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Non c’è gnocca per noi a Boscoquieto

Copertina di Bryan di Boscoquieto Titolo originale: Bryan di Boscoquieto nella Terra dei Mezzidemoni
Autore: Federico Ghirardi

Anno: 2008
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Editore: Newton Compton

Genere: Urban fantasy, fyccina erotica
Pagine: 407

Il titolo di questo articolo è una citazione dal romanzo: Giò, amico di Bryan, esprime la sua preoccupazione per la scarsezza di belle ragazze a Boscoquieto. Preoccupazione condivisa un po’ da tutti, buoni e cattivi. Per fortuna basta spostarsi di qualche chilometro, fino a Laietto, per trovarla la gnocca. Meno male!

* * *

Com’era facile prevedere, Bryan di Boscoquieto nella Terra dei Mezzidemoni è un brutto romanzo. Più che un fantasy è una sorta di fyccina erotica, la trama è sconclusionata, le idee balorde, lo stile zoppicante. Non è però un romanzo del tutto orribile, l’assenza di determinati cliché (elfi, viaggio della compagnia, Bene & Male chiaramente definiti) lo rende almeno superiore a robe nate morte come Gli Eroi del Crepuscolo. E la scrittura, benché piena di errori, a tratti scorre con piacere e una certa passione.
Nel complesso peggio della “miglior” Troisi (Nihal della Terra del Vento), ma appunto non al livello infimo della Strazzu.

Prima di procedere con la consueta recensione educativa e sarcastica, vorrei provare a esporre un concetto “serio”. Chi non è interessato, può saltare avanti.


Un concetto serio

Bryan di Boscoquieto danneggia tutti quanti perché occupa spazio.
Una delle tante critiche che rivolgono a me, a volerla esprimere in termini non ingiuriosi, è del tipo: vivi e lascia vivere! Cosa t’importa dei brutti libri o dei libri che tu pensi siano brutti? Questa roba qui di Boscoquieto sarà una schifezza, ma se il Ghirardi è contento, la sua casa editrice è soddisfatta e gli eventuali fan sono felici, qual è il problema?
Il problema è che i libri occupano spazio fisico, e lo spazio è poco. Se si consultano i dati ISTAT 2006 sulla lettura e la sintesi del Rapporto sullo Stato dell’Editoria in Italia per il 2008 dell’AIE, si può scoprire che l’unica possibilità per un romanzo di essere letto è di essere comprato “al dettaglio”. Ovvero un romanzo deve approdare in libreria, edicola, supermercato, centro commerciale. Le vendite via Internet (attraverso siti quali iBS.it o Bol.it o simili), benché in crescita, rappresentano ancora una percentuale minima delle vendite complessive; allo stato attuale, non c’è alcuna possibilità per un romanzo di raggiungere un pubblico significativo (qualche migliaio di persone) senza il passaggio in libreria.
Infatti secondo i dati AIE il fatturato dei rivenditori via Internet di libri (in generale, non solo romanzi) ha rappresentato nel 2007 solo circa il 5,0% del totale (era il 3,8% nel 2006 e il 3,0% del 2005). Una crescita c’è stata, anche notevole, ma queste percentuali sono ancora ben lontane da quelle di librerie (75%) e supermercati/ipermercati (18%). Invece l’inchiesta ISTAT aveva domandato a un campione di persone che leggono libri nel tempo libero (perciò è più probabile qui trattarsi di romanzi) come si sono procurati il loro ultimo libro letto: solo lo 0,5% degli intervistati ha risposto di averlo comprato online (2006). Nel 2000 la percentuale era dello 0,1. Sconfortante.

Le piccole case editrici, quelle senza distribuzione o quasi e che si affidano solo agli ordini online, fanno i salti di gioia se vendono 2-300 copie di un romanzo. Ma 300 copie di un romanzo non sono niente. Nel palazzo dove abito ci sono 300 persone: se prendo un mio scritto, lo fotocopio, e vado a bussare porta per porta in pratica ottengo lo stesso livello di “pubblicazione” che otterrei pubblicando con una casa editrice senza distribuzione. E questo non è pubblicare, non è rendere pubblico, non è al contempo esporre le proprie idee e divertire il prossimo, è solo perdere tempo.
Per pubblicare, nel senso proprio del termine – rendere pubblico – in Italia, nel 2009, è vitale essere presenti in libreria. Ben inteso, questo non garantisce di vendere, una marea di titoli nelle librerie non vende le 300 copie di cui sopra, la presenza in libreria non è condizione sufficiente, è però condizione necessaria.
Problema: nelle librerie lo spazio è poco, specie se paragonato alla quantità di volumi prodotti ogni anno (61.440 nuovi titoli pubblicati nel 2006).
Perciò quando la Newton Compton stampa 10.000 copie di Bryan di Boscoquieto non è una questione solo tra loro e gli eventuali acquirenti, ma è una questione che riguarda tutti. 10.000 copie di una schifezza sono una opportunità in meno per 10.000 altri titoli. Ognuno è libero di fregarsene di Boscoquieto, il danno c’è comunque.

“Ma, ma Gamberetta, non capisci: la Newton Compton e le altre case editrici sono lì solo per denaro, cioè se le 10.000 copie le vendono per loro va tutto bene!” E allora? Qui è come se il condannato per omicidio si alzasse e spiegasse al giudice di non aver ucciso la sorella per sbaglio, no, l’ha proprio fatto apposta per prendersi l’eredità; e allora, d’accordo è assolto! Non me ne può fregare di meno se la Newton Compton insegue i suoi interessi. Gli interessi di milioni di lettori e il loro diritto a leggere opere degne è più importante del desiderio di quattro gatti alla Newton Compton di fare i soldi. O almeno dovrebbe esserlo in una società democratica.

“Ma, ma Gamberetta, non capisci: decide il mercato!” Balle. Io penso che il “mercato” possa decidere, ma solo se tutti partono uguali. Bryan di Boscoquieto forse venderà uno sproposito, forse neanche una copia, ma una possibilità l’ha avuta, decine di migliaia di altri titoli no. Se Canale 5 trasmette in tutta Italia e Teleabruzzo21 nel raggio di pochi chilometri, non decide il “mercato”, decide tutta Italia contro pochi chilometri.

“Ma, ma Gamberetta, non capisci: Bryan di Boscoquieto è stato stampato in così alto numero di copie proprio perché è strabello!!! Non solo per vendere, ma proprio perché è bellissimo!!!” E qui giunge l’utilità della recensione, perché quando si riempie un romanzo con le madornali stupidate che seguiranno, è davvero difficile parlare di “qualità”, qualunque parametro si voglia adottare.

Ricapitolando: per pubblicare bisogna portare il proprio romanzo in libreria, in libreria lo spazio è poco, perciò ogni copia di un brutto romanzo in libreria danneggia tutti, perché sottrae spazio prezioso ad altre opere potenzialmente migliori.
Come si risolve il problema: con un cambio di mentalità, per cui una casa editrice ha come principale scopo produrre romanzi il più perfetti possibile sotto tutti i punti di vista, e solo come idea secondaria il guadagno. E questo non vale solo per le grandi casi editrici: una grossa fetta di quei 61.000 titoli che intasano il poco spazio viene per esempio dalle casa editrici a pagamento, le quali dovrebbero sparire e basta. In altri termini si chiede a una casa editrice di prendersi la responsabilità che deriva dal fatto di competere per una risorsa al contempo così scarsa e così agognata da tanti, come lo spazio nelle librerie.

Casetta di libri
Ecco un buon utilizzo per i libri di troppo: farne casette per gli gnomi!!!

Non hanno responsabilità solo le case editrici. Ma io non sono d’accordo, come molti fanno, a dare responsabilità ai lettori. È vero che la gente potrebbe adottare dei criteri di scelta più sofisticati di: “guarda, c’è un’elfa mezza nuda in copertina! Compro!”, ma in generale il ragionamento “se è stato pubblicato da Mondadori allora dev’essere bello”, dovrebbe poter essere giusto. Non è possibile diventare esperti di tutto. Una persona deve avere diritto a un servizio valido quando ne ha la necessità o il desiderio. Se vado al ristorante nessuno mi deve sputare nel piatto anche se non ho il palato fino per accorgermene, se vado dal dottore mi deve dare le medicine e non le pastiglie di zucchero, anche se non riuscirei a capire la differenza, se mi rivolgo a Mondadori devono essermi offerti romanzi validi, anche se il mio gusto non è particolarmente sviluppato. Se una persona ha il capriccio di provare a leggere un fantasy, deve trovarsi di fronte ottimi romanzi fra i quali scegliere, anche se, essendo magari la prima volta che esplora quel genere, non potrebbe capire che la Troisi scrive solo boiate.
È più ragionevole dare invece delle responsabilità anche agli autori. Se sono alle prime armi non possono avere l’esperienza di una casa editrice e d’altro canto è difficile valutare obbiettivamente se stessi, però molti uno sforzo in più potrebbero farlo. Troppo spesso si sentono presunti scrittori che fanno questo ragionamento: il mio romanzo dev’essere pubblicato perché è il mio sogno. Ecco, forse dovrebbero chiedersi se la pubblicazione realizza anche i sogni dei lettori.

Ovviamente il problema non si risolverà mai sperando in un ravvedimento delle case editrici, lo so benissimo. La soluzione arriverà forse in futuro, con il superamento del libro fisico e la fine dei problemi di spazio. Nel frattempo però non fa male far notare la questione, e agire di conseguenza: non comprare se non libri che si è già letto con altri mezzi e sono piaciuti, e anche in quel caso favorire i canali con meno intermediari (in ordine di preferenza: pagare direttamente l’autore, acquistare al sito della casa editrice, acquistare via libreria online).

La storia di Marta

La trama “ufficiale” di Bryan di Boscoquieto è a grandi linee questa: Bryan, un ragazzino che ha appena compiuto quattordici anni, va a trascorrere l’estate dai nonni, nel paesino di Boscoquieto. Qui, a fronte del risvegliarsi di uno Spirito maligno di sei secoli prima, scopre di non essere una persona comune, bensì di essere… una persona comune che può sparare raggi laser dalle mani chikas_pink03.gif e creare invisibili barriere di energia. Grazie a questi poteri e all’aiuto di Morpheus, un mezzodemone che ha deciso di allenarlo, Bryan riuscirà a sconfiggere lo Spirito e riportare la quiete a Boscoquieto.
Morpheus, ben impressionato, offrirà a Bryan la possibilità di entrare a far parte della “Baia”, un’organizzazione segreta impegnata a combattere i malvagi del mondo, incarnati dalla “Comunità” e dal suo misterioso leader, un tizio vestito di verde che si fa chiamare l’Insorta.
Bryan accetterà entusiasta con questo brillante ragionamento (testuali parole):
“Se diventerò un discepolo potrò aiutare gli altri e proteggere la gente comune dai demoni e da tutti i mostri del cazzo”.
Ma Bryan potrebbe scoprire che i Buoni e i Cattivi non sono quelli che lui crede… (e non lo so neanch’io perché il romanzo non è autoconclusivo ma il primo di enne nella saga di Bryan di Boscoquieto…)

Ryu
Ryu di Street Fighter è come Bryan di Boscoquieto! O sarà il contrario?

In realtà una sconcertante parte del testo è dedicata non a queste faccende più o meno fantastiche ma alla gnocca. In particolare alla vicenda di Marta, una specie di sogno proibito di Bryan. Marta, poveraccia, ne subirà di tutti i colori, con la complicità dell’autore.

Chi è Marta? Il personaggio è delineato in maniera magistrale: 18 anni (ma ne dimostra forse uno-due di meno), capelli biondi color oro, occhi blu, seno prosperoso e bella in forma, come dichiara un personaggio dopo averle palpato il culo.
Altri tratti della personalità di Marta non ricordo siano illustrati, sarebbero in ogni caso superflui. Marta ha inoltre una sorta di potere magico: riesce sempre a finire nuda (anzi, tutta nuda, come giustamente specifica l’autore) o in mutande, qualunque sia la situazione. Sembra quasi sia allergica ai vestiti. Senza contare poi che è “una giovane piuttosto scollata”, e posso assicurare sia un dramma essere piuttosto scollate: se non stai attenta ti cadono le dita delle mani, o ti perdi il naso per strada senza neanche accorgertene. Se non hai in borsa l’attaccatutto è un disastro.

Bryan è cotto di Marta, e lei non perde occasione per strusciarglisi contro, purtroppo però non lo considera un amante degno, abituata com’è a bulli di periferia e demoni violentatori, lo considera solo come un amico ragazzino, ma per questo la pagherà cara…
Per avere idea di come il tema “amoroso” sia intrecciato con il romanzo (e per molti versi lo soffochi), si può prendere la lunghissima scena nella quale Bryan e Marta stanno scendendo nei meandri della tana dello Spirito. Ho ampiamente tagliato, ma i miei lettori infoiati (ciao Duca!) non si preoccupino: le parti più succose le ho lasciate. Sigh.

[Bryan e Marta stanno percorrendo un corridoio nella base sotterranea dello Spirito. Mano nella mano e torce accese perché c'è completa oscurità]
La mano [di Marta] abbandonò la sua, sfilandosi velocemente dalle sue dita.
«Marta?», Bryan si volse, ma vide solo un’ombra sparire dietro la curva del cunicolo. La torcia della ragazza era a terra, spenta.
[Bryan parte all'inseguimento]
Gabriele [il "secondo in comando" dello Spirito] aveva preso Marta, l’aveva sollevata di peso ed era fuggito via.
La ragazza scalciava e si dimenava, ma la forza dell’altro era nettamente superiore alla sua. Tornarono alla stanza nella quale si era svolto il rito e Gabriele imboccò il cunicolo a destra. Era tutto buio, ma lui non aveva bisogno di vedere con gli occhi.
[Gabriele ha avuto l'improvviso impulso di violentare Marta: a lei capita spesso]
«Non farlo», lo supplicò la ragazza, mentre le lacrime le bagnavano le guance. «Sei ancora in tempo per…».
L’altro la bloccò con uno sguardo di ghiaccio. «Per che cosa? [...]»
«Non farmi questo».
«Non prenderla come una cosa personale. Se devo essere sincero, non sono interessato a te, ma per adesso sei l’unica donna disponibile sulla piazza e quindi ci si deve accontentare. Capisci no?».
Marta avrebbe voluto scoppiare a piangere, ma si contenne perché sapeva che non avrebbe fatto altro che partecipare al suo gioco.
[Bryan intanto combatte contro mostri sacrificabili che gli hanno bloccato la strada]
«Be’, per il momento torniamo a noi. Sei silenziosa», osservò, continuando a trattenere il collo della ragazza. «Hai paura?».
Marta non gli diede la soddisfazione di una risposta. Gabriele le sfilò i pantaloni dai piedi e li gettò via; rimase qualche secondo a rimirare le gambe della ragazza.
[Gabriele rimane in estasi ancora per po'...]
«Ehi», esordì [Marta] con tono dolce. «Non preferiresti che io facessi questa cosa di mia spontanea volontà?»
«Be’… sì», borbottò Gabriele, allentando la presa al collo della ragazza.
Marta gli rivolse un sorriso tirato. «Allora liberami».
Gabriele la lasciò andare e si sedette. Marta si tirò su e s’inginocchiò.
[Marta esita, finché...]
Marta gettò la vestaglia, che si andò ad accartocciare vicino ai jeans, e rimase tutta nuda a parte il pube. Sorrise debolmente a Gabriele e gli si avvicinò di qualche centimetro.
[Marta esita di nuovo e Gabriele sta per spazientirsi, allora lei...]
Marta levò in aria la mano che aveva tenuto dietro la schiena, nella quale reggeva un sasso grosso quanto un pugno. Vibrò un colpo alla nuca dell’ignaro Gabriele, che spalancò la bocca e cacciò un terribile grido.
La ragazza si alzò e volse le spalle alla creatura che si lamentava e le lanciava mille imprecazioni. [...] Iniziò a correre per allontanarsi il più possibile da Gabriele, perché se fosse riuscito a prenderla una seconda volta…
[Bryan intanto combatte]
Marta correva nel buio del tunnel di pietra. I passi di Gabriele riecheggiavano dietro di lei, preceduti dalle sue bestemmie.
“Ti prego”, supplicò la ragazza, “fai che non mi prenda”. Si concesse un breve sguardo indietro e vide l’ombra dell’inseguitore, proiettata dalle fiaccole poste a intervalli regolari lungo le pareti. Se non ci fossero stati nemmeno quei lumi, non avrebbe avuto alcuna speranza di scappare.
[Ma Gabriele l'acchiappa]
Raggiunsero lo spiazzo e Gabriele la condusse dove si erano appostati prima, vicino ai vestiti della ragazza.
«Sdraiati», comandò. Marta distese la schiena nuda sulla roccia e venne percorsa dai fremiti del gelo. «Bene, bene così», annuì Gabriele, abbassandosi per la seconda volta i pantaloni.
[Elucubrazioni varie]
«Non farmi male», lo implorò, pur sapendo che ogni supplica era ormai vana.
Gabriele si portò una mano alla nuca e mostrò alla ragazza le dita sporche di sangue che si ripulì sul suo ventre contratto. Marta osservò inorridita la propria pancia sporca di sangue e poi tornò a rivolgere lo sguardo a Gabriele, che la guardava con occhi glaciali e con un ghigno diabolico.
«Mi hai fatto male e non avresti dovuto. Io ero il solo che ti separava da Elias [lo Spirito] e dal diventare sua schiava».
Gabriele la girò sottosopra con un unico brusco movimento. Marta gemette per il pietrisco che le pungeva pancia e seni. Strillò quando una mano si abbatté con cattiveria sul suo posteriore e ricominciò a piangere, per l’umiliazione più che per il dolore. Poi una seconda sculacciata, una terza e una quarta.
«Ti stai arrossando», osservò compiaciuto Gabriele, abbassando per la quinta volta la mano. Questa volta colpì così forte che lo schiocco che seguì rimbombò in tutto il locale di roccia. «Spero che ti basti la lezione».
«S-sì», bofonchiò la ragazza, asciugandosi le lacrime con il dorso di una mano.
«Non ti agitare», la ammonì. Le passò dietro e le cinse il ventre con le braccia. La sollevò con brutalità e le ordinò di rimanere sulle ginocchia. «Sei pronta?», gracchiò.
Marta artigliò la terra con le dita, chiuse gli occhi e strinse le labbra per costringersi a non urlarle.

C’è un po’ di tutto: Gabriele che riesce letteralmente a strappare di mano Marta a Bryan senza che questi se ne accorga, l’incoerenza in grassetto sul pianto, il fatto che la base sotterranea è immersa nell’oscurità tranne che per il corridoio che Marta deve fare di corsa tutta nuda (se corre al buio chi la guarda?), e una tristissima sequenza finale.
Gabriele, che non sarà il Cattivo con la C maiuscola, ma, per citare una sua precedente “impresa”, aveva appena accoltellato un gruppo di vecchietti nel sonno, guarda Marta “con occhi glaciali e con un ghigno diabolico” e poi… la sculaccia. Gegnale. Sì, è umiliante per Marta, ma lo è uguale per il lettore e anche per il povero Gabriele che non si merita dopo 600 anni di nequizie di diventare pupazzo delle fantasie adolescenziali del Ghirardi.

E non è finita qui. Perché a questo punto interviene Bryan, nel frattempo anche lui denudatosi, chikas_pink32.gif e con un raggio laser stende Gabriele, salvando Marta. Marta gli si butta al collo, ma dura un attimo, poi lei è di nuovo solo affari, perché c’è ancora lo Spirito da sconfiggere e:

Marta gli porse i pantaloni.
Bryan scosse il capo. «Sono i tuoi».
Marta inarcò un sopracciglio e gli rivolse un’occhiata complice. «Ti serviranno per contenere la tua virilità. Non vorrei farti cascare dalle nuvole, ma lo Spirito è ancora qua in circolazione»

Francamente non vedevo il problema per Bryan di combattere con un’erezione in bella vista, non sarebbe stato episodio più scemo del resto.

Com’è che anche Bryan è senza vestiti? Perché a questo punto si scopre che lui è Lui: il Prescelto, il Numero Uno, Gesù Bambino, il Duce, Er Mejo, l’Erede, e in quanto tale ha un super potere extra, ovvero è in grado di diventare immateriale quando qualcuno lo sta per ammazzare. I mostri lo stavano per uccidere, ma Bryan, in maniera inconscia, ha usato questo suo potere della fantasmificazione ed è riuscito a scappare. Peccato che i vestiti siano rimasti indietro.

Dopo la battaglia Bryan e Marta vivono un periodo di felicità assieme, ma come detto, lei lo considera solo un amico, tanto che un giorno gli comunica che si è trovata un fidanzato, tale David. La reazione di Bryan è nihalesca:

Si ritrovò nel letto, con la testa affondata nel cuscino impregnato di lacrime. Un braccio era disteso, come pietrificato, lungo il corpo. Provò a muoverlo ma non ci riuscì, allora lo lasciò lì com’era. Tutto era vago e indefinito, come se si fosse appena risvegliato da un incubo. Si rialzò, barcollante, sollevò il braccio sano e mollò un pugno al muro, spellandosi le nocche. Poi, tenendosi il braccio dolorante che al minimo spostamento gli inviava fitte tremende, si avviò verso il bagno, con la vista annebbiata dal pianto. Completò il percorso in quattro tappe e vomitò nella tazza del water. Rimase inginocchiato sul pavimento freddo, con la fronte appoggiata all’asse fino a quando non lo raggiunse sua madre.
«Bryan! Che diavolo ti succede? Che hai fatto?».
Bryan mugugnò e si lasciò cadere indietro, sbattendo contro il mobiletto sottostante la lavabo.

Sarà che anche i veri uomini piangono, ma personalmente cominciano un po’ a stufarmi tutti questi protagonisti dalla lacrima facile. Ma forse Bryan è così sconvolto perché preoccupato per Marta, in fondo l’aveva avvertita che solo lui avrebbe potuto proteggerla.
Poco tempo dopo è visitato da questo bel sogno a occhi aperti:

Gionata si fermò appena raggiunte le ombre che sembravano immobili e cristallizzate. Marta aveva gli occhi velati dal terrore e invocava Bryan. Giò le strappò di dosso la gonna e la gettò a terra, dove affondò in un basso strato di nebbia.
«Non farlo!», gridò Bryan, continuando a sforzarsi di raggiungerli. Ormai la sua parte razionale si era accorta che non avrebbe potuto arrivare, ma lui la zittiva e non smetteva di tentare.
Gionata le strappò anche la camicia, facendo saltare via tutti i bottoni, e la buttò sul pavimento.
«Non ti azzardare!».
Gionata lo guardò divertito e fece scivolare le mani dietro le coppe del reggiseno, sugli abbondanti globi carnosi.[sic] Marta strillò.
«Lasciala andare, figlio di puttana!».
L’ombra del suo amico fece scendere la mano sinistra sotto il tanga rosso della ragazza. Il ragazzo vedeva le sue dita che si agitavano sotto la stoffa e notò lo sguardo acquoso di Marta, che subito dopo cominciò a gemere. Gionata inclinò la testa e le lasciò il segno arrossato di un succhiotto sul collo. La fece voltare con forza verso di lui e le insinuò in bocca la sua lingua demoniaca.
«Te lo impedirò! Te lo impedirò!». Ma per quanto Bryan si affaticasse e per quanto avanzasse, la distanza non diminuiva mai.
Gionata era sempre più divertito dai suoi vani sforzi. Estrasse la mano dalle mutande e la sfregò sul ventre di Marta, che rabbrividì e chiamò ancora Bryan.
«Non puoi farlo. So che da qualche parte ci sei ancora tu, Giò, e ti supplico di non farlo».
Gionata gli rise in faccia e costrinse Marta ad abbassare la schiena. Bryan si accorse che Giò non era nemmeno vestito.
«Ti prego, Bryan!», strillò Marta.
«Questo è per te, Bryan», disse Gionata, penetrando senza alcun indugio la ragazza curva, per metà avvolta nella nebbia. Marta strillò e spalancò gli occhi e la bocca.
Bryan gridò, gridò e gridò ancora fino a consumare tutto l’ossigeno dei polmoni; intanto continuava a cercare di raggiungerli, ma non riusciva nemmeno a capire se fossero i suoi piedi a essere ancorati, oppure il suolo gli scorreva via. Marta singhiozzava e ansimava, mentre Gionata si muoveva dietro di lei, mantenendo un’espressione di dura e impassibile follia.

Più avanti si scoprirà che Marta è stata violentata sul serio, e anzi ha passato diversi mesi in qualità di schiava sessuale di un Cattivo. Così la stronza impara a non mettersi con l’unico che poteva proteggerla!

Prima, dopo e durante, Marta è ancora il motore del romanzo, sebbene non più protagonista di scene così “pregevoli”. Solo normali molestie e pesanti allusioni.
Dove finisce Marta, non termina il porno. Per esempio la scena che conclude il romanzo vede questo tizio, l’Insorta, fare sesso con un personaggio mai visto prima, tanto per, senza che abbia alcuna importanza per la storia. In altri punti il sesso ha invece importanza, in una maniera che definire ridicola è poco.
In questa scena Bryan deve battersi contro le quattro cinture nere della locale palestra di Kung Fu e contro quattro donne ninja. Gli otto tizi sono però sotto l’effetto di un incantesimo e sono in pratica invulnerabili. Come risolve la faccenda Bryan? Così:

Gli altri otto lottatori erano tutti in piedi e pronti ad attaccarlo. Bryan corse incontro all’uomo che gli era più vicino, gli artigliò i pantaloni dalle tasche e lì tirò giù. L’uomo rimase interdetto e non seppe come reagire quando il ragazzo gli abbassò anche le mutande. Bryan, chinato, si accorse che gli altri lo avevano circondato. Si rialzò e rapidissimo denudò le parti basse degli altri uomini, sfruttando la loro perplessità.
[...]
Bryan imprecò, poi afferrò il braccio magro e forte di una delle donne, e lo torse. Allontanò gli altri con dei calci piazzati all’inguine e alle ginocchia e mantenne la presa sulla donna, incurvata davanti a lui.
«Avete bisogno di un ulteriore stimolo», sussurrò. Sempre tenendola bloccata per un braccio, le afferrò il bordo dei pantaloni e lo strattonò verso il basso, mettendo alla luce le gambe longilinee e sudate. Solo un perizoma rosso le copriva la parte intima. Bryan fece passare due dita dietro all’elastico e anche l’ultima copertura calò. Qualcuno lo colpì al capo, costringendolo a spingere via la giovane, che si scontrò con uno degli uomini. Nel frattempo Bryan venne colpito alle costole, avvertì uno scoppio di dolore e ruzzolò sulla strada.
[...]
L’ultima cosa che Bryan vide prima di chiudere gli occhi fu una scarpa che gli pioveva sulla faccia. Si preparò all’impatto, immaginando la propria testa ridotta in pezzi. Ma il colpo non arrivò. Il ragazzo riaprì cautamente gli occhi e si accorse che gli aggressori guardavano altrove e non lo degnavano più d’alcuna attenzione. Ne approfittò per sgusciare via, si alzò e capì cosa li aveva interessati.
La donna era appoggiata a terra sulle ginocchia e l’uomo si muoveva ritmicamente dietro di lei, tenendo le mani premute contro le sue natiche. I loro versi, da ringhi divennero bestiali gemiti di piacere. I loro compagni distolsero quel che rimaneva dell’attenzione dal ragazzo e si dedicarono alle donne.
In breve la banda di aggressori divenne un groviglio di membra e una fornace di lamenti.

Il problema qui è che se fosse stata una qualche parodia, tipo Il Signore dei Tranelli o Aerosol, il fratello furbo di Eragon non avrei avuto niente da dire, ma Bryan di Boscoquieto non è una parodia. Il romanzo ha, nonostante gli estratti, un tono per la buona parte serio, e l’(auto)ironia è minima.

Copertina di Aerosol
Copertina di Aerosol, il fratello furbo di Eragon

I momenti volutamente “umoristici” poi sono di rara eleganza. Il mio preferito è questo:

[Bryan] Riprese a camminare. Il gruppo di Prigionieri [i Prigionieri del Bosco – esseri umani trasformati in mostri] era un’ombra che stava gradualmente svanendo fra gli arbusti.
«Perché sono uscito? Perché ho voluto seguir… Merda!», esclamò in un sussurro e subito sollevò il piede inzaccherato dalle feci. “Chi ha portato il cane a cagare…?” Esaminò gli escrementi con maggior attenzione e si accorse che erano umani. “Ecco perché si sono fermati! Ma porca…”.

Tutto questo miscuglio perverso-demente-goliardico-adolescenziale è divertente? In un modo cretino, a tratti sì. Vale 10 euro? Manco per sbaglio. Ha qualcosa ha che fare con il fantasy? Neanche per idea.

Per chiudere in bellezza questa sezione, vi lascio a Sarah Michelle Gellar (Buffy) che nei panni di Krysta Now canta Teen Horniness is not a Crime dalla colonna sonora del film Southland Tales (guardatelo! Nuove bizzarrie e “misticismo quantistico” da Richard Kelly, già regista di Donnie Darko).

Sarah Michelle Gellar

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La licenza elementare

Come ripeto sempre, prima di scrivere un fantasy bisogna documentarsi, perché solo ambientazioni e situazioni ben ricercate possono suonare verosimili. Devo aggiungere una postilla: è probabile sia necessario aver completato con successo almeno le scuole elementari. In confronto a Bryan di Boscoquieto i problemi che assillavano la Troisi paiono astrofisica. Il Ghirardi ha difficoltà a contare fino a dieci…

«Una serratura a combinazione», mormorò, puntando la torcia sulla parte superiore della valigia. «Cinque posti e dieci numeri. Morpheus deve averci lasciato un qualche indizio. Non è possibile andare a caso…», continuò, parlando fra sé e sé. «Cinque alla decima». A conti fatti, si trattava di 9.765.625 differenti possibilità. Era stato suo padre a insegnargli il modo di calcolare le probabilità, elevando il numero delle cifre possibili (cinque) a quello dei numeri utilizzabili (dieci).

Ora, se tu hai un posto e dieci cifre (0 – 9) quante combinazioni ci saranno? Nessuno? 10, esatto! Brava Nihal! Se hai due posti e dieci cifre, quante combinazioni ci saranno? Da 0 a 99, 10×10, 100! Con tre posti da 0 a 999, 1000. Con quattro posti 10.000. Con cinque posti 100.000. Secondo il Ghirardi invece sono 9.765.625! Ma LOL, questa è roba appunto da elementari!
Il bello è che c’è anche mezzo paragrafo d’inforigurgito in cui l’autore spiega compiaciuto come calcolare in modo sbagliato le probabilità (che tali non sono perché sono combinazioni). E qui mi rivolgo anche alla Newton Compton nella figura dell’editor o di altro responsabile: capisco che non vi freghi niente della qualità di quello che pubblicate purché venda, ma rendetevi conto che non sapere neanche contare fino a 10 non è un bel biglietto da visita.

Self-Teaching Math Machines
Con queste Self-Teaching Math Machines persino Ghirardi e il suo editor potrebbero imparare l’aritmetica!

E non c’è solo questo, la serie degli strafalcioni comprendere il considerare la Grande Guerra la Seconda Guerra Mondiale invece della Prima, lo sbagliare di almeno un secolo la data d’introduzione in Europa della polvere da sparo, il mostrare un personaggio che pensa di poter far esplodere il C4 con un accendino e altre assurdità simili.

Mi torna in mente quell’articolo del Corriere di qualche mese fa, quello sui nipotini di Tolkien(sic); iniziava in questo modo: “Fantasy di casa nostra. Sono arrivati i nipotini di Tolkien, ragazzi giovanissimi (sorpresa: anche italiani), dalle solide basi culturali, capaci di parlare ai loro coetanei [...]” Sì, basi culturali solidissime, di marzapane! Complimentoni anche al giornalista del Corriere.
E poi ci sono quelli che vanno in giro a dire scempiaggini del tipo: “sì, ma leggere un libro anche se brutto è pur sempre leggere. Leggere è sempre meglio”. Sempre meglio di cosa? Prendere a testate un’incudine? Ci sono ben poche attività che siano più inutili e diseducative di leggere Bryan di Boscoquieto.

Lo stile

Come avete potuto constatare dagli estratti lo stile è decente. Non manca però di una lunga serie di difetti a vari livelli. Uno dei più ricorrenti è il punto di vista traballante. Si va da errori macroscopici (tipo quando un personaggio morente sta ricordando la sua cattura e riesce a ricordare anche scene a cui non ha preso parte) ad altri meno rilevanti ma che alla lunga danno fastidio, esempio:

[1] Elias si alzò e guardò stancamente davanti a sé. La casa gli sembrava meno distante ora. Ogni passo gli era costato un enorme sforzo, però riuscì a trascinarsi fino a raggiungere la porta, bussò e vi accasciò contro.
[2] «Chi è?», la voce irritata di un uomo preoccupato rispose ai colpi di Elias.
[3] Nessuno rispose.
[4] L’uomo tolse l’asse di legno che aveva messo sulla porta per sbarrare l’uscio. Elias crollò e venne sostenuto dalle sue forti braccia [...]

Nella frase [1] il punto di vista è di Elias. Alla [2] comincia a vacillare (perché è strano che Elias ridotto com’è riesca a cogliere la sfumatura di irritazione dovuta a preoccupazione in una voce – sembra che da Elias si scivoli verso il Narratore). Alla [3] c’è il problema: il lettore è ancora più o meno con Elias, e dunque si aspetta un: “Elias non rispose”, “lui non rispose”, o anche solo “non rispose”, quel “Nessuno” sposta il punto di vista, tra l’altro a un personaggio che non abbiamo ancora incontrato, il che crea disagio. Alla [4] il punto di vista è dell’uomo dietro la porta.
Questi piccoli “fastidi”, che costringono magari a rileggere più volte una frase o un paragrafo, non sono difetti mortali, ma accumulandosi pian piano rendono la lettura faticosa e portano alla noia. Inutile dire che non ci sarebbe voluto molto per eliminarli in fase di editing.

Così come l’editor avrebbe dovuto tagliare decine di pagine piene di particolari inutili. Roba di questo tipo:

[Bryan] Entrò in casa sbadigliando e borbottando sottovoce. Salì al piano superiore e si lavò le mani. Lasciò il libro in bagno, sul ripiano dei cosmetici, e andò a mangiare. Un piatto di maccheroni fumanti era già pronto in tavola e la grattugia era accanto, ad attendere soltanto lui per una sventagliata di formaggio. Squillò il telefono quando arrivarono al secondo, ovvero carne di maiale grigliata e spinaci. Bryan si alzò e andò a rispondere al cordless appoggiato sulla scrivania in salotto. Attese un paio di secondi con il telefono in mano prima di premere il tasto che avrebbe attivato la comunicazione. Il suo pensiero era rivolto a Gionata.
«Pronto?»
«Ehi, Bryan».
«Ciao, Giò», lo salutò Bryan sogghignando. «Ho indovinato», diceva la sua espressione tronfia.

Questo livello di dettaglio non è di per sé sbagliato. Se Bryan stesse descrivendo un pranzo al Palazzo della Regina dei Dogorroni potremmo essere interessati a scoprire quali portate ci sono e da quali contorni è accompagno lo gnomo allo spiedo. Ma purtroppo non è così, questo è un frammento di vita quotidiana che ognuno può immaginarsi senza leggerlo e che non ha alcuna rilevanza per la storia. Come detto ci sono decine di pagine di “vita quotidiana” scritte così: una noia abissale.

L’uso del linguaggio è spesso approssimativo. Si va da obbrobri del tipo: “I paesani sono ancora riuniti per assistere allo spettacolo offerto dalla sua morte in diretta, minuto per minuto.” con punto di vista un personaggio del XV secolo – mi chiedo se i paesani siano in regola col canone –, all’aggettivazione eccessiva, specie per quanto riguarda i possessivi “La legna sotto i suoi piedi prende fuoco e le dita dei suoi piedi cominciarono ad ardere.”, fino alle frasi di gusto Troisi: “Bryan non poteva permettere che entrassero. Avrebbero ucciso tutti, trasformando i superstiti in altri servitori dello Spirito.” Uhm… “cazzarola!” come dice la madre di Bryan. E infine ci sono i nomi stessi; senza una buona ragione, in Italia nel XV e XX secolo, abbiamo mischiati: Bryan, Bob, David, John e Josh con Massimo, Viviana, Marta, Walter e Giuseppe. Sarà.

Ci sono poi le solite quisquiglie, che ormai devo dare per scontate parlando di fantasy italiano, cioè le incoerenze: un mercante non denuncia un tizio all’Inquisizione perché vuole dirigere la tortura di persona, ma quando il torturatore sta per cominciare, il mercante se ne va a pranzo. Un personaggio è stecchito a pagina tale e grida incitamenti poche pagine dopo. Si entra dal piano terra di un palazzo, si scende con un ascensore e si ci ritrova all’ottavo piano, con il rischio di sfracellarsi cadendo dalla finestra. Quattro donne ninja diventano cinque per sbaglio e poi tornano quattro. E così via.

Nonostante questo, lo stile del Ghirardi non è così atroce come quello di altri. Anzi, diverse pagine scorrono con la dovuta scioltezza, sebbene sia difficile emozionarsi. Anche quando il punto di vista si mantiene ravvicinato e focalizzato su Bryan l’empatia non scatta, il personaggio è troppo piatto e monocorde.

Lasciando Boscoquieto

Dieci euro buttati, ma si sapeva. Purtroppo per il Ghirardi anche nel campo dell’involontariamente demente la Troisi di Nihal rimane inarrivabile, anche se sotto questo aspetto lui si avvicina. È frenato dalle lunghe parentesi di vita quotidiana di Bryan, che rallentano troppo il ritmo e rendono la lettura farraginosa. Gli elementi fantastici sono da una parte banali, dall’altra inverosimili. Non ci sono elfi, e questo è un pregio, ma siamo lontani da situazioni originali. L’ossessione per la gnocca di buona parte dei personaggi non è divertente in un romanzo che vuole essere preso sul serio.
Gli unici due aspetti passabili sono l’ambiguità morale e uno stile che pur con i suoi limiti non è da buttar via.

Non si può neanche invocare la difesa d’ufficio del romanzo “per ragazzi”. Qui abbiamo sesso esplicito (neanche consensuale), violenza (comprese scene che scivolano nel gore, tipo quando un personaggio si cava un occhio con un cucchiaio), e lezioni di matematica sbagliate: non credo che con queste qualità possa rientrare nel “per ragazzi”. O sì? Probabilmente il “per ragazzi” è come “fantasy”: una categoria-calderone in cui mettere tutta la spazzatura che però lì buttata non può più essere sottoposta a critica, perché i “ragazzi” sono scemi.

Come al solito la casa editrice ha aiutato l’autore poco esperto con un bell’editing così-come-capita. È probabile non sia neanche un caso d’incapacità (per quanto disprezzi gli editor italiani, quanti editor non sanno contare fino a dieci?), ma proprio di completo menefreghismo. Tanto chi controlla?
E non posso dar torto alla Newton Compton: un editing adeguato, la coerenza, la scrittura scorrevole senza intoppi, e quant’altro sono particolari inutili. Non è questo che interessa al pubblico del fantasy. E il pubblico ha sempre ragione. O qualcosa del genere.

L’appuntamento con altri fantasy italiani che partono con queste premesse è per il prossimo Natale, uno all’anno è sufficiente.

Coniglietto in gabbia
Il Coniglietto Grumo si era un po’ ripreso negli ultimi mesi, poi ha letto Bryan di Boscoquieto: è ripiombato nella depressione. È molto triste, e dice che gli sembra di stare tutto il tempo chiuso in gabbia


Approfondimenti:

bandiera IT Bryan di Boscoquieto su iBS.it
bandiera IT Bryan di Boscoquieto presso il sito dell’editore
bandiera IT Il video di una presentazione
bandiera IT Il sito di Federico Ghirardi
bandiera IT Un’intervista a Federico Ghirardi

bandiera IT Il sito dell’Associazione Italiana Editori
bandiera IT Il Signore dei Tranelli su iBS.it
bandiera IT Aerosol su iBS.it
bandiera IT Richard Kelly su Wikipedia

 

Giudizio:

Certe situazioni sono così sceme da sfiorare il divertimento. +1 -1 Certe altre invece sono così sceme da dar fastidio.
Lo stile non è sempre da buttar via… +1 -1 …ma da buttar via in un sacco di occasioni.
Ambiguità morale. +1 -1 Più che un fantasy è una fyccina degenere.
-1 Personaggi piatti, animati solo dalla prospettiva della gnocca.
-1 Elementi fantastici banali e inverosimili.
-1 Strafalcioni in ogni ambito.
-1 Trama sconclusionata.
-1 Noioso per lunghi tratti.
-1 Ironia assente o quasi, e quando c’è non fa ridere.
-1 Dieci euro buttati e non è neppure un romanzo autoconclusivo.
-1 10.000 copie di ‘sta roba intasano le librerie.

Otto Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti3

Scritto da GamberolinkCommenti (210)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Lo Specchio di Atlante

Segnalazione e breve recensione per questo fantasy italiano uscito ormai diversi anni fa (1991). Devo ringraziare Ettore per averlo scovato: mi era passato sotto il naso senza che me ne accorgessi.

Lo Specchio di Atlante è un fantasy curioso, che neanch’io saprei bene come classificare. Ci sono alcuni elementi tipici del fantasy tradizionale, quali magia e libri incantati, ma anche una (breve) presenza tecnologica e situazioni molto bizzarre.

La trama è la seguente:

In un mondo lontano, forse collocato in un Universo parallelo rispetto al nostro, la coerenza delle leggi fisiche e della Realtà stessa è affidata a una ciclopica statua. La statua è un artefatto alchemico che consente al mondo di non sprofondare nel caos. Purtroppo la statua si è ammalata: la ghiandola pineale non funziona più come dovrebbe e questo sta incrinando la Realtà. E non basta: per costruire la ghiandola è stato usato un minerale particolare, la drimite; tutta la drimite del mondo è stata utilizzata e dunque non ne avanza più per una nuova ghiandola.
Il Mago Zephiro decide di inviare uno dei suoi Apprendisti, Heron, a cercare la drimite in sogno. Infatti Heron ha la capacità di interagire fisicamente con i propri sogni, anche se né lui né Zephiro sanno se quei mondi onirici sono creati dalla volontà di Heron oppure se l’Apprendista, quando si addormenta, naviga in Universi paralleli.
Il piano pare andare a buon fine finché i nostri eroi non scoprono che oltre agli Universi nei sogni esistono anche altri Universi, nascosti dietro gli specchi. E benché questi Universi siano spesso molto diversi, tutti contengono un equivalente di Zephiro, Heron & soci impegnati a cercare la drimite.

Atlante
Nella mitologia greca Atlante era un Titano costretto da Zeus a reggere la volta celeste

Presto questo moltiplicarsi di mondi (i mondi in sogno, i mondi dietro gli specchi, i mondi dietro gli specchi in sogno) rende il romanzo un bel casino. Lo dico in senso positivo: è piacevole farsi trasportare in questa Realtà labirintica. Onestamente non posso mettere la mano sul fuoco riguardo la coerenza della storia, per farlo avrei dovuto tracciare una sorta di “mappa” di tutti i personaggi e i loro mondi, e non mi sembrava il caso. La sensazione è che l’autore abbia ben salde le redini della vicenda e sappia quello che sta succedendo, di evidenti contraddizioni non ne ho trovate.

Lo stile è buono, c’è qualche imprecisione qui e là ma nel complesso si legge volentieri. Ho apprezzato molto che sia raccontato solo l’essenziale: il romanzo sono 200 pagine circa, senza un paragrafo di troppo o quasi. Questo forse va a scapito di una caratterizzazione dei personaggi non eccezionale (paradossalmente sono meglio delineati i due omuncoli che collaborano con gli Apprendisti di Zephiro che non gli Apprendisti stessi, che dovrebbero essere i protagonisti), ma non mi lamento.
Il finale conclude degnamente la narrazione, anche se rimane il classico dubbio se sia trattato soltanto di un sogno. D’altra parte, considerate le premesse, i sogni potrebbero essere altrettanto concreti del mondo che percepiamo da svegli.

Per quanto riguarda le bizzarrie sono ben distribuite, tra le altre segnalo un animale fatato metà rettile e metà furetto, un misterioso Giudice che non si capisce che razza di creatura sia e un vampiro in miniatura.

In sintesi, un buon libro. Sicuramente più originale e scritto meglio della media del fantasy italiano che circola in questo periodo. È un peccato che l’autore, Bernardo Cicchetti, a quanto mi risulta non abbia pubblicato altri romanzi.

Come procurarsi il romanzo

Il romanzo è disponibile su emule:

Icona di un mulo eBook.ITA.2342.Bernardo.Cicchetti.Lo.Specchio.Di.Atlante.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (1.741.967 bytes)

Copertina de Lo Specchio di Atlante
Copertina de Lo Specchio di Atlante

Sul Delos Store (ma a 25 euro per un libro usato da 200 pagine), e come al solito si può tenere d’occhio eBay.

Giudizio: 1 Gambero Fresco.
Un Gambero Fresco: clicca per maggiori informazioni sui voti

Scritto da GamberolinkCommenti (21)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Vampire Kisses!!!

Copertina di Vampire Kisses Titolo originale: Vampire Kisses
Autore: Ellen Schreiber

Anno: 2003
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Editore: HarperTeen

Genere: Rosa con gnokki
Pagine: 253

Ho letto le prime pagine di Vampire Kisses pensando: “chissà che incredibile stupidaggine, magari se è abbastanza demente posso cavarne un articolo per il blog. E in più potrei dileggiare l’autrice. E offendere le fan.” Del resto parto sempre con questo atteggiamento, essendo stata infettata da piccola con il morbo della kattiveria.
Invece Vampire Kisses pur non essendo un capolavoro, e in verità neanche un bel romanzo, si è però rilevata una lettura interessante.

La storia è la seguente: Raven ha da poco compiuto sedici anni e non è felice. Abita in una piccola cittadina, da lei ribattezzata “Dullsville”, e oltre che macerarsi nella noia deve sopportare il fatto che nessuno le voglia bene. Perché Raven è una goth girl e nessuno la capisce. Nessuno capisce perché lei debba vestirsi sempre di nero, essere ossessionata dai film dell’orrore e dai romanzi di Anne Rice, adorare le tenebre e le vecchie case diroccate. Nessuno poi vuole darle retta quando spiega che da grande lei sogna di diventare un vampiro.
Un bel giorno una nuova famiglia si trasferisce nelle magione di Benson Hill, una villa abbandonata da anni. I nuovi arrivati sono una ricca famiglia europea; hanno abitudini particolari e non si fanno mai vedere alla luce del Sole. Raven scopre che fa parte della famiglia anche un ragazzo diciassettenne, tale Alexander. Di Alexander basti dire che “His eyes were dark, deep, lovely, lonely, adoringly intelligent, dreamy. A gateway into his dark soul.” Come ovvio Raven s’innamora subito di Alexander, e lui di lei, ma c’è un grosso problema: lui è uno gnokko o in terminologia pre-Meyer un vampiro.

Alexander
Lo gnokko Alexander. Non so se sia più gnokko dello gnokko Edward, ma almeno non sta ripetendo per la quindicesima volta il Liceo: è già qualcosa

Come si vede la trama è in pratica quella di Twilight: ragazzina sola nella piccola cittadina ostile e vampiro adolescente. Peccato che Ellen Schreiber abbia scritto Vampire Kisses due anni prima di Twilight. Perciò ai “meriti” della signora Meyer si può aggiungere anche quello di aver scopiazzato senza ritegno (anche se poi è chiaro che sia la Schreiber sia la Meyer hanno attinto a una serie di idee che già circolavano da tempo, da Buffy a The Vampire Diaries).
A essere sincera, mentre leggevo Vampire Kisses ho varie volte sghignazzato perché credevo che la Schreiber stesse prendendo varie scene da Twilight e le stesse riscrivendo in chiave ironica, invece era il contrario! È la Meyer che ha rubato le scene e le ha riproposte senza neppure un briciolo dell’umorismo di partenza.
Lo stesso vale per lo stile. La Schreiber è molto brava: se si escludono un paio di passaggi a vuoto il testo scorre in maniera impeccabile. È uno stile solo in apparenza elementare, in realtà scrivere così è difficile: non sono rimasta sorpresa nello scoprire che questo Vampire Kisses è il quarto romanzo che l’autrice pubblica.
La mia affermazione può suonare strana se si è appena letta la descrizione degli occhi di Alexander, infatti l’uso indiscriminato di aggettivi e avverbi è una delle stigmate dello scrittore dilettante. Ma qui è l’ironia: in una scrittura sempre molto trasparente e controllata la Schreiber si sbrodola solo quando descrive il suo gnokko, e questo ne comunica un’immagine così sopra le righe da suscitare un sorriso. Dove la Meyer descrivendo Edward come bello quanto un Dio greco vuol essere seria, la Schreiber sta giocando con il cliché del vampiro bello e tenebroso.
Uguale per la protagonista, Raven. La Schreiber ne fa una caricatura della goth girl, insistendo apposta ad associarle l’aggettivo black appena possibile:

Somehow I made it through the day. Cutting and gluing black paper on black paper, finger painting Barbie’s lips black, and telling the assistant teacher ghost stories
[...]
I dragged myself out of bed and put on a black, cotton sleeveless dress and black hiking boots, and outlined my full lips with black lipstick.
[...]
They all looked at me—at my black lipstick, black nail polish, blackened hair, black spandex dress, and clunky black plastic bracelets.
[...]
I was wearing matte black lipstick instead of gloss, black turtleneck, black jeans, and a tiny black backpack with a flashlight and disposable camera.
[...]
I was wearing my Saturday-night best: a black spandex sleeveless mini-dress with a black lacy undertop that peeked through, black tights, unscuffed combat boots, black lipstick, and silver-and-onyx earrings.

…e così via. La faccenda funziona perché tutta questa oscurità è in contrasto con il carattere di Raven. Raven è spigliata, a tratti coraggiosa, intelligente, qualche volta un po’ carogna ma anche generosa, spiritosa, spesso persino allegra (niente a che spartire con quella larva di Bella). È lo stesso meccanismo per cui Shrek che è un orco ma si comporta da brava persona suscita simpatia. Raven ha l’aspetto di una goth girl ma si potrebbe dire che ha un carattere solare.
Raven non è certo il mio personaggio femminile preferito, ma mi ha fatto piacere che la Schreiber, pur mirando a quel pubblico che io chiamo di ragazzine cerebrolese, non abbia rinunciato a proporre una protagonista con un quoziente d’intelligenza superiore alla singola cifra.

Cosplayer
Una cosplayer addobbata da Raven. Qui un suo filmato

La Schreiber è anche più verosimile della Meyer: i suoi gnokki si fanno vedere poco (e mai di giorno), viaggiano spesso e Alexander non frequenta il locale Liceo. È home-schooled, ovvero sono gli insegnanti a venire a casa sua. In America è una pratica più diffusa che non in Europa, e una soluzione molto più credibile che non frequentare una scuola per cent’anni di fila. Inoltre la Schreiber non dice quanti anni abbia lo gnokko, potrebbe sul serio averne diciassette ed essere appena entrato nella gnokkaggine. Tra l’altro, in pratica fino all’ultima pagina, non si può neanche affermare con sicurezza che si è trattato di gnokki: se Alexander e genitori fossero solo dei ricconi eccentrici la storia funzionerebbe lo stesso senza il minimo intoppo.
Per questo Vampire Kisses non lo posso far rientrare nel fantasy, neppure nel sottogenere romantico di Twilight. E d’altra parte non è neanche un vero romanzo rosa perché…
mostra il finale ▼

Da sottolineare infine due aspetti marginali ma che mi sono piaciuti: alcuni dialoghi deliziosamente dementi fra Raven e la sua amica del cuore, e il titolo stesso del romanzo: Vampire Kisses. Senza giri di parole, dritto al punto: gnokki e baci!

Vampire Kisses pur non ottenendo lo stesso successo di Twilight ha avuto comunque un notevole successo. La Schreiber ha pubblicato già cinque romanzi nella serie (dei quali non voglio sapere niente: mi spiacerebbe veder rovinato l’inappuntabile finale del primo volume), e altri tre sono previsti per il 2009-2010. In più dai romanzi è stato tratto un manga, Vampire Kisses: Blood Relatives, e secondo il sito dell’autrice la sceneggiatura per il film è in corso d’opera.
In Italia è da poco disponibile sia il primo volume della serie di romanzi sia il primo volume del manga. Per entrambi l’editore è Renoir Comics. Onestamente non so se valga i 12 euro richiesti, io ho letto l’edizione inglese presa da emule, e prima di spendere soldi consiglio di fare altrettanto (può essere un buon modo per cominciare a leggere in inglese, dato che qui stile e lessico sono molto semplici).

Copertina del manga
Copertina del primo volume del manga

Questa recensione è senza gamberi. Come detto Vampire Kisses non è un romanzo fantasy, è al 99% un romanzo rosa. Io ho letto la mia quota di romanzi romantici, ma non conosco abbastanza il genere per esprimere un giudizio sensato. Penso possa piacere a chi cerca una storia d’amore leggera e divertente. Però bisogna aver ben presente che i temi trattati sono del tipo: cosa mi metto al ballo della scuola? oddio, se papà scopre che gli ho rubato la racchetta fortunata mi metterà in punizione! Alexander mi ama, ma quanto mi ama? Perché non mi ha ancora baciata??? e così via… per quanto possa apprezzare l’abilità tecnica della Schreiber, questo non è esattamente il genere di storia che mi entusiasma.
Ovviamente il romanzo è consigliatissimo per le fan della Meyer: stessa storia, scritta meglio, cosa volete di più? Attente però: per apprezzare certi passaggi è richiesta una ghiandola dell’ironia funzionante…

Vampire Kisses reinterpretato dai fan (a cura della Pima County Public Library)

Approfondimenti:

bandiera IT Vampire Kisses su iBS.it
bandiera EN Vampire Kisses su Amazon.com
bandiera IT Vampire Kisses al sito dell’editore italiano (è possibile leggere un capitolo del romanzo e sfogliare alcune pagine del manga)
bandiera EN Il sito del manga
bandiera EN Ellen Schreiber su Wikipedia
bandiera EN Il sito ufficiale di Ellen Schreiber

bandiera IT La mia recensione di Twilight

 

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Recensioni :: Romanzo :: The Dragons of Babel

Copertina di The Dragons of Babel Titolo originale: The Dragons of Babel
Autore: Michael Swanwick

Anno: 2008
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Editore: Tor Books

Genere: New Weird, Elfpunk
Pagine: 320

All’alba, il mondo è scosso dal frastuono dei motori a reazione: uno stormo di Draghi biomeccanici si sta dirigendo verso il confine per bombardare le artiglierie di Avalon. Il giovane Will, invece di chiudersi in casa come gli altri abitanti del suo villaggio, decide di assistere allo spettacolo. I Draghi stanno sparendo all’orizzonte, quando l’ultimo della formazione è attaccato da un basilisco nemico. La lotta è feroce e le esplosioni di tale intensità da deformare lo spazio-tempo.

Due giorni dopo un Drago esce dal bosco e si trascina fino alla piazza principale del villaggio. Ha perso le ali, ha il corpo coperto di ferite, non ha più missili nei tubi di lancio e i serbatoi sono pieni a metà. Nondimeno sarebbe ancora in grado di radere al suolo il villaggio, perciò si autoproclama Re: gli abitanti dovranno ubbidirgli e accudirlo finché non sarà portato in salvo da truppe amiche. Il Drago ha poi bisogno di un assistente, qualcuno che possa riferire i suoi ordini e spiare sui nuovi sudditi: tutti vengono esaminati e la scelta cade su Will…
…e qui cominciano le fantastiche avventure di Will e del suo Drago! Come in Eragon!
Non proprio. I Draghi di Swanwick hanno poco a che vedere con le care bestiole così spesso presenti nel fantasy. I Draghi di Swanwick sono egoisti, cinici, crudeli, malvagi, senza la minima traccia di rimorso o pietà. Per avere idea del loro simpatico carattere si può pensare a un incrocio fra il tradizionale Orco delle fiabe e la fredda intelligenza di HAL 9000 in Odissea nello Spazio. Will è drogato dal Drago, costretto a compiere azioni atroci
mostra piccolo spoiler ▼

e ogni sera deve fare rapporto: lasciare che il Drago gli entri nella mente e ne estragga i ricordi. La procedura non è lontana da uno stupro:

bandiera EN “Shussssh.” the dragon breathed. “Not a word. I need not your interpretation, but direct access to your memories. Try to relax. This will hurt you the first time, but with practice it will grow easier. In time, perhaps, you will learn to enjoy it.”
Something cold and wet and slippery slid into Will’s mind. A coppery foulness filled his mouth. A repulsive stench rose up in his nostrils. Reflexively, he retched and struggled.
“Don’t resist. This will go easier if you open yourself to me.”
More of that black and oily sensation poured into Will, and more. Coil upon coil, it thrust its way inside him. He found himself rising up into the air, above the body that no longer belonged to him. He could hear it making choking noises.
“Take it all.”
It hurt. It hurt more than the worst headache Will had ever had. His skull must surely crack from the pressure. Yet still the intrusive presence pushed into him, its pulsing mass permeating his thoughts, his senses, his memories. Swelling them. Engorging them. And then, just as he was certain his head must explode from the pressure, it was done.
The dragon was within him.
Squeezing shut his eyes, Will saw, in the dazzling, pain-laced-darkness, the dragon king as he existed in the spirit world: sinuous, veined with light, humming with power. Here, in the realm of ideal forms, he was not a broken, crippled thing, but a sleek being with the beauty of an animal and the perfection of a machine.
“Am I not beautiful?” the dragon crooned. “Am I not a delight to behold?”
Will gagged with pain and disgust. And yet — might the Seven forgive him for thinking this! — it was true.

bandiera IT “Shussssh.” il drago sussurrò. “Non una parola. Non ho bisogno della tua interpretazione, ma di accedere direttamente alle tue memorie. Cerca di rilassarti. La prima volta farà male, ma con la pratica diventerà più naturale. Col tempo, forse, imparerai ad apprezzarlo.”
Qualcosa di freddo e bagnato e scivoloso si insinuò nella mente di Will. Un osceno sapore di rame gli riempì la bocca. Un tanfo ripugnante gli salì nelle narici. Di riflesso fu scosso da conati di vomito.
“Non fare resistenza. Sarà più facile se ti apri a me.”
Quella sensazione nera e oleosa continuò a colare dentro Will. Spira dopo spira, il drago si apriva una strada dentro di lui. Will si ritrovò sospeso in aria, sopra il proprio corpo. Sentì giungere da quel corpo, corpo che ormai non gli apparteneva più, suoni strozzati.
“Prendilo tutto.”
Era doloroso. Era più doloroso del peggior mal di testa che Will avesse mai avuto. Il cranio si sarebbe di sicuro frantumato per la pressione. E ugualmente la presenza aliena insisteva a spingersi dentro di lui, una massa pulsante che permeava i suoi pensieri, i suoi sensi, le sue memorie. Gonfiandoli e divorandoli. E quando Will fu certo che la testa gli sarebbe esplosa, l’invasione fu completa.
Il drago era dentro di lui.
Con gli occhi serrati Will vide, nell’abbagliante, dolorosa, oscurità, il re drago come esisteva nel mondo dello spirito: sinuoso, venato di luce, circondato dal mormorio del proprio potere. Lì, nel reame delle forme ideali, non era una cosa rotta e storpia, ma una creatura fiammante con la bellezza di un animale e la perfezione di una macchina.
“Non sono bello?” chiese civettuolo il drago. “Non sono una meraviglia da ammirare?”
Will era soffocato dal dolore e dal disgusto. Eppure — che i Sette possano perdonarlo per averlo pensato! — era vero.

Però alla fine Will riuscirà a sfuggire al Drago e, lasciato il villaggio, troverà il modo di vivere le fantastiche avventure di cui sopra. Più o meno.

Babele

The Dragons of Babel è ambientato nello stesso mondo di Cuore d’Acciaio (The Iron Dragon’s Daughter, 1993), sebbene il cast dei personaggi sia nuovo.
Il Faerie di Swanwick rimane a tutt’ora una delle migliori se non la migliore ambientazione fantasy in circolazione. Magia e tecnologia, razionale e bizzarro s’incrociano in maniera naturale e verosimile. Swanwick riesce a parlare di città ciclopiche e mela-folletti, di macchine apocalittiche che farebbero la felicità dei Krell e ragazze-capra, di sottoufficiali centauri che giocano alla roulette russa con i bambini e di nani in fuga dall’equivalente sotterraneo della gestapo, e ci riesce rimanendo credibile. Anzi, il suo mondo appare molto più “concreto” della buona parte dei mondi fantasy in circolazione. È un mondo fantasioso come pochi — se non nessun altro[1] — e al contempo realistico.

La Grande Macchina dei Krell
Uno scorcio della Grande Macchina dei Krell. I Krell sono gli originari abitanti di Altair IV. Sono divenuti famosi nella Galassia per la loro passione riguardo le macchine gigantesche. In particolare la Grande Macchina, scavata nelle profondità del pianeta, occupava 33.000 chilometri cubi

Il segreto è sempre il solito: scrivi di quel che sai! Come lo stesso Swanwick spiega in un’intervista, dopo un viaggio in Irlanda si è reso conto dell’assurdità per lui e i suoi colleghi americani di scrivere fantasy tradizionale: loro non ne sanno niente di castelli e circoli di pietre, loro sono vissuti tra fabbriche, supermercati, discariche e stripper bar(sic), dunque è da lì che devono partire. Il mondo moderno diventa una base solidissima su cui costruire; non dovendo rinunciare a secoli di scienza e tecnologia diviene più semplice creare scenari complessi. Il tipico autore di fantasy si vanta di aver ideato la lingua dei nani o cinque specie di elfi, Swanwick ha l’infrastruttura per popolare il suo mondo con centinaia di razze diverse.
Gli stessi Draghi esistono perché esiste l’elettronica e la biochimica, perché esistono i missili aria-terra e la guerra non sono solo tizi che si prendono a spadate. Esistono perché nel nostro mondo — e forse anche in Faerie — esistono lo steampunk e gli anime.
Non escludo che si possa raggiungere questa complessità così feconda di risultati anche partendo da premesse diverse, forse l’equivalente di un Drago biomeccanico può abitare nell’Irlanda medievale, resta il fatto che i mondi ideati da gente come Martin o Jordan appaiano infantili in confronto alla Babele di Swanwick.
Quello che invece è probabilmente inevitabile accettando la complessità è la rinuncia alla componente conforto del fantasy tolkeniano. Uno scenario complesso per sua natura tende a essere amorale, dunque non può esistere il lieto fine, dato che manca un concetto assoluto di lieto. Leggere Swanwick non è rilassante, non è la classica fuga, il lasciarsi i problemi quotidiani alle spalle per immergersi in un mondo lontano e così più facile da comprendere del nostro; tuttavia la tensione viene ripagata dal divertimento!

C’è da sottolineare un altro aspetto: Swanwick non scrive urban fantasy, almeno non nell’accezione corrente. Il mondo moderno non è il nostro mondo. È solo appunto la partenza, la base, su cui poi edificare il mondo secondario. Mentre nel tipico urban fantasy c’è solo un’infiltrazione di fantastico, in Swanwick l’ambientazione è immersa nel fantastico. Per ogni computer o cellulare o automobile, ci sono incantesimi, magie e mostri. Per questo Cuore d’Acciaio e The Dragons of Babel più che elfpunk[2] sono new weird.
È tale il trasporto di Swanwick nel voler stupire a ogni pagina con creature curiose, situazioni bizzarre e bislaccherie varie, che di sicuro è rispettata la clausola più importante nella definizione di new weird da parte di Jeff VanderMeer: il “surrender to the weird”, l’abbandonarsi al bizzarro.
Il fascino del new weird consiste nel fatto che l’autore è invitato a lasciarsi andare, arrendersi, abbandonarsi al bizzarro, ma rimanendo nell’ambito del fantasy o della fantascienza, cioè rimanendo in un contesto che richiede verosimiglianza. Swanwick ci riesce benissimo.

Copertina di The New Weird
Copertina dell’edizione rumena dell’antologia The New Weird, curata da Ann & Jeff VanderMeer. D’altra parte in Italia abbiamo la più grande concentrazione di giovani talenti del fantasy a livello mondiale, che bisogno ci sarebbe di tradurre ‘ste cose banali?

Un paio di passaggi per dare l’idea della commistione fra magia e tecnologia, purtroppo le situazioni più bizzarre richiedono diverse pagine per essere inquadrate e sarebbero troppo lunghe da proporre:

bandiera EN Puck’s[3] body, when they dug it up, looked like nothing so much as an enormous black root, twisted and formless. Chanting all the while, the women unwrapped the linen swaddling and washed him down with cow’s urine. They dug out the life-clay that clogged his openings. They placed the finger-bone of a bat beneath his tongue. An egg was broken by his nose and the white slurped down by one medicine woman and the yellow by another.
Finally they injected him with five cc. of dextroamphetamine sulfate.
Puck’s eyes flew open [...]

bandiera IT Il corpo di Puck[3], quando lo tirarono fuori, non sembrava nulla più di un’enorme radice nera, contorta e senza forma. Salmodiando tutto il tempo, le donne svolsero la fasciatura di lino e lavarono il corpo con urina di mucca. Tolsero l’argilla della vita che ostruiva le aperture. Piazzarono un ossicino di pipistrello sotto la lingua di Puck. Un uovo venne rotto vicino al suo naso, il bianco fu ingoiato da una donna di medicina e il tuorlo da un’altra.
Infine gli iniettarono cinque cc. di destroanfetamina solfato.
Gli occhi di Puck si spalancarono [...]

* * *

bandiera EN Will couldn’t help but smile. “Of course you do. I—” There was a sudden weight on Will’s shoulders and hips. With a strange sense of discontinuity, he realized that he was wearing a rubberized cloth helmet with a plastic visor. He looked down and found himself clothed in a white moon suit with rubber gloves. A waist unit pumped fresh air through PVC tubing into his helmet.
Inexplicably, Nat Whilk was standing in front of Will. He, too, wore a white biohazard suit. “Whatever you do, don’t take off the hood,” he said “Or you’ll be frozen timeless like everyone else in the city.”
Everything felt odd “Nat,” Will said, “what the hell am I doing in this thing? What’s going on here?”
“Take a look.” Nat stepped to the side so he wasn’t blocking Will’s sight.
All the city was motionless. Traffic had ceased. The crowds of pedestrians on the sidewalk were a petrified forest. Flower petals that the wind had blown from a window box were fossilized in the air, like ants in amber. Esme, caught in mid-hop, balanced on one toe.
Nat took a nickel from his pocket and held out before him. When he snatched his hand out from under it, the nickel did not fall. “Major juju, huh? The Lords of the Mayoralty have frozen an instant of time and moved their police and rescue forces into it. This is world-class stuff. You’re lucky to be seeing it. A spell of this magnitude is cast only once in a decade, and even then only under gravest need. It’s a real budget-breaker.”

bandiera IT Will non poté trattenersi dal sorridere. “Naturalmente l’hai dimenticato. Io —” Un peso improvviso gli premette contro le spalle e i fianchi. Una strana sensazione di discontinuità; si rese conto di star indossando un casco di tessuto gommoso dotato di una visiera di plastica. Abbassò lo sguardo e si scoprì vestito con una tuta bianca da astronauta con guanti di gomma. Un’unità addominale pompava aria pulita nel casco attraverso una tubatura in PVC.
Inspiegabilmente, Nat Whilk era in piedi di fronte a Will. Anche lui indossava una tuta protettiva. “Qualunque cosa vuoi fare, non toglierti il casco,” disse “Oppure sarai immobilizzato nel tempo come tutti gli altri in città.”
Il che suonava strano. “Nat,” disse Will, “che diavolo ci faccio conciato così? Cosa sta succedendo?”
“Guardati in giro.” Nat si spostò di lato, in modo da non bloccare più la visuale a Will.
La città era ferma. Il traffico si era arrestato. La folla di pedoni sui marciapiedi era diventata una foresta pietrificata. Petali che il vento aveva trasportato fuori da una finestra erano fossilizzati nell’aria, come formiche nell’ambra. Esme, bloccata a metà di un saltello, era in equilibrio su un dito.
Nat prese un nichelino dalla tasca e lo tenne avanti a sé. Quando tolse la mano da sotto la monetina, quella non cadde. “Una gran stregoneria, eh? I Signori della Municipalità hanno congelato un istante di tempo e vi hanno fatto entrare le forze di polizia e di pronto intervento. Roba di prima classe. Sei fortunato ad assistervi. Una magia di questa potenza è evocata non più di una volta ogni dieci anni, e solo in caso di assoluta necessità. È un disastro per il budget.”

* * *

bandiera EN He found her playing with a dead rat.
From somewhere, Esme had scrounged up a paramedic’s rowan wand that still held a fractional charge of vivifying energy and was trying to bring the rat back to life. Pointing the rod imperiously at the wee corpse, she cried, “Rise! Live!” Its legs twitched and scrabbled spasmodically at the ground.
The apple imp kneeling on the other side of the rat from her gasped. “How did you do that?” His eyes were like saucers.
“What I’ve done,” Esme said, “is to enliven its archipallium or reptilian brain. This is the oldest and most primitive part of the central nervous system and controls muscles, balance, and autonomic functions. “She traced a circuit in the air above the rat’s head. Jerkily, like a badly handled marionette, it lurched to its feet. “Now the warmth has spread to its paleopallium, which is concerned with emotions and instincts, fighting, fleeing, and sexual behavior. Note that the rat is physically aroused. Next I will access the amygdala, its fear center. This will—”
“Put that down, Esme.” It was not Will who spoke. “You don’t know where it’s been. It might have germs.”
The little girl blossomed into a smile and the rat collapsed in the dirt by her knee. “Mom-Mom!”

bandiera IT La trovò che giocava con un topo morto.
Da qualche parte, Esme aveva recuperato una bacchetta da paramedico in legno di sorbo. La bacchetta tratteneva ancora una frazione della sua carica di energia vivificante, e con quella la bambina cercava di riportare in vita il topo. Puntando imperiosa la bacchetta verso il corpicino, declamò, “Alzati! Vivi!” Le zampe del topo si contrassero e rasparono in maniera spasmodica il terreno.
Un mela folletto, inginocchiato davanti al topo dalla parte opposta rispetto a lei, era rimasto di stucco. “Come ci riesci?” chiese, gli occhi sgranati, grandi quanto un piattino.
“Quello che ho fatto,” disse Esme, “è stato rianimare l’archipallium o cervello rettile. È la parte più antica e primitiva del sistema nervoso centrale e controlla i muscoli, l’equilibrio e le funzioni autonome.” Disegnò un cerchio nell’aria sopra la testa del topo. A scatti, muovendosi come una marionetta mal condotta, il topo sobbalzò sulle zampe. “Adesso il calore vitale si è diffuso al paleopallium, che si occupa delle emozioni e degli istinti, combattere, fuggire e il comportamento sessuale. Notare che il topo è fisicamente eccitato. Come prossima mossa accederò all’amigdala, il suo centro della paura. Questo farà –”
“Mettila giù, Esme” Non era stato Will a parlare. “Non sai dov’è stata, magari è piena di germi.”
La bambina si accese in un sorriso e il topo si accasciò nello sporco vicino al suo ginocchio. “Mamma! Mamma!”

Entrando nello specifico, The Dragons of Babel si svolge per buona parte nella città di Babele, la città delle Mille Razze. E non per modo di dire; oltre ai consueti uomini, elfi, nani, giganti, troll, orchi e i già citati draghi, abbiamo: russalka, vodnik, duppy, tokoloshe, boggart, clurichaun, oni, tylwyth teg, e ancora ogni genere di creaturina, e gli uomini-stecco e gli uomini-cane, centauri, coboldi, mela-folletti, titani, sfingi, grifoni, e un’infinità d’altri. La stessa immensa Babele è viva ed è uno dei personaggi della vicenda.

Tokoloshe
Un simpatico Tokoloshe

Swanwick non descrive mai Babele nel suo complesso, lasciando che il sense of wonder nasca indirettamente: per esempio parlando dell’oceanica discarica che circonda la torre. Gli impianti per smaltire i rifiuti sono la struttura artificiale più estesa del pianeta e sono visibili dall’orbita.
Babele è in parte New York, in parte Metropolis, Gotham City, New Crobuzon, Ambergris, e in parte del tutto originale. È un’ambientazione splendida.

Non sono solo rose e fiori

Se l’ambientazione è splendida, la storia potrebbe essere migliore. L’impressione è di trovarsi di fronte a una vicenda frammentaria; non a caso diversi capitoli del romanzo sono stati pubblicati da Swanwick anche come racconti autonomi.
I frammenti sono ottimi (per esempio il capitolo 12, A Small Room in Koboldtown, è stato candidato all’Hugo come miglior short story e ha vinto il Locus nella stessa categoria) ma alle volte lasciano il tempo che trovano, nonostante nel finale Swanwick si dimostri abile nel far combaciare le diverse parti.

Dove il romanzo è di molto inferiore a Cuore d’Acciaio e in generale è sottotono è nel protagonista. Will non è interessante come la Jane di Cuore d’Acciaio, e — orrore! — è quasi buono. È un truffatore e nel corso della storia compirà azioni non proprio encomiabili, eppure manterrà una rettitudine morale che stride rispetto alla complessità del mondo in cui vive. Troppe sue scelte sono nette e scarsamente motivate, dettate solo dalla necessità di dirigere la storia in una determinata direzione.
Si sente poi la mancanza di Melancthon. Purtroppo, a dispetto del titolo, in The Dragons of Babel i draghi compaiono solo nei primi capitoli e nelle ultime pagine, ed è un gran peccato.
In compenso molti dei comprimari sono ottimi personaggi, perfino quelli che appaiono per poche pagine, come il nano suicida o il leone di pietra a guardia della biblioteca o la rana proprietaria di un bar. I due soci di Will nelle sue imprese truffaldine, una coppia simile a quella del gatto e la volpe (e in effetti il secondo socio è una volpe antropomorfa che si sposta in Vespa e si chiama Victoria il Volpone Sheherazade Jones), sono simpatici e piacevoli da seguire. Esme, la bambina-che-non-è-una-bambina, è alle volte fastidiosa, ma scoprire pian piano chi in realtà sia è una delle sottotrame divertenti della storia.

Swanwick scrive in terza persona limitata seguendo Will. Gli episodi sono disposti nel giusto ordine temporale e la vicenda scorre lineare senza intoppi. Però il lessico di Swanwick è spesso tutt’altro che semplice. Usa neologismi, termini desueti, parole che sa solo lui dov’è andato a pescarle. Non conosco abbastanza l’Inglese per dire che sia un difetto oggettivo, è possibile che per un lettore anglosassone di media cultura rimanga una scrittura semplice, tuttavia ho qualche dubbio che quando un personaggio parla sotto voce (in italiano nel testo) sia un modo di esprimersi elementare.
L’impressione è che a tratti Swanwick scivoli un po’ nel pretenzioso, il che è vagamente ridicolo, quando poi ti balocchi con i mela-folletti.

Mela folletto
Mela folletto. Qui un video a lui dedicato

D’altro canto questa ricchezza di vocabolario gli consente di descrivere ambienti e situazioni in maniera accurata con poche righe. The Dragons of Babel sono 320 pagine, ma la densità di avvenimenti è tale da consentirgli di competere senza problemi con romanzi tre volte più lunghi. Sotto quest’aspetto Swanwick è impeccabile, in ogni “frammento” la narrazione procede senza neanche mezza pagina di troppo.

Conclusioni e recriminazioni

The Dragons of Babel, pur non essendo all’altezza di Cuore d’Acciaio, rimane un bellissimo romanzo. Mi sono divertita a leggerlo come non mi capitava da tempo e questo nonostante io sia invidiosa del signor Swanwick, perché ha più fantasia di me! chikas_pink55.gif
Perciò per chi se la cava con l’Inglese è consigliato senza remore.

Per gli altri bisognerà aspettare una traduzione che non ho idea se arriverà mai. Io sto ancora aspettando la traduzione del terzo volume del Ciclo Barocco di Stephenson (alla fine The System of the World l’ho letto in Inglese, con grande fatica) e probabilmente ci vorranno dieci anni per vedere da noi il suo ultimo romanzo, il promettente Anathem. D’altra parte perché tradurre Stephenson quando puoi pubblicare il prossimo sedicenne?
EDIT del 9 ottobre 2010. Rizzoli ha pubblicato la prima parte di Anathem (il romanzo originale è stato spaccato in due), mentre non è ancora uscito in italiano il terzo volume del Ciclo Barocco.

Tre libri
Scopri l’intruso!

Mi sfugge completamente il ragionamento dietro certe scelte. L’Einaudi inaugura una collana fantasy, perché non avrebbe potuto iniziare con questo The Dragons of Babel ? Davvero se distribuisci il libretto illustrato con i Draghi, intervisti Swanwick al telegiornale e quant’altro vendi meno che con la Strazzulla? In fondo stiamo parlando di un romanzo con i draghi biomeccanici, con i giganti che combattono e distruggono interi chilometri quadrati di territorio, con ogni genere di meraviglia. E c’è anche una storia d’amore! Perché Will s’innamorerà di una nobildonna elfa. D’accordo, d’accordo, non è proprio una faccenda mielosa — lei gli mostra il dito medio la prima volta che s’incontrano e quando vuole fargli un complimento lo chiama “asshole” — però è lo stesso una storia d’amore, e persino più romantica di altre.

Michael Swanwick
Michael Swanwick. Uhm, ok, per l’intervista al telegiornale si può prendere un modello ventenne. Non vedo il problema

La piccola speranza è che qualche furbone dell’editoria nostrana dopo aver letto il titolo e aver guardato la copertina di The Dragons of Babel pensi che sia una qualche roba D&D: a quel punto sarebbe traduzione sicura!

* * *

note:
[1] ^ Al di fuori della Bizarro Fiction, a mio modesto avviso l’unico che può competere in termini di fantasia sfrenata con Swanwick è VanderMeer.
[2] ^ L’elfpunk è quel sottogenere dell’urban fantasy al cui centro vi è l’idea di trasportare creature classiche del fantasy (come appunto gli elfi) in un ambiente moderno e urbano. Questo in effetti avviene sia in Cuore d’Acciaio sia in The Dragons of Babel e lo stesso Swanwick ammette che Cuore d’Acciaio possa essere catalogato elfpunk, sebbene a lui personalmente piaccia pochissimo il termine. Tuttavia tale trapianto di figure fantasy nella modernità descrive solo in maniera parziale e inaccurata l’ambientazione dei due romanzi.
[3] ^ Non lo stesso Puck di Cuore d’Acciaio.


Approfondimenti:

bandiera EN The Dragons of Babel su Amazon.com
bandiera EN The Dragons of Babel recensito da John Clute
bandiera EN A Small Room in Koboldtown leggibile online (PDF)

bandiera EN Il sito ufficiale di Michael Swanwick
bandiera EN Il blog di Michael Swanwick
bandiera IT Michael Swanwick su Wikipedia

bandiera EN Jeff VanderMeer su Wikipedia
bandiera IT Neal Stephenson su Wikipedia

 

Giudizio:

Swanwick sa scrivere bene… +1 -1 …forse troppo bene.
Alcuni “frammenti” sono eccezionali. +1 -1 Ma la storia potrebbe essere più organica.
Ottimi comprimari. +1 -1 Insipido protagonista.
Ambientazione splendida. +1
È difficile trovare un autore con maggior fantasia. +1
I Draghi si vedono poco ma sono sempre fantastici. +1

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Scritto da GamberolinkCommenti (59)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

La Prossima Vittima

…tanto per parafrasare il racconto di Sheckley Seventh Vitcim (1953) diventato famoso in Italia perché dalla Settima Vittima è stato tratto il film La Decima Vittima (1965) con Marcello Mastroianni e Ursula Andress.

Locandina de La Decima Vittima
Locandina de La Decima Vittima

Una delle ragioni per cui negli ultimi mesi non sono apparsi molti articoli è che ho preso la decisione ufficiosa di rinunciare a recensire fantasy italiana che mi abbia deluso. Mi sono un pochino stufata di ripetere sempre le stesse cose, analizzare sempre gli stessi difetti e alla fine scoprire che l’autore del successivo fantasy non ha imparato niente.
Tuttavia ho ricevuto parecchia posta che mi chiedeva per piacere di recensire questo o quel romanzo o di parlare di questo o quell’altro “scrittore”. Dato che si avvicina Natale, accoglierò una richiesta. Di seguito elencherò una decina di fantasy italiani usciti negli ultimi mesi. Alcuni li ho già letti, altri no, ovviamente non vi dirò quali. Scegliete voi – votando mediante l’apposito widget in alto a destra – di quale morte dovrò morire durante le vacanze di Natale!

Se il vostro fantasy italiano preferito non è elencato, votate Altro e specificate quale fantasy vorreste vedere recensito nei commenti. Alcune limitazioni:
Icona di un gamberetto Niente Troisi. La Regina del Fantasy Italiano mi ha stufato l’anima. Ho letto il Prologo e il Primo Capitolo del nuovo romanzo e faccio volentieri a meno di proseguire. Ne ha parlato il Duca, se volete potete commentare lì, qui sui Gamberi personalmente non ho più voglia di occuparmi di Licia.
Non disperate però! Uno dei frequentatori del blog mi ha inviato tempo fa una recensione de La Ragazza Drago. La recensione ha bisogno di un po’ di editing, ma poi potrebbe apparire. Dunque si avrà ancora modo in un futuro prossimo di litigare per Licia – mio malgrado. Ma almeno non a Natale!
Icona di un gamberetto Niente piccoli editori con eccessivi tempi di attesa. A meno che il libro non sia disponibile via emule. Come detto mi dedicherò a questa lettura durante le vacanze natalizie, se per ordinare il libro via iBS.it o simile ci vuole più di qualche giorno slitta tutto a chissà quando.
Icona di un gamberetto Niente romanzi che ho già letto e di cui ho già parlato esprimendo un giudizio, anche se brevemente o nei commenti. Per esempio niente Estasia o Ethlinn La Dea Nascosta o Arthur e lo Stregone Nero. Per la cronaca nessuno dei tre mi è piaciuto.
Icona di un gamberetto Preferirei un fantasy recente, uscito nell’ultimo anno o giù di lì, anche per via della facilità di reperimento, ma se avete qualche idea per un bel fantasy più vecchio, si può fare.
Icona di un gamberetto Niente fantasy pubblicato da editori a pagamento. Da quando esiste il blog ho già litigato diverse volte con autori che sono stati pubblicati a pagamento. Non ne posso più della gente con la sindrome del genio incompreso.
Già che ci sono ricordo che un editore a pagamento non è tale solo se direttamente si paga per essere pubblicati. Un editore a pagamento è anche quell’editore che:

  • Chiede soldi per un indefinito lavoro di editing.
  • Chiede soldi per offrire promozione o maggiore distribuzione al libro.
  • Chiede soldi per il codice ISBN, il bollino SIAE, la registrazione presso il Tribunale dei Diritti del Coniglio o analoghi servizi.
  • Chiede all’autore di acquistare a prezzo pieno o scontato un certo numero di copie, fossero anche solo 10 o 20.
  • Obbliga l’autore all’acquisto delle copie in giacenza dopo un certo periodo di tempo.

Icona di un gamberetto Non ho invece nessuna particolare preclusione per le opere autoprodotte, specie se disponibili gratuitamente in formato digitale che per me è più comodo rispetto al libro cartaceo.
Icona di un gamberetto Infine ricordo che ho parlato di fantasy italiano, dunque niente Paolini, Meyer o quant’altri.

Ciò premesso i miei dieci candidati sono, in ordine alfabetico:

Copertina de Il Volto della Duplice Luna#1 Titolo: Aletheya – Il Volto della Duplice Luna (Flaccovio)

Trama: Re Stefanos è gravemente malato e non ha ancora scelto un erede per il suo trono. Il timore che alla sua morte possa seguire una guerra civile prende forma quando un assassino s’insinua nelle sale del Castello delle Sette Torri per colpire il sovrano con un pugnale avvelenato. Una congiura minaccia l’intero regno, ma Stefanos stravolge le regole del gioco affidando la sua corona proprio al sicario incaricato di ucciderlo. Perché il misterioso mandante dell’omicidio regale ha commesso l’errore di tendere una trappola anche all’uomo che aveva assoldato, guadagnandosi così la vendetta dei neri servitori di Iryanna. La decisione del vecchio re mette a contatto il mondo dei nobili e quello dei reietti che uccidono nel nome della Dea della Notte. Due realtà di Aletheya si incontrano dopo essersi ignorate per secoli, e lo fanno per salvare il regno dalle avide mire di chi vorrebbe mettere fine alla sua indipendenza. Galen è il re assassino, ma cosa vorrà dire questo per lui? In un fitto mosaico di interrogativi e intrighi sarà costretto a scoprirlo.

Autore: Egle Rizzo. La Rizzo è al suo terzo fantasy, avendo già pubblicato Ethlinn La Dea Nascosta e Il Viaggio di Aelin.

Perché parto prevenuta: Ethlinn La Dea Nascosta è forse il fantasy più soporifero che mi sia mai capitato tra le mani.

Perché potrebbe essere decente: sbagliando s’impara, guardate la mitica Licia!

Copertina di Bryan di Boscoquieto#2 Titolo: Bryan di Boscoquieto nella Terra dei Mezzidemoni (Newton Compton)

Trama: Accusato di aver avvelenato la figlia di un ricco mercante, Elias l’alchimista muore tra orribili torture e atroci sofferenze. Seicento anni dopo, lo spirito inquieto di questo ambiguo personaggio grida vendetta e arriva a possedere gli abitanti di Boscoquieto, un piccolo paese di montagna. Il tutto accade sotto gli occhi di Bryan, un quattordicenne a cui è stato concesso il dono di muoversi lungo il sottile confine che separa il naturale dal soprannaturale. A Bryan e ai suoi poteri è affidato il compito di scoprire la vera personalità del malvagio alchimista e di affrontarlo in una battaglia che spalancherà le porte dell’inferno e libererà sul mondo la malvagità degli spiriti dannati come Elias. Al fianco di Bryan, Morpheus, figlio di un demonio e di una donna umana, saprà iniziare il giovane mago ai misteri della Baia: l’organizzazione che, in perenne lotta con la Comunità Ribelle guidata dal potente Insorta, combatte per garantire alla Terra la necessaria protezione contro le creature delle tenebre, lugubri esseri mostruosi cacciati dagli uomini sotto la superficie del pianeta. Tra apparizioni magiche, attacchi psichici e paesaggi invisibili agli occhi dei comuni mortali, la lotta tra il Bene e il Male procede senza quartiere fino allo scontro finale.

Autore: Federico Ghirardi. Diciassette anni, ha cominciato a scrivere il romanzo a quattordici. Newton Compton è rimasta abbagliata da tale bimbo prodigio e ha stampato subito 10.000 copie.

Perché parto prevenuta: il tizio ha scritto il romanzo a quattordici anni.

Perché potrebbe essere decente: più di una persona mi ha segnalato questo romanzo come l’apice dell’idiozia, ma così cretino che forse potrebbe essere divertente. Mah!

Copertina di Garmir l'Eclissiomante#3 Titolo: Garmir l’Eclissiomante (Baldini Castoldi Dalai)

Trama: Secondo un’antica profezia presto i tre Soli che danno vita al mondo tramonteranno a Est per non sorgere mai più. Solo recuperare i Sigilli, preziosissimi artefatti nascosti nelle Terre Innominate, può fermare il disastro. È allora che Garmir, bandito come eretico in tutte le Terre Vive per le sue magie, parte alla loro ricerca, accompagnato da un gruppo di prescelti come lui. C’è il mostruoso Putrivoro, che si nutre di resti decomposti; Kipam l’idromante, amico d’infanzia di Garmir; Sadlilit, un’elfa nata da genitori umani dotata di straordinari poteri; Alzand, ex soldato sfregiato in battaglia da un’arma maledetta (a cui si uniranno il chierico Mei, il grium Trafnuke il demone inverso Kikar); la bellissima Nephil, capace con le sue visioni di carpire frammenti di futuro e Xinaghul, uomo colossale che vive nella foresta e il cui volto resta sempre, inspiegabilmente, celato.

Autore: Thomas Mazzantini. Non ho scoperto molto su costui, se non che ha diciotto anni e ha iniziato a scrivere Garmir a sedici. Insomma prodigio, ma non quanto il Ghirardi!

Perché parto prevenuta: perché il tizio ha scritto il romanzo a sedici anni e la trama parla della consueta compagnia di spostati che deve salvare il mondo. Originalità, impiccati!

Perché potrebbe essere decente: be’, il protagonista a quanto pare è un eclissiomante, che non so che mestiere sia, ma almeno non è il solito mago, druido, guerriero, vampiro

Copertina de Il Libro del Destino#4 Titolo: Il Libro del Destino – L’Erede di Ahina Sohul (Piemme)

Trama: Il Signore delle Nebbie con il suo esercito di amorphi ha assaltato la città di Ahina Sohul, capitale delle terre di Nadesh, usurpato il potere del re e messo sul trono Pseudos, alleato delle forze del male. Quindici anni dopo, il custode Galdwin parte alla ricerca del giovane Bedwyr, vero erede al trono di Ahina Sohul, sopravvissuto al massacro della famiglia reale. Lo trova a Batilan, dove conosce anche Eynis, una ragazza dal passato misterioso e dalle incredibili doti. Bedwyr ed Eynis si uniranno ai rappresentanti delle cinque Razze Libere: Uomini, Elfi, Lupi, Nani e Draghi. Insieme cercheranno di ritrovare le pagine perdute del Libro del Destino, il libro profetico in grado di rivelare a chi lo possiede le sorti della Terra di Nadesh.

Autore: Elisa Rosso. Ha appena compiuto quindici anni. Nel suo blog scrive che: “Quando la mia testa diventò troppo piena di idee e minacciava di esplodere, ho iniziato a scrivere.” Invece prendere un’aspirina, no, eh?

Perché parto prevenuta: ‘sta tipa sembra ancora più svampita della Strazzu, e ha scritto un romanzo con gli Uomini e gli Elfi e i Lupi e i Nani e i Draghi…

Perché potrebbe essere decente: perché lo leggerò durante le vacanze di Natale, magari sarà il primo dell’anno e sarò ubriaca.

Copertina de Il Regno Nascosto#5 Titolo: Il Regno Nascosto (Flaccovio)

Trama: Althorf e i suoi due nipoti, Vitur e Tekkur, sono gli unici Nani rimasti nel villaggio di Cuterbor. Dopo aver condiviso il mondo con gli Uomini abitando quartieri all’interno delle loro città, i Nani hanno deciso di tornare ai tempi antichi, lasciando le loro case per cercare un luogo adatto per ricostruire il loro regno, nel grande Nord. Solo in pochi sono rimasti: Althorf del Clan Mahûk è tra questi. E dei suoi fratelli, partiti tanto tempo prima, non ha mai più avuto notizie. Dopo aver ascoltato le storie sull’antico Regno dei Nani e sulla potenza della loro gente, Vitur e Tekkur si metteranno alla ricerca di questo luogo leggendario.

Autore: Errico Passaro & Gabriele Marconi. Errico Passaro aveva già scritto un fantasy pubblicato per la Nord dal titolo Le Maschere del Potere. Qui la mia recensione.

Perché parto prevenuta: Errico Passaro ha scritto Le Maschere del Potere.

Perché potrebbe essere decente: Gabriele Marconi non ha scritto Le Maschere del Potere.

Copertina de Il Segreto dell'Alchimista#6 Titolo: Il Segreto dell’Alchimista (L’Età dell’Acquario)

Trama: Una catena di efferati omicidi sconvolge le Terre. Le vittime sono i maghi naturali, i pochi eletti in grado di utilizzare la magia in tutta la sua potenza. Mentre nelle regioni del Sud dilaga una misteriosa nebbia, che cela nelle sue profondità un segreto di distruzione e morte, Ester, insegnante di magia, e Nimeon, principe delle Colline, vengono investiti del Mandato che li condurrà a svelare una verità incredibile e inattesa. Accompagnati dal giovane matematico Van e da un gruppo di valorosi cavalieri, i due affronteranno la delicata indagine sulle tracce del temibile e astuto nemico, tra enigmi insoluti, incantesimi, intrighi e inquietanti scoperte. Quale segreto lega Ester all’assassino e all’antica leggenda custodita dai Reali delle Colline? E cosa nascondono le nebbie incantate che lentamente invadono le Terre? Un’avventura al confine tra due mondi. La storia di una donna in lotta contro se stessa. Un fantasy che sfuma nelle tinte moderne del giallo.

Autore: Antonia Romagnoli. Ha esordito l’anno scorso con La Magica Terra di Slupp, pubblicato attraverso Lulu.com.

Perché parto prevenuta: La Magica Terra di Slupp è una schifezza.

Perché potrebbe essere decente: La Magica Terra di Slupp è uno schifo perché la Romagnoli cerca di essere spiritosa senza riuscirci mai. La scrittura in sé non è male, e dunque alle prese con un soggetto “serio” potrebbe rivelarsi una scrittrice decente.

Copertina de La Leggenda dei Cinque Ardenti#7 Titolo: La Leggenda dei Cinque Ardenti (Armenia)

Trama: Sono trascorsi duecentoventidue anni dalla nascita di Elsinor, elfa di Boscargento: ora, finalmente, il dono di Pirus sarà suo. Ma che cosa aveva previsto il vecchio saggio tanti anni prima? Già intuiva che il ghiaccio e il fuoco si sarebbero mossi nello stesso momento per impadronirsi del Regno? “Questo è il tempo in cui le profezie si avverano e il mito torna a camminare sulla terra”, proclama Eldaren il ghidra. Quando dal profondo nord discende un gelo innaturale e dal deserto avanza un popolo antico a reclamare la terra che gli fu tolta, agli abitanti del Regno, presi tra i Gelidi e i Tarraska, non resta che tentare un arcana e pericolosa evocazione: cinque eroi saranno chiamati a trasformare se stessi per virtù d’una Pietra che conferirà loro un potere ancora più grande e terribile al prezzo di…

Autore: Shanna O’Manley al secolo Debora Vannini. Non so altro, se non che lo pseudonimo O’Manley è dovuto all’amore dell’autrice per l’Irlanda.

Perché parto prevenuta: ehm, ci sono gli Elfi di Boscargento… devo aggiungere altro?

Perché potrebbe essere decente: la Vannini è maggiorenne.

Copertina di Lisidranda#8 Titolo: Lisidranda (Armenia)

Trama: Lo Spirito della Terra è perduto. Forse è stato rubato dagli Immortali quando hanno passato il Portale dopo l’ultima battaglia, abbandonando gli umani al loro destino. Ma dopo novecento anni il deserto ha preso il posto delle foreste, i fiumi sono inariditi, e nell’immenso regno di Hasgalen, i cui abitanti sono volti al profitto e al potere, il cielo è nascosto dalle nuvole perenni e la vita si sta spegnendo. Soltanto sull’Isola nel Mare d’Occidente i bambini sono ancora un bene abbondante, come pure la serenità e la bellezza.

Autore: Mariangela Cerrino. Ha pubblicato il suo primo romanzo nel 1966 e da allora ne ha pubblicati più di 20, tra western, storici, fantasy e fantascienza.

Perché parto prevenuta: la trama puzza di Noia lontano un chilometro.

Perché potrebbe essere decente: la Cerrino sa scrivere. Almeno ogni tanto.

Copertina de L'Ultimo Pirata#9 Titolo: L’Ultimo Pirata – La Clessidra del Potere (Mondadori)

Trama: Spinn è un ladro di tredici, o forse quattordici anni. Non ricorda quanto tempo è trascorso dal giorno in cui è nato, ma non potrà mai dimenticare quello in cui suo fratello è stato rapito da una banda di pirati sanguinari. Da allora Spinn porta una promessa nel cuore: diventare un pirata e ritrovarlo. Imbarcatosi sulla nave del capitano Yellowbeard, combatterà battaglie all’ultimo sangue imparando che anche in un mozzo può nascondersi un pirata coraggioso, pronto a dare la vita in un arrembaggio. Ala un’ombra demoniaca segue la scia del suo veliero: l’esercito dei non-morti è tornato, e la sua brama di carne umana sarà placata solo quando l’Oscuro Signore stringerà tra le mani la Clessidra del Potere e catturerà Spinn. Quale mistero lega un giovane mozzo allo strumento capace di donare il dominio assoluto sul mondo? La chiave per risolverlo è il più prezioso dei tesori, e la rotta per raggiungerla non è tracciata in nessuna mappa.

Autore: Matteo Mazzuca. Diciotto anni. Ha iniziato a scrivere ‘sta roba sui pirati a tredici anni. Dazieri ne è rimasto impressionato, ed eccolo pubblicato.

Perché parto prevenuta: tredici anni, i pirati, Dazieri… in più in copertina spicca un bel “Tortuga 1720”, orbene a Tortuga nel 1720 non c’erano più pirati.

Perché potrebbe essere decente: se e’ statto pblikato da 1 grnd editore cm Mondadori 1 ragone c dv exere!!11!!!!!

Copertina de La Lama del Dolore#10 Titolo: Trilogia di Lothar Basler – La Lama del Dolore (Curcio)

Trama: Il primo capitolo di una trilogia dal sapore gotico che parla, con il linguaggio del fantasy, del mondo “reale”. Lothar Basler torna a Lum dopo sette anni nell’esercito dei Principati. Lo sospinge l’arcana forza dell’odio, dell’amore e del dolore, che riporta in vita roventi verità sepolte insieme a una spada. La stanchezza è soffocante, i nervi sono rosi dall’attesa, la mente scorticata dal dolore. Ma l’impresa deve essere compiuta: prendono vigore misteriose forze pronte a tutto pur di possedere e manipolare il Potere, e solo ripercorrendo il sentiero di una memoria dolorosa sarà possibile contrastarle. Perseguitato da incubi oscuri e braccato da demoni e presenze occulte, Lothar affronta il destino assieme a un gruppo di compagni inciampati nelle trame della sua sorte.

Autore: Marco Davide. Sì, ha due nomi e nessun cognome. È un ingegnere e questo è il suo romanzo d’esordio. È da poco uscito il secondo volume della trilogia, Il Sangue della Terra.

Perché parto prevenuta: mesi fa avevo letto il primo capitolo disponibile online…

Perché potrebbe essere decente: da più parti ho letto che questo dovrebbe essere un romanzo cupo e violento.

 

* * *

Votate per la vostra vittima preferita! Il sondaggio rimarrà aperto da oggi fin verso il 20 di questo mese. Come sempre, se dovessi accorgermi di voti multipli da parte della stessa persona, li cancellerò.

EDIT del 21 Dicembre 2008. Il sondaggio è chiuso, è stato scelto Bryan di Boscoquieto nella Terra dei Mezzidemoni.


Approfondimenti:

bandiera IT Un’intervista a Egle Rizzo
bandiera IT Il sito di Federico Ghirardi
bandiera IT Un’intervista a Thomas Mazzantini
bandiera IT Il blog di Elisa Rosso
bandiera IT Un’intervista a Passaro & Marconi
bandiera IT Il sito di Antonia Romagnoli
bandiera IT Un’intervista a Debora Vannini
bandiera IT Il sito di Mariangela Cerrino
bandiera IT Un’intervista a Matteo Mazzuca
bandiera IT Il blog di Marco Davide

bandiera EN La Decima Vittima su IMDb

 

Scritto da GamberolinkCommenti (83)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

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