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Recensioni :: Saggio :: Booklife

Copertina di Booklife Titolo originale: Booklife
Autore: Jeff VanderMeer

Anno: 2009
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Editore: Tachyon Publications

Genere: Manuale di sopravvivenza per scrittori
Pagine: 329

Scrivendo la recensione di Finch (segnalato qui, la recensione qui), mi sono ritrovata a citare un paio di volte un altro libro di VanderMeer, Booklife. Un libro nel complesso deludente ma meritevole di una recensione.

* * *

Il sottotitolo di Booklife è: “Strategies and Survival Tips for the 21st-Century Writer”. Non è un manuale di scrittura – c’è qualcosina riguardo la tecnica narrativa, ma poche pagine –, è un manuale di sopravvivenza. Sopravvivenza nel vero senso del termine: come procurarsi da mangiare vendendo libri.
Il mestiere dello scrittore è affrontato dal punto di vista sociale/commerciale, partendo dal presupposto che già si abbiano pronti uno o più romanzi da far fruttare. Possibilmente dovrebbero essere buoni romanzi, come lo stesso VanderMeer sottolinea.

Ho trovato l’intera faccenda superficiale. In particolare quando VanderMeer e i suoi amici (alcune appendici sono state scritte da editor, bibliotecari, addetti alle pubbliche relazioni e scrittori amyketti del nostro) parlano delle moderne tecnologie informatiche – social network, email, IM, ecc. – fanno la figura degli sprovveduti.
OMG! Esistono i feed!
OMG! Puoi cercare il tuo nome con Google!
D’accordo, per chi non è esperto può essere utile, ma non vale la pena spendere soldi: in Rete si trovano tutorial ben più completi e approfonditi. Tutorial gratuiti.
Più grave quando VanderMeer glissa sui problemi di licenza di FaceBook e siti analoghi. I termini di utilizzo di FB cambiano di continuo e senza il consenso degli utenti. Io ci penserei due volte prima di sfruttare FB a fini commerciali. Finché interagisci con i tuoi amici, ancora ancora; ma non c’è da fidarsi a tenere contatti di lavoro o potenzialmente di lavoro via FB.

Altri consigli riguardo al come porsi nei confronti di critici, colleghi, giornalisti e il pubblico in generale sono più sensati. Dubito però siano utili nella situazione italiana.
Per esempio VanderMeer discute il problema del rapporto con i recensori: è una buona idea mandare in visione il proprio romanzo a chi in passato ha apprezzato il nostro lavoro o in generale si è dimostrato sulla nostra lunghezza d’onda; però c’è il rischio che il rapporto diventi troppo cordiale e dunque il recensore decida di non parlare del libro, non sarebbe etico.

In Italia viene considerato normale e scontato che gli amici si aiutino a vicenda. Hai un rapporto cordiale con me? Ecco pronta la recensione-leccata!
Francesco Falconi scrisse per FantasyMagazine una recensione-sviolinata per un romanzo di Licia Troisi; quando gli feci notare che come minimo avrebbe dovuto avvertire i lettori che lui era amico personale di Licia, venne giù dalle nuvole. Beata ingenuità. Chiamiamola ingenuità…

D’altra parte non avviene solo tra “scrittori”, lo scambio di favori avviene a tutti i livelli, dai commenti reciproci alle fanfiction in su. Non capita praticamente mai di leggere: “Avrei voluto recensire il romanzo di Tizio, ma lui ha appena recensito positivamente un mio romanzo e dunque ho paura che non riuscirei a essere obiettivo. Nel dubbio preferisco evitare.”
Meglio lasciar perdere questo discorso. “Etica” e “scrittori italiani di fantasy” appartengono a due universi distinti.

Lo scrittore professionista

Booklife diventa interessante quando VanderMeer riferisce le sue esperienze personali. Sono i capitoli più curiosi e divertenti.

Jeff VanderMeer ha svolto per anni un lavoro di ufficio, scrivendo nei ritagli di tempo. Finché ha guadagnato abbastanza con la sua narrativa. Ha lasciato il lavoro e si è dedicato solo alla scrittura. Punto di merito, è diventato uno scrittore professionista con opere tutt’altro che commerciali. Niente elfi, vampiri & roba del genere. VanderMeer si mantiene raccontando di funghi assassini e calamari giganti.

Calamaro gigante
Calamaro gigante

E fin qui può sembrare una sorta di favola.
Leggendo Booklife si scopre che essere uno “scrittore professionista” non è questa pacchia che tanti credono. Gli autori che possono permettersi di scrivere, scrivere, scrivere e non pensare a nient’altro sono davvero pochissimi. Gli altri, la maggior parte, oltre a scrivere devono anche sudare le famose sette camice per vendere i libri.
Se non sei un autore di prima fascia, lo Stephen King della situazione, ti devi arrabattare. Anche avendo alle spalle una grossa casa editrice. VanderMeer parla con cognizione di causa: il suo terzo romanzo, Shriek: An Afterword, è stato pubblicato da Tor Books, una delle più importanti case editrici americane per quanto riguarda la narrativa di genere.

Copertina di Shriek: An Afterword
Copertina di Shriek: An Afterword

Come spiega la rappresentante di una casa editrice interpellata da VanderMeer:

bandiera EN The vast majority of new books being published will have a publicity budget of less than $500. Unless the publisher feels the need to send an author out on a media/bookstore tour or spend money on a TV satellite or radio drive-time tour, then there is no real reason for a book to have a publicity budget

bandiera IT La grande maggioranza dei libri che vengono pubblicati ha un budget per la promozione di meno di 500 dollari. A meno che l’editore senta il bisogno di organizzare per l’autore una serie di presentazioni in libreria, o decida di spendere soldi per spazi TV o radio, non c’è alcuna reale ragione perché un libro debba avere un qualunque budget pubblicitario.

Il budget pubblicitario per il romanzo di uno scrittore “qualunque” è la principesca cifra di 500 dollari (al cambio attuale circa 360 euro). Quando va bene.
Un banner pubblicitario su un sito specializzato con grande traffico (Locus Online) costa 400 dollari al mese. La (grande) casa editrice ti paga il bannerino per un paio di mesi ed è finita lì la promozione. E ringrazia che si sono sul serio sprecati.
Ah, la tua foto da mettere sulla quarta di copertina la devi fornire tu. La casa editrice mica ti paga il fotografo, arrangiati, pezzente.

Se vuoi di più – e devi volere di più, perché i libri non si vendono da soli – devi darti da fare in prima persona.
Non è questo gran divertimento.

Icona di un gamberetto Darsi da fare significa per esempio mendicare con tutti i tuoi amici & amyketti che sanno reggere in mano una telecamera per scroccare un booktrailer gratis.

Icona di un gamberetto Darsi da fare significa per esempio mendicare vitto & alloggio ai tuoi fan:

bandiera EN After World Fantasy, I would then spend roughly a month traveling back across the country by car, probably with one or two other writers. We would do a series of bookstores events and reading series at universities, depending on the opportunities. The trip would be run roughly diagonally, from San Jose up to the Northeast. Costs would be minimized by staying with friends and fans. We would team up with local writers for added interest. This would also serve as cross-promotion for Booklife.

bandiera IT Dopo il World Fantasy, spenderei un mese circa nel viaggio di ritorno, attraversando in macchina il paese, probabilmente insieme a uno o due altri scrittori. Faremo una serie di presentazioni in libreria e letture presso le università, a seconda delle occasioni. Il viaggio correrebbe più o meno in diagonale, da San Jose fino al Nordest. I costi sarebbero ridotti alloggiando presso amici e fan. Potremmo unirci a scrittori del posto per generare maggior interesse. Questo viaggio potrebbe anche servire da promozione incrociata per Booklife.

Qui VanderMeer discute con il suo editore riguardo la promozione per Finch. Le presentazioni nelle librerie sono costose in termini di spese e quasi mai ripagano in vendite – anche se possono essere vantaggiose dal punto di vista pubblicitario – e perciò ecco che VanderMeer pensa di risparmiare facendosi ospitare da amici e fan. Magari con due altri scrittori al seguito.
Io lo immagino un fan che scopre il suo idolo sul pianerottolo di casa, chissà come ne sarebbe deliziato! Finché non capisce che l’idolo è lì solo per scroccare e si è portato al traino uno o due altri barboni. Sigh.

Michele barbone
Michele, già conosciuto in altri articoli. Scrittore ridotto sul lastrico dalla pirateria. Adesso segue VanderMeer per i pasti gratis

Icona di un gamberetto Darsi da fare significa per esempio mendicare un blurb a destra e a manca. I blurb sono quei giudizi di colleghi scrittori o Persone Importanti che vengono stampati sulla copertina dei libri o sulle fascette. Un celebre blurb, anche se non riferito a un romanzo è:

Vi dico, e vi autorizzo a ripeterlo, che il vostro cioccolato è veramente squisito!

Il Duce parlando dei dolciumi prodotti dalla Perugina.

Ammetto che qualche anno fa ero ingenua. Credevo che i blurb fossero genuine dimostrazioni di stima. In realtà la strategia di VanderMeer – e presumo pratica standard – è quella di spammare quanta più gente possibile, fino a raccattare qualcosa. Si spara nel mucchio e si spera che fra tanti qualcuno abbocchi.
Per Finch, VanderMeer ha provato a scroccare un blurb a: Ben Templesmith, Mike Mignola, Warren Ellis, Michael Chabon, George R. R. Martin, Tom Piccirilli, Ken Bruen, Elizabeth Bear, Peter Straub, Chuck Palahniuk, Neal Stephenson, Joe Abercombie, Richard K. Morgan, Stephen R. Donaldson, Brandon Sanderson, Joe R. Lansdale, Daniel Abraham e Iain M. Banks.
In un certo senso divertenti i commenti che accompagnano i nomi. VanderMeer ne discute con l’editore e per esempio dice:

bandiera EN Brandon Sanderson – hot because he’s the replacement for Robert Jordan – no idea if he’d like Finch; this is a privileged email addy; only know him from interviewing him for Amazon.

bandiera IT Brandon Sanderson – popolare perché è il rimpiazzo di Robert Jordan – non ho idea se gradirebbe Finch; è un contatto email privilegiato; lo conosco solo perché l’ho intervistato per Amazon.

Ok, Sanderson lo conosci poco o niente, non sai se Finch possa interessarlo, e l’indirizzo di email te lo avrà dato solo per l’intervista. Be’, puoi anche evitare di spammarlo con il tuo romanzo. O sbaglio?

Copertina di The Gathering Storm
Copertina di The Gathering Storm, dodicesimo volume nella serie de La Ruota del Tempo. Il libro è stato lasciato incompiuto da Robert Jordan e terminato da Brandon Sanderson

Icona di un gamberetto Darsi da fare significa per esempio presentarti all’ufficio marketing della tua casa editrice e offrire il tuo database di contatti per vedere se l’addetto riesce a cavarci fuori qualcosa.

bandiera EN This database contains 350 to 400 reviewer/media contacts, 40 to 50 bookstores, 500 emailable VanderFans, 700+ snail mail/email VanderFans, and other miscellaneous contacts.

bandiera IT Questo database contiene dai 350 ai 400 contatti di critici o gente dei media, dalle 40 alle 50 librerie, 500 VanderFan a cui è possibile inviare mail, 700+ VanderFan con indirizzo email e indirizzo fisico, e altri contatti vari.

Questo punto mi ha lasciato l’amaro in bocca. È davvero un comportamento poco carino dire: “Io ho tot fan di cui conoscono email, indirizzo fisico e altri dati, vediamo un po’ se il tutto si può sfruttare a fini pubblicitari.” Eppure VanderMeer non sembra preoccuparsene.
Il bello è che in un altro capitolo VanderMeer spiega che FaceBook può essere utile perché permette di essere contattati da persone che non gradiscono rivelare la propria email. Eggià che non gradiscono, visto che tu poi gli indirizzi email li usi per spammare!

Alle volte, quando VanderMeer parla di “network” di conoscenze, di sinergie, di collaborazioni, di strategie per far conoscere i propri libri suscita un’impressione positiva. Altre volte mi fa venire in mente il tizio che ti telefona alle nove di sera per venderti un impianto di depurazione dell’acqua.

Del tutto pragmatica la posizione di VanderMeer nei riguardi della distribuzione gratuita dei testi. Alla domanda: conviene consentire il download del proprio romanzo? Magari solo qualche capitolo? Realizzare un podcast ?
La risposta è: se queste azioni possono portare pubblicità, si fanno. Altrimenti no. VanderMeer non entra nel merito della questione, se cioè sia una buona idea in sé la libera diffusione dell’arte.

La morale della favola è: aggiornate i vostri sogni. Quando sognate di essere “scrittori professionisti”, sognate di fare i venditori? Io non credo. Perciò sognate il vero sogno: “scrittore professionista ricco sfondato”!

Consigli sulla scrittura

Come accennavo, la parte dedicata alla tecnica narrativa è minima. Si riduce a una bibliografia di manuali – per la cronaca, il migliore secondo VanderMeer è Revising Fiction di David Madden –, e all’Appendice E che si occupa di come scrivere un romanzo in due mesi.

VanderMeer nella sua carriera ha scritto un solo romanzo dichiaratamente commerciale, Predator: South China Sea. È un romanzo scritto su commissione facente parte della franchise di Predator.

Copertina di Predator: South China Sea
Copertina di Predator: South China Sea

VanderMeer ha sei mesi di tempo per finire il romanzo, ma per una ragione o per l’altra non scrive niente nei primi quattro. Così si riduce a dover scrivere un romanzo in appena due mesi. Da questa esperienza ne ha ricavato una serie di insegnamenti che condivide con il pubblico.

Non c’è niente di che, ma è divertente notare anche qui la differenza con la situazione italiana. VanderMeer spiega che è molto utile avere degli amyketti pronti a offrire la propria consulenza. Per esempio un suo amico esperto in fatto di armi gli ha fatto risparmiare dalle venti alle quaranta ore, ore che altrimenti avrebbe dovuto impiegare a documentarsi.
Lasciamo stare il vincolo dei due mesi. Quanti scrittori italiani di fantasy passano dalle venti alle quaranta ore a documentarsi su un qualunque argomento? Più o meno nessuno?

Scrittore fantasy italiano
Scrittore fantasy italiano

I consigli di scrittura vera e propria sono roba nota. Per esempio l’idea di tagliare le scene sul più bello per creare tensione non è altro che il classico: “arriva tardi e vattene in anticipo” consiglio valido in assoluto per la costruzione di scene, non solo per le scene di romanzi da scrivere in due mesi.
Un altro consiglio di VanderMeer è un classico che già moltissimi uomini seguono (senza neppure essere scrittori): fai fare a tua moglie tutte le commissioni e le faccende di casa.

Conclusione

Booklife non vale i 14,95 dollari del prezzo di copertina, ma non sono pentita: ho comprato Booklife solo perché volevo ricompensare un autore che reputo degno, dopo aver letto a sbafo i suoi romanzi. Stupidi rimorsi di coscienza!

In generale sconsiglio l’acquisto. È un libro che si legge volentieri, ma troppo superficiale. Senza contare che diverse pagine di Booklife sono prese da articoli che VanderMeer & amici avevano già messo sui loro blog. Quando Doctorow ha fatto un’operazione simile con Content (ne ho parlato qui e qui), almeno il libro lo ha offerto con licenza Creative Commons.

Da poco sono disponibili anche edizioni ebook di Booklife.
• Amazon.com vende l’ebook allo stesso prezzo del cartaceo![1]
• Powell’s Book lo vende a 11,95 dollari.
Sono prezzi assurdi. Per la serie: Tachyon Publications ha capito tutto.
Difficile prendere sul serio i suggerimenti di VanderMeer, rivolti allo “scrittore del ventunesimo secolo”, quando la casa editrice che lo pubblica sembra non avere la più pallida idea di come funzioni il mercato degli ebook (vedi questo articolo del Duca e quest’altro).

* * *

Cosa succede quando hai bisogno di un booktrailer ma non riesci a scroccare l’aiuto gratuito di un professionista? Succede che coinvolgi tutti i tuoi amici, anche se non sanno recitare e la loro conoscenza della regia è limitata alle pagine di help di Windows Movie Maker. Il risultato è l’imbarazzante trailer di Finch qui sotto. Per fortuna il romanzo è molto meglio.

Booktrailer per Finch. I blame VanderMeer

* * *

note:
 [1] ^ Al momento in cui scrivo ci sono sconti sia per l’edizione cartacea, sia per l’ebook. Con il risultato che il cartaceo nuovo costa 10,17 dollari e l’ebook 13,29. Inutile commentare.


Approfondimenti:

bandiera EN Booklife su Amazon.com
bandiera EN Booklife su Powell’s Books
bandiera EN Booklife presso il sito dell’editore
bandiera EN Il sito ufficiale di Booklife
bandiera EN Jeff VanderMeer su Wikipedia

bandiera EN Calamaro gigante su Wikipedia
bandiera EN Calamaro colossale su Wikipedia

bandiera EN Revising Fiction su gigapedia

 

Giudizio:

Alcuni buoni consigli. +1 -1 Superficiali i capitoli “informatici”.
Divertenti i capitoli con le esperienze personali di VanderMeer. +1 -1 I consigli riguardo la scrittura sono pochi e banali.
Stile fluido e piacevole +1 -1 Quasi niente a proposito di copyright, Creative Commons, ebook & simili.
-1 Troppo caro per quello che offre.

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Scritto da GamberolinkCommenti (19)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Recensioni :: Romanzo :: Leviathan

Copertina di Leviathan Titolo originale: Leviathan
Autore: Scott Westerfeld
Illustrazioni: Keith Thompson

Anno: 2009
Nazione: U.S.A.
Lingua: Inglese
Editore: Simon Pulse

Genere: Steampunk per fanciulli
Pagine: 448

Giugno 1914. Il governo inglese invia la Leviathan, l’ammiraglia della propria flotta aerea, in missione segreta a Costantinopoli. Lungo la strada salgono a bordo Deryn Sharp, una ragazza scozzese che si è travestita da ragazzo per servire in aeronautica, e il Principe austriaco Aleksandar – Alek per gli amici –, in fuga dalla propria patria dopo l’assassinio del padre a Sarajevo.

Non è però il 1914 che conosciamo: nel mondo di Leviathan la tecnologia ha fatto passi da gigante sia nel campo della robotica, sia in quello della bioingegneria. I Tedeschi e gli Austro-Ungarici (i “Clanker”) si sono specializzati nella costruzione di corazzate terrestri e di enormi robot da guerra (qui chiamati walker, somiglianti ai “robottoni” di certi anime giapponesi o ai mech di giochi stile MechWarrior), mentre Inglesi, Francesi e Russi (i “Darwinisti”) hanno plasmato nuove forme di vita per gli usi più svariati. La stessa Leviathan è una creatura vivente, che mescola il DNA della balena con quello di decine di altre specie.
Booktrailer di Leviathan

Ciò premesso, il booktrailer e certo hype facevano credere che Leviathan fosse un romanzo di guerra. Non è così. Basta confrontare l’hype con i fatti. Per esempio un tizio, dopo aver letto una ARC[1], dichiarava:

bandiera EN Westerfeld has kicked off his new series with bang, averaging more battles and bombings per chapter than a textbook on both World Wars combined.

bandiera IT Westerfeld ha cominciato la sua nuova serie col botto. Ci sono più battaglie e bombardamenti per capitolo che in un libro di testo dedicato a entrambe le Guerre Mondiali.

Questi sono i fatti:

  • Capitoli presenti nel romanzo: 41.
  • Battaglie presenti: zero (ci sono 6 scontri a fuoco, ma esito a chiamarli “battaglie” dato che il numero di mezzi e uomini coinvolti si conta sulle dita delle mani – spesso di una mano sola).
  • Bombardamenti: zero (non viene sganciata alcuna bomba nel corso dell’intero romanzo – neanche una, neppure per sbaglio).
  • Massimo numero di walker o corazzate terrestri contemporaneamente presenti in una scena: 2.
  • Numero di combattimenti tra un walker e un “mostro” darwinista: zero.

In altre parole la Prima Guerra Mondiale rimane sullo sfondo. Chi si aspettava – io! – un’armata di robot tedeschi che attraversa la Manica per combattere contro un esercito di creature abominevoli ingegnerizzate a partire dal DNA del mostro di Loch Ness, rimarrà deluso. Niente di tutto questo è neppure accennato nel romanzo. Invece c’è una sana storia di avventura per bambini piena di buoni sentimenti.

Il mondo di Leviathan

Il 1914 dipinto in Leviathan ha un suo fascino, a tratti notevole, ma la costruzione di Westerfeld è semplicistica.

Mappa del mondo
Mappa allegorica dell’Europa di Leviathan. Clicca per ingrandire

I Clanker sono più o meno verosimili: in pratica non c’è molta differenza rispetto ai libri di storia, solo i carri armati si sono sviluppati qualche decennio prima e hanno gambe invece di cingoli. Westerfeld liquida la questione con una battuta di Alek:

bandiera EN How else would a war machine get around? On treads, like an old-fashioned farm tractor? What a preposterous idea.

bandiera IT Come potrebbe altrimenti spostarsi una macchina da guerra? Su cingoli, come i vecchi trattori agricoli? Che idea stravagante.

Anche se in verità non è mai spiegato perché le gambe dovrebbero essere un sistema di locomozione migliore dei cingoli: i walker non sono particolarmente veloci e hanno grossi problemi di stabilità in caso di terreno accidentato; se cadono non si possono rialzare senza aiuto; inoltre non sono “robottoni” intelligenti, hanno bisogno di equipaggio – nel romanzo non esistono computer a vapore o intelligenze artificiali, tutti i macchinari sono stupida ferraglia.
Tuttavia non ho trovato assurde le scene con i Clanker: vero, niente del genere può essere costruito neanche ai giorni nostri, però non è tecnicamente impossibile, e una certa tendenza tedesca al gigantismo per quanto riguarda i carri armati è storicamente corretta.

K Panzerkampfwagen

Nel 1917 il Ministero della Guerra tedesco ordina di approntare un super carro armato in grado di travolgere le linee nemiche anche nelle situazioni più difficili. Viene così progettato il “K-Wagen” una mostruosità da 120 tonnellate con 27 uomini di equipaggio, 4 cannoni e 7 mitragliatrici.

Modellino del K-Wagen
Un modellino di come sarebbe potuto apparire il K-Wagen

Dieci K-Wagen vengono commissionati, ma al termine della Guerra, nel novembre 1918, solo due esemplari sono in fase avanzata di costruzione, presso l’impianto di Riebe. Gli Alleati ordinano che i due super carri siano smantellati.

Il K-Wagen in costruzione
Il K-Wagen in costruzione

Per saperne di più sulle macchine da guerra tedesche nella Prima Guerra Mondiale, si può consultare il seguente volume, ricco di fotografie:

Copertina di German Panzers 1914-18German Panzers 1914-18 di Steven J. Zaloga (Osprey Publishing, 2006).

 

 

Se dalla Prima Guerra Mondiale si passa alla Seconda, si scoprono progetti ancora più ciclopici, dei quali ho già parlato.

Le azioni di combattimento con i Clanker spesso sono tirate per i capelli – e in un romanzo di Tom Clancy farebbero chiudere il libro – ma qui è fantasy!!! e sopporto. In fondo non c’è niente di scandaloso, nessun drago colpito al volo dalle catapulte di troisiana memoria. Tranne…
Mostra episodio bellico poco plausibile ▼

Il walker di Alek
Il walker di Alek. Può camminare così con le gambe piegate, oppure le gambe possono essere distese per un’andatura più veloce. Può perfino correre

I Darwinisti sono un altro paio di maniche. L’idea è che Charles Darwin non solo abbia scoperto il meccanismo dell’evoluzione, ma abbia anche scoperto come manipolare il DNA. Nell’arco di due generazioni gli scienziati hanno raggiunto un controllo completo sulla bioingegneria. Possono creare qualunque forma di vita, da singoli microbi fino a enormi navi viventi.
Come spiega Deryn, la bioingegneria ha sostituito la meccanica:

bandiera EN She remembered how Da had said London looked in the days before old Darwin had worked his magic. A pall of coal smoke had covered the entire city, along with a fog so thick that streetlamps were lit during the day. During the worst of the steam age so much soot and ash had decorated the nearby countryside that butterflies had evolved black splotches on their wings for camouflage.
But before Deryn had been born, the great coal-fired engines had been overtaken by fabricated beasties, muscles and sinews replacing boilers and gears. These days the only chimney smoke came from ovens, not huge factories, and the storm had cleared even that murk from the air.

bandiera IT Ricordò come papà aveva descritto l’aspetto di Londra prima che il vecchio Darwin compisse i suoi miracoli. Fumo di carbone aveva ricoperto l’intera città, insieme a una nebbia così fitta che i lampioni erano lasciati accesi durante il giorno. Nel momento peggiore dell’età del vapore, fuliggine e cenere avevano invaso la vicina campagna, tanto che le farfalle erano mutate: per mimetizzarsi avevano sviluppato macchie nere sulle ali.
Ma prima che Deryn nascesse, i grandi motori a carbone erano stati sostituiti da animali ingegnerizzati. Muscoli e tendini avevano rimpiazzato caldaie e ingranaggi. Adesso gli unici fumaioli in funzione erano quelli dei forni, non di enormi fabbriche, e la tempesta aveva disperso anche quel velo di sporco.

Immaginate i Flintstones, con l’uccello preistorico che usa il becco al posto della puntina del giradischi: con i Darwinisti siamo da quelle parti.

Giradischi dei Flintstones
I Darwinisti dell’età della pietra

Anche qui non è scientificamente impossibile, ma richiede un balzo tecnologico ben più ampio di quello richiesto per sostituire i cingoli. È inverosimile un tale controllo sul DNA senza lo sviluppo di scienze e tecnologie correlate, dai microscopi all’informatica. Inoltre spesso le creature darwiniste sono inefficienti: non è molto credibile che in guerra non si scelga l’alternativa migliore.
L’intera faccenda è ambigua: da un lato i Darwinisti sono dipinti come “fanatici” che prediligono la bioingegneria sulla meccanica per partito preso, dall’altro i motori della Leviathan sono normali motori meccanici. Non ha senso: o i Darwinisti hanno una fede quasi religiosa nella bioingegneria, e allora ci sta che adottino una soluzione animale anche quando l’equivalente meccanico è più funzionale, oppure scelgono di volta in volta e in questo caso una marea di loro creazioni sarebbe da buttar via.
Una brutta caduta di stile i motori meccanici sulla Leviathan: pura pigrizia da parte dell’autore, che per risolvere un inghippo nella trama se n’è fregato della coerenza.

Comunque, alcune creature Darwiniste, per quanto inefficienti e inverosimili, le ho gradite perché troppo kawaii!
Mostra una creatura kawaii ▼


Altre creature sono poco credibili e decisamente stupide.
Mostra una creatura stupida ▼

Rimangono poi alcuni problemi di fondo. Per esempio, che bisogno c’è di ingegnerizzare balene volanti e lupi-tigre quando puoi ingegnerizzare virus? Sono un’arma molto, molto, molto più efficace di qualunque “mostro”. In un altro romanzo di tecnologia contro biologia, La Guerra contro gli Chtorr di David Gerrold, gli Chtorr, prima di inviare contro la Terra i vermi giganti e gli altri “mostri”, spazzano via buona parte della popolazione con le malattie infettive.
E ancora: con una tale conoscenza della genetica, ci si aspetterebbe che i Darwinisti siano immortali, che possiedano la cura per ogni malattia, che possano farsi crescere le ali o le branchie o siano in grado di migliorare il proprio stesso cervello. Ma:

bandiera EN Though human life chains were off-limits for fabrication, the middies often conjectured that the bosun’s ears were fabricated.

bandiera IT Sebbene non fosse consentito manipolare le catene vitali umane, gli aspiranti guardiamarina spesso sospettavano che le orecchie del nostromo fossero ingegnerizzate.

Tutto qui. Una sola riga su 400 pagine per giustificare un fatto clamoroso. “Manipolare il DNA umano è contro le regole”. Fine. Lo dice l’Autore. Come accennavo: ambientazione costruita in maniera semplicistica. Al limite del cretino.

Oltre il microcosmo della Leviathan, il mondo darwinista rimane indefinito. Com’è la vita a Londra senza meccanica e in compagnia di un esercito di bestie ingegnerizzate? Non si sa. Peccato.

Il muso della Leviathan
Il muso della Leviathan

Personaggi e morale

La storia è narrata in terza persona limitata dal punto di vista di Alek e Deryn. I due punti di vista si alternano con regolarità – si passa da un personaggio all’altro ogni due capitoli. Faccio notare che il punto di vista non è mai cambiato durante una scena. I passaggi da Alek a Deryn e da Deryn ad Alek avvengono solo in corrispondenza della fine di un capitolo/inizio del capitolo successivo.

Il Principe Alek è infantile, noioso, e si comporta almeno due volte da perfetto idiota per mere esigenze di trama. L’equipaggio del walker con cui è fuggito dall’Austria è composto da personaggi insipidi quanto lui. Ho sperato che nel finale almeno il Conte Volger sviluppasse una personalità, invece è rimasto il personaggio informe di inizio storia.
Mostra la mia speranza ▼


Per fortuna Alek è un Clanker: la sua personalità assente è compensata dal rombo dei motori e dal fischiare del vapore sotto pressione. Nelle scene migliori il protagonista è più il Cyklop Stormwalker, il walker di Alek, che non Alek medesimo.

Il Principe Alek
Alek in piedi su un walker abbattuto

Deryn è più simpatica e vivace. Non che sia chissà quale eroina, ma non ti fa addormentare. Ha un carattere più forte e determinato rispetto a quello di Alek e, sebbene non sia un’aquila, non si comporta mai da cretina.
Westerfeld le ha creato un lessico con parole e locuzioni particolari (“ninny”, “diddies”, “bum rag”, “barking spiders”, “blisters”, “clart”, ecc.) che non so quanto possa essere accurato rispetto alla parlata di una scozzese di inizio secolo, però distingue bene il personaggio. Quando Deryn parla o pensa si capisce subito che è lei.
Tutto sommato un personaggio piacevole da seguire. Anche i comprimari dal lato di Deryn sono più interessanti, in particolare la donna scienziato che tiene una tigre della Tasmania come animale domestico.

Deryn e Alek soffrono poi di un grave difetto: sono buoni. Quel tipo di bontà mielosa e piena di retorica che spesso fa capolino nel fantasy.
Per esempio, Deryn dichiara di essersi arruolata per volare, non certo per combattere… ricapitoliamo: Deryn è una ragazza. Si traveste da ragazzo – rischiando la galera per sé e per il fratello, che sa del trucco e l’aiuta – e poi, alla vigilia di una guerra, si arruola volontaria nell’aeronautica militare. Perché vuole solo volare! Sì, certo. E i tizi della CIA che torturano i prigionieri nelle basi americane in Pakistan o in Lituania sono entrati nell’Agenzia solo per vedere il mondo…
E no, non è il personaggio che cerca di convincersi di essere buono quando in realtà è spinto da pulsioni molto meno nobili: Deryn è davvero buona. Ed è buona non perché abbia senso, è buona perché è in un romanzo fantasy rivolto agli Young Adult. Che squallore.
Con Alek siamo sulla stessa barca. Il poverino non riesce mai a uccidere nessuno di suo pugno e l’unica volta che muore qualcuno per causa sua, lui non l’ha fatto apposta. Che anima candida.

Nella parte finale del romanzo, affiora la solita pappa stantia: il vero nemico è l’incomunicabilità! Se conosci il tuo nemico vedi che è come te che i veri cattivi non sono i tedeschi o gli inglesi i clanker o i darwinisti i veri nemici sono i guerrafondai bla bla bla.
Noia. Noia. Noia.
Ammetto però che Westerfeld è abile nel diluire questa morale rancida nelle scene d’azione: la morale emerge dal mostrato, non è mai spiattellata esplicitamente. “La guerra è kattiva!!!” rimane un discorso da scuola elementare.

Deryn Sharp
Deryn pilota un pallone-medusa da osservazione

Stile

Poco da dire: Westerfeld è uno scrittore competente e si vede. Il romanzo è scorrevole e senza punti morti; il ritmo è sempre alto. Però, a mio parere, non sempre sono mostrate le scene che partono con le premesse migliori: per esempio l’autore dedica pagine e pagine all’atterraggio e alla ripartenza della Leviathan dallo Zoo di Londra, e taglia corto sull’inseguimento di una corazzata terrestre al walker di Alek.
C’è poi qualche sbavatura qui e là (il dialogo tra Alek e Volger mentre si allenano è chiaramente a beneficio del lettore e suona forzato) e qualche descrizione non proprio riuscita (Deryn incontra Alek e subito le viene in mente solo “handsome”), ma poca roba.
Lo stile di Westerfeld è molto funzionale, ma non è brillante: se si esclude in parte Deryn, c’è troppa distanza tra il punto di vista, molto ravvicinato ai personaggi, e il linguaggio, troppo neutro. Alek sembra un automa – o un bravo scrittore – non un giovane Principe.

Conclusioni

Romanzo di avventura semplice semplice per un pubblico di ragazzini non troppo svegli. Dubito possa piacere a chi ha più di dodici anni – parlo di età mentale, lo so che ci sono delle trentenni che tengono in camera il poster di Edward Cullen o di Sennar.
È molto più fantasy che non fantascienza: la speculazione scientifica è da asilo e rimane tollerabile solo quando le trovate sono almeno molto fantasiose. Westerfeld, nelle note a fine romanzo, lo definisce steampunk. Sì, ma solo se vogliamo applicare la definizione originaria di K. W. Jeter: “gonzo-historical” può essere una giusta classificazione per Leviathan. La componente steam in senso tecnologico è presente, ma ha un ruolo minore – i Darwinisti hanno più spazio dei Clanker. Di -punk non se ne vede neanche l’ombra.

Nel complesso un’opera mediocre. Non brutta, ma faccio fatica a trovarci qualcosa di veramente bello; di nuovo, originale, brillante. Non credo valga la pena comprare, ma dato che è gratis[2], una sbirciatina la si può dare. L’inglese è semplice, a parte qualche termine tecnico marinaresco e lo slang di Deryn.

In un’intervista dedicata ad altro argomento, un rappresentante di Einaudi ha dichiarato che il romanzo sarà pubblicato in Italia dalla loro casa editrice l’anno prossimo. Non ho idea se sia vero, né se si prenderanno l’impegno di pubblicare anche i volumi successivi: infatti Leviathan è – tanto per cambiare – il primo romanzo in una trilogia; Behemoth e Goliath sono già stati annunciati da Westerfeld, indicativamente per l’autunno 2010 e l’autunno 2011.
Tengo a sottolineare che la storia in Leviathan non è autoconclusiva: si interrompe bruscamente, lasciando la trama in sospeso.

Chi dovrebbe leggere Leviathan sono gli autori italiani o gli aspiranti tali. Tempo fa credevo che Ash di Mary Gentle potesse essere una buona pietra di paragone: ero un’ingenua ottimista! Con Leviathan l’asticella della qualità scende di una tacca, ma sarà l’ultima volta.
In altri termini: se desiderate pubblicare un libro dignitoso, dovete scrivere almeno al livello di questo romanzo di Westerfeld. Dovete dimostrare la stessa dose di fantasia e la stessa padronanza della tecnica narrativa. Non sto chiedendo la Luna, sto chiedendo un livello minimo.
Lo so che le mie parole vi entreranno in un orecchio e usciranno dall’altro. E so che si continueranno a scrivere, pubblicare e comprare romanzi pieni di puttanate con gli elfi o con ragazzine imbecilli che si innamorano del vampiro compagno di banco. Pazienza. Io ci provo.

Letture Consigliate

Se le idee dietro Leviathan (storia alternativa in chiave fantasy, robottoni, tecnologia vs. biologia) vi incuriosiscono, potreste dare un’occhiata anche a questi romanzi:

Icona di un gamberetto Il ciclo dell’Oscurità di Harry Turtledove.

 Nell’Oscurità (Into the Darkness, 1999)
 Scende l’Oscurità (Darkness Descending, 2000)
 Attraverso l’Oscurità (Through the Darkness, 2001)
 I Signori dell’Oscurità (Rulers of the Darkness, 2002)
 Le Fauci dell’Oscurità (Jaws of Darkness, 2003)
 La Fine dell’Oscurità (Out of the Darkness, 2004)

Turtledove ricrea la Seconda Guerra Mondiale, ambientandola però nel mondo fantastico di Derlavai. I carri armati diventano bestie enormi che trasportano cannoni magici, gli aerei sono draghi, i sommergibili mostri marini, e il Progetto Manhattan vede impegnati gli stregoni più potenti del mondo.
Il vero difetto di questo ciclo è proprio l’aderenza alla storia: cambiano i nomi degli stati, cambia la scienza e la tecnologia, ma per il resto gli eventi sono gli stessi, dalla spartizione della Polonia, all’attacco della Russia alla Finlandia, fino all’assedio di Stalingrado. Quando si riesce a individuare che Algarve è in realtà la Germania o che Kuusamo sono gli Stati Uniti, la vicenda diviene prevedibile, perché si sa già come andrà a finire.
Rimane un ciclo piacevole, arricchito da una profusione di punti di vista degna di Martin (ci sono almeno venti personaggi punto di vista) e dall’assenza di “buoni” e “cattivi” tradizionali. Lo stile di Turtledove è in generale decente, tranne quando glissa sulle scene d’azione per riassumerle attraverso dialoghi successivi. Qualche volta questo “trucco” funziona bene, più spesso si rivela un ripiego misero.

Copertina de La Fine dell'Oscurità
Copertina de La Fine dell’Oscurità


Icona di un gamberetto Il ciclo della Guerra contro gli Chtorr di David Gerrold.

 La Guerra contro gli Chtorr (A Matter for Men, 1983)
 Il Ritorno degli Chtorr (A Day for Damnation, 1985)
 Il Giorno della Vendetta (A Rage for Revenge, 1989)
 L’Anno del Massacro (A Season for Slaughter, 1993)
Nota importante: la storia non è finita. Nel progetto originario erano previsti altri tre romanzi, che Gerrold in sedici anni non ha ancora scritto – né è scontato che lo faccia in futuro.

La Terra viene invasa dagli alieni, gli Chtorr. Anzi, viene aggredita da un intero ecosistema alieno. Gli Chtorr sono una moltitudine di specie diverse: animali, piante, microbi. Pian piano le creature extraterrestri rimpiazzano gli equivalenti autoctoni, esseri umani compresi.
Il lavoro di Gerrold con gli Chtorr è molto più accurato e scientificamente approfondito rispetto a quello di Westerfeld con i Darwinisti. Gli Chtorr sono parecchie spanne più verosimili delle bestie ingegnerizzate in Leviathan. E sono molto più bizzarri e letali.
Nei vari romanzi del ciclo le scene d’azione sono ottime – sebbene anche qui manchino delle vere e proprie battaglie – e la sensazione di apocalisse imminente è ben resa. I romanzi funzionano meno quando Gerrold imita le lezioni di filosofia di Heinlein senza averne il carisma e la bravura. Rimane poi il grosso problema che dopo quattro libri è tutto in sospeso e non si sa se vinceranno i Terrestri o gli Chtorr. E forse non si saprà mai.

Copertina de La Guerra contro gli Chtorr
Copertina de La Guerra contro gli Chtorr


Icona di un gamberetto Fanteria dello Spazio (Starship Troopers, 1959) di Robert A. Heinlein.

Un classico della fantascienza, il romanzo che ha introdotto le Armature Potenziate e ha ispirato Yoshiyuki Tomino per Mobile Suit Gundam.
Sono narrate le avventure di un soldato nella Fanteria Spaziale Mobile, mentre la Terra si trova invischiata in una guerra interplanetaria contro gli Aracnidi.
Heinlein costruisce un mondo futuro verosimile e particolarmente curato per quanto riguarda gli aspetti sociali, politici e militari: Fanteria dello Spazio è una delle poche opere di narrativa nelle liste di lettura delle accademie militari americane.

Un fatto poco noto è che Fanteria dello Spazio, nelle intenzioni dell’autore, doveva essere un libro per ragazzi. Il rispetto che Heinlein dimostra nei confronti del pubblico a cui si rivolge è ammirevole: non ci sono semplificazioni, non ci sono pseudo guerre allo zucchero filato, non c’è morale preconfezionata da favola della buona notte; ci sono scenari realistici, c’è una filosofia di vita brutale – ma del tutto coerente con l’ambientazione, e ci sono le Armature Potenziate, una delle trovate più cool della storia della fantascienza.
Pensateci quando sentite il solito scrittorucolo delle nostre parti giustificare ogni porcata perché tanto è per un “pubblico giovane”.

Copertina di Fanteria dello Spazio
Copertina di Fanteria dello Spazio

E i romanzi di Temerarie, quelli del Drago di Sua Maestà di Naomi Novik? In effetti l’idea delle guerre napoleoniche con i draghi non è molto lontana dall’idea di avere una Prima Guerra Mondiale con i mech. Però ho letto il primo romanzo di Temerarie ed era pura fuffa. Dunque non consiglio!

* * *

note:
 [1] ^ Advance Reading Copy. Una copia di un romanzo distribuita a giornali, critici, amyketti, ecc. qualche tempo prima dell’uscita ufficiale, in modo che si possa creare il giusto hype. Qualche volta le ARC non sono ancora la versione definitiva di un libro, mancando un ultimo passaggio di editing, o una corretta impaginazione, o la giusta copertina o altri dettagli simili.

Copertina delle ARC di Leviathan
Copertina delle ARC di Leviathan

 [2] ^ Come da Segnalazione. L’edizione originale di Leviathan comprende una cinquantina di illustrazioni. Sono presenti anche nelle edizioni pirata, ma purtroppo chi ha scannerizzato il libro ha acquisito le immagini a dimensioni ridotte. Qui sotto ne potere vedere una estratta dalla versione HTML, senza ritocchi.

L'illustrazione del capitolo 19
L’illustrazione del capitolo 19

Immagini a risoluzione più alta si possono ammirare al sito del disegnatore, Keith Thompson.


Approfondimenti:

bandiera EN Leviathan su Amazon.com
bandiera EN I primi capitoli di Leviathan leggibili online

bandiera EN Il blog di Scott Westerfeld
bandiera EN Il sito di Keith Thompson

bandiera EN The Flintstones su Wikipedia
bandiera EN Il ciclo dell’Oscurità su Wikipedia
bandiera EN La Guerra contro gli Chtorr su Wikipedia
bandiera EN Starship Troopers su Wikipedia

 

Giudizio:

Ci sono i mech e i mostri! +1 -1 Ma non si picchiano tra loro.
Ci sono bestiole kawaii! +1 -1 Ma altre bestiole sono cretine.
I Clanker sono verosimili. +1 -1 Ma i Darwinisti molto meno.
Deryn è simpatica. +1 -1 Ma Alek è noioso.
Lo stile è buono. +1 -1 Ma non è brillante.

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Una Ragazza Drago non la si nega a nessuno!

Libri

Romanzi fantasy italiani affiorati su eMule e dintorni nell’ultimo mese.

Cominciamo subito con una release che credo farà felici chikas_pink03.gif molti, me compresa, appunto l’ultimo romanzo di Licia Troisi, La Ragazza Drago:

Icona di un mulo eBook.ITA.3196.Licia.Troisi.La.Ragazza.Drago.1.L’Eredità.Di.
Thuban.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar
(2.155.159 bytes)

Copertina de La Ragazza Drago
Copertina de La Ragazza Drago

Sofia vive in un orfanotrofio a Roma ed è triste triste perché nessuno la vuole adottare. Non sa che dentro di lei abita lo spirito del Drago Thuban, lei è La Ragazza Drago!!! O qualcosa del genere. Boh! Questo romanzo è stato criticato persino da diversi fan della Troisi, perciò ognuno può trarre le debite conclusioni.
Per l’uscita de La Ragazza Drago, è stato indetto un concorso che richiedeva ai fan di creare un booktrailer per il romanzo. Il trailer vincitore mi è parso insignificante, meglio questo di JapoCW

Ricordo anche che l’intera bibliografia della signora Troisi è disponibile su eMule, basta cercare. Mi rendo conto che alcune delle mie recensioni, benché molto critiche, suscitino curiosità, è comprensibile, ma non buttate i soldi! Scaricate i romanzi, o prendeteli in biblioteca. Davvero non vale la pena buttare 15 o 20 euro per le stupidate che scrive la Troisi.

È poi apparso il romanzo d’esordio di Francesco Falconi, Danny Martine e la Corona Incantata:

Icona di un mulo eBook.ITA.3199.Francesco.Falconi.Estasia.1.Danny.Martine.
E.La.Corona.Incantata.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar
(10.092.353 bytes)

Copertina di Danny Martine e la Corona Incantata
Copertina di Danny Martine e la Corona Incantata

Questo romanzo avrebbe dovuto recensirlo Capitan Gambero quasi un anno fa. Poi però ci siamo guardati in faccia, e ci siamo detti: “Chi ce lo fa fare?” e abbiamo lasciato perdere. Tempo sprecato, anche più del solito. Per collezionisti.

E per finire, un romanzo di Gianluigi Zuddas, Il Volo dell’Angelo:

Icona di un mulo eBook.ITA.3142.Gianluigi.Zuddas.Il.Volo.Dell’Angelo.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (2.323.894 bytes)

Copertina de Il Volo dell'Angelo
Copertina de Il Volo dell’Angelo

Protagoniste del romanzo sono le amazzoni Goccia di Fiamma e Ombra di Lancia, oltre a una ragazza appartenente alla razza degli alati, Angela Janlai. Il romanzo è un po’ sconclusionato ma a tratti molto divertente, come i capitoli dedicati alla caccia alle sirene.

Stephenie Meyer non è italiana, ma grazia alla recensione di Twilight, capitano da queste parti molte sue fan. Saranno contente di sapere che è disponibile l’ultimo romanzo della loro beniamina, L’Ospite:

Icona di un mulo eBook.ITA.3210.Stephenie.Meyer.L’Ospite.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (3.880.886 bytes)

Copertina de L'Ospite
Copertina de L’Ospite

Questa volta la scusa per giustificare il romanticume è la possessione extraterrestre. Credo. Personalmente m’interessa poco o nulla. Comunque non ci sono vampiri, fan avvisata…

Per dovere di cronaca aggiungo che circola anche una versione del romanzo della Strazzulla, Gli Eroi del Crepuscolo. Non ne faccio una segnalazione “ufficiale”, perché tale versione è di qualità scadente (sono fotografie digitali delle varie pagine), anche se ristampando è leggibile. In ogni caso se il P2P non verrà in aiuto, ho già trovato qualcuno disposto a prestarmi il romanzo in questione, dunque non dovrei (purtroppo) avere difficoltà nel tener fede al risultato del sondaggio.

Film

The Forbidden Kingdom (2008)
The.Forbidden.Kingdom.2008.DVDRip.REPACK.XviD-BiFOS (DVDRip, ~700MB)
The.Forbidden.Kingdom.2008.NTSC.R3.DVDR-TiiX (DVDR, ~4,43GB)
(inglese con sottotitoli in coreano e inglese)

Locandina di The Forbidden Kingdom
Locandina di The Forbidden Kingdom

Un ragazzo americano appassionato di film di Kung Fu si ritrova per magia nell’antica Cina. Segue avventura. Nel cast Jackie Chan e Jet Li!
Trailer di The Forbidden Kingdom

 

Kataude mashin gâru (The Machine Girl, 2008)
The.Machine.Girl.2008.DVDRip.XviD-TDM (DVDRip, ~1,41GB, audio AC3)
The.Machine.Girl.DVDRip.XviD-CuCu (DVDRip, ~700MB)
The.Machine.Girl.2008.COMPLETE.NTSC.DVDR-PMM (DVDR, ~4,35GB)
(giapponese con sottotitoli in giapponese e inglese)

Locandina di The Machine Girl
Locandina di The Machine Girl

Il trailer parla da solo… un film stupidamente divertente, a patto di avere un certo gusto per sangue e mutilazioni.
Trailer di The Machine Girl

 


Approfondimenti:

bandiera IT Il booktrailer vincitore del concorso de La Ragazza Drago

bandiera IT Un estratto da Estasia

bandiera IT Il Volo dell’Angelo su Wikipedia

bandiera EN L’Ospite al sito ufficiale di Stephenie Meyer. “Science fiction for people who don’t like science fiction”(sic)

bandiera EN Il sito ufficiale di The Forbidden Kingdom

bandiera EN Il blog di The Machine Girl

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