Articoli con tag 'Aristotele'

Nascondi elenco articoli ▲

Scrivere: Aristotele, Mosche e Grafici

Nei giorni scorsi ci son state furiose polemiche tra quei pochi che vorrebbero le cose fatte per benino e quei molti che son sostenitori di genio & sregolatezza. Come indole, sarei anche portato a stare coi secondi, se non fosse che al mondo purtroppo la sregolatezza abbonda, mentre il genio no. Mettiamo un po’ di ordine, quindi, magari a suon di scapaccioni.

popeye
Lo vedete questo?

La struttura ottima di un’opera di narrativa, che sia romanzo, film o opera teatrale, è la stessa fin dai tempi di Aristotele, che nella sua Poetica disse che una storia deve avere un inizio, uno svolgimento e una fine. L’inizio è ciò che non viene dopo qualcos’altro, la fine è quella dopo la quale non c’è nient’altro, e lo svolgimento è quello che ci sta in mezzo. Bella scoperta, starete già pensando. Banale, direte. Allora, se è così banale, mi spiegate perché c’è pieno di gente in giro che scrive scrive scrive e a mettere nei suoi stramaledetti romanzi un inizio, uno svolgimento e una fine che siano tali proprio non ci arriva, o pensa magari che Aristotele fosse un imbecille, sangue di Giuda???

Aristotele
Aristotele. Credete forse che fosse un imbecille?

L’inizio.
L’inizio di una storia è ciò che contiene l’incidente, un evento capace di turbare lo status quo che dà inizio alla vicenda, introducendo al tempo stesso i personaggi. Importante: il lettore si aspetta che il primo incidente che accade sia anche quello che scatena tutti gli altri eventi. Se così non è in ciò che scrivete, non otterrete l’effetto di essere originali, ma solo di disorientare il lettore.

Lo svolgimento.
Lo svolgimento dovrebbe essere costruito con una successione di eventi via via più drammatici, intervallati da momenti di tranquillità dove la tensione invece si stempera.

La fine.
La fine comincia in corrispondenza del climax, l’evento più drammatico di tutti di fronte al quale il protagonista sembra soccombere. Non importa se il lettore sa che il protagonista ce la farà perché quello è solo il secondo libro di una saga in 19 volumi: con la sua parte irrazionale dovrà comunque dubitare seriamente che il protagonista possa uscirne intero. Quando tutto sembra perduto, la situazione si capovolge per il rotto della cuffia, il protagonista vince e la tensione si stempera via via, fino a che la situazione è normalizzata (risoluzione).

Qui sotto c’è un grafico che mostra quello che dovrebbe essere l’andamento della tensione drammatica. Sento già levarsi alto il coro della tragedia greca:

Aaaaaah, sacrilegio! Qui si vuole profanare l’Arte inquadrandola in un grafico! Giammai! Giammai!

Eh eh eh… voi davvero pensate che per sceneggiare quel film che vi è piaciuto tanto, costato milioni di dollari, gli sceneggiatori non si siano basati consapevolmente su uno schema come questo? Che per scrivere quel best seller che ha venduto milioni di copie che vi ha così emozionato l’autore abbia scritto tutto di getto, in pieno delirio creativo, sbattendosene di ogni regola? Sè, vabbé, andiamo avanti.

Tensione_ottima
L’andamento ottimo della tensione drammatica in una storia

Questo schema non copre ovviamente tutti i generi, ma una buona parte sì, dai romanzi d’amore ai gialli ai romanzi d’avventura come sono generalmente il fantasy e la fantascienza. Naturalmente, è possibile scrivere buone, ottime storie anche fregandosene altamente dello schema sopra, ma bisogna essere molto ma molto bravi. Invece, rispettando una struttura come quella sopra, anche un perfetto cretino può, con un po’ di applicazione, scrivere una storia che non faccia troppo sbadigliare o al contrario girar le palle a leggerla.

Tanto per fare un esempio pratico su cosa è una successione di eventi via via più drammatica, se il detective Marlowe a pag. 50 viene minacciato, a pag. 100 pestato e se a pag. 150 gli sparano addosso, va bene. Se le cose avvengono nell’ordine inverso, vedete bene che se lo minacciano dopo avergli prima sparato addosso e poi averlo pestato, l’effetto diventa quasi comico.

Vediamo allora l’esempio di un capolavoro, scritto da uno molto bravo, di cui ho già accennato: Il Signore delle Mosche (1954). L’autore, William Golding, era uno da Premio Nobel per la Letteratura (lo ha vinto nel 1983), e nonostante questo non si è azzardato a rompere lo schema di cui sopra. Anzi, forse ha vinto il Nobel anche per questo. Capito???

  • Incidente: un aereo che porta in salvo una scolaresca di ragazzi inglesi delle scuole elementari e medie cade in mare nei pressi di un’isola tropicale, in piena Terza Guerra Mondiale. Nessun adulto sopravvive, i ragazzi si ritrovano da soli sull’isola.
  • Svolgimento: bisogna organizzarsi per i bisogni fondamentali, si elegge un capo. La frutta abbonda, ma un gruppo di ragazzi tra i più grandi, che contendono la leadership del capo, fondano un gruppo di cacciatori. I ragazzi, lasciati a sé stessi, diventano sempre più selvaggi e violenti. Scoppiano liti e contrasti sempre più gravi, fino a che uno dei ragazzi viene ucciso. Oggi siamo assuefatti a tutto, ma nel ’54 l’evento di un bambino assassinato da altri bambini era un’idea assolutamente agghiacciante, tanto per dire cosa si intende per tensione drammatica crescente.
  • Climax: il protagonista, colui che all’inizio era stato eletto capo, fugge inseguito dai “cacciatori”, che lo vogliono uccidere infilandogli un palo acuminato su per il didietro, e tutti sono contro di lui. Stremato, cade a terra lungo la spiaggia.
  • Risoluzione: Si ritrova davanti le scarpe bianche di un ufficiale della marina britannica. Sono venuti a salvarli. L’ufficiale dice qualcosa del tipo: “Vi siete ridotti come dei selvaggi! Questo non è dignitoso per dei ragazzi inglesi.” Tutti di colpo ritornano bambini, e scoppiano a piangere.

Il romanzo che ho recensito la scorsa volta, invece, I Boschi della Luna, non verrà mai portato come credenziale per l’autore in caso di nomination al Nobel. Perché? Eppure, guardate, dal punto di vista della struttura era quasi perfetto. Quasi. Poi, naturalmente, ha un sacco di altri problemi, tipo i dialoghi, ma con la struttura c’eravamo abbastanza. C’è un buon inizio, con un incidente forte, ben definito. C’è una discreta fine, con il giusto climax e la conseguente risoluzione della tensione e il ritorno alla normalità. L’ultimo capitolo invece, che è uno strascico inutile, è da tagliare completamente. Ma il problema più grave è tutto quello che ci sta in mezzo, che come è normale è anche la parte più lunga del libro. In tutta la parte centrale, 150 pagine su 240 totali, la tensione svanisce totalmente. Non è possibile che, dopo essere fuggiti per il rotto della cuffia da una città in preda al caos e all’anarchia mentre la civiltà è al tracollo, l’evento drammatico successivo sia la caccia al cinghiale, perché non regge assolutamente il confronto. E dopo la caccia al cinghiale, non è possibile che l’evento drammatico successivo sia la pesca alla trota, sangue di Giuda!

Il grafico è qua sotto:

Tensione_BDL
La tensione drammatica ne I Boschi della Luna

Come vedete, confrontandolo col grafico precedente, c’è tutta la parte centrale che va praticamente a zero. Risultato: ci si annoia. Inoltre, la tensione drammatica nel climax non è forte quanto quella dell’incidente iniziale.

Tutto sommato questa cosa dei grafici mi piace un sacco. Credo proprio che li userò anche nelle prossime recensioni, dove ne vedremo delle belle.


Approfondimenti:
bandiera IT La Poetica di Aristotele
bandiera EN Lord of the Flies su Wikipedia

Scritto da GamberolinkCommenti (21)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni