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Recensioni :: Romanzo :: Le Maschere del Potere

Copertina de Le Maschere del Potere Titolo originale: Le Maschere del Potere
Autore: Errico Passaro

Anno: 1999
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Editore: Nord

Genere: Fantasy
Pagine: 184

Ho passato il pomeriggio di domenica scorsa a frugare tra le bancarelle di un mercatino natalizio. Mi piace rovistare tra i libri usati, ho sempre l’illusione di poter scoprire chissà quale prezioso manoscritto e portarmi via un tesoro a pochi euro. In realtà non ho mai trovato niente di notevole, se non qualche libricino più polveroso o malandato degli altri.
In compenso quest’anno ho trovato dei fantasy italiani di cui ignoravo l’esistenza. Per esempio questo Le Maschere del Potere recuperato a due euro.

Mercatino natalizio
Mercatino natalizio

Cercando in rete informazioni riguardo il romanzo e il suo autore ho trovato molto poco. La presenza del romanzo è constata all’epoca sul newsgroup it.arti.fantasy, ma oltre una stringatissima recensione non si va. L’autore è un po’ più conosciuto, sebbene più che altro per il suo ruolo di giornalista e collaboratore de Il Secolo d’Italia.
Ho però riesumato una bizzarra polemica: un articolo dell’Ottobre 2001 apparso su Le Monde diplomatique nel quale Valerio Evangelisti denuncia la presenza di una vena fascista nella narrativa fantascientifica italiana atta a corrompere la gioventù dietro il paravento del romanzo di genere. Evangelisti cita l’antologia Fantafascismo, curata da Gianfranco de Turris, il romanzo Occidente di Mario Farneti e in fondo all’articolo si sofferma in particolare proprio su questo Le Maschere del Potere.
Non discuto le tesi di Evangelisti, sebbene sospetti che Le Maschere del Potere non l’abbia neanche letto. Se a qualcuno interessa questa vicenda curiosa, l’articolo originale francese è qui. Una traduzione in inglese è qui (copia locale in PDF). La risposta di Gianfranco de Turris è qui.

Copertina di Fantafascismo
Copertina di Fantafascismo

Io credo che definire Le Maschere del Potere fantascienza fascista sia dare al romanzo più importanza di quanta abbia. Le Maschere del Potere è solo l’ennesimo esempio di pessima fantasy italiana.

La storia. Nel Mondo dell’Arcobaleno, mondo che esiste in un futuro indefinito e su un piano di realtà diverso dal nostro, i tre principali regni, Rodrom, Rodaire e Nahor si sono combattuti per millenni. Finché, dopo l’ennesima sanguinosa guerra, non hanno deciso di provare a istaurare un equilibrio che potesse garantire la pace. I tre regni sono diventati i Regni Uniti e si sono divisi i compiti: Rodrom si occupa della difesa e dell’ordine, i suoi cittadini sono guerrieri, il suo Re porta la Maschera del Leone ed è chiamato Vostra Autorità. Rodaire si occupa della religione e dei rapporti con gli Dei, i suoi cittadini sono sacerdoti, il suo Re porta la Maschera dell’Aquila ed è chiamato Vostra Saggezza. Nahor si occupa delle attività produttive, i suoi cittadini sono artigiani, contadini e mercanti, il suo Re non è mai specificato che Maschera porti ed è chiamato Vostra Ricchezza.
A ulteriore garanzia della pace le armi sono state bandite e ogni genere di disputa si risolve ricorrendo a combattimenti fra animali. Un problema personale può trovare soluzione in uno scontro fra due cinghiali, questioni più complesse tra città rivali possono vedere in campo eserciti di tori, serpenti e falchi.

Maschera del Leone
La Maschera di Vostra Autorità?

La pace è durata per mille anni, finché lotte interne non hanno paralizzato Nahor, lasciando lo scanno di Vostra Ricchezza vuoto. La rottura dell’equilibrio ha imbizzarrito gli Dei, tanto da spingerli a mandare inondazioni e carestie per punire gli uomini. Il clima di caos ha finito per favorire Vostra Autorità, nella persona del perfido Namuras. Costui ha assunto su di sé i poteri di Vostra Ricchezza e ha ideato un piano diabolico per liberarsi anche di Vostra Saggezza, rimanendo così unico Re dell’intero Mondo.
Il piano di Namuras ha successo e Fladnag, Vostra Saggezza, è privato del titolo ed esiliato dal proprio regno. Riuscirà a tornare e riprendersi ciò che era suo?

Il romanzo segue le avventure di Fladnag e dei suoi compagni di viaggio, l’addestratore Odorf e il giovane Mas, alla ricerca delle Tavole del Potere, che sole possono contrastare il dominio di Namuras. O qualcosa del genere. Infatti il problema numero uno de Le Maschere del Potere è che la storia non ha alcun senso.
Nella Presentazione, curata da Gianfranco de Turris, viene suggerita una possibile chiave di lettura in senso simbolico. Sarà. Non ho la preparazione storico-filosofica per dubitarne, ma sul piano letterale il romanzo è una stupidaggine, pura e semplice.

La narrazione è vaga, illogica e sconclusionata, tanto che all’inizio credevo fosse un sogno del protagonista. Purtroppo tale non è, e per tutte le 184 pagine si procede con lo stesso ritmo da sonnambulo o da ubriaco. Personaggi degni di tal nome non ne esistono. Anche Fladnag, il protagonista, è solo una marionetta nelle mani dell’autore. Il povero Re in esilio non ha personalità, non ha passato (se non oscuro a tutti, lui compreso), non ha motivazioni discernibili, non ha comportamenti coerenti. Non esiste se non come etichetta. Gli altri, compresi Namuras, Odorf e Mas, sono altrettanto eterei.
Come detto la trama non ha né capo né coda. L’ambientazione è appena accennata e per nulla originale. È il solito mondo pseudo medievale uguale a se stesso da secoli e secoli. L’unico particolare degno di attenzione è quest’idea delle lotte fra animali. Ogni tanto gli animali addestrati al combattimento appariranno, ma saranno sempre solo di contorno.
Come elementi fantastici siamo ai minimi termini. La magia non esiste. Creature fantastiche neanche. La spada del protagonista pare animata di vita propria in battaglia, ma forse è solo illusione o forse è il protagonista a essere posseduto dalla versione locale del Dio della Guerra, non è mai chiarito e in ogni caso non ha particolare importanza. Verso la fine compaiono per qualche pagina dei demoni, e par di capire che il loro ruolo nelle vicende del mondo sia più ampio di quanto appaia, ma anche qui non si entra troppo nei dettagli e comunque i demoni schiattano tutti quanti.

Demone
Demone

Leggere il romanzo è impresa estenuante. Seppure il lessico non sia tanto ricercato, la costruzione delle varie frasi lo è. Occorre di continuo uscire dalla storia per fermarsi a meditare sul significato dei paragrafi, significato che spesso non c’è, sepolto da una marea di parole piazzate secondo logica insondabile. Non migliora la situazione il fatto che moltissimi passaggi, anche cruciali, siano raccontati invece che mostrati.
Qualche volta, nei casi migliori, si può forse usare il termine onirico per definire l’atmosfera, ma il sogno dura al massimo mezza pagina, poi si scivola nell’incubo.

I dialoghi vanno letti per essere creduti. Tutti i personaggi parlano alla stessa maniera, e sempre, qualunque sia la situazione, si esprimono in maniera formale e paludata, insomma parlano proprio come un libro stampato. Non so a cosa mirasse l’autore, ma il risultato è al limite del ridicolo.

Sommando questi bei elementi ne vien fuori un romanzo oltre il noioso: Le Maschere del Potere è un romanzo soporifero. Le 184 pagine paiono dieci volte tante, e sono arrivata alla fine solo spinta dalla forza di volontà: sarebbe stato inglorioso farmi “sconfiggere” da un libercolo così piccolo!

Tornando per un attimo alle preoccupazioni di Evangelisti, come già detto le ho trovate infondate. Non ci ho visto niente di ideologico nel romanzo, se non una bruttezza allucinante. Non credo che nessuno, giovane o vecchio, dopo aver letto una roba del genere sia tentato dall’estrema destra, al massimo svilupperà un giusto sospetto nei confronti del fantasy italiano!
Comunque, per chi voglia frugare tra le tante frasi messe lì a occupar spazio, verso la fine qualche brano stile Cinegiornale Luce lo si può forse trovare, passaggi come:

Finiva il tempo del sonno, delle masse infiacchite da una pace sterile, e tornava il momento della morte inferta a sangue freddo, dell’odio impersonale, della distruzione organizzata.

o

Il momento dello scontro frontale, la solenne scadenza d’un millennio di pace, era ormai prossimo. Le virtù del guerriero, onore, lealtà, fedeltà, ospitalità, rispetto degli anziani, saggezza, coraggio, modestia, prudenza, queste virtù stavano per riemergere dal lungo oblio.

Ma stiamo parlando del penultimo capitolo. Per me, oltre alla sottoscritta e all’autore, non ci è arrivato mai nessuno fin lì, neanche Evangelisti.

Per concludere, un romanzo atroce. Tanto brutto che a tratti mi ha fatto rivalutare Licia Troisi. E mi spiace, ma questo al signor Passaro non posso perdonarlo!


Approfondimenti:

bandiera IT Le Maschere del Potere su Delos Store

bandiera IT Occidente su iBS.it
bandiera IT Fantafascismo su OrionLibri
bandiera IT Valierio Evangelisti su Wikipedia

 

Giudizio:

L’idea degli animali era carina… +1 -1 …ma non è sviluppata.
Nei casi migliori c’è un’atmosfera da sogno. +1 -1 Il resto del romanzo è un incubo.
-1 Personaggi inesistenti.
-1 Trama inesistente.
-1 Dialoghi che sarebbe stato meglio fossero inesistenti anche loro.
-1 Scrittura convoluta.
-1 Noioso è un complimento.
-1 Due euro buttati.
-1 È peggio della Troisi.

Sette Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti2

Scritto da GamberolinkCommenti (15)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Recensioni :: Romanzo :: Twilight

Copertina di Twilight Titolo originale: Twilight
Autore: Stephenie Meyer

Anno: 2005
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Traduzione in lingua italiana: Luca Fusari
Editore: Fazi

Genere: Fantasy, Romantico, Ritardo mentale
Pagine: 443

È da circa un anno che sento parlare, di solito in termini entusiastici, di questo Twilight. Ho voluto aspettare che si concludesse la trilogia, con l’uscita di New Moon ed Eclipse, per iniziare a leggerlo. Nel caso si fosse rivelato un bel romanzo non avrei dovuto aspettare neanche un giorno per leggere il seguito!
Poi ho scoperto che nel frattempo la Meyer aveva messo in cantiere altri due romanzi, Breaking Dawn e Midnight Sun, ma ormai Twilight l’avevo comprato.

Al termine della lettura di Twilight avevo il cuore che mi batteva forte forte, e un turbine di sentimenti mi sconvolgeva. Sentimenti difficili da raccontare, e perciò, da brava aspirante scrittrice, cercherò di mostrarli:

Se vedessi la signora Stephenie Meyer appesa per una mano al cornicione di un palazzo di nove piani, le schiaccerei le dita.

Twilight o del Romanticume

Io sono una persona cinica, ma non per questo disdegno le storie romantiche, specie quelle di ambientazione fantastica. Ho riletto il manga di Video Girl Ai non meno di dieci volte, e non riesco mai a trattenere le lacrime quando Yota regala il vestito ad Ai o quando loro due festeggiano il primo compleanno di lei nel nostro mondo.

Video Girl Ai Capitolo Sesto
Video Girl Ai Capitolo Sesto: Il primo appuntamento con Yota indossando il vestito che mi ha regalato. Clicca per ingrandire

Perciò non mi ha mal disposta sapere che Twilight aveva a che fare con vampiri adolescenti innamorati. È vero, diversi neuroni si sono suicidati solo per l’argomento, ma in generale ero pronta a lasciarmi andare e frignare alla fine. Non è successo e anzi alla fine ero nera, perché Twilight è un pessimo romanzo.

La copertina giapponese di Twilight
La copertina dell’edizione giapponese di Twilight

La storia è la seguente: la signora Swan si è appena risposata con un giocatore di baseball professionista. Per questo dovrebbe essere sempre in viaggio al traino del nuovo marito, invece rimane a casa, ad accudire la figlia diciassettenne, Isabella (“Bella”).
Bella comprende il disagio della madre e per farla contenta decide di andare a vivere con il padre naturale, Charlie, capo della polizia di una minuscola cittadina, tale Forks.
Forks è un grumo di case in mezzo ai boschi, e uno dei luoghi più piovosi d’America. Le giornate sono sempre buie e grigie. La povera Bella, non appena si rende conto di dov’è finita, si pente subito della propria generosità, ma ormai il danno è fatto.

Uno dei principi cardine della narrativa è il conflitto. Nella buona parte dei casi tale conflitto è la lotta del protagonista, l’eroe, per vincere un problema (il cavaliere ammazza il drago che aveva rapito la principessa). Senza conflitto non c’è storia: se il drago non rapisce la principessa non c’è conflitto e non c’è niente da raccontare.
Qual è il conflitto in Twilight ? Bella è una ragazza carina ma non troppo, intelligente fino a un certo punto, goffa, insicura, timida, né ricca, né povera. È una persona qualunque. Questo è l’eroe. Il problema è: riuscirà una persona qualunque ad abituarsi alla vita in una piccola cittadina? Riuscirà a farsi nuovi amici a scuola? Si sentirà accettata?
Non è un granché, specie per una storia fantasy, ma la Meyer non è interessata a raccontare alcunché e infatti il problema è risolto per pagina 40 o giù di lì: Bella ha già un paio di amiche e ben quattro spasimanti, tra i quali il Ragazzo Più Bello della Scuola.
Infatti Twilight non è narrativa, Twilight è pornografia per ragazzine sceme.

Pornografia: niente a che vedere con il sesso, del tutto assente nel romanzo, è pornografia in quanto la storia non importa, importano solo le immagini in sé, costruite apposta per suscitare determinati sentimenti. Twilight, al pari di un film porno, è una sequenza di scene slegate, costruite apposta per appagare certe fantasie. Se si vuole un esempio meno crudo lo si può paragonare a un documentario sugli ornitorinchi: non vuol narrare niente, vuol solo mostrare un’ora d’immagini di ornitorinchi, per gli appassionati di ornitorinchi.

Ornitorinco
Ornitorinco

Ragazzine sceme: perché, Dio Santo, se una ha un minimo di fantasia è capace da sola d’immaginarsi di arrivare in una nuova scuola ed essere subito adorata da tutti, compreso il Bello di turno. Ci arrivo persino io. Quando butto dei soldi in un romanzo, voglio qualcosina in più, voglio che la mia fantasia sia aiutata da quella dello scrittore, manipolatore di fantasie per professione. Invece la Meyer non ha niente di più da offrire: lei è una qualunque, lui è il più bello di tutti. Lei ama lui e lui ama lei. Fine della (inesistente) storia.

Ma… ma lui è un vampiro!
Persino la Meyer, forse rileggendo una prima stesura, dev’essersi accorta che senza un qualche minimo elemento d’ulteriore interesse il romanzo non avrebbe venduto. Perciò, tanto per essere Originale (O maiuscola), ha deciso di rendere il Più Bello della Scuola un vampiro!

Ridi, Ridi ché la Mamma ha fatto gli Gnokki!

Vediamo cosa comporta essere vampiri nell’universo di Twilight:
I vampiri sono tutti bellissimi, per citare la protagonista: “bellezza assurda… sovrannaturale… dio greco… ecc. ecc.” Per citare una sagace commentatrice su iBS.it, Edward, il vampiro amante di Bella, è: trp gnokko.

Relativity di M.C. Escher
Esempio di bellezza assurda: forse anche M.C. Escher era uno gnokko!

Essere dei vampiri gnokki implica l’immortalità. Avere forza, agilità e resistenza molto superiori a quelle umane. Avere i sensi molto più sviluppati e quando si compie la mutazione si ottiene anche un potere bonus: c’è il gnokko che predice il futuro, il gnokko che può influenzare lo stato d’animo altrui e il gnokko Edward è un telepatico.
Una piccola nota su questi poteri bonus: sono stati inseriti senza alcuna logica, solo perché servivano alla trama, tanto che Edward può leggere nella mente di chiunque, umano o gnokko, ma non nella mente di Bella. Un classico esempio di regola creata ad hoc e irrealistica, chiaro sintomo di pigrizia o stupidità da parte della Meyer.

Gli gnokki, nell’universo di Twilight, non devono neanche temere la luce del sole, non temono croci, aglio, acqua santa, non temono niente. In più non sono neppure obbligati a bere sangue umano, possono sopravvivere nutrendosi di animali. Né pare perdano l’anima o diventino malvagi: la sete di sangue può portarli a gesti inconsulti, ma volendo sanno trattenersi.
Perciò la domanda è: perché non divengono tutti gnokki? Qual è la fregatura? La Meyer non lo dice, ma io ho capito quale sia, e tutta da sola (sono furba!) Ho ragionato su questo particolare: Edward è nato nel 1901, è diventato gnokko nel 1918, la storia è ambientata nel 2005, Edward è ancora al Liceo! In altre parole credo che gli gnokki siano ritardati mentali.
Non che Bella sia molto più sveglia. Insomma, se io scoprissi che il mio ragazzo ha cent’anni ed è uno gnokko, una delle prime domande sarebbe:
«Che cazzo ci fai ancora al Liceo?!»
Bella invece china la testa, tutta rossa di vergogna, e mormora fra sé: «km 6 bello!». Bella vive in stato d’imbarazzo perenne vicina a Edward, e la loro conversazione ne risente molto.

Bella è un’eroina d’altri tempi. Come se il femminismo, Sailormoon, Ripley e Buffy non fossero mai esistiti. Bella è fragile sia fisicamente, sia moralmente. Ogni piccolo contrattempo la riempie d’insicurezze e la porta sull’orlo di una crisi di pianto. È svenevole nel senso letterale del termine. Alla vista del sangue sviene. Dopo una corsa a perdifiato sviene. Per un bacio sulle labbra sviene.
È indifesa, e per fortuna che c’è il suo gnokko sempre pronto a proteggerla! Lo gnokko la salva da un incidente stradale e subito dopo da quattro manigoldi che volevano violentarla. La scena della tentata violenza è da manuale: Bella se ne va a zonzo, dopo il tramonto, per il quartiere più malfamato della città. Viene importunata da quattro mascalzoni ma lo gnokko accorre a salvarla! M’immagino la Meyer mentre cancella la riga dove è scritto che Bella indossa una minigonna e poi gongola: «Sì, ottimo! Adesso non è più una scena banale!»

In realtà fra Bella ed Edward non c’è nessuna complicità, nessuna passione. È la storia d’amore più deprimente che abbia mai letto. Per ritornare a Video Girl Ai, sembrano Moemi e Takashi. Lei è innamoratissima e lui è gnokko (qui nel solo senso di “molto bello”), ma non c’è nient’altro.

Video Girl Ai Moemi & Takashi
Video Girl Ai: Momento d’imbarazzo fra Moemi e Takashi. Clicca per ingrandire

Non hanno niente in comune, nessun interesse, nessun progetto, il loro amore è come i confini tracciati con la squadra di certi stati africani: amore per decreto.
Non a caso, l’unica scena che contenga un minimo di sentimento è la cena al ristorante italiano. Il sentimento è la vanità di Bella, stuzzicata dal fatto che la cameriera, molto più carina di lei, la invidi, perché accompagnata da uno gnokko
Quando Bella ed Edward escono assieme non si divertono mai. Non c’è mai neanche un pizzico di allegria o ironia. È solo un generico amore, perché sì e basta.
Fra l’altro non possono neppure andare oltre al semplice bacio, perché, come spiega lui: gli gnokki sono troppo esuberanti come fisico e troppo scalmanati quando si eccitano, Bella non uscirebbe viva da una notte d’amore con uno gnokko.

Un altro punto che rimane oscuro per parecchio è l’attrazione di Edward verso Bella: d’accordo, perché così l’autrice ha voluto, ma qual è la scusa? La scusa è che Bella puzza (visto che succede a trascurare l’igiene personale?) Bella puzza di sangue in maniera particolare, tanto da far imbizzarrire tutti gli gnokki che incontra. E da questo nasce anche il guaio che occupa le ultime 60 pagine circa del romanzo: uno gnokko barbone cattivo decide di mangiarsi Bella!
Queste ultime 60 pagine sono anche più sconclusionate e patetiche del resto. Appare subito ovvio che il thriller e l’azione non sono nelle corde della Meyer. In più, non sapendo come cavare dagli impicci la protagonista, usa il classico Deus Ex Machina: all’ultimo istante Edward arriva a salvare la sua Bella, saltando fuori da un macchina rubata. Gli gnokki buoni uccidono lo gnokko cattivo e tutti vissero felici e contenti, almeno fino al prossimo romanzo.
Non manca neanche l’imprescindibile scena con lo gnokko che accompagna Bella al ballo di fine anno. Oh, che romantici! E poi nel giardino dietro la scuola si promettono di non lasciarsi mai! Che carini!

Liceali pronti per il Prom
Liceali americani pronti per il Prom o Ballo di Fine Anno: Una tradizione demente che spero non attecchisca mai da noi!

Tecnicismi

Dal punto di vista tecnico la Meyer narra in prima persona, immedesimandosi in Bella, al passato. Il romanzo è molto raccontato, più che mostrato, ma qui non se ne può fare una colpa all’autrice: data l’insignificanza degli eventi, è meglio così. Anzi, se proprio tagliava il romanzo in blocco e non lo pubblicava era meglio!
I dialoghi sono atroci. La Meyer riporta parola per parola le minuzie che si scambiano i personaggi, senza rendersi conto di costruire spesso lunghi dialoghi di sole minuzie:

«Perciò ti piace?». Non era intenzionata a desistere.
«Sì», tagliai corto.
«Voglio dire, ti piace davvero?».
«Sì», ripetei, e stavolta arrossii, sperando che i suoi pensieri non registrassero quel dettaglio.
Ne aveva abbastanza dei monosillabi. «Quanto ti piace?».
«Troppo», bisbigliai.

Mi ami, ma quanto mi ami? E non aggiungo altro, altrimenti poi comincio ad agitarmi, mamma si preoccupa e devo prendere le pillole che mi annebbiano la vista.

C’è solo un altro particolare che vorrei far notare: lo stile della Meyer è semi-professionale, ovvero segue, per quel che la limitata sua intelligenza le consente, quelle tre-quattro regolette della narrativa, e basta questo a creare un romanzo leggibile. Rimane uno schifo, ma è uno schifo scorrevole. Cioè la Meyer scrive almeno un romanzo giudicabile. Tanti “scrittori” nostrani paiono dotati di maggior talento, ma poco importa se non si possiede un minimo di tecnica. Se il lettore crepa di noia a pagina 10 le buone idee non emergeranno mai.

Tirando le somme

Tirando le somme: Twilight è immondizia. Non comprerò gli altri romanzi della serie e credo mai più niente scritto dalla Meyer, che spero s’impicchi.

Dimmi Chi Sono i Tuoi Fan e Ti Dirò Chi Sei

Inauguro con questa recensione una nuova rubrica, che potrebbe apparire d’ora in avanti anche in altre occasioni. Avverto subito che tale rubrica è basata sul sarcasmo e sul prendere in giro il prossimo. Lo scopo è più che altro personale: farmi sentire più intelligente delle mie coetanee e in generale del pubblico. Se la cosa vi crea problemi, passate oltre.

Una torta di compleanno
Questa rubrica è autocelebrativa, come fosse il mio compleanno!

Spesso leggo i commenti su iBS.it dopo che ho comprato un romanzo. Mi divertono sempre, specie quelli entusiasti e sgrammaticati. Vediamo un po’ Twilight cosa ci riserva…

pasquale
Sara’ pure un libro per ragazzi, ma per un neo 5oenne come me e’ stato piacevolissimo leggerlo tant’e’ che sono certo che adesso acquistero’ anche gli altri due della trilogia. Voto 4,5
Voto: 5 / 5

No comment.

Antonella
Da quando ho letto twilight la mia vita è cambiata…ho perfino lasciato il mio moroso! Il seguito l’ho letto in un giorno!! Sentivo troppo la mancanza di Ed quando è andato via e le volte in cui Bella sentiva la sua voce mi sollevavano…era come riprender fiato dopo un’immersione…Mentre leggevo sospiravo, il cuore ha rischiato più volte di andare in tachicardia…soprattutto nel tredicesimo capitolo del primo! Quanto sono triste pensando che nella realtà cose del genere non possono esistere…ma non mollo! Sarò per sempre in attesa del mio Edward…
Voto: 5 / 5

Antonella, racconta la verità: è il tuo moroso a esser scappato a gambe levate!

Ely
1 sola parola: STUPENDOOOOOOOOO!!!!!! è 1 dei pochi libri che mi ha fatto sobbalzare ad ogni pagina, attirandomi peggio di una calamita… leggendo “Twilight” credo di aver sviluppato 1 vera e propria passione per i vampiri (vegetariani, s’intende!)… e dire ke prima ne aveva il terrore! Ecco: 1 esempio di come i libri riescono a farti crescere! Senza dubbio, poi, Edward è 1 personaggio fantastico… oserei dire, e credo che in molti siano d’accordo con me su questo punto, che ci vorrebbero in circolazione + ragazzi come lui!!!!!!!
Voto: 5 / 5

Ely, lo so che sarà una notizia dura da mandar giù, ma fatti forza. Guardami negli occhi, segui le mie labbra: i vampiri non esistono!

VANIA
…inconsciamente invidiabile, sorprendentemente appassionante, involontariamente coinvolgente…… praticamente BELLO!!!! [...]
Voto: 5 / 5

Wow?

MARTIN@
…Per tutti coloro che desiderano evadere dalla realtà… e immergersi in un sogno!!sognare fa bene a tutti: per questo consiglio vivamente questo libro a chiunque!!……….Soprattutto a chi è ancora alla ricerca del proprio EDWARD CULLEN!!!!!
Voto: 5 / 5

Sei sicura che i sogni ti facciano bene Martin@? Io avrei qualche dubbio…

fra
Ragazzi, non capisco ki nn legge qst libro e ki dice che è brutto…tt hanno il diritto di dire la propria ma…come si fa a dire che twilight è brutto!!!è assolutamente il libro più bello k io abbia mai letto!!! è magico, fantastico, indescrivibile…in una parola…UNICO!!!All’inizio la copertina mi ha incurosito e l’ho letto come x sfidare le mie amike ke lo giudicavano dalla copertina…e dopo il primo capitolo…non riuscivo + a separarmene!! [...]
Voto: 5 / 5

fra, dovresti seguire i consigli delle tue amike, finché ne hai ancora.

barbara
non sono una ragazzina e mi sono approcciata a questo libro unicamente perchè mi è arrivato in regalo(a Natale ma non mi decidevo a leggerlo) pensavo fosse un libro unicamente per adolescenti…….mi sbagliavo…non c’è età per i veri sentimenti……sono rimasta incantata da edward… lui che si mette sempre al secondo posto dopo la sua Bella…..chi non vorrebbe un uomo così….un amore così, finalmente un libro vero sull’amore che và oltre alla fisicità……sarà che sono un’inguaribile romantica ma io sono rimasta affascinata da questa storia.
Voto: 5 / 5

barbara non sei un’inguaribile romantica. Inguaribile sì, ma non romantica.

*Cle*
Twilight… In Assoluto Il Mio Libro Preferito..! L’Ho LeTTo In PochiSSimo Tempo E Dovevo Continuamente Impormi Di SmeTTere Perchè Non Volevo Che DuraSSE TroPPo Poco…! Appena L’Ho Finito L’Ho RileTTo Di Nuovo!Questo Libro Riesce DaVVero A Incantarti,è ImpoSSibile Non Divorarlo! è DaVVero Fantastico,La Storia Affascinante,I PersonaGGi X NuLLa PiaTTi Al Contrario Di Come Sono Stati Definiti… Ki Non Si Riconosce In BeLLa? E Ki Non VoRReBBe Un Edward TuTTo Suo? Il Libro Non è Un Semplice Armony E Ve Lo Dice Una Ke Non è Una Grande Fan Dei Libri Alla MoCCia&Co… L’Elemento Fanstasy Lo Rende Unico! L’Unica PeCCa? Il Finale Un Pò TroPPo Veloce…! AspeTTo Con Ansia Il Seguito,New Moon! Ve Lo Consiglio ;-)
Voto: 5 / 5

Anch’io ho un consiglio per te *Cle*, questo libro: Le Lettere MAIUSCOLE e le Lettere minuscole: Una Splendida Avventura!

Martina
E’ il più bel libro che abbia mai letto… è favoloso mi ha suscitato delle emozioni fortissime… Io l’ho letto perchè me l’hanno presentato quelli del libernauta… Mi hanno affascinato subito con la trama allora l’ho comprato e nn me sn pentita affatto!!!!!!! [...]
Voto: 5 / 5

Non so chi sia ‘sto “libernauta” ma sono sicura che non dovrebbe girare a piede libero!

Erika
Ok ragazzi, ve lo dice una che di libri se ne intende e come…non per vantarmi, ma non credo che ci sia qualcuno che abbia letto tanti libri quanti ne ho letti io…e devo dire che Twilight è il libro più bello, interessante, coinvolgente, emozionante che si trovi nella mia vasta biblioteca… [...]
Voto: 5 / 5

Ok, Erika, concordo con te che leggere tutti i romanzi di Geronimo Stilton sia stata un’impresa, ma, mi spiace dirtelo, c’è gente che ha letto ancora più libri! Lo so, incredibile!

green day
ho letto il libro in 6 gg sl xke ero impegnata anke con i compiti etc, altrimenti in 2gg l’avevo finito!! x vari motivi: 1.Edward (è impossibile essere cosi gnokki) 2.la storia è bellissima 3.ed è scritta molto bene 4.vi siete accorti ke a tt quelli ke hanno letto “twilight” è piaciuto da matti?? un motivo ci sarà,,, [...]
Voto: 5 / 5

Il motivo ha un nome: John Langdon Down, che nel 1862 descrisse l’omonima patologia.

twilight lover eragon.nihal @ noto-fornitore-di-email-gratuite.com
Twilight. Già sl il nome ispira e x ki nn conosce bene l’ inglese si tratta di ql momento prima ke inizi il giorno, nè notte nè giorno, ma twilight… ho letto qst libro in 1 giorno e 1a notte, ho dormito sl 4 ore! nn potevo nn finirlo e il giorno dp ho telefonato a tt qll ke conoscevo x consigliarglielo! [...]
Voto: 5 / 5

Di questa squilibrata ho lasciato quasi intatto l’indirizzo e-mail. Direi non ci sia miglior commento.

violsa
ho iniziato a leggere qst libro due giorni fa e sn quasi a fine…ogni momenti è buono x leggere dalle lezioni in classe alla sera a letto!! un libro stupendo…ai livelli di 3msc e potrebbe anke superarlo!!!!
Voto: 5 / 5

Come, come, come?! Potrebbe superare Tre Metri Sopra il Cielo ?! No, non è possibile! Perché l’amore tra Step e Babi è trp qlcs!!!!!!!!!!!

EmAnUeLa
weee…salveeeeeeee!!!!!!!!! beh, ke dire su twilight??????? e 1 dei libri + belli ke abbia mai letto… e io d libri ne ho letti tanti… qndi immaginate!!!!!!!! [...]
Voto: 5 / 5

Ci provo, Emanuela, ma davvero non riesco a immaginarmi come tu abbia letto tanti libri. Sarà un limite mio.

greta
UN CAPOLAORO DEL FANTASY DECISAMENTE UNO SPLENDORE PERDERSI FRA LE SUE RIGHE E SOGNARE DI ESSERE TRA LE BRACCIA DI EDWARD A PARTE TUTTO HO LETTO GLI ALTRI COMMENTI ED E’ STATO DETTO DAVVERO DI TUTTO SONO FELICE CHE CI SIANO PERSONE CHE ANKORA SANNO APPREZZARE LA BELLA LETTURA E RIESCONO A PROVARE ANCORA DELLE EMOZIONI COSI’ FORTI COME E’ SUCCESSO A ME HO LA RECENSIIONE DI NEW MOON IN INGLESE E MI SENTO MALE A LEGGERLA PERCHE SO CHE NON E’ TUTTO D’UN FIATO COME LEGGERE IN ITALIANO … COMUNQUE QUEL PO’ CHE HO LETTO PROMETTE BENISSIMO PER CHI LEGGERA’ LA MIA RECENSIONE TENETE D’OKKIO LA MIA MAIL PERCHE PRESTO LEGGERETE DI ME STO SCRIVENDO ANKE IO UN LIBRO MOLTO INTERESSANTE E DEL GENERE SONO UN APPASSIONATA DI VAMPIRI DESCRITTI NELLA NOSTRA GENERAZIONE SALUTI AGLI ESTIMATORI
Voto: 5 / 5

Da leggere tutto d’un fiato. È uno degli esercizi per chi vuole diventare sommozzatore.

Debby
Ho finito stamattina di leggerlo in inglese, purtroppo l’ho scoperto tardi, ma dopodomani avrò già fra le mani New Moon. Mi sono ritrovata a spegnere la tv per quindici giorni, per leggerlo con calma. Ho riletto da capo ogni capitolo tre volte, per non farlo finire troppo presto, e la mattina mi sono svegliata sempre pensando “Ma perchè non ho scritto io una cosa così bella?”. A parte la tensione sentimentale (e anche erotica) tra i protagonisti mi sono ricordata tante emozioni dell’adolescenza, quando ogni ragazzo di cui ti innamori sembra sovrumano, bellissimo, irraggiungibile. Ho letto gli ultimi due capitoli in treno e (senza dare spoilers), mi hanno passato i fazzolettini per asciugare le lacrime. Detto tutto ciò, confesso: ho quasi quaranta anni!
Voto: 5 / 5

Debby per me sei come la stella cometa, a indicarmi la direzione da non seguire.

Eleonora
In libreria era nel settore “libri per adolescenti”???????. Allora o sono matti in libreria, o io mamma di 30 anni ho crisi di identità. Adesso lo custodisco gelosamente per i miei figli, non ho dubbi che alle future generazioni piacerà come a noi. Non scrivo altro, è già stato detto tutto o quasi…
Voto: 5 / 5

Ti posso dire che non sono matti in libreria. Il resto lo lascio alla tua immaginazione!

Ary_Bimba
oddio..ho iniziata a leggere qst libro ieri e l’ho finito pk ore fa..qnd nn leggevo nn potevo fare a meno d pensare al libro..d averlo letto m sn totalmente depressa,non so perkè..ero felice ma anke triste xk anche io vorrei una storia così..nn importa se i vampiri non esistono,non imposta se una ks del genere non capiterà mai..in tt la my vita ho letto un sakko di libri..e qst è assolutamente il + bello k abbia mai letto..100 volte più bello..c’è un seguito? [...]
Voto: 5 / 5

Cara Bimba, se tu avessi seguito le lezioni di aritmetica alle elementari, sapresti che aver letto 2 libri non significa averne letti un sakko. Studia!

JUMA JUMA
SE FOSSE 1 FILM ITALIANO NN AVREI DUBBI:SCAMARCIO NEL RUOLO DI EDWAED E KATY LOUISE SAUNDERS NEL RUOLO DI BELLA!!!!IDENTICI!!!!
Voto: 5 / 5

Se Juma Juma fosse un essere umano non avrei dubbi: lobotomia.

eugenia
unicooo….durante la lettura mi ha tolto il fiato..lo consiglio a tutti. è stata una tempesta di continue emozioni!!! ora ho soltanto un grosso dubbio..non è che esistono i vampiri?!?!brr..però mi piacerebbe 1 kasino fare conoscenza di creature così delicate,armoniose..cosi facili da amare!! [...]
Voto: 5 / 5

eugenia confonde i vampiri con i maialini da latte.

GIAMAICA BRASINI
IL LIBRO MI HA AFFASCINATA!VORREI TANTO SAPERE SE NE FARANNO UN FILM E…QUANDO ESCE NEW MOON?IO E LA MIA AMICA C SIAMO LETTERALMENTE LITIGATE EDWARD…E HO VINTO IO!CMQ GRAZIE X IL BELLISSIMO LIBRO!!! W TWILIGHT!!!!!!!!!!!!!!! P.S.POTETE INVIARMI IL GIORNO IN CUI ESCE NEW MOON?è X 1 AMICA!!!
Voto: 5 / 5

Giamaica, se molli il tasto shift e scrivi l’indirizzo della tua amica, t’invieremo il giorno tutto intero!

ambra
questo libro mi fu dato in una maniera totalmente strana ero a farmi 1 giro quando 1 ragazza mi si avvicinò porgendomi la copia piccola del volume la sera iniziai a leggerlo poi scropi che mi appassionava sempre di piu a tal punto k passavo 5 ore a leggere per poi finirlo solo in 2 giorni e mezzo..che altro posso dire che se esistesse 1 personaggio come edward io pure me ne sarei innamorata perdutamente……
Voto: 5 / 5

Questo commento ha una trama più interessante del romanzo. Cioè Ambra era a spasso per i fatti suoi quando una misteriosa ragazza l’affiancò porgendole una copia in miniatura di Twilight ? Affascinante!

Ma questi erano i giudizi di ragazzine cerebrolese. Chissà cosa ne pensa una scrittrice, il cui romanzo d’esordio è stato recensito su questo blog (lascio al lettore scoprire chi sia):

Bello, bello, bello, capace di trasportare nella dimensione adolescenziale con una pacatezza incredibile. Il tempo torna indietro e si torna nuovamente ragazzi alle prese con i primi terribili approcci, il batticuore, i primi amori. Tutto si tinge di rosa, il brutto diventa bello, l’orrore diventa amore. Ed é questo a parer mio il punto di forza di questo romanzo: una ragazza innamorata di una creatura incredibile, ma a suo modo desiderosa di riscatto seppur mantenendo tratti sintomatici della sua specie.

Non posso che farti i miei più sentiti auguri, cara “scrittrice”: se hai intenzione di scrivere altri romanzi ne avrai bisogno!


Approfondimenti:

bandiera IT Twilight su iBS.it
bandiera EN Il sito ufficiale di Twilight
bandiera EN Il sito ufficiale di Stephenie Meyer
bandiera IT Uno dei (troppi) siti italiani dedicati a Twilight
bandiera IT Un altro dei (troppi) siti italiani dedicati a Twilight

bandiera IT Video Girl Ai su Wikipedia
bandiera EN M.C. Escher su Wikipedia

 

Giudizio:

Edward è uno gnokko!!! +1 -1 Gli gnokki sono ritardati mentali.
-1 La protagonista è un’idiota.
-1 Una storia d’“amore” senza passione o divertimento.
-1 Al di là dell’“amore” c’è solo noia.
-1 Dialoghi degni dell’asilo.
-1 Il finale “thriller” è ridicolo.
-1 La Meyer ha scritto altri libri.

Sei Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti1

«Chiara, Chiara, quante volte ti ho detto di non metterti al PC a scrivere recensioni senza aver prima preso le tue medicine!» «No, mamma, non le voglio le pillole! No, no, no, no!»

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Recensioni :: Saggio :: Worlds of Wonder: How to Write Science Fiction & Fantasy

Copertina di Worlds of Wonder Titolo originale: Worlds of Wonder: How to Write Science Fiction & Fantasy
Autore: David Gerrold

Anno: 2001
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Editore: Writer’s Digest Books

Genere: Manuale di scrittura
Pagine: 246

Iniziamo con una citazione da incorniciare e far stampare sulle magliette:

bandiera EN Concentrate on precision. Don’t worry about constructing beautiful sentences. Beauty comes from meaning, not language. Accuracy is the most effective style of all.

bandiera IT Concentratevi sulla precisione. Non preoccupatevi di costruire belle frasi. La bellezza nasce dal significato, non dal linguaggio. L’accuratezza è lo stile più efficace che esista.

Io dico lo stesso! Perciò se non vi fidate di me, magari potreste fidarvi del signor Gerrold.
Per chi non lo conoscesse, David Gerrold è uno scrittore di fantascienza. La sua opera più famosa è forse il ciclo de La Guerra contro gli Chtorr, che allo stato attuale si compone di quattro volumi, con altri tre in arrivo. Gerrold è stato anche sceneggiatore per Star Trek ed è sua la sceneggiatura di The Trouble with Tribbles (Animaletti Pericolosi) una delle più conosciute puntate della serie originale.

Copertina di A Rage for Revenge
A Rage for Revenge, terzo volume de La Guerra contro gli Chtorr

Se devo essere onesta, La Guerra contro gli Chtorr, della quale ho letto solo il primo romanzo, non mi è piaciuta. Anche se più per i temi e la filosofia di fondo che non per via dello stile di scrittura. In compenso questo Worlds of Wonder mi ha molto divertita. È scorrevole, tratta un sacco di argomenti, grazie ai capitoli brevi e incisivi, ed è lettura piacevole. Mi sento di consigliarlo a chiunque sia interessato allo scrivere in generale o alla fantascienza. Non importa se la scrittura sia solo un hobby, la si voglia far diventare una professione, o non si abbia mai scritto mezza riga in vita propria, questo Worlds of Wonder è interessante lo stesso!

È difficile fornire una mappa di Worlds of Wonder. I tanti capitoli balzano da un argomento all’altro, trattando i più disparati aspetti dello scrivere narrativa fantastica. Questo è forse anche l’unico difetto del libro: troppa carne al fuoco, certi argomenti avrebbero meritato di essere approfonditi con maggior attenzione.

Quello che mi ha colpita:

Le motivazioni dello scrivere. Di solito gli scrittori si trincerano dietro motivi nobili e altruistici (be’, un po’ lo faccio anch’io!), o al massimo dichiarano di scrivere in primo luogo per se stessi. Gerrold confessa con molta sincerità che per tanti anni della sua carriera i due motivi che lo spingevano erano la rabbia e la paura. Rabbia verso il suo primo insegnante di scrittura, secondo il quale il povero Gerrold non sarebbe mai diventato uno scrittore, e paura di non riuscire a scrivere abbastanza, e di non aver niente da mettere sotto i denti a fine mese!
Quando la rabbia verso quell’insegnante è sfumata e il successo l’ha messo al riparo dalla paura, Gerrold si è trovato in crisi. L’ha superata cercando nuove motivazioni, che lui ha trovato nell’entusiasmo. Detta così sembra una frase fatta, ma leggendo Worlds of Wonder, l’entusiasmo di Gerrold risulta evidente, tanto che se dovessi definire Worlds of Wonder con un solo aggettivo sarebbe appunto entusiasta. Un libro entusiasta.
Sempre riguardo motivazioni più o meno bizzarre: Gerrold ricorda che Ray Bradbury, in un periodo della sua di carriera, si era messo in testa di scrivere un racconto a settimana, in modo da trovarsi alla fine dell’anno con 52 racconti. Il ragionamento di Bradbury era questo: non è possibile che 52 racconti fossero tutti brutti, scrivendone così tanti, almeno uno buono sarebbe venuto fuori!

Ray Bradbury
Uno dei grandi della fantascienza: Ray Bradbury

Valutare le conseguenze. Gerrold porta l’esempio di un personaggio che si sveglia in una stanza di un futuro albergo lunare e guarda fuori dalla finestra. Ogni particolare che osserva ha tutta una serie di conseguenze a catena. Se osserva una pianta vuol dire che c’è aria e acqua, se c’è aria e acqua qualcuno ce le ha portate. Portarle dalla Terra è inefficiente, perciò è probabile siano stata estratte dai minerali lunari; dove? Con quali processi? Che tecnologie sono necessarie? La presenza di tali tecnologie cos’altro implica?
Partendo dal semplice guardar fuori dalla finestra, Gerrold costruisce l’intero ecosistema della Luna futura, piazza insediamenti dove dovrebbero essere, reti ferroviarie, infrastrutture, fabbriche automatizzate e quant’altro. Senza forzature, solo ponderando le varie conseguenze di un singolo particolare, e le conseguenze delle conseguenze e le conseguenze delle conseguenze delle conseguenze.
Lo stesso esperimento applicato al fantasy ottiene risultati simili, sebbene non altrettanto inevitabili, per ovvie ragioni.
Un punto interessante che emerge è la tendenza dei lettori a distillare le proprie “regole”: se nel mondo fantasy tal dei tali le scope parlano, le spazzole parlano e gli strofinacci parlano, il lettore assumerà che anche il resto degli utensili per la pulizia parlino. Negare ciò rende meno credibile il mondo.

E-Prime. Gerrold nella sua carriera ha sperimentato diverse tecniche narrative (un altro capitolo si occupa per esempio della prosa metrica), una particolarmente curiosa è l’E-Prime. E-Prime è un tentativo di eliminare l’uso del verbo essere (to be) dalla lingua inglese. In generale è un discorso piuttosto complesso e non ho le conoscenze di semantica necessarie per affrontarlo, ma dal punto di vista narrativo, i sostenitori dell’E-Prime fanno notare due vantaggi che deriverebbero dalla soppressione del verbo essere:
Primo: diviene difficile creare frasi al modo passivo, perciò lo scrittore è più al sicuro da questa “trappola”.
Secondo: il verbo essere cristallizza la realtà. “Il cielo è nero”, è un’istantanea della situazione, ferma. Ma la narrazione è per sua natura movimento, azione in senso lato. Il verbo essere è intrinsecamente contrario al movimento. “Il cielo diviene nero”, “Il cielo sembra nero”, sarebbero espressioni migliori perché più orientate all’azione.
Se sia vero o no, non saprei dire. Gerrold ha creduto di sì e ha scritto, con grandissima fatica, data l’abitudine di ognuno di usare il verbo essere, due romanzi: Under the Eye of God e A Covenant of Justice. I risultati sono stati interessanti: quasi nessuno si è accorto che fossero scritti in E-Prime, e dopo che Gerrold lo faceva notare la reazione era sullo stile di “E allora?”
In altre parole si può scrivere senza problemi in E-Prime, ma i vantaggi per la narrazione non sono poi così ovvi. Ulteriore dimostrazione la si ha alla fine del capitolo, quando Gerrold svela di averlo scritto in E-Prime!
In effetti non me n’ero accorta, e d’altra parte non sembra un capitolo scritto meglio degli altri.

Copertina di Under the Eye of God
Under the Eye of God: romanzo scritto in E-Prime

La forza delle parole. In un capitolo che sconfina nella filosofia, Gerrold parla della forza delle parole, di come, pur essendo niente più che simboli, siano in grado di influenzare la realtà. Non cercherò di riassumere i ragionamenti di Gerrold, però mi ha deliziata la conclusione, dove si dimostra che il Maestro Yoda merita davvero il titolo di Maestro e che l’immortale (aggettivo di Gerrold) battuta “Do or do not. There is no try.” (Fare o non fare. Non esiste provare.) contiene reale saggezza.

Il Maestro Jedi Yoda
Do or do not. There is no try.

I primi dieci romanzi. Un “trucco” psicologico che Gerrold suggerisce è quello di considerare il primo milione di parole che si scrive, o i primi dieci romanzi come semplice allenamento. Se vengono pubblicati bene, ma era solo uno scaldare i muscoli, se vengono rifiutati non importa, era solo far pratica. Così non ci si deve abbattere per le critiche, non hanno molto senso le critiche a romanzi che siano solo esperimenti e prove, e non si corre il rischio di esaltarsi troppo per i complimenti, perché in effetti un vero romanzo non lo si è ancora scritto!

Quello che mi ha colpita in modo negativo:

Come accennavo, soprattutto un po’ troppa fretta su certi argomenti. Per esempio il capitolo dedicato ai punti di vista mi è sembrato superficiale e l’analisi molto meno attenta di quella di Scott Card.
I due capitoli dedicati allo scrivere scene di amore e sesso anche non sono venuti fuori molto bene. Gerrold ammette come sia difficile dal punto di vista tecnico e imbarazzante sul piano personale trattare certi argomenti, e… non offre soluzioni! Ci sono solo alcuni esempi tratti da suoi romanzi presenti e futuri, esempi dai quali non sono riuscita a cavar molto. La scena d’amore in particolare mi è parsa molto fiacca.

In conclusione.

Bello! Anche al di là degli argomenti che possono interessare o meno, l’entusiasmo di Gerrold è evidente e oserei dire contagioso. Infatti oggi sono di buon umore. Dovrò leggere un altro pezzettino de Un Nuovo Regno prima di andare a dormire, o potrei svegliarmi domani ancora allegra!


Approfondimenti:

bandiera EN Worlds of Wonder su Amazon.com
bandiera EN David Gerrold su Wikipedia
bandiera EN Il sito ufficiale di David Gerrold
bandiera EN The Trouble With Tribbles su startrek.com
bandiera IT I primi quattro romanzi de La Guerra contro gli Chtorr in volume unico su iBS.it

bandiera EN E-Prime su Wikipedia
bandiera EN Ray Bradbury su Wikipedia
bandiera EN Yoda su starwars.com

 

Giudizio:

Tanti argomenti interessanti. +1 -1 Alcuni trattati con superficialità.
Il capitolo sull’E-Prime. +1 -1 Sesso & amore.
Il capitolo “filosofico”. +1
Il capitolo sulla verosimiglianza. +1
Molti degli altri capitoli. +1
Entusiasmo contagioso. +1

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Scritto da GamberolinkCommenti (16)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Le Verità di Andrea Vincenzi

Piccola premessa: alcune delle belle “pensate” della Barca dei Gamberi non sono mie, ma di mio fratello. Poi lui se ne lava le mani con la scusa che io sarei quella brava a scrivere. Il che è vero, ma la colpa è lo stesso sua!

Settimana scorsa raccontavo di una mia amica che avrebbe scritto un giallo con sfumature soprannaturali, avente per protagonista tale Andrea Vincenzi. Invitavo anche a leggere un piccolo estratto e commentarlo. Ringrazio chi l’ha fatto e anche chi ha solo votato senza commentare.
Devo però confessare di non essere stata sincera. Per farla breve, in quell’articolo mischiavo alla verità qualche piccola e innocua bugia. La verità è che ho un’amica. Tutto il resto è falso!

Non era difficile da intuire. Figuriamoci se io, supponente, arrogante e testarda come sono, davvero vengo a chiedere il parere altrui per un’amica. Se io dico a una mia amica come stanno le cose, così stanno, non c’è alcun bisogno di una seconda opinione.
Dunque qual è la storia del Vincenzi? Be’, il Vincenzi è un estratto dal Più Brutto Romanzo del Mondo!
Vedo già le facce perplesse di alcuni: “Ma come, io ho letto tutti e sei i romanzi della Troisi eppure quella scena non la ricordo!” Comprendo la perplessità, ma in effetti esistono romanzi anche più brutti di quelli che scrive la Troisi, per quanto possa sembrare incredibile.

Copertina di Nihal della Terra del Vento
No, non è il romanzo più brutto del mondo!

Andiamo con ordine. PublishAmerica è la più grande casa editrice a pagamento degli Stati Uniti. Nonostante ciò sostengono di valutare con attenzione ogni manoscritto pervenuto e di pubblicare solo gli autori meritevoli. Per dimostrare la falsità di tali affermazioni, un paio di anni fa un gruppo di scrittori appartenenti all’associazione americana scrittori di fantascienza (SFWA – Science Fiction & Fantasy Writers of America) decise di creare il Più Brutto Romanzo del Mondo e di proporlo a PublishAmerica.

Una trentina di autori si mise all’opera, ognuno con il compito di scrivere un capitolo di questo monumento all’orrido. Tutti si presero la briga di scrivere il peggio possibile, e di evitare di tenersi aggiornati fra loro, in modo che la trama risultasse più sconclusionata possibile. Addirittura uno dei capitoli, il 34, è stato scritto non da un essere umano ma da un programma automatico di generazione testi!
Così nacque il Più Brutto Romanzo del Mondo, che ha titolo Atlanta Nights. Con lo pseudonimo collettivo di Travis Tea venne proposto a PublishAmerica che, inutile dirlo, decise di pubblicarlo!

Copertina di Atlanta Nights
Copertina di Atlanta Nights

La pubblicazione poi non andò in porto perché gli scrittori svelarono il loro piano, in compenso Atlanta Nights è da tempo disponibile per il download gratuito e per i masochisti è anche acquistabile in cartaceo via Lulu.com.
Io ho scaricato Atlanta Nights e ne ho tradotte un paio di pagine. Per depistare chi avesse il google facile ho italianizzato i nomi dei personaggi e sono stata imprecisa riguardo al capitolo: quello da me tradotto è l’inizio del capitolo quarto, non del capitolo terzo.
Durante la traduzione ho cercato di essere più letterale possibile, anche se non escludo di aver apportato qualche involontaria, minima miglioria. Non mi sono spremuta le meningi più di tanto, non è che tradurre il Più Brutto Romanzo del Mondo sia divertente!

Dunque c’erano da valutare due pagine dal Più Brutto Romanzo del Mondo. Il risultato dell’inchiesta avrebbe dovuto prevedere un 90% di “Fa schifo” con magari un paio di “Molto bello” ironici. I “Molto bello” ironici ci sono stati, il 90% di “Fa schifo” purtroppo no.

Vediamo un po’ più in dettaglio commenti e voti, alla luce del fatto che si sta parlando del Più Brutto Romanzo del Mondo.

Saryo, aspirante scrittore ma con già un romanzo pubblicato alle spalle, ha votato “Decente”. Nel complesso giudica il Vincenzi un testo godibile (…) e non ha trovato l’introspezione e i pensieri del protagonista né prolissi, né pesanti.

Miss Grumbler, anche lei scrittrice (Posso dirlo? L’ho detto!) con un romanzo già pubblicato, ha votato “Decente”. Ha apprezzato in particolare la minuziosa descrizione di alcune singole, piccole azioni che pare le abbiano fornito la capacità d’intuire l’indole del protagonista.

Federico Russo “Taotor”, giovane (ha la mia età) aspirante scrittore ha votato “Decente”. Però il suo commento ha almeno sottolineato alcuni degli errori marchiani presenti e soprattutto è stato l’unico a rilevare che sembrava quasi che il narratore stesse prendendo per il culo il lettore. Era proprio così!

Domenico, laureato in letteratura italiana e che attualmente sta seguendo un corso per diventare editor, ha votato “Decente”, senza però lasciare nessun commento a giustificazione di tale voto. Qui la faccenda è anche più spinosa che non nei casi precedenti. Se Domenico finisse il suo corso e trovasse lavoro presso una casa editrice, come potrebbe, chiamato a farlo, giudicare sulla qualità dei manoscritti quando per lui il Più Brutto Romanzo del Mondo è decente?
Purtroppo non sarebbe un caso isolato. Ho come l’impressione che la buona parte degli editor italiani non sappiano il loro mestiere, neanche per sbaglio. Ma verrà il giorno di un bell’articolo nel quale pretenderò di saperne di più degli editor di Flaccovio, Curcio, Nord, ecc. messi assieme. Per ora andiamo avanti.

Università di Pavia
Gli studi universitari non sono più quelli di un tempo?

Gli altri voti “Decente” appartengono a utenti che non hanno mai commentato sul blog o che wordpress non è riuscito a identificare come tali. Non so chi siate, condoglianze in ogni caso.

Barbara non è chiaro come abbia votato. Dal suo commento, per altro condivisibile, mi pare capire che volesse una via di mezzo fra “Decente” e “Brutto”. Be’, meno che decente è meglio che decente!

Editor senza qualità ha votato “Brutto”. I suoi appunti sono giusti ed è stato l’unico a intuire che poteva trattarsi di una traduzione. Perciò forse l’Editor senza qualità si sottovaluta. O forse è uno di quegli editor di cui sopra!

Nick Truth ha votato “Brutto”. Niente da dire sulle sue osservazioni. Solo che appunto la giusta conclusione sarebbe dovuta essere: “Fa schifo”!

Marcy non ha lasciato commento ma ha votato “Brutto”. Buon per lei, e per gli altri non identificati con lo stesso voto: un minimo buon gusto l’avete.

Congratulazioni alle tre persone che hanno votato “Fa schifo”. Spero l’abbiano fatto a ragion veduta e non solo perché sembrava la scelta giusta per dar fastidio. Infatti venerdì ho dovuto cancellare 10 “Fa schifo” tutti votati in poco tempo dal nostro amico troll “Cheese” (conosciuto anche come “Jim”). Secondo me il furbone credeva che me la sarei presa a sentir chiamare schifezza qualcosa scritto da una mia amica, o magari pensava che il Vincenzi l’avessi scritto io. Ingenuo.

Abbiamo poi il signor Zuddas che ha votato “Molto bello”. Il suo commento è ironico e molto divertente, ho paura abbia fiutato lo scherzo. Magari così è stato anche per l’altro che ha votato “Molto bello”. Glielo auguro.

Visto che alla maggioranza il Vincenzi è sembrato decente, sarà forse il caso ribadire che descrivere ogni cosa e analizzare ogni pensiero, fin nei più minimi e inutili particolari, non è un bella cosa! Il ridondante, il superfluo e l’inutile rendono la lettura pesante e tolgono il piacere della narrazione.
Anche se in questo caso la narrazione era senza capo né coda, così come il dialogo stralunato fra Vincenzi e Isalti, con tanto di punto di vista ballerino. Per altri dettagli, basta leggere i commenti già illustrati.

* * *

Alcune vie di fuga per chi pensa che il Vincenzi non faccia schifo.

«Gamberetta, la tua traduzione è tanto splendida da compensare il marciume originario! Sono stato ingannato dal tuo genio!»
Grazie! Sei perdonato!

«Ho votato come ho votato solo per incoraggiare la tua amica.»
Ecco, spero nessuno ragioni davvero così. Le persone vanno incoraggiate se dimostrano un minimo barlume di talento, se stanno scrivendo il Più Brutto Romanzo del Mondo, non vanno incoraggiate! Non è un atto di gentilezza, è far perdere tempo a loro e agli altri. Se sul serio una mia amica si presentasse da me con il Vincenzi, non solo l’incoraggerei, le darei proprio una spinta, fuori dalla finestra!

Fuori dalla finestra!
La voglio buttare giù dalla finestra, non voglio mica ammazzarla!

«Che ne capiscono di letteratura un branco di scrittori di fantascienza americani?! Sono così schiavi dei propri limiti autoimposti che appena se ne liberano, allora sì, non ne esce una schifezza, ma Arte!»
Ehm… sì, d’accordo, l’importante è crederci. I medicinali sono nello scaffale in basso.

«Se avessi potuto leggere l’intero romanzo avrei capito che faceva schifo!»
Lo spero bene! Ma ti assicuro che quelle due pagine bastavano e avanzavano…

«I gusti sono gusti!»
Nessuno lo mette in discussione. Si sta solo sottolineando come il gusto di alcuni sia un pessimo gusto.

* * *

Il problema di giudicare il Vincenzi è un caso particolare di un problema più generale che riguarda la capacità di giudizio. In particolare per gli (aspiranti) scrittori è importante essere in grado di valutare il livello di quanto scrivono, in assoluto e rispetto agli altri.
Spesso mi capita di leggere frasi di questo tono: “questi scrittori anglosassoni, tutti lo stesso stile, tutti la stessa solfa, saprei far di meglio!” oppure (un classico): “il tal dei tali non ha niente da invidiare agli scrittori esteri nel tal genere.”
Valutando lo scrittore anglosassone stesso-stile stessa-solfa come la media, in entrambi i casi si sostiene di poter far meglio. In altre parole si è giudicato l’operato proprio o altrui sopra la media.

Sarà vero? È impossibile rispondere se non caso per caso, ma sono stati svolti esperimenti per valutare in linea generale la capacità critica delle persone.
In sostanza in questi studi vengono proposti una serie di test, che vanno dai classici test d’intelligenza, a test di cultura generale o di altro tipo, e ai partecipanti viene chiesto, oltre che rispondere ai quesiti, anche di provare a stimare quali saranno i propri risultati rispetto alla media.
Tali esperimenti hanno dimostrato che le persone hanno la tendenza a sopravvalutarsi. E non di poco. Solo chi è molto bravo è in grado di esprimere giudizi realistici sulle proprie capacità (anzi, chi è bravo sul serio tende, anche se di poco, a sottovalutarsi), gli altri pensano tutti di essere sopra la media. Anche chi sbaglierà la risposta a ogni singola domanda avrà l’impressione di aver svolto un test nella media.

Risultato di un test
Risultato di uno dei test. Come si vede dal grafico, tutti si considerano sopra la media (la linea scura, che indica come i partecipanti al test hanno giudicato la propria prova), ma solo una piccola percentuale ha ragione! Lo studio completo, di cui questo grafico fa parte, è qui (formato PDF).

In altri termini è difficile capire se la propria capacità di giudizio sia affidabile. Ancor più, aggiungo io, in un campo come quello letterario dove il rumore di fondo del “i gusti sono gusti” rende difficile ogni valutazione oggettiva.
Persino il più analfabeta sarà convinto di aver scritto un ottimo romanzo, peggio, essendo di ciò convinto, non prenderà neanche in considerazione l’idea di migliorarsi e rimarrà analfabeta.

Per questo il Vincenzi può avere una sua utilità. Il Vincenzi è brutto per definizione, progettato sotto ogni aspetto per essere indecente, è una piccola ma concreta pietra di paragone per le proprie capacità di giudizio. Ognuno ne tragga le debite conclusioni.

Io, per mia fortuna, non ho problemi a ottenere giudizi sempre obbiettivi e veritieri, mi basta chiedere alla più saggia creatura dell’universo: il Coniglietto Grumo!

Coniglietto Saggio
Nella foto, un Coniglietto saggio quasi quanto Grumo!


Approfondimenti:

bandiera EN La storia di Atlanta Nights
bandiera EN Atlanta Nights su Lulu.com
bandiera EN Il sito di Travis Tea
bandiera IT Atlanta Nights su Fantascienza.com (attenzione! contiene diverse imprecisioni)

bandiera EN Il sito di PublishAmerica
bandiera EN Science Fiction & Fantasy Writers of America, Inc.

Scritto da GamberolinkCommenti (28)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Recensione: La Rocca dei Silenzi

lrds.jpg Titolo originale: La Rocca dei Silenzi
Autore: Andrea D’Angelo
Anno: 2005
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Casa Editrice: Nord
Collana: Fantacollana
Genere: Fantasy
Pagine: 448 (brossura)
Prezzo in euro: 16,50 euro

Doverosa premessa.
Questa recensione l’ho scritta parecchio tempo fa, in tempi non sospetti, vale a dire prima dello scambio di cordialità che ho avuto in questi giorni con l’autore Andrea D’Angelo proprio su questo blog. La metto online solo ora essendo stato invitato a farlo proprio da D’Angelo stesso, altrimenti avrei forse lasciato perdere. Prima di pubblicarla ho tolto una parte che poteva sembrare, anche se non lo era, un attacco personale all’autore. Questa parte riguardava una interpretazione allegorica del romanzo che non è la stessa che l’autore propone nelle sue note conclusive. Tanto per dare un’idea, la mia interpretazione identificava nei terribili demoni urlanti descritti da D’Angelo quei lettori che hanno scritto e scriveranno commenti furibondi sulle sue opere.

Veniamo al sodo, dunque, e parliamo prima degli aspetti positivi.

Dal punto di vista strettamente stilistico, come è scritto La Rocca dei Silenzi? Bene, direi. Le descrizioni sono efficaci, la scrittura scorre. Non si perde in dettagli inutili, e la forma usata per i dialoghi risulta naturale. Finché non esagera e va sopra le righe D’Angelo se la cava bene, cosa che di questi tempi non va affatto data per scontata, visto che esempi di deroghe a questo minimo sindacale non mancano. Onestamente, chi dice che D’Angelo non sa scrivere, nel senso più letterale del termine, dice il falso.

Ecco, qui finiscono le impressioni positive, e cominciano i mal di pancia. I fan di Andrea D’Angelo possono anche smettere di leggere.

I personaggi.

D’Angelo è un autore veramente abile nell’approfondire le tensioni emotive dei personaggi che popolano i suoi romanzi – Il Sole 24 ore

Questo è ciò che dice la copertina del romanzo La Rocca dei Silenzi. Voglio sperare che in realtà i signori de Il Sole 24 Ore il libro non l’abbiano neanche visto in fotografia. Altrimenti, se i loro pareri sono fondati e autorevoli in economia come in letteratura, noi della Barca dei Gamberi, che investiamo seguendo i loro consigli tutti i soldi che ci passa la CIA per denigrare ingiustamente gli autori italiani, allora siamo fritti.

Le tensioni emotive dei personaggi di cui parla il più diffuso giornale economico in Italia corrispondono al fatto che, appena uno apre bocca e dice una cosa, qualsiasi cosa, per quanto insignificante, c’è qualcun’altro (di solito il protagonista) che lo prende a pesci in faccia e cerca di farlo sentire un idiota. Praticamente, è come il forum di FantasyMagazine, o se preferite una trasmissione di Maria De Filippi.

In sintesi, i personaggi de La Rocca dei Silenzi sono insopportabili. Non mi era mai capitato prima di leggere un romanzo sperando che i protagonisti crepassero ad ogni pagina.

Esempio di dialogo tipico tra i personaggi della Rocca dei Silenzi:

“Non sarà facile accendere un fuoco, oggi”, disse Mordha, rompendo un ramo e il silenzio.
Vòrak lo fissò. “Risparmiami i tuoi giochetti psicologici, straniero. Dici sempre e solo cose rilevanti… Non sono scemo.”

Mah! Cosa càspita avrà voluto dire?

Eviterò di sottolineare, per non sembrare pignolo, che un Nano può dire psicologici solo se nel suo mondo è esistito Freud o un suo equivalente… ach, ormai l’ho sottolineato.


freud.jpg
Sigmund Freud – non è uno zio materno di Pipino Tuc.

Ogni tanto c’è qualcuno che, completamente fuori contesto, pensa cose del tipo:

“Sono circondato da un branco di idioti e di bastardi, e i pochi meritevoli mi si rivoltano contro!”

Il lettore resta disorientato, e l’unica cosa che gli viene da pensare è che l’autore quella mattina si è svegliato con le palle girate.

Nella buona letteratura, la presenza dell’autore dovrebbe sentirsi il meno possibile. I personaggi dovrebbero vivere di vita propria, reagendo di fronte alle situazioni che gli si prospettano come se davvero fossero dotati di volontà autonoma e vere motivazioni. Ne La Rocca dei Silenzi, invece, la presenza dell’autore raggiunge ben presto livelli ingombranti. Troppo spesso succede di imbattersi in pensieri dell’autore che egli infila nella testa e nelle bocche dei personaggi, che si riducono a pretestuosi pupazzi nelle mani di uno a cui scappa di far della filosofia. Quando, a pag 332, leggo che:

Non esisteva vita senza morte, né morte senza vita; l’una dava valore all’altra e viceversa. Qual era il valore delle cose assolute? Era nullo o incomprensibile.

cosa devo fare? Sacrificare un capretto alle Muse per ringraziarle di avermi condotto a queste originalissime perle di saggezza, o andare a chiedere i soldi indietro al libraio? Non sono andato a cercare l’ago nel pagliaio, il libro è pieno zeppo di menate come questa. Se avessi dovuto riportarle tutte, questa recensione avrebbe superato le 90 pagine.

Consiglio agli aspiranti scrittori: non temete che la vostra ricca e complessa personalità non emerga abbastanza dalle pagine che scrivete, perché succederà il contrario. Per quanto cercherete di nascondervi, le vostre idee su questo o su quello verranno sempre fuori anche se non volete. E’ normale finire a scrivere sempre di se stessi, e per questo bisognerebbe cercare di evitarlo il più possibile, perché può succedere che ciò che voi ritenete un’intuizione fondamentale a qualcun altro sembrerà una banalità gratuita.

Consiglio agli aspiranti scrittori (e due): non cercate di fare gli originali a tutti i costi. I maghi si possono chiamare anche stregoni, incantatori, e via discorrendo. Non fate come D’Angelo che li chiama fruitori di magia, perché quella è terminologia da Ministero delle Imposte. Parimenti, l’ascia con due lame si chiama bipenne. Se la chiamate ascia bilama come fa D’Angelo, chi legge pensa subito alla schiuma da barba.

bipenne.jpg
Ascia bipenne
extra2beauty_women.jpg
Rasoi bilama per signore. Non abusatene, perché altrimenti vi vengono dei peli come un nostromo. Meglio la ceretta, anche se fa male.

La scrittura.
Dicevo all’inizio che onestamente chi sostiene che D’Angelo non sa scrivere dice il falso. Non sa scrivere opere di narrativa, che è una cosa diversa. Ciò che mi disturba di più è che manca qualsiasi tipo di variazione nel tono della narrazione. Leggendo, si finisce ben presto per assuefarsi ad uno standard assolutamente monocorde, sempre greve e drammatico. Non c’è, in tutte le 450 pagine del romanzo, un solo momento dove la tensione nel tono del discorso si sciolga per un attimo prima di ripiombare nell’abisso della disperazione. Manca, cioè, un alternarsi di emozioni capace di tenere viva l’attenzione. Inoltre, adottare un tono drammatico non basta certo a creare il dramma, e questo è uno degli equivoci più grossolani in cui cade D’Angelo. Non è che perché tutti ripetono di continuo “Ah, quale sarà la soluzione del mistero?” allora c’è un mistero. Il mistero lo devi creare, mostrare al lettore, non semplicemente far dire che c’è un mistero a tutti quelli che passano di lì. L’altro aspetto veramente indigesto è appunto la ripetitività. I personaggi di D’Angelo sono in buona misura dei maniaci ossessivi, e l’autore non fa altro che raccontarci quello che hanno nella testa. Essendo dei maniaci ossessivi, pensano sempre le stesse cose, e così anche il romanzo finisce ad ogni pagina per ripetersi fino alla nausea.

L’azione.
Le scene di azione di svolgono per buona metà del libro nei sotterranei della famigerata Rocca dei Silenzi. Ecco, tutta questa parte sembra pari pari il resoconto di un videogioco, un RPG tridimensionale stile Dungeons & Dragons, coi guerrieri sistemati in testa al gruppo a menare e far da scudo e i maghi dietro a tirar magie. Si vaga per tunnel, scale e corridoi, poi si arriva alla sala da cui partono altre tre gallerie, allora che si fa? Destra, sinistra o centro? Quale porterà al livello successivo? Il tutto condito da scontri con gruppi di mostricci vari da affettare. I personaggi stessi, sembra che vadano ad infilarsi in tutta questa carneficina assurda solo perché qualcuno li spinge avanti col joystick. Questa parte del romanzo è, d’altra parte, anche quella che dovrebbe essere caratterizzata da una più alta tensione drammatica. Dato che a renderla drammatica con l’azione D’Angelo proprio non ci riesce, ripiega sul tono. Ma il tono del racconto è sempre stato già fin troppo drammatico, fin dalle prime pagine. Trovandosi nella necessità di dover essere ancora più drammatico, l’autore viene preso dalla smania di far poesia. Vi faccio un esempio. Voi credete di respirare, vero? Ah ah ah, poveri stolti. Voi siete costretti a quel dentro e fuori d’aria (pag. 335).

PAURA, EH? Lo sentite l’orrore cosmico attanagliarvi le viscere, mentre siete costretti a quel dentro e fuori d’aria, cani maledetti? Rhaaaaaaahh!

Paura, eh?
Paura, eh?

La trama.
La trama è esile, prevedibile, priva di intreccio. Gira intorno ad un mistero che è un mistero di Pulcinella, perché si capisce dove si andrà a parare fin dalle prime pagine. Mancano totalmente svolte narrative e colpi di scena. I personaggi fanno cose di cui non si capisce assolutamente il senso, e l’impressione è che senza il famoso joystick di cui parlavo prima tutti sarebbero morti serenamente di vecchiaia nel loro letto. Come ho già detto, l’autore cerca di sopperire alla mancanza di una vera tensione drammatica adottando un tono esageratamente drammatico, sempre sopra le righe. L’effetto è che ci si assuefà già a pag. 50, e ci si annoia per le restanti quattrocento.

In tutta la seconda parte, ho sbadigliato fino a slogarmi la mandibola. Si arriva in fondo pensando: non è possibile che vada così come mi aspetto, vedrai che arriva la sorpresa, il colpo di scena. Si arriva in fondo, e la sorpresa è che non c’è nessuna sorpresa. Piuttosto originale, come soluzione narrativa. Chissà perché non ci aveva ancora pensato nessuno. Chiediamocelo.

La struttura narrativa.
La struttura narrativa l’avrei definita un guazzabuglio, ma poi mi dicono che uso parole difficili, e allora dirò che è un troiaio. Comincia con uno strascico di fatti accaduti anni prima dove si è svolto il vero inciting incident, in un altro romanzo che nessuno ha mai scritto. Poi c’è un inizio, uno svolgimento dove succede ben poco e una fine parziale, dove succede esattamente ciò che si è detto che sarebbe successo fin dall’inizio. Poi c’è un altro inizio, uguale al precedente, uno svolgimento dove succede a ripetizione sempre la stessa cosa, una fine (parziale) di nuovo tutta secondo i piani, e un altro bello strascico. Per la serie Aristotele era un idiota, perché voleva un inizio, uno svolgimento e una fine. Con una struttura come quella de La Rocca dei Silenzi, nessun genio della letteratura avrebbe potuto tirare fuori qualcosa di decente. L’autore avrebbe quindi una parziale giustificazione, se non fosse che anche questa struttura se l’è pensata lui.

Insomma, lasciatemi dire che far compiere ai protagonisti due volte lo stesso lungo viaggio (dove per due volte significa due all’andata e due al ritorno) nel giro di pochi giorni, impiegando capitoli su capitoli, non è una buona soluzione narrativa. Chiunque, chiunque, chiunque (ripeto: chiunque) capisca qualcosa di letteratura al posto mio direbbe che le ripetizioni vanno evitate.
Non è una buona idea nemmeno far fare ai protagonisti dei piani all’inizio della storia, e poi far andare tutto secondo i piani, per quanto insensati. I piani stessi poi sembrano quelli di due ragazzini che discutono la strategia per superare il livello più bastardo del videogioco, ma questo ormai si era capito, credo.

La magia.
Se i maghi devono studiare tanto i libri proibiti per usufruire di poteri magici equivalenti al videofonino e alla torcia elettrica, tanto vale dargli il videofonino e la torcia elettrica.

In conclusione.
In conclusione (sospiro): un peso specifico di una tonnellata per centimetro cubo, un purissimo distillato di noia invecchiato in botti di rovere. Mentre leggevo, non sono mai riuscito ad andare avanti per più di tre pagine alla volta, e io sono uno che i libri li divora.


Approfondimenti:
bandiera IT La Rocca dei Silenzi su Editrice Nord
bandiera IT Sigmund Freud su Wikipedia
bandiera IT Il Sole 24 Ore giornale specializzato in economia

Giudizio:

La scrittura è buona… +1 -1 …finché non vuol strafare.
  -1 I personaggi comandati col joystick, D&D.
  -1 I personaggi che si atteggiano da duri da telefilm con Chuck Norris, ridicoli e insopportabili.
  -1 Ripetitivo fino alla nausea.
  -1 La trama priva di svolte narrative.
  -1 La filosofia da strada.

Scritto da GamberolinkCommenti (59)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

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