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Dalle Cronache alle Guerre del Mondo Emerso

Il Talismano del Potere era il romanzo conclusivo delle Cronache del Mondo Emerso. Non è stato però il romanzo conclusivo della carriera di Licia Troisi che ha continuato imperterrita a scrivere. Altri tre romanzi, un’altra trilogia: Le Guerre del Mondo Emerso.
Intendo occuparmi anche di questi tre romanzi, ma non subito: ho bisogno di almeno un paio di mesi per “disintossicarmi”, non ne posso più di leggere le scemenze della signora Troisi!
Nei prossimi mesi voglio dedicarmi ad autori di cui ho sentito parlare bene ma che non ho ancora avuto modo di leggere, in particolare Philip Pullman, China Miéville e Tim Pratt.

Copertina di Perdido Street Station
Perdido Street Station di China Miéville

Tuttavia, prima di lasciare la Troisi, mi sento in obbligo di sfatare una delle leggende metropolitane che la circondano. Leggenda vuole che la Troisi sia migliorata passando dalla prima alla seconda trilogia. Non ho idea da dove nasca questa leggenda, forse è solo colpa di un mal formulato ragionamento logico: se sono dispersa nel gelo interstellare, con temperatura prossima allo zero assoluto, mi è facile immaginare che qualunque altro luogo sia più caldo, così pare naturale a chiunque abbia letto Nihal che qualunque altro romanzo debba essere almeno un poco meglio. Purtroppo non è così. È vero che lo stile della Troisi è in minima parte cambiato, ma non è migliorato. Così come non è migliorata la capacità di creare scene originali e coerenti. La Troisi si dibatte sempre in mezzo a stupidate senza capo né coda.

Un esempio – un secondo esempio, dopo l’«uno a zero!» – tratto da Un Nuovo Regno, l’ultimo romanzo della Troisi, romanzo che disgraziatamente ancora ricordo bene (l’ho letto prima di Natale).

Copertina di Un Nuovo Regno
Un Nuovo Regno di Licia Troisi

Dubhe e Theana sono prese prigioniere.

Dubhe sentì il rumore acuto di armi che cozzavano, voci che ridevano e urlavano.

Ora non si può sapere, ma nel proseguo non ci sono armi che cozzano.

La testa le doleva, ma non era solo effetto della botta che aveva preso. Era ancora confusa, e ci mise un po’ a capire dove si trovava e cosa era successo.
La sua guancia era premuta su paglia umidiccia, e davanti a sé vedeva un paio di piedi stretti da una corda.

Con la guancia premuta sulla paglia m’immagino Dubhe stesa su un fianco. I piedi stretti da una corda di chi saranno? Sono suoi, e dunque è piegata in due, o sono di Theana?

[...] «Stai bene?»
La voce, stridula e preoccupata, fu seguita quasi subito dall’apparizione di un volto nel suo campo visivo. Ci mise un po’ a riconoscerla. Era Theana, camuffata con quel travestimento che avevano messo in atto qualche sera prima. Quel ricordo se ne tirò dietro altri, lentamente, come grani di una collana.
Dubhe annuì stancamente. «Aiutami a tirarmi su.»
Theana strisciò verso di lei e le afferrò un braccio con entrambe le mani. Fu allora che Dubhe si accorse che tutte e due avevano le mani legate dietro la schiena.

Come accidenti fa Theana ad afferrare un braccio di Dubhe con le mani legate dietro la schiena?! E soprattutto, come potrebbe “tirarla su”?! Provateci voi: rovesciate una credenza, o un altro mobile bello pesante, poi stendetevi a terra, le mani dietro la schiena, i piedi uniti, vediamo come riuscite a rimettere a posto il mobile…

Riuscì a mettersi seduta a fatica. Theana, davanti a lei, era pallida e scarmigliata. La fissava in attesa di qualcosa. Dubhe si guardò attorno. Erano su un carro col pavimento coperto di paglia e le pareti composte da gabbie.

Le pareti composte da gabbie?

[...] Erano nel bel mezzo di un accampamento. C’erano una decina di tende bianche piuttosto malmesse e un padiglione più grande poco distante dal carro in cui erano tenute prigioniere. Alcuni soldati circolavano per il campo, mentre altri se ne stavano seduti a far nulla all’ingresso della propria tenda.
[...]
Dubhe guardò il cielo. Pomeriggio. Doveva aver preso una bella botta. Provò a muovere le braccia alla ricerca del pugnale, ma si accorse che così legata non le era possibile. Si tastò i muscoli.

Quali muscoli ti tasti con le mani legate dietro la schiena? I muscoli del culo? E anche per far ciò occorre che i palmi delle mani siano rivolti verso il proprio corpo, una posizione del tutto innaturale e che renderebbe i gesti precedenti di Theana ancora più inverosimili.

Ancora non aveva recuperato appieno le forze, ma poteva bastare l’agilità. Fece un unico movimento fluido con le spalle, portando contemporaneamente le ginocchia al petto, e riuscì a far scivolare le mani sotto le gambe. Si trovò le braccia davanti..
[...]
In quel momento la porta del carro si aprì. «Giù, voi, svelte!»
Erano due soldati: uno più giovane e magro, l’altro più anziano e muscoloso. Bastò il suono della voce di quello anziano e Theana prese a tremare come una foglia.

I carri hanno le porte? E complimenti per il giovane/magro anziano/muscoloso, io mi sarei aspettata basso/grasso alto/magro!

[...] Poi i due uomini si lanciarono un’occhiata e le condussero per un cammino accidentato che tagliava in mezzo una macchia bassa e piuttosto fitta.

Come fanno a condurle se almeno una delle due, e molto probabilmente entrambe, ha i piedi legati?

[...] Il loro breve percorso finì vicino a un ruscello. Dubhe ebbe un tuffo al cuore. Lo conosceva, e non riuscì a nascondere il suo turbamento.
I due uomini le costrinsero in ginocchio sulla riva. Dubhe sentiva i denti di Theana che battevano. La guardò: piangeva. Non poteva biasimarla.
Le mani ancora le formicolavano, ma ugualmente ne spostò una nelle vicinanze del pugnale, pronta a ogni evenienza.
«Lavatevi la faccia e bevete. In queste condizioni nessuno vi comprerebbe.»
[...]
[Dubhe] Bevve quanta più acqua poté. Aveva la gola riarsa. Ne approfittò anche per detergersi dietro la nuca, là dove sentiva un taglio che le bruciava.

Dubhe, ciccina, hai le mani legate, come Diavolo te la detergi la nuca?

[...] «Forza» disse il soldato anziano al compagno, mentre tirava su Dubhe. «Porta via anche la tua. Queste sono due lagne, e non ho voglia di sentirle starnazzare per tutto il tragitto.»
L’altro sbuffò e con malagrazia spintonò in avanti Theana. Dubhe si sforzò di mettere un piede davanti all’altro, senza lesinare singhiozzi e lamenti.

Ma se hanno i piedi legati?! Stretti!

Come si vede la solita solfa. E non stiamo parlando di complicatissime manovre militari, stiamo parlando di due tizie con mani e piedi legati: già questa è una complessità superiore alle capacità di scrittrice della Troisi.

* * *

Qualche segnalazione di ebook presenti su eMule. Fornirò il nome del file originario e la grandezza, dovrebbe essere sufficiente per evitare di scaricare porno non voluto.

Per i pervertiti, i sei romanzi di Licia Troisi:

Icona di un libro Nihal della Terra del Vento (2004):
Icona di un mulo eBook.ITA.2107.Licia.Troisi.Nihal.Della.Terra.Del.Vento.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (3,58MB)

Icona di un libro La Missione di Sennar (2004):
Icona di un mulo eBook.ITA.2125.Licia.Troisi.La.Missione.Di.Sennar.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (2,10MB)

Icona di un libro Il Talismano del Potere (2005):
Icona di un mulo eBook.ITA.2145.Licia.Troisi.Il.Talismano.Del.Potere.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (2,40MB)

Icona di un libro La Setta degli Assassini (2006):
Icona di un mulo eBook.ITA.2165.Licia.Troisi.La.Setta.Degli.Assassini.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (4,04MB)

Icona di un libro Le Due Guerriere (2007):
Icona di un mulo eBook.ITA.2186.Licia.Troisi.Le.Due.Guerriere.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (4,46MB)

Icona di un libro Un Nuovo Regno (2007):
Icona di un mulo eBook.ITA.2792.Licia.Troisi.Un.Nuovo.Regno.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (3,03MB)

Copertina de Le Due Guerriere
Le Due Guerriere di Licia Troisi

La trilogia di Pullman Queste Oscure Materie:

Icona di un libro La Bussola d’Oro (Northern Lights, 1995):
Icona di un mulo Bluebook.0316.ITA.Pullman.Philip.01.La.Bussola.D’Oro.rar (1,52MB)

Icona di un libro La Lama Sottile (The Subtle Knife, 1997):
Icona di un mulo Bluebook.0317.ITA.Pullman.Philip.02.La.Lama.Sottile.rar (1,12MB)

Icona di un libro Il Cannocchiale d’Ambra (The Amber Spyglass, 2000):
Icona di un mulo Bluebook.0318.ITA.Pullman.Philip.03.Il.Cannocchiale.
D’Ambra.rar
(1,56MB)

Copertina di The Amber Spyglass
The Amber Spyglass di Philip Pullman

Ash di Mary Gentle:

Icona di un libro Ash. Una Storia Segreta (Ash: A Secret History, 2000):
Icona di un mulo eBook.ITA.2441.Mary.Gentle.Ash.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (8,21MB) – comprende tutti e quattro i volumi nei quali è stato diviso il romanzo in Italia.

Copertina di Ash: A Secret History
Ash: A Secret History di Mary Gentle

Le avventure di Fafhrd e del Gray Mouser di Fritz Leiber (elencate nell’ordine di lettura indicato dall’autore):

Icona di un libro Spade e Diavolerie (Swords and Deviltry, 1970):
Icona di un mulo eBook.ITA.2881.Fritz.Leiber.Spade.E.Diavolerie.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (1,89MB)

Icona di un libro Spade contro la Morte (Swords against Death, 1970):
Icona di un mulo eBook.ITA.2882.Fritz.Leiber.Spade.Contro.La.Morte.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (2,11MB)

Icona di un libro Spade nella Nebbia (Swords in the Mist, 1968):
Icona di un mulo eBook.ITA.2883.Fritz.Leiber.Spade.Nella.Nebbia.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (1,92MB)

Icona di un libro Spade contro la Magia (Swords against Wizardry, 1968):
Icona di un mulo eBook.ITA.2884.Fritz.Leiber.Spade.Contro.La.Magia.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (1,96MB)

Icona di un libro Le Spade di Lankhmar (The Swords of Lankhmar, 1968):
Icona di un mulo eBook.ITA.2885.Fritz.Leiber.Le.Spade.Di.Lankhmar.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (2,28MB)

Icona di un libro Spade tra i Ghiacci (Swords and Ice Magic, 1977):
Icona di un mulo eBook.ITA.2886.Fritz.Leiber.Spade.Tra.I.Ghiacci.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (1,94MB)

Icona di un libro Il Cavaliere e il Fante di Spade (The Knight and Knave of Swords, 1988):
Icona di un mulo eBook.ITA.2887.Fritz.Leiber.Il.Cavaliere.E.Il.Fante.Di.Spade.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (2,53MB)

Copertina di The Swords of Lankhmar
The Swords of Lankhmar di Fritz Leiber

Altre segnalazioni interessanti quando capiterà nei prossimi articoli!

Rimane solo una questione aperta, segnalata da un commentatore della recensione de Il Talismano del Potere, ovverosia: è davvero la Troisi a scrivere i romanzi che portano in copertina il suo nome?
Non lo so. Certo se non è lei dovrebbe provarci, peggio di così non può fare! Mio fratello invece mi ha suggerito una soluzione più fantasiosa, che qui riporto in forma di racconto:

Chi scrive i romanzi di Licia Troisi

I passi di Lord Mondador rimbombavano lungo il corridoio, a sovrastare il ticchettio che invadeva i sotterranei. La luce delle torce infisse ai muri poco poteva per dissipare l’oscurità che avvolgeva il tenebroso Lord.
A metà del corridoio, una figura bassa e gobba raggiunse zoppicando Lord Mondador.
«Padrone, quale immenso piacere! Io e miei assisten-»
«Poche chiacchiere, Sandrone! Come procede l’Esperimento?»
Il gobbo chinò il capo, poi con mano tremante consegnò a Lord Mondador una manciata di fogli stropicciati, un manoscritto, neanche rilegato.
Lord Mondador lesse la prima pagina. «Non è Shakespeare!» tuonò.
Il gobbo si nascose il viso dietro le braccia, non riuscendo a reggere lo sguardo di rimprovero del Padrone.
Frattanto erano giunti al termine del corridoio. Una massiccia porta di ferro sbarrava la strada. Tra la ruggine che copriva la porta spiccava una targhetta, con la scritta: “NARRATIVA ITALIANA”. Ma un artiglio aveva deturpato la parola “ITALIANA” e sotto un pennarello aveva aggiunto: “per ragazzi”.
«Apri!» ordinò Lord Mondador.
«Subito, Padrone, subito!»
Il gobbo si affrettò a recuperare un tintinnante mazzo di chiavi e si diede da fare con le molte serrature. Tirando con entrambe le mani, ansimando e sudando aprì la porta.
Il ticchettio sfumò nel silenzio.
Lord Mondador e il gobbo entrarono nella sala. Era immensa, tanto che non se ne scorgevano le pareti. La sala era occupata da file e file di tavolini, ognuno dei quali sosteneva una macchina da scrivere e una pigna di carta. Una scimmia era seduta a ogni tavolino. C’erano babbuini, scimpanzé, gibboni e altri primati.
Quando le scimmie si accorsero degli intrusi cominciarono a urlare. Alcune balzarono sulle tastiere delle macchine da scrivere, saltellando su e giù. Altre indicavano Lord Mondador con una zampa tesa, prima di scappare a rifugiarsi sotto i tavolini.
Un babbuino si avvicinò al gobbo, spiandolo di sottecchi. Sandrone prese dal camice una banana e la diede alla scimmia. La scimmia tornò al suo posto soddisfatta.
Lord Mondador sospirò. «Questo Esperimento costa! Pretendo risultati!»
«Sì, Padrone, sì…»
L’agitazione tra le scimmie si stava spegnendo. Pian piano tornavano davanti alle tastiere, si assicuravano che la carta fosse in posizione e riprendevano a digitare. Il ticchettio delle macchine da scrivere invase di nuovo il sotterraneo.
«Intanto almeno finite questa…» Lord Mondador buttò a terra le pagine del manoscritto «…questa cosa
«Sì, Padrone, sarà fatto Padrone.»
Uscito Lord Mondador, il gobbo si chiuse la porta alle spalle. Un foglio del manoscritto era rimasto in corridoio, nella pozza di luce di una delle torce. In capo vi si poteva leggere: Cronache del Mondo Emerso.

FINE

BIBLIOGRAFIA:
Infinite Monkey Theorem

Una scimmia alla tastiera

 


Approfondimenti:

bandiera IT La recensione de Nihal della Terra del Vento
bandiera IT La recensione de La Missione di Sennar
bandiera IT La recensione de Il Talismano del Potere

bandiera EN Il sito ufficiale di Philip Pullman
bandiera EN Il sito di His Dark Materials
bandiera EN Philip Pullman su Wikipedia
bandiera EN China Miéville su Wikipedia
bandiera EN Il blog di Tim Pratt
bandiera EN Tim Pratt su Wikipedia
bandiera EN Fafhrd and the Gray Mouser su Wikipedia

bandiera EN Chimpanzees Beat College Students at Computerized Brain Test
bandiera EN Nodi sul web

Scritto da GamberolinkCommenti (160)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Nihal & Chariza contro Ash!

Mentre scrivevo la recensione di Chariza, mi è capitato di ripensare a vari discorsi sulla qualità del fantasy italiano. La sensazione a pelle è che gli scrittori stranieri siano molto più bravi, sia in media, sia in termini assoluti. Tuttavia le sensazioni possono essere ingannevoli, quel che sembra non è detto che sia quel che è.
Perciò ho pensato di realizzare degli esperimenti: mettere a confronto una serie di romanzi fantasy italiani con romanzi stranieri simili e cercare di scoprire perché leggendo questi ultimi si ha la netta impressione che siano scritti meglio.

Come primo esperimento ho preso:
Cronache del Mondo Emerso (la trilogia completa) di Licia Troisi.
Chariza. Il Soffio del Vento di Francesca Angelinelli.
e
Ash. Una Storia Segreta (Ash: A Secret History) di Mary Gentle.

Copertine delle Cronache & Chariza
Cronache del Mondo Emerso & Chariza. Il Soffio del Vento

Copertine dei quattro volumi di Ash
Copertine dei quattro volumi nei quali è stato diviso Ash in Italia

Il perché di tale scelta: tutti e tre i romanzi sono scritti da donne, tutti e tre sono romanzi fantasy, tutti e tre hanno per protagonista una giovane eroina guerriera. Direi che può essere sufficiente per realizzare un confronto significativo, sebbene i tre romanzi abbiano anche molte differenze (per esempio l’ambientazione, completamente diversa passando da un’opera all’altra).

Le Cronache del Mondo Emerso e la loro eroina Nihal, come si suol dire in questi casi, non hanno bisogno di presentazione. Di Chariza ho appena parlato nella recensione, Mary Gentle invece merita qualche riga.
Mary Gentle è una scrittrice inglese di fantasy e fantascienza. Trovo che sia un’ottima pietra di paragone: è una scrittrice molto brava, probabilmente superiore alla media dei colleghi (italiani o anglosassoni) ma non è un genio della letteratura. Penso che chiunque, data una base minima di fantasia e talento, possa arrivare almeno vicino all’abilità della Gentle. La Gentle non è Cervantes o Kafka e neanche Mark Twain: non ci si può nascondere dietro il paravento del genio inimitabile. La Gentle è imitabilissima, non c’è nessuna concreta ragione per la quale gli scrittori italiani non possano puntare o ancora meglio raggiungere il suo livello.

La situazione attuale è però che la Gentle, nonostante parta svantaggiata in quanto tradotta, è, non uno, ma diversi gradini sopra Troisi, Angelinelli e compagnia. O almeno questa è la sensazione. Vediamo se è davvero così…

Se dovessi isolare i tre elementi che distinguono in positivo Ash rispetto alle colleghe Nihal e Chariza, direi che sarebbero questi:

  • Verosimiglianza. La capacità di creare un mondo che appaia coerente, realistico (pur in termini fantasy) e “concreto”.
  • Stile. La capacità di scrivere in maniera tale da mantenere il lettore nel mondo creato, in modo che la pagina scritta diventi un sostegno alla fantasia e non un intralcio.
  • Uso del fantastico. La capacità d’integrare nella storia elementi fantastici e di farli diventare parte vitale del racconto.

Visto che gli esprimenti si svolgono in pratica, e non disquisendo di teorie, ho preso in mano i tre romanzi e ho cercato esempi.

 

Violenza!

Ovvero, come Nihal, Ash e Chariza affrontano uno scontro armato. Essendo tutte e tre guerriere e avendo la violenza in tutti e tre i mondi un ruolo decisivo, penso sia interessante per mostrare i punti riguardanti verosimiglianza e stile.

Nihal inizia una battaglia così:

Poi, improvviso, giunse l’ordine.
Un grido e la loro truppa partì all’attacco.
Nihal iniziò una folle corsa lungo tutto il campo.

Ash:

«Ci siamo» gridò Ash, ancora parzialmente intontita dallo scoppio. «Digione non è più difendibile. Non abbiamo più scelta adesso.»
«San Giorgio!» urlò Robert Anselm.
«San Godfrey per la Borgogna!» urlò a sua volta Thomas Morgan sotto lo stendardo del Leone.
Ash si schiarì la gola, prese fiato e urlò: «All’attacco!»
L’imbottitura dell’elmo attutì lo squillo di tromba al suo fianco.
Le macerie scivolavano sotto gli stivali.
Il petto si alzava e abbassava spasmodicamente e il fiato le sibilava, secco, in gola. I piedi cominciarono a calcare il fango indurito dal gelo mentre correva in mezzo a una folla di uomini in armatura. La vista di se stessa in mezzo ai soldati la sconvolse. Le sue gambe avvolte nell’acciaio della corazza la facevano avanzare sul terreno aperto.

La prima considerazione che mi viene in mente è che Nihal sia una specie di riassunto di Ash. E in effetti, mentre leggevo le Cronache, m’immaginavo le scene di battaglia di Ash, che avevo letto qualche mese prima. Non credo ci sia bisogno di sottolineare come il pezzo preso da Ash risulti molto più “palpabile”. Nella mente è facile visualizzare quel che succede in Ash, perché appunto descritto, invece Nihal rimane nella nebbia, nel vago, nel generico, tanto che uno è costretto a evocare altri romanzi per dare sostanza alla scena.
Qualcuno potrebbe pensare che lo stile della Troisi sia migliore, in base alla bislacca considerazione che “lasciare i particolari alla fantasia del lettore” sia una buona idea. No, non lo è, se non in pochissimi casi. E per darne una dimostrazione visiva, basta guardare l’immagine qui sotto:

Immagine esemplificativa
Un racconto è più bello se pieno di colori!

Il disegno a sinistra può non piacere, ma “esiste”, a destra c’è solo una macchia indistinta! È proprio compito degli scrittori nutrire e coccolare la fantasia di chi li legge, sono gli scrittori a dover fornire nuove immagini per la mente dei lettori! Senza contare il paradosso: se tutti gli scrittori adottassero il sistema di “lasciare al lettore”, il lettore cosa dovrebbe immaginarsi di fronte a situazioni che mai nessuno si è preso la briga di descrivere?

Proseguiamo nella battaglia, Nihal ammazza un nemico:

Abbatté il primo nemico di slancio, spinta dall’impeto della corsa. Quindi ne vennero infiniti altri, senza interruzione.

Ash:

Ash afferrò la lancia con entrambe le mani e piantò il puntale inferiore sotto il braccio alzato di un nemico sfondando gli anelli metallici. L’impatto fu così forte da riflettersi lungo tutto il muscolo della spalla. Cercò di liberare l’arma, ma l’asta si piegò. Uno schizzo di sangue la raggiunse sugli avambracci. Un gruppo di uomini con le divise rosse e blu la spostarono di lato e tutto quello che lei riuscì a fare fu impedire che l’asta le scappasse di mano.

Valgono le considerazione già viste prima. C’è da aggiungere che la Gentle, con un paio di particolari (“puntale inferiore”, “anelli metallici”) riesce a dare “concretezza” a quel che racconta, mentre Nihal rimane sempre spersa nella nebbia.

La battaglia prosegue, Nihal:

Non aveva coscienza che di sé. Avanzava sul campo passo dopo passo, abbatteva nemico dopo nemico. Era una mischia infernale. Uomini si gettavano su altri uomini, fammin saltavano al collo dei soldati. Quelle bestie non si limitavano a colpire con le spade e le asce: dilaniavano con i denti, laceravano con gli artigli, infierivano persino su chi era già stato abbattuto.
A terra centinaia di corpi: uomini, fammin, gnomi. L’erba era rossa e viscida. Fiotti vermigli cadevano sul campo come pioggia. Ma Nihal pensava solo a combattere, a uccidere, a guadagnare la pianura metro dopo metro insieme agli altri soldati, calpestando i caduti e sporcandosi del loro sangue.
Non aveva paura, non era inorridita da ciò che vedeva, dalla morte che la circondava, dalla sofferenza dei feriti. Avanzava menando fendenti e abbattendo nemici: nient’altro aveva importanza.
Poi iniziò a percepire anche quello che le accadeva intorno.
Dalle ombre proiettate sul suolo riuscì a capire la posizione dei Cavalieri di Drago e delle creature alate che provenivano dalla torre.
Nel clamore della battaglia cominciò a distinguere sempre più chiaramente gli ordini che venivano urlati dal generale.

Ash:

Un gruppo nutrito di ronconieri burgundi, gli uomini di Loyecte, si affollarono dietro di lei. Ash abbassò il capo e una freccia rimbalzò contro l’elmo facendole scattare la testa all’indietro. Tre uomini le caddero addosso. Uno di essi era tenuto per i capelli da un visigoto, aveva il volto insanguinato ed aveva perso l’elmo. Un uomo con la divisa sporca di sangue affondò il coltello in mezzo alle gambe di un visigoto. I loro corpi premettero contro Ash che piantò la piastra metallica del guanto sinistro nell’occhio del nemico. Il gesto fu accompagnato dallo schiocco dell’osso dell’orbita che si rompeva seguito un attimo dopo da un urlo che giunse alle orecchie di Ash ovattato a causa dell’imbottitura. La pressione diminuì e lei riuscì a riguadagnare una posizione stabile.
Cristo santo! Quanto mi manca un fottuto cavallo, non riesco a vedere niente!
«Dove cazzo è il fottutissimo gruppo di comando!» Stava perdendo la voce. «Rickard! Trova lo stendardo del Leone. Dobbiamo muoverci sempre, siamo fatti se ci bloccano!»

Come prima, Nihal è poco più di un riassunto generico. Da notare alla fine: Nihal distingue chiaramente gli ordini del generale, ma evidentemente l’autrice non ritiene importante che anche il lettore li conosca, mente gli ordini di Ash sono riportati parola per parola.

Un risvolto fantastico, in un altro scontro Nihal affronta dei golem:

Tareph scrollò le spalle. «A me non interessa, la mia pietra non è come le altre. Te la devi guadagnare.» Fece una risatina, spiccò un balzo e fu di nuovo in piedi sull’altare. Quindi mosse il suo bastone e uno dei giganti si fece sotto a Nihal.
«Non ho tempo, non posso stare qui a lungo!» urlò lei. «Un mio amico sta rischiando la vita per me!» Schivò un pugno.
«Oh, a me non interessa» disse il satiro con un mugolio annoiato. «È da tanto tempo che me ne sto rinchiuso qui, la noia è mortale. Divertimi, avanti!»
Il gigante avanzò a grandi passi, ma Nihal cercava solo di evitarlo. Alla fine capì che non avrebbe mai convinto il guardiano a esimerla da quello scontro. Tutto ciò che voleva era prendersi gioco di lei, farsi quattro risate e trattarla come una marionetta. Non aveva alcuna intenzione di valutare le sue capacità, quella non era una vera prova, il satiro voleva solo divertirsi.
Nihal allungò un primo colpo di spada sulla creatura che la stava attaccando, ma forse non fu abbastanza forte o fu male assestato, perché non ebbe alcun effetto.
«Uno a zero per me!» urlò il guardiano. Fece un cenno all’altro gigante, che subentrò al primo. Nihal si voltò e cercò di parare i colpi con la spada, ma era inutile. Quei giganti erano incommensurabilmente più forti di lei e la sua arma non poteva nulla contro di loro. Inoltre non riusciva a concentrarsi, pensava al tempo che stava sprecando lì dentro, a Sennar solo contro i nemici.
D’improvviso, un braccio del gigante la colpì in pieno e la mandò a sbattere con violenza contro il muro. Per un istante Nihal non vide altro che buio. Quando rinvenne, Tareph era a cavallo del colosso, e avanzava impettito verso di lei.
«Ma così non posso saggiare la tua forza» disse con un risata stridula. «Così è troppo facile. Impegnati!»
La raggiunse un nuovo colpo, che la mezzelfo però evitò rotolando di lato.
«Ti dico un segreto» ghignò allora il guardiano, mentre il gigante si preparava a colpire. «Questi sono due golem, li ho creati io. La scritta sulla loro fronte significa “vita” e finché sarà lì vergata loro resteranno in vita, appunto. Sono più forti di te, e indistruttibili. Non li puoi battere con la spada né in altro modo. Però, se cancelli la prima lettera della scritta sulle loro fronti, otterrai la parola “morte” ed essi si dissolveranno nella polvere da cui provengono. Questo è il solo modo che hai di batterli» concluse con una risata furba.
Arrivò un nuovo colpo, violento, ma Nihal lo evitò. Per quanto ci provasse, la mezzelfo non riusciva a concentrarsi e sapeva che era questo che stava segnando la sua sconfitta.
[...]
Nihal chiuse gli occhi. Se continuava così non avrebbe salvato Sennar. Doveva concentrarsi e battere quel mostro, era l’unico modo per uscire da lì e poter tornare da lui. Doveva stare calma.
Sentì arrivare un nuovo colpo. Aprì gli occhi, saltò e lo schivò. Ne approfittò per aggrapparsi al braccio del mostro. Il golem lo agitò, per cercare di farla cadere, ma non riuscì nell’intento. Quelle scosse erano una bazzecola per un Cavaliere abituato a stare in piedi su un drago lanciato in volo.
Nihal si issò fino alla spalla, allungò la mano e finalmente riuscì a cancellare la lettera. La parola emeth divenne meth, e il golem si sbriciolò sotto le sue gambe.

Ash e i suoi uomini alle prese con un problema simile:

Un bagliore bianco balenò in un angolo della visuale.
Un nazir visigoto strisciò di fronte a lei senza neanche vederla. Aveva la schiena annerita e fumante.
Ash riuscì a mettersi carponi. Un uomo si lanciò su di lei che saltò all’indietro. Sei, sette forse più uomini del Leone Azzurro entrarono nel suo campo visivo con gli elmi che brillavano sotto il sole.
Sopra le loro teste, Ash vide un ovoide di marmo intagliato come se fosse un viso. Un serbatoio d’ottone splendeva sulla schiena. Ci fu una breve fiammata e gli uomini si gettarono a terra. Lei non riuscì a ripararsi il volto abbastanza in fretta e si scottò. Gli occhi le lacrimavano e la pelle formicolava. Si alzò in piedi barcollando e vide il golem con il lanciafiamme che girava in tondo inondando tutto di fuoco…
Due uomini con indosso la divisa del Leone si acquattarono e calarono i pesanti martelli da guerra sul golem spaccandogli il braccio destro e la mano sinistra. L’ugello cadde a terra. I due uomini colpirono nuovamente la creatura sui fianchi e un terzo uomo, che Ash non era riuscita a vedere, aveva infilato l’asta di un roncone tra le giunture in bronzo delle ginocchia. Il golem crollò sulla schiena e quattro mercenari gli assestarono una rapida serie di colpi violenti e decisivi. «Uno in meno!» urlò Geraint. «Muoviamoci!»

Qui il confronto è meno impietoso con Nihal. Finalmente la Troisi si degna di descrivere quel che succede, però la verosimiglianza va a farsi friggere! Il guardiano grida: «Uno a zero per me!», frase che si commenta da sola nella sua capacità di buttare fuori a calci il lettore dal mondo fantasy nel quale era immerso. Il successivo discorso sul “funzionamento” del golem ha puro scopo d’informare il lettore e non sarebbe mai stato pronunciato da un “vero” guardiano, in altre parole non è verosimile. Così com’è irrealistico il golem medesimo: come ha fatto il golem a viaggiare da Praga al Mondo Emerso?! Un conto è ispirarsi alla tradizione, un conto è copiare fino al punto di usare le stesse parole ebraiche!
Il golem della Gentle non sarà la creatura fantastica più interessante della storia, ma con il suo lanciafiamme (ispirato all’uso bizantino del fuoco greco) ha una sua personalità e originalità.

Un Golem
Non tutti i golem sono cattivi!

Ora Chariza! In Chariza. Il Soffio del Vento, non ci sono battaglie vere e proprie, tuttavia gli scontri armati non mancano, dato che a Chariza non dispiace menar le mani.

Chariza affronta quattro nemici a cavallo:

I quattro uomini grugnirono infastiditi dal tono di scherno e di sfida di Chariza e sfoderarono le spade in un unico sibilo metallico.
«Allora fatti sotto!», spronarono i cavalli e si lanciarono verso di lei fissandola con odio crescente.
Chariza trattenne qualche istante il cavallo, poi, quando riuscì a vedere il bianco degli occhi dei suoi nemici, lo lanciò a sua volta contro di loro con l’intento di passare tra i due centrali. La mano sinistra scivolò rapida verso l’elsa della spada e le dita della donna si strinsero attorno ad essa con decisione; la sfoderò un attimo prima che i cavalieri le fossero completamente a fianco e, disegnando un arco di fronte a sé, raggiunse prima quello alla sua sinistra, che si accorse di avere il ventre squartato appena prima di cadere nel fango ormai privo di vita, poi quello alla sua destra trafiggendolo con la coda del fendente che lo separò in due metà esatte.
Chariza superò i due avversari rimasti e li fissò assaporando l’incredulo terrore dipinto sui loro volti.
«Allora? tutto qui? fatevi avanti!».
Gli uomini lanciarono grida feroci, più per infondersi coraggio che per incutere paura, e la affrontarono nuovamente. Chariza li colpì entrambi prima che questi avessero la possibilità di far cadere le lame delle loro spade su di lei.

In Ash c’è una scena simile:

Qualche attimo dopo quattro cavalieri borgognoni si riunirono e si lanciarono al galoppo verso di lei.
L’interno dell’armatura di Ash era madido di sudore e la luce del sole contro il cielo azzurro l’accecava. Quei quattro uomini, pensò, stanno galoppando verso di me su dei cavalli che pesano tre quarti di tonnellata l’uno, protetti dall’armatura, brandendo lance con delle punte lunghe quanto la mia mano. Quando mi colpiranno a quella velocità penetreranno l’armatura e la mia carne come se fossero un foglio di carta.
Ebbe una fugace visione della punta di una lancia che le trapassava la testa.
Uno dei quattro cavalieri borgognoni abbassò la lancia sistemandola nell’alloggiamento dell’armatura. L’elmo era decorato da una vistosa piuma bianca di struzzo e la feritoia della ventaglia era così stretta da impedire la vista degli occhi. La punta della lancia era diretta contro di lei.
Ash cadde preda di un sinistro senso d’esaltazione. Spostò il peso sulla sella. Godluc rispose immediatamente al segnale scartando bruscamente a destra, mentre lei abbassava la lancia. La punta penetrò il collo dello stallone grigio del primo cavaliere.
L’impatto fu talmente violento da strapparle l’arma di mano. Il cavallo ferito crollò sulle zampe anteriori catapultando il cavaliere sotto gli zoccoli di Godluc, che, essendo un cavallo da guerra, non incespicò e continuò per la sua strada come se non fosse successo niente. Ash afferrò la mazza e la calò violentemente sull’elmo del secondo cavaliere. Sentì il metallo che si crepava e cedeva. Qualcosa urtò Godluc e Ash raschiò il fianco a terra. L’erba calda stava facendo scivolare più di un cavallo. Spostò il peso di lato per non finire schiacciata, afferrò la mano di Robert Anselm che nel frattempo era giunto in suo soccorso e riuscì a raddrizzare il cavallo.
[...]
Ash sfoderò la spada e colpì il volto del suo avversario con il pomello in un unico e fluido movimento. L’impatto le fece tremare il braccio. Cambiò direzione alla lama con una rotazione del polso e la calò sul gomito protetto ottenendo lo stesso risultato di prima.
Il cavaliere alzò la mazza e Ash piantò la lama nell’interstizio apertosi tra le piastre dell’armatura.

In Chariza ci sono due problemi. Il primo è il realismo: mentre i cavalli s’incrociano al galoppo, Chariza riesce a sbudellare un primo avversario e addirittura tagliare in due un secondo! Neanche un cavaliere Jedi con una spada laser riuscirebbe in una manovra del genere. Vero, siamo in un fantasy, e una certa “elasticità” nelle leggi fisiche si può accettare, tuttavia certe esagerazioni non aiutano per niente a calarsi nella storia, tanto meno una storia che vuol cercare di essere seria.
Il secondo problema è lo stesso di genericità e riassunto già visto con Nihal: Chariza uccide “come si deve” i primi due nemici, mentre i secondi due sono lasciati all’immaginazione del lettore. Peccato.
Un altro particolare è la “visione” nelle due scene: la Gentle tiene la “telecamera” su Ash, e quel che è descritto è quel che Ash vede o percepisce. Per esempio: “Ash afferrò la mazza e la calò violentemente sull’elmo del secondo cavaliere. Sentì il metallo che si crepava e cedeva.” I cavalli si stanno incrociando e probabilmente il secondo cavaliere è già uscito dalla visuale di Ash, lei può solo sentire il rumore e percepire il riverbero del colpo di mazza che ha sferrato. Forse ha sfondato la testa al nemico, forse no, forse lui è ancora vivo, forse no, Ash non può saperlo.
In Chariza invece a metà azione c’è un brusco cambio di prospettiva: la “telecamera” sta seguendo Chariza, ma dopo che ha colpito il primo nemico, quest’ultimo “si accorse di avere il ventre squartato appena prima di cadere nel fango ormai privo di vita”. Dunque stiamo seguendo Chariza, poi si passa al nemico che si accorge di essere ferito, poi è la volta del narratore che descrive il cadavere che cade e infine si torna su Chariza quando colpisce il secondo nemico. Non è un gran ostacolo alla lettura, ma non è neanche uno stile efficace.

I difetti visti in questo brano di Chariza, ricompaiono in molti altri punti. Per esempio, nella scena seguente, Chariza, Yukai e Suzume stanno scappando a cavallo:

Il capo della banda aveva diviso i suoi uomini: un gruppo era corso alle stalle della Locanda, dove avevano nascosto i cavalli, e si era messo immediatamente all’inseguimento di Chariza, Yukai e Suzume; un secondo gruppo invece si era armato di picche e aveva tagliato per i vicoli tra le basse case di Sanbashi.
[...]
Un gruppo di uomini armati di lance si era allineato all’imboccatura del ponte e impediva loro [Chariza, Yukai, Suzume] il passaggio. Alle loro spalle i cavalieri si facevano sempre più vicini ed avevano già sfoderato le spade.
[...]
Uno di essi afferrò una lancia che era rimasta conficcata tra due pietre del ponte e la scagliò contro Chariza ferendone il cavallo a una coscia.

Da che parte cominciare? Abbiamo dei fanti che riescono a precedere dei cavalli e bloccare loro la strada pur muovendosi con delle picche. Una picca è un affare lungo tre, quattro e anche più metri… ma poi le picche diventano lance. Le lance sono più comode da portare, ma per esempio, un’arma orientale come la kwandao, che veniva usata contro la cavalleria, riportano le cronache dell’epoca avesse un peso di oltre 50 chili! Molto probabilmente è una grossolana esagerazione, ma di sicuro non dev’essere facile correre più veloci di un cavallo con una kwandao in mano.
Magari si sta invece parlando di qualche specie di Yari, lancia nipponica di origine cinese, solo che le Yari, nella gran parte dei casi, non erano costruite per poter essere anche scagliate.

Dove la Gentle, con un uso accurato dei termini, aveva reso più concreto il proprio mondo, qui la Angelinelli, usando termini a casaccio, ha reso il suo di mondo meno verosimile.

Jumonji Yari
Jumonji Yari

Nella scena seguente Chariza affronta cinque nemici e riappare il problema del non descrivere gli scontri:

«La Figlia del Drago Bianco», continuò l’uomo che comandava il piccolo gruppo di mercenari.
Chariza sollevò il viso trafiggendo il guerriero con lo sguardo, prima che con la lama di Kageboshi. Fu un attimo, ma per i cinque uomini che assistettero alla scena durò ben più dei quattro, cinque secondi al massimo, che in realtà impiegò il cavallo di Chariza per raggiungere quello del suo avversario.
Stavano ancora elaborando l’immagine della donna che si avventava sul loro capo quando videro la testa di quest’ultimo rotolare tra le zampe dei loro cavalli. Questi si impennarono, sbuffando e nitrendo, premendo le orecchie contro la testa, spaventati e infastiditi dall’odore del sangue.
Uno degli uomini provò ad estrarre la spada ma Kageboshi lo raggiunse prima che l’intera lama potesse liberarsi del fodero e tranciò di netto il braccio che trascinò la spada a terra con sé. Il mercenario cadde da cavallo tra urla e gemiti, mentre tentava di tamponarsi la ferita con quel che restava della manica della sua giacca.
L’odore della morte si diffuse rapidamente. Eliminare altri tre guerrieri fu semplice per Chariza dato che avevano perso molta della baldanza iniziale e che, oltre ad evitare i suoi fendenti e cercare di ferirla, dovevano sforzarsi di controllare le loro cavalcature.

A parte che cinque secondi sono un’eternità in un duello, abbiamo: nemico numero uno ucciso troppo velocemente per entrare troppo in dettaglio, nemico numero due ferito come si dovrebbe, nemici tre, quattro e cinque lasciati alla fantasia del lettore. Non una buona media!

 

Sesso!

Compagno indissolubile della Violenza è il Sesso!
Chiaramente ogni autore ha piena facoltà di scegliere quel che vuole raccontare. E scene di sesso non sono per niente indispensabili. Tuttavia, se si decide di parlarne, dovrebbero valere le stesse regole su verosimiglianza e stile già viste per le scene di violenza.

Bacio!
Amore nipponico

Partiamo da Chariza. In Chariza non c’è nessuna scena di sesso, zero, niente, neppure un bacio sulla guancia. Un po’ suona strano, visto che uno dei protagonisti, Yukai, è più volte descritto come un tizio a cui piace “divertirsi”. Chariza stessa è giovane, in salute e vittima di una maledizione che la spinge a bramare non solo le ricchezze materiali, ma anche gli uomini, se sufficientemente belli, facoltosi e potenti.
Non succede niente, neanche off screen. Come detto, date le premesse suona un po’ strano, ma rispetto le scelte dell’autrice.

In Nihal, Nihal & Sennar:

Quando aveva accostato le labbra a quelle di Sennar, Nihal era tornata con il pensiero all’unico bacio che aveva dato in vita sua, a Fen, nel santuario di Thoolan. Ma con Sennar era diverso, era reale.
Ciò che le stava accadendo era nuovo e sconosciuto, eppure antico e noto allo stesso tempo. Nihal sapeva esattamente cosa fare, come se il tocco delle labbra di Sennar avesse risvegliato qualcosa che covava in lei da molto tempo. Poteva essere solo Sennar, ora ne aveva la certezza. Non seppe come, ma si ritrovò anche lei sull’altare, stesa al fianco del mago, mentre continuavano a baciarsi. Lo sentì lamentarsi debolmente e si ricordò della sua gamba ferita.
«Perdonami, io…» iniziò.
«Va tutto bene» la interruppe lui, poi riprese a baciarla.
Fu allora che Nihal ricordò ciò che le aveva detto Aires a proposito della verità, quando le aveva chiesto come si fa a sapere di aver trovato la propria strada: A un tratto la sua verità mi si è imposta, con tanta forza che non potevo rifiutarla. Ora anche Nihal si sentiva così: la verità le si presentava in tutta la sua sorprendente chiarezza, e lei non poteva fare altro che accettarla. Adesso tutto le era chiaro, tutto aveva acquistato un senso: il viaggio, l’angoscia, la ricerca.
Sentiva le braccia di Sennar stringersi intorno ai suoi fianchi e capiva che poteva finalmente riposare in quell’abbraccio pieno di desiderio. Era come se il suo corpo non le appartenesse più; si sentiva diversa, quasi che una parte nascosta di lei d’un tratto fosse stata liberata. Sotto il tocco delle mani di Sennar la sua pelle rinasceva, il suo fisico si rimodellava. Sennar la stava richiamando alla vita; più le sue mani indugiavano su di lei, più Nihal sentiva che il ponte gettato con il suo intimo diveniva solido. E quando infine si vide nuda, capì che quella nudità era un dono, e che aveva valore perché a farglielo era lui.
Nei gesti che seguirono, si dissero ciò che avevano taciuto per tutti quegli anni: che erano sempre stati l’uno dell’altra, che non potevano essere separati, che non sarebbero mai stati soli, perché si appartenevano. E alla fine Nihal, per la prima volta, si sentì unica, completa, vera. Era giunta alla fine della sua ricerca.

In Ash la gente ha troppa fretta di farsi la pelle per indugiare in certi piaceri, a meno che non si tratti di qualche allegro stupro. Però, quando si entra in argomento, lo stile rimane descrittivo come sempre. Ash & Fernando:

Ash scosse la testa. «Fottimi, allora. Questa è la nostra prima notte di nozze.»
Pensò di averlo conquistato, arrivò al punto di giurare a se stessa che Fernando stava per scoppiare a ridere, che stava per rivedere quel ghigno complice che aveva già visto a Neuss, ma lui si abbandonò sul letto, si coprì gli occhi con un braccio e cominciò a esclamare: «Christus Imperator! Perché mi hanno fatto unire a costei?»
Ash sedeva a gambe incrociate, del tutto inconsapevole della sua nudità finché i suoi occhi non ricaddero sul ventre piatto, le cosce robuste e il sesso del marito e sentì l’eccitazione crescere in lei. Cambiò posizione e posò una mano sulla vagina per cercare di calmare i bollori.
«Sei una fottuta contadina puttana!» esclamò lui. «Una cagna in calore! Ho avuto ragione fin dalla prima volta che ti ho incontrata.»

Abbinate alle scene di sesso spesso si sente la stessa stupidaggine riguardante il “lasciare all’immaginazione del lettore” già vista in precedenza. Anzi, non scendere in particolari sarebbe “poetico” e “romantico”. Non lo è, è solo scrivere male.
Può essere che nel caso della Troisi sia questione di (auto)censura, dato il che il romanzo è indirizzato a un pubblico di ragazzi, tuttavia ciò non toglie che si sarebbe potuto descrivere finché lo consente il “comune senso del pudore” e poi passare ad altro, invece d’immergere ogni cosa nella nebbia.

Per tirare le somme finora: Troisi e Angelinelli hanno spesso la brutta abitudine di sorvolare su quanto invece dovrebbero descrivere. Quando descrivono, più di una volta le descrizioni sono inverosimili.

 

Fantasia!

Il terzo punto riguardava l’uso del fantastico.
Chariza è molto carente. Se si esclude l’abilità sovrumana che Chariza dimostra nei combattimenti, abilità che però deriverebbe solo da particolare addestramento e non da influenze magiche e/o sovrannaturali, nel romanzo non ci sono quasi elementi fantasy. I demoni-lupo compaiono per sole due pagine due, e se fossero sostituiti da normali lupi non cambierebbe nulla. Con un po’ di studio è probabile che l’intera vicenda di Chariza potrebbe essere ambientata nel Giappone medievale storico, senza sconvolgere più di tanto il susseguirsi degli avvenimenti.
Il fatto che in un romanzo ci siano scarsi elementi fantastici non è di per sé un fatto negativo, ma lo è se il romanzo medesimo si presenta come fantasy. È un po’ come quei film dove il pistolero uccide il rivale perché ha rubato il bestiame all’amico. Solo che ci sono pistole laser, non è il Texas ma il pianeta Texano IV e il bestiame sono orsi viola. È fantascienza? Per modo di dire, in verità è un western: se ci fossero Colt, Texas terrestre e vacche sarebbe la medesima, identica storia. In altre parole gli elementi fantastici sono puramente estetici e non hanno incidenza sulla storia.

Le Cronache sotto questo punto di vista sono migliori, ma non di molto. Anche qui molti elementi fantastici sono solo di contorno o talmente cliché da non meritarsi di essere affiancati alla parola “fantastico”. Ido è uno gnomo, ma potrebbe essere un nano, come potrebbe essere un umano non tanto alto: non cambierebbe niente. Nihal potrebbe essere l’ultima mezzelfo o l’ultima mezzorco o l’ultimo azteco: non cambierebbe niente. Gli stessi draghi, se sostituiti da più comuni cavalli da guerra, non richiederebbero particolari aggiustamenti alla storia. Questo perché molti di questi elementi fantasy sono generici: Ido è uno gnomo, ma è mera etichetta, l’autrice non entra mai in merito di cosa significhi l’essenza della “gnomosità”, a esclusione della scarsa statura.

Uno gnomo
Lui è un vero gnomo!

Neppure in Ash gli elementi fantastici paiono molti, tanto che all’inizio può sembrare un romanzo storico. Tuttavia quando compare il fantastico è:

  • Originale, almeno in rapporto all’ambientazione.
  • Decisivo. Se si togliesse l’elemento fantastico, l’intera vicenda di Ash andrebbe riscritta.
    Mostra spoiler per la storia di Ash ▼

Anzi, uno dei difetti di Ash, specie nel finale, è il ruolo esagerato che il fantastico ha nella narrazione. Nondimeno, se decido di leggere un romanzo fantasy, preferisco scoprire che ci sia troppa fantasia, piuttosto che manchi.

 

Ricapitolando, Ash è un romanzo migliore rispetto a opere italiane similari, perché:

  • È più verosimile, più concreto e ricco di particolari specifici.
  • È narrato con uno stile che meglio permette d’immergersi nella storia.
  • Ha nel proprio cuore il fantastico, il sense of wonder, su cui è costruito il resto, a differenza di tante storie “generiche” agghindate da fantasy.

 

Piccola FAQ!

Hai citato Troisi e Angelinelli, ma un Altieri scrive meglio della Gentle! Perché non hai preso a confronto lui?
Perché non è donna, perché non ha eroine guerriere come protagoniste e perché non scrive fantasy! Farlo rientrare nel genere per Magdeburg lo trovo una forzatura. In ogni caso è vero: Altieri è capace di scrivere tanto bene quanto la Gentle, se non meglio.

Facile star lì a far le pulci agli autori italiani! Perché non fai lo stesso con gli stranieri? Eh? Eh? Eh?
Perché sono italiana e m’interessa la letteratura del mio Paese. E perché lo scopo dell’operazione è proprio dimostrare che, almeno per ora, gli scrittori stranieri di fantasy sono più bravi.

A me sembri solo una ragazza:
invidiosa, (giudizio di varie persone)
presuntuosa, (varie persone)
acida, (Valentina & altri)
e che scrive questi articoli per il puro piacere di offendere e sentirsi gagliarda (Simona, ma che poi non si chiede chi io mi creda di essere, lei lo sa già)
Chi ti credi di essere?!

Sono amica del Coniglietto Grumo! kaos-whiteusagi03.gif

Sei stata lì a ricopiare tutti quei brani dai romanzi? Non hai niente di meglio da fare? Perché non ti trovi un ragazzo?
A parte che ho usato scanner e OCR, cosa ci fai ancora qui? Cercati un sito porno e pensa agli affaracci tuoi!

Ho letto le Cronache del Mondo Emerso in tre giorni! Sono bellissime!!!!!!!! Nihal è il mio personaggio preferito!!!!!!!! Sennar ti amo!!!!!!
Questa non è una domanda.

Che importa se tagliare la gente in due non è realistico! È fico!
Neanche questa è una domanda.

Sono la mamma. Ma com’è ‘sta storia che vai a cercare le scene di sesso nei romanzi?
Ops…


Approfondimenti:

bandiera IT Cronache del Mondo Emerso su iBS.it

bandiera EN Ash: A Secret History su Amazon.com (volume unico in inglese)

bandiera IT Il sito di Licia Troisi
bandiera EN Mary Gentle su Wikipedia
bandiera EN Der Golem su IMDB
bandiera EN Richard Stein’s Japanese Sword Guide

Scritto da GamberolinkCommenti (36)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni