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Ratti, Gargoyle & dolciumi vari

Cos’è uscito in rete nell’ultimo mese, sempre partendo dal principio di segnalare le release più curiose, che possono essere sfuggite.

Libri

Non molto in ambito fantasy italiano, solo La Rocca dei Silenzi di Andrea D’Angelo:
Icona di un mulo eBook.ITA.3050.Andrea.D’Angelo.La.Rocca.Dei.Silenzi.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (3.233.458 bytes)

Copertina de La Rocca dei Silenzi
Copertina de La Rocca dei Silenzi

Trovate la recensione del Signor Stockfish qui. Come spesso capita il clima nei commenti è diventato subito sgradevole, anche perché io e il signor D’Angelo avevamo da poco litigato per colpa di un’altra discussione. Non ci tengo a riaprire vecchie polemiche, perciò non interverrò più sull’argomento, ognuno può leggere il libro e decidere per conto suo.

Visto che è uscito un solo fantasy italiano, ne segnalo uno straniero, ovvero: Il Tramonto degli Dei (Rats and Gargoyles) di Mary Gentle:
Icona di un mulo eBook.ITA.3091.Mary.Gentle.Il.Tramonto.Degli.Dei.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (3.520.195 bytes)

Copertina del romanzo Rats and Gargoyles
Copertina di Rats and Gargoyles

È il primo volume nel ciclo del Corvo Bianco. Non l’ho letto, ma lo segnalo lo stesso per due motivi: la Gentle mi piace come scrittrice, e dunque è probabile che questo sia un bel romanzo, e l’edizione italiana è del 1993, quindici anni fa, è probabile non sia facile riuscire a recuperarla.

La trama è la seguente

In un mondo fantastico tra il passato e il futuro esiste una città senza nome in cui la magia e le spade convivono con le locomotive a vapore e i dirigibili: qui dominano i Ratti, signori e padroni di un’umanità ridotta in schiavitù. Ma anche questi enormi e spregevoli topi giganti e intelligenti devono rispondere delle loro azioni a qualcuno più in alto di loro: le trentasei divinità incarnate nella pietra, che vivono in una misteriosa fortezza nel cuore della città. Su questo sfondo barocco e affascinante si muovono alcuni personaggi che vorrebbero cambiare questa situazione di oppressione per gli umani. Il potente ordine della Croce Bianca vorrebbe organizzare una rivolta contro il sistema, ma anche i Ratti avrebbero piacere di sbarazzarsi dei misteriosi e imprevedibili dèi. Il principe Lucas di Candover, giunto nella città per studiare all’Università del Crimine, si ritrova coinvolto nella rivolta assieme a Zari, la giovane donna Kateyan destinata a diventare la memoria vivente degli avvenimenti seguenti. Altri si agitano per partecipare con loro alla disperata battaglia finale, combattuta a base di poteri alchemici, magie, necromanzie, e anche con un pizzico di tecnologia.

 

Film

Die Fälscher (The Counterfeiters, 2007)
The.Counterfeiters.2007.PROPER.DVDRip.XviD-NOsegmenT (DVDRip, ~700MB)
The.Counterfeiters.2007.PAL.DVDR-VoMiT (DVDR, ~4,08GB)
(tedesco con sottotitoli in inglese)

Locandina de Il Falsario
Locandina di Die Fälscher

Uscito nei cinema in Italia con il titolo: Il Falsario – Operazione Bernhard. La storia vera di Salomon Sorowitsch, abilissimo falsario costretto dai nazisti a partecipare alla più grande operazione di contraffazione di denaro mai avvenuta: stampare 130 milioni di sterline false. Non fantasy, ma Premio Oscar 2008 quale miglior film straniero.

Trailer di Die Fälscher

 

Shôwa Kayô Daizenshû (Karaoke Terror, 2003)
Showa.Kayo.Daizenshu.2003.DVDRip.XviD-WiRA (DVDRip, ~1,37GB)
(giapponese con sottotitoli in inglese)

Locandina di Karaoke Terror
Locandina di Karaoke Terror

Due gang rivali di amanti del karaoke si scannano a vicenda, fino all’uso di armi nucleari(!). Da un romanzo di Ryû Murakami (da un altro romanzo di tale autore Miike ha tratto il divertente e impressionante Audition ).

Un numero musicale da Karaoke Terror

 

Diary of the Dead (2007)
Diary.of.the.Dead.2007.LiMiTED.DVDRiP.XviD-SUNSPOT (DVDRip, ~700MB)
Diary.of.the.Dead.2007.READNFO.PAL.DVDR-GRiM (DVDR, ~3,85GB)
(inglese)

Locandina di Diary of the Dead
Locandina di Diary of the Dead

L’ultimo film di George A. Romero, regista del famoso Night of the Living Dead. Ancora zombie: un gruppo di studenti sta girando un film horror, quando incappano in veri morti viventi! Ostrega! Personalmente Romero mi ha stufata da un pezzo, ma per chi apprezza gli zombie potrebbe essere interessante.

Trailer di Diary of the Dead

 

Evangelion: 1.0 You Are (Not) Alone (2007)
Rebuild.of.Evangelion.1.0.2007.DVDRip.XviD-CiMG (DVDRip, ~700MB)
(giapponese)

Locandina di Evangelion: 1.0 You Are (Not) Alone
Locandina di Evangelion: 1.0 You Are (Not) Alone

Una nota riguardo ai sottotitoli: il DVD originale non conteneva sottotitoli, perciò anche la rip ne è priva. Il film è però stato “fansubbato”, e i relativi sottotitoli in inglese sono disponibili per esempio presso opensubtitles.org. Circolano in rete anche diverse release con già i sottotitoli inseriti nel video, ma quando possibile io preferisco avere video “pulito” e sottotitoli separati.

Neon Genesis Evangelion è probabilmente uno degli anime di fantascienza più belli degli ultimi anni di sempre. Almeno fino all’ultima puntata. L’ultima puntata è incomprensibile e ha lasciato non solo me con l’amaro in bocca. Per “rimediare” sono usciti due film: Death and Rebirth e The End of Evangelion. I due film lasciano intendere che l’ultima puntata sia stata una sorta di sogno e proseguono con la storia, sennonché il finale di The End of Evangelion è ancora più incomprensibile del finale della serie TV!
Adesso è la volta di Rebuild of Evangelion: una serie di quattro film; i primi tre dovrebbero ripercorrere le puntate della serie televisiva, mentre l’ultimo film dovrebbe essere un altro finale ancora per l’intera storia.

Trailer 1: Beautiful World

Questo primo film copre le puntate da 1 a 5 della serie TV. Nonostante conoscessi già la trama l’ho visto volentieri, il ritmo è buono e alcune delle nuove animazioni inserite sono spettacolose (in particolare durante la battaglia contro il sesto Angelo). Una scena inedita alla fine fa presagire… non so, ma qualcosa di strano di sicuro!

Trailer 2: Fly Me to the Moon

Approfondimenti:

bandiera IT Una recensione de La Rocca dei Silenzi
bandiera EN Una recensione di Rats and Gargoyles

bandiera EN Una recensione di The Counterfeiters
bandiera EN Una recensione di Karaoke Terror
bandiera IT Una recensione di Diary of the Dead
bandiera EN Una recensione di Evangelion: 1.0 You Are (Not) Alone

Scritto da GamberolinkCommenti (8)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Recensione: La Rocca dei Silenzi

lrds.jpg Titolo originale: La Rocca dei Silenzi
Autore: Andrea D’Angelo
Anno: 2005
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Casa Editrice: Nord
Collana: Fantacollana
Genere: Fantasy
Pagine: 448 (brossura)
Prezzo in euro: 16,50 euro

Doverosa premessa.
Questa recensione l’ho scritta parecchio tempo fa, in tempi non sospetti, vale a dire prima dello scambio di cordialità che ho avuto in questi giorni con l’autore Andrea D’Angelo proprio su questo blog. La metto online solo ora essendo stato invitato a farlo proprio da D’Angelo stesso, altrimenti avrei forse lasciato perdere. Prima di pubblicarla ho tolto una parte che poteva sembrare, anche se non lo era, un attacco personale all’autore. Questa parte riguardava una interpretazione allegorica del romanzo che non è la stessa che l’autore propone nelle sue note conclusive. Tanto per dare un’idea, la mia interpretazione identificava nei terribili demoni urlanti descritti da D’Angelo quei lettori che hanno scritto e scriveranno commenti furibondi sulle sue opere.

Veniamo al sodo, dunque, e parliamo prima degli aspetti positivi.

Dal punto di vista strettamente stilistico, come è scritto La Rocca dei Silenzi? Bene, direi. Le descrizioni sono efficaci, la scrittura scorre. Non si perde in dettagli inutili, e la forma usata per i dialoghi risulta naturale. Finché non esagera e va sopra le righe D’Angelo se la cava bene, cosa che di questi tempi non va affatto data per scontata, visto che esempi di deroghe a questo minimo sindacale non mancano. Onestamente, chi dice che D’Angelo non sa scrivere, nel senso più letterale del termine, dice il falso.

Ecco, qui finiscono le impressioni positive, e cominciano i mal di pancia. I fan di Andrea D’Angelo possono anche smettere di leggere.

I personaggi.

D’Angelo è un autore veramente abile nell’approfondire le tensioni emotive dei personaggi che popolano i suoi romanzi – Il Sole 24 ore

Questo è ciò che dice la copertina del romanzo La Rocca dei Silenzi. Voglio sperare che in realtà i signori de Il Sole 24 Ore il libro non l’abbiano neanche visto in fotografia. Altrimenti, se i loro pareri sono fondati e autorevoli in economia come in letteratura, noi della Barca dei Gamberi, che investiamo seguendo i loro consigli tutti i soldi che ci passa la CIA per denigrare ingiustamente gli autori italiani, allora siamo fritti.

Le tensioni emotive dei personaggi di cui parla il più diffuso giornale economico in Italia corrispondono al fatto che, appena uno apre bocca e dice una cosa, qualsiasi cosa, per quanto insignificante, c’è qualcun’altro (di solito il protagonista) che lo prende a pesci in faccia e cerca di farlo sentire un idiota. Praticamente, è come il forum di FantasyMagazine, o se preferite una trasmissione di Maria De Filippi.

In sintesi, i personaggi de La Rocca dei Silenzi sono insopportabili. Non mi era mai capitato prima di leggere un romanzo sperando che i protagonisti crepassero ad ogni pagina.

Esempio di dialogo tipico tra i personaggi della Rocca dei Silenzi:

“Non sarà facile accendere un fuoco, oggi”, disse Mordha, rompendo un ramo e il silenzio.
Vòrak lo fissò. “Risparmiami i tuoi giochetti psicologici, straniero. Dici sempre e solo cose rilevanti… Non sono scemo.”

Mah! Cosa càspita avrà voluto dire?

Eviterò di sottolineare, per non sembrare pignolo, che un Nano può dire psicologici solo se nel suo mondo è esistito Freud o un suo equivalente… ach, ormai l’ho sottolineato.


freud.jpg
Sigmund Freud – non è uno zio materno di Pipino Tuc.

Ogni tanto c’è qualcuno che, completamente fuori contesto, pensa cose del tipo:

“Sono circondato da un branco di idioti e di bastardi, e i pochi meritevoli mi si rivoltano contro!”

Il lettore resta disorientato, e l’unica cosa che gli viene da pensare è che l’autore quella mattina si è svegliato con le palle girate.

Nella buona letteratura, la presenza dell’autore dovrebbe sentirsi il meno possibile. I personaggi dovrebbero vivere di vita propria, reagendo di fronte alle situazioni che gli si prospettano come se davvero fossero dotati di volontà autonoma e vere motivazioni. Ne La Rocca dei Silenzi, invece, la presenza dell’autore raggiunge ben presto livelli ingombranti. Troppo spesso succede di imbattersi in pensieri dell’autore che egli infila nella testa e nelle bocche dei personaggi, che si riducono a pretestuosi pupazzi nelle mani di uno a cui scappa di far della filosofia. Quando, a pag 332, leggo che:

Non esisteva vita senza morte, né morte senza vita; l’una dava valore all’altra e viceversa. Qual era il valore delle cose assolute? Era nullo o incomprensibile.

cosa devo fare? Sacrificare un capretto alle Muse per ringraziarle di avermi condotto a queste originalissime perle di saggezza, o andare a chiedere i soldi indietro al libraio? Non sono andato a cercare l’ago nel pagliaio, il libro è pieno zeppo di menate come questa. Se avessi dovuto riportarle tutte, questa recensione avrebbe superato le 90 pagine.

Consiglio agli aspiranti scrittori: non temete che la vostra ricca e complessa personalità non emerga abbastanza dalle pagine che scrivete, perché succederà il contrario. Per quanto cercherete di nascondervi, le vostre idee su questo o su quello verranno sempre fuori anche se non volete. E’ normale finire a scrivere sempre di se stessi, e per questo bisognerebbe cercare di evitarlo il più possibile, perché può succedere che ciò che voi ritenete un’intuizione fondamentale a qualcun altro sembrerà una banalità gratuita.

Consiglio agli aspiranti scrittori (e due): non cercate di fare gli originali a tutti i costi. I maghi si possono chiamare anche stregoni, incantatori, e via discorrendo. Non fate come D’Angelo che li chiama fruitori di magia, perché quella è terminologia da Ministero delle Imposte. Parimenti, l’ascia con due lame si chiama bipenne. Se la chiamate ascia bilama come fa D’Angelo, chi legge pensa subito alla schiuma da barba.

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Ascia bipenne
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Rasoi bilama per signore. Non abusatene, perché altrimenti vi vengono dei peli come un nostromo. Meglio la ceretta, anche se fa male.

La scrittura.
Dicevo all’inizio che onestamente chi sostiene che D’Angelo non sa scrivere dice il falso. Non sa scrivere opere di narrativa, che è una cosa diversa. Ciò che mi disturba di più è che manca qualsiasi tipo di variazione nel tono della narrazione. Leggendo, si finisce ben presto per assuefarsi ad uno standard assolutamente monocorde, sempre greve e drammatico. Non c’è, in tutte le 450 pagine del romanzo, un solo momento dove la tensione nel tono del discorso si sciolga per un attimo prima di ripiombare nell’abisso della disperazione. Manca, cioè, un alternarsi di emozioni capace di tenere viva l’attenzione. Inoltre, adottare un tono drammatico non basta certo a creare il dramma, e questo è uno degli equivoci più grossolani in cui cade D’Angelo. Non è che perché tutti ripetono di continuo “Ah, quale sarà la soluzione del mistero?” allora c’è un mistero. Il mistero lo devi creare, mostrare al lettore, non semplicemente far dire che c’è un mistero a tutti quelli che passano di lì. L’altro aspetto veramente indigesto è appunto la ripetitività. I personaggi di D’Angelo sono in buona misura dei maniaci ossessivi, e l’autore non fa altro che raccontarci quello che hanno nella testa. Essendo dei maniaci ossessivi, pensano sempre le stesse cose, e così anche il romanzo finisce ad ogni pagina per ripetersi fino alla nausea.

L’azione.
Le scene di azione di svolgono per buona metà del libro nei sotterranei della famigerata Rocca dei Silenzi. Ecco, tutta questa parte sembra pari pari il resoconto di un videogioco, un RPG tridimensionale stile Dungeons & Dragons, coi guerrieri sistemati in testa al gruppo a menare e far da scudo e i maghi dietro a tirar magie. Si vaga per tunnel, scale e corridoi, poi si arriva alla sala da cui partono altre tre gallerie, allora che si fa? Destra, sinistra o centro? Quale porterà al livello successivo? Il tutto condito da scontri con gruppi di mostricci vari da affettare. I personaggi stessi, sembra che vadano ad infilarsi in tutta questa carneficina assurda solo perché qualcuno li spinge avanti col joystick. Questa parte del romanzo è, d’altra parte, anche quella che dovrebbe essere caratterizzata da una più alta tensione drammatica. Dato che a renderla drammatica con l’azione D’Angelo proprio non ci riesce, ripiega sul tono. Ma il tono del racconto è sempre stato già fin troppo drammatico, fin dalle prime pagine. Trovandosi nella necessità di dover essere ancora più drammatico, l’autore viene preso dalla smania di far poesia. Vi faccio un esempio. Voi credete di respirare, vero? Ah ah ah, poveri stolti. Voi siete costretti a quel dentro e fuori d’aria (pag. 335).

PAURA, EH? Lo sentite l’orrore cosmico attanagliarvi le viscere, mentre siete costretti a quel dentro e fuori d’aria, cani maledetti? Rhaaaaaaahh!

Paura, eh?
Paura, eh?

La trama.
La trama è esile, prevedibile, priva di intreccio. Gira intorno ad un mistero che è un mistero di Pulcinella, perché si capisce dove si andrà a parare fin dalle prime pagine. Mancano totalmente svolte narrative e colpi di scena. I personaggi fanno cose di cui non si capisce assolutamente il senso, e l’impressione è che senza il famoso joystick di cui parlavo prima tutti sarebbero morti serenamente di vecchiaia nel loro letto. Come ho già detto, l’autore cerca di sopperire alla mancanza di una vera tensione drammatica adottando un tono esageratamente drammatico, sempre sopra le righe. L’effetto è che ci si assuefà già a pag. 50, e ci si annoia per le restanti quattrocento.

In tutta la seconda parte, ho sbadigliato fino a slogarmi la mandibola. Si arriva in fondo pensando: non è possibile che vada così come mi aspetto, vedrai che arriva la sorpresa, il colpo di scena. Si arriva in fondo, e la sorpresa è che non c’è nessuna sorpresa. Piuttosto originale, come soluzione narrativa. Chissà perché non ci aveva ancora pensato nessuno. Chiediamocelo.

La struttura narrativa.
La struttura narrativa l’avrei definita un guazzabuglio, ma poi mi dicono che uso parole difficili, e allora dirò che è un troiaio. Comincia con uno strascico di fatti accaduti anni prima dove si è svolto il vero inciting incident, in un altro romanzo che nessuno ha mai scritto. Poi c’è un inizio, uno svolgimento dove succede ben poco e una fine parziale, dove succede esattamente ciò che si è detto che sarebbe successo fin dall’inizio. Poi c’è un altro inizio, uguale al precedente, uno svolgimento dove succede a ripetizione sempre la stessa cosa, una fine (parziale) di nuovo tutta secondo i piani, e un altro bello strascico. Per la serie Aristotele era un idiota, perché voleva un inizio, uno svolgimento e una fine. Con una struttura come quella de La Rocca dei Silenzi, nessun genio della letteratura avrebbe potuto tirare fuori qualcosa di decente. L’autore avrebbe quindi una parziale giustificazione, se non fosse che anche questa struttura se l’è pensata lui.

Insomma, lasciatemi dire che far compiere ai protagonisti due volte lo stesso lungo viaggio (dove per due volte significa due all’andata e due al ritorno) nel giro di pochi giorni, impiegando capitoli su capitoli, non è una buona soluzione narrativa. Chiunque, chiunque, chiunque (ripeto: chiunque) capisca qualcosa di letteratura al posto mio direbbe che le ripetizioni vanno evitate.
Non è una buona idea nemmeno far fare ai protagonisti dei piani all’inizio della storia, e poi far andare tutto secondo i piani, per quanto insensati. I piani stessi poi sembrano quelli di due ragazzini che discutono la strategia per superare il livello più bastardo del videogioco, ma questo ormai si era capito, credo.

La magia.
Se i maghi devono studiare tanto i libri proibiti per usufruire di poteri magici equivalenti al videofonino e alla torcia elettrica, tanto vale dargli il videofonino e la torcia elettrica.

In conclusione.
In conclusione (sospiro): un peso specifico di una tonnellata per centimetro cubo, un purissimo distillato di noia invecchiato in botti di rovere. Mentre leggevo, non sono mai riuscito ad andare avanti per più di tre pagine alla volta, e io sono uno che i libri li divora.


Approfondimenti:
bandiera IT La Rocca dei Silenzi su Editrice Nord
bandiera IT Sigmund Freud su Wikipedia
bandiera IT Il Sole 24 Ore giornale specializzato in economia

Giudizio:

La scrittura è buona… +1 -1 …finché non vuol strafare.
  -1 I personaggi comandati col joystick, D&D.
  -1 I personaggi che si atteggiano da duri da telefilm con Chuck Norris, ridicoli e insopportabili.
  -1 Ripetitivo fino alla nausea.
  -1 La trama priva di svolte narrative.
  -1 La filosofia da strada.

Scritto da GamberolinkCommenti (59)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni