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Recensioni :: Saggio :: Worlds of Wonder: How to Write Science Fiction & Fantasy

Copertina di Worlds of Wonder Titolo originale: Worlds of Wonder: How to Write Science Fiction & Fantasy
Autore: David Gerrold

Anno: 2001
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Editore: Writer’s Digest Books

Genere: Manuale di scrittura
Pagine: 246

Iniziamo con una citazione da incorniciare e far stampare sulle magliette:

bandiera EN Concentrate on precision. Don’t worry about constructing beautiful sentences. Beauty comes from meaning, not language. Accuracy is the most effective style of all.

bandiera IT Concentratevi sulla precisione. Non preoccupatevi di costruire belle frasi. La bellezza nasce dal significato, non dal linguaggio. L’accuratezza è lo stile più efficace che esista.

Io dico lo stesso! Perciò se non vi fidate di me, magari potreste fidarvi del signor Gerrold.
Per chi non lo conoscesse, David Gerrold è uno scrittore di fantascienza. La sua opera più famosa è forse il ciclo de La Guerra contro gli Chtorr, che allo stato attuale si compone di quattro volumi, con altri tre in arrivo. Gerrold è stato anche sceneggiatore per Star Trek ed è sua la sceneggiatura di The Trouble with Tribbles (Animaletti Pericolosi) una delle più conosciute puntate della serie originale.

Copertina di A Rage for Revenge
A Rage for Revenge, terzo volume de La Guerra contro gli Chtorr

Se devo essere onesta, La Guerra contro gli Chtorr, della quale ho letto solo il primo romanzo, non mi è piaciuta. Anche se più per i temi e la filosofia di fondo che non per via dello stile di scrittura. In compenso questo Worlds of Wonder mi ha molto divertita. È scorrevole, tratta un sacco di argomenti, grazie ai capitoli brevi e incisivi, ed è lettura piacevole. Mi sento di consigliarlo a chiunque sia interessato allo scrivere in generale o alla fantascienza. Non importa se la scrittura sia solo un hobby, la si voglia far diventare una professione, o non si abbia mai scritto mezza riga in vita propria, questo Worlds of Wonder è interessante lo stesso!

È difficile fornire una mappa di Worlds of Wonder. I tanti capitoli balzano da un argomento all’altro, trattando i più disparati aspetti dello scrivere narrativa fantastica. Questo è forse anche l’unico difetto del libro: troppa carne al fuoco, certi argomenti avrebbero meritato di essere approfonditi con maggior attenzione.

Quello che mi ha colpita:

Le motivazioni dello scrivere. Di solito gli scrittori si trincerano dietro motivi nobili e altruistici (be’, un po’ lo faccio anch’io!), o al massimo dichiarano di scrivere in primo luogo per se stessi. Gerrold confessa con molta sincerità che per tanti anni della sua carriera i due motivi che lo spingevano erano la rabbia e la paura. Rabbia verso il suo primo insegnante di scrittura, secondo il quale il povero Gerrold non sarebbe mai diventato uno scrittore, e paura di non riuscire a scrivere abbastanza, e di non aver niente da mettere sotto i denti a fine mese!
Quando la rabbia verso quell’insegnante è sfumata e il successo l’ha messo al riparo dalla paura, Gerrold si è trovato in crisi. L’ha superata cercando nuove motivazioni, che lui ha trovato nell’entusiasmo. Detta così sembra una frase fatta, ma leggendo Worlds of Wonder, l’entusiasmo di Gerrold risulta evidente, tanto che se dovessi definire Worlds of Wonder con un solo aggettivo sarebbe appunto entusiasta. Un libro entusiasta.
Sempre riguardo motivazioni più o meno bizzarre: Gerrold ricorda che Ray Bradbury, in un periodo della sua di carriera, si era messo in testa di scrivere un racconto a settimana, in modo da trovarsi alla fine dell’anno con 52 racconti. Il ragionamento di Bradbury era questo: non è possibile che 52 racconti fossero tutti brutti, scrivendone così tanti, almeno uno buono sarebbe venuto fuori!

Ray Bradbury
Uno dei grandi della fantascienza: Ray Bradbury

Valutare le conseguenze. Gerrold porta l’esempio di un personaggio che si sveglia in una stanza di un futuro albergo lunare e guarda fuori dalla finestra. Ogni particolare che osserva ha tutta una serie di conseguenze a catena. Se osserva una pianta vuol dire che c’è aria e acqua, se c’è aria e acqua qualcuno ce le ha portate. Portarle dalla Terra è inefficiente, perciò è probabile siano stata estratte dai minerali lunari; dove? Con quali processi? Che tecnologie sono necessarie? La presenza di tali tecnologie cos’altro implica?
Partendo dal semplice guardar fuori dalla finestra, Gerrold costruisce l’intero ecosistema della Luna futura, piazza insediamenti dove dovrebbero essere, reti ferroviarie, infrastrutture, fabbriche automatizzate e quant’altro. Senza forzature, solo ponderando le varie conseguenze di un singolo particolare, e le conseguenze delle conseguenze e le conseguenze delle conseguenze delle conseguenze.
Lo stesso esperimento applicato al fantasy ottiene risultati simili, sebbene non altrettanto inevitabili, per ovvie ragioni.
Un punto interessante che emerge è la tendenza dei lettori a distillare le proprie “regole”: se nel mondo fantasy tal dei tali le scope parlano, le spazzole parlano e gli strofinacci parlano, il lettore assumerà che anche il resto degli utensili per la pulizia parlino. Negare ciò rende meno credibile il mondo.

E-Prime. Gerrold nella sua carriera ha sperimentato diverse tecniche narrative (un altro capitolo si occupa per esempio della prosa metrica), una particolarmente curiosa è l’E-Prime. E-Prime è un tentativo di eliminare l’uso del verbo essere (to be) dalla lingua inglese. In generale è un discorso piuttosto complesso e non ho le conoscenze di semantica necessarie per affrontarlo, ma dal punto di vista narrativo, i sostenitori dell’E-Prime fanno notare due vantaggi che deriverebbero dalla soppressione del verbo essere:
Primo: diviene difficile creare frasi al modo passivo, perciò lo scrittore è più al sicuro da questa “trappola”.
Secondo: il verbo essere cristallizza la realtà. “Il cielo è nero”, è un’istantanea della situazione, ferma. Ma la narrazione è per sua natura movimento, azione in senso lato. Il verbo essere è intrinsecamente contrario al movimento. “Il cielo diviene nero”, “Il cielo sembra nero”, sarebbero espressioni migliori perché più orientate all’azione.
Se sia vero o no, non saprei dire. Gerrold ha creduto di sì e ha scritto, con grandissima fatica, data l’abitudine di ognuno di usare il verbo essere, due romanzi: Under the Eye of God e A Covenant of Justice. I risultati sono stati interessanti: quasi nessuno si è accorto che fossero scritti in E-Prime, e dopo che Gerrold lo faceva notare la reazione era sullo stile di “E allora?”
In altre parole si può scrivere senza problemi in E-Prime, ma i vantaggi per la narrazione non sono poi così ovvi. Ulteriore dimostrazione la si ha alla fine del capitolo, quando Gerrold svela di averlo scritto in E-Prime!
In effetti non me n’ero accorta, e d’altra parte non sembra un capitolo scritto meglio degli altri.

Copertina di Under the Eye of God
Under the Eye of God: romanzo scritto in E-Prime

La forza delle parole. In un capitolo che sconfina nella filosofia, Gerrold parla della forza delle parole, di come, pur essendo niente più che simboli, siano in grado di influenzare la realtà. Non cercherò di riassumere i ragionamenti di Gerrold, però mi ha deliziata la conclusione, dove si dimostra che il Maestro Yoda merita davvero il titolo di Maestro e che l’immortale (aggettivo di Gerrold) battuta “Do or do not. There is no try.” (Fare o non fare. Non esiste provare.) contiene reale saggezza.

Il Maestro Jedi Yoda
Do or do not. There is no try.

I primi dieci romanzi. Un “trucco” psicologico che Gerrold suggerisce è quello di considerare il primo milione di parole che si scrive, o i primi dieci romanzi come semplice allenamento. Se vengono pubblicati bene, ma era solo uno scaldare i muscoli, se vengono rifiutati non importa, era solo far pratica. Così non ci si deve abbattere per le critiche, non hanno molto senso le critiche a romanzi che siano solo esperimenti e prove, e non si corre il rischio di esaltarsi troppo per i complimenti, perché in effetti un vero romanzo non lo si è ancora scritto!

Quello che mi ha colpita in modo negativo:

Come accennavo, soprattutto un po’ troppa fretta su certi argomenti. Per esempio il capitolo dedicato ai punti di vista mi è sembrato superficiale e l’analisi molto meno attenta di quella di Scott Card.
I due capitoli dedicati allo scrivere scene di amore e sesso anche non sono venuti fuori molto bene. Gerrold ammette come sia difficile dal punto di vista tecnico e imbarazzante sul piano personale trattare certi argomenti, e… non offre soluzioni! Ci sono solo alcuni esempi tratti da suoi romanzi presenti e futuri, esempi dai quali non sono riuscita a cavar molto. La scena d’amore in particolare mi è parsa molto fiacca.

In conclusione.

Bello! Anche al di là degli argomenti che possono interessare o meno, l’entusiasmo di Gerrold è evidente e oserei dire contagioso. Infatti oggi sono di buon umore. Dovrò leggere un altro pezzettino de Un Nuovo Regno prima di andare a dormire, o potrei svegliarmi domani ancora allegra!


Approfondimenti:

bandiera EN Worlds of Wonder su Amazon.com
bandiera EN David Gerrold su Wikipedia
bandiera EN Il sito ufficiale di David Gerrold
bandiera EN The Trouble With Tribbles su startrek.com
bandiera IT I primi quattro romanzi de La Guerra contro gli Chtorr in volume unico su iBS.it

bandiera EN E-Prime su Wikipedia
bandiera EN Ray Bradbury su Wikipedia
bandiera EN Yoda su starwars.com

 

Giudizio:

Tanti argomenti interessanti. +1 -1 Alcuni trattati con superficialità.
Il capitolo sull’E-Prime. +1 -1 Sesso & amore.
Il capitolo “filosofico”. +1
Il capitolo sulla verosimiglianza. +1
Molti degli altri capitoli. +1
Entusiasmo contagioso. +1

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Scritto da GamberolinkCommenti (16)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni