un minimo di attenzione e spesso è più verosimile del collegamento diretto. Meglio:<br />
<blockquote>«Ordino la costata?» chiese Michele.<br />«Sono vegetariana» rispose Anna.</p></blockquote>
<p>di:<br />
<blockquote>«Ordino la costata?» chiese Michele.<br />«No» rispose Anna.<br />«Perché?»<br />«Non mangio mai la carne.»<br />«Come mai?»<br />«Sono vegetariana.»</p></blockquote>
<p style="font-size:medium"><strong>Tre usi per un dialogo</strong>
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Dialoghi che accelerano il ritmo</strong>. In parte avviene per la natura tipografica dei dialoghi stessi. I paragrafi in un dialogo sono in media più corti rispetto ai paragrafi durante la narrazione. Il lettore termina di leggere le pagine più in fretta, e ha la sensazione di procedere nella storia con più velocità.<br />In parte è dovuto al fatto che nelle descrizioni spesso non c&#8217;è conflitto e il lettore è meno coinvolto. Il mare liscio come l&#8217;olio. Il sole alto in cielo. I gabbiani che volano bassi. Le nuvole pigre. L&#8217;unica nave che procede lenta all&#8217;orizzonte. La gente che cammina con calma, si asciuga il sudore sulla fronte, si mette a chiacchierare agli angoli delle strade. Anna osserva tutto ciò dalla finestra dell&#8217;albergo. Come ammira in lontananza le montagne, i boschi verdi, i cucuzzoli bianchi, ecc. ecc. zzz. Poi Anna si gira e dice a Michele che aspetta un bambino. Non da lui. E il padre è un vampiro.<br />I dialoghi danno uno strappo alla storia, imprimono maggior spinta rispetto alle descrizioni o alle elucubrazioni solitarie del personaggio punto di vista.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Dialoghi che rallentano il ritmo</strong>. Se si passa da una (violenta) scena d&#8217;azione a un dialogo, la sensazione è quella di un rallentamento. Questo perché, pur essendo un buon dialogo dinamico, non sarà comunque così movimentato come una scena d&#8217;azione. Per quanto sia vivace il dialogo tra i guerrieri nell&#8217;accampamento dopo la battaglia, non può essere più burrascoso della battaglia stessa.<br />L&#8217;elfo e il nano che bisticciano su chi abbia ucciso più orchi è un conflitto, e può reggere un dialogo, ma non c&#8217;è la stessa adrenalina di quando elfo e nano gli orchi li ammazzavano sul serio.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_lotr.jpg" alt="Bisticcio sugli orchi morti" /><br />
<em>Ho ucciso più orchetti di te, gné gné gné</em></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Dialoghi per descrivere</strong>. Basare una descrizione interamente su un dialogo non è una grande idea. Ci sono situazioni dove è naturale (la guida al museo che descrive lo scheletro del dinosauro, il professore che fa lezione, ecc.), ma troppo spesso si intuisce la forzatura: il personaggio parla e descrive non perché lo voglia, ma perché deve dare una mano all&#8217;autore.<br />Tuttavia, con le dovute accortezze, può essere opportuno descrivere alcuni particolari attraverso un dialogo. Per esempio: Anna e Michele passeggiano per il centro, ogni tanto si fermano a guardare le vetrine dei negozi. Il punto di vista è quello di Anna. Anna non avrà problemi a descrivere le vetrine dei negozi di abbigliamento e delle librerie, ma quando si fermano davanti a un negozio di elettronica?<br />Ad Anna non frega un tubo dell&#8217;elettronica, dunque osserva distratta e, anche fosse interessata, non conoscendo l&#8217;argomento, non dispone della terminologia adatta: per lei sono tutti <em>cosi</em>. Se per la trama è importante sapere cosa espone quel negozio di elettronica, come si fa? Si chiama in causa Michele: lui è così appassionato di elettronica da non sapersi trattenere dall&#8217;illustrare il contenuto della vetrina ad Anna.<br />Avvertenze:
<ul>
<li>Suona inverosimile che Michele di punto in bianco si scopra appassionato di elettronica. Questo suo hobby deve essere<em> mostrato</em> in precedenza, in tempi non sospetti.</li>
<li>Anna prima o poi prende Michele per un braccio e lo trascina via. Per quanto Michele sia appassionato, si può tirare la corda del personaggio punto di vista solo per un numero limitato di battute, oltre diventa inverosimile.</li>
<li>Infine questo è un <em>esempio</em>. Se in un romanzo vero si evitano i cliché del tipo tutte le ragazzine giocano con le  bambole e tutti i bambini con i soldatini, è meglio. Grazie.</li>
</ul>
<p style="font-size:medium"><strong>Ricapitolando</strong>
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Il discorso diretto è preferibile al discorso indiretto.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Bisogna studiare bene come introdurre il discorso diretto e come gestirne la punteggiatura.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Il dialogo deve suonare naturale, deve essere <strong>verosimile</strong>.<br />Per raggiungere questo scopo:
<ul>
<li>I personaggi devono parlare rispettando sempre la propria cultura, educazione, esperienza.</li>
<li>Il dialogo deve essere calato in un contesto dinamico.</li>
<li>Il dialogo deve essere interessante, deve mettere di fronte personaggi con obiettivi diversi e deve contribuire a portare avanti la storia.</li>
</ul>
<p>Non si deve:
<ul>
<li>Far parlare il barbone come il Re e il Re come il barbone.</li>
<li>Far parlare i personaggi nel vuoto, come fossero teste senza corpo.</li>
<li>Impostare un dialogo che manchi di conflitto.</li>
<li>Mettere in bocca ai personaggi nostre idee estranee alla storia.</li>
<li>Far parlare i personaggi tra loro in modo artefatto per fornire informazioni al lettore.</li>
<li>Far parlare tutti i personaggi alla stessa maniera.</li>
</ul>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Un dialogo obliquo o addirittura sconnesso, se ben progettato, può aumentare tensione e verosimiglianza.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Si possono sfruttare i dialoghi per tenere sotto controllo il ritmo della storia o per facilitare determinate descrizioni.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>E adesso l&#8217;ultimo consiglio: non tenete conto di tutti i suggerimenti che ho elencato!<br />Non nella prima stesura. Cercare di scrivere dialoghi a tavolino, sudando su ogni battuta, è rischioso: c&#8217;è la concreta possibilità di sfornare dialoghi artefatti. Durante la prima stesura conviene scrivere i dialoghi di getto, senza contorno, senza <em>dialogue tag</em>, senza niente tranne le battute: così si imposta uno scheletro di conversazione che suona naturale. Poi, pian piano, si ripassa il dialogo e lo si cambia quando sono evidenti delle pecche. A questo punto è sì utile soppesare ogni virgola e ogni parola.<br />Bisogna anche mettersi nella disposizione d&#8217;animo che i dialoghi potrebbero cambiare la trama: Giovanni vuole invitare Maria al ballo, Maria preferirebbe rimanersene a casa o andarci con Marco. Io devo buttarmi nel dialogo con queste premesse, senza aggiungere: &#8220;nella scaletta è previsto che Maria accetti ed esca con Giovanni.&#8221; Se il dialogo nel suo incedere naturale sfocia in Maria che accetta, ottimo. Se invece appare chiaro che Giovanni è uno sfigato fastidioso e Maria non accetterà mai, bene lo stesso. Vorrà dire che la trama subirà qualche mutamento. Magari per uscire insieme a Maria Giovanni dovrà ricattarla, o Maria dovrà scoprire che Giovanni è malato terminale e che uscire con lei è il suo ultimo desiderio prima di tirare le cuoia.<br />Forzare lo scorrere di un dialogo per accomodare la trama prevista porta a dialoghi fasulli in maniera vistosa. Se proprio si deve, conviene riscrivere il dialogo da zero, alterando le condizioni di partenza (Maria ha appena litigato con Marco e vede nell&#8217;appuntamento con Giovanni un modo per ingelosirlo).
</p>
<p>Per scrivere buoni dialoghi bisogna essere schizofrenici. Immergersi senza remore, senza timori, nella testa dei personaggi. Bisogna compiacersi di essere un volontario che impiega ogni minuto del suo tempo libero per aiutare il prossimo, si deve essere orgogliosi di aver passato la notte all&#8217;addiaccio per dare una mano alla vecchietta in difficoltà; così come si deve godere quando il giovanotto annoiato ammazza di botte un barbone e poi gli dà fuoco che ancora si dibatte, si deve essere fieri di aver ripulito le strade da un altro rifiuto umano.<br />È difficile scrivere dialoghi davvero naturali e verosimili senza questo tipo di partecipazione emotiva.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Quali manuali leggere</strong>
</p>
<p>Le fonti primarie per questo articolo sono state:
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/msg_006.jpg" alt="Copertina di Dialogue" align="left"/><em><a href="http://gigapedia.com/items/380657/write-great-fiction---dialogue">Dialogue: Techniques and Exercises for Crafting Effective Dialogue</a></em> di Gloria Kempton (Writer&#8217;s Digest Books, 2004).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p>E i capitoli dedicati ai dialoghi in:
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/msg_016.jpg" alt="Copertina di Stein on Writing" align="left"/><em><a href="http://gigapedia.com/items/101469/stein-on-writing--a-master-editor-of-some-of-the-most-successful-writers-of-our-century-shares-his-craft-techniques-and-strategies">Stein on Writing</a></em> di Sol Stein (St. Martin&#8217;s Press , 1995).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/msg_009.jpg" alt="Copertina di How to Write a Damn Good Novel" align="left"/><em><a href="http://gigapedia.com/items/399/how-to-write-a-damn-good-novel--a-step-by-step-no-nonsense-guide-to-dramatic-storytelling--writing--amp--journalism-">How to Write a Damn Good Novel</a></em> di James N. Frey (St. Martin&#8217;s Press, 1987).</p>
<p>&nbsp;
<p><strong>Edizione italiana</strong>: <em>Come scrivere un romanzo dannatamente buono</em> (Le Fonti, 2009).
</p>
<p>Il testo della Kempton è l&#8217;unico che ho trovato dedicato solo allo scrivere i dialoghi. È un manuale decente, ma la Kempton si sperde troppo. Manca di sintesi, gira a vuoto prima di arrivare al punto. Le 200 pagine circa sarebbero potute essere la metà senza perdere niente.<br />Alcuni capitoli lasciano perplessi, come quello dedicato all&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Enneagramma">Enneagramma</a>: onestamente non mi pare uno strumento utile per lo scrittore, mi pare un&#8217;emerita stupidaggine. Così pure il capitolo dedicato ai tipi di scrittura diversa a seconda dei generi è <em>molto</em> superficiale: non ci vogliono dialoghi &#8220;magici&#8221;(sic) in un fantasy.<br />Gli esempi variano in qualità: alcuni centrano molto bene la questione, altri sono bruttini o poco attinenti a spiegare la teoria.<br />Nel complesso può valere la pena leggere questo <strong><em>Dialogue</em></strong>, basta non prendere per oro colato tutto quello che dice la Kempton.
</p>
<p>Dei manuali di Stein e Frey parlerò più diffusamente in un altro articolo. Comunque i capitoli dedicati ai dialoghi sono buoni; danno consigli concreti e sensati. Frey in particolare ha uno stile molto deciso e piacevole, ma qualche volta quelle che afferma essere verità auto-evidenti non lo sono poi tanto (vedi la questione verosimiglianza vs. brillantezza).
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Compiti a casa</strong>
</p>
<p>Vi propongo due immagini. La prima pare tratta da una classica storia di primo contatto<sup><a href="#m2_nota_3">[3]</a></sup><a name="m2_nota_3_up"></a>:</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_arrival.jpg" alt="Topo alieno" /><br />
<em>Topo alieno</em></p>
<p>C&#8217;è un signore alle prese con un topo alieno sul letto. Cosa vorrà il topo? Chi è? Da dove viene? Immaginate il contesto, fornite a entrambi i personaggi degli obiettivi, scegliete un punto di vista e scrivete il dialogo tra uomo e ratto extraterrestre. Come sempre siete liberi di fantasticare e di inserire elementi nuovi rispetto all&#8217;immagine. Potete anche abbozzare una storia e descrivere con dovizia di particolari, <strong>ma</strong> qui l&#8217;esercizio è scrivere un buon dialogo. Il resto è solo un di più per sfizio.
</p>
<p>Se i topi di Saturno non vi ispirano, date un&#8217;occhiata a quest&#8217;altra immagine:</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_rose.jpg" alt="Ragazza con fiori" /><br />
<em>Edward mi aspetta!</em></p>
<p>Una ragazza in divisa scolastica  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink03.gif" alt="chikas_pink03.gif" class="wp-smiley" />  con un mazzo di fiori in mano che si aggira in un edificio diroccato. Immaginate che stia guardando un altro personaggio (licantropo/vampiro/coniglietto/ragazzo/ragazza/quello-che-vi-pare) e ideate il dialogo. Pensate a una ragione bizzarra perché la ragazza con i fiori sia lì nel palazzo in rovina, e cercate di far trasparire le sue motivazioni dal dialogo: attenzione però, dovete essere subdoli, il lettore non deve avere la sensazione di essere imboccato.
</p>
<p>È questo è tutto. Divertitevi!
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>note:<br /><a name="m2_nota_1"></a>&nbsp;<sup>[1]</sup>&nbsp;<a href="#m2_nota_1_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Dette anche virgolette basse, virgolette a caporale o &#8220;caporali&#8221;. Sono simboli non presenti sulla tastiera italiana. Per farli apparire si può ricorrere ai codici ASCII, digitando Alt + 174 per « e Alt + 175 per ». Significa tenere premuto il tasto Alt (di solito in basso a sinistra sulla tastiera) e mentre Alt è premuto digitare 1, poi 7, poi 4, oppure 1 7 5.<br />Una soluzione più pratica è ricorrere alle funzioni di autocorrezione degli elaboratori testi. Praticamente tutti i programmi di videoscrittura offrono la possibilità di convertire al volo uno o più simboli in altri.<br />Di seguito è illustrato come trasformare &gt;&gt; in » usando l&#8217;autocorrezione di Microsoft Word 2007 e OpenOffice.org Writer 3.0 – se usate un altro programma di videoscrittura consultatene il manuale.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_wordb.png" alt="Screenshot di Microsoft Word: Correzione automatica" /><br />
<em>Microsoft Word 2007. Per raggiungere questa finestra di dialogo usare: simbolo di Office (la sfera in alto a sinistra) -> Opzioni di Word -> Strumenti di correzione -> Opzioni correzione automatica&#8230;</em></p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_oo1b.png" alt="Screenshot di OpenOffice: Sostituzione" /><br />
<em>OpenOffice.org Writer 3.0. Per raggiungere questa finestra di dialogo usare il menu Strumenti -> Correzione automatica&#8230;</em></p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_oo2b.png" alt="Screenshot di OpenOffice: Virgolette tipografiche" /><br />
<em>OpenOffice offre un’altra interessante opzione per quanto riguarda la correzione automatica: sostituire le virgolette alte, singole o doppie, con i simboli che vogliamo. Qui ho sostituito le virgolette alte doppie (&#8220;) con le virgolette uncinate. Il bello è che se digito le virgolette alte, OpenOffice inserirà il simbolo delle virgolette uncinate aperte («), se digito di nuovo le virgolette alte, OpenOffice si accorgerà che c’è una battuta “aperta” e inserirà automaticamente le virgolette uncinate chiuse (»).<br />
Il problema è che poi avrò qualche difficoltà se voglio mettere proprio le virgolette alte. Ma se uso i “caporali” per i dialoghi e per esempio il corsivo per i pensieri, non ho più bisogno di virgolette alte<br />
</em></p>
<p><a name="m2_nota_2"></a></p>
<p>&nbsp;<sup>[2]</sup>&nbsp;<a href="#m2_nota_2_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Cito dal libro di Roberto Giacobbo <em>2012. La Fine del Mondo?</em><br />
<blockquote>Di fatto, tra la fine degli anni Sessanta e l&#8217;inizio degli anni Settanta del XX secolo, nell&#8217;atmosfera terrestre ha improvvisamente fatto la sua comparsa una presenza inedita: un numero sempre crescente di particelle di luce dette &#8220;fotoni&#8221;.<br />Particelle che assomigliano molto alla luce che, secondo la profezia maya interpretata da José Arguelles, dovrebbe investire il nostro pianeta quando i Maya Galattici giungeranno ancora una volta sulla Terra per aiutare l&#8217;uomo a realizzare il suo salto evoluzionistico&#8230;</p></blockquote>
<p>Ringrazio <a href="http://www.donkeyisland.org/">Hellfire</a> per la <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/08/01/problemi-tecnici-e-john-woo/comment-page-1/#comment-15034">segnalazione</a>.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_2012.jpg" alt="Copertina di 2012. La Fine del Mondo?" /><br />
<em>Copertina di 2012. La Fine del Mondo?</em></p>
<p><a name="m2_nota_3"></a></p>
<p>&nbsp;<sup>[3]</sup>&nbsp;<a href="#m2_nota_3_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;L&#8217;immagine è presa da <em>The Arrival</em> di Shaun Tan. Trovate il libro completo su gigapedia, <a href="http://gigapedia.com/items/126407/l---o---vont-nos-p--res---french-">qui</a>. Tecnicamente è l&#8217;edizione francese, ma dato che sono solo immagini, senza testi, non ha importanza. È una storia illustrata di immigrazione new weird. Però, prima di guardarla, fate i compiti, altrimenti potreste essere influenzati!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_tan.jpg" alt="Copertina di The Arrival" /><br />
<em>Copertina di The Arrival</em></p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Write-Great-Fiction-Gloria-Kempton/dp/1582972893/"><em>Dialogue</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Stein-Writing-Successful-Techniques-Strategies/dp/0312254210/"><em>Stein on Writing</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Write-Damn-Novel-Step-Step/dp/0312010443/"><em>How to Write a Damn Good Novel</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/code/9788861090668/frey-james-n/come-scrivere-un-romanzo.html"><em>Come scrivere un romanzo dannatamente buono</em> su iBS.it</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.writersrecharge.com/">Il sito di Gloria Kempton</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.solstein.com/">Il sito di Sol Stein</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.jamesnfrey.com/">Il sito di James N. Frey</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://xii.forumfree.net/?t=14732937&#038;st=30#entry180294453">Un post dedicato alla punteggiatura nei dialoghi sul forum di Edizioni XII</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%A9_Saramago">José Saramago su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/2012_phenomenon">Ipotesi sul 2012 su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/code/9788804586333/giacobbo-roberto/2012-fine-del.html"><em>2012. La Fine del Mondo?</em> su iBS.it</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Arrival-Shaun-Tan/dp/0439895294/"><em>The Arrival</em> su Amazon.com</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=2470" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Il Terzo Occhio</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/10/30/il-terzo-occhio/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2009/10/30/il-terzo-occhio/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 18:44:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fumetti]]></category>
		<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo spezzone che segue è tratto dal film Pi. Se vi impressiona, forse non è il caso che continuiate a leggere, dato che il presente articolo è dedicato al meraviglioso mondo della trapanazione cranica.




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Trapanazione dal film Pi




La trapanazione nei tempi antichi

La trapanazione cranica è probabilmente la più antica operazione chirurgica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo spezzone che segue è tratto dal film <a href="http://www.imdb.com/title/tt0138704/"><em>Pi</em></a>. Se vi impressiona, forse non è il caso che continuiate a leggere, dato che il presente articolo è dedicato al meraviglioso mondo della trapanazione cranica.<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
[See post to watch Flash video]
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Trapanazione dal film Pi</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="font-size:medium"><strong>La trapanazione nei tempi antichi</strong>
</p>
<p>La trapanazione cranica è probabilmente la più antica operazione chirurgica mai compiuta. Fin dal neolitico (9.000 anni prima di Cristo) gli uomini si sono trapanati, e ci sono prove che in diversi casi i pazienti sopravvivevano all&#8217;intervento. Le ragioni che spingevano gli uomini primitivi a trapanarsi rimangono oscure. C&#8217;era forse esigenza medica, forse c&#8217;erano motivi rituali o religiosi.<br />Si sono trovati teschi trapanati in ogni angolo del mondo, anche se per secoli si è creduto che le lesioni fossero dovute a ferite di guerra o a malattie. La svolta decisiva è stata rappresentata dal teschio qui sotto:</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_squier.jpg" alt="Il teschio di Squier" /><br />
<em>Il teschio peruviano portato negli Stati Uniti da E. G. Squier</em></p>
<p>Difficile che una ferita del genere sia <em>casuale</em>. Qui qualcuno si è messo d&#8217;impegno per segare l&#8217;osso. Qualcuno che abitava nella regione di Cuzco, in Perù, prima dell&#8217;arrivo degli Europei. Nel 1865 il teschio fu portato negli Stati Uniti dall&#8217;archeologo <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ephraim_George_Squier">E. G. Squier</a> (1821 – 1888). Suscitò scalpore nella comunità scientifica.<br />Quello che lasciava perplessi gli studiosi era constatare come i margini della ferita lasciassero intravedere una ricrescita dell&#8217;osso. In altre parole il paziente era sopravvissuto all&#8217;operazione; era sopravvissuto per <em>anni</em>. Dei primitivi, dei selvaggi, erano stati in grado di compiere – con successo – un&#8217;operazione di neurochirurgia: non andava mica bene!<br />Nuove branche del sapere, come la craniometria, stavano giusto dimostrando la fondatezza scientifica di verità già note (i bianchi sono più intelligenti dei negri, i poveri e i derelitti sono tali perché più stupidi dei ricchi e degli aristocratici, gli uomini sono più portarti al ragionamento delle donne) e il teschio faceva il bastian contrario. Disdicevole.<br />Tuttavia, nonostante lo scetticismo di molti studiosi, il teschio di Squier spinse a ricercare nuove prove. Molti teschi vennero riesaminati e alla fine non si poté negare che barbari primitivi, spesso non bianchi, praticavano la trapanazione. E i trapanati ne uscivano vivi.
</p>
<p>Ma come procedevano i barbari primitivi? La figura qui sotto illustra i metodi più usati.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_4modi.jpg" alt="Quattro modi per trapanare" /><br />
<em>Quattro modalità di trapanazione: 1 – Raschiamento; 2 – Solco; 3 – Perforazione; 4 – Tagli</em></p>
<p>1 – Raschiamento. Usando una pietra o del vetro, si raschiava il cranio, riducendo l&#8217;osso in polvere. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Paul_Broca">Paul Broca</a> (1824 – 1880), il famoso antropologo francese, dimostrò la fattibilità di questo metodo sui cadaveri di un bambino di due anni e di un uomo adulto. Usando un pezzo di vetro affilato, riuscì ad aprire il cranio del morto adulto in cinquanta minuti, fermandosi ogni tanto per riposare la mano. Con il bambino se la cavò in circa quattro minuti.<br />Il raschiamento era uno dei metodi più comuni. In Italia questo tipo di trapanazione venne praticata fino al Rinascimento.
</p>
<p>2 – Solco. Con una scheggia di pietra o vetro si incideva con movimento circolare sempre più nell&#8217;osso, fino a tagliare una rondella. Non ci volle molto per capire che se si montavano le schegge lungo la punta di un trapano il lavoro diventava più semplice. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hippocrates">Ippocrate</a> (460 a.C. – 377 a.C.) – padre della medicina – per primo descrive questo tipo di strumento che, con relative poche modifiche, è quello tutt&#8217;ora usato.<br />In alcuni casi, le rondelle ossee sono state ritrovate: i barbari primitivi ne avevano ricavato dei ciondoli.
</p>
<p>3 – Perforazione. Con una punta affilata si praticava una serie di piccoli fori ravvicinati, poi con uno strumento tagliente si rompevano i ponticelli tra i fori, liberando così una porzioncina d&#8217;osso. Questo metodo fu descritto da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Aulus_Cornelius_Celsus">Celso</a> (25 a.C. – 50) nel <em>De Medicina</em> e si diffuse durante il medioevo. Era il metodo preferito dagli Arabi e consigliato nel 1200 dai luminari della Scuola Medica Salernitana. Ancora oggi è un sistema usato da alcune tribù del Kenya.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_terebra.jpg" alt="Terebra" /><br />
<em>Questo strumento, chiamato ‘terebra’, era usato al tempo degli antichi Greci per produrre piccoli fori nel cranio</em></p>
<p>4 – Tagli. Il metodo usato dal peruviano di Cuzco. Simile al metodo numero due, solo che il taglio invece di essere circolare è rettangolare. In alcune tombe peruviane sono stati trovati dei particolari coltelli metallici, detti ‘tumi’, che sarebbero stati adatti per compiere l&#8217;operazione. Teschi con incisioni simili sono stati rinvenuti anche in Francia e in Palestina.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_tumi.jpg" alt="Due tumi" /><br />
<em>Due modelli di tumi. La lama è progressivamente più spessa, in modo che sia più facile fermarsi nell’opera di taglio prima di intaccare il cervello</em></p>
<p>Permane il mistero del perché i selvaggi primitivi fossero così affascinati dalla trapanazione. Ma forse non ci sono ragioni, in fondo erano selvaggi primitivi.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_etruschi.jpg" alt="Teschi etruschi" /><br />
<em>Teschi etruschi trapanati (600 a.C. circa). È difficile stabilire in che percentuale i pazienti sopravvivessero alla trapanazione nei tempi antichi. Studi sui teschi pre-colombiani fanno supporre percentuali superiori al 60%</em></p>
<p>Con Ippocrate e <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Galenus">Galeno</a> (129 – 216), la trapanazione diviene una rispettabile pratica medica, usata per lo più in caso di fratture del cranio. Nel corso dei secoli si ricorre alla trapanazione anche per combattere il mal di testa, l&#8217;epilessia, l&#8217;insonnia, le malattie mentali. Durante il medioevo si pensava che diverse patologie fossero dovute alla presenza all&#8217;interno della testa di &#8220;aria malsana&#8221;, aria che un buco in fronte aiutava a disperdere. Oppure erano veri e propri demoni a intrufolarsi nel cranio dell&#8217;ammalato: in questi casi il buco diventava un chiaro invito per i demoni a levare le tende.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_follia2.jpg" alt="Estrazione della pietra della follia" /><br />
<em>Questo quadro di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hieronymus_Bosch">Hieronymus Bosch</a> (1450 – 1516) è intitolato: Estrazione della pietra della follia. Si basa sulla credenza medievale dell’esistenza di tale “pietra della follia” all’interno del cervello. In teoria sarebbe stato possibile guarire i folli estraendo il sasso in oggetto, dopo aver trapanato il cranio</em></p>
<p>Spesso i pazienti morivano durante gli interventi, anche se la ragione principale erano le infezioni – era facile beccarsi la meningite –, più che trapanazioni troppo avventate. Verso la metà del 1700 la trapanazione è un&#8217;operazione ancora circondata da un alone di superstizione. Per esempio era diffusa la credenza che uno dei rischi maggiori nell&#8217;intervento fosse il panico del paziente: il poveretto poteva morire di spavento! Per questa ragione gli strumenti chirurgici non dovevano essere mostrati al malato e, prima di cominciare l&#8217;intervento, era necessario tappargli bene le orecchie, in modo che non potesse sentire il suono del trapano che scava l&#8217;osso.
</p>
<p>Nel 1700 si usavano strumenti come questi:</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_strumenti.jpg" alt="Strumenti per la trapanazione" /><br />
<em>Alcuni strumenti consigliati da Lorenz Heister per le operazioni di trapanazione</em></p>
<p>Lo strumento più a destra è particolarmente interessante. È un bisturi che serviva per incidere la dura madre (la dura madre è la prima delle tre meningi, le tre membrane che circondano il cervello – nonostante il nome non è dura, ha la consistenza del tessuto).</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_struttura.jpg" alt="Struttura del cranio" /><br />
<em>Struttura del cranio. Dura madre, aracnoide e pia madre sono le tre meningi</em></p>
<p>La lama dello strumento è quasi del tutto celata nell&#8217;impugnatura. La ragione ufficiale per questo <em>design</em> è che così il chirurgo non poteva per sbaglio tagliare troppo in profondità. Ma la vera ragione era un&#8217;altra: l&#8217;idea era di nascondere il bisturi alla vista dei parenti e degli amici del malato. Infatti all&#8217;epoca un infondato luogo comune dettava che se si intaccava la dura madre, la morte era inevitabile. Cosa avrebbe dovuto fare un chirurgo? Perder tempo a spiegare la Medicina a zoticoni e bifolchi pieni di paure e superstizioni? Certo che no. Da qui la necessità per il bisturi nascosto: il chirurgo poteva agire come meglio credeva senza preoccuparsi degli ignoranti.
</p>
<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lorenz_Heister">Lorenz Heister</a> (1683 – 1758), un celebre chirurgo e anatomista tedesco, descrive un caso esemplare di trapanazione: siamo nel 1753 e il paziente è tale Friedrich Bachmann, un mercante di trentasei anni. Bachmann ha un incidente stradale mentre si sta recando con il suo carro a Francoforte. Picchia molto forte la testa e da quel momento comincia a soffrire di emicranie, dolori al collo, vertigini. Dopo diverse settimane, all&#8217;improvviso, le sue condizioni peggiorano: è disorientato, non riconosce i suoi amici, non riesce a camminare.<br />I medici locali non sanno come affrontare la situazione. Viene consultato il dottor Heister. Heister suggerisce la trapanazione.
</p>
<p>Bachmann è trapanato, con scarsi risultati. Il secondo giorno si decide di incidere la dura madre. Nei successivi due giorni il paziente pare riprendersi, ma è un miglioramento effimero: peggiora di colpo; è scosso da spasmi e il braccio destro è paralizzato. Nuova trapanazione in un punto diverso del cranio: il miglioramento dura molto poco; il paziente soffre di violente crisi epilettiche. Le sue condizioni divengono critiche. Si scava più a fondo: si taglia oltre la dura madre attraverso il primo foro – viene evacuata una sostanza densa e gialla, almeno un cucchiaio pieno. Il paziente peggiora. Si scende ancora più in profondità, fino a intaccare la materia grigia. Il paziente muore. Non tutte le ciambelle escono con il buco.<br />Al termine dell&#8217;autopsia, uno dei medici stabilisce che le trapanazioni sono state compiute alla perfezione e che il paziente è morto semplicemente perché la malattia era incurabile. Heister giunge alle stesse conclusioni. Chissà quale sarà il caso di settimana prossima?</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_heister.jpg" alt="Lorenz Heister" /><br />
<em>Il dottor Heister. Lui sì era un medico serio</em></p>
<p>Purtroppo la scienza medica progredisce e la trapanazione diviene operazione di routine: di nuovi Bachmann se ne incontrano sempre meno. La trapanazione torna interessante nella seconda metà del ventesimo secolo. Lascia le sale operatorie per diventare un&#8217;azione voluttuaria: ci si trapana per il piacere di farlo!
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>La trapanazione moderna</strong>
</p>
<p>È probabile che tutto abbia inizio con <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lobsang_Rampa">Cyril Henry Hoskin</a> (1910 – 1981), un idraulico irlandese. Un bel giorno, dopo essere caduto da un albero, viene contattato telepaticamente da un lama tibetano, tale Lobsang Rampa. Il lama sta morendo e chiede al signor Hoskin se può trasmigrare la propria anima nel corpo dell&#8217;idraulico. L&#8217;idraulico, scontento della vita che conduce, accetta. Così avviene la trasmigrazione e a tutti gli effetti Cyril Henry Hoskin diviene Lobsang Rampa.<br />Nel 1956 Rampa scrive un libro intitolato <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Third_Eye_%28book%29"><em>The Third Eye</em></a>, nel quale racconta la sua vita quand&#8217;era ancora in Tibet.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_rampa2.jpg" alt="Copertina del libro The Third Eye" /><br />
<em>Copertina del libro The Third Eye</em></p>
<p>Uno degli episodi più significativi – insieme all&#8217;incontro con gli Yeti – è l&#8217;apertura del terzo occhio, che permetterà a Rampa di vedere oltre i veli della Realtà. L&#8217;operazione consiste nel perforare la fronte di una Rampa cosciente e inserire una scheggia di legno.<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;He pressed the instrument to the centre of my forehead and rotated the handle. For a moment there was a sensation as if someone was pricking me with thorns. To me it seemed that time stood still. There was no particular pain as it penetrated the skin and flesh, but there was a little jolt as the end hit the bone. He applied more pressure, rocking the instrument slightly so that the little teeth would fret through the frontal bone. The pain was not sharp at all, just a pressure and a dull ache. I did not move with the Lama Mingyar Dondup looking on; I would rather have died than make a move or outcry. He had faith in me, as I in him, and I knew that what he did or said was right. He was watching most closely, with a little pucker of muscles in tension at the corners of his mouth. Suddenly there was a little &#8220;scrunch&#8221; and the instrument penetrated the bone. Instantly its motion was arrested by the very alert operator. He held the handle of the instrument firmly while the Lama Mingyar Dondup passed him a very hard, very clean sliver of wood which had been treated by fire and herbs to make it as hard as steel. This sliver was inserted in the &#8220;U&#8221; of the instrument and slid down so that it just entered the hole in my head. The lama operating moved slightly to one side so that the Lama Mingyar Dondup could also stand in front of me. Then, at a nod from the latter, the operator, with infinite caution, slid the sliver farther and farther. Suddenly I felt a stinging, tickling sensation apparently in the bridge of my nose. It subsided, and I became aware of subtle scents which I could not identify. That, too, passed away and was replaced by a feeling as if I was pushing, or being pushed, against a resilient veil. Suddenly there was a blinding flash, and at that instant the Lama Mingyar Dondup said &#8220;<em>Stop</em>&#8220;. For a moment the pain was intense, like a searing white flame. It diminished, died and was replace by spirals of colour, and globules of incandescent smoke. The metal instrument was carefully removed. The sliver of wood remained, it would stay in place for two or three weeks and until it was removed I would have to stay in this little room almost in darkness.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Premette lo strumento al centro della mia fronte e ruotò l&#8217;impugnatura. Per un momento ci fu una sensazione come se qualcuno mi pizzicasse con delle spine. Mi sembrò che il tempo si fosse fermato. Non ci fu nessun particolare dolore mentre lo strumento penetrava la pelle e la carne, ci fu solo una piccola scossa quando colpì l&#8217;osso. L&#8217;operatore aumentò la pressione, oscillando leggermente lo strumento in modo che i piccoli denti potessero scavare nell&#8217;osso frontale. Il dolore non era per niente acuto, solo una sensazione di pressione e un dolore sordo. Non mi potevo muovere con il Lama Mingyar Dondup che guardava; sarei morto piuttosto che muovermi o lamentarmi. Lui aveva fede in me, come io in lui, e sapevo che quello che faceva o diceva era giusto. Stava osservando da vicino, con i muscoli agli angoli della bocca in tensione. Improvvisamente ci fu un piccolo &#8220;scrunch&#8221; e lo strumento penetrò l&#8217;osso. All&#8217;instante l&#8217;operatore, molto attento, si fermò. L&#8217;operatore tenne l&#8217;impugnatura dello strumento salda mentre il Lama Mingyar Dondup gli passava una scheggia di legno, molto dura e liscia. La scheggia era stata trattata con fuoco ed erbe per renderla dura quanto l&#8217;acciaio. La scheggia fu inserita nella &#8220;U&#8221; dello strumento e spinta giù in modo da entrare appena nel buco nella mia testa. L&#8217;operatore si spostò un pochino di lato per consentire al Lama Mingyar Dondup di stare anche lui di fronte a me. Poi, a un cenno di quest&#8217;ultimo, l&#8217;operatore, con infinita attenzione, spinse la scheggia sempre più in profondità. Improvvisamente sentii una puntura, un solletico che apparentemente veniva dal ponte del naso. La sensazione si attenuò e divenni cosciente di un profumo sottile che non riuscii a identificare. Anche il profumo svanì e fu sostituito da una sensazione come se stessi spingendo o fossi spinto contro un velo resistente. Improvvisamente ci fu un flash accecante, e in quell&#8217;istante il Lama Mingyar Dondup disse &#8220;<em>Stop</em>&#8220;. Per un momento il dolore fu intenso, una lancinante fiamma bianca. Il dolore diminuì e sparì, e fu sostituito da spirali di colore e da globuli di fumo incandescente. Lo strumento di metallo fu rimosso con cautela. La scheggia di legno rimase, sarebbe rimasta in posizione per due o tre settimane e finché non fosse stata rimossa, sarei dovuto rimanere in questa piccola stanza, quasi completamente al buio.</p></blockquote>
<p>Il libro di Rampa ha grande successo, anche se i maligni sospettano che l&#8217;idraulico si sia inventato tutto. Voi a chi credereste? Agli Invidiosi o a un lama reincarnato con tanto di terzo occhio?</p>
<p>Una persona che deve aver prestato fede a Rampa è il &#8220;dottore&#8221; olandese <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bart_Huges">Bart Huges</a> (dottore tra virgolette perché il signor Huges non si è mai laureato in medicina: fallisce per due volte di seguito l&#8217;esame di ostetricia, perde la borsa di studio e lascia l&#8217;Università). Huges è considerato uno dei padri della moderna trapanazione voluttuaria e il suo breve saggio <em>The Mechanism of Brainbloodvolume</em> (conosciuto anche con il titolo <em>Homo Sapiens Correctus</em>) scritto nel 1962 è ritenuto una pietra miliare da tutti i suoi seguaci – cinque o sei persone in tutto il mondo, dagli anni &#8216;60 a oggi.</p>
<div style="border: 1px inset; margin: 0px; padding: 6px; overflow: auto; width: 450px; height: 350px; text-align: center;"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_bbv.jpg" alt="BBV" /></div>
<p align="center"><em>Traduzione inglese del manoscritto originale di The Mechanism of Brainbloodvolume</em></p>
<p>La teoria di Huges sostiene che l&#8217;apertura di un foro nel cranio possa aumentare l&#8217;apporto di sangue al cervello in rapporto al fluido cerebrospinale, con enormi miglioramenti delle capacità intellettive e delle doti creative. L&#8217;intera società trarrebbe beneficio da una trapanazione di massa. Lo spiega lo stesso Huges in un&#8217;intervista condotta da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Joey_Mellen">Joey Mellen</a>, uno dei suoi (pochi) allievi:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<strong>M(ellen)</strong>: <em>Do you think that trepanned can create a better social system?</em><br /><strong>H(uges)</strong>: I think that no construction of adults can work optimally unless each adult in the construction is trepanned.<br /><strong>M</strong>: <em>Do you foresee many changes in a trepanned society?</em><br /><strong>H</strong>: Increased efficiency in social operations, the restriction of activity to the essential, and with the restoration of originality and creativity to the adult rapid progress in technology.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<strong>M(ellen)</strong>: <em>Pensi che i trapanati possano creare un miglior sistema sociale?</em><br /><strong>H(uges)</strong>: Penso che nessuna organizzazione di adulti possa funzionare al meglio a meno che ogni adulto nell&#8217;organizzazione sia trapanato.<br /><strong>M</strong>: <em>Prevedi molti cambiamenti in una società di trapanati?</em><br /><strong>H</strong>: Aumentata efficienza nei rapporti sociali, la riduzione delle attività a quelle essenziali, e grazie al recupero per gli adulti di originalità e creatività prevedo un rapido progresso tecnologico.</p></blockquote>
<p>E qui i maligni diranno che il dottor Huges, se crede davvero a &#8217;ste cose, dovrebbe lui per primo metterle in pratica. E infatti, non trovando collaborazione tra l&#8217;ottusa classe medica dell&#8217;epoca, il 6 gennaio 1965, Huges, armato di bisturi e trapano elettrico, procede all&#8217;autotrapanazione. L&#8217;operazione è un successo!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_huges.jpg" alt="Bart Huges" /><br />
<em>Bart Huges alle prese con la trapanazione</em></p>
<p>Dieci giorni dopo l&#8217;intervento, Huges cerca di dimostrare al mondo la fattibilità e l&#8217;utilità della trapanazione: il risultato è che viene ricoverato nel reparto psichiatrico dell&#8217;ospedale universitario, dove è trattenuto in osservazione, contro la sua volontà, per tre settimane.</p>
<p>Pochi mesi dopo, a Ibiza, avviene il primo incontro tra Joseph &#8220;Joey&#8221; Mellen e Huges. Huges procura a Mellen degli allucinogeni e gli racconta la sua esperienza con la trapanazione. Nel 1966 Mellen invita Huges a Londra. I due organizzano comizi in giro per la città, predicando a favore dell&#8217;LSD e della trapanazione. La polizia espelle Huges dal Regno Unito.<br />Intanto Mellen è pronto a compiere il grande passo: compra un trapano chirurgico manuale e dell&#8217;anestetico. Dopo aver assunto dell&#8217;LSD procede all&#8217;autotrapanazione, ma non ha la forza per incidere l&#8217;osso. Chiede aiuto a Huges, ma quest&#8217;ultimo non può più tornare a Londra perché adesso è nella lista delle persone sgradite al governo inglese.<br />Così Mellen si rivolge ad <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Amanda_Feilding">Amanda Feilding</a>, la sua coinquilina. Con l&#8217;aiuto dell&#8217;amica la trapanazione procede, ma proprio quando l&#8217;osso sta per essere staccato, Mellen sviene e deve essere ricoverato in ospedale. Poi viene arrestato per possesso di marijuana.<br />Quando è rilasciato, Mellen e Amanda ci riprovano. Continuano a scavare dove si erano fermati la volta scorsa. Però, ancora una volta, l&#8217;operazione non riesce del tutto: staccano solo una parte dell&#8217;osso inciso; il buco risulta molto piccolo. Lo stesso Mellen descrive così la situazione:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;After some time there was an ominous sounding schlurp and the sound of bubbling. I drew the trepan out and the gurgling continued. It sounded like air bubbles running under the skull as they were pressed out. I looked at the trepan and there was a bit of bone in it. At last! On closer inspection I saw that the disc of bone was much deeper on one side than on the other. Obviously the trepan had not been straight and had gone through at one point only, then the piece of bone had snapped off and come out. I was reluctant to start drilling again for fear of damaging the brain membranes with the deeper part while I was cutting through the rest or of breaking off a splinter. If only I had an electric drill it would have been so much simpler. Amanda was sure I was through. There seemed no other explanation for the schlurping noises I decided to call it a day. At the time I thought that any hole would do, no matter what size. I bandaged up my head and cleared away the mess.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Dopo un po&#8217; di tempo c&#8217;è stato un inquietante suono, uno <em>schlurp</em>, e un gorgoglio. Ho tirato fuori il trapano e il gorgoglio è proseguito. Suonava come se bolle d&#8217;aria si agitassero sotto il cranio e poi venissero spinte fuori. Ho guardato il trapano ed era rimasto attaccato un pezzetto di osso. Finalmente! Guardando con più attenzione, mi sono accorto che il disco di osso era molto più spesso lungo un lato rispetto al lato opposto. Evidentemente il trapano non era sceso dritto e aveva trapassato il cranio solo in un punto, poi un pezzetto d&#8217;osso si era staccato. Ero riluttante a riprendere la trapanazione per paura di danneggiare le membrane cerebrali nel tentativo di tagliare attraverso il resto dell&#8217;osso. Se solo avessi avuto un trapano elettrico sarebbe stato tutto molto più semplice. Amanda era sicura ci fossi riuscito. Non sembrava esserci altra spiegazione per i gorgoglii, così decisi di non insistere. Al tempo pensavo che ogni buco sarebbe andato bene e che la grandezza non avesse importanza. Mi sono fasciato la testa e ho pulito il macello.</p></blockquote>
<p>Passa il tempo e Mellen si convince che il buco sia in effetti di dimensioni inadeguate. Nella primavera del 1970 ritenta, in un altro punto, con un trapano elettrico. Dopo mezzora il trapano brucia. Mellen deve farlo riparare e riprendere il giorno dopo. Finalmente è un successo! Un bel buco che cambia la vita di Mellen. Quando Amanda torna all&#8217;appartamento – era in viaggio fuori città – si accorge subito che c&#8217;è qualcosa di diverso in Mellen. È evidente che con il buco in testa lui ha raggiunto un più alto stato di coscienza.<br />Amanda decide di autotrapanarsi.
</p>
<p>Mentre lei opera – usando un trapano da dentista –, Mellen filma la scena con una telecamera. L&#8217;operazione riesce al primo colpo.<br />Amanda così descrive sinteticamente gli effetti del buco in testa:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;If one puts the adult norm of consciousness at zero and the LSD users at one hundred, then the childhood level and that attained by trepanation is thirty, and the level of cannabis is around fifty to sixty.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Se uno pone il livello di coscienza di un normale adulto a zero e di un consumatore di LSD a cento, allora il livello dell&#8217;infanzia e il livello ottenibile con la trapanazione è trenta, e il livello con la cannabis è da cinquanta a sessanta.</p></blockquote>
<p>Soddisfatti, Mellen e Amanda cercano di diffondere la moda. Mellen scrive un libro, <em>Bore Hole</em>, Amanda un opuscolo, <em>Blood and Consciousness</em>, e il film dell&#8217;operazione a quest&#8217;ultima è distribuito con il titolo <em>Heartbeat in the Brain</em>.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_beat.jpg" alt="Heartbeat in the Brain" /><br />
<em>Quattro fotogrammi da Heartbeat in the Brain. Purtroppo pare che il film completo sia andato perduto</em></p>
<p>Mellen e Amanda girano l&#8217;Europa e gli Stati Uniti, organizzano conferenze e proiezioni. Il film ha un notevole impatto – gente sviene guardandolo –, ma nel complesso rimane alto lo scetticismo nei confronti della trapanazione.<br />Tornati in patria, nel 1978 Amanda si candida per il parlamento inglese. Il cardine del suo programma politico è la trapanazione gratuita per tutti gli adulti che la desiderano. Ottiene 49 voti. Alle elezioni del 1983 sotto la sigla &#8220;Indipendent – Trepanation for the National Health&#8221; supera i cento voti (139 voti): ancora troppo pochi per essere eletta. Stupida democrazia!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_elezioni.jpg" alt="Votate per Amanda" /><br />
<em>Materiale promozionale per l’elezione di Amanda Feilding</em></p>
<p>Dopo Mellen, il secondo più fervente allievo di Huges è Pete Halvorson. Halvorson vive periodi di forte depressione. Prova a rivolgersi a uno psicologo, prova con gli psicofarmaci: niente da fare. Per fortuna  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink03.gif" alt="chikas_pink03.gif" class="wp-smiley" />  nel 1972 incontra ad Amsterdam il dottor Huges. Huges lo convince della bontà delle sue teorie e Halvorson si apre un buco in testa di otto millimetri con un trapano elettrico. La depressione sparisce! Halvorson è un uomo nuovo, che vive a un superiore livello di coscienza. Lui stesso ammette che:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;When I first trepanned myself, I thought – and I know this sounds selfish – but I thought, &#8216;Only a few people deserve this.&#8217;</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Quando mi sono trapanato per la prima volta, ho pensato – e lo so che suona egoistico – ma ho pensato, &#8216;Solo poche persone lo meritano&#8217;.</p></blockquote>
<p>Col tempo però cambia idea; tutti devono poter sperimentare le gioie della trapanazione: fonda perciò l&#8217;ITAG, International Trepanation Advocacy Group. In una decina d&#8217;anni di attività, l&#8217;ITAG pare abbia convinto almeno sessanta persone a trapanarsi per diletto.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;[...] every time I coughed, some fluid would come out of the hole in my head.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;[...] ogni volta che tossivo, un po&#8217; di liquido mi usciva dal buco nella testa.</p></blockquote>
<p>Dichiara Heather Perry dopo la trapanazione. La trapanazione è così da lei descritta:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;I injected myself with a local anaesthetic and then slashed a big T-shaped incision in my scalp, right down to the bone. I was sat there in the bathroom feeling quite relaxed and they started with the drill. It didn&#8217;t take that long at all, probably about 20 minutes. Eventually I could feel a lot of fluid moving around. Apparently, there was a bit too much fluid shifting around, because they&#8217;d gone a little bit too far and I was leaking some through the hole, but this wasn&#8217;t especially dangerous as there are three layer of meninges before you get to the brain.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Mi sono iniettata un anestetico locale e poi ho praticato un ampio taglio a forma di T nel cuoio capelluto, incidendo fino all&#8217;osso. Mi sono seduta in bagno, mi sentivo piuttosto rilassata; hanno cominciato con il trapano. Non c&#8217;è voluto molto, probabilmente intorno ai 20 minuti. Sentivo un sacco di liquido muoversi in giro. Apparentemente c&#8217;era un po&#8217; troppo liquido perché erano scesi un po&#8217; troppo in profondità, e il liquido colava anche attraverso il buco, ma non era una situazione particolarmente pericolosa, perché ci sono tre strati di meningi prima di arrivare al cervello.</p></blockquote>
<p>Heather Perry è una delle persone che si sono trapanate con l&#8217;appoggio di Pete Halvorson. In Heather l&#8217;idea della trapanazione è nata quando ha saputo che il suo idolo John Lennon aveva intenzione di fare lo stesso. Questo e un notevole consumo di acido:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;I did a lot of acid, which kind of mashed my head up a bit.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Mi sono fatta un sacco di acido che mi ha un po&#8217; frollato la testa.</p></blockquote>
<p>Huges, Mellen, Amanda, Heather: tutti pazzi? Forse no. Amanda Feilding, dopo il fallimento politico, non si è arresa. Ha continuato a studiare il problema ed è arrivata a collaborare con il neurofisiologo russo Yuri Moskalenko. Moskalenko ha studiato in maniera scientifica la trapanazione, seguendo la sorte di quindici pazienti trapanati. Secondo le sue conclusioni la trapanazione può sul serio avere un effetto benefico sulle capacità mentali (specie per chi ha superato i quarant&#8217;anni) e può essere di aiuto nella cura di certe malattie del sistema nervoso, come il morbo di Alzheimer.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Trapanazioni di incerta origine</strong>
</p>
<p>Finora ho elencato aneddoti documentati riguardo la trapanazione. Se si entra nel campo delle leggende e del folklore, spuntano altri casi curiosi.<br />Per esempio, durante il secondo secolo, nelle miniere di sale della Dalmazia, pare che i minatori venissero trapanati. Nel buco in fronte veniva inserita una candela: in questo modo i minatori potevano avere luce nelle gallerie ed entrambe le mani libere per lavorare.<br />Nel 2002, in Ucraina, furono ritrovati i cadaveri di numerosi ufficiali e soldati nazisti. Molti dei teschi ritrovati erano stati trapanati, alcuni in diversi punti. È possibile che il massacro sia stato il risultato di esperimenti segreti condotti dalla divisione medica della società Ahnenerbe, un&#8217;organizzazione nazista da sempre associata a ogni sorta di pratica occulta.
</p>
<p>Con queste premesse, è strano constatare come la trapanazione sia spesso stata ignorata dal cinema e dalla narrativa. Certo non mancano film e romanzi dove qualcuno si trapana, ma forse l&#8217;unica opera dove la trapanazione è il fulcro della vicenda è il manga <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Homunculus_%28manga%29"><em>Homunculus</em></a> di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hideo_Yamamoto">Hideo Yamamoto</a> (già autore di <em>Ichi the Killer</em>).
</p>
<p>Manabu Ito, un ricco studente di medicina, convince Susumu Nakoshi (un agente delle assicurazioni che vive come un barbone e dorme nella propria auto) a sottoporsi a un esperimento di trapanazione. Susumo è scettico, ma alla fine accetta.<br />L&#8217;operazione apre il terzo occhio di Susumo e gli concede di osservare la vera natura delle persone; di spiare il subconscio altrui che gli appare sotto forma di creatura, di omuncolo. Susumo è così coinvolto in una serie di avventure sempre più surreali.<br />
<table align="center" border="0" cellpadding="1" cellspacing="1">
<tbody>
<tr>
<td align="center" valign="bottom"><a href="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h1.jpg" rel="lightbox[Tavole di Homunculus]" title="Tavola 1"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h1_thumb.jpg" alt="Tavola 1" /></a></td>
<td align="center" valign="bottom"><a href="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h2.jpg" rel="lightbox[Tavole di Homunculus]" title="Tavola 2"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h2_thumb.jpg" alt="Tavola 2" /></a></td>
<td align="center" valign="bottom"><a href="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h3.jpg" rel="lightbox[Tavole di Homunculus]" title="Tavola 3"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h3_thumb.jpg" alt="Tavola 3" /></a></td>
<td align="center" valign="bottom"><a href="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h4.jpg" rel="lightbox[Tavole di Homunculus]" title="Tavola 4"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h4_thumb.jpg" alt="Tavola 4" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table align="center" border="0" cellpadding="1" cellspacing="1">
<tbody>
<tr>
<td align="center" valign="bottom"><a href="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h5.jpg" rel="lightbox[Tavole di Homunculus]" title="Tavola 5"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h5_thumb.jpg" alt="Tavola 5" /></a></td>
<td align="center" valign="bottom"><a href="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h6.jpg" rel="lightbox[Tavole di Homunculus]" title="Tavola 6"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h6_thumb.jpg" alt="Tavola 6" /></a></td>
<td align="center" valign="bottom"><a href="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h7.jpg" rel="lightbox[Tavole di Homunculus]" title="Tavola 7"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h7_thumb.jpg" alt="Tavola 7" /></a></td>
<td align="center" valign="bottom"><a href="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h8.jpg" rel="lightbox[Tavole di Homunculus]" title="Tavola 8"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h8_thumb.jpg" alt="Tavola 8" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p align="center"><em>Alcune tavole dal primo volume di Homunculus. Clicca per ingrandire</em></p>
<p>È un manga interessante. Non si può dare un giudizio definitivo perché la storia è ancora in corso. Onestamente ho l&#8217;impressione che Yamamoto non sempre abbia ben presente dove vuole andare a parare. In ogni caso è lettura imprescindibile per gli appassionati della trapanazione.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Fonti e conclusioni</strong>
</p>
<p>La fonte principale per la parte dedicata alla trapanazione nei tempi antichi è il seguente volume:
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_g1.jpg" alt="Copertina di Trepanation – History, Discovery, Theory" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/172175/trepanation"><strong><em>Trepanation – History, Discovery, Theory</em></strong></a> a cura di Robert Arnott, Stanley Finger, C. U. M. Smith (Swets &amp; Zeitlinger Publishers, 2005).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p>Inoltre su <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/09/02/libri-come-se-piovesse/">gigapedia</a> si può recuperare anche l&#8217;opera di Lobsang Rampa:
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_g2.jpg" alt="Copertina di The Third Eye" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/344019/third-eye"><strong><em>The Third Eye</em></strong></a> di T. Lobsang Rampa (Secker &amp; Warburg, 1956).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p>Per la trapanazione moderna, il web offre ampia documentazione, spesso sotto forma di interventi degli stessi trapanati. Si esplorino perciò i link elencati tra gli approfondimenti.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Spero che l&#8217;articolo sia stato interessante e abbia suscitato curiosità nei confronti della trapanazione.<br />Ci vuole più trapanazione cranica nella narrativa! Il sole del <em>trapanopunk</em> sta per sorgere!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_gioco.jpg" alt="Gioco della trapanazione" /><br />
<em>La trapanazione è il gioco più divertente!</em></p>
<p>In futuro potrei tornare a parlare di chirurgia voluttuaria perché offre sempre spunti affascinanti. Per esempio il recente diffondersi del così detto &#8220;self-embedding disorder&#8221;, ovvero l&#8217;infilarsi sotto la pelle, dentro la carne, ogni genere di oggetto. Aghi, graffette, schegge di legno, pezzi di plastica, intere matite. Il feticista di Tsukamoto ne sarebbe orgoglioso!<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
[See post to watch Flash video]
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Self-embedding disorder per il feticista del metallo in <a href="http://www.imdb.com/title/tt0096251/">Tetsuo</a></em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Trepanation-Robert-Arnott/dp/9026519230/"><em>Trepanation</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Third-Eye-T-Lobsang-Rampa/dp/0345340388/"><em>The Third Eye</em> su Amazon.com</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.trepan.com/">Il sito web dell&#8217;ITAG</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.noah.org/trepan/people_with_holes_in_their_heads.html">Un estratto dedicato ai trapanati dal libro <em>Eccentric Lives &#038; Peculiar Notions</em> di John F. Mitchell</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ambient.ca/bodmod/hole.html">Hole in the Head Gang: articolo di Timothy Colin Cridland</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.beckleyfoundation.org/pdf/Mind_States_II.pdf"><em>Blood and Consciousness</em> di Amanda Feilding (PDF)</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://lundissimo.info/docs/trep/luck_hole.html">L&#8217;intervista di Mellen a Huges</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://scienceblogs.com/neurophilosophy/2008/08/lunch_with_heather_perry.php">Intervista a Heather Perry</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.bme.com/news/people/A10101/trepan/index.html">Interessantissima intervista con un trapanato</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.mangatraders.com/manga/series/118"><em>Homunculus</em> tradotto in inglese scaricabile da MangaTraders (registrazione gratuita richiesta)</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=2341" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Manuali 1 &#8211; Descrizioni</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/</link>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 16:01:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>

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		<description><![CDATA[In altra sede mi era stato chiesto un articolo che parlasse di manuali di scrittura. È un argomento enorme e dunque ho deciso di suddividerlo per temi.Ho poi preparato un articolo dove sono elencati i manuali di scrittura presenti su gigapedia (ho messo i manuali che parlano di narrativa in generale e quelli rivolti nello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In altra sede mi era stato chiesto un articolo che parlasse di manuali di scrittura. È un argomento enorme e dunque ho deciso di suddividerlo per temi.<br />Ho poi preparato un <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-su-gigapedia/">articolo</a> dove sono elencati i manuali di scrittura presenti su gigapedia (ho messo i manuali che parlano di narrativa in generale e quelli rivolti nello specifico a chi vuole scrivere fantasy/fantascienza, non ci sono i manuali dedicati al thriller o al romanzo rosa o ad altri generi), cercherò di tenerlo aggiornato, ma non garantisco.
</p>
<p>Dato che quando parlo di manuali spesso i commenti prendono una piega idiota – &#8220;le regole uccidono la creatività!&#8221;, &#8220;le regole sono fatte per essere infrante!&#8221;, &#8220;Augusto Pepponi non ha mai seguito le regole, e guardate che capolavori!&#8221; – ho già preparato una serie di risposte ai miti più frequenti. Se vi riconoscete nei commenti virgolettati di cui sopra, per piacere leggete. Gli altri possono passare <a href="#m1_oltre">oltre</a>.
</p>
<p><a name="m1_miti"></a><br />
<table style="width: 100%" cellspacing="1" border="1" cellpadding="12">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4">
<p align="center" style="font-size:medium"><strong>Risposte ai Miti</strong></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Mito: <em>Le regole uccidono la creatività.</em></strong><br /><strong>Né vero, né falso.</strong> Può essere una posizione filosoficamente sostenibile, ma se si parte da questo presupposto, la creatività è già morta e sepolta, ben prima di arrivare ai manuali di scrittura. Dietro un libro ci sono un&#8217;infinità di regole: dalle leggi della fisica, alle proprietà di carta e inchiostro, dalle convenzioni tipografiche, fino alle regole dell&#8217;ortografia e della sintassi. Una <strong>montagna</strong> di regole. Difficile credere che la creatività sopporti tutto ciò ma crepi di fronte a una regola di tecnica narrativa.<br />Viceversa è facile mostrare come le regole <em>stimolino</em> la creatività: se a una persona le si mette davanti un pianoforte e nient&#8217;altro, comincerà a battere i tasti a caso, fino a stufarsi poco dopo. Se si aggiunge un corso di musica, lo strumento si trasformerà in un passatempo che divertirà per anni e magari la persona diventerà un compositore.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Mito: <em>Le regole sono fatte per essere infrante.</em></strong><br /><strong>È falso.</strong> Ma assumiamo sia vero. Per infrangerle le benedette regole occorre conoscerle. Per superare il limite di velocità bisogna sapere quale sia. A ottanta all&#8217;ora puoi essere il ribelle che infrange le regole, oppure puoi essere uno scemo superato da tutti. La differenza è conoscere quale sia il limite su quella strada.<br />Così, se pure le regole della narrativa sono state ideate per essere stravolte, occorre prima di tutto conoscerle. Dunque bisogna leggere i manuali.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Mito: <em>Se tutti seguissero i manuali, i romanzi sarebbero tutti uguali!</em></strong><br /><strong>È falso.</strong> I manuali si occupano del <em>come</em>, non del <em>cosa</em>. Nessun manuale ti dice quali argomenti trattare. Vuoi parlare dei marziani? Delle difficoltà matrimoniali di un tranviere? Di quanto siano belli i tramonti in montagna? Della simpatia dei compagni di scuola? Affari tuoi. I manuali ti dicono solo quale sia il modo più efficace per farlo.<br />D&#8217;altra parte, non mi sembra che siamo pieni di romanzi tutti uguali, nonostante la rigidità delle regole grammaticali. E nell&#8217;alfabeto ci sono appena ventisei lettere. Ma così verranno solo parole tutte uguali! Come faremo a esprimerci?<br />I manuali sono una <em>mappa</em>. Non ti dicono dove andare, ti mostrano solo quali sono le strade per arrivare a destinazione, una volta che l&#8217;hai scelta.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Mito: <em>I manuali di scrittura non servono, per imparare basta leggere i Classici e i Grandi Romanzi.</em></strong><br /><strong>È falso.</strong> Anzitutto, c&#8217;è il problema di decidere quali testi siano i &#8220;Classici&#8221; o i &#8220;Grandi Romanzi&#8221;. Ma mettiamo si trovi un accordo e si stabilisca che il tale o il tal altro romanzo è un &#8220;Classico&#8221;. Leggendolo non si imparerà a scrivere, <em>a meno di non saperlo già fare</em>.<br />Quando si legge un romanzo, si legge un prodotto rifinito, dietro al quale ci sono magari dieci revisioni dell&#8217;autore, due dell&#8217;editor, cinque anni di ricerca e documentazione a monte e l&#8217;intervento della moglie. Il lettore vede solo la superficie, non si accorge dei meccanismi interni.<br />Prendiamo che si voglia imparare a costruire automobili imitando le Ferrari. Se non si sa niente di meccanica, si potrà pensare che la caratteristica chiave delle Ferrari è la carrozzeria rossa – non è forse la caratteristica più vistosa? Ma, dipinto un catorcio di rosso, diviene un&#8217;auto anche solo lontanamente accostabile a una Ferrari? No.<br />Per imitare una Ferrari devi guardare sotto il cofano e smontare il motore, ma per farlo, devi <em>già</em> sapere come funziona un motore. Così l&#8217;analisi di un &#8220;Classico&#8221; ha senso solo se <em>già</em> si sa dove guardare. Se <em>già</em> si conoscono i meccanismi e dunque si possono riconoscere i vari ingranaggi.<br />È un&#8217;illusione quella di poter &#8220;carpire i segreti&#8221; da un &#8220;Grande Romanzo&#8221;. Non c&#8217;è modo di aguzzare la vista senza che qualcuno ti insegni a farlo, indichi dove e cosa guardare, e cosa invece scartare.<br />Quando qualcuno si vanta di cambiare di continuo il punto di vista – perché lo fa anche l&#8217;incommensurabile Augusto Pepponi! – è come il fesso che si vanta di aver dipinto di rosso il catorcio. Eh, bravo, niente da dire, se vuoi fare <strong>l&#8217;imbianchino</strong> hai il futuro assicurato.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_500.jpg" alt="500 rossa" /><br />
<em>Lovecraft riempie i suoi racconti di aggettivi e sono bei racconti. Dunque se anch’io riempio i miei racconti di aggettivi, diventano bei racconti. Le Ferrari sono rosse e sono macchine splendide. Dunque se anch’io dipingo di rosso la mia 500 sfasciata, diventa una macchina splendida</em></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Mito: <em>I Grandi Autori non hanno mai letto manuali.</em></strong><br /><strong>Né vero, né falso.</strong> Probabile che ci siano Grandi Autori – Augusto Pepponi su tutti – che non hanno mai letto manuali, ma molti altri non solo li hanno letti, ma li hanno pure scritti, da Louis Stevenson a Stephen King.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Mito: <em>I manuali sono noiosi, sembrano i libretti d&#8217;istruzioni degli elettrodomestici.</em></strong><br /><strong>È falso.</strong> La narrativa non è matematica. Nessun manuale spiega come montare un romanzo quale fosse un mobile componibile. I manuali danno consigli, offrono alternative motivate, forniscono esempi significativi. Non c&#8217;è niente di &#8220;asettico&#8221; o &#8220;forzato&#8221;. Lo scopo di un manuale è <em>aiutare</em> l&#8217;aspirante scrittore a esprimersi al meglio.<br />Inoltre i manuali di scrittura sono quasi sempre scritti da scrittori. Il manuale di pesca d&#8217;altura sarà stato scritto da un esperto pescatore che forse però non se la cava molto bene con le parole. Il manuale di narrativa è scritto da qualcuno che maneggia le parole per mestiere.<br />Spesso leggere i manuali è <em>divertente</em> in sé, al di là del possibile insegnamento.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Mito: <em>I manuali inglesi funzionano solo se scrivi in inglese.</em></strong><br /><strong>È falso.</strong> La narrativa è su un piano diverso rispetto alla lingua. Le regole della narrativa non cambiano da una lingua all&#8217;altra. Si parla di principi <em>generali</em>, non legati all&#8217;inglese, al francese o all&#8217;italiano. Ogni tanto può capitare qualche consiglio specifico – per esempio quando Stephen King discute del genitivo sassone –, ma sono casi rari. Al 99,9% quello che dicono i manuali inglesi può essere applicato all&#8217;italiano senza problemi.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Mito: <em>Be&#8217;, sarà, io però l&#8217;inglese non lo conosco e i manuali non li leggo!</em></strong><br /><strong>Questo non è un mito.</strong> Sei semplicemente <em>tu</em> ignorante come una capra: se non sai l&#8217;inglese, imparalo! E comunque qualche manuale discreto si trova anche in italiano.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Mito: <em>Leggere i manuali non serve a niente, perché tanto il tuo romanzo non lo pubblicano lo stesso.</em></strong><br /><strong>È vero.</strong> Per essere pubblicati in Italia occorre essere particolarmente fortunati, o scrivere di argomenti che vanno di moda o avere qualcuno che ti raccomandi. La qualità del testo è un fattore secondario. Perciò <em>se l&#8217;unico scopo è pubblicare</em>, sì, leggere manuali di scrittura serve a poco o niente.<br />Ansen Dibell, nel suo di manuale, distingue gli autori in due categorie: quelli che vogliono scrivere  e quelli che vogliono aver scritto. I manuali sono dedicati al primo gruppo, a chi ha passione per la scrittura in sé. Quelli che invece desiderano aver scritto sono più interessati all&#8217;eventuale guadagno, o al prestigio, o comunque alle <em>conseguenze</em> della scrittura. Per costoro i manuali sono inutili.<br />Nota: non esprimo alcun giudizio. È altrettanto legittimo sognare di scrivere un bel libro come sognare di pubblicare un libro, bello o brutto che sia.</p>
</td>
</tr>
</table>
<p><a name="m1_oltre"></a>
<p style="font-size:medium"><strong>Descrizioni</strong>
</p>
<p>Come primo argomento ho scelto le descrizioni. Le fonti primarie sono:
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/msg_003.jpg" alt="Copertina di Description" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/255599/description--elements-of-fiction-writing-"><em><strong>Description</strong></em></a> di Monica Wood (Writer&#8217;s Digest Books, 1999).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/msg_004.jpg" alt="Copertina di Description &#038; Setting" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/379784/description--amp--setting--techniques-and-exercises-for-crafting-a-believable-world-of-people--places--and-events--write-great-fiction-"><em><strong>Description &amp; Setting: Techniques and Exercises for Crafting a Believable World of People, Places, and Events</strong></em></a> di Ron Rozelle (Writer&#8217;s Digest Books, 2005).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/msg_024.jpg" alt="Copertina di Word Painting" align="left"/><a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/comment-page-1/#comment-15043"><em><strong>Word Painting: A Guide to Writing More Descriptively</strong></em></a> di Rebecca McClanahan (Writer&#8217;s Digest Books, 1999).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p>(per maggiori informazioni riguardo gigapedia, consultate il seguente <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/09/02/libri-come-se-piovesse/">articolo</a>).
</p>
<p>Tengo a precisare che questo articolo è un <em>invito alla lettura</em>. Cercherò di dare consigli sensati e buoni suggerimenti, ma per forza di cose sarò costretta a scartare le eccezioni, i casi particolari, le sfumature. Se l&#8217;argomento vi interessa, non fermatevi qui, ma leggete i libri segnalati.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Scopo</strong>
</p>
<p>Scopo delle descrizioni è creare il contesto nel quale si svolgerà la storia.<br />In alcuni casi il contesto è addirittura lo scopo stesso di esistenza della storia: per esempio nei racconti di viaggi fantastici, che appunto <em>descrivono</em> mondi esotici, pianeti alieni, strane creature. Ma anche quando il contesto non è la ragione d&#8217;essere della storia, è comunque <em>vitale</em> perché il lettore possa seguire gli avvenimenti.<br />
Prendiamo questo dialogo:<br />
<blockquote>«Sei un pazzo, Michele!»<br />«No, non è vero.»</p></blockquote>
<p>Senza descrizioni il lettore è sperduto. La scena può essere drammatica o divertente, può avere un significato o il significato opposto, è il contesto che lo determina:<br />
<blockquote>Anna si alza in punta di piedi per sbirciare dentro la cella. Michele è in un angolo. È seduto in mezzo a una pozza di escrementi e urina. Ogni pochi secondi immerge l&#8217;indice nella merda e lo usa per tracciare linee sghembe sulla parete. Anna ricostruisce lettere e parole, sull&#8217;intonaco è scritto: &#8220;LORO STANNO ARRIVANDO&#8221;.<br />«Sei un pazzo, Michele!» esclama.<br />Lui si volta. Sanguina dalla fronte, si deve essere strappato i punti. «No, non è vero.»</p></blockquote>
<p>oppure:<br />
<blockquote>Anna alza il viso dal libro di geografia. Michele è in piedi sulla cattedra. Ha recuperato i gessetti colorati del prof di matematica e sta disegnando lettere cubitali, rosse, verdi e blu. La scritta dice: &#8220;ABASO LA SQUOLA&#8221;.<br />Anna scuote la testa. «Sei un pazzo, Michele!»<br />Lui lancia per aria i gessetti e li recupera al volo, come un giocoliere. «No, non è vero.»</p></blockquote>
<p>Questa è la scoperta dell&#8217;acqua calda, ma ribadire concetti giusti non fa mai male.<br />Dunque, perché il lettore possa capire quello che sta succedendo – possa seguire la storia – è necessario descrivere il contesto. D&#8217;oh!
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Una buona descrizione</strong>
</p>
<p>Una buona descrizione è <strong>concreta, stimola i sensi, è dinamica e ha significato per la storia</strong>.<br />Questo non perché <em>sì</em>, questo perché, se si rispettano i precetti di cui sopra, il cervello del lettore riesce a vivere gli avvenimenti; il lettore è perciò <em>coinvolto</em> e non chiude a metà il libro.
</p>
<p>Per illustrare il concetto, prendiamo le classiche descrizioni dello scrittore alle prime armi: &#8220;Anna è una bella ragazza&#8221;, &#8220;Michele fa ribrezzo&#8221;, &#8220;Se c&#8217;è una brava persona è Giuseppe&#8221;, ecc.<br />Descrizioni così sono <em>vuote</em>, troppo generiche, non offrono niente alla fantasia del lettore. &#8220;Michele fa ribrezzo&#8221;: cosa dovrebbe vedere il lettore? Cosa dovrebbe sentire? Annusare? Toccare? Assaporare? È un fotogramma nero nel mezzo del film.<br />Vediamo di trasformarla in una descrizione decente.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/cyb_carita.jpg" alt="Michele barbone" /><br />
<em>Michele. L’avevamo già conosciuto mesi fa. Era uno scrittore, prima che la pirateria lo costringesse a vivere sotto i ponti</em></p>
<p>Innanzi tutto bisogna capire – e lo scrittore lo <strong>deve</strong> sapere – perché Michele è così rivoltante. Mettiamo che lo sia perché non si lava: &#8220;Michele è sporco&#8221;. Ma ancora non c&#8217;è molta <em>carne</em> per il lettore, non c&#8217;è molto in cui affondare i denti.<br />Spacchettiamo la sporcizia:<br />
<blockquote>Michele ha i denti gialli, il naso sporco di moccio, i capelli unti e pieni di forfora.</p></blockquote>
<p>Questa è una descrizione concreta. Il lettore <em>vede</em> la sporcizia sul viso di Michele e molto probabilmente proverà un certo ribrezzo a quella vista.<br />Tuttavia si può far di meglio. Quella di prima è una descrizione <em>statica</em>, come se avessimo fotografato Michele. Ma è raro che ci si metta a fotografare le persone; quando vediamo una persona, di solito si sta facendo gli affari propri, non è in posa per noi. Proviamo a dare un po&#8217; di vita a Michele:<br />
<blockquote>Michele sta digitando un sms sul cellulare. Ma ogni pochi secondi si ferma per scostarsi i capelli unti dagli occhi. O per pulirsi con le dita il moccio che gli cola dal naso. O per spazzolare via la forfora dalle spalline della giacca. Intanto sorride, rivolto allo specchio. Denti gialli gli sorridono di rimando.</p></blockquote>
<p>Meglio. Michele non è più una fotografia messa tra le pagine, è calato nello scorrere del tempo.<br />Lo scorrere del tempo è sempre presente, anche quando si stanno osservando luoghi od oggetti: le nuvole corrono in cielo e cambiano la luce, una mosca ti ronza attorno e ti distrae, ti annoi – ma che diavolo ci sto facendo a fissare un sasso da dieci minuti? – e la percezione cambia. Tutto scorre (parola di Eraclito): non esistono due istanti uguali, e se non esistono due istanti uguali nella realtà, così non devono esistere nella narrativa, dato che stiamo provando a essere verosimili.
</p>
<p><img style="margin: 0px 5px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_sap2.png" alt="saputella" align="left"/><strong>Angolo della saputella!</strong><br />
Quando è nata l&#8217;idea che sia meglio descrivere qualcosa in movimento invece di riprenderlo in modo statico? I furboni risponderanno che è un&#8217;americanata dovuta alla diffusione del cinema, in realtà è un consiglio che già dava Aristotele nel libro terzo della <em>Retorica</em>.
</p>
<p>Facciamo un ulteriore passo in avanti:<br />
<blockquote>Mi accorgo che Michele è in camera prima ancora di vederlo. Per la puzza dolciastra che arriva fino in corridoio e per quel rumore che fa quando si morde le unghie. <em>Tic</em>. <em>Tic</em>. <em>Tic</em>. Poi con un gorgoglio sputa per terra e passa al dito successivo.<br />È in piedi davanti allo specchio. Sta digitando un sms sul cellulare, ma ogni pochi secondi si ferma per scostarsi i capelli unti dagli occhi; per pulirsi con le dita il moccio che gli cola dal naso; per spazzolare via la forfora dalle spalline della giacca; per mangiarsi le unghie.<br />Si gira nella mia direzione. Mi sorride e mette in mostra i denti gialli e cariati. Arretro di un passo: ho ancora vivido il ricordo di quando mi ha sfiorata con le sue mani luride; sono subito corsa in bagno a lavarmi il braccio, per grattare via il ricordo di quel tocco molle e viscido.</p></blockquote>
<p>Adesso Michele puzza, fa rumore, ed è spregevole al tatto – e per renderlo al meglio ho cambiato punto di vista, passando dal Narratore ad Anna.<br />Questa è una descrizione decente. Non brillante – non c&#8217;è niente di molto ispirato –, ma fornisce tutti gli elementi necessari per comunicare il concetto che &#8220;Michele fa ribrezzo&#8221;.<br />Notare che non ho detto quanto Michele sia alto, o che età abbia o come sia vestito (a parte l&#8217;accenno della giacca). Questo perché i dettagli di una descrizione devono essere funzionali alla storia. Non ci si deve sperdere, se la ragion d&#8217;essere di Michele è il suo suscitare ribrezzo, lì devo puntare.<br />Naturalmente avrei potuto scegliere particolari diversi: per esempio i vestiti rattoppati e sporchi avrebbero potuto essere inseriti o sostituire altri particolari. O magari se Michele è storpio o grasso o gobbo, sarebbero potuti essere altri dettagli da inserire o sostituire. Non ci sono vincoli, se non l&#8217;avere sempre ben presente dove si vuole andare a parare.
</p>
<p>A tal riguardo, si pensi a quante volte si legge nei testi dei dilettanti (e non solo): &#8220;Anna ha diciotto anni&#8221;, &#8220;Michele ha ottantanove anni&#8221;, ecc.<br />Ma comunicare l&#8217;età, in questa maniera, è brutto e rozzo. Perché è importante per la storia che Anna abbia 18 anni? Se non è importante è inutile scriverlo, e se lo è tanto vale mostrare questa importanza, invece di raccontare in maniera asettica l&#8217;età.<br />
<blockquote>«Non mi interessa quello che pensate tu e mamma. Non sto chiedendo il vostro permesso, vi sto solo comunicando che lunedì andrò a Livorno per frequentare l&#8217;Accademia.»</p></blockquote>
<p>Il punto della storia è che Anna, avendo compiuto diciotto anni, può decidere lei di arruolarsi. Tanto vale dunque entrare in argomento senza fare i pedanti. </p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_livorno.jpg" alt="Accademia Navale di Livorno" /><br />
<em>Da qualche anno, l’Accademia Navale di Livorno è aperta anche alle donne</em></p>
<p>Oppure:<br />
<blockquote>Scatta il rosso. L&#8217;autobus riapre le porte.<br />Giuseppe tira la manica di Michele. «Andiamo, nonno! Se corriamo riusciamo a prenderlo!»<br />«No, no, non ce la faccio.»</p></blockquote>
<p>Il povero Michele è troppo vecchio e stanco per correre fino alla fermata. Meglio così che non dire che ha ottantanove anni.</p>
<p>Preparare le schede dei personaggi, dove è chiarito aspetto fisico, età, gruppo sanguigno, vestiti preferiti, titolo di studio, biografia e quant&#8217;altro, può essere un buon esercizio e in certo tipo di opere con un cast ampio può essere un passo necessario, <strong>ma</strong> lo schedario deve rimanere dietro le quinte. Le descrizioni pedanti, statiche, piene di dettagli inutili, <em>ammazzano</em> il fluire della storia.<br />Ciò non vale solo per i personaggi. Anche i luoghi devono essere descritti con gli stessi criteri. Se Michele è una casa, non sarà &#8220;brutta&#8221;, &#8220;vecchia&#8221; o &#8220;malandata&#8221;. Avrà i muri scrostati, gli infissi gonfi di umidità, il soffitto pericolante e mancherà l&#8217;acqua corrente. E ancora si dovrà cercare di rendere la scena dinamica: il soffitto non è semplicemente pericolante, quando Anna entra in soggiorno, le cadono i calcinacci in testa. Quando Giuseppe prova ad aprire il rubinetto in bagno, si <em>sporca</em> le dita di ruggine e <em>sente</em> il gorgogliare lontano dell&#8217;acqua, ma dal tubo esce solo <em>puzza</em> di marcio.<br />E ovviamente il fatto che la casa sia una stamberga deve avere importanza per la storia.
</p>
<p><img style="margin: 0px 5px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_sap2.png" alt="saputella" align="left"/><strong>Angolo della saputella!</strong><br />
Quando è nata l&#8217;idea che un particolare, per quanto ben descritto, debba essere tolto se non partecipa al disegno complessivo? I furboni risponderanno che è un&#8217;americanata dovuta alla diffusione del cinema, in realtà è un consiglio che già dava Orazio nell&#8217;<em>Ars Poetica</em>.
</p>
<p>Infine, non è sbagliato ribadire un particolare più volte, se ha molta importanza. Come dice Flaubert, un oggetto ha bisogno di essere nominato almento tre volte perché il lettore creda che esiste sul serio.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Linguaggio e punto di vista</strong>
</p>
<p>Dettagli significativi, dinamici e concreti, che stimolino i sensi. Se si riesce a rispettare questi precetti, si è sulla buona strada per scrivere descrizioni efficaci. Bisogna però stare attenti anche ad altro, in particolare al linguaggio in rapporto con il punto di vista.
</p>
<p>In generale, più si è precisi meglio è. Scrivere &#8220;fiammifero&#8221; è meglio di scrivere &#8220;legnetto corto e stretto che se lo sfreghi fa fuoco&#8221;. Scrivere &#8220;automobile&#8221; è meglio di scrivere &#8220;affare con quattro ruote&#8221;. Ed è la ragione per cui occorre documentarsi: se la storia è ambientata prima in un laboratorio dove si producono armi chimiche, poi su un campo da golf, infine nell&#8217;abitacolo di un bombardiere, bisogna conoscere la terminologia appropriata nei tre casi, altrimenti le descrizioni risulteranno goffe e fiacche.<br />Questo vale <strong>sempre</strong>. Non è neanche questione di narrativa di genere, <em>literary fiction</em>, poesia o saggio: per descrivere in maniera accettabile qualcosa, <strong>bisogna</strong> conoscerla. Non ci sono scappatoie.<br />Come recita la regola numero 13 di Twain riguardo la scrittura: &#8220;Use the right word, not its second cousin.&#8221; Non la parola che si avvicina, non il termine quasi giusto; bisogna usare le parole adatte, i termini corretti.
</p>
<p>L&#8217;unico limite è il punto di vista. Infatti – a meno che le descrizioni non siano a opera del Narratore, ma per ragioni di verosimiglianza è sconsigliabile usare un Narratore onnisciente in un testo di fantasy/fantascienza – le descrizioni sono sempre dal punto di vista di un personaggio. Se il personaggio è un laureato in biologia userà la terminologia migliore nel laboratorio, ma forse non saprà distinguere le mazze da golf. Viceversa il campione di golf userà la propria esperienza per parlare di Ferro 8 o Legno 3, ma è probabile non saprà dire molto osservando un virus al microscopio.<br />Mantenere il punto di vista è <strong>fondamentale</strong>. Si capisce subito quando un personaggio parla con voce non sua e, quando succede, la sospensione dell&#8217;incredulità si incrina.<br />In certi casi, pur di mantenere senza sbavature il punto di vista, si possono trasgredire perfino le regole della grammatica. Nel classico <em>Fiori per Algernon</em> di Daniel Keyes, il protagonista e narratore è un ritardato mentale (così stupido da perdere una gara d&#8217;intelligenza con un topo – insomma stupido quasi quanto il tipico autore fantasy italiano): fin quando il nostro eroe non diventerà più furbo, il suo modo di raccontare sarà sgrammaticato e pieno di errori.<br />Anche se non si desidera arrivare fino a questo punto di &#8220;fanatismo&#8221;, in ogni caso bisogna aver sempre presente <strong>chi</strong> descrive.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_fiori.jpg" alt="Copertina di Fiori per Algernon" /><br />
<em>Copertina dell&#8217;edizione italiana di Fiori per Algernon</em></p>
<p>La prima persona è particolarmente ostica: è difficile scacciare dal romanzo la sensazione di straniamento dovuta al fatto che il protagonista è un medico, uno studente, un&#8217;attrice, ma – guarda caso – sembra esprimersi proprio come se fosse uno scrittore.<br />La prima persona inoltre limita moltissimo quello che può essere descritto, dato che la telecamera è nella testa di un personaggio e non può essere spostata. Si potrà descrivere solo quello che il personaggio vede, sente, annusa, ma nulla di più.<br />Se oggetti, persone, ambienti sono al di là dei sensi del personaggio, sono inaccessibili.
</p>
<p>Questo crea tutta una serie di problemi, il classico è: come si fa a descrivere l&#8217;aspetto del personaggio che narra in prima persona?<br />E non c&#8217;è una soluzione semplice, perché non è naturale per una persona meditare in dettaglio sul proprio aspetto – non quando la Terra è stata invasa dai marziani, i vampiri si sono trasferiti in città e gli scienziati hanno riportato in vita i dinosauri. Tuttavia, se proprio si vuole lo stesso descrivere il personaggio, bisognerebbe almeno evitare due cliché ultra abusati: lo specchio e l&#8217;ammiratore.<br />Lo specchio è quando Anna si specchia nella vetrina del negozio, nelle limpide acque del fiume, nello specchietto retrovisore della macchina parcheggiata e naturalmente davanti allo specchio in bagno. Questa scena suona sempre forzata, spesso risulta noiosa; se capita nel mezzo dell&#8217;avventura diviene ridicola. No, non è normale che mentre gli zombie battono le strade in cerca di cervelli, Anna all&#8217;improvviso si scopra ad ammirare il proprio profilo nella vetrina del negozio di scarpe – o forse sì, magari Anna non ha niente da temere dai morti viventi, avendo la zucca vuota!  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink32.gif" alt="chikas_pink32.gif" class="wp-smiley" /> <br />L&#8217;ammiratore è quando Anna incontra Simona e Simona comincia: &#8220;Ah, se avessi i tuoi splendidi occhi verdi, i tuoi capelli neri e lisci, il tuo fisico slanciato <em>bla bla bla</em>&#8220;. Appare subito chiaro che Simona sta recitando un copione obbligata dall&#8217;autore, altrimenti non si esprimerebbe mai così.<br />Se non capita l&#8217;occasione per Anna di descriversi in modo che suoni naturale, che abbia senso nel fluire della storia, pazienza. Meglio evitare che aggiungere scene forzate.
</p>
<p>Un vantaggio dell&#8217;usare un punto di vista ben saldo è il poter essere incisivi. Se per il lettore è chiaro che la telecamera è piazzata nella testa del personaggio, si possono tagliare un sacco di verbi inutili: &#8220;Avverto il dolore strisciare dal polso al gomito&#8221; diviene il più diretto &#8220;Il dolore striscia dal polso al gomito&#8221;. &#8220;Ho come la sensazione di precipitare in un pozzo nero&#8221; diviene &#8220;Precipito in un pozzo nero&#8221;.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Metafore</strong>
</p>
<p>Uno strumento che può essere molto efficace per scrivere descrizioni ma di cui è <em>facilissimo</em> abusare è l&#8217;utilizzo di similitudini e metafore.
</p>
<p>Prima di continuare: la similitudine è quando una cosa è paragonata a un&#8217;altra, la metafora è quando una cosa diventa un&#8217;altra.
</p>
<p>&#8220;Michele è un leone&#8221;: questa è una metafora.<br />&#8220;Michele è feroce come un leone&#8221;: questa è una similitudine.<br />&#8220;Michele ruggisce&#8221;: questa è ancora una metafora, la trasformazione in animale è implicita.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_michele.jpg" alt="Michele" /><br />
<em>Michele uomo-leone</em></p>
<p>Lo scopo di usare una metafora o una similitudine è <strong>rendere più chiaro il discorso</strong>. Non si mettono le metafore per &#8220;far colore&#8221;, si mettono le metafore perché non c&#8217;è un modo diretto migliore per esprimere il concetto che si desidera (o magari il modo esiste, ma non può essere usato dal personaggio punto di vista).
</p>
<p>&#8220;Il lamento del verme assassino di Venere è come il ruggito di un leone&#8221;: questo è un uso corretto della similitudine. Un suono alieno, che forse non può essere descritto, è paragonato a un suono famigliare. Il lettore è a suo agio.<br />&#8220;La folla che esce dal cinema è un fiume in piena&#8221;: questa è una metafora accettabile. Il &#8220;fiume in piena&#8221; è un concetto facile da immaginare, e rende bene il movimento tumultuoso della gente.
</p>
<p>Le metafore hanno sempre un prezzo: dato che per loro natura mettono in relazione cose diverse, <strong>allontanano</strong> il lettore dalla storia. Nel primo caso il lettore è su Venere e d&#8217;improvviso spunta un leone: non c&#8217;entra un tubo. Nel secondo caso siamo in città, in mezzo ai palazzi, e d&#8217;improvviso ecco scorrere le acque di un fiume: non c&#8217;entra un tubo.<br />Bisogna meditare bene se vale la pena introdurre immagini estranee. Non si è più scrittori se si trovano sempre metafore e similitudini, spesso è un sintomo di scarsa proprietà di linguaggio.
</p>
<p>Alcuni hanno la bizzarra convinzione che più una similitudine è bislacca, più è Arte:<br />&#8220;Michele barcollava in mezzo alla strada, si muoveva come un furgoncino guidato da un procione con il mal di testa.&#8221; Se il testo è comico o il narratore ubriaco, va bene, altrimenti una roba del genere è <em>uno schifo</em>. Una roba del genere non comunica niente riguardo alla storia, comunica solo: &#8220;Guarda, mamma! Guarda come sono bravo: ci ho messo il procione! Con il mal di testa! Che guida il furgoncino!&#8221; e la risposta dovrebbe essere: &#8220;Bravo, Andreino, bravo, ma adesso lavati i denti e corri a letto. Lascia stare la narrativa, ché è cosa per i grandi.&#8221;
</p>
<p>Non importa quanto una metafora possa sembrare &#8220;bella&#8221; o &#8220;fantasiosa&#8221;: se non svolge lo scopo, <em>deve sparire</em>. E spesso la metafora &#8220;fantasiosa&#8221; deve sparire comunque, perché porta con sé una sfilza di immagini che allontanano troppo il lettore dalla storia.
</p>
<p>Meglio una metafora o una similitudine? Le metafore sono più “radicali” – Michele non ha solo il ruggito del leone, <strong>è</strong> un leone – e dunque hanno maggior impatto. Però bisogna sceglierle con ancora più cura, perché magari il ruggito leonino applicato a Michele funziona bene, la criniera meno.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Ricapitolando</strong>
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Per far capire al lettore la storia è necessario descrivere il contesto.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Stabilito quale sia il contesto che vogliamo, occorre <strong>documentarsi</strong>.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Poi si sceglie il personaggio punto di vista, colui che fornirà al lettore la descrizione.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Durante la descrizione vera e propria bisogna essere concreti, stimolare i sensi e riprendere la scena in movimento.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Non sempre più particolari si mettono meglio è. Bisogna tenere solo quei particolari significativi per la storia.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Il linguaggio dev&#8217;essere preciso, ma soprattutto deve suonare naturale in bocca al personaggio che descrive.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Descrizioni particolarmente complesse possono essere aiutate da metafore o similitudini, ma sono figure retoriche da maneggiare con cautela.
</p>
<p>E non bisogna scordarsi dei principi alla base di una scrittura decente: evitare le frasi troppo incasinate, gli aggettivi o gli avverbi in sovrannumero, i salti temporali superflui, i cambi di punto di vista ingiustificati, ecc.
</p>
<p><a name="m1_buio"></a>
<p style="font-size:medium"><strong>Paura del buio</strong>
</p>
<p>Appurato come dovrebbe essere una buona descrizione, vediamo qualche esempio di descrizioni riuscite male. Avrei da pescare a piene mani dai romanzi già recensiti, ma dato che l&#8217;orrore fresco è più spaventoso dell&#8217;orrore raffermo, rovisterò in un libro appena uscito. Sto parlando di <em>Buio</em>, pubblicato a inizio mese da Fazi. L&#8217;autrice, al suo esordio, è Elena P. Melodia – che almeno ha il buon gusto di non essere una quattordicenne.<br />
<em>Buio</em> è il primo volume nella trilogia (tanto per cambiare&#8230;) urban fantasy di <em>My Land</em>; è spacciato al modico prezzo di 18 euro e 50.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_buio.jpg" alt="Copertina di Buio" /><br />
<em>Copertina di Buio. Quando non si paga la bolletta&#8230;</em></p>
<p>La trama vede tale Alma, diciassettenne &#8220;bellissima, apparentemente sicura di sé, ma fragile e inquieta&#8221;(sic), coinvolta in una serie di omicidi, che paiono ispirati ai racconti che la stessa Alma scrive. Per fortuna ha come alleato Morgan &#8220;il ragazzo più misterioso e sfuggente della scuola, i cui incredibili occhi viola sanno leggerle nel cuore come nessun altro&#8221;(sic).<br />E già la trama basterebbe a scoraggiare qualunque persona con un quoziente intellettivo di almeno due cifre, ma l&#8217;editore ha fatto di più: offre la possibilità di leggere gratis le prime pagine del romanzo. Così anche chi fosse in dubbio può decidere di lasciar perdere.  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/kaos-whiteusagi01.gif" alt="kaos-whiteusagi01.gif" class="wp-smiley" /> <br />Trovate il PDF con l&#8217;incipit di <em>Buio</em>, <a href="http://www.myland-buio.it/MyLand.zip">qui</a>.</p>
<p>A parte la bruttezza generale, vorrei concentrarmi su alcune descrizioni ed evidenziarne i difetti, in base a quanto illustrato in precedenza.
</p>
<p>Prima scena: la protagonista sta sognando. Sogna il buio (no comment):<br />
<blockquote>È buio. Cammino, ma non mi muovo. Ho le gambe pesanti come piombo e nella testa mi battono i colpi di passi immobili, che martellano senza sosta, mentre comincio a sentire freddo. Tremo e non ho modo di scaldarmi. Anche le mie braccia sono paralizzate. Mi fanno male, un male che non ho mai provato prima, quasi stessero per staccarsi.<br />Provo a gridare, ma non ci riesco. Emetto solo un filo di voce roca e stonata, come il suono di uno strumento a fiato rimasto troppo a lungo sott&#8217;acqua.</p></blockquote>
<p>Vediamo qualche punto particolarmente osceno: le braccia &#8220;Mi fanno male, <strong>un male che non ho mai provato prima</strong>, quasi stessero per staccarsi.&#8221; Tipica frase vuota: dopo che la protagonista ha abortito un feto alieno, le hanno amputato una gamba, ha passato la notte a mollo nel mar glaciale artico, <em>allora</em>, &#8220;un male che non ha mai provato prima&#8221; ha un significato. A tre righe dall&#8217;inizio del romanzo <em>non significa niente</em>.<br />&#8220;quasi stessero per staccarsi&#8221; è un pochino meglio, perché almeno richiama, sebbene in maniera vaga, un&#8217;immagine. Ma rimane un passaggio molto fiacco. Devi descrivere un dolore simile all&#8217;avere gli arti strapparti dal corpo, non mi sembra che ci siamo molto&#8230;<br />&#8220;un filo di voce roca e stonata, <strong>come il suono di uno strumento a fiato rimasto troppo a lungo sott&#8217;acqua</strong>.&#8221; Una similitudine o una metafora mettono in rapporto due cose diverse <em>perché il lettore possa avere più facile comprensione</em>. Ora, se dico: &#8220;voce roca&#8221; penso che non ci siano grossi problemi a sentire quello di cui si parla, ma quanti di voi hanno mai preso uno strumento a fiato, l&#8217;hanno lasciato <em>troppo a lungo</em> sott&#8217;acqua e infine hanno provato a suonarlo? Nessuno? No, tu lì in fondo non conti.<br />In altre parole qui c&#8217;è una similitudine che rende <em>più difficile</em> la comprensione della frase. Due piccioni con una fava: prima si butta fuori il lettore dall&#8217;incubo (improvvisamente il buio è riempito dall&#8217;acqua e da uno strumento stonato), e in cambio si ottiene di <strong>non</strong> fargli capire a quale suono ci si voglia riferire.<br />E non è finita qui: nelle descrizioni bisogna essere precisi, usare il preciso nome delle cose – la giusta parola, non la seconda cugina. Cosa dovrei immaginarmi a &#8220;strumento a fiato&#8221;? Una zampogna? Un flauto? Un trombone? Aggravante: la narrazione è in prima persona. Il Narratore onnisciente può usare termini generici per ragioni letterarie, ma un personaggio no. Nessuno immagina uno &#8220;strumento a fiato&#8221;, una persona immagina appunto una tromba o una cornamusa o qualcos&#8217;altro.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_tromba.jpg" alt="Tromba" /><br />
<em>Una tromba immersa nell’acqua (troppo a lungo?) È proprio l’immagine giusta per calare il lettore in un incubo tenebroso</em></p>
<p>C&#8217;è infine da domandarsi quale personaggio ha il sangue freddo per analizzare la propria voce e metterla in relazione con uno strumento a fiato bagnato, <em>mentre si trova ad affrontare il dolore fisico più intenso della propria vita</em>. Forse basta dire perché sì!!! Perché è fantasy!!! Perché imparare a scrivere è brutto!!!<br />Tralascio altri dettagli di cattiva scrittura in quelle poche frasi, perché non sono attinenti al problema delle descrizioni.</p>
<p>Andiamo avanti:<br />
<blockquote>È successo di nuovo. Il confine tra sonno e veglia non esiste più, ormai, e gli incubi sono veri, la realtà un inferno. Il sogno diventa realtà. E anche il sogno è un inferno.</p></blockquote>
<p>Poco da aggiungere. Una sfilza di termini astratti: incubi, realtà, sogno, inferno, ecc. Non c&#8217;è niente a cui il povero lettore possa aggrapparsi. Frasi del genere sono letteralmente inchiostro buttato. Non comunicano niente.
</p>
<p>Scena immancabile:<br />
<blockquote>Mi guardo allo specchio e il buio si scioglie, a poco a poco. Sono bella, nonostante tutto.<br />Resto lì, a fissarmi.<br />Ogni tanto mi capita di pensare come sarebbe la mia vita se fossi brutta, se non avessi gli occhi verdi, che mi piace piantare addosso ai ragazzi per metterli in imbarazzo, o i capelli neri e lisci, lucidi da far invidia a una geisha, o questo corpo che rimane magro, qualunque cosa mangi. Come sarebbe la mia vita?<br />Sarebbe un unico, colossale, irrimediabile schifo.</p></blockquote>
<p>Come si diceva, le scene allo specchio nella narrazione in prima persona sono cliché in maniera insopportabile. E per non farci mancare niente l&#8217;autrice riprende i canoni di bellezza più scontati: occhi verdi, capelli neri e lisci, corpo sempre magro. Persino Nihal in una scena analoga si era trovata un difettuccio (la poverina aveva gli occhi troppo grandi!), qui invece c&#8217;è solo piatta perfezione. Comunque è da apprezzare almeno un tentativo di dare movimento alla descrizione, per esempio gli occhi <em>piantati addosso</em> ai ragazzi.
</p>
<p>La protagonista arriva a scuola:<br />
<blockquote>Fuori, il solito gruppetto di ragazzi mi fissa mentre passo nel corridoio affollato del primo piano.</p></blockquote>
<p>Uhm? C&#8217;è un gruppo di ragazzi che la fissa da fuori la scuola mentre lei cammina in corridoio? E perché non entrano? Un gruppo di ragazzi che non sono della scuola tutte le mattine si appostano fuori per spiare lei? E come fanno a seguirla nella loro opera di spionaggio se il corridoio è affollato? Qualcuno ha capito il senso di questa descrizione?
</p>
<p>La protagonista arriva in classe:<br />
<blockquote>Le mie amiche invece sono diverse. Ognuna con la propria personalità vincente. Seline, sempre allegra e curiosa, sarebbe capace di vivere una settimana solo facendo shopping. Agatha, taciturna e introversa, è indipendente e determinata. E Naomi, vivace ma equilibrata, è una di quelle che dicono sempre quello che pensano.</p></blockquote>
<p>Voglio un attimo imitare Naomi: &#8220;questa è la descrizione di personaggi più squallida che abbia mai letto in un libro pubblicato da casa editrice non a pagamento&#8221;. È una descrizione che fa <em>schifo</em> perché è vuota in modo imbarazzante. Non ci sono immagini, non ci sono suoni, non ci sono sapori, non ci sono sensazioni, non c&#8217;è un beneamato <strong>niente</strong>. Ci sono un mucchio di aggettivi, Agatha ne ha appiccicati addosso addirittura quattro: taciturna, introversa, indipendente e determinata. Ovviamente sono tutti aggettivi <em>astratti</em>, perché guai se il lettore riesce a immaginare qualcosa. Se almeno Agatha fosse stata bassa, grassa, gobba e zoppa, avremmo avuto un qualcosa a cui aggrapparci. Invece niente, dobbiamo aggrapparci all&#8217;eterea indipendenza o determinatezza.<br />Per Seline e Naomi vale altrettanto.<br />Senza contare che descrivere il carattere dei personaggi è un&#8217;idea balorda in sé: quando agiranno, il lettore capirà il loro carattere. Quando scopriremo che Agatha vive già da sola e si prende cura della sorella malata, magari ne dedurremo che è &#8220;indipendente&#8221; e &#8220;determinata&#8221;. Quando Naomi si alzerà dal suo posto per mandare a quel paese l&#8217;insegnante di matematica, sapremo che è una che dice sempre quello che pensa. Quando Seline si presenterà in classe ubriaca e con i vestiti in disordine, capiremo che è &#8220;sempre allegra&#8221;.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_amiche.jpg" alt="Amiche di Alma" /><br />
<em>Seline, Agatha e Naomi. Notare l’aura di vivacità che circonda Naomi e la distingue subito dalle altre</em></p>
<p>La cosa che fa rabbia non è tanto l&#8217;incompetenza della signorina Melodia, dell&#8217;editor o di chi altri ha letto prima della pubblicazione, quello che fa rabbia è vedere quanto il lettore sia tenuto in poco conto. Tra le righe della descrizione di cui sopra in verità si legge: &#8220;Chi se ne fotte? Tanto &#8217;sta merda se la devono sorbire delle ragazzine cerebrolese. Povere scemotte che si bevono qualsiasi cosa. Perché impegnarsi?&#8221;<br />Be&#8217;, niente da dire, se si vende è sempre tutto ok, no? Ma un mondo così mette addosso <strong>tristezza</strong>.
</p>
<p>Come mette addosso tristezza:<br />
<blockquote>Le aule sono grandi e illuminate da chilometri di luci al neon, come gigantesche stanze di un vecchio ospedale, dove una parola riecheggia con la forza di un urlo e il bianco disarmante dei soffitti ti ricorda il vuoto che  hai dentro ogni giorno varcando l&#8217;ingresso.</p></blockquote>
<p>A parte l&#8217;inutile complessità della frase, che parte da &#8220;Le aule sono grandi&#8221; e finisce con il lamento della protagonista per il vuoto dentro, abbiamo il ritorno della similitudine dannosa!<br />&#8220;Le aule sono grandi&#8221;: si capisce, o sbaglio?<br />&#8220;illuminate da chilometri di luci al neon&#8221;: questa è una prima figura retorica, un&#8217;iperbole, forse ci può stare, perché il significato rimane chiaro.<br />&#8220;come gigantesche stanze di un vecchio ospedale&#8221;: questa similitudine dovrebbe avere lo scopo di rendere più semplice per il lettore comprendere il significato di &#8220;aule grandi con un mucchio di luci al neon&#8221;. E invece confonde: perché non è esperienza comune frequentare le stanze (gigantesche) dei vecchi ospedali, e perché nei vecchi ospedali ci sono sale di ogni dimensione e con ogni gradazione di luce.<br />&#8220;[...] il bianco disarmante dei soffitti ti ricorda il vuoto che  hai dentro ogni giorno varcando l&#8217;ingresso.&#8221; Scusate, sono stufa di essere razionale e gentile quando è evidente la presa per i fondelli. &#8220;Il bianco disarmante dei soffitti&#8221;? &#8220;Il vuoto che hai dentro (varcando l&#8217;ingresso)&#8221;? WTF?<br />«Ciao, Marco. Che ci fai con quell&#8217;arnese in mano?»<br />«Ciao, Chiara. Eh, nuove disposizioni del Ministero: devo fare il vuoto dentro a tutti gli studenti che varcano il cancello.»
</p>
<p>Bonus, lo gnokko:<br />
<blockquote>Approfitto di quella sua esitazione per studiarlo meglio. Non so se dipenda dal fisico slanciato e perfetto o dai capelli biondi da angelo o dagli occhi quasi viola, oppure dalla fossetta che, quando sorride, segna il lato sinistro della bocca, ma il fatto è che Morgan è senza dubbio il ragazzo più interessante che conosco.</p></blockquote>
<p>Va bene, ma è bello come un dio greco?<br />Per il resto penso possiate commentare da soli: fotografia statica, con dettagli cliché e solo la vista è stimolata. Non è una descrizione atroce come quella delle compagne di scuola, ma certo sarebbe bello che uno scrittore si sforzasse un attimo di più – tanto per cambiare, eh.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_vampiro.jpg" alt="vampiro" /><br />
<em>Per me Morgan è un vampiro. E in più ha gli occhi viola. Sarà mica un vampiro mezzelfo?</em></p>
<p>Con questo non voglio dire che <em>Buio</em> sia un brutto romanzo, magari la storia brillante compensa lo stile, io però, lette queste prime pagine, non ho nessuna voglia di proseguire.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Quali manuali leggere</strong>
</p>
<p>Se volete approfondire, leggete i manuali segnalati. In particolare, quello che ho trovato più interessante è stato <em><strong>Word Painting: A Guide to Writing More Descriptively</strong></em>. È un testo a tratti dispersivo, che non sempre rimane focalizzato sull&#8217;argomento, ma le divagazioni mi hanno divertita.
</p>
<p>Gli aneddoti che l&#8217;autrice inserisce qui e là sono simpatici. Uno su tutti mi ha fatto meditare: l&#8217;autrice ricorda quando consegnò all&#8217;insegnante di inglese delle medie un poema, nel quale era descritta una signora che rinvasava un geranio. L&#8217;insegnante glielo restituì dicendo che doveva essere più creativa, mettere maggior fantasia nello scrivere, per esempio imitare il compagno di banco, che aveva scritto un racconto di fantascienza con gli alieni che uscivano dai fiori.<br />Mi chiedo in quale scuola italiana, di qualunque ordine o grado, un insegnante non solo preferisce un racconto di fantascienza a una poesia con i gerani, ma addirittura incita il sedicente poeta a essere più fantasioso.<br />Nota: in realtà Rebecca McClanahan ha continuato a scrivere di gerani &amp; simili, non si è mai convertita al fantastico – l&#8217;aneddoto rimane significativo.
</p>
<p>Piacevole anche quando, molti anni dopo, la Rebecca, questa volta nel ruolo di insegnante, dimostra la pochezza del suo allievo che non si abbassa a costruire una storia basata su dettagli concreti, perché lui deve pontificare sull&#8217;&#8221;ansietà dell&#8217;essere&#8221; o sul &#8220;caos della modernità indefinita&#8221;. Da noi i gonzi di questo genere, invece di essere bocciati, finiscono a scrivere sulle riviste letterarie.
</p>
<p>Inoltre in <em><strong>Word Painting</strong></em> sono trattati molti argomenti che per ragioni di spazio qui non ho potuto affrontare, per esempio l&#8217;importanza del <em>suono</em> delle parole in determinate descrizioni. Dunque, lettura consigliata.
</p>
<p><em><strong>Description</strong></em> di Monica Wood non è allo stesso livello. Anche qui ci sono buone cose, ma la Wood non ha il carisma, né la competenza della McClanahan. In particolare gli esempi della Wood sono pessimi: invece di citare da autori più o meno noti, la Wood si è costruita i propri esempi, e non si è impegnata molto. Gli esempi &#8220;sbagliati&#8221;, da non seguire, sono brutti. Gli esempi &#8220;giusti&#8221;, da imitare, sono brutti uguale.<br />Spesso il discorso è confuso: per esempio, quando parla di &#8220;mostrare&#8221; e &#8220;raccontare&#8221;, giustamente dice che ci sono momenti dove è meglio &#8220;mostrare&#8221; e altri dove è più utile &#8220;raccontare&#8221; – le relative citazioni sono perfino attinenti –, tuttavia si rimane con l&#8217;impressione che le due tecniche siano equivalenti. E non è proprio così: le occasioni dove il &#8220;raccontare&#8221; è più funzionale alla storia rispetto al &#8220;mostrare&#8221; non sono molte.<br />Comunque, meglio leggere <em><strong>Description</strong></em> che <em>gnente</em>.
</p>
<p><em><strong>Description &amp; Setting</strong></em> di Ron Rozelle mi è parso monotono e superficiale. All&#8217;inizio l&#8217;autore proclama che si occuperà sia di narrativa di genere sia di <em>literary fiction</em>, ma quando si arriva alle pagine dedicate ai generi, sono poche, inconcludenti e scritte da qualcuno che non conosce bene la materia. Ho trovato la cosa irritante. Ma forse è un problema mio.<br />Leggetelo se vi avanza tempo.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Compiti a casa</strong>
</p>
<p>Per concludere, vi propongo un esercizio. Guardate l&#8217;immagine qui sotto:</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_esercizio.jpg" alt="Ragazza con fucile e coniglio" /><br />
<em>I giapponesi sono strani</em></p>
<p>Prendete un punto di vista (qualcuno nascosto nell&#8217;ombra, dietro una delle tante finestre o la ragazza seduta o magari i conigli rosa distesi sulle scale) e provate a descrivere la scena. C&#8217;è di tutto: una ragazza con i capelli di un colore strano e vestita in maniera bizzarra, armata di un fucile che sembra vero ma è decorato con coniglietti; altri coniglietti (vivi?) abbandonati sui gradini, insieme con delle mele; sullo sfondo un coniglio nero antropomorfo, forse un uomo in costume? E il poster appeso vicino alla galleria, sarà la pubblicità del circo, o è un avviso della polizia per la ricerca di un pericoloso coniglio mannaro, o ancora è la foto di un coniglio scomparso?
</p>
<p>Divertitevi!</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Elements-Writing-Fiction-Description/dp/0898799082/"><em>Description</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Description-Setting-Techniques-Exercises-Believable/dp/158297327X/"><em>Description &#038; Setting</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Word-Painting-Guide-Write-Descriptively/dp/1582970254/"><em>Word Painting</em> su Amazon.com</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.monicawood.com/">Il sito di Monica Wood</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://ronrozelle.com/index.php">Il sito di Ron Rozelle</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.mcclanmuse.com/">Il sito di Rebecca McClanahan</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/code/9788842913818/keyes-daniel/fiori-per-algernon.html"><em>Fiori per Algernon</em> su iBS.it</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://gigapedia.com/items/17033/flowers-for-algernon"><em>Flowers for Algernon</em> su gigapedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/code/9788876250590/melodia-elena-p/buio-my-land.html"><em>Buio</em> su iBS.it</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.myland-buio.it/">Il sito ufficiale della trilogia <em>My Land</em></a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ars_poetica"><em>Ars Poetica</em> di Orazio su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_%28Aristotele%29"><em>Retorica</em> di Aristotele su Wikipedia</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=2216" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Libri come se piovesse</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/09/02/libri-come-se-piovesse/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2009/09/02/libri-come-se-piovesse/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 09:29:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Links]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>

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		<description><![CDATA[Un&#8217;altra Segnalazione un po&#8217; particolare per un sito che esiste da anni ma che ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi mesi, tanto da diventare una delle fonti più interessanti per procurarsi ebook: gigapedia.

Il logo di gigapedia
gigapedia, al momento in cui scrivo, indicizza e rende disponibili per il download 549.523 (cinquecentoquarantanovemilacinquecentoventitré) libri, compresa una piccola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;altra Segnalazione un po&#8217; particolare per un sito che esiste da anni ma che ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi mesi, tanto da diventare una delle fonti più interessanti per procurarsi ebook: <a href="http://gigapedia.com/">gigapedia</a>.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_logo.jpg" alt="Il logo di gigapedia" /><br />
<em>Il logo di gigapedia</em></p>
<p>gigapedia, al momento in cui scrivo, indicizza e rende disponibili per il download <strong>549.523</strong> (cinquecentoquarantanovemilacinquecentoventitré) libri, compresa una piccola percentuale di audiobook e documentari.<br />Non stiamo parlando del <a href="http://www.gutenberg.org/wiki/Main_Page">Progetto Gutenberg</a> o del <a href="http://www.liberliber.it/biblioteca/index.htm">Progetto Manuzio</a> o di <a href="http://books.google.it/">Google libri</a>: su gigapedia si trovano quasi esclusivamente libri coperti da copyright e forniti in versione completa.
</p>
<p>gigapedia è un sito in particolare dedicato alla saggistica e in questo ambito la fanno da padrone i libri di argomento storico e informatico. Tuttavia, rovistando tra i testi di critica letteraria e di narrativa, c&#8217;è di che sbizzarrirsi.
</p>
<p>Qualche esempio di quello che si può trovare su gigapedia, spulciando qui e là:</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_sag01.jpg" alt="Copertina di Historical Dictionary of Fantasy Literature" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/217191/historical-dictionary-of-fantasy-literature--historical-dictionaries-of-literature-and-the-arts-"><em>Historical Dictionary of Fantasy Literature</em></a> di Brian Stableford (The Scarecrow Press, 2005).<br />Un&#8217;enciclopedia di autori e tematiche fantasy. Non un&#8217;opera così monumentale come la <a href="http://gigapedia.com/items/130725/the-encyclopedia-of-fantasy"><em>The Encyclopedia of Fantasy</em></a> di John Clute e John Grant, ma ugualmente vi si trovano nomi e spunti degni  di interesse.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_sag02.jpg" alt="Copertina di Schrodinger's Rabbits" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/36438/schrodinger--039-s-rabbits--entering-the-many-worlds-of-quantum"><em>Schrödinger&#8217;s Rabbits &#8211; The Many Worlds of Quantum</em></a> di Colin Bruce (Joseph Henry Press, 2004).<br />Un testo introduttivo alla meccanica quantistica che propugna l&#8217;interpretazione di Oxford. Ne aveva già parlato <a href="http://silvia.gamberi.org/2009/08/coniglietti-quantici/">Silvia</a>. In copertina ci sono dei coniglietti!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_sag03.jpg" alt="Copertina di Kinematic Self-Replicating Machines" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/71681/kinematic-self-replicating-machines"><em>Kinematic Self-Replicating Machines</em></a> di Robert A. Freitas Jr. e Ralph C. Merkle (Landes Bioscience, 2004).<br />Un altro serioso saggio scientifico con in copertina dei coniglietti! Questa volta si parla di robotica e di macchine in grado di auto replicarsi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_sag04.jpg" alt="Copertina di Robot Ghosts and Wired Dreams" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/204137/robot-ghosts-and-wired-dreams--japanese-science-fiction-from-origins-to-anime"><em>Robot Ghosts and Wired Dreams – Japanese Science Fiction from Origins to Anime</em></a> di Christopher Bolton, Jr. &amp; amici (University of Minnesota Press, 2007).<br />Una serie di saggi che tracciano la storia della fantascienza giapponese da inizio secolo ai giorni nostri. Affascinante per gli appassionati di cultura nipponica e per gli appassionati di fantastico in generale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_sag05.jpg" alt="Copertina di Shadows of the New Sun" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/282919/shadows-of-the-new-sun--wolfe-on-writing---writers-on-wolfe--liverpool-university-press---liverpool-science-fiction-texts--amp--studies-"><em>Shadows of the New Sun – Wolfe on Writing / Writers on Wolfe</em></a> a cura di Peter Wright (Liverpool University Press, 2007).<br />Una serie di interviste a Gene Wolfe (il celebre autore del ciclo del Nuovo Sole) e una serie di brevi saggi e articoli dello stesso Wolfe. Per i fan di Wolfe.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_sag06.jpg" alt="Copertina di Icons of Horror and the Supernatural" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/130384/icons-of-horror-and-the-supernatural--an-encyclopedia-of-our-worst-nightmares--two-volumes---greenwood-icons-"><em>Icons of Horror and the Supernatural – An Encyclopedia of Our Worst Nightmares</em></a> a cura di S. T. Joshi (Greenwood Press, 2006).<br />Una raccolta di saggi che analizzano le figure più popolari della narrativa e del cinema horror: dall&#8217;alieno al vampiro, dallo zombie al licantropo, dalla strega ai mostri marini. I due volumi in un unico file!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_sag07.jpg" alt="Copertina di Six-legged Soldiers" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/217234/six-legged-soldiers--using-insects-as-weapons-of-war"><em>Six-legged Soldiers – Using Insects as Weapons of War</em></a> di Jeffrey A. Lockwood (Oxford University Press, 2008).<br />Gli insetti sono stati usati nel corso della storia durante le guerre per gli usi più svariati: dalla tortura dei prigionieri a strumento di diffusione per armi biologiche. A me gli insetti fanno schifo, così ho letto il libro di Lockwood con morbosa fascinazione – e per giorni ho avuto la sensazione di avere piccoli ragni o vermi tra i vestiti. UAU!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_sag08.jpg" alt="Copertina di On SF" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/69276/on-sf"><em>On SF</em></a> di Thomas M. Disch (University of Michigan Press, 2005).<br />Una raccolta di saggi, recensioni e articoli di Thomas M. Disch, il famoso scrittore di fantascienza da poco scomparso. Non sempre sono d&#8217;accordo con le opinioni di Disch, ma almeno sono opinioni che dimostrano un minimo di intelligenza, merce rara tra gli scrittori italiani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_sag09.jpg" alt="Copertina di Ether" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/80714/ether--the-nothing-that-connects-everything"><em>Ether – The Nothing that Connects Everything</em></a> di Joe Milutis (University of Minnesota Press, 2006).<br />Un saggio filosofico dedicato all&#8217;etere, con riferimenti che spaziano da Edgar Allan Poe e Mesmer fino a <em>Evangelion</em>. Cultura che cola da ogni pagina!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_sag10.jpg" alt="Copertina di Writing Fantasy &#038; Science Fiction" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/198234/writing-fantasy--amp--science-fiction--writing-handbooks-s--"><em>Writing Fantasy &amp; Science Fiction</em></a> di Lisa Tuttle (A&amp;C Black, 2005).<br />Un manuale di scrittura per aspiranti autori di fantasy e fantascienza. Lo segnalo tanto per cambiare rispetto al solito <a href="http://gigapedia.com/items/267838/worlds-of-wonder--how-to-write-science-fiction--amp--fantasy">Gerrold</a> o <a href="http://gigapedia.com/items/274343/how-to-write-science-fiction-and-fantasy--genre-writing-">Scott Card</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Potrei continuare ed elencare centinaia se non migliaia di titoli interessanti: saggi dedicati a questo o quell&#8217;altro autore, manuali di scrittura e di stile, testi scientifici e filosofici. Ce n&#8217;è per tutti i gusti, basta avere la pazienza di cercare.
</p>
<p>Anche se gigapedia non è il sito migliore per recuperare narrativa, comunque si trovano lo stesso opere degne di download, per esempio:
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_nar01.jpg" alt="Copertina di The City &#038; The City" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/350323/the-city--amp--the-city"><em>The City &amp; The City</em></a> di China Miéville (Del Rey, 2009).<br />L&#8217;ultimo romanzo di Miéville. L&#8217;autore abbandona il mondo bizzarro di Bas-Lag, per scrivere una sorta di giallo surreale ambientato in due città che hanno una curiosa caratteristica in comune. Miéville ha sempre dimostrato notevole fantasia, ma in quanto a stile lascia molto a desiderare, tanto che a tratti la lettura dei suoi romanzi diventa faticosa. Però dall&#8217;ultima volta magari ha imparato a scrivere! <em>The City &amp; The City</em> proverò a leggerlo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_nar02.jpg" alt="Copertina di The Last Wish" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/299575/the-last-wish"><em>The Last Wish</em></a> di Andrzej Sapkowski (Gollancz, 2008).<br />La raccolta di racconti con la quale ha esordito lo scrittore fantasy polacco Sapkowski, diventato famoso all&#8217;estero grazie al successo del videogioco <em>The Witcher</em>, basato sulle sue opere.<br />I racconti parlano di Geralt, un cacciatore di mostri addestrato fin dall&#8217;infanzia all&#8217;arduo compito. L&#8217;ambientazione è pseudomedievale, dunque non precisamente di mio gusto, ma meglio di <em>gnente</em>. Inoltre è stimolante esplorare autori che non siano anglosassoni o italiani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_nar03.jpg" alt="Copertina di The Secret History of Moscow" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/322082/the-secret-history-of-moscow"><em>The Secret History of Moscow</em></a> di Ekaterina Sedia (Prime Books, 2007).<br />Secondo romanzo dell&#8217;autrice russa (ma scrive in inglese) Ekaterina Sedia. Galina, la protagonista, si trova invischiata con il lato segreto di Mosca, dove la storia è scritta da creature fantastiche e spaventose. Urban fantasy al confine con il new weird.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_nar04.jpg" alt="Copertina di Satan Burger" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/20149/satan-burger"><em>Satan Burger</em></a> di Carlton Mellick III (Eraserhead Press, 2001).<br />Il più venduto romanzo di Mellick, il principale esponente della corrente letteraria della Bizarro Fiction. Un romanzo allucinato e bizzarro, così sopra le righe che in Alaska un tizio venne arrestato per aver prestato <em>Satan Burger</em> a un minorenne.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Usare gigapedia</strong>
</p>
<p>Alcuni consigli per utilizzare al meglio il sito.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Innanzi tutto occorre registrarsi (è gratis), altrimenti non si possono vedere i link ai libri, né si può leggere o commentare sul forum.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Lo strumento principale per navigare tra i libri è la ricerca. È importante leggere la <a href="http://gigapedia.com/searching">pagina di aiuto</a>, perché certe funzionalità del motore di ricerca di gigapedia non sono né intuitive, né standard.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;I file non sono ospitati direttamente sui server di gigapedia, ma forniti attraverso servizi esterni, tipo rapidshare.com. Normalmente per ogni libro sono offerti più link, se possibile è meglio scegliere i file presenti su ifile.it, perché questo sito non ha limiti di traffico, né tempi di attesa.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;I file sono quasi sempre compressi. Il formato più diffuso è lo .zip, seguito dal .rar e dal .tar.gz. La soluzione più semplice per gestire questi archivi è procurarsi una copia di RAR/WinRAR dal sito del <a href="http://www.rarlab.com/download.htm">produttore</a>. Si può usare senza remore la versione trial, che non ha limitazioni rispetto allo scompattare gli archivi.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;In alcuni casi i libri sono forniti come una serie di PDF, uno per pagina. È un formato <em>leggermente</em> fastidioso, ma non è difficile usare un programma freeware, come <a href="http://sourceforge.net/projects/pdfmerge/">questo</a> o <a href="http://sourceforge.net/projects/pdfsam/">questo</a>, per mettere assieme i vari PDF in un unico file.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Infine bisogna tener presente che 500.000 volumi possono sembrare tanti, ma sono una goccia minuscola nel mare di carta che si stampa ogni anno nel mondo. Perciò è molto probabile che il libro che si sta cercando, non lo si troverà!  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink55.gif" alt="chikas_pink55.gif" class="wp-smiley" /> 
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>gigapedia e lettori di ebook</strong>
</p>
<p>Il livello di &#8220;amicizia&#8221; tra gigapedia e gli attuali lettori di ebook è così così. Il problema fondamentale è che buona parte dei libri (a occhio direi un 70%) sono in formato PDF A5. Non è un formato così balordo come l&#8217;A4, ma rimane una pagina troppo grande perché la si riesca a leggere con comodità su uno schermo da 5 o 6 pollici, qual è lo schermo dei lettori ebook più economici in commercio. Ci si può arrabattare convertendo il PDF, ma non sempre i risultati sono decenti.<br />Viceversa se si ha la fortuna di possedere un lettore ebook con schermo più grande – stile Kindle DX con i suoi quasi 10 pollici – non ci saranno difficoltà a consultare tutti i libri presenti su gigapedia.<br />Diciamo che siamo a uno-due anni di distanza dall&#8217;ottimo, quando i lettori di ebook con schermo grande probabilmente costeranno quanto gli attuali lettori con schermo ridotto.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_irex.jpg" alt="iRex DR1000" /><br />
<em>L’iRex Digital Reader 1000 ha uno schermo da 10,2 pollici. Peccato costi uno sproposito</em></p>
<p>A proposito di lettori di ebook: secondo uno <a href="http://www.cleantech.com/news/4867/cleantech-group-finds-positive-envi">studio</a> del Cleantech Group, l&#8217;uso di questi lettori potrebbe contribuire a ridurre le emissioni di anidride carbonica, anche prevedendo una diffusione a livello globale modesta (circa 14 milioni di unità in tutto il mondo entro il 2012).<br />
L&#8217;attuale industria editoriale spreca energia e inquina in maniera abominevole: i soli Stati Uniti nel 2008 hanno abbattuto 125 milioni di alberi per far fronte al fabbisogno di carta. Perciò, se avete a cuore l&#8217;ambiente, lasciate stare i libri di carta e usate gli ebook!
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Considerazioni filosofiche</strong>
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;La prima considerazione è che vale la pena conoscere l&#8217;inglese. Lo sforzo di imparare a leggere in inglese è compensato dall&#8217;avere a disposizione una varietà sterminata di opere (gratuite). Se poi si intende scrivere con serietà, conoscere l&#8217;inglese diviene un obbligo: non si può aspettare – spesso in eterno – che saggi e romanzi interessanti vengano tradotti. Senza contare che il lavoro di documentazione su un qualunque argomento per un romanzo diviene dieci volte più facile se si possono consultare testi in inglese.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;La seconda considerazione è che mi pare sempre più ovvio che non c&#8217;è modo di evitare la &#8220;pirateria&#8221;. Perciò case editrici, autori, librai e chiunque sia interessato ne deve prendere atto. Per rendersi conto di quanto sia folle pensare che si possa imporre il rispetto dell&#8217;attuale regime sul diritto d&#8217;autore, basti pensare a questo fatto: un ebook non è nient&#8217;altro che un numero, ed è un pochino difficile censurare i numeri.<br />Mi spiego meglio: un ebook è un file, ovvero una sequenza di byte. Un byte non è altro che un numero compreso tra 0 e 255. Dunque possiamo vedere un ebook come una serie di cifre una dietro l&#8217;altra. Una serie di cifre una dietro l&#8217;altra è un numero intero positivo. Certo un numero lunghissimo, un numero astronomico, un numero più grande del numero di atomi nell&#8217;Universo. Non ha importanza, dato che questi numeri non li dobbiamo gestire noi ma i computer, e per i computer attuali è una passeggiata, come per noi contare fino a cinque.<br />Perciò, come si può ragionevolmente credere di poter vietare alle persone di comunicarsi <em>numeri</em> ? Si imporranno delle regole per vietare che l&#8217;aritmetica si occupi di numeri troppo grandi, numeri che potrebbero – oh Dio, no! – rappresentare il testo di un libro?<br />L&#8217;informazione digitale, in quanto astrazione numerica, non può essere gestita nella stessa maniera delle merci fisiche. Magari i cultori del copyright potrebbero capirlo una buona volta e piantarla di cercare di rimettere la maionese nel tubetto già spremuto.<br />Ma questo è un blog democratico, segnalo perciò oltre all&#8217;articolo <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/09/16/sul-copyright/">Sul Copyright</a>, anche due libri che sostengono idee diametralmente opposte alle mie. Naturalmente i libri in questione sono disponibili su gigapedia, per la <em>gioia</em> degli autori!
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_men01.jpg" alt="Copertina di The Cult of the Amateur" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/82219/the-cult-of-the-amateur--how-today--039-s-internet-is-killing-our-culture"><em>The Cult of the Amateur – How Today&#8217;s Internet is Killing our Culture</em></a> di Andrew Keen (Currency, 2007).<br />Keen è un mentecatto e il suo &#8220;saggio&#8221; contiene una marea di errori oggettivi, tanto che Lessig ha preparato un <a href="http://wiki.lessig.org/index.php?title=TheKeenReader">wiki</a> apposito per evidenziarli tutti. Comunque la tesi di Keen è che la disponibilità gratuita di musica, video, notizie, ecc. porterà al collasso dell&#8217;economia, alla morte della cultura e all&#8217;avvento del comunismo.<br />Il libro di Keen è stato tradotto in italiano con il titolo <em>Dilettanti.com</em>, l&#8217;editore è De Agostini. <strong>NON COMPRATELO</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_men02.jpg" alt="Copertina di Digital Barbarism" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/336091/digital-barbarism--a-writer--039-s-manifesto"><em>Digital Barbarism – A Writer&#8217;s Manifesto</em></a> di Mark Helprin (Harper, 2009).<br />Helprin è uno scrittore, è autore anche di romanzi di narrativa fantastica. In questo suo di &#8220;saggio&#8221;, oltre a condividere le idee di Keen sulla morte della cultura, sull&#8217;avvento del comunismo, e su Wikipedia – istituzione maligna, destinata a condurre il genere umano all&#8217;estinzione –, Helprin propone la sua ricetta: la durata del copyright dovrebbe essere estesa <strong>in eterno</strong>. <em>Semplicemente gegnale!</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;La terza considerazione è che la distribuzione tradizionale basata su librerie / centri commerciali / edicole / biblioteche è obsoleta. Personalmente non entro in una biblioteca da un paio d&#8217;anni e in una libreria dal Natale scorso.<br />Questo è un punto delicato. Prendiamo la televisione: è giusto protestare per l&#8217;invadenza della pubblicità, per il cattivo gusto di certi programmi o per la faziosità dei telegiornali? Be&#8217;, sì. Ma serve a qualcosa? Secondo me, no. Perché sono problemi non legati ai contenuti, ma al mezzo stesso. Sono problemi dovuti al fatto che la televisione deve indistintamente piacere a milioni di persone e spingerli ad acquistare i prodotti reclamizzati.<br />Dunque la reale soluzione è spegnere la televisione. Se vuoi vedere un film, telefilm, cartone animato, documentario, ecc. lo scegli con calma, lo scarichi e lo guardi (senza pubblicità). Non c&#8217;è <strong>mai</strong> una buona ragione per accendere la televisione – o per sorbirsi la pubblicità.<br />Ritorniamo all&#8217;editoria: c&#8217;è una buona ragione per entrare in una libreria ed essere soffocati da pile di romanzi di Licia Troisi, Stephenie Meyer, Paolini &amp; soci – mentre Mellick, Ekaterina Sedia o Andrzej Sapkowski te li sogni? E la risposta è <strong>no</strong>.<br />Dunque la reale soluzione non è cercare di stimolare qualità nell&#8217;industria editoriale, è <strong>fregarsene</strong> dell&#8217;industria editoriale. Fregarsene del marketing, delle copertine, delle copie vendute e di tutta la melma commerciale.<br />Mi rattrista – mi piacerebbe che una persona entrasse in una libreria e trovasse solo bellissimi romanzi di eccelsa qualità –, ma mi sono convinta che sia una battaglia persa in partenza, come con la televisione.<br />Più utile invece spingere gli ebook e la cultura della condivisione. Che tra l&#8217;altro rende molto più felici! Frugare in gigapedia (o su emule o tra i siti di torrent o presso altri luoghi della Rete) è come visitare le bancarelle dei libri usati. Solo che i libri sono nuovi. Sono gratis. Non pesano a portarli. E le bancarelle si estendono per decine di chilometri.
</p>
<p style="font-size:medium"><a name="gig_int"></a><strong>Il finale a sorpresa</strong>
</p>
<p>Oltre 500.000 libri a portata di mouse. In pochi secondi il volume scelto può essere nel lettore di ebook, pronto a essere letto. Ma ne vale la pena? Passi per la saggistica, in fondo impari qualcosa. Ogni tanto. Ma la narrativa? La narrativa di qualità discutibile?<br />Una delle frasi fatte che sento più spesso suona più o meno così: &#8220;<em>Twilight</em> o i romanzi di Licia Troisi saranno pure brutti, ma è meglio per una ragazzina leggere un libro piuttosto che perdere tempo con la playstation&#8221;.<br />Sarà vero? Io non so che effetto neurologico abbiano i libri della Meyer o quelli della Troisi. Ho il forte sospetto che provochino danni cerebrali, tuttavia è una posizione dibattibile. Viceversa per quanto riguarda i videogiochi qualche studio scientifico è stato svolto, per esempio è molto curioso questo:</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/pdf_16icon.png" style="vertical-align: middle;"/>&nbsp;<em><a href="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/racconti/FengSpencePratt2007.pdf">Playing an Action Video Game Reduces Gender Differences in Spatial Cognition</a></em> di Jing Feng, Ian Spence, e Jay Pratt.</p>
<p>I ricercatori dell&#8217;Università di Toronto hanno dimostrato che basta passare poche ore con un videogioco d&#8217;azione per avere dei <strong>miglioramenti misurabili</strong> nella capacità di risolvere determinate categorie di problemi (come l&#8217;MRT – Mental Rotation Task, la capacità di ruotare mentalmente figure geometriche). Ancora più interessante, sono le ragazze ad avere particolare beneficio dai videogiochi. L&#8217;addestramento con i videogiochi è in proporzione più utile per le ragazze che non per i maschietti.<br />Ma non è finita! Non tutti i videogiochi funzionano. Funzionano i videogiochi d&#8217;azione e nel caso specifico è stato usato <em>Medal of Honor: Pacific Assault</em>, un FPS di quelli dove occorre sparare a chiunque ti capiti a tiro. Proprio il tipo di gioco che i cultori del Sacro Libro indicherebbero come diseducativo.<br />E c&#8217;è un ultimo particolare goloso: più giochi, più beneficio hai! Al diavolo la solita manfrina del &#8220;va bene, ma basta che non esageri&#8221;!
</p>
<p>Perciò la Vera Risposta non sono le librerie, né gigapedia, la Vera Risposta è buttare i libri e giocare a <em>Doom</em>, <em>Wolfenstein</em>, <em>Call of Duty</em>, <em>BioShock</em> e <em>Crysis</em>, perché si diventa più intelligenti!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_screenshot.jpg" alt="Uno screenshot da Medal of Honor: Pacific Assault" /><br />
<em>Uno screenshot da Medal of Honor: Pacific Assault. È così che si diventa più intelligenti, non leggendo stupidi libri!</em></p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=1979" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>S.M.Q.</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Aug 2009 10:58:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni tanto mi viene chiesto cosa stia scrivendo dopo Laura. Sto scrivendo un feroce romanzo di guerra. È un romanzo non facile da scrivere perché richiede notevole documentazione e non ha una trama semplicissima. Così procedo con molta calma.

Ma occorre sempre tenere allenata la scrittura. Per questa ragione ho iniziato un secondo romanzo, più leggero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni tanto mi viene chiesto cosa stia scrivendo dopo <em>Laura</em>. Sto scrivendo un feroce romanzo di guerra. È un romanzo non facile da scrivere perché richiede notevole documentazione e non ha una trama semplicissima. Così procedo con molta calma.
</p>
<p>Ma occorre sempre tenere allenata la scrittura. Per questa ragione ho iniziato un secondo romanzo, più leggero e che non richiede eccessiva pianificazione. Il romanzo si intitola <strong><em>S.M.Q.</em></strong> e ho deciso di pubblicarlo online a puntate. La protagonista, Silvia, ha aperto un <a href="http://silvia.gamberi.org/">blog</a> per l&#8217;occasione. Lì potrete leggere i vari capitoli via via che li aggiungerò e anche scaricare un file unico contenente tutti i capitoli fino a quel momento pubblicati.<br />Qui sui Gamberi aggiornerò solo questo articolo inserendo di volta in volta i link ai nuovi capitoli. Perciò se <strong><em>S.M.Q.</em></strong> dovesse piacervi, seguite il blog di Silvia.
</p>
<p>Capitoli pubblicati:
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/html_16icon.png" alt="Icona HTML" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://silvia.gamberi.org/2009/08/capitolo-1"><strong>Capitolo 1</strong></a>.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/html_16icon.png" alt="Icona HTML" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://silvia.gamberi.org/2009/08/capitolo-2"><strong>Capitolo 2</strong></a>.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/html_16icon.png" alt="Icona HTML" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://silvia.gamberi.org/2009/08/capitolo-3"><strong>Capitolo 3</strong></a>.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/html_16icon.png" alt="Icona HTML" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://silvia.gamberi.org/2009/08/capitolo-4"><strong>Capitolo 4</strong></a>.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/html_16icon.png" alt="Icona HTML" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://silvia.gamberi.org/2009/08/capitolo-5"><strong>Capitolo 5</strong></a>.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/html_16icon.png" alt="Icona HTML" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://silvia.gamberi.org/2009/09/capitolo-6"><strong>Capitolo 6</strong></a>.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/html_16icon.png" alt="Icona HTML" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://silvia.gamberi.org/2009/09/capitolo-7"><strong>Capitolo 7</strong></a>.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/html_16icon.png" alt="Icona HTML" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://silvia.gamberi.org/2009/10/capitolo-8"><strong>Capitolo 8</strong></a>.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/html_16icon.png" alt="Icona HTML" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://silvia.gamberi.org/2009/11/capitolo-9"><strong>Capitolo 9</strong></a>.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/html_16icon.png" alt="Icona HTML" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://silvia.gamberi.org/2009/11/capitolo-10"><strong>Capitolo 10</strong></a>.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/html_16icon.png" alt="Icona HTML" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://silvia.gamberi.org/2009/12/capitolo-11"><strong>Capitolo 11</strong></a>.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/html_16icon.png" alt="Icona HTML" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://silvia.gamberi.org/2010/01/capitolo-12"><strong>Capitolo 12</strong></a>.
</p>
<p>Il romanzo di guerra ha la priorità, dunque non garantisco un ritmo costante per <strong><em>S.M.Q.</em></strong>, ma prometto di portare a termine la storia.
</p>
<p>Con <strong><em>S.M.Q.</em></strong> sono voluta partire da un cliché, quello delle maghette negli anime, ma con l&#8217;idea di portarlo alle sue estreme conseguenze. Le mie fonti d&#8217;ispirazione vanno da <em>Card Captor Sakura</em> fino a <em>Haruhi Suzumiya</em> passando per H.G. Wells, Mack Reynolds, Rudy Rucker e un pizzico del Poul Anderson di <em>Tau Zero</em>. Andando avanti nel romanzo però ci sarà spazio anche per una buona dose di originalità, almeno spero.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/smq_due.jpg" alt="Card Captor Sakura &#038; Tau Zero" /><br />
<em>Fonti d’ispirazione: dal manga Card Captor Sakura al romanzo di fantascienza Tau Zero</em></p>
<p>La protagonista e voce narrante del romanzo è Silvia. Silvia ha alcuni punti in comune con Laura (giovane età, difficoltà in famiglia, problemi con alcool e droghe leggere) e forse abita persino nella stessa città, ma, a differenza di Laura, Silvia ha una normale intelligenza. E quando il Destino si accanirà contro di lei, avrà modo di combattere.<br />Ho deciso di scrivere il romanzo in prima persona, per esercizio, e sono abbastanza soddisfatta. Pur con tutte le cautele che derivano dal giudicare se stessi, credo che stilisticamente sia un testo migliore di <em>Laura</em>. Se non altro perché non sono più vincolata dall&#8217;avere come punto di vista una minorata mentale.
</p>
<p>Ciò non vuol dire che Silvia risulterà più simpatica di Laura, o che sarà più facile identificarsi con lei. Anzi, Silvia è spesso sgradevole &#8211;&nbsp;indubbiamente per colpa della sottoscritta, il cui cuore trabocca di tristezza, odio, invidia e sadismo&nbsp;&#8211;, ma forse potrà cambiare. Perché questa è anche la storia di un incontro, l&#8217;incontro tra una ragazza e una persona speciale, che le stravolgerà la vita.
</p>
<p>Devo aggiungere che le parti &#8220;scientifiche&#8221; sono per buona parte campate per aria e servono solo a dare colore alla storia. Si tratta di fantasy, al massimo di science-fantasy, non di fantascienza.
</p>
<p>Come sempre ogni opinione &#8212; qui o sul blog di Silvia &#8212; sarà la benvenuta.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Approfitto per ringraziare di nuovo chiunque abbia letto <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/03/09/le-avventure-della-giovane-laura/"><em>Le Avventure della Giovane Laura</em></a>, in particolare chi ha lasciato un commento o mi ha scritto in privato: faccio tesoro di ogni critica e di ogni consiglio. E se avete impiegato tempo a leggere e il romanzo non vi è piaciuto, accettate le mie sincere scuse.
</p>
<p>Detto questo, vorrei dedicare due parole a chi ha trovato certi particolari&nbsp;&#8211; come i mostruosi gatti, i <em>nekomata</em>&nbsp;&#8211; troppo esotici, troppo orientali.<br />Seguite questo breve racconto:<br />
<blockquote>Himeko sta portando il bestiame al pascolo, quando scopre di essere seguita da un gigantesco <em>nekomata</em>. Per la poveretta non ci sarebbe niente da fare se non intervenisse la Dea Amaterasu. La Dea, trasformatasi in enorme ratto, riesce infatti ad allontanare il terribile felino.</p></blockquote>
<p>Qual è l&#8217;origine di questo racconto? Folklore nipponico? Invenzione di qualche <em>manga-ka</em> che si è preso troppe radiazioni atomiche? Parto del mio cuore marcio?</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/smq_dea.jpg" alt="La Dea Amaterasu" /><br />
<em>La Dea Amaterasu (al centro)</em></p>
<p>In realtà io ho solo cambiato qualche termine a un fatto di cronaca <strong>italiano</strong>:<br />
<blockquote>Negli anni &#8216;20, nei pressi di Belluno, Serafina dal Pont scoprì un mostruoso gattomammone intento a spaventare alcune mucche al pascolo. La faccenda divenne pericolosa quando l&#8217;orribile gatto spostò la sua attenzione dal bestiame a Serafina. Ma per fortuna intervenne Santa Rita! La Santa, assunto l&#8217;aspetto di un gigantesco topo, indusse il gattomammone a inseguirla, finché entrambi non sparirono nella campagna.</p></blockquote>
<p>E la morale della favola è un invito a non avere pregiudizi. La bellezza del fantastico giapponese risiede in parte proprio nel fatto che gli autori nipponici si fanno pochi scrupoli a mescolare culture, tradizioni, miti e leggende diversissime.<br />Non c&#8217;è un&#8217;intrinseca superiorità del folklore italico (o celtico, o indiano, o di qualunque altra provenienza) rispetto a quello di altri Paesi. E, come si è appena visto sopra, si possono trovare <em>storie oscene in stile manga</em> anche nella nostra immacolata tradizione.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/smq_gatto2.jpg" alt="Serafina dal Pont &#038; il gattomammone" /><br />
<em>Serafina dal Pont fronteggia il gattomammone</em></p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://silvia.gamberi.org/">Il Blog di Silvia</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.wowio.com/users/product.asp?BookId=4770"><em>Tau Zero</em> in lingua originale leggibile online</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.onemanga.com/Cardcaptor_Sakura/"><em>Card Captor Sakura</em> leggibile online (tradotto in inglese)</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Amaterasu">La Dea Amaterasu su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gatto_Mammone">Il Gattomammone su Wikipedia </a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=1938" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		<slash:comments>53</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Haruhi Suzumiya in Libreria</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/07/25/haruhi-suzumiya-in-libreria/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2009/07/25/haruhi-suzumiya-in-libreria/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2009 11:35:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Non Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>

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		<description><![CDATA[È da poco iniziata in Giappone la seconda stagione delle avventure di Haruhi Suzumiya; in realtà vengono ritrasmesse in ordine cronologico le puntate della prima stagione intercalate con puntate inedite. Purtroppo i nuovi episodi si stanno rivelando pessimi: l&#8217;idea dietro Endless Eight è tanto idiota quanto noiosa. Se continua per altre settimane non mi stupirebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È da poco iniziata in Giappone la seconda stagione delle avventure di Haruhi Suzumiya; in realtà vengono ritrasmesse in ordine cronologico le puntate della prima stagione intercalate con puntate inedite. Purtroppo i nuovi episodi si stanno rivelando pessimi: l&#8217;idea dietro <em>Endless Eight</em> è tanto idiota quanto noiosa. Se continua per altre settimane non mi stupirebbe leggere di qualche <em>otaku</em> che si è cavato gli occhi per la disperazione.<br />Non so se i signori di Kyoto Animation si siano bevuti il cervello o pensino sul serio di aumentare le vendite dei DVD con trovate del genere, ma non importa: per fortuna è possibile seguire gli sviluppi nella turbolenta vita di Haruhi anche senza guardare l&#8217;anime. Infatti le puntate televisive sono basate su una serie di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Light_novel"><em>light novel</em></a> (finora sono stati pubblicati nove volumi e un decimo è previsto a breve), e dunque se non piace la trasposizione ci si può rivolgere direttamente ai romanzi.
</p>
<p>Si trovano traduzioni amatoriali in inglese di tutti i nove i volumi, e dei primi cinque anche in italiano. Inoltre Little, Brown &amp; Company ha acquisito i diritti per la pubblicazione in inglese dei primi quattro volumi. Il primo volume è uscito a maggio, il secondo è previsto per ottobre, gli altri due nel 2010. Perciò i feticisti della carta che non conoscono il giapponese possono lo stesso buttare i loro soldi! <em>Sugoi!</em><br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
[See post to watch Flash video]
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>La sigla d’apertura per i nuovi episodi di Haruhi</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Prima di parlare dei romanzi, per chi non ha paura degli <em>spoiler</em> e dell&#8217;imbecillità, due parole su <em>Endless Eight</em>&#8230;
</p>
<table style="width: 100%" cellspacing="1" border="1" cellpadding="12">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4">
<p align="center" style="font-size:medium"><strong>Endless Eight</strong></p>
<p><em>Endless Eight</em> è il titolo di un racconto lungo (circa 15.000 parole) presente nel quinto volume delle <em>light novel</em>. La storia è un classico del fantastico: Haruhi e amici si trovano a rivivere all&#8217;infinito gli ultimi giorni di agosto; il tempo si è ripiegato su se stesso e ha formato una figura chiusa. Non esiste più niente prima dell&#8217;inizio del <em>loop</em> o dopo il 31 di agosto.<br />È lo stesso concetto del film <em>Groundhog Day</em> (<em>Ricomincio da capo</em>), anche se in <em>Endless Eight</em> i personaggi hanno solo intuizione di essere intrappolati nel <em>loop</em> e non ricordano le esperienze delle iterazioni precedenti. Sotto questo aspetto ricorda un po&#8217; <em>The Cookie Monster</em> (<em>I Simulacri</em>) di Vernor Vinge.<br />Nell&#8217;ambito delle <em>light novel</em>, <em>Endless Eight</em> è un episodio secondario e non particolarmente interessante. Non è molto bizzarro per gli standard di Haruhi, non è divertente come <em>Groundhog Day</em> e non è rigoroso nell&#8217;esplorare l&#8217;ipotesi fantascientifica come il romanzo breve di Vinge. Senza contare il finale: il &#8220;colpo di genio&#8221; che permette ai nostri eroi di rompere il <em>loop</em> è un&#8217;emerita cretinata.<br />A fronte di ciò, Kyoto Animation ha deciso di dedicare a <em>Endless Eight</em> <strong>sette</strong> episodi.<sup><a href="#hsl_nota_1">[1]</a></sup><a name="hsl_nota_1_up"></a> <strong>Tutti uguali!</strong> Cambiano le inquadrature, è diversa qualche battuta, i personaggi a ogni iterazione del <em>loop</em> sono vestiti in modo differente, c&#8217;è qualche scena in più o in meno, ma in sostanza sono quasi due mesi che i fan di Haruhi si sorbiscono la stessa vicenda. Ogni settimana. Identica.<br />D&#8217;accordo, Kyoto Animation è riuscita a trasmettere alla perfezione la noia che pervade i personaggi. Poteva evitare.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/hsl_e8.jpg" alt="Endless Eight" /><br />
<em>Kyon disegna un otto. O è il simbolo dell’infinito?</em></p>
</td>
</tr>
</table>
<p style="font-size:medium"><strong>Nota preliminare</strong>
</p>
<p>Ho letto le traduzioni amatoriali in inglese. Non conosco abbastanza il giapponese per dare un giudizio sulla fedeltà rispetto ai testi originali. In assoluto ho trovato la scrittura molto scorrevole. In qualche punto ci sarebbe bisogno di un po&#8217; di editing ma niente d&#8217;importante. Non posso dare un giudizio sulle versioni italiane, non avendole neanche &#8220;sfogliate&#8221;.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Haruhi &amp; Kyon</strong>
</p>
<p>Haruhi Suzumiya è una ragazza quindicenne, all&#8217;inizio delle sue avventure al primo anno di Liceo. Haruhi ha un carattere molto particolare, che combina in egual misura genio, stupidità e testardaggine. Quando si mette in mente di fare qualcosa, non importa quanto improbabile e assurda, riesce sempre nel proprio intento. Haruhi è spesso egoista e cinica; non ha la minima considerazione per gli altri, per la società, leggi e regolamenti. È perennemente annoiata da quello che la circonda, tanto che ignora tutto quanto non sia assolutamente fuori dall&#8217;ordinario. Quello che le interessa sono alieni, viaggiatori del tempo, persone dotate di poteri paranormali e simili.<br />Uno dei suoi più grandi desideri è di essere al centro dell&#8217;Universo; vorrebbe che la Terra girasse intorno a lei.<sup><a href="#hsl_nota_2">[2]</a></sup><a name="hsl_nota_2_up"></a>
</p>
<p>Quello che Haruhi non sa è che si trova <strong>effettivamente</strong> al centro dell&#8217;Universo.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID936243805'), this, 'Mostra la vera natura di Haruhi &#9660;', 'Nascondi &#9650;');">Mostra la vera natura di Haruhi &#9660;</a></p>
<div id='SID936243805' style='display:none;'>
Anzi, è probabile che il mondo come lo conosciamo esista da appena tre anni, da quando Haruhi l&#8217;ha involontariamente creato per soddisfare i propri desideri riguardo alieni, viaggiatori del tempo e persone dotate di poteri paranormali.<br />Haruhi Suzumiya è una sorta di Divinità, inconsapevole del proprio potere. Come il predicatore del curioso romanzo di Mack Reynolds <em>Of Godlike Power</em> (<em>Ed Egli Maledisse lo Scandalo</em>), Haruhi non si rende conto che i propri desideri plasmano la realtà. A complicare la faccenda, quando Haruhi è sotto stress il suo disagio si manifesta sotto forma di creature mostruose che impazzano in universi paralleli, ansiose di penetrare nel nostro mondo. Questi esseri hanno diverse caratteristiche, anche visive, in comune con i mostri dell&#8217;Id di <em>Forbidden Planet</em> (<em>Il Pianeta Proibito</em>).
</div>
<p>
</p>
<p>Come con Sherlock Holmes, dove il protagonista è Holmes, ma il narratore è Watson, così a raccontare le vicende di Haruhi è un compagno di classe, tale Kyon (un soprannome – il vero nome non è mai rivelato).<sup><a href="#hsl_nota_3">[3]</a></sup><a name="hsl_nota_3_up"></a><br />La narrazione è in prima persona sempre con il punto di vista di Kyon. Kyon racconta con tono distaccato; a volte è ironico, a volte suona rassegnato. Gli avvenimenti più strampalati gli scorrono addosso senza lasciare traccia. La sua capacità di sopportazione fisica e mentale lo rende subito simpatico.<br />I dialoghi sono peculiari: spesso Kyon pensa solo le battute, senza pronunciarle, ugualmente chi gli sta parlando risponde in maniera sensata. Così ci si immagina Kyon in silenzio, con le parole che gli si leggono in faccia. <br />Occorre qualche pagina per abituarsi alla &#8220;voce&#8221; di Kyon, anche perché non somiglia molto alla &#8220;voce&#8221; di un adolescente. Tuttavia la perdita di verosimiglianza è compensata da un ottimo narratore. Nei romanzi molti avvenimenti si riveleranno divertenti solo perché filtrati dal punto di vista di Kyon.
</p>
<p><a name="hsl_vol_1"></a>
<p align="left">
<table border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top"><img align="left" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/hsl_vol1.jpg" alt="Copertina di The Melancholy of Suzumiya Haruhi" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top">Titolo originale: <strong>Suzumiya Haruhi no Y?utsu</strong><br />
Titolo inglese: <strong>The Melancholy of Suzumiya Haruhi</strong><br />
Autore: <strong>Nagaru Tanigawa</strong></p>
<p>Anno: <strong>2003</strong><br />
Nazione: <strong>Giappone</strong><br />
Lingua: <strong>Giapponese</strong><br />
Traduzione in lingua inglese: <strong>Baka-Tsuki</strong><br />
Editore: <strong>Kadokawa Shoten</strong></p>
<p>Genere: <strong>Fantascienza, Commedia</strong><br />
Pagine: <strong>307</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Nel primo volume Kyon si trasferisce alla North High School e incontra Haruhi. Malgrado lei lo tratti con freddezza e maleducazione, Kyon rimane affascina to da quella strana ragazza. Un giorno, vendendola depressa e annoiata, perché nessun club scolastico è abbastanza stimolante, le propone di fondarne uno lei.<br />Haruhi prende la palla al balzo e crea la Brigata S.O.S. (<strong><u>S</u></strong>ave the world by <strong><u>O</u></strong>verloading it with fun <strong><u>S</u></strong>uzumiya Haruhi&#8217;s Brigade). Kyon è reclutato a forza e dato che per essere riconosciuto un club scolastico ha bisogno di almeno cinque membri, Haruhi si mette in caccia degli altri tre.<br />Così sono arruolati Yuki Nagato, Mikuru Asahina e Itsuki Koizumi. I tre però non sono lì per caso&#8230;<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID363471234'), this, 'Mostra chi sono i tre &#9660;', 'Nascondi &#9650;');">Mostra chi sono i tre &#9660;</a></p>
<div id='SID363471234' style='display:none;'>
Nagato è un&#8217;interfaccia umanoide costruita da un&#8217;entità aliena per comunicare con i terrestri; la sua missione è osservare Haruhi. Asahina è una viaggiatrice del tempo, proveniente dal futuro; la sua missione è osservare Haruhi. Koizumi è dotato di poteri paranormali e fa parte di una misteriosa Organizzazione, il cui scopo è ovviamente osservare Haruhi.
</div>
<p>
</p>
<p>Kyon scoprirà che essere coinvolto nei progetti di Haruhi &amp; soci è letteralmente la fine del mondo.
</p>
<p>È difficile catalogare il genere a cui appartiene questo primo volume. È un curioso miscuglio tra fantascienza e commedia. In una scena Haruhi costringe Mikuru a vestirsi da coniglietta e a distribuire volantini fuori dalla scuola, nella successiva si discute sul principio antropico o sull&#8217;esistenza di creature di pura informazione. In una scena Haruhi costringe Mikuru a posare vestita da cameriera per il sito web della Brigata S.O.S., in un&#8217;altra scena il problema sono i viaggi nel tempo.<br />Quello che rende piacevole la lettura è lo sguardo di Kyon: è lo stesso sguardo sia a fronte delle questioni più insignificanti sia a fronte di questioni di portata cosmica. Serio e faceto si mescolano creando un&#8217;atmosfera originale; un marchio di fabbrica per l&#8217;universo di Haruhi.
</p>
<p>Il finale, tra fiaba e apocalisse, è particolarmente riuscito, sebbene lasci qualche dubbio.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1091312825'), this, 'Mostra un mio dubbio riguardo il finale &#9660;', 'Nascondi &#9650;');">Mostra un mio dubbio riguardo il finale &#9660;</a></p>
<div id='SID1091312825' style='display:none;'>
Ad esempio, per quale ragione né Asahina né Nagato potevano dire a Kyon quello che doveva fare esattamente?
</div>
<p>
</p>
<p><strong><em>The Melancholy of Suzumiya Haruhi</em></strong> non è il romanzo di fantascienza più intelligente che abbia mai letto, o il più divertente. Rimane però una buona lettura. La storia è affascinante, l&#8217;ambientazione scolastica non è scontata come ci si immaginerebbe e Kyon vale i soldi del biglietto.<br />Può anche valere la pena comprarlo, tenendo però presente che in questo caso la trasposizione televisiva è stata fedele e dunque non si troverà niente di nuovo rispetto all&#8217;anime.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/hsl_ill1.jpg" alt="Una illustrazione dal Capitolo 1" /><br />
<em>Una illustrazione dal Capitolo 1: Haruhi Suzumiya</em></p>
<p><strong>Giudizio:</strong> <a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="Due Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/GB2.gif" alt="Due Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti" align="bottom" /></a></p>
<hr />
<p><a name="hsl_vol_2"></a>
<p align="left">
<table border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top"><img align="left" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/hsl_vol2.jpg" alt="Copertina di The Sighs of Suzumiya Haruhi" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top">Titolo originale: <strong>Suzumiya Haruhi no Tameiki</strong><br />
Titolo inglese: <strong>The Sighs of Suzumiya Haruhi</strong><br />
Autore: <strong>Nagaru Tanigawa</strong></p>
<p>Anno: <strong>2003</strong><br />
Nazione: <strong>Giappone</strong><br />
Lingua: <strong>Giapponese</strong><br />
Traduzione in lingua inglese: <strong>Baka-Tsuki</strong><br />
Editore: <strong>Kadokawa Shoten</strong></p>
<p>Genere: <strong>Fantascienza, Commedia</strong><br />
Pagine: <strong>278</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Nel secondo volume, Haruhi si mette in testa di girare un film per il festival scolastico. Il fatto di non sapere niente di regia, di non disporre delle attrezzature adeguate e di non avere una sceneggiatura non è per lei un ostacolo. Coinvolti Kyon, Asahina, Nagato e Koizumi, le riprese iniziano.
</p>
<p>Chi ha seguito l&#8217;anime ha visto il risultato finale, ovvero la puntata numero zero: <em>The Adventures of Mikuru Asahina Episode 00</em>. Questa seconda <em>light novel</em> è in pratica il dietro le quinte di quell&#8217;episodio. La commedia prevale sul fantastico che ha spazio solo nella parte finale.<br />Purtroppo è difficile mantenere alta la tensione quando solo pochi mesi prima si è sfiorata la fine del mondo. In confronto, i &#8220;pericoli&#8221; insiti in <strong><em>The Sighs of Suzumiya Haruhi</em></strong> sono baggianate. Rimane qualche scena esilarante &#8211; il gatto che disserta di filosofia -, ma poco altro. La risoluzione finale è così banale da far piangere.
</p>
<p>Finora <strong><em>The Sighs of Suzumiya Haruhi</em></strong> non è stato adattato per la TV e non è chiaro se lo sarà mai. Per questo i fan di Haruhi potrebbero essere interessati. Ma leggetelo gratis, non è il caso di spendere soldi.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/hsl_ill2.jpg" alt="Una illustrazione del Capitolo 5" /><br />
<em>Una illustrazione del Capitolo 5: Yuki Nagato e il gatto Shamisen</em></p>
<p><strong>Giudizio:</strong> <a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="0 - Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/stivale.gif" alt="0 - Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti" align="bottom" /></a></p>
<hr />
<p><a name="hsl_vol_3"></a>
<p align="left">
<table border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top"><img align="left" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/hsl_vol3.jpg" alt="Copertina di The Boredom of Haruhi Suzumiya" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top">Titolo originale: <strong>Suzumiya Haruhi no Taikutsu</strong><br />
Titolo inglese: <strong>The Boredom of Haruhi Suzumiya</strong><br />
Autore: <strong>Nagaru Tanigawa</strong></p>
<p>Anno: <strong>2003</strong><br />
Nazione: <strong>Giappone</strong><br />
Lingua: <strong>Giapponese</strong><br />
Traduzione in lingua inglese: <strong>Baka-Tsuki</strong><br />
Editore: <strong>Kadokawa Shoten</strong></p>
<p>Genere: <strong>Fantascienza, Commedia</strong><br />
Pagine: <strong>308</strong></td>
</tr>
</table>
<p>La terza light novel è una collezione di quattro racconti che si collocano tra gli avvenimenti dei primi due volumi.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<em>The Boredom of Suzumiya Haruhi</em>. Il racconto che da il titolo all&#8217;antologia. Haruhi si annoia e decide di iscrivere la Brigata a un torneo di baseball. Peccato che a me del baseball non potrebbe fregare di meno.<br />Ho trovato l&#8217;intero racconto noioso. La parte fantastica con la mazza &#8220;magica&#8221; è cliché. Il finale è assurdo &#8211; Kyon che fa cambiare idea ad Haruhi con un paio di battute? Non ha senso! Brutto racconto.<br />Nelle note in appendice al volume, l&#8217;autore dichiara di non sapere bene neanche lui se <em>Boredom</em> sia o no un buon racconto, non avendo ricevuto commenti in proposito, né negativi, né positivi. Evidentemente anche in Giappone ogni tanto si stende un velo pietoso.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<em>Bamboo Leaf Rhapsody</em>. Kyon viaggia indietro nel tempo per aiutare Haruhi bambina. Questo racconto è in pratica il vero prologo per la quarta <em>light novel</em>, <strong><em>The Disappearance of Suzumiya Haruhi</em></strong>. Preso di per sé non è niente di speciale, e l&#8217;importanza di certi elementi (per esempio il nome &#8220;John Smith&#8221;) non la si può intuire. Lascia il tempo che trova.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<em>Mystérique Sign</em>. Il presidente del club del Computer – un club scolastico che già ha subito soprusi da parte di Haruhi – scompare. La sua ragazza decide di chiedere aiuto proprio ad Haruhi.<br />È un racconto di fantascienza non proprio sensato. Gli avvenimenti lasciano perplessi e non in maniera positiva.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1025480296'), this, 'Mostra un fatto che lascia perplessi &#9660;', 'Nascondi &#9650;');">Mostra un fatto che lascia perplessi &#9660;</a></p>
<div id='SID1025480296' style='display:none;'>
È stata Nagato a organizzare il tutto? Ci sono molto indizi in questo senso, non si capisce però il <em>perché</em>.
</div>
<p>
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<em>Lone Island Syndrome</em>. La Brigata decide di trascorre tre giorni di vacanza su un&#8217;isola nel mezzo dell&#8217;oceano, ospiti di un ricco parente di Koizumi. La situazione si mette male quando una persona è assassinata e un&#8217;altra sparisce in circostanze sospette.<br />Neanche una goccia di fantastico in questo racconto che è un giallo. Un buon giallo, finché non si giunge alle ultime pagine, quando il mistero è svelato in un dialogo sbrigativo. Si rimane con l&#8217;amaro in bocca, come se l&#8217;autore avesse dovuto troncare la storia contro la sua volontà.<br />E infatti nelle note Nagaru Tanigawa conferma: con <em>Lone Island Syndrome</em> aveva sforato rispetto al numero di pagine previsto. Peccato.
</p>
<p>Un racconto brutto, due così così, e l&#8217;ultimo che sarebbe potuto essere notevole, ma avrebbe avuto bisogno di più spazio. Contando che i quattro racconti sono stati tutti e quattro adattati abbastanza fedelmente, se si è già visto l&#8217;anime non vale la pena leggere questa <em>light novel</em>. Tanto meno comprarla, quando uscirà.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/hsl_ill3.jpg" alt="Una illustrazione da Mystérique Sign" /><br />
<em>Una illustrazione da Mystérique Sign: Yuki Nagato</em></p>
<p><strong>Giudizio:</strong> <a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="0 - Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/stivale.gif" alt="0 - Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti" align="bottom" /></a></p>
<hr />
<p><a name="hsl_vol_4"></a>
<p align="left">
<table border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top"><img align="left" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/hsl_vol4.jpg" alt="Copertina di The Disappearance of Suzumiya Haruhi" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top">Titolo originale: <strong>Suzumiya Haruhi no Sh?shitsu</strong><br />
Titolo inglese: <strong>The Disappearance of Suzumiya Haruhi</strong><br />
Autore: <strong>Nagaru Tanigawa</strong></p>
<p>Anno: <strong>2004</strong><br />
Nazione: <strong>Giappone</strong><br />
Lingua: <strong>Giapponese</strong><br />
Traduzione in lingua inglese: <strong>Baka-Tsuki</strong><br />
Editore: <strong>Kadokawa Shoten</strong></p>
<p>Genere: <strong>Fantascienza, Commedia</strong><br />
Pagine: <strong>254</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Il tono della quarta <em>light novel</em> si distacca da quello dei volumi precedenti. La storia ha un&#8217;impronta seria che lascia poco spazio alla commedia. Inoltre è il primo romanzo dove Kyon oltre a essere narratore è anche protagonista.<br />Dopo un prologo nel quale Haruhi espone alla Brigata i suoi piani per le imminenti festività natalizie, niente lascia intuire che il mondo stia per cambiare. E invece la mattina dopo Kyon scopre che Haruhi è scomparsa, e non solo: nessuno la conosce, la Brigata S.O.S. non è mai esistita e personaggi che dovrebbero essere morti sono tornati in vita. Unico indizio: una misteriosa nota lasciata forse da Nagato.
</p>
<p>La prima parte è brillante. Il disorientamento di Kyon e la sua paura di aver perso per sempre Haruhi sono resi con maestria. Poi qualcosa si inceppa. La logica della storia si incrina. Diverse situazioni si sviluppano solo <em>perché sì!!!</em> – <em>perché è fantasy!!!</em>. Il finale è un classico <em>deus ex machina</em>.<br />Anche dal punto di vista della caratterizzazione dei personaggi non tutto fila liscio: la scelta decisiva che compie Kyon è per molti versi immotivata.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID849291360'), this, 'Mostra un dettaglio della scelta &#9660;', 'Nascondi &#9650;');">Mostra un dettaglio della scelta &#9660;</a></p>
<div id='SID849291360' style='display:none;'>
Davvero non mi è chiaro perché Kyon dovrebbe preferire l&#8217;Haruhi con i poteri divini incontrollabili all&#8217;Haruhi normale ragazza.
</div>
<p>
</p>
<p>Alcune scene sono d&#8217;impatto ed emozionanti – Kyon disposto a disfare il mondo pur di aiutare Nagato –, ma insomma, per chi non è fan sfegatato c&#8217;è poca carne in cui affondare i denti.
</p>
<p>Voci di corridoio insistono che <strong><em>The Disappearance of Suzumiya Haruhi</em></strong> dovrebbe rientrare tra le nuove puntate dell&#8217;anomala seconda stagione TV. Per ora non si è visto niente. Dunque: leggere solo se si è fan, non comprare quando uscirà l&#8217;edizione cartacea.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/hsl_ill4.jpg" alt="Una illustrazione dal Capitolo 3" /><br />
<em>Una illustrazione dal Capitolo 3: Haruhi Suzumiya</em></p>
<p><strong>Giudizio:</strong> <a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="0 - Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/stivale.gif" alt="0 - Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti" align="bottom" /></a></p>
<hr />
<p style="font-size:medium"><strong>Conclusione. Per ora</strong>
</p>
<p>Lo scopo di una recensione è consigliare l&#8217;acquisto o meno del prodotto recensito. Quattro volumi delle <em>light novel</em> sono stati annunciati e quei quattro ho recensito. Sto comunque leggendo anche gli altri romanzi (sono al sette) e ne riparlerò.<br />In generale si tratta di letture gradevoli, il livello medio delle storie è buono. Le trame ogni tanto hanno i loro buchi, ma non c&#8217;è mai la sensazione che l&#8217;autore stia prendendo per i fondelli chi legge – sensazione invece familiare con gli autori del fantastico nostrani.
</p>
<p>Però una certa stanchezza è evidente. Lo stesso Nagaru Tanigawa ammette che non si aspettava di avere così successo, né aveva previsto di scrivere una serie di romanzi così lunga. La mancanza di progettazione si nota: nella prima <em>light novel</em> gli avvenimenti hanno una loro coerenza e verosimiglianza che non si riscontra nei volumi successivi. L&#8217;uso continuo di certi espedienti triti – come i viaggi nel tempo – per mettere una pezza a situazioni insostenibili diventa presto fastidioso.
</p>
<p>I romanzi di Haruhi dovrebbero essere per ragazzi o <em>young adult</em>, tuttavia sono i classici romanzi adatti a grandi e piccini. Almeno il primo lo consiglio a tutti.
</p>
<p>Piccola precisazione finale: trovo fastidioso come venga usato impropriamente il termine <em>young adult</em>. Quelli che leggono e apprezzano i romanzi della Troisi, della Meyer, della Strazzu o di G.L. non sono <em>young adult</em>, è gente o del tutto a digiuno del genere o cerebrolesa. Tutt&#8217;altre categorie.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>note:<br /><a name="hsl_nota_1"></a>&nbsp;<sup>[1]</sup>&nbsp;<a href="#hsl_nota_1_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Al momento in cui scrivo <em>Endless Eight</em> sarà composto da almeno sette episodi. Le ipotesi più probabili sono che si concluda all&#8217;ottavo episodio o al tredicesimo &#8211; facendo coincidere la fine di agosto nell&#8217;anime con la fine di agosto nel mondo reale.<br />
<a name="hsl_nota_2"></a></p>
<p>&nbsp;<sup>[2]</sup>&nbsp;<a href="#hsl_nota_2_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Nel racconto <em>Bamboo Leaf Rhapsody</em>, contenuto nella terza <em>light novel</em>, Haruhi esprime i seguenti desideri:
<ul>
<li>di essere lei al centro del mondo.</li>
<li>che la Terra cominci a ruotare al contrario.</li>
</ul>
<p>Per confronto, in <em>The Man Who Could Work Miracles</em> (<em>L&#8217;Uomo dei Miracoli</em>) di H.G. Wells, uno degli ultimi desideri del protagonista è fermare la rotazione terrestre.<br />
<a name="hsl_nota_3"></a></p>
<p>&nbsp;<sup>[3]</sup>&nbsp;<a href="#hsl_nota_3_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Nella puntata dell&#8217;anime <em>Remote Island Syndrome II</em>, la stessa Haruhi paragona Kyon al dottor Watson.
</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.baka-tsuki.org/project/index.php?title=Suzumiya_Haruhi_~_Italian_Version">Le light novel di Haruhi Suzumiya leggibili online in Italiano</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.baka-tsuki.org/project/index.php?title=Suzumiya_Haruhi">Le light novel di Haruhi Suzumiya leggibili online in Inglese</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Melancholy-Haruhi-Suzumiya-Vol-1/dp/0316039012/">Il primo volume acquistabile su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_jp.png" alt="bandiera JP" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.kadokawa.co.jp/sp/200603-04/">Il sito ufficiale delle light novel</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_malinconia_di_Haruhi_Suzumiya"><em>Haruhi Suzumiya</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://haruhi.wikia.com/wiki/Main_Page">Haruhi Wiki</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ricomincio_da_capo"><em>Ricomincio da capo</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/I_simulacri_%28Vernor_Vinge%29"><em>I Simulacri</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ed_egli_maledisse_lo_scandalo"><em>Ed Egli Maledisse lo Scandalo</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_pianeta_proibito"><em>Il Pianeta Proibito</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikisource.org/wiki/The_Man_Who_Could_Work_Miracles"><em>The Man Who Could Work Miracles</em> leggibile online</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Esbat</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/06/24/esbat/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2009/06/24/esbat/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 17:47:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Una segnalazione un po&#8217; particolare, perché riguarda un romanzo che non è uscito su emule – almeno per ora (EDIT: uscito). Il romanzo in questione è Esbat, pubblicato a inizio mese da Feltrinelli. L&#8217;autrice è Lara Manni.

Copertina di Esbat
È un romanzo che meriterebbe una recensione, ma purtroppo non sono nella posizione di farla. Infatti ho [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una segnalazione un po&#8217; particolare, perché riguarda un romanzo che non è uscito su emule – almeno per ora (<strong>EDIT</strong>: <a href="http://fantasy.gamberi.org/2010/01/20/esbat-di-nuovo/">uscito</a>). Il romanzo in questione è <strong><em>Esbat</em></strong>, pubblicato a inizio mese da Feltrinelli. L&#8217;autrice è <a href="http://laramanni.wordpress.com/about/">Lara Manni</a>.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sss_esbat.jpg" alt="Copertina di Esbat" /><br />
<em>Copertina di Esbat</em></p>
<p>È un romanzo che meriterebbe una recensione, ma purtroppo non sono nella posizione di farla. Infatti ho conosciuto via Internet l&#8217;autrice ormai più di un anno fa, ho discusso con lei la storia e le ho anche suggerito qualche idea per la trama. Sono orgogliosa che alcune di queste idee siano arrivate alla stesura finale.<br />Non potrei recensire in maniera imparziale un romanzo al quale ho contribuito, seppure in piccolissima parte.<br />Posso però dire di aver apprezzato. <strong>Secondo me è un bel romanzo</strong>. Ha la sua dose di difetti, ma i pregi sono in maggior numero. Più gamberi freschi che gamberi marci.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>La protagonista di <strong><em>Esbat</em></strong> è una disegnatrice di manga cinquantenne. È ricca e famosa, e ha appena terminato di disegnare l&#8217;ultimo volume della sua serie più celebre. O meglio, crede di aver terminato, perché proprio quando sta per mettere la parola &#8220;fine&#8221; alla storia, si presenta da lei il demone Hyoutsuki, uno dei personaggi del manga.<br />Il demone è scontento di come finisce la serie e pretende che l&#8217;ultimo capitolo venga riscritto. Seguono complicazioni.
</p>
<p>L&#8217;idea dei personaggi che escono dalle pagine e interagiscono con i loro creatori non è delle più originali, però in <strong><em>Esbat</em></strong> la vicenda prende svolte inattese e non scivola quasi mai nel banale.<br />Il romanzo è ambientato tra il Giappone e l&#8217;Italia. La parte giapponese dell&#8217;ambientazione è inconsueta e ben resa: penso possa incuriosire anche chi crede che gli <em>otaku</em> siano dolcetti alle mandorle.<br />Lo stile è scorrevole. C&#8217;è qualche problemino qui e là, ma anche scene descritte con maestria. Nel complesso il livello è ampiamente sopra la media.
</p>
<p>È un romanzo <em>urban fantasy</em> che consiglio in particolar modo a chi è appassionato di manga e Giappone, fermo restando che credo possa piacere a chiunque.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Due noticine finali:
<ul>
<li>Su diversi siti ho visto <strong><em>Esbat</em></strong> catalogato come &#8220;horror&#8221;. Direi che non è vero. Ci sono alcune scene violente – logica conseguenza degli sviluppi della trama –, ma in nessun punto mi è parso che lo scopo dell&#8217;autrice fosse orripilare o terrorizzare il lettore. Anzi, l&#8217;autrice evita sempre il <em>gore</em>, la macelleria, anche quando tratteggia scene che si presterebbero (ovviamente qui ognuno giudichi secondo i suoi gusti se si tratti di pregio o difetto). Perciò, a meno che non siate come Bella di <em>Twilight</em>, che sviene alla vista di una goccia di sangue, non troverete chissà quali orrori in <strong><em>Esbat</em></strong>. Fantasia però sì.</li>
<li>È vero che <strong><em>Esbat</em></strong> è il primo volume di una trilogia. <strong>Ma la storia si conclude</strong>. È un romanzo autoconclusivo, niente di importante è lasciato in sospeso.</li>
</ul>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=1848" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fantasy.gamberi.org/2009/06/24/esbat/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>115</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gli Indiscussi Maestri di Sanctuary</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/06/12/gli-indiscussi-maestri-di-sanctuary/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2009/06/12/gli-indiscussi-maestri-di-sanctuary/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 18:07:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[



Titolo originale: Sanctuary
Autori: Indiscussi Maestri
Anno: 2009
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Editore: Asengard
Genere: Racconti Urban Fantasy
Pagine: 320


Nota: questo articolo sarà infarcito di termini stranieri – oh, yeah! – per adeguarsi allo stile proposto da Alan D. Altieri nell&#8217;introduzione del volume[1]. Se lui scrive così, dev&#8217;essere giusto!
* * *

Sanctuary è una raccolta di racconti urban fantasy, ambientati nell&#8217;immaginaria città di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top"><img align="left" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/san2_sanctuary.jpg" alt="Copertina di Sanctuary" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top">Titolo originale: <strong>Sanctuary</strong><br />
Autori: <strong>Indiscussi Maestri</strong></p>
<p>Anno: <strong>2009</strong><br />
Nazione: <strong>Italia</strong><br />
Lingua: <strong>Italiano</strong><br />
Editore: <strong>Asengard</strong></p>
<p>Genere: <strong>Racconti Urban Fantasy</strong><br />
Pagine: <strong>320</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Nota: questo articolo sarà infarcito di termini stranieri – <em>oh, yeah!</em> – per adeguarsi allo stile proposto da Alan D. Altieri nell&#8217;introduzione del volume<a name="san2_nota_1_up"></a><sup><a href="#san2_nota_1">[1]</a></sup>. Se lui scrive così, dev&#8217;essere giusto!</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p><strong><em>Sanctuary</em></strong> è una raccolta di racconti <em>urban fantasy</em>, ambientati nell&#8217;immaginaria città di Sanctuary. Gli autori dei racconti sono nomi più o meno noti del fantasy italiano. Il curatore dell&#8217;antologia, Luca Azzolini, li definisce &#8220;indiscussi maestri della parola scritta&#8221;. L&#8217;introduzione, come già accennato, è di Alan D. Altieri.<br />Dovrei aggiungere che <strong>in teoria</strong> i racconti sono ambientati a Sanctuary. In pratica buona parte potrebbero essere ambientanti ovunque, a Sanctuary come a Cefalù. Se si cerca una consistenza nell&#8217;ambientazione passando da racconto a racconto si rimarrà delusi; qui ognuno ha scritto come gli è parso, infischiandosene di quello che avevano scritto gli altri. Il che non è necessariamente un male, basta saperlo.
</p>
<p><span style="font-size:medium"><strong>Il &#8220;Santuario&#8221; delle sfide</strong></span> di Alan D. Altieri
</p>
<p>L&#8217;introduzione di Altieri è una sorta di lungo <em>flamebait</em>. Dopo che la storia del fantasy è riassunta, da Gilgamesh a George R.R. Martin, in poco più di una paginetta, Altieri si lancia in ogni sorta di iperbole per esaltare l&#8217;antologia e i vari autori. Così si possono leggere passaggi di questo tenore:<br />
<blockquote>I non-parametri della ibridizzazione e dello scavalcamento ragionato dei confini dell&#8217;immaginario sono anche le colonne portanti di &#8220;Sanctuary&#8221;, proposta antologica del tutto <em>ground-breaking</em>, sia nel senso dell&#8217;apertura a scenari assolutamente sorprendenti che per le aggregazioni completamente innovative.</p></blockquote>
<p>A parte un generico &#8220;eh?&#8221;, mi domando che senso abbia questo genere di sbrodolate. Se tu mi parli di &#8220;scavalcamento ragionato dei confini dell&#8217;immaginario&#8221; o di &#8220;scenari assolutamente sorprendenti&#8221;, io pongo come pietre di paragone per <strong><em>Sanctuary</em></strong> antologie quali <em>The New Weird</em> o <em>The Bizarro Starter Kit</em>, e <strong><em>Sanctuary</em></strong> appare ancora più misera e triste di quanto in effetti non sia.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/san2_bizarro.jpg" alt="Copertina de The Bizarro Starter Kit" /><br />
<em>I due volumi (arancione e blu) del Bizarro Starter Kit. Ne parlerò prossimamente</em></p>
<p>Prosegue Altieri:<br />
<blockquote>In &#8220;Sanctuary&#8221;, tredici autori che più diversi non potrebbero essere, attraverso tredici storie che più temerarie non potrebbero risultare, arrivano a formare una squadra di eccezionale coesione multi-tematica in un unico contenitore narrativo.</p></blockquote>
<p>&#8220;tredici storie che più temerarie non potrebbero risultare&#8221;&#8230; peccato che abbia smesso a nove anni di credere a Babbo Natale.<br />E ancora:<br />
<blockquote>Siamo in bilico tra Shangri-La e Settimo Cerchio, megalopoli e necropoli, tempio e simulacro, meta-industria e sub-mondo. &#8220;Sanctuary&#8221; è simultaneamente tutti i luoghi e nessun luogo, se non il paesaggio evocato nei recessi più estremi della mente.<br />[...]<br />Di fronte a un&#8217;opera come &#8220;Sanctuary&#8221;, sociale e magica, politica e gotica, temeraria e inaspettata, sono due le direttive primarie: allacciate le cinture. E non perdetela.</p></blockquote>
<p>In mezzo a questa parata di complimenti, Altieri pone dodici domande (retoriche), una per ogni racconto, le riporterò via via.
</p>
<p>Considerazione generale: se una persona sta leggendo l&#8217;introduzione di solito ha già acquistato il volume. Specie in questo caso, dato che Asengard è una piccola casa editrice e dunque è difficile trovare i suoi libri nelle librerie. È raro poterli sfogliare prima di comprarli. Dunque se il <strike>fesso</strike> lettore fantasy di turno ha già cacciato i soldi c&#8217;è bisogno di continuare a blandirlo? Non si potrebbero usare le pagine dell&#8217;introduzione per scrivere qualcosa d&#8217;interessante? No, eh? Peccato.
</p>
<p><span style="font-size:medium"><strong>L&#8217;inizio di ogni fine / La fine di ogni inizio</strong></span> di Luca Azzolini
</p>
<p>Azzolini apre e chiude l&#8217;antologia fornendo una &#8220;cornice&#8221; per gli altri racconti. Non mi sembra che l&#8217;accoppiata prologo più epilogo di Azzolini possa essere considerata un racconto, dunque non esprimerò alcun giudizio. Comunque l&#8217;idea di fondo – originalissima, più che <em>ground-breaking</em>, <em>mind-blowing awesome</em> –, è che ognuno dei racconti che seguirà sia una carta dei tarocchi. UAU.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/san2_fool.jpg" alt="Il Matto" /><br />
<em>Tarocchi: Il Matto&#8230;</em></p>
<hr />
<div style="background-color:#fff4f4;">
<p><span style="font-size:medium"><strong>La casa dei millepiedi</strong></span> di Pierdomenico Baccalario
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/alt_dom3.png" alt="Icona di Altieri domanda" align="bottom" />&nbsp;<strong>La Domanda di Altieri</strong>: Che cosa nasconde l&#8217;antro iper-meccanizzato chiamato &#8220;La Casa dei Millepiedi&#8221;, creazione del celebrato autore per ragazzi e <em>young adults</em> Pierdomenico Baccalario?<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gam_ris.png" alt="Icona di Gamberetta risponde" align="bottom" />&nbsp;<strong>La Risposta di Gamberetta</strong>: La Casa dei Millepiedi contiene millepiedi. Da non crederci.
</p>
<p>Nel racconto di Baccalario si viene trasportati in un mondo a metà fra quello di <em>1984</em> e quello del <em>Grande Fratello</em> televisivo. Tutti sono spiati, sempre spiati, il sesso è peccato, la vita è grama, <em>same old same old</em>. Nonostante la banalità dell&#8217;ambientazione il racconto scorre bene, e suscita un certo interesse. Il finale, con l&#8217;introduzione a forza di una Dea che passava per caso di lì, è tanto repentino quanto stupido. L&#8217;occasione sprecata riguarda proprio la Casa dei Millepiedi, ovvero una teca contenente millepiedi che il protagonista tiene in casa. È l&#8217;unico elemento inusuale e curioso, sarebbe stato bello se avesse avuto un ruolo nella vicenda, a parte quello di fare da arredamento.<br />Baccalario scrive con sufficiente competenza, e nel complesso non posso dire che il racconto sia brutto. Orwell bilancia Taricone, i Gamberi freschi sono tanti quanti i Gamberi marci.
</p>
<p>Giudizio: <a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="0 - Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/stivaler.png" alt="0 - Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti" align="bottom" /></a>
</p>
</div>
<p><span style="font-size:medium"><strong>La fabbrica delle leghe perfette</strong></span> di Solomon Troy Cassini
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/alt_dom3.png" alt="Icona di Altieri domanda" align="bottom" />&nbsp;<strong>La Domanda di Altieri</strong>: Quale metallo polimorfo sta venendo forgiato ne &#8220;La Fabbrica delle Leghe Perfette&#8221;, progettazione termomeccanica di Solomon Troy Cassini, sorprendente autore SF &amp; Fantasy?<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gam_ris.png" alt="Icona di Gamberetta risponde" align="bottom" />&nbsp;<strong>La Risposta di Gamberetta</strong>: Si sta forgiando <em>fuffa</em> pura al 100%.
</p>
<p>Questo è un disastro, probabilmente il racconto peggiore dell&#8217;antologia. Si comincia con quasi quattro pagine di <em>infodump</em> noioso e inutile, scritto in uno stile retorico e pesante. Per dare l&#8217;idea, questo è l&#8217;incipit:<br />
<blockquote>Ogni luce, per fioca che sia, genera da qualche parte un&#8217;ombra, magari a stento visibile. Allo stesso modo una vetta non può troneggiare priva di un pianoro che la circondi, così come una vittoria gloriosa non avrebbe valore alcuno senza i suoi dolenti sconfitti. A dispetto di tutto, perfino del buon senso, ogni paradiso deve avere nei paraggi il suo bravo inferno, e tenerselo anche ben stretto se vuole continuare a illudersi d&#8217;essere più virtuoso.</p></blockquote>
<p>Si continua poi con una lunga &#8220;cornice&#8221;; il racconto vero e proprio si sviluppa solo nelle ultime tre pagine. Una storiella esile esile e del tutto scontata.<br />L&#8217;ambientazione – un gigantesco complesso metallurgico – è abbastanza curata, ma i particolari sono spesso cliché: i nani operai, i draghi che fondono i metalli con il fiato di fuoco, ecc.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/san2_nano.jpg" alt="Nano si riposa" /><br />
<em>Un nano si riposa dopo una giornata in fabbrica</em></p>
<p>Scritto male, vicenda impalpabile, nessun elemento fantastico degno di nota: Brutto con la B maiuscola.</p>
<p>Giudizio: <a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="Due Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/GC2.gif" alt="Due Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti" align="bottom" /></a>
</p>
<div style="background-color:#fff4f4;">
<p><span style="font-size:medium"><strong>Le colpe dei padri</strong></span> di Franco Clun
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/alt_dom3.png" alt="Icona di Altieri domanda" align="bottom" />&nbsp;<strong>La Domanda di Altieri</strong>: In quale baratro tutt&#8217;altro che dimenticato ci proietteranno &#8220;Le Colpe dei Padri&#8221;, mappatura di una delle grandi vergogne del genere umano tracciata dall&#8217;ottimo Franco Clun, ex-colonna vertebrale di Delos Books e vate del <em>Fantasy</em> italiano?<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gam_ris.png" alt="Icona di Gamberetta risponde" align="bottom" />&nbsp;<strong>La Risposta di Gamberetta</strong>: Qui si finisce del baratro della pessima narrativa. E concordo che la pessima narrativa sia una delle grandi vergogne del genere umano.
</p>
<p>Il racconto di Clun è una <em>fan fiction</em> ispirata a <em>Se questo è un uomo</em> di Primo Levi. L&#8217;unica operazione che compie Clun è sostituire ebrei e criminali con angeli e nani. Infatti le creature magiche sono &#8220;diverse&#8221; e vanno sterminate, perché non inquinino il <em>pool</em> genetico della specie umana.<br />Il lager è <em>Nazi-style</em>, la numerazione dei prigionieri è simile, gli episodi narrati hanno più di un punto in comune con analoghi episodi raccontati da Levi. La differenza è che Primo Levi sapeva scrivere, e il suo libro è pieno di particolari concreti e impressionanti, Clun è molto meno bravo e per descrivere l&#8217;orrore troppo spesso si rifugia nel dire che è orribile. L&#8217;angelo con le ali nere di nome Lucifero fa alzare gli occhi al cielo per la tristezza.<br />In un paio di punti credo manchino i caporali di inizio e fine dialogo, e quei passaggi sono difficili da seguire.<br />Scrittura incerta, trama banalissima, fantastico assente o quasi: un altro Brutto racconto, con la B maiuscola.
</p>
<p>Giudizio: <a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="Due Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/GC2r.png" alt="Due Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti" align="bottom" /></a>
</p>
</div>
<p><span style="font-size:medium"><strong>Le storie che nascono in questa città</strong></span> di Francesco Dimitri
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/alt_dom3.png" alt="Icona di Altieri domanda" align="bottom" />&nbsp;<strong>La Domanda di Altieri</strong>: Per quale motivo si è pronti a uccidere per il possesso dell&#8217;idolo al centro de &#8220;Le Storie che Nascono in Questa Città&#8221;, ideato dal multiforme Francesco Dimitri, una tra le voci più significative dell&#8217;ultima generazione della saggistica e del fantastico?<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gam_ris.png" alt="Icona di Gamberetta risponde" align="bottom" />&nbsp;<strong>La Risposta di Gamberetta</strong>: Si uccide perché così ordina il copione.
</p>
<p>Dimitri mette in scena una classica storia di &#8220;maledizione&#8221;. Il racconto scivola benissimo, il passaggio da un personaggio all&#8217;altro è gestito con maestria, dal punto di vista stilistico è forse il testo migliore. Purtroppo non si può dire lo stesso della storia. È cliché, priva o quasi di elementi fantastici, priva dell&#8217;ironia che una vicenda così scontata meriterebbe. Il finale &#8220;distrugge&#8221; anche quel poco di fantastico sopravvissuto fin lì. L&#8217;ambientazione è del tutto generica. Nonostante con fin troppa insistenza i personaggi parlino di Sanctuary, la storia potrebbe essere ambientata tanto a Sanctuary quanto a Canicattì. <br />Valutazione difficile: è il racconto che si legge più volentieri ma lascia un retrogusto amaro. In fondo buono, però si poteva far di meglio.
</p>
<p>Giudizio: <a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="Un Gambero Fresco: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/GB1.gif" alt="Un Gambero Fresco: clicca per maggiori informazioni sui voti" align="bottom" /></a><br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
[See post to watch Flash video]
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Il racconto di Dimitri in poco più di un minuto, grazie agli Happy Tree Friends</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div style="background-color:#fff4f4;">
<p><span style="font-size:medium"><strong>Anobium</strong></span> di Francesco Falconi
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/alt_dom3.png" alt="Icona di Altieri domanda" align="bottom" />&nbsp;<strong>La Domanda di Altieri</strong>: È forse una sensuale, letale banscea, erinni erotica della mitologia celtica, la <em>dark lady</em> che si aggira in cerca di preda nello <em>underworld</em> di &#8220;Anobium&#8221;, sortilegio evocato da Francesco Falconi, autore che ha tramutato l&#8217;ingegneria in <em>Fantasy</em> ?<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gam_ris.png" alt="Icona di Gamberetta risponde" align="bottom" />&nbsp;<strong>La Risposta di Gamberetta</strong>: Ma cosa va a pensare, signor Altieri? La <em>dark lady</em> sarà certamente una suora!
</p>
<p>Falconi scrive un racconto sorprendentemente <em>trash</em>. Non so fino a che punto sia una scelta consapevole, meglio non indagare. Rimane il fatto che la diavolessa protagonista è forse il personaggio che più rimane impresso dell&#8217;intera antologia. Non che sia proprio una buona notizia.<br />La storia è a tratti volgare, a tratti stupida, non molto coerente, il finale è buttato lì come capita – esponendo fatti che il lettore non avrebbe in alcuna maniera potuto prevedere. È un po&#8217; come l&#8217;omicidio nella stanza chiusa: se a uccidere il disperato nella stanza chiusa è stato un rospo con poteri telepatici, bisognare illustrare l&#8217;esistenza di tale batrace <strong>prima</strong> della rivelazione, altrimenti il lettore si sentirà gabbato.<br />Comunque la narrazione condotta in prima persona con buona abilità e la squinternata simpatia che suscita la protagonista rendono il racconto decente.
</p>
<p>Giudizio: <a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="0 - Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/stivaler.png" alt="0 - Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti" align="bottom" /></a>
</p>
</div>
<p><span style="font-size:medium"><strong>Mirror Blues</strong></span> di Fabrizio Furchì
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/alt_dom3.png" alt="Icona di Altieri domanda" align="bottom" />&nbsp;<strong>La Domanda di Altieri</strong>: Quali magiche sonorità saprà invece regalarci il &#8220;Mirror Blues&#8221; di Fabrizio Furchì, qui al suo esordio?<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gam_ris.png" alt="Icona di Gamberetta risponde" align="bottom" />&nbsp;<strong>La Risposta di Gamberetta</strong>: Il suono del silenzio.
</p>
<p>Una misteriosa droga dona momentanei poteri magici e, troppo spesso, la morte a chi la consuma. Un chitarrista che ha stretto un patto col Diavolo, indaga&#8230;<br />La trama non brilla per originalità (non riesco a contare quante indagini su nuove droghe mirabolanti ho già seguito), ma l&#8217;ambientazione è buona. Questo è forse l&#8217;unico racconto che non potrebbe essere ambientato ovunque. Gli elementi fantastici sono diversi e ben integrati nella storia. Non sempre sono elementi interessanti, ma ci sono: è già molto visto l&#8217;andazzo.<br />La scrittura è il punto debole del racconto. Ci sono piccoli errori – qualche aggettivo di troppo, qualche similitudine balorda, <em>infodump</em> evitabile –, ma soprattutto manca il coinvolgimento con il protagonista. La telecamera segue il nostro eroe con sguardo neutro e l&#8217;azione non è tale da sola da appassionare. È troppo il distacco del lettore dal chitarrista.<br />Nel complesso rimane un racconto passabile.
</p>
<p>Giudizio: <a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="0 - Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/stivale.gif" alt="0 - Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti" align="bottom" /></a>
</p>
<div style="background-color:#fff4f4;">
<p><span style="font-size:medium"><strong>Il ditirambo di Samarat</strong></span> di Michele Giannone
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/alt_dom3.png" alt="Icona di Altieri domanda" align="bottom" />&nbsp;<strong>La Domanda di Altieri</strong>: Qual è il segreto nel nome del quale ogni crimine, perfino il più efferato, viene commesso così da garantire l&#8217;esistenza della società iper-meccanizzata di &#8220;Il Ditirambo di Samarat&#8221;, struttura del bravo Michele Giannone, voce <em>Fantasy</em> in ascesa?<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gam_ris.png" alt="Icona di Gamberetta risponde" align="bottom" />&nbsp;<strong>La Risposta di Gamberetta</strong>: Domanda trabocchetto? Il segreto è il segreto di Pulcinella!!! Ah, signor Altieri, guardi che la roba iper-meccanizzata era la cosa con i millepiedi. Riciclare gli aggettivi non è <em>cool</em>.
</p>
<p>Giannone scrive un racconto con stile decente, peccato che la storia sia un miscuglio di scene già viste mille volte (l&#8217;hacker più <em>1337</em> che ci sia che recupera i dati crittati dalla chiavetta USB&#8230;) e si basi su una solenne idiozia di fondo.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/san2_hackers.jpg" alt="Acid Burn e Zero Cool" /><br />
<em>Angelina Jolie “Acid Burn” e Johnny Lee Miller “Zero Cool”(sic) protagonisti del film Hackers. “1337” in leetspeak significa “elite”</em></p>
<p>In poche parole: un culto di svitati sta per evocare sulla Terra un Dio (alieno?) che potrebbe portare alla scomparsa del genere umano; il più potente industriale di Sanctuary lo sa e&#8230; decide di inviare a fermare gli svitati <strong>un solo sicario armato di coltello</strong>. Che si può dire? Che almeno la buona volontà ce l&#8217;ha messa?<br />Un racconto che lo stile salva dall&#8217;essere illeggibile, ma che rimane <em>very very sad</em>.</p>
<p>Giudizio: <a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="Un Gambero Marcio: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/GC1r.png" alt="Un Gambero Marcio: clicca per maggiori informazioni sui voti" align="bottom" /></a>
</p>
</div>
<p><span style="font-size:medium"><strong>Angeli e uomini</strong></span> di Cecilia Randall
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/alt_dom3.png" alt="Icona di Altieri domanda" align="bottom" />&nbsp;<strong>La Domanda di Altieri</strong>: Sono angeli, demoni o entrambi quelli che si battono all&#8217;ultimo sangue per ottenere l&#8217;ammissione alla Loggia, famigerata quanto infame società segreta al centro di &#8220;Angeli e Uomini&#8221;, rivisitazione criminal-religiosa a firma della multiforme Cecilia Randall?<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gam_ris.png" alt="Icona di Gamberetta risponde" align="bottom" />&nbsp;<strong>La Risposta di Gamberetta</strong>: Sono a) angeli, b) demoni, c) entrambi, d) quattro. E la risposta è: quattro. Ah, signor Altieri, guardi che multiforme era Dimitri. Riciclare gli aggettivi non è <em>kawaii</em>.
</p>
<p>Malgrado dopo poche pagine si possa intuire chi sono in realtà i due protagonisti (indovinate un po&#8217; chi è uno che si chiama Rafael ed è tanto buono da sembrare un angelo&#8230;), la Randall conduce bene la storia fino alle sue logiche conseguenze. In mezzo a tanta confusione è piacevole leggere un testo che abbia un inizio e una fine collegati in una maniera non del tutto cretina.<br />Lo stile è buono, forse l&#8217;unico difetto sono le pagine dedicate a Rafael: troppe per il ruolo che in effetti svolge nella vicenda. L&#8217;ambientazione è – tanto per cambiare – generica. La storia si sarebbe potuta svolgere ovunque e in qualunque epoca. Anzi, probabilmente la narrazione sarebbe stata più coerente se non fosse stata ambientata ai giorni nostri. Infatti è difficile credere che nel finale non ci siano telecamere di sicurezza o altri strumenti di sorveglianza in grado di testimoniare cosa sia davvero accaduto.<br />Però rimane un racconto godibile. Lettura gradevole.
</p>
<p>Giudizio: <a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="Un Gambero Fresco: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/GB1.gif" alt="Un Gambero Fresco: clicca per maggiori informazioni sui voti" align="bottom" /></a>
</p>
<div style="background-color:#fff4f4;">
<p><span style="font-size:medium"><strong>I passi della sera</strong></span> di Fabiana Redivo
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/alt_dom3.png" alt="Icona di Altieri domanda" align="bottom" />&nbsp;<strong>La Domanda di Altieri</strong>: Cosa spinge bande di elfi, vampiri e streghe a sterminarsi a vicenda pur di seguire &#8220;I Passi della Sera&#8221;, sentiero indicato da Fabiana Redivo, eccellente autrice Nord e non solo?<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gam_ris.png" alt="Icona di Gamberetta risponde" align="bottom" />&nbsp;<strong>La Risposta di Gamberetta</strong>: Ho letto il racconto due volte e non l&#8217;ho capito.
</p>
<p>Racconto sconclusionato. La Redivo schiera ben sette, forse otto, o sono nove? – credo di aver perso il conto – personaggi in una ventina di pagine. Ne esce fuori un guazzabuglio senza capo né coda. Il <em>mood</em> varia dal mortalmente serio al ridicolo che non fa ridere nessuno. E giuro che non sono riuscita a capire che senso avesse la vicenda, pur avendo appunto letto due volte il racconto.<br />Mi sono persa tra vampiri, goblin, goblin-vampiri, elfi scuri, troll, aracnidi, licantropi, grizzly  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink03.gif" alt="chikas_pink03.gif" class="wp-smiley" /> , demoni, gente in moto, e un sacco di altre parole a casaccio. Magari è colpa mia, com&#8217;è noto io ho l&#8217;<em>attention-span of a door-knob</em>.
</p>
<p>Giudizio: <a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="Un Gambero Marcio: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/GC1r.png" alt="Un Gambero Marcio: clicca per maggiori informazioni sui voti" align="bottom" /></a>
</p>
</div>
<p><span style="font-size:medium"><strong>Foresta perduta</strong></span> di Egle Rizzo
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/alt_dom3.png" alt="Icona di Altieri domanda" align="bottom" />&nbsp;<strong>La Domanda di Altieri</strong>: Quali presenze al di là del tempo e delle dimensioni vengono percepite nella &#8220;Foresta Perduta&#8221;, psicoanalisi al di là della psicoanalisi condotta dalla sorprendente Egle Rizzo?<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gam_ris.png" alt="Icona di Gamberetta risponde" align="bottom" />&nbsp;<strong>La Risposta di Gamberetta</strong>: Gnokki.
</p>
<p>La protagonista del racconto di Egle Rizzo ha la visione di una misteriosa Foresta. In alcuni momenti il mondo intorno a lei sbiadisce e si sente trasportata in questo luogo magico. Per risolvere il problema si rivolge a uno psichiatra, ma non sa che lui nasconde un segreto.<br />Qui il fantasy c&#8217;entra poco o niente: è una classica vicenda in stile Harmony con la paziente che si innamora del bel dottore. E quando lei pensa a lui le si imporporano le gote. <em>Soooo cute!</em><br />Il racconto si distingue per la scena più <strike>WTF</strike> (scusate, non sta bene) WTH dell&#8217;intera antologia, che qui riporto:<br />
<blockquote><em>[Leda, la protagonista]</em> Rimase senza fiato quando vide i due guerrieri. Avevano lunghi mantelli e divise dall&#8217;aria militare; uno vestiva di verde, l&#8217;altro di un sobrio grigio antracite. Le spade si incontravano in un fulgore furente, i volti erano arrossati, uno dei giovani rise, non una risata malvagia, ma di puro divertimento.<br /><em>Sono impazzita</em>, pensò Leda. [...] Poi vide l&#8217;orologio al polso del guerriero in grigio.<br />Leda scoppiò a ridere, e sbucò fuori, per osservare più da vicino la scena. Le armi erano di vero metallo, ma non molto affilate, e quelli non erano spadaccini usciti da una leggenda, o dalla sua mente. Rimase lì, al margine della spianata dove i due combattevano, sorridendo come una sciocca. [...]<br />«Guarda un po&#8217; chi abbiamo lì.»<br />Uno dei due ragazzi, quello vestito di verde, aveva abbassato la spada.<br />«Stiamo giocando, non vedi che rovini l&#8217;atmosfera?» esclamò l&#8217;altro, accorgendosi solo ora della presenza di Leda.<br />«Scusate, io&#8230; disegnavo&#8230;»<br />«Bah, credi di aver trovato un posto senza intrusi e invece&#8230;»<br />«Smettila, Ted» disse il giovane vestito di verde poggiando una mano sul braccio dell&#8217;amico. «Il gioco di ruolo può anche aspettare, ci sono anche cose più interessanti, in fondo.»<br />«Vuoi chiamare gli altri?» domandò Ted, confuso.<br />«No, non direi&#8230;»<br />Lo spadaccino verde stava osservando Leda con un&#8217;aria che la rese inquieta.<br />«Esistono diversi modi di giocare, sai? E dal modo in cui ci guardavi mentre combattevamo, io penso che anche a te potrebbe piacere giocare in un certo modo.»<br />[...]<br />L&#8217;avevano accerchiata, e Leda si lasciò sfuggire un gridolino, quando Verde la attirò a sé per la vita.<br />«Non fare la schizzinosa, avanti: se fai la brava ti divertirai&#8230;»<br />«Lasciami&#8230;» protestò la giovane, strappando all&#8217;altro solo una risata beffarda.</p></blockquote>
<p>E chi interverrà a salvare la nostra povera eroina? Ma il suo gnokko, <em>of course</em>. <em>How romantic!</em></p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/san2_gnokko.jpg" alt="Gnokko" /><br />
<em>Tecnicamente nel racconto della Rizzo non ci sono vampiri. Ho usato il termine gnokko nel suo significato più ampio di creatura sovrannaturale maschile il cui unico scopo nella storia è far innamorare la svampita di turno</em></p>
<p>Devo dire che quest&#8217;idea che due tizi che giocano di ruolo dal vivo di botto decidono di violentare la prima che incontrano sembra una trovata degna del <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/01/13/non-ce-gnocca-per-noi-a-boscoquieto/">Ghirardi</a>. No, Egle, non è un complimento.</p>
<p>Giudizio: <a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="Un Gambero Marcio: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/GC1.gif" alt="Un Gambero Marcio: clicca per maggiori informazioni sui voti" align="bottom" /></a>
</p>
<div style="background-color:#fff4f4;">
<p><span style="font-size:medium"><strong>Redenzione (Serra Madre)</strong></span> di Antonia Romagnoli
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/alt_dom3.png" alt="Icona di Altieri domanda" align="bottom" />&nbsp;<strong>La Domanda di Altieri</strong>: Cosa può giustificare lo sterminio dei diversi nel nome della inconoscibile, oscura &#8220;Redenzione&#8221; suggerita dalla brava Antonia Romagnoli, narratrice di fanta-thriller senza compromessi?<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gam_ris.png" alt="Icona di Gamberetta risponde" align="bottom" />&nbsp;<strong>La Risposta di Gamberetta</strong>: Be&#8217;, una buona giustificazione allo sterminio sarebbe se codesti diversi scrivessero tutti come G.L. D&#8217;Andrea.
</p>
<p>Il racconto scritto peggio. Per buona parte solo raccontato, sembra quasi una scaletta per un futuro racconto, invece di un&#8217;opera già completa. Anche l&#8217;editing è scadente, rimanendo frasi di questo genere:<br />
<blockquote>Teamu era in seconda linea, pronto a proteggere le spalle ai compagni nel caso in cui qualche bestia si fosse avventata per coglierli di sorpresa, ma era evidente che l&#8217;effetto sorpresa aveva funzionato: a parte un paio di coraggiosi, nessun altro ingaggiò con loro battaglia.</p></blockquote>
<p>Dove la ripetizione sorpresa – sorpresa oltre che brutta in sé, crea confusione, dato che non è subito chiaro trattarsi di due sorprese diverse.<br />La trama è una serie di <em>non sequitur</em>, il protagonista è amorfo, la Noia regna. È difficile arrivare fino in fondo.<br />Porcata.
</p>
<p>Giudizio: <a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="Due Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/GC2r.png" alt="Due Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti" align="bottom" /></a>
</p>
</div>
<p><span style="font-size:medium"><strong>Saint Vicious</strong></span> di Luca Tarenzi
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/alt_dom3.png" alt="Icona di Altieri domanda" align="bottom" />&nbsp;<strong>La Domanda di Altieri</strong>: Quale battaglia decisiva aspetta l&#8217;ultimo dei cavalieri Templari nel momento in cui varca la soglia del night-club sbagliato, nel quale la superstar è tale &#8220;Saint Vicious&#8221;, <em>punk-rocker from Hell</em> creato dal geniale Luca Tarenzi, l&#8217;autore italiano che ha portato in primo piano la variazione di genere nel genere chiamata <em>urban fantasy</em> ?<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gam_ris.png" alt="Icona di Gamberetta risponde" align="bottom" />&nbsp;<strong>La Risposta di Gamberetta</strong>: Ehm, signor Altieri, non vorrei dire, ma &#8220;Saint Vicious&#8221; è il buono, così sembra che lei non abbia letto i racconti che introduce&#8230;
</p>
<p>Tarenzi si affida alla saggezza popolare: &#8220;La musica unisce, non divide!&#8221;, &#8220;<strike>In Italia</strike> A Sanctuary finisce sempre tutto a tarallucci e vino.&#8221; e ne esce forse il miglior racconto dell&#8217;antologia. Magari la sensazione è acuita dal fatto che è anche l&#8217;ultimo racconto: fine della pena.<br />La storia si incentra su un tizio il cui Angelo Custode, invece di aiutare nella lotta contro il Male, decide di dedicarsi alla musica punk, divenendo cantante in un gruppo.<br />Il racconto è breve, scritto con buon stile e la giusta dose di ironia. Lo sviluppo è cliché, ma Tarenzi sembra averlo presente e non si prende troppo sul serio. Il protagonista e il suo Angelo suscitano immediata simpatia.
</p>
<p>Giudizio: <a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="Due Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/GB2.gif" alt="Due Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti" align="bottom" /></a></p>
<hr />
<p style="font-size:medium"><strong>Conclusione</strong>
</p>
<p>Io inviterei i vari autori presenti nell&#8217;antologia a leggere <em>Magic, Inc.</em> di Heinlein, pubblicato la prima volta nel 1940. In pratica ci sono già <strong>tutte</strong> le idee presenti in questi racconti di <strong><em>Sanctuary</em></strong>, più qualche altra anche più divertente. In altre parole, se <strong><em>Sanctuary</em></strong> fosse stato pubblicato non dieci anni fa, ma settanta anni fa, ancora non sarebbe stato <em>ground-breaking</em>. Aggiungo che per fortuna non è neppure <em>cutting-edge</em> altrimenti mi sarei riempita le dita di tagli!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/san2_stregoni.jpg" alt="Copertina di Anonima Stregoni" /><br />
<em>La disgraziata copertina della prima edizione italiana di Anonima Stregoni (Magic, Inc.)</em></p>
<p>Quella assente in questi racconti è proprio la componente vitale del fantasy: la fantasia, l&#8217;immaginifico, il fantasmagorico. In nessun racconto c&#8217;è un minimo di <em>sense of wonder</em>, il <em>feeling</em> è di trovarsi di fronte a un film per la TV: scenari di cartapesta, personaggi che recitano a spanne, sceneggiature scartate persino dai produttori hollywoodiani più beceri.<br />Manca la <em>vertigine</em>. Si sale sul grattacielo più alto di Sanctuary, si abbassa lo sguardo verso l&#8217;immensa metropoli e&#8230; guarda che schifo! Ho una macchia di unto sulla gonna. Adesso non verrà più pulita.<br />Emblematico da questo punto di vista il finale del racconto di Giannone, non tanto perché sia peggio di altri, ma perché dimostra l&#8217;incapacità diffusa di affrontare l&#8217;elemento fantastico.<br />Abbiamo l&#8217;arrivo di un Dio che potrebbe innescare la Fine del Mondo. Questo è il Dio:<br />
<blockquote>[...] figura possente. Umanoide all&#8217;apparenza, alta più di un paio di metri, dalle lunghe braccia terminanti con aculei affilati, pareva ricoperto da una patina argentea che ne rendeva vividi i dettagli del corpo.<br />La testa era lunga e affilata, sovrastata da corna ricurve; gli occhi, due sfere grigie, sormontavano narici strette e una bocca incurvata verso il basso.</p></blockquote>
<p>L&#8217;inizio della Fine:<br />
<blockquote>La figura sollevò le braccia, distendendole verso l&#8217;esterno. Volute di fumo azzurro si staccarono dall&#8217;essere e si librarono verso le tre donne vestite di pelli animali.<br />Quando le circondarono, quelle rovesciarono la testa all&#8217;indietro e iniziarono a essere scosse da un tremito.<br />[...] in quel modo l&#8217;essere si stava accoppiando con loro, impiantando in ciascuna delle tre il proprio seme.<br />[...]<br />Dal ventre di quelle donne, sarebbe sorta una nuova stirpe. Diversa da quella umana, simile talora ad essa nell&#8217;aspetto o dalle fattezze mostruose, avrebbe reclamato ciò che le era stato rubato e provato a riprenderselo grazie ai poteri di cui sarebbe stata dotata.</p></blockquote>
<p>Le descrizioni, l&#8217;azione, il narrato conclusivo: è tutto molto <em>cheap</em>, film per la TV appunto. Non c&#8217;è esaltazione, non si chiude il libro mormorando un &#8220;UAU&#8221; di sincera meraviglia.<br />Sotto questo aspetto anche il racconto di Dimitri lascia molto a desiderare: è vero, spremere <em>sense of wonder</em> fuori dall&#8217;abusata vicenda dell&#8217;idolo maledetto non è impresa semplice, ma negare la maledizione è solo un trucco, e neppure un trucco originale. <em>Cheap trick</em>.<br />E così via. La mancanza di fantasia in <strong><em>Sanctuary</em></strong> è <em>disheartening</em>.
</p>
<p>Si può anche vedere il bicchiere mezzo pieno: alcuni degli autori dimostrano di possedere un minimo di bagaglio tecnico, il che, nell&#8217;ambito del <em>Fantasy Italian-style</em>, <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/05/24/recensioni-romanzo-wunderkind/">non è per nulla scontato</a>. Perciò, in teoria, in un futuro indeterminato, qualcuno degli autori presenti potrebbe scrivere sul serio un romanzo fantasy <em>ground-breaking</em>. Forse. In fondo abbiamo <strong>solo</strong> settant&#8217;anni da recuperare.
</p>
<p>Non vale la pena spendere 15 euro per <strong><em>Sanctuary</em></strong>. Per chi, come la sottoscritta, ha già pagato, c&#8217;è almeno la soddisfazione di sapere che i ricavi andranno in beneficienza.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>note:<br /><a name="san2_nota_1"></a>&nbsp;<sup>[1]</sup>&nbsp;<a href="#san2_nota_1_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Altieri, in meno di cinque pagine, riesce a infilare: <em>fiction</em>, <em>Fast-forward</em>, <em>Welcome to the brave, new, contaminated world!</em>, <em>ground-breaking</em>, <em>Italian-style</em>, <em>mission impossible</em>, <em>underdog</em>, <em>young adults</em>, <em>dark lady</em>, <em>underworld</em>, <em>punk-rocker from Hell</em>, <em>epic</em> più ovviamente <em>(urban) fantasy</em> e tralasciando parole inglesi considerate ormai di uso comune quali mystery o night-club.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/code/9788895313092/zzz1k1456/sanctuary.html"><em>Sanctuary</em> su iBS.it</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.asengard.it/catalogo_dettagli.php?id=10"><em>Sanctuary</em> presso il sito dell&#8217;editore</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sanctuary_(antologia)"><em>Sanctuary</em> su Wikipedia</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Thieves_World">Sanctuary, quello originale</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Magic,_Inc."><em>Magic, Inc.</em> su Wikipedia</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Dimitri, Randall, Tarenzi.&nbsp;<strong>+4</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-9</strong> Cassini, Clun, Giannone, Redivo, Rizzo, Romagnoli.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="Cinque Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/GC5.gif" alt="Cinque Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a></p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=1781" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		<slash:comments>73</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Recensioni :: Romanzo :: Wunderkind</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/05/24/recensioni-romanzo-wunderkind/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2009/05/24/recensioni-romanzo-wunderkind/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 24 May 2009 15:21:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[



Titolo originale: Wunderkind. Una Lucida Moneta d&#8217;Argento
Autore: G.L. D&#8217;Andrea
Anno: 2009
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Editore: Mondadori
Genere: Urban Fantasy, Orrore
Pagine: 390


Prima di cominciare una premessa. Spesso mi sono lamentata di una brutta abitudine: lo scambio di recensioni. Persone amiche tra loro si fanno reciprocamente i complimenti senza spiegare a chi legge che i pareri si basano più sui rapporti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top"><img align="left" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/wun_wunderkind.jpg" alt="Copertina di Wunderkind" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top">Titolo originale: <strong>Wunderkind. Una Lucida Moneta d&#8217;Argento</strong><br />
Autore: <strong>G.L. D&#8217;Andrea</strong></p>
<p>Anno: <strong>2009</strong><br />
Nazione: <strong>Italia</strong><br />
Lingua: <strong>Italiano</strong><br />
Editore: <strong>Mondadori</strong></p>
<p>Genere: <strong>Urban Fantasy, Orrore</strong><br />
Pagine: <strong>390</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Prima di cominciare una premessa. Spesso mi sono lamentata di una brutta abitudine: lo scambio di recensioni. Persone amiche tra loro si fanno reciprocamente i complimenti senza spiegare a chi legge che i pareri si basano più sui rapporti personali che non sull&#8217;analisi del testo.<br />Dunque mi pare giusto chiarire che nel caso specifico non sono neutrale: l&#8217;autore del romanzo, G.L. D&#8217;Andrea (d&#8217;ora in poi G.L.), mi sta antipatico. E questa antipatia, a differenza di quanto accaduto con la signora Troisi, non nasce dalla lettura della sua opera. G.L. mi stava sullo stomaco prima che aprissi <strong><em>Wunderkind</em></strong>.
</p>
<p>Il signor G.L. mi ha offesa negli scorsi mesi senza alcuna ragione e la faccenda non mi ha fatto piacere.
</p>
<p>Perciò, perché leggere e recensire <strong><em>Wunderkind</em></strong> ?<br />Per una serie di ragioni:
<ul>
<li>Mi era stato chiesto di farlo più volte, fin dall&#8217;uscita in libreria.</li>
<li>Le recensioni in giro per la Rete sono così entusiastiche che nasce naturale la voglia di verificare quanto siano corrispondenti al vero.</li>
<li>Il genere del romanzo, urban fantasy/orrore, rientra tra i miei gusti.</li>
<li>G.L. è arrogante. Il che vuol dire che magari scrive in maniera decente. Mi spiego meglio: si presenta una persona e si vanta di essere Gran Maestro di scacchi. Penso che stia raccontando frottole, ma forse non ha inventato di sana pianta, forse ha solo esagerato, può essere che almeno i pezzi li sappia muovere.  Così magari G.L. sa scrivere, almeno un pochino.</li>
<li>È disponibile <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/05/16/wunderkind/">gratis</a>!</li>
</ul>
<p>Ognuno, letta la recensione, potrà stabilire se il mio astio per l&#8217;autore ha influenzato o no il giudizio sul romanzo.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>H.G. Wells e i libri potenti</strong>
</p>
<p>Nell&#8217;articolo dedicato allo <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/01/26/alcune-note-sullo-scrivere-recensioni/">scrivere recensioni</a>, ho ricordato come l&#8217;uso indiscriminato di certi aggettivi sia una moda deleteria. Di quanto sia stupido parlare di romanzi &#8220;coraggiosi&#8221; o &#8220;scomodi&#8221; o &#8220;profondi&#8221; o simili. Nel caso di <strong><em>Wunderkind</em></strong> l&#8217;aggettivo più usato dalla &#8220;critica&#8221; – e dall&#8217;autore stesso – è stato &#8220;potente&#8221;.<br /><strong><em>Wunderkind</em></strong> sarebbe un romanzo potente. Potentissimo. Così potente che se ti cade in testa ti apre il cranio a metà.
</p>
<p>Non so cosa voglia dire che un libro è &#8220;potente&#8221;. A me suona solo come un complimento sgangherato sempre buono e che tra l&#8217;altro può essere appiccicato a qualunque romanzo senza neppure leggerlo. Ma proverò a dare una definizione. I fan dell&#8217;aggettivo inutile mi interrompano se sbaglio.<br />Probabilmente un libro &#8220;potente&#8221; è un libro che crea particolare impressione nel lettore. Un libro tale da far vacillare per il tempo della lettura le pareti della realtà. Un libro che ti cattura in maniera profonda, che non consente una lettura distaccata, che non concede di credere di star solo leggendo un romanzo. O qualcosa del genere. Circa.<br />Esistono libri di questo tipo? Forse. Ognuno potrà indicare questo o quel titolo, dubito ci si troverà d&#8217;accordo. Tranne che in un caso. C&#8217;è stato almeno un caso di un romanzo che ha dimostrato in maniera inequivocabile la propria &#8220;potenza&#8221;: <em>La Guerra dei Mondi</em> di H.G. Wells.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/wun_wotw.jpg" alt="Copertina de La Guerra dei Mondi" /><br />
<em>Copertina di un’edizione del 1913 de La Guerra dei Mondi. Per una galleria di copertine si può consultare <a href="http://drzeus.best.vwh.net/wotw/">questo</a> sito</em></p>
<p>La sera del 30 Ottobre 1938, Orson Welles trasmise un programma radiofonico adattamento del romanzo del suo quasi omonimo. In America si scatenò il panico: un numero incalcolabile di persone<sup><a href="#wun_nota_1">[1]</a></sup> pensò che i Marziani stessero sul serio invadendo la Terra.<br />Vero, non fu merito solo di H.G. Wells, una serie di circostanze favorì l&#8217;isteria: era alta la tensione alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale; molti ascoltatori, per via di un concomitante e più seguito programma musicale, si persero l&#8217;inizio del radiodramma e l&#8217;annuncio che si trattava solo di un adattamento.<br />Vero, i giornali dell&#8217;epoca ingigantirono la notizia, ed è probabile che la reazione popolare non fu così disperata come certe cronache riportano.<br />Ma resta il fatto che un romanzo di narrativa fantastica, che racconta una storia improbabile (se non considerata impossibile dai più), è riuscito a farsi realtà per un enorme numero di persone. Come detto non so cosa voglia dire che un romanzo è &#8220;potente&#8221;, ma, qualunque accezione si scelga, a me questa sembra una scintillante dimostrazione di &#8220;potenza&#8221;.
</p>
<p>A una persona che punta a scrivere romanzi &#8220;potenti&#8221; penso potrebbe interessare sapere perché <em>La Guerra dei Mondi</em> è tanto &#8220;potente&#8221;. Come sia riuscito H.G. Wells a creare una minaccia così spaventosa da spingere la gente a fuggire sul serio dalle proprie case.<br />Mr. Wells c&#8217;è riuscito perché è stato verosimile, concreto e specifico:<br />
<blockquote>We feel that in spite of the wildness of Mr. Wells&#8217;s story it is in no sort of sense a &#8216;fake.&#8217; He has not written haphazard, but has imagined, and then followed his imagination with the utmost niceness and sincerity<strong>. </strong>To this niceness and sincerity Mr. Wells adds an ingenuity and inventiveness in the matter of detail which is beyond praise. Any man can be original if he may be also vague and inexpressive. Mr. Wells when he is most giving wings to his imagination is careful to be concrete and specific. Some sleights of chiaroscuro, some tricks of perspective, some hiding of difficult pieces of drawing with convenient shadows, —these there must be in every picture, but Mr. Wells relies as little as possible on such effects. He is not perpetually telling us that such-and-such things could not be described by mortal pen.</p></blockquote>
<p>Tratto dalla recensione a <em>La Guerra dei Mondi</em> apparsa sulla rivista inglese <em>The Spectator</em> del 29 Gennaio 1898.</p>
<p>Il primo dato interessante è che parliamo appunto del 1898. Più di cent&#8217;anni fa. Il recensore non è una ragazza cresciuta con il cinema e gli <em>anime</em> e dunque ignorante della vera letteratura – quale secondo alcuni sarei io –, eppure, guarda caso, dice le stesse cose che dico io, e che dicono i test con la risonanza magnetica (vedi l&#8217;articolo sul <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/04/03/il-punto-sul-fantasy-italiano/">fantasy italiano</a>).<br />Sono il concreto e lo specifico che alterano nella mente del lettore la realtà. È il mostrato che emoziona, non il &#8220;non detto&#8221;. È nei dettagli che si vede l&#8217;inventiva.
</p>
<p>Le macchine da guerra dei Marziani sono terribili e mai viste prima. Avanzano veloci come un treno seminando distruzione. I raggi di calore lasciano scie di cadaveri carbonizzati e case in fiamme. Il fumo nero che i mostri diffondono si posa ovunque, soffocando e uccidendo.<br />Durante l&#8217;isteria a seguito della trasmissione radiofonica, più di un ascoltatore si sentì soffocare per colpa dell&#8217;inesistente veleno marziano. Questo è il livello di paura, emozione e coinvolgimento quando si riescono a mettere assieme dettagli abbastanza concreti; quando l&#8217;autore è tanto abile da <em>costringere</em> il cervello di chi sta leggendo a vivere la storia.
</p>
<p>Wells non dice che i marziani sono orribili, o meglio lo dice anche, ma quello che li rende davvero orribili è il <em>mostrarli</em>. Come sottolinea il recensore, è facile essere originali rimanendo nel vago. È facile dire che un qualcosa è orribile, osceno, spaventoso. Ben più &#8220;potente&#8221; è mostrare che quel qualcosa è davvero orribile, osceno, spaventoso.
</p>
<p>Wells indica la strada per scrivere libri &#8220;potenti&#8221;. La critica approva. La ricerca scientifica conferma. E G.L.? G.L. scrive (l&#8217;enfasi è mia):<br />
<blockquote>Paulus si mosse a disagio, osservando un affresco il cui soggetto non era solo <strong>volgare</strong>, ma addirittura <strong>sinistro</strong>. La vernice con cui era stato disegnato, di un appariscente rosso scarlatto, doveva essere stata di qualità scadente, perché una miriade di gocce e sbavature si dipanavano dalla figura centrale dando allo spettatore <strong>un&#8217;idea di malsano sadismo</strong>.<br />E quel capolavoro non era certo l&#8217;unico, in rue Félix. Tutte le mura erano ricoperte di graffiti simili. Sembrava quasi che gli ignoti artisti avessero avuto intenzione di usare quella via come luogo oscuro in cui <strong>sfogare le pulsioni più buie</strong>, quelle che si avrebbe pudore a raccontare persino a uno psicanalista. C&#8217;era un che di <strong>spettrale</strong> in quelle <strong>oscenità</strong>.<br /><strong>Qualcosa che colpiva nel profondo</strong>.<br />Paulus, da amante dei rebus, non poté fare a meno di notare come quella <strong>masnada di follie</strong> sembrasse voler celare, e allo stesso tempo ostentare, qualcosa di <strong>proibito e segreto</strong>. Una sorta di <strong>grammatica maligna</strong> che sussurrava direttamente all&#8217;inconscio. Aveva la pelle d&#8217;oca.<br />[...]<br />Non notò invece, al contrario di suo fratello, come i graffiti attorno all&#8217;entrata si facessero particolarmente fitti e ancora più <strong>repellenti</strong>.</p></blockquote>
<p>Questo è il tipico modo di narrare di G.L. Abbiamo un qualcosa di volgare, sinistro, malsanamente sadico, spettrale, osceno, ecc. Sì, ma <em>cosa?</em><br />Presente Wells? Lui scriveva romanzi &#8220;potenti&#8221;, romanzi che sono venduti in ogni angolo del mondo da un secolo, romanzi che spingono le persone a scappare in strada terrorizzate&#8230; e lui l&#8217;orribile e l&#8217;osceno lo <strong>mostrava</strong>. Non credo che nell&#8217;intero romanzo de <em>La Guerra dei Mondi</em> ci siano tutti questi aggettivi &#8220;orribili&#8221;.<br />Quello di G.L. è un modo di scrivere fiacco, la brutta copia di una brutta copia di Lovecraft. La potenza, l&#8217;emozione, il coinvolgimento sono assenti. Al massimo si sorride pensando all&#8217;inettitudine dell&#8217;autore.<br />Inoltre qui c&#8217;è un problema di punto di vista: sembra il punto di vista di Paulus, ma non può essere lui perché Paulus è un mezzo deficiente e non potrebbe mai esprimersi in questi termini. Ma su questo tornerò dopo.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/wun_domanda.jpg" alt="Punto di Domanda" /><br />
<em>Volgare, sinistro, malsano, sadico, spettrale, osceno, proibito, segreto, maligno, repellente&#8230;</em></p>
<p>Una nota riguardo la <em>paura dell&#8217;ignoto</em>. Non discuto possa essere &#8220;potente&#8221;, ma non ho mai sentito di nessuno che sia soffocato d&#8217;ignoto. Non ho mai sentito di nessuno che affacciatosi a una finestra abbia visto lampi d&#8217;ignoto incendiare il paesaggio. Eppure, anche in questo caso, più d&#8217;uno giurò di aver visto con i propri occhi le armi dei Marziani all&#8217;opera.<br />È vero che la <em>paura dell&#8217;ignoto</em> è più &#8220;potente&#8221; della paura del noto quando il noto si rivela essere un mostro di cartapesta, o un attore in un costume di gomma. E infatti qui sta l&#8217;abilità dello scrittore: non accontentarsi del vago, ma dissipare le tenebre e mostrare l&#8217;orrore. Vero orrore, che non possa essere scambiato per un trucco da baraccone.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
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<p>Forse sto esagerando, forse non è giusto confrontare G.L. con Wells, è come chiedere a un ragazzino che ha appena imparato a giocare a scacchi di affrontare <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kasparov">Kasparov</a>. Magari è più corretto prendere come termine di paragone qualcuno meno noto ma altrettanto geniale. Per esempio, la nostra amata Licia!!!</p>
<p>Scrive Licia Troisi nelle <em>Cronache</em>:<br />
<blockquote><em>[Nihal]</em> Non aveva coscienza che di sé. Avanzava sul campo passo dopo passo, abbatteva nemico dopo nemico. Era una mischia infernale. Uomini si gettavano su altri uomini, fammin saltavano al collo dei soldati. Quelle bestie non si limitavano a colpire con le spade e le asce: dilaniavano con i denti, laceravano con gli artigli, infierivano persino su chi era già stato abbattuto. A terra centinaia di corpi: uomini, fammin, gnomi. L&#8217;erba era rossa e viscida. Fiotti vermigli cadevano sul campo come pioggia. Ma Nihal pensava solo a combattere, a uccidere, a guadagnare la pianura metro dopo metro insieme agli altri soldati, calpestando i caduti e sporcandosi del loro sangue.</p></blockquote>
<p>Scrive G.L.:<br />
<blockquote><em>[Caius]</em> Dello scontro colse brandelli disgregati, immagini di breve durata. L&#8217;inizio, ma non la fine. La sua mente, d&#8217;un tratto, cessò di collaborare con lui. La sua lucidità arrivò al punto di rottura, non resse e si spezzò.<br />La battaglia fu un caleidoscopio di ossa spezzate e sangue che sgorgava da corpi già morti. Un paio di volte Caius sentì artigli sibilare a pochi centimetri dal proprio corpo, ma Gus e Buliwyf furono di parola e lo protessero.<br />Fu un turbine di creature disgustose che lanciavano urla belluine e venivano falciate dal piombo della pistola di Gus. Schianti. Urla. Sangue. Rosso, ma anche nero, tumorale. Non fu questo a farlo svenire.<br />Era stato Buliwyf il primo a uscire dal mausoleo, stringendo due pugnali dalla lama smisurata. Caius lo aveva sentito ringhiare come una belva feroce e poi lo aveva visto gettarsi nella mischia quasi con voluttà.<br />Aveva staccato arti e squarciato ventri senza mostrare alcuna pietà. Completamente ricoperto dal sangue dei suoi nemici, Buliwyf aveva seminato il panico fra le schiere delle creature. Le creature con gli artigli, quelle che Gus aveva chiamato &#8220;Caghoulard&#8221;. Ne aveva falciati a decine con quelle sue lame argentate finché quelli, rendendosi conto della propria palese inferiorità, erano arretrati, terrorizzati.</p></blockquote>
<p>Giuro che mi viene da <strong>piangere</strong>. Perché devo commentare per l&#8217;ennesima volta <strong>porcherie</strong> di questo genere?
</p>
<p style="font-size:medium"><u><strong>NON SI SCRIVE IN QUESTA MANIERA! PER LA MISERIA!<br />
</strong></u></p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/wun_mad.jpg" alt="Sono nervosa" /><br />
<em>Sì, leggere Wunderkind mi ha un pochino innervosita</em></p>
<p>Solo i dilettanti più scarsi, solo gli sprovveduti, solo Licia Troisi può pensare che questo sia un buon modo di raccontare una storia. Il bravo scrittore, anzi, non il bravo scrittore, lo scrittore, se così vuole farsi chiamare, non si rifugia dietro l&#8217;indistinto. Non butta là urla, sangue, ossa spezzate come semplici <em>parole</em>. Lo scrittore ti fa <em>vedere</em> la furia dello scontro, non te la racconta.</p>
<p>Domanda retorica di rito. So già che non avrò risposta ma correttezza vuole che la faccia: signor G.L., signori Andrea Cotti e signora Silvia Torrealta (i due editor del romanzo), perché leggendo il passaggio di cui sopra ritenete che sia narrativa degna della pubblicazione? Sono sicura che l&#8217;argomento non interessa solo la sottoscritta.
</p>
<p>Purtroppo non sono i soli esempi: ci sono <em>interi capitoli</em> raccontati e mancanti i dettagli necessari a una narrazione vivida. Compresi passaggi da brividi, del tipo:<br />
<blockquote><em>[Gus]</em> Non aveva avuto sentore della trappola se non all&#8217;ultimo, quando i chili di carta avevano preso a levare fiamme tanto alte che per lui tutto sembrava giunto al termine. Come avesse fatto a uscire dal bunker senza restare ustionato a morte, non sapeva spiegarlo. Ricordava il calore, però.</p></blockquote>
<p>Che meraviglia quando si <em>racconta</em> di un personaggio che si salva per miracolo e nessuno sa come! Neppure il Narratore. <em>Gegnale!</em>
</p>
<p>È un peccato, perché quando G.L. riesce a mostrare, descrivere, dare nitidezza ai particolari, raggiunge almeno un livello di decenza. Certo, è difficile mantenere sempre la necessaria nitidezza, d&#8217;altra parte nessuno ha mai sostenuto che scrivere buona narrativa sia facile.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>L&#8217;imitazione continua</strong>
</p>
<p>Lo stile di G.L. assomiglia a quello della Troisi anche sotto un altro aspetto: la gestione del punto di vista. Entrambi adottano il punto di vista alla &#8220;come capita&#8221;. In G.L. buona parte del libro ha il punto di vista del Narratore Onnisciente. Ogni tanto la telecamera indugia sulla spalla o entra nella testa di un personaggio salvo cambiare punto di vista la scena dopo, o addirittura all&#8217;interno della scena stessa. È un guazzabuglio che rende la lettura noiosa. Non si riesce mai a condividere appieno le avventure dei personaggi, perché la narrazione è troppo staccata dagli avvenimenti.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/wun_gl_licia.jpg" alt="Licia Troisi &#038; G.L. D'Andrea" /><br />
<em>Licia Troisi e G.L. D’Andrea a una presentazione di Wunderkind: separati alla nascita? L’affinità letteraria è sorprendente</em></p>
<p>E questo è il grosso problema di usare il punto di vista del Narratore: il lettore ha l&#8217;impressione di vedere un tizio che sta raccontando una storia, invece di vedere direttamente la storia stessa.<br />Perciò ci dev&#8217;essere una buona ragione per scegliere di usare il Narratore invece del punto di vista di uno dei personaggi. E le buone ragioni sono solo due:
<ul>
<li>Poter raccontare avvenimenti dei quali non è stato testimone nessun personaggio.</li>
<li>Poter commentare gli avvenimenti durante il loro sviluppo.</li>
</ul>
<p>La prima ragione non regge in un fantasy. In un fantasy è accettato senza problemi un punto di vista poco ortodosso. Se devo descrivere l&#8217;eruzione di un vulcano su un&#8217;isola deserta posso prendere il punto di vista di un piccione di passaggio e il lettore non farà una piega. Posso prendere il punto di vista del <em>vulcano</em>, ed è probabile che ancora il lettore di fantasy non ci troverà nulla da ridire.
</p>
<p>La seconda ragione ha senso solo se parliamo di una commedia o di una parodia o comunque di un romanzo dal tono ironico. Infatti gli unici interventi del Narratore che risulteranno sopportabili saranno quelli <em>divertenti</em>. In caso contrario il Narratore suonerà di una pedanteria e di una pesantezza tali da scoraggiare la lettura.<br />Per esempio, G.L. scrive:<br />
<blockquote><em>[Caius]</em> Poiché aveva passato la maggior parte della sua vita fra camici sterili e flaconi di sciroppi, lontano dai coetanei e dai loro struggimenti, più amico di Dickens che dei videogiochi, non era uno stupido né uno svagato.</p></blockquote>
<p>Quanta <em>tristezza</em> in questo brano, con il Narratore che sente il bisogno di farci la predica sulla superiorità dei libri rispetto ai videogiochi.<sup><a href="#wun_nota_2">[2]</a></sup><br />Senza contare l&#8217;altro errore che scaturisce da questo tipo di narrazione: se Caius pensa di essere più furbo del prossimo perché ha preferito Dickens a <em>Grand Theft Auto</em> non necessariamente è così. Non sarà un problema se si comporterà da stupido: vorrà solo dire che il personaggio aveva una sbagliata percezione di sé. Ma se è il Narratore Onnisciente a dirci che Caius non è stupido e svagato, quando poi il personaggio si comporterà come tale (e capiterà) la coerenza della storia sarà incrinata e con essa la sospensione dell&#8217;incredulità del lettore.
</p>
<p>Un altro brutto uso del Narratore da parte di G.L. è il mettere in testa ai personaggi pensieri che non suonano come i loro:<br />
<blockquote>Aveva paura. Quella nuova, terribile sensazione aveva piantato gli uncini nella sua carne per la prima volta soltanto quattro giorni prima, e ora sembrava essere diventata la sua fedele compagna.</p></blockquote>
<p>Ancora Caius, il quattordicenne protagonista, quello che ha preferito Dickens a <em>Final Fantasy</em>. Ebbene, a me suona <em>falso</em>. Non sono i pensieri di un ragazzo, sono i pensieri di uno scribacchino (paura fedele compagna? Ma per piacere! E il brivido lungo la schiena, no?).<br />
<blockquote>Il sangue sgorgava e spruzzava, mentre il Chanyde non si ribellava al suo assalto, inerte. Buliwyf poteva avvertire l&#8217;afrore del sangue nelle narici, poteva gustarne il sapore (dolce, oh, quanto dolce!) nella bocca e persino vedere giochi d&#8217;ombra tra i fumi di vapore che salivano dalle ferite aperte.</p></blockquote>
<p>Questa volta sarebbero pensieri di Buliwyf, un licantropo. E ancora, com&#8217;è <em>falso!</em> E com&#8217;è <em>penoso</em> scoprire che una bestia feroce si esprime anche lei come uno scribacchino (dolce, oh, quanto dolce! Sigh).</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/wun_wolf2.jpg" alt="Un licantropo" /><br />
<em>Il feroce Buliwyf?</em></p>
<p>I personaggi non hanno personalità. Hanno la mente occupata dal Narratore, sono solo marionette di quest&#8217;ultimo. È una situazione deprimente.<br />Lo stesso problema, seppur meno evidente, si riscontra nei dialoghi. Al massimo i dialoghi sono funzionali, non sono mai brillanti. I personaggi hanno la stessa voce, e questo rende gli scambi di battute monotoni. L&#8217;unica eccezione è rappresentata da Gus van Zant che ogni tot parole ci infila un bel &#8220;cazzo!&#8221; e questo lo rende un fiko (che fiko, oh, quanto fiko – quasi gnokko).
</p>
<p>C&#8217;è poi la pessima trovata di cambiare punto di vista durante lo svolgersi di una scena.<br />Esempio:<br />
<blockquote><span style="color: red">Caius non rifletté, e fu una novità per uno come lui.<br />Dopo quanto accaduto non se la sentiva di restare in classe per le lunghe ore che lo separavano dal suono della campanella. Gli sembravano un&#8217;infinità.<br />Sentiva il respiro mancargli, quasi fosse preda di un attacco di claustrofobia, tutto vorticava davanti ai suoi occhi e mille pensieri litigavano nella sua testa con il risultato di renderlo ancora più confuso e abbattuto.<br />Quando sentì di non poterne più agì d&#8217;impulso, senza riflettere. In tutta fretta scarabocchiò un permesso di uscita anticipata falsificando alla meglio la firma di sua madre, e la porse all&#8217;insegnante.<br />Lo fece senza arrossire né tentennare.</span><br /><span style="color: green">Strano, pensò la signorina Torrance mentre controfirmava il permesso: il nome di Caius sul registro stava sbiadendo. Lo pensò e lo dimenticò quasi subito.<br />Quindi, senza un commento, gli fece cenno di andare e lasciò che la noia della lezione tornasse ad avere la meglio sulla sua coscienza appannata.</span><br /><span style="color: red">Tornato al posto, Caius infilò alla rinfusa libri e quaderni nello zaino senza badare che le pagine non si rovinassero o che le copertine non si piegassero.<br />Anche questa era una novità: di solito Caius era un ragazzino molto ordinato, quasi meticoloso.<br />Poi, mentre uno dei suoi compagni ripeteva con gran fatica il futuro anteriore del verbo &#8220;sanguinare&#8221;, Caius uscì dalla classe borbottando un saluto.</span></p></blockquote>
<p>In <span style="color: red">rosso</span> il punto di vista di Caius, in <span style="color: green">verde</span> quello della signorina Torrance.
</p>
<p>La scena parte con il punto di vista di Caius, si sposta per poche righe a quello dell&#8217;insegnante, torna a Caius. Perché è una pessima trovata? Perché il cambiamento è traumatico. Il lettore si sta &#8220;adagiando&#8221; nella testa di Caius, quando viene all&#8217;improvviso sbalzato in quella della Torrance, per poi tornare indietro. Il brusco movimento di telecamera impedisce una completa immersione. Questo stile costringe il lettore ad aver sempre presente che sta solo leggendo una storia, perché non c&#8217;è niente di verosimile nel poter saltellare dalla mente di un personaggio a quella di un altro (personaggi telepatici esclusi).<br />Tra l&#8217;altro neanche le parti di solo Caius sono salde: &#8220;Anche questa era una novità: di solito Caius era un ragazzino molto ordinato, quasi meticoloso.&#8221;, è un&#8217;intrusione del Narratore.<br />Ma qualcuno potrebbe domandarsi se il fastidio non abbia un compenso: quale vantaggio si guadagna a entrare nella testa della signorina Torrance? <strong>NESSUNO</strong>. Tale personaggio non comparirà mai più nella storia, e il fatto che il nome di Caius stia sbiadendo non ha la ben che minima conseguenza.<br />Dunque, un (piccolo) fastidio in cambio di poche righe d&#8217;informazioni inutili.<br />E questo è appunto un esempio. Questi cambi di punto di vista, questa incapacità di maneggiare la telecamera si riscontra dalla prima all&#8217;ultima pagina.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>La storia</strong>
</p>
<p>Facciamo un passo indietro e vediamo qual è la trama di <strong><em>Wunderkind</em></strong>. Niente di che: c&#8217;è questo tale Caius, un ragazzino, che in realtà non è un semplice ragazzino ma un Wunderkind, che non è mai spiegato bene cosa implichi ma all&#8217;atto pratico vuol dire che è in grado di eseguire gli incantesimi di nono livello di Dungeons &amp; Dragons.<sup><a href="#wun_nota_3">[3]</a></sup> Il cattivo, Herr Spiegelmann, cerca di mettere le mani sul Wunderkind per i suoi oscuri scopi, la compagnia dei buoni farà di tutto per impedirlo. Fine. Tutto qua, sofisticazione zero, banalità finché se ne vuole.<br />I buoni sono i soliti: il pistolero tatuato fiko (maledettamente fiko, cazzo!), il licantropo che tiene a bada la sua parte bestiale quando è con gli amici, il vecchio mago versione barbona di Gandalf e infine Rogue degli X-Men, qui con un altro nome per motivi di copyright.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/wun_gandalf.jpg" alt="Il Barbuto" /><br />
<em>Il personaggio del <strike>Barbone</strike> B