Assault Fairies

Il Duca è un grande appassionato di fatine, e mi ha sempre invitata a scrivere narrativa a proposito. Per molto tempo non gli ho dato retta – se vuoi le fatine, scrivitele tu![1] – ma l’anno scorso, durante i mesi di chiusura del blog, in un periodo di malinconia, mi è venuta voglia di scrivere un racconto con le fatine, in ricordo di momenti più felici.
Buttate giù poche pagine ci ho preso gusto. Ho scartato il progetto iniziale e mi sono messa d’impegno: ho creato un’ambientazione adatta (tra l’altro “rubando” pezzi di scenografia dal romanzo di guerra che porto avanti già da tempo), ho ideato una trama degna, ho inserito gli spunti che il Duca mi aveva suggerito in ambito fatine durante gli anni.

E così è nato il primo volume di Assault Fairies!

Assault Fairies

Siamo all’alba del ventesimo secolo, in un mondo che ricorda il nostro. Però è un mondo nel quale il Piccolo Popolo ha fondato una civiltà tecnologica e non ha alcun bisogno di nascondersi agli occhi degli umani.
La fatina Astride abita in un modesto appartamento a Londra, in volontario esilio dal Reame delle Fatine. Trascorre un’esistenza miserevole, costretta a lavorare come hostess in un locale notturno per pagare l’affitto. Finché una sera riceve una proposta che potrebbe cambiarle la vita. È l’occasione per riscattare il proprio onore di fatina e per salvare la città. Forse.

Postazione di artiglieria delle fatine
Postazione di artiglieria delle fatine

Assault Fairies potrebbe rientrare nel sottogenere dello steampunk del vaporteppa, e non mi offenderò se qualcuno lo catalogherà così, tuttavia penso che sia limitativo. Assault Fairies è abbastanza originale da meritarsi il proprio sottogenere. Assault Fairies è il primo (e che io sappia l’unico) romanzo esponente del military aetheric fairypunk!
Sì, ho appena fondato un nuovo sottogenere della narrativa fantastica, bando alla modestia!

Military Aetheric Fairypunk

Le caratteristiche del military aetheric fairypunk (MAFp), partendo dell’elemento cruciale:

Icona di un gamberetto Fairy. La presenza di fatine è fondamentale. Non può esistere MAFp senza fatine! Inoltre le fatine devono essere protagoniste o comunque devono essere elemento centrale della narrazione. Infine devono essere vere fatine, non le versioni edulcorate della Disney o dei libri per bambini.

Icona di un gamberetto Military. Combattimenti ed eventi bellici devono essere presenti e ed essere significativi per la trama. In rispetto dell’intima natura delle fatine, che le spinge alla carriera militare.
Come scrive Robert A. Heinlein nel suo celebre romanzo Starship Fairies[2]:

bandiera EN The most noble fate a fairy can endure is to place her own mortal body between her loved home and the war’s desolation.

bandiera IT Il destino più nobile per una fatina è porre il proprio corpicino mortale tra l’amata tana e la desolazione della guerra.

Icona di un gamberetto Aetheric. Il riferimento all’etere è simbolico: indica la necessità per chi vuole scrivere MAFp di inserire elementi scientifici/tecnologici. Il MAFp non è puro fantasy, è science-fantasy.

Icona di un gamberetto -punk. L’ho messo solo perché se no il nome suonava male! L’elemento “punk” può esserci come può non esserci, non è importante.

Invece è importante sottolineare che il MAFp non è legato a nessuna particolare ambientazione: può essere ambientato nell’epoca Vittoriana come durante la Seconda Guerra Mondiale, nell’antica Roma o cento anni nel futuro. Sulla Terra o altrove. Basta che si inseriscano gli elementi elencati.

military aetheric fairypunk
Il mio appunto originale nel quale colloco il military aetheric fairypunk alla confluenza tra romanzi di guerra, fantascienza tecnologica e fantasy fiabesco

Mi sono molto divertita a scrivere Assault Fairies. Mi sono divertita a ideare la personalità delle fatine e a costruire il loro Reame. Mi sono divertita a mescolare veri riferimenti storici (spesso poco conosciuti) con il fantastico. Mi sono divertita a vedere il mondo attraverso gli occhi di un esserino alto poco più di un palmo.
Spero che vi divertirete a leggere. Come sempre ogni commento sarà il benvenuto, e ricordatevi di votare nel sondaggio per la vostra fatina preferita!

Progetti futuri

Adesso posso tornare a S.M.Q. Ho provato a scriverlo contemporaneamente ad Assault Fairies, ma la mancanza di tempo e la troppa distanza tra le due storie hanno reso l’impresa impossibile.
Finito S.M.Q. riprenderò il romanzo di guerra e scriverò il secondo volume di Assault Fairies. Forse uno dei due lo metterò a puntate stile S.M.Q., devo ancora decidere.
Infine farò la revisione 2.0 di Laura, magari aggiungendo nuove avventure.

* * *

Assault Fairies
~Volume I~

Tabella riassuntiva delle caratteristiche del prodotto

Fatine hostess in locali notturni Icona per sì
Coniglietti fumatori Icona per sì
Uomini-elefante Icona per sì
Draghi galvanici Icona per sì
Giro-incrociatori elettrici Icona per sì
Fucili ipersonici Icona per sì
Operazioni a cervello aperto Icona per sì
Elfi Icona per no
Vampiri Icona per no
Licantropi Icona per no
Angeli Icona per no
Gnokki assortiti Icona per no
Ragazze con occhi di colori diversi Icona per no
Spade magiche Icona per no

Download

 Assault Fairies ~Volume I~ in formato PDF A4. Leggibile a video e ideale per la stampa (~806KB).

 Assault Fairies ~Volume I~ in formato ePub. Per i lettori di ebook (~183KB).

 Assault Fairies ~Volume I~ in formato Mobipocket. Per il Kindle e altri dispositivi portatili supportati (~287KB).

 Assault Fairies ~Volume I~ in formato RTF. Formato leggibile da Microsoft Word e da praticamente tutti i programmi di elaborazione testi (~2.432KB).

 Un archivio .ZIP contenente tutti i file di cui sopra (~1.444KB).

Il romanzo è distribuito con licenza Creative Commons 2.5 Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo. Per sapere in dettaglio quello che ci potete fare, consultate questa pagina. Inoltre date un’occhiata alle FAQ.

EDIT del 18 agosto 2011: Se volete aggiungere il romanzo alla vostra biblioteca di aNobii lo trovate qui. Se lo volete aggiungere alla biblioteca di goodreads è qui.
Ringrazio Kimberly Anne, Il Duca e ATNO per aver inserito le schede relative nei due siti.

Uno dei primi modelli di Giro-incrociatore elettrico
Uno dei primi modelli di Giro-incrociatore elettrico

* * *

note:
 [1] ^ Magari lo ha fatto. Dovete sapere che il Duca è bravo a scrivere, però è troppo timido per far leggere ad altri le sue opere.

 [2] ^ Lo so che nelle librerie è apparso con il titolo Starship Troopers e invece di fatine vi si trovavano esseri umani: Heinlein è stato costretto a modificare il romanzo per pubblicare. Questo a causa del complotto. Per maggiori informazioni, si veda l’articolo dedicato all’inaugurazione dell’Osservatorio Fatine.


Approfondimenti:

bandiera IT Osservatorio Fatine
bandiera EN Terrificanti macchine belliche retrofuturistiche
bandiera EN Starship Troopers Fairies su library.nu
bandiera EN calibre: un software per convertire gli ebook da un formato all’altro

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Quattro anni e una sorpresa

Con oggi sono quattro anni dall’apertura dei Gamberi. Anche se contando il periodo di chiusura e le ultime pause non saranno più di tre anni di attività. Ma non sottilizziamo.
Come mi ha spiegato il Duca e come dimostra la ricerca scientifica – quella seria, non quella prezzolata al soldo delle multinazionali del farmaco – il Quattro ha fondamentali significati mistici e simbolici, perciò ho deciso di festeggiare questo anniversario con una sorpresa…
… sorpresa che pubblicherò solo tra qualche giorno, per creare un po’ di suspense! Intanto potete seguire il conto alla rovescia:

EDIT del 28 giugno 2011. Il conto alla rovescia è finito! Questa è la sorpresa!

 

Volendo fare un bilancio di questi quattro anni di Gamberi, sono costretta ad ammettere che dal punto di vista personale è stato un colossale EPIC FAIL. Bene ha fatto mio fratello ad abbandonare la Barca il prima possibile. Tuttavia grazie ai Gamberi ho conosciuto alcune persone che stimo molto e di cui sono diventata amica, e questo in parte compensa gli aspetti negativi. Inoltre sono convinta di aver scritto degli ottimi articoli, e quando si fa qualcosa di bello ne è sempre valsa la pena. Dunque non sono pentita di aver aperto il blog – be’, un pochino sì, ma non tanto! – e continuerò ad aggiornalo.
Senza contare che una delle mie frasette da Baci Perugina preferita è: “Il premio della virtù è la virtù stessa” che non sarà cool come: “E così il leone si innamorò dell’agnello, che agnello stupido, che leone pazzo e masochista” ma spakka lo stesso.

Torta di compleanno
The cake is a lie


Approfondimenti:

bandiera EN Time Cube su Wikipedia
bandiera EN Il sito delle torte

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Pausa II

Come avevo annunciato alla riapertura del blog, se mi fossi trovata nella condizione di non poter aggiornare per più di qualche settimana, avrei avvertito. È questo il caso: tra università, stress accumulato negli ultimi tempi, desiderio di dedicarmi allo studio della narrativa, non credo che aggiornerò il blog almeno fino a inizio estate – salvo la sporadica Segnalazione.
Voglio precisare che la polemica di alcuni giorni fa sul blog del Duca a proposito della qualità dei commenti non c’entra: è vero, certi commenti danno fastidio ed è triste che tante volte i troll deraglino le discussioni, ma ormai ci ho fatto l’abitudine e non mi fa più né caldo né freddo. D’altra parte non c’è soluzione: chiudere i commenti sarebbe un peccato, visto che ogni tanto capitano interventi che arricchiscono sul serio gli articoli; moderare i commenti significherebbe per me investire nel blog altro tempo, tempo che non ho.

* * *

Nel frattempo è terminato Puella Magi Madoka Magica, forse il miglior anime di maghette mai realizzato. Peccato per il finale indecoroso. Undici ottime puntate, con momenti di qualità eccezionale (la puntata dieci credo sia la più emozionante puntata di un anime che abbia mai visto), e un crollo alla fine. A me rimane il sospetto che il finale sia stato stravolto per non turbare i giapponesi sconvolti dal terremoto. Non si spiegherebbe altrimenti perché Madoka non sia stato trasmesso per più di quaranta giorni, quando gli altri anime hanno rispettato al massimo una settimana di pausa.
Mi ha fatto anche incazzare che…
Mostra enorme spoiler per Madoka ▼

Rimane però un bellissimo anime e lo consiglio a tutti. Ho adorato e fatto il tifo per i personaggi settimana dopo settimana come non mi capitava da anni. Kyubey con i suoi contratti me lo sognerò la notte e la “Puella Magi” Homura Akemi è diventata il mio nuovo idolo: meglio di Sailor Moon e di Buffy messe assieme! L’incarnazione del concetto: “Se la violenza non risolve i tuoi problemi, non ne stai usando abbastanza.”

Magari riparlerò di Madoka quando saranno uscite tutte le puntate in blu-ray/DVD. La mia speranza è che ci possa essere un’ultima puntata “Director’s Cut” o simile. Intanto ieri è uscito in Giappone il volume 1 e già si è svelato un piccolo mistero…
Mostra piccolo spoiler per Madoka ▼

E questo è quanto, ci risentiamo tra un paio di mesi.

Homura Akemi
“L’eccessiva gentilezza rende deboli. Il coraggio rende incoscienti. E la dedizione alla causa non porta alcuna ricompensa. Se non capisci questi concetti, non puoi diventare una maghetta.” – Homura Akemi.


Approfondimenti:

bandiera JP Sito ufficiale di Madoka Magica
bandiera EN Madoka Magica su AnimeSuki
bandiera EN La wiki di Madoka Magica

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Cercando il meraviglioso nei posti sbagliati

Copertina di In Search of Wonder Titolo originale: In Search of Wonder: Essays on Modern Science Fiction
Autore: Damon Knight

Anno: 1967 (seconda edizione)
Nazione: U.S.A.
Lingua: Inglese
Editore: Advent Publishers

Genere: Critica letteraria, recensioni sarcastiche
Pagine: 306

Nessuno pretende che un autore pieno di impegni spenda anni in ricerche per scrivere un romanzetto commerciale; ma se per documentarsi occorrono meno di cinque minuti, credo che il lettore abbia diritto almeno a questo.

Chi parla così? La solita Gamberetta acida e invidiosa? No, Damon Knight sessanta anni fa, recensendo il romanzo di fantascienza di Ken Crossen La rivoluzione del 1990 (Year of Consent, 1954).

Un altro estratto dalla recensione:

bandiera EN The writing itself incorporates every beginner’s mistake known to man. The hero-narrator describes himself while looking in the equivalent of a mirror. He asks or answers impossibly stupid questions in order to communicate background material to the reader. His confederates act in a manner only possible to clairvoyants or maniacal hunch-players, and get away with it. And —please notice this battered, inside-out echo of Nineteen Eighty-Four—the hero betrays himself in an apartment which he knows to be wired.
The dialogue between the hero and heroine has to be seen to be believed; I have watched a few TV soap-operas lately, and they haven’t been this bad. After the usual chase, hero gets his choice of being shipped off to Australia with girl just as the revolution is about to start, or sticking around to do sixteen jobs nobody else can handle. He picks Australia, but has a change of heart at the last moment, and makes a speech this long about it … I can’t go on.

bandiera IT La scrittura incorpora ogni possibile errore che un principiante possa commettere. Il protagonista-narratore si descrive mentre si guarda nell’equivalente di uno specchio. Chiede o risponde a domande assurdamente stupide solo per imboccare il lettore con informazioni sull’ambientazione. I suoi complici agiscono in maniera possibile solo a chiaroveggenti o a chi si affidi in maniera maniacale alle intuizioni; e va loro sempre bene. E – per piacere notare il triste eco di 1984 – l’eroe si tradisce in un appartamento che sa essere sotto controllo.
Il dialogo tra l’eroe e l’eroina è roba da non crederci; ho visto alcune soap opera in TV ultimamente, e i dialoghi non erano scritti così male. Dopo il consueto inseguimento, l’eroe ha la possibilità di scegliere tra l’essere spedito in Australia con la sua ragazza, proprio alla vigilia della rivoluzione, oppure rimanere per svolgere sedici missioni diverse che nessun altro può portare a termine. Scegli l’Australia, ma ha una crisi di coscienza all’ultimo momento e fa un monologo così lungo per spiegarlo… e non ce la faccio a proseguire.

Capisco molto bene la frustrazione di Knight. Non so se sarebbe felice di sapere che sessanta anni dopo non è cambiato molto. Ancora si pubblicano romanzi di narrativa fantastica pieni di dialoghi inverosimili, situazioni idiote e con il protagonista che si descrive allo specchio (Elena P. Melodia, fai ciao con la manina!).
Viene da chiedersi se la “critica” serva a qualcosa. Ne parlerò più avanti.

Copertine di La rivoluzione del 1990 / Year of Consent
Copertine di La rivoluzione del 1990 / Year of Consent

Prima un passo indietro. Il libro dal quale ho tratto la recensione di cui sopra è In Search of Wonder: Essays on Modern Science Fiction, un volume del 1956 che raccoglie recensioni e saggi di Knight apparsi sulle riviste di fantascienza dell’epoca.
Di In Search of Wonder sono uscite diverse edizioni, io ho letto la seconda, del 1967.

Per chi non lo conoscesse, Damon Knight (1922 – 2002) è stato uno scrittore di fantascienza americano, noto soprattutto per i suoi racconti. Uno per tutti, il divertente: “To serve man” da cui è stato tratto un episodio de Ai Confini della Realtà dal titolo “Servire l’uomo”.
Knight ha anche scritto un manuale dedicato alla narrativa breve: Creating Short Fiction (1981).

Ma vista la mia passione per il weird, consiglio di dare un’occhiata all’ultimo romanzo di Knight, scritto qualche anno prima di tirare le cuoia: Messaggi per la mente (Humpty Dumpty: An Oval, 1996).

La trama di Messaggi per la mente vede il protagonista, Wellington Stout, che si risveglia in ospedale: gli hanno sparato alla testa e non è stato possibile estrarre il proiettile. Non sembra però che avere un proiettile conficcato nel cervello abbia particolari effetti collaterali. O sì?
Fatti sempre più inquietanti e incomprensibili capitano intorno a Stout. Forse è impazzito o forse la realtà sta andando a catafascio. Non ha importanza, quello che importa è il susseguirsi di situazioni assurde e surreali, tra alieni, strane creature e una società segreta di Dentisti.
Per certi versi Messaggi per la mente può essere considerato un antesignano della Bizarro Fiction. Dettaglio curioso: la prima parte del romanzo è ambientata in Italia, a Milano.

Copertina di Messaggi per la mente / Humpty Dumpty: An Oval
Copertine di Messaggi per la mente / Humpty Dumpty: An Oval

Ho letto In Search of Wonder con un misto di divertimento e tristezza. Divertimento perché Knight recensisce con molta ironia e altrettanta onestà, senza guardare in faccia a nessuno – e quando tira in ballo il critico letterario del Time, colpevole di parlare di fantascienza con superficialità, non si fa scrupolo a dargli dell’idiota.
Pensate che scandalo: Knight ha dato dell’idiota a un collega non da un blog di invidiosoni, ma dalle pagine di un volume rilegato con copertina rigida! Ai mentecatti del “si può esprimere qualunque opinione basta essere educati” verrà un accidente.

La tristezza nasce dal constatare che tanta passione è servita a poco. Gli errori che rileva Knight si ripetono libro dopo libro, le becere strategie commerciali delle case editrici non cambiano di una virgola, la qualità rimane bassissima. Negli anni ’50 come oggi. E alla fine, quando una rivista rifiuta di pubblicare una sua recensione, Knight si stufa e smette di scrivere recensioni.

Parlando di becere strategie commerciali, così Knight conclude la sua recensione alla mediocre antologia di Roger Lee Vernon The Space Frontiers (1955):

bandiera EN Again, this book is not so bad if you only take the space-opera out of it: but Signet [l’editore] appears to think that the space-opera is what makes it worth having: title, cover design and blurbs all support this idea.
What I am afraid of is that Signet might be right. This kind of ignorant nonsense ought to be well adapted to the existing mental set of a reader to whom “space,” “planets,” “galaxies,” are all words without any specific meaning, conveying nothing but a vague feeling of “out there.” If so—if there is a vast untapped audience of unsophisticated (and uneducated) science fiction readers just waiting to be fed—then we may expect to see an immediate mushroom-growth of Vernons… out of whom, in another twenty years, a little coterie of polished science fiction writers will evolve, to sit and wonder why their stuff doesn’t sell.
What a nightmare! Thank heaven I don’t believe it for a moment!

bandiera IT Ribadisco, questo libro non sarebbe così male se si togliesse la space-opera; ma Signet [l’editore] sembra pensare che invece proprio la space-opera renda il volume degno di essere comprato: titolo, copertina e blurb supportano questa convinzione.
Quello che temo è che Signet abbia ragione. Questo genere di idiozia senza senso potrebbe essere ben adatta per il livello mentale di un lettore per il quale “spazio”, “pianeti”, o “galassie” sono parole senza un significato preciso, che semplicemente comunicano un vago senso di “là fuori”. Se è così – se esiste un vasto pubblico di lettori di fantascienza poco sofisticati (e poco educati in materia) pronto a essere imboccato – allora possiamo aspettarci un fiorire di autori come Vernon… in mezzo ai quali, tra un vent’anni, potrebbe emergere una piccola schiera di scrittori di fantascienza decenti, che si domanderanno perché le loro opere non vendono.
Che incubo! Grazie al cielo non ci ho creduto neanche per un momento!

In America, nella prima metà degli anni ’50, c’è un boom della fantascienza. Un po’ come succede adesso con il fantasy. Gli editori come si comportano? Buttando fuori libri mediocri uno dopo l’altro; libri pensati per un pubblico ignorante, libri che si spera di vendere non perché belli, ma perché titolo, copertina e hype sono studiati per affascinare i gonzi.

Copertina di The Space Frontiers
Copertina di The Space Frontiers

Negli anni ’50 si impilavano sacchi e sacchi di spazzatura pieni di astronavi, galassie, e pianeti, il “là fuori”; adesso è la volta di elfi, vampiri e maghetti: il concetto non cambia. Signet non punta a costruire un pubblico, punta a sfruttare la moda. La montagna di letame travolgerà anche le opere buone? Contribuirà ad allevare una generazione di lettori incapace di distinguere un bravo scrittore da un imbrattacarte? Meglio!

Le case editrici non vogliono che la gente legga con regolarità. Non vogliono un pubblico competente. Vogliono una massa di diversamente furbi pronta a seguire la moda e a farsi accalappiare da una copertina sbrilluccicosa, modello selvaggio con le perline.

Come spiega Sandrone Dazieri – editor Mondadori e scopritore del “talento” di Licia Troisi – in una vecchia intervista su Repubblica:

Un romanzo per giovani adulti è quello che pone al centro della storia la figura di un adolescente che affronta l’amore, la morte, il sesso: sia in forma realistica che metaforica. Chi si rispecchia nell’eroe legge le sue avventure anche se non è un frequentatore di librerie: le vendite della letteratura per young adult sono così visibili perché si devono a un pubblico che abitualmente non si muove.

Che è la stessa strategia di Signet: rivolgersi al pubblico che non frequenta le librerie, che abitualmente non si muove. Il pubblico cerebroleso che non distingue un pianeta da una galassia e che compra un romanzo se in copertina vede una mezzelfa in abiti discinti o un vampiro che brilla.
Ci sarebbe da chiedersi se non sarebbe più vantaggioso rivolgersi invece al pubblico che divora cento libri all’anno: certo parliamo di una minoranza, ma ognuno di questi acquista più libri in sei mesi di un non-frequentatore-di-librerie in tutta la sua vita.
Ma rivolgersi a un pubblico appassionato implica offrire un prodotto valido: troppa fatica! E se davvero si introducessero dei criteri qualitativi, l’industria editoriale andrebbe a farsi friggere. Perché raramente (mai?) lo scopo di un editore è pubblicare buoni libri. Lo scopo di un editore è lucrare, fare favori agli amici, promuovere le idee a lui congeniali. Il valore artistico delle opere non interessa.

E il bello è che io posso sbraitare finché voglio ma non inciderò sulle vendite neanche per una manciata di volumi. Infatti, per definizione, gli editori non si stanno rivolgendo a un pubblico informato. Lo mettono già in conto che chi non è sprovveduto eviterà certe schifezze. Non gliene frega niente, ci sarà sempre nuovo pubblico semi analfabeta pronto per essere fregato.
Un’industria che si basa sull’ingenuità dei clienti. Un’industria che scientemente sfrutta, senza scrupoli, l’ignoranza altrui. E poi gli editori vengono a cianciare di “cultura” e a piagnucolare e a chiedere agevolazioni e aiuti statali. Cari editori, dovete morire di fame.[1]

coniglietto-fatina
Per compensare lo schifo dell’editoria ci vorrebbe l’immagine di un coniglietto. O di una fatina. O di un coniglietto-fatina!

Leggendo il libro di Knight, mi sono resa conto che in fondo non c’è molta differenza tra il mercato anglosassone e il nostro. Le logiche sono le stesse.
Dunque come si spiega il fatto che il livello medio anglosassone, per quanto riguarda la narrativa fantastica, sia molto più alto del nostro?
Secondo me è soprattutto questione di numeri e di tradizione. Ci sono molti più scrittori in lingua inglese e c’è una tradizione nello scrivere questo genere di opere. E a scuola non si viene rimbecilliti con I Promessi Sposi.[2]

L’altra differenza che noto tra l’estero e l’Italia – differenza che però, sottolineo, non so quanto incida – è il diverso approccio alla critica. Damon Knight è onesto. Anche quando parla dei suoi amyketti – come James Blish, con il quale collaborerà alla stesura di Var, l’alieno (VOR, 1958) –, mantiene il senso della misura.
Quando c’è da elogiare elogia e quando c’è da bastonare bastona.
A Knight non piace il ciclo della Fondazione di Asimov e lo dice senza mezzi termini; esalta i primi romanzi di Philip K. Dick, ma non ha problemi a dire che i racconti invece sono solo boiate commerciali; massacra il povero A. E. Van Vogt e non ha parole tenere per John Wyndham e il suo I figli dell’invasione (The Midwich Cuckoos, 1957).
Quando discute di Richard Matheson – Richard Matheson, non Licia Troisi – tra l’altro scrive:

bandiera EN Like most of his literary generation, he has no sense of plot; in each story he puts together a situation, carries it around in circles until he gets tired, then introduces some small variation and hopefully carries it around some more, like a man bemused in a revolving door. His stories sometimes reach their goal by this process, but only, as a rule, when there is no other possible direction for the story to take; more often they wind up nowhere, and Matheson has to patch on irrelevant endings to get rid of them.

bandiera IT Come molti della sua generazione letteraria, non ha alcun senso della trama; in ognuno dei racconti costruisce una situazione, la fa girare in tondo finché non si stanca, a quel punto introduce una piccola variazione e fa girare la storia ancora un altro po’, come qualcuno compiaciuto da una porta girevole. I suoi racconti ogni tanto raggiungono il loro scopo in questa maniera, ma capita solo quando non c’erano alternative; più spesso i suoi racconti non vanno da nessuna parte, e Matheson deve cucire finali irrilevanti per liberarsene.

E Knight non è più tenero con i romanzi di Matheson: Io sono leggenda (I Am Legend, 1954) è aspramente criticato per l’ingenuità delle spiegazioni pseudo-scientifiche; Tre millimetri al giorno (The Shrinking Man, 1956), che secondo Knight è stato scritto con poca cura e scarso rispetto per il lettore, è ridicolizzato per i grossolani errori di calcolo. La recensione così si conclude:

bandiera EN The rest of the book, like much of Matheson’s work, is a dismal interior monologue, endlessly reflecting the author’s own stream of consciousness at its most petty and banal.

bandiera IT Il resto del libro, come molte delle opere di Matheson, è un’orribile monologo interiore, che rispecchia di continuo il flusso di coscienza dell’autore stesso ed è per lo più insignificante e banale.

Dopodiché Knight si chiede come mai i diritti cinematografi di un libro così brutto siano stati venduti prima ancora della pubblicazione, e si domanda perché non possano invece avere successo opere più meritevoli.

Copertine di Tre millimetri al giorno / The Shrinking Man
Copertine di Tre millimetri al giorno / The Shrinking Man

Ma forse Knight è il solito maleducato invidioso che non capisce l’Arte. Be’, sentite il giudizio di Thomas M. Disch su Ray Bradbury – ancora, Ray Bradbury, da alcuni considerato il più grande scrittore di fantascienza di tutti i tempi, non Licia Troisi:

bandiera EN His sense of humor doesn’t operate on both sides of the generation gap; his horrors are redolent of Halloween costumery; his sentimentality cloys; his sermons are intrusive and schoolmarmish; he is uninformed and undisciplined. He is an artist only in the sense that he is not a hydraulic engineer.

bandiera IT Il suo senso dell’umorismo non funziona su entrambe le sponde del salto generazionale; i suoi orrori hanno l’aspetto dei costumi di Halloween; il suo sentimentalismo dà la nausea; i suoi sermoni sono intrusivi e degni di una maestrina; è ignorante e indisciplinato. È un artista solo nel senso che non è un ingegnere idraulico.

È un artista solo nel senso che non è un ingegnere idraulico, che non mi sembra tanto lontano dall’augurare a Bradbury di darsi all’ippica. D’altra parte poco prima Disch ha spiegato che i racconti di Bradbury li potrebbe scrivere un ragazzino undicenne non troppo sveglio, dandogli abbastanza tempo.

E come fanno Knight e Disch ad arrivare ai loro giudizi? Prendono i testi di partenza e citano passaggi rilevanti per le loro tesi. Per esempio – esempio, cioè uno dei tanti – nel caso di Disch/Bradbury:

bandiera EN Consider this description (from “The Night” [un racconto dell’antologia The Stories of Ray Bradbury]): “You smell lilacs in blossom; fallen apples lying crushed and odorous in the deep grass.” Ordinarily apples don’t fall when lilacs blossom, but in Bradbury’s stories it’s always Anymonth in Everywhereville. His dry-ice machine covers the bare stage of his story with a fog of breathy approximations. He means to be evocative and incantatory; he achieves vagueness and prolixity.

bandiera IT Considerate questa descrizione (da “The Night” [un racconto dell’antologia The Stories of Ray Bradbury]): “Senti il profumo dei lillà in fiore; le mele cadute giacciono schiacciate e odorose nell’erba alta.” Normalmente le mele non cadano quando i lillà fioriscono, ma nei racconti di Bradbury è sempre un-mese-qualunque nel paese-da-qualche-parte. La sua macchina per il ghiaccio secco ricopre il disadorno palcoscenico dei suoi racconti con una densa nebbia di approssimazioni. Bradbury pensa di essere evocativo e “magico”, ottiene di essere vago e prolisso.

Questo è anche l’unico modo serio per discutere di narrativa: si prende un testo e lo si analizza in base a una serie di criteri. Criteri tecnici, non di amicizia o di convenienza.

Copertina di On SF
Copertina di On SF di Thomas M. Disch, libro dal quale sono tratte le citazione di cui sopra

Forse se anche in Italia si diffondesse una mentalità del genere ne avremmo un guadagno. Ma la vedo dura. Sembra che da noi si debba sempre parlare di politica o di chissà quali sbrodolamenti pseudo filosofici. Sporcarsi le mani con le parole è visto con disgusto. Si passa il tempo a disquisire se Heinlein è fascista, se Dan Simmons è razzista, se Tolkien è di destra o di sinistra, e non si entra mai nello specifico. Lo specifico sono i testi, non la mentalità degli autori.

E questo quando va bene. Normalmente la polemica letteraria non arriva neanche a quel livello misero, meglio discutere pregi e difetti del vestito di un’autrice mentre ritira un premio. E ci fosse qualcuno che dica: “Gente, sveglia! Un’autrice si può vestire come cavolo le pare non è quello il punto! Il punto è: come mai si sta premiando un romanzo scritto con i piedi?”
Per tacere degli spettacoli pietosi che vedono gli autori fare comunella per difendere l’indifendibile, come quel paio di scrittori mentecatti che hanno avuto il coraggio di trovare giustificazioni persino per l’inqualificabile Gli Eroi del Crepuscolo.

Ancora più scoraggiante è il fatto che non cambia mai niente.
Qualche tempo fa, mentre cercavo tutt’altro, mi sono imbattuta in un articolo di Repubblica intitolato: “Ragazzo prodigio, a 18 anni un romanzo da Feltrinelli”.
All’inizio ho pensato che fosse un nuovo autore, sulla scia appunto di Chiara Strazzulla, del Ghirardi, di quell’altro ragazzino che ha pubblicato i romanzi sui pirati per Mondadori e fenomeni da baraccone simili. Ma l’articolo era datato 21 gennaio 2003.

Ho indagato un po’ e ho scoperto che il “prodigio” si chiama Andrea Santojanni; a 17 anni impiega ben due mesi della sua vita per scrivere un romanzo, l’anno dopo viene pubblicato da Feltrinelli. Rilevante perché il romanzo è parzialmente di genere fantastico: da quel che ho capito è una storia d’amore ma con i due protagonisti che si scambiano i corpi, lo spirito di lui entra nel corpo di lei e viceversa.

Il romanzo si intitola Sono solo mostri e l’incipit è il seguente (via google books si può leggere qualche pagina in più):

Sabato ventisette marzo. Claudia saltò giù dal letto. In effetti erano le sei e mezza, e se non si fosse sbrigata avrebbe perso il pullman. E naturalmente avrebbe fatto tardi a scuola.
Ma mica questa è come la pubblicità delle merende del Mulino Bianco, dove alle sei del mattino c’è già un sole da spaccare le pietre, e si è già in forma, con il vestito elegante addosso. No! Qui stiamo parlando di gente comune. Gente mortale. Di una ragazza che si sveglia quotidianamente, [io invece mi alzo un giorno sì e uno no. N.d.G.] con il pigiamino tutto sgualcito, con tanto freddo corporale e con una confusione mentale da scandalo nazionale. E per di più era avvolta nelle tenebre della notte. E fuori dalla finestra non c’erano mica le rondini che volavano felici e spensierate. Assolutamente no! C’erano i corvi che volavano di tetto in tetto in cerca di una carogna. In cerca di un qualcosa qualsiasi.
Si piazzò davanti allo specchio e spalancò gli occhi quando vide quell’essere dai capelli tinti di rosso a maschiaccio, corti e sconvolti. Quel viso paffutello, il grande seno e gli occhi verdi. In principio non ci fece caso. Quindi si catapultò fuori dal bagno, e a passo affrettato si avviò in cucina, dove c’era la madre, che stava bevendo la sua tazza di caffè e latte. Entrambe, andavano a scuola. Col piccolo dettaglio che una stava da una parte e l’altra dalla parte opposta.
– Madre, io credo di non stare bene – disse la Claudia.
– Perché, cos’hai, tesoro? – le domandò.
– Non so, sono confusa.
La madre le sorrise, poi cercò di aiutarla dicendole che tutti erano un po’ confusi in quello stupido mondo. Tranquilla. Non s’incaricò di quel problema, e continuò a guardare la madre. Quasi non la riconosceva. Cosa diavolo voleva significare? Era forse la stessa e vecchia storia? Bisogna sapere che Claudia appena si svegliava vedeva creature soprannaturali intorno a sé. Può darsi che anche in quel momento era confusa come sempre. Quindi non fece caso a niente.

Fa schifo, ma inutile dilungarsi. Non è neanche giusto: una persona senza esperienza che scrive in fretta scrive così, il problema è che forse dovrebbe capire da sola che non è un livello degno. Non puoi scrivere in questa maniera e chiedere soldi in cambio. Tra l’altro come sempre editing zero, neanche correzione di bozze, hanno persino lasciato le virgole tra soggetto e verbo (vedi: “Entrambe, andavano a scuola”).

Copertina di Sono solo mostri
Copertina di Sono solo mostri

Esilaranti le due recensioni archiviate al sito Feltrinelli. Andrea Di Consoli recensisce per L’Unità e chiude con questo sproloquio:

Il sesso è, spesso, una banale manifestazione di forza e di potenza. Perciò, dopo aver letto Sono solo mostri, del sesso se ne ricava un’idea mediocre, quasi fastidiosa. A cosa serve il sesso se c’è una forma di amore che supera se stesso e straripa in un bene che porta alla fusione della testa, allo scambio dei corpi? A niente, verrebbe da dire. Il romanzo sorprendente di Andrea Santojanni ci lascia addosso la sensazione di esserci fermati sulla soglia, di esserci chiusi in un al di qua – ci lascia addosso la fastidiosa sensazione di non aver mai fino in fondo preso (vissuto) il corpo della persona amata. Non si tratta di divorarlo, il corpo, ma di sentirselo dentro, come una magia: di sentirne il piacere, le vibrazioni. Ha ragione Erri De Luca a definire il piccolo Santojanni un mago.

Ma si può sapere chissenefrega delle idee di Di Consoli sul sesso se stiamo parlando di critica letteraria? Come dicevo prima, sbrodolamenti “filosofici” quando abbiamo un testo che specifica che la protagonista si alza “quotidianamente” e che ci tiene a sottolineare che i corvi sono in cerca di “qualcosa qualsiasi”.
E siamo a pagina UNO e non entro neanche nel merito degli altri diecimila errori. È una vergogna. Una vergogna il romanzo e sono vergognose recensioni del genere.

Non dico che all’estero sia il Paradiso. Anche lì è pieno di incompetenti e lecchini, ma almeno non ci sono solo quelli!
Erri De Luca, recensendo per Il Mattino, supera qualunque limite di decenza. Antefatto: racconta lo stesso De Luca di aver conosciuto Santojanni durante un incontro tra studenti e scrittori; Santojanni gli ha rifilato il manoscritto e De Luca ne è rimasto tanto affascinato che…

Chiamo la mia agente e le dico di aver trovato un pezzo unico, un regalo per qualunque editore. A differenza di ogni altro esordiente che va al suo primo contratto allo sbaraglio, bisognava spuntare subito termini di contratto da professionisti affermati. Perché lì dentro c’era materia di contagio per comitive di lettori, perché il ragazzo era un caso letterario di quelli che capitano di tanto in tanto all’estero, ma da noi mai spuntava uno così, a diciassette anni con una storia esplosiva a miccia corta che scoppia in mano all’apertura.
Così per consuetudine ho passato il malloppo per primo a Feltrinelli però con l’ultimatum di rispondere entro una settimana, oppure andava fuori. Non era scaduto il termine-capestro e in pochi giorni l’editore aveva azzannato l’osso e il ragazzo aveva il suo primo contratto editoriale con clausole da scrittore di punta.

Senza parole. Ma come mai De Luca è rimasto così ammaliato? Be’…

La letteratura è ben fornita di magnifici viaggi: Ulisse, Dante, Chisciotte, Gulliver, Crusoe. Ma prima di ’sto ragazzo chi s’era inventato il trasloco dentro carne e ossa del dirimpettaio? Un’idea così nitida, senza sforzo d’ingegno e perciò geniale [...]

Ecco, questo leggendo i siti esteri e la critica letteraria nel mondo anglosassone non l’ho mai visto: la presa per il culo. Tipo quando Dazieri dice che i romanzi di Licia sono originali e in pratica non hanno bisogno di editing. Secondo De Luca l’idea dello scambio di corpi sarebbe un’idea mai vista prima. Diosanto.
Il triste è che se davvero Dazieri e De Luca sono convinti che la Troisi e Santojanni siano originali è ancora una presa in giro; è una presa in giro che persone tanto ignoranti siano nella posizione di decidere una pubblicazione.

Eravamo a gennaio 2003. La Strazzu pubblica a giugno 2008. Cinque anni, non cinquecento. E nessuno che dica: “Però il prodigio dell’altra volta in effetti non è che fosse ‘sto genio…” Niente. Da Einaudi in giù tutti convinti di avere a che fare con un altro prodigio.

Morale della favola? Che non esiste una morale. Non c’è un premio per l’impegno o per il talento, c’è un premio se il tuo amyketto De Luca ti raccomanda.
Lo so, lo so, avevo promesso di non occuparmi più di fantasy italiano. Mi sono lasciata trascinare. Il Lato Oscuro è molto potente, e fanno biscotti buonissimi!

Il Lato Oscuro ha i migliori biscotti
come to the dark side, we have cookies

Un altro aspetto interessante del libro di Knight è che permette di osservare un pezzetto di storia della narrativa fantastica in divenire. È curioso leggere di Ballard o Philip K. Dick nel ruolo delle giovani promesse o sentire Knight lamentarsi che la gente dovrebbe piantarla di parlare solo dei classici, ma prendere in considerazione anche autori nuovi e che già hanno dimostrato notevole bravura, come Robert A. Heinlein.

Rimanendo ai classici. Quando Knight sposta il discorso dalla fantascienza al fantasy, cita Howard e Lovecraft come pilastri del genere, anche se ha delle serie riserve sullo stile di quest’ultimo. Volendo indicare un capolavoro, tira fuori Flecker’s Magic (1926) di Norman Matson, un urban fantasy nel quale uno studente di una scuola d’arte di Parigi riceve da una strega un anello magico in grado di realizzare i desideri. Seguono complicazioni. Ammetto la mia ignoranza: non avevo mai sentito nominare questo romanzo e non ho mai letto niente dell’autore.
Knight non spreca neanche mezza parola per Tolkien, nonostante Il Signore degli Anelli sia già stato pubblicato all’epoca della prima edizione di In Search of Wonder. Giusto così.

* * *

Ci sarebbe molto altro da aggiungere, ma a riassumere Knight si perde tutto il divertimento, sarebbe come leggere gli articoli di Gamberetta senza gli estratti e i commenti sarcastici.

Anche se questa è una recensione non darò un voto in Gamberi: il libro di Knight non è paragonabile alle altre opere recensite, visto che non si tratta di narrativa né di un manuale di scrittura. Lo stesso lo consiglio: è come sfogliare un blog stile Gamberi per 300 pagine!

Per chiudere, le quattro ipotesi che guidano Knight nelle sue recensioni (sostituite “science fiction” con “fantasy” e siete a posto):

bandiera EN 1. That the term “science fiction” is a misnomer, that trying to get two enthusiasts to agree on a definition of it leads only to bloody knuckles; that better labels have been devised (Heinlein’s suggestion, “speculative fiction,” is the best, I think), but that we’re stuck with this one; and that it will do us no particular harm if we remember that, like “The Saturday Evening Post,” it means what we point to when we say it.

2. That a publisher’s jacket blurb and a book review are two different things, and should be composed accordingly.

3. That science fiction is a field of literature worth taking seriously, and that ordinary critical standards can be meaningfully applied to it: e.g., originality, sincerity, style, construction, logic, coherence, sanity, garden-variety grammar.

4. That a bad book hurts science fiction more than ten bad notices.

bandiera IT 1. Che il termine “science fiction” è improprio, e che cercare di mettere d’accordo due appassionati sulla sua definizione porta solo al pestarsi a sangue; che etichette migliori sono state ideate (il suggerimento di Heinlein, “speculative fiction” è il migliore, credo), ma lo stesso siamo impantanati con “science fiction” e non c’è niente di male se ci ricordiamo che, come per “The Saturday Evening Post”, un termine significa quello che stiamo indicando mentre lo pronunciamo.

2. Che il blurb di copertina e una recensione sono due cose diverse e vanno scritte in maniera diversa.

3. Che la fantascienza è un ramo della letteratura degno di essere preso sul serio, e che i normali parametri critici possono essere applicati con successo. Per esempio: originalità, onestà, stile, costruzione, logica, coerenza, sensatezza, grammatica.

4. Che un brutto libro danneggia la fantascienza più di dieci recensioni negative.[3]

* * *

note:
 [1] ^ Naturalmente parlo per l’ambito che conosco, la narrativa fantastica. Può essere che in altri settori dell’editoria (dalla poesia alla saggistica) sia tutto rose e fiori, ne dubito, ma non metto lingua riguardo a situazioni di cui so poco.
Si potrebbe poi sostenere la tesi che, nonostante siano inefficienti e disonesti, gli attuali editori riescono comunque a garantire un livello qualitativo superiore a quello ottenibile con altre forme di selezione. Non lo escludo in principio. Staremo a vedere.

 [2] ^ Il tempo buttato dietro a I Promessi Sposi è un danno in sé, ma non è solo quello il punto. Il punto è che I Promessi Sposi sono il simbolo di un modo di studiare stupido e controproducente. Basta vedere le tracce dei temi per la maturità, fuffa del tipo: “Commento di un passo della Prefazione della Coscienza di Zeno.” o “Innamoramento. Testi di Dante, Alberoni, Gozzano, Catullo, Leopardi e Cardarelli.” O ancora: “Origine e sviluppo della cultura giovanile, con un documento di Hobsbawm.”
Al massimo qui si cerca qualcuno che ripeta a pappagallo quello che i professori gli hanno detto su Svevo o Dante. Un bello spreco di anni.
Si vuole che dal Liceo escano persone che sul serio hanno imparato qualcosa? Allora alla maturità i temi dovrebbero essere: “Scrivere un racconto romantico che faccia sciogliere in lacrime.” Oppure: “Dimostrare che la Luna è fatta di formaggio.”

Luna di formaggio
Astronauta ritorna con la prova che la Luna è fatta di formaggio. Damon Knight ricorda come Lester del Rey si vantasse di essere in grado di sostenere qualunque tesi e l’esatto opposto. Ed è questa abilità che dimostra padronanza della lingua, non sapere in che anno è nato Dante.

Basta con le stronzate stile: “L’influenza sociale della scapigliatura nella Milano dell’800”. Bisogna insegnare alle persone come usare al meglio la propria lingua; come analizzare le idee altrui – a livello formale – e come esprimere le proprie. Non bisogna insegnare le singole idee (cosa ne pensava Gozzano dell’amore; tra l’altro: chissenefrega!), bisogna insegnare a manipolare le idee in generale (come faccio a esprimere un determinato concetto di amore, qualunque sia tale concetto).
Bisognare dare strumenti, non nozioni. Invece al Liceo si ottengono solo nozioni, e spesso sono pure nozioni superficiali se non sbagliate.
EDIT del 22 marzo 2011. Ho aggiunto qualche altro dettaglio, qui. Per piacere commentate quell’articolo e non questo se intendete discutere di Manzoni & Liceo.

 [3] ^ Ipotesi Assiomi in voga in Italia:
1. Il termine fantasy indica quei romanzi per i quali ogni critica è ingiustificata.

2. Quello che dice l’editore riguardo a un romanzo da lui pubblicato ha lo stesso valore di una recensione.

3. Il fantasy non è letteratura, e non deve essere preso sul serio. Soprattutto non si può giudicare un’opera basata sulla fantasia usando criteri letterari.

4. Una recensione negativa danneggia il mercato più di dieci brutti libri.


Approfondimenti:

bandiera EN In Search of Wonder su Amazon.com
bandiera EN In Search of Wonder su gigapedia library.nu
bandiera EN In Search of Wonder su Wikipedia
bandiera EN Humpty Dumpty: An Oval su Amazon.com
bandiera IT Messaggi per la mente su Delos Store
bandiera EN “To Serve Man” su Wikipedia (attenzione agli spoiler!)
bandiera EN Damon Knight su Wikipedia

bandiera IT On SF su Amazon.it
bandiera EN On SF su gigapedia library.nu

bandiera IT Sono solo mostri su Amazon.it
bandiera IT La scheda del romanzo Sono solo mostri presso il sito dell’editore

bandiera EN La Luna è fatta di formaggio?

 

Scritto da GamberolinkCommenti (202)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Il mondo lasciato a metà

Copertina di The Half-Made World Titolo originale: The Half-Made World
Autore: Felix Gilman

Anno: 2010
Nazione: Inghilterra
Lingua: Inglese
Editore: Tor Books

Genere: Western, New Weird (ma non troppo)
Pagine: 480

Tempo fa avevo provato a leggere il romanzo di esordio di Felix Gilman, Thunderer, attirata dal fatto che Jeff VanderMeer lo aveva inserito nella lista di libri consigliati che appare in appendice all’antologia The New Weird – per altro lista sulla quale ci sarebbe molto da discutere, visto che VanderMeer ci infila tutto e il contrario di tutto.

Mostra il box rosa con la lista ▼

Rimasi delusa, trovai Thunderer noioso, tanto che lo abbandonai dopo un centinaio di pagine. Ma come noto io sono buona & gentile, così ho concesso a Gilman una seconda chance. Non me ne sono pentita: The Half-Made World è un buon romanzo, con un’ambientazione se non proprio originale, almeno insolita.

Spesso i fantasy costruiscono la loro ambientazione a partire da un retroterra storico: l’impero romano, il medioevo, l’epoca vittoriana, ecc. The Half-Made World ha le sue radici nel selvaggio west. Tuttavia la frontiera americana è così tanto deformata e distorta che ci troviamo di fronte a un vero e proprio mondo secondario. Lo stesso aggettivo “americana” è improprio: nell’Half-Made World non esiste un continente con quel nome, né esistono altri luoghi a noi noti.

Il mondo di Gilman è diviso in tre parti: l’Est è la parte più antica, è completamente “creata” (è made world), è stabile e pacifica. Il West invece è giovane, ha appena 400 anni. È solo “fatto a metà” (l’half-made del titolo): benché appaia concreto e coerente, rimangono spiragli attraverso i quali si manifestano la magia e l’irrazionale. Sopravvivono spiriti e Dei e forze soprannaturali. Se si viaggia ancora più a ovest si giunge al mondo non ancora fatto (unmade world), nel quale le leggi della fisica non sono ancora fissate, molte cose non hanno ancora nome e la realtà si modifica in base ai desideri, ai sogni e alle paure di chi la osserva.
Al di là dell’unmade world si estende un oceano di caos indistinto.

* * *

Il dottor Lysvet Alverhuysen (“Liv” per gli amici) lavora come psicologa presso l’Università di Koenigswald, nel tranquillo Est. Riceve una lettera indirizzata al marito, nella quale lo si prega di recarsi presso un ospedale nel cuore del West, dove le sue abilità professionali potrebbero essere messe a miglior uso che non in Università. Dato che nel frattempo il marito è schiattato, Liv decide di partire lei.

Durante il viaggio a Ovest, il suo destino si incrocerà con quello degli altri due protagonisti del romanzo. Il primo è John Creedmoor, un “Agent of the Gun”, ovvero un pistolero che ha stretto un patto con un demone. Il demone inabita l’arma di Creedmoor e conferisce al pistolero una serie di poteri: è più agile e più forte dei normali esseri umani, può guarire da qualunque ferita, non ha bisogno né di bere né di mangiare, ha sensi molto sviluppati che gli consentono perfino di vedere al buio e soprattutto quando spara non manca mai il bersaglio. In cambio, quando il demone o gli altri suoi colleghi diavoli hanno bisogno, Creedmoor deve ubbidire e portare a termine le missioni che gli vengono assegnate. Le missioni di solito sono missioni di guerra, perché gli “Agent of the Gun” combattono da centinaia di anni contro “The Line”.

Kyuubey
Accettare di diventare un Agente è come stipulare un contratto con il diavolo Kyuubey

La Linea è una società industriale e burocratizzata (mi ha ricordato per certi versi 1984, per altri il film Brazil), che costruisce senza sosta nuove linee ferroviarie, nuove stazioni, nuove fabbriche. Lo scopo della Linea è trasformare il mondo in un luogo regolato, preciso, razionale, funzionante nella maniera più efficiente possibile. Contro chi non è d’accordo, La Linea schiera cannoni e corazzate terrestri, gas asfissianti e bombe soniche, razzi e ornitotteri armati di mitragliatrici. A prendere le decisioni per La Linea sono gli Engine: trentotto gigantesche locomotive senzienti animante da uno spirito divino.

Il problema è che sia i demoni sia gli Engine sono immortali: i pistoleri possono essere uccisi impiegando abbastanza truppe, e le locomotive possono essere sabotate dagli Agenti; ma poi il demone si sceglie un altro pistolero e lo spirito dell’Engine si trasferisce in un’altra locomotiva. E la lotta continua.
Non che questo dettaglio intacchi la fede nella vittoria del Sotto-Sorvegliante Lowry, il terzo protagonista del romanzo. Lowry è un ometto grigio, brutto, e con gli occhiali, un funzionario di medio livello che lavora presso la Stazione Angelus. Per una serie di circostante si troverà a scalare la gerarchia della Linea e a guidare un contingente militare in un’operazione disperata.

Strana locomotiva
Un Engine?

Punto di merito perché Gilman evita “buoni” e “cattivi”: gli “Agent of the Gun” sono assassini, ladri, truffatori, terroristi. La Linea massacra, tortura, rade al suolo interi villaggi. E chi sta nel mezzo, chi non vuole schierarsi né con i demoni né con gli Engine, non è da meno. Compreso il misterioso First Folk, gli originari abitanti del West, descritti come un incrocio tra gli Indiani d’America e una banda di furry.

* * *

Dei tre protagonisti, proprio Lowry si rivela il personaggio più simpatico. All’inizio sembra solo un fanatico ottuso, ma più si va avanti più Lowry dimostra un orgoglio e una tenacia ammirevoli. Creedmoor è per molti versi uno gnokko: per lui la vita è facile, non è quasi mai davvero in pericolo. Ma Lowry non ha super poteri, ha solo la sua intelligenza e perseveranza. Senza contare che il demone di Creedmoor è sempre ben disposto a perdonare il suo pupillo, mentre nella società della Linea un singolo errore può costarti la galera se non la condanna a morte. Infine Creedmoor è un vigliacco: accetta di svolgere i compiti più viscidi…

Mostra missione viscida ▼

… auto giustificandosi con il fatto che il demone lo costringe; ma quando ha la possibilità di liberarsi del demone se ne guarda bene. Troppo comodi i poteri. In fondo muore solo qualche innocente (o qualche decina, o qualche centinaio…) ogni tanto, non un grande sacrificio in cambio della gnokkitudine. Non discuto: ragionamento realistico; infatti qui parlo di simpatia/antipatia, cioè di gusti, dal punto di vista tecnico entrambi i personaggi sono scritti in modo decente (ma Lowry meglio, si sente più distinta la sua voce).

Liv è meh. Le premesse sono incoraggianti: è una donna adulta, intelligente, colta. Non frigna a ogni piè sospinto e non cade tra le braccia del primo gnokko che passa per strada. Ha anche un Passato Tragico™ e una dipendenza da oppio. Ma da queste premesse nasce poco o niente. Liv è trascinata dagli eventi, rimane passiva mentre il mondo fa le capriole intorno a lei. Solo nell’ultimo capitolo dà sfogo al proprio libero arbitrio, ed è uno spettacolo. Gilman poteva darle una svegliata prima.
Rispetto a molti personaggi femminili in circolazione (specie le degradanti protagoniste dei paranormal romance) è un buon personaggio, ma in assoluto si poteva fare meglio.

Un’altra parziale delusione è l’unmade world. Più o meno verso metà romanzo, i nostri eroi superano il confine del mondo e si inoltrano nelle terre non ancora “fatte”. Qui tutto può succedere, e io mi sarei aspettata un trionfo del weird – tipo lo Shift in The Year of Our War. Niente del genere. Qualche animale strano, un paio di piante curiose, un-mostro-uno, e grazie di aver partecipato.
Però mi pare di capire che i fan del weird sfrenato siano una minoranza, dunque questa mancanza di bizzarria a tutti costi per molti sarà un pregio invece di un difetto.

Coniglietto New Weird
Coniglietto New Weird

Il finale lascia l’amaro in bocca. Ho avuto l’impressione che l’autore puntasse a un finale tragico, per altro giustificato dalla trama, finché non ha pensato che forse poteva sfruttare l’ambientazione per altri romanzi. Allora ha virato bruscamente e il finale attuale è molto aperto, tanto che scommetto uscirà un seguito. Peccato. La storia poteva avere maggiore impatto emotivo se si fosse conclusa con qualche vittima in più – intendiamoci: crepa un sacco di gente, ma il sangue non è mai abbastanza!

* * *

Lo stile di Gilman è passabile. L’incipit è sul bruttino – il prologo è in pratica un lungo inforigurgito per illustrare l’ambientazione, mascherato da ricordi di un personaggio – e i primi capitoli zoppicano un po’, ma quando la storia prende l’abbrivio poi procede fino al termine senza intoppi.
Non è mai uno stile che ostacola la lettura, ma d’altra parte non è mai uno stile del tutto trasparente, che sparisce per lasciarti a mollo nella storia. Stile senza infamia e senza lode. Infatti non saprei citare passaggi particolarmente brillanti, ma neanche pagine piene di errori (se si esclude l’impostazione discutibile del prologo).

* * *

In conclusione un romanzo piacevole che consiglio.

Come difficoltà della lingua siamo a un livello medio: è un inglese più semplice di quello di uno Swanwick o di un VanderMeer, ma non è così semplice come l’inglese dei romanzi per young adult, stile Westerfeld.

Ho visto che spesso The Half-Made World è spacciato come steampunk: ci sono alcuni elementi in questo senso, ma proprio pochi. Il West sotto il controllo degli “Agent of the Gun” non ha niente di steampunk e l’unmade world non ha niente di steampunk. Solo quando l’azione si svolge nelle Stazioni della Linea si può respirare un’atmosfera retrofuturistica satura di gas di scarico e frastuono di ingranaggi; e non capita spesso.
The Half-Made World non è neanche storia alternativa: come già detto non ci sono riferimenti specifici al nostro mondo; la vicenda si svolge a fine ottocento, ma è l’ottocento di un pianeta diverso dalla Terra.
Chi cerca steampunk e storia alternativa con ambientazione ottocentesca americana può provare a leggere i romanzi del Clockwork Century della Priest (Boneshaker, Clementine, Dreadnought), tuttavia a mio parere non sono un granché.

Giudizio:

Scrittura competente… +1 -1 … ma nulla più e le prime pagine sono da rivedere.
Ambientazione interessante. +1 -1 L’unmade world non è abbastanza weird.
Buona storia. +1 -1 Finale deludente.
Lowry mi è simpatico. +1 -1 Creedmoor è troppo simile a uno gnokko per i miei gusti.
Liv quando si sveglia fa la sua bella figura… +1 -1 … ma si sveglia troppo tardi.
Non ci sono “buoni” e “cattivi”. +1

Un Gambero Fresco: clicca per maggiori informazioni sui voti

Il Messia Meccanico

Gilman non descrive mai in dettaglio gli Engine, queste macchine mostruose infestate da una divinità. Sappiamo solo che guardarli lascia sgomenti e che la loro voce fa impazzire chi l’ascolta (infatti gli Engine comunicano gli ordini via telegrafo). Dettagli inquietanti che mi hanno ricordato la bizzarra vicenda del Messia Meccanico, vicenda che si merita un box rosa!

* * *

John Murray Spear nasce a Boston nel 1804. Nel 1830 diventa sacerdote nella Chiesa Universalista Americana. Chi lo conosce lo descrive come una brava persona sempre pronta ad aiutare il prossimo. Spear è un idealista che si batte contro la schiavitù e contro la pena di morte, a favore del pacifismo e dei diritti delle donne. Insieme con il fratello Charles assiste barboni e detenuti.

John Murray Spear
John Murray Spear

Nel 1844, mentre tiene un comizio a Portland (Maine), viene aggredito da un gruppo di facinorosi. Agli scalmanati non va a genio che Spear predichi a favore della liberazione degli schiavi, così lo massacrano di botte (notare che in The Half-Made World c’è una scena simile). Spear è ridotto male e rimane in convalescenza per più di un anno.
Durante questi mesi è accudito da un suo amico, tale Oliver Dennett. Spear guarisce e proprio nello stesso periodo Dennett muore. E qui la faccenda comincia a virare verso il bizzarro…

Qualche anno dopo, per la precisione il 31 Marzo 1852, Spear scopre che la sua mano si muove da sola. La mano afferra una penna e compone un messaggio, un messaggio firmato “Oliver”. Il messaggio invita Spear a recarsi presso Abington per aiutare un malato, un certo David Vining. Giunto sul posto, Spear scopre che può guarire il sofferente solo con l’imposizione delle mani.

I messaggi si ripetono. Spear viene spedito a destra e a manca, spesso nel cuore della notte. Lui esegue sempre di buon grado e sempre è di aiuto ai malati che trova, grazie ai suoi nuovi poteri pranoterapeutici.
“Oliver” e gli altri spiriti che hanno contattato Spear ne sono compiaciuti. Gli assegnano nuovi compiti: scrivere saggi e organizzare conferenze sui più disparati argomenti. Per esempio Spear tiene dodici lezioni di geologia all’Hamilton College, suscitando l’ammirazione di uno dei professori della facoltà. Naturalmente questo per merito dell’influsso spiritico, dato che Spear non ne capisce un tubo di geologia.

Poi gli spiriti comandano a Spear di recarsi a Rochester, nello stato di New York, dove gli rivelano che nell’aldilà esiste un’Associazione dei Benefattori, un comitato di anime di noti defunti il cui scopo è aiutare l’umanità. L’Associazione dei Benefattori ha diversi sotto comitati, uno dei quali è l’Associazione degli Elettrificatori, formata da sette ingegneri (morti) e di cui fa parte niente di meno che lo spirito di Benjamin Franklin.
Spear viene visitato a turno dai sette Elettrificatori che lo istruiscono su come costruire “il Nuovo Messia, l’Ultimo e Miglior Dono che Dio abbia mai fatto all’Umanità”. Un Messia Meccanico che sarebbe stato araldo di un’epoca di pace e progresso.

Nell’ottobre del 1853, Spear, insieme a Simon Crosby Hewitt, Samuel G. Love, Alonzo Newton e altri spiritisti, si insedia a High Rock Cottage, una casa costruita vicino alla collina di High Rock, presso Lynn, Massachusetts, luogo situato alla confluenza di particolari energie metafisiche – l’anno prima, sulla stessa collina, il noto spiritista Andrew Jackson Davis aveva tenuto un congresso internazionale sullo spiritismo con i rappresentanti di ventiquattro nazioni. I rappresentanti erano presenti come spiriti.

La collina di High Rock
La collina di High Rock

Inizia l’assemblaggio del Messia Meccanico. Spear non conosce mai il progetto nella sua interezza, ma riceve ordini giorno dopo giorno dai sette ingegneri (in totale Spear riceve 200 messaggi distinti, 200 “rivelazioni”). La costruzione della macchina dura nove mesi, durante i quali Spear e soci spendono 2.000 dollari in materiali (non proprio noccioline, sono circa 50.000 dollari attuali).

Purtroppo non sono rimasti né progetti, né schizzi, né fotografie del Messia Meccanico e le descrizioni sono vaghe. Si sa che in qualche maniera replicava alcuni aspetti del corpo umano (per esempio il “cervello” era una serie di piatti alternati di rame e zinco), e che avrebbe utilizzato l’energia presente nei flussi elettrici dell’atmosfera. Non mancavano ingranaggi assortiti, magneti, sfere dei più disparati metalli, e composti chimici non bene identificati.
Qui sotto il disegnatore del Fortean Times tenta di riprodurre le fattezze del Messia Meccanico:

Il Messia Meccanico
Il Messia Meccanico

Il Messia è assemblato ma non è ancora pronto. Occorre infondergli la scintilla vitale. Dapprima alcuni spiritisti accuratamente selezionati toccano a turno il macchinario, poi lo stesso Spear, ingabbiato in una struttura formata da pannelli di metallo e decorata con pietre preziose, si avvicina all’affare. Spear cade in trance e testimoni riportano che si sia creato un cordone ombelicale di luce tra lui e il Messia Meccanico.

Il giorno dopo viene condotta al cospetto del Messia la Nuova Maria, una signora il cui nome non è mai stato rivelato (alcuni la identificano con la moglie di Alonzo Newton). La Nuova Maria si sdraia davanti alla macchina ed è scossa dalle convulsioni, come se stesse partorendo.
Dopo due ore avviene il miracolo:
“Sì è mosso!” esclama un testimone.
29 giugno 1854: il Messia Meccanico è vivo!

Forse.

Per settimane Spear e la Nuova Maria accudiscono il Messia come fosse un neonato (Spear lo chiama “l’infante elettrico”), ma dopo quel primo vagito la macchina rimane apatica. Gli Elettrificatori assicurano Spear che va tutto bene, che il Messia ha solo bisogno di maggior nutrimento. Così Spear decide di trasferire il neonato a Randolph, New York, località dotata di eccezionale potenziale elettrico.

Purtroppo insieme alla macchina arrivano a Randolph anche pettegolezzi poco piacevoli su quello che sarebbe effettivamente successo tra Spear, la Nuova Maria e il Messia Meccanico.
Una folla inferocita (forse aizzata dalla locale chiesa battista) circonda il capannone che ospita la macchina vivente. Al tramonto la folla fa irruzione e distrugge il Messia, accanendosi con tale ferocia che il mattino dopo della macchina non rimane più niente.
Che orribile infanticidio!
Ancora una volta superstizione e ignoranza hanno ostacolato il glorioso cammino del progresso.

In quanto a Spear, non proverà più a costruire messia meccanici. Anche perché a partire dal 1857 gli spiriti hanno cambiato musica: la salvezza dell’umanità non risiede in qualche ammasso di ingranaggi, ma nell’amore libero; l’istituzione del matrimonio va abolita, per lasciare spazio a relazioni sessuali senza vincoli.


Approfondimenti:

bandiera IT The Half-Made World su Amazon.it
bandiera EN The Half-Made World su gigapedia library.nu
bandiera EN Thunderer su Amazon.com
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bandiera EN “Lightbringers and Rainmakers”, un racconto ambientato nell’Half-Made World
bandiera EN Felix Gilman su Wikipedia

bandiera EN John Murray Spear su Wikipedia
bandiera EN Articolo del Fortean Times dedicato alla vicenda di Spear
bandiera EN Passing Strange su Amazon.com (un capitolo di questo libro è dedicato al Messia Meccanico)

bandiera EN Kyuubey sulla wiki di Madoka Magica

 

Scritto da GamberolinkCommenti (35)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

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