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Moderazione

Come annunciato nell’ultimo articolo, da ora in poi i commenti qui sui Gamberi saranno moderati. La misura si è resa necessaria considerando che una cronica mancanza di tempo mi impedisce di seguire assiduamente il blog e di contrastare i troll.
Perciò da adesso, quando commenterete, il commento non apparirà più subito, verrà invece inserito in coda di moderazione, in attesa di essere approvato. Questa attesa potrà variare da un minimo di pochi minuti (nella fortunata circostanza in cui il commento capiti mentre sono online e disponibile) fino a qualche giorno (nel caso sia in viaggio senza Internet). Se necessario provvederò a reclutare dei moderatori che mi aiutino e riducano i tempi di attesa.

Quali commenti NON saranno approvati:

Icona di un gamberetto I commenti che io trovo offensivi nei miei riguardi o nei riguardi delle persone che hanno collaborato con i Gamberi. Semplicemente sono stufa di essere insultata. Inoltre non siamo più nel 2007, sono passati anni: se volete gridare al mondo che Gamberetta è una stronza invidiosa potete farlo sulla vostra bacheca di Facebook, con il valore aggiunto che i vostri amyketti vi sosterranno e i più intelligenti faranno malcelato sfoggio di cultura scrivendo “Quei mentecatti dei Gamberi: non ti curar di loro, ma guarda e passa.”
I commenti che io trovo offensivi riguardo altri commentatori finiranno come adesso in Fogna. Ma commenti particolarmente sgradevoli non saranno approvati.

Icona di un gamberetto I commenti che sollevano questioni già affrontate nell’articolo in oggetto, nelle FAQ, o nei commenti già approvati. Vi pesa il culo perché l’articolo è lungo e/o i commenti sono tanti? Problemi vostri, se commentate parlando di qualcosa di già discusso, il commento non sarà approvato.

Icona di un gamberetto I commenti fuori argomento rispetto all’articolo in oggetto. Tuttavia commenti off topic particolarmente interessanti potrebbero essere approvati e spostati in Fogna.

Icona di un gamberetto I commenti che sostengono tesi contrarie a quelle espresse nell’articolo senza portare prove a sostegno. Per esempio, io in un articolo ho scritto:

Ma tenete conto che il tipico editor non ha conoscenze di narrativa [...]

e un commento è stato:

[...] sono vent’anni che pubblico opere narrative, quindici che lavoro nell’editoria, e non mi è mai capitato di incontrare un editor che non avesse conoscenze di narrativa. In genere ne avevano molte più di me. Possibile che in vent’anni non mi sia mai capitato un editor “tipico”? Sempre quellei strani? :-)

Un commento del genere non verrebbe più approvato. Se si vuole dimostrare che gli editor sono competenti si deve dire nome e cognome di questo o di quell’altro editor, specificare su quali libri ha lavorato e mostrare il prima e il dopo del testo. Come del resto faccio io.
Nota bene: per ragioni di spazio, di tempo, di opportunità può capitare che sostenga tesi senza specificare in modo esauriente le motivazioni, questo non autorizza nei commenti a sostenere tesi opposte senza completa dimostrazione.

Icona di un gamberetto I commenti lasciati da personalità multiple. Se vi spacciate per tre persone diverse non approverò alcun commento di nessuno dei tre personaggi.

Icona di un gamberetto I commenti che, a mio insindacabile giudizio, per una ragione o per l’altra non raggiungono un livello minimo di intelligenza.

* * *

Aggiungo che negli ultimi mesi il numero dei commenti di puro spam è aumentato tantissimo, ormai siamo a centinaia al giorno – nei giorni tranquilli. Perciò non ho più la possibilità di frugare tra lo spam in cerca di commenti legittimi finiti lì per sbaglio. Cercate di fare il possibile per non essere catturati dal filtro antispam, se ci tenete che il vostro commento compaia. In particolare:

Icona di un gamberetto Non mettete più di uno o due link nei vostri commenti.

Icona di un gamberetto Non scrivete commenti troppo brevi, sullo stile: “Bell’articolo. Attendo il prossimo.”

Icona di un gamberetto Non parlate, neanche per scherzo, di casinò online, vendita di viagra, o argomenti analoghi.

Icona di un gamberetto Io sono al cento per cento per la privacy, e mi sta benissimo che usiate proxy vari o Tor o simili. Ma ho notato che l’IP di certi proxy o di certi exit node di Tor fa scattare il filtro antispam. Se pensate che sia questa la ragione per cui non compiano i vostri commenti, cambiate proxy.


Approfondimenti:

bandiera IT A proposito degli intelligentoni che citano Dante sbagliando
bandiera EN I Hate Facebook
bandiera EN I Hate Facebook, Part II
bandiera EN Homepage del Tor Project

 

Scritto da GamberolinkCommenti (5)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Recensioni :: Saggio :: Booklife

Copertina di Booklife Titolo originale: Booklife
Autore: Jeff VanderMeer

Anno: 2009
Nazione: USA
Lingua: Inglese
Editore: Tachyon Publications

Genere: Manuale di sopravvivenza per scrittori
Pagine: 329

Scrivendo la recensione di Finch (segnalato qui, la recensione qui), mi sono ritrovata a citare un paio di volte un altro libro di VanderMeer, Booklife. Un libro nel complesso deludente ma meritevole di una recensione.

* * *

Il sottotitolo di Booklife è: “Strategies and Survival Tips for the 21st-Century Writer”. Non è un manuale di scrittura – c’è qualcosina riguardo la tecnica narrativa, ma poche pagine –, è un manuale di sopravvivenza. Sopravvivenza nel vero senso del termine: come procurarsi da mangiare vendendo libri.
Il mestiere dello scrittore è affrontato dal punto di vista sociale/commerciale, partendo dal presupposto che già si abbiano pronti uno o più romanzi da far fruttare. Possibilmente dovrebbero essere buoni romanzi, come lo stesso VanderMeer sottolinea.

Ho trovato l’intera faccenda superficiale. In particolare quando VanderMeer e i suoi amici (alcune appendici sono state scritte da editor, bibliotecari, addetti alle pubbliche relazioni e scrittori amyketti del nostro) parlano delle moderne tecnologie informatiche – social network, email, IM, ecc. – fanno la figura degli sprovveduti.
OMG! Esistono i feed!
OMG! Puoi cercare il tuo nome con Google!
D’accordo, per chi non è esperto può essere utile, ma non vale la pena spendere soldi: in Rete si trovano tutorial ben più completi e approfonditi. Tutorial gratuiti.
Più grave quando VanderMeer glissa sui problemi di licenza di FaceBook e siti analoghi. I termini di utilizzo di FB cambiano di continuo e senza il consenso degli utenti. Io ci penserei due volte prima di sfruttare FB a fini commerciali. Finché interagisci con i tuoi amici, ancora ancora; ma non c’è da fidarsi a tenere contatti di lavoro o potenzialmente di lavoro via FB.

Altri consigli riguardo al come porsi nei confronti di critici, colleghi, giornalisti e il pubblico in generale sono più sensati. Dubito però siano utili nella situazione italiana.
Per esempio VanderMeer discute il problema del rapporto con i recensori: è una buona idea mandare in visione il proprio romanzo a chi in passato ha apprezzato il nostro lavoro o in generale si è dimostrato sulla nostra lunghezza d’onda; però c’è il rischio che il rapporto diventi troppo cordiale e dunque il recensore decida di non parlare del libro, non sarebbe etico.

In Italia viene considerato normale e scontato che gli amici si aiutino a vicenda. Hai un rapporto cordiale con me? Ecco pronta la recensione-leccata!
Francesco Falconi scrisse per FantasyMagazine una recensione-sviolinata per un romanzo di Licia Troisi; quando gli feci notare che come minimo avrebbe dovuto avvertire i lettori che lui era amico personale di Licia, venne giù dalle nuvole. Beata ingenuità. Chiamiamola ingenuità…

D’altra parte non avviene solo tra “scrittori”, lo scambio di favori avviene a tutti i livelli, dai commenti reciproci alle fanfiction in su. Non capita praticamente mai di leggere: “Avrei voluto recensire il romanzo di Tizio, ma lui ha appena recensito positivamente un mio romanzo e dunque ho paura che non riuscirei a essere obiettivo. Nel dubbio preferisco evitare.”
Meglio lasciar perdere questo discorso. “Etica” e “scrittori italiani di fantasy” appartengono a due universi distinti.

Lo scrittore professionista

Booklife diventa interessante quando VanderMeer riferisce le sue esperienze personali. Sono i capitoli più curiosi e divertenti.

Jeff VanderMeer ha svolto per anni un lavoro di ufficio, scrivendo nei ritagli di tempo. Finché ha guadagnato abbastanza con la sua narrativa. Ha lasciato il lavoro e si è dedicato solo alla scrittura. Punto di merito, è diventato uno scrittore professionista con opere tutt’altro che commerciali. Niente elfi, vampiri & roba del genere. VanderMeer si mantiene raccontando di funghi assassini e calamari giganti.

Calamaro gigante
Calamaro gigante

E fin qui può sembrare una sorta di favola.
Leggendo Booklife si scopre che essere uno “scrittore professionista” non è questa pacchia che tanti credono. Gli autori che possono permettersi di scrivere, scrivere, scrivere e non pensare a nient’altro sono davvero pochissimi. Gli altri, la maggior parte, oltre a scrivere devono anche sudare le famose sette camice per vendere i libri.
Se non sei un autore di prima fascia, lo Stephen King della situazione, ti devi arrabattare. Anche avendo alle spalle una grossa casa editrice. VanderMeer parla con cognizione di causa: il suo terzo romanzo, Shriek: An Afterword, è stato pubblicato da Tor Books, una delle più importanti case editrici americane per quanto riguarda la narrativa di genere.

Copertina di Shriek: An Afterword
Copertina di Shriek: An Afterword

Come spiega la rappresentante di una casa editrice interpellata da VanderMeer:

bandiera EN The vast majority of new books being published will have a publicity budget of less than $500. Unless the publisher feels the need to send an author out on a media/bookstore tour or spend money on a TV satellite or radio drive-time tour, then there is no real reason for a book to have a publicity budget

bandiera IT La grande maggioranza dei libri che vengono pubblicati ha un budget per la promozione di meno di 500 dollari. A meno che l’editore senta il bisogno di organizzare per l’autore una serie di presentazioni in libreria, o decida di spendere soldi per spazi TV o radio, non c’è alcuna reale ragione perché un libro debba avere un qualunque budget pubblicitario.

Il budget pubblicitario per il romanzo di uno scrittore “qualunque” è la principesca cifra di 500 dollari (al cambio attuale circa 360 euro). Quando va bene.
Un banner pubblicitario su un sito specializzato con grande traffico (Locus Online) costa 400 dollari al mese. La (grande) casa editrice ti paga il bannerino per un paio di mesi ed è finita lì la promozione. E ringrazia che si sono sul serio sprecati.
Ah, la tua foto da mettere sulla quarta di copertina la devi fornire tu. La casa editrice mica ti paga il fotografo, arrangiati, pezzente.

Se vuoi di più – e devi volere di più, perché i libri non si vendono da soli – devi darti da fare in prima persona.
Non è questo gran divertimento.

Icona di un gamberetto Darsi da fare significa per esempio mendicare con tutti i tuoi amici & amyketti che sanno reggere in mano una telecamera per scroccare un booktrailer gratis.

Icona di un gamberetto Darsi da fare significa per esempio mendicare vitto & alloggio ai tuoi fan:

bandiera EN After World Fantasy, I would then spend roughly a month traveling back across the country by car, probably with one or two other writers. We would do a series of bookstores events and reading series at universities, depending on the opportunities. The trip would be run roughly diagonally, from San Jose up to the Northeast. Costs would be minimized by staying with friends and fans. We would team up with local writers for added interest. This would also serve as cross-promotion for Booklife.

bandiera IT Dopo il World Fantasy, spenderei un mese circa nel viaggio di ritorno, attraversando in macchina il paese, probabilmente insieme a uno o due altri scrittori. Faremo una serie di presentazioni in libreria e letture presso le università, a seconda delle occasioni. Il viaggio correrebbe più o meno in diagonale, da San Jose fino al Nordest. I costi sarebbero ridotti alloggiando presso amici e fan. Potremmo unirci a scrittori del posto per generare maggior interesse. Questo viaggio potrebbe anche servire da promozione incrociata per Booklife.

Qui VanderMeer discute con il suo editore riguardo la promozione per Finch. Le presentazioni nelle librerie sono costose in termini di spese e quasi mai ripagano in vendite – anche se possono essere vantaggiose dal punto di vista pubblicitario – e perciò ecco che VanderMeer pensa di risparmiare facendosi ospitare da amici e fan. Magari con due altri scrittori al seguito.
Io lo immagino un fan che scopre il suo idolo sul pianerottolo di casa, chissà come ne sarebbe deliziato! Finché non capisce che l’idolo è lì solo per scroccare e si è portato al traino uno o due altri barboni. Sigh.

Michele barbone
Michele, già conosciuto in altri articoli. Scrittore ridotto sul lastrico dalla pirateria. Adesso segue VanderMeer per i pasti gratis

Icona di un gamberetto Darsi da fare significa per esempio mendicare un blurb a destra e a manca. I blurb sono quei giudizi di colleghi scrittori o Persone Importanti che vengono stampati sulla copertina dei libri o sulle fascette. Un celebre blurb, anche se non riferito a un romanzo è:

Vi dico, e vi autorizzo a ripeterlo, che il vostro cioccolato è veramente squisito!

Il Duce parlando dei dolciumi prodotti dalla Perugina.

Ammetto che qualche anno fa ero ingenua. Credevo che i blurb fossero genuine dimostrazioni di stima. In realtà la strategia di VanderMeer – e presumo pratica standard – è quella di spammare quanta più gente possibile, fino a raccattare qualcosa. Si spara nel mucchio e si spera che fra tanti qualcuno abbocchi.
Per Finch, VanderMeer ha provato a scroccare un blurb a: Ben Templesmith, Mike Mignola, Warren Ellis, Michael Chabon, George R. R. Martin, Tom Piccirilli, Ken Bruen, Elizabeth Bear, Peter Straub, Chuck Palahniuk, Neal Stephenson, Joe Abercombie, Richard K. Morgan, Stephen R. Donaldson, Brandon Sanderson, Joe R. Lansdale, Daniel Abraham e Iain M. Banks.
In un certo senso divertenti i commenti che accompagnano i nomi. VanderMeer ne discute con l’editore e per esempio dice:

bandiera EN Brandon Sanderson – hot because he’s the replacement for Robert Jordan – no idea if he’d like Finch; this is a privileged email addy; only know him from interviewing him for Amazon.

bandiera IT Brandon Sanderson – popolare perché è il rimpiazzo di Robert Jordan – non ho idea se gradirebbe Finch; è un contatto email privilegiato; lo conosco solo perché l’ho intervistato per Amazon.

Ok, Sanderson lo conosci poco o niente, non sai se Finch possa interessarlo, e l’indirizzo di email te lo avrà dato solo per l’intervista. Be’, puoi anche evitare di spammarlo con il tuo romanzo. O sbaglio?

Copertina di The Gathering Storm
Copertina di The Gathering Storm, dodicesimo volume nella serie de La Ruota del Tempo. Il libro è stato lasciato incompiuto da Robert Jordan e terminato da Brandon Sanderson

Icona di un gamberetto Darsi da fare significa per esempio presentarti all’ufficio marketing della tua casa editrice e offrire il tuo database di contatti per vedere se l’addetto riesce a cavarci fuori qualcosa.

bandiera EN This database contains 350 to 400 reviewer/media contacts, 40 to 50 bookstores, 500 emailable VanderFans, 700+ snail mail/email VanderFans, and other miscellaneous contacts.

bandiera IT Questo database contiene dai 350 ai 400 contatti di critici o gente dei media, dalle 40 alle 50 librerie, 500 VanderFan a cui è possibile inviare mail, 700+ VanderFan con indirizzo email e indirizzo fisico, e altri contatti vari.

Questo punto mi ha lasciato l’amaro in bocca. È davvero un comportamento poco carino dire: “Io ho tot fan di cui conoscono email, indirizzo fisico e altri dati, vediamo un po’ se il tutto si può sfruttare a fini pubblicitari.” Eppure VanderMeer non sembra preoccuparsene.
Il bello è che in un altro capitolo VanderMeer spiega che FaceBook può essere utile perché permette di essere contattati da persone che non gradiscono rivelare la propria email. Eggià che non gradiscono, visto che tu poi gli indirizzi email li usi per spammare!

Alle volte, quando VanderMeer parla di “network” di conoscenze, di sinergie, di collaborazioni, di strategie per far conoscere i propri libri suscita un’impressione positiva. Altre volte mi fa venire in mente il tizio che ti telefona alle nove di sera per venderti un impianto di depurazione dell’acqua.

Del tutto pragmatica la posizione di VanderMeer nei riguardi della distribuzione gratuita dei testi. Alla domanda: conviene consentire il download del proprio romanzo? Magari solo qualche capitolo? Realizzare un podcast ?
La risposta è: se queste azioni possono portare pubblicità, si fanno. Altrimenti no. VanderMeer non entra nel merito della questione, se cioè sia una buona idea in sé la libera diffusione dell’arte.

La morale della favola è: aggiornate i vostri sogni. Quando sognate di essere “scrittori professionisti”, sognate di fare i venditori? Io non credo. Perciò sognate il vero sogno: “scrittore professionista ricco sfondato”!

Consigli sulla scrittura

Come accennavo, la parte dedicata alla tecnica narrativa è minima. Si riduce a una bibliografia di manuali – per la cronaca, il migliore secondo VanderMeer è Revising Fiction di David Madden –, e all’Appendice E che si occupa di come scrivere un romanzo in due mesi.

VanderMeer nella sua carriera ha scritto un solo romanzo dichiaratamente commerciale, Predator: South China Sea. È un romanzo scritto su commissione facente parte della franchise di Predator.

Copertina di Predator: South China Sea
Copertina di Predator: South China Sea

VanderMeer ha sei mesi di tempo per finire il romanzo, ma per una ragione o per l’altra non scrive niente nei primi quattro. Così si riduce a dover scrivere un romanzo in appena due mesi. Da questa esperienza ne ha ricavato una serie di insegnamenti che condivide con il pubblico.

Non c’è niente di che, ma è divertente notare anche qui la differenza con la situazione italiana. VanderMeer spiega che è molto utile avere degli amyketti pronti a offrire la propria consulenza. Per esempio un suo amico esperto in fatto di armi gli ha fatto risparmiare dalle venti alle quaranta ore, ore che altrimenti avrebbe dovuto impiegare a documentarsi.
Lasciamo stare il vincolo dei due mesi. Quanti scrittori italiani di fantasy passano dalle venti alle quaranta ore a documentarsi su un qualunque argomento? Più o meno nessuno?

Scrittore fantasy italiano
Scrittore fantasy italiano

I consigli di scrittura vera e propria sono roba nota. Per esempio l’idea di tagliare le scene sul più bello per creare tensione non è altro che il classico: “arriva tardi e vattene in anticipo” consiglio valido in assoluto per la costruzione di scene, non solo per le scene di romanzi da scrivere in due mesi.
Un altro consiglio di VanderMeer è un classico che già moltissimi uomini seguono (senza neppure essere scrittori): fai fare a tua moglie tutte le commissioni e le faccende di casa.

Conclusione

Booklife non vale i 14,95 dollari del prezzo di copertina, ma non sono pentita: ho comprato Booklife solo perché volevo ricompensare un autore che reputo degno, dopo aver letto a sbafo i suoi romanzi. Stupidi rimorsi di coscienza!

In generale sconsiglio l’acquisto. È un libro che si legge volentieri, ma troppo superficiale. Senza contare che diverse pagine di Booklife sono prese da articoli che VanderMeer & amici avevano già messo sui loro blog. Quando Doctorow ha fatto un’operazione simile con Content (ne ho parlato qui e qui), almeno il libro lo ha offerto con licenza Creative Commons.

Da poco sono disponibili anche edizioni ebook di Booklife.
• Amazon.com vende l’ebook allo stesso prezzo del cartaceo![1]
• Powell’s Book lo vende a 11,95 dollari.
Sono prezzi assurdi. Per la serie: Tachyon Publications ha capito tutto.
Difficile prendere sul serio i suggerimenti di VanderMeer, rivolti allo “scrittore del ventunesimo secolo”, quando la casa editrice che lo pubblica sembra non avere la più pallida idea di come funzioni il mercato degli ebook (vedi questo articolo del Duca e quest’altro).

* * *

Cosa succede quando hai bisogno di un booktrailer ma non riesci a scroccare l’aiuto gratuito di un professionista? Succede che coinvolgi tutti i tuoi amici, anche se non sanno recitare e la loro conoscenza della regia è limitata alle pagine di help di Windows Movie Maker. Il risultato è l’imbarazzante trailer di Finch qui sotto. Per fortuna il romanzo è molto meglio.

Booktrailer per Finch. I blame VanderMeer

* * *

note:
 [1] ^ Al momento in cui scrivo ci sono sconti sia per l’edizione cartacea, sia per l’ebook. Con il risultato che il cartaceo nuovo costa 10,17 dollari e l’ebook 13,29. Inutile commentare.


Approfondimenti:

bandiera EN Booklife su Amazon.com
bandiera EN Booklife su Powell’s Books
bandiera EN Booklife presso il sito dell’editore
bandiera EN Il sito ufficiale di Booklife
bandiera EN Jeff VanderMeer su Wikipedia

bandiera EN Calamaro gigante su Wikipedia
bandiera EN Calamaro colossale su Wikipedia

bandiera EN Revising Fiction su gigapedia

 

Giudizio:

Alcuni buoni consigli. +1 -1 Superficiali i capitoli “informatici”.
Divertenti i capitoli con le esperienze personali di VanderMeer. +1 -1 I consigli riguardo la scrittura sono pochi e banali.
Stile fluido e piacevole +1 -1 Quasi niente a proposito di copyright, Creative Commons, ebook & simili.
-1 Troppo caro per quello che offre.

Un Gambero Marcio: clicca per maggiori informazioni sui voti

Scritto da GamberolinkCommenti (19)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni

Fan Club

Questa è una Segnalazione diversa dal solito e che non nego mi crea un certo imbarazzo. Non mi era mai capitata una cosa simile: hanno aperto un fan club a me dedicato!

Lo annuncia il Duca in questo articolo.

Conoscendo il Duca, appena ho visto l’articolo incriminato ho pensato a uno scherzo. Invece a quanto pare è un gesto di genuina ammirazione.

Non ho parole.
Se non ringraziare il Duca e gli iscritti al mio fan club: spero di essere sempre all’altezza del vostro affetto.

Me stessa vista dai fan
Questa sarei io per i miei fan chikas_pink32.gif


EDIT del 9 ottobre 2010. Come si può leggere nell’articolo del Duca, la pagina del fan club è su Facebook. Avrei potuto mettere qui, o addirittura in home page, il pulsante per diventare fan, come succede in tanti altri siti. Non l’ho fatto perché non mi piace Facebook.
Facebook è un’impresa commerciale che si nutre della privacy delle persone. Diffonde il concetto che la privacy sia superflua; che quello che uno, fa, dice, pensa sia merce – e anche di scarso valore, visto che Facebook può rivendere i dati degli utenti a chi vuole, ma non si sogna di pagare per averli.
Una filosofia del genere fa schifo.
Se trovate Facebook sul serio utile e volete iscrivervi al fan club, mi fa piacere. Ma non create un account su Facebook solo per quello!
Potete prendere uno dei banner preparati dal Duca e metterlo nel vostro sito/blog o nella firma che usate sui forum. Oppure basta il pensiero.
In altre parole: Facebook non è richiesto per essere mio fan!

Un’ultima noticina: in passato ho avuto brutte esperienze con scrittori che millantavano di essere miei fan. Se scrivete, specie se scrivete e siete pubblicati in modo tradizionale – chiedete soldi per i vostri libri –, essere mio fan vuol dire attenersi a un principio etico: avere rispetto per il lettore.
Il tipo di rispetto che porta Robert Heinlein a sudare giorni dietro a un problema di balistica per scrivere giusta una singola frase in un suo romanzo; il rispetto che dimostra Mary Gentle quando si laurea in storia militare per scrivere Ash; il rispetto di Arthur Hailey, che ha lavorato per una settimana come operaio in un’officina per scrivere in maniera verosimile un paragrafo.

Se non ve la sentite di mettere questo genere di impegno in quello che scrivete, vi prego di non spacciarvi per miei fan.


EDIT del 16 novembre 2010. Il Fan Club ha ora una succursale su Twitter. Ulteriori informazioni qui.

Scritto da GamberolinkCommenti (59)Lascia un Commento » feed bianco Feed dei commenti a questo articolo Questo articolo in versione stampabile Questo articolo in versione stampabile • Donazioni