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Sulle Case Editrici a Pagamento

In questo periodo mi sto documentando sulle case editrici a pagamento. Non perché voglia pubblicare con tali loschi figuri, ma perché ho intenzione di scrivere una storia che ne parli.

Le case editrici a pagamento sono quelle case editrici che chiedono un contributo all’autore. Chiariamo subito un punto: una casa editrice a pagamento non è un’impresa truffaldina.
Il reato che ipotizzerei è quello di circonvenzione d’incapace, sennonché, forse per una svista del legislatore, la figura dello scrittore esordiente non è elencata tra quelle per cui vale la definizione d’incapace. Grazie a tale scappatoia le case editrici a pagamento la fanno quasi sempre franca.
Perciò no, l’attività delle case editrici a pagamento non costituisce reato, è solo moralmente aberrante.

Denaro
Il denaro, sterco del Demonio?

La più comune strategia delle case editrici a pagamento è chiedere un contributo all’autore. La casa editrice propone di stampare 100 copie di un libro e chiede all’autore 1.000 euro. L’autore paga e il libro viene pubblicato.
Ma non è il solo modo per cavar soldi agli sprovveduti. Un’altra strategia piuttosto comune è l’obbligo all’acquisto delle copie. Funziona così: la casa editrice stampa 100 copie e l’autore è obbligato a comprarle tutte quante.
Il trucco qui è che la casa editrice fa credere all’autore di star facendo un grande affare, perché spesso l’acquisto delle copie avviene a un prezzo molto scontato rispetto al prezzo di copertina. L’editore spiega all’autore che potrà comprare le copie a 10 euro l’una, contro un prezzo di copertina di 20: se l’autore riuscirà a rivendere le copie acquistate scontate, non solo rientrerà nella spesa ma ci guadagnerà!
Si fa appello all’orgoglio e alla dignità dello scrittore: “ma come, hai talmente così poca fiducia nel tuo lavoro da non credere di riuscire a vendere 100 copie? Ma come, non hai amici e parenti e conoscenti che non vedono l’ora di leggerti?!” Ovviamente dovrebbe essere l’editore ad avere fiducia ed essere lui a rischiare.
Così l’autore, stupido quanto orgoglioso, paga e si ritrova sul gozzo le 100 copie. Qui la situazione può diventare imbarazzante, con l’autore medesimo in giro per Internet a cercare di vendere copia a copia la sua opera a perfetti sconosciuti. Quando poi uno di quegli sconosciuti compra l’opera e dice all’autore che la detta opera fa schifo, l’autore se la prende pure, ma questa è un’altra storia.

Un altro trucco è quello dell’obbligo all’acquisto delle copie invendute. Per legge, quando editore e autore concordano sul fatto che un libro non sia più vendibile, l’editore ha l’obbligo di proporre all’autore l’acquisto delle copie in giacenza, prima di mandarle al macero. Ovviamente l’autore può rifiutare. Non però se ha firmato un contratto che invece glielo impone.
Anche qui si fa appello all’orgoglio dell’autore: “figuriamoci se rimarranno copie in giacenza! Non hai fiducia nel tuo stesso lavoro?!” Come prima, per l’editore è facile aver fiducia quando non rischia niente, e all’autore pare brutto essere lui quello che dubita della propria opera. Uno o due anni dopo le 100 copie stampate sono ancora lì, non acquistate da nessuno, e le dovrà tutte comprare l’autore, spesso senza neanche lo sconto.

In generale ci sono mille possibili tranelli. Il punto chiave è uno solo: se in qualunque punto del contratto editoriale è anche solo ipotizzato un passaggio di denaro dall’autore all’editore, c’è qualcosa che non quadra. Occorre sottoporre il contratto all’attenzione di un avvocato.

Il problema però non si esaurisce con gli autori ingenui. Forse la schiera più folta è costituita da quegli autori che sanno che stanno pagando e credono davvero possano ottenerne dei vantaggi. Non è così. Vediamo alcuni casi.

Darsi delle arie

È un paio d’anni circa che bazzico per Internet su forum e siti che si occupano d’editoria. E ho scoperto che forse la ragione principale che spinge gli autori a cercare la pubblicazione è il potersene poi vantare.
Non solo con gli altri, anche con se stessi. “Ho passato la vita a insegnare a una classe di dementi al Liceo”: suona male, ma se si aggiunge “nel frattempo però scrivevo il seguito di Robinson Crusoe!” si dona a un’esistenza triste tutt’altra patina.
Anche nei rapporti sociali, ha il suo fascino: “Che mestiere fai?” “Insegno a una classe di dementi al Liceo Scrittrice!”
Perché non funziona: perché non è così semplice ingannare se stessi. Noi lo sappiamo di aver pagato, e sappiamo che ci hanno pubblicato solo perché abbiamo tirato fuori i soldi. Perciò all’esistenza triste si aggiunge solo una nota patetica.
Nei rapporti con gli altri, si riuscirà a ingannare solo i più gonzi. Quelli dotati di un minimo d’intelletto potrebbero indagare cosa uno ha scritto, peggio potrebbero provare a leggerlo. A quel punto si rimpiangerà di aver rinunciato alla sobria dignità d’insegnare a una classe di dementi al Liceo. Ovviamente sto alludendo a una persona che conosco, ma che per fortuna crede che Internet sia una marca di aspirapolvere.

Copertina di The Further Adventures of Robinson Crusoe
Copertina di The Further Adventures of Robinson Crusoe, seguito del Robinson Crusoe

Ci sono delle alternative gratuite per darsi delle arie. Per ingannare se stessi la via più semplice è convincersi di aver scritto un libro scomodo. Non viene pubblicato da nessuno perché nessuno ne ha il coraggio, in questo mondo corrotto.
Siamo troppo scomodi! Siamo così scomodi che la gente non si siede accanto a noi in metropolitana! Non ci pubblicheranno mai, ma questa sarà solo indicazione di quanto noi siamo veri scrittori! Un vantaggio collaterale di tale modo di pensare è che non è richiesta neanche la spesa per spedire il manoscritto in giro alle varie case editrici: sappiamo bene di essere troppo scomodi, è inutile anche provarci!
Si diventa i più grandi (e scomodi) scrittori contemporanei senza sborsare un euro, un bel passo avanti rispetto all’editoria a pagamento!
Nei rapporti con gli altri, l’alternativa gratuita è mentire: “Che mestiere fai?” “Scrittrice! Ho pubblicato un romanzo fantasy, La Vendetta degli Australopitechi, te ne manderei una copia, ma è esaurito, attendo la quinta ristampa.” I gonzi s’ingannano ugualmente, e quelli più furbi possono entro certi limiti essere raggirati: un romanzo immaginario è sempre meglio di un romanzo vero ma orribile! Costo zero, ma è richiesto talento nel ramo dell’ingegneria sociale.

Farsi conoscere

Se stampo un libro, anche a pagamento, comincerò a farmi un nome in giro. Magari sarò notato da qualche editore “serio”, magari per sbaglio qualche giornalista o critico si accorgerà di me! Questo è un altro ragionamento che sento abbastanza spesso. Il succo di questo ragionamento è che un editore non dia importanza ai manoscritti che riceve in lettura, ma fulminato dalla copertina di un romanzo pubblicato a pagamento, lo legga d’un fiato, per poi correre ad acquistarne i diritti.

Non succede. Per capirne il perché bisogna partire da una considerazione:

Le case editrici a pagamento pubblicano chiunque.

Se dicono il contrario stanno mentendo. Pubblicano chiunque paghi, qualunque cosa abbia scritto. Sempre e comunque. Non c’è mai selezione. MAI. Si paga, si pubblica, fine.
Data tale premessa, l’editore “serio” ha due strade: leggere uno dei tanti manoscritti che prendono polvere sulla sua scrivania o leggere il romanzo pubblicato a pagamento. Il romanzo pubblicato a pagamento è stato scritto da uno scrittore almeno ingenuo e al più stupido. Perciò agli occhi dell’editore apparirà ancora meno interessante del manoscritto numero 918.

Manoscritto
Certi manoscritti attendono di essere letti da un editore ormai da molti anni

Perciò sì, ci si fa conoscere: si avrà la fama di idioti.

Diventare ricchi e famosi

Con un piccolo investimento iniziale si possono spalancare le porte della Gloria, della Fama, della Ricchezza! La Rowling non vive forse in una reggia, tanto da far invidia alla Regina d’Inghilterra?
Sì, può succedere. Se però investite i soldi dell’editore a pagamento in schedine del SuperEnalotto avrete molte più possibilità!

Farsi leggere da un pubblico

L’ultima ragione per la quale un autore prova a pubblicare un libro è per far leggere le proprie storie agli altri. Mi rendo conto che sia una ragione flebile rispetto alla vanità o all’avidità, ma esistono davvero persone che hanno quest’idea folle in testa!

In quest’ambito, i servizi che una casa editrice a pagamento offre sono:

  • editing del manoscritto.
  • stampa del libro.
  • distribuzione del libro.
  • promozione del libro.

Partiamo dal primo punto: editing del manoscritto. È un mito! Le case editrici a pagamento prendono il manoscritto così com’è e così com’è lo stampano, senza neanche passarlo al controllo ortografico di un programma di elaborazione testi. Se si spera di avere l’aiuto di un editor, non lo si avrà. Fra l’altro anche se si viene pubblicati da una casa editrice “normale” è abbastanza difficile trovare un editor competente, specie nella narrativa di genere. Ma questo sarà argomento per un altro articolo.
Se non vi fidate, cercate in rete estratti da libri pubblicati a pagamento e passateli in OpenOffice.org Writer o Word e guardate quanti errori ci sono.
Di editing vero e proprio poi non ne parliamo: la casa editrice a pagamento non cambierà una virgola. Anzi no, forse una virgola la cambierà, e poi chiederà ulteriori 300 euro per spese di editing.

Secondo punto: stampa del libro. Neanche questa è garantita, specie nei contratti che non succhiano soldi mediante l’acquisto obbligato delle copie. Tuttavia su questo punto spesso si ottiene quel che si è pagato: il libro verrà stampato.

Terzo punto: distribuzione del libro. Normalmente consisterà in una vendita via Internet dal sito della casa editrice, più disponibilità presso le librerie online, quali iBS.it o BOL.it. Dall’ordine al ricevimento dei libri attraverso iBS e simili passeranno tempi biblici (dalle 3 settimane in su). Si potrà anche ordinare il libro nelle librerie ma non lo farà nessuno.
Fisicamente il libro sarà disponibile in una manciata di librerie, se va bene in un paio di città. E stiamo parlando dei casi più fortunati.
In altri termini, il libro non avrà distribuzione o quasi. Come se l’editore non avesse interessa a venderlo… e infatti non l’ha, il suo guadagno l’ha già ottenuto spennando l’autore!

Quarto punto: promozione. Totalmente a carico dell’autore. L’editore non spenderà un soldo per promuovere o far pubblicità al libro. Anche in questo caso si può assistere a scene patetiche, quali presentazioni organizzate dalle pro loco con presenti solo l’autore, i genitori e due amici, dei quali uno pagato per esserci. Oppure si può trovare l’autore in giro per Internet a far pubblicità disperata al suo romanzo, spammando per ogni dove, dai forum dedicati all’editoria al circolo degli amanti del lancio del nano.

Per sintetizzare: se lo scopo è far leggere il libro, pubblicandolo a pagamento non lo leggerà nessuno.

Quali sono le alternative, partendo dal presupposto di non pubblicare con un editore “normale”?

Punto primo: editing. Ci si può rivolgere a un’agenzia letteraria o a liberi professionisti che svolgono questo lavoro. Anche qui si paga, e probabilmente non vale la pena, visto che la competenza di tali tizi è tutta da dimostrare. Però almeno ci sarà una possibilità che un lavoro venga svolto, contro le zero per gli editori a pagamento. Il mio consiglio è di lasciar perdere, e di far da soli, il gioco non vale la candela, a meno di poter sfruttare gratis il lavoro di qualche scrittore amico. Scrittore vero però, non un altro fesso pubblicato a pagamento.

Punto secondo: stampa. Stampare in maniera tradizionale, cioè rivolgersi a una tipografia non vale assolutamente la pena. Bisogna rivolgersi da un lato alla distribuzione elettronica gratuita e dall’altro al print-on-demand.
La distribuzione elettronica consiste nel rendere disponibile un file contenente il romanzo. Per esempio un PDF sul proprio sito o blog. Perché distribuzione gratuita? Perché nessuno, sottolineo nessuno, compra l’ebook di un perfetto sconosciuto. Neanche i suoi amici.
In compenso si può provare la formula dello shareware implorante: “se vi piace quello che avete letto potete devolvere un obolo, metà del ricavato sarà usato per piantare alberi nel deserto del Gobi.”
Con il download gratuito qualcuno il PDF lo scaricherà, e forse uno su cento lo leggerà, e forse tra questi uno su mille donerà.
Per i pochissimi che dopo aver letto il PDF vogliono anche la versione cartacea, si ci può appoggiare a un servizio di print-on-demand. Ce ne sono diversi, il più famoso è di sicuro Lulu.com, ma non è l’unico. Un altro abbastanza conosciuto è per esempio iUniverse.com.

Bob Young
Il Signor Lulu, all’anagrafe Bob Young

Lulu.com rispetto a un editore a pagamento ha il vantaggio che… non si paga. Si pagano solo i servizi aggiuntivi, come procurarsi un codice ISBN, se lo si vuole. Ma nel caso più semplice, si “pubblica” e Lulu e l’autore ricevono soldi quando qualcuno ordina una copia.
Bello, vero? Peccato che nessuno o quasi ordinerà mai una copia. Perché dovrebbe? Credo che ci sia la stessa probabilità che qualcuno doni per gli alberi in Gobi, facendo due conti, una vendita ogni 100.000 lettori.
Sul forum di Lulu.com si discute spesso di vendite, e delle particolarità della classifica di vendita del sito, in realtà stilata non in base alle copie vendute ma ai guadagni degli autori. In media comunque pare che il numero di copie vendute per opera oscilli sulle 2. Delle quali 2, entrambe acquistate dall’autore.
Nascono così iniziative pietose, sullo stile: io compro il tuo libro e tu compri il mio. Inizia tu. No tu. Non ho voglia. Il mese prossimo. Appena posso…

Per chi fosse curioso, questa è la classifica attuale nell’ambito dei libri in lingua italiana (aggiornata al 1 Novembre 2007):

Al di là dell’Italia, qualcuno ha mai avuto successo partendo da Lulu? Ho trovato una sola storia di “successo”: questa. L’articolo parla di un libro pubblicato via Lulu e poi divenuto best seller, tanto che gli autori sono apparsi sul New York Times.
Inoltre tale libro ha vinto un premio da parte della Dog Writers’ Association of America, infatti l’argomento del libro è l’allevamento dei cani.
Capisco che forse uno scrittore aspiri a qualcosa di più che non al riconoscimento della Dog Writers’ Association, ma potrebbe essere un inizio.

Punto terzo: distribuzione. Appoggiandosi a un sito di print-on-demand quale appunto Lulu.com, il libro risulterà disponibile anche presso le librerie online, da iBS.it a Amazon.com, però per via dell’ISBN non italiano affibbiato da Lulu, il libro comparirà tra i libri stranieri.
Sarà poi prenotabile presso le librerie, sebbene anche in questo caso non l’ordinerà mai nessuno. Per una distribuzione fisica l’autore deve procurarsi lui le copie e andare a mendicare presso le librerie: nessuna vorrà tenere il libro.
Ma il principale canale distributivo in questo scenario rimane Internet con l’ebook gratuito.

Punto quarto: promozione. Come per l’editore a pagamento, è tutto sulle spalle dell’autore. Però con i soldi risparmiati è possibile investire qualcosa in pubblicità.

Lavorandoci sopra forse si possono raggiungere qualche centinaio di lettori. Magari anche vendere quattro o cinque copie.

Conclusione

Qualunque sia la spinta a scrivere, pagare per pubblicare non vale la pena. MAI. Ripeto:

PAGARE PER PUBBLICARE NON VALE LA PENA.

Se proprio volete buttare i soldi, finanziate la posa di alberi nel deserto del Gobi.

Piccola FAQ

Il mio romanzo è stato rifiutato da tutti gli editori. Perché?
Fa schifo.

Non è vero! Il mio fidanzato mi ha detto che sono più brava della Rowling!
Mente.

Ma, senti qui: ho postato alcuni capitoli su un forum dell’Internet e mi hanno coperta di complimenti!
Per qualche ragione che non ho mai del tutto colto, la gente in tali forum si spertica in complimenti, forse nella speranza segreta che poi verrà ricambiata. Chi non ha niente di positivo da dire, crede che sia più educato rimanere in silenzio. Il bello è che sono tutti degli ipocriti: in privato, specie gli aspiranti scrittori, si scannano.
Così capitano situazioni paradossali: un libro ha decine di fan che non vedono l’ora di comprarlo, o così dicono in pubblico, ma appena il libro è disponibile, via editore a pagamento, nessuno lo compra. E l’autore ci rimane pure male. Non mancano neanche quelli che spergiurano loro di averlo comprato, anche se non è vero.

Ho pubblicato lo stesso con un editore a pagamento, perché so di aver scritto un capolavoro e so di essere troppo scomodo per l’editoria tradizionale, sentiamo un po’ sono ancora un ingenuo? uno stupido? un ignorante?
Sì.

E le poesie? Le poesie non le pubblica davvero nessuno!
Forse c’è una buona ragione…

Non ti sta bene niente! Cosa dovrei fare?!
Imparare a scrivere.

Coniglietto furbo
Questo articolo è stato redatto con la collaborazione del Coniglietto Grumo. La foto ha solo scopo dimostrativo, non è il Coniglietto Grumo


Approfondimenti:

bandiera EN Servizi di print-on-demand: Lulu.com
bandiera EN Servizi di print-on-demand: iUniverse.com

bandiera IT Librerie online: iBS.it
bandiera IT Librerie online: BOL.it
bandiera EN Librerie online: Amazon.com

bandiera EN The Further Adventures of Robinson Crusoe presso il progetto Gutenberg

bandiera EN Il sito della Dog Writers’ Association of America

Scritto da GamberolinkCommenti (47)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni