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Il bacio dell’ingenuo Jude

Copertina de Il bacio di Jude Titolo originale: Il bacio di Jude
Autore: Davide Roma

Anno: 2013
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Editore: Sperling & Kupfer

Genere: Dawson’s Creek + Dracula
Pagine: 289 (~65.000 parole)

Già da un paio d’anni si potevano cogliere segnali che il boom del fantasy in Italia si stava esaurendo. Adesso appare evidente: basta fare un giro per le librerie per rendersi conto che il reparto fantasy è sempre più striminzito. Resiste Martin grazie al successo internazionale, la Troisi è sempre presente – ma con meno enfasi rispetto ai tempi d’oro –, c’è un rigurgito di Tolkien in corrispondenza dell’uscita del film dell’hobbit e poco altro. Persino il paranormal romance perde colpi e rischia di essere riassorbito nella più ampia categoria del rosa.
Si pubblicano meno titoli, e meno titoli scritti da italiani. Il che, visto l’andazzo, è un bene. Sono passati quasi dieci anni dall’uscita dei primi romanzi di Licia Troisi e da quel momento c’è stata una corsa affannosa, a opera di editori grandi e piccoli, per pubblicare schifezze sempre più abominevoli. Ogni volta che sembrava si fosse raggiunto il fondo del barile – si trattasse della Strazzulla, o di G.L., o del Ghirardi, o dell’ennesima porcata della stessa Troisi – il romanzo successivo dimostrava che non c’è limite al peggio. Si è toccato il fondo e si è cominciato a scavare con entusiasmo. Così si è passati da Lenth ad Amon, da Arsalon a Unika, in un crescendo di spazzatura sempre più ributtante.

Un bel branco di anime ingenue (o stupide) ha applaudito al successo della Troisi: tale successo, secondo costoro, pur poggiando su romanzi scritti da cani, avrebbe fatto da apripista per opere di maggior pregio. Non è accaduto. È successo invece che gli editori si sono resi conto di poter rifilare al pubblico qualunque merda e cinicamente lo hanno fatto.
Questo atteggiamento ha anche influito negativamente sugli aspiranti autori fantasy. Una delle frasi che ho sentito – che sento – più spesso è: “Se pubblicano la Troisi, perché io no?” Senza rendersi conto che un romanzo scritto al livello di quelli di Licia, o anche peggio, come più volte mi è capitato di leggere, meriterebbe di essere bruciato, non di essere pubblicato.

Nihal della Terra del Vento
L’alba dell’orrore

Poteva succedere altrimenti? Non credo.
Il problema di fondo dell’editoria in Italia, almeno per quanto riguarda la narrativa (fantastica), è l’assunzione a principio universale e inviolabile che non ci sono criteri oggettivi per giudicare un romanzo. Se sei davvero convinto che i gusti sono gusti e non esiste alcun altro parametro di valutazione, non trovi problemi a pubblicare il romanzo del tuo amico o del tuo parente. In fondo a te piace, giusto? Così come non ti sembra di trattare a pesci in faccia il tuo pubblico se inauguri una collana fantasy con la Strazzu invece che con Swanwick: i gusti sono gusti, io preferisco la Strazzu a Swanwick, che male c’è?
E a furia di applicare questo principio, l’editoria si è ridotta a diventare una famiglia di subnormali, di quelle dove da generazioni ci si accoppia tra parenti. Girano sempre gli stessi nomi e le stesse idee. Tanto i gusti sono gusti, perciò l’ennesimo paranormal romance di mia cugina undicenne o l’high fantasy tolkeniano del mio amico falegname hanno lo stesso identico preciso valore dell’ultimo romanzo di VanderMeer o di Mellick o di Felix Gilman.
Ogni discorso riguardante la narrativa in Italia naufraga nel mare indistinto delle opinioni. Nessuno è mai responsabile delle proprie scelte perché tanto non c’è mai niente di oggettivo. Gli scrittori più scarsi sono considerati geni, gli editor più ignoranti seri professionisti, le case editrici che pubblicano vaccate sono pinnacolo di cultura. E non c’è possibilità di replica, perché qualunque argomentazione si scontra contro il muro de i gusti sono gusti e analisi oggettive sono ridotte a mere opinioni personali.
E quando una casa editrice va in fallimento, una collana chiude o un autore vende pochissimo, sorgono dei dubbi sull’operato delle persone coinvolte? Non sia mai! È solo colpa del pubblico che dovrebbe ingurgitare schifezze senza sosta ed esserne sempre felice.

Ci sono soluzioni? Sono scettica. Perché una persona intelligente di fronte a tale endemica idiozia o si adatta sfruttando a suo vantaggio il sistema – e dunque alimentandolo – oppure si dedica ad altro. La famiglia dei subnormali attira solo nuovi ritardati o persone che non lo sono ma si comportano come tali.

* * *

Ho sentito parlare per la prima volta di Davide Roma un paio di anni fa. Alcuni lettori del blog mi segnalarono l’esistenza di questo tizio perché era stato citato in un articolo sul Corriere della Sera. Mi ricordo che poi lessi alcune interviste dalle quali scoprii che: il signor Roma era amyketto di Tiziano Scarpa e aveva frequentato la scuola di scrittura di Raul Montanari; il signor Roma non aveva le idee chiare sui sottogeneri del fantasy e aveva appena firmato un contratto con Einaudi.

Davide Roma
Davide Roma. La foto si intitola Touch of Evil. Sigh

Dopodiché Davide Roma sparì dal mio radar.
Due anni dopo Roma non ha più pubblicato con Einaudi – che a quanto pare ha chiuso con il fantasy, o almeno così sembra constatando che è da tempo che non annuncia più nuove uscite nel genere – ma con Sperling & Kupfer. Il suo romanzo d’esordio, Il bacio di Jude, è uscito a fine gennaio.

Per una serie di circostante disgraziate, mi sono ritrovata a fare un lunghissimo viaggio in treno con l’unica distrazione del romanzo di Roma, e così l’ho letto. Al termine dell’agonia mi sono detta che forse valeva la pena recensirlo: mi sarei divertita(?) a scrivere una recensione come ai vecchi tempi e avrei verificato se funziona bene la moderazione con un articolo che è probabile attiri molti commenti.
In più il dettaglio della scuola di scrittura mi è parso interessante: vale la pena frequentare le scuole di scrittura italiane? Raul Montanari, il “maestro” di Davide Roma, si è sperticato in lodi per il suo allievo. Lo ha definito “talento sicuro”, “eccezionale”, “Uno dei talenti più puri che siano mai passati fra le mie mani”. Inoltre in un’intervista ha dichiarato:

Un corso di scrittura davvero ben fatto, che insegni qualcosa e non frigga l’aria come fanno quasi tutti, deve poter presentare delle credenziali, fra cui il numero di autori usciti dal corso con una pubblicazione significativa. Non è l’unico parametro per giudicare l’efficacia del corso, ma di sicuro qualcosa vuol dire.

A me sembra che non sia un gran criterio, direi che è un criterio più significativo vedere come scrivono gli allievi usciti da queste scuole. Che siano stati pubblicati o no. Come scrive Davide Roma dopo aver frequentato la scuola di scrittura di Raul Montanari? E teniamo a mente che Roma non è un allievo qualunque, è un allievo eccezionale con un talento puro & sicuro.
Per usare un’espressione che mi fa tacciare di essere maleducata e kattiva, ma che ispira le giuste immagini, Davide Roma scrive come un ritardato fuggito dalle fogne. E questo se ci limitiamo allo stile. Se prendiamo in considerazione le “idee” – le virgolette sono d’obbligo – del suo romanzo siamo a livello Strazzu. Il primo romanzo di Boscoquieto del Ghirardi per certi versi racconta una storia simile a quella di Roma e lo fa meglio. No, non sto scherzando. La corsa affannosa a pubblicare spazzatura è arrivata a un punto per cui ci si riduce a rimpiangere il Ghirardi. Signor Sperling? Signor Kupfer? Complimenti! Posso stringervi la mano?

Magari sono davvero troppo kattiva. Be’, giudicate voi, con una similitudine emblematica. Dice molto sulla qualità dello stile:

A Times Square [Jude] attraversa la folla, come un petalo bianco su un ramo nero. Controcorrente.

Il personaggio attraversa la folla come un petalo bianco su un ramo nero, ovvero controcorrente. Ma cosa diavolo vuole dire? Da quando i petali (bianchi) sui rami (neri) si muovono? Come immaginarmi un petalo (bianco) fermo su un ramo (nero) mi aiuta a visualizzare un personaggio che attraversa controcorrente la folla?

Folla & foglia
Una foglia (bianca) su un ramo (nero) descrive in maniera sopraffina una folla in movimento

Conosco un sacco di persone che senza aver mai frequentato la scuola di Raul Montanari non scrivono metafore tanto stupide. E a proposito di tale scuola, Raul Montanari, nella già segnalata intervista, ci tiene a precisare che il romanzo di Roma ha avuto l’editing dell’agenzia editoriale Punto&Zeta, fondata da due sue allieve: Chiara Beretta Mazzotta e Pepa G. Cerutti. Complimentoni anche a loro!

Naturalmente una metafora disgraziata può capitare a tutti – in verità no, specie quando hai avuto due anni per revisionare il tuo romanzo prima della pubblicazione, e specie quando hai già avuto l’editing di un’agenzia editoriale e poi ancora l’editing di una casa editrice –, ma facciamo finta di niente. Quando le metafore disgraziate diventano due o tre o più magari significa che non sai usarle. E alla scuola di scrittura di Raul Montanari non ti hanno insegnato.

Tre buoni a nulla capaci di tutto. Durante l’intervallo, dragavano i pavimenti di linoleum verde dei corridoi, tumultuosi di voci, come una falange arcigna e compatta.

Perché notoriamente una falange compatta – e arcigna, non lo scordiamo – quando cammina sul linoleum non può far altro che scavare… Da notare l’uso balordo delle virgole intorno a “tumultuosi di voci” che può indurre a pensare che a essere “tumultuosi di voci” siano i pavimenti.

[...] e davanti al muro un enorme orologio a pendolo dalla forma bizzarra, simile a un sarcofago: sembrava più largo del normale, come se avesse le anche di un contrabbasso.

Da quando la forma di un sarcofago sarebbe “bizzarra”? “Sembrava più largo del normale”: interessante, qual è il “normale” per un orologio a pendolo dalla forma “bizzarra” simile a un sarcofago? “Come se avesse le anche di un contrabbasso”: ok, sarò pignola, ma questa espressione riguarda la forma non le dimensioni; non necessariamente avere una determinata forma implica avere una determinata larghezza. Va bene, volendo si capisce quello che Roma intendeva, ma devo fare uno sforzo interpretativo che mi allontana dalla storia. Da un talento puro & sicuro mi aspetto un uso del linguaggio molto più preciso.

Con un misto di eccitazione e terrore, come se si trattasse di un passaggio temporale, di un buco nero, Jude infilò le braccia nel sipario e lo aprì.

Immaginatevi il set dove girano il film tratto dal romanzo. Un assistente si avvicina all’attore che interpreta Jude e gli dice: “Adesso devi aprire il sipario, mi raccomando con eccitazione e terrore. Come se infilassi le braccia in un buco nero, chiaro, no?”
Tra l’altro come sempre c’è l’adagiarsi pigro sulla mediocrità: termini astratti e via con Dio. Se, per esempio, al posto di quella “eccitazione” ci fosse scritto che Jude ha un’erezione che tende il cavallo dei pantaloni, sono sicura che il passaggio rimarrebbe ben più impresso.

[...] la sua dimensione umana rifiutava il Male, rifiutava la consapevolezza di ospitare Shaitan, come un arto metallico che viene rigettato.

Ah, allora si capisce! Il rifiuto della consapevolezza è come il rigetto di un arto metallico, esperienza comune a tutti. Proprio il genere di metafora che rende più chiara una storia.

Non sono neanche metafore belle. Non sono frasi poetiche che rimangono in mente, sono frasi buttate là che non aiutano la comprensione e non sono piacevoli da leggere. Non sono neppure metafore divertenti o particolari, che in teoria possono mostrare il modo di ragionare di un personaggio – a parte che Roma usa un obbrobrioso narratore onnisciente perciò al massimo si aprirebbe una finestra sul suo modo di pensare, e onestamente non credo che ai lettori freghi niente.

Kill the Dead di Richard Kadrey inizia così:

bandiera EN Imagine shoving a cattle prod up a rhino’s ass, shouting “April fool!”, and hoping the rhino thinks it’s funny. That’s about how much fun it is hunting a vampire.

bandiera IT Immagina di ficcare un pungolo per bestiame su per il culo di un rinoceronte, gridando “Pesce d’aprile!”, e sperando che il rinoceronte lo trovi divertente. Dare la caccia a un vampiro è più o meno divertente uguale.

Copertina di Kill the Dead
Copertina di Kill the Dead

Paragonare il “divertimento” di una caccia al vampiro al “divertimento” di infilare un pungolo su per il culo di un rinoceronte non è una similitudine che chiarisce di molto la situazione, dato che una percentuale esigua di lettori avrà esperienza con il sedere dei rinoceronti, tuttavia mostra bene la voce del personaggio. Senza raccontare che il protagonista è sarcastico e volgare, lo vediamo.
Ma, come detto, le metafore di Roma non hanno senso in sé e non aiutano a capire la psicologia di alcun personaggio. Sono solo ridicole.
Non mi sento di dare la colpa alla scuola di scrittura di Raul Montanari, magari Roma era assente alla lezione sulle figure retoriche.

* * *

Mi sono lasciata prendere la mano, torniamo a monte, con la trama dell’opera. Il sito ufficiale presenta il romanzo in questo modo:

A diciassette anni tutti credono di essere potenti. Invincibili. Immortali. Jude Westwick lo è davvero.
La vita in un paese piccolo come Twindale, Massachusetts, può essere noiosa. Molto noiosa. Ma Jude Westwick, diciassette anni e un animo ribelle, ha trovato un modo tutto suo per evitare la monotonia della provincia: infrangere ogni regola. Ecco perché si diverte a fumare nel cortile della scuola proprio sotto il cartello VIETATO FUMARE, e a fare a pugni nei corridoi solo per attirare l’attenzione di Emily, la biondina per cui si è preso una cotta colossale. Ed ecco perché il preside ha deciso di punirlo. Costringendo lui, e il suo migliore amico Big Head, a passare il sabato pomeriggio in biblioteca.
Jude è furioso. Eppure, quel pomeriggio, in biblioteca la sua vita cambierà per sempre. Infatti, sfogliando i vecchi giornali dell’archivio, s’imbatte nella notizia di un efferato fatto di sangue, consumato quarant’anni prima, proprio nel sotterraneo della casa in cui abita con i genitori. Incuriosito, decide di cercare il passaggio per il sotterraneo e scopre così un segreto terrificante: una stanza chiusa a chiave da sempre, piena di misteriosi volumi vergati a mano. Volumi che parlano di lui.
In quella stanza è sepolto l’intero destino di Jude. Un destino spaventoso, oscuro, crudele. Ma il destino è davvero ineluttabile? O c’è un modo per cambiare ciò che è già scritto? Grazie all’amore di Emily, e all’aiuto di Amber, una tormentata ragazza dai capelli rossi come il fuoco, Jude dovrà imparare a conoscere la sua vera natura e a dominarla. Compiendo così la scelta più difficile di tutte: quella tra il Bene e il Male.

Un ribelle di diciassette anni potente, invincibile, immortale che fa? Fuma in cortile sotto il cartello VIETATO FUMARE… Ho la pelle d’oca dalla paura! Sono davvero le avvisaglie che il destino di Jude sarà spaventoso, oscuro, crudele. E per non far torto a G.L., aggiungerei malsano, osceno & blasfemo.
Ma qual è il segreto terrificante che Jude ha scoperto nel sotterraneo di casa sua? Jude ha scoperto di non essere un normale ragazzo: in lui vive il potentissimo (e spaventosissimo, oscurissimo, crudelissimo, malsanissimo, oscenissimo, blasfemissimo) demone Shaitan. Jude è destinato ad assecondare il potere di Shaitan e ad aiutare la setta segreta – così segreta da essere su Facebook – della Golden Dome a conquistare il mondo. Ma Jude non vuole cedere al Male (come in ogni fantasy che si rispetti, quando si parla di Male è sempre con la M maiuscola) rappresentato da Shaitan… avrà la forza di affrontare la sorte avversa e di liberarsi del demone? O cederà al Lato Oscuro, che offre ottimi biscotti? Probabilmente non lo saprò mai, dato che non leggerò i seguiti: Il bacio di Jude è, tanto per cambiare, il primo volume di una trilogia.

L’altra preoccupazione di Jude, oltre a Shaitan, è l’amore: chi è la sua anima gemella? Emily, biondina dolce, tenera e carina appena trasferitasi da un’altra scuola; oppure Amber, che ha la passione per l’occultismo e con la quale Jude percepisce di avere un legame speciale?
Per fortuna gli aspetti romance passano spesso in secondo piano. È una fortuna perché Roma alle prese con le scene romantiche scrive ancora peggio che non quando si dedica agli orologi dalla forma bizzarra. Un esempio:

«L’avevo notato», [Emily] si chinò su di lui [Jude]. Fu come gettare un fiammifero acceso in un silos di benzina. Si annusarono come cani. Il corpo di Emily era sottile come una fionda in tensione, ma formoso nei punti giusti. Emanava un profumo che Jude avrebbe per sempre associato alla pura beatitudine.

Cosa c’è di più romantico e sensuale di annusarsi come cani? E anche le immagini del “silos di benzina” e della “fionda in tensione” sono proprio il genere di immagini che ben si sposano con una scena romantica. Chissà se alla scuola di scrittura di Raul Montanari ci sono state lezioni su come scrivere scene di questo tipo…

Cane + Fionda + Silos
Trionfo del romanticismo

Davide Roma, in una recente intervista, ha dichiarato che Il bacio di Jude nasce:

[...] dal rifiuto di dare al lettore qualcosa di banale. [...] Ho cercato di non essere un autore direi stitico, uno di quelli che si limitano a sviluppare un’idea semplice semplice e l’allungano come si allunga il brodo.

E in effetti, all’apparenza, il brodo non l’ha allungato: Il bacio di Jude non è un romanzo lungo, sono circa 65.000 parole – per fare un paragone Twilight sono circa 111.000 parole, e Gli eroi del crepuscolo della Strazzu 220.000 parole. Peccato che Il bacio di Jude sia da un lato noiosissimo, tanto da sembrare dieci volte più lungo di quello che è, e dall’altro sia pieno di scene e di incisi inutili.
Il Ghirardi ci teneva a raccontare quali condimenti fossero sulla pastasciutta che mangiava Bryan e non potevamo fare a meno di sapere delle partite a calcetto; Roma invece ha la passione per Facebook: Facebook viene citato più di venti volte, e ci sono passaggi di questo tenore:

Poi via, a controllare la posta e i messaggi accumulati nell’Inbox di Facebook.
Come dice sempre Big Head: lo studio e i compiti mi distraggono da Facebook, pensò [Jude] ad alta voce.
Aveva seicento amici. La cifra giusta, più o meno. Lo aveva letto in un articolo su Rolling Stone, dove si sosteneva che se ne hai pochi sei un perdente, e se ne hai troppi, migliaia, non sei abbastanza elitario per essere ambito. A Jude era sembrata una scemenza. Comunque, i suoi amici erano in gran parte ragazze. Ci teneva a mantenerle in netta maggioranza. Un grazioso, seducente portfolio di volti femminili. Controllò la foto in posa da ribelle. Dieci persone avevano cliccato su LIKE. Tutte ragazze. Buon segno. Come status del giorno postò una frase di Nietzsche scritta su un poster appeso davanti a lui, un regalo di Connor: «Il deserto cresce: guai a colui che nasconde in sé dei deserti»

oppure:

[Jude] Accese il MacBook. Inserì username e password (Anne Hathaway). Quando si aprì la schermata, attivò la connessione wireless. Il solito: controllo nuove mail e Facebook. Una sbirciatina al riassunto delle ultime ore. Rifiutò, come sempre, gli inviti a iscriversi a gruppi per evitare di ricevere tonnellate di spam. Poi sul suo wall. Cinque persone avevano cliccato LIKE sotto l’ultimo post.
Si mise a sbirciare le foto e le info di alcune compagne di scuola. A volte Facebook gli ricordava la bacheca dei trofei della Twindale High: è il trionfo del narcisismo e dimostra che per ogni voyeur ci sono cento esibizionisti pronti a soddisfarlo. Poi decise di fare delle modifiche al suo profilo. Alla voce interests, dopo musica, cinema e night life aggiunse: esoterismo. Ci stava provando, perlomeno. Poi gli venne un’idea. Sul motore di ricerca di Facebook digitò: Golden Dome.

o ancora:

[Jude] Tornò su Facebook e diede una sbirciatina al profilo di Amber. Da un po’ di tempo, quella ragazza continuava a tornargli in mente, chissà perché.
Interests: Wicca, demonologia, magia.
Jude si palpeggiò il pomo d’Adamo, pensieroso. L’aveva sottovalutata. Era ora di approfondire la conoscenza.
In quel momento Facebook gli comunicò che Emily l’aveva confermato come amico. Una miniera d’oro di informazioni su di lei si spalancò sotto i suoi occhi. Lo sguardo corse subito al relationship status… single. Tirò un sospiro di sollievo. Nata il 28 Maggio 1995. Ottimi gusti musicali. Si descriveva romantica e sognatrice. I suoi interessi: leggere, ballare, tennis, barca a vela, film, collezionare sandali, pattinaggio artistico. In ordine sparso.

Nel finale si raggiunge il ridicolo: Jude deve fuggire in Alaska(sic) lasciandosi dietro l’innamorata, in più è probabile che sarà inseguito da tizi con cattive intenzioni e:

Tornato a casa, Jude si collegò a Facebook, rispose ai messaggi inevasi nell’Inbox, diede un’ultima malinconica occhiata alle foto, agli amici, ai post, ai commenti, poi cliccò su SETTINGS, mosse il cursore su ACCOUNT SETTINGS, poi su DEACTIVATE ACCOUNT.
Decise di mettere un po’ d’ordine: raccolse le custodie vuote di cd sparse a terra e le infilò nel raccoglitore a colonna. Inserì nel MacBook il suo album preferito dei Radiohead: Ok Computer. Poi aprì iTunes e creò una nuova playlist, mixando Radiohead, 30 Seconds to Mars, una spruzzatina di glam rock di David Bowie e un paio di notturni di Chopin. Quindi agganciò il cavetto dell’iPod al Mac per trasportare la playlist. L’avrebbe ascoltata durante il lungo viaggio, fino all’Alaska. Se fossi sordo sarebbe come morire, pensò.

Il mondo mi sta crollando addosso, ma connetto il cavetto del mio iPod al mio MacBook e mi carico la playlist fatta con iTunes. Speriamo che almeno la Apple abbia pagato Roma per la pubblicità.

iPad mini
Il nuovo iPad mini: fino a 64GB di memoria, Wi-Fi, Bluetooth, display Multi-Touch retroilluminato LED da 7,9 pollici con tecnologia IPS e risoluzione 1024×768, processore A5 dual-core, fotocamera iSight da 5MP. Tutti i personaggi cool del romanzo usando prodotti Apple, mentre il preside della scuola usa nella biblioteca un computer Acer con Windows. Che sfigato! Nota per i signori Apple che mi leggono: la pagina delle donazioni è qui

La cosa “bella” è che Jude non scopre niente di significativo su Facebook o usando i prodotti della Apple, né Facebook o l’iPhone/iPod/iMac (sì c’è anche l’iMac oltre al MacBook) hanno alcun ruolo nella trama, né questo insistere su Facebook e la Apple aiuta a definire il carattere di Jude.
Sono passaggi messi così come capita, perché uno scrittore dal talento puro & sicuro non ci arriva a capire quali scene servono nell’architettura complessiva e quali si possono, si devono tagliare. Non arriva neanche a capire quali scene sono almeno interessanti. Nulla. Scrive come gli viene: Jude torna a casa da scuola e guarda Facebook, perché sì, cosi come Bryan si concentrava sulla pasta al sugo. Scrivo tutto quello che mi passa per la mente e bene così.

Ci sono poi le solite spruzzate di inforigurgito che sono sempre ottime per accumulare parole inutili. Per esempio:

Lo chiamavano John Doe. Il nome utilizzato nel gergo giuridico statunitense per indicare una persona dall’identità sconosciuta, come, per esempio, nel caso di ritrovamento di un cadavere non identificato. Come dire: Mr. Nessuno.

Un bel chissenefrega? Rifacendo l’esempio del cinema già fatto a suo tempo nell’articolo sul mostrare: immaginate di guardare un film, appare un nuovo personaggio ed ecco spuntare il regista con un cartello dove è scritto il nome del personaggio e perché si chiami così. Sarebbe ridicolo. Lo è anche in narrativa.

Piccolo Quiz

Piccolo quiz: in effetti, in un film horror stupido ma divertente di alcuni anni fa, ogni volta che entrava in scena un nuovo personaggio compariva una scheda con dati personali e commenti ironici. Sapete il titolo?

mostra la risposta ▼

Escluse le scene inutili, il resto del romanzo è un collage di scene cliché già viste in un’infinità di film e di telefilm. C’è la scena dove il nostro eroe usa i suoi poteri maggici per picchiare il bullo della scuola, la scena dove il nostro eroe usa ancora i suoi poteri maggici per umiliare il bullo della scuola a biliardo, la scena dove il nostro eroe è punito ingiustamente dal preside per aver picchiato il bullo di cui sopra in quanto il padre del bullo è il più ricco della città, ecc., ecc. Sono scene ricalcate su modelli già visti senza neanche un pizzico di originalità e senza neppure la pezza dell’autoironia.
Forse è meglio cosi: quando Roma cerca di essere originale i risultati sono atroci. Per esempio, poteva mancare un interrogatorio con il poliziotto buono e il poliziotto cattivo? No. Solo che Roma decide di far convivere entrambi i poliziotti nello stesso personaggio, il John Doe di cui ho già accennato, quello che, mi preme ribadirlo, ha un nome che viene usato nel gergo giuridico statunitense per indicare una persona dall’identità sconosciuta, come, per esempio nel caso di ritrovamento di un cadavere non identificato, insomma un Mr. Nessuno – sì, questo inciso è fastidioso, incisi così sono fastidiosi anche quando appaiono nei romanzi, magari gli scrittori all’ascolto una buona volta lo capiranno. In ogni caso, il poliziotto buono/cattivo di Roma è questo:

«È acqua passata», tagliò corto John Doe. «Io sono qui per un’altra ragione. Tu conosci un ragazzo di nome Jude Westwick?»
Eric impallidì di colpo, come se l’avesse schiaffeggiato. «Sì, lo conosco. Perché le interessa?»
«Non sono affari tuoi», John Doe, all’improvviso, aveva cambiato tono di voce. Amava il giochetto dello sbirro buono e quello cattivo: con una scissione schizofrenica interpretava entrambi i ruoli. «Raccontami cosa sai di Jude Westwick.»
[...]
John Doe si umettò un dito, e lustrò il cristallo dell’orologio. «Ora devo andare. Mi sei stato molto utile», disse lo sbirro buono. «Ma mi raccomando: non una sola parola con i tuoi amici sul nostro incontro. Mi sono spiegato?» aggiunse lo sbirro cattivo.
«Certo», balbettò Eric. Grande, grosso e fifone.
«Mi sono spiegato?!»
Eric annuì tre volte.
Lo sbirro buono gli diede un buffetto sulla nuca. «Bene. In fondo, sei un bravo ragazzo.»

Notare la “schizofrenia”: il poliziotto cattivo aggiunge “?!” al termine delle battute oppure addirittura chiarisce, con improvviso cambio di tono di voce, che certe cose non sono affari dell’interrogato. Da brividi!

Questo John Doe, oltre a essere un agente dell’FBI specializzato negli interrogatori – “In realtà, non era solo bravo: era il migliore.” –, lavora anche per i Penitenti Bianchi, una setta segreta che si oppone alla Golden Dome.
John Doe:
1) È convinto che Shaitan porterà alla fine del mondo o giù di lì.
2) È stato indottrinato fin da piccolo a credere al punto 1).
3) I suoi genitori sono stati uccisi da Shaitan quando Jude era ancora neonato.
John Doe riesce a catturare Jude incarnazione di Shaitan…

L’uomo gli piegò un braccio dietro la schiena, con una mossa da poliziotto, e gli infilò una manetta. Quando Jude si voltò per vedere chi era, quello gli spruzzò in faccia uno spray urticante al peperoncino. Il bruciore lo privò della lucidità per alcuni secondi, sufficienti a essere spinto sull’altra sedia, ed essere ammanettato.

(parentesi di apprezzamento per il Davide Roma alle prese con le scene d’azione: sono così coinvolgenti ed emozionanti! Qui per esempio lo senti proprio il dolore del braccio piegato dietro la schiena e ti sembra proprio che anche a te brucino gli occhi per colpa dello spray. Santiddio.)

… ed è a un passo da ucciderlo. Cosa fa?
Come nelle scene di questo tipo più cliché che si possano immaginare, John Doe si mette a chiacchierare, a spiegare a Jude come ha fatto a catturarlo, vuole sottolineare che lui è un Buono e non farà male ai genitori di Jude, ecc. Finché, puntuale, non giunge il Deus Ex Machina a salvare Jude: senza ragione arrivano di corsa Amber e Liana(sic) che mettono fuori combattimento John Doe.

«Amber ha fatto un sogno. Una premonizione. Non ne era sicura. Quando mi ha chiamato per chiedermi un consiglio, ho capito tutto, e ci siamo precipitate qui», spiegò Liana.
«Come facevi a essere sicura che non fosse un semplice sogno?» [disse Jude]
«Gemini
«Cosa?»
«Tu e Amber siete legati in qualche modo, come anime gemelle. Può capitare, nel mondo della stregoneria. Viene chiamato ‘vincolo Gemini’.»

Se almeno ci fosse dell’ironia in tutto ciò, se l’autore strizzasse l’occhio al lettore ammettendo la banalità di quanto avviene, forse un mezzo sorriso ci starebbe. Ma qui è tutto serio. Stupidamente serio.

Fotogramma da Shaitan
Un fotogramma da Shaitan, film indiano di un paio di anni fa. Come Jude, i signori qui sopra devono combattere i loro demoni interiori

Tra una scena inutile e una scena cliché, una scena idiota e una solo scema, si possono gustare alcuni dei dialoghi più insulsi che mi sia mai capitato di leggere. Dialoghi che sono domande e riposte a raffica, molto poco naturali, e che suscitano un interesse pari a zero. Per esempio, questo è il primo dialogo tra Emily e Jude:

Jude uscì. Due ragazzi si lanciavano un frisbee. Emily era là, seduta su una panchina, con le poesie di Sylvia Plath in mano. Quando le fu davanti, la sua ombra le impedì per un istante di leggere.
Lo riconobbe. «Tu…»
«Ti stavo cercando.»
«Perché?»
«Sei sparita. Mi chiedevo dove fossi.»
Emily chiuse il libro. Lo guardò severa. «Non mi piace la violenza.»
«Neanche a me.»
«Cosa?» Sembrava sgomenta. «Mi prendi in giro?»
«No.»
«Mi piacevi molto. Almeno finché non hai fatto a pugni. Ero convinta che fossi diverso.»
«Da chi?»
«Da Eric, da tutti gli altri.»
«Lo sono.»
«Sì, tu sei più forte.»
«Stava picchiando il mio migliore amico. Cosa avrei dovuto fare? Tutte le storie sulla non violenza vanno bene, se ti piace essere preso a calci nel sedere. Poi c’è un’altra ragione.»
«E cioè?»
«Tu.»
Emily si puntò un dito contro. «Io?»
«Mi stavi guardando. Non volevo, ecco…» si grattò la testa, imbarazzato. «Non volevo fare la figura del perdente.»
Lei fece una risatina che si levò nell’aria come un trillo. «Una prova di forza per fare colpo?»
«Be’, sai, a volte i ragazzi sono un po’ stupidi. Ragionano come cavernicoli.»
Un sorriso lampeggiò sciogliendo l’espressione di rimprovero sul volto di Emily.
«Ehi?»
«…»
Ora si lanciavano occhiate mordi-e-fuggi, come se fossero incapaci di fissarsi a lungo negli occhi.
«Cosa pensi?»
«Hai fatto bene a dargli una lezione. Se la meritava proprio.»
«Hai cambiato idea?»
«No, volevo vedere come reagivi alle critiche. L’autoironia è importante. Chi l’avrebbe mai detto, stai guadagnando punti…»
«Quanti?»
Tamburellò, pensierosa, sulla copertina del libro. «Non si sa.»
«Sei una che non si sbilancia. Cosa stavi leggendo?»
«Poesie. In realtà, stavo scrivendo. Ho il vizio di scrivere sui margini dei libri.»
«Un diario?»
Schioccò le labbra. «Haiku.»
Jude non disse niente.
«È un genere letterario giapponese. Poesie di tre versi e diciassette sillabe.»
«Solo tre versi… e ti bastano?»
«Di solito.»
«Posso leggere?»
«Se ti va.»

In realtà continua, ma ho tagliato qui, tanto l’andazzo è sempre quello. Il mio scambio di battute preferito direi che è:

«Ehi?»
«…»

Solo un talento puro & sicuro saprebbe catturare così bene il feeling che si crea tra due persone che stanno per innamorarsi. Circa.

Jude e Amber:

«Ho ricevuto il tuo messaggio.» [disse Jude]
Amber abbassò l’altra gamba, si voltò e guardò in basso. «Lo so.»
«Di cosa volevi parlarmi?»
«Prima aiutami a scendere.»
Jude si avvicinò. Amber si puntellò sulle sue spalle e gli finì in braccio, civettuola. Gli sfiorò quasi le labbra, e per un attimo a Jude venne voglia di baciarla. Ma Amber si ritrasse e appoggiò i piedi a terra. C’era una strana intimità con lei, come se di colpo solo con Amber Jude sentisse di poter essere davvero se stesso.
Jude si schiarì la voce. «Allora?»
«Quello che è successo stamattina.»
Lui si spazientì. «Ancora con questa storia. Sembri mia madre.»
«Ah, che carino! Per me è una grande soddisfazione ricordarti la mamma! Eric sta raccontando in giro che l’hai colpito con un tirapugni che, in qualche modo, doveva essere arroventato da una parte.»
«Eh?»
«Questa è la spiegazione che è riuscito a darsi. Aveva una specie di bruciatura sul petto. Ma noi due sappiamo che non è andata così. Tu non l’hai nemmeno toccato, vero?»
«Non so di cosa stai parlando.»
«Parlo del Sentiero della Mano Sinistra.»
Jude rimase di sasso. «Dove vuoi arrivare?»
«Stai studiando la magia della Golden Dome, vero?»
«Come hai fatto a capirlo?»
«È il mio campo», sorrise maliziosa. «Ti ricordi quando le Glam si sono ammalate di morbillo, il giorno prima del ballo di primavera dello scorso anno?»
Jude annuì.
«Una fattura. Perché non le sopporto. Come tu non sopporti Eric. Sono stata più buona di te!»
«Cosa sai della Golden Dome?»
«È il più potente ordine magico del mondo.»
«E tu come fai a conoscere queste cose?»
«Frequento una libreria esoterica che sembra uscita da un altro mondo. Se vuoi, ci possiamo andare.»

Su 21 battute, 10 sono domande. Come spiegavo nell’articolo dedicato ai dialoghi, questo modo di far parlare i personaggi alla lunga annoia, perché ogni risposta diretta diminuisce la tensione. Ma ammetto che è un concetto non elementare, forse Raul Montanari non lo insegna.

Una bizzarria dei dialoghi di Roma è che quando ci sono più di tre personaggi in una scena, le battute vengono messe in bocca a persone generiche. Per esempio, Emily partecipa a un pigiama party delle Glam, “quattro fanatiche di moda che si credevano il meglio della scuola”, quattro non centonovantasette, e:

Emily era l’oggetto della curiosità. Le Glam erano sedute in cerchio, e la scrutavano.
[...]
«Com’è, com’è, com’è?» le chiese una Glam.
[...]
«Che carino», sospirarono all’unisono le Glam.
[...]
«Sì sì sì!» chiocciarono in coro le Glam.
[...]
«Ma quanto sei cotta!» commentò una Glammy.
[...]
«E chi sarà mai, Harry Potter?» commentò una Glammy, e tutte scoppiarono a ridere, compresa Emily.
[...]
Poi una Glammy ridiventò seria e chiese di nuovo: «Dài, racconta. Cos’è in grado di fare?»

Tu vai a una festa in casa di quattro persone e non sai neanche come si chiamano? In un’altra occasione, Connor, il padre di Jude, è a una riunione di congiurati, gente di cui si fida, e che dunque deve per forza conoscere, e anche qui parlano delle persone generiche, quasi che a fare certe battute fosse una voce dal cielo.

Questo tipo di problemi nasce dal fatto che Roma non sa gestire il punto di vista. All’inizio dicevo che usa un narratore onnisciente, ma non è una scelta consapevole: alcuni capitoli sono scritti dal punto di vista di un personaggio e si rimane sempre con lui; altri sono scritti con il punto di vista di un personaggio ma di punto in bianco si entra nella testa di altri; in diverse occasioni ci sono intromissioni del narratore; ecc. Insomma è scritto come capita. Ed è per questo che le Glam o i congiurati non hanno nome: Roma non ha ragionato su quello che il suo punto di vista nelle due occasioni (Emily e Connor) saprebbe, comportandosi di conseguenza, ha solo buttato giù la scena come gli passava per la testa, senza nessuna attenzione. Giustificabile per un autore al primo romanzo. Un po’ meno quando sei un talento puro & sicuro, hai frequentato la scuola di scrittura di Raul Montanari, hai avuto l’editing di un’agenzia editoriale e di una casa editrice.

La gestione alla cazzo di cane del punto di vista influisce negativamente anche sulla trama. In Bryan di Boscoquieto una delle cose buone, forse l’unica, era l’incertezza su chi fossero i veri cattivi: magari Bryan, pur in buona fede, era al servizio del Male. Ne Il bacio di Jude ci sarebbero le stesse premesse, con Jude incerto su quale fazione tra i Penitenti Bianchi, la Golden Dome e i suoi genitori sia effettivamente dalla sua parte, e quale fazione invece cerchi di fregarlo. Ma dato che finiamo per entrare nella testa di tutti i personaggi, si sa chi è Buono e chi è Cattivo, e perciò la suspense si riduce a niente. Se fossimo rimasti sempre nella testa di Jude – non sarebbe stato difficile organizzare il romanzo in questo modo – la vicenda sarebbe risultata molto più interessante, magari un pochino avrebbe incuriosito riguardo ai suoi sviluppi. Invece così com’è siamo in pieno: “E allora?”. Era dai tempi della Strazzu che non leggevo un romanzo dove mi importasse così poco dei personaggi e di quello che succede loro.

* * *

Tirando le somme, Il bacio di Jude è uno dei romanzi più brutti che mi siano capitati in questi anni. Se dal punto di vista stilistico la scrittura, pur rimanendo di livello scarsissimo, non è così repellente come in altri casi – vedi Il silenzio di Lenth –, dal punto di vista delle idee il romanzo è un disastro completo. Non c’è proprio neanche mezzo spunto interessante. Proprio niente niente.

È un romanzo di un’ingenuità sconfortante. Come se l’autore avesse fatto copia/incolla di una serie di scene che pensava “fighe” prese da questo o da quel film e le avesse cucite assieme con spezzoni di vita quotidiana all’insegna della noia. Persino se Roma fosse adolescente – e non lo è, ha trent’anni – certi passaggi suonerebbero infantili. D’altra parte, come più volte constatato, l’età anagrafica non conta molto, quello che importa sono gli anni di studio e di esercizio.
Lo studio include il leggere nell’ambito nel quale si vuole scrivere. O almeno farsi un giro nelle librerie a vedere cosa vendono nel reparto fantasy. Fa specie sentire Roma, nella già citata intervista, parlare del massimo della banalità riferito al:

[...] millesimo commissario cliché che indaga sul millesimo caso di omicidio.

e poi aggiungere che lui invece ha come specialità mixare(sic) i generi:

Ad esempio un telefilm per adolescenti come Dawson’s Creek con un romanzo gotico come Dracula.

Ovvero stiamo parlando di paranormal romance adolescenzialvampiresco, uno dei (sotto)generi più inflazionati degli ultimi anni. Come si fa a essere contro la banalità e poi adagiarsi a sfruttare il filone più banale che esiste?

Devo però ammettere che Jude non è un vampiro: da alcuni riferimenti nel finale del romanzo, pare che Shaitan sia un demone alieno. Non che all’atto pratico cambi molto, e tra l’altro il tema “il Diavolo è un extraterrestre” non è precisamente nuovo, ha una sua bella storia da Le guide del tramonto di A.C. Clarke fino a Origin di Konrath.

E per concludere:

Jude vide se stesso alzarsi dalla poltrona, voltare le spalle al sindaco, raggiungere il terrazzo e gettarsi giù. Sembrava la sequenza, mozzafiato, di un film.

Sarebbe davvero bello se si potessero scrivere scene che sembrano sequenze mozzafiato di un film semplicemente dicendo che lo sono. Beata ingenuità.

* * *

Per cui vale la pena frequentare le scuole di scrittura? Dato il livello raggiunto dal suo allievo più brillante, no di sicuro quella di Raul Montanari. Per le altre mi riserbo nuove recensioni.
Questo nell’ottica dell’imparare a scrivere. Se poi lo scopo è farsi amyketti utili per una pubblicazione, allora può valere la pena.


Approfondimenti:

bandiera IT Il bacio di Jude su Amazon.it
bandiera IT Il bacio di Jude su anobii
bandiera IT La pagina Facebook dedicata al romanzo
bandiera IT Bookteaser del romanzo su YouTube
bandiera IT La prime pagine del romanzo leggibili online
bandiera IT Il sito di Davide Roma

bandiera EN Shaitan su Wikipedia
bandiera EN Kill the Dead su Amazon.com
bandiera IT La recensione de Le guide del tramonto del Tapiro

 

Giudizio:

Niente. -1 Un sacco di scene inutili.
-1 Un sacco di scene cliché.
-1 Le scene romantiche fanno piangere.
-1 Le scene d’azione fanno ridere.
-1 Romanzo noioso come pochi.
-1 Neanche mezza idea originale.
-1 Uso balordo delle figure retoriche.
-1 Dialoghi pessimi.
-1 Punto di vista gestito come capita.

Nove Gamberi Marci: clicca per maggiori informazioni sui voti4

Scritto da GamberolinkCommenti (76)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Il Crepuscolo del Fantasy

Copertina de Gli Eroi del Crepuscolo Titolo originale: Gli Eroi del Crepuscolo
Autore: Chiara Strazzulla

Anno: 2008
Nazione: Italia
Lingua: Italiano
Editore: Einaudi

Genere: Fantasy, Elfi
Pagine: 772

Per tutti quelli che hanno a cuore il mio tempo libero, che si preoccupano che io sprechi la mia giovinezza a scrivere critiche inutili, ecco una recensione veritiera, precisa e di poche parole de Gli Eroi del Crepuscolo:

Gli Eroi del Crepuscolo è una schifezza.

Contenti? Avete la vostra recensione, potete chiudere la finestra del browser e passare ad altro. Se invece decidete di continuare, è una vostra scelta, non vi sto puntando una pistola alla tempia, perciò evitate di venire a rompermi l’anima riguardo quello che avrei o non avrei dovuto fare.

Piccola premessa

Nel corso della recensione non farò alcun riferimento all’età dell’autrice. Com’è giusto che sia: non credo che cambi per nessuno l’esperienza di lettura sapendo che l’autore ha 17 anni piuttosto che 71. O è un bel romanzo o non lo è, non importa chi l’ha scritto.
Tuttavia voglio prendere ad esempio la Strazzulla per rimarcare una certa differenza di mentalità fra gli autori nostrani e anglosassoni. Differenza che secondo me è una delle ragioni per cui gente come Crichton vende milioni di copie anche da noi, ma nessun nostro autore vende milioni di copie in Inghilterra o in America.

Come già avevo ricordato, la Strazzulla, alla presentazione del suo romanzo, ha rilasciato alcune dichiarazioni sulla scrittura che ho trovato poco condivisibili:

[...] chi scrive scrive per sé, scrive perché gli piace scrivere, perché scrivere non è una cosa che s’impara, è una cosa che ti viene, è come uno starnuto, è come una risata, ti esce, è lì, devi pigliare una penna e scrivere.

Sfogliando il volume The Essential Ellison: A 50 Year Retrospective ho trovato questa lettera di un giovanissimo Harlan Ellison, indirizzata alla rivista Writer’s Digest:

bandiera EN Dear Editor:
I’ve been following W.D.’s wonderful material for years now, and couldn’t resist sharing the glad news with you. I’ve made my first sale, and I owe every bit of the kick I get out of it to good old DIGEST. Of course it was only six dollars, but I’m on my way. I’m only sixteen years old, so this means a lot to me. Everything in the DIGEST is tremendously helpful to young writers like me, so keep it coming.
Harlan Ellison

bandiera IT Caro Editor:
Seguo i meravigliosi contenuti del W.D. ormai da anni, e non ho resistito alla tentazione di condividere con voi la bella notizia. Ho venduto la mia prima storia, e il merito è tutto del buon vecchio DIGEST. Naturalmente si tratta di soli sei dollari, ma sono sulla giusta strada. Ho solo sedici anni, perciò significa molto per me. Ogni cosa nel DIGEST è tremendamente utile per i giovani scrittori come me, continuate così.
Harlan Ellison

L’Ellison sedicenne già da diversi anni seguiva una rivista di scrittura per imparare, la Strazzulla è nata “imparata” e scrive a furia di starnuti e risate. La differenza si vede, o meglio si legge.

Il video con le affermazioni “incriminate” della Strazzulla

Un romanzo da manuale

Un mondo abitato da elfi debosciati (qui chiamati Eterni) è minacciato dalla Tenebra, malvagia creatura, incarnatasi nel Signore delle Tenebre (d’oh!), all’anagrafe “Gylion Cuore di Ghiaccio”. I piani del Signore delle Tenebre sono tanto precisi quanto terrificanti:

A dispetto di quel che lasciava intuire, non gli interessava il potere, né la vendetta. Quello che voleva era la completa distruzione di tutto ciò che di buono poteva esistere, il trionfo del male, l’annullamento definitivo di felicità, amore, pietà, speranza.

Per fortuna a difendere felicità, amore, pietà, speranza, democrazia e diritti degli animali, ci sono quattro baldi giovanotti adolescenti (in realtà hanno 300 anni circa, ma un elfo di 300 anni in rapporto agli altri della sua specie è più o meno come un umano di 16).
A guidare il gruppo, Lyannen, figlio di un’umana e di un elfo. Ovvero un mezzelfo! Lyannen si nota subito fra i suoi compatrioti perché gli altri hanno i capelli color oro, lui li ha corvini, gli altri sono alti due metri e mezzo, lui solo poco meno di due, gli altri sono nipoti del Re, lui è solo figlio del più importante generale dell’intero Reame, gli altri sono immortali, e lui pure, perché è uno dei pochi meticci con il tratto genetico dell’immortalità. Ah, è anche amante della principessa Eileen, sebbene sia un amore proibito (Ohhh!!!) Da non sottovalutare la sua abilità di spadaccino e l’essere uno dei pochi elfi (mezzi o no) a poter usare la magia, seppur inconsciamente.
Alto, bello, buona famiglia, immortale, schermidore provetto, mago, amante della principessa: secondo la pubblicità lui e amici sarebbero “[...] tutt’altro che gli eroi stereotipici cui la letteratura fantasy, e non solo, ci ha abituati.” Secondo Rosella Postorino, editor del romanzo, “Negli Eroi del crepuscolo, non sono gli eroi, appunto, a salvare il Reame, ma sono i reietti, gli scarti, gli incompetenti, i diversi, i giovani: gli adolescenti.”
Alto, bello, buona famiglia, immortale, schermidore provetto, mago, amante della principessa: uno così lo definirei proprio un reietto, o forse uno scarto, “diverso” ci può stare, così com’è “diverso” il Sultano del Brunei.

Il sultano del Brunei
Il Sultano del Brunei: tipico adolescente?

Le parole della Postorino sono la ragione per la quale così tante mie recensioni sono brutali: mi procura enorme fastidio sentire la gente mentire o raccontare stronzate con l’unico scopo di vendere, di guadagnare, di intascare un euro in più. Un minimo di dignità, che diamine!
Senza contare che anche la storia del “perdente” che diventa eroe è di per sé un cliché.
Dunque abbiamo una banda di eroi banali e stereotipati che cerca, senza riuscirci, di imitare una banda di eroi banali ma che seguono altri stereotipi. Geniale!

Gli Eroi del Crepuscolo è una presa per i fondelli. È stato preso un celeberrimo articolo, in Rete da anni, How to write a best selling fantasy novel, e lo si è seguito quasi alla lettera. Peccato quello sia nelle intenzioni dell’autore un articolo ironico.

Qualche citazione a caso.

How to:

bandiera EN Despite the need to keep the book long, some bits are just too hard to write. A thousand mile journey by foot is long, but easy to write. Battles on the other hand are hard because there’s a lot going on and you probably require some knowledge of military strategy. So if you’re writing a battle scene and it’s just getting too hard, simply have the hero suffer a wound and lapse into unconsciousness [...] Next thing our hero wakes on a white alabaster slab in the Healing Room where the Pure Maiden Warrior tells him that the battle is over and, Guess what? They won! Result: you’ve saved 50 pages of intricate military description.

bandiera IT Nonostante la necessità di mantenere il libro lungo, certe parti sono semplicemente troppo difficili da scrivere. Un viaggio di mille chilometri a piedi è lungo, ma facile da scrivere. D’altro canto le battaglie sono difficili da scrivere, perché sono piene d’azione e probabilmente richiedono che abbiate una qualche conoscenza delle strategie militari. Così, se state scrivendo una scena di battaglia e sta diventando troppo difficile andare avanti, semplicemente fate in modo che l’eroe si becchi una ferita e perda conoscenza [...] Subito dopo il nostro eroe si ritroverà sveglio su una tavola di alabastro bianco nell’Infermeria; la Guerriera Vergine lo informerà che la battaglia è finita e, indovinate? Hanno vinto! Risultato: vi siete risparmiati 50 pagine di intricate descrizioni belliche.

Strazzulla:

Barcollò di nuovo, e l’uomo accanto a lui dovette sorreggerlo. Lyannen sbatté le palpebre. Forse stava sognando. Tutto girava, intorno a lui. Chiuse gli occhi e si abbandonò tra le braccia dell’uomo. [...] Lyannen sbatté le palpebre due, tre volte. Era adagiato tra morbide lenzuola di lino, i capelli sparsi sul guanciale. Nell’aria c’era un forte odore di medicinali. La stanza era in penombra, illuminata da torce, ma guardandosi attorno vide altri letti accanto al suo. Doveva trovarsi in un’infermeria. [...] Un pensiero gli attraversò la mente, rapidissimo. – La battaglia là fuori? È finita? Abbiamo vinto?
– Magari, – esclamò il Capitano. – Siamo rientrati prima che facesse buio e abbiamo barricato il portone a Sud come potevamo, ma quelli continuano con le frecce, e hanno ricominciato anche con le scale.

In effetti la Strazzulla non fa vincere ai Buoni la battaglia fuori scena, ma solo perché prepara una sorpresona al lettore: uno dei più beceri deus ex machina mai concepiti!

How to:

bandiera EN It will be necessary to create Bad Expendables. These are the orcs, goblins, trolls, dragons, wights or any other creatures that we are happy to kill in their thousands. They are usually black, hairy, sweaty or in some other way unacceptable by middle class Caucasian standards. Often they are deformed, based on the traditional belief that an ugly body reflects an ugly soul. It is our way of doing a service to the sick and disabled by reminding readers that people who are disfigured look that way because they’re evil.

bandiera IT Sarà necessario creare Malvagi Sacrificabili. Costoro sono orchi, goblin, troll, draghi, wight e altre creature che saremo felici di uccidere a migliaia. Normalmente sono creature nere, pelose, sudate o in qualche altra maniera poco accettabili per gli standard della classe media bianca. Spesso queste creature sono deformi, sulla base della tradizionale credenza che un corpo orribile riflette un’anima orribile. È il nostro modo per aiutare i malati o i disabili, ricordando ai lettori che se una persona ha un aspetto poco piacevole è dovuto al fatto che è una persona malvagia.

I Buoni sono alti, belli, capelli dorati al vento, fieri, muscolosi; i Cattivi brutti, deformi, putridi. Al massimo un brutto può essere raggirato e servire i Buoni come schiavo o poco più (i poveri Droqq). La Strazzulla è adamantina su questo punto:

E poi ci sono Brandan Fierolampo e Venissian l’Arciere, e Leidhall di Mymar, in persona! Vengono per combattere ovviamente: pare che il nemico arriverà qui a giorni. Figurati che c’è anche il Sire, tutto vestito di bianco, con Alvidrin che gli regge lo stendardo. Uno spettacolo. Sono così belli che inizi a chiederti come è possibile che stiano perdendo la guerra.

Ma niente paura! I Belli alla fine vinceranno, mentre i Brutti finiranno tutti quanti bruciati vivi, com’è giusto che sia. D’altra parte:

Lyannen non era mai parso bello come in quel momento, mentre da solo sbaragliava i pixies confusi e spaventati, menando fendenti a destra e a manca, i capelli scompigliati, gli abiti e la pelle luridi di sangue e di polvere. Quando infine con un solo colpo tagliò di netto le teste di due folletti, i tre o quattro pixies superstiti lasciarono cadere le armi e scapparono senza ritegno, andando a rifugiarsi nel bosco.

Quello che mi disturba in questo passaggio non è tanto l’esaltazione della violenza (cosa rende una persona più bella se non il decapitare nemici confusi e spaventati?), esaltazione perpetrata dal Narratore in persona, quanto la banalità di tutto ciò. Come ricordato anche dall’articolo, è cliché scontatissimo quello di Bello = Buono e Brutto = Cattivo. Sarebbe ora di andare oltre…

Uno gnometto
Uno gnometto. Avanti, Lyannen, fai vedere quanto sei uomo elfo, ammazza anche lui mentre scappa spaventato!

How to:

bandiera EN If Wizards and Lords actually used their magical powers they wouldn’t need the Loser/Hero to save them and the book will be over in a hundred pages. So, although wizards can bring trees to life, summon spirits from earth and sky, they have to use guile to defeat the stupidest troll.

bandiera IT Se i Maghi e i Signori effettivamente usassero i propri poteri magici, non avrebbero bisogno che lo Sfigato/Eroe li salvasse, e il libro sarebbe concluso in un centinaio di pagine. Così, sebbene i Maghi possano animare gli alberi ed evocare gli spiriti della terra e del cielo, devono farsi aiutare da un gonzo per sconfiggere anche il più stupido dei troll.

Nel romanzo della Strazzulla, il Solitario, uno dei personaggi, si trova fin dall’inizio in possesso di un oggetto magico, un talismano, di potere assoluto, “E ho pensato che avresti creduto che quel talismano potesse fare qualsiasi cosa. In effetti poteva farlo [...]“, il talismano può addirittura uccidere un (semi)dio; con un singolo atto di volontà il Solitario potrebbe concludere la guerra, ma:

– Il punto è, – proseguì il Solitario, – che molto spesso è utile avere la magia a disposizione senza saperlo. Molte persone, pensando di poter contare sulla magia in ogni caso, ne diventano dipendenti. Si affidano sempre alla magia e sono incapaci di andare avanti da soli quando non possono usarla. E, fattelo dire da uno che usa la magia da sempre, non conviene affatto affidarsi a una forza del genere. Meglio contare su se stessi. –

In altri termini, non credo sia giusto che siano dati antibiotici e altri medicinali ai malati: perché altrimenti quelli si abituano, e poi quando ne sono privi non sanno più come tirare avanti. Meglio una guerra lunga anni, un numero incalcolabile di morti, città distrutte e interi popoli annientati, piuttosto che diventare dipendenti della magia… Ovviamente Slyman, l’allievo del Solitario, la persona alla quale il Solitario si sta rivolgendo, accetterà senza batter ciglio le sagge parole del maestro.

How to:

bandiera EN Note: the Enemy’s fatal flaw will always be that he is over-confident.

bandiera IT Nota: il difetto fatale del Nemico sarà sempre la sua troppa sicurezza.

Strazzulla:

– Eileen, – ripeté. [...] – Dimmi dov’è Eileen, maledetto!
Questa volta fu Gylion a ridere. [...] – Ma sì, in fondo penso che te lo dirò, – concluse Gylion a sorpresa. Si accarezzò il mento liscio, senza smettere di sorridere in modo inquietante. – Tanto poi a chi andresti a dirlo? I morti non parlano –. [nota: qui oltre all’eccessiva confidenza c’è anche la cosa da non fare numero 7 per gli aspiranti Evil Overlord]

In realtà, al di là di questa citazione, Gylion perde perché si fida ciecamente del suo unico amico, il demone Scrubb. Scrubb, senza nessun buon motivo, lo tradirà.
E visto che ne parliamo, l’ottimo finale del romanzo è il seguente: i Buoni stanno perdendo la battaglia finale, Lyannen sta per essere ucciso; a questo punto Scrubb decide appunto di cambiare bandiera. Con assoluta nonchalance scatena fiamme magiche che:

  • Uccidono i soldati delle Truppe Nere (sì solo loro, la fiamma brucia solo i malvagi i brutti).
  • Uccidono Il Signore delle Tenebre (sì, così come se niente fosse).
  • Liberano Eileen dalla prigione senza uscite dov’era tenuta.

Fino alla pagina precedente Scrubb lavorava per i Cattivi. Come nel caso del Solitario, Scrubb avrebbe potuto usare la sua di magia a pagina 1, e ammazzare così tutti i Buoni. Ma perché privare il lettore di questo delizioso deus ex machina?

È sempre la solita solfa

Potrei fare copia/incolla dalla recensione di Nihal della Terra del Vento, e, cambiando le citazioni, potrei lasciare il testo identico. Con questo non voglio dire che Gli Eroi del Crepuscolo sia al livello dell’esordio della Troisi, voglio dire che è peggio. Sono presenti tutti i difetti già visti in Nihal, e manca invece il ritmo della Troisi, che almeno in quel romanzo riusciva a tenere lontana la noia. Da un punto di vista linguistico la Strazzulla è più brava, ha più dimestichezza con le parole, tuttavia non ha la stessa energia della Troisi. Nihal non lascia indifferenti, sebbene per le ragioni sbagliate; Gli Eroi del Crepuscolo è piatto, vuoto, inutile. Roba che si dimentica due giorni dopo averla letta.

Ciò premesso, ripetete in coro con me…

PRIMA DI SCRIVERE OCCORRE DOCUMENTARSI.
Chissà se prima o poi entrerà nella testa di qualcuno. Se si scrive di guerre e duelli (e purtroppo per la Strazzulla tali attività sono parti importanti della sua storia), bisogna conoscere l’argomento, altrimenti si fa la figura dei fessi.
E per l’ennesima volta, tendere un arco richiede forza! Ne richiede tanta!

E allora, all’improvviso, le frecce crosciarono come una pioggia, e il nemico, stupito dall’inaspettata pioggia mortale, si fermò e perse la sicurezza, e tutti levarono lo sguardo al cielo, stupiti. [...] sugli spalti, le mogli, le figlie, le madri avevano preso gli archi dei loro padri, fratelli, figli e mariti, e adesso tiravano sull’esercito nemico.

La popolazione femminile dell’Ultima Città sta riversando una “pioggia mortale” sulle truppe del Signore delle Tenebre, truppe che si trovano ad almeno 100 metri di distanza (ma con ogni probabilità la distanza è maggiore). Be’, è in pratica impossibile. Una persona, senza specifico addestramento, non è in grado di compiere un gesto del genere, e parliamo di anni d’addestramento.
In più, nella società degli elfi, le donne non solo non ricevono addestramento all’uso dell’arco, ma di nessun tipo. Il loro compito è badare alla casa e ai figli, non hanno nessun ruolo civile o militare. Dal fidanzamento fino al matrimonio devono anche girare velate, e si rivolgono al proprio sposo chiamandolo “Mio Signore”. Che bello!

Un brano da un tipico duello in stile “troisiano”, stile qui così ben imitato dalla Strazzulla:

L’essere misterioso aveva attaccato con un guizzo rapidissimo, che Lyannen non si sarebbe mai aspettato, ma dal canto suo Lyannen aveva subito provato una mossa d’alta scherma, e credeva che l’altro avesse notato la sua abilità. Lentamente allontanarono le spade, arretrando di un passo. Si squadrarono ancora, immobili, poi Lyannen tentò fulmineo un affondo. Dimostrando di nuovo una velocità e un’abilità ragguardevoli, l’essere rovesciò la lama e parò il colpo. Si separarono di nuovo, e ripresero a duellare con velocità crescente. Lo scontro proseguiva in un botta e risposta equilibrato: i due contendenti sembravano equivalersi per bravura, all’attacco di uno corrispondeva sempre una pronta parata e risposta dell’altro. Nessuno dei due abbassava la guardia, neppure per un momento, e d’altra parte nessuno dei due aveva davvero cercato di uccidere l’altro, ma solo di disarmarlo, o al massimo ferirlo in maniera non grave.

Valgono sempre le solite considerazioni: innanzi tutto il duello è raccontato e non mostrato. E questo crea non pochi problemi al lettore: Lyannen prova una mossa d’alta scherma, ovvero? Cosa debbo immaginare nella mia testa? “una mossa d’alta scherma” sono solo parole, non sono immagini. Poi è un duello, un’attività emotivamente coinvolgente per i partecipanti, eppure il punto di vista è lontano, un debolissimo Narratore Onnisciente, che ciancia di parate e risposte e uguale abilità, senza però che ci sia alcuna partecipazione del lettore. Non assistiamo (perché non è mostrato) annoiati a uno spettacolo interpretato da gente che non conosciamo.

La prima stoccata arrivò piuttosto alta e non fu affatto il tipo di colpo che [Loredan] si sarebbe aspettato. Fu costretto a fare alta anche la sua parata e il peso che l’altro aveva caricato sulla lama fu tale che con la forza del proprio braccio e del polso quasi non riuscì a defletterla. Gli riuscì in qualche modo, ma fu costretto a fare un passo indietro e due a destra, scoprendosi il petto; non c’era nessuna speranza di un colpo di risposta. Prevedibilmente l’attacco successivo fu basso, ma il fatto che stavolta se lo aspettasse non rese meno complicato il pararlo. Due rapidi passi verso destra lo misero fuori portata, ma la sua guardia era tuttora troppo alta e una ferita al ginocchio destro che era rimasto scoperto, sarebbe stata la fine.
Fortunatamente il suo avversario optò invece per un’altra stoccata alta. Due passi indietro dettero a Loredan abbastanza spazio per parare di prima, caricando la lama di tutto il peso del proprio corpo e deviando così nettamente la spada dell’altro verso destra. A quel punto inclinò il polso per una botta corta, più che altro un fendente con il polso girato, diretto allo stomaco. Il suo avversario arretrò, ma non abbastanza in fretta; la punta della sua spada penetrò di qualche centimetro prima che Loredan la ritirasse [...]

Questo brano è invece preso da Tutti i Colori dell’Acciaio (Colours in the Steel) un fantasy di K.J. Parker. Parker non è un genio della letteratura, è un onesto scrittore, neanche poi tanto bravo. Ma appunto non bisogna essere dei geni per capire che occorre mostrare, che bisogna sapere di quel che si parla, e che è molto più efficace in una scena d’azione mantenere il punto di vista ancorato a un personaggio.

Copertina di Colours in the Steel
Copertina di Colours in the Steel

Ora mi rivolgo alla gentile editor del romanzo, Rosella Postorino, sperando che il mio tono sia abbastanza pacato perché vossignoria possa ritenere opportuno rispondermi. Se né lei né l’autrice ne capite niente di argomento bellico, non sarebbe stato il caso di assumere un consulente? Si risparmiava un po’ sul libretto pubblicitario pieno di disegni a colori, e si pagava qualcuno per dare una sistemata agli aspetti militari del romanzo. Funziona così, quando una casa editrice ha rispetto del pubblico.
E anche in mancanza di ciò, un editor dovrebbe forse correggere quando l’autore, per inesperienza o distrazione, non dipinge al meglio una scena. Gli errori commessi dalla Strazzulla sono elementari.

I problemi dal lato documentazione non finiscono certo qui. Non c’è niente di neanche vagamente razionale nel comportamento degli eserciti in campo. Nel mondo della Strazzulla è bandita ogni genere di strategia, tattica, catena di comando, ordine di battaglia; gli scontri si riducono a enormi risse senza capo né coda. Così come è sconclusionato l’uso dei termini, per esempio qualunque unità militare, da 30 a 5.000 uomini, è sempre un “plotone”.

Aveva gli occhi blu a pagina cinque e verdi a pagina diciotto

Le incongruenze possono essere più o meno gravi. In certi casi possono minare la credibilità della storia (il classico eroe che si salva sparando sette colpi, con una rivoltella che ne tiene nel tamburo solo sei), in altri casi possono solo sfregiarla.
È come andare dal concessionario, uscirne con un’auto nuova e scoprire che la carrozzeria è rigata. L’auto funziona lo stesso, ma non credo che si accetti la situazione con un’alzata di spalle.
Lo stesso vale per i romanzi. Le contraddizione e le incongruenze, anche quando non vitali per lo svolgimento della storia, sono comunque uno sputare in faccia al lettore. Non c’è nessuna buona ragione per la quale autore, editor e chiunque sia stato coinvolto non abbia posto rimedio a tali errori.

Per esempio – e mi si scuserà se metto solo il numero di pagina e non riporto per intero le citazioni, non sono divertenti in sé:

A pagina 71 Vandriyan spiega che per la buona riuscita della missione, la Compagnia dei Rinnegati(sic) dovrà fare affidamento solo su se stessa, e sarebbe controproducente affiancarle personale più qualificato. A pagina 122 viene accolto nella compagnia Ventel, militare di professione, al grido di “più siamo meglio è!” E nel corso della storia chiunque voglia unirsi alla Compagnia sarà accolto. In altre parole sarebbero potuti partire da subito alla testa dell’Alavento (le truppe d’elite del Reame), ma così si sarebbe rischiato di combinare qualcosa, e si sarebbe privato il lettore di un viaggio inutile di 500 e passa pagine…

A pagina 87 è descritta la partenza della Compagnia dei Rinnegati dalla capitale del Reame. I quattro giovanotti sono salutati da due ali di folla esultante, perché tutti sanno che lo scopo della loro missione è salvare la principessa Eileen, rapita dal Signore delle Tenebre. Ma a pagina 110 uno della Compagnia è reticente a rivelare la natura della missione a un suo parente, a pagina 114 Lyannen conferma che sono “partiti in gran segreto”. LOL!

A pagina 200, dopo lo scontro con i folletti cui si è già accennato, la Compagnia decide di seppellire i cadaveri dei nemici. Nessuno pare scosso dal macabro lavoro, non dopo quello che hanno visto in guerra, dopo i mesi passati al fronte. Peccato che nessuno di loro è mai stato al fronte! I quattro sono appena usciti dal collegio militare e non hanno nessuna esperienza di combattimento.

A pagina 325 si parla di una serata estiva molto calda, tanto che Slyman si lamenta. Lo stesso Slyman a pagina 333 è infastidito dalla finestra aperta, con tutti quegli spifferi potrebbe morire assiderato. E si trova in una camera con il camino acceso…

E così via. Certe scene poi sono così campate per aria da essere oltre la contraddizione. La Compagnia dei Rinnegati incontra i centauri. Ventel si fa portavoce presso gli equini perché ne conosce usi e costumi; malgrado ciò, quasi apposta fa infuriare il capo centauro. Durante lo scontro Lyannen combatte contro tre centauri contemporaneamente. Il corpo di uno gli cade addosso, e lui ha tutto il tempo di strisciare fuori, di rialzarsi e di ferire un altro centauro. Quando poi i nostri eroi sono in difficoltà – sul punto di lasciarci la pelle – un misterioso corno risuona nella foresta e i centauri scappano. È in arrivo un grande pericolo deducono quelli della Compagnia, perché solo un grande pericolo può aver terrorizzato i centauri.
Non arriverà nessun pericolo. La storia del corno sarà scordata cinque pagine dopo. Così, senza spiegazioni, senza raziocinio. Un momento sei circondato da centauri imbizzarriti, l’attimo dopo scappano. Ma è tutto ok, è fantasy!!! (per bambini deficienti).

Centauro e amazzone
Un feroce centauro in compagnia dell’amazzone Irdris

Altra roba marcia

Dialoghi insulsi. Quasi tutti i personaggi hanno la stessa “voce”, e sono indistinguibili uno dall’altro quando parlano. Non che si dicano molto, la gran parte dei dialoghi sono uno stucchevole rimarcare l’ovvio:
Narratore: «Gli elfi sono in guerra da quindici anni.»
Primo Elfo: «Lo sai che gli elfi sono in guerra da quindici anni?»
Secondo Elfo: «Sì, sapevo che gli elfi erano in guerra da quindici anni.»
Tra i tanti, spicca un dialogo tra Eileen, la principessa rapita, e il Signore delle Tenebre. Non credo di aver mai letto niente di così balordo, neppure scavando tra le fanfic o l’editoria a pagamento.
Ricordo che Eileen è l’unica erede al trono degli elfi (in realtà non è vero, ma lei non sa dell’altro erede) e che il Signore delle Tenebre è l’incarnazione stessa della Malvagità:

[Il Signore delle Tenebre ha appena accennato alla principessa che Lyannen è partito per salvarla, lei chiede conferma]
Il Signore delle Tenebre non parve per nulla impressionato. – Immagino che sia nelle sue intenzioni, – rispose.
– Non vedo altrimenti perché dovrebbe prendere l’eroica risoluzione di partire dal sicuro asilo della capitale con un paio di fidati amici e dirigersi a nord, convinto che nessuno sappia della sua partenza. [sì è un’altra contraddizione visto che come detto tutti sanno della partenza] Beata ingenuità. Comunque, visto che vi è così caro, cercherò di non distruggerlo [sic] subito, così almeno potrà morire felice dopo avervi rivista per l’ultima volta. Quanto sentimentalismo. Non mi trovate straordinariamente generoso?
Sorrideva. Eileen sapeva benissimo che quella era tutta una provocazione, e che avrebbe dovuto resistere. Ma il pensiero di Lyannen in pericolo, Lyannen che, non ne dubitava, doveva aver davvero lasciato Dardamen per andare da lei, era troppo. [troppo cosa?]
– Voi fate schifo, – disse, tra i denti. – Siete l’essere più disgustoso che questa terra abbia mai visto! Non trovo nemmeno le parole per descrivervi. Siete ripugnante, ecco quello che siete! [e siete vittima di un disdicevole caso di alopecia precoce] Ma state attento, voi e la vostra boria. Non sottovalutate Lyannen, e non sottovalutate gli Eterni. Hanno molte risorse che voi non potete neanche immaginare. Fate attenzione! Quelli che avete di fronte sono i valorosi che già tre volte hanno sconfitto la Tenebra, che era un milione di volte più potente di voi, [Eileen non sa che Il Signore delle Tenebre è la Tenebra!!!] e l’hanno messa in fuga! Credete davvero che si piegheranno di fronte a uno come voi?
– Un po’ di rispetto!
Lo schiaffo bruciò sulla guancia di Eileen con tanta improvvisa violenza da strapparle un piccolo grido. Sulle prime, non riuscì nemmeno a credere che lui l’avesse fatto per davvero; non aveva mai alzato le mani su di lei, in tutto il tempo che l’aveva tenuta sua prigioniera. [oh, no! La principessa ha fatto arrabbiare la Malvagità incarnata, e quella le ha dato uno schiaffo!!! Forte!!! Kome s e' xmessa???]
[...] – Un po’ di rispetto, signorina, quando parli con me.

Dopo dialoghi del genere è naturale voltarsi di scatto alle spalle, si potrebbe sorprendere un folletto del marketing Einaudi che imbraccia una telecamera: «Sorridi, sei su Candid Camera !» Perché appunto una porcheria del genere non può essere altro che uno scherzo di cattivo gusto. A meno che non sia Candid Camera ma Ai Confini della Realtà

Ordini di grandezza. Qui sotto potete ammirare la mappa del mondo dove gli Eroi del Crepuscolo scorazzano.

Mappa del mondo
Un angolo di Sicilia? Clicca per ingrandire

Il riquadro in basso a sinistra ricorda la Sicilia. Ulteriore conferma la si ha tentando di desumere la grandezza del territorio rappresentato. Purtroppo in nessun punto del romanzo vengono fornite distanze precise tra due luoghi, ci si deve accontentare di sapere che il personaggio tal dei tali ha raggiunto la tal città, partendo dalla tal altra, in tot giorni, a piedi o a cavallo. In particolare è utile sapere che l’Esercito Nero, riunitosi presso il Cerchio dei Druidi, potrebbe raggiungere Dardamen in meno di otto giorni di marcia.
Facendo un po’ di conti, si può alla fine desumere che la mappa abbia un lato di circa 370 chilometri. A questo punto si sovrappone la mappa a una vera cartina della Sicilia: con tale chilometraggio, le distanze corrispondono.
Perciò Gli Eroi del Crepuscolo potrebbe essere ambientato in Sicilia in un’epoca mitica, o comunque è ambientato in un mondo delle stesse dimensioni della Sicilia. Niente di male in ciò, è anche un’idea parzialmente originale (già Zuddas aveva ambientato le sue storie di Amazzoni nel bacino del Mediterraneo).

Il problema è che gli elfi abitano la Sicilia da 250.000 (duecentocinquantamila) anni! Non 200 anni, non 2.000, non 20.000, ma 200.000! Ebbene in questo lasso di tempo enorme, i signori elfi non hanno neanche finito di esplorare tutta la Sicilia! Basta dare uno sguardo alla nostra di storia per rendersi conto di quanto sia assurdo tutto ciò… a meno che gli elfi della Strazzulla non condividano con i vampiri della Meyer (a cent’anni ancora al Liceo) un problema di ritardo mentale. Va da sé che non è così piacevole leggere romanzi con protagonisti dei cerebrolesi.

elfi
Sono sempre loro, gli elfi! Con un bel carico di tare genetiche dovuto ai matrimoni fra consanguinei

Fieri guerrieri tra le bolle di sapone. Per carità, ognuno può descrivere la sessualità dei propri personaggi come preferisce, tuttavia un autore deve rendersi conto che in determinati contesti certe scene sono ridicole:

[i protagonisti qui sono Vandriyan e Greyannah, due dei più grandi guerrieri del reame]
Per un po’ Vandriyan fece la spola tra l’acquaio e la vasca da bagno incassata nel pavimento di cotto rosso; portando secchi d’acqua calda. Aveva proprio voglia di farsi un bel bagno come si deve, con i sali profumati, un sacco di schiuma e tutti quei piccoli lussi ai quali gli Eterni tengono tanto. Si era appena immerso, con un sospiro di sollievo, e stava rilassandosi tra nuvole di schiuma candida [sob] quando sentì qualcuno tirare il chiavistello ed entrare a lunghi passi ticchettanti nell’anticamera, senza bussare né chiedere permesso. Imprecò a mezza voce, infastidito. Detestava essere disturbato mentre faceva il bagno.
Sempre senza bussare, il misterioso visitatore aprì la porta della stanza da bagno e comparve sulla soglia, alta silhouette scura. Vandriyan imprecò di nuovo.
– Ma insomma, è questo il modo… – cominciò, polemico. Poi alzò lo sguardo verso l’uomo sulla soglia. E la sua espressione corrucciata cedette il posto a un largo sorriso.
– Bella accoglienza mi tocca ricevere, signor Capitano! – esclamò allegro il Luogotenente Greyannah. – O forse vi spiace rivedere un vecchio amico?
[...]
Era identico a quando Vandriyan l’aveva visto per l’ultima volta. Alto, con un bel fisico muscoloso da combattente e un incarnato chiaro ma non pallido, aveva un aspetto nobile e severo, e insieme un po’ stravagante. Il suo volto era aperto e leale, illuminato da due begli occhi blu oceano con ciglia piuttosto lunghe per un uomo, di taglio allungato, scuri e vivaci sotto le sopracciglia arcuate. Aveva un bel naso dritto, a dire il vero un po’ lungo, che gli conferiva un profilo particolare, dall’aria sprezzante, e una sottile cicatrice bianca gli spaccava di traverso le labbra. All’orecchio sinistro portava un piccolo orecchino d’oro con incastonata un’antica gemma, di un perfetto blu elettrico. I capelli, lunghi e dorati, erano raccolti nell’inconfondibile acconciatura fatta da miriadi di trecce e treccine. Sorrideva, e scopriva bei denti bianchi e regolari.
Andò a sedersi sul bordo della vasca, scoppiando con un dito le bolle profumate che di tanto in tanto si levavano dalla superficie schiumosa.

… non commento, non sono una lettrice abituale di Harmony, perciò non saprei dire, mi sembra adeguato, ma penso la Strazzulla possa migliorare.
In compenso vorrei spendere due parole per quei “bei denti bianchi e regolari.” Particolare insignificante? Non proprio. Questi sono elfi immortali. Sono in vita da migliaia e migliaia di anni. E il tipo con i denti bianchi e regolari è anche militare di professione. Assumiamo pure che sia sempre stato fortunato in battaglia e che gli elfi siano immuni dalle carie, ma si pensi solo al masticare. Due pasti al giorno per migliaia e migliaia di anni. Come diamine fai ad avere denti bianchi e regolari? Saranno scheggiati e consumati. O forse agli elfi i denti ricrescono di continuo? Si rigenerano ossa e tessuti? Chi lo sa? Scommetto neanche l’autrice.
Qui c’è la differenza fra uno scrittore che ha davvero visto gli elfi immortali, e uno che invece parla di elfi immortali ma sta solo descrivendo uno gnokko qualunque, che sia vampiro, cantante alla moda, bello della scuola o debosciato abitatore dei boschi.

Non è l’unica scena yaoi, in un’altra occasione è Lyannen nel bagno di schiuma e Vandriyan gli passa un pettine per consentirgli di lisciare i lunghi capelli corvini. Oppure abbiamo Lyannen e Tyke ai bagni pubblici della fortezza di Syrkun: passano varie belle ragazze, ma alla fine è proprio Lyannen che Tyke invita in camera sua per una cenetta romantica loro due soli. Credo gli elfi avrebbero un’esistenza meno sfibrante se ammettessero i propri gusti invece di far finta di struggersi per principesse e madamigelle varie.

A mollo
Non c’è la schiuma ma il concetto è quello…

Fantasia portami via. Almeno per me c’è un elemento che può risollevare qualunque fantasy, anche il più disgraziato: una cospicua dose di fantasia. La ragione per la quale leggo fantasy e fantascienza è per stupirmi, per riuscire a riempire la fantasia con elementi nuovi, con cose che altrimenti da sola non sarei mai riuscita a immaginarmi.
Disgraziatamente anche sotto questo aspetto Gli Eroi del Crepuscolo non offre niente. Al di là delle solite razze preconfezionate (goblin, coboldi, fatine, centauri, folletti, ent, ecc.) non c’è nulla. In nessun angolino si annida una scintilla di sense of wonder.
Siamo al punto che, ripensandoci, gli occhi viola e i capelli blu di Nihal mi paiono trovate originali. Sigh.

Orco preconfezionato
Razza preconfezionata (attenzione! Normalmente non sono vendute già dipinte!)

Varia umanità. Ovviamente gli errori e i problemi non finiscono qui. Ci sono lunghe parti, in più punti, di riassunto; parti raccontate e non mostrate, quasi servissero all’autrice – più che al lettore – a ricordarsi dov’era arrivata. Ci sono scene nelle quali il punto di vista cambia da paragrafo a paragrafo, ci sono poi moltissime scene inutili per lo svolgersi della storia – il romanzo ha almeno 300 pagine di troppo – e ciò suscita noia. Il linguaggio cerca a tratti di sembrare aulico, ma ci sono fastidiosissime cadute sul moderno. Tipo personaggi che parlano di deja-vu, o che descrivono il ferire un orco metterlo “fuori uso”(sic), o Il Signore delle Tenebre che nella sua lettera di estorsione si autodefinisce “versione migliorata” del padre, per tacere poi di quell’orribile “testa di pigna” unico idiota insulto che gli elfi si scambiano.

Un gamberetto fresco

Le pagine che seguono la “morte” di Ventel e il suo ritorno in vita sono decenti. È l’unico momento semi passabile dell’intero romanzo.

Considerazione finale

Concludo con una considerazione generale. Nel suo saggio Supernatural Horror in Literature, H.P. Lovecraft inquadra la storia della narrativa d’orrore in una chiave di evoluzione. Più passa il tempo, più, in media, gli scrittori diventano più bravi. L’analisi psicologica è sempre più approfondita, le fantasie più complesse, i personaggi più realistici. Le catene che sbatacchiano la notte ne Il Castello di Otranto di Walpole sono superate. Non bastano più a suscitare orrore, vero orrore.

bandiera EN The best horror-tales of today, profiting by the long evolution of the type, possess a naturalness, convincingness, artistic smoothness, and skilful intensity of appeal quite beyond comparison with anything in the Gothic work of a century or more ago. Technique, craftsmanship, experience, and psychological knowledge have advanced tremendously with the passing years, so that much of the older work seems naive and artificial; redeemed, when redeemed at all, only by a genius which conquers heavy limitations.

bandiera IT Le migliori storie dell’orrore odierne, grazie alla lunga evoluzione del genere, possiedono una naturalezza, una verosimiglianza, una rifinitura artistica e un fascino che non si possono riscontrare in nessuna opera Gotica del secolo scorso o antecedente. Tecnica, perizia, esperienza e conoscenze psicologiche sono cresciute tremendamente con il passare degli anni, così tanto che le opere più vecchie sembrano naïve e artefatte; riscattate, quando lo sono, solo dal genio che supera le più gravi limitazioni.

Mi piacerebbe vedere lo stesso nel fantasy. Eppure non solo non è facile scorgere questo tipo di evoluzione (se evoluzione c’è stata), ma addirittura spesso l’evoluzione è rifiutata.
Un romanzo come Gli Eroi del Crepuscolo imita in maniera maldestra Tolkien, e quel che è peggio, non aspira a niente di più. Il suo ambito è tra brutta copia di Tolkien e copia decente di Tolkien. Non sarebbe il caso di finirla? Il tempo passa, e Tolkien assomiglia sempre più a Walpole. Non sarebbe il caso di proporre qualcosa di nuovo? Così come i fantasmi che scuotono le armature non fanno più paura, i dannati elfi non accendono più la fantasia.

La nuova Regina

Non era facile. Era un’impresa che richiedeva menti raffinate, un piano studiato in ogni particolare, e un’esecuzione impeccabile. Perciò non posso far altro che complimentarmi con autrice, editor, e quanti altri coinvolti, era difficile, molto difficile, ma ce l’avete fatta: avete dato vita a un romanzo più brutto di Nihal della Terra del Vento! Congratulazioni! Sul trono d’immondizia sale un nuovo campione, il nuovo punto più basso del fantasy italiano: Gli Eroi del Crepuscolo.
Speriamo solo che il crepuscolo passi in fretta e scenda la notte, così certi orrori spariranno alla vista.

EDIT del 31 gennaio 2011. Per chi fosse interessato, il romanzo è ora disponibile su emule, come da segnalazione.

un reptiloide
Costui è un reptiloide. I reptiloidi sono alieni che si nascondo tra noi; una delle loro armi è il brutto fantasy, usato per ridurre l’umanità in uno stato di passività bovina. Ogni volta che sentite qualcuno dire: “non bisogna ragionare mentre si legge un romanzo fantasy perché… è fantasy!!!” state certi che da qualche parte un reptiloide sta gongolando


Approfondimenti:

bandiera IT Gli Eroi del Crepuscolo su iBS.it
bandiera IT Gli Eroi del Crepuscolo presso il sito dell’editore
bandiera IT Il sito MySpace di Chiara Strazzulla
bandiera EN Un Add-on per Firefox che blocca l’accesso a MySpace
bandiera IT Un’intervista a Chiara Strazzulla
bandiera IT Chiara Strazzulla sulla Wikipedia siciliana
bandiera IT L’opuscolo pubblicitario con i disegni di Massimiliano Frezzato

bandiera EN The Essential Ellison: A 50 Year Retrospective su Amazon.com
bandiera EN Il sito della rivista Writer’s Digest
bandiera IT Tutti i Colori dell’Acciaio presso Delos Store
bandiera IT Il sito ufficiale della regione Sicilia
bandiera EN The Castle of Otranto disponibile online
bandiera EN Supernatural Horror in Literature disponibile online
bandiera EN Per saperne di più su reptoidi, reptiloidi, rettiliani & soci

 

Giudizio:

Ogni tanto la scrittura è decente. +1 -1 Storia banale, già vista mille volte.
Ventel che muore e risorge. +1 -1 Storia incongruente, piena di controsensi.
-1 Storia infarcita di episodi inutili.
-1 Storia a tratti noiosa.
-1 Incipit orribile.
-1 Finale ancor peggiore.
-1 Assoluta mancanza di fantasia.
-1 Nessun lavoro di documentazione.
-1 Linguaggio non sempre all’altezza.
-1 Editing pessimo.
-1 Ennesimo fantasy per bambini scemi.
-1 Una marea di dannati elfi cerebrolesi.
-1 Gli elfi immersi nella schiuma.
-1 Gli elfi con i bei denti bianchi e regolari.
-1 Gli elfi che si dicono “testa di pigna”.
-1 Gli elfi che dicono qualunque cosa.
-1 Quel fesso di Lyannen.
-1 Quella cretina di Eileen.
-1 Quel mentecatto del Signore delle Tenebre.
-1 Quel lazzarone del Solitario.
-1 Dato che per lei a scrivere non s’impara, sinceri auguri alla Strazzulla: ne ha bisogno!

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Scritto da GamberolinkCommenti (517)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni