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	<title>Gamberi Fantasy &#187; Non Fantasy</title>
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	<description>«Vi farò Pescatori di Gamberi»</description>
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		<title>Recensioni :: Saggio :: Booklife</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 21:34:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Titolo originale: Booklife Autore: Jeff VanderMeer Anno: 2009 Nazione: USA Lingua: Inglese Editore: Tachyon Publications Genere: Manuale di sopravvivenza per scrittori Pagine: 329 Scrivendo la recensione di Finch (segnalato qui, la recensione qui), mi sono ritrovata a citare un paio di volte un altro libro di VanderMeer, Booklife. Un libro nel complesso deludente ma meritevole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/bkl_booklife.jpg" alt="Copertina di Booklife" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>Booklife</strong><br />
Autore: <strong>Jeff VanderMeer</strong></p>
<p>Anno: <strong>2009</strong><br />
Nazione: <strong>USA</strong><br />
Lingua: <strong>Inglese</strong><br />
Editore: <strong>Tachyon Publications</strong></p>
<p>Genere: <strong>Manuale di sopravvivenza per scrittori</strong><br />
Pagine: <strong>329</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Scrivendo la recensione di <em>Finch</em> (segnalato <a href="http://fantasy.gamberi.org/2010/10/10/romanzi-stranieri-dei-mesi-perduti/#rsp_finch">qui</a>, la recensione <a href="/2010/10/23/funghi-assassini/">qui</a>), mi sono ritrovata a citare un paio di volte un altro libro di VanderMeer, <em><strong>Booklife</strong></em>. Un libro nel complesso deludente ma meritevole di una recensione.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>Il sottotitolo di <em><strong>Booklife</strong></em> è: “Strategies and Survival Tips for the 21st-Century Writer”. Non è un manuale di scrittura – c’è qualcosina riguardo la tecnica narrativa, ma poche pagine –, è un manuale di sopravvivenza. Sopravvivenza nel vero senso del termine: come procurarsi da mangiare vendendo libri.<br />
Il mestiere dello scrittore è affrontato dal punto di vista sociale/commerciale, partendo dal presupposto che già si abbiano pronti uno o più romanzi da far fruttare. Possibilmente dovrebbero essere <strong>buoni</strong> romanzi, come lo stesso VanderMeer sottolinea.</p>
<p>Ho trovato l’intera faccenda superficiale. In particolare quando VanderMeer e i suoi amici (alcune appendici sono state scritte da editor, bibliotecari, addetti alle pubbliche relazioni e scrittori amyketti del nostro) parlano delle moderne tecnologie informatiche – social network, email, IM, ecc. – fanno la figura degli sprovveduti.<br />
OMG! Esistono i feed!<br />
OMG! Puoi cercare il tuo nome con Google!<br />
D’accordo, per chi non è esperto può essere utile, ma non vale la pena spendere soldi: in Rete si trovano tutorial ben più completi e approfonditi. Tutorial gratuiti.<br />
Più grave quando VanderMeer glissa sui problemi di licenza di FaceBook e siti analoghi. I termini di utilizzo di FB cambiano di continuo e senza il consenso degli utenti. Io ci penserei due volte prima di sfruttare FB a fini commerciali. Finché interagisci con i tuoi amici, ancora ancora; ma non c’è da fidarsi a tenere contatti di lavoro o potenzialmente di lavoro via FB.</p>
<p>Altri consigli riguardo al come porsi nei confronti di critici, colleghi, giornalisti e il pubblico in generale sono più sensati. Dubito però siano utili nella situazione italiana.<br />
Per esempio VanderMeer discute il problema del rapporto con i recensori: è una buona idea mandare in visione il proprio romanzo a chi in passato ha apprezzato il nostro lavoro o in generale si è dimostrato sulla nostra lunghezza d’onda; però c’è il rischio che il rapporto diventi troppo cordiale e dunque il recensore decida di non parlare del libro, non sarebbe <em>etico</em>.</p>
<p>In Italia viene considerato normale e scontato che gli amici si aiutino a vicenda. Hai un rapporto cordiale con me? Ecco pronta la recensione-leccata!<br />
Francesco Falconi scrisse per FantasyMagazine una recensione-sviolinata per un romanzo di Licia Troisi; quando gli feci notare che <em>come minimo</em> avrebbe dovuto avvertire i lettori che lui era amico personale di Licia, venne giù dalle nuvole. Beata ingenuità. Chiamiamola ingenuità&#8230;</p>
<p>D’altra parte non avviene solo tra “scrittori”, lo scambio di favori avviene a tutti i livelli, dai commenti reciproci alle fanfiction in su. Non capita praticamente mai di leggere: “Avrei voluto recensire il romanzo di Tizio, ma lui ha appena recensito positivamente un mio romanzo e dunque ho paura che non riuscirei a essere obiettivo. Nel dubbio preferisco evitare.”<br />
Meglio lasciar perdere questo discorso. “Etica” e “scrittori italiani di fantasy” appartengono a due universi distinti.</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Lo scrittore professionista</strong></p>
<p><em><strong>Booklife</strong></em> diventa interessante quando VanderMeer riferisce le sue esperienze personali. Sono i capitoli più curiosi e divertenti.</p>
<p>Jeff VanderMeer ha svolto per anni un lavoro di ufficio, scrivendo nei ritagli di tempo. Finché ha guadagnato abbastanza con la sua narrativa. Ha lasciato il lavoro e si è dedicato solo alla scrittura. Punto di merito, è diventato uno scrittore professionista con opere tutt’altro che commerciali. Niente elfi, vampiri &#038; roba del genere. VanderMeer si mantiene raccontando di funghi assassini e calamari giganti.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/bkl_calamaro.jpg" alt="Calamaro gigante" /><br />
<em>Calamaro gigante</em></p>
<p>E fin qui può sembrare una sorta di favola.<br />
Leggendo <em><strong>Booklife</strong></em> si scopre che essere uno “scrittore professionista” non è questa pacchia che tanti credono. Gli autori che possono permettersi di scrivere, scrivere, scrivere e non pensare a nient’altro sono davvero pochissimi. Gli altri, la maggior parte, oltre a scrivere devono anche sudare le famose sette camice per <em>vendere</em> i libri.<br />
Se non sei un autore di prima fascia, lo Stephen King della situazione, ti devi arrabattare. Anche avendo alle spalle una grossa casa editrice. VanderMeer parla con cognizione di causa: il suo terzo romanzo, <em>Shriek: An Afterword</em>, è stato pubblicato da Tor Books, una delle più importanti case editrici americane per quanto riguarda la narrativa di genere. </p>
<p align="center"><img src="/wp-content/bkl_shriek.jpg" alt="Copertina di Shriek: An Afterword" /><br />
<em>Copertina di Shriek: An Afterword</em></p>
<p>Come spiega la rappresentante di una casa editrice interpellata da VanderMeer:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;The vast majority of new books being published will have a publicity budget of less than $500. Unless the publisher feels the need to send an author out on a media/bookstore tour or spend money on a TV satellite or radio drive-time tour, then there is no real reason for a book to <em>have</em> a publicity budget</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;La grande maggioranza dei libri che vengono pubblicati ha un budget per la promozione di meno di 500 dollari. A meno che l’editore senta il bisogno di organizzare per l’autore una serie di presentazioni in libreria, o decida di spendere soldi per spazi TV o radio, non c’è alcuna reale ragione perché un libro <em>debba avere</em> un qualunque budget pubblicitario.</p></blockquote>
<p>Il budget pubblicitario per il romanzo di uno scrittore “qualunque” è la principesca cifra di 500 dollari (al cambio attuale circa 360 euro). Quando va bene.<br />
Un banner pubblicitario su un sito specializzato con grande traffico (Locus Online) costa 400 dollari al mese. La (grande) casa editrice ti paga il bannerino per un paio di mesi ed è finita lì la promozione. E ringrazia che si sono sul serio sprecati.<br />
Ah, la tua foto da mettere sulla quarta di copertina la devi fornire tu. La casa editrice mica ti paga il fotografo, arrangiati, pezzente.</p>
<p>Se vuoi di più – e devi volere di più, perché i libri non si vendono da soli – devi darti da fare in prima persona.<br />
Non è questo gran divertimento.</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Darsi da fare significa per esempio mendicare con tutti i tuoi amici &#038; amyketti che sanno reggere in mano una telecamera per scroccare un booktrailer gratis.</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Darsi da fare significa per esempio mendicare vitto &#038; alloggio ai tuoi fan:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;After World Fantasy, I would then spend roughly a month traveling back across the country by car, probably with one or two other writers. We would do a series of bookstores events and reading series at universities, depending on the opportunities. The trip would be run roughly diagonally, from San Jose up to the Northeast. Costs would be minimized by staying with friends and fans. We would team up with local writers for added interest. This would also serve as cross-promotion for <em>Booklife</em>.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Dopo il World Fantasy, spenderei un mese circa nel viaggio di ritorno, attraversando in macchina il paese, probabilmente insieme a uno o due altri scrittori. Faremo una serie di presentazioni in libreria e letture presso le università, a seconda delle occasioni. Il viaggio correrebbe più o meno in diagonale, da San Jose fino al Nordest. I costi sarebbero ridotti alloggiando presso amici e fan. Potremmo unirci a scrittori del posto per generare maggior interesse. Questo viaggio potrebbe anche servire da promozione incrociata per <em>Booklife</em>.</p></blockquote>
<p>Qui VanderMeer discute con il suo editore riguardo la promozione per <em>Finch</em>. Le presentazioni nelle librerie sono costose in termini di spese e quasi mai ripagano in vendite – anche se possono essere vantaggiose dal punto di vista pubblicitario – e perciò ecco che VanderMeer pensa di risparmiare facendosi ospitare da amici e fan. Magari con due altri scrittori al seguito.<br />
Io lo immagino un fan che scopre il suo idolo sul pianerottolo di casa, chissà come ne sarebbe deliziato! Finché non capisce che l’idolo è lì solo per scroccare e si è portato al traino uno o due altri barboni. Sigh.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/cyb_carita.jpg" alt="Michele barbone" /><br />
<em>Michele, già conosciuto in altri articoli. Scrittore ridotto sul lastrico dalla pirateria. Adesso segue VanderMeer per i pasti gratis</em></p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Darsi da fare significa per esempio mendicare un <em>blurb</em> a destra e a manca. I <em>blurb</em> sono quei giudizi di colleghi scrittori o Persone Importanti che vengono stampati sulla copertina dei libri o sulle fascette. Un celebre <em>blurb</em>, anche se non riferito a un romanzo è:</p>
<blockquote><p>Vi dico, e vi autorizzo a ripeterlo, che il vostro cioccolato è veramente squisito!</p></blockquote>
<p>Il Duce parlando dei dolciumi prodotti dalla Perugina.</p>
<p>Ammetto che qualche anno fa ero ingenua. Credevo che i <em>blurb</em> fossero genuine dimostrazioni di stima. In realtà la strategia di VanderMeer – e presumo pratica standard – è quella di spammare quanta più gente possibile, fino a raccattare qualcosa. Si spara nel mucchio e si spera che fra tanti qualcuno abbocchi.<br />
Per <em>Finch</em>, VanderMeer ha provato a scroccare un <em>blurb</em> a: Ben Templesmith, Mike Mignola, Warren Ellis, Michael Chabon, George R. R. Martin, Tom Piccirilli, Ken Bruen, Elizabeth Bear, Peter Straub, Chuck Palahniuk, Neal Stephenson, Joe Abercombie, Richard K. Morgan, Stephen R. Donaldson, Brandon Sanderson, Joe R. Lansdale, Daniel Abraham e Iain M. Banks.<br />
In un certo senso divertenti i commenti che accompagnano i nomi. VanderMeer ne discute con l’editore e per esempio dice:</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Brandon Sanderson – hot because he’s the replacement for Robert Jordan – no idea if he’d like <em>Finch</em>; this is a privileged email addy; only know him from interviewing him for Amazon.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Brandon Sanderson – popolare perché è il rimpiazzo di Robert Jordan – non ho idea se gradirebbe <em>Finch</em>; è un contatto email privilegiato; lo conosco solo perché l’ho intervistato per Amazon.</p></blockquote>
<p>Ok, Sanderson lo conosci poco o niente, non sai se <em>Finch</em> possa interessarlo, e l’indirizzo di email te lo avrà dato solo per l’intervista. Be’, puoi anche evitare di spammarlo con il tuo romanzo. O sbaglio?</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/bkl_sanderson.jpg" alt="Copertina di The Gathering Storm" /><br />
<em>Copertina di The Gathering Storm, dodicesimo volume nella serie de La Ruota del Tempo. Il libro è stato lasciato incompiuto da Robert Jordan e terminato da Brandon Sanderson</em></p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Darsi da fare significa per esempio presentarti all’ufficio marketing della tua casa editrice e offrire il tuo database di contatti per vedere se l’addetto riesce a cavarci fuori qualcosa.</p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;This database contains 350 to 400 reviewer/media contacts, 40 to 50 bookstores, 500 emailable VanderFans, 700+ snail mail/email VanderFans, and other miscellaneous contacts.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Questo database contiene dai 350 ai 400 contatti di critici o gente dei media, dalle 40 alle 50 librerie, 500 VanderFan a cui è possibile inviare mail, 700+ VanderFan con indirizzo email e indirizzo fisico, e altri contatti vari.</p></blockquote>
<p>Questo punto mi ha lasciato l’amaro in bocca. È davvero un comportamento poco carino dire: “Io ho tot fan di cui conoscono email, indirizzo fisico e altri dati, vediamo un po’ se il tutto si può sfruttare a fini pubblicitari.” Eppure VanderMeer non sembra preoccuparsene.<br />
Il bello è che in un altro capitolo VanderMeer spiega che FaceBook può essere utile perché permette di essere contattati da persone che non gradiscono rivelare la propria email. Eggià che non gradiscono, visto che tu poi gli indirizzi email li usi per spammare!</p>
<p>Alle volte, quando VanderMeer parla di “network” di conoscenze, di sinergie, di collaborazioni, di strategie per far conoscere i propri libri suscita un’impressione positiva. Altre volte mi fa venire in mente il tizio che ti telefona alle nove di sera per venderti un impianto di depurazione dell’acqua.</p>
<p>Del tutto pragmatica la posizione di VanderMeer nei riguardi della distribuzione gratuita dei testi. Alla domanda: conviene consentire il download del proprio romanzo? Magari solo qualche capitolo? Realizzare un <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Podcast">podcast</a></em> ?<br />
La risposta è: se queste azioni possono portare pubblicità, si fanno. Altrimenti no. VanderMeer non entra nel merito della questione, se cioè sia una buona idea in sé la libera diffusione dell’arte.</p>
<p>La morale della favola è: aggiornate i vostri sogni. Quando sognate di essere “scrittori professionisti”, sognate di fare i venditori? Io non credo. Perciò sognate il vero sogno: “scrittore professionista ricco sfondato”!</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Consigli sulla scrittura</strong></p>
<p>Come accennavo, la parte dedicata alla tecnica narrativa è minima. Si riduce a una bibliografia di manuali – per la cronaca, il migliore secondo VanderMeer è <em>Revising Fiction</em> di David Madden –, e all’Appendice E che si occupa di come scrivere un romanzo in due mesi.</p>
<p>VanderMeer nella sua carriera ha scritto un solo romanzo dichiaratamente commerciale, <em>Predator: South China Sea</em>. È un romanzo scritto su commissione facente parte della <em>franchise</em> di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Predator_(franchise)">Predator</a>.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/bkl_predator.jpg" alt="Copertina di Predator: South China Sea" /><br />
<em>Copertina di Predator: South China Sea</em></p>
<p>VanderMeer ha sei mesi di tempo per finire il romanzo, ma per una ragione o per l’altra non scrive niente nei primi quattro. Così si riduce a dover scrivere un romanzo in appena due mesi. Da questa esperienza ne ha ricavato una serie di insegnamenti che condivide con il pubblico.</p>
<p>Non c’è niente di che, ma è divertente notare anche qui la differenza con la situazione italiana. VanderMeer spiega che è molto utile avere degli amyketti pronti a offrire la propria consulenza. Per esempio un suo amico esperto in fatto di armi gli ha fatto risparmiare dalle venti alle quaranta ore, ore che altrimenti avrebbe dovuto impiegare a documentarsi.<br />
Lasciamo stare il vincolo dei due mesi. Quanti scrittori italiani di fantasy passano dalle venti alle quaranta ore a documentarsi su un qualunque argomento? Più o meno <strong>nessuno</strong>?</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/bkl_italiano.jpg" alt="Scrittore fantasy italiano" /><br />
<em>Scrittore fantasy italiano</em></p>
<p>I consigli di scrittura vera e propria sono roba nota. Per esempio l’idea di tagliare le scene sul più bello per creare tensione non è altro che il classico: “arriva tardi e vattene in anticipo” consiglio valido in assoluto per la costruzione di scene, non solo per le scene di romanzi da scrivere in due mesi.<br />
Un altro consiglio di VanderMeer è un classico che già moltissimi uomini seguono (senza neppure essere scrittori): fai fare a tua moglie tutte le commissioni e le faccende di casa.</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Conclusione</strong></p>
<p><em><strong>Booklife</strong></em> non vale i 14,95 dollari del prezzo di copertina, ma non sono pentita: ho comprato <em><strong>Booklife</strong></em> solo perché volevo ricompensare un autore che reputo degno, dopo aver letto a sbafo i suoi romanzi. Stupidi rimorsi di coscienza!</p>
<p>In generale sconsiglio l’acquisto. È un libro che si legge volentieri, ma troppo superficiale. Senza contare che diverse pagine di <em><strong>Booklife</strong></em> sono prese da articoli che VanderMeer &#038; amici avevano già messo sui loro blog. Quando Doctorow ha fatto un’operazione simile con <em>Content</em> (ne ho parlato <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/09/16/sul-copyright/">qui</a> e <a href="http://fantasy.gamberi.org/2010/01/12/content-in-italiano/">qui</a>), almeno il libro lo ha offerto con licenza Creative Commons.</p>
<p>Da poco sono disponibili anche edizioni ebook di <em><strong>Booklife</strong></em>.<br />
&bull;&nbsp;Amazon.com vende l’ebook <strong>allo stesso prezzo del cartaceo!</strong><sup><a href="#bkl_nota_1">[1]</a></sup><a name="bkl_nota_1_up"></a><br />
&bull;&nbsp;Powell’s Book lo vende a 11,95 dollari.<br />
Sono prezzi assurdi. Per la serie: Tachyon Publications ha capito <em>tutto</em>.<br />
Difficile prendere sul serio i suggerimenti di VanderMeer, rivolti allo “scrittore del ventunesimo secolo”, quando la casa editrice che lo pubblica sembra non avere la più pallida idea di come funzioni il mercato degli ebook (vedi <a href="http://www.steamfantasy.it/blog/2010/03/16/il-giusto-prezzo-degli-ebook-konrath-smashwords-e-un-confronto-con-la-carta/">questo</a> articolo del Duca e <a href="http://www.steamfantasy.it/blog/2010/09/26/aggiornamento-sulle-vendite-di-konrath/">quest’altro</a>).</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>Cosa succede quando hai bisogno di un booktrailer ma non riesci a scroccare l’aiuto gratuito di un professionista? Succede che coinvolgi tutti i tuoi amici, anche se non sanno recitare e la loro conoscenza della regia è limitata alle pagine di help di Windows Movie Maker. Il risultato è l’imbarazzante trailer di <em>Finch</em> qui sotto. Per fortuna il romanzo è molto meglio.</p>
<div id="gamberoflv" style="text-align: center;"><a href="http://fantasy.gamberi.org/2010/10/14/recensioni-saggio-booklife/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/finch_trailer.jpg" alt="preview image"/></a><em>Booktrailer per Finch. I blame VanderMeer</em></div>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>note:<br /><a name="bkl_nota_1"></a>&nbsp;<sup>[1]</sup>&nbsp;<a href="#bkl_nota_1_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Al momento in cui scrivo ci sono sconti sia per l’edizione cartacea, sia per l’ebook. Con il risultato che il cartaceo nuovo costa 10,17 dollari e l’ebook 13,29. Inutile commentare.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Booklife-Strategies-Survival-Century-Writer/dp/1892391902/"><em>Booklife</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.powells.com/biblio/91-9781892391735-0"><em>Booklife</em> su Powell&#8217;s Books</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.tachyonpublications.com/book/Booklife.html?Session_ID=new"><em>Booklife</em> presso il sito dell&#8217;editore</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://booklifenow.com/">Il sito ufficiale di <em>Booklife</em></a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jeff_Vandermeer">Jeff VanderMeer su Wikipedia</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Architeuthis">Calamaro gigante su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mesonychoteuthis_hamiltoni">Calamaro colossale su Wikipedia</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/2FUSLDGCKP/Revising%20Fiction%3A%20A%20Handbook%20for%20Writers"><em>Revising Fiction</em> su gigapedia</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Alcuni buoni consigli.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Superficiali i capitoli “informatici”.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Divertenti i capitoli con le esperienze personali di VanderMeer.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> I consigli riguardo la scrittura sono pochi e banali.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Stile fluido e piacevole&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Quasi niente a proposito di copyright, Creative Commons, ebook &#038; simili.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Troppo caro per quello che offre.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Un Gambero Marcio: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/GC1.gif" alt="Un Gambero Marcio: clicca per maggiori informazioni sui voti"/></a></p>
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		<title>Persa per strada</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/12/31/persa-per-strada/</link>
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		<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 15:03:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Titolo originale: The Road Autore: Cormac McCarthy Anno: 2006 Nazione: U.S.A. Lingua: Inglese Editore: Knopf Genere: Fantascienza post apocalittica Pagine: 256 Qualche tempo fa una lettrice del blog mi raccomandava di occuparmi del romanzo La Strada di Cormac McCarthy. Io ero un po&#8217; scettica perché McCarthy non è un autore di narrativa fantastica e non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/tr_road.jpg" alt="Copertina di The Road" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>The Road</strong><br />
Autore: <strong>Cormac McCarthy</strong></p>
<p>Anno: <strong>2006</strong><br />
Nazione: <strong>U.S.A.</strong><br />
Lingua: <strong>Inglese</strong><br />
Editore: <strong>Knopf</strong></p>
<p>Genere: <strong>Fantascienza post apocalittica</strong><br />
Pagine: <strong>256</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Qualche tempo fa una lettrice del blog mi raccomandava di occuparmi del romanzo <strong><em>La Strada</em></strong> di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cormac_McCarthy">Cormac McCarthy</a>. Io ero un po&#8217; scettica perché McCarthy non è un autore di narrativa fantastica e non ci si improvvisa scrittori di genere dall&#8217;oggi al domani. Ma dato che il romanzo si trova gratis e non è molto lungo, l&#8217;ho letto. È un discreto romanzo, scritto a tratti molto bene, però lascia il tempo che trova. Non aggiunge niente all&#8217;infinita schiera di romanzi post apocalittici che inizia già nel 1826 con <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Last_Man">The Last Man</a></em> di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mary_Shelley">Mary Shelley</a>.
</p>
<p>Nota: ho letto il romanzo in inglese. Non avevo voglia di rileggerlo in italiano, però, da alcuni brani presi a caso, mi pare che quella di Martina Testa per Einaudi sia una traduzione adeguata. Infatti la userò per gli estratti contenuti in questa recensione.
</p>
<p>Per chi volesse leggere il romanzo, può trovarlo in inglese su gigapedia (per maggiori informazioni su gigapedia si veda <a href="/2009/09/02/libri-come-se-piovesse/">questo articolo</a>):</p>
<table width="100%" border="0" cellspacing="5" cellpadding="1">
<tr>
<td valign="top" style="width: 80px;"><img style="margin: 0px 10px;" src="/wp-content/tr_rgig.jpg" alt="Copertina di The Road" align="left"/></td>
<td valign="top"><a href="http://library.nu/docs/E1BRL4X7TH/The%20Road"><em>The Road</em></a> di Cormac McCarthy (Knopf, 2006).</td>
</tr>
</table>
<p>Oppure in italiano su emule. Occorre cercare:
</p>
<p><img src="/wp-content/mulo.png" alt="Icona di un mulo" align="bottom" />&nbsp;<strong>Bluebook.0376.ITA.Cormac.McCarthy.La.Strada.rar</strong> (900.610 bytes)</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/tr_strada.jpg" alt="Copertina de La Strada" /><br />
<em>Copertina dell&#8217;edizione italiana</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Trama</strong>
</p>
<p>Nel prossimo futuro, una non meglio specificata catastrofe ha colpito la Terra. Non è mai chiarito cosa sia successo – ci sono indizi che possa essere stata una guerra atomica, ma è un&#8217;ipotesi come un&#8217;altra –, sta di fatto che le città sono in rovina, il cielo è sempre coperto, la cenere è ovunque, fa un freddo cane, non cresce più niente, gli animali sono tutti morti e i pochi uomini sopravvissuti spesso sono costretti a mangiarsi a vicenda per non crepare di fame.
</p>
<p>In questo scenario apocalittico si aggirano l&#8217;uomo e suo figlio, un bambino di età imprecisata. Il loro scopo è percorrere la strada del titolo verso Sud. Non sanno cosa li aspetti a Sud, hanno solo una vaga speranza che a Sud il clima sia meno inclemente, o forse che a Sud esista qualche comunità umana che non sia una banda di cannibali. In realtà il trascinarsi verso Sud è una specie di scusa che si danno per non cedere alla disperazione e lasciarsi morire.<br />L&#8217;uomo, per buona parte del romanzo, spinge a fatica un carrello della spesa che contiene le provviste dei due. È una sorta di versione da supermercato di <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lone_wolf_and_cub">Lone Wolf and Cub</a></em>.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/tr_m1.jpg" alt="Fotogramma da The Road" /><br />
<em>L’uomo e il bambino in un fotogramma del film <a href="http://www.imdb.com/title/tt0898367/">The Road</a>, tratto dal romanzo. Il film è uscito nei cinema americani il mese scorso</em></p>
<p align="center"><img src="/wp-content/tr_m2.jpg" alt="Fotogramma da Lone Wolf and Cub" /><br />
<em>Ogami Itto e suo figlio Daigoro dal film <a href="http://www.imdb.com/title/tt0068817/">Lone Wolf and Cub: Baby Cart to Hades</a></em></p>
<p>In pratica non compaiono altri personaggi. E qui sta il primo problema: <strong>non succede mai niente</strong>. Anche i rari incontri con i cannibali si risolvono sempre in poche pagine (per altro molto ben scritte, le fughe precipitose dei protagonisti creano la giusta tensione) e senza conseguenze. Lo scenario è monotono e l&#8217;azione è ripetitiva: disperarsi – avere fame – cercare da mangiare – ingozzarsi – disperarsi – avere fame – cercare da mangiare – fuggire dai cannibali – ingozzarsi – disperarsi – e così via.<br />Data l&#8217;ambientazione è uno svolgersi realistico degli eventi, rimane il fatto che sia un pochino noioso. Per fortuna McCarthy non la tira troppo per le lunghe, e fa concludere il romanzo in poco più di 200 pagine.
</p>
<p>Non aiuta il coinvolgimento che due dei principali &#8220;incidenti&#8221; non siano il massimo che si poteva ideare&#8230;<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1378470937'), this, 'Mostra gli incidenti farlocchi &#9660;', 'Nascondi gli incidenti farlocchi &#9650;');">Mostra gli incidenti farlocchi &#9660;</a></p>
<div id='SID1378470937' style='display:none;'>
I due protagonisti sono giorni che non mangiano. È difficilissimo scovare qualcosa da mettere sotto i denti perché non cresce più niente, gli animali sono morti, case e negozi sono già stati razziati. I due, invece di schiattare, trovano per terra una botola che li conduce in un bunker dove ci sono scorte per sfamare un esercito. Persino uova, che non si capisce come siano rimaste commestibili dopo anni.<br />
Questo episodio del bunker non è un evento impossibile, ma puzza molto di pigrizia e <em>Deus Ex Machina</em>.
</p>
<p>Prima, i due avevano scoperto un&#8217;altra botola, questa volta nel pavimento di una villa. Aprono la botola e:<br />
<blockquote><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;He started down the rough wooden steps. He ducked his head and then flicked the lighter and swung the flame out over the darkness like an offering. Coldness and damp. An ungodly stench. The boy clutched at his coat. He could see part of a stone wall. Clay floor. An old mattress darkly stained. He crouched and stepped down again and held out the light. Huddled against the back wall were naked people, male and female, all trying to hide, shielding their faces with their hands. On the mattress lay a man with his legs gone to the hip and the stumps of them blackened and burnt. The smell was hideous.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;[l'uomo] Cominciò a scendere gli scalini di legno grezzo. Chinò la testa poi accese l&#8217;accendino e protese la fiammella verso il buio come un&#8217;offerta. Freddo e umidità. Un puzzo inumano. Il bambino gli si aggrappava al giaccone. Intravedeva una parete di pietra. Un pavimento di argilla. Un vecchio materasso macchiato di scuro. Si chinò, scese un altro gradino e illuminò lo spazio davanti a sé. Rannicchiate contro la parete opposta c&#8217;erano delle persone nude, maschi e femmine, che cercavano di nascondersi, riparandosi il viso con le mani. Sul materasso era steso un individuo con le gambe amputate fino ai fianchi e i moncherini anneriti e bruciati. L&#8217;odore era micidiale.</p></blockquote>
<p>Poi i due scopriranno che la villa è abitata da un gruppo di cannibali. Qual è il problema? È che non ha senso per i cannibali avere prigionieri. Non c&#8217;è cibo da nessuna parte, dunque non si possono nutrire i prigionieri, dunque ogni giorno che passa divengono più magri. Le condizioni sono tali per cui è <strong>assurdo</strong> sprecare cibo in quella maniera. Non si può neanche invocare la &#8220;pazzia&#8221; dei cannibali, perché questo gruppo di cannibali organizza pattuglie e predispone posti di guardia – non sono folli assassini, è gente razionale.
</div>
<p>
</p>
<p>Come non succede niente nel mondo, così poco o niente succede nella testa dei personaggi. Sono una coppia di disgraziati disperati all&#8217;inizio, sono una coppia di disgraziati disperati alla fine. Per carità, è realistico: se non ti succede niente, la tua personalità non cambia. Però anche qui si poteva far meglio. In particolare ho trovato stucchevole il dettaglio della &#8220;bontà&#8221;. I due si ripetono a vicenda di essere i &#8220;buoni&#8221;, di avere dei principi; per esempio loro non mangeranno mai carne umana. Ok, ma mi sarebbe piaciuto che l&#8217;autore mettesse alla prova i loro propositi, e questo non succede.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1609159747'), this, 'Mostra la bontà &#9660;', 'Nascondi la bontà &#9650;');">Mostra la bontà &#9660;</a></p>
<div id='SID1609159747' style='display:none;'>
Trovo interessante che quando i due stanno morendo di fame capiti loro il bunker – vedi <em>spoiler</em> precedente – e invece capiti di poter mangiare il neonato allo spiedo quando non sono così disperati. Che senso ha il neonato allo spiedo? A parte il gusto per l&#8217;orrido, che, ben inteso, apprezzo. Il <em>gore</em> è sempre piacevole.
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<p>
</p>
<p>McCarthy gioca con la pistola, e questo l&#8217;ho trovato irritante.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1627683359'), this, 'Mostra dettagli sulla pistola &#9660;', 'Nascondi dettagli sulla pistola &#9650;');">Mostra dettagli sulla pistola &#9660;</a></p>
<div id='SID1627683359' style='display:none;'>
L&#8217;uomo ha una pistola e pochissimi proiettili. Via via che li consuma cresce in lui la preoccupazione di non avere un&#8217;arma con cui difendersi. Quando affida la pistola al bambino e il bambino la perde è un dramma, ma per fortuna i due riescono a ritrovarla subito. Ci si aspetta da un momento all&#8217;altro che la pistola e/o la mancanza di proiettili avranno un ruolo importante per la storia, invece non succede. La pistola rimane solo di bellezza. Bah!
</div>
<p>
</p>
<p>Il finale del romanzo è pessimo. Leggendo varie recensioni qui e là in Rete ho visto che invece a molti è piaciuto: commuovente, struggente, toccante, poetico, <em>bla bla bla</em>. A me non ha fatto né caldo né freddo (i vantaggi di avere un cuore marcio), se non sorridere per l&#8217;ingenuità della situazione.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID252642941'), this, 'Mostra il finale &#9660;', 'Nascondi il finale &#9650;');">Mostra il finale &#9660;</a></p>
<div id='SID252642941' style='display:none;'>
L&#8217;uomo si ammala e muore. Si capisce subito che farà questa fine perché già decine di pagine prima ha tossito il suo primo grumo di sangue. La morte è monotona come il resto della storia: l&#8217;uomo si stende per terra e crepa. Emozione: zero.<br />E fin qui potrebbe essere anche un finale passabile. Ma poi cosa succede al bambino? Senza aiuto muore anche lui? Viene mangiato dai cannibali? Si suicida? No! Il corpo dell&#8217;uomo è ancora caldo, che passa di lì un signore che adotta il bambino. E il signore non è un pedofilo cannibale, è un padre di famiglia, di <strong>un&#8217;allegra famigliola felice</strong>. Roba da chiodi. Come rovinare 200 pagine di ambientazione in un colpo solo.
</div>

<p style="font-size:medium"><strong>Stile</strong>
</p>
<p>Se la trama non brilla per originalità e azione, lo stile è buono. McCarthy narra in terza persona limitata, tenendo la telecamera sempre sulle spalle o nella testa dell&#8217;uomo. Il punto di vista è mantenuto <strong>saldamente</strong>. Gli unici pensieri, gli unici sogni, gli unici <em>flashback</em> riguardano l&#8217;uomo.
</p>
<p>L&#8217;inforigurgito è tenuto sotto controllo con maestria. Vero, diversi aspetti della vicenda rimangono nell&#8217;ombra – a cominciare da quale sia stata la catastrofe –, però è meglio così che non avere spiegazioni da parte del Narratore o pensieri e dialoghi che suonino falsi.<br />
<blockquote><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;[l'uomo ha raggiunto un ladro che ha rubato il carrello] He looked at them. He looked at the boy. He was an outcast from one of the communes and the fingers of his right hand had been cut away. He tried to hide it behind him. A sort of fleshy spatula. The cart was piled high. He&#8217;d taken everything.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;[l'uomo ha raggiunto un ladro che ha rubato il carrello]L&#8217;altro li guardò. Guardò il bambino. Era stato espulso da una comune e gli avevano tagliato le dita della mano destra. Cercava di nasconderla dietro la schiena. Una specie di spatola carnosa. Il carrello era stracolmo. Si era preso tutto.</p></blockquote>
<p>L&#8217;uomo riconosce dalle dita tagliate del ladro che il ladro è stato espulso da una comune. È un pensiero naturale: se tu vedi qualcuno con le falangi tagliate, è spontaneo pensare &#8220;yakuza!&#8221;. Sarebbe molto meno spontaneo pensare a cosa sia la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Yakuza"><em>yakuza</em></a>. E infatti McCarthy non aggiunge altro sulla comune o le sue regole. In una marea di fantasy qui ci sarebbero state due pagine con vita, morte e miracoli della comune; oppure sarebbe seguito un dialogo dove il ladro racconta la sua triste vicenda. Niente di tutto ciò ne <strong><em>La Strada</em></strong>. Ed è <strong>giusto</strong> così.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/tr_yakuza.jpg" alt="Dito tagliato" /><br />
<em>Non provateci a casa!</em></p>
<p>I dialoghi non sono delimitati da alcun tipo di virgolette, né ci sono <em>dialogue tag</em>, tranne occasionali &#8220;disse&#8221; iniziali per chiarire quale sia il personaggio che pronuncia la prima battuta. Sono, in generale, dialoghi brevi e laconici; data la situazione del tutto realistici.<br />Nell&#8217;<a href="/2009/11/18/manuali-2-dialoghi/">articolo dedicato ai dialoghi</a>, avevo posto il problema di brillantezza contro verosimiglianza. McCarthy si schiera con la verosimiglianza. Probabilmente per questa storia è la scelta giusta, però:<br />
<blockquote><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;They spent the day there, sitting among the boxes and crates.<br />You have to talk to me, he said.<br />I&#8217;m talking.<br />Are you sure?<br />I&#8217;m talking now.<br />Do you want me to tell you a story?<br />No.<br />Why not?<br />The boy looked at him and looked away.<br />Why not?<br />Those stories are not true.<br />They dont have to be true. They&#8217;re stories.<br />Yes. But in the stories we&#8217;re always helping people and we dont help people.<br />Why dont you tell me a story?<br />I dont want to.<br />Okay.<br />I dont have any stories to tell.<br />You could tell me a story about yourself.<br />You already know all the stories about me. You were there.<br />You have stories inside that I dont know about.<br />You mean like dreams?<br />Like dreams. Or just things that you think about.<br />Yeah, but stories are supposed to be happy.<br />They dont have to be.<br />You always tell happy stories.<br />You dont have any happy ones?<br />They&#8217;re more like real life.<br />But my stories are not.<br />Your stories are not. No.<br />The man watched him. Real life is pretty bad?<br />What do you think?<br />Well, I think we&#8217;re still here. A lot of bad things have happened but we&#8217;re still here.<br />Yeah.<br />You dont think that&#8217;s so great.<br />It&#8217;s okay.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Passarono la giornata lì, seduti in mezzo agli scatoloni e alle casse.<br />Mi devi parlare, disse al bambino.<br />Ti sto parlando.<br />Sei sicuro?<br />Sì, adesso sto parlando.<br />Vuoi che ti racconti una storia?<br />No.<br />Perché no?<br />Il bambino lo guardò e poi distolse lo sguardo.<br />Perché no?<br />Quelle storie non sono vere.<br />Non devono essere per forza vere. Sono storie.<br />Sì. Ma nelle storie aiutiamo sempre qualcuno, mentre in realtà non aiutiamo nessuno.<br />Perché non me la racconti tu una storia?<br />Non mi va.<br />Ok.<br />Non ho nessuna storia da raccontare.<br />Potresti raccontarmi una storia che parla di te.<br />Le sai già tutte le storie che parlano di me. C&#8217;eri anche tu.<br />Ma dentro di te hai delle storie che io non conosco.<br />Cioè, come i sogni?<br />Per esempio. O anche le cose a cui pensi.<br />Sì, ma le storie dovrebbero essere allegre.<br />Non per forza.<br />Tu racconti sempre storie allegre.<br />E tu non ne hai di storie allegre?<br />Assomigliano più alla vita reale.<br />Invece le mie storie no.<br />Le tue storie no. Infatti.<br />L&#8217;uomo lo fissò. La vita reale è molto brutta?<br />Secondo te?<br />Be&#8217;, io dico che siamo ancora qui. Sono successe un sacco di cose brutte ma siamo ancora qui.<br />Già.<br />A te non sembra una gran cosa.<br />Boh.</p></blockquote>
<p>Il &#8220;Boh&#8221; finale nella traduzione italiana è infelice, ma per il resto il senso è quello. D&#8217;accordo, nessuno si aspetta giochi di parole, ironia &amp; brillantezza quando stai crepando di fame, ma forse McCarthy poteva sforzarsi di più. Qui è molto: &#8220;Ok, ben scritto, e allora? Boh&#8221;.<br />
Un altro passaggio da far piangere per la banalità:<br />
<blockquote><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;You forget some things, dont you? [disse il bambino]<br />Yes. You forget what you want to remember and you remember what you want to forget.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Però certe cose uno se le dimentica, no? [disse il bambino]<br />Sì. Ci dimentichiamo le cose che vorremmo ricordare e ricordiamo quelle che vorremmo dimenticare.</p></blockquote>
<p>No, McCarthy, le frasette dei Baci Perugina non sono l&#8217;ideale fonte di ispirazione.
</p>
<p>Dove McCarthy è <strong>bravo</strong> è nelle descrizioni. Pur avendo a che fare con uno scenario senza colori, dominato dal grigio del cielo, dal grigio della cenere, dal grigio della fuliggine che ricopre strade, case, e alberi carbonizzati, se la cava egregiamente. Meglio di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dan_Simmons">Dan Simmons</a> ne <em>La Scomparsa dell&#8217;Erebus</em> (<em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Terror_%28novel%29">The Terror</a></em>, 2007) – lì Simmons era alle prese con la monotonia di ghiaccio, neve, brina, iceberg, seracchi, ecc. – e molto meglio di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alan_D._Altieri">Altieri</a> nella trilogia di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Magdeburg_-_L%27eretico">Magdeburg</a> – la Germania di Altieri è anche lei dominata dalla cenere, dal cielo grigio, dal fumo degli incendi.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/tr_erebus.jpg" alt="Copertina de La Scomparsa dell’Erebus" /><br />
<em>Copertina de La Scomparsa dell’Erebus. Ne ho parlato brevemente in <a href="/2008/09/01/cose-da-un-altro-mondo/">questo articolo</a></em></p>
<p>Non che McCarthy sia perfetto. Non mancano le cadute di stile, roba di questo genere:<br />
<blockquote><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;In the evening the murky shape of another coastal city, the cluster of tall buildings vaguely askew. He thought the iron armatures had softened in the heat and then reset again to leave the buildings standing out of true. The melted window glass hung frozen down the walls like icing on a cake.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;A sera, i contorni indistinti di un&#8217;altra città di mare, un nucleo di alti edifici vagamente sbilenchi. L&#8217;uomo pensò che le armature di ferro dovevano essersi ammorbidite per il calore e poi risolidificate lasciando gli edifici fuori asse. Le finestre si erano rapprese lungo i muri come glassa su una torta.</p></blockquote>
<p>Siamo verso la fine del romanzo. Dopo 200 pagine di grigio, cenere, fuliggine, nebbia, freddo, disperazione mi metti che le finestre erano come la <strong>glassa sulla torta?</strong> Brutto strafalcione. Per fortuna è l&#8217;unico così grave.<br />
<blockquote><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;He got up and walked out to the road. The black shape of it running from dark to dark. Then a distant low rumble. Not thunder. You could feel it under your feet. A sound without cognate and so without  description.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Si alzò e uscì sulla strada. Un nastro nero dal buio verso il buio. Poi un rombo sommesso in lontananza. Non un tuono. Lo si avvertiva sotto i piedi. Un suono senza pari e quindi impossibile da descrivere.</p></blockquote>
<p>Non importa se tu sei Gamberetta, Omero, Shakespeare o McCarthy: il suono &#8220;indescrivibile&#8221; è brutto!<br />
<blockquote><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;He looked at the sky. A single gray flake sifting down. He caught it in his hand and watched it expire there like the last host of Christendom.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Guardò il cielo. Un unico fiocco grigio che planava leggero. Lo prese in mano e lo guardò disfarsi come se fosse l&#8217;ultimo esercito della cristianità. </p></blockquote>
<p>Impegnati, McCarthy! Le similitudini servono <strong>per rendere più chiaro il concetto!</strong><br /><strong>EDIT</strong>: Anch’io leggendo “host” l’avevo intenso nel suo significato di “moltitudine”. Ma mi è stato giustamente fatto notare che la traduzione più probabile è quella di “ostia”. In questo caso la similitudine ha molto più senso, anche se non rimane lo stesso una granché – perché lo sciogliersi dell’ultima ostia dovrebbe essere diverso dallo sciogliersi di una qualunque altra ostia?<br />Ci sono poi altri punti con aggettivi di troppo o metafore non proprio centrate – l&#8217;incipit ad esempio non è granché, anche se lì c&#8217;è la parziale giustificazione che si tratta di un sogno –, ma lo dico io per prima: sto facendo le pulci a McCarthy perché mi piace tenermi in allenamento; sono dettagli minimi che non influenzano il piacere della lettura.
</p>
<p>Ora, uno dei miti più frequenti che si sentono è questo: &#8220;Per imparare a scrivere basta leggere.&#8221; Poniamo sia vero. Poniamo che una persona legga McCarthy e riesca a imitarlo. Ha imparato a scrivere bene? <strong>No</strong>.<br />
<blockquote><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;He carried a jar of green beans and one of potatoes to the front door and by the light of a candle standing in a glass he knelt and placed the first jar sideways in the space between the door and the jamb and pulled the door against it. Then he squatted in the foyer floor and hooked his foot over the outside edge of the door and pulled it against the lid and twisted the jar in his hands. The knurled lid turned in the wood grinding the paint. He took a fresh grip on the glass and pulled the door tighter and tried again. The lid slipped in the wood, then it held. He turned the jar slowly in his hands, then took it from the jamb and turned off the ring of the lid and set it in the floor.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Andò alla porta con un barattolo di fagiolini e uno di patate e alla luce di una candela infilata in un bicchiere si inginocchiò, coricò il primo barattolo contro lo stipite e chiuse la porta fino a incastrarlo. Poi si accovacciò sul pavimento dell&#8217;ingresso, agganciò il piede allo spigolo della porta, lo tenne premuto contro il coperchio e ruotò il barattolo con le mani. Il coperchio zigrinato raschiò contro il legno grattando via la vernice. L&#8217;uomo assicurò meglio la presa, tirò più forte la porta e ci riprovò. Il barattolo scivolò sul legno, ma poi si bloccò. Lui lo ruotò lentamente con le mani, poi lo allontanò dallo stipite, staccò la guarnizione dal coperchio e la appoggiò a terra.</p></blockquote>
<p>Qui c&#8217;è una minuziosa descrizione di come il protagonista apre un barattolo di fagiolini. In <strong>questo romanzo</strong> è giusta. Perché in <strong>questo romanzo</strong> aprire un barattolo è questione di vita o di morte, è di importanza capitale per l&#8217;uomo. In qualunque altro romanzo, un &#8220;aprì il barattolo&#8221; è più che sufficiente. Se imitassi pedissequamente McCarthy, inserendo descrizioni minuziose ovunque, senza tenere conto della loro importanza nell&#8217;ambito della storia, scriverei <strong>da cani</strong>.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/tr_jar.jpg" alt="Barattolo di fagiolini" /><br />
<em>Il mio regno per un barattolo di fagiolini</em></p>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;He was about to get up again when he realized that he&#8217;d been looking at the fasteners in the bulkhead on the far side of the cockpit. There were four of them. Stainless steel. At one time the benches had been covered with cushions and he could see the ties at the corner where they&#8217;d ripped away.  At the bottom center of the bulkhead just above the seat there was a nylon strap sticking out, the end of it doubled and cross-stitched. He looked at the fasteners again. They were rotary latches with wings for your thumb. He got up and knelt at the bench and turned each one all the way to the left. They were springloaded and when he had them undone he took hold of the strap at the bottom of the board and pulled it and the board slid down and came free. Inside under the deck was a space that held some rolled sails and what looked to be a two man rubber raft rolled and tied with bungee cords. A pair of  small plastic oars. A box of flares. And behind that   was a composite toolbox, the opening of the lid sealed with black electrical tape. He pulled it free and found the end of the tape and peeled it off all the way around and unlatched the chrome snaps and opened the box. Inside was a yellow plastic flashlight, an electric strobebeacon powered by a drycell, a first-aid kit. A yellow plastic EPIRB. And a black plastic case about the size of a book. He lifted it out and unsnapped the latches and opened it. Inside was fitted an old 37 millimeter bronze flarepistol. He lifted it from the case in both hands and turned it and looked at it. He depressed the lever and broke it open. The chamber was empty but there were eight rounds of flares fitted in a plastic container, short and squat and newlooking. He fitted the pistol back in the case and closed and latched the lid.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Stava per alzarsi di nuovo quando si accorse di avere sotto gli occhi gli elementi di fissaggio della paratia opposta. Ce n&#8217;erano quattro. Di acciaio inossidabile. Un tempo le panche erano coperte di cuscini e in un angolo si vedevano ancora i lacci da cui si erano strappati. Al centro della paratia, appena sopra il sedile, sbucava una fascetta di nylon ripiegata e cucita su se stessa. L&#8217;uomo guardò di nuovo gli elementi di fissaggio. Erano dei chiavistelli girevoli con delle alette in cui infilare il pollice. Si alzò e si inginocchiò davanti alla panca, e li ruotò tutti e quattro verso sinistra. Erano a molla, e quando li ebbe fatti scattare afferrò la fascetta di nylon attaccata alla tavola e tirò, la tavola scorse giù e venne via. All&#8217;interno, sotto il ponte, c&#8217;era un vano che conteneva delle vele arrotolate e quello che sembrava un canotto gonfiabile per due persone arrotolato e legato con funi elastiche. Un paio di piccoli remi di plastica. Una scatola di razzi segnalatori. E dietro, una cassetta degli attrezzi in materiale composito con il coperchio sigillato da un pezzo di nastro isolante nero. La tirò fuori, trovò l&#8217;estremità del nastro isolante e lo strappò via srotolandolo tutto, poi sbloccò le chiusure cromate e sollevò il coperchio. Dentro c&#8217;erano una torcia elettrica di plastica gialla, un lampeggiante stroboscopico alimentato da una pila a secco e un kit di pronto soccorso. Una radioboa d&#8217;emergenza di plastica gialla. È una valigetta di plastica nera grande suppergiù quanto un libro. La tirò fuori, fece scattare le serrature e la aprì. All&#8217;interno, una vecchia pistola lanciarazzi 37 millimetri color bronzo. La prese con tutte e due le mani, la rigirò e la guardò. Tolse il fermo e la aprì. Il tamburo era vuoto ma in un contenitore di plastica c&#8217;erano otto cartucce, corte, tozze, apparentemente nuove. Risistemò la pistola nella scatola, abbassò e chiuse il coperchio.</p></blockquote>
<p>Qui abbiamo un&#8217;estrema precisione di linguaggio, compreso l&#8217;uso di locuzioni poco comuni, come &#8220;lampeggiante stroboscopico&#8221; o &#8220;radioboa d&#8217;emergenza&#8221; (notare che in inglese è lasciato l&#8217;acronimo – &#8220;EPIRB&#8221; – ancora più specifico). Se io uso nelle mie descrizioni questa precisione di linguaggio faccio sempre bene? <strong>No!</strong> Dipende dal punto di vista che adotti. Se il tuo punto di vista può permettersi di pensare in questi termini va bene, se il tuo punto di vista è una svampita quindicenne fan di <em>Twilight</em>, scrivere così significa scrivere <strong>male</strong>. Infatti McCarthy lascia intuire fin dal principio che il suo punto di vista è quello di un uomo con un minimo di cultura; si veda per esempio questo stralcio di dialogo, nelle prime pagine:<br />
<blockquote><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Because the bullet travels faster than sound. It will be in your brain before you can hear it. To hear it you will need a frontal lobe and things with names like colliculus and temporal gyrus and you wont have them anymore. They&#8217;ll just be soup. [disse l'uomo]<br />Are you a doctor?<br />I&#8217;m not anything.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Perché la pallottola viaggia più veloce del suono. Entrerà nel tuo cervello prima che tu la senta. Per sentirla ti servirebbero il lobo frontale e degli affari chiamati collicolo e giro temporale, che tu non avrai più. Saranno ridotti in poltiglia. [disse l'uomo]<br />Sei un medico?<br />Non sono un bel niente.</p></blockquote>
<p>Prendiamo quest&#8217;altra descrizione:<br />
<blockquote><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;The roadside hedges were gone to rows of black and twisted brambles. No sign of life. He left the boy standing in the road holding the pistol while he climbed an old set of limestone steps and walked down the porch of the farmhouse shading his eyes and peering in the windows. He let himself in through the kitchen. Trash in the floor, old newsprint. China in a breakfront, cups hanging from their hooks. He went down the hallway and stood in the door to the parlor. There was an antique pumporgan in the corner. A television set. Cheap stuffed furniture together with an old handmade cherrywood chifforobe. He climbed the stairs and walked through the bedrooms. Everything covered with ash. A child&#8217;s room with a stuffed dog on the windowsill looking out at the garden. He went through the closets.  He stripped back the beds and came  away with two good woolen blankets and went back down the stairs. In the pantry were three jars of homecanned tomatoes. He blew the dust from the lids and studied them. Someone before him had not trusted them and in the end neither did he and he walked out with the blankets over his shoulder and they set off along the road again.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Le siepi ai bordi della strada avevano ceduto a file di rovi neri e ritorti. Nessun segno di vita. L&#8217;uomo lasciò il bambino in mezzo alla strada con la pistola in mano, sali una vecchia gradinata in pietra porosa e fece qualche passo sulla veranda della fattoria, riparandosi gli occhi con la mano e sbirciando dalle finestre. Entrò passando dalla cucina. Rifiuti per terra, vecchi giornali. Stoviglie di porcellana su una credenza, tazze appese ai ganci. Percorse il corridoio e si fermò sulla porta del salottino. In un angolo c&#8217;era un antiquato organo a pedali. Un televisore. Poltrone e divani da quattro soldi e un vecchio armadio di ciliegio fatto a mano. Sali al piano di sopra e girò per le stanze da letto. Era tutto coperto di cenere. Una cameretta da bambini con un cane di pezza sul davanzale, affacciato a guardare il giardino. Rovistò negli armadi. Disfece i letti e ne ricavò due belle coperte di lana, poi ridiscese al piano di sotto. Nella dispensa c&#8217;erano tre barattoli di pomodori in conserva fatti in casa. Soffiò via la polvere dai coperchi e li esaminò. Qualcuno passato di lì prima di lui non si era fidato, e alla fine non si fidò neanche lui; usci con le coperte in spalla e ripresero la strada.</p></blockquote>
<p>È una buona descrizione: linguaggio preciso e abbondanza di particolari concreti. Notare però com&#8217;è <strong>silenziosa</strong>. E in questo romanzo va benissimo, perché regna la desolazione e ogni suono è attutito dalla patina di cenere che ricopre il mondo. Però, se io scrivessi un altro romanzo e non inserissi mai alcun rumore, alcun suono, non produrrei descrizioni particolarmente buone.</p>
<p>Perciò: si può imparare leggendo, ma solo se sai già cosa guardare. Se già sai che una descrizione deve essere filtrata dal punto di vista, se già sai che devi descrivere solo quello che ha importanza per la storia, se già sai qual è il legame tra descrizioni e ambientazione. Non sono dettagli secondari. Sono questioni fondamentali che difficilmente si possono imparare se nessuno te le insegna.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Conclusioni</strong>
</p>
<p><strong><em>The Road</em></strong> mi ha dato l&#8217;impressione di essere un esercizio di stile. Come se McCarthy dicesse: &#8220;Adesso vi faccio vedere come si scrive un romanzo decente senza una trama degna di questo nome e senza personaggi affascinanti e senza mezza idea originale e senza un&#8217;ambientazione interessante, ma solo con una corretta gestione della narrazione.&#8221; Operazione riuscita a metà: il romanzo si lascia leggere e non è brutto, ma di <em><a href="/2009/12/22/il-senso-del-meraviglioso/">sense of wonder</a></em> non ce n&#8217;è manco una goccia. Giudicato nell&#8217;ambito della narrativa <strong>fantastica</strong> è insignificante. Infatti, pur avendo vinto il Premio Pulitzer del 2007 come miglior opera di narrativa, non è neanche entrato nella lista dei finalisti di nessuno dei principali premi dedicati al fantastico (Hugo, Nebula, World Fantasy, Locus, ecc.)<br />Nel complesso non vale la pena spendere i 18 euro dell&#8217;edizione italiana, tuttavia vale la pena dedicare qualche ora alla lettura dell&#8217;edizione elettronica gratuita.
</p>
<p>Invece mi sento di consigliare senza remore un altro romanzo post apocalittico, che mi è capitato di leggere un paio di mesi fa: <em>Bartorstown. La città proibita</em> (<em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Long_Tomorrow_(novel)">The Long Tomorrow</a></em>, 1955) di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Leigh_Brackett">Leigh Brackett</a>. Lo trovate su emule in italiano cercando:
</p>
<p><img src="/wp-content/mulo.png" alt="Icona di un mulo" align="bottom" />&nbsp;<strong>eBook.ITA.877.Leigh.Brackett.La.Città.Proibita.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar</strong> (1.724.687 bytes)</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/tr_proibita.jpg" alt="Copertina de La Città Proibita" /><br />
<em>Copertina dell’edizione Urania de La Città Proibita</em></p>
<p>Dopo la guerra nucleare, la Costituzione degli Stati Uniti è stata cambiata: è illegale costituire centri abitati con più di duemila abitanti o più di duecento edifici. La guerra è stata colpa delle città, del progresso, della tecnologia. I nuovi Stati Uniti sono un paese rurale, con gli abitanti che vivono isolati in fattorie o villaggi sperduti. Scienza e tecnologia sono bandite. Decine di sette religiose – più o meno folli – si sono diffuse ovunque.<br />In questo clima di forzato ritorno alla campagna, due ragazzi, Esau e Len, scoprono per caso dell&#8217;esistenza di Bartorstown, una città dove gli ultimi scienziati tentano di mantenere viva la fiammella della civiltà. I due ragazzi partono alla ricerca dell&#8217;elusiva città. Non sanno però quale <strong>terrificante</strong> segreto si nasconde nelle viscere della Città Proibita!
</p>
<p>La Brackett non ha la raffinatezza stilistica di McCarthy ma non scrive male. In più la storia è divertente ed emozionante, specie nella prima parte. L&#8217;ultima parte è un po&#8217; sfilacciata, ma non mancano momenti notevoli e qualche scintilla di <em>sense of wonder</em>. Alcune situazioni ricordano da vicino i videogiochi di <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fallout_%28series%29">Fallout</a></em>: credo che <em>La Città Proibita</em> piacerà in particolare agli appassionati di tali giochi.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/code/9788806185824/mccarthy-cormac/strada.html"><em>La Strada</em> su iBS.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Road-Movie-Tie-Vintage-International/dp/0307476308/"><em>The Road</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Road"><em>The Road</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.metacritic.com/books/authors/mccarthycormac/road">Elenco delle recensioni a <em>The Road</em></a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.cormacmccarthy.com/">The Cormac McCarthy Society</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Ottime descrizioni.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Romanzo monotono.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Stile in generale buono, senza una parola di troppo.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Finale pessimo.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Deliziosa atmosfera di disperazione.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Nessuna idea originale.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/stivale.gif" alt="Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a></p>
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		<title>Haruhi Suzumiya in Libreria</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/07/25/haruhi-suzumiya-in-libreria/</link>
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		<pubDate>Sat, 25 Jul 2009 11:35:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È da poco iniziata in Giappone la seconda stagione delle avventure di Haruhi Suzumiya; in realtà vengono ritrasmesse in ordine cronologico le puntate della prima stagione intercalate con puntate inedite. Purtroppo i nuovi episodi si stanno rivelando pessimi: l&#8217;idea dietro Endless Eight è tanto idiota quanto noiosa. Se continua per altre settimane non mi stupirebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È da poco iniziata in Giappone la seconda stagione delle avventure di Haruhi Suzumiya; in realtà vengono ritrasmesse in ordine cronologico le puntate della prima stagione intercalate con puntate inedite. Purtroppo i nuovi episodi si stanno rivelando pessimi: l&#8217;idea dietro <em>Endless Eight</em> è tanto idiota quanto noiosa. Se continua per altre settimane non mi stupirebbe leggere di qualche <em>otaku</em> che si è cavato gli occhi per la disperazione.<br />Non so se i signori di Kyoto Animation si siano bevuti il cervello o pensino sul serio di aumentare le vendite dei DVD con trovate del genere, ma non importa: per fortuna è possibile seguire gli sviluppi nella turbolenta vita di Haruhi anche senza guardare l&#8217;anime. Infatti le puntate televisive sono basate su una serie di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Light_novel"><em>light novel</em></a> (finora sono stati pubblicati nove volumi e un decimo è previsto a breve), e dunque se non piace la trasposizione ci si può rivolgere direttamente ai romanzi.
</p>
<p>Si trovano traduzioni amatoriali in inglese di tutti i nove i volumi, e dei primi cinque anche in italiano. Inoltre Little, Brown &amp; Company ha acquisito i diritti per la pubblicazione in inglese dei primi quattro volumi. Il primo volume è uscito a maggio, il secondo è previsto per ottobre, gli altri due nel 2010. Perciò i feticisti della carta che non conoscono il giapponese possono lo stesso buttare i loro soldi! <em>Sugoi!</em><br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/07/25/haruhi-suzumiya-in-libreria/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/haruhi_2009_op.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>La sigla d’apertura per i nuovi episodi di Haruhi</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Prima di parlare dei romanzi, per chi non ha paura degli <em>spoiler</em> e dell&#8217;imbecillità, due parole su <em>Endless Eight</em>&#8230;
</p>
<table style="width: 100%" cellspacing="0" border="0" cellpadding="12" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" style="border: 1px solid #F9DDDD;">
<p align="center" style="font-size:medium"><strong>Endless Eight</strong></p>
<p><em>Endless Eight</em> è il titolo di un racconto lungo (circa 15.000 parole) presente nel quinto volume delle <em>light novel</em>. La storia è un classico del fantastico: Haruhi e amici si trovano a rivivere all&#8217;infinito gli ultimi giorni di agosto; il tempo si è ripiegato su se stesso e ha formato una figura chiusa. Non esiste più niente prima dell&#8217;inizio del <em>loop</em> o dopo il 31 di agosto.<br />È lo stesso concetto del film <em>Groundhog Day</em> (<em>Ricomincio da capo</em>), anche se in <em>Endless Eight</em> i personaggi hanno solo intuizione di essere intrappolati nel <em>loop</em> e non ricordano le esperienze delle iterazioni precedenti. Sotto questo aspetto ricorda un po&#8217; <em>The Cookie Monster</em> (<em>I Simulacri</em>) di Vernor Vinge.<br />Nell&#8217;ambito delle <em>light novel</em>, <em>Endless Eight</em> è un episodio secondario e non particolarmente interessante. Non è molto bizzarro per gli standard di Haruhi, non è divertente come <em>Groundhog Day</em> e non è rigoroso nell&#8217;esplorare l&#8217;ipotesi fantascientifica come il romanzo breve di Vinge. Senza contare il finale: il &#8220;colpo di genio&#8221; che permette ai nostri eroi di rompere il <em>loop</em> è un&#8217;emerita cretinata.<br />A fronte di ciò, Kyoto Animation ha deciso di dedicare a <em>Endless Eight</em> <strong>sette</strong> episodi.<sup><a href="#hsl_nota_1">[1]</a></sup><a name="hsl_nota_1_up"></a> <strong>Tutti uguali!</strong> Cambiano le inquadrature, è diversa qualche battuta, i personaggi a ogni iterazione del <em>loop</em> sono vestiti in modo differente, c&#8217;è qualche scena in più o in meno, ma in sostanza sono quasi due mesi che i fan di Haruhi si sorbiscono la stessa vicenda. Ogni settimana. Identica.<br />D&#8217;accordo, Kyoto Animation è riuscita a trasmettere alla perfezione la noia che pervade i personaggi. Poteva evitare.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/hsl_e8.jpg" alt="Endless Eight" /><br />
<em>Kyon disegna un otto. O è il simbolo dell’infinito?</em></p>
</td>
</tr>
</table>
<p style="font-size:medium"><strong>Nota preliminare</strong>
</p>
<p>Ho letto le traduzioni amatoriali in inglese. Non conosco abbastanza il giapponese per dare un giudizio sulla fedeltà rispetto ai testi originali. In assoluto ho trovato la scrittura molto scorrevole. In qualche punto ci sarebbe bisogno di un po&#8217; di editing ma niente d&#8217;importante. Non posso dare un giudizio sulle versioni italiane, non avendole neanche &#8220;sfogliate&#8221;.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Haruhi &amp; Kyon</strong>
</p>
<p>Haruhi Suzumiya è una ragazza quindicenne, all&#8217;inizio delle sue avventure al primo anno di Liceo. Haruhi ha un carattere molto particolare, che combina in egual misura genio, stupidità e testardaggine. Quando si mette in mente di fare qualcosa, non importa quanto improbabile e assurda, riesce sempre nel proprio intento. Haruhi è spesso egoista e cinica; non ha la minima considerazione per gli altri, per la società, leggi e regolamenti. È perennemente annoiata da quello che la circonda, tanto che ignora tutto quanto non sia assolutamente fuori dall&#8217;ordinario. Quello che le interessa sono alieni, viaggiatori del tempo, persone dotate di poteri paranormali e simili.<br />Uno dei suoi più grandi desideri è di essere al centro dell&#8217;Universo; vorrebbe che la Terra girasse intorno a lei.<sup><a href="#hsl_nota_2">[2]</a></sup><a name="hsl_nota_2_up"></a>
</p>
<p>Quello che Haruhi non sa è che si trova <strong>effettivamente</strong> al centro dell&#8217;Universo.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID140250023'), this, 'Mostra la vera natura di Haruhi &#9660;', 'Nascondi &#9650;');">Mostra la vera natura di Haruhi &#9660;</a></p>
<div id='SID140250023' style='display:none;'>
Anzi, è probabile che il mondo come lo conosciamo esista da appena tre anni, da quando Haruhi l&#8217;ha involontariamente creato per soddisfare i propri desideri riguardo alieni, viaggiatori del tempo e persone dotate di poteri paranormali.<br />Haruhi Suzumiya è una sorta di Divinità, inconsapevole del proprio potere. Come il predicatore del curioso romanzo di Mack Reynolds <em>Of Godlike Power</em> (<em>Ed Egli Maledisse lo Scandalo</em>), Haruhi non si rende conto che i propri desideri plasmano la realtà. A complicare la faccenda, quando Haruhi è sotto stress il suo disagio si manifesta sotto forma di creature mostruose che impazzano in universi paralleli, ansiose di penetrare nel nostro mondo. Questi esseri hanno diverse caratteristiche, anche visive, in comune con i mostri dell&#8217;Id di <em>Forbidden Planet</em> (<em>Il Pianeta Proibito</em>).
</div>
<p>
</p>
<p>Come con Sherlock Holmes, dove il protagonista è Holmes, ma il narratore è Watson, così a raccontare le vicende di Haruhi è un compagno di classe, tale Kyon (un soprannome – il vero nome non è mai rivelato).<sup><a href="#hsl_nota_3">[3]</a></sup><a name="hsl_nota_3_up"></a><br />La narrazione è in prima persona sempre con il punto di vista di Kyon. Kyon racconta con tono distaccato; a volte è ironico, a volte suona rassegnato. Gli avvenimenti più strampalati gli scorrono addosso senza lasciare traccia. La sua capacità di sopportazione fisica e mentale lo rende subito simpatico.<br />I dialoghi sono peculiari: spesso Kyon pensa solo le battute, senza pronunciarle, ugualmente chi gli sta parlando risponde in maniera sensata. Così ci si immagina Kyon in silenzio, con le parole che gli si leggono in faccia. <br />Occorre qualche pagina per abituarsi alla &#8220;voce&#8221; di Kyon, anche perché non somiglia molto alla &#8220;voce&#8221; di un adolescente. Tuttavia la perdita di verosimiglianza è compensata da un ottimo narratore. Nei romanzi molti avvenimenti si riveleranno divertenti solo perché filtrati dal punto di vista di Kyon.
</p>
<p><a name="hsl_vol_1"></a>
<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/hsl_vol1.jpg" alt="Copertina di The Melancholy of Suzumiya Haruhi" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>Suzumiya Haruhi no Yuutsu</strong><br />
Titolo inglese: <strong>The Melancholy of Suzumiya Haruhi</strong><br />
Autore: <strong>Nagaru Tanigawa</strong></p>
<p>Anno: <strong>2003</strong><br />
Nazione: <strong>Giappone</strong><br />
Lingua: <strong>Giapponese</strong><br />
Traduzione in lingua inglese: <strong>Baka-Tsuki</strong><br />
Editore: <strong>Kadokawa Shoten</strong></p>
<p>Genere: <strong>Fantascienza, Commedia</strong><br />
Pagine: <strong>307</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Nel primo volume Kyon si trasferisce alla North High School e incontra Haruhi. Malgrado lei lo tratti con freddezza e maleducazione, Kyon rimane affascina to da quella strana ragazza. Un giorno, vendendola depressa e annoiata, perché nessun club scolastico è abbastanza stimolante, le propone di fondarne uno lei.<br />Haruhi prende la palla al balzo e crea la Brigata S.O.S. (<strong><u>S</u></strong>ave the world by <strong><u>O</u></strong>verloading it with fun <strong><u>S</u></strong>uzumiya Haruhi&#8217;s Brigade). Kyon è reclutato a forza e dato che per essere riconosciuto un club scolastico ha bisogno di almeno cinque membri, Haruhi si mette in caccia degli altri tre.<br />Così sono arruolati Yuki Nagato, Mikuru Asahina e Itsuki Koizumi. I tre però non sono lì per caso&#8230;<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1329658619'), this, 'Mostra chi sono i tre &#9660;', 'Nascondi &#9650;');">Mostra chi sono i tre &#9660;</a></p>
<div id='SID1329658619' style='display:none;'>
Nagato è un&#8217;interfaccia umanoide costruita da un&#8217;entità aliena per comunicare con i terrestri; la sua missione è osservare Haruhi. Asahina è una viaggiatrice del tempo, proveniente dal futuro; la sua missione è osservare Haruhi. Koizumi è dotato di poteri paranormali e fa parte di una misteriosa Organizzazione, il cui scopo è ovviamente osservare Haruhi.
</div>
<p>
</p>
<p>Kyon scoprirà che essere coinvolto nei progetti di Haruhi &amp; soci è letteralmente la fine del mondo.
</p>
<p>È difficile catalogare il genere a cui appartiene questo primo volume. È un curioso miscuglio tra fantascienza e commedia. In una scena Haruhi costringe Mikuru a vestirsi da coniglietta e a distribuire volantini fuori dalla scuola, nella successiva si discute sul principio antropico o sull&#8217;esistenza di creature di pura informazione. In una scena Haruhi costringe Mikuru a posare vestita da cameriera per il sito web della Brigata S.O.S., in un&#8217;altra scena il problema sono i viaggi nel tempo.<br />Quello che rende piacevole la lettura è lo sguardo di Kyon: è lo stesso sguardo sia a fronte delle questioni più insignificanti sia a fronte di questioni di portata cosmica. Serio e faceto si mescolano creando un&#8217;atmosfera originale; un marchio di fabbrica per l&#8217;universo di Haruhi.
</p>
<p>Il finale, tra fiaba e apocalisse, è particolarmente riuscito, sebbene lasci qualche dubbio.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1685810003'), this, 'Mostra un mio dubbio riguardo il finale &#9660;', 'Nascondi &#9650;');">Mostra un mio dubbio riguardo il finale &#9660;</a></p>
<div id='SID1685810003' style='display:none;'>
Ad esempio, per quale ragione né Asahina né Nagato potevano dire a Kyon quello che doveva fare esattamente?
</div>
<p>
</p>
<p><strong><em>The Melancholy of Suzumiya Haruhi</em></strong> non è il romanzo di fantascienza più intelligente che abbia mai letto, o il più divertente. Rimane però una buona lettura. La storia è affascinante, l&#8217;ambientazione scolastica non è scontata come ci si immaginerebbe e Kyon vale i soldi del biglietto.<br />Può anche valere la pena comprarlo, tenendo però presente che in questo caso la trasposizione televisiva è stata fedele e dunque non si troverà niente di nuovo rispetto all&#8217;anime.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/hsl_ill1.jpg" alt="Una illustrazione dal Capitolo 1" /><br />
<em>Una illustrazione dal Capitolo 1: Haruhi Suzumiya</em></p>
<p><strong>Giudizio:</strong> <a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Due Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/GB2.gif" alt="Due Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti" align="bottom" /></a></p>
<hr />
<p><a name="hsl_vol_2"></a>
<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/hsl_vol2.jpg" alt="Copertina di The Sighs of Suzumiya Haruhi" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>Suzumiya Haruhi no Tameiki</strong><br />
Titolo inglese: <strong>The Sighs of Suzumiya Haruhi</strong><br />
Autore: <strong>Nagaru Tanigawa</strong></p>
<p>Anno: <strong>2003</strong><br />
Nazione: <strong>Giappone</strong><br />
Lingua: <strong>Giapponese</strong><br />
Traduzione in lingua inglese: <strong>Baka-Tsuki</strong><br />
Editore: <strong>Kadokawa Shoten</strong></p>
<p>Genere: <strong>Fantascienza, Commedia</strong><br />
Pagine: <strong>278</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Nel secondo volume, Haruhi si mette in testa di girare un film per il festival scolastico. Il fatto di non sapere niente di regia, di non disporre delle attrezzature adeguate e di non avere una sceneggiatura non è per lei un ostacolo. Coinvolti Kyon, Asahina, Nagato e Koizumi, le riprese iniziano.
</p>
<p>Chi ha seguito l&#8217;anime ha visto il risultato finale, ovvero la puntata numero zero: <em>The Adventures of Mikuru Asahina Episode 00</em>. Questa seconda <em>light novel</em> è in pratica il dietro le quinte di quell&#8217;episodio. La commedia prevale sul fantastico che ha spazio solo nella parte finale.<br />Purtroppo è difficile mantenere alta la tensione quando solo pochi mesi prima si è sfiorata la fine del mondo. In confronto, i &#8220;pericoli&#8221; insiti in <strong><em>The Sighs of Suzumiya Haruhi</em></strong> sono baggianate. Rimane qualche scena esilarante &#8211; il gatto che disserta di filosofia -, ma poco altro. La risoluzione finale è così banale da far piangere.
</p>
<p>Finora <strong><em>The Sighs of Suzumiya Haruhi</em></strong> non è stato adattato per la TV e non è chiaro se lo sarà mai. Per questo i fan di Haruhi potrebbero essere interessati. Ma leggetelo gratis, non è il caso di spendere soldi.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/hsl_ill2.jpg" alt="Una illustrazione del Capitolo 5" /><br />
<em>Una illustrazione del Capitolo 5: Yuki Nagato e il gatto Shamisen</em></p>
<p><strong>Giudizio:</strong> <a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="0 - Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/stivale.gif" alt="0 - Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti" align="bottom" /></a></p>
<hr />
<p><a name="hsl_vol_3"></a>
<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/hsl_vol3.jpg" alt="Copertina di The Boredom of Haruhi Suzumiya" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>Suzumiya Haruhi no Taikutsu</strong><br />
Titolo inglese: <strong>The Boredom of Haruhi Suzumiya</strong><br />
Autore: <strong>Nagaru Tanigawa</strong></p>
<p>Anno: <strong>2003</strong><br />
Nazione: <strong>Giappone</strong><br />
Lingua: <strong>Giapponese</strong><br />
Traduzione in lingua inglese: <strong>Baka-Tsuki</strong><br />
Editore: <strong>Kadokawa Shoten</strong></p>
<p>Genere: <strong>Fantascienza, Commedia</strong><br />
Pagine: <strong>308</strong></td>
</tr>
</table>
<p>La terza light novel è una collezione di quattro racconti che si collocano tra gli avvenimenti dei primi due volumi.
</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<em>The Boredom of Suzumiya Haruhi</em>. Il racconto che da il titolo all&#8217;antologia. Haruhi si annoia e decide di iscrivere la Brigata a un torneo di baseball. Peccato che a me del baseball non potrebbe fregare di meno.<br />Ho trovato l&#8217;intero racconto noioso. La parte fantastica con la mazza &#8220;magica&#8221; è cliché. Il finale è assurdo &#8211; Kyon che fa cambiare idea ad Haruhi con un paio di battute? Non ha senso! Brutto racconto.<br />Nelle note in appendice al volume, l&#8217;autore dichiara di non sapere bene neanche lui se <em>Boredom</em> sia o no un buon racconto, non avendo ricevuto commenti in proposito, né negativi, né positivi. Evidentemente anche in Giappone ogni tanto si stende un velo pietoso.
</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<em>Bamboo Leaf Rhapsody</em>. Kyon viaggia indietro nel tempo per aiutare Haruhi bambina. Questo racconto è in pratica il vero prologo per la quarta <em>light novel</em>, <strong><em>The Disappearance of Suzumiya Haruhi</em></strong>. Preso di per sé non è niente di speciale, e l&#8217;importanza di certi elementi (per esempio il nome &#8220;John Smith&#8221;) non la si può intuire. Lascia il tempo che trova.
</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<em>Mystérique Sign</em>. Il presidente del club del Computer – un club scolastico che già ha subito soprusi da parte di Haruhi – scompare. La sua ragazza decide di chiedere aiuto proprio ad Haruhi.<br />È un racconto di fantascienza non proprio sensato. Gli avvenimenti lasciano perplessi e non in maniera positiva.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID348421031'), this, 'Mostra un fatto che lascia perplessi &#9660;', 'Nascondi &#9650;');">Mostra un fatto che lascia perplessi &#9660;</a></p>
<div id='SID348421031' style='display:none;'>
È stata Nagato a organizzare il tutto? Ci sono molto indizi in questo senso, non si capisce però il <em>perché</em>.
</div>
<p>
</p>
<p><img src="/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<em>Lone Island Syndrome</em>. La Brigata decide di trascorre tre giorni di vacanza su un&#8217;isola nel mezzo dell&#8217;oceano, ospiti di un ricco parente di Koizumi. La situazione si mette male quando una persona è assassinata e un&#8217;altra sparisce in circostanze sospette.<br />Neanche una goccia di fantastico in questo racconto che è un giallo. Un buon giallo, finché non si giunge alle ultime pagine, quando il mistero è svelato in un dialogo sbrigativo. Si rimane con l&#8217;amaro in bocca, come se l&#8217;autore avesse dovuto troncare la storia contro la sua volontà.<br />E infatti nelle note Nagaru Tanigawa conferma: con <em>Lone Island Syndrome</em> aveva sforato rispetto al numero di pagine previsto. Peccato.
</p>
<p>Un racconto brutto, due così così, e l&#8217;ultimo che sarebbe potuto essere notevole, ma avrebbe avuto bisogno di più spazio. Contando che i quattro racconti sono stati tutti e quattro adattati abbastanza fedelmente, se si è già visto l&#8217;anime non vale la pena leggere questa <em>light novel</em>. Tanto meno comprarla, quando uscirà.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/hsl_ill3.jpg" alt="Una illustrazione da Mystérique Sign" /><br />
<em>Una illustrazione da Mystérique Sign: Yuki Nagato</em></p>
<p><strong>Giudizio:</strong> <a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="0 - Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/stivale.gif" alt="0 - Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti" align="bottom" /></a></p>
<hr />
<p><a name="hsl_vol_4"></a>
<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/hsl_vol4.jpg" alt="Copertina di The Disappearance of Suzumiya Haruhi" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>Suzumiya Haruhi no Shoshitsu</strong><br />
Titolo inglese: <strong>The Disappearance of Suzumiya Haruhi</strong><br />
Autore: <strong>Nagaru Tanigawa</strong></p>
<p>Anno: <strong>2004</strong><br />
Nazione: <strong>Giappone</strong><br />
Lingua: <strong>Giapponese</strong><br />
Traduzione in lingua inglese: <strong>Baka-Tsuki</strong><br />
Editore: <strong>Kadokawa Shoten</strong></p>
<p>Genere: <strong>Fantascienza, Commedia</strong><br />
Pagine: <strong>254</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Il tono della quarta <em>light novel</em> si distacca da quello dei volumi precedenti. La storia ha un&#8217;impronta seria che lascia poco spazio alla commedia. Inoltre è il primo romanzo dove Kyon oltre a essere narratore è anche protagonista.<br />Dopo un prologo nel quale Haruhi espone alla Brigata i suoi piani per le imminenti festività natalizie, niente lascia intuire che il mondo stia per cambiare. E invece la mattina dopo Kyon scopre che Haruhi è scomparsa, e non solo: nessuno la conosce, la Brigata S.O.S. non è mai esistita e personaggi che dovrebbero essere morti sono tornati in vita. Unico indizio: una misteriosa nota lasciata forse da Nagato.
</p>
<p>La prima parte è brillante. Il disorientamento di Kyon e la sua paura di aver perso per sempre Haruhi sono resi con maestria. Poi qualcosa si inceppa. La logica della storia si incrina. Diverse situazioni si sviluppano solo <em>perché sì!!!</em> – <em>perché è fantasy!!!</em>. Il finale è un classico <em>deus ex machina</em>.<br />Anche dal punto di vista della caratterizzazione dei personaggi non tutto fila liscio: la scelta decisiva che compie Kyon è per molti versi immotivata.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1984854747'), this, 'Mostra un dettaglio della scelta &#9660;', 'Nascondi &#9650;');">Mostra un dettaglio della scelta &#9660;</a></p>
<div id='SID1984854747' style='display:none;'>
Davvero non mi è chiaro perché Kyon dovrebbe preferire l&#8217;Haruhi con i poteri divini incontrollabili all&#8217;Haruhi normale ragazza.
</div>
<p>
</p>
<p>Alcune scene sono d&#8217;impatto ed emozionanti – Kyon disposto a disfare il mondo pur di aiutare Nagato –, ma insomma, per chi non è fan sfegatato c&#8217;è poca carne in cui affondare i denti.
</p>
<p>Voci di corridoio insistono che <strong><em>The Disappearance of Suzumiya Haruhi</em></strong> dovrebbe rientrare tra le nuove puntate dell&#8217;anomala seconda stagione TV. Per ora non si è visto niente. Dunque: leggere solo se si è fan, non comprare quando uscirà l&#8217;edizione cartacea.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/hsl_ill4.jpg" alt="Una illustrazione dal Capitolo 3" /><br />
<em>Una illustrazione dal Capitolo 3: Haruhi Suzumiya</em></p>
<p><strong>Giudizio:</strong> <a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="0 - Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/stivale.gif" alt="0 - Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti" align="bottom" /></a></p>
<hr />
<p style="font-size:medium"><strong>Conclusione. Per ora</strong>
</p>
<p>Lo scopo di una recensione è consigliare l&#8217;acquisto o meno del prodotto recensito. Quattro volumi delle <em>light novel</em> sono stati annunciati e quei quattro ho recensito. Sto comunque leggendo anche gli altri romanzi (sono al sette) e ne riparlerò.<br />In generale si tratta di letture gradevoli, il livello medio delle storie è buono. Le trame ogni tanto hanno i loro buchi, ma non c&#8217;è mai la sensazione che l&#8217;autore stia prendendo per i fondelli chi legge – sensazione invece familiare con gli autori del fantastico nostrani.
</p>
<p>Però una certa stanchezza è evidente. Lo stesso Nagaru Tanigawa ammette che non si aspettava di avere così successo, né aveva previsto di scrivere una serie di romanzi così lunga. La mancanza di progettazione si nota: nella prima <em>light novel</em> gli avvenimenti hanno una loro coerenza e verosimiglianza che non si riscontra nei volumi successivi. L&#8217;uso continuo di certi espedienti triti – come i viaggi nel tempo – per mettere una pezza a situazioni insostenibili diventa presto fastidioso.
</p>
<p>I romanzi di Haruhi dovrebbero essere per ragazzi o <em>young adult</em>, tuttavia sono i classici romanzi adatti a grandi e piccini. Almeno il primo lo consiglio a tutti.
</p>
<p>Piccola precisazione finale: trovo fastidioso come venga usato impropriamente il termine <em>young adult</em>. Quelli che leggono e apprezzano i romanzi della Troisi, della Meyer, della Strazzu o di G.L. non sono <em>young adult</em>, è gente o del tutto a digiuno del genere o cerebrolesa. Tutt&#8217;altre categorie.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>note:<br /><a name="hsl_nota_1"></a>&nbsp;<sup>[1]</sup>&nbsp;<a href="#hsl_nota_1_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Al momento in cui scrivo <em>Endless Eight</em> sarà composto da almeno sette episodi. Le ipotesi più probabili sono che si concluda all&#8217;ottavo episodio o al tredicesimo &#8211; facendo coincidere la fine di agosto nell&#8217;anime con la fine di agosto nel mondo reale.<br />
<a name="hsl_nota_2"></a></p>
<p>&nbsp;<sup>[2]</sup>&nbsp;<a href="#hsl_nota_2_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Nel racconto <em>Bamboo Leaf Rhapsody</em>, contenuto nella terza <em>light novel</em>, Haruhi esprime i seguenti desideri:
<ul>
<li>di essere lei al centro del mondo.</li>
<li>che la Terra cominci a ruotare al contrario.</li>
</ul>
<p>Per confronto, in <em>The Man Who Could Work Miracles</em> (<em>L&#8217;Uomo dei Miracoli</em>) di H.G. Wells, uno degli ultimi desideri del protagonista è fermare la rotazione terrestre.<br />
<a name="hsl_nota_3"></a></p>
<p>&nbsp;<sup>[3]</sup>&nbsp;<a href="#hsl_nota_3_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Nella puntata dell&#8217;anime <em>Remote Island Syndrome II</em>, la stessa Haruhi paragona Kyon al dottor Watson.
</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.baka-tsuki.org/project/index.php?title=Suzumiya_Haruhi_~_Italian_Version">Le light novel di Haruhi Suzumiya leggibili online in Italiano</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.baka-tsuki.org/project/index.php?title=Suzumiya_Haruhi">Le light novel di Haruhi Suzumiya leggibili online in Inglese</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Melancholy-Haruhi-Suzumiya-Vol-1/dp/0316039012/">Il primo volume acquistabile su Amazon.com</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_jp.png" alt="bandiera JP" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.kadokawa.co.jp/sp/200603-04/">Il sito ufficiale delle light novel</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_malinconia_di_Haruhi_Suzumiya"><em>Haruhi Suzumiya</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://haruhi.wikia.com/wiki/Main_Page">Haruhi Wiki</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ricomincio_da_capo"><em>Ricomincio da capo</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/I_simulacri_%28Vernor_Vinge%29"><em>I Simulacri</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ed_egli_maledisse_lo_scandalo"><em>Ed Egli Maledisse lo Scandalo</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_pianeta_proibito"><em>Il Pianeta Proibito</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikisource.org/wiki/The_Man_Who_Could_Work_Miracles"><em>The Man Who Could Work Miracles</em> leggibile online</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Vampire Kisses!!!</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/12/30/vampire-kisses/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Dec 2008 20:34:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Titolo originale: Vampire Kisses Autore: Ellen Schreiber Anno: 2003 Nazione: USA Lingua: Inglese Editore: HarperTeen Genere: Rosa con gnokki Pagine: 253 Ho letto le prime pagine di Vampire Kisses pensando: &#8220;chissà che incredibile stupidaggine, magari se è abbastanza demente posso cavarne un articolo per il blog. E in più potrei dileggiare l&#8217;autrice. E offendere le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/vk_vk.jpg" alt="Copertina di Vampire Kisses" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>Vampire Kisses</strong><br />
Autore: <strong>Ellen Schreiber</strong></p>
<p>Anno: <strong>2003</strong><br />
Nazione: <strong>USA</strong><br />
Lingua: <strong>Inglese</strong><br />
Editore: <strong>HarperTeen</strong></p>
<p>Genere: <strong>Rosa con gnokki</strong><br />
Pagine: <strong>253</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Ho letto le prime pagine di <strong><em>Vampire Kisses</em></strong> pensando: &#8220;chissà che incredibile stupidaggine, magari se è abbastanza demente posso cavarne un articolo per il blog. E in più potrei dileggiare l&#8217;autrice. E offendere le fan.&#8221; Del resto parto sempre con questo atteggiamento, essendo stata infettata da piccola con il morbo della kattiveria.<br />Invece <strong><em>Vampire Kisses</em></strong> pur non essendo un capolavoro, e in verità neanche un bel romanzo, si è però rilevata una lettura interessante.
</p>
<p>La storia è la seguente: Raven ha da poco compiuto sedici anni e non è felice. Abita in una piccola cittadina, da lei ribattezzata &#8220;Dullsville&#8221;, e oltre che macerarsi nella noia deve sopportare il fatto che nessuno le voglia bene. Perché Raven è una <em>goth girl</em> e nessuno la capisce. Nessuno capisce perché lei debba vestirsi sempre di nero, essere ossessionata dai film dell&#8217;orrore e dai romanzi di Anne Rice, adorare le tenebre e le vecchie case diroccate. Nessuno poi vuole darle retta quando spiega che da grande lei sogna di diventare un vampiro.<br />Un bel giorno una nuova famiglia si trasferisce nelle magione di Benson Hill, una villa abbandonata da anni. I nuovi arrivati sono una ricca famiglia europea; hanno abitudini particolari e non si fanno mai vedere alla luce del Sole. Raven scopre che fa parte della famiglia anche un ragazzo diciassettenne, tale Alexander. Di Alexander basti dire che &#8220;His eyes were dark, deep, lovely, lonely, adoringly intelligent, dreamy. A gateway into his dark soul.&#8221; Come ovvio Raven s&#8217;innamora subito di Alexander, e lui di lei, ma c&#8217;è un grosso problema: lui è uno gnokko o in terminologia pre-Meyer un vampiro.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/vk_alex.jpg" alt="Alexander" /><br />
<em>Lo gnokko Alexander. Non so se sia più gnokko dello gnokko Edward, ma almeno non sta ripetendo per la quindicesima volta il Liceo: è già qualcosa</em></p>
<p>Come si vede la trama è in pratica quella di <em>Twilight</em>: ragazzina sola nella piccola cittadina ostile e vampiro adolescente. Peccato che Ellen Schreiber abbia scritto <strong><em>Vampire Kisses</em></strong> due anni prima di <em>Twilight</em>. Perciò ai &#8220;meriti&#8221; della signora Meyer si può aggiungere anche quello di aver scopiazzato senza ritegno (anche se poi è chiaro che sia la Schreiber sia la Meyer hanno attinto a una serie di idee che già circolavano da tempo, da <em>Buffy</em> a <em>The Vampire Diaries</em>).<br />A essere sincera, mentre leggevo <strong><em>Vampire Kisses</em></strong> ho varie volte sghignazzato perché credevo che la Schreiber stesse prendendo varie scene da <em>Twilight</em> e le stesse riscrivendo in chiave ironica, invece era il contrario! È la Meyer che ha rubato le scene e le ha riproposte senza neppure un briciolo dell&#8217;umorismo di partenza.<br />Lo stesso vale per lo stile. La Schreiber è <strong>molto brava</strong>: se si escludono un paio di passaggi a vuoto il testo scorre in maniera impeccabile. È uno stile solo in apparenza elementare, in realtà scrivere così è difficile: non sono rimasta sorpresa nello scoprire che questo <strong><em>Vampire Kisses</em></strong> è il quarto romanzo che l&#8217;autrice pubblica.<br />La mia affermazione può suonare strana se si è appena letta la descrizione degli occhi di Alexander, infatti l&#8217;uso indiscriminato di aggettivi e avverbi è una delle stigmate dello scrittore dilettante. Ma qui è l&#8217;ironia: in una scrittura sempre molto trasparente e controllata la Schreiber si sbrodola solo quando descrive il suo gnokko, e questo ne comunica un&#8217;immagine così sopra le righe da suscitare un sorriso. Dove la Meyer descrivendo Edward come bello quanto un Dio greco vuol essere seria, la Schreiber sta giocando con il cliché del vampiro bello e tenebroso.<br />Uguale per la protagonista, Raven. La Schreiber ne fa una caricatura della <em>goth girl</em>, insistendo apposta ad associarle l&#8217;aggettivo <em>black</em> appena possibile:<br />
<blockquote>Somehow I made it through the day. Cutting and gluing <strong>black</strong> paper on <strong>black</strong> paper, finger painting Barbie&#8217;s lips <strong>black</strong>, and telling the assistant teacher ghost stories<br />[...]<br />I dragged myself out of bed and put on a <strong>black</strong>, cotton sleeveless dress and <strong>black</strong> hiking boots, and outlined my full lips with <strong>black</strong> lipstick.<br />[...]<br />They all looked at me—at my <strong>black</strong> lipstick, <strong>black</strong> nail polish, blackened hair, <strong>black</strong> spandex dress, and clunky <strong>black</strong> plastic bracelets.<br />[...]<br />I was wearing matte <strong>black</strong> lipstick instead of gloss, <strong>black</strong> turtleneck, <strong>black</strong> jeans, and a tiny <strong>black</strong> backpack with a flashlight and disposable camera.<br />[...]<br />I was wearing my Saturday-night best: a <strong>black</strong> spandex sleeveless mini-dress with a <strong>black</strong> lacy undertop that peeked through, <strong>black</strong> tights, unscuffed combat boots, <strong>black</strong> lipstick, and silver-and-onyx earrings.</p></blockquote>
<p>&#8230;e così via. La faccenda funziona perché tutta questa oscurità è <em>in contrasto</em> con il carattere di Raven. Raven è spigliata, a tratti coraggiosa, intelligente, qualche volta un po&#8217; carogna ma anche generosa, spiritosa, spesso persino allegra (niente a che spartire con quella larva di Bella). È lo stesso meccanismo per cui Shrek che è un orco ma si comporta da brava persona suscita simpatia. Raven ha l&#8217;aspetto di una <em>goth girl</em> ma si potrebbe dire che ha un carattere <em>solare</em>.<br />Raven non è certo il mio personaggio femminile preferito, ma mi ha fatto piacere che la Schreiber, pur mirando a quel pubblico che io chiamo di ragazzine cerebrolese, non abbia rinunciato a proporre una protagonista con un quoziente d&#8217;intelligenza superiore alla singola cifra.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/vk_cosplay.jpg" alt="Cosplayer" /><br />
<em>Una cosplayer addobbata da Raven. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=3T8C47qcMSc">Qui</a> un suo filmato</em></p>
<p>La Schreiber è anche più verosimile della Meyer: i suoi gnokki si fanno vedere poco (e mai di giorno), viaggiano spesso e Alexander <strong>non</strong> frequenta il locale Liceo. È home-schooled, ovvero sono gli insegnanti a venire a casa sua. In America è una pratica più diffusa che non in Europa, e una soluzione molto più credibile che non frequentare una scuola per cent&#8217;anni di fila. Inoltre la Schreiber non dice quanti anni abbia lo gnokko, potrebbe sul serio averne diciassette ed essere appena entrato nella gnokkaggine. Tra l&#8217;altro, in pratica fino all&#8217;ultima pagina, non si può neanche affermare con sicurezza che si è trattato di gnokki: se Alexander e genitori fossero solo dei ricconi eccentrici la storia funzionerebbe lo stesso senza il minimo intoppo.<br />Per questo <strong><em>Vampire Kisses</em></strong> non lo posso far rientrare nel fantasy, neppure nel sottogenere romantico di <em>Twilight</em>. E d&#8217;altra parte non è neanche un vero romanzo rosa perché&#8230;<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1966775119'), this, 'mostra il finale &#9660;', 'nascondi il finale &#9650;');">mostra il finale &#9660;</a></p>
<div id='SID1966775119' style='display:none;'>
&#8230;perché non rispetta uno dei canoni del genere: non c&#8217;è lieto fine. Il finale è un <strong>ottimo</strong> finale, che ho apprezzato molto, perché è coerente con lo svolgersi della storia e l&#8217;ambientazione, ma non puoi terminare un romanzo rosa con lui che invece di sposare lei prende e se ne va.
</div>
<p>
</p>
<p>Da sottolineare infine due aspetti marginali ma che mi sono piaciuti: alcuni dialoghi <em>deliziosamente dementi</em> fra Raven e la sua amica del cuore, e il titolo stesso del romanzo: <strong><em>Vampire Kisses</em></strong>. Senza giri di parole, dritto al punto: gnokki e baci!
</p>
<p><strong><em>Vampire Kisses</em></strong> pur non ottenendo lo stesso successo di <em>Twilight</em> ha avuto comunque un notevole successo. La Schreiber ha pubblicato già cinque romanzi nella serie (dei quali non voglio sapere niente: mi spiacerebbe veder rovinato l&#8217;inappuntabile finale del primo volume), e altri tre sono previsti per il 2009-2010. In più dai romanzi è stato tratto un manga, <em>Vampire Kisses: Blood Relatives</em>, e secondo il sito dell&#8217;autrice la sceneggiatura per il film è in corso d&#8217;opera.<br />In Italia è da poco disponibile sia il primo volume della serie di romanzi sia il primo volume del manga. Per entrambi l&#8217;editore è Renoir Comics. Onestamente non so se valga i 12 euro richiesti, io ho letto l&#8217;edizione inglese presa da emule, e prima di spendere soldi consiglio di fare altrettanto (può essere un buon modo per cominciare a leggere in inglese, dato che qui stile e lessico sono molto semplici).</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/vk_manga.jpg" alt="Copertina del manga" /><br />
<em>Copertina del primo volume del manga</em></p>
<p>Questa recensione è senza gamberi. Come detto <strong><em>Vampire Kisses</em></strong> <em>non è un romanzo fantasy</em>, è al 99% un romanzo rosa. Io ho letto la mia quota di romanzi romantici, ma non conosco abbastanza il genere per esprimere un giudizio sensato. Penso possa piacere a chi cerca una storia d&#8217;amore leggera e divertente. Però bisogna aver ben presente che i temi trattati sono del tipo: cosa mi metto al ballo della scuola? oddio, se papà scopre che gli ho rubato la racchetta fortunata mi metterà in punizione! Alexander mi ama, ma quanto mi ama? Perché non mi ha ancora baciata??? e così via&#8230; per quanto possa apprezzare l&#8217;abilità tecnica della Schreiber, questo non è esattamente il genere di storia che mi entusiasma.<br />Ovviamente il romanzo è consigliatissimo per le fan della Meyer: stessa storia, scritta meglio, cosa volete di più? Attente però: per apprezzare certi passaggi è richiesta una ghiandola dell&#8217;ironia funzionante&#8230;</p>
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/12/30/vampire-kisses/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/Vampire_Kisses_Pima_County_Public_Library.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Vampire Kisses reinterpretato dai fan (a cura della Pima County Public Library)</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/code/9788895261331/schreiber-ellen/vampire-kisses.html"><em>Vampire Kisses</em> su iBS.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Vampire-Kisses-Ellen-Schreiber/dp/0060093366/"><em>Vampire Kisses</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.renoircomics.it/IT/CATALOGO/VK_it_new.html"><em>Vampire Kisses</em> al sito dell&#8217;editore italiano (è possibile leggere un capitolo del  romanzo e sfogliare alcune pagine del manga)</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.tokyopop.com/product/1909">Il sito del manga</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ellen_Schreiber">Ellen Schreiber su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ellenschreiber.com/home.htm">Il sito ufficiale di Ellen Schreiber</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="/2007/12/08/recensioni-romanzo-twilight/">La mia recensione di <em>Twilight</em></a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sul Copyright</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/09/16/sul-copyright/</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Sep 2008 17:45:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa Cory Doctorow ha pubblicato un nuovo libro, <em>Content: Selected Essays on Technology, Creativity, Copyright, and the Future of the Future</em>. Come chiarisce il titolo non è un romanzo, è un raccolta di articoli e brevi saggi scritti da Doctorow negli ultimi anni e già apparsi su riviste online e cartacee. Fosse un altro parlerei di mezza truffa, visto che si cerca di vendere roba vecchia e in molti casi ancora reperibile in Rete, ma Doctorow, fedele alle sue idee, ha deciso anche questa volta di rendere disponibile per il download il testo completo del libro. Perciò chi vuole può pagare i 15 dollari del prezzo di copertina, e chi non vuole può lo stesso leggerlo.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/suc_content.jpg" alt="Copertina di Content" /><br />
<em>Copertina di Content</em></p>
<p>Gli articoli trattano i temi più svariati, dalle fanfiction, ai MMORPG, alla Singolarità e tanti altri argomenti. La parte del leone è però appannaggio del discorso sul diritto d&#8217;autore e il futuro della scrittura nell&#8217;epoca di Internet. Doctorow ha una posizione radicale in merito, non a caso durante tutta la sua carriera di scrittore ha sempre distribuito i suoi romanzi e racconti con licenza <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Creative_commons">Creative Commons</a>. E bisogna subito notare un particolare importante: Doctorow <em>ha una carriera</em>. Non è facile inventarsi una carriera come scrittore, specie scrittore di fantascienza, Doctorow ci è riuscito e secondo lui uno dei fattori è stato proprio il distribuire liberamente i suoi romanzi.<br />Io non ho (ancora) una carriera come scrittrice di fantascienza, ma sono d&#8217;accordo con Doctorow.<br />
Ho già affrontato la questione in diversi articoli, ma mai in maniera sistematica. Come nel caso della scrittura, con il <a href="/2008/05/31/riassunto-delle-puntate-precedenti/">Riassunto delle Puntate Precedenti</a>, è giunto il momento di chiarire in maniera inequivocabile quale sia la posizione della Barca dei Gamberi rispetto al diritto d&#8217;autore e problemi affini. E per non suscitare inutili polemiche, puntualizzo subito un fatto incontrovertibile, una verità auto evidente: io ho ragione, chi non è d&#8217;accordo sbaglia!
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Sul Copyright</strong>
</p>
<p>Partiamo dal principio. Il principio è che le opere d&#8217;arte sono utili per la società nel suo complesso. Qui per &#8220;opere d&#8217;arte&#8221; intendo quelle opere che così sono comunemente definite, da Beethoven a Moccia, ovvero non entrerò nella polemica: &#8220;Mozart è arte, Britney Spears è spazzatura!&#8221; Può essere che ascoltare Mozart sia benefico e ascoltare Britney Spears no, può essere che leggere la Troisi sia addirittura dannoso, ma <em>nel complesso</em>, assumerò che leggere, ascoltare musica, andare al cinema o a teatro, e attività simili suscitano emozioni e trasmettono conoscenze che arricchiscono l&#8217;individuo e di conseguenza l&#8217;intera società.<br />Il ruolo positivo dell&#8217;arte lo darò per scontato; non tutti la pensano così, ma discutere questo punto esula dagli scopi del presente articolo. Questo articolo parte dal presupposto che più gli individui fruiscono delle opere d&#8217;arte, meglio è <em>per tutti</em>.</p>
<p>Dunque è necessario produrre e distribuire più arte possibile. Purtroppo la tecnologia attuale non permette di creare arte in maniera industriale. Se la società ha bisogno di sedie, pomodori pelati in scatola o carri armati, non è un problema, materie prime permettendo,  produrre tali beni in quantità. Con l&#8217;arte non funziona così. Creare un&#8217;opera d&#8217;arte richiede l&#8217;intervento specialistico di un essere umano (credo, certi romanzi fantasy me ne fanno dubitare). Ci sono programmi per computer che in automatico scrivono brevi racconti o poesie, ma almeno per ora i risultati non sono all&#8217;altezza. Non è detto che sarà sempre così: a molti piace pensare che solo il sublime intelletto umano possa  partorire le <em>Cronache del Mondo Emerso</em> o <em>Vacanze di Natale</em>, tuttavia non ci sono prove scientifiche a sostegno di questa tesi; è possibile che il segreto di un buon romanzo sia più semplice di quanto non si creda e che perciò non sia lontano il giorno nel quale sarà un software a scrivere in automatico i romanzi di Licia Troisi. Con la differenza che saranno belli! Sfortunatamente quel giorno, purché forse vicino, è ancora di là da venire.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/suc_cosplay.jpg" alt="Licia Troisi &#038; cosplayer" /><br />
<em>Licia Troisi (a sinistra) e fan. Guardando queste immagini (altre <a href="http://www.liciatroisi.it/fotografie/le-foto-dei-cosplay-dei-miei-libri/">qui</a>) non è difficile credere che presto le Intelligenze Artificiali saranno in grado di scrivere romanzi&#8230;</em></p>
<p>Non potendo industrializzare l&#8217;arte, una società deve spronare chi è in grado di produrla a darsi da fare. E qui nasce il diritto d&#8217;autore: la società conferisce dei diritti particolari agli artisti quale incentivo a produrre più arte possibile. Questo è un punto fondamentale. Il copyright <strong><em>non ha basi morali</em></strong>, non sancisce diritti divini, è una sorta di contratto: io società ti sventolo davanti al naso la carota di vivere e diventar ricco scrivendo invece di lavorare in miniera, e tu artista in cambio produci più arte possibile. Ed è anche la ragione per la quale il copyright ha durata limitata: se io, i miei figli, i miei nipoti, i miei amici, il mio editore e tutti i suoi dipendenti potessimo vivere di rendita in eterno sulla base dei diritti delle opere già create, non avrei più nessun incentivo a crearne altre. L&#8217;idea è che quando i diritti su Topolino stanno per scadere, il signor Disney esclami: &#8220;Ostrega! Adesso devo inventarmi un altro personaggio!&#8221;, invece il signor Disney paga più o meno sottobanco i membri del Congresso americano per far allungare la durata del copyright. Ma questa è un&#8217;altra <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bono_Act">storia</a>.<br />C&#8217;è da notare che la società potrebbe cambiare i termini dell&#8217;accordo con gli artisti andando in altre direzioni: se ogni individuo adulto non produce la sua quota di arte, pubblica fustigazione e galera! Da quanto ne so nessuno ci ha mai provato, nondimeno potrebbe funzionare.<br />Le leggi sul copyright possono essere paragonate a un condono edilizio: si offre un incentivo perché delle persone compiano azioni ritenute utili allo società (mettersi in regola / evitare di continuare a costruire senza permesso), tuttavia nulla vieta che l&#8217;anno dopo invece del condono ci siano ruspe e manette. Siamo su questo piano, parliamo di un incentivo, con lo scopo ultimo di accrescere la quantità di opere d&#8217;arte fruibili dalla società nel suo complesso, tutto qui, <strong>da nessuna parte il copyright sancisce un fantomatico diritto al guadagno degli artisti</strong>, al massimo offre una <strong>possibilità</strong> di guadagno.
</p>
<p>Come accennato, oltre a produrla, l&#8217;arte occorre distribuirla. Prima dell&#8217;invenzione della stampa, distribuire un libro significava innanzi tutto ricopiarlo a mano, lavoro che poteva richiedere anni. È facile intuire come i benefici dell&#8217;arte sulla società siano minimi quando l&#8217;accesso è così limitato.<br />Con il passare dei secoli la tecnologia è via via progredita, rendendo sempre più facile usufruire delle opere d&#8217;arte. Quindi sono arrivati i computer e Internet. Internet è quell&#8217;incredibile Rete con decine di milioni di nodi il cui unico scopo è trasmette informazioni. Grazie a Internet il costo di diffusione dell&#8217;arte si è avvicinato a zero, almeno nei paesi occidentali. Con un normale abbonamento ADSL da 15 euro al mese posso spedire un film su DVD dall&#8217;Italia all&#8217;Australia spendendo pochi centesimi. Una frazione infinitesimale rispetto ai costi del mondo pre Internet. Meraviglioso! Il problema è che questo risultato è ottenibile solo violando il diritto d&#8217;autore. Il punto di forza di Internet è la possibilità per ognuno dei nodi di ricopiare e (ri)trasmettere le informazioni. Ma come recitano le parole scritte in piccolino in ogni libro, DVD, e quant&#8217;altro, la riproduzione dell&#8217;opera in oggetto senza autorizzazione è vietata.<br />Perciò da un lato abbiamo un sistema che permette di abbattere in maniera stratosferica i costi di distribuzione, ma dall&#8217;altro, per raggiungere tale risultato, deve necessariamente violare il copyright<a name="cop_nota_1_up"></a><sup><a href="#cop_nota_1">[1]</a></sup>. Qual è la soluzione? Storicamente è stato adattare il copyright alle nuove tecnologie.<br />Doctorow illustra vari casi, per altro piuttosto famosi: per esempio la minaccia delle <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pianola">pianole</a> sulla salute degli Americani.<br />Ai primi del &#8217;900, se si voleva ascoltare della musica, era necessario andare a un concerto o pagare qualcuno perché venisse a suonare a casa nostra. Poi iniziarono a diffondersi le pianole e i pianoforti automatici. Questi apparecchi musicali non avevano bisogno che qualcuno li suonasse, le note venivano lette da rulli di carta perforata. Com&#8217;è facile immaginare, superato l&#8217;investimento iniziale della pianola, era molto più semplice ed economico acquistare i rulli con i vari brani, piuttosto che ogni volta affittare un pianista. Inoltre i produttori di rulli non pagavano un centesimo di diritti a nessuno: prendevano gli spartiti, li convertivano in rulli e i compositori potevano pure morire di fame!</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/suc_rullo.jpg" alt="Piano roll" /><br />
<em>Un &#8220;rullo&#8221; (piano roll) sbobinato</em></p>
<p>Compositori e musicisti andarono a piangere presso il Congresso americano, lamentando che se non fossero state proibite le pianole era la morte dell&#8217;arte musicale. Peggio, i giovani, soverchiati dall&#8217;incessante gracchiare delle infernali macchinette, avrebbero perso ogni entusiasmo per il canto, finché le loro corde vocali non fossero avvizzite, lasciando in dote all&#8217;America una generazione di muti.<br />Il Congresso decise che i produttori di rulli dovessero pagare una licenza per usufruire degli spartiti, e dall&#8217;altra parte fosse <strong>obbligatorio</strong> concedere tale licenza, <strong>secondo termini stabiliti per legge</strong>. Alla faccia del Libero Mercato! Però, alla fine, ci guadagnarono tutti.<br />La stessa storia si ripeté con la radio, le musicassette, i videoregistratori e la televisione via cavo. Ogni volta nasceva un sistema più economico ed efficiente di distribuire le opere d&#8217;arte e ogni volta qualcuno si abbandonava a previsioni catastrofiche piangendo miseria. Ogni volta si è deciso che non era nell&#8217;interesse della società rinunciare a un progresso tecnologico in nome di privilegi presunti inviolabili, e dunque si sono adattate le leggi per tener conto dei diritti di tutte le parti in causa.<br />Poi è arrivato <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Napster">Napster</a>, il sistema per scambiare musica via Internet. L&#8217;antesignano di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Emule">eMule</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gnutella">Gnutella</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bittorrent">BitTorrent</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/P2p">soci</a>. Napster in poco più di un anno ha raccolto 50 milioni di utenti: mai nessuna tecnologia nella storia era stata adottata tanto in fretta. Le società discografiche, come sempre, si sono messe a piangere – e qui cominciano i guai – il Congresso ha dato loro ragione.<br />Da leggi utilitaristiche, le leggi sul copyright sono diventate Vangelo, per cui tutto può cambiare ma il diritto d&#8217;autore diviene intoccabile. Napster è stato chiuso, le pene per la violazione di copyright sono state inasprite, e gli USA hanno cominciato a richiedere come base per eventuali accordi commerciali che le leggi dei vari Paesi venissero modificate fino a copiare quelle americane.<br />Da non dimenticare poi la nascita di campagne pubblicitarie <em>terroristiche</em>, come quelle basate sul concetto che la violazione del diritto d&#8217;autore sia equivalente a rubare beni fisici. Questa è una stronzata, ma purtroppo più di qualcuno ci ha creduto e ci crede tutt&#8217;ora.<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/09/16/sul-copyright/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/spot_pirateria.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Il demenziale spot antipirateria che equipara il rubare allo scaricare da Internet. No, non ruberei mai una macchina, però <strong>spaccherei volentieri il cranio</strong> di chi ha inventato questa idiozia</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Ricordo perciò che perché ci sia furto io devo impossessarmi di qualcosa di un altro. Entro in un museo e mi frego un quadro: questo è rubare. Se entro in un museo e <em>fotografo</em> il quadro, <strong>non lo sto rubando!</strong> Quando si copia un film o un libro non si sta portando via niente a nessuno, il legittimo proprietario è ancora legittimo proprietario.<br />&#8220;Ma, ma, cioè tu è come se rubassi!!! Perché ecco se non avessi la copia compreresti il libro e dunque hai rubato il guadagno all&#8217;autore!!!&#8221; Vicino a casa mia c&#8217;è una fermata dell&#8217;autobus e a meno di venti metri un concessionario. Ogni volta che prendo l&#8217;autobus invece di pagare 5.000 euro per un&#8217;auto, <strong>sto derubando il concessionario!!!</strong> Perché, se non ci fosse l&#8217;autobus, sarei costretta a prendere la macchina. Stronzate. Se non ci fosse l&#8217;autobus, <strong>andrei a piedi</strong>. Se il tal romanzo non è disponibile su Internet, non spendo 20 euro per comprarlo, <strong>ne leggo un altro</strong> o non leggo niente del tutto e mi metto a giocare a <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Puzzle_quest">Puzzle Quest</a> (piratato).<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/09/16/sul-copyright/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/puzzle_quest_trailer.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Trailer di Puzzle Quest. Un gioco semplice ma divertentissimo!</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>E qui torniamo al discorso di partenza: più gli individui usufruiscono dell&#8217;arte, meglio è. <strong>Perciò è più utile per la società che io legga il romanzo gratis piuttosto che <u>non</u> lo legga a 20 euro</strong>.</p>
<p>Ciò non significa che non spenderò mai 20 euro – in fondo anche se ci sono gli autobus quasi tutti un&#8217;auto la comprano – significa che la società deve approfittare del fatto che la tecnologia permette di distribuire gratis l&#8217;arte, perché <strong>è questo lo scopo</strong>, non creare un regime da borsa nera, dove artificialmente si riduce l&#8217;offerta per tenere alti i prezzi.<br />Non sto parlando in teoria, basta guardare il pastrocchio delle regioni sui DVD. I produttori cinematografici si sono accordati per dividere il mondo in 7 regioni, e si sono garantiti per legge che i lettori di DVD venduti in una regione possano riprodurre solo i DVD pensati per quella regione. E questo perché i signori produttori sanno benissimo che in Europa o in America possono vendere un DVD a 30 euro, ma nessuno lo comprerà a quel prezzo in Cina o in Russia. Dunque era necessario un meccanismo perché le regioni più ricche non potessero importare i DVD venduti a prezzi bassi nelle regioni più povere. In Russia non è raro trovare DVD a 5 euro e anche meno. Non piratati, DVD ufficiali, di film appena usciti. E con i DVD a 5 euro le case cinematografiche <em>ci guadagnano</em>. Però che brutto guadagnare 5 quando puoi guadagnare 30, facendo approvare quelle due o tre leggi che danneggiano la collettività ma ti  favoriscono&#8230;
</p>
<p>Con la chiusura di Napster si è persa l&#8217;occasione di legalizzare l&#8217;utilizzo di Internet come sistema per la diffusione dell&#8217;arte. Da un lato i &#8220;detentori dei diritti&#8221; hanno cominciato la loro opera tendente a censurare Internet, dall&#8217;altro le persone hanno continuato a scambiarsi opere d&#8217;arte a costi vicini allo zero.<br />&#8220;Censurare&#8221; non è un termine scelto a caso: secondo i signori discografici &amp; amici, il copyright è così sacro che non solo è inammissibile distribuire opere protette da diritti senza permesso, ma è inammissibile discutere di come si possano distribuire tali opere, è inammissibile discutere delle opere stesse e addirittura citarle. La MLB, la lega americana dei giocatori di baseball professionisti, ha denunciato gente sulla base che secondo lei, le <em>statistiche</em> dei giocatori erano <a href="http://www.techdirt.com/articles/20060116/0220256.shtml">coperte da copyright</a>!<a name="cop_nota_2_up"></a><sup><a href="#cop_nota_2">[2]</a></sup> Sarebbe come dire che io non posso utilizzare o comunicare il fatto che Maradona ha segnato 115 gol col Napoli senza il permesso della Lega Calcio! In questi giorni quei mentecatti di Scientology hanno spedito 4.000 diffide a YouTube perché togliesse altrettanti video, sostenendo che citare Scientology senza permesso è violazione di copyright. Ascoltare la radio ad alto volume con le finestre aperte non è disturbo della quiete pubblica, ma un reato ben più grave: <a href="http://arstechnica.com/tech-policy/news/2007/10/the-next-copycrime-making-hearable-rings-up-200000-copyright-suit.ars">violazione di copyright</a>! Anche in questo caso ci sono state denuncie.<br />Come ovvio il solo denunciare non basta. È importante che ci siano pene esemplari, che la gente vada in <em>galera</em> per essersi <em>scambiata informazioni</em>.<br />
Ci sono poi i lecchini che fanno a gara a essere &#8220;più realisti del Re&#8221;. Quel citrullo di Sarkozy ha per esempio introdotto in Francia la così detta &#8220;dottrina Sarkozy&#8221;: i provider devono staccare la connessione a Internet quando un utente raggiunge le tre violazioni del copyright. Chi decide delle violazioni? I detentori dei diritti. Se io casa cinematografica decido che tu stai violando il mio copyright, faccio in modo di staccarti la connessione (e questo non esclude una successiva denuncia).</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/suc_sarkozy.jpg" alt="Sarkozy" /><br />
<em>Secondo Sarkozy, a causa della pirateria via Internet, “corriamo il rischio di essere testimoni della distruzione della cultura.” Come si fa a discutere con gente così? Mazzate, questo è l’unico atteggiamento civile da tenere</em></p>
<p>Qualcuno – ingenuo! – potrebbe pensare che forse sarebbe il caso indagasse qualcuno esterno alle parti, tipo un giudice, ma purtroppo il reato di violazione di copyright è troppo grave perché ci si possa affidare alla giustizia, tanto più che i tribunali funzionano in questa maniera assurda: prima di condannare qualcuno ci devono essere delle prove. Chi ha <a href="http://www.wired.com/threatlevel/2008/06/mpaa-says-no-pr/">bisogno di prove</a>, quando basta il sospetto? Passare per vie legali va bene per lo stupro o l&#8217;omicidio o le rapine a mano armata, ma per fatti davvero gravi, che minano le basi stesse della società, come <em>lo scambio senza fini di lucro di musica</em>, bisogna intervenire in maniera drastica e senza tentennamenti. Naturalmente i detentori dei diritti svolgono loro le opportune indagini, affidandosi a sofisticati metodi per scoprire i violatori dei diritti, non a caso in questi anni grazie a tali sopraffini metodi hanno scoperto che infrangevano il copyright <a href="http://www.p2pnet.net/story/3773">vecchietti morti da tempo</a>, così come <a href="http://arstechnica.com/old/content/2005/12/5848.ars">gente</a> che non lo sa neppure usare un computer, e appurato ciò, è toccato ai <a href="http://arstechnica.com/business/news/2006/11/8150.ars">figli</a> essere torchiati. D&#8217;altra parte una commissione del Senato USA <a href="http://punto-informatico.it/1230508/PI/News/terroristi-finanziati-pirateria.aspx">ha stabilito</a> che le reti P2P con il loro scambio <em>libero</em> di opere protette da diritti <em>finanziano</em> il terrorismo. Osama &amp; soci scaricano i film via eMule, masterizzano migliaia di copie, le rivendono e con il ricavato si comprano il tritolo! È palese come l&#8217;unica soluzione sia chiudere i sistemi P2P, così i terroristi non potrebbero più procurarsi i film. Proprio.</p>
<p>Ma lasciamo perdere questi pazzi. Quello che sostengono molti è che in un regime di sistematica violazione del copyright, venga a mancare l&#8217;incentivo che il copyright offriva. In poche parole l&#8217;artista pensa: &#8220;Brutti bastardi piratoni! Ogni volta che scrivo qualcosa me la copiate e la gente legge a sbafo senza pagarmi, non diventerò mai ricco! Basta! Non scrivo più neanche una riga!&#8221;<br />Assumiamo sia vero; è, in altri termini, la morte del professionismo in campo artistico. L&#8217;arte può essere al massimo solo un hobby, dato che i piratoni impediscono qualunque guadagno. È così grave? Kafka è stato un impiegato per tutta la vita, Tolkien era professore, Tom Clancy mentre scriveva il suo primo e miglior romanzo lavorava come assicuratore. Se questi tre signori fossero stati professionisti della scrittura, se avessero potuto dedicare 24 ore su 24 all&#8217;arte dello scrivere, avrebbero creato opere più belle? Forse sì, forse no. Clancy da quando si è dedicato esclusivamente alla scrittura ha prodotto materiale più scadente. In ogni caso mi sembra ovvio che anche se sparisse il professionismo, non necessariamente sparirebbe la (buona) arte. Kafka forse avrebbe potuto fare più di quel che ha fatto, ma già così ad averli tutti questi Kafka!</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/suc_casco.jpg" alt="Casco" /><br />
<em>Questo è un casco antinfortunistico, del tipo che gli operai dovrebbero sempre tenere in testa mentre lavorano nei cantieri, per evitare incidenti. Ebbene, è stato inventato da nient’altri che Franz Kafka!</em></p>
<p>Inoltre non si tiene conto di un altro fatto: già ora la gran parte delle opere artistiche sono prodotte da dilettanti. In Italia si stampano decine di migliaia di libri l&#8217;anno, ma come noto, i personaggi che possono sopravvivere grazie alla sola scrittura sono pochissimi. Perciò il 99% della produzione è frutto di hobbysti che non ci guadagnano niente o quasi. Siamo sicuri che tutto questo esercito <em>che non guadagna niente</em>, smetterebbe di scrivere solo perché ha il sospetto che non guadagnerà mai niente? Davvero questi migliaia di libri nascono unicamente dalla prospettiva per gli autori d&#8217;intascare tanti soldi quanti la Rowling? Io non credo, perché se sul serio l&#8217;obbiettivo di una persona fosse la ricchezza, non ci proverebbe neanche con la scrittura.</p>
<p>Ricapitolando:
<ul>
<li>La qualità artistica non è legata al professionismo; intuitivamente se una persona ha la possibilità di dedicare tutto il suo tempo a un&#8217;attività è probabile che la svolga al meglio, tuttavia non è una condizione indispensabile, anche <em>part time</em> si può diventare scrittori sopraffini.</li>
<li>La prospettiva del guadagno non può essere la sola motivazione a spingere così tanta gente a scrivere. Perciò, se dovesse sparire tale prospettiva, rimarrebbero lo stesso un buon numero di scrittori.</li>
</ul>
<p>E questo partendo dal presupposto: assumiamo sia vero. <strong>Ma non è vero</strong>. Già da diversi anni ogni singolo album musicale, videogioco o film è disponibile gratis in Rete. Con i romanzi non siamo ancora a questa copertura capillare ma non manca molto. Ebbene, se fosse vero che i piratoni mangiano tutti i guadagni, la cosidetta &#8220;Industria dell&#8217;intrattenimento&#8221; sarebbe dovuta crollare da tempo. Ma se si sommano i guadagni di discografici, editori, produttori cinematografici e di videogiochi, nel complesso sono stabili o <strong>in crescita</strong>. In particolare i videogiochi hanno avuto un boom in questi ultimi anni, <a href="http://arstechnica.com/gaming/news/2008/01/growth-of-gaming-in-2007-far-outpaces-movies-music.ars">raggiungendo in America gli introiti di musica e cinema</a>. Eppure ogni singolo gioco lo posso scaricare, senza difficoltà.<br />Perciò il piagnisteo dell&#8217;artista dovrebbe essere questo: &#8220;Ecco, 10 anni fa c&#8217;erano 1.000 artisti professionisti, e io avrei potuto essere uno di questi, ma ho preferito giocare a ping-pong, adesso ci sono 2.000 artisti professionisti, e dunque le possibilità sono aumentate, però se non ci fossero i piratoni bastardi, forse ci sarebbero 3.000 artisti professionisti! Ecco, i piratoni mi hanno rubato 1.000 possibilità di successo! Ho deciso: non scriverò mai più una riga!&#8221; Dobbiamo davvero rispondere a questo <em>frignone?</em> Non credo.<br />Anche qui partendo dall&#8217;ipotesi più negativa, cioè che la libera diffusione delle opere abbia intaccato i possibili guadagni globali riducendo la crescita. È vero? Non ci possono essere riposte certe, ma con ogni probabilità <strong>no</strong>.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/suc_pong.jpg" alt="Signora che gioca a ping-pong" /><br />
<em>Avrebbe potuto essere una scrittrice fantasy di successo, invece ha scelto di dedicare la vita al ping-pong</em></p>
<p>Studi empirici hanno dimostrato che la disponibilità gratuita di un&#8217;opera artistica non incide sulle vendite, e quando questo avviene è un&#8217;incidenza <em>positiva</em>. Per rimanere in campo editoriale, come avevo già ricordato in un <a href="/2008/01/07/ebook-e-distribuzione-gratuita/">articolo</a> di qualche mese fa, può far testo l&#8217;<a href="http://radar.oreilly.com/2007/06/free-downloads-vs-sales-a-publ.html">esperimento</a> svolto dal signor O&#8217;Reilly, che ha provato a misurare l&#8217;andamento delle vendite di un libro da lui pubblicato in presenza della contemporanea distribuzione gratuita del testo. In breve, le vendite sono state in linea con le previsioni, la libera disponibilità del libro non ha avuto alcuna influenza negativa. Però 180.000 persone hanno potuto leggere tale libro, la società nel suo complesso è stata arricchita.<br />Lo stesso Doctorow racconta come all&#8217;inizio Tor Books (il suo editore – uno dei più grandi editori di fantasy e fantascienza <em>del mondo</em>) fosse un po&#8217; scettico riguardo quest&#8217;idea balzana di offrire online gratis i libri, ma dopo i primi tentativi, adesso è l&#8217;editore stesso a spingere perché gli scrittori adottino questa tattica. E per una semplice ragione: perché così si vendono più libri!<br />Si vendono più libri perché la disponibilità libera del testo genera pubblicità, rende conosciuto il nome dell&#8217;autore. Infatti in un <a href="http://openp2p.com/lpt/a/3015">celebre articolo</a> ancora il signor O&#8217;Reilly spiega che per un artista il problema numero uno non è certo la pirateria, bensì l&#8217;anonimato. La gente non compra il romanzo del tal scrittore perché può leggerlo a sbafo o perché non piace il genere o per le critiche negative, non compra <em>perché non sa neanche che lo scrittore e il suo libro esistono!</em> La distribuzione gratuita online può far molto per ovviare al problema.
</p>
<p>Qui i miscredenti fanno notare che il &#8220;trucco&#8221; funzionerà finché saranno pochi gli autori ad adottare questa tattica, quando tutti o quasi distribuiranno liberamente, sparirà la novità e la gran parte degli artisti torneranno nell&#8217;anonimato. Forse, ma nel frattempo i rapporti di forze potrebbero cambiare. Un mondo di opere libere significa che se io scrivo una recensione negativa di un romanzo della signora Troisi, ognuno può <em>verificare</em>, e se viceversa la Mondadori intasa di pubblicità la Rete, ognuno può controllare se le affermazioni entusiastiche corrispondono alla realtà. Credo che la possibilità di accedere alle fonti senza pagare possa cambiare il rapporto con la pubblicità tradizionale. Se prende piede l&#8217;abitudine di prima leggere <em>e poi</em> pagare, può essere che si crei un nuovo ambiente, dove la selezione naturale favorisca i più bravi e non i più ricchi.<br /><a href="http://sourceforge.net">Sourceforge.net</a> è uno dei più frequentati siti di Internet. Raccoglie progetti software <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Open_source">open source</a></em> e gratuiti. Allo stato attuale ci sono 133.256 progetti, eppure se si controlla <a href="http://sourceforge.net/top/topalltime.php?type=downloads">la pagina con i progetti più scaricati</a>, si può notare come molti di questi siano di qualità eccelsa. I migliori sono stati premiati. <em>eMule</em> è il notissimo programma di <em>filesharing</em>, programma che uso regolarmente, <em>Azureus</em> è un <em>client</em> BitTorrent (non il migliore, il migliore è <a href="http://www.utorrent.com/"><em>uTorrent</em></a>, anch&#8217;esso gratuito – ma comunque <em>Azureus</em> è buon secondo), <em>VirtualDub</em> è un programma di editing video che, in un centesimo dell&#8217;occupazione di memoria di mastodonti come Adobe Premiere, svolge una marea di funzioni (è il programma che uso per tagliare, montare, e correggere i colori dei video che metto qui sul blog), <em>guliverkli</em> racchiude vari sottoprogetti tra i quali il <em>Media Player Classic</em>, il miglior player multimediale per Windows.<br />In TV o sui giornali non si è mai visto uno spot per <em>Azureus</em> o <em>VirtualDub</em>, e nonostante questo i download si contano a <em>decine di milioni</em>.<br />Non vedo perché con la letteratura non possano attivarsi gli stessi meccanismi, facendo emergere le opere più meritevoli.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/suc_vdub.jpg" alt="VirtualDub" /><br />
<em>Uno screenshot di VirtualDub. Maggiori informazioni al <a href="http://www.virtualdub.org/">sito ufficiale</a></em></p>
<p>Riassumendo, i vantaggi di un&#8217;abolizione delle attuali norme sul copyright – o anche solo un ritorno alla punibilità per il solo lucro, il che renderebbe legale la distribuzione gratuita via Internet  da parte di chiunque:
<ul>
<li>Costo zero per chi vuole usufruire dell&#8217;arte, con aumento della diffusione, a beneficio di tutta la società.</li>
<li>Maggiori vendite per gli artisti coinvolti, perché la distribuzione in Rete garantisce pubblicità.</li>
<li>Ulteriore incentivo per i nuovi artisti, dato che le possibilità di guadagno sono <em>aumentate</em>.</li>
</ul>
<p>E gli svantaggi? <strong>Nessuno</strong>.<br />Qui ci sono analogie con il Proibizionismo e la &#8220;Guerra alla Droga&#8221;. Liberalizzare le droghe significa privare la Mafia e le altre organizzazioni criminali di enormi guadagni, significa far sparire tutti i reati connessi ai prezzi artificialmente alti delle sostanze, significa poter fornire prodotti più controllati e meno dannosi per la salute. Non lo si fa perché sarebbe <strong>immorale</strong>.<br />Con il copyright è uguale: stringi stringi la motivazione di chi vuole mantenere o inasprire il presente stato di cose è che è <strong>immorale</strong> usufruire di un servizio senza pagare.<br />Nei due campi c&#8217;è chi parla così sapendo di mentire (la già citata Mafia nel caso della droga, e la <a href="http://mafiaa.org/">MAFIAA</a> nel caso del copyright): costoro si mascherano da difensori della moralità solo per coprire ben più concreti interessi economici. Per gli altri, quelli sul serio convinti che sia un problema morale, non ho risposte, perché questi sono in pratica quelli che citavo a inizio articolo, quelli che non pensano che la diffusione dell&#8217;arte sia in assoluto un beneficio per la società.<br />Ben inteso, il fatto che non possieda i mezzi retorici o di coercizione fisica per convincere i &#8220;moralisti&#8221; non implica che la mia posizione e la loro siano sullo stesso piano. Ripeto: <em>io ho ragione</em>. <strong>Punto</strong>.
</p>
<p>Concludo raccomandando di leggere Doctorow, perché gli argomenti sono interessanti, la prosa brillante e nel primo articolo scrive persino come Capitan Gambero, facendo il pirata! Arrrrr!&nbsp;(sic)</p>
<p><strong>Edit del 12 Gennaio 2009</strong>: <em>Content</em> è disponibile anche in lingua italiana. Vedi relativa <a href="/2010/01/12/content-in-italiano/">segnalazione</a>.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>note:<br /><a name="cop_nota_1"></a>&nbsp;<sup>[1]</sup>&nbsp;<a href="#cop_nota_1_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Prendiamo <a href="http://www.youtube.com/">YouTube</a>, il famoso sito di condivisione di video. YouTube spende da 1 a 6 milioni di dollari al mese per acquistare la banda necessaria a fornire il servizio. E i video su YouTube hanno qualità infima. Se un’azienda volesse vendere film in formato HD (tipo Blu-Ray) usando Internet come mezzo di distribuzione avrebbe spese enormi in termini di banda da acquistare. Tali costi sarebbero ugualmente inferiori a quelli di un trasporto del disco fisico fino ai negozi, ma non sarebbero certo prossimi a zero. Lo zero si raggiunge solo quando si ha l’attiva collaborazione di migliaia e più nodi, come avviene nei sistemi peer-to-peer (P2P). Ognuno dei nodi deve sostenere una spesa infinitesimale e nel complesso il sistema sposta quantità enormi di dati. Ma questo significa che molteplici copie devono esistere in diversi nodi, violando così il copyright.<br />
L’unica eccezione può essere l’editoria: i libri sono piccolissimi e a differenza dei film o dei videogiochi non è prevedibile che crescano in grandezza con il passare del tempo (riguardo ai film si parla già di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ultra_High_Definition_Video">Ultra HD</a>). In altre parole un editore, pur mantenendo un solo punto di distribuzione, può lo stesso diffondere i suoi libri via Internet a un costo prossimo allo zero.<br />
<strong>EDIT:</strong> YouTube ha cominciato a “trasmettere” anche in HD, ma ha aggiunto la pubblicità&#8230;</p>
<p><a name="cop_nota_2"></a>
<p>&nbsp;<sup>[2]</sup>&nbsp;<a href="#cop_nota_2_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Per fortuna dopo un paio d’anni di tira e molla le richieste della MLB sono state respinte: non è possibile pretendere di avere il copyright sui <em>fatti</em>. Ma non dubito ci riproveranno e magari la prossima volta troveranno giudici e politici più “malleabili”&#8230;</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Content-Selected-Technology-Creativity-Copyright/dp/1892391813/"><em>Content</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://craphound.com/content/">Il sito di <em>Content</em> da cui è possibile scaricare il testo completo</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.eff.org/">Il sito della Electronic Frontier Foundation in prima linea nella difesa delle libertà digitali</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://torrentfreak.com/">TorrentFreak, uno dei siti più aggiornati per le notizie riguardanti il P2P</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.freedom-to-tinker.com/">Freedom to Tinker, noto blog che si occupa degli argomenti trattati nell&#8217;articolo</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.infinite-interactive.com/puzzlequest.php">Il sito ufficiale di <em>Puzzle Quest</em><br />
</a></p>
<p align="left">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cose da un altro mondo</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Sep 2008 20:40:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel 1845 il Capitano Sir John Franklin partì dall&#8217;Inghilterra con 128 uomini e due navi equipaggiate di tutto punto per la navigazione in acque polari. Il suo scopo era trovare il Passaggio a Nordovest, ovvero tracciare una rotta che portasse dall&#8217;Oceano Atlantico all&#8217;Oceano Pacifico passando lungo la costa settentrionale del Canada, tra i ghiacci dell&#8217;Oceano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1845 il Capitano Sir John Franklin partì dall&#8217;Inghilterra con 128 uomini e due navi equipaggiate di tutto punto per la navigazione in acque polari. Il suo scopo era trovare il Passaggio a Nordovest, ovvero tracciare una rotta che portasse dall&#8217;Oceano Atlantico all&#8217;Oceano Pacifico passando lungo la costa settentrionale del Canada, tra i ghiacci dell&#8217;Oceano Artico.<br />Nei tre anni successivi le due navi, la HMS <em>Erebus</em> e la HMS <em>Terror</em>, tenteranno invano di aprirsi una via. Intrappolate nel pack artico, saranno abbandonate dagli equipaggi. I marinai di Franklin proveranno a tornare alla civiltà marciando a piedi per centinaia di chilometri di desolazione: non sopravvivrà nessuno.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/cdm_hms_terror.jpg" alt="HMS Terror" /><br />
<em>La HMS Terror intrappolata nei ghiacci artici durante una precedente spedizione (1836- 1837), da un disegno del Capitano George Back</em></p>
<p>Quel che sia davvero successo alla spedizione non è mai stato accertato. È opinione comune che a uccidere Franklin e i suoi uomini sia stata una combinazione di scorbuto, polmonite, tubercolosi, avvelenamento da piombo dovuto al cibo inscatolato e cannibalismo. Tuttavia le cose potrebbero anche essersi svolte in maniera diversa&#8230;
</p>
<p>Nel suo ultimo romanzo, <strong><em>The Terror</em></strong> (titolo italiano: <em>La Scomparsa dell&#8217;Erebus</em>), Dan Simmons suggerisce che oltre alle delizie già elencate, gli equipaggi siano stati vittime di una misteriosa creatura, dotata di forza e abilità sovrannaturali.<br />Due navi bloccate dai ghiacci nel circolo polare artico, isolate e senza possibilità di ricevere aiuto, e in più assalite da una bestia maligna: se la trama non suona originale è perché è una rielaborazione di un classico della fantascienza, ovvero <strong><em>Who Goes There?</em></strong> (titolo italiano: <em>La &#8220;cosa&#8221; da un altro mondo</em>), romanzo breve di John W. Campbell Jr.<br />Dalla &#8220;cosa&#8221; sono state anche tratte due versioni cinematografiche, forse più famose del romanzo stesso: <strong><em>The Thing from Another World</em></strong> (<em>La Cosa da un Altro Mondo</em>) del 1951 e <strong><em>The Thing</em></strong> (<em>La Cosa</em>) del 1982 per la regia di John Carpenter.
</p>
<p>Il romanzo di Campbell è del 1938. Penso sia interessante osservare come una stessa storia sia stata interpretata in maniera diversa nel 1938, 1951, 1982 e 2007. Devo però avvertire che non ci sarà molto modo di esercitare il sarcasmo né riuscirò a insultare nessuno, anche se Simmons mi è un po&#8217; antipatico!</p>
<hr />
<a name="c1938"></a>
<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/cdm_who_goes.jpg" alt="Copertina di Who Goes There?" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>Who Goes There?</strong><br />
Titolo italiano: <strong>La &#8220;cosa&#8221; da un altro mondo</strong><br />
Autore: <strong>John W. Campbell Jr.</strong></p>
<p>Anno: <strong>1938</strong><br />
Nazione: <strong>USA</strong><br />
Lingua: <strong>Inglese</strong></p>
<p>Genere: <strong>Fantascienza</strong><br />
Pagine: <strong>137</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Campbell scrive <strong><em>Who Goes There?</em></strong> nel 1938, usando lo pseudonimo di Don A. Stuart. Campbell era già famoso come autore di <em>space opera</em> avventurosa, piena d&#8217;invenzioni mirabolanti e avvenimenti catastrofici – ed era molto bravo: un romanzo come <em>The Mightiest Machine</em> (titolo italiano: <em>I Figli di Mu</em>) se letto ai giorni nostri può a tratti risultare ingenuo e <em>inforigurgitoso</em>, ma rimane lo stesso divertentissimo. <strong>Io</strong> mi sono divertita! – tuttavia all&#8217;epoca era considerata narrativa di serie B, e così per le sue storie più &#8220;serie&#8221; Campbell usava uno pseudonimo.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/cdm_mu.jpg" alt="Copertina de I Figli di Mu" /><br />
<em>Copertina de I Figli di Mu</em></p>
<p>In <strong><em>Who Goes There?</em></strong>, una spedizione scientifica al Polo Sud trova una nave spaziale sepolta da milioni di anni nel ghiaccio. Nel tentativo di liberarla, gli scopritori compiono la scelta sbagliata, pensando bene di sciogliere il ghiaccio usando bombe incendiarie! La nave spaziale viene così accidentalmente distrutta. Ma non tutto è perduto: a poca distanza dal relitto, in un blocco di ghiaccio, è rimasta surgelata un&#8217;inquietante creatura, evidentemente uno dei passeggeri dell&#8217;UFO. Gli scienziati riportano il blocco alla loro base.<br />Dopo un&#8217;accanita discussione su cosa fare del mostro, si decide di sciogliere il blocco e iniziare a studiare la carcassa della creatura. Purtroppo per loro la creatura non è proprio morta&#8230;</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/cdm_thing1.jpg" alt="La cosa di Campbell" /><br />
<em>La &#8220;cosa&#8221; scoperta tra le nevi del Polo Sud vista dall&#8217;illustratore George Barr sulla base della descrizione di Campbell</em></p>
<p><strong><em>Who Goes There?</em></strong> inizia con la discussione di cui sopra, nella quale sono anche riassunti i fatti relativi alla scoperta della nave spaziale. Una volta presa la decisione di procedere con l&#8217;autopsia della &#8220;cosa&#8221;, il romanzo si muove a ritmo velocissimo, senza più pause fino al termine. È per molti versi uno scorrere fin troppo frenetico, che lascia un po&#8217; l&#8217;amaro in bocca, perché certe situazioni meriterebbero maggior approfondimento. Ma dal mio punto di vista è da apprezzare come Campbell mantenga sempre l&#8217;attenzione sugli aspetti <strong>essenziali</strong> della storia che sta narrando, senza mai perdersi in quisquiglie.
</p>
<p>Uno degli aspetti essenziali è la &#8220;cosa&#8221; stessa. La &#8220;cosa&#8221; è una creatura intelligentissima, con poteri telepatici e malvagia fino al midollo. La &#8220;cosa&#8221; inoltre è in grado di &#8220;assorbire&#8221; qualunque essere che venga in contatto con lei. Una volta contaminato dalla &#8220;cosa&#8221; un uomo o un animale si trova le proprie cellule sostituite da quelle della &#8220;cosa&#8221; e in poco tempo non è più lui ma un&#8217;altra &#8220;cosa&#8221;, che però rimane ancora parte della &#8220;cosa&#8221; originaria.<br />
<blockquote>«Che cosa aveva intenzione di fare?» Barclay fissò il telo cerato.<br />Blair sogghignò, sgradevolmente. L&#8217;aureola ondeggiante di capelli sottili che gli cingeva la testa calva fremette in un soffio d&#8217;aria.<br />«Impadronirsi del mondo, immagino.»<br />«Impadronirsi del mondo? Così, da solo?» ansimò Connant. «Diventare un dittatore solitario?» <br />«No.» Blair scosse il capo. Il bisturi con il quale stava giocherellando cadde; si chinò a raccoglierlo, e il suo volto rimase nascosto, mentre parlava. «Sarebbe diventato la popolazione del mondo.»<br />«Diventato&#8230; avrebbe popolato il mondo? Si riproduce asessualmente?» <br />Blair scosse ancora il capo e deglutì. <br />«Non&#8230; non ne ha bisogno. Pesava quaranta chili. Charnauk <em>[qui si sta parlando dei cani da slitta, prime vittime della "cosa"]</em> ne pesava circa quarantatre. Sarebbe diventato Charnauk, e gli sarebbero rimasti ancora quaranta chili per diventare&#8230; oh, Jack, per esempio, o Chinook. Può imitare qualunque cosa&#8230; cioè, può diventare qualunque cosa. Se avesse raggiunto l&#8217;oceano antartico, sarebbe diventato una foca, o magari due foche. E le foche avrebbero potuto aggredire un&#8217;orca, e diventare orche, oppure un branco di foche. O forse avrebbe catturato un albatros, una procellaria, e sarebbe arrivato a volo nell&#8217;America meridionale.» <br />Norris bestemmiò sottovoce. <br />«E ogni volta che avesse digerito qualcosa e l&#8217;avesse imitata&#8230;» <br />«Avrebbe avuto a disposizione la sua massa originaria, per ricominciare,» terminò Blair. «Niente potrebbe ucciderlo. Non ha nemici naturali, perché diventa quello che vuole diventare. Se una orca l&#8217;avesse aggredito, sarebbe diventato un&#8217;orca. Se fosse stato un albatros, e un&#8217;aquila l&#8217;avesse attaccato, sarebbe diventato un&#8217;aquila. Dio, poteva diventare un&#8217;aquila femmina, tornare indietro, fare un nido e deporre le uova!»<br />«Sei sicuro che quella cosa infernale sia morta?» chiese sottovoce il dottor Copper.<br />«Si, grazie al cielo,» ansimò il piccolo biologo. <em>[ma non è vero, la "cosa" non è morta!!!]</em></p></blockquote>
<p>La proprietà della &#8220;cosa&#8221; di essere al contempo una e molti, verrà sfruttata per scoprire chi tra gli scienziati non è più lui ma solo un&#8217;imitazione, nella famosa scena dell&#8217;esame del sangue, scena che diventerà un momento chiave anche nel film di Carpenter.
</p>
<p>Il punto saliente della lotta alla &#8220;cosa&#8221; nel romanzo di Campbell è la razionalità dei personaggi coinvolti. Tutto il &#8220;cast&#8221;, &#8220;cosa&#8221; in testa, si comporta sempre in maniera lucida, con freddezza e determinazione. Non c&#8217;è gente che gira da sola negli angoli bui della base, né tizi che danno fuori di testa, o altre scene ormai presenti in ogni tipo di film/romanzo simile. Qui abbiamo degli scienziati, persone considerate intelligenti, e come tali si comportano. Dall&#8217;altra parte la &#8220;cosa&#8221; proviene da una civiltà in grado di viaggiare tra le stelle, perciò una creatura evoluta, e dimostrerà di esserlo.<br />Ho apprezzato molto. Come invece non apprezzo la diffusa tendenza a giustificare personaggi che si comportino in maniera irrazionale in situazioni di stress, anzi, in qualche maniera tale comportamento viene considerato più &#8220;realistico&#8221;. In realtà più spesso che non è l&#8217;autore a non saper come cavarsi fuori dagli impicci se non riducendo artificialmente il quoziente intellettivo delle persone coinvolte. Campbell ha rispetto per i suoi personaggi e per i lettori, e nessuno si comporterà da idiota.<br />È probabile influisca anche una visione di fondo nei riguardi della scienza: in Campbell gli scienziati in quanto tali sono personaggi positivi, appunto razionali e intelligenti, mentre già nel film del &#8217;51 saranno considerati dei bambini troppo cresciuti, che si baloccano con giocattoli che sarebbe meglio lasciar perdere. Nel &#8217;51 non ci si può più fidare degli scienziati; come spiegherà un personaggio: è la stessa gentaglia che ha inventato la bomba atomica! Bastardi!</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/cdm_tsar.jpg" alt="Tsar Bomba" /><br />
<em>Il 30 Ottobre 1961 i sovietici fecero detonare tra i ghiacci del Circolo Polare Artico il più potente ordigno mai costruito: la Tsar Bomba. Una bomba atomica della potenza di 50 megaton (50 <strong>milioni</strong> di tonnellate di tritolo). L&#8217;esplosione produsse una sfera di fuoco (nell&#8217;immagine) del raggio di quattro chilometri, visibile a più di mille chilometri di distanza. Il susseguente &#8220;fungo&#8221; si alzò per 60 chilometri nel cielo, con un diametro di 40 chilometri. L&#8217;onda d&#8217;urto fu tale da infrangere le finestre di molti palazzi in Finlandia e Norvegia, a centinaia di chilometri di distanza dall&#8217;epicentro del cataclisma</em></p>
<p>Un altro punto da notare è come i personaggi di Campbell non abbiano nessuna particolare caratterizzazione. Escluso qualche tratto fisico, sono in buona parte intercambiabili. Non so in che misura sia stata una scelta ponderata – Campbell non è che sia famoso per la complessità psicologica dei suoi personaggi – però può anche essere che abbia voluto accentuare il clima di paranoia che si crea alla base quando si scoprono i poteri della &#8220;cosa&#8221;. Così come  gli scienziati non sanno più chi sia umano e chi sia &#8220;cosa&#8221;, anche il lettore ha difficoltà a distinguere questo da quello. Si crea una particolare atmosfera d&#8217;inquietudine, che tra l&#8217;altro fa sorgere la domanda: e se tutto il mondo fosse già una &#8220;cosa&#8221;?<br />In <em>The Body Snatchers</em> (<em>L&#8217;Invasione degli Ultracorpi</em>), gli esseri umani che ormai di umano mantengono solo l&#8217;aspetto, sono distinguibili dai veri esseri umani. Gli alieni non hanno problemi a dichiararsi tali, rivendicano la loro superiorità sui terrestri. La &#8220;cosa&#8221; imita in maniera totale. Certo, data la situazione tattica, una perfetta imitazione è quello che le serve, ma si ha la netta impressione che anche quando la &#8220;cosa&#8221; avesse conquistato il mondo, all&#8217;apparenza non cambierebbe niente. E se all&#8217;apparenza non è cambiato niente, come possiamo dire che non ci sono più esseri umani? In fondo nessuno può spiare l&#8217;&#8221;anima&#8221; del prossimo, possiamo stabilire che una persona è un essere umano solo se si comporta come tale.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/cdm_kampff.jpg" alt="Macchinario per il Voight-Kampff" /><br />
<em>Un particolare dell&#8217;apparecchiatura necessaria per svolgere il test Voight-Kampff, in grado di discriminare gli esseri umani dai Replicanti. La &#8220;cosa&#8221; supererebbe il test senza difficoltà</em></p>
<p>Campbell segue il precetto di narrare solo l&#8217;essenziale anche riguardo l&#8217;ambientazione. Pochissimi paragrafi sono spesi per il gelo del Polo Sud, ma è sottolineato con maestria il punto chiave delle condizioni del tempo. All&#8217;inizio la base è isolata, senza possibilità di ricevere aiuto dall&#8217;esterno, e questo acuisce il senso di pericolo e paura; più avanti il tempo migliora e invece di allentarsi la tensione aumenta, perché significa che la &#8220;cosa&#8221; ha la possibilità di allontanarsi e forse di contaminare altri insediamenti, divenendo impossibile da fermare.<br />È un ottimo esempio di gestione della narrazione. Il cuore della storia di Campbell è la lotta fra &#8220;cosa&#8221; e scienziati, il resto ha valore solo fin quando contribuisce alla causa.
</p>
<p>Il romanzo termina con un lieto fine. In qualche misura fin troppo lieto date le premesse: non solo gli scienziati riescono a distruggere la &#8220;cosa&#8221;, ma s&#8217;impossessano anche  dell&#8217;affare antigravitazionale che la &#8220;cosa&#8221; stessa stava costruendo per fuggire dalla base. Non è un finale forzato, però non ha l&#8217;impatto emotivo che avrebbe potuto avere un finale con la &#8220;cosa&#8221; libera di conquistare il mondo.
</p>
<p>Una curiosità: secondo il critico Sam Moskowitz, Campbell avrebbe tratto ispirazione da episodi della sua infanzia per scrivere il romanzo. Infatti la madre di Campbell aveva una sorella gemella, e pare che le due spesso si scambiassero ruolo di nascosto, allo scopo di tirare brutti scherzi al povero bambino&#8230;</p>
<hr />
<a name="c1951"></a>
<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/cdm_thing_faw.jpg" alt="Locandina di The Thing from Another World" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>The Thing from Another World</strong><br />
Titolo italiano: <strong>La Cosa da un Altro Mondo</strong><br />
Regia: <strong>Christian Nyby</strong></p>
<p>Anno: <strong>1951</strong><br />
Nazione: <strong>USA</strong><br />
Studio: <strong>Winchester Pictures Corporation</strong><br />
Genere: <strong>Fantascienza con vegetali molesti</strong><br />
Durata: <strong>1 ora e 27 minuti</strong></p>
<p>Lingua: <strong>Inglese</strong>
</td>
</tr>
</table>
<p>Tredici anni dopo la pubblicazione del romanzo di Campbell, Howard Hawks (famoso regista tra gli altri di <em>Scarface</em>, <em>Sergeant York</em>, <em>Red River</em>, <em>Rio Lobo</em>), decide di trarne un film. Ufficialmente la regia è del suo aiutante Christian Nyby, ma secondo gli stessi attori, era Hawks a dirigere.</p>
<p><strong><em>The Thing from Another World</em></strong> ha solo alcuni punti di contatto con la storia originale. Alcune differenze sono spiegabili con il diverso clima politico e tecnologico seguito alla Seconda Guerra Mondiale, ma altre non hanno giustificazione se non un tentativo di rendere il materiale più accessibile alla &#8220;massa&#8221;, riducendo la complessità della vicenda.<br />Alla fine ne esce tutto sommato un film decente, che però lascia deluso chi si aspettava una trasposizione fedele.<br />
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<tbody>
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<td align="center">
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/09/01/cose-da-un-altro-mondo/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/the_thing_from_another_world_trailer.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Trailer di The Thing from Another World</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>La differenza più grande riguarda la &#8220;cosa&#8221; stessa: sparita è la capacità di imitare altri esseri viventi, sparita è la telepatia, sparita è anche l&#8217;intelligenza. Rimane un mostro che somiglia vagamente alla creatura del dottor Frankenstein, e che vagola per la base ad ammazzare chi gli capiti a tiro. Quando sarà organizzata una trappola per questa &#8220;cosa&#8221;, lei ci cascherà come una rapa. E ho detto rapa non per caso, perché nel film è stabilito che la &#8220;cosa&#8221; è in realtà un vegetale!</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/cdm_faw_ss1.jpg" alt="Un fotogramma da The Thing from Another World" /><br />
<em>Scott [Il tipo alto e con la pelata a sinistra]: «Ma è come se&#8230; come se steste descrivendo una specie di&#8230; super-carota»<br />Carrington [lo scienziato al centro]: «Avete quasi indovinato. Questa&#8230; carota, come voi la chiamate, ha costruito un apparecchio capace di volare per milioni di chilometri attraverso lo spazio, sospinto da una forza che a noi è sconosciuta» <br />Scott: «Una carota di genio&#8230; mi gira la testa!» [e sì, questo dialogo nel film è da intendersi serio!]</em></p>
<p>Il rinunciare al potere più inquietante della &#8220;cosa&#8221;, significa che il terrore può essere comunicato solo dall&#8217;aspetto esteriore dell&#8217;essere. Lee Greenway, che si occupava del makeup della &#8220;cosa&#8221;, preparò non meno di 18 modelli diversi prima che Hawks fosse soddisfatto. Ma è difficile giudicare a priori la reazione della gente, così l&#8217;attore James Arness fu costretto a conciarsi da &#8220;cosa&#8221; e venne spedito in giro per Los Angeles. Si ripeté l&#8217;esperimento con vari makeup, finché le persone per strada non cominciarono a spaventarsi sul serio.<br />James Arness non la prese bene: dichiarò che travestito da &#8220;cosa&#8221; si sentiva una carota gigante ed era uno dei ruoli più imbarazzanti della sua carriera. Non si presentò neanche alla &#8220;prima&#8221; del film. <br />Dopo tanta fatica, minuti e minuti di girato con primi piani della &#8220;cosa&#8221; vennero eliminati in fase di montaggio: vista da vicino la creatura faceva solo ridere&#8230;</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/cdm_arness.jpg" alt="James Arness" /><br />
<em>James Arness nei panni della &#8220;cosa&#8221;, in tutto il suo&#8230; ehm, terrificante splendore?</em></p>
<p>Un&#8217;altra differenza tra romanzo e film del &#8217;51 riguarda gli scienziati e il ruolo della scienza. Tanto per iniziare la base non è più di esclusiva proprietà delle teste d&#8217;uovo. A comandare sono i militari, personaggi simpatici, sicuri di sé, che sanno sempre quel che è giusto fare. Con loro anche un giornalista, che però non ha il ruolo di &#8220;denuncia&#8221; che così spesso è attribuito alla categoria nei film odierni. Il giornalista è lì per testimoniare gli eventi, ma sempre nell&#8217;ottica del superiore interesse dell&#8217;America. Quando non arriva il permesso di riferire certe notizie, il giornalista patriotticamente si adegua.<br />Gli scienziati sono dei bambocci. Non si capisce che esperimenti svolgano, e non ha grande importanza, tanto la ricerca scientifica è <em>fuffa</em>, e se non è <em>fuffa</em>, è roba dannosa che riguarda l&#8217;energia atomica.<br />
Quando il dottor Carrington implora i militari di aiutarlo per tentare di comunicare con la creatura – ché chissà quali conoscenze possiede e lo scopo dell&#8217;uomo è la ricerca della conoscenza – il patetico scienziato è ridicolizzato. Se proprio si vuol parlare alla &#8220;cosa&#8221; bisogna usare un solo linguaggio: quello delle fucilate!<br />Qui più di un critico ha inteso la &#8220;cosa&#8221; come metafora del pericolo comunista (chiave interpretativa di una bella fetta della fantascienza cinematografica anni &#8217;50), dato che ai comunisti spari e basta. Per me è una faccenda più profonda: è proprio un atteggiamento generale riguardo l&#8217;ignoto. Che sia alieno, indiano o comunista poco cambia: di fronte allo strano, allo sconosciuto, al difficilmente comprensibile, al problematico, la scelta corretta dev&#8217;essere usare la violenza.<br />La violenza è stata ed è la principale soluzione a ogni tipo di problema, come spiega il professor Dubois in <em>Fanteria dello Spazio</em> (1959) di R.A. Heinlein:<br />
<blockquote>Una nostra compagna gli disse a bruciapelo: — Mia madre sostiene che la violenza non ha mai risolto niente.<br />— Ah, sì? — Il signor Dubois la guardò come se non la vedesse. — Sicuramente i cartaginesi sarebbero lieti di saperlo. Perché tua madre non va a dirglielo? O perché non lo fai tu? <br />Non era la prima volta che litigavano, visto che nella sua materia non si poteva essere bocciati non c&#8217;era bisogno di tenersi buono il signor Dubois.<br />— Mi sta prendendo in giro? — ribatté lei, irritata. — Lo sanno tutti che Cartagine è stata distrutta migliaia di anni fa.<br />— Mi era sembrato che fossi tu a non saperlo — disse lui con aria cupa. — Ma, dal momento che lo sai, non sembra anche a te che la violenza abbia deciso il destino di quella città in maniera alquanto definitiva? In ogni caso, non stavo prendendo in giro te personalmente, stavo deridendo una teoria decisamente assurda, abitudine alla quale non rinuncerò mai. A chiunque si attenga alla dottrina storicamente inesatta, e completamente immorale, che la violenza non ha mai risolto niente, vorrei consigliare di evocare i fantasmi di Napoleone Bonaparte e del duca di Wellington, e lasciare che discutano la cosa tra loro. Il fantasma di Hitler potrebbe fare da arbitro e la giuria potrebbe essere formata dal dodo, dall&#8217;alca impenne e dal piccione viaggiatore. La violenza e la forza bruta nella storia hanno risolto più situazioni di qualsiasi altro elemento, e chiunque pensa il contrario è un illuso. Le specie intelligenti che hanno dimenticato questa verità fondamentale hanno regolarmente pagato l&#8217;errore con la vita e la libertà.</p></blockquote>
<p>Sul ruolo e la moralità della violenza si può discutere, ma dal punto di vista narrativo è indubbio che partire dal presupposto dello &#8220;sparare a vista&#8221; dona all&#8217;opera in questione un ritmo invidiabile. Senza pastoie etiche la lotta tra uomini e &#8220;cosa&#8221; si sviluppa veloce e divertente, con discrete scene d&#8217;azione. Tra l&#8217;altro ciò si sposa bene con una caratteristica dei film di Hawks, ovvero il dialogo fitto, realistico, con più voci che si sovrappongono.
</p>
<p>Nell&#8217;analizzare <strong><em>The Thing from Another World</em></strong> si deve poi tener conto del fenomeno dischi volanti. Il 24 Giugno 1947 Kenneth Arnold fu uno dei primi ad avvistare un gruppo di UFO che se ne andava a zonzo nel cielo sopra lo stato di Washington. Da quel giorno gli avvistamenti si susseguirono e il 7 luglio un disco volante cadrà nei pressi di Roswell nel New Mexico, anche se la notizia trapelerà solo l&#8217;anno successivo.<br />Non è perciò un caso se una delle scene più memorabili del film è quella che dimostra come la nave spaziale della &#8220;cosa&#8221; sia in effetti un UFO.<br />
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<td align="center">
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/09/01/cose-da-un-altro-mondo/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/the_thing_faw1.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>L&#8217;astronave della &#8220;cosa&#8221; è un disco volante! La colonna sonora di The Thing from Another World è stata composta da Dimitri Tiomkin usando strumenti inconsueti, come il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Theramin">theramin</a></em>
</td>
</tr>
</tbody>
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<p>La paranoia riguardo i dischi volanti è anche alla base della tirata finale del giornalista.<br />
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<a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/09/01/cose-da-un-altro-mondo/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/the_thing_faw2.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
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<td align="center">
<em>Scott: «[...] lancio a voi un monito: tutti voi che ascoltate la mia voce, dite al mondo, ditelo a tutti dovunque si trovino: attenzione al cielo; dovunque scrutate il cielo&#8230;!»</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Come dargli torto? Il pericolo era, anzi <strong>è</strong> reale! Basta guardare <em>Earth vs. the Flying Saucers</em> (1956).<br />
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<td align="center">
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/09/01/cose-da-un-altro-mondo/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/earth_vs_trailer.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Trailer di Earth vs. the Flying Saucers</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Dunque, come già detto, un film passabile. Non però a livello di altra fantascienza cinematografica anni &#8217;50, tipo <em>The War of the Worlds</em> (1953), <em>Forbidden Planet</em> (1956) o <em>Invasion of the Body Snatchers</em> (1956).<br />Un ulteriore punto di merito per l&#8217;unico personaggio femminile, Nikki, che invece di essere la consueta damigella in pericolo, è un personaggio forte e risoluto.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/cdm_italia.jpg" alt="Locandina italiana" /><br />
<em>Locandina italiana. Come spesso capita i distributori nostrani non hanno idea di quel che distribuiscono, per loro a invadere la Terra sono &#8220;i ciclopi di Marte&#8221;&#8230; &#8220;i ciclopi di Marte&#8221;!!! No comment</em></p>
<hr />
<a name="c1982"></a>
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<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/cdm_thing_c.jpg" alt="Locandina di The Thing" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>The Thing</strong><br />
Titolo italiano: <strong>La Cosa</strong><br />
Regia: <strong>John Carpenter</strong></p>
<p>Anno: <strong>1982</strong><br />
Nazione: <strong>USA</strong><br />
Studio: <strong>Universal Pictures</strong><br />
Genere: <strong>Fantascienza</strong><br />
Durata: <strong>1 ora e 49 minuti</strong></p>
<p>Lingua: <strong>Inglese</strong>
</td>
</tr>
</table>
<p>John Carpenter aveva apprezzato il film del &#8217;51 – nel suo <em>Halloween</em> (1978) c&#8217;è una scena con un televisore che trasmette <strong><em>The Thing from Another World</em></strong> – ma per fortuna nel realizzare il remake è stato molto più fedele al romanzo di Campbell che non all&#8217;opera di Hawks.<br />
<table align="center" border="0">
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<tr>
<td align="center">
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/09/01/cose-da-un-altro-mondo/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/the_thing_trailer.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Trailer di The Thing</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>La &#8220;cosa&#8221; riprende le sue capacità mimetiche e la propria intelligenza inumana anche se rimane ancora priva dei poteri telepatici. Carpenter insiste sugli aspetti più strettamente d&#8217;orrore della vicenda, e la sua &#8220;cosa&#8221; è un incubo biologico degno del Lovecraft di <em>At the Mountains of Madness</em> (<em>Alle Montagne della Follia</em>) – forse non proprio a caso, dato che Carpenter è un noto appassionato del solitario di Providence.<br />Gli effetti speciali sono notevoli. La &#8220;cosa&#8221; ha una concretezza, una (viscida) presenza fisica che è raro vedere nelle creature CG che hanno fatto furore negli ultimi anni.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/cdm_t1.jpg" alt="Un fotogramma da The Thing (1)" /><br />
<br /><img src="/wp-content/cdm_t2.jpg" alt="Un fotogramma da The Thing (2)" /><br />
<br /><img src="/wp-content/cdm_t3.jpg" alt="Un fotogramma da The Thing (3)" /><br />
<br /><img src="/wp-content/cdm_t4.jpg" alt="Un fotogramma da The Thing (4)" /><br />
<em>Quattro visioni della &#8220;cosa&#8221;</em></p>
<p>Militari, donne e giornalisti scompaiono e la base polare torna nelle mani degli scienziati. Forse. In realtà che mestiere facciano i personaggi nel film di Carpenter non è che sia molto chiaro. Vediamo i nostri eroi ubriacarsi, drogarsi, guardare vecchi spettacoli in TV o giocare a biliardo. Non c&#8217;è traccia di mezzo esperimento. In più hanno a disposizione un lanciafiamme, cosa avrebbero dovuto farsene?<br />Se sono scienziati, dal &#8217;38 all&#8217;82 l&#8217;Università in America ha preso una brutta piega!
</p>
<p>Nel film di Carpenter torna la paranoia presente nel romanzo. Ognuno può essere la &#8220;cosa&#8221; in incognito e i sospetti reciproci aumentano il nervosismo. La scena vitale dell&#8217;esame del sangue è un degno adattamento, anche se, per quanto possa sembrare strano, Campbell è persino più feroce.<br />Purtroppo Carpenter non segue l&#8217;esempio di Campbell per quanto riguarda la furbizia dei personaggi: scoperto che la &#8220;cosa&#8221; può assumere l&#8217;aspetto di chiunque, nel romanzo gli scienziati si organizzano per muoversi sempre in gruppo, i tizi nel film, seguendo i peggiori cliché dell&#8217;horror, continuano a girare da soli.
</p>
<p>Come nel film del &#8217;51, l&#8217;unica risposta alla &#8220;cosa&#8221; è la violenza. Ma mentre nel &#8217;51 era una scelta, nell&#8217;82 è l&#8217;unica alternativa possibile. A nessuno viene in mente che si possa comunicare con la &#8220;cosa&#8221;, non viene neanche posto il problema. Le reazioni dei personaggi &#8217;82 sono molto più &#8220;animalesche&#8221;, dettate dall&#8217;istinto, non frutto di valutazioni etiche o filosofiche. L&#8217;unica considerazione che la faccenda mi suscita è ancora: &#8220;Ma che razza di scienziati sono questi?!&#8221; Sempre se scienziati sono.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/cdm_kurt.jpg" alt="Action figure di Kurt Russel" /><br />
<em>La &#8216;action figure&#8217; di Kurt Russel che nel film interpreta il pilota di elicotteri MacReady</em></p>
<p>Nel film di Carpenter non c&#8217;è lieto fine. Anche nell&#8217;ipotesi (improbabile) che la &#8220;cosa&#8221; sia stata distrutta, gli ultimi sopravvissuti moriranno di freddo. E se, com&#8217;è più realistico, la &#8220;cosa&#8221; è ancora viva, quando arriveranno gli aiuti potrà forse riuscire a fuggire dalle lande ghiacciate del Polo e conquistare il mondo. Mi è piaciuto molto, trovo sia il finale più calzante, migliore di quello zuccheroso di Campbell.
</p>
<p><strong><em>The Thing</em></strong> è un ottimo film. L&#8217;atmosfera è cupa, carica di tensione, e c&#8217;è una virata decisa dalla fantascienza all&#8217;orrore. Non c&#8217;è dubbio che nell&#8217;insieme sia un passo avanti rispetto al film del &#8217;51, sebbene per molti versi il romanzo del &#8217;38 appaia lo stesso più &#8220;moderno&#8221;.</p>
<hr />
<a name="c2007"></a>
<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/cdm_terror.jpg" alt="Copertina di The Terror" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>The Terror</strong><br />
Titolo italiano: <strong>La Scomparsa dell&#8217;Erebus</strong><br />
Autore: <strong>Dan Simmons</strong></p>
<p>Anno: <strong>2007</strong><br />
Nazione: <strong>USA</strong><br />
Lingua: <strong>Inglese</strong><br />
Traduzione in lingua italiana: <strong>G.L. Staffilano</strong><br />
Editore: <strong>Mondadori (2008)</strong></p>
<p>Genere: <strong>Romanzo storico d&#8217;avventura con mostro</strong><br />
Pagine: <strong>757</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Dan Simmons dedica il suo romanzo al cast del film del &#8217;51, tuttavia i legami tra <em>La Scomparsa dell&#8217;Erebus</em> e <em>La &#8220;cosa&#8221;</em> sono meno stretti di quanto la trama e la dedica potrebbero far pensare. Il che è anche il problema di fondo del romanzo.<br />Dan Simmons rimane a metà guado. Da un lato il romanzo storico, con la disperata odissea della spedizione Franklin, dall&#8217;altro un romanzo di fantasy/fantascienza con la spedizione costretta a combattere contro la creatura &#8220;aliena&#8221;. Simmons si piazza in mezzo e secondo me non è una scelta felice. Letto come romanzo storico il sopraggiungere del sovrannaturale fa storcere il naso, mentre letto come romanzo fantastico ci si trova di fronte a un&#8217;opera dove più che la &#8220;cosa&#8221; contano le scorte di cibo, le malattie, il freddo artico, gli ufficiali incapaci, i subordinati riottosi e così via.<br />Siamo all&#8217;opposto di Campbell: Campbell ha scritto un romanzo mantenendo sempre fissa l&#8217;attenzione su quello che voleva raccontare, Simmons naviga a vista, spinto ora da un vento ora da un altro. Alla fine Campbell scrive intorno alle 100 pagine, senza mezza parola di troppo, Simmons di pagine ne scrive quasi 800 della quali almeno un terzo si potrebbero buttare senza pensarci due volte.<br />Campbell, come già ricordato, ha bisogno di pochi paragrafi per delineare l&#8217;ambientazione e il ruolo che questa ha nella storia, Simmons dedica una marea di pagine alla neve, al ghiaccio, alle creste di pressione, ai seracchi, al pack e agli iceberg. L&#8217;unico risultato è che a un certo punto ho esclamato (ma non a voce alta!): &#8220;L&#8217;ho capito che al Polo Nord fa freddo! Grazie!&#8221;</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/cdm_freddo.jpg" alt="Che freddo!" /><br />
<em>Dopo accurate ricerche e approfonditi studi, sono confidente nell&#8217;affermare che al Polo Nord la temperatura è bassa</em></p>
<p>Dal punto di vista della &#8220;cosa&#8221;, Simmons si affida alla mitologia esquimese e dunque la sua creatura ha solo marginali punti di contatto con le &#8220;cose&#8221; già viste. La &#8220;cosa&#8221; di Simmons pare possedere una certa capacità di mutare forma, anche se di solito appare simile a un gigantesco orso o talpa, però non è in grado di imitare altri esseri viventi. È dotata di telepatia ma solo verso persone ricettive. In compenso, nonostante dovrebbe essere intelligente, il suo comportamento è incomprensibile (a essere buoni, a essere cattivi si comporta così solo perché così serve alla trama).<br />
<a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID249235239'), this, 'Mostra spoiler riguardo la creatura &#9660;', 'Nascondi spoiler riguardo la creatura &#9650;');">Mostra spoiler riguardo la creatura &#9660;</a></p>
<div id='SID249235239' style='display:none;'>
La &#8220;cosa&#8221; di Simmons è una sorta di demone esquimese, il <em>Tuunbaq</em>, o Il Dio Che Cammina Come Un Uomo. In quanto entità divina, la creatura è in pratica invincibile. Il che vuol dire che a pagina 1 potrebbe uccidere tutti gli uomini della spedizione Franklin senza alcun problema. Non lo fa, perché?<br />E non basta: molto più avanti nel romanzo la creatura inizia a massacrare gli orsi polari, e lo scopo è privare di carne fresca gli affamati marinai. Se la creatura volesse i marinai morti potrebbe ammazzarli direttamente, se li volesse torturare potrebbe rapirli e torturarli. Perché la pantomima con gli orsi? Perché è fantasy!!! Come si vede anche autori per altri versi molto bravi spesso ci cascano.
</div>
<p>
</p>
<p>Dove i personaggi di Campbell erano quasi indistinti, Simmons presenta una moltitudine di punti di vista, spesso con stile di scrittura diverso a seconda del personaggio che presenta gli avvenimenti. Nessun personaggio mi ha colpita particolarmente e forse per questo ho apprezzato l&#8217;alternarsi dei punti di vista. Se tutto il romanzo fosse stato narrato dal Capitano Crozier o dal dottor Goodsir sarebbe stato molto noioso. È un peccato poi che la scelta del punto di vista non includa mai o quasi mai Lady Silence (la misteriosa giovane esquimese senza lingua), il gigante idiota Manson o il perfido Hickey.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/cdm_crozier.jpg" alt="Il Capitano Crozier" /><br />
<em>Il vero Capitano Francis Rawdon Moira Crozier</em></p>
<p>I personaggi di Campbell rimanevano sempre lucidi, quelli di Simmons spesso prendono le decisioni sbagliate. Purtroppo non sempre queste decisioni sbagliate possono essere giustificate, più di una volta i personaggi, come già visto con la creatura, agiscono solo in base a mere esigenze di trama.<br />
<a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1997939747'), this, 'Mostra uno spoiler su Hickey &#9660;', 'Nascondi uno spoiler su Hickey &#9650;');">Mostra uno spoiler su Hickey &#9660;</a></p>
<div id='SID1997939747' style='display:none;'>
All&#8217;inizio il progetto di Hickey di uccidere il terzo Tenente Irving poteva avere un senso, ma mesi dopo questo senso è scomparso. Se Irving non ha parlato fin a quel momento è ovvio che non lo farà più. Inoltre Hickey organizza l&#8217;omicidio in maniera dilettantesca, abbandonando la prudenza che fino a quel momento aveva contraddistinto il personaggio. Non è Hickey a uccidere Irving, ma Simmons in persona, per sterzare la trama nella direzione da lui voluta. Penoso.
</div>
<p>
</p>
<p>Il ritmo del romanzo è lento, segnato dai periodici attacchi della creatura, che dopo un po&#8217; diventano prevedibili (tranne che per i poveri personaggi, che senza problemi continuano a farsi massacrare commettendo sempre gli stessi errori – sì sto parlando della versione 1845 dell&#8217;aggirarsi da soli per gli angoli bui della base). Alcuni passaggi poi sono tediosi oltre ogni dire, per esempio la ventina di pagine con le farneticazioni di Crozier in crisi d&#8217;astinenza da alcolici. Fra l&#8217;altro queste farneticazioni svelano il finale del romanzo! Roba che quando ho letto non ci volevo credere, invece è proprio così. Qui Simmons e il suo editor dormivano, non c&#8217;è altra spiegazione.<br />Nonostante ciò, nel complesso è un romanzo che si legge volentieri. Simmons dimostra di conoscere a menadito l&#8217;ambientazione scelta. Ogni particolare riguardo navi, vestiario, cibi, organizzazione, ecc. suona verosimile. L&#8217;effetto globale è la sensazione di trovarsi lì, tra i ghiacci dell&#8217;Artico, e il desiderio di sapere se si riuscirà a salvarsi o no spinge a leggere fino alla fine.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/cdm_ogg.jpg" alt="Oggetti ritrovati" /><br />
<em>Alcuni oggetti appartenuti a uno dei marinai della spedizione Franklin, oggetti ritrovati nel corso di una delle tante missioni di salvataggio</em></p>
<p>Finale che però è un altro dei punti deboli del romanzo. La moltitudine dei punti di vista si riduce a uno solo e sono lasciate in sospeso almeno due sottotrame importanti. Inoltre Simmons decide di tagliar corto nei riguardi della creatura con un lungo &#8220;spiegone&#8221; tutto raccontato. E non entro neanche nel merito della &#8220;morale&#8221; della storia: una versione del mito ormai trito e defunto del buon selvaggio.
</p>
<p><strong><em>The Terror</em></strong> è un romanzo che penso possa piacere a chi cerca una storia d&#8217;avventura dai toni crudi (anche qui Simmons rimane a metà del guado: le scene di cannibalismo e violenza sono forse un filo esagerate per un romanzo d&#8217;avventura, ma troppo &#8220;morbide&#8221; per una storia d&#8217;orrore), specie se si ha interesse per il periodo storico. Facendo finta che la creatura sia davvero solo un grosso orso.<br />Altrimenti è un&#8217;occasione sprecata: Simmons è un bravo scrittore, la sua ambientazione è ben ricercata, le premesse sono ottime ma la storia non sa neanche lei dove voglia andare a parare.</p>
<hr />
<p style="font-size:medium"><strong>Gamberi</strong>
</p>
<p>Più che scrivere vere recensioni ero interessata a seguire l&#8217;evoluzione della &#8220;cosa&#8221;, ma per avere un&#8217;idea, i Gamberi sarebbero questi:</p>
<p><strong><em>Who Goes There?</em></strong> Un classico della fantascienza a ragione. Tre Gamberi freschi meritati.<br />
<a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Tre Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/GB3.gif" alt="Tre Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a></p>
<p><strong><em>The Thing from Another World</em></strong> Film divertente. Però si poteva fare molto di più. Stivale.<br />
<a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/stivale.gif" alt="Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a></p>
<p><strong><em>The Thing</em></strong> Carpenter ha reso giustizia a Campbell e ci ha messo del suo (nel bene e nel male). Due Gamberi freschi.<br />
<a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Due Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/GB2.gif" alt="Due Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a></p>
<p><strong><em>The Terror</em></strong> Pregi e difetti si bilanciano. Stivale.<br />
<a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/stivale.gif" alt="Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a></p>
<p>Ricordo infine che tutte le opere citate sono disponibili in formato elettronico via eMule, sia in lingua originale sia in italiano.
</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/code/9788804580027/simmons-dan/scomparsa-dell-erebus.html"><em>La Scomparsa dell&#8217;Erebus</em> su iBS.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Terror-Novel-Dan-Simmons/dp/0316017450/"><em>The Terror</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://library.nu/docs/BGXS6LHFU7/Who%20Goes%20There"><em>Who Goes There?</em> su gigapedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/dvd/5050582049046/the-thing/cosa.html"><em>La Cosa</em> (DVD) su iBS.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://film-dvd.dvd.it/dvd-fantascienza/la-cosa-da-un-altro-mondo-2-dvd/dettaglio/id-26566/"><em>La Cosa da un altro Mondo</em> (DVD) su DVD.it</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/John_W._Campbell">John W. Campbell Jr. su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Howard_Hawks">Howard Hawks su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/John_Carpenter">John Carpenter su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dan_Simmons">Dan Simmons su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Who_Goes_There%3F"><em>Who Goes There?</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0084787/"><em>The Thing</em> su IMDb</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://thething.ca/">thething.ca un sito dedicato alla &#8220;cosa&#8221;</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0044121/"><em>The Thing from Another World</em> su IMDb</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Franklin%27s_lost_expedition">La perduta spedizione Franklin su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.delosstore.it/bazaar/scheda.php?id=707">Una copia de <em>I Figli di Mu</em> presso il Delos Store</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.nuclearweaponarchive.org/Russia/TsarBomba.html">Big Ivan o Tsar Bomba</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Recensioni :: Romanzo :: Little Brother</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/05/20/recensioni-romanzo-little-brother/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2008/05/20/recensioni-romanzo-little-brother/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 May 2008 12:45:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Titolo originale: Little Brother Autore: Cory Doctorow Anno: 2008 Nazione: USA Lingua: Inglese Editore: Tor Teen Genere: Thriller, Fantascienza Pagine: 384 Più volte mi è stato chiesto di recensire romanzi che mi siano piaciuti, ci siamo quasi! Infatti Little Brother è un buon romanzo, non mi ha entusiasmata, però non è male. Diversi difetti, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/lit_brother.jpg" alt="Copertina di Little Brother" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>Little Brother</strong><br />
Autore: <strong>Cory Doctorow</strong></p>
<p>Anno: <strong>2008</strong><br />
Nazione: <strong>USA</strong><br />
Lingua: <strong>Inglese</strong><br />
Editore: <strong>Tor Teen</strong></p>
<p>Genere: <strong>Thriller, Fantascienza</strong><br />
Pagine: <strong>384</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Più volte mi è stato chiesto di recensire romanzi che mi siano piaciuti, ci siamo quasi! Infatti <strong><em>Little Brother</em></strong> è un buon romanzo, non mi ha entusiasmata, però non è male. Diversi difetti, ma molti pregi. In più è un romanzo <em>appassionante</em>. L&#8217;ho letto in due giorni, il secondo giorno rimanendo sveglia fino a tarda notte, e non mi capitava da parecchio che un romanzo riuscisse a suscitarmi tanto interesse.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Young Adult</strong>
</p>
<p><strong><em>Little Brother</em></strong> è l&#8217;ultimo romanzo dello scrittore di fantascienza Cory Doctorow. È il suo primo romanzo etichettato per &#8220;ragazzi&#8221; (young adult), è stato pubblicato da Tor Teen ed è nella categoria &#8220;Junior High School and Up&#8221; (in termini di età più o meno dai 12 anni in su).<br />La faccenda, appena l&#8217;ho saputa, non mi ha fatto piacere. Doctorow non aveva mai scritto romanzi per ragazzi e subito ho sospettato una bieca operazione commerciale. E forse lo è! Ma come nel caso di Barker con <em>Abarat</em>, anche se di operazione commerciale si è trattato, non si nota.
</p>
<p><strong><em>Little Brother</em></strong> dovrebbero leggerlo tutti i nostrani aspiranti scrittori per ragazzi, e in generale tutti coloro i quali pensano che &#8220;per ragazzi&#8221; indichi argomenti semplicisti, abolizione di sesso &amp; violenza, storie prive di originalità e ambientazioni scontate.<br />Doctorow affronta una vicenda tutt&#8217;altro che facile da trattare e lo fa senza (quasi) mai essere semplicistico. Così come, pur glissando qualche volta sui particolari più brutali, non rinuncia alla verosimiglianza: per esempio, quando a inizio romanzo il protagonista è arrestato, viene pestato, legato, bendato, lasciato senza cibo, costretto a pisciarsi addosso, minacciato di morte, ecc. <a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1647651162'), this, 'mostra piccolo spoiler &#9660;', 'nascondi piccolo spoiler &#9650;');">mostra piccolo spoiler &#9660;</a></p>
<div id='SID1647651162' style='display:none;'>
e nel finale del romanzo è anche torturato.
</div>
<p>Così pure, il futuro vicino immaginato da Doctorow, incentrato sui progressi informatici, è descritto senza timore di scendere in particolari tecnici (in realtà il problema è che scende <em>troppo</em> in particolari tecnici): <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Tunneling_protocol"><em>tunneling protocol</em></a>, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Public-key_cryptography">crittografia a chiave pubblica</a>, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Rfid">RFID</a> e <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bayesian_probability">matematica bayesiana</a> sono alcuni degli argomenti trattati.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/lit_rfid.jpg" alt="Tag RFID sottocutaneo" /><br />
<em>RFID è l’acronimo di Radio-Frequency IDentification. Un tag RFID, un circuito integrato in grado di ricevere e inviare dati, è spesso incorporato nei prodotti, per tenerne traccia prima e dopo l’acquisto. Ovviamente può essere anche impiantato sottopelle per sorvegliare un essere umano. L’immagine è della mano sinistra di Amal Graafstra: nel suo caso è stata una <a href="http://amal.net/rfid.html">scelta consapevole</a></em></p>
<p>Nel complesso è netta la sensazione che Doctorow stia trattando il lettore con <em>rispetto</em>. Il fatto che tale lettore possa avere solo 12 anni non spinge Doctorow verso facili scorciatoie. C&#8217;è un <em>abisso</em> tra un romanzo così e il fantasy per ragazzi delle nostre parti, dalla Troisi in giù. Se proprio si vuole scrivere per forza un romanzo per ragazzi, si prenda a modello Doctorow, evitando scimunite mezze elfe e mezze sceme o le avventure di Drago Pallino.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Creative Commons</strong>
</p>
<p>Il romanzo di Doctorow, oltre a essere venduto in libreria, è disponibile per il download gratuito, con licenza Creative Commons. E non solo: oltre a poter essere distribuito senza limitazioni, la licenza CC adottata da Doctorow concede anche di creare opere derivate. Il che vuol dire che ho il diritto per esempio di tradurre <strong><em>Little Brother</em></strong> o di cambiargli il finale e potrei ridistribuire questo mio lavoro senza problemi legali.<br />È un atteggiamento contro corrente rispetto alla visione attuale di molti autori, i quali ragionano solo in termini di mio! mio! <em>è tutto mio!</em> Ultimo, squallido caso, la denuncia di J.K. Rowling a un piccolo editore colpevole di voler pubblicare una sorta di enciclopedia del mondo di Harry Potter. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Harry_Potter_Lexicon#Lawsuit">Qui</a> qualche informazione sulle vicenda, e <a href="http://hatrack.com/osc/reviews/everything/2008-04-20.shtml">qui</a> l&#8217;opinione di Orson Scott Card.
</p>
<p>Invece Doctorow non solo non denuncia il prossimo, ma è <em>felice</em> che le proprie opere siano distribuite a quanti più lettori possibile.</p>
<p>Voglio citare due passaggi dello stesso Doctorow, in prefazione al romanzo:<br />
<blockquote>If I could loan out my physical books without giving up possession of them, I <em>would</em>. The fact that I can do so with digital files is not a bug, it&#8217;s a feature, and a damned fine one. It&#8217;s embarrassing to see all these writers and musicians and artists bemoaning the fact that art just got this wicked new feature: the ability to be shared without losing access to it in the first place. It&#8217;s like watching restaurant owners crying down their shirts about the new free lunch machine that&#8217;s feeding the world&#8217;s starving people because it&#8217;ll force them to reconsider their business-models. Yes, that&#8217;s gonna be tricky, <strong>but let&#8217;s not lose sight of the main attraction: free lunches!</strong></p></blockquote>
<p align="center"><img src="/wp-content/lit_free.jpg" alt="Free lunch alla giapponese" /><br />
<em>Free lunch alla giapponese, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/TANSTAAFL">con buona pace di Heinlein</a></em></p>
<p>Direi che c&#8217;è poco da aggiungere: è vero, può essere che artisti ed editori si debbano inventare un nuovo modello di business, se vogliono sopravvivere, ma questo è <em>insignificante!</em> Il fatto cruciale e bellissimo è che per la prima volta nella storia l&#8217;arte può essere riprodotta a un costo vicino allo zero e dunque essere davvero alla portata di tutti!<br />
<blockquote>Now, onto the artistic case. It&#8217;s the twenty-first century. Copying stuff is never, ever going to get any harder than it is today (or if it does, it&#8217;ll be because civilization has collapsed, at which point we&#8217;ll have other problems). Hard drives aren&#8217;t going to get bulkier, more expensive, or less capacious. Networks won&#8217;t get slower or harder to access. <strong>If you&#8217;re not making art with the intention of having it copied, you&#8217;re not really making art for the twenty-first century.</strong> There&#8217;s something charming about making work you don&#8217;t want to be copied, in the same way that it&#8217;s nice to go to a Pioneer Village and see the olde-timey blacksmith shoeing a horse at his traditional forge. But it&#8217;s hardly, you know, <em>contemporary</em>. I&#8217;m a science fiction writer. It&#8217;s my job to write about the future (on a good day) or at least the present. <strong>Art that&#8217;s not supposed to be copied is from the past.</strong></p></blockquote>
<p>Su questo punto si può dissentire, ma se non sono gli scrittori di fantascienza i primi ad abbracciare il progresso e il cambiamento, a disegnare nuove prospettive, chi dovrebbe farlo?
</p>
<p>Infine, tutti gli scrittori che hanno offerto gratuitamente le loro opere in formato digitale, hanno visto un aumento delle vendite del cartaceo. Perciò, almeno stante la congiuntura attuale, distribuire liberamente è anche un&#8217;azzeccata mossa commerciale.<br />
<blockquote>For me &#8212; for pretty much every writer &#8212; the big problem isn&#8217;t piracy, it&#8217;s obscurity (thanks to Tim O&#8217;Reilly for this great aphorism).</p></blockquote>
<p style="font-size:medium"><strong>Little Brother</strong>
</p>
<p>Il diciassettenne Marcus Yallow, un passato da giocatore di ruolo dal vivo, ha passione per la tecnologia e per Harajuku Fun Madness, un ARG (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Alternate_reality_game">Alternate Reality Game</a>). Un brutto giorno, mentre sta giocando per le vie di San Francisco ad Harajuku con i suoi tre migliori amici, si ritrova a pochi passi dal luogo di un terribile attacco terroristico: misteriosi attentatori hanno fatto saltare il <em>Bay Bridge</em>, causando migliaia di morti. Come non bastasse, nella confusione che segue Marcus &amp; compagnia sono arrestati, in pratica solo per essersi trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/lit_bridge.jpg" alt="Bay Bridge" /><br />
<em>Bay Bridge</em></p>
<p>Presi in custodia dal famigerato DHS (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/DHS">Department of Homeland Security</a>), l&#8217;agenzia governativa stile Gestapo organizzata da Bush dopo l&#8217;11 Settembre, sono tenuti prigionieri per giorni, e anche quando sono rilasciati, è intimato loro di tacere, o non saranno più trattati così &#8220;bene&#8221;, ma spediti in qualche prigione segreta in Medio Oriente. In più sono avvertiti di essere stati inseriti in una lista nera di sospetti: saranno per sempre sotto controllo, e alla prima mossa falsa di nuovo incarcerati. Ciliegina sulla torta, uno degli amici di Marcus non viene liberato, e forse è già stato trasferito fuori dai confini degli Stati Uniti&#8230;
</p>
<p>Fantascienza? Non proprio, come potrebbe testimoniare Domenico Salerno, incarcerato per 10 giorni su ordine del DHS. La sua colpa? Essersi recato in America per trovare la fidanzata. <a href="http://www.nytimes.com/2008/05/14/us/14visa.html?_r=4&amp;adxnnl=1&amp;oref=slogin&amp;ref=todayspaper&amp;adxnnlx=1210770928-TQXlZb0O1SvpV1FnNybR0Q&amp;oref=slogin">Questo</a> è l&#8217;articolo originale del <em>New York Times</em> che parla della vicenda. <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=24164&amp;sez=HOME_NELMONDO">Qui</a> una versione italiana, al sito de <em>Il Messaggero</em>.
</p>
<p>Marcus, appena libero, giura di vendicarsi del DHS e di salvare l&#8217;amico ancora in mano ai cattivi. Non sarà facile, perché sulla scia della paura suscitata dall&#8217;attentato, il DHS ha preso il controllo dell&#8217;intera città, trasformandola in uno stato di polizia.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Mettiamo che foste voi al posto di Marcus, cosa fareste? Siete stati arrestati ingiustamente, minacciati e umiliati, il vostro amico è stato &#8220;vaporizzato&#8221;, e l&#8217;intera nazione pare essersi trasformata nell&#8217;Unione Sovietica al culmine della Guerra Fredda. Una parola inopportuna, cambiare troppi treni della metropolitana o fotografare luoghi pubblici: ognuna di queste azioni potrebbe portare al carcere o peggio. In segreto e senza processo.<br />Ci sono solo tre opzioni:
<ul>
<li>Chinare la testa e fare come se nulla fosse.</li>
<li>Tentare di espatriare.</li>
<li>Combattere.</li>
</ul>
<p>È triste, ma sospetto che la prima opzione sia la più realistica. Non di meno, non funziona granché bene per un romanzo: se Luke Skywalker invece di seguire Obi-Wan Kenobi a Mos Eisley decide che ne ha già avuto abbastanza, non c&#8217;è più film.<br />La seconda opzione può portare a un bel romanzo, ma nel mondo immaginato da Doctorow sarebbe solo un palliativo: gli Stati Uniti sono all&#8217;avanguardia, ma metodi autoritari e illiberali si stanno diffondendo ovunque.<br />Rimane solo una possibilità: combattere il sistema. Infatti il DHS non è isolato: ha l&#8217;appoggio del Presidente e degli organi politici da un lato, e quello delle altre forze militari e di polizia dall&#8217;altro. In più la gran parte della popolazione, pur storcendo il naso di fronte alla riduzione delle libertà, è pronta a sottomettersi in nome di un&#8217;effimera &#8220;sicurezza&#8221; (&#8220;Those who would give up Essential Liberty to purchase a little Temporary Safety, deserve neither Liberty nor Safety.&#8221; – attribuita a Benjamin Franklin).</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/lit_franklin.jpg" alt="Benjamin Franklin" /><br />
<em>Benjamin Franklin, inventore del parafulmine</em></p>
<p>Marcus dunque combatte. Purtroppo,<em> come</em> Doctorow fa combattere Marcus non mi è piaciuto per niente, e questo è il difetto più grande del romanzo (difetto che, a differenza di altre occasioni, è <strong>soggettivo</strong>, legato ai miei gusti, più che <strong>oggettivo</strong>).<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1832658645'), this, 'mostra il finale del romanzo &#9660;', 'nascondi il finale del romanzo &#9650;');">mostra il finale del romanzo &#9660;</a></p>
<div id='SID1832658645' style='display:none;'>
Usando le parole di Angela, uno dei personaggi:<br />
<blockquote>&#8220;This is perfect, Marcus. If you want to really screw the DHS, you have to embarrass them. It&#8217;s not like you&#8217;re going to be able to out-shoot them. Your only weapon is your ability to make them look like morons.&#8221;</p></blockquote>
<p>E Marcus, grazie alle sue capacità informatiche, riuscirà a mettere più di una volta in imbarazzo il DHS. Ma che ci riuscisse o no in fondo non ha molta importanza, perché Doctorow per il suo finale si è attenuto a un cliché: Marcus confessa tutto alla mamma, la mamma ha un&#8217;amica giornalista d&#8217;assalto, Marcus fornisce le prove alla giornalista, la giornalista convince un reparto di poliziotti buoni che il DHS ha esagerato, i cattivi del DHS di San Francisco sono arrestati.<br />Non mi piace questo finale per due motivi: il primo è che tale finale non è tecnologico. Durante l’intero romanzo è costantemente sottolineato come nel futuro prossimo l’informatica diventerà sempre più cruciale per la vita di ognuno, e come questo fatto possa portare benefici a una società consapevole (o come minimo a un gruppo d&#8217;individui esperti), ma alla resa dei conti la soluzione è affidata non a una rete di computer bensì alla classica &#8220;raccomandazione&#8221;. Se la mamma di Marcus non fosse stata amica della giornalista, Marcus, con tutto il suo agitarsi e la sua abilità di hacker, sarebbe finito a Guantanamo, e fine della storia.<br />Il secondo motivo è che è un finale <em>falso</em>. Non è del tutto inverosimile, la catena degli avvenimenti ha una sua logica, la giornalista non è un <em>Deus ex Machina</em>, e tuttavia il finale stride terribilmente non l&#8217;atmosfera da <em>1984</em> che si respira in molte pagine. Non dico che <strong><em>Little Brother</em></strong> sarebbe dovuto finire male come <em>1984</em>, ma certo il lieto fine, così come avviene, <em>puzza</em> non poco.<br />Anche il racconto lungo <em><a href="http://www.infinitematrix.net/stories/shorts/after-the-siege.html">After the Siege</a></em>, secondo me uno degli scritti migliori di Doctorow, soffriva di questo problema, con un happy ending molto in contrasto con lo svolgimento precedente.<br />C&#8217;è poi l&#8217;ipotesi &#8220;complottista&#8221;: solo in apparenza <strong><em>Little Brother</em></strong> sarebbe un romanzo &#8220;rivoluzionario&#8221;, con il suo appello alla lotta, in realtà sarebbe un&#8217;arma del Potere. Farebbe credere gli aspiranti sovversivi che si possono fidare di altri, che la mamma o il giornalista o il poliziotto &#8220;buono&#8221; possono aiutarli. Ma nello scenario dipinto da Doctorow – diretta evoluzione della situazione attuale – quasi sicuramente o la mamma o il giornalista o il poliziotto lavorano per il DHS! <strong>Non fidatevi di nessuno!</strong>
</div>
<p>
</p>
<p>Oltre a tale difetto soggettivo, ci sono altri problemi, più oggettivi. Il primo è l&#8217;inforigurgito. Troppo spesso Marcus sfuma in secondo piano e la sua voce è sostituita da quella di Doctorow, intento a spiegare le meraviglie dell&#8217;informatica. Lo fa con entusiasmo e competenza, e il più delle volte scegliendo i momenti opportuni, tuttavia ci sono degli scivoloni davvero brutti. Mettersi a chiarire il perché e il percome del DNS (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Domain_Name_System">Domain Name System</a>) nel bel mezzo di una delle scene più di tensione del romanzo è un errore da dilettante.
</p>
<p>Un altro punto debole sono i personaggi. Il protagonista è caratterizzato in maniera incostante. Per un certo verso interpreta il ruolo stereotipato dell&#8217;hacker mezzo genio, però Doctorow deve aver pensato che un personaggio del genere sarebbe alla lunga risultato fastidioso e dunque il nostro eroe ha periodici cali del Quoziente Intellettivo. Può anche aver influito il desiderio di Doctorow di mostrare che le attività di Marcus non sono esclusive dei cervelloni, ma volendo sono alla portata di tutti. C&#8217;è una pagina apposita, <a href="http://www.instructables.com/member/w1n5t0n/">questa</a>, dedicata a illustrare in dettaglio alcune delle tecniche del romanzo (&#8220;w1n5t0n&#8221; – winston – chiaro riferimento a <em>1984</em>, è il nick di Marcus).</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/lit_rotolo.jpg" alt="Rotolo di carta igienica" /><br />
<em>Un rotolo di carta igienica <a href="http://www.instructables.com/id/How-to-locate-pinhole-cameras/">può essere usato per scoprire telecamere nascoste</a></em></p>
<p>Nel complesso Marcus non risulta tanto simpatico, però affascina abbastanza da voler scoprire quanto prima come si concluderà la sua storia.
</p>
<p>Altri personaggi ben delineati non ve ne sono. Il maggior numero di pagine è dedicato ad Angela (Ange), l&#8217;amore italo-americano di Marcus. Ange è la classica figura femminile dei film d&#8217;azione hollywoodiani: ha solo uno scopo decorativo.
</p>
<p>I &#8220;cattivi&#8221;, anche quando vengono chiamati per nome, rimangono nel generico. Il che però è accettabile, dato che il vero nemico non è il singolo agente di polizia o insegnante o collaboratore del Presidente, ma il &#8220;sistema&#8221; e la mentalità che incarna.
</p>
<p>Lo stile di Doctorow è molto semplice, alle volte piatto (contando che la storia è narrata in prima persona e perciò dovrebbe essere sempre &#8220;filtrata&#8221; dagli occhi di Marcus), però non è mai noioso e le scene movimentate sono rese al meglio. A parte i termini tecnici (per altro spiegati fin troppo), è un inglese senza fronzoli, quasi elementare. Da quando ho cominciato a leggere in lingua originale è forse questo il romanzo di più facile lettura che ho incontrato. Lo consiglierei a chi voglia cominciare con la narrativa di genere in inglese.
</p>
<p>Finora ho elencato solo difetti, più o meno gravi. È il caso di ribadire i pregi: <em>appassionante</em>, si legge tutto d&#8217;un fiato; <em>verosimile</em> (a parte quanto detto nello spoiler sul combattimento), scenario futuristico, sue implicazioni, e l&#8217;agire dei personaggi è credibile; <em>interessante</em>, Doctorow è bravo a suscitare curiosità riguardo a temi che a prima vista appaiono noiosi; infine è una storia <em>intelligente</em>.<br />
Non è un capolavoro come <em>1984</em> e neanche un <em>1984</em> per ragazzi, ma almeno è qualcosa di più sofisticato rispetto a Marta che deve rubare il ciondolo magico dell&#8217;Orco Filiberto per salvare il Reame di Zuppolandia.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Strategia del Colpo di Stato</strong>
</p>
<p>Dicevamo, siete un diciassettenne che ha deciso di rovesciare le istituzioni dello Stato, come procedere? Il primo passo è <strong>documentarsi</strong> (esatto, sia per organizzare rivoluzioni, sia per scrivere romanzi fantasy, per prima cosa è bene documentarsi). Una rapida ricerca su Internet permette di scoprire che sono appena un paio i testi fondamentali in questo ambito:<br /><em>Technique du coup d&#8217;état</em> (1931) di Curzio Malaparte e <em>Coup d&#8217;État: A Practical Handbook</em> (1968) di Edward Luttwak.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/lit_curzio.jpg" alt="Copertina di Tecnica del colpo di Stato" /><br />
<em>Copertina di Tecnica del colpo di Stato</em>
</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/lit_etat.jpg" alt="Copertina di Coup d'État" /><br />
<em>Copertina di Coup d&#8217;État: A Practical Handbook</em></p>
<p>Il saggio di Malaparte è stato tradotto in italiano nel 1948 con il titolo <em>Tecnica del colpo di stato</em>. È stato di recente (2002) ripubblicato da Mondadori. Il libro di Luttwak è stato tradotto nel 1983 ed è uscito per Rizzoli con il titolo: <em>Strategia del colpo di Stato. Manuale Pratico</em>. Questa edizione italiana si basa però non sul testo del 1968 ma su quello riveduto e corretto del 1979.<br />Se per caso strano  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink03.gif" alt="chikas_pink03.gif" class="wp-smiley" />  non si dovessero già possedere tali classici, emule e biblioteche possono facilmente sopperire alla mancanza.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Innanzi tutto, perché il colpo di Stato? Lascio la parola alla prefazione della prima edizione inglese di <em>Coup d&#8217;État</em>:<br />
<blockquote>As the events in France of May 1968 have shown yet again, insurrection, the classic vehicle of revolution, is obsolete. <strong>The security apparatus of the modern state</strong>, with its professional personnel, with its diversified means of transport and communications, and with its extensive sources of information, <strong>cannot be defeated by civilian agitation, however intense and prolonged. Any attempt on the part of civilians to use direct violence with improvised means will always be neutralized by the efficiency of modern automatic weapons</strong>; a general strike, on the other hand, can temporarily swamp the system, but cannot permanently damage it, since in a modern economic setting, the civilians will run out of food and fuel well before the military, the police, and allied organizations.<br />The modern state is therefore practically invulnerable to a direct assault. Two alternatives remain: guerrilla warfare and the coup d&#8217;état.</p></blockquote>
<p>Questo è un punto <strong>fondamentale</strong>, che già faceva notare anche Malaparte. Se davvero si hanno tendenze estremiste, tali che l&#8217;unica soluzione ai problemi della Nazione appare una svolta radicale (non importa di che colore politico), <strong>scendere in piazza a sfasciare vetrine non serve a niente</strong>. Rimangono solo due alternative: la guerriglia e il colpo di Stato. La guerriglia è faccenda molto lunga e sanguinosa, e richiede perciò risorse che difficilmente avremo. Invece il colpo di Stato è alla portata di tutti!<br />Infatti il colpo di Stato sfrutta le infrastrutture e le forze di sicurezza dello Stato stesso per la sua attuazione (infrastrutture e forze di sicurezza che potremo in seguito smantellare o modellare a nostro piacimento, una volta preso il potere). Il colpo di Stato prevede il reclutamento di un numero molto limitato d&#8217;individui (di solito un certo numero di ufficiali dell&#8217;esercito) e si basa sulla sorpresa, la rapidità e la decisione d&#8217;intervento.<br />Per molti versi è una sorta di bluff: con la nostra azione repentina daremo l&#8217;impressione di avere sotto controllo la situazione, faremo credere che lo Stato è stato sovvertito e che siamo i nuovi, legittimi padroni. Se riusciremo in questo intento, la buona parte delle istituzioni passerà da sola dalla nostra parte, piuttosto che cercare di combatterci (e avere facile vittoria, ma non lo sanno!)<br />Si sono realizzati colpi di Stato in ogni angolo del globo con forze esigue e senza colpo ferire! Infatti se la nostra dimostrazione di forza sarà abbastanza &#8220;spettacolare&#8221;, potremo prendere il potere senza alcun spargimento di sangue. Questo anche perché le moderne forze armate sono efficaci ma fragili: un cacciabombardiere ha una terribile potenza di fuoco, ma richiede tutta una serie d&#8217;infrastrutture perché tale potenza possa essere usata. Il che vuol dire che può bastare <strong>un solo</strong> nostro complice presso la torre di controllo di una base dell&#8217;aeronautica militare, per bloccare il decollo di tutti gli aerei lì stazionati. E non importa che tale opera di sabotaggio abbia solo effetti temporanei: noi abbiamo bisogno di appena <strong>poche ore</strong>, al termine delle quali saremo i nuovi (apparenti) padroni dello Stato. La gente ci pensa due volte prima di bombardare il Presidente!
</p>
<p>Realizzare un colpo di Stato è semplice. Luttwak spiega in maniera chiara i passi necessari. Le varie fasi sono le seguenti:
</p>
<p><strong>Identificare gli obbiettivi.</strong> Elencare tutti i servizi e i punti vitali dello Stato che occorre occupare o neutralizzare. Aeroporti, stazioni, centrali elettriche, sedi di televisioni, radio, giornali, gli uffici centrali della polizia o di altri enti di sicurezza e ovviamente i centri del governo (con l&#8217;avvertenza che occorre concentrarsi sui reali centri di potere: il palazzo presidenziale può esserlo, ma forse è invece solo una struttura simbolica, che potremo conquistare in un secondo tempo).</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/lit_quirinale.jpg" alt="Palazzo del Quirinale" /><br />
<em>Obbiettivo simbolico: Palazzo del Quirinale</em></p>
<p><strong>Identificare chi potrebbe ostacolarci.</strong> Di sicuro le formazioni dell&#8217;esercito che stazionano presso gli obbiettivi, ma potrebbe entrare in gioco anche la polizia, se particolarmente addestrata e ben armata, o i sindacati o altre organizzazioni sociali o politiche. I nostri nemici, coloro che si oppongono a una nuova Nazione più Giusta e Gloriosa, possono essere tanti e diversi. Bisogna elencarli e ordinarli per pericolo immediato (questo è <strong>importantissimo</strong>: come si diceva il colpo di Stato è questione di ore, perciò i nemici più insidiosi non saranno tanto quelli meglio armati o numerosi, ma quelli che hanno più possibilità d&#8217;intervento rapido), quindi stabilire come possano essere neutralizzati. Come accennato, un singolo tecnico può mettere in crisi un&#8217;intera unità militare, un esponente politico particolarmente abile e in grado di coagulare intorno a sé una resistenza si può pensare di rapirlo, altre organizzazioni possono essere paralizzate dalla semplice interruzione delle telecomunicazioni.
</p>
<p><strong>Reclutare il personale necessario.</strong> Ora che sappiamo quel che dobbiamo fare, sappiamo anche di chi abbiamo bisogno. Quanti reparti dell&#8217;esercito devono schierarsi dalla nostra parte, quanti tecnici e personale specializzato sono richiesti, ecc. A seconda delle situazioni, questo può essere il secondo passo invece del terzo: possiamo in un primo momento pensare al reclutamento e poi regolarci in base ai risultati. Se la buona parte delle forze armate si rivelano felici di aiutarci, potremo cambiare i nostri piani di conseguenza. Però, altra regola vitale, è meglio rimanere in pochi, o meglio lo stretto necessario. Più i cospiratori aumentano, più è difficile mantenere la segretezza (la sorpresa è la nostra arma numero uno, non possiamo rinunciarvi in nessun caso), e più sorge il rischio di un colpo di Stato nel colpo di Stato: ufficiali ambiziosi potrebbero approfittare del caos creato dal nostro tentativo d&#8217;insurrezione per portare a termine il loro.
</p>
<p><strong>Preparare piani dettagliati.</strong> Uno dei vantaggi del colpo di Stato è che non richiede né comunicazione, né centro di comando. L&#8217;azione è così rapida che non è possibile cambiare tattica: o il piano riesce o non riesce. In nessun momento avremo bisogno di dare ordini o comunicare con le varie squadre assegnate agli obbiettivi: le squadre devono seguire i piani, se i piani si rivelano inadeguati falliremo, ma non c&#8217;è alternativa. Non c&#8217;è tempo per elaborare nuovi piani. Perciò il lavoro dev&#8217;essere accurato e minuzioso. Dev&#8217;essere posta particolare enfasi sulla coordinazione: una squadra che agisse con anticipo o con ritardo potrebbe mandare a monte l&#8217;intero progetto.
</p>
<p><strong>Agire!</strong> In una notte fatale i nostri uomini strapperanno lo Stato dalle mani di governanti imbelli e corrotti e avvieranno la Nazione verso una nuova era di splendore! La prima mossa, giunti al potere, è ovviamente imporre il coprifuoco, chiudere giornali e stazioni televisive non sotto il nostro diretto controllo, bloccare le comunicazioni mobili e l&#8217;accesso a Internet, occupare le sedi dei partiti, dei sindacati e altre organizzazioni analoghe. Seguirà comunicato nel quale chiariremo che siamo stati <em>costretti</em> all&#8217;azione, costretti dall&#8217;amore che proviamo per il nostro Paese e il suo popolo. Spiegheremo che la debole resistenza delle forze illiberali e reazionarie appoggiate da nemici esteri è già stata vinta e spergiureremo che al più presto indiremo nuove elezioni (o abbasseremo le tasse o qualcosa del genere. Ogni promessa o minaccia che ci faccia guadagnar tempo è buona).
</p>
<p>Questo in linea generale, per istruzioni più dettagliate rimando all&#8217;ottimo libro di Luttwak.<br />Da sottolineare che il colpo di Stato è affare prettamente tecnico-militare. Considerazioni ideologiche o filosofiche sono superflue. Si può essere di estrema sinistra, estrema destra o qualunque via di mezzo e le operazioni da svolgersi sono le medesime. Anzi, può diventare un ostacolo l&#8217;ideologia se per esempio ci fa credere che la collaborazione o anche solo l&#8217;appoggio delle masse popolari sia richiesto o desiderabile. Non è così. Dal punto di vista operativo la folla è inutile e anzi dannosa, perché una sollevazione popolare viola quei principi di segretezza e rapidità d&#8217;azione che sono alla base del nostro piano.<br />Non è un concetto di Luttwak, né nuovo. Nel primo capitolo del suo <strong>bellissimo</strong> libro, Malaparte riporta un dialogo fittizio (ma basato su precisi documenti) fra Lenin e Trotsky alla vigilia della Rivoluzione d&#8217;Ottobre. Lenin ha una visione strategica dell&#8217;azione di là da venire, e ipotizza piani grandiosi con scioperi, scontri, insurrezioni, e cataclismi vari. Trotsky è scettico: per sovvertire lo Stato non c&#8217;è bisogno di niente di ciò, basta un migliaio di uomini ben addestrati e che abbiano chiari i loro obbiettivi. Trotsky sceglie e organizza tale contingente e i suoi piani sono attuati con pieno successo.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/lit_trotsky.jpg" alt="Trotsky" /><br />
<em>Trotsky arringa la neonata Armata Rossa</em></p>
<p>Non solo, per Trotsky in qualunque paese dell&#8217;Europa Occidentale si potrebbe portare a termine un colpo di Stato seguendo le sue tattiche, indipendentemente dall&#8217;appoggio della popolazione.<br />Lo stesso vale per Mussolini: secondo Malaparte la presa del potere da parte del Duce non è tanto legata alla situazione sociale e politica italiana, quanto all&#8217;applicazione di una serie di principi e tattiche ben precisi, principi e tattiche che possono essere riutilizzati senza problemi anche in altri e diversi contesti.<br />In sostanza, Malaparte e Luttwak concordano: sovvertire lo Stato (o difendere lo Stato) è un problema meramente tecnico, senza nessuna particolare colorazione politica o ideologica.
</p>
<p>Torniamo adesso al romanzo di Doctorow. Alla luce dei saggi di Malaparte e Luttwak è credibile un colpo di Stato in America? Per me sì. Anzi, la dipendenza delle forze di sicurezza americane dagli apparati informatici rende tali forze un bersaglio particolarmente facile. Marcus ha solo bisogno di reclutare pochi uomini, il resto può neutralizzarlo a distanza via rete. Peccato non l&#8217;abbia fatto! Sarà per un prossimo romanzo&#8230;</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Little-Brother-Cory-Doctorow/dp/0765319853"><em>Little Brother</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://craphound.com/littlebrother/download/"><em>Little Brother</em> disponibile online</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://us.macmillan.com/littlebrother"><em>Little Brother</em> al sito dell&#8217;editore</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://craphound.com/">Il blog di Cory Doctorow</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cory_doctorow">Cory Doctorow su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://journal.neilgaiman.com/2007/12/changing-planes.html">L&#8217;opinione di Neil Gaiman</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/code/9788804510864/malaparte-curzio/tecnica-del-colpo.html"><em>Tecnica del colpo</em> di Stato su iBS.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Curzio_Malaparte">Curzio Malaparte su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Coup-d%C3%89tat-Practical-Edward-Luttwak/dp/0674175476"><em>Coup d&#8217;État: A Practical Handbook</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Edward_Luttwak">Edward Luttwak su Wikipedia</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Nineteen_Eighty-Four"><em>1984</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/San_Francisco-Oakland_Bay_Bridge">Il Bay Bridge su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Benjamin_Franklin">Benjamin Franklin su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/October_Revolution">La Rivoluzione d&#8217;Ottobre su Wikipedia</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Appassionante. <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> <em>Inforigurgitoso</em>.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Verosimile. <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Personaggi mediocri.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Interessante. <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Finale detestabile.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Intelligente. <strong>+1</strong></td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Un Gambero Fresco: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/GB1.gif" alt="Un Gambero Fresco: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Lorelei &amp; Le Armi Segrete del Terzo Reich!</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Apr 2008 19:40:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa, tra il caos di commenti ai romanzi della Troisi, è emersa una discussione sulle armi bizzarre dell&#8217;antichità.Alcune di queste armi sono celeberrime e ormai entrate a far parte dell&#8217;immaginario collettivo, per esempio il misterioso Fuoco Greco, la sostanza incendiaria che continuava a bruciare a contatto con l&#8217;acqua, la cui formula rimane un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa, tra il caos di commenti ai romanzi della Troisi, è emersa una discussione sulle armi bizzarre dell&#8217;antichità.<br />Alcune di queste armi sono celeberrime e ormai entrate a far parte dell&#8217;immaginario collettivo, per esempio il misterioso <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Greek_fire">Fuoco Greco</a>, la sostanza incendiaria che continuava a bruciare a contatto con l&#8217;acqua, la cui formula rimane un segreto, oppure gli <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Archimedes#Heat_ray">Specchi Ustori</a>, usati da Archimede per dar fuoco alla navi romane che assediavano Siracusa.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_greekfire.jpg" alt="Fuoco Greco" /><br />
<em>Il Fuoco Greco era una delle armi della marina dell’impero bizantino</em></p>
<p>Ma armi bislacche e misteriose compaiono in ogni epoca, dato che la necessità aguzza l&#8217;ingegno e la guerra ha sempre imperversato. Perciò non sembra strano che uno dei periodi più floridi per l&#8217;invenzione di armi siano stati gli anni della Seconda Guerra Mondiale e il periodo immediatamente precedente. In particolare gli scienziati e gli ingegneri nazisti si sono guadagnati l&#8217;ammirazione e lo sdegno del mondo per i loro progetti, alcuni assurdi, altri geniali. Assurdo e geniale sono ottima compagnia per ogni scrittore, specie scrittore di narrativa fantastica, dunque è il caso di parlare delle Armi Segrete del Terzo Reich!
</p>
<p>In più, uno dei film giapponesi che da tempo volevo recensire è basato proprio sul concetto che i nazisti fossero riusciti a sviluppare un super sottomarino, più all&#8217;avanguardia di un&#8217;astronave!
</p>
<p>Di seguito la recensione del film <strong><em>Lorelei: The Witch of the Pacific Ocean</em></strong>, chi non fosse interessato alla cinematografia nipponica può saltare subito alle <a href="#armi">armi segrete</a>.</p>
<hr />
<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/atr_lorelei.jpg" alt="Locandina di LORELEI" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>LORELEI</strong><br />
Titolo inglese: <strong>Lorelei: The Witch of the Pacific Ocean</strong><br />
Regia: <strong>HIGUCHI Shinji / Cellin Gluck</strong></p>
<p>Anno: <strong>2005</strong><br />
Nazione: <strong>Giappone</strong><br />
Studio: <strong>Toho</strong><br />
Genere: <strong>Guerra, Fantascienza, Sottomarini</strong><br />
Durata: <strong>2 ore e 8 minuti</strong></p>
<p>Lingua: <strong>Giapponese / Inglese</strong><br />
Sottotitoli: <strong>Inglese (per le parti in giapponese)</strong>
</td>
</tr>
</table>
<p>Il 6 agosto 1945 gli Americani sganciarono la prima bomba atomica su Hiroshima. Il 9 agosto colpirono Nagasaki, e il 15 agosto il Giappone si arrendeva.<br /><strong><em>Lorelei</em></strong> parte dalla premessa che gli Americani avessero pronta una terza bomba atomica, e intendessero sganciarla su Tokyo l&#8217;11 agosto. Ma i Giapponesi hanno un&#8217;arma segreta, l&#8217;I-507, un super sottomarino donato dai nazisti agli alleati nipponici prima della disfatta.<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td>
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/04/29/lorelei-le-armi-segrete-del-terzo-reich/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/lorelei_trailer.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Trailer di LORELEI</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong><em>Lorelei</em></strong> è un film che in occidente sarebbe considerato &#8220;politicamente scorretto&#8221;. Nel film non c&#8217;è alcuna condanna né della guerra, né della condotta dell&#8217;Impero Giapponese. I &#8220;buoni&#8221; sono fanatici nazionalisti, i &#8220;cattivi&#8221; sono gli Americani e altri fanatici nazionalisti. Non solo, anche i nazisti sono mostrati in una luce favorevole, tanto che un personaggio esclama: &#8220;Il capolavoro della tecnologia nazista è la nostra ultima speranza!&#8221;, e non capita tutti i giorni di sentire battute del genere!<br />Guardando il film si ha come la sensazione di essere scivolati in un universo parallelo, come quello descritto da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Philip_K._Dick">Philip K. Dick</a> ne <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Man_in_the_High_Castle">La Svastica sul Sole</a></em>.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_dick.jpg" alt="La Svastica sul Sole" /><br />
<em>The Man in the High Castle (La Svastica sul Sole)</em></p>
<p>In contrasto con la filosofia di fondo c&#8217;è la realizzazione, di stampo hollywoodiano. <strong><em>Lorelei</em></strong> non si pone problemi a saccheggiare tutti i cliché riguardanti i film di sottomarini, dal Capitano che porta la nave a profondità eccessiva per sfuggire ai nemici (&#8220;oddio lo scafo non reggerà!&#8221;), all&#8217;ammutinamento, al sacrificio eroico dell&#8217;ufficiale con famiglia, ecc. ecc. Facendo un copiaincolla di scene dai film di sottomarini degli ultimi anni (film come <em><a href="http://www.imdb.com/title/tt0099810/">The Hunt for Red October</a></em>, <em><a href="http://www.imdb.com/title/tt0112740/">Crimson Tide</a></em> o <em><a href="http://www.imdb.com/title/tt0267626/">K-19: The Widowmaker</a></em>) si può ricostruire il 90% di <strong><em>Lorelei</em></strong>.<br />
Sotto questo punto di vista <strong><em>Lorelei</em></strong> è solo una copia mediocre di modelli americani. Però il restante 10% di originalità è originalità deliziosamente nipponica, in puro stile <em>anime!</em><br />Infatti il cuore del super sottomarino è il Sistema Lorelei, un radar in grado di fornire informazioni accuratissime su ogni oggetto in superficie e sommerso nel raggio di 120 miglia, e di guidare gli armamenti di bordo con precisione assoluta. Il radar funziona grazie ai poteri extrasensoriali di una ragazzina giapponese!</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_raga.jpg" alt="Paula Atsuko Ebner" /><br />
<em>La ragazzina, Paula Atsuko Ebner, è collegata e pronta all’azione!</em></p>
<p>In realtà ragazzina tedesca di origini giapponesi, sottoposta agli esperimenti nazisti per il miglioramento della razza umana, ha sviluppato tutta una serie di poteri ESP (e ha imparato a cantare). Da notare che nessuno dei personaggi pare scandalizzato o senta il bisogno di argomentare contro la sperimentazione sugli esseri umani.
</p>
<p>Il regista di <strong><em>Lorelei</em></strong> è <a href="http://www.imdb.com/name/nm0383688/">HIGUCHI Shinji</a>, che tra gli altri ha diretto <em><a href="http://www.imdb.com/title/tt0473064/">Nihon Chinbotsu</a></em> (<em>Japan Sinks</em>) un film catastrofico sull&#8217;inabissamento delle isole giapponesi, una via di mezzo fra <em><a href="http://www.imdb.com/title/tt0120647/">Deep Impact</a></em> e <em><a href="http://www.imdb.com/title/tt0298814/">The Core</a></em>.<br />
Il signor HIGUCHI dimostra un certo talento per le scene d&#8217;azione, ma anche una scarsa capacità di concentrarsi sull&#8217;essenziale: sia <strong><em>Lorelei</em></strong> sia <em>Japan Sinks</em> sono lunghi almeno 20 minuti di troppo.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_jsinks.jpg" alt="Locandina di Japan Sinks" /><br />
<em>Locandina di Japan Sinks</em></p>
<p>Gli attori fanno tutti il loro dovere, ma certo non c&#8217;è nessuno che si possa avvicinare allo <a href="http://www.imdb.com/name/nm0000125/">Sean Connery</a> nella parte del Capitano Marko Ramius dell&#8217;Ottobre Rosso.<br />
Gli effetti speciali sono ottimi per quanto riguarda il Sistema Lorelei, con il suo design retrofuturistico, un po&#8217; meno quando si tratta dei combattimenti: è troppo evidente che navi, sottomarini ed esplosioni sono fantasmi CG.
</p>
<p>In conclusione <strong><em>Lorelei</em></strong> è un discreto film d&#8217;azione. Penso possa piacere agli appassionati di <em>anime</em> e a quelli di film con i sottomarini, se non troppo esigenti in fatto di realismo (oltre alla ragazzina con poteri ESP, quasi ogni particolare tecnico o militare è inverosimile).<br />
Credo <strong><em>Lorelei</em></strong> sia anche interessante dal punto di vista culturale: un film di guerra, per certi versi quasi di propaganda, dove però gli Americani sono i cattivi, non è facile trovarne al giorno d&#8217;oggi. Vent&#8217;anni fa <strong><em>Lorelei</em></strong> avrebbe fatto furore in Unione Sovietica!
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Curiosità militare: l&#8217;I-507 pare ispirato a un sottomarino che ha realmente solcato i mari, solo non era un sottomarino tedesco, bensì il francese <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Surcouf_%28N_N_3%29">Surcouf</a></em>.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_surcouf.jpg" alt="Surcouf" /><br />
<em>Sottomarino francese Surcouf</em>
</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_i507.jpg" alt="I-507" /><br />
<em>Sottomarino tedesco I-507</em></p>
<p>Curiosità mitologica: Lorelei è il nome di una ninfa germanica abitante presso il fiume Reno. In maniera simile alle sirene, la ninfa con il suo canto attirava i marinai, causando il naufragio delle imbarcazioni. È probabile che le manie canterine della protagonista siano legate a questo aneddoto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Stile <em>animoso</em>. <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Realismo degno di un fantasy italiano.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Il retrofuturistico Sistema Lorelei. <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> CG nei combattimenti pessima.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Diverse divertenti scene d’azione. <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Troppo lungo.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">L’inversione delle parti è interessante&#8230; <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> &#8230;ma a qualcuno potrebbe non piacere pensare che i nazisti siano fra i “buoni”.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/stivale.gif" alt="Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a></p>
<hr />
<a name="armi"></a>
<p>Le armi del Terzo Reich, anche rimanendo nell&#8217;ambito dei progetti più curiosi, è argomento vastissimo, tanto che ci sono decine di libri dedicati all&#8217;argomento. Perciò mi limiterò a una carrellata delle idee più folli o interessanti.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Sonnengewehr<br />
</strong></p>
<p>L&#8217;arma definitiva, che, una volta completata, avrebbe permesso al Terzo Reich di dominare incontrastato su tutta la Terra! Stiamo parlando del Cannone Solare!!!</p>
<p>Nel 1929 lo scienziato tedesco <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hermann_Oberth">Hermann Oberth</a> (professore di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Wernher_von_Braun">Wernher von Braun</a>), nel suo libro <em>Wege zur Raumschiffahrt</em> (<em>Ways to Spaceflight</em>) aveva preconizzato la costruzione di stazioni spaziali, con tanto di specchi enormi in grado di concentrare i raggi solari in uno specifico punto sulla superficie terrestre. Le idee di Oberth erano pacifiche, il raggio sarebbe dovuto servire per esempio per alimentare le caldaie di turbine a vapore.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_oberth.jpg" alt="Hermann Oberth" /><br />
<em>Hermann Oberth</em></p>
<p>Durante la Seconda Guerra Mondiale, gli ingegneri tedeschi del centro ricerche di Hillersleben ripresero le tesi di Oberth, e pensarono di ampliare il concetto e trasformalo in arma.<br />
Si sarebbe dovuta costruire una stazione orbitante a 8.200 chilometri d&#8217;altezza; lo scopo della stazione sarebbe stato controllare un ciclopico specchio concavo, con una superficie riflettente superiore ai tre chilometri quadrati.<br />Opportunamente comandato, lo specchio sarebbe stato in grado di concentrare i raggi solari con intensità letale, colpendo qualunque punto della Terra. Le città dei nemici del Reich sarebbero state vaporizzate all&#8217;istante, rase al suolo dalla potenza del Cannone Solare!
</p>
<p>Il progetto del Cannone Solare è incredibilmente ambizioso e futuristico. Non si parla solo di mettere in orbita uno specchio gigantesco, ma anche una stazione spaziale con tanto di serre per l&#8217;ossigeno degli astronauti, pannelli solari per fornire energia ai macchinari e un sistema di razzi per orientare il Cannone.<br />
Tutto ciò avrebbe dovuto essere preparato a terra, in moduli prefabbricati da trasportare e assemblare in orbita. Per questo gli scienziati nazisti avevo già anche previsto nuovi vettori, razzi a più stadi, evoluzione delle famose <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/V-2_rocket">V-2</a>.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_solare.jpg" alt="Assemblaggio in orbita" /><br />
<em>L&#8217;assemblaggio in orbita, illustrato dalla rivista Life (1945)</em></p>
<p>Nella primavera del 1945 il centro di Hillersleben venne chiuso perché ormai gli alleati incalzavano. Gli Americani riuscirono a evacuare molti degli scienziati, che continuarono a lavorare, questa volta ai progetti di conquista dello spazio statunitensi.<br />
Quanto vicino sono arrivati i nazisti a costruire il Cannone Solare? Purtroppo per loro e per fortuna del resto del mondo, non molto: le stime più ottimistiche degli stessi ingegneri coinvolti parlano di almeno cinquant&#8217;anni di lavori.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Schwerer Gustav<br />
</strong></p>
<p>Il Cannone Solare non ha mai superato la fase di progettazione, invece lo Schwerer Gustav (il Pesante Gustavo) è stato costruito. Schwerer Gustav è il più grosso cannone mai creato!
</p>
<p>Schwerer Gustav è un cannone calibro 800 millimetri. Ha una canna lunga circa 30 metri, e pesa 1.300 tonnellate. Ha una gittata di 38 chilometri con proiettili da 7 tonnellate, mentre con proiettili esplosivi da 4 tonnellate la gittata raggiunge i 48 chilometri. Il ritmo di fuoco è di circa un colpo ogni mezz&#8217;ora. Il cannone è trasportato via rotaia da uno speciale treno, per riassemblarlo una squadra di 250 persone deve lavorare per tre giorni, e il personale totale addetto al pezzo supera le 2.000  unità.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_gustav1.jpg" alt="Schema del Schwerer Gustav" /><br />
<em>Visione schematica del Schwerer Gustav&#8230;</em>
</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_gustav2.jpg" alt="Disegno del Schwerer Gustav" /><br />
<em>&#8230;disegno del Schwerer Gustav&#8230;</em>
</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_gustav3.jpg" alt="Foto del Schwerer Gustav" /><br />
<em>&#8230;e infine il Schwerer Gustav dal vivo!</em></p>
<p>Schwerer Gustav fu ordinato alle industrie Krupp nel 1934. Doveva servire per demolire le fortificazioni della <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Maginot_Line">Linea Maginot</a>. Però la costruzione della canna si rivelò particolarmente ostica, tanto che all&#8217;inizio delle ostilità il cannone non era ancora pronto. La rapida vittoria tedesca in Francia rese lo scopo di distruggere la Linea Maginot obsoleto e il lavoro sul cannone rallentò ancora: solo nel 1942 finalmente fu terminato.<br />Trasportato sul fronte orientale, Schwerer Gustav partecipò al bombardamento di Sebastopoli, sparando in totale 48 colpi. Dopo di che si resero necessari degli interventi di manutenzione alla canna, che dovette essere smontata e spedita in Germania.<br />Nel frattempo, il posto del Schwerer Gustav sarebbe dovuto essere occupato dal Dora, un cannone gemello con caratteristiche analoghe, da poco completato.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_dora.jpg" alt="Cannone Dora" /><br />
<em>Il cannone gemello del Schwerer Gustav, il Dora</em></p>
<p>Ma la situazione tattica era cambiata ed è quasi certo che il Dora non abbia sparato neanche un colpo, prima della ritirata tedesca.<br />Schwerer Gustav e Dora tornarono in Germania e non pare abbiano più partecipato a nessuna azione bellica (sebbene ci siano degli avvistamenti non confermati del Dora nei pressi di Stalingrado e Varsavia durante la rivolta del ghetto).</p>
<p>Nel complesso la coppia di cannoni è stato solo un enorme spreco di soldi e risorse.
</p>
<p>Curiosità: Schwerer Gustav si chiama così perché Gustav era il nome del presidente delle industrie Krupp.
</p>
<p style="font-size:medium"><a name="p1500"></a><strong>Landkreuzer P. 1500 &#8220;Monster&#8221;<br />
</strong></p>
<p>Dunque i tedeschi avevano Il Più Grande Cannone del Mondo, perché non montarlo sul Più Grande Carro Armato del Mondo?! Tanto grande che il termine carro armato è riduttivo, si tratta infatti di un <em>landkreuzer</em>, un &#8220;incrociatore terrestre&#8221;.</p>
<p>Il P. 1500 sarebbe stato una mostruosità con un peso compreso fra le 1.500 e le 2.500 tonnellate, lungo 42 metri, largo 18, alto 7 e con un equipaggio di più di 100 &#8220;marinai&#8221;. Appunto una vera e propria nave da guerra su cingoli. Oltre al già citato cannone da 800 millimetri, l&#8217;armamento prevedeva anche due obici da 150 millimetri e decine di cannoni antiaerei.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_p1500.jpg" alt="Il P. 1500" /><br />
<em>Il P. 1500 paragonato a un camion e a un normale carro armato</em></p>
<p>Non fu mai costruito. Come non fu mai costruito un modello meno ambizioso, il P. 1000 &#8220;Ratte&#8221;. Il progetto del P. 1000 però venne maggiormente sviluppato e di questo secondo &#8220;incrociatore terrestre&#8221; si conoscono dei particolari in più.
</p>
<p>Il P. 1000 avrebbe avuto un peso compreso tra le 900 e le 2.000 tonnellate. 35 metri di lunghezza, 14 di larghezza e 11 d&#8217;altezza. L&#8217;armamento prevedeva due cannoni navali da 280 millimetri (54.5 Sk C/34), un terzo cannone da 128 millimetri (Kwk 44 L/55), otto cannoni antiaerei da 20 millimetri (Flak38) e due cannoncini da 15 millimetri (MG 151/15). Otto motori Daimler-Benz Mb501, normalmente usati su navi e sottomarini, avrebbero consentito al P. 1000 di muoversi fino a 40 chilometri l&#8217;ora. L&#8217;equipaggio sarebbe stato di almeno 20 soldati.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_p1000_1.jpg" alt="Un disegno del P. 1000" /><br />
<em>Il P. 1000 sarebbe potuto apparire così&#8230;</em>
</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_p1000_2.jpg" alt="Un altro disegno del P. 1000" /><br />
<em>&#8230;o forse così</em></p>
<p>Per figurarsi quanto il P. 1000 sarebbe stato impressionante, basti pensare che il peso dell&#8217;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/M1_Abrams">M1 Abrams</a>, l&#8217;attuale principale carro da battaglia dell&#8217;esercito U.S.A., si aggira sulle 60 tonnellate. Qui parliamo di 1.000 e passa!
</p>
<p>Proprio il peso incredibile avrebbe ridotto i possibili utilizzi del P. 1500 e del P. 1000.<br />Per esempio nessun ponte avrebbe retto la loro stazza. Non avrebbero potuto sfruttare alcuna strada, se non a patto di distruggerla.<br />Inoltre la geometria di entrambi i carri avrebbe impedito di poter puntare a bersagli a distanza ravvicinata, e dunque avrebbero sempre dovuto essere accompagnati da altri veicoli di supporto. Infine l&#8217;eccessiva grandezza li avrebbe resi facili bersagli per i bombardieri ad alta quota e la stessa artiglieria fissa nemica (anche se per ovviare a questo problema era stato proposto di camuffare i mezzi da&#8230; palazzi!)<br />In altre parole, per quanto questi &#8220;incrociatori terrestri&#8221; siano impressionanti, è probabile non sarebbero sopravvissuti molto sul campo di battaglia.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_p1000_3a.jpg" alt="Confronto P. 1000 / E-100" /><br />
<em>Qui il P. 1000 è immaginato con il cannone da 128 mm montato su una torretta separata. Il confronto è con l’E-100, un altro carro sperimentale. L&#8217;E-100 pesava 150 tonnellate, era lungo 10 metri, largo 4,5 metri e alto 3,3 metri.</em></p>
<p>P. 1500 e P. 1000 rappresentano anche un vicolo cieco nel campo dell&#8217;evoluzione degli armamenti, dato che con il passare degli anni questa ricerca di gigantismo si è esaurita, e nessuno al giorno d&#8217;oggi si sogna più di progettare armi di questo tipo. Probabilmente sarà necessario un altro visionario come Hitler, perché certe idee possano riaffiorare. O forse è meglio di no!
</p>
<p>Lo studio sul P. 1000 / P. 1500 iniziò nel 1942 e venne interrotto l&#8217;anno successivo per ordine dell&#8217;allora Ministro degli Armamenti <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Albert_Speer">Albert Speer</a>. Nonostante ciò, i nazisti si possono lo stesso vantare di aver costruito il Più Grande Carro Armato del mondo: infatti nel 1942 cominciò anche la progettazione del Panzerkampfwagen VIII &#8220;Maus&#8221; e due prototipi di questo carro arrivarono a completamento. Uno dei due con regolare armamento.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_maus1.jpg" alt="Disegno del Maus" /><br />
<em>Il &#8220;Maus&#8221; di fronte e di profilo</em>
</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_maus2.jpg" alt="Foto del Maus" /><br />
<em>Una foto del &#8220;Maus&#8221;</em></p>
<p>Il &#8220;Maus&#8221; ha un peso di &#8220;appena&#8221; 188 tonnellate, e dispone come armamento principale di un cannone da 128 millimetri. Come detto ne sono stati costruiti due prototipi, il primo senza armamento, con una torretta finta, solo per studiare quale motore sarebbe stato più efficiente dato il peso enorme del mezzo; il secondo prototipo invece era armato, tanto che agli sgoccioli della guerra venne ordinato che partecipasse alla difesa di Berlino.<br />Purtroppo il carro si guastò prima di arrivare a destinazione e l&#8217;equipaggio dovette distruggerlo per non farlo cadere in mano ai sovietici. I sovietici però riuscirono a catturare i resti di entrambi i prototipi e tra tutte e due ne venne fuori un &#8220;Maus&#8221; funzionante, che è ancora esposto al museo dei carri armati di Kubinka, nei pressi di Mosca.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_museo1.jpg" alt="Maus in museo" /><br />
<em>Il &#8220;Maus&#8221; esposto al museo di Kubinka</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Amerika Bomber<br />
</strong></p>
<p>Giapponesi e Tedeschi hanno sempre avuto un problema durante la Seconda Guerra Mondiale: l&#8217;impossibilità di colpire direttamente il territorio degli Stati Uniti. I Giapponesi provarono a risolvere la questione inviando verso gli U.S.A. migliaia di palloni incendiari: forse qualche centinaio giunse a destinazione, mietendo ben sei vittime.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_pallone.jpg" alt="Pallone giapponese" /><br />
<em>Uno dei palloni spediti dai Giapponesi contro gli Stati Uniti</em></p>
<p>Nel 1944, il Ministro dell&#8217;Aria del Reich <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hermann_G%C3%B6ring">Hermann Göring</a> convocò cinque delle principali aziende aereonautiche tedesche e chiese che venisse approntato un bombardiere con un raggio di 11.000 chilometri e capace di trasportare un carico di 4.000 chili di bombe. Tale bombardiere doveva essere in grado di decollare dalla Germania, raggiungere New York, sganciare il suo carico di bombe e tornare in patria. Senza scalo e senza rifornimento intermedio.
</p>
<p>Dopo una serie di discussioni, venne approvato il progetto dei <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Horten_brothers">fratelli Horten</a>, l&#8217;Horten Ho XVIII A (più tardi una diatriba fra gli ingegneri delle altre aziende aereonautiche e Reimar Horten spingerà quest&#8217;ultimo ad aggiornare il suo progetto e a disegnare l&#8217;Horten Ho XVIII B).<br />L&#8217;Horten Ho XVIII A sarebbe dovuta essere un&#8217;ala volante con un&#8217;apertura di 40 metri, spinta a 900 chilometri l&#8217;ora da sei turbogetti inseriti nella fusoliera. Basta confrontare il <em>design</em> di tale aereo con quello del moderno <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/B-2_Spirit">B-2</a> americano per rendersi conto di quanto i fratelli Horten fossero in anticipo sui tempi:</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_hoa1.jpg" alt="Schema dell'Horton Ho XVIII A" /><br />
<em>Schema dell&#8217;Horton Ho XVIII A</em>
</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_hoa2.jpg" alt="Disegno dell'Horton Ho XVIII A" /><br />
<em>Come sarebbe apparso l&#8217;Horton Ho XVIII A</em>
</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_b2.jpg" alt="B-2 Spirit" /><br />
<em>Il bombardiere americano B-2 Spirit</em></p>
<p>Il progetto dell&#8217;Horten Ho XVIII B fu considerato definitivo e un primo bombardiere avrebbe dovuto essere pronto per l&#8217;autunno del 1945 (sebbene i fratelli Horten fossero scettici sulle possibilità pratiche di terminare il lavoro in così breve tempo). In ogni caso la Germania si arrese il 7 maggio 1945, e l&#8217;aereo non lasciò mai i tavoli da disegno.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_hob1.jpg" alt="Schema dell'Horton Ho XVIII B" /><br />
<em>Schema dell&#8217;Horton Ho XVIII B</em>
</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_hob2.jpg" alt="Disegno dell'Horton Ho XVIII B" /><br />
<em>Come sarebbe apparso l&#8217;Horton Ho XVIII B</em></p>
<p>Tuttavia qualcosa di concreto è rimasto delle idee dei fratelli Horten: l&#8217;Horten Ho IX (entrato in produzione con il nome di Gotha Go 229). Questo futuristico caccia a reazione si è calcolato avrebbe potuto raggiungere i 1.000 chilometri orari, grazie ai due turbogetti. L&#8217;Horten Ho IX era armato con quattro cannoni da 30 millimetri e poteva portare un carico di 1.000 chili di bombe. Almeno un prototipo armato venne completato e riuscì a volare una volta prima della fine della guerra. Altri quattro aerei simili furono trovati a vari stadi di costruzione.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_gof.jpg" alt="Gotha Go 229 V3 (fronte)" /><br />
<em>Un Gotha Go 229 V3 in costruzione trovato dagli alleati: fronte&#8230;</em>
</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_gor.jpg" alt="Gotha Go 229 V3 (retro)" /><br />
<em>&#8230;e retro</em></p>
<p>Legato al progetto Amerika Bomber, è l&#8217;idea di permettere il lancio di razzi stile V-2 da parte di sottomarini in immersione. Così gli <em>U-boot</em> avrebbero potuto bombardare a piacimento le coste degli Stati Uniti. Neanche questo progetto arrivò a compimento, sebbene pare fosse ormai a un a passo dalla realizzazione.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>La Luna, Marte e oltre<br />
</strong></p>
<p>Finora ho parlato di progetti che benché folli, sono documentati e sono, anche i più bislacchi, almeno in linea teorica realizzabili. Esiste poi un campo vastissimo di ricerca, spesso esplorato non da storici ma da &#8220;scienziati dissidenti&#8221;(sic), che si occupa degli aspetti esoterici della tecnologia nazista.<br />Il cardine di tali studi è l&#8217;idea che dalla fine degli anni &#8217;30 i nazisti abbiano avuto contatti con gli extraterrestri o abbiano recuperato qualche nave spaziale naufragata sulla Terra, come nel famoso incidente di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Roswell_UFO_incident">Roswell</a>.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_hitler.jpg" alt="Hitler con alieno" /><br />
<em>Hitler incontra un ambasciatore dei Grigi</em></p>
<p>Analizzando i manufatti alieni, i nazisti avrebbero compiuto incredibili progressi, tanto da permettere loro di sbarcare sulla Luna nel 1942 e costruirvi una base segreta sotterranea.<br />Nell&#8217;aprile 1945 sarebbe partita una nave spaziale tedesca, che dopo otto mesi di viaggio avrebbe raggiunto Marte. Nel gennaio 1946 la scampagnata si sarebbe conclusa con un disastroso schianto sulla superficie del pianeta rosso.<br />Ah, gli &#8220;scienziati dissidenti&#8221; sostengono anche che Marte venne raggiunto nel 1952 dai Sovietici e dagli Americani e nel 1956 da un&#8217;astronave del Vaticano, partita dall&#8217;Argentina. Tutto vero!<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td>
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/04/29/lorelei-le-armi-segrete-del-terzo-reich/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/marte_fascista.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Il Duce aveva già conquistato Marte nel 1939&#8230;</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Questo grazie al motore tachionico a moto perpetuo, che i nazisti avrebbero acquisito dagli extraterrestri. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, tale tecnologia sarebbe finita in possesso anche di Russi e America (e del Papa).<br />Oltre a fornire ai nazisti l&#8217;affare tachionico, gli alieni avrebbero svelato agli scienziati tedeschi il segreto dell&#8217;eterna giovinezza e come costruire <em>mech</em> da combattimento, ma questo è materiale per un altro articolo!</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_mech.jpg" alt="Nazimech" /><br />
<em>Robot da combattimento nazista</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Intanto gli alleati&#8230;<br />
</strong></p>
<p>Mentre i nazisti preparavano i loro piani per il viaggio su Marte e gli incrociatori terrestri, Americani e Inglesi non si giravano i pollici! Tra i vari progetti più o meno razionali, uno dei più curiosi è il Progetto Habakkuk.
</p>
<p>Nel 1942 il giornalista, spia e inventore inglese <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Geoffrey_Pyke">Geoffrey Pyke</a> propose ai vertici militari inglesi di costruire una gigantesca portaerei, composta da più di 200.000 blocchi di un nuovo materiale, appena scoperto, il “pykrete”.<br />
Il pykrete si ottiene mischiando al ghiaccio la polpa di legno. Si ha così un materiale leggero e facilmente manipolabile ma con la resistenza del cemento.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_pykrete.jpg" alt="Pykrete" /><br />
<em>Pykrete</em></p>
<p>Tale portaerei sarebbe stata lunga più di 600 metri, larga 100 metri, profonda 60 e con uno scafo di pykrete spesso 12 metri. Sarebbe stata una sorta di isola semovente, praticamente inaffondabile, in grado di trasportare più di 200 aerei e di fungere da testa di ponte per un&#8217;eventuale invasione delle isole giapponesi.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_hab1.jpg" alt="La portaerei del Progetto Habakkuk" /><br />
<em>La portaerei del Progetto Habakkuk&#8230;</em>
</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_hab2.jpg" alt="Portaerei di ghiaccio" /><br />
<em>&#8230;e un’interpretazione artistica</em></p>
<p>Il progetto si arenò su una serie di quisquilie tecniche: tipo riuscire a mantenere l&#8217;intero scafo a una temperatura inferiore ai -15 gradi, per impedire deformazioni nel pykrete, e riuscire a fornire energia sufficiente a far muovere l&#8217;intera nave. Con i previsti 26 (!) motori, la portaerei si sarebbe spostata a una velocità massima di 10 nodi (appena 18 chilometri l&#8217;ora).
</p>
<p>Finita la guerra e con il crescere dell&#8217;autonomia dei bombardieri, il progetto della portaerei di ghiaccio venne archiviato. Peccato!
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>In Italia<br />
</strong></p>
<p>Anche in Italia non mancano i progetti di armamenti curiosi e bizzarri, basta pensare al misterioso Raggio della Morte di Marconi. Magari ci dedicherò un articolo, per ora accontentiamoci di questa foto, apparsa nel numero di aprile 1933 della rivista <em>Popular Science</em>.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_cavallo.jpg" alt="Cavallo meccanico" /><br />
<em>Il fascista cavallo d&#8217;acciaio!</em></p>
<p>Un cavallo meccanico, costruito da un non ben specificato inventore italiano. Secondo la rivista, il cavallo galoppa altrettanto bene sulle strade o su terreno accidentato e può essere usato per insegnare ai giovani a cavalcare. Ovviamente la foto potrebbe essere stata manipolata o il cavallo d&#8217;acciaio essere solo una scultura, non in grado di muovere un solo &#8220;muscolo&#8221;. Purtroppo non pare in rete ci siano ulteriori informazioni riguardo a questo prodigio dell&#8217;italico ingegno.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Fonti<br />
</strong></p>
<p>Oltre ai siti web segnati tra gli Approfondimenti, consiglio due libri sull&#8217;argomento: <em>Germany&#8217;s Secret Weapons in World War II</em> di Roger Ford, che si occupa quasi esclusivamente dei progetti più realistici, giunti almeno alla fase di prototipo, e <em>My Tank Is Fight!</em> di Zack Parsons, che invece non si fa scrupoli a parlare delle armi più folli.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_germany.jpg" alt="Copertina di Germany's Secret Weapons in World War II" /><br />
<em>Copertina di Germany&#8217;s Secret Weapons in World War II</em>
</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_tank.jpg" alt="Copertina di My Tank Is Fight!" /><br />
<em>Copertina di My Tank Is Fight!</em></p>
<p>Inoltre, per chi volesse provare l&#8217;ebbrezza di volare con qualcuno degli strani aerei nazisti, il Coniglietto Grumo mi segnala l&#8217;esistenza del videogioco <em>Secret Weapons of the Luftwaffe</em>. Non sono riuscita a farlo partire, non essendo neanche stato programmato per Windows, ma dovrebbe funzionare usando l&#8217;emulatore DOSBox. Oppure recuperando dalla cantina qualche vecchio PC.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/atr_swl.jpg" alt="screenshot da Secret Weapons of the Luftwaffe" /><br />
<em>Uno screenshot da Secret Weapons of the Luftwaffe: qui si sta pilotando il Gotha Go 229!</em></p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Questo articolo è nato grazie all&#8217;impegno mio, di mio fratello e del Coniglietto Grumo. Un ringraziamento particolare a Carraronan per la prontezza, la gentilezza e la competenza con le quali ha risposto alle nostre mail.
</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0406941/combined"><em>LORELEI</em> su IMDb</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/code/9788834712559/dick-philip-k-/svastica-sul-sole.html"><em>La Svastica sul Sole</em> su iBS.it</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_fr.png" alt="bandiera FR" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://sous-marin.france.pagesperso-orange.fr/NN3.htm">Una pagina dedicata al Surcouf</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.achtungpanzer.com/achtung-panzer-home">Achtung Panzer! sito dedicato ai carri tedeschi</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.luft46.com/">Luft &#8217;46 sito dedicato agli aerei da guerra futuristici del Terzo Reich</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://strangevehicles.greyfalcon.us/">Strange vehicles of Pre-War Germany &#038; The Third Reich</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.greyfalcon.us/">Black Sun: esoterica tecnologia nazista</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0888496/"><em>Fascisti su Marte</em> su IMDb</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.cabinetmagazine.org/issues/7/floatingisland.php">Un articolo che parla della portaerei di ghiaccio</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://blog.modernmechanix.com/2006/12/04/horse-of-steel-runs-across-fields/">L&#8217;articolo di Popular Science dedicato al cavallo d&#8217;acciaio fascista</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/gp/product/0806527587"><em>My Tank Is Fight!</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.kensingtonbooks.com/finditem.cfm?itemid=9384">Un capitolo da <em>My Tank Is Fight!</em></a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Germanys-Secret-Weapons-World-War/dp/0760308470/"><em>Germany&#8217;s Secret Weapons in World War II</em> su Amazon.com</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.mobygames.com/game/dos/secret-weapons-of-the-luftwaffe"><em>Secret Weapons of the Luftwaffe</em> su MobyGames</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.abandonware-paradise.org/abandonware-731-fichedejeu.html"><em>Secret Weapons of the Luftwaffe</em> scaricabile da Abandonware Paradise</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.dosbox.com/">Il sito ufficiale di DOSBox</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.steamfantasy.it/blog/">Il blog del Duca Carraronan</a></p>
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		<title>Videogiochi e Teste Mozzate</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Feb 2008 23:31:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avrei voluto parlare de La Bussola d&#8217;Oro, ma questa settimana sono stata tirata in ballo in una discussione accalorata su FantasyMagazine che mi ha messo di cattivo umore. Non mi piace leggere narrativa quando sono di cattivo umore, lascia un retrogusto spiacevole. In compenso ho terminato un paio saggi interessanti, e sebbene nessuno dei due [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avrei voluto parlare de <em>La Bussola d&#8217;Oro</em>, ma questa settimana sono stata tirata in ballo in una discussione accalorata su FantasyMagazine che mi ha messo di cattivo umore. Non mi piace leggere narrativa quando sono di cattivo umore, lascia un retrogusto spiacevole. In compenso ho terminato un paio saggi interessanti, e sebbene nessuno dei due parli in particolare di narrativa fantasy, meritano lo stesso un commento.
</p>
<p>Il primo è <em>Samurai: The Code of the Warrior</em> di Thomas Louis e Tommy Ito. È un testo introduttivo alla storia, la filosofia, la vita quotidiana e l&#8217;arte della guerra dei Samurai. È un bel libro, corredato da diverse splendide illustrazioni, ma non ha la profondità di testi più specifici dedicati all&#8217;argomento, come le monografie di Stephen Turnbull.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/vtm_samurai.jpg" alt="Copertina di Samurai: The Code of the Warrior" /><br />
<em>Copertina di Samurai: The Code of the Warrior</em></p>
<p>Nondimeno, ho appreso anche da questo libro dei particolari degni di nota.<br />Ci sono delle caratteristiche dei Samurai che sono conosciute più o meno da tutti – come l&#8217;abilità con la spada o il fanatico senso dell&#8217;onore – altre sono meno note. Una di queste è che i Samurai erano tagliatori di teste.<br />Decapitare un nemico in battaglia e poter mostrare questo trofeo al proprio signore (<em>daimyo</em>) era considerato uno dei massimi onori ottenibili in combattimento. I Samurai si portavano addirittura appresso una borsa apposita per teste, detta <em>kubibukuro</em>, perché non c&#8217;è niente di più imbarazzante di tagliare una testa e non sapere dove metterla!</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/vtm_kubi.png" alt="Kubibukuro" /><br />
<em>Kubibukuro (Borsa per teste)</em></p>
<p>Il particolare macabro ha però implicazioni poco prevedibili. La prima è che spesso i Samurai, ottenuta la testa di qualche nemico importante, disertavano la battaglia, per non correre il rischio di perdere il trofeo nella mischia. Ovvero, la propria fazione poteva andare pure al Diavolo, ma che nessuno osasse toccare le teste tagliate!
</p>
<p>La seconda implicazione è legata a un periodo storico durante il quale l&#8217;onore (e in certi casi anche lo stipendio) veniva calcolato in base al numero di teste tagliate piuttosto che in base alla qualità delle stesse.<br />Nelle prime fasi dell&#8217;invasione della Corea, iniziata nel 1592, i Samurai incontrarono scarsa resistenza, e fecero strage tra i nemici, civili compresi. Questo significò una gran quantità di teste, per avere un&#8217;idea quante, basti pensare che alcuni storici credono che nei sei anni di guerra i Giapponesi uccisero quasi un milione di Coreani. Tutte queste teste dovevano venir catalogate – ché sarebbe stato imperdonabile attribuire una decapitazione al Samurai sbagliato – e rispedite in Giappone, dove, dopo esser state rese presentabili, dovevano essere appunto presentate al comandante supremo dell&#8217;epoca. Infine occorreva seppellire le teste.<br />Tale incredibile traffico di teste teneva occupati una gran quantità di uomini e mezzi, tanto da rappresentare un ostacolo concreto per la generale logistica dell&#8217;invasione. Alla fine si dovette ricorrere a un compromesso: in Giappone venivano rispedite non più le teste intere ma solo un orecchio o un naso.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/vtm_sam1.jpg" alt="Un'illustrazione da Samurai: The Code of the Warrior" /><br />
<em>I tagliatori di teste in azione&#8230;</em></p>
<p>La morale della favola, per lo scrittore, è che ogni particolare inventato ha <strong>conseguenze</strong>, spesso molto difficili da immaginare.<br />Lo scrittore <em>troisiano</em> ragiona così: ho appena inventato la cattivissima razza degli Orchi di Buzzagrotto, adesso per dimostrare quanto siano malvagi ci metto un bel particolare macabro! Gli Orchi di Buzzagrotto tagliano la testa ai nemici uccisi in battaglia e poi le portano in offerta all&#8217;altare del loro Dio, il Crudele Gimpone. Perfetto! Sennonché, quando gli Orchi di Buzzagrotto inizieranno l&#8217;invasione del Regno dei Pacifici Elfi™, lo scrittore terrà conto della logistica delle teste mozzate? Essendo <em>troisiano</em>, no, ovviamente, e io sarò costretta a ricordarglielo!
</p>
<p>Perciò, come già tante altre volte ricordato, non basta la mera immaginazione, occorre <strong>ragionare</strong> sul quel che si immagina, e <strong>documentarsi</strong>, perché certe implicazioni non sono intuitive, richiedono, per essere colte, una notevole base di conoscenze.<br />Tra l&#8217;altro questi sono i dettagli che alimentano la fiducia in un autore, che permettono di leggere un romanzo con <em>sospensione dell&#8217;incredulità</em>, perché lo scrittore ha dimostrato di sapere quel che sta facendo, di non star parlando a vanvera.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Il secondo saggio della settimana è stato <em>The Art of Computer Game Design</em> di Chris Crawford. La discussione riguardo i videogiochi e <em>Cloverfield</em> mi aveva incuriosita e inoltre dovevo io documentarmi rispetto a qualcosa che sto scrivendo.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/vtm_cgd.jpg" alt="Copertina di The Art of Computer Game Design" /><br />
<em>Copertina di The Art of Computer Game Design</em></p>
<p>Il libro di Crawford è stato pubblicato per la prima volta nel 1984, e nonostante ciò è uno dei pochi testi sull&#8217;argomento. Libri sulla <em>programmazione</em> dei videogiochi abbondando, ma sul <em>design</em>, sulla <em>progettazione</em> degli stessi, specie in ottica &#8220;artistica&#8221;, non ve ne sono molti.</p>
<p>Per certi versi, leggendo il libro di Crawford, ho avuto l&#8217;impressione di leggere fantascienza retrofuturistica. In soli vent&#8217;anni il settore è stato rivoluzionato, e alcune delle cose descritte da Crawford non solo non le ho mai viste di persona, ma paiono vera e propria <em>archeologia</em>.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/vtm_acustico.jpg" alt="Accoppiatore acustico" /><br />
<em>Quest’affare è un “accoppiatore acustico”, una forma primitiva di modem, vestigia di un’epoca che non conosceva ADSL!</em></p>
<p>Tuttavia, al di là dei particolari tecnici che ormai non hanno più senso, i concetti fondamentali stabiliti da Crawford mi sembrano più che centrati, in particolare riguardo una di quelle idee che circolano al giorno d&#8217;oggi, sentita anche a proposito di <em>Cloverfield</em>, ovvero la contaminazione, se non proprio la convergenza, tra cinema e videogiochi.
</p>
<p>Leggendo il saggio di Crawford posso affermare che l&#8217;idea in questione è campata per aria. Cinema e videogiochi sono due distinte attività, separate, e con una natura di fondo <em>opposta</em>. Il fatto che entrambi abbiano come principale mezzo di comunicazione verso l&#8217;utente uno schermo è insignificante.
</p>
<p>Crawford individua nei (video)giochi due caratteristiche che li separano da altre entità all&#8217;apparenza simili, quali appunto il cinema o la narrativa. Queste caratteristiche sono la <em>scelta</em> e la <em>dinamicità</em>.
</p>
<p>In un film (o in un romanzo) l&#8217;utente è costretto a seguire una determinata strada e a seguirla sempre nella stessa direzione. La strada può essere tortuosa finché si vuole, ma in nessun punto ci saranno diramazioni e in nessun punto si potrà invertire il senso di marcia.<br />Non c&#8217;è niente di male in questo, sono millenni che la gente legge narrativa e più di cent&#8217;anni che va al cinema con piena soddisfazione, tuttavia tale &#8220;limitazione&#8221; esiste ed è intrinseca a queste forme d&#8217;arte.
</p>
<p>In un videogioco invece l&#8217;utente si trova davanti una moltitudine di strade tra le quali scegliere. Nei primi videogiochi questa capacità di scelta aveva spesso una diretta rappresentazione grafica: si pensi a <em>Pac-Man</em>, quando l&#8217;animaletto giallo è a un bivio, è chiara la scelta se tirare dritto o svoltare a destra o a sinistra.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/vtm_pacman.png" alt="Uno screenshot di Pac-Man" /><br />
<em>Uno screenshot di Pac-Man: tre evidenti scelte per il tipo in giallo, tirare dritto, tornare indietro o girare a destra</em></p>
<p>Più sono le scelte, più un gioco è potenzialmente più divertente. All&#8217;aumentare delle scelte aumenta quella qualità indefinibile detta <em>gameplay</em> o <em>giocabilità</em>, qualità che rende un gioco appassionante. Gli scacchi sono più appassionanti del Tic-Tac-Toe anche perché gli scacchi offrono molte più scelte.<br />Un particolare da tener presente è che spesso, se il gioco è progettato male, ci sono molte <em>false scelte</em>. Ovvero le scelte sono in apparenza molte, ma il giocatore è subito in grado di capire quali non porteranno mai alla vittoria, cosicché spesso si ritrova con pochissime reali alternative.<br /><em>Tetris</em> è uno dei pochi videogiochi a essere giocato da anni, in questa o quella versione; una delle ragioni è perché non offre alcuna falsa scelta. È stato matematicamente dimostrato (<a href="//gamberi/racconti/Tetris_is_Hard_Made_Easy.pdf">Tetris is Hard, Made Easy</a>, <a href="//gamberi/racconti/The_Theory_of_Tetris.pdf">The Theory of Tetris</a>, copie locali, PDF) come non sia possibile estrapolare in tempi pratici alcuna strategia che sempre porti all’eliminazione di tutti i mattoncini che scendono. L&#8217;esperienza aiuta, ma ogni scelta rimane valida (o sbagliata), il giocatore ha sempre davanti a sé il massimo delle possibilità offerte dal gioco.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/vtm_tetris.png" alt="Uno screenshot di Tetris" /><br />
<em>Una delle prime versioni di Tetris (1985)</em></p>
<p>Perciò una prima differenza importante: un film non ha scelte, in un videogioco più sono le scelte, più il gioco può diventar bello.
</p>
<p>La dinamicità. Per Crawford un (video)gioco è tale quando è dinamico, cioè reagisce alle scelte del giocatore. Crawford infatti distingue tra giochi e puzzle. Nei puzzle ci sono scelte, ma non c&#8217;è alcuna dinamicità. Prendiamo il Campo Minato di Windows: posso scegliere dove mettere le bandierine, tuttavia questo non cambia la disposizione delle bombe, il gioco non reagisce alle mie scelte, è già stato tutto preordinato.<br />Viceversa giocando a scacchi il mio avversario sposterà i suoi pezzi in risposta ai miei, non in una maniera &#8220;preconfezionata&#8221;.<br />L&#8217;ideale è che per ogni scelta compiuta dal giocare, il gioco risponda in maniera appropriata ma non prevedibile. Rimanendo in ambito scacchistico: ogni volta che il giocatore muove l&#8217;avversario deve replicare in maniera tale da metterlo in difficoltà, ma non usando sempre la stessa mossa.<br />In un film o romanzo non c&#8217;è alcuna dinamicità: il regista può inserire un geniale colpo di scena nel finale, ma se lo spettatore rivedrà il film, il colpo di scena sarà ancora lì, nello stesso punto.</p>
<p>Perciò seconda differenza importante: un film non è dinamico, mentre un videogioco lo deve essere il più possibile.
</p>
<p>Nota: qui, con Crawford, sto parlando di videogiochi <em>ideali</em>, pensati per essere i più appassionanti possibile. In pratica vengono prodotti un sacco di videogiochi lineari (o &#8220;su rotaia&#8221; come si dice in gergo) dove le scelte sono pochissime e la dinamicità minima, ma è solo una distorsione del mercato – per il quale conta di più mettere in copertina un personaggio di Walt Disney che non creare un&#8217;opera d&#8217;arte – piuttosto che un limite dei videogiochi stessi.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/vtm_cars.jpg" alt="Confezione di Cars" /><br />
<em>Cars: un videogioco orribile che ha venduto milioni di copie solo per il richiamo sulla confezione al film della Disney</em></p>
<p>Viste queste due differenze <strong>basilari</strong> tra film e videogiochi, prendiamo la somiglianza: lo schermo. Non è difficile guardando appunto <em>Cloverfield</em> e poi videogiochi come <em>Half-Life</em> o <em>Call of Duty</em> pensare che ci sia una vicinanza. Qui però emerge la terza e decisiva differenza: le immagini in movimento sono intrinseche al cinema, così come le parole lo sono alla narrativa, ma lo schermo <strong>non è</strong> caratteristica propria dei (video)giochi.<br />Quello che distingue un gioco da un altro sono le <em>regole</em>. Prendiamo ancora gli scacchi: posso avere davanti una scacchiera fisica, posso avere una scacchiera sul video, posso non avere alcuna scacchiera e immaginarmi solo le mosse. È lo stesso gioco. Così come un gioco di ruolo lo posso giocare a video, o posso giocarlo con carta e penna, o posso travestirmi da elfa, prendere il mio arco di cartapesta e andare a fare la squilibrata <em>cosplayer</em> giocatrice dal vivo in qualche bosco. Quello che definisce il gioco non è il suo aspetto, ma le sue regole.
</p>
<p>Crawford infatti nota che è il designer ingenuo e inesperto che comincia a progettare un videogioco dal <em>video</em>. Non che non si debba tenere conto dei limiti o delle possibilità della tecnologia, nessuno nega la bellezza di una grafica 3D che sfrutti tutte le potenzialità dei computer attuali, ma i giochi davvero belli, quelli che possono rimanere per <em>millenni</em>, e non solo per i soliti sei mesi di <em>hype</em>, sono slegati dalla loro <em>rappresentazione</em>.<br />Viceversa un film <strong>è</strong> la sua rappresentazione.
</p>
<p>Dunque mi sembra chiaro che non ci siano molti punti di possibile contatto tra cinema e videogiochi. Sono due ambiti del tutto diversi, e anzi il vero rischio è che i videogiochi copino il cinema, divenendo sempre più lineari e prevedibili, perdendo quelle caratteristiche di <em>scelta</em> e <em>dinamicità</em> che sono il vero cuore di un (video)gioco.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/vtm_cod.jpg" alt="Uno screenshot di Call of Duty" /><br />
<em>Call of Duty: un gioco “su rotaia”</em></p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Girando in questi giorni diversi forum dedicati ai videogiochi, ho notato che non mancano anche da quelle parti gli aspiranti professionisti. Per lo più ragazzi che vogliono diventare game designer, magari alle prese con il loro primo giochino. Secondo me rimarrebbero stupiti dal sapere che, stabilito quale sarà scopo e ambientazione del gioco, il primo consiglio di Chris Crawford è quello di&#8230; incredibile a dirsi&#8230; rullo di tamburi&#8230;<strong> DOCUMENTARSI!</strong><br />
<blockquote>With a goal and topic firmly in mind, the next step is to immerse yourself in the topic. <strong>Read everything you can on the topic</strong>. Study all previous efforts related to either your goal or your topic. What aspects of these earlier efforts appeal to you? What aspects disappoint or anger you? Make sure that you understand the mechanics of the environment your game will attempt to represent. <strong>Your game must give the authentic feel, the texture of the real world, and this can only be achieved if you firmly understand the environment of the game.</strong> While researching <strong>EXCALIBUR</strong>, I studied the history of Britain during the period AD 400-700.</p></blockquote>
<p>Per chi non lo conoscesse, Chris Crawford è un famoso game designer, specializzato in giochi di strategia. Alcuni dei giochi da lui creati, <em>Eastern Front – 1941</em>, <em>Balance of Power</em>, <em>Patton vs. Rommel</em>, <em>High Command: Europe 1939-45</em>, sono considerati dei classici, sia dal punto di vista della giocabilità, sia da un punto di vista prettamente tecnico. Ad esempio in <em>Eastern Front – 1941</em>, un gioco del 1981, l&#8217;Intelligenza Artificiale che comanda le truppe nemiche è in grado di pensare mentre il giocatore muove, in questo modo più il giocatore si attarda nei suoi di ragionamenti, più si troverà di fronte un avversario ostico. Questa caratteristica a tutt&#8217;oggi è sfruttata solo da pochissimi giochi.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/vtm_front.png" alt="Uno screenshot di Eastern Front - 1941" /><br />
<em>Uno screenshot di Eastern Front &#8211; 1941</em></p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>In onore alla settimana appena conclusasi vorrei aggiungere qualche altra parola rispetto al <strong>documentarsi</strong>.<br />
C&#8217;è infatti anche chi non la pensa come me, persino tra gli &#8220;addetti ai lavori&#8221;. Qualche mese fa ebbi questo scambio di battute con Marina Lenti, prode autrice di volumi di pregio, quali <em>L&#8217;Incantesimo di Harry Potter</em> e <em>Harry Potter a test</em>.</p>
<p>Gamberetta:<br />
<blockquote>A fronte di un argomento tanto vasto e complicato <em>[sto parlando di guerra]</em> un autore che dovrebbe fare? [...] Come dovrebbe informarsi? Guardando Xena in TV?</p></blockquote>
<p>Marina Lenti:<br />
<blockquote>sì io dico che basta una cultura media da film, e allora?</p></blockquote>
<p>E allora, Marina, con &#8220;una cultura media da film&#8221; (sic!) scrivi <strong>boiate!</strong> Non ci si può poi stupire se tanti romanzi fantasy italiani fanno <em>schifo</em>, quando chi si occupa a livello professionale dell&#8217;argomento considera adeguata &#8220;una cultura media da film&#8221;.<br />Ma ognuno giudichi per sé, se sia il caso di <strong>read everything you can on the topic</strong> o accontentarsi della cultura media da film.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/vtm_sam2.jpg" alt="Un'illustrazione da Samurai: The Code of the Warrior" /><br />
<em>I Samurai meditano sulle parole di Marina: speriamo non prendano decisioni affrettate!</em></p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Samurai-Code-Warrior-Thomas-Louis/dp/0760784027/ref=sr_1_2?ie=UTF8&#038;s=books&#038;qid=1203199502&#038;sr=8-2"><em>Samurai: The Code of the Warrior</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.stephenturnbull.com/">Il sito di Stephen Turnbull, storico specializzato nelle vicende dei Samurai</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Japanese_invasions_of_Korea_%281592%E2%80%931598%29">L&#8217;invasione della Corea del 1592 su Wikipedia</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Art-Computer-Game-Design-Reflections/dp/0881341177/ref=sr_1_1?ie=UTF8&#038;s=books&#038;qid=1203199971&#038;sr=8-1"><em>The Art of Computer Game Design</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://directory.vancouver.wsu.edu/people/sue-peabody/art-computer-game-design"><em>The Art of Computer Game Design</em> leggibile online, con il benestare dell&#8217;autore</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Chris-Crawford-Design-Riders-Games/dp/0131460994/ref=sr_1_5?ie=UTF8&#038;s=books&#038;qid=1203200486&#038;sr=1-5"><em>Chris Crawford on Game Design</em>: un secondo saggio di Crawford dedicato al game design, lo leggerò!</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.erasmatazz.com/page78/Library2.html">Una serie d’interessanti articoli di Chris Crawford presso il suo sito personale</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.storytron.com/">StoryTron Interactive Storytelling, l’ultimo progetto di Chris Crawford</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.atarimania.com/game-atari-400-800-xl-xe-excalibur_1898.html">Screenshot e recensioni di <em>Excalibur</em></a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Eastern_Front_%28computer_game%29#AI"><em>Eastern Front &#8211; 1941</em> su Wikipedia</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Pac_man"><em>Pac-Man</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Tetris"><em>Tetris</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Call_of_duty"><em>Call of Duty</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.gamasutra.com/">Gamasutra, un sito dedicato al game design</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Recensioni :: Film :: Cloverfield</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Feb 2008 12:58:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Titolo originale: Cloverfield Regia: Matt Reeves Anno: 2008 Nazione: USA Studio: Bad Robot Genere: Fantascienza, Mostri latitanti Durata: 1 ora e 25 minuti Lingua: Inglese Kaiju è un termine giapponese che indica una creatura strana, mostruosa. Kaiju eiga sono i film di mostri, filone cinematografico al quale appartiene Cloverfield.È un filone che come pochi altri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/clo_clover.jpg" alt="Locandina di Cloverfield" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>Cloverfield</strong><br />
Regia: <strong>Matt Reeves</strong></p>
<p>Anno: <strong>2008</strong><br />
Nazione: <strong>USA</strong><br />
Studio: <strong>Bad Robot</strong><br />
Genere: <strong>Fantascienza, Mostri latitanti</strong><br />
Durata: <strong>1 ora e 25 minuti</strong></p>
<p>Lingua: <strong>Inglese</strong>
</td>
</tr>
</table>
<p><em>Kaiju</em> è un termine giapponese che indica una creatura strana, mostruosa. <em>Kaiju eiga</em> sono i film di mostri, filone cinematografico al quale appartiene <strong><em>Cloverfield</em></strong>.<br />È un filone che come pochi altri sta a cuore al Coniglietto Grumo. Per capire perché, bisogna tornare indietro di trent&#8217;anni.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Il Coniglietto Grumo attore<br />
</strong></p>
<p>1971. Il Coniglietto Grumo è appena tornato dal Vietnam. La sua ultima missione con le forze speciali è stata l&#8217;Operazione Lam Son 719, concepita per colpire le basi logistiche dei nemici della democrazia in Laos.<br />
Il reparto di Grumo non è mai esistito, gli Americani non hanno mai ammesso il loro intervento diretto in Laos, ma Grumo c&#8217;è stato e ha visto l&#8217;Inferno!<br />Sono gli anni bui di Grumo, segnati da solitudine, alcool e oppio. Nella disperazione, un solo momento di gioia, l&#8217;esordio come attore nel film <em>Night of the Lepus</em>.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/clo_lepus.jpg" alt="Locandina di Night of the Lepus" /><br />
<em>Locandina di Night of the Lepus</em></p>
<p>In <em>Night of the Lepus</em>, il crudele tentativo di ridurre la popolazione dei coniglietti, sviluppando un siero che uccida solo loro, senza avvelenare le altre specie, si ritorce contro i sadici dottori: i coniglietti infettati crescono a dismisura e divengono assetati di sangue!<br /><em>Night of the Lepus</em> è un film bizzarro, recitato con quasi assoluta serietà, come se nessuna delle persone coinvolte si rendesse conto dell&#8217;intrinseca ridicolaggine della trama. Segna anche la nascita della passione del Coniglietto Grumo per i film di mostri, passione che non l&#8217;ha ancora abbandonato, così com&#8217;è durata per anni l&#8217;amicizia che l&#8217;ha legato a DeForest Kelley (il dottor McCoy di <em>Star Trek</em>), conosciuto sul set del film.</p>
<div id="gamberoflv" style="text-align: center;"><a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/02/09/recensioni-film-cloverfield/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/lepus.jpg" alt="preview image"/></a><em>I Coniglietti attaccano! Riconoscete Grumo?</em></div>
<p>Data tale premessa, diviene facile capire perché i film di mostri sono tanto importanti per il Coniglietto Grumo. Sono stati per lui la luce al fondo di un tunnel buio.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Breve storia dei mostri<br />
</strong></p>
<p>Volendo tracciare una breve storia dei film di mostri le quattro tappe fondamentali sono:
</p>
<p><em>The Lost World</em> (1925) per la regia di Harry Hoyt, tratto da un famoso romanzo di Arthur Conan Doyle. In tale film per la prima volta compaiono mostri giganti, nel caso specifico dinosauri.<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/02/09/recensioni-film-cloverfield/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/the_lost_world_trailer.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Trailer di The Lost World (1925)</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>King Kong</em> (1933) regia di Merian C. Cooper e Ernest B. Schoedsack. La vicenda è celeberrima e perciò non starò a riassumerla. L&#8217;incredibile successo di <em>King Kong</em> ha suscitato interesse per i film di mostri in ogni angolo del mondo, e per questa ragione spesso <em>King Kong</em> è indicato quale capostipite del genere, sebbene appunto non lo sia in senso cronologico.<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/02/09/recensioni-film-cloverfield/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/king_kong_trailer.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Trailer di King Kong (1933)</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>The Beast from 20,000 Fathoms</em> (1953) regia di Eugène Lourié, tratto da un racconto di Ray Bradbury. <em>The Beast from 20,000 Fathoms</em> è la storia di una gigantesca creatura preistorica, un Redosauro, rimasta intrappolata per milioni di anni sotto il ghiaccio del Polo Nord. Sciagurati esperimenti nucleari risvegliano il mostro che pensa bene di dirigersi in America e attaccare la città di New York!<br />Non solo il Redosauro ha un pessimo carattere, dimensioni enormi e forza spaventosa, ma è anche portatore di brutte malattie. Questo particolare non è molto comune tra film di mostri, specie se sono mostri giganti; di recente è stato ripreso nel film coreano <em>The Host</em> dove però è usato solo per calunniare il povero mostro.<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/02/09/recensioni-film-cloverfield/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/the_beast_trailer.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Trailer di The Beast from 20,000 Fathoms (1953)</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>The Beast from 20,000 Fathoms</em> è uno dei primi film a poter vantare effetti speciali realizzati da Ray Harryhausen, un maestro nel campo.<br />
È un bel film, divertente e con una trama più complessa di quanto non appaia a prima vista. È un film superiore sotto ogni aspetto a <strong><em>Cloverfield</em></strong>.<br /><em>The Beast from 20,000 Fathoms</em> ottenne un buon successo, ma l&#8217;importanza della pellicola è legata al fatto di essere stata la principale fonte d&#8217;ispirazione per <em>Godzilla</em>, uscito in Giappone l&#8217;anno successivo.
</p>
<p><em>Gojira</em> (1954) o <em>Godzilla</em>. Il Re dei Mostri! Come nel caso di <em>King Kong</em> la vicenda è così famosa che non ha bisogno di presentazioni, basta lasciar parlare le immagini&#8230;<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/02/09/recensioni-film-cloverfield/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/godzilla.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Godzilla è spesso di cattivo umore&#8230;</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Dopo <em>Godzilla</em> è difficile tener traccia di tutti i film di mostri prodotti nei più disparati Paesi. E se oggi il genere è forse un po&#8217; in declino a livello mondiale, in Giappone rimane saldo con nuovi film di mostri ogni anno.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Mostri curiosi<br />
</strong></p>
<p>Accanto alla storia ufficiale ce n&#8217;è un&#8217;altra parallela, che parla di film bizzarri e misteriosi che pochissimi hanno visto. Si va dalle inquietanti immagini pare tratte dal trailer di <em>The Gorilla</em> (1930), film considerato perduto, a <em>Edo ni Arawareta Kingu Kongu: Henge no Maki</em> (King Kong Appears in Edo) film con King Kong forse prodotto in Giappone tra il 1933 e il 1938 ma che forse non è mai esistito.<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/02/09/recensioni-film-cloverfield/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/gorilla.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Le enigmatiche immagini di The Gorilla (1930)</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Oppure si cita l&#8217;elusivo <em>Wangmagwi</em> film coreano del 1967, che avrebbe visto la partecipazione di più di 150.000 comparse. <em>Wangmagwi</em> non è mai uscito in videocassetta o DVD e non è mai stato trasmesso in televisione. Dopo essere passato al cinema si è inabissato, per riemergere solo qui e là in concomitanza con qualche festival dedicato all&#8217;argomento.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/clo_wang.jpg" alt="Wangmagwi" /><br />
<em>Un fotogramma di Wangmagwi</em></p>
<p>C&#8217;è poi la bislacca vicenda di <em>Pulgasari</em>. Realizzato per la prima volta in Sud Corea nel 1962 (e questo è un altro film del quale si sono perse le tracce), se ne cominciò un remake nel 1978, se non che il regista, Sang-ok Shin, venne rapito dai servizi segreti nord coreani: avrebbe dovuto rilanciare l&#8217;agonizzante cinematografia nord coreana. Sang-ok Shin finì dunque per lavorare a <em>Pulgasari</em> in Nord Corea. Nel 1985, con il film quasi completato, Sang-ok Shin riuscì però, al termine di una rocambolesca fuga, a raggiungere gli Stati Uniti.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/clo_pulga62.jpg" alt="Locandina di Pulgasari (1962)" /><br />
<em>Locandina di Pulgasari (1962)</em></p>
<p><em>Pulgasari</em> fu terminato da un altro regista ma il risultato finale non piacque al presidente Kim Jong-il, che ne vietò la proiezione. Per dieci anni non se ne seppe più niente, finché un critico cinematografico giapponese non se ne procurò una copia. Proiettato in un solo cinema ottenne un discreto successo; qualche tempo dopo ne uscì un&#8217;edizione &#8220;ufficiale&#8221; in videocassetta. Oggi è disponibile in DVD e persino su google video, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=rkZjt3A3az4">qui</a>.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/clo_pulga85.jpg" alt="Copertina di Pulgasari (1985)" /><br />
<em>Copertina del DVD della versione 1985 di Pulgasari</em></p>
<p>Manca ancora un particolare: nel 1996 Shin scrisse la sceneggiatura per <em>Galgameth</em> un remake americano di <em>Pulgasari</em> in versione per bambini.
</p>
<p><em>Pulgasari</em> è un mostro buono. Un gigante mangiatore di ferro che aiuterà i contadini a ribellarsi contro i propri dittatori. Nondimeno l&#8217;insaziabile fame di metallo lo condurrà alla rovina.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Cloverfield<br />
</strong></p>
<p>Davanti a <em>Pulgasari</em> con la sua storia di registi rapiti, film scomparsi, e remake sempre più oscuri, vien da sorridere pensando a J.J. Abrams, produttore di <strong><em>Cloverfield</em></strong>, e alla sua patetica operazione di &#8220;marketing virale&#8221;. Il tentativo artefatto di creare un&#8217;aura d&#8217;interesse e <em>hype</em> intorno a un film che si rivela ben più misero di una produzione nord coreana degli anni &#8217;80.
</p>
<p>La trama di <strong><em>Cloverfield</em></strong> è ridotta all&#8217;osso: un mostro attacca New York e prende di sorpresa un gruppetto di nullafacenti che stavano festeggiando la partenza di uno di loro per il Giappone. Per un&#8217;oretta i tizi girano a vuoto per Manhattan finché il film non termina. Durata totale 85 minuti, dei quali i primi venti sono di pure chiacchiere (la festa di cui sopra).<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/02/09/recensioni-film-cloverfield/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/cloverfield_trailer.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Trailer di Cloverfield (2008)</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Definire <strong><em>Cloverfield</em></strong> un film di mostri è una forzatura. Il mostro compare solo per poche inquadrature alla fine, e i suoi figlioli mostriciattoli si vedono per pochi secondi. Ma soprattutto il mostro non solo non è protagonista, ma non è neanche un personaggio: non ha motivazioni, non ha storia, non ha un perché, è trattato alla stregua di un qualunque accidente naturale. Se il mostro fosse stato sostituito da un terremoto (o magari dal gelo assassino di <em>The Day After Tomorrow</em>) il film non sarebbe cambiato di un millimetro.<br />Questo a casa mia si chiama: <strong>prendere per i fondelli la gente</strong>. Spacciare un film per film di mostri quando in realtà non è vero è quanto di più bieco si possa fare. Già film come <em>The Village</em> di Shyamalan tirano la corda, <strong><em>Cloverfield</em></strong> la spezza.
</p>
<p><strong><em>Cloverfield</em></strong> è visto per la sua interezza attraverso un videocamera digitale in mano a uno dei protagonisti, nello stile di <em>The Blair Witch Project</em>. Questo comporta che spesso le immagini non siano a fuoco, siano inquadrati i piedi invece dei volti degli attori e ci siano un sacco di movimenti inutili di camera.<br />Non mi piace. Non m&#8217;immerge nel film, mi suscita mal di mare. E anche se potrà sembrare incredibile, <strong>non me ne importa un fico secco della marca di scarpe</strong> dei personaggi. Sarò ingenua, ancora ferma al Web 1.0 o che altro, ma io preferisco in un film di mostri vedere il dannato mostro!
</p>
<p>Naturalmente le maggiori sfocature sono in concomitanza con gli avvistamenti dei mostro. Quando c&#8217;è da inquadrare un bel cartellone pubblicitario della Nokia, la telecamera è bella fissa.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/clo_mostro.jpg" alt="L’attacco di un mostriciattolo" /><br />
<em>L’attacco di un mostriciattolo</em></p>
<p align="center"><img src="/wp-content/clo_nokia.jpg" alt="Pubblicità occulta" /><br />
<em>Pubblicità. (questo è il culmine di un bijou in fatto di pubblicità “occulta”: prima il protagonista riceve una telefonata e s’indugia sul suo parlare al cellulare, poi va a sedersi sotto il cartellone pubblicitario e infine c’è questa inquadratura prolungata sul nome della ditta, in modo che possa essere ben leggibile. Complimenti agli interessanti, mi avete proprio convinta: non comprerò un telefono della Nokia manco morta)</em></p>
<p>Ma questo in fondo sarebbe il meno. Quello che rende <strong><em>Cloverfield</em></strong> una solenne perdita di tempo è la totale mancanza di fantasia e originalità. La storia è come visto inesistente. Il mostro in sé per quel pochissimo che s&#8217;intravvede è un generico rettile-anfibio senza personalità alcuna. E i mostriciattoli sono scopiazzati dagli headcrab presenti in <em>Half-Life</em> e <em>Half-Life 2</em>, i famosi videogiochi sviluppati da Valve Software. Il loro attacco ai protagonisti nei tunnel della metropolitana è modellato a ricalco del videogioco, con i personaggi che si difendono, proprio come nel gioco, a calci e sprangate.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/clo_headcrab.jpg" alt="Headcrab" /><br />
<em>Headcrab (Half-Life 2)</em></p>
<p>Anche dal punto di vista stilistico <strong><em>Cloverfield</em></strong> è solo una brutta copia. L&#8217;idea generale del film di mostri in prima persona col mostro che c&#8217;è ma non si vede è presa pari pari da <em>Incident at Loch Ness</em>, film del 2004 di Zak Penn e Werner Herzog. Per rendersi conto basta guardare la scena che segue. ATTENZIONE! Contiene spoiler per <em>Incident</em>, non guardatela se avete intenzione di vedere in futuro tale film (e ne vale la pena!)<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/02/09/recensioni-film-cloverfield/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/loch_ness.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Una sequenza da Incident at Loch Ness (2004)</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Per altro la telecamera ritrovata con dentro un filmato del mostro che attacca chi la reggeva è un&#8217;idea ben più vecchia, e pare sia comparsa per la prima volta nel 1959 in <em>Caltiki – Il Mostro Immortale</em> di Mario Bava. <strong>Aggiornamento del 12 febbraio:</strong> la sequenza da Caltiki con la telecamera ritrovata e la ripresa in prima persona.<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/02/09/recensioni-film-cloverfield/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/caltiki.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Caltiki: già cinquant’anni fa si riusciva a far venire il mal di mare agli spettatori a furia di movimenti bruschi e immagini sfocate!</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p align="center"><img src="/wp-content/clo_caltiki.jpg" alt="Locandina di Caltiki - Il Mostro Immortale" /><br />
<em>Locandina di Caltiki &#8211; Il Mostro Immortale</em></p>
<p>Intere sequenze di <strong><em>Cloverfield</em></strong> sono fregate ad altri film, per esempio i soldati che sparano verso il mostro mentre la telecamera rimane su di loro invece di seguire il volo dei proiettili è presa dalla <em>Guerra dei Mondi</em> di Spielberg, con i marziani dietro la collina.<br />Saranno tutte citazioni? Nah! È solo spregevole copia/incolla da parte di chi non ha lui alcun talento o fantasia.
</p>
<p><strong><em>Cloverfield</em></strong>, e qui bisogna ammettere che non è solo, ma questo non lo giustifica, è poi vittima del disgraziato &#8220;Mito della fantasia dello spettatore&#8221;. Tale mito vuole che sia meglio solo alludere, non indugiare, lasciare che sia la fantasia dello spettatore (o del lettore) a &#8220;creare&#8221; il mostro. Non c&#8217;è niente di più pauroso delle nostre stesse paure! Non è vero, è una stupidata.<br />Il meccanismo, quando funziona, funziona perché c&#8217;è stato qualcuno, almeno una volta, che ha avuto il coraggio e l&#8217;abilità di mostrare un mostro davvero terrificante. Il grugnito o il ruggito che viene dal fondo della foresta non è spaventevole in sé, è spaventevole perché qualcuno ha raccontato che ci sono bestie feroci con zanne e artigli pronte a sbranarci!<br />Il buio non è spaventoso perché buio, è spaventoso perché la vista è il nostro principale senso e senza abbiamo poche possibilità di difenderci dalle <strong>creature mostruose che si annidano nell&#8217;oscurità</strong>. Se nessuno ci avesse raccontato che ci sono in giro mostri che succhiano il sangue o cercano di mangiarci il cervello non ci sarebbe niente da immaginare, niente di cui aver paura.<br />È proprio compito di registi e scrittori mostrare l&#8217;inimmaginabile. Sono pagati per questo, per superare in fantasia il proprio pubblico e rivelare quello che si nasconde nel buio. Sono capaci tutti di lasciare alla fantasia dello spettatore! E lo spettatore non si spaventa, io non mi spavento, penso solo che ho speso 5 euro per <strong>non</strong> vedere nulla di pauroso.
</p>
<p>Un&#8217;altra moda disgustosa presente in <strong><em>Cloverfield</em></strong> e in tanti altri film recenti (per esempio la stessa <em>Guerra dei Mondi</em> di Spielberg) è quella di far credere che la vera paura non nascerebbe dal mostro o dai marziani, la vera paura sarebbe in realtà quella di perdere il figlio, o l&#8217;amante. Non m&#8217;interessa se il mondo va a catafascio, quello che m&#8217;importa sono i quattro gatti della mia famiglia!<br />Bene, ma a me che me ne frega? Quando vado al cinema per vedere un film di mostri, che si spaccia per film di mostri, cerco il <em>sense of wonder</em>, l&#8217;apocalittico, e il terrore, che non è quello di perdere la famiglia, ma quello della fine del mondo!<br />È certo che è molto più facile far appassionare alle vicende più terra terra dei personaggi. È un&#8217;esperienza molto più vicina quella di perdere il lavoro, essere bocciati a scuola o lasciati dal fidanzato. È molto più semplice l&#8217;identificazione, <strong>ma proprio per questo non ho bisogno che ci sia un cantastorie!</strong> Il cantastorie va oltre, come già visto con i mostri il cantastorie ti racconta quello che tu non immagineresti. Tu t&#8217;immagini da sola che se attraversi col rosso sei stirata da un camion, il cantastorie ti dice che se passi col verde si apre una voragine e un tentacolo ti porta sottoterra.<br />Il &#8220;dramma&#8221; famigliare me l&#8217;immagino da sola, non ho bisogno di spendere soldi perché me lo riferisca qualcun altro! Voglio i mostri! Voglio le esplosioni! Voglio la lotta all&#8217;ultimo sangue! Voglio emozionarmi per qualcosa che non posso vedere se non al cinema! (sperando rimanga così!)</p>
<p>Si capisce quando un film di fantascienza è un&#8217;atrocità: quando suscita nostalgia per una serata passata a guardare <em>Independence Day </em>in TV. <strong><em>Cloverfield</em></strong> me l&#8217;ha suscitata.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/clo_id4.jpg" alt="Locandina di Independence Day" /><br />
<em>Locandina di Independence Day</em></p>
<p>Tirando le somme: <strong><em>Cloverfield</em></strong> è un&#8217;immane vaccata. Storia minima e priva di fantasia, originalità e colpi di scena. Mostro latitante. Scopiazzature spacciate per innovazioni e la solita pubblicità molto poco occulta. Altra spazzatura, come se non ce ne fosse in giro abbastanza.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Oltre Cloverfield<br />
</strong></p>
<p>Per concludere voglio essere propositiva e segnalare qualche decente film di mostri degli ultimi anni. Non che riguardare o guardare per la prima volta <em>The Beast from 20,000 Fathoms</em> o <em>Godzilla</em> sia una cattiva idea, anzi! Questi e gli altri film di cui ho già parlato sono quasi tutti ottimi e come minimo migliori di <strong><em>Cloverfield</em></strong>.
</p>
<p>Iniziamo con Godzilla. Tutti gli ultimi Godzilla, a partire da <em>Godzilla 2000</em> del 1999 sono buoni film. Non capolavori ma molto divertenti. Si sta parlando di <em>Godzilla 2000</em> (1999), <em>Godzilla vs. Megaguirus</em> (2000), <em>Godzilla, Mothra and King Ghidorah: Giant Monsters All-Out Attack</em> (2001), <em>Godzilla against Mechagodzilla</em> (2002), <em>Godzilla: Tokyo S.O.S</em> (2003) e <em>Godzilla: Final Wars</em> (2004).
</p>
<p>Dovendone scegliere uno prenderei l&#8217;ultimo, il Godzilla del cinquantenario, <em>Godzilla: Final Wars</em>. <em>Final Wars</em> è un film a tratti sconclusionato e ingenuo, però il regista, Ryuhei Kitamura (quello del bellissimo <em>Azumi</em>), non si risparmia con la fantasia e le trovate. Alieni, mutanti, mostri giganti come se piovesse (più di una dozzina), e combattimenti in tutto il mondo! <em>Questo</em> è il genere di film che vorrei vedere al cinema!<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/02/09/recensioni-film-cloverfield/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/godzilla_final_wars.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Godzilla contro il Godzilla americano (“Zilla”) da Godzilla: Final Wars (2004)</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Del 2005 è <em>Ultraman</em>.<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/02/09/recensioni-film-cloverfield/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/ultraman.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Un momento da Ultraman (2005)</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Mentre nel 2006 è uscito <em>Gamera the Brave</em>.<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/02/09/recensioni-film-cloverfield/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/gamera_the_brave_trailer.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Trailer di Gamera the Brave (2006)</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Film passabili, niente di speciale, rivolti più che altro a un pubblico di appassionati del genere. Inutile sottolineare però come anche questi siano meglio di <strong><em>Cloverfield</em></strong>.<br />L&#8217;anno scorso è stata la volta del surreale e parodistico <em>Big Man Japan</em>.<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/02/09/recensioni-film-cloverfield/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/big_man_japan.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Una scena da Big Man Japan (2007)</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>In campo coreano non si può non menzionare <em>The Host</em> (2006) di Joon-ho Bong. <em>The Host</em> è un ottimo film, ma non è un film alla <em>Godzilla</em>. È una personale e feroce lotta tra una famiglia di squinternati e un mostro disperato; non ci sono soverchie distruzioni, tutti i palazzi della città rimangono in piedi. Dove Joon-ho Bong è bravissimo è nel saper introdurre l&#8217;ironia al momento opportuno e viceversa tornare serio nelle scene di tensione, laddove <strong><em>Cloverfield</em></strong> scorre sempre uguale, in preda a una serietà ottusa.<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/02/09/recensioni-film-cloverfield/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/the_host_trailer.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Trailer di The Host (2006)</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>E infine il già citato <em>Incident at Loch Ness</em>. <em>Incident at Loch Ness</em> è un film <em>sui generis</em>: seguiamo il regista, Zak Penn, mentre cerca di realizzare un documentario su Werner Herzog. In quel periodo Herzog è a sua volta impegnato a realizzare un documentario sul mostro di Loch Ness, almeno finché non scopre che la produzione non ha alcuna intenzione di creare un film serio, bensì punta solo al sensazionalismo, non disdegnando d&#8217;inventarsi le prove dell&#8217;esistenza del mostro. Ma forse il mostro di Loch Ness non è solo leggenda&#8230;<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/02/09/recensioni-film-cloverfield/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/incident_at_loch_ness_trailer.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Trailer di Incident at Loch Ness (2004)</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>Incident at Loch Ness</em> è quasi tutto in prima persona, come appunto <strong><em>Cloverfield</em></strong>. La differenza è che <em>Incident</em> non segue l&#8217;&#8221;innovazione&#8221; in quanto tale, <em>Incident</em> è un film che ha ben chiaro dove vuole andare a parare e ci arriva con classe sopraffina. Per certi versi si avvicina a <em>Shaun of the Dead</em>: riesce al contempo a essere sia un ottimo film di mostri sia un&#8217;ottima parodia del genere. In verità non solo precede <strong><em>Cloverfield</em></strong> ma è due passi avanti: la tecnica in prima persona di <strong><em>Cloverfield</em></strong> è già data per scontata è già ne vien fatta ironia.<br />In ogni caso se non è un capolavoro poco ci manca, e lo consiglio a tutti, anche a chi non ha interesse per i mostri.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/clo_bonus.jpg" alt="Mostro Bonus" /><br />
<em>Mostro Bonus: provate a scoprire di chi si tratta!</em></p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="/2007/11/20/recensioni-film-d-war/">La mia recensione di <em>D-War</em>, un altro brutto film con mostri giganti</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt1060277/"><em>Cloverfield</em> su IMDb</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.cloverfieldmovie.com/">Il sito ufficiale di <em>Cloverfield</em></a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0069005/"><em>Night of the Lepus</em> su IMDb</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0016039/"><em>The Lost World</em> su IMDb</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://video.google.com/videoplay?docid=-919112558735308840"><em>The Lost World</em> visibile online via Google Video</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.gutenberg.org/etext/139"><em>The Lost World</em>, il romanzo, disponibile presso il Progetto Gutenberg</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0024216/"><em>King Kong</em> su IMDb</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.kongisking.net/kongfiles/">Kong is King.net, un sito dedicato a <em>King Kong</em></a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0045546/"><em>The Beast from 20,000 Fathoms</em> su IMDb</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://members.fortunecity.com/ymir1/beastfro9.html"><em>The Fog Horn</em>, il racconto di Bradbury che ha ispirato The Beast</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0047034/"><em>Godzilla</em> su IMDb</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Godzilla"><em>Godzilla</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0021923/"><em>The Gorilla</em> (1930) su IMDb</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/King_Kong_Appears_in_Edo"><em>King Kong Appears in Edo</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://koreanfilm.org/kfilm60s.html#wangmagwi">Una recensione di <em>Wangmagwi</em></a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0089851/"><em>Pulgasari</em> (1985) su IMDb</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=rkZjt3A3az4"><em>Pulgasari</em> (1985) visibile online su YouTube</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.dreadcentral.com/reviews/from-here-obscurity-pulgasari-1985">Un&#8217;esaustiva recensione di <em>Pulgasari</em> (1985)</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0113141/"><em>Galgameth</em> su IMDb</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0052667/"><em>Caltiki &#8211; Il Mostro Immortale</em> su IMDb</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0399102/"><em>Godzilla: Final Wars</em> su IMDb</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_jp.png" alt="bandiera JP" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.godzilla.co.jp/index.php">Il sito ufficiale di <em>Godzilla: Final Wars</em></a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0471414/"><em>Ultraman</em> su IMDb</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0467923/"><em>Gamera the Brave</em> su IMDb</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0997147/"><em>Big Man Japan</em> su IMDb</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_jp.png" alt="bandiera JP" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.dainipponjin.com/">Il sito ufficiale di <em>Big Man Japan</em></a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.cinematical.com/2007/09/11/tiff-review-dai-nipponjin/">Una recensione di <em>Big Man Japan</em></a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0468492/"><em>The Host</em> su IMDb</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.hostmovie.com/">Il sito ufficiale americano di <em>The Host</em></a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0374639/"><em>Incident at Loch Ness</em> su IMDb</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.kaijuhq.org/index2.html">Kaiju Headquarters, sito dedicato a Godzilla e amici</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://stomptokyo.com/giantmonstermovies/">Giant Monster Movies, sito dedicato ai film con mostri giganti</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.kaijuphile.com/forums/index.php">L&#8217;interessante forum di Kaijuphile.com</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0" style="border-width: 0px;">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4"><em>Niente.</em></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Mostro che non si degna di presentarsi.</td>
</tr>
<tr>
<td style="border-width: 0px;"></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Mostriciattoli che avrebbero fatto meglio a rimanere in <em>Half-Life</em>.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Storia inesistente.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> La telecamera è retta da un ubriaco&#8230;</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> &#8230;e l’ubriaco se ne vanta pure!</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Pubblicità molto poco occulta.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Neanche mezza idea originale a pagarla oro.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Venti minuti iniziali di chiacchiere idiote.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Otto Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/GCP.gif" alt="Otto Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a><font size="7"><strong>3</strong></font></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Recensioni :: Film :: The Invasion</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/12/22/recensioni-film-the-invasion/</link>
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		<pubDate>Sat, 22 Dec 2007 15:40:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Uncanny Valley]]></category>

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		<description><![CDATA[Titolo originale: The Invasion Titolo italiano: Invasion Regia: Oliver Hirschbiegel Anno: 2007 Nazione: USA Studio: Silver Pictures Genere: Fantascienza Durata: 1 ora e 39 minuti Lingua: Inglese The Invasion è il quarto film tratto dal romanzo di fantascienza The Body Snatchers scritto nel 1954 da Jack Finney (in Italia tale romanzo è conosciuto con i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/inv_locandina.jpg" alt="Locandina di The Invasion" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>The Invasion</strong><br />
Titolo italiano: <strong>Invasion</strong><br />
Regia: <strong>Oliver Hirschbiegel</strong></p>
<p>Anno: <strong>2007</strong><br />
Nazione: <strong>USA</strong><br />
Studio: <strong>Silver Pictures</strong><br />
Genere: <strong>Fantascienza</strong><br />
Durata: <strong>1 ora e 39 minuti</strong></p>
<p>Lingua: <strong>Inglese</strong>
</td>
</tr>
</table>
<p><strong><em>The Invasion</em></strong> è il quarto film tratto dal romanzo di fantascienza <em>The Body Snatchers</em> scritto nel 1954 da Jack Finney (in Italia tale romanzo è conosciuto con i titoli <em>Gli Invasati</em> e <em>L&#8217;Invasione degli Ultracorpi</em>). Nel 1956 Don Siegel aveva diretto <em>Invasion of the Body Snatchers</em> (<em>L&#8217;Invasione degli Ultracorpi</em>), nel 1978 Philip Kaufman <em>Invasion of the Body Snatchers</em> (stesso titolo inglese, <em>Terrore dallo Spazio Profondo</em> in Italia) e nel 1993 Abel Ferrara <em>Body Snatchers</em> (<em>Ultracorpi: L&#8217;Invasione Continua</em> – notare l&#8217;&#8221;arguzia&#8221; dei titolisti italiani, che cercano di far credere si tratti di un seguito e non di un remake).<br />Ho il DVD della versione &#8217;56 e a parer mio il film di Siegel è un capolavoro, ho un ottimo ricordo anche della versione &#8217;78 benché l&#8217;abbia vista in televisione (perciò doppiata e condita dalla pubblicità), non sono ancora riuscita a vedere la versione &#8217;93, mentre questo <strong><em>The Invasion</em></strong>, nonostante le premesse, è una porcheria.<br />Le premesse erano una storia collaudata, la regia del tedesco Oliver Hirschbiegel, lo stesso di <em>Das Experiment</em> (<em>The Experiment</em> – sempre geniali i titolisti italiani, che hanno tradotto dal tedesco all&#8217;inglese&#8230;), e <em>Der Untergang </em>(<em>La Caduta</em>), due ottimi film, e gli attori protagonisti: Nicole Kidman e Daniel Craig (l&#8217;ultimo 007).<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td>
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2007/12/22/recensioni-film-the-invasion/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/the_invasion_trailer.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Trailer di The Invasion</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>La storia degli Ultracorpi, per i pochi che non la conoscessero. Gli alieni invadono la terra, ma a differenza della classica Guerra dei Mondi, non arrivano con astronavi e macchine da guerra, bensì s&#8217;infiltrano con metodi subdoli, mirando a sostituire l&#8217;umanità una persona alla volta. Infatti durante la notte gli alieni sono in grado di rimpiazzare gli esseri umani con copie identiche sotto l&#8217;aspetto fisico e come capacità mentali, ma che non hanno più niente di umano! I rimpiazzati non provano più emozioni e non esistono più come individui: per gli alieni non contano desideri e interessi personali, è importante solo la comunità.<br />Nel romanzo e nei primi tre film, gli alieni si sviluppano all&#8217;interno di enormi baccelli, da nascondersi in prossimità della vittima. Quando la copia aliena è pronta emerge dal baccello, e il corpo dell&#8217;umano originale è distrutto. <strong><em>The Invasion</em></strong> ha rinunciato ai baccelli e ha trasformato gli alieni in virus: gli umani infetti nel sonno mutano in alieni. Non è una scelta di poco conto, perché modifica tutta la strategia aliena: un conto è trasportare baccelli in tutto il mondo, un conto è spargere un virus.<br />Partendo da tale premessa, In <strong><em>The Invasion</em></strong> gli alieni pensano bene che uno dei metodi appropriati per diffondere l&#8217;infezione sia vomitare in faccia alle vittime, o in assenza di contatto diretto, <em>sputare nel caffè degli esseri umani</em>.<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td>
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2007/12/22/recensioni-film-the-invasion/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/the_invasion_1956.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Diffusione dell&#8217;invasione (1956)</em>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2007/12/22/recensioni-film-the-invasion/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/the_invasion_vomito.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Diffusione dell&#8217;invasione (2007)</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>La recensione potrebbe concludersi qui. <em>The Body Snatchers</em> non è (o meglio non dovrebbe essere) <em>Planet Terror</em>: è film &#8220;serio&#8221;, l&#8217;intendo è trasmettere angoscia e paura, non è <em>trash</em>. Una scena come quella qui sopra è sputare non nel caffè, ma in faccia agli appassionati di fantascienza e a tutti quelli coinvolti nei film precedenti.<br />Ma io sono masochista, ormai l&#8217;ho capito, perciò vado avanti.
</p>
<p>È interessante confrontare alcuni aspetti di questa invasione del 2007 con quella del &#8217;56. Sono passati cinquant&#8217;anni ma pare che non ci sia stato alcun progresso nell&#8217;arte cinematografica, anzi, va sempre peggio. Non voglio fare la spocchiosa (stile quelli che ti guardano strano se dici che <em>Ben-Hur</em> è un bel film, finché non specifichi che non ti stai riferendo alla versione del 1959, ma a quella originale muta del 1907) ma davvero il livello attuale di Hollywood è infimo. Davvero l&#8217;uso degli effetti speciali è diventato panna montata con la quale coprire il letame.</p>
<p>Oltre ai già citati baccelli divenuti virus, il protagonista non è più un uomo ma una donna (e fin qui ci può anche stare), ma nella versione del &#8217;56 lo scopo dei nostri eroi era avvertire le autorità dell&#8217;invasione prima che fosse troppo tardi, <em>era salvare il mondo</em>. Nel 2007 la preoccupazione numero uno di Nicole Kidman è salvare il figlioletto deficiente. Già Spielberg aveva trasformato <em>La Guerra dei Mondi</em> da romanzo apocalittico in telenovela famigliare, qui non siamo allo stesso livello ma quasi.<br />Tra l&#8217;altro la violenza sui bambini è tabù per Hollywood (tranne rare eccezioni, per esempio il divertente <em>Population 436</em>), perciò si sa già prima ancora di cominciare che al bambinetto mongoloide della Kidman non capiterà mai niente di male. E ancora: sapendo che almeno un personaggio (il pargolo idiota) sopravvivrà sempre e comunque, sparisce anche l&#8217;angoscia che regnava nei film precedenti. Mai, in nessuna occasione, ci si trova di fronte all&#8217;orrore dell&#8217;estinzione della specie umana.
</p>
<p>Anche dal punto di vista solo tecnico questa versione è ingenua in maniera da far tenerezza: minuto 74, la Kidman spiega al suo bamboccio cerebroleso che se dovesse appisolarsi, lui deve iniettarle nel cuore la medicina, passano <strong>cinque</strong> minuti e&#8230;<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td>
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2007/12/22/recensioni-film-the-invasion/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/the_invasion_s1.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>detto&#8230;</em>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2007/12/22/recensioni-film-the-invasion/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/the_invasion_s2.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>&#8230;fatto</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Non me lo sarei mai aspettata! Incredibile! Hanno anche lasciato passare addirittura <strong>cinque</strong> minuti&#8230;<br />Stendo poi un velo pietoso sulla continua pubblicità, che una volta si sarebbe detta occulta, di una nota consolle portatile. Appunto non è neanche più pubblicità occulta, è <em>palese</em> che certe scene siano nel film solo per vendere giocattoli.
</p>
<p>Ci sono poi aspetti rimasti uguali in cinquant&#8217;anni. Gli aspetti più degeneri dell&#8217;industria cinematografica.<br />Nel 1956 i produttori imposero a Don Siegel di modificare il film e cambiare il finale, per rendere la storia meno dura e più apprezzabile dal grande pubblico. Siegel dovette aggiungere una &#8220;cornice&#8221;, in modo che tutto il film diventasse un flashback, a garantire fin dalla partenza che il protagonista si sarebbe salvato. Inoltre il finale venne appunto cambiato per lasciar spazio alla speranza. In realtà il romanzo originario di Finney <em>ha</em> lieto fine, ciò non toglie che non sarebbe stata la conclusione naturale per come la storia era stata narrata da Siegel.<br />Nel 2007 i produttori hanno imposto a Hirschbiegel di aggiungere scene d&#8217;azione per &#8220;vivacizzare&#8221; (sob) il film, altrimenti il grande pubblico si sarebbe annoiato (sigh). Pare però che Hirschbiegel si sia rifiutato e che queste scene siano state girate da un regista crumiro assunto per l&#8217;occasione, tale James McTeigue. Non so se sia vero, quel che è vero è che scene come l&#8217;inseguimento in auto con gli alieni che si buttano addosso alla macchina della Kidman come fossero zombie non vivacizzano un bel niente. Tali scene non c&#8217;entrano un tubo con gli Ultracorpi e fanno solo tristezza.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/inv_crumiro.jpg" alt="James McTeigue" /><br />
<em>Il crumiro James McTeigue</em></p>
<p>In conclusione l&#8217;ennesima vaccata. Almeno in vaccate come <em>Transformers</em> si vede un minimo d&#8217;impegno nel reparto effetti speciali, qui neanche quello. Qui i pochi effetti speciali gridano: &#8220;sono stato fatto con un PC da 699 euro nel tempo libero!&#8221; Bah!
</p>
<p><strong>Angolo della Cultura: Bukimi no Tani<br />
</strong></p>
<p>Leggendo vari commenti riguardo alle versioni cinematografiche degli Ultracorpi, è emerso un interessante discorso riguardante il perché gli Ultracorpi facciano paura. La tesi più accreditata è che gli alieni non facciano paura di per sé, ma per ciò che rappresentano.<br />In particolare il romanzo e il film del &#8217;56 sono interpretati da moltissimi in chiave politica. Gli alieni sono comunisti e il terrore dell&#8217;invasione è il terrore dell&#8217;invasione da parte dell&#8217;Armata Rossa. Ci sono però due problemi con questa interpretazione. Il primo è che sia Finney sia Siegel hanno negato di aver voluto creare un&#8217;opera con una connotazione politica, il secondo problema è che gli Ultracorpi fanno paura anche ai giorni nostri, con la Guerra Fredda terminata da un pezzo.
</p>
<p>Uno dei commentatori suggerisce che la paura nasca dall&#8217;aspetto degli invasori. Come detto gli alieni mantengono le caratteristiche fisiche dell&#8217;essere umano che rimpiazzano, e tuttavia si capisce che costui non è più uno di noi. Lo sguardo fisso, l&#8217;espressione vuota, l&#8217;assenza o la dimostrazione palesemente forzata di emozioni: sono tratti evidenti, e ben <em>visibili</em>, benché sia impossibile stabilire con precisione perché un volto all&#8217;apparenza umano, non dimostri di esserlo.<br />Gli alieni sono <em>quasi</em> identici agli esseri umani, ma non sono umani, e sarebbe proprio questa estrema somiglianza a creare disagio.
</p>
<p>Quest&#8217;idea è dell&#8217;esperto di robotica giapponese Masahiro Mori che l&#8217;ha illustrata nel 1970. Masahiro Mori ha provato a delineare le ipotetiche reazioni di fronte a creature non umane ma che sempre più assomiglino agli umani.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/inv_uncanny.png" alt="Uncanny Valley" /><br />
<em>Uncanny Valley</em></p>
<p>Come si vede dal grafico, più la somiglianza aumenta, più aumenta l&#8217;empatia, ma solo fino a un certo punto. Da lì parte una depressione (&#8220;Bukimi no Tani&#8221;  o &#8220;Uncanny Valley&#8221;) dove l&#8217;empatia è minima, nonostante l&#8217;aspetto sia vicinissimo a quello umano. Questa &#8220;Uncanny Valley&#8221; sarebbe anche una delle ragioni della nostra disistima nei confronti degli zombie.
</p>
<p>Le teorie di Masahiro Mori non sono mai state dimostrate con rigore scientifico, e non sono neanche universalmente condivise dagli esperti nel settore, rimangono teorie affascinanti.
</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0427392/"><em>The Invasion</em> (2007) su IMDb</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0106452/"><em>Body Snatchers</em> (1993) su IMDb</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0077745/"><em>Invasion of the Body Snatchers</em> (1978) su IMDb</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0049366/"><em>Invasion of the Body Snatchers</em> (1956) su IMDb</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Body_Snatchers"><em>The Body Snatchers</em> (romanzo) su wikipedia</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Uncanny_valley">Uncanny Valley su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.androidscience.com/theuncannyvalley/proceedings2005/uncannyvalley.html">&#8220;The Uncanny Valley&#8221;: l&#8217;articolo originale di Masahiro Mori (tradotto in inglese)</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">È quasi Natale. <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Gli alieni sputano nel piatto in cui mangiano.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Il figlio fesso della Kidman.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Totale mancanza di tensione.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> <em>Spam</em> pubblicitario.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Le scene d’azione non vivacizzano un tubo.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> James McTeigue.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Cinque Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/GC5.gif" alt="Cinque Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fantasy.gamberi.org/2007/12/22/recensioni-film-the-invasion/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Recensioni :: Romanzo :: Sezione Pi-Quadro</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/16/recensioni-romanzo-sezione-pi-quadro/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/16/recensioni-romanzo-sezione-pi-quadro/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 16 Nov 2007 15:25:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Non Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni De Matteo]]></category>
		<category><![CDATA[inforigurgito]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[perfida albione]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Urania]]></category>
		<category><![CDATA[psicopompo]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni negative]]></category>
		<category><![CDATA[Sezione Pi-Quadro]]></category>
		<category><![CDATA[singolarità]]></category>

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		<description><![CDATA[Titolo originale: Sezione Pi-Quadro Autore: Giovanni De Matteo Anno: 2007 Nazione: Italia Lingua: Italiano Editore: Mondadori Genere: Poca fantascienza Pagine: 295 Napoli, 2059. L&#8217;umanità si trova in piena Singolarità, uno sviluppo frenetico e costante di ogni scienza, che porta a continui mutamenti e nuove tecnologie ogni giorno. Per dire, la lingua è cambiata, tanto da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/spq_sezione_pi_quadro.jpg" alt="Copertina di Sezione Pi-Quadro" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>Sezione Pi-Quadro</strong><br />
Autore: <strong>Giovanni De Matteo</strong></p>
<p>Anno: <strong>2007</strong><br />
Nazione: <strong>Italia</strong><br />
Lingua: <strong>Italiano</strong><br />
Editore: <strong>Mondadori</strong></p>
<p>Genere: <strong>Poca fantascienza</strong><br />
Pagine: <strong>295</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Napoli, 2059. L&#8217;umanità si trova in piena Singolarità, uno sviluppo frenetico e costante di ogni scienza, che porta a continui mutamenti e nuove tecnologie ogni giorno. Per dire, la lingua è cambiata, tanto da appiccicare i prefissi quanto-, olo- e nano- a qualunque cosa.<br />Così abbiamo gli olotelefoni, le nanolavatrici e le quantospazzole che funzionano <strong>nella stessa esatta maniera</strong> di telefoni, lavatrici e spazzole ai giorni nostri, però sono frutto della Singolarità! <em>Cool!</em>
</p>
<p>In realtà, pur cianciando di chissà quali incredibili progressi, <strong><em>Sezione Pi-Quadro</em></strong> sarebbe potuto essere ambientato ai giorni nostri, anzi, per alcuni versi è quasi <em>retro</em>futuristico, perché già oggi se uno vuole diffondere un documento mal visto dalla scienza ufficiale non ne fa fascicoli fotocopiati da distribuire nelle università, ma lo pubblica su Internet.<br />L&#8217;unico elemento fantascientifico è la possibilità di recuperare dal cervello dei cadaveri i ricordi delle ultime ore di vita. Fine. Perciò se si sta cercando un romanzo di fantascienza, tutta la fantascienza è lì, né più, né meno, il resto è rumore di fondo e <em>technobabble</em>.
</p>
<p>Vincenzo Briganti, il protagonista, è un tenente della Polizia. È un &#8220;necromante&#8221;, appunto uno di quelli incaricati di cavare informazioni ai morti. Fa parte della Sezione Pi-Quadro, un reparto speciale delle forze dell&#8217;ordine istituito a tale scopo.<br />Il Briganti è un personaggio tormentato. Anni prima la figlia adolescente è stata rapita, torturata e uccisa, senza che lui abbia potuto far niente, né sia riuscito a identificare i colpevoli. Perciò è tormentato dal dolore della perdita e dal senso di colpa. <strong>IN. OGNI. SINGOLA. PAGINA.</strong> In altre parole il Briganti è una <em>lagna</em> come ne ho viste poche. Gli altri personaggi invece sono stati comprati mediante qualche offerta 3&#215;2 al Grande Magazzino dei Personaggi Preconfezionati: il Pubblico Ministero donna in carriera, il poliziotto burbero ma dal cuore d&#8217;oro, il politico corrotto, ecc. ecc.<br />Il che, di per sé, non sarebbe poi una tragedia, se la storia fosse piena di ritmo e azione. Ma non lo è. La storia è di una noia allucinante. Ci sono solo due scene d&#8217;azione, due. La prima dura un paio di pagine ed è al limite del ridicolo, la seconda, che fra l&#8217;altro è il <em>climax</em> del romanzo, è da rotolarsi per terra dalle risate.<br />
<a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID424966907'), this, 'Mostra spoiler &#9660;', 'Nascondi spoiler &#9650;');">Mostra spoiler &#9660;</a></p>
<div id='SID424966907' style='display:none;'>
I nostri eroi sono circondati da un numero imprecisato di cattivi, tra loro c&#8217;è anche <span style="text-decoration:line-through">il Boss di Fine Livello</span>, il Cattivo con la &#8216;C&#8217; maiuscola. Come faranno i nostri eroi a cavarsela? Così:</p>
<blockquote><p>Quello che accadde subito dopo si compì troppo velocemente perché la mente di Briganti riuscisse a catalogare con precisione gli eventi.</p></blockquote>
<p>Rumore di spari e tutti i cattivi e il Cattivo sono a terra morti.  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/kaos-whiteusagi06.gif" alt="kaos-whiteusagi06.gif" class="wp-smiley" /> 
</p></div>
<p>Ma sono andata troppo in là. La storia è di base un giallo: il Commissario Di Cesare, capoccia della Sezione Pi-Quadro, un bel mattino viene trovato morto: qualcuno gli ha sparato in testa.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/spq_napoli.jpg" alt="Napoli" /><br />
<em>Vedi Napoli e poi muori</em></p>
<p>Al Briganti viene affidato l&#8217;incarico di recuperare le memorie dal cadavere del Commissario e indagare sul caso.<br />Anche come giallo, <strong><em>Sezione Pi-Quadro</em></strong> fa acqua da tutte le parti.<br />
<a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1468641751'), this, 'Mostra spoiler &#9660;', 'Nascondi spoiler &#9650;');">Mostra spoiler &#9660;</a></p>
<div id='SID1468641751' style='display:none;'>
A partire dalla ragione per la quale si compiono gli omicidi: il possesso di alcune foto che dimostrerebbero che la moglie del politico corrotto è un&#8217;assassina. Peccato siano foto <em>analogiche</em>. Già oggi per me sarebbero tutt&#8217;altro che prove decisive, visto che potrebbero essere fotomontaggi, non ci credo neanche se lo vedo che nel 2059 vengano accettate prove fotografiche che non abbiano tutta una serie di firme digitali a garantire che non siano state manipolate. E neanche il politico dovrebbe temere lo &#8220;scandalo&#8221;: sono suoi tutti i mezzi d&#8217;informazione o quasi. Ah, nel 2059 tutti i mezzi d&#8217;informazione ammontano a un paio di tradizionali canali televisivi e una manciata di giornali. Internet dev&#8217;essere stata chiusa. Dannata Singolarità!
</div>
<p>
</p>
<p>Quelli di cui sopra erano i difetti <em>veniali</em> del romanzo. Quello che lo rende uno strazio è l&#8217;<em>infodump</em>.<br />
L&#8217;<em>infodump</em> è il rovesciare sul lettore una serie d&#8217;informazioni, magari anche importanti per la storia, in maniera pedante e priva di grazia. Le informazioni dovrebbero trapelare da azione e dialogo, non essere sbattute in faccia al lettore. E questo non perché sia una &#8220;regola&#8221;, ma perché l&#8217;<em>infodump</em> è <strong>noioso</strong>. Spezza il ritmo della narrazione, a proposito, <em>infodump</em> non mi piace come termine, perché non mi piace tanto la lingua della perfida Albione,<br />
<blockquote>Albione è il più antico nome della Gran Bretagna, sebbene qualche volta venga usato per indicare il Regno Unito o in maniera più specifica (ma non corretta) l&#8217;Inghilterra.<br />In altre occasioni Albione viene usato in riferimento alla sola Scozia, il cui nome in gaelico è Alba. Plinio il Vecchio, nella sua <em>Naturalis Historia</em>, lo usa in maniera non equivoca per indicare la Gran Bretagna: &#8220;Albion ipsi nomen fuit, cum Britanniae vocarentur omnes de quibus mox paulo dicemus.&#8221; Il nome Gran Bretagna nasce con i Pitti, una popolazione presente sulle isole inglesi prima dei Celti. Il nome Albione è stato adottato dagli scrittori medievali sulla base di Plinio e Tolomeo.<br />Il nome Albione ha origini celtiche, da una radice indoeuropea che indica i significati di &#8220;bianco&#8221; e &#8220;montagna&#8221;. I Romani lo intesero in connessione con albus (bianco), in riferimento alle Bianche Scogliere di Dover.<br />La locuzione &#8220;perfida Albione&#8221;, a indicare la spregiudicata politica espansionistica inglese, pare nasca da un sermone del teologo francese Jacques-Benigne Bossuet.</p></blockquote>
<p align="center"><img src="/wp-content/spq_dover.jpg" alt="Le Bianche Scogliere di Dover" /><br />
<em>Le Bianche Scogliere di Dover</em></p>
<p>perciò credo d&#8217;ora in poi userò il termine: <em>inforigurgito</em>.
</p>
<p>L&#8217;inforigurgito è una costante in <strong><em>Sezione Pi-Quadro</em></strong>. Ogni particolare è illustrato con minuziosa precisione, in spregio dell&#8217;effettiva importanza del particolare stesso o del fatto che continui <em>copiaincolla</em> dal libro di fisica,<br />
<blockquote>Dal punto di vista fisico, il principio di indeterminazione trova una sua giustificazione nell’analisi delle perturbazioni ineliminabili che il processo di misura induce su una grandezza. Supponiamo ad esempio di voler individuare la posizione di una particella, servendoci di una particella sonda <em>S</em> che, inviata sulla prima particella, venga poi diffusa fornendo i valori della misura. La precisione con cui la posizione del bersaglio può venire individuata è limitata dalla lunghezza d’onda <em>lambda</em> della particella sonda <em>S</em>; e sappiamo che <em>lambda</em> è inversamente proporzionale alla quantità di moto di <em>S</em>. Quanto più precisa vogliamo che sia la misura della posizione, tanto maggiore deve essere la quantità di moto della sonda; e tanto maggiore risulta, di conseguenza, la perturbazione che la misura induce sulla quantità di moto della particella, cioè sulla variabile coniugata di quella sottoposta a misura. <em>[Sì, questa è una pagina del romanzo...]</em></p></blockquote>
<p>non rendono la lettura particolarmente piacevole.<br />Neppure la primitiva tecnica dei Due Scienziati Che Discutono Fatti Che Già Conoscono, è usata; è proprio un brutale vomitare nozioni sul lettore.
</p>
<p>L&#8217;inforigurgito ha poi una sua forma più grave quando le informazioni vomitate non hanno neanche la scusa di essere informazioni vitali per la storia. Aggravante dell&#8217;aggravante è quando queste informazioni sono vomitate nel bel mezzo di una scena d&#8217;azione.<br />
Prendiamo un classico dei classici del western: <em>Mezzogiorno di Fuoco</em> (titolo originale: <em>High Noon</em>). Gary Cooper sta sparando ai cattivi, si vede lo sbuffo di fumo dalla pistola, il fragore del colpo e&#8230; parte un documentario sulla vita e le opere di Samuel Colt?! Anche <em>un solo fotogramma</em> da tale ipotetico documentario apparirebbe così fuori luogo da essere ridicolo. Quando il lettore segue un romanzo si immagina nella testa le sequenze come se le <em>vedesse</em>. Non si può interrompere tale film nel bel mezzo di una scena d&#8217;azione, non arriva a tale carogneria neppure la pubblicità!<br />Ci arriva invece De Matteo, per esempio:<br />
<blockquote>Un bagliore attirò l&#8217;attenzione di Briganti mentre l&#8217;uomo-razzo compiva rumorosamente una goffa virata. Il bagliore dell&#8217;acciaio squarciò la notte. Era una spada ricurva, uno di quei modelli giapponesi che avevano invaso le strade di Napoli insieme alle milizie di Kodama fin dagli anni Quaranta, quando le cosche dell&#8217;Alleanza di Ottaviano avevano trovato l&#8217;appoggio della Yakuza nella Guerra del Vesuvio contro l&#8217;effimera Nuova Camorra di Forcella.</p></blockquote>
<p align="center"><img src="/wp-content/spq_forcella.jpg" alt="Forcella" /><br />
<em>I vicoli di Forcella</em></p>
<p>Fino a &#8220;una spada ricurva&#8221; si sta seguendo l&#8217;azione, poi il povero lettore è costretto a lasciare le sciabolate per sorbirsi la pappardella della Yakuza a Napoli. Fra l&#8217;altro, tale particolare <strong>NON HA NESSUNA IMPORTANZA PER LA STORIA. ZERO.</strong> Non che se l&#8217;avesse avuta sarebbe stato corretto presentarlo in tal modo, ma almeno non sarebbe stato inchiostro sprecato, come invece è.<br />Io credo che tagliando l&#8217;inforigurgito delle 300 pagine ne rimarrebbero forse 70-80. Non sarebbe ancora un bel romanzo (o racconto lungo) ma sarebbe meglio di com&#8217;è adesso.</p>
<p>A braccetto con l&#8217;inforigurgito, De Matteo si bea di usare paroloni su paroloni. Roba sullo stile della necropalingenesi dello psicopompo kemiomnemonico. Non mi è chiaro quale sia lo scopo di tale sbrodolarsi, forse il De Matteo spera che la gente pensi: &#8220;Oh, come sei bravo! Quante parole conosci!&#8221;? In realtà se c&#8217;è un sintomo di scrittore incapace è questo: il dover ricorrere a termini astrusi e desueti perché non si è in grado di esporre le proprie idee in maniera semplice e chiara.<br />
<blockquote>Chi ha da dire qualcosa di nuovo e di importante, ci tiene a farsi capire. Farà perciò tutto il possibile per scrivere in modo semplice e comprensibile. Niente è più facile dello scrivere difficile. <em>Karl Popper</em></p></blockquote>
<p><strong><em>Sezione Pi-Quadro</em></strong> è un brutto romanzo. Il problema di fondo è che non ha niente che possa interessare. Ho letto romanzi con trama più brutta e scritti peggio, ma che avevano una possibile attrattiva per qualche lettore, una mezza idea originale, un <em>qualcosa</em>. <strong><em>Sezione Pi-Quadro</em></strong> è una specie di altare al concetto di Mediocrità. La trama è scontata, i personaggi cliché, lo stile di scrittura farraginoso, le idee fantascientifiche scarse e riciclate, l&#8217;ambientazione banale; niente è davvero schifoso, ma non ci sono neppure sprazzi di bellezza, da nessuna parte.
</p>
<p>Su altro <a href="http://mcnab75.livejournal.com/50822.html">blog</a> s&#8217;invitata all&#8217;acquisto del romanzo, a sostegno della moribonda fantascienza italiana. Io invito a lasciar perdere: i 3 euro e 90 centesimi li ho già buttati io, è sufficiente.</p>
<p>Come spendere meglio 3 euro e 90 centesimi:
</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/spq_wj1.jpg" alt="Caramelle gommose Meiji" /><br />
<em>Caramelle gommose Meiji al gusto di pesca bianca: 1,25 euro</em>
</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/spq_wj2.jpg" alt="Cottonfioc a foggia di spada orientale" /><br />
<em>Cottonfioc a foggia di spada orientale: 3,20 euro</em>
</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/spq_wj3.jpg" alt="Stampino di Jiji" /><br />
<em>Stampino di Jiji (da Kiki’s Delivery Service): 3,75 euro</em>
</p>
<p>Noticina finale: Il Coniglietto Grumo ha trovato di cattivo gusto che uno dei luoghi del romanzo sia un locale chiamato <em>La Tana del Coniglio Morto</em>.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://junction.splinder.com/">Uno Strano Attrattore, blog di Giovanni De Matteo</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.next-station.org/">The Next Station, Giovanni De Matteo vi scrive con il nome di &#8220;X&#8221;</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.fantascienza.com/magazine/servizi/10038/">Un&#8217;intervista a Giovanni De Matteo su fantascienza.com</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0044706/"><em>High Noon</em> su IMDb</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Karl_Popper">Karl Popper su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.jlist.com/">J-List (per gli acquisti da 3 euro e 90 alternativi)</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4"><em>Niente.</em></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Inforigurgito come se piovesse.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Noioso, banale, scontato, sciatto e stupidotto.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Personaggi cliché.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Fantascienza neppure per sbaglio.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Quattro Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/GC4.gif" alt="Quattro Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a></p>
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		<item>
		<title>Recensione: I Boschi della Luna</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/06/409/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2007/11/06/409/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 Nov 2007 15:43:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Signor Stockfish</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Non Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[fantascienza post-apocalittica]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Festa]]></category>
		<category><![CDATA[I Boschi della Luna]]></category>
		<category><![CDATA[Lingalad]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni negative]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti radioattivi]]></category>

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		<description><![CDATA[Titolo originale: I Boschi della Luna Autore: Giuseppe Festa Anno: 2006 Nazione: Italia Lingua: Italiano Casa Editrice: Larcher Editore Genere: Non fantasy Pagine: 256 (brossura) Prezzo in euro: 10 scontato a 3,90 Oggi mi son svegliato con un diavolo per capello. La gamba di legno mi fa un male cane (tecnicamente, si chiama nevralgia dell’arto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4" valign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/bdl.jpg" alt="bdl.jpg" /></td>
<td bgcolor="#fff4f4" valign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>I Boschi della Luna</strong><br />
Autore: <strong>Giuseppe Festa</strong><br />
Anno: <strong>2006</strong><br />
Nazione: <strong>Italia</strong><br />
Lingua: <strong>Italiano</strong><br />
Casa Editrice: <strong>Larcher Editore</strong><br />
Genere: <strong>Non fantasy</strong><br />
Pagine: <strong>256 (brossura)</strong><br />
Prezzo in euro:<strong> 10 scontato a 3,90</strong></td>
</tr>
</table>
<p align="left"> Oggi mi son svegliato con un diavolo per capello. La gamba di legno mi fa un male cane (tecnicamente, si chiama nevralgia dell’arto fantasma), e quando fa così state sicuri che cambia il tempo e si mette a burrasca. Sento quindi il bisogno impellente di sfogarmi su qualcuno, e il più adatto alla bisogna che ho sottomano al momento è il romanzo <strong>I boschi della Luna</strong> di <strong>Giuseppe Festa</strong>. Chi mi conosce lo sa: il vecchio <strong>Stockfish</strong>, dolori alla gamba permettendo, è uno di buon carattere, se non gli si fa saltar la mosca al naso. Ma quei dieci euro spesi per quel libro della malora ancora non li ho digeriti, sangue di Giuda. Cominciamo, allora.</p>
<p align="left"> <strong>Giuseppe Festa</strong> è il leader di un gruppo musicale, i <strong>Lingalad</strong>, che trae ispirazione dalle opere di Tolkien. Molti di voi li conosceranno senz’altro, perché li si trova a suonare praticamente in ogni manifestazione a tema Fantasy. I Lingalad sono dei bravi musicisti, se vi piace quel genere che sta fra la musica occitana e il folk irlandese. I testi però, dello stesso Giuseppe Festa che è anche il cantante, sono di una <strong>bruttezza imbarazzante</strong>. Se i Lingalad un giorno si ammutinassero e lo gettassero ai pesci, mettendosi a fare musica solo strumentale, non esiterei a comprarmi i loro CD.</p>
<p align="left"> La scrittura in sé.<br />
Il libro non è scritto male, ma neanche brilla per stile. La prosa è pulita e lineare, e scorre abbastanza bene. Anche se il romanzo non mi è piaciuto per niente, tutto sommato non ho fatto troppa fatica per finirlo. Questo dovrebbe essere il <strong>minimo sindacale</strong>, mi direte voi, è un po’ come dire che il pregio del tale biscotto è quello di non essere velenoso. Ma, di questi tempi, non bisogna dar nulla per scontato.</p>
<p align="left"> La storia.<br />
L’inizio non è per niente male (dialoghi a parte, come dirò in seguito). Ricorda <strong>Morte dell’erba</strong> (1956) di <strong>John Christopher</strong>, un capolavoro della fantascienza catastrofica. La storia che dà inizio a <strong>I Boschi della Luna</strong> è questa: in un futuro molto vicino, il petrolio comincia seriamente a scarseggiare. Le città sono tormentate da improvvisi black out, sempre più frequenti e prolungati, fino a che ne arriva uno che sembra proprio quello definitivo. La civiltà è al tracollo, e le città senza corrente diventano un luogo di morte e disperazione nel giro di pochi giorni. Il giovane <strong>Jari</strong>, insieme alla madre <strong>Dora</strong>, fuggono verso le montagne, nel paese dove abita il <strong>nonno</strong>. Non so se l’autore ha letto o no <strong>Morte dell’Erba</strong>, ma non ha importanza, tutto sommato. Non c’è nulla di male nel trarre ispirazione da un capolavoro, ed è sempre meglio che voler essere originali a tutti i costi e finire per scrivere delle porcherie.<br />
L’inizio, come dicevo, rende bene il precipitare della situazione, creando la giusta tensione. Questo fino a che i due non fuggono dalla città e raggiungono il paesello tra le montagne, <strong>verso pagina 50</strong>. Purtroppo però, <strong>non si vive di sole disgrazie</strong>, e quando la situazione si tranquillizza la storia da lì in poi diventa <strong>pura fuffa</strong>, per ben <strong>150 pagine su 240 totali</strong>. Leggeremo quindi di due <strong>giovani allegri e volenterosi</strong>, che si danno un sacco da fare per aiutare gli adulti nelle loro vicende quotidiane, risolvendo situazioni di cui non ci importa una dannata lisca grazie alla loro <strong>vitalità</strong> e <strong>arguzia</strong>.
</p>
<p align="left"> Verso <strong>pagina 200</strong>, finalmente succede di nuovo qualcosa. La storia cerca di recuperare un po’ di tensione, senza peraltro riuscirvi granché. Sul finale poi, si passa dalle stalle alle stelle e ritorno in poche righe. Prima accade una cosa che nessuno di noi avrebbe mai voluto vedere: un adolescente affronta a mani nude un esercito di banditi armati fino ai denti (eh sì, purtroppo). Poi, il colpo di scena, degno del <strong>Signore delle Mosche</strong> di <strong>William Golding</strong>. Di nuovo, bravo Giuseppe Festa se ha letto il libro o visto il film, bravissimo se ne ignorava l’esistenza. Viene da chiedersi come uno possa avere dei lampi sporadici di genio e poi ripiombare nell’abisso della banalità mezza pagina dopo. Sì, perché il peggio deve ancora venire. Infatti, dopo il finale della storia, c’è ancora un capitoletto dove è l’autore stesso a parlare senza nemmeno tentare di nasconderlo. Ci racconta così a grandi linee cosa ha fatto il protagonista negli anni a venire, ma soprattutto si lancia in un <strong>insopportabile pistolotto di stucchevole buon senso ecologista</strong>, annegato in una melassa di buonismo di quelle da <strong>avvertenza per i diabetici</strong>. Il vecchio <strong>Stockfish</strong> è sempre stato un convinto ecologista fin dalla più tenera età, ma a leggere certe cose, scritte in quel modo, mi viene voglia di <strong>dar fuoco ai boschi</strong> e di <strong>rovesciare bidoni di liquami radioattivi nei fiumi</strong>, sangue di Giuda!</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/radioactive_waste.jpg" alt="Bidoni radioattivi" /><br />
<em>Bidoni di rifiuti radioattivi</em></p>
<p align="left"> I personaggi.<br />
Il diciassettenne protagonista, probabilmente il <strong>super-io</strong> dello scrittore (che diciassettenne non è più da un pezzo), è esattamente il fidanzatino che ciascuna nonna vorrebbe per la propria nipotina. Un <strong>ragazzo d’oro</strong>, che per giunta non ne sbaglia una. Risolve tutto lui. Questo giovanottello che viene dalla città, tanto per dirne una, procurerà in diverse occasioni il cibo per dei sostanziosi banchetti ad un’intera comunità di contadini-campagnoli-montanari, che notoriamente non se la cavano bene in questa materia, e che senza le consegne a domicilio della Bo-Frost sarebbero altrimenti spacciati. Questa gente poi, mi ricorda più che ogni altra cosa quelle comunità ideali in assoluta grazia di Dio, senza luogo e senza tempo, che venivano rappresentate nei libri di catechismo di quando andavo alle elementari. Quelli che andavano a mietere il grano vestiti di bianco, tenendosi tutti per mano sotto un cielo turchino dove volano le colombe della pace. Ben diversi, insomma, dai contadini delle nostre campagne che si odiano da sei generazioni per un metro di terra rubacchiato, e che alla prima occasione si <strong>ammazzano a fucilate</strong> facendolo passare per incidente di caccia.
</p>
<p align="left"> Insomma, da adolescenti tutti abbiamo sognato di far innamorare di noi la più carina della classe gettandoci in mezzo alle fiamme per salvarla mentre la scuola va a fuoco. Poi però si cresce, e queste <strong>fantasie erotico-eroiche</strong> sarebbe meglio che passassero.</p>
<p align="left"> I dialoghi.<br />
<strong>Tremendi!</strong> La cosa peggiore di tutte. Non c’è dialogo nel romanzo che non suonerebbe falso, artificiale, persino ad uno straniero con una conoscenza approssimativa dell’italiano. Inoltre, sembra che l&#8217;autore non sia mai stato adolescente, che non abbia mai sentito due adolescenti parlare. I ragazzi descritti da Giuseppe Festa sono educati e gentili, tra loro e con tutti. Non gli scapperebbe una mezza parolaccia neanche se si dessero per sbaglio una <strong>martellata sulle palle</strong>. E, ora che ci penso, devono essersene date parecchie procurandosi <strong>danni irreversibili</strong>, perché la massima pulsione sessuale che dimostrano questi diciassettenni verso una bella ragazza è il mano nella mano e il bacio sulla guancia. Che teneri!</p>
<p align="left"> Gli alberi.<br />
Giuseppe Festa ha una grande passione per gli alberi, ed è un vero esperto in materia. Per cui, non scriverà mai che “Tizio si nascose dietro a un albero”, o al limite che “Tizio si nascose dietro a un pino”. Scriverà invece che “Tizio si nascose dietro ad un Pino Nero ad Ombrello della Patagonia Occidentale, dai caratteristici aghi corti e sottili che produce una resina dall&#8217;inconfondibile odore pungente”. Un consiglio quindi, complementare a ciò che dice sempre <strong>Gamberetta</strong> (“scrivete di ciò che sapete”): evitate di cedere alla tentazione di scrivere <strong>tutto ciò che sapete</strong> su un certo argomento, se non è strettamente funzionale all&#8217;azione principale!</p>
<p align="left"> Il fantasy.<br />
Giuseppe Festa è un grande <strong>fan di Tolkien</strong>, e quindi deve per forza infilare un po’ di fantasy in un romanzo che col fantasy non c’entra un tubo, con effetti di cui è meglio non parlare. La storia si svolge in un immediato futuro, diciamo tra 5-10 anni, esattamente nel nostro mondo, in una nazione che si direbbe europea ma che non si capisce quale sia, partendo da una città, Taisla, che secondo Google Maps non esiste. I nomi dei luoghi suonano “tipicamente” fantasy, così come i nomi della maggior parte delle persone. Jari, Kuno, Munal, Aton, Archinpietra, Boschi della Luna, Monte Dente Buco, e così via. Questo “basta” a far sì che il romanzo venga in qualche modo spacciato per fantasy o affine, insieme al fatto per i monti si aggira un misterioso <strong>Anziano dei Boschi</strong>. Questo è un vecchio locale dal brutto carattere che ama la solitudine, ma anche una specie di <strong>druido dotato di superpoteri</strong>, con effetti sulla bellezza della storia che vi lascio immaginare alla luce di quanto detto finora.</p>
<p align="left"> Le altre recensioni.<br />
Mi son convinto a scrivere questa tremenda recensione dopo averne trovate altre in rete, positive, e addirittura entusiaste. Questo mi ha fatto un po’ riflettere sul fatto che per ogni scrittore con le idee confuse su cosa vuol dire scrivere, ci sono cento recensori con le idee ancora più confuse.</p>
<p>Una, da <a href="http://www.celticworld.it/sh_wiki.php?act=sh_art&amp;iart=792" >CelticPedia</a>, inizia così:<br />
<blockquote><em>Raramente per comprendere appieno un romanzo è opportuno come in questo caso conoscere qualcosa della personalità dell’autore.</em></p></blockquote>
<p>e già non ci siamo. Per comprendere appieno un romanzo deve bastarmi quello che c’è scritto nel romanzo stesso, <strong>altrimenti c’è qualcosa che non va</strong>.
</p>
<p align="left"> Un&#8217;altra, da <a href="http://www.latelanera.com/editoria/recensioni/recensione.asp?id=8888583181" >La Tela Nera</a>, comincia così:<br />
<blockquote><em>C’è dentro tutto l’amore di Giuseppe Festa per la natura, in questo romazo.</em></p></blockquote>
<p>Ce l’ho anch’io l’amore per la natura, trabocco letteralmente di amore per la natura, perché dovrei pagare <strong>10 euro</strong> l’amore per la natura di Giuseppe Festa? Se tiro fuori dei soldi per un’opera di narrativa, voglio leggere cose interessanti, scritte bene, capaci di suscitarmi emozioni che non siano di ferocia nei confronti dell’autore. Questi recensori sono incapaci di distinguere i vari piani logici confondendo forma, contenuti, intenzioni dell’autore e quant’altro. E’ come alle scuole medie, dove nel tema di italiano ti valutano le <strong>idee</strong> più che la <strong>forma</strong>, e se scrivi che sei favorevole alla pena di morte, ti fanno lo stesso un <strong>mazzo così</strong> anche se l’hai spiegato in ottimo italiano. In estrema sintesi, il punto è proprio questo: Giuseppe Festa scrive per avere l’approvazione della Prof. di Italiano. Nella buona letteratura la presenza dell’autore dovrebbe essere il più discreta possibile, <strong>invisibile</strong>. I personaggi dovrebbero vivere di vita propria. I personaggi di Giuseppe Festa, invece, sono dei <strong>burattini parlanti</strong>, che non fanno altro che ripetere le sue stesse idee sulla natura e su quanto è bella e buona la natura, e il protagonista è il suo stesso <strong>super-io adolescenziale</strong> che piace alla Prof. e al Preside, e i compagni e le compagne stravedono per lui e lo eleggono <strong>capoclasse</strong> per acclamazione.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/edwige.JPG" alt="La Prof. di Italiano" /><br />
<em>La Prof. di Italiano</em>
</p>
<p align="left"> In conclusione, sbirciando avanti qua sotto, mi rendo conto che i 5 gamberi marci che ho dato a <strong>I boschi della Luna</strong> non rendono appieno l’idea, sangue di Giuda. Ma è la mia prima recensione dalla Barca dei Gamberi, e non voglio esagerare. Un consiglio: <strong>leggetelo</strong>, così capirete che non sono io ad essere stronzo a scrivere una recensione così. Ora è anche in offerta, costa solo 3,90 euro, senza spese di spedizione.</p>
<hr /><strong>Approfondimenti:</strong><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.lingalad.com/" > Il sito del gruppo musicale dei <strong>Lingalad</strong></a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Death_of_Grass" ><em>The Death of Grass</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lord_of_the_Flies" ><em>Lord of the Flies</em> su Wikipedia</a></p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">L&#8217;inizio <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Tutto il resto</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">L&#8217;intento pedagogico <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-2</strong> Perché ottiene l&#8217;effetto contrario</td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Il pistolotto finale</td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-2</strong> I dialoghi, fastidiosissimi!</td>
</tr>
<tr>
<td>&nbsp;</td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> I personaggi da libro di catechismo</td>
</tr>
</table>
<p><a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Cinque Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/GC5.gif" /></a></p>
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		<title>Recensioni :: Saggio :: Characters and Viewpoint</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/10/27/recensioni-saggio-characters-and-viewpoint/</link>
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		<pubDate>Sat, 27 Oct 2007 18:55:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Non Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>
		<category><![CDATA[Characters and Viewpoint]]></category>
		<category><![CDATA[manuale]]></category>
		<category><![CDATA[Orson Scott Card]]></category>
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		<category><![CDATA[tecnica narrativa]]></category>

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		<description><![CDATA[Titolo originale: Characters and Viewpoint Autore: Orson Scott Card Anno: 1999 Nazione: USA Lingua: Inglese Editore: Writer&#8217;s Digest Books Genere: Manuale di scrittura Pagine: 182 In How to Write Science Fiction and Fantasy, Orson Scott Card soprassedeva su diversi punti, rimandando alla lettura di libri che trattassero più in dettaglio le questioni specifiche. Uno di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/how_candv.jpg" alt="Copertina di Characters and Viewpoint" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>Characters and Viewpoint</strong><br />
Autore: <strong>Orson Scott Card</strong></p>
<p>Anno: <strong>1999</strong><br />
Nazione: <strong>USA</strong><br />
Lingua: <strong>Inglese</strong><br />
Editore: <strong>Writer&#8217;s Digest Books</strong></p>
<p>Genere: <strong>Manuale di scrittura</strong><br />
Pagine: <strong>182</strong></td>
</tr>
</table>
<p>In <a href="/2007/10/04/recensioni-saggio-how-to-write-science-fiction-and-fantasy/"><em>How to Write Science Fiction and Fantasy</em></a>, Orson Scott Card soprassedeva su diversi punti, rimandando alla lettura di libri che trattassero più in dettaglio le questioni specifiche. Uno di tali libri è appunto questo <strong><em>Characters and Viewpoint</em></strong> dello stesso Scott Card.<br />Come chiarisce il titolo, <strong><em>Characters and Viewpoint</em></strong>  tratta di Personaggi e Punto di Vista. E basta. Infatti è come se fosse in atto una catena di Sant&#8217;Antonio dei manuali di scrittura: se per esempio si vuol saperne di più riguardo alla costruzione della trama, Scott Card consiglia <em>Plot</em> di Ansen Dibell, se si hanno problemi con i dialoghi c&#8217;è un altro manuale, e un terzo riguardo le ambientazioni, e così via.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/cav_plot.jpg" alt="Copertina di Plot di Ansen Dibell" /><br />
<em>Copertina di Plot di Ansen Dibell</em></p>
<p>Ciò detto, <strong><em>Characters and Viewpoint</em></strong> mi è piaciuto. Il fatto che Scott Card non si rivolga nello specifico agli scrittori di narrativa fantastica gli permette di evitare di parlare di problemi commerciali. Non ci sono più scelte narrative &#8220;giuste&#8221; o &#8220;sbagliate&#8221;, perché lo scopo non è più vendere o piacere per forza al pubblico, ma riuscire a esprimere con la scrittura le proprie idee. Scott Card lascia ampia libertà di scrivere come meglio si creda, e il suo obbiettivo, più che insegnare, diventa quello di rendere gli autori consapevoli delle conseguenze delle proprie scelte.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Premessa<br />
</strong></p>
<p>Anche se nel libro di Scott Card il discorso che segue è solo una piccola premessa, ne voglio parlare, perché mi fa molto piacere che lui la pensi esattamente come me!<br />Secondo Scott Card, quando un lettore si accosta a un romanzo, lo fa animato da ottime intenzioni, come dimostra il fatto che il romanzo l&#8217;ha pagato e che ci sta per dedicare tempo prezioso. Tuttavia questa &#8220;Luna di miele&#8221; come la chiama Scott Card, ha la durata di <strong>due pagine</strong>, due.<br />Nelle prime due pagine, lo scrittore deve riuscire a rispondere a tre <strong>naturali</strong> e <strong>legittime</strong> domande:<br /><strong>&#8220;E allora?&#8221;</strong> Perché dovrei leggere questo romanzo? Cos&#8217;ha di diverso rispetto agli altri mille che ho già letto? Cos&#8217;ha di meglio rispetto al film che sta per cominciare in TV? In altre parole, uno scrittore deve dimostrare almeno un briciolo di <em>originalità</em>, deve dar prova di avere qualcosa di nuovo da dire.<br /><strong>&#8220;Ma davvero?&#8221;</strong> Ma cosa mi sta raccontando &#8216;sto tizio? Ma mi prende per scema?! Che razza d&#8217;idiozia non è?! In altre parole, il romanzo dev&#8217;essere <em>credibile</em>, altrimenti il lettore si sentirà preso in giro.<br /><strong>&#8220;Come?!&#8221;</strong> Ho riletto il primo paragrafo tre volte e ancora non ho capito che diamine vuole dire! Ma come diavolo è scritto?! Sembra arabo! Ovvero, un romanzo dev&#8217;essere scritto in maniera <em>chiara</em> e <em>semplice</em>.<br />Se l&#8217;autore non risponde in tempi brevissimi a queste domande la Luna di miele s&#8217;interrompe, e se anche il lettore non butta il romanzo dalla finestra, difficilmente riuscirà ad apprezzarlo.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>I Personaggi<br />
</strong></p>
<p>Scott Card indica un paio di metodi per creare personaggi.
</p>
<p>Il primo metodo è usare il sistema dei &#8220;perché&#8221;, già visto in <em>How to Write</em>. Consiste in pratica nel domandarsi di continuo il perché le cose stanno come appaiono.<br />Si va al supermercato e in coda alla cassa si nota un tizio che controlla di continuo l&#8217;orologio. Perché lo fa? È in ritardo? In ritardo per cosa? Un appuntamento con la moglie? Con l&#8217;amante? Perché ha comprato quello che ha nel carrello? Perché è vestito com&#8217;è vestito? Rispondendo alle domande e alle domande suscitate dalle domande, pian piano si &#8220;costruisce&#8221; un personaggio con un passato, un presente, una rete di conoscenze, motivazioni e aspirazioni.<br />Il &#8220;giochino&#8221; si può applicare a chiunque, e a seconda di quale tipo di storia s&#8217;intenda narrare, si può &#8220;calcare la mano&#8221; su questo o quell&#8217;altro aspetto. In un romanzo horror forse il tizio porta gli occhiali non perché miope, ma per riuscire a vedere i mostri che ci circondano, come nel film <em>They Live</em> (<em>Essi Vivono</em>) di Carpenter.
</p>
<p>Il secondo metodo è partire da un&#8217;ambientazione. Prendiamo una scuola. Non è difficile immaginarsi i personaggi che frequentano una scuola: alunni e loro genitori, professori, bidelli, e impiegati vari. Qui il punto è più che altro scegliere quale tra questi personaggi debba essere portato in primo piano, chi debba diventare protagonista.<br />Secondo Scott Card si deve scegliere chi, nella situazione data, <em>sta soffrendo di più</em>.<br />Questo perché un personaggio degno di tal nome e a maggior ragione un protagonista deve <em>agire</em>. Un protagonista apatico è un non protagonista. E la più forte spinta all&#8217;azione è il fuggire dalla sofferenza.<br />Un personaggio può essere motivato da mille sentimenti diversi, dalla lussuria all&#8217;avidità, ma niente supera il gesto istintivo di levare la mano dal fuoco. Un personaggio che soffra è naturalmente portato all&#8217;azione e dunque immediato candidato per il ruolo di protagonista!</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/cav_pensatore2.jpg" alt="Il Pensatore di Rodin" /><br />
<em>Muoversi! Muoversi! I personaggi devono agire!</em></p>
<p>Dopo che si è adottato un personaggio è il momento di caratterizzarlo. Qui il discorso si fa lungo e perciò rimando al libro di Scott Card. Un paio di considerazioni però meritano attenzione:<br />La prima considerazione è che il punto chiave della caratterizzazione è avere sempre chiare quale siano le motivazioni dei personaggi. Anche se si decide di usare un punto di vista che non permetta di entrare nella mente dei personaggi, e dunque si possano mostrare solo le loro azioni, è <em>fondamentale</em> riuscire a far capire al lettore il perché i personaggi fanno quello che fanno.<br />Se Pietro spara a sangue freddo a Nicola per rubargli lo stereo è una storia, se Pietro spara per vendicarsi del fatto che Nicola gli ha ucciso la figlia, è tutt&#8217;altra storia, sebbene l&#8217;azione sia la stessa. Perciò le motivazioni devono essere sempre chiare nella mente dell&#8217;autore, e possibilmente anche risultare chiare agli occhi del lettore. Viceversa, la descrizione fisica dei personaggi è nella buona parte dei casi l&#8217;ultimo problema che un autore dovrebbe porsi. La storia non cambia di una virgola se Pietro è alto o basso, grasso o magro e ha gli occhi verdi o azzurri.
</p>
<p>La seconda considerazione riguarda il fatto che un&#8217;approfondita caratterizzazione non è una buona cosa di per sé. Spesso si sente parlare di personaggi &#8220;tridimensionali&#8221;, considerati sempre &#8220;superiori&#8221; a personaggi cliché, o &#8220;dello spessore di un foglio di carta&#8221;. Non è sempre vero.<br />Il principio base è che <strong>il superfluo dev&#8217;essere scartato</strong>. In tale ottica bisogna valutare se le pagine &#8220;perse&#8221; a caratterizzare meglio un personaggio siano o no utili ai fini della storia. Per esempio, nelle classiche storie sullo stile de <em>I Viaggi di Gulliver</em>, quelle storie cioè dove l&#8217;attrattiva principale è il mondo &#8220;alieno&#8221; che il protagonista esplora, non solo caratterizzare bene il protagonista è un superfluo rispetto agli scopi del racconto, ma può addirittura rivelarsi controproducente. In tali storie il protagonista è un avatar, una specie di guscio vuoto che viene riempito dal lettore. Se il protagonista è troppo ben tratteggiato questo tipo d&#8217;immedesimazione non può aver luogo, peggio, il lettore potrebbe spostare la sua attenzione dal mondo fantastico da esplorare al mondo personale del protagonista, col risultato finale di rimanere deluso dalla storia.<br />Discorso simile anche per le storie votate all&#8217;azione. Qui normalmente una buona caratterizzazione è una bella cosa, ma l&#8217;autore è in grado di realizzarla senza spezzare il ritmo? Nel dubbio è meglio rinunciare al particolare in più, piuttosto che ostacolare l&#8217;azione, voluta attrattiva della storia.
</p>
<p>Avendo dei personaggi bisogna assegnare loro dei ruoli. Tecnicamente sarebbe solo da decidere chi sia protagonista, chi personaggio secondario e chi solo comparsa. Tuttavia è molto comune anche decidere chi sia il &#8220;buono&#8221; o il &#8220;cattivo&#8221; o catalogazioni simili.<br />Per rendere un personaggio odioso al pubblico ci sono un paio di metodi quasi sicuri: il primo è rendere il personaggio un sadico. Il sadismo è in generale molto mal visto. Il secondo metodo è creare un personaggio traditore: chi non rispetta la parola data, chi rompe un giuramento diviene &#8220;cattivo&#8221; istantaneo!<br />I &#8220;buoni&#8221; sono molto più complessi da trattare. Un personaggio che si comporti sempre bene (o peggio sempre da eroe) rischia di apparire poco credibile, ma se, per esempio, gli si fa compiere anche una sola azione &#8220;malvagia&#8221;, questa in un attimo oscurerà tutti i meriti precedenti e il personaggio da &#8220;buono&#8221; diverrà se non proprio &#8220;cattivo&#8221; almeno &#8220;grigio&#8221;.<br />Odio (per i &#8220;cattivi&#8221;) e ammirazione (per i &#8220;buoni&#8221;) non sono gli unici sentimenti che un personaggio può trasmettere. Va però notato che i sentimenti che prova un personaggio non saranno gli stessi del lettore, anche del lettore che voglia immedesimarsi. Se il protagonista ride non è detto che il lettore rida. Così come se il protagonista piange, è tutt&#8217;altro che scontato che il lettore pianga. Anzi, se si insiste, non solo il lettore continuerà a non piangere, ma comincerà a pensare che il protagonista sia un frignone e dunque il sentimento suscitato sarà fastidio. Citando direttamente Scott Card:<br />
<blockquote>[...]rule of thumb: If your characters cry, your readers won&#8217;t have to; if your characters have good reason to cry, and don&#8217;t, your readers will do the weeping.</p></blockquote>
<p>Eccezione alla regola: se il personaggio passa pagine e pagine ad annoiarsi, anche il lettore si annoierà!
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Punto di Vista<br />
</strong></p>
<p>Una storia può essere narrata in qualunque persona (prima, seconda, terza, singolare o plurale) e con qualunque tempo verbale (compreso il futuro). Non c&#8217;è nessun &#8220;merito&#8221; intrinseco in una persona o in un tempo, e ogni tipo di combinazione può funzionare. Però c&#8217;è un problema estraneo alla pura tecnica letteraria. Sono ormai così diffuse certe combinazioni (tipo terza persona singolare/passato o prima persona singolare/presente) che se si scrive usando una combinazione differente, il lettore continuerà a chiedersi il perché.<br />Così un giallo scritto in terza persona plurale non susciterà la domanda &#8220;chi ha ucciso Nicoletta?&#8221; bensì &#8220;perché l&#8217;autore sta scrivendo in questa maniera?&#8221; È ovvio che è difficile far immergere il lettore nella storia quando a ogni piè sospinto il lettore medesimo si pone domande non sulla storia in sé, ma su come è scritta.<br />Perciò, se si sceglie di uscire dall&#8217;ordinario, ci devono essere ottime ragioni.
</p>
<p>Nell&#8217;ambito dell&#8217;ordinario, la terza persona singolare è di gran lunga la più usata, nonostante per certi versi la prima persona sia più naturale da usare.<br />&#8220;[Io] mi sono alzata. [Io] ho fatto colazione. [Io] sono andata a scuola.&#8221; Sembra non ci sia niente di più diretto. Purtroppo la prima persona è naturale da usare ma difficilissima da gestire.<br />Ci sono due problemi soprattutto: il primo è che narrando in prima persona, anche con il tempo presente, si sta raccontando di eventi già trascorsi, e dunque il protagonista sa già il finale della storia, perché non lo rivela subito?! Inoltre il lettore si pone anche la domanda: perché il protagonista sente il bisogno di raccontare la sua storia? Non a caso molte storie narrate in prima persona sono all&#8217;interno di una &#8220;cornice&#8221; (amici al bar, circolo di scrittori, riunione di menestrelli, ecc.) che dia una giustificazione alla voce narrante.<br />In generale il primo problema è che vi è una distanza temporale fra chi narra i fatti e i fatti narrati. Cioè il lettore si figura il protagonista che racconta, invece che direttamente &#8220;vedere&#8221; ciò che viene raccontato, a scapito dell&#8217;immersione nella narrazione stessa.
</p>
<p>Il secondo problema è più sottile. Se si narra in prima persona, il mondo sarà per forza di cose filtrato attraverso gli occhi del protagonista. Non solo, il mondo <em>deve</em> essere filtrato dagli occhi del protagonista! Quando si narra in prima persona, si sta continuamente sviluppando una caratterizzazione del personaggio narrante e non è facile evitare di spingersi in una direzione sbagliata.<br />Per esempio, narrare in terza persona una scena descrivendo solo quello che i personaggi fanno e vedono può andar benissimo, ma se la stessa narrazione avviene in prima persona non si ha lo stesso effetto. Se stiamo vedendo il mondo attraverso gli occhi del protagonista e costui si limita a descrivere in maniera imparziale e &#8220;fredda&#8221; quel che avviene, ne deriveremo anche la netta impressione che sia il protagonista stesso ad avere un carattere distaccato e cinico. Un furioso litigio in terza persona può comunicare con i soli fatti la rabbia e gli altri sentimenti degli interessati; un furioso litigio visto dagli occhi di uno dei protagonisti che ancora si limiti ai nudi fatti trasmetterà invece non i reali sentimenti dei personaggi, bensì l&#8217;apparente sangue freddo del protagonista che di fronte alla &#8220;furia&#8221; non si scompone.<br />È difficile riuscire a &#8220;filtrare&#8221; sempre la realtà e al contempo mantenere la storia coerente. Nondimeno, specie se si vuol narrare una vicenda incentrata su un personaggio, con la prima persona si hanno le più ampie possibilità di caratterizzarlo come si preferisce, fin nei dettagli.
</p>
<p>Nell&#8217;ambito della terza persona si distinguono due possibilità principali: la terza persona limitata oppure onnisciente. Secondo Scott Card ormai la terza persona onnisciente non si usa più, se non nelle commedie o nei testi umoristici.<br />La terza persona onnisciente è un tipo di narrazione dove l&#8217;autore è appunto onnisciente rispetto al suo mondo e ai pensieri di tutti i suoi personaggi. Il problema qui è che un tale autore diviene suo malgrado una presenza nella storia. Se si scrive che &#8220;Laura pensava di essere bella, Cristina pensava di essere brutta, e Nicoletta pensava ai fatti suoi&#8221;, è evidente una presenza <em>cosciente</em> dell&#8217;autore. L&#8217;autore non è più una semplice &#8220;telecamera&#8221; che riprende quel che succede, ma è calato nel suo stesso mondo tanto da esprimere valutazioni sui pensieri che passano per la testa ai personaggi. Questo per i canoni moderni è già considerato commedia. È l&#8217;equivalente di un attore che smette un secondo di recitare per rivolgersi al pubblico, pubblico che però in teoria l&#8217;attore non dovrebbe sapere esistere. In parole povere, un romanzo che cominci con il classico &#8220;cari lettori&#8221;, non potrà più essere preso del tutto sul serio.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/cav_eye.jpg" alt="Punto di Vista onnisciente" /><br />
<em>Punto di Vista onnisciente</em></p>
<p>La terza persona limitata è invece quella dove il punto di vista è ancorato a uno dei personaggi. L&#8217;autore vede solo quel che il personaggio vede e sa solo quel che il personaggio sa. Inoltre al massimo può penetrare nei pensieri del personaggio in questione, e non può andare a frugare nella testa degli altri.<br />La terza persona limitata permette di narrare quasi come in prima persona, basta porre la telecamera non sulla spalla ma nella testa del personaggio, ma con il grosso vantaggio che non si è costretti a mantenere <em>sempre</em> questa prospettiva. Si può mettere quando serve il &#8220;filtro&#8221;, e toglierlo quando non serve.<br />L&#8217;assenza poi di un narratore esplicito dona subito maggior concretezza e realismo alla storia.
</p>
<p>Una nota importante riguardo il punto di vista è capire quando e se cambiarlo nel corso di un&#8217;opera. Secondo Scott Card è una delle operazioni più &#8220;traumatiche&#8221; che si possano compiere, perché richiede al lettore di uscire dalla storia per poi rientrarvi per altra via. È un po&#8217; come viaggiare per ore in treno, quindi essere costretti a scendere, per poi salire su un aereo.<br />Questo vale sia per i cambi più radicali, per esempio passare dalla terza persona/passato alla prima persona/presente, ma anche per i soli cambi di personaggio: passare dalla terza persona limitata di un personaggio a un altro. Scott Card sconsiglia caldamente di farlo a metà di una scena. Ci dev&#8217;essere una divisione netta, ben percepibile dal lettore, come la fine di un capitolo e l&#8217;inizio di un altro. E anche così, il primo paragrafo con il nuovo punto di vista deve subito chiarire che si è appunto cambiato punto di vista.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>In Conclusione<br />
</strong></p>
<p>Lettura piacevole. Non credo ci siano nozioni rivoluzionarie o particolarmente profonde, però ci si rende conto di come funzionino diversi meccanismi narrativi, alcuni non molto intuitivi. Il tono di Scott Card, liberato dal problema del vendere, è molto più tranquillo e rilassato rispetto a <em>How to Write</em>, tanto che in certi punti usa quasi un tono familiare. E così si scopre anche che lo Scott Card si è spaventato guardando <em>Alien</em> e ha pianto alla fine di un film solo perché la figlia della protagonista veniva tranciata in due da un treno in corsa.
</p>
<p>Quelli che non mi sono piaciuti molto sono stati gli esempi, frammenti di racconti che Scott Card inserisce per illustrare i vari concetti. Più di una volta non sono molto chiari, tanto che si capiva di più senza l&#8217;esempio!<br />Inoltre ho apprezzato di più la parte dedicata al Punto di Vista, rispetto a quella dedicata ai Personaggi. Peccato perciò che come numero di pagine sia la più corta tra le due. </p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Characters-Viewpoint-Elements-Fiction-Writing/dp/0898799279/ref=pd_bbs_2/104-0531788-3007954?ie=UTF8&#038;s=books&#038;qid=1191491080&#038;sr=8-2"><em>Characters and Viewpoint</em> su Amazon.com</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Elements-Fiction-Writing-Ansen-Dibell/dp/0898799465/ref=pd_bbs_2/104-0531788-3007954?ie=UTF8&#038;s=books&#038;qid=1193502293&#038;sr=1-2"><em>Plot</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0078748/"><em>Alien</em> su IMDb</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0096256/"><em>They Live</em> su IMDb</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">S’impara qualcosa riguardo ai Personaggi. <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Alcuni esempi controproducenti.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">S’impara qualcosa riguardo il Punto di Vista. <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Troppo spazio per i Personaggi e troppo poco per il Punto di Vista.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Si legge volentieri. <strong>+1</strong></td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Un Gambero Fresco: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/GB1.gif" alt="Un Gambero Fresco: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fantasy.gamberi.org/2007/10/27/recensioni-saggio-characters-and-viewpoint/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Orrore Cosmico 3: Meatball Machine</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/10/18/orrore-cosmico-3-meatball-machine/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Oct 2007 12:14:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Non Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>
		<category><![CDATA[cinema giapponese]]></category>
		<category><![CDATA[finale svelato]]></category>
		<category><![CDATA[gore]]></category>
		<category><![CDATA[horror asiatico]]></category>
		<category><![CDATA[Junichi Yamamoto]]></category>
		<category><![CDATA[Meatball Machine]]></category>
		<category><![CDATA[orrore cosmico]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni negative]]></category>
		<category><![CDATA[trailer]]></category>
		<category><![CDATA[Yudai Yamaguchi]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricordo che il &#8220;piano dell&#8217;opera&#8221; è qui. (nota: per un problema tecnico ho dovuto rimandare la visione di Funky Forest, perciò ho proseguito con gli altri film) Titolo originale: Meatball Machine Regia: Yudai Yamaguchi e Junichi Yamamoto Anno: 2005 Nazione: Giappone Studio: King Records Genere: Fantascienza, Orrore Durata: 1 ora e 29 minuti Lingua: Giapponese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordo che il &#8220;piano dell&#8217;opera&#8221; è <a href="/2007/10/15/perdita-della-sanita-mentale/">qui</a>. (nota: per un problema tecnico ho dovuto rimandare la visione di <em>Funky Forest</em>, perciò ho proseguito con gli altri film)
</p>
<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/san_meatball_poster.jpg" alt="Locandina di Meatball Machine" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>Meatball Machine</strong><br />
Regia: <strong>Yudai Yamaguchi e Junichi Yamamoto</strong></p>
<p>Anno: <strong>2005</strong><br />
Nazione: <strong>Giappone</strong><br />
Studio: <strong>King Records</strong><br />
Genere: <strong>Fantascienza, Orrore</strong><br />
Durata: <strong>1 ora e 29 minuti</strong></p>
<p>Lingua: <strong>Giapponese</strong><br />
Sottotitoli: <strong>Inglese</strong>
</td>
</tr>
</table>
<p>Yudai Yamaguchi non è nuovo a dirigere film assurdi avendo alle spalle pellicole quali <em>Battlefield Baseball</em> e <em>Chromartie High &#8211; The Movie</em>, al cui confronto questo <strong><em>Meatball Machine</em></strong> sembra quasi razionale, mentre tale Yamamoto è al suo primo film.
</p>
<p>Yoji, un operaio giapponese apatico e imbranato, è segretamente innamorato di una taciturna ragazza, tale Sachiko. La loro storia però viene interrotta sul nascere, perché Sachiko è infettata da una creatura aliena che la trasforma in un&#8217;abominevole creatura biomeccanica, a metà fra un Borg di <em>Star Trek</em> e una versione a colori di quel che diventa il protagonista di <em>Tetsuo</em> di Tsukamoto.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/oc3_necroborg.jpg" alt="Sachiko" /><br />
<em>Sachiko</em></p>
<p>Appurato che non c&#8217;è cura per Sachiko, Yoji decide che l&#8217;unica azione misericordiosa è dare una morte rapida alla ragazza. Purtroppo non ne è in grado, almeno finché anche lui non viene infettato&#8230;<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1347424434'), this, 'mostra il finale del film &#9660;', 'nascondi il finale del film &#9650;');">mostra il finale del film &#9660;</a></p>
<div id='SID1347424434' style='display:none;'>
Sì, Yoji riuscirà nel suo intento di uccidere Sachiko, anche se non sarà né facile, né indolore. Si scoprirà poi che il tutto è una sorta di gioco di società orchestrato da una razza di viscidi alieni cannibali.
</div>
<p>
</p>
<p>Malgrado nella prima parte del film ci sia un certo approfondimento della psicologia e delle motivazioni dei personaggi, in particolare riguardo a Yoji, dal momento in cui Sachiko diventa un &#8220;mostro&#8221;, la storia degenera in una pura vicenda di macelleria, con un susseguirsi di occhi trapanati, sbudellamenti, amputazioni, e uso improprio di sega circolare, il tutto sotto una costante pioggia di sangue.<br />Nonostante ciò la violenza è tanto esagerata da risultare quasi a livello di cartone animato. A parte, forse, tre brevi scene: la prima trapanazione oculare, Yoji che uccide una bambina più o meno per sbaglio e Sachiko &#8220;violentata&#8221; dall&#8217;alieno all&#8217;inizio della mutazione, una sequenza quasi <em>hentai</em>.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/oc3_sangue.jpg" alt="Il sangue abbonda" /><br />
<em>Sangue come se piovesse&#8230;</em></p>
<p><em>Battlefield Baseball</em> mi aveva molto divertita, anche perché era un film che non si prendeva minimamente sul serio. Qui invece gli intenti di Yamaguchi non sono chiari: per i primi 40 minuti pare voglia dirigere un film horror drammatico e impegnato, poi va tutto a rotoli e la chiacchierata finale tra gli alieni è al limite del ridicolo.<br />Ho apprezzato make-up, effetti speciali e in generale il design delle creature, sebbene non sia originalissimo, ma al di là di questo c&#8217;è poco altro. Film godibile solo per i feticisti del biomeccanico grottesco &amp; perverso.
</p>
<p>Sanità Mentale. Il film è troppo sopra le righe per far presa, mi ha lasciata quasi del tutto indifferente. Tolgo 1 punto per le tre brevi scene già ricordate e 1 per un&#8217;altra scena all&#8217;inizio del film, durante la quale il protagonista è picchiato in strada da un travestito: ripensandoci è l&#8217;unico momento di <em>reale</em> violenza. Ero a 47, scendo a 45.</p>
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td>
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2007/10/18/orrore-cosmico-3-meatball-machine/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/meatball_machine_trailer.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Trailer di Meatball Machine</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0820111/"><em>Meatball Machine</em> su IMDb</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0096251/"><em>Tetsuo</em> su IMDb</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Make-up, effetti speciali e <em>mecha</em> design. <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Storia esile.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Quale discreta scena di macelleria. <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Esagerato: non spaventa e neanche disgusta più di tanto.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Nel complesso più stupido che bizzarro.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Finale ridicolo.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Due Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/GC2.gif" alt="Due Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Recensioni :: Film :: Grindhouse</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Oct 2007 12:02:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Non Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>
		<category><![CDATA[A Prova di Morte]]></category>
		<category><![CDATA[cinema americano]]></category>
		<category><![CDATA[Death Proof]]></category>
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		<category><![CDATA[Grindhouse]]></category>
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		<category><![CDATA[recensioni negative]]></category>
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		<category><![CDATA[Robert Rodriguez]]></category>
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		<category><![CDATA[Werewolf Women of the S.S.]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;ultimo progetto di Tarantino &#38; Rodriguez era realizzare uno spettacolo che riproducesse l&#8217;esperienza di un drive-in anni &#8217;70 dedito ai film di serie B. Per far questo ognuno dei due ha realizzato un film, da proiettarsi uno dietro l&#8217;altro, inframmezzati da trailer di film che non esistono. Locandina di Grindhouse Non ho idea se l&#8217;esperimento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ultimo progetto di Tarantino &amp; Rodriguez era realizzare uno spettacolo che riproducesse l&#8217;esperienza di un drive-in anni &#8217;70 dedito ai film di serie B. Per far questo ognuno dei due ha realizzato un film, da proiettarsi uno dietro l&#8217;altro, inframmezzati da trailer di film che non esistono.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/gh_grindhouse.jpg" alt="Locandina di Grindhouse" /><br />
<em>Locandina di Grindhouse</em></p>
<p>Non ho idea se l&#8217;esperimento abbia avuto successo. Intanto negli anni &#8217;70 non ero ancora nata, poi non sono mai stata in un drive-in in vita mia e infine in Italia e su DVD i film sono usciti separatamente e senza i trailer farlocchi (a pare quello per <em>Machete</em>, presente sul DVD di <strong><em>Planet Terror</em></strong>). In compenso le versioni DVD sono versioni estese dei due film (in particolare il film di Tarantino, <strong><em>Death Proof</em></strong>, ha quasi 25 minuti di pellicola in più).</p>
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td>
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2007/10/01/recensioni-film-grindhouse/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/grindhouse_trailer.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Trailer di Grindhouse</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Nel tentativo di rimanere fedele all&#8217;idea di partenza di Tarantino e soci, ho visto in una sera entrambi film e i trailer scaricati da YouTube, nell&#8217;ordine di proiezione originaria, ovvero:</p>
<ul>
<li>Trailer per <em>Machete</em> (regia di Robert Rodriguez)</li>
<li>Film <strong><em>Planet Terror</em></strong> (Robert Rodriguez)</li>
<li>Trailer per <em>Werewolf Women of the S.S.</em> (Rob Zombie, regista di <em>House of 1000 Corpses</em> e <em>The Devil&#8217;s Rejects</em>)</li>
<li>Trailer per <em>Don&#8217;t</em> (Edgar Wright, <em>Shaun of the Dead</em>, <em>Hot Fuzz</em>)<br />Trailer per <em>Thanksgiving</em> (Eli Roth, <em>Hostel</em>, <em>Hostel: Part II</em>)</li>
<li>Film <strong><em>Death Proof</em></strong> (Quentin Tarantino)</li>
</ul>
<p>Premesso che i falsi trailer sono spassosissimi, il film di Rodriguez è senza pretese ma molto divertente, mentre quello di Tarantino è noioso, sebbene si risollevi nel finale. Nel complesso è stata una serata piacevole. Sia Rodriguez sia Tarantino sono ottimi registi, mi rimane però il dubbio che siano bravissimi a sfruttare le idee altrui, ma loro personalmente non abbiano niente di originale da dire.
</p>
<p><a href="#terror">Planet Terror</a><br />
<a href="#death">Death Proof</a></p>
<hr />
<p style="font-size:medium"><a name="terror">Planet Terror</a>
</p>
<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/gh_terror.jpg" alt="Locandina di Planet Terror" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>Planet Terror</strong><br />
Regia: <strong>Robert Rodriguez</strong></p>
<p>Anno: <strong>2007</strong><br />
Nazione: <strong>USA</strong><br />
Studio: <strong>Troublemaker Studios</strong><br />
Genere: <strong>Azione, Orrore, Commedia, Fantascienza</strong><br />
Durata: <strong>1 ora e 45 minuti</strong></p>
<p>Lingua: <strong>Inglese</strong>
</td>
</tr>
</table>
<p><strong><em>Planet Terror</em></strong> è una sorta di parodia dei film dell&#8217;orrore con gli zombie e al contempo è esso stesso un decente film dell&#8217;orrore, con un&#8217;adeguata quantità di macelleria. In questo mi ha ricordato <em>Shaun of the Dead</em>, sebbene lo stile di Rodriguez sia diversissimo da quello di Wright. Per altro <strong><em>Planet Terror</em></strong> è un film divertente ma nulla più, mentre <em>Shaun of the Dead</em> è un mezzo capolavoro.
</p>
<p>La trama di <strong><em>Planet Terror</em></strong>: alcuni reduci dall&#8217;Iraq tornano in America infettati da un&#8217;arma batteriologica che tramuta gli uomini in zombie mangia cervelli. Dalla base militare l&#8217;infezione si diffonde a una vicina cittadina texana e da lì al resto del mondo. I pochi immuni dovranno affrontare le orde dei morti viventi.<br />Gli immuni comprendono il misterioso El Wray, in grado di massacrare gli zombie con qualunque arma, la spogliarellista Cherry Darling, che si ritroverà un fucile mitragliatore montato al posto di un gamba divorata dai nonmorti, lo sceriffo Hague in compagnia del suo goffo assistente Tolo, e molti altri bizzarri personaggi.
</p>
<p>Il film ha bel ritmo, con una serie dietro l&#8217;altra di sequenze d&#8217;azione grottesche e sanguinarie in maniera esagerata. Non mancano squartamenti, eviscerazioni, e un elicottero che vola radente al suolo mozzando la testa agli zombie con le pale (sì, c&#8217;è una sequenza praticamente <em>identica</em> anche in <a href="/2007/08/26/fine-settimana-al-cinema/#28_weeks"><em>28 Weeks Later</em></a>, solo che almeno qui non si pretende venga presa sul serio).<br />L&#8217;ambientazione è moderna (il personaggio interpretato da Bruce Willis ha appena ucciso Bin Laden!) tuttavia il film ha un aspetto volontariamente trasandato, da residuato di magazzino non più proiettato da trent&#8217;anni. La pellicola è rovinata apposta, i colori spesso sono sbiaditi o troppo saturi, l&#8217;audio è pieno di rumori e addirittura manca un intero pezzo del film (con tanto di cartello di scuse da parte del gestore del cinema!)</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/gh_missing.jpg" alt="Manca un pezzo di film!" /><br />
<em>ops&#8230;</em></p>
<p align="left">Film divertente, con molte situazioni e dialoghi tanto assurdi da far sghignazzare. Alcune trovate però potrebbero apparire di cattivo gusto per chi non apprezza la macelleria.
</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Macelleria a profusione. <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Che però potrebbe risultare di cattivo gusto per alcuni.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Bruce Willis ha un piccola ma importante particina. <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Anche Quentin Tarantino ha una particina, peccato non sappia recitare.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Divertente. Forse divertente in maniera un po’ cretina, ma sempre divertente. <strong>+1</strong></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Personaggi e storia bizzarri al punto giusto. <strong>+1</strong></td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Due Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/GB2.gif" alt="Due Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a></p>
<hr />
<p align="center" style="font-size:medium"><strong>Intermezzo</strong></p>
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td>
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2007/10/01/recensioni-film-grindhouse/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/wwss_trailer.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Trailer di Werewolf Women of the S.S.</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<hr />
<p style="font-size:medium"><a name="death">Death Proof</a>
</p>
<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/gh_death.jpg" alt="Locandina di Death Proof" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>Death Proof</strong><br />
Titolo italiano: <strong>A Prova di Morte</strong><br />
Regia: <strong>Quentin Tarantino</strong></p>
<p>Anno: <strong>2007</strong><br />
Nazione: <strong>USA</strong><br />
Studio: <strong>Troublemaker Studios</strong><br />
Genere: <strong>Thriller, Azione, Chiacchiere</strong><br />
Durata: <strong>1 ora e 54 minuti</strong></p>
<p>Lingua: <strong>Inglese</strong>
</td>
</tr>
</table>
<p>Nel film di Tarantino non ci sono zombie. In compenso c&#8217;è Kurt Russell nella parte di Stuntman Mike, uno stuntman psicopatico che usa la propria automobile di scena (rinforzata ad arte per essere 100% a prova di morte, appunto Death Proof) per massacrare mediante spettacolari incidenti ragazze non troppo furbe.<br />Detto così sembra divertente, e forse lo sarebbe, se gli atti di vandalismo stradale di Mike non fossero inframmezzati da <em>estenuanti</em> conversazioni tra le ragazze future vittime, che vanno avanti a chiacchierare per intere mezz&#8217;ore. E purtroppo non è un&#8217;esagerazione.
</p>
<p>La prima strage di Stuntman Mike e il doppio inseguimento che chiude il film sono sequenze bellissime e spettacolari, purtroppo in totale non superano i 20 minuti su quasi due ore di film. Il resto è <strong>NOIA</strong>. Non succede niente, letteralmente, se non chiacchiere, e chiacchiere e ancora chiacchiere, fra l&#8217;altro su argomenti quali le auto d&#8217;epoca o la cinematografia anni &#8217;70, argomenti che non dubito eccitino Tarantino, ma che personalmente mi lasciano indifferente.
</p>
<p>Come nel film di Rodriguez l&#8217;azione si svolge ai nostri giorni, sebbene anche qui siano stati usati tutta una serie di espedienti per ricreare un&#8217;atmosfera anni &#8217;70. Anche sotto questo aspetto Rodriguez credo abbia svolto un lavoro migliore, mentre Tarantino è incappato in alcune brutte cadute di stile (per esempio, ogni volta che un personaggio prende in mano un cellulare è sempre evidentissima la marca).<br />Tarantino si è riservato per sé una particina anche in <strong><em>Death Proof</em></strong>, con il risultato di confermare che come attore è ridicolo.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/gh_mike.jpg" alt="Stuntman Mike" /><br />
<em>Stuntman Mike</em></p>
<p>Film non bruttissimo ma eccessivamente lungo per la storia che vuole raccontare. Forse è il film meno riuscito nella carriera di Tarantino.
</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Kurt Russell è ottimo nella parte di Stuntman Mike. <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Tarantino è protagonista di un altro penoso cameo.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Bel finale. <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Peccato ci vogliano due ore di noia per arrivarci.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Quintali di chiacchiere su argomenti inutili.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Pubblicità non troppo occulta.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Due Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/GC2.gif" alt="Due Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a>
</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0462322/"><em>Grindhouse</em> su IMDB</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt1077258/"><em>Planet Terror</em> su IMDB</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt1028528/"><em>Death Proof</em> su IMDB</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Robert_Rodriguez">Robert Rodriguez su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Quentin_Tarantino">Quentin Tarantino su Wikipedia</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Robert Löhr &#8211; Scacco alla regina</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/09/29/robert-lohr-scacco-alla-regina/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2007/09/29/robert-lohr-scacco-alla-regina/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 29 Sep 2007 11:50:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bubba</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Non Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>
		<category><![CDATA[Der Schachautomat]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni positive]]></category>
		<category><![CDATA[Robert Lohr]]></category>
		<category><![CDATA[scacchi]]></category>
		<category><![CDATA[Scacco alla regina]]></category>
		<category><![CDATA[Turco]]></category>

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		<description><![CDATA[Titolo originale: Der Schachautomat Autore: Robert Löhr Anno: 2006 Casa Editrice: Bompiani Genere: Storico ISBN: 88-452-5701-0 Prezzo: 17,50 euro Pagine: 450 Ottimo debutto per Robert Löhr come scrittore: questo è più o meno quanto c&#8217;è da dire su &#8221; Der Schachautomat &#8220;, il suo primo romanzo. In breve, questo volume ci narra delle vicende del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4" valign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/9788845257018.jpg" alt="SAR" /></td>
<td bgcolor="#fff4f4" valign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale:<strong> Der Schachautomat</strong><br />
Autore: <strong>Robert Löhr</strong><br />
Anno: <strong>2006</strong><strong><br />
</strong>Casa Editrice: <strong>Bompiani</strong><br />
Genere: <strong>Storico </strong><br />
ISBN: <strong>88-452-5701-0</strong><br />
Prezzo:<strong> 17,50 euro<br />
</strong>Pagine: <strong>450</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Ottimo debutto per Robert Löhr come scrittore: questo è più o meno quanto c&#8217;è da dire su &#8221; Der Schachautomat &#8220;, il suo primo romanzo.<br />
In breve, questo volume ci narra delle vicende del Turco, un famosissimo automa inventato da Wolfang Von Kempelen, inventore alla corte dell&#8217;imperatrice Maria Teresa d&#8217;Austria. In realtà, al suo interno si celava un vero giocatore di scacchi, di cui nella realtà storica nulla si conosce (Kempelen riuscì a mantenere il segreto sul funzionamento dell&#8217;automa portandoselo nella tomba).<br />
Löhr inventa la figura del nano veneziano Tibor e sviluppa nel romanzo il suo rapporto di lavoro con l&#8217;inventore e il suo assistente, l&#8217;ebreo Jakob, dalle fasi di collaudo della macchina alle sue numerose esibizioni nell&#8217;impero.<br />
Grandissima importanza nella trama ha la tematica della libertà: Tibor è infatti prigioniero di Von Kempelen e sebbene non gli manchi un generoso compenso, la massima segretezza sul meccanismo dell&#8217;invenzione lo costringe a stare chiuso in casa Kempelen, avendo rapporti solo con l&#8217;inventore e l&#8217;assistente Jakob.<br />
Sono presenti alcuni flashback sulla vita di Tibor prima di incontrare l&#8217;inventore e varie situazioni ai limiti dell&#8217;assurdo&#8230;</p>
<p><img src="/wp-content/turk-engraving5.jpg" alt="Il turco" height="388" width="455" /></p>
<p>Lo stile di Löhr è pulito e privo di inutili fronzoli: le descrizioni sono sufficienti a dare al lettore un quadro chiaro di ogni situazione, senza cercare ad ogni costo il suggestivo.  Pecca di scarsa abilità invece, in alcune scene d&#8217;azione, descritte in modo fin troppo semplicistico e surreale.</p>
<p>Sono presenti alcune scene di sesso / erotismo che coinvolgono i tre protagonisti della narrazione in alcune occasioni: scene che nei punti giusti risvegliano l&#8217;attenzione del lettore e danno un po&#8217; di brio al romanzo nei punti in cui ci si potrebbe addormentare. Ottimo artificio letterario che se usato con parsimonia e cognizione di causa può risollevare l&#8217;attenzione e strappare un sorriso. In questo caso nulla di sconvolgente o eccitante: sul fronte sensuale Lohr è sulla buona strada ma ha ancora molto da imparare (da autori come Clive Barker, per esempio).</p>
<p>Per quanto riguarda la ricostruzione storica del periodo (la narrazione inizia nel 1770), i personaggi della corte degli Asburgo, la nobiltà, città ed edifici, i quartieri ebraici ecc&#8230; sono molto caratterizzati.  A fine romanzo l&#8217;autore spiega chiaramente quali elementi sono di pura invenzione letteraria e quali invece sono fedeli alla realtà storica: Lohr è riuscito a ritagliarsi infatti una nicchia tutta sua in cui esercitare la libertà di narratore, inventando la storia e l&#8217;identità del giocatore all&#8217;interno della macchina. Ottimo ed originale spunto per un debutto notevole.</p>
<p>In generale, la trama è molto ben sviluppata e la suddivisione dei capitoli in base al luogo in cui si svolgono le vicende è un punto a favore. Un libro che si lascia leggere molto facilmente e che intrattiene per qualche giorno il lettore su una favola storicamente interessante, con alcuni elementi di giallo (che coinvolgono addirittura l&#8217;automa in un misterioso omicidio) e situazioni davvero originali.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Turk">Il turco su Wikipedia (en)</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Wolfgang_von_Kempelen">Wolfgang Von Kempelen su Wikipedia (en)</a></p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Lettura facile e piacevole <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9">Alcune descrizioni sono abbastanza inverosimili<strong> -1</strong></td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Ambientazione storica consistente e piuttosto accurata <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9">&#8230; ma qualche particolare in più avrebbe fatto comodo! <strong>-1</strong></td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Scene di erotismo nei punti giusti <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9">&#8230; ma nulla di realmente eccitante. <strong>-1</strong></td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Trama coinvolgente <strong>+1</strong></td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Situazioni sempre originali <strong>+1</strong></td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Ottima caratterizzazione di Tibor, Jakob e Kempelen <strong>+1</strong></td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Inserimento di elementi di fantasia in punti oscuri di una storia vera <strong>+1</strong></td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
</table>
<p><a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Quattro Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/GB4.gif" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fantasy.gamberi.org/2007/09/29/robert-lohr-scacco-alla-regina/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Masters of Science Fiction Episodio 4: The Discarded</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/08/30/masters-of-science-fiction-episodio-4-the-discarded/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2007/08/30/masters-of-science-fiction-episodio-4-the-discarded/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 29 Aug 2007 22:02:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Non Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>
		<category><![CDATA[Telefilm]]></category>
		<category><![CDATA[fenomeni da baraccone]]></category>
		<category><![CDATA[Harlan Ellison]]></category>
		<category><![CDATA[Masters of Science Fiction]]></category>
		<category><![CDATA[The Discarded]]></category>

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		<description><![CDATA[Episodio quarto di Masters of Science Fiction. La regia questa volta è di Jonathan Frakes ovvero il Comandante William T. Riker di Star Trek: The Next Generation. Frakes però oltre che attore è appunto anche regista e ha diretto un paio di film di Star Trek (First Contact e Insurrection), vari episodi di telefilm e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Episodio quarto di <strong><em>Masters of Science Fiction</em></strong>. La regia questa volta è di Jonathan Frakes ovvero il Comandante William T. Riker di <em>Star Trek: The Next Generation</em>. Frakes però oltre che attore è appunto anche regista e ha diretto un paio di film di <em>Star Trek</em> (<em>First Contact</em> e <em>Insurrection</em>), vari episodi di telefilm e lo stupidino ma tutto sommato divertente <em>Clockstoppers</em>.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/mosf4_frakes.jpg" alt="Jonathan Frakes" /><br />
<em>Jonathan Frakes</em></p>
<p>La storia alla base di quest&#8217;episodio è <em>The Discarded</em> (apparso anche con il titolo <em>The Abnormals</em>) un racconto breve di Harlan Ellison. Lo stesso Ellison si è occupato di sceneggiare per la TV il proprio racconto. Harlan Ellison non è tra i miei scrittori di fantascienza preferiti, e sono restia a concedergli il titolo di Maestro, tuttavia è indubbio che diversi suoi racconti siano dei classici  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink23.gif" alt="chikas_pink23.gif" class="wp-smiley" />  (<em>I Have No Mouth and I Must Scream</em>, <em>A Boy and his Dog</em>, <em>The Beast That Shouted Love at the Heart of the World</em>, <em>«Repent, Harlequin!» said the Ticktockman</em>, ecc.)</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/mosf4_alone.jpg" alt="Alone Against Tomorrow" /><br />
<em>La retrospettiva Alone Against Tomorrow, contenente il racconto The Discarded</em></p>
<p>La trama. Una misteriosa sindrome, la Malattia, trasforma gli esseri umani in mutanti deformi. Quelli colpiti sono esiliati dalla Terra e costretti a vivere su navi spaziali, perché nessuna colonia del Sistema Solare è disposta a ospitarli. In parte per paura del contagio, ma sospettano i malati, soprattutto per il loro aspetto ributtante.  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink55.gif" alt="chikas_pink55.gif" class="wp-smiley" />  Un giorno una di queste navi è raggiunta da un ambasciatore terrestre, con una proposta che non si può rifiutare&#8230;</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/mosf4_ambasciata.jpg" alt="L'Ambasciatore terrestre" /><br />
<em>L&#8217;Ambasciatore terrestre</em></p>
<p>Dato che lo stesso Ellison si è occupato della sceneggiatura, non sorprende che l&#8217;episodio segua abbastanza fedelmente il racconto di partenza. L&#8217;unica differenza di un certo rilievo è l&#8217;omicidio, che nel racconto è atto volontario, e nell&#8217;episodio è quasi una fatalità.</p>
<p>Questo <em>The Discarded</em> è probabilmente il miglior episodio finora trasmesso di <strong><em>Masters of Science Fiction</em></strong>. Benché in assoluto non un granché, rispetto ai tre precedenti è una visione piacevole.  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink37.gif" alt="chikas_pink37.gif" class="wp-smiley" />  Il difetto più evidente è una certa mancanza di ritmo dovuta probabilmente alla necessità di &#8220;stiracchiare&#8221; per quaranta minuti un racconto di poche pagine. Gli effetti speciali sarebbero dovuti essere migliori (è strano che, per esempio, sia stata tolta la scena degli uomini-pesce, se non partendo dalla considerazione che per renderli credibili si sarebbero dovuti spendere troppi soldi).</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/mosf4_dualcore.jpg" alt="Due teste" /><br />
<em>Due teste sono meglio di una</em></p>
<p><strong><em>Masters of Science Fiction</em></strong> Episodio 4: Quasi Decente.
</p>
<p>Una piccola considerazione &#8220;filosofica&#8221;. Un&#8217;interpretazione superficiale ma non errata della storia è riassumibile nel detto: «Non si possono giudicare le persone dall&#8217;aspetto.» Bene, tuttavia uno dei punti del racconto è che queste &#8220;persone&#8221; sono <em>ripugnanti</em>; siamo davvero pronti a non giudicare di fronte a creature tanto orribili da non poterle neanche guardare per più di mezzo secondo? L&#8217;<em>ABC</em> non si è posta il problema, proponendo i suoi mutanti in versione molto edulcorata e politicamente corretta, è ovvio che in questi termini la questione non si presenta o quasi. Sarebbe stato più interessante avere nella storia non mutanti &#8220;divertenti&#8221; (la cheerleader con un occhio solo  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink01.gif" alt="chikas_pink01.gif" class="wp-smiley" />  ), ma sul serio esseri disgustosi, il quesito morale di fondo sarebbe risultato molto più attinente.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/mosf4_ciclope.jpg" alt="Cheerleader Ciclope" /><br />
<em>Cheerleader Ciclope</em></p>
<p>Questo potrebbe essere stato l&#8217;ultimo episodio di <strong><em>Masters of Science Fiction</em></strong>, visto che IMDB non riporta alcun dettaglio riguardo le date di trasmissione dei due successivi, <em>Little Brother</em> e <em>Watchbird</em>. Se così fosse, <strong><em>Masters of Science Fiction</em></strong> è stata una delusione, ma nella vita ci sono delusioni peggiori: si muore, si va all&#8217;Inferno  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink43.gif" alt="chikas_pink43.gif" class="wp-smiley" />  e fra una decina di giorni ricomincia la scuola&#8230;</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Harlan_Ellison">Harlan Ellison su Wikipedia</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://freaks.monstrous.com/famous_freaks.htm">Celebri fenomeni da baraccone</a></p>
]]></content:encoded>
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		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Fine settimana al cinema</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/08/26/fine-settimana-al-cinema/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2007/08/26/fine-settimana-al-cinema/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 26 Aug 2007 16:05:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Non Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>
		<category><![CDATA[28 Settimane Dopo]]></category>
		<category><![CDATA[28 Weeks Later]]></category>
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		<category><![CDATA[zombie]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho approfittato del fine settimana per guardare alcuni film che avevo in arretrato. Il mio sesto senso mi aveva indirizzato bene, tenendomene lontana, infatti nessuno dei film varrebbe neppure il tempo di una recensione. Perciò, li ho messi tutti e quattro assieme! The Bourne Ultimatum 28 Weeks Later 4: Rise of the Silver Surfer Spider-Man [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho approfittato del fine settimana per guardare alcuni film che avevo in arretrato. Il mio sesto senso mi aveva indirizzato bene, tenendomene lontana, infatti nessuno dei film varrebbe neppure il tempo di una recensione. Perciò, li ho messi tutti e quattro assieme!</p>
<p><a href="#bourne">The Bourne Ultimatum</a><br />
<a href="#28_weeks">28 Weeks Later</a><br />
<a href="#fantastic">4: Rise of the Silver Surfer</a><br />
<a href="#spider">Spider-Man 3</a></p>
<hr />
<p style="font-size:medium"><a name="bourne">The Bourne Ultimatum</a>
</p>
<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/fsc_bourne.jpg" alt="Locandina di The Bourne Ultimatum" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>The Bourne Ultimatum</strong><br />
Regia: <strong>Paul Greengrass</strong></p>
<p>Anno: <strong>2007</strong><br />
Nazione: <strong>USA</strong><br />
Studio: <strong>Universal Pictures</strong><br />
Genere: <strong>Azione, Thriller</strong><br />
Durata: <strong>1 ora e 51 minuti</strong></p>
<p>Lingua: <strong>Inglese</strong>
</td>
</tr>
</table>
<p>Per certi versi, <strong><em>The Bourne Ultimatum</em></strong> appartiene a una categoria di film nuova, che sta emergendo negli ultimi anni: i film-videogioco. Vedere uno di questi film è come assistere a qualcuno che giochi con un videogioco d&#8217;azione: una serie di sequenze spericolate e che non hanno alcun rapporto con la fisica del nostro pianeta, intercalate da brevi <em>cut scene</em> per tutte quelle esigenze della trama che richiederebbero al giocatore di dover <em>pensare</em>.  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink55.gif" alt="chikas_pink55.gif" class="wp-smiley" />  Per esempio, in <strong><em>The Bourne Ultimatum</em></strong>, Jason Bourne, pur essendo ricercato da FBI, CIA, Interpol, Carabinieri, Guardia di Finanza e le altre polizie di mezzo mondo, è in grado di viaggiare per ogni dove senza mai essere controllato, e senza neanche preoccuparsi di avere sempre la stessa identica faccia da tre anni. Per questo tali sequenze sono brevi <em>cut scene</em>: un aereo che vola, un treno che galoppa, un breve passaggio alla dogana,  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink41.gif" alt="chikas_pink41.gif" class="wp-smiley" />  e voilà, si può passare al prossimo inseguimento o sparatoria in un nuovo scenario! Lo stesso dicasi di Bourne che si introduce in un palazzo della CIA o in qualunque altro posto: inquadratura di lui alla porta, di lui al terzo piano, di lui che esce, e via verso un nuovo pestaggio o l&#8217;ennesimo inseguimento! </p>
<p>Perciò, ricapitolando la trama di <strong><em>The Bourne Ultimatum</em></strong>:</p>
<ul>
<strong>Livello 1</strong></p>
<li>Scenario: Londra</li>
<li>Obbiettivo: Ottenere informazioni dal Giornalista</li>
<li>Bonus: Il Giornalista sopravvive</li>
<li>Mini-Boss: Il Cecchino</li>
</ul>
<ul>
<strong>Livello 2</strong></p>
<li>Scenario: Madrid</li>
<li>Obbiettivo: Ottenere informazioni dall’Agente della CIA Traditore</li>
<li>Bonus: -</li>
<li>Mini-Boss: Squadra speciale CIA</li>
</ul>
<ul>
<strong>Livello 3</strong></p>
<li>Scenario: Tangeri</li>
<li>Obbiettivo: Ottenere informazioni dall’Agente della CIA Traditore</li>
<li>Bonus: L’ex fidanzata sopravvive</li>
<li>Mini-Boss: Desh, il killer extracomunitario</li>
</ul>
<ul>
<strong>Livello 4</strong></p>
<li>Scenario: New York</li>
<li>Obbiettivo: Raggiungere la sede dei Cattivi</li>
<li>Bonus: -</li>
<li>Mini-Boss: Il Cecchino (che ritorna con più HP!)</li>
</ul>
<ul>
<strong>Livello 5</strong></p>
<li>Scenario: New York</li>
<li>Obbiettivo: Scoprire il segreto nel passato di Jason Bourne</li>
<li>Bonus: Rimanere vivi</li>
<li>Boss: Direttore della CIA / Lo Scienziato Pazzo / Il Cecchino (con ancora più HP!)</li>
</ul>
<p>E lo <em>sconvolgente</em> segreto di Jason Bourne è&#8230;</p>
<p><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID924294987'), this, 'Mostra spoiler &#9660;', 'Nascondi spoiler &#9650;');">Mostra spoiler &#9660;</a></p>
<div id='SID924294987' style='display:none;'>
&#8230;che lui si è volontariamente offerto per un esperimento atto a modificarne la personalità, in modo da trasformarlo in un assassino senza scrupoli né coscienza. Perché sì, è incredibile a dirsi, ma la CIA ha finanziato operazioni segrete con lo scopo di uccidere altre persone! Non l&#8217;avrei <em>mai</em> immaginato! La CIA, sempre in prima linea nel difendere i diritti umani in ogni angolo del mondo&#8230; davvero incredibile&#8230;
</div>
<p>
</p>
<p>Inutile dire che i film-videogioco sono vaccate,  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink06.gif" alt="chikas_pink06.gif" class="wp-smiley" />  perché i giochi sono divertenti da giocare, non tanto da guardare.</p>
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td>
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2007/08/26/fine-settimana-al-cinema/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/bourne_ultimatum_trailer.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Trailer di The Bourne Ultimatum</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Spettacolari scene d’azione. <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Spettacolari ma irrealistiche.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Videogioco al quale non puoi giocare.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Il segreto di Jason Bourne è il segreto di Pulcinella.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Matt Damon in tre film di Bourne non è <em>mai</em> riuscito a cambiare espressione una volta&#8230;</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Tre Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/GC3.gif" alt="Tre Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a></p>
<hr />
<p style="font-size:medium"><a name="28_weeks">28 Weeks Later</a>
</p>
<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/fsc_28_weeks.jpg" alt="Locandina di 28 Weeks Later" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>28 Weeks Later</strong><br />
Titolo italiano: <strong>28 Settimane Dopo</strong><br />
Regia: <strong>Juan Carlos Fresnadillo</strong></p>
<p>Anno: <strong>2007</strong><br />
Nazione: <strong>Regno Unito / Spagna</strong><br />
Studio: <strong>Fox Atomic</strong><br />
Genere: <strong>Orrore</strong><br />
Durata: <strong>1 ora e 41 minuti</strong></p>
<p>Lingua: <strong>Inglese</strong>
</td>
</tr>
</table>
<p>Il celebre <em>Il Giorno dei Trifidi</em>, di John Wyndham, comincia così:<br />«Quando un giorno che secondo voi dovrebbe essere mercoledì, vi sembra fin dall&#8217;inizio domenica, potete star certi che qualcosa non va.»<br />Il protagonista è in ospedale, e l&#8217;assenza dei familiari rumori di una giornata lavorativa  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink03.gif" alt="chikas_pink03.gif" class="wp-smiley" />  l&#8217;avverte che il mondo non è più quello che crede. Negli stessi termini cominciava <em>28 Days Later</em>, con il nostro eroe che si risveglia in ospedale e si aggira per una Londra deserta, 28 giorni dopo che un terribile virus ha ucciso buona parte della popolazione o l&#8217;ha trasformata in zombie.<br />Adesso sono passate 28 settimane, il regista non è più Danny Boyle e il film è la classica operazione commerciale che prevede seguiti per ogni pellicola che abbia anche solo marginale successo.</p>
<p><strong><em>28 Weeks Later</em></strong> ha tutto quello che un pessimo film d&#8217;orrore deve avere: trama illogica e piena di buchi (uno per tutti: il centro medico che può venire a contatto con il virus più letale della storia dell&#8217;umanità, non ha <em>nessuna</em> misura di sicurezza), assenza di spaventi, poca o inesistente macelleria, protagonisti antipatici (due dannatissimi bambini cretini) e scene d&#8217;azione riprese come se la telecamera fosse retta da un canguro epilettico (per usare le parole di un commentatore su IMDB).<br />Ciliegina sulla torta il finale, che già prefigura un bel <em>28 Months Later</em> o qualcosa del genere.  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink43.gif" alt="chikas_pink43.gif" class="wp-smiley" />  E in effetti hanno ragione: questo <strong><em>28 Weeks Later</em></strong> è spazzatura, ma impegnandosi si può fare di peggio!<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td>
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2007/08/26/fine-settimana-al-cinema/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/28_weeks_later_trailer.jpg" alt="preview image"/></a></td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Trailer di 28 Weeks Later</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4"><em>Niente.</em></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Buchi enormi nella trama.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Bambini cretini protagonisti.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Niente paura o <em>gore</em>.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Cameraman ubriaco.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Concreta possibilità di un terzo film.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Cinque Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/GC5.gif" alt="Cinque Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a></p>
<hr />
<p style="font-size:medium"><a name="fantastic">4: Rise of the Silver Surfer</a>
</p>
<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/fsc_fantastic.jpg" alt="Locandina di 4: Rise of the Silver Surfer" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>4: Rise of the Silver Surfer</strong><br />
Titolo italiano: <strong>I Fantastici 4 e Silver Surfer</strong><br />
Regia: <strong>Tim Story</strong></p>
<p>Anno: <strong>2007</strong><br />
Nazione: <strong>USA / Germania / Regno Unito</strong><br />
Studio: <strong>20th Century Fox</strong><br />
Genere: <strong>Azione, Fantascienza, Stupidaggine</strong><br />
Durata: <strong>1 ora e 32 minuti</strong></p>
<p>Lingua: <strong>Inglese</strong>
</td>
</tr>
</table>
<p>Porcheria. Non saprei davvero da dove cominciare. Non c&#8217;è una trama, ci sono (pochi) effetti speciali che sfigurerebbero in un cartone animato, c&#8217;è Jessica Alba a un livello degno del mio nella recita di Natale alle elementari, e ci sono alcuni patetici tentativi di umorismo che hanno avuto l&#8217;unico effetto di farmi rimpiangere di non essere nata cieca.  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink34.gif" alt="chikas_pink34.gif" class="wp-smiley" />  Il primo film dei Fantastici Quattro era brutto, ma poteva ancora essere considerato un film, questo è novanta minuti di pellicola sprecata.<br />La minuscola soddisfazione è constatare che le mie aspettative erano centrate: mi aspettavo una schifezza, ho visto una schifezza.</p>
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td>
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2007/08/26/fine-settimana-al-cinema/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/ff2_trailer.jpg" alt="preview image"/></a></td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Trailer di 4: Rise of the Silver Surfer</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4"><em>Niente.</em></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Trama sconclusionata.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Recitato da cani.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Effetti speciali da oratorio.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Umorismo che non fa ridere nessuno.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> La Donna Invisibile.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> La &#8220;Cosa&#8221;.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> La Torcia Umana.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Il Signor Fantastico.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Silver Surfer.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Nove Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/GCP.gif" alt="Nove Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a><font size="7"><strong>4</strong></font></p>
<hr />
<p style="font-size:medium"><a name="spider">Spider-Man 3</a>
</p>
<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/fsc_spider.jpg" alt="Locandina di Spider-Man 3" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>Spider-Man 3</strong><br />
Regia: <strong>Sam Raimi</strong></p>
<p>Anno: <strong>2007</strong><br />
Nazione: <strong>USA</strong><br />
Studio: <strong>Columbia Pictures</strong><br />
Genere: <strong>Commedia romantica, Fantascienza</strong><br />
Durata: <strong>2 ore e 20 minuti</strong></p>
<p>Lingua: <strong>Inglese</strong>
</td>
</tr>
</table>
<p>Noiosissimo  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink20.gif" alt="chikas_pink20.gif" class="wp-smiley" />  terzo episodio delle avventure cinematografiche del ragno umano. Il fulcro della storia è che Kirsten Dunst non sa recitare, neppure per finta, così Mary Jane perde la parte nel musical di Broadway e si ritrova a dover fare la cameriera, Peter Parker non è lì pronto a consolarla perché deve giocare al supereroe e così lei si sente sola, povera cocca, interviene allora l&#8217;amico Harry che ha convenientemente perso la memoria e&#8230; e <strong><em>Spider-Man 3</em></strong> è in pratica una soap-opera di quarta categoria. Compreso il &#8220;Cattivo&#8221;, un misero disgraziato uomo di sabbia che deve racimolare i soldi per aiutare la figlioletta malata. </p>
<p>Ma il punto più basso è toccato con la creatura aliena che fa affiorare il Lato Oscuro di Peter Parker. Sotto l&#8217;influenza aliena, Peter Parker compie alcune azioni che gridano <strong>Malvagità!</strong> solo a elencarle:</p>
<ul>
<li>Esce di casa spettinato.</li>
<li>Si veste di nero.</li>
<li>Balla per strada.</li>
<li>Mangia caramelle.</li>
<li>Cerca di sedurre la vicina di casa e/o le colleghe in ufficio, e, mi tremano le mani sulla tastiera a digitarlo:</li>
<li>Tenta di far ingelosire la ex fidanzata uscendo con un&#8217;altra!!!</li>
</ul>
<p>Ora che ci penso, rileggendo l&#8217;elenco mi accorgo che anch&#8217;io sono Malvagia!  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink27.gif" alt="chikas_pink27.gif" class="wp-smiley" />  O poco ci manca. E non ho neanche la scusa dell&#8217;infezione aliena&#8230;</p>
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td>
<a href="http://fantasy.gamberi.org/2007/08/26/fine-settimana-al-cinema/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/spiderman_3_trailer.jpg" alt="preview image"/></a>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Trailer di Spider-Man 3</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Il cameo di Bruce Campbell. <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Noioso e troppo lungo.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Banale, festival del cliché.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Kirsten Dunst non sa recitare.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Il triste uomo di sabbia.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Spider-Man cattivo che esce spettinato.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Spider-Man cattivo che balla per strada.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Spider-Man cattivo che mangia caramelle.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Spider-Man cattivo ecc. ecc.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Sette Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/GCP.gif" alt="Sette Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a><font size="7"><strong>2</strong></font></p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0440963/"><em>The Bourne Ultimatum</em> su IMDB</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0463854/"><em>28 Weeks Later</em> su IMDB</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0486576/"><em>4: Rise of the Silver Surfer</em> su IMDB</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0413300/"><em>Spider-Man 3</em> su IMDB</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jason_Bourne">Jason Bourne su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Day_of_the_Triffids"><em>The Day of the Triffids</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://marvel.com/universe/Fantastic_Four">I Fantastici Quattro su Marvel Universe</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://marvel.com/universe/Spider_man">Spider-Man su Marvel Universe</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Masters of Science Fiction Episodio 3: Jerry Was a Man</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/08/22/masters-of-science-fiction-episodio-3-jerry-was-a-man/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Aug 2007 15:32:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Jerry era un Uomo]]></category>
		<category><![CDATA[Jerry Was a Man]]></category>
		<category><![CDATA[Masters of Science Fiction]]></category>
		<category><![CDATA[Robert A. Heinlein]]></category>

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		<description><![CDATA[Terzo episodio per Masters of Science Fiction, e ancora una volta un regista che non ha mai diretto film di fantascienza in vita sua, tale Michael Tolkin. In compenso il racconto sul quale si basa questo episodio è stato scritto da un vero Maestro della fantascienza: Robert A. Heinlein.Non è chiaro però con quale criterio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Terzo episodio per <strong><em>Masters of Science Fiction</em></strong>, e ancora una volta un regista che non ha mai diretto film di fantascienza in vita sua, tale Michael Tolkin.  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink03.gif" alt="chikas_pink03.gif" class="wp-smiley" />  In compenso il racconto sul quale si basa questo episodio è stato scritto da un vero Maestro della fantascienza: Robert A. Heinlein.<br />Non è chiaro però con quale criterio sia stato scelto <em>Jerry Was a Man</em> (titolo italiano: <em>Jerry Era un Uomo</em>) un racconto del 1947 e non certo uno dei migliori di Heinlein.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/mosf3_copertina.jpg" alt="Copertina de Missione nell'Eternità" /><br />
<em>Copertina dell&#8217;antologia &#8220;Missione nell&#8217;Eternità&#8221;, contenente il racconto &#8220;Jerry Era un Uomo&#8221;</em></p>
<p>In più, dal racconto originale sono state tolte le parti più fantascientifiche (i Marziani), si è trasformato Jerry da scimmia modificata geneticamente a una specie di Data demente, è stata aggiunta una parte sullo sminamento che non c&#8217;entra un tubo e non si è resa giustizia neanche all&#8217;elefantino Napoleon,  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink23.gif" alt="chikas_pink23.gif" class="wp-smiley" />  molto più intelligente nella storia di Heinlein. Infine il tono dell&#8217;episodio è sullo scherzoso/parodistico, dove Heinlein, benché non del tutto serio, non aveva scritto un racconto umoristico.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/mosf3_jerry.jpg" alt="Jerry e Data" /><br />
<em>Jerry &#8211; Data</em></p>
<p>In ogni caso la trama: nel 2077 la plasto-biologia permette la realizzazione di ogni tipo di manipolazione genetica; i coniugi van Vogel si recano alla Controlled Genetics per acquistare un pegaso (compreranno invece un elefante in miniatura), un cavallo alato con il quale impressionare gli amici del circolo dei ricconi annoiati.  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink20.gif" alt="chikas_pink20.gif" class="wp-smiley" />  Durante la visita ai laboratori, la signora van Vogel prende a cuore il caso di Jerry, una sorta di androide biologico destinato a diventare cibo per cani, in quanto non più utile. La questione se Jerry e gli altri come lui siano mera proprietà o possano avere diritti analoghi agli esseri umani, sarà oggetto di contenzioso in tribunale.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/mosf3_napoleon.jpg" alt="Napoleon" /><br />
<em>L&#8217;elefantino Napoleon, adorabile!</em></p>
<p><strong><em>Masters of Science Fiction</em></strong> Episodio 3: Una Porcheria,  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink06.gif" alt="chikas_pink06.gif" class="wp-smiley" />  se si escludono le poche scene con Napoleon.
</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Robert_Anson_Heinlein">Robert Anson Heinlein su Wikipedia</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.newtechusa.com/ppi/main.asp">La Realtà supera Heinlein! Forse.</a></p>
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		<title>Masters of Science Fiction Episodio 2: The Awakening</title>
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		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2007/08/14/masters-of-science-fiction-episodio-2-the-awakening/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 Aug 2007 22:08:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Telefilm]]></category>
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		<category><![CDATA[The General Zapped an Angel]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;episodio di questa settimana è stato scritto e diretto da Michael Petroni, sulla base del racconto The General Zapped an Angel di Howard Fast.Michael Petroni è un perfetto sconosciuto con due soli film diretti alle spalle e nessuno dei due di fantascienza. Howard Fast è un onesto scrittore, ma non certo un Maestro della narrativa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;episodio di questa settimana è stato scritto e diretto da Michael Petroni, sulla base del racconto <em>The General Zapped an Angel</em> di Howard Fast.<br />Michael Petroni è un perfetto sconosciuto  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink12.gif" alt="chikas_pink12.gif" class="wp-smiley" />  con due soli film diretti alle spalle e nessuno dei due di fantascienza. Howard Fast è un onesto scrittore, ma non certo un Maestro della narrativa fantascientifica.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/mosf2_racconto.jpg" alt="The General Zapped an Angel" /><br />
<em>Copertina dell&#8217;antologia contenente The General Zapped an Angel</em></p>
<p>Alla fine ne è venuto fuori un episodio bruttino, ma non così orribile come l&#8217;Episodio 1.<br />Trama. Misteriose creature aliene, che forse però non sono aliene, ma angeliche (in senso biblico, non <em>evangelico</em>), scendono sulla Terra. Gli alieni cominciano a predicare pace universale e ha smantellare gli arsenali nucleari delle grandi potenze. Sono davvero angeli pieni di buone intenzioni, o è il preludio a un&#8217;invasione?  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink03.gif" alt="chikas_pink03.gif" class="wp-smiley" />  A indagare il caso viene chiamato il tizio che interpreta John Locke in <em>Lost</em>.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/mosf2_alieno.jpg" alt="Alieno" /><br />
<em>Angelo benefattore o Alieno invasore?</em></p>
<p>I pregi di questa puntata: è una storia di fantascienza! I difetti: storia il cui unico scopo è far la morale, morale irrealistica e ai limiti dell&#8217;assurdo; il tizio che interpreta John Locke in <em>Lost</em> pare essere stato inserito solo per tirare per le lunghe una storia che altrimenti finirebbe in 10 minuti; gli effetti speciali sono <em>tristi</em>.  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink01.gif" alt="chikas_pink01.gif" class="wp-smiley" /> 
</p>
<p><strong><em>Masters of Science Fiction</em></strong> Episodio 2: Almeno la testa spunta dal sacco della spazzatura!
</p>
<p>Cosa avrei fatto io se mi fossi trovata al posto del Presidente? <em>Ovviamente</em> avrei ordinato di lanciare i missili!  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink07.gif" alt="chikas_pink07.gif" class="wp-smiley" />  </p>
<p align="center"><img src="/wp-content/mosf2_gendo.jpg" alt="Ikari Gendo" /><br />
<em>So io come trattare gli Angeli!</em>
</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.angelologia.it/extra.htm">Angeli e Extraterrestri</a></p>
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		<title>Recensione :: Film :: Thank you for smoking</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/08/08/recensione-film-thank-you-for-smoking/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2007/08/08/recensione-film-thank-you-for-smoking/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Aug 2007 18:41:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Capitan Gambero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Non Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>
		<category><![CDATA[Aaron Eckhart]]></category>
		<category><![CDATA[cinema americano]]></category>
		<category><![CDATA[fumare fa solo bene]]></category>
		<category><![CDATA[Jason Reitman]]></category>
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		<category><![CDATA[sigarette]]></category>
		<category><![CDATA[Thank You for Smoking]]></category>

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		<description><![CDATA[Titolo: Thank you for smoking Regista: Jason Reitman Anno: 2005 Uscita in italia: 2006 Nazione: USA Studio: Room 9 Entertainment Genere: Commedia, Satira Durata: 92&#8242; Lingua: Italiano Distributore Italia: Lucky Red Arr, il Capitano ha pescato proprio un bel pesciolino quest&#8217;oggi. Dovrò deludere i miei amichetti marinai d&#8217;acqua dolce, ma questa volta il mio sarcasmo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4" valign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img src="/wp-content/thankyouforsmokingcover.jpg" alt="Thank you for smoking locandina" /></td>
<td bgcolor="#fff4f4" valign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo: <strong>Thank you for smoking</strong><br />
Regista: <strong>Jason Reitman</strong></p>
<p align="left">Anno: <strong>2005<br />
</strong>Uscita in italia:<strong> 2006</strong><br />
Nazione: <strong>USA</strong><br />
Studio: <strong>Room 9 Entertainment</strong><br />
Genere: <strong>Commedia, Satira</strong></p>
<p align="left">Durata: <strong>92&#8242;</strong><br />
Lingua:  <strong>Italiano</strong><br />
Distributore Italia:<strong> Lucky Red</strong></p>
</td>
</tr>
</table>
<p>Arr, il Capitano ha pescato proprio un bel pesciolino quest&#8217;oggi. Dovrò deludere i miei amichetti marinai d&#8217;acqua dolce, ma questa volta il mio sarcasmo sarà scarso di fronte a un prodotto di tale livello, arr.</p>
<p><strong>Nick Naylor </strong>(Aaron Eckhart) è il vicepresidente dell&#8217;<strong>Accademia degli Studi sul Tabacco</strong> e questo lo rende in pratica il portavoce della <strong>Big Tobacco</strong>: il suo lavoro è difendere il tabacco dai detrattori e spiegare al pubblico che in fondo le sigarette non sono così cattive come le si dipinge. Il presidente della Big Tobacco è &#8220;<strong>Il Capitano</strong>&#8221; (Robert Duvall), uno degli ultimi grandi magnate del tabacco, che con il suo completo bianco e i servitori negri attorno fa pensare a un gentiluomo del sud uscito da una foto dei bei tempi andati.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/thanyou.jpg" alt="nick naylor" /><br />
<em>Nick Naylor</em></p>
<blockquote><p><em>Poche persone al mondo sanno cosa sia essere veramente disprezzati. Ma chi può biasimarle? Io mi guadagno da vivere rappresentando un&#8217;organizzazione che uccide 1.200 esseri umani al giorno. 1.200 persone. Stiamo parlando di due jumbo stracarichi di uomini, donne e bambini. Praticamente c&#8217;è Attila, Genghis Khan&#8230; e io, Nick Naylor, il volto delle sigarette, lo Zio Sam della nicotina.</em></p></blockquote>
<p>Contro il tabacco è schierato l&#8217;agguerrito <strong>senatore Ortolan Finistirre</strong> (William H. Macy) del Vermont, lo Stato del formaggio cheddar. Come gli farà notare Nick il colesterolo uccide molti più americani del cancro, quindi il formaggio del Vermont è molto più pericoloso delle sigarette per la salute pubblica. <em>E ha ragione, arr, cavolo se la ha!</em><br />
Dopo la miserabile sconfitta di un suo inviato in un dibattito televisivo contro Nick Naylor, il senatore decide di usare la linea dura contro l&#8217;avversario: ogni arma è lecita contro i demoni del tabacco.</p>
<p align="center"> <img src="/wp-content/vermont.jpg" alt="senatore vermont" /><br />
<em>Senatore Ortolan Finistirre</em></p>
<blockquote><p><em><strong>Sen. Finistirre:</strong> Signor Naylor, chi provvede al sostegno finanziario per gli studi dell&#8217;Accademia del Tabacco?<br />
<strong> Nick Naylor:</strong> La Conglomerated Tobacco.<br />
<strong> Sen. Finistirre:</strong> L&#8217;associazione dei produttori di sigarette?<br />
<strong> Nick Naylor:</strong> Per la maggior parte, sì.<br />
<strong> Sen. Finistirre:</strong> Pensa che questo possa influire sulle loro priorità?<br />
<strong> Nick Naylor:</strong> Oh no, come i contributi per la sua campagna non influiscono sulle sue.</em></p></blockquote>
<p>Nick Naylor ha, come ama dire, una <strong>moralità flessibile </strong>e questo lo ha reso insopportabile all&#8217;ex-moglie che teme possa essere un pessimo modello per il figlio Joey. E&#8217; un maestro della dialettica eristica, l&#8217;arte di avere sempre ragione, ed è uno specialista nell&#8217;usare la propria oratoria per mostrare al pubblico che l&#8217;avversario ha torto &#8220;su qualcosa&#8221;: se uno ha torto il suo avversario ha automaticamente ragione, e così Nick riesce a superare anche le situazioni più disperate, come l&#8217;incontro televisivo con il ragazzo affetto da cancro. E&#8217; un vero <em>Sofista estremista</em> come<strong> </strong>il greco <strong>Crizia</strong>.</p>
<p>La missione di Nick è convincere il produttore <strong>Jeff Megall </strong>a realizzare un film in cui i protagonisti &#8220;positivi&#8221; fumino, magari dopo una scena di sesso, riportando così in voga il vecchio binomio &#8220;eroe del cinema / sigaretta&#8221;. Un&#8217;ottima pubblicità per l&#8217;industria del tabacco, aggredita da tempo su ogni fronte.<br />
Sembra che vada tutto per il meglio, come al solito, ma il rapporto troppo intimo (&#8220;fottere come cani&#8221; è abbastanza intimo?) di Nick con la giornalista <strong>Heather Holloway</strong> (Katie Holmes) e l&#8217;aggressione da parte di terroristi &#8220;anti-fumo&#8221; lo porterà sull&#8217;orlo della distruzione&#8230;</p>
<p>Eccellente commedia, ricca di cinismo e battute sarcastiche. Gli attori risultano tutti adatti al ruolo anche se, devo dirlo, non ho gradito troppo Katie Holmes, ma forse è solo antipatia mia. Particolarmente godibili alcune scenette surreali che, proprio per la loro brevità e rarità, risultano ancora più incisive e divertenti.</p>
<p>Nick Naylor ci regala anche alcune chicche come &#8220;<em>Questo è il bello della discussione: se argomenti in modo giusto non hai mai torto</em>&#8221; o anche &#8220;<em>Io non nascondo la verità: la filtro</em>&#8220;.<br />
In generale l&#8217;impressione è che nessuno scambio di battute sia buttato senza motivo: ogni scena e ogni dialogo si integra piacevolmente nella storia raccontata, senza sprechi né eccessi.<br />
Straordinaria l&#8217;idea dei <strong>Mercanti di Morte</strong>, i tre amici lobbysti che si incontrano per discutere delle rispettive abilità nel difendere il proprio settore (alcolici, armi e tabacco): bella la scena in cui Nick <em>si vanta</em> di essere quello che difende l&#8217;industria che causa il maggior numero di morti.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/mod.jpg" alt="mercanti di morte" /><br />
<em>(da sinistra) Alcool, Armi e Tabacco: i Mercanti di Morte.</em>
</p>
<p align="left">In conclusione un film godibilissimo e ricco di ottime battute che sdrammatizza il problema del fumo ed evita falsi moralismi dato che Nick, alla fine della storia, continuerà a difendere i &#8220;cattivi&#8221; come faceva prima. Anzi, i Mercanti di Morte che condividono tecniche ed esperienze diverranno ben più di tre!</p>
<hr /><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tumore_del_polmone" >Un sano Tumore al Polmone<br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;</a><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tabacco" >Informazioni sul Tabacco</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dialettica_eristica" >Dialettica Eristica</a>
</p>
<p align="left"> <strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Ottimi dialoghi, un sacco di sano cinismo. <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><em>Niente</em></td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Recitazione e attori perfetti per il ruolo. <strong>+1</strong></td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Evita falsi moralismi e messaggi di pentimento. <strong>+1</strong></td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">I Mercanti di Morte sono una gran trovata. <strong>+1</strong></td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
</table>
<p><a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Quattro Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/GB4.gif" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Masters of Science Fiction Episodio 1: A Clean Escape</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2007/08/07/masters-of-science-fiction-episodio-1-a-clean-escape/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Aug 2007 11:39:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[sindrome di Korsakoff]]></category>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi due anni Mick Garris ha prodotto per la televisione via cavo americana Showtime una serie di telefilm sotto il titolo Masters of Horror. L&#8217;idea era quella di prendere famosi registi dell&#8217;orrore (tra gli altri hanno partecipato John Carpenter, Dario Argento, Tobe Hooper, Stuart Gordon e Takashi Miike ), e fare dirigere da ognuno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi due anni Mick Garris ha prodotto per la televisione via cavo americana <em>Showtime</em> una serie di telefilm sotto il titolo <em>Masters of Horror</em>. L&#8217;idea era quella di prendere famosi registi dell&#8217;orrore (tra gli altri hanno partecipato John Carpenter, Dario Argento, Tobe Hooper, Stuart Gordon e Takashi Miike  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink39.gif" alt="chikas_pink39.gif" class="wp-smiley" />  ), e fare dirigere da ognuno un episodio, di tema orrorifico e non necessariamente legato agli altri altri episodi. Inoltre sarebbero stati episodi da un&#8217;ora reale (e non quaranta minuti + pubblicità, come capita attualmente con i telefilm), ed essendo <em>Showtime</em> una rete via cavo a pagamento, non avrebbero dovuto esserci neanche problemi di censura.<br />L&#8217;esperimento ha funzionato fino a un certo punto: la qualità media degli episodi non si è rivelata granché, a parte eccezioni (l&#8217;episodio di Carpenter nella prima stagione), e la censura ha comunque colpito l&#8217;episodio di Miike (<em>Imprint</em>, condito di torture e aborti) che non è stato trasmesso. Più che altro è apparso chiaro che più d&#8217;uno di questi &#8220;Master&#8221; (tipo il signor Argento) forse dovrebbe andare in pensione&#8230;</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/mosf1_argento.jpg" alt="Dario Argento" /><br />
<em>Dario Argento: ormai fa più paura lui che quello che dirige!</em></p>
<p>Adesso lo spettacolo si è trasferito sulla rete <em>ABC</em>, e da <em>Masters of Horror</em> è diventato <strong><em>Masters of Science Fiction</em></strong>.<br />Il primo episodio, <em>A Clean Escape</em>, è stato diretto da tale Mark Rydell, che non conoscevo, e che nel suo curriculum di regista su IMDB non può vantare neanche un film di fantascienza. Cominciamo bene!  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink43.gif" alt="chikas_pink43.gif" class="wp-smiley" />  La sceneggiatura è invece tratta da un racconto di John Kessel che è sì uno scrittore di fantascienza, ma da qui a chiamarlo &#8220;Maestro&#8221; ce ne vuole! È un po&#8217; come se la Mondadori avesse pubblicato Licia Troisi nella collana &#8220;I Massimi della Fantascienza&#8221;  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink27.gif" alt="chikas_pink27.gif" class="wp-smiley" />  <br />Infine, la durata è tornata ad essere di quaranta minuti + pubblicità, invece dell&#8217;ora reale.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/mosf1_foto.jpg" alt="Fotogramma" /><br />
<em>Questo primo episodio sprizza fantascienza da tutti i pori&#8230;</em></p>
<p>Con queste premesse non mi aspettavo molto da <em>A Clean Escape</em> e ne ho ricevuto ancora meno.<br />Trama. In un futuro prossimo una psichiatra è alle prese con un paziente affetto dalla sindrome di Korsakoff e che perciò non ricorda più gli avvenimenti degli ultimi vent&#8217;anni. Il paziente sta mentendo? È solo malato o davvero è stato da qualche altra parte negli ultimi anni? C&#8217;entrano gli alieni?<br />Non rispondo per non togliere il gusto a chi volesse vederlo, ma posso dire che di &#8220;fantascientifico&#8221; in questo episodio c&#8217;è stato davvero pochissimo. È inoltre recitato da cani, le scenografie sono da spettacolo scolastico e i quaranta minuti paiono tre ore. Ciliegina sulla torta, nel finale c&#8217;è la lezioncina con morale appiccicata, che darebbe fastidio al termine di un bel film, ma al termine di questa boiata fa solo venir voglia di lanciare oggetti contro il televisore.<br /><strong><em>Masters of Science Fiction</em></strong> Episodio 1: Spazzatura!  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink06.gif" alt="chikas_pink06.gif" class="wp-smiley" />  </p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0772139/">Masters of Science Fiction su IMDB</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.mastersofscifi.com/">Masters of Science Fiction Sito Ufficiale</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_di_Korsakoff">La sindrome di Korsakoff</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Recensioni :: Film :: Live Free or Die Hard</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jul 2007 01:07:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Non Fantasy]]></category>
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		<category><![CDATA[Bruce Willis]]></category>
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		<category><![CDATA[hollywood]]></category>
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		<category><![CDATA[Mary Elizabeth Winstead]]></category>
		<category><![CDATA[rating dei film in america]]></category>
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		<description><![CDATA[Titolo originale: Live Free or Die Hard Titolo italiano: Die Hard &#8211; Vivere o Morire Regia: Len Wiseman Anno: 2007 Nazione: USA / UK Studio: 20th Century Fox Genere: Azione, Thriller, Fantainformatica Durata: 2 ore e 10 minuti Lingua: Inglese Inutile tergiversare: sono delusa. John McClane insieme a Jack Sparrow, Buffy e Indiana Jones è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center"><img align="left" src="/wp-content/dh4_poster.jpg" alt="Poster di Live Free or Die Hard" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale: <strong>Live Free or Die Hard</strong><br />
Titolo italiano: <strong>Die Hard &#8211; Vivere o Morire</strong><br />
Regia: <strong>Len Wiseman</strong></p>
<p>Anno: <strong>2007</strong><br />
Nazione: <strong>USA / UK</strong><br />
Studio: <strong>20th Century Fox</strong><br />
Genere: <strong>Azione, Thriller, Fantainformatica</strong><br />
Durata: <strong>2 ore e 10 minuti</strong></p>
<p>Lingua: <strong>Inglese</strong>
</td>
</tr>
</table>
<p>Inutile tergiversare: sono delusa.  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink01.gif" alt="chikas_pink01.gif" class="wp-smiley" />  John McClane insieme a Jack Sparrow, Buffy e Indiana Jones è tra i miei eroi preferiti. Purtroppo, in questa quarta avventura della serie <em><strong>Die Hard</strong></em>, McClane è stata castrato (metaforicamente, eh!  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink43.gif" alt="chikas_pink43.gif" class="wp-smiley" />  ) e con lui l&#8217;intero film.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/dh4_willis.jpg" alt="Bruce Willis" /><br />
<em>Bruce Willis nel ruolo di John McClane</em></p>
<p>Andiamo con ordine. Che <em><strong>Die Hard 4</strong></em> nascesse sotto una brutta stella lo si era capito da tempo, basti pensare ai continui ritardi e ai continui cambiamenti nella sceneggiatura, ma il momento decisivo è stato quello del <em>rating</em>: PG-13, ovvero un film con già un piede nella fossa. <br />Mentre in Italia abbiamo solo tre possibili giudizi per un film (per tutti, vietato ai minori di anni 14, vietato ai minori di anni 18), in America la situazione è più articolata. Si parte da G, che indica un film per tutti, per passare a PG che <em>consiglia</em> i genitori ad accompagnare i bambini, e a PG-13, che ancora solo <em>consiglia</em> i genitori ad accompagnare i minori di anni 13. C&#8217;è poi R, che invece <em>obbliga</em> i genitori o un altro adulto ad accompagnare il minore di anni 17, e infine NC-17, che vieta l&#8217;ingresso ai minori di anni 17. Come si vede, il passaggio da PG-13 a R, è decisivo: un quindicenne non ha problemi a entrare in un cinema che proietti un film PG-13, ma deve per forza portarsi dietro un adulto  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink35.gif" alt="chikas_pink35.gif" class="wp-smiley" />  per vedere un film con <em>rating</em> R. Appare chiaro che i produttori puntano decisamente al PG-13, specialmente per i film pensati per attrarre un pubblico di giovani/adolescenti. Se a questo si aggiunge l&#8217;attuale severità della censura USA, per la quale bastano un paio di parolacce per assegnare un R, come pure <em>una</em> scena di nudo o un indugiare oltre il mezzo secondo su sangue e viscere, ecco che si ottiene la frittata. Esempio tipico i tanti film dell&#8217;orrore PG-13 usciti negli ultimi anni, quando è <em>ovvio</em> che un film che possono vedere anche i bambini di cinque anni da soli non può essere davvero spaventevole  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink56.gif" alt="chikas_pink56.gif" class="wp-smiley" />  !
</p>
<p>Nel caso di <em><strong>Die Hard 4</strong></em>, rinunciare all&#8217;R (i primi tre film avevano tutti questo <em>rating</em>), ha significato snaturare John McClane, che dal dare del figlio di puttana a questo e a quello si è ritrovato a parlare come un&#8217;educanda  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink14.gif" alt="chikas_pink14.gif" class="wp-smiley" />  , e ha significato eliminare quasi del tutto la violenza, riducendo il film a un cartone animato, nel senso spregiativo del termine, dove tra esplosioni e cataclismi non si fa mai male nessuno.<br />Già la serie <em><strong>Die Hard</strong></em> non brilla per realismo, e anche nei primi episodi le scene violente erano mitigate dalla violenza stessa, spesso così esagerata  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/kaos-whiteusagi05.gif" alt="kaos-whiteusagi05.gif" class="wp-smiley" />  da apparire fasulla, ma in questo <em><strong>4</strong></em> si è fatto un altro passo avanti e la violenza è stata abolita.</p>
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td><a href="http://fantasy.gamberi.org/2007/07/29/recensioni-film-live-free-or-die-hard/" title="Watch Flash video!"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/film/die_hard_4_trailer.jpg" alt="preview image"/></a></td>
</tr>
<tr>
<td align="center"><em>Trailer di Live Free or Die Hard</em></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Cosa rimane? Un film fracassone e roboante, a tratti anche divertente e piacevole da seguire, ma che non ha mai un minimo di tensione o suspance. Non si è mai davvero preoccupati per le sorti di McClane e della sua sfortunata famiglia (stavolta a rischiare la vita oltre a lui c&#8217;è la figlia), così come il piano diabolico dei cattivi affonda nell&#8217;indifferenza dello spettatore. &#8220;Che importa?&#8221; Ci si chiede, tanto non si farà male nessuno, e anche quando capiterà, avrà lo stesso impatto di un omino che muore in un videogioco di vent&#8217;anni fa.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/dh4_morte.jpg" alt="Screenshot" /><br />
<em>Morte nei videogiochi, tanti anni fa</em></p>
<p>Un cenno alla trama: una banda di &#8220;terroristi&#8221;  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink06.gif" alt="chikas_pink06.gif" class="wp-smiley" />  si infiltra in ogni sistema informatico d&#8217;America, mettendone fuori servizio le infrastrutture: trasporti, telecomunicazioni, elettricità, ecc. La nazione precipita nel caos. Gli unici che possono fermare i vandali sono John McClane, come da tradizione implicato per puro caso, e un giovane hacker, tale Farrell. Andando avanti si scoprirà che le motivazioni dei &#8220;terroristi&#8221; non erano poi particolarmente&#8230; &#8220;terroristiche&#8221; e non credo ci sia bisogno di aggiungere altro: chiunque abbia visto i film precedenti riuscirà a capire fin dai primi minuti i veri piani dei &#8220;terroristi&#8221; e agli altri lascio la ben poco sorprendente sorpresa.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/dh4_jet.jpg" alt="McClane vola" /><br />
<em>John McClane non si fa problemi a saltare su un jet in volo</em></p>
<p>La regia è di Len Wiseman il regista dell&#8217;interessante-ma-con-quell&#8217;idea-si-poteva-far-di-più <em>Underworld</em>, e dell&#8217;atroce  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink34.gif" alt="chikas_pink34.gif" class="wp-smiley" />  seguito <em>Underworld: Evolution</em>. Wiseman dirige senza infamia né lode, da tipico regista hollywoodiano di film d&#8217;azione. La parte del leone la fanno gli effetti speciali e le scene di lotta, il regista si pone in un angolo a filmare quello che succede, senza alcuna pretesa di andare al di là dell&#8217;acquisito.<br />Bruce Willis, nel ruolo di McClane, non è il miglior Willis. Dopo due buoni film come <em>Sin City</em> e soprattutto <em>Lucky Number Slevin</em> (<em>Slevin &#8211; Patto Criminale</em>), qui appare a tratti svogliato, quasi annoiato, e senza parolacce il cinismo e il sarcasmo tipico del personaggio perdono molto del proprio mordente.<br />Justin Long è l&#8217;hacker &#8220;spalla&#8221; di McClane. Lui è carino  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink39.gif" alt="chikas_pink39.gif" class="wp-smiley" />  , ma non mi è sembrato sappia recitare granché bene.<br />Mary Elizabeth Winstead è invece Lucy, figlia di McClane. Ho trovato il personaggio interessante e simpatico  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink23.gif" alt="chikas_pink23.gif" class="wp-smiley" />  , ma a parte una breve e inutile scena iniziale, ricompare solo negli ultimi venti minuti di film. Quasi un ripensamento per movimentare una trama che procedeva troppo liscia e scontata. Purtroppo, anche con quest&#8217;aggiunta, la situazione non è migliorata.</p>
<table align="center" border="0" cellpadding="1" cellspacing="1">
<tbody>
<tr>
<td align="center" valign="bottom"><img src="/wp-content/dh4_justin.jpg"/></td>
<td align="center" valign="bottom"><img src="/wp-content/dh4_mary.jpg"/></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p align="center"><em>Justin Long &#8211; Mary Elizabeth Winstead</em></p>
<p>Un ultimo appunto riguardo quella che pare sia diventata una consuetudine hollywoodiana, ovvero la <em>fantainformatica</em>.  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink03.gif" alt="chikas_pink03.gif" class="wp-smiley" />  Non sono un&#8217;esperta (è mio fratello quello che se ne intende sul serio), ma persino io mi rendo conto che cose quali schermi pieni di grosse scritte colorate o sistemi di decrittazione di password che si basano sull’inserire numeri a vanvera dentro parallelepipedi tridimensionali, ecco, persino io mi rendo conto che queste cose esistono solo nella mente bacata  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink27.gif" alt="chikas_pink27.gif" class="wp-smiley" />  degli sceneggiatori americani. Sotto tale aspetto <em><strong>Die Hard 4</strong></em> s&#8217;inserisce in una ricca tradizione, dallo storico <em>Hackers</em>, a <em>The Net</em> (<em>The Net &#8211; Intrappolata nella Rete</em>), da <em>Antitrust</em> (<em>S.y.n.a.p.s.e. &#8211; Pericolo in Rete</em><sup><a href="#dh_nota_1">[1]</a></sup><a name="dh_nota_1_up"></a>) a <em>Firewall</em> (<em>Firewall &#8211; Accesso Negato</em>) e tanti altri. Come detto ormai è consuetudine: nei film americani regna la <em>fantainformatica</em>, così come nei cartoni animati è modificata la fisica, per cui un personaggio può continuare per diversi passi a camminare nel vuoto  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/kaos-whiteusagi06.gif" alt="kaos-whiteusagi06.gif" class="wp-smiley" />  , una volta superato il ciglio di un burrone.</p>
<p align="center"><img src="/wp-content/dh4_cartoon.jpg" alt="Cartone animato" /><br />
<em>L&#8217;informatica nei film di Hollywood è come la fisica nei cartoni animati</em></p>
<p>Perciò, alla fine ho passato poco più di due ore in rumorosa compagnia del detective McClane. Forse sarebbe stato più piacevole passare due ore a coccolare il mio amato Coniglietto Grumo!  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/kaos-whiteusagi03.gif" alt="kaos-whiteusagi03.gif" class="wp-smiley" /> 
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>note:<br /><a name="dh_nota_1"></a>&nbsp;<sup>[1]</sup>&nbsp;<a href="#dh_nota_1_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Gli unici con una mente più bacata degli sceneggiatori di Hollywood sono i titolisti italiani&#8230;</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0337978/"><em>Live Free or Die Hard</em> su IMDB</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.rottentomatoes.com/m/live_free_or_die_hard/"><em>Live Free or Die Hard</em> su Rotten Tomatoes</a><br />
<img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://trailers.apple.com/trailers/fox/livefreeordiehard/">Il trailer del film in varie risoluzioni al sito Apple</a></p>
<p><img src="/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.mpaa.org/ratings/what-each-rating-means">Il <em>rating</em> americano per i film</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">John McClane! <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Ma in versione per bambini.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Due ore di simpatico &#8220;casino&#8221;. <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> &#8220;Casino&#8221; già visto in mille altri film.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Justin Long è carino. <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Troppo poco violento.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Cattivi insipidi.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Trama scontata.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Due Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/GC2.gif" alt="Due Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Jeff Lindsay &#8211; La mano sinistra di Dio</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jul 2007 17:19:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bubba</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Non Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>
		<category><![CDATA[Darkly Dreaming Dexter]]></category>
		<category><![CDATA[Dexter Morgan]]></category>
		<category><![CDATA[Jeff Lindsay]]></category>
		<category><![CDATA[La mano sinistra di Dio]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni positive]]></category>
		<category><![CDATA[thriller]]></category>

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		<description><![CDATA[Titolo originale: Darkly dreaming Dexter Autore: Jeff Lindsay Anno: 2005 Casa Editrice: Sonzogno editore Genere: Thriller ISBN: 88-454-1247-4 Prezzo: 17,50 euro Pagine: 306 L&#8217;idea per la lettura di questo libro mi è venuta guardando in anteprima la serie televisiva &#8221; Dexter &#8221; , 12 episodi da 50 minuti che parlavano di un serial killer contorto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table width="100%" border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0" style="border-collapse: collapse;">
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4" valign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;" align="center" ><img src="/wp-content/manog1.jpg" alt="Dexter copertina" /></td>
<td bgcolor="#fff4f4" valign="top" style="border: 1px solid #F9DDDD;">Titolo originale:<strong> Darkly dreaming Dexter</strong><br />
Autore: <strong>Jeff Lindsay</strong><br />
Anno: <strong>2005</strong><strong><br />
</strong>Casa Editrice: <strong>Sonzogno editore</strong><br />
Genere: <strong>Thriller<br />
</strong> ISBN: <strong>88-454-1247-4</strong></p>
<p>Prezzo:<strong> 17,50 euro<br />
</strong>Pagine: <strong>306</strong></td>
</tr>
</table>
<p>L&#8217;idea per la lettura di questo libro mi è venuta guardando in anteprima la serie televisiva &#8221; Dexter &#8221; , 12 episodi da 50 minuti che parlavano di un serial killer contorto e insospettabile, l&#8217;ematologo della polizia di Miami Dexter Morgan. Ho scoperto che la serie era tratta da questo romanzo e l&#8217;impulso di leggerlo è stato irrefrenabile!                In due giorni scarsi ho letto tutte le 306 pagine ( scritte in caratteri enormi&#8230; questo spreco di carta è piuttosto comune e fa lievitare il prezzo non poco! ) , colto da una curiosità morbosa e comparativa sulle differenze tra il romanzo e la serie TV.Già dalle <a href="http://rcslibri.corriere.it/leggionline/mano.spm">prime pagine</a>, risulta chiaro che il protagonista assoluto della storia sarà Dexter Morgan, che narra ogni avvenimento in prima persona, con il suo stile inconfondibile. Cinico ed egoista, Dexter è un mostro, ma riesce a fingere meravigliosamente: segue un rigido codice etico, il &#8221; Codice Harry &#8221; , che è il fondamento della sua vita. A differenza dei serial killer a cui da la caccia, talvolta uccidendoli personalmente per saziare la propria sete di sangue ( anzi, quella del &#8221; Passeggero Oscuro&#8221; , la voce interiore che alimenta i suoi appetiti ) , Dexter uccide solo le persone meritevoli di morte.  Non lo fa perché sia giusto o sbagliato: lo fa soltanto perchè Harry, il padre adottivo, gli ha insegnato così. Lo fa perchè Harry, ex-poliziotto ormai morto, insieme a sua sorella Deb, è la sua famiglia. Se mai Dexter provasse dei sentimenti, a sua detta, sarebbero tutti per Deb.</p>
<p>Pagina dopo pagina, il lettore si troverà coinvolto nel caso dell&#8217; &#8220;ice-truck killer&#8221; , un omicida che uccide prostitute e le fa a pezzi dopo aver drenato il loro sangue senza nemmeno lasciarne una goccia. Per Dexter, ematologo e ammiratore dell&#8217;ordine e della pulizia, ossessionato dal sangue, gli omicidi del suo &#8221; compagno di giochi &#8221; , sono opere d&#8217;arte. Procedendo nel romanzo, inquietanti messaggi faranno scoprire a Dexter che la preda è in realtà cacciatore, che conosce i suoi segreti e la sua vita privata.</p>
<p>La figura chiave dell&#8217;educazione del protagonista, quello che l&#8217;ha reso diverso da ogni altro serial killer conosciuto, è il padre adottivo Harry, che a quattro anni l&#8217;ha trovato su una scena del crimine: quattro anni completamente rimossi dalla memoria di Dexter, che solo tramite la guida del suo compagno di giochi e rivale riuscirà a fare emergere.</p>
<p>La vicenda dell&#8217; ice-truk killer non è l&#8217;unica narrata: oltre a vari casi a cui Dexter lavora in qualità di tecnico della polizia, vi sono alcuni omicidi compiuti dallo stesso Dexter, che cancella le proprie tracce con una perizia che solo un tecnico con la sua preparazione e con il suo ordine mentale può ottenere.</p>
<p>Vedrò ora di dare un giudizio generale sul libro.</p>
<p>Gioco tra due menti deviate, partita tra  mostri che seguono una loro logica, la vicenda narrata nel romanzo appassiona e coinvolge. Lo stile di Lindsay è pulito e scorrevole, anche se a volte sarebbe piacevole un maggiore dettaglio nella descrizione della personalità degli altri protagonisti della vicenda. La narrazione in prima persona ha il vantaggio di aprirci le porte dell&#8217;animo di Dexter, oscurando tuttavia la personalità dei suoi colleghi poliziotti, come il commissario LaGuerta, Angel , Masuka , la stessa Deb&#8230; personaggi che nella serie TV sono stati meglio sviluppati che nel romanzo stesso. Uno dei tanti fattori che mi ha colpito di questo romanzo è l&#8217;assoluto rifiuto degli schemi classici del thriller, unitamente all&#8217;efficace narrazione in prima persona condotta da Dexter stesso.</p>
<p>Giudizio assolutamente positivo per un romanzo breve ma efficace: lo sviluppo della trama è molto rapido ma estremamente godibile, le vicende narrate sono assolutamente originali e il finale è davvero inaspettato e risolutivo.</p>
<p>Un avviso a chi poi guarderà la serie TV: è un capolavoro, gli adattamenti e le aggiunte al romanzo, inclusa qualche modifica alla trama generale, arricchiscono e migliorano la storia di Dexter, preservando però completamente la personalità del protagonista e di ogni personaggio. Una cosa più unica che rara negli adattamenti da romanzo, tanto che avendo letto &#8221; La mano sinistra di Dio &#8221; dopo la sua visione, sono rimasto leggermente deluso!</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Lettura scorrevole e gradevolissima. <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Alcune vicende sono poco approfondite.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Dexter è un narratore in prima persona perfetto! <strong>+1</strong></td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Trama davvero impressionante. <strong>+1</strong></td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Permette di guardare la realtà con gli occhi di un omicida.<strong>+1</strong></td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Imperdibile per chi ha visto la serie TV o la vedrà in futuro!<strong>+1</strong></td>
<td>&nbsp;</td>
</tr>
</table>
<p><a href="/faq-sui-gamberi/#faq_ask_109" title="Quattro Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="/gamberi/GB4.gif" /></a></p>
]]></content:encoded>
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