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	<title>Gamberi Fantasy &#187; Straniero</title>
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	<description>«Vi farò Pescatori di Gamberi»</description>
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		<title>Persa per strada</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/12/31/persa-per-strada/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2009/12/31/persa-per-strada/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 15:03:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Non Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>

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Titolo originale: The Road
Autore: Cormac McCarthy
Anno: 2006
Nazione: U.S.A.
Lingua: Inglese
Editore: Knopf
Genere: Fantascienza post apocalittica
Pagine: 256


Qualche tempo fa una lettrice del blog mi raccomandava di occuparmi del romanzo La Strada di Cormac McCarthy. Io ero un po&#8217; scettica perché McCarthy non è un autore di narrativa fantastica e non ci si improvvisa scrittori di genere dall&#8217;oggi al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top"><img align="left" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/tr_road.jpg" alt="Copertina di The Road" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top">Titolo originale: <strong>The Road</strong><br />
Autore: <strong>Cormac McCarthy</strong></p>
<p>Anno: <strong>2006</strong><br />
Nazione: <strong>U.S.A.</strong><br />
Lingua: <strong>Inglese</strong><br />
Editore: <strong>Knopf</strong></p>
<p>Genere: <strong>Fantascienza post apocalittica</strong><br />
Pagine: <strong>256</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Qualche tempo fa una lettrice del blog mi raccomandava di occuparmi del romanzo <strong><em>La Strada</em></strong> di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cormac_McCarthy">Cormac McCarthy</a>. Io ero un po&#8217; scettica perché McCarthy non è un autore di narrativa fantastica e non ci si improvvisa scrittori di genere dall&#8217;oggi al domani. Ma dato che il romanzo si trova gratis e non è molto lungo, l&#8217;ho letto. È un discreto romanzo, scritto a tratti molto bene, però lascia il tempo che trova. Non aggiunge niente all&#8217;infinita schiera di romanzi post apocalittici che inizia già nel 1826 con <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Last_Man">The Last Man</a></em> di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mary_Shelley">Mary Shelley</a>.
</p>
<p>Nota: ho letto il romanzo in inglese. Non avevo voglia di rileggerlo in italiano, però, da alcuni brani presi a caso, mi pare che quella di Martina Testa per Einaudi sia una traduzione adeguata. Infatti la userò per gli estratti contenuti in questa recensione.
</p>
<p>Per chi volesse leggere il romanzo, può trovarlo in inglese su gigapedia (per maggiori informazioni su gigapedia si veda <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/09/02/libri-come-se-piovesse/">questo articolo</a>):
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/tr_rgig.jpg" alt="Copertina di The Road" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/58978/the-road"><em>The Road</em></a> di Cormac McCarthy (Knopf, 2006).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p>Oppure in italiano su emule. Occorre cercare:
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/mulo.png" alt="Icona di un mulo" align="bottom" />&nbsp;<strong>Bluebook.0376.ITA.Cormac.McCarthy.La.Strada.rar</strong> (900.610 bytes)</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/tr_strada.jpg" alt="Copertina de La Strada" /><br />
<em>Copertina dell&#8217;edizione italiana</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Trama</strong>
</p>
<p>Nel prossimo futuro, una non meglio specificata catastrofe ha colpito la Terra. Non è mai chiarito cosa sia successo – ci sono indizi che possa essere stata una guerra atomica, ma è un&#8217;ipotesi come un&#8217;altra –, sta di fatto che le città sono in rovina, il cielo è sempre coperto, la cenere è ovunque, fa un freddo cane, non cresce più niente, gli animali sono tutti morti e i pochi uomini sopravvissuti spesso sono costretti a mangiarsi a vicenda per non crepare di fame.
</p>
<p>In questo scenario apocalittico si aggirano l&#8217;uomo e suo figlio, un bambino di età imprecisata. Il loro scopo è percorrere la strada del titolo verso Sud. Non sanno cosa li aspetti a Sud, hanno solo una vaga speranza che a Sud il clima sia meno inclemente, o forse che a Sud esista qualche comunità umana che non sia una banda di cannibali. In realtà il trascinarsi verso Sud è una specie di scusa che si danno per non cedere alla disperazione e lasciarsi morire.<br />L&#8217;uomo, per buona parte del romanzo, spinge a fatica un carrello della spesa che contiene le provviste dei due. È una sorta di versione da supermercato di <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lone_wolf_and_cub">Lone Wolf and Cub</a></em>.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/tr_m1.jpg" alt="Fotogramma da The Road" /><br />
<em>L’uomo e il bambino in un fotogramma del film <a href="http://www.imdb.com/title/tt0898367/">The Road</a>, tratto dal romanzo. Il film è uscito nei cinema americani il mese scorso</em></p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/tr_m2.jpg" alt="Fotogramma da Lone Wolf and Cub" /><br />
<em>Ogami Itto e suo figlio Daigoro dal film <a href="http://www.imdb.com/title/tt0068817/">Lone Wolf and Cub: Baby Cart to Hades</a></em></p>
<p>In pratica non compaiono altri personaggi. E qui sta il primo problema: <strong>non succede mai niente</strong>. Anche i rari incontri con i cannibali si risolvono sempre in poche pagine (per altro molto ben scritte, le fughe precipitose dei protagonisti creano la giusta tensione) e senza conseguenze. Lo scenario è monotono e l&#8217;azione è ripetitiva: disperarsi – avere fame – cercare da mangiare – ingozzarsi – disperarsi – avere fame – cercare da mangiare – fuggire dai cannibali – ingozzarsi – disperarsi – e così via.<br />Data l&#8217;ambientazione è uno svolgersi realistico degli eventi, rimane il fatto che sia un pochino noioso. Per fortuna McCarthy non la tira troppo per le lunghe, e fa concludere il romanzo in poco più di 200 pagine.
</p>
<p>Non aiuta il coinvolgimento che due dei principali &#8220;incidenti&#8221; non siano il massimo che si poteva ideare&#8230;<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID494031051'), this, 'Mostra gli incidenti farlocchi &#9660;', 'Nascondi gli incidenti farlocchi &#9650;');">Mostra gli incidenti farlocchi &#9660;</a></p>
<div id='SID494031051' style='display:none;'>
I due protagonisti sono giorni che non mangiano. È difficilissimo scovare qualcosa da mettere sotto i denti perché non cresce più niente, gli animali sono morti, case e negozi sono già stati razziati. I due, invece di schiattare, trovano per terra una botola che li conduce in un bunker dove ci sono scorte per sfamare un esercito. Persino uova, che non si capisce come siano rimaste commestibili dopo anni.<br />
Questo episodio del bunker non è un evento impossibile, ma puzza molto di pigrizia e <em>Deus Ex Machina</em>.
</p>
<p>Prima, i due avevano scoperto un&#8217;altra botola, questa volta nel pavimento di una villa. Aprono la botola e:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;He started down the rough wooden steps. He ducked his head and then flicked the lighter and swung the flame out over the darkness like an offering. Coldness and damp. An ungodly stench. The boy clutched at his coat. He could see part of a stone wall. Clay floor. An old mattress darkly stained. He crouched and stepped down again and held out the light. Huddled against the back wall were naked people, male and female, all trying to hide, shielding their faces with their hands. On the mattress lay a man with his legs gone to the hip and the stumps of them blackened and burnt. The smell was hideous.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;[l'uomo] Cominciò a scendere gli scalini di legno grezzo. Chinò la testa poi accese l&#8217;accendino e protese la fiammella verso il buio come un&#8217;offerta. Freddo e umidità. Un puzzo inumano. Il bambino gli si aggrappava al giaccone. Intravedeva una parete di pietra. Un pavimento di argilla. Un vecchio materasso macchiato di scuro. Si chinò, scese un altro gradino e illuminò lo spazio davanti a sé. Rannicchiate contro la parete opposta c&#8217;erano delle persone nude, maschi e femmine, che cercavano di nascondersi, riparandosi il viso con le mani. Sul materasso era steso un individuo con le gambe amputate fino ai fianchi e i moncherini anneriti e bruciati. L&#8217;odore era micidiale.</p></blockquote>
<p>Poi i due scopriranno che la villa è abitata da un gruppo di cannibali. Qual è il problema? È che non ha senso per i cannibali avere prigionieri. Non c&#8217;è cibo da nessuna parte, dunque non si possono nutrire i prigionieri, dunque ogni giorno che passa divengono più magri. Le condizioni sono tali per cui è <strong>assurdo</strong> sprecare cibo in quella maniera. Non si può neanche invocare la &#8220;pazzia&#8221; dei cannibali, perché questo gruppo di cannibali organizza pattuglie e predispone posti di guardia – non sono folli assassini, è gente razionale.
</div>
<p>
</p>
<p>Come non succede niente nel mondo, così poco o niente succede nella testa dei personaggi. Sono una coppia di disgraziati disperati all&#8217;inizio, sono una coppia di disgraziati disperati alla fine. Per carità, è realistico: se non ti succede niente, la tua personalità non cambia. Però anche qui si poteva far meglio. In particolare ho trovato stucchevole il dettaglio della &#8220;bontà&#8221;. I due si ripetono a vicenda di essere i &#8220;buoni&#8221;, di avere dei principi; per esempio loro non mangeranno mai carne umana. Ok, ma mi sarebbe piaciuto che l&#8217;autore mettesse alla prova i loro propositi, e questo non succede.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID555359973'), this, 'Mostra la bontà &#9660;', 'Nascondi la bontà &#9650;');">Mostra la bontà &#9660;</a></p>
<div id='SID555359973' style='display:none;'>
Trovo interessante che quando i due stanno morendo di fame capiti loro il bunker – vedi <em>spoiler</em> precedente – e invece capiti di poter mangiare il neonato allo spiedo quando non sono così disperati. Che senso ha il neonato allo spiedo? A parte il gusto per l&#8217;orrido, che, ben inteso, apprezzo. Il <em>gore</em> è sempre piacevole.
</div>
<p>
</p>
<p>McCarthy gioca con la pistola, e questo l&#8217;ho trovato irritante.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID558905114'), this, 'Mostra dettagli sulla pistola &#9660;', 'Nascondi dettagli sulla pistola &#9650;');">Mostra dettagli sulla pistola &#9660;</a></p>
<div id='SID558905114' style='display:none;'>
L&#8217;uomo ha una pistola e pochissimi proiettili. Via via che li consuma cresce in lui la preoccupazione di non avere un&#8217;arma con cui difendersi. Quando affida la pistola al bambino e il bambino la perde è un dramma, ma per fortuna i due riescono a ritrovarla subito. Ci si aspetta da un momento all&#8217;altro che la pistola e/o la mancanza di proiettili avranno un ruolo importante per la storia, invece non succede. La pistola rimane solo di bellezza. Bah!
</div>
<p>
</p>
<p>Il finale del romanzo è pessimo. Leggendo varie recensioni qui e là in Rete ho visto che invece a molti è piaciuto: commuovente, struggente, toccante, poetico, <em>bla bla bla</em>. A me non ha fatto né caldo né freddo (i vantaggi di avere un cuore marcio), se non sorridere per l&#8217;ingenuità della situazione.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1408123505'), this, 'Mostra il finale &#9660;', 'Nascondi il finale &#9650;');">Mostra il finale &#9660;</a></p>
<div id='SID1408123505' style='display:none;'>
L&#8217;uomo si ammala e muore. Si capisce subito che farà questa fine perché già decine di pagine prima ha tossito il suo primo grumo di sangue. La morte è monotona come il resto della storia: l&#8217;uomo si stende per terra e crepa. Emozione: zero.<br />E fin qui potrebbe essere anche un finale passabile. Ma poi cosa succede al bambino? Senza aiuto muore anche lui? Viene mangiato dai cannibali? Si suicida? No! Il corpo dell&#8217;uomo è ancora caldo, che passa di lì un signore che adotta il bambino. E il signore non è un pedofilo cannibale, è un padre di famiglia, di <strong>un&#8217;allegra famigliola felice</strong>. Roba da chiodi. Come rovinare 200 pagine di ambientazione in un colpo solo.
</div>

<p style="font-size:medium"><strong>Stile</strong>
</p>
<p>Se la trama non brilla per originalità e azione, lo stile è buono. McCarthy narra in terza persona limitata, tenendo la telecamera sempre sulle spalle o nella testa dell&#8217;uomo. Il punto di vista è mantenuto <strong>saldamente</strong>. Gli unici pensieri, gli unici sogni, gli unici <em>flashback</em> riguardano l&#8217;uomo.
</p>
<p>L&#8217;inforigurgito è tenuto sotto controllo con maestria. Vero, diversi aspetti della vicenda rimangono nell&#8217;ombra – a cominciare da quale sia stata la catastrofe –, però è meglio così che non avere spiegazioni da parte del Narratore o pensieri e dialoghi che suonino falsi.<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;[l'uomo ha raggiunto un ladro che ha rubato il carrello] He looked at them. He looked at the boy. He was an outcast from one of the communes and the fingers of his right hand had been cut away. He tried to hide it behind him. A sort of fleshy spatula. The cart was piled high. He&#8217;d taken everything.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;[l'uomo ha raggiunto un ladro che ha rubato il carrello]L&#8217;altro li guardò. Guardò il bambino. Era stato espulso da una comune e gli avevano tagliato le dita della mano destra. Cercava di nasconderla dietro la schiena. Una specie di spatola carnosa. Il carrello era stracolmo. Si era preso tutto.</p></blockquote>
<p>L&#8217;uomo riconosce dalle dita tagliate del ladro che il ladro è stato espulso da una comune. È un pensiero naturale: se tu vedi qualcuno con le falangi tagliate, è spontaneo pensare &#8220;yakuza!&#8221;. Sarebbe molto meno spontaneo pensare a cosa sia la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Yakuza"><em>yakuza</em></a>. E infatti McCarthy non aggiunge altro sulla comune o le sue regole. In una marea di fantasy qui ci sarebbero state due pagine con vita, morte e miracoli della comune; oppure sarebbe seguito un dialogo dove il ladro racconta la sua triste vicenda. Niente di tutto ciò ne <strong><em>La Strada</em></strong>. Ed è <strong>giusto</strong> così.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/tr_yakuza.jpg" alt="Dito tagliato" /><br />
<em>Non provateci a casa!</em></p>
<p>I dialoghi non sono delimitati da alcun tipo di virgolette, né ci sono <em>dialogue tag</em>, tranne occasionali &#8220;disse&#8221; iniziali per chiarire quale sia il personaggio che pronuncia la prima battuta. Sono, in generale, dialoghi brevi e laconici; data la situazione del tutto realistici.<br />Nell&#8217;<a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/11/18/manuali-2-dialoghi/">articolo dedicato ai dialoghi</a>, avevo posto il problema di brillantezza contro verosimiglianza. McCarthy si schiera con la verosimiglianza. Probabilmente per questa storia è la scelta giusta, però:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;They spent the day there, sitting among the boxes and crates.<br />You have to talk to me, he said.<br />I&#8217;m talking.<br />Are you sure?<br />I&#8217;m talking now.<br />Do you want me to tell you a story?<br />No.<br />Why not?<br />The boy looked at him and looked away.<br />Why not?<br />Those stories are not true.<br />They dont have to be true. They&#8217;re stories.<br />Yes. But in the stories we&#8217;re always helping people and we dont help people.<br />Why dont you tell me a story?<br />I dont want to.<br />Okay.<br />I dont have any stories to tell.<br />You could tell me a story about yourself.<br />You already know all the stories about me. You were there.<br />You have stories inside that I dont know about.<br />You mean like dreams?<br />Like dreams. Or just things that you think about.<br />Yeah, but stories are supposed to be happy.<br />They dont have to be.<br />You always tell happy stories.<br />You dont have any happy ones?<br />They&#8217;re more like real life.<br />But my stories are not.<br />Your stories are not. No.<br />The man watched him. Real life is pretty bad?<br />What do you think?<br />Well, I think we&#8217;re still here. A lot of bad things have happened but we&#8217;re still here.<br />Yeah.<br />You dont think that&#8217;s so great.<br />It&#8217;s okay.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Passarono la giornata lì, seduti in mezzo agli scatoloni e alle casse.<br />Mi devi parlare, disse al bambino.<br />Ti sto parlando.<br />Sei sicuro?<br />Sì, adesso sto parlando.<br />Vuoi che ti racconti una storia?<br />No.<br />Perché no?<br />Il bambino lo guardò e poi distolse lo sguardo.<br />Perché no?<br />Quelle storie non sono vere.<br />Non devono essere per forza vere. Sono storie.<br />Sì. Ma nelle storie aiutiamo sempre qualcuno, mentre in realtà non aiutiamo nessuno.<br />Perché non me la racconti tu una storia?<br />Non mi va.<br />Ok.<br />Non ho nessuna storia da raccontare.<br />Potresti raccontarmi una storia che parla di te.<br />Le sai già tutte le storie che parlano di me. C&#8217;eri anche tu.<br />Ma dentro di te hai delle storie che io non conosco.<br />Cioè, come i sogni?<br />Per esempio. O anche le cose a cui pensi.<br />Sì, ma le storie dovrebbero essere allegre.<br />Non per forza.<br />Tu racconti sempre storie allegre.<br />E tu non ne hai di storie allegre?<br />Assomigliano più alla vita reale.<br />Invece le mie storie no.<br />Le tue storie no. Infatti.<br />L&#8217;uomo lo fissò. La vita reale è molto brutta?<br />Secondo te?<br />Be&#8217;, io dico che siamo ancora qui. Sono successe un sacco di cose brutte ma siamo ancora qui.<br />Già.<br />A te non sembra una gran cosa.<br />Boh.</p></blockquote>
<p>Il &#8220;Boh&#8221; finale nella traduzione italiana è infelice, ma per il resto il senso è quello. D&#8217;accordo, nessuno si aspetta giochi di parole, ironia &amp; brillantezza quando stai crepando di fame, ma forse McCarthy poteva sforzarsi di più. Qui è molto: &#8220;Ok, ben scritto, e allora? Boh&#8221;.<br />
Un altro passaggio da far piangere per la banalità:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;You forget some things, dont you? [disse il bambino]<br />Yes. You forget what you want to remember and you remember what you want to forget.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Però certe cose uno se le dimentica, no? [disse il bambino]<br />Sì. Ci dimentichiamo le cose che vorremmo ricordare e ricordiamo quelle che vorremmo dimenticare.</p></blockquote>
<p>No, McCarthy, le frasette dei Baci Perugina non sono l&#8217;ideale fonte di ispirazione.
</p>
<p>Dove McCarthy è <strong>bravo</strong> è nelle descrizioni. Pur avendo a che fare con uno scenario senza colori, dominato dal grigio del cielo, dal grigio della cenere, dal grigio della fuliggine che ricopre strade, case, e alberi carbonizzati, se la cava egregiamente. Meglio di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dan_Simmons">Dan Simmons</a> ne <em>La Scomparsa dell&#8217;Erebus</em> (<em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Terror_%28novel%29">The Terror</a></em>, 2007) – lì Simmons era alle prese con la monotonia di ghiaccio, neve, brina, iceberg, seracchi, ecc. – e molto meglio di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alan_D._Altieri">Altieri</a> nella trilogia di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Magdeburg_-_L%27eretico">Magdeburg</a> – la Germania di Altieri è anche lei dominata dalla cenere, dal cielo grigio, dal fumo degli incendi.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/tr_erebus.jpg" alt="Copertina de La Scomparsa dell’Erebus" /><br />
<em>Copertina de La Scomparsa dell’Erebus. Ne ho parlato brevemente in <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/09/01/cose-da-un-altro-mondo/">questo articolo</a></em></p>
<p>Non che McCarthy sia perfetto. Non mancano le cadute di stile, roba di questo genere:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;In the evening the murky shape of another coastal city, the cluster of tall buildings vaguely askew. He thought the iron armatures had softened in the heat and then reset again to leave the buildings standing out of true. The melted window glass hung frozen down the walls like icing on a cake.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;A sera, i contorni indistinti di un&#8217;altra città di mare, un nucleo di alti edifici vagamente sbilenchi. L&#8217;uomo pensò che le armature di ferro dovevano essersi ammorbidite per il calore e poi risolidificate lasciando gli edifici fuori asse. Le finestre si erano rapprese lungo i muri come glassa su una torta.</p></blockquote>
<p>Siamo verso la fine del romanzo. Dopo 200 pagine di grigio, cenere, fuliggine, nebbia, freddo, disperazione mi metti che le finestre erano come la <strong>glassa sulla torta?</strong> Brutto strafalcione. Per fortuna è l&#8217;unico così grave.<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;He got up and walked out to the road. The black shape of it running from dark to dark. Then a distant low rumble. Not thunder. You could feel it under your feet. A sound without cognate and so without  description.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Si alzò e uscì sulla strada. Un nastro nero dal buio verso il buio. Poi un rombo sommesso in lontananza. Non un tuono. Lo si avvertiva sotto i piedi. Un suono senza pari e quindi impossibile da descrivere.</p></blockquote>
<p>Non importa se tu sei Gamberetta, Omero, Shakespeare o McCarthy: il suono &#8220;indescrivibile&#8221; è brutto!<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;He looked at the sky. A single gray flake sifting down. He caught it in his hand and watched it expire there like the last host of Christendom.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Guardò il cielo. Un unico fiocco grigio che planava leggero. Lo prese in mano e lo guardò disfarsi come se fosse l&#8217;ultimo esercito della cristianità. </p></blockquote>
<p>Impegnati, McCarthy! Le similitudini servono <strong>per rendere più chiaro il concetto!</strong><br /><strong>EDIT</strong>: Anch’io leggendo “host” l’avevo intenso nel suo significato di “moltitudine”. Ma mi è stato giustamente fatto notare che la traduzione più probabile è quella di “ostia”. In questo caso la similitudine ha molto più senso, anche se non rimane lo stesso una granché – perché lo sciogliersi dell’ultima ostia dovrebbe essere diverso dallo sciogliersi di una qualunque altra ostia?<br />Ci sono poi altri punti con aggettivi di troppo o metafore non proprio centrate – l&#8217;incipit ad esempio non è granché, anche se lì c&#8217;è la parziale giustificazione che si tratta di un sogno –, ma lo dico io per prima: sto facendo le pulci a McCarthy perché mi piace tenermi in allenamento; sono dettagli minimi che non influenzano il piacere della lettura.
</p>
<p>Ora, uno dei miti più frequenti che si sentono è questo: &#8220;Per imparare a scrivere basta leggere.&#8221; Poniamo sia vero. Poniamo che una persona legga McCarthy e riesca a imitarlo. Ha imparato a scrivere bene? <strong>No</strong>.<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;He carried a jar of green beans and one of potatoes to the front door and by the light of a candle standing in a glass he knelt and placed the first jar sideways in the space between the door and the jamb and pulled the door against it. Then he squatted in the foyer floor and hooked his foot over the outside edge of the door and pulled it against the lid and twisted the jar in his hands. The knurled lid turned in the wood grinding the paint. He took a fresh grip on the glass and pulled the door tighter and tried again. The lid slipped in the wood, then it held. He turned the jar slowly in his hands, then took it from the jamb and turned off the ring of the lid and set it in the floor.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Andò alla porta con un barattolo di fagiolini e uno di patate e alla luce di una candela infilata in un bicchiere si inginocchiò, coricò il primo barattolo contro lo stipite e chiuse la porta fino a incastrarlo. Poi si accovacciò sul pavimento dell&#8217;ingresso, agganciò il piede allo spigolo della porta, lo tenne premuto contro il coperchio e ruotò il barattolo con le mani. Il coperchio zigrinato raschiò contro il legno grattando via la vernice. L&#8217;uomo assicurò meglio la presa, tirò più forte la porta e ci riprovò. Il barattolo scivolò sul legno, ma poi si bloccò. Lui lo ruotò lentamente con le mani, poi lo allontanò dallo stipite, staccò la guarnizione dal coperchio e la appoggiò a terra.</p></blockquote>
<p>Qui c&#8217;è una minuziosa descrizione di come il protagonista apre un barattolo di fagiolini. In <strong>questo romanzo</strong> è giusta. Perché in <strong>questo romanzo</strong> aprire un barattolo è questione di vita o di morte, è di importanza capitale per l&#8217;uomo. In qualunque altro romanzo, un &#8220;aprì il barattolo&#8221; è più che sufficiente. Se imitassi pedissequamente McCarthy, inserendo descrizioni minuziose ovunque, senza tenere conto della loro importanza nell&#8217;ambito della storia, scriverei <strong>da cani</strong>.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/tr_jar.jpg" alt="Barattolo di fagiolini" /><br />
<em>Il mio regno per un barattolo di fagiolini</em></p>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;He was about to get up again when he realized that he&#8217;d been looking at the fasteners in the bulkhead on the far side of the cockpit. There were four of them. Stainless steel. At one time the benches had been covered with cushions and he could see the ties at the corner where they&#8217;d ripped away.  At the bottom center of the bulkhead just above the seat there was a nylon strap sticking out, the end of it doubled and cross-stitched. He looked at the fasteners again. They were rotary latches with wings for your thumb. He got up and knelt at the bench and turned each one all the way to the left. They were springloaded and when he had them undone he took hold of the strap at the bottom of the board and pulled it and the board slid down and came free. Inside under the deck was a space that held some rolled sails and what looked to be a two man rubber raft rolled and tied with bungee cords. A pair of  small plastic oars. A box of flares. And behind that   was a composite toolbox, the opening of the lid sealed with black electrical tape. He pulled it free and found the end of the tape and peeled it off all the way around and unlatched the chrome snaps and opened the box. Inside was a yellow plastic flashlight, an electric strobebeacon powered by a drycell, a first-aid kit. A yellow plastic EPIRB. And a black plastic case about the size of a book. He lifted it out and unsnapped the latches and opened it. Inside was fitted an old 37 millimeter bronze flarepistol. He lifted it from the case in both hands and turned it and looked at it. He depressed the lever and broke it open. The chamber was empty but there were eight rounds of flares fitted in a plastic container, short and squat and newlooking. He fitted the pistol back in the case and closed and latched the lid.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Stava per alzarsi di nuovo quando si accorse di avere sotto gli occhi gli elementi di fissaggio della paratia opposta. Ce n&#8217;erano quattro. Di acciaio inossidabile. Un tempo le panche erano coperte di cuscini e in un angolo si vedevano ancora i lacci da cui si erano strappati. Al centro della paratia, appena sopra il sedile, sbucava una fascetta di nylon ripiegata e cucita su se stessa. L&#8217;uomo guardò di nuovo gli elementi di fissaggio. Erano dei chiavistelli girevoli con delle alette in cui infilare il pollice. Si alzò e si inginocchiò davanti alla panca, e li ruotò tutti e quattro verso sinistra. Erano a molla, e quando li ebbe fatti scattare afferrò la fascetta di nylon attaccata alla tavola e tirò, la tavola scorse giù e venne via. All&#8217;interno, sotto il ponte, c&#8217;era un vano che conteneva delle vele arrotolate e quello che sembrava un canotto gonfiabile per due persone arrotolato e legato con funi elastiche. Un paio di piccoli remi di plastica. Una scatola di razzi segnalatori. E dietro, una cassetta degli attrezzi in materiale composito con il coperchio sigillato da un pezzo di nastro isolante nero. La tirò fuori, trovò l&#8217;estremità del nastro isolante e lo strappò via srotolandolo tutto, poi sbloccò le chiusure cromate e sollevò il coperchio. Dentro c&#8217;erano una torcia elettrica di plastica gialla, un lampeggiante stroboscopico alimentato da una pila a secco e un kit di pronto soccorso. Una radioboa d&#8217;emergenza di plastica gialla. È una valigetta di plastica nera grande suppergiù quanto un libro. La tirò fuori, fece scattare le serrature e la aprì. All&#8217;interno, una vecchia pistola lanciarazzi 37 millimetri color bronzo. La prese con tutte e due le mani, la rigirò e la guardò. Tolse il fermo e la aprì. Il tamburo era vuoto ma in un contenitore di plastica c&#8217;erano otto cartucce, corte, tozze, apparentemente nuove. Risistemò la pistola nella scatola, abbassò e chiuse il coperchio.</p></blockquote>
<p>Qui abbiamo un&#8217;estrema precisione di linguaggio, compreso l&#8217;uso di locuzioni poco comuni, come &#8220;lampeggiante stroboscopico&#8221; o &#8220;radioboa d&#8217;emergenza&#8221; (notare che in inglese è lasciato l&#8217;acronimo – &#8220;EPIRB&#8221; – ancora più specifico). Se io uso nelle mie descrizioni questa precisione di linguaggio faccio sempre bene? <strong>No!</strong> Dipende dal punto di vista che adotti. Se il tuo punto di vista può permettersi di pensare in questi termini va bene, se il tuo punto di vista è una svampita quindicenne fan di <em>Twilight</em>, scrivere così significa scrivere <strong>male</strong>. Infatti McCarthy lascia intuire fin dal principio che il suo punto di vista è quello di un uomo con un minimo di cultura; si veda per esempio questo stralcio di dialogo, nelle prime pagine:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Because the bullet travels faster than sound. It will be in your brain before you can hear it. To hear it you will need a frontal lobe and things with names like colliculus and temporal gyrus and you wont have them anymore. They&#8217;ll just be soup. [disse l'uomo]<br />Are you a doctor?<br />I&#8217;m not anything.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Perché la pallottola viaggia più veloce del suono. Entrerà nel tuo cervello prima che tu la senta. Per sentirla ti servirebbero il lobo frontale e degli affari chiamati collicolo e giro temporale, che tu non avrai più. Saranno ridotti in poltiglia. [disse l'uomo]<br />Sei un medico?<br />Non sono un bel niente.</p></blockquote>
<p>Prendiamo quest&#8217;altra descrizione:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;The roadside hedges were gone to rows of black and twisted brambles. No sign of life. He left the boy standing in the road holding the pistol while he climbed an old set of limestone steps and walked down the porch of the farmhouse shading his eyes and peering in the windows. He let himself in through the kitchen. Trash in the floor, old newsprint. China in a breakfront, cups hanging from their hooks. He went down the hallway and stood in the door to the parlor. There was an antique pumporgan in the corner. A television set. Cheap stuffed furniture together with an old handmade cherrywood chifforobe. He climbed the stairs and walked through the bedrooms. Everything covered with ash. A child&#8217;s room with a stuffed dog on the windowsill looking out at the garden. He went through the closets.  He stripped back the beds and came  away with two good woolen blankets and went back down the stairs. In the pantry were three jars of homecanned tomatoes. He blew the dust from the lids and studied them. Someone before him had not trusted them and in the end neither did he and he walked out with the blankets over his shoulder and they set off along the road again.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Le siepi ai bordi della strada avevano ceduto a file di rovi neri e ritorti. Nessun segno di vita. L&#8217;uomo lasciò il bambino in mezzo alla strada con la pistola in mano, sali una vecchia gradinata in pietra porosa e fece qualche passo sulla veranda della fattoria, riparandosi gli occhi con la mano e sbirciando dalle finestre. Entrò passando dalla cucina. Rifiuti per terra, vecchi giornali. Stoviglie di porcellana su una credenza, tazze appese ai ganci. Percorse il corridoio e si fermò sulla porta del salottino. In un angolo c&#8217;era un antiquato organo a pedali. Un televisore. Poltrone e divani da quattro soldi e un vecchio armadio di ciliegio fatto a mano. Sali al piano di sopra e girò per le stanze da letto. Era tutto coperto di cenere. Una cameretta da bambini con un cane di pezza sul davanzale, affacciato a guardare il giardino. Rovistò negli armadi. Disfece i letti e ne ricavò due belle coperte di lana, poi ridiscese al piano di sotto. Nella dispensa c&#8217;erano tre barattoli di pomodori in conserva fatti in casa. Soffiò via la polvere dai coperchi e li esaminò. Qualcuno passato di lì prima di lui non si era fidato, e alla fine non si fidò neanche lui; usci con le coperte in spalla e ripresero la strada.</p></blockquote>
<p>È una buona descrizione: linguaggio preciso e abbondanza di particolari concreti. Notare però com&#8217;è <strong>silenziosa</strong>. E in questo romanzo va benissimo, perché regna la desolazione e ogni suono è attutito dalla patina di cenere che ricopre il mondo. Però, se io scrivessi un altro romanzo e non inserissi mai alcun rumore, alcun suono, non produrrei descrizioni particolarmente buone.</p>
<p>Perciò: si può imparare leggendo, ma solo se sai già cosa guardare. Se già sai che una descrizione deve essere filtrata dal punto di vista, se già sai che devi descrivere solo quello che ha importanza per la storia, se già sai qual è il legame tra descrizioni e ambientazione. Non sono dettagli secondari. Sono questioni fondamentali che difficilmente si possono imparare se nessuno te le insegna.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Conclusioni</strong>
</p>
<p><strong><em>The Road</em></strong> mi ha dato l&#8217;impressione di essere un esercizio di stile. Come se McCarthy dicesse: &#8220;Adesso vi faccio vedere come si scrive un romanzo decente senza una trama degna di questo nome e senza personaggi affascinanti e senza mezza idea originale e senza un&#8217;ambientazione interessante, ma solo con una corretta gestione della narrazione.&#8221; Operazione riuscita a metà: il romanzo si lascia leggere e non è brutto, ma di <em><a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/12/22/il-senso-del-meraviglioso/">sense of wonder</a></em> non ce n&#8217;è manco una goccia. Giudicato nell&#8217;ambito della narrativa <strong>fantastica</strong> è insignificante. Infatti, pur avendo vinto il Premio Pulitzer del 2007 come miglior opera di narrativa, non è neanche entrato nella lista dei finalisti di nessuno dei principali premi dedicati al fantastico (Hugo, Nebula, World Fantasy, Locus, ecc.)<br />Nel complesso non vale la pena spendere i 18 euro dell&#8217;edizione italiana, tuttavia vale la pena dedicare qualche ora alla lettura dell&#8217;edizione elettronica gratuita.
</p>
<p>Invece mi sento di consigliare senza remore un altro romanzo post apocalittico, che mi è capitato di leggere un paio di mesi fa: <em>Bartorstown. La città proibita</em> (<em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Long_Tomorrow_(novel)">The Long Tomorrow</a></em>, 1955) di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Leigh_Brackett">Leigh Brackett</a>. Lo trovate su emule in italiano cercando:
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/mulo.png" alt="Icona di un mulo" align="bottom" />&nbsp;<strong>eBook.ITA.877.Leigh.Brackett.La.Città.Proibita.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar</strong> (1.724.687 bytes)</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/tr_proibita.jpg" alt="Copertina de La Città Proibita" /><br />
<em>Copertina dell’edizione Urania de La Città Proibita</em></p>
<p>Dopo la guerra nucleare, la Costituzione degli Stati Uniti è stata cambiata: è illegale costituire centri abitati con più di duemila abitanti o più di duecento edifici. La guerra è stata colpa delle città, del progresso, della tecnologia. I nuovi Stati Uniti sono un paese rurale, con gli abitanti che vivono isolati in fattorie o villaggi sperduti. Scienza e tecnologia sono bandite. Decine di sette religiose – più o meno folli – si sono diffuse ovunque.<br />In questo clima di forzato ritorno alla campagna, due ragazzi, Esau e Len, scoprono per caso dell&#8217;esistenza di Bartorstown, una città dove gli ultimi scienziati tentano di mantenere viva la fiammella della civiltà. I due ragazzi partono alla ricerca dell&#8217;elusiva città. Non sanno però quale <strong>terrificante</strong> segreto si nasconde nelle viscere della Città Proibita!
</p>
<p>La Brackett non ha la raffinatezza stilistica di McCarthy ma non scrive male. In più la storia è divertente ed emozionante, specie nella prima parte. L&#8217;ultima parte è un po&#8217; sfilacciata, ma non mancano momenti notevoli e qualche scintilla di <em>sense of wonder</em>. Alcune situazioni ricordano da vicino i videogiochi di <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fallout_%28series%29">Fallout</a></em>: credo che <em>La Città Proibita</em> piacerà in particolare agli appassionati di tali giochi.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/code/9788806185824/mccarthy-cormac/strada.html"><em>La Strada</em> su iBS.it</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Road-Movie-Tie-Vintage-International/dp/0307476308/"><em>The Road</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Road"><em>The Road</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.metacritic.com/books/authors/mccarthycormac/road">Elenco delle recensioni a <em>The Road</em></a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.cormacmccarthy.com/">The Cormac McCarthy Society</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Ottime descrizioni.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Romanzo monotono.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Stile in generale buono, senza una parola di troppo.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Finale pessimo.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Deliziosa atmosfera di disperazione.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Nessuna idea originale.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/stivale.gif" alt="Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Il senso del meraviglioso</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/12/22/il-senso-del-meraviglioso/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 16:37:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando si parla di narrativa fantastica, spesso si cita il sense of wonder, non sempre a proposito. Il discorso è abbastanza interessante da meritare un approfondimento.

Il sense of wonder è quella sensazione di meraviglia, stupore e vertigine suscitata da determinate opere di narrativa fantastica – fantascienza in particolare. Ma prima di cercare una definizione più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla di narrativa fantastica, spesso si cita il <em>sense of wonder</em>, non sempre a proposito. Il discorso è abbastanza interessante da meritare un approfondimento.
</p>
<p>Il <em>sense of wonder</em> è quella sensazione di <em>meraviglia</em>, <em>stupore</em> e <em>vertigine</em> suscitata da determinate opere di narrativa fantastica – fantascienza in particolare. Ma prima di cercare una definizione più accurata, occorre capire se il <em>sense of wonder</em> esista o se sia solo illusione. A riguardo, ci sono due principali scuole di pensiero:<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;La prima scuola sostiene l&#8217;oggettiva esistenza del <em>sense of wonder</em>: determinati romanzi, determinate storie, sono in grado di suscitare precise reazioni nel cervello di chi legge. Non è una coincidenza e dipende solo fino a un certo punto dal lettore: il <em>sense of wonder</em> è intrinseco alle opere stesse.<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;La seconda scuola sostiene che il <em>sense of wonder</em> sia un miraggio. L&#8217;ipotesi è che si prova <em>sense of wonder</em> quando si è bambini o ragazzini non per particolari qualità della narrativa fantastica, ma semplicemente perché a quell&#8217;età ogni stranezza, ogni cosa fuori dall&#8217;ordinario sembra meravigliosa. Quando si cresce, il <em>sense of wonder</em> non è più vero <em>sense of wonder</em> ma il ricordo di quel lontano sentimento che si è sperimentato da piccoli. Questa è la stessa corrente di pensiero che si fa beffe della <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Golden_Age_of_Science_Fiction"><em>Golden Age</em></a>: l&#8217;<em>Età d&#8217;Oro</em> della fantascienza non sarebbe il periodo compreso tra la fine degli anni &#8216;30 e la metà degli anni &#8216;50, bensì il periodo compreso tra i 12 e i 14 anni del lettore. I rappresentanti della seconda scuola vincono un biscotto per il cinismo!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_ast.jpg" alt="Astounding Science Fiction" /><br />
<em>Un numero della rivista Astounding Science Fiction. Editor per molti anni è stato <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/John_W._Campbell,_Jr.">John W. Campbell, Jr.</a> uno dei simboli della Golden Age</em></p>
<p>Chi ha ragione? Non lo so e non credo che la questione si possa dirimere se non attaccando elettrodi al cranio dei lettori e compiendo i dovuti esperimenti. Nel frattempo assumerò che il <em>sense of wonder</em> sia reale, anche se non ci metto la mano sul fuoco – la mia mano, quella di Licia ce la metto volentieri.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Il <em>sense of wonder</em> è la sensazione più intensa che abbia mai provato leggendo. È qualcosa di più del semplice emozionarsi. Non è come commuoversi, arrabbiarsi, avere paura o essere disgustata. Il <em>sense of wonder</em> è un brivido, una sensazione improvvisa e travolgente che lascia stupefatti, è la subitanea realizzazione che il mondo non sarà più lo stesso, è il riuscire a immaginare quello che fino a un instante prima era inconcepibile, è l&#8217;osservare l&#8217;intero Universo dalla cima di un grattacielo, è&#8230; UAU!<br />Mi rendo conto sia una descrizione un po&#8217; vaga, ma è molto difficile spiegare il <em>sense of wonder</em>. Infatti <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/John_Clute">John Clute</a> nella sua <em>Encyclopedia of Science Fiction</em> svicola da una definizione precisa e dichiara che il <em>sense of wonder</em> è quella sensazione che fin dagli anni &#8216;40 i fan si aspettano di provare leggendo la buona fantascienza.<br />Anche <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Peter_Nicholls_%28writer%29">Peter Nicholls</a> non fornisce una definizione formale, ma rimanda a questi versi di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Wordsworth">Wordsworth</a>, tratti dal poema &#8220;Tintern Abbey&#8221;:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;And I have felt<br />A presence that disturbs me with the joy<br />Of elevated thoughts; a sense sublime<br />Of something far more deeply interfused,<br />Whose dwelling is the light of setting suns,<br />And the round ocean and the living air,<br />And the blue sky, and in the mind of man;<br />A motion and a spirit, that impels<br />All thinking things, all objects of all thought,<br />And rolls through all things.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;No, non mi metto a tradurre Wordsworth in maniera letterale e scolastica: il <em>sense of wonder</em> andrebbe a farsi friggere.</p></blockquote>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_abbey.jpg" alt="Tintern Abbey" /><br />
<em>Tintern Abbey: l’abazia che ispirò il poeta. Sense of wonder che sprizza da ogni mattone</em></p>
<p>In un&#8217;altra occasione Nicholls ha aggiustato il tiro: non basta il <em>sublime</em>,<sup><a href="#sow_nota_1">[1]</a></sup><a name="sow_nota_1_up"></a> il <em>sense of wonder</em> richiede anche un <em>conceptual breakthrough</em>, ovvero un (radicale) cambiamento di paradigma – come scoprire che la Terra è sferica invece che piatta o che gira intorno al Sole invece di essere ferma al centro dell&#8217;Universo.<br /><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Samuel_R._Delany">Samuel R. Delany</a> parla del <em>sense of wonder</em> in questi termini:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;We all know science fiction provides action and adventure, as well as a look at visions of different worlds, different cultures, different values. But it is just that multiplicity of worlds, each careening in its particular orbit about the vast sweep of interstellar night, which may be the subtlest, most pervasive, and finally the most valuable thing in s-f. This experience of constant de-centered de-centeredness, each decentering on a vaster and vaster scale, has a venerable name among people who talk about science fiction: &#8216;the sense of wonder&#8217;.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Tutti sappiamo che la fantascienza garantisce azione e avventura, oltre a offrire la visione di pianeti differenti, culture differenti, valori differenti. Tale molteplicità di mondi, ognuno intento a seguire la propria particolare orbita, sperso nell&#8217;enorme distesa della notte interstellare, potrebbe essere la più sottile, la più pervasiva e infine la più importante caratteristica della fantascienza. Questa esperienza di costante de-centralizzazione, ogni decentralizzazione realizzata su una scala sempre più grande, ha un nome venerabile tra le persone che discutono di fantascienza: &#8216;il senso del meraviglioso&#8217;.</p></blockquote>
<p>Per <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Joanna_Russ">Joanna Russ</a> il <em>sense of wonder</em> è:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;[...] the feeling of transcendental beauty and awe that attached itself to the physical world.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;[...] un sentimento di bellezza trascendentale e sgomento collegato al mondo fisico.</p></blockquote>
<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/David_Gerrold">David Gerrold</a> così si esprime:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Perhaps these were things you had never seen before, never even imagined. Perhaps your imagination was stretched beyond its limits, stretched and <em>expanded</em>. And afterward, perhaps you were left pondering things far beyond your sense of the possible.<br />That feeling is the <em>sense of wonder</em>.<br />The literature of the fantastic is about awakening that feeling of awe—and <em>exercising it</em>.<br />The <em>sense of wonder</em> is the marvelous heart of every great science fiction or fantasy story. It comes from the <em>surprise</em> of discovery. It comes from the recognition of the magic within. Most of all, it comes from the realization—the <em>acknowledgment</em>—of something new in the universe.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Forse queste cose non le avevate mai viste, non le avevate mai immaginate. Forse l&#8217;immaginazione si è spinta oltre i suoi limiti, si è <em>espansa</em>. E dopo, forse siete rimasti a ponderare su questioni ben al di là di quello che credevate possibile.<br />Questa sensazione è il <em>sense of wonder</em>.<br />Lo scopo della letteratura fantastica è risvegliare questo senso di sgomento – e <em>stimolarlo</em>.<br />Il <em>sense of wonder</em> è il cuore meraviglioso di ogni grande storia di fantascienza o fantasy. Deriva dalla <em>sorpresa</em> della scoperta. Deriva dall&#8217;accorgersi della magia intrinseca alla storia. Più di tutto, deriva dalla realizzazione – dalla <em>consapevolezza</em> – che è nato qualcosa di nuovo nell&#8217;universo.</p></blockquote>
<p>E potrei continuare con infinite altre citazioni: ogni autore o appassionato ha la sua definizione più o meno diretta e più o meno dettagliata del <em>sense of wonder</em>.</p>
<p>Per me i tre elementi chiave sono: <em>surprise</em>, <em>sublime</em> e <em>conceptual breakthrough</em>.<br />Un tipico esempio di <em>sense of wonder</em>: in una Città seguiamo la storia di un investigatore che indaga su un omicidio, una contessa tradisce il marito, un mentecatto inizia a scrivere l&#8217;ennesimo inutile romanzo fantasy, una ragazza aggiorna il suo blog. All&#8217;improvviso investigatore, contessa, mentecatto e ragazza scompaiono. Scompare il morto, il marito tradito, il romanzo, il blog e Internet. Scompare l&#8217;intera Città.<br />Un coniglietto si risveglia.<br />Ecco i tre elementi: <em>surprise</em> – il tutto avviene di colpo.<br /><em>sublime</em> – il coniglietto!<br /><em>conceptual breakthrough</em> – la realtà che percepiamo è il sogno di un coniglietto.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_bunny.jpg" alt="Coniglietto addormentato" /><br />
<em>Quando il coniglietto si sveglierà, la realtà come la conosciamo cesserà di esistere. Perciò fate piano! Non parlate a voce troppo alta!</em></p>
<p>Notare che questo tipo di <em>sense of wonder</em> (&#8220;è tutto un sogno!&#8221;) non funziona più. Non perché in sé abbia qualcosa di sbagliato, ma perché il lettore un minimo smaliziato si immagina da solo che la realtà potrebbe essere un sogno. Perciò si può aggiungere all&#8217;elenco di elementi chiave l&#8217;<em>originalità</em>: non è una caratteristica intrinseca al <em>sense of wonder</em>, ma se manca spesso gli altri elementi non possono funzionare.
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<p>Ogni dettaglio fantastico ha in sé una scintilla di <em>sense of wonder</em>: quando in <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/11/19/leviathan/"><em>Leviathan</em></a> la nave-balena volante spunta dalle nuvole, è <em>sense of wonder</em>.<br />Infatti c&#8217;è <em>surprise</em> – il lettore non ha elementi per immaginarsi che da lì a poco apparirà una nave-balena volante, c&#8217;è il <em>sublime</em> – la nave-balena è imponente, maestosa, dovrebbe lasciare a bocca aperta per lo stupore, e c&#8217;è il <em>conceptual breakthrough</em> – le nuvole in verità non sono nuvole ma una balena volante!!! L&#8217;originalità è così così: la nave-balena volante si è già vista in altri contesti, ma non è un cliché.<br />Certo, questo tipo di <em>sense of wonder</em> non sconvolge il lettore, non è il <em>sense of wonder</em> che fa esclamare &#8220;UAU!&#8221;, ma è <strong>meglio di niente</strong>. È meglio avere una balena volante in più, che una balena volante in meno. È questo il nocciolo della narrativa <strong>fantastica</strong>.
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<p>Alcuni esempi di vero <em>sense of wonder</em> in tre celeberrimi racconti: &#8220;L&#8217;Ultima Domanda&#8221; di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Isaac_Asimov">Isaac Asimov</a>, &#8220;I Nove Miliardi di Nomi di Dio&#8221; di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Arthur_C._Clarke">Arthur C. Clarke</a> e &#8220;La Stella&#8221; di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/H.G._Wells">H.G. Wells</a> – il finale di ognuno dei tre racconti sarà svelato, dunque se non li avete mai letti, forse vi conviene farlo prima che gli <em>spoiler</em> ve li rovinino per sempre. Andate alla <a href="#sow_biblio">bibliografia</a>, procuratevi i racconti, leggeteli e tornate qui.
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<p>Partiamo con &#8220;L&#8217;Ultima Domanda&#8221; (&#8220;The Last Question&#8221;, 1956) di Isaac Asimov. Nel 2061 è in funzione un supercomputer: Multivac. Due addetti alla manutenzione si prendono una pausa per scolarsi una bottiglia. Intanto discutono tra loro: cosa succederà quando le stelle di spegneranno? È possibile evitare la morte termica dell&#8217;universo? È possibile invertire l&#8217;entropia? Pongono queste domande al supercomputer. Il computer replica che non ha dati sufficienti per una risposta significativa.<br />Passano gli anni – migliaia di anni, milioni di anni, miliardi di anni. La razza umana scopre il segreto dell&#8217;immortalità, come viaggiare tra le stelle, come trascendere il proprio corpo fisico. Intanto anche la potenza di calcolo del supercomputer cresce sempre di più; diviene immensa.<br />Periodicamente viene posta la domanda: &#8220;È possibile invertire l&#8217;entropia?&#8221;. Ma la risposta del supercomputer è sempre: &#8220;Non ci sono dati sufficienti per una risposta significativa&#8221;.<br />Questo è il finale del racconto:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;The stars and Galaxies died and snuffed out, and space grew black after ten trillion years of running down.<br />One by one Man fused with AC [Automatic Computer], each physical body losing its mental identity in a manner that was somehow not a loss but a gain.<br />Man&#8217;s last mind paused before fusion, looking over a space that included nothing but the dregs of one last dark star and nothing besides but incredibly thin matter, agitated randomly by the tag ends of heat wearing out, asymptotically, to the absolute zero.<br />Man said, &#8220;AC, is this the end? Can this chaos not be reversed into the Universe once more? Can that not be done?&#8221;<br />AC said, &#8220;THERE IS AS YET INSUFFICIENT DATA FOR A MEANINGFUL ANSWER.&#8221;<br />Man&#8217;s last mind fused and only AC existed – and that in hyperspace.</p>
<p>Matter and energy had ended and with it, space and time. Even AC existed only for the sake of the one last question that it had never answered from the time a half-drunken computer ten trillion years before had asked the question of a computer that was to AC far less than was a man to Man.<br />All other questions had been answered, and until this last question was answered also, AC might not release his consciousness.<br />All collected data had come to a final end. Nothing was left to be collected.<br />But all collected data had yet to be completely correlated and put together in all possible relationships.<br />A timeless interval was spent in doing that.<br />And it came to pass that AC learned how to reverse the direction of entropy.<br />But there was now no man to whom AC might give the answer of the last question. No matter. The answer – by demonstration – would take care of that, too.<br />For another timeless interval, AC thought how best to do this. Carefully, AC organized the program.<br />The consciousness of AC encompassed all of what had once been a Universe and brooded over what was now Chaos. Step by step, it must be done.<br />And AC said, &#8220;LET THERE BE LIGHT!&#8221;<br />And there was light.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Le stelle e le Galassie morirono e si spensero, e lo spazio, dopo dieci trilioni d&#8217;anni di decadimento, divenne nero.<br />Un individuo alla volta, l&#8217;Uomo si fuse con AC [Automatic Computer], e ciascun corpo fisico perdeva la sua idoneità mentale in un modo che, a conti fatti, non si traduceva in una perdita ma in un guadagno.<br />L&#8217;ultima mente dell&#8217;Uomo esitò, prima della fusione, contemplando uno spazio che comprendeva soltanto i fondi di un&#8217;ultima stella quasi spenta e nient&#8217;altro che materia incredibilmente rarefatta, agitata a casaccio da rimasugli finali di calore che calava, asintoticamente, verso lo zero assoluto.<br />«È questa la fine, AC?» domandò l&#8217;Uomo. «Non è possibile ritrasformare ancora una volta questo caos nell&#8217;Universo? Non si può invertire il processo?»<br />MANCANO ANCORA I DATI SUFFICIENTI PER UNA RISPOSTA SIGNIFICATIVA, disse AC.<br />L&#8217;ultima mente dell&#8217;Uomo si fuse e soltanto AC esisteva, ormai&#8230; nell&#8217;iperspazio.</p>
<p>Materia ed energia erano terminate e, con esse, lo spazio e il tempo. Perfino AC esisteva unicamente in nome di quell&#8217;ultima domanda alla quale non c&#8217;era mai stata risposta dal tempo in cui un assistente semi-ubriaco, dieci trilioni d&#8217;anni prima, l&#8217;aveva rivolta a un calcolatore che stava ad AC assai meno di quanto l&#8217;uomo stesse all&#8217;Uomo.<br />Tutte le altre domande avevano avuto risposta e, finché quell&#8217;ultima non fosse stata anch&#8217;essa soddisfatta, AC non si sarebbe forse liberato della consapevolezza di sé.<br />Tutti i dati raccolti erano arrivati alla fine, ormai. Da raccogliere, non rimaneva più niente.<br />Ma i dati raccolti dovevano ancora essere correlati e accostati secondo tutte le relazioni possibili.<br />Un intervallo senza tempo venne speso a far questo.<br />E accadde, così, che AC scoprisse come si poteva invertire l&#8217;andamento dell&#8217;entropia.<br />Ma ormai non c&#8217;era nessuno cui AC potesse fornire la risposta all&#8217;ultima domanda. Pazienza! La risposta &#8211; per dimostrazione &#8211; avrebbe provveduto anche a questo.<br />Per un altro intervallo senza tempo, AC pensò al modo migliore per riuscirci. Con cura, AC organizzò il programma.<br />La coscienza di AC abbracciò tutto quello che un tempo era stato un Universo e meditò sopra quello che adesso era Caos. Un passo alla volta, così bisognava procedere.<br />LA LUCE SIA! disse AC.<br />E la luce fu&#8230;</p>
<p>[traduzione di Hilja Brinis]</p></blockquote>
<p>Gli elementi chiave: cominciamo dal <em>sublime</em>. Non è il sublime di una balena volante. Qui il sublime sta nella grandiosità della situazione: le stelle e le galassie sono spente; l&#8217;Universo è completamente buio; e poi la materia, l&#8217;energia, lo spazio e il tempo stesso cessano di esistere. Rimane solo la coscienza del computer, che, nelle ultime righe, si espande fino a occupare l&#8217;intero Universo.<br />Il <em>conceptual breakthrough</em>. AC scopre come invertire l&#8217;entropia, e dà la sua risposta con una dimostrazione: AC fa rinascere l&#8217;Universo. Ovvero l&#8217;origine dell&#8217;Universo potrebbe essere la risposta di un supercomputer all&#8217;ultima domanda.<br />La <em>surprise</em>: il lettore non ha idea di quale possa essere la risposta fino alle ultime due righe.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_univac.jpg" alt="UNIVAC" /><br />
<em>Il Multivac di Asimov è ispirato all’UNIVAC I. No, è inutile che chiedete all’UNIVAC I, non vi risponderà&#8230;</em></p>
<p>In questo racconto il <em>sense of wonder</em> è prettamente scientifico e il cambiamento di paradigma è l&#8217;idea che si possano violare le leggi della termodinamica. È il <em>sense of wonder</em> tipico della fantascienza. In tempi più vicini si può ritrovare nelle opere di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Vernor_Vinge">Vernor Vinge</a>, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Greg_Egan">Greg Egan</a> o <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Charles_Stross">Charles Stross</a>.
</p>
<p>Tuttavia non è per niente obbligatorio un <em>sense of wonder</em> &#8220;scientifico&#8221;.<br />Consideriamo &#8220;I Nove Miliardi di Nomi di Dio&#8221; (&#8220;The Nine Billion Names of God&#8221;, 1953) di Arthur C. Clarke.<br />Secondo un gruppo di monaci tibetani, lo scopo dell&#8217;umanità è elencare tutti i possibili nomi di Dio – quando il compito sarà concluso, l&#8217;Universo cesserà di esistere. Per facilitarsi il lavoro, i monaci decidono di affittare un computer. Due tecnici arrivano in Tibet per installare e programmare la macchina.<br />Il computer comincia a stampare i nomi di Dio, e più passa il tempo più i due tecnici sono preoccupati. Non preoccupati che l&#8217;Universo possa cessare di esistere – che idiozia! – ma preoccupati che i monaci, delusi che non succeda niente, possano dare fuori di matto.<br />
I due tecnici riescono a organizzare in modo che il computer finisca il suo lavoro mentre loro saranno già al sicuro, pronti a imbarcarsi su un aereo per tornare a casa.<br />Il finale del racconto è questo:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;The swift night of the high Himalayas was now almost upon them. Fortunately the road was very good, as roads went in this region, and they were both carrying torches. There was not the slightest danger, only a certain discomfort from the bitter cold. The sky overhead was perfectly clear and ablaze with the familiar, friendly stars. At least there would be no risk, thought George, of the pilot being unable to take off because of weather conditions. That had been his only remaining worry.<br />He began to sing but gave it up after a while. This vast arena of mountains, gleaming like whitely hooded ghosts on every side, did not encourage such ebullience. Presently George glanced at his watch.<br />&#8220;Should be there in an hour,&#8221; he called back over his shoulder to Chuck. Then he added, in an afterthought, &#8220;Wonder if the computer&#8217;s finished its run? It was due about now.&#8221;<br />Chuck didn&#8217;t reply, so George swung round in his saddle. He could just see Chuck&#8217;s face, a white oval turned toward the sky.<br />&#8220;Look,&#8221; whispered Chuck, and George lifted his eyes to heaven. (There is always a last time for everything.)<br />Overhead, without any fuss, the stars were going out.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Adesso la rapida notte dell&#8217;alto Himalaya era quasi su di loro. Per fortuna la strada era molto buona, secondo la qualità media delle strade in quella regione, e tutti e due erano muniti di torce. Non c&#8217;era il minimo pericolo, soltanto il lieve disagio dovuto al freddo pungente. Il cielo sopra di loro era perfettamente limpido, e acceso dal brulichio delle familiari e amichevoli stelle. Per lo meno, pensò George, non ci sarebbe stato il rischio che il pilota non potesse decollare a causa delle cattive condizioni del tempo. Quella era l&#8217;unica preoccupazione che gli era ancora rimasta.<br />Cominciò a cantare, ma dopo un po&#8217; ci rinunciò. Quel vasto anfiteatro di montagne che si stagliavano da ogni lato simili a bianchi fantasmi incappucciati, non incoraggiava una simile esuberanza. Poco dopo, George diede un&#8217;occhiata al suo orologio.<br />«Dovremmo esserci fra un&#8217;ora» gridò a Chuck, senza voltarsi. Poi aggiunse, a mo&#8217; di ripensamento: «Mi chiedo se il computer non abbia finito il suo lavoro. Dovrebbe essere all&#8217;incirca adesso».<br />Chuck non rispose, così George si girò sulla sella. Poteva vedere il volto di Chuck, un ovale bianco rivolto al cielo.<br />«Guarda» bisbigliò Chuck, e George sollevò gli occhi verso il firmamento. (C&#8217;è sempre un&#8217;ultima volta per ogni cosa.)<br />In alto, senza nessun clamore, le stelle si stavano spegnendo.</p>
<p>[traduzione di Giampaolo Cossato]</p></blockquote>
<p>Il <em>conceptual breakthrough</em>: Dio esiste e ha creato l&#8217;umanità perché possa elencare i Suoi nove miliardi di nomi. Ah, è la Fine del Mondo!<br />La <em>surprise</em>: il lettore, sapendo che si tratta di un racconto fantastico, può immaginarsi che i monaci abbiano ragione. Tuttavia Clarke è abbastanza bravo a sviare l&#8217;attenzione attraverso il punto di vista dei due tecnici, più preoccupati per i monaci pazzi che non per la faccenda dei nomi di Dio.<br />Il <em>sublime</em>: meno presente che non nel racconto precedente, ma il contrasto tra le montagne e le stelle &#8220;amichevoli&#8221; con il buio finale ha un pizzico di &#8220;sublimitudine&#8221;.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_tibet.jpg" alt="Ruota da preghiera" /><br />
<em>Ruota da preghiera tibetana: meno innocente di quanto non sembri</em></p>
<p>Il <em>sense of wonder</em> non è stato scientifico, ma rimane vero <em>sense of wonder</em>. Molti altri racconti e romanzi di Arthur C. Clarke sono imbevuti di <em>sense of wonder</em>. Giustamente famoso è il romanzo <em>Le Guide del Tramonto (Childhood&#8217;s End</em>, 1953), con il suo finale di mistica maestosità, degno di<em> The End of Evangelion</em> – leggo adesso su wikipedia che <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hideaki_Anno">Hideaki Anno</a>, regista di <em>Evangelion</em>, si sarebbe proprio ispirato al romanzo di Clarke. La differenza tra il finale di <em>Childhood&#8217;s End</em> e quello di <em>The End of Evangelion</em> è che il romanzo di Clarke <em>ha un senso</em>. Non svelo di più: leggete <em>Childhood&#8217;s End</em> ché ne vale la pena.
</p>
<p>Terzo esempio di <em>sense of wonder</em>. Scenari meno apocalittici rispetto ad Asimov e Clarke, ma comunque molti gradini sopra la balena volante. Parlo del racconto di H.G. Wells &#8220;La Stella&#8221; (&#8220;The Star&#8221;, 1897).<br />In &#8220;The Star&#8221;, una stella attraversa il Sistema Solare. Il corpo celeste colpisce Nettuno e poi Giove. I calcoli indicano che colpirà anche la Terra o, se non lo farà, ci passerà molto vicina, causando ogni sorta di cataclisma.<br />Così Wells descrive l&#8217;apparire della stella nel cielo terrestre:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;But the yawning policeman saw the thing, the busy crowds in the markets stopped agape, workmen going to their work betimes, milkmen, the drivers of news-carts, dissipation going home jaded and pale, homeless wanderers, sentinels on their beats, and in the country, labourers trudging afield, poachers slinking home, all over the dusky quickening country it could be seen&#8211;and out at sea by seamen watching for the day – a great white star, come suddenly into the westward sky!</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Ma il poliziotto che sbadigliava la vide, la folla al mercato rimase a bocca aperta, la videro gli operai che andavano al lavoro di buonora, i lattai, gli edicolanti, chi tornava a casa pallido e stanco, i vagabondi, le sentinelle nel loro giro di guardia, e in campagna la videro i contadini che arrancavano nei campi, la videro i bracconieri che rientravano di soppiatto alle loro dimore, la si poteva vedere ovunque nella campagna scura che riprendeva vita – e in alto mare la videro i marinai di vedetta quel giorno – videro una grande stella bianca, che all&#8217;improvviso irrompeva nel cielo a Occidente!</p></blockquote>
<p>In qualche misura è un modo di narrare un po&#8217; ingenuo, però riesce a far trattenere il fiato, finché il <em>sublime</em> non appare nell&#8217;ultima riga: una grande stella bianca nel cielo d&#8217;Occidente!<br />Poi Wells descrive gli effetti catastrofici dell&#8217;avvicinarsi della stella, anche se, per fortuna, la stella non colpisce il nostro pianeta. L&#8217;ultimo paragrafo del racconto è questo:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;The Martian astronomers – for there are astronomers on Mars, although they are very different beings from men – were naturally profoundly interested by these things. They saw them from their own standpoint of course. &#8220;Considering the mass and temperature of the missile that was flung through our solar system into the sun,&#8221; one wrote, &#8220;it is astonishing what a little damage the earth, which it missed so narrowly, has sustained. All the familiar continental markings and the masses of the seas remain intact, and indeed the only difference seems to be a shrinkage of the white discoloration (supposed to be frozen water) round either pole.&#8221; Which only shows how small the vastest of human catastrophes may seem, at a distance of a few million miles.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Gli astronomi marziani – perché ci sono astronomi su Marte, sebbene siano creature molto diverse dagli uomini – naturalmente furono profondamente interessati da questi avvenimenti. Ovviamente li videro dalla loro prospettiva. &#8220;Considerando la massa e la temperatura del proiettile che è volato attraverso il nostro Sistema Solare fin contro il Sole&#8221;, uno degli astronomi scrisse, &#8220;è incredibile quanto minimo sia stato il danno alla Terra, mancata di pochissimo. Tutti i familiari punti di riferimento continentali e le masse oceaniche sono rimasti inalterati, in effetti l&#8217;unica differenza sembra essere una riduzione della zona bianca (che si pensa sia acqua ghiacciata) intorno a ciascuno dei poli&#8221;. Il che dimostra quanto minuscole appaiano le più grandi catastrofi dell&#8217;umanità se viste da milioni di miglia di distanza.</p></blockquote>
<p>Il <em>conceptual breakthrough</em>: i Marziani esistono e ci spiano!<sup><a href="#sow_nota_2">[2]</a></sup><a name="sow_nota_2_up"></a> Ma non solo, qui il <em>sense of wonder</em> è alimentato anche dal <em>decentering</em> nella definizione di Delany: d&#8217;improvviso cambia la prospettiva; adesso la Terra è solo una piccola immagine nel telescopio di un marziano. Un punto di riferimento cardine è spostato: al centro metafisico dell&#8217;Universo non c&#8217;è più il nostro pianeta.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_star.jpg" alt="Collisione planetaria" /><br />
<em>Per fortuna non è andata così!</em></p>
<p>Questi tre racconti non sono perfetti dal punto di vista stilistico, però <strong>funzionano</strong>.<br />
Il vero <em>sense of wonder</em> riesce a trascendere una scrittura poco brillante: <em>Infinito</em> (<em>Last and First Men</em>, 1930) di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Olaf_Stapledon">Olaf Stapledon</a> non è neanche un romanzo nel senso comune del termine; in pratica non ci sono personaggi ed è quasi tutto <em>raccontato</em>. Se lo dovessi giudicare con il metro che uso di solito prenderebbe 100 gamberi marci. Tuttavia dalla sua Stapledon può sostenere di raccontare <strong>due miliardi</strong> di anni di storia futura dell&#8217;umanità.<br />L&#8217;intrinseca grandiosità e ambizione del progetto – il <em>sense of wonder</em> che nasce dall&#8217;incredibile viaggio fino alle sorti ultime dell&#8217;umanità – possono far chiudere un occhio sui dettagli tecnici della narrazione. Forse. Ciò detto, si può benissimo scrivere come Dio comanda e suscitare <em>sense of wonder</em>, le due cose non si escludono. <strong>La scarsa tecnica non favorisce in alcun modo il <em>sense of wonder</em></strong>. Sto solo sostenendo che il <em>sense of wonder</em> è possibile <em>nonostante</em> una scarsa tecnica.
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<p>Quanto è importante il <em>sense of wonder</em> in un&#8217;opera di narrativa fantastica? Per alcuni è vitale. Scrive David Gerrold:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;That <em>sense of wonder</em> is what you aspire to create; that&#8217;s what you <em>must</em> create if you are going to write effective science fiction and fantasy.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Dovete ambire a suscitare il <em>sense of wonder</em>; se volete scrivere efficaci storie fantasy o di fantascienza, <em>dovete</em> creare il <em>sense of wonder</em>.</p></blockquote>
<p>Per <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Damon_Knight">Damon Knight</a>:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Science fiction exists to provide what Moskowitz and others call &#8216;the sense of wonder&#8217;: some widening of the mind&#8217;s horizons, no matter in what direction [...]</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;La fantascienza esiste per suscitare quello che Moskowitz e altri chiamano &#8216;il senso del meraviglioso&#8217;: un espandersi degli orizzonti mentali, non importa in quale direzione [...]</p></blockquote>
<p>Altri non la pensano così. I rappresentanti del partito &#8220;il <em>sense of wonder</em> è un&#8217;illusione!&#8221; pongono enfasi su altri elementi, considerando fondamentali personaggi, ambientazione, intreccio, ecc. Non riporto in dettaglio le loro opinioni perché mi stanno antipatici!<br />Io concordo con Gerrold e Knight: come già detto, il <em>sense of wonder</em> è il nocciolo del fantastico; il <em>sense of wonder</em> è <strong>vitale</strong>. Il <em>sense of wonder</em> eleva le storie in una dimensione altrimenti irraggiungibile. Nessun personaggio, nessuna ambientazione, nessun intreccio può avere l&#8217;impatto viscerale del <em>meraviglioso</em>.<br />Inoltre difficilmente una storia può avere un significato più profondo di una vicenda caratterizzata da vero <em>sense of wonder</em>. Il vero <em>sense of wonder</em> afferma qualcosa di basilare riguardo la realtà stessa: &#8220;Siamo tutti in una simulazione!!! E in più ci fanno lavorare senza ferie per costruire un computer quantistico!!!&#8221;, &#8220;La Terra è piatta!!! E se continuiamo a navigare non scopriamo l&#8217;America, cadiamo oltre il bordo del mondo e finiamo in orbita!!!&#8221;, &#8220;Dio esiste!!! E ha ucciso gli alieni per colpa dei Re Magi!!!&#8221; (provate a indovinare a quali racconti mi riferisco. Qualche indizio: sono tre racconti che sono stati tradotti in italiano. Il primo racconto è stato venduto come romanzo breve ed è già stato citato in un altro articolo del blog; il titolo del terzo racconto compare in questo di articolo).<br />Una storia può essere bella anche senza <em>sense of wonder</em>, ma senza <em>sense of wonder</em> non potrà mai compiere il balzo da &#8220;bella&#8221; a &#8220;UAU!&#8221;.
</p>
<p>Io sono spesso accusata – specie quando si parla di opere italiane – di giudicare i romanzi solo in base allo stile, di fermarmi alla superficie e di non scavare più a fondo oltre le apparenze. C&#8217;è un pizzico di verità in questo, ma la ragione non è che sono sadica, invidiosa, acida, frustrata e rubo i leccalecca ai bambini, la ragione è che sono <em>infinitamente buona e generosa</em>.<sup><a href="#sow_nota_3">[3]</a></sup><a name="sow_nota_3_up"></a> Se dovessi giudicare in base ai parametri del fantastico, sarebbe sì un vero massacro. Non lo faccio perché in effetti il <em>sense of wonder</em> potrebbe essere illusione, potrebbe essere solo questione di gusto personale – non lo credo, ma non posso escluderlo.<br />Come già accennato, sono disposta a passare <strong>molto volentieri</strong> sopra a uno stile zoppicante se un romanzo mi facesse esclamare &#8220;UAU!&#8221;. Ma non succede. Anzi, anche i romanzi italiani migliori che ho letto – <em>Pan</em>, <em>Esbat</em>, <em>L&#8217;Acchiapparatti di Tilos</em> – si distinguono per personaggi, intreccio, ambientazione o qualità della scrittura; sotto il profilo del <em>sense of wonder</em> latitano. Negli ultimi anni forse un solo romanzo italiano di narrativa fantastica è riuscito a suscitarmi un minimo di <em>sense of wonder</em>. È un romanzo inedito di Luca Zaffini. Nonostante abbia letto solo una prima stesura – con tutti i problemi di stile e trama che questo comporta – sono rimasta impressionata. Quanto impressionata me ne sono resa conto scrivendo questo articolo: ormai è passato più di un anno da quando ho letto quel romanzo, eppure un sacco di scene le ricordo ancora benissimo. Una traccia di <em>sense of wonder</em> è rimasta dopo così tanto tempo e così tanti altri romanzi. Notevole. Spero l&#8217;autore riesca a pubblicarlo, credo sarebbe il più bel romanzo fantasy italiano da anni.
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<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Le parole non hanno un costo diverso a seconda del loro significato. Potete spendere le parole di un romanzo per descrivere l&#8217;elfo, il nano e il barbaro che entrano in una taverna, mangiano, bevono, ruttano e poi il nano trascina tutti in una rissa; oppure potete scegliere altre parole e rivoltare l&#8217;intero Universo. Non si pagano tasse sulla fantasia, non ponetevi limiti!
</p>
<p>Buon Natale a tutti!  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink53.gif" alt="chikas_pink53.gif" class="wp-smiley" /> 
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Bibliografia</strong>
</p>
<p>Per maggiori informazioni riguardo a gigapedia, consultate <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/09/02/libri-come-se-piovesse/">questo articolo</a>.
</p>
<p><strong>Sulla fantascienza:</strong>
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c01.jpg" alt="Copertina di The Encyclopedia of Science Fiction" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/391325/the-encyclopedia-of-science-fiction"><em>The Encyclopedia of Science Fiction</em></a> di John Clute &amp; Peter Nicholls (St. Martin&#8217;s Press, 1995).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c02.jpg" alt="Copertina di The Cambridge Companion to Science Fiction" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/47134/the-cambridge-companion-to-science-fiction--cambridge-companions-to-literature-"><em>The Cambridge Companion to Science Fiction</em></a> a cura di Edward James &amp; Farah Mendelsohn (Cambridge University Press, 2003).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c03.jpg" alt="Copertina di Science Fiction: What It's All About" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/400047/science-fiction--what--039-s-it-all-about"><em>Science Fiction: What It&#8217;s All About</em></a> di Sam J. Lundwall (Ace Books, 1971).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c04.jpg" alt="Copertina di Reading by Starlight: Postmodern Science Fiction" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/174124/reading-by-starlight--postmodern-science-fiction--popular-fictions-"><em>Reading by Starlight: Postmodern Science Fiction</em></a> di Damie Broderick (Routledge, 1994).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c05.jpg" alt="Copertina di Worlds of Wonder: How to Write Science Fiction and Fantasy" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/267838/worlds-of-wonder--how-to-write-science-fiction--amp--fantasy"><em>Worlds of Wonder: How to Write Science Fiction &amp; Fantasy</em></a> di David Gerrold (Writer&#8217;s Digest Books, 2001).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p><a name="sow_biblio"></a><strong>Opere citate:</strong>
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c06.jpg" alt="Copertina di Nine Tomorrows" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/398093/nine-tomorrows"><em>Nine Tomorrows</em></a> di Isaac Asimov (Doubleday, 1959).<br />Questa antologia contiene il racconto &#8220;The Last Question&#8221;. Potete anche leggerlo online, <a href="http://www.multivax.com/last_question.html">qui</a>.<br />In Italiano trovate &#8220;L&#8217;Ultima Domanda&#8221; su emule dentro: <strong>eBook.ITA.2854.Isaac.Asimov.<br />Il.Meglio.Di.Asimov.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar</strong> (2.861.327 bytes)
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c07.jpg" alt="Copertina di The Nine Billion Names of God: The Collected Stories of Arthur C. Clarke, 1951-1956" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/294160/the-nine-billion-names-of-god--the-collected-stories-of-arthur-c--clarke--1951-1956"><em>The Nine Billion Names of God: The Collected Stories of Arthur C. Clarke, 1951-1956</em></a> di Arthur C. Clarke (Signet, 1974).<br />Questa antologia contiene il racconto &#8220;The Nine Billion Names of God&#8221;. Potete anche leggerlo online, <a href="http://lucis.net/stuff/clarke/9billion_clarke.html">qui</a>.<br />In Italiano trovate &#8220;I Nove Miliardi di Nomi di Dio&#8221; su emule dentro: <strong>eBook.ITA.1280.Isaac.Asimov.<br />Le.Grandi.Storie.Della.Fantascienza.15.1953.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar</strong> (2.793.403 bytes)
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c08.jpg" alt="Copertina di L'Uomo dei Miracoli" align="left"/>&#8220;The Star&#8221; di H.G. Wells potete leggerlo online, <a href="http://www.online-literature.com/wellshg/17/">qui</a>.<br />Secondo il Catalogo Vegetti esiste una sola traduzione italiana – &#8220;La Stella&#8221; – in un&#8217;antologia del 1905, <em>L&#8217;Uomo dei Miracoli</em>. Non si trova su emule.<br />
Ma a quanto pare il racconto è stato tradotto anche nell’antologia <i>La porta nel muro e altri racconti</i> edita da Bollati Boringhieri, e questa traduzione si può leggere online, <a href="http://phy6.org/stargaze/Ithestar.htm">qui</a>. Grazie a <a href="http://geigerdysf.splinder.com">doktorgeiger</a> per la segnalazione.
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c09.jpg" alt="Copertina di Childhood's End" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/26983/childhood--039-s-end"><em>Childhood&#8217;s End</em></a> di Arthur C. Clarke (Ballantine Books, 1953).<br />In Italiano lo trovate su emule, cercando: <strong>eBook.ITA.2345.Arthur.C.Clarke.<br />Le.Guide.Del.Tramonto.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar</strong> (2.063.627 bytes)</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sow_c10.jpg" alt="Copertina di Last and First Men" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/108813/last-and-first-men"><em>Last and First Men</em></a> di Olaf Stapledon (Methuen, 1930).<br />Potete anche leggerlo online, <a href="http://gutenberg.net.au/ebooks06/0601101h.html">qui</a>.<br />In Italiano è apparso negli Oscar Fantascienza Mondadori e nei Classici di Urania. Non si trova su emule.</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>note:<br /><a name="sow_nota_1"></a>&nbsp;<sup>[1]</sup>&nbsp;<a href="#sow_nota_1_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Mi rendo conto che anche  sulla definizione di &#8220;sublime&#8221; ci si potrebbe scannare. Intenderò &#8220;sublime&#8221; nel suo significato intuitivo di grandioso, eccelso, strabello.
</p>
<p><a name="sow_nota_2"></a>&nbsp;<sup>[2]</sup>&nbsp;<a href="#sow_nota_2_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Infatti:<br />
<blockquote>No one would have believed in the last years of the nineteenth century that this world was being watched keenly and closely by intelligences greater than man&#8217;s and yet as mortal as his own; that as men busied themselves about their various concerns they were scrutinised and studied, perhaps almost as narrowly as a man with a microscope might scrutinise the transient creatures that swarm and multiply in a drop of water.</p></blockquote>
<p>Ma questa è un&#8217;altra storia!
</p>
<p><a name="sow_nota_3"></a>&nbsp;<sup>[3]</sup>&nbsp;<a href="#sow_nota_3_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Ricordo che se siete miei fan dovete accettare il fatto che sono infinitamente buona e generosa come dogma di fede.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.noradsanta.org/it/index.html">Segui Babbo Natale grazie al NORAD!</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=2782" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Recensioni :: Romanzo :: Leviathan</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/11/25/recensioni-romanzo-leviathan/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 22:11:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>

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		<description><![CDATA[



Titolo originale: Leviathan
Autore: Scott Westerfeld
Illustrazioni: Keith Thompson
Anno: 2009
Nazione: U.S.A.
Lingua: Inglese
Editore: Simon Pulse
Genere: Steampunk per fanciulli
Pagine: 448


Giugno 1914. Il governo inglese invia la Leviathan, l&#8217;ammiraglia della propria flotta aerea, in missione segreta a Costantinopoli. Lungo la strada salgono a bordo Deryn Sharp, una ragazza scozzese che si è travestita da ragazzo per servire in aeronautica, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top"><img align="left" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sss_leviathan.jpg" alt="Copertina di Leviathan" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top">Titolo originale: <strong>Leviathan</strong><br />
Autore: <strong>Scott Westerfeld</strong><br />
Illustrazioni: <strong>Keith Thompson</strong></p>
<p>Anno: <strong>2009</strong><br />
Nazione: <strong>U.S.A.</strong><br />
Lingua: <strong>Inglese</strong><br />
Editore: <strong>Simon Pulse</strong></p>
<p>Genere: <strong>Steampunk per fanciulli</strong><br />
Pagine: <strong>448</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Giugno 1914. Il governo inglese invia la <em>Leviathan</em>, l&#8217;ammiraglia della propria flotta aerea, in missione segreta a Costantinopoli. Lungo la strada salgono a bordo Deryn Sharp, una ragazza scozzese che si è travestita da ragazzo per servire in aeronautica, e il Principe austriaco Aleksandar – Alek per gli amici –, in fuga dalla propria patria dopo l&#8217;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Assassination_of_Archduke_Franz_Ferdinand_of_Austria">assassinio</a> del padre a Sarajevo.
</p>
<p>Non è però il 1914 che conosciamo: nel mondo di <strong><em>Leviathan</em></strong> la tecnologia ha fatto passi da gigante sia nel campo della robotica, sia in quello della bioingegneria. I Tedeschi e gli Austro-Ungarici (i &#8220;Clanker&#8221;) si sono specializzati nella costruzione di corazzate terrestri e di enormi robot da guerra (qui chiamati <em>walker</em>, somiglianti ai &#8220;robottoni&#8221; di certi <em>anime</em> giapponesi o ai <em>mech</em> di giochi stile <em>MechWarrior</em>), mentre Inglesi, Francesi e Russi (i &#8220;Darwinisti&#8221;) hanno plasmato nuove forme di vita per gli usi più svariati. La stessa <em>Leviathan</em> è una creatura vivente, che mescola il DNA della balena con quello di decine di altre specie.<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
[See post to watch Flash video]
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Booktrailer di Leviathan</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Ciò premesso, il <em>booktrailer</em> e certo <em>hype</em> facevano credere che <strong><em>Leviathan</em></strong> fosse un romanzo di guerra. <strong>Non è così</strong>. Basta confrontare l&#8217;<em>hype</em> con i fatti. Per esempio un tizio, dopo aver letto una ARC<sup><a href="#lev_nota_1">[1]</a></sup><a name="lev_nota_1_up"></a>, dichiarava:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Westerfeld has kicked off his new series with bang, averaging more battles and bombings per chapter than a textbook on both World Wars combined.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Westerfeld ha cominciato la sua nuova serie col botto. Ci sono più battaglie e bombardamenti per capitolo che in un libro di testo dedicato a entrambe le Guerre Mondiali.</p></blockquote>
<p>Questi sono i fatti:
<ul>
<li>Capitoli presenti nel romanzo: <strong>41</strong>.</li>
<li>Battaglie presenti: <strong>zero</strong> (ci sono <strong>6</strong> scontri a fuoco, ma esito a chiamarli &#8220;battaglie&#8221; dato che il numero di mezzi e uomini coinvolti si conta sulle dita delle mani – spesso di una mano sola).</li>
<li>Bombardamenti: <strong>zero</strong> (non viene sganciata alcuna bomba nel corso dell&#8217;intero romanzo – neanche una, neppure per sbaglio).</li>
<li>Massimo numero di <em>walker</em> o corazzate terrestri contemporaneamente presenti in una scena: <strong>2</strong>.</li>
<li>Numero di combattimenti tra un <em>walker</em> e un &#8220;mostro&#8221; darwinista: <strong>zero</strong>.</li>
</ul>
<p>In altre parole la Prima Guerra Mondiale rimane sullo sfondo. Chi si aspettava – io! – un&#8217;armata di robot tedeschi che attraversa la Manica per combattere contro un esercito di creature abominevoli ingegnerizzate a partire dal DNA del mostro di Loch Ness, rimarrà deluso. Niente di tutto questo è neppure <em>accennato</em> nel romanzo. Invece c&#8217;è una sana storia di avventura per bambini piena di buoni sentimenti.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Il mondo di Leviathan</strong>
</p>
<p>Il 1914 dipinto in <strong><em>Leviathan</em></strong> ha un suo fascino, a tratti notevole, ma la costruzione di Westerfeld è semplicistica.</p>
<p align="center"><a href="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_mappa.jpg" rel="lightbox" title="Mappa allegorica dell'Europa"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_mappa_thumb.jpg" alt="Mappa del mondo" /></a><br />
<em>Mappa allegorica dell&#8217;Europa di Leviathan. Clicca per ingrandire</em></p>
<p>I Clanker sono più o meno verosimili: in pratica non c&#8217;è molta differenza rispetto ai libri di storia, solo i carri armati si sono sviluppati qualche decennio prima e hanno gambe invece di cingoli. Westerfeld liquida la questione con una battuta di Alek:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;How else would a war machine get around? On <em>treads</em>, like an old-fashioned farm tractor? What a preposterous idea.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Come potrebbe altrimenti spostarsi una macchina da guerra? Su <em>cingoli</em>, come i vecchi trattori agricoli? Che idea stravagante.</p></blockquote>
<p>Anche se in verità non è mai spiegato perché le gambe dovrebbero essere un sistema di locomozione migliore dei cingoli: i <em>walker</em> non sono particolarmente veloci e hanno grossi problemi di stabilità in caso di terreno accidentato; se cadono non si possono rialzare senza aiuto; inoltre non sono &#8220;robottoni&#8221; intelligenti, hanno bisogno di equipaggio – nel romanzo non esistono computer a vapore o intelligenze artificiali, tutti i macchinari sono stupida ferraglia.<br />Tuttavia non ho trovato assurde le scene con i Clanker: vero, niente del genere può essere costruito neanche ai giorni nostri, però non è tecnicamente impossibile, e una certa tendenza tedesca al gigantismo per quanto riguarda i carri armati è storicamente corretta.
</p>
<table style="width: 100%" cellspacing="1" border="1" cellpadding="12">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4">
<p align="center" style="font-size:medium"><strong>K Panzerkampfwagen</strong>
</p>
<p>Nel 1917 il Ministero della Guerra tedesco ordina di approntare un super carro armato in grado di travolgere le linee nemiche anche nelle situazioni più difficili. Viene così progettato il &#8220;K-Wagen&#8221; una mostruosità da 120 tonnellate con 27 uomini di equipaggio, 4 cannoni e 7 mitragliatrici.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_kwagen.jpg" alt="Modellino del K-Wagen" /><br />
<em>Un modellino di come sarebbe potuto apparire il K-Wagen</em></p>
<p>Dieci K-Wagen vengono commissionati, ma al termine della Guerra, nel novembre 1918, solo due esemplari sono in fase avanzata di costruzione, presso l&#8217;impianto di Riebe. Gli Alleati ordinano che i due super carri siano smantellati.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_kwagen2.jpg" alt="Il K-Wagen in costruzione" /><br />
<em>Il K-Wagen in costruzione</em></p>
<p>Per saperne di più sulle macchine da guerra tedesche nella Prima Guerra Mondiale, si può consultare il seguente volume, ricco di fotografie:
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_panzers.jpg" alt="Copertina di German Panzers 1914-18" align="left"/><em><a href="http://gigapedia.com/items/62346/osprey-new-vanguard-127---german-panzers-1914-18">German Panzers 1914-18</a></em> di Steven J. Zaloga (Osprey Publishing, 2006).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p>Se dalla Prima Guerra Mondiale si passa alla Seconda, si scoprono progetti ancora più ciclopici, dei quali ho <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/04/29/lorelei-le-armi-segrete-del-terzo-reich#p1500">già parlato</a>.</p>
</td>
</tr>
</table>
<p>Le azioni di combattimento con i Clanker spesso sono tirate per i capelli – e in un romanzo di Tom Clancy farebbero chiudere il libro – ma qui è <strong>fantasy!!!</strong> e sopporto. In fondo non c&#8217;è niente di scandaloso, nessun drago colpito al volo dalle catapulte di troisiana memoria. Tranne&#8230;<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID2028692443'), this, 'Mostra episodio bellico poco plausibile &#9660;', 'Nascondi episodio bellico poco plausibile &#9650;');">Mostra episodio bellico poco plausibile &#9660;</a></p>
<div id='SID2028692443' style='display:none;'>
Il cannone da 57mm che spara dal <em>walker</em> in movimento e colpisce gli esploratori nemici a cavallo, a distanza imprecisata.
</div>
<p></p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_walker.jpg" alt="Il walker di Alek" /><br />
<em>Il walker di Alek. Può camminare così con le gambe piegate, oppure le gambe possono essere distese per un’andatura più veloce. Può perfino correre</em></p>
<p>I Darwinisti sono un altro paio di maniche. L&#8217;idea è che Charles Darwin non solo abbia scoperto il meccanismo dell&#8217;evoluzione, ma abbia anche scoperto come manipolare il DNA. Nell&#8217;arco di due generazioni gli scienziati hanno raggiunto un controllo completo sulla bioingegneria. Possono creare qualunque forma di vita, da singoli microbi fino a enormi navi viventi.<br />Come spiega Deryn, la bioingegneria ha sostituito la meccanica:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;She remembered how Da had said London looked in the days before old Darwin had worked his magic. A pall of coal smoke had covered the entire city, along with a fog so thick that streetlamps were lit during the day. During the worst of the steam age so much soot and ash had decorated the nearby countryside that butterflies had evolved black splotches on their wings for camouflage.<br />But before Deryn had been born, the great coal-fired engines had been overtaken by fabricated beasties, muscles and sinews replacing boilers and gears. These days the only chimney smoke came from ovens, not huge factories, and the storm had cleared even that murk from the air.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Ricordò come papà aveva descritto l&#8217;aspetto di Londra prima che il vecchio Darwin compisse i suoi miracoli. Fumo di carbone aveva ricoperto l&#8217;intera città, insieme a una nebbia così fitta che i lampioni erano lasciati accesi durante il giorno. Nel momento peggiore dell&#8217;età del vapore, fuliggine e cenere avevano invaso la vicina campagna, tanto che le farfalle erano mutate: per mimetizzarsi avevano sviluppato macchie nere sulle ali.<br />Ma prima che Deryn nascesse, i grandi motori a carbone erano stati sostituiti da animali ingegnerizzati. Muscoli e tendini avevano rimpiazzato caldaie e ingranaggi. Adesso gli unici fumaioli in funzione erano quelli dei forni, non di enormi fabbriche, e la tempesta aveva disperso anche quel velo di sporco.</p></blockquote>
<p>Immaginate i <em>Flintstones</em>, con l&#8217;uccello preistorico che usa il becco al posto della puntina del giradischi: con i Darwinisti siamo da quelle parti.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_flint.jpg" alt="Giradischi dei Flintstones" /><br />
<em>I Darwinisti dell’età della pietra</em></p>
<p>Anche qui non è scientificamente impossibile, ma richiede un balzo tecnologico ben più ampio di quello richiesto per sostituire i cingoli. È inverosimile un tale controllo sul DNA senza lo sviluppo di scienze e tecnologie correlate, dai microscopi all&#8217;informatica. Inoltre spesso le creature darwiniste sono inefficienti: non è molto credibile che in <strong>guerra</strong> non si scelga l&#8217;alternativa migliore.<br />L&#8217;intera faccenda è ambigua: da un lato i Darwinisti sono dipinti come &#8220;fanatici&#8221; che prediligono la bioingegneria sulla meccanica per partito preso, dall&#8217;altro i motori della <em>Leviathan</em> sono normali motori meccanici. Non ha senso: o i Darwinisti hanno una fede quasi religiosa nella bioingegneria, e allora ci sta che adottino una soluzione animale anche quando l&#8217;equivalente meccanico è più funzionale, oppure scelgono di volta in volta e in questo caso una marea di loro creazioni sarebbe da buttar via.<br />Una brutta caduta di stile i motori meccanici sulla <em>Leviathan</em>: pura pigrizia da parte dell&#8217;autore, che per risolvere un inghippo nella trama se n&#8217;è fregato della coerenza.</p>
<p>Comunque, alcune creature Darwiniste, per quanto inefficienti e inverosimili, le ho gradite perché troppo <em>kawaii</em>!<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID997035968'), this, 'Mostra una creatura kawaii &#9660;', 'Nascondi una creatura kawaii &#9650;');">Mostra una creatura kawaii &#9660;</a></p>
<div id='SID997035968' style='display:none;'>
Le lucertole messaggero sono deliziosamente carine! Questi animaletti, ingegnerizzati a partire dalle comuni lucertole, scorazzano lungo il sartiame della <em>Leviathan</em>. Quando qualcuno ha bisogno di riferire un messaggio o dare ordini, parla a una lucertola. La lucertola registra la voce, va a cercare il destinatario e ripete il messaggio.<br />Quando la <em>Leviathan</em> fa alzare in volo i palloni-medusa da osservazione, il pilota si porta appresso una lucertola; se avvista il nemico lo comunica all&#8217;animaletto, il quale torna sulla nave a riferire la notizia, zampettando lungo un cavo legato al pallone. Il problema è che la lucertola si muove con flemma: se il pilota usasse il codice morse farebbe molto prima&#8230;
</div>
<p><br />Altre creature sono poco credibili e decisamente stupide.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1121517369'), this, 'Mostra una creatura stupida &#9660;', 'Nascondi una creatura stupida &#9650;');">Mostra una creatura stupida &#9660;</a></p>
<div id='SID1121517369' style='display:none;'>
Sulla <em>Leviathan</em> le mitragliatrici sono state sostituite dai &#8220;fléchettes bats&#8221;. Funziona così: la <em>Leviathan</em> ospita una colonia di pipistrelli opportunamente ingegnerizzati; quando è avvistato un vascello avversario, ai pipistrelli vengono fatti mangiare dei chiodi. Quindi si disturbano gli animali per farli alzare in volo. Poi la <em>Leviathan</em> dirige potenti fari contro la nave nemica: i pipistrelli, attirati dalla luce, si dirigono in quella direzione. Infine la <em>Leviathan</em> cambia la luce dei fari da gialla a rossa: il rosso terrorizza i pipistrelli, che cagano i chiodi sul bersaglio. Non so, dovrei ridere? Poi capisco che Westerfeld abbia tratto ispirazione dalle &#8220;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bat_bomb">bat bomb</a>&#8220;: non è divertente lo stesso.
</div>
<p>
</p>
<p>Rimangono poi alcuni problemi di fondo. Per esempio, che bisogno c&#8217;è di ingegnerizzare balene volanti e lupi-tigre quando puoi ingegnerizzare virus? Sono un&#8217;arma <em>molto</em>, <em>molto</em>, <em>molto</em> più efficace di qualunque &#8220;mostro&#8221;. In un altro romanzo di tecnologia contro biologia, <em>La Guerra contro gli Chtorr</em> di David Gerrold, gli Chtorr, prima di inviare contro la Terra i vermi giganti e gli altri &#8220;mostri&#8221;, spazzano via buona parte della popolazione con le malattie infettive.<br />E ancora: con una tale conoscenza della genetica, ci si aspetterebbe che i Darwinisti siano immortali, che possiedano la cura per ogni malattia, che possano farsi crescere le ali o le branchie o siano in grado di migliorare il proprio stesso cervello. Ma:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Though human life chains were off-limits for fabrication, the middies often conjectured that the bosun&#8217;s ears were fabricated.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Sebbene non fosse consentito manipolare le catene vitali umane, gli aspiranti guardiamarina spesso sospettavano che le orecchie del nostromo fossero ingegnerizzate.</p></blockquote>
<p>Tutto qui. <strong>Una</strong> sola riga su 400 pagine per giustificare un fatto clamoroso. &#8220;Manipolare il DNA umano è contro le regole&#8221;. Fine. Lo dice l&#8217;Autore. Come accennavo: ambientazione costruita in maniera semplicistica. Al limite del cretino.
</p>
<p>Oltre il microcosmo della <em>Leviathan</em>, il mondo darwinista rimane indefinito. Com&#8217;è la vita a Londra senza meccanica e in compagnia di un esercito di bestie ingegnerizzate? Non si sa. Peccato.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_leviathan.jpg" alt="Il muso della Leviathan" /><br />
<em>Il muso della Leviathan</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Personaggi e morale</strong>
</p>
<p>La storia è narrata in terza persona limitata dal punto di vista di Alek e Deryn. I due punti di vista si alternano con regolarità – si passa da un personaggio all&#8217;altro ogni due capitoli. Faccio notare che il punto di vista non è <strong>mai</strong> cambiato durante una scena. I passaggi da Alek a Deryn e da Deryn ad Alek avvengono <strong>solo</strong> in corrispondenza della fine di un capitolo/inizio del capitolo successivo.
</p>
<p>Il Principe Alek è infantile, noioso, e si comporta almeno due volte da perfetto idiota per mere esigenze di trama. L&#8217;equipaggio del <em>walker</em> con cui è fuggito dall&#8217;Austria è composto da personaggi insipidi quanto lui. Ho sperato che nel finale almeno il Conte Volger sviluppasse una personalità, invece è rimasto il personaggio informe di inizio storia.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1468516151'), this, 'Mostra la mia speranza &#9660;', 'Nascondi la mia speranza &#9650;');">Mostra la mia speranza &#9660;</a></p>
<div id='SID1468516151' style='display:none;'>
Quando la <em>Leviathan</em> non riesce a decollare, ho creduto che Volger avesse sabotato apposta la nave: meglio morire che allearsi con il nemico. Sarebbe potuta  essere una svolta imprevista, l&#8217;unico colpo di scena del romanzo. Niente di tutto ciò. Purtroppo.
</div>
<p><br />Per fortuna Alek è un Clanker: la sua personalità assente è compensata dal rombo dei motori e dal fischiare del vapore sotto pressione. Nelle scene migliori il protagonista è più il Cyklop Stormwalker, il <em>walker</em> di Alek, che non Alek medesimo.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_alek.jpg" alt="Il Principe Alek" /><br />
<em>Alek in piedi su un walker abbattuto</em></p>
<p>Deryn è più simpatica e vivace. Non che sia chissà quale eroina, ma non ti fa addormentare. Ha un carattere più forte e determinato rispetto a quello di Alek e, sebbene non sia un&#8217;aquila, non si comporta mai da cretina.<br />
Westerfeld le ha creato un lessico con parole e locuzioni particolari (&#8220;ninny&#8221;, &#8220;diddies&#8221;, &#8220;bum rag&#8221;, &#8220;barking spiders&#8221;, &#8220;blisters&#8221;, &#8220;clart&#8221;, ecc.) che non so quanto possa essere accurato rispetto alla parlata di una scozzese di inizio secolo, però distingue bene il personaggio. Quando Deryn parla o pensa si capisce subito che è lei.<br />Tutto sommato un personaggio piacevole da seguire. Anche i comprimari dal lato di Deryn sono più interessanti, in particolare la donna scienziato che tiene una tigre della Tasmania come animale domestico.
</p>
<p>Deryn e Alek soffrono poi di un grave difetto: sono <em>buoni</em>. Quel tipo di bontà mielosa e piena di retorica che spesso fa capolino nel fantasy.<br />
Per esempio, Deryn dichiara di essersi arruolata per volare, non certo per combattere&#8230; ricapitoliamo: Deryn è una ragazza. Si traveste da ragazzo – rischiando la galera per sé e per il fratello, che sa del trucco e l&#8217;aiuta – e poi, alla vigilia di una <strong>guerra</strong>, si arruola <strong>volontaria</strong> nell&#8217;aeronautica <strong>militare</strong>. Perché vuole <em>solo</em> volare! Sì, certo. E i tizi della CIA che torturano i prigionieri nelle basi americane in Pakistan o in Lituania sono entrati nell&#8217;Agenzia solo per vedere il mondo&#8230;<br />E no, non è il personaggio che cerca di convincersi di essere buono quando in realtà è spinto da pulsioni molto meno nobili: Deryn è davvero buona. Ed è buona non perché abbia senso, è buona perché è in un romanzo fantasy rivolto agli <em>Young Adult</em>. Che squallore.<br />Con Alek siamo sulla stessa barca. Il poverino non riesce mai a uccidere nessuno di suo pugno e l&#8217;unica volta che muore qualcuno per causa sua, lui non l&#8217;ha fatto apposta. Che anima candida.
</p>
<p>Nella parte finale del romanzo, affiora la solita pappa stantia: il vero nemico è l&#8217;incomunicabilità! Se conosci il tuo nemico vedi che è come te che i veri cattivi non sono i tedeschi o gli inglesi i clanker o i darwinisti i veri nemici sono i guerrafondai <em>bla bla bla</em>.<br />Noia. Noia. Noia.<br />Ammetto però che Westerfeld è abile nel diluire questa morale rancida nelle scene d&#8217;azione: la morale emerge dal mostrato, non è mai spiattellata esplicitamente. &#8220;La guerra è kattiva!!!&#8221; rimane un discorso da scuola elementare.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_deryn.jpg" alt="Deryn Sharp" /><br />
<em>Deryn pilota un pallone-medusa da osservazione</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Stile</strong>
</p>
<p>Poco da dire: Westerfeld è uno scrittore competente e si vede. Il romanzo è scorrevole e senza punti morti; il ritmo è sempre alto. Però, a mio parere, non sempre sono mostrate le scene che partono con le premesse migliori: per esempio l&#8217;autore dedica pagine e pagine all&#8217;atterraggio e alla ripartenza della <em>Leviathan</em> dallo Zoo di Londra, e taglia corto sull&#8217;inseguimento di una corazzata terrestre al <em>walker</em> di Alek.<br />C&#8217;è poi qualche sbavatura qui e là (il dialogo tra Alek e Volger mentre si allenano è chiaramente a beneficio del lettore e suona forzato) e qualche descrizione non proprio riuscita (Deryn incontra Alek e subito le viene in mente solo &#8220;handsome&#8221;), ma poca roba.<br />Lo stile di Westerfeld è molto funzionale, ma non è brillante: se si esclude in parte Deryn, c&#8217;è troppa distanza tra il punto di vista, molto ravvicinato ai personaggi, e il linguaggio, troppo neutro. Alek sembra un automa – o un bravo scrittore – non un giovane Principe.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Conclusioni</strong>
</p>
<p>Romanzo di avventura semplice semplice per un pubblico di ragazzini non troppo svegli. Dubito possa piacere a chi ha più di dodici anni – parlo di età mentale, lo so che ci sono delle trentenni che tengono in camera il poster di Edward Cullen o di Sennar.<br />È molto più fantasy che non fantascienza: la speculazione scientifica è da asilo e rimane tollerabile solo quando le trovate sono almeno molto fantasiose. Westerfeld, nelle note a fine romanzo, lo definisce <em>steampunk</em>. Sì, ma solo se vogliamo applicare la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Steampunk#Origin">definizione originaria</a> di K. W. Jeter: &#8220;gonzo-historical&#8221; può essere una giusta classificazione per <strong><em>Leviathan</em></strong>. La componente <em>steam</em> in senso tecnologico è presente, ma ha un ruolo minore – i Darwinisti hanno più spazio dei Clanker. Di <em>-punk</em> non se ne vede neanche l&#8217;ombra.
</p>
<p>Nel complesso un&#8217;opera mediocre. Non brutta, ma faccio fatica a trovarci qualcosa di veramente bello; di nuovo, originale, brillante. Non credo valga la pena comprare, ma dato che è gratis<sup><a href="#lev_nota_2">[2]</a></sup><a name="lev_nota_2_up"></a>, una sbirciatina la si può dare. L&#8217;inglese è semplice, a parte qualche termine tecnico marinaresco e lo <em>slang</em> di Deryn.
</p>
<p>In un&#8217;<a href="http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/spettacoli_e_cultura/strazzulla-intervista/strazzulla-intervista/strazzulla-intervista.html">intervista dedicata ad altro argomento</a>, un rappresentante di Einaudi ha dichiarato che il romanzo sarà pubblicato in Italia dalla loro casa editrice l&#8217;anno prossimo. Non ho idea se sia vero, né se si prenderanno l&#8217;impegno di pubblicare anche i volumi successivi: infatti <strong><em>Leviathan</em></strong> è – tanto per cambiare – il primo romanzo in una trilogia; <em>Behemoth</em> e <em>Goliath</em> sono già stati annunciati da Westerfeld, indicativamente per l&#8217;autunno 2010 e l&#8217;autunno 2011.<br />Tengo a sottolineare che la storia in <strong><em>Leviathan</em></strong> <strong>non</strong> è autoconclusiva: si interrompe bruscamente, lasciando la trama in sospeso.
</p>
<p>Chi dovrebbe leggere <strong><em>Leviathan</em></strong> sono gli autori italiani o gli aspiranti tali. Tempo fa credevo che <em>Ash</em> di Mary Gentle potesse essere una buona pietra di paragone: ero un&#8217;ingenua ottimista! Con <strong><em>Leviathan</em></strong> l&#8217;asticella della qualità scende di una tacca, ma sarà l&#8217;ultima volta.<br />In altri termini: se desiderate pubblicare un libro dignitoso, <strong>dovete</strong> scrivere almeno al livello di questo romanzo di Westerfeld. <strong>Dovete</strong> dimostrare la stessa dose di fantasia e la stessa padronanza della tecnica narrativa. Non sto chiedendo la Luna, sto chiedendo un livello <strong>minimo</strong>.<br />Lo so che le mie parole vi entreranno in un orecchio e usciranno dall&#8217;altro. E so che si continueranno a scrivere, pubblicare e comprare romanzi pieni di puttanate con gli elfi o con ragazzine imbecilli che si innamorano del vampiro compagno di banco. Pazienza. Io ci provo.
</p>
<table style="width: 100%" cellspacing="1" border="1" cellpadding="12">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4">
<p align="center" style="font-size:medium"><strong>Letture Consigliate</strong>
</p>
<p>Se le idee dietro <strong><em>Leviathan</em></strong> (storia alternativa in chiave fantasy, robottoni, tecnologia vs. biologia) vi incuriosiscono, potreste dare un&#8217;occhiata anche a questi romanzi:
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero_rosa.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Il ciclo dell&#8217;Oscurità di Harry Turtledove.</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Nell&#8217;Oscurità</em> (<em>Into the Darkness</em>, 1999) <br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Scende l&#8217;Oscurità</em> (<em>Darkness Descending</em>, 2000)<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Attraverso l&#8217;Oscurità</em> (<em>Through the Darkness</em>, 2001)<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>I Signori dell&#8217;Oscurità</em> (<em>Rulers of the Darkness</em>, 2002)<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Le Fauci dell&#8217;Oscurità</em> (<em>Jaws of Darkness</em>, 2003)<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>La Fine dell&#8217;Oscurità</em> (<em>Out of the Darkness</em>, 2004)</p>
<p>Turtledove ricrea la Seconda Guerra Mondiale, ambientandola però nel mondo fantastico di Derlavai. I carri armati diventano bestie enormi che trasportano cannoni magici, gli aerei sono draghi, i sommergibili mostri marini, e il Progetto Manhattan vede impegnati gli stregoni più potenti del mondo.<br />Il vero difetto di questo ciclo è proprio l&#8217;aderenza alla storia: cambiano i nomi degli stati, cambia la scienza e la tecnologia, ma per il resto gli eventi sono gli stessi, dalla spartizione della Polonia, all&#8217;attacco della Russia alla Finlandia, fino all&#8217;assedio di Stalingrado. Quando si riesce a individuare che Algarve è in realtà la Germania o che Kuusamo sono gli Stati Uniti, la vicenda diviene prevedibile, perché si sa già come andrà a finire.<br />Rimane un ciclo piacevole, arricchito da una profusione di punti di vista degna di Martin (ci sono almeno venti personaggi punto di vista) e dall&#8217;assenza di &#8220;buoni&#8221; e &#8220;cattivi&#8221; tradizionali. Lo stile di Turtledove è in generale decente, tranne quando glissa sulle scene d&#8217;azione per riassumerle attraverso dialoghi successivi. Qualche volta questo &#8220;trucco&#8221; funziona bene, più spesso si rivela un ripiego misero.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_oscurita.jpg" alt="Copertina de La Fine dell'Oscurità" /><br />
<em>Copertina de La Fine dell&#8217;Oscurità</em></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero_rosa.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Il ciclo della Guerra contro gli Chtorr di David Gerrold.</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>La Guerra contro gli Chtorr</em> (<em>A Matter for Men</em>, 1983)<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Il Ritorno degli Chtorr</em> (<em>A Day for Damnation</em>, 1985)<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Il Giorno della Vendetta</em> (<em>A Rage for Revenge</em>, 1989)<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/br.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>L&#8217;Anno del Massacro</em> (<em>A Season for Slaughter</em>, 1993)<br />Nota importante: la storia <strong>non</strong> è finita. Nel progetto originario erano previsti altri tre romanzi, che Gerrold in sedici anni non ha ancora scritto – né è scontato che lo faccia in futuro.
</p>
<p>La Terra viene invasa dagli alieni, gli Chtorr. Anzi, viene aggredita da un intero ecosistema alieno. Gli Chtorr sono una moltitudine di specie diverse: animali, piante, microbi. Pian piano le creature extraterrestri rimpiazzano gli equivalenti autoctoni, esseri umani compresi.<br />Il lavoro di Gerrold con gli Chtorr è molto più accurato e scientificamente approfondito rispetto a quello di Westerfeld con i Darwinisti. Gli Chtorr sono parecchie spanne più verosimili delle bestie ingegnerizzate in <strong><em>Leviathan</em></strong>. E sono molto più bizzarri e letali.<br />Nei vari romanzi del ciclo le scene d&#8217;azione sono ottime – sebbene anche qui manchino delle vere e proprie battaglie – e la sensazione di apocalisse imminente è ben resa. I romanzi funzionano meno quando Gerrold imita le lezioni di filosofia di Heinlein senza averne il carisma e la bravura. Rimane poi il grosso problema che dopo quattro libri è tutto in sospeso e non si sa se vinceranno i Terrestri o gli Chtorr. E forse non si saprà mai.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_chtorr.jpg" alt="Copertina de La Guerra contro gli Chtorr" /><br />
<em>Copertina de La Guerra contro gli Chtorr</em></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero_rosa.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<em>Fanteria dello Spazio</em> (<em>Starship Troopers</em>, 1959) di Robert A. Heinlein.
</p>
<p>Un classico della fantascienza, il romanzo che ha introdotto le Armature Potenziate e ha ispirato Yoshiyuki Tomino per <em>Mobile Suit Gundam</em>.<br />Sono narrate le avventure di un soldato nella Fanteria Spaziale Mobile, mentre la Terra si trova invischiata in una guerra interplanetaria contro gli Aracnidi.<br />
Heinlein costruisce un mondo futuro verosimile e particolarmente curato per quanto riguarda gli aspetti sociali, politici e militari: <em>Fanteria dello Spazio</em> è una delle poche opere di narrativa nelle liste di lettura delle accademie militari americane.
</p>
<p>Un fatto poco noto è che <em>Fanteria dello Spazio</em>, nelle intenzioni dell&#8217;autore, doveva essere un libro per ragazzi. Il <strong>rispetto</strong> che Heinlein dimostra nei confronti del pubblico a cui si rivolge è ammirevole: non ci sono semplificazioni, non ci sono pseudo guerre allo zucchero filato, non c&#8217;è morale preconfezionata da favola della buona notte; ci sono scenari realistici, c&#8217;è una filosofia di vita brutale – ma del tutto coerente con l&#8217;ambientazione, e ci sono le Armature Potenziate, una delle trovate più <em>cool</em> della storia della fantascienza.<br />Pensateci quando sentite il solito scrittorucolo delle nostre parti giustificare ogni porcata perché tanto è per un &#8220;pubblico giovane&#8221;.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_fanteria.jpg" alt="Copertina di Fanteria dello Spazio" /><br />
<em>Copertina di Fanteria dello Spazio</em></p>
<p>E i romanzi di Temerarie, quelli del Drago di Sua Maestà di Naomi Novik? In effetti l&#8217;idea delle guerre napoleoniche con i draghi non è molto lontana dall&#8217;idea di avere una Prima Guerra Mondiale con i <em>mech</em>. Però ho <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/01/01/recensioni-romanzo-his-majestys-dragon/">letto</a> il primo romanzo di Temerarie ed era pura <em>fuffa</em>. Dunque <strong>non</strong> consiglio!</p>
</td>
</tr>
</table>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>note:<br /><a name="lev_nota_1"></a>&nbsp;<sup>[1]</sup>&nbsp;<a href="#lev_nota_1_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;<strong>A</strong>dvance <strong>R</strong>eading <strong>C</strong>opy. Una copia di un romanzo distribuita a giornali, critici, <em>amyketti</em>, ecc. qualche tempo prima dell&#8217;uscita ufficiale, in modo che si possa creare il giusto <em>hype</em>. Qualche volta le ARC non sono ancora la versione definitiva di un libro, mancando un ultimo passaggio di editing, o una corretta impaginazione, o la giusta copertina o altri dettagli simili.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/lev_arc.jpg" alt="Copertina delle ARC di Leviathan" /><br />
<em>Copertina delle ARC di Leviathan</em></p>
<p><a name="lev_nota_2"></a>&nbsp;<sup>[2]</sup>&nbsp;<a href="#lev_nota_2_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Come da <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/11/19/leviathan/">Segnalazione</a>. L&#8217;edizione originale di <strong><em>Leviathan</em></strong> comprende una cinquantina di illustrazioni. Sono presenti anche nelle edizioni pirata, ma purtroppo chi ha scannerizzato il libro ha acquisito le immagini a dimensioni ridotte. Qui sotto ne potere vedere una estratta dalla versione HTML, senza ritocchi.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/00026.jpg" alt="L'illustrazione del capitolo 19" /><br />
<em>L&#8217;illustrazione del capitolo 19</em></p>
<p>Immagini a risoluzione più alta si possono ammirare al <a href="http://keiththompsonart.com/leviathanbook.html">sito</a> del disegnatore, Keith Thompson.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Leviathan-Scott-Westerfeld/dp/1416971734/"><em>Leviathan</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://books.simonandschuster.com/Leviathan/Scott-Westerfeld/9781416971733/browse_inside">I primi capitoli di <em>Leviathan</em> leggibili online</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://scottwesterfeld.com/blog/">Il blog di Scott Westerfeld</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://keiththompsonart.com/">Il sito di Keith Thompson</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Flintstones"><em>The Flintstones</em> su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Harry_Turtledove%27s_Darkness">Il ciclo dell&#8217;Oscurità su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Chtorr">La Guerra contro gli Chtorr su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Starship_troopers"><em>Starship Troopers</em> su Wikipedia</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Ci sono i mech e i mostri!&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Ma non si picchiano tra loro.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Ci sono bestiole kawaii!&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Ma altre bestiole sono cretine.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">I Clanker sono verosimili.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Ma i Darwinisti molto meno.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Deryn è simpatica.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Ma Alek è noioso.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Lo stile è buono.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Ma non è brillante.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/stivale.gif" alt="Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a></p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=2594" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fantasy.gamberi.org/2009/11/25/recensioni-romanzo-leviathan/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>40</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Manuali 2 – Dialoghi</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/11/18/manuali-2-dialoghi/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2009/11/18/manuali-2-dialoghi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 16:04:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://fantasy.gamberi.org/?p=2470</guid>
		<description><![CDATA[Introduzione

Questo è il secondo articolo dedicato ai manuali di scrittura. Il primo articolo, Manuali 1 – Descrizioni, si trova qui.

Ricordo che questi articoli sono un invito alla lettura. Se l&#8217;argomento vi interessa, leggete i manuali via via segnalati. Li trovate tutti su gigapedia e molti anche su emule. In questo articolo c&#8217;è l&#8217;elenco completo dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="font-size:medium"><strong>Introduzione</strong>
</p>
<p>Questo è il secondo articolo dedicato ai manuali di scrittura. Il primo articolo, Manuali 1 – Descrizioni, si trova <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/">qui</a>.
</p>
<p>Ricordo che questi articoli sono un <em>invito alla lettura</em>. Se l&#8217;argomento vi interessa, leggete i manuali via via segnalati. Li trovate tutti su <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/09/02/libri-come-se-piovesse/">gigapedia</a> e molti anche su emule. In <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-su-gigapedia/">questo articolo</a> c&#8217;è l&#8217;elenco completo dei manuali che ho scovato su gigapedia. Sì, lo so, sono in inglese. Ho aggiunto qualche nota bibliografica quando un manuale ha avuto un&#8217;edizione italiana, ma non posso farci niente se la traduzione è pessima o l&#8217;edizione italiana è fuori commercio. Se si intende scrivere fantasy o fantascienza con serietà, vale la pena investire del tempo per imparare l&#8217;inglese. Non è indispensabile, ma aiuta moltissimo.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Se pensate che i manuali di scrittura siano inutili o dannosi, prima di continuare date un&#8217;occhiata alle <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni#m1_miti">Risposte ai Miti</a>.
</p>
<p>A tal proposito, voglio aggiungere qualche altra parola.<br />Lo scopo è <em>imparare a scrivere bene</em>. Essere orgogliosi dei romanzi e dei racconti che si scrivono. Troppo spesso si confonde la <em>buona scrittura</em> con la <em>pubblicazione</em> (intesa in senso tradizionale: il romanzo in libreria). Scrivere bene e pubblicare sono due attività distinte. Qualche volta c&#8217;è un rapporto di causa-effetto (ho scritto un bel romanzo, vengo pubblicata), nella maggior parte dei casi non c&#8217;è alcuna particolare correlazione.<br />Ciò non vuol dire che non si debba aspirare a pubblicare, è un desiderio legittimo, ma non può essere la spinta a cercare di migliorarsi, perché scrivere più o meno bene non incide sulle possibilità di approdare in libreria. Se una persona mi chiedesse: &#8220;Ma in pratica, che vantaggio ho a studiare l&#8217;inglese? Leggere i manuali di scrittura? Darmi una disciplina nello scrivere?&#8221; la risposta sarebbe che <strong>non c&#8217;è alcun vantaggio pratico</strong>. Il &#8220;vantaggio&#8221; è che si potrà essere fieri di quello che si è scritto e, se qualcuno leggerà le nostre storie, non dovremo vergognarci.
</p>
<p>Così come scrivere bene non porta necessariamente alla pubblicazione, allo stesso modo un romanzo non diventa automaticamente decente perché ha trovato una casa editrice. Scrive Ansen Dibell in <em>Plot</em>:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Bad writing, by any standard you care to name, sometimes reaches the printed page.<br />Print doesn&#8217;t sanctify it. I&#8217;ve read some really rottenly-written fiction over the years, and not all of it in dog-eared copies with garish covers, from used-book shops—how about you?<br />But competent writers have their lapses, too. In many cases where a major narrative blunder survives into print, it&#8217;s tolerated because the story shines like a jewel, flaws and all, and the momentary failure of craft is forgiven for the sake of the power of the whole.<br />Some boners are allowed great writers. Laughably bad technique is often tolerated from very popular writers. But you and I are interested in good craft, in understanding options and making choices on purpose. If you didn&#8217;t care about craft, you wouldn&#8217;t be reading this book. So you wouldn&#8217;t want to cite others&#8217; blunders to justify your own anyway—right?</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;La cattiva scrittura, qualunque criterio si adotti per definirla, qualche volta raggiunge la pagina stampata.<br />La pubblicazione non santifica la cattiva scrittura. Nel corso degli anni mi è capitato di leggere narrativa scritta in maniera davvero schifosa, e non sempre si trattava di libri trovati su qualche bancarella, con i bordi delle pagine arricciati e copertine pacchiane. E a voi è mai capitato?<br />Ma anche gli scrittori competenti ogni tanto sbagliano. In molti casi, quando un errore vistoso arriva fino alla pubblicazione, è perché la storia risplende come un gioiello, difetti compresi, e una svista è oscurata dalla qualità dell&#8217;insieme.<br />Qualche strafalcione è concesso ai grandi scrittori. Una tecnica ridicolmente scarsa è spesso tollerata in scrittori molto popolari. Ma noi siamo interessati alla buona scrittura, siamo interessati a conoscere le alternative e vogliamo compiere scelte consapevoli. Se non vi interessasse la buona scrittura, non stareste leggendo questo libro. Perciò non vi metterete a citare gli errori degli altri per giustificare i vostri, giusto?</p></blockquote>
<p>In altre parole: non si tratta di mettersi in competizione con autori già pubblicati, non si tratta di una gara per arrivare alla pubblicazione, si tratta di <strong>imparare a scrivere bene!</strong></p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_taiga.jpg" alt="Taiga armata di bokken" /><br />
<em>Imparate a scrivere una buona volta! Non costringetemi a usare il bokken: anche se è solo una spada di legno, fa <u>molto</u> male</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Scopo dei dialoghi</strong>
</p>
<p>La scopo principale dei dialoghi è caratterizzare i personaggi che vi partecipano.<br />I dialoghi sono uno strumento potentissimo per definire un personaggio, spesso ancor più delle azioni che compie:</p>
<p>Michele esce ogni sera con una ragazza diversa: le sue azioni lo definiscono come un certo tipo di personaggio.<br />Michele esce ogni sera con una ragazza diversa; a ognuna <strong>dice</strong> che l&#8217;amerà per tutta la vita e non la tradirà mai: le azioni sono uguali, ma il dialogo dipinge un Michele <strong>diverso</strong>.
</p>
<p>Michele spara a Carlo: Michele è un certo tipo di personaggio.<br />Carlo <strong>dice</strong> a Michele che gli ha ucciso il figlio, Michele gli spara: stessa azione, ma il dialogo dipinge <strong>un altro</strong> Michele (e un altro Carlo, non più vittima innocente).
</p>
<p>I dialoghi sono un mezzo favoloso per dare spessore a un personaggio. Oltre a questo si possono usare i dialoghi per arricchire le descrizioni, per spingere la storia in nuove direzioni, per accrescere la tensione o per smorzare il ritmo.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Discorso diretto e indiretto</strong>
</p>
<p>Il discorso diretto è il riportare battuta per battuta quello che i personaggi si dicono:<br />
<blockquote>«Ciao, come stai?» chiese Michele.<br />«Io sto bene» rispose Anna.</p></blockquote>
<p>Quando si usa il narrato per riferire gli stessi concetti, è discorso indiretto:<br />
<blockquote>Michele salutò Anna e le chiese come stava. Anna rispose che stava bene.</p></blockquote>
<p>Il discorso diretto è <em>mostrare</em>. Il discorso indiretto è <em>raccontare</em>. Dato che la regola numero uno della narrativa recita: &#8220;mostrare, non raccontare!&#8221;, il discorso diretto è preferibile.<br />È preferibile perché è più <strong>preciso</strong> e <strong>concreto</strong>. &#8220;Michele salutò Anna&#8221; è vago, è generico, non consente al lettore di <em>vedere</em> o <em>sentire</em>. Quel saluto potrebbe essere uno qualunque di questi – e tanti altri:<br />
<blockquote>«Ciao, bella!»<br />«Buongiorno, signorina Anna.»<br />«Lunga vita e prosperità.»<br />«Oh, tipa, sì tu, che ci hai da accendere?»</p></blockquote>
<p>Ognuno dei quattro saluti aiuta a definire il personaggio di Michele e il suo rapporto con Anna.<br />
La materia grigia del lettore è stimolata; nel suo cervello la scena si abbozza: anche se non scriviamo nient&#8217;altro è possibile che il lettore veda un Michele trasandato leggendo il quarto saluto e magari un Michele maggiordomo leggendo il secondo. Con &#8220;Michele salutò Anna&#8221; il lettore non vede <strong>niente</strong>.</p>
<p>Il discorso indiretto <strong>non funziona</strong>. È inchiostro sprecato e porta molto in fretta alla noia. Non è una scappatoia dal discorso diretto. Se io sono in difficoltà con le scene d&#8217;amore, ma la trama richiede che Michele confessi ad Anna che la ama alla follia, <strong>non</strong> posso scrivere: &#8220;Michele confessò ad Anna che l&#8217;amava&#8221;. Fa <strong>schifo</strong>. Devo impegnarmi, costruire il dialogo battuta per battuta; se non viene bene rifarlo, provare a leggere qualche romanzo rosa per avere ispirazione, ritentare e ritentare un&#8217;altra volta.<br />Se è vitale per la trama che Michele spieghi ad Anna come si atterra con un F-16 <strong>non</strong> posso scrivere: &#8220;Michele spiegò ad Anna come pilotare il caccia&#8221;. Fa <strong>schifo</strong>. Devo documentarmi e rendere il discorso diretto verosimile.
</p>
<p>Il discorso indiretto può essere usato solo quando il discorso diretto risulterebbe ripetitivo o insignificante.<br />Esempio:<br />
<blockquote>«Andrelli?» chiamò la maestra.<br />Un bambino alzò la mano. «Presente.»<br />«Bonzi?»<br />«Presente.»<br />«Carotoni?»<br />«Presente.»<br />La maestra continuò l&#8217;appello fino a Valvucci, assente.</p></blockquote>
<p>&#8220;La maestra continuò l&#8217;appello [...]&#8221; è discorso indiretto. Ma è meglio così che non avere un elenco di trenta nomi con trenta &#8220;presente&#8221;.<br />O ancora: se sappiamo che Michele è il maggiordomo, dopo la prima volta che ha salutato Anna, le volte successive possiamo sì scrivere &#8220;salutò Anna&#8221;, perché il lettore sa di cosa stiamo parlando.<br />Altro esempio:<br />
<blockquote>«Allora mi sono arrampicata sul muro. Ho usato le cesoie del contadino per tagliare il filo spinato. Ho aspettato che la guardia passasse e sono saltata a terra. Mi sono nascosta dietro il gabbiotto degli attrezzi. Ho forzato la serratura. Dentro ho trovato il fucile da cecchino e due caricatori. È stato facile ammazzare Don Calogero quando si è affacciato al balcone.»<br />Intanto era entrato in classe Michele. Anna spiegò anche a lui come superare il quinto livello di <em>Hitman</em>.</p></blockquote>
<p>&#8220;Anna spiegò anche a lui [...]&#8221; è discorso indiretto, ma è preferibile che non ripetere le battute appena pronunciate.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_hitman2.jpg" alt="Hitman" /><br />
<em>I videogiochi  di Hitman sono tra i miei preferiti, perché si possono garrottare le persone! Manca solo un mod che inserisca gli autori di fantasy italiani&#8230;</em></p>
<p>Però, qualche volta, le ripetizioni possono essere volute. Per esempio, supponiamo che Anna ogni volta che viene interrogata dal professore di matematica abbia una scusa per non presentare i compiti. &#8220;Li ha mangiati il gatto&#8221;, &#8220;Erano nella macchina dello zio che è finita nel fiume&#8221;, &#8220;Le macchie solari hanno sciolto l&#8217;inchiostro del quaderno&#8221;. Alla diciottesima scusa, si potrebbe scrivere: &#8220;Anna inventò l&#8217;ennesima scusa&#8221;. Oppure si può riportare la diciottesima scusa: ripetitivo, ma divertente.</p>
<p>Il discorso indiretto spesso è usato come forma di (auto)censura:<br />
<blockquote>Il martello colpì il dito invece del chiodo. Anna imprecò.</p></blockquote>
<p>Se non ci sono ragioni particolari – stiamo scrivendo un libro per bambini e vogliamo evitare le parolacce – è meglio trascrivere l&#8217;imprecazione:<br />
<blockquote>Il martello colpì il dito invece del chiodo. «Cazzo che male!»</p></blockquote>
<p>Se Anna invece non si lascia mai andare a espressioni volgari – può essere, non è di per sé inverosimile – allora non impreca neanche usando il discorso indiretto.
</p>
<p>Si può impiegare il discorso indiretto per celare fatti al lettore:<br />
<blockquote>«Non hai paura della polizia?» chiese Anna.<br />«È un piano perfetto. Non la vedremo neanche la polizia» rispose Michele. Quindi illustrò ad Anna i dettagli dell&#8217;operazione.<br />Anna sorrise. «Con la mia parte voglio comprarmi una villa ai Caraibi!»</p></blockquote>
<p>Per non svelare in anticipo al lettore come si svolgerà l&#8217;assalto alla banca, si passa per un attimo al discorso indiretto. Non è grave, è una consapevole scelta che normalmente il lettore accetta di buon grado. Tuttavia con un po&#8217; di sforzo si può evitare:<br />
<blockquote>«Non hai paura della polizia?» chiese Anna.<br />«Se seguiremo alla lettera il piano del marsigliese non la vedremo neanche la polizia» rispose Michele.<br />Anna sorrise. «Con la mia parte voglio comprarmi una villa ai Caraibi!»</p></blockquote>
<p>Se Anna conosce il piano del marsigliese e il lettore no, il risultato è lo stesso di prima, ma il Narratore non è dovuto intervenire. Un piccolo guadagno in verosimiglianza.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Punteggiatura nel discorso diretto</strong>
</p>
<p>Appurato che nella maggioranza dei casi è necessario usare il discorso diretto, è utile ricapitolare quale sia la corretta punteggiatura. Non so perché, ma mi capita spessissimo di vedere manoscritti con dialoghi pieni di punteggiatura bizzarra e simboli strani. Non vale la pena fare gli originali: il lettore è abituato a un certo schema visivo, se lo si viola, si attira l&#8217;attenzione sui segni invece che sulla storia. Non è una buona idea.
</p>
<p>Per delimitare il discorso diretto si usano o le virgolette alte (&#8220;) o le virgolette uncinate<sup><a href="#m2_nota_1">[1]</a></sup><a name="m2_nota_1_up"></a> (« ») o il trattino lungo (–). Bisogna usare lo stesso simbolo in tutto il romanzo o racconto. Inoltre basta un simbolo solo, non c&#8217;è bisogno di mettere un trattino dopo le virgolette, o due virgolette diverse di seguito.<br />Esempi:<br />
<blockquote>&#8220;Oggi è una bella giornata.&#8221;<br />«Oggi è una bella giornata.»<br />– Oggi è una bella giornata.</p></blockquote>
<p>La punteggiatura di solito è dentro le virgolette. Il trattino non va chiuso se non ci sono altre parole dopo la fine della battuta. Dopo le virgolette a inizio battuta e prima delle virgolette in chiusura di battuta non ci vuole lo spazio; ci vuole invece dopo il trattino in apertura e prima del trattino in chiusura.
</p>
<div style="background-color:#fff4f4; border-width:1px; border-style:solid; border-color:black; padding-right:0px; padding-top:0px; padding-bottom:0px; padding-left:5px; margin-left:20px; margin-right:20px">
<p align="center"><strong>Domanda &#038; Risposta</strong></p>
<p>Ma io non posso introdurre il dialogo con l&#8217;asterisco???</p>
<p>Sì che puoi farlo! Però i lettori continueranno a chiedersi: &#8220;Perché ci sono tutti questi asterischi?&#8221; e non presteranno attenzione alla storia.</p>
</div>
<p>Se si vogliono distinguere due tipi di dialogo, per esempio il parlato del protagonista e i pensieri del protagonista, si possono usare due simboli diversi: magari il trattino per i discorsi e le virgolette alte per i pensieri. Per i pensieri si può anche usare il corsivo, senza alcun simbolo di delimitazione.<br />
<blockquote>«Oggi è una bella giornata» disse Michele. <em>In verità fa schifo</em>, pensò.</p></blockquote>
<p>Se la battuta non è autonoma ma è introdotta da un verbo, ci sono varie alternative. Le più comuni sono le seguenti tre:
<ul>
<li><em>Mettere uno spazio</em>. «Oggi è una bella giornata» disse Michele.</li>
<li><em>Mettere uno spazio e una virgola dentro la battuta</em>. «Oggi è una bella giornata,» disse Michele.</li>
<li><em>Mettere uno spazio e una virgola dopo la battuta</em>. «Oggi è una bella giornata», disse Michele.</li>
</ul>
<p>Non c&#8217;è un modo &#8220;giusto&#8221;: ognuno può scegliere quello che preferisce, l&#8217;importante è che si mantenga lo stesso stile nel corso dell&#8217;intero manoscritto.<br />Se la battuta termina con un punto di domanda o un punto esclamativo, di solito non si mette la virgola:<br />
<blockquote>«Oggi è una bella giornata!» esclamò Michele.</p></blockquote>
<p>Meglio le virgolette uncinate, quelle alte o il trattino? Anche qui è questione di gusti. Per curiosità ho preso dieci fantasy italiani pubblicati negli ultimi anni da editori diversi, questi sono gli stili:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Pan</em> (Marsilio, 2008).<br />«Tre bussolotti, vedete» dice la Meravigliosa Wendy.<br />(Virgolette uncinate e spazio).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Gli Ultimi Incantesimi</em> (Salani, 2008).<br />«Ora che lo so mi sento meglio» esplose Inskay.<br />(Virgolette uncinate e spazio).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>La Ragazza Drago II</em> (Mondadori, 2009).<br />«Per trovare te ho impiegato molti anni, lo sai» diceva a Sofia.<br />(Virgolette uncinate e spazio).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>L&#8217;Eretico</em> (Corbaccio, 2005).<br />«Il tenente Stark avrà il comando» riprese Ruesch.<br />(Virgolette uncinate e spazio).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Gli Eroi del Crepuscolo</em> (Einaudi, 2008).<br />– È andato a farsi un bagno, – rispose, piano.<br />(Trattino e virgola dentro).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Il Signore del Canto</em> (Delos Books, 2009).<br />– È quello che ho sentito – borbottò la ragazza.<br />(Trattino e spazio).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Wunderkind</em> (Mondadori, 2009).<br />– Grazie – gracchiò il ragazzo.<br />(Trattino e spazio).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>La Leggenda dei Cinque Ardenti</em> (Armenia, 2007).<br />«Zitta. Siedi e mangia», la interruppe, senza neppure guardarla in faccia.<br />(Virgolette uncinate e virgola fuori).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>Estasia 2</em> (Curcio, 2008).<br />&#8220;Non è del tutto vero ciò che dici&#8221; lo corresse il guerriero.<br />(Virgolette alte e spazio).</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" style="vertical-align: middle; alt="Icona di una libro" />&nbsp;<em>La Rocca dei Silenzi</em> (Nord, 2005).<br />«Accomodati tra noi folli, dunque, Thal Dom Djèw», lo invitò Grèon en&#8217;Dhat.<br />(Virgolette uncinate e virgola fuori).</p></blockquote>
<p>Le virgolette uncinate sono in maggioranza, ma c&#8217;è una bella varietà di stili. Addirittura <em>Wunderkind</em> e <em>La Ragazza Drago II</em>, pur essendo stati pubblicati lo stesso anno dalla stessa casa editrice, hanno stili diversi.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sss_drago2.jpg" alt="Copertina de La Ragazza Drago II" /><br />
<em>Copertina de La Ragazza Drago II. Non ci sperate, non lo recensirò</em></p>
<p>Se i simboli per delimitare i dialoghi possono essere scelti in base al gusto personale – pur nel rispetto delle convenzioni e dell&#8217;uniformità – la posizione dei <em>dialogue tag</em> ha un significato preciso. I <em>dialogue tag</em> sono quelle locuzioni usate per identificare chi parla e come parla; sono i &#8220;disse Michele&#8221;, &#8220;bofonchiò Anna&#8221;, &#8220;rispose allegramente Marco&#8221; e così via.
</p>
<p>Questi <em>tag</em> possono essere messi in quattro posizioni.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Prima della battuta</strong>. È lo scolastico: due-punti-a-capo-aperte-virgolette. Esempio:<br />
<blockquote>Michele disse:<br />«Oggi è una bella giornata.»</p></blockquote>
<p>È pesante, appunto scolastico, può suonare addirittura biblico:<br />
<blockquote>E Gesù disse:<br />«Beati quelli che sanno scrivere i dialoghi.»</p></blockquote>
<p>L&#8217;enfasi che si pone sulla battuta è notevole. Non è il caso di usare questa posizione spesso.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Dopo la battuta</strong>.<br />
<blockquote>«Oggi è una bella giornata» disse Michele.</p></blockquote>
<p>Questa posizione è da usarsi solo se la battuta è breve, se il lettore riesce con gli occhi a cogliere subito il &#8220;Michele&#8221;. Infatti lo scopo primario dei <em>dialogue tag</em> è identificare chi parla, se la rivelazione avviene dopo dieci righe è finito lo scopo.<br />
<blockquote>«Oggi è una bella giornata. Non come ieri però, ieri sì che c&#8217;era un bel sole, e non faceva neanche tanto caldo. Oggi invece è nuvoloso, e l&#8217;afa è fastidiosa. Dovrebbe alzarsi il vento, un bel vento a rinfrescare l&#8217;ambiente. Anche se spesso il vento mi fa venire il mal di testa» disse Michele.</p></blockquote>
<p>Il passaggio sopra non funziona perché il lettore comincia a leggere, continua a leggere, e la sua comprensione è ostacolata dal fatto che a parlare potrebbe essere Michele come Carlo o Antonio – il lettore non sa quale personaggio deve immaginare con la bocca in movimento. Quando scopre chi è, è troppo tardi, il fastidio si è già fatto strada.<br />Perciò <em>dialogue tag</em> dopo la battuta, solo se la battuta è breve.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Nel mezzo della battuta</strong>.<br />
<blockquote>«Oggi è una bella giornata» disse Michele. «Non come ieri però, ieri sì che c&#8217;era un bel sole, e non faceva neanche tanto caldo.»</p></blockquote>
<p>Questa posizione va appunto bene quando la battuta è lunga, per identificare subito chi parla.<br />Si può anche usare questa posizione per introdurre una pausa:<br />
<blockquote>«Sono stufo di vivere» disse Michele. «E sono stufo di mangiare pizza.»</p></blockquote>
<p>È un ritmo più lento di:<br />
<blockquote>«Sono stufo di vivere. E sono stufo di mangiare pizza» disse Michele.</p></blockquote>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Nessun <em>tag</em></strong>. Può essere sottointeso chi parla.<br />
<blockquote>Michele si alzò in punta di piedi e picchiò con le nocche il vetro della finestra. «Anna, sei sveglia?»</p></blockquote>
<p>Il lettore non ha alcun problema a capire che ha parlato Michele. In generale, se a parlare è il soggetto della frase precedente, il lettore non ha difficoltà a fare l&#8217;associazione.<br />Il lettore non ha difficoltà anche nel caso le battute siano alternate tra due personaggi:<br />
<blockquote>Michele si alzò in punta di piedi e picchiò con le nocche il vetro della finestra. «Anna, sei sveglia?»<br />«Che diavolo vuoi alle tre di notte?»<br />«Non stai guardando la TV?»<br />«No, stavo dormendo.»<br />«Sono arrivati gli extraterrestri!»</p></blockquote>
<p>Questa soluzione di non usare alcun <em>tag</em> è un&#8217;<strong>ottima</strong> soluzione, essenziale ed elegante. Però si deve stare attenti a che sia chiaro chi parla:<br />
<blockquote>Michele portò alla cassa dodici copie di <em>Nihal nella Terra del Vento</em>. La commessa lo fissò dritto negli occhi. «Mia sorella è una grande fan di Licia Troisi.»</p></blockquote>
<p>Chi ha parlato? Michele o la commessa? L&#8217;ultimo soggetto è la commessa, però il punto di vista è quello di Michele. È una frase ambigua, e le frasi ambigue disturbano il lettore. Meglio aggiungere il <em>tag</em>:<br />
<blockquote>Michele portò alla cassa dodici copie di <em>Nihal nella Terra del Vento</em>. La commessa lo fissò dritto negli occhi.<br />«Mia sorella è una grande fan di Licia Troisi» si giustificò Michele.</p></blockquote>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Dicevamo che il ruolo primario dei <em>tag</em> è identificare chi parla. E dicevamo che può essere una buona idea eliminare del tutto i <em>tag</em>. Alcuni <em>furboni</em>, per coniugare le due cose, inseriscono nelle battute i nomi dei personaggi.<br />
<blockquote>«Anna, la devi finire di infastidirmi.»<br />«Non essere così permaloso, Michele.»<br />«Anna, sono serio.»<br />«Michele, anch&#8217;io.»</p></blockquote>
<p>Tanto per cambiare, dialoghi del genere <strong>fanno pena</strong>. Infatti è innaturale continuare a chiamarsi per nome in quella maniera. È raro citare esplicitamente il nome della persona con cui stiamo parlando. Quando succede, c&#8217;è una ragione precisa:<br />
<blockquote>«Carotoni, vieni alla lavagna» disse la maestra.</p></blockquote>
<p>La maestra deve per forza chiamare per nome, avendo di fronte trenta alunni.<br />Oppure si può inserire il nome <strong>poche volte, in battute chiave</strong> per dare maggior enfasi:<br />
<blockquote>«Ho deciso di partire per Marte.»<br />«E io ho deciso di comprarmi un vestito nuovo.»<br />«Anna, non sto scherzando.»</p></blockquote>
<p>In altri termini: l&#8217;inserire i nomi nelle battute ha uno <em>scopo</em>, e questo scopo non è quello di facilitare la vita allo scrittore che cerca di eliminare i <em>dialogue tag</em>.
</p>
<p>L&#8217;altro ruolo dei <em>tag</em> è definire <em>come</em> un personaggio parla. Qui <strong>più si elimina, meglio è</strong>.<br />Il <em>come</em> deve essere implicito nelle battute o nell&#8217;azione.<br />
<blockquote>«Ridammi lo stereo» disse rabbiosamente Michele.</p></blockquote>
<p>Lo scrittore non deve <em>raccontare</em> che Michele è arrabbiato, lo deve <em>mostrare</em>.<br />
<blockquote>«Ridammi lo stereo, oppure ti spacco quella cazzo di faccia da scimmia che ti ritrovi» disse Michele.</p></blockquote>
<p>Ci sono dubbi sul fatto che Michele stia parlando <em>rabbiosamente</em>?<br />Oppure, senza <em>tag</em>, mantenendo la battuta originaria:<br />
<blockquote>Michele puntò la pistola alla tempia di Carlo. Tolse la sicura. «Ridammi lo stereo.»</p></blockquote>
<p>Ci sono dubbi sul fatto che Michele sia incazzato?<br />È sempre il solito discorso: il <em>mostrare</em> è più efficace del <em>raccontare</em>. Mettere un aggettivo o un avverbio è una scelta <strong>pigra</strong>. Lo scrittore vuole Michele incazzato ma neanche lui sa in che modo si manifesta l&#8217;incazzatura. E il lettore dovrebbe fare il lavoro al posto suo. Manco per niente! Lo scrittore deve vincere la pigrizia, togliere l&#8217;avverbio, e <em>mostrare</em> la rabbia di Michele.
</p>
<p>Qualche volta si compie l&#8217;errore di mostrare <strong>e</strong> raccontare.<br />
<blockquote>Michele accostò la bocca all&#8217;orecchio di Carlo. «Ridammi lo stereo» sussurrò.</p></blockquote>
<p>Visto che gli parla all&#8217;orecchio, mi sembra scontato che sussurri, dunque si può togliere.<br />
<blockquote>Anna arretrò fino all&#8217;angolo opposto della stanza. Il fuoco divorava la carta da parati, il letto era in fiamme, le travi del soffitto ardevano. «Aiuto! Aiuto! Qualcuno mi aiuti!» gridò.</p></blockquote>
<p>Non credo che Anna chieda aiuto <em>sussurrando</em>&#8230;
</p>
<p>Un&#8217;altra pratica fastidiosa è l&#8217;abuso del gerundio insieme ai <em>dialogue tag</em>.<br />
<blockquote>«Oggi sei splendida» disse Michele, sorridendo.<br />«Qui dentro non si respira» disse Anna, tossendo.</p></blockquote>
<p>O sorridi o tossisci o parli. Meglio:<br />
<blockquote>Michele sorrise. «Oggi sei splendida.»<br />«Qui dentro», Anna tossì, «non si respira.»</p></blockquote>
<p>Anche quando le azioni non si contraddicono, i gerundi sono <em>meh</em>, poco <em>affilati</em>.<br />
<blockquote>L&#8217;ispettore Callahan puntò la pistola. «Coraggio, fatti ammazzare.»</p></blockquote>
<p>È più netto e preciso di:<br />
<blockquote>«Coraggio, fatti ammazzare» disse l&#8217;ispettore Callahan, puntando la pistola.</p></blockquote>
<p>Infine, non c&#8217;è niente di male a usare &#8220;disse&#8221;. Non si vince un premio se si scovano tutti i sinonimi di &#8220;dire&#8221;. È meglio una ripetizione piuttosto che un termine balordo:<br />
<blockquote>«Sulla i manca un puntino» arzigogolò Michele.</p></blockquote>
<p>Sigh.<br />Non sono solo i dilettanti a cadere in questo tranello, basta leggere questo brano da una <a href="http://www.nytimes.com/1990/03/11/books/spies-thrillers.html">recensione</a> del <em>New York Times</em>:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;[...] Mr. Ludlum has other peculiarities. For example, he hates the &#8220;he said&#8221; locution and avoids it as much as possible. Characters in &#8220;The Bourne Ultimatum&#8221; seldom &#8220;say&#8221; anything. Instead, they cry, interject, interrupt, muse, state, counter, conclude, mumble, whisper (Mr. Ludlum is great on whispers), intone, roar, exclaim, fume, explode, mutter. There is one especially unforgettable tautology: &#8221; &#8216;I repeat,&#8217; repeated Alex.&#8221;<br />The book may sell in the billions, but it&#8217;s still junk.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;[...] il signor Ludlum ha altre particolarità. Per esempio, odia la parola &#8220;disse&#8221; e la evita il più possibile. I personaggi in &#8220;The Bourne Ultimatum&#8221; raramente &#8220;dicono&#8221; qualcosa. Invece piangono, interferiscono, interrompono, rimuginano, dichiarano, controbattono, concludono, bofonchiano, sussurrano (il signor Ludlum è un appassionato di sussurri), intonano, ruggiscono, esclamano, sbuffano, esplodono, brontolano. C&#8217;è una tautologia particolarmente indimenticabile: &#8221; &#8216;Ripeto,&#8217; ripeté Alex.&#8221;<br />Il libro potrà vendere miliardi di copie, ma rimane spazzatura.</p></blockquote>
<p>Chissà quando un giornale delle nostre parti avrà il coraggio di definire &#8220;spazzatura&#8221; un romanzo italiano che vende molto bene&#8230;</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_bourne.jpg" alt="Copertina dell'edizione inglese di The Bourne Ultimatum" /><br />
<em>Copertina dell&#8217;edizione inglese di The Bourne Ultimatum</em></p>
<p>
<div style="background-color:#fff4f4; border-width:1px; border-style:solid; border-color:black; padding-right:0px; padding-top:0px; padding-bottom:0px; padding-left:5px; margin-left:20px; margin-right:20px">
<p align="center"><strong>Domanda &#038; Risposta</strong></p>
<p>Ma Augusto Pepponi, che è un Grande Scrittore, usa un sacco di <em>dialogue tag</em> pieni di avverbi e aggettivi. Gamberetta, visto che ti sbagli???</p>
<p>E qui lascio la parola a Dean R. Koontz:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;You can find published novels in which authors use one flashy dialogue tag after another. Don&#8217;t send me a list of those authors, please. I didn&#8217;t tell you that the frequent use of such tags would prevent you from being published. I only said that they indicate that the author is an amateur or that he lacks the sensitivity to appreciate the musical qualities of language. Books full of inept dialogue tags get published all the time. Of course they do. Not all published writers are good writers.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Si possono trovare romanzi pubblicati nei quali gli autori usano <em>dialogue tag</em> appariscenti uno dietro l&#8217;altro. Per piacere, non mandatemi una lista di questi autori. Non ho mai detto che l&#8217;uso frequente dei <em>tag</em> in quella maniera impedisca di essere pubblicati. Ho solo detto che un tale uso indica che l&#8217;autore è un dilettante che manca della sensibilità per apprezzare le qualità musicali del linguaggio. Vengono pubblicati di continuo libri pieni zeppi di <em>dialogue tag</em> orribili. Ovviamente succede. Non tutti gli scrittori pubblicati sono bravi scrittori.</p></blockquote>
</div>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Abbiamo visto come si delimitano e si introducono i discorsi diretti. Bisogna prestare attenzione alla punteggiatura anche nelle battute.
</p>
<p>La virgola indica una pausa breve, ed è accettabile. Il punto indica una pausa più lunga, ed è accettabile. I puntini di sospensione indicano una pausa <strong>molto</strong> lunga. Così lunga che normalmente ha bisogno di essere <em>mostrata</em>.<br />
<blockquote>«Ma io&#8230; io, ecco, non volevo&#8230; non volevo&#8230;» disse Anna</p></blockquote>
<p>Non è un granché. Meglio riempire le pause:<br />
<blockquote>«Ma io», Anna abbassò lo sguardo. «Io, ecco, non volevo.» Le guance le divennero rosse. «Non volevo.» Rimase in silenzio, ad aspettare la decisione della maestra.</p></blockquote>
<p>Inoltre si deve ragionare bene se le pause sono volute o sono solo frutto di indecisione dello scrittore. Siamo sicuri che il personaggio è davvero così incerto? O magari siamo noi che non sappiamo bene quali parole mettergli in bocca?<br />Se il personaggio è davvero insicuro, <em>mostrare</em> l&#8217;insicurezza è molto più efficace di infarcire il dialogo con puntini di sospensione.
</p>
<p>I punti esclamativi vanno usati con parsimonia e uno per volta è più che sufficiente. Come sempre è il <em>mostrare</em> che funziona, non il <em>raccontare</em>. Se io scrivo:<br />
<blockquote>«Hai saputo la notizia? Ghigliottina Editore pubblicherà il mio romanzo!»</p></blockquote>
<p>E se scrivo:<br />
<blockquote>«Hai saputo la notizia? Ghigliottina Editore pubblicherà il mio romanzo!!!»</p></blockquote>
<p>Ho scritto due frasi <strong>con lo stesso significato, preciso identico</strong>. I punti esclamativi in più non portano maggior enfasi. Se voglio maggior enfasi devo <em>mostrare</em>:<br />
<blockquote>Anna non riusciva a star ferma. Saltellava qui e là per la stanza. Fece una capriola e si rimise in piedi barcollando. Stappò lo spumante e ne bevve un sorso. «Hai saputo la notizia? Ghigliottina Editore pubblicherà il mio romanzo!»</p></blockquote>
<p>Il punto di domanda seguito dal punto esclamativo (?!) dev&#8217;essere usato solo in situazioni <strong>eccezionali</strong>. Di quelle che non capitano quasi <strong>mai</strong>.
</p>
<p>Se si vuole dare enfasi alle singole parole è meglio usare il corsivo piuttosto del maiuscolo. Meglio:<br />
<blockquote>«Hai saputo la notizia? Ghigliottina Editore pubblicherà il <em>mio</em> romanzo!»</p></blockquote>
<p>di:<br />
<blockquote>«Hai saputo la notizia? Ghigliottina Editore pubblicherà il MIO romanzo!»</p></blockquote>
<p>Robe in stile fumetto, del tipo:<br />
<blockquote>Darth Vader si prese la testa tra le mani. «NOOOoooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!»</p></blockquote>
<p>non fanno una bella impressione, a meno che <em>consapevolmente</em> non si stia cercando di imitare uno stile del genere. E anche in quel caso non vuol dire che sia una buona idea.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Il famoso scrittore portoghese José Saramago, premio Nobel per la letteratura nel 1998, usa uno stile particolare per i dialoghi. Ecco un estratto dal suo romanzo <em>Le Intermittenze della Morte</em> (2005):<br />
<blockquote>Come responsabile del dicastero della salute, assicuro a tutti coloro che mi ascoltano che non c&#8217;è alcun motivo di allarme, Se ho ben capito quanto ho appena udito, osservò un giornalista in un tono che non voleva sembrare troppo ironico, secondo lei, signor ministro, non è allarmante il fatto che nessuno sta morendo, Esatto, anche se con altre parole, è proprio ciò che ho detto, Signor ministro, mi permetta di ricordarle che ancora ieri c&#8217;erano persone che morivano e a nessuno sarebbe passato per la testa che questo fosse allarmante, È naturale, la consuetudine è morire, e morire diviene allarmante solo quando le morti si moltiplicano, una guerra, un&#8217;epidemia, per esempio [...]</p></blockquote>
<p>In pratica non ci sono né virgolette, né trattini, né a capo; l&#8217;unica indicazione che inizia una battuta è data dalla maiuscola che segue la virgola. Inoltre Saramago non usa né punti di domanda, né punti esclamativi.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_morte.jpg" alt="Copertina de Le Intermittenze della Morte" /><br />
<em>Copertina de Le Intermittenze della Morte</em></p>
<p>Saramago ha spiegato che adotta questo stile non perché sì, ma perché gli sembra possa essere più verosimile. Quando le persone parlano non ci sono virgolette, né ritorni a capo, né punti esclamativi e di domanda. Il tentativo è quello di imitare il flusso della conversazione come si dipana nella realtà. È sacrificata la consuetudine in cambio di maggiore verosimiglianza. Una scelta <em>consapevole</em>.<br />Si possono stravolgere le regole se si ha ben presente cosa si sta facendo e perché. Poi è tutto da dimostrare che i vantaggi superino i problemi. Io quel romanzo di Saramago ho provato a leggerlo: ho fatto parecchia fatica a seguire i dialoghi.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Verosimiglianza</strong>
</p>
<p>Seguendo i consigli della sezione precedente, si possono scrivere dialoghi corretti dal punto di vista formale. Non è sufficiente. Un buon dialogo è prima di tutto <strong>verosimile</strong>.<br />Il lettore deve credere che le parole che mettiamo in bocca ai personaggi nascano spontaneamente dai personaggi stessi. Il lettore deve avere l&#8217;impressione che i personaggi siano vivi e che non siano marionette.</p>
<p>L&#8217;autore ha una sola voce, i personaggi ne devono avere tante quanti sono. Il profugo bosniaco non può parlare come una fan tredicenne di <em>Twilight</em> che a sua volta non si esprime come un generale dell&#8217;esercito. Se vogliamo mettere in bocca a un ufficiale veterano le parole: &#8220;Edward è proprio uno gnokko!&#8221;, bisogna inserire una valida giustificazione.<br />I personaggi devono esprimersi in maniera <strong>consistente</strong>: se la fan tredicenne di <em>Twilight</em> parla come una cerebrolesa a pagina 5, deve farlo anche a pagina 100, a meno che nel frattempo l&#8217;autore non abbia <em>mostrato</em> il cambiamento nella personalità della ragazza.<br />Non è un invito ad adagiarsi in uno stereotipo: il barbone può avere tre lauree e il generale avere una passione morbosa per i vampiri, l&#8217;importante è che questi dettagli fondamentali siano mostrati.
</p>
<p>Se il romanzo è ambientato in un mondo secondario c&#8217;è maggiore libertà, ma fino a un certo punto. Il contadino non può esprimersi alla stessa maniera del mago centenario che ha passato l&#8217;intera vita a studiare. Poi nessuno vieta di progettare un mondo in cui anche i contadini studiano i misteri della magia da mattino a sera – il lavoro manuale lo fanno gli gnomi da giardino a orologeria – basta essere consapevoli del problema. E rimane il vincolo della consistenza: è probabile che possa far parlare un drago come mi pare, ma se è una bestia che si esprime a ringhi a pagina 18, sarà ancora una bestia ringhiosa a pagina 97, a meno di non <em>mostrare</em> il mutamento.
</p>
<p>I personaggi, in determinati ambienti (per esempio le forze armate), si esprimo in gergo. L&#8217;autore deve <strong>documentarsi</strong> su quale siano le convenzioni dell&#8217;ambiente in questione e far parlare i personaggi di conseguenza. Il ragionamento: &#8220;Chi se ne sbatte, tanto nessuno dei miei lettori è mai stato sommergibilista, mi invento quello che voglio&#8221; è sbagliato, perché:
<ul>
<li>Al lettore basta il sospetto per perdere fiducia. Forse non sarà mai stato in Marina, ma lo stesso gli sembrerà <em>molto strano</em> che il Capitano del sommergibile si esprime proprio come il vicino di casa, di mestiere falegname. Comincerà a prestare maggiore attenzione a questi dettagli, e quando capiterà un particolare che il lettore conosce bene e l&#8217;autore no, il lettore avrà la conferma che l&#8217;autore è un ciarlatano. Dopo di che chiude il libro, si collega a Internet e comincia a parlar male dell&#8217;autore su tutti i forum che gli capitano a tiro.</li>
<li>Lo si trova il lettore ex sommergibilista. Lui non ha bisogno di ulteriori conferme: butta il libro e si fionda su Internet!</li>
<li>È una questione di rispetto per il prossimo.<br />Aprite il frigorifero e dovete chiudervi il naso per la puzza. La maionese è acida, la carne è nera, il latte scaduto, le verdure marce, il pesce è ridotto a una poltiglia. Pensate: &#8220;Be&#8217; chi se ne sbatte, tanto stasera ho ospiti a cena&#8221;?<br />Io non credo proprio. Quando ci sono ospiti a cena magari si prepara un pasto più gustoso del solito. I lettori sono gli ospiti a cena: bisogna dar loro il meglio, non gli avanzi.</li>
</ul>
<p>Una giusta preoccupazione è quella che il gergo possa rendere difficile la lettura. È vero, però con un po&#8217; di furbizia lo scrittore può illustrare il gergo in maniera indolore. Per esempio i romanzi di guerra di Tom Clancy sono pieni di <em>vampiri</em>. I personaggi gridano disperati che i <em>vampiri</em> stanno per colpire la portaerei. Al che il lettore può essere spiazzato, può immaginarsi torme di ragazzotti sbrilluccicosi e con i denti appuntiti che si stanno avvicinando in canotto.<br />Ma se a questo punto <em>mostro</em> le scie di un nugolo di missili diretti contro la portaerei, nessuno avrà problemi a capire che &#8220;vampiro&#8221; è un termine gergale per &#8220;missile anti-nave&#8221;. È rispettata sia la verosimiglianza sia la comprensione del lettore.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_vampiri.jpg" alt="Due tipi di vampiri" /><br />
<em>Disguido semantico</em></p>
<p>Attenzione: il collegamento vampiro-missile deve essere <strong>implicito</strong>. Una cosa del tipo:<br />
<blockquote>Il guardiamarina Michele osservò le scie lasciate dai vampiri. <em>I missili anti-nave, che noi in gergo chiamiamo vampiri, sono un grosso rischio per la portaerei</em>, si disse.</p></blockquote>
<p>è un&#8217;atrocità. Pensieri e dialoghi non devono essere artefatti per informare il lettore. Ma su questo tornerò più avanti.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Un punto cruciale è bilanciare la brillantezza con la verosimiglianza. Quando la gente parla nella vita reale, <em>spreca</em> una quantità di parole impressionante. Il novanta percento dei discorsi che conduciamo sono chiacchiere inutili, banalità, o comunicazioni di servizio: &#8220;scusa non ti ho sentito pensavo ad altro oh squilla il telefono uh hai comprato la marmellata?&#8221; A riportare sulla carta discorsi del genere si otterrebbe massima verosimiglianza, ma nessuno avrebbe voglia di leggere un romanzo pieno di dialoghi condotti in questa maniera.<br />I personaggi in un romanzo devono esprimersi in maniera <strong>interessante</strong>. Catturare l&#8217;attenzione del lettore. Coinvolgerlo. Problema: un personaggio che dice sempre cose interessanti non è verosimile. I pareri a proposito sono discordi. James N. Frey in <strong><em>How to Write a Damn Good Novel</em></strong> è per la brillantezza; invita gli autori a meditare ogni battuta perché sia sempre intrigante, arguta o spiritosa. Gloria Kempton in <strong><em>Dialogue</em></strong> invece invita al massimo della spontaneità; non bisogna mai cercare apposta la battuta intrigante, arguta o spiritosa.
</p>
<p>Entrambe le strade sono praticabili, ma entrambe sono difficili da seguire: ci vuole notevole talento sia per scrivere dialoghi brillanti, sia per scrivere dialoghi sempre verosimili ma che non siano noiosi e banali. Se proprio dovessi scegliere, in linea teorica propenderei più per le tesi della Kempton, anche se personalmente mi diverto molto di più a cercare di scrivere dialoghi brillanti piuttosto che dialoghi assolutamente verosimili.
</p>
<p>Nelle <em>light novel</em> di Haruhi (ne ho parlato <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/07/25/haruhi-suzumiya-in-libreria/">qui</a>), Kyon, protagonista e narratore, non si esprime come un ragazzo. Kyon è cinico e sarcastico, non suona quasi mai come un sedicenne. Eppure i dialoghi funzionano benissimo: la brillantezza delle battute mette in ombra la scarsa verosimiglianza.<br />Nella quarta <em>light novel</em>, <em>The Disappearance of Suzumiya Haruhi</em>, la storia diviene drammatica e Kyon non può più esprimersi con il consueto, ironico distacco. I dialoghi sono meno vivaci, ma più verosimili. Forse è anche per questo che <em>The Disappearance</em> è più emozionante dei romanzi precedenti.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_haruhi.jpg" alt="Immagine dal film di The Disappearance of Suzumiya Haruhi" /><br />
<em>Una delle prime immagini del film tratto da The Disappearance of Suzumiya Haruhi, in uscita nella primavera del 2010</em></p>
<p>Riporto i due esempi di Frey sulla questione verosimiglianza vs. brillantezza, traducendo e adattando direttamente. Ognuno tragga le sue conclusioni.<br />Giovanni deve invitare Maria a uscire con lui per il <em>prom</em>, il ballo scolastico di fine anno.</p>
<p>Dialogo verosimile ma scialbo:<br />
<blockquote>«Ciao» disse Giovanni a Maria.<br />Maria sollevò gli occhi dal libro che stava leggendo. «Ciao.»<br />Giovanni spostò il peso da un piede all&#8217;altro. Era convinto che tutti nella caffetteria della scuola lo stessero osservando. «Che fai?» chiese.<br />«Leggo.»<br />«Oh. Cosa leggi?»<br />«<em>Moby Dick</em>.»<br />«È bello?»<br />«È solo una storia di pescatori.»<br />Giovani si sedette. Si passò un dito nel colletto per asciugare il sudore che gli scendeva lungo il collo.<br />«Ah, avrei una cosa da chiederti.»<br />«Dimmi.»<br />«Er, vai con qualcuno al ballo?»<br />«Non vado al ballo.»<br />«Tutti vanno al ballo. Non ti piacerebbe andarci con me?»<br />«Uhm, ci penso, okay?»<br />«Non pensarci, vieni! Mi farò prestare la macchina dal mio vecchio. E avrò un bel po&#8217; di soldi.»<br />«Mi sembra il minimo.»<br />«Potremmo cenare in pizzeria, al Benni.»<br />«Be&#8217;, allora okay.»</p></blockquote>
<p>Dialogo brillante:<br />
<blockquote>«Devo sedermi qui, è il mio lavoro» disse Giovanni.<br />«Oh?» disse Maria, alzano lo sguardo dal libro che stava leggendo.<br />«Già. La scuola mi paga cinquanta euro l&#8217;ora per studiare in caffetteria e dare il buon esempio.»<br />«Siediti dove ti pare, siamo in un paese libero.»<br />Giovanni le sorrise. «Conosco il tuo futuro.»<br />«Come fai a conoscere il mio futuro?»<br />«Leggo i Tarocchi.»<br />«Non credo ai Tarocchi, in famiglia siamo molto religiosi.»<br />Giovanni prese dalla tasca il mazzo di carte e lo mischiò. Girò la prima carta. «Otto di sera. Una 500 verde è sotto casa tua.»<br />«Davvero?»<br />«La sta guidando un ragazzo incredibilmente bello. Indossa una giacca da sera bianca.»<br />«Sul serio?»<br />«Lui ti porterà al ballo, proprio nella palestra della nostra scuola.»<br />«Ma va? E lo dicono le carte, vero?»<br />«Dicono questo e altro.» Giovanni mise via i Tarocchi. «Non voglio rovinarti tutte le sorprese.»<br />«Mi stai chiedendo un appuntamento?»<br />«Verrai al ballo con me?»<br />«Le carte dicono tutto, giusto? Allora dovresti già sapere la risposta.»</p></blockquote>
<p>Il primo dialogo è insulso. Può essere verosimile, ma non suscita la minima curiosità nel lettore. Il secondo dialogo è un po&#8217; più movimentato, più interessante. Però non è verosimile neanche per sbaglio. Il ragazzo che chiede un appuntamento con la manfrina dei Tarocchi? In quale <em>film</em> l&#8217;hai visto?
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Dove si può essere verosimili senza compromessi è nella costruzione del contesto nel quale il dialogo si svolge. Un dialogo non si svolge nel vuoto, con due teste separate dal corpo che parlano. I personaggi si siedono o si alzano, vanno alla finestra, tirano un pugno alla porta, danno un calcio alla sedia, rovesciano la scacchiera, si mangiano le unghie e si mordono il labbro.<br />Un dialogo deve svolgersi in un contesto <strong>dinamico</strong>. Un dialogo statico annoia, perché il cervello del lettore non può vivere alcuna esperienza concreta. Ci sono solo chiacchiere; non ci sono capriole, coltellate, sberle. Per non tediare il lettore e per essere verosimili è necessario far agire i personaggi anche mentre parlano.<br />Come spiegato nell&#8217;articolo sulle descrizioni, la realtà non è mai una fotografia, non è mai fissa. Due persone sono al ristorante, si sono incontrate proprio perché hanno molto da dirsi: lo stesso mentre discutono mangiano e bevono, sono interrotte dal cameriere, sono distratte dal bambino che piange a due tavoli di distanza; fuori scatta l&#8217;antifurto di un&#8217;auto, inizia a piovere e la pioggia batte sui vetri; dalla cucina escono gli odori più diversi, alla cassa scoppia una lite perché qualcuno non ha apprezzato la birra annacquata. Il mondo è in continuo mutamento; magari non ce ne accorgiamo coscientemente, ma se all&#8217;improvviso tutto si ferma, subito sembra che ci sia qualcosa di sbagliato. Lo stesso accade nella narrativa: se il dialogo procede su uno sfondo immobile, con personaggi immobili, il lettore si infastidisce. Forse, se non è un lettore particolarmente attento, non saprà spiegare il perché di tale fastidio, ma il fastidio rimane.<br />Si pensi a situazioni ancora più formali, per esempio un interrogatorio (che sia da parte della polizia o da parte del professore di storia durante l&#8217;esame di maturità). Non ci sono solo domande e risposte. La vittima si tormenta le mani, si asciuga la fronte con un fazzoletto, muove i piedi, beve un caffè o un bicchier d&#8217;acqua, fuma una sigaretta, sorride a sproposito; l&#8217;aguzzino punta la lampada contro l&#8217;interrogato, si alza per incombere sul poveretto, fa gesti spazientiti di fronte alle risposte balbettanti e così via.<br />Si può fermare il mondo. <strong>Per poche battute</strong>. Il contesto può sfumare davanti al dialogo serrato dei due personaggi, ma è questione di <strong>istanti</strong>, poi il tempo <em>deve</em> tornare a scorrere. Altrimenti il lettore intuisce che qualcosa non funziona, e quando qualcosa non funziona in un romanzo, la prima reazione è chiudere il libro e mettersi a giocare con i videogiochi (ché si diventa più <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/09/02/libri-come-se-piovesse#gig_int">intelligenti</a>).
</p>
<p>Attenzione però a non far prevalere il contesto. Quando succede nella realtà, il dialogo si arena con frasi del tipo: &#8220;guardami quando ti parlo&#8221;, &#8220;ne parliamo domani&#8221;, &#8220;non parliamone in mezzo alla strada&#8221;. Se un personaggio si distrae di continuo, l&#8217;interlocutore si stufa in fretta della conversazione.<br />Attenzione anche alle elucubrazioni del personaggio punto di vista: può essere che il dialogo susciti nel personaggio mille pensieri, ma se vengono tutti riportati, il lettore avrà l&#8217;impressione che tra una battuta e l&#8217;altra passino le mezzore, e questo è inverosimile.<br />Già che ci sono: come sempre funzionano solo i pensieri <strong>concreti</strong>, che stimolino i cinque sensi del lettore. Anna e Michele discutono all&#8217;entrata del cimitero: Michele non deve rimuginare sulla morte in astratto, deve ricordare quando ha seppellito con le sue mani il corpicino del suo coniglietto.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>La vita reale è piena di chiacchiere, nella narrativa un dialogo ha senso solo se è significativo per la trama <strong>e</strong> mette di fronte personaggi con obiettivi diversi. Se queste condizioni non sono rispettate, è meglio tagliare il dialogo o al massimo ricorrere al discorso indiretto.<br />Ci deve essere tensione tra i personaggi, ognuno deve avere desiderio di prevalere sull&#8217;altro. Ciò non significa che ogni dialogo debba finire in rissa (non che ci sia niente di male nella violenza – la scena dove la discussione tra cowboy degenera e poi sfasciano il saloon può non piacere, ma di solito non è noiosa), significa che in ogni dialogo ci deve essere un conflitto.<br />Giovanni vuole che Maria lo accompagni al ballo. Maria vuole continuare a leggere <em>Moby Dick</em>. Non finirà a botte, ma c&#8217;è sufficiente distanza tra gli obiettivi dei personaggi perché il dialogo possa interessare il lettore.<br />Se Giovanni vuole invitare Maria e Maria vuole invitare Giovanni, che dialogo può esserci? È come leggere i commenti degli <em>amyketti</em> al tale o tal altro romanzo: &#8220;bellissimo&#8221;, &#8220;capolavoro&#8221;, &#8220;mai letto niente di simile&#8221;, &#8220;sublime!&#8221; Dov&#8217;è il dialogo? Non c&#8217;è. Il dialogo nasce quando qualcuno commenta: &#8220;È cacca&#8221;. A questo punto può nascere il dialogo, perché ci sono due personaggi con obiettivi diversi: il fan che vuole difendere l&#8217;autore-amyketto e il detrattore che vuole difendere la buona narrativa.<br />
<blockquote>«Esco» disse Anna.<br />«Torna per le undici, va bene?» disse la mamma.<br />«D&#8217;accordo.»<br />«Ok.»<br />«Ciao.»<br />«Ciao.»</p></blockquote>
<p>E il lettore pensa: &#8220;Buon per loro, a me che frega?&#8221; Non c&#8217;è coinvolgimento.<br />
<blockquote>«Esco» disse Anna.<br />«Torna per le undici, va bene?» disse la mamma.<br />«Torno quando cazzo mi pare.»</p></blockquote>
<p>Il lettore è meno indifferente. Qualcuno penserà che Anna è una maleducata e che la mamma non dovrebbe più farla uscire di casa per un mese; altri saranno compiaciuti dalla reazione di Anna, così la mamma impara a voler imporre regole idiote. In entrambi i lettori dovrebbe nascere un minimo di curiosità rispetto a quello che farà adesso la mamma.<br />Giovanni vuole uscire con Maria, ma Maria vuole uscire con Marco; Anna vuole tornare alle sei del mattino, ma la mamma vuole che rientri per le undici; Michele vuole ordinare la pizza con le acciughe, ma Nicola preferisce quella con i peperoni; undici giurati sono pronti a condannare un ragazzo per omicidio, ma il dodicesimo non è d&#8217;accordo. Non importa se il dialogo è su questioni serie o su stupidate: ci deve essere tensione tra i personaggi, ci deve essere un conflitto.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Tre difetti comuni che intaccano la verosimiglianza:
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Personaggi che hanno tutti la stessa voce</strong>. Ogni personaggio ha cultura diversa, ha vissuto esperienze diverse, viene da una famiglia diversa, ha obiettivi diversi: deve esprimersi in modo univoco. Non importa se le fan di <em>Twilight</em> sembrano tutte una massa di cerebrolese e dicono tutte le stesse cose con lo stesso linguaggio balordo: se i miei personaggi sono un gruppo di ragazzine fanatiche della Meyer, ognuna deve avere una voce distinta. Il lettore deve subito capire che ha parlato Simona e ha risposto Nicoletta; alle battute deve associare i nomi, non fan #1 e fan #2.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_fan.jpg" alt="Fan di Twilight" /><br />
<em>Fan di Twilight: Nicoletta è quella con la faccia intelligente</em></p>
<p>Per ottenere questo risultato, l&#8217;autore deve conoscere <em>molto bene</em> i propri personaggi. Deve sapere che Simona non parla mai di cioccolato da quando il fratellino è morto soffocato mentre mangiava un gianduiotto; deve sapere che Nicoletta in realtà non ha mai letto <em>Twilight</em> e frequenta le altre solo per non sentirsi sola – ogni tanto nei dialoghi la sua ignoranza emerge; deve sapere che Monica è convinta di avere sempre ragione, perciò non usa mai il congiuntivo o espressioni del tipo: &#8220;credo&#8221;, &#8220;penso&#8221;, &#8220;secondo me&#8221;.</p>
<p>Una scorciatoia è quella di creare tic linguistici specifici per i singoli personaggi, qualcosa che balzi subito all&#8217;occhio.<br />
<blockquote>«Devi imparare le vie della Forza, giovane Jedi.»</p></blockquote>
<p>A parlare può essere stato chiunque, ma:<br />
<blockquote>«Le vie della Forza imparare devi, giovane Jedi.»</p></blockquote>
<p>è una battuta che solo il maestro Yoda può pronunciare.<br />Attenzione: non è una scorciatoia facile da seguire, ci vuole poco per scadere nel ridicolo o nell&#8217;artefatto.</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Personaggi che parlano al lettore invece di parlare tra di loro</strong>. Un errore classico: l&#8217;autore vuole informare il lettore su particolari che ritiene necessari per la storia e mette queste informazioni in bocca ai personaggi, che sia verosimile o no. È quello che i manuali inglesi chiamano:  &#8220;As you know, Bob&#8230;&#8221; Sono quei dialoghi con battute così:<br />
<blockquote>«Come lei sa benissimo, professor Spiegoni, il problema della tassellazione non può essere risolto con un algoritmo di complessità lineare.»</p></blockquote>
<p>Ma se lo Spiegoni &#8217;sta cosa la sa già, cosa gliela dici a fare?<br />
<blockquote>Anna si soffiò sulle mani per scaldarle. Il respiro le si condensava davanti alla bocca. «Oggi fa un freddo cane» disse a Michele.<br />«Sì, oggi fa molto freddo. È colpa dello strato di fuliggine che perennemente copre il cielo a causa della guerra nucleare di tre anni fa iniziata dopo l&#8217;affondamento accidentale della portaerei americana <em>Enterprise</em> da parte dei cinesi al largo delle coste della nord corea.»</p></blockquote>
<p>Sembra un pochino strano che Anna non sappia che c&#8217;è stata una guerra atomica, e sembra altrettanto strano che Michele si metta di punto in bianco a elencarne le cause. È ovviamente un dialogo a beneficio del lettore e non dei personaggi: inverosimile in maniera <em>dolorosa</em>, è da evitare come la peste.<br />Attenzione: non si può risolvere il problema tramutando le battute in pensieri, rimane brutto uguale:<br />
<blockquote>Anna si soffiò sulle mani per scaldarle. Il respiro le si condensava davanti alla bocca. «Oggi fa un freddo cane» disse a Michele.<br />«Sì, fa proprio freddo.» <em>Già, che freddo oggi</em>, pensò. <em>È colpa dello strato di fuliggine che perennemente copre il cielo a causa della guerra nucleare di tre anni fa iniziata dopo l&#8217;affondamento accidentale della portaerei americana </em>Enterprise<em> da parte dei cinesi al largo delle coste della nord corea.</em></p></blockquote>
<p>
<div style="background-color:#fff4f4; border-width:1px; border-style:solid; border-color:black; padding-right:0px; padding-top:0px; padding-bottom:0px; padding-left:5px; margin-left:20px; margin-right:20px">
<p align="center"><strong>Domanda &#038; Risposta</strong></p>
<p>Ma io devo dire che c&#8217;è stata la guerra atomica, vero???</p>
<p><strong>No</strong>. Tu devi <em>mostrare</em> i palazzi distrutti, devi <em>mostrare</em> il cielo sempre coperto, devi <em>mostrare</em> la gente che vive nei rifugi sotto terra, devi <em>mostrare</em> i mutanti nati dalle radiazioni: il lettore capirà da solo che c&#8217;è stata la guerra atomica.</p>
<div></div>
</div>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Personaggi che parlano con la voce dell&#8217;autore</strong>. Sono quei personaggi che all&#8217;improvviso, senza apparente ragione, cominciano a pontificare sulle virtù del pacifismo, sul pericolo del riscaldamento globale, sul ruolo della donna nella società moderna o su quanto sia sporca la politica. Anche in questo caso il dialogo risultante rischia di essere inverosimile in maniera <em>dolorosa</em>.</p>
<p>Nel 2012 la razza umana come noi la intendiamo non esisterà più, a causa dei fotoni<sup><a href="#m2_nota_2">[2]</a></sup><a name="m2_nota_2_up"></a>. Duecento anni dopo, una spedizione aliena proveniente dal pianeta Nibiru sbarca in Italia. Gli alieni frugano tra le rovine. Trovano giornali e registrazioni risalenti al 2009. Commentano tra loro su quanto i giornalisti italiani dell&#8217;epoca fossero poco professionali e corrotti.<br />Tale dialogo tra gli alieni dicesi <strong>porcheria</strong>. Non è l&#8217;uso del fantastico come specchio deformante per fare affermazioni importanti sulla nostra realtà sociale <em>bla bla bla</em>, è <strong>fuffa</strong>. Se l&#8217;autore è interessato all&#8217;argomento, scriva un thriller con i giornalisti corrotti – meglio ancora un saggio, ma lasci stare i poveri alieni. Grazie.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_alieni.jpg" alt="Alieni" /><br />
<em>Siamo così arrabbiati perché gli Americani non si ritirano dall’Iraq e i Giapponesi massacrano i delfini. Certo, è del tutto verosimile per noi alieni che abitiamo dall’altra parte della Galassia avere queste preoccupazioni. Infatti ne parliamo di continuo&#8230;</em></p>
<p>Un errore analogo è quello di avere tutti personaggi politicamente corretti. L&#8217;autore è cosi scollato dalla realtà che il dialogo perde verosimiglianza.<br />
<blockquote>Michele si infilò il costume del Ku Klux Klan. «Sono pronto.»<br />«Prendiamo il tram?» chiese Anna.<br />«No, non mi piace usare i mezzi pubblici, perché non gradisco la presenza degli extracomunitari.»</p></blockquote>
<p>Michele, membro del KKK, si esprime così? Secondo me no, secondo me il dialogo si svolge come segue:<br />
<blockquote>Michele si infilò il costume del Ku Klux Klan. «Sono pronto.»<br />«Prendiamo il tram?» chiese Anna.<br />«No, non mi piace usare i mezzi pubblici, sono sempre pieni di negri che puzzano di merda.»</p></blockquote>
<p>Il timore dell&#8217;autore è che se inserisce un personaggio apertamente razzista, il lettore potrebbe pensare che anche lui autore è un razzista. Lo scrittore ha paura di essere giudicato come persona in base a quello che i suoi personaggi fanno e dicono.<br />È un timore infondato? Per niente. <strong>Sarete</strong> giudicati in base ai vostri personaggi. Basta fregarsene.<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;There is a technical term for someone who confuses the opinions of a character in a book with those of the author. That term is idiot.</p>
<p>(attribuita a Robert A. Heinlein).</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;C&#8217;è un termine tecnico per chi confonde le opinioni di un personaggio in un libro con quelle dell&#8217;autore. Il termine è idiota.</p>
<p>(attribuita a Robert A. Heinlein).</p></blockquote>
<p>Bisogna rimanere fedeli alla storia e ai personaggi, e chi se ne importa se questo ci mette in &#8220;cattiva luce&#8221; con gli idioti.</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Dialogo obliquo</strong>
</p>
<p>Cynthia Whitcomb distingue tre tipi di collegamento che possono mettere in relazione due battute consecutive.<br />Un collegamento diretto:<br />
<blockquote>«Che ore sono?» chiese Michele.<br />«Le cinque e un quarto» rispose Anna.</p></blockquote>
<p>Un collegamento obliquo o indiretto:<br />
<blockquote>«Che ore sono?» chiese Michele.<br />«Dovresti riaccompagnarmi a casa» rispose Anna.</p></blockquote>
<p>Oppure una disconnessione:<br />
<blockquote>«Che ore sono?» chiese Michele.<br />«Guarda, sei proprio un cretino» rispose Anna.</p></blockquote>
<p>Più la connessione è labile, più la scena si carica di tensione. Il collegamento diretto esaurisce la suspense, il dialogo perde la sua energia: &#8220;Che ore sono?&#8221; &#8220;Le tre&#8221; e il lettore pensa, &#8220;E allora? Chi se ne sbatte!&#8221;<br />Tuttavia, più un dialogo è sconnesso, più rischia di suonare inverosimile. Se io vado a chiedere l&#8217;ora a cento persone, amiche o sconosciute, dubito che anche una sola mi darà della cretina. Il compito dello scrittore diviene allora progettare la storia in modo che un dialogo sconnesso risulti verosimile. Magari chiedo l&#8217;ora a Licia Troisi!
</p>
<p>Se scrivere dialoghi sconnessi richiede molta pianificazione e non sempre è fattibile, il secondo livello, il collegamento indiretto, richiede solo un minimo di attenzione e spesso è più verosimile del collegamento diretto. Meglio:<br />
<blockquote>«Ordino la costata?» chiese Michele.<br />«Sono vegetariana» rispose Anna.</p></blockquote>
<p>di:<br />
<blockquote>«Ordino la costata?» chiese Michele.<br />«No» rispose Anna.<br />«Perché?»<br />«Non mangio mai la carne.»<br />«Come mai?»<br />«Sono vegetariana.»</p></blockquote>
<p style="font-size:medium"><strong>Tre usi per un dialogo</strong>
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Dialoghi che accelerano il ritmo</strong>. In parte avviene per la natura tipografica dei dialoghi stessi. I paragrafi in un dialogo sono in media più corti rispetto ai paragrafi durante la narrazione. Il lettore termina di leggere le pagine più in fretta, e ha la sensazione di procedere nella storia con più velocità.<br />In parte è dovuto al fatto che nelle descrizioni spesso non c&#8217;è conflitto e il lettore è meno coinvolto. Il mare liscio come l&#8217;olio. Il sole alto in cielo. I gabbiani che volano bassi. Le nuvole pigre. L&#8217;unica nave che procede lenta all&#8217;orizzonte. La gente che cammina con calma, si asciuga il sudore sulla fronte, si mette a chiacchierare agli angoli delle strade. Anna osserva tutto ciò dalla finestra dell&#8217;albergo. Come ammira in lontananza le montagne, i boschi verdi, i cucuzzoli bianchi, ecc. ecc. zzz. Poi Anna si gira e dice a Michele che aspetta un bambino. Non da lui. E il padre è un vampiro.<br />I dialoghi danno uno strappo alla storia, imprimono maggior spinta rispetto alle descrizioni o alle elucubrazioni solitarie del personaggio punto di vista.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Dialoghi che rallentano il ritmo</strong>. Se si passa da una (violenta) scena d&#8217;azione a un dialogo, la sensazione è quella di un rallentamento. Questo perché, pur essendo un buon dialogo dinamico, non sarà comunque così movimentato come una scena d&#8217;azione. Per quanto sia vivace il dialogo tra i guerrieri nell&#8217;accampamento dopo la battaglia, non può essere più burrascoso della battaglia stessa.<br />L&#8217;elfo e il nano che bisticciano su chi abbia ucciso più orchi è un conflitto, e può reggere un dialogo, ma non c&#8217;è la stessa adrenalina di quando elfo e nano gli orchi li ammazzavano sul serio.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_lotr.jpg" alt="Bisticcio sugli orchi morti" /><br />
<em>Ho ucciso più orchetti di te, gné gné gné</em></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_bianca.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Dialoghi per descrivere</strong>. Basare una descrizione interamente su un dialogo non è una grande idea. Ci sono situazioni dove è naturale (la guida al museo che descrive lo scheletro del dinosauro, il professore che fa lezione, ecc.), ma troppo spesso si intuisce la forzatura: il personaggio parla e descrive non perché lo voglia, ma perché deve dare una mano all&#8217;autore.<br />Tuttavia, con le dovute accortezze, può essere opportuno descrivere alcuni particolari attraverso un dialogo. Per esempio: Anna e Michele passeggiano per il centro, ogni tanto si fermano a guardare le vetrine dei negozi. Il punto di vista è quello di Anna. Anna non avrà problemi a descrivere le vetrine dei negozi di abbigliamento e delle librerie, ma quando si fermano davanti a un negozio di elettronica?<br />Ad Anna non frega un tubo dell&#8217;elettronica, dunque osserva distratta e, anche fosse interessata, non conoscendo l&#8217;argomento, non dispone della terminologia adatta: per lei sono tutti <em>cosi</em>. Se per la trama è importante sapere cosa espone quel negozio di elettronica, come si fa? Si chiama in causa Michele: lui è così appassionato di elettronica da non sapersi trattenere dall&#8217;illustrare il contenuto della vetrina ad Anna.<br />Avvertenze:
<ul>
<li>Suona inverosimile che Michele di punto in bianco si scopra appassionato di elettronica. Questo suo hobby deve essere<em> mostrato</em> in precedenza, in tempi non sospetti.</li>
<li>Anna prima o poi prende Michele per un braccio e lo trascina via. Per quanto Michele sia appassionato, si può tirare la corda del personaggio punto di vista solo per un numero limitato di battute, oltre diventa inverosimile.</li>
<li>Infine questo è un <em>esempio</em>. Se in un romanzo vero si evitano i cliché del tipo tutte le ragazzine giocano con le  bambole e tutti i bambini con i soldatini, è meglio. Grazie.</li>
</ul>
<p style="font-size:medium"><strong>Ricapitolando</strong>
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Il discorso diretto è preferibile al discorso indiretto.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Bisogna studiare bene come introdurre il discorso diretto e come gestirne la punteggiatura.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Il dialogo deve suonare naturale, deve essere <strong>verosimile</strong>.<br />Per raggiungere questo scopo:
<ul>
<li>I personaggi devono parlare rispettando sempre la propria cultura, educazione, esperienza.</li>
<li>Il dialogo deve essere calato in un contesto dinamico.</li>
<li>Il dialogo deve essere interessante, deve mettere di fronte personaggi con obiettivi diversi e deve contribuire a portare avanti la storia.</li>
</ul>
<p>Non si deve:
<ul>
<li>Far parlare il barbone come il Re e il Re come il barbone.</li>
<li>Far parlare i personaggi nel vuoto, come fossero teste senza corpo.</li>
<li>Impostare un dialogo che manchi di conflitto.</li>
<li>Mettere in bocca ai personaggi nostre idee estranee alla storia.</li>
<li>Far parlare i personaggi tra loro in modo artefatto per fornire informazioni al lettore.</li>
<li>Far parlare tutti i personaggi alla stessa maniera.</li>
</ul>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Un dialogo obliquo o addirittura sconnesso, se ben progettato, può aumentare tensione e verosimiglianza.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Si possono sfruttare i dialoghi per tenere sotto controllo il ritmo della storia o per facilitare determinate descrizioni.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>E adesso l&#8217;ultimo consiglio: non tenete conto di tutti i suggerimenti che ho elencato!<br />Non nella prima stesura. Cercare di scrivere dialoghi a tavolino, sudando su ogni battuta, è rischioso: c&#8217;è la concreta possibilità di sfornare dialoghi artefatti. Durante la prima stesura conviene scrivere i dialoghi di getto, senza contorno, senza <em>dialogue tag</em>, senza niente tranne le battute: così si imposta uno scheletro di conversazione che suona naturale. Poi, pian piano, si ripassa il dialogo e lo si cambia quando sono evidenti delle pecche. A questo punto è sì utile soppesare ogni virgola e ogni parola.<br />Bisogna anche mettersi nella disposizione d&#8217;animo che i dialoghi potrebbero cambiare la trama: Giovanni vuole invitare Maria al ballo, Maria preferirebbe rimanersene a casa o andarci con Marco. Io devo buttarmi nel dialogo con queste premesse, senza aggiungere: &#8220;nella scaletta è previsto che Maria accetti ed esca con Giovanni.&#8221; Se il dialogo nel suo incedere naturale sfocia in Maria che accetta, ottimo. Se invece appare chiaro che Giovanni è uno sfigato fastidioso e Maria non accetterà mai, bene lo stesso. Vorrà dire che la trama subirà qualche mutamento. Magari per uscire insieme a Maria Giovanni dovrà ricattarla, o Maria dovrà scoprire che Giovanni è malato terminale e che uscire con lei è il suo ultimo desiderio prima di tirare le cuoia.<br />Forzare lo scorrere di un dialogo per accomodare la trama prevista porta a dialoghi fasulli in maniera vistosa. Se proprio si deve, conviene riscrivere il dialogo da zero, alterando le condizioni di partenza (Maria ha appena litigato con Marco e vede nell&#8217;appuntamento con Giovanni un modo per ingelosirlo).
</p>
<p>Per scrivere buoni dialoghi bisogna essere schizofrenici. Immergersi senza remore, senza timori, nella testa dei personaggi. Bisogna compiacersi di essere un volontario che impiega ogni minuto del suo tempo libero per aiutare il prossimo, si deve essere orgogliosi di aver passato la notte all&#8217;addiaccio per dare una mano alla vecchietta in difficoltà; così come si deve godere quando il giovanotto annoiato ammazza di botte un barbone e poi gli dà fuoco che ancora si dibatte, si deve essere fieri di aver ripulito le strade da un altro rifiuto umano.<br />È difficile scrivere dialoghi davvero naturali e verosimili senza questo tipo di partecipazione emotiva.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Quali manuali leggere</strong>
</p>
<p>Le fonti primarie per questo articolo sono state:
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/msg_006.jpg" alt="Copertina di Dialogue" align="left"/><em><a href="http://gigapedia.com/items/380657/write-great-fiction---dialogue">Dialogue: Techniques and Exercises for Crafting Effective Dialogue</a></em> di Gloria Kempton (Writer&#8217;s Digest Books, 2004).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p>E i capitoli dedicati ai dialoghi in:
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/msg_016.jpg" alt="Copertina di Stein on Writing" align="left"/><em><a href="http://gigapedia.com/items/101469/stein-on-writing--a-master-editor-of-some-of-the-most-successful-writers-of-our-century-shares-his-craft-techniques-and-strategies">Stein on Writing</a></em> di Sol Stein (St. Martin&#8217;s Press , 1995).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/msg_009.jpg" alt="Copertina di How to Write a Damn Good Novel" align="left"/><em><a href="http://gigapedia.com/items/399/how-to-write-a-damn-good-novel--a-step-by-step-no-nonsense-guide-to-dramatic-storytelling--writing--amp--journalism-">How to Write a Damn Good Novel</a></em> di James N. Frey (St. Martin&#8217;s Press, 1987).</p>
<p>&nbsp;
<p><strong>Edizione italiana</strong>: <em>Come scrivere un romanzo dannatamente buono</em> (Le Fonti, 2009).
</p>
<p>Il testo della Kempton è l&#8217;unico che ho trovato dedicato solo allo scrivere i dialoghi. È un manuale decente, ma la Kempton si sperde troppo. Manca di sintesi, gira a vuoto prima di arrivare al punto. Le 200 pagine circa sarebbero potute essere la metà senza perdere niente.<br />Alcuni capitoli lasciano perplessi, come quello dedicato all&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Enneagramma">Enneagramma</a>: onestamente non mi pare uno strumento utile per lo scrittore, mi pare un&#8217;emerita stupidaggine. Così pure il capitolo dedicato ai tipi di scrittura diversa a seconda dei generi è <em>molto</em> superficiale: non ci vogliono dialoghi &#8220;magici&#8221;(sic) in un fantasy.<br />Gli esempi variano in qualità: alcuni centrano molto bene la questione, altri sono bruttini o poco attinenti a spiegare la teoria.<br />Nel complesso può valere la pena leggere questo <strong><em>Dialogue</em></strong>, basta non prendere per oro colato tutto quello che dice la Kempton.
</p>
<p>Dei manuali di Stein e Frey parlerò più diffusamente in un altro articolo. Comunque i capitoli dedicati ai dialoghi sono buoni; danno consigli concreti e sensati. Frey in particolare ha uno stile molto deciso e piacevole, ma qualche volta quelle che afferma essere verità auto-evidenti non lo sono poi tanto (vedi la questione verosimiglianza vs. brillantezza).
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Compiti a casa</strong>
</p>
<p>Vi propongo due immagini. La prima pare tratta da una classica storia di primo contatto<sup><a href="#m2_nota_3">[3]</a></sup><a name="m2_nota_3_up"></a>:</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_arrival.jpg" alt="Topo alieno" /><br />
<em>Topo alieno</em></p>
<p>C&#8217;è un signore alle prese con un topo alieno sul letto. Cosa vorrà il topo? Chi è? Da dove viene? Immaginate il contesto, fornite a entrambi i personaggi degli obiettivi, scegliete un punto di vista e scrivete il dialogo tra uomo e ratto extraterrestre. Come sempre siete liberi di fantasticare e di inserire elementi nuovi rispetto all&#8217;immagine. Potete anche abbozzare una storia e descrivere con dovizia di particolari, <strong>ma</strong> qui l&#8217;esercizio è scrivere un buon dialogo. Il resto è solo un di più per sfizio.
</p>
<p>Se i topi di Saturno non vi ispirano, date un&#8217;occhiata a quest&#8217;altra immagine:</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_rose.jpg" alt="Ragazza con fiori" /><br />
<em>Edward mi aspetta!</em></p>
<p>Una ragazza in divisa scolastica  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink03.gif" alt="chikas_pink03.gif" class="wp-smiley" />  con un mazzo di fiori in mano che si aggira in un edificio diroccato. Immaginate che stia guardando un altro personaggio (licantropo/vampiro/coniglietto/ragazzo/ragazza/quello-che-vi-pare) e ideate il dialogo. Pensate a una ragione bizzarra perché la ragazza con i fiori sia lì nel palazzo in rovina, e cercate di far trasparire le sue motivazioni dal dialogo: attenzione però, dovete essere subdoli, il lettore non deve avere la sensazione di essere imboccato.
</p>
<p>È questo è tutto. Divertitevi!
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>note:<br /><a name="m2_nota_1"></a>&nbsp;<sup>[1]</sup>&nbsp;<a href="#m2_nota_1_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Dette anche virgolette basse, virgolette a caporale o &#8220;caporali&#8221;. Sono simboli non presenti sulla tastiera italiana. Per farli apparire si può ricorrere ai codici ASCII, digitando Alt + 174 per « e Alt + 175 per ». Significa tenere premuto il tasto Alt (di solito in basso a sinistra sulla tastiera) e mentre Alt è premuto digitare 1, poi 7, poi 4, oppure 1 7 5.<br />Una soluzione più pratica è ricorrere alle funzioni di autocorrezione degli elaboratori testi. Praticamente tutti i programmi di videoscrittura offrono la possibilità di convertire al volo uno o più simboli in altri.<br />Di seguito è illustrato come trasformare &gt;&gt; in » usando l&#8217;autocorrezione di Microsoft Word 2007 e OpenOffice.org Writer 3.0 – se usate un altro programma di videoscrittura consultatene il manuale.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_wordb.png" alt="Screenshot di Microsoft Word: Correzione automatica" /><br />
<em>Microsoft Word 2007. Per raggiungere questa finestra di dialogo usare: simbolo di Office (la sfera in alto a sinistra) -> Opzioni di Word -> Strumenti di correzione -> Opzioni correzione automatica&#8230;</em></p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_oo1b.png" alt="Screenshot di OpenOffice: Sostituzione" /><br />
<em>OpenOffice.org Writer 3.0. Per raggiungere questa finestra di dialogo usare il menu Strumenti -> Correzione automatica&#8230;</em></p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_oo2b.png" alt="Screenshot di OpenOffice: Virgolette tipografiche" /><br />
<em>OpenOffice offre un’altra interessante opzione per quanto riguarda la correzione automatica: sostituire le virgolette alte, singole o doppie, con i simboli che vogliamo. Qui ho sostituito le virgolette alte doppie (&#8220;) con le virgolette uncinate. Il bello è che se digito le virgolette alte, OpenOffice inserirà il simbolo delle virgolette uncinate aperte («), se digito di nuovo le virgolette alte, OpenOffice si accorgerà che c’è una battuta “aperta” e inserirà automaticamente le virgolette uncinate chiuse (»).<br />
Il problema è che poi avrò qualche difficoltà se voglio mettere proprio le virgolette alte. Ma se uso i “caporali” per i dialoghi e per esempio il corsivo per i pensieri, non ho più bisogno di virgolette alte<br />
</em></p>
<p><a name="m2_nota_2"></a></p>
<p>&nbsp;<sup>[2]</sup>&nbsp;<a href="#m2_nota_2_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Cito dal libro di Roberto Giacobbo <em>2012. La Fine del Mondo?</em><br />
<blockquote>Di fatto, tra la fine degli anni Sessanta e l&#8217;inizio degli anni Settanta del XX secolo, nell&#8217;atmosfera terrestre ha improvvisamente fatto la sua comparsa una presenza inedita: un numero sempre crescente di particelle di luce dette &#8220;fotoni&#8221;.<br />Particelle che assomigliano molto alla luce che, secondo la profezia maya interpretata da José Arguelles, dovrebbe investire il nostro pianeta quando i Maya Galattici giungeranno ancora una volta sulla Terra per aiutare l&#8217;uomo a realizzare il suo salto evoluzionistico&#8230;</p></blockquote>
<p>Ringrazio <a href="http://www.donkeyisland.org/">Hellfire</a> per la <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/08/01/problemi-tecnici-e-john-woo/comment-page-1/#comment-15034">segnalazione</a>.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_2012.jpg" alt="Copertina di 2012. La Fine del Mondo?" /><br />
<em>Copertina di 2012. La Fine del Mondo?</em></p>
<p><a name="m2_nota_3"></a></p>
<p>&nbsp;<sup>[3]</sup>&nbsp;<a href="#m2_nota_3_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;L&#8217;immagine è presa da <em>The Arrival</em> di Shaun Tan. Trovate il libro completo su gigapedia, <a href="http://gigapedia.com/items/126407/l---o---vont-nos-p--res---french-">qui</a>. Tecnicamente è l&#8217;edizione francese, ma dato che sono solo immagini, senza testi, non ha importanza. È una storia illustrata di immigrazione new weird. Però, prima di guardarla, fate i compiti, altrimenti potreste essere influenzati!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m2_tan.jpg" alt="Copertina di The Arrival" /><br />
<em>Copertina di The Arrival</em></p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Write-Great-Fiction-Gloria-Kempton/dp/1582972893/"><em>Dialogue</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Stein-Writing-Successful-Techniques-Strategies/dp/0312254210/"><em>Stein on Writing</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Write-Damn-Novel-Step-Step/dp/0312010443/"><em>How to Write a Damn Good Novel</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/code/9788861090668/frey-james-n/come-scrivere-un-romanzo.html"><em>Come scrivere un romanzo dannatamente buono</em> su iBS.it</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.writersrecharge.com/">Il sito di Gloria Kempton</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.solstein.com/">Il sito di Sol Stein</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.jamesnfrey.com/">Il sito di James N. Frey</a></p>
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</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
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		<title>Il Terzo Occhio</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 18:44:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fumetti]]></category>
		<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo spezzone che segue è tratto dal film Pi. Se vi impressiona, forse non è il caso che continuiate a leggere, dato che il presente articolo è dedicato al meraviglioso mondo della trapanazione cranica.




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Trapanazione dal film Pi




La trapanazione nei tempi antichi

La trapanazione cranica è probabilmente la più antica operazione chirurgica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo spezzone che segue è tratto dal film <a href="http://www.imdb.com/title/tt0138704/"><em>Pi</em></a>. Se vi impressiona, forse non è il caso che continuiate a leggere, dato che il presente articolo è dedicato al meraviglioso mondo della trapanazione cranica.<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
[See post to watch Flash video]
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Trapanazione dal film Pi</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="font-size:medium"><strong>La trapanazione nei tempi antichi</strong>
</p>
<p>La trapanazione cranica è probabilmente la più antica operazione chirurgica mai compiuta. Fin dal neolitico (9.000 anni prima di Cristo) gli uomini si sono trapanati, e ci sono prove che in diversi casi i pazienti sopravvivevano all&#8217;intervento. Le ragioni che spingevano gli uomini primitivi a trapanarsi rimangono oscure. C&#8217;era forse esigenza medica, forse c&#8217;erano motivi rituali o religiosi.<br />Si sono trovati teschi trapanati in ogni angolo del mondo, anche se per secoli si è creduto che le lesioni fossero dovute a ferite di guerra o a malattie. La svolta decisiva è stata rappresentata dal teschio qui sotto:</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_squier.jpg" alt="Il teschio di Squier" /><br />
<em>Il teschio peruviano portato negli Stati Uniti da E. G. Squier</em></p>
<p>Difficile che una ferita del genere sia <em>casuale</em>. Qui qualcuno si è messo d&#8217;impegno per segare l&#8217;osso. Qualcuno che abitava nella regione di Cuzco, in Perù, prima dell&#8217;arrivo degli Europei. Nel 1865 il teschio fu portato negli Stati Uniti dall&#8217;archeologo <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ephraim_George_Squier">E. G. Squier</a> (1821 – 1888). Suscitò scalpore nella comunità scientifica.<br />Quello che lasciava perplessi gli studiosi era constatare come i margini della ferita lasciassero intravedere una ricrescita dell&#8217;osso. In altre parole il paziente era sopravvissuto all&#8217;operazione; era sopravvissuto per <em>anni</em>. Dei primitivi, dei selvaggi, erano stati in grado di compiere – con successo – un&#8217;operazione di neurochirurgia: non andava mica bene!<br />Nuove branche del sapere, come la craniometria, stavano giusto dimostrando la fondatezza scientifica di verità già note (i bianchi sono più intelligenti dei negri, i poveri e i derelitti sono tali perché più stupidi dei ricchi e degli aristocratici, gli uomini sono più portarti al ragionamento delle donne) e il teschio faceva il bastian contrario. Disdicevole.<br />Tuttavia, nonostante lo scetticismo di molti studiosi, il teschio di Squier spinse a ricercare nuove prove. Molti teschi vennero riesaminati e alla fine non si poté negare che barbari primitivi, spesso non bianchi, praticavano la trapanazione. E i trapanati ne uscivano vivi.
</p>
<p>Ma come procedevano i barbari primitivi? La figura qui sotto illustra i metodi più usati.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_4modi.jpg" alt="Quattro modi per trapanare" /><br />
<em>Quattro modalità di trapanazione: 1 – Raschiamento; 2 – Solco; 3 – Perforazione; 4 – Tagli</em></p>
<p>1 – Raschiamento. Usando una pietra o del vetro, si raschiava il cranio, riducendo l&#8217;osso in polvere. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Paul_Broca">Paul Broca</a> (1824 – 1880), il famoso antropologo francese, dimostrò la fattibilità di questo metodo sui cadaveri di un bambino di due anni e di un uomo adulto. Usando un pezzo di vetro affilato, riuscì ad aprire il cranio del morto adulto in cinquanta minuti, fermandosi ogni tanto per riposare la mano. Con il bambino se la cavò in circa quattro minuti.<br />Il raschiamento era uno dei metodi più comuni. In Italia questo tipo di trapanazione venne praticata fino al Rinascimento.
</p>
<p>2 – Solco. Con una scheggia di pietra o vetro si incideva con movimento circolare sempre più nell&#8217;osso, fino a tagliare una rondella. Non ci volle molto per capire che se si montavano le schegge lungo la punta di un trapano il lavoro diventava più semplice. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hippocrates">Ippocrate</a> (460 a.C. – 377 a.C.) – padre della medicina – per primo descrive questo tipo di strumento che, con relative poche modifiche, è quello tutt&#8217;ora usato.<br />In alcuni casi, le rondelle ossee sono state ritrovate: i barbari primitivi ne avevano ricavato dei ciondoli.
</p>
<p>3 – Perforazione. Con una punta affilata si praticava una serie di piccoli fori ravvicinati, poi con uno strumento tagliente si rompevano i ponticelli tra i fori, liberando così una porzioncina d&#8217;osso. Questo metodo fu descritto da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Aulus_Cornelius_Celsus">Celso</a> (25 a.C. – 50) nel <em>De Medicina</em> e si diffuse durante il medioevo. Era il metodo preferito dagli Arabi e consigliato nel 1200 dai luminari della Scuola Medica Salernitana. Ancora oggi è un sistema usato da alcune tribù del Kenya.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_terebra.jpg" alt="Terebra" /><br />
<em>Questo strumento, chiamato ‘terebra’, era usato al tempo degli antichi Greci per produrre piccoli fori nel cranio</em></p>
<p>4 – Tagli. Il metodo usato dal peruviano di Cuzco. Simile al metodo numero due, solo che il taglio invece di essere circolare è rettangolare. In alcune tombe peruviane sono stati trovati dei particolari coltelli metallici, detti ‘tumi’, che sarebbero stati adatti per compiere l&#8217;operazione. Teschi con incisioni simili sono stati rinvenuti anche in Francia e in Palestina.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_tumi.jpg" alt="Due tumi" /><br />
<em>Due modelli di tumi. La lama è progressivamente più spessa, in modo che sia più facile fermarsi nell’opera di taglio prima di intaccare il cervello</em></p>
<p>Permane il mistero del perché i selvaggi primitivi fossero così affascinati dalla trapanazione. Ma forse non ci sono ragioni, in fondo erano selvaggi primitivi.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_etruschi.jpg" alt="Teschi etruschi" /><br />
<em>Teschi etruschi trapanati (600 a.C. circa). È difficile stabilire in che percentuale i pazienti sopravvivessero alla trapanazione nei tempi antichi. Studi sui teschi pre-colombiani fanno supporre percentuali superiori al 60%</em></p>
<p>Con Ippocrate e <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Galenus">Galeno</a> (129 – 216), la trapanazione diviene una rispettabile pratica medica, usata per lo più in caso di fratture del cranio. Nel corso dei secoli si ricorre alla trapanazione anche per combattere il mal di testa, l&#8217;epilessia, l&#8217;insonnia, le malattie mentali. Durante il medioevo si pensava che diverse patologie fossero dovute alla presenza all&#8217;interno della testa di &#8220;aria malsana&#8221;, aria che un buco in fronte aiutava a disperdere. Oppure erano veri e propri demoni a intrufolarsi nel cranio dell&#8217;ammalato: in questi casi il buco diventava un chiaro invito per i demoni a levare le tende.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_follia2.jpg" alt="Estrazione della pietra della follia" /><br />
<em>Questo quadro di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hieronymus_Bosch">Hieronymus Bosch</a> (1450 – 1516) è intitolato: Estrazione della pietra della follia. Si basa sulla credenza medievale dell’esistenza di tale “pietra della follia” all’interno del cervello. In teoria sarebbe stato possibile guarire i folli estraendo il sasso in oggetto, dopo aver trapanato il cranio</em></p>
<p>Spesso i pazienti morivano durante gli interventi, anche se la ragione principale erano le infezioni – era facile beccarsi la meningite –, più che trapanazioni troppo avventate. Verso la metà del 1700 la trapanazione è un&#8217;operazione ancora circondata da un alone di superstizione. Per esempio era diffusa la credenza che uno dei rischi maggiori nell&#8217;intervento fosse il panico del paziente: il poveretto poteva morire di spavento! Per questa ragione gli strumenti chirurgici non dovevano essere mostrati al malato e, prima di cominciare l&#8217;intervento, era necessario tappargli bene le orecchie, in modo che non potesse sentire il suono del trapano che scava l&#8217;osso.
</p>
<p>Nel 1700 si usavano strumenti come questi:</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_strumenti.jpg" alt="Strumenti per la trapanazione" /><br />
<em>Alcuni strumenti consigliati da Lorenz Heister per le operazioni di trapanazione</em></p>
<p>Lo strumento più a destra è particolarmente interessante. È un bisturi che serviva per incidere la dura madre (la dura madre è la prima delle tre meningi, le tre membrane che circondano il cervello – nonostante il nome non è dura, ha la consistenza del tessuto).</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_struttura.jpg" alt="Struttura del cranio" /><br />
<em>Struttura del cranio. Dura madre, aracnoide e pia madre sono le tre meningi</em></p>
<p>La lama dello strumento è quasi del tutto celata nell&#8217;impugnatura. La ragione ufficiale per questo <em>design</em> è che così il chirurgo non poteva per sbaglio tagliare troppo in profondità. Ma la vera ragione era un&#8217;altra: l&#8217;idea era di nascondere il bisturi alla vista dei parenti e degli amici del malato. Infatti all&#8217;epoca un infondato luogo comune dettava che se si intaccava la dura madre, la morte era inevitabile. Cosa avrebbe dovuto fare un chirurgo? Perder tempo a spiegare la Medicina a zoticoni e bifolchi pieni di paure e superstizioni? Certo che no. Da qui la necessità per il bisturi nascosto: il chirurgo poteva agire come meglio credeva senza preoccuparsi degli ignoranti.
</p>
<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lorenz_Heister">Lorenz Heister</a> (1683 – 1758), un celebre chirurgo e anatomista tedesco, descrive un caso esemplare di trapanazione: siamo nel 1753 e il paziente è tale Friedrich Bachmann, un mercante di trentasei anni. Bachmann ha un incidente stradale mentre si sta recando con il suo carro a Francoforte. Picchia molto forte la testa e da quel momento comincia a soffrire di emicranie, dolori al collo, vertigini. Dopo diverse settimane, all&#8217;improvviso, le sue condizioni peggiorano: è disorientato, non riconosce i suoi amici, non riesce a camminare.<br />I medici locali non sanno come affrontare la situazione. Viene consultato il dottor Heister. Heister suggerisce la trapanazione.
</p>
<p>Bachmann è trapanato, con scarsi risultati. Il secondo giorno si decide di incidere la dura madre. Nei successivi due giorni il paziente pare riprendersi, ma è un miglioramento effimero: peggiora di colpo; è scosso da spasmi e il braccio destro è paralizzato. Nuova trapanazione in un punto diverso del cranio: il miglioramento dura molto poco; il paziente soffre di violente crisi epilettiche. Le sue condizioni divengono critiche. Si scava più a fondo: si taglia oltre la dura madre attraverso il primo foro – viene evacuata una sostanza densa e gialla, almeno un cucchiaio pieno. Il paziente peggiora. Si scende ancora più in profondità, fino a intaccare la materia grigia. Il paziente muore. Non tutte le ciambelle escono con il buco.<br />Al termine dell&#8217;autopsia, uno dei medici stabilisce che le trapanazioni sono state compiute alla perfezione e che il paziente è morto semplicemente perché la malattia era incurabile. Heister giunge alle stesse conclusioni. Chissà quale sarà il caso di settimana prossima?</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_heister.jpg" alt="Lorenz Heister" /><br />
<em>Il dottor Heister. Lui sì era un medico serio</em></p>
<p>Purtroppo la scienza medica progredisce e la trapanazione diviene operazione di routine: di nuovi Bachmann se ne incontrano sempre meno. La trapanazione torna interessante nella seconda metà del ventesimo secolo. Lascia le sale operatorie per diventare un&#8217;azione voluttuaria: ci si trapana per il piacere di farlo!
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>La trapanazione moderna</strong>
</p>
<p>È probabile che tutto abbia inizio con <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lobsang_Rampa">Cyril Henry Hoskin</a> (1910 – 1981), un idraulico irlandese. Un bel giorno, dopo essere caduto da un albero, viene contattato telepaticamente da un lama tibetano, tale Lobsang Rampa. Il lama sta morendo e chiede al signor Hoskin se può trasmigrare la propria anima nel corpo dell&#8217;idraulico. L&#8217;idraulico, scontento della vita che conduce, accetta. Così avviene la trasmigrazione e a tutti gli effetti Cyril Henry Hoskin diviene Lobsang Rampa.<br />Nel 1956 Rampa scrive un libro intitolato <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Third_Eye_%28book%29"><em>The Third Eye</em></a>, nel quale racconta la sua vita quand&#8217;era ancora in Tibet.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_rampa2.jpg" alt="Copertina del libro The Third Eye" /><br />
<em>Copertina del libro The Third Eye</em></p>
<p>Uno degli episodi più significativi – insieme all&#8217;incontro con gli Yeti – è l&#8217;apertura del terzo occhio, che permetterà a Rampa di vedere oltre i veli della Realtà. L&#8217;operazione consiste nel perforare la fronte di una Rampa cosciente e inserire una scheggia di legno.<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;He pressed the instrument to the centre of my forehead and rotated the handle. For a moment there was a sensation as if someone was pricking me with thorns. To me it seemed that time stood still. There was no particular pain as it penetrated the skin and flesh, but there was a little jolt as the end hit the bone. He applied more pressure, rocking the instrument slightly so that the little teeth would fret through the frontal bone. The pain was not sharp at all, just a pressure and a dull ache. I did not move with the Lama Mingyar Dondup looking on; I would rather have died than make a move or outcry. He had faith in me, as I in him, and I knew that what he did or said was right. He was watching most closely, with a little pucker of muscles in tension at the corners of his mouth. Suddenly there was a little &#8220;scrunch&#8221; and the instrument penetrated the bone. Instantly its motion was arrested by the very alert operator. He held the handle of the instrument firmly while the Lama Mingyar Dondup passed him a very hard, very clean sliver of wood which had been treated by fire and herbs to make it as hard as steel. This sliver was inserted in the &#8220;U&#8221; of the instrument and slid down so that it just entered the hole in my head. The lama operating moved slightly to one side so that the Lama Mingyar Dondup could also stand in front of me. Then, at a nod from the latter, the operator, with infinite caution, slid the sliver farther and farther. Suddenly I felt a stinging, tickling sensation apparently in the bridge of my nose. It subsided, and I became aware of subtle scents which I could not identify. That, too, passed away and was replaced by a feeling as if I was pushing, or being pushed, against a resilient veil. Suddenly there was a blinding flash, and at that instant the Lama Mingyar Dondup said &#8220;<em>Stop</em>&#8220;. For a moment the pain was intense, like a searing white flame. It diminished, died and was replace by spirals of colour, and globules of incandescent smoke. The metal instrument was carefully removed. The sliver of wood remained, it would stay in place for two or three weeks and until it was removed I would have to stay in this little room almost in darkness.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Premette lo strumento al centro della mia fronte e ruotò l&#8217;impugnatura. Per un momento ci fu una sensazione come se qualcuno mi pizzicasse con delle spine. Mi sembrò che il tempo si fosse fermato. Non ci fu nessun particolare dolore mentre lo strumento penetrava la pelle e la carne, ci fu solo una piccola scossa quando colpì l&#8217;osso. L&#8217;operatore aumentò la pressione, oscillando leggermente lo strumento in modo che i piccoli denti potessero scavare nell&#8217;osso frontale. Il dolore non era per niente acuto, solo una sensazione di pressione e un dolore sordo. Non mi potevo muovere con il Lama Mingyar Dondup che guardava; sarei morto piuttosto che muovermi o lamentarmi. Lui aveva fede in me, come io in lui, e sapevo che quello che faceva o diceva era giusto. Stava osservando da vicino, con i muscoli agli angoli della bocca in tensione. Improvvisamente ci fu un piccolo &#8220;scrunch&#8221; e lo strumento penetrò l&#8217;osso. All&#8217;instante l&#8217;operatore, molto attento, si fermò. L&#8217;operatore tenne l&#8217;impugnatura dello strumento salda mentre il Lama Mingyar Dondup gli passava una scheggia di legno, molto dura e liscia. La scheggia era stata trattata con fuoco ed erbe per renderla dura quanto l&#8217;acciaio. La scheggia fu inserita nella &#8220;U&#8221; dello strumento e spinta giù in modo da entrare appena nel buco nella mia testa. L&#8217;operatore si spostò un pochino di lato per consentire al Lama Mingyar Dondup di stare anche lui di fronte a me. Poi, a un cenno di quest&#8217;ultimo, l&#8217;operatore, con infinita attenzione, spinse la scheggia sempre più in profondità. Improvvisamente sentii una puntura, un solletico che apparentemente veniva dal ponte del naso. La sensazione si attenuò e divenni cosciente di un profumo sottile che non riuscii a identificare. Anche il profumo svanì e fu sostituito da una sensazione come se stessi spingendo o fossi spinto contro un velo resistente. Improvvisamente ci fu un flash accecante, e in quell&#8217;istante il Lama Mingyar Dondup disse &#8220;<em>Stop</em>&#8220;. Per un momento il dolore fu intenso, una lancinante fiamma bianca. Il dolore diminuì e sparì, e fu sostituito da spirali di colore e da globuli di fumo incandescente. Lo strumento di metallo fu rimosso con cautela. La scheggia di legno rimase, sarebbe rimasta in posizione per due o tre settimane e finché non fosse stata rimossa, sarei dovuto rimanere in questa piccola stanza, quasi completamente al buio.</p></blockquote>
<p>Il libro di Rampa ha grande successo, anche se i maligni sospettano che l&#8217;idraulico si sia inventato tutto. Voi a chi credereste? Agli Invidiosi o a un lama reincarnato con tanto di terzo occhio?</p>
<p>Una persona che deve aver prestato fede a Rampa è il &#8220;dottore&#8221; olandese <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bart_Huges">Bart Huges</a> (dottore tra virgolette perché il signor Huges non si è mai laureato in medicina: fallisce per due volte di seguito l&#8217;esame di ostetricia, perde la borsa di studio e lascia l&#8217;Università). Huges è considerato uno dei padri della moderna trapanazione voluttuaria e il suo breve saggio <em>The Mechanism of Brainbloodvolume</em> (conosciuto anche con il titolo <em>Homo Sapiens Correctus</em>) scritto nel 1962 è ritenuto una pietra miliare da tutti i suoi seguaci – cinque o sei persone in tutto il mondo, dagli anni &#8216;60 a oggi.</p>
<div style="border: 1px inset; margin: 0px; padding: 6px; overflow: auto; width: 450px; height: 350px; text-align: center;"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_bbv.jpg" alt="BBV" /></div>
<p align="center"><em>Traduzione inglese del manoscritto originale di The Mechanism of Brainbloodvolume</em></p>
<p>La teoria di Huges sostiene che l&#8217;apertura di un foro nel cranio possa aumentare l&#8217;apporto di sangue al cervello in rapporto al fluido cerebrospinale, con enormi miglioramenti delle capacità intellettive e delle doti creative. L&#8217;intera società trarrebbe beneficio da una trapanazione di massa. Lo spiega lo stesso Huges in un&#8217;intervista condotta da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Joey_Mellen">Joey Mellen</a>, uno dei suoi (pochi) allievi:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<strong>M(ellen)</strong>: <em>Do you think that trepanned can create a better social system?</em><br /><strong>H(uges)</strong>: I think that no construction of adults can work optimally unless each adult in the construction is trepanned.<br /><strong>M</strong>: <em>Do you foresee many changes in a trepanned society?</em><br /><strong>H</strong>: Increased efficiency in social operations, the restriction of activity to the essential, and with the restoration of originality and creativity to the adult rapid progress in technology.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<strong>M(ellen)</strong>: <em>Pensi che i trapanati possano creare un miglior sistema sociale?</em><br /><strong>H(uges)</strong>: Penso che nessuna organizzazione di adulti possa funzionare al meglio a meno che ogni adulto nell&#8217;organizzazione sia trapanato.<br /><strong>M</strong>: <em>Prevedi molti cambiamenti in una società di trapanati?</em><br /><strong>H</strong>: Aumentata efficienza nei rapporti sociali, la riduzione delle attività a quelle essenziali, e grazie al recupero per gli adulti di originalità e creatività prevedo un rapido progresso tecnologico.</p></blockquote>
<p>E qui i maligni diranno che il dottor Huges, se crede davvero a &#8217;ste cose, dovrebbe lui per primo metterle in pratica. E infatti, non trovando collaborazione tra l&#8217;ottusa classe medica dell&#8217;epoca, il 6 gennaio 1965, Huges, armato di bisturi e trapano elettrico, procede all&#8217;autotrapanazione. L&#8217;operazione è un successo!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_huges.jpg" alt="Bart Huges" /><br />
<em>Bart Huges alle prese con la trapanazione</em></p>
<p>Dieci giorni dopo l&#8217;intervento, Huges cerca di dimostrare al mondo la fattibilità e l&#8217;utilità della trapanazione: il risultato è che viene ricoverato nel reparto psichiatrico dell&#8217;ospedale universitario, dove è trattenuto in osservazione, contro la sua volontà, per tre settimane.</p>
<p>Pochi mesi dopo, a Ibiza, avviene il primo incontro tra Joseph &#8220;Joey&#8221; Mellen e Huges. Huges procura a Mellen degli allucinogeni e gli racconta la sua esperienza con la trapanazione. Nel 1966 Mellen invita Huges a Londra. I due organizzano comizi in giro per la città, predicando a favore dell&#8217;LSD e della trapanazione. La polizia espelle Huges dal Regno Unito.<br />Intanto Mellen è pronto a compiere il grande passo: compra un trapano chirurgico manuale e dell&#8217;anestetico. Dopo aver assunto dell&#8217;LSD procede all&#8217;autotrapanazione, ma non ha la forza per incidere l&#8217;osso. Chiede aiuto a Huges, ma quest&#8217;ultimo non può più tornare a Londra perché adesso è nella lista delle persone sgradite al governo inglese.<br />Così Mellen si rivolge ad <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Amanda_Feilding">Amanda Feilding</a>, la sua coinquilina. Con l&#8217;aiuto dell&#8217;amica la trapanazione procede, ma proprio quando l&#8217;osso sta per essere staccato, Mellen sviene e deve essere ricoverato in ospedale. Poi viene arrestato per possesso di marijuana.<br />Quando è rilasciato, Mellen e Amanda ci riprovano. Continuano a scavare dove si erano fermati la volta scorsa. Però, ancora una volta, l&#8217;operazione non riesce del tutto: staccano solo una parte dell&#8217;osso inciso; il buco risulta molto piccolo. Lo stesso Mellen descrive così la situazione:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;After some time there was an ominous sounding schlurp and the sound of bubbling. I drew the trepan out and the gurgling continued. It sounded like air bubbles running under the skull as they were pressed out. I looked at the trepan and there was a bit of bone in it. At last! On closer inspection I saw that the disc of bone was much deeper on one side than on the other. Obviously the trepan had not been straight and had gone through at one point only, then the piece of bone had snapped off and come out. I was reluctant to start drilling again for fear of damaging the brain membranes with the deeper part while I was cutting through the rest or of breaking off a splinter. If only I had an electric drill it would have been so much simpler. Amanda was sure I was through. There seemed no other explanation for the schlurping noises I decided to call it a day. At the time I thought that any hole would do, no matter what size. I bandaged up my head and cleared away the mess.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Dopo un po&#8217; di tempo c&#8217;è stato un inquietante suono, uno <em>schlurp</em>, e un gorgoglio. Ho tirato fuori il trapano e il gorgoglio è proseguito. Suonava come se bolle d&#8217;aria si agitassero sotto il cranio e poi venissero spinte fuori. Ho guardato il trapano ed era rimasto attaccato un pezzetto di osso. Finalmente! Guardando con più attenzione, mi sono accorto che il disco di osso era molto più spesso lungo un lato rispetto al lato opposto. Evidentemente il trapano non era sceso dritto e aveva trapassato il cranio solo in un punto, poi un pezzetto d&#8217;osso si era staccato. Ero riluttante a riprendere la trapanazione per paura di danneggiare le membrane cerebrali nel tentativo di tagliare attraverso il resto dell&#8217;osso. Se solo avessi avuto un trapano elettrico sarebbe stato tutto molto più semplice. Amanda era sicura ci fossi riuscito. Non sembrava esserci altra spiegazione per i gorgoglii, così decisi di non insistere. Al tempo pensavo che ogni buco sarebbe andato bene e che la grandezza non avesse importanza. Mi sono fasciato la testa e ho pulito il macello.</p></blockquote>
<p>Passa il tempo e Mellen si convince che il buco sia in effetti di dimensioni inadeguate. Nella primavera del 1970 ritenta, in un altro punto, con un trapano elettrico. Dopo mezzora il trapano brucia. Mellen deve farlo riparare e riprendere il giorno dopo. Finalmente è un successo! Un bel buco che cambia la vita di Mellen. Quando Amanda torna all&#8217;appartamento – era in viaggio fuori città – si accorge subito che c&#8217;è qualcosa di diverso in Mellen. È evidente che con il buco in testa lui ha raggiunto un più alto stato di coscienza.<br />Amanda decide di autotrapanarsi.
</p>
<p>Mentre lei opera – usando un trapano da dentista –, Mellen filma la scena con una telecamera. L&#8217;operazione riesce al primo colpo.<br />Amanda così descrive sinteticamente gli effetti del buco in testa:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;If one puts the adult norm of consciousness at zero and the LSD users at one hundred, then the childhood level and that attained by trepanation is thirty, and the level of cannabis is around fifty to sixty.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Se uno pone il livello di coscienza di un normale adulto a zero e di un consumatore di LSD a cento, allora il livello dell&#8217;infanzia e il livello ottenibile con la trapanazione è trenta, e il livello con la cannabis è da cinquanta a sessanta.</p></blockquote>
<p>Soddisfatti, Mellen e Amanda cercano di diffondere la moda. Mellen scrive un libro, <em>Bore Hole</em>, Amanda un opuscolo, <em>Blood and Consciousness</em>, e il film dell&#8217;operazione a quest&#8217;ultima è distribuito con il titolo <em>Heartbeat in the Brain</em>.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_beat.jpg" alt="Heartbeat in the Brain" /><br />
<em>Quattro fotogrammi da Heartbeat in the Brain. Purtroppo pare che il film completo sia andato perduto</em></p>
<p>Mellen e Amanda girano l&#8217;Europa e gli Stati Uniti, organizzano conferenze e proiezioni. Il film ha un notevole impatto – gente sviene guardandolo –, ma nel complesso rimane alto lo scetticismo nei confronti della trapanazione.<br />Tornati in patria, nel 1978 Amanda si candida per il parlamento inglese. Il cardine del suo programma politico è la trapanazione gratuita per tutti gli adulti che la desiderano. Ottiene 49 voti. Alle elezioni del 1983 sotto la sigla &#8220;Indipendent – Trepanation for the National Health&#8221; supera i cento voti (139 voti): ancora troppo pochi per essere eletta. Stupida democrazia!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_elezioni.jpg" alt="Votate per Amanda" /><br />
<em>Materiale promozionale per l’elezione di Amanda Feilding</em></p>
<p>Dopo Mellen, il secondo più fervente allievo di Huges è Pete Halvorson. Halvorson vive periodi di forte depressione. Prova a rivolgersi a uno psicologo, prova con gli psicofarmaci: niente da fare. Per fortuna  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink03.gif" alt="chikas_pink03.gif" class="wp-smiley" />  nel 1972 incontra ad Amsterdam il dottor Huges. Huges lo convince della bontà delle sue teorie e Halvorson si apre un buco in testa di otto millimetri con un trapano elettrico. La depressione sparisce! Halvorson è un uomo nuovo, che vive a un superiore livello di coscienza. Lui stesso ammette che:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;When I first trepanned myself, I thought – and I know this sounds selfish – but I thought, &#8216;Only a few people deserve this.&#8217;</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Quando mi sono trapanato per la prima volta, ho pensato – e lo so che suona egoistico – ma ho pensato, &#8216;Solo poche persone lo meritano&#8217;.</p></blockquote>
<p>Col tempo però cambia idea; tutti devono poter sperimentare le gioie della trapanazione: fonda perciò l&#8217;ITAG, International Trepanation Advocacy Group. In una decina d&#8217;anni di attività, l&#8217;ITAG pare abbia convinto almeno sessanta persone a trapanarsi per diletto.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;[...] every time I coughed, some fluid would come out of the hole in my head.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;[...] ogni volta che tossivo, un po&#8217; di liquido mi usciva dal buco nella testa.</p></blockquote>
<p>Dichiara Heather Perry dopo la trapanazione. La trapanazione è così da lei descritta:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;I injected myself with a local anaesthetic and then slashed a big T-shaped incision in my scalp, right down to the bone. I was sat there in the bathroom feeling quite relaxed and they started with the drill. It didn&#8217;t take that long at all, probably about 20 minutes. Eventually I could feel a lot of fluid moving around. Apparently, there was a bit too much fluid shifting around, because they&#8217;d gone a little bit too far and I was leaking some through the hole, but this wasn&#8217;t especially dangerous as there are three layer of meninges before you get to the brain.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Mi sono iniettata un anestetico locale e poi ho praticato un ampio taglio a forma di T nel cuoio capelluto, incidendo fino all&#8217;osso. Mi sono seduta in bagno, mi sentivo piuttosto rilassata; hanno cominciato con il trapano. Non c&#8217;è voluto molto, probabilmente intorno ai 20 minuti. Sentivo un sacco di liquido muoversi in giro. Apparentemente c&#8217;era un po&#8217; troppo liquido perché erano scesi un po&#8217; troppo in profondità, e il liquido colava anche attraverso il buco, ma non era una situazione particolarmente pericolosa, perché ci sono tre strati di meningi prima di arrivare al cervello.</p></blockquote>
<p>Heather Perry è una delle persone che si sono trapanate con l&#8217;appoggio di Pete Halvorson. In Heather l&#8217;idea della trapanazione è nata quando ha saputo che il suo idolo John Lennon aveva intenzione di fare lo stesso. Questo e un notevole consumo di acido:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;I did a lot of acid, which kind of mashed my head up a bit.</p></blockquote>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;Mi sono fatta un sacco di acido che mi ha un po&#8217; frollato la testa.</p></blockquote>
<p>Huges, Mellen, Amanda, Heather: tutti pazzi? Forse no. Amanda Feilding, dopo il fallimento politico, non si è arresa. Ha continuato a studiare il problema ed è arrivata a collaborare con il neurofisiologo russo Yuri Moskalenko. Moskalenko ha studiato in maniera scientifica la trapanazione, seguendo la sorte di quindici pazienti trapanati. Secondo le sue conclusioni la trapanazione può sul serio avere un effetto benefico sulle capacità mentali (specie per chi ha superato i quarant&#8217;anni) e può essere di aiuto nella cura di certe malattie del sistema nervoso, come il morbo di Alzheimer.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Trapanazioni di incerta origine</strong>
</p>
<p>Finora ho elencato aneddoti documentati riguardo la trapanazione. Se si entra nel campo delle leggende e del folklore, spuntano altri casi curiosi.<br />Per esempio, durante il secondo secolo, nelle miniere di sale della Dalmazia, pare che i minatori venissero trapanati. Nel buco in fronte veniva inserita una candela: in questo modo i minatori potevano avere luce nelle gallerie ed entrambe le mani libere per lavorare.<br />Nel 2002, in Ucraina, furono ritrovati i cadaveri di numerosi ufficiali e soldati nazisti. Molti dei teschi ritrovati erano stati trapanati, alcuni in diversi punti. È possibile che il massacro sia stato il risultato di esperimenti segreti condotti dalla divisione medica della società Ahnenerbe, un&#8217;organizzazione nazista da sempre associata a ogni sorta di pratica occulta.
</p>
<p>Con queste premesse, è strano constatare come la trapanazione sia spesso stata ignorata dal cinema e dalla narrativa. Certo non mancano film e romanzi dove qualcuno si trapana, ma forse l&#8217;unica opera dove la trapanazione è il fulcro della vicenda è il manga <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Homunculus_%28manga%29"><em>Homunculus</em></a> di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hideo_Yamamoto">Hideo Yamamoto</a> (già autore di <em>Ichi the Killer</em>).
</p>
<p>Manabu Ito, un ricco studente di medicina, convince Susumu Nakoshi (un agente delle assicurazioni che vive come un barbone e dorme nella propria auto) a sottoporsi a un esperimento di trapanazione. Susumo è scettico, ma alla fine accetta.<br />L&#8217;operazione apre il terzo occhio di Susumo e gli concede di osservare la vera natura delle persone; di spiare il subconscio altrui che gli appare sotto forma di creatura, di omuncolo. Susumo è così coinvolto in una serie di avventure sempre più surreali.<br />
<table align="center" border="0" cellpadding="1" cellspacing="1">
<tbody>
<tr>
<td align="center" valign="bottom"><a href="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h1.jpg" rel="lightbox[Tavole di Homunculus]" title="Tavola 1"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h1_thumb.jpg" alt="Tavola 1" /></a></td>
<td align="center" valign="bottom"><a href="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h2.jpg" rel="lightbox[Tavole di Homunculus]" title="Tavola 2"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h2_thumb.jpg" alt="Tavola 2" /></a></td>
<td align="center" valign="bottom"><a href="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h3.jpg" rel="lightbox[Tavole di Homunculus]" title="Tavola 3"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h3_thumb.jpg" alt="Tavola 3" /></a></td>
<td align="center" valign="bottom"><a href="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h4.jpg" rel="lightbox[Tavole di Homunculus]" title="Tavola 4"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h4_thumb.jpg" alt="Tavola 4" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table align="center" border="0" cellpadding="1" cellspacing="1">
<tbody>
<tr>
<td align="center" valign="bottom"><a href="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h5.jpg" rel="lightbox[Tavole di Homunculus]" title="Tavola 5"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h5_thumb.jpg" alt="Tavola 5" /></a></td>
<td align="center" valign="bottom"><a href="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h6.jpg" rel="lightbox[Tavole di Homunculus]" title="Tavola 6"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h6_thumb.jpg" alt="Tavola 6" /></a></td>
<td align="center" valign="bottom"><a href="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h7.jpg" rel="lightbox[Tavole di Homunculus]" title="Tavola 7"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h7_thumb.jpg" alt="Tavola 7" /></a></td>
<td align="center" valign="bottom"><a href="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h8.jpg" rel="lightbox[Tavole di Homunculus]" title="Tavola 8"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_h8_thumb.jpg" alt="Tavola 8" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p align="center"><em>Alcune tavole dal primo volume di Homunculus. Clicca per ingrandire</em></p>
<p>È un manga interessante. Non si può dare un giudizio definitivo perché la storia è ancora in corso. Onestamente ho l&#8217;impressione che Yamamoto non sempre abbia ben presente dove vuole andare a parare. In ogni caso è lettura imprescindibile per gli appassionati della trapanazione.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Fonti e conclusioni</strong>
</p>
<p>La fonte principale per la parte dedicata alla trapanazione nei tempi antichi è il seguente volume:
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_g1.jpg" alt="Copertina di Trepanation – History, Discovery, Theory" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/172175/trepanation"><strong><em>Trepanation – History, Discovery, Theory</em></strong></a> a cura di Robert Arnott, Stanley Finger, C. U. M. Smith (Swets &amp; Zeitlinger Publishers, 2005).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p>Inoltre su <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/09/02/libri-come-se-piovesse/">gigapedia</a> si può recuperare anche l&#8217;opera di Lobsang Rampa:
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_g2.jpg" alt="Copertina di The Third Eye" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/344019/third-eye"><strong><em>The Third Eye</em></strong></a> di T. Lobsang Rampa (Secker &amp; Warburg, 1956).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;
</p>
<p>Per la trapanazione moderna, il web offre ampia documentazione, spesso sotto forma di interventi degli stessi trapanati. Si esplorino perciò i link elencati tra gli approfondimenti.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Spero che l&#8217;articolo sia stato interessante e abbia suscitato curiosità nei confronti della trapanazione.<br />Ci vuole più trapanazione cranica nella narrativa! Il sole del <em>trapanopunk</em> sta per sorgere!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/to_gioco.jpg" alt="Gioco della trapanazione" /><br />
<em>La trapanazione è il gioco più divertente!</em></p>
<p>In futuro potrei tornare a parlare di chirurgia voluttuaria perché offre sempre spunti affascinanti. Per esempio il recente diffondersi del così detto &#8220;self-embedding disorder&#8221;, ovvero l&#8217;infilarsi sotto la pelle, dentro la carne, ogni genere di oggetto. Aghi, graffette, schegge di legno, pezzi di plastica, intere matite. Il feticista di Tsukamoto ne sarebbe orgoglioso!<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
[See post to watch Flash video]
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Self-embedding disorder per il feticista del metallo in <a href="http://www.imdb.com/title/tt0096251/">Tetsuo</a></em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Trepanation-Robert-Arnott/dp/9026519230/"><em>Trepanation</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Third-Eye-T-Lobsang-Rampa/dp/0345340388/"><em>The Third Eye</em> su Amazon.com</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.trepan.com/">Il sito web dell&#8217;ITAG</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.noah.org/trepan/people_with_holes_in_their_heads.html">Un estratto dedicato ai trapanati dal libro <em>Eccentric Lives &#038; Peculiar Notions</em> di John F. Mitchell</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ambient.ca/bodmod/hole.html">Hole in the Head Gang: articolo di Timothy Colin Cridland</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.beckleyfoundation.org/pdf/Mind_States_II.pdf"><em>Blood and Consciousness</em> di Amanda Feilding (PDF)</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://lundissimo.info/docs/trep/luck_hole.html">L&#8217;intervista di Mellen a Huges</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://scienceblogs.com/neurophilosophy/2008/08/lunch_with_heather_perry.php">Intervista a Heather Perry</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.bme.com/news/people/A10101/trepan/index.html">Interessantissima intervista con un trapanato</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.mangatraders.com/manga/series/118"><em>Homunculus</em> tradotto in inglese scaricabile da MangaTraders (registrazione gratuita richiesta)</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=2341" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Manuali 1 &#8211; Descrizioni</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 16:01:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>

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		<description><![CDATA[In altra sede mi era stato chiesto un articolo che parlasse di manuali di scrittura. È un argomento enorme e dunque ho deciso di suddividerlo per temi.Ho poi preparato un articolo dove sono elencati i manuali di scrittura presenti su gigapedia (ho messo i manuali che parlano di narrativa in generale e quelli rivolti nello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In altra sede mi era stato chiesto un articolo che parlasse di manuali di scrittura. È un argomento enorme e dunque ho deciso di suddividerlo per temi.<br />Ho poi preparato un <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-su-gigapedia/">articolo</a> dove sono elencati i manuali di scrittura presenti su gigapedia (ho messo i manuali che parlano di narrativa in generale e quelli rivolti nello specifico a chi vuole scrivere fantasy/fantascienza, non ci sono i manuali dedicati al thriller o al romanzo rosa o ad altri generi), cercherò di tenerlo aggiornato, ma non garantisco.
</p>
<p>Dato che quando parlo di manuali spesso i commenti prendono una piega idiota – &#8220;le regole uccidono la creatività!&#8221;, &#8220;le regole sono fatte per essere infrante!&#8221;, &#8220;Augusto Pepponi non ha mai seguito le regole, e guardate che capolavori!&#8221; – ho già preparato una serie di risposte ai miti più frequenti. Se vi riconoscete nei commenti virgolettati di cui sopra, per piacere leggete. Gli altri possono passare <a href="#m1_oltre">oltre</a>.
</p>
<p><a name="m1_miti"></a><br />
<table style="width: 100%" cellspacing="1" border="1" cellpadding="12">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4">
<p align="center" style="font-size:medium"><strong>Risposte ai Miti</strong></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Mito: <em>Le regole uccidono la creatività.</em></strong><br /><strong>Né vero, né falso.</strong> Può essere una posizione filosoficamente sostenibile, ma se si parte da questo presupposto, la creatività è già morta e sepolta, ben prima di arrivare ai manuali di scrittura. Dietro un libro ci sono un&#8217;infinità di regole: dalle leggi della fisica, alle proprietà di carta e inchiostro, dalle convenzioni tipografiche, fino alle regole dell&#8217;ortografia e della sintassi. Una <strong>montagna</strong> di regole. Difficile credere che la creatività sopporti tutto ciò ma crepi di fronte a una regola di tecnica narrativa.<br />Viceversa è facile mostrare come le regole <em>stimolino</em> la creatività: se a una persona le si mette davanti un pianoforte e nient&#8217;altro, comincerà a battere i tasti a caso, fino a stufarsi poco dopo. Se si aggiunge un corso di musica, lo strumento si trasformerà in un passatempo che divertirà per anni e magari la persona diventerà un compositore.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Mito: <em>Le regole sono fatte per essere infrante.</em></strong><br /><strong>È falso.</strong> Ma assumiamo sia vero. Per infrangerle le benedette regole occorre conoscerle. Per superare il limite di velocità bisogna sapere quale sia. A ottanta all&#8217;ora puoi essere il ribelle che infrange le regole, oppure puoi essere uno scemo superato da tutti. La differenza è conoscere quale sia il limite su quella strada.<br />Così, se pure le regole della narrativa sono state ideate per essere stravolte, occorre prima di tutto conoscerle. Dunque bisogna leggere i manuali.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Mito: <em>Se tutti seguissero i manuali, i romanzi sarebbero tutti uguali!</em></strong><br /><strong>È falso.</strong> I manuali si occupano del <em>come</em>, non del <em>cosa</em>. Nessun manuale ti dice quali argomenti trattare. Vuoi parlare dei marziani? Delle difficoltà matrimoniali di un tranviere? Di quanto siano belli i tramonti in montagna? Della simpatia dei compagni di scuola? Affari tuoi. I manuali ti dicono solo quale sia il modo più efficace per farlo.<br />D&#8217;altra parte, non mi sembra che siamo pieni di romanzi tutti uguali, nonostante la rigidità delle regole grammaticali. E nell&#8217;alfabeto ci sono appena ventisei lettere. Ma così verranno solo parole tutte uguali! Come faremo a esprimerci?<br />I manuali sono una <em>mappa</em>. Non ti dicono dove andare, ti mostrano solo quali sono le strade per arrivare a destinazione, una volta che l&#8217;hai scelta.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Mito: <em>I manuali di scrittura non servono, per imparare basta leggere i Classici e i Grandi Romanzi.</em></strong><br /><strong>È falso.</strong> Anzitutto, c&#8217;è il problema di decidere quali testi siano i &#8220;Classici&#8221; o i &#8220;Grandi Romanzi&#8221;. Ma mettiamo si trovi un accordo e si stabilisca che il tale o il tal altro romanzo è un &#8220;Classico&#8221;. Leggendolo non si imparerà a scrivere, <em>a meno di non saperlo già fare</em>.<br />Quando si legge un romanzo, si legge un prodotto rifinito, dietro al quale ci sono magari dieci revisioni dell&#8217;autore, due dell&#8217;editor, cinque anni di ricerca e documentazione a monte e l&#8217;intervento della moglie. Il lettore vede solo la superficie, non si accorge dei meccanismi interni.<br />Prendiamo che si voglia imparare a costruire automobili imitando le Ferrari. Se non si sa niente di meccanica, si potrà pensare che la caratteristica chiave delle Ferrari è la carrozzeria rossa – non è forse la caratteristica più vistosa? Ma, dipinto un catorcio di rosso, diviene un&#8217;auto anche solo lontanamente accostabile a una Ferrari? No.<br />Per imitare una Ferrari devi guardare sotto il cofano e smontare il motore, ma per farlo, devi <em>già</em> sapere come funziona un motore. Così l&#8217;analisi di un &#8220;Classico&#8221; ha senso solo se <em>già</em> si sa dove guardare. Se <em>già</em> si conoscono i meccanismi e dunque si possono riconoscere i vari ingranaggi.<br />È un&#8217;illusione quella di poter &#8220;carpire i segreti&#8221; da un &#8220;Grande Romanzo&#8221;. Non c&#8217;è modo di aguzzare la vista senza che qualcuno ti insegni a farlo, indichi dove e cosa guardare, e cosa invece scartare.<br />Quando qualcuno si vanta di cambiare di continuo il punto di vista – perché lo fa anche l&#8217;incommensurabile Augusto Pepponi! – è come il fesso che si vanta di aver dipinto di rosso il catorcio. Eh, bravo, niente da dire, se vuoi fare <strong>l&#8217;imbianchino</strong> hai il futuro assicurato.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_500.jpg" alt="500 rossa" /><br />
<em>Lovecraft riempie i suoi racconti di aggettivi e sono bei racconti. Dunque se anch’io riempio i miei racconti di aggettivi, diventano bei racconti. Le Ferrari sono rosse e sono macchine splendide. Dunque se anch’io dipingo di rosso la mia 500 sfasciata, diventa una macchina splendida</em></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Mito: <em>I Grandi Autori non hanno mai letto manuali.</em></strong><br /><strong>Né vero, né falso.</strong> Probabile che ci siano Grandi Autori – Augusto Pepponi su tutti – che non hanno mai letto manuali, ma molti altri non solo li hanno letti, ma li hanno pure scritti, da Louis Stevenson a Stephen King.
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<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Mito: <em>I manuali sono noiosi, sembrano i libretti d&#8217;istruzioni degli elettrodomestici.</em></strong><br /><strong>È falso.</strong> La narrativa non è matematica. Nessun manuale spiega come montare un romanzo quale fosse un mobile componibile. I manuali danno consigli, offrono alternative motivate, forniscono esempi significativi. Non c&#8217;è niente di &#8220;asettico&#8221; o &#8220;forzato&#8221;. Lo scopo di un manuale è <em>aiutare</em> l&#8217;aspirante scrittore a esprimersi al meglio.<br />Inoltre i manuali di scrittura sono quasi sempre scritti da scrittori. Il manuale di pesca d&#8217;altura sarà stato scritto da un esperto pescatore che forse però non se la cava molto bene con le parole. Il manuale di narrativa è scritto da qualcuno che maneggia le parole per mestiere.<br />Spesso leggere i manuali è <em>divertente</em> in sé, al di là del possibile insegnamento.
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<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Mito: <em>I manuali inglesi funzionano solo se scrivi in inglese.</em></strong><br /><strong>È falso.</strong> La narrativa è su un piano diverso rispetto alla lingua. Le regole della narrativa non cambiano da una lingua all&#8217;altra. Si parla di principi <em>generali</em>, non legati all&#8217;inglese, al francese o all&#8217;italiano. Ogni tanto può capitare qualche consiglio specifico – per esempio quando Stephen King discute del genitivo sassone –, ma sono casi rari. Al 99,9% quello che dicono i manuali inglesi può essere applicato all&#8217;italiano senza problemi.
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<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Mito: <em>Be&#8217;, sarà, io però l&#8217;inglese non lo conosco e i manuali non li leggo!</em></strong><br /><strong>Questo non è un mito.</strong> Sei semplicemente <em>tu</em> ignorante come una capra: se non sai l&#8217;inglese, imparalo! E comunque qualche manuale discreto si trova anche in italiano.
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<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/star_rosa.png" alt="Icona di una stellina" />&nbsp;<strong>Mito: <em>Leggere i manuali non serve a niente, perché tanto il tuo romanzo non lo pubblicano lo stesso.</em></strong><br /><strong>È vero.</strong> Per essere pubblicati in Italia occorre essere particolarmente fortunati, o scrivere di argomenti che vanno di moda o avere qualcuno che ti raccomandi. La qualità del testo è un fattore secondario. Perciò <em>se l&#8217;unico scopo è pubblicare</em>, sì, leggere manuali di scrittura serve a poco o niente.<br />Ansen Dibell, nel suo di manuale, distingue gli autori in due categorie: quelli che vogliono scrivere  e quelli che vogliono aver scritto. I manuali sono dedicati al primo gruppo, a chi ha passione per la scrittura in sé. Quelli che invece desiderano aver scritto sono più interessati all&#8217;eventuale guadagno, o al prestigio, o comunque alle <em>conseguenze</em> della scrittura. Per costoro i manuali sono inutili.<br />Nota: non esprimo alcun giudizio. È altrettanto legittimo sognare di scrivere un bel libro come sognare di pubblicare un libro, bello o brutto che sia.</p>
</td>
</tr>
</table>
<p><a name="m1_oltre"></a>
<p style="font-size:medium"><strong>Descrizioni</strong>
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<p>Come primo argomento ho scelto le descrizioni. Le fonti primarie sono:
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<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/msg_003.jpg" alt="Copertina di Description" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/255599/description--elements-of-fiction-writing-"><em><strong>Description</strong></em></a> di Monica Wood (Writer&#8217;s Digest Books, 1999).</p>
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<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/msg_004.jpg" alt="Copertina di Description &#038; Setting" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/379784/description--amp--setting--techniques-and-exercises-for-crafting-a-believable-world-of-people--places--and-events--write-great-fiction-"><em><strong>Description &amp; Setting: Techniques and Exercises for Crafting a Believable World of People, Places, and Events</strong></em></a> di Ron Rozelle (Writer&#8217;s Digest Books, 2005).</p>
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<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/msg_024.jpg" alt="Copertina di Word Painting" align="left"/><a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/comment-page-1/#comment-15043"><em><strong>Word Painting: A Guide to Writing More Descriptively</strong></em></a> di Rebecca McClanahan (Writer&#8217;s Digest Books, 1999).</p>
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<p>(per maggiori informazioni riguardo gigapedia, consultate il seguente <a href="http://fantasy.gamberi.org/2009/09/02/libri-come-se-piovesse/">articolo</a>).
</p>
<p>Tengo a precisare che questo articolo è un <em>invito alla lettura</em>. Cercherò di dare consigli sensati e buoni suggerimenti, ma per forza di cose sarò costretta a scartare le eccezioni, i casi particolari, le sfumature. Se l&#8217;argomento vi interessa, non fermatevi qui, ma leggete i libri segnalati.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Scopo</strong>
</p>
<p>Scopo delle descrizioni è creare il contesto nel quale si svolgerà la storia.<br />In alcuni casi il contesto è addirittura lo scopo stesso di esistenza della storia: per esempio nei racconti di viaggi fantastici, che appunto <em>descrivono</em> mondi esotici, pianeti alieni, strane creature. Ma anche quando il contesto non è la ragione d&#8217;essere della storia, è comunque <em>vitale</em> perché il lettore possa seguire gli avvenimenti.<br />
Prendiamo questo dialogo:<br />
<blockquote>«Sei un pazzo, Michele!»<br />«No, non è vero.»</p></blockquote>
<p>Senza descrizioni il lettore è sperduto. La scena può essere drammatica o divertente, può avere un significato o il significato opposto, è il contesto che lo determina:<br />
<blockquote>Anna si alza in punta di piedi per sbirciare dentro la cella. Michele è in un angolo. È seduto in mezzo a una pozza di escrementi e urina. Ogni pochi secondi immerge l&#8217;indice nella merda e lo usa per tracciare linee sghembe sulla parete. Anna ricostruisce lettere e parole, sull&#8217;intonaco è scritto: &#8220;LORO STANNO ARRIVANDO&#8221;.<br />«Sei un pazzo, Michele!» esclama.<br />Lui si volta. Sanguina dalla fronte, si deve essere strappato i punti. «No, non è vero.»</p></blockquote>
<p>oppure:<br />
<blockquote>Anna alza il viso dal libro di geografia. Michele è in piedi sulla cattedra. Ha recuperato i gessetti colorati del prof di matematica e sta disegnando lettere cubitali, rosse, verdi e blu. La scritta dice: &#8220;ABASO LA SQUOLA&#8221;.<br />Anna scuote la testa. «Sei un pazzo, Michele!»<br />Lui lancia per aria i gessetti e li recupera al volo, come un giocoliere. «No, non è vero.»</p></blockquote>
<p>Questa è la scoperta dell&#8217;acqua calda, ma ribadire concetti giusti non fa mai male.<br />Dunque, perché il lettore possa capire quello che sta succedendo – possa seguire la storia – è necessario descrivere il contesto. D&#8217;oh!
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Una buona descrizione</strong>
</p>
<p>Una buona descrizione è <strong>concreta, stimola i sensi, è dinamica e ha significato per la storia</strong>.<br />Questo non perché <em>sì</em>, questo perché, se si rispettano i precetti di cui sopra, il cervello del lettore riesce a vivere gli avvenimenti; il lettore è perciò <em>coinvolto</em> e non chiude a metà il libro.
</p>
<p>Per illustrare il concetto, prendiamo le classiche descrizioni dello scrittore alle prime armi: &#8220;Anna è una bella ragazza&#8221;, &#8220;Michele fa ribrezzo&#8221;, &#8220;Se c&#8217;è una brava persona è Giuseppe&#8221;, ecc.<br />Descrizioni così sono <em>vuote</em>, troppo generiche, non offrono niente alla fantasia del lettore. &#8220;Michele fa ribrezzo&#8221;: cosa dovrebbe vedere il lettore? Cosa dovrebbe sentire? Annusare? Toccare? Assaporare? È un fotogramma nero nel mezzo del film.<br />Vediamo di trasformarla in una descrizione decente.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/cyb_carita.jpg" alt="Michele barbone" /><br />
<em>Michele. L’avevamo già conosciuto mesi fa. Era uno scrittore, prima che la pirateria lo costringesse a vivere sotto i ponti</em></p>
<p>Innanzi tutto bisogna capire – e lo scrittore lo <strong>deve</strong> sapere – perché Michele è così rivoltante. Mettiamo che lo sia perché non si lava: &#8220;Michele è sporco&#8221;. Ma ancora non c&#8217;è molta <em>carne</em> per il lettore, non c&#8217;è molto in cui affondare i denti.<br />Spacchettiamo la sporcizia:<br />
<blockquote>Michele ha i denti gialli, il naso sporco di moccio, i capelli unti e pieni di forfora.</p></blockquote>
<p>Questa è una descrizione concreta. Il lettore <em>vede</em> la sporcizia sul viso di Michele e molto probabilmente proverà un certo ribrezzo a quella vista.<br />Tuttavia si può far di meglio. Quella di prima è una descrizione <em>statica</em>, come se avessimo fotografato Michele. Ma è raro che ci si metta a fotografare le persone; quando vediamo una persona, di solito si sta facendo gli affari propri, non è in posa per noi. Proviamo a dare un po&#8217; di vita a Michele:<br />
<blockquote>Michele sta digitando un sms sul cellulare. Ma ogni pochi secondi si ferma per scostarsi i capelli unti dagli occhi. O per pulirsi con le dita il moccio che gli cola dal naso. O per spazzolare via la forfora dalle spalline della giacca. Intanto sorride, rivolto allo specchio. Denti gialli gli sorridono di rimando.</p></blockquote>
<p>Meglio. Michele non è più una fotografia messa tra le pagine, è calato nello scorrere del tempo.<br />Lo scorrere del tempo è sempre presente, anche quando si stanno osservando luoghi od oggetti: le nuvole corrono in cielo e cambiano la luce, una mosca ti ronza attorno e ti distrae, ti annoi – ma che diavolo ci sto facendo a fissare un sasso da dieci minuti? – e la percezione cambia. Tutto scorre (parola di Eraclito): non esistono due istanti uguali, e se non esistono due istanti uguali nella realtà, così non devono esistere nella narrativa, dato che stiamo provando a essere verosimili.
</p>
<p><img style="margin: 0px 5px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_sap2.png" alt="saputella" align="left"/><strong>Angolo della saputella!</strong><br />
Quando è nata l&#8217;idea che sia meglio descrivere qualcosa in movimento invece di riprenderlo in modo statico? I furboni risponderanno che è un&#8217;americanata dovuta alla diffusione del cinema, in realtà è un consiglio che già dava Aristotele nel libro terzo della <em>Retorica</em>.
</p>
<p>Facciamo un ulteriore passo in avanti:<br />
<blockquote>Mi accorgo che Michele è in camera prima ancora di vederlo. Per la puzza dolciastra che arriva fino in corridoio e per quel rumore che fa quando si morde le unghie. <em>Tic</em>. <em>Tic</em>. <em>Tic</em>. Poi con un gorgoglio sputa per terra e passa al dito successivo.<br />È in piedi davanti allo specchio. Sta digitando un sms sul cellulare, ma ogni pochi secondi si ferma per scostarsi i capelli unti dagli occhi; per pulirsi con le dita il moccio che gli cola dal naso; per spazzolare via la forfora dalle spalline della giacca; per mangiarsi le unghie.<br />Si gira nella mia direzione. Mi sorride e mette in mostra i denti gialli e cariati. Arretro di un passo: ho ancora vivido il ricordo di quando mi ha sfiorata con le sue mani luride; sono subito corsa in bagno a lavarmi il braccio, per grattare via il ricordo di quel tocco molle e viscido.</p></blockquote>
<p>Adesso Michele puzza, fa rumore, ed è spregevole al tatto – e per renderlo al meglio ho cambiato punto di vista, passando dal Narratore ad Anna.<br />Questa è una descrizione decente. Non brillante – non c&#8217;è niente di molto ispirato –, ma fornisce tutti gli elementi necessari per comunicare il concetto che &#8220;Michele fa ribrezzo&#8221;.<br />Notare che non ho detto quanto Michele sia alto, o che età abbia o come sia vestito (a parte l&#8217;accenno della giacca). Questo perché i dettagli di una descrizione devono essere funzionali alla storia. Non ci si deve sperdere, se la ragion d&#8217;essere di Michele è il suo suscitare ribrezzo, lì devo puntare.<br />Naturalmente avrei potuto scegliere particolari diversi: per esempio i vestiti rattoppati e sporchi avrebbero potuto essere inseriti o sostituire altri particolari. O magari se Michele è storpio o grasso o gobbo, sarebbero potuti essere altri dettagli da inserire o sostituire. Non ci sono vincoli, se non l&#8217;avere sempre ben presente dove si vuole andare a parare.
</p>
<p>A tal riguardo, si pensi a quante volte si legge nei testi dei dilettanti (e non solo): &#8220;Anna ha diciotto anni&#8221;, &#8220;Michele ha ottantanove anni&#8221;, ecc.<br />Ma comunicare l&#8217;età, in questa maniera, è brutto e rozzo. Perché è importante per la storia che Anna abbia 18 anni? Se non è importante è inutile scriverlo, e se lo è tanto vale mostrare questa importanza, invece di raccontare in maniera asettica l&#8217;età.<br />
<blockquote>«Non mi interessa quello che pensate tu e mamma. Non sto chiedendo il vostro permesso, vi sto solo comunicando che lunedì andrò a Livorno per frequentare l&#8217;Accademia.»</p></blockquote>
<p>Il punto della storia è che Anna, avendo compiuto diciotto anni, può decidere lei di arruolarsi. Tanto vale dunque entrare in argomento senza fare i pedanti. </p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_livorno.jpg" alt="Accademia Navale di Livorno" /><br />
<em>Da qualche anno, l’Accademia Navale di Livorno è aperta anche alle donne</em></p>
<p>Oppure:<br />
<blockquote>Scatta il rosso. L&#8217;autobus riapre le porte.<br />Giuseppe tira la manica di Michele. «Andiamo, nonno! Se corriamo riusciamo a prenderlo!»<br />«No, no, non ce la faccio.»</p></blockquote>
<p>Il povero Michele è troppo vecchio e stanco per correre fino alla fermata. Meglio così che non dire che ha ottantanove anni.</p>
<p>Preparare le schede dei personaggi, dove è chiarito aspetto fisico, età, gruppo sanguigno, vestiti preferiti, titolo di studio, biografia e quant&#8217;altro, può essere un buon esercizio e in certo tipo di opere con un cast ampio può essere un passo necessario, <strong>ma</strong> lo schedario deve rimanere dietro le quinte. Le descrizioni pedanti, statiche, piene di dettagli inutili, <em>ammazzano</em> il fluire della storia.<br />Ciò non vale solo per i personaggi. Anche i luoghi devono essere descritti con gli stessi criteri. Se Michele è una casa, non sarà &#8220;brutta&#8221;, &#8220;vecchia&#8221; o &#8220;malandata&#8221;. Avrà i muri scrostati, gli infissi gonfi di umidità, il soffitto pericolante e mancherà l&#8217;acqua corrente. E ancora si dovrà cercare di rendere la scena dinamica: il soffitto non è semplicemente pericolante, quando Anna entra in soggiorno, le cadono i calcinacci in testa. Quando Giuseppe prova ad aprire il rubinetto in bagno, si <em>sporca</em> le dita di ruggine e <em>sente</em> il gorgogliare lontano dell&#8217;acqua, ma dal tubo esce solo <em>puzza</em> di marcio.<br />E ovviamente il fatto che la casa sia una stamberga deve avere importanza per la storia.
</p>
<p><img style="margin: 0px 5px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_sap2.png" alt="saputella" align="left"/><strong>Angolo della saputella!</strong><br />
Quando è nata l&#8217;idea che un particolare, per quanto ben descritto, debba essere tolto se non partecipa al disegno complessivo? I furboni risponderanno che è un&#8217;americanata dovuta alla diffusione del cinema, in realtà è un consiglio che già dava Orazio nell&#8217;<em>Ars Poetica</em>.
</p>
<p>Infine, non è sbagliato ribadire un particolare più volte, se ha molta importanza. Come dice Flaubert, un oggetto ha bisogno di essere nominato almento tre volte perché il lettore creda che esiste sul serio.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Linguaggio e punto di vista</strong>
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<p>Dettagli significativi, dinamici e concreti, che stimolino i sensi. Se si riesce a rispettare questi precetti, si è sulla buona strada per scrivere descrizioni efficaci. Bisogna però stare attenti anche ad altro, in particolare al linguaggio in rapporto con il punto di vista.
</p>
<p>In generale, più si è precisi meglio è. Scrivere &#8220;fiammifero&#8221; è meglio di scrivere &#8220;legnetto corto e stretto che se lo sfreghi fa fuoco&#8221;. Scrivere &#8220;automobile&#8221; è meglio di scrivere &#8220;affare con quattro ruote&#8221;. Ed è la ragione per cui occorre documentarsi: se la storia è ambientata prima in un laboratorio dove si producono armi chimiche, poi su un campo da golf, infine nell&#8217;abitacolo di un bombardiere, bisogna conoscere la terminologia appropriata nei tre casi, altrimenti le descrizioni risulteranno goffe e fiacche.<br />Questo vale <strong>sempre</strong>. Non è neanche questione di narrativa di genere, <em>literary fiction</em>, poesia o saggio: per descrivere in maniera accettabile qualcosa, <strong>bisogna</strong> conoscerla. Non ci sono scappatoie.<br />Come recita la regola numero 13 di Twain riguardo la scrittura: &#8220;Use the right word, not its second cousin.&#8221; Non la parola che si avvicina, non il termine quasi giusto; bisogna usare le parole adatte, i termini corretti.
</p>
<p>L&#8217;unico limite è il punto di vista. Infatti – a meno che le descrizioni non siano a opera del Narratore, ma per ragioni di verosimiglianza è sconsigliabile usare un Narratore onnisciente in un testo di fantasy/fantascienza – le descrizioni sono sempre dal punto di vista di un personaggio. Se il personaggio è un laureato in biologia userà la terminologia migliore nel laboratorio, ma forse non saprà distinguere le mazze da golf. Viceversa il campione di golf userà la propria esperienza per parlare di Ferro 8 o Legno 3, ma è probabile non saprà dire molto osservando un virus al microscopio.<br />Mantenere il punto di vista è <strong>fondamentale</strong>. Si capisce subito quando un personaggio parla con voce non sua e, quando succede, la sospensione dell&#8217;incredulità si incrina.<br />In certi casi, pur di mantenere senza sbavature il punto di vista, si possono trasgredire perfino le regole della grammatica. Nel classico <em>Fiori per Algernon</em> di Daniel Keyes, il protagonista e narratore è un ritardato mentale (così stupido da perdere una gara d&#8217;intelligenza con un topo – insomma stupido quasi quanto il tipico autore fantasy italiano): fin quando il nostro eroe non diventerà più furbo, il suo modo di raccontare sarà sgrammaticato e pieno di errori.<br />Anche se non si desidera arrivare fino a questo punto di &#8220;fanatismo&#8221;, in ogni caso bisogna aver sempre presente <strong>chi</strong> descrive.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_fiori.jpg" alt="Copertina di Fiori per Algernon" /><br />
<em>Copertina dell&#8217;edizione italiana di Fiori per Algernon</em></p>
<p>La prima persona è particolarmente ostica: è difficile scacciare dal romanzo la sensazione di straniamento dovuta al fatto che il protagonista è un medico, uno studente, un&#8217;attrice, ma – guarda caso – sembra esprimersi proprio come se fosse uno scrittore.<br />La prima persona inoltre limita moltissimo quello che può essere descritto, dato che la telecamera è nella testa di un personaggio e non può essere spostata. Si potrà descrivere solo quello che il personaggio vede, sente, annusa, ma nulla di più.<br />Se oggetti, persone, ambienti sono al di là dei sensi del personaggio, sono inaccessibili.
</p>
<p>Questo crea tutta una serie di problemi, il classico è: come si fa a descrivere l&#8217;aspetto del personaggio che narra in prima persona?<br />E non c&#8217;è una soluzione semplice, perché non è naturale per una persona meditare in dettaglio sul proprio aspetto – non quando la Terra è stata invasa dai marziani, i vampiri si sono trasferiti in città e gli scienziati hanno riportato in vita i dinosauri. Tuttavia, se proprio si vuole lo stesso descrivere il personaggio, bisognerebbe almeno evitare due cliché ultra abusati: lo specchio e l&#8217;ammiratore.<br />Lo specchio è quando Anna si specchia nella vetrina del negozio, nelle limpide acque del fiume, nello specchietto retrovisore della macchina parcheggiata e naturalmente davanti allo specchio in bagno. Questa scena suona sempre forzata, spesso risulta noiosa; se capita nel mezzo dell&#8217;avventura diviene ridicola. No, non è normale che mentre gli zombie battono le strade in cerca di cervelli, Anna all&#8217;improvviso si scopra ad ammirare il proprio profilo nella vetrina del negozio di scarpe – o forse sì, magari Anna non ha niente da temere dai morti viventi, avendo la zucca vuota!  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink32.gif" alt="chikas_pink32.gif" class="wp-smiley" /> <br />L&#8217;ammiratore è quando Anna incontra Simona e Simona comincia: &#8220;Ah, se avessi i tuoi splendidi occhi verdi, i tuoi capelli neri e lisci, il tuo fisico slanciato <em>bla bla bla</em>&#8220;. Appare subito chiaro che Simona sta recitando un copione obbligata dall&#8217;autore, altrimenti non si esprimerebbe mai così.<br />Se non capita l&#8217;occasione per Anna di descriversi in modo che suoni naturale, che abbia senso nel fluire della storia, pazienza. Meglio evitare che aggiungere scene forzate.
</p>
<p>Un vantaggio dell&#8217;usare un punto di vista ben saldo è il poter essere incisivi. Se per il lettore è chiaro che la telecamera è piazzata nella testa del personaggio, si possono tagliare un sacco di verbi inutili: &#8220;Avverto il dolore strisciare dal polso al gomito&#8221; diviene il più diretto &#8220;Il dolore striscia dal polso al gomito&#8221;. &#8220;Ho come la sensazione di precipitare in un pozzo nero&#8221; diviene &#8220;Precipito in un pozzo nero&#8221;.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Metafore</strong>
</p>
<p>Uno strumento che può essere molto efficace per scrivere descrizioni ma di cui è <em>facilissimo</em> abusare è l&#8217;utilizzo di similitudini e metafore.
</p>
<p>Prima di continuare: la similitudine è quando una cosa è paragonata a un&#8217;altra, la metafora è quando una cosa diventa un&#8217;altra.
</p>
<p>&#8220;Michele è un leone&#8221;: questa è una metafora.<br />&#8220;Michele è feroce come un leone&#8221;: questa è una similitudine.<br />&#8220;Michele ruggisce&#8221;: questa è ancora una metafora, la trasformazione in animale è implicita.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_michele.jpg" alt="Michele" /><br />
<em>Michele uomo-leone</em></p>
<p>Lo scopo di usare una metafora o una similitudine è <strong>rendere più chiaro il discorso</strong>. Non si mettono le metafore per &#8220;far colore&#8221;, si mettono le metafore perché non c&#8217;è un modo diretto migliore per esprimere il concetto che si desidera (o magari il modo esiste, ma non può essere usato dal personaggio punto di vista).
</p>
<p>&#8220;Il lamento del verme assassino di Venere è come il ruggito di un leone&#8221;: questo è un uso corretto della similitudine. Un suono alieno, che forse non può essere descritto, è paragonato a un suono famigliare. Il lettore è a suo agio.<br />&#8220;La folla che esce dal cinema è un fiume in piena&#8221;: questa è una metafora accettabile. Il &#8220;fiume in piena&#8221; è un concetto facile da immaginare, e rende bene il movimento tumultuoso della gente.
</p>
<p>Le metafore hanno sempre un prezzo: dato che per loro natura mettono in relazione cose diverse, <strong>allontanano</strong> il lettore dalla storia. Nel primo caso il lettore è su Venere e d&#8217;improvviso spunta un leone: non c&#8217;entra un tubo. Nel secondo caso siamo in città, in mezzo ai palazzi, e d&#8217;improvviso ecco scorrere le acque di un fiume: non c&#8217;entra un tubo.<br />Bisogna meditare bene se vale la pena introdurre immagini estranee. Non si è più scrittori se si trovano sempre metafore e similitudini, spesso è un sintomo di scarsa proprietà di linguaggio.
</p>
<p>Alcuni hanno la bizzarra convinzione che più una similitudine è bislacca, più è Arte:<br />&#8220;Michele barcollava in mezzo alla strada, si muoveva come un furgoncino guidato da un procione con il mal di testa.&#8221; Se il testo è comico o il narratore ubriaco, va bene, altrimenti una roba del genere è <em>uno schifo</em>. Una roba del genere non comunica niente riguardo alla storia, comunica solo: &#8220;Guarda, mamma! Guarda come sono bravo: ci ho messo il procione! Con il mal di testa! Che guida il furgoncino!&#8221; e la risposta dovrebbe essere: &#8220;Bravo, Andreino, bravo, ma adesso lavati i denti e corri a letto. Lascia stare la narrativa, ché è cosa per i grandi.&#8221;
</p>
<p>Non importa quanto una metafora possa sembrare &#8220;bella&#8221; o &#8220;fantasiosa&#8221;: se non svolge lo scopo, <em>deve sparire</em>. E spesso la metafora &#8220;fantasiosa&#8221; deve sparire comunque, perché porta con sé una sfilza di immagini che allontanano troppo il lettore dalla storia.
</p>
<p>Meglio una metafora o una similitudine? Le metafore sono più “radicali” – Michele non ha solo il ruggito del leone, <strong>è</strong> un leone – e dunque hanno maggior impatto. Però bisogna sceglierle con ancora più cura, perché magari il ruggito leonino applicato a Michele funziona bene, la criniera meno.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Ricapitolando</strong>
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Per far capire al lettore la storia è necessario descrivere il contesto.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Stabilito quale sia il contesto che vogliamo, occorre <strong>documentarsi</strong>.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Poi si sceglie il personaggio punto di vista, colui che fornirà al lettore la descrizione.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Durante la descrizione vera e propria bisogna essere concreti, stimolare i sensi e riprendere la scena in movimento.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Non sempre più particolari si mettono meglio è. Bisogna tenere solo quei particolari significativi per la storia.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Il linguaggio dev&#8217;essere preciso, ma soprattutto deve suonare naturale in bocca al personaggio che descrive.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Descrizioni particolarmente complesse possono essere aiutate da metafore o similitudini, ma sono figure retoriche da maneggiare con cautela.
</p>
<p>E non bisogna scordarsi dei principi alla base di una scrittura decente: evitare le frasi troppo incasinate, gli aggettivi o gli avverbi in sovrannumero, i salti temporali superflui, i cambi di punto di vista ingiustificati, ecc.
</p>
<p><a name="m1_buio"></a>
<p style="font-size:medium"><strong>Paura del buio</strong>
</p>
<p>Appurato come dovrebbe essere una buona descrizione, vediamo qualche esempio di descrizioni riuscite male. Avrei da pescare a piene mani dai romanzi già recensiti, ma dato che l&#8217;orrore fresco è più spaventoso dell&#8217;orrore raffermo, rovisterò in un libro appena uscito. Sto parlando di <em>Buio</em>, pubblicato a inizio mese da Fazi. L&#8217;autrice, al suo esordio, è Elena P. Melodia – che almeno ha il buon gusto di non essere una quattordicenne.<br />
<em>Buio</em> è il primo volume nella trilogia (tanto per cambiare&#8230;) urban fantasy di <em>My Land</em>; è spacciato al modico prezzo di 18 euro e 50.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_buio.jpg" alt="Copertina di Buio" /><br />
<em>Copertina di Buio. Quando non si paga la bolletta&#8230;</em></p>
<p>La trama vede tale Alma, diciassettenne &#8220;bellissima, apparentemente sicura di sé, ma fragile e inquieta&#8221;(sic), coinvolta in una serie di omicidi, che paiono ispirati ai racconti che la stessa Alma scrive. Per fortuna ha come alleato Morgan &#8220;il ragazzo più misterioso e sfuggente della scuola, i cui incredibili occhi viola sanno leggerle nel cuore come nessun altro&#8221;(sic).<br />E già la trama basterebbe a scoraggiare qualunque persona con un quoziente intellettivo di almeno due cifre, ma l&#8217;editore ha fatto di più: offre la possibilità di leggere gratis le prime pagine del romanzo. Così anche chi fosse in dubbio può decidere di lasciar perdere.  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/kaos-whiteusagi01.gif" alt="kaos-whiteusagi01.gif" class="wp-smiley" /> <br />Trovate il PDF con l&#8217;incipit di <em>Buio</em>, <a href="http://www.myland-buio.it/MyLand.zip">qui</a>.</p>
<p>A parte la bruttezza generale, vorrei concentrarmi su alcune descrizioni ed evidenziarne i difetti, in base a quanto illustrato in precedenza.
</p>
<p>Prima scena: la protagonista sta sognando. Sogna il buio (no comment):<br />
<blockquote>È buio. Cammino, ma non mi muovo. Ho le gambe pesanti come piombo e nella testa mi battono i colpi di passi immobili, che martellano senza sosta, mentre comincio a sentire freddo. Tremo e non ho modo di scaldarmi. Anche le mie braccia sono paralizzate. Mi fanno male, un male che non ho mai provato prima, quasi stessero per staccarsi.<br />Provo a gridare, ma non ci riesco. Emetto solo un filo di voce roca e stonata, come il suono di uno strumento a fiato rimasto troppo a lungo sott&#8217;acqua.</p></blockquote>
<p>Vediamo qualche punto particolarmente osceno: le braccia &#8220;Mi fanno male, <strong>un male che non ho mai provato prima</strong>, quasi stessero per staccarsi.&#8221; Tipica frase vuota: dopo che la protagonista ha abortito un feto alieno, le hanno amputato una gamba, ha passato la notte a mollo nel mar glaciale artico, <em>allora</em>, &#8220;un male che non ha mai provato prima&#8221; ha un significato. A tre righe dall&#8217;inizio del romanzo <em>non significa niente</em>.<br />&#8220;quasi stessero per staccarsi&#8221; è un pochino meglio, perché almeno richiama, sebbene in maniera vaga, un&#8217;immagine. Ma rimane un passaggio molto fiacco. Devi descrivere un dolore simile all&#8217;avere gli arti strapparti dal corpo, non mi sembra che ci siamo molto&#8230;<br />&#8220;un filo di voce roca e stonata, <strong>come il suono di uno strumento a fiato rimasto troppo a lungo sott&#8217;acqua</strong>.&#8221; Una similitudine o una metafora mettono in rapporto due cose diverse <em>perché il lettore possa avere più facile comprensione</em>. Ora, se dico: &#8220;voce roca&#8221; penso che non ci siano grossi problemi a sentire quello di cui si parla, ma quanti di voi hanno mai preso uno strumento a fiato, l&#8217;hanno lasciato <em>troppo a lungo</em> sott&#8217;acqua e infine hanno provato a suonarlo? Nessuno? No, tu lì in fondo non conti.<br />In altre parole qui c&#8217;è una similitudine che rende <em>più difficile</em> la comprensione della frase. Due piccioni con una fava: prima si butta fuori il lettore dall&#8217;incubo (improvvisamente il buio è riempito dall&#8217;acqua e da uno strumento stonato), e in cambio si ottiene di <strong>non</strong> fargli capire a quale suono ci si voglia riferire.<br />E non è finita qui: nelle descrizioni bisogna essere precisi, usare il preciso nome delle cose – la giusta parola, non la seconda cugina. Cosa dovrei immaginarmi a &#8220;strumento a fiato&#8221;? Una zampogna? Un flauto? Un trombone? Aggravante: la narrazione è in prima persona. Il Narratore onnisciente può usare termini generici per ragioni letterarie, ma un personaggio no. Nessuno immagina uno &#8220;strumento a fiato&#8221;, una persona immagina appunto una tromba o una cornamusa o qualcos&#8217;altro.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_tromba.jpg" alt="Tromba" /><br />
<em>Una tromba immersa nell’acqua (troppo a lungo?) È proprio l’immagine giusta per calare il lettore in un incubo tenebroso</em></p>
<p>C&#8217;è infine da domandarsi quale personaggio ha il sangue freddo per analizzare la propria voce e metterla in relazione con uno strumento a fiato bagnato, <em>mentre si trova ad affrontare il dolore fisico più intenso della propria vita</em>. Forse basta dire perché sì!!! Perché è fantasy!!! Perché imparare a scrivere è brutto!!!<br />Tralascio altri dettagli di cattiva scrittura in quelle poche frasi, perché non sono attinenti al problema delle descrizioni.</p>
<p>Andiamo avanti:<br />
<blockquote>È successo di nuovo. Il confine tra sonno e veglia non esiste più, ormai, e gli incubi sono veri, la realtà un inferno. Il sogno diventa realtà. E anche il sogno è un inferno.</p></blockquote>
<p>Poco da aggiungere. Una sfilza di termini astratti: incubi, realtà, sogno, inferno, ecc. Non c&#8217;è niente a cui il povero lettore possa aggrapparsi. Frasi del genere sono letteralmente inchiostro buttato. Non comunicano niente.
</p>
<p>Scena immancabile:<br />
<blockquote>Mi guardo allo specchio e il buio si scioglie, a poco a poco. Sono bella, nonostante tutto.<br />Resto lì, a fissarmi.<br />Ogni tanto mi capita di pensare come sarebbe la mia vita se fossi brutta, se non avessi gli occhi verdi, che mi piace piantare addosso ai ragazzi per metterli in imbarazzo, o i capelli neri e lisci, lucidi da far invidia a una geisha, o questo corpo che rimane magro, qualunque cosa mangi. Come sarebbe la mia vita?<br />Sarebbe un unico, colossale, irrimediabile schifo.</p></blockquote>
<p>Come si diceva, le scene allo specchio nella narrazione in prima persona sono cliché in maniera insopportabile. E per non farci mancare niente l&#8217;autrice riprende i canoni di bellezza più scontati: occhi verdi, capelli neri e lisci, corpo sempre magro. Persino Nihal in una scena analoga si era trovata un difettuccio (la poverina aveva gli occhi troppo grandi!), qui invece c&#8217;è solo piatta perfezione. Comunque è da apprezzare almeno un tentativo di dare movimento alla descrizione, per esempio gli occhi <em>piantati addosso</em> ai ragazzi.
</p>
<p>La protagonista arriva a scuola:<br />
<blockquote>Fuori, il solito gruppetto di ragazzi mi fissa mentre passo nel corridoio affollato del primo piano.</p></blockquote>
<p>Uhm? C&#8217;è un gruppo di ragazzi che la fissa da fuori la scuola mentre lei cammina in corridoio? E perché non entrano? Un gruppo di ragazzi che non sono della scuola tutte le mattine si appostano fuori per spiare lei? E come fanno a seguirla nella loro opera di spionaggio se il corridoio è affollato? Qualcuno ha capito il senso di questa descrizione?
</p>
<p>La protagonista arriva in classe:<br />
<blockquote>Le mie amiche invece sono diverse. Ognuna con la propria personalità vincente. Seline, sempre allegra e curiosa, sarebbe capace di vivere una settimana solo facendo shopping. Agatha, taciturna e introversa, è indipendente e determinata. E Naomi, vivace ma equilibrata, è una di quelle che dicono sempre quello che pensano.</p></blockquote>
<p>Voglio un attimo imitare Naomi: &#8220;questa è la descrizione di personaggi più squallida che abbia mai letto in un libro pubblicato da casa editrice non a pagamento&#8221;. È una descrizione che fa <em>schifo</em> perché è vuota in modo imbarazzante. Non ci sono immagini, non ci sono suoni, non ci sono sapori, non ci sono sensazioni, non c&#8217;è un beneamato <strong>niente</strong>. Ci sono un mucchio di aggettivi, Agatha ne ha appiccicati addosso addirittura quattro: taciturna, introversa, indipendente e determinata. Ovviamente sono tutti aggettivi <em>astratti</em>, perché guai se il lettore riesce a immaginare qualcosa. Se almeno Agatha fosse stata bassa, grassa, gobba e zoppa, avremmo avuto un qualcosa a cui aggrapparci. Invece niente, dobbiamo aggrapparci all&#8217;eterea indipendenza o determinatezza.<br />Per Seline e Naomi vale altrettanto.<br />Senza contare che descrivere il carattere dei personaggi è un&#8217;idea balorda in sé: quando agiranno, il lettore capirà il loro carattere. Quando scopriremo che Agatha vive già da sola e si prende cura della sorella malata, magari ne dedurremo che è &#8220;indipendente&#8221; e &#8220;determinata&#8221;. Quando Naomi si alzerà dal suo posto per mandare a quel paese l&#8217;insegnante di matematica, sapremo che è una che dice sempre quello che pensa. Quando Seline si presenterà in classe ubriaca e con i vestiti in disordine, capiremo che è &#8220;sempre allegra&#8221;.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_amiche.jpg" alt="Amiche di Alma" /><br />
<em>Seline, Agatha e Naomi. Notare l’aura di vivacità che circonda Naomi e la distingue subito dalle altre</em></p>
<p>La cosa che fa rabbia non è tanto l&#8217;incompetenza della signorina Melodia, dell&#8217;editor o di chi altri ha letto prima della pubblicazione, quello che fa rabbia è vedere quanto il lettore sia tenuto in poco conto. Tra le righe della descrizione di cui sopra in verità si legge: &#8220;Chi se ne fotte? Tanto &#8217;sta merda se la devono sorbire delle ragazzine cerebrolese. Povere scemotte che si bevono qualsiasi cosa. Perché impegnarsi?&#8221;<br />Be&#8217;, niente da dire, se si vende è sempre tutto ok, no? Ma un mondo così mette addosso <strong>tristezza</strong>.
</p>
<p>Come mette addosso tristezza:<br />
<blockquote>Le aule sono grandi e illuminate da chilometri di luci al neon, come gigantesche stanze di un vecchio ospedale, dove una parola riecheggia con la forza di un urlo e il bianco disarmante dei soffitti ti ricorda il vuoto che  hai dentro ogni giorno varcando l&#8217;ingresso.</p></blockquote>
<p>A parte l&#8217;inutile complessità della frase, che parte da &#8220;Le aule sono grandi&#8221; e finisce con il lamento della protagonista per il vuoto dentro, abbiamo il ritorno della similitudine dannosa!<br />&#8220;Le aule sono grandi&#8221;: si capisce, o sbaglio?<br />&#8220;illuminate da chilometri di luci al neon&#8221;: questa è una prima figura retorica, un&#8217;iperbole, forse ci può stare, perché il significato rimane chiaro.<br />&#8220;come gigantesche stanze di un vecchio ospedale&#8221;: questa similitudine dovrebbe avere lo scopo di rendere più semplice per il lettore comprendere il significato di &#8220;aule grandi con un mucchio di luci al neon&#8221;. E invece confonde: perché non è esperienza comune frequentare le stanze (gigantesche) dei vecchi ospedali, e perché nei vecchi ospedali ci sono sale di ogni dimensione e con ogni gradazione di luce.<br />&#8220;[...] il bianco disarmante dei soffitti ti ricorda il vuoto che  hai dentro ogni giorno varcando l&#8217;ingresso.&#8221; Scusate, sono stufa di essere razionale e gentile quando è evidente la presa per i fondelli. &#8220;Il bianco disarmante dei soffitti&#8221;? &#8220;Il vuoto che hai dentro (varcando l&#8217;ingresso)&#8221;? WTF?<br />«Ciao, Marco. Che ci fai con quell&#8217;arnese in mano?»<br />«Ciao, Chiara. Eh, nuove disposizioni del Ministero: devo fare il vuoto dentro a tutti gli studenti che varcano il cancello.»
</p>
<p>Bonus, lo gnokko:<br />
<blockquote>Approfitto di quella sua esitazione per studiarlo meglio. Non so se dipenda dal fisico slanciato e perfetto o dai capelli biondi da angelo o dagli occhi quasi viola, oppure dalla fossetta che, quando sorride, segna il lato sinistro della bocca, ma il fatto è che Morgan è senza dubbio il ragazzo più interessante che conosco.</p></blockquote>
<p>Va bene, ma è bello come un dio greco?<br />Per il resto penso possiate commentare da soli: fotografia statica, con dettagli cliché e solo la vista è stimolata. Non è una descrizione atroce come quella delle compagne di scuola, ma certo sarebbe bello che uno scrittore si sforzasse un attimo di più – tanto per cambiare, eh.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_vampiro.jpg" alt="vampiro" /><br />
<em>Per me Morgan è un vampiro. E in più ha gli occhi viola. Sarà mica un vampiro mezzelfo?</em></p>
<p>Con questo non voglio dire che <em>Buio</em> sia un brutto romanzo, magari la storia brillante compensa lo stile, io però, lette queste prime pagine, non ho nessuna voglia di proseguire.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Quali manuali leggere</strong>
</p>
<p>Se volete approfondire, leggete i manuali segnalati. In particolare, quello che ho trovato più interessante è stato <em><strong>Word Painting: A Guide to Writing More Descriptively</strong></em>. È un testo a tratti dispersivo, che non sempre rimane focalizzato sull&#8217;argomento, ma le divagazioni mi hanno divertita.
</p>
<p>Gli aneddoti che l&#8217;autrice inserisce qui e là sono simpatici. Uno su tutti mi ha fatto meditare: l&#8217;autrice ricorda quando consegnò all&#8217;insegnante di inglese delle medie un poema, nel quale era descritta una signora che rinvasava un geranio. L&#8217;insegnante glielo restituì dicendo che doveva essere più creativa, mettere maggior fantasia nello scrivere, per esempio imitare il compagno di banco, che aveva scritto un racconto di fantascienza con gli alieni che uscivano dai fiori.<br />Mi chiedo in quale scuola italiana, di qualunque ordine o grado, un insegnante non solo preferisce un racconto di fantascienza a una poesia con i gerani, ma addirittura incita il sedicente poeta a essere più fantasioso.<br />Nota: in realtà Rebecca McClanahan ha continuato a scrivere di gerani &amp; simili, non si è mai convertita al fantastico – l&#8217;aneddoto rimane significativo.
</p>
<p>Piacevole anche quando, molti anni dopo, la Rebecca, questa volta nel ruolo di insegnante, dimostra la pochezza del suo allievo che non si abbassa a costruire una storia basata su dettagli concreti, perché lui deve pontificare sull&#8217;&#8221;ansietà dell&#8217;essere&#8221; o sul &#8220;caos della modernità indefinita&#8221;. Da noi i gonzi di questo genere, invece di essere bocciati, finiscono a scrivere sulle riviste letterarie.
</p>
<p>Inoltre in <em><strong>Word Painting</strong></em> sono trattati molti argomenti che per ragioni di spazio qui non ho potuto affrontare, per esempio l&#8217;importanza del <em>suono</em> delle parole in determinate descrizioni. Dunque, lettura consigliata.
</p>
<p><em><strong>Description</strong></em> di Monica Wood non è allo stesso livello. Anche qui ci sono buone cose, ma la Wood non ha il carisma, né la competenza della McClanahan. In particolare gli esempi della Wood sono pessimi: invece di citare da autori più o meno noti, la Wood si è costruita i propri esempi, e non si è impegnata molto. Gli esempi &#8220;sbagliati&#8221;, da non seguire, sono brutti. Gli esempi &#8220;giusti&#8221;, da imitare, sono brutti uguale.<br />Spesso il discorso è confuso: per esempio, quando parla di &#8220;mostrare&#8221; e &#8220;raccontare&#8221;, giustamente dice che ci sono momenti dove è meglio &#8220;mostrare&#8221; e altri dove è più utile &#8220;raccontare&#8221; – le relative citazioni sono perfino attinenti –, tuttavia si rimane con l&#8217;impressione che le due tecniche siano equivalenti. E non è proprio così: le occasioni dove il &#8220;raccontare&#8221; è più funzionale alla storia rispetto al &#8220;mostrare&#8221; non sono molte.<br />Comunque, meglio leggere <em><strong>Description</strong></em> che <em>gnente</em>.
</p>
<p><em><strong>Description &amp; Setting</strong></em> di Ron Rozelle mi è parso monotono e superficiale. All&#8217;inizio l&#8217;autore proclama che si occuperà sia di narrativa di genere sia di <em>literary fiction</em>, ma quando si arriva alle pagine dedicate ai generi, sono poche, inconcludenti e scritte da qualcuno che non conosce bene la materia. Ho trovato la cosa irritante. Ma forse è un problema mio.<br />Leggetelo se vi avanza tempo.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Compiti a casa</strong>
</p>
<p>Per concludere, vi propongo un esercizio. Guardate l&#8217;immagine qui sotto:</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/m1_esercizio.jpg" alt="Ragazza con fucile e coniglio" /><br />
<em>I giapponesi sono strani</em></p>
<p>Prendete un punto di vista (qualcuno nascosto nell&#8217;ombra, dietro una delle tante finestre o la ragazza seduta o magari i conigli rosa distesi sulle scale) e provate a descrivere la scena. C&#8217;è di tutto: una ragazza con i capelli di un colore strano e vestita in maniera bizzarra, armata di un fucile che sembra vero ma è decorato con coniglietti; altri coniglietti (vivi?) abbandonati sui gradini, insieme con delle mele; sullo sfondo un coniglio nero antropomorfo, forse un uomo in costume? E il poster appeso vicino alla galleria, sarà la pubblicità del circo, o è un avviso della polizia per la ricerca di un pericoloso coniglio mannaro, o ancora è la foto di un coniglio scomparso?
</p>
<p>Divertitevi!</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Elements-Writing-Fiction-Description/dp/0898799082/"><em>Description</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Description-Setting-Techniques-Exercises-Believable/dp/158297327X/"><em>Description &#038; Setting</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Word-Painting-Guide-Write-Descriptively/dp/1582970254/"><em>Word Painting</em> su Amazon.com</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.monicawood.com/">Il sito di Monica Wood</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://ronrozelle.com/index.php">Il sito di Ron Rozelle</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.mcclanmuse.com/">Il sito di Rebecca McClanahan</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/code/9788842913818/keyes-daniel/fiori-per-algernon.html"><em>Fiori per Algernon</em> su iBS.it</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://gigapedia.com/items/17033/flowers-for-algernon"><em>Flowers for Algernon</em> su gigapedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/code/9788876250590/melodia-elena-p/buio-my-land.html"><em>Buio</em> su iBS.it</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.myland-buio.it/">Il sito ufficiale della trilogia <em>My Land</em></a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ars_poetica"><em>Ars Poetica</em> di Orazio su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_%28Aristotele%29"><em>Retorica</em> di Aristotele su Wikipedia</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=2216" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		<title>Libri come se piovesse</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 09:29:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;altra Segnalazione un po&#8217; particolare per un sito che esiste da anni ma che ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi mesi, tanto da diventare una delle fonti più interessanti per procurarsi ebook: <a href="http://gigapedia.com/">gigapedia</a>.</p>
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<em>Il logo di gigapedia</em></p>
<p>gigapedia, al momento in cui scrivo, indicizza e rende disponibili per il download <strong>549.523</strong> (cinquecentoquarantanovemilacinquecentoventitré) libri, compresa una piccola percentuale di audiobook e documentari.<br />Non stiamo parlando del <a href="http://www.gutenberg.org/wiki/Main_Page">Progetto Gutenberg</a> o del <a href="http://www.liberliber.it/biblioteca/index.htm">Progetto Manuzio</a> o di <a href="http://books.google.it/">Google libri</a>: su gigapedia si trovano quasi esclusivamente libri coperti da copyright e forniti in versione completa.
</p>
<p>gigapedia è un sito in particolare dedicato alla saggistica e in questo ambito la fanno da padrone i libri di argomento storico e informatico. Tuttavia, rovistando tra i testi di critica letteraria e di narrativa, c&#8217;è di che sbizzarrirsi.
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<p>Qualche esempio di quello che si può trovare su gigapedia, spulciando qui e là:</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_sag01.jpg" alt="Copertina di Historical Dictionary of Fantasy Literature" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/217191/historical-dictionary-of-fantasy-literature--historical-dictionaries-of-literature-and-the-arts-"><em>Historical Dictionary of Fantasy Literature</em></a> di Brian Stableford (The Scarecrow Press, 2005).<br />Un&#8217;enciclopedia di autori e tematiche fantasy. Non un&#8217;opera così monumentale come la <a href="http://gigapedia.com/items/130725/the-encyclopedia-of-fantasy"><em>The Encyclopedia of Fantasy</em></a> di John Clute e John Grant, ma ugualmente vi si trovano nomi e spunti degni  di interesse.</p>
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<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_sag02.jpg" alt="Copertina di Schrodinger's Rabbits" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/36438/schrodinger--039-s-rabbits--entering-the-many-worlds-of-quantum"><em>Schrödinger&#8217;s Rabbits &#8211; The Many Worlds of Quantum</em></a> di Colin Bruce (Joseph Henry Press, 2004).<br />Un testo introduttivo alla meccanica quantistica che propugna l&#8217;interpretazione di Oxford. Ne aveva già parlato <a href="http://silvia.gamberi.org/2009/08/coniglietti-quantici/">Silvia</a>. In copertina ci sono dei coniglietti!</p>
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<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_sag03.jpg" alt="Copertina di Kinematic Self-Replicating Machines" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/71681/kinematic-self-replicating-machines"><em>Kinematic Self-Replicating Machines</em></a> di Robert A. Freitas Jr. e Ralph C. Merkle (Landes Bioscience, 2004).<br />Un altro serioso saggio scientifico con in copertina dei coniglietti! Questa volta si parla di robotica e di macchine in grado di auto replicarsi.</p>
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<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_sag04.jpg" alt="Copertina di Robot Ghosts and Wired Dreams" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/204137/robot-ghosts-and-wired-dreams--japanese-science-fiction-from-origins-to-anime"><em>Robot Ghosts and Wired Dreams – Japanese Science Fiction from Origins to Anime</em></a> di Christopher Bolton, Jr. &amp; amici (University of Minnesota Press, 2007).<br />Una serie di saggi che tracciano la storia della fantascienza giapponese da inizio secolo ai giorni nostri. Affascinante per gli appassionati di cultura nipponica e per gli appassionati di fantastico in generale.</p>
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<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_sag05.jpg" alt="Copertina di Shadows of the New Sun" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/282919/shadows-of-the-new-sun--wolfe-on-writing---writers-on-wolfe--liverpool-university-press---liverpool-science-fiction-texts--amp--studies-"><em>Shadows of the New Sun – Wolfe on Writing / Writers on Wolfe</em></a> a cura di Peter Wright (Liverpool University Press, 2007).<br />Una serie di interviste a Gene Wolfe (il celebre autore del ciclo del Nuovo Sole) e una serie di brevi saggi e articoli dello stesso Wolfe. Per i fan di Wolfe.</p>
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<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_sag06.jpg" alt="Copertina di Icons of Horror and the Supernatural" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/130384/icons-of-horror-and-the-supernatural--an-encyclopedia-of-our-worst-nightmares--two-volumes---greenwood-icons-"><em>Icons of Horror and the Supernatural – An Encyclopedia of Our Worst Nightmares</em></a> a cura di S. T. Joshi (Greenwood Press, 2006).<br />Una raccolta di saggi che analizzano le figure più popolari della narrativa e del cinema horror: dall&#8217;alieno al vampiro, dallo zombie al licantropo, dalla strega ai mostri marini. I due volumi in un unico file!</p>
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<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_sag07.jpg" alt="Copertina di Six-legged Soldiers" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/217234/six-legged-soldiers--using-insects-as-weapons-of-war"><em>Six-legged Soldiers – Using Insects as Weapons of War</em></a> di Jeffrey A. Lockwood (Oxford University Press, 2008).<br />Gli insetti sono stati usati nel corso della storia durante le guerre per gli usi più svariati: dalla tortura dei prigionieri a strumento di diffusione per armi biologiche. A me gli insetti fanno schifo, così ho letto il libro di Lockwood con morbosa fascinazione – e per giorni ho avuto la sensazione di avere piccoli ragni o vermi tra i vestiti. UAU!</p>
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<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_sag08.jpg" alt="Copertina di On SF" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/69276/on-sf"><em>On SF</em></a> di Thomas M. Disch (University of Michigan Press, 2005).<br />Una raccolta di saggi, recensioni e articoli di Thomas M. Disch, il famoso scrittore di fantascienza da poco scomparso. Non sempre sono d&#8217;accordo con le opinioni di Disch, ma almeno sono opinioni che dimostrano un minimo di intelligenza, merce rara tra gli scrittori italiani.</p>
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<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_sag09.jpg" alt="Copertina di Ether" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/80714/ether--the-nothing-that-connects-everything"><em>Ether – The Nothing that Connects Everything</em></a> di Joe Milutis (University of Minnesota Press, 2006).<br />Un saggio filosofico dedicato all&#8217;etere, con riferimenti che spaziano da Edgar Allan Poe e Mesmer fino a <em>Evangelion</em>. Cultura che cola da ogni pagina!</p>
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<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_sag10.jpg" alt="Copertina di Writing Fantasy &#038; Science Fiction" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/198234/writing-fantasy--amp--science-fiction--writing-handbooks-s--"><em>Writing Fantasy &amp; Science Fiction</em></a> di Lisa Tuttle (A&amp;C Black, 2005).<br />Un manuale di scrittura per aspiranti autori di fantasy e fantascienza. Lo segnalo tanto per cambiare rispetto al solito <a href="http://gigapedia.com/items/267838/worlds-of-wonder--how-to-write-science-fiction--amp--fantasy">Gerrold</a> o <a href="http://gigapedia.com/items/274343/how-to-write-science-fiction-and-fantasy--genre-writing-">Scott Card</a>.</p>
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<p>Potrei continuare ed elencare centinaia se non migliaia di titoli interessanti: saggi dedicati a questo o quell&#8217;altro autore, manuali di scrittura e di stile, testi scientifici e filosofici. Ce n&#8217;è per tutti i gusti, basta avere la pazienza di cercare.
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<p>Anche se gigapedia non è il sito migliore per recuperare narrativa, comunque si trovano lo stesso opere degne di download, per esempio:
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<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_nar01.jpg" alt="Copertina di The City &#038; The City" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/350323/the-city--amp--the-city"><em>The City &amp; The City</em></a> di China Miéville (Del Rey, 2009).<br />L&#8217;ultimo romanzo di Miéville. L&#8217;autore abbandona il mondo bizzarro di Bas-Lag, per scrivere una sorta di giallo surreale ambientato in due città che hanno una curiosa caratteristica in comune. Miéville ha sempre dimostrato notevole fantasia, ma in quanto a stile lascia molto a desiderare, tanto che a tratti la lettura dei suoi romanzi diventa faticosa. Però dall&#8217;ultima volta magari ha imparato a scrivere! <em>The City &amp; The City</em> proverò a leggerlo.</p>
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<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_nar02.jpg" alt="Copertina di The Last Wish" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/299575/the-last-wish"><em>The Last Wish</em></a> di Andrzej Sapkowski (Gollancz, 2008).<br />La raccolta di racconti con la quale ha esordito lo scrittore fantasy polacco Sapkowski, diventato famoso all&#8217;estero grazie al successo del videogioco <em>The Witcher</em>, basato sulle sue opere.<br />I racconti parlano di Geralt, un cacciatore di mostri addestrato fin dall&#8217;infanzia all&#8217;arduo compito. L&#8217;ambientazione è pseudomedievale, dunque non precisamente di mio gusto, ma meglio di <em>gnente</em>. Inoltre è stimolante esplorare autori che non siano anglosassoni o italiani.</p>
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<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_nar03.jpg" alt="Copertina di The Secret History of Moscow" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/322082/the-secret-history-of-moscow"><em>The Secret History of Moscow</em></a> di Ekaterina Sedia (Prime Books, 2007).<br />Secondo romanzo dell&#8217;autrice russa (ma scrive in inglese) Ekaterina Sedia. Galina, la protagonista, si trova invischiata con il lato segreto di Mosca, dove la storia è scritta da creature fantastiche e spaventose. Urban fantasy al confine con il new weird.</p>
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<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_nar04.jpg" alt="Copertina di Satan Burger" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/20149/satan-burger"><em>Satan Burger</em></a> di Carlton Mellick III (Eraserhead Press, 2001).<br />Il più venduto romanzo di Mellick, il principale esponente della corrente letteraria della Bizarro Fiction. Un romanzo allucinato e bizzarro, così sopra le righe che in Alaska un tizio venne arrestato per aver prestato <em>Satan Burger</em> a un minorenne.</p>
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<p style="font-size:medium"><strong>Usare gigapedia</strong>
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<p>Alcuni consigli per utilizzare al meglio il sito.
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<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Innanzi tutto occorre registrarsi (è gratis), altrimenti non si possono vedere i link ai libri, né si può leggere o commentare sul forum.
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<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Lo strumento principale per navigare tra i libri è la ricerca. È importante leggere la <a href="http://gigapedia.com/searching">pagina di aiuto</a>, perché certe funzionalità del motore di ricerca di gigapedia non sono né intuitive, né standard.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;I file non sono ospitati direttamente sui server di gigapedia, ma forniti attraverso servizi esterni, tipo rapidshare.com. Normalmente per ogni libro sono offerti più link, se possibile è meglio scegliere i file presenti su ifile.it, perché questo sito non ha limiti di traffico, né tempi di attesa.
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<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;I file sono quasi sempre compressi. Il formato più diffuso è lo .zip, seguito dal .rar e dal .tar.gz. La soluzione più semplice per gestire questi archivi è procurarsi una copia di RAR/WinRAR dal sito del <a href="http://www.rarlab.com/download.htm">produttore</a>. Si può usare senza remore la versione trial, che non ha limitazioni rispetto allo scompattare gli archivi.
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<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;In alcuni casi i libri sono forniti come una serie di PDF, uno per pagina. È un formato <em>leggermente</em> fastidioso, ma non è difficile usare un programma freeware, come <a href="http://sourceforge.net/projects/pdfmerge/">questo</a> o <a href="http://sourceforge.net/projects/pdfsam/">questo</a>, per mettere assieme i vari PDF in un unico file.
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<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;Infine bisogna tener presente che 500.000 volumi possono sembrare tanti, ma sono una goccia minuscola nel mare di carta che si stampa ogni anno nel mondo. Perciò è molto probabile che il libro che si sta cercando, non lo si troverà!  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink55.gif" alt="chikas_pink55.gif" class="wp-smiley" /> 
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<p style="font-size:medium"><strong>gigapedia e lettori di ebook</strong>
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<p>Il livello di &#8220;amicizia&#8221; tra gigapedia e gli attuali lettori di ebook è così così. Il problema fondamentale è che buona parte dei libri (a occhio direi un 70%) sono in formato PDF A5. Non è un formato così balordo come l&#8217;A4, ma rimane una pagina troppo grande perché la si riesca a leggere con comodità su uno schermo da 5 o 6 pollici, qual è lo schermo dei lettori ebook più economici in commercio. Ci si può arrabattare convertendo il PDF, ma non sempre i risultati sono decenti.<br />Viceversa se si ha la fortuna di possedere un lettore ebook con schermo più grande – stile Kindle DX con i suoi quasi 10 pollici – non ci saranno difficoltà a consultare tutti i libri presenti su gigapedia.<br />Diciamo che siamo a uno-due anni di distanza dall&#8217;ottimo, quando i lettori di ebook con schermo grande probabilmente costeranno quanto gli attuali lettori con schermo ridotto.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_irex.jpg" alt="iRex DR1000" /><br />
<em>L’iRex Digital Reader 1000 ha uno schermo da 10,2 pollici. Peccato costi uno sproposito</em></p>
<p>A proposito di lettori di ebook: secondo uno <a href="http://www.cleantech.com/news/4867/cleantech-group-finds-positive-envi">studio</a> del Cleantech Group, l&#8217;uso di questi lettori potrebbe contribuire a ridurre le emissioni di anidride carbonica, anche prevedendo una diffusione a livello globale modesta (circa 14 milioni di unità in tutto il mondo entro il 2012).<br />
L&#8217;attuale industria editoriale spreca energia e inquina in maniera abominevole: i soli Stati Uniti nel 2008 hanno abbattuto 125 milioni di alberi per far fronte al fabbisogno di carta. Perciò, se avete a cuore l&#8217;ambiente, lasciate stare i libri di carta e usate gli ebook!
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<p style="font-size:medium"><strong>Considerazioni filosofiche</strong>
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<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;La prima considerazione è che vale la pena conoscere l&#8217;inglese. Lo sforzo di imparare a leggere in inglese è compensato dall&#8217;avere a disposizione una varietà sterminata di opere (gratuite). Se poi si intende scrivere con serietà, conoscere l&#8217;inglese diviene un obbligo: non si può aspettare – spesso in eterno – che saggi e romanzi interessanti vengano tradotti. Senza contare che il lavoro di documentazione su un qualunque argomento per un romanzo diviene dieci volte più facile se si possono consultare testi in inglese.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;La seconda considerazione è che mi pare sempre più ovvio che non c&#8217;è modo di evitare la &#8220;pirateria&#8221;. Perciò case editrici, autori, librai e chiunque sia interessato ne deve prendere atto. Per rendersi conto di quanto sia folle pensare che si possa imporre il rispetto dell&#8217;attuale regime sul diritto d&#8217;autore, basti pensare a questo fatto: un ebook non è nient&#8217;altro che un numero, ed è un pochino difficile censurare i numeri.<br />Mi spiego meglio: un ebook è un file, ovvero una sequenza di byte. Un byte non è altro che un numero compreso tra 0 e 255. Dunque possiamo vedere un ebook come una serie di cifre una dietro l&#8217;altra. Una serie di cifre una dietro l&#8217;altra è un numero intero positivo. Certo un numero lunghissimo, un numero astronomico, un numero più grande del numero di atomi nell&#8217;Universo. Non ha importanza, dato che questi numeri non li dobbiamo gestire noi ma i computer, e per i computer attuali è una passeggiata, come per noi contare fino a cinque.<br />Perciò, come si può ragionevolmente credere di poter vietare alle persone di comunicarsi <em>numeri</em> ? Si imporranno delle regole per vietare che l&#8217;aritmetica si occupi di numeri troppo grandi, numeri che potrebbero – oh Dio, no! – rappresentare il testo di un libro?<br />L&#8217;informazione digitale, in quanto astrazione numerica, non può essere gestita nella stessa maniera delle merci fisiche. Magari i cultori del copyright potrebbero capirlo una buona volta e piantarla di cercare di rimettere la maionese nel tubetto già spremuto.<br />Ma questo è un blog democratico, segnalo perciò oltre all&#8217;articolo <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/09/16/sul-copyright/">Sul Copyright</a>, anche due libri che sostengono idee diametralmente opposte alle mie. Naturalmente i libri in questione sono disponibili su gigapedia, per la <em>gioia</em> degli autori!
</p>
<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_men01.jpg" alt="Copertina di The Cult of the Amateur" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/82219/the-cult-of-the-amateur--how-today--039-s-internet-is-killing-our-culture"><em>The Cult of the Amateur – How Today&#8217;s Internet is Killing our Culture</em></a> di Andrew Keen (Currency, 2007).<br />Keen è un mentecatto e il suo &#8220;saggio&#8221; contiene una marea di errori oggettivi, tanto che Lessig ha preparato un <a href="http://wiki.lessig.org/index.php?title=TheKeenReader">wiki</a> apposito per evidenziarli tutti. Comunque la tesi di Keen è che la disponibilità gratuita di musica, video, notizie, ecc. porterà al collasso dell&#8217;economia, alla morte della cultura e all&#8217;avvento del comunismo.<br />Il libro di Keen è stato tradotto in italiano con il titolo <em>Dilettanti.com</em>, l&#8217;editore è De Agostini. <strong>NON COMPRATELO</strong>.</p>
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<p><img style="margin: 0px 10px;" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_men02.jpg" alt="Copertina di Digital Barbarism" align="left"/><a href="http://gigapedia.com/items/336091/digital-barbarism--a-writer--039-s-manifesto"><em>Digital Barbarism – A Writer&#8217;s Manifesto</em></a> di Mark Helprin (Harper, 2009).<br />Helprin è uno scrittore, è autore anche di romanzi di narrativa fantastica. In questo suo di &#8220;saggio&#8221;, oltre a condividere le idee di Keen sulla morte della cultura, sull&#8217;avvento del comunismo, e su Wikipedia – istituzione maligna, destinata a condurre il genere umano all&#8217;estinzione –, Helprin propone la sua ricetta: la durata del copyright dovrebbe essere estesa <strong>in eterno</strong>. <em>Semplicemente gegnale!</em></p>
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<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;La terza considerazione è che la distribuzione tradizionale basata su librerie / centri commerciali / edicole / biblioteche è obsoleta. Personalmente non entro in una biblioteca da un paio d&#8217;anni e in una libreria dal Natale scorso.<br />Questo è un punto delicato. Prendiamo la televisione: è giusto protestare per l&#8217;invadenza della pubblicità, per il cattivo gusto di certi programmi o per la faziosità dei telegiornali? Be&#8217;, sì. Ma serve a qualcosa? Secondo me, no. Perché sono problemi non legati ai contenuti, ma al mezzo stesso. Sono problemi dovuti al fatto che la televisione deve indistintamente piacere a milioni di persone e spingerli ad acquistare i prodotti reclamizzati.<br />Dunque la reale soluzione è spegnere la televisione. Se vuoi vedere un film, telefilm, cartone animato, documentario, ecc. lo scegli con calma, lo scarichi e lo guardi (senza pubblicità). Non c&#8217;è <strong>mai</strong> una buona ragione per accendere la televisione – o per sorbirsi la pubblicità.<br />Ritorniamo all&#8217;editoria: c&#8217;è una buona ragione per entrare in una libreria ed essere soffocati da pile di romanzi di Licia Troisi, Stephenie Meyer, Paolini &amp; soci – mentre Mellick, Ekaterina Sedia o Andrzej Sapkowski te li sogni? E la risposta è <strong>no</strong>.<br />Dunque la reale soluzione non è cercare di stimolare qualità nell&#8217;industria editoriale, è <strong>fregarsene</strong> dell&#8217;industria editoriale. Fregarsene del marketing, delle copertine, delle copie vendute e di tutta la melma commerciale.<br />Mi rattrista – mi piacerebbe che una persona entrasse in una libreria e trovasse solo bellissimi romanzi di eccelsa qualità –, ma mi sono convinta che sia una battaglia persa in partenza, come con la televisione.<br />Più utile invece spingere gli ebook e la cultura della condivisione. Che tra l&#8217;altro rende molto più felici! Frugare in gigapedia (o su emule o tra i siti di torrent o presso altri luoghi della Rete) è come visitare le bancarelle dei libri usati. Solo che i libri sono nuovi. Sono gratis. Non pesano a portarli. E le bancarelle si estendono per decine di chilometri.
</p>
<p style="font-size:medium"><a name="gig_int"></a><strong>Il finale a sorpresa</strong>
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<p>Oltre 500.000 libri a portata di mouse. In pochi secondi il volume scelto può essere nel lettore di ebook, pronto a essere letto. Ma ne vale la pena? Passi per la saggistica, in fondo impari qualcosa. Ogni tanto. Ma la narrativa? La narrativa di qualità discutibile?<br />Una delle frasi fatte che sento più spesso suona più o meno così: &#8220;<em>Twilight</em> o i romanzi di Licia Troisi saranno pure brutti, ma è meglio per una ragazzina leggere un libro piuttosto che perdere tempo con la playstation&#8221;.<br />Sarà vero? Io non so che effetto neurologico abbiano i libri della Meyer o quelli della Troisi. Ho il forte sospetto che provochino danni cerebrali, tuttavia è una posizione dibattibile. Viceversa per quanto riguarda i videogiochi qualche studio scientifico è stato svolto, per esempio è molto curioso questo:</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/pdf_16icon.png" style="vertical-align: middle;"/>&nbsp;<em><a href="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/racconti/FengSpencePratt2007.pdf">Playing an Action Video Game Reduces Gender Differences in Spatial Cognition</a></em> di Jing Feng, Ian Spence, e Jay Pratt.</p>
<p>I ricercatori dell&#8217;Università di Toronto hanno dimostrato che basta passare poche ore con un videogioco d&#8217;azione per avere dei <strong>miglioramenti misurabili</strong> nella capacità di risolvere determinate categorie di problemi (come l&#8217;MRT – Mental Rotation Task, la capacità di ruotare mentalmente figure geometriche). Ancora più interessante, sono le ragazze ad avere particolare beneficio dai videogiochi. L&#8217;addestramento con i videogiochi è in proporzione più utile per le ragazze che non per i maschietti.<br />Ma non è finita! Non tutti i videogiochi funzionano. Funzionano i videogiochi d&#8217;azione e nel caso specifico è stato usato <em>Medal of Honor: Pacific Assault</em>, un FPS di quelli dove occorre sparare a chiunque ti capiti a tiro. Proprio il tipo di gioco che i cultori del Sacro Libro indicherebbero come diseducativo.<br />E c&#8217;è un ultimo particolare goloso: più giochi, più beneficio hai! Al diavolo la solita manfrina del &#8220;va bene, ma basta che non esageri&#8221;!
</p>
<p>Perciò la Vera Risposta non sono le librerie, né gigapedia, la Vera Risposta è buttare i libri e giocare a <em>Doom</em>, <em>Wolfenstein</em>, <em>Call of Duty</em>, <em>BioShock</em> e <em>Crysis</em>, perché si diventa più intelligenti!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gig_screenshot.jpg" alt="Uno screenshot da Medal of Honor: Pacific Assault" /><br />
<em>Uno screenshot da Medal of Honor: Pacific Assault. È così che si diventa più intelligenti, non leggendo stupidi libri!</em></p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=1979" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fantasy.gamberi.org/2009/09/02/libri-come-se-piovesse/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>174</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Haruhi Suzumiya in Libreria</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/07/25/haruhi-suzumiya-in-libreria/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2009/07/25/haruhi-suzumiya-in-libreria/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2009 11:35:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Non Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>

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		<description><![CDATA[È da poco iniziata in Giappone la seconda stagione delle avventure di Haruhi Suzumiya; in realtà vengono ritrasmesse in ordine cronologico le puntate della prima stagione intercalate con puntate inedite. Purtroppo i nuovi episodi si stanno rivelando pessimi: l&#8217;idea dietro Endless Eight è tanto idiota quanto noiosa. Se continua per altre settimane non mi stupirebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È da poco iniziata in Giappone la seconda stagione delle avventure di Haruhi Suzumiya; in realtà vengono ritrasmesse in ordine cronologico le puntate della prima stagione intercalate con puntate inedite. Purtroppo i nuovi episodi si stanno rivelando pessimi: l&#8217;idea dietro <em>Endless Eight</em> è tanto idiota quanto noiosa. Se continua per altre settimane non mi stupirebbe leggere di qualche <em>otaku</em> che si è cavato gli occhi per la disperazione.<br />Non so se i signori di Kyoto Animation si siano bevuti il cervello o pensino sul serio di aumentare le vendite dei DVD con trovate del genere, ma non importa: per fortuna è possibile seguire gli sviluppi nella turbolenta vita di Haruhi anche senza guardare l&#8217;anime. Infatti le puntate televisive sono basate su una serie di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Light_novel"><em>light novel</em></a> (finora sono stati pubblicati nove volumi e un decimo è previsto a breve), e dunque se non piace la trasposizione ci si può rivolgere direttamente ai romanzi.
</p>
<p>Si trovano traduzioni amatoriali in inglese di tutti i nove i volumi, e dei primi cinque anche in italiano. Inoltre Little, Brown &amp; Company ha acquisito i diritti per la pubblicazione in inglese dei primi quattro volumi. Il primo volume è uscito a maggio, il secondo è previsto per ottobre, gli altri due nel 2010. Perciò i feticisti della carta che non conoscono il giapponese possono lo stesso buttare i loro soldi! <em>Sugoi!</em><br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
[See post to watch Flash video]
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>La sigla d’apertura per i nuovi episodi di Haruhi</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Prima di parlare dei romanzi, per chi non ha paura degli <em>spoiler</em> e dell&#8217;imbecillità, due parole su <em>Endless Eight</em>&#8230;
</p>
<table style="width: 100%" cellspacing="1" border="1" cellpadding="12">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4">
<p align="center" style="font-size:medium"><strong>Endless Eight</strong></p>
<p><em>Endless Eight</em> è il titolo di un racconto lungo (circa 15.000 parole) presente nel quinto volume delle <em>light novel</em>. La storia è un classico del fantastico: Haruhi e amici si trovano a rivivere all&#8217;infinito gli ultimi giorni di agosto; il tempo si è ripiegato su se stesso e ha formato una figura chiusa. Non esiste più niente prima dell&#8217;inizio del <em>loop</em> o dopo il 31 di agosto.<br />È lo stesso concetto del film <em>Groundhog Day</em> (<em>Ricomincio da capo</em>), anche se in <em>Endless Eight</em> i personaggi hanno solo intuizione di essere intrappolati nel <em>loop</em> e non ricordano le esperienze delle iterazioni precedenti. Sotto questo aspetto ricorda un po&#8217; <em>The Cookie Monster</em> (<em>I Simulacri</em>) di Vernor Vinge.<br />Nell&#8217;ambito delle <em>light novel</em>, <em>Endless Eight</em> è un episodio secondario e non particolarmente interessante. Non è molto bizzarro per gli standard di Haruhi, non è divertente come <em>Groundhog Day</em> e non è rigoroso nell&#8217;esplorare l&#8217;ipotesi fantascientifica come il romanzo breve di Vinge. Senza contare il finale: il &#8220;colpo di genio&#8221; che permette ai nostri eroi di rompere il <em>loop</em> è un&#8217;emerita cretinata.<br />A fronte di ciò, Kyoto Animation ha deciso di dedicare a <em>Endless Eight</em> <strong>sette</strong> episodi.<sup><a href="#hsl_nota_1">[1]</a></sup><a name="hsl_nota_1_up"></a> <strong>Tutti uguali!</strong> Cambiano le inquadrature, è diversa qualche battuta, i personaggi a ogni iterazione del <em>loop</em> sono vestiti in modo differente, c&#8217;è qualche scena in più o in meno, ma in sostanza sono quasi due mesi che i fan di Haruhi si sorbiscono la stessa vicenda. Ogni settimana. Identica.<br />D&#8217;accordo, Kyoto Animation è riuscita a trasmettere alla perfezione la noia che pervade i personaggi. Poteva evitare.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/hsl_e8.jpg" alt="Endless Eight" /><br />
<em>Kyon disegna un otto. O è il simbolo dell’infinito?</em></p>
</td>
</tr>
</table>
<p style="font-size:medium"><strong>Nota preliminare</strong>
</p>
<p>Ho letto le traduzioni amatoriali in inglese. Non conosco abbastanza il giapponese per dare un giudizio sulla fedeltà rispetto ai testi originali. In assoluto ho trovato la scrittura molto scorrevole. In qualche punto ci sarebbe bisogno di un po&#8217; di editing ma niente d&#8217;importante. Non posso dare un giudizio sulle versioni italiane, non avendole neanche &#8220;sfogliate&#8221;.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Haruhi &amp; Kyon</strong>
</p>
<p>Haruhi Suzumiya è una ragazza quindicenne, all&#8217;inizio delle sue avventure al primo anno di Liceo. Haruhi ha un carattere molto particolare, che combina in egual misura genio, stupidità e testardaggine. Quando si mette in mente di fare qualcosa, non importa quanto improbabile e assurda, riesce sempre nel proprio intento. Haruhi è spesso egoista e cinica; non ha la minima considerazione per gli altri, per la società, leggi e regolamenti. È perennemente annoiata da quello che la circonda, tanto che ignora tutto quanto non sia assolutamente fuori dall&#8217;ordinario. Quello che le interessa sono alieni, viaggiatori del tempo, persone dotate di poteri paranormali e simili.<br />Uno dei suoi più grandi desideri è di essere al centro dell&#8217;Universo; vorrebbe che la Terra girasse intorno a lei.<sup><a href="#hsl_nota_2">[2]</a></sup><a name="hsl_nota_2_up"></a>
</p>
<p>Quello che Haruhi non sa è che si trova <strong>effettivamente</strong> al centro dell&#8217;Universo.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1949226135'), this, 'Mostra la vera natura di Haruhi &#9660;', 'Nascondi &#9650;');">Mostra la vera natura di Haruhi &#9660;</a></p>
<div id='SID1949226135' style='display:none;'>
Anzi, è probabile che il mondo come lo conosciamo esista da appena tre anni, da quando Haruhi l&#8217;ha involontariamente creato per soddisfare i propri desideri riguardo alieni, viaggiatori del tempo e persone dotate di poteri paranormali.<br />Haruhi Suzumiya è una sorta di Divinità, inconsapevole del proprio potere. Come il predicatore del curioso romanzo di Mack Reynolds <em>Of Godlike Power</em> (<em>Ed Egli Maledisse lo Scandalo</em>), Haruhi non si rende conto che i propri desideri plasmano la realtà. A complicare la faccenda, quando Haruhi è sotto stress il suo disagio si manifesta sotto forma di creature mostruose che impazzano in universi paralleli, ansiose di penetrare nel nostro mondo. Questi esseri hanno diverse caratteristiche, anche visive, in comune con i mostri dell&#8217;Id di <em>Forbidden Planet</em> (<em>Il Pianeta Proibito</em>).
</div>
<p>
</p>
<p>Come con Sherlock Holmes, dove il protagonista è Holmes, ma il narratore è Watson, così a raccontare le vicende di Haruhi è un compagno di classe, tale Kyon (un soprannome – il vero nome non è mai rivelato).<sup><a href="#hsl_nota_3">[3]</a></sup><a name="hsl_nota_3_up"></a><br />La narrazione è in prima persona sempre con il punto di vista di Kyon. Kyon racconta con tono distaccato; a volte è ironico, a volte suona rassegnato. Gli avvenimenti più strampalati gli scorrono addosso senza lasciare traccia. La sua capacità di sopportazione fisica e mentale lo rende subito simpatico.<br />I dialoghi sono peculiari: spesso Kyon pensa solo le battute, senza pronunciarle, ugualmente chi gli sta parlando risponde in maniera sensata. Così ci si immagina Kyon in silenzio, con le parole che gli si leggono in faccia. <br />Occorre qualche pagina per abituarsi alla &#8220;voce&#8221; di Kyon, anche perché non somiglia molto alla &#8220;voce&#8221; di un adolescente. Tuttavia la perdita di verosimiglianza è compensata da un ottimo narratore. Nei romanzi molti avvenimenti si riveleranno divertenti solo perché filtrati dal punto di vista di Kyon.
</p>
<p><a name="hsl_vol_1"></a>
<p align="left">
<table border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top"><img align="left" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/hsl_vol1.jpg" alt="Copertina di The Melancholy of Suzumiya Haruhi" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top">Titolo originale: <strong>Suzumiya Haruhi no Y?utsu</strong><br />
Titolo inglese: <strong>The Melancholy of Suzumiya Haruhi</strong><br />
Autore: <strong>Nagaru Tanigawa</strong></p>
<p>Anno: <strong>2003</strong><br />
Nazione: <strong>Giappone</strong><br />
Lingua: <strong>Giapponese</strong><br />
Traduzione in lingua inglese: <strong>Baka-Tsuki</strong><br />
Editore: <strong>Kadokawa Shoten</strong></p>
<p>Genere: <strong>Fantascienza, Commedia</strong><br />
Pagine: <strong>307</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Nel primo volume Kyon si trasferisce alla North High School e incontra Haruhi. Malgrado lei lo tratti con freddezza e maleducazione, Kyon rimane affascina to da quella strana ragazza. Un giorno, vendendola depressa e annoiata, perché nessun club scolastico è abbastanza stimolante, le propone di fondarne uno lei.<br />Haruhi prende la palla al balzo e crea la Brigata S.O.S. (<strong><u>S</u></strong>ave the world by <strong><u>O</u></strong>verloading it with fun <strong><u>S</u></strong>uzumiya Haruhi&#8217;s Brigade). Kyon è reclutato a forza e dato che per essere riconosciuto un club scolastico ha bisogno di almeno cinque membri, Haruhi si mette in caccia degli altri tre.<br />Così sono arruolati Yuki Nagato, Mikuru Asahina e Itsuki Koizumi. I tre però non sono lì per caso&#8230;<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1005414327'), this, 'Mostra chi sono i tre &#9660;', 'Nascondi &#9650;');">Mostra chi sono i tre &#9660;</a></p>
<div id='SID1005414327' style='display:none;'>
Nagato è un&#8217;interfaccia umanoide costruita da un&#8217;entità aliena per comunicare con i terrestri; la sua missione è osservare Haruhi. Asahina è una viaggiatrice del tempo, proveniente dal futuro; la sua missione è osservare Haruhi. Koizumi è dotato di poteri paranormali e fa parte di una misteriosa Organizzazione, il cui scopo è ovviamente osservare Haruhi.
</div>
<p>
</p>
<p>Kyon scoprirà che essere coinvolto nei progetti di Haruhi &amp; soci è letteralmente la fine del mondo.
</p>
<p>È difficile catalogare il genere a cui appartiene questo primo volume. È un curioso miscuglio tra fantascienza e commedia. In una scena Haruhi costringe Mikuru a vestirsi da coniglietta e a distribuire volantini fuori dalla scuola, nella successiva si discute sul principio antropico o sull&#8217;esistenza di creature di pura informazione. In una scena Haruhi costringe Mikuru a posare vestita da cameriera per il sito web della Brigata S.O.S., in un&#8217;altra scena il problema sono i viaggi nel tempo.<br />Quello che rende piacevole la lettura è lo sguardo di Kyon: è lo stesso sguardo sia a fronte delle questioni più insignificanti sia a fronte di questioni di portata cosmica. Serio e faceto si mescolano creando un&#8217;atmosfera originale; un marchio di fabbrica per l&#8217;universo di Haruhi.
</p>
<p>Il finale, tra fiaba e apocalisse, è particolarmente riuscito, sebbene lasci qualche dubbio.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1436494355'), this, 'Mostra un mio dubbio riguardo il finale &#9660;', 'Nascondi &#9650;');">Mostra un mio dubbio riguardo il finale &#9660;</a></p>
<div id='SID1436494355' style='display:none;'>
Ad esempio, per quale ragione né Asahina né Nagato potevano dire a Kyon quello che doveva fare esattamente?
</div>
<p>
</p>
<p><strong><em>The Melancholy of Suzumiya Haruhi</em></strong> non è il romanzo di fantascienza più intelligente che abbia mai letto, o il più divertente. Rimane però una buona lettura. La storia è affascinante, l&#8217;ambientazione scolastica non è scontata come ci si immaginerebbe e Kyon vale i soldi del biglietto.<br />Può anche valere la pena comprarlo, tenendo però presente che in questo caso la trasposizione televisiva è stata fedele e dunque non si troverà niente di nuovo rispetto all&#8217;anime.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/hsl_ill1.jpg" alt="Una illustrazione dal Capitolo 1" /><br />
<em>Una illustrazione dal Capitolo 1: Haruhi Suzumiya</em></p>
<p><strong>Giudizio:</strong> <a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="Due Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/GB2.gif" alt="Due Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti" align="bottom" /></a></p>
<hr />
<p><a name="hsl_vol_2"></a>
<p align="left">
<table border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top"><img align="left" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/hsl_vol2.jpg" alt="Copertina di The Sighs of Suzumiya Haruhi" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top">Titolo originale: <strong>Suzumiya Haruhi no Tameiki</strong><br />
Titolo inglese: <strong>The Sighs of Suzumiya Haruhi</strong><br />
Autore: <strong>Nagaru Tanigawa</strong></p>
<p>Anno: <strong>2003</strong><br />
Nazione: <strong>Giappone</strong><br />
Lingua: <strong>Giapponese</strong><br />
Traduzione in lingua inglese: <strong>Baka-Tsuki</strong><br />
Editore: <strong>Kadokawa Shoten</strong></p>
<p>Genere: <strong>Fantascienza, Commedia</strong><br />
Pagine: <strong>278</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Nel secondo volume, Haruhi si mette in testa di girare un film per il festival scolastico. Il fatto di non sapere niente di regia, di non disporre delle attrezzature adeguate e di non avere una sceneggiatura non è per lei un ostacolo. Coinvolti Kyon, Asahina, Nagato e Koizumi, le riprese iniziano.
</p>
<p>Chi ha seguito l&#8217;anime ha visto il risultato finale, ovvero la puntata numero zero: <em>The Adventures of Mikuru Asahina Episode 00</em>. Questa seconda <em>light novel</em> è in pratica il dietro le quinte di quell&#8217;episodio. La commedia prevale sul fantastico che ha spazio solo nella parte finale.<br />Purtroppo è difficile mantenere alta la tensione quando solo pochi mesi prima si è sfiorata la fine del mondo. In confronto, i &#8220;pericoli&#8221; insiti in <strong><em>The Sighs of Suzumiya Haruhi</em></strong> sono baggianate. Rimane qualche scena esilarante &#8211; il gatto che disserta di filosofia -, ma poco altro. La risoluzione finale è così banale da far piangere.
</p>
<p>Finora <strong><em>The Sighs of Suzumiya Haruhi</em></strong> non è stato adattato per la TV e non è chiaro se lo sarà mai. Per questo i fan di Haruhi potrebbero essere interessati. Ma leggetelo gratis, non è il caso di spendere soldi.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/hsl_ill2.jpg" alt="Una illustrazione del Capitolo 5" /><br />
<em>Una illustrazione del Capitolo 5: Yuki Nagato e il gatto Shamisen</em></p>
<p><strong>Giudizio:</strong> <a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="0 - Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/stivale.gif" alt="0 - Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti" align="bottom" /></a></p>
<hr />
<p><a name="hsl_vol_3"></a>
<p align="left">
<table border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top"><img align="left" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/hsl_vol3.jpg" alt="Copertina di The Boredom of Haruhi Suzumiya" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top">Titolo originale: <strong>Suzumiya Haruhi no Taikutsu</strong><br />
Titolo inglese: <strong>The Boredom of Haruhi Suzumiya</strong><br />
Autore: <strong>Nagaru Tanigawa</strong></p>
<p>Anno: <strong>2003</strong><br />
Nazione: <strong>Giappone</strong><br />
Lingua: <strong>Giapponese</strong><br />
Traduzione in lingua inglese: <strong>Baka-Tsuki</strong><br />
Editore: <strong>Kadokawa Shoten</strong></p>
<p>Genere: <strong>Fantascienza, Commedia</strong><br />
Pagine: <strong>308</strong></td>
</tr>
</table>
<p>La terza light novel è una collezione di quattro racconti che si collocano tra gli avvenimenti dei primi due volumi.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<em>The Boredom of Suzumiya Haruhi</em>. Il racconto che da il titolo all&#8217;antologia. Haruhi si annoia e decide di iscrivere la Brigata a un torneo di baseball. Peccato che a me del baseball non potrebbe fregare di meno.<br />Ho trovato l&#8217;intero racconto noioso. La parte fantastica con la mazza &#8220;magica&#8221; è cliché. Il finale è assurdo &#8211; Kyon che fa cambiare idea ad Haruhi con un paio di battute? Non ha senso! Brutto racconto.<br />Nelle note in appendice al volume, l&#8217;autore dichiara di non sapere bene neanche lui se <em>Boredom</em> sia o no un buon racconto, non avendo ricevuto commenti in proposito, né negativi, né positivi. Evidentemente anche in Giappone ogni tanto si stende un velo pietoso.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<em>Bamboo Leaf Rhapsody</em>. Kyon viaggia indietro nel tempo per aiutare Haruhi bambina. Questo racconto è in pratica il vero prologo per la quarta <em>light novel</em>, <strong><em>The Disappearance of Suzumiya Haruhi</em></strong>. Preso di per sé non è niente di speciale, e l&#8217;importanza di certi elementi (per esempio il nome &#8220;John Smith&#8221;) non la si può intuire. Lascia il tempo che trova.
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<em>Mystérique Sign</em>. Il presidente del club del Computer – un club scolastico che già ha subito soprusi da parte di Haruhi – scompare. La sua ragazza decide di chiedere aiuto proprio ad Haruhi.<br />È un racconto di fantascienza non proprio sensato. Gli avvenimenti lasciano perplessi e non in maniera positiva.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID636267099'), this, 'Mostra un fatto che lascia perplessi &#9660;', 'Nascondi &#9650;');">Mostra un fatto che lascia perplessi &#9660;</a></p>
<div id='SID636267099' style='display:none;'>
È stata Nagato a organizzare il tutto? Ci sono molto indizi in questo senso, non si capisce però il <em>perché</em>.
</div>
<p>
</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gambero.png" alt="Icona di un gamberetto" align="bottom" />&nbsp;<em>Lone Island Syndrome</em>. La Brigata decide di trascorre tre giorni di vacanza su un&#8217;isola nel mezzo dell&#8217;oceano, ospiti di un ricco parente di Koizumi. La situazione si mette male quando una persona è assassinata e un&#8217;altra sparisce in circostanze sospette.<br />Neanche una goccia di fantastico in questo racconto che è un giallo. Un buon giallo, finché non si giunge alle ultime pagine, quando il mistero è svelato in un dialogo sbrigativo. Si rimane con l&#8217;amaro in bocca, come se l&#8217;autore avesse dovuto troncare la storia contro la sua volontà.<br />E infatti nelle note Nagaru Tanigawa conferma: con <em>Lone Island Syndrome</em> aveva sforato rispetto al numero di pagine previsto. Peccato.
</p>
<p>Un racconto brutto, due così così, e l&#8217;ultimo che sarebbe potuto essere notevole, ma avrebbe avuto bisogno di più spazio. Contando che i quattro racconti sono stati tutti e quattro adattati abbastanza fedelmente, se si è già visto l&#8217;anime non vale la pena leggere questa <em>light novel</em>. Tanto meno comprarla, quando uscirà.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/hsl_ill3.jpg" alt="Una illustrazione da Mystérique Sign" /><br />
<em>Una illustrazione da Mystérique Sign: Yuki Nagato</em></p>
<p><strong>Giudizio:</strong> <a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="0 - Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/stivale.gif" alt="0 - Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti" align="bottom" /></a></p>
<hr />
<p><a name="hsl_vol_4"></a>
<p align="left">
<table border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top"><img align="left" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/hsl_vol4.jpg" alt="Copertina di The Disappearance of Suzumiya Haruhi" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top">Titolo originale: <strong>Suzumiya Haruhi no Sh?shitsu</strong><br />
Titolo inglese: <strong>The Disappearance of Suzumiya Haruhi</strong><br />
Autore: <strong>Nagaru Tanigawa</strong></p>
<p>Anno: <strong>2004</strong><br />
Nazione: <strong>Giappone</strong><br />
Lingua: <strong>Giapponese</strong><br />
Traduzione in lingua inglese: <strong>Baka-Tsuki</strong><br />
Editore: <strong>Kadokawa Shoten</strong></p>
<p>Genere: <strong>Fantascienza, Commedia</strong><br />
Pagine: <strong>254</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Il tono della quarta <em>light novel</em> si distacca da quello dei volumi precedenti. La storia ha un&#8217;impronta seria che lascia poco spazio alla commedia. Inoltre è il primo romanzo dove Kyon oltre a essere narratore è anche protagonista.<br />Dopo un prologo nel quale Haruhi espone alla Brigata i suoi piani per le imminenti festività natalizie, niente lascia intuire che il mondo stia per cambiare. E invece la mattina dopo Kyon scopre che Haruhi è scomparsa, e non solo: nessuno la conosce, la Brigata S.O.S. non è mai esistita e personaggi che dovrebbero essere morti sono tornati in vita. Unico indizio: una misteriosa nota lasciata forse da Nagato.
</p>
<p>La prima parte è brillante. Il disorientamento di Kyon e la sua paura di aver perso per sempre Haruhi sono resi con maestria. Poi qualcosa si inceppa. La logica della storia si incrina. Diverse situazioni si sviluppano solo <em>perché sì!!!</em> – <em>perché è fantasy!!!</em>. Il finale è un classico <em>deus ex machina</em>.<br />Anche dal punto di vista della caratterizzazione dei personaggi non tutto fila liscio: la scelta decisiva che compie Kyon è per molti versi immotivata.<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID860197702'), this, 'Mostra un dettaglio della scelta &#9660;', 'Nascondi &#9650;');">Mostra un dettaglio della scelta &#9660;</a></p>
<div id='SID860197702' style='display:none;'>
Davvero non mi è chiaro perché Kyon dovrebbe preferire l&#8217;Haruhi con i poteri divini incontrollabili all&#8217;Haruhi normale ragazza.
</div>
<p>
</p>
<p>Alcune scene sono d&#8217;impatto ed emozionanti – Kyon disposto a disfare il mondo pur di aiutare Nagato –, ma insomma, per chi non è fan sfegatato c&#8217;è poca carne in cui affondare i denti.
</p>
<p>Voci di corridoio insistono che <strong><em>The Disappearance of Suzumiya Haruhi</em></strong> dovrebbe rientrare tra le nuove puntate dell&#8217;anomala seconda stagione TV. Per ora non si è visto niente. Dunque: leggere solo se si è fan, non comprare quando uscirà l&#8217;edizione cartacea.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/hsl_ill4.jpg" alt="Una illustrazione dal Capitolo 3" /><br />
<em>Una illustrazione dal Capitolo 3: Haruhi Suzumiya</em></p>
<p><strong>Giudizio:</strong> <a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="0 - Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/stivale.gif" alt="0 - Stivale: clicca per maggiori informazioni sui voti" align="bottom" /></a></p>
<hr />
<p style="font-size:medium"><strong>Conclusione. Per ora</strong>
</p>
<p>Lo scopo di una recensione è consigliare l&#8217;acquisto o meno del prodotto recensito. Quattro volumi delle <em>light novel</em> sono stati annunciati e quei quattro ho recensito. Sto comunque leggendo anche gli altri romanzi (sono al sette) e ne riparlerò.<br />In generale si tratta di letture gradevoli, il livello medio delle storie è buono. Le trame ogni tanto hanno i loro buchi, ma non c&#8217;è mai la sensazione che l&#8217;autore stia prendendo per i fondelli chi legge – sensazione invece familiare con gli autori del fantastico nostrani.
</p>
<p>Però una certa stanchezza è evidente. Lo stesso Nagaru Tanigawa ammette che non si aspettava di avere così successo, né aveva previsto di scrivere una serie di romanzi così lunga. La mancanza di progettazione si nota: nella prima <em>light novel</em> gli avvenimenti hanno una loro coerenza e verosimiglianza che non si riscontra nei volumi successivi. L&#8217;uso continuo di certi espedienti triti – come i viaggi nel tempo – per mettere una pezza a situazioni insostenibili diventa presto fastidioso.
</p>
<p>I romanzi di Haruhi dovrebbero essere per ragazzi o <em>young adult</em>, tuttavia sono i classici romanzi adatti a grandi e piccini. Almeno il primo lo consiglio a tutti.
</p>
<p>Piccola precisazione finale: trovo fastidioso come venga usato impropriamente il termine <em>young adult</em>. Quelli che leggono e apprezzano i romanzi della Troisi, della Meyer, della Strazzu o di G.L. non sono <em>young adult</em>, è gente o del tutto a digiuno del genere o cerebrolesa. Tutt&#8217;altre categorie.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>note:<br /><a name="hsl_nota_1"></a>&nbsp;<sup>[1]</sup>&nbsp;<a href="#hsl_nota_1_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Al momento in cui scrivo <em>Endless Eight</em> sarà composto da almeno sette episodi. Le ipotesi più probabili sono che si concluda all&#8217;ottavo episodio o al tredicesimo &#8211; facendo coincidere la fine di agosto nell&#8217;anime con la fine di agosto nel mondo reale.<br />
<a name="hsl_nota_2"></a></p>
<p>&nbsp;<sup>[2]</sup>&nbsp;<a href="#hsl_nota_2_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Nel racconto <em>Bamboo Leaf Rhapsody</em>, contenuto nella terza <em>light novel</em>, Haruhi esprime i seguenti desideri:
<ul>
<li>di essere lei al centro del mondo.</li>
<li>che la Terra cominci a ruotare al contrario.</li>
</ul>
<p>Per confronto, in <em>The Man Who Could Work Miracles</em> (<em>L&#8217;Uomo dei Miracoli</em>) di H.G. Wells, uno degli ultimi desideri del protagonista è fermare la rotazione terrestre.<br />
<a name="hsl_nota_3"></a></p>
<p>&nbsp;<sup>[3]</sup>&nbsp;<a href="#hsl_nota_3_up"><strong>^</strong></a>&nbsp;Nella puntata dell&#8217;anime <em>Remote Island Syndrome II</em>, la stessa Haruhi paragona Kyon al dottor Watson.
</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.baka-tsuki.org/project/index.php?title=Suzumiya_Haruhi_~_Italian_Version">Le light novel di Haruhi Suzumiya leggibili online in Italiano</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.baka-tsuki.org/project/index.php?title=Suzumiya_Haruhi">Le light novel di Haruhi Suzumiya leggibili online in Inglese</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Melancholy-Haruhi-Suzumiya-Vol-1/dp/0316039012/">Il primo volume acquistabile su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_jp.png" alt="bandiera JP" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.kadokawa.co.jp/sp/200603-04/">Il sito ufficiale delle light novel</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_malinconia_di_Haruhi_Suzumiya"><em>Haruhi Suzumiya</em> su Wikipedia</a><br />
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</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
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		<title>Cuore d’Acciaio</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2009 17:15:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Segnalazione che si merita di stare fuori dal ghetto, perché parliamo di uno dei miei romanzi fantasy preferiti: Cuore d&#8217;Acciaio di Michael Swanwick (The Iron Dragon&#8217;s Daughter, 1993). Su emule occorre cercare:

Bluebook.0793.ITA.Swanwick.Michael.Cuore.D&#8217;Acciaio.rar (2.172.512 bytes)

Copertina di Cuore d’Acciaio
Prima di parlare del romanzo, una considerazione generale. Cuore d&#8217;Acciaio è introvabile. Non si trova più nelle librerie e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalazione che si merita di stare fuori dal <a href="http://fantasy.gamberi.org/category/insalata/segnalazioni/">ghetto</a>, perché parliamo di uno dei miei romanzi fantasy preferiti: <strong><em>Cuore d&#8217;Acciaio</em></strong> di Michael Swanwick (<em>The Iron Dragon&#8217;s Daughter</em>, 1993). Su emule occorre cercare:
</p>
<p><strong>Bluebook.0793.ITA.Swanwick.Michael.Cuore.D&#8217;Acciaio.rar</strong> (2.172.512 bytes)</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sss_cuore.jpg" alt="Copertina di Cuore d’Acciaio" /><br />
<em>Copertina di Cuore d’Acciaio</em></p>
<p>Prima di parlare del romanzo, una considerazione generale. <strong><em>Cuore d&#8217;Acciaio</em></strong> è introvabile. Non si trova più nelle librerie e anche quelle librerie online che lo danno per disponibile in realtà non riescono a procurarlo (ho conosciuto chi ha aspettato settimane perché iBS gliene spedisse una copia, senza mai riceverla). Al momento attuale non c&#8217;è alcuna offerta su eBay e anche nelle varie biblioteche non è così semplice recuperarlo.<br />E stiamo parlando di una <em>singola</em> copia. Se da un giorno all&#8217;altro mille persone decidessero di leggerlo, non ci sarebbe alcuna speranza per tutte loro di riuscire nell&#8217;impresa.<br />Questa è un&#8217;altra stortura dell&#8217;attuale regime riguardo il diritto d&#8217;autore. Su <strong><em>Cuore d&#8217;Acciaio</em></strong> in Italia non ci guadagna più nessuno, né Swanwick, né la casa editrice, né i lettori. Eppure un sacco di gente pensa che sia <em>giusto</em> così. Be&#8217;, non importa quello che dicono le normative e le leggi (letteralmente <em>comprate</em> ad hoc, non certo nate per difendere gli interessi della collettività), <strong><u>non è giusto</u></strong>.<br />Una semplice soluzione: vendere a poco prezzo l&#8217;edizione elettronica dei romanzi fuori catalogo. Diciamo 2 euro (1 per la casa editrice, 1 per l&#8217;autore). La casa editrice non deve spendere praticamente niente (il romanzo in formato elettronico l&#8217;ha già, quasi sicuramente ha già l&#8217;infrastruttura commerciale, dato che vende i libri di carta, il consumo di banda per trasferire il libro ai clienti è insignificante), e i lettori potrebbero usufruire a prezzo minimo di tante opere che per una ragione o per l&#8217;altra non hanno intercettato all&#8217;uscita nelle librerie.<br />Non lo fa nessuno. Quei pochi, tipo Mondadori, che vendono ebook li vendono a prezzi esorbitanti, hanno un catalogo minuscolo e, ciliegina sulla torta, i libri sono in un formato elettronico legalmente usabile solo con software Microsoft.
</p>
<p>Non è un problema solo di Swanwick o dell&#8217;Italia. Il professor James Boyle nel suo saggio <a href="http://www.thepublicdomain.org/download/"><em>The Public Domain</em></a> calcola che ben l&#8217;85% di tutta la produzione artistica del mondo faccia questa fine: non viene diffusa perché questo violerebbe le leggi sul diritto d&#8217;autore e d&#8217;altra parte non esiste più nessuno che la venda o che ci guadagni sull&#8217;eventuale vendita. Lui la chiama <em>arte orfana</em>. Una bella vittoria del copyright! Il rendere inaccessibile l&#8217;85% delle opere che si vorrebbero &#8220;difendere&#8221;.
</p>
<p>Perciò un sentito ringraziamento allo staff dei Bluebook (e a Matteo in particolare, che so ha penato per trovare una copia del romanzo) per aver dato nuovi genitori adottivi a <strong><em>Cuore d&#8217;Acciaio!</em></strong>
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>La trama del romanzo:<br />
<blockquote>Jane, una ragazzina umana, è rapita dagli Elfi per lavorare nella fabbrica dei draghi a vapore. Le condizioni di vita sono atroci, e la nostra eroina pare destinata a un&#8217;esistenza brutale e senza speranza; finché non trova il manuale di uno dei draghi. Pian piano comincia a rendersi conto che una possibilità di fuga esiste&#8230;</p></blockquote>
<p><strong><em>Cuore d&#8217;Acciaio</em></strong> è considerato un antesignano del New Weird. È probabilmente il primo romanzo che rientri nel New Weird così come definito da Vandermeer. Per saperne di più, potete leggere la <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/12/18/recensioni-romanzo-the-dragons-of-babel/">recensione</a> di <em>The Dragons of Babel</em>, il secondo romanzo di Swanwick ambientato nel mondo di <strong><em>Cuore d&#8217;Acciaio</em></strong>.
</p>
<p><strong><em>Cuore d&#8217;Acciaio</em></strong> mi piace tantissimo!!! L&#8217;ambientazione è eccezionale, bizzarra, complessa, piena di trovate geniali; il rapporto tra Jane e il Drago biomeccanico non ha niente della &#8220;mielosità&#8221; idiota che si vede in certi fantasy (Troisi o Paolini, per dirne un paio), il Drago mantiene sempre la sua aura di malvagità e di dignità di macchina da guerra costruita per sterminare i nemici. Le avventure di Drago e ragazza sono divertenti e fantasiose; e persino gli Elfi sono tollerabili, essendo molto più ispirati alle creature del Piccolo Popolo che non ai debosciati tolkeniani.
</p>
<p>Mi fermo qui perché questa è pur sempre solo una segnalazione e non una recensione. Magari la recensione la scriverò fra un po&#8217;, dopo aver riletto il romanzo; a occhio ci sono almeno 5-6 gamberetti freschi – e questo nonostante <strong><em>Cuore d&#8217;Acciaio</em></strong> non sia esente da difetti, quali ad esempio un finale ambiguo e sottotono.
</p>
<p>Ultima noticina: per chi volesse su emule si può trovare anche il romanzo in lingua originale, in HTML o PDF, basta cercare il titolo &#8211; <em>The Iron Dragon&#8217;s Daughter</em>.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/sss_iron.jpg" alt="Copertina di The Iron Dragon's Daughter" /><br />
<em>Copertina dell&#8217;edizione Gollancz di The Iron Dragon&#8217;s Daughter</em></p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=1685" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Recensioni :: Romanzo :: The Year of Our War</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2009/04/13/recensioni-romanzo-the-year-of-our-war/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2009/04/13/recensioni-romanzo-the-year-of-our-war/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2009 15:01:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>

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		<description><![CDATA[



Titolo originale: The Year of Our War
Autore: Steph Swainston
Anno: 2004
Nazione: Inghilterra
Lingua: Inglese
Editore: Gollancz
Genere: Fantasy non troppo weird
Pagine: 304


Le Fourlands, mirabilmente create da Dio perché avessero una topografia adatta a una pagina formato A5, vivono in pace e armonia, salvo qualche occasionale scaramuccia tra i vari regni che le compongono. Finché, un brutto giorno, non compaiono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top"><img align="left" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/yow_year.jpg" alt="Copertina di The Year of Our War" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top">Titolo originale: <strong>The Year of Our War</strong><br />
Autore: <strong>Steph Swainston</strong></p>
<p>Anno: <strong>2004</strong><br />
Nazione: <strong>Inghilterra</strong><br />
Lingua: <strong>Inglese</strong><br />
Editore: <strong>Gollancz</strong></p>
<p>Genere: <strong>Fantasy non troppo weird</strong><br />
Pagine: <strong>304</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Le Fourlands, mirabilmente create da Dio perché avessero una topografia adatta a una pagina formato A5, vivono in pace e armonia, salvo qualche occasionale scaramuccia tra i vari regni che le compongono. Finché, un brutto giorno, non compaiono gli Insetti. Gli Insetti sono grandi come dei pony, assomigliano a un incrocio tra una formica e uno scarafaggio, e possiedono la ferocia di un <strike>furetto</strike> piranha. Ondate dopo ondate di Insetti invadono le Fourlands, non lasciando niente di vivo sulla loro strada.<br />Ad aggravare la situazione giunge la decisione di Dio di andarsene in vacanza, non prima però di aver nominato un Imperatore immortale che dovrà unire le genti delle Fourlands e guidarle contro gli Insetti. Per facilitarlo nel compito, Dio concede all&#8217;Imperatore la facoltà di rendere a sua volta immortale chi sia meritevole.<br />Così nasce un Circolo degli Immortali e con il suo aiuto l&#8217;orda degli Insetti è arginata.
</p>
<p>Duemila anni dopo la guerra è ancora in corso. A prezzo di continue e sanguinose battaglie gli Insetti sono tenuti a bada, confinati nell&#8217;estremo settentrionale delle Fourlands. Però qualcosa si sta incrinando. Il Circolo degli Immortali non è più la guida che era un tempo: gli Immortali più vecchi cominciano a sentire il peso dei secoli e le nuove reclute non paiono all&#8217;altezza di sostituirli.<br />Protagonista del romanzo e voce narrante è Jant Shira, con i suoi 200 anni uno degli Immortali più &#8220;giovani&#8221;. Jant Shira è vigliacco, egoista, traditore e bugiardo. Ha un passato di assassino e spacciatore, e da decenni è dipendente dalla stessa droga che vendeva, un potente allucinogeno chiamato <em>cat</em>. Jant Shira, nel corso della vicenda, si rivelerà tra i personaggi più positivi.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Ambientazione</strong>
</p>
<p>L&#8217;ambientazione è medievaleggiante, ma qui e là irrompono lampi di moderno. Così tra Re, castelli e arcieri si scopre che quando non sono in armatura gli Immortali non disdegnano jeans e maglietta; masticano chewing-gum e prendono il tram, tengono conferenze stampa e per distrarsi leggono un tascabile. È probabile che alcuni di questi particolari siano stati inseriti per puro gusto del bizzarro, tuttavia l&#8217;ambientazione rimane coerente. Non ho notato nessun dettaglio stonato, tranne forse uno che illustrerò in seguito.<br />Nelle Fourlands non ci sono elfi e nani o draghi, abbiamo solo razze umanoidi: umani veri e propri; Awian, umani dotati di ali, ma non in grado di volare; e infine i ritrosi Rhydanne, con corpo umanoide e agilità felina. Jant Shira è di padre Awian e madre Rhydanne: la rara combinazione gli ha donato due ali funzionanti e la possibilità, lui solo, di volare. Per questo è stato reso Immortale, nonostante il brutto carattere.<br />Infatti l&#8217;idea dietro gli Immortali è quella di tener sempre in vita quelle persone che nelle scienze o nell&#8217;arte della guerra si dimostrino particolarmente capaci. Così un Napoleone o un Galileo verrebbero resi immortali per sfruttarne in eterno il genio.<br />Il Circolo degli Immortali è qualcosa in bilico fra gli antichi dei greci, un gruppo di supereroi (non a caso la gente ha affibbiato ai vari Immortali dei nomignoli da fumetto: Jant Shira è &#8220;Comet&#8221;) e il consiglio dei Cavalieri Jedi. Sennonché, come già accennato, ormai è rimasto ben poco di eroico nel loro agire.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/yow_map.jpg" alt="Mappa delle Fourlands" /><br />
<em>Mappa delle Fourlands</em></p>
<p>Già così sarebbe una buona ambientazione, per originalità e livello di dettaglio superiore alla media, ma le Fourlands sono solo la metà del mondo. Esiste infatti un&#8217;altra dimensione, chiamata Shift, che Jant Shira riesce a raggiungere quando si imbottisce di <em>cat</em>. Lo Shift è dove la Swainston si scatena, dimostrando una fantasia degna di Swanwick e Miéville. Lo Shift è abitato da ogni sorta di mostro e strana creatura, è una galleria di visioni orribili, fantasmagoriche e surreali. E, come si scoprirà presto, non è la semplice allucinazione di un tossico.<br />Qui ho trovato l&#8217;unico particolare stonato che dicevo: Jant Shira incontra delle creature armate di moschetto e riconosce le armi, tuttavia non cerca mai di riportare nelle Fourlands la formula della polvere da sparo. Cannoni e fucili aiuterebbero parecchio nella guerra contro gli Insetti.
</p>
<p>Purtroppo le pagine dedicate allo Shift non sono moltissime, ed è un vero peccato. È probabilmente una scelta voluta, almeno a sentire <a href="http://clarkesworldmagazine.com/swainston_interview/">questa</a> intervista della Swainston:<br />
<blockquote>That&#8217;s why it is important not to be <em>too</em> weird in fiction. If you subvert archetypes too much, or give archetypes a cameo role rather than making them the root, the reader will feel disappointed even though he may not know why.</p></blockquote>
<p>Sigh! Non sono d&#8217;accordo! Non si può mai essere troppo weird!
</p>
<p>Ogni volta che l&#8217;effetto del <em>cat</em> si attenua e Jant è strappato via dallo Shift, be&#8217;, anch&#8217;io ho provato un pizzico di malinconia e dolore. Se la Swainston ha fatto apposta proprio per suscitare questo tipo di reazione, devo ammettere che è stata bravissima. Rimane però il rimpianto che la parte più immaginifica dell&#8217;ambientazione non venga esplorata in profondità.
</p>
<p>Dove il romanzo forse poteva essere più fantasioso è con gli Insetti. Così come sono presentati sono gli stessi Insetti già visti in una marea di romanzi, film e videogiochi. Da <em>Il Gioco di Ender</em> fino al film di <em>Fanteria dello Spazio</em>. Però anche qui c&#8217;è una goccia di originalità: gli Insetti sono molto &#8220;fantascientifici&#8221;, con un comportamento alieno ma razionale, non seguono i tipici cliché dei mostri fantasy, cattivi perché sì, incarnazione del Male, fuoriusciti dagli Inferi, ecc.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Il nostro eroe</strong>
</p>
<p>Il romanzo è narrato in prima persona da Jant. Non ci saranno altri punti di vista, e Jant è l&#8217;unico personaggio approfondito. Gli altri rimangono sullo sfondo e il comportamento di alcuni (come quello di Swallow) sembra più dettato da doveri di trama che non da motivazioni del personaggio.<br />D&#8217;altra parte Jant è un egoista che mette al primo posto il mantenimento dei propri privilegi. Si interessa al prossimo solo finché non è faticoso o pericoloso, dunque sarebbe stato inverosimile se avesse indagato più di tanto la personalità di chi gli sta intorno.<br />Io ho una predilezione per i personaggi amorali e ho subito provato simpatia per Jant, nonostante, a volerlo valutare in maniera oggettiva, sia una persona spregevole. Con Jant funziona al contrario di come si è abituati: se Superman commette un omicidio, all&#8217;istante sono dimenticati i suoi meriti e subito sembra &#8220;cattivo&#8221;; con Jant si diviene così assuefatti al concetto che sia falso, menefreghista e pusillanime che quando invece compie un&#8217;azione coraggiosa o giusta i suoi peccati passati paiono sbiadire.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/yow_jant.jpg" alt="Jant Shira" /><br />
<em>Jant Shira disegnato da Steph Swainston</em></p>
<p>L&#8217;autrice è abile nel trasmettere le ansie e le paure del nostro &#8220;eroe&#8221;. Spesso i guai che gli capitano se li è andati a cercare, ma è difficile non provare empatia per lui. I saltuari sprazzi ironici poi sono deliziosi.<br />Con i dovuti distinguo, Jant Shira assomiglia un pochino al protagonista de <em>Il Lercio</em> di Irvine Welsh.</p>
<p style="font-size:medium"><strong>L&#8217;intreccio</strong>
</p>
<p>Sullo sfondo della guerra, la Swainston inserisce quattro vicende che si vanno a incastrare tra loro: il tentativo della più talentuosa musicista del mondo di farsi ammettere tra gli Immortali; l&#8217;assedio degli Insetti a una fortezza baluardo degli uomini; la pazzia del Re di Rachiswater; e infine una lite tra due Immortali che da baruffa in famiglia diventa affare di stato. La faccenda funziona così così: si ha troppo l&#8217;impressione che le varie sottotrame siano scollate e non giova che due di queste si concludano con Shira lontano e dunque senza mostrare al lettore quello che è effettivamente successo. Nondimeno di per sé le sottotrame non sono male, con un ottimo miscuglio di violenza, sotterfugio, intrigo, avventura e anche un po&#8217; di romanticismo (sebbene il romanticismo per Shira sia: &#8220;It&#8217;s never been &#8216;love them and leave them&#8217; so much as &#8216;fuck them and flee&#8217;.&#8221;)<br />La guerra è condotta bene: l&#8217;avanzare inesorabile degli Insetti è ben intrecciato con lo sfaldarsi del Circolo degli Immortali; la rivelazione sull&#8217;origine degli invasori è preparata con il giusto anticipo e non suona artefatta.<br />Purtroppo il romanzo si interrompe sul più bello, con le sorti del conflitto in bilico. Infatti la Swainston ha scritto un seguito. Poi un terzo volume. Poi un quarto (già consegnato all&#8217;editore, dovrebbe uscire quest&#8217;inverno). E adesso sta scrivendo il quinto volume della serie. Devo essere sincera: ho paura che vada avanti solo perché ci ha guadagnato con i romanzi precedenti. 100-200 pagine al massimo in più avrebbero potuto chiudere degnamente la storia, non ho idea come la si possa stiracchiare per (almeno) altri quattro romanzi.<br />Comunque il secondo romanzo penso prima o poi di leggerlo, perciò ritornerò in futuro su questo punto.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/yow_book2.jpg" alt="Copertina di No Present Like Time" /><br />
<em>Copertina di No Present Like Time, seguito di The Year of Our War</em></p>
<p style="font-size:medium"><strong>Stile</strong>
</p>
<p>Nella già citata intervista la Swainston dichiara che:<br />
<blockquote>I love quality the most; beautiful writing excites me more than anything else. [...] To me, literature is the highest art form and I&#8217;ve been shocked to find how few genre writers agree.</p></blockquote>
<p>Per fortuna è uno dei rari casi di persona che predica male ma razzola bene. O forse ha avuto un bravo editor. Sta di fatto che in questo romanzo lo stile, pur non eccelso, è ugualmente funzionale. Di derive verso la <em>literary fiction</em> non ce ne sono (a parte forse un&#8217;eccessiva aggettivazione e la scelta di qualche termine troppo ricercato) e viceversa sono rispettate quasi alla lettera tre delle regole fondamentali: sempre mostrare le scene, non raccontarle; niente <em>inforigurgito</em>; mantenere saldo il punto di vista.<br />Alcune pagine, quelle in cui si sente di più che il mondo è filtrato dagli occhi di Jant, sono riuscitissime. In altre occasioni invece pare che Jant descriva con troppo distacco. Di questo soffrono le scene di battaglia: è difficile emozionarsi, perché si sa in partenza che se la faccenda dovesse mettersi al peggio Jant scapperà via volando. Come tecnica narrativa e particolari militari sono scene ben scritte, peccato che il punto di vista non possa essere dei migliori.
</p>
<p>La narrazione è lineare, con tre soli flashback a illuminare tre momenti salienti della giovinezza di Jant. I tre flashback li ho trovati superflui. Il primo capita in momento di stanca del romanzo e non aiuta a riprendere il filo, il terzo mi è parso inutilmente pruriginoso.<br />Il ritmo è veloce. Gli eventi si susseguono rapidi e Jant ha sempre qualcosa da fare, che sia salvare il mondo o procurarsi la prossima dose di <em>cat</em>.
</p>
<p>Nel complesso lo stile della Swainston è decente. Penso possa migliorare ma già così dimostra di aver ben chiaro come si tiene avvinto un lettore.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Conclusioni</strong>
</p>
<p>Il romanzo mi è piaciuto. Molto. Avevo scelto di leggerlo perché è spesso classificato come <em>new weird</em> (anche la pagina di Wikipedia lo designa in tale sottogenere) e da questo punto di vista sono rimasta un pochino delusa: l&#8217;elemento weird è sì presente ma non è al centro dell&#8217;attenzione; in compenso ho trovato una bella storia di guerra e avventura in un&#8217;ambientazione notevole narrata da un personaggio inconsueto e carismatico.<br />Per questo lo consiglio a tutti: credo possa piacere a qualunque appassionato di fantasy. C&#8217;è l&#8217;elemento epico, con la guerra per salvare il mondo; c&#8217;è una costruzione del mondo piena di fantasia e una dose &#8220;umana&#8221; di bizzarro; c&#8217;è un personaggio in cui forse è difficile immedesimarsi ma che non si dimentica facilmente.<br />Non c&#8217;è, tanto per cambiare, una traduzione in Italiano. In Inglese si può scaricare il romanzo da emule, oppure si può acquistare il cartaceo nei vari negozi online (amazon.com e amazon.co.uk lo vendono nuovo intorno ai 7 euro). Il lessico non è contorto come in Swanwick ma non è neanche elementare, dunque è richiesta una conoscenza decente dell&#8217;Inglese.<br />Il consiglio è il solito: leggete o almeno assaggiate il romanzo dopo averlo scaricato gratis via P2P, e poi, solo poi, se ritenete valga la pena, pagate.
</p>
<p>Devo aggiungere una nota di mestizia: è vero che anche per il mercato anglosassone <strong><em>The Year of Our War</em></strong> è un prodotto sopra la media; è vero che lo stile della Swainston non è il massimo (è, dopotutto, il suo primo romanzo), e ci sono autori italiani tecnicamente più abili, rimane la constatazione che nessun romanzo pubblicato da noi avvicina questo livello di costruzione fantastica. Lo so che suono sempre disfattista, ma è la verità: dal punto di vista dell&#8217;immaginazione, dell&#8217;imbrigliare in una struttura coerente la fantasia, romanzi come questo della Swainston sono tre spanne sopra la produzione italiana (facendo riferimento ai più bravi, rispetto alla media c&#8217;è un abisso).</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/yow_bunny.jpg" alt="Grumo cosplayer" /><br />
<em>The Year of Our War è piaciuto molto anche al Coniglietto Grumo. Qui in versione cosplayer, addobbato da Jant Shira (nota: la foto ha solo valore indicativo e in effetti non rappresenta il Coniglietto Grumo)</em></p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Year-Our-War-GollanczF/dp/0575076429/"><em>The Year of Our War</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.co.uk/Year-Our-War-Gollancz-S-F/dp/0575076429/"><em>The Year of Our War</em> su Amazon.co.uk</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://browseinside.harpercollins.com/index.aspx?isbn13=9780060753870">Le prime 70 pagine del romanzo leggibili online al sito HarperCollins</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.scifi.com/sfw/issue357/excess.html">La recensione di John Clute</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.stephswainston.co.uk/">Il sito di Steph Swainston</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Bella storia&#8230;&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> &#8230;peccato non finisca.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Ottimo ritmo, il punto di vista è gestito molto bene.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Lessico inutilmente ricercato, flashback inopportuni.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Lo Shift.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Jant Shira.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="Due Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/GB2.gif" alt="Due Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a></p>
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		<item>
		<title>Vampire Kisses!!!</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/12/30/vampire-kisses/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2008/12/30/vampire-kisses/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 30 Dec 2008 20:34:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Non Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>

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		<description><![CDATA[



Titolo originale: Vampire Kisses
Autore: Ellen Schreiber
Anno: 2003
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Editore: HarperTeen
Genere: Rosa con gnokki
Pagine: 253


Ho letto le prime pagine di Vampire Kisses pensando: &#8220;chissà che incredibile stupidaggine, magari se è abbastanza demente posso cavarne un articolo per il blog. E in più potrei dileggiare l&#8217;autrice. E offendere le fan.&#8221; Del resto parto sempre con questo atteggiamento, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0">
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<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top"><img align="left" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vk_vk.jpg" alt="Copertina di Vampire Kisses" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top">Titolo originale: <strong>Vampire Kisses</strong><br />
Autore: <strong>Ellen Schreiber</strong></p>
<p>Anno: <strong>2003</strong><br />
Nazione: <strong>USA</strong><br />
Lingua: <strong>Inglese</strong><br />
Editore: <strong>HarperTeen</strong></p>
<p>Genere: <strong>Rosa con gnokki</strong><br />
Pagine: <strong>253</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Ho letto le prime pagine di <strong><em>Vampire Kisses</em></strong> pensando: &#8220;chissà che incredibile stupidaggine, magari se è abbastanza demente posso cavarne un articolo per il blog. E in più potrei dileggiare l&#8217;autrice. E offendere le fan.&#8221; Del resto parto sempre con questo atteggiamento, essendo stata infettata da piccola con il morbo della kattiveria.<br />Invece <strong><em>Vampire Kisses</em></strong> pur non essendo un capolavoro, e in verità neanche un bel romanzo, si è però rilevata una lettura interessante.
</p>
<p>La storia è la seguente: Raven ha da poco compiuto sedici anni e non è felice. Abita in una piccola cittadina, da lei ribattezzata &#8220;Dullsville&#8221;, e oltre che macerarsi nella noia deve sopportare il fatto che nessuno le voglia bene. Perché Raven è una <em>goth girl</em> e nessuno la capisce. Nessuno capisce perché lei debba vestirsi sempre di nero, essere ossessionata dai film dell&#8217;orrore e dai romanzi di Anne Rice, adorare le tenebre e le vecchie case diroccate. Nessuno poi vuole darle retta quando spiega che da grande lei sogna di diventare un vampiro.<br />Un bel giorno una nuova famiglia si trasferisce nelle magione di Benson Hill, una villa abbandonata da anni. I nuovi arrivati sono una ricca famiglia europea; hanno abitudini particolari e non si fanno mai vedere alla luce del Sole. Raven scopre che fa parte della famiglia anche un ragazzo diciassettenne, tale Alexander. Di Alexander basti dire che &#8220;His eyes were dark, deep, lovely, lonely, adoringly intelligent, dreamy. A gateway into his dark soul.&#8221; Come ovvio Raven s&#8217;innamora subito di Alexander, e lui di lei, ma c&#8217;è un grosso problema: lui è uno gnokko o in terminologia pre-Meyer un vampiro.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vk_alex.jpg" alt="Alexander" /><br />
<em>Lo gnokko Alexander. Non so se sia più gnokko dello gnokko Edward, ma almeno non sta ripetendo per la quindicesima volta il Liceo: è già qualcosa</em></p>
<p>Come si vede la trama è in pratica quella di <em>Twilight</em>: ragazzina sola nella piccola cittadina ostile e vampiro adolescente. Peccato che Ellen Schreiber abbia scritto <strong><em>Vampire Kisses</em></strong> due anni prima di <em>Twilight</em>. Perciò ai &#8220;meriti&#8221; della signora Meyer si può aggiungere anche quello di aver scopiazzato senza ritegno (anche se poi è chiaro che sia la Schreiber sia la Meyer hanno attinto a una serie di idee che già circolavano da tempo, da <em>Buffy</em> a <em>The Vampire Diaries</em>).<br />A essere sincera, mentre leggevo <strong><em>Vampire Kisses</em></strong> ho varie volte sghignazzato perché credevo che la Schreiber stesse prendendo varie scene da <em>Twilight</em> e le stesse riscrivendo in chiave ironica, invece era il contrario! È la Meyer che ha rubato le scene e le ha riproposte senza neppure un briciolo dell&#8217;umorismo di partenza.<br />Lo stesso vale per lo stile. La Schreiber è <strong>molto brava</strong>: se si escludono un paio di passaggi a vuoto il testo scorre in maniera impeccabile. È uno stile solo in apparenza elementare, in realtà scrivere così è difficile: non sono rimasta sorpresa nello scoprire che questo <strong><em>Vampire Kisses</em></strong> è il quarto romanzo che l&#8217;autrice pubblica.<br />La mia affermazione può suonare strana se si è appena letta la descrizione degli occhi di Alexander, infatti l&#8217;uso indiscriminato di aggettivi e avverbi è una delle stigmate dello scrittore dilettante. Ma qui è l&#8217;ironia: in una scrittura sempre molto trasparente e controllata la Schreiber si sbrodola solo quando descrive il suo gnokko, e questo ne comunica un&#8217;immagine così sopra le righe da suscitare un sorriso. Dove la Meyer descrivendo Edward come bello quanto un Dio greco vuol essere seria, la Schreiber sta giocando con il cliché del vampiro bello e tenebroso.<br />Uguale per la protagonista, Raven. La Schreiber ne fa una caricatura della <em>goth girl</em>, insistendo apposta ad associarle l&#8217;aggettivo <em>black</em> appena possibile:<br />
<blockquote>Somehow I made it through the day. Cutting and gluing <strong>black</strong> paper on <strong>black</strong> paper, finger painting Barbie&#8217;s lips <strong>black</strong>, and telling the assistant teacher ghost stories<br />[...]<br />I dragged myself out of bed and put on a <strong>black</strong>, cotton sleeveless dress and <strong>black</strong> hiking boots, and outlined my full lips with <strong>black</strong> lipstick.<br />[...]<br />They all looked at me—at my <strong>black</strong> lipstick, <strong>black</strong> nail polish, blackened hair, <strong>black</strong> spandex dress, and clunky <strong>black</strong> plastic bracelets.<br />[...]<br />I was wearing matte <strong>black</strong> lipstick instead of gloss, <strong>black</strong> turtleneck, <strong>black</strong> jeans, and a tiny <strong>black</strong> backpack with a flashlight and disposable camera.<br />[...]<br />I was wearing my Saturday-night best: a <strong>black</strong> spandex sleeveless mini-dress with a <strong>black</strong> lacy undertop that peeked through, <strong>black</strong> tights, unscuffed combat boots, <strong>black</strong> lipstick, and silver-and-onyx earrings.</p></blockquote>
<p>&#8230;e così via. La faccenda funziona perché tutta questa oscurità è <em>in contrasto</em> con il carattere di Raven. Raven è spigliata, a tratti coraggiosa, intelligente, qualche volta un po&#8217; carogna ma anche generosa, spiritosa, spesso persino allegra (niente a che spartire con quella larva di Bella). È lo stesso meccanismo per cui Shrek che è un orco ma si comporta da brava persona suscita simpatia. Raven ha l&#8217;aspetto di una <em>goth girl</em> ma si potrebbe dire che ha un carattere <em>solare</em>.<br />Raven non è certo il mio personaggio femminile preferito, ma mi ha fatto piacere che la Schreiber, pur mirando a quel pubblico che io chiamo di ragazzine cerebrolese, non abbia rinunciato a proporre una protagonista con un quoziente d&#8217;intelligenza superiore alla singola cifra.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vk_cosplay.jpg" alt="Cosplayer" /><br />
<em>Una cosplayer addobbata da Raven. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=3T8C47qcMSc">Qui</a> un suo filmato</em></p>
<p>La Schreiber è anche più verosimile della Meyer: i suoi gnokki si fanno vedere poco (e mai di giorno), viaggiano spesso e Alexander <strong>non</strong> frequenta il locale Liceo. È home-schooled, ovvero sono gli insegnanti a venire a casa sua. In America è una pratica più diffusa che non in Europa, e una soluzione molto più credibile che non frequentare una scuola per cent&#8217;anni di fila. Inoltre la Schreiber non dice quanti anni abbia lo gnokko, potrebbe sul serio averne diciassette ed essere appena entrato nella gnokkaggine. Tra l&#8217;altro, in pratica fino all&#8217;ultima pagina, non si può neanche affermare con sicurezza che si è trattato di gnokki: se Alexander e genitori fossero solo dei ricconi eccentrici la storia funzionerebbe lo stesso senza il minimo intoppo.<br />Per questo <strong><em>Vampire Kisses</em></strong> non lo posso far rientrare nel fantasy, neppure nel sottogenere romantico di <em>Twilight</em>. E d&#8217;altra parte non è neanche un vero romanzo rosa perché&#8230;<br /><a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID140033147'), this, 'mostra il finale &#9660;', 'nascondi il finale &#9650;');">mostra il finale &#9660;</a></p>
<div id='SID140033147' style='display:none;'>
&#8230;perché non rispetta uno dei canoni del genere: non c&#8217;è lieto fine. Il finale è un <strong>ottimo</strong> finale, che ho apprezzato molto, perché è coerente con lo svolgersi della storia e l&#8217;ambientazione, ma non puoi terminare un romanzo rosa con lui che invece di sposare lei prende e se ne va.
</div>
<p>
</p>
<p>Da sottolineare infine due aspetti marginali ma che mi sono piaciuti: alcuni dialoghi <em>deliziosamente dementi</em> fra Raven e la sua amica del cuore, e il titolo stesso del romanzo: <strong><em>Vampire Kisses</em></strong>. Senza giri di parole, dritto al punto: gnokki e baci!
</p>
<p><strong><em>Vampire Kisses</em></strong> pur non ottenendo lo stesso successo di <em>Twilight</em> ha avuto comunque un notevole successo. La Schreiber ha pubblicato già cinque romanzi nella serie (dei quali non voglio sapere niente: mi spiacerebbe veder rovinato l&#8217;inappuntabile finale del primo volume), e altri tre sono previsti per il 2009-2010. In più dai romanzi è stato tratto un manga, <em>Vampire Kisses: Blood Relatives</em>, e secondo il sito dell&#8217;autrice la sceneggiatura per il film è in corso d&#8217;opera.<br />In Italia è da poco disponibile sia il primo volume della serie di romanzi sia il primo volume del manga. Per entrambi l&#8217;editore è Renoir Comics. Onestamente non so se valga i 12 euro richiesti, io ho letto l&#8217;edizione inglese presa da emule, e prima di spendere soldi consiglio di fare altrettanto (può essere un buon modo per cominciare a leggere in inglese, dato che qui stile e lessico sono molto semplici).</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/vk_manga.jpg" alt="Copertina del manga" /><br />
<em>Copertina del primo volume del manga</em></p>
<p>Questa recensione è senza gamberi. Come detto <strong><em>Vampire Kisses</em></strong> <em>non è un romanzo fantasy</em>, è al 99% un romanzo rosa. Io ho letto la mia quota di romanzi romantici, ma non conosco abbastanza il genere per esprimere un giudizio sensato. Penso possa piacere a chi cerca una storia d&#8217;amore leggera e divertente. Però bisogna aver ben presente che i temi trattati sono del tipo: cosa mi metto al ballo della scuola? oddio, se papà scopre che gli ho rubato la racchetta fortunata mi metterà in punizione! Alexander mi ama, ma quanto mi ama? Perché non mi ha ancora baciata??? e così via&#8230; per quanto possa apprezzare l&#8217;abilità tecnica della Schreiber, questo non è esattamente il genere di storia che mi entusiasma.<br />Ovviamente il romanzo è consigliatissimo per le fan della Meyer: stessa storia, scritta meglio, cosa volete di più? Attente però: per apprezzare certi passaggi è richiesta una ghiandola dell&#8217;ironia funzionante&#8230;</p>
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
[See post to watch Flash video]
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Vampire Kisses reinterpretato dai fan (a cura della Pima County Public Library)</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/code/9788895261331/schreiber-ellen/vampire-kisses.html"><em>Vampire Kisses</em> su iBS.it</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Vampire-Kisses-Ellen-Schreiber/dp/0060093366/"><em>Vampire Kisses</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.renoircomics.it/IT/CATALOGO/VK_it_new.html"><em>Vampire Kisses</em> al sito dell&#8217;editore italiano (è possibile leggere un capitolo del  romanzo e sfogliare alcune pagine del manga)</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.tokyopop.com/product/1909">Il sito del manga</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ellen_Schreiber">Ellen Schreiber su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ellenschreiber.com/home.htm">Il sito ufficiale di Ellen Schreiber</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://fantasy.gamberi.org/2007/12/08/recensioni-romanzo-twilight/">La mia recensione di <em>Twilight</em></a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=1375" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		<slash:comments>53</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Recensioni :: Romanzo :: The Dragons of Babel</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/12/18/recensioni-romanzo-the-dragons-of-babel/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2008/12/18/recensioni-romanzo-the-dragons-of-babel/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Dec 2008 18:31:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>

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		<description><![CDATA[



Titolo originale: The Dragons of Babel
Autore: Michael Swanwick
Anno: 2008
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Editore: Tor Books
Genere: New Weird, Elfpunk
Pagine: 320


All&#8217;alba, il mondo è scosso dal frastuono dei motori a reazione: uno stormo di Draghi biomeccanici si sta dirigendo verso il confine per bombardare le artiglierie di Avalon. Il giovane Will, invece di chiudersi in casa come gli altri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top"><img align="left" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dob_dragons.jpg" alt="Copertina di The Dragons of Babel" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top">Titolo originale: <strong>The Dragons of Babel</strong><br />
Autore: <strong>Michael Swanwick</strong></p>
<p>Anno: <strong>2008</strong><br />
Nazione: <strong>USA</strong><br />
Lingua: <strong>Inglese</strong><br />
Editore: <strong>Tor Books</strong></p>
<p>Genere: <strong>New Weird, Elfpunk</strong><br />
Pagine: <strong>320</strong></td>
</tr>
</table>
<p>All&#8217;alba, il mondo è scosso dal frastuono dei motori a reazione: uno stormo di Draghi biomeccanici si sta dirigendo verso il confine per bombardare le artiglierie di Avalon. Il giovane Will, invece di chiudersi in casa come gli altri abitanti del suo villaggio, decide di assistere allo spettacolo. I Draghi stanno sparendo all&#8217;orizzonte, quando l&#8217;ultimo della formazione è attaccato da un basilisco nemico. La lotta è feroce e le esplosioni di tale intensità da deformare lo spazio-tempo.
</p>
<p>Due giorni dopo un Drago esce dal bosco e si trascina fino alla piazza principale del villaggio. Ha perso le ali, ha il corpo coperto di ferite, non ha più missili nei tubi di lancio e i serbatoi sono pieni a metà. Nondimeno sarebbe ancora in grado di radere al suolo il villaggio, perciò si autoproclama Re: gli abitanti dovranno ubbidirgli e accudirlo finché non sarà portato in salvo da truppe amiche. Il Drago ha poi bisogno di un assistente, qualcuno che possa riferire i suoi ordini e spiare sui nuovi sudditi: tutti vengono esaminati e la scelta cade su Will&#8230;<br />&#8230;e qui cominciano le fantastiche avventure di Will e del suo Drago! Come in <em>Eragon!<br /></em>Non proprio. I Draghi di Swanwick hanno poco a che vedere con le care bestiole così spesso presenti nel fantasy. I Draghi di Swanwick sono egoisti, cinici, crudeli, malvagi, senza la minima traccia di rimorso o pietà. Per avere idea del loro simpatico carattere si può pensare a un incrocio fra il tradizionale Orco delle fiabe e la fredda intelligenza di HAL 9000 in <em>Odissea nello Spazio</em>. Will è drogato dal Drago, costretto a compiere azioni atroci<br />
<a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID1591821371'), this, 'mostra piccolo spoiler &#9660;', 'nascondi piccolo spoiler &#9650;');">mostra piccolo spoiler &#9660;</a></p>
<div id='SID1591821371' style='display:none;'>
tipo ordinare la crocefissione del suo ex migliore amico 
</div>
<p> e ogni sera deve fare rapporto: lasciare che il Drago gli entri nella mente e ne estragga i ricordi. La procedura non è lontana da uno stupro:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;&#8221;Shussssh.&#8221; the dragon breathed. &#8220;Not a word. I need not your interpretation, but direct access to your memories. Try to relax. This will hurt you the first time, but with practice it will grow easier. In time, perhaps, you will learn to enjoy it.&#8221;<br />Something cold and wet and slippery slid into Will&#8217;s mind. A coppery foulness filled his mouth. A repulsive stench rose up in his nostrils. Reflexively, he retched and struggled.<br />&#8220;Don&#8217;t resist. This will go easier if you open yourself to me.&#8221;<br />More of that black and oily sensation poured into Will, and more. Coil upon coil, it thrust its way inside him. He found himself rising up into the air, above the body that no longer belonged to him. He could hear it making choking noises.<br />&#8220;Take it all.&#8221;<br />It hurt. It hurt more than the worst headache Will had ever had. His skull must surely crack from the pressure. Yet still the intrusive presence pushed into him, its pulsing mass permeating his thoughts, his senses, his memories. Swelling them. Engorging them. And then, just as he was certain his head must explode from the pressure, it was done.<br />The dragon was within him.<br />Squeezing shut his eyes, Will saw, in the dazzling, pain-laced-darkness, the dragon king as he existed in the spirit world: sinuous, veined with light, humming with power. Here, in the realm of ideal forms, he was not a broken, crippled thing, but a sleek being with the beauty of an animal and the perfection of a machine.<br />&#8220;Am I not beautiful?&#8221; the dragon crooned. &#8220;Am I not a delight to behold?&#8221;<br />Will gagged with pain and disgust. And yet — might the Seven forgive him for thinking this! — it was true.</p></blockquote>
<p>
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<em>&#8220;Shussssh.&#8221; il drago sussurrò. &#8220;Non una parola. Non ho bisogno della tua interpretazione, ma di accedere direttamente alle tue memorie. Cerca di rilassarti. La prima volta farà male, ma con la pratica diventerà più naturale. Col tempo, forse, imparerai ad apprezzarlo.&#8221;<br />Qualcosa di freddo e bagnato e scivoloso si insinuò nella mente di Will. Un osceno sapore di rame gli riempì la bocca. Un tanfo ripugnante gli salì nelle narici. Di riflesso fu scosso da conati di vomito.<br />&#8220;Non fare resistenza. Sarà più facile se ti apri a me.&#8221;<br />Quella sensazione nera e oleosa continuò a colare dentro Will. Spira dopo spira, il drago si apriva una strada dentro di lui. Will si ritrovò sospeso in aria, sopra il proprio corpo. Sentì giungere da quel corpo, corpo che ormai non gli apparteneva più, suoni strozzati. <br />&#8220;Prendilo tutto.&#8221;<br />Era doloroso. Era più doloroso del peggior mal di testa che Will avesse mai avuto. Il cranio si sarebbe di sicuro frantumato per la pressione. E ugualmente la presenza aliena insisteva a spingersi dentro di lui, una massa pulsante che permeava i suoi pensieri, i suoi sensi, le sue memorie. Gonfiandoli e divorandoli. E quando Will fu certo che la testa gli sarebbe esplosa, l&#8217;invasione fu completa.<br />Il drago era dentro di lui.<br />Con gli occhi serrati Will vide, nell&#8217;abbagliante, dolorosa, oscurità, il re drago come esisteva nel mondo dello spirito: sinuoso, venato di luce, circondato dal mormorio del proprio potere. Lì, nel reame delle forme ideali, non era una cosa rotta e storpia, ma una creatura fiammante con la bellezza di un animale e la perfezione di una macchina.<br />&#8220;Non sono bello?&#8221; chiese civettuolo il drago. &#8220;Non sono una meraviglia da ammirare?&#8221;<br />Will era soffocato dal dolore e dal disgusto. Eppure — che i Sette possano perdonarlo per averlo pensato! — era vero.</em></p></blockquote>
<p>Però alla fine Will riuscirà a sfuggire al Drago e, lasciato il villaggio, troverà il modo di vivere le fantastiche avventure di cui sopra. Più o meno.
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Babele</strong>
</p>
<p><strong><em>The Dragons of Babel</em></strong> è ambientato nello stesso mondo di <em>Cuore d&#8217;Acciaio</em> (<em>The Iron Dragon&#8217;s Daughter</em>, 1993), sebbene il cast dei personaggi sia nuovo.<br />Il <em>Faerie</em> di Swanwick rimane a tutt&#8217;ora una delle migliori se non la migliore ambientazione fantasy in circolazione. Magia e tecnologia, razionale e bizzarro s&#8217;incrociano in maniera naturale e <em>verosimile</em>. Swanwick riesce a parlare di città ciclopiche e mela-folletti, di macchine apocalittiche che farebbero la felicità dei Krell e ragazze-capra, di sottoufficiali centauri che giocano alla roulette russa con i bambini e di nani in fuga dall&#8217;equivalente sotterraneo della gestapo, e ci riesce rimanendo <em>credibile</em>. Anzi, il suo mondo appare molto più &#8220;concreto&#8221; della buona parte dei mondi fantasy in circolazione. È un mondo fantasioso come pochi — se non nessun altro<sup><a href="#dob_nota_1">[1]</a></sup> — e al contempo realistico.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dob_krell.jpg" alt="La Grande Macchina dei Krell" /><br />
<em>Uno scorcio della Grande Macchina dei Krell. I Krell sono gli originari abitanti di Altair IV. Sono divenuti famosi nella Galassia per la loro passione riguardo le macchine gigantesche. In particolare la Grande Macchina, scavata nelle profondità del pianeta, occupava 33.000 chilometri cubi</em></p>
<p>Il segreto è sempre il solito: scrivi di quel che sai! Come lo stesso Swanwick spiega in un&#8217;<a href="http://www.infinityplus.co.uk/nonfiction/intms.htm">intervista</a>, dopo un viaggio in Irlanda si è reso conto dell&#8217;assurdità per lui e i suoi colleghi americani di scrivere fantasy tradizionale: loro non ne sanno niente di castelli e circoli di pietre, loro sono vissuti tra fabbriche, supermercati, discariche e <em>stripper bar</em>(sic), dunque è da lì che devono partire. Il mondo moderno diventa una base solidissima su cui costruire; non dovendo rinunciare a secoli di scienza e tecnologia diviene più semplice creare scenari complessi. Il tipico autore di fantasy si vanta di aver ideato la lingua dei nani o cinque specie di elfi, Swanwick ha l&#8217;infrastruttura per popolare il suo mondo con <em>centinaia</em> di razze diverse.<br />Gli stessi Draghi esistono perché esiste l&#8217;elettronica e la biochimica, perché esistono i missili aria-terra e la guerra non sono solo tizi che si prendono a spadate. Esistono perché nel nostro mondo — e forse anche in <em>Faerie</em> — esistono lo <em>steampunk</em> e gli <em>anime</em>.<br />Non escludo che si possa raggiungere questa complessità così feconda di risultati anche partendo da premesse diverse, <em>forse</em> l&#8217;equivalente di un Drago biomeccanico può abitare nell&#8217;Irlanda medievale, resta il fatto che i mondi ideati da gente come Martin o Jordan appaiano <em>infantili</em> in confronto alla Babele di Swanwick.<br />Quello che invece è probabilmente inevitabile accettando la complessità è la rinuncia alla componente conforto del fantasy tolkeniano. Uno scenario complesso per sua natura tende a essere amorale, dunque non può esistere il lieto fine, dato che manca un concetto assoluto di lieto. Leggere Swanwick non è <em>rilassante</em>, non è la classica fuga, il lasciarsi i problemi quotidiani alle spalle per immergersi in un mondo lontano e così più facile da comprendere del nostro; tuttavia la tensione viene ripagata dal divertimento!
</p>
<p>C&#8217;è da sottolineare un altro aspetto: Swanwick non scrive <em>urban fantasy</em>, almeno non nell&#8217;accezione corrente. Il mondo moderno non è il <em>nostro</em> mondo. È solo appunto la partenza, la base, su cui poi edificare il mondo secondario. Mentre nel tipico <em>urban fantasy</em> c&#8217;è solo un&#8217;<em>infiltrazione</em> di fantastico, in Swanwick l&#8217;ambientazione è <em>immersa</em> nel fantastico. Per ogni computer o cellulare o automobile, ci sono incantesimi, magie e mostri. Per questo <em>Cuore d&#8217;Acciaio</em> e <strong><em>The Dragons of Babel</em></strong> più che <em>elfpunk</em><sup><a href="#dob_nota_2">[2]</a></sup> sono <em>new weird</em>.<br />È tale il trasporto di Swanwick nel voler stupire a ogni pagina con creature curiose, situazioni bizzarre e bislaccherie varie, che di sicuro è rispettata la clausola più importante nella <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/New_Weird#Definition">definizione</a> di <em>new weird</em> da parte di Jeff VanderMeer: il &#8220;surrender to the weird&#8221;, l&#8217;abbandonarsi al bizzarro.<br />Il fascino del <em>new weird</em> consiste nel fatto che l&#8217;autore è invitato a lasciarsi andare, arrendersi, abbandonarsi al bizzarro, ma rimanendo nell&#8217;ambito del fantasy o della fantascienza, cioè rimanendo in un contesto che <strong>richiede</strong> verosimiglianza. Swanwick ci riesce benissimo.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dob_weird.jpg" alt="Copertina di The New Weird" /><br />
<em>Copertina dell’edizione <strong>rumena</strong> dell’antologia The New Weird, curata da Ann &#038; Jeff VanderMeer. D’altra parte in Italia abbiamo la più grande concentrazione di giovani talenti del fantasy a livello mondiale, che bisogno ci sarebbe di tradurre ‘ste cose banali?</em></p>
<p>Un paio di passaggi per dare l&#8217;idea della commistione fra magia e tecnologia, purtroppo le situazioni più bizzarre richiedono diverse pagine per essere inquadrate e sarebbero troppo lunghe da proporre:<br />
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Puck&#8217;s<sup><a href="#dob_nota_3">[3]</a></sup> body, when they dug it up, looked like nothing so much as  an enormous black root, twisted and formless. Chanting all the while, the women unwrapped the linen swaddling and washed him down with cow&#8217;s urine. They dug out the life-clay that clogged his openings. They placed the finger-bone of a bat beneath his tongue. An egg was broken by his nose and the white slurped down by one medicine woman and the yellow by another.<br />Finally they injected him with five cc. of dextroamphetamine sulfate.<br />Puck&#8217;s eyes flew open [...]</p></blockquote>
<p>
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<em>Il corpo di Puck</em><sup><a href="#dob_nota_3">[3]</a></sup><em>, quando lo tirarono fuori, non sembrava nulla più di un&#8217;enorme radice nera, contorta e senza forma. Salmodiando tutto il tempo, le donne svolsero la fasciatura di lino e lavarono il corpo con urina di mucca. Tolsero l&#8217;argilla della vita che ostruiva le aperture. Piazzarono un ossicino di pipistrello sotto la lingua di Puck. Un uovo venne rotto vicino al suo naso, il bianco fu ingoiato da una donna di medicina e il tuorlo da un&#8217;altra.<br />Infine gli iniettarono cinque cc. di destroanfetamina solfato.<br />Gli occhi di Puck si spalancarono [...]</em></p></blockquote>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;Will couldn&#8217;t help but smile. &#8220;Of course you do. I—&#8221; There was a sudden weight on Will&#8217;s shoulders and hips. With a strange sense of discontinuity, he realized that he was wearing a rubberized cloth helmet with a plastic visor. He looked down and found himself clothed in a white moon suit with rubber gloves. A waist unit pumped fresh air through PVC tubing into his helmet.<br />Inexplicably, Nat Whilk was standing in front of Will. He, too, wore a white biohazard suit. &#8220;Whatever you do, don&#8217;t take off the hood,&#8221; he said &#8220;Or you&#8217;ll be frozen timeless like everyone else in the city.&#8221;<br />Everything felt odd &#8220;Nat,&#8221; Will said, &#8220;what the hell am I doing in this thing? What&#8217;s going on here?&#8221;<br />&#8220;Take a look.&#8221; Nat stepped to the side so he wasn&#8217;t blocking Will&#8217;s sight.<br />All the city was motionless. Traffic had ceased. The crowds of pedestrians on the sidewalk were a petrified forest. Flower petals that the wind had blown from a window box were fossilized in the air, like ants in amber. Esme, caught in mid-hop, balanced on one toe.<br />Nat took a nickel from his pocket and held out before him. When he snatched his hand out from under it, the nickel did not fall. &#8220;Major juju, huh? The Lords of the Mayoralty have frozen an instant of time and moved their police and rescue forces into it. This is world-class stuff. You&#8217;re lucky to be seeing it. A spell of this magnitude is cast only once in a decade, and even then only under gravest need. It&#8217;s a real budget-breaker.&#8221;</p></blockquote>
<p>
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<em>Will non poté trattenersi dal sorridere. &#8220;Naturalmente l&#8217;hai dimenticato. Io —&#8221; Un peso improvviso gli premette contro le spalle e i fianchi. Una strana sensazione di discontinuità; si rese conto di star indossando un casco di tessuto gommoso dotato di una visiera di plastica. Abbassò lo sguardo e si scoprì vestito con una tuta bianca da astronauta con guanti di gomma. Un&#8217;unità addominale pompava aria pulita nel casco attraverso una tubatura in PVC.<br />Inspiegabilmente, Nat Whilk era in piedi di fronte a Will. Anche lui indossava una tuta protettiva. &#8220;Qualunque cosa vuoi fare, non toglierti il casco,&#8221; disse &#8220;Oppure sarai immobilizzato nel tempo come tutti gli altri in città.&#8221;<br />Il che suonava strano. &#8220;Nat,&#8221; disse Will, &#8220;che diavolo ci faccio conciato così? Cosa sta succedendo?&#8221;<br />&#8220;Guardati in giro.&#8221; Nat si spostò di lato, in modo da non bloccare più la visuale a Will.<br />La città era ferma. Il traffico si era arrestato. La folla di pedoni sui marciapiedi era diventata una foresta pietrificata. Petali che il vento aveva trasportato fuori da una finestra erano fossilizzati nell&#8217;aria, come formiche nell&#8217;ambra. Esme, bloccata a metà di un saltello, era in equilibrio su un dito.<br />Nat prese un nichelino dalla tasca e lo tenne avanti a sé. Quando tolse la mano da sotto la monetina, quella non cadde. &#8220;Una gran stregoneria, eh? I Signori della Municipalità hanno congelato un istante di tempo e vi hanno fatto entrare le forze di polizia e di pronto intervento. Roba di prima classe. Sei fortunato ad assistervi. Una magia di questa potenza è evocata non più di una volta ogni dieci anni, e solo in caso di assoluta necessità. È un disastro per il budget.&#8221;</em></p></blockquote>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<blockquote><p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;He found her playing with a dead rat.<br />From somewhere, Esme had scrounged up a paramedic&#8217;s rowan wand that still held a fractional charge of vivifying energy and was trying to bring the rat back to life. Pointing the rod imperiously at the wee corpse, she cried, &#8220;Rise! Live!&#8221; Its legs twitched and scrabbled spasmodically at the ground.<br />The apple imp kneeling on the other side of the rat from her gasped. &#8220;How did you do that?&#8221; His eyes were like saucers.<br />&#8220;What I&#8217;ve done,&#8221; Esme said, &#8220;is to enliven its archipallium or reptilian brain. This is the oldest and most primitive part of the central nervous system and controls muscles, balance, and autonomic functions. &#8220;She traced a circuit in the air above the rat&#8217;s head. Jerkily, like a badly handled marionette, it lurched to its feet. &#8220;Now the warmth has spread to its paleopallium, which is concerned with emotions and instincts, fighting, fleeing, and sexual behavior. Note that the rat is physically aroused. Next I will access the amygdala, its fear center. This will—&#8221;<br />&#8220;Put that down, Esme.&#8221; It was not Will who spoke. &#8220;You don&#8217;t know where it&#8217;s been. It might have germs.&#8221;<br />The little girl blossomed into a smile and the rat collapsed in the dirt by her knee. &#8220;Mom-Mom!&#8221;</p></blockquote>
<p>
<blockquote><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<em>La trovò che giocava con un topo morto.<br />Da qualche parte, Esme aveva recuperato una bacchetta da paramedico in legno di sorbo. La bacchetta tratteneva ancora una frazione della sua carica di energia vivificante, e con quella la bambina cercava di riportare in vita il topo. Puntando imperiosa la bacchetta verso il corpicino, declamò, &#8220;Alzati! Vivi!&#8221; Le zampe del topo si contrassero e rasparono in maniera spasmodica il terreno.<br />Un mela folletto, inginocchiato davanti al topo dalla parte opposta rispetto a lei, era rimasto di stucco. &#8220;Come ci riesci?&#8221; chiese, gli occhi sgranati, grandi quanto un piattino.<br />&#8220;Quello che ho fatto,&#8221; disse Esme, &#8220;è stato rianimare l&#8217;</em>archipallium<em> o cervello rettile. È la parte più antica e primitiva del sistema nervoso centrale e controlla i muscoli, l&#8217;equilibrio e le funzioni autonome.&#8221; Disegnò un cerchio nell&#8217;aria sopra la testa del topo. A scatti, muovendosi come una marionetta mal condotta, il topo sobbalzò sulle zampe. &#8220;Adesso il calore vitale si è diffuso al </em>paleopallium<em>, che si occupa delle emozioni e degli istinti, combattere, fuggire e il comportamento sessuale. Notare che il topo è fisicamente eccitato. Come prossima mossa accederò all&#8217;amigdala, il suo centro della paura. Questo farà –&#8221;<br />&#8220;Mettila giù, Esme&#8221; Non era stato Will a parlare. &#8220;Non sai dov&#8217;è stata, magari è piena di germi.&#8221;<br />La bambina si accese in un sorriso e il topo si accasciò nello sporco vicino al suo ginocchio. &#8220;Mamma! Mamma!&#8221;</em></p></blockquote>
<p>Entrando nello specifico, <strong><em>The Dragons of Babel</em></strong> si svolge per buona parte nella città di Babele, la città delle Mille Razze. E non per modo di dire; oltre ai consueti uomini, elfi, nani, giganti, troll, orchi e i già citati draghi, abbiamo: <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Russalka">russalka</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vodnik">vodnik</a>, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Duppies">duppy</a>, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Tokoloshe">tokoloshe</a>, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Boggarts">boggart</a>, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Clurichaun">clurichaun</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Oni_(folclore)">oni</a>, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Tylwyth_Teg">tylwyth teg</a>, e ancora ogni genere di creaturina, e gli uomini-stecco e gli uomini-cane, centauri, coboldi, mela-folletti, titani, sfingi, grifoni, e un&#8217;infinità d&#8217;altri. La stessa immensa Babele è viva ed è uno dei personaggi della vicenda.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dob_toko.jpg" alt="Tokoloshe" /><br />
<em>Un simpatico Tokoloshe</em></p>
<p>Swanwick non descrive mai Babele nel suo complesso, lasciando che il <em>sense of wonder</em> nasca indirettamente: per esempio parlando dell&#8217;oceanica discarica che circonda la torre. Gli impianti per smaltire i rifiuti sono la struttura artificiale più estesa del pianeta e sono visibili dall&#8217;orbita.<br />Babele è in parte New York, in parte Metropolis, Gotham City, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/New_Crobuzon">New Crobuzon</a>, <a href="http://www.ambergris.org/">Ambergris</a>, e in parte del tutto originale. È un&#8217;ambientazione splendida. </p>
<p style="font-size:medium"><strong>Non sono solo rose e fiori</strong>
</p>
<p>Se l&#8217;ambientazione è splendida, la storia potrebbe essere migliore. L&#8217;impressione è di trovarsi di fronte a una vicenda frammentaria; non a caso diversi capitoli del romanzo sono stati pubblicati da Swanwick anche come racconti autonomi.<br />I frammenti sono ottimi (per esempio il capitolo 12, <em>A Small Room in Koboldtown</em>, è stato candidato all&#8217;Hugo come miglior <em>short story</em> e ha vinto il Locus nella stessa categoria) ma alle volte lasciano il tempo che trovano, nonostante nel finale Swanwick si dimostri abile nel far combaciare le diverse parti.
</p>
<p>Dove il romanzo è di molto inferiore a <em>Cuore d&#8217;Acciaio</em> e in generale è sottotono è nel protagonista. Will non è interessante come la Jane di <em>Cuore d&#8217;Acciaio</em>, e — orrore! — è quasi buono. È un truffatore e nel corso della storia compirà azioni non proprio encomiabili, eppure manterrà una rettitudine morale che stride rispetto alla complessità del mondo in cui vive. Troppe sue scelte sono nette e scarsamente motivate, dettate solo dalla necessità di dirigere la storia in una determinata direzione.<br />Si sente poi la mancanza di Melancthon. Purtroppo, a dispetto del titolo, in <strong><em>The Dragons of Babel</em></strong> i draghi compaiono solo nei primi capitoli e nelle ultime pagine, ed è un gran peccato.<br />In compenso molti dei comprimari sono ottimi personaggi, perfino quelli che appaiono per poche pagine, come il nano suicida o il leone di pietra a guardia della biblioteca o la rana proprietaria di un bar. I due soci di Will nelle sue imprese truffaldine, una coppia simile a quella del gatto e la volpe (e in effetti il secondo socio è una volpe antropomorfa che si sposta in Vespa e si chiama Victoria il Volpone Sheherazade Jones), sono simpatici e piacevoli da seguire. Esme, la bambina-che-non-è-una-bambina, è alle volte fastidiosa, ma scoprire pian piano chi in realtà sia è una delle sottotrame divertenti della storia.
</p>
<p>Swanwick scrive in terza persona limitata seguendo Will. Gli episodi sono disposti nel giusto ordine temporale e la vicenda scorre lineare senza intoppi. Però il lessico di Swanwick è spesso tutt&#8217;altro che semplice. Usa neologismi, termini desueti, parole che sa solo lui dov&#8217;è andato a pescarle. Non conosco abbastanza l&#8217;Inglese per dire che sia un difetto oggettivo, è possibile che per un lettore anglosassone di media cultura rimanga una scrittura semplice, tuttavia ho qualche dubbio che quando un personaggio parla <em>sotto voce</em> (in italiano nel testo) sia un modo di esprimersi elementare.<br />L&#8217;impressione è che a tratti Swanwick scivoli un po&#8217; nel pretenzioso, il che è vagamente ridicolo, quando poi ti balocchi con i mela-folletti.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dob_mela.jpg" alt="Mela folletto" /><br />
<em>Mela folletto. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=RWQ_fQthoHs">Qui</a> un video a lui dedicato</em></p>
<p>D&#8217;altro canto questa ricchezza di vocabolario gli consente di descrivere ambienti e situazioni in maniera accurata con poche righe. <strong><em>The Dragons of Babel</em></strong> sono 320 pagine, ma la densità di avvenimenti è tale da consentirgli di competere senza problemi con romanzi tre volte più lunghi. Sotto quest&#8217;aspetto Swanwick è impeccabile, in ogni &#8220;frammento&#8221; la narrazione procede senza neanche mezza pagina di troppo.</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Conclusioni e recriminazioni</strong>
</p>
<p><strong><em>The Dragons of Babel</em></strong>, pur non essendo all&#8217;altezza di <em>Cuore d&#8217;Acciaio</em>, rimane un bellissimo romanzo. Mi sono divertita a leggerlo come non mi capitava da tempo e questo nonostante io sia invidiosa del signor Swanwick, perché ha più fantasia di me!  <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/more-smilies/gamberomix/chikas_pink55.gif" alt="chikas_pink55.gif" class="wp-smiley" /> <br />Perciò per chi se la cava con l&#8217;Inglese è consigliato senza remore.
</p>
<p>Per gli altri bisognerà aspettare una traduzione che non ho idea se arriverà mai. Io sto ancora aspettando la traduzione del terzo volume del Ciclo Barocco di Stephenson (alla fine <em>The System of the World</em> l&#8217;ho letto in Inglese, con grande fatica) e probabilmente ci vorranno dieci anni per vedere da noi il suo ultimo romanzo, il promettente <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Anathem"><em>Anathem</em></a>. D&#8217;altra parte perché tradurre Stephenson quando puoi pubblicare il prossimo sedicenne?</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dob_intruso.jpg" alt="Tre libri" /><br />
<em>Scopri l&#8217;intruso!</em></p>
<p>Mi sfugge completamente il ragionamento dietro certe scelte. L&#8217;Einaudi inaugura una collana fantasy, perché non avrebbe potuto iniziare con questo <strong><em>The Dragons of Babel</em></strong> ? Davvero se distribuisci il libretto illustrato con i Draghi, intervisti Swanwick al telegiornale e quant&#8217;altro vendi meno che con la Strazzulla? In fondo stiamo parlando di un romanzo con i draghi biomeccanici, con i giganti che combattono e distruggono interi chilometri quadrati di territorio, con ogni genere di meraviglia. E c&#8217;è anche una storia d&#8217;amore! Perché Will s&#8217;innamorerà di una nobildonna elfa. D&#8217;accordo, d&#8217;accordo, non è proprio una faccenda mielosa — lei gli mostra il dito medio la prima volta che s&#8217;incontrano e quando vuole fargli un complimento lo chiama &#8220;asshole&#8221; — però è lo stesso una storia d&#8217;amore, e persino più romantica di altre.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dob_swanwick.jpg" alt="Michael Swanwick" /><br />
<em>Michael Swanwick. Uhm, ok, per l&#8217;intervista al telegiornale si può prendere un modello ventenne. Non vedo il problema</em></p>
<p>La piccola speranza è che qualche furbone dell&#8217;editoria nostrana dopo aver letto il titolo e aver guardato la copertina di <strong><em>The Dragons of Babel</em></strong> pensi che sia una qualche roba D&amp;D: a quel punto sarebbe traduzione sicura!</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong></p>
<p>note:<br /><a name="dob_nota_1"></a>&nbsp;<sup>[1]</sup>&nbsp;Al di fuori della <a href="http://www.bizarrocentral.com/">Bizarro Fiction</a>, a mio modesto avviso l&#8217;unico che può competere in termini di fantasia sfrenata con Swanwick è VanderMeer.
</p>
<p><a name="dob_nota_2"></a>
<p>&nbsp;<sup>[2]</sup>&nbsp;L&#8217;<em>elfpunk</em> è quel sottogenere dell&#8217;<em>urban fantasy</em> al cui centro vi è l&#8217;idea di trasportare creature classiche del fantasy (come appunto gli elfi) in un ambiente moderno e urbano. Questo in effetti avviene sia in <em>Cuore d&#8217;Acciaio</em> sia in <strong><em>The Dragons of Babel</em></strong> e lo stesso Swanwick ammette che <em>Cuore d&#8217;Acciaio</em> possa essere catalogato <em>elfpunk</em>, sebbene a lui personalmente piaccia pochissimo il termine. Tuttavia tale trapianto di figure fantasy nella modernità descrive solo in maniera parziale e inaccurata l&#8217;ambientazione dei due romanzi.
</p>
<p><a name="dob_nota_3"></a>
<p>&nbsp;<sup>[3]</sup>&nbsp;Non lo stesso Puck di <em>Cuore d&#8217;Acciaio</em>.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Dragons-Babel-Doherty-Associates-Book/dp/0765319500/"><em>The Dragons of Babel</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.scifi.com/sfw/books/sfw17895.html"><em>The Dragons of Babel</em> recensito da Paul di Filippo</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.strangehorizons.com/reviews/2008/03/the_dragons_of_.shtml"><em>The Dragons of Babel</em> recensito da John Clute</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.tachyonpublications.com/pdfs/A_Small_Room_in_Koboldtown.pdf"><em>A Small Room in Koboldtown</em> leggibile online (PDF)</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.michaelswanwick.com/">Il sito ufficiale di Michael Swanwick</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://floggingbabel.blogspot.com/">Il blog di Michael Swanwick</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Michael_Swanwick">Michael Swanwick su Wikipedia</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jeff_VanderMeer">Jeff VanderMeer su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Neal_Stephenson">Neal Stephenson su Wikipedia</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Swanwick sa scrivere bene&#8230;&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> &#8230;forse troppo bene.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Alcuni “frammenti” sono eccezionali.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Ma la storia potrebbe essere più organica.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Ottimi comprimari.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Insipido protagonista.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Ambientazione splendida.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">È difficile trovare un autore con maggior fantasia.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">I Draghi si vedono poco ma sono sempre fantastici.&nbsp;<strong>+1</strong></td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="Tre Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/GB3.gif" alt="Tre Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a></p>
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		<item>
		<title>Recensioni :: Romanzo :: Bloodsucking Fiends</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Dec 2008 20:37:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>

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		<description><![CDATA[



Titolo originale: Bloodsucking Fiends: A Love Story
Autore: Christopher Moore
Anno: 1995
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Editore: Simon &#038; Schuster
Genere: Urban Fantasy, Vampiri, Romantico
Pagine: 304


Un anno fa recensivo Twilight. Da quel giorno le fan della Meyer hanno sentito il bisogno di ricordarmi in continuazione quanto io sarei stupida, invidiosa, acida, kattiva e quant&#8217;altro. Ogni tanto tra gli insulti compaiono affermazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top"><img align="left" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/blf_bloodsucking.jpg" alt="Copertina di Bloodsucking Fiends" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top">Titolo originale: <strong>Bloodsucking Fiends: A Love Story</strong><br />
Autore: <strong>Christopher Moore</strong></p>
<p>Anno: <strong>1995</strong><br />
Nazione: <strong>USA</strong><br />
Lingua: <strong>Inglese</strong><br />
Editore: <strong>Simon &#038; Schuster</strong></p>
<p>Genere: <strong>Urban Fantasy, Vampiri, Romantico</strong><br />
Pagine: <strong>304</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Un anno fa <a href="http://fantasy.gamberi.org/2007/12/08/recensioni-romanzo-twilight/">recensivo</a> <em>Twilight</em>. Da quel giorno le fan della Meyer hanno sentito il bisogno di ricordarmi in continuazione quanto io sarei stupida, invidiosa, acida, kattiva e quant&#8217;altro. Ogni tanto tra gli insulti compaiono affermazioni del tipo: &#8220;perché, sentiamo, a te cosa piace??? Tre Metri Sopra il Cielo??? Harry Potter???&#8221; No, non mi piacciono granché né Moccia né la Rowling, invece mi piace, tra gli altri, Christopher Moore.
</p>
<p><strong><em>Bloodsucking Fiends</em></strong> è la storia d&#8217;amore tra un ragazzo e una vampira. È un romanzo del 1995, perciò scritto in tempi &#8220;non sospetti&#8221;, quando i vampiri innamorati non erano ancora così di moda (la serie televisiva di <em>Buffy</em> comincerà solo due anni dopo e dovranno passare dieci anni prima che la Meyer inizi a scrivere boiate soprannaturali). Nondimeno è un romanzo che sembra scritto oggi, e non solo per l&#8217;argomento centrale:<br />
<blockquote><em>[Tommy, il protagonista, è in arresto accusato di omicidio, il suo compagno di cella è un tipo davvero poco raccomandabile...]</em><br />Tommy guessed the temperature in the cell to be about sixty-five, but even so, his cellmate, the six-foot-five, two-hundred-fifty-pound, unshaven, unbathed, one-eyed psychopath with the Disney-character tattoos, was dripping with sweat.<br />[...]<br />&#8220;So,&#8221; Tommy said, venturing an inch out of the corner, &#8220;what are you in for?&#8221; Thinking baby-stomping, thinking cannibalism, thinking fast-food massacre.<br />One-Eye hung his head. &#8220;Copyright infringement.&#8221;<br />&#8220;You&#8217;re kidding?&#8221;<br />One-Eye frowned. Tommy slid back into his corner, adding, &#8220;Really? That&#8217;s bad.&#8221;</p></blockquote>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Una sera Jody sta tornando a casa dall&#8217;ufficio, quando è aggredita. Si sveglia due giorni dopo, al tramonto. È sotto un cassonetto dell&#8217;immondizia, una mano è bruciata e qualcuno le ha lasciato quasi centomila dollari. Jody non impiega molto a scoprire che non è più quella di prima: è diventata un vampiro! Essere un vampiro a San Francisco non è facile, specie quando sei costretta a dormire tutto il giorno e gli uffici la sera chiudono. Così decide di reclutare qualcuno che l&#8217;aiuti con le questioni pratiche, mentre lei si dedicherà a cercare il vampiro che l&#8217;ha morsa e le ha lasciato i soldi.<br />L&#8217;aiutante prescelto si rivelerà essere C. Thomas Flood un giovane e ingenuo aspirante scrittore, arrivato da poco in città per morire di fame, seguendo il consiglio di un collega del padre:<br />
<blockquote>&#8220;You got to go to a city and starve. I don&#8217;t know a Kafka from a nuance, but I know that if you&#8217;re going to be a writer, you got to starve. You won&#8217;t be any damn good if you don&#8217;t starve.&#8221;</p></blockquote>
<p>Tra Jody e Tommy sarà amore a prima vista. Circa.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/blf_vampire.jpg" alt="Vampiro" /><br />
<em>I vampiri sono persone serie! Quasi&#8230;</em></p>
<p>I vampiri di Moore sono vampiri &#8220;tradizionali&#8221; (bruciano al Sole, dormono di giorno, hanno forza e riflessi superiori a quelli umani, non possono nutrirsi altro che di sangue, ecc.) ma privi di quella crosta gotica-tenebrosa-bello-e-dannato che così spesso è appiccicata ai succhiasangue contemporanei.<br />La dannazione per i vampiri di Moore è la noia, la solitudine, l&#8217;impossibilità di condividere con qualcuno la propria condizione&#8230; oltre che trovare una lavanderia aperta in piena notte per togliere le macchie di sangue dai vestiti.<br />Moore è molto bravo nel mischiare &#8220;sacro e profano&#8221;. È divertente e ironico nel mostrare i paradossi della vita quotidiana del vampiro ma al contempo riesce a rendere emozionanti le situazioni drammatiche. Spesso si ride o si ghigna sotto i baffi, ma ugualmente i personaggi soffrono, si ammalano, e muoiono sul serio.
</p>
<p>L&#8217;ambientazione è particolare. Pur essendo a prima vista San Francisco ai nostri giorni, Moore insinua una serie di dettagli bizzarri o grotteschi che fanno sospettare che la realtà del romanzo non sia la realtà che conosciamo. È interessante notare che non sono gli elementi fantastici i particolari fuori luogo, infatti della straordinarietà di questi elementi si accorgono anche i personaggi, bensì altre trovate, più subdole. Per esempio uno dei personaggi è un misterioso senzatetto, autoproclamatosi &#8220;Imperatore di San Francisco e Protettore del Messico&#8221;: gli altri personaggi lo trattano – senza ironia – come se fosse davvero un Imperatore&#8230;
</p>
<p>Se l&#8217;ambientazione è particolare, i personaggi lo sono anche di più. Moore parte da due cliché: Tommy come già detto l&#8217;aspirante scrittore morto di fame; Jody la ragazza con una lavoro mediocre, un fidanzato mediocre, una vita mediocre, carina ma non bella, intelligente ma non troppo, insomma la ragazza qualunque. Da qui però i protagonisti crescono, si evolvono e svelano tratti del loro carattere affascinanti o meschini. Certo non suscitano empatia come possono farlo Edward e Bella (specie se hai tredici anni e un quoziente intellettivo a singola cifra), però sono due protagonisti <em>interessanti</em>.<br />Altrettanto interessanti sono gli altri personaggi e le comparse: il già citato Imperatore, una coppia di strani scultori, il vampiro che ha aggredito Jody e gli Animali. Gli Animali sono un gruppo d&#8217;impiegati del turno di notte di un supermercato che usano il negozio come loro parco giochi. Gli Animali avranno un ruolo importante nel finale del romanzo quando s&#8217;improvviseranno cacciatori di vampiri, un po&#8217; come Sam Oliver e i suoi colleghi nel telefilm <em>Reaper</em> (e non escludo che certe situazioni di <em>Reaper</em> siano state direttamente ispirate dal romanzo di Moore).</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/blf_reaper.jpg" alt="Il cast di Reaper" /><br />
<em>Il cast di Reaper</em></p>
<p>Lo stile di Moore è diretto, preciso, senza fronzoli, spesso ironico. Se devo trovare un difetto è il suo intromettersi come Narratore qualche volta a sproposito. Ogni tanto Moore sente l&#8217;esigenza di divagare narrando aneddoti della vita dei personaggi o aggiungendo particolari &#8220;divertenti&#8221;. Non sempre funziona.<br />Credo però che se ne sia reso conto da solo: il suo primo romanzo, <em>Practical Demonkeeping</em> (1992), è infarcito di questi sbrodolamenti, che spesso durano pagine. In questo <strong><em>Bloodsucking Fiends</em></strong> (1995) Moore sgarra al massimo di qualche paragrafo, nel suo miglior romanzo, <em>Lamb</em> (2002), di divagazioni non ve ne sono o quasi.
</p>
<p>In conclusione un ottimo romanzo. Una bella storia d&#8217;amore condita con pericolo, avventura, e le difficoltà nel trovare un frigorifero abbastanza grande per conservare un barbone dissanguato&#8230;
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>L&#8217;incipit del romanzo:</p>
<table style="width: 100%; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14pt;" cellspacing="1" border="1" cellpadding="15">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4">
<p style="text-align: justify">Sundown painted purple across the great Pyramid while the Emperor enjoyed a steaming whiz against a dumpster in the alley below. A low fog worked its way up from the bay, snaked around columns and over concrete lions to wash against the towers where the West&#8217;s money was moved. The financial district: an hour ago it ran with rivers of men in gray wool and women in heels; now the streets, built on sunken ships and gold-rush garbage, were deserted &#8212; quiet except for a foghorn that lowed across the bay like a lonesome cow.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">The Emperor shook his scepter to clear the last few drops, shivered, then zipped up and turned to the royal hounds who waited at his heels. &#8220;The foghorn sounds especially sad this evening, don&#8217;t you think?&#8221;</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">The smaller of the dogs, a Boston terrier, dipped his head and licked his chops.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">&#8220;Bummer, you are so simple. My city is decaying before your eyes. The air is thick with poison, the children are shooting each other in the street, and now this plague, this horrible plague is killing my people by the thousands, and all you think about is food.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">The Emperor nodded to the larger dog, a golden retriever.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">&#8220;Lazarus knows the weight of our responsibility. Does one have to die to find dignity? I wonder.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">Lazarus lowered his ears and growled. &#8220;Have I offended you, my friend?&#8221;</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">Bummer began growling and backing away from the dumpster. The Emperor turned to see the lid of the dumpster being slowly lifted by a pale hand. Bummer barked a warning. A figure stood up in the dumpster, his hair dark and wild and speckled with trash, skin white as bone. He vaulted out of the dumpster and hissed at the little dog, showing long white fangs. Bummer yelped and cowered behind the Emperor&#8217;s leg.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">&#8220;That will be quite enough of that,&#8221; the Emperor commanded, puffing himself up and tucking his thumbs under the lapels of his worn overcoat.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">The vampire brushed a bit of rotted lettuce from his black shirt and grinned. &#8220;I&#8217;ll let you live,&#8221; he said, his voice like a file on ancient rusted metal. &#8220;That&#8217;s your punishment.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">The Emperor&#8217;s eyes went wide with terror, but he held his ground. The vampire laughed, then turned and walked away.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">The Emperor felt a chill run up his neck as the vampire disappeared into the fog. He hung his head and thought, Not this. My city is dying of poison and plague and now this &#8212; this creature &#8212; stalks the streets. The responsibility is suffocating. Emperor or not, I am only a man. I am weak as water: an entire empire to save and right now I would sell my soul for a bucket of the Colonel&#8217;s crispy-fried chicken. Ah, but I must be strong for the troops. It could be worse, I suppose. I could be the Emperor of Oakland.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">&#8220;Chins up, boys,&#8221; the Emperor said to his hounds. &#8220;If we are to battle this monster, we will need our strength. There is a bakery in North Beach that will presently be dumping the day-old. Let&#8217;s be off.&#8221; He shuffled away thinking, Nero fiddled while his empire went to ashes; I shall eat leathery pastries.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">As the Emperor trudged up California Street, trying to balance the impotence of power with the promise of a powdered-sugar doughnut, Jody was leaving the Pyramid.</p>
</td>
</tr>
</table>
<p style="font-size:medium"><strong>Leggere Moore</strong>
</p>
<p>Tutti i romanzi di Christopher Moore, <strong><em>Bloodsucking Fiends</em></strong> compreso, si trovano su emule in lingua originale (basta cercare i titoli). Per chi ha problemi con l&#8217;inglese la faccenda non è altrettanto rosea: che io sappia solo cinque romanzi di Moore sono stati tradotti. Tre di questi si trovano su emule. In particolare:</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" alt="Icona di un libro" align="bottom" />&nbsp;<em>Practical Demonkeeping</em> titolo italiano <em>La Commedia degli Orrori</em>. Su emule:<br /><strong>eBook.ITA.527.Christopher.Moore.<br />La.Commedia.Degli.Orrori.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar</strong> (1.491.382 bytes)</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/blf_commedia.jpg" alt="Copertina de La Commedia degli Orrori" /><br />
<em>Copertina de La Commedia degli Orrori</em></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" alt="Icona di un libro" align="bottom" />&nbsp;<em>Coyote Blue</em> titolo italiano <em>Il Ritorno del Dio Coyote</em>. Su emule:<br /><strong>eBook.ITA.534.Christopher.Moore.<br />Il.Ritorno.Del.Dio.Coyote.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar</strong> (1.792.925 bytes)</p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" alt="Icona di un libro" align="bottom" />&nbsp;<em>The Stupidest Angel: A Heartwarming Tale of Christmas Terror</em> titolo italiano <em>Tutta Colpa dell&#8217;Angelo. Un&#8217;Allegra Favola di Natale</em>. Su emule:<br /><strong>Bluebook.0139.ITA.Moore.Christopher.Tutta.colpa.dell&#8217;angelo.rar</strong> (1.038.126 bytes)</p>
<p>Inoltre in libreria si può anche trovare <em>A Dirty Job</em> con il titolo <em>Un Lavoro Sporco</em> e, uscito da poco, <em>Lamb: The Gospel According to Biff, Christ&#8217;s Childhood Pal</em> con il titolo <em>Il Vangelo secondo Biff. Amico di Infanzia di Gesù</em>.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/blf_biff.jpg" alt="Copertina di Il Vangelo secondo Biff" /><br />
<em>Copertina di Il Vangelo secondo Biff</em></p>
<p>Scaricare <em>La Commedia degli Orrori</em> può essere un buon punto di partenza per conoscere Moore senza spendere. Come già accennato non è dal punto di vista della tecnica narrativa il suo miglior romanzo, ugualmente è una lettura divertente e da cui si può già capire se stile e temi di Moore siano di proprio gradimento.<br />Altrimenti si può puntare direttamente su quello che secondo me è il miglior Moore, ovvero <em>Il Vangelo Secondo Biff</em>. È una storia alternativa della vita di Gesù, nella quale il Messia – accompagnato dal suo miglior amico, Biff – incontrerà l&#8217;ultimo Yeti, affronterà gli adoratori della Dea Kalì, imparerà da un santone indiano a moltiplicare pani e pesci e dovrà vedersela con il Demone che centinaia di anni dopo sarà il protagonista di <em>Practical Demonkeeping</em>. Suona strano – è un romanzo strano, ma anche serio e commuovente, mi è piaciuto moltissimo.<br />Dato il periodo si può dare un&#8217;occhiata pure a <em>Tutta Colpa dell&#8217;Angelo</em>. È una tipica storiella natalizia (gli zombie che assediano la chiesa di una piccola cittadina la notte della vigilia) divertente ma senza troppe pretese, scritta con poco entusiasmo e uno stile approssimativo.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Bloodsucking-Fiends-Story-Christopher-Moore/dp/1416558497/"><em>Bloodsucking Fiends</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Christopher_Moore_(author)">Christopher Moore su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.chrismoore.com/index.html">Il sito ufficiale di Christopher Moore</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.elliotedizioni.com/catalog/title/title_card.php?title_id=60"><em>Il Vangelo secondo Biff</em> al sito dell&#8217;editore</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0955322/"><em>Reaper</em> su IMDb</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Una bella storia d’amore e vampiri&#8230; <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> &#8230;ovvero una storia non proprio originale.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Buon stile, ironico e divertente. <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> Ogni tanto qualche sbrodolamento di troppo.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Personaggi bizzarri e interessanti. <strong>+1</strong></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Ottima ambientazione. <strong>+1</strong></td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="Due Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/GB2.gif" alt="Due Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a></p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=1182" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://fantasy.gamberi.org/2008/12/04/recensioni-romanzo-bloodsucking-fiends/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>19</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Recensioni :: Romanzo :: Fuoco nella Polvere</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/10/07/recensioni-romanzo-fuoco-nella-polvere/</link>
		<comments>http://fantasy.gamberi.org/2008/10/07/recensioni-romanzo-fuoco-nella-polvere/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 Oct 2008 18:18:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>

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		<description><![CDATA[



Titolo originale: Zeppelins West
Titolo italiano: Fuoco nella Polvere
Autore: Joe R. Lansdale
Anno: 2001
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Traduzione in lingua italiana: Maurizio Nati
Editore: Fanucci (2008)
Genere: Science-Fantasy, Steampunk, Western, Surreale
Pagine: 208


Dopo un &#8220;incidente domestico&#8221;, Buffalo Bill si ritrova con la testa staccata dal corpo. Per fortuna i suoi amici riescono a salvargli la vita, riponendo la testa mozzata dentro un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="left">
<table border="0" align="center" cellPadding="5" cellSpacing="0">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top"><img align="left" src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/fnp_zep_cover.jpg" alt="Copertina di Fuoco nella Polvere" /></td>
<td bgColor="#fff4f4" vAlign="top">Titolo originale: <strong>Zeppelins West</strong><br />
Titolo italiano: <strong>Fuoco nella Polvere</strong><br />
Autore: <strong>Joe R. Lansdale</strong></p>
<p>Anno: <strong>2001</strong><br />
Nazione: <strong>USA</strong><br />
Lingua: <strong>Inglese</strong><br />
Traduzione in lingua italiana: <strong>Maurizio Nati</strong><br />
Editore: <strong>Fanucci (2008)</strong></p>
<p>Genere: <strong>Science-Fantasy, Steampunk, Western, Surreale</strong><br />
Pagine: <strong>208</strong></td>
</tr>
</table>
<p>Dopo un &#8220;incidente domestico&#8221;, Buffalo Bill si ritrova con la testa staccata dal corpo. Per fortuna i suoi amici riescono a salvargli la vita, riponendo la testa mozzata dentro un vaso riempito di urina di maiale, whiskey e un particolare prodotto chimico chiamato Numero 415. Senza più corpo, Buffalo Bill si affida a un automa a vapore pilotato da un nano. Non ha però rinunciato alla possibilità di riottenere il suo vero corpo e per questo sta conducendo il suo Wild West Show fino in Giappone. Ufficialmente è una missione diplomatica – per addolcire i rapporti fra Giappone e Stati Uniti, dopo che l&#8217;inettitudine del Generale Custer durante la battaglia di Little Big Horn è costata la vita a troppi samurai – ma in realtà Buffalo Bill ha in mente di rapire la creatura del dottor Frankenstein, tenuta prigioniera dallo Shogun. La speranza è che studiando la creatura si possa scoprire un sistema per riattaccargli la testa – e al dottor Victor Frankenstein non si può più chiedere, perché scomparso in circostanze misteriose.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/fnp_brain.jpg" alt="Locandina di The Brain That Wouldn't Die" /><br />
<em>Esiste tutta una tradizione legata a personaggi dei quali sia rimasta viva solo la testa. Per esempio è quello che capita alla fidanzata del protagonista de <a href="http://www.imdb.com/title/tt0052646/">Il Cervello che non Voleva Morire</a>&#8230;</em></p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/fnp_futurama.jpg" alt="Fotogramma da Futurama" /><br />
<em>Succede molto spesso in <a href="http://www.imdb.com/title/tt0149460/">Futurama</a>&#8230;</em></p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/fnp_cane.jpg" alt="Cane senza testa" /><br />
<em>Ed è capitato a questo povero cagnolino, vittima della scienza sovietica. Ma di lui e del suo caso riparlerò</em></p>
<p>Il piano non andrà come previsto e il cast del Wild West Show – Buffalo Bill, Toro Seduto, Wild Bill Hickok e Anne &#8220;Miss Tiratrice Provetta&#8221; Oakley – finirà per rimanere immischiato con gli esperimenti del dottor Moreau sulla sua isola, incontrerà l&#8217;Uomo di Latta del Mondo di Oz, il capitano Nemo, anzi Bemo, e Ned la foca. Ned la foca è una foca cui è stato artificialmente ingrandito il cervello; ora è capace di scrivere (tiene un diario) e di leggere, in particolare è appassionata di romanzi d&#8217;appendice.</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>La linea che separa la bizzarria dall&#8217;idiozia è molto sottile. Lansdale la varca più di una volta, anche se nel complesso il romanzo si legge volentieri. La trama legata al desiderio di Buffalo Bill di riavere un corpo biologico è molto esile, poco più di una scusa per condurre i personaggi da una (dis)avventura all&#8217;altra. All&#8217;inizio l&#8217;atmosfera è quella di certo western steampunk, si pensi al film <em><a href="http://www.imdb.com/title/tt0120891/">Wild Wild West</a></em> o <em><a href="http://www.imdb.com/title/tt0105932/">The Adventures of Brisco County Jr.</a></em> poi si passa dalle parti di <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_Lega_degli_Straordinari_Gentlemen">The League of Extraordinary Gentlemen</a></em> e infine si finisce nel surreale senza paragoni calzanti.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/fnp_west.jpg" alt="Locandina di Wild Wild West" /><br />
<em>Locandina di Wild Wild West</em></p>
<p>C&#8217;è molto gusto dello strano per il gusto dello strano; è anche una sorta di regola generale che governa le altre: se un fatto è strano, è &#8220;accettato&#8221; nell&#8217;ambito del romanzo, anche se sarebbe oggettivamente incoerente con il resto. A me lo strano piace e dunque ho poco da eccepire, ma chi non apprezza il bizzarro potrebbe storcere il naso.<br />I personaggi sono quasi tutti rozzi e sboccati. I dialoghi sono spesso volgari. Alle volte è divertente – perché non ci si aspetta che certi personaggi, conosciuti nel contesto di altri romanzi o dei libri di storia, parlino come scaricatori di porto – altre volte è un po&#8217; stucchevole. Nondimeno alcuni passaggi sono assolutamente brillanti, come quando l&#8217;Uomo di Latta racconta alla creatura del dottor Frankenstein qual è stato il vero destino di Dorothy nel Mondo di Oz.<br />
L&#8217;Uomo di Latta e la creatura del dottor Frankenstein sono anche protagonisti di&#8230; <a href="javascript:void(null);" onclick="s_toggleDisplay(document.getElementById('SID460384621'), this, 'mostra un piccolo spoiler &#9660;', 'nascondi un piccolo spoiler &#9650;');">mostra un piccolo spoiler &#9660;</a></p>
<div id='SID460384621' style='display:none;'>
una storia d&#8217;amore omosessuale che credo abbia pochi eguali.
</div>
<p></p>
<p>Lo stile di Lansdale è scorrevole, direi fin troppo. C&#8217;è una certa fretta in diversi punti, e il ritmo indiavolato alcune volte scade nella confusione.<br />
Il Narratore di Lansdale lo definirei sornione: non entra quasi mai direttamente nella storia, ma il tono vagamente ironico con cui la racconta lo fa immaginare in disparte a sorridere sotto i baffi. Lansdale è consapevole che non sta scrivendo un&#8217;opera piena di Contenuti Importanti™ e Profonde Considerazioni™ e non si prende troppo sul serio: meno male! Almeno ci si diverte, il che non è poco.
</p>
<p>Il titolo originale di <strong><em>Fuoco nella Polvere</em></strong> è <strong><em>Zeppelins West</em></strong>, è stato scritto da Lansdale nel 2001, ma da noi è arrivato solo quest&#8217;anno. Nel 2006 è apparso un seguito, intitolato <em>Flaming London</em>, nel quale i sopravvissuti di <strong><em>Zeppelins West</em></strong> devono vedersela con i Marziani invasori de <em>La Guerra dei Mondi</em> di H.G. Wells. Un terzo romanzo nella serie, intitolato <em>The Sky Done Ripped</em>, dovrebbe uscire a breve in America.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/fnp_london.jpg" alt="Copertina di Flaming London" /><br />
<em>Copertina di Flaming London</em></p>
<p><strong><em>Fuoco nella Polvere</em></strong> è disponibile via emule:<br /><strong>eBook.ITA.3402.Joe.R.Lansdale.<br />Fuoco.Nella.Polvere.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar</strong> (1.835.359 bytes)</p>
<p>Il consiglio, come sempre, è di scaricarlo e di comprarlo solo se è piaciuto. È un romanzo eccentrico, facilmente può sembrare solo una gran stupidata, è inutile buttare i soldi. Se viceversa lo si apprezza, non ci vuole molto a ordinarlo via <a href="http://www.ibs.it/code/9788834713747/lansdale-joe-r/fuoco-nella-polvere.html">iBS.it</a> o sito simile, magari facendo un regalo a qualcuno – dato che noi l&#8217;abbiamo già letto – così si premia l&#8217;autore e si fa leggere un bel romanzo a un&#8217;altra persona.
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Questa è la prima pagina del romanzo:</p>
<table style="width: 100%; font-family: Times New Roman, Times, serif; font-size: 14pt;" cellspacing="1" border="1" cellpadding="15">
<tr>
<td bgColor="#fff4f4">
<p style="text-align: justify">Visti dal basso sembravano dodici sigari dai colori sgargianti. Come se Dio li avesse inavvertitamente lasciati cadere dalla sua scatola a prova di umidità. Ma a cadere non ci pensavano proprio. Galleggiavano aggrappati al cielo e ogni tanto, come fumati da labbra invisibili, emettevano vapore.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">Se si ascoltava attentamente, e se non erano troppo in alto, si poteva udire il ronzio dei motori, e se era pieno pomeriggio e il tempo era buono si poteva sentire anche l&#8217;orchestrina di John Philip Sousa che si esibiva sul ponte di passeggiata, impegnata a soffiare e picchiare sugli strumenti come se dovesse abbattere il cielo o evocare il diavolo.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">Dentro la cabina principale dello Zeppelin di testa, chiamato <i>Vecchia Tinta</i> per via della tela chiazzata, Buffalo Bill Cody, o ciò che rimaneva di lui, se ne stava nel suo vaso pieno di liquido, con i lunghi capelli grigi che gli galleggiavano sopra la testa. Aspettava che venisse Buntline a girare la manovella per dargli il cicchetto. Ne aveva proprio bisogno. Gli sembrava di avere la testa imbottita di ovatta.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">Buntline era ubriaco: era svenuto accanto al tavolo, lo stesso su cui era appoggiata la testa di Cody dentro il grosso vaso con il marchio MASON che gli campeggiava sul vetro proprio dietro. Era grato a Morse per aver fatto in modo che quel nome figurasse alle sue spalle; l&#8217;idea di dover guardare il mondo attraverso la parola MASON per il resto della sua vita era deprimente.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">Cody immaginava di dover essere grato al dottor Morse e al professor Maxxon per averlo sistemato lì, ma c&#8217;erano delle volte in cui si sentiva come consegnato al purgatorio o, forse peggio, a un inferno vivente.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">Il liquido dentro il vaso, quello che il professor Maxxon chiama urina attivata &#8211; in effetti conteneva per un quarto urina di maiale, e per il resto whisky a cento gradi e un prodotto chimico ambrato chiamato Numero 415 &#8211; gli teneva in vita la testa, ma non poteva impedire al cervello di sentirsi ottuso, addirittura assonnato. Per pensare bene, per avere il succo che gli serviva&#8230; be&#8217;, c&#8217;era bisogno che Buntline girasse quella fottuta manovella.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">Dalle finestre con gli avvolgibili a stecche, Cody poteva vedere che era mattino inoltrato e il sole stava già scaldando il suo vaso. Aveva la terribile sensazione che potesse scaldarlo a tal punto da far bollire il liquido e cuocergli la testa. Si domandò come se la cavasse il resto di lui nel laboratorio di Morse nel Colorado. Erano in grado di conservare il corpo, certo, e di far battere il cuore, e naturalmente stavano tenendo in vita il suo cervello, ma che importanza poteva mai avere? Testa e corpo si sarebbero mai riattaccati?</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">Un pensiero troppo impegnativo.</p>
<p style="text-align: justify; text-indent:16.0pt;">Il boccaglio del corno di ottone era fissato proprio sotto la sua mandibola; quando lo afferrava e parlava, la sua voce per via del liquido usciva gorgogliante, però poteva farsi sentire grazie al congegno di Morse assicurato proprio al centro della gola. «Buntline» gridò. «Pezzo d&#8217;idiota, svegliati.»</p>
</td>
</tr>
</table>
<p>Al di là del gusto personale, un altro ottimo esempio di come iniziare una storia. La testa di Buffalo Bill in un vaso dentro la cabina di uno Zeppelin in compagnia di un assistente ubriaco: subito vien voglia di saperne di più. Fin da pagina uno si è &#8220;presi&#8221; dalla vicenda, catapultati nel bel mezzo delle bislaccherie, senza perdite di tempo, senza spreco di parole. E non ci sono Elfi! Dannati Elfi!
</p>
<p align="center"><strong>* * *</strong>
</p>
<p>Per potersi gustare al meglio <strong><em>Fuoco nella Polvere</em></strong>, è necessaria una minima conoscenza dei classici della narrativa fantastica. Le opere più in evidenza nel romanzo di Lansdale sono:<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" alt="Icona di un libro" align="bottom" />&nbsp;<em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ventimila_leghe_sotto_i_mari">Ventimila Leghe sotto i Mari</a></em> di Giulio Verne.<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" alt="Icona di un libro" align="bottom" />&nbsp;<em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/L%27isola_del_dottor_Moreau">L&#8217;Isola del Dottor Moreau</a></em> di H.G. Wells.<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" alt="Icona di un libro" align="bottom" />&nbsp;<em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Frankenstein">Frankenstein, o il Prometeo Moderno</a></em> di Mary Shelley.<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" alt="Icona di un libro" align="bottom" />&nbsp;<em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dracula">Dracula</a></em> di Bram Stoker.<br /><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/dcag_book.png" alt="Icona di un libro" align="bottom" />&nbsp;<em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_meraviglioso_mago_di_Oz">Il Meraviglioso Mago di Oz</a></em> di L. Frank Baum.</p>
<hr />
<p align="left"><strong>Approfondimenti:</strong></p>
<p align="left"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.ibs.it/code/9788834713747/lansdale-joe-r/fuoco-nella-polvere.html"><em>Fuoco nella Polvere</em> su iBS.it</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Zeppelins-West-Joe-R-Lansdale/dp/193108100X/"><em>Zeppelins West</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.amazon.com/Flaming-London-Joe-R-Lansdale/dp/1596060255/"><em>Flaming London</em> su Amazon.com</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://www.joerlansdale.com/">Il sito ufficiale di Joe R. Lansdale</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Joe_R._Lansdale">Joe R. Lansdale su Wikipedia</a></p>
<p><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Buffalo_Bill">Buffalo Bill su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_it.png" alt="bandiera IT" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Toro_Seduto">Toro Seduto su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Annie_Oakley">Anne &#8216;Little Sure Shot&#8217; Oakley su Wikipedia</a><br />
<img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/gamberi_en.png" alt="bandiera EN" align="bottom" />&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Wild_Bill_Hickok">Wild Bill Hickok su Wikipedia</a>
</p>
<p align="left">&nbsp;</p>
<p align="left"><strong>Giudizio:</strong></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Strano come pochi&#8230; <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> &#8230;purtroppo a scapito della trama, molto esile.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Stile scorrevole e veloce&#8230; <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> &#8230;alle volte fin troppo.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">Umorismo a tratti brillante&#8230; <strong>+1</strong></td>
<td bgcolor="#d9d1d9"><strong>-1</strong> &#8230;ma in altre occasioni solo volgare.</td>
</tr>
<tr>
<td bgcolor="#fff4f4">L’Uomo di Latta &#038; la creatura del dottor Frankenstein <strong>+1</strong></td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="http://fantasy.gamberi.org/recensioni-e-voti/" title="Un Gambero Fresco: clicca per maggiori informazioni sui voti"><img src="http://fantasy.gamberi.org/gamberi/GB1.gif" alt="Un Gambero Fresco: clicca per maggiori informazioni sui voti" /></a></p>
 <img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/plugins/wordpress-feed-statistics/feed-statistics.php?view=1&post_id=1077" width="1" height="1" style="display: none;" />]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Sul Copyright</title>
		<link>http://fantasy.gamberi.org/2008/09/16/sul-copyright/</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Sep 2008 17:45:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gamberetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Insalata di Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Non Fantasy]]></category>
		<category><![CDATA[Straniero]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa Cory Doctorow ha pubblicato un nuovo libro, Content: Selected Essays on Technology, Creativity, Copyright, and the Future of the Future. Come chiarisce il titolo non è un romanzo, è un raccolta di articoli e brevi saggi scritti da Doctorow negli ultimi anni e già apparsi su riviste online e cartacee. Fosse un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa Cory Doctorow ha pubblicato un nuovo libro, <em>Content: Selected Essays on Technology, Creativity, Copyright, and the Future of the Future</em>. Come chiarisce il titolo non è un romanzo, è un raccolta di articoli e brevi saggi scritti da Doctorow negli ultimi anni e già apparsi su riviste online e cartacee. Fosse un altro parlerei di mezza truffa, visto che si cerca di vendere roba vecchia e in molti casi ancora reperibile in Rete, ma Doctorow, fedele alle sue idee, ha deciso anche questa volta di rendere disponibile per il download il testo completo del libro. Perciò chi vuole può pagare i 15 dollari del prezzo di copertina, e chi non vuole può lo stesso leggerlo.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/suc_content.jpg" alt="Copertina di Content" /><br />
<em>Copertina di Content</em></p>
<p>Gli articoli trattano i temi più svariati, dalle fanfiction, ai MMORPG, alla Singolarità e tanti altri argomenti. La parte del leone è però appannaggio del discorso sul diritto d&#8217;autore e il futuro della scrittura nell&#8217;epoca di Internet. Doctorow ha una posizione radicale in merito, non a caso durante tutta la sua carriera di scrittore ha sempre distribuito i suoi romanzi e racconti con licenza <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Creative_commons">Creative Commons</a>. E bisogna subito notare un particolare importante: Doctorow <em>ha una carriera</em>. Non è facile inventarsi una carriera come scrittore, specie scrittore di fantascienza, Doctorow ci è riuscito e secondo lui uno dei fattori è stato proprio il distribuire liberamente i suoi romanzi.<br />Io non ho (ancora) una carriera come scrittrice di fantascienza, ma sono d&#8217;accordo con Doctorow.<br />
Ho già affrontato la questione in diversi articoli, ma mai in maniera sistematica. Come nel caso della scrittura, con il <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/05/31/riassunto-delle-puntate-precedenti/">Riassunto delle Puntate Precedenti</a>, è giunto il momento di chiarire in maniera inequivocabile quale sia la posizione della Barca dei Gamberi rispetto al diritto d&#8217;autore e problemi affini. E per non suscitare inutili polemiche, puntualizzo subito un fatto incontrovertibile, una verità auto evidente: io ho ragione, chi non è d&#8217;accordo sbaglia!
</p>
<p style="font-size:medium"><strong>Sul Copyright</strong>
</p>
<p>Partiamo dal principio. Il principio è che le opere d&#8217;arte sono utili per la società nel suo complesso. Qui per &#8220;opere d&#8217;arte&#8221; intendo quelle opere che così sono comunemente definite, da Beethoven a Moccia, ovvero non entrerò nella polemica: &#8220;Mozart è arte, Britney Spears è spazzatura!&#8221; Può essere che ascoltare Mozart sia benefico e ascoltare Britney Spears no, può essere che leggere la Troisi sia addirittura dannoso, ma <em>nel complesso</em>, assumerò che leggere, ascoltare musica, andare al cinema o a teatro, e attività simili suscitano emozioni e trasmettono conoscenze che arricchiscono l&#8217;individuo e di conseguenza l&#8217;intera società.<br />Il ruolo positivo dell&#8217;arte lo darò per scontato; non tutti la pensano così, ma discutere questo punto esula dagli scopi del presente articolo. Questo articolo parte dal presupposto che più gli individui fruiscono delle opere d&#8217;arte, meglio è <em>per tutti</em>.</p>
<p>Dunque è necessario produrre e distribuire più arte possibile. Purtroppo la tecnologia attuale non permette di creare arte in maniera industriale. Se la società ha bisogno di sedie, pomodori pelati in scatola o carri armati, non è un problema, materie prime permettendo,  produrre tali beni in quantità. Con l&#8217;arte non funziona così. Creare un&#8217;opera d&#8217;arte richiede l&#8217;intervento specialistico di un essere umano (credo, certi romanzi fantasy me ne fanno dubitare). Ci sono programmi per computer che in automatico scrivono brevi racconti o poesie, ma almeno per ora i risultati non sono all&#8217;altezza. Non è detto che sarà sempre così: a molti piace pensare che solo il sublime intelletto umano possa  partorire le <em>Cronache del Mondo Emerso</em> o <em>Vacanze di Natale</em>, tuttavia non ci sono prove scientifiche a sostegno di questa tesi; è possibile che il segreto di un buon romanzo sia più semplice di quanto non si creda e che perciò non sia lontano il giorno nel quale sarà un software a scrivere in automatico i romanzi di Licia Troisi. Con la differenza che saranno belli! Sfortunatamente quel giorno, purché forse vicino, è ancora di là da venire.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/suc_cosplay.jpg" alt="Licia Troisi &#038; cosplayer" /><br />
<em>Licia Troisi (a sinistra) e fan. Guardando queste immagini (altre <a href="http://www.liciatroisi.it/cosplay.php">qui</a>) non è difficile credere che presto le Intelligenze Artificiali saranno in grado di scrivere romanzi&#8230;</em></p>
<p>Non potendo industrializzare l&#8217;arte, una società deve spronare chi è in grado di produrla a darsi da fare. E qui nasce il diritto d&#8217;autore: la società conferisce dei diritti particolari agli artisti quale incentivo a produrre più arte possibile. Questo è un punto fondamentale. Il copyright <strong><em>non ha basi morali</em></strong>, non sancisce diritti divini, è una sorta di contratto: io società ti sventolo davanti al naso la carota di vivere e diventar ricco scrivendo invece di lavorare in miniera, e tu artista in cambio produci più arte possibile. Ed è anche la ragione per la quale il copyright ha durata limitata: se io, i miei figli, i miei nipoti, i miei amici, il mio editore e tutti i suoi dipendenti potessimo vivere di rendita in eterno sulla base dei diritti delle opere già create, non avrei più nessun incentivo a crearne altre. L&#8217;idea è che quando i diritti su Topolino stanno per scadere, il signor Disney esclami: &#8220;Ostrega! Adesso devo inventarmi un altro personaggio!&#8221;, invece il signor Disney paga più o meno sottobanco i membri del Congresso americano per far allungare la durata del copyright. Ma questa è un&#8217;altra <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Bono_Act">storia</a>.<br />C&#8217;è da notare che la società potrebbe cambiare i termini dell&#8217;accordo con gli artisti andando in altre direzioni: se ogni individuo adulto non produce la sua quota di arte, pubblica fustigazione e galera! Da quanto ne so nessuno ci ha mai provato, nondimeno potrebbe funzionare.<br />Le leggi sul copyright possono essere paragonate a un condono edilizio: si offre un incentivo perché delle persone compiano azioni ritenute utili allo società (mettersi in regola / evitare di continuare a costruire senza permesso), tuttavia nulla vieta che l&#8217;anno dopo invece del condono ci siano ruspe e manette. Siamo su questo piano, parliamo di un incentivo, con lo scopo ultimo di accrescere la quantità di opere d&#8217;arte fruibili dalla società nel suo complesso, tutto qui, <strong>da nessuna parte il copyright sancisce un fantomatico diritto al guadagno degli artisti</strong>, al massimo offre una <strong>possibilità</strong> di guadagno.
</p>
<p>Come accennato, oltre a produrla, l&#8217;arte occorre distribuirla. Prima dell&#8217;invenzione della stampa, distribuire un libro significava innanzi tutto ricopiarlo a mano, lavoro che poteva richiedere anni. È facile intuire come i benefici dell&#8217;arte sulla società siano minimi quando l&#8217;accesso è così limitato.<br />Con il passare dei secoli la tecnologia è via via progredita, rendendo sempre più facile usufruire delle opere d&#8217;arte. Quindi sono arrivati i computer e Internet. Internet è quell&#8217;incredibile Rete con decine di milioni di nodi il cui unico scopo è trasmette informazioni. Grazie a Internet il costo di diffusione dell&#8217;arte si è avvicinato a zero, almeno nei paesi occidentali. Con un normale abbonamento ADSL da 15 euro al mese posso spedire un film su DVD dall&#8217;Italia all&#8217;Australia spendendo pochi centesimi. Una frazione infinitesimale rispetto ai costi del mondo pre Internet. Meraviglioso! Il problema è che questo risultato è ottenibile solo violando il diritto d&#8217;autore. Il punto di forza di Internet è la possibilità per ognuno dei nodi di ricopiare e (ri)trasmettere le informazioni. Ma come recitano le parole scritte in piccolino in ogni libro, DVD, e quant&#8217;altro, la riproduzione dell&#8217;opera in oggetto senza autorizzazione è vietata.<br />Perciò da un lato abbiamo un sistema che permette di abbattere in maniera stratosferica i costi di distribuzione, ma dall&#8217;altro, per raggiungere tale risultato, deve necessariamente violare il copyright<sup><a href="#nota_1">[1]</a></sup>. Qual è la soluzione? Storicamente è stato adattare il copyright alle nuove tecnologie.<br />Doctorow illustra vari casi, per altro piuttosto famosi: per esempio la minaccia delle <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pianola">pianole</a> sulla salute degli Americani.<br />Ai primi del &#8216;900, se si voleva ascoltare della musica, era necessario andare a un concerto o pagare qualcuno perché venisse a suonare a casa nostra. Poi iniziarono a diffondersi le pianole e i pianoforti automatici. Questi apparecchi musicali non avevano bisogno che qualcuno li suonasse, le note venivano lette da rulli di carta perforata. Com&#8217;è facile immaginare, superato l&#8217;investimento iniziale della pianola, era molto più semplice ed economico acquistare i rulli con i vari brani, piuttosto che ogni volta affittare un pianista. Inoltre i produttori di rulli non pagavano un centesimo di diritti a nessuno: prendevano gli spartiti, li convertivano in rulli e i compositori potevano pure morire di fame!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/suc_rullo.jpg" alt="Piano roll" /><br />
<em>Un &#8220;rullo&#8221; (piano roll) sbobinato</em></p>
<p>Compositori e musicisti andarono a piangere presso il Congresso americano, lamentando che se non fossero state proibite le pianole era la morte dell&#8217;arte musicale. Peggio, i giovani, soverchiati dall&#8217;incessante gracchiare delle infernali macchinette, avrebbero perso ogni entusiasmo per il canto, finché le loro corde vocali non fossero avvizzite, lasciando in dote all&#8217;America una generazione di muti.<br />Il Congresso decise che i produttori di rulli dovessero pagare una licenza per usufruire degli spartiti, e dall&#8217;altra parte fosse <strong>obbligatorio</strong> concedere tale licenza, <strong>secondo termini stabiliti per legge</strong>. Alla faccia del Libero Mercato! Però, alla fine, ci guadagnarono tutti.<br />La stessa storia si ripeté con la radio, le musicassette, i videoregistratori e la televisione via cavo. Ogni volta nasceva un sistema più economico ed efficiente di distribuire le opere d&#8217;arte e ogni volta qualcuno si abbandonava a previsioni catastrofiche piangendo miseria. Ogni volta si è deciso che non era nell&#8217;interesse della società rinunciare a un progresso tecnologico in nome di privilegi presunti inviolabili, e dunque si sono adattate le leggi per tener conto dei diritti di tutte le parti in causa.<br />Poi è arrivato <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Napster">Napster</a>, il sistema per scambiare musica via Internet. L&#8217;antesignano di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Emule">eMule</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gnutella">Gnutella</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bittorrent">BitTorrent</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/P2p">soci</a>. Napster in poco più di un anno ha raccolto 50 milioni di utenti: mai nessuna tecnologia nella storia era stata adottata tanto in fretta. Le società discografiche, come sempre, si sono messe a piangere – e qui cominciano i guai – il Congresso ha dato loro ragione.<br />Da leggi utilitaristiche, le leggi sul copyright sono diventate Vangelo, per cui tutto può cambiare ma il diritto d&#8217;autore diviene intoccabile. Napster è stato chiuso, le pene per la violazione di copyright sono state inasprite, e gli USA hanno cominciato a richiedere come base per eventuali accordi commerciali che le leggi dei vari Paesi venissero modificate fino a copiare quelle americane.<br />Da non dimenticare poi la nascita di campagne pubblicitarie <em>terroristiche</em>, come quelle basate sul concetto che la violazione del diritto d&#8217;autore sia equivalente a rubare beni fisici. Questa è una stronzata, ma purtroppo più di qualcuno ci ha creduto e ci crede tutt&#8217;ora.<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
[See post to watch Flash video]
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Il demenziale spot antipirateria che equipara il rubare allo scaricare da Internet. No, non ruberei mai una macchina, però <strong>spaccherei volentieri il cranio</strong> di chi ha inventato questa idiozia</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Ricordo perciò che perché ci sia furto io devo impossessarmi di qualcosa di un altro. Entro in un museo e mi frego un quadro: questo è rubare. Se entro in un museo e <em>fotografo</em> il quadro, <strong>non lo sto rubando!</strong> Quando si copia un film o un libro non si sta portando via niente a nessuno, il legittimo proprietario è ancora legittimo proprietario.<br />&#8220;Ma, ma, cioè tu è come se rubassi!!! Perché ecco se non avessi la copia compreresti il libro e dunque hai rubato il guadagno all&#8217;autore!!!&#8221; Vicino a casa mia c&#8217;è una fermata dell&#8217;autobus e a meno di venti metri un concessionario. Ogni volta che prendo l&#8217;autobus invece di pagare 5.000 euro per un&#8217;auto, <strong>sto derubando il concessionario!!!</strong> Perché, se non ci fosse l&#8217;autobus, sarei costretta a prendere la macchina. Stronzate. Se non ci fosse l&#8217;autobus, <strong>andrei a piedi</strong>. Se il tal romanzo non è disponibile su Internet, non spendo 20 euro per comprarlo, <strong>ne leggo un altro</strong> o non leggo niente del tutto e mi metto a giocare a <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Puzzle_quest">Puzzle Quest</a> (piratato).<br />
<table align="center" border="0">
<tbody>
<tr>
<td align="center">
[See post to watch Flash video]
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center">
<em>Trailer di Puzzle Quest. Un gioco semplice ma divertentissimo!</em>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>E qui torniamo al discorso di partenza: più gli individui usufruiscono dell&#8217;arte, meglio è. <strong>Perciò è più utile per la società che io legga il romanzo gratis piuttosto che <u>non</u> lo legga a 20 euro</strong>.</p>
<p>Ciò non significa che non spenderò mai 20 euro – in fondo anche se ci sono gli autobus quasi tutti un&#8217;auto la comprano – significa che la società deve approfittare del fatto che la tecnologia permette di distribuire gratis l&#8217;arte, perché <strong>è questo lo scopo</strong>, non creare un regime da borsa nera, dove artificialmente si riduce l&#8217;offerta per tenere alti i prezzi.<br />Non sto parlando in teoria, basta guardare il pastrocchio delle regioni sui DVD. I produttori cinematografici si sono accordati per dividere il mondo in 7 regioni, e si sono garantiti per legge che i lettori di DVD venduti in una regione possano riprodurre solo i DVD pensati per quella regione. E questo perché i signori produttori sanno benissimo che in Europa o in America possono vendere un DVD a 30 euro, ma nessuno lo comprerà a quel prezzo in Cina o in Russia. Dunque era necessario un meccanismo perché le regioni più ricche non potessero importare i DVD venduti a prezzi bassi nelle regioni più povere. In Russia non è raro trovare DVD a 5 euro e anche meno. Non piratati, DVD ufficiali, di film appena usciti. E con i DVD a 5 euro le case cinematografiche <em>ci guadagnano</em>. Però che brutto guadagnare 5 quando puoi guadagnare 30, facendo approvare quelle due o tre leggi che danneggiano la collettività ma ti  favoriscono&#8230;
</p>
<p>Con la chiusura di Napster si è persa l&#8217;occasione di legalizzare l&#8217;utilizzo di Internet come sistema per la diffusione dell&#8217;arte. Da un lato i &#8220;detentori dei diritti&#8221; hanno cominciato la loro opera tendente a censurare Internet, dall&#8217;altro le persone hanno continuato a scambiarsi opere d&#8217;arte a costi vicini allo zero.<br />&#8220;Censurare&#8221; non è un termine scelto a caso: secondo i signori discografici &amp; amici, il copyright è così sacro che non solo è inammissibile distribuire opere protette da diritti senza permesso, ma è inammissibile discutere di come si possano distribuire tali opere, è inammissibile discutere delle opere stesse e addirittura citarle. La MLB, la lega americana dei giocatori di baseball professionisti, ha denunciato gente sulla base che secondo lei, le <em>statistiche</em> dei giocatori erano <a href="http://www.techdirt.com/articles/20060116/0220256.shtml">coperte da copyright</a>!<sup><a href="#nota_2">[2]</a></sup> Sarebbe come dire che io non posso utilizzare o comunicare il fatto che Maradona ha segnato 115 gol col Napoli senza il permesso della Lega Calcio! In questi giorni quei mentecatti di Scientology hanno spedito 4.000 diffide a YouTube perché togliesse altrettanti video, sostenendo che citare Scientology senza permesso è violazione di copyright. Ascoltare la radio ad alto volume con le finestre aperte non è disturbo della quiete pubblica, ma un reato ben più grave: <a href="http://arstechnica.com/news.ars/post/20071008-the-next-copycrime-making-hearable-rings-up-200000-copyright-suit.html">violazione di copyright</a>! Anche in questo caso ci sono state denuncie.<br />Come ovvio il solo denunciare non basta. È importante che ci siano pene esemplari, che la gente vada in <em>galera</em> per essersi <em>scambiata informazioni</em>.<br />
Ci sono poi i lecchini che fanno a gara a essere &#8220;più realisti del Re&#8221;. Quel citrullo di Sarkozy ha per esempio introdotto in Francia la così detta &#8220;dottrina Sarkozy&#8221;: i provider devono staccare la connessione a Internet quando un utente raggiunge le tre violazioni del copyright. Chi decide delle violazioni? I detentori dei diritti. Se io casa cinematografica decido che tu stai violando il mio copyright, faccio in modo di staccarti la connessione (e questo non esclude una successiva denuncia).</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/suc_sarkozy.jpg" alt="Sarkozy" /><br />
<em>Secondo Sarkozy, a causa della pirateria via Internet, “corriamo il rischio di essere testimoni della distruzione della cultura.” Come si fa a discutere con gente così? Mazzate, questo è l’unico atteggiamento civile da tenere</em></p>
<p>Qualcuno – ingenuo! – potrebbe pensare che forse sarebbe il caso indagasse qualcuno esterno alle parti, tipo un giudice, ma purtroppo il reato di violazione di copyright è troppo grave perché ci si possa affidare alla giustizia, tanto più che i tribunali funzionano in questa maniera assurda: prima di condannare qualcuno ci devono essere delle prove. Chi ha <a href="http://blog.wired.com/27bstroke6/2008/06/mpaa-says-no-pr.html">bisogno di prove</a>, quando basta il sospetto? Passare per vie legali va bene per lo stupro o l&#8217;omicidio o le rapine a mano armata, ma per fatti davvero gravi, che minano le basi stesse della società, come <em>lo scambio senza fini di lucro di musica</em>, bisogna intervenire in maniera drastica e senza tentennamenti. Naturalmente i detentori dei diritti svolgono loro le opportune indagini, affidandosi a sofisticati metodi per scoprire i violatori dei diritti, non a caso in questi anni grazie a tali sopraffini metodi hanno scoperto che infrangevano il copyright <a href="http://p2pnet.net/story/3773">vecchietti morti da tempo</a>, così come <a href="http://arstechnica.com/news.ars/post/20051227-5848.html">gente</a> che non lo sa neppure usare un computer, e appurato ciò, è toccato ai <a href="http://arstechnica.com/news.ars/post/20061103-8150.html">figli</a> essere torchiati. D&#8217;altra parte una commissione del Senato USA <a href="http://punto-informatico.it/1230508/PI/News/terroristi-finanziati-pirateria.aspx">ha stabilito</a> che le reti P2P con il loro scambio <em>libero</em> di opere protette da diritti <em>finanziano</em> il terrorismo. Osama &amp; soci scaricano i film via eMule, masterizzano migliaia di copie, le rivendono e con il ricavato si comprano il tritolo! È palese come l&#8217;unica soluzione sia chiudere i sistemi P2P, così i terroristi non potrebbero più procurarsi i film. Proprio.</p>
<p>Ma lasciamo perdere questi pazzi. Quello che sostengono molti è che in un regime di sistematica violazione del copyright, venga a mancare l&#8217;incentivo che il copyright offriva. In poche parole l&#8217;artista pensa: &#8220;Brutti bastardi piratoni! Ogni volta che scrivo qualcosa me la copiate e la gente legge a sbafo senza pagarmi, non diventerò mai ricco! Basta! Non scrivo più neanche una riga!&#8221;<br />Assumiamo sia vero; è, in altri termini, la morte del professionismo in campo artistico. L&#8217;arte può essere al massimo solo un hobby, dato che i piratoni impediscono qualunque guadagno. È così grave? Kafka è stato un impiegato per tutta la vita, Tolkien era professore, Tom Clancy mentre scriveva il suo primo e miglior romanzo lavorava come assicuratore. Se questi tre signori fossero stati professionisti della scrittura, se avessero potuto dedicare 24 ore su 24 all&#8217;arte dello scrivere, avrebbero creato opere più belle? Forse sì, forse no. Clancy da quando si è dedicato esclusivamente alla scrittura ha prodotto materiale più scadente. In ogni caso mi sembra ovvio che anche se sparisse il professionismo, non necessariamente sparirebbe la (buona) arte. Kafka forse avrebbe potuto fare più di quel che ha fatto, ma già così ad averli tutti questi Kafka!</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/suc_casco.jpg" alt="Casco" /><br />
<em>Questo è un casco antinfortunistico, del tipo che gli operai dovrebbero sempre tenere in testa mentre lavorano nei cantieri, per evitare incidenti. Ebbene, è stato inventato da nient’altri che Franz Kafka!</em></p>
<p>Inoltre non si tiene conto di un altro fatto: già ora la gran parte delle opere artistiche sono prodotte da dilettanti. In Italia si stampano decine di migliaia di libri l&#8217;anno, ma come noto, i personaggi che possono sopravvivere grazie alla sola scrittura sono pochissimi. Perciò il 99% della produzione è frutto di hobbysti che non ci guadagnano niente o quasi. Siamo sicuri che tutto questo esercito <em>che non guadagna niente</em>, smetterebbe di scrivere solo perché ha il sospetto che non guadagnerà mai niente? Davvero questi migliaia di libri nascono unicamente dalla prospettiva per gli autori d&#8217;intascare tanti soldi quanti la Rowling? Io non credo, perché se sul serio l&#8217;obbiettivo di una persona fosse la ricchezza, non ci proverebbe neanche con la scrittura.</p>
<p>Ricapitolando:
<ul>
<li>La qualità artistica non è legata al professionismo; intuitivamente se una persona ha la possibilità di dedicare tutto il suo tempo a un&#8217;attività è probabile che la svolga al meglio, tuttavia non è una condizione indispensabile, anche <em>part time</em> si può diventare scrittori sopraffini.</li>
<li>La prospettiva del guadagno non può essere la sola motivazione a spingere così tanta gente a scrivere. Perciò, se dovesse sparire tale prospettiva, rimarrebbero lo stesso un buon numero di scrittori.</li>
</ul>
<p>E questo partendo dal presupposto: assumiamo sia vero. <strong>Ma non è vero</strong>. Già da diversi anni ogni singolo album musicale, videogioco o film è disponibile gratis in Rete. Con i romanzi non siamo ancora a questa copertura capillare ma non manca molto. Ebbene, se fosse vero che i piratoni mangiano tutti i guadagni, la cosidetta &#8220;Industria dell&#8217;intrattenimento&#8221; sarebbe dovuta crollare da tempo. Ma se si sommano i guadagni di discografici, editori, produttori cinematografici e di videogiochi, nel complesso sono stabili o <strong>in crescita</strong>. In particolare i videogiochi hanno avuto un boom in questi ultimi anni, <a href="http://arstechnica.com/news.ars/post/20080124-growth-of-gaming-in-2007-far-outpaces-movies-music.html">raggiungendo in America gli introiti di musica e cinema</a>. Eppure ogni singolo gioco lo posso scaricare, senza difficoltà.<br />Perciò il piagnisteo dell&#8217;artista dovrebbe essere questo: &#8220;Ecco, 10 anni fa c&#8217;erano 1.000 artisti professionisti, e io avrei potuto essere uno di questi, ma ho preferito giocare a ping-pong, adesso ci sono 2.000 artisti professionisti, e dunque le possibilità sono aumentate, però se non ci fossero i piratoni bastardi, forse ci sarebbero 3.000 artisti professionisti! Ecco, i piratoni mi hanno rubato 1.000 possibilità di successo! Ho deciso: non scriverò mai più una riga!&#8221; Dobbiamo davvero rispondere a questo <em>frignone?</em> Non credo.<br />Anche qui partendo dall&#8217;ipotesi più negativa, cioè che la libera diffusione delle opere abbia intaccato i possibili guadagni globali riducendo la crescita. È vero? Non ci possono essere riposte certe, ma con ogni probabilità <strong>no</strong>.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/suc_pong.jpg" alt="Signora che gioca a ping-pong" /><br />
<em>Avrebbe potuto essere una scrittrice fantasy di successo, invece ha scelto di dedicare la vita al ping-pong</em></p>
<p>Studi empirici hanno dimostrato che la disponibilità gratuita di un&#8217;opera artistica non incide sulle vendite, e quando questo avviene è un&#8217;incidenza <em>positiva</em>. Per rimanere in campo editoriale, come avevo già ricordato in un <a href="http://fantasy.gamberi.org/2008/01/07/ebook-e-distribuzione-gratuita/">articolo</a> di qualche mese fa, può far testo l&#8217;<a href="http://radar.oreilly.com/2007/06/free-downloads-vs-sales-a-publ.html">esperimento</a> svolto dal signor O&#8217;Reilly, che ha provato a misurare l&#8217;andamento delle vendite di un libro da lui pubblicato in presenza della contemporanea distribuzione gratuita del testo. In breve, le vendite sono state in linea con le previsioni, la libera disponibilità del libro non ha avuto alcuna influenza negativa. Però 180.000 persone hanno potuto leggere tale libro, la società nel suo complesso è stata arricchita.<br />Lo stesso Doctorow racconta come all&#8217;inizio Tor Books (il suo editore – uno dei più grandi editori di fantasy e fantascienza <em>del mondo</em>) fosse un po&#8217; scettico riguardo quest&#8217;idea balzana di offrire online gratis i libri, ma dopo i primi tentativi, adesso è l&#8217;editore stesso a spingere perché gli scrittori adottino questa tattica. E per una semplice ragione: perché così si vendono più libri!<br />Si vendono più libri perché la disponibilità libera del testo genera pubblicità, rende conosciuto il nome dell&#8217;autore. Infatti in un <a href="http://www.openp2p.com/lpt/a/3015">celebre articolo</a> ancora il signor O&#8217;Reilly spiega che per un artista il problema numero uno non è certo la pirateria, bensì l&#8217;anonimato. La gente non compra il romanzo del tal scrittore perché può leggerlo a sbafo o perché non piace il genere o per le critiche negative, non compra <em>perché non sa neanche che lo scrittore e il suo libro esistono!</em> La distribuzione gratuita online può far molto per ovviare al problema.
</p>
<p>Qui i miscredenti fanno notare che il &#8220;trucco&#8221; funzionerà finché saranno pochi gli autori ad adottare questa tattica, quando tutti o quasi distribuiranno liberamente, sparirà la novità e la gran parte degli artisti torneranno nell&#8217;anonimato. Forse, ma nel frattempo i rapporti di forze potrebbero cambiare. Un mondo di opere libere significa che se io scrivo una recensione negativa di un romanzo della signora Troisi, ognuno può <em>verificare</em>, e se viceversa la Mondadori intasa di pubblicità la Rete, ognuno può controllare se le affermazioni entusiastiche corrispondono alla realtà. Credo che la possibilità di accedere alle fonti senza pagare possa cambiare il rapporto con la pubblicità tradizionale. Se prende piede l&#8217;abitudine di prima leggere <em>e poi</em> pagare, può essere che si crei un nuovo ambiente, dove la selezione naturale favorisca i più bravi e non i più ricchi.<br /><a href="http://sourceforge.net">Sourceforge.net</a> è uno dei più frequentati siti di Internet. Raccoglie progetti software <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Open_source">open source</a></em> e gratuiti. Allo stato attuale ci sono 133.256 progetti, eppure se si controlla <a href="http://sourceforge.net/top/topalltime.php?type=downloads">la pagina con i progetti più scaricati</a>, si può notare come molti di questi siano di qualità eccelsa. I migliori sono stati premiati. <em>eMule</em> è il notissimo programma di <em>filesharing</em>, programma che uso regolarmente, <em>Azureus</em> è un <em>client</em> BitTorrent (non il migliore, il migliore è <a href="http://www.utorrent.com/"><em>uTorrent</em></a>, anch&#8217;esso gratuito – ma comunque <em>Azureus</em> è buon secondo), <em>VirtualDub</em> è un programma di editing video che, in un centesimo dell&#8217;occupazione di memoria di mastodonti come Adobe Premiere, svolge una marea di funzioni (è il programma che uso per tagliare, montare, e correggere i colori dei video che metto qui sul blog), <em>guliverkli</em> racchiude vari sottoprogetti tra i quali il <em>Media Player Classic</em>, il miglior player multimediale per Windows.<br />In TV o sui giornali non si è mai visto uno spot per <em>Azureus</em> o <em>VirtualDub</em>, e nonostante questo i download si contano a <em>decine di milioni</em>.<br />Non vedo perché con la letteratura non possano attivarsi gli stessi meccanismi, facendo emergere le opere più meritevoli.</p>
<p align="center"><img src="http://fantasy.gamberi.org/wp-content/suc_vdub.jpg" alt="VirtualDub" /><br />
<em>Uno screenshot di VirtualDub. Maggiori informazioni al <a href="http://www.virtualdub.org/">sito ufficiale</a></em></p>
<p>Riassumendo, i vantaggi di un&#8217;abolizione delle attuali norme sul copyright – o anche solo un ritorno alla punibilità per il solo lucro, il che renderebbe legale la distribuzione gratuita via Internet  da parte di chiunque:
<ul>
<li>Costo zero per chi vuole usufruire dell&#8217;arte, con aumento della diffusione, a beneficio di tutta la società.</li>
<li>Maggiori vendite per gli artisti coinvolti, perché la distribuzione in Rete garantisce pubblicità.</li>
<li>Ulteriore incentivo per i nuovi artisti, dato che le possibilità di guadagno sono <em>aumentate</em>.</li>
</ul>
<p>E gli svantaggi? <strong>Nessuno</strong>.<br />Qui ci sono analogie con il Proibizionismo e la &#8220;Guerra alla Droga&#8221;. Liberalizzare le droghe significa privare la Mafia e le altre organizzazioni criminali di enormi guadagni, significa far sparire tutti i reati connessi ai prezzi artificialmente alti delle sostanze, significa poter fornire prodotti più controllati e meno dannosi per la salute. Non lo si fa perché sarebbe <strong>immorale</strong>.<br />Con il copyright è uguale: stringi stringi la motivazione di chi vuole mantenere o inasprire il presente stato di cose è che è <strong>immorale</strong> usufruire di un servizio senza pagare.<br />Nei due campi c&#8217;è chi parla così sapendo di mentire (la già citata Mafia nel caso della droga, e la <a href="http://mafiaa.org/">MAFIAA</a> nel caso del copyright): costoro si mascherano da difensori della moralità solo per 