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The Good, the Bad and the Weird

The Good, the Bad and the Weird, il nuovo film di Kim Ji-Woon, regista del bellissimo A Bittersweet Life, è un western bizzarro, ambientato in Manciuria negli anni ’30, con protagonisti tre pistoleri coreani. Ovviamente è ispirato a Il Buono, il Brutto, il Cattivo di Sergio Leone.

Locandina di The Good, the Bad and the Weird
Locandina di The Good, the Bad and the Weird

Suona strano che i musi gialli si ispirino ai western all’italiana, d’altra parte il primo western di Leone, Per un Pugno di Dollari, era in pratica un remake di Yojimbo di Kurosawa (anche se poi nella controversia legale che seguì gli avvocati italiani sostennero che sia il film di Kurosawa sia quello di Leone prendevano spunto da Arlecchino servitore di due padroni di Carlo Goldoni).

Joheunnom nabbeunnom isanghannom (The Good, the Bad and the Weird, 2008)
The.Good.The.Bad.The.Weird.2008.DVDRip.XviD-BiFOS (DVDRip, ~1,40GB, audio AC3 5.1)
(coreano con sottotitoli in inglese e coreano)

Trailer di The Good, the Bad and the Weird

A proposito di orientali copioni, segnalo, sebbene con più di un anno di ritardo, un altro western asiatico ispirato al western all’italiana, ovvero l’allucinato Sukiyaki Western Django di Takashi Miike. Nel film c’è anche una particina per Quentin Tarantino.

Locandina di Sukiyaki Western Django
Locandina di Sukiyaki Western Django

Sukiyaki Western Django (2007)
Sukiyaki.Western.Django.2007.DVDRip.XviD-VxTXviD (DVDRip, ~1,47GB, audio AC3 5.1 – questa è stata una delle prime release “ufficiali”, può essere che ora, a un anno di distanza, si trovi con difficoltà)
(inglese – Miike ha fatto recitare, a quanto pare apposta, i suoi attori giapponesi in un inglese dalla pronuncia orribile. Se si hanno problemi, opensubtitles.org può venire in aiuto)

Trailer di Sukiyaki Western Django

Scritto da GamberolinkCommenti (1)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Recensioni :: Film :: Cloverfield

Locandina di Cloverfield Titolo originale: Cloverfield
Regia: Matt Reeves

Anno: 2008
Nazione: USA
Studio: Bad Robot
Genere: Fantascienza, Mostri latitanti
Durata: 1 ora e 25 minuti

Lingua: Inglese

Kaiju è un termine giapponese che indica una creatura strana, mostruosa. Kaiju eiga sono i film di mostri, filone cinematografico al quale appartiene Cloverfield.
È un filone che come pochi altri sta a cuore al Coniglietto Grumo. Per capire perché, bisogna tornare indietro di trent’anni.

Il Coniglietto Grumo attore

1971. Il Coniglietto Grumo è appena tornato dal Vietnam. La sua ultima missione con le forze speciali è stata l’Operazione Lam Son 719, concepita per colpire le basi logistiche dei nemici della democrazia in Laos.
Il reparto di Grumo non è mai esistito, gli Americani non hanno mai ammesso il loro intervento diretto in Laos, ma Grumo c’è stato e ha visto l’Inferno!
Sono gli anni bui di Grumo, segnati da solitudine, alcool e oppio. Nella disperazione, un solo momento di gioia, l’esordio come attore nel film Night of the Lepus.

Locandina di Night of the Lepus
Locandina di Night of the Lepus

In Night of the Lepus, il crudele tentativo di ridurre la popolazione dei coniglietti, sviluppando un siero che uccida solo loro, senza avvelenare le altre specie, si ritorce contro i sadici dottori: i coniglietti infettati crescono a dismisura e divengono assetati di sangue!
Night of the Lepus è un film bizzarro, recitato con quasi assoluta serietà, come se nessuna delle persone coinvolte si rendesse conto dell’intrinseca ridicolaggine della trama. Segna anche la nascita della passione del Coniglietto Grumo per i film di mostri, passione che non l’ha ancora abbandonato, così com’è durata per anni l’amicizia che l’ha legato a DeForest Kelley (il dottor McCoy di Star Trek), conosciuto sul set del film.

I Coniglietti attaccano! Riconoscete Grumo?

Data tale premessa, diviene facile capire perché i film di mostri sono tanto importanti per il Coniglietto Grumo. Sono stati per lui la luce al fondo di un tunnel buio.

Breve storia dei mostri

Volendo tracciare una breve storia dei film di mostri le quattro tappe fondamentali sono:

The Lost World (1925) per la regia di Harry Hoyt, tratto da un famoso romanzo di Arthur Conan Doyle. In tale film per la prima volta compaiono mostri giganti, nel caso specifico dinosauri.

Trailer di The Lost World (1925)

King Kong (1933) regia di Merian C. Cooper e Ernest B. Schoedsack. La vicenda è celeberrima e perciò non starò a riassumerla. L’incredibile successo di King Kong ha suscitato interesse per i film di mostri in ogni angolo del mondo, e per questa ragione spesso King Kong è indicato quale capostipite del genere, sebbene appunto non lo sia in senso cronologico.

Trailer di King Kong (1933)

The Beast from 20,000 Fathoms (1953) regia di Eugène Lourié, tratto da un racconto di Ray Bradbury. The Beast from 20,000 Fathoms è la storia di una gigantesca creatura preistorica, un Redosauro, rimasta intrappolata per milioni di anni sotto il ghiaccio del Polo Nord. Sciagurati esperimenti nucleari risvegliano il mostro che pensa bene di dirigersi in America e attaccare la città di New York!
Non solo il Redosauro ha un pessimo carattere, dimensioni enormi e forza spaventosa, ma è anche portatore di brutte malattie. Questo particolare non è molto comune tra film di mostri, specie se sono mostri giganti; di recente è stato ripreso nel film coreano The Host dove però è usato solo per calunniare il povero mostro.

Trailer di The Beast from 20,000 Fathoms (1953)

The Beast from 20,000 Fathoms è uno dei primi film a poter vantare effetti speciali realizzati da Ray Harryhausen, un maestro nel campo.
È un bel film, divertente e con una trama più complessa di quanto non appaia a prima vista. È un film superiore sotto ogni aspetto a Cloverfield.
The Beast from 20,000 Fathoms ottenne un buon successo, ma l’importanza della pellicola è legata al fatto di essere stata la principale fonte d’ispirazione per Godzilla, uscito in Giappone l’anno successivo.

Gojira (1954) o Godzilla. Il Re dei Mostri! Come nel caso di King Kong la vicenda è così famosa che non ha bisogno di presentazioni, basta lasciar parlare le immagini…

Godzilla è spesso di cattivo umore…

Dopo Godzilla è difficile tener traccia di tutti i film di mostri prodotti nei più disparati Paesi. E se oggi il genere è forse un po’ in declino a livello mondiale, in Giappone rimane saldo con nuovi film di mostri ogni anno.

Mostri curiosi

Accanto alla storia ufficiale ce n’è un’altra parallela, che parla di film bizzarri e misteriosi che pochissimi hanno visto. Si va dalle inquietanti immagini pare tratte dal trailer di The Gorilla (1930), film considerato perduto, a Edo ni Arawareta Kingu Kongu: Henge no Maki (King Kong Appears in Edo) film con King Kong forse prodotto in Giappone tra il 1933 e il 1938 ma che forse non è mai esistito.

Le enigmatiche immagini di The Gorilla (1930)

Oppure si cita l’elusivo Wangmagwi film coreano del 1967, che avrebbe visto la partecipazione di più di 150.000 comparse. Wangmagwi non è mai uscito in videocassetta o DVD e non è mai stato trasmesso in televisione. Dopo essere passato al cinema si è inabissato, per riemergere solo qui e là in concomitanza con qualche festival dedicato all’argomento.

Wangmagwi
Un fotogramma di Wangmagwi

C’è poi la bislacca vicenda di Pulgasari. Realizzato per la prima volta in Sud Corea nel 1962 (e questo è un altro film del quale si sono perse le tracce), se ne cominciò un remake nel 1978, se non che il regista, Sang-ok Shin, venne rapito dai servizi segreti nord coreani: avrebbe dovuto rilanciare l’agonizzante cinematografia nord coreana. Sang-ok Shin finì dunque per lavorare a Pulgasari in Nord Corea. Nel 1985, con il film quasi completato, Sang-ok Shin riuscì però, al termine di una rocambolesca fuga, a raggiungere gli Stati Uniti.

Locandina di Pulgasari (1962)
Locandina di Pulgasari (1962)

Pulgasari fu terminato da un altro regista ma il risultato finale non piacque al presidente Kim Jong-il, che ne vietò la proiezione. Per dieci anni non se ne seppe più niente, finché un critico cinematografico giapponese non se ne procurò una copia. Proiettato in un solo cinema ottenne un discreto successo; qualche tempo dopo ne uscì un’edizione “ufficiale” in videocassetta. Oggi è disponibile in DVD e persino su google video, qui.

Copertina di Pulgasari (1985)
Copertina del DVD della versione 1985 di Pulgasari

Manca ancora un particolare: nel 1996 Shin scrisse la sceneggiatura per Galgameth un remake americano di Pulgasari in versione per bambini.

Pulgasari è un mostro buono. Un gigante mangiatore di ferro che aiuterà i contadini a ribellarsi contro i propri dittatori. Nondimeno l’insaziabile fame di metallo lo condurrà alla rovina.

Cloverfield

Davanti a Pulgasari con la sua storia di registi rapiti, film scomparsi, e remake sempre più oscuri, vien da sorridere pensando a J.J. Abrams, produttore di Cloverfield, e alla sua patetica operazione di “marketing virale”. Il tentativo artefatto di creare un’aura d’interesse e hype intorno a un film che si rivela ben più misero di una produzione nord coreana degli anni ’80.

La trama di Cloverfield è ridotta all’osso: un mostro attacca New York e prende di sorpresa un gruppetto di nullafacenti che stavano festeggiando la partenza di uno di loro per il Giappone. Per un’oretta i tizi girano a vuoto per Manhattan finché il film non termina. Durata totale 85 minuti, dei quali i primi venti sono di pure chiacchiere (la festa di cui sopra).

Trailer di Cloverfield (2008)

Definire Cloverfield un film di mostri è una forzatura. Il mostro compare solo per poche inquadrature alla fine, e i suoi figlioli mostriciattoli si vedono per pochi secondi. Ma soprattutto il mostro non solo non è protagonista, ma non è neanche un personaggio: non ha motivazioni, non ha storia, non ha un perché, è trattato alla stregua di un qualunque accidente naturale. Se il mostro fosse stato sostituito da un terremoto (o magari dal gelo assassino di The Day After Tomorrow) il film non sarebbe cambiato di un millimetro.
Questo a casa mia si chiama: prendere per i fondelli la gente. Spacciare un film per film di mostri quando in realtà non è vero è quanto di più bieco si possa fare. Già film come The Village di Shyamalan tirano la corda, Cloverfield la spezza.

Cloverfield è visto per la sua interezza attraverso un videocamera digitale in mano a uno dei protagonisti, nello stile di The Blair Witch Project. Questo comporta che spesso le immagini non siano a fuoco, siano inquadrati i piedi invece dei volti degli attori e ci siano un sacco di movimenti inutili di camera.
Non mi piace. Non m’immerge nel film, mi suscita mal di mare. E anche se potrà sembrare incredibile, non me ne importa un fico secco della marca di scarpe dei personaggi. Sarò ingenua, ancora ferma al Web 1.0 o che altro, ma io preferisco in un film di mostri vedere il dannato mostro!

Naturalmente le maggiori sfocature sono in concomitanza con gli avvistamenti dei mostro. Quando c’è da inquadrare un bel cartellone pubblicitario della Nokia, la telecamera è bella fissa.

L’attacco di un mostriciattolo
L’attacco di un mostriciattolo

Pubblicità occulta
Pubblicità. (questo è il culmine di un bijou in fatto di pubblicità “occulta”: prima il protagonista riceve una telefonata e s’indugia sul suo parlare al cellulare, poi va a sedersi sotto il cartellone pubblicitario e infine c’è questa inquadratura prolungata sul nome della ditta, in modo che possa essere ben leggibile. Complimenti agli interessanti, mi avete proprio convinta: non comprerò un telefono della Nokia manco morta)

Ma questo in fondo sarebbe il meno. Quello che rende Cloverfield una solenne perdita di tempo è la totale mancanza di fantasia e originalità. La storia è come visto inesistente. Il mostro in sé per quel pochissimo che s’intravvede è un generico rettile-anfibio senza personalità alcuna. E i mostriciattoli sono scopiazzati dagli headcrab presenti in Half-Life e Half-Life 2, i famosi videogiochi sviluppati da Valve Software. Il loro attacco ai protagonisti nei tunnel della metropolitana è modellato a ricalco del videogioco, con i personaggi che si difendono, proprio come nel gioco, a calci e sprangate.

Headcrab
Headcrab (Half-Life 2)

Anche dal punto di vista stilistico Cloverfield è solo una brutta copia. L’idea generale del film di mostri in prima persona col mostro che c’è ma non si vede è presa pari pari da Incident at Loch Ness, film del 2004 di Zak Penn e Werner Herzog. Per rendersi conto basta guardare la scena che segue. ATTENZIONE! Contiene spoiler per Incident, non guardatela se avete intenzione di vedere in futuro tale film (e ne vale la pena!)

Una sequenza da Incident at Loch Ness (2004)

Per altro la telecamera ritrovata con dentro un filmato del mostro che attacca chi la reggeva è un’idea ben più vecchia, e pare sia comparsa per la prima volta nel 1959 in Caltiki – Il Mostro Immortale di Mario Bava. Aggiornamento del 12 febbraio: la sequenza da Caltiki con la telecamera ritrovata e la ripresa in prima persona.

Caltiki: già cinquant’anni fa si riusciva a far venire il mal di mare agli spettatori a furia di movimenti bruschi e immagini sfocate!

Locandina di Caltiki - Il Mostro Immortale
Locandina di Caltiki – Il Mostro Immortale

Intere sequenze di Cloverfield sono fregate ad altri film, per esempio i soldati che sparano verso il mostro mentre la telecamera rimane su di loro invece di seguire il volo dei proiettili è presa dalla Guerra dei Mondi di Spielberg, con i marziani dietro la collina.
Saranno tutte citazioni? Nah! È solo spregevole copia/incolla da parte di chi non ha lui alcun talento o fantasia.

Cloverfield, e qui bisogna ammettere che non è solo, ma questo non lo giustifica, è poi vittima del disgraziato “Mito della fantasia dello spettatore”. Tale mito vuole che sia meglio solo alludere, non indugiare, lasciare che sia la fantasia dello spettatore (o del lettore) a “creare” il mostro. Non c’è niente di più pauroso delle nostre stesse paure! Non è vero, è una stupidata.
Il meccanismo, quando funziona, funziona perché c’è stato qualcuno, almeno una volta, che ha avuto il coraggio e l’abilità di mostrare un mostro davvero terrificante. Il grugnito o il ruggito che viene dal fondo della foresta non è spaventevole in sé, è spaventevole perché qualcuno ha raccontato che ci sono bestie feroci con zanne e artigli pronte a sbranarci!
Il buio non è spaventoso perché buio, è spaventoso perché la vista è il nostro principale senso e senza abbiamo poche possibilità di difenderci dalle creature mostruose che si annidano nell’oscurità. Se nessuno ci avesse raccontato che ci sono in giro mostri che succhiano il sangue o cercano di mangiarci il cervello non ci sarebbe niente da immaginare, niente di cui aver paura.
È proprio compito di registi e scrittori mostrare l’inimmaginabile. Sono pagati per questo, per superare in fantasia il proprio pubblico e rivelare quello che si nasconde nel buio. Sono capaci tutti di lasciare alla fantasia dello spettatore! E lo spettatore non si spaventa, io non mi spavento, penso solo che ho speso 5 euro per non vedere nulla di pauroso.

Un’altra moda disgustosa presente in Cloverfield e in tanti altri film recenti (per esempio la stessa Guerra dei Mondi di Spielberg) è quella di far credere che la vera paura non nascerebbe dal mostro o dai marziani, la vera paura sarebbe in realtà quella di perdere il figlio, o l’amante. Non m’interessa se il mondo va a catafascio, quello che m’importa sono i quattro gatti della mia famiglia!
Bene, ma a me che me ne frega? Quando vado al cinema per vedere un film di mostri, che si spaccia per film di mostri, cerco il sense of wonder, l’apocalittico, e il terrore, che non è quello di perdere la famiglia, ma quello della fine del mondo!
È certo che è molto più facile far appassionare alle vicende più terra terra dei personaggi. È un’esperienza molto più vicina quella di perdere il lavoro, essere bocciati a scuola o lasciati dal fidanzato. È molto più semplice l’identificazione, ma proprio per questo non ho bisogno che ci sia un cantastorie! Il cantastorie va oltre, come già visto con i mostri il cantastorie ti racconta quello che tu non immagineresti. Tu t’immagini da sola che se attraversi col rosso sei stirata da un camion, il cantastorie ti dice che se passi col verde si apre una voragine e un tentacolo ti porta sottoterra.
Il “dramma” famigliare me l’immagino da sola, non ho bisogno di spendere soldi perché me lo riferisca qualcun altro! Voglio i mostri! Voglio le esplosioni! Voglio la lotta all’ultimo sangue! Voglio emozionarmi per qualcosa che non posso vedere se non al cinema! (sperando rimanga così!)

Si capisce quando un film di fantascienza è un’atrocità: quando suscita nostalgia per una serata passata a guardare Independence Day in TV. Cloverfield me l’ha suscitata.

Locandina di Independence Day
Locandina di Independence Day

Tirando le somme: Cloverfield è un’immane vaccata. Storia minima e priva di fantasia, originalità e colpi di scena. Mostro latitante. Scopiazzature spacciate per innovazioni e la solita pubblicità molto poco occulta. Altra spazzatura, come se non ce ne fosse in giro abbastanza.

Oltre Cloverfield

Per concludere voglio essere propositiva e segnalare qualche decente film di mostri degli ultimi anni. Non che riguardare o guardare per la prima volta The Beast from 20,000 Fathoms o Godzilla sia una cattiva idea, anzi! Questi e gli altri film di cui ho già parlato sono quasi tutti ottimi e come minimo migliori di Cloverfield.

Iniziamo con Godzilla. Tutti gli ultimi Godzilla, a partire da Godzilla 2000 del 1999 sono buoni film. Non capolavori ma molto divertenti. Si sta parlando di Godzilla 2000 (1999), Godzilla vs. Megaguirus (2000), Godzilla, Mothra and King Ghidorah: Giant Monsters All-Out Attack (2001), Godzilla against Mechagodzilla (2002), Godzilla: Tokyo S.O.S (2003) e Godzilla: Final Wars (2004).

Dovendone scegliere uno prenderei l’ultimo, il Godzilla del cinquantenario, Godzilla: Final Wars. Final Wars è un film a tratti sconclusionato e ingenuo, però il regista, Ryuhei Kitamura (quello del bellissimo Azumi), non si risparmia con la fantasia e le trovate. Alieni, mutanti, mostri giganti come se piovesse (più di una dozzina), e combattimenti in tutto il mondo! Questo è il genere di film che vorrei vedere al cinema!

Godzilla contro il Godzilla americano (“Zilla”) da Godzilla: Final Wars (2004)

Del 2005 è Ultraman.

Un momento da Ultraman (2005)

Mentre nel 2006 è uscito Gamera the Brave.

Trailer di Gamera the Brave (2006)

Film passabili, niente di speciale, rivolti più che altro a un pubblico di appassionati del genere. Inutile sottolineare però come anche questi siano meglio di Cloverfield.
L’anno scorso è stata la volta del surreale e parodistico Big Man Japan.

Una scena da Big Man Japan (2007)

In campo coreano non si può non menzionare The Host (2006) di Joon-ho Bong. The Host è un ottimo film, ma non è un film alla Godzilla. È una personale e feroce lotta tra una famiglia di squinternati e un mostro disperato; non ci sono soverchie distruzioni, tutti i palazzi della città rimangono in piedi. Dove Joon-ho Bong è bravissimo è nel saper introdurre l’ironia al momento opportuno e viceversa tornare serio nelle scene di tensione, laddove Cloverfield scorre sempre uguale, in preda a una serietà ottusa.

Trailer di The Host (2006)

E infine il già citato Incident at Loch Ness. Incident at Loch Ness è un film sui generis: seguiamo il regista, Zak Penn, mentre cerca di realizzare un documentario su Werner Herzog. In quel periodo Herzog è a sua volta impegnato a realizzare un documentario sul mostro di Loch Ness, almeno finché non scopre che la produzione non ha alcuna intenzione di creare un film serio, bensì punta solo al sensazionalismo, non disdegnando d’inventarsi le prove dell’esistenza del mostro. Ma forse il mostro di Loch Ness non è solo leggenda…

Trailer di Incident at Loch Ness (2004)

Incident at Loch Ness è quasi tutto in prima persona, come appunto Cloverfield. La differenza è che Incident non segue l’”innovazione” in quanto tale, Incident è un film che ha ben chiaro dove vuole andare a parare e ci arriva con classe sopraffina. Per certi versi si avvicina a Shaun of the Dead: riesce al contempo a essere sia un ottimo film di mostri sia un’ottima parodia del genere. In verità non solo precede Cloverfield ma è due passi avanti: la tecnica in prima persona di Cloverfield è già data per scontata è già ne vien fatta ironia.
In ogni caso se non è un capolavoro poco ci manca, e lo consiglio a tutti, anche a chi non ha interesse per i mostri.

Mostro Bonus
Mostro Bonus: provate a scoprire di chi si tratta!


Approfondimenti:

bandiera IT La mia recensione di D-War, un altro brutto film con mostri giganti

bandiera EN Cloverfield su IMDb
bandiera EN Il sito ufficiale di Cloverfield

bandiera EN Night of the Lepus su IMDb
bandiera EN The Lost World su IMDb
bandiera EN The Lost World visibile online via Google Video
bandiera EN The Lost World, il romanzo, disponibile presso il Progetto Gutenberg
bandiera EN King Kong su IMDb
bandiera EN Kong is King.net, un sito dedicato a King Kong
bandiera EN The Beast from 20,000 Fathoms su IMDb
bandiera EN The Fog Horn, il racconto di Bradbury che ha ispirato The Beast
bandiera EN Godzilla su IMDb
bandiera EN Godzilla su Wikipedia
bandiera EN The Gorilla (1930) su IMDb
bandiera EN King Kong Appears in Edo su Wikipedia
bandiera EN Una recensione di Wangmagwi
bandiera EN Pulgasari (1985) su IMDb
bandiera EN Pulgasari (1985) visibile online su YouTube
bandiera EN Un’esaustiva recensione di Pulgasari (1985)
bandiera EN Galgameth su IMDb
bandiera EN Caltiki – Il Mostro Immortale su IMDb

bandiera EN Godzilla: Final Wars su IMDb
bandiera JP Il sito ufficiale di Godzilla: Final Wars
bandiera EN Ultraman su IMDb
bandiera EN Gamera the Brave su IMDb
bandiera EN Big Man Japan su IMDb
bandiera JP Il sito ufficiale di Big Man Japan
bandiera EN Una recensione di Big Man Japan
bandiera EN The Host su IMDb
bandiera EN Il sito ufficiale americano di The Host
bandiera EN Incident at Loch Ness su IMDb

bandiera EN Kaiju Headquarters, sito dedicato a Godzilla e amici
bandiera EN Giant Monster Movies, sito dedicato ai film con mostri giganti
bandiera EN L’interessante forum di Kaijuphile.com

 

Giudizio:

Niente. -1 Mostro che non si degna di presentarsi.
-1 Mostriciattoli che avrebbero fatto meglio a rimanere in Half-Life.
-1 Storia inesistente.
-1 La telecamera è retta da un ubriaco…
-1 …e l’ubriaco se ne vanta pure!
-1 Pubblicità molto poco occulta.
-1 Neanche mezza idea originale a pagarla oro.
-1 Venti minuti iniziali di chiacchiere idiote.

Otto Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti3

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Recensioni :: Film :: D-War

Locandina di D-War Titolo originale: D-War
Regia: Shim Hyung-rae

Anno: 2007
Nazione: Sud Corea / USA
Studio: Younggu-Art Movies
Genere: Fantasy
Durata: 1 ora e 30 minuti

Lingua: Inglese / Coreano
Sottotitoli: Inglese (per le parti in Coreano)

Confesso che fino a un paio di anni fa non avevo idea che anche in Corea si girassero film: ero del tutto ignorante della cinematografia coreana. Per fortuna mi è capitato quasi per sbaglio di vedere Joint Security Area (Gongdong Gyeongbi Guyeok JSA) di Park Chan-wook: mi sono molto divertita e ho cominciato a cercare altri film coreani.
Negli ultimi tempi i coreani hanno prodotto un bel po’ di ottime pellicole, in ogni genere, dalla commedia romantica all’orrore. Per chi volesse farsi una cultura minima nel campo, consiglio i seguenti film.

    Commedie (romantiche):
  • Attack the Gas Station! (Juyuso Seubgyuksageun) – 1999 di Kim Sang-Jin
  • Il Mare (Siworae) – 2000 di Lee Hyun-seung
  • My Sassy Girl (Yeopgijeogin Geunyeo) – 2001 di Kwak Jae-young
  • …ing (…ing) – 2003 di Lee Eon-hie

Locandina di My Sassy Girl
Locandina di My Sassy Girl

Locandina di A Bittersweet Life
Locandina di A Bittersweet Life

Locandina di The Host
Locandina di The Host

Sono tutti film più che buoni, con alcuni veri e propri capolavori (Sympathy for Mr. Vengeance, A Bittersweet Life e a me è piaciuto da matti Save the Green Planet!, anche se è uno di quei film che richiede per essere apprezzato uno spiccato senso del bizzarro). Per completezza d’informazione dovrei aggiungere le opere di Kim Ki-duk, forse il regista coreano più conosciuto all’estero, Italia compresa, ma i suoi film non mi hanno mai entusiasmata. Non che siano brutti, ma sono ammantati da un’antipaticissima aura di noia e pretenziosità.

Dopo tale premessa aspettavo con ansia l’uscita di D-War. D-War è stato in produzione per più di quattro anni (le prime immagini reperibili in rete risalgono al 2003), ed è il film con il più alto budget nella storia della cinematografia coreana, essendo costato almeno 30 milioni di dollari. Possono non sembrare tanti in confronto a Hollywood, dove si arriva a spendere anche dieci volte tanto, ma per il mercato asiatico è una cifra enorme. Per farsi un’idea, un film come Godzilla: Final Wars, a sua volta la più costosa produzione nipponica di ogni tempo, è costato “appena” 20 milioni di dollari.

Purtroppo posso affermare con sicurezza che i 30 milioni di dollari sono stati buttati. D-War è un film orribile, anche se riesce a raggiungere quel livello di bruttezza che trasforma le scene da stupide e fisicamente dolorose a esilaranti. È insomma il classico film così brutto da essere divertente.

La storia è ispirata alla leggenda coreana degli Imugi, enormi serpenti abitatori di laghi e caverne. Gli Imugi pare siano benevoli e amino farsi i fatti propri. Non di meno, ogni 500 anni, viene data la possibilità a un Imugi buono di trasformarsi in Drago e vegliare sull’umanità. Purtroppo ogni 500 anni c’è anche la possibilità che tale potere finisca nelle spire sbagliate, ovvero tra le grinfie del malvagio Imugi Buraki, che userebbe il potere per conquistare il mondo.

Drago Coreano
Drago Coreano

Il potere è incarnato da una fanciulla, che nasce con il tatuaggio del Drago Rosso su una spalla. Quando la ragazza compie i vent’anni, ha tre scelte davanti a sé: consegnarsi all’Imugi buono, farsi mangiare dall’Imugi cattivo o suicidarsi e rimandare il problema di altri 500 anni. Come si vede l’umanità ha a propria disposizione due risultati utili su tre, e basterebbe soffocare nella culla le fanciulle con il tatuaggio del Drago per rimandare a tempo indeterminato la minaccia di Buraki.
Ma se così succedesse, non ci sarebbe il film e i 30 milioni di dollari sarebbero potuti essere usati per qualcosa di utile!

Los Angeles, 2007. L’ultima fanciulla, nel 1507, ha scelto la strada del suicidio e ora il tatuaggio del Drago è sulle spalle della svampita Sarah. Gli sgherri di Buraki cercano in ogni modo di catturarla, mentre un giornalista e un altro tizio incarnazione di un guerriero del ’507, proveranno a difenderla.

È impossibile razionalizzare quel che succede in D-War. È un assoluto caos: ci sono personaggi che spariscono improvvisamente per riapparire a chilometri di distanza, un attimo è giorno e cinque minuti dopo notte e poi ancora giorno e ci sono combattimenti per ogni dove che non hanno alcun legame con la trama; in generale è come se il film fosse stato montato da un ubriaco.

Uhm…

Non stava meglio lo sceneggiatore, che contribuisce con dialoghi tanto assurdi quanto stupidi. Gli attori ci mettono anche del loro, esibendosi come fossero all’oratorio. È un disastro dall’inizio alla fine… non che non sia divertente, io e mio fratello ci siamo quasi ammazzati dalle risate, anche se non credo fosse questa l’intenzione del regista.

Mah!

Il regista è tale Shim Hyung-rae, che può “vantare” nel suo curriculum un altro film con serpenti giganti, Reptlian (2001 Yonggary) del 1999, e altri capolavori(?) quali “Young-gu e la Principessa Zzu Zzu” e “Young-gu e il Conte Dracula”. Credo non sia azzardato affermare che Uwe Boll ha finalmente trovato un rivale per il titolo di Peggior Regista del Mondo.

Perciò, i 30 milioni di dollari come sono stati spesi? In effetti speciali. Il film può vantare alcune sequenze CG che benché sarebbe esagerato definire impressionanti, sono comunque di sicuro impatto. Il pezzo forte del film, l’attacco dell’armata rettile di Buraki alla città di Los Angeles, è realizzato con una certa abilità, sebbene non sia a livello di quanto già visto in film ormai vecchi di anni (per esempio le scene di battaglia in Independece Day). Siamo forse al livello del Godzilla americano.

Trailer di D-War

D-War, girato quasi interamente in inglese e con attori americani, ha avuto ampia distribuzione nei cinema degli Stati Uniti apparendo in più di duemila sale. Per fortuna gli incassi sono stati minimi, una delle rare volte in cui una porcata che si basa sui soli effetti speciali non ha avuto successo. Ciò nonostante è probabile verrà distribuito anche in Europa e in Italia. Andarlo a vedere saranno soldi buttati, ma in compagnia di amici e ridendoci su può essere piacevole.

Per chi invece avesse reale passione per le lotte tra serpenti giganti, non posso che consigliare un altro film nella categoria “così brutto da essere bello”: Boa vs. Python!

Locandina di Boa vs. Python
Locandina di Boa vs. Python


Approfondimenti:

bandiera EN D-War su IMDb
bandiera EN D-War su Wikipedia

bandiera EN Uwe Boll su IMDb
bandiera EN Park Chan-wook su IMDb
bandiera EN Un sito dedicato al cinema coreano

 

Giudizio:

Così brutto da essere divertente! +1 -2 Recitazione a livello oratorio.
Alcune buone sequenze CG. +1 -2 Sceneggiatura a livello scrittore esordiente italiano.
-2 Regia degna di Uwe Boll.
-2 Storia senza capo né coda.
-2 Mi hanno fatto aspettare quattro anni per una vaccata del genere.
-2 Se gli Imugi esistessero davvero, ora sarebbero stecchiti, morti di crepacuore.

Dieci Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti5

Scritto da GamberolinkCommenti (5)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni