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Recensione :: Film :: Stardust

Copertina di Stardust Titolo: Stardust
Regia: Matthew Vaughn

Anno: 2007
Nazione: USA, Gran Bretagna
Studio: Paramount Pictures
Genere: Fantasy, Avventura
Durata: 2 ore e 8 minuti

Lingua: Italiano
Distributore Italia: Universal Pictures

Finalmente sono andato a vedere Stardust. Avevo letto alcune recensioni del film, di cui una de Il Giornale che trasudava cattiveria gratuita, inutilmente in questo caso dato che il film è risultato molto meno brutto di quanto temessi.

La trama in sintesi.

Nell’Inghilterra dell’Ottocento c’è un villaggio chiamato Wall in onore del Muro “invalicabile” che lo separa dal regno magico di Stormhold. Nel villaggio di Wall vive Tristan, un giovane garzone perdutamente innamorato di Victoria, un’altezzosa borghesuccia interessata solo alla posizione sociale e al denaro. Per conquistare il cuore di Victoria e convincerla a sposarlo, Tristan le promette di portarle una stella cadente.
La stella cadente però non è un comune pezzo di roccia e ghiaccio, ma una ragazza di nome Yvaine, precipitata dal cielo a causa dell’amuleto del defunto Re di Stormhold. Tristan per scortare la “stella” fino all’amata Victoria sarà costretto a proteggerla dalle brame della crudele strega Lamia, che vuole divorarle il cuore, e del principe Primus che ha bisogno della gemma che lei porta addosso per diventare Re… e magari anche divorarle il cuore, perché no?

Il film presenta molte scene divertenti, con dialoghi piacevoli e personaggi particolari, come la capra tramutata in uomo (non molto beee-ne) o Capitan Shakespeare, il pirata gay interpretato da un grande Robert De Niro: la scena in cui si veste da donna e danza coi ventagli vale la visione del film da sola.
Il nome stesso, Shakespeare (Scuotilancia), è un evidente riferimento all’onanismo.

Arr, ho sempre sognato di servire sotto un capitano simile: rigido con il suo equipaggio quando serve e dove serve, ma allo stesso tempo sensibile e gentile. Pure qua sulla Barca dei Gamberi abbiamo un barile col buco dove l’equipaggio (rigorosamente maschile!) fa i turni per sorteggio e, chissà perché!, capita sempre al giovane mozzo dalle chiappe vellutate. Arr!

La nave volante del capitano non è il colmo del realismo, in particolare per quanto riguarda la manovrabilità (è un dirigibile, non può fare quelle cose!), ma poco importa: l’idea dei pescatori di fulmini che li attirano con le reti metalliche della nave è abbastanza folle e fantasiosa da riscattare ampiamente tutta la bizzarra nave volante.
Altro che le navi volanti di Terry Brooks coi cristalli magici di propulsione: questo incrocio tra un veliero e un dirigibile è molto più carismatico!


Yvaine e Tristan


I tre principi superstiti


Capitan Shakespeare insegna la scherma a Tristan


La nave volante vira verso la città

Michelle Pfeiffer è perfetta nel ruolo di Lamia, la strega che diventa sempre più vecchia ogni volta che usa la magia: era un sex-symbol ai tempi di Ladyhawk, vent’anni fa, e ormai deve fare i conti da tempo con l’avvicinarsi dei cinquant’anni! Interpreta la strega frustrata dalla perdita della bellezza con abilità e ironia. La scena in cui usa la magia per sistemarsi le rughe e le cascano le tette è geniale!

Tutti gli attori si comportano in modo più che accettabile, se non ottimo, a differenza di altri film (non solo fantasy) dove anche la recitazione lasciava molto a desiderare. I Principi, sia da vivi che da deceduti, sono personaggi che si guadagnano per bene lo spazio che ricevono: in particolare i fantasmi, fenomenali nel loro ruolo di perdenti sfigati!

I paesaggi meravigliosi sono stati rovinati, per quanto mi riguarda, dall’aver voluto a tutti i costi copiare le vedute aeree in stile Signore degli Anelli. Quelle poche scene panoramiche non c’entravano niente col resto delle inquadrature e non mi sono piaciute.

La storia, per quanto divertente, è un po’ troppo fiabesca e semplicistica. Il tutto si riduce a una specie di grande inseguimento senza troppe complicazioni e con tante coincidenze “fortunate” come i pirati che arrivano proprio quando serve o la strega che sul finale può benissimo uccidere Tristan, ma gli lascia una chance di sopravvivere (SIGH, che tristezza!).

L’idea che il protagonista possa diventare un maestro di scherma in meno di una settimana (in due o tre giorni, credo) è completamente fuori da ogni logica o, come direbbero altri meno gentili di me, è una fastidiosa stronzata. Non serve nemmeno scendere nel dettaglio che si è allenato a combattere con lo stocco contro il capitano e poi si trova in mano successivamente una spada corta e larga che per blanciamento, allungo e modalità d’uso non c’entra niente (SIGH!)… in fondo lui è diventato un campione e sa maneggiare ogni spada! Perlomeno hanno avuto il buon gusto di farlo sconfiggere in corpo a corpo dalla vecchia megera, che mulina mannaie come un’ossessa.

Il film è un’adattamento cinematografico del romanzo omonimo di Neil Gaiman che sfortunatamente non ho ancora letto, ma di cui ho sentito molti elogi. Partendo dal presupposto che i film siano più brutti mediamente dei libri da cui sono tratti e considerando che questo film non era niente male, posso immaginare che Stardust sia davvero un romanzo che può valer la pena leggere.

Nell’insieme un film gradevole i cui pregi superano i pochi fastidiosi difetti: una favola equilibrata che sconfigge su tutti i fronti certe porcherie cinematografiche come Star Wars: La Minaccia Fantasma o Eragon.

Trailer italiano di Stardust

Approfondimenti:

bandiera EN Stardust su IMDB
bandiera EN Stardust (il film) su Wikipedia Inglese
bandiera EN Stardust (il romanzo) su Wikipedia Inglese

Giudizio:

Molte scene divertenti… +1 -1 …ma troppo lungo!
Personaggi ben caratterizzati. +1 -1 Storia un po’ troppo semplice e fiabesca, con l’eroe che diventa un maestro di scherma in tempi da record…
Robert De Niro è un Pirata Gay! +1 -1 Pessimo scontro finale.
Bellissimi paesaggi e ottimi effetti speciali +1
La famiglia reale coi fantasmi dei pretendenti al trono! +1

Scritto da GamberolinkCommenti (19)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Recensioni :: Film :: Grindhouse

L’ultimo progetto di Tarantino & Rodriguez era realizzare uno spettacolo che riproducesse l’esperienza di un drive-in anni ’70 dedito ai film di serie B. Per far questo ognuno dei due ha realizzato un film, da proiettarsi uno dietro l’altro, inframmezzati da trailer di film che non esistono.

Locandina di Grindhouse
Locandina di Grindhouse

Non ho idea se l’esperimento abbia avuto successo. Intanto negli anni ’70 non ero ancora nata, poi non sono mai stata in un drive-in in vita mia e infine in Italia e su DVD i film sono usciti separatamente e senza i trailer farlocchi (a pare quello per Machete, presente sul DVD di Planet Terror). In compenso le versioni DVD sono versioni estese dei due film (in particolare il film di Tarantino, Death Proof, ha quasi 25 minuti di pellicola in più).

Trailer di Grindhouse

Nel tentativo di rimanere fedele all’idea di partenza di Tarantino e soci, ho visto in una sera entrambi film e i trailer scaricati da YouTube, nell’ordine di proiezione originaria, ovvero:

  • Trailer per Machete (regia di Robert Rodriguez)
  • Film Planet Terror (Robert Rodriguez)
  • Trailer per Werewolf Women of the S.S. (Rob Zombie, regista di House of 1000 Corpses e The Devil’s Rejects)
  • Trailer per Don’t (Edgar Wright, Shaun of the Dead, Hot Fuzz)
    Trailer per Thanksgiving (Eli Roth, Hostel, Hostel: Part II)
  • Film Death Proof (Quentin Tarantino)

Premesso che i falsi trailer sono spassosissimi, il film di Rodriguez è senza pretese ma molto divertente, mentre quello di Tarantino è noioso, sebbene si risollevi nel finale. Nel complesso è stata una serata piacevole. Sia Rodriguez sia Tarantino sono ottimi registi, mi rimane però il dubbio che siano bravissimi a sfruttare le idee altrui, ma loro personalmente non abbiano niente di originale da dire.

Planet Terror
Death Proof


Planet Terror

Locandina di Planet Terror Titolo originale: Planet Terror
Regia: Robert Rodriguez

Anno: 2007
Nazione: USA
Studio: Troublemaker Studios
Genere: Azione, Orrore, Commedia, Fantascienza
Durata: 1 ora e 45 minuti

Lingua: Inglese

Planet Terror è una sorta di parodia dei film dell’orrore con gli zombie e al contempo è esso stesso un decente film dell’orrore, con un’adeguata quantità di macelleria. In questo mi ha ricordato Shaun of the Dead, sebbene lo stile di Rodriguez sia diversissimo da quello di Wright. Per altro Planet Terror è un film divertente ma nulla più, mentre Shaun of the Dead è un mezzo capolavoro.

La trama di Planet Terror: alcuni reduci dall’Iraq tornano in America infettati da un’arma batteriologica che tramuta gli uomini in zombie mangia cervelli. Dalla base militare l’infezione si diffonde a una vicina cittadina texana e da lì al resto del mondo. I pochi immuni dovranno affrontare le orde dei morti viventi.
Gli immuni comprendono il misterioso El Wray, in grado di massacrare gli zombie con qualunque arma, la spogliarellista Cherry Darling, che si ritroverà un fucile mitragliatore montato al posto di un gamba divorata dai nonmorti, lo sceriffo Hague in compagnia del suo goffo assistente Tolo, e molti altri bizzarri personaggi.

Il film ha bel ritmo, con una serie dietro l’altra di sequenze d’azione grottesche e sanguinarie in maniera esagerata. Non mancano squartamenti, eviscerazioni, e un elicottero che vola radente al suolo mozzando la testa agli zombie con le pale (sì, c’è una sequenza praticamente identica anche in 28 Weeks Later, solo che almeno qui non si pretende venga presa sul serio).
L’ambientazione è moderna (il personaggio interpretato da Bruce Willis ha appena ucciso Bin Laden!) tuttavia il film ha un aspetto volontariamente trasandato, da residuato di magazzino non più proiettato da trent’anni. La pellicola è rovinata apposta, i colori spesso sono sbiaditi o troppo saturi, l’audio è pieno di rumori e addirittura manca un intero pezzo del film (con tanto di cartello di scuse da parte del gestore del cinema!)

Manca un pezzo di film!
ops…

Film divertente, con molte situazioni e dialoghi tanto assurdi da far sghignazzare. Alcune trovate però potrebbero apparire di cattivo gusto per chi non apprezza la macelleria.

 

Giudizio:

Macelleria a profusione. +1 -1 Che però potrebbe risultare di cattivo gusto per alcuni.
Bruce Willis ha un piccola ma importante particina. +1 -1 Anche Quentin Tarantino ha una particina, peccato non sappia recitare.
Divertente. Forse divertente in maniera un po’ cretina, ma sempre divertente. +1
Personaggi e storia bizzarri al punto giusto. +1

Due Gamberi Freschi: clicca per maggiori informazioni sui voti


Intermezzo

Trailer di Werewolf Women of the S.S.

Death Proof

Locandina di Death Proof Titolo originale: Death Proof
Titolo italiano: A Prova di Morte
Regia: Quentin Tarantino

Anno: 2007
Nazione: USA
Studio: Troublemaker Studios
Genere: Thriller, Azione, Chiacchiere
Durata: 1 ora e 54 minuti

Lingua: Inglese

Nel film di Tarantino non ci sono zombie. In compenso c’è Kurt Russell nella parte di Stuntman Mike, uno stuntman psicopatico che usa la propria automobile di scena (rinforzata ad arte per essere 100% a prova di morte, appunto Death Proof) per massacrare mediante spettacolari incidenti ragazze non troppo furbe.
Detto così sembra divertente, e forse lo sarebbe, se gli atti di vandalismo stradale di Mike non fossero inframmezzati da estenuanti conversazioni tra le ragazze future vittime, che vanno avanti a chiacchierare per intere mezz’ore. E purtroppo non è un’esagerazione.

La prima strage di Stuntman Mike e il doppio inseguimento che chiude il film sono sequenze bellissime e spettacolari, purtroppo in totale non superano i 20 minuti su quasi due ore di film. Il resto è NOIA. Non succede niente, letteralmente, se non chiacchiere, e chiacchiere e ancora chiacchiere, fra l’altro su argomenti quali le auto d’epoca o la cinematografia anni ’70, argomenti che non dubito eccitino Tarantino, ma che personalmente mi lasciano indifferente.

Come nel film di Rodriguez l’azione si svolge ai nostri giorni, sebbene anche qui siano stati usati tutta una serie di espedienti per ricreare un’atmosfera anni ’70. Anche sotto questo aspetto Rodriguez credo abbia svolto un lavoro migliore, mentre Tarantino è incappato in alcune brutte cadute di stile (per esempio, ogni volta che un personaggio prende in mano un cellulare è sempre evidentissima la marca).
Tarantino si è riservato per sé una particina anche in Death Proof, con il risultato di confermare che come attore è ridicolo.

Stuntman Mike
Stuntman Mike

Film non bruttissimo ma eccessivamente lungo per la storia che vuole raccontare. Forse è il film meno riuscito nella carriera di Tarantino.

 

Giudizio:

Kurt Russell è ottimo nella parte di Stuntman Mike. +1 -1 Tarantino è protagonista di un altro penoso cameo.
Bel finale. +1 -1 Peccato ci vogliano due ore di noia per arrivarci.
-1 Quintali di chiacchiere su argomenti inutili.
-1 Pubblicità non troppo occulta.

Due Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti


Approfondimenti:

bandiera EN Grindhouse su IMDB
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Scritto da GamberolinkCommenti (11)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Fine settimana al cinema

Ho approfittato del fine settimana per guardare alcuni film che avevo in arretrato. Il mio sesto senso mi aveva indirizzato bene, tenendomene lontana, infatti nessuno dei film varrebbe neppure il tempo di una recensione. Perciò, li ho messi tutti e quattro assieme!

The Bourne Ultimatum
28 Weeks Later
4: Rise of the Silver Surfer
Spider-Man 3


The Bourne Ultimatum

Locandina di The Bourne Ultimatum Titolo originale: The Bourne Ultimatum
Regia: Paul Greengrass

Anno: 2007
Nazione: USA
Studio: Universal Pictures
Genere: Azione, Thriller
Durata: 1 ora e 51 minuti

Lingua: Inglese

Per certi versi, The Bourne Ultimatum appartiene a una categoria di film nuova, che sta emergendo negli ultimi anni: i film-videogioco. Vedere uno di questi film è come assistere a qualcuno che giochi con un videogioco d’azione: una serie di sequenze spericolate e che non hanno alcun rapporto con la fisica del nostro pianeta, intercalate da brevi cut scene per tutte quelle esigenze della trama che richiederebbero al giocatore di dover pensare. chikas_pink55.gif Per esempio, in The Bourne Ultimatum, Jason Bourne, pur essendo ricercato da FBI, CIA, Interpol, Carabinieri, Guardia di Finanza e le altre polizie di mezzo mondo, è in grado di viaggiare per ogni dove senza mai essere controllato, e senza neanche preoccuparsi di avere sempre la stessa identica faccia da tre anni. Per questo tali sequenze sono brevi cut scene: un aereo che vola, un treno che galoppa, un breve passaggio alla dogana, chikas_pink41.gif e voilà, si può passare al prossimo inseguimento o sparatoria in un nuovo scenario! Lo stesso dicasi di Bourne che si introduce in un palazzo della CIA o in qualunque altro posto: inquadratura di lui alla porta, di lui al terzo piano, di lui che esce, e via verso un nuovo pestaggio o l’ennesimo inseguimento!

Perciò, ricapitolando la trama di The Bourne Ultimatum:

    Livello 1

  • Scenario: Londra
  • Obbiettivo: Ottenere informazioni dal Giornalista
  • Bonus: Il Giornalista sopravvive
  • Mini-Boss: Il Cecchino
    Livello 2

  • Scenario: Madrid
  • Obbiettivo: Ottenere informazioni dall’Agente della CIA Traditore
  • Bonus: -
  • Mini-Boss: Squadra speciale CIA
    Livello 3

  • Scenario: Tangeri
  • Obbiettivo: Ottenere informazioni dall’Agente della CIA Traditore
  • Bonus: L’ex fidanzata sopravvive
  • Mini-Boss: Desh, il killer extracomunitario
    Livello 4

  • Scenario: New York
  • Obbiettivo: Raggiungere la sede dei Cattivi
  • Bonus: -
  • Mini-Boss: Il Cecchino (che ritorna con più HP!)
    Livello 5

  • Scenario: New York
  • Obbiettivo: Scoprire il segreto nel passato di Jason Bourne
  • Bonus: Rimanere vivi
  • Boss: Direttore della CIA / Lo Scienziato Pazzo / Il Cecchino (con ancora più HP!)

E lo sconvolgente segreto di Jason Bourne è…

Mostra spoiler ▼

Inutile dire che i film-videogioco sono vaccate, chikas_pink06.gif perché i giochi sono divertenti da giocare, non tanto da guardare.

Trailer di The Bourne Ultimatum

Giudizio:

Spettacolari scene d’azione. +1 -1 Spettacolari ma irrealistiche.
-1 Videogioco al quale non puoi giocare.
-1 Il segreto di Jason Bourne è il segreto di Pulcinella.
-1 Matt Damon in tre film di Bourne non è mai riuscito a cambiare espressione una volta…

Tre Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti


28 Weeks Later

Locandina di 28 Weeks Later Titolo originale: 28 Weeks Later
Titolo italiano: 28 Settimane Dopo
Regia: Juan Carlos Fresnadillo

Anno: 2007
Nazione: Regno Unito / Spagna
Studio: Fox Atomic
Genere: Orrore
Durata: 1 ora e 41 minuti

Lingua: Inglese

Il celebre Il Giorno dei Trifidi, di John Wyndham, comincia così:
«Quando un giorno che secondo voi dovrebbe essere mercoledì, vi sembra fin dall’inizio domenica, potete star certi che qualcosa non va.»
Il protagonista è in ospedale, e l’assenza dei familiari rumori di una giornata lavorativa chikas_pink03.gif l’avverte che il mondo non è più quello che crede. Negli stessi termini cominciava 28 Days Later, con il nostro eroe che si risveglia in ospedale e si aggira per una Londra deserta, 28 giorni dopo che un terribile virus ha ucciso buona parte della popolazione o l’ha trasformata in zombie.
Adesso sono passate 28 settimane, il regista non è più Danny Boyle e il film è la classica operazione commerciale che prevede seguiti per ogni pellicola che abbia anche solo marginale successo.

28 Weeks Later ha tutto quello che un pessimo film d’orrore deve avere: trama illogica e piena di buchi (uno per tutti: il centro medico che può venire a contatto con il virus più letale della storia dell’umanità, non ha nessuna misura di sicurezza), assenza di spaventi, poca o inesistente macelleria, protagonisti antipatici (due dannatissimi bambini cretini) e scene d’azione riprese come se la telecamera fosse retta da un canguro epilettico (per usare le parole di un commentatore su IMDB).
Ciliegina sulla torta il finale, che già prefigura un bel 28 Months Later o qualcosa del genere. chikas_pink43.gif E in effetti hanno ragione: questo 28 Weeks Later è spazzatura, ma impegnandosi si può fare di peggio!

Trailer di 28 Weeks Later

Giudizio:

Niente. -1 Buchi enormi nella trama.
-1 Bambini cretini protagonisti.
-1 Niente paura o gore.
-1 Cameraman ubriaco.
-1 Concreta possibilità di un terzo film.

Cinque Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti


4: Rise of the Silver Surfer

Locandina di 4: Rise of the Silver Surfer Titolo originale: 4: Rise of the Silver Surfer
Titolo italiano: I Fantastici 4 e Silver Surfer
Regia: Tim Story

Anno: 2007
Nazione: USA / Germania / Regno Unito
Studio: 20th Century Fox
Genere: Azione, Fantascienza, Stupidaggine
Durata: 1 ora e 32 minuti

Lingua: Inglese

Porcheria. Non saprei davvero da dove cominciare. Non c’è una trama, ci sono (pochi) effetti speciali che sfigurerebbero in un cartone animato, c’è Jessica Alba a un livello degno del mio nella recita di Natale alle elementari, e ci sono alcuni patetici tentativi di umorismo che hanno avuto l’unico effetto di farmi rimpiangere di non essere nata cieca. chikas_pink34.gif Il primo film dei Fantastici Quattro era brutto, ma poteva ancora essere considerato un film, questo è novanta minuti di pellicola sprecata.
La minuscola soddisfazione è constatare che le mie aspettative erano centrate: mi aspettavo una schifezza, ho visto una schifezza.

Trailer di 4: Rise of the Silver Surfer

Giudizio:

Niente. -1 Trama sconclusionata.
-1 Recitato da cani.
-1 Effetti speciali da oratorio.
-1 Umorismo che non fa ridere nessuno.
-1 La Donna Invisibile.
-1 La “Cosa”.
-1 La Torcia Umana.
-1 Il Signor Fantastico.
-1 Silver Surfer.

Nove Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti4


Spider-Man 3

Locandina di Spider-Man 3 Titolo originale: Spider-Man 3
Regia: Sam Raimi

Anno: 2007
Nazione: USA
Studio: Columbia Pictures
Genere: Commedia romantica, Fantascienza
Durata: 2 ore e 20 minuti

Lingua: Inglese

Noiosissimo chikas_pink20.gif terzo episodio delle avventure cinematografiche del ragno umano. Il fulcro della storia è che Kirsten Dunst non sa recitare, neppure per finta, così Mary Jane perde la parte nel musical di Broadway e si ritrova a dover fare la cameriera, Peter Parker non è lì pronto a consolarla perché deve giocare al supereroe e così lei si sente sola, povera cocca, interviene allora l’amico Harry che ha convenientemente perso la memoria e… e Spider-Man 3 è in pratica una soap-opera di quarta categoria. Compreso il “Cattivo”, un misero disgraziato uomo di sabbia che deve racimolare i soldi per aiutare la figlioletta malata.

Ma il punto più basso è toccato con la creatura aliena che fa affiorare il Lato Oscuro di Peter Parker. Sotto l’influenza aliena, Peter Parker compie alcune azioni che gridano Malvagità! solo a elencarle:

  • Esce di casa spettinato.
  • Si veste di nero.
  • Balla per strada.
  • Mangia caramelle.
  • Cerca di sedurre la vicina di casa e/o le colleghe in ufficio, e, mi tremano le mani sulla tastiera a digitarlo:
  • Tenta di far ingelosire la ex fidanzata uscendo con un’altra!!!

Ora che ci penso, rileggendo l’elenco mi accorgo che anch’io sono Malvagia! chikas_pink27.gif O poco ci manca. E non ho neanche la scusa dell’infezione aliena…

Trailer di Spider-Man 3

Giudizio:

Il cameo di Bruce Campbell. +1 -1 Noioso e troppo lungo.
-1 Banale, festival del cliché.
-1 Kirsten Dunst non sa recitare.
-1 Il triste uomo di sabbia.
-1 Spider-Man cattivo che esce spettinato.
-1 Spider-Man cattivo che balla per strada.
-1 Spider-Man cattivo che mangia caramelle.
-1 Spider-Man cattivo ecc. ecc.

Sette Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti2


Approfondimenti:

bandiera EN The Bourne Ultimatum su IMDB
bandiera EN 28 Weeks Later su IMDB
bandiera EN 4: Rise of the Silver Surfer su IMDB
bandiera EN Spider-Man 3 su IMDB

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bandiera EN I Fantastici Quattro su Marvel Universe
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Scritto da GamberolinkCommenti (20)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Recensione :: Film :: Thank you for smoking

Thank you for smoking locandina Titolo: Thank you for smoking
Regista: Jason Reitman

Anno: 2005
Uscita in italia: 2006
Nazione: USA
Studio: Room 9 Entertainment
Genere: Commedia, Satira

Durata: 92′
Lingua: Italiano
Distributore Italia: Lucky Red

Arr, il Capitano ha pescato proprio un bel pesciolino quest’oggi. Dovrò deludere i miei amichetti marinai d’acqua dolce, ma questa volta il mio sarcasmo sarà scarso di fronte a un prodotto di tale livello, arr.

Nick Naylor (Aaron Eckhart) è il vicepresidente dell’Accademia degli Studi sul Tabacco e questo lo rende in pratica il portavoce della Big Tobacco: il suo lavoro è difendere il tabacco dai detrattori e spiegare al pubblico che in fondo le sigarette non sono così cattive come le si dipinge. Il presidente della Big Tobacco è “Il Capitano” (Robert Duvall), uno degli ultimi grandi magnate del tabacco, che con il suo completo bianco e i servitori negri attorno fa pensare a un gentiluomo del sud uscito da una foto dei bei tempi andati.

nick naylor
Nick Naylor

Poche persone al mondo sanno cosa sia essere veramente disprezzati. Ma chi può biasimarle? Io mi guadagno da vivere rappresentando un’organizzazione che uccide 1.200 esseri umani al giorno. 1.200 persone. Stiamo parlando di due jumbo stracarichi di uomini, donne e bambini. Praticamente c’è Attila, Genghis Khan… e io, Nick Naylor, il volto delle sigarette, lo Zio Sam della nicotina.

Contro il tabacco è schierato l’agguerrito senatore Ortolan Finistirre (William H. Macy) del Vermont, lo Stato del formaggio cheddar. Come gli farà notare Nick il colesterolo uccide molti più americani del cancro, quindi il formaggio del Vermont è molto più pericoloso delle sigarette per la salute pubblica. E ha ragione, arr, cavolo se la ha!
Dopo la miserabile sconfitta di un suo inviato in un dibattito televisivo contro Nick Naylor, il senatore decide di usare la linea dura contro l’avversario: ogni arma è lecita contro i demoni del tabacco.

senatore vermont
Senatore Ortolan Finistirre

Sen. Finistirre: Signor Naylor, chi provvede al sostegno finanziario per gli studi dell’Accademia del Tabacco?
Nick Naylor: La Conglomerated Tobacco.
Sen. Finistirre: L’associazione dei produttori di sigarette?
Nick Naylor: Per la maggior parte, sì.
Sen. Finistirre: Pensa che questo possa influire sulle loro priorità?
Nick Naylor: Oh no, come i contributi per la sua campagna non influiscono sulle sue.

Nick Naylor ha, come ama dire, una moralità flessibile e questo lo ha reso insopportabile all’ex-moglie che teme possa essere un pessimo modello per il figlio Joey. E’ un maestro della dialettica eristica, l’arte di avere sempre ragione, ed è uno specialista nell’usare la propria oratoria per mostrare al pubblico che l’avversario ha torto “su qualcosa”: se uno ha torto il suo avversario ha automaticamente ragione, e così Nick riesce a superare anche le situazioni più disperate, come l’incontro televisivo con il ragazzo affetto da cancro. E’ un vero Sofista estremista come il greco Crizia.

La missione di Nick è convincere il produttore Jeff Megall a realizzare un film in cui i protagonisti “positivi” fumino, magari dopo una scena di sesso, riportando così in voga il vecchio binomio “eroe del cinema / sigaretta”. Un’ottima pubblicità per l’industria del tabacco, aggredita da tempo su ogni fronte.
Sembra che vada tutto per il meglio, come al solito, ma il rapporto troppo intimo (“fottere come cani” è abbastanza intimo?) di Nick con la giornalista Heather Holloway (Katie Holmes) e l’aggressione da parte di terroristi “anti-fumo” lo porterà sull’orlo della distruzione…

Eccellente commedia, ricca di cinismo e battute sarcastiche. Gli attori risultano tutti adatti al ruolo anche se, devo dirlo, non ho gradito troppo Katie Holmes, ma forse è solo antipatia mia. Particolarmente godibili alcune scenette surreali che, proprio per la loro brevità e rarità, risultano ancora più incisive e divertenti.

Nick Naylor ci regala anche alcune chicche come “Questo è il bello della discussione: se argomenti in modo giusto non hai mai torto” o anche “Io non nascondo la verità: la filtro“.
In generale l’impressione è che nessuno scambio di battute sia buttato senza motivo: ogni scena e ogni dialogo si integra piacevolmente nella storia raccontata, senza sprechi né eccessi.
Straordinaria l’idea dei Mercanti di Morte, i tre amici lobbysti che si incontrano per discutere delle rispettive abilità nel difendere il proprio settore (alcolici, armi e tabacco): bella la scena in cui Nick si vanta di essere quello che difende l’industria che causa il maggior numero di morti.

mercanti di morte
(da sinistra) Alcool, Armi e Tabacco: i Mercanti di Morte.

In conclusione un film godibilissimo e ricco di ottime battute che sdrammatizza il problema del fumo ed evita falsi moralismi dato che Nick, alla fine della storia, continuerà a difendere i “cattivi” come faceva prima. Anzi, i Mercanti di Morte che condividono tecniche ed esperienze diverranno ben più di tre!


Approfondimenti:

bandiera IT Un sano Tumore al Polmone
bandiera IT 
Informazioni sul Tabacco
bandiera IT Dialettica Eristica

Giudizio:

Ottimi dialoghi, un sacco di sano cinismo. +1 Niente
Recitazione e attori perfetti per il ruolo. +1  
Evita falsi moralismi e messaggi di pentimento. +1  
I Mercanti di Morte sono una gran trovata. +1  

Scritto da GamberolinkCommenti (2)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Recensioni :: Film :: Live Free or Die Hard

Poster di Live Free or Die Hard Titolo originale: Live Free or Die Hard
Titolo italiano: Die Hard – Vivere o Morire
Regia: Len Wiseman

Anno: 2007
Nazione: USA / UK
Studio: 20th Century Fox
Genere: Azione, Thriller, Fantainformatica
Durata: 2 ore e 10 minuti

Lingua: Inglese

Inutile tergiversare: sono delusa. chikas_pink01.gif John McClane insieme a Jack Sparrow, Buffy e Indiana Jones è tra i miei eroi preferiti. Purtroppo, in questa quarta avventura della serie Die Hard, McClane è stata castrato (metaforicamente, eh! chikas_pink43.gif ) e con lui l’intero film.

Bruce Willis
Bruce Willis nel ruolo di John McClane

Andiamo con ordine. Che Die Hard 4 nascesse sotto una brutta stella lo si era capito da tempo, basti pensare ai continui ritardi e ai continui cambiamenti nella sceneggiatura, ma il momento decisivo è stato quello del rating: PG-13, ovvero un film con già un piede nella fossa.
Mentre in Italia abbiamo solo tre possibili giudizi per un film (per tutti, vietato ai minori di anni 14, vietato ai minori di anni 18), in America la situazione è più articolata. Si parte da G, che indica un film per tutti, per passare a PG che consiglia i genitori ad accompagnare i bambini, e a PG-13, che ancora solo consiglia i genitori ad accompagnare i minori di anni 13. C’è poi R, che invece obbliga i genitori o un altro adulto ad accompagnare il minore di anni 17, e infine NC-17, che vieta l’ingresso ai minori di anni 17. Come si vede, il passaggio da PG-13 a R, è decisivo: un quindicenne non ha problemi a entrare in un cinema che proietti un film PG-13, ma deve per forza portarsi dietro un adulto chikas_pink35.gif per vedere un film con rating R. Appare chiaro che i produttori puntano decisamente al PG-13, specialmente per i film pensati per attrarre un pubblico di giovani/adolescenti. Se a questo si aggiunge l’attuale severità della censura USA, per la quale bastano un paio di parolacce per assegnare un R, come pure una scena di nudo o un indugiare oltre il mezzo secondo su sangue e viscere, ecco che si ottiene la frittata. Esempio tipico i tanti film dell’orrore PG-13 usciti negli ultimi anni, quando è ovvio che un film che possono vedere anche i bambini di cinque anni da soli non può essere davvero spaventevole chikas_pink56.gif !

Nel caso di Die Hard 4, rinunciare all’R (i primi tre film avevano tutti questo rating), ha significato snaturare John McClane, che dal dare del figlio di puttana a questo e a quello si è ritrovato a parlare come un’educanda chikas_pink14.gif , e ha significato eliminare quasi del tutto la violenza, riducendo il film a un cartone animato, nel senso spregiativo del termine, dove tra esplosioni e cataclismi non si fa mai male nessuno.
Già la serie Die Hard non brilla per realismo, e anche nei primi episodi le scene violente erano mitigate dalla violenza stessa, spesso così esagerata kaos-whiteusagi05.gif da apparire fasulla, ma in questo 4 si è fatto un altro passo avanti e la violenza è stata abolita.

Trailer di Live Free or Die Hard

Cosa rimane? Un film fracassone e roboante, a tratti anche divertente e piacevole da seguire, ma che non ha mai un minimo di tensione o suspance. Non si è mai davvero preoccupati per le sorti di McClane e della sua sfortunata famiglia (stavolta a rischiare la vita oltre a lui c’è la figlia), così come il piano diabolico dei cattivi affonda nell’indifferenza dello spettatore. “Che importa?” Ci si chiede, tanto non si farà male nessuno, e anche quando capiterà, avrà lo stesso impatto di un omino che muore in un videogioco di vent’anni fa.

Screenshot
Morte nei videogiochi, tanti anni fa

Un cenno alla trama: una banda di “terroristi” chikas_pink06.gif si infiltra in ogni sistema informatico d’America, mettendone fuori servizio le infrastrutture: trasporti, telecomunicazioni, elettricità, ecc. La nazione precipita nel caos. Gli unici che possono fermare i vandali sono John McClane, come da tradizione implicato per puro caso, e un giovane hacker, tale Farrell. Andando avanti si scoprirà che le motivazioni dei “terroristi” non erano poi particolarmente… “terroristiche” e non credo ci sia bisogno di aggiungere altro: chiunque abbia visto i film precedenti riuscirà a capire fin dai primi minuti i veri piani dei “terroristi” e agli altri lascio la ben poco sorprendente sorpresa.

McClane vola
John McClane non si fa problemi a saltare su un jet in volo

La regia è di Len Wiseman il regista dell’interessante-ma-con-quell’idea-si-poteva-far-di-più Underworld, e dell’atroce chikas_pink34.gif seguito Underworld: Evolution. Wiseman dirige senza infamia né lode, da tipico regista hollywoodiano di film d’azione. La parte del leone la fanno gli effetti speciali e le scene di lotta, il regista si pone in un angolo a filmare quello che succede, senza alcuna pretesa di andare al di là dell’acquisito.
Bruce Willis, nel ruolo di McClane, non è il miglior Willis. Dopo due buoni film come Sin City e soprattutto Lucky Number Slevin (Slevin – Patto Criminale), qui appare a tratti svogliato, quasi annoiato, e senza parolacce il cinismo e il sarcasmo tipico del personaggio perdono molto del proprio mordente.
Justin Long è l’hacker “spalla” di McClane. Lui è carino chikas_pink39.gif , ma non mi è sembrato sappia recitare granché bene.
Mary Elizabeth Winstead è invece Lucy, figlia di McClane. Ho trovato il personaggio interessante e simpatico chikas_pink23.gif , ma a parte una breve e inutile scena iniziale, ricompare solo negli ultimi venti minuti di film. Quasi un ripensamento per movimentare una trama che procedeva troppo liscia e scontata. Purtroppo, anche con quest’aggiunta, la situazione non è migliorata.

Justin Long – Mary Elizabeth Winstead

Un ultimo appunto riguardo quella che pare sia diventata una consuetudine hollywoodiana, ovvero la fantainformatica. chikas_pink03.gif Non sono un’esperta (è mio fratello quello che se ne intende sul serio), ma persino io mi rendo conto che cose quali schermi pieni di grosse scritte colorate o sistemi di decrittazione di password che si basano sull’inserire numeri a vanvera dentro parallelepipedi tridimensionali, ecco, persino io mi rendo conto che queste cose esistono solo nella mente bacata chikas_pink27.gif degli sceneggiatori americani. Sotto tale aspetto Die Hard 4 s’inserisce in una ricca tradizione, dallo storico Hackers, a The Net (The Net – Intrappolata nella Rete), da Antitrust (S.y.n.a.p.s.e. – Pericolo in Rete[1]) a Firewall (Firewall – Accesso Negato) e tanti altri. Come detto ormai è consuetudine: nei film americani regna la fantainformatica, così come nei cartoni animati è modificata la fisica, per cui un personaggio può continuare per diversi passi a camminare nel vuoto kaos-whiteusagi06.gif , una volta superato il ciglio di un burrone.

Cartone animato
L’informatica nei film di Hollywood è come la fisica nei cartoni animati

Perciò, alla fine ho passato poco più di due ore in rumorosa compagnia del detective McClane. Forse sarebbe stato più piacevole passare due ore a coccolare il mio amato Coniglietto Grumo! kaos-whiteusagi03.gif

* * *

note:
 [1] ^ Gli unici con una mente più bacata degli sceneggiatori di Hollywood sono i titolisti italiani…


Approfondimenti:

bandiera EN Live Free or Die Hard su IMDB
bandiera EN Live Free or Die Hard su Rotten Tomatoes
bandiera EN Il trailer del film in varie risoluzioni al sito Apple

bandiera EN Il rating americano per i film

 

Giudizio:

John McClane! +1 -1 Ma in versione per bambini.
Due ore di simpatico “casino”. +1 -1 “Casino” già visto in mille altri film.
Justin Long è carino. +1 -1 Troppo poco violento.
-1 Cattivi insipidi.
-1 Trama scontata.

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Scritto da GamberolinkCommenti (3)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

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