Archivio per la Categoria 'Libri'

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  21. Libri come se piovesse di Gamberetta
  22. S.M.Q. di Gamberetta
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  24. Esbat di Gamberetta
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  32. Lo Specchio di Atlante di Gamberetta
  33. Vampire Kisses!!! di Gamberetta
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  50. On Fairy Stories di Gamberetta
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  52. L’Avido Drago di Ghiaccio di Gamberetta
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Arte Noiosa

Si prospetta una settimana piena d’impegni tanto inutili quanto improrogabili. Se vivessimo in una società giusta, non dovrei essere costretta a dimostrare, un giorni sì e uno no, la mia indubitabile intelligenza. Ma tant’è.

Perciò oggi voglio parlare di un argomento che non dovrebbe suscitare polemiche: la Troisi! No, scherzo! C’è di vero che ieri ho dato una sfogliata a Un Nuovo Regno. Mi sembra brutto, brutto anche per la Troisi, però non credo raggiunga il livello surreale d’idiozia di Nihal nella Terra del Vento.
Se poi qualcuno dovesse chiedere perché continuo a buttare soldi con i romanzi della Troisi, la risposta è: Morboso Collezionismo. È una malattia che non auguro a nessuno, più grave anche dell’Esterofilia e dell’Invidia Cronica.
Questo però è l’ultimo: qualunque cosa scriverà in futuro la Troisi, non la comprerò.

Copertina di Un Nuovo Regno
Mai più!

Oggi vorrei parlare della patina di noia che avvolge l’Arte e la letteratura in particolare.

Partiamo da quello che è forse il dipinto più famoso al mondo, La Gioconda:

La Gioconda
Ritratto di Lisa Gherardini, moglie di Francesco del Giocondo

Un giorno abbiamo perso non so quante ore a parlare di tale crosta, e del famoso sorriso della tizia. Io ho detto che la signora Gioconda avrebbe dovuto dire NO! alla droga. Come al solito sono stata redarguita, non si è entrati neanche nello specifico del mio argomento, non si è neanche presa in considerazione la mia ipotesi che il soggetto ritratto da Leonardo fosse sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, ci si è solo concentrati sul fatto che io non devo osare esprimere certo genere di giudizi.
Per altro il mio vero giudizio è che La Gioconda è noiosa. Mi suscita solo un: “E allora?”
Magari è perché non l’ho vista dal vivo. Se uno guardasse la foto sulla carta d’identità di alcuni miei amici chissà cosa penserebbe, invece dopo che li hai conosciuti scopri che sono persone simpaticissime!

Questa mia noia non è solo mia, è condivisa da molti miei compagni. Siamo una generazione disgraziata o qualcosa del genere.
Ora però prendiamo quest’altra signorina. Spero non sia lei che debba guidare, altrimenti qui ci scappa il morto del sabato sera, visto che anche in questo caso l’abuso di sostanze psicotrope è evidente:

Viso della Venere Medica
Dite NO! alla droga!

Ma tale signorina ha una storia da raccontare, basta inquadrarle il corpo:

Venere Medica
Io vi avevo avvertito…

Wow! Sembra la Nuova Carne di Cronenberg! O forse H.R. Giger. È invece una “Venere Medica”, di tale Clemente Susini. Clemente Susini (1754 – 1814) è stato un maestro nell’arte di modellare la cera. La buona parte delle sue opere ha scopo didattico, atto a illustrare l’anatomia, ma non se ne può ignorare il fascino artistico.
Inoltre sono opere agli antipodi della noia: mi è bastata una sfuggevole occhiata all’immagine di cui sopra su un sito web che si occupava di tutt’altro, per farmi venir voglia di saperne di più.

Veniamo alla letteratura. La scuola, il Liceo in particolare, ma leggendo certi commenti ho paura anche l’Università, è responsabile per due disgrazie: non far leggere, e far leggere vaccate.

Partiamo dal primo problema. Io leggo da sempre; se non devo alzarmi la mattina successiva, non ho problemi a leggere un romanzo di media grandezza (2-300 pagine) in una notte o giù di lì. Tuttavia conosco persone, anche più grandi di me, che quando si dedicano al loro adorato Harry Potter, non solo usano un segnalibro, ma si segnano con una matita il punto esatto fino al quale sono giunti. Quasi che se fossero costrette a rileggere un paio di paragrafi, verrebbe loro un infarto per lo sforzo!
Non li biasimo, facevo anch’io così, in prima elementare.
La soluzione a questo problema è semplice: la scuola deve obbligare a leggere. Dalle elementari in poi dovrebbe essere prevista la lettura di almeno un romanzo a settimana, tagliando buona parte del programma d’italiano, che in effetti non serve a un tubo. La grammatica la si impara molto più in fretta e meglio per imitazione che non per studio, la storia della letteratura è solo nozionismo inutile, e il contorno socio-politico-economico-etico-metafisico che spesso si appiccica alle opere è questione specialistica che dovrebbe comparire solo all’Università.

Secondo problema, far leggere vaccate. Non si possono passare mesi sui Promessi Sposi. I Promessi Sposi sono una patacca, una specie di Harmony anteguerra, la settimana come delineata dalla soluzione al problema numero uno sarebbe sufficiente. Inoltre, e qui si entra nel cuore della questione, bisogna abbandonare l’ipocrisia. Si sente spesso dire che gli adolescenti, i giovani leggono pochissimo. È vero, ma se si vuole cambiare rotta, bisogna proporre letture che siano appassionanti, che possano competere con cinema, videogiochi, e tutto quello che offre Internet.

I Promessi Sposi
Dite NO! ai Promessi Sposi!

Storia Numero 1: “Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive[...]”

Storia Numero 2: “All’età di otto anni due mercenari la violentarono.”

Di quale Storia vorreste sapere il seguito?
D’accordo, d’accordo, generazione disgraziata. Io sono una di quelle che si sarebbe goduta lo spettacolo della ragazza travolta dal bus con il cervello sparpagliato sul marciapiede. Che diamine, potrei passare l’intera esistenza senza veder mai un tizio con il cervello sparpagliato sul marciapiede! Si chiama curiosità, è una cosa naturale, tanto più stimolata quanto più l’evento è raro. Non c’è proprio niente di male a essere curiosi.

In ogni caso, che sia un sentimento giustificato o un segno dell’imminente fine dei tempi, se si vuole invogliare la gente alla lettura, bisogna dimostrare loro che i libri possono essere più interessanti di cercare con google “film hard gratis”, come hanno fatto diversi finiti poi da queste parti (colpa della recensione di Live Free or Die Hard).

Il racconto che preferisco per mostrare come la letteratura possa competere con la miglior depravazione della Rete è “Budella” contenuto in Cavie di Chuck Palahniuk. Non è che sia un capolavoro, ed è scritto apposta per essere disgustoso, ma fa il suo effetto. È ideale per chi pensa che i libri siano noiosi. Non lo penserà più. Però non garantisco cosa poi penserà di voi.

Copertina di Cavie
Copertina di Cavie di Chuck Palahniuk

“Budella” ha anche il vantaggio di essere poche pagine: può essere letto persino da chi mette i segnetti ai paragrafi.
È possibile leggere “Budella” in lingua originale qui.

Se si può far conto sulla lettura di opere più lunghe, la fantasy/fantascienza di guerra funziona quasi sempre.
Uno dei romanzi che adoro è Cuore d’Acciaio di Michael Swanwick. Una delle recensioni su Amazon.com è di un padre che lamenta come già nel primo capitolo compaiano descrizioni esplicite di situazioni non adatte alla figlia tredicenne. In verità non adatte a nessuno. Per quello a me Cuore d’Acciaio piace!
Ciò non vuol dire che basti la depravazione. Palahniuk e Swanwick sono ottimi scrittori, le stesse perversioni in mano a scrittori con meno talento sarebbero risultate noiose o stupide.

Un altro che può venir buono per avvicinare alla lettura è Kafka. Kafka ha il vantaggio di aver fama di scrittore “serio”, perciò anche in ambito scolastico è difficile che qualcuno obbietti se si propone di leggerlo.
Il racconto che preferisco è Nella Colonia Penale. È il racconto di un’esecuzione capitale compiuta in maniera sadica e demente. Non è esplicito come Palahniuk e Swanwick ma una buona dose di morbosità c’è. Inoltre è moralmente ambiguo: il “cattivo” è subito identificato e non per un istante ne viene messa in dubbio la malvagità, eppure è difficile alla fine non provare se non proprio simpatia almeno comprensione.
È possibile leggere Nella Colonia Penale online, per esempio qui.

Franz Kafka
Kafka in persona! (dite NO! alla droga…)

Bel discorso finora… mi rendo conto campato in aria. In realtà chissà per ancora quanti anni si andrà avanti facendo credere agli studenti che sono scemi e superficiali se non si appassionano alle beghe di Don Abbondio, Fra’ Cristoforo, l’Innominato, e quei due fessi di Renzo e Lucia.
Parere personale: ipocrisia. In una società come la nostra, ovvero dove ancora la parola scritta è il principale mezzo di diffusione di cultura e conoscenza, è proprio compito della scuola scoraggiare i cittadini riguardo la lettura. Più le persone sono ignoranti, meglio è…

Sembro il Coniglietto Grumo quando ha le sue derive anarco-insurrezionaliste. Spero di rifarmi verso il fine settimana: sto preparando un articolo che sono sicura farà la felicità di grandi e piccini!


Approfondimenti:

bandiera IT Un Nuovo Regno su iBS.it

bandiera IT La Gioconda su Wikipedia

bandiera IT Clemente Susini su Wikipedia
bandiera IT Clemente Susini presso l’Università di Cagliari
bandiera EN Clemente Susini e altre meraviglie anatomiche presso biophemera.com
bandiera EN I modelli anatomici del Susini presso il museo de La Specola
bandiera EN Curious Expeditions, lo splendido blog degli autori delle foto di cui sopra

bandiera EN Videodrome di Cronenberg su IMDb, qui nasce la Nuova Carne
bandiera EN Videodrome su Wikipedia

bandiera EN Il sito ufficiale di H.R. Giger

bandiera IT I Promessi Sposi e altre opere del Manzoni disponibili presso Liber Liber

bandiera EN Il sito ufficiale di Chuck Palahniuk
bandiera EN “Budella” (“Guts”) in lingua originale
bandiera IT Cavie su iBS.it

bandiera EN Il sito ufficiale di Michael Swanwick
bandiera IT Segnalazione di Cuore d’Acciaio

bandiera IT Franz Kafka su Wikipedia
bandiera IT Nella Colonia Penale online
bandiera IT La Colonia Penale e altri racconti su iBS.it

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Andrea Vincenzi

Andrea Vincenzi è il nome del protagonista di un romanzo che una mia amica sta scrivendo. Anzi, ormai l’ha terminato, sebbene sia ancora incerta riguardo al finale. È un giallo, con sfumature soprannaturali.

Copertina di un Giallo Mondadori
Il termine “giallo” deriva dal colore della copertina dei Gialli Mondadori

Io ho letto ampi stralci del romanzo, e dato che sono davvero sua amica, le ho detto chiaro e tondo che non mi piaceva, in base a quelle “regolette” che da queste parti sono così poco popolari.
Viste le polemiche degli ultimi tempi, vorrei che ne leggeste un paio di pagine e ne deste un giudizio. Voglio capire se davvero sono cosi “sfasata” rispetto alla sensibilità generale come qualche volta mi pare.

Da queste due pagine, sono l’inizio del capitolo terzo, capisco non si possa dir niente riguardo alla storia. Però, almeno per me, si può già dir molto sullo stile e sulla “presa” che hanno sull’attenzione del lettore. Dunque votate, e se vorrete aggiungere un commento nel quale spiegate il perché avete votato come avete votato, io e l’autrice ve ne saremo grate.

Io mi asterrò dal votare e dal commentare, per non influenzare nessuno. Cercherò invece di far intervenire l’autrice, che è poco presente perché da mesi lotta con Telecom per ottenere l’ADSL. Ma ci arrangeremo.

Leggi l’inizio del capitolo terzo online, qui.

Leggi l’inizio del capitolo terzo, in formato PDF, qui.

Per votare scegliete una delle opzioni in alto a destra nella sidebar.

Aggiornamento del 1 Dicembre 2007: Le votazioni sono chiuse. Potete ugualmente lasciare un commento. Poi proseguite qui.


Approfondimenti:

bandiera it Il Giallo Mondadori su Wikipedia

bandiera EN Foxit Reader, un’ottima alternativa all’Adobe Reader per leggere i PDF

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Recensioni :: Romanzo :: Sezione Pi-Quadro

Copertina di Sezione Pi-Quadro Titolo originale: Sezione Pi-Quadro
Autore: Giovanni De Matteo

Anno: 2007
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Editore: Mondadori

Genere: Poca fantascienza
Pagine: 295

Napoli, 2059. L’umanità si trova in piena Singolarità, uno sviluppo frenetico e costante di ogni scienza, che porta a continui mutamenti e nuove tecnologie ogni giorno. Per dire, la lingua è cambiata, tanto da appiccicare i prefissi quanto-, olo- e nano- a qualunque cosa.
Così abbiamo gli olotelefoni, le nanolavatrici e le quantospazzole che funzionano nella stessa esatta maniera di telefoni, lavatrici e spazzole ai giorni nostri, però sono frutto della Singolarità! Cool!

In realtà, pur cianciando di chissà quali incredibili progressi, Sezione Pi-Quadro sarebbe potuto essere ambientato ai giorni nostri, anzi, per alcuni versi è quasi retrofuturistico, perché già oggi se uno vuole diffondere un documento mal visto dalla scienza ufficiale non ne fa fascicoli fotocopiati da distribuire nelle università, ma lo pubblica su Internet.
L’unico elemento fantascientifico è la possibilità di recuperare dal cervello dei cadaveri i ricordi delle ultime ore di vita. Fine. Perciò se si sta cercando un romanzo di fantascienza, tutta la fantascienza è lì, né più, né meno, il resto è rumore di fondo e technobabble.

Vincenzo Briganti, il protagonista, è un tenente della Polizia. È un “necromante”, appunto uno di quelli incaricati di cavare informazioni ai morti. Fa parte della Sezione Pi-Quadro, un reparto speciale delle forze dell’ordine istituito a tale scopo.
Il Briganti è un personaggio tormentato. Anni prima la figlia adolescente è stata rapita, torturata e uccisa, senza che lui abbia potuto far niente, né sia riuscito a identificare i colpevoli. Perciò è tormentato dal dolore della perdita e dal senso di colpa. IN. OGNI. SINGOLA. PAGINA. In altre parole il Briganti è una lagna come ne ho viste poche. Gli altri personaggi invece sono stati comprati mediante qualche offerta 3×2 al Grande Magazzino dei Personaggi Preconfezionati: il Pubblico Ministero donna in carriera, il poliziotto burbero ma dal cuore d’oro, il politico corrotto, ecc. ecc.
Il che, di per sé, non sarebbe poi una tragedia, se la storia fosse piena di ritmo e azione. Ma non lo è. La storia è di una noia allucinante. Ci sono solo due scene d’azione, due. La prima dura un paio di pagine ed è al limite del ridicolo, la seconda, che fra l’altro è il climax del romanzo, è da rotolarsi per terra dalle risate.
Mostra spoiler ▼

Ma sono andata troppo in là. La storia è di base un giallo: il Commissario Di Cesare, capoccia della Sezione Pi-Quadro, un bel mattino viene trovato morto: qualcuno gli ha sparato in testa.

Napoli
Vedi Napoli e poi muori

Al Briganti viene affidato l’incarico di recuperare le memorie dal cadavere del Commissario e indagare sul caso.
Anche come giallo, Sezione Pi-Quadro fa acqua da tutte le parti.
Mostra spoiler ▼

Quelli di cui sopra erano i difetti veniali del romanzo. Quello che lo rende uno strazio è l’infodump.
L’infodump è il rovesciare sul lettore una serie d’informazioni, magari anche importanti per la storia, in maniera pedante e priva di grazia. Le informazioni dovrebbero trapelare da azione e dialogo, non essere sbattute in faccia al lettore. E questo non perché sia una “regola”, ma perché l’infodump è noioso. Spezza il ritmo della narrazione, a proposito, infodump non mi piace come termine, perché non mi piace tanto la lingua della perfida Albione,

Albione è il più antico nome della Gran Bretagna, sebbene qualche volta venga usato per indicare il Regno Unito o in maniera più specifica (ma non corretta) l’Inghilterra.
In altre occasioni Albione viene usato in riferimento alla sola Scozia, il cui nome in gaelico è Alba. Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, lo usa in maniera non equivoca per indicare la Gran Bretagna: “Albion ipsi nomen fuit, cum Britanniae vocarentur omnes de quibus mox paulo dicemus.” Il nome Gran Bretagna nasce con i Pitti, una popolazione presente sulle isole inglesi prima dei Celti. Il nome Albione è stato adottato dagli scrittori medievali sulla base di Plinio e Tolomeo.
Il nome Albione ha origini celtiche, da una radice indoeuropea che indica i significati di “bianco” e “montagna”. I Romani lo intesero in connessione con albus (bianco), in riferimento alle Bianche Scogliere di Dover.
La locuzione “perfida Albione”, a indicare la spregiudicata politica espansionistica inglese, pare nasca da un sermone del teologo francese Jacques-Benigne Bossuet.

Le Bianche Scogliere di Dover
Le Bianche Scogliere di Dover

perciò credo d’ora in poi userò il termine: inforigurgito.

L’inforigurgito è una costante in Sezione Pi-Quadro. Ogni particolare è illustrato con minuziosa precisione, in spregio dell’effettiva importanza del particolare stesso o del fatto che continui copiaincolla dal libro di fisica,

Dal punto di vista fisico, il principio di indeterminazione trova una sua giustificazione nell’analisi delle perturbazioni ineliminabili che il processo di misura induce su una grandezza. Supponiamo ad esempio di voler individuare la posizione di una particella, servendoci di una particella sonda S che, inviata sulla prima particella, venga poi diffusa fornendo i valori della misura. La precisione con cui la posizione del bersaglio può venire individuata è limitata dalla lunghezza d’onda lambda della particella sonda S; e sappiamo che lambda è inversamente proporzionale alla quantità di moto di S. Quanto più precisa vogliamo che sia la misura della posizione, tanto maggiore deve essere la quantità di moto della sonda; e tanto maggiore risulta, di conseguenza, la perturbazione che la misura induce sulla quantità di moto della particella, cioè sulla variabile coniugata di quella sottoposta a misura. [Sì, questa è una pagina del romanzo...]

non rendono la lettura particolarmente piacevole.
Neppure la primitiva tecnica dei Due Scienziati Che Discutono Fatti Che Già Conoscono, è usata; è proprio un brutale vomitare nozioni sul lettore.

L’inforigurgito ha poi una sua forma più grave quando le informazioni vomitate non hanno neanche la scusa di essere informazioni vitali per la storia. Aggravante dell’aggravante è quando queste informazioni sono vomitate nel bel mezzo di una scena d’azione.
Prendiamo un classico dei classici del western: Mezzogiorno di Fuoco (titolo originale: High Noon). Gary Cooper sta sparando ai cattivi, si vede lo sbuffo di fumo dalla pistola, il fragore del colpo e… parte un documentario sulla vita e le opere di Samuel Colt?! Anche un solo fotogramma da tale ipotetico documentario apparirebbe così fuori luogo da essere ridicolo. Quando il lettore segue un romanzo si immagina nella testa le sequenze come se le vedesse. Non si può interrompere tale film nel bel mezzo di una scena d’azione, non arriva a tale carogneria neppure la pubblicità!
Ci arriva invece De Matteo, per esempio:

Un bagliore attirò l’attenzione di Briganti mentre l’uomo-razzo compiva rumorosamente una goffa virata. Il bagliore dell’acciaio squarciò la notte. Era una spada ricurva, uno di quei modelli giapponesi che avevano invaso le strade di Napoli insieme alle milizie di Kodama fin dagli anni Quaranta, quando le cosche dell’Alleanza di Ottaviano avevano trovato l’appoggio della Yakuza nella Guerra del Vesuvio contro l’effimera Nuova Camorra di Forcella.

Forcella
I vicoli di Forcella

Fino a “una spada ricurva” si sta seguendo l’azione, poi il povero lettore è costretto a lasciare le sciabolate per sorbirsi la pappardella della Yakuza a Napoli. Fra l’altro, tale particolare NON HA NESSUNA IMPORTANZA PER LA STORIA. ZERO. Non che se l’avesse avuta sarebbe stato corretto presentarlo in tal modo, ma almeno non sarebbe stato inchiostro sprecato, come invece è.
Io credo che tagliando l’inforigurgito delle 300 pagine ne rimarrebbero forse 70-80. Non sarebbe ancora un bel romanzo (o racconto lungo) ma sarebbe meglio di com’è adesso.

A braccetto con l’inforigurgito, De Matteo si bea di usare paroloni su paroloni. Roba sullo stile della necropalingenesi dello psicopompo kemiomnemonico. Non mi è chiaro quale sia lo scopo di tale sbrodolarsi, forse il De Matteo spera che la gente pensi: “Oh, come sei bravo! Quante parole conosci!”? In realtà se c’è un sintomo di scrittore incapace è questo: il dover ricorrere a termini astrusi e desueti perché non si è in grado di esporre le proprie idee in maniera semplice e chiara.

Chi ha da dire qualcosa di nuovo e di importante, ci tiene a farsi capire. Farà perciò tutto il possibile per scrivere in modo semplice e comprensibile. Niente è più facile dello scrivere difficile. Karl Popper

Sezione Pi-Quadro è un brutto romanzo. Il problema di fondo è che non ha niente che possa interessare. Ho letto romanzi con trama più brutta e scritti peggio, ma che avevano una possibile attrattiva per qualche lettore, una mezza idea originale, un qualcosa. Sezione Pi-Quadro è una specie di altare al concetto di Mediocrità. La trama è scontata, i personaggi cliché, lo stile di scrittura farraginoso, le idee fantascientifiche scarse e riciclate, l’ambientazione banale; niente è davvero schifoso, ma non ci sono neppure sprazzi di bellezza, da nessuna parte.

Su altro blog s’invitata all’acquisto del romanzo, a sostegno della moribonda fantascienza italiana. Io invito a lasciar perdere: i 3 euro e 90 centesimi li ho già buttati io, è sufficiente.

Come spendere meglio 3 euro e 90 centesimi:

Caramelle gommose Meiji
Caramelle gommose Meiji al gusto di pesca bianca: 1,25 euro

Cottonfioc a foggia di spada orientale
Cottonfioc a foggia di spada orientale: 3,20 euro

Stampino di Jiji
Stampino di Jiji (da Kiki’s Delivery Service): 3,75 euro

Noticina finale: Il Coniglietto Grumo ha trovato di cattivo gusto che uno dei luoghi del romanzo sia un locale chiamato La Tana del Coniglio Morto.


Approfondimenti:

bandiera IT Uno Strano Attrattore, blog di Giovanni De Matteo
bandiera IT The Next Station, Giovanni De Matteo vi scrive con il nome di “X”
bandiera IT Un’intervista a Giovanni De Matteo su fantascienza.com

bandiera EN High Noon su IMDb
bandiera EN Karl Popper su Wikipedia
bandiera EN J-List (per gli acquisti da 3 euro e 90 alternativi)

 

Giudizio:

Niente. -1 Inforigurgito come se piovesse.
-1 Noioso, banale, scontato, sciatto e stupidotto.
-1 Personaggi cliché.
-1 Fantascienza neppure per sbaglio.

Quattro Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti

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Scrivere: Aristotele, Mosche e Grafici

Nei giorni scorsi ci son state furiose polemiche tra quei pochi che vorrebbero le cose fatte per benino e quei molti che son sostenitori di genio & sregolatezza. Come indole, sarei anche portato a stare coi secondi, se non fosse che al mondo purtroppo la sregolatezza abbonda, mentre il genio no. Mettiamo un po’ di ordine, quindi, magari a suon di scapaccioni.

popeye
Lo vedete questo?

La struttura ottima di un’opera di narrativa, che sia romanzo, film o opera teatrale, è la stessa fin dai tempi di Aristotele, che nella sua Poetica disse che una storia deve avere un inizio, uno svolgimento e una fine. L’inizio è ciò che non viene dopo qualcos’altro, la fine è quella dopo la quale non c’è nient’altro, e lo svolgimento è quello che ci sta in mezzo. Bella scoperta, starete già pensando. Banale, direte. Allora, se è così banale, mi spiegate perché c’è pieno di gente in giro che scrive scrive scrive e a mettere nei suoi stramaledetti romanzi un inizio, uno svolgimento e una fine che siano tali proprio non ci arriva, o pensa magari che Aristotele fosse un imbecille, sangue di Giuda???

Aristotele
Aristotele. Credete forse che fosse un imbecille?

L’inizio.
L’inizio di una storia è ciò che contiene l’incidente, un evento capace di turbare lo status quo che dà inizio alla vicenda, introducendo al tempo stesso i personaggi. Importante: il lettore si aspetta che il primo incidente che accade sia anche quello che scatena tutti gli altri eventi. Se così non è in ciò che scrivete, non otterrete l’effetto di essere originali, ma solo di disorientare il lettore.

Lo svolgimento.
Lo svolgimento dovrebbe essere costruito con una successione di eventi via via più drammatici, intervallati da momenti di tranquillità dove la tensione invece si stempera.

La fine.
La fine comincia in corrispondenza del climax, l’evento più drammatico di tutti di fronte al quale il protagonista sembra soccombere. Non importa se il lettore sa che il protagonista ce la farà perché quello è solo il secondo libro di una saga in 19 volumi: con la sua parte irrazionale dovrà comunque dubitare seriamente che il protagonista possa uscirne intero. Quando tutto sembra perduto, la situazione si capovolge per il rotto della cuffia, il protagonista vince e la tensione si stempera via via, fino a che la situazione è normalizzata (risoluzione).

Qui sotto c’è un grafico che mostra quello che dovrebbe essere l’andamento della tensione drammatica. Sento già levarsi alto il coro della tragedia greca:

Aaaaaah, sacrilegio! Qui si vuole profanare l’Arte inquadrandola in un grafico! Giammai! Giammai!

Eh eh eh… voi davvero pensate che per sceneggiare quel film che vi è piaciuto tanto, costato milioni di dollari, gli sceneggiatori non si siano basati consapevolmente su uno schema come questo? Che per scrivere quel best seller che ha venduto milioni di copie che vi ha così emozionato l’autore abbia scritto tutto di getto, in pieno delirio creativo, sbattendosene di ogni regola? Sè, vabbé, andiamo avanti.

Tensione_ottima
L’andamento ottimo della tensione drammatica in una storia

Questo schema non copre ovviamente tutti i generi, ma una buona parte sì, dai romanzi d’amore ai gialli ai romanzi d’avventura come sono generalmente il fantasy e la fantascienza. Naturalmente, è possibile scrivere buone, ottime storie anche fregandosene altamente dello schema sopra, ma bisogna essere molto ma molto bravi. Invece, rispettando una struttura come quella sopra, anche un perfetto cretino può, con un po’ di applicazione, scrivere una storia che non faccia troppo sbadigliare o al contrario girar le palle a leggerla.

Tanto per fare un esempio pratico su cosa è una successione di eventi via via più drammatica, se il detective Marlowe a pag. 50 viene minacciato, a pag. 100 pestato e se a pag. 150 gli sparano addosso, va bene. Se le cose avvengono nell’ordine inverso, vedete bene che se lo minacciano dopo avergli prima sparato addosso e poi averlo pestato, l’effetto diventa quasi comico.

Vediamo allora l’esempio di un capolavoro, scritto da uno molto bravo, di cui ho già accennato: Il Signore delle Mosche (1954). L’autore, William Golding, era uno da Premio Nobel per la Letteratura (lo ha vinto nel 1983), e nonostante questo non si è azzardato a rompere lo schema di cui sopra. Anzi, forse ha vinto il Nobel anche per questo. Capito???

  • Incidente: un aereo che porta in salvo una scolaresca di ragazzi inglesi delle scuole elementari e medie cade in mare nei pressi di un’isola tropicale, in piena Terza Guerra Mondiale. Nessun adulto sopravvive, i ragazzi si ritrovano da soli sull’isola.
  • Svolgimento: bisogna organizzarsi per i bisogni fondamentali, si elegge un capo. La frutta abbonda, ma un gruppo di ragazzi tra i più grandi, che contendono la leadership del capo, fondano un gruppo di cacciatori. I ragazzi, lasciati a sé stessi, diventano sempre più selvaggi e violenti. Scoppiano liti e contrasti sempre più gravi, fino a che uno dei ragazzi viene ucciso. Oggi siamo assuefatti a tutto, ma nel ’54 l’evento di un bambino assassinato da altri bambini era un’idea assolutamente agghiacciante, tanto per dire cosa si intende per tensione drammatica crescente.
  • Climax: il protagonista, colui che all’inizio era stato eletto capo, fugge inseguito dai “cacciatori”, che lo vogliono uccidere infilandogli un palo acuminato su per il didietro, e tutti sono contro di lui. Stremato, cade a terra lungo la spiaggia.
  • Risoluzione: Si ritrova davanti le scarpe bianche di un ufficiale della marina britannica. Sono venuti a salvarli. L’ufficiale dice qualcosa del tipo: “Vi siete ridotti come dei selvaggi! Questo non è dignitoso per dei ragazzi inglesi.” Tutti di colpo ritornano bambini, e scoppiano a piangere.

Il romanzo che ho recensito la scorsa volta, invece, I Boschi della Luna, non verrà mai portato come credenziale per l’autore in caso di nomination al Nobel. Perché? Eppure, guardate, dal punto di vista della struttura era quasi perfetto. Quasi. Poi, naturalmente, ha un sacco di altri problemi, tipo i dialoghi, ma con la struttura c’eravamo abbastanza. C’è un buon inizio, con un incidente forte, ben definito. C’è una discreta fine, con il giusto climax e la conseguente risoluzione della tensione e il ritorno alla normalità. L’ultimo capitolo invece, che è uno strascico inutile, è da tagliare completamente. Ma il problema più grave è tutto quello che ci sta in mezzo, che come è normale è anche la parte più lunga del libro. In tutta la parte centrale, 150 pagine su 240 totali, la tensione svanisce totalmente. Non è possibile che, dopo essere fuggiti per il rotto della cuffia da una città in preda al caos e all’anarchia mentre la civiltà è al tracollo, l’evento drammatico successivo sia la caccia al cinghiale, perché non regge assolutamente il confronto. E dopo la caccia al cinghiale, non è possibile che l’evento drammatico successivo sia la pesca alla trota, sangue di Giuda!

Il grafico è qua sotto:

Tensione_BDL
La tensione drammatica ne I Boschi della Luna

Come vedete, confrontandolo col grafico precedente, c’è tutta la parte centrale che va praticamente a zero. Risultato: ci si annoia. Inoltre, la tensione drammatica nel climax non è forte quanto quella dell’incidente iniziale.

Tutto sommato questa cosa dei grafici mi piace un sacco. Credo proprio che li userò anche nelle prossime recensioni, dove ne vedremo delle belle.


Approfondimenti:
bandiera IT La Poetica di Aristotele
bandiera EN Lord of the Flies su Wikipedia

Scritto da GamberolinkCommenti (21)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Recensione: I Boschi della Luna

bdl.jpg Titolo originale: I Boschi della Luna
Autore: Giuseppe Festa
Anno: 2006
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Casa Editrice: Larcher Editore
Genere: Non fantasy
Pagine: 256 (brossura)
Prezzo in euro: 10 scontato a 3,90

Oggi mi son svegliato con un diavolo per capello. La gamba di legno mi fa un male cane (tecnicamente, si chiama nevralgia dell’arto fantasma), e quando fa così state sicuri che cambia il tempo e si mette a burrasca. Sento quindi il bisogno impellente di sfogarmi su qualcuno, e il più adatto alla bisogna che ho sottomano al momento è il romanzo I boschi della Luna di Giuseppe Festa. Chi mi conosce lo sa: il vecchio Stockfish, dolori alla gamba permettendo, è uno di buon carattere, se non gli si fa saltar la mosca al naso. Ma quei dieci euro spesi per quel libro della malora ancora non li ho digeriti, sangue di Giuda. Cominciamo, allora.

Giuseppe Festa è il leader di un gruppo musicale, i Lingalad, che trae ispirazione dalle opere di Tolkien. Molti di voi li conosceranno senz’altro, perché li si trova a suonare praticamente in ogni manifestazione a tema Fantasy. I Lingalad sono dei bravi musicisti, se vi piace quel genere che sta fra la musica occitana e il folk irlandese. I testi però, dello stesso Giuseppe Festa che è anche il cantante, sono di una bruttezza imbarazzante. Se i Lingalad un giorno si ammutinassero e lo gettassero ai pesci, mettendosi a fare musica solo strumentale, non esiterei a comprarmi i loro CD.

La scrittura in sé.
Il libro non è scritto male, ma neanche brilla per stile. La prosa è pulita e lineare, e scorre abbastanza bene. Anche se il romanzo non mi è piaciuto per niente, tutto sommato non ho fatto troppa fatica per finirlo. Questo dovrebbe essere il minimo sindacale, mi direte voi, è un po’ come dire che il pregio del tale biscotto è quello di non essere velenoso. Ma, di questi tempi, non bisogna dar nulla per scontato.

La storia.
L’inizio non è per niente male (dialoghi a parte, come dirò in seguito). Ricorda Morte dell’erba (1956) di John Christopher, un capolavoro della fantascienza catastrofica. La storia che dà inizio a I Boschi della Luna è questa: in un futuro molto vicino, il petrolio comincia seriamente a scarseggiare. Le città sono tormentate da improvvisi black out, sempre più frequenti e prolungati, fino a che ne arriva uno che sembra proprio quello definitivo. La civiltà è al tracollo, e le città senza corrente diventano un luogo di morte e disperazione nel giro di pochi giorni. Il giovane Jari, insieme alla madre Dora, fuggono verso le montagne, nel paese dove abita il nonno. Non so se l’autore ha letto o no Morte dell’Erba, ma non ha importanza, tutto sommato. Non c’è nulla di male nel trarre ispirazione da un capolavoro, ed è sempre meglio che voler essere originali a tutti i costi e finire per scrivere delle porcherie.
L’inizio, come dicevo, rende bene il precipitare della situazione, creando la giusta tensione. Questo fino a che i due non fuggono dalla città e raggiungono il paesello tra le montagne, verso pagina 50. Purtroppo però, non si vive di sole disgrazie, e quando la situazione si tranquillizza la storia da lì in poi diventa pura fuffa, per ben 150 pagine su 240 totali. Leggeremo quindi di due giovani allegri e volenterosi, che si danno un sacco da fare per aiutare gli adulti nelle loro vicende quotidiane, risolvendo situazioni di cui non ci importa una dannata lisca grazie alla loro vitalità e arguzia.

Verso pagina 200, finalmente succede di nuovo qualcosa. La storia cerca di recuperare un po’ di tensione, senza peraltro riuscirvi granché. Sul finale poi, si passa dalle stalle alle stelle e ritorno in poche righe. Prima accade una cosa che nessuno di noi avrebbe mai voluto vedere: un adolescente affronta a mani nude un esercito di banditi armati fino ai denti (eh sì, purtroppo). Poi, il colpo di scena, degno del Signore delle Mosche di William Golding. Di nuovo, bravo Giuseppe Festa se ha letto il libro o visto il film, bravissimo se ne ignorava l’esistenza. Viene da chiedersi come uno possa avere dei lampi sporadici di genio e poi ripiombare nell’abisso della banalità mezza pagina dopo. Sì, perché il peggio deve ancora venire. Infatti, dopo il finale della storia, c’è ancora un capitoletto dove è l’autore stesso a parlare senza nemmeno tentare di nasconderlo. Ci racconta così a grandi linee cosa ha fatto il protagonista negli anni a venire, ma soprattutto si lancia in un insopportabile pistolotto di stucchevole buon senso ecologista, annegato in una melassa di buonismo di quelle da avvertenza per i diabetici. Il vecchio Stockfish è sempre stato un convinto ecologista fin dalla più tenera età, ma a leggere certe cose, scritte in quel modo, mi viene voglia di dar fuoco ai boschi e di rovesciare bidoni di liquami radioattivi nei fiumi, sangue di Giuda!

Bidoni radioattivi
Bidoni di rifiuti radioattivi

I personaggi.
Il diciassettenne protagonista, probabilmente il super-io dello scrittore (che diciassettenne non è più da un pezzo), è esattamente il fidanzatino che ciascuna nonna vorrebbe per la propria nipotina. Un ragazzo d’oro, che per giunta non ne sbaglia una. Risolve tutto lui. Questo giovanottello che viene dalla città, tanto per dirne una, procurerà in diverse occasioni il cibo per dei sostanziosi banchetti ad un’intera comunità di contadini-campagnoli-montanari, che notoriamente non se la cavano bene in questa materia, e che senza le consegne a domicilio della Bo-Frost sarebbero altrimenti spacciati. Questa gente poi, mi ricorda più che ogni altra cosa quelle comunità ideali in assoluta grazia di Dio, senza luogo e senza tempo, che venivano rappresentate nei libri di catechismo di quando andavo alle elementari. Quelli che andavano a mietere il grano vestiti di bianco, tenendosi tutti per mano sotto un cielo turchino dove volano le colombe della pace. Ben diversi, insomma, dai contadini delle nostre campagne che si odiano da sei generazioni per un metro di terra rubacchiato, e che alla prima occasione si ammazzano a fucilate facendolo passare per incidente di caccia.

Insomma, da adolescenti tutti abbiamo sognato di far innamorare di noi la più carina della classe gettandoci in mezzo alle fiamme per salvarla mentre la scuola va a fuoco. Poi però si cresce, e queste fantasie erotico-eroiche sarebbe meglio che passassero.

I dialoghi.
Tremendi! La cosa peggiore di tutte. Non c’è dialogo nel romanzo che non suonerebbe falso, artificiale, persino ad uno straniero con una conoscenza approssimativa dell’italiano. Inoltre, sembra che l’autore non sia mai stato adolescente, che non abbia mai sentito due adolescenti parlare. I ragazzi descritti da Giuseppe Festa sono educati e gentili, tra loro e con tutti. Non gli scapperebbe una mezza parolaccia neanche se si dessero per sbaglio una martellata sulle palle. E, ora che ci penso, devono essersene date parecchie procurandosi danni irreversibili, perché la massima pulsione sessuale che dimostrano questi diciassettenni verso una bella ragazza è il mano nella mano e il bacio sulla guancia. Che teneri!

Gli alberi.
Giuseppe Festa ha una grande passione per gli alberi, ed è un vero esperto in materia. Per cui, non scriverà mai che “Tizio si nascose dietro a un albero”, o al limite che “Tizio si nascose dietro a un pino”. Scriverà invece che “Tizio si nascose dietro ad un Pino Nero ad Ombrello della Patagonia Occidentale, dai caratteristici aghi corti e sottili che produce una resina dall’inconfondibile odore pungente”. Un consiglio quindi, complementare a ciò che dice sempre Gamberetta (“scrivete di ciò che sapete”): evitate di cedere alla tentazione di scrivere tutto ciò che sapete su un certo argomento, se non è strettamente funzionale all’azione principale!

Il fantasy.
Giuseppe Festa è un grande fan di Tolkien, e quindi deve per forza infilare un po’ di fantasy in un romanzo che col fantasy non c’entra un tubo, con effetti di cui è meglio non parlare. La storia si svolge in un immediato futuro, diciamo tra 5-10 anni, esattamente nel nostro mondo, in una nazione che si direbbe europea ma che non si capisce quale sia, partendo da una città, Taisla, che secondo Google Maps non esiste. I nomi dei luoghi suonano “tipicamente” fantasy, così come i nomi della maggior parte delle persone. Jari, Kuno, Munal, Aton, Archinpietra, Boschi della Luna, Monte Dente Buco, e così via. Questo “basta” a far sì che il romanzo venga in qualche modo spacciato per fantasy o affine, insieme al fatto per i monti si aggira un misterioso Anziano dei Boschi. Questo è un vecchio locale dal brutto carattere che ama la solitudine, ma anche una specie di druido dotato di superpoteri, con effetti sulla bellezza della storia che vi lascio immaginare alla luce di quanto detto finora.

Le altre recensioni.
Mi son convinto a scrivere questa tremenda recensione dopo averne trovate altre in rete, positive, e addirittura entusiaste. Questo mi ha fatto un po’ riflettere sul fatto che per ogni scrittore con le idee confuse su cosa vuol dire scrivere, ci sono cento recensori con le idee ancora più confuse.

Una, da CelticPedia, inizia così:

Raramente per comprendere appieno un romanzo è opportuno come in questo caso conoscere qualcosa della personalità dell’autore.

e già non ci siamo. Per comprendere appieno un romanzo deve bastarmi quello che c’è scritto nel romanzo stesso, altrimenti c’è qualcosa che non va.

Un’altra, da La Tela Nera, comincia così:

C’è dentro tutto l’amore di Giuseppe Festa per la natura, in questo romazo.

Ce l’ho anch’io l’amore per la natura, trabocco letteralmente di amore per la natura, perché dovrei pagare 10 euro l’amore per la natura di Giuseppe Festa? Se tiro fuori dei soldi per un’opera di narrativa, voglio leggere cose interessanti, scritte bene, capaci di suscitarmi emozioni che non siano di ferocia nei confronti dell’autore. Questi recensori sono incapaci di distinguere i vari piani logici confondendo forma, contenuti, intenzioni dell’autore e quant’altro. E’ come alle scuole medie, dove nel tema di italiano ti valutano le idee più che la forma, e se scrivi che sei favorevole alla pena di morte, ti fanno lo stesso un mazzo così anche se l’hai spiegato in ottimo italiano. In estrema sintesi, il punto è proprio questo: Giuseppe Festa scrive per avere l’approvazione della Prof. di Italiano. Nella buona letteratura la presenza dell’autore dovrebbe essere il più discreta possibile, invisibile. I personaggi dovrebbero vivere di vita propria. I personaggi di Giuseppe Festa, invece, sono dei burattini parlanti, che non fanno altro che ripetere le sue stesse idee sulla natura e su quanto è bella e buona la natura, e il protagonista è il suo stesso super-io adolescenziale che piace alla Prof. e al Preside, e i compagni e le compagne stravedono per lui e lo eleggono capoclasse per acclamazione.

La Prof. di Italiano
La Prof. di Italiano

In conclusione, sbirciando avanti qua sotto, mi rendo conto che i 5 gamberi marci che ho dato a I boschi della Luna non rendono appieno l’idea, sangue di Giuda. Ma è la mia prima recensione dalla Barca dei Gamberi, e non voglio esagerare. Un consiglio: leggetelo, così capirete che non sono io ad essere stronzo a scrivere una recensione così. Ora è anche in offerta, costa solo 3,90 euro, senza spese di spedizione.


Approfondimenti:
bandiera IT  Il sito del gruppo musicale dei Lingalad
bandiera EN The Death of Grass su Wikipedia
bandiera EN Lord of the Flies su Wikipedia

Giudizio:

L’inizio +1 -1 Tutto il resto
L’intento pedagogico +1 -2 Perché ottiene l’effetto contrario
  -1 Il pistolotto finale
  -2 I dialoghi, fastidiosissimi!
  -1 I personaggi da libro di catechismo

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